Sei sulla pagina 1di 225

Dizionario

Teologico
delf Antico
Testamento

E. Jenni C. Westermann

Dizionario

,Teo~ogico

deII AntICO

Testamento
edizione italiana a cura di

GIAN LUIGI PRATO

Marietti

PREMESSA

Ti/olo origilll/le dell'opera:


Theologisches Handworterbuch
zum Ahen Teslamenl " Zwei Bande
u

CHR. KAISER VERLAG - MONCHEN


THEOLOGISCHER VERLAG - ZORICH

traduzione di
F. BONTEMPI
G . CADEDDU
B. CHIESA
G. MASSI
N . NEGRETTI
G. L. PRATO
M . SAMPAOLO
G . TESTA
B. VERCESI

1978 MARIETTI EDITORI _ TORINO


per l'edizione ilaliana

Il presente dizionario , che esce per ora nella sua prima parte, si propone di offrire uno strumento
attendibile per lo studio scientifico dell' Antico Testamento, ed anche per l'insegnamento della
dottrina della Chiesa e per la predicazione. L'intento dei collaboratori stato quello di elaborare
con metodo e il pi ampiamente possibile il senso e l'uso dei singoli vocaboli.
Nella ricerca veterotestamentaria degli ultimi decenni si raggiunta una certa uniformit di
vedute sul fatto che per determinare il significato di un vocabolo Ce specialmente il suo significato teologico) si deve evitare ogni restrizione di metodo , ed un risultato sicuro si pu ottenere
solo soppesando convenientemente tutti i possibili e molteplici tentativi di soluzione. Una restrizione consistita per esempio nel voler spiegare una parola solo dal punto di vista grammaticale e filologico; oppure si voluto d"terminare in ogRi caso tutta quanta la consistenza
di una parola partendo da un presunto significato primario, come pure si tentato di costruire
una storia lineare di un termine, la quale non lascia pi spazio a diversi altri usi, che possono
coesistere l'uno accanto all'altro. Una restrizione anche infine il distinguere meccanicamente
un uso profano ed un uso religioso , considerando per ci stesso il primo come pi autentico.
Contrariamente a tutti questi tentativi di spiegazione a direzione unica, si cercato nel presente
dizionario di non attribuire un valore assoluto a nessuno dei metodi seguiti nella ricerca lessicale, ma di impostare i problemi nella maniera pi ampia possibile e di lasciarli
aperti , conformemente alla situazione attuale degli studi veterotestamentari e della linguistica
generale.
A differenza dei precedenti dizionari dell ' Antico Testamento, si tenuto conto dei risultati delle numerose ricerche nel campo della storia delle forme e della tradizione , le quali in molti casi
inducono a correggere notevolmente, nell'uso di un vocabolo, sia le classificazioni del materiale
sia la stratificazione cronologica. Da un lato, collocando stabilmente e chiaramente determinati
usi di un verbo o di un sostantivo p.e. nell 'ambito di una determinata forma giuridica, di un
discorso profetico, di un genere di salmi o nell'ambito di una determinata tradizione narrativa,
si pu ora individuare con sicurezza il contesto in base al quale va condotta l'esegesi del verbo
o del sostantivo in questione. D'altro lato non si pu pi distinguere troppo genericamente tra
un uso primitivo ed un uso tardivo di un determinato vocabolo e, dato che una parola
pu essere usata in maniere molto diverse tra loro, bisogna tener presenti sia gli usi che coesistono l'uno accanto all'altro, sia quelli che si susseguono.
Si tenuto conto in particolare di un contributo essenziale della linguistica pi recente, e cio
che la base della comunicazione linguistica non la parola, ma la frase. Ci corrisponde ai risultati della storia delle forme e della tradizione. Contrariamente al modo di procedere della
critica letteraria, secondo la quale l'uso di un vocabolo isolato pu essere determinante per la
catalogazione cronologiCjl, nella ricerca pi recente emerso in maniera sempre pi evidente
PREMESSA

che solo la frase o un complesso di frasi possono determinare una trad izione. Nell'elaborare
la portata di un vocabolo ci ha un significato essenziale: nel classi ficare le ricorrenze di un vocabolo
..
. bisogna partire dalle frasi in cui esso si trova e dalla loro funzione in un contesto ~u
ampio.
La compilazione di un dizionario richiede oggi che si presti attenzio ne anche alla cosiddetta
ricerca dei campi semantici; qui possiamo solo indicare quanto essa sia utile per determinare
il significato di parole che sono molto affi ni tra loro per contenu to o sembrano essere sinonime
e anche per la trad uzione in un'altra lingua, il cui campo semantico spesso diversament~
strutturato.
Infine bisogna acce nnare al fa tto che il numero accresciuto dei testi in lingue semitiche, i progressI degli studi sulla gram matica e sulla sintassi ebraica, il differenziarsi e il perfezionarsi dei
me.todi filologici e le numerose ricerche recenti nel campo della linguistica generale non hanno
facllitat? per nulla l'elaborazione di un dizionario dell'Antico Testamento, pur avendo reso
pOSSibIli molti progressi. Bisogna riconoscere che in di versi casi molti as petti restano ancora
oscuri qu~ndosi : uol determinare l' uso sia generale sia teologico di un vocabolo ebraico. Il presente dlzlonano e stato com pilato nella piena consapevolezza delle difficolt che ancora si incontrano q~ando si vuole elaborare accuratamente la funzione che la parola ebraica possiede
nel suo partIcolare contesto. Su questo punto l'elaborazione del dizionario confina con l'esegesi ,
alla quale vuole rendere un servizio.
E.Jenni/C. Westermann
Basilea e Heidelberg, aprile 1971.

INTRODUZIONE

A. Obiettivi del presente dizionario


Lo studioso della lingua ebraica gi da tempo dispone per l'Antico Testamento di dizionari abbastanza buoni , tra cui i pi usati sono GB, KBL, Zorell e HAL (per le abbreviazioni vd. st.
p. XVIII ss.). chiaro per che questi dizionari , impostati tradizionalmente come liste di possibili traduzioni in lingue moderne di una parola ebraica (con una parte introduttoria dedicata
all'etimologia, talvolta molto elaborata, ma accessibile solo allo specialista) senza un'esposizione pi diffusa e una discussione dei problemi , non possono dare un'idea adeguata dell'uso e
della vita delle parole nell' AT, come la scienza oggi richiede. Inoltre, al di l della filologia tradizionale e delle vie da essa seguite nella ricerca, la semasiologia e i metodi della storia delle
forme e della storia della tradizione hanno acquistato negli ultimi anni una importanza crescente; i loro risultati e le loro problematiche non si possono esporre in maniera adeguata nella disposizione seguita di solito dai dizionari . In particolare, per i vocaboli che hanno una certa importanza teologica sempre pi difficile offrire una visione d'insieme del lavoro compiuto dalla
scienza veterotestamentaria internazionale sul piano lessicale. perci necessario creare un dizionario particolare che, come si detto nell'anno 1966 nelle istruzioni date ai collaboratori del
DT AT al termine del lavoro di programmazione, completando i dizionari ebraici esistenti,
sulla base della scienza linguistica e tenendo presenti i metodi della semasiologia e della storia
delle forme e della tradizione, esponga con la massima concisione e completezza, indicando
anche la bibliografia di cui oggi si dispone, i vocaboli dell' Antico Testamento che hanno un' importanza teologica per il loro uso, la loro storia e il loro significato nell'ambito della teologia veterotestamentaria >l.
Non cel10 possibile dire se il risultato, che viene presentato qui nella sua prima met dopo .
un lavoro di cinque anni, corrisponda esattamente all'ideale perseguito. anzi necessario chiarire fin dall'inizio quello che non lo scopo del DT AT:
(a) Bench gli indici , previsti per il secondo volume, indichino che si presa in considerazione

una gran parte del lessico veterotestamentario, il DT AT, gi per il solo fatto che opera una scelta di voci, non pu sostituire ma solo completare i dizionari tradizionali. Persino nella trattazione delle radici e dei vocaboli , i numerosi dati lessicali , grammaticali, critico-testuali e bibliografici, anche nello stesso HAL, almeno per la parte finora uscita, non sono per nulla esaurienti.
(b) Pur conservando la massima apertura verso gli sviluppi pi recenti della scienza linguistica

(cfr. p.e. l'ampia esposizione della Encyclopdie de la Pliade, Le langage, ed. da A.Martinet,
1968, o l'introduzione pi specifica di O.Reichmann, Deutsche Wortforschung, 1969) e
dell'esegesi (cfr. p.e. K.Koch , Was ist Formgeschichte? '1967), un'opera collettiva come la
VI

PREMESSA

INTRODUZIONE

VII

presente non pu proporsi di seguire esclusivamente una determin ata teo ria e un determin ato
metodo, aprendo cos prospetti ve di ricerca del tutto nuove. La maggior parte degli studiosi
dell' AT non sono specialisti in linguistica e d'altra parte non esiste fin ora un metodo linguistico
ed esegetico unitario sul qu ale poter fa r convergere tutti i coll aboratori di d iversa provenienza.
Lo specialista potr a sua volta tradurre tacitamente nell a sua terminologia ri gorosa quello che
trova espresso talvolta in maniera non tecnica significato prima rio , ca m po semantico
ecc.). Ad alcuni sembrer che la storia delle forme o un qualsias i altro punto di vista siano trat tati con eccessiva ampiezza, mentre ad altri sembrer che vi si sia prestata troppo poca attenzione. Anche qui l'editore non ha potuto n volu to ridurre tutto allo stesso denominatore.

(c) Bench l'interesse principale sia ri volto all' uso teologico, il DT AT non vuole essere
un'esposizione della teologia veterotestamentaria suddi visa second o determinate voc i lessicali.
Anche prescindendo dal fatto che i coll aboratori del dizionario non provengono da una particolare scuola o da un particolare indi rizzo teologico e l'edi tore da parte sua non intervenu to
per nulla in merito a questioni teologiche, non si pu costru ire una teologia su una ricerca lessicale (cfr. J.Barr, The Semantics of Biblical Language, 196 1; trad. italiana: Semantica dellinguaggio biblico, 1968). Il DT AT parte dalle parole e dal loro uso, cosa che pu anche co ndurre
a concetti teologici abbastanza ben configurati, ma non da concezioni e idee teologiche come
tali onnipotenza , peccato , monoteismo ecc.), che possono ridursi ad un sistema.
Bench quando si tratta di realt astratte la differenza fra il significato di una parola e la cosa
significata venga a cadere (cfr. su questo punto anche le considerazioni di H.H.Schmid , Gerechtigkeit als Weltordnung, 1968, 4ss. sulla lingua ebraica e il modo di intendere la realt, proprio deg li israeliti ), e la semas iologia possa essere integ rata giustame nte con la problematica
onomas iologica, il DT AT resta nelle sue intenzioni un dizionario e non si sostituisce quindi
ad un lessico di concetti teologici che descrive il peccato nell' AT , l'immag ine dell'uomo
nell' A T , la concezione israelitica dell'alleanza ecc., e tanto meno ad un 'esposizione generale della teologia dell' Antico Testamento, per la quale esso resta soltanto un sussidio.

(d) Questo dizionario particolare destinato in prima linea ai teologi e ai pastori che possiedono
un a conoscenza minima dell'ebraico e della scienza biblica veterotestamentari a, ma anche coloro che non conoscono l'ebraico possono utilizzarlo facilmente, poich delle parole e dei tes ti
ebr. si data sempre la relati va traduzione, i caratteri ebr. sono stati trascritti e si sono aggiunti
deglI ~ndlcl. Nello s~esso tempo il DT AT si propone di presentare in sintesi ad un pi vasto
pubblIco quello che .e esposto dagli specialisti in un'ampia serie di pubblicazioni , ed augurabile
che questo lavoro al.utl a comprendere meglio l'A ntico Testamento e il suo messaggio. D'altra
~arte tutto questo nvela anche i limiti del dizionario: esso non in grado di fornire al pastore
I eseges I. del testi e neppure la loro traduzione nella lingua di oggi, m a rimane anche da ques to
punto di vista un semplice strumento dell'esegesi.

B. L 'impostazione del dizionario


Nella scelta d.e i vo~aboli che hanno rilevanza teologica non si possono evitare del tutto opi niOni soggettive. CIO dipende naturalmente dal fa tto che anche 1' uso teologico non si pu
distinguere nett~mente da un uso generale o profano . In genere apparsa opportun a una
presentazione plU ampia possibile dell' uso teologico , cio una considerazione non solo de i
pasSI che contengono verbi il cui soggetto o oggetto Dio, opp. sostanti vi che designano Dio,
VIII

INTROD UZIONE

ma per quanto possibile, di tutti i casi in cui si esprime una certa relazione tra Dio e il popolo
opp. tra Dio e l'uomo. Proprio per ques to per ad alcun i sembrer che manchino molte cose,
mentre ad altri l'ambito preso in considerazione potr apparire troppo esteso.
Per documentare la particolarit specifica di un dizionario basato sui concetti, si sono ded icate
delle voci proprie . oltre che alla massa dei sostantivi e dei verbi , anche ad altre categorie grammaticali , come pronomi (-' ani io , - kol tutti ), avverbi (- 'illaj forse , -'ajje
dove? , - miilaj quando? ), preposizioni (' im con ) e anche interiezioni (- 'ahiih
ah! , - hj guai! , - hinne ecco! ).
D'alt ro lato non si sono riservate delle voci proprie ad una serie di altri vocaboli , che fo rse si
sarebbero voluti vedere qui . Questo vale sia per alcuni sostanti vi (har monte , majim acqua) o verbi Usb sedere, abitare , klb scri vere) che ricorrono spesso, sia anche per molte
nozioni , tra cui soprattutto quelle che si riferiscono al culto, per le qu ali si posso no consultare
i di zionari biblici. Il DT A T non stato es pressamente concepito come un'opera che va consultata in fatto di archeologia o di stori a delle religioni , poich all ora l' attenzione (come avv iene
per un lessico delle cose o de lle idee) si sarebbe spostata troppo dalla fun zione significativa delle
parole alla descri zione della realt designata e della sua stori a. C hi dunque ricerca delle informazioni archeologiche o di storia delle religioni sul sa ntuario dell'arca, sul sacrificio o sul sacerdozio, non le trover qui co n la scusa di condurre una ricerca linguistica sui termin i 'aron
cassa , zbf; uccidere, sacrificare oppure kohen sacerdote . Questi e altri vocaboli come
'ezb issopo , 'e/d efod , 'ad 'el ara sacrificale , blimii altura cultuale ecc. sono
stati quasi sempre tralasciati , poich altrimenti l'ambito di un piccolo dizionario teologico sarebbe stato oltrepassato di molto.
Lo stesso vale anche per i no mi propri , i quali , ad eccezione degli epiteti divini Jahwe e Saddaj,
e dei nomi Israele e Sion che sono di venuti titoli religiosi, non hanno una voce propria. Certamente, Abramo e Dav ide con le loro rispetti ve tradizio ni , Gerusalemme ed anche Ca naan
e Babiloni a non sono realt teologiche di scarsa importanza, tuttav ia non si possono pi collocare nel qu adro di un dizionario orientato in senso semasiologico.
Bisogna per osservare che numerosi vocaboli , i quali non posseggono una voce propria, sono
trattati sotto altri termini , s ia come sinonimi o opposti sia come elementi che rientrano nel
campo semantico di un termine trattato. Cos possibile far rientrare har monte , nel suo
significato teologico, sotto -$ijj6n Sion ; mlijim acqu a ejiim mare , nel loro significato
mitologico, sotto - l eh6m abisso ;jsb sedere, abitare sotto -skn abitare ecc. Per alcuni
vocaboli che ricorrono spesso, gi nell'elenco alfabetico dei termini si indica la voce corrispondente sotto cui il vocabolo trattato; in molti altri casi gli indici alla fin e del secondo volume
faciliteranno la ricerca.
Per quanto riguarda l'ordine de i termini trattati , si presenterebbero di per s diverse possibili t.
In primo luogo poteva sembrare attraente partire da un principio ordinatore basato sul co ntenuto e tentare di esporre il lessico nella sua struttura contenutistica. Tuttav ia ragioni teoriche
e soprattutto pratiche ci hanno indotto a res tare su un princi pio ordinatore form ale , basato
sull'alfabeto, ed a stabilire nell'es posizione stessa oppure con accenni secondari le necessarie
relazioni di contenuto. Inoltre, come naturale per le lingue semitiche, i termini derivanti da
una stessa radice sono stati trattati sotto una sola voce: ci non significa che l'autonomia di
significato delle singole parole sia stata sacrificata ad un errato abbaglio della radice (cfr.
J.Barr, I.c., 104ss; trad . italiana 144ss.) e che il significato sia stato subordinato all'etimologia.
Tali deformazioni del resto non si evitano automaticamente qu ando si catalogano in ordine
puramente alfabetico le singo le parole ; d'altra parte la trattazione diffe renziata delle formazioni
I T RO D UZIO E

IX

nomin ali e delle forme verbali che viene effettuata nei dizionari tradizio nali non del tutto
esente da critica; ivi infatti ~redreq e ~ ' daqa compaiono co me le nlmi distinti , m a non ~ idd q
e hi~ drq . Anche qui sono state determin ant i alcune considerazio ni pratiche, relati ve all'esposizione, pi che dei principi puramente teorici, e questo fa si che anche nell ' impostazio ne dell e
singole voci la disposizione resti relati va mente libera ed elas tica (cfr. p.e. - 'bh , dove 'rebjon
trattato come vocabolo a s, e -'mn , dove ai deri va ti pi importanti sono state dedica te qu asi
delle voci a parte nei paragrafi 3 e 4).
Resta infine affidata al calcolo soggettivo l'ampiezza da riserv arsi alle singo le voc i. La di visione
originaria in voci corte, normali , lunghe e lunghiss ime, come ci si poteva attendere, scomparsa da s in una certa misura nell a stesura delle voc i stesse. Certo, alcune cose potevano dirsi
in modo pi conciso ed altre in modo pi di ffu so, tuttav ia le diffe renze nell a stesura no n dovrebbero superare qu anto ci si as petta da un'opera compos ta in colla borazione. In sostanza, grazie alla disciplina dei collaboratori , si evitato anche il pericolo, be n noto ad og ni editore, che
i contributi si sviluppassero in modo tale da di vent are vere e proprie tratt azio ni indipendenti.

C. L'impostazione delle singole voci


Ogni voce, riassumendo i risultati delle ricerche lessicali , a differen za dei dizionari tradizionali
dovrebbe contenere possibilmente affermazio ni in frasi complete e in uno stile stringato e conciso. Anzich usare sottotitoli ed un apparato di note, per dividere tra loro le varie parti si numerano i paragrafi e si adoperano due tipi di ca ratteri tipografici; m olto s pesso si fa uso di parentesi per espressioni secondarie, citazioni bibliografich e ecc.
Il titolo della voce consiste in un solo lemm a ebr. , per lo pi la radice (verbale) o un sostantivo
primario, in casi particolari anche il rappresentante principale del gruppo considerato (p.e. _
tora ), cui si fa seguire il significato fondamentale in traduzione italiana. Poich il titolo dell'articolo costituisce anche la testata, deve essere mantenuto molto bre ve. Esso ha soltanto lo scopo pratico di dare una identit alla voce e non pu quindi anticiparne il conte nuto. Per le radici
-'hl' e -'mn , che non posseggono un qal, ma che hanno numerose derivazio ni di ugu ale importanza e di diverso significato , si sono scelti dei significati approssimati vi della radice che
hanno il valore di una sigla (<< dopo , stabile, sicuro ).
'
La voce si divide generalmente in cinque parti , di cui la terza e la quarta sono le pi ampie.
La numerazione delle parti principali in alcune voci pi lunghe in cifre romane nelle altre
in cifre arabe. Le indicazioni dei paragrafi si susseguono quindi alla seguent~ m aniera:
Il II/ .. _11 2/ ... a) b).. . (1 ) (2).. . ; non c' quindi confusione nell'uso delle cifre arabe in
grassetto, che designano sia i paragrafi delle cinque parti principali , quando queste sono indicate con Cifre romane, sia normalmente le cinque parti principali di un a voce.
Per le parti principali che restano invariate c' da osservare quanto segue:

l . Radice e derivazioni. La prima parte si occupa di tutto quello che co ncerne la radice. Seguono la numerazione dei deri vat i che sono trattati nella voce, e spesso viene indicato anche
Il genere di denvazlone (la fun zione dell a coniugazione verbale , la classe cui appartie ne la formazione nominale ec.c.), se Ci utile in qualche maniera per stabilire il significato (cfr. D.Michel , Archlv fur Begnffsgeschichte 12, 1968, 32ss.). In questa fun zione della prima parte, ossia
111 questa presentazione Sll1tetlca del contenuto di tutto qu anto il gruppo che viene tratt ato sta
la ragione per CUI , senza dare un 'eccessiva importanza all'etimOlogi a per determin are il si~ni
X

INTROD UZIONE

fi cato attuale dei vocaboli ne ll ' A ntico Testamento, vengo no posti all'ini zio dell 'a rticolo e non
alla fin e, co me vie ne suggerito s pesso dall a modern a less icografi a, i dati che riguarda no la presenza della radice in altre lingue semitiche, le considerazioni sul signifi cato primario comune a tutto il gruppo ed altre eve ntuali osservazioni ri guarda nti l'etimologia. In mol ti casi si accenn a anche ai limiti del metodo etim ologico, persino caro ai teologi, e si mette in guardia contro eventuali specul azio ni. Del resto lo stu dioso dell ' Antico Testamento pu anche essere interessa to a conoscere in sintes i l'este nsio ne di un determinato gruppo in altre lingue sem itiche
ed eventualmente anche se esso ricompare, pur con altre rad ici, in determinati ambiti ecc.
ev idente che, a diffe renza di un dizio nario etim ologico (il qu ale nel nostro campo del resto non
es iste anco ra), no n si pu pretendere di fo rnire su questo punto dei dati completi : in genere
si sono prese in consideraz io ne le lingue semitiche pi anti che dell' A T o ad esso contemporanee, specialmente l'accadico, l'ugaritico, il fe nicio punico e l'aramaico pi antico.

2. Statistica. In una seconda parte, anch'essa relati va mente corta, vengono fo rni ti i dati statistici sulla presenza dei vocaboli nell' AT e nelle sue singole parti, in alcuni casi co n un quadro
prospettico . Anzich fornire un sempli ce catalogo dei vocaboli , si possono gi qui sottolineare
alcune part icolarit sulla loro d istribu zio ne. Nell a scienza lingu is tica recente anche la statistica
dei termini comincia lentam ente a farsi strada; pur essendo vero che, come avv iene per ogni
statistica, c' il pericolo che ne deri vi og ni ge nere di abuso, per sembrato gi usto dare un fondamento sicuro ad una stati stica de i termini dell' AT , poich, contrariamente a qu anto avviene
per il NT ( R.Mo rgenth aler, Statistik des ntl. Wo rtschatzes, 1958), non si ha ancora in questo
campo molto m ateriale a disposizio ne.
Come in ogni statistica, anche qui si richiede anzitutto una presentazione accurata d i quello
che viene numerato. I dati del DT A T si basano sul tes to maso retico non emendato della BH'
e considerano come unit a s ogni ricorre nza di un dato termine nelle sue di verse forme grammaticali . Perci p.e. l'inf. assaI. con un verbo finito vale come due ricorrenze. Vengono quindi
elencati no n i di versi ness i logici o i versi che contengono il vocabolo (talo ra pi volte), ma
le singole ricorrenze del termine prese a s. Bench piccoli errori numerici o arroto ndamenti
di cifre siano pratica me nte insignificanti per le conclusioni che si devono trarre da i numeri , nella statistica si cercata per la m aggior esattezza possibile. Perci si sono consultate per i singoli
libri biblici le co ncord anze di Mandelkern (i ncl. le appendici di S.Herner) e di Lisowsky, tra loro
indipendenti e impostate su basi di verse, e qu ando i dati erano di vergenti si operata un a collazione. Quando stato necessario scegliere tra diverse interpretazioni grammaticali e tra diverse identificazioni di un termine, il risultato della scelta stato presentato in breve per quanto
era necessa rio , poich un a s tatistica pu essere cont roll ata solo se i numeri sono ben delimitati.
Le correzioni che come risultato secondario dell a ricerca, sono state apportate alle concordanze
di Lisowsky non 'sono quindi per nulla una critica ai grandi meriti di ques t'opera. Se nell a bibografi a si incontrano dati statistici di verge nti dai nostri , ci dov uto molto spesso ad un diverso conteggio, il qu ale naturalmente pu essere valido tanto qu anto il nostro, purch sia chiaro e sia usato con coerenza.
Il valo re dei dati statistici sarebbe naturalmente molto pi significativo per la storia dell a lingua
se si fossero potuti o rdinare i dati non seguendo meccanica me nte i libri biblici, m a secondo
l'epoca di composizio ne de i singoli compless i lette rari . Poich per l'analisi letteraria e la datazione di m olti testi sono controverse o impossibili , non si potuto seguire ques ta strada per
costruire la statistica dei te rmini se no n in casi eccezionali . A nche una particolare trattazione
metodica, p.e. del De uteroisaia (e del T ri toisaia?), av rebbe gi com plicato di molto il procedi mento. Nei singoli casi tali precisioni si posso no ricuperare se nza troppa fa tica.
INTR O D U ZIO NE

XI

Per poter misurare la frequenza relativa di un termine in un determinato libro biblico, anche
prescindendo dal significato statistico che essa possiede, necessario un quadro comparativo
del contenuto globale dei singoli libri biblici. Come strumento provvisorio pu servire il quadro
seguente (cfr. anche voI. Il , Appendice statistica), relativo all 'ampiezza dei libri dell ' AT in percentuale (per mille; approssimata):
Gen
Es
Lev
Num
Deut
Pentateuco

68
55
39
54
47
263

Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Gios-2Re

33
32
43
36
43
40
227

Gen-2Re

490

Is
Ger
Ez
Os
Gioe
Am
Abd
Giona
Mi
Nah
Ab
Sof
Agg
Zae
Mal
Profeti

55
71
61
8
3
7
l
2

5
2
2
3
2
IO
3
235

Sal
Giob
Prov
Rut
Cant
Eede
Lam
Est
Dan
Esd
Neem
ICron
2Cron
Ketubim
AT

64
27
23
4
4
lO
5
lO
20
12
17
35
44
275
1000

(di cui aram. 16: Dan 12 su 20, Esd 4 su 12).

3. Significato e storia del significato.

Nella terza parte segue l'esposizione dell' uso generale del


termme oPp'. del gruppo nell' AT. Ci si limita ai libri del canone ebr.; talvolta , ma non regolarmente, SI mcludono anche le parti ebr. del libro di Ben Sira (Ecclesiastico). Non sono stati
presI m consIderazione l'ebr. postbiblico e la letteratura intertestamentaria, conservata solo nella tradUZIone gr. ; sui punti pi importanti dato eventualmente qualche breve accenno nella
parte conci usi va della voce.

Nell'esposizione si lasciata grande libert agli autori . La divisione pu essere effettuata su basi
semaslologlche (sIgnificato principale, ampliamenti, sensi traslati ecc.), grammatico-sintattiche (smg./plur., dIverse costruzioni dei verbi ecc.) o anche storiche; in genere si sono inclusi
qUI anch~ quel datI che per lo pi i dizionari tralasciano per ragioni di spazio e cio l' inserzione
del termme m elenchi i cam .
.. l'
.
' "
. '
'.
'.
'
pl semantlcl , g I OppostI , la delImItazIOne nspetto a termini sinonImI, le ragIOnI su cui si fonda un mutamento semantico, i significati assenti nell'A T ecc. Invece SI sonoevltate, per quanto possibile, le digressioni storico-culturali od esegetiche che superano I lImItI della ricerca lessicale; su questo punto ci si limita ad eventuali accenni bibliografiCI (manualI , commentari, studi monografici).
P . h'
OIC .e una sezione bibliografica non ci sembrata del tutto utile le citazioni sono state fatte
dI solIto nel luogo appro iat . I
.
.
.'
.
pr o, m a cunl casI anche nella forma dI una breve sintesi della storia
della ncerca. Quando si tratta d' t .
.,
.
'
.
I eSI controverse SI e fatto un rapIdo cenno alla posizione con.
trana; le VOCI dovrebbero dare un 't tt d i '
.
n ra o e tutto oggettIvo della sItuazione in cui si trova oggi
Ia d Iscusslone.

4. Uso teologico. La terza parte pi '

I
"
, u genera e, COStituIsce la premessa su cui ci si pu basare
per esporre l'uso teologico p"
'fi
SI '
'"
ramen
l' '
' IU specl ICO. o o m pochISSImI casi possibile distinguere chiate, ne sIgnIficato del termine, tra profano e teologico ; tuttavia vi (non con la
XII INTRODUZIONE

stessa chiarezza in ogni vocabolo) una certa gradualit nell 'uso dei termini , la quale viene indicata dalla maggiore o minore importanza teologica del contesto, e che molto spesso pu essere messa in evidenza dalla storia delle forme e dalla storia della tradizione. Non si deve per
pensare che si possano stabilire ovunque confini precisi: generalmente nella terza parte vengono presentate delle prospettive generali (lasciando da parte gli usi teologici particolari) e nella
quarta parte invece vengono trattati i problemi specifici di natura teologica. anche possibile
unire tra loro i paragrafi 3 e 4 (p.e. - !m ' ); in alcune voci inoltre due diversi vocaboli o due diversi gruppi sono stati trattati in questi due paragrafi (-'bh , -'I;r).
Anche all' interno della quarta parte l'ordinamento non segue norme precise. Secondo il parere
degli autori , si sono preferite di volta in volta prospettive semasiologiche, storiche e teologiche.
Per quanto riguarda il materiale comparativo extrabiblico, si sono citati quasi solo i testi accadici
o del semitico nordoccidentale pi antichi de)!' A T o ad esso contemporanei , e talvolta anche
quelli egiziani . Si rinunciato ad un panorama completo sull'uso di termini equivalenti in tutto
quanto l'ambiente che va dalla Mesopotamia all'Egitto, come pure si sono evitate digressioni
riguardanti la storia delle religioni , per non oltrepassare l'ambito del dizionario, ma anche tenendo presenti le possibilit di cui effettivamente si dispone.

5. Sviluppi posteriori.

La parte conclusiva espone brevemente se e come l'evoluzione dell' uso


teologico prosegue fino al giudaismo tardivo e al Nuovo Testamento opp. al Cristianesimo primitivo. In genere sono sufficienti semplici accenni bibliografici. I dati relativi ai principali equivalenti gr. dei termini ebr. nei Settanta e nel Nuovo Testamento possono essere forniti indicando per lo pi i corrispondenti articoli del Th W ( = GLNT). Del resto anche qui , come in
altri settori marginali, non si possono dare informazioni esaustive. Non si vuole comporre una
" summa " biblico-teologica che racchiuda tutto, ma solo accennare in maniera concisa al collegamento con le scienze vicine, di cui il teologo deve tener conto.

D. La trascrizione dell' ebraico


Tranne che nei titoli delle voci e in pochissimi passi, in cui bisognava far risaltare le sottigliezze
masoretiche, per motivi tipografici si rinunciato nel presente dizionario ai caratteri ebraici;
ci dispiacer forse a molti ebraisti i quali, adattandosi con difficolt alla trascrizione, non troveranno qui purtroppo la scrittura cui sono abituati. Nelle pubblicazioni scientifiche odierne
la trascrizione viene utilizzata sempre di pi; essa, se usata correttamente, in grado di soddisfare a tutte le esigenze del caso ed comunque preferibile al compromesso tipografico di
usare solo caratteri ebraici non vocalizzati.

Consonanti:
(alef)
(bet)
(ghimel)
(dalet)
(he)
(waw)
(zajin)
(I;x:t)

b
g

h
w

z
f;

(let)
Uod)
(kaf)
(Iamed)
(mem)
(nun)
(samek)
('ajin)

(pe)
j

(~ade)

(qof)
(res)
(sin)
(sin)
(taw)

n
s

INTRODUZIONE

p. i
$
q

S
S

XIIl

Vocali:

corta lunga

(qme~)
(pta~)

(~er)

(segl)
(l)ireq)
(~Iem)
(qibbu~)

Il?

e
lE
{)

il

(qme~ ~a\uf)
(~lem

magnum)

(sureq)
(sew mobile)
(~tef ptalJ)
(\:ttef qme~)
(~tef segl)

o (in sillaba chiusa atona)


ii
il

ii'

Il sistema di trascrizione qui adottato un espediente pratico per rendere l'ebraico masoretico
secondo la pronuncia tradizionale che si insegna nelle nostre universit . Non intende riprodurre con una traslitterazione precisa tutte le particolarit dell'ortografia della scuola di Tiberiade'
non si prefigge neppure uno scopo puramente fonematico n vuoi raggiungere forme megli~
giustificate dalla storia della lingua al di l della grammatica tradizionale. Le spiegazioni che
seguono sono rivolte anzitutto ai non specialisti; le scelte pratiche resesi necessarie per la pubblicazione del dizionario, le quali dovevano anche tener conto delle esigenze tipografiche, non
sono per nulla normatlve.
Per quanto riguarda la pronuncia delle consonanti (cfr. per i dettagli le grammatiche, p.e. Meyer
1,4Iss.) va osservato che ' e . equivalgono per convenzione ad un attacco duro di voce (come
nel tedesco ge'ehn ), z si pronuncia come una s sonora (cfr. z in francese), f; una h fortemente aspIrata come la c toscana (p.e. casa) oppure il ch tedesco (p.e. ach ), S si pronuncia come una s enfatica (per altri equivale al suono ts), 5 si pronuncia s es sc (p.e. scendere ). Per le cd. begadkefat (b, g, d, k, p e l), che dopo vocale erano pronunciate non come
OCclu.slve, ma come fricative, nella trascrizione si conservata la distinzione solo per p (p all'iniZIO d! parola e dopo consonante,fdopo vocale). La consonante b pu essere pronunciata v e'
k puo vemr aspIrata, secondo una pronuncia abbastanza diffusa , senza che ci sia indicato nella
scnttura.
I segni consonant~ci h, w e) (matres lectionis) sono usati per indicare vocali lunghe solo quando
s~ trascnvo~o testI non vocalizzati (iscrizioni extrabibliche, testi qumranici, ketib ecc.)e quando
SI vuolmdlcare la dIspOSIzIone alfabetica; inoltre h (finale) usata per i verbi tertiae infirmae
(III w /J ) nella terza perso sing. masc. del perf. , ossia nella forma con cui essi vengono designati;
tale. forma, tranne che nel verbI con vocale media lunga (inf. cs. bO ', bJn,gur ecc.), viene data
altnmentl
solo come,radIce consonantica non vocalizzata (p ..
e 'bd , 'bh , 'bi , da pronuncIarsI
. . ,-ab d'-bo ,_
a , a a,. abal con I accento sulla seconda sillaba, in alcuni casi anche con e invece di a nella
~econda SIllaba: f;~s. = f;js e tra i termini trattati nel primo volume lh",)r' , kbd, Ibs). Nel primo
~Iu:e u~a possIbIle ~onfuslone ~on h consonantico in quanto terza radicale si ha solo per gbh
( g bah), nel testo SI indIca pero quale deve essere la pronuncia esatta (col 342) Nella vocahzzaZlone
non..
si tiene
'
'.
.
.
fi
_ conto d'I h come d
eSlgnazlOne
dI vocale, e questo specialmente
per la
1n~le del femminIle -a (p.e. malk regina , non malkiih il suo [ = di lei l re ). Per lo alef
qUlescente
adottIamo
un siste ma un po' d Iverso:
'
.
.
. Invece
_
quando esso designa una vocale non
vIene
.-- capo , aram. malka- Il. re . quando per
, . trascntto, p.e. In .lo non ,hu
egI"I , 10S
' o in gruppo
"
.
d'qUlescente
. . e non qUlescente compaiono assIeme
In un paradlgma
grammaticale
.' te~~lnl strettam~nte legati tra loro, viene scritto anche lo' che non pi pronunciato erch
Sla. plU fac)lle Identificare la radice (p.e. dalla radice)r' le derivazioni nor' terribile :>Pe}"ir'
t Imore.
Per
riguarda
' . vengono considerati sempre vocali lunghe
_ quanto
_).
r
..le vocali ' $er e hl
. em e b
ralcl
( e e o , In conlormlta con la grammatica tradizionale.
XIV

INTRODUZIONE

L'accento risiede generalmen te sulla sillaba finale e non viene perci indicato. Le forme lessicali con accento sulla penultima sillaba , tra cui specialmente i segolati (forme nominali con
ce nella sillaba finale), hanno un accento acuto, mentre non I~ hanno le forme ch~ nella flessione vengono ad avere finali atone (p.e. 16mm perch , 'iiwcen iniquit , hrcem scomunica , '6zcen orecchio ; invece diiM,. parola , 'a?mcel fedelt con finale accent uata
e ktabt tu hai scritto , pronunciato kiitobl). Nei segolati del tipo mclcek re , dcrcek
via hcsced bont ecc. , che sono molto frequenti e facilmente riconoscibili , per motivi
di sem~icit non si indicata la lunghezza (del resto controversa) della vocale primitiva; nelle
parti scritte in piccolo anche l'accento acuto stato tralasciato per motivi tipografici.
I nomi propri sono scritti con iniziale maiuscola (eccetto nel caso di ' e iniziali).
Per la trascrizione delle varie lingue semitiche si possono consultare le relative grammatiche
e i dizionari; la trascrizione dell'accadico si basa su GAG e AHw , quella dell'ugaritico su UT
(va notato che in ugaritico a , i e u non sono vocali , ma designano alef consonantico diversamen te vocalizzato).

E. Concordanza dei testi biblici con numerazione diversa


Nella numerazione dei capitoli e dei versi il DT A T segue la Bibbia ebraica, con la quale non
concordano sempre le numerazioni della Volgata e di altre traduzioni . Per facilitare la consultazione dei testi a coloro che utilizzano la Bibbia di Zurigo (1931), alla quale si fa spesso riferimento nel corso dell'opera, o la Bibbia della Conferenza Episcopale Italiana (CE!), riponiamo
nella tabella seguente le divergenze tra le relative numerazioni .
Bibbia ebraica

Bibbia di Zurigo

Gen

32,1
32,2-33

Gen

Es

7,26-29
8,1-28
21 ,37
22,1-30

Es

Lev

5,20-26
6,1-23

Num

12,16
13,1-33
17 ,1-15
17,16-28

Deut

IRe

Lev

31,55
32,1-32
8,1-4
8,5-32
22,1
22 ,2-31
6,1-7
6,8-30

Num

13,1
13,2-34
16,35-50
17,1-13

13,1
13 ,2-19
23,1
23,2-26
28,69
29,1-28

Deut

12,32
13,1-18
22,30
23,1-25
29,1
29,2-29

5,1-14

IRe

5,1-14

5,15-32

5,15-32

Bibbia CEI
Gen

32,1
32,2-33

Es

7,26-29
8,1-28
21 ,37
22,1-30

Lev

5,20-26
6,1-23

Num

12,16
13 ,1-33
17,1-15
17,16-28

Deut

13,1
13,2-19
23,1
23,2-26
28 ,69
29,1-28

IRe

5,1-14
(4,21-34)
5,15-32
(5,1-18)

INTRODUZIONE

XV

Bibbia ebraica

Bibbia di Zurigo

Bibbia CEI

2Re

12,1
12,2-22

2Re

I l,21
12,1 - 21

2Re

15

8,23
9,1-20
63,19a
63,19b
64,1-11

15

9,1
9,2- 21
63,19
64,1
64,2- 12

15

8,23
9,1- 20
63,19a
63,19b
64,1-1 1

Ger

8,23
9,1-25

Ger

9,1
9,2- 26

Ger

8,23
9,1-25

05

2,1-2
2,3-25
14, 1
14,2-10

05

1,10-11
2,1-23
13,16
14,1-9

05

2,1-2
2,3-25
14,1
14,2-10

12,1
12,2-22

Gioe

3,1-5
4,1-21

Gioe

2,28-32
3,1-21

Gioe

3,1-5
4,1-21

Mi

4,14
5,1-14

Mi

5,1
5,2-15

Mi

4,14
5,1-14

Zac

2,1-4
2,5-17

Zac

1,18-21
2,1-13

Zac

2,1-4
2,5-17

Mal

3,19-24

4, 1-6
39,31-35
40,1-19
40,20-27
40,28
41 ,1-25

3,19-24

40,1-5
40,6-24
40,25-32
41,1
41,2-26

Mal
Giob

Mal

Giob

Eccle
Dan

Neem

ICron

6,12
7,1-29

Eccle

3,31-33
6,1
6,2-29

Dan

3,33-38
4,1-17
10,1
10,2-40

Neem

5,27-41

ICron

6,1-66

XVI

1,18
2,1-17
13,23
14, 1-14
INTRODUZ IONE

3,31-33
5,31
6,1-28
4,1-6
4,7-23
9,38
10,1-39
6,1-15

Eccle
Dan

2,1
2,2-18
14,1
14,2-25

L'editore si sente in dovere di ringraziare l'ill ustre collega prof. D .C.Westermann di Heidelberg, il cu i interessamento ha reso possibile l'adesione di gran parte dei circa quaranta collaboratori di questo primo vol ume del DT A T; a lu i si devono anche il progetto dell'opera e i necessar i collegamenti con la casa editrice. Il fatto che i collaboratori rappresentino soprattutto
due distinte regioni geografiche, e cio Heidelberg e la Svizzera, dovuto a situazioni personali,
tuttavia i contribut i provengono da circa dieci paesi.
I manoscritti degli autori di lingua straniera sono stati tradotti dall'editore. Egli ha rielaborato
gli articoli per dar loro una forma u nitaria; tutti i manoscritti sono stati perci ricomposti. Si
usato spesso del d iritto, in precedenza concordato, di poter operare mutamenti, anche di contenuto (nei casi pi importanti dopo aver interpellato l'autore), meno per togliere che per aggiungere; le aggiunte dell'editore, quando d ivergevano abbastanza dal lato tematico o quando
sono state apportate in vista dell'impostazione generale del dizionario (inserzione di sinonimi
ecc.), e perci non volevano essere u na crit ica al contributo dell' autore, sono state indicate con
un * (* accanto a cifre o lettere che indicano paragrafi si riferisce al relativo paragrafo, * dopo
un capoverso si riferisce solo ad esso). In tal senso stato quind i necessario intervenire soprattutto nelle prime due parti delle singole voci; solo l'editore inoltre responsabile della revisione
dei dati statistici. Poich la correttu ra delle bozze stata effettuata dagli autori solo per le voci
pi lunghe, le sviste e gli errori di stampa anche in questo caso sono a carico dell'editore.
Un ringraziamento particolare va infine al dott. Thomas WiIIi (ora in Eichberg, cantone di San
Gallo), al dott. Gerhard Wehmeier (ora in Dharwar, Mysore St., India) e a Matthias Suter, che
l'editore ha avuto accanto a s l' uno dopo l'altro come assistenti e che fin dalla fi ne del 1968
si sono assun ti il faticoso compito di controllare i testi e di correggere le bozze.

3,98-100
6,1
6,2-29

ICron

5,27-4 1
(6,1-15)
6,1-66
(6,16-81)
12,4-5
12,6-41

2Cron

1,18
2,1-17
13,23
14,1-14

Ernst lenni

Basilea, aprile 1971

6,12
7,1-29

3,33-38
4,1-17
10,1
10,2-40

12,4
12,5-40
2Cron

40,1-5
40,6-24
40,25-32
41,1
41,2-26

Neem

6,16-81

12,4-5
12,6-41
2Cron

7,1
7,2-30

Giob

F. Osservazioni sul primo volume

NOTA DELL 'EDITORE ITALIANO


Nell' edizione italiana del DTAT si sono ovviamente omessi tutti quei riferimenti specifici alla lingua
tedesca che risulterebbero privi di senso, se non addirittura incomprensibili, qualora fossero trasposti in un 'altra lingua. Quando stato possibile, si cercato tuttavia di compensare tali omissioni
con adattamenti analoghi alla lingua italiana di quello che nell'edizione originale strettamente
legato alla configurazione linguistica del tedesco. Questo vale anche per alcuni riferimenti che vengonofatti nell' edizione originale alla versione tedesca della Bibbia di Zurigo (Zurcher Bibel), i quali
restano comprensibili solo all'interno del patrimonio storico-linguistico del tedesco.
Per quanto riguarda la parte bibliografica, si indicata la corrispondente versione italiana delle
voci del Theologisches Worterbuch zum Neuen Testament (= Grande Lessico del Nuovo Testamento), almeno per la parte finora tradotta (voli. I-XI).
I nomi propri (di persona e di luogo) sono citati secondo la versione della Bibbia della Conferenza
Episcopale Italiana (CE!), che alle pp. XVs. sostituisce anche la RSV (Revised Standard Version)
dell'edizione originale.
Gian Luigi Prato
Aprile 1978
, Per i/ 1'0/.

x/

cfr .

(I.

14141 .

INT RODUZIONE

XVII

ABBREVIAZIONI

Deut:
Gios:
IRe:
Is:
Dtis:
Ger:
Ez:

Libri della Bibbia


Ab
Abd
Agg
Am
Apoc
Atti
Bar
Cant
Col
1/2Cor
1/2Cron
Dan
Deut
Dtis
Dtzac
Ebr
Eccle
Eccli
Ef
Es
Esd (3Esd)
Est
Ez
Fil
Filem
Gal
Gen
Ger
Giac
Giob
Gioe
Giona
Gios
Gi ud
Giuda

Abacuc
Abdia
Aggeo
Amos
Apocalisse di S. Giovanni
Atti degli Apostoli
Baruc
Cantico dei Cantici
Lettera ai Colossesi
Lettere ai Corinti
Cronache
Daniele
Deuteronomio
Deuteroisaia
Deuterozaccaria
Lettera agli Ebrei
Ecclesiaste
EcclesiaStico
Lettera agli Efesini
Esodo
Esdra
Ester
Ezechiele
Lettera ai Filippesi
Lettera ' a Filemone
Lettera ai Galati
Genesi
Geremia
Lettera di S Giacomo
Giobbe
Giele
Giona
Giosu
Giudici
Lettera di S. Gi uda

Giudit
Gv
1/2/3Gv
Is
Lam

Giuditta
Giovanni
Lettere di S. Giovanni
Isaia
Lamentazioni
Le
Luca
LettGer
Lettera di Geremia
Lev
Levitico
1/2/3Mac Maccabei
Mc
Marco
Mal
Malachia
Mi
Michea
Mt
Matteo
Nah
Nahum
Neem
Neem ia
Num
Numeri
OrMan
Preghiera di Manasse
Os
Osea
1/ 2Piet
Lettere di S. Pietro
Prov
Proverbi
1/2Re
Libri dei Re
Rom
Lettera ai Romani
Rut
Rut
Sal
Salmo/i
II2Sam
Libri d i Sam uele
Sap
Sapienza
Sof
Sofonia
SDan
Supplementi a Daniele
SEst
Supplementi a Ester
II2Tess
Lettere ai Tessalonicesi
II2Tim
Lettere a Timoteo
Tito
Lettera a Tito
Tob
Tobia
Tritois
Tritoisaia
Zac
Zaccaria

Commentari citati in abbreviazione


Gen:
Es:
Lev:
Num:
XVIII

~.~~th~a1T~T5~ 129i9. 1949-52; C.Westermann, BK I,


MMNNoth , ATD 6, 1962; K.Ell iger, HAT 4 1966
. oth, ATD 7, 1966.
,
.
ABBREVIAZIONI

I 966ss.

Os:
Gioe , Am:
Sal:
Giob:
Prov:
Rut, Cant:
Eccle:
Lam:
Est:
Dan:
Esd , Neem:
1/2Cron:

G .von Rad , ATD 8, 1964.


M.Noth , HAT 7, ' 1953.
M.Noth , BK IX/I , 1968.
O.Kaiser, ATD 17, 1960; H.Wildberger, BK X, 1965ss.
C.Westermann , ATD 19, 1966; K.Elliger, BK XI, 1970ss.
W.Rudolph , HA T 12, ' 1968 (numerazione delle p. diversa rispetto a ' 1958).
G .Fohrer- K.Galling , HAT 13 , 1955; W.Eichrodt, ATD 22 , 1959/66;
W .Zimmerli , BK XIII, 1969.
H.W.Wolff, BK XIV/I , 1961; W.Rudolph , KAT XIII/I , 1966.
H.W.Wolff, BK XIVI2 , 1966.
H.-J.Kraus , BK XV , 1960.
G .Fohrer, KAT XVI, 1963; F.Horst, BK XVIII, 1968.
B.Gemser, HAT 16, ' 1963; H.Ringgren , ATD 16/1 , 1962.
W.Rudolph , KAT XVII/l.2, 1962; G.Gerleman, BK XVIII , 1965;
E.WUrthwein , HAT 18, ' 1969.
W .Zimmerli, ATD 16/1 , 1962; H.W .Hertzberg, KAT XVII/4, 1963;
K.Galling, HAT 18 , ' 1969.
H.-J.Kraus, BK XX , ' 1960; W .Rudolph , KA T XVII/3 , 1962;
O.Ploger, HA T 18 , '1969.
H.Bardtke, Kat XVII/S , 1963; G.Gerleman , BK XXI , 1970ss.
A.Bentzen, HAT 19 , ' 1952; O.Ploger, KAT XVIII , 1965.
W .Rudolph, HAT 20, 1949.
W .Rudolph, HAT 21, 1955 .

Testi di Qumran
Per le sigle comunemente usate cfr. D.Barthlemy-J.T.Milik, Qumran Cave I, = DJD I, 1955 , 46s.;
Ch.Burchard, Bibliographie zu den Handschriften vom Toten Meer, 1957 , 114-118; O.Eissfeldt , Einleitung in das AT, ' 1964 , 875; G .Fohrer (-E.Sellin), Einleitung in das AT, " 1965 , 544-547; L.Moraldi,
I manoscritti di Qumnin, 1971 ,739; i testi extrabiblici pi importanti sono (cfr. Die Texte aus Qumran.
Hebraisch und deutsch , hrsg. von E.Lohse, 1964):
CD
IQH
IQM
IQpAb
IQS
IQsb
4QF I

Documento di Damasco.
Hodajoth , Inni .
Regola della guerra.
Commento ad Abacuc.
Regola della comunit.
Raccolta di benedizioni.
Florilegio.

Testi ugaritici
I testi vengono citati provvisoriamente ancora secondo il sistema di C.H.Gordon, Ugaritic Textbook ,
1965 , indicando tra parentesi le abbreviazioni proposte da Eissfeldt (cfr. J.Aistleitner, Worterbuch der
ugaritischen Sprache, '1967, 348-356: concordanza e luogo della prima pubblicazione dei testi). Per la
trasposizione nelle sigle, oggi diffuse, dell'edizione di A.Herdner, Corpus des tablettes en cuniformes
alphabtiques, 1963 (= CT A), si possono utilizzare le tavole di Herdner, I.c., XIX-XXXIV, oppure p.e.
di H.Gese (et alii), Die Religionen Altsyriens ... , 1970, 231s. Le abbreviazioni significano:
AB
Aqht
D
K, Krt
MF
NK
SS

Ciclo di Anat e di Baal.


Testo di Aqhat.
Testo di Aqhat.
Testo di Keret.
Frammenti mitologici.
Poema di Nikkal.
Testo di SaI:n' e Salim.
ABBREVIAZIONI

XIX

Segni

ATD

* (davanti ad una forma)


* (prima o dopo un paragrafo)

AThR
atl.
att.
avv .

>
<
x

vedi (rimando ad un'altra voce).


forma ottenuta per deduzione e non attestata.
da attribuirsi all'editore (vd.sp. p. XVII).
trasformato in.
derivato da.
volte (p.e.: ... compare 18x = 18 volte).

Abbreviazioni bibliografiche e comuni


AANLR
AbB
ABR
a.C.
acc.
accuso
AcOr
ad l.
af.
AfO
agg.
Ab.
AHw
AION
AIPHOS
AJSL
al.
ALBO
Alt, KS I-III
ALUOS
a m.a .
amor.
ANEP
ANET
AO
AOB

Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Rendiconti .


Altbabylonische Briefe in Umschrift und Ubersetzung. Hrsg. von
F. R. KIaus. Heft I sS., I 964ss.
Australian Biblical Review.
avanti Cristo.
accadico.
accusativo.
Acta Orientalia.
ad locum.
areI.
Archiv fiir Orientforschung.
aggettivo; aggettivale.
romanzo aramaico di Al)iqar (- Cowley).
W.von Soden, Akkadisches Handworterbuch, 1959ss.
Annali dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Annuaire de l' lnstitut de Philologie et d'Histoire Orientales et Slaves.
American Journal of Semitic Languages and Literatures.
altro/i.
Analecta Lovaniensia Biblica et Orientalia.
A.Alt, Kleine ~hriften, Bd. I, '1963; Bd. 2, '1964; Bd. 3, 1959.
Annual of the Leeds University OrientaI Society.
a mio avviso.
amorritico; amorreo.
The Ancient Near East in Pictures Relating to the Old Testament. Ed.
by J.B.Pritchard. 1954.
Ancient Near Eastern Texts Relating to the Old Testament. Ed. by
J.B.Pritchard. ' 1955.
Antico Oriente.

~~~o;~entalische Bilder zum Alten Testament. Hrsg. von H.Gressmann.

AOT

~~~~ientalische Texte zum Alten Testament. Hrsg. von H.Gressmann.

arabo
aram.
aram. bibl.

arabo.
aramaico.
aramaico biblico.
Archives Royales de Mari.
Archiv Orientiilni.
articolo.
Archiv fiir Religionswissenschaft.
assiro.
Assumptio Mosis.
assoluto.
Annual of the Swedish Theological Institute.
Altes Testament; Ancien Testament; Antico Testamento.

ARM
ArOr
art .
ARW
asso
Ass.Mos.
assol.
ASTI
AT; A.T.
XX

BA
bab.
Barr, CPT
Barth
BASaR
BBB

Bd.
Begrich, GesStud
Ben Jehuda
Bea
Bergstr. I-II
Bergstr. Einf.
Bertholet
BEThL
BFChrTh
BH'
BHH l-III
BHS
Bibl
bibliogr.
BiOr
BJRL
BK
BL
BLA
Blass-Debrunner
BLex'
BM
BMAP
BOhl
Bousset-Dressmann
Bresciani-Kamil
BRL
Bf0nno
BrSynt
BSOAS
Buccellati
Burchardt I-II
BWA(N)T
BWL
BZ

Das Alte Testament Deutsch. Hrsg. von ( V.Herntrich und) A. Weiser.


Anglican Theological Review .
alttestamentlich (= vtrt.) .
attivo.
avverbio; avverbiale.
The Biblical Archaeologist.
babilonese.
J.Barr, Comparative Philology and the Text of the Old Testament. 1968.
J.Barth, Die Nominalbildung in den semitischen Sprachen. ' 1894.
Bulletin of the American Schools of OrientaI Research .
Bonner Biblische Beitrlige.
Band (=vol.) .
J.Begrich, Gesammelte Studien zum Alten Testament. 1964.
Eliezer ben Jehuda, Thesaurus totius Hebraitatis et veteris et recentioris
I-XVI , 1908-59.
Bibbia e Oriente.
G.Bergstrlisser, Hebrliische Grammatik. Bd I, 1918 ; Bd. Il , 1929.
G.Bergstrlisser, Einfhrung in die semitischen Sprachen. 1928 .
A.Bertholet , Kulturgeschichte Israels. 1919 .
Bibliotheca Ephemeridum Theologicarum Lovaniensium.
Beitrlige zur Forderung christlicher Theologie.
Biblia Hebraica. Ed. R.Kittel, A.Alt , O.Eissfeldt. '1937 = ' 1951.
Biblisch-Historisches Handworterbuch. Hrsg. von B.Reicke und L.Rost.
Bd. I-III , 1962--{j6.
Biblia Hebraica Stuttgartensia. Ed . K.Elliger et W .Rudolph . I 968ss.
Biblica.
bibl iografia.
Bibliotheca Orientalis.
Bulletin of the John Rylands Library.
Biblischer Kommentar. Altes Testament. Hrsg. von M.Noth t und
H.W.WolfT.
H.Bauer-P.Leander, Historische Grammatik der hebrliischen Sprache. I,
1922.
H.Bauer-P.Leander, Grammatik des Biblisch-Aramliischen. 1927.
F.Blass-A.Debrunner, Grammatik des neutestamentlichen Griechisch.
" 1965.
Bibel-Lexikon. Hrsg. von H.Haag. '1968.
G.Beer-R.Meyer, Hebrliische Grammatik. Bd. I, '1952; Bd . Il , ' 1955 ; Bd.
III , '1960 (vd. anche Meyer).
E.G.KIaeling, The Brooklyn Museum Aramaic Papyri. 1953.
F.M.Th. de Liagre BOhl, Opera Minora. 1953.
W .Bousset- H.Gressmann , Die Religion des Judentums im splithellenistischen Zeitalter. ' 1926.
vd . Hermop.
K.Galling , Biblisches Reallexikon. HA T I , 1937.
E.Bf0nno, Studien i.iber hebrliische Morphologie und Vokalismus. 1943 .
C.Brockelmann, Hebrliische Syntax. 1956.
Bulletin of the School of OrientaI and African Studies.
G.Buccellati , The Amorites of the Ur III Periodo 1966.
M.Burchardt , Die altkanaanliischen Fremdworte und Eigennamen im
Agyptischen. Bd. I-II, 1909- 10.
Beitrlige zur Wissenschaft vom A1ten (und Neuen ) Testament.
W .G.Lambert, Babylonian Wisdom Literature. 1960.
Biblische Zeitschrift.

ABBREVIAZIONI
ABBREVIAZIO I

XXI

BZAW
BZ w

Beiheft zur Zeitschrift fur die alttestamentliche Wi senschaft.


Beiheft zur Zeitschrift mr die neuteslamentliche Wissen haft .

c.
CA D
alice
ano
BQ
cd .
cfr.
I

cj
class.
cod
01
comm
compi
onti Ro ini
ookc

D r

Da hood , Proverbs
Dahood , HPh
DJlman
Dalman , u 1- Il
ddt

dilttli
d

del
htl h
'ut
Dhorme

cum.
capitulum ; capitolo.
The As yrian Dictionary of the Orientai Institute of the University of
Chicago. 1956 S.
F.CaI ice, Grundlagen der agyptisch mitischen WonvergJeichung. 19.36.
ca nanaico.
atholic Biblical Quarterly.
cosiddetto.
confronta.
Corpus Inscriptionum Semiticarum. 1881s .
conjectura.
classico.
codex; codice.
columna; colonna.
commentario; commentari.
completa; co mpletato.
K.Conti Ro ini , Chre tomathi a Arabica Meridionalis Epigraphi a. 1931.
G.A.Cooke, A Text- Book of orth-Semitic Inscriptions. 1901
copto.
A.Cowley, Aramaic Papyri of the Fifth Century B.C. 1921
Comptes Rendus de l'Acadmie de lnscription et Belle Lett res.
roni ta; cronistico.
co trutto
ommunio Viatorum.
coniugazione inten iva (con raddoppiamento dell a econda radicale ).
R. Blachre-M.Choumi--c. Denizeau , Dict ionnai re arabe--franais-anglai
(Iangue eia ique et moderne). 1963s .
M.Dahood, Proverb and onhwest Semitic Philology. 1963.
M.Dahood , garitic-Hebrew Philology. 1965.
G.Dalman , ramiii h- euhebraische Handwonerbu h. ' 1938 .
Dalma n, rbeit und Sitte in Paliistina. Bd . 1-7, 1928-42.
datiVO
dattilo ritto.
dopo n to
dclendum
F Dehtzsch, Dle Le - und
hreibfehler im Alten Testame nt. 1920.
Deutcronomlum ; Deuteronomio.
E Dhorme, L'emploi mtaphorique de nom de panies du corp en hbreu et cn a~kadic n 1923.
Dillmann , Le I on Linguae Aethiopicae. 1865.
dm tla

IIJm,mn
dln
I nn r
DI '>C>

D Dl nnger, Le I ri710nl antico-ebraiche Pal tine i. 1934.


I Jean-J lIofllJzcr, Dlctionnaire' cles inscriptions smitiques de l'ouest.
I

IJ()

[ l~cr, \[)
l>n_cr \H
()mer \1 11 I Il
l cr \1 u.,h

. 1957.

dtn
Dtr.; dtr.
Duden, Etymologie

deu teronom ico.


Deuteronomista; deuteronomistico.
K.Duden, Etymologie Herkunftswo rterbuch der deutschen Sprache.
Bearbeitet von der Dudenredaktion unter Leitung von P.Grebe. Der Grosse
Duden Bd . 7, 1963.

E
E

fonte elohista (del Pentateuco).


tavoletta di EI- Amarna, seco ndo l'edizione di J.A.Knudzton, Die
EI- Amarna- Tafeln. 1915. Continuazione in: A.F.Rainey, El Amarna
Tablet 359-379. 1970.
ebraico.
eccetera.
ed idit ; edited; edito.
editore/ i.
egizia no.
egittologico.
W.Eichrodt , Theologie des Al ten Testaments. Teil I, '1968 ; Teil 2/3,
' 1964.
O.Ei feldt , KJeine Schriften. Bd. Iss., I962ss.
Eva ngelisc hes Kirchenlexikon. Hrsg. von H.Brunotte und O.Weber. 3
voI. ' l 962.
M.Ellenbogen, Foreign Words in the Old Testament. 1962.
Evangelisch- Lutherische Ki rchenzei t ungo
A.E rman- H.Grapow, Wonerbuch der agyptischen Sprache. Bd. 1-7,
I926-{i3.
escl uso.
e simileli.
etiopico.
Exposi tory Times.
et cetera.
Ephemerides Theologicae Lovanienses.
etpe'el
event ualmente.
Evangelische Theologie.

ebr.
ecc.
ed.
edit.
eg
egi tt.
Ei hrodt I- III
Ei feldt , KS
EKL
Ellenbogen
ELKZ
Erman-Grapow
I.
e si m.
et.
ET
etc.
EThL
etpe.

cv.
EvTh

fase .
re mo
fen.
FF
FGH
Fitzmyer, Gen. p
Fitzmyer, Sef.
f l'a.
f gli a.
Fohrer, Jes. I- III
Fraenkel
fram m.
frane .
ried ri h

Ibrigh t 1961

Il

IIBRI\I \l1

lIeman 1960

fascicolo.
femminile.
feni cio.
Forschungen und Fortschritte.
F.Jacoby (ed.), Die Frag mente der griechischen Historiker. I923ss.
J.A.Fitzmyer, The Genesis Apocryphon ofQumran Cave I. A C9m mentary. Biblica et Orientali a 18, 1966.
.
J.A.Fitzmyer, The Aramaic In criptions of Sefire. Biblica et Grientalia
19, 1967.
fra l'altro.
fra gli altri .
G.Fohrer Das Buch Jesaja. Ziircher Bibelkommentare. Bd. 1- 3, 1960-64.
S.Fraenkel, Die aramaischen Fremdworter irt:J Arabi chen. 1886.
frammento.
francese .
J.Friedrich, Ph6ni zisch- punische Grammatik . 1951.
Festsch rift (= pubblicazione commemorativa).
The Bible and the Ancient ea r Easl. Essays in Honor of W.F.Albright.
196 1.
Biblical Studies in Memory of H.C.A lleman. 1960.
ABBR EV IAZ IO

XXIII

FS Alt 1953
FS Baetke 1964.
FS Bardtke 1968.
FS Basset 1928
FS Baudissin 1918
FS Baumgartel 1959
FS Baumgartner 1967
FS
FS
FS
FS
FS

Beer 1933
Bertholet 1950
Browne 1922
Christian 1956
Davies 1970

FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS

Delekat 1957
Driver 1963
Dussaud 1939
Eichrodt 1970
Eilers 1967
Eissfeldt 1947
Eissfeldt 1958

FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS

Friedrich 1959
Galling 1970
Gaster 1936
Grapow 1955
Haupt 1926
Heim 1954
Hermann 1957
Herrmann 1960
Hertzberg 1965
Herwegen 1938

FS Irwin 1956
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS

Jacob 1932
Junker 1961
Kahle 1968
Kittel 1913
Kohut 1897
Kopp 1954
Koschaker 1939

