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Cosa fare con gli errori: bisogna corregerli o no?

Autore:
Fighiuc Mirela Liceul Teoretic Emil Racovi Vaslui
Gli esercizi e le attivit fanno parte sempre dalla prassi didattica delle lingue e
costituiscono inoltre sicuramente laspetto pi appariscente delloperare didattico. Queste
procedure operative, chiamate anche tecniche, possono tradurre in atti didattici i precedenti di
un determinato metodo di insegnamento o approccio, basato su una certa teoria
dellapprendimento della lingua, ma possono anche essere considerate e utilizzate in maniera
autonoma e indipendente.
Il metodo qualcosa di pi di una strategia o una tecnica di insegnamento, o, se
vogliamo, qualcosa che viene prima, perch fa riferimento a una teoria dellinsegnamento, a
unideea della lingua da insegnare, a una serie di ipotesi sullapprendente e sulla natura
dellapprendimento. In pratica il metodo pu essere considerato una sorta di sistema di
riferimento per linsegnante, in quanto arriva a determinare la scelta, larticolazione e la
progressione dei materiali didattici da utilizzare nellinterazione con gli apprendenti.
Nella storia della didattica delle lingue ciscun metodo ha privilegiato alcuni tipi di
tecniche. Facciamo qualche esempio. Il metodo audiorale ha pressoch mitizzato gli esercizi
strutturali pattern drills -, esercizi meccanici basati sulla ripetizione reiterata di uno stimolo
che servivano ad esercitare una forma linguistica attraverso la ripetizione di uno schema con
varianti minime. Altre tipologie di esercizi, quali la traduzione e il dettato, molto in voga
allepoca del tradizionale metodo traduttivo-grammaticale, sono oggi per lo pi respinti e
considerati superati da una certa didattica delle lingue che si vuole aggiornata.
In tempi recenti stata messa in discussione lidea stessa di metodo. Si visto infatti che
qualsiasi metodo enfatizza alcuni aspetti della didattica e dellapprendimento a scapito di altri. I
moderni orientamenti della glottodidattica sembrano suggerire che non pu esistere un metodo
che vada bene per tutte le situazioni che si presentano nella prassi dellinsegnamento, perch
varie sono le esigenze e differenti sono gli apprendenti e gli insegnanti. pertanto importante
conoscere tutte le diverse tipologie di esericizi e attivit, individuarne le peculiarit, imparare a

valutarne pregi e difetti, perch ciscuna pu essere utile a perseguire un determinato scopo, per
un determinato utente, in una determinata fase dellapprendimento.
Cosa fare con gli errori
Attualmente lerrore non viene pi considerato in termini negativi come la prova evidente
del mancato apprendimento, bens in termini positivi come lindicazione di un processo di
apprendimento in atto che va perfezionato. Lerrore il segno del fatto che lapprendente sta
interiorizzando linput, e si sforza di ipotizzare e ricostruire una grammatica della L2. Gli errori
fatti dagli apprendenti non sono casuali, ma derivano da una serie di fattori cognitivi, culturali e
linguistici. Molte espressioni di un apprendente straniero che dal punto di vista dellesecuzione
nella lingua darrivo possono essere considerate come errori, deviazioni o mancanze, dal punto
di vista dellapprendente sono manifestazioni di regole di un sistema inerlinguistico transitorio,
che ha una sua logica, coerenza e funzionalit; questo sistema si evolva seguendo sequenze
naturali in parte inalterabili, per cui la produzione di errori, specie nel parlato spontaneo, a certi
livelli inevitabile.
Allora legitimo domandarsi: bisogna correggere gli errori?
Ci sono degli insegnanti che sostengono che correggere gli errori linguistici sia inutile se
non controproducente. In primo luogo perch la correzione genera ansia, perdita di sicurezza e
imbarazzo nei confronti dei compagni, tutti fattori affettivi che possono influenzare
negativamente il processo di apprendimento sino a bloccare o a limitare notevolmente le
produzioni. Inoltre la correzione spesso focalizzata sulle caratteristiche grammaticali della
produzione linguistica e tende a perdere di vista la funzione fondamentalmente comunicativa del
linguaggio. Correggendo continuamnete errori di forma in uno stdente che sta cercando di
comunicare un contenuto, oltre a impedire una produzione linguistica fluente, io comunico il
fatto che ci che dice non mi interessa affatto e che solo come lo dice conta; il che falsa
notevolmente i presupposti naturali della comunicazione umana.
Ci sono degli insegnanti invece che giustificano la correzione degli errori. Lapprendente
un soggetto attivo che costruisce la propria competenza linguistica facendo ipotesi e
mettendole alla prova. La correzione sarebbe un modo di fornire allapprendente informazioni
rilevanti per aggiustare le proprie ipotesi, un aiuto a notare la differenza tra il proprio sistema

interlinguistico e la lingua darrivo, il confronto cognitivo tra queste ipotesi e le stutture corrette
della L2 pu costituire una fase importante nel processo di apprendimento, che pu risultarne
accelerato. Inoltre occorre anche ricoradre che spesso sono gli apprendenti stessi, in particolare
adolescenti e adulti, a desiderare di essere corretti.
Entrambe le posizioni sono valide e ben motivate. Bisogner quindi tener conto di
entrambe, concentrandosi su come e quando correggere.
Riportiamo qui di seguito alcune strategie:
-

Si pu evitare di correggere la produzione linguistica di uno studente che si sta

sforzando di comunicare un significato.


Si pu evitare di interrompere chi sta parlando per correggerlo. Se si retiene
comunque opportuno intervenire, la correzione potr essere fatta in seguito,

prendendo lo studente da parte.


Senza correggere apertamente, alla fine della produzione linguistica dellapprendente
si pu riformulare in maniera corretta quanto lui ha detto ( la riformulazione una
pratica corrente nellinterazione spontanea tra un parlante nativo e un apprendente,
un modo garbato per assicurarsi di avere capito e avviene anche tra parlanti della

stessa lingua).
Si pu utilizzare il potenziale informativo che forniscono gli errori per programmare

attivit didattiche opportune.


Si pu chiedere ai compagni di suggerire altre possibilit di esprimere quel concetto
(facendo in modo che questo sia uno spunto di discussione e uno scambio e che non
metta in difficolt chi ha prodotto lerrore).

Gli errori possono riguardare inoltre diversi livelli della compteneza linguistica (livello
fonologico, morfologico, sintattico, semantico o pragmatico). Bisogna cercare di non considerare
errore solo alcuni aspetti dellaccuratezza linguistica, trascurando aspetti essenziali della
comunicazione quali quelli di carattere pragmatico o semantico.
Chiaramente, quando lobiettivo di un esercizio mettere a fuoco le forme della lingua
target, ad esempio se si tratta di un cloze mirato di tipo grammaticale, laccuratezza formale
diventa estremamante importante e la correzione degli errori diventa un momento centrale della
didattica. G;i apprendenti in questo caso hanno bisogno di un feedback e solitamente lo esigono.

La correzione degli esercizi pu inoltre diventare lo spunto per unattivit didattica. Gli studenti
a coppie possono correggere lesercizio del compagno e le correzioni possono venire discusse in
seguito con la classe.

BIBLIOGRAFIA
Paolo Balboni (1998), Tecniche didattiche per leducazione linguistica, Torino, UTET.
Paolo Balboni (1991), Tecniche didattiche e processi di apprendimento linguistic, Padova
Liviana.
Camila Bettoni (2001), Imparare unaltra lingua, Roma-Bari, Laterza.
Anna Ciliberti (1994), Manuale di glottodidattica, Firenze, La Nuova Italia.