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Introduzione: la vocazione e la vita spirituale


Il fatto che molti cristiani parlano della vocazione con grande facilit - per non dire con
superficialit - potrebbe farci pensare che la vocazione sia una cosa ovvia. Per la vocazione,
davvero una cosa ovvia e chiara per loro? Per sentire la discrepanza tra le loro parole e la realt
veramente intesa abbiamo da domandarci che cosa significhi per loro la vocazione? E parlando
della vocazione, cos che loro stessi si considerano chiamati pure - o pensano infatti solamente
ad altri, cio ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose? Inoltre, sono consapevoli che la vocazione
non soltanto uno stato, ma significa piuttosto un itinerario spirituale? O credono che la
vocazione, per esempio il sacerdozio, sia un privilegio che da ottenere per mezzo del proprio
impegno e per mezzo delle relazioni umane?
Certamente si potrebbe aggiungere ancora molte altre domande per indicare la poca
chiarezza nelluso di questa parola, e soprattutto la poca chiarezza della realt che la parola
vocazione esprime. Qui per non mi interessa darvi una definizione di questa parola - quasi
per escludere altre maniere del suo uso - ma piuttosto sensibilizzarvi al significato della parola
nella bibbia e nella tradizione spirituale - nella tradizione ecclesiale.

1.1 La vocazione come segno caratteristico delle religioni di rivelazione


Per le religioni di rivelazione la terra e tutte le cose che essa contiene non sono soltanto
qualcosa che uscito da un dio nel senso che tutto fosse una emanazione del divino, ma il
risultato della creazione, cio il risultato di un atto voluto e libero di Dio. Nonostante che
nella tradizione spesso la creazione era pensata come una cosa, la bibbia ci insegna
espressamente che la creazione il risultato della parola di Dio. Quindi la parola potente di Dio,
alla quale tutto deve la sua esistenza terrena. Dio chi dice: Sia la luce! (Gen 1,3), Sia il
firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque (Gen 1,6) e cosi via.
Alla fine, come ci dice la Bibbia, cre luomo a sua immagine; a immagine di Dio lo
cre; maschio e femmina li cre. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni
essere vivente, che striscia sulla terra(Gen 1,27-28). Paragonando in questo testo della Genesi
la descrizione della creazione delle cose e degli animali con quella della creazione delluomo si
nota una differenza: tutte le cose e tutti gli animali Dio crea semplicemente perch li vuole, ma
non cos luomo.
Dio crea luomo per un atto che esprime e costituisce la dignit delluomo, cio lo crea
per una chiamata, la quale include un impegno e una missione. Perci il filosofo Jrg Splett
riassume ci con ragione nel modo seguente: Le cose nascono dal comando di Dio, la persona
dalla sua chiamata (cf. J. Splett: Religionen unterwegs 98/4, pag. 12). Cio le cose sono il
risultato della volont di Dio, mentre la persona si deve allatto creatore iniziale di Dio, e questo
atto crea anche la libert delluomo e invita luomo sin dallinizio al dialogo con Dio. Se luomo
si intendesse solo creato come le altre cose, egli dovrebbe sentirsi determinato e privo della
libert. O al rovescio: luomo e si sente libero proprio nella misura in cui egli si intende come
creato-chiamato al dialogo con Dio che richiede la sua libert! Un dialogo vero possibile solo
tra due esseri liberi!