FS
FS
FS
FS

Landsberger 1965
Lvy 1955
Meiser 1951
Mowinckel 1955

FS Neuman 1962
FS Ntitscher 1950
FS Pedersen 1953
FS Procksch 1934
XXIV

ABBREVIAZIONI

Geschichte und Altes Testament. 1953


Festschrift W.Baetke. Dargebracht zu sei~em 80. Geburtstag am 28 Miirz
1964. Hrsg. von K.Rudolph , R.Heller und E. Walter. 1966
.
Blbel und Qumran. 1968.
.
Mmorial H.Basset. 1928.
~~~andIUngen zur semitischen Religionskunde und Sprachwissenschaft.
Fests~hrift F.Baumgartel zum 70. Geburtstag. 1959.

Hebralsche Wortforschung. Festschrift zum 80 Geburtstag von


.
W.Baumgartner. SVT 16, 1967.
Festschrift flir G.Beer zum 70. Geburtstag. 1933 .
Festschrift flir A.Bertholet. 1950.
Orientai Studies. 1922.
Vorderasiatische Studien. Festschrift fr V.Christian. 1956.
ProclamatIon and Presence. Old Testament Essays in Honour of
G.H.Davles. 1970.
Libertas Christia~a. F.Delekat zum 65. Geburtstag. 1957.
H~brew and SemltIc Studies presented to G .R. Driver. 1963.
~elanges synens offerts R.Dussaud. 1939.
ort-Gebot-Glaube. W .Eichrodt zum 80. Geburtstag. 1970.
Festschnft fur W.Eilers. 1967.
Festschrift O.Eissfeldt zum 60. Geburtstag. 1947.
von Ugant nach Qumran. Beitrage ... O.Eissfeldt zum \. September 1957
d argebracht. 1958.
Festschrift flir J.Friedrich. 1959.
Archaologie u~d Altes Testament. Festschrift flir K.Galling. 1970.
~ . Gaster Anmversary Volume. 1936.
Agyptologische Studien H.Grapow. 1955.
OnentalStudies, published in Commemoration ... of P.Haupt. 1926.
Theologle als Glaubenswagnis. 1954.
~o~ange es !""Ieute heisst. Festgabe flir Rudolf Hermann. 1957.
mmage a L.Herrmann. Collection Latomus 44 1960
~o~ltes W. 0rt und Gottes Land. 1965.
,
.
br:~~~e ~~~~Iieferung. I.Herwegen zum silbernen Abtsjubilaum dargeAcStHubborn Faith. Papers... Presented to Honor W A Irwin Ed. by
. .
.
E . . obbs. 1956.
Festschrift G.Jacob. 1932.
Lex tua veritas. Festschrift fiir H.Junker. 1961
In memoriam P.Kahle. BlA W 103 1968
.
.
Alttestamentliche
Se
.. S . . St udlen , R . Ki ttel ' dargebracht.
BW A T 13 1913
mltlc tudles IO Memory of A.Kohut. 1897.
,.
Chanstena I.Kopp octogenario oblata 1954
S
.
Symbolae P.Koschaker dedia t
Antiqui pertinentia 2, 1939 ae. tudla et documenta ad iura Orientis
Studies in Honor of B La d b
.
Mlanges I.Lvy. 1955. n s erger on hls seventy-fifth Birthday. 1965.

~Iva voxEvangelii, Festschrift Bischof Meiser 1951.


..
.
terpretallones ad Vetus Testamentu
genano missae. 1955.
m pertmentes S.Mowmckel septuaStudies and Essays in Honor of A A Ne
Alttestamentliche St d
.. . . umano 1962.
1950.
u len. F.Notscher zum 60. Geburtstag gewidmet.
Studia Orientalia J.Pedersen dicata 1953.
Festschrift O.Procksch. 1934.
.

FS
FS
FS
FS
FS

von Rad 1961


Rinaldi 1967
Robert 1957
Robinson 1950
Rost 1967

FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS

Rudolph 1961
Sachau 1915
Schmaus 1967
Schmidt 1961
Sellin 1927
Stihngen 1962
Thomas 1968
Thomsen 1912
Vischer 1960
Vogel 1962
Vriezen 1966
Wedemeyer 1956
Weiser 1963
Wellhausen 1914

GA ecc.
GAG
GB
gen.
GenAp
Gesenius, Thesaurus
GesStud
giaud .
Gilg.
giud.
GK
GLNT
gr.
Grapow
Gray, Legacy
Grtindahl
Gt; Gtn
GThT
Gulkowitsch
Gunkel, Gen
Gunkel~Begrich
GVG

H
ha.

Studien zur Theologie der alttestamentliche n Uberlieferungen. 1961.


Studi sull ' Oriente e la Bibbia, offerti al P.G .Rinaldi . 1967.
Mlanges bibliques. Rdigs en l' ho nneur de A.Robert , 1957.
Studies in Old Testament Prophecy. Presented to Th.H.Robinson. 1950.
Das ferne und das nahe Wort . Festschrift L.Rost zur Vollendung seines
70. Lebensjahres am 30. November 1966 gewidmet. BlA W 105 , 1967.
Verbannung und Heimkehr. 1961.
Festschrift W.Sachau zum siebzigsten Geburtstage gewidmet. 1915.
Wahrheit und Verkiindi gung. M.Schm aus zum 70. Geburtstag. 1967.
Festschrift Eberhardt Schmidt , hrsg. von P.Brockelmann ... 196 1.
Beitrage zur Religionsgeschichte und Archaologie Palastinas. 1927.
Einsicht und Gl aube. G .Stihngen zum 70. Geburtstag. 1962.
Words and Meanings. Essays presented to D.W.Thomas. 1968.
Festschrift V.Thomsen zur Volle ndung des 70. Lebensjahres. 19 12.
Hommage W .Vischer. 1960.
Vom He rre ngeheimnis der Wahrheit. 1962.
Studia biblica et semitica. Th .C.Vriezen ... dedicata. 1966.
Sino-J aponica. Festschrift A.Wede meyer zum 80. Geburtstag. 1956.
Tradition und Situation . A.Weiser zum 70. Geburtstag. 1963.
Studie n ... J.Wellhausen gewidmet. BlAW 27, 1914.

Septuaginta; Settanta (vd. anche LXX ).


cod. Alessandrino ecc.
W. von Soden, Grundriss der akkadischen Grammatik. 1952. Erganzungsheft zum GAG 1969.
W .Gesenius- F.Buhl , Hebraisches J.1nd aramaisches Handwtirterbuch iiber
das Alte Testame nt. " 191 5.
genitivo.
Apocrifo del Genesi.
W.Gesenius, Thesaurus ... Linguae Hebraicae et Chaldaicae. VoI. I- III ,
1835-58.
Gesa mmelte Studien.
giaudico.
epopea di Gilgames (vd . anche Schott ).
giudaico.
W .Gesenius- E.Kautzsch, Hebraische Grammatik . " 1909.
G.Kittel-G.Friedrich (ed .), Grande Lessico del Nuovo Testamento. VoI.
Iss., 1965ss. (trad . italiana di ThW).
greco.
H.Grapow , Wie die alten Agypter sich anredeten, wie sie sich griissten
und wie sie miteinander sprachen. ' 1960.
J.Gray , The Legacy of Canaan. ' 1965 .
F.Grtindahl , Die Personennamen der Texte aus Ugarit. 1967.
coniugazione fondamentale accadica (G ), con infisso - ta- oppure -tan- .
Gereformeerd Theologisch Tijdschrift.
L.Gulkowitsch, Die Bildung von Abstraktbegriffen in der hebraischen
Sprachgeschichte. 1931 .
H.Gunkel , Ge nesis, Handkommentar zum AT III . ' 1966.
H.Gunkel- J.Begrich , Einleitung in die Psalmen. 1933.
C.Brockelmann , Grundriss der vergleichenden Grammatik der semitische n Sprachen. Bd . 1-2 , 1908- 13.

legge di santit ( Lev 17-26).


hat'el.
ABBREVIAZIONI

XXV

HAL

HThR
'HUCA
HufTmon

W.Baumgartner, Hebriiisches und aramaisches Lex ikon zum Alten Testament. Lieferung I, 1967; Lieferung 2, 1974 (= KBL 3. AuOage).
Z.S. Harris, A Grammar of the Phoenician Language. 1936.
Handbuch zu m Alten Testament. Hrsg. von O.Eissfeldt.
H. W.Haussig (ed. ), Worterbuch der Mythologie. Abteilung I, 196 1.
Handbuch der Orientalisti k. Hrsg. vo n B. Spuler.
A. Herdner, Corpus des tablettes en cuniformes a1phabtiques dcouvertes Ras Shamra-Ugarit de 1929 1939. Mission de Ras Shamra
X. 1963.
Papiri di Hermopoli , secondo l'edizione di E. Bresciani- M.Kamil , Atti
della Accademia Nazionale dei Lincei. Memorie, Ser. VIII , voI. 12
1966.
'
hiril.
hitpa'el.
hitpe'el.
hitpolel.
hor al.
Herausgeber ( = editore); herausgegeben ( = edito).
Die Heilige Schrift des Alten Testaments, hrsg. von E. Kautzsch-A. Bertholet. ' 1922/23.
Harvard Theological Review.
Hebrew Union College Annual.
H.B.Huffmon, Amorite Personal Names in the Mari Texts. 1965.

ibid .
id.
IDB l- IV
ideo
IEJ
imp.
impf.
impf. cons.
incl.
ind.
ingl.
inf.
ins.
isr.
itp.
itpa.
itt.

ibidem.
idem.
The Interpreter's Dictionary of the Bible. 1962.
indoeuropeo.
Israel Exploration Journal.
im perativo.
imperfetto.
imperfetto consecuti vo.
incl uso.
indice.
inglese.
infinito.
insere.
israelitico.
it pe'el.
itpa'al.
ittita.

J
JA
Jacob
Jahnow

fonte jahwista (del Pentateuco).


Journal Asiatique.
E.Jacob, Thologie de l'Ancien Testament. 1955.
H.J ahnow, Das hebriiische Leichenl ied im Rahmen der Volkerd ichtung.
1923.
Journal of the American Orientai Society.
M.Jastrow , a Dictionary of the Targumim, the Talmud Babli and Yerushalml, and the Midrashic Literature. ' 1950.
Journal of Biblical Literature.
Journal of Cuneiform Studies.
The Jewish Encyclopedia, ed. da J.Singer. VoI. 1- 12, 190H)6.
E.Jenm , Das hebraische Pi'el. 1968.

Harris
HAT
Haussig I
HdO
Herdner, CT(C)A
Hermop.
hi .
hitp.
hitpe.
hitpo.
ho.
Hrsg.; hrsg.
HSAT

JAOS
Jastrow
JBL
JCS
JE
Jenni , HP
XXVI

ABBREVIAZIONI

JEOL
jif.
JJSt
JNES
Joiion
JQR
JSS
JThSt
K

KAI

Kar
KAT

KBL
Kil
Kluge
Kohl er, Theol.
Konig
Konig, Syntax
KS
KuD
Kuhn , Konk.
L
L

Lambert , BWL
Lande
Lane l-VIII
lat.
I.c.
Leander
van del' Leeuw
Leslau
Levy
Levy l- IV
de Liagre Bohl
Lidzbarski , NE
Lidzbarski, KI
Lis.
Littmann- Hofner
LS
LXX

Jaarbericht van het Vooraziatisch-Egyptisch Gezelschap (Genootschap)


Ex Oriente Lux.
jiri l.
Journal of Jewish Studies.
Journal of Nea r Eastern Studies.
P.Joiion, Grammaire de l'hbreu bi blique. 1923.
Jewish Quarterly Rev iew.
Journal of Semi tic Studies.
Journal of Theological Studies.
ketib.
H.Donner- W.Roll ig, Kanaaniiische und aramiiische Inschriften. Bd.
Texte, ' 1966; Bd. Il Kommentar, '1968; Bd. III Glossare ecc., ' 1969.
iscri zione di Karatepe.
Kommentar zum Alten Testament. Hrsg. von W. Rudolph, K. Elliger und
F.Hesse.
L.Kohler-W. Baumgartner, Lexicon in Veteris Testamenti libros. ' 1958.
iscrizione di Kil amuwa.
F.Kluge-W.Mitzka, Etymologisches Worterbuch der deutschen Sprache.
"1963.
L.Kohler, Theologie des Alten Testaments. ' 1966.
F. .Koni g. Hebraisches und aramaisches Worterbuch zu m Alten Testament. "' 1936.
L. Konig, Historisc h- kritisches Lehrgebaude der hebraischen Sprache mit
steter Beziehung auf Qimchi und die anderen Auctoritaten. Bd . 1112: Historisch--<:omparat ive Syntax der hebraischen Sprache. 1897.
Klei ne Schriften.
Kerygma und Dogma.
K.G. Kuhn , Konkordanz zu den Qumrantexten. 1960.
fonte laica (del Pentateuco).
coniugazione con allungamento di vocale.
lege.
W.G. Lambert , Babylonian Wisdom Literature. 1960.
I.Lande, Formelhafte Wendungen der Umgangssprache im Alten Testament. 1949.
A.W .Lane, AI-Qamusu, an Arabic-English Lexicon. VoI. 1-8, 1863-93.
latino.
luogo citato.
P.Leander Laut- und Formenlehre des gyptisch-Aramaischen. 1928.
G. va n der' Leeuw, Phanomenologie del' Religion. ' 1956 (trad. italiana: Fenomenologia della religione. 1960).
.
W. Leslau, Eth iopic and South Arabic Contributions to the Hebrew LeXIcon. 1958.
M.A. Levy, Si egei und Gemmen mit aramaischen, phoenizischen, althebraischen .. . Inschriften. 1869.
J.Levy, Worterbuch Uber die Talmudim und Midraschi m. ' 1924.
vd . sotto Bohl.
M.Lidzbarski, Handbuch der nordsemitischen Epigraphik. 1898.
M.Lidzbarski , Kanaanaische Inschri ften. 1907.
G.Lisowsky, Konkordanz zum hebraischen Alten Testament. 1958.
E. Littmann- M.Horner, Worterbuch der Tigre-Sprache. 1962.
C. Brockelmann , Lexicon Syriacum. ' 1928.
Septuaginta; Settanta (vd. anche G).
ABBR EV IAZIO NI

XXVll

mando
Mand.
MAOG
masc.
MDAI
Meyer
Midr.
mill.
MIO
moab.
Montgomery, Dan.
Montgomery, Kings
Moscati , EEA
Moscati, Introduction
Muson
MUSJ
n.

mandeo; mandaico.
S.Mandelkern. Veteris Testamenti concordantiae hebraicae atque chaldai cae. '1926.
Mitteilungen der Altorientalischen Gesellschaft.
maschile.
Mitteilungen des Deutschen Archaologischen Inst ituts.
R.Meyer, Hebraische Grammatik . Bd. 1. ' 1966; Bd. 2, ' 1969.
Mid ras.
millennio.
Mitteilungen des Instituts ftir Orientforschung.
moabitico.
J.A.Montgomery, A CriticaI and Exegetical Commentary on the Book of
Dariiel. International CriticaI Com mentary. ' 1950.
J.A.Montgomery, A CriticaI and Exegetical Commentary on the Books of
Kings. Ed. by H.S.Gehman. International CriticaI Commentary. 1951.
S.Moscati , L'epigrafia ebraica antica. Biblica et Orientalia 15, 1951.
S.Moscati (ed.), An Introduction IO the Comparative Grammar of the Semitic Languages. 1964.
Le Muson. Revue d'tudes Orientales.
Mlanges de l'Universit SI. Joseph.

Nyberg

nota.
nabateo.
Nachrichten (von) der Akademie der Wissenschaften in Gottingen.
vd. Lidzbarski , NE.
Nederduitse Gereformeerde Teologiese Tydskrif.
Nederlands Theologisch Tijdschrift.
Neue Folge.
nifal.
nitpa'el
Neue Kirkliche Zeitschrift.
Th.Noldeke, Beitrage zur semitischen Sprachwissenschaft. 1904.
Th.Noldeke, Mandaische Grammatik. 1875.
Th.Noldeke, Neue Beitrage zur semitischen Sprachwissenschaft. 1910.
M.Noth, Die israelitischen Personennamen im Rahmen der gemeinsemitischen Namengebung. 1928.
M.Noth, Oberlieferungsgeschichte des Pentateuch. 1948.
M.Noth, Geschichte Israels. ' 1966 (trad. italiana: Storia d' Israele,
1975).
M. Noth, Gesammelte Studien zum Alten Testament. Bd. I, '1966; Bd. II,
1969.
nome personale; nome di persona.
nome proprio.
numero.
Nova Series.
Neues Testament; Nuovo Testamento.
neutestamentlich (= nts.).
neotestamentario.
Nieuwe Theologische Studin.
Norsk Teologisk Tidsskrift.
H.S. Nyberg, Hebreisk Grammatik. 1952.

ogg.
opp.
OLZ

oggetto.
oppure.
Orientalistische Literaturzeitung.

nab.
NAWG
NE
NedGereITTs
NedThT
NF; N.F.
ni.
nitp.
NKZ
Noldeke, BS
Noldeke, MG
Noldeke, NB
Noth, IP
Noth, OPt
Noth GI
Noth GesStud l-II
n. perso
n. pro

nr.
NS; N.S.
NT
ntl.
nts.
NTS

NTT

XXVIII

ARRREVIAZIONI

OrAnt
OrNS
o sim.
OT; O.T.
OTS
OuTWP
OV.

p
p.

pa.
pal.
pal. crisI.
palm.
pap.
par.
parI.
particol.
parz.
passo
Payne Smith
p.e.
Pedersen, Israel I-II,m-IV
PEQ
perf.
perso
persi.
pi o
PlB
plur.
Poen.
poI.
pr.
prep.
prof.
prol.
propr.
prps
prst.
PRU
pU .

pun.
Q
q.

qlcn.
qlcs.
r.
RA; RAAO
RAC

von Rad I-II

Oriens Antiquus.
Orientali a (Nova Series).
o simile/i.
Old Testament; Oude Testament.
Oudtestamentische Studin.
Die Ou Testamentiese Werkgemeenskap in Suid-Afrika Pretoria.
ovvero.
fonte sacerdotale (del Pentateuco).
pagina.
pa'e!.
palesti nese.
palestinese cristiano.
palmireno.
papiro.
parallelo/ i.
participio.
particolarmente.
parzial mente.
passivo.
R. Payne Smith, Thesaurus Syriacus, voI. 1-2, 1868-97.
per esempio.
J. Pedersen, Israel , Its Life and Culture. voI. 1-2 , 1926; voI. 3-4, 1934.
Palestine Exploration Quarterly.
perfetto.
persona.
persiano.
pi'e!.
Palastinajahrbuch.
plurale.
Plauto, Poenulus (vd. anche Sznycer).
poi e!.
pro.
preposizione.
profetico.
prologo.
propriamente.
propositus, -a, -um.
prestito (parola importata).
Le Palais Royal d'Ugarit. VoI. 2-6, 1955-70.
pu'al.
punico.
qere.
qal.
qualcuno.
qualcosa.
riga.
Revue d'Assyriologie et d' Archologie Orientale.
'
.

Reallexikon ftir Antike und Christentum. 195055.


G. von Rad, Theologie des Alten Testaments. Bd. I, 1966, Bd. 2, 1965
(trad. italiana: Teologia dell'Antico Testamento. VoI. I, 1972; voI. 2,
1974).
ABBREVIAZIONI

XXIX

von Rad , GOllesvolk


von Rad , GesStud

RB
REJ
reI.

RES
rev.
RGG l-VI
RHPhR
RHR
risp.
RivBibl
Rost , KC
RQ
RS
RScPhTh
RSO

s.

s.
SAB
SAHG
samo
se.; sciI.
SchOll
sec.
Sef. I-III
Sellin-Fohrer
Sem
sem.
semNO.
semO.
sgg.
sign.
sim.
sing.
sir.
sogg.
sopratt.
sost.
sp.
spec.
55.
SI.
st(at).
Stamm , AN
Stamm, HEN
SThU
StOr
XXX

ABBREVIAZIONI

G. von Rad, Das Gottesvolk im Deute ronomium . 1929.


G. von Rad , Gesammelte Studien zum Alten Testament. '1965.
Revue Biblique.
Revue des tudes Juives .
relativo ; relativamente.
Rpertoire d'pigraphie smitique.
reverse (rovescio).
Religion in Geschichte und Gegenwart. Hrsg. von K. Galling. Bd. 1-6,
' 1957-62.
Revue d' Histoire et de Philosophie religieuses.
Revue de l'Histoire des Religions.
rispettivamente.
Rivista Biblica Italiana.
L. Rost , Das kleine Credo und andere Studien zum Alten Testament.
1965.
Revue de Qumran.
Ras Samra (testi citati secondo la nume razione di scavo; vd. anche PRU).
Revue des Sciences Philosophiques et Thologiques.
Rivista degli Studi Orientali.
seguente.
sar eI.
Sitzungsberichte der Deutschen Akademie der Wissenschaften zu
Berlin.
A. Falkenstein- W. von Soden, Sumerische und akkadische Hymnen und
Gebete. 1953.
samaritano.
scilicet, cio.
Das Gilgamesch-Epos. Neu libersetzt und mit Anmerkungen versehen
von A. Schott. Durchgesehen und erganzt von W. von Soden. 1958.
secolo.
steli di Sefire (o Sfire) l-III (vd. anche Fitzmyer, Sef.).
Einleitung in das Alte Testament. Begrlindet von E. Sellin, viillig neu bearbeitet von G. Fohrer. "1965.
Semitica.
semitico.
semitico nordoccidentale.
semitico occidentale.
saggio.
significato.
simile/i.
singolare.
siriaco.
soggetto.
soprattutto.
sostantivo.
sopra.
specialmente
seguenti.
sotto.
stato; assaI. (assoluto); es. (costrutto); enf. (enfatico).
. J.J. Stamm, Die akkadische Namengebung. ' 1968.
J.J. Stamm , Hebraische Erstatznamen , FS Landsberger 1965,413-424.
Schweizerische Theologische Umschau.
Studia Orientalia.

StrB l-VI
StTh
sum.
Suppl.
S.V.
SVT
Sznycer

Tallqvist
talv .
Targ. Jon.
ted .
teol.
TGI'; TGI'
TGUOS
ThBI
ThBNT
ThLZ
ThQ
ThR
ThSt
ThStKr
ThStudies
ThT
ThW
ThZ
tigr.
TM
Trip.
txt?
txt em
UF
ug.
Ugaritica V

UJE
UT
v.

VAB
vango
de Vaux I-II
VD
vd.
verso
voI.
Vriezen, Theol.

(H.L.Strack-) P.Billebeck , Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch. Bd. 1-6,1923-6 1.
Studia Theologica.
sumero; sumerico.
Supplement; Supplemento.
sub voce.
Supplements to Vetus Testamentum.
..
.
M. Sznycer, Les passages puniques en transcnptlOn latine dans le Poenulus de Plaute. 1967.
K.Tallqvist , Akkadische Giitterepitheta. 1938.
talvolta.
Targum Jonathan.
tedesco.
teologia; teologico.
K.Galling (ed.), Textbuch zur Geschichte Israels. ' 1950; ' 1968.
Transactions of the Gl asgow University Orientai Society.
Theologische Blaller.
Theologisches Begriffslexikon zum Neuen Testament. Hrsg. von L.Coenen , E.Beyreuther, H.Bietenhard . 196755.
Theologische Literaturzeitung.
Theologische Quartalschrift.
Theologische Rundschau.
Teologische Studien.
Theologische Studien und Kritiken.
Theological Studies.
Theologisch Tijdschrift.
G.Kittel-G.Friedrich (ed.), Theologisches Wiirterbuch zum Neuen TestamenI. Bd. Iss. , 1932ss. (trad. italiana: vd. GLNT ).
Theologische Zeilschrift.
vd. Littmann-Hiifner.
testo masorelico (vd. anche BH' ).
.
Tripolitania. (Testi dalla Tripolitania; numerazione secondo G.LeVI della
Vida, cfr. DISO XXVIII).
testo incerto opp. corrotto.
texlUS emendatus; lexlUS emendandus.
Ugaril-Forschungen.
ugaritico.
J. Nougayrol-E.Laroche-C.Virolleaud-C. F.A.Schaeffer, Ugaritica
. 1968.
.
The Uni versai Jewish EncycIopedia, ed. da-L.Landman . 1948.
C.H.Gordon, Ugaritic Textbook . 1965.

V.

verso.
Vorderasiatische Bibliothek .
vangelo.
R. de Vaux , Les institutions de l' Ancien Testament. VoI. 1-2 , 1958-60
(trad . italiana: Le istituzioni dell ' Antico Testamento , 1964).
Verbum Domini.
vedi.
versione/ i.
volume.
..
1957
Th. C.Vriezen , Theologie des Alten Testaments in Grundzugen.
.
ABBREVIAZIONI

XXXI

VT
vtrt.

Vetus Testamentum.
veterotestamentario.

Wagner

WZ
WZKM

M.Wagner, Die lexikalischen und grammatikalischen Aramaismen im


alttestamentlichen Hebrliisch. 1966.
Welt des Orients.
H.Wehr, Arabisches Worterbuch ftir die Schriftsprache der Gegenwart.
'1959-68.
M.Ullmann (ed.), Worterbuch der klassischen arabischen Sprache.
1957ss.
H.W.WolfT, Gesammelte Studien zum Alten Testament. 1964.
Wort und Dienst (Jahrbuch der Theologischen Schule Bethel).
J.Aistleitner, Worterbuch der ugaritischen Sprache. Hrsg. von O.Eissfeldt. ' 1967.
Wissenschaftliche Zeitschrift.
Wiener Zeitschrift ftir die Kunde des Morgenlandes.

XII

Dodici profeti minori (Os-Mal).

Yadin

Y.Yadin , The Seroll ofthe War. 1962.

ZA

Zeitschrift ftir Assyriologie.


Zeitschrift ftir Agyptische Sprache und Altertumskunde.
Zeitschrift ftir die alttestamentliche Wissenschaft.
Zeitschrift der Deutschen Morgenllindischen Gesellschaft.
Zeitschrift des Deutschen Pallistina-Vereins.
Zeitschrift ftir evangelische Ethik.
W .Zimmerli , Gottes OfTenbarung. Gesammelte Aufslitze zum Alten Testament. 1963.
H.Zimmern, Akkadische Fremdworter. ' 1917.
Zeitschrift ftir Kirchengeschichte.
Zeitschrift ftir die neutestamentliche Wissenschaft.
F. Zorell , Lexicon Hebraicum et Aramaicum Veteris Testamenti. 1968.
Zeitschrift fur Religions- und Geistesgeschichte.
Zeitschrift ftir Semitistik.
Zeitschrift ftir Theologie und Kirche.

WdO
Wehr
WKAS
WolfT, GesStud
WuD
WUS

zAs

ZAW
ZDMG
ZDPV
ZEE
Zimmerli , GO
Zimmern
ZKG
ZNW
Zorell
ZRGG
ZS
ZThK

XXXII

ABBREVIAZIONI

Dizionario

~ ~~ 'b

PADRE

1/ 1\ termine *'ab- padre con due radicali


(GVG 1,331 ; BL 450.524) appartiene al semitico
comune, al pari degli altri vocaboli di parentela
(-'em madre, - ben figlio , - ' ai! fratello ). Come ' em madre e i propri corrispon denti in molte lingue un'espressione dellingu ag glo mfanttle (L.Kohler, ZAW 55 1937 169- 172id ., JSS I , 1956, 12s.); quindi e;"ato Pensare ad
una de rivazione da una radice verbale (p.e. -'bh
volere ).
Nell'ebr. dell' AT non si hanno derivati dal termine prirr:'ltiVO (astratti , aggettivi , diminutivi , forme particolari
di apostrofe); err. invece l'accadico abbutu paternit
(A Hw 6a; CAD All ,50s.), in genere in senso traslato
comportamento paterno ; abbUIa epesu / sabiilU / ailazu = intercedere), anche in testi di dirilio fam ilire
p.e. a Nuzi per il conferimento della potest familiar~
alla moglie dopo la morte dell'adottante (P.Koschker
OLZ 35, 1932, 400).
'
L'astratto attestato anche in fen .: Iscrizione di Karatepe I, r. 12s. (= KA I nr. 26) ogni re mi ha persino
scelto in paternit (b'bl p'ln) per la mia giustizia e per la
mia saggezza e per la bont del mio cuore (Friedrich
91.130; KAI II ,40; DISO 3); in altro modo, ma non sicuro , M.Dahood, Bibl 44 , 1963, 70.29 1; HAL 2a: ' iibol
plur. malestatlCo , da intendersi in senso singolare anche
In Is 14,21 e Sal 109,14.
'lJd 'bwI' sembra derivare dall'acc. abbUia ahiizu intercedere (CAD Al I,I78) nel sir. (C. Brockelmann ZA
17', 1903, 25Is.; LS la) e come calco dell'~ram .
nell ebr. di Qumran: IQS 2,9 'o(,aze 'iibul intercessore (P.Wernberg-M0I1er, VT 3 1953 196s ' id The
Manual of Discipline, 1957 53s: ' E.Y .Kutsch~r Tarbiz
33, 1963/64, 125s.).
"
,

DI

La voce' ab, con pi di 1200 attestazioni sta

all' II '. posto ne ll'elenco dei sostantivi pi 'frequenti , dopo dabar e prima di 'ir.
Nella statistica che segue sono omessi 'iibi usato come
interieZiOne, (lSam 24 ,12; 2Re 5,13; Giob 34,36) e l'aggiunta dell ediZione Bombergiana in 2Cron lO 14' .
tiene COnto di 'iibi(w) unito al nome personale HU;ii~
(2Cron 2,12; 4,16); In Lis. manca Gen 46 ,34. .
Ebr.
Gen
Es
Lev
Num
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Giona
Am
Mi
:J~ 'ab PADRE

sing.

plur.

totale

198

lO
14
3
57
51
18
IO
5
I
31
38
5
48
14
I
I
I
I

208
24
25
85
71
35
54
53
28
95
69
21
63
27
I
I
2
2

IO
22
28
20
17
44
48
27
64
31
16
15
13

Ebr.
Zac
Mal
Sal
Giob
Prov
Rut
Lam
Est
Dan
Esd
Neem
ICron
2Cron
Aram .
Dan
Esd
AT
ebr.
aram .

sing.
2
3
5
6
23
3
I
3
I
60
58

plur.

8
14
19
46
65

totale
7
7
19
9
26
3
2
3
8
14
20
106
123

491
3

1211
7

5
4
14
3
3

720
4

ili I
Il
el s ignificato fondament ale padre
( fisico de i propn figli) ) gi mci usa la correlazion e co n figlio/figlia o con i rispe tti vi plurali;
qumdl anc h e nell ' A T , tranne che in alcuni casi
dove si ha uso traslato (t ito lo o norifico autore
o sim.), il termine non viene mai adop~rato senza
questa contrapposizione implicita o esplicita. Non
si verifica nell' A T una rid uzio ne a puro termine di
re lazione co m e in parte nella kunyah araba (p.e.
padre del dese rto = struzzo); su ,abi-'ad di Is
9 ,5 vd . SI. 3.
In quanto termine che esprime una relazione all'interno
?ella fam iglia, il sing : nella quasi totalit dei casi (14/1 5)
eseguito da un genitivo o da un surtisso possessivo; perCIO solo tre volte ha l'articolo (con valore generico).

Padre designa nte il genitore maschile sta in relazione comple mentare con madre e ci determina una seconda e m e no m arcata 'opposizione
all' mte rno del campo sem at ico. I due termini vengono spesso collegati in serie nominali: la successione padre-madre si deve al ruolo preminente del
padre nella famiglia , organizzata secondo il diritto
pa te rno (G.Qu e ll , ThW V,96lss. = GLNT
IX , 1154ss.).
Padre e mad re sono in parallelo tra loro in Sal
109,14; Glob 17, 14; 31,18; Prov 1,8; 4,3; 6,20; 19,26;
23 ,22 ; 30,11.1 7; Mi 7,6; cfr. inoltre senza rigida costrizione formale Ger 16,3; 20,14s.; Ez 16,3 .45 con inversione degli elementi , determinata in parte dal contenuto.
Su 52 serle nominali (elenco in B Hartmann Die nominalen Aufrei hungen in AT, 1953,7 , inoltre'Lev 20,9b;
GlUd 14,6; I Re22,53; 2Re 3,13; del Ger 6,21) tre presentano la successione madre-padre (Lev 19,3; 20,19; 21,2;
SUI moti vI di tale inversione cfr Elliger HA T 4 256
n. 5).
.
,
,
In alcuni di questi passi si potrebbe in realt sostituire
pad re e madre con genitori (Ger 2,24; 28,7; Deut
21,13; GlUd 14,2ss .; ISam 223' 2Sam 1938' Zac 133.3
Con jolediilV che lo hanno 'g~ nerato . ' R~t 2 Il ' 'Est
; ,7.~;_cf:. LXX e la Bibbia di Zurigo per 'Est 2,7). Il' pluaie ~bol e us~to per genitori solo in epoca postvtrt .;
cfr. I ~cc. abbu (A Hw 7b, raro), il sir. 'abiihe e il duale
arabo abawlmi.

Nel s uo significato primario 'ab no n viene m ai sostituito da alcun si nonimo.


In ug. oltre al pi frequente ab si usa anche ad, adn e (lIk
per indicare il pad re. Inoltre ad (in 52 [= SS], 32.43 ad ad
par. risp. um UI1l e mI mI) sembra essere un vezzeggiativo
(cfr. Driver, CM L 123a. 135a: dad [dy] [ pap ]; UT
nr. 71; WUS nr. 73; anche Huffmon 130.156), che
nell 'ambito familiare sostituisce il vocabolo normale. AI
co ntrario adn signore, padrone) sostituisce il termine
che designa il padre in discorsi di riguardo (77
[= NKl,33; 125[= Il K],44 .57.60; A.van Selms, Marriage
and Family Life in Ugaritic Literature , 1954, 62. 11 3); di
qui tuttavia non consegue che si possa eq uiparare direttamente -'iido" con pad re (contro M.Dahood, CBQ
23 , 196 1, 463s. per Ger 22,18 ; 34,5; Prov 27 ,18; cfr. p.e.
Gen 31,35 allora essa disse a suo padre: mio signore ... ). In (lIk (participio o nome d'agente) il significato primario del verbo (UT nr. 91 1; WUS nr. 985 ; arabo
Iwtaka recidere ) non ancora del tutto chiaro (cfr.
E. Ullendorff, JSS 7, 1962 , 341 : circumciser [ circoncisore ]; Gray , Legacy 71 n. 2). E improbabile che la radice compaia in Sal 52,7 (A.F.Scharf, VD 38, 1960, 213222; Dahood, UHP 58: pi o pri vati va unfather [ rendere orfano di pad re D.
A differenza di 'e m (Es 22 ,29 la m adre del bue e
de lla pecora; Deut 22 ,6 uccello madre), 'ab non
viene m ai riferito ad ani m a li .

21

1\ termine vie ne usato in senso pi a mpio in


tutta l'area semitica: d a un lato esso si estende agli
a ntenati (a) e d all 'altro include la paternit non fis ica c he si crea con l'adozione o si m . (b ).
a) Com e ne ll' ide ., non esiste a lcun termine specifico per nonno, il che potrebbe dipe nde re da
una si tuazione sociologica: ne lla grande famiglia il
pater fami lias com anda non solo s ui figli , m a anche sui nipoti e i pronipoti (E. Risch , Museum
Helveticum I , 1944, 115-122).
Nell' AT per designare il non no paterno surticiente il
semplice 'iib (Gen 28, 13 Giacobbe-Abramo; 2Sam 9.7 e
16,3 Meri-Baal-Sau l), mentre il nonno materno viene
detto '"bi il1ll1l ekii/ padre di tua madre (Gen 28 ,2 Giacobbe-Betuel).
In acc. si trova abi abi oppure, con il sandhi , ababi (CAD
AII ,70; AHw 7b), anche come n. perso (sostitutivo)
(Stamm , AN 302; id., HEN 422); cfr. inoltre il n. perso
A ~",~o'Jt; a Dura (F. Rosenthal, Die aramaistische Forschung, 1939 , 99 n. I) e il sir. 'bbwj (J .B.Segal, BSOAS
16, 1954,23).
I LXX usano una volta mXrmo nonno (Eccli prol
7) e una volta 1!p01!CX1!TW ( bis) nonno ( Es 10,6
dove per 'abOI 'abOlli!ka significa, in base al contesto
i tuoi antenati ).
'
L'ebr. moderno si serve di 'iib ziiqe n avo (cfr. al contrario Gen 43,27 e 44 ,20 il vecchio padre ).
L'estensione de l termine a ll'ascendenza genealogtca avvte ne anzitutto con il plur. 'aMI, che assieme al propno padre comprende anche il no nno
(Gen 48 , 15- 16 Isacco e Abramo quali padri di
Gtacobbe) e il bis no nno (2Re 12,19 Giosafat , 10ram e Acazia come padri di loas) o un numero
indeterminato di generazioni.
In q uesto s ignificato pi largo di predecessori

(cfr. 'aM lam hariSonim Ger Il , 10) il termine posSiede a nche dei sinonim i, ossia riSonim Lev 2645 '
De ut 19, 14, G 'IT1X't'pe, G A 'ITpo't'epol; Is 6,4;
Sa l 79,8) e haqqadmoni (ISam 24 ,14 collettivo , a
m e no che non SI debba leggere -nim) e anc he
'ammim nell 'espressione 'sp ni . '(J!-'ammii!kiil'ammiiw riunirsi ai propri antenati (Gen
25,8. 17; 35,29; 49 ,29 t xt e m . 33; Num 20 ,24;
27 , 13; 31 ,2; De ut 32,50; -' am).
Anche il plurale del significato primario (<< padri di varie
famiglie ) compare si nell'AT (Giud 21 ,22 i padri o i
fratell! delle fanCIUlle di Sila rapite; Ger 16,3 i loro padri , che l! generano ; 1I10ltre un'altra ventina circa di
passi con generica contrapposizione tra la vecchia e la
nuova generazione), ma notevolmente pi raro ri spetto al signifi cato progenitori , che l'unico possibile gi solo per ragioni biologiche quando il termine
unito ad un suffisso singolare (<< i miei padri ecc.).
Non certo se la forma plurale femmini le in -01 deri vi
dal fano che 'iib possiede per sua nat ura solo il singolare
(L.Kohler, ZAW 55 , 1937, 172). iildeke, BS 69, suppose una formaZIOne analoga a quella del termine polare
'immol mad ri (cos anche GVG 1,449; BL 515.6 15;
Meyer II ,45; G. Rinaldi, BeO IO, 1968 , 24).
Attestazioni del plurale progenitori nelle iscrizioni
del semNO . e in acc. sono riportate in DISO I e CAD
AII ,72 (accanto ad abbu nell'area semO. anche abbulU).
L'espressione ampliata e raffo rzata n i tuoi/suoi padri
n i padri dei tuoi/suoi padri (Es 10,16 del fa rao ne;
Dan Il ,24 di Antioco IV ) in frase negativa non significa
altro che l' intera serie dei progenitori .
A nc he il. si ngola re pu assumere il significato di

progemtore (80x), m a allo ra indica sempre il


progenitore per eccelle nza (cfr. Is 43 ,27 'abika harison), ossi a l'ante nato di un clan ( Recabiti Ger
35 ,6-18), di una stirpe ( Dan Gios 19,47 ; Giud
18,29; Levi Num 18,2), di una categoria profession a le (Gen 4,2ls .22 txt e m .; i discendenti di
Aronne ICron 24,19), di una dinastia ( Davide
IRe 15 ,3b. 11.24 ecc. , 14x), di un popolo (Israele:
Abramo Gios 24,3; Is 51,2; Giacobbe Deut26 ,5; ls
58 ,14; tutti e tre i patria rchi ICron 29 , 18). Mentre
per gli eroi eponimi si pu ancora convenziona lm e nte parla re di pad re (Cam-Canaa n Gen
9, 18.22; Ka mue l-Aram Gen 22 ,2 1; Camor-Siche m
Gen 33,19; 34,6; Gios 24,32; Giud 9,28; ArbaA nak Gios 15,13; 21,11 ; Machir-Galaad Gios 17,1;
ICron 2,21.23; 7, 14; c fr. anche ne ll'allegoria de ll a
Gerusalemme pe rsonificata Ez 16 ,3.45), quando si
tralla di popoli sarebbe m eglio tradurre con capostipite ( fi gli di Eber Gen 10,2 1; Moabiti e Amm o niti Gen 19,37s.; Edo miti Gen 36,9.43).
In ICron 2,24.42-55 ; 4,3 -21 ; 7,31; 8,29; 9,35 (31x) la formula x, padre di y (M .Noth, ZDPV 55 , 1932 , 100;
Rudolph , HAT 21,13s.) contiene non solo nomi di stirpi
ma anche nomi di luogo.
In Gen 17,4.5 'ab( -)hamon gojim padre di molti popoli l'insolita forma costrutta determinata dal gioco
di l'arale con 'abrahiim.
b) L'este ns io ne di significato ad una paternit
ad ottiva si s piega col fallo che la re lazione tra figlio e pad re per s ua nat ura meno diretta di quella
:J~ 'ab

PADRE

tra figlio e madre. Il diritto babilonese non fa differenza tra la legittimazione di un figlio proprio
nato dalla schi ava e l'adozione di un figlio altru i
( Drive r-Miles 1,351.384). Tuttavia, prescindendo
dall ' uso puramente me taforico, il termine 'ab
viene usato molto raramente nel senso di una paternit non fi sica , come del resto anche l'adozione
in senso proprio , ossia al di fuo ri della parentela,
nell' A T non quasi per null a attestata ( De Vau x
1,85-87; H.Donner, Adoption oder Legitimat io n?
OrAnt 8,1969 , 87-119). Su Jahwe come padre
del re davidico vd. SI. IV I3b.
In accadico si fa distinzione tra abum murabbisu padre
adOllivo e abum walidu/11 padre fisico (CAD
Al I,68b).
Come a Babilonia (Driver-Miles 1,392-394), cosi
anche in Israele gli a ppre ndisti e i lavoratori potevano essere in una certa relazione adott iva rispetto
al loro capomastro; tuttavia l' uso dei termini di
parentela figiio e padre per espri me re i
membri e il capo di una corporazione art igiana potrebbe dipendere anzitutto dal fatto che i figli seguivano normalme nte la professio ne del padre.
, ab potrebbe essere il fondatore o il direttore di
una corporazione artigiana in ICron 4, 14 (cfr.
4,12.23) ( I.Me ndelsohn , BASaR 80 , 1940, 19).
Anche il capo di una corporazione profetica, che
era allo stesso te mpo il padre spirituale , venne
forse chiamato 'ab ( L.Diirr, Heilige Vaterschaft
.im antiken Orient, FS Herwegen 1938, 9ss.;
J.Lindblom, Prophecy in Ancient Israel, 1962 ,
69s.; J .G. Williams , The Prophetic Father , JBL
85 , 1966, 344-348); almeno per Elia ed Eliseo troviamo l'appellativo 'abi padre mio (2 Re 2, 12;
13,14; usato anche per i non appartenenti ai bene
hann ebi'im: 2Re 6,2 1; cfr. 8,9 tuo fi glio ). Tuttavia qui facile il passaggio a 'ab come titolo
onorifico (vd. SI. 3)(Lande 2Is.; K.Galling, ZThK
53 , 1956, 130s. ; A .Phillips, FS Thomas 1968 183 I~ ~
,
In lSam 24 ,12 e 2Re 5,13 si deve leggere un' interiezione (GVG Il ,644; Joiion 105s.; contro ThW
V,970 n. 141 = GLNT IX ,1181 n. 141 ; altrimenti
SI dovrebbe supporre in ISam 2412 un titolo onorifico o un'espressione rivolta al ~uocero, e in 2Re
5, 13 una formula fissa di apostrofe col suffisso
singolare in bocca a pi persone, cfr. L.Ktihle r
ZA W 40 , 1922 , 39).
'
Come avvie ne per l'appellativo beni figlio mio
nvolto al discepolo , particolarmente nella letteratura sapienziale (-ben), cos anche 'ab potrebbe
Jn?lcare Il maestro di sapienza in quanto padre
splriluale (cfr. per l'eg.: Diirr, I.c. 6ss.; H.Brunner,
Altag . Erzlehung, 1957, lO; per la Mesopotamia:
La?Jbert , BWL 95.102.106). Per l'A T per non si
puo dire con certezza se ci si allontani dall' uso
normale (cfr. eventualmente Provo 4,1 e 13 ,1).

31

Nell'uso traslato del te rmine (paragone e


metafora) viene dato particolare risalto ad un
aspetto del concetto. Anche nelle lingue affi ni il
5

::!~ 'ab PADRE

padre , o ltre ad essere una persona di riguardo, in


m odo particolare il protettore sollecito.
Per l'acc. cfr. CAD Al I,5 Is.68a.7 1-73.76; AHw 8a. Fen.:
iscrizione di Kilamuwa (= KAI nr. 24) l,IO ma io ero
per l' uno come un padre e per l'altro come una madre e
per il lerzo come un fratello ; iscrizione di Karalepe
( = KAI nr. 26) 1,3 Ba 'al mi ha cost ituito padre e ma
dre dei Danuna (cfr. 1,12, cfr. sp. I); J.Zobel , Der bilel
liche Gebrauch der Verwandschaftsnamen im Hebr.
mit Beriicksichtigung der iibrigen sem. Sprachen, 1932,
7ss. (anche per il materiale rabbinico).
Prescindendo dai casi in cui il te rmine riferito a
Dio (vd. SI. IV 13), nell ' AT il senso traslato si
trova occasio nai me nte solo in Giobbe (autore
della pioggia: Giob 38,28; protezione per i poveri:
Giob 29 , 16; 31, 18, cfr. BrSy nt 97a.; stre tta appartenenza: Giob 17, 14 , con la formul a filiale tu
sei mio padre , cfr. Fohrer, KA T XVI ,295).
Gi v ici ni al consolida me nto abituale sono i titoli
onorifici con c ui si designa no in diversi ambienti
e in vari te mpi coloro c he de te ngono funzioni sacerdotal i e po litiche: Giud 17, 10 e 18 ,19 Pad re e
sacerdo te(cfr. G.Quell , ThW V ,96 Is.
GLNT
IX , 11 56ss., che si ri f a Bertholet 256); Is 22,2 1
padre per gli abita nti di Gerusalemme e la casa
di Giuda (del sovrinte nde nte di palazzo, cfr. De
Vaux 1,199s.); inoltre anche il no me regale del
messia in Is 9,5 padre e te rno (Cfr. H.Wildberger, ThZ 16 , 1960, 31 75.); fuori di Israele A\155
padre di tutt o quanto Assu[ (Cowley 2 13.22 1);
Est G 3,13s.le:uTe:po 1t<XT1)P ; 8,12; IMacc Il ,32.

In Gen 45,8 l'espressione come padre per il faraone


una tras posizione in ebraico del titolo egiziano jr/I!,
pad re del Dio , con cui si vuole evitare lo scandalo di
designare il re come un dio (J .Vergote, Joseph en E
gypte, 1959, 114s.). Sulla storia del titolo egiziano , usato
per i vizir e i sacerdoti , ma in origine per i precettori dei
principi ereditari , cfr. A. H.Gardiner, Ancient Egyptian
Onomast ica 1,1947,47* -53*; H.Brunner, ZAS 86, 1961 ,
90- 100; H.Kees, ibid. 11 5- 125.
Secondo Rudolph , HAT 21,200.208, 'abi e 'abili' in
2Cron 2,12 e4 ,16 non vanno intesi come parte del nome
proprio, ma si devono tradurre come un titolo mio/suo
maestro (cos pure Stamm, HEN 422; cfr. anche CA D
Al I,73a.).
L'appellativo ' abi per Elia ed Eliseo stato gi menzio
nato sopra (2b). L'accadico abu come appellativo onorifico attestato in alcune lettere (cfr. CA D AII,71).

41

'ab come nome re tto strettamente unito a


bjil casa . bet-' ab casa paterna, famiglia significa originariamente la grande famiglia abita nte in un' unica casa, a capo della quale sta il pater familias. Essa compre nde anche la moglie o le
mogli del pater familias , i figli (sia nel caso che
no n siano ancora sposati , sia nel caso che abbiano
gi fo ndato una famiglia), le figlie ( in quanto sono
nubili o vedove o hanno abbando nato la casa del
m ari to) e le mogli e i bambini dei fi gli sposati
(L. Rost, Die Vorstufe n von Kirche und Synagoge
im AT, 1938 [' 1967], 44 ~
Mentre nell'epoca preesilica la casa paterna inte ressava solo il diritto familiare ed ered itario,

dopo la catastrofe del 587, che comport il crollo


dell'organizzazione familia re , essa d ivenne, al po- .
sto della mispaha (-'am), la cellul a fondamentale
per la costruzione della vi ta sociale. Nei testi sacerdota li ( nelle parti seconda rie) e nell'opera storica del Cronista la -'da comunit (opp. - qahai si articola in ma!!al trib e bel- 'abol
case paterne , a capo delle quali stanno risp. un
nasi capotrib e un ras capo ( Rost , I.c. 5676.84).
Su 83 passi con il singolare (in preponderanza preesilici:
Gen 18x, Giud 12x, ISam 13x) Il presentano l' uso tecnico postesilico (citazioni in Rost, I.c. 56).
Il plur. ber-'abor (68x, di cui 30x in um 1-4, 10x in
ICron 4-7 ' citazioni in Rost , I.c. 56, da aggi ungere ICron
7,40; il pa~so pi antico Es 12,3) viene formato in una
man iera caratteristica, ponendo al plurale solo Il secondo
membro (G K 124p; Joiion 136n); da ci si deduce
che esiste una connessione molto stretta tra i due termini ( non chiaro ThW V,960, r. 40ss. = GLNT
IX ,11 53, r. 28ss.). AI posto del duplice stato costrutto
come nel caso di rase ber-, abOram (p.e. Es 6. 14) compare
anche l'abbreviato rase 'abOr (p.e. Es 6,25), senza ber(43x, citazioni in Rost , I.c. 65, da aggiungere Esd 8,1;
inoltre /l esi'e ha' abOr I Re 8,1; 2Cron 5,2; sare ha'abor
Esd 8,29; ICron 29 ,6), specialmente se l'espressione
seguita non solo dal suffisso di 3' plur. ma da altre specificazio ni (questa differenza normale nei testi P, mentre nell'opera del Cronista si pu trovare anche rase (hG)'itbor senza altre specificazioni e persino 'abOr da solo:
Neem Il ,13; ICron 24,31). Unito a ,alJuzza possesso
(Lev 25,41), lIalJa/a eredit (Num 36,3,8) e /11a!!<e
trib (Num 33,54; 36,3.8) da tradursi semplicemente con pad ri (contro Rost, I.c. 56s.).
Complessivamente si hanno 20 1 passi con 'ab nel sign.
di casa paterna , di cui 129 nel senso terminologico
pi tardivo.

carnazione sostitutiva di un me mbro defunto


dell a famig li a (J.J .Sia mm, RGG IV,1301).
Esempi di nom i costituiti da una frase sono '!Jjo b
Giobbe (lamento formato con particella interrogativa
dov' il padre l~ e ,ab/sa/ Abisai (il padre esiste ancara , secondo H.Bauer, ZAW 48 , 1930 , 77); esempio di
designazione 'al;' ab Ahab ( fratello del padre ).
In casi come ,obl'l, 'lE'Ii'ab , 'obijja ,Jjj 'ab app. 'obimcelcek

(cfr. '''' /fmCf!/Cf!k), 'abidiin (cfr. Dal/!Jjii/) ecc. il significato


teoforo dell'elemento 'ab tuttavia sicuro.
La valutazione storico-religiosa deve tener conto
del fatto che i nomi , per un certo atteggiamento
conservatore , vengono usati anche dopo che la si tuazione esistente qua ndo il no me si era formato
o rm ai mutata (cfr. Noth, IP 141 per i nomi di
confessio ne come H/ab: in origine voleva porre
sull o stesso piano l' antico Dio della trib e il
nuovo Dio dell'alleanza , tuttavia e ra ancora in uso
nel periodo postesilico); inoltre tale valu tazione
deve tener conto del fatto che possono sorgere
nuovi significati ( metaforici), che riguardano la
grammatica, la sintassi e il conte nuto ( H .Bauer,
OLZ 33, 1930,' 593ss.). In particolare, per quanto
concerne le eti mologie che si rifanno ad una divinit considerata consanguinea al clan, certo che nell'epoca storica di Israele il significato
di questi nomi venne mutato , per il fatto che la
divinit chiamata padre, fratello o zio fu posta
sullo stesso piano di Jahwe (Stamm , HEN
418). Secondo W.Marchel , Abba , P re, 1963,
13 .27ss. , la pa re ntela con Dio posta in rilievo dai
nomi propri va intesa fin da principio solo in senso
metaforico .

IV 1 11 Parte ndo d alle designazioni di Dio


che si incontrano nei racconti relativi ai patriarchi
e a Mos , le q uali com e secondo membro di una
cate na costrutta contengono un nome di persona
Bibliogr.: acc.: Stamm, AN; Mari e can. orientale: Huff( il Dio di Abramo ecc.), e fondandosi su anamon; ug.: Griindahl ; fen.: Harris; arabo del sud :
log ie naba tee, A.Al t ( Der Gott der Vat.e r ,
G.Ryckmans, Les noms propres sud-smitiques , 1934;
1929
KS I 1-78) ha sostenuto che nei primi
ebr.: Noth , IP; una prima raccolta del materiale in M.
Noth Gemei nsemitische Erschei nungen in der isr. Nate mpi di Israee e ra in vigore una religione che si
mengebung, ZDMG 81, 1927, 1-45, con quadro stati pu definire come la religione del Dio dei padri
stico p. 14-1 7; per l'aram. cfr. A.Caquot , Sur l'onomasti- . (con lui concordano W .F.Albright, Von der Steinque religieuse de Palmyre, Syria 39, 1962, 236.240s.
zeit zum C hriste ntum , 1949, 248s.; von Rad
1,2 Is.; J.Bright , A History of Israel, 1960,86-93 ;
Nell ' AT si ha nno ci rca 40 no mi formati con 'ab,
V .Maag , SThU 28 , 1958, 2-28 ; H.Ringgre n, Isr.
il quale sta per lo pi in prima posizione, e va inReligion , 1963, 17s.; di parere contran o J .HoftIJ teso quasi sempre come soggetto e mai come sI.
zer, Die Verheissungen a n die drei Erzvater, 1956,
cs. Prim a di poter valutare questo ma te riale rela85 sS. cfr. inoltre M.Noth, VT 7, 1957,430-433).
tivo ai no mi dal punto di vista storico-religioso ,
La pe~sona X , per la quale la divinit vie ne chiabisogna distinguere fra l' uso teoforo e l' uso promata Dio di X , riceve una rivelazione e fonda
fano di questo te rmine di pare ntela. Mentre i
un culto; nell a fa miglia di X la divinit conunua
primi studi s ull ' a rgo m e nto , ossia que lli di
ad essere ve ne ra ta com e Dto del padre
W.W.Baudissin ( Kyrios als Gottesname im Ju(OE 1t<XTp0I)). II legame di queste divinit non
dentum, Ill , 1929,309-3 79) e di M .Noth (vd. sp.),
co n un luogo , ma con un gruppo di uominI e con
si occupa ro no quasi escl usivame nte dell'uso teoil loro mutevole destino , significa c he esse assuforo dei termini di parentela , che indiche rebbero il
mono funzioni soc iali e storiche, de te rminando
Dio della trib , Stamm , H EN 413-424 , suppo ne in
cosi un distacco dal naturalismo ( W .Eichrodt , Repi di un quarto delle forme un uso profa no , in
ligio nsgeschic hte Israels, 1969, 7- 11 ). Per ~uant~
quanto si tratterebbe dei cd . nomi sosti tutivi , ossia
rig ua rda il procedimento con il quale nel pnml
di nomi per i quali si vedeva nel neonato la rein 51 Nomi propri fo rmati con 'ab si ritrovano in
tutta l'ono mastica semitica antica.

::!~ 'b PADRE

tempi di Israele le varie divinit dei padri si sono


fuse fra loro e con Jahwe, Alt cos si esprime (I. c.
63): Gli dei dei padri furono i 1t0<t~O<ywyo( che
condussero verso il Dio pi grande, il quale in seguito li soppiant completamente .
Nei passi J ed E di Gen che qui ci interessano
(26,24; 28,13; 31 ,5.29.42.53.53; 32,10.10; 43,23;
46,1.3; 49,25; 50,17, talvolta con suffisso personale), se si suppone che i patriarchi stiano tra loro
in una relazione genealogica, la parola 'ab al sing.
si riferisce nel caso di Isacco ad Abramo (26,24),
nel caso dI GIacobbe ad Isacco (p.e. 46, I) opp. ad
Abramo e Isacco (32 ,10; formula doppia con un
unico 'ab anche in 28,13; 31 ,42 ; cfr. 48,15), nel
caso dei figli di Giacobbe a Giacobbe (50,17), anche se, come nell ' ultima citazione, il nome proprio
non com pare necessariamente. Per i passi di Es al
singolare (in 3,6 poich si ha il Dio di Abramo
di Isacco e di Giacobbe il testo samo pone i
plur. ; 15,2 parallelo a mio Dio ; 18,4) ci si pu
chIedere se l'espressione il Dio di mio/tuo padre indichi p~oprio il Dio dei patriarchi oppure (il
che m pratIca e la stessa cosa) pi genericamente
ti DIO venerato gi prima nella famiglia di Mos
(su 3,6 cfr. Alt, I.c. 13 n. 2; diversamente
Ph.Hyatt, VT 5,1955,130-136); i passi pi tardivi ,
che SI nfenscono al Dio del progenitore Davide
(2Re 20,5 == Is 38,5; ICron 289' 2Cron 174'
21,12; 34,3), rivelano comunque' ~na continuit
nella venerazione del Dio all'interno della famiglia
oPP: della dinastia. ICron 29,10 parla ancora del
DIO del nostro padre Israele (cfr. 29,18.20).
La formulazione al plurale il Dio dei vostri/ loro
padn compare quando Jahwe viene posto sullo
stesso plano del Dio di Abramo, di Isacco e di
GIacobbe In Es 3,13.15.16; 4,5 (Alt, I.c. 9-13). I rimanentI paSSI , che menzionano il Dio dei padn (Deut 1,11.21; 4,1; 6,3; 12,1 ; 26,7; 27,3;
29,24; GIOS 18 ,3; Giud 2,12; 2Re 21,22 e altri 30
In ,?an, Esd e Cron), dipendono dall'uso dtn.
dell espressIone padri (vd. SI. 2b). Dan 11 ,37
tratta deglI del (plur.) dei padri del principe pagano (cfr. anche Ez 20,24 gi/li1le 'abo/am idoli dei
loro padn ).

21 Il plur. '.ab~/ padri si incontra in una serie


dI espressIOnI plU o meno fisse e di diverso valore
teologICO.
a) Teologicamente neutrali sono anzitutto le perifraSI con CUI s~ vuole esprimere eufemisticamente
Il verbo monre , come p.e. coricarsi coi propri
padn , studIate da B.Alfrink, OTS 2, 1943 106118 e5, 1948, 118-131 (cfr. anche O.Schiliing Der
Jenseltsgedanke im AT, 1951 , 11-15; M.D.Goldman , ABR I, 1951 , 64s.; ibid. 3, 1953 51 '
G.R.Dnver, FS Neuman , 1962, 128-143). '
,

1Iv~~bi 2~sali sono:( I) skb coricarsi Gen 47,30; Deul


. ' , am 7,12; moltre 26x in 1/2Re e Il x in 2Cron
In lutto 40x;,1n 2Sa!", 7,12 con la prep. 'cel- , altrimenti
sempre con Im- . L espressIone si riferisce alla morte
non alla sepoltura; viene adoperata, come ha mostrat;
9

Alfrink , solo per la morte pacifica (per 9 dei 18 re del regno del nord e per 13 dei 19 re di Giuda: per il problema
dI Achab [2Re 22,40) cfr. C.F.Whitley, VT 2, 1952,
148s.); (2) qbr seppellIre Gen 49 ,29 (con 'cel-); IRe
14) 1 e altre l3x m II2Re e 2Cron (con 'imo); (3) 'sp
f1Unlfe GlUd 2,10 (con 'cel); 2Re 22,20 = 2Cron
34,28 (con ' 01-); in Giud 2,10 la formula sembra essere
una contaminazione dell'espressione 'sp ni. 'cel-'ammw
riunirsi ai propri antenati (Gen 25,8 e alt ri 9 passi nel
Pentateuco; cfr. Alfrink, OTS 5, 1948, 118s.) con la formula (1); (4) b' andarsene Gen 15,15 (con 'cel-)' Sal
49,20 (con 'ad-); (5) hlk andare I Cron 17 Il (con
'imo, cfr. Rudolph , HAT 21,131).
'
Sostantivi uniti ad 'aMI in connessione con la tomba e
la sepoltura si trovano in IRe 13,22; Ger 34,5; Neem
2,3.5; 2Cron 21,19; sepoltura nella tomba del padre
(sing.) viene menzionata in Giud 8,32; 16,31; 2Sam 2,32;
17,23; 21,14. Non si pu dire che padri abbia qui una
certa importanza dal lato religioso, come se si trattasse di
un cu lto degli antenati (contro G.Holscher, Geschichte
der isr. und jiid. Religion, 1922, 30s.).
b) A cominciare pi o meno dal 7' sec. il plur. i
padri diventa un concetto importante nel lin guaggio teologico; esso fornisce una dimensione
storico-salvi fica alle sentenze sul popolo d' Israele,
II quale forma un' unit organica nei padri e nei figli sia quando sono in armonia sia anche quando
si separano gli uni dagli altri.
In collegamento con le tradizioni dei patriarchi, la
teologia dtn. d un'importanza particolare alle
promesse ai padri. Nel linguaggio dipendente dal
DeUl i padri continuano poi ad essere ricordati
come coloro che hanno ricevuto doni salvifici (cfr.
per il Deut O.Bachli , Israel und die Volker, 1962,
119-121 ).
Gi in Osea troviamo una volta i padri , tuttavia non nelle tradizioni dei patriarchi , ma nell 'immagine poetica del ritrovamento nel deserto (9,10
I vostri padri in par. con Israele ).
La formula pi usata nel linguaggio dtn. quando
SI parla della promessa ai padri : la terra che
Jahwe ha giurato di dare ai padri : o sim. Nella
letteratura dtn.-dtr. passi che usano 5b' ni. giurare sono: Es 13,5-11; Num 11,12; 14,23; Deut
1,8.35; 4,31; 6,10.18.23; 7,8.12.13; 8,1.18; 9,5;
10,11; 11 ,9.2 1; 13 ,18; 19,8; 26,3.15; 28 ,11; 29,12;
3~,20; 31,7.20 (compI. 21); Gios 1,6; 5,6; 21,43.44;
Glud 2,1; Ger Il ,5; 32,22; Mi 7,20; con db,. pio
promettere Deut 19,8, cfr. 'm,. Neem 9,23. Sul
giuramento di Jahwe ai patriarchi cfr. G. von Rad ,
Das Gottesvolk im Deut , 1929 ,5; N.Lohfink , Das
Hauptgebot , 1963 , 86-89 e l'elenco di p. 307s. Oltre alla promessa della terra , anche altre realt
vengono date in dono ai padri, come la moltiplicazIOne della discendenza e, uscendo dall 'ambito
delle tradizioni dei patriarchi l'elezione la dedizione d'amore e la conclusio~e del patt; (cfr. anche Deut 4,37; 5,3 col trasferimento parenetico
dell a stipulazione dell'alleanza all'attuale generazIone; 10,15; 30,5.9). Anche il discorso sul Dio
di pa~ri della teologia dtn. e delle epoche successive e da porsi in relazione con queste formule
(per le citazioni vd. sp. IV/I). Talvolta Abramo,

~~ ' ab PADRE

IO

Isacco e Giacobbe vengono enumerati singolarmente come padri (Deut 1,8; 6,10; 9,5; 29,12;
30,20; anche ICron 29,18); Deut 10,22 parla dei
padri come di settanta persone che scesero in
Egitto.
Nei numerosi passi post-dtn_ che menzionano i
padri come beneficiari di doni salvifici vanno rilevate anzitutto le espressioni fisse che si collegano
alle formul e dtn. di giuramento e che parlano
della terra che Jahwe ha dato ai padri (verbo
ntn): IRe 8,34.40.48 (==2Cron 6,25.31.38); 14,15;
2Re 21 ,8 (==2Cron 33 ,8 txt em); Ger 7,7.14; 16,15;
23 ,39; 24,10 (autentico?); 25 ,5; 30,3; 35,15; Ez
20,42; 36,28; 47,14; Neem 9,36; con nh/ hi. Ger
3,18.
Vanno Inoltre tenute presenti le brevi rassegne
storiche dtr. in Gios 24 (i padri condotti fuori
dall'Eg itto v. 6.17 vengono distinti dai padri pagani che abitano al di l del fiume v. 2.14.15);
Giud 2,17.19.20.22; 3,4; ISam 12 ,6-8 ; IRe
8,21.53.57.58; 9,9; 2Re 17 ,13.15; 21,15; inoltre al cuni passi dtr. come Ger 7,22.25; 11 ,4.7. 10; 17,22;
34,13; 44,10 e Sal 78 ,12, e altri passi sparsi: Is
64,10; Ez 37,25; Mal 2,10; Sal 22,5; 39,13; ICron
29,15. Non prendiamo in considerazione invece
espressioni negative quali quella di Deut 9,15 ecc. ,
antenati particolari (p.e. Num 20,15 ; IRe 2,3s.) e
altri casi in cui si nominano i padri, ma che sono
di scarso rilievo teologico (p.e. Dan 9,6.8).
La trasmissione della storia della salvezza dai padri ai figli illustrata da passi come Gios 4,21 ;
Giud 6,13; Sal 44,2; 78 ,3.5 (cfr. senza il nostro termine Es 1O,ls. ; 12,26s.; Deut 6,20ss.); come parallelo babilonese cfr. l'epilogo dell'Enuma elis
(VII,147).
I padri per non solo ricevono promesse e benedizioni , ma ,con i loro peccati influiscono sulle relazioni <;lei loro discendenti con Dio; di qui sorge in
diversi modi il problema della solidariet dei figli
coi padri; cfr. in proposito il lavoro di J .Scharbert,
Solidaritat in Segen und Fluch im AT und in seiner Umwelt, Bd. I: Vaterfluch und Vatersegen,
1958.
La defezione dei padri , seguendo i quali peccano
anche i discendenti , viene trattata anzitutto da
Geremia, dove non sempre facile distinguere tra
passi autentici e passi secondari (Ger 2,5; 3,25;
7,26; 9,13; 11 ,10; 14,20; 16,11.12; 23 ,27; 31 ,32;
34,14; 44,9. 17.21; 50,7).
Tra i testi posteriori a Geremia sono da rnenzionare: Lev 26,39.40; 2Re 17,14.41 ; 22,13 (== 2Cron
34,21); Is 65,7; Ez 2,3; 20,4.18.24.27.30.36; Am
2,4; Zac 1,2.4.5 .6; 8,14; Mal 3,7; Sal 78 ,8.57 (cfr.
79,8 'a wno / r/Son/m peccati dei progenitori );
95,9; 106,6.7; Lam 5,7; Dan 9,16; Esd 5,12; 9,7;
Neem 9,2.16; 2Cron 29,6.9; 30,7.8. J.Scharbert ,
Unsere Siinden und die Siinden unserer Vater, BZ
2,1958 , 14-26, traccia la storia del genere letterario
della confessione dei propri peccati e di quelli dei
padri a partire da Geremia (Ger 3,25; 14,20) fino
all 'epoa ' postvtrl. (Tob 3,3.5; Giudit 7,28; Bar
1,15-3,8; 'IQS 1,25s.; CD 20,29;IQH 4,34).
Il

Le affermazioni di principio sulla solidariet dei figli con i padri o sulla loro separazione da essi
usano il plur. padri non nel significato fin qui
considerato di progenitori d' Israele , ma secondo la contrapposizione comune padri-figli .
Sulle antiche formule di confessione Jahwe ... ,
che persegue la colpa dei padri nei figli e nei figli
dei figli fino alla terza e alla quarta generazione
(Es 20,5; 34,7; Num 14,18; Deut 5,9; Ger 32,18)
cfr. J.Scharbert , Formgeschichte und Exegese von
Ex 34,6f. und seine Parallelen, Bibl 38 , 1957 , 130150; L. Rost , Die Schuld der Vater, FS Hermann
1957 ,229-233; R.Knierim , Die Hauptbegriffe fr
Siinde im AT , 1965 , 204-207. Sulla negazione
della solidariet in Deut 24,16; 2Re 14,6; 2Cron
25,4 cfr. J.Scharbert , Solidaritat 114s. 124s.25 1, e
von Rad , ATD 8, 1964, 109. Per il proverbio sui
padri che mangiarono uva acerba ed i figli i cui
denti rimasero legati (Ger 31,29; Ez 18,2) cfr. i
comm. e Scharbert, Solidaritat 218-226.
3/ Sebbene l' invocazione della divinit col
nome di padre sia uno dei fenomeni fondamentali
della storia delle religioni (G.Schrenk, ThW
V,95Iss. == GLNT IX ,1126ss.; G.Mensching,
RGG VI,1232s.), l' AT molto cauto nel designare
Jahwe come padre (G.Quell , ThW V,964974 == GLNT IX ,I 164-1 190; H.-J.Kraus , RGG
VI, 1233s.). Ci vale soprattutto per le espressioni
che indicano una paternit fissa di Dio, le quali
nell' AT sono assolutamente evitate (a), ma anche
per l' idea di adozione (b) e inoltre per l' uso metaforico della parola (c).

a) Le concezioni mitiche su divinit genitrici e


creatrici degli dei e degli uomini si riscontrano facilmente negli ambienti vicini all'AT , soprattutto
nei testi ugaritici (per l'Egitto e Babilonia --j/d)
dove al dio supremo del panteon, El , viene attribuito l'epiteto di padre con una serie di formule stereotipe.
El compare come ab bn il padre degli dei in una liturgia di espiazione (2,[ 16).25.33; O.Eissfleldt, El im ug.
Pantheon, 1951, 62-66). Significato simile sembra avere
l'espressione discussa mlk ab ;mm (49 [= I AB], I 8; 51
[= Il AB], IV 24; 2Aqht [= Il D], VI 49; 129 [= III
AB,C), 5 [da completare); 'nt p1. VI [= V AB), V 16; ' nt
pl. IX-X [= VI AB], ili 24), se non si traduce ab snm
con Driver (CM L 109) e altri padre degli anni oppure
con Eissfeldt (1.c. 30s.) padre dei mortali , ma con
M.H. Pope (El in the Ugaritic Texts, SVT 2, 1955, 32s.)
padre dei sublimi (= degli dei) (cosi anche Gray , Legacy 114.155s.; W.Schmidt, Konigtum GOlles in Ugarit
und Israel, '1966, 59, n. 3). Troviamo una volta il abh
El , suo (= di lei) padre (di Anat), e una volta il abn
El, nostro padre (75 [= BH], I 9 in contesto frammentario; cfr. Eissfeldt, Lc. 34). Frequentissima la formula
[r il aby / abk/ abh lOro, El, mio/tuo/suo padre (49
[= I AB], IV 34; VI ,27; 51 [= Il AB], IV 47; 129 [= lJl
AB,C ], 16.17.19.2 1; 2Aqht[= IID], I24;'nt[= V AB],
V [7].18.43; da completare in 'nt pL IX-X [= VI AB], lJl
26 e V 22), oppure, con diversa successione degli elementi , l/' abk / abh il toro , tuo/suo padre, El (137
[= III AB, B), 16.33.36; Krt [= l K], 59.77.169; 2001
[= PRU V,I = IX MF], 15. rev .2; in Ktr 41 il' abh
~~ 'b

PADRE

12

manca il a causa del precedente gml il), dove il suffisso


personale si riferisce agli dei o alle dee (o anche a Krt) di
cui si tratta nei singoli casi. Infine troviamo ancora in
Krt ab ad", padre dell'umanit (Krt 37.43.136.151.
278.29 1).
Per spiegare Deut 32,6b non lui il padre che ti
( = il popolo) ha creato, non lui che ti ha fatto
e ti ha fond ato (kil/1 poI.) , sotto un certo aspetto
interessante constatare che la formula tr il abh
toro El, suo (di Baal) padre in alcuni passi ha
come parallelo il mlk dyknnh El, il re, che lo ha
fondato (kl.l/1 pol.) >> (5 1 [= Il AB], IV 47s. ; da
completare in I 5s. ; ' nt [= V AB], V 43s.; cfr.
Schmidt , I. c. 23.59). In riferimento a Deut 32,18,
al v.6b si deve vedere, almeno nella dizione poetica, un'eco di concezioni mitiche cananaiche, che
altrove nelle controversie profetiche sul culto della
vegetazione e della fertilit , vengono vivamente
respinte: Ger 2,27 (si coprono d'ignominia... ) coloro che dicono all'albero: tu sei mio padre! e alla
pietra: tu mi hai generato! (cfr. Quell, ThW
V,967 = GLNT IX,II72s.; P.Humbert, Yahv
Dieu Gniteur?, Asiatische Studien 18/19, 1965,
247-251).
Su Is 1, 2 G i:yi:w1)(J(. cfr. J.Hempel, Gott und Mensch
im AT, '1936, 170 n. 6, e Wildberger, SK X, 8.
b) All'idea di adozione sanno ricondotte le
espressioni sulla relazione padre-figlio, applicata al
rapporto tra Jahwe ed il re davidico (2Sam 7, 14
io gl i sar padre ed egli mi sar figlio ; Sal
89,27; ICron 17,\3; 22 ,10; 28,6; cfr. anche la formul a di adozione ip Sal 2,7 tu sei mio figli o, oggi
ti ho generato l ~. E evidente l' influsso dell' ideologia regale egiziana (S.Morenz, Ag. Religion, 1960,
35-43.154s.; RGG VI,118) sul cerimoniale gerosolimitano dell'incoronazione, ma pure chiara la
differenza nel modo di concepire la fili azione divina, che in Egitto fu intesa in senso fisico mentre in Israele avveni va solo per adozione, i~ forza
di una elezione promessa attraverso i profeti
(J.Hempel, I.e. 173s.; Alt, KS Il ,63s.218; G.von
Rad , ThLZ 72 , 1947, 214 = GesStud 222-224;
K.H.Bernhardt , Das Problem der altorientalischen
Konigsideologie im AT, 1961 , 74-76.84-86).
Gi in Es 4,22 il concetto di filiazi one viene applicato alla relazione che esiste tra Jahwe e il suo popolo (Noth , ATO 5, 22.33s.: aggiunta secondaria
a J app. JE); cosi pure in Os 11 ,1 (qui in senso
adozionale sottolineando il concetto di amore e di
educazione, cfr. Wolff, BK XlVII ,255-257), in Is
1,2 (SOllecIta bont educatrice verso i figli [plur.],
da intendere forse in base alla fili azione spirituale
di ambiente sapienziale [vd. sp. 111/2b], cfr. Wildberger, BK X,12-14) e in 30,9 (-bn; per il Deut
cfr. D.!:McCarthy , CBQ 27, 1965 , 144-147). La
parola ab tuttavia appare per la prima volta solo
In Geremia, appunto in senso chiaramente adozionaIe e per esprimere dedizione amorosa: 3,4 (da
Intendere con Duhm e altri come inserzione dal
V.l9" cfr. Rudolph , HAT 12,22):3,19 pad re
miO. InvocaZione con la quale si riconosce lo
13

:lt~ 'ab

PADRE

stato di fi gliolanza (cfr. anche S.H.Blank , HUCA,


32, 196 1, 79-82); 31 ,9 poich io sono diventato
padre di Israele .
Il tema dell'adozione viene riferito al singolo in Sal
27, 10, ma senza che Jahwe sia indicato direttamente
come padre.

c) Restano ancora pochi passi , nei quali Jahwe


o paragonato ad un padre oppure viene metaforicamente chi amato padre . Quando non si
tratta di puri paragoni tratti dalla vita familiare (Sal 103 ,13; Prov 3,12) o di ideali comuni
all 'antico Oriente (Sal 68 ,6), queste affermazioni
(postesiliche) si ricollegano per lo pi al linguaggio del Deuteroisaia, che parla di Jahwe come creatore del popolo (Is 43,6s.15.2 1; 44,2.21 .24;
45,105,).
Se lo sguardo si sposta dal figlio al padre, il valore
dell' immagine consiste allora nel porre in rilievo
l'autorit del pater familias e l'obbedienza a lui dovuta. Cosi Jahwe appare come padre, bench solo
indirettamente, in Is 45 ,10 (cfr. v. II ), in parallelo
con l' immagine del vasaio che dispone sovranamente della creta, immagine che viene ripresa anche in Is 64,7, in un discorso diretto , con l'espressione tu sei nostro padre (formula che compare
due volte anche in 63 ,16). In Mal I ,6a un figlio
onora suo padre parallelo di un servo teme il
suo padrone ; al v.6b dalla paternit di Dio, la
quale viene presupposta anche in 2,10 in base
all'attivit creatrice, si deduce l'esigenza del rispetto, mentre in 2, l O determinante l' idea della
fratellanza tra i figli dello stesso padre ( = Dio, cfr.
i comm . e Quell , ThW V,973 = GLNT IX,11 87;
contro Horst, HAT 14,269, che pensa a Giacobbe)
(-'ah 4c). Il concetto di padre non assume un
senso universale, poich le affermazioni sulla
creazione che si fanno all'interno di questa tradizione si riferiscono al popolo (contro R.Gyllenberg, Gott der Vater im AT und in der Predigt
Jesu, StOr l , 1925, 53s.).
Se al cont rario lo sguardo si sposta dal padre al figlio, allora si sottolineano maggiormente il legame
e la dedizione. Cosi in Is 63, 16 (cfr. v. 15 volgi
lo sguardo ... ) si rivolge l' invocazione al padre e
al redento re (gl!, alenii,- g'l) eterno , che molto al
di sopra dei padri terreni .
Allo stesso modo infine quando Jahwe, bench raramente, viene paragonato ad un padre, la sollecitudine amorosa costituisce il termine di paragone
(come accade anche nell'abbondante materiale
bab. cfr. CAD A/I,69b): Sal 103,13 come un padre ha compassione dei fi gli , cosi Jahwe ha compassione di coloro che lo temono (cfr. Deut 1,3 1
senza ' ab) e Prov 3,12 poich Jahwe si prende
cura di colui che ama, come un padre del figlio a
cui vuoI bene (cosi TM ; tuttavia secondo G [(k"' ab va corretto in w'jak'ib ; per il co ntenuto cfr.
Deut 8,5 senza ' ab).
_
Il motivo del padre degli orfani di Sal 68,6
largamente diffuso nell' AT e nel mondo ci rco14

stante, anche se non in maniera cosi accentuata


(Deut IO 18 Sal 10,14.18; 82 ,3s.; 146,9; Inoltre
Giob 29,16; :l ,18; Eccli 4,10 e il materiale de!l'an tico Oriente in Wildberger, BK X,48); non e necessario pensare ad una particolare derivazione
egiziana(come fa Quell , ThW V,966 n. 118
GLNT IX ,1169 n. 118).
Dio non viene ancora designato nell' AT come padre del singolo credente (per la prima volta solo in
Ecci i 51 ,10 [ebr.], in riferimento a Sal 89,27); per
la letteratura giudaica intertestamentana cfr.
Bousset-Gressmann 377 e soprattutto J.Jeremias,
Abba, 1966, 19-33.
Gli studi neotestamentari su & ~~ ;X e
o tracciano di solito la storia del termine,
risale'odo anche all' AT e al giudaismo palestinese
ed ellenistico. Ricordiamo: G.Kittel , art. &~~~ .
ThW 1,4-6 (= GLNT 1,15-18); G.Schrenk, art.
7t elTr,p , ThW V,974-1024 (= GLNT IX ,11911328); D.Marin , Abba, Pater, FS Herrmann, 1960,
503-508; W.Marchel , Abba, Pre! La prire du
Christ et des Chrtiens, 1963; id., Abba, Vater!
Die Vaterbotschaft des NT, 1963; J.Jeremias, art.
Vatername Gottes, \lI., RGG VI ,1234s.; id .,
Abba Studien zur ntl. Theologie und Zeitgeschichte, 1966. 15-67.145-148.
E.Jenni

V1

7tel ":;

':l~ ' bd ANDARE IN ROVINA


'bd appartiene al semitico comune (Bergstr.
Einf. 190), ma nel significato di andar perduto,
andare in rovina compare solo nel semNo.
In acc. abalu (d>t per dissimilazione, cfr. GAG Erganzungsheft p. 8 ** per 51d; diversamente GVG 1,152;
Bergstr. 1,109) transitivo distruggere l), ma nell'ass.
antico anche intransitivo andar via (J.Lewy, Or
NS 29, 1960, 22-27; CAD A/ I ,45).
Nel VT con questa radice si formano, oltre al qal,
il pio annientare e l'hi. far andare in rovina
(aram. qal, ha. e ho.); inoltre solo i nomi verbali
' abeda ci che perduto e 'a baddon roVIna
(cui vanno aggiunti i prst. aram. 'abdan e ' obdan
rovina l), cfr. Wagner nr. 1/la).
Da una seconda radice 'bd durare ", che ricorre in
aram. e viene supposta anche in ug. (J .Gray, ZA W 64,
1952, 51.55; UT nr. 17; WUS nr. 15; al contrario M.Dietrich-O.Loretz, WdO III /3 , 1966, 22\), potrebbe derivare
.ade 'obed per sempre che troviamo in Num 24,20.24
(D.KUnstlinger, OLZ 34, 1931 , 609-611 ), mentre le ipotesi relative a Prov Il ,7 (J.Reider, VT 2,1952, 124) e a
Giob 30,2 (G. Rinaldi, BeO 5, 1963, 142) rimangono incerte.
11

21 Statistica: qal 117x (Sal 21 x, Ger 16x,


Deut 13x Giob \3x), aram. Ix; pio 41x (Est 10x);
hi. 26x, a~am. ha. 5x, ho. Ix; in totale il verbo ricorre in ebr. 184x, in aram. 7x; 'abda 4x, ' abaddon
6x , 'abdan Ix, 'obdan Ix. La radice assente in
15

Gen e in Cron/Esd/Neem (cfr. 2Re 11 ,1; 21,3 con


2Cron 22,10; 33 ,3; e anche 2Re 9,8 con 2Cron
22,7).
In ISam 12,15; Is 46,12 e Prov 17 ,5 si pu anche correggere secondo i LXX (cfr. SH).
Se guardiamo al soggetto (singole cose, entit collettive, esseri viventi) e all' uso delle preposizioni (b', min) che accompagnano il verbo, abbiamo a disposizione nella nostra lingua diverse
possibilit per rendere quello che il significato
di fondo, relati vamente unitario , del qal ( andar perduto, perire, venir strappato ecc. , cfr.
HAL 2b). Ma se si guarda ai significati che la
radice ha nelle lingue semitiche affini (cfr. acc. ,
arab.,et.) si potrebbe individuare il valore originario del verbo nei significati un po' pi specifici di
smarrirsi , vagare, correr via (Oeut 26,5;
ISam 9,3.20; Ger 50,6; Ez 34,4.16; Sal 2,12; 119,
176) (cfr. Th.Noldeke, ZDMG 40, 1886, 726).
Poich il verbo possiede un valore non molto specifico e negati vo, non si pu trovare per esso un
preciso termine opposto; come possibili contrapposizioni si possono citare - 'md rimanere
(Sal 102,27; cfr. 112,9s.), - hjh diventare
(Giona 4, 10) e ' rk hi. j amim vivere a lungo
(Oeut 4,26; 30,18).
Il campo semantico di 'bd abbastanza simile a quello
dell'acc. halaqu (AHw 310s. scomparire, andare in rovina, fuggire ; anche ug. ed et.); cfr. la lettera di
Amarna EA 288 , r. 52 (da Gerusalemme): tUttI I terntori del re sono perduti (bal-qa-al ) con la glossa can. aba-da-al. Si voluto vedere questa radice ~/q III anche
in Sal 17,14; 73,18; Giob 21,17; Lam 4,16 (M.Dahood,
Sibl 44, 1963, 548; 45, 1964, 408; 47, 1966, 405; per
Is 57,6 W.H.lrwin , CSQ 29, 1967,3 1-40), ma data la VI:
cinanza di significato con ~/q I (/J alaqol Sal 73,18 CIO
che scivoloso l~ e II (pi. disperdere Gen 49) e
Sal 17,14, cfr. G.R.Driver, JThSt 15, 1964, 342), tale IpOtesi non pu fondarsi su basi sicure.
Nelle coniugazioni pi o ehi. annientare l), 'bd
viene a coincidere soprattutto con -krt e -smd.
Per la differenza di significato fra pi o annientare, canceliare " e hi. far andare in rovina (quest' ultimo
usato per lo pi in riferimento a persone e in relazione al
futuro) cfr. E.Jenni, Faktitiv und Kausativ von 'bd zugrunde gehen l), FS Saumganner 1967, 143-1 57.

31

Per ,obaddon rovina , luogo di rovi na )} _s e'%~ ~

41 In pi di due terzi dei testi in cui si usa il gal


e l' hi. (pi. 1/3) Jahwe colui che direttamente o
indirettamente provoca la rovina. In questo caso
raramente ' bd ha una risonanza neutrale (cfr.
Sal 102 27' 1464): significa infatti la rovi na inflitta
da Dio' al 'suo 'avversario. Dato il significato cosi
generico del termine, non si pu dire molto sul
suo uso fisso con carattere dt formul a; SI tratta dI
un vocabolo ~he non ha assunto un preciso valore
teologico.
Nella formu la di sterminio una sola volta, in
Lev 23 30 si trova ' bd al posto del solito e pi concreto
krt (ElIlge;, HAT 4,310.319 n. 24). Anche il grido d'ali:JK 'bd A DARE IN ROV INA

16

larme (Num 17,27; cfr. Num 21,29 par. Ger 48,46, e


Mt 8,25 par. Le 8,24) non ha una connessione particolare
con 'bd (cfr. Is 6,5; Ger 4,13; G,Wanke, ZA W 78, 1966 ,
216s ,),

'bd appart iene al vocabolario tradizionale sopra ttutto quando compare:


a) nelle affermazioni relative alla connessione tra
azione e conseguenza (cfr. H,Gese, Lehre und
Wirklichkeit in der alten Weisheit , 1958, 42ss,)
nella letteratura sapienziale (5al I 6' 37 20' 49 Il'
73,27; 112 ,10; Giob4,7 .9; 8,13; Il :20; 18 , 17;2,7;
Prov 10,28; Il ,7.7. 10; 19,9; 21,28; 28,28); in mantera esplicita o implicita in tutti questi casi Jahwe
fa in modo che il malvagio, il suo nome, la sua
speranza ecc. vadano in rovina.
b) nelle m aledizioni minacciate in forma condizionale, delle formule di benedi~ione e di maledizione, con le quali terminano la legge di santi t e
la legge dtn. (Lev 26 ,38; Deut 28,20.22; per l'origIne cultuale-sacrale cfr. Elliger, HA T 4372) e
della predicazione dtr. (Deut 4,26; 8,19.2; I J,i 7;
30,}8; GtOS 23 , 13.16; cfr. inoltre IQ 22 l ,IO); si
puo factlmente scorgere qui un rapporto con le
formule di maledizione delle iscrizioni semNO. e
coi testi dei trallati dell 'antico Oriente (cfr. bibltogr. In D.R.Hiliers , Treaty-Curses and the OT
Prophets, 1964). Cfr. in una iscrizione sepolcrale
fen . del 9' sec. proveniente da Cipro: e questla
maledtztone (?)] porti [quegli uo ]mini alla rovina
(w)'bd jif.) >> (KA I nr. 30, r. 3; cfr. Friedrich 127
diversamente Dl50 Is.); nelle iscrizioni sepolcrali
aram. del 7' sec. provenienti da Nerab presso
Aleppo: e la sua posterit andr in rovina (t'bd
qal) >> (KAI nr. 226, r. IO); SH R, Samas, Nikkal
e Nusku disperdano (jh'bdw ha.) il tuo nome ...
(KA I nr. 225, r. II ); per ljalaqu (vd. sp. 3) nelle
formule di maledizione acc. cfr. F.C.Fensham
ZA W 74, 1962, 5s.; 75, 1963, 159.
'
c) nelle minacce di giud izio degli oracoli profetici
stmllt a ~~elle del punto b), ,bd relativament~
raro nell 8 sec. (qal in Is 29 14' Am I 8' 2 14'
3,15); le coniugazioni pio e hi'. c~n J ah~e' c;m~
so~gello vengono usate sporadicamente solo a comt~clar~ dal tempo di Geremia (la ricorrenza pi
antica e Mt 5,9, se autentico; pi .: Is 26 14'
Ger 12,17; 15,7; 51,55; Ez 6,3; 28 ,16; 50f2, 13; 'hi .:
G er 1,10; 18 ,7; 25 ,10; 31 ,28 ; 49 ,38' Ez 257. 16'
30 ,13; 32, 13; Abd 8; Mi 5,9; $of 2,5)
,
,

51 , ,bd e ,abaddn non vengono ancora adoperati


nell AT (ed a Qumran) in riferimento ad una dannazIOne e;erna, neanche quando accanto ad essi
c0t;Jpare l espreSstone avverbiale in eterno (la~.~t/:1 GlOb 4,20; 20,7; cfr. anche nell'iscrizione
t esa \VJ'l 'bd 'bd '1m ed Israele perito per
sempre , KAI nr. 181 , r. 7).
Per il NT cfr. A.Oepke, an . ,bt6U L ThW
1,393-396 (= GLNT I 1051-1061)' J JfL , .
art ' \ D .~,
T'
, . ere mlas
. . ;>"'''0',''', hW 1,4 ( = GLNT I, 13-16 )~
E.Jenni
17

ii~N

'bh VOLERE

1/ La radice 'bh Cbj) oltre che in ebr. ricorre soprattutto nel sem . meridionale , ma qu i con formazioni pa rtico la ri di significato contrario (arab,
c1ass. , et. non volere , arabo dialettale volere ).
possibile una connessione con l'eg. 'bj desiderare
(cfr. per Calice nr. 462).
Per le supposte corrispondenze acc. cfr. HAL 3a.
In aram. la radice non comune, se si prescinde
dall 'ebraismo targumico 'aba (Niildeke, BS 66 n. 7). Si
discute su hm'bw dell 'iscrizione veteroaram . di Barrkib
KAI nr. 216, r. 14 (hittanaPal di 'bh o di l'b, KAI
Il ,233s.; cfr. G .Garbini , L'aramaico antico, AANLR
VIIII7, 1956, 274 , ma anche, dello stesso autore Ricerche Linguistiche 5, 1962, 181 n. 28).
'
In aram . troviamo il verbo]b bramare ardentemente
desiderare , probabilmente affi ne a 'bh (DISO 103:
LS 293a); un verbo che ricorre una volta anche in ebr:
come aramaismo (Sal 119,131 ; Wagner nr. 119; Garbini,
I.c. , 180).
Un'altra forma seco ndaria ebr., /' b desiderare
(Sal 11 9,40.174), potrebbe essere non gi un aramaismo
ma una formazione secondaria derivata da ra,aba desiderio (Sal 11 9,20), che a sua volta una formazione
nominale da 'bh con / preformativo (A.M .Honeyman,
JAOS 64,1944,8 1; Garbini, I.c., 180s.).
Lo sviluppo semantico con sign ificato contrario in' arabo
(et.) potrebbe forse essere consideralO come un fenomeno caratteristico del semitico meridionale: si portati
a credere che 'b!7 fosse usato con piiI significati distinti
e neutri , i quali si sono poi sviluppati positivamente o
negativamente, come p.e. essere risolulO (F.Delit zsch, Prolegomena eines neuen hebr. - aram . Wiirterbuchs zum AT , 1886, III ), essere ostin ato
(W ,M.Miiller, secondo GB 3a), mouvement psychologlque de la volont (C. Landberg, Glossaire Datinois I,
1920, 2Iss ,), se necti sivit (Zorell 3a), mancare di
(Honeyman, I.c ., 8Is,). Non sembra il caso di richiamarsi a questo valore neutro dell'arab. e dell'et. per spiegare il fatto che 'bh ricorre in ebr. quasi sempre preceduto da negazione (vd. st. 3a) (contro Niildeke, BS 66: la
particella negativa sarebbe usata solo per rafforzare il significato origi nariamente negativo; cosi pure L. Kiih ler,
ZS 4, 1926, 196s. ; al contrario GVG Il ,186; BrSynt
53.158; Honeyman , I.c. , 81).*

Dalla radice ' b!7 (nel significato presunto di voler


avere , manca re di e sim.) vien fa tto derivare
di solito anche l' agg. ' cebjn bisognoso , povero
(p.e. GB 4a; BL 500: propr. mendicante (?);
A.Kuschke, ZAW 57, 1959 , 53; Honeyman , Lc.,
82; P.Humbert , RHPhR 32 , 1952, Iss. = Opuscules d'un h bra'isant , 1958, 187ss. ; HAL 5a); resta
problema tico fino a c he punto questa derivazione
etimolog ica sia decisiva anche per il signi fi cato di
'cebjn (cfr. E.Bammel, ThW VI,889). Cfr. ora anche W. vo n 50den, Zur Herk unft von hebr. 'ebjn
arm '. MIO 15 , 1969, 322-326 (aggett ivo veteroamornta che deriva da "bi essere povero, bisognoso e SI ntrova come prsl. in ug. , e br. e ace.
dt ,Mar~ [abijanum povero , afflitto , misero ]). 'bh
e .cebjon pertanto saranno trattati separatamente
ne t numeri 3 e 4-5 .

i1:J~ 'bh VOLERE

18

Il copt. EBIHN potrebbe essere un prst. dal sem . (cfr.


W.A.Ward , JNES 20, 1961 , 3Is., contro T.O.Lambdin ,
Egyptian Loan Words in the OT, JAOS 73, 1953, 145s.).
Dai termini ugaritici abynm (313 [= 122),6) e abynr
(2Aqht [= Il 0) 1,17) non si pu concludere molto (cfr.
WUS nr. 18/20; UT nr. 23/24).
La derivazione di ,aMj guai (Prov 23 ,29) da 'bh
dubbia (cfr. HAL 4a con bibliogr. ), cosi pure la derivazione di 'abi orbene (Giob 34,36; cfr. ISam 24,12 ;
2Re 5,13; - 'ab 11I12b; cfr. Honeyman, I.c. , 82; HAL 4a).

21 11 verbo ' bh compare 54x nelle forme del qal,


con maggior frequenza nella le tteratura narrativa
(25am 10x , Deut 7x, Is 5x, G iud , ISam , ICron e
Prov 4x ciasc.).
'rebjn (6Ix) ricorre soprattutto nei testi ambientati nel cu lto (Sal 23x, inoltre 15am 2,8; Is 25,4;
Ger 20 ,13), ma si trova a nche nella letteratura profetica , gi uridica e sapienziale (Deut 7x, Giob 6x, Is
ed Am 5x ciasc.).
31 a) Un fatto caratteristico che il verbo ' bh
quasi sempre preceduto da una negazione , col significato di non volere, rifiutare, negare , venendo quindi a trovarsi nello stesso campo semantico dei te rmini m'n pio negare (46x; una
volta in Num 22, 13 con Jahwe come soggetto ,
senza che per si possa vedere qui un uso teologico del termine; parallelo a ' bh in Deut 25,7;
2Sam 2,21)3; Is 1, 19s.; Prov 1,24s.), mn' nascondere, rifiutare , -n'$ disdegna re ecc. Le
uniche due proposizioni in cui ' bh viene usato con
un valore grammaticale posit ivo (ls 1, 19 in una
proposizione condizionale , parallelamente a
obbedire ; Giob 39,9 in una domanda retorica ,
che equivale in pratica ad una negazione), se si
guarda al loro significato , non sono del tutto positive.

-sm'

La spiegazione di questo fenomeno non va ricercata in


particolari fatti etimologici e storico-linguistici (vd, sp. I),
ma deve tener conto dell'attuale campo semantico della
parola (cfr. E.Jenni, Wollen und Nichtwollen im
Hebr., FS Dupont-Sommer 1971,20 1-207). Il senso positivo di avere volont, volere viene espresso in ebr.
col verbo /1 hi . decidersi , consentire , cominciare
(18x), che a sua volta non mai unito ad una negazione.
In quanto hi. cd. causativo interno (<< indurre se stesso a
cominciare qualcosa o sim.), questo verbo, che
esprime sempre un comportamento non accidentale,
non pu ricevere una negazione (cfr. Jenni , HP 95ss.,
anche 250ss.256); d'altronde proprio l' hi. causati vo interno il piiI adatto ad esprimere il comportamento intenzionale del soggetto, molto meglio che non un neu trale 'bh qal nel sign. di avere voglia (d i fatto , ma accidentalmente) l). Cosi ] 1 hi . con senso positivo e 'bh qal
con valore negativo o condizionale si completano reci procamente per cont rapposizione (cfr. Giud 19,6-10,
dove i due verbi si trovano contrapposti l' uno all'altro).*
b) Solo in pochi casi il verbo manifesta tutta la
sua forza verbale
condiscendere, avere voglia
o sim.): Prov 1,30 non hanno accondisceso al
mio consiglio ; 1,25 la mia esortazione non
avete accolto ; Deut 13,9 tu non dargli re tta .
In questi casi si espri me una specifica decisione

19

dell a volont d i fronte ad una sollecitazione proveniente dal di fuori, una presa di posi zione personale, comu nque sempre di valore neutrale.
L'oggetto allora o introdotto con l ' (Deut 13 ,9;
Prov 1,30; cfr. Sal 81,12) o in accusativo
( Prov 1,25). Carattere di formu la fissa assume ' bh
nell 'espressione bipolare non ascoltare ed opporsi (Deut 13,9; I Re 20,8; Sal 81,12; cfr. Is 1,19;
42,24). Molte volte ci troviamo di fronte ad un
uso della parola che assoluto solo in apparenza ,
poich in realt si tratta di un discorso ellittico,
cfr. p.e. Giud Il , 17 (G!); ISam 31 ,4 = ICron 10,4;
2Sam 12, 17; IRe 22 ,50; Is 30, 15; cfr. Prov l,IO;
6,35.
c) Nella maggior parte dei casi ' bh uni to ad un
verbo di azione, diventando quindi un verbo ausiliare (p.e. Gen 24,5.8 se essa non vuoi venire ). E probabile che, in connessione con la formul a sopra citata, l'espressione non voler ascoltare (Lev 26,21; Deut 23,6; Gios 24,10;
Giud 19 ,25; 20, 13; 2Sam 13 ,14.16; Is 28 ,12; 30,9;
Ez 3,7.7; 20,8) sia diventata di uso molto comune.
Ma tutti gli altri possibili comportamenti possono essere
non voluti , rifiutati, negati (Deut 1,26; Giud 19,10;
1Sam 22 ,17; 26 ,23; 2Sam 2,21 ; 6,10; 13,25; 14,29.29;
23,16.17 = ICron Il ,18.19; 2Re 8,19 = 2Cron 21 ,7;
2Re 24,4; ICron 19,19); il verbo principale il piiI delle
volte all 'infinito con l ' (eccezioni : Deut 2,30; 10,10;
25,7; 29 ,19; ISam 15,9; 2Re 13,23; Is 28,12; 30,9; 42 ,24;
Giob 39,9).
d) Quando il non volere la conseguenza di
un'ostinazione o di un indurimento interiore, 'bh
potrebbe gi essere usato in un senso teologico
specifico (Es 10,27 Jahwe aveva indurito il cuore
del farao ne, cosicch questi non voleva che partissero ; cfr. Deut 2,30), trasformandosi poi in una
formula fissa nei giudizi o nelle accuse profetiche:
... non avete voluto l (Is 30, 15; cfr. Mt 23,37 col
verbo 6ELV , che nei LXX rende 'bh in circa la
met dei casi , cfr. G.Schrenk , art. ~ouo!-,-"'L,T h W
1, 628 - 636 = GLNT 11 ,30 1-3 24; id .,
art. OD"", Th W IlI ,43-63 = GLNT III , 259-3 12).
L'indurime nto per pu anche essere considerato
come un fenomeno del tutto interno all'uomo,
quasi in senso clinico (2Sam 13,2.14.16; cfr.
K.L.Schmidt , ThW V , 1024ss. = GLNT IX ,
1327ss.; F. Hesse, RGG VI, 1383).

4/ a) ' rebjn fa parte di quella serie di parole


c he nell' A T designano coloro che sono socialmente deboli (dal, miskn, 'ani , l'CiS ecc ., -'nh Il ;
cfr. A.Kuschke, Arm und reich im A T , ZA W 57 ,
1939,3 1-57; J . va n der Ploeg, Les pauvres d' lsrael
et le ur pit, OTS 7, 1950, 236-270; P.Humbert ,
Le mOl biblique byn, RHPhR 32, 1952, 16 = Opuscules d'un hbra'isant , 1958 , 187- 192;
F .Hauck , art. ;rb"I~, ThW VI ,37-40 = GLNT
IX , 14 53 =-1464; F.Ha u ck - E.Bammel , art.
7!7")l.f,~ . ThW VI , 885-915 con bibl iogr.). Il significato specifico voler avere ( Kuschke, Lc .,
53), ({ le pauvre qui qumande (Humbert, Lc .,
i1~~

'b!7 VOLERE

20

188), non quasi pi evidente ( Bammel, I.c., 889


n. 24). ei testi legislativi e profetici l' 'eebjol1 lo
sfrutt ato (Es 23 ,6.11; Deut 15, 1-11 ; 24, 14 ;
Am 2,6; 4,1; 5,12; 8,4.6; Ger 2,34; 5,28; 22 ,16;
Ez 16 ,49; 18,12; 22 ,29). Alcuni passi sapienziali
