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Purgatorio, III, 100-135 Episodio di Manfredi

Tra le anime degli scomunicati emerge il personaggio centrale del canto, Manfredi, figlio naturale di
Federico II. Alla morte del padre nel 1250, aveva assunto la reggenza della Sicilia e dellItalia meridionale,
fino alla arrivo del fratellastro Corrado IV dalla Germania. Alla sua morte Manfredi mantenne la reggenza al
posto del figlio dellimperatore, Corradino, troppo giovane per regnare. Nel 1258 si fece nominare re di Napoli
e Sicilia, al posto del legittimo erede il tutore di Corradino, Papa Innocenzo IV, che scomunic Manfredi,
iniziando una lotta che si protrasse con i suoi successori. Solo con lintervento di Carlo dAngi, fratello del
re di Francia, Manfredi venne sconfitto nel 1266, nella battaglia di Benevento, in cui mor. Il suo corpo fu
dissepolto e disperso (secondo la versione ripresa da Dante) dal vescovo di Cosenza.

Cos l maestro; e quella gente degna


"Tornate", disse, "intrate innanzi dunque",
coi dossi de le man faccendo insegna. 102

Cos disse il maestro; e quella schiera eletta


disse: Tornate indietro e procedete dritto
facendosi dei segni con il dorso della mano.

E un di loro incominci: "Chiunque


tu se, cos andando, volgi l viso:
pon mente se di l mi vedesti unque". 105

Ed uno di loro inizi: Chiunque


tu sia, senza fermarti, volgi lo sguardo:
cerca di pensare se in terra mai mi vedesti.

Io mi volsi ver lui e guardail fiso:


biondo era e bello e di gentile aspetto,
ma l'un de' cigli un colpo avea diviso. 108
Quandio mi fui umilmente disdetto
daverlo visto mai, el disse: "Or vedi";
e mostrommi una piaga a sommo l petto. 111
Poi sorridendo disse: "Io son Manfredi,
nepote di Costanza imperadrice;
ondio ti priego che, quando tu riedi, 114
vadi a mia bella figlia, genitrice
de lonor di Cicilia e dAragona,
e dichi l vero a lei, saltro si dice. 117
Poscia chio ebbi rotta la persona
di due punte mortali, io mi rendei,
piangendo, a quei che volontier perdona. 120
Orribil furon li peccati miei;
ma la bont infinita ha s gran braccia,
che prende ci che si rivolge a lei. 123
Se l pastor di Cosenza, che a la caccia
di me fu messo per Clemente allora,
avesse in Dio ben letta questa faccia, 126
lossa del corpo mio sarieno ancora
in co del ponte presso a Benevento,
sotto la guardia de la grave mora. 129
Or le bagna la pioggia e move il vento
di fuor dal regno, quasi lungo l Verde,
dove le trasmut a lume spento. 132

Io mi girai verso lui e lo guardai attentamente:


era biondo e bello e di aspetto nobile,
ma aveva uno dei due sopraccigli spaccato.
Quando gli dissi umilmente di non averlo
mai visto, egli disse: Guarda ora;
e mi mostr una ferita sul petto, vicino al cuore.
Poi sorridendo disse: Io sono Manfredi,
nipote dellimperatrice Costanza,
perci io ti prego, quando ritornerai,
di recarti presso alla mia bella figlia,
madre dei sovrani di Sicilia e dAragona,
per dirle la verit, se le dicerie sono altre.
Dopo che il mio corpo fu rotto da due ferite
mortali, io consegnai la mia anima, pentito,
piangendo, a colui che concede il perdono.
Furono orribili i miei peccati;
ma la misericordia infinita ha braccia s grandi
che accoglie chiunque si rivolga a lei.
Se il vescovo di Cosenza, che fu mandato
da Clemente IV a cacciarmi come una bestia,
avesse capito bene questo volto,
le ossa del mio corpo sarebbero ancora
allinizio del ponte nei pressi di Benevento,
sotto il mucchio di pietre posto come lapide.
Ora la pioggia le bagna e le muove il vento

Per lor maladizion s non si perde,


che non possa tornar, l'etterno amore,
mentre che la speranza ha fior del verde. 135

lontane da Napoli, al confine del regno,


dove egli le fece spostare con i ceri spenti.
In seguito alle loro scomuniche per
non si perde per sempre lamore per Dio,
fino a quando rimane ancora della speranza.

Dante vuole dimostrare, con la storia di Manfredi, che il volere di Papi e vescovi non corrisponde sempre a
quello divino, e che la bont di Dio pu intervenire e salvare unanima pentita, nonostante una scomunica:
Orribil furon li peccati miei; | ma la bont infinita ha s gran braccia, che prende ci che si rivolge a lei (vv.
121-122). Manfredi, infine, prega Dante di riferire alla figlia Costanza, che si trova nel Purgatorio, e che,
quindi, non dannato.