-9Se luomo prende questa chiamata sul serio, egli non star in primo luogo davanti alla
questione di senso o davanti alla cerca del fine della sua vita, ma egli si sentir invitato a una
risposta - e questa risposta prima di tutto non un dire qualcosa, ma piuttosto un conoscere
e riconoscere la chiamata nelludire. Cio la chiamata efficace ottiene lascolto - prima di tutto
lagire - e conduce allobbedienza, la quale caratterizza luomo nel suo essere come uditore
della parola - come Hrer des Wortes - per usare la formula di Karl Rahner. E ci significa
che il posto vero della parola non la bocca, ma lorecchio!
Considerando questo, dobbiamo dire che la persona si costituisce dalla chiamata. In verit
la persona non esiste prima, cosicch essa potrebbe scegliere tra il si e il no al fatto di essere
chiamato. La chiamata irresistibile, ma ci che essa produce la libert, cio il libero ascolto
della parola (cf. K. Rahner). vero che luomo non pu dare inizio a se stesso ma cominciato;
costituita per una libert: una realt che - una volta da Dio iniziata - inizia per se stessa.
Ci ci fa capire forse anche meglio i testi nelle lettere di San Paolo, dove egli parla di
questa chiamata da sempre, come per esempio nella lettera ai Romani: Noi sappiamo che tutto
concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poich
quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi allimmagine
del Figlio suo, perch egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha
anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha
anche glorificati (Rom 8,28-30).
Testi molto simili abbiamo nella lettera agli Efesini e nella lettera ai Galati dove dice: In
lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto
nella carit, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Ges Cristo, secondo il
beneplacito della sua volont (Ef 1,4-6). Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia
madre e mi chiam con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perch lo
annunziassi in mezzo ai pagani,... (Gal 1,15-16).
Questi testi possono farci capire, che la vocazione non soltanto qualcosa che pu
avvenire un giorno nella vita di qualcuno, ma essa da vedere molto pi fondamentale come
qualcosa che costituisce luomo sin dal suo inizio ed un fatto inseparabile dalla vita umana. In
questo senso la vocazione da intendere come un aspetto angolare della antropologia cristiana,
la quale considera tutti gli uomini come chiamati - e non soltanto i cristiani o persino solo i
religiosi! La vocazione significa in questo contesto che luomo creato come ascoltatore,
capace di aprirsi alla parola di Dio e a seguirla, significa per altrettanto che luomo ha la libert
di decidere come egli vuole rispondere alla chiamata di Dio.
La difficolt dellascolto espressa nel racconto del peccato originale, dove luomo si
mostra indisposto allobbedienza, allascolto e alla fiducia in Dio. La libert include sempre la
tentazione di cercare la propria vita in modo sbagliato che infine conduce alla perdita della vita.
Se luomo si chiude allascolto, egli si chiude non solo in se stesso ma perde cos anche ci che
ha ricevuto da Dio, cio perde la sua relazione serena con Dio - perde il paradiso! Con lascolto
invece luomo realizza il suo essere (come chiamato allascolto) e impara a conoscere la
volont di Dio e il cui disegno della sua vita; e seguendo questi luomo pu essere condotto alla
restaurazione della sua libert, danneggiata a causa della sua disobbedienza.