prendono in considerazione talvolta solo la miseria materi ale, in co ntrapposizione all a ricchezza
(Sal 49,3; 112 ,9; Prov 31,20; cfr. ras povero

-'1117 II).

'

b) Colui che socialmente debole ha nell 'antico


Oriente un rapporto speciale con la divinit.
Cfr. Lambert , BWL 18 n. l (<< the poor of this world
rich in faith . [ i poveri di questo mondo, pieni di
fede J al quali gli del volgono particolare attenzione
tanto, che persino Nabopolassar si ritiene uno di loro):
con l elenco del termml che SI usano in acc. per dire
povero_ (cit?zione d~ testi e bibliogr. in AHw s.v. alai ,
dUllllamu , el/su , kaw , lapnll , musketlll ecc.). Cfr.
~ . Sc~wer, RAC 1,689s.; RGG 1,6 l6ss.; inoltre l'inno a
.:>amas (Lambert, BWL l2l ss.) e Sal 82,3 come riOesso
delle conceZlOlll tipiche dell'antico Oriente.
Di qui si pu capire come 'eebjon abbi a ricevuto
nell' AT una connotazione religiosa. elle forme
letterarie che hanno la loro radice nel culto (so~rattutto net cant t dt lamento e di ringraziamento)
I orante St presenta davanti a Jahwe come povero,
btsognoso. Eglt deve confessare la sua inferiorit
al DIo potente e giusto, cfr. Giob 42 ,2ss. Con una
tale confesstone per il povero fa valere nello
stesso tempo un diritto sicuro: fra i doveri del potente , e qumdl anche di Dio (non assol utamente
~I caso dt nchtamarsi qui al tema dell'alleanza), vi
e quello di usare mtsencordla verso il mi sero
(cfr. Deut 14 ,28s .; Is 58,7; Ez 18 ,7; Sal
72 ,2.4. I 2.1,3; 82,3; 112,9; Prov 3,27s.; 31 ,20). La
~cchezza e sempre un dono che viene concesso'
I uomo nella sua condizione normale povero ~
senza protezIOne (cfr. Gen 3,21 ; Ez 16,4ss. ;
Os 2,10; Sal 104,14s.27ss. ecc.); l'AT vive della
consapevolezza che J ahwe vuoi bene proprio al
misero. La fede m Jahwe che misura l'al tezza e la
bassezza e, sconvolgendo le c1assifcazioni umane
mnalza II povero, ha trovato in ISam 2,lss. la su~
espressIOne classica.
c) Il fatto che ' eebjon nei testi cultuali viene usato
al smgolare, rafforza qu.esta impressione generale.
Le sfumature del van termini che signifcano
povero, piccolo sono completamente scomparse, II loro slgnlfcato sociale passa in secondo
plano.
L' essere povero davanti a Dio si percepisce: nelle siluazlOlll negative (Sal 40,13), nel disprezzo (699 ll ss)
nella persecuzione .(35,lss.; 109,2ss.), nella '~alalti~
(l09,22ss.), n ella Vlcmanza della morte (88 4s )
(cfr. S.Mowmckel ~ The Psalms in lsrael's W~rstip~~'
1962, 9ls). I nemicI del povero non sono ben delineali:
SI Iratta di mdlvidui che m un modo o nell'ali
.
'
COntro il volere di Jahwe (cfr. Mowinckel, l.~o:lt~~~'
~espressione fssa io sono misero e povero
~9a1ri~:;1~0,6; 86,1; 109,22; cfr. anche Sal 2516'
, , , ; ISam 18,23) designa la condizi~n~
21

deH'ora nte; essa all o ste so tempo confessione


(di peccato), nconosci mento della sovrana potenza di Jahwe e fond amento della preghiera. Ma
Jahwe uno che salva il mi ero da colui che
pi forte di lui e il povero da col ui che lo spoglia
(Sal 35 , IO; cfr. attribuzioni simili negli inni di
Glob 5,15; ISam 2,8; Sal 113 ,7 ecc.). Il fatto che
per indi~are il po~ero !> si hanno quasi sempre
dueo plU smomml (ti plU delle volte 'ani w" cebjoll
misero e povero , Sa l 35,10; 37,14; 40,18; 70,6;
74,21 ; 86, 1; 109,16.22; cfr. Deut 24,14; Ger 22,16;
Ez 16,49; 18 ,12; 22,29; Giob 24, 14; Prov 31,9), pu
essere dovuto ad uno stile caratterizzato dal paralleltsmus membrorum . Nel canto di ringraziamento (cfr. Sal 107,41) e nelle promesse salvifche
di ambiente profetico o sacerdotale (cfr. Is 14,30;
29,19; 41 , 17; Sal 132,15) si attesta che la salvezza
del povero si gi reali zzata o garantita.

5/ In parecchi testi religiosi del periodo intertestamentari o il povero acquista un' importanza ancora maggiore, anche per via di una stratifcazione
progressiva della societ. In particolare la comunit di Qumran guarda con sospetto alla propriet
privata e considera la povert e la bassezza come
una cond izione preliminare della vita spirituale.
L' atteggia mento positivo nei riguardi della povert prosegue nel NT (discorso della montagna,
Luca, Paolo), e gli ebioniti non sono n gli unici
n gli ultimi cristiani che danno un valore programmatico allo stato di bassezza di fronte a Dio.
Cfr. E.Bammel , art. 7tTwX6, ThW VI ,894ss.;
RGG s.v. Armenpflege , Armut , Ebioniten ; L.E.Keck , The Poor among the Saints in
Jewish Christianity and Qumran, ZNW 57, 1964,
54-78j A.Gelin , Les Pauvres de Yahv, (1953)
1967 .
E. Gerslenberger

;~~~ 'cebjn POVERO - :1:J~ 'bh.


,~~~

'abbir FORTE

1/ chiaro che 'abbir forte potente e 'abir


(con signifcato fonda mentalm~nte uguale, vd.
s~. 4) appartengono allo stesso gruppo terminologlco; non chiaro invece se anche ' ~beer ed ' cebrii
penna, la (-kiiniij),come pure il verbo che ne
deriva 'br hi . spiccare il volo (Giob 39,26), appartengano alla stessa radice (COSi GB 4s.7; diversamente HAL 6a.9; cfr. AHw 7a).
Altrettanto oscura il pi delle volte la ricorrenza della
radlc nelle altre lingue sem.

~d 'eber ala van no ricondotti l'ace. abru ala , l'ug.


br v?lare_ (?) ( WUS nr. 33; diversamente UT nr. 39),
11 Slr. ebro piuma ; questo gruppo terminologico

Iroppo lontano, quanto a significato, dal nostro vocabolo


e pertanto non verr preso in considerazione.
Ad 'abbir si riconnettono l'ug . ibr toro (WUS nr. 34;
UT nr. 39; per I oppure e nella prima sillaba dovuli ad

inOessione vocalica cfr. W.Vycichl , AfO 17, 1954/ 56,


357a; per i nomi di persona ug. form ati co~ ibr cfr. Grondahl 88.133) e l'ego jbr stallone , che e un prsl. can.
(Burchardl Il ,2; W.F.Albright , BASOR 62, 1936,30)..
Tra i vocaboli acc. citati in AHw 4b.7a abru forte, VIgoroso (?) , abaru avvinghiamento , potenza ed a~ii
ru circondare , CAD AlI ,38.63 accetta soltanto abaru
rorza ,
In ambiente semNO. vanno ancora menzionati: un n.
perso pun. 'brb'l. (CIS l 1886; W:W.Baudissin , Kyrios,
111 , 1929,85 forte Baal ; H arn~ 73: erroneamente al
posto di 'drb'!?) e il veteroaram. brw grandezza, polenza (DISO 3; KAI nr. 214, r. 15.21 , cfr. U,2 l9 ).
Il medioebr. 'br pi. rendere forte va conSiderato una
form azione secondaria, al seguito di E.Y.Kutscher, FS
Baumgartner 1967, 165.
Del tutto improbabili sono i collegamenti della radice 'br
col gotico abrs forte e le ulteriori corrispondenze veteronordiche ceremisse ed evo celtiche, come pure
quelle col su~ . b vacca , le quali potrebbero risalire
ad un ambiente preistorico comune, cfr. H.Wagner,
l eitschrift fiir vergl. Sprachforschung 75, 1958,62-75 .
2/ 'abbir ricorre 17x un po' in tutto l' AT , dal
canto di Debora ai discorsi di Eliu nei brani poetici
di Giob. 'iibir attestato 6x , sempre come parte di
un nome divino: nella benedizione di Giacobbe a
Giuseppe, in Is, nel Deuteroisaia e nel Tritoisaia e
due volte in Sal 132.
3/ 'abbir viene adoperato solo come sostantivo
e il suo signifcato si aggira intorno a forte , potente (cfr. ~1J1.)pl;; e 'J 'IX7 ()~ nelle traduzioni
dei LXX di Giud 5,22; Lam 1,15 e Glob 24,22).
Esso designa:
a) riferito a uomini, colui che ha potere, il tiranno , l'eroe, il capo (I Sam 21 ,8; Is 1O,13K;
Giob 24,22; 34,20; Lam 1,15; probabilmente anche
Ger 46,15: il faraone, diversamente i LXX: Api),
nell'espressione 'abbir - Ieb il valoroso (Sal
76,6 par. gli eroi ; cfr. Is 46,12);
b) riferito ad animali , il cavallo (Giud 5,22;
Ger 8,16 par. sus cavallo , LXX: rTCTC O; Ger
47 ,3 assieme a rd!kceb cocchio ; 50,11 e 8,16 assieme a shl nitrire ) e il toro (ls 34,7; Sal
22,13; 50,13 par. 'atlCtd capro ; LXX sempre
7X::ipO<;) . mentre Sal 68 ,31 giuoca sul doppio signifcato di forte e toro ;
c) verso un significato teologico si avvia gi
Sal 78,25 con l'espressione ld!fJeem 'abbirim
pane degli angeli (manna; LXX &pTO &:yy),W'I ; par. d'gan samjim frumento celeste al
v. 24; cfr. Sal 105 ,40; Sap 16,20; Gv 6,3 I).
La tesi di K.Budde, lA W 39, 1921 , 38s. , secondo cui in
diversi passi 'jd sarebbe un sostituto tardivo di 'abbir
immagine del toro , non per nulla convincente. La
confutazione di H.Torczyner, ibid. 296-300, va per al di
l dello scopo, in quanto egli nega assolutamente che la
radice possa essere usata per designare sia cavallo sia
toro (cfr. anche W.Caspari, Hebr. abir als dynamistischer Ausdruck , lS 6, 1928, 71-75).
Risulla strana la traduzione dei LXX con H'JV:X~o ;
senza forza in Giob 24,22 e 34,20 (in Giob la troviamo altre 4x come traduzione del vocabolo 'cebjon
povero , di grafia molto simile) e quella con

au" <~o ; privo di senno in Sal 76,6 (cfr. ls 46,12),


sempre in connessione con un intervento di Dio. Vogl iono forse i LXX operare una correzione teologica per
dire che davanti a Dio anche il potente debole?

4/ Il nome divino ' abir Ja' aqiib (Gen 49,24;


Is 49 ,26; 60, 16; Sal 132,2.5) o ' abir JiSrii'l
(ls 1,24; cfr. Wildberger, BK X,63s.) il forte di
Giacobbe/Israele , tradotto generalmente in passato con toro di Giacobbe/Israele , fu riconosciuto come un epiteto del Dio dei padri da A.Alt ,
Der Gott der Vater, 1929 = KS 1,1-78 (soprattutto 24ss.). In Gen 49,24 esso in parallelo con
pastore di Israele e Dio di tuo padre (cfr.
V.Maag, Der Hirte Israels, SThU 28, 1958, 2-28
con un'esposizione esauriente delle varie concezioni del Dio dei padri; in maniera del tutto diversa J.Hoftijzer, Die Verheissungen an die drei
Erzvater, 1956, soprattutto 95s.). In genere si ritiene che la differenziazione della fo rma nommale
(' abir invece di 'abbir) abbia avuto solo un valore
secondario. D'altronde, secondo Meyer II ,30
(qatti! allo SI. cS. si trasforma talvolta in qiili!), la
differenza pu essere dovuta semplicemente a
motivi grammaticali (lSam 21 ,8 txt?, cfr. G e BHl
ad I. , non vi si oppone). Non ancora spiegato in
maniera esauriente il fatto che le ricorrenze siano
distribuite in una maniera cosi singolare.

5/

Del forte di Giacobbe si parla ancora una


volta nel salmo inserito dopo Ecci i 51 ,12 (ebr.)
(cfr. A.A. Di Lella, The Hebrew Text of Sirach ,
1966, IOl s.); in Qumran e nel NT mancano formulazioni corrispondenti.
H. H. Schmid

":J~ 'bI ESSERE IN PENA


11 La radice 'bi ricorre nel semNO. e nell'acc. ,
ma solo nel semNO. con il signifcato di essere
in pena , mentre nell'acc. non si verifca il passaggio, supposto per l'ebr. , dal campo fsico (abiilll
seccare ) a quello spirituale.

A cominciare da G.R.Driver, FS Gaster 1936, 73-82, anche per l'ebr. viene sempre pi ammesso il sign. di seccare (HAL 7a con OItO testi contro KBL 6b con tre);
non comunque necessario scindere la radice in 'bi l
essere in pena e 'bi Il seccare (J.Scharbert, Der
Schmerz im AT, 1955,47-58; E. Kutsch, ThSt 78, 1965,
35s.), vd. SI. 3a.
.. ..
.
Un collegamento con l'arabo 'abbana (COSI I dlZlonan , al
seguito di Th.Noldeke, lDMG 40, 1886, 724) non e probabile, dal momento che il termine arabo ha un campo
semantico abbastanza diverso (cfr. Scharbert, I.c., 48
n. 95 ' Wehr 2a: celebrare, lodare [un defunto l ).
Un'altra radice 'bi (forma secondaria di jbl) ricorre 111 alcuni nomi di luogo composti con 'abl corso d'acqua
(HAL 7; in Gen 50,11 , secondo un'etimologia popolare,
il nome viene spiegato con 'bi essere 111 pena). Non
si sa a quale radice si debba ricondurre l'ug. qrr ablm , la
citt del dio Luna (l Aqhl 163.165; 3Aqht 8. rev. 30).

i':;ll:.( 'abbir FORTE

22

23

!;l:JK 'bi ESSERE IN PENA

24

Per Ez 31 ,15 (vd. SI. 3a) non c' bisogno di ricorrere ad


un'altra radice 'bi chiudere (GB 5b: denominativo
dall'acc. abul/" > aram. '"buia porta ); cfr. HAL 7a.
Come derivati si hanno, oltre al verbo (intransitivo), l'aggettivo verbale 'aMI amitto e il SOSI.
'bcel amizione , come pure, partendo dal significato primario seccare , rebel terraferma
(probabilmente prsl. dall 'acc.: rabalu terraferma
(secca) , GAG 56k; cfr. Zimmern 43; Driver,
I. c. , 73).

21 Statistica: qal 18x (solo testi profetici oltre a


Giob 14,22), hitp. 19x (prevalentemente in testi
narrati vi), hi. 2x; 'abel 8x, 'ebcel 24x; rebel 36x
(solo in testi poetici , spesso come termine parallelo a -' crce$ terra ).

nitto . A differenza del qal , che designa esclusivamente la cond izione dell 'essere triste, l'hitp. significa propriamente comportarsi (coscientemente, in 2Sam 14,2 per Simulazione) come
'aM I .
Pu trattarsi di tristezza per i morti (Gen 37,34;
ISam 6,19; 2Sam 13,37; 14,2.2; 19,2; ICron 7,22;
2Cron 35,24) O per una grave disgrazia o per una colpa
commessa da uomin i in qualche modo legati fra loro
(lSam 15,35; 16, 1; Esd 10,6; Neem 1,4). 'bi hitp. pu anche riferirsi ad una cosa (Ez 7,12, il senso si avvici na a
quello di arrabbiarsi ) oppure anche al proprio comportamento ingiusto (Es 33,4; Num 14,39; Neem 8,9,
con significato vicino a quello di pentirsi ). In
Dan 10,2 si pensa all'ascesi che prepara a ricevere la rivelazione (Montgomery, Dan. 406s.; cfr. lo sviluppo
successivo nel sir. 'abita triste )) e asceta, monaco l) ,

3/ a) Il significato di 'bi nella coniugazione qal


non si pu rendere con un unico vocabolo che gli
equivalga esattamente nelle nostre lingue, poich
si estende da seccare , a deperire, essere sconsalato o sim. , fino a quello di essere in pena
(Kutsch, I.c., 36, stabilisce come concetto-base
quello di diventare pi piccolo ).
Soggetto sono terra/paese, campo, pascoli , vigna ,
Giuda (Is 24,4; 33,9; Ger 4,28; 12 ,4.11 ; 14,2; 23 ,10;
Os 4,3; Gioe l ,IO; Am 1,2), il vi no (Is 24,7; qui e
nei testi precedenti si potrebbe tradurre con seccare, esaurirsi , desolarsi , a meno che non vi si
voglia vedere delle metafore) , inoltre porte
(Is 3,26), ani ma (Giob 14,22) e persone (Is 19,8;
Os 10,5; Gioe 1,9; Am 8,8; 9,5; in questi passi si
deve senz'altro tradurre con essere in pena ).
Termini paralleli sono: 'umlal (pu' lal di 'ml) appassire, inaridirsi , scomparire (Is 19,8; 24,4.4.7;
33,9; Ger 14,2; Os 4,3; Gioe 1,10), iabes inaridirsi (Ger 12,4; 23,10; Gioe l ,IO; Am 1,2), nabel
appassire, rovinarsi (Is 24,4), samem esser
devastato (Ger 12,11; cfr. Lam 1,4), qdr divenire scuro , cupo, essere amitto (Ger 4,28 ; 14,2),
'nh lamentarsi (Is 3,26; 19,8), 'nl; sospirare,
gemere (Is 24,7). Va notato inoltre che 'bi non
usato con verbi che espri mono un inaridirsi solo
quando si riferisce alla natura , come pure non
usato con verbi che esprimono il gemere solo
quando si parla di uomini (cfr. Is 19,8 dove troviamo 'bi, 'nh e 'umlal con uomini per soggetto).
Per Giob 14,22 cfr. Scharbert, Lc., 56-58 e Horst BK
XVI214
'
,
I du~ pa~si in cui ricorre l'hi . (Ez 31 ,15; Lam 2,8) vanno
tradottI con far rattristare (per Ez 31 ,15 cfr. Zimmerli , BK XIII ,747.750.76 1).

Per verbi cOI~e lamentarsi , angosciarsi , gemere, sospirare -~'q gndare ; per i termini opposti -nhm consolare , -sm~ rallegrarsi .
.

Una differenza fra condizione fisica e condizione


spiri tuale non si ha neppure per 'umlal appassire ,
scompanre (HAL 61a) n per smm essere desolato, irrigidirsi, essere sconvolto (N.Lohfink
VT 12, 1962 , 267-275).
'
b) Il valore semantico dell'hitp. pu essere reso in
manI era abbastanza cOmpieta con essere af25

':l~

che si trova come prsl. anche nel mandeo [N6Ideke,


MG p. XX IXJ e nell 'arab. [Fraenkel 270]). Ezechiele,
proclamando un giudizio, annuncia un tempo di tristezza (Ez 7,27); un sentimento universale di tono apocalittico caratterizza il presente con 'bi hitp. (ls 66,10;
termine di contrapposizione la gioia escatologica, 515).
'abiil amitto usato alla stessa maniera (in caso di
morte: Gen 37,35; Sal 35,14; Giob 29,25; disgrazia:
Est 4,3; 9,22; tristezza del tempo finale: Is 57,18; 61 ,2s.);
in Lam 1,4 l'aggettivo predicativo corrisponde al qaL
Similmente 'JblEl tristezza si riferisce il pi delle
volte al lut to (Gen 27,41 ; 50 , IOs .; Deut 34 ,8;
2Sam Il ,27; 14,2; 19,3; Ger 6,26; 16,7; Ez 24,17;
Am 5,16; 8,10; Eccle 7,2.4; Lam 5, 15; pi in generale:
Mi 1,8; Giob 30,31 ; Est 4,3; 9,22; trasformazione della
tristezza finale in gioia: Is 60,20; 61,3; Ger 31 ,13).
Quando viene usato l' hitp., la tristezza si manife:
sta generalmente con determinati cOmportamenti
(pianto, abito di lutto, lamentazioni, astinenze
ecc., cfr. Gen 37,34; Es 33 ,4; 2Sam 14,2; 19,2;
Dan 10,2; Esd 10,6; Neem 1,4; 8,9; 2Cron 35,24;
cfr. BHH III ,202Iss. con bibliogr. ; E.Kutsch,
Trauerbrauche und Selbstminderungsriten
im AT, ThSt 78, 1965 , 25-42), senza per che si
debba collegare il sign ificato primario di 'bi alle
usanze funebri (cosi KBL 6a e V.Maag , Text,
Wortschatz und Begriffswelt des Buches Amos ,
1951, 115-117; G.Rinaldi , Bib140, 1959, 267s.).
Per la determinazione del senso di qdr essere scuro ,
sporco, essere amitto (un senso un po' pi ristretto in
L.Delekat, VT 14, 1964, 55s.), 'gm/'gm essere tnste
(ls 19,10; Giob 30,25) e spd lamentarsi (orlgmanamente battersi il petto come segno di lamento , cfr.
Kutsch, Lc. , 38s.) cfr. Scharbert, Lc., 58-62.
4/ Il lamento funebre non ha in Israele un si gnificato religioso, dal momento che nella liturgia
isr. si esci ude og ni forma di culto dei morti (cfr.
von Rad 1,288ss. ; V.Maag , SThU 34, 1964, 17ss.);
perci 'bi hitp. non ha alcun significato religioso,
eccetto quando si tratta di umiliarsi davanti a Dio
(Es 33 ,4; Num 14,39; Dan 10,2; Esd 10,6;
Neem 1,4; 8,9; cfr. Kutsch , I.c., 28s. 36; -'nh Il ).
L' uso del qal , invece, e il corri spondente campo
semantico rappresentano un motivo com une
dell' oracolo profetico, che si esprime anzi tutto negli annunci di giud izio (Is 3,26; 19,8; Os 4,3;
Am 8,8). ln Geremia diviene chiaro il passaggio

' bi ESSERE IN PE A

26

le osservabile del resto anche altrove,

~o~~:nn'uncio di giudizio alla descrizione, della ro-

a (G er 428'
vma
, , 12411
, . ,' 142'
' .' 23,10)..Nell
l apocali!'
d
.

. fine il motivo caratterizza la trlbo aZione etempi (Gioe 1,9: 10; Is 24,4.7; 33,9).
t 'origine del motivo SI puo vedere forse tn Am I,
2 (cfr. al riguardo M.Wetss, ThZ 23 , 1967 , 1:25):
Il giudizio con i SUOI effetti sull a natura e sugli uo
mini conseguenza della leofanta di. Jahwe (allusioni alla teofania anche tn Am 9,5, Is 33,9).
ome arallelo ad Am 1,2 Weiss, Lc., 19 , cita le parole
;el ca: e di una favola della volpe medIo-aSSIra (Lambert BWL 192s. 334): lo sono fortiSSImo, :".un leone
in c~rne ed ossa ... davanti a lla mIa voce ternblie appassiscono (abalu Gtn) monti e fiumI .

t\~a~~i~i

5/ Nel NT si suppongono le us~nze fu~ebri


dell' AT, ma Ges nega la I?ro utllita per gli uomini (Mt 8,2Is.). AcqUista Importanza la concezione apocalittica secondo la quale Il tempo finale caratterizzato dalla tnstezza (Mt 24,30
) La beatitudine di Mt 5,4 riprende Is 61,2.
~~'.. G.Stahlin, art . X01tE'r r>, ThW III ,~29ss.
(- GLNT V 777ss.); R.Bultmann, art. 1tE"OO~.
VI 40-43 ( = GLNT IX ,1463-1472).
,
F.Srolz

ThW

una scrittura errata del termine fem . parallelo ad 'adon


(d iversamente Rudolph , HAT 12,142; M.Dahood ,
CBQ 23, 1961 , 462-464).
, .
..
Nell'ebr. extrabibL si trova usato drt} mIo sIgnore
nelle lettere di LachiS(KA I nr. 192- 197 passlm); cfr. anche 'dnj Mr il mio signore, il governatore nel COCCIO
di Yavneh-Yam (KA I nr. 200, r. I).
La form a ~onai,5he si usa per designare Jahwe ,
vie-ne di so I o considerata una form a .fissa t apostrofe composta dal plurale malestatlco con suf:
fisso di prima persona in pausa (accentuata) miei
signori = mio signore = Il stgnore ( dettagliatamente W.W.Baudissin , KYrlos , Il , 1929 , 27ss.),
tuttavia l'analisi grammaticale della final e -ai
controversa.
II/ Nella statistica le diverse forme di 'don
(incl. 'adona) miei signori Gen 19,2) e la deSIgnazione di Dio ,a'clonai (inc!. Gen 19,18) vanno
elencate separalamente. In Mand., concordemente alla editio Bombergiana, manca 2Sam 7,22; tn
Lis. manca Ez 14,20.
'ild6n

Gen
Es
Lev

7~~

'cbcen PIETRA -

-,;~

sur.

lii~ 'iidon SIGNORE


Il Il vocabolo 'adon signore , di origine incerta, ricorre in pratica solo nel ramo ~~UIStlCO
can. Ciascuna delle altre ltngue sem. pOSSiede per
signore designazioni diverse: acc. be/u , aram .
mare', arabo rabb , et. 'egzi'.
Diverse proposte etimologiche, che restano comunque
incerte, sono indicate in HAL 12b (e altre ancora plU remote in F.Zimmermann, VT 12, 1962 , 194J Secondo
BL 16.253 ,adona) forse un vocabol~ _(l~n sem. da CUI
deriverebbe secondanamente Il smg. aaon. l'urame?:e
ipotetica anche la derivazione dall'ug. ad padre,) --( ab
lll /l); non si pu provare un slgmficato pnmano p adre per 'ad6n (KBL 10b lo suggerisce Interrogativamente) anche se in una forma nverenzlale CI SI nvolge
ad un padre chiamandolo signore (ug. .77 [= NKJ,
33; Gen 31 ,35, vd. SI. 111l3 ); s~condo Il testo 138
[= 146J,19 l'ug. adn potrebbe slgmficare bemsslmo anche fratello .
In ug. compare, accanto a adn

signor~ , an~h~

un

fem. adI signora (WUS nr. 86). I nomI propn nnvenuti in EA , Mari , Ugarit ecc. , Importanti per determInare la vocalizzazione e la derivazione delle forme, ve~
gono elencati e discussi (ma senza risultati convmcentl)
in Huffmon 156. 159 e Gr6ndahl 88-90.
.
Frequente il fen. pun. 'dn signore ( ~ISO 5; nomI
propri: Harris 74); anche qUI eSIste Il fem. dl sIgnora
(una volta, senza dubbio come cananalsmo, anche 111
un'iscrizione palm., cfr. M.Noth , OLZ 40, 1937, 345s.).
Fondandosi su questo fatto O.Eissfeldt (OLZ 41,1938,
489) suppone che in Ger 22,18 hOdo non SIa altro che
27

71
IO

Num
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Gioe
Am
Abd
Giona
Mi
Nah
Ab
Sof
Agg
Zac
Mal
Sal
Giob
Prov
Rut
Cant
Eccle
Lam
Est
Dan
Esd
Neem
ICron
2Cron

6
4
3
7
38
52
34
37
16
6

totale

334

,adonqj

9
6

totale
80
16

2
4
7
5
2
48
14
222
25
I

7
3
13
I
3

6
3
5
4

l;i~

7
6
5
Il
38
59
39
39
64
20
222
I
26
I

2
2
54
I

9
5
67 2
3

14

14

Il
I
2

17

439

773

'iid6n SIGNORE

28

5
5
4

Mentre .Ia freq uenza di 'don (Gen, II2Sa m ,


II2Re) e dovuta al contenuto , quell a d i 'adono)
(Ez, Am) dovuta a procediment i redazio nali.
L'aram. bibL mare' signore co mpare 4x in
Dan.

III I

Il

Come termine esprimente rapporti


all' interno dell'ordine sociale, 'don viene precisato nel suo signl Icato pri mario di signore, pad rone (su ~rsone SOllopOSte ) con termi ni oppoSll che quasI sempre compaiono espressamente o
per lo meno vengono presupposti, come p.e.
'ti!bced servo (cfr. part icolarmente Gen 24 9 65'
Es 21,4-8; Deut 23 ,16; Giud 3,25; ISa m 25 :10;
Is 24,2; Mal 1,6; Sal 123 ,2; Giob 3,19' Prov 30 lO'
co n ,n_'a! servo_ Giud 19, 11; ISan\ 20,38 e~c.;
con ama oppure Sif!la serva ISam 25 ,25.27s.4 1
ecc.)? di con seguenza il vocabolo adoperata
quasI escl usIvamente co n un genitivo o con un
suffisso pronominale (il rapporto viene definita
tramite/' in Gen45,8.9; lRe 22 ,17 = ICron 18 ,16;
Sal 12 ,?; 105,2 1; tramite particolari espressioni
verbalI In Is 19,4; 26, 13; 'don usato in modo assoluto soltanto nella formula del lamento funebre di
Ger 22,18; 34,5, ed anche una decina di volte per desIgnare Jahwe, vd . s!. IV12.4).
'don si distingue pertanto nella mente da - b'al
signore in quanto possessore e proprietario di
una cosa (oggello di propriet anche la moglie
e allora M ' al assume il signi fica to di marito )~
Da quanta si detta risulta chiaro che l'affermaziane di
F.Baethgen , Beit rage ZUr sem. Religiansgeschichte
1888, 41, citata in ThW 1\1,1052 (= Gl NT V , 1379)~
In rapparta alla schiava il signare si chiama b'al in
quanto. ne, proprietario; si chiama 'odan in quanto ,
avendane Il passessa, pu ca mandare quel che vuale
nan del tutta esatta, dal mamenta che b'al nell' AT
nan VIene mal usato in riferimento. ad un 'd?ba!d.
In ug . la dIfferenza fra adn e b'l nan sembra essere casi
farte; cfr. b'l>'. mia signare quando. ci si rivalge al re
nella stile epIstolare (WUS nr. 544,3 O), in canfarmit
c?n Il farm ulana acc., e inaltre il parallelismo. paetica
blkm/adnkm In 1371 = III AB, B], 17.33s. , e 62 rev.
I = I AB VI], 57 Nqmd, re di Ugarit , adn di Yrgb b'l di
'[rmn) .

'

Co me s ino nim o raro d i ' ad6 n ri co rre in


Gen 27 ,?:. ~7_g'bir signore , padrone (contrapposto a badi m servI del v. 37)' pi usato il
~em: g' bira signora, padrona (~ontrapposto a
siJIJa serva ) Gen 16,4.8.9; Is 24 ,2; Sal 123 ,2;
Prov 30,23; accanto a na'ara ragazza 2Re 53'
-gbr 3e).
' ,

2/ . Solo una volta 'don viene adoperato per


es pnm ere 'au~ ?ot_er~ su rea lt imperso nali :
IRe 16,24 done hahar (Semer) il (precedente)
propnetano del monte (Samaria) . Quando si
parla dI un sIgnore che posto sulla casa del farao ne (Ge n 45 ,8) o s ull a te rra d 'Egi tt o
(Gen 42,30.33; 45 ,9; Is 19,4; Sall 05,2 1), si intende
semplIcemente Il suo rapporto di superiorit verso
coloro che appartengono a quella casa o a quella
terra.
29

Per l'ug . si potrebbe ricordare il testo sapra citata (1 1111)


con adII Yrgb; ,:ella scongIUro fen. di Arslan Ta~ (7'
sec.), nella r. \) alla lettura l' ] dn 'r.; signore della
terra (Th.H.Gaster, Or NS I l , 1942,44.61; HAL 12b)
va prefema quella proposta da W.F.Albrighl BA SO R 76, 1939, 8, e accolta in KA I ( nr. 27) b'l pII si.
gnore della su perficie della terra .

';5

31 Co me in molte altre lingue ( p.e. il la!. medIoeva le senior , e sull a stessa linea il ted .
Herr o riginariame nte comparativo di hehr
[vecchio, venerando ] , cfr. Kluge 305a' il franco
~( mon~ieur ~), con l' uso ormai fi sso del pronome)
Il termine v Iene adoperato quando ci si rivolge ad
una persona o si parl a di essa non solo quando nei
suoi con fronti vi un rapporto reale signore-servo
( molto spesso p.e. nell 'espressione d i corte 'adoni
hamm ti!lcek mio signore, il re ), ma anche come
form a di con esi.ll quando ci si rivolge ad al tre persone, a cui si vuoi rendere onore con un tale appell ativo ( L. Ka hle r, ZA W 36, 19 16,27; 40 , 1922,
39ss.; La nde 28ss.8 1); corrispondentemente colui
che pronuncia il term ine si defini sce 'come
-'ti!bced schiavo . Cosi il padre (Gen 31 35: Rachele si rivolge a Labano), il fratell~ (Gen
32,5s.1 9; 33 ,8ss. Giacobbe-Esa; Es 32,22;
Num 12, 11 Aronne- Mos), lo zio (2Sam 13,32s.
lonadab-Davide), il marito (Gen 18, 12 SaraAbramo; G iud 19,26s. concubina-Iev ita' Am 4 l
le vacche di Basa n ; Sal 45,12 nozze d~1 re) po;sono essere designati come' don , ma lo stesso avviene anche per persone de l tUllO estranee (p.e.
sulla bocca di donne Gen 24,18 Rebecca-servo di
lsacco; G iud 4 ,18 G iaele-Sisara; Rut 2, 13 Rut Booz) o di rango uguale o addirittura pi basso
( l Re 18,7.13 Abdia-Elia; 20,4.9 Acab - Ben-Adad;
2Re 8,12 Cazael- Eliseo). Il passaggio da tu / tuo
a m io signore ( p.e. Num 32 ,25 .27) avviene con
la stessa fac il it con cui si compie lo scambio di
ruoli da io/ mio a tuolsuo servo (p.e.
ISam 22, 15). 'adoni mio signore (cfr. monsieur) si trova spesso usato come formula fissa al
posto di nostro signore anche sulla bocca di
una moltitudine di persone (Gen 236' 42 lO'
43 ,20; N um 32,25 .27; 36,2; 2Sam
1< 15;
2Re 2, 19).

Per la formula bi' ado ni O bi'adona} can permesso, signore (7x e 5x rispetti vamente) cfr. L.Ktihler,
ZA W 36, 1916, 26s.; Lande 16-1 9; HAL 11 7.

IV 1 II L' uso di 'adonl'adona) in riferimento


a Jahwe ( W . W .Baudissin , Kyrios l-I V, 1929;
G .Quell , ThW IlI , 1056ss. [= GLNT V,139 Iss. ];
Elchrodt 1,128s.; O.Eissfeldt , RGG 1,97) strettamente legato all ' uso in campo profano: a somi. glianza d i q uanto si verifica per le altre comunit
religiose dell 'ambiente ci rcostante nei riguardi dei
loro dei pi eminenti , cos anche per l'i ntero
Israele oppure per singoli o gruppi appare ovvio
che ci si ri volga a Jahwe come ad un superiore, in
analogIa con quanto avvene nei rapporti terreni
(realI o fitti z i) fra servo e padrone, chiamandolo
sIgnore, oppure che si parl i di lui come del si-

gnore; del resto anche Israele , corrispondentemente, pu essere designato come servo d I Jah we ,
e a cominciare dal Dtis anche con una te rminologia esplicita (ThW V,660s. ~ GLNT IX,295ss.;
_ 'bd). Le affermaziqm In CUI SI parl a dI Jahwe
come signore (2/) sono relatI vame nte. rare e
atipiche; pi frequenti invece sono I casI In CUI ,
con formule fi sse, ci si rivolge a Jahwe come SIgnore (37t"e i casi in cui il termin~ u s~to come
epi teto dIVinO (4/), Il quale, data I unlclta dI que sO signore, pu essere usato In segutlo In mamera
assoluta per designare la sua stessa natura (sIgnore
per eccellenza, signore uni versa le o sim.), fin o a
sostituire il nome divino (5 /).

21 Nel contesto di una affermazione' don con


suffisso personale suo signore ricorre solo nella
proclamazione profetica della condanna contro
Efrai m in Os 12, 15 perci il suo signore gli render il suo obbrobrio , dove il vocabolo nel suo
pieno significato intende sottolineare il paradosso
della disobbedienza; simile Neem 3,5 ma i loro
notabili non piegarono il collo al servizio del loro
signore . Cfr. inoltre ls 51,22 tuo signore ,
dove il signifi cato pieno usato positivame nte , in
parallelo con che difende la causa de l suo popolo .
Espressioni con nostro signore (Sal 135,5;
147,5; Neem 8,10; 10,30) vanno invece considerate variazioni tardive dell' uso di 'don in una
qualche formula , dove un ~i t!llil di.vino_o..sostituisce il nome divino.
In Mal 1,6 se sono un padrone , dov' il timore
verso di me? si ha non una designazio ne vera e
propria di Dio, ma un paragone con un ( padre o)
signore terreno, nel quale il significato dell a parola
diviene tematico. In Mal 3,1 il signore , che voi
cercate l' uso di ha' don determinato dall a contrapposizione con i messaggeri che precedono questo signore, e qui naturalmente , come in 1,6, si
pu constatare come si conoscesse gi un uso assoluto d el termine per indicare Jahwe.
31 Nell'i nvocazione , 'a dono) mio s ignore
attestato gi molto presto. A differenza p.e. d i
mti!lcek re la parola non descrive origi nariamente la natura di Dio nella sua qualit di dominatore o di padrone con pieno potere, ma un
semplice titolo d'onore, cosi come vie ne usato da
un inferiore nei rapporti con un suo superiore (Eichrodt 1,128; di versamente Ka hler, TheoL 12, il
quale tuttavia nel passo per lui paradig matico di
Sal 105,21 per determinare il significato di 'don si
basa troppo sul parallelo m o'Sei padrone, che
per non ha lo stesso significato; cfr. a nche Baudissin , Lc., Il ,246). Oltre che in altri passi che non
ci tiamo qui singolarmente (molto spesso p.e. nella
preghiera di Dav ide 2SlIm 7, 18-22. 28s., 7x 'adono)
Jh wh , assente altrove in 1/ 2Sam ), vanno intese
cosi anche le formule antiche e sicure da l punto di
vista della critica testuale bi ' adono) con permesso , signore (Es 4,10.13; G ios 7,8; Giud 6, 15;

1;11;\ 'adon SIG ORE


30

31

13,8; cfr. Giud 6,13 bi 'adoni) e 'a hah 'adono) Jhwh

ah, mio signore Jahwe (Gios 7,7; Giud 6,22;


inoltre 8x in Ge r ed Ez , -' ahah ); cfr. anche l' uso
di 'adoni per indicare esseri angelici in Gios 5,14;
Zac 1,9; 4,4.5 .13; 6,4; Dan 10,16.17.17 .19; 12 ,8.
l ' invocaziane al plurale Jahwe , nostro signare si limita a Sal 8,2.10 e sembra essere dello stessa tipo delle
predicazioni di Jahwe menzionate nel numero seguente.

41 ' adon adoperato in maniera assoluta appare


anch'esso molto presto in qualit di epiteto divino
che assu me il carattere di una fo rmua. Anche qui
il significato della parola inizialmente non va al di
l di quella originario , come si pu vedere nel precetto relativo al pellegrinaggio in Es 23 ,17 e 34,23
col ti tolo solenne ha' adon Jhwh (' ''Iohe JiSTa'el) il
signore Jahwe ( Dio d' Israele ), come pure nella
fo rm ula pi vol te usata da Isaia, e che risale certamente all a tradi zione gerosolimitana, ha'adon
Jh wh s' Mal (ls 1,24; 3, 1; 10,16.33; 19,4; cfr.
W ildberger, BK X,62s.).
Nelle iscrizioni fen . pun. l'epiteto 'dn signare attestato per numerose divinit e ricarre spessa (Baudissin,
I.c. , 11I ,52ss.; DISO 5, can l'elenca delle ris~ttive divi:
nit). 1\ passaggio dal titolo al name propno e chIaro nel
nomi propri (cfr. '!;mn'dn/'dn'!;mn ESmun signare
can 'dnpl! 'dII ha salvato ) e soprattutto nel caso dI
Adone di Biblo, dio della vegetazlane che muare e nsorge (W.W.Baudissi n, Adanis und Esmun , 19 11 ;
O.Eissfeldt , RGG 1,97s.; G. von Lilcken , Kult und Abkunft des Adanis, FuF 36, 1962,240-245 ).
Data l'ampia d iffus ione di simili epiteti nell'antico
Oriente (eg . nb, su m . en , acc. belu , aram . mi , ttl.
i'Sha-) non c' bisogno di ricorrere ad alcuna partiola;e derivazione per spiegare il titolo 'adon rife rito a Jahwe' si pu tuttav ia supporre che la tradizione cultu; le gerosolimitana, cui chiaramente
appartengono le suddette formule , sia stata in:
flue nzata dall'uso linguistico can. (cfr. anche I
nomi propri formati con 'adon, come 'adonijjahit ,
'adoni~ti!dceq , 'adoni qam , ' adoni ram con I loro corrisponde nt i ug. e fe n., vd . sp. I; Noth , IP 114ss.).
controversa l'antichit dell'espressione 'adono)
Jh wh al di fuori dell ' invocazione , cio il sign ore
Jahwe usato come nominativo del vocativo ormai fi sso. Cont ro l'opinione d i Baudissin (Lc.,
1,558ss.; Il ,8 1ss.), secondo cu i .'adona) si sarebbe
sempre introdotto qui secondan amente accanto o
al pOStO di Jh wh , Eissfeldt ( RGG 1,97) n ltene che
l' uso del nominati vo pu essere anttco; secondo
F. Baumgartel (Zu den Gottesnamen in den Biichern Jer und Ez, FS Rudolph 1961 , 1-29) le formule come ko 'amar 'adono) Jh wh e n" itm 'adono)
Jhwh in Ger ed Ez sono originali (con J :Herrmann , FS Kittel 1913 , 70ss. , cont ro Baudlssm);
cfr. in dettaglio Zimmerli , BK XIII , 12501258. 1265.
Diversi testi, e fra questi proprio i pi antichi, sona controversi dal punto di vista della cnIJca testuale (per Am
cfr. V.Maag , Text, Wortschatz und Begnffswelt des Buches Amas, 195 1, 118s., e Walff, BK XIV/2 ,122.161;
per I Re 2,26 vd. i camm.).

1;11;\

'a doll SIG ORE

32

Non nemmeno sempre possibile sapere in ciascun caso


perche,; Ic_un_I auton (o redattori) preferiscano l'espressione .. dona) J/llvh . Per quanto riguarda Ez (217x)
Baumgartel (Lc., 27ss.) ntlene che nel periodo dell'esilio
SI voglia evitare espliCitamente di designare Dio con la
formula Jh lVh ~'bO'ot (collegata con l'arca nel tempio di
Sion e ancora comune 111 Ger), sostituendola con ,adona)
Jh lVh, connessa con un antico nome cultuale.
5/ . Il passaggio dall'uso di 'adnj come epiteto
dtvtno a quello., anch 'esso assoluto, che designa la
natura stessa di DIO, nel senso di signore per eccellenza o signore ,universale , reso possibile
dal colle~amento di . dn con un genitivo, che
espnme I unlversahta del dominio. Simili espresStOni superlative e Iperboliche sono note anche nel
repenono bab. dei titoli divini (p.e. be/ be/e signore del stgnon , cfr. Tallqvist 40-57) ed anche
d~ quell., regali (oltre a be/ be/e p.e. anche be/ sarram signore det re , be/ gimri e be/ kissali signore della totalit , cfr . Seux 55-57.90s.), e pertanto non sono ancora di per s testimonianza di
una fede monoteistica. Nell ' AT ebr. ricorrono le
ebresslo nl DIO degli dei e signore dei signori
( eut 10,17; Sal 136,2s.) e ,adn ko/-h'{Jr(<?s signore dt tutta la terra (Gios 311.13 M 4 13.
~ac 4,14; 6,5; Sal 97,5; 114,7 txt 'em, ~fr. :v~us:
K XV ,778.783, alcUni dt questt passi potrebbero
essere ancora preesilici , cfr. Noth, HAT 7,25; H.~.Lutz , Jahwe , Jerusalem und die Volker 1968
4.96; secondo ~aus, BK XV ,199, l'espr~ssion~
probabtl~ente e stata presa dalle tradizioni cultuali dell antica citt gebusea ).
mare' , l'equivalente ~i 'adon nell'aram. bibL , viene adoperato due volte nell Invocazione - . .
rivolta al re (Dan 4 1621 ) d
ma" mio signore

. . ..
, . , e ue volte seguito da un
nltlvO, In nferimento a Dio: Dan 2 47 ;" - -, /k- ge-

gnore dei re ) e 5 23 miire' sem o. l


. are ma I n SIp .
II
'. .. -. alla signore del cielo

I par~ eh nelle IscnZlOni aram. (titolo di re e d d .j


~n;k!~ul~~~~In , LC.; 1I1 ,57-61 ; DISO 166s. (per il fe~. ,~~

K Galling ~. ~r mlkn signore del re riferiti a re cfr


zi)pY , sc munazar und der Herr der Kiini e
ha
espressIoni (con la scrittura
.' queste
Gen.Ap.69.75.88.116.220.
mrh), cfr. Fltzmyer,

mOI~~i~~~'c~~~i~~~L~II~:~~:iila ~o~~~~~idQumr~~

Riguardo ad ' adn- 1 .


di fuori dell'
aJ. t signore usato da solo, al
ls Sal Lamtnr~ca~~'el~trca 70x, soprattutto in
Is' 3 ri 18 4 . e , . , 22,6; 2Re 7,6; 19,23;
2114' 33 'I7'i.6,1.8; 7,14.20 ecc. ; Ez 18 ,2S.29;
Z"
, . , Am 5 16 7 7 8 9 I M I 2
ac 9,4; Mal 1,12.14; S~I 2,4; '223 1 '3713 ' 54
ecc.; Gtob 28 28 Lam I 141 5 2 ' b ' ,
~,3.9; EdSdEIO\ dove pe; ~a eto ~a~6~ :~a\~;
ento a sdra' Neem 48)
colt di sapere 'se il test~ ' resta ancora la dirtidetto sopra (IV /4) Il t
ongtnano, come si
s
.
.
esto attuale tn ogni caso
1 .
uppone Il significato esclusivo
%0:7' ~{),..h,i . Quando 'ad- _.
. I signore
evitare 'il nome di Jahwe onqJ. Viene usato per
a Comtnclare dal 3' se
a..
C ( Bousset-Gressmann 307
) ~
c.
presente anche nei testi d'
enomeno che
Les Hymnes de Qumran !962uml9raSn (fM. Del~or,
,
,
, c r. nell tn33 ""1~ addi,. POTENTE

Q- ,

vocazione IQH 2,20 ecc. con ls 12,1; Sal 86,12.


IQH 7,28 con Es 15,1I; al di fuori dell'i nvoca:
ztone IQM 12,8 con Sal 99,9; IQSb 3,1 con
:;U!l1_6 ,26), e che tnfine pona al Q' r perpetuum
donaJ applicato al tetragramma (-Jhwh), la parola perde completamente il suo carattere origi nano di appellativo, e diventa una sostituzione del
nome, tndlcandolo con una perifrasi.
V/
Per l'uso di ' adn o XUpto nel tardo giudaismo e nel NT cfr. W.Foerster, an o %,jp\~: ,
ThW 111 ,1081-1098 (= GLNT V 1450- 1498j
K.H .Rengstorf, art. ieO'7t6T't), ThW Il 43-48
(= GLNT II ,849-866); K.G.Kuhn, art. ILo:pdvo:O:i
ThW I~,470-475 (= GLNT VI ,1249-1266); ulte:
nore blbliogr. nelle teologie del NT e negli studi sui
tttoli cnstologici.
E.Jenni

suo nscontro nel fen. Cdrmlk = Mlk e potente ; Harris 75). Il nome divino di 2Re 17,3 1, pur avendo lo stesso
suono, e per deformato dall'acc. Adadmilki (<< Adad [e)
re ) (Eissfeldt, KS 111,335-339; K.Deller, OrNS 34, 1965,
382s.).
21 La difTusione dei vocaboli derivati da questa
radice se si prescinde da ' add!rrel mantello
(I0x),'si limita quasi escl usivamente ai testi poetici:
ni. 2x, hi. Ix (per i testi vd. sp.); 'addiI' 27x, oltre a
Es 15,10 (canto di vittoria dopo l'attraversamento
del mare) e Giud 5,13.25 (cantico di Debora) 13x in
testi metrici profetici e 7x nel salterio, in prosa solo
in lSam 4,8 (sulla bocca dei filistei) e in Neem 3,5;
10,30; 2Cron 23,20 (nel significato di notabili );
'add!reel grandiosit 3x (testi profetici, vd. sp.).
Includendo' !drer (2x) la radice attestata 44x.

Cfr. anche Ecci i 36,7 (hi .); 43,11 e 49,13 (ni.); 40,13;
46,17; 50,16 Caddir); per i testi qumranici cfr. Kuhn ,
Konk . 2s.

"'1~ 'addir POTENTE

11 . La radice ' dr essere grande, fone, potente


limttata all 'ambito can. (ug.: UT nr. 92' WUS nr 95
Grondahl 90; fen. pun.: DIS05s. ; Ha;';s 74s.). ,

Tra le coniugazioni verbali della radice, il qal essere po_


tente e Il pl. far potente/glorificare sono attestati
solo nel fen. (DISO 5), mentre il parI. ni. grandioso
(Es 15,6.11) e l'hi. far che qualche cosa si mostri glo"osa (Is 42,1) sono attestati solo in ebr.
La derivazione pi imponante l'aggettivo 'addiI'
forte, potente, grandioso, nobile . Lo si trova con
una cena frequenza nell' ug. e nel fen. pun. , anche
nel linguaggio quotidiano (p.e. ug. aU adI'I nella lista
119 [= 107], r. 4.7.9. 16.18, secondo UT nr. 92 upper-c1ass wlfe [moglie appartenente a una classe
supenore], cfr. A. van Selms, Marriage and Family
Ltfe In Ugaritic Literature, 1954, 19s.58s.; pun. KAI
nr. 65, :. 2 =:' nr. 81, r. 5: dal pi grande al pi piccolo di essI [= edifici] ; la radice gd/ essere
grande >~ manca nel fen. pun.); in ebr. , invece, sia dal
puntodt vista della form azione nominale sia per la
sua ulilt zzazlon~, sembra essere piuttosto una parola
arcatca o arcaicizzante (Gulkowitsch 95).

Il suo fem. e 'addeereet *'addirt-, BL 479), che ha sia il


valore astratto di grandiosit (Ez 17 g. Zac Il 3) sia
qu~1I0 concreto di mantello (cfr. H.W.Hiinig ie' Be-

kJeldung des Hebraers, 1957, 66ss.). Non si ris~ontra da


n una parte. un significato primario essere ampio
(
12a), a CUI possano essere ncondotti grandiosit e
mantello ; nel, caso che 'addeereet mantello appartenga alla .radice dr, potrebbe darsi che l'attributo permanelnte abbia sostituito la cosa (<< quel che e grandioso <
.' grandiOSO [vestito) >>).
PIUttostO controverso dal punto di vista esegetico e testuale e il SOSI. 'eedeer grandiosit (?)>> (Zac Il 13- Mi
2'8 txt em ' a.ddeereet mantello ?); cfr.
. i comm. e, anche
,
G
I .W.Ahlstrom\ YT 17, 1967, 1-7.
I nome propno adrammeeleek (2Re 19,37 = Is 37,38) ha il

34

3/ La potenza, la forza e la grandiosit vengono


attribuite (come in ug. e in fen .) sia a cose (masse
d'acqua: Es 15,10; Sal 93,4a; cfr. ug. gsm adI' pioggia fone in 2059 [= PRU V,59], r. 14; alberi:
Is 10,34 txt? , diversamente M.Dahood , Bibl 38,
1957, 65s.; Ez 17,8.23; Zac 11 ,2; nave: Is 33,2Ib; cfr.
fen. 'r~ ( dgn h' dr! i magnifici campi di grano , KAI
nr. 14, r. 19) sia a persone (re: Sal 136,18; cfr. per il
fen. p.e. KAI nr. 24, r. 5s.; sovrani: Ger 30,2 1; signori del gregge = pastori: Ger 25,34.35.36; notabili: Giud 5,13.25; Ger 14,3; Nah 2,6; 3,18; Sal 16,3;
Neem 3,5; 10,30; 2Cron 23,20; Ez 32,18 txt?; ug.
WUS nr. 92,2*b; neopun. KAI nr. 119, r. 4, e
nr. 126, r. 7: i potenti di Leptis e tutto il popolo di
L. , corrispondente al lal. ordo et populus).

I passi di Neem e delle iscrizioni che abbiamo citato indicano che il termine designa le persone senza porre in evidenza una particolare distinzione dal punto di vista sociale,
pressapoco nel senso di magnati (E. Meyer, Die Entstehung des Judentumus, 1896, 132s.). Perci esso in
2Cron 23,20, essendo pi generico, sostituisce lo specifico
e oscuro kari Carii di 2Re Il ,19.
Termini sinonimi sono: gadol grande (Sal 136,18; cfr.
Is 42,21), mosel principe (Ger 30,21 ; 2Cron 23,20),
gibbOr eroe (Giud 5, 13); cfr. anche Sal 76,5. Caratteristico anche l'opposto ,'ir piccolo, inferiore, giovane (Ger 14,3 servitore , cfr. S.E.Loewenstamm,
Tarbiz 36, 1966/67, 110-11 5), che ricorre nelle iscrizion i
pun. citate sopra (II).
4/ Come godo/ grande (- gdf) ed altri aggettivi
che esprimono un atteggiamento di stupore di fronte
ai potenti, cosi anche 'addiI' viene adoperato nei riguardi di Dio e del divino (W.W.Baudissin, Kyrios,
111 , 1929, 85s.120).
In ug. (testo 2001 [= PRU Y,1), r. 7 adn detto probabilmente di Astarte) e specialmente nel fen. pun. ' dr e il
fem . ' drt sono epiteti fissi di varie divinit: fen . B' I ' dr,
KAI nr. 9B, r. 5 (Biblo, verso il 500 a.c.); ' skn' dr , KAI
nr. 58 (Pireo, 3' sec. a.c.); Iside/ Astarte, KAI nr. 48, r. 2
(Menfi , 2'-1 ' sec. a.c.); pun. (e neopun.) Astarte, Tnr e

35

B'I 'dr (DISO 5s.; KAI Il ,11 .89; J.-G.Fvrier, Semitica 2,


1949, 21-28; A.Berthier-R.Charlier, Le sanctuaire pun ique
d' El Hofra Constantine, 1955, 14.237).

Poi ch in Is 10,34 (vd. sp. 31) e 33 ,21 a il testo e


l'interpretazione sono molto dubbi , i passi dove
, addir oppure ' dr ni./hi . hanno un rilievo teologico sono solo Es 15 ,6 la tua destra , Jahwe, terribil e per la forza ; v. II chi come te maestoso
in sa ntit? ; ISam 4,8 chi ci liberer dalla mano
di questo Dio cosi potente? ; Is 42 ,2 1 il Signore
si compiacque, per amore dell a sua gi ustizia,
di rendere la legge grande e gloriosa ; Sal 8,2.10
Jahwe, Signore nostro , quanto potente il tuo
nome su tutta la terra ; 76,5 terribile sei tu , potente ; 93,4 pi potente dello strepito di grandi
acque, pi dei flutti del mare, potente nell 'alto
Jahwe .
Nelle affermazioni sulla destra di Jahwe, sul suo
nome, sulla sua legge e su di lui stesso non si pu
scorgere alcuna formula particolare. Vanno notate le
espressioni comparativo-superlative di Es 15,11 e
Sal 93 ,4. 11 significato non ha una speciale sfumatura
teologica, e questa anzi non la si pu supporre, dato
l'uso comparativo del termine.
Data l'ambientazione can. della parola, non casuale il fatto che essa sia applicata a Jahwe specialmente nella tradi zione gerosolimitana pi antica,
infl uenzata dall'ambiente can. (I Sam 4,8 nel racconto dell 'arca; Sal 76,5 in un cantico di Sion
preesilico, cfr. H.-M.Lutz, Jahwe, Jerusalem und
die Volker, 1968 , 167s.; Sal 93 ,4, in un altro antico salmo regale di Jahwe, cfr. Kraus , BK XV ,
648; cfr. anche i versetti a tre membri di Es 15 ,11
e Sal 93 ,4 con il parallelismo climatico noto
anche in ug.).

5/ Fra le numerose traduzioni di 'addr da pane


dei LXX vanno notate soprattutto OO:l)iL'X O' T';~
(6x in Sal) e ILt((.(~ (-gdf).
L' uso ellenistico e orientale di designare Dio con
il termine grande (W.Grundmann, art. :Lt'(l:~ ,
ThW IV,535-550 = GLNT VI ,1431-1476), che nel
NT compare nella formul a di acclamazione dell' Artemide di Efeso (Atti 19,27s.34s.) e si pu constatane
anche in Tito 2,13 del grande Dio e (del ) salvatore
nostro Ges Cristo , trova corrispondenza in ambiente semitico non gi in gd/, ma oltre che
nell'aram. rab (acc. rabii , fen. solo rbl signora
come titolo) anche nel fen . 'dr.
E.Jenni

o,~
TT

' iidam UOMO

11 a) ' dm uomo, uomini compare solo


nel can. (ebr. e letteratura post biblica, fen. pun. e
ug.) e sporadicamente nel sem. del sud
(HAL 14a).
In ug. si trova adm uom ini una volta in parallelo con
lim ( = ebr. l''om gente ) in 'nt [= Y AB] II. 8. e
01~ 'dm UOMO

36

nell'espre siQne ab adm padre dell'umanit nel


PQema di Krt (-'ab IVl3a).
In fen. pun. da 'dm si fQrma anche il plur. 'dmm
(DISO 4).
Nell'antico. arabo del sud 'dm significa servo. (CQnti
RQssini 100b).
Per la fQrma mediQebr. 'adan cfr. E.Y.Kutscher FS
Baumgartner 1967, 160.
'

La questione della derivazione del termine non ha


ancora raggiunto alcun risultato sicuro (cfr. i lesStCI e t comm. a Gen 2,7; in particolare anche
Th.C;. Vriezen, Onderzoek naar de Paradijsvoorstelltng blJ de oude sem ietische Volken 1937
63s.l29-l32.239).
'
,
Vriezen (I.c.) ripQrta i tentativi di spiegare il termine partendo. dal Sum. Qdall'ass. bab. , e di far derivare la figura
di Adamo. d~ nQml di del Qda figure miliche (cQme fautQn di. clvllta! analQgamente ad Adapa, secQndQ de LiagreBQhl) e giunge alla cQnclusiQne che nessuno. di que.
stilentativi da un nsultatQ sicuro. PQich quest i tentaUVI (cfr. anche GB 10a; KBL 12s.) nQn si rinnQvaronQ se
nQn raramente Q furono. trascurati del tutto. nQn vengQnQ qui tenuli in cQnsideraziQne.
'
Vriezen si pone anche il problema della relaziQne tra 'adam e 'adama (cfr. Gen 2,7 CQn un giQCQ di parQle tipicamente ebr.): SI ha qw SQIQ un'etimQIQgia PQPQlare QP,
pure una CQnneSSIQne Imgu istica Qrigi naria? Le risPQste
dale finQra a quesla dQmanda SQnQ varie; mentre Kiihler
~a a~tn .accettano. CQme certa la derivaziQne di 'dm da
dama (TheQI. 237 n. 57; 240 n. 97), Th. Niildeke
(ARW 8, 1905, 161) e allri SQnQ del parere che i due ter.
mll11 nQn hanno. alcuna relaziQne fra IQrQ. Vriezen CQncl~de che H termine va spiegato. Q sQltantQ in base
ali ebr. (e qUI SI dQvrebbe pensare al verbo. 'dm essere
ros~Q ) QPpu re lenendo. presenti diverse possibilit
dell arabo.. La denvazlOne pi probabile per lui quella
proPQsta da H.Bauer, ZDMG 71 191 7 413- ZA 37
192?, 310s., dall'arab. 'adam(ar) pelle, s~perfi~ie , ch~
nell arabodel sud e m ebr. avrebbe aSSUnlQil significato.
di UQmQ . CQme parte per il tutto., mentre l'arab. ha
CQnservalQ il slgl11fiCalQ antico.. E PQssibile allQra una
con~esslone t~a 'dm e ,odm superficie terrestre ,

ma mmQdQ diverso. da CQme viene presupPQsta dall'autQre di. Gen 2-3. Cfr. per anche -,adm (I).
!I s~gl11ficatQ arabo di pelle , che abbiamo. menziQnatQ
e VistO. da G.R.Driver, JThSt 39, 1938, 161 (HAL 14b:
cfr. Barr, CPT 154) anche in Os Il ,4 (parallelo. a 'ahab:
per il quale SI supPQne pu re il senso. di pelle , -'hb I)
ma tale slgl11ficatQ nQn pu essere aCcettalo. CQme cert~
(Cfr. WQIIT, BK XlVII 258 RUdQlph KAT
XlIIII ,210).
"
,
b) Oltr~", a :qdm c?mpare in ebro pi raramente la
parola nos, la CUI, radice appartiene al sem. comune, mentre nell aram. bibl. ''''ntiS il termine
rrnale per uomo/uomini * 'uns; cfr.
agner t1r. 19120; P.Fronzaroli AANLR
VI/lIl9, 1964, 244.262.275; -'rs I). '

w
2/

a) La parola compare nell ' AT 554x (incluso

0 s 6 7 Il 4 13 2
A "."
" ma senza t1 nome personale
damo di Gen 4,25; ?,L1.3.4.5; lCron l ,l). La di~nbuzlone del passI e piUttOSto singolare. Nel solo
z SI hanno 132 passi (di cui 93 quando Dio rivolge l,a_ p~rola al profeta: bren-'dtim). All'infuori
di Ez adam compare in modo pi massiccio in
due testi : lt1 Gen l-Il 46x (per contro in Gen 1237

~? ~essuna volta se si eccettua Gen 16,12 p!rll!'


adam), e lt1 Eccle 49x. Una certa frequenza si ha

ancora soltanto ~n Prov (45x) e Sal (62x); alt rove


la . dlstnbuzlone e del tUllo casuale (Ger 30x, ls e
Glob 27x, Num 24x, Lev l5x , Es l4x , negli altri
IIbn meno di IOx , manca in Abd Nah Rut Cam
EsI. Esd).
'
,
,
,
b) ''''nos compare 42x (Giob l8x , Sal l3x, ls 8x;
Inoltre Deut 32,26; Ger 20,10; 2Cron 14,10), e solo
lt1 testi poelici (2C;on 14,10, in quanto preghiera,
non COSlIlulsce un eccezione). Si ha inoltre ''''nos
come nome proprio in Gen 4,26; 5,6- 11 ;
ICron l,L
L'a ram . ''''ntis ricorre 25x ( Dan 23x Esd 2x
in Dan 4,14 al posto del plur. ebr. ,anisim biso~
gna legge~e .la forma ,"'ntisti), o collettivo/generale o It1dlvldualtzzato nell 'espressione bar ''''ntis
(Dan 7, 13; cfr. C.Colpe, ThW VIlI,403ss. con bi.
blio~r.) opp. plur. bene ''''ntisti (Dan 2,38; 5,21), in
teslI poeliCI e non poetici.

3/ a) 'tidtim significa collettivamente l' uomo


(il genere umano), l' umanit, gli uomini e viene
adoperato (a differenza di -'rs uomo [maschiO J ) solo al sing. e in SI. assol. , mai con suffissI. L' uomo singolo viene designato con
bam-'tidiim , il plur. i (singoli) uomini con bene/
benof (ha}-'iidiim (cfr. L.K6hler, ThZ l 1945
77s.; id. , Theol. 114s.; -ben). Il significato del ter~
mine resta invariato lungo tutto l'A T. Esso pu
essere usato in espression i composte come sangue dell ' uomo (Gen 9,6; secondo KBL l2b sono
circa 40 le connession i di questo tipo), anche come
gel11ttvo al posto di un aggett ivo in maniera
umana (2Sam 7,14; Os Il ,4), e inoltre in espresSIOl11 generiche, dove si pu tradurre con ciascuno (Lev 1,2 ecc.), tutti (Sal 64,10), al negatlvo nessuno (l Re 8,46; Neem 2,12) (cfr. anche sI. 41).
Come espressione fissa si trova solo. me'tidtim (we)'ad.
b' Mm gli uQmini e le bestie (Gen 6,7; 7,23; Es 9,25;
12,12; Num 3,13; Ger 50,3; 51,62; Sal 135,8). Altre serie
CQn b'hem bestiame, animali SQnQ Es 8,13.14;
9.9. 10. 19.22.25; 13,2.15; Lev 7,21; 27,28; Num 8,17;
18,15.15; 31,11.26.30.47; Ger 7,20; 21,6; 27,5; 31 ,27;
32,43; 33,10.12; 36,29; Ez 14,13.1 7. 19.2 1; 25,13; 29,8;
36, 11 ; Giona 3,7.8; Sof l ,l Agg l 11 Zac 28 Sal 36 7cfr. Eccle. 3,19.
""
,
,,
II termine che ricQrre pi spesso. come cQrrisPQndente in
parallelismo. -';5 ( 1II /4c), cfr. 2Re 7,10; Is 2,9;
5,15; 52,14; Sal 49,3; 62,10; con 'anS;m Is 2,11.1 7 ecc.
b) ''''nr'iS non ha mai l'articolo e compare solo al
Slt1golare. In senso stretto come 'tidtim un
nome collettivo, e significa p~rci in tutti i passi
glt uomlt11 Oppure uomini". una volta indi vidualizz~to: bren-''''nos (Sal "44,3). L.K6hler
dice che SI estlt1gue nell'uso ( KBL 68a) ma ci
forse non del tutto esatto, dato che esso c~mpare
ancora l8x nel libro tardivo di Giobbe. Si pu tuttavia affermare che il suo uso ben circoscritto: si
trova solo in testi poetici, senza articolo e in un
campo semanlIco molto ridotto. Si possono inoltre

O'W 'Mam UOMO

38

presupporre quegli usi limitati che si riscontrano


per il vocabolo 'Gdam (vd. SI. 4a): anche Il vocabolo ''''/1(js non ricorre mal lt1 teslI stoncl,. o anche
quando il contesto si riferisce all a stona o all a
storia della salvezza .
In Giob e Sal prevalgono i passi in cui si parla
dell 'uomo come essere mortale, caduco e lImitato:
5all03 ,15 i giorni dell'uomo sono come -"erba ;
similmente 73,5; 90,3; 8,5 = 144,3; Glob 7,1.;
141 9 256 28 13. L' uomo davanti a DIO non puo
es~er~ gi~s'to (puro):. Giob 4,17; ?,2~.15 , 14; 25,4;
33,26. Egli viene deSignato come "'nos 1t1 contrapposizione a Dio: Giob 7,17; . 10,4.5; 1~ ,9; 32 ,8;
33 12 36 25. Vicina a questo Significato e anche la
de~ig~azi~ne dei nemici in alcuni passi dei salmi:
5aI9,20.2l ; 10,18; 56,2; 66,12; cfr.55, 14. La connessione chiara in 9,21 i pagam debbono nconoscere di essere uomini . Nello stesso senso
vanno intesi, all'infuori dei salm i e di Giobbe, sei
passi del libro di Isaia: Is 13 ,7; 12; 24 ,6; 33,8;
51 7. 12 inoltre 2Cron 14 ,10. COSI 33 passt su 42
fo;man~ un gruppo semantico organico (cfr. anche sI. 4e-h).
.
Il termine non per usato in questa maniera in
Deut 32,26; ls 8,1; 56,2; Ger 20,10; Sal 55 ,14;
10415.15 Giob 5,17; 28,4. Quasi sempre si tralla
di ~spres;ioni fisse oppure di strette connessioni
verbali: 'asre ''''1115s beato l' uomo (ls 56,2;
Giob 5,17); l'bab ,"'nos cuore dell'uomo
(ls l3,7; SalI04,15 .l 5);!urre( ''''noo5stilo umano
(= comune tra gli uomini ) (ls 8,1; cfr. tuttavia
Wildberger, BK X,3lls.); ''''noo5 selomi mio confidente (Ger 20,10; cfr. Sal 55,14 ''''noo5 k"" cerki
un uomo simi le a me ). Se ''''noo5 in questi contesti ha mantenuto un significato neutrale, lo si
deve forse ad uno stadio linguistico pi antico, in
cui ''''nos veniva usato ancora in un senso pi ampio e comune. Fuori di tali connessioni il significato neutrale si trova in Deut 32,26 e Giob 28,4;
qui me''''no5 tra gli uomini potrebbe essere
un'espressione fissa.
Questo senso comune e neutrale (vd. SI. 41) si ha
anche nei passi in cui ''''noo5 un nome proprio
(Gen 4,26; 5,6.7.9.10. 11 ; ICron l,l; cfr. Westermann , BK l, commento a Gen 4,26).
4/ a) Nell' AT non si parla indifferentemente di
'tidtim ogni volta che ci si riferisce all'essere
umano, ma in prevalenza quando questo essere
visto in relazione con la sua creaturalit o con un
particolare elemento della sua creaturalit. ' adam
non l'uomo che si manifesta nella famiglia , nella
politica, nelle preoccupazioni quotidiane o nelle
relazioni sociali; si parla di 'tidam solo dove egli al
di l di tutti questi riferimenti inteso nel suo
mero essere umano. Ma soprattutto: la particolare
azione salvi fica di Dio, la storia di Dio col suo popolo non ha nulla a che fare con lo 'adam. Non
solo i due complessi letterari in cui ' adam ricorre
pi spe~so (Gen l-Il e Eccle), ma anche i diversi
usi del termine che sono collegati tra loro per affinit di contenuto, hanno a che fare con l'uomo

39

come creatura o co n un aspetto della sua creaturalit nei libri storici o profetici non si hanno
complessi letterari fissi per forma o contenuto, n
modi di esprimersi particolari in cui 'tidtim eserCItI
una fun zio ne speciale.
b) Il vocabolo ' adam si ambienta bene nell a storia
delle origini , e cio in quelle parti di Gen l-II che
trattano dell ' uomo nell' insieme degl i even tI pnmordiali : creazione dell' uomo (Gen 1,26-30 e
2,4b-24), cacciata dal paradiso (Gen 3), diluvio
(Gen 6-9) e dispersione deglI uom1t11 (Gen ll,l :
lO). Al di fuori di queste narrazlom ti vocabolo SI
trova solo in 4 l (hiI'iidiim ).25 e 5,l.l; qui per 'adam divenuio nome proprio (o tende a diventarlo). Il fatto che le ricorrenze siano. numerose in
queste narrazioni della storia delle ong1t1l , e che SI
limitino ad essa, mostra che 'adam nell ' AT deSIgna l' uomo (in senso collettivo) prima e al difuori
di tutte le determinazioni , le quali cominciano con
i nomi che formano le genealogie, e prima di ogni
divisione dell' umanit in popoli, a partire da
Gen Il opp. dall a tavola dei popoli . l racconti che
trattano dell ' uomo in questo senso seguono due
temi principali : trattano della creazione dell' uomo
(c) e della limitatezza dell 'essere umano nelle narrazioni di colpa e punizione (d).-ESSI confermano
le due affermazioni fondamentali che l' AT fa
sull' uomo: egli creatura di Dio, e come creatura
ha, in contrapposizione a Dio, un'esistenza lImitata.
c) l racconti della creazione dell'uomo (c fr.
E.Lussier, Adam in Gen 1,1-4 ,24, CBQ 18, 1956,
137-139) sono in Gen 1,26-30 e 2,4b-24.
Quanto. si pu dedurre dalla storia delle religiQni sui racCQnti di creaziQne mQstra che la creazlQne del mQndQ e
la creaziQne dell'uQmo cQstituisconQ Qriginariamente
due tradiziQni distinte. Si constata p.e. che nelle civilt
primitive la creaziQne intesa quasi sempre SQIQ come
creaziQne dell'uQmQ , e che al contranQ m EglllQ creaziQne significa prevalentemente creaziQne del mQndQ,
ciQ cQsmQgQnia. Perci la cQsmQgQnia che prevale nelle
civilt sviluppate ha incluso in s la creaziQne dell'uQmQ;
ambedue p.e. SQno unite nell' Enuma elis e in Gen I: Invece in Gen 2 si ha la tradiziQne della creaZIQne
dell'uQmQ. NQn esatto. quindi parlare di due raccQnti
della creaziQne, uno. pi antico. (Gen 2-3 ) e UQQ pi recente (Gen I), tanto pi che si pu considerarecome parallelo di Gen 2 SQlo Gen 1,26-30, ma nQn Gen l,l
2,4a. L'esegesi di Gen I basata sulla stona delle tradl:
zioni mQstra chiaramente l'indipendenza ongmana di
Gen 126-30 (Westermann, BK 1,198ss.).
Gen 2:3 un racconto. la cui unit letteraria dQvuta a
J ma in esso. si posSQnQ anCQra riCQnQscere facilmente
d~e raccQnti Qriginariamente distinti: un raCCQntQ della
creaziQne dell'uomo. in 2,4b-24 e il raCCQntQ della cacciata dal giardi no in 2,9.16.1 7.25; 3,1-24. II primo. appartiene a quelle narraziQni che hanno. per tema la creazIOne
dell'uomo. il secQndQ spiega la limitatezza dell'uQmQ.
RiunendQ 'i due raccQnti , J ha VQlutQesprimere che questi due mQtivi fQndamentali sono. tra IQro affint.
Ambedue le narrazioni della creazione dell' uomo
in Gen l 26-30 e 2 4b-24 dicono che l'uomo trae
la sua esi~tenza da Dio (l), che egli fin dall'inizio
01~

'{]diim UOMO

40

inteso come essere sociale (2), che la sua c reazione comporta a nche il suo soste nt a me nto con il
ci bo (3) e che a lui affidato il dominio sugli a nimali e sulle altre creature (4 ). P contiene inoltre
l'a ffe rmazio ne particolare che Dio ha be nedett o
l' uo mo (5) e che lo ha creato a sua immagi ne
(-~ddlEm) (6).

(I) Nessuna delle due narrazio ni inte nde afferm are propriamente c he Dio ha creato il primo
uomo (o i primi uomini ). La creazione dell ' uomo
piuttosto un'affermazione tipica delle na rrazioni
delle origini , che resta al di l di ogni storia di c ui
si possa avere esperie nza e di cui si possano avere
docume nti . Viene detto solo che l' uma nit, e cio
ogni uomo , trae la sua esiste nza d a Dio, niente di
pi e nie nte di me no. L' uomo creato d a D io diventa Adamo (nome proprio) solo per il fatto che
apre la serie delle generazioni (4, 1.25; 5, I ); nei racconti di creazione l' uomo creato non fa parte di
una serie determinata. Il racconto della creazio ne
dell' uomo dice per che l' uomo tale solo in
quanto creatura di Dio; non possibile qui separare l'uomo come tale dal suo essere creato. Ci
che l' uomo , lo in quanto creatura di Dio.
(2) La creazione dell ' uomo come essere sociale
viene affermata in forma la pidaria in Gen I , 2630: li cre maschio e femmina . In Gen 2,4b-24
questo lo scopo della na rrazione: l' uomo form a to
da Dio con polvere (2,7) non ancora propriamente la creatura che Dio inte ndeva (( no n
bene ... 2,18); la creazione dell'uomo veramente riuscita solo con la creazione della donna.
l ha posto quindi in pa rticolare evidenza
quest'aspetto della creazione dell ' uo mo, e cio che
egli raggiunge la sua autenticit solo nella societ
(cfr. su questo punto Pederse n, Israel I/II ,6Is.).
(3) Secondo le due narrazioni , al soste nta me nto
dell ' uomo si provvede anzitutto con un nutrimento vegetale (I ,29; 2,8 .9. 15); il nutrimento con
carne di animali subentra solo quando l' uomo si
allontana da Dio. Questo tema ricorre in tutti quei
passi (pa rticolarmente nei salmi) che afferma no
che Dio provvede al nutrimento delle sue creature.
(4) Contrariamente alla concezione sumerico-ba_
bllonese dell a creazione dell'uomo quest' ultimo
nell' A T non viene creato, secondo e P, per serVire gh del , ossia per il culto, ma per domina re sugli ammali (I ,26b.28b; 2,19.20), e quindi a nche sul
resto della creazione (1,28), e pe r lavorare il suolo
(2,15; cfr. 2,5b). La coltivazione la lavorazione
della te rra quindi basata sulla ; tessa creazione
dell ' uomo, oppure riceve con essa la sua motivaZione. Non si pu separare questo compito dall a
natura dell ' uomo.

(5) l' parla espressa me nte della be nedi zione


dell ' uomo, connessa Con la sua creazio ne ( 1,28).
CIO che P afferma In modo astratto , viene detto da
J In forma narrativa: la fertil it che si inte nde
esprimere con la be nedizione si attua nel sussegUirsI delle generazioni , con la procreazio ne e la
41

0l~ ' {Jdm UOMO

nascita dei discendenti (4, 1.2.25). L' uomo creato


da Dio un essere che si protrae nel susseguirsi
delle generazion i.
(6) Pe r quanto riguarda l'affermazione che Dio
cre l' uomo a s ua immag ine, molt i sono i tenta- '
ti vi d i spiegazione; cfr. in proposito Weste rmann ,
BK 1,197ss. , dove sulla base della Storia d'elle religio ni v ie ne proposta l' interpretazione seguente:
D io c re l' uo mo a sua corrisponde nza , come suo
partner, in modo tale che tra questa creatura e il
suo crea tore pu avvenire qualcosa; essa pu udire
il suo creatore e risponde rgli . Questa precisazione
ha un ca ra tte re esplicati vo; con essa non si aggi unge qualcosa alla c reazione dell ' uomo, ma si
chiarisce piuttosto cosa vuole esprimere il fatto
che l' uo m o c reato (COS a nche p.e. K.Bart h, Kirchlic he Dog ma tik, 11111 , 1945, 206s.). l , anche se
no n contiene questa affe rmazio ne particolare,
esprime tuttav ia la stessa cosa collegando il racconto vero e proprio della creazione 2,4-24 con la
na rrazio ne della trasg ressione del precetto e della
cacciata dal giardino: Dio ha creato l' uomo perch
vi sia qualcosa tra lui e la sua creatura.
d ) Le na rrazioni di colpa e puni zione form ano un
secondo gruppo. Quando si ha nno raccont i della
creazione dell ' uomo, o affermazioni sulla sua creaturalit, si hanno a nche narrazioni o affermazioni
che dicono qualcosa sulla limitatezza dell'uomo. I
due ele menti sono collegati pe r contrasto: perch
l' uomo , pur essendo creatura di Dio, cos variame nte limitato nella sua esiste nza? Le risposte a
questa do ma nda possono essere varie; nell' A T _
come a nche d a molte altre parti - si cerca la spiegazione in una m a ncanza dell ' uomo.

La narrazione della cacciata dal giardino in Gen 3 si delinea fondamentalmente cos: Dio colloca gl i uomini da
lui creati in un giard ino pieno di frutti , e permette loro
di cibarsi dei frutti di tutti gli alberi; solo di un albero
proibisce di mangiare il frutto. Ciononostante gli uomini
. mangiano il frutto di quest'albero e vengono perci cacciati dal giardino. Sono cos allontanati da Dio, e queslo
allontanamento equi vale ad un'esistenza in qualche
modo limitata. Questo filone principale intessuto e arricchito con una serie di altri motivi , che un tempo facevano parte di altri racconti indipendenti, appartenenti
allo stesso tipo di narrazioni : sopratt utto il motivo
dell 'albero della vita, che noto anche alt rove (p.e.
nell 'epopea di Gilgames e nel mito di Adapa), ma anche
le singole sentenze di condanna, che esplicitano la limi tatezza dell'esistenza, e forse anche la scena della tentazione col serpente.
Ci che J vuoi dire sull ' uomo con questo racconto si pu
cos compendiare: ( I) non solo la creat uralit dell'esistenza umana , ma anche la sua limitatezza fondata su
un evento origi nari o che si svolge fra Dio e l'uomo.
(2) La violazione del precetto di Dio e la condanna di
tale violazione un avvenimento originari o, che viene

lasciato nella Sua enigmaticit ed inesplicabilit. Colpa e


punizione caratterizzano l'uomo come tale; non c' al-

cuna esistenza umana che ne sia esente. (3) Dio accoglie l' uomo che ha peccato COntro di lui . Anche se lo allontana da s dando luogo cos ad un'esistenza limitata
da affanni , dolori e morte, gli concede ancora la vita e gli
permette di COnti nuare a vivere nel tempo.
42

I
rese insieme queste tre affermazioni possono
Se o se P _ he la narrazione intende d ire. Una spiega:
rendere clf ~uale uno stato paradisiaco di innocenza SI
zlon~e per a causa del peccato originale In uno stato
y.a~~~~~a decaduta , non corrisponde al testo e lal senlso
di Ila narrazione. Nella narraZione ti precetto, aVIO ae
.'
in ugual mamera un avvent mento
zione e II c~s~~~~~ns~ pu tradurre e dividere in periodi
ortgtnar~ designazione peccato originale , che ha In ~t~~~:;o nell'esegesi della narrazione questa sfumatura
I~ ermente diversa (e con conseguenze molto Impor~~i) deriva dal giudaismo tardiVO (IV Esdra).
ta
'b' l't- che ha l' uomo di peccare, la quale fa parte
La pOSSI I I a
.
I
tt nel racdell'evento originario, acqUista un a tro a
~
4) s.
conto del diluvio in Gen 6-9 . Mentre In en
e
I
aria della mancanza di un si ngolo uom?, In Gen 6-9 SI
atta di un fenomeno che investe tutta I umantta, e cloe
c~e un gruppo una comunit uman~ puo andare In rovina e erire Qui per la prima volta SI afferma che tlc~e:
atore :U a~nientare la sua creazione; tale POSStbtl~ta ~
gi racchiusa potenzialmente nel fatto che ti mon 101
l'umanit hanno un creatore: il creatore ha come ta e a
ca acit di distruggere la sua opera. Per questo motivo le
na~razioni del diluvio (o dell'incendio) untversale hanno
sulla terra la stessa diffusione del racconti di creazione:
Qui si fo nda lo schema tempo delle onglnl -tempo finale .
alla possibilit della corruzione del genere uman? COrrisponde la possibilit del suo a nni~nta mento. Nell apocalittica quello che avverr per I umantta COinCide con
quanto avvenuto al tempo delle onglnl.
6
Per quanto riguarda la concezi?ne dell'uomo, da Gen . :
9 si ricava: ( I ) l'umanit che SI propaga ha la posst:t!~
di corrompersi in blocco. (2) Il creatore ha la pOSSI I lta
di annientare l' umanit da lUI creata. (3) Col dtluvlo e la
salvezza di un individuo dal diluvio l'uomo. nella . sua
esistenza riceve una vita che consiste in una IiberaZlo~
o in una preservazione dalle grandi .catastrofi . (4 ) fi
romessa che non sopraggiungera plU una catastroe
~niversale finch durer il mondo fonda la storta
dell'umanit, che contiene (parziali ) corrUZlont di un intero gruppo e (parziali ) catastrofi . COSI la salvezza .e la
preservazione diventano un fenomeno che appartiene
all' uman it.
. d
Nel racconto della costruzione della torre SI ve e un superamento dei limiti, particolarmente penco l o~o per
l'umanit, consistente nell'autoesaltazlOne dell uom~
nell'ambito della politica (cma e.torre) e nel cam p) d~
progresso tecnico (che come tale e tuttavia accettato ..
punizione misericordiosa , ch,e anc?ra una ~olta laSCia
in vita, in questo caso la disperSIOne e I allontanamento.

6 (

e) In una serie di passi si ricorda la creazione


dell'uomo o si fa accenno a moltVI di creaztone,
p.e. Deut 4,32 dal giorno in cui Dio cre l' uoT20
sulla terra , oppure Es 4,11 ; Is 17,7, 45, ~
Ger 27 ,5; Zac 12,1; Sal 8,5ss.; 139, 13ss. ;Gtob 15,7 ,
20,4; Prov 8,31 (la sapienza nella creaZtone: ponevo le mie delizie tra glt uommt >~), moltre
Sal 115, 16 ( Dio ha affidato la terra aglt uomtm),
Deut 32 ,8 (allusione alla separaztone del popolt ):
In st re tta connessione co n la creaturailla
dell'uomo stanno a nche le affe rmaztonl m CUt
l' uomo come creatura riceve un valore o una dignit che deve essere preserv a t~ e c~stodtta . La
vita dell ' uomo custodita poiche egli e creatura dt
Dio (Ge n 9,5s.). C i viene ripreso nelle leggt: cht
uccide un uomo ... (Lev 24 , 17. 21 ).

43

In Gen 96 il fondamento di questo sta nel fatt~


che l' uom'o creato ad immagine di DIO: SI ha qUI
un primo passo verso il concetto moderno della
dignit dell ' uomo ; q uesta fondata sulla creadell' uom o e si espri me. nel
che la
vi ta dell ' uomo protetta perche e~l! e c~eatu ra
di Dio. Una simil e idea della dlgnl ta dell uomo.
si ritrova a nche in espreSSIOni come quella dt
Ab I 14 se egli (i l conquistatore) tratta glt uomini ~ome i pesci del mare . Essa St mantfesta
nel fatto c he l' uomo no n vive dt solo
pa ne (Deut 8,9) o nel lame nto IO tn vece sono
un verme, non un uomo (Sal 22,7), e con una
forza particolare nel ca nto del servo. dt l ahwe
Is 52 14 tanto sfi gurato per essere dt un uomo
era il 's uo aspetto, e no n pi umano ti suo_volto .
Negli stessi termini parl ano dt uman lta a nche
2Sam 7, 14 e Os 11 ,4.
,
'.
Anc he questa dignit l'uomo. non I ha da se,. essa
fondata sul fatto che Dio St pre~de c ura dt IUL
. h
,- l' uo mo ('''enos) perche tu lt ncordl dt
cecose
' __ l
h ' tt'
lui e il figlio dell' uomo (blEn- adam perc e u _t
r~nda cura d i lui ? (Sal 8,5). Una gran quantlta
passi parlano della protezione accordata da Dto
all' uom o: egl i il gua rdia no deglt uommt
(G' b 7 20) e con una tale protezione e una tale
tO di~ e 'Ii opera i suoi prodigi per t figlt
(Sal 107,8.15.21.31; inoltre Sal 36,7.8;
80, 18 ecc .).

~(uralit

fa~to

~i

~~fl~~omo ~

f) L' A T esprime ci che l' uomo nella sua' reDalt


ua ndo vede l'uomo dt fronte a tO,
da lui e nella sua
I . P r q uest' uso di ' adm (CIrca 60 passt) SI m
una particolare difficolt. La
rotestam e ntaria dell' uomo non parte a.
.
-'
tesso fondato sulla propna eSt.
quale e ~~ ;~i iSn un :nodo o nell'altro e~tra in reS
I te nza, ccon Dio' con ' iidiim si inte nde mvece un
aZtone
,
.
l '
con DIO
no che sta m re aztone
.
t~~~~ou:~e tale non pu essere car~tterizza~o
n compreso, se la sua esistenza non e posta t

~~fl~a~~~~isianza
c~t~tr:

dipendenza d~
vls~7~u~e~~

fronte a Dio.
t t nella storia
Alla creaturalit , .c ome e ~r~s~~o a c~e in questo
m
delle on gmt , cOITIspon d e t a . ,

gruppo di passi la re~~~~r~~t~a B~~s~~eU~~I?u~m~


bra fondata su un
. . .
che
include necessaria mente 9uesta IImttaztone, osde riva d a tale contrappoStzlOne; se ~~~~ ~~~iCO. nes
Serva o trascura questa Itmttaztone, r
I suo essere umano.
.
.
larme nte mmacctato ne
..
(Es 33 20)
sun uom o che mi vede resta m vita
"
.
I
e particolarmente
Ci espresso in u.n te~t~e~~~g~o~~ro la politica di alpregnante di Isaia, In u l' Eg'tto uomo e non Dio ...
leanza con l' Egitto: m~olo r:corre nuovamente con si(Is 31,3). In 31,8 .11 vo~a . ia cadr sotto una spada che
gnlficato analogo. L Asslr d non umana la divorera .
non e di un uomo, una spa aa da Ezechiele nelle parole
La frase di Is 31 ,3 v~ene npres 2 9). Si noti che in enrivolte al prtnclPe di Tlrf:T~ ?~he~a tipico della parola
trambi i passI Isaia amp I I
di specifico per la sua
profetica, espnmdenl_d~ ~u~~:! che il discorso profetico
predlcazlone, al I a e e
Cl~ ' dm UOMO

44

r_

ha assunto prima di lui. Il vero e proprio moti vo per cui


I~ Is 31,} -~ SI mette in guardia cont ro l'alleanza co n
I Egitto e I annu.ncio dell'annientamento del protettore al v. 3b: SI amplia questo motivo facendo riferimento alla hmltatezza di tutte le potenze umane li mitatezza che e intrinseca all'uomo. In 31 8 vi lo stesso .
ferimento: l'Assiria sar annientata, ~a non dalla spa~~
dI un uomo (p.e. dell'Egitto); qui agisce solo il nonuO":,o, Il creatore che come tale anche signore della
sto,rla. La frase l'Egitto uomo e non Dio Il qu indi
un asserzione che si fonda sulla creaturalit dell'uomo'
es
I sa e indIpendente dalla storia particolare di Dio co~
sraele.
Nello stesso CO ntes to va collocato il ritornello di
Is ~,9. 1 1.17; 5,15 allora l'uomo verr umiliato e il forte
sara abbassato ... (o sim.). Wildberger, BK X,103s ricorda gIustamente che questo detto sul rovesciam~nto
delle pOSIZIOni non fa parte propriamente del l'
.
' IsaIa
. cita un detto s InguagglO
P ro~et'ICO.. Senza dubbIO
. .I
che h~ i nt rodott~ al v :9 Con l'impf. cons., ~~I~~~\~
usato In forma PIU orlgmarla anche in 2 17 e 5 15 E l'
rimanda al medesimo parallelismo tra 'is e 'ad- '\ g I
trr a anche i.n Prov I 2, 14; 19,22; 24,30; 30 2aS~lc4Z ~I
n tali detti I:umlhazlone e l'ann ientame~t~ sono )I~
~e~seguen.za dI una ~tolta esaltazione Il (cfr. anche
. 10,14, 51 ,17). IsaIa, an nunciando in 2 12 17 '1
gIorno I l che giunge su ogni soltezza ed ogni;u ~rb i~( ~
~~I ~~~~~ s~~o JahwF sarh in nalzato, e rifacendoJ cos ~d
l'uo
pl.enzla e,. c e Contrappone tra loro Dio e
. mo, stablhsce un Importante Contatto tra '1 l'
glo profetlco e quello sapienziale: quando il g' Idmguagpropriamente val I
.
IU IZIO, che
gli uomin i Il l'an~~o o pe~ Israele, vIene esteso a tutt i
Dio-uomo, I~ quale ~~I~I:li~e;~i~e~~ ~~~~~:f~~~1,~i~

anche l'es pressIone


. con
cIn .questo
D' senso
' . si pu ricordare
,
UI
IO SI ri vo lge al profeta Ezec hiele f"
dell'uomo' , che ricorre pi di 90x Cf Z' IgllO
BK XIII ,70 s ... l' accento e. posto su 'iJdom
. ar. .Immerh
b'
collegare il termi ne opposto 'iii che r~ t aC~1 ttlsogna
(Is 31., I; Ez 28,2) l;. Si tratta quindi della stessa ~o~~~:~~
POsIzIone D Io-uomo che si ha in Is 31,3 e 2 Il 17
che qUI VIene contrapposto a Dio il profeta s;es~o 'ns~:~
sua pura creaturalit timitata.
'
1

~) Nella creazione dell' uomo trova la sua ragione


il fatto che uomo e. animale vengano considerati
come .gll UnICI essert VIventi . In J la creazione degli anImali sta In stretta connessione con quella
deg li uo mInI (Gen 2,7. 18-24), in P animali e uomml ncevo n? la bened izione del creatore (Gen
1.'22.28). COSI pure anImali e uomini stanno insIeme nel racconto del diluvio (Gen 6,3; 7,23). La
relaZIone comune tra uomini e animali viene
espr~~sa_ nell ' u~~ca_ for:nula fi ssa che si formata
con adam. meadam ad behma uomini e bestle (vd. sp. 3).

I ~ molli altri luoghi uomini e animali sono nominali in.


s eme, ma la fo rmula non viene usata: nel riscatto del
primogenito degh uominI e degli animali (Es 12 12'
13,2. 13. 15; Num 3, 13; 8,17; 18, 15), nel botlinodi gu~r~
(Num 31,11.26.35.40.46; Gios Il ,14), nell'offerta cultuale del bottinO d.i guerra ( um 31 ,28.30.47). Come
nell a creaZIone, COSI anche quando si parla di annienlamento .uom ln l e animal i vengono spesso nominati in~ I e m e, p.e. nell e pI ag he d' Egi tt o (Es 8,13. 14'
,9. 10.19.22.25; 12, 12; Sal 135,8); uomini e animali sa:
ranno annIentat I. alla caduta di Babilonia (Ger 50,3).
LaD stessa .0PPosizione ricompare anche altrove'
la dIst ruZIone totale abbraccia uomini e animali
IO non e uomo ('--)
h. . er 36,29
e devastano questo territorio annientando
un figlio dell ' uo~~ '(r:~~_,~~?ssa mentire, non
In e~so uominI e animali Il ; inoltre Ger 7,20; 21,6; 27,5s.;
pentirsi (Num 23 19 ~ 15 am ) perche possa
~0 ,3, 51,62; Ez 14,13.17. 19.2 1; 25,13; 29,8; 38,20; Sof 1,3;
frasi si im d'
" .CL
am 15 ,29). In tali
gg l,II , solo uomml Zac Il ,6). Uomini e animali vendell'uomo' pe Islce a DIO dI abbassarsi al li vello
gono
accomunatI nel pentimento quando in Giona 3 78
. ' stml mente m Mal 3,8 ... pu mai un
u
SI annu~c la lo slerminio; anche nell' invetti va di A ba~~c
st~~O mg~nnare Dio? Il. Queste espressioni mo- COnt
ro I In va~ore esSI sono collocali sullo Slesso piano
tra D?op:rl~ anche che il voler conservare i confini
~b 2,8 ..17). E smgolare 11 fatto che gli annunci di sternlO
carattere o~?:;~g~~n c~nduce ad affermazioni di
d'E dI UominI e animali ricorrano solo nelle piaghe
. gittO e In seguito solo nel profeti a partire da Oereastrale sull 'essere di' D' on . SI fanno asserzioni
":,Ia
.. Anche ~ella promessa riguardante il tempo dopo il
Si tratta sempre di un' tO nesu quello d~lI ' uomo . .
gmdlzlo Uomin I e anImali vengono talvolta nominati in.sta negl'I eventI. e non opposIzIone
d' .
.che St mani fesIeme:. Ez . 36,11 Il molt iplicher fra voi uomini e anipriori. Perci non si hanl~~ene m% opposizione a g al.' Il, COSI anche Ger 31,27; Zac 2,8; 8, 10 (solo uomini:
esprimono un diverso m d madI. a crmazlonl c he
er 51,14; Ez 36,10. 12.37.38; Mi 2, 12).
o o I essere dI DIO e
dell ' uomo La
tanza d :.
COntrapPOsIzIone acquista impor~k L' uomo condi vide con gli animali la caducit;
eCISlva Soprattutto q
d
ccles!aste lo .espnme chIaramente in un passo:
trova a dover decidere su chi ~:g o un uomo si
POlche II destmo del fi glI degli uomini simile
pna fiducia, e quando il
fid ba npom: la proa q u~1I0 d~lIe bestie Il (3,19; cfr. Sal 49,13).
mass ima chi arezza c con I are m DIO e Con la
~nch essa e fondata sull a sta ria delle origin i
nell ' uomo: Ger 17 5' M?ntrapposto al co nfid are
~el~': 3,19.24)! come la fa llibilit o la malvagit
poich l'aiuto cei' uo 5,8, Sal 36,8; 11 8,8; 146,3;
o~o (nel raccontI dI colpa e punizione) che
(Sal 60, 13; 108 13)' si m Or non serve a nulla
'
spesso e collega ta all a caducit
mani d ' D"
, . pre,enrebbe cadere nelle
I IO che In q uell d .
Talvolta , come l'n N um 16 29 . la caducIla
' " vIene
(2Sam 24, 14 = lCron 21 . e. eglI uomini solo consta
t
.'. '
tutti '
ata: se essI mUOIOno, come muoiono
non si avr pi paura d ,13), se SI confi da m Dio
eg 1I uomml (ls 51,12).
glI uomml.' se a loro succede quello che sucIl COntraslo si mostra anch
cede a tUttI Il (SImilmente Ez 31 L4' Sal 73 5' 82 7'
cfr anche G'IU d 167
""
"
va mente alla COstruzione ~~~I fatto ~he ci si oppone vi- cad
, . 11.1 7). II discorso
sull ' uomo
~ono opere d:lle mani dell'uom~0~1~19 dI ~o: queste I uco trova la sua a :nbientazione particolare nel
al 115,4; 13),15; Ger 16,20 come e . ,18 - Is 37,19;
I:~ento sull a cad ucIla, che un ampliamento dei
carsl degli dei? ; cfr. Is 44,11. 13). puo Un uomo fa bbrient I del SIngolo (o di un gruppo) (Sal 39 6 12
ognI uomo non che un soffi o Il; 49, 13.2 1;
45 0l~ 'iidam UOMO

(tesso

46

62 IO; 89,48; 90,3; 144,4; Giob 14,1.1 0; 25,6;


34:15; Is 2,22 ). Questo lamento sull a caducit
particolarmente elaborato in Giobbe, soprattutto
in 14,1-1 2. Anche qu i non si pu affermare che il
vocabolo Il uomo sia in se stesso un term ine caratteristico del lamento; , dm ricarre anzi solo
nell'ampliamento con il quale si d libero sfogo al
lamento del sofferente, per cui egli con la sua sofferenza particolare si considera partecipe dell a caducit di tutti gli uomini .
Questa nu ll it o cad uci t sta in stretta connessione con la fa ll ibil it dell ' uomo o la sua malvagit, sia in Gen I-II che in Giob 14,1-1 2 (v. 4
Il come potrebbe un puro derivare da un im puro?
impossibil e!) e co rri spond e nte me nte in
Sal 90,7-9 (cfr. Num 5,6 i peccat i che commettono gli uomini ). Va spiegato cos il fa tto singolare, che nei salmi di lamentazione indi viduale (e
in altri passi) solo a proposito di nemici e di malvagi si parla in genere di uomini (Sal 140,2 liberami , Jahwe, dagli uomini malvagi ; cosi pure
altrove frequentemente: Sal 12,2-9; 57 ,5; 11 6, 11 ;
11 9,134; 124,2; Giob 20,29; 27, 13; 33, 17; 34,30;
spesso nei Proverbi, cfr. Prov 6, 12; Il ,7; 12,3;
15,20; 17, 18; 19,3; 21,20; 24,30; 28, 17; 23,28;
molto pi raramente si usa 'iidam nei Proverbi
quando si parla dell ' uomo saggio e intelligente,
cfr. Prov 12,23.27; 16 ,9; 19, 11.22; 28,2; cfr.
Giob 35,8).
i) Nel li bro dell'Ecclesiaste il discorso sulla fugacit o sulla caducit dell' uomo viene radicalizzato,
in quanto essa non semplicemente constatata o
lamentata, ma il risultato di una riflessione che
ha studiato a fondo (1, 13) l'essere umano (2,3).
Anche l'Ecclesiaste-parte dalle origi ni ; la caducit
non si accorda bene con la creaturalit dell' uomo,
e qui compare il peccato: 7,29 ho trovato ... che
Dio ha creato gli uomini giusti ; essi per cerca no
molt i raggiri , cfr. 9,3. Nell ' intendere a questa
maniera l' uomo come creat ura l' Ecclesiaste co nserva un lega me con la teologia, nonostante il suo
scetticismo (cfr. 3, 11 ; 7,29; 8, 17).
Il tratto fondamentale dell a s ua concezione
dell' uomo ( l ) il riconoscimento radicale della
nulli t dell'uomo, del suo essere-per-I a-morte.
Nella sua fugacit l' uomo uguale alla bestia
(3 ,18. 19.21). L'essere autentico dell' uomo si osserva meglio nell a casa del lutto che in quella delle
feste (7,2). L'essere-per-Ia-morte viene ancor pi
aggravato dal fatto che la morte sopraggiunge improvvisa (8,8; 9, 12). (2) Qual allora il senso di
questo essere che corre velocemente verso la
morte? Ci che un uomo si guadagna col lavoro
e con la ricerca durante la vita, deve poi lasciarlo
(1,3 che cosa guadagna l' uomo da tutto il suo affa nno, con il quale si affatica sotto il sole? Il;
2,12. 18.2 1.22; 6, ls. IO. Il.l 2; 7,14; 10,14; 12,5).
Proprio se si tiene presente l' affanno, la va nit e
la caduci t dell'esistenza, acqu ista un senso l'attimo, il presente, il consentire a tutto ci che disponibile (2,24 non c' niente di meglio per
47

l' uomo che mangiare e bere e procurarsi gioia in


mezzo alle fa tiche Il; 3,13.22; 5, 18 Il prendersi la
propria parte e gadere ; 7,14; 8,15; 11 ,8). Questa
accettazione delle gioie dell a vita e del gusto di vivere viene spesso considerato come un accettare
ci che creato da Dio (2,24; 3,13; 5,.18; 7, 14;
8,15). Proprio in questa acettaziore dell'atti mo.,
godendo dei doni belli della vita , l' uomo . riconoscendo la li mitatezza dell a sua esistenza , pu accettare il suo creatore.
La visione che l'Ecclesiaste ha dell'uomo si manifesta (3) nel modo pi chiaro in 8,17: Allora riconobbi che impossibi le al l' uomo investigare
l'i ntero operare di Dio , tutto ci che succede sotto
il sole; poich per quanto l' uomo si affa nn i a cercare, no n trova niente .. . . L' Ecclesiaste ha trovato che l' uomo non pu avere una conoscenza di
Dio in senso globale, e perci non pu conascere
tutto quanto quello che avviene. Egli deve ricanoscere che la limitatezza dell 'esistenza umana condiziona la comprensione dell 'esistenza e la conoscenza di Dio. Solo ent ro questi lim iti un'esistenza
umana pu aver senso e solo entro questi li miti
acquista signifi cato un discorso su Dio.
I) Mentre in tutti gli usi fin qui co nsiderati vi era
una relazione con la' creaturalit dell' uomo e con
quello che essa significa, l'A t conosce anche un
uso neutrale, in cui ncm si suppone tale relazione;
qui il term ine viene usato con la stessa estensione
e la stessa indeterminatezza delle nostre lingue
moderne.
In un certo numero di detti dei Proverbi si parla dell'essere e dell'agire dell'uomo in generale; si trana di sentenze che contengono osservazioni sull'uomo, come in
Prov 20,27 Il il respiro dell'uomo una fiacco la di
Jahwe Il (simil mente 27,19.20), oppure osservaziOni ed
esperienze tratte dalla vita sociale, che riguardano per lo
pi il comportamento dell'uomo, come 18,16 i doni
fan no largo all' uomo Il, e 16,1; 19,22; 20,24.25; 24,9;
29,23.25; cfr. Is 29,21 ; Sal 58,2; Giob 5,7.
Afrermazioni sull'uomo del lUllO generiche e neutrali ricorrono anche altrove, p.e. in Sal 17,4 Il la ricompensa
che l' uomo riceve Il; ISam 16,7; 2Sam 23,3; Is 44,15;
58,5; Ger 47,2; Sal 104,23; Eccle 8,1;Lam 3,36.39. Co~
un tale linguaggio generalizzante si pu anche parlare dI
Dio che agisce in diverse maniere verso l' uomo:
Giob 34 Il Il egli ricompensa l'uomo secondo il suo
agi re ; Ez 20,11.13.21 ordinamenti e preceni che
l'uomo deve osservare per rimanere in vita Il (cfr.
Neem 9 29)' Am 4 13 Il il quale mostra all'uomo qual
il suo p~nsi~ro Il. Quest'uso limitato del lermine differisce notevolmente dagli altri : sembra delinearSI qUI una
specie di etica comune, che esula dal quadro del culto divino e della storia della salvezza.
,adam viene usato qui semplicemente per indicare
un genere, per cui si prescinde dal fatto che
l' uomo creatura e quindi in vano modo caratterizzato dal suo esser creato; cosi p.e. chiaramente in Deut 20,19 sono forse uomi ni gli alberi
dei campi? Il; cfr. anche Ez 19,3.6; 36,13.14.
Si designa semplicemente il genere in quei passi di Ez in
cui ci che appare al profela vIene paragonato ad un
uomo (Ez 1,5 Il apparivano come rorme umane Il; moltre
C l~ 'iidm UOMO

48

1,8.10.26; ,10,8. 14:21 ; 41,19; cfr. Is 44 ,13; Dan IO 16-18 )


Vanno qU I menZionate anche le e pression i cOI~poste'
come mano dell'uomo ( DeuI 4,28 ecc. ), voce uman;
(Dan 8,16), escremenll umani (Ez 41215) oss
( IRe I32 ' 2Re231420' E 39 15) , . , a umane
(Num 9,6.7; 19/U3.14A d er (/~~a3~r~d~~n4~02~)0
carpa umana (Es 30,32).
' , "
"
In questa accezione, con la quale si indica solame nte ti genere, va nno intesi anc he i numerosi
passI m CUI 'adam sta per ognuno , opp. al negativo nessuno , e anche molti uomi ni
tUtti . gli . uo mml , oppure tra , davanti agii
uomml , m da ti numerici (come Mi 5 4' G'
4, II; I C,r0_n 5,21) Oppure in espressi~ni c~~=
<
8< beato ( asr ... ) col ui che ... (Is 562' Sal 322'
28 , 14). ' Q' UI. '-d:
v4,6.13; Prov 3,13.1 3', 834'
"
a am'
Ie ne sempre usato nello stesso senso di' ,- -IS
( vd.sp.3).
;;) Riassume ndo si pu dire: la parola ebraica ' 0am cornsponde solo parzialme nte al te rmine
uo mo delle lingue moderne Con 'ad.
mte nde l' uomo come esemplare n
no n SI
~OgO l' u? mo sin.golo o l' indi vid u; , ma il ::~:~
ma no , I umanna nella sua totalit cui il singolo
appartiene. L' umanit d eterm i~a ta dalla sua
ongme, dal suo esser creata (4b-e) La
.
parte degli usi ha nno a che fare diretiame~:~g:~r
direttamente co n la creaturalit' l' uom
. m contrapposizione a Dio (41)'
o eSiste
vente (4g)
Il r .
, come essere VIlit (4h-i ) 'Sne a. Imnatezza insita nell a c reaturain senso 'd ~ puo moltre parlare dell ' uomo a nche

e tutto genenco come nelle nostre


Imgue
(41 ).
'

f::'

51 Sull ' uso del te rmine


I NT
zione c he esso ha d Il ,ne
e sulla conceJ.Je re mias a rt
"O e uo mo cfr. f. gli a.
( = GLNT '1 ,977~986)' ~(;6' ThW 1,365-367
RGG IV ,863-867 (c~n bib'li ahl ,a rt . Mensch 111 ,
art. Mensch , BHH Il , 1189-11~~?' W .Schmnhals,
NT, particolarme nte in Paolo cO~lblli~gr.). Nel
Adamo v iene attribuita u
' a a Ig ura di .
storico-salvi fica ma ' . na n? tevole Importa nza
c
'
CIO non e conforme Il '
omune del termine nell ' A T (
a uso
art . ' .\ ';; :1. IL. ThW I 14/-143 _ cfr. J.Je re mias,
' d .
- GLNT 1,377-386'
J .deFrai ne Ada
m un seme Nachkommen , 1962 ;
129.141 ). '

C. Wesrermann

i1r;l~ '"dama SUOLO


,adama risale con agn '
b '..
dm essere ro~so
I pro abI lita alla rad ice

,11

mune (sostituita in~r~:artenente al semitico cosignificato di terre no . ~~~ smq), e compare col
suolo , terra altre ch . ( b so) da coltivazione
(Iscrizione di Mactar ~I e r. a nche nel neopun ~
POpolo che abita nell'a terran.~: ~I~~' 3 per il suo
(a ram . gl ud . e sir 'ada l" fI'
.. 5) e m aram .
.
m a, orse gla aram. antico
49

"~l~ "dama SUOLO

in KAI nr. 222 A r lO 'dm[hj


.
cfr. KAI Il 239 '246' d'
terra colUvata ,
Sef. 36).
'
.
,
Iversamente Fnzmyer,
Per l'etimalagia cfr. Dalman AuS I 333 '
KC 77; Galling, BRL 151' R 'Gradwa'hl b " ,~s'b; Ro.st,
, le ar enlm
AT 1963 5s' HAl14 L','
. , ~.
aprnla ne di Hertzberg (BHH
146'4 ) , . ,
,
, secanda CUI adom nel significata di
terr~ sarebbe derivato da ladm , un )
color
bablle dellas~i.luppa in direzia ne in versaP~L ~:~~o~~~:
dera ,I ~ p_osslbllrta d Iuna derivaziane dell'aggettivo di .
la re adom nel sIgnIficata di calar carne da .' dCo.
pelle)} (arab. 'adamar), per cu i si davrebbe rit~n~1/I
e
camhe sl~~ I~cata primaria di ,adama superficie (crr
anc e - adam I).
.
La propasta di inte ndere suolo )} anche in alcuni testi
In CUI SI trova Il termrne 'adam (M .Dahoo.d CBQ 25
~963 , 123s .; Id ., Proverbs and Narthwest Semitic Philo.l:
gy , 1963, 57s.; rn parte, inaltre, anche HAL 14b) de
rg~~ ' nota , ma deve essere camu nque respi nta (in Ge~
, can anagra della steppa)} invece di uomo. _
~~I~f:~t; .;' i~vr:b2~e 1<9<sleGPpa '3' in apposizione a terra
, ..
' e er 2,20 SI avrebbe senza alcu na necessrta una trad uzione banale e in Prov 30 14 '1
parallelrsma can 'a!ra!~. risulterebbe sapravvalutata' 'per\
~estl esegetlcamente dIfficili di Giab Il ,12; 36,28'; Zac
,1, 13,5 bIsogna rrcarrere ancara a delle ipatesi).'

21 . 1225 passi in cui ricorre il termine fra i quali


SI d a un solo caso con la forma plur. '(Sal 49 12
te rre ), so no s parsi. in tutto l' AT, con netta p~e
ponderanza tuttavIa m Gen (43x, di cui 27x nella
stona delle o ngtnl e 12x in Gen 47) in Deut (37x)
Ez (28x) e Ger (18x).
'
,
~i altri testi in cui il termine ricarre sono' Is 16x Am
x, Es 9x , I Re 8x , Sal e 2Cron 6x Num e 2Sam 5x' 2Re
. GIoe
. ' So.f
eG'Neem
b P4x ' ISam , Zac e Dan 3x,' Lev Glas
'o. e rov 2x , Os, Giana, Agg , Mal 'e ICr~n I x ~
,
In quest~ l,sta '"dama di I Re 7,46 = 2Cron 4 17 se.
guenda I apl nlane di Nath BK IX 164 .
'd
come appell .
" e conSI erato
'a _ _atlva terra e nan carne name di lacalit
( cfr.
dama Glas 1936 ' , -d- G' 3
IO 19' 1428 '
"
a am las ,16; 'adII/a Gen
ca '.' ,., Deut 29 ,22; Os Il ,8; cfr. HAL 14b 15b)
SI pure Deut 32,43 ( HAL 15b secanda Tur.Sinai:
sangue rossa ).
.
31 Pe r l' uso del termine nell ' AT cfr. L. Rost ,
Dle Bezelc hnungen fUr Land und Volk im A T FS
Procksch 1 9~4, 125- 148 = KC 76 -101 ; A.Sch~ar.
zenbac h, Dle geographische Terminologie im
Hebr. des AT, 1954, 133-136. 174. 18 7.200.
a) '"dama designa nel suo sig nifica to fondamen.
tale la terra .colti vabile dell 'ambie nte abitato la
:e;~a rossa(vd . sp. I ) da colti vazione (cfr. von Rad
, . 163), In ~o ntrapposizio ne alla ste ppa e al deserto
, semama;
cfr.
B B (mldbar.' '"ra-b-a, J'e-Slmon
Haelndlsch , Dle WUste in den a tl. Schriften 1883A a ar The N '
" ra A ' d"
otlo n o f the Desert in Sume
5 ~a lan a nd West-Semitic Religions 1950'
c. warzenbach , I.c. 93- 112' IDB I 828s ) ,
,
c al no diventa nomad
'
,
..
dalla 'ad- - (G
e per essere sta to scacciato
.
ama e n 4,11.14). Essa il luogo che
i~o esse re coltivato (-'bd: Gen 25' 323' 412 '
9
craml C , 10; Is 30,24 ; Ger 27, 11 ' Pro~ 2 l' '28 ' 19:
r.
ron 27 ,26) . ' o-be-d I1G-,"dama
'
" ,tore,
l' agricol
50

(Gen 4,2 ; Zac 13,5; cfr. ' fs h{J'"dama Gen 9 ,20).


Nell'ambito di questo vocabolo rientrano quindi i
verbi che indicano semina re (zr' : Gen 47 ,23 ; Is
30,23) e germogliare (~ m!l: Gen 2,9 ; Giob 5,6; cfr.
Gen 19,25).
Solamente quando la '"dama viene irrigata possibi le la vi ta (Gen 2,6); se non viene la pioggia il
lavoro su di essa resta impedito (Ger 14,4 txt? ). La
rugiada e la pioggia cadono su ll a 'adama (2Sam
17,12; IRe 17, 14; 18, 1) e in rife rimento ad essa si
parla di concime (Ger 8,2; 16 ,4; 25 ,33; Sal 83 , 11 ),
di frutto (Gen 4,3; Deut 7, 13; 28,4.11.18.42.51 ;
30,9; Ger 7,20; Sal 105 ,35; Mal 3, 11 ), di primizie
(Es 23 ,19; 34,26; Deut 26 ,2.10; Neem 10,36), di
prodotti ( Deut 11 , 17; Is 30,23; cfr. 1,7) e di decime
(Neem 10,38).
b) In senso mate riale 'adama designa il terreno
del campo ; il sino nimo pi frequente in questo
caso - 'ajr (cfr. Schwarzenbach , I.c . 123-133).
Ci si pu spargere la '"dama sul capa (ISam 4,12; 2Sam
1,2; 15,32; Neem 9,1), si pu partar via un carica di
essa (2Re 5, 17), negli stampi fatti can essa si pu fon
dere il metallo ( IRe 7,46 = 2Cron 4,17, vd . sp . 2). Di
essa pure sano fatti i vasi (ls 45 ,9) e can essa pu essere
castruita un altare (Es 20,24); di essa sa no fatte le bestie
del campa e gli uccelli (Gen 2,19). Cfr. il mada di esprimersi, alquanta diversa, adottata per l'uomo.: lo 'adam
tratto dalla '"dama (Gen 3,19.23) appu re fo rmato can
la polvere della '"dama (Gen 2,7).
c) In una accezione pi vasta '"dama sta in genere
per la superficie terrestre su cui si sta (Es 3,5;
8,17), che pu spaccarsi (N um 16,30s.), c he sostiene ogni tipo di rett ili della '"dama (Gen 1,25;
6,20; 7,8; 9,2; Lev 20 ,25; Ez 38,20; Os 2,20).
d) Ancora pi uni versalme nte , per '"dama s' intende semplice me nte la terra , per lo pi nel
senso di terra abitata (cfr. popoli della terra
Gen 12,3; 28 ,14; Am 3,2), da cui uno pu venir
sterminato o sim . (smd hi .: De ut 6,15 ; I Re
13,34; Am 9,8).

Le castruzioni ivi adaperate ripartano. ancar pi ai significati citati sotto. c) suala appure superficie terre
stre : 'al ha' "dama su lla terra 15am 203 1' Is 2421
ecc.; pene h{J'"dama superficie della terra' Gen 8,'13;
'al pene ha'"dama sulla faccia della terra Gen 6 I 7'
7,4.23; 8,8; Es 32,12; 33, 16; Num 12,3; Deut 6,15; '7:6:
14,2; 15am 20,15; 25am 14,7; IRe 13,34; Is 23 ,17; Ger
25,26; 28 ,16; Ez 38,20; Am 9,8; Saf 1,2s.).

41

Quanto all ' uso teologico del te rmine, accanto ad alcune formulazioni particolari come 'ad~nar (haq)qdees te rra santa (Es 3,5; Zac 2,16),
admar jhwh terra di Ja hwe (Is 14,2), e oltre
alla maledizione divina della 'adama (Gen 3, 17;
cfr. 5,29 ; 8,21) , sulla quale si fonda la fatica legata
al lavoro della terra (Gen 3, 17ss. ; 5 ,29), dobbiamo
rrcordare la formula , soprattutto dtn .-d tr. dell a
'adama che Jahwe ha giurato ai padri e che 'dar o
ha dato ad Israele (Es 20 12 ' Num II 12' 32 II '
[)c ut 4,10.40; 5, 16; 7,13 ;' ,,',9.2 1; 12,.1 9; 2,1;
51

25 , 15; 26 , 15; 28 ,11 ; 30,20; 31 ,20; [cfr. 30,18; 3 1,13 ;


32,47]; IRe 8 ,34.40 = 2Cron 6,25 .3 1; IRe 9 ,7 ;
14,15; 2Re 2 1,8; 2Cron 7,20; 33 ,8). A questa formula corri sponde la formula di maledizione che
minaccia lo srad icame nto dalla '"dama ( Deut
28 ,2 1.63; Gios 23 , 13. 15; IRe9 ,7; 13,34 ecc.). Dalla
'adama Israele e Giuda dovranno andare in esilio
(2 Re 17 ,23; 25,21 = Ger 52 ,27) per poi tornare indietro (Is 14, l s.; Ger 16,15; 23 ,8; Ez 28 ,25 ; cfr.
A m 9, 15 ecc.).
No n possibile stabi lire una differenza di co ntenuto fra quest' uso di 'adama e quello, ad esso corrispondente, di -' lree~ (4c).
J.G.Ploger, Literarkritische, formgeschichtliche und stil kritische Untersuchungen zum Deuteranom ium, 1967,
121-129 , ha mostrata che l'asservazia ne di G.Minette de
Tillesse, VT 12, 1962 , 53 n. I, secanda cu i il Deuteronomista e le seziani-vai del Deuteronamio userebbero. di
pi 'cerce~ co.I significato di terra promessa , mentre le
seziani-tu userebbero '"dama in un significato malta pi
generale, viene a cadere se si approfondisce di pi la ricerca (uno sguardo. al materiale dell'apera storica dtr. induce alla stessa canclusione); la scelta del termine - al
mena nel Deut - piuttasta in relaziane a campasizioni
fisse di parale. '"dama si trova nel Deut nelle camposi
zia ni peri ha' "dama i frutti della terra , ~ajjim 'alha,adama vi vente nella terra e 'rk hi. j amim 'al-ha,ada -

ma vivere a lunga nella terra (compasizioni fisse can


' cerce~

in Ploger, I.c.). Nella letteratura past-deuterana


mica sparisce anche questa distinziane.

Me ntre l' uso di ' Iree~ in questi contesti mette in


ev ide nza la terra come entit geografi ca, e talvolta
po litica, l' uso di '"dama ma nifesta reminiscenze di
mod i di dire pi a ntichi d al punto di vista della
storia della tradizione: per il nomade originariame nte non si tratta della promessa di una terra
geograficamente o politicamente delimitata, ma
sempliceme nte del possesso di un suolo . Il collegame nto indistinto che si stabilisce in tutto l'A T
mostra che, almeno a cominciare dal tempo dello
Ja hwi sta, la promessa gene rica della sedentarizzazione viene ide ntificata senz'altro con la promessa
concre ta d el possesso della terra di Canaan. A tale
concezione si ri f anche l'espressio ne 'admar Jia' /, che ricorre solo in Ezechiele, ma ben 17x , la
quale designa Israele non come una realt politica
m a come una realt teologica. (cfr. Rost , KC 78s. ;
Zimmerli, BK X III ,147. 168s.); cfr. pe r anche 'admarjehtlda in Is 19, 17.
Molto arcaica anche l'espressio ne nell a quale la
'"dama viene determinata col pronome possessivo , e che nella forma mia/tua/sua terra si
avvicina al sig nificato di patria (Gen 28,15 ;
Am 7, 11.1 7; Giona 4,2; Dan 11 ,9; cfr. Sal 137,4
terra straniera ).

51 I pochi casi in cui il termine ricorre a Qumran si ricollegano agli usi vtrt. Il greco del NT,
come gi quello dei LXX , non fa distinzione fra
'"dama ed 'Irees . Ad entrambi corrisponde '(~ .
Cfr. H .Sasse, art'. '(7" ThW 1,676-680 ( = GlNT
Il ,429-440), il q uale a dire il vero sorvola su aspetti
important i.
H. H. Schmid
" ~l~ 'odma SUOLO

52

:lilN 'hb AMARE


La radice 'hb amare diffusa solo
nell'area can. (i n acc. vi corrisponde per lo pi 1'0mum [r' m], in aram. bbb e r~/llI , in arabo bbb e
Il

Secondo Gerleman, BK XV III ,75, u circa 30 passi col


verbo 'IIb nel senso di amore erotico, 7 i trovano in
Cam, Il nello jahwista e nelle pressoch contemporanee
narrazioni dell'ascesa di Davide al trono e della successione.

Fa meraviglia l'assenza di 'IIb in Giob (solo 19,19);-r';0..

wdd).

In ug. (UT nr. 105; WUS nr. 103; A. van Selms, Marriage and Famil y Life in Ugaritic Literature, 1954, 47.67)
troviamo il verbo y ullb in 67 (= 1* AB), V 18 in senso
eufemistico con sogg. 8'1 e ogg. 'glr giovane vacca , il
sostant ivo 'I!br amore in 51 (= Il AB), IV 39 e ' I((
111 4 (= V AB,C 4) par. a yd amore (radice }dd). Incerto lillbr in 1002,46 (= MF V 46).
In una iscrizione lOmbale neopun. proveniente da Cherchel (Algeria) (N P 130 = NE 438d = Cooke nr. 56)
J.G.Fvrier, RHR 141, 1952, 19ss. ha supposto il parl.
pU. remo mhbr amata , per secondo J.T.Milik ,
Bibl. 38, 1957, 254 n. 2, preferibile far derivare questa
forma da (,bb (~> h).
L'aram. 'IIbrh in CIS Il ,150 (= Cowley 75,3, frammento
di papiro di Elefantina ) deltullo incerto (cfr. DISO 6).
Supponendo una base bilillerale (o nomatopeica)
hb soffiare, respirare con forza , bramare (cfr.
l' arab. habba), ampliata con l' introduzione di "
D.W.Thomas, The root 'liheb ' Iove' in Hebrew,
ZAW 57,1939,57-64 (seguendo Schultens, Wiinsche, Schwall y) collega il verbo a radici analoghe
(S'p, n!1I1I , I1sm ecc.), le quali uniscono insieme i
concetti del respirare e del moto dell'a nimo (co i
anche Wolff, BK XIV /I ,42 ). Ma da una simil e
etimologia non si possono ricavare conseguenze di
ordine esegetico (Thomas , Le, 64).
Non si pu accettare (contro H.H.Hirschberg , VT Il ,
1961, 373s.) una connessione etimologica con 'ah oM Il
pelle supposto in Cant 3,10 (con minore probabilit anche in 05 Il,4); cfr. Driver, CML 133 n. 2;
Hai 18a.
Fra i derivati sono di uso corrente 'aheb (part. e
sos!. amico ) e 'ah ba (inf. e sos!. verbale
amore ), raramente invece si trovano i nomina actionis oppure gli astratti ' ohlibim amorazzi (Os 8,9, cfr. Rudolph , KA T XliiI I 159)
amabil it (Prov 5,19), e 'ohlibrm (/gioi~
d'amore ( Prov 7,18).
Nei nomi propri questa radice (a differenza di }dd, !lpS o
anche ~nn) non utilizzata nell' AT; fuori della Bibbia
invece si trova usata ad Elefantina n'hbllnhbr (part . ni .
fem . amabile , Cowley 1,4; 22,91.96.107) e su un sigillo ebr. (Levy 46 = Diringer 217), cfr. oth, IP
nr. 924.937; J.J.Stamm, Hebr. Frauennamen FS Baumgartner 1967, 325.
'

III Statistica: le ricorrenze della radice nell ' AT


sono 251 , di cui 231 al qal (i ncL 65x 'aheb e 53x
'ahba), I al ni ., 16 al pi ., 2 nella forma 'ohlibim
e 1 nella form a 'ohabim. Il verbo ricorre molto frequentemente in Sal (4 1x), Prov (32x), Deut (23x),
05 (I9x), Cant (18x) e Gen (I5x). Le ricorrenze
col verbo al pio sono raggruppate in Ger/Ez/Os
quel(e c~n_ 'alleb in Sal e Prov (I 7x ciasc.), quell~
con ah ba tn Cant (I Ix, incL 3,10) e Deut (9x).
53

:li1K 'hb AMARE

IJII Il Per ampiezza di sig nificato e per la


posizione dominante che esso occupa nel proprio
ca mpo semantico , 'hb molto vicino all'italiano
amare (cfr. in vece l'alternarsi dei verbi gr.
(J"':pyE~v, Z?:;:J. '('.,Ei:\) e ,x'tXit~'J). 'hb, insieme con altri verbi esprimenti m-oti dell 'animo
co me - !Ip~ trovar piacere in , -il" temere e
- sn' od iare , fa parte di quei pochi verbi che
hanno nessione stati va e valore transitivo
(Bergstr. Il ,76). Una distin zione appropri ata dei
suoi u i pu basarsi sulle diverse categorie di termini adoperati come oggetto (1 11/2 amore fra
uomo e donna , 111/3 altri rapporti fra persone,
111 /4 rapporto co n cose); in questo co ntesto possono essere incluse anche le affermazioni pi comuni su 'ahobli inteso come ostantivo senza oggetto . Il rapporto fra persone (che abbraccia contemporanea mente Eros, Philia e Agape) dal punto
di vista semasiologico dovrebbe essere primario rispetto al rapporto con le cose, per cui quando si
parl a di amore verso determinate cose o azioni il
termine va inteso in senso deri vato e figurato
(Quell , ThW 1,2 2 = GLNT 1,6 1).
'hb , quanto al contenuto, viene spe so determinato con maggior precisione da termini paralleli:
- dbq aderire (Gen 34,3 con altre formulazioni
parallele; IRe Il ,2; Prov 18 ,24; cfr. Eichrodt 1,162;
111 ,205); -hN trovar piacere in, co mpiacersi di
( ISam 18 ,22; Sal 109 ,17); !1sq essere attaccato
(-dbq) e - b!1r eleggere ( Deut 10,15 ; cfr. Eichrodt Lc.; O.Bachli , Israel und die Viilker, 1962,
I 34ss). Parallelo ad 'aheb troviamo - rea' compagno, amico (Sal 38, 12 , qui anche qlirob vicino,
congiunto ; 88,19 , collegato a m')uddli' confidente , cfr. BHS e Kraus , BK XV,607 per il testo). Accanto ad 'ah"ba , quando si tratta
dell'amore dell ' uomo per Dio troviamo, in realt
solo in un senso teologico ,)r' temere , 'bd servire , kk(Er bekol-derlikliw camm inare in tutte
le ue vie ( Deut 10,12; cfr. Eichrodt 111 ,205;
ThW 1,27 n. 39 = GLNT 1,6Is. n. 39), quando si
tratta dell'amore di Dio per il suo popolo - hcsred
grazia (Ger 2,2; 31,2; cfr. Sal 37,28) e !1remla
(- r!1m ) piet (ls 63 ,9).
Come si nonimi di 'hb ricorrono nell' AT, bench raramente: (,bb amare , che il termine corrispondente a
'''b in aram . e in arabo(Wagner nr. 82a), in Deu t 33,3,
un testo difficile, con Dio come soggello; inoltre 'gb
desiderare
(sensualmente) >> (Ger 4,30; Ez
23 ,5.7.9. 12.16.20; Ez 16,37 txt em, cfr. Zimmerli, BK
XIII ,339.543 ) con significato pi speci fi co.
La radice }dd, cosi largamente diffusa nell'arca semitica
(KBL 363b), si riscontra solo in alcune formazioni nominali Udi d amabile Sal 84,2; amalO, amico , Is
5,1.1 ; Ger 11,1 5 txt em: altri quallro passi vd. Sl. IV/2;
l edi dlil amalO Ger 12,7; si f l'di dor canto d'amore
54

Sal 45,1) e in alcu ni nomi propri (NOlh , IP


nr. 571.576.577.843).
rhm pi o aver piet gi pi distante quanlO a signifi'calO' nell'unico caso in cui ricorre nella forma aramaizzante' rhm q. amare , e cio in Sal 18,2 (oggello
Jahwe),' per lo pi viene correllO con un'emendazione
('oromimk voglio esaltarti).
Come sostantivo va menzionato dod (6Ix) con i suoi
numerosissimi significati, corrispondenti tUlli alla sua
origine, la quale consisterebbe in un vocabolo del linguaggio infantile (J.J .Stamm, SVT 7, 1960, I74ss):
a) dilello , amalO (Is 5,1 e 33x in Cant, con il fem .
faja amata ), -reO\ ace. dadu , cfr. AHw

149a ~

CAD D 20);
b) al plur. amore, piacere d'amore (9x; Ez 16,8;
23,17; Prov 7,18; Cant 1,2.4; 4,10.10; 5,1; 7,13; acc. dMiI
plu r. love-making [corteggiamento] CAD D 20a; ug.
dd 511= Il AB], VI 12; 77 1= NK], 23; 'nt 1= V AB],
III 2.4);
c) zio (I8x; - ' (13a), un significato speciale che l'ebr.
ha in comune con l'arab. e l'aram. (Stamm , 1.c., I 75ss.).
Il contrario di 'hb sempre -SI1' odiare . I due
verbi compaiono insieme in altri 30 passi
(Gen 29,3Is.; 37 ,4; Es 20,5s. ; Lev 19, 17s.; Deut
5,9s. ; 21,15.16; Giud 14,16; 2Sam 13,15 l' amore
che si muta in odio; 19,7; Is 61 ,8; Ez 16 ,37; Os
9,15; Am 5,15; Mi 3,2; Zac 8,17; Mal 1,2s.;
Sal 11 ,5; 45,8; 97,10; 109 ,3s.5; 119,113.127s. 163;
Prov 1,22; 8,36; 9,8; 12,1; 13,24; 14,20; 15 ,17; Eccle 3,8; 9,6; 2Cron 19,2). Occasionai i contrapposizioni , p.e. ccn S[ 11 avversare in Sal 109,4, non
hanno al confronto nessun peso. Stranamente, la
coppia di opposti ' aheb amico e 'a)eb nemico dal lato stilistico non viene quasi mai
sfrullata nella sua assonanza; cfr. Giud 5,31 e
forse Lam 1,2.
Le forme derivate del verbo si trovano soltamo al
participio. Solo una volta troviamo il ni .
hannre''''hlibim i degni di amore , con significato gerundivo, come epiteto di Saul e di Gionata
nellamemo di Davide (2Sam 1,23, par. hal1l1" imim
gli amanti ); vd. sp. I/riguardo ai nomi propri.
Il pi oricorre solo al partoplur. m e' ahobim col significato
peggiorativo di amanti , drudi
(Ger 22 ,20.22; 30,14; Ez 16,33.36.37; 23,5.9.22; Os
2,7.9.12.14.15; Zac 13 ,6; Lam 1,19), mentre per il
significato normale di amico, colui che ama
viene usato il parto qaL Il pio amoreggiare va
inteso non come un intensivo, ma come un iterativo che sintetizza singoli commerci successivi ,
che non possono essere realizzati contemporaneamente, amare (alternativamente pi persone) >>
(cfr. Jenni , HP 158).
Un hi . rendere amalO si trova in Eccli 4,7 e nel medioebr. Incerta la forma pe'al'al 'hbhb amoreggiare ,
che viene supposta in Os 4,18 (HAL 17b).

2/ Il rapporto primario .d'amore fra uomini


quello fra uomo e donna (terminologicameme in
2Sam 1,26 'ahobar I1lisim amore di donna come
punto di comparazione per l' amore verso l'a mico):
Isacco- Rebecca (Gen 24,67), Giacobbe-Rachele

55

(29 ,18.20.30.32), Sichem-Dina (34,3), Sansone-Ia


donna filistea (Giud 14,16), Sansone-Dalila
(16 ,4.15), Elkana-Anna (lSam 1,5), Davide-Mi kal
(18,20.28; cfr. Gerleman, BK XVIII,73: unico
passo al di fuori del Cant in cui ci sia una donna
come soggetto), Amnon-Tamar (2Sam 13,1.4.15),
Salomone-molte donne straniere (con accentuazione negativa, cfr. Quell , ThW 1,23 n. 20
= GLNT 1,63s. n. 20) oltre alla fi glia del faraone
(I Re 11 ,1.2), Roboamo-Maaca (2Cron Il ,2 1; sul
governo dell'harem cfr. Rudolph, HA T
21 ,233), Assuero-Ester (Est 2,17). Per il caso speciale di Osea (Os 3,1) cfr. Wolff, BK XIV Il ,75 e
Rudolph , KAT X III Il ,89. In questi casi l'amore
inteso evidentemente in senso sessuale.
Che l'amore sia costituti vo per l' istituto giuridico del
matrimonio solo in maniera condizionata, lo si pu vedere r. l'a. nelle espressioni comparative: Gen 29,30 (con
min); 1Sam 1,5 (' hb preferire ); 2Cron Il ,21 ed Est
2,17 (con valore superlativo). La legge sull'eredit in
Deut 21,15-17 melle addi rillura sullo stesso piano il figlio di una donna amata (' ohilb) e quello di una donna
odiata (-5n' ).

Equi che bisogna collocare quanto la lirica ebr. (e


la letteratura sapienziale) ha da dire sull' amore
(cfr. soprattutto Gerleman , BK XVIII ,72-75). Le
espressioni col verbo descrivono l'attrattiva
dell'amato (Cant 1,3.4), che nel Cant di solito
viene chiamato dodi mio amato , od anche , con
una parafrasi poetica usata come variante , quello
che l'anima mia ama ( 1,7; 3,1-4). In 7,7 bisogna
leggere probabilmente 'aMba amata invece di
'ahba (l'astratto starebbe per il concreto , cfr. per
Gerleman 201). Il sostantivo 'ahObli amore in
2,4 viene concretizzato in maniera singolare ed
posto come insegna sopra la casa del vino; dai traduttori viene messo fra virgolette (Rudolph,
KAT XVII/2 ,130s.; Gerleman 117s.); in 2,5 e 5,8
la ragazza ammalata d' amore (sull a malattia
d'amore cfr. 2Sam 13,2 e Rudolph 131 n. 4; Gerleman 119); in 2,7 (= 3,5) e 8,4 l'amore non deve
essere svegliato prima del tempo n disturbato.
Gli altri passi con 'ahobli riportano espressioni comuni , ma senza ipostatizzare l' amore: esso forte
come la morte (8 ,6), acque abbondanti non posso no spegnerlo (8,7), senza prezzo (8,7).
ella comparazione pi dotce del vino (Cant 1,2.4;
4 IO) ed anche per esprimere in modo pi specifico il godimento (inebriante) dell'amore (Cant S,I; 7,13; Prov
5,19b txt em; 7,18) viene usalO dodim , nei due passi di
Prov per in parallelo rispellivamente ad 'ah ob e ad
'ohbim .

ella lelleratura sapienziale si trova inoltre la radice 'hb


con valore erotico per designare gli amanti in Prov 5,19a
('ajja!lfEl 'ahoM cerva amata ), e anche in Eccle 9,9
(' iss ,oSfEf 'habr) in riferimento alla moglie (Hertzberg, KAT XVII /4,172).
Per Cant 3,10 vd. sp. Ila proposito di 'ahaM Il pelle (?) .
La presentazione spontanea e natu rale dell 'a more
e della realt sessuale non tenta di sublimare
l'amore in senso astratto e spiri tuale o di condan:li1K 'hb AMARE

56

narlo dal punto di vist a morale e in tal modo di ridurlo al piano psicologico; anzi, proprio attraverso
quest a rappresent azione esso viene spogliato del
suo carattere numi naso e sottratto all ' innuenza di
quello che le religioni vici ne ad Israele collocano
su un piano mitico-sessuale. Nella lotta contro la
religione erot ico-orgiastica di Baal il Cantico dei
Cantici ha una grande importanza (cfr. vo n Rad
1,36: Israele non part ecip alla" divini zzazione "
della sessuali t ).
3/ Fra le altre relazioni fra persone va ricordato
prima di tutto l'amore fra genitori e figli , di cu i
per nell a letteratura narrativa si parla solo in casi
particolari (unicit del figlio, preferenza unilaterale , p.e. per il pi giova ne): Abramo-Isacco (Gen
22,2), Isacco-Esa e Rebecca-Giacobbe (25,28),
Israele-Giuseppe (37,3.4 in senso comparativo per
indicare
preferenza),
Giacobbe-Beniamino
(44,20). La straniera Rut ama la suocera Noemi
(Rut 4,15). Il caso normale traspare nella formula
paradossale di Prov 13,24 chi ama suo figlio , lo
castiga ); per il resto cfr. piuttosto - l'/Jm.
Anche padrone e servo possono essere legati fra
loro da un vincolo di amore, cosi nel codice
dell'alleanza in Es 21,5 (incL moglie e figli) e nella
legge dtn. in Deut 15 ,16, inoltre nella letteratura
narrativa Saul-Davide (ISam 16,21); anche il favore di cui gode Davide presso il popolo (18,16.22)
va inteso in questo senso.
Un caso particolare nell' impiego di 'hb si ha
quando esso esprime il rapporto di amicizia Gionata-Davide. L'anima di Gionata legata (qsr)
all'anima di Davide (lSam 18,1); Gionata ama
Davide k'nafi come la sua vita (18,1.3; 20,17;
COntro l'interpretazione del termine come perversione cfr. M.A.Cohen , HUCA 36, 1965, 83s.) e
giura a Davide a motivo del suo amore (20,17);
Davide a sua volta nel canto di lamento confessa:
il tuo amore era per me pi meraviglioso (Hertzberg, ATD 10,189) dell'amore di donna}} (2Sam
1,26, cfr. v. 23).

Anche se l'amore fondato sull'amicizia porta qui a concludere un patto (cfr. Quell, ThW Il,112s. = GLNT Il ,
103Iss.; -beril), non si trascura per ci stesso l'aspetto
emotivo. Casi come questo aiutano per a capire come
mal Il vocabolo amare sia entrato a far parte anche
della terminologia politico-giuridica della stipul azione
del Contratti, per esprimere si ncera lealt; W.L.Moran,
CBQ 25, 1963, 82 n. 33, e Th.C.Vriezen ThZ 22 1966
4-7, rimandano f. l'a. ai paralleli dei con'tratti di ~assal :
laggio di Asarhaddon: (giurate) che amerete Assurban~pal come la vostra anima (ki napsalkunu) )), col verbo
ramu amare (DJ.Wiseman, The Vassal-Treaties 01
Esarhaddon [= Iraq 20/ I], 1958 49 col. IV 268). Vd st
IV/3.
"
,
'.
Con chiaro riferimento a relazioni politiche internazionali adoperato ' hb in IRe 5 f5 dove il re
Chi ram di Tiro detto '6hb, amico'ch~ stipula alleanza conDavide (Moran, Lc., 78-81, con espresSIOI1l slmlh nelle lettere di Amarna' Noth
BK IX ,89). Anche in ISam 18 ,16 e Soprattutto in
57

::J;'~ 'hb

2Sam 19,7 '6heb ha, secondo Moran, il senso politico secondario di lealt dei sudditi nei confronti
del re. In un contesto di politica religiosa il vocabolo ricorre nel rimprovero del profeta di 2Cron
19,2, secondo cui Giosafat ha nutrito am icizia
verso coloro che od iano Jahwe}) (ciO Acab e il regno del nord). Una connotazione spregiativa possied e l'espressione tutti i tuoi/suoi amici l), nel
significato di partigiani l), riferita a persone desc ritte con tratti negativi come Pascur (Ger 20,4.6)
e Aman (Est 5, 10.14; 6,13).
Resta da considerare ancora l' uso di 'hb per descrivere i rapporti con il prossimo nelle espressioni pi
ge neriche dei salmi e dell a letteratura sapienziale.
Il salmista si lamenta perch la situazione normale
turbata: i suoi amici gli voltano le spalle (Sal
38 ,13; similmente Giob 19,19), Jahwe li ha estraniati da lui (88,19), il suo amore viene ripagato
solo con ostilit e odio (109,4.5). Nei Proverbi
am ico )} e amore )} sono realt note e fattori positivi nella scala dei valori. Accanto a considerazioni pi specifiche (Prov 14,20 il ricco ha molti
amici; 9,8 il saggio ama chi lo corregge, lo stesso
in 27,5.6; 16,13 il re ama colui che parla con sincerit) si trovano affermazioni di principio pi generali: il (vero) amico ama in ogni tempo (17,17),
un amico pu essere pi affezionato (- dbq) di un
fratello (18,24). Espressioni generali sull'amore si
trovano in 10,12 (l'amore copre tutte le .offese, lo
stesso in 17 ,9) e nella frase comparallva 15,17
meglio un piatto di verdura con amore, che un
bue grasso con odio}}). L'astrazione giunge al
massimo grado nelle espressioni meristiche
dell'Ecclesiaste: amore e odio hanno il loro tempo
(Eccie 3,8), gli uomini non conoscono n l'amore
n l'odio (9,1), l'amore e l'odio sono ormaI finIli
(9,6).
.
.
Per l'amore del prossimo, l'amore degh estraneI e
l'amore di se stessi vd. SI. IV/I.

4/ 'hb in quanto esprime un rapporto con le


cose, le situazioni e le azioni, rapporto che denva
da quello tra persone, pone in evidenza l'affetto
che tende verso un fine e sceglie unilateralmente,
mentre tralascia l'aspetto della reciprocit~ l'oggetto in questo caso non viene persomficato
(sull'amore verso la sapienza e la sua controparte
vd. sI. IV /3). 'hb conserva un accento appassIOnato, pi forte di quello di -/JP~ e - l'$h aver go:
dimento , compiacersi l). Oltre a realt neutralI
(p.e. 2Cron 26,10 Ozia amava l'agricoltura) o positive (p.e. Zac 8,19 verit e pace) compaIono
spesso come oggetto, nell'accusa, anche cose e
azioni riprovevoli (p.e. Is 1,23 la corruzIone con
doni; Os 12,8 la frode).

Altri passi in cui l'uso non teologico sono: Geo


27,4.9.14 (piatto prelibalo); Is 56,10 (dormire); 57,8 (gla
ciglio); Ger 5,31 ; 14,10; Am 4,5 (kn COSI"); Os 3,1
(dolci d'uva passa); 4,18 (ignominia); 9,1 (mercede dI
fornicazione); 10,11 (trebbialura); Am 5,15 (il bene); MI
3,2 (il male); 6,8 (-lJcesced); Zac 8,17 (giuramenlO falso);
Sal 4,3 (cose vane); Il ,5 (delitto); 34,13 (gIOrni bUOni),

AMARE
58

458 (giuSlizia); 52,5 (il male pi che il bene).6 (parole di


ro~i na); 109,17 (maledizione); Prov I,22 (stuPldaggllle)~
12 I (disciplina, conoscenza); 15, 12 (ammon.'l'one):
n' 19 (lite, delitto); 18,2 1 (lingua); 19,8 (la propna VIta),
20'13 (i l son no). 17 (divertimento); 21 ,17 (VIllO); Eccle
5,9 (denaro, ricchezza).
IV Le espressioni con 'hb con un certo rilievo
teologico vengono trattate nelle tre SeZIOI1l che seuono: I) amore del prossImo (amore degl,I estra~ei , amore di s), 2) amore dI DIO per I uomo ,
3) amore dell 'uomo per DIO.
Il passo pi volte citato nel NT (Mt 5,43;
1919; 22 ,39; Mc 12 ,31 ; Le 10,27; Rom 13!9, Gal
5 14' Giac 28) e cio Lev 19,18 ameraI Il prossi'm~ tuo c~~e te stesso (J.Fichtner, WuD
N.F. 4, 1955, 23-52, = Gottes ,Welshelt, 1965!
88- 114, spec. 102ss.), umco nell AT. Il codIce dI
santit giunge a questa eSIgenza dI amore, che supera nettamente le norme legalI estenon , trasformando in comandamenti pOSItIVI , generahzz~ndo
con scopo parenetico e mtenonzzando una plU antica serie di proibizioni negatIve nguardantlla vIta
giuridica degli Israeliti (cfr. v. 17 non odIare m
cuor tuo il tuo fratello ). A differenza del NT Il
comandamento rimane tuttavIa nstretto al
membri dello stesso popolo }) (-ra~) ed moltre
non abbraccia ancora come pnnClplO supenore
l'intera etica del comportamento SOCIale, come mvece avviene gi nella prima parte del duphce comandamento dell'amore (Deut 6,5) per quanto n.
guarda il comportamento verso DIO. .
Un'aggiunta in Lev 19 ,34 tratterete Il forestler?
(gl', -gOl') dimorante fra VOI come colUI che e
nato fra di voi; lo ameraI come te stesso)) mclude
nel comandamento anche colui che nSlede m un
luogo senza pieni diritti (Elliger, HAT 4,259), ma
implicitamente lascia ancora fuon lo stramero
(nokri , -nkl'), per il quale valgono altre norme.
Amore verso il forestiero viene anche nchlesto m
maniera positiva in Deut 10,19 e amerete Il fa:
restiero )} ma in questo caso Il comandamento SI
inquadra 'nella concezione tipica dell 'antICo Israele
(cfr. le formulazioni negatIve m Es 22,20ss:), dove
si insiste sulla misericordia verso I debolI (v. 18
orfani , vedove, forestieri ; -l'/Jm). Ovunque Il comandamento dell 'amore del prossimo oppure del
forestiero non semplice espressIone dI una morale di gruppo (Pedersen, Israel I-II ,309; al contrario Th.C.Vriezen, Bubers Auslegung des Llebesgebots, ThZ 22, 1966, 8s.); esso si fonda teologIcamente sull'amore di Jahwe per Il suo popolo o
per il forestiero e, come gli altri comandamenti dI
Jahwe basato sul rapporto stabilito dall'allea~
(Lev 19 18b conclude con io sono Jahwe l), - ' ant ;
Es 22,2b; Lev 19,34b e Deut 1O,19bsi richia:
mano alla condizione di forestiero m CUI Israele SI
trovava in Egitto). In tal senso si possono cItare
anche i paralleli del linguaggio politico e glundlco
dell 'antico Oriente (vd. sp. IIII3) , I quah mo~tr~n~
che l'amore di se stessi (Lev 19,18.34 kamoka

1/

59

come te stesso l); cfr. anche ISam !-8 ,1.3; 20,17


come la sua propria vita l); Deut 13 ,7 come la
tua vita))) un presupposto del tutto normale(H.
van Oyen, Ethik des AT, 1967, 10I s.) e non vIene
considerato ad esempio come una pencolosa ten:
tazione che va combattuta con la nnnegazlone dI
se stessi (cosi F.Maass, Die Selbstliebe nach Lev
19 ,18 , FS Baumgartel 1959, 109-113).
I passi vtrl. (come Es 23,4s. e Prov 25 ,21 ) spesso citati
a proposilO dell'amore del nemico, non utilizzano Il
verbo 'hb.
21 Dell 'amore di Jahwe parliamo in quel che segue soltanto nella misura in cui nei testi SI usa Il
verbo 'hb (per il tema dell'amore dI DIO nel suo
insieme cfr. p.e. Eichrodt 1,162-168; Jacob 86-90;
J .Dek Die Gottesliebe in den alte n semltlschen
Religio~en , 1914; J.Ziegler, Die Liebe Gottes bel
den Propheten, 1930; - /JcSCEd, -qn' , --.l'/Jm).
Solo in epoca relativamente recente SI dIce ch~
Jahwe ama il suo popolo. Tale affermaZIone s~
trova per la prima volta in una tradIZIone dI CUI
fanno parte Osea, il DeuteronomIo e Gereml~
(von Rad , Gottesvolk 78-83; Alt, KS II ,272); plU
esattamente la si ritrova quando, vol~ndo appro:
fondire teologicamente la fede nell eieZIOne, SI
tratta il problema del fondamenlOdell'elezlOne dIvina di Israele (H.Brelt, Dle Predlgt des Deuteronomisten 1933 113ss. ; H.Wildberger, Jahwes
Eigenturr:svolk ,'1960, llOss; O.BachlI , Israel und
die Vilker, 1962, 134ss.). Il fondamento sta
nell 'amore di Dio in quanto deCISIOne della sua
volont sovrana e del tutto mdI pendente.
Osea (F.Buck, Die Liebe Gottes beim, Propheten
Osee, 1953) adopera le metafore dell amore paterno (II I quando Israele era fanCIUllo , IO
l'amavo )}; v. 4 con vincoli d'amore ))) e
dell'amore sponsale (3,1 ama una donna che
ama un altro ed adultera, cosi come Jahwe a m~
i figli di Israele l}), ma usa 'hb anche m sensoplu
generale (9,15 d'ora in avan,tI !I0n h am~ro PIU ,
145 con libera grazIa [n edaba] h amero l} ).
N~I Deut assieme a ' hb si usa il verbo /Jsq essere
attaccato a qualcuno )), entrambi molto VICIllI a
- MI' eleggere )) (4,37 poich ha amato I tUOI
padri e ha eletto la loro discendenza l); 7,7s. no~
perch eravate pi numerosI dI tull! I popoh,
Jahwe si legato [/Jsq ] a VOI e VI ha sceltI ... , ma
perch Jahwe vi ha amati ... l); 7,13; 10,15 ma
Jahwe ha prediletto [/Jsq] soltanto I tUOI pad~l, II ha
amati ed ha scelto voi , loro dIscendenza l), 23,6).
In Ger 31,3 ti ho amato di amore eterno ;. per
questo ti ho attratto a me, pieno dI mlsencordla )
come parallelo ad ' ahab{J troVIamo Il . termme
- hcsCEd, segno questo che per GeremIa le ~ue
trdizioni , quella dell'eieZIOne e quella dell alleanza, cominciano a convergere)} (WIldberger,
l.c., 112)
Risonanze lardive di quesle Iradizioni si Irov;~ol ~n ~a~
10,9 ( = 2Cron 2,10 = 9,8); ls 43,4; 63,9; So , ,
1,2.

::J;'~ 'hb

AMARE

60

' hb per e primere l'amore di Dio verso il suo


popolo viene gi adoperato in un ambito relativamente limitato, lo tesso vale an ora di pi
quando il riferimento a persone ingole. Se i
pr ci nde da al 47,5 la gloria di Giacobbe, che
egli ama ), do e n il soggello n l'oggello sono
chiaramente determinati , e e i pres inde pure da
quelle formul e che riguardano intere catego ri e (fore tiero Deut 10'\8, vd . p. IVII ; al 97 ,10 txt em
coloro che odiano il male ; 146,8 i giu ti ; Prov
3,12 Jahwe corregge colui che ama ; 15,9 chi
va dietro alla giustizia l); 22, Il chi di cuore
puro l ~ , solo per due per onaggi regali si parla di
un atteggiamento d'amore da parte di Dio: alomone (2Sam 12 ,24, probabilmente in conne ione
col nome l ' did"ja dilello di Jahwe del v. 25 ,
dr. oth, LP 149; eem 13,26 egli era caro [' ahflbJ
al uo Dio l) e Ciro (Is 48 ,14 uno che Jahwe
ama l ). Si pu upporre che questo linguagg io ripecchi quello dell 'ideologia regale dell'Oriente
antico (Quell , ThW 1,29 = GL T 1,79s.), dr.
l'acc. narall1u/rill1/1 dilellO come epiteto regale
(Seux 189s .25 1) e nei nomi propri (p.e. aramSin , Rim-Sin ); eg.: H.Ranke, Die ago Perso nennamen Il , 1952, 226.
Dall' ambiente dell 'Oriente ant ico si possono fa r
derivare anche le espressioni con ' hb che si rifericono a co e e ituazioni (dr. 111/4): Jahwe ama il
dirillo e la giu tizia (l 61 ,8; Sal 11 ,7; 33,5; 37,28;
99,4; lI1ispa[ -sp[, $' daqa -$ dq ; dr. i paralleli delle
iscrizioni regali accadiche in Seux 236s.). Dall a
teologia dtr. dell 'elezione deriva no le espre io ni
che parlano dell 'amore di Jahwe per il suo sant uario in Sion (Mal 2,11; Sal 78,68 in parallelo a bflf,
dr. 132, 12; anche 87,2 pi che tUlle le dimore di
Giacobbe ha un en o comparativo e co ntiene
l' idea di elezione).
Vanno ancora menzionate in questo contesto le espressioni con jdi d (Deut 33,12 Beniamino l'amato di
Jahwe ; Sal 60,7 = 108,7 quelli che ti ono cari ;
127,2 al suo dilello l~; per (Ibb vd. sp. III / I.

3/
eli ' AT si parla dell 'amore per Jahwe in
un'epoca posteriore a quella in cui si parla
dell'amore di Jahwe; le espressioni di questo tipo
si trovano ancora una volta concentrate nella teologia dtn. (bibliogr. : G. Winter, Die Liebe ZlI GOll
im AT, ZAW 9,1889, 21 1-246; H.Breit , I.c. , 156165; C.Winer, Recherches ur l'amour pour Dieu
dans l'A.T. , 1957; Eichrodt 11 / 111, 200-207; J.Coppens, La doctrine biblique sur l'amour de Dieu et
du prochain, ALBO lV1J6, 1964).
Bisogna distinguere in questo caso fra l' uso
dell'indicativo e quell o dell'imperativo. Le emplici constatazioni con 'heb (per lo pi al plur. )
usato come sostant ivo nel significato di seguace (vd. sp. 111/3), in contrapposizione a
odiatore (-sn') e nemico (-'jeb), potrebbero avere la loro origine nell a formulazione ti pica
del culto (N.Lohfink , Das HauptgebOl, 1963, 78).
Si tralla della formu la per quelli che mi amano
di Es 20,6 e Deut 5,10, che si trova nel le aggi unte
61

::J i1 ~ 'hb

AMARE

al decalogo di datazione incerta, ma probabilmente dtn . (Similmente lB Deut 7,9 e, pi tardi e


enza la contrappo IZlone, In Dan 9 4 e eem I 5'
per l'intera formu la cfr. J.Scharbert: Bibl 38 1957'
130-150), e si tralla inoltre della concl usio~e del
canto di Debora , di datazione discussa in Oiud
5,31 (dr. A.Weiser, ZA W 71, 1959,94) e di Sal
145,20. In I 41,8 'M obi che mi ha amato
viene dellO di Abramo (da questo testo dipendono
2 ron 20,7; Giac 2,23; anche Su ra 4,125 [124J
Dio i pre o Abramo per amico [lja/ilJ l). Oer
2,2 l'amore ('ahab) del tuo fidanzamento il
pi antico te to sicu ramente databile, risale ~lIe
concezioni tipiche di Osea (Rudolph, HAT
12, 14s.).
L'a more verso Dio comincia ad essere richiesto
conia parenesi dtn ., che i rivolge a tullo il popolo
( Deu t 6,5; 10,12; 11 ,1.13.22; 13,4; 19,9; 30,6.16.20;
da que ti testi dipendono Gio 22,5; 23, 11 ; in IRe
3,3 Salomo ne oddisfa a tale esigenza). 'hb in queti testi non dovuto n ad una parabola sponsale
n al rapporto padre-figlio e penanlO non innuenzato da Osea. L' amore viene comandato (altrove 010 nell'ammonimento didallico del salmo
di ringraziamelllo Sal 31,24), compare assieme ad
altri verbi come -jr' temere (R.Sander, Furcht
und Liebe im palastinischen Judent um , 1935) e
-'bd ervire l), ed al tri ancora che indicano un
rapporto con Jahwe (N .Lohfink, I.c., 73ss. , tavola
303s.; dr. anche - dbq aderire in Deut 11 ,22;
13,5; 30,20; Gios 22,5 ; 23,12), si realizza come ripo ta all 'amore di Jahwe, nella fedelt e nell'ubbidienza all 'interno dell'alleanza. Secondo
W.L.Moran , The Ancient Near Eastern Background ofth e Love ofGod in Deuteronomy, CBQ
25, 1963 , 77-87 , tutte queste caraneristiche fanno
supporre che l'u o dtn . derivi dal vocabolario della
diplomazia dell'aillico Oriente (vd. sp. 111/3;
esempi tralli oprall ullo dalle lellere di Amarna).
Seco ndo lui ' hb significa esallarnente osservare
incera lea lt verso il partner dell'alleanza e appartiene, anche se nel nostro caso viene adoperato
con valore religio o, alla terrninologia tipica della
dichiarazione di alleanza. L'aggiunta con tullOIl
cuore con tutta l'anima e con tutte le tue forze
in De~t 6,5 (form ul a si mile per anche in 10,12;
Il ,13 dopo ' bd servire ) e l'espressione sulla CIrconcisione del cuore operata da Jahwe (30,6) mostrano la tendenza ed anche la necessit di rafTor
zare e di interiorizzare il vocabolo troppo tenue e
co nsuillo.
difficile ri contrare nell'A T l'amore verso Dio come
sentimento religioso soggellivo, cosa che non dovrebbe
meravigliare, poich non si ha una rehgloslta mlSllca. In
ceni dal punto di vista della critica testuale sono Sal 18,2
ti amo, Jahwe, mia forza con r("11 qal (Kraus,
BK XV ,138; vd. sp. III /I) e 11 6,1 amo , Jl:Crch Jahwe
ascolta con 'hb (Kraus, I.c., 793). Ancor plU problematico 73,25 se io ho te, non desidero nient'altro sulla
terra con -(IP~, ma non si riferisce direllamente a
Jahwe.
Poich esiste questo ostacolo ad usare Jahwe come og
gello del verbo 'hb, la devozione dei salmi prefensce ser-

62

virsi di circon loc uzioni (vd. sp. 111 /4). Come oggello appaiono: il nome di Jahwe (-sem) in Sal 5,12; 69,37;
11 9,132; anche Is 56,6; la sua salvezza Sal 40,17 = 70,5;
il suo santuario 26,8; cfr. 122,6 ed Is 66,10 Gerusalemme; inoltre la sua legge, il suo comandamento ecc.
Sal I 19,47s.97.113.1 19.127.140.159. 163 167.
Un gruppo a parte formano le proposizioni
sull 'amore della sapienza e sull'amore verso la sapienza. Esse possono essere citate a questo punto,
per il fatto che la sapienza ipostatizzata si avv icina
molto a Jahwe. Le formule, con una certa differenza rispetto alle frasi dtn ., esprimono tutte un
rapporto reciproco: Prov 4,6 amala, ed essa ti custod ir l); 8,17 io amo quelli che mi. amano ;
8,2 1 largisco ri cc he~za a coloro che mi amano l);
cfr. 8 36 lUlli coloro che mi odiano, amano la
mort~ (i n 29,3 chi ama la sapienza, allieta suo
padre la sapienza non personificata; questo testo va incluso nell a serie det casI en umerali 1Il
111 /4). I paralleli eg. , che trallano dell 'amore della
Maat e dell'amore verso la Maat, l'ordi ne cosmico
reali zzato da Dio, fanno pensare che le espressioni
vtr!. sulla Chok ma ipostatizzata traggano spunto
proprio da essi (Ch.Kayatz, Studien zu Proverbien
1-9, 1966,98-1 02; prima ancorae dt diversa OPInione G.Bostrtim Proverbl astudten, 1935 , 156ss.;
cfr. anche Prov 7,4 di alla sapienza: tu sei mi a
sorella [-' a~ 3cJ, e chiama amica l' intelligenza,
perch ti preservi .. . l~.
ell'ambito degli usi sopra descrilli rientra anche ' hb di
Ger 2,25 io amo gli stranieri (SOliO l'influenza di
Osea; cfr. 2,33) e di 8,2 davant i al sole e alla luna e davanti a tullO l'esercito del cielo, che essi hanno amato e
a cui hanno servito (con dicitura dm.) con divinit
straniere come oggello.
Os 3 I ,alllibat rea, che si fa amare da altri (Rudolph,
Kat XIII/ 1,84) e il parl oplur. di 'hb pio amanti , drudi
(vd. sp. 11(11) riferito ai Baalim in Os 2,7.9.12.14.15 e a
presunti amici politici in Ger 22,20.22; 30,14; Ez
16,33.36.37; 23,5.9.22; Lam 1,19 (cfr. 1,2) (i n Zac 13,6
con linguaggio non metaforico), conservano anche
all'interno del linguaggio metaforico il loro significato
proprio di amanti e non vanno intesi , facendo confusione con la natura della religione cananeo-si ncretistica
pur soggiacente alla metafora, come espressioni tecniche
del culto (di parere contrario A.D.Tushingham , J ES
12, 1953, 150 ss.).
V/
\I NT risulta strellamente legato all' AT gi
solo per il fallO che utilizza i testi fond ament ali di
Lev 19 ,18 e di Deut 6,4s. e il sostantivo ""-('J::n,.
che poco testimoniato in epoca precristiana
all' infuori dei LXX. Una visione sintetica e indicazioni bibliografiche sull'abbondante materiale
del NT si trovano negli articoli dei dizionari, che
contengono di sol ito una sezione preliminare riguardante l'AT; cosi p.e. G.Quell-E.Stauffer, art .
"'-10""?'('). ThW 1,20-55 (= GLNT 1,57- 146);
W.Zimmerl i-N.A.Dahl,
RGG
IV,363-367;
E.M.Good-G.Johnston, IDB II1 ,168- 178. Fra le
monografie pi ampie citiamo solo C.Spicq,
Agap dans le NT , l-III , 1958-60.
E.l enni

63

;';'K
T -;

,ahah AH!

1/ Per le semplici interiezioni (suon i acco mpagnati da gesti) come 'ahah ah! l), - h) guaii
ecc. non esiste un'etimologia (a differenza p.e. di
ha/ila lontano' , -~II). La fonetica e la grafia
spesso subiscono ampie variazioni , per cui si devono raggruppare le singole forme a seconda della
identit o della somigli anza delle funzioni . Tratteremo perci insieme 'ahah , hah (Ez 20,2) e
NlN J:'1 lN (' anna, BL 652) composto probabilmente
d"al'+ na per l).
21 'ahah s' incontra 15x, specialmente nel ciclo
di Eliseo, in Ger e in EZ. ' anna attestato 13x.

3/

Il grido istintivo di reazione e di spavento

,ahah ah! si trova, non a caso per quanto

rI-

guarda lo stile (cfr. P.Grebe, Duden Grammatik


der deutschen Gegenwartssprache, 1959 , 324), solamente nelle leggende popolari che riportano moti vi fi abeschi: Giud 11 ,35 (i l voto di lefte); 2Re
3 IO' 65. 15 (storie di Eliseo). ,adni mio sig~o;e ),'che segue in 2Re 6,5.15 va riferito all a persona alla quale rivolto il discorso (Eliseo; cfr.
Giud 11 ,35 biu; figlia mia l~ , non a Dio.
'lmllo ah l) , sospiro lamentoso all'inizio di una preghiera rivolta a persona pi pOlente, compare soltanto m
Gen 50,17 e non ha alcuna connotazione teologica.
4/ Gli al tri passi in cui compare ' ahah appartengono quasi esclusivamente al linguaggio della preghiera. Con la formula 'ahah ' adna) l hwh ah, SIgnore Jahwe sono comunemente int rodotte le
preghiere di lamento o di supplIca particolarmente
intense (Gios 7,7; Giud 6,22; Ger 1,6; 4,10; 14,13;
32,17; Ez 4,14; 9,8; 11 ,13; 21,S): in esse l'orante
insorge contro la volont di Dio, reale o supposta
che sia. F.Baumgartel (FS Rudolph 1961, 2.9s.
18s.27) ha mostrato che l'espressione ' ahah 'a dnaj
lh wh un'antica formula fissa dell'invocazione rItuale.
H.W.Wolff (BK XIVI2 ,25s.) riscontra in hr:h
/ajjm (Ez 30,2) e in ,ahah /ajjm (Gioe l ,!)
ahim, quel giorno! un'alt ra formula fissa: e Il
grido di spavento all 'annuncto del gIorno di
Jahwe, introdollo da he/i hi urlate l (cfr. anche
Is 13,6; Sof 1,11.14s.).
'&tlno' (6x: Es 32,31; Sal 118,25.25; Dan 9,4; Neem
I 5 Il ) e 'bntlo (6x: 2Re 20,3 = Is 38,3; Giona 1,14; 4,2;
S~I 116 ,4 . 16 ) fungono da introduzione o da ripresa del
mOlivo in una preghiera di supplica. Ad eccezIOne di Es
32 31 l'interiezione sempre seguita dall'invocazione a
Di~ (sempre Jhwh , solo in Dan 9,4 ,ado.noj). Poich la
parola composta da un'esclamazione di dolore e dalla
panicella esortati va 110', il termme SIgnIfica allo stesso
tempo lamento e preghiera.

5/ Nel NT non vi sono esclamazioni collegate


con l'invocazione a Dio (i LXX traducono 'ahah
con ,':i, 7. i, (,~ ILIL"~' IH,OOC fH oppure con
iOILO'.q.
E.Jennt
i'1l~ " hall

AHI

64

1\ cam po se mant ico di ' IVII quindi molto affin e a quello


di - hmd. W .L.Mo ran , The Conclus io n of the Decalo
g ue (Ex 20 ,17
Dtn 5,2 1), CBQ 29, 1967 , 543ss ., stabilisce un a differe nza tra !lIl1d in qu anto desideri o mosso
dall 'ammi razio ne del be llo (solo Dan 10 ,3 collegato con
il cibo) e ' lVh in qu anto desideri o che proviene da un bisogno essenziale ( fame, sete , ecc.; solo in Ge n 3,6 comunicato dag li occhi ).
Si co nfrontino inoltre - S' I des iderare ( Deut 14 ,26),
- qwll pi . sperare in q ualcosa ( Is 26,8), S(1f pi . mirare a qu alcosa (ls 26,9), ' ii~ spinge re a q ualcosa
(Ger 17,16), -b(" eleggere (Sal 132, 13 ) in parallelo
con ' wh ~ si veda anche ksp qal/ ni . aspirare H, 'rg (~ de~
side rare qu alcosa , aram . bi bI. ~ bll bramare, volere , e
i sos!. '"rtEstEt deside ri o (Sal 21 ,3), morii!; deside
ri o (Giob 17, I l ), baqqa!;{/ bramosia ( Esd 7,6 e 7x in
Est ), halVlVa voglia ( Mi 7,3; Prov 10,3; Il ,6), mif iilii
bramos ia (Sal 20 ,6; 37,4).

;"'T,1ot 'wh pi o DESIDERARE


11 'wh pio desiderare , bramare non ha corrispondenti immediati al di fuori dell 'ebr.
In arabo(' alVii donarsi , cfr. Ntildeke, B 190) e in s ir.
(' ewii concordare ) attestato un verbo con radice ' lVh
(' 1I!i). lL.Palache, Semantic Notes o n the Hebrew Lex.l:
con , 1959,2-5 , vuoI scoprire un slgOlficato pnmano gl8
nel semitico com une adattarsi , concordare (pi . estimativo ri tener adatto / bello > bramare ); qu anto
al significato per molto pi attinente un accostamento con hwh III (ebr. hall"vii desiderio , cupidigia ;
arabohawija amare , hawQn brama, desiderio ))).

Del verbo si usano il pi oe l' hipt. (le forme ritenute


ni . essere bello, grazioso; convenire in Is 52,7;
Sal 93,5; Cant I, IO potrebbero appa rtenere a n' h
nonostante BL 422 e HAL 20a). Si hanno inoltre
tre forme nomi nal i: con il preformativo ma(ma' "wajjim voglia , solo in Sal 140,9 non
soddisfare i desideri degli empi ) oppure 10(ta' "wii desiderio, brama ) e il termine derivato
dalla radicale raddoppiata (' awwii brama ).

21

I 27 passi in cui il verbo attestato ( pi. Il x,


hitp. 16x , ma vd . BH' per Num 34,10) si trovano
in quasi tutti i generi letterari dell' AT; per quanto
riguarda ta'" wii (22x , inoltre 5x nel nome di luogo
Qibrot hatta'"wii, Num Il ,34s. ; 33 ,16s.; Deut 9,22)
si riscont ra una particolare frequenza nei Salmi e
nei Proverbi (l6x , tuttavia Prov 18, 1 e 19,22 presentano un testo molto incerto). ' awwii (7x) sicuramente attestato in Deut 12 ,15.20.2 1; 18,6;
ISam 23,20; Ger 2,24 (per Os 10,10 vd . i comm .).

31

' wh pi o e hitp. presentano una gamma di significati ricca di sfumature entro un ben delimitato campo semantico: le due coniugazioni verbali
indicano il desiderare, il bramare e il volere
dell ' uomo , molto differenziato a seconda dell ' intensit e dello scopo. l bisogni elementari della
vita, anche di tipo istintivo, muovono al desiderio
di determinate cose: Davide vuole bere dell 'acqua
(2Sam 23,(5); gl i israeliti desiderano mangiare
carne (Deut 12 ,20); le ghiottonerie della tavola atti rano l'ospi te invitato (Prov 23 ,3.6); si bramano
giorni feli ci , si desidera il bene in senso generale
(ls 26,9; Am 5, 18; Mi 7,1); lo sposo desidera la
sposa (Sal 45 ,(2). Questo desiderio ritenuto
sano, buono e normale; il sapiente sa che il desiderio soddisfatto (ta'" wii ba'ii opp. nih}ii, Provo
13,12.(9) cosa gradevolissima.
Ma il desiderio pu andar oltre la gi usta misura e
rivolgersi ad oggetti sbagliati (Prov 21 ,10 il malvagio desidera fare il male ); pu danneggiare gli
altri o perdere le sue probabilit di riuscita (Prov
13 ,4). Perci il desiderio o la brama smodati e
sconvenienti sono proibiti (Prov 23,3.6' 24 l ' Deut
5,21).
' "
65

.,,~ ' lVh pi . DESIDERARE

Come il verbo, anche il nome ta'" wii designa


senza una graduali t determinata il desiderio pi
o meno intenso (del gi usto: Prov 10,24; Il ,23; del
re: Sal 21 ,3; del malvagio: Sal 10,3; 11 2,10; del pigro: Prov 21,25) e , in senso oggett ivo , anche il desiderabile , l'oggetto bramato: 'e~ ta'U wii albero
desiderabile (Gen 3,6), ma'"ka/ ta'"wii cibo
sq ui sito (Giob 33,20).
Per la spiegazione del nome di luogo Qibrol
hatta'"wii sepolcri del desiderio in Num Il ,34
cfr. Noth , ATD 7,76.
Le due coniugazioni verbali pi oe hitp. non presentano variazioni di significato , tuttavia si nOlano in
esse particolarit si ntattiche che hanno poi conseguenze semasiologiche. 11 pi o ha quasi sempre per
soggetto mfa?s anima , cio il de iderio viene
considerato quale tipica espressione della forza vitale , dell'io. Anche il nome 'awwii (forma con raddoppiamento senza aumento) collegato direttamente a ncja?s nell'espressione ko/-' awwat ncj tEs
secondo il desiderio del cuore (solo in Ger
2,24 , dove si parla della brama della cammella,
manca ko/; significati pi generici di ' wh pi .: Deut
14,26; ISam 2, 16; 3,21; IRe Il ,37; hitp.: Eccle
6,2). L' hitp. a volte ha un oggetto (d i regola la persona soggetto nominata direttamente , cfr. Deut
5,2 1; Ger 17,16; Am 5,18; Sal 45, 12; Prov 23 ,3.6;
24 ,1), ma tende chiaramente all' uso assoluto (pi
o meno nel senso di : essere avido , vorace, lussurioso ), cosi in 2Sam 23 ,15 ( = IC ron 11 ,17) e
co n l'oggetto interno: hit'awwii ta'" wii in Prov
21,26; Num 11,4; Sal 106 ,14.
41 Negli ultimi due passi si ha un chiaro signi ficato teologico: il desiderio insaziabile si rivolge
contro Jahwe (trad izione del deserto l ) , cfr. Sal
78,29s. Per il resto, non si pu dire che il verbo e
i sostantivi possegga no uno specifico valore teologico, neppure in Is 26 ,8s. (coloro che pregano bramano Jahwe); Sal 132 ,13 (Jahwe desidera insediarsi in Sion); G iob 23,13 ( Dio riesce a fare ci
che vuole).

51

Dai valori originari del!' A T (cfr. particolarmente Num 11 ,4.34; Sal 106,14; 78 ,29s.) si arri vati nel gi udaismo e nel cristianesi mo alle affer66

mazioni sull a peccaminosit del desiderio e degli


istinti (per innusso anche di dottrine ellenistiche),
cfr. IQS 9,25; 10,19 e IQS 4,9ss.; 5,5 per la setta
di Qumran; font i rabbi niche in StrB lll l 234ss.;
per il NT cfr. F. BUchsel , art. 7tL8uIJ.w. , ThW
llI ,I68-173 (= GLNT IV,589-604); RGG
VI,482ss.; P. Wilpert , art . Begheren, RAC Il ,62ss.
E.Gerstenbelger

"!~ '''wi/ STOLTO


1/ Le forme nominali ''1vi/ stolto, stupido
(sost. della forma *qiti/, cfr. GVG 1,356; BL 471),
'''' w[/i insensato (agg. con suffisso -i di appartenenza, a meno che in Zac Il ,15 non vi sia un errore di scrittura , cfr. Delitzsch 53s.) e 'iwwc/a?t
stoltezza (forma astratta fem., cfr. BL 477;
Nyberg 215), che troviamo solo in ebr. (l e voci
neo-sudarab. in Leslau IO sono troppo distanti )
sono fatte derivare generalme nte da una radice
' wl, non attestata come verbo , la cui etimologia
stata oggetto di molte discussioni (cfr. GB 16a e
Konig 7b con Zorell 2Ia e HAL 21a che si esprimono con maggiori riserve).
HAL 21a propone (con interrogativo) un'etimologi a
araba ' wl coag ularsi , diventar denso > d iventar
stupido . S; pu confro ntare il ve rbo affinej'1 essere
stolto /agi re da stolto che attestato 4x al ni . ( vd . KBL
358a).
In alcuni casi ''''lI'il viene inteso co me agg.: 7x da G B,
ma solo in tre passi da Lis. e HAL, cio Ger 4 ,22; Os 9,7;
Prov 29 ,9; sicuro sembra solamente Prov 29 ,9 dove ''''wil
attributo di 'is uomo ; cfr. Banh 29a.

21

Anche se la derivazione etimologica ancora


incerta, il valore semantico di questi termini
per chiaro. Gi la loro diffusione significativa,
in quanto si tratta di voci che compaiono come
termini sapienziali in data piuttosto antica.

Ad eccezione di ''''wili attestato solo in Zac Il ,15 (al


v. 17 difficilmente si pu leggere questa parola, cfr. B.Otze n, Deuterosacharja , 1964 , 260), i termini compaiono
prevalentemente in Prov : ''''lVi I attestato in questo libro 19x sulle 26 del suo totale nell' A T (70 % ), mentre
'ilVwdiltEt compare 23x su un tota le di 25x (92 % ). Sono
attestati soprattutto nelle raccol te ritenute pi antiche (si
confronti a questo proposito Gemser, HAT 16,4s.55ss.
93ss.; U.Skladny , Die altesten Spruchsammlungen in
Israel, 1962 , 6ss.; anche H.H .Schmid, Wesen und Geschichte der Weisheit , 1966 , 145ss.); pi precisamente,
nella \I racco lta ( 10, 1-22 , 16) ''''.vil compare I3x, e 'iwwdiItEt 16x , mentre nella V raccolta (c. 25-29), ''' wil attestato 3x e 'iwwdiltEt 4x : in co mplesso dunque 36x su un
totale di 42x in Provo
Queste voci (in complesso 52x) no n compaiono in Ecc\e ,
mentre in Giob si ha solo ''''lVil 2x ( 5,2s.).

31

Il significato primario del nome concretopersonale '''' \Vii stolto oppure insensato ,
quello di 'iwwc/a?t stoltezza . Per delineare la
ga mma dei loro significati sono patricolarmente
interessa nti i sinonimi e i contrari (cfr. T.Donald ,
67

The Semantic Field of Folly in Proverbs , Job,


Psalms and Ecclesiastes, VT 13, 1963 , 285-292).
Nelle parti pi antiche de l libro dei Prov '''' wil il te rmine cont rapposto a ('is ) &iikiim saggio ( 10,8. \0.14;
12,15; 14 ,3; 17,28; 29 ,9), a nibOn intellige nte (1 7,28),
a 'anim astuto ( 12, 16; cfr. 15,5). In contrapposizione
a &"kam lb (10 ,8; Il,29) egli un iJosar lb colui al
quale manca il senno (10 ,21 ), tuttav ia questa espressione sinonima no n in parallelis mo co n ''''wi I ( neppu re
alt ri sino nimi; vd . per POtii! ingenuo in Giob 5,2 e
bani m s' kiili m fanciulli ingenui in Ger 4,22). Altri
termini di significato affine sono -k'si! ( il sino nimo pi
importante con 70 ri corre nze; per la differenza di significato rispetto a '''wil cfr. p.e. B.Skladn y, I.c., 52 n . 30),
- nabill e ptEti (- pth ); pi distante m ' suggi' pazzo
(Os 9,7).
' iwwdiltEt collegato pi volte a k 'si! (3 x nel ritratto
dello s tolto di Prov 26 ,1-12; inoltre 12 ,23; 13,6; 14 ,8.24 ;
15 ,2. 14; 17,12), o ppure a ''''wil ( 16,22; 27 ,22 ), p ' tajim
ingenui (14 , 18; - pth ), iJ osar l b privo di senno
(15 ,21 ; cfr. 10,2 1), q '~ ar 'appjim / rilo(l iracondo
( 14 ,17. 29). Un termine parallelo a ' illOvdiltEt k' limma
vergogna ( 18, 13 ); l'opposto pi imponante d'at
sapere , co noscenza (12,23; 13,16; 14, 18; 15,2. 14) oppure t' biinii giudizio ( 14 ,29), s~ktEl prudenza
(16 ,22 ) e anche iJakmot (sic )/iJokma sapienza
(14 ,1.8).

La figura dello '''' wil vista senz' altro in luce negati va. Egli l'esatta controfi gura del saggio
(Skladny, I.c., 12). La mancanza di intelligenza
che lo caratteri zza va intesa come stupidit .
Alla porta lo stolto deve tacere perch la sapienza troppo al ta per lui (24 ,7); la sua stoltezza spesso legata alla bocca/labbra , cio alle
sue ( poche) affermazioni intelligenti (17,28; anche
10,8.10.14; 14,3 e 12,23; 15 ,2 .14Q; 18,(3 ). Vi sono
per anche aspetti morali e sociali: egli collerico
( 12,16; 27 ,3; 29,9; cfr. 14,17.29 e Giob 5,2) e ri ssoso, mentre manca di kiibOd onore (20,3;
29 ,9); egli non ascolta , come il saggio, lo 'e~ii, il
consiglio , ritenendosi sapiente ( 12 ,15), disprezza anzi il mi/siir, la correzione (-jsr; 15,5;
anche 1,7; 5,23; 7,22 senza modificare il testo;
14,3; 16,22 vd. st. 4.). La 'iwwc/a?t del giovane
sar allontanata dal bastone della correzione
(22 ,15), ma in genere lo ''''\Vii legato inseparabil mente alla sua stol tezza (27 ,22).
41 Essendo stolto e stoltezza tra loro inseparabil i, si applica anche alla stoltezza in quanto
componamento la connessione inevitabile che
sussiste tra un'azione e la sua conseguenza
(K.Koch , ZThK 52, 1955, 2ss.; G.von Rad , KuD
2, 1956, 68s.). La stoltezza diventa infatti castigo per lo stolto (contrario: fonte di vita
16 ,22; cfr. 14,3). Pi ancora: la bocca dello stolto
una rovina imminente (10,14; cfr. 10,8.10);
gli stolti muoiono per dissennatezza (10,2 1; cfr.
19,3; Giob 5,2). La stoltezza procura disgrazie e
conduce alla morte , da un punto di vista religioso
essa negati va e diventa l'equivalente di empiet/peccato ; cosi anche in 5,23 , cio nella pane
recente dei Prov , la stoltezza legata alla mone
dell' empio (- d '), mentre lo '''' wil in 1.7 in

"')~ ." wil STO LTO

68

parallelo negativo con il -l1mOre di Jahwe . Ma


gi nella parte pi antica (c. lOss.) il giusto
(-~dq; 10,2 1; cfr. 14,9) l'opposto dello stolto;
anzi, la contrapposizione sagg io-stolto corrisponde a quella gi usto-malvagio (Sk ladny, l.c.
7ss.; Gemser, HA T 16 e Ringgren , A TD 16, pe r
i c. 1Oss.). In questo significato teolog ico ''''!vi! pu
anche essere applicato ad Israele nei rimproveri
profetici (Ger 4,22); invece in Os 9,7 il termine,
nella forma di una citazione ironica , va inteso nel
senso sapienziale tradizionale (cfr. anche Is 9, 11 ;
diversamente in 35,8).
Per i passi restanti si pu notare che 'iwwadtel viene an-

che usato per la confessione dei peccati nella lamentazione (Sal 38,6: 69,6; cfr. ''''wi/im nel salmo di ringraziamento 107,17 , dove per il testo incerto).

51 Negli scritti di Qumran '''\Vi! ricorre Ix e 'iwwre/rer 5x ( Kuhn , Konk . 4b). Nei LX X '''wi! viene
tradotto con otto termini diversi , ma specialmente con &<ppWY (l3x); anche 'iwwre/rer tradotto con otto termini , ma soprattutto con
x'p'poeruY''I (8x) e &<ppWY (3x) (su questo punto
e per il concetto neotestamentario di stoltezza
cfr. G.Benram , art . fLwpo, ThW IV,. 837-852
[= GLNT VIl ,723-766 ]; W.Caspa ri , Uber den
bibl. Begriff der Torheit , NKZ 39, 1928,668-695'
U.Wi1ckens , Weisheit und Torheit , 1959).
'

M.SrebfJ
"~~

'ula) FORSE

11 L'avverbio modale ' illal forse viene di solito spiegato come un termine composto dalle 'parlIcelie '8 o e 18 (dissimilato) non (app. hi
se mai ), come si pu notare in GB 16a e in
HAL 21a; comunque per l' uso lingui stico l'etimologia non pi determinante. Pi chiara per dire
forse l'espressione fissa m i lode'" chi sa? .
Nei dialetti semitici amni vengono usate di volta in
volta forme diverse (medioebr. sa!mm(r sir. da/ma k ebar
e (ak < gr. T"XCX; per l'ace. piqar ,' minde [m1" ide
cosa so? AHw 655aJ, assurri, issurre cfr. W. von Soden, Vielleicht im Akkadischen OrNS 18 1949 385391).
"
,

2! . ' illa} attestato 45x nell'A T , soprattutto nei


testi narrativ i (da Gen fino a 2Re e Giob I 5 30x
nei libri profetici e Lam 3,29 15x' manca nei salmi
e neg~i altri Ketubim ). In Num 22 ,33 'illal va corretto m Iille se non .

trova prevale nte me nte riferito al futuro (Gios


14 ,12 in proposizione nom inale, 32x con l' impf.).
Nell e proposizioni negative Gen 24 ,5.39 e 27,12
esprime un timore (LXX . fLr.7tr,.rE, anche Gen
43,12; IRe 18,27; Giob 1,5; fL~ Gios 9,7 ; altrimentI d/ ~Y (7tW ). Lyot . 07tW, Lerw).
In
Os 8,7 puo essere conSIderato subordinato con
senso co ncessivo: a nc he se . Tutti gli altri passi
contengono una spera nza pi o meno es ita nte o sicura (ironica in Is 47,12 . 12; Ger 5 1,8; co gi in
IRe 18,27 forse dorme ).

41 In una decina di passi il fattore d i incertezza


espresso con 'Lilal vie n fatto risalire alla volont di
Dio (N um 23 ,3 forse Jahwe mi verr incontro .
23 ,27 forse piacer a Dio ... ; Gios 14,12 fors~
Jahwe con me ; ISam 6 ,5 forse egli sollever
d a voi il peso dell a sua mano ; 14,6 forse Jahwe
ci ai ute r ; 2Sam 16,/2; forse Jah we guarder la
mia affii zione ; 2Re 19,4
Is 37 ,4 far e Jahwe
ascolta ; Ger 2 1,2 forse Ja hwe compir per noi
qualcuno dei suoi prodigi ; Am 5, 15 vd. st.;
Giona 1,6 forse Dio si dar pensiero di noi ; Sof
2,3, vd. st.'), cosi pure in tre passi con mi lode"'
(2Sam 12 ,22 chi sa , forse Jah we avr piet di
me ; Gioe 2, 14 chi sa c he no n si impietosisca
a ncora ; Giona 3,9 chi sa che Dio non si impietosisca ancora ; il quarto passo Est 4, 14 ch i sa
che tu no n sia stata elevata a regina proprio in previsione d' una circosta nza com e questa si riferisce ad un irrazionale decreto del destino). Parlare
cosi di Jahwe non per segno dell 'i nce rtezza
dell' uo mo di fro nte ad un despota capri ccioso, ma
atteggiamento consapevolme nte um ile di col ui
che conosce la sovrana libe rt di Dio. La stessa
cosa compare nei due oracoli profe tici di salvezza ,
del resto molto atte nua ti , di Am 5, 15 fo rse
Jahwe avr piet del resto di Giuseppe e Sof 2,3
forse troverete riparo nel giorno dell' ira di
Jahwe (cfr. R.Fey, A mos und Jesaja, 1963,53).
Wo lff, BK XIV /2,59 scri ve a proposito di Gioe
2,14: 11 "forse" della spera nza tipico
dell'umilt dell 'arante (2Sam 12,22; Lam 3,29b);
nell' annuncio del messaggero si sotto linea che chi
chia mato alla conversione si trova sottoposto a
giudizio (A m 5, 15; Sof 2,3; Giona 3,9) e deve far
fro nte ad esso. 11 fatto che il Dio fede le e misericordioso sia libero a nche nella sua ira ('rk '/ljm),
fo nda la spera nza sul " forse " .

51 Tra i pass i del NT in cui compaiono


Lerw ( Le 20 ,13) e T<XXot (Rom 5,7; Filem 15), solo

mi jod '" nel significato di forse attestato 4x (2Sam

Fllem 15 ncorda, piuttosto vagamente , Est 4,14.

12,22; Gioe 2,14; Giona 3,9; Est 4,14 ).


W.FA lbright, JAOS 67, 1947 , 155 n. 23 , ha creduto di
ravvIsare nella r. 2 dell' iscrizione di Ahiram un'attestazIone extrabiblica di '/aj [> ' li/J; cfr. per DISO 13.

E.Jenni

n~ ' 6wa'n INIQUIT

3(.

Oltre che in un contesto prete rito o presente


(Glob 1,5 forse I miei figli hanno peccato col
perf; Gen43,12; Gios 9,7; IRe 18,27 in proposiZIOnI nommali ; Ge~ 18,24 ~ Lam 3,29 con les;
Gen 18 ,28-32 con Ilmpf. ), I avverbiO forse si
69

'~1K ',dai FORSE

II . 11 sosta ntivo ebro'lwren iniquit , che si fa


denvare dI solito da una radice *'wn essere forte,
pesante ( HAL 2Ib), sembra avere corrispondenze solo nel semNO.
70

Il termine, che ricol re solo nella forma nominale, potrebbe es ere un segolato con significato negativo in
contrapposizione intenzionale al positivo 'on (deri vato
dalla stessa rad ice) forza procreativa , forza fisica , ricchezza (HAL 22a). La derivazione r'"imim (Ez 24, 12)
molto incerta dal lato testuale (cfr. Zimmerli , BK
XIII ,558). Alla stessa radice appartengono anche i nomi
propri 'on ( Num 16,1 txt?), 'onam e 'onan (cfr. Noth , IP
225), ma non il SOSI. ' oni lutto (Gen 35,18; Deut
26,14; Os 9,4; radice ' nj, cfr. C. Rabin , Scripta Hierosolymi tana 8, 196 1, 386s.).
Per quanto riguarda i termini an e un (WUS nr. 292 .295 ;
UT nr. 238 .240), addotti come corrispondenze ug., diffi cile determinare sia la loro derivazione sia il loro significato; bisogna ri ferirsi anzitutto a anm (plur. forza ,
49 [= I AB] 1,22 ). Resta incerto fino a che punto ci si
possa riferire anche all'aram . 'IVjn, che in KA I nr. 222 B,
r. 30 posto accanto a mIVr morte (cfr. KA I Il ,256;
Fitzmyer, Sef. 69). Anche 'wn in Att 160 ( DISO 6) non

Ix perf.: Prov 30,20). In molti casi si vede chiaramente che il termine pu riferirsi genericamente
ad ogni tipo di atti vit nefasta , cfr. Is 59,4-7; Sal
5,6; 7, 15; 55,4. 11 ; 92 ,8. 10; Giob 5,6; Prov 1221'
specia lme nte Prov 6, 12- 14; Giob 3 1,3ss.
"

sicuro.

c) Qua nto si stabilito in a) e b) dice che 'wren


non un termine che descrive m ate rialmente
un' atti vi t particolare o una tappa determinata nel
corso di un evento.

21 'wren no n un termine del linguaggio narrativo. Le 80 attestazioni vtrt. (i ncl. Ez 30,17 dove
per iI nome d i Iuogo va vocalizzato in ' on) si t ro vano, con una sola eccezione (Ez 11,2), in testi
poetici , che possono essere a mbie ntati a loro volta
nel culto, nell a tradizione sapie nziale o nella letteratura poetica vera e propria (Giobbe).
Due te rzi dei casi si trovano in Sal (29x), Giob
(I5x) e Prov ( IOx). Prescinde ndo da Num 23,2 1 e
ISam 15,23 , restano 24 casi distribuit i nei diversi
libri profetici ( tra cui Is 12x).
I testi pi antichi sono ISam 15,23 e Num 23 ,21. I passi
di Am 5,5; Os 6,8; 10,8; 12 ,12; Is 1,13; 10,1; 31 ,2; Mi 2,1;
Ab 1,3(?); 3,7; Sal 7,15; 28 ,3; 41,7; 59,3.6; 101 ,8 sono
pure preesilici. Il resto in parte certamente, in parte
probabilmente esilico o postesilico.
Il sos!. 'on forza , ricchezza ricorre 10x (49,3; Deut
21,17; Is 40,26.29; Os 12,4.9; Sal 78,5 1; 105,36; Giob
20,10; 40 ,16).
3/ Il significato fo ndamentale del termine coincide sostanzialmente con la sua e timologia: forza
nefasta (S.Mowi nckel, Psal me nstudie n I, 1921,
30ss.). Il suo uso presuppone per direttamente
una concezio ne dinamistica dell 'esistenza ( pe nsiero racchiuso nella sfera dell' azio ne): l'iniquit
il realizzarsi di un evento potente e d' altra pane la
forza , q uando assume una confi gurazio ne negati va, un evento nefasto.
a) 'awren pu verificarsi qua ndo l'att ivi t nefasta
si espl ica in diverse m anie re: in un particolare
stato d'animo (Is 32 ,6; Sal 55,4.11 ; 66 , 18) o in un
progetto (' iwren unito a - hsb rifle ttere e i
suoi derivati in Is 55,7; 59,7; Ger4 ,14; Ez 11 ,2; Mi
2,1; Sal 36,5; Prov 6, 18), nel pronuncia re parole ( Is
58,9; Sal 10,7; 36,4; Giob 22 ,15; 34,36; Prov 17 ,4;
19,28), in azioni di q ualsiasi genere, p.e. cultuali
(Is 1,13; Zac 10,2), politiche (Is 3 1,2), gi uridiche
(Is 10,1; 29,20), belliche (Sal 56,8) ecc. Cfr. in proposito l' unione caratteristica tra i due termini ' dwren e _ p'l fa re (~x po' aie 'iwren part. m alfattori : Is 3 1,2; Os 6,8; Sal 5,6; 6,9; 14,4; 28 ,3;
36,13; 53,5; 59,3; 64,3; 92,8.10; 94 ,4.16; 10 1,8;
125.5: 141 ,9; Giob 31 ,3; 34,8 .22; Prov 10,29 ; 2 1,15 ;
71

b) 'wren designa per non solo attivit nefaste ,


ma a nche le loro consegue nze, cfr. Num 23 ,21 ;
Ger 4,15 ; Am 5,5; Ab 1,3; 3,7; Sal 90,10; Giob
21 , 19; Prov 22 ,8 ecc. Questi casi e quelli in cui il
termine si riferisce sia all 'azione sia all a co nsegue nza (Sal 55,4; 56,8; G iob 15,35; 18,7.12; Is
59,4.6b.7; cfr. a nc he Giob 4,8; Prov 22,8), mostrano che la parola , corrispondentemente all a
concezione dinamistica su cui basata , si riferisce
se mpre fo nda mentalmente ad un evento nefasto
nella sua totalit.

Non si pu perci supporre che '(jIVa!f/ avesse in origine


il senso di magia (Mowinckel), in base alla sua etimologia, n si pu dedurre tale senso dall'uso del termine nell'A T. Questo tuttavia non esclude che il termine possa designare pratiche magiche o le loro conseguenze funeste (cfr. la connessione tra Num 23 ,21 e v.
23 ; cfr. ISam 15,23 ; Zac 10,2; Sal 59 ,3.8?; 64 ,3.6s.?). Ci
era possibile in quanto la magia era lo strumento pi
adatto (ma non escl usivo) per manipolare la sfera
dell'azione. Quanto si detto vale anche per gli operatori
di ' awa!n nei salmi vd. sp. 3a). In che cosa consistano le
loro azioni pu essere dedotto solo dal contesto in cui il
termine viene usato, ma non dal termine stesso (cfr.
G.W.Anderson , Enemies and Evildoers in the Book of
Psalms , BJRL 48, 1965 , 18-30). Inoltre costoro non solo
operano ingiustamente, ma reali zzano anche un male,

come mostra talvolta il modo con cui tale realizzazione


espressa, ossia il verbo p'l fare, 'awren infine non
n un mezzo per uno SCOPO (Mowinckel , I.c.,
8.12.15.29 ecc.) n lo scopo di un'azione. Il fatto che con

'awam vengano designate azioni, conseguenze e situazioni dice che il termine ha un'altra funzione.
d) 'lwren un termine qualificati vo, c he pone in
luce negati va un evento in quanto una forza fu nesta pericolosa. Indicativo sotto questo aspetto
il fatto che il termine vie ne usato sempre per condannare l'agire di una persona, e mai per designa re il proprio agire. L'adultera di Prov 30,20 non
contesta l'adulte rio, ma il rimprovero che il suo
ad ulterio sia un'azione gravida di consegue nze funeste. L'esame dei termini che ap parte ngono allo
stesso campo sema ntico conferma q ua nto si
dello: tra i circa 45 termini affini emergono soprattutto ra' catti vo , malvagio ( 17x), rasrl'
colpevole (l7x) e 'amai afflizione (l Ix). Lo
stesso si ricava dai termini opposti , come mispa[
diritto , rom integri t , ~redreq gi usti zia ,
''''milnti fiducia .
e) Il significato primario forza funesta incontra talvolta delle difficolt nella traduzione , poich
la nostra ontologia di tipo diverso . oi non designiamo pi un'azione come iniquit . m a

P:;U iIl'CRII INIQU IT

72

come {{ delitto , {{ ingiustizia , {{ m alvagit (cfr.


HAL 2Is.). Poich un simile fenomeno po siede il
carattere di una non-validit, talvolt a pu e sere
giustificato tradurre con {{ inganno , {{ nulla (ls
41 ,29 ). Tuttavia, bench il te rmine possa designare un {{ culto idolatrico , non si pu trad urre
a questa maniera (lSam 15,23; Zac 10,2; O 10,8;
cfr. per Is 66,3 , -'''Iii 4). Cfr. V.Maag , Tex t ,
Wortschat z und Begriffswe lt des Buches Amos ,
1951 , 120.
4/ Il fatto che '6wam nell' A T sia un termine che
designa un fenomeno negativo e che non ve nga
m ai usato per indicare un'azione di Dio (a diffe renza di ra'a {{ sciagura , p.e. Is 31 ,2 ({ anc h'egli
per saggio e provoca sciagure ; cfr. Ger 4 ,6;
6,19; II, Il .17.23; Mi V ecc.), sta a significare c he
ogni azione di tipo '{r,vren o ogni ambito riguardante lo '6wam implicitamente o esplicitamente
opposto a Dio e quindi appare sempre negativo da l
lato teologico. Mentre i {{ Sitz im Lebe n in base
ai quali esso risulta negativo (sapienza , discorsi di
veggenti o di profeti , preghiera nel tempio ecc.), e
quind i anche la forma di questa qualifica negati va
(un detto sapienziale , un giudizio profetico), corrispondono alle circostanze, il criterio su cui si
fonda la qualifica negativa consiste nel fatto che
quanto viene designato con '6wren una perve rsione della potenza salvi fica e perci de l presente
divino che opera salvezza.
'iilVtel1 si verifica quindi: quando si consultano oracoli
invece di ubbidire a Jahwe (lSam 15,23; Zac 10,2),
quando si perverte il significato dei santuari (Am 5,5; Os
10,8; [s 1,13), in ogni azione che si oppone agli efTetti salutari della legge, del diritto e della giustizia (Os 6,8;
12,12; Mi 2,1; Sal 14,4; Prov 12,21 ; 21,15). Colui che
opera 'OlVtell si rivela in ultima analisi un negatore di Dio
(Is 32,6: Ger 4,14-18; Sal 10,7; 14,4; 53,5; 92,8. 10; Giob
22 ,15; 34,8.22.36; Prov 19,28 ). Secondo Isaia i po, aie
,"lVtell sono ({ coloro che non levano lo sguardo verso il
Santo di Israele e non consultano Jahwe (3 1,ls.). Perci Jahwe lo contro di loro (Sal 5,6; 36,4.5. 13; Prov 10,29)
e comanda loro di allontanarsi dallo 'OlVtell (Giob
)1i .10.21 l. Secondo Giob 5,6s. lo 'OWtell lo causato
dall'uomo: poich non esce dalla polvere l'iniquit, n
germoglia dalla terra il dolore, ma lo l'uomo che opera dolore ... . Cfr. Giob Il ,11.14 (del tutto diverso Sal 90,7-10).

La ragiQne per cui nei salmi l'agire dei m a lvagi


detto 'awren sembra consistere nel fatto che il
male, che essi vogliono far ricadere s u chi colpito , ingiustificato , o essi vogliono vedere il colpito immerso nel male perch gli sopraggiunto il