- 10 1.2 La vocazione come vocazione del popolo


Nonostante il fatto che parliamo anche della vocazione di Abramo, di Isacco o di
Giacobbe, dobbiamo dire che queste vocazioni dei Patriarchi non sono da vedere soltanto come
vocazioni individuali e di persone singolari, ma esse sono da vedere piuttosto come la unica
vocazione del popolo Israele, la quale si svolge proprio tramite queste vocazioni individuali: nei
Patriarchi Dio ha stabilito la sua alleanza con il suo popolo.
Eccomi: la mia alleanza con te e sarai padre di una moltitudine di popoli. Non ti
chiamerai pi Abrm ma ti chiamerai Abraham perch padre di una moltitudine di popoli ti
render. E ti render molto, molto fecondo; ti far diventare nazioni e da te nasceranno dei re.
Stabilir la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in
generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te.
Dar a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan in
possesso perenne; sar il vostro Dio. Disse Dio ad Abramo: Da parte tua devi osservare la mia
alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione. (Gen 17,4-9).
Dio che chiama Abramo padre di una moltitudine di popoli stabilisce in lui e con lui
una alleanza valida non soltanto per lui stesso ma altrettanto per tutta la sua discendenza: una
alleanza perenne con il popolo dIsraele. E come la chiamata non sola per Abramo ma per
tutta la sua discendenza, cos anche linvito di accettare la chiamata per mezzo dellosservazione
dellalleanza vale per tutte le generazioni. Tutto il popolo dIsraele partecipa alla chiamata di
Abramo - partecipa alla sua vocazione. Lo stesso si deve dire delle vocazioni di Isacco e di
Giacobbe, per le quali Dio rinnova questa alleanza e la chiamata di tutto il suo popolo.
Da questa chiamata del Popolo di Dio parla anche il Concilio Vaticano II in LG 9
dicendo: In ogni tempo e in ogni nazione accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia
(cfr. At 10,35). Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza
alcun legame tra loro, ma volle constituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verit e
fedelmente Lo servisse. Se scelse quindi per S il popolo israelita, stabil con lui unalleanza, e
lo form lentamente manifestando nella sua storia Se stesso e i suoi disegni e santificandolo per
S. Tutto questo per avvenne in preparazione e figura di quella nuova e perfetta alleanza da farsi
in Cristo, e di quella pi piena rivelazione che doveva essere fatta per mezzo del Verbo stesso
di Dio fattosi uomo.
Vorrei sottolineare due punti di questo insegnamento del Concilio che sono importanti
per lintendimento della vocazione: il primo punto che lintenzione principale di Dio non la
vocazione particolare, ma la costituzione di un popolo, il quale dimostra - per la sua condotta di
vita e per mezzo della sua fiducia, della sua obbedienza e del suo servizio - che davvero il
Popolo di Dio, chiamato e formato da Lui.
Il secondo punto che questa vocazione del popolo succede lentamente, a passo a passo,
Dio manifestandosi. E questa manifestazione di Dio accade in tale maniera che diverse persone
particolari sperimentano la loro vocazione e si sentono chiamati ad offrire la loro conoscenza di
Dio agli altri, proprio per condurli alla verit e per farli servire Dio. Cio la vocazione consiste
soprattutto nel far sentire altri la loro vocazione, cio nel farli sentire che loro si trovano davanti
a un Dio che li ama e che aspetta la loro risposta al suo amore.

- 11 Le singole persone come i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, per anche quelle da
Mose fino ai profeti, stanno sempre al servizio degli altri e al servizio di tutto il popolo. Dio non
ha chiamato soltanto tutti gli uomini nella loro creazione come singoli, ma li chiama
piuttosto anche a formare il suo popolo santo. E ci un altro aspetto fondamentale per intendere
meglio che la vocazione singolare di una persona non mai da separare dal contesto della
vocazione di tutti: ogni vocazione particolare una al servizio di tutti e riceve anche dal suo
servizio al benessere degli altri il suo significato e il suo valore.
Per i cristiani il popolo di Dio la Chiesa, verso la quale tutte le vocazioni particolari
sono e devono essere orientate e dalla quale ricevano il loro valore e il loro significato proprio
nella misura in cui contribuiscono alla costruzione di un corpo solo: Ora voi siete corpo di
Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte. Alcuni perci Dio li ha posti nella Chiesa in
primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi
vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue
(1 Cor 12,27-28). Per il momento questo accenno alla vocazione della Chiesa ci basta, perch
torneremo a questo punto pi tardi, considerando la relazione tra la vocazione generale e la
vocazione particolare.
Tornando alla vocazione del popolo dIsraele, dobbiamo dire che tutto lAntico
Testamento infatti la storia di una chiamata incessante di Dio, cio la storia che Dio chiamava
continuamente il suo popolo al ritorno e alla fedelt verso di lui. Dio non si stancava della
infedelt del popolo, ma pieno di compassione rinnovava la sua chiamata iniziale e cercava
sempre di nuovo di rafforzare la vocazione del popolo per mezzo dei profeti - e quindi per mezzo
di vocazioni individuali.
Ci ci pu insegnare ancora un altro aspetto importante per lintendimento della
vocazione: la vocazione non significa un avvenimento delimitato nella storia, ma essa si estende
piuttosto su tutta la vita. Da parte di Dio la vocazione non finisce mai: Dio non ritira la sua
chiamata! Lesperienza umana della chiamata o il rendersi conto di questa quindi soltanto il
punto di partenza per vivere la vocazione, per conoscerla e per approfondirla. Dopo la prima
esperienza della vocazione, questa significa il continuo dialogo dellascolto e dellobbedienza.
Cio il peccato e la disobbedienza del popolo non possono distruggere la chiamata, perch essa
dipende da Dio, ma la disobbedienza fa il popolo meno sensibile al dono della sua vocazione,
e ci fino al punto che quello si sente dimenticato da Dio, o punito da lui trovandosi davanti a
grandi ostacoli e difficolt.
Tra i molti testi possibili di tale impressione vorrei portare soltanto uno come esempio,
scelto dal libro del profeta Baruc (Bar 1,17-22): ... abbiamo offeso il Signore, gli abbiamo
disobbedito, non abbiamo ascoltato la voce del Signore nostro Dio per camminare secondo i
decreti che il Signore ci aveva messi dinanzi. Da quando il Signore fece uscire i nostri padri
dallEgitto fino ad oggi noi ci siamo ribellati al Signore nostro Dio e ci siamo ostinati a non
ascoltare la sua voce. Cos, come oggi costatiamo, si sono abbattuti su di noi tanti mali insieme
con la maledizione che il Signore aveva minacciata per mezzo di Mos suo servo, quando fece
uscire i nostri padri dallEgitto per concederci un paese in cui scorre latte e miele. Non abbiamo
ascoltato la voce del Signore nostro Dio, secondo le parole dei profeti che egli ci ha mandato:
ma ciascuno di noi ha seguito le perverse inclinazioni del suo cuore, ha servito di stranieri e ha
fatto ci che male agli occhi del Signore nostro Dio.