dolore, bench egl i si sia affidato all'(oracolo di)
protezione di Jahwe. In ambedue i casi essi agiscono contro Jahwe. Il loro caratterizzarlI come
po 'a l ' ~wren implica perci un giudizio strettamente teologico.

5/ I LXX rendono ' ~wren irregol armente con


&.vo!J.~cx " ~61t'o, f.L<XTCXW) 1tov1lP(cx, &:8LXLCX ecc.,
e COSI SI e perso quanto e racchIUSO ne ll'ebr. che
invece ancora presente a Qumran; cfr. i pa~si in
Kuhn , Konk . 4.
R .Knierim
73

~i K 'iir LUCE

,iK 'or LUCE


1/
I vocabo li affini a ' or ({ luce ono attestati
quasi escl usivame nte in
c.
ne l s.an. (ace.
ftru / urru {{ luce , in genere ({ giorno ; ug. ar,
W US nr. 368 , cfr. nr. 370.372; UT nr. 114; fen . ' rnei no mi propri, cfr. Harri s 73 ; ino ltre Huffmon
169s. ; G rti nd ahl 103); a lt rime nti si u ano per {{ luce altre rad ici (ace . mir/{ e arab o 11I7r; ara m . nltr,
p. e. ara m . bibl. n' hor Da n 2, 22Q , cfr. KBL 1098b;
per l'ara m. giud . ' Lirla cfr. Levy 1,46a; inoltre
DISO 23).
In ebr. dalla radice si f orma no il verbo 'or , che ricorre al qa l {{ dive ntare chiaro , e a nche al ni . (incerto), m a specialmente a ll ' hi . (causativo {{ rende re chiaro , illuminare e causat ivo inte rno ({ ri sple nde re ), come pure i so tanti vi 'or ( m asc.,
tuttavia in Ge r 13 ,16 txt ? e Giob 36,32 txt?
fem .) e 'ora {{ luce , 'lir {{ splendere e mo'or
{{ luce
corpo luminoso , luminare .

Anche il nome m" liro Is Il ,8 econdo GB 393a, BDB


22b, Zorell 404b ecc. deriva da questa radice, per KBL
489b invece (con rimando a Perles) va tradotto con
piccolo (d i animale ) secondo l'accadico IIIlirl' giovane animale (cosi a ~c he Foh rer, Jes 1,151, e Kaiser,
ATD 17, 11 6). Anche 'r 11 (nell'espressione 'rim w' lummim e III ('lir KaSdim) vanno tenuti distinti da questa
radice. AI contrario, non si pu con I. Eitan , HUCA
12/ 13, 1938 , 65s., intendere 'or di Is 18,4 e Giob 37,11
nel senso di pioggia o rugiada secondo l'arab. ' ar}
e pensare in questo caso ad un omonimo 'or.

21 La statistica precisa del nome ' or alquanto


difficile, poich la forma pu in alcuni casi essere
intesa a nche come inf. qal (cfr. HAL 24a, nr. 3;
Zore ll 23b). Secondo Lis . il verbo ricorre 41x , e
precisa mente il qa l 5x ( Mand . aggiunge Gen 44 ,3
e ISam 29 ,10, mentre intende 2Sam 2,32 come
ni .), al ni. 2x (Sal 76,5 e Giob 33 ,10, testualmente
incerto) e in hi . 34x (d i cui 15x in Sal). La sua distribuzione meno caratteristica di quella del
nome 'or, che attestato 124x (di cui Ix plur. in
Sal 136,7) e soprattutto sembra avere carattere sapie nziale.
---Infatti 'or lo attestato 32x in Giob, 4x in Prov e 3x in Eccle. La maggior parte delle 19 ricorrenze in Sal (pi I x in
Lam 3,2) si riscontrano in salmi sapienziali o in testi inOuenzati dalla sapienza (36,10; 37,6; 49 ,20; 89,16; 97,11 ;
104 ,2; 112,4; 119,105; 139,11 ).
E singolare inoltre che 27 delle 47 ricorrenze nei profeti
si trovino nel libro di Is, che ha un pi accentuato carattere sapienziale (l3x in Protois., in preponderanza in testi pi recenti, 6x in Dtis, cui va aggiunto IQlsab 53 ,11 ,
e 8x in Tritois, dove vanno notati soprattutto
60,1.3 .19.20); 5 si trovano inoltre in Ger e solo 2 in Ez
(32 ,7s.). Nei profeti minori le 13 ricorrenze compaiono
in Am , che lo vicino ad Is (Am 5,18.20; 8,8 [txt?].9; cfr.
H.W.Wolff, Amos' geistige Heimat, 1964, 57) e Mi (2 ,1;
7,8.9), nei cosiddetti discepoli di Isaia Ab (3 ,4.11 ) e Sof
(3,5) e nei testi tardi vi Zac 14,6 (txt?).7, mentre in Os il
termine ricorre solo Ix (6 ,5 txt?).
Nella letteratura narrativa 'or ricorre quasi solo nella formula temporale ' ad 'or habbiiqter fino al sorgere del
74

giorno (Giud 16,2; ISam 14,36; 251221.34.36; 2Sam


17,22; 2Re 7,9; abbreviata Giud 19,26; cfr. Gen 44 ,3;
ISam 29,10; Neem 8,3); altrove solo in Es 10,23; 2Sam
23 ,4 e 6x in Gen 1,3-5.18 P (sul carattere sapienziale di
Gen I cfr. S.Herrmann , ThLZ 86, 1961 , 413-424).
La forma plu r. 'ori m , che ricorre solo in Sal 136,7
(grandi ) luminari , corrisponde soprattutto ai m" orol
lumi , luminari di Gen I. ma'or ricorre 19x (9x in EsNum in contesto cultuale, 5x in Gen applicato agli astri );
' lir lo attestato 6x , di cui 5x in part i pi recenti del libro
di Isaia. La fo rma pi tardiva potrebbe essere il fem. 'ora
(Sal 139,12; Est 8,16).
Nella precedente statistica di 'or non lo incluso ISam
25,22 (cfr. BH'), mentre sono inclusi Is 18 ,4 (i n Mand.
sotto 'or Il ) e Am 8,8 (i n Lis. sotto j"or).

3/ Il significato primario de l no m e principa le


'or {{ luce ; talvolta (cfr. Is 10, 17; Sal 78, 14) si
m anifesta la s ua a ffinit con {{ fuoco (pi c hia rame nte pe r ' ilr , Is 3 1,9 ; 44 ,16; 47, 14; 50 ,11 ; Ez 5,2;
probabilmente anche Giob 38 ,24 , cfr. G .R. Dri ver,
SVT 3, 1955 , 9Is. ; Barr, CPT 260s.); com e termine paralle lo ricorre abbastanza spesso a nche ner
{{ lucerna ( Sal 119, 105; Giob 18,6; 29 ,3; Prov
6,23; 13,9; cfr. 25,10). Per {{ luce si inte nde a nzitutto la luce de l giorno (cfr. la formul a fi ssa de lla
letteratura narrativa , vd . sp. 2, e a nche Mi 2, 1;
Prov 4 ,18). Tuttavia ' or non si identifica con la
luce de l sole , perch pu essere collegato anche
con la luce de ll a la e delle stelle (Is 13 ,10; 30,26;
Ez 32,7};-Ome pure con sl:/Q'; {{ prima luce del
giorno (ls 58 ,8; Giob 3,9; 41 ,10; Dalman , AuS
1,601 ; diversamente L.Ktihler, ZAW 44 , 1926,5659 , e KBL 962: ({ aurora ); anche una connessione
con i verbi zrlJ e j~' nel significato di {{ sorgere
non in s un {{ segno che ci si riferisce al sorgere
del sole ( S.Aale n , Die Begriffe {{ Licht und
{{ Finsternis im AT , im Spa tjudentum und im
Rabbinismus , 1951, 39, che sottolinea la concezione del mondo ({ presolare degli israe liti e l'alte rnarsi tra giorno e notte come un suo e le m e nto
fontamentale , l.c. , IOss. ; id ., RGG IV ,35 7-359, e
BHH Il ,1082; diversamente W.H.Schmidt, Die
Schtipfungsgeschichte der Priesterschrift , 1964,
95- 100).
Proprio l'alternarsi tra giorno e notte ha inoltre
condotto ad un uso metaforico e simbolico de l termine . Da una parte l'irrompente luce de l giorno
(s pesso solo bbqrer ({ m atti no ) diventata un
simbolo della salvezza divina nel senso di una vittoria in campo militare (cfr. Es 14,24 ; 2Re
19,35
Is 37,26; Is 17,14; Sal 46 ,6), un simbo lo
dell a proclat;nazione della giustizia in campo g iu ridico (Sof 3,5; Sal 37,6; a nche Os 6 ,5, c fr. Is 59 ,9)
e un simbolo di guarigione e di a iuto nel campo
della medicina (Sal 56 ,14; cfr. Is 58,8; in Giob
33 ,28.30 si ha slJat {{ tomba com e termine opposto; {{ veder la luce = ({ vivere in Sal 49 ,20;
Giob 3,16 , cfr. v. 20); cos J .Hempel, Die Lichtsy mbolik im A T, Studium G e nerale 13 , 1960,
352-368, segue ndo Aalen, l.c., e anche J .Ziegler,
Die Hilfe Gottes {{ am Morgen , FS Ntitscher
1950, 281-288 .
' or unito ad espressioni parallele in cui una qual -

75

c he parola indicante {{ tenebre forma il te rm ine


opposto, e ci special mente ne ll 'ambito sapie nziale.
Il termine opposto pi importante lo ~6stek tenebre
(Gen 1,3-5.18; Is 5,20.30; 9,1; 58,10; 59,9; Am 5,18.20;
Mi 7,8; Sal 112,4; 139,11 ; Giob 12,22.25; 18,18; 29 ,3;
38,19; Eccle 2,13; Lam 3,2; il termi ne ricorre in tutto
80x, di cui 23x in Giob e 14x in Is). 'or lo unito al verbo
!lsk qal essere buio ( 1I x), hi . oscurare (6x) in
Giob 18,6; Eccle 12,2; cfr. Is 13 ,10; Am 5,8; 8,9; Giob
3,9. ~ "seko ({ tenebre (6x) in Sal 139, 12 sta accanto a
' ora , ma~sok luogo oscuro (7x) in Is 42 ,16 accanto a
'o r (cfr. anche l'aram. bibl. ~ aso k in Dan 2,22 accanto a
n' hOr).

Altri termini opposti sono 'iifte/ buio (9x, di cui 6x in


Giob) in Giob 30,26 , 'ojl buio (agg.)>> ( Ix) in Am
5,20 ; ,ajlo buio ( IOx) in Is 58 ,10; 59,~; '"raftel
({ oscurit delle nubi (l5x) in Ger 13,6; ~ almowtel tenebre (l8x , di cui 10x in Giob) in Is 9,1; Ger 13,16;
Giob 12 ,22 (sull'etimologia cfr. D.W.Thomas, JSS 7,
1962, 191-200; sul suo uso nella letteratura sapienziale
J.L.Crenshaw , ZAW 79, 1967,50).
Altri vocaboli di questo campo semantico sono '0/0(0
tenebre (Gen 15, 17; Es 12,6.7. 12), 'ej oscurit
(Am 4,13; Giob 10,22), mi/of buio (ls 8,22 [txt
em].23), qadriil oscuramento ( Is 50,3), qdr qal
oscurarsi (Ger 4,28 ecc.; hitp. IRe 18,45; hL Ez
32,7 .8), ~I! qal diventare oscuro (Neem 13,19; per ~et
ombra -'iiz), anche ntestef crepuscolo serale/ mattutino (l2x , tenebre p.e. in Is 59 ,10). Cfr. per tutto il
gruppo semantico S.Aalen, I.c.; H.Conzelmann , art .
OX/,7 0;, . 'rh W VII ,424-446.

1 sinonimi e i paralleli di 'or non sono cos evidenti come i suoi opposti . Oltre a ner {{ lanterna
(vd. sp.) vanno ricordati soprattutto nagalt
{{ splendore (l9x , inoltre l' aram. n' galt in Dan
6,20) in Is 60,3; Am 5,20; Ab 3,4. 11 ; Prov 4,18 e
n' goha in Is 59 ,9; ngh qal {{ splendere (3x )
unito a ' or in Is 9, 1; Giob 22 ,28, mentre l' hi. {( far
risple nde re (3x) lo in Is 13,10.
Cfr. inoltre -StelnteS sole in Eccle Il ,7, -k'bod Jhwh
in Is 60 ,1 (cfr. v. 2b con zr~ sorgere di Jahwe) e altri
termini paralleli come gioia, giustizia , salvezza ecc. , che
riguardano il senso traslato e teologico di 'or (p.e. Is
42 ,6; Ger 25 ,10; Mi 7,9; Sal 27 ,1; 36,10; 97, 11 ).
Sono inoltre amni come significato i verbi 'hl hi . splendere (Giob 25,5), hl! hi . (far) risplendere (Is 13,10;
Giob 29 ,3; 31 ,26; 41,10), zhr hi . ({ sci ntillare (Dan
12 ,3), zr~ sorgere, irradiare (l8x , -stelntes), zrq qal
essere chiaro (Os 7,9), s hl hi . far risplendere (Sal
104,15), i sostantivi zo ha~ splendore (Ez 8,2; Dan
12 ,3), j!fa splendore (Ez 28,7 .17), ne~ah splendare (Lam 3,18; ICron 29 ,11 ) e gli aggettivi bOhir
splendente(?) (Giob 37,21; cfr. Wagner nr. 35), ~ a!l e
sohi "h splendente (il primo in Is 32,4; Cant 5,10, il
secondo in Ez 24,7.8; 26,4 .14; cfr. anche J.A.Soggin,
ZAW 77 , 1965 , 83-86); -jp' hi .
IIhr qa. {{ risplendere ( Is 60,5 ; Ger 31,12; Sal 34,6) e
,,'hara luce (del giorno ) (Giob 3,4) sono aramaismi
( Wagner nr. 184.185). Il termine aram. bibl. per splendare lo zi w (Dan 2,3 1; 4,33).
4/
La distinzione abitua le tra uso proprio e uso
metaforico del termine 'or non in grado di mette re in evidenza il suo proflo teologico, poic h
questo comprende e ntra mbi gli aspetti . Potre bbe
~ i~ 'or LUCE

76

essere pi utile distinguere tra a) la concezione


sapienziale della creazione e b) la concezione cul tuale dell a salvezza, dove si deve ancora suddistinguere fra c) la predicazione escatolog ica e
d) le affermazioni che si riferiscono in modo particol are a Dio.
a) Nella concezione sapienziale della creazione la
luce la prima opera buona creata da Dio (Gen
I ,3s.). La stessa cosa in Gen I non viene affermata
per le tenebre, le quali restano teologicamente ambi va lent i; infatti , bench esse siano introdotte positiv amente nell a creazione di Dio in quanto
notte, mediante l'atto di Dio che separa e nomina
(Gen 1,4s.; cfr. Westermann , BK 1,157- 159), o
pone i confini tra luce e tenebre (Giob 26,10; cfr.
38 ,19), la notte resta sempre il tempo del delitto
(Giob 24,13ss.), la tenebra un simbolo di angustia e di giudi zio e nel tempo final e sar el iminata
(vd. SI. c). Cos tra luce e tenebre c' una tensione
(cfr. Aalen, I.c., 16s.), che pu essere controllata
solo dalla pancausalit e dalla sovra nit di Dio
(cfr. Is 45 ,7 poich io formo la luce e creo le tenebre ) (vd. SI. d).
Come la luce e le tenebre, cosi si componano (I) riguardo
al singolo la vita e la mone (cfr. Giob 3,4.9.16.
20s. e nei discorsi di Eliu 33,28.30; anche Eccle 12,2ss.),
(2) in campo sociale i giusti e i malvagi (Giob
12,25; 18,5s. 18; 22,28; 38,15; Prov 4,18; 13,9; anche Sal
97,11 ; 112,4); la giustizia assume qui il senso di ordine
universale (cfr. il libro di H.H.Schmid, Gerechtigkeit als
Weltordnung, 1968), e pu sorgere perci il problema
della teodicea (cfr. p.e. Giob 24),
(3) riguardo alla conoscenza (ma non senza una nota
etico-religiosa) la sapienza e la stoltezza (Eccle 2,13;
-''''lVi I). Quando l'ordine stabilito viene distrutto, Isaia
in nalza il suo grido di lamento (Is 5,20).
b) Questa coppia di termini opposti si applica pure
alla salvezza e al giudizio di Dio. Nella concezione
cultuale della salvezza la luce (del volto) di Dio
espressione della sua attenzione benevola, come
ri sulta dall a benedizione sacerdotale di Num 6,25
('or hi. ), che utili zza materiale antico (inseri to in
un contesto pi recente, cfr. Noth , ATD 7,53s.;
C.Westermann , Der Segen in der Bibel und im
Handel n dr Kirche, 1968, 45ss.), e in seguito pi
vol te dai salmi (cfr. Sal 36,10; altrove nelle confessioni di fiducia Sal 4,7; 27, 1; nel canto di ringraziamento 56,14 e nella lamentazione 43 ,3 , come
pure nell'ammonizione sapienziale 37 ,6; cfr.
89,16; A.M.Gierlich , Der Lichtgedanke in den
Psal men, 1940), trovando una risonanza anche
nella letteratura profetica (ls 2,5).
Dal punto di vista della storia della salvezza sono rilevanti Sal 78 ,14, dove 'or si ri ferisce al cammino nel deserto (cfr. Es 13,2I s.; Sal 105,39), e Sal 44,4, dove il termine si riferisce alla conquista della terra. 'or viene anche applicato al re salv ifico (2Sam 23 ,4; Prov 16,15).
c) I profeti, annunziando il gi udi zio che sta per
sopraggi ungere, proclamano che la luce della salvezza si muter nelle tenebre dell a catastrofe imminente (A m 5, 18.20; Is 13 ,10; cfr. F.C.Fensham,

77

j iK'or LUCE

lA W 75 , 1963, 170s., sul giorno di Jahwe; alt rove


in Am 8,9; Is 5,30; Ger 4,23; 25 ,10; Ez 32,7s.; in
Ger 13,16 nel quadro di un ammonimento profetico); Lam 3,2 contiene il lamento per una catastrofe sopraggi unt a.
D'alt ra parte nell 'escatologia profetica la tenebra
dell 'angusti a si muta nell a luce dell a salvezza che
di nuovo si manifester (l s 8,23-9, 1; 10,17; 42 ,16;
58,8 .10; Mi 7,8s.). La sa lvezza si estender non
solo ad Israele, ma anche ai popoli (l s 51,4); ad
essi verr comu nicata attraverso un med iatore
particolare (l s 42,6; 49,6).
proprio dell'escatologia tard iva rappresentare l'evento
salvifi co futuro in corrispondenza con quello primigenio
(cfr. Ger 31,35, dove la certezza della salvezza si fonda
sulla certezza dell'ordine di creazione, per cui si ha qui
una nuova interferenza tra la concezione della creazione
e la concezione della salvezza, cosa del resto che carato
teristica nel Dtis; cfr. al riguardo von Rad, GesStud
136ss.), oppu re come un potenziamento di tutto quello
che esiste (cfr. Is 30,26; anche 10,17), oppure anche
come un'elimi nazione dell'ordine di creazione (ls
60,19s.; Zac 14,6s.; cfr. anche Ab 3,11 ; altri passi in Aalen , I.c., 20ss.; cfr. H.J.Kraus, ZA W 78, 196b, 317-332).
Tuttavia anche per Zac 14,6s. l'i nteresse della comunit
postesil ica non tende ad eli minare direttamente l'ordine
di creazione, ma si rivolge alla persona di Dio e alla sua
gloriosa teofania fin ale (cfr. M. Sreb0, Sacharja 9- 14,
1969 , 298-300).

d) La luce - come pure i luminari (m " orn!


Gen I ,14ss.; Sal 136 ,7-9) - in quanto opera creata
da Dio, resta del tutto subordinata a lui. Essa non fa
parte della sua essenza , ma del modo con cui egli si
manifesta, p.e. nella teofania (cfr. Is 60,lss.;
Ab 3,4.11 ; anche Sal 44,4; cfr. Aalen, I.c. , 73ss.;
J.Jeremias, Theophanie, 1965, 24ss. ecc.; anche
F.Schnutenhaus, lA W 76, 1964, 1-2 2). Non solo
nell a teofania, ma anche nell a sua dimora celeste
Di o si ci rconda di luce (Sal 104 ,2; n qui n in Ez
I opp. 43 si pu spiegare l' immagi ne di Dio con
categorie solari , cos Aalen I.c., 82ss., contro
J.Morgenstern e altri ). La luce riveste (-Ibs)
Dio, facendo parte anche della sua parola ri velata
e della sua legge (Sal 119 ,105; Prov 6,23). Egli il
sov rano eccelso sull a sua creazione (Sa l 139,ll s.;
Giob 12,22; 28 ,11 ); eg li solo quindi conosce la sua
origi ne (G iob 38 ,19s.) ed lodato da tutte le
stelle fulgenti (Sal 148 ,2).
I nomi teofori forma ti con parole che indicano luce ,
come ',iri'el, 'urijja(lui), ,Gbinee, 'abner, Nrijja(lui) ,
come pure la maggior parte dei nomi extrabiblici di que
sto genere (acc.: Stamm , AN ind. s.v. Illirl/, namarll ecc.;
HufTmon 169s.237.243; palm .: A.Caquot, Syria 39, 1962,
243 con bibliogr.), non sono testimonianze di una rel igione astrale, ma vanno intesi in senso figurato (luce =
felicit , prosperit) (Noth, IP 167- 169).
'or luce quindi un termine teologicamente
assai ri levante, che si riferisce soprattutto ad
un'opera di creazione e ad una particolare manifestazione di Dio. Questo duplice valore fond amentale si sviluppato in pi direzioni , soprattutto in
rel azione alla salvezza divina (anzitutto per
Israele, e poi anche per i popoli).
78

51 Nei LXX 'or tradotto in diverse maniere,


di cui alcune compaiono una volta sola; il termine
che prevale nett amente sugli altri ,!,w (cfr.
Gierli ch, I.c., 3 ecc.). Per il materiale tardogiudaico e rabbinico cfr. Aalen, I.c. , 96ss.237ss. Nei
testi di Qumran l' uso di 'or (secondo Kuhn ,
Konk . 4s., il sost. ricorre 42x , il verbo 17x) concorda in sostanza con quello dell ' AT (cfr. F.Notscher, lur theol. Terminologie der QumranTexte, 1956, 76ss.; H.W.Huppenbauer, Der
zwischen
zwei
Welten,
1959,
Mensch
26ss.7 1.80ss.), tuttav ia si accentua di pi l'opposizione tra luce e tenebre (a nche in senso sociale).
A differenza dell ' AT e degli scritt i di Qumran, nel
NT la luce viene a fa r parte dell 'essere di Dio, soprattutto nell a teologia giova nnea (c fr. p.e. IG v
1,5; anche Gv 1,1-18 , e al riguardo R.Bultmann ,
Das Evangelium des Joh , 1957, 22ss.; P.Humbert ,
Le thme vtrotestamentaire de la lumire,
RThPh 99, 1966, 1-6).
M.Sceb6

ni~ ' 6t SEGNO


11 II termine compare nel semNO. (nel periodo
veterotestamentario solo in ebr. e aram. bi bI. 'liI)
e in arab.; probabilmente si deve accostare ad 'or
anche l'acc. ittu, la cui gamma di significati si mile a quella del termine del sem O. e dell ' arab.
(A Hw 406; CA D I 304-310.). La derivazione
sconosciuta: si pensa per lo pi ad una radice \1Ij.
II significato del termine nelle lingue suaccennate molteplice ed abbraccia sia il campo profano sia quello reli gioso (per l'arab. vd. Lane 1,135; per il sir. vd. PayneSmith 412s.). In un'iscrizione neopun . ' 1 significa chiaramente monumento/cippo (KAI nr. 141 , r. 4).
21 In ebr. 'or compare 79x; 44x si ng. e 35x plur.
(Pentateuco 39x in tutti i filoni narrativi ; la voce
non attestata nell a letteratura sapienziale, ad eccezione di Giob 21 ,29, ma per il resto compare in
misura uguale nei libri storici, in quelli profetici e
nei salmi ; cfr. la statistica secondo la cro nologia e
il contenuto in C.A. Keller, Das Wort OTH als Offenbarungszeichen Gottes, 1946, 7s.), inoltre 3x in
aram. (Dan 3,32s.; 6,28 ).
Modificando il testo '01 va restituito in Num 15,39 e in
ISam 10,1 (LX X), fo rse in Gioe 2,23 (W.Rudolph, FS
Baumgartner 1967, 249 ).
AI di fu ori dei testi biblici, poco prima dell'esilio '01 si
trova in un coccio di Lachis (KAI nr. 194, r. 10ss.). II testo suona cos: Egli (il destinatario della lettera) sappia
che attendiamo segnali di fumo (mfl, termine tecnico
per questa voce, cfr. Giud 20,38.40; Ger 6,1) da Lachis,
mentre ci atteniamo a tutti i segnali ('II) che ha dato il
mio signore; non si vede infatti alcun segnale ('I) da
Azeka . La traduzione dell'ultima riga incerta (bibliogr. al riguardo in DISO 29). In questo caso 'lI significa segnali militari . Questo significato, non attestato
in ebr., pu aversi anche nell'equi valente arabo 'ajal
(Lane 1,135).

79

31 L' uso vtrt . del termine 'or (cfr. olt re Keller,


I. c., anche B.O.Lo ng, The Problem of Etiolog ical
Narrative in the OT, 1968, 65-86) non legato a
determinati settori dell 'esistenza, almeno all'inizio
(diversa mente Keller, I.c., 66ss.). Il sig nificato primario segno nel senso di prova e indicazione .
In un uso molto antico dell a parola il segno di
Caino (Gen 4,15) un tatuaggio sulla fronte che
indica l' appartenenza 'ai Keniti e i loro obblighi
speci fici nei riguardi della trib (la vendetta sellupi a!). Il segno assume nello jahwista un valore
teologico nel complesso della storia primitiva.
Anche l'espressione 101afol contrassegno (3x parallelo di '(1) ha probabilmente un valore simile all'origine.
L'espressione dtr. un '01 sulla tua mano e un 101afol
fra i tuoi occhi (Es 13,16; Deut 6,8; Il ,18; in Es 13,9
con zikkaron segno commemorativo al posto di 1010jor , -zkr) intesa gi in un senso spiritual izzato, ma risaie all'idea di un tatuaggio (cfr. anche Noth , ATD 5,79:
pendenti dell'acconciatu ra del capo ).
In contesti profani 'or in un'u lteriore fase del suo
sviluppo indica 1' insegna militare (N um 2,2 e
anche nell a Regola della Guerra di Qum ran; probabilmente anche in Sal 74,4, cfr. Kraus, BK XV ,
512s.5 16).
Allo '01 di Num 2,2 unito dcegcel insegna mili tare ,
vessillo>reparto della trib (Num 1,52; 2,2-34; 10,1425; 13x); in Cant 2,4 il significato fondamentale ancora
insegna, bandiera o sim. (cfr. Rudolph, KA T
XV Il I2 ,130s.; Gerleman, BK XV IIl ,117s.), mentre nei
papiri di Elefantina (DISO 55; BMAP 4Is.) e nella Regola della Guerra di Qumran (Yad in 38-64) attestato
solo il significato di reparto militare .
Parimenti in contesto mil itare si trovano termini simili
come nes stendardo, vessillo (21x; tranne che in Es
17,15; um 21,8.9; 26,10 e Sal 60,6 sempre in libri profetic i; cfr. BRL 160s.), che in Num 26,10, riferito alla fazione distrutta di Core, acquista il valore di segno premonitore , e lorcen albero maestro (ls 30,17; 33 ,23;
Ez 27,5, parallelo di nes).
In Giob 21,29 ed Ez 14,8 (parallelo di mtJS/ proverbio >,) si ha molto probabi lmente il senso di
fatto memorabile nell 'accezione pi ampia; in
Gios 2,12 pegno (secondo Noth , HAT 7,24s.
glossa posteriore), in Ger 10,2 e Is 44,25 segno
astrologico .
a) Gi lo jahwista usa 'or come term ine religioso. Lo impiega, seguendo gi la tradizione, nel
racconto delle piaghe d' Egitto (Es 8,19; 1O,ls.). Il
segno consiste in un'azione prodigiosa con la
quale Jahwe legi ttima l' invio di Mos. AII'elohista
appartengono invece Es 3, 12 e 4,17.30. Gli ult imi
due passi (cos pure la presenza di 'or in Es
4,8s.28; Num 14, 11 che sono da attribuire alla redazione finale) si collegano all ' uso jahwistico. Es
3, 12 ha un significato un po' diverso: Mos viene
rassicurato da Dio sull a sua missione (il contenuto
vero e proprio di 'or scomparso, cfr. Noth , ATD
5,29). Il passo molto simile a Giud 6,17ss. , dove
si convalida la missione al carismatico Gedeone:
'or il segno, la prova dell ' incarico ricevuto.

41

~jK 'or SEGNO

80

'or pu indicare inoltre un segno oracolare , anche


non legato al culto (ISam 14,10; in questo caso 'or

teronomic Forrnulae of the Exodus Traditions, FS


Ba umgartner 1967, 30-39). Con 'or non si indi la condotta dei nemici). In Sal 74,9; 86 , 17 pocano solo I ~ (~ piaghe , ma tutta l'opera di Dio in
Egitto, clOe Il d ato fondamentale della teologia
trebbero aversi invece oracoli cultuali (del resto
deuteronomistica; 'or cosi la configurazione che
essi costituiscono uno dei compiti riservati ai proassume la rivelazione di Jahwe , che deve essere
feti cultuali).
capi ta al momento presente. Il problema sar di
Termine specifico per indicare presagi (buoni o callivi)
vedere se Israele in grado o meno di riconoscere
nlJs (anche aram. e arab.; W. von Soden , WlKM 53,
1956, 157; O.Eissfeldt , JBL 82 , 1963, 195-200), pi o e capire gli 'oror (Deut 29 ,255 .). Dalla teologia deuteronomistica dipendono a nche altri passi che par trarre presagi, predire; prendere come segno (Gen
44 ,5. 15; I Re 20 ,33; apprendere da segni Gen 30,27;
lano degli 'oror e dei mof"rim in Egitto (Ger 32 ,20s. ;
di versamente J.Sperber, OLl 16, 1913, 389; H.TorczySal 78,43 ; 105,27; 135 ,9; Neem9, 1O; inoltre Es 7,3 P;
ner, ibid. 20 , 1917, 10ss.; sost. n!ws presagio Num
'olOr da solo in Num 14,22; Gios 24 ,17 e, senza ri23,23; 24,1) e pi generalmente vaticinare (vietato a
ferimento diretto all' Egitto , Sal 65,9).
Israele: Lev 19,26; Deut 18,10; 2Re 17, 17; 21 ,6; 2Cron
Il termine 'or viene usato in senso deuteronomi33,6).'
stico anche in altri contesti (p. e. Deut 13,25. vd.
Un uso diverso si riscontra nei primi profeti. 'or ha
sp. 45.). Secondo Es 13,9. 16 'or e zikkii,.ofl o {O{ iifor
la funzione di legittimare la parola dei profeti , per
(vd. sp. 3) costituiscono la haggada pasquale, per
si realizza solo nel futuro e sar vaticinato dal proDeut 6,8 formano la confessione di fede (s' ma '),
feta (la formulazione generica si ha in Deut 13,2s.
per De ut 11 ,18 tutta la predicazione dtn . La funcon il verbo tipico -b{)' avvenire che si trova
zione di 'or pertanto quella di attuali zzare gli
anche in ISam 2,34; IO, [I ].7.9; cfr. inoltre 2Re
eventi salvifici del passato. In Deut 28,46 be nedi19 ,29; 20,8s.
Is . 37,20; 38 ,7.22; Ger 44,29; pi
zione e maledizione sono segni per Israele; ancomplesso Is 7,11.14). In questi casi '01 non in
che il futuro viene manifestato dall"or del prediretto rapporto con il messaggio profetico. Il sesente.
gno in certo modo strumento tecnico del profeta
Gli scritti sacerdotali usano questo termine con
per ottenere riconoscimento e credibilit presso gli
grande frequenza: per i segni e prodigi in
ascoltatori (-jd' con 'or Es 10,2; Deut 4,35 ; Il ,2s.
Egitto (Es 7,3), per determinate istituzioni della
ecc. , cfr. Keller, I.c. , 58s.; -'mn hi. Es 4,30; Num
storia cultuale d ' Israele (Num 15 ,39 txt em se14,11 ; cfr. Is 7,9ss.).
gno ; 17 ,3 segno ammonitore ; 17,25 [i - Inoltre 'or pu indicare contrassegno o mecordo ); il sangue pasq uale (Es 12, 13) un semoria che richiama un'azione salvifica di Dio
gno di protezione , il sabato (Es 31 , 13. 17; cfr. gi
(Gios 4,6; similmente in alcuni passi in P , vd. SI.) - Ez 20, 12) segno del rapporto tra Jahwe ed
oppure denota il punto d'arrivo futuro e definitivo
Israele. Il termine rientra anche nel vocabolario
dell 'opera di Dio (in testi che si avvicinano
con cui si descrive la stipulazione dell 'alleanza
all 'apocalittica, Is 19,20; 55 ,13; 66 ,19).
(Gen 9,12s.17 arcobaleno; 17, 11 circoncisione).
Infine a nche le stelle sono 'oror (Gen 1, 14, accanto
b) Nei profeti classici , nella teologia deuteronoa mo 'Gdim tempi , -j'd).
mistica e negli scritti sacerdotali '01 assume un vaIn questo caso 'or indica la manifestazione di un
lore essenzialmente teologico.
grande ordinamento di Dio che comprende la naNella profezia classica quando si tratta di espritura e il tempo, trova consistenza nella storia di
mere azioni simboliche possono essere usati
Israele e si compie nel culto.
sia 'or che mojr (ambedue i termini in Is 8, 18 e
Il termine mojr (36x) non ha ancora ricevuto una esalla
20,3 ; solo 'or in Ez 4,3; mojr in Ez 12 ,6.11 ;
spiegazione etimologica (Keller, I.c., 60s. I 15; una suppo24 ,24.27; Zac 3,8). Anche altri passi dell' A T riporsta allestazione in un'iscrizione fen icia di Cipro molto
tano azioni simboliche (cfr. G.Fohrer, ZA W 64 ,
insicura, cfr. KAI nr. 30, r. I). Si trova per la prima volta
1952, 102-120; id. , Die prophetischen Zeichenin Is 8,18 e 20,3, gi in parallelo con '01 come nella terminologia dtr. , e in alcuni passi da essa inOuenzali (Es
handlungen , 1953). Diversamente dagli altri
7,3 P; Deut 4,34; 6,22; 7,19; 13,2.3; 26,8; 28 ,46; 29 ,2;
segni profetici addotti come prova , in questo caso
34,11 ; Ger 32,20s.; Sal 78,43; 105,27 ; 135,9; Neem 9,10;
'or si riferisce direttamente al messaggio del proin totale 18x, pi l'aram. Dan 3,32s.; 6,28 'ar;tI w' [imhitl
feta. Questi pone in atto un evento, che nOr) si
segni e prodigi ). L' uso di moj[ uguale a quello di
ancora realizzato, ma che appunto attraverso
'0 [; solo pi tardi si sOllolinea di pi con esso l'elemento
l'azione simbolica irrompe nella realt presente. Il
prodigioso (i n parallelo con nifla'o [ Sal 105,6 = ICron
segno ha pe rci una funzione analoga a quella
16 ,12 , -pl'): prodigi in EgillO: Es 4,21 (redazionale);
della parola profetica (cfr. Fohrer 85ss. ; von Rad
7,3.9 e 11 ,9.10 (P); Deut 4,34; 6,22; 7, 19; 26,8; 29,2; 34,11 ;
Il ,104-107).
Ger 32,20s.; Sal 78,43; 105,27; 135,9; Neem 9,10; segni terGli scritti deuteronomistici racchiudono in una
ribili e prodigiosi di Dio: Deut 28,46; Gioe s,3; Sal 71,7 =
ICron 16,12; segni profetici di prova: Deut 13,2s.; IRe
sola formula gli eventi dell 'esodo dall' Egitto , e
13,3.3.5; 2Cron 32,24.31; azioni simboliche dei profeti: Is
l'espressione 'olor ilmo.frim ne un elemento (as8.18;
20,3; Ez 4,3; 12,6.11 ; 24,24.27; lac 3.8.'
sieme a far uscire con mano potente e braccio
teso De ut 4,34; 6,22; 7,19; Il ,2s. ; 26 ,8; 29 ,2;
5/ Nel tardo giudaismo pe rdura ancora l' uso
34,11 ; per la formula intera cfr. B.s.Childs, Deuvtrt. (Qumran: vd . sp. 3; nella le tte ratura rabbi-

81

i ,iK'ol SEGNO

82

nica si hanno in parte nuovi significati e 'or viene sostituito da siman < gr. <TI)fLdov). Per il NT cfr.
K.H.Rengstorf, art. 07)fLdov, ThW VII , 199-268
(in 207-217 si parla diffusamente di 'or nell' AT).

F. Srolz

n:,: '6zam

ORECCHIO

1/ Il SOs1. ' bzcen orecchio appartie ne al semitico comune (*'Uljn-; HAL 27a), anche eg.jdn (Erman-Grapow 1,154; soppiantato da I1Jscj,. luogo
sul quale si dorme , cfr. W.Helck , ZAS , 80., 1955,
144s.; W .C.Till , Zum Sprachtabu 1m AgYPlischen , Agyptolog. Studien , hrsg . von O.Firchow,
1955 327.335). Dal SOSI. fem . (parte del corpo) deriva
verbo denominativo ' ZII hi , agire con le
orecchie, ascoltare (GK 53g).

iI

Nel nome 'Gzat/ia (Neem 10,10) si ha il qal , in l a'"zatya-

"U (2Re 25,23; Ger 40,8; Ez 8,11; l a' Gzanja Ger 35,3; Ez

11 ,1; abbreviato l ' zatya(hu) Ger 40,8; 42 ,1) l' h1. ,che e
del resto l'unica forma usata (Noth IP 36.198; al di fuon
della Bibbia troviamo il nome l'znj/tw in un sigillo
[W.F.Bad, lAW 51, 1933, 150-156; Moscati , EEA 70],
nel coccio di Lachis l , r. 2.3 [TGI' nr. 34], inoltre l'z/yh
e l ztl' l su sigilli [Diringer nr. 21.28]; per le forme del
nome proprio ad Elefantina cfr. Noth IP 198; L.Delekat,
VT 8, 1958 , 251s.).

2/ Nell'AT il SOS1. compare 187x , il verbo 41x


(Salmi 15x) con distribuzione regolare nei vari libri . Il SOSI. prevalentemente al duale (108x, di
cui 80x con be); il verbo si trova spesso all ' imp.
(30x).

3/ Raramente 'bzcen indica la parte del corpo


senza far riferimento all' ascoltare.
Possiamo ricordare i seguenti usi : portare orecchini (Gen
35,4; Es 32,3s.; Ez 16,12; BRL 398-402); forare l'orecchio
come marchio dello schiavo (Es 21 ,6; Deut 15,17; ThW
V,546 = GLNT VIII,1526s.; diversamente de Vaux
1,132); rituale della consacrazione . dei sacerdoti e della
purificazione dei lebbrosi ([' nuk 'ozf1!n lobo dell'orec
chio in Es 29,20.20; Lev 8,23s.; 14,14.17.25.28 P; Elliger, HAT 4,119); taglio delle orecchie come pena di mutilazione (Ez 23,25 ; limmerli, BK Xlii , 549). Le orec
chie degli animali sono nominate in Am 3,12 (b ' dal
' 6zf1!n , lobi degli orecchi di un animale di branco) e in
Prov o 26 ,7 (del cane).
Altrove l'orecchio sempre l'organo dell' udito;
esso ascolta (-sm', Ez 24,26; Sal 92,12; Giob 13, 1
ecc.); presta attenzione (-qsb hl. Sal 10, 17; Neem
1,6.11 ecc.). Coi verba dicendi , soprattutto dbr
pi o ( p.e. Gen 20,8) e qr' (p.e. Es 24,7), gli uditori
sono spesso introdotti con b" bzcen. A volte perci
gli ascoltatori sono dei testimoni (Gen
23 ,10.13.16). Anche dopo sm' si ha la stessa funzione per b" Dzcen (con b' strumentale: Ger 26 , 11 ;
2Sam 7,22 ; Sal 44 ,2). AI contrario s~ma' ,bzcen significa per sentito dire (Sal 18,45; Giob 42 ,5).
La comunicazione di cose importanti (per la vita)
indicata con -glh 'ozno scoprire l'orecchio di
qualcuno (ISam 20,2.125. ; 22 ,8.8. 17; l' a utore
83

della narrazione dell'ascesa al trono di Davide predilige questa espressione; anche Rut 4,4 ; con
Jahwe come soggetto vd. 51. 4; -'jin). Il maestro
di sapienza pug richiamare all'ascolto con l'espressione n{h hi . 'ozcen volgere l'orecchio (Sal 78 , 1;
Prov 4,20; 5,1.13; 22 ,17; si milmente Is 55 ,3; Sal
45,11 ; 49 ,5; vd. a nche sI. 4).
Gli elenchi delle varie parti del corpo rivelano le loro
funzioni specifiche: per lo pi occhi-orecchie (2Re
19,16 = Is 37,17; Is 11 ,3; 30,20s.; 35,5; 43,8; Ger 5,21 ;
Ez 8, 18; 12,2; Sal 34,16; 92,12; 94,9; Giob 13,1; 29 ,11;
42,5; Prov 20 ,12; Eccle 1,8; Dan 9,18; Neem 1,6; 2Cron
6,40; 7, 15), mani-occhi-orecchie (Is 33,15), cuore-orecchio (Ger Il ,8; Ez 3,10; Prov 2,2; 18,15; 22 ,17; 23 ,12),
cuore-occhioorecchio (Deut 29 ,3; Is 6,10; 32,3; Ez 40 ,4;
44 ,5), orecchio-palato (Giob 12,11 ; 34,3), orecchio-lingua (ls 50,4s.), mani-collonaso-orecchie-testa (Ez
16,115.), bocca-occhi-orecchie-naso-mani-piedi-gola (Sal
11 5,5s.; cfr. 135,16ss.). Nella formul a della legge del ta
glione manca l'orecchio (Es 21,23ss .; Lev 24 ,19s.).
Tra i vocaboli che esprimono il non voler ascoltare o il
non poter ascollare si possono citare: -1Jr"S q. esser
sordo (Mi 7,16; Sal 28 ,1; 35,22; 39,13; 50,3; 83 ,2;
109,1), lJeres sordo ( Es 4,11 ; Lev 19,14; Sal 38, 14;
58 ,5; in senso traslato ls 29 ,18; 35,5; 42 ,18s.; 43 ,8), ' (m
turare (ls 33,15; Sal 58 ,5; Prov 21,13 ), kbd hi . indu
rirsi (ls 6,10; lac 7, 11 ), '1m hi . nascondere (Lam
3,56).'

Il verbo 'zn hi. si incontra spesso nell ' invito


all'ascolto, in forma imperativa , con la funzione di
introdurre gli inni (Deut 32,1; Giud 5,3; Gen
4,23), i detti sapienziali (ls 28,23 ; Sal 49 ,2; 78,1),
l' insegname nto della giustizia (Giob 33,1 ; 34,2.16;
37 ,14) e gli oracoli profetici (ls 1,2.\0; 32,9; 51 ,4;
Ger 13 ,15; Os 5, 1; Gioe 1,2; cfr. Num 23 ,18). In
parallelo si trova quasi sempre sm' o/e qsb hi.
(Wolff, BK XIV/l ,122s. formula che introduce
l' insegnamento , diversamente L. Kohler, DtJes.
stilkritisch unte rsucht , 1923 , 112 convocazIone
di due testimoni ; pi recentemente: I.von Loewenclau , EvTh 26 , 1966, 296ss.).
Contenuto dell' udire sono spesso i d' biirim (parole o fatti, Gen 20 ,8; 44 ,18). Per le preposizioni
che seguono 'zn hi . cfr. HAL 27a.
Oltre che dell' ascolto, 'Dzcen l'organo della conoscenza e dell' intelligenza, soprattutto in contesto
sapienziale (Giob 12 ,11; 13,1; 34,3; Prov 2,2;
5,\.\3; 18 ,15; 22 ,17; 23 ,12; Is 32,3). In questo caso
equivale al cuore (Cfr. Ch.Kayatz , Studien zu Proverbien 1-9, 1966, 43-47).
Cfr. HAL 27b per l' acc. uznu orecchio> intelligenza e ljasisu orecchio , udito < intelle tto ,
saggezza (AHw 330b; CAD H 126s.; per I]asiisu
ricordarsi ), inoltre Dhorme 895.

4/

Si parla con disinvoltura delle orecchie di


Jahwe (Num 11 ,1.18; 14,28 ; ISa m 8,21 ecc.; le
orecchie degli angeli I QM 10.11; per gli antropomorfismi vd. Ktihle r, Theol. 4-6). La supplica con
la formula volgimi il tuo orecchio! tipica delle
lamentazioni individuali (n{h hi: Sal 17 ,6; 31 ,3;
[5 37 ,17; cfL
71,2; 86 ,1; 88 ,3; \02 ,3; 2Re 19 ,16
Dan 9,18; nella lode Sal 116,2), cosi pure l' lmp. dI

1.t,N'6zf1!/1 ORECCHIO 84

'zn hi. insieme a sm' e qsb hi . (Sal 5,2; 17,1; 39,13;


54,4; 55,2; 86,6; 140,7; 141 ,1; 143,1; nella lamentazione del popolo 80,2; nella preghiera di intercessione 84,9). Jahwe ascolta gl i uomini (Sa l 94,9;
Is 59,1; ma Giob 9,16), anche la loro arroganza
sale alle sue orecchie (2Re 19,28 = Is 37,29). Gli
idoli non odono (Sal 11 5,6; 135,17; cfr. Kraus , BK
XV ,788; Zimmerli , BK XIII ,260; diversamente
Weiser, ATD 20,54).
Jahwe scava, forma , crea l'orecchio dell'uomo (Sal
40,7; 94,9; Prov 20,12; Deut 29 ,3; cfr. Gen 2,7).
Egli scopre l'orecchio dell'uomo ( ISam 9, 15;
2Sam 7,27 = ICron 17,25; Giob 33,16; 36,10.15;
IQH 1,21 ecc.; cfr. Is22,14), sveglia( 'ur hi .)eapre
(prl;) l'orecchio dei profeti (ls 50,4s.; cfr. Ez. 9,1;
Is 5,9; Giob 4,12). Nella sua missione di messaggero il profeta ha l'incarico di parlare alle orecch ie (Es Il,2; Ger 2,2; 26,15; Deut 31,11; Giud
7,3). Un influsso dtr. si pu riscontrare
nell 'espressione rintronare le orecchie (~II in
ISam 3,11 ; 2Re 21, 12; Ger 19,3). Israele ascolta le
parole e i comandamenti di Jahwe (Es 24,7; 15,26;
2Re 23,2; Is l,IO ecc.). La parenesi dtn. non fa uso
della radice 'zn (-sm'). Israele si chiude all a parola
di Jahwe, vd. la formula nello strato C di Geremia: ma essi non ascoltarono n prestarono orecchio (e voltarono le spalle .. .) >> (Ger 7,24.26; Il ,8;
17,23; 25 ,4; 34,14; 35,15; 44,5; cfr. nel Cron ista 'zn
hi. con la negazione in Neem 9,30; 2Cron 24,19).
Il popolo, pur avendo orecchie, non sente (Ger
5,21; Is 43,8; Ez 12,2), il suo orecchio munito di
prepuzio (Ger 6,10; cfr. H.-J.Hermisson, Sprache
und Ritus im altisr. Kult , 1965, 71), Jahwe stesso
lo indurisce (Is 6,9s. ; Deut 29,3; cfr. von Rad
II ,158ss.). Ma nel tempo finale le orecchie dei
sordi si apriranno (Pqh ni . in Is 35 ,5; O.Procksch,
Jesaja I, 1930,435; -'jin).

5/ Qumran si collega all' uso teologico dell' AT.


Su Filone, Giuseppe Flavio, i rabbini e il NT:
G.K.ittel , art. ch ouw, ThW 1,2 16-225 ( = GLNT
1,58 1-606); J.Ho rst, art . ou, ibid. V,543-558 ( =
VIII ,1517- 1562).
Cfr. 1' aperitio aurium della liturgia battesimale della
chiesa antica (RGG VI ,65Is.); su Agostino: U.Duchrow,
SprachversHindnis und biblisches Htiren bei Augustin ,
1965 (bibliogr.).
G.Liedke

r1~' al;

FRATELLO

Il *' ah- fratello e *' ahar- sorella (come


- 'ab padre ) appartengono al semitico comune

(Bergstr. Einf. 182) e vengono adoperati in tutte le


ramificazioni linguistiche anche in senso ampliato
(vd. st. 3b).
Nell' AT si hanno come derivati l'astratto 'ahawa fraZac Il ,14), un diminutivo
a!lJ an fratelh no (solo come nome proprio, ICron
17,19: Stamm , HEN 422), e anche probabilmente un

~ell a~1Za (tra Giuda e Israele,

85

mrary FRATE LLO

verbo denominativo '!1h ni . affratellarsi (naha<


nlE''''rya in Is 7,2, cfr. HAL 30a; diversamente Eissfeldt,
KS 111 ,124- 127; L.Delekat, VT 8, 1958, 237 -240; H.Donner, SVT Il , 1964, 8), cfr. l'acc. aha Gt affratellarsi a
vicenda (at~a compagni, soci i, St appaiarsi, associarsi (surahli colui che vicendevolmente associato
con l'altro ): N affratellarsi (AHw 22b).
21 'ah fratello compare 629x (296x sing. e
333x plur. , inoltre Ix aram. plur. in Esd 7, 18),
molto spesso in Gen quando si parla di famiglie
(178x , di cui 100x sing.); seguono ICron (99x , di
cui 79x plur. , spesso in liste come quella di 1Cron
25 ,10-31) e Deut (48x), dove il termine posto in
particolare rilievo (vd. st. 4c).
'aryot sorella ricorre 114x (d i cui 9x plur. ), specialmente in Gen (24x) e 2Sam 13 , Ez 16 e 23.

3/

a) Si deve partire dalla fratellanza fisica (fratelli veri e propri o anche fratellastri, p.e. 2Sam
13 ,4, cfr. 2Sam 3,2s.; Pedersen, Israel I-II ,58ss.),
che viene talvolta precisata meglio per distinguerla da un concetto pi generico: Gen 37,27
nostro fratello e nostra carne ; 42,13.32 fratelli , figli di un uomo/nostro padre ; Deut 13,7
tuo fratello , il fi glio di tua madre , si milmente
Giud 8,19 e in frasi parallele in Gen 27,29; Sal
50,20; 69,9; Cant 8,1 (gi in ug.: Krt 9 sette fratelli par. otto figli di una madre ; 49 [= I AB],
VI IOs.14s.).
Un sign ificato ristretto si ha anche nelle espressioni
composte che designano parentela:
l) fratello del padre (Lev 18,14, dove si ha una ci rconlocuzione giuridica [W.Kornfeld, Studien zum Heiligkeitsgesetz, 1952, 103]) al posto di dod, il termine
usuale per patruus in Lev 10,4; 20,20; 25,49.49; Num
36,11 ; ISam 10,14-16; 14,50; 2Re 24,17; Ger 32,7.8.9. 12;
Am 6,10; ICron 27,32; Est 2,7.15; cfr. HAL 206b con bibliogr. e Fitzmyer, Gen. Ap. 120s.; per -'am nel significato di zio , che in ebr. viene sostituito da dod, cfr.
L.Rost , FS Procksch 1934, 143s. ( = KC 90s.);
J.J .Stamm , ArOr 17, 1949,379-382; id. SVT 7, 1960,
165-183; id. , HEN 418s.422; Huffmon 196s.;
2) sorella del padre (Lev 18,12; 20,19; cfr. dOda sorella del pad re in Es 6,20, ma in Lev 18, 14; 20,20 moglie del fratello del padre );
3) fratello della madre (Gen 28,2; 29,10; il termine
particolare acc./aram./arab. *hQ/- per fratello della madre manca in ebr.; Huffmon 194);
4) sorella della madre (Lev 18, 13; 20,19);
5) moglie ' del fratello (Le~ 18,16, anzich j'bOma
cognata in Deut 25,7.9; Rut 1,15; - 'a/mana);
6) figlio del fratello (Gen 12,5);
cos pure per delimitare il significato con termini amni
appartenenti allo stesso campo semantico , p.e. nelle
enumerazioni dei parenti stretti in Lev 21,2s.; 25,48s.;
Num 6,7; Ez 44,21.
Cfr. anche G.Ryckmans, Les noms de parent en safa:itique, RB 58, 195 1, 377-392.
b) Come in molte lingue anche extrasemitiche, in
ebraico avv iene facilmente il passaggio al significato ampli ato parente prossimo, appartenente
alla stessa stirpe, allo stesso popolo , oppure collega, amico , fino al significato pi vuoto al86

tro/altrui che si riferisce a relazioni di reciprocit

( a vicenda) (c irca il 45 % dei passi dell' AT con

'ah), designando cos come fratelli opp. soreile secondo il modello della famiglia altri
membri di com unit ristrette. A seconda dei casi,
si sottolinea qui , come punto di paragone in senso
traslato , l'elemento della comune appartenenza,
dell'affetto, oppure dell'affinit , della parit di diritti; cfr. J.Zobel, Der bildliche Gebrauch der Verwandschaftsnamen im Hebraischen, 1932 , 35-42.
Non sempre possibile dist inguere chiaramente tra un
senso pi stretto e un senso pi ampio (in Gen 49 ,5 Simeone e Levi sono fratelli il termine racchiude in
modo pregnante entrambi i significati ), cfr. la rassegna
dei testi di Lev in Elliger, HAT 4,137 n. 12.259 n. 37, dei
testi di Deut in c.Steuernagel, Das Deut , ' 1923, 42, inoltre Fitzmyer, Sef. 112 per Sef. ( = KAI or. 224) 111 ,9.
Passi che usano fratello per esprimere la relazione
zio-nipote oppure tra cugini e cugine sono Gen 13,8;
14,16 (nipote, in GenAp 22,1 1 corretto in br 'rylVhj, Fitzmyer, Gen.Ap. 153); 29,12.15; Lev 10,4 (figli dei cugini);
ICron 23,22; sorella per sorellastra in Gen 20, 12.
11 significato parenti chiaro in Gen 16,12; 25 ,18;
31,23.25.32.37.46.54; Es 2,1 1; 4,18; Giud 9,26.31.46 ecc.
(cfr. Ez 11 ,15 tutti i tuoi fratelli, coloro che appartengono alla tua stirpe ; Zimmerli, BK XIII ,190.200.248;
-g'/), ma non lo si pu sempre distinguere chiaramente
dal significato membro della trib, del popolo (p.e.
Num 36,2; Giud 9,18; 2Sam 19,13; per Am 1,9 cfr.
lPriest, The Covenant of Brothers, JBL 84, 1965 , 400406; in Num 25,18 membro del popolo fem.) , e
quest'ultimo a sua volta non lo si pu sempre .distinguere da collega (p.e. 2Re 9,2 fra soldati; Is 41 ,6 fra
artigiani; Num 8,26; Esd 3,8; Neem 5, 14 e spesso
nell'opera del Cronista per i leviti). Lo stesso si ricava
dalle iscrizioni provenienti da Zencirli (KA I nr. 214, r.
27-3 1; or. 215, r. 3. 12.17; or. 216, r. 14; DISO 8).
Per i sinon imi del significato ampliato -rea'.

Come metafora di tenerezza sorella (fidanzata)


mia usato per indicare l'amata (detta altrimenti ra'ia amica in CanI, _ rea' ) in Cant
4,9.10.12; 5,1.2 , come gi nella poesia amorosa
egiziana (Grapow 32; A.Hermann , Altag. Liebesdichtung, 1959, 75-78 ; Rudolph , KAT XVII ,150)
e in ug. (3Aqht rev. 24 Anat ad Aqhat: tu sei
mio fratello , io sono tua sorella ; cfr. van Selms,
I.c. , 70. 120.122; M.Dahood , Bibl. 42 , 1961 ,236).
Cfr. anche Prov 7,4 di' all a sapienza: sei mia sorella , che si riferisce all a sapienza personificata
(C h.Kayatz , Studien zu Proverbien 1-9, 1966, 98).
Con 'ah si designano comunanza di genere e
stretta affinit in Giob 30,29 io sono divenuto
fratello dello sciacall o ; Prov 18 ,9 fratello del
dissipatore , cfr. 28 ,24 compagno del malvagio con haber; con' ahor: Giob 17,14 all a tomba
io dico: " madre mia!" e "sorell a mia' " al
verme .
Cfr. in acc. p.e. CAD A/I ,I72a: i due occhi sono sorelle ; in ug . 127 (= IIK , VI),35.5 1 la malattia diventata per te come una sorella , a meno che non si debba
intendere aht come verbo, con Driver, CML 47.133 ed
altri: tu sei un fratello .
d) L' uso pronominale in espressio ni con 'is- 'ahiw

< l' uno ... l' altro ) si ha per le persone (Gen 9,5;
13 ,11 ; 26 ,31; 37 ,19; 42,21.28; Es 10,23; 16 ,15; Lev
7,10; 25 ,14.46; 26,37; Num 14,4; Deutl ,16; 25 ,11 ;
2Re 7,6; Is 3,6; 19,2;41 ,6; Ger 13 ,14; 23 ,35; 25 ,26;
31,34; 34,17; Ez 4,17; 24,23; 33 ,30; 38,21 ; 47,14;
Gioe 2,8; Mi 7,2; Agg 2,22; Zac 7,9. 10; Mal 2,10;
Neem 4,13; 5,7, talvolta conserva ndo il significato
particolare fratello ), ma anche per cose (Es
25,20 e 37,9 i cherubini d'oro; Giob 41,9 squame
del coccodrillo); anche il fem. 'issa- ' ahor viene
detto di cose (tendaggi Es 26,3.5.6.17; ali Ez 1,9;
3,13).
I paralleli in acc. (ahu aha, ahu ana ahi, ecc.) si riferiscono anch'essi a psone e cose (CAD A/I ,203s.), cosi
pure l'ebr. to' amim / te'omim (R.Kobert , Bibl 35 , 1954,
139-141 ) gemelli (Gen 25,24 Giacobbe ed Esa;
38,27 Perez e Zerach; Cant 4,5 = 7,4 gazzelle; ma Es
26,24 e 36,29 assi).

c) Nell'uso metaforico caratteristica l'invocazione fratello mio/sorella mia , rivolta anche a


non parenti: Gen 19,7; 29,4; Giud 19 ,23; ISam
30,23; 2Sam 20,9; 1Cron 28,2 (cfr. Lande 20.2325, che accenna anche ai significati secondari
spesso presenti nel linguaggio cortese). Ad esso si
collega l'uso di fratello da parte di persone
dello stesso grado nella comunicazione di messaggi (Num 20,14; ISam 25 ,6 txt em), nello stile
41 a) Gli usi di questa parola che hanno un riepistolare di cortesia e nelle relazioni diplomatiche
lievo teologico non sono legati al sig nificato ri(1 Re 9,13 tra Chiram e Salomone; 20,32s. tra
stretto fratello carnale , con le sue implicazioni
Acab e Ben-Adad).
nel campo del diritto familiare, ma al significato
pi generico membro , socio (di una com uLe attestazioni extrabibliche di questo stile epistolare
sono numerose: acc.: CAD A/I,200-202 ; ug.: 18 ,17;
nit) , oppure all'uso metaforico della parola.
138,3.10.15.18 (tra padre e figlio); 1016,3 (la regina come
Nel campo del diritto familiare: sulla proibizione di rapsorella); 1019,8.10 (par. r' amico ); PRU V 59,2.3.26 (i
porti sessuali tra fratello e sorella (Lev 18,9. 11 ; 20,17;
re di Tiro e di Ugarit); 65,17.19.21; 130,4; 159,2; cfr. A.
Deut 27,22) cfr. W.Kornfeld , Studien zum Heiligkeitsvan Selms, Marriage and Family Lire in Ugaritic Litera- . gesetz, 1952, llOss.; sull'istituzione del levirato cfr.
ture, 1954, 113; fen. e aram.: cfr. DISO 8 e Fitzmyer,
F.Horst, RGG IV ,338s.; Rudolph , KAT XVII ,60-65 (blGen.Ap.77.
bliogr.); -g'/; tracce di fratriarchia, che si possono riscontrare
specialmente in ambiente hurritico (P.KoschaIn modo analogo va intesa anche la formul a di inker, Fratriarchat, Hausgemeinschaft und Mutterrecht IO
vocazione del lamento funebre (l Re 13 ,30 oh
Keilschrifttexten, ZA 41 , 1933, 1-89), vengono fl sconfratello mio! ; Ger 22,18 oh fratello mio , oh sotrare anche nell'AT da C. H.Gordon, JBL 54, 1935 , 223rella mia! , da cui influenzato anche 2Sam 1,26
231: fratronimia (Gen 4,22; 36,22; l Cron 2,32.42; 24,25;
provo pena per te, fratello mio Gionata ; cfr.
anche ug. 300,5 Rspab a~ Ubn) e alcuni moti vi fratriarcali nelle storie dei patriarchi (p.e. Gen 24 Labano-ReJahnow 6Iss.; Lande 25s.).
87

becca), cfr. per de Vaux 1,37. Su Gen 12 ,13 di' piuttosto che sei mia sorella come formula di divorzio
sotto condizione cfr. L. Rost , FS Hertzberg 1965 186192.
'
b) Le rinessioni etiche sulla vera fratellanza nella
vita quotidiana mettono l'accento , nell 'a mbito sia
biblico che extrabiblico, sulla dedizio ne, la confidenza e la sollecitudine fraterna ecc. Nei paragoni
fratell o pu stare in parallelo con padre ,
p.e. in acc. in un testo di Mari : io ono rispetto
a te come un padre ed un fratello , tu invece rispetto a me sei come un avversario ed un nemico (G.Dossin , Syria 33, 1956, 65); fen.: Kil.
1,10 (-'ab 111/3). Gli esempi vtrt. tratti dalla letteratura sapienziale accos t a n o il fratello
all ' amico " (- rea ') e al vicino , ed il pa ragone
pu anche risolversi negativame nte per il fratello
(Prov 17 ,17 l'amico vuoi bene sempre, na to
per essere un fratello nella sventura ' ma 18 24
vi sono a mici pi affezionati di un fratello ,; e
27,10 meglio un amico vicino che un fratello
lontano ). Altri passi sapienziali sul tema della
fratellanza sono S.!ll 133 ,1 ecco come bello e
soave che i fratelli vivano insieme e Ah. aram. 49
ivi mi son preso cura di te come si farebbe verso
il proprio fratello (Cowley 221 ; AOT 456). Cfr.
anche gli amici Gilgames ed Enkidu che vengono
detti fratelli (Gilg. VI,156
Schott 58).

c) Il termine fratello assume una colorazione


teologica soprattutto nel linguaggio dtn . e nel comandame nto dell'amore del prossimo nel codice
di ,santit (Lev 19,17 -:r o ' ; 25 ,35.36.39.46.47.48
-g I). TuttaVia II termine non viene usato in un
senso nuovo quando designa nel Deut i membri
?el popolo o della comunit. Quando si promulga
II ~omandamento, si lascia trasparire il sottofondo
relIgIOso ponendo semplicemente in rilievo il te rmine con II suffisso, in genere ' ahi ka tuo fratello (cosi in tutti i passi della legge dtn. Deut
12-26, a meno che non si tratti come in 13 7 e
25 ,5-9, di disposizioni particolari' del diritto fa'milIare: 15 ,2. 3.7.9.1 1.12; 17,15.20; 18 ,15 . 18; 19 ,18.
19;. 20 ,8; 22 ,1:4; 23 ,2.0:2 1; 24,7. 14; 25 ,3.[11]; i leViti 18 ,2.7;. glI edomltl 23 ,8; cfr. O.Bachli , Israel
und dle Volker.' 1962 , 121 -123). Il linguaggio dtn.
esercIta d suo InnUSSO su Ger 34,9.14. 17; l' opera
del Cronista usa fratello in senso traslato quasi
esclUSivamente al .plur. ; cfr. anche H.C. M. Vogt,
Studle zur nachex IlIsche n Gemeinde in Esra-Nehemla, 1966, 113-11 5, specialmente per Neem 5.
Gi in Gen 4,9 dov' tuo fratello Abele? la forma col
suffisso ha una particolare importanza, in quanto raffigura In modo esemplare la relazione tra Dio, l' uomo e il
prossImo ( W.Vlscher, Das Christuszeugnis des AT I
1935, ?Os.: la responsabilit davanti a Dio la respon:
sablilta per Il fratello ).
L' uso del Deuteronomio si sviluppa in base alla
concezione dtn .. del popolo di Dio (G .vonRad
Das Gottesvolk 1m Dtn , 1929, 13.50; H.Breit, Di~
Predlgt des Deuteronomisten 1933 179 185 '
O.Procksch, Theol. des AT, 1950, 23<h li po:
89

I~ 'tf>!lrid UNO

polo la famiglia ingrandita che forma un' unit.


L' uso di fratello pe r esprimere un elemento costitutivo d ell ' idea di popolo vuoi creare anche un livellamento: i fratelli stanno sullo stesso piano
ha nno eguali diritti e doveri e sono responsabil i
l' uno d ell'a ltro ( Bachli 123).

b) In ebr. (e in ug., cfr. UT 43s., nr. 126) si trova


anche il plur. 'a ~adim (Gen 11 , 1 pa role di una
sola specie ; 27 ,44; 29 ,20 ; Da n 11,20 alCUni
giorni ; Ez 37, 17 in modo da farne una sola
cosa , secondo Gordon , UT l.c.: un paio ; cfr.
anche BrSynt 74s .).

L'idea di fratellanza degli israeliti sotto un unico padre


(-'ab IV/3c) senz'altro presente in Mal 2,10, ma non
ha una terminologia fi ssa ( perch agiamo allora con
perfidia l' uno verso l'altro? , cfr. 3d).

cl La radice compare in form a verbale solo in Ez 21 ,21,


'hd hilp. riunirsi , per il testo non sicuro; ug. '~d D
(; unir(si) >> (WUS nr. 131) pure molto incerto.
d) Il nome proprio '!IUd ( I Cron 8,6, membro della trib
di Beniamino) va mulato in 'htid(NOlh , IP, nr. 76; Ru dolph , HAT 21,76; HAL 30a ).

d) Pe r quanto rigua rda la designazione della di vinit come fra tello nei nomi propri teofori
dell 'onomastica semitica antica vale mutatis
muta ndis quanto detto sotto -'ab padre
(111/5 con bibliogr.).
Anche qui ricorrono accanto a nomi teofori ('oMia/lli l 'O~jja IJo 'a~ Jahwe [mio] fratello ; 'o~ima!lcek, !:Ii'el < . , a!li 'el , !:Iiram < fen. ' ~rm , cfr. Friedrich 94)
numerosi nomi sostitutivi , p.e. ' O~iqam mio fratello
sorto (nuovamente) , 'a/:r'iIb fratello del padre , 'ah_
ma) fratello di mia madre (secondo Ntildeke, BS 95),
cfr. Stamm . HEN 41 7s.422; per Dodo suo zio e Dawid zio cfr. Stamm, SVT 7, 1960, 165- 183; per 'ammol/
piccolo zio id., ArOr 17, 1949,379-382.

5/ Lo sviluppo suocessivo dell ' uso vtrt. nel giudaismo e nel NT legato strettamente all' idea
di prossimo (- rea'), cfr. H .von Soden , art.
&a~rp6<;, ThW 1, 144-146 (= GLNT 1,385-392);
H .Greeven/J .Flchtner , art. rrl1alov , ThW VI ,
309-316 (= GLNT X,711-728); RAC II , 631-646;
ThBNT 1, 146-151; J .Fichtner , Der Begriff des
Nachsten im A T mit einem Ausblick auf Spatjudentum und NT , WuD N.F. 4, 1955, 23-52 (=
Gottes W e isheit , 1965, 88-114).
E.l enni

e) Oltre a ' ~d si ha la radice affine w~d ( nel


semNO. j M) in tutte le lingue semitiche : acc. we dum unico , solo (vd. sp. l a); ug. y~d solo
( WUS nr. 1153; UT nr. 1087); a ra m. a nticoj~d ha.
riunire (DISO 106); per altre forme (poste riori
ali' A T ) cfr. KBL 376b. In ebr. il verbo raro : j~d
q. riunirsi Gen 48 ,6 (diversamente M .Dahood ,
Bibl 40 , 1959, 169); Is 14,20; pi o in Sal 86 ,11 (incerto). Pi spesso com pare iI sos!. j!lOd (frequente nei testi di Qumran ) riunione ( Deut
33,5; ICron 12 , 18;cfr. S.Talmon, VT 3, 1953 , 133140), l' avverbio nelle form e j~ad (44x, incluso
Ger 48,7K) eja~daw (94x, escl uso Ger 48 ,7Q; -aw
forse un' antica fin ale locati va interpretata in
modo diverso , cfr. GVG 1,460.465 ; BL 529s.;
J.C.de Moor, VT 7, 1957,350-355; cfr. anchejahudunni assieme a me , prst. can. in una lettera
di Amarna, CAD I/J 321), ambedue nel senso di
l' uno con l' altro (e altre sfumature modali , locali e temporali , vd. de Moor, I.c., 354s. ; per non
nel senso di soltanto , come ritengono pe r alcu ni t es ti J . M a uchlin e , TGUOS 13 ,
1951 eM. D.Goldman,ABR I , 1951 ,6 1-63), ejabi d unico , solo ( 12x; spesso detto dell' unico
figlio , in Sal 22 ,21 e 35 ,17 la mia unica
cosa
la mia vita ).*

II a) Il numerale che indica il numero uno"


nella sua radice trilitte rale ' ~d appartiene al semitico comune (GVG 1,484; Bergstr. Einf. 191 ; ug.:
UT nr. 126; W US nr. 131 ; iscrizioni del semNO:
DISO 9; pe r l'a ram. ~ad con l'aferesi di ' cfr. GVG
1,243.257; BLA 54.248s.).
In acc. la radice ha la forma (w)edum (pi tardi du) con
il significato di unico, solo (GAG 71c; AHw
184.186-188; CAD E 27s.33.36-39 con altre derivazioni), mentre per uno si ha il ter:nine is/l/um (GAG
69b; AHw 400s.; CA D Il J 275-279) conosciuto anche
m ebro Casf lasar undici , sempre legato a ' iistir
dieci , per Zimmern 65 e p.e. Meyer Il ,87 prst.
dall'acc., compare per anche in ug.).
Accanto alla forma originaria 'ahad (Gen 48 ,22 ;
2Sam 17,22; Is 27,12; Ez 33 ,30; iac 11 ,7; cfr. BL
622 ; Meyer Il ,85) si trova quasi sempre ' li!~ad con
raddOPPiame nto secondario della radicale media
(GVG 1,68; BL 219), me ntre la vocale davanti a h
qam~ dissimilato in a> (Bergstr. 1,152; BL 216).
90

21 Il numerale ( masc. 703x , fem. 267x , con


2Sam 17,12Q; IRe 19,4Q; Is 66,17Q; Cant 4,9K)
usato 970x (inoltre l'errore di scrittura in Ez 18, 10
'ii~ e 33 ,30 ~ad, cfr. Zimme rli , BK XIII ,393 .816)
si incontra in quasi tutti gli scritti dell' A T ( manca
in Gioe, Mi , Nah, Ab), ma particola rme nte freque nte nei libri che contengono nume razioni ,
parti legislative, descrizioni ecc . (Num 180x, di
cui 89x solo in Num 7; Ez 106x; Es 99x; I Re 63x;
Gios 60x); l'aram. ~ad compare 14x.

31

GB 22s. e HAL 29s. illustrano in dettaglio i


vari usi del termine. Il valore principale uno ,
numero cardinale , e pu riferirsi a Dio ( Deut 6 ,4;
cfr. Gen 3,22), uomini , animali oppure a cose. Di
qui derivano anche l' uso dell'assoluto l' uno
( I Sam 13 ,17s. ecc.; talvolta dete rminato dall' articolo, cfr. GVG Il ,69) e l' uso distributivo ciascuno (p.e. De ut 1,23). Pe r . indicare un' unit
no n determinata il nume rale pu essere usato nel
senso di uno qualunque , p.e. ISam 26 ,15 ' a~ad
M 'am uno del popolo (per l' uso di min in que91

sto contesto cfr. GVG 1I ,84); con le negazioni 16


oppure 'n significa nessuno . Talvolta ' li!~ad
pu sostituire il nume ro ordinale , p.e. Ge n 1,5
giorno uno = il primo giorno , cosi pure nelle
date. In questo caso di solito si usa rison il
primo . ' a~a/ si trova nel senso di una volta
p.e. in Lev 16,34 e 2Re 6, 10.

41 a) Grande rilevanza acquista il numerale nel


linguaggio teologico . L' intolleranza e (collegata ad
essa) la dinamica intransigente della fede jahwistica dell' A T esclude categorica me nte ogni divini zzazione dell'uomo (Gen 3,22) e qualsiasi venerazione di altri dei o altre potenze accanto a
Jahwe. L' unico Dio al centro di tutto, come richiede gi il decalogo , che oppone all' io inteso
quale unit divina (Es 20,2; Deut 5,6) gli altri
dei (Es 20 ,3; Deut 5,7; -' ~r). Me ntre gli altri 'dei
ha nno molti nomi , Ja hwe ne ha uno solo (Es
3, 14s.; cfr. von Rad 1,199).
Questa concezione trova riscontro nella frase classica del te mpo di Giosia (Eichrodt 1,145):
s' ma' liSra'el lhwh 'O!lohenu lh wh 'li!bad ascolta
Israele: Jahwe, nostro Dio , un solo Jahwe
( De ut 6,4; un'altra trad uzione possibile: Jahwe
il nostro Dio, Jahwe in quanto uno solo ). Questa
espressione va intesa nella sua esatta struttura sintattica (a questo proposito cfr. f. gli a. S.R.Driver,
De uteronomy, ' 1902 (1952), 89s.; G.Quell, ThW
III , 1079s. [= GLNT V ,I446ss.]; von Rad , ATD
8,44-46); la sua funzione primaria quella di opporsi al polija hwismo e al politeismo , inte ndendo
esprimere l' unit e l'escl usivit di Jahwe (cfr.
E.Konig, Theologie des AT , 1922, 129-132 , con
un accenno al m artire R.Akiba che mori recitando
le parole dello Sem a'; inoltre H .Breit, Die Predigt
des De utero no miste n , 1933, 60-65; Vriezen ,
Theol. 136.147- 152; von Rad 1,240). La frase non
isolata, ma inserita nel comandamento di
amare l' unico Signore e soltanto lui ( De ut 6 ,5; cfr.
N.Lohfink , Das Hauptgebot , 1963 , 163s.; id.,
Hore, Israel, 1965 , 63 ). Di qui deriva anche la necessit di adora re l' unico Dio in un sol luogo (cfr.
2Cron 32, 12; von Rad 1,240).
L' idea dell' unicit di Jahwe non d 'altra parte legata all' uso del termine 'li! ~ad (p.e. Es 15 ,11 ;
2Sam 7,22; Is 44 ,6; cfr. C.J .Labuschagne, The Incomparability of Yahweh in the OT, 1966). Nel
passo tardivo di Zac 14,9 troviamo 'li! ~iid ancora
in senso teologico; si descrive il compimento escatologico del precetto di De ut 6,4s ..' con un a mpha:
me nto unive rsalistico: in quel gIOrno Jahwe sara
unico e anche il suo nome sar unico (cfr.
G.A.F.Knight , The Lord is One, ET 79, 1967/68,
8-10).
In Mal 2,10 (<< non abbiamo forse tutti noi Wl solo padre?
Non ci ha forse creato un unico Dio? Perch dunque
agire con perfidia l' uno contro l'allro... ? >,) 'Zi!iJ ad
esprime in altro modo l' unit del popolo (cfr. anche
Giob 31,15); da notare inoltre l' uso accentualo del termine in contesti escatologici come Ger 32,39 un sol
cuore e una sola condotta ( Rudolph , HAT 12.2 12): Ez
I~ 'ti'!J[Id UNO

92

34,23 e 37,24 un solo pastore ; 37,22 Wl sol popolo...


Wl solo re O) ; Os 2,2 un unico capo O); Sof 3,9 servi rlo
con una sola spalla = concordemente O). *
b) A questo proposito possiamo accennare anche alle
voci della radice bdd che sono in parte amni , quanto a significato, ad alcu ni usi di 'm(lad: bod essere solo O),
form a avverbiale lebad, mill'bad solo, fuorch
(158x); bded solo (3x); badad solo (II x). Non di
rado per indicare l' unicit di Jahwe viene usato l'bad:
Deut 4,35 Jahwe Dio e non ve n' altri al di fuori di
lui ; I Re 8,39 = 2Cron 6,30 tu solo conosci il cuore
di tutti i fi gli degli uomini O); 2Re 19,15. 19 = Is 37 ,16.20
tu solo sei Dio O); Is 2,11.17 sar esaltato Jahwe lui
solo, in quel giorno ; Is 44 ,24 e Giob 9 8 distende i
cieli da solo O); anche Is 63 ,3' Sal 72 18.' 83 19' 86 IO'
136,4; 148, 13; Neem 9,6; con badad D~ut'32 2 <: Jahw~
lo guid da solo, non c'era con lui alcun dio 'straniero O).
A ci corrisponde l'esclusivit del rapporto con Jahwe
espressa con lebad in Es 22,19 colui che offre un sacri:
ficio ad altri dei, oltre al solo Jahwe ; ISam 7.3.4; Is
26 ,13; Sal 26,13; 51,6; 71,16; con l'badad Sal 4 9' in Num
23 ,9 si indicano le conseguenze per il popolo:' <; ecco un
popolo che dimora solo e tra le nazioni non si annovera .

51

Nel giudaismo l' Uno pu sostituire il nome


di Dio (StrB Il ,28).
Proprio l'aspetto dell ' unicit di Dio , che esige
dall ' uomo la medesima unica corrispondenza
quello che ha influenzato di pi le idee del NT
(Mc 12 ,29s.; Rom 3,30). Solo a Dio spetta adorazione e culto (Mt 4, 10; 6 ,24). L' unit divina si riflette in Ges unico figlio di Dio (lCor 8 6' Ef 446) che con il suo EyW dfJ-l vuole im'p~dire 'di
pensare e di argomentare diversamente dal lato religioso (Gv 6,48; 8,12; 11 ,25; 14,6). Cfr. E.Stauffer , ano d" ThW II ,432-440 (= GLNT III ,283304); F .Buchsel , art. fJ-OVOyEV~, ThW IV 745750 (= GLNT VIl ,465-478).
)
,

31b suppone un '/JI Il <<ricoprire (originariamente


identico a '(Il I), con significato tratto dall'acc. uhhuZll
ricoprire , che denominativo di ihzu ri vestimento))
(cfr. lajlis rivestito in Ab 2,19, d IpS prendere, circond are ).
Un ulteriore significato derivato, questa volta dall'aram
si ha nello sprangare di Neem 7,3 (dr. Wagn~;
nr. 7a); ad esso appartengono anche (Ii da (part . pasSo
aram. con caduta della'; aram. bibl. 'a(lida Dan 5,12)con
il significato di < preso, afferrato> chiuso indovinello ( 17x , di cui 8x .in Giud 14,12-19) e il suo denominativo (nid q. porre un indovinello (Giud
14,12.13.16; Ez 17,2), dr. Wagner nr. 100.101(un po' diversamente G.Rinaldi , Bibl 40, 1959, 274-276; H.P.MUller, Der Begriff Rlitsel im AT, VT 20, 1970,
465489).

Il verbo ricorre nelle coniugazioni qal e ni. (passivo in Gen 22 ,13; Eccle 9,12; altrimenti denomina tivo di 'ahuzza possesso con il significato di
essere residente ); per il pi o e l'ho. vd. sp.
Inoltre dalla radice deriva il sos!. 'ahuzza possesso in una formazione nominale usata per termini gi uridici . Infine nell' A T vi una serie di
nomi propri, che contengono la radice 'hz (vd .
st. 4).
Per il discusso significato di 'iI/JUI in Cant 3,8 (part . q.
che tiene o aggettivo istruito , esperto ) cfr. HAL
31 b con bibliogr.

2/

Nell' A T ebr. il qal del verbo attestato 58x,


il ni . 7x , il pi o e l' ho. ognuno Ix. Le ricorrenze
compaiono un po' ovunque nell ' A T; il fatto che
scritti pi tardivi presentino un maggior numero
di attestazioni pu essere casuale. AI contrario i 66
passi in cui si fa uso del sost. 'ahuzza si trovano
solo in testi tardivi , oltre che i'n Sal 2,8, e in particolare nel codice sacerdotale e in Ez 4448 .

31 Nella maggior parte dei casi il verbo va tradotto con afferrare , stringere, prendere, tener
stretto o sim. (per significati tecnici pi precisi ,
derivati da questi, in IRe 6,6 e Ez 41,6 , cfr. HAL
30a.31a).

n;n~T ' hOt SORELLA - n~T ' h,.

Ulteriori sinonimi di '(Il sono IpC; stringere, afferrare,


avere a che fare con (q. 49x , ni. 15x, pi. Ix; Prov 30,28
txt?), Itljk afferrare, tenere (q . 20x , ni. Ix; anche fen .,
acc.) e qm( stringere (q. Giob 16,8; pU. Giob 22 ,16;
anche aram. e arab.), inoltre-Iqh e - hzq hi. in una parte
delle loro forme.

'hz AFFERRARE

l i . La radice *' hd afferrare appartie~e al se-

mitico co~une ( B.ergstr. Einf. 188) e appare, a seconda dell evolUZione e della scrittura della 2' e
?ella 3' radicale, in arabo e in sudarab. antico come
hd, 111 acc. e 1Il !7t. come 'h~, in ebr. (moab.,? pun .)
e I~ aram .. antico come hz , in ug. e a partire
dall aram: Impenale come 'hd ( le attestazioni del
semNO. 111 WUS nr. 135 e DISO 9s.).
Per l' uso tecnico di '/JI q. in l Re 6,10 (secondo Noth , BK
IX ,96.99 SI deve leggere pl. IIlvece di q.), 'hl pi o in Giob
26,9 e ho. (app. pu.) in 2Cron 9,18 (cfr. IRe 10,19) HAL
93

Tn~

'!Iz AFFERRARE

L'oggetto introdotto da b e O dall'accusativo (documentazione in HAL 31a). Cosi p.e. sono tenuti
stretti: il calcagno (Gen 25 ,26), le corna dell'ariete
(Gen 22,13 , ni.), la coda del serpente (Es 4,4), i
batte nti 'della pona della citt (Giud 16,3), l' arca
(2Sam 6,6 = l Cron 13,9), la barba (2Sam 20 ,9), i
corni dell'altare (l Re l',51), le palpebre (Sal 77 ,5),
i confini della terra (Giob 38,13), un indumento
(Rut 3 ,15), l'amato (Cant 3,4), i rami del dattero
carichi di frutti (7,9) , dei panni (Est 1,6), lancia e
scudo (2Cron 25,5 ; cfr. Cant 3,8); corrispondentemente si stringono i lacci (Giob 18,9; Eccle 12,9)
e la rete (Eccle 12 ,9 ni.); in senso traslato si parla
dell'afferrare opp. del restar attaccato alla propria
94

parte sono attestate a nche su sigilli e su cocci

Ca-

haz, in cuneiforme Ja-u-ha- zi; inoltre ' ahzaj,


'ahuzzam , 'ahuzzQ/).
51

La storia successiva di questo gruppo non


presenta caratteristiche particolari . Le attestazioni
di Qumran si muovono nell'ambito delle espressioni vtrt. ( IQH 4,33; CD 2,18; per IQS 2,9 -' ab
I; sost. 'hzh CD 16,16 e '\Vhzh IQS 11 ,7). Nel NT
non si ha un equivalente altrettanto espressivo, e
del resto gi i LXX rendono il verbo con 27 e il
nome con 6 diversi vocaboli greci ( per Xpot't'w
cfr. W .Michaelis, ThW 1II ,910s.
GLNT
V,99Iss.).
H.H.Schmid

Molto generico infine l'uso che si ha in Num 31 ,30.47


( uno tirato fuori =) uno su c1l1quanta , Similmente
ICron 24 ,6 (cfr. Rudolph , HAT 21 ,160).
Alcuni passi al ni . (Gen 34,10; 47 ,27; Num 32,30;
Gios 22,9 .19) vanno tradotti con stabilirsi (nella
terra) , prendere possesso (della terra) ,>;. All_a
stessa area semantica appartiene Il sost. huzza,
che generalmente significa possesso , possedimento , per lo pi nel senso di possesso della
terra opp. di terreni (Gen 23 ,4.9.20: possesso di
una tomba; Lev 25 ,45s.: possesso di schiavi). Il
nome assume un significato traslato quando SI
stabilisce che i leviti non devono avere alcuna propriet terriera , poich Jahwe la loro propriet
terriera (Ez 44 ,28; cfr. Zimmerli, BK XlII,1137;
von Rad 1416s.). Termini paralleli a 'ahuzza sono

naha/a (-~hl), h/req (-/:IIq), -gora/, / russa /j'rsa


(-jd). Per 'ahuzza (e per la sua dtstmzlOne da
naba/a) cfr. F. Horst , Zwei Begriffe fiir Eigentum
(Besitz): naba/ti und 'ahuzza , FS Rudolph 1961 ,
135-156, speC. 153ss.
Questo gruppo non possiede un panic~lare
significato teologico. A dire il vero , Jahwe puo diventare in un caso soggetto del verbo (Sal 73 ,23
tu tieni la mia destra ; cfr, anche le affermazioni su Jahwe che sostiene e salva, con il verbo
Imk , in Is 41 ,lO; 42,1; Sal 16,5; 41 ,13; 63,9); in due
casi il soggetto la mano di Jahwe: essa afferra
anche colui che si stabilisce all'estremit del mare
(Sal 139 ,10), essa intraprende il giudizio (Deut
32,41). Ma con tutto ci 'hz non acquista un particolare peso teologico.
Lo stesso vale per 'ahuzza: quanto pi il possesso
della terra o di terreni viene inteso come dono di
Jahwe (Gen 17,8; 48 ,4; Lev 14,34; Deut 32,49
ecc.), tanto meno lo si esprime in modo particolare con ' ahuzza, nemmeno quando si parla di una
'ahUZZal 'o/am , un possesso eterno (Gen 17,8;
48 ,4; Lev 25 ,34), o in un caso perfino della ,ahuzzal Jhwh (Gios 22,19; cfr. H.-J .Hermisson , Sprache und Ritus im altisr. Kult , 1965, 108).
In questo contesto bisogna accennare ai nomi propri formati con 'hz, in quanto essi sono tutti (originariamente) nomi teofori: l'ho'ahaz/Jo'ahaz
Jahwe ha afferrato (proteggendo) ) (cfr. Noth ,
IP 21.62.179), 'ahazja(hit) ed altre forme secondarie ed abbreviate dallo stesso significato , che IO

41

L'importante voce neotestamentaria 'l''''''''' (dr.


G. Stlihlin, art. ii"",,;, ThW 1,380-383 = GLNT I 10191028) molto simile alla forma avverbiale " ahal
una volta per sempre di Sal 89,36 (H.Gunkel, Die
G.Sauer
Psalmen, 1926, 394).

Tn~

strada (Giob 17,9), alle orme (Giob 23,11) , all a follia (Eccle 2,3; cfr. 7 ,18).
Il verbo trova un'applicazione particolarmente frequente, quando nel corso di un'ostilit, o comunque di un'azione violenta, uno viene afferrato ,
preso opp. fatto prigioniero (Giud 1,6; 12 ,6; 16 ,21 ;
206 ' 2Sam 221 ' 4,10' Is 5,29; Sal 56, 1; 137,9;
Gi~b 16 ,12; Cant 2,15).
Ancora pi frequente il dire in senso traslato che
angoscia, tre mito , spasimo , debolezza, doghe, ardore dell'ira o sim . afferrano l'uomo (Es 15 , 14. 15 ;
2Sam 1,9; Is 13 ,8; 21,3; 33 ,14; Ger 13,21 ; 49 ,24;
Sal 48,7 ; 119 ,53; Giob 18,20; 21,6; 30,16).

95

,n~

,hr DOPO

11 a) La radice "hr, del semitico comune,


esprime nelle sue numerose forme una quantit di
significati legati all'idea di un accadere dopo, in
senso temporale. I significati locali compaiono di
rado e si spiegano facilmente in base all'idea di un
movimento nel quale ci che arriva pi tardi si
trova in posizione retrostante.
Non si tratta dunque, come sostiene G.R.Driver
(JThSt 34, 1933, 377s.; ZDMG 91,1937,346), di risalire
alla designazione di una parte del corpo (duale ' ah~re
natiche ), come potrebbe essere 11 caso per la radlc,:
*wark- (ebr. jarek anca, deretano; fianco , 34x;jarka
dorso, la parte pi distante O), 28x; cfr. Dhorme 98100). La -e di 'ah are non finale del duale, ma e dovuta
all'analogia con 'il termine opposto lifne . prima ); B_L
644s.); il significato tergo, parte postenore 111 ah or
(l Re 7,25 = 2Cron 4,4) di natura astratta.
11 valore locale dietro attestato nell'acc. *(w)ark- e
compare nella radice 'br (sotto l'influsso can.?, cfr. W .
von Soden, Or NS 18, t949 , 39Is.) solo a Mari (a hararum riva posteriore , AHw 18a; CAD A/I ,170a) e
come glossa can. in una lettera di Amarna ?rovelllente
da Meghiddo (EA 245 ,10 arki-su/a~-ru-un-u' dietro di
lui O), CAD A/I ,194b).
. .
Anche in ug. si trovano (finora) soltanto USI temporah ,
prevalentemente avverbiali, della radice 'I]r (UT nr. 138;
WUS nr. 150). Nelle iscrizioni can. quest' u,ltima atte~
stata di rado (' hr 'bj dopo mio padre nell Iscnzlone di
MeSa KAI nr. 181 , r. 3; cfr. DISO IO).
Nell'~ram . antico (a cominciare da Sef. III = .KAl
nr. 224 , r. 24 ' (1fn un altro ; frequente n el paplfl di
Elefantina) si trovano spesso USI avverblah, preposlZlonali e nominali (anche nel slglllficato dl discendenza ,
cfr. DISO lO), mentre non attestato il, verbo. Solo nel
romanzo di Ahiqar (Cowley 214, r. 63 [ Vil'}n [1I1vlare]
dietro di noi i si pu trovare un significato locale dl:tro a . Nell'ararn. recente la radice sopplantata da balar (cfr. KBL 1049a).

b) Il verbo soprattutto al pio <ritard~re ecc.);


in ebro e in altre lingue semll1che Il qal e attestato
raramente.
In acc. oharu essere tardi compare solo in EA 59 ,26
(CAD Al ,170b).
.
In ebr. 'hr q. trattenersi , attardarsi (Gen 32,5) e hl.
,n~

'bI' DOPO

96

lar
tardi (25a m 20 ,5Q,
transit ivo
interno)
sono hapaxlegomena. Per il pi o trallenere cfr. Jenni ,
HP 99 . Negli scrilli di Qumran si trova anc he' (11' hit p.
restare indietro, fare in seguito (IQ5 1,14;
CD 11 ,23).

La forma nominale ' a(Ir parte posteriore, occidente usata talvolta anche in senso avverbiale:
dopo; (in )dietro ; vi inoltre la forma avverbiale molto rara 'o(lorannif indietro (BL 633).
Come aggetti vo verbale (con allungamento secondario della seconda rad icale al sing.) 'a(ler seguente, di al tro tipo, secondo si differenzia anche come significato dalle forme aggettivali vere e
proprie con afformati vi 'al;ron successivo, futuro, ult imo; posteriore, occidentale e 'aharif
futuro , fine, discendenza .
.
L'astrano 'a(l aril il fem . sostantivato di una forma aggenivale in -i (cfr. GK 95t ; G .W .Buchanan , J NES 20 ,
1961 , 188; diversamente BL 505; Meyer Il ,77). Forme affini sono l'acc. a~ni (A Hw 21a) e l' ug. U(lIy l (2Aqht
[= Il Dl Vl ,35), second o Aistleitner, Untersuchun ge n
zur Grammatik des Ug., 1954, 21 , e W US nr. 150: appanenente al tempo futu ro = futuro , tempo fut u ro ;
cfr. ANET 151 : further life ( = l'altra vita ); CML
134a; Gray, Legacy 113; UT nr. 138: Ian er end
( = fi ne ultima ).

'al;r (con raddoppiamento virt uale del (1, non


form a segolata) e ' al;re dopo , dietro , indietro

vengono usati solo in senso avverbiale e preposizionale.


In 25am 2,23 si potrebbe legge re 'O(lre ha!,Ollir punta
postenore della lancia ; in Gen 16,13 e Es 33 ,8 la prep.
(g uardare) indietro pu essere lasc iata come sta
( HAL 34b: parte posteriore ).
Rispeno al valore temporale do po e a quello locale
dietro (q uando si tran a di movimento ) il sign. puramente statico dietro (che risponde alla domanda :
dove? verso dove?) relat ivamente raro: 'ahar dietro
in Es 11,5; Cant 2,9; oltre Es 3,1; in Gen 22 ,13 si
deve leggere '(j> ljOd ( BH 3 ), in 2Re 11,6 ' aljer(cfr. W .Ru do lph , FS Bertholet 1950, 474s.); 'a(IOre dietro in
Gen 18,10; Num 3,23; Deut Il ,30; Giud 18,12 (<< occid~nt~l e ) Sam 2 1,10; in Ez 41 ,15 si deve leggere ,01Jij_
rlE/ra ( BH ); (genare/guardare) ind ietro Gen 191 7'
l Re 14,9; ls 38 ,17; Ez 23 ,35 ; Neem 9 26' me' ah are (lie:
tro Gen 19 ,26 (txt?); Es 14 ,19. 19; i~s 8,2 .4. 14; 2Sam
2,23; IRe 10,19; Ger 9,21; me'a(IOre 1' dietro Neem
4,7.
1 significati secondari addoni per 'aljar/'a(I Ore, come
In, presso, con ( R.B.Y .Scon , JThSt 50, 1949, 178s.)
oppure corrispondentemente a, a causa, nonostante
( W.J .P.Boyd, JThSt NS 12 , 1961 ,54-56) riguardano solo
sonlgllezze dov ~te alle tradu zio ni nelle lingue modern e,
per vIa delle dIverse es pressioni idiomatiche (Es 11 ,5
dIetro la mola = alla mola ; andar dietro a qua l. cuna andar co n qualcuno ecc.). Queste osservazioni
non devono far pensare che la preposizione in ebr. (o in
ug.) possa aver sempre anche il significato di 'im co n
(cosi M . ~a hood, Bibl 43 , 1962, 363s.; 44 , 1963, 292s.;
ug. 77,32 .(rr nk/ yr~ Ylr~ non va tradon o come se fosse
parallelo dI ' I11nnk//!lny con Nk l. .. , rendendo: wi th
Nlkkal will the Moo n enter into wedl ock [ con Nikkal Il (dIO) Luna si sposer J, ma ci si deve an enere al
valore avverbIale proposto da W.Herrmann , Yarih und
Ikkal..., 1968 , 19, dopo si acquis t ... ). Ecc1e 12,2

97

1TiN '(Ir DOPO

primache ... le nuvole rit ornino (sempre) dopo la pioggIa (Zlmmerll , A TD 16/1 ,242 .246) non una meteorological absurdit y ( = una ass urdit dal lato meteorol ogico ) ( R.B. Y.Scon , Proverbs/Ecc1esia tes 1965
255), m a nella metafo ra della vecchiaia di d ,lss.
un 'espressio ne di grande effen o ( H.W.Hertzberg
Z DPV 73 , 1957 , 11 5).
,

In luogo di 'aMr possono trovarsi, in testi appartene nti


pi o me)10 aile stesse tradizioni , altri termini che servono da spiegazione, come straniero, sconoscIutO,
p.e. Os 13,4 non devi conoscere (-jet) alcun Dio fuori
di me (cfr. Deut 11 ,28; 13,3.7.14 ecc.); Sal 81 ,10 'I-zar
e 'el-nkiir un dio straniero ,

ii

Il profeta Osea, che conosce molto .bene il d ecalogo usa altri dei in 3,1 volgerst ad altn del
(cfr. 'Wolff, BK XIV /I ,75s.). Sulla stessa linea si
colloca anche l'uso dell a formul a 111 Geremta
(almeno Ger 1,16 dovrebbe essere autentico, cfr.
Rudolph , HAT 12,lOs.) e quellO della teologia dtn.-dtr. (cfr. O.Bachlt , Israel und dle Volker,
1962 , 44-47).
La frequenza del termine in Deut, Ger e II2Re
(vd. sp. 2) dovuta all'uso dell'espresslOne altn
dei con valore di formula (Deut 5,7; 6,14; 7,4;
819' Il 16.28; 13 ,3.7. 14; 17 ,3; 18 ,20; 28 ,14.36.64;
29,25 ; '30,17; 31 ,18.20; Gios 23 ,16; Giud
2,12.17.19; 10,13; ISam 8,8; IRe 9,6.9 = 2Cron
7,19 .22; IRe Il ,4.10; 14,9; 2Re 17,7. 35.37.38;
22,17 = 2Cron 34,25; Ger 1,16; 7,6.9.18 ; Il ,10;
13,10; 16 ,11.13; 19,4.13; 22,9; 25,6; 32,29; 35 ,15;
44,3.5.8.15; 2Cron 28 ,25 ).
Gios 24,2.16 sono ritenuti predeuteronomici
(Noth , HAT 7,139) e riflettono l'antica tradi zione
dell' assemblea di Sichem con la nnuncta solenne
agli dei stranieri (Alt, KS 1,79-88; H.-J .Kraus,
Gottesdienst in Israel , 2 1962, 161-166), che in
stretta relazione con il primo comandamento; secondo Knierim (Le., 35ss.) va senz'altro collocata
in questo evento la prima formul azione del divieto degli dei stranieri.

Alla radice' hr va nno ricondotti anche maMr domani e n.lObora[ giorno seguente ); (GVG
1,241).
Come nome personale 'a!ler (lCron 7,12 ) potrebbe essere un sostituti vo ( HAL 34b), ma seg uendo Rudolph
( HAT 21 ,66) bisogna appo rt are qui un a modifica altesto.

c) Dopo quell o che si detto in Ib, non necessario soffermarsi ulteriormente sull'uso generale
di questo gruppo. Solo 'al;er secondo e 'a(lori[
fin e hanno una qualche rilevanza teologica;
questi due termini assai distanti tra loro quanto a
significato verranno trattati nelle sezioni 3 ('aber)
e 4 ('a(laril).
2/ In ebr. la radice attestata 1140x: 'ahare
617x (Gen 69x, 2Sam 58x) e 96x 'abar (Gen i6x,
Num IOx); 'al;er 166x (senza ICron 7, 12; in Lis.
manca I Re 3,22), molto frequente in Deut (25x),
Ger (25x), Gen ( 15x ), 2Cron ( lOx ), 1/2Re (ciascuno 9x). Inoltre sono attestati in ordine di frequenza 'al;rif 61x, mal;ar 52x , 'a(lorOn 51x, 'ii/;Or
41 x, mobara[ 32x, il verbo 'I;r 17x (pi . 15x, q. e hi.
Ix ciascuno), 'l;rannif 7x.
Le sezioni aram . dell' AT hanno 'oljor;JI1 (fem. 'oljori)
altro Il x, 'ah Ore dopo 3x , 'ahori fine I x, 'ad
' (II} n (con vocalizzazione discussa, cfr. KBL 1049a) per
ultimo Ix ( Dan 4 ,5); le 16 ricorrenze si trovano tune in
Dan .

Le espressioni 'e/ 'aber un altro dio (solo


in Es 34,14) e '''/him 'aberlm altri dei (63x)
acq ui stano il loro valore teologico anzitutto
nell 'ambito del primo comandamento (cfr.
R.Knierim , Das erste Gebot, ZAW 77 , 1965 ,2029), dove ' a(ler costituisce la logica antitesi al solo
ed unico Dio e in frasi formulate al negativo diventa un termine caratteristico, pi ancora di
-'cebad, che presuppone invece una proposizione
positiva. Senza addentrarci nel problema della datazione relativa ed assoluta che si pu attribuire
alle diverse formul azioni del divieto di venerare
gli dei stranieri (cfr. p.e. von Rad I,2 16s.; Knierim ,
Lc., 27ss.), elenchiamo qui semplicemente tali formulazioni: Es 20,3 = Deut 5,7 non avrai altri dei
(l a traduzione con il sing. proposta da A.Jepsen,
ZAW 79, 1967,287, non apporta alcuna reale modifica nell a proposizione negativa) accanto a me
(oppure a mio dispetto 0 di fronte a me , cfr.
J.J .Stamm , ThR 27 , 1961 , 237s.; Knierim , Lc.,
24s.); Es 22,19 colui che offre un sacrificio ad altri dei sar votato allo sterminio (txt em,
cfr. BH 3; in modo leggermente diverso Alt , KS
1,3 I I n. 2); 23,13 non pronunciare il nome
di altri dei ; 34,14 non devi prostrarti ad un
alt ro di o .

I verbi collegati co n , " /ohi 111 O!leri m sono vari: risultano


quasi stereotipi -'bd servire ( Deut 7,4; Il , 16;
\3 ,7. 14; 17,3; 28 ,36.64; 29,25 ; Gios 23,16; Giud 10,13;
ISam 8,8; IRe 9,6 = 2Cron 7,19; Ger 44,3; cfr. Gios
24 ,2. 16; ISam 26, 19) e -h/k 'a!IOre seg uire ( Deut
6,14; 8,19; 11 ,28; 13,3; 28,14; Giud 2, 12. 19; IRe Il ,10;
Ger 7,6.9; Il ,10; 13, 10; 16,1 1; 25,6; 35, 15), e anche q!r
bruciare incenso (2Re 22 ,17 = 2eron 34 ,25 ; Ge r 19,4;
44 ,5.8. 15; 2Cron 28,25; cfr. Ger 1,16).

3/

98

'

Mentre la maggior parte dei passi con 'O?/hrm ,oberim sono logicamente collegati al primo comandamento, in altre due occasioni, in contesto diverso,
si parla ancora di dei stranieri : in questi passi,
ISam 26,19 e 2Re 5,17, si presuppone che Jahwe
possa essere venerato solo nell a propria terra.
Nel Dtis con ' aher un altro (senza '''/h/m ) si
vuoi esprimere il monoteismo negli inni CIs 42,8
non ceder la mia gloria ad altri , n il mio onore
agli idoli ; similmente 48 ,11 ); cfr. anche l'aram.
bibL 'ol;ran in Dan 3,29(96) poich nessun altro
Dio pu liberare in tal maniera .
Secondo molti esegeti in Est 4,14 l'espressione << da un
alt ro luogo vuole evitare il nome di Dio (p.e. Rin ggre n ,
ATD 16/2 , 11 6. 131 ; pi cauto Bardtke, KAT
XVIl/5 ,332s.).

4/ a) Per comprendere la portata della voce


'abori[ (per la derivazione vd. sp. Ib) sono signi -

fi cati ve non tanto le traduzioni greche dei


99

LX X (in circa due terzi dei passi con EaXCI:ro


ultimo , 5x co n YX<XTa.E(fLfLCI. resto !Y.<x Ta.omo restante rispettivamente in Sal 37,
37 .38 e in Ez 23,25 .25; Am 9,1; 6x co n TE WT<X;:O ultimo /TEEU"~ , crU"TE(<X fine
rispetti vamente in Prov 14 ,12.13; 16,25 ; 20 ,21
[= 9b LXX] e in 24,14; Deut Il ,12), quanto
alcune analogie che si riscontrano nelle lingue semit iche affini , cos per es. l'ug. uhry[ (vd. sp. Ib),
e il signifi cato discendenza , accanto a quello di
futuro , in acc. (ahra/U/ahru/!I, cfr. AHw 21a;
CAD A/I ,194b.195a) e in aram. (, brth la sua discendenza in un' iscrizione del 7' sec. a.C. da Nerab , KAI 226, r. IO; nab. 'I;r discendenza , cfr.
DISO IO). Se teniamo presente che in ebr. non si
ha una forma particolare per distinguere il grado
comparativo o superlativo dell 'aggettivo, e che,
come in altre lingue, non vi sono due termini distinti per indicare rispettivamente il tempo
astratto e il suo contenuto , allora l' uso di
' ahoril nel significato primario di ci che viene
dopo del tutto comprensibile per tutti i passi
dell' AT.
11 significato resto, ava nzo (p.e. KBL 33b; cfr. LXX )
che collega l' idea di ci che viene dopo con quella dI CIO
che sempre prese nte e che resta , va ellmmalO e sostItuito con quello di ci che viene dopo = dIscendenza
in Ger 31 ,17 (par. fa nciulli ); Ez 23 ,25.25 ( paL figI!
e figlie ; la distinzione proposta m Zlmmerll , BK
Xlll 533 non necessaria); Am 4,2 e 9,1 (m un contesto
oscu'ro); 'Sal 37 ,37 .38 (0 futuro ); \09 ,13 (par. la generazione che segue ); Dan Il ,4 (cfr. G B 27a; HAL
36b).

A seconda che lo spazio di tempo a cui ci si riferisce sia determinato o meno, 'al;ril riceve una
connotazione comparativa (<< tempo pi lontano =
periodo successivo, futuro ) o superl a t~va (<< ultimo tempo = esito, fine ), ma non SI 1I1tende
mai un punto finale nel senso di una pura cessazione (a questo proposito si veda - qe$, da q$$
tagliare ).
.
' ahorll non ha certamente il significato estremo dt
cessazione in Ger 29 ,11 futuro e speranza ;
Prov 23 18 = 24 14 futuro (par. speranza );
24,20 II malvagio non ha futuro (cfr. W . Zi~~
merli ZA W 51 1933 198)' questo valore pero e
certa~ente pres~nte i~ Deut 11 ,12 dal principio
dell'anno sino all a fine ; Ger 5,3 1 che fa:ete
quando verr la fine? ; Dan 12 ,8 quale sara la
fine di queste cose? , come pure quando ti Slgn.
del termine tempo della fine (Dan 8,19.23).
Continuazione e fine sono implicite nelle espressioni conclusione (di una cosa) >> CIs 4\ ,22;
46 ,10; 47,7; Am 8, 10; Prov 14,12 = 16?5_; 14,13
txt em; 20,21; 25 ,8; Eccle 7,8 accanto a reSII 1111zio ; 10,13 acca nto a [el;illii 1I1tZtO; Lam 1,9,
cfr. Rudolph , KA T XVII ,213 ) e commtato
(Num 23,10 par. morte ; 24,20; Deu.t 32,20.29;
Ger 17 Il assieme a met det SUOI giorni ; Sal
73,17; Giob 8,7 accanto a inizio ; Prov 29 ,2 1; 111
Ger 12,4 bisogna leggere 'or(1[enil. I nostn
sentieri ). ei passi che nelle nostre lingue veniTiN

'(11'

DOPO

100

go no per lo pi tradotti con un'espressione avverbiale, una scelta precisa tra le due possibilit
spesso impossibile (Deut 8,16 infine ; Giob
42 ,12 e Prov 23 ,32 dopo ; Prov 5,4.11 per ultimo ; in Prov 19,20, dove si potrebbe esitare
tra in futuro e alla tua fine , viene proposto
l'emendamento be'oriJtilli!ka nelle tue vie ).
Unito ad un'espressione indicante movimento 'ah O,it

(con valore superlativo) ci che viene per ultimo ;) assume significato locale in Sal 139,9 se prendo le ali
dell'aurora per abitare all'estremit del mare (cfr. invece lo statico qi~ 6n estremit in Es 26,4.10; 36,11.17
l'estremit del telo ).
Un valore qualitativo ultimo = pi piccolo o), che con
riferimento a resi I primo, migliore (cfr. Num 24,20 e
Am 6,1 prima tra le nazioni o~ viene supposto in Ger
50,12 ( l'ultima delle nazioni , f. gli a. B.Duhm, Das
Buch Jeremia, 1901, 362; Weiser, ATD 21 ,427; KBL
33b), da rifiutarsi per motivi esegetici con P.Volz, Der
Prophet Jeremia, 21928, 424s. e W.Rudolph , ZAW 48,
1930, 285 (Rudolph, HAT 12,300: ecco, [questa ] la
fine dei pagani o); cfr. Ger 17,11).
b) Tenendo presente quanto si detto finora , si
pu capire anche l'espressione assai discussa
be'aiJarir hajjmim (13x: Gen 49,1; Num 24,14;
Deut 4,30; 31 ,29; Is 2,2 = Mi 4,1; Ger 23,20 =
30,24; 48,47; 49,39; Ez 38 ,16; Os 3,5; Dan 10,14;
tnoltre l'aram. be'aiJaril jmajj , Dan 2,28), di cui
finora non abbiamo ancora parlato; lo stesso vale
per b" aiJ aril hassnim (Ez 38 ,8). In passato l' interpretazione dell 'espressione era stata condizionata
per troppo tempo dall' uso tardivo del termine
fr;j.Y.7" : nell'apocalittica, ed era stata troppo influenzata dalla discussione sulla natura e l'antichit dell'escatologia dell' AT; negli studi pi recentt la formula viene invece valutata in modo pi
adeguato, tenendo presenti le particolarit della
Itngua ebr. e quanto rivela l' AT dal punto di vista
della storia delle religioni (cfr. G.W.Buchanan
Eschatology and the End of Days , JNES 20:
1961 , 188-193; A.Kapelrud, VT 11,1961 , 395s.;
H.Kosmala, At the End of the Days , ASTI 2,
1963,27-37; Wtldberger, BK X,75; Zimmerli , BK
XIll ,949s.).
Per le opinioni del passato cfr. Kosmala, l.c., 27s.: traducendo l'espressione con W.Staerk, ZA W II 1891 247253, alla fine dei giorni o negli ultimi giorni ); e interpretandola m senso strettamente escatologico, si
gIUngeva mevltabllmente o a porre l'escatologia in
un'epoca pi antica (p.e. H.Gressmann, Der Messias,
1929, 74ss.82ss.) oppure a collocare tutti i testi in
un'epoca piu recente (tra gli altri S.Mowinckel, He That
Cometh , 1956, 131 ).
Mentre hajjmim i giorni (o hassnim gli
annt o~ non tndtca astrattamente il tempo (-jm'
sulla mancanza di un'idea di tempo astratto'
vuoto , cfr. von Rad 1I,108ss.), ma neanch~
uno spazio di tempo determinato (epoca periodo
p~esente), bens il presente scorrer del' tempo
(l arttcolo ha un valore leggermente dimostrativo
cfr. Kosmala, l.c. , 29), in 'aiJ aril non si ha il signi:
ficato estremo di fine (ultima) , ma quello in101

inN '/:1,. DOPO

termedio di tempo pi lontano, continuazione,


tempo successivo, futuro o), come nell'acc.
inalana aiJrit fimi in futuro e simili (AHw
21_a; CAD A/I ,194). L'espressione be' aiJ arit hajjmI m nel segutto del tempo , nei giorni futuri
non ha dunque un significato specificamente escatologico; praticamente ha lo stesso valore di ' ahar
poi o), con cui inizia Os 3,5 , e di aha,. d' n (; in
seguito di Dan 2,29 (cfr. v. 45; Buchanan, l.c.,
190; Kosmala , l.c., 29).
Per la datazione dei singoli passi cfr. Wildberger, l.c., 81 ;
assIeme a Gen 49,1 (mtroduzlone delle profezie della benedizione di Giacobbe) e Num 24,14 <... ci che questo
popolo far al tuo popolo in futuro o ~ , anche Is 2,2 ( accadr nel seguito dei giorni ) e Ger 23,20 (Rudolph,
HAT 12,152s.: alla fine vi sar tutto chiaro o ~ potrebbero essere preesilici, mentre Ger 30,24 (= 23,20); 48,47
e 49,39 <ma poi ristabilir la sorte di Moab/Elam o~
sono da ritenersi aggiunte postesiliche al pari di Os 3,5
(formula conclusiva di una promessa) e Mi 4,1 (= Is
2,2).
Nei passi dtn. secondari 4,30 e 31 ,29 l'autore che
vive nel periodo dell'esilio riflette l'angosciosa situazione del suo tempo, mentre il fittizio Mos
che parla ha in mente un futuro non meglio determinato (4,30 quando nella tua amizione tutte
queste cose ti capiteranno nel tempo .futuro o);
31,29 dopo la mia morte ... in seguito la sventura
vi colpir ; cfr. in 4,32 i giorni di prima = il passato in opposizione al tempo futuro del v. 30);
non sembra giustificato riservare un trattamento
particolare soltanto a questi due passi , per il loro
presunto contenuto escatologico (H.H.Schmid,
Das Verstandnis der Geschichte im Deut., ZThK
64, 1967, 12 n. 71).
Nei passi recenti Ez 38,8.16 e Dan 2,28; 10,14 il
contesto generale escatologico in senso stretto,
ma anche qui si tratta propriamente soltanto di
profezie che riguardano il futuro. Se traduciamo
con ultimo tempo (cfr. ' aiJaril in Dan 8,19.23;
12,8), l'espressione, di per s elastica, si configura
allora secondo il senso del contesto. Quanto a terminologia, il libro di Daniele per esprimere la
fine in senso proprio usa la parola - q$ , che
non ancora sinonimo di 'aiJaril (Kosmala, l.c.,
30s.).
L'espressione (contro Gressmann, l.c., 84) non
ancora usata come una formula (contrariamente a
bajjm hahfl in quel giorno , bajjmim hhm
in quei giorni , M't hahi in quel tempo ,
hinnjmim M ' im ecco vengono giorni , le formule di introduzione degli oracoli profetici che
quanto a significato non si discostano molto da
b" aiJaril hajjmJm). Solo Is 2,2 e accadr nel seguito dei giorni potrebbe essere inteso in questo
senso, ma in quanto formula di introduzione
piuttosto un caso unico; di solito la posizione che
l'espressione ha all' interno . della proposizione indica che essa non altro che una normale indicazione di tempo (il fatto che si trovi spesso alla fine
?ella frase [cfr. Gen 49,1; Ger 48,47; 49,39; OS 3,5J
e dovuto al suo significato).
102

51 Per il perdurare dell'espressione trattata in


4b negli scritti intertestamentari e nel NT cfr.
Kosmala , l.c. , 32ss.; G.Kittel , art. EcrXr1.TO, ThW
Il, 694s. (= GLNT 1II ,995-1000). Sull'esclusione
di ogni altro dio (vd . sp. 3) nel NT cfr. H.W.Beyer , art. hEPO, ThW Il ,699-702 (= GLNT
II1,1009-1016).
E.Jenni

~.:k '1Jj{>b

NEMICO

II La radice 'jb inimicare si ha solo in acc.


e nel can. Nell' AT 'jb qal ricorre , con una sola eccezione, sempre al participio, che viene usato solo
raramente come verbo (ISam 18,29; cfr. Sal 69,5;
Lam 3,52) e normalmente come sostantivo. Dalla
radice deriva inoltre l'astratto 'b inimicizia .
L'acc. ajjbu (con derivazioni , cfr. AHw 23s.; CAD
A/I ,221-224) e l'ug. ib (WUS or. 7; UT nr. 144; cfr. anche can. ibi in EA 129,96 e 252,28 secondo W.F.AIbright, BASOR 98, 1943, 32 or. 26 ) compaiono solo
come forme nominali con formazioni diverse. In 51[= Il
AB]VII ,35s. ib parallelo di snu colui che odia o); sul
testo 68[ = 1II ABlA ,8s., che si pu confrontare con Sal
92,10, cfr. H.Donner, ZAW 79, 1967, 344-346.
L'aram. usa in prevalenza per nemico il participio di
-sn' odiare (p.e. nelle iscrizioni di Sfire KAI
or. 222B, r. 26; or. 223B, r. 14; or. 224, r. 10-12; aram.
bibl. in Dan 4,16, par. ' r, -Fr) e pi tardi , p.e. in sir. ,
be'eldebb acc. bel dababi).
Il nome proprio 'wob (Giobbe) potrebbe avere un'altra
derivazione, cfr. Stamm , HEN 416;-'b 1II/5 e-'ajje I.

21 'jb ricorre 282x (incluso ISam 18 ,29 e il


fem . 'jcbCE( in Mi 7,8.10), di cui Ox al sing. e
202x al plur. (2Sam 19,10 plur. contro Mand. 4Ic).
Il vocabolo ha la sua frequenza maggiore in Sal
(74x); seguono Deut 25x, ISam 20x, Ger 19x,
2Sam 16x, Lam 15x, Lev 13x (solo in Lev 26,744), Gios Ilx; le ricorrenze pi frequenti si hanno
nei salmi di lamentazione e nei libri storici , mentre il termine diminuisce fortemente nella letteratura sapienziale (e in Is).
'jb qal ricorre Ix come verbo finito (Es 23 ,22 in una figura etimologica, par. -~ rr), 'eba 5x (Gen 3,15; Num
35 ,2Is.; Es 25,15; 35 ,5).

31 a) 1\ sing. ' jb solo raramente indica un nemico singolo, ben determinato (nel processo: Es
23,4; Num 35,23; Sansone: Giud 16,23.24; Saul e
Davide: ISam 18 ,29; 19,17; 24,5; 26,8; 2Sam 4,8;
Elia rispetto ad Acab: IRe 21,20; Nabucodonosor:
Ger 44,30b; Giobbe rispetto a Dio: Giob 13 ,24;
33,10; Aman: Est 7,6; su Jahwe come nemico vd.
st. 4). Di solito il nemico sta genericamente al
posto del plurale i nemici (cfr. p.e. I Re 8,37.44
con 2Cron 6,28.34 e l'alternanza fra sing. e plur. in
Lam).
Nella maggior parte dei casi si intendono i nemici
politico-militari del popolo d'Israele: nei testi storici cbn le pi divers.e sfumature (Num 10,9;
103

14,42; 32,21 ; Deut 1,42; 6,19; 12,10; 25,19; Il x in


Gios 7,8-23 ,1; Giud 2,14.14.18; 3,28; 8,34; 11 ,36;
ISam 4,3; 12,10.11 ; 14,30; 29 ,8; 2Sam 3,18; 19 ,10;
2Re 17,39; 21 ,14.14; Est 8,13; 9,1. 5. 16.22; Esd
8,22.31 ; 5x in Neem; 2Cron 20,27.29; 25,8; 26,13),
nelle lamentazioni pubbliche (Sal 44,17;
74,3.10.18; 80,7) e negli inni (Sal 78,53; 81 ,15;
106 ,10.42; cfr. Deut 32 ,27.31.42; 33 ,27), anche
nelle leggi del Deuteronomio sulla guerra (Deut
20,1.3.4.14; 21 ,10; 23 ,10.15) e nella preghiera di
Salomone per la consacrazione del tempio (6x in
I Re 8,33-48 par. 2Cron 6,24-36). Va sottolineata
la frequ enza del termine nelle benedizioni , nelle
maledi zioni e in contesti simili (Gen 22,17; 49,8;
Es 23 ,22.27; 13x in Lev 26,7-44; Num 10,35;
23 ,11 ; 24,10.18 txt em; 8x in Deut 28 ,7 -68 ; 30,7;
33,29; ISam 25 ,26.29; 2Sam 18 ,32; IRe 3,11), a
cui si ricollegano , per il loro contenuto , le ricorrenze negli oracoli profetici che annunciano salvezza o punizione (in Is solo 9,10; 62,8; altrimenti
tutti i passi eccetto Ger 30,14; Nah 1,2.8 vd . SI. 4;
Mi 7,6 vd. st. ; in Mi 7,8.10 la nemica un popolo straniero personificato).
Ad eccezione dei salmi (vd. SI. b), meno spesso si
nominano i nemici del singolo (lSam 2,1;
14,24.47; 18,25; 20,15.16; 24 ,5; 29 ,8; 2Sam
5,20 = ICron 14,11 ; 2Sam 7,1.9.11 = ICron
17 ,8.10; 2Sam 18 ,19; Mi 7,6; Sal 127,5 in un salmo
sapienziale; Giob 27,7; Prov 16,7; 24,17; ICron
21 ,12; 22,9), e in questo caso se si tratta del re
(2Sam 22 = Sal 18 ,1.4.18.38.41.49; Sal 21 ,9; 45 ,6;
72 ,9; 89,23.43; 110,1.2; 132,18) i nemici equivalgono ai nemici del popolo.
Sull'aggiunta eufemistica di '6i'be in lSam 20,16; 25,22;
2Sam 12,14 cfr. HAL 37b con bibliogr. e i comm.
I paralleli pi frequenti sono i participi qal/pi. di
-sn' colui che odia (qal: Es 23 ,4; Lev 26,17;
Deut 30,7; 2Sam 22 ,18 = Sal 18 ,18 ; Sal 21 ,9;
35 ,19; 38,20; 69,5; 106,10; Est 9,1.5.16; pi.: Num
10,35; 2Sam 22,41 = Sal 18 ,41 ; Sal 55 ,13; 68,2;
83 ,3) e ~ar oppressore (-$Tr; Num 10,9; Deut
32 ,27; Is 1,24; 9,10 txt?; Mi 5,8; Nah 1,2; Sal 13 ,5;
27,2; 74,10; 81 ,15; 89,43; Lam 1,5; 2,4.17; 4,12;
Est 7,6; cfr. ~rr Es 23 ,22; Num 10,9; Sal 8,3;
143 ,12).
Altri termini pi o meno sinonimi che compaiono accanto ad '6jeb sono p.e. mebaqqes r' opp. nrefres {( colui che ricerca il male opp. {( che attenta alla vita
(- bqs; Num 35,23; lSam 26,26 opp. Ger 19,7.9; 21 ,7;
34,20.21 ; 44,30.30; 49,37), qm oppositore (-qum; Es
15 ,6; 2Sam 22,49 = Sal 18,49; Nah 1,8 txt em; cfr. 2Sam
18 ,32 ; milqomem Sal 59,2; Giob 27,7), mitnaqqem
{( avido di vendetta (-nqm; Sal 8,3; 44,17). Il SInOnImo
SDrer nemico non unito a 'Djeb in Sal 5,9; 27,11 ;

54,7; 56,3; 59,11. Cfr. anche -Sin e l'elenco in GunkelBegrich 196s.


Sull'opposto 'hb amico -'hb IIIII.
b) Si discusso su chi siano i nemici del singolo
nei salmi individuali di lamentazione e di ringraziamento (G.Marschall , Die Gottlosen des ersten Psalmenbuches, 1929; H.Birkeland , Die

:l.:N

'rij<'b NEMI CO

104

Feinde des Indi vid uums in der isr. Psalmenliteratur, 1933; id ., The Evildoers in the Book of
Psalms, 1955; N.H.Ridderbos, De werkers der
ongerechtigheid in de individueele Psalmen ,
1939; A.F.Puukko, Der Feind in den atl. Psalmen, OTS 8, 1950, 47-65; C.Westermann, Struktur und Geschichte der Klage im AT, ZA W 66, .
1954, 44-80; riassunti in J .J.Stamm , ThR 23 , 1955,
50-55; Kraus, BK XV,40-43).
Il materiale esposto per esteso p.e. in Gunkel-Begrich
196s.; i passi con 'jiib , che si incontrano nei generi letterari delle lamentazioni e dei canti di ringraziamento individuali (inclusi i canti di fiducia), sono: con il sing.: Sal
7,6; 9,7; 13,3.5; 31 ,9; 41 ,12; 42 ,10; 43 ,2; 55,4.13; 61 ,4;
64,2; 143,3; con il plur.: Sal 3,8; 6,1 1; 17,9; 25 ,2. 19;
27,2 .6; 30,2; 31,16; 35, 19; 38,20; 41 ,3.6; 54,9; 56, lO; 59,2;
69 ,5.19; 71,10; 102,9; 138,7; 139,22; 143,9.12; cfr. 11 9,98.
Sono da rifiutare in blocco le interpretazioni che si
riferiscono ad opposizioni tra partiti nel gi udaismo
(la vecchia esegesi dei salmi), a maghi (S.Mowinkel , Psalmenstudien [,1921 ) e a nemici stranieri
(Birkeland, I.c.). Le asserzioni sui nemici del si ngolo (i loro piani minacciosi , i loro discorsi sprezzanti , la loro corruzione; cfr. Westermann, I. c., 6166) si differenziano chiaramente da quelle su i ne.mici delle lamentazioni pubbliche. Mentre i nemici nel primo caso hanno gi sconfitto [sraele ,
nel secondo minacciano soltanto il m alato o colui
che bisognoso di giustizia. Essi non causano
l'angustia, ma afferrano l'orante , poich egli caduto in disgrazia (cfr. 71,11). importante proprio
Il fatto che la rottura si verifichi all ' interno delle
relazioni comunitarie (cfr. Sal 41 ,7; 55,22).
Soprattutto il sottofondo del libro di Giobbe potrebbe chi arire e dimostrare tutto questo. Poich
Giobbe ridotto in miseria , i suoi am ici lo ritengono colpevole e sospettano in lui una colpa occulta. Anche Davide in 2Sam 16 dopo essere stato
scacciato da Assalonne di viene oggetto di disprezzo e perfino di attacchi violenti . Il cadere improvvisamente in miseria provocava nel mondo
antico isolamento, biasimo, disprezzo ed inimicizia. Opposizioni private e discriminazioni religiose
ac uiscono l' isolamento di chi si trova gi tra la
~Ila e la morte (C. Barth , Die Errettung vom Tode
In den Indlvtduellen Klage- und Dankliedern des
AT, 1947, 104-107).

41 a) Non necessario enumerare i passi in cui


SI parla dell'intervento di Jahwe contro i nemici
del popolo o del singolo (p.e. Es 23,22 se tu ... fai
qua nto io ti dico, allora sar nemico dei tuoi nemici e avversario dei tuoi avversari ). Jahwe per
co.n se~ na anche Il suo popolo ai nemici: q uesto
gla chiaro negli annunzi profetici di sciagura (Os
8,3; Am 9,4) e in Lev 26 e Deut 28 (benedizioni
e maledizioni), ma viene affermato soprattutto in
Geremia (6 ,25; 12,7; 15,9.14; 17,4; 18, 17; 19,7.9;
20,4.5 ; 21 ~7; 34,20.21; 44 ,30; 'a)eb ricorre altrove
In Geremia solo in 15, 11 txt?; 30, 14 vd. SI. b;
3\,\6 In un oracolo di salvezza; 49 ,37 in un
105

-;.~ '2d

SVENTU RA

oracolo sui popoli stranieri), in Lam ( tutti i passi)


e negli scritti dtr. (Giud 2,14; IRe 8,33.37.46.48
par.; 2Re 2 1,14; cfr. Neem 9,28).
b) La vittoria di Jahwe sui suoi nemici e gi il
tema dei poemi pi antichi , in cui Jahwe viene celebrato co me guerriero (Es 15,6 la tua destra
Jahwe, sfracella il ne mico , cfr. v. 9, Nu m IO 35
nel grido di battaglia sorgi, Jahwe: e i tuoi ~e
mici si disperdano ; Giud 5,3 1 possano cosi perire, J ahwe, tutti i tuoi nemici ). Affermazioni simili si trovano nel salterio, soprattutto nelle parti
inniche, talvolta con una risonanza arcaica (Sal
8,3; 66,3; 68,2.22.24; 89,11.52; 92,10.10). Tra i profet i, [s 42 ,13; 59,18; 66 ,6.14 e Nah 1,2.8 continuano in questa direzione.
Vi sono anche passi isolati come ISam 30,26 (<< dono
preso dal bottino dei nemici di Jahwe con risonanza
propagandistica, a meno che 'jebii non sia aggiunta secondaria, cfr. W.Caspari , Die Samuelbiicher, 1926,387);
Is 1,24 (nemici di Jahwe all'interno di Israele); Sal 37 20
(ident ificazio ne sapienziale dell'empio con i nemici ' di
Jahwe); 83 ,3 (i nemici del popolo vengono presentati a
Jahwe come tuoi nemici nella lamentazione pubblica, con un cd. motivo dell'intervento divino ).
c) Jahwe stesso viene chiamato direttamente nemico di [sraele solo in [s 63,10 allora egli si trasform in loro nemico ). [n Ger 30,14 e Lam
2,4.5 l'agire di Jahwe viene paragonato a quello di
un ne mico come un nemico ). In ciascun caso
si di fronte ad un paradosso.

51

Nei LXX 'ajeb tradotto quasi esclusivam ente con X8p6. Nei testi di Qumran 'o)iib
frequente in IQM ( Kuhn , Konk . 4). Sul NT e
il suo ambiente cfr. W .Foerster, arI. X8p6,
ThW Il ,810-815 ( = GLNT 111 ,1305-1318). '
Per 1' amore dei nemici , ancora assente nell'AT, si
potrebbe citare Es 23,4s. , dove tuttavia si esige solamente che l'avversario in giudizio nella vita quotidiana
sia aiutato come tutti gli altri (Prov 25 ,21 usa -in').
E. Jenni
-;.~

'ed SVENTURA

Il Non si pu stabilire con sicurezza da quale


rad ice derivi il sostanti vo 'ed sventura . Generalme nte si considera come voce primitiva un
verbo ' ad, che non si riscontra al trove, face ndo riferimento a term ini arabi , p.e. 'ada (ti) (cosi p.e.
Zorell40; contro P.Humbert , ThZ 5, 1949 , 88 , cfr.
L.Ko pf, VT 6, 1956, 289). HAL 38a fa risalire il
termine a *' aid oppure *,alido
Un verbo

'Lid

sarebbe tuttavia attestato se si vedesse in

(l')'ii d di Prov 17,5 un part., come ha proposto G.R. Driver, Bibl 32, 195 1, 182, il quale per muta in (la)'ed (<< as
Il ought to be written ' [= come dovrebbe essere

scritto D, e come stato inteso senza alcun mutamento


e in riferimento all'ug. da M.Dahood, Proverbs and
Northwest Semitic Ph ilology, 1963, 38s. (<< a stati ve participle [ = participio stativoD; cfr. anche Gemser, HAT
106

16,72s.; Barr, CPT 266.321 (per Giob 31,23 e 2Sam


13,16).
.
bb
. d Il'
Tuttavia pi probabilmente SI dovre . e partire a acc.
ediJ(m) Il rovescio d'acqua (mmaccloso), torrente ag!talO (AHw 187b), che designa a rare and catastrophlc
evenl (= un avvenimento raro e ~atastrofico )
(CAD E 36a); si tratta di un termme che I ace. _ha preso
dal sum. (cfr. E.A.Spelser, BASOR 140 , 19,5, 9- 11 ,
M.Sreb0 , Die hebr. Nomina 'ed und ' d, StTh 24 , 1970,
130- 141 ).

21 'd ricorre 24x: in Giob e Prov 6x c iascuno ,


Ger 5x, Abd 13 3x; altrove in Deut 32 ,35; Ez 35,5;
25am 22 ,19 = Sal 18 ,19. Ez 35,5; Prov 1 ~ ,5; 27 ,10
e Giob 31 23 sono stati spesso oppugnalt dal lato
testuale. Presci ndendo da Ez 35,5 'ed si trova solo
in testi poetici. Non ha mai l' articolo determinato~
ma 2x viene precisato ulteriormente con nom i
propri e 17x con suffissi .

31

Questa parola quasi un termine fisso per


indicare la sventura ; non si pu tracciare una
storia del suo significato. Tuttavia due usi del termine divergono tra loro cosi nettamente, da dover
differenziare per conseguenza dal punto di vista
semantico anche il suo significato fondamentale:
da un IalO (A) 'ed viene usato in senso politico o
militare in relazione ad un popolo (anche 2Sam
22,19 = Sal 18 ,19) e dall'altro (B) esso si riferisce
al destino di un singolo o di un piccolo gruppo; Il
secondo caso riguarda i 12 passi sapienziali di
Giob e di Prov .
In ambedue i casi spesso 'd unito a giorno (Deut
32,35; 2Sam 22 ,19 = Sal 18,19; Ger 18,17; 46,2 1; Abd
13 3x; Giob 21,30; Prov 27 ,10) oppure a tempo ('l ,
Ez 35 ,5; cfr. Ger 46,21; 49 ,8); con la prepOSIZIone be
viene fornita un'importante precisazione del tempo o
della situazione. Similmente in ambedue i gruppi pu
venir detto che 'ed sopraggiunge improvvisamente ,
nel senso che imprevedibile umanamente (Deut
32 ,35; Ger 48 ,16; Prov 6,15; Prov 24 ,22; cfr. 1,27). Il predicato spesso M ' , o al qal venire (Ger 46,21 ; Prov
6,15; Giob 21,17; cfr. Ger 48 ,16 e 'a la venire in Prov
1,27) o in senso causativo all'hi . fa r ventre (Ger
49 ,8.32); in questi casi 3x unito a 'al (Ger 46 ,21; 49,8;
Giob 21 ,17; cfr. 30,12; Prov 1,27). Altrimenti in A si dice
che 'ed vicino (qarb; Deut 32,25 ; Ger 48,16), oppure in B che sorge (qLim ; Prov 24 ,22), oppure che
per il malvagio pronto (nakn) per la sua rovina
(Giob 18,12).
Il termine in ambedue i gruppi ha parecchi sinonimi , ma quasi mai un opposto (cfr. per ner
lampada Giob 21 ,17; anche 18 ,5 e Horst , BK
XVI, 270); anche i sinonimi per si dividono in A

e B.
In A rientrano il frequente (a 'a male, sventura (Ger
48,16; Abd 13; cfr. del resto p.e. Is 7,5; Ger 1,14) ed
espressioni che accennano al tema della visita divina ,
caro ai profeti (Ger 46 ,2 1; 49 ,8); cfr. anche Ez 35,5 nel
tempo della loro punizione finale e Abd 12. 14 nel
giorno della sua sventura/della loro rovina/della calamit . In B d'altra parte rientrano due termini rari per
sventura , e cio pi d (Prov 24 ,22; altrove solo Giob
12,5; 30,24; 31 ,29; cfr. KBL 759a e Fohrer, KA T
XV I,232 .237: rovina) e nikcer (Ger 31 ,3; cfr. Abd 12;
qualcosa di estraneo = funesto ); come pure il pi
107

frequente piJad spavento ( Prov I ,26s.; cfr. Giob 31 ,23


ecc.),jom ,ab{JrI giorno dell' ira (Giob 21,30) e f}"balim dolori (Giob 21,17), dove 'd collegato con la
malattia' cosi anche in Giob 30, dove al v. 12 costruito
co n 'orh61 vie (HAL 84a argini ); in Prov 1,27 'ed
viene paragonato ad un vento tempestoso (cfr. anche
Ger 18,17).
Ri spetto all' uso profetico di 'ed in A, che sembra
pi tradizionale , l' uso sapienzi ale in B pi vario
e pi ricco. Il termine potrebbe aver av uto la sua
ambientazione propria nella tradIZIone saplenzlale,
m a in seguito stato assunto dal linguaggio profetico ( pi tardi vo).

41

Il sostant ivo astratto neutrale in senso teologico solo in Prov 27 , IO; invece i passi di Giob e
di Prov sono espressione di una sapienza (espe rienziale) fond ata su una teologia. 'ed riferito positivamente a Dio; anche quando personificato
(specialmente in Giob 18, 12; cfr. Fohrer, KAT
XVI ,303), non mai un fato , m a sottoposto
a Dio che lo provoca (cfr. Glob 31 ,23; Prov 24,22).
Negativamente collegato con il destino funesto
degli empi ('awwol, ra' , r"so'm); la rovina de:
finiti va che conduce alla m orte (Fohrer, I.c .). SI
colloca nello schema sapienziale azione e conseguenza (cfr. K.Koch , ZThK 52, 1955 , 2ss.), per
cui lo si pu ritrovare anche nella teodlcea e nel lam ento del fedele che tentato (GlOb 21 ,17. 30); In
ultima analisi lo si deve far risalire alla giustizia
di Dio. Dello ~tesso teno re sono anche i passi profetici , la m aggior parte dei quali concernono la catastrofe nazionale e religiosa dell' an no 587 (Abd
13; Ez 35 ,5; cfr. Ger 49 ,8.32); 'ed esprime il giudizio di Dio (cfr. Ger 18 ,17; 46,21 ; 48 ,16; anche
Deut 3235). Nel canto di ringraziamento (forse
tardivo) 'di Sal 18 e par. 'ed il polo opposto
dell' aiuto e della salvezza divina.

51

Il termine non ha 'un equivalente nei LXX,


ma viene tradotto con non me no di 12 termini
greci tra i quali vanno citati soprattutto
.x7tW~E~o( (9x) e )(O('t'O(cr't'po<p~ (2x). Infine il termine non compare nella letteratura qumramca e
pare non abbia av uto alcuna importanza nel NT.

M.Sreb0

~.~~ 'ajj

DOVE?

II L'elemento *'a)- , che ricorre in tutte le lingue semitiche, forma in diversi modi avverbi e
pronomi inte rrogativi ( Barth , Pronomlnalblldung
144-149' GVG 1,327s. ; Moscati, Introduction
114s. 12s.), tra cui le particelle interrogative ebr.,
di cui qui trattiamo , 'ii, 'iij e 'ajjii dove? (cfr.
ug. iy, WUS nr. 16 1; UT nr. 1.43), inoltre 'ii mizzze
e mii'jin da dove? , 'on/'ono verso dove? e
' i _ dov' .. .? nei nomi propri ( H A L 37b;
Stamm HEN 416). Dalla domanda retorica
dov': .. ? pu svi lupparsi l'espressione negativa
... no n c' (-'jin; cfr. GVG 1,500; Il ,114: BL
~.'~ 'ajj DOVEO

108

633s.; LGuidi , Particelle interroga ti ve e negati ve


nelle lingue semitiche, FS Browne 1922, 175 -1 78;
A.Goetze, Ugantlc Negations, FS Pedersen 195 3
115- 123; dr. acc. janu non /sono < ajjanll//;
dove? l), GAG III b; CAD 1/ J 323s.).
'ka (Cani 1,7.7) e 'jjk (2 Re 6,13), nel signiflcalo di
,dove? l), sono aramaismi (Wagner nr. IO).
LlpOlesl di G.R.Driver, WdO 1/1 , 1947,3 1, che 'al in
ISam 27,/0 (ab,ltual menle correl1O in 'cel-ml o 'ali) sia
da accoslare ali acc. ah dove? l), non veros imi le.

21 I circa 90 passi dell ' AT, in cui ricorre la domand a dove? (accanto a 27x da dove? e
20x verso dove? l), utilizzano un'i ntera serie di
t e rm:~I . Interr?gatlvl , che sono tutti per form ati
con aJ- ;. d plU frequentemente usato ed il pi importante per la sua nlevanza teologica 'ajj.
Con il sign. dove? ricorrono I) ' 4x (Gen 4,9; DeuI
32,37, ISam 26,16; Prov 31 ,4 Q IXI?, cfr. Gemser HAT
16,108; dlversamenle N. M.Sarna, J ES 15, 1956: 11 8s.;
UT 6.3 1 e nr. 142: any liquor 1= qualunque li quore 1);
2) ' ziil'-zii 17x, lalvolla anche in senso pronominaIe quale? ( ISam 9,18; IRe 13,12; 22,24 = 2Cron
18,23 + haddcercek; 2Re 3,8; Is 50,1; 66,1.1 ; Ger 6,16;
Glob 2,8, 12.20!. 38, 19.19. 24; Eccle 2,3; \I ,6; ESI 7,5; cfr

Giud 9,38 dov' dunque la tua bocca, tu che


dlcl.: . l), Nah 2, 12 ebbene, dov' il giaciglio dei
leo nl. .. l); GlOb 17, 15 dov' dunque ancora una
peranza per me? l).
Le d?mande con da dove? e verso dove? sono per
lo pl Uvere domande (anche Sal 121,1 da dove mi viene

a l ~ l o? l ~, che lalvolla possono irrigidi rsi negli schemi un

po formali con CUI mlzla un dialogo (ad es. Gi ud 19 17


dove val e donde vieni ? l); cfr. Lande 40s.). Vi so'no
anche domande relonche che esprimono la perplessil di
chi Inte!~?~a o l'impossibilil di lrovare una via d'uscila
(con m e a}lll: Num Il ,13; 2Re 6,27 Nah 3 7 con ,: ' .
Gen 37,30; 2Sam 13, 13; Is 10,3). '
, ,
alla.

4/ Nella lingua dei salmi e nel dibattito profe,


tl CO o saplenzale la domanda retorica dov' dunque ... ~ = non in nessun luogo... )) espressa in
di verSI modi (cfr. F.Asensio, Teologia e hisloria
del pacto en torno a una interrogacin biblica
Gregonanum 47, 1966, 665-684).
'
Bisogna pe,r di tin~uere i casi in cui chi interroga
conosce gla 111 anticipo la nsposta (( qui o sim.),
ma tuttav lapone la domanda, per appellarsi in tal
modo con 1I1Slstenza alla responsabilit di qualcuno: Gen 3,9 Adamo, dove sei? l); 4,9 dov'
t uo fratello Abele? l); ISam 26,16 dov' la lancia
anch~ e mlz~(]! da dove? 9x accanto a me'tijin d~
del re? .; anche 2Re 2,14 dov' dunque Jahwe,
dove. 17x mcI. 2Re. 5,25 Q; inollre una volta ' laz I
per qual mOllvo? m Ger 5
II DIO di Ella? l), come invito rivolto a Jahwe a
3) 'ej ('jph ) 10x (Gen 37, 16: Giud 8,18; ISam 1922malllfestarsi nel miracolo.
2Sam 9,4; Is 49,21 ; Ger 3,2; 36,19; Giob 4,7; 38,4; Ru
La domanda retorica sul dove in relazione a
2,19, da non confondere Con 'j scril10 'plV ' o '
~IO (diverSI sono invece i casi in cui la domanda
dunque, quindi l), che in quanto rafforzalivo pu act~~
e reale, ma ci si lamenta che non venga posta da
st~~l ~ termini Interrogativi come 'ajje);
~oloro che ,trascurano Dio: Ger 2,6.8; Giob 35,10)
4) eka 2x (Cant 1,7.7; altrimenti 15x nel i
d
e p~r 1.0 plU da Intendersi come empia negazione
come? accanto a 60x 'k, 4x 'kiika e 2x hk ra;~~ai~
dell eSistenza e della efficienza di Dio, pi rarasmo, cfr. Wagner Ilf. 73 e aram. bibl I --k' dm Dan 2,43, < hk di , KBL 1068aJi. le
I come
mente (nelle domande sulle opere potenti di Dio)
5) ' k Ix (2Re 6,13);
,
come lamento di chi perseguitato e come appello
nii
'3 !,x" ( ~UI 2,19; allrimenti 19x verso dove? e 3x al DIO nascosto, affinch dimostri la sua (a ntica)
ance lVa ana _qua e l l), come pure 13x (fino a)
potenza (Giud 6,13; Is 63,11.11.15; Mal 2,17; Sal
quando? , -mala}); crr. 'cm in m'all da dove? 2Re
89,50 dove sono .1 tuoi antichi atti di amore? l).
~;b~' ~. verso dove? ISam 10,14; (fino a) qu~ndo? Nelle lamentazlOIll del popolo viene citata la domanda di scherno dei nemici : Dov' dunque il
7) 'ajj' 45x (ls 10x, Ger 6x Sal e Giob 5x ci .
loro Dio?~) ,(Gioe 2,17; Sal 79,10; 115,2; cfr. Mi
4x; rafforzalo in Giud 9 38 ~ Giob 17 15 co a~~fono'dGen
7?10; di qUi e passata anche nella lamentazione in,
que in Sal 115,2 con 'na dunque;. n e o undlvldua~e , come in Sal 42,4.11 ebbene, dov' il
f6~~ ~? ~~jji,2t;n~~ea19 u1 s~mlls9so 'prono,,:,inale, 8x tuo DIO. l); Similmente nella preghiera di Geremia
sono d
?,"
S ,12 Con j dove
Ger? 17,15 dove rimane dunque la parola di
L'
u~9ue .... l), MI 7,10; Nah 3,17 Giob 14/0 20 7)
DIo . ). Il discorso del gran coppiere con la doaram. an (DISO 18) non al1eslao nell' ar~m : bibl.
manda: Dove sono gli dei di Camat... (2Re
3/ Solo la met circa delle domande sul
18 ,34.34 = Is 36,19.19; cfr. 2Re 19,13 = Is
dove sono vere domande nell' AT. Nella ma _ 37, 13) nguarda implicitamente anche il Dio di
glor parte del casI In CUI SI usa' ajj (sono
. g
Israele. V~ceversa Jahwe pu deridere l' impotenza
Gen 18,9; 19,5; 22,7; 38 21 E
. eccezioni
degh Idoh (Deut 32,37 dove sono i loro dei ? l);
17,20; Ger 2,6.8; Giob 35 1'0 t;;02 T~~ 1~,3~
Ger 2,28 dove sono i tuoi dei che ti sei costrUiti? ).
3,17 e Gl.ob 15,23 il testo v~ c~rretto), ~oto me~o
nel c.asi In CUI sono usati ' (-zre ) e ' ,I><0 SOIO .
Nel linguaggio vivace della dispula profelica e sapienspetllvamente in Deut 32 37 Is 50 I e.1. (G
n~ ~e, l! d~~)Ve retorico viene usato anche altrove, nei
Giob 4 7 384)
"
, e In er 3 2
.
'. ' " SI tratta di domande retoriche '. '
plU
diverSI contesli: cfr. Is 19,12; 33,18.18.18; 50,1 ;
CUI la nsposta In nessun luo o '
, In
51 ,13; Ger 3,2; l3,20; 37,19; Ez 13,12; Os 13,10.14.14, in
per diversi m.otivi stilistici (affe~m~~o~~e:~~i~sta
qU~lche caso bisogna leggere 'ajj invece di ''''hl ; Zac
lro,nla e denslOne, espressione di lamento
g ca,
~5, Mal 1,6.6;GIOb 4,7; 14,10; 20,7; 21 ,28.28; 38,4; do,
ande senza nspOSla per dlmoslrare i limili della cono,
slta ecc.). Esempi tratti dalla lingua Prof~~:~~~~
scenza: Glob 28,12.20; 38,19.19.24.
109 ~'~ qiN DOV E'
110

?)

1.

5/ Nel T le domande retoriche con 7t oi)


dove? (Lc 8,25; Rom 3,27; ICor 1,20 ciI. Is
19,1I s.; 12,17; 15,55 secondo Os 13 ,14; Gal 4,15;
IPiet 4,18 ciI. Prov Il ,31 G; 2Piet 3,4 ) possono essere fatte deri va re dall a tradizione vtrt . solo e si
ha anche una dipendenza di contenuto, poich
questo stile di per s molto diffuso (J .Konopsek, Les question rthoriques dans le NT ,
RHPhR 12, 1932, 47-66.141 -161 ; Blass- Debrunner
1,230; Il ,83).
E. Jenni

n~

'ajin NON ESSERCI

1/ L'ebr. 'jin non esserci, non c' ha i suoi


corrispondenti nell'acc. janu (GAG III b. 190b,
medio e tardo bab.), ug . in ( WUS nr. 294; UT nr.
149.252), moab. 'n (KAI nr. 18 1, r. 24 ), cfr. pun.
ynny (Poen. 1006, Sznycer 142).
La base della parola, Irallala in ebro come un segolalo,
sembra essere la slessa del lermine inlerrogalivo - 'ajje
dove. Perci 'djin non esserci , non c' ) viene per lo

pi fallOderivare da quesla particella interrogaliva: La


proposizione interrogati va retori ca

dov' X?" poteva

Irasformarsi in una proposizione dichiaraliva " X non


c'" (BL 633; cfr. HAL 40b). A favo re di quesla spiegazione sta lo sv iluppo simile nell'acc. (- 'ajj I).
Alleslazioni ebr. eXlrabibliche si IrOv&nO nella seco nda
iscrizione di Silwan (KAI Ilf. 191B, r. I) e nel coccio di
Lachis nr. 4 (KAI nr. 194, r. 5.7).
Il termine ricorre 789x nell ' AT (' jin 42x,
mcI. ls 41 ,24; Ger 30,7; 'en 747x , di cui 103x con
suffissi).
Il lermine OppOSIO}eS esserci si incontra 140x (i ncl.
'1$ in 2Sam 14,19 e Mi 6,10, cfr. Wagner Ilf. 28a.b; Gen
21x, Ecde 16x, Prov 13x, Giob 12x).
I,c?rrispondent i aram. bibl. sono '1 Ia}(8x)e, al negalivo,
la I la} (9x).
2/

Il significato primario non esserci/non


esistere (parallelamente a beli bi/ri 'cjr.es r6hil)
come negazione di ji!s esserci/esisere ('cfr. Is
44,8). Per l' uso del termine cfr. GK 152 i-p.u.
3/

4/

Tra le diverse affermazioni su Dio in cui


viene usato 'jin , si distinguono quelle ch~ hanno
un certo valore di formula . Esse ricorrono per lo
pi nel Deuteroisaia; inoltre si incontrano pure in
alcuni passi dtr. e in Osea.
In primo luogo da menzionare la formula 'eli
k' .. . non c' nessuno come ... l), che serve ad
esprimere l' incomparabilit di una persona (cfr.
C.J.Labuschagne, Th, Incomparability of Yahweh in the OT, 1966). Dietro ad essa dobbiamo
immaginarci la domanda chi come te? ( ISam
26,15); la risposta allora suona: nessuno come
le l). Quando nell' AT si rivolge la parola a qualcuno, questa affermazione dell' incomparabilit
non viene riferita ad un uomo (in terza persona:
ISam 10,24; Giob 1,8; 2,3; cfr. Lande 103); essa riIII

co rre invece molto spesso in preghiere ri volte a


Jahwe ( ISam 2,2; 2Sam 7,22 = ICron 17,20; IRe
8,23 = 2C ron 6,14; Ger 10,6.7; Sal 86,8). In terza
persona la si inco ntra anche nell a formu la di riconoscimento di Es 8,6 e nell'espressione di lode di
Deut 33 ,26, co me autoa ffermazione di Jahwe in
Es 9,14.
Acca nto all 'affermazione sull'incomparabilit, si
trova quella sull'unicit o l'esclusivit. Le due
espressioni stanno in questa successione in ISam
2,2 nessuno sa nto come Jahwe, poich non c'
ness uno al di fuori di te e in 2Sam 7,22 = ICron
17,20 perci tu sei grande, o Signore mio Dio,
poich ne suno simile a te e non c' alcun dio
al di fuori di te l). Nell a formul a di riconosci mento
di tipo dtr. l'escl usivit viene sottolineata co n 'en
'od: tu dev i/tutti i popoli devono riconoscere
che Jahwe Dio e nessun altro (Deut 4,35 .39;
I Re 8,60; cfr. Deut 32 ,39). In Osea (Os 13,4; cfr.
5, 14) si stabilisce una relazione tra l' affermazione
dell ' unicit e la formul a di autopresentazione
(W.Zimmerl i, Ich bin Jahwe, FS AJt 1953, 179209 = GO 11-40). Nel Deuteroisa ia, poich viene
accentuato l' agire escl usivo de ll' unico Dio, Jahwe,
nel crea re, nel guidare la stori a e nel salvare, non
fa meravigli a che questa relazione compaia di frequente; la predilezione per questa fo rma probabilmente dovuta anche all ' autoesaltazione o autoglorificazione innica di una divinit nel suo ambiente babilonese (c fr. Westerrnann , ATD
19,126s.). La form a semplice compare nell'oracolo
su Ciro in Is 45 ,5.6 io sono Jahwe e nessun altro e nel giudi zio di 45 ,18 .22; viene ampliata in
e oltre a me non c' un salvatore in 43 ,11 , in
e nessuno strappa dall a mi a mano in 43 ,13
(g iudi zio), in un Dio giusto che salva non c', oltre a me in 45 ,2 1, in io sono Dio e nulla come
me in 46,9 (di sputa).
Che queste espressioni non vadano comprese
come formule monoteistiche (cosi B.Hart,
mann , ZDMG 110, 1961 , 229-235), appare in
modo chi arissimo dal genere letterario in cui esse
sono inserite: Jahwe sta intentando un processo
nei confronti degli altri dei . La proposizione e al
di fuori di me non c' alcun dio (44 ,6, cfr. v. 8)
non un'afferm azione, ma una ri vendicazione
(Westermann , ATD 19,114; cfr. 69ss. ). Jahwe ri,
chiede agli dei dei popoli che dimostrino la loro
divinit agendo di continuo nella storia, ma essi
non possono addurre di queste prove. La controparte pu solo tacere (41,26 nessuno dichiara,
nessuno fa udire , nessuno ha inteso un suono da
voi ) ed abbandona la scena (41 ,28 si, non c'
nessuno, fra di essi nessuno capace di consigl iare l). Quale peso abbia il termine 'jin nel Dtis,
lo indica gi la disputa 40,12-31 , in cui viene usato
ben sei volte: due volte per dire che i regni e le potenze del mondo sono un null a di fronte a
Jahwe (v. 17; cfr. 41 ,11.12); Jahwe li distrugge
(v. 23; cfr. Ez 26,21 ; 27,36; 28, 19); il Libano <:on
il suo legname e tutte le sue selve non basta per
i sacrifici (v. 16); l' intelligenza di Jahwe
r~

'djill NON ESSERCI

112

inscru tabi le (v. 28), egli soccorre chi senza


forza (v. 29); cfr. inoltre 50,2 e 63,3.
La negazione d Dio 'en 'a?/ohim non c' Dio in Sal
10,4; 14,1 = 53,2 da intendersi non in senso teorico
ma piuttosto nel senso di 3,3 egli non ha alcun ai ut~
da Dio ", ossia eq uivale praticamen te a Dio non presente/ non interviene (-''''/him IV/5 ; cfr. Kraus, BK
XV ,106 con la ciI. di Ktihler, Theol. I). fr. anche le affermazioni positive con jes presente in Gen 28 16'
Es 17,7; Giud 6,13; ISam 17,46; Is 44 ,8 Ues ancor; i~
contesti teologici: 2Re 3,12; Ger 14,22; 37,17; Sal 73,11 ;
2Cron 25 ,8).

5/

Nei LXX per 'jin/ 'en si hanno spe so, oltre


alle negazIOni , dei term ini con ex privati vo. Nel
NT vengono meno la formula di incomparabilit
e quella dell'unici t, e anche la pole mica contro gli
dei stranieri ; cfr. per ICor 8,4.
S.Schwertner

~.~ '/ s

UOMO

1/ 1 termini che designano uomo nelle lingue sem. (a differenza di quell i che designano
donna , - 'issa) attraverso una serie di modifiche hanno perso la loro unitariet. Cosi troviamo
'is soltanto in ebr. , nel fen. pun. e nell 'aram. antico ( DISO 26), come pure nell 'a ntico sudarab.
(W. W.MOller, ZA W 75, 1963 , 306), mentre predommano altre designazioni nell 'ace . (awi/u, e/tu ,
mUlu ), nell' ug. (bns, m/l, nell 'aram. (-gbrj e
nell' arab. (mar').

L'etimologia del tutto incena, e va respinto anche il


tentativo di K.Elliger, Studien zum Habakuk-Kommentar vom Toten Meer, 1953, 78s. 189,e FS Alt 1953, 100s.,
dl f~r ?derIvare " vocabolo, su lla base di un 'sj~m uomll1l( .> 111 IQpAb 6,11 (supposto di conseguenza anche 111 Is 16,7, cfr. HAL 9Ib), da una radice 'ss (KBL
93b: essere solido, campano ; HAL 91b: arabo 'alla
germogliare rigogliosamente ).
-Nei fen. pun. il plur. si forma in maniera regolare'
nelle altre lingue si ha per esso una form a della ra:
dice 'ns, come nell'ebr. 'anasim ( P.Fro nzaroli ,
:;A~ LR VIIIII9 , 1964, 244.262.275; cfr. l'ebr.
,n_~s_ uomo ; non va collegato a questa rad ice
- Issa donna . < *'an{-ar-). Il plur. 'isim , raramente testlmOmato, potrebbe essere una formazione pi recente in analogia col sing. (I s 53,3; Sal
141 ,4; Prov 8,4; BL 616).
Com,e d~rivato si . ha il diminuti vo 'isn ornino

(nell occhIO) =. pupIlla (Deut 32,10; Sal 17,8; Prov


7,2; pe,~.p,arallelt 111 altre lingue vd. HAL 42a), mentre il
verbo ss nupol. dImostrare d'essere uomo, farsi coragglo 111 Is 46 ,8 e dIscusso dal punto di vista testuale e
grammaticale (cfr. HAL 96b' Bibl 41
1960
173* nr. 2620).
'
"
Per i nomi propri 'a?sbli'a/( ICron 8,33; 9,39; in 2Sam 2-4
tendenzlosamente trasform ato in 'is-bOsa?r uomo
dell'lgnomlllla) e 'iShod ( ICron 7,18) cfr. NOlh, IP
138.225, pur essendo pero sempre possibi le (come accade anche per JisSiikar, interpretato spesso secondo Gen
113

t:h~ HOMO

30,18 come '15 sakor mercenario ) che si tratti di un


nuovo signi fi cato dato dall'etimologia popolare a forme
originariamente difTerenti (c fr. HAL 89b). Quanto a 'is(ob (2Sam 10,6.8) cfr. A.Jirku , ZAW 62 , 1950 31 9'
HAL 43a.
'
,
1I/ Le ricorrenze del sostantivo, che sesto in
ord ine di freque nza, ono complessiva mente 2183
(incl. 2Sam 16,23 Q; 23,21 Q; escI. Prov 18,24) e
sono distribuite in modo normale in tutto l'AT
con una leggera pre ponderanza nei libri narrativi
(Gen, Giud , II2Sa m) e nei libri legislati vi (a nche
Prov):
.
sll1g.
plu r.
totale
Gen
107
51
158
Es
83
13
96
Lev
93
I
94
um
98
33
131
Deut
76
14
90
Gios
39
33
72
Gi ud
155
44
199
ISam
141
70
21 1
2Sam
105
34
139
IRe
69
16
85
2Re
104
23
127
Is
49
14 + 1
64
Ger
114
47
161
Ez
65
24
89
Os
IO
IO
Gioe
2
4
Am
2
3
Abd
I
3
Giona
4
9
Mi
7
8
Nah
I
Ab
Sof
2
4
Agg
3
3
Zac
20
23
Mal
4
4
Sal
38
45
6 +1
Giob
29
42
13
Prov
84
5 +1
90
Rut
19
2
21
Cant
3
3
Eccle
8
IO
Lam
I
I
Est
20
20
Dan
7
I
8
Esd
4
IO
14
eem
24
20
44
ICron
24
17
41
2Cron
43
13
56
AT tol.
1657
523 +3 2183*

Ul! 1/ Nel suo significato prim ario questo


vocabolo dev'essere reso con uomo (la persona
ad ulta maschile che si contrappone all a donna). Si
definisce cosi un campo semantico naturale, in cui
uomo e donna form ano due poli opposti.
Molto co mune l'accostamento dei due nomi uomo e
donna , uomini e donne (sing. accanto al plu r. in
Giud 9,49.5 1 e 16,27. 27), dove si pone sempre l'uomo al
primo posto, data la struttura pat riarcale della societ
israelita (-'ob II I/I ). L'espressione uomo e/o donna
utilizzata spesso nei testi giuridici col significato di
114

qualcuno, chiunque sia (Es

21,28.29; 35 ,29; 36,6; Lev


13,29.38; 20 ,27; Num 5,6; 6,2; Deut 17,2.5; 29,17; Est
4,11 ; cfr. 2Cron 15,13). Uomo e donna , oppure uomini e donne , pu essere usato anche per deSIgnare la
collettivit (Gios 6,2 1; 8,25; ISam 1\3; 22, 19; 27,9.11 ;
2Sam 6,19 = ICron 16,3; Ger 6,11 ; 5 1,22; Neem 8,2.3,
talvolta anche in serie pi lunghe). SI trovano pure delle
serie con tre elementi uomini / donne/bambinI (Deut
31,12; Ger 40 ,7; Esd 10,1; cfr. Ger 44 ,7;.con m ' tim Deut
2,34; 3,6; con g'barim Ger 41 ,16). Solo I~ senso generICO
si pu trovare in questo campo semantlco anche Il termine ben figlio (p.e. Gen 42, Il .13; Deut 1,31; Ez
16,45.45; Mal 3,17).
L' uomo cerca la comunione sessuale con la donna
(Gen 2,24) o viceversa la donna quella con l' uomo
(cfr. Ger 29,6).
L' essere sposato , visto dalla pane della donna, si dice
hG}'la l'' i; (Lev 21,3; Ez 44 ,25). AI. contrano una vergine pu essere indicata come tale, dIcendo che a leI non
si ancora accostalO uomo (/0 jOd" o 'iS Giud Il ,39;
21 ,12; cfr. Gen 19,8; 24,16). Tutta una serie di questioni
sui rapporti sessuali extramat rimoniali fra uomo e donna
(schiava, vergine, fidanzata) viene regolata con precis,:
disposizioni legislative (Lev 19,20; Deut 22,22 -29), COSI
pure il commercio sessuale con una donna durante Il
Ousso mestruale (Lev 15,24.33 ), la questione del matrimonio fra cognati (Deut 25,7), lo spargi mento di seme
da parte dell'uomo (Lev 15, 16ss.) ecc.
Nell'ambito del ignificato primario va ricordato
come sinonimo gcbcer (-gbr; Deut. 22,5 in contrapposizione a 'issii; spesso usato come 'is: um
24,3.15), il quale per adoperato molto pi raramente. Raro anche il termine m' /im uomini ,
gente che ricorre solo al plur. (22x, di cui 6x sia
in Deut che in Giob; acc. mUlu , ug. mi , et. me/
uomo, marito ; cfr. anche i nomi propri M ' /il sii'~1 Gen 4,18 e M' Hiscta~ (Ger 5,2 1-2 7;
ICron 1.3).
In senso specifico per designare il sesso si trova zokor
maschile, uomo (82x, di cui 18x ciasc. in Lev.
e Num , 14x in Gen, 12x in Esd 8; a questo riguardo va
citato anche l'antico collettivo z' ktir tutto quel che
maschio della legge sul pellegrinaggio Es
23 ,17 = 34,23 = Deut 16,16 e della legge sullo sterminio Deut 20,13; la radice * qokar- maschile appaniene
al semitico comune), il cui opposto regolarmente n'q!!00 femmi nile ,) (22x, solo nel Pentateuco, escluso il
passo difficile di Ger 31 ,22 [cfr. Rudolph , HAT
12,198s.]).
Per gli animali viene usato ' i!; nel suo significato
primario solo in Gen 7,2.2 (altrimenti viene usato
zakiir, Gen 6,19; 7,3 ecc.).
2/ Il significato primario non di rado viene ristretto ad un senso pi specifico:

a) Spesso ' i!; va tradotto semplicemente con


marito (Gen 3,6. 16 ecc.). Nei testi legislati vi
rientrano in questo caso anzitutto i brani in cui si
trattano questioni di diritto matrimoniale (Num
5,12ss. sospetto di adulterio; 30,8ss. promesse
prima del matrimonio; Deut 22,13s . caso di divorzio; 24, 1-4 nuovo matrimonio dopo il divorzio ,
115

cfr. Ger 3,1; Deut 24 ,5 esonero dal servizio militare).


Per la designazione di Jahwe come marito vd .
t. IV/3.
Nel significato di marito va ricordato come sinonimo
il termine -M' al sposo (2Sam 11,26 parall elo ad 'is);
cfr. anche - 'Odon (Gen 18,12; Giud 19,26s.; Am 4,1; Sal
45,12).
b) In alcuni passi 'is caratterizza in modo specifico qualit tipica mente maschili come la forza , Il
prestigio , il coraggio (l Sam 4,9; 26,15; I Re 2,2;
cfr. Gen 44 ,15; Giud 8,2 1 ecc.). Sinonimo il termine gcbcer, del resto usato raramente in questo
sen o (Gi ob 38,3; 40,7).
c) Solo in apparenza ' i!; risulta ristretto inalcuni
passi al significato di padre oppure .fglto ,); t~
tal caso ' i!; uno, qualcuno SI trova m OPPOSI zione a figli oppure a genitori in un se nso generico, con il quale si vuole evitare di designare con
pi precisione il rappon o di parentela (pad re/figlIO
Gen 42,11.13; Deut 1,31; 8,5; Mal 3,17; fi glio/genitori Gen 2,24; ISam 1,11 ; Am 2,7; Is 66,13; cfr.
anche Gen 4,1).
d ) Anche ii plurale pu talvolta essere utilizzato ~
a seconda del contesto, per sostituire designaziom
pi specifiche. Cosi gl i uomini ), in Gen 12 ,20
so no la scorta che il faraone mette al fi anco dI
Abramo in Gios 9,14 sono i negoziatori, in Gios
IO 18 so~o le guardie , in 2Sam 18,28 ono i ribelli ~
ecL Molto spesso gli uomini sono esploraton
( um 13s.; Deut I; Gios 2; 6s.) o compagni, soprattutto in Sam e Re (spesso nella forma con suffi sso 'anosaw i suoi uomini ). Proprio come partigiani di Dav ide (c irca 30x), di Saul , di Abner o
di loab essi devono attendere ordmanamente a
mansioni di guerra (diversamente p.e. Gen
24,54.59; 2Re 5,24).
3/ Il termine assume spesso un senso colletti vo soprattutto quando unito a numeri (p.e.
2Re' 4,43; 10,6.14). Quest' uso molto freq uente
nei libri storici; cfr. anche l'espresstone composta
'is - Jisrii'et.

4/
on di rado 'is nel significato di uomo
(= appartene nte al genere umano) viene usato m
senso generali zzato:
a) La tendenza a questa generalizzazione si scorge
gi nei testi legislativi (p.e. Es 21 , 12chl percuote
un uomo ... ; naturalmente la punlZlone commInata vale anche per chiunque percuota una
donna), nei testi sapienziali (p.e .. P ro~. 12,25; S~
37,7) e nelle maledizioni o benedlZlom (Deut 27,1)
maledetto l' uomo che ... ; Sal l ,l; 112,1.5 ecc.).
b) Il significato generale uomo c~iaro
quando 'is viene usato m contrappoSlZlone ali am male (Es 11 ,7; 19 ,13; Sal 22,7) e quando slparla
dell' uomo che diverso da DIO: con molto nltevo
in Num 23 ,19; Giud 9,9. 13; ISam 2,26 ecc., cfr.
b' skbce[ 'anosim con verghe umane (2Sam
::h~ 'iS

UOMO

11 6

7,14); mi~war 'iS precetto di uomini (ls 29,13)


(vd. st. IV 15b).
c) La generalizzazione ev idente soprattutto
nelle espressioni composte: 'ansi! habbjir servit (Gen 39,11 .14, che racchiude uomini e
donne) , be'ammar 'iS secondo il cubito ordinario (Deut 3, Il), ecc.
In questo significato generale il sinonimo
-'adam, che in qualche caso si trova in parallelismo con 'rs (ls 2,9.11.17; 5,15; Sal 62 ,10 ecc.); cfr.
anche il termine ''''nos che nei tempi pi recenti
viene usato per lo pi nel senso di debole mortale )} (-'Mam).
d) Per quanto riguarda il frequente uso di 'is
come pronome nel significato di ciascuno,
ognuno, chiunque l), o al negativo nessuno l),
sar suflciente solo l'averne accennato.
51 'is forma una serie di espressioni composte,
di cui baster citare le pi importanti:
a) Per indicare gli abitanti di una citt o di una regione
si usa anche 'ii;, oltre al pi comunej6i;eb abitante }}
(abitanti di una citt: o nel composto 'ani;e IlIi'ir, p.e.
Gen 24,U, o 'ani;e hammiiq6m , p.e. Gen 26,7, oppure in
composizione con nomi di luogo, p.e. Gios 7,4s.; appartenenti ad una regione: o nel plur. cs. 'ani;e Jisrii'e/, p.e.
ISam 7,1 1, oppure in senso collettivo 'il! JiSrii'el , 'ii; J eh';
dii ecc.). Per indicare i singoli abitanti di una citt o di
una regione si trovano designazioni come 'iS ~o ri
uomo di Tiro (IRe 7,14), 'ii; mi~ri egiziano)} (Gen

39,1) ecc.
b) In cinque passi si parla di 'ani;e habbiJjil: Gen
17,23.27 (gli schiavi maschi della casa, che vengono circoncisi); 39, 11.14 (la servit di Patifar); Mi 7,6 (coloro
che coabitano in casa).
c) Con ' ii; si form ano molte espressioni composte che
indicano professioni. 'i i; mi/~iimii (oppure plur.) il
guerriero (Es l5 ,3,vd.sl. IV/I ;Gios 17,1; ISam 18,5
ecc.; oppure anche il nemico )} 2Sam 8,10 = ICron
18, 10; Is 41 ,12). Sembra che al tempo di Salomone si sia
indicata con questo nome una categoria professionale
( I Re 9,22); il termine ricorre con maggior frequenza nel
tardo periodo dei re (come sinonimo cfr. m elim in Deut
33 ,6; Is 3,25, e ba!lurim in Is 9, f6 ). Molto simile 'i i;
~jil. Si tratta di uomini capaci nel pronunciare sentenze (Es 18,21 .25), di validi sovrintendenti del bestiame
del faraone (Gen 47,6), o anche di abili custodi delle
porte (I Cron 26,8), ecc. Fin dal tempo dei Giudici gli
'ani;e ~jil sono guerrieri valorosi (Giud 3,29; 2Sam
Il ,16 ecc.; cfr. gibbOr ~jil, -gbr). Altre designazioni di
professioni sono 'il! niibi' profeta (Giud 6,8), 'iii hii'~diimii contadino (Gen 9,20), 'ii; jOde" , ~jid cacclatore (25,27), ecc. Espressioni composte che designano l'attivit o l'essere di un uomo sono: 'i s habbeniijim duellante (I Sam 17,4.23), 'ii; ragli fanteria )}

(2Sam 8,4 = ICron 18,4; ICron 19,18), ecc.


d) Come perifrasi di un aggettivo 'ii; usato p.e. in
' ii; sa'ir peloso }} e ' ii; ~alaq (Gen 27,11).
e) Alcune volte si trova l'espressione bene 'ii; (Sal 4,3;
Lam 3,33; parallelo a bene 'Odiim in Sal 49,3 e 62 ,10).
Essa documentata soltanto dal periodo esilico in poi e
pu essere tradotta semplicemente con uomini l)' solo
in Sal 49 ,3 si potrebbe tradurre con nobili (cfr. 'HAL
42a: Krau s, BK XV ,33.365).
117

i:i'~ 'ii;

OMO

f) L'espressione ke'iS 'ce~1fid come un sol uomo de-

signa l'unit e la collettivit di pi uomini , p.e. quando


la comunit si riunisce come lIlI sol uomo (Giud 20 l'
Esd 3,1; Neem 8, 1) O quando essa esce in battagi~
come Wl sol uomo (I Sam Il ,7 ecc.). Come /III sol
uomo si pu per anche far morire un gran numero di
uomini (Num 14,15 ecc.); cfr. la concezione della scomunica nella guerra santa (-f:rrrn).
g) Vanno ricordati infine altri modi di dire in cui il si
gnificato di 'i i; fortemente generalizzalO (vd. sp.
11114d ). In composizione con - re a' e -'iiI] il significato
primario si attenua in quello di gli uni gli altri , vicendevolmente (p.e. Es 18,7 e Gen 42 ,2 1). Del tutto lontano dal significato originario Gen 15,10, dove persino
il riferimento personale andato perduto: Abramo
pose ciascuna met (degli animali divisi in due) di fronte
all'altra l).

IV 1 11 Bench nell ' AT ci si raflg uri Jahwe


co me un uomo , solo raramente e metaforicamente si parla di lui come 'is.
Nell'espressione di lode di Es 15,3 Jahwe detto
'rs mi/bama guerriero . Si tratta di una scoperta
che Israele aveva fatto durante gli scontri bellici
con i popoli vici ni . In Dtis 42,13 si adotta di
nuovo questo modo di parlare, come pure il termine 'iS mi/!lamor ' guerriero l); in questo caso
tuttavia si fa solo un paragone fra l'azione di Dio
e quella di un guerriero (ke'i s mi/f:ramor).
21 a) Nell' antico racconto della promessa di
Gen 18 si parl a alternativamente, in maniera un
po' singolare, di Jahwe e dei tre uomini . Dato che
Jahwe compare esplicitamente come soggetto nel
v. 13 (il v. I pi recente), si potrebbe pensare che
anche negli altri versetti che hanno il singolare sia
ancora egli il soggetto (3.1O.14b.15b.). In Gen 18
Jahwe viene quindi raflgurato come uno che si rivela sotto l' aspetto di tre uomini l), tuttavia egli
non viene mai espl icitamente identificato con
questi tre uomini. Cfr. i due uomini in Gen 19 e
1' uomo }} in Gen 32 ,23ss. Nel periodo pi antico
di Israele non si aveva evidentemente alcun scrupolo nell'adottare modi di dire preisraelitici , che
rappresentavano Jahwe come un uomo che ha
l'aspetto degli altri uomini , passeggia sulla terra,
mangia o combatte (una simile concezione presente probabilmente anche in Gios 5,13-15 ed Ez
8,2).
b) In alcuni passi postesilici , quando ci si riferisce
alle visioni profetiche del futuro , gli esseri celesti
in viati agli uomini (profeti) vengono designati talvolta come 'rs; essi certamente non si identificano
con Dio, ma d' alt ra parte non si distinguono sempre chiaramente da lui:
Ez 9,2ss. <sei uomini, ciascu no con il 'suo st rumento di
distruzione , un uomo con una veste di lino ~ cfr. Es
12 ,12 P; 12,23 J, dove Jahwe stesso che attraversa

l' Egitto sotto la figura dell'angelo sterminatore); Ez


40,3-5; 43,6; 47,3 < uomo con lo strumento di misura ); Zac 1,8, 10 < uomo fra i mirti l ~; Zac 2,5
< uomo con la corda per misurare l~; Dan 10,5; l2 ,6s.
< uomo con una veste di lino )}).
11 8

31

In Os 2,4.9. 18 Jahwe viene designato come


lo sposo di Israele. Nei primi tempi di Israele ci
sarebbe stato impossibile. Con questa deSignazione infatti si riprende una concezione dell a reltgione cananea con il suo culto di Baal, Il suo Hle ros Gamos e la prostituzione cultuale. Osea per
primo os adoperare una simile imm ag ine~ ma se
ne servi proprio per accusare coloro che SI sentt:
vano attratti da questt cultt sessualt ca nanel
(cfr. Wolff, BK XIV Il ,60, e Rudolph , KA T
XIII/l ,78s.).
Questa metafora viene ripresa in seguito da Eze:
chiele (Ez 16 , chiaramente tn v. 32 e 45; cfr. pero
anche v. 8.20). Per il contenuto dovrebbero essere
citati qui anche Ger 3,6ss. ed Ez 23, dove per
manca il termine 'is.
Anche allrove Jahwe, o meglio il suo comportamento,
viene assimilalO direttamente a quello di un uomo: Es
33 Il (come un uomo parla col suo amico, cosi Dio con
M~s); Deut 1,31 ; 8,5; Mal 3,17 (come un uomo
porta/corregge/ha piet di suo figlio).

41 L'" uomo di Dio si trova chiaramente dalla


parte degli uomini ; egli l'i ncaricato , il messaggero di Dio. Il termine 'is ha'."/ohim ncorre
nell' AT 76x, di cui 55x solo net ltbn del Re.
Come uomini di Dio vengono designati: Eliseo (29x in
2Re 4,7- 13,19); Elia (7x in IRe 17,18.24; 2Re 1,9-13);
Mos (6x in Deut 33,1; Gios 14,6; Sal 90,1; Esd 3,2;
ICron 23,14; 2Cron 30,16); Samuele (4x in ISam 9,6IO) Davide (3x in Neem 12,24.36; 2Cron 8, 14); Semela
(1R~ 12,22; 2Cron Il ,2); Canan (Ger 35,4); uomini di Dio
anonimi (24x, in Giud 13,6.8; lSam 2;27; IRe 13,1-29;
20,28; 2Re 23,16.17; 2Cron 25,7.9.9); -''''tahim 111 /6.
'is ha'lP/6him con ,.o'ti> veggente )} (-,.'h) e
-/lobi' profeta , uno dei termini fondamentali
del profetismo primitivo di Israele. Nonostante alcune sfumature di significato (Elia ed Eliseo sono
uomini di Dio l), i loro seguaci si chiamano discepoli di profeti l); in IRe 13 un uomo di Dio )}
e un profeta )} sono addirittura contrapposti),
l' uomo di Dio esercita nei primi tempi fun zioni
profetiche.
L'espressione viene usata quando compaiono la formula dell'evento della parola }) (I Re 12,22; 17,2.8), il
conferimento dell'incarico al messaggero (1Re 12,23;
2Re 1,3. 15) e la formula pronunciata dal messaggero
(15am 2,27; IRe 12,24; 13,2; 17,14; 20,18 ecc.). Come i
profeti, cosi anche gli uomini di Dio delle prime narrazioni profetiche annunciano salvezza O perdizione.
Spesso uomo di Dio }} e profeta}} vengono usati
come sinonimi (lSam 9,8s.; 1Re 13,18 ecc.); cfr. C.Kuhl ,
Israels Propheten, 1956, 14s.; von Rad Il ,16s.
Il termine non viene mai adoperato per designare
i cd. profeti scrittori dell'8' -6' sec. Nel periodo posteriore esso diventa semplicemente un titolo di
grandi personaggi (Mos, Davide).
Il termine si riferisce inoltre a uomini a cui Jahwe
ha affidato un compito speciale: la verga
dell'uomo che io scelgo )} (Num 17,20; cfr. 2Cron
6,5); l' uomo del mio disegno )} (= Ciro, Is
46,11); uomo che profet in nome di Jahwe)}
(Ger 26,20); uomo della tua destra )} (Sal 80,18).
119

51 I passi sopra citati , in cui Dio designato direttamente come 'is o la sua attivit viene assimilata a quella di un 'is (IV /3), sono rari a confronto
di quelli in cui l"iS viene confgurato come creatura di Dio e in tal senso con chiara distinzione da
Dio.
a) In Gen 2-3 il termine raro (2 ,23s.; 3,6. 16; il
termine fondamentale -'Mam).
b) In alcuni testi la distinzione fra Dio e l' uomo
sottolineata con molta precisione: l'uomo, contrariamente a Dio, caduco (Sal 39,7; 62 ,10); a
differenza dell ' uomo Dio non mente (N um 23 ,19)
e resta fedele all a sua parola (Os Il ,9). A questa
co ntrapposizione fa riferimento soprattutto la letteratura sapienziale: Prov 21 ,2; .14,12 ecc. Cfr. anche testi come Gen 32,29; Gios 10,14; Giud
9,9.13; 2Sam 7,14; 2Re 5,7; Is 40,6ss. (-basar).

61 Per quanto riguarda l'uomo stesso, c' da osservare che il suo comportamento e soprattutto la
sua condotta sessuale sono regolati da una serie di
comandamenti divini, la cui trasgressione provoca
l' ira e il castigo di Jahwe. Accenniamo ancora ad
alcuni contesti particolari:
a) Quando la legge viene letta in pubblico devono
radunarsi tutti: uom ini , donne, bambini, forestieri
(Deut 31,12; cfr. Gios 8,35). Parlando delle adu nanze del popolo, presiedute da Esdra e Neemia ,
si usano nuovamente queste serie (Esd 10,1;
Neem 8,2s.).
b) La condanna allo sterminio nella guerra santa
comprende uomini , donne, bambini (buoi, pecore,
asini) (Gios 6,21; 8,25; ISam 15 ,3 ecc.). I testi profetici riprendono tali serie, ma i nemici di Jahwe,
che vengono totalmente annientati, so no ora gli
israeliti stessi (Ger 6,11 ; 44,7; cfr. 51 ,22).
c) Il matrimonio di un israel ita con una st raniera
in certe occasioni fu ritenuto possibile, ma in
Israele esso fu giudicato in maniera sempre pi
negativa dal punto di vista teologico, poich sposare donne pagane significava introdurre in Israele
un culto pagano (Gen 34,14; soprattutto nel periodo postesilico: Num 25 ,6; Esd 10,17; Neem
13 ,25).
d) Israele si opposto con particolare vigore sin
dal Deut all ' introduzione e all'adozione di culti
pagani. Per questo anche gli uomini idolatri vengono duramente puniti (Deut 17,2.5; 29,19; Ez
8,11.16; Il ,1; 14,3.8).
e) Chi viola questi comandamenti viene punito,
poich Jahwe ricompensa l' uomo secondo
quello che fa )} (Giob 34, Il; cfr. f. l'a. lSam 26 ,23;
l Re 8,39 = 2Cron 6,30; Ger 31 ,30; 32,19; Ez
7, 16; Sal 62,13; Prov 24,29; 2Cron 25,4).
V 1 Nel NT si dis!i ngue fra &:v~p uomo )} (in
opposizione a donna) (A.Oepke, art . &:v~p ThW
1,362-364 = GLNT 1,969-978) e ilvepw7to
uomo )} (= appartenente al genere umano)
(J.Jeremias, art . XVepW7tO ThW 1.365-367 =
::i'~

',-" UOMO

120

GLNT 1,977-986 ). Le varie linee dell' AT vengono portate avanti. Si distingue chiaramente
fra Dio e l' uomo (Mt 21 ,25 ; Atti 5,29 co n
;hO pWTCIJC; Gv . 1,13 con &v~p), e allo stesso
;tempo si pone in rilievo il legame fra Dio e l' uomo
in Ges di Nazaret (Mc 14 ,71 ; 15,39; Gv 19,5
con i v6pWTCO; Gv 1,30; Atti 2,22; 17,31 con
,xv~p).

J.Kiihlewein

,=~ 'kl MANGIARE


1/ La radice' kl appartiene al sem. comune (in
el. si ha solo il 5051. ). Come verbo appare nel!' AT
ebr. in qal, ni ., pu. e hi ., in aram. solo in qal (vd.
51. 3a). Le derivazioni nominali relativamente numerose (solo in ebr. ) con il sign. generale di
cibo l), il segolato '6kad col fem . 'akla , la forma
aramaizzante ' ak[la , i nomi con preforI}1ati vo ma- ,
ma 'akal e ma' akOlcel ( IRe 5,25 makkolcel , GK
235. ), saranno trattati separata mente in 3b. Come
nome di strumento si ha ma' akclcel coltello l).
In certa misura sinonimo 1(lm mangiare (6x, anche
ug. assieme a 'kl; per il fen. Kil. 1,6 cfr. DISO 137 e KAI
Il ,32; acc. la'amum , lahamu , lemu prendere, mangiare , AHw 527b.543b)con il SOSl. Ice!Jaem pane, nutrtmento (300x, incl. Is 47,14 e Giob 30,4, di cui Ix
aram. in Dan 5,1 pasto ; anche pun., aram.; per l'arab.
la~m carne cfr. L. Ki.ihler, JSS L 1956, IO; per l'et. cfr.
E.UliendorfT, VT 6, 1956, 192), che si trova in contesto
teol. quando si parla del pOlere creatore di Jahwe (Sal
136,25; 146,7; 147,9; per Deut 8,3 cfr. von Rad, ATD
8,51; H.Brunner, VT 8, 1953, 428s.).
Un significato analogo ha l'm assaggiare ( IOx, da cui
In senso fi gurato sentire, sperimentare in Sal 34,9;
Prov 31,18) con il SOSl. lo'am gusto , in senso figurato intelligenza (12x, a cui va aggiunto Giona 3 7
decreto , significato tratto dall'aram. opp. d all ' ac~.,
cfr. Wagner nr. 11 7); aram. bibl. ,'m pa. dar da mangiare ), 50S1. (o'am e re' m intelligenza; decreto, rap-

porto .
Altri vocabol i con il senso fondamentale di mangiare,
ma con un slgn. in parte pi specifico sono brh mangiare cibo da malati (biljii e barul cibo da malato, cibo
di .Iutto ), gzr divorare (ls 9,19), zun nutrire
(G,ob 36,3 1 txt em; mazon nutrimento ; aram. hitpe.
nutnrsl e mazon ), $/ d hitp. rifornirsi di viveri
(~jid qi!dft provvista per il viaggio ), e anche ' ariihft
porzione di cibo (anche per il viaggio) >> (cfr. HAL 84h)
e mispo foraggio (ug. sp' mangiare ); cfr. inoltre le
radiCI che non a caso cominciano con la linguale I: Ihl
(~ co ns umare , I~ k

leccare, brucare ,

t{

inghiot:

tlre , liisad focaccia (Num Il,8; arabo Isd succhiare l ~; per f ' sorseggiare e Iqq (<leccare -slh
bere .'*

21 Secondo Mand. e Lis. (vd . per 51. 3b) il


verbo si trova nell' AT 809x in ebr. e 7x in aram.
~9al 739x -; 7x aram., ni . 45 x, pU. 5x, hi . 20x),
okcel 44x, akla 18x (solo Ez e P oltre Ger 129
sempre con la prep. le) 'akTla Ix ma' aka/ 30x'
ma' akO!cel 2x, makkocel I x, /na' akclcel 4~
(eccetto quest' ultimo i nomi si trovano solo
al sing.).

121

':::10:

' kl MAN GIARE

a) Molto spesso il verbo ha il sign. proprio di


mangiare , divorare l), ed esprime una funzione
fond amentale della vita degli uomini e degli animali . Assieme a vedere , udire, odorare, 'kl pu
provare che si vivi, Deut 4,28. Oltre che uomini
ed animali , anche numerose altre realt possono
essere soggetto di 'kl in senso traslato ( consumare o sim .): fuoco (circa 70x), spada (l2x),
terra ( Lev 26,38; Num 13,32; Ez 36,135.), bosco
(2Sam 18,8), caldo e freddo (Gen 31 ,40), maledizione CI s 24,6), il di vampare dell ' ira (Es 15,7),
fame e peste ( Ez 7,15), malattia (Giob 18 ,13). Cos
pure gli oggetti del verbo non sono soltanto cibi:
terra (Ger 8,16; 2Cron 7, 13), campo (Gen 3,17; Is
1,7), rovine CIs 5,17), eredit (Deut 18,1; hi . Is
58 ,14), propriet (Gen 31 ,15; 15 61 ,6; Eccie
5,10.18; 6,2), peccato (05 4,8) ecc, In tali casi il si gnificato si amplia in diverse direzioni: preparare
la fine l), ma anche godere , benefici are , portare
le conseguenze (specialmente con l'oggetto
frutto , 153,10; Prov 1,31 ecc.). Si predil igono
inoltre drastici modi di dire figurati, con oggetto
personale, p.e. popolo, popoli , i poveri (Sal
14,4 = 53,5; Deut 7, 16; Ger 10,25 gioco di parole
con klh pi o annientare ; 30,16 ecc.; Ab 3,14;
Prv 30,14).
Un simile significato ampliato si trova anche nell'acc.
akiilu , che f.l'a. pu avere per soggetto fuoco , dei, epidemie, dolori , dispiaceri . Come in ebr. , il verbo acc. a seconda dell'oggetto (campo, propriet, denaro ecc.) pu
avere ii senso pi generale di consumare o usufruire .
Anche senza oggetto il verbo ha talvolta un senso
pi ampio , sfruttare (2Sam 19 ,43) o banchettare (Ecde 10,16). Un significato ampliato, che
ha paralleli in acc., si trova in Ez 42 ,5, dove 'kl
non va mutato , ma significa occupare superficie,
spazio (cfr. AHw 27a).
L'espressione nota in acc . (CAD A/I ,255s.; M.Held , JCS
15, 196 1, 12) e in aram. (KBL 1121 ) 'kl qar~ /II calunniare (propr. mangiare parti strappate con morsi ) si
trova in Dan 3,8 e 6,25.
Per l'espressione mangiare la propria carne (Eccle
4,5; hi . Is 49,26) cfr. nell'iscrizione di Kilamuwa 1,6-8 i
modi di dire: mangiare la propria barba e la propria
mano, come segno di estrema disperazione ( KA Il ,3 Is.;
M.Dahood, CBQ 22, 1960, 404s.).
Per il mangiare (narrato o minacciato nella maledizione)
la carne dei propri fi gli o parenti in caso di carestia (2Re
6,28s.; Lev 26,29; Deut 29,53-57; Is 9,19; Ger 19,9; Ez
5,10; Zac Il ,9; cfr. Lam 4,10) si possono confrontare i
paralleli asso(CAD Al I,250b; D.R.Hiliers , Treaty-Curses and the OT Prophets, 1964, 62s.).
Il non mangiare , anche quando non si tratta di digiuno cultuale, segno di tristezza (lSam 1,7, cfr.
v. 18; 20,34; l Re 21,45. cfr. V. 7; Esd 10,6). AI
contrario il mangiare posto spesso in relazione
con la gioia ( I Sam 30,16; Giob 21 ,25 ; Ecde 9,7; 15
22,13 , cfr. Gilg. X,1II ,6ss. = Schott 775.).
jl

b) 11 problema della coesistenza di 6 oppure 5


forme nominali indicanti nutrimento, cibo
stato posto in evidenza da L.Kohler, JSS I, 1956,
122

20-22. Osservando il contesto si possono fare queste disti nzioni :


I ) 'bkad un colletti vo che esprime una realt_quanti tati va e concreta nutnmento (spesso - fru mento , cfr. acc. ak(a) lu pane , e l. 'ekel frumento ; ug. akl anche frumento , Dahood, UHPh
50). I passi Es 12,4; 16,16.18.21 secondo Il propno ap:
petito e Giob 20,2 1 per la sua vqractla vanno intesI
come inf. qal (perci qal 744x, 'okcel 39x). Rut 2,14
tempo di mangiare non dice necessanamente che Il
termine debba considerarsI un sostantivo everbale.
2) 'okla (oltre Ger 12,9 solo Ez e P, sempreconl ) va inteso come inf. fem. (secondo Bergstr. Il ,84 e plU usato In
epoca tardiva) e perci come nome d'azione. 3) 'aklla
(IRe 19,8 con la forza datagli da quel cibocammin 40
giorni l corrisponde ad un parI. passoe indica Il Cibo
mangiato . 4) ma 'akal cOrrisponde secondo yberg
205ss. ad una proposizione relall va sostanllvata ( CIO
che si mangia ) e designa il cibo in rapporto alla sua
commestibilit e alle sue diverse qualit (cfr. ma' " kiil
assieme a le' okla in Gen 6,21). 5) ma ,akillcel (Is 9,4.18
preda del fuoco ) corrispqnde anch'esso ad un parI.
passo (diversamente makkolcel rifornimento I Re
5,25).'

41

A differenza delle divinit ass.-bab. o ug.


(cfr. G.E.Wright , The OT Against Its Environment , 1950, 10255.; W.Hermann, Gotterspeise
und Gottertrank in Ugarit und Israel , ZA W 72 ,
1960, 205-216), solo in pochissimi casi Jahwe
soggetto di ' kl , ed in essi si tratta sempre di una
negazione o di un paragone: Deut 4,24 e 9,3 Jahwe
come fuoco divorante (su di esso e sul fuoco
divino - 'es 4, - kabOd) ; Os 13,8 e io li divorer
ivi come un leone (con i comm. il testo per
da correggere cos: l li divorano i cani l ~; in Sal
50,13 si polemizza contro l' idea che Jahwe mangi:
dovrei io mangiare la carne di tori e bere il
sangue di capri? (cfr. Deut 32,275. dove
sono i loro dei ... che mangiavano il grasso dei
loro sacrifici? ; Eichrodt 1,84-86; De Vaux Il ,
338-340)
AI contrario Jahwe 13x soggetto dell' hi. dar da
mangi are l), sia come elargitore di doni graditi (Es
16,32 e Deut 8,3.16 manna; inoltre 15 58,14; Ez
16 ,19; 0 5 Il ,4 txt?; Sal 81 ,17; in Ez 3,2 il rotolo divino della vocazione) sia come esecutore di un
giudizio (ls 49,26; Ger 9,14; 19 ,9; 23 ,15; Sal 80,6).
In quanto atto religioso il mangiare compare soprattutto nelle prescrizioni sacrificali ( L.Rost ,
BHH 11 ,1345-50) e nelle leggi sui cibi (Lev 11 ;
Deut 14; W.Bunte, BHH 111 ,1828), come pure
nelle norme e nelle narrazioni che parlano di un
non mangiare (e di un non bere) in quanto digiuno rituale (-~ um) . Solo in Lev compare ' kl q.
82 x, oltre a 22x ni. Come il pasto profano, anche
il pasto cultuale ha un aspetto gioioso ( Deut 14 ,26
ecc. ; cfr. B.Reicke, Diakonie, Festfreude und Ze105, 1951 , 16755.).
Sul pasto come elemento rituale nella stipulazione
dell 'alleanza - b' ril. W.Beyerlin, Herkunft und
Geschichte der tiltesten Sinaitraditionen , 1961,4042, vede nel mangiare e bere un term ine tecnico per la stipulazione dell'alleanza.
123

Durante i riti funebri si mangiava un ci bo speciale, Deut 26,14; Ger 16,7 (txt em); Ez 24,17.22
(txt em); 0 5 9 ,4Ic~cem 'onim; cfr. H.Cazelles, RB
55 , 1948, 54-71; T.Worden, VT 3, 1953 , 2905.;
J.Scharbert , Der Schmerz im AT , 1955 , 123s.

51 L' uso del verbo nei suoi significati pi ampi


attestato anche a Qumran; oltre al mangiare profano o cultuale, esso pu designare anche un' atti vit del fuoco o dell a spada. Nei LXX ' kl tradotto co n pi di 20 vocaboli , in ciascuno dei quali
si riflette il significato ampliato della voce ebr.
(consumare, bruciare, raccogliere ecc.). Per il
NT cfr. J.Behm , art. crfH Ul , ThW Il ,686 -693
( = GLNT 111 ,975 -992 ); L.Goppelt , art . -rpwyw,
ibid. VIIl ,236s.
G.Gerleman

Il " i!- un antico termine per indicare dio ,


che appartiene al sem. comune (tranne che
nell'et. ), e che particol armente diffuso in acc.
(C AD I/J 91-103) e nel semNO. (DISO 13). Nonostante svari ate proposte, la sua eltmologta resta
dubbia.
Lo si posto in connessione soprattutto con ' til precedente primo opp. esser fo rte o con 'Ih esser
forte l;, ma anche - con minor probabilit - con la preposizione 'I per, in direzione di opp. con 'lj/'Ih aver
di mira, raggiungere , 'II legare , arabo 'iii relazione ecc. (cfr. ultimamente F.Zimmermann , VT 12,
1962 190-1 95; P.Fronzaroli , AANLR VIII 120, 1965 ,
.
248.262.267, e la bibliogr. citata nei lessici).
Nessuna deri vazione ha un fondamento sicuro. Anche Il
modo di dire j ces_le' ,,1 j adi in mio potere (Gen
31,29; similmente Deut28 ,32; Mi 2,1; Prov 3,27; Neem
5,5) non porta ad una solu zi~ ne soddisface nte, pOlche
anche questa espressIOne non e molto chiara dal lato ellmologico (cfr. HAL 47a con blbllogr. ). Forse la parola
' el a causa della sua antichit, sfugge a qualSiaSI
de;ivazione; tuttavia si pu avanzare l'ipotesi che
il suo significato primario (come avviene per altre
simili designazioni di Dio: -ba' al, - ' ado" signore
o - ma?lcek re ) potrebbe aver espresso l'elemento
della forza.

III

Nell' AT il termine 'l compare (238 x) in periodo molto antico e anche in epoca recente; le sue
ricorrenze sono distribuite irregolarmente e d
hanno la loro maggior frequenza in Sal (7 7x), Glob
(55 x), 15 (24x, di cui Dtis 40~~6 15x), Ge~ ( 18x),
Deut ( 13x). Per conseguenza el rIcorre ptU spesso
in testi ritmici (cfr. anche i detti di Balaa m Nurt:l
23-24 8x) e anche nel linguaggio arcaicizzante. E
perci problematico se alcuni libri (Sam , Re, Ger,
Cron ed altri ) abbiano voluto evtl are espressamente il termine , per un motivo sconosciuto. Il
plur. ' lim raro nell' AT (vd . 51. 1Il/3 e Sal 58,2
txt em); il fem. sing., comune IO altre IlOgue sem.,
manca del LUttO.

,lo:

'el DI O

124

III I 't in parte nome proprio di una divinit


determinata, ma anche un puro appell ati vo di
dio (plur. 'Hm ). L' uso molteplice della parola
pu venir suddiviso con notevole approssi mazione in d iversi settori, che solo con mol te riserve
equi valgono a stadi distinti di una successione
storica: dalle ricorrenze in cui il senso del termi ne
si fonda prevalentemente sulla storia delle religioni (11111 El nell'ambiente dell' AT; 111 /2 le diVinit-El del Genesi; II113 ricorrenze tardi ve; 11114
uso superlati vo) all a descrizione della natura di
Dio con aggettivi (IV /I ), fino all'uso che si inco ntra nel Deuteroisaia (IV 12), nel libro di Giobbe
(IV 13), nell a contrapposi zione tra Dio e uomo
(IV 14) e nell'invocazione di Dio (IV 15).

con un luogo e .Ia formul ~ di autopresentazione viene


applicata alla d.vlnttasolo In manIera secondaria. Per di
p.u In entrambI caSI ti testo incerto (cfr. LXX ).
:,-nche '/Saddaj (Gen 17, 1; 28,3; 35,11 ; 48,3; Es 6,3 P),
In conness.one con quanto afTerma O.Eissfeldt (KS
111 ,364 n. 4.396 n. I; cfr. M.Weippert , lMDG 111 , 1961,
42-62; R.Balley, JBL 87, 1968,434-438), stato ritenuto
una partIcolare forma locale del dio El, p.e. in Ebron ' ma
nell' AT non compare un si mile legame fisso co~ un
luogo. Soprattu tto, attestato sicuramente in periodo
pi ant ico solo l'elemento - saddaj, di signi fi cato incerto
(Num 24,4.16), mentre Gen 43,14 J/E (assi milazione
posteriore a P) e 49,25 (correzione del TM in 3 manoscritti e traduzioni con assimi lazione al nome corrente?)
sono problematlcL R.correnze attendibili del doppio
nome SI hanno qUindI solo a partire dal 6' sec. (Ez lO 5
e P), per cui esso pu costituire una combinazione ta;diva, cosa che spiegherebbe la sua singolarit (mancanza
II Soprattutto i testi (mitologici) di Ras Samrad. connessIOne con un luogo). Con tale nome P riasUgarit presentano El come un di o che ha una posume le diverse designazioni degli dei dei patriarchi e
sizione speciale. In quanto re egli sta all a testa
delle divinit-El , sottolineando cos la natura particolare
del gruppo degli dei . Egli padre degli dei,
dell'epoca dei patriarchi (Gen 17,1 - Es 6,3).
creatore delle creature (t uttav ia finora non si
Nessuno di questi nomi divini attestato nella
hanno prove dell'esistenza di una cosmogon ia)
forma attuale all' infuori dell' AT; solo i singoli ele saggio , benigno , forse anche santo m~
menti sono parzialmente reperibi li nell 'ambiente
si chiama pure toro El . Porta segni di vecch iaia
circostante. Resta cos incerto se la loro fusione rie dimora in una lontananza mitica (cfr. O.Eisssalga ad un tempo antico. Forse le condizioni stofeldt , El im ugaritischen Pantheon , 195 1;
rico-religiose della Palestina preisraelitica affioM.H.Pope, El in the Ugaritic Texts, 1955;
rano solo in modo molto framment ario nell ' AT
M.J.Mulder, Kanaanitische Goden in het Oude
poich la tradi zione le ha rimaneggiate pi profon~
Testament , 1965, 13ss.).
damente di quanto solitamente si pensi. Tutte le
Anche le iscrizioni semO. conoscono il dio El ma nelle
designazioni di Dio possono essere riferite a diviliste ~eg li dei non lo nominano pi al primo posto (cfr.
nit distinte da Jahwe solo andando contro il
W.RollIg, El als Gottesbezeichnung im Phiinizischen
senso che esse possiedono nel contesto attuale.
FS Friedrich 1959,403-4 16; R.RendtorfT, El, Ba'al und
Inoltre si possono solo fare delle supposizioni sulla
Jahwe, lAW 78, 1966, 277-292). Sebbene El venga anrelazione che intercorre fra le divinit locali nomicora menzionato in periodo tardivo (p.e. in Filone di Binate nel Gen e quel dio El che i testi semO. prebiO), passa manifestamente in secondo piano rispetto a
Baal (fi no alle attestazioni di Palmira; cfr. anche U.OIsentano legato ad una localit (apparizioni locali
denburg, The Connict between El and Baal in Canaanite
del Dio supremo?). [n ogni caso non si deve conReligion, 1970).
cludere dai diversi epiteti che Jahwe fosse originariamente una divinit-El.
21 Nell' AT 't ricorre anzi tutto (a partire da
Le formul azioni, nella misura in cui sembrano riGen 14,18ss.) in diverse espressioni composte desalire ad una tradizione antica, sono ben radicate
sIgnanti divinit che appaiono in determinati luoin Canaan (cfr. anche nomi di luogo come p emi't
ghi.
ecc.). E difficile sapere se i nomadi conoscessero
Ri~ pett o all'invocazione tu sei 'l rO'i , il Dio che
gi una religione fondata su El.
mI vede (?)>> (Gen 16,13 J), il nome della fonte certo
Propriamente solo le formazioni caratteristiche dei
pI ant ico, be'er lal;aj ro'i fonte del v ivent~, che
nomi propri teofori (verbo all'imperfetto con
mI vede (?) >> non contiene l'elemento 'et, per cui
nome divino), p.e. Israele , Ismaele , oppure
.1 nU":le non era forse considerato in origi ne una
in forma ridotta Giacobbe , [sacco , danno
dlvlntta-EI.
una qualche ragione a questa supposizione. Al tre
I1nome 'l 'olam testimoniato in Bersabea(Gen 21,33 J)
prove restano incerte.
v.e~e co n~ermato in . certo qual modo dal dio sole
~ell_e~erntta dI Ugant (sps '1m , PRU V,8) e di Karatepe
L'antichit dell'espressione 't ( il ?) Dio di
(sms im , KAI nr. 26, A 111,19), come pure da Ulomo
Israele (in Gen 33,20 E? nome di un altare)
menzIonato nella cosmogonia di Mocho (Damascio De
difficile a stabilirsi. Il problema sta nel vedere se
pnnClpllS 125; FGH 784).
'
la connessione originaria o secondaria, e se il
l,n Gen 35,7 (E) 'l bt~'l Dio (di) Betel contiene
Dio d' [sraele un cd. Dio dei padri (cfr.
I 1n~ lCaZ IOne d. una localit, sebbene bl- 'l sia attestato
R.Smend , Die Bundesformel , 1963 , 15.35s.;
nell ambIente circostante sia come nome di luogo (e di
H.Seebass, Der Erzvater Israel, 1966). [n ogni caso
una pIetra) che come nome di un dio (Eissfeldt KS
1,206-233; H.Donner, lu Gen 28 22 lA W 74 196268la doppia espressione ha una struttura diversa ri70). L'espressione io sono il Di'o (di) Betel ); (31 13 E'
spetto agli altri nomi divini del Gen formati con
cfr. 2~, I Oss.) non ~a re risalga ad una tradizione ; ntica:
,t, e quindi non si pu confrontare con essi.
po.che Il nome ha I artIcolo (cfr. 35,1.3 'l con l'articolo),
La formula con cui Dio si presenta a Giacobbe io