- 12 Il popolo chiamato pu decidersi tra benedizione e maledizione, tra obbedienza e


disobbedienza, come ci descritto in Dt 28 alla fine della proclamazione della legge (Dt
28,1-68), e ha da scegliere tra ambedue come lo esprime Dt 30: Vedi, io pongo oggi davanti a
te la vita e il bene, la morte e il male; poich io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di
camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perch tu viva
e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare a prendere in
possesso. Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti
davanti ad altri di e a servirli, io vi dichiaro oggi che certo perirete, che non avrete vita lunga
nel paese di cui state per entrare in possesso passando il Giordano (Dt 30,15-18).
La vocazione una allamore, allessere interiormente aperto a Dio, cos che Dio pu
regalare le sue grazie al suo popolo. Il popolo deve offrirsi a Dio nel dono di se stesso, accettando
cos che da sempre e per sempre il suo possesso e riconoscendo che ha da aspettare e da
ricevere tutto da Lui. La vocazione un invito a una relazione sempre pi intima con Dio.
E proprio per questa ragione Dio concede al suo popolo non soltanto la grazia di fare
lesperienza della sua vocazione, ma d anche i suoi aiuti per viverla ed esorta il popolo a non
dimenticarla: Ascolta, Israele: il Signore il nostro Dio, il Signore uno solo. Tu amerai il
Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta lanima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi
ti d, ti siano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua,
quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano
come un segno, ti saranno come un pendglio tra gli occhi e li scriverai sugli stpiti della tua
casa e sulle tue porte (Deut 6,4-9; cf. anche 11,18-21 e Num 15,38-41).
Il testo ci insegna due cose dalle quali la prima gi ho accennato: la vocazione una alla
relazione con Dio. Amare Dio e vivere da questamore lo scopo primario ed essenziale della
vocazione, cio essi non significano solo un servizio concreto o capacit particolari. Certo deve
essere chiaro che tale servizio concreto non escluso, ma piuttosto incluso! Ci nonostante
rimane da constatare che la vocazione piuttosto una allessere che al fare, cio piuttosto una
vocazione a una relazione interiore che solo a un comportamento esteriore.
La seconda cosa , che il punto pi importante per la vivacit della vocazione la
memoria: cio il ricordarsi continuamente dei benefici ricevuti da Dio e il meditare la sua
presenza e il suo agire nella vita del popolo come anche nella nostra vita personale. Ogni fissarsi
sul futuro invece fa crescere la tendenza a salvare la propria vita (e perderla cos), mentre lo
sguardo nel passato fa crescere la fiducia e la speranza.
Con questo secondo aspetto ci troviamo infatti gi davanti alla domanda che cosa sia o
che cosa significhi lesperienza spirituale. Per prima di entrare nelle riflessioni sullesperienza
umana e sullesperienza spirituale vorrei toccare un altro punto che riguarda la relazione tra la
vita spirituale e la vocazione. il punto a cui volevo alludere con la preghiera iniziale di questo
corso, cio con la preghiera del Suscipe.

- 13 1.3 La vocazione vissuta come segno caratteristico dellautenticit della vita spirituale
Se parliamo della vita spirituale, essa indica etimologicamente almeno qualche rapporto
con uno spirito, e per i cristiani la vita spirituale indica il rapporto con lo Spirito Santo e quindi
con Dio stesso. Con altre parole, espresso in modo molto semplice: la vita spirituale significa
vivere secondo lo Spirito Santo o vivere secondo la volont di Dio. Ci vuol dire che lintensit
della vita spirituale dipende dalla docilit allo Spirito Santo o dalla fedelt alla volont di Dio.
La fedelt alla volont di Dio potrebbe insinuare che in primo luogo sia da cercare il
compimento esteriore dei comandamenti di Dio - come vissero i farisei la loro fedelt - ma il
vangelo ci insegna che latteggiamento interiore il vero importante e non tanto la realizzazione
esteriore. Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ci che
esaltato fra gli uomini cosa detestabile davanti a Dio (Lc 16,15; cf. Mt 23,28). Importante non
ci che sono in grado di fare ma piuttosto il mio rapporto con Dio - la mia fiducia in lui.
La vita spirituale quindi non pu esaurirsi in diverse pratiche religiose e neanche da
misurare secondo queste, ma la sua profondit dipende dalla profondit della fiducia in Dio.
Tutte le pratiche religiose devono servire allapprofondimento di questa fiducia e del rapporto
vissuto con Dio. Dio stesso che chiede questo rapporto indiviso con lui, come ce lo indica
Es 34, 14: Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perch il Signore si chiama Geloso: egli un Dio
geloso. Se luomo intende la vita spirituale davvero in questo modo, egli si far volontariamente
sempre pi dipendente da Dio per essere guidato solo da lui.
Inoltre la vocazione significa che Dio ha un disegno della nostra vita e che Egli ci chiama
a vivere secondo questo disegno. Luomo pu scoprire questo disegno solo per lascolto attento
alla parola di Dio, la quale non limitata a quella della bibbia ma include tutto il mondo creato
e particolarmente la vita delluomo stesso. In questo senso la vocazione anche linvito a un
incontro con la realt della vita personale. Cio la vocazione non aliena dalla realt della vita
rendendola estranea, ma favorisce il contatto vero e profondo con la realt umana.
Se invece luomo stesso sta facendo il disegno della sua vita, ci ostacola il dialogo
aperto con Dio e impedisce quindi anche la scoperta del disegno che Dio ha di lui. Cio luomo
fissato su se stesso si ostacola non solo nel suo rapporto con Dio ma anche nella scoperta del suo
vero essere - nel riconoscere la sua realt. Espresso con le parole del vangelo si pu dire: Perch
chi vorr salvare la propria vita, la perder; ma chi perder la propria vita per causa mia e del
vangelo, la salver (Mc 8,35). Cio la propria vita, la quale luomo vuole salvare o la quale
egli disposto a perdere, non la vita vera ma solamente la vita secondo la sua idea e secondo
la sua impressione. una vita forse ancora poco illuminata dalla luce di Dio e quindi
possibilmente lontana dal disegno che Dio ha fatto da questa vita.
Tutto ci per non importa tanto. In primo luogo non importante se luomo abbia gi
una grande chiarezza della sua vita e della sua vocazione concreta, cio del disegno di Dio su di
lui, ma importante la sua disponibilit di perdere questa sua vita, vuol dire: di avere fiducia
in Dio quanto possibile. La vocazione nella sua forma perfetta non significa solamente la fedelt
a una forma esteriore di vita o a uno stato di vita ma farsi, nella fiducia totale in Dio,
perfettamente uno strumento nelle sue mani.

- 14 La vocazione e la vita spirituale coincidono nel fatto che ambedue esigono un rapporto
vivo con Dio, cio una docilit allo Spirito Santo e lobbedienza alla volont di Dio,
particolarmente per la fiducia in Dio. Guardando tutto ci che quelle hanno in comune, si
potrebbe domandare, perch e come la vocazione possa essere un contrassegno dellautenticit
della vita spirituale.
Per evitare gi dallinizio un malinteso possibile, devo dire che lo stato religioso come
una forma, in cui vissuta una vocazione religiosa, da solo non un contrassegno dellautenticit
della vita spirituale. Per renderci conto come la vocazione vissuta possa essere qualcosa che
caratterizza la vita spirituale, abbiamo da considerare almeno brevemente i possibili e i pi
frequenti inganni nella vita spirituale.
Luomo sente il suo bisogno e perci egli cerca aiuto per superare le sue mancanze e le
sue necessit. Egli cerca quindi spesso la relazione con Dio soprattutto per se stesso e non tanto
per lamore di Dio! Perci la vita spirituale sempre corre il rischio di essere una cerca di se
stesso, e ci spesso senza rendersi conto di questo. Certo come punto di partenza, lesperienza
della propria necessit, la quale spinge luomo verso Dio, importante ed aiuta a far crescere la
fiducia in Dio. Per esempio, il desiderio delluomo di trovare la sua pace interiore per mezzo
della preghiera o la disponibilit di offrire qualcosa a Dio per ricevere da lui in ricompensa altre
cose, possono far aumentare una pratica religiosa e possono portare almeno a una vita spirituale
esteriormente viva. Qui per luomo rimane fermo in un atteggiamento in cui commercia e
mercanteggia con Dio invece di affidarsi davvero pi profondamente a lui.
Accennando tali cose non vorrei condannarle e dire solo male di queste, ma vorrei
piuttosto dimostrare che esse sono importanti e normali per linizio di un rapporto con Dio e per
linizio di una vita spirituale. Allo stesso momento per abbiamo da vedere altrettanto che
possono ostacolare la crescita spirituale e rendere impossibile una vita spirituale davvero
profonda. Cio da una parte abbiamo da capire e da accettare la situazione umana, ma dallaltra
parte abbiamo anche da riconoscere per noi stessi e da indicare agli altri, quali possono essere
gli ostacoli possibili sul cammino spirituale!
Vivere una vocazione significa di principio: domandarsi continuamente di nuovo che cosa
Dio vuole da me, ma non che cosa io voglio! Vivere una vocazione significa quindi mettersi in
un processo di morire a se stesso. In questo senso la vocazione vista a giusto titolo insieme ai
consigli evangelici! Questi significano lesortazione a regalare proprio tutto ci a Dio che
importante per noi e di grande valore, proprio per ricordarci in questo modo quanto pi Egli
dovesse valere per noi in confronto a tutte le cose rinunciate.
Il Suscipe degli Esercizi spirituali ci ricorda che la risposta alla chiamata di Dio in
fondo non pu essere data parzialmente ma deve essere data con tutta la vita. Certamente la
preoccupazione per noi stessi e la poca fiducia in Dio ci ostacoleranno sempre cosicch non
saremo mai capaci di dare questa risposta in modo perfetto - cio la vita religiosa rimane sempre
un cammino della perfezione ancora da acquisire - ma il nostro sforzo di dare questa risposta
non pu escludere nessun campo e nessun aspetto della nostra vita! Ogni esclusione di qualcosa
significherebbe in realt che rispetto a quella cosa non abbiamo fiducia in Dio - o non vogliamo
avere fiducia in lui!

- 15 Il rinnegamento di se stesso espresso dal Suscipe in fondo non respinge la vita, ma


questa preghiera piuttosto lespressione della donazione della propria vita per tutto quello che
luomo ha ricevuto e per ci che egli pu ricevere ancora di pi: lespressione della gratitudine
a Dio per il suo amore ricevuto che infinitamente pi grande del sacrificio delluomo. Questa
gratitudine quindi un primo aspetto del Suscipe, indicato dal libro degli Esercizi (cf. Es.spir.
234): Tu me lo hai dato; a te Signore, lo ridono.
Il rinnegamento di se stesso del Suscipe ha per anche un fine, uno scopo. Questo fine
la relazione sempre pi profonda con Dio e lunione crescente con Lui affinch Egli voglia
prendere possesso di me e vivere in me. Cio Dio fa di me un suo tempio (Es. spir. 235) e io
mi offro quale il suo tempio, mettendo con le parole del Suscipe tutto quello che ho e possiedo
nelle sue mani.
Il rinnegamento di se stesso del Suscipe per non significa una rinuncia a tutto, la quale
si potrebbe fare una volta per sempre, ma questo rinnegamento significa piuttosto la disponibilit
a un particolare cammino di vita, cio la disponibilit alla sequela di Cristo nella quotidianit
della vita. Ci significa la disponibilit a prendere su di s le fatiche e le sofferenze, le privazioni
e i malintesi, le diffamazioni e il rifiuto, i quali incontriamo nella nostra vita quotidiana. la
collaborazione con Dio che attivo per me in tutte le realt di questo modo, a somiglianza di
uno che lavora (cf. Es. spir. 236).
Il Suscipe riporta alla memoria che tutto il cammino degli Esercizi significa in fondo
andare una via del rinnegamento di se stesso, per la quale luomo si decide sempre pi
chiaramente, proprio perch a questo si sente chiamato da Dio. Se qualcuno vuol venire dietro
a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perch chi vorr salvare la propria vita,
la perder; ma chi perder la propria vita per causa mia, la trover (Mt 16,24-25). Luomo
diviene sempre pi capace di questo perdere la sua vita, perch su questo cammino gi iniziato
faceva lesperienza che proprio dando se stesso egli pu sperimentare continuamente di nuovo
la sua dignit come strumento nelle mani di Dio. Per mezzo di questo strumento Dio compie
cose meravigliose, delle quali luomo non fosse mai capace solo da se stesso. Cio proprio
rinnegando se stesso, luomo pu sentire pi chiaramente come tutti i bene e i doni discendono
dallalto (cf. Es. spir. 237) e cos pu accettare anche la sua limitata potenza.
Quanto pi il vivere la vocazione significa per noi davvero una vita che caratterizzata
dallatteggiamento del Suscipe, tanto pi possiamo avere la fiducia che la nostra vita spirituale
non rimane bloccata nel cercare egoisticamente noi stessi, malgrado che possibilmente non siamo
n consapevoli di questo n sia ci da noi veramente voluto, e tanto pi la vita spirituale ci
aiuter anche a rinnovare e ad approfondire la nostra vocazione giorno per giorno.
In questo modo considero la vocazione vissuta come segno caratteristico
dellautenticit della vita spirituale. Non la vocazione religiosa o unaltra determinata
vocazione, ma latteggiamento che dovrebbe caratterizzare ogni vivere la vocazione - e da
questo modo di vivere la vocazione, espresso dal Suscipe, dipende lautenticit della vita
spirituale! Con ci vorrei dire che la risposta alla chiamata di Dio non si pu dare a met, quasi
offrendo a Dio solo una parte della sua vita o cercando di prestare solo un servizio particolare
nella sua Chiesa a proprio piacere, ma solo desiderando di dare tutta la vita.