Inoltre non appare p.u nella sua connessione originaria
sono 't(con l'articolo), il Dio di tuo padre (Gen
125 '~ 'l DIO
126

46,3 E), la benedi zione di Giacobbe, che con


un'espressione singolare promette a GIuseppe
l'ai uto da parte dello 't di tuo padre (Gen
4925) e la spiegazione del nome proprio Eliezer
co~e il Dio di mio padre il mio aiuto , uniscono tra loro in epoca successiva elementi della
religione fonda ta su El ed elementi dell a fede fondata sul Dio dei pad ri .
Nel caso che i nomadi abbiano gi invocato le loro
divinit come 't, hanno conosciuto i nomi divini
pi specifici, come p.e. 'iH 'otam , che permeano i
racconti del Gen, soltanto nei santuari dei territori
di vita sedentaria.
31 Le ricorrenze pi tardi ve di 't rivelano sia
innussi stranieri sia reinterpretazioni da parte
dell' AI.
Secondo Giud 9,46 a Sichem veniva venerato un 'et
b' ril; ma la tradizione del nome del Dio non unitaria.
Esso suonava anche M 'al beril (Guid 8,33; 9,4), sebbene El e Baal siano divinit distinte. Inolt re all'i nfuori
dell'ambiente israel ita non si hanno finora testimonianze di un patto (-b ' ril) tra Dio e un gruppo di uomini , per cui il senso del nome resta oscuro.
incerto se il titolo 'id ',,!!fion il Dio altissimo
opp. El dell a sommit, creatore (-qnh ) del cielo e
della terra (Gen 14 ,19.22), collegato con Gerusalemme, sia una designazione originaria del dio El
o non riunisca invece due elementi all 'inizio indipendenti (cfr. dopo Levi della Vida e R.Dussaud
recentemente R.Rendtorff, I.c.). Nei testi di Karatepe, di Leptis Magna, di Palmira e forse di Boghazkoj qn ' r~ creatore della terra attestato
come epiteto di El, ma finora manca la controparte creatore del cielo . pure incerto se 'celjon
fosse all 'i nizio una divinit a s oppure un epiteto
del dio El. Per lo meno i due dei debbono essere
stati posti in relazione fra loro gi in epoca antica,
poich essi stanno l' uno accanto all'altro in una
iscrizione di Sfire (KA[ nr. 222, A Il ; cfr. Fitzmyer, Sef 37s.) e nell' AT possono essere collocati sullo stesso piano mediante il parallelismo
(Num 24,16; Deut 32 ,8 txt em; Sal 73, 11 ; 77,
10s.; 78, 17s.; 107,11 ; soprattutto 78,35; cfr.
82,1.6; Is 14,13s.).
Si hanno echi di concezioni orientali , particolarmente cananee, in Sal 82 ,1 che parla di una assemblea di El (' Odal-'im, in Sal 19,2 che parla
della gloria di El (kebod 't; cfr. 29 ,2), oppure
in Num 23 ,22 che paragona Dio alle corna del bufalo (cfr. W.H.Schmidt, Konigtum Gottes in Ugarit und Israel, 21966, 25ss.40ss.83). Anche nelle
parole boriose del re di Babilonia voglio elevare
il mio trono al di sopra delle stelle di El (ls 14,3)
e del principe di Tiro io sono El, siedo su un
trono divino (Ez 28,2) si ev ita in maniera signi ficativa il nome divino Jahwe (cfr. anche Deut
32,18; Sal 104,2 1; Giob 38 ,41 ?). [n senso stretto
per 't non ricorre mai nell ' AT come nome di
una determinata divinit, ma va inteso sempre
come un appellativo , per quanto sia ancora evidente talvolta la sua natura di nome proprio. Cos
127

quelle spiegazioni che vogliono vedere in alcuni


testi dell' AT una superiorit di El su Jahwe (cfr.
Eissfeldt , KS II1 ,389ss.) sono di per s contrarie al
senso del testo.
Il fatto che nell' AT, forse in linguaggio arcaicizzante, il termine 't venga determinato medi ante
l'aggettivo /:tai vivente (Gios 3,10; Os 2,1; Sal
84,3; nel giuramento Giob 27 ,2; cfr. Sal 42 ,3.9),
potrebbe essere dovuto all'innusso non solo del
nome personale Ijyit (WUS nr. 917), ma anche
delle asserzioni mitiche sull a vita di El (ug. 51
= [II ABl, IV 42 ecc.), sebbene El non sia un Di o
che m uore e risorge.
Come gi i ben 'ti m figli degli dei (Sal 29 ,1;
89,7; cfr. Deut 32 ,8 txt em), che designavano originariamente gli dei sottomessi al dio supremo
(Sal 82 ,1.6), ma nell ' AT sono solo esseri divini in fe riori (cfr. W.Herrma nn , Die Gottersohne,
ZRGG 12 , 1960, 242-251; G.Cooke, ZAW 76,
1964,22-47), cos anche la domanda di ambiente
politeista chi come te fra gli dei ? (Es 15 ,11)
poteva riferirsi alla corte celeste. Al tri paragoni di
diverso genere, espressi sotto forma di domanda ,
oppure anche altre affermazioni di incomparabilit, che in parte lasciano ancora traspari re l'ambiente storico-religioso da cui provengono, contengono la parola 't al singolare (Deut 3,24;
33 ,26; 2Sam 22 ,32; [s 40,18; Mi 7, 18; Sal 77 ,14;
cfr. 89 ,7s.).
AI contrario Israele con l'aggiunta di qanna' geloso ha interpretato la designazione divina
dell'antico Oriente partendo dalla propria concezione di Dio; un Dio geloso , che - invece di
una mera preferenza - esige dei rapport i esclusivi
e ne punisce la violazione, sconosciuto all 'ambiente circostante. Solo pi tard i [sraele ha dedotto da questa sua relazione escl usiva un attributo di Dio; infatti il riferimento alla gelosia di
Jahwe si trova solo in aggiunte tardi ve al decalogo, che vogliono dare un fondamento al primo
comandamento, in Deut e altrove (Es 20,5; 34,14;
Deut 4,24; 5,9; 6,15; cfr. Gios 24,19; Nah 1,2;
- qn').
Infine la fede specifica in Jahwe ha rielaborato la
concezione di 't, e lo si nota quando il termine
caratterizzato da apposizioni come straniero, altro (- 'hr, -ziir, - nkiir) (Es 34,14; Sal 44,21;
81,10; cfr. Deut 32,12; Mal 2,11 ). Questa delimitazione pu anche di ventare negazione: l'apostasia
andare verso un non-Dio (l -'t Deut 32,21).
[n questo caso la relazione con Dio viene determinata espressamente, o almeno di fatto, dal primo
comandamento.
Come - ," thim ( 111 /3) , cos anche 't con significato attenuato pu essere usato in senso comparativo: le montagne di Dio (Sal 36,7; 50,10
txt em) e i cedri di Dio (Sal 80,11 ) sono splendidi per la loro particolare grandezza (forse anche
Is 14 13 stelle di Dio , mentre Glob 41 ,17
ford, eroi va fatto deri vare da ' iit, cfr. Ez
32 ,21).
41

, ~ 'l

DIO

128

All'espressione singolare Jhwh ,(1!lohim (-'''Iohim


IV /5) si avvicina Jh wh 'l (Sal 10,12), cfr. hil' l Jhwh
(Sal 85,9; Is 42 ,5). L'accumularsi delle designazioni di
Dio in Sal 50,1; Gios 22,22 rappresenta un modo di parlare solenne ed elevato, e cos pure la costruzione col genitivo , che equivale ad un superlativo, 'l 'lim Dio
degli dei , ossia il Dio pi alto (Dan Il ,36).

IV 1 Il Sebbene l'AT attribuisca a Dio relativamente pochi predicati , in periodo tardivo (a partire pi o meno dal Deut) frequente l' uso di 'l
unito ad aggettivi; la parola, per la sua genericit,
pu assumere molteplici specificazioni. Il Dio
geloso (vd. sp. I11/3 ) veglia su Israele, che confid a in dei stranieri; il Dio santo (hil' l haqqiidos Is 5,16, secondario) si mostra santo nel giudizio. Tuttav ia il Dio grande ('l giidol Sal 95 ,3)
pu mettersi dalla parte di Israele (Deut 7,21;
10,( 7), perdonare la colpa (Ger 32,18; cfr. Neem
1,5; 9,32; Dan 9,4). La formula di confessione, attestata anch'essa solo in epoca tardiva , 'l rahum
wehannun Dio misericordioso e benigno o sim.
(Es 34,6; cfr. Deut 4,31 ; Giona 4,2; Sal 86,15;
Neem 9,31), che' non si riferisce ad un evento storico (cosa insolita per l'A T), deriva da ambiente
sapienziale, il quale vuoi fare cosi un'affermazione
fond amentale e universale sulla natura di Dio' si
potrebbero perci vedere qui gli inizi di una d~t
trina sulle propriet di Dio (cfr. R.C.Dentan
VT 13 , 1963 , 34-51).
'
Si possono. confrontare designazioni pi precise, come
un DIo gIUsto = vero (Is 45,21 ; cfr. 45,15 un Dio
che si nasconde ), un Dio nascosto (Sal 99,8), oppure Il DIO fedele. (Deut 7,9). Hanno lo stesso significato le espressloO! composte in stato costrutto: Dio
della fedelt (Deut 32,4 e Sal 31 ,6; cfr. 68 ,21). 11 Dio
della vendetta (Sal 94,1; cfr. Ger 51,56) pu essere invocato come giudice. Per altre espressioni , in cui 'l pu
essere anche nome retto (p.e. Sal 78,7 opere di Dio .
cfr. Giob 37,14) cfr. HAL 48b.
'
2! Nella predicazione del Deuteroisaia sull'unicit di J a~,:"e (<< io sono Dio e nessun altro ) l'appellati VO el (solo m Is 40-46) ha un' importanza
notevole (spec. 40,18 ; 43 ,12; 45 ,22; cfr. 43 ,10).
TuttaVia qUI Jahwe non viene pi identificato con
ladi vinit El. 'l non pi un nome proprio, ma
-In pafZlale parallelismo. (45 ,145.; 46,9) a in alter~anza con 'tRlohim (45,5.18 ecc.; cfr. Ez 28 ,2.9 )e un termme comune per indicare semplicemente DIO , che Jahwe rivendica esclusivamente
per s. Inoltre 'l compare quando vi una disputa con le di vinit straniere (ls 45 ,20; in passi
secondan formare fare un dia l>: 44 IO 15 17'
46 ,6).
'
, . . ,

31

Nel libro di Giobbe specialmente nei di-

SC,~S!adi Eliu , '/(con a s~nza articolo) - assieme

a lo .h e spesso In parallelo con saddaj - diventa


la deSignazIOne plU frequente di Dio, mentre '''10_
him scompare quasi campletamente (cfr. Fohrer
KA T. XVI , II h )'. L' usa del termine non dovut~
perc lO all a tradlzlane relativa ad 'l, ma al tema
129

"~ 'et DIO

del libro di Giabbe (cfr. p.e. 83.20' 13 3' 31 14'


34 ,5.12).
'
, "
"
Questo spiega perch nel libro di Giobbe 'l non appaia
';lal con s uffiSSI ( In tal modo la differenza tra Dio e
l uomo Viene sottolineata pi che nel salterio) n con ago
getti vi qualificatiVI, per quanto venga accentuata la su.
periorit di Dio (36,5.22.26).
Si possono vedere le idee e la temat ica di alcuni salmi.
COSI gli empI . secondo Sal 73,11 contestano espli.
cltamente che Il DIO trascendente possa venire a co.
noscenza delle azioni degli uomini sulla terra (cfr
Giob 22,13).
.
Il periodo tardivo perci in grado. di usare comunemente la designaziane ' l, pai ch nan ha pi bisogno di dlstmguere Il suo Dio, in quanto Dio di
tutta il mondo (cfr. 'l in cielo : Deut 3,24; Sal
136,26; Lam 3,41), da altri dei .

41 Pi volte nell'AT 'l Dio e uamo


sono tra loro espressamente contrapposti. Dio
non un uomo. , perch possa mentire (Num
23,19) descrive la fedelt di Dia alla sua parola. Il
prafeta Osea (11 ,9) con l'antitesi io sono Dio e
non un uamo fanda la sua interpretazione della
santit come amore che perdona anzich come ira
che punisce. La parola di Isai a l'Egitto un
uomo e nan Dio (31 ,3) distingue tra forza e debalezza. Similmente Ezechiele obietta all'arrogante sovrana di Tiro: tu sei un uomo e non
Dio (28 ,2.9). Infine nel libro di Giabbe (eccetto
32 ,13) la differenza fra Dia e uomo. diventa la contrappasizio ne tra ragione e torto: come pu
un uomo. aver ragia ne di fronte a Dio? (9 ,2;
25,4; cfr. 4,17 ecc.). L'essere di Dio e dell'uomo
sa no cos eterogenei che i due non possono
mterpellarsi e ri spandersi a vicenda, e cio non
possono stabilire tra loro un confronto giudiziario (cfr. 9,32).

51 ' l permette inaltre di esprimere uno stretto


lega me con Dia (cfr. Dia dell a mia vita Sal
42 ,9 ecc.); anche quest' uso del termine , come
pure le invacazioni di preghiera , potrebbero risentire di un mado di parlare comune nell 'ambiente
vicino ad Israele (cfr. sulle preghiere babilonesi
p.e. J.Begrich , ZA W 46, 1928 , 236.242.244s.).
Mio Dio (non si hanno. suffissi della 2' e della
3' pers. , come pure della l' plur.) l' invocazione
del singolo, specialmente nelle lamentazioni e negli inni di ringraziamento: la frase mio Dio, mio
Dio, perch mi hai abbandonato? (Sal 22,2; anche 18 ,3; 63 ,2; 102 ,25; Es 15 ,2; detta dal re Sal
89,27; cfr. 68 ,25 ), e la confessione tu sei il mio
Dia , esprimono. fiducia (Sal 22,11; 118 ,28; 140,7;
davanti all'immagine dell'idola Is 44 ,17; cfr. Eissfeldt , KS 111 ,35-47). Tuttavia 'l al vocativo , anche
senza suffisso, pu essere invacaziane del singolo
(Sal 16,1; 17,6; cfr. 10,12; 31 ,6) e della camunit
(Sal 83 ,2; 90,2; Num 16,22; cfr. 'immilnu 'l Is
7,14; 8,8.10, - 'im).
VI

- ' ''Iohim .

W.H.Schmidl

130

i1'~ 'ala MALEDIZIONE


T T

Il La radice ' Ih (' Iw) maledire pare attestata


solo in ebr. , fen. e arabo
Il fen . 'II rilevato in un amuleto di Arslan Tas(KA I Il .
m. 27) significa nella r. 9 patto e nelle r. 13.14.15
maledizione (KA I Il ,45 secondo Th.C.Gaster, Or NS
II , 1942, 65s.; altri significati in DISO 14). Il termine
giaud. ,Ih che si trova in KAI m. 215 , r. 2, e per il quale
DISO 14 propone conspiration (?) , non ha nessun
rapporto con la nostra radice secondo KAI Il ,223.225.
L'arab. 'ala ('Iw IV ) vuoi dire giurare , cfr. J.Pedersen,
Der Eid bei den Semiten, 1914, l2s.
L'ace. i'lu contratto (AHw 373b) collegato con e'lu
vincolare (con contratto) >> (A Hw 189a) e non ha alcuna affinit di radice con l'ebr. 'ala. L'uso del termine
ebr. 'ala analogo anzitutto a quello dell'ace. mamiru ,
cfr. Pedersen, Le., 82; H.C. Brichto, The Problem of
Curse in the Hebrew Bible, 1963, 16s.7 1-76; AHw
599s.
Il verbo ' Ih possiede il qal e l' hi. ; altre al sasl. 'iilii
possiamo. citare un'altra deri vazione la 'a lii maledizione (avvenuta} (COS J.Scharbert, Bibl. 39,
1958; cfr. per Brichto, I.c. , 69).

2! Nell'ebr. dell ' AT la radice con i suoi derivati


campare 43x: qal ehi. 3x ciascuno (in ISam 14,24
si deve leggere probabilmente wajj' al), 'iilii 36x,
la'alii Ix (Lam 3,65).
Va rilevato che nelle narrazioni antiche l'uso di questi
termini relati vamente raro (Gen 24,4\.41 ; 26,28;
Giud.17,2; ISam 14,24), mentre pi frequente nei profeti (13x).

31 a) 'iilii una voce che appartiene fond amentalmente alla sfera del diritto. A differenza di - 'rr
maledire, calpire can anatema)}, - q/l pi o oltraggiare , maledire)} e di altre espressioni che indicano un'offendere con parole (cfr. J.Scharbert ,
Fluchen)} und Segnen )} im AT, Bibl 39, 1958,
1-26; H.C.Brichto, The Problem of Curse)} in
the Hebrew Bible, 1963), il termine 'iilii, secondo
F.Harst, RGG V, 1651 , designa la maledi zione come espediente giuridico a garanzia di un
giuramento. (Gen 24,41 ; Os 4,2; Neem 10,30),
di un contratto (Gen 26,28; Ez 17,19), di un
patta (Deut 29,19s.; 2Cron 34,24), come maledizione nell 'ordalia (Num 5,21) e come vendetta
giuridica cantro ladri , spergiuri e camplici
scanosciuti (Giud 17 ,2s. ; Lev 5,1; Zac 5,3; Prov
29,24) .
Si tratta di una maledizione condizionata che il
soggetto interessato rivalge a se stesso appure addossa ad un'altra persona. Essa quindi compare
nei giuramenti (- sb') ai quali si unisce carne sanzione una maled izione, e che si trovano nella parte
conclusiva della stipulazione di un contratto o
di un' alleanza (- beril) (b); d'altro lato essa
usata quando si vuoi collocare altre persone,
conasciute o sconosciute, satto una maledizione
(Brichta, I.c. 41: adjuration [= giuramento solenne )} D, per far valere un ordine o per
131

far eseguire la punizione dei trasgressori di una


legge (c). In ambedue i casi si parla talvolta per
metani mia.
b) La met circa dei passi in cui compare 'illa
sono in rapporto effettiva con un giuramento
(- sb' ni./hi., sebu'ii) e un'alleanza (- beril; anche
- Iorii in quanta legge scritta e vincolante). Si intende a questa modo anzitutto la sanzione che
presente in ogni giuramento e che viene formulata
con una maledizione condizionata contro se stessi,
la maledi zione che si realizza nel caso di una infedelt al giuramento, ma anche per melOni mi a
(come pars pro lOtO) l'impeg na assunto con il giuramento o il contratta stesso.
La traduzione (sanzione di) maledizione va bene in
Deut 29,19 (con rb~ piombare sopra ).20 (' 0101
habb eril le maledizioni dell'alleanza ); 30,7; Is 24,6
(con 'kl divorare ; cfr. v. 5 beril; simi lmente Ger 23 ,10
txt? senza beril); Dan 9,11 (par. s'bila , scritta nella loro
di Mos); 2Cron 34,24 (scritta nel libro). Con giuramento si pu tradurre in Gen 24,41.41 (con - nqh min
essere esente ; cfr. v. 8 sebila , V. 3.9.37 W) ; Ez 16,59
e 17,16.18.19 (con bzh disprezzare , par. prr hi. beril
violare l'alleanza ); Os 10,4 ('Ih inf. saw' giurare il
falso , accanto a beril); Neem 10,30 Cala e sebila come
endi adi ). Un contratto stipulato con giuramento si ha in
Gen 26,28; Deut 19,11.1 3.18; Ez 17,13 (ogni volta in par.
con beri I).
In Ger 29,18; 42 ,18; 44,12 i giudei apostati vengono indicati come (esempio di) maledizione ; questo sign ificato esteso compare qui , in modo significativo, solo in
una serie di si nonimi : orrore, scherno app. esecrazione
(q'IQla), obbrobrio .

c) Malediziani condizionate verso altre persone si


trovano in contesti malta di versi tra loro , ma che
hanno qualcasa in comune: la 'iilii un mezzo legale (nel retto usa) per attenere l' asservanza delle
legg i quando esse vengono proclamate pubblicamente, e quando si annuncia un giudizio di vino;
chi non osservante, appure il calpevale, sar colpita dalla maledizione.
Saul pone il suo esercito sotto una maled izione (' Ih hi .;
non far giurare , cfr. Brichto, Le., 45-48) nel caso che
qualcuno trasgredisca l'ordine di astenersi dal cibo
(lSam 14,24); Lev 5, 1 parla di un teste che in una causa
giudiziaria non obbedisce alla convocazione pubblica a
presentarsi, convocazione alla quale, nel caso di inadempienza, legata una maledizione (qol 'ala; cfr. Elliger,
HA T 4,73; diversamente Noth, ATD 6,33); Prov 29,24
parla di un ricettatore che viene coi nvolto in una maledizione pubblica di un ladro che egli naluralmente non
vuoi denunciare; Giud 17,2 parla di un ladro confesso
per il quale la precedente maledizione ('Ih q.) viene revocata da una benedizione (-brk solo qui e in Deut 29,18
con ' ilio). In Zac 5,3 si rappresenta la 'ala con un rotolo
contemplato in visione: si tratta della maled izione di
Jahwe sui ladri e gli spergiuri.
In Num 5,11-31 nel contesto di un'ordalia (cfr. R.Press,
ZA W 51, 1933, 122ss.) nei confronti di una donna indiziata di adulterio, si parla non di una maledizione che la
donna deve pronunciare su se stessa, ma di una maledizione condizionata pronunciata dal sacerdote (v. 21a"
con sebi/a ; V. 23 plur.), che si realizzer in caso di colpa

ii7::

'[{Ia

MALEDIZIONE

132

(Brichto, Le., 48 ~52); la donna diventa allora (esempio


dI) maledIzIone, ImprecazIone ( v. 21 a(3. 27 uso metonin:tico di 'Gla, cfr. Scharben, Le., 5.ll s.). Si~ilmente 'a/a e un mezzo legale (ma pericoloso) contro un nemico
In IRe 8,31 ('/h hi: e 2x 'a/a [1. ,iba'a in v. 3Ib]; par.
2Cron 6,22) e In GlOb 31,30 (cos Brichto, Le., 52-56; diversamente Noth , BK IX,186: giuramento di purificazlone da parte dell'indiziato).
Poich una simile maledizione condizionata sempre
untta ad un'accusa, 'a/a pu assumere anche il valore di
accusa (Os 4,2 e Sal 59,13 con -khs' Sal IO 7 in un
comportamento ingiusto; Brichto, Le.: 56-59). '
41 a) In quanto sia la maledizione condizionata
dI se stessi nei contratti tra persone, sia la maledI Zione condizionata degli altri quale mezzo giuridICO , sono mlImamente legate alla garanzia divina
di un retto ordinamento (Jahwe ascolta la 'ii/ii
I Re 8,31s. = 2Cron 6,22s. , e agisce di conse:
guenza , Num 5,21; Ez 17,15-19; egli stesso procede COntro l'abuso della ' ii/ii , Os 4,2 e 10,4, oppure la pone m atto, Zac 5,3; cfr. per anche la ' ii/ii
che si arresta di fronte alla benedizione in Giud
17,2), la loro importanza e la loro valutazione
OSCIllano a seconda che Dio venga o meno preso
sul seno. In casI abnormi la ' ii/ii pu essere usata
senza alcun scrupolo a disprezzo di Dio e conseguentemente a danno del prossimo (cfr. Os 42 '
10,4; Sal 10,7; 59,13; Giob 31,30 per il diritto p~i :
vato; Ez 17,13.16.18.19 per il diritto internazionale): Esempi di una ' ii/ii pronunciata con intento
legltlImo SI trovano in Gen 24,41; 26,28; Giud
17,2; lSam 14,24; Prov 29,24; naturalmente sono
dI questo tipo anche gli accenni generici alla istituzIone come tale in Lev 5,1; Num 5,21-27; l Re
8,3 1 = 2Cron 6,22; cfr. Zac 5,3.
b) La' ii/ii assume significato e rilevanza teologica
soprattutto quando una sanzione nell 'ambito di
un patto tra Jahwe e Israele (15 passi a partire da
Ger e Deut ). La maledizione solo una possibilit
al momento della stipulazione dell 'alleanza (Deut
29,11-20; Neem 10,30), diventer per manifesta
quando l'apostasia verr condannata (ls 24,6; Ger
23,10,29,18; 42 ,18; 44,12; Ez 16,59; Dan 9,11;
2Cr~n 34,24); se Il popolo si converte, le maledizioni non colpIscono Israele ma i suoi nemici
'
(Deut 30,7).
51 Negli scritti di Qumran si preferisce soprattutt? l'espressIOne ' ii/r habb' riT maledizioni
dell alleanza , che denva da Deut 29,20 ( l QS
2,1?,. 5,12, CD 15,2s. ; cfr. l 17' inoltre s' bIi'ar hii'a/a m CD 9,12).
' ,
I LXX ,traducono di preferenza con c<pc< e derivalI , plU raramente con opxo e i suoi derivati.
Nel NT vengono meno sensibilmente le conceZIOnI legate a l termme ' ii/ii , sia per le mutate situaZIOnt glundlche sIa per il rifiuto opposto alla pratica del gIuramenti. Cfr. L.Brun, Segen und Fluch
1m Urchnstentum , 1932' F BUchsel art' ,
ThW 1,449;,452 (= GLNT , 1197-1206.Scj,~e~-'
der, art. opxo, ThW V 458-467 (= GLNT
VIII ,1281 -1308).
'
C.A. Keller
133

O0.,~ '"'/6";1/1 DIO

o~~'("~ ""'ohi m DIO

III

1/*

ben figlio

1/ L'etimol ogia della parola ''''/ohim - come


quella di -'i!l- cont roversa.
1/ Poich il sing. '."'/6"17 ricorre 'nell' AT , salvo
poChe. ecceZIOnt , solom testi postesilici (vd. st.II),
~! ~u_o pensare che ti ~mg . presupponga il plur.
/0111 m. Solo m base ali ebraICO SI pot rebbe quindi
co ncludere che ' '''/ohim (con 'e/im) una forma
plurale di 'et, dall a quale stato trallo in seguito
un smg.

Una conferma polrebbe venire dall'ug. (ma solo con una


certa caulela, poich i lesti non sono del IUIIOsicuri),
dove sembra che ti plur. dI i/I dea sia i/hl e olIre al
plu r. masc. ilm si lrova forse anche il/1In (WU5 nr. 182'
UT nr. 163 e 8,8).
'
Tuttavia in aram. (DISO 14) e in arabo (ma non in
acc.) il sing. *'i/iih ricorre gi in epoca antica, per
CUI sembra meg lio far derivare ''''/ohim da 'i1ah.
In ogni caso non si deve supporre per ' i/iih un'eti,
mologia propria, distinta da *'i/, ma si deve pensare ad un'affinit dei due termini nel senso che
il pi antico *'i/ h~ subito in seguho un ampliamento di radice. E impossibile una derivazione
dall'arab. ' aliha aver timore (p.e. Kiinig,
Syntax 263a), come pure un legame dirello con
'etiil 'e/on albero (F.Zimmermann VT 12
1962 , 190-195). Il fatto che ' re/ohim n~n si trovi
ma i in nomi di localit e di persona, ma venga soStitUito m tal caso da 'e/, potrebbe significare che
Israele conosceva bene la relazione che esisteva tra
le due designazioni divine.
21 Di solito si considera '''' /6him un plurale
astratto, un plurale di intensit, oppure un plurale
dI eccellenza o di sov ranit (Kiinig, Syntax 163;
GK 124g). Ma in questo modo non si spiega
bene il fatto che la parola, a quanto pare, ha sempre designato anche il plurale numerico dei )}
(vd. sI. III/I). Nel caso che si voglia ricondurre
questo duplice uso ad un'origine unitaria, si pu
supporre allora che un vero e proprio plurale origmano stato inteso pi tardi , o anche subito,
come un plurale astratto. Resta per problematico
se questa espressione sia un tentativo di ricondurre all ' unit le potenze divine l). In ogni caso
Il senso singolare della form a plurale pacifico per
l' AT; infatti il termine viene sempre usato senza
alcuna limitazione (sospetto di politeismo).
Un ceno parallelo si ha nel plur. ilimi :ia, che viene usalO
nelle lellere di Amarna per rivolgersi al faraone, e in '/m ,
che VIene usato in fen. come epiteto di un dio (cfr. spec.
J.Hehn , Die biblische und die babylonische GOllesidee,
1913 , 168ss.; W.Riillig, FS Friedrich 1959,403-4 16; anche O.Elssfeldl, El im ugaritischen Pantheon, 1951,
27s.). Non possibile stabilire fino a che punto questo
modo dI parlare (forma plurale con significato singolare)
nveli delle lendenze monOleisliche. Del resto non ancora dimostrabile con certezza che Israele abbia preso dai
cananel ti termine '''/ohim , sia nel suo significato plurale
sia In quello singolare.
134

'''/ohim con 2600 ricorrenze , dopo

il secondo dei sostanti vi pI frequenti nell ' AT.


l),

Gen
Es
l..ev
Nu m
Deu!
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Gioe
Am
Abd
Giona
Mi
Pentateuco
Gios - 2Re
Profeti
Kelubim
AT ebro tolale

219
139
53
27
374
76
73
100
54
107
97
94
145
36
26
Il
14
16
Il

ah
Ab
$or

Agg
Zac
Mal
Sal
Giob
Prov
Cant
Rut

2
5
3

Il

365
17
5
4

Lam

Eccle
Est
Dan
Esd

Neem
ICron
2Cron

40
22
55

70

11 8

203

812
507
382
899
2600

Nella precedente labella 2Re 17,31 K letto '''/8h.


Lis. elenca due volte 1Re 1,47 (K/Q), cosi pure Mand.
per Gen 21,4; 5aII08,6.8. Non vengono calcolale le varianti di 2Sam 7,22a e 1Cron 15,2b, che mancano nel codice di l..eningrado.
Si hanno anche 58 ricorrenze di '''/o''h: 41 x in
Giob 3-40; inoltre sporadicamente Sal e Dan 4x,
Deut e Ab 2x , 2Re, Is, Prov, Neem e 2Cron Ix.
Le parti aramaiche dell' AT contengono ' ''' /iih 95x
(I7x plur., di cui 4x in senso sing.): Ger 10,11 Ix,
Dan 51 x, Esd 43x.
21 Per quanto riguarda la distribuzione delle ricorrenze di ''''/ol1im, accenniamo solo ad una particolarit: i profeti , eccettuato il racconto di Giona,
ev itano ''''/ol1im senza aggiunte come soggetto
della frase (cfr. Lis 97c), poich per essi questa designazione divina troppo poco co ncreta, mentre
il termine in tale posi zione frequente nel Pentateuco e nell 'opera deuteronomi stica e cronistica.
Nel libro di Giobbe, tralasciando la cornice narrati va , ''/ohim cede quasi completamente il posto a
' / (cfr. ivi IV 13) ed ' '''/0 0 11 (cfr. Fohrer, KA T
XVI ,11 7s.). Nel resto dell' AT il sing. '0'/0"11 abbasta nza raro ed inoltre ricorre quasi esclusivamente in testi poetici (Deut 32,15.17; Is 44,8; Ab
3,3; Sal 18,32; 50,22; 139,19; Prov 30,5; Dan
Il ,37-39). La parola non ha mai l'articolo (una
volta un suffisso: Ab 1,11 ; in espressioni composte anche in Sal 114,7; Neem 9,17); questo per
potrebbe essere dovuto alla lingua , che qui pi
elevata e poetica. Di regola il sing. presuppone gi
il passaggio dall a designazione generica Di o >) al
nome proprio (cfr. per Dan 11 ,37s5.).
135

III I Diversamente da '/, ''''/him in origine


solo una semplice designazione di Dio, non un
nome di vi no, ma nel corso della stori a esso acquista il carattere di nome proprio, tanto che ''''/8him
pu comparire senza articolo (Gen l ,I; GK 125f)
oppure, al vocati vo, pu esprimere un'invocazione
a Dio )} (Sal 5,11 ; 51,3 ecc.). Tuttavia il termine
non sign ifica solo (i l) Dio l), ma anche (gli )
dei )} (111/1). Nel seguito della nostra esposizione
- tenendo presente che a causa delle numerose ricorrenze la ci tazione dei testi potr essere in genere solo esemplificati'va - per quanto riguarda
l' uso del termine verranno trattati in 111/1-7 gl i
aspetti prevalentemente grammatical i-semasiologici e storico-religiosi, in IV /1 -6 quelli prevalentemente teologici .
Il ''''/ohim viene adoperato per divinit straniere, con un genitivo che indica l'ambiente in cui
esse sono venerate: dei d' Egitto )} (Es 12,12; Ger
43 ,12s.; cfr. Giud 10,6; 2Re 17,31 Q; 18 ,34s.;
2Cron 28,23). In altre espressioni si d rilievo
all'escl usivit e all 'assenza di raffigu razioni, caratteristiche dell 'autentica adorazione di Dio: dei
degli stranieri )} (Gen 35 ,2.4; Giud 10,16; ISam
7,3; cfr. Deut 31,16; Ger 5,19), dei dei popoli >)
(Deut 6,14; Giud 2,12; Sal 96,5; cfr. 2Re 19 ,12
ecc.), dei delle nazioni >) (2 Re 18,35; gli assi ri rispetto a Jahwe 17,26s.), dei della terra )} (Sof
2,11), altri dei )} (Os 3,1; frequente in Deut , Dtr,
Ger - da intendere in parte co me singolare, cfr.
1II /2?), tutti gli dei)} (Es 18, 11 ; Sal 95 ,3; 96,4;
97,7.9; 2Cron 2,4), dei d'argento e d'oro )} (Es
20,23; cfr. 34,17; Lev 19,4).
La forma plurale viene usata anche per singole divinit
straniere (Giud Il,24; 2Re 1,2; 19,37; cfr. Am 5,26 l'astro
del vostro dio ; 8,14; Num 25,2; sing.: Dan Il ,37ss.; Deut
32,17), ma anche per la divinil femminile Astane (IRe
Il ,5.33;cfr. ICron 10,IOcon lSam 31 ,10), poich manca in
ebraico un'espressione per dea l>.
21 Come designazione del Dio d'Israele ''''/ohi m
viene di norma costruito col sing. (Gen 1,1; Sal
7,10; 2Re 19 ,4), pu per essere unito anche ad un
attributo o ad un predicato plurale, senza che il significato cambi. Talvolta le due possibilit coesistono assieme: ''''/ohim ~ajjim Dio vivente }}
(Deut 5,26; lSam 17,26.36; Ger 10,10; 23 ,36) e anche ''''/ohi m ~aj (2 Re 19,4.16; cfr. 2Sam 2,27),
Dio santo )} (Gios 24,19 accanto a ISam 6,20);
cfr. anche Deut 4,7; ISam 4,8; 28 ,13; Sal 58 ,12
(G K 132h; Ka nig, Syntax 263c). Le ricorrenze
col verbo al plurale (a prescindere da IRe 19,2;
20,10, dove come in ISam 4,8 chi parla non appa rtiene ad Israele) sono in genere ambigue: Gen
20,13 E (al riguardo H.Strack, Die Genesis, ' 1905 ,
77); 35,7 E (cfr. Gunkel , Gen 224); cfr. 31 ,53 J; Es
22 ,8; I Sam 2,25. La formul a di confessione I Re
12 ,28 , come anche Es 32A.8, vol ut amente ambigua, per st igmatizzare come idolatria la venerazione del toro. In seguito la costruzione al plurale
viene evi tata per timore di equi voco )} (cfr.
Neem 9,18 con Es 32 ,4.8; ICron 17,2 1 con 2Sam
O0.,~ '''/oll;m DIO

136

7,23; GK 145i). Queste parti colari t lingui sti che


non permett ono di trarre conseg uenze stori co- rehglose su di un politeismo originario di Israele, che
SI sarebbe conservato soprat tutto nell' Elohista.
3/ Il significato di ''''/him si estende , oltre che
a DIO , a divinit protettrici, ag li spiriti dei
mort i, fin o ad assumere un uso traslato , e anche
Il senso atte nuato di un superl ativo .

Secondo Es 21,6 (abbreviato DeuI 15, 17) uno schiavo


che vuoi nmanere coslantemente presso il padrone,
VIene condotto, per ricevere un segno , dava nti a Dio

oppure alla porta . ''''/ohim sono qui le divin it domesllche protettrici della famiglia (cfr. Gen 31,30; anche
GlUd 18,24). In senso analogo sono da intendersi le prescnZlonI di Es 22,7s.: m questioni giuridiche private e irr~;o~v,!>,li CI S.' nvolgeva un tempo agli dei dome tici
( /0/11 III ha Il significato di giudici anche in Es
18,19; 22,27; ISam 2,25; Sal 82,1; non in 138,1; cfr.
A.E.Drafl1<orn ,.JBL 76, 1957, 216-224; H.W.JUngling,
Der Tod der Gotter, 1969, 24ss.; W.Beyerlin , Die Rettung der Bedriingten in den Feindpsalmen der Einzelnen a;,f mstllut lonelle Zusammenhange untersucht
1970, )6s.).
,
Gli spiriti dei morti possono essere chiamati "'/ohill7
( ISam 28,13; Is 8,.19; cfr. Mi 3,7?), sebbene non possano
per propna ml zlatlva mtervenl re nella vita deg li uomini ,
ma possano solo parlare (di nOlle) se sono interrogati e
(non?stante ISam 28, 14) non riceva no nessun cul to (cfr.
L.Wachter, Der Tod im AT , 1967, 192).
In determmate espressioni composte come uomo di
D,o 0 spiri to di Dio (vd. SI. 111/6) "'/ohim ha forse
solo Il senso II1debolito di di vino o perfino demoniaco .

Il re viene chiamato ,"'/ohi m nel passo contestato di Sal


45.-7- Zac 12,8 promette per quel giorno l): persi no il
plU debole a bllante di Gerusalemme diventer forte
_come Davide, e la casa di Davide diventer come ''''/6hl/n , che una glossa allenua in angelo di Jahwe (G iud
,121'~h2_ a)1 contrano designa l'angelo di Jahwe come
o

1m .

Si ha un senso figurato e traslato di ," /ohi m quando si


precisa la relazione che intercorre tra Mos in quanto
assegna ~el compi ti, e Aronne che parla cO~le profeta:
egli sara per te la bocca, e tu sarai per lui Dio (Es
4,16; cfr. 7, 1).
AI pari di 'e/ ( III /4) anche '''/ohim pu essere usato in
fun Zione comparall ~a: montagna di Dio .(Sal 68,16;
cfr. 36,7), una citta grande per Dio ( = oltre misura)
(Giona 3,3), sapienza di Dio (l Re 3,28), spavento
di DIo ,~~a~ 14,15; cfr. Gen 35,5; 2Cron 20,29). Qui
lUllav.,a /oh, m non perde del tutto il suo significato
polche la com parazione consiste nel porre in rel azio n~
con DIO la Cosa (o la persona) m quest ione, p.e. tuono
ternbile ( = mVlato da Dio?) (Es 9,28; cfr. 9,23), oppure
accampamento di D,o (Gen 32 ,3; ICron 12,23); cfr
anche pnnclpe di D,o (Gen 23,6), battaglie di Dio );
(Gen 30,8), fuoco di D,o (2 Re 1,12; Giob 1,16), forse
soffio di D,o (Gen 1,2), favore di Dio (vd. sI. 111/7)"
~u ~uesto punto recentemente D.W.Thomas, VT 3, 1953:
()9 224, 18, 1968, 120- 124; F.Dexmger, Sturz der Gotter.
sohne oder Engel vor der Sintflut? 1966 41ss Perci 'l
sens~ della parola '''/ohi m nella maior p; rte d~i casi no~
SI puo stabilire con sicurezza; ci sono varie sfumature. Inol.
t~ ognuna di tal.' espressioni composte va spiegata in base
a a sua ongmei m pane esse sono gi note da un punto di
~,srdta sto(ncfo-religloso, m pane si trana invece di formazioni
a Ive Cr. anche 111/5).
137

O'0'''~ ''' /ohlm DIO

4/ Le trad izioni pi anti che in cui ''''/him sal.


da mente radicato sono quelle dei nomi degli dei
del padn e dell a montagna di Di o . AI contra.
no sembra ch e la tradi zione dell a guerra di
J a h~ve ~n ong1l1e non conoscesse il termine, po.
Iche nell espressione popolo di Dio , che desio
gna le milIZIe (G lud 20,2 ri spett o a 5, 11 .13 popolo di Jahwe ; cfr. 2Sa m 14 ,13), e nell 'esclama.
zlone DIO ha dato i nemici nelle vostre mani
(G lud 7,14; 8,3; 18, 10; cfr. ISam 23 ,14), 'fR/him
subentrato al nome di Jahwe oppu re all ' io divino
(cfr. G. vo n Rad, Der Heilige Krieg im alten
Israel, ' 1958 , 7ss.).
Nella trad izione dei patriarchi (-'ab IV / I) '''/ohim
ncorre 111 due espressioni distinte, risalenti entrambi ad un periodo molto antico: Dio di
mi o/ tuo padre (Gen 31 ,5.29 txt em; 46,3; cfr. Es
15,2; 18,4 ecc.) e Di o di Abramo (Gen 31,42 ),
ment re Dto di miO pad re Abramo (32, 10; cfr.
26,24 ecc.) rappresenta una form a mista. Nel giu.
ramento che Giacobbe e Laban si prestano a vicenda dopo aver concluso un patto riguardante i
confilll , entrambi i co ntraenti in voca no il loro Dio
come custode del trattato: il Dio di Abramo e il
Dio di Nacor debbono giudi ca re tra noi (Gen
31,53). Qui si pu ancora vedere come le due divi nit fossero un tempo distinte mentre una
glossa sembra ricondurl e ambedu~ al Dio del
loro padre . Sono chiaramente posteriori le formulazlOllI come Di o di tuo padre, Dio di
Abramo, DIO di Isacco, Dio di Giacobbe (Es
3,6), oppure Dio dei vostri padri (3 ,13. 15s. ; cfr.
4,5),. che collega no tra loro i si ngoli dei dei padri
e li .Identlfica no con Jahwe. L'A T pur con differenti deSignazioni si riferi sce escl usivamente al
Dio di Israele, per cui solo contro il senso attuale
dei testi si pu ri salire ad una forma precedente,
e nel S1l1g011 casi difficile stabilire fino a che
punto la trad izione sussista ancora nel suo stadio
primitivo (cfr. sul Di o dei padri, dopo Alt , KS 1,178, la blbliogr. in K.T. A ndersen StTh 16 1962
170-188; M.Haran, ASTI 4, 1965',30-55). '
,
In seguito, nei discorsi di apertura e di chiusura del Deut e spec ialmente nelle Cron sono molto frequenti designazioni co me ' Dio dei
tuoi /suoi/nostri/vostri padri o sim., che espri mono Il legame dell a propria fede co n la trad iZIOne. Ma anche l'espress ione Dio di Giacobbe , la cui antichit resta indefinit a (e lo
stesso vale per Dio di Isacco , Gen 28 ,3), acquista una notevole import anza, particolarmente nel
culto (2Sam 23 ,1; Is 2,3; Sal 20,2; 46,8. 12; 84,9
ecc.; G. Wanke, Die Zionstheologie der Korachiten 111 Ihrem traditi onsgeschichtlichen Zusammenhang, 1966, 54ss.); cfr. Di o di Abramo in
Sal 47 ,10 (IRe 18,36). Hanno una forma anal oga
le espressioni Dio di tuo padre Dav ide (2 Re
20,5 = Is 38 ,5; 2Cron 21 ,12 ), Di o di Eli a (2 Re
2,14), ma anche Di o di Sem (Gen 9,26).
Co me Il DIO dei padri , corrispondentemente al
suo nome, legato agli uomini , cosi anche la tra
di Zione della montagna di Dio (Es 3, 1; 4,27;
138

18 ,5; 24,13 , in parte E) esprime il legame di un dio


con una localit, che si deve visitare per sperimentare la presenza divina. Poi ch (eccettuato Es
24,13) le narrazioni del Sinai e della montagna di Dio sono tra loro distinte, non del tutto
chiaro se le due tradizioni si riferisca no allo stesso
luogo. Nel caso che abbiano avuto un'origine comune, sarebbe ancor pi sorprendente constatare
quanto si siano poi staccate fra loro. La tradizione
della montagna di Dio ambientata tra i madianiti (cfr. la comunit cultuale di Es 18 ,12), di
cui tace la narrazione del Sinai; essa per non presenta alcuna teofania corrispondente a Es 19 , 16ss.
(cfr. tutt'al pi Es 3).
5/ Soprattutto nelle tradizioni di Gerusalemme
sopravvivono determinate concezioni mitiche
dell 'antico Oriente, che si manifestano nelle
espressioni citt di Dio (Sal 46,5; 48 ,2.9; 87 ,3),
fium e di Dio (Sal 65 ,10), montagna di Dio
(Ez 28 ,14.16; cfr. 28 ,2; Sal 68 ,16; IRe 19,8), giardino di Dio (Ez 28 ,13; 31 ,8s.; cfr. Is 51,3); cfr.
anche nell a tradi zione di Mos verga di Dio
(Es 4,20; 17,9), dito di Dio (Es 8,15 ; 31 ,18;
Deut 9,10) e scrittura di Dio (Es 32,16). Come
i bene 'e/im - un'espressione attestata anche al di
fuori dell'A T e perci forse pi antica - anche i
bene '''/8him (Gen 6,2.4; Giob 1,6; 2,1; 38 ,7; cfr.
Dan 3,25) sono i figli di Dio sottomessi a
Jahwe, ossia esseri divini .
Nel raccomo mitico Gen 6,1-4 ad essi attribuito un potere ancora pi grande di quello che hanno nella cornice
narrativa del libro di Giobbe, dove formano ancora soltanto un'assemblea celeste sottomessa. Tuttavia anche
nella narrazione del matrimonio degli angeli si elimina la concezione su cui ci si fonda, e cio che
dall'unione tra dei ed esseri umani nacquero i giganti ; il
mito rielaborato secondo la visione che Israele ha della
propria storia, per mettere in luce la responsabilit e la
colpa dell'uomo.
Anche altrove Israele ha subordinato a Dio potenze st ra
niere. Per esempio nella scena mitica di giudizio del Sal
82 si pronuncia sugli dei (v. 1.6 "'/ohim) la sentenza
di morte, perch essi non sono capaci di render giustizia
all'indigente (Sal 58,2ss.).
6/ significativo il fatto che le espressioni a ca
rattere mitico sopra citate, come pure la form a su
perlativa (vd. sp. 111/3: cfr. anche IV /5), solo raramente siano formate col nome Jahwe e quasI
sempre con l'appellativo Dio . Soprattutto, ,fR/_
him ricorre con frequenza sorprendente in espres sioni composte orm ai fisse , specialmente nel linguaggio arcaico gi preformato (su 111/6-7 cfr.
F.Baumgartel , Elohim ausserhalb des Pentateuch,
19 14). Come nell ' AT non si conosce un'espressione fi gli di Jahwe analoga a fi gli di Di o
(forse si respi nge a questo modo la concezione di
una paternit, che vi sottintesa), cosi manca, parallelamente all 'espressione 'rs (ha) ''''/him
uomo di Dio , una designazione analoga con
Jahwe. Altre espressioni composte sono pi o
meno riservate a ''''/him o acquistano una carat-

139

teristica particolare con questo termine usalO


come nome comune.
Il titolo uomo di Dio (che non attestato al
plur. ) ricorre soprattutto nelle narrazioni di Elia e
specialmente di Eli seo, le quali designano i profeti
come operatori di prodigi (a partire da I Re 17 ,18);
esso ncorre tra l'al tro anche per Samuele ( ISam
9,6ss.) e fu applicato a Mos ( Deut 33,1 ; Gios
14,6; Sal 90,1; ICron 23 ,14; 2Cron 30,16; Esd 32)
e in Cron a Dav ide (2C ron 8, 14; Neem 12,24.36;
cfr. anche R.Rendtorff, ThW VI , 809). Cfr.
espressioni analoghe, come consacrato di Dio
(Giud 13 ,5 .7; 16 ,17) o principe di Dio (Gen
23,6).
La designazione comune arca di Dio (lSam
3,3; 4,ll s.) potrebbe essere pi antica del nome
specificamente israelitico arca di Jahwe (Dio degli eserciti ) ( l Sam 4,6; 2Sam 6,2). Espressioni simili sono anche arca dell 'alleanza di Dio (Giud
20,27), arca del Dio d' Israele ( ISam 5,7ss.; cfr.
J.Maier, Das alti sraelitische Ladeheiligtum , 1965 ,
82ss.).
Casa di Dio (Gen 28,17.22; Giud 9,27; 17,5;
18 ,31 ; cfr. Ger 43 ,12s. ecc.) di venta nell 'opera storica del cronista un termine frequente per indicare
il tempio (Esd 1,4; 4,24ss. ecc.), sebbene non sia
chiaro perch tale espressione si alterni con casa
di Jahwe (p.e. 2Cron 28 ,24 ). Il titolo sov rintendente (nagid) della casa di Di o (Neem Il ,Il ;
ICron 9,11; 2Cron 31 ,13; 35 ,8) rimane per fisso.
Nel nome cibo di Dio (Lev 21 ,6.8.17.2 15.;
22,25) si conservata una concezione arcaica del
sacrificio , che in queste leggi ci tate viene in parte
illustrata con l'espressione meno imbarazzante
'isse Jh wh sacrifici di fuoco per Jahwe ; cfr. designazioni simili in Lev 21 ,12; 23 ,14; um 6,7;
forse Sal 51,19.
In Ezechiele ( l ,l ; 8,3; 40,2; cfr. 11 ,24; 43 ,3) si
trova l'espressione fi ssa visioni di Di o per indicare l'accoglimento della rivelazione profetica.
Lo spirito di Dio (- niaiJ) viene sul profeta
(N um 24,2; ISam 10,10; Il ,6; 19,20.23; Ez Il ,24;
2Cron 15, 1; 24,20), concede sapi enza (Gen 41 ,38;
Es 31 ,3; 35 ,3 1) e rende capaci di interpretare i sogni (cfr. Dan 4,6 spirito degl i dei santi con
2,28.4 7), ma rappresenta anche la forza vitale
dell' uomo (Giob 27 ,3). In ISam 16,14-16 (cfr.
16,23; 18 ,10) uno spirito malvagio inviato da
Jahwe viene di stinto come spirito di Dio dallo
spirito di Jahwe . Forse qu i ' fR /8him ha il significato attenuato di divino-demoniaco.
Anche altre espressioni sembrano rappresentare
modi di dire fissi , per quanto esse non si limitino
per null a all a cost ruzione con ' ''/8him, come timorato di Dio (Gen 22 ,12; Es 18,21 ; Giob l ,l;
Ecc1e 7,18 ecc.), temere Dio (Es 1,17.2 1; Giob
1,9 ecc.), maledire (opp. eufemistica mente: benedire) Dio (ISam 3, 13 txt em ; Giob 1,5; 2,9;
cfr. Deut 21,23 maledi zione di Di o ), interroga re Dio (Giud 18,5; 20,18; ISam 14,36s.),
detlO di Dio (Gi ud 3,20; ISam 9,27; 2Sam
16 ,23; cfr. I Re 12,22: Mi 3,7) oppu re conoscenza
O '0.,~ '"'/ohi m DIO

140

di Dio (Os 4, I; 6,6; Prov 2,5). Tal i connessioni


si riferiscono talvolta intenziona lmente all a divinit (cfr. anche la negazione di Dio st. IV/5).

7/ ' '''/ohlm ricorre inoltre in modi di dire piti o


meno fissi , come Dio mi faccia questo e questo
o slm . (ISam 3,17 ecc.; plurale nel caso di non
israeliti: I Re 19,2; 20,10; diversamente ISam
20,13 ; Rut 1,17), maledire (opp. eufemisti camente: benedire) Dio e il re (I Re 21 ,10.13; cfr.
Is 8,21; Es 22 ,27; diversamente Prov 24,21), e
forse concedere favore divino ( = un servizio cantatevole) a qualcuno (2Sa m 9,3; cfr. 2,5; diversamente ISam 20,14), ecc. Una parte di quest i usi
potrebbe essere stata freq uente anche nell ' ambiente vicino ad Israele.
La formul a quando ''''/ohim distrusse(ro?) Sodoma e
Gomorra (Is 13,19; Ger 50,40; Am 4,11 ; cfr. Deut
29,22; Is 1,7 txt em; Ger 49,18) forse di provenienza
pre.lsraeh~lca ,. se in origine si vedeva in un'altra divinit

(o m altn del) la causa della distruzione delle due locaIna, mentre la saga Gen 18s. attribuisce gi il fatto a
Jahwe.
L'espressione angelo di Dio (Gen 21 ,17; 28 ,12 plur.;
GlUd 6,20 ecc.), plU rara nspetto ad angelo di Jahwe
(--mal'ak) e u s~ta per designare il messaggero inviato da
DIO,SI trova plU volte nel paragoni quasi con valore proverblale (GlUd 13,6; ISam 29,9; 2Sam 14 ,17.20' 1928'
diversamente Zac 12,8).
, , ,
Come la sciagura che sopraggiunge su di uno ritenuta
mandata dalla mano di Dio): (lSam 5,11 ; Giob 19,21),
COSI nel. penodo postesllico I espressione la (buona)
mano di DIOsu di me o slm. descri ve la provvidenza
benevola di Dio(Esd 7,6.9.28; 8,18.22.31; Neem 2,8.18).
Lo strumento Viene giudicato ogni volta in base ai suoi
etTettl.
Va forse ancora ricordata la duplice espressione dei e
uomini (G lud 9,9.13) app. lottare con 'lP/ohim e uomini (Gen 32,29; cfr. Os 12,4). Proprio in quest'ultimo
c~ SI eVita Il nome Jahwe; inoltre il significato di '. '/0_
/1In/ resta mceno, dato che la tradizione del racconto di Penuel ha una storia complicata.

IV / Il In determinate espressioni composte


Oppure quando unito ad un suffisso, ' lP/ohi
e~pnme la . relazl?ne tra Dio e il popolo. Dio
d Israele e senz altro un'espressione fissa (tutte
le Cl\aZlonl IO c.Steuernagel, FS Wellhausen
1914, 329ss.). La sua prima attestazione allend ibile e Il cantico di Debora, del periodo piti antico
del giudiCI (GlUd 5,3.5).

n;

Non si conosce l'antichit dei passi Gen 33,20; Gios


8,30, 24,2.23,.da CUI SI potrebbe ricavare il nome cultuale
di una dlvln lta venerata in Sichem (cfr. p.e. M.Noth
Das System der zwolf Stiimme Israels, 1930, 93s.), poi~
che la struttura della formu la di Gen 33,20 diversa da
quella degli altn nomi divini formati con '/(--'e /1I1I2)
e Il periodo di compoSIzione di Gios 8 e 24 incerto. La
f~rmula non sembra essere per nulla originaria nell'am.
bno della tradizione .del Sinai (Es 24,10; cfr. S,I; 34,23).
Essa Viene usata plU spesso verso il periodo dell 'esilio
(Introdu zioni di discorsi in Ger, Cron ecc.). Si trova inol tre In contesti del tutto di versi tra loro, come nella dossologla e nella preghiera ( IRe 8,15.23; 2Re 1915) nel
giuramento ( I Re 17,1) ecc. 11 profeta Ezechiele, ~I tr~ alla
fo rmu lazione usuale gloria (-kbd) di Jahwe (1 ,28
141

O'0'''~ ''' /ohlm DIO

ecc.), conosce quella singolare di gloria del Dio


d' Israele (8,4; 9,3; 10,19; 43,2).
Costruzioni si mili sono Dio degli ebrei (Es 3 18 ecc)
oppure Dio di Giacobbe (vd. sp. 111 /4). '
.,
2/
Piti spesso la relazione tra Dio e il popolo
viene espressa con ''''/oh/m unito ad un suffisso
11 tuo/ nostro/vostro Dio o sim . (p.e. Gios
24 ,17s.27; Es 32,4.8; Giud 11 ,24; Mi 4,5; di dei
stramen: ISam 5,7; Ger 48 ,35); anche la relazione
con Il slOgolo viene espressa con mio Dio .
11 sig nificato .di tali forme ampliate con pronomi (cfr.
Rut 1,16) puo qUI essere indicato solo con esempi. La
contrapposizione tra Mos e il faraone si esprime pi
volte con l'alternanza nostro - vostro Dio (Es
8,2Iss.; 10,16s.25s.). - Nel secondo incontro con Acaz
Isaia (7, 10-1 7) prega il re: chiedi un segno per te da
Jahwe, tuo 0'0 ' Poich Acaz si rifiuta, il profeta chiede
minaCCIoso: per voi troppo poco stancare gli uomini ,
che volete stancare anche " mio Dio?. Con il rifiuto
dell 'otTerta si nega anche la promessa il tuo Dio . - 11
Deuteroisaia, in un periodo in cui sembra essere distrutta la comu nit tra Dio e il popolo, secondo il giudiZIOannunziato dai profeti suoi predecessori inizia la sua
predicazione con il grido: consolate con~olate il mio
popolo, dice il voslro Dio ' (I s 40,1; cfr. 40,8 la parola
dellloslroDio ). Egli muta probabilmente la proclamazione tradiZionale Jahwe di ventato re in il 1/10 Dio
diventato re (52,7) e fa gi trasmettere la notizia da
un. messaggero: ecco il vOSlro Dio' (40,9; cfr. 35,4). Gla nella promessa di Osea (2 ,25) l'invocazione del po
polo mio Dio riassume tutto ci che il tempo della
salveZLa apporter (si milmente Zac 139' Is 25 9 il nostro Dio ). Soprattutto in Osea so~~ freq~enti tali
forme coi suffissi; i testi deuteronomici e deuteronomistici inculcano ancora di pi ad Israele che Jahwe il
tuo/vostro Dio .
Il grido mio Dio (cfr. ls 40,27 ecc.), che in Os 2,25 ha
un senso collettivo , spesso invocazione del si ngolo,
che nella sua necessit inizia con esso il lamento verso
Dio, ed esprime fiducia , speranza e ringraziamento (Sal
3,8; 5,3; 7,2.4; 22,3; 25,2; 38,22; 91,2; IRe 17,20s.; Dan
9, 18s. ecc.; cfr. O.Eissfeldt, Mein Gott im AT,
ZAW 61 , 1945-48,3-16 = KS 111 , 35-47). La formula di
confeSSione tu sei il mio/ nostro Dio un ampliamento (SaI3!.,15; 86,2; 143,10; Is 25,1 app. 2Cron 14,10;
nvolta ad un Immagine divi na: Is 44 17' cfr. Gen 31 30'
Giud 18,24).
' ,
, ,

3/ Infine le forme di ''''/oh/m con suffisso sono


alla base della cd. formula di autopresentazione
IO sono J ahwe, il tuo/vostro Dio , e della cd.
formul a di alleanza io sar il loro Dio ed essi saranno il mio popolo .
'
La formula di autopresentazione io sono... ,
usuale nell' Oriente antico, in Israele stata appli cata a Jahwe ed stata ampli ata con il complemen to 11 tuo/vostro Dio (verso la cd. formula
di benevolenza); essa compare nell' AT in con testi
differenti e con vario sign ificato ( in parte giustifi cata anche la traduzione: io Jahwe sono il tuo
Dio ). Si riferisce spesso alla ; tori a, spec ialmente
agli avvenimenti in Egitto (Os 12 ,10; 13,4; Sal
8l,II), e nel decalogo il solenne discorso di Dio in
pnma persona costituisce l'introduzione da cui derivano i si ngoli comandamenti (Es 20,2; cfr. Giud

142

6,10). Le ricorrenze piti frequenti de ll ' espr~ssio n e


appartengono anche qUI al penodo dell esilIO;
essa infatti compa re spesso nell o scntto sacerdotale, special mente nel codice di santit (Lev 18,2
ecc.) e in Ezechiele (20 ,5 ecc.). Quando SI dice anche riconoscere che (Es 6,7 P; Ez 20,20
ecc.; - jd'), l'io divino diventa lo scopo dell a conoscenza umana ; cfr. W.Zimmerli , GO Il ss.4 lss.
125s.; K.Elliger, Kleine Schriften zum AT, 1966 ,
211-231.
La for mula di alleanza , che (a partire piti o meno
dalla fine del periodo preesilico) si trova in forme
diverse sia nell a tradizione tardiva di Mos ( Deut
26,17s.; 29,12; Es 6,7 P ecc.) sia nelle promesse
profetiche (Ger 31,33; Ez 11 ,20 ecc.), afferm a la
costante o (in modo critico) l'esclusivamente futura identit di Jahwe con il Dio d' Israele e di
Israele con il popolo di Dio, cfr. R.Smend , Die
Bundesformel , 1963.

4/ ''''/oh/m viene specificato in molti modi ,


spesso con espressioni in stato costrutto come
Dio del cielo , Dio del mio soccorso , piti di
rado mediante aggetti vi: il Dio gi usto , il Dio
vivente , o sim. Nei singoli casi si enuncia a questa maniera come Dio o come egli appare.
Dio del cielo si trova come apposizione del
nome Jahwe oppure al suo posto, se si prescinde
da Gen 24,7 (v. 3 Dio del cielo e della terra ),
solo in periodo postesilico (Giona 1,9; Esd 1,2 =
2Cron 36,23; Neem l ,4s. ecc.; aram.: Dan 2,18s.
ecc.; cfr. Sal 136,26), soprattutto nelle relazioni
con gli stranieri o quando si parla in loro presenza.
La designazione sorta probabilmente sotto l'i nflu sso persiano, in ogni caso serve per trattare con
l'amministrazione persiana (cfr. il titolo di Esd ra
scriba della legge del Dio del cielo Esd 7, 12).
Tuttavia in Israele gi da tempo diffusa la concezione che Dio dimora nel cielo (-samjim), e in
Mi 6,6 Jahwe chiamato Dio delle altezze . Poich questa espressione piuttosto singolare, non
si pu decidere fino a che punto rappresenti una
designazione di Dio comune in Gerusalemme
(cfr. Sal 92,9; Gios 2,11 ecc.).
Similmente al tre espressioni composte accentuano
in diversi modi l'universalit di Dio e l' ambito del
suo agire, cos Dio dell'eternit (ls 40,28; cfr.
Gen 31,33; Deut 33 ,27; -'o/am) oppure Dio di
ogni carne (Ger 32,27; cfr. Num 16,22; 27 ,16).
Forse si deve accennare qui anche al nome frequente Jahwe (Dio) sebaoth (2Sam 5,10 ecc.;
-$aba' ; cfr. I Sam 17,45 Dio delle sch iere
d' Israele ), che vuole certamente esaltare la potenza di Jahwe, ma il cui significato piti preciso
incerto.
L'invocazione Dio della mia salvezza o sim.,
che esprime fiducia, gi un'espressione fissa (Sal
18,47; 24,5; 27 ,9; 65 ,6; 79,9; 85 ,5; Is 17,10; Mi 7,7
ecc.), che pu essere dettata dall'esperienza o
dall'attesa; cfr. Dio del mio soccorso (Sal
51,16; diversamente 88,2), Dio della fedelt (ls
65,16) ecc. Anche il nome Dio del diritto (ls
143

30,18) pu affermare la grazia o la misericordia di Di o (diversamente Mal 2,17).


Le espressioni in stato costrutto sostit uiscono
spesso degli aggettivi (p.e. Sal 59 ,11.18 Dio della
mi a grazia = mio Dio beni gno ); anche gli aggetti vi per sono frequenti (vd . sp. 111/2). Il Dio
vivente con il suo intervento liberatore ( ISam
17,26.36; 2Re 19,4. 16; cfr. Dan 6,21.27 ) si dimostra il vero Dio (Ger 10,10; cfr. 2Cron 15 ,3), ed
anche capace di mutare l'angustia del singolo
(Sa l 42 ,3).
5/ Con il termine ' '''/oh/m, la divinit di Dio o
la sua relazione con gli uomini diventa tematica in
alcuni testi in una maniera particolare. ella confessione Jh wh hil ha' lP/oh/m Jahwe (il vero,
unico) Dio ( Deut 4,35.39; I Re 8,60; 18,39; cfr.
Deut 7,9; 10,17; Gios 2,11 ; Sal 100,3 ecc.; come
invocazione: 2Sam 7,28 = ICron 17,26; 2Re
19 ,15. 19; eem 9,7) si risente ancora la contesa
di Jahwe con altri dei, anche se nel frattempo la
sua adorazione di venuta escl usiva. Come gi
nelle affermazioni di incomparabilit (2Sam
7,22 = I Cron 17,20; Is 44 ,6.8; 45 ,5. 14.21 ; 64,3;
cfr. 2Re 5,15 ; Deut 32 ,19 ecc.; cfr. C.J .Labuschagne, The Incomparability of Yahweh in the OT,
1966), si conferma contro possi bili dubbi la verit
della divinit di Dio; anche l'esp ressione Dio degli dei (Deut 10,17; Sal 136,2; cfr. Dan 2,47), che
equivale ad un superlativo, ha un significato analogo.
L'accostamento si ngolare Jh wh ," /ohi m ricorre pi volte,
anche all'infuori di Gen 2,4b - 3,23 (solo 'lP/oh/m :
3,lb.3.5); cfr. Es 9,30; 2Sam 7,25; Giona 4,6; Sal 72,18;
84,12; ICron 17,16s.; cfr. anche 22 ,1 ecc. Anche se il
nome doppio nel racconto jahvista della creazione e del
paradiso dovesse attribuirsi all'influsso di 'lP/ohi m del
racconto sacerdotale della creazione, resterebbero sempre del tutto inspiegabili le altre ricorrenze (bisogna leggere Jahwe il vero dio anzich Jahwe degli dei );
cfr. recentemente O.H.Steck, Die Paradieserzahlung ,
1970, 28 n. 35.

Come 'iY(cfr. ivi IV/4), cos anche ' lP/oh/m, sebbene in modo non cos accentuato, pu servire ad
esprimere la differenza tra Dio e l' uomo (p.e. Gen
30,2; 45 ,8; 50, 19; 2Re 5,7; Sal 82 ,6; cfr. Giob 4,17;
Mal 3,8) oppure tra Dio e non-Dio ( Deut
32 ,17; 2Cron 13 ,9 ecc.). Criterio l'efficacia: gli
dei stranieri sono buoni a nulla (Ger 2,11 /0
' '''/oh/m ; cfr. 5,7; 16,20), opera dell' uomo (2 Re
19 ,18 = Is 37,19; 2Cron 32 ,19; cfr. Os 8,6 e la formulazione fare degli dei Es 20,23; 32,1; Ger
16,20 ecc.). Analogamente, una negazione di Dio
( non c' alcun Dio Sal 10,4; 14 ,1 = 53,2; cfr.
10,13; 36,2) non contesta l'esistenza, ma l' agire di
Dio sull a terra, come del resto la domanda dov'
il tuo Dio? (Sal 42 ,4.11 ; cfr. 79,10; 115 ,2; Gioe
2,17) si riferisce all ' apparire della sua potenza soccorritri ce.
Mentre il serpente nel racconto del paradiso promette all'uomo di essere come Dio (Gen 3,5;
l'espressione resta ambi gua, poich la tradi zione
O'0.,~ ''''tollln! DIO

144

risale a concezioni mit iche dell'antico Oriente, cfr.


Ez 28,2.9. 13), Dio conferma questa promessa ma
la attenua in essere come uno di noi (3,22).
L'eguaglianza con Dio viene riconosciuta solo
come eguaglianza con gli esseri celesti. Invece i
LXX (cfr. anche in Sal 97,7; 138,1) esprimono tale
attenuazione gi a proposito dell ' uomo creato ad
immag ine di Dio
(W.H.Schmidt , Die
Schiipfungsgeschichte der Priesterschrift , ' 1967,
141 ). L'AT stesso non restringe in alcun modo
l'affermazione che l'uomo stato creato come
imm agine di Dio (ossia come rappresentante, vicario , luogotenente di Dio)( Gen I ,26s.; S, l ; 9,6 P;
-~d:lrem ). Del resto il Sal 8, in contesto simile, paragona l' uomo con Dio (v. 6) e non con
Jahwe (v. 2), e sembra utilizzare cosi la diffe renza tra il nome proprio e il nome comune per
salvaguardare la specificit di Jahwe. Forse
quest'uso influenzato da quel particolare modo
di parl are che - come avviene per altre espressioni
fi sse con ''''Iohim (sp. 111/6-7) - considera la relazione dell ' uomo con Dio e non con Jahwe l).
In ogni caso tale differenza non vale per il racconto sacerdotale della storia delle origini , in
quanto esso designa Dio solo come ''''Iohim.
61 In diverse parti dell ' AT si usa di proposito
per designare Dio non il nome Jahwe, ma ''''Iohim
(con o senza articolo): in due fonti del Pentateuco,
l'elohlsta e la sacerdotale, nel cd. salterio elohista,
nell' EcclesIaste e parz. nelle Cronache (sul libro di
Giobbe vd . sp. II). Dal lato negati vo , poich si usa
il termine comune Dio e si ev ita il nome proprio, viene meno la caratteristica particolare di
Israele, ma dal lato positivo si pu difficilmente
scorgere in queste opere letterarie una tendenza
comune, poich mancano punti di riferimento sicuri su cui fondare quest' uso linguistico. Si vuole
forse esprimere l' universalit di Dio? Poich i singoli scritti risalgono a periodi cosi distanti tra loro
si pu pensare che i motivi e le giustificazioni
siano molteplici.

Probabilmente l' Elohista usa la parola ''''/oh/m (Gen


20,3.6 ecc.) non in modo esclusivo, ma solo in una grandIssIma parte dei casi, e perci talvolta (specialmente
dopo la rivelazione a Mos Es 3,14) si attiene al nome
Jahwe (cfr. recentemente H.Seebass, Der Erzvater
Israel..., 1966J 56 n. 4). Seguendo questo indizio si perSInOvoluto dIstInguere due strati elohisti ; tuttavia meglio pensare ad un influsso del normale modo di esprimerSI oppure anche ad un Influsso successivo delle altre
fonti . - L'uso di ''''/oh/m non pu essere interpretato
come reSIduo dI un antIco politeismo di Israele (cfr.
W.Elchrodt, Dle Quellen der Genesis 191 6 106ss.E. Kanig, Die Genesis, l.' 1925, 62ss.). PoiCh Ia'designa:
zione comune, almeno di regola, si conserva ancora

dopo Es 3,14, l' Elohista non ha voluto distinguere come


" Sacerdotale dI verse epoche di ri velazione. Forse egli
vuole accentuare la trascendenza di Dio (cfr. le appariZIOnI dI DIOIn sogno e mediante l'angelo di Dio l), sp.
1ll17), ma In definItI va ognI spiegazione resta fondata su
supposizioni incerte.
AI contrario probabile che il Sacerdotale voglia proclamare Il DIO d' Israele DIO dell'umanit, anzi dell'uni145

",~~ '~/i I NU LLIT A

verso, dato che nel racconto della creazione e della storia


primitiva fino alla ri velazione ad Abramo Gen 17,1(-'et
Il l! I) usa esclusivamente (e in seguito non in modo co.
slante) l'appellati vo ''''/oh/ m.
Nel salterio elohista (Sal 42-83) il fenomeno acquista
maggiore evidenza, poich il nome Jahwe, che si aveva
In origi ne, venne sosti tuito con il termine comune 'w/o h/m (cfr. Sal 53 cjJn Sal 14). Qualcosa di simile, linche se

con conseguenze di minore importanza, successo nelle


Cronache, nel riprendere alcuni testi dell 'opera storica
deuteronomistica (cfr. p.e. casa di Dio in 2Cron 4,11
con I Re 7,40; vd. sp. 1ll/6 e M.Rehm , Textkritische Un
tersuchungen zu den Parallelstellen der Samuel- K6nigsbiicher und der Chronik , 1937, 108s.; su i nomi frequenti Dio d' Israele e Dio dei padri vd. sp. 111/4;
IV/I ). Forse per questo periodo tardivo si pu gi supporre che il nome Jahwe abbia potuto passare in second'ordine, perch era superfluo distinguere tra il nome
proprio e il nome comune, in quanto si confessava.i l Dio
d' Israele come unico vero Signore dell'universo. A
quest'accentuazione della trascendenza e quindi della
di fferenza tra Dio e l' uomo (cfr. anche il libro di Giobbe)
pu essersi gi unito un certo riserbo nel pronunciare il
nome di Jahwe; tuttavia quest' ultimo, soprattutto nelle
Cronache, non fu ancora evitato del tutto. Infine anche
nell'Ecclesiaste la scelta dell a designazione di Dio pu
essere stata suggerita dal fatto che con il termine comune '''/ohim (in genere con l'articolo) si poteva dare
pi risalto all'onnipotenza di Dio rispetto alla nullit
dell'uomo.
V1 In compl esso quindi con il nome comune
''''Iohi m l' AT ha potuto comprendere ed annunciare il proprio Dio dell a stori a come Dio dell'universo. Sulla sopravvivenza dell' uso vtrt. nel giudaismo postbiblico e nel NT cfr. H.KleinknechtG.Quell - E. Stauffer - K.G.Kuhn , art. (k6,
ThW 111 ,65-123 (= GLNT lV ,31 7-474).
W. H. Schmidl

.,~~~ ""IiI NULLIT


La parola ''''Iii nullit l), attestata solo
nell ' AT e nella letteratura da esso dipendente, trova i suoi corrispondenti pi prossimi nelle
form azioni aggettivali acc., aram. e arabo della
radice 'II con il sign. di debole o sim . (cfr.
HAL S4a). Sui tentati vi di deri vazione, che sono
moltepli ci ma poco utili per stabilire il significato, cfr. Wildberger, BK X,102 (cfr. anche
J.A.Montgome ry, JAOS 56, 1936, 442 ). Per la
forma nominale (aramaizzante?) del termine
cfr. Wagner 122.
Una parola iII annientamento non attestata nell'ug.
(WUS nr. 216; UT nr. 184; contro Driver CML 136a;
Gray, Legacy 60; Herdner, CTCA 36, legge ora in 67
[= I"A Bl V,16 i/m ).
1/

21 '''Iii ricorre 20x nell' AT , di cui IOx solo in Is


(2,8. 18. 20.20; 10,10.11 ; 19,1.3 ; 31 ,7.7), 2x in Lev
(19,4; 26, I)e Sal (96,5 = l Cron 16,26; 97,7), Ix rispettivamente in Ger 14,14 Q; Ez 30,13; Ab 2,18;
l ac Il ,1 7; Giob 13 ,4.
146

Cfr. anche Ecci i Il ,3; lQM 14 ,1 (cfr. Is 19, 1);


lQ 22 1,8.
Correzioni testuali vengono proposte per Is 10,10; Ez
30,13; Zac Il ,17 (cfr. i comm.).

31 '''Iii usato in tre passi al singolare, come


nome retto di uno SI. cs., e pu essere reso con
nullo insigni fica nte (Ger 14, 14 txt em pred izioni v ~ote l); lac 11 ,17 pastori buoni a null a l);
Giob 13 4 med ici da null a l); cfr. anche Ecch
11 ,3 d~1 tutto insignifi cante tra gli esseri alati
l'ape ).
Negli altri passi (eccetto ls 10,10 txt?)il nome al
plurale ed una designazione spregtatt va degh det
stranieri . Come questo uso al plurale SI SIa svIluppato dal singolare astratto, lo mostra Sal 96,5 =
ICron 16,26 tutti gli dei sono delle nullit (cfr.
anche Sal 97,7). Nell a letteratura profettca e nel
cod ice di santit (Lev 19,4; 26 ,1), che da essa dIpende, vi potrebbe anche essere una parodia di 'el!
'''' Iohim Dio.
41 Degli ''''liIi m si affe rma: so no opera delle
mani dell' uomo (ls 2,8. 20; 31,7; Lev 26, 1), sono
muti (Ab 2,18), di conseguenza si possono anche
gettar via (ls 31 ,7); davanti a Jahwe essi tremano
(ls 19,1) e soccombono davanti a lui (2,18). Nel
termine ''''Iili m ri suona cosi l' impotenza, la nulht
degli dei stranieri . Quanto con essa pu essere
espresso, viene detto nel modo pi chiaro in Sal
96,5 tutti gli dei delle nazioni sono nullit, ma
Jahwe che ha fatto i cieli l). A questo proposito
scrive Wildberger, BK X,102s.: Il fatto che la designazione ricorra in entrambi ... i salmi su Dio-re
mostra che essa era molto comune nell a tradi zione cultuale di Gerusalemme c qui pu averl a
conosciuta Isaia. Non pu essere casuale il fatto
che solo la legge di santit (Lev 19,4; 26, 1) e Abacuc (2,18) abbiano ripreso questa designazione l) .
'''lflfm parallelo a pd:srellpiisil immagine scolpita (l s 10,10; Lev 26,1 ; Ab 2,18; Sal 97,7), a
'a~abbi m immagini intagliate (ls 10,11 ), a gillulim idoli (Ez 30,13) e a massekii immagine di
metallo fuso ( Lev 19,4; Ab 2,18). Una classificazione in dnque gruppi delle espressioni usate nel
VT per indicare idolo l), con le citazioni dei
passi, si trova in Eissfeldt , KS 1,27\ s.: \ ) designazioni offensive: bDsrel vergogna (-bo!;), siqqu~
abominio l), lo'ebii orrore (- l'b), /Ja1{ii'i
peccato (- /J('), 'emii terrore l); 2) designazioni che ne contestano l'esistenza: - hd:brel soffi o l), sd:qrer inganno (-sqr), siiw' vanit l), ''''Iii
nulla l), lo-' el e lo-''''Iohim non-Dio (-'el
1lI/ 3; -''''Iohim IV 15); 3) designazioni che contestano agli idoli la dignit divina e li riconducono
nella sfera degli spiriti inferiori e cattivi: S" irim spiriti sotto le sembianze di caproni l), sedim demoni l), -'awren potenza maligna l); 4) denominazioni le quali affermano a loro riguardo che essi sono
stranieri e quindi , pi o meno chiaramente, li presentano come nulli: espressioni composte con
-' a!ler altro l), -ziir forestiero l), - nktJr
147

straniero l), - iJiidiiS nuovo l); 5) denomi nazioni


che li identificano con le loro immagini , qualificandoli quindi come materia morta: massekii e nd:srek
immagi ne di metallo fl,lso l), pd:srel e piisii immagine scolpi ta l), ' b~reb e 'ii~iib im magine intagliata l), -~ d:lrem e sd:mrel immagi ne
incisa l), gillulim bl occhi di pietra (lavorati) l), ~f r
imm agi ne l), maskil effi gie l), n'su'ii immagine che si porta nell a processione l).

51 I LXX trad ucono ''''Iilfm in mod i molto di versi, il pi delle volte con Xelpo1tol'Y)'T'" opera
umana (6x) e dSw'" idoli 14x). Nel NT
dSwov viene usato per designare gli dei delle
genti , nel significato dato al term ine elai LX X e
dal giudaismo (cfr. F. BUchsel, art . dwov ,
ThW Il ,373 -3 77 = GLNT 1ll ,127-1 38).
S. Schwerl nel'

;'i~~.,~
'a/mimo VEDOVA
T T . 1/ 'almiinii vedova un term ine del sem.
comune (c fr. GVG i ,220.227), con una variazione
delle sonore in aram. e in arabo (risp. 'armallii e
'armalal rispetto all 'acc. almallU < *almantu, ug.
almnl , fen. 'Im I).
L etimologia incerta; cfr. le derivazioni proposte in
HAL 56b.
Da 'a/mana derivano gli astratti 'a/manul stato vedovi le (bigde 'a/m' nu/ah i suoi abiti vedovili Gen
38 ,14.19; per 25am 20,3 e Is 54,4 vd. sI. 3b) e 'a/mon
vedovanza (ls 47,9 par. s' ko/ mancanza di figli ,
vd. SI. 3b); cfr. l'acc. a/manufU (CA D A/l ,362a) e l' ug.
52 ( = 5S), 9 hl u/mn scettro della vedovanza ,) par. ~I
/ k/ scettro della mancanza di figli in mano al dio Mot
(Gray, Legacy 95s.).
La retroformazione 'a/man vedovo (SOSI.) e reso
vedovo si trova solo in Ger 51,5 in senso traslato
Israele e Giuda non sono abbandonati dal loro Dio
(Rudolph , HAT 12,306s.). Riguardo al presunto acc.
a/manum vedovo (5yria, 19, 1938, (08) cfr. CA D
Al I,362a.

21

Le 55 ricorrenze di 'almiina sono cosi distribuite: Gen I, Es 2, Lev 2, Num l , Deut II , 2Sam
l, IRe 5, Is 5, Ger 5, Ez 6 (per Ez 19,7 vd. lim merli BK XIll,4l 8s.), l ac l , Mal \ , Sal 5, Giob 6,
Lam
Prov l. Inoltre 'almiinul 4x, 'almon e 'almiin l ~. Un terzo delle attestazioni si trova in testi
giuridici.
Resta escluso Is 13,22, citato da Mand., poich ivi

'almenotaw i suoi palazzi una forma secondana di


'armon (vd. anche Ez 19,7).

31

a) 'almiinii va tradotto in tutti i passi con


l). Si tratta di una donna che con la
morte del marito perde ogni sostegno sociale ed
economico (perci vedova non designa solo lo
stato civile, la moglie di uno che morto l), cfr.
L.Kiihler, l A W 40, 1922 , 34; G. van der Leeuw ,
Phanomenologie der Religion, ' 1956, 276; CA D
A/ l ,364 ). La sorte di una vedova comunque tn -

vedova

im~ " ~ ' a/mana VE DOVA


T T : -

148

ste, sia nel caso cile non abbia bambini e ritorni


alla casa paterna (Gen 38, Il , con la possib ili t del
~na tr~n~olllo d i lev lrato), sia che abbia figli ('iss
almOllOI n2Sam 14 5' IRe1 79 10'a h IR
7, 14 [la madre di Chi'ra'm di Tir~J 'e Il ,~~c[le
e
dre. d i Ge I'o boamo J, cas i in cui il padre
' morto
a ma-

f,nma de!la n~sclta del figlio [cfr. nell ' i cri zione
e n. di Esm un azar, r. 3 figlio d i una vedova
~ I Il , 14]). el racconto biblico pi famoso ri ~
guardante una vedova, il libro di Rut n
.
li termine vedova .
' o n SI usa
Generalmente si parla di vedove quando si accenna a
persone ch,; ~?~porta no una du ra sorte: orrani (jrlI1)
np,u_dl~tl (g rusa), rorestlen (-ger), poveri (dal), miseri
a7')' senza prole (sakklil), ed anche levi ti e schiavi
22 s~1 t~~o ~' sene di questo tipo: vedove/orran i (E~
sti~ri / m iseri ('1acl ~, \~:
9,16); vedove/orran i/ rore_
, ,c r. De ut 27 19' Mal 35)' ve
d /.
ova npudiata (Lev 22 ,13; Num 30 'IO.' Ez 4422: rLe
6 v 2':'4); levna/stranier%rrano/ v~do'va ( Deu't 14 ~;:
2 ,12s., Similmente Deut 16 Il 14' 24 17 1921' G 7' 6'
Ez 22 ,7).
' . , , . - , er ,;

If

fis p~~s7~f. 'b~~a~~ iln p~r~"~~06tra .Ioro: orrano-vedova


5 3)' '
,/ . . " l a
, ; Glob 22 ,9; 24 3' Lam
6'16' poven mlsen-vedove/orrani (ls 10,2 citat ~ i'n CD
, ), _vedova-senza prole (ls 47,8 , con 'almn in 479'
Ger
18,21). Altn paralleli: Sal 94 6' 1469' G" b'
24,2 I;b,8,
29 ,13; 31,16.
' ,
"
IO

'almn, quale designazione spec ifica di una person~ che e III una determinata condizione, ed es~en o un termllle che si adatta bene a serie fi sse
I nomi , non ha alcun Slllonimo.
b) In senso metaforico trov iamo 'al - - .
2Sam 20 3
d
manul III
,
, ve ovanza ment re in vi ta
(I uodmo)>> (oppure, con una modifica del testo

;~~~t~~~ ~~o~~;;~~~~t~ao ~:~:~~) ~~~~I~aC~~~~t~i~~

~b~/n3orma20slmllie li papiro di
.

, r.

Elefantina Cow-

e nostre mogli sono div

~7:~I~eg~~~ }~~;~~e~\al~at;~nuncia al rappo~~t~~~

~~P~~t~t~~~~o~:I~~C~ ~i p~larlare di una

' e Ivenuta come


una vedova descri~e G
~rusal emme dopo la catastrofe' in Is 47 8 (
spavald~ B b'l ' . . oraco o su Babil onia) dice la
a I onta . non rester v d
.
e ova ... ,
mentre a questa ci tI"
479 I
..,
a SI annuncia subito dopo
, ' , a stenllta e la vedovanza ('alm - ) I I 5 '
~sr~~~~ 'almmir per indicare la ~;d~v~n~a 4di
4/ a) Nella comunit in cui v
Sono senza protezione
Ivono , le vedove
Esse perci stanno fin
~overe e abbandonate.
protezione di Jahwe' nelf. t antichi tempI SOtto la
zioni del dodecalogo 'siche antica se ne di malediledet to chi lede il diritto ~'Itt (Deut 27, 19 mafano e della vedova e nel e dO stran~ero, dell'or22 ,21 non amiggerete I ~ov Ice dell all~anza (Es
dova
mentre la parenesi che se
e I orfano ,
v. 23 , rafforza ma . gue I comandamento, al
dell a legge con la mi~~~:i~~nlte qluesto paragrafo
e tag Ione: le VOstre

da

149

ii~97~

'almill1ir VEDOVA

mogli saranno vedove ); cfr. Deut 2417 Il '


' , ne amblto cl eli a legge cltn.
I verbi pi rrequenti in questo campo semantico son .
( De~'
t
dere In pegno ( Deut 24,17 la vest; dela v:dO~:re~ .
?~Ob 24 ,3 il bue); 4 ) 'sq {( opprimere (Ger 7,6;' ~~
2 ,~)M al 5,5), 5) Jnh hl. rar violenza (Es 22,3; Ez
I) I/Ih hl. Con ogg. lI1ispar ledere il diritto })
27, 19);2) '"h pi o arniggere (Es 22 21)' 3) Ibl

Anche nei lesti ug. si parla talvolta del diritto d Il


(dn alll1l/1 2Aqht [= Il DJ V,8; 127 [= Il ~I
,33.46, crr. A. van Selms , Marriage and Family Li~ . '
UgarulC Lnerat ure, 1954, 142s.).
e In

~~dove

In un secondo grup po cii testi giu ridici del Deut


che regolano Il cllrltto d ei poveri e dei diseredat i:
alle vedove (e al lev ltl / foresti eri /orfani) sono riserv ati alcuni va ntaggi: durante i raccolti pos ono
spigolare (De ut 24 , 19-2 1), nell a festa delle settimane e nella festa delle capa nne possono gioire
~nl~he le vedove ( Deut 16, Il .14) e all a consegna
e e decl me esse pOssono mangiare a saziet
( DeuI14 )9; 26 , 12s.). Se confrontiamo queste diSPOSIZIo ni co n altre simili (Es 23 14ss. 34 18ss'
Lev 23), ved ia mo che si tratta di un' i'nte;pret~:
zlOne parenetlca del la legge, tipica dell a legisla.
zlone dtn .
Tre norme che si. trovano in Lev gettano ulteriore
luce sull a situ azione giuridica della vedova: un
so mmo sacerdote (d iverso il caso del sacerdote
Lev 21 ,7) non pu sposare una vedova (Lev 21'
14). Se la fgli a di un sacerdote, vedova e senza fi :
gh , ritorna all a casa paterna, pu di nuovo mangiare delle offerte (Lev 22 , 13); cfr. anche Num 30
IO (sul voto di un a vedova).
'
~Iep tlogando possiam o dire con Deut IO, 18: Jah we
e Il DIO che rende giusti zia ('ili' mispdl)
al l'orfano e alla vedova ; cfr. SI. Sal 68 , 6; 146, 9.
PaSSt parall eh degli ambi enti vicini ad Israele sono
racco lti m F.C. Fensham, Widow, Orphan , and
the Poor m Ancient Near Eastern Legai and Wisdom Llterature, JNES 21, 1962 129-139' Wil dberger, BK X, 48 .
"

b) Quanto abbiamo riscontrato nelle divers~


fiorm e legislative si trova anche negli scritti proet,cb'b' nel hnguagglO della preg hiera e nel libro di
G IO e.
Tra i proji!li Soprattutto 15, Ger ed Ez riflettono le
~nllche dlspo~izioni giuridiche sulla protezione
~lIed vedove (e sorprendente il silenzio di Am e di
. I, ove del resto mancano anche i termini orfano . e straniero ). Nel contesto delle accuse
profellche vengono apostrofati coloro che non
rendono giustizia (-rib ) alle vedove (Is 1, 23), oppnmo no gh orfani e le vedove (Is IO 2' Ez 22 7'
Mal 3, 5),. moltiplica ndo le vedove (z '22 25)' l
'
.
dtermme
' J h SI t rova anc h e nel lamento retrospettivo
('8 a we (Ger 15, 8) e nel lamento di Geremia
1
9 l'i ~\come pure nell'annuncio del giudizio (ls
'I ' a we non av r compassione delle vedove)
A
. ' sara' un segno di salvezza per Israele.
l' contrano
annuncI o fatto a Babilonia (nell 'oracolo contro le
150

genti, Is 47, 8s.) che essa diverr vedova (per Ger


49, Il e Ger 51 , 5 cfr. Rudolph , HAT 12,
288.306s.; una descrizione della sorte del tiranno
anche in Giob 27 , 15); cfr. l'annuncio di sa lvezza
condizionato in Ger 7, 6 se voi ... non opprimete
la vedova ). Soprattutto, le antiche leggi vengono
riprese nella tora profetica: Is I, 17; Ger 22 , 3; Zac
7, IO. Nella visione che Ezechiele ha del futuro
(44 ,22) viene modificato Lev 21 , 14.
Nel linguaggio della preghiera Jahwe pu venir lodato come giudice (dajjan) delle vedove (Sal 68 ,6;
cfr. 146,9); parimenti nel lamento co ntro il nemico
si condannano coloro che soffocano la vedova e lo
straniero (Sal 94,6 con hrg) e si esprime il desiderio
che le donne di questi malv ag i diventino vedove
( 109,9; cfr. Ger 18 ,2 1). Nelle Lamen tazioni ci si lamenta che Gerusal emme stessa (I , I) e le madri
che so no in essa (5 ,3) siano diventate vedove.
Nel libro di Giobbe viene ripreso il linguaggio dei
sal mi , ad esempio nel lamento contro i malvagi
che opprimono la vedova (24,3.21 ; la loro triste
fine descritta in 27, 15 ). Tipica l'accusa che gli
amici rivolgono a Giobbe , di aver rimandato a
mani vuote le vedove (22,9), accusa che Giobbe
respinge nello sguardo retrospettivo del lamento
fin ale (29,13; 31 ,16).
Quando si trasgredisce il diritto alla protezione, di
cui godono le vedove, si elevano l'accusa, il lamento o anche l'annuncio del giudi zio che Dio
pronuncer contro il malvagio. Tale pure il senso
di Prov 15 ,25: Jahwe abbatte la casa dei superbi ,
rende saldi i confini della vedova .

5/

Negli scritti di Qumran (CD 6,16) e soprattutto nel NT si prosegue sulla linea dell' A T: cfr.
p.e. Mc 12,40. Lc 4,25s. riprende I Re 17, Apoc
18,7 il passo di Is 47 ,8s. Nuovo risulta il motivo
dello star attenti alle giovani vedove (I Tim
5,9ss.).
J.KiJhlewein

o~

'm MADRE

1/ ' em madre risale al sem. comune *'imm(acc., ug. e arabo sotto l' influsso della labiale
*'umm-, cfr. GVG 1,199 e - Ib) . Contro precedenti etimologie (p.e. F.Delitzsch , Prolegomena
eines neuen hebr.-aram . Worterbuchs zum A T ,
. 1886 , 109) oggi si segue L. Kohler, lA W 55 , 1937,
171: 'em non si pu far derivare dal complesso
delle radici semitiche a noi note ; - b e ' m sono
termini del linguaggio balbettante dei bambini
(pap, mamma).

2!

Le 220 ricorrenze sono cosi distribuite: Gen


26 , Es 7, Lev 15 , Num 2, Deut 13, Gios 3, Giud
20 , ISam 4, 2Sam 3, 1Re 16, 2Re 22, Is 5 (Dtis 3,
Tritois I) , Ger 9, Ez IO, Os 4 , Mi I , Zac 2, Sal 12,
Giob 3, Prov 14, Rut 2, Cant 7, Eccle l , Lam 3,
Est 2, ICron 2, 2Cron 12. Quattro sono i punti in
151

cui la frequenza maggiore: i libri storici (Gen ,


Giud , Re, dove tra l'altro la menzione del nome
de lla madre del re ricorre 19x in Re, 9x in Cron);
il complesso delle norme gi urid iche (35x); il linguagg io della preghiera e i Proverbi .
3/ a) Nel suo significato primario ' em indica la
madre f sica dei propri fi gli . Un primo cam po semantico naturale si delinea cosi all ' interno della
famiglia. Questo riferimento interno all a famig lia
si esprime , salvo pochissime eccezioni , con un
susseguente genitivo o molto pi spesso con un
suffisso possessivo. significati vo il fatto che 'm
ricorra solo tre volte con l'articolo ( Deut 22 ,6.6.7)
e che delle 220 ricorrenze 189 siano col suffisso.
Anche un secondo campo sema ntico, pu r essendo
meno frequente , ancora nell'ambi to della natura: 'm in quanto parte materna dei genitori corrisponde ad -'ab in quanto parte paterna. 'ab si
trova comunque circa 70x in questo campo semantico , generalmente in elenchi di nomi (-'b
111/ I) nei quali , in una societ come quella israelitica organizzata secondo il diritto paterno (cfr.
W .Plautz, Zur Frage des Mutterrechts im AT,
lA W 74, 1962 , 9-30), padre di regola sta al
primo posto.
Nel signifcato primario non si ha un sostanti vo
sinonimo di 'm ; tuttavia qua e l ricorrono forme
verbali di hrh essere incinta e jld partorire
in parallelo con ' m, come il part odi hrh in Os 2,7;
Cant 3,4; la forma jolcda?r partoriente in Ger
15 ,8s.; Prov 23,25; Cant 6,9, in Prov 17,25 a s
stante in parallelo con padre ; altre forme verbali di j ld parallele a 'm in Ger 50,12 ; Cant 8,5.
Quando si tratta di animali 'm designa l'animale madre
(vacca, pecora, capra: Es 22 ,29; 23 ,19; 34,26; Lev 22 ,27;
Deut 14,21 ; uccelli: Deut 22 ,6s.).
b) Per designare relazioni di parentel a il termine
forma una serie di espressioni composte (sulla sostituzione del termine genitori , mancante
n~ lI ' AT, con padre e madre -'b 11111 ; il part o
p lur. hraj che mi hanno generato in Gen
49 ,26 testualmente incerto). Invece di fratello e
sorella si pu anche dire f glio/figli a di
mia/tua/sua madre .
Figlio di mia madre}) (opp. plur. ) si trova in parallelo
con 'h rratello in Gen 43,29; Deut 13,7; Giud 8,19;
Sal 50,20; 69,9; Cant 1,6; allo stesso modo figli a di mia
madre parallelo di ' ii"r sorella)} in Gen 20,12; Lev
18,9; 20 ,17; Deut 27,22; err. Es 23,2 figlie di una sola
madre . Qui l'espressione serve a designare il rratello/la
sorella fisica, mentre '" e ' "r possono anche indicare
il rratellastro e la sorellastra. Invece i figli di tua madre )} in Gen 27 ,29 (parallelo a rratelli ) si rireriscono
ad una parentela pi ampia.
Altre espressioni composte per designare la parentela da parte materna sono: padre di tua madre = nonno (Gen 28 ,2); rratello di tua madre = zio )} (Gen 28,2 , crr. 29,10; Giud 9,1.3); so
rella di tua madre )} = zia (Lev 18,13; 20,19).
c) Il termine 'm si estende talvolta a designare
una maternit non fsica. Come gi per nonno ,
c~

'em MADRE

152

cosi

l'ebr.

non

conosce alc un

te rmine

per

no nna . C i si serve all ora del semplice 'em (su


IRe 15,10 cfr. tuttavia Noth , BK IX ,335s.; s ulla
posIzione della gebir regina madre -gbr e vd.
SI. 4b). In Gen 37,10 - come si pu dedurre dal
contesto (35 , 16ss.) - si inte nde con 'em la m atrig na di Giuseppe.
Per suocera (madre del marilO) esisle il lermine del
se.m. comune /lamol (Mi 7,6; RUI 1,14-3,17 lOX ; fem . di
/lam suocer? = pad re del marilO, Gen 38,13.25'
Il:em 4,19.21), la mad re .ct~lIa moglie si chiama hOICl!IICl!/
( UI 27,23, fem. di !101e ll suocero = padre della
~oglIe, dal punto di vlSla dello i}ilfn marilO della fig la l), Es 3,1; 4,18; 18,1-27 13x; Num 10,29; Giud I 16'
4,11 , SI Irana sempre di Mose; Giud 19,4.7.9); perif;asi
con la moglie e sua madre in Lev 20 14 '

Il te rm ine ancora pi allargato in G~n '3 20 do


Eva (l:faww) in un'eziologia del suo no~e 'vie~~
IOdicata come madre di tutti i viventi ( ro e
nltnce, capostipite); su Ez 163045 vd st 4cf N~ ~I~e nell ' A T l'espressione ;<madr~ te'rra >; (cf;
. letn~h ! Mutter Erde , ' 1925; L.Franz Di~
MuttergottlO 1m vorde re n Orient 1937' H '
.
1, 103ss.).
'
, a USSlg
Non c:~ ~n plurale di ' em corrisponde nte al te rmme pbo'. padn , progenitori e al suo significato. E tipiCO a questo riguardo Sal 10914' I
colpa del. SUOI padri sia ricordata , e il pe~cai~< d~
sua madre non sia mal cancellato l>.
d) In senso tra.s la to il termine usato come pe rsonlficazlo ne di un popolo o di una citt.
Cos in Os 2 4 7 (in Os 4 5
- ..
0'
I
con 'em
SI Intende non tanto
~fr"P~~I~ua~~ I~ madre del. sacerdole ivi menzionalO,
KA T XIIll 97 102)1 V/ 1,95s. , diversamente Rudolph ,
.
,.
e In Is 50 I I con madre s d
signa il popolo d'Israele (Ez 19,2.10 Giuda opp 1 I er~~\~: cfr. Zimmerli , BK XIIl ,423s.), in Ger 50,i2 aB~~~
l

~~~~~~0110 onorifico madre in Israele ricorre sia per

SI

o a persona, come Debora (Giud 5,7; dal Conteat~ri~~7t~ ~~~:t~ati~~:~)o : r ~~a~ funzi~ne le sia stato
Bet-Maaca (2S 20 19 '
. na Ci na, come Abelfiglie delle vi~~an~e?: ~a~re nel confront i delle cin
fenicie DISO 15 ). , '0' r. m metropoli su monete
s. , In S 10 14 con un'espress'o fi
(come ' pure in Gen
32,12) ; i intend
. I ne Issa
normali COI loro figl i, cfr. Rudolph , ~~ ~~~~~ ,2~~dn

1?7sf2)sO htraslato

anche Giobbe nel suo lame nto


.'
c lama Il verme dello seol mia madre e
mia sO~lla l>; solo qui egli trova la Comunit fa milare, c e nella vita terrena gli stata di strutta.

~) ,em forma espressioni composte e fisse che inb~~~ ~I. sen o materno e il petto m aterno l>:
sen'o di

;:ml con prep. be opp. min fin nel/d al

(Giud 16'!r~:~;e2>\ ~p~3~e I3dalla mia nascita


Eccle 5 14)' m " e ;im' - '4~IOb 1,2 1; 31,18;
rdJcem ;im;'8 (Num 1~(12 ) s' l ,1; Sal 71,6) e
mad
'
I seno di mlalsua
C re ;) ~tt,o ma~e~no l>: sede 'immi (Sa l 22 IO'
ant 8 ,1 , heq Immolam(La 212)
, ,

~:role

possono . significa re
nza essere unite a 'em.

153

CII: 'p m MADRE

I~ sess~ Tc~~: ~~~~~

Il te rmine si allonta nato completamente dal suo


Sig nifica to pnmano nell 'espressione 'm h dd '
rcek (Ez 2 1,26) via-madre l>, ossia il luogo ~n ~;
dalla Via pnnclpale nasce un'alt ra strada b' .
(cfr. Zimmerli , BK XIfl ,490).
' IVIO
Com e parte costi tutiva di nomi propri ebr. 'em
non ha nessuna Importanza.

41 . a) La madre (assie me col pad re) sta SOlto la


parlicolare protezio ne legale di Jahwe:
Padre e madre vanno onorati (kbd pi. : Es 2012' De
5,16), l~mull vr': Lev 19,3). Chi disprezza il ~ad're e ~~
I~dre ,e maledeno ( Deut 27, 16), chi li percuote o li ma~ . Ice eucCiSO (Es 21,15.17; Lev 20,9; cfr. la legge sul figlo ostInato In Deut 21,1 8-2 1).
~elle norme pi diverse della comunit si rispecchia
I ordInamento sanZionato da Dio: non si debbono avere
rapporti sessuali con la propria madre (Lev 18 7) con I
~uocera (Lev 20, 14 )~ o con la sorella della m~d;e ( Le~
8,13, 20,19); una pnglOnIera che si sposa deve anzitutlo
piangere per un mese Ipropn genitori (Deut 21 ,13); non
SI deve partire senza pnma aver baciato ancora una volta
I propn gen Iton (I Re 19,20); si devono seppellire padre
e madre dopo la loro morte (Lev 212' Ez 44,25' diversamente Lev 21, Il per il sommo sace'rdote e Nu;" 6 7 per
Il nazlreo).
'
L'esortazio ne ad o norare il padre e la madre era
1001,tre sl~uramente a mbientata fin dagli inizi
nell IstruzIOne saplenzlale familiare: Prov 23
30,17. Chi disprezza il padre e la madre in;en:
sato ( P~ov 10,1; 15,20; cfr. 19 ,26; 20 ,20; 28,24;
30,11). L a mmaestra me nto dei fi gli di norma
compito d el padre ( De ut 6 ,20ss. ecc., -'b IV 12b),
m a a nche la madre impartisce un insegnamento
( Prov 1,8; 6,20; 31 ,1).
Qua ndo queSti com anda menti vengono violati
SUbe ntra a buon diritto l'accusa profetica (Ez 227:
Mi 7,6).
' ,

b) Rispetto ai ~( pad ri , , em non ha alcuna importanza nella VIs ione dtr. della storia. C i sono tuttavia quattro passi nei quali un re viene valutato in
una prospetti va teologica , a seconda che egli abbia
segullo le vie peccaminose dei suoi geni tori ( I Re
22,53; 2Re 3,2) o di sua m adre (2 Re 922" 2Cron
22 ,3) Oppure no (cfr. Sal 51,7; 109, 14). ~p;attutto,
sembra che la reglOa madre a bbi a av uto un innusso partic~lare sull a politica e sull 'atteggiam; n!o_ teologiCO d el re; cfr. il titolo signora >l
(g b, ra) IRe 15, 13; 2Re 10,13; Ger 13,18; 29,2;
2Cron. 15,16; IO 22 ,3 come consigliera l>; cfr.
G.Mohn , Dle Stellung d e r Gebira im Staate Juda,
ThZ IO , 1954, 161-175; H .Donner, Art und Herk unft d es Amtes der Kanig inmutter im A T, FS
FnednchI959, 105- 145. Questo lo dimostra la po_
SIzione di Be tsabea a lla corte di Salomone (I Re
Is.) o quella di A taha (2 Re Il), ed confermato
a nche d al fatto che nell'inquad rame nto dtr. della
Stona di ogni re si indica quasi sempre il nome
della regina m adre (J Re 11 ,26 ecc.).
c) Il profe ta Osea il primo a designare Israele
com,e mad re (2 ,4.7). [n un processo per infedelta ma tnmoniale ( Wolff, BK XIV 11,37) la
154

madre infedele viene accusata di adulterio dal m arito e dai figli (v A ) e viene citata in giudizio com e
prostituta (v.7). L' immag ine del m at rimonio , che
Osea ha tratto dalla mitologia cana nea, vuole
combattere l' inclinazione d ' [sraele a questo c ul to
con la sua prostituzione cultuale. Ci viene ripreso
in Ez 16; qui il termine rimanda (v. 3045)
all 'oscuro passato della citt di Gerusalemme,
mentre il proverbio quale la madre , tale la fi glia (v. 44 ) stabilisce il collegamento con il presente (cfr. inoltre [s 50,1 e Weste rma nn , ATD
19,18s.). Per Ez 19 ,2. 10, dove Giuda opp. la casa
reale sono designati come 'em, cfr. Zimmerli, BK
XIlI,423s.
d) L'espressione composta seno m ate rno (vd .
sp. 3e) trova la sua ambientazione particolare nel
linguaggio della preghiera , e in primo luogo in
manifestazioni di confidenza come Sal 22 ,lOs.:
fin dal seno materno tu sei il mio Dio l>, cfr.
71,6; 139,13; Giob 31,18 . Essa ricorre inoltre nell a
vocazione del Servo in Is 49 ,1 (cfr. Giud 16, 17 e,
senza 'em , Ger 1,5). [n tal senso l'antitesi si trova
nel lamento del profeta: me infelice , m adre , che
mi hai generato (Ger 15,10; 20 ,14. 17). Infine
quest'espressione ricompare nella letteratura sapienziale tardiva: Giob 1,21 come ma nifestazio ne
di confidenza; Eccle 5, 14 con sottofondo forte mente scettico.
e) A differenza di 'b padre e 'i s uomo l), il
termine 'em non caratterizza mai Jahwe direttamente. Jahwe secondo la concezione vtrt . una
divinit maschile. Solo una volta, in periodo postesilico , si viene meno a questa regola, quando si
paragona l'agire salvi fico di Jahwe al compo rtamento di una madre: Is 66 ,13 < come una m adre
consola il figli o, cosi io vi console r ); cfr. 49 ,15
(senza 'em).

51

Nel NT il termine acquista importanza soprattutto per la posizione particolare della m adre
di Ges; cfr. tuttavia il detto di Ges sui veri parenti Mc 3,3 Iss. (cfr. Deut 33,9). J.Kiihlewein

'=1' 'cbced.

i1~N
T T

'ama

v~~

'mn STABILE, SICURO

SERVA -

': ':

Indice .. I paragrafi lI(radice e derivati), II /(statistica) e


VI(penodo successivo ali' AT) trattano della radice nel
suo complesso. I paragrafi 111/ e IV / (uso comune e uso
teologico) vengono suddivisi nelle seguenti sezioni :
AI 'mn ni .
col. 160
BI 'mn hi .
col. 164
CI ';II11{>11
col. 169
D/'a!mima
col. 171
El " ( mCf!t
col. 175
155

1/ Il
La radice 'mn essere stabile , sic u ro , fiducioso no n attestata in acc ., ug., fen . e aram .
a ntico, ma , dopo il suo apparire (sebbene di rado)
nell 'ara m . imperiale e nell'aram . bibl. , si ha
nell 'aram. e nelle ramificazioni del sem. del sud.
Il confronto linguistico, che d eve fondarsi essenzialmente su materiale POSt-Vtrt., fornisce quindi
scarsi risultati per l'A T ; ino ltre per quanto riguarda il sig nificatO partico lare 'mn hi. credere
bisog na tene r presente che esso d all'ebr. passato
al sir. ( LS 175a), al m and o (Nald e ke , MG 211 ) e
all 'arab . ( J.Horovitz , Koranische Untersuch un gen , 1926, 55s.).
possibile una con nessione con l'eg. mn essere, restare fermo (Erman-Grapow Il ,60ss.; Calice nr. 198;
M.Cohen, Essai comparatif sur le vocabulaire ... Chamito-Smitique, 1947, 83).
Sul presunto term ine can. imli certezza (?) in EA
71 ,8 cfr. W.F.Albright , JNES 5, 1946, 12 n. 8; CAD E
[52b (cj em-< qu >-li-ka?).
E poco probabile che l' ug. imI in 67 ( = l ' AB) 1,18s. significhi vero (cosi Driver, CML 102s.136; M.Dahood , CBQ 22 , 1960, 406); cfr. WUS nr. 274: erba,
fieno (?) .
Dal fen . si pot rebbe tutt'al pi prendere in considerazione il nome proprio 'l'mn su di un sigillo ( Harris
77s.). Per il pun . emanethi (Poen . 937) cfr. M.Sznycer, Les passages puniques en transcription latine,
1967, 92 -94.
Due passi nelle iscrizioni giaudiche dell'8' sec. ( KAI
nr. 214 , r. Il ; 215, r. 21 ) sono del tutto incert i (cfr.
DISO 17).
La prima ricorrenza aram . potrebbe essere 'mjn fisso,
duraturo in un papiro proveniente da Saqqara (fine del
7' sec.; KAI nr. 266, r. 3 stabile finch dura il cielo ).
Cfr. inoltre hjmnwlh la sua fiducia nei p-rove rbi di
AJ:Uqar(r. 132; Cowley 217.224; AOT 460 l'amabil it di
un uomo fondata sulla sua fid ucia ) e ',\ mhjmn un
uomo di fiducia in Hermop. IV ,9 (Bresciani-Kamil
398s.; J.T.Milik , Bibl 48, 1967,583).
I vocaboli pi tardivi dell'aram. e del sem. del sud sono
citati in HAL 61b; J.Barr, The Semantics of Biblical Language, 1961, 185s.

2/
Le coniugazioni verbali ni. aver consistenza, dura re, esser attendibile , fedele e hi.
star fermo, confidare, aver fede , credere sono
relativa mente frequenti (vd . SI. AI e BI). Il qal
rappresentato alme no d ai pa rticipi , i quali tuttavia
nel loro significato divergono talme nte dagli altri deri vati di 'mn da far quasi suppo rre una radice 'mn Il .
A questa radice 'mn Il elencata in HAL 62a, ma non in
KBL 60b, appartengono: 'amen guardiano (Num
Il ,12; Is 49,23), tutore (2 Re 10,1.5; Est 2,7); 'omrenrel nutrice (2Sam 4,4; Rut 4,16); il part o pasSo plur.
'~muni m sostenuti , custoditi (Lam 4 ,5 )~ 'omna tu
tela (Est 2,20); 'mn ni. essere curato, accudito (di un
bambino ) (Is 60,4). molto problematica una relazione con l'accadico ummanu ( HAL 62a; vd . SI. 5). Cfr.
S. Porban , La radice 'mn nell'A.T., RivBibl 8, 1960,
324-336; 9, 1961, 173- 183.22 1-234.
Per nre'''man in Num 12,7; ISam 3,20 e '''muna in ICron 9,22.26.31; 2Cron 31,18, dove si potrebbe supporre una derivazione da 'mn Il , vd . SI. A 11 11
e DillI .
1~~

'mn STABILE, SICU RO

156

31 Tra i derivat i nom inali i pi im portanti sono


i due sostantivi fe m mini li 'Q!mi/lla fermezza, icurezza, fed elt, rett itud ine / uffi cio stabile
(vd. st. DI) e ''''mcel costanza , d urata, sicurezza ,
fedelt , veri t (vd. st. El). ' '''mcel potrebbe risalire a *'amil/I- ( BL 608). In tal caso il term ine un
fem. sostant ivato dell 'agg. 'amen e si comport a rispetto a questo come ''''n1Lina rispetto a 'e mlin.
Vanno inoltre ricordati : la formul a di conf"rma 'amen certamente ( vd . t. CI); il sost.
' omcen sicurezza (ls 25 ,1 nella costruzione
asindetica usata avverbialmente 'Q!ml/lla 'bmcel/ ), e
gli avverbi da esso derivati con l'aggiunta del suffi sso -am ( BL 529) 'ofllnam certo , realmente, veramente e ' wnnam con lo stesso signifi cato
(sempre con h interrogati vo); anche il corri spondente fe m. 'oml/a viene usato avverbialme nte (su
questi usi avverbiali vd . st. DI) . Il pan . ni .
nce' ''man sicuro , fedele funge inoltre da aggettivo, e cosi pure ' emLn , che come aggett ivo com pare solo al plur. , come sostantivo fedelt, sicurezza una volta al sing. e pi frequente mente al
plur. '''mLnim (vd. st. AI). Relati vame nt e tardi
compare il sost. ' amana accordo, convenzione
ufficiale (Neem 10,1 assieme al verbo - krl ) e
ordinamento (Neem 11 ,23; par. mi$wal hammd?icek prescrizione del re ).
Non sicuro se da 'mll derivi anche 'omenol (plu r.) in
2Re 18,16 (cfr. HAL 63a), che viene comunemente tradotto con stipiti (della porta) , mentre forse significa
il loro rivestimento (di oro).
41 Vi inolt re una serie di nomi propri : ' amon
(2Re 21,1 8ss. ecc.; in Neem 7,59 e in Esd 2,57 si
trova la forma [ridotta] ' ami), forse ipocori stico di
un nome teoforo (c fr. fenicio '/'mn , vd. sp. Il I),
oppure, come in 'amnon (2Sam 3,2; 13 ,l ss. ecc. ; in
2Sam 13,20 ' aminon errore testuale) , designazione di una qualit spirituale (Noth , IP 228: sicuro, fedele ; un po' di versamente J .Lewy ,
HUCA 18, 1944,456, cfr. per J .-R.Ku pper, Les
nomades ... 1957,7 1.76). Deriva da '''mcel il nome
'amiuaj (2 Re 14,25; Giona l , I; secondo Noth ,
IP 162 , forma ridotta, cfr. I:fcelqaj accanto a Hilqijjah ).
.

Alla radice 'mll potrebbe ricondursi anche il nome del


;~u~e_ 'am;ma che attraversa Damasco (2Re 5,12Q, K:
bana); In tal caso esso sarebbe allora designato come il
SICUro, che mai inaridisce , cfr. nhal 'etan ruscello
perenne (cio che porta sempre acqua ) (Deut 21 4'
~m 5 ;~4 ) ~ I:opposto 'akzab ingannatore par. mjl1;
lo "'" mallu acqua dI CUI non CI SI pu fidare
(Ger 15,18; cfr. Ph.Reymond L'eau... dans l' AT 1958
72. 114).
'
"
Ancora pi incerto se 'amana in quanto nome dell' Antlhbano (Cant 4,8) derivi da 'mn essere saldo l).
Non r!,,-nt ~a natu ralmente in questo contesto il dio egiZIano amOIl (Ger 46,25; No ' 'aman = Tebe, Nah 3,8).
5/ . 'omman (Cant 7,2) e 'amon (Ger 52,15; Prov 8,30)
.artlglano non hanno nulla a che fare con la nostra radIce, anch ~ se cos ~i riteneva in passato, ma risalgono
attraverso I ace. ummanu artigiano, artefice al sum. um-

mea (cfr. Wagner nr. 18a). Per Prov 8,30 (non


157

1~l'( 'mn STABILE, SICU RO

figlio

prediletto, preferi to ,:"a artefice ) cfr. Ringgren,


ATD 16,40; H.H.Schmld, Wesen und Geschichte der
Weisheit , 1966, 150, entrambi con bibliogr.

61 Il significato primario dell a radice 'mn discusso. Secondo l'opin ione tradizionale esso sarebbe esse re sa ldo , fermo , sicuro (GB 48a;
HA L 6 1b; H. Wildberger, Glauben , Erwagungen zu h'mj n , FS Baumgartner 1967 , 372-386; anche E.Pfeiffer, Der atl. Hintergru nd der lit urgisc hen Formel Amen , KuD 4, 1958 , 129- 141).
Zorell 63 b basandosi su 'omenol di 2Re 18,16 (vd .
s p. 31) suppone il signifi cato primario di tener
saldo l), e corrispondentemente, in base ai participi
citati sopra ( 21), si attie ne al significato di sostenere . Poich tuttav ia incerto se queste forme
appartengano a ' 11111 l, esse non devono essere
prese in co nsiderazione quan do si vuoi determinare il significato primario. A. Weiser, art. 1tl .
o"rEuw, ThW VI,183-1 9 1.197 (= GLNT X,363384. 398 -400 ), pe nsa che la traduzione abituale
saldo , sicuro, fermo non raggiunga veramente
il significato ultimo; 'mn , se lo si analizza pi attentamente, a ppare come un concetto formale, il
cui contenuto viene determinato caso per caso dal
soggetto particolare; il termine significherebbe la
relazione che la realt possiede verso ci che caratten zza un determll1ato soggetto (p. 184 = GLNT
364s.). Procedendo oltre su questa linea Porban
(I. c., 232s., vd . sp. 2/ ) arriva alla conclusione che
il significato primario d i 'mn potrebbe essere
espresso con un cosi -come l), e significherebbe la
conformitas intellectus et rei l). Tuttavia, nonostante che singole form e e singoli deri vati abbiano
assunto un significato in parte assai di fferenziato,
ci si deve atte nere al significato primario che abbi amo me nzio nato sopra in quanto esso rappresenta il loro co mune denominatore, tanto pi se si
tengono presenti le affinit con le altre lingue semitiche. Vanno tenute presenti del resto le critiche
che J.Barr giustamente solleva contro una visione
esagerata delle connessioni etimologiche, proprio a
proposito della radice 'mn (cfr. The Semantics of Biblical Language, 1961 , 161 -205; contro il concetto
formale spec. p. l 79s.).
Numerose osservazioni part icolari attestano con sicurezza che anche gli autori degli strati pi recenti del l' AT
conoscevano ancora quel significato primario. In passI
come Giob 39,24 (vd. SI. B 1lI/2) il senso originario ano
cora evidente, e persi no negli scritti di Qumran ricorre
come neologismo il sostantivo nce'temanut garanzia ))

(CD 7,5; 14,2; 19,1), il cui senso molto vici no a quello


primario.

7 1 Come radice sinonima - kn si avvicina


molto a 'mn sotto parecchi punti di vista (ktin ni .
stare saldo, essere rassicurato, aver consistenza , col paniconakon sicuro , vero che corrisponde a nlE'''man, e kn hi. , che come 'mn hi .
pu essere usato in senso intransiti vo: stare immobile l ~. La semantica dell'acc. kiinu si avvicina
ancora di pi all'ebr. 'mn: G aver durata, essere
fedele, sicuro, vero l), Gt ottenere sta158

bilit durevole l), agg. kinu duraturo , ~icuro , fedele, retto, vero , sost. k! n/U :edelta . e klllu
stabilit, sicurezza, realta, onesta, fedelta, veracit verit (A Hw 438-440.48 1s.494s.). Questa
cor;ispondenza attesta che si pu parl ~re di una
struttura semitica del concetto dt venta, di versamente da quanto avviene per il. concetto Weco ( H.
von Soden, Was ist Wahrhett ?, Urchn stentum
undGeschichte l, 195 1, 1-24; ~ . von Soden , WdO
4/1 , 1967, 44; cfr. inoltre la btbliogr. cllata tn E

111/8).
1I/ La seguente tabella indica la diffusione dell a
radice ' mn nell'ebrodell' AT (330 ricorrenze escl USI
i nomi propri):
ni. hi . 'amen 1a'miinil '(P mlEt altri lotale
II
6
Gen
II
2
Es
Lev
6
2
2
Num
23
3
3
12
Deut
4
3
Gios
4
3
Giud
8
I
5
ISam
5
I
3
I
2Sam
IO
I
5
2
IRe
7
2
2
2
2Re
34
3
12
4
9
4
2
Is
21
II
4
2
2
2
Ger
2
2
Ez
4
I
Os
2
I
Giona
I
Mi
2
Ab
6
6
Zac
I
I
Mal
84
3
37
22
8
7
Sal
16
6
I
9
Giob
23
3
12
Prov
3
2
Rut
Cant
I
Eccle
2
Lam
I
I
Est
6
6
Dan
Esd
IO
Neem
2
6
3
2
lCron
18
I
5
4
3
2Cron
330'
28
127
49
45 51 30

nor). II testo non sicuro in Is 33 ,6; Sal 89,9; 11 9,90;


143 1' 2Cron 31,18.
'''I1;;t
testualmente incerto in Is 4 2,3; Ez 18,9; Sal
54,7; 111 ,7 . Invece in Sal 22 ,26 SI potrebbe ]eggere
'a millO per me'ilI ekiI, in 101,2 '''m",' per mata},.-1I1
138 2b 'a millfRka per 'imratfRka e in Is 53,10 '''m'''t sam
per "im-raSim (M.Dahood , CBQ 22 , 1960, 406). Il plur.
non esiste.
. . dd'"
Le altre 28 ricorrenze della radIce sono COSI su IVlse:
'6 m",n Ix (ls 25 ,1); 'omllam ~x (2 Re 19,17 = Is 37, 18,
Rut 3,12, e 6x in hi.); 'umnam 5x (G~n 18:13, um
22 37' I Re 8,27; Sal 58,2; 2Cron 6,18); Oll1l1a}x _(Gen
20: 12; Gios 7,20; per Est 2,20 vd. sp. 1/2); emun Ix
(Deut 32,20) e '''muni m 7x (agg.: 2Sam 20 , 1~~ Sa! 1_2,2,
31,24; sos!.: Is 26,2; Prov 13,17; 14,5 , 20 ,6), mana 2x
(Neem 10,1; 11,23); 'amena Ix (2Re 18,16).

AI ni. si trova 32x il part o n",'''man. Non incluso Is


60,4 (vd. sp. 1/2 su 'mn Il ). Dal lato testuale incerto Os
12,1.
AII'hi. vanno aggiunte le tre ricorrenze aram. con
ha. (Dan 2,45; 6,5.24). Giud 11 ,20 va letto wajjema'e n;
incerti dal lato testuale sono inoltre Is 30,21 e Glob
39,24.
'amen in cinque passi ricorre due volte (Num 5,22; Sal
41 ,14; 72,19; 89,53; Neem 8,6; nel salterio quindi il t ermine la conclusione liturgica di una raccolta parziale,
ed per questo che la versione siriaca pon.e il raddoppiamento anche in Sal 106,48). La lettura e II1certa 111 Is
65.1 6.16.
'''mimO. si trova una volta al plur. in Prov 28,20 ('is ' a' ml;_
159

AI

' mn ni.

mi

Il Il ni. pu ind icare una d urata, una situazione stabile (ls 33 ,16 acqua che non SI lI1and isce d' estate, cfr. Ger 15,18; Deut 28 ,59 piaghe e
m alattie lunghe , d urevoli , 1Sam 25,28 casa d uratura di una di nasti a, l Sam 2,35 di un s~cer
dote, vd . s!. IV/4; l Cron 17,24 nome). D altra
parte esso esprime l'aspetto della saldezza e soprattutto , dal punto di vista ~lIco- religtoso , quello
dell a sicurezza e dell a fedelta (1.5 22,23 .25 luogo
solido , adatto per conficcarv i un chiodo; qen
42 20 in modo che le vostre parole SI d lmostnno
sic'ure ; lSam 22 ,14 servo fedele; Prov 25 ,13 messaggero fedele; II ,13 ~1E' lFman-ral) colUi. che ha
sentimenti di fedelta , 111 contrapposlZlone al
chiacchierone che divulga i segrell ; Glob 12 20
I7IE' ''manim che han dalO buona prova d i se
come titolo onorifico d i funzlonan pubblict , cfr.
v. 17- 19 con il termine parallelO 'el~!,lim , \~olt~e
Neem 13,13 e lSam 2,35; Is 8,2 - ed nlE man
testimone attend ibile , cfr. Ger 42 ,S e Sal 89 ,38
t xt? riferito a Jahwe).
21 Pu ' mn ni. significare anche essere vero ,
POlche. Il sos!.
dive ntare vero, dimostrarsi vero
'''mIEI, almeno in testi tardi vi, ha ass un ~ ~ Il _st~ nl
licato di veri t (vd. s!. E IV15; per muna D
111/6; IV / 2), di per s non si pu ~scl udere che anche il verbo abbia esteso il suo stgntlicato li no ad
includere l'i dea di verit, sebbene I LXX p.e. per
tradurre ' mn ni . non adoperino mai &'Y)e~ . Tal.volta nel cam po semantico d i ' mn ni. affi ora ti
concetto di menzogna (kzb o sim.; Os 12,ls. assieme a kiihas menzogna e mirma II1ganno ;
Sal 78 ,36s. assieme a plh pio ingann~re l); per q:r
15,18 vd. sp. 4), e lo stesso vale per l agge:t~ v? _emLn (Sal 10 1,6s. remijj~ II1ga ~no } S ~a:t '!'
menzogna ; 12,2s. saw fals.lla e s 'far, I) laqo!
labbra melliflue l~. Resta COSt stab~li ta l affi ntt~
tra ' mn ni . e l' idea d i verit; in alc unt passt St puo
tradurre con vero (cosi la Bibbia di Zungo 111
Gen 42,20; IRe 8,26; ICron 17,23s.; 2Cron 1,9;
6, 17). Bisog na per tenerpresente che t! concetto
di verit si basa sull' tdea dt stabilita, di S I C U ~
rezza e di fedelt (lo stesso vale per nakon 111 passt
come Sal 5, 10; Gios 42,7ss.).

,,?

1~l'( ' mn STABILE, SICU RO

160

3/ AI part. ni . 1I11!'ll'milll nel suo uso aggettivale si accosta l'agg. 'e llllill fidato, fedele l). E so ricorre raramente; ci non indica per che nell' AT la qualit della
fedelt non sia importante, ma dipende dal fa llO che
nell'ebraico tali qualit si esprimono di preferenza con il
gen. del termine astratto. Cosi accanto a si r 1l11!''milll
(Prov 25,13) si trova ~ir "'lIl1illim (Prov Li ,17), accanto
a "edim IIa? 'remilllim (ls 8,2) si trova "ed ' a'mlinim ( Prov
14,5) oppure 'ed ""ml1!llV'III1!'ll'mim (Ger 42 ,S ), accanto
al sostantivato 1I11!''''milll (Sal 101 ,6; Giob 12,20) si ha la
costruzione 'is ''''IIII;lIim (Prov 20,6) opp. ' i s '''ml1!l
(Neem 7,2). Si pu parlare sia di 'el lll1!''''lIIiill (Deut 7,9,
cfr. ls 49 ,7) sia di 'tRlohe ''''ml1!l (2Cron 15,3).
L'aram. usa come agg. il parl. passo ha. m' heman ({ sicuro (Dan 2,45; 6,5; cfr. Hermop. lV ,9, vd. sp. l/ II).
4/ Termini paralleli sono: liimi m irreprensibile,
retto (Sal 19,8; cfr. 101 ,6) ejiisiir ({ leale, giusto (Sal
19,8s.; 111 ,7s.). Una volta si incontra ''''IIILillim accanto
a ~iisid ({ pio (Sal 31 ,24), mentre 'tR/min ii ed ''''ml1!l
sono spesso uniti a -~l1!sl1!d. Tuttavia a ' 11111 ni. si avvicina di pi -/am ni . (2Sam 7, 16; Sal 89,38; ICron 17,24
cfr. 23; cfr. anche Sal 78,8.37).
Manca un termi ne opposto stabile; si usa la negazione lo
(ls 7,9; Ger 15 ,18; Sal 78,8.37; cfr. lo Iliikon Es 8,22). In
senso pi ampio si pu citare -bgd ({ comportarsi infedelmente (agg. biigod ({ infedele l~, - m'I ({ agire contro
il dovere, essere infedele , -kzb pi o ({ mentire e - ps'
({ ribellarsi l).
' mn ni. usato in senso particolare in Num 127:
Mos viene {{ incaricato (1111! ''''miill) di (prendersi c~
ra dI) tutta la mia casa (cfr. in proposito la meditazione cristologica di Ebr 3,1-6). E secondo ISam 320
Samuele costituito (nl1!''''mim) profeta di Jah;e.
Ci si pu domandare se in questi due passi ' 11111 ni.
non vada inteso come derivazione denominale da
' omen ({ custode (vd. sp. 1/21): ({ essere costituito custode, fiduciario l).

5/

IV 1 11 ' mn ni . stato ampiamente usato in


affermazioni teologiche. Jahwe il Dio fedele
(~ut 7,9, cfr. Is 49,7). Ci si aspetterebbe che
l'espressione fosse adoperata pi di frequente' essa
descrive certamente in modo molto appropri~to la
natura di Jahwe. Ma l' AT non tende ad enumerare le qualit di Dio. Non quindi un caso che
per descrivere la fedelt di Dio non venga usato
l'agg .. vero e proprio ' emim, ma il part. nce ''''mc1II ,
che slgmfica esattamente colui che si dimostra
fe?ele . In Deut 7,9 ha'l hannce'tR man viene perCIO tnterpretato come il Dio che mantiene l'alleanza e conserva il suo favore verso coloro che lo
amano ... , e in Is 49 ,7 Jahwe , che fedele medtante il parallelo il Santo d' Israele che ti ha
scelto viene sottratto alla falsa interpretazione
che si tratti qui di una descrizione dell 'essere diVInO. Israele non pu parlare della fedelt di Dio
ma solo della fedelt che si manifesta di volta i~
volta nell'atteggiamento verso il suo popolo. Si
prega Dio di rendere certa la sua parola (I Re 8 26
= 2Cron. 6,~ 7). Egli ha annunciato un messaggio
alle tnbu d Israele, la CUI sicurezza verr senza
dubbio messa in luce (Os 5,9). Si parla della fidatezza del suo volere che si manifesta (Sal 198 e
93 ,5 'dLiI testi moni anza ; 111 ,7 PiqqLidim
161

~N ' mn STABILE, SICURO

Il motivo stesso, ossia la stabilit ?urevole della regalit,

comand amenti ; ICron 17,23 e 2Cron 19


dbr parola). ell 'agire di Dio verso I raele 'i l
nome di Jahwe si dimostra fidato e grande ( ICron
17,24)
21
Il retto comportamento dell'uomo richiede
che egli si dimostri attendibile, onesto , fedele.
Con la sua fedelt egli entra a far parte come si
deve delle strutture del mondo e specialmente
della vita sociale. Dal rispetto di tutto questo si ricava vita e benedi zione (cfr. Prov Il ,13; 25 ,13).
Una saggezza profonda che capisce le condizioni
dell a vita sociale non fa della sua fedelt un principio rigido: le percosse di un amico possono esere seg no di fedelt pi che i baci di un nemico
(Prov 27,6). Colui che pio secondo le esigenze
dell a religione cultuale deve conservare la sua fedelt nelle relazioni con Dio (Sal 78,8), ossia in
concreto deve essere fedele alla sua alleanza
(78,37; 89,29). La fedelt a Dio non si dimostra
perci con una certa disposizione interiore nei
confronti di Dio , ma si deve realizzare adeguando
la propria vita all a volont di Dio. I fedeli del
paese, cui Dio volge lo sguardo, sono coloro che
camminano sulla retta via (Sal 101 ,6). L'attendibilit della volont di Dio che si manifesta deve
trovare corrispondenza nella fedelt del popolo di
Dio che rispetta gli ordinamenti da lui stabiliti .

31

Poich 'mn hi . ha assunto il significato teologico particolare di credere (vd. SI. BI) , sorge
il problema se nce'tRman o 'emun non possano significare anche credente . Di fatto lo si potrebbe supporre per il testo , appena citato, di Sal
101 ,6, dove tuttavia , per evitare false interpretazioni , si deve precisare che in base al contesto la
fede di questi credenti deve manifestarsi in un
comportamento sociale che corrisponda agli ideali
della sapienza. In contesto simile si parla in Sal
12,2 degli ''''mnim , e secondo 31 ,24 questi sono i
b"sidim che amano Jahwe (cfr. anche v. 25). 'emill1
tende chiaramente a designare il credente ,
come del resto '''' mima tende al significato di
fede .
si ngolare l'uso di 'tRmline Jisrii 'el in 2Sam 20,19 ({ si
chieda piuttosto in Abel e in Dan se non venuto meno
ci che hanno ordinato i .. fedeli d' Israele " (txt em,
cfr. BH '). Weiser (ThW VI,190s. = GLNT X,382-384)
pensa che l'espressione fosse ambientata nella confederazione sacra delle trib attorno a Jahwe. Il passo per
unico nel suo genere, cosicch difficile poter formul are
un giudizio in materia.

41
Di grande importanza per la storia della fede
di Israele la cd. profezia di Natan in 2Sam 7,
contenente la promessa: la tua casa e il tuo regno
saranno stabili per sempre al mio cospetto ( v. 16,
appartenente al nucleo fondamentale della tradizione , cfr. L.Rost, Die Uberlieferung von der
Thronnachfolge Davids, 1926, 47-74 [p. 63], e
A.Weiser, VT 16, 1966, 346ss.; diversamente
M.Tsevat, HUCA 34, 1963 , 73 , e R.Smend , FS
Baumgartner 1967 , 288).

162

'I

fa parle dell'ideologia regale dell a nllco Onente.. Asarhaddon prega: ({ ... il mIo regno sIa stabI le come Il CIelo
e la terra (R.Borger, Die Inschriften Asarhaddons,
1956, 26s.; altri esempi: VAB 4,78s.; SA HG 281;
G.W.AhlstrOm, Psalm 89, 1959, 53ss.).
Con la profezia di Natan la regalit david ica riceve
una sanzione religiosa. Tale profezia ha trovato
larga eco nell'AT (cfr. anche 2Sam 23 ,5). Gi in
ISam 2528 il narratore fa dire ad Ablgall che
Jahwe da~ a Davide una casa stabil e , e in I Re
Il 38 Achia di Silo promette a Geroboamo che
Jahwe gli costruir una casa stabile , cosi co me
l'ha costruita per Davide. Certamente la promessa
in origine era incondizionata. Ma il narratore, che
gi conosce quale sia stato il de tino della dinastia
di Geroboamo l'ha fatt a dipendere dall'obbedienza (cfr. anc'he 2Sam 7,145.). Sulla stessa linea
sta la formu lazione di Is 7,9: se non crederete,
non persisterete . Non v' dubbio che il profeta
con il verbo ' mn ni . allude alla profezia di Natan
(E.Wlirt hwein , FS Heim 1954 , 61; Wildberger,
BK X,271). Ma , poich il re non ha fiduci a, egli
trasforma la promessa tradizionale in una ammonizione, in quanto la fa dipendere dalla fede .
Con un analogo gioco di parole (verbo ktinu , vd. sp. 117)
Nabopolassar dice in una delle sue iscrizioni: ({ chi fedele a Bel , il suo fondamento rimane stabile (VAB
4,68s.).
Sembra che per l'autore del Sal 89 la profezia di
Natan sia stata messa in questione dal corso effettivo della storia. Ma egli non la abbandona: per
sempre gli conserver la mia grazia e la mia alleanza gli sar stabile (v. 29 , cfr. v. 38). Qui si
parla dunque non pi della stabilit della casa di
Davide, ma della grazia (iJcsced) e dell'alleanza
(cfr. anche 2Sam 7,28 e Sal 132 ,12; A.Caquot, La
prophtie de Nathan et ses chos Iyriques , SVT 9,
1963 , 213-224).
Anche dopo la caduta della casa davidica Israele
non rinuncia alla promessa. Nell a preghiera (dtr.)
per la consacrazione del tempio Salomone prega
perch si avveri la promessa falla a Davide ( I Re
8,26). Sembra che il deuteronomista abbia sperato
nella restaurazione della regalit davidica (G. von
Rad , Deul.Studien, 1947 , 61s. = GesStud 200ss.).
Per il Deuteroisaia la dinastia davidica non ha pi
alcun futuro . TUllavia anche per lui la promessa a
Davide non venuta meno , poich certamente
lahwe nce'''miin (ls 49,7). Egli spiega il nce'''miin
con il fatto che la grazia divina verso Israele (55 ,3)
sicura. Il Cronista spera per nuovamente nella
dinastia davidica: ICron 17 ,23s.; 2Cron 1,9; 6,17
(cfr. G. von Rad, I.c., 59-64 e 198-203).
In ISam 2,35 la profezia di Natan ha trovato un'interpretazione ancora pi radicale: destinatario ora un ko hen
nl1!'''man , un sacerdote fedele , che agi r secondo i
desideri di Jahwe (sull'antichit del brano cfr. M.Tsevat,
HUCA 32, 1961 , 195).
In CD 3,19 l'espressione bjil nl1!'''man rielaborata in
un senso che particolarmente significativo a Qumran:
Egli costru loro una casa stabile in Israele... , coloro
163

che vi rimangono fedeli sono (destinati) alla vita


eterna . Qui la casa stabile (come la casa della verit in IQS 5,6 e la casa della legge in CD 20,10.13)
un'espressione di cui la comunit si serve per designare se stessa.
Il nce'''man dell a promessa a Davide di ventato
cosi il perno dell a speranza messianica (von Rad
I 362s.) su un altro pi ano per esso venuto ad
e'sprim~re la certezza dell'elezione di Israele e si
perci conservato con tenacia sorprendente in
tutte le fasi dell a storia d' Israele. In ent ra mbi i casi
una testimonianza impressionante della certezza
che Israele possiede dell a fedelt del suo Dio.
5/ In eem 98 vIene npreso Gen 15,6 tu haI trovato Il suo (dI bramo) cuore fedele verso dI te e hai
concluso un'alleanza con lui (crr Welser, ThW
VI 185 =GL T X, 369). La fede di Abramo viene qui inter~ret at a come fedelt delle sue buone disposizioni
verso Dio. In tal modo il senso del passo del GenesI (vd.
Sl. B IV 12) si chiaramente mutato.
6/ In conclusione rimandiamo ancora a Is 1,21.26,
dove il titolo onorifico di qirj ii nl1!'''mana cin fedele
viene negato a Gerusalemme per il tempo presente, ma
le viene promesso per il tempo futuro della salvezza.
nl1! ' '''man che non viene mai applicato altrove a Gerusalem me 'sembra aver preso qui il posto di niikOn (part.
di -kLin ~i . essere stabile), usato dalla tradizione (Sal
489' 87 5' cfr. anche Is 2,2). Isaia ha scelto il termine paraleo ;';''''mon poich per lui non si trana, come nella
tradizione di Sion della stabilit della cin di Dio nel
senso della sua in~spugnabilit, ma della fedelt dei suoi
abitanti. Inoltre, per capire come egli intende la fedelt..
indicativa l'espressione parallela 'i r haHl1!dl1!q cllIa
della giustizia . nl1!'''miin serve cosi ad anualizzare un
tema essenziale della tradizione di Sion (cfr. Irl proPOSIlO
Wildberger, BK X,58ss.).
BI

'mn hi .

mi 11 ' mn hi . per la sua importanza teologica nel significato di aver fiducia , fede (i n) , credere stato studiato ampiamente:
L Bach Der Glaube nach der Anschauung des
AT , BPChrTh IV/6 , 1900, 1-96 (ancora oggi fondamentale); A.Weiser, Glauben im AT, FS Beer 1933 ',88-99;
J.c.c. van Dorssen, De derivata van de sta m mn Irl
het Hebreeuwsch van het Oude Testament, 1951 ;
Th.C.Vriezen, Geloven en Vertrouwen, 1957; E.PfeiITer. Glaube im AT, ZAW 71, 1959, 151-164;
A.Weiser art . ma'":.u"" ThW VI (1959), 182-191
(=GLNT 'X, 359-384); J.Barr, The Semantics of Biblical
Language, 1961 , 161-205; R.Smend, Zur Geschlchte von
h' mjn , FS Baumgartner 1967, ~84-290 ; H.Wlldberge:,
Glauben , Erwagungen zu h mjn , Ibld. 372-386 (blbliogr.); id., Glauben im AT, ZThK 65 , 1968, 129159 (bibliogr.).
'mn hi . un' hifl intransitivo app. transitivo
interno (cfr. lenni , HP 43ss.250ss.), a meno che
non si tratti di un cd. pseudo-hi. (cfr. Wildberger
I.c., 384s. n. 2). Esso costruito con l'accusativo
una volta sola in Giud Il ,20 (ma vd. sp. III per ti
testo), cosicch non si pu sostenere l'interpretazione dichiarativo-estimativa (E. PfeifTer, I.c., 152).

21

l~N

'mn STABILE, SICURO

164

Il significato origi nario e fisico-concreto star


saldo, star fermo (detto di un destriero) compare
ancora in Giob 39,24. Pi frequente il significato
psicologico aver fidu cia, essere fiducioso ,
nell 'ambito profano in Ab 1,5 e Giob 29,24 (per
l'interpretazione di questi passi cfr. Wildberger,
Lc., 376ss.), ma anche nel linguaggio liturgico dei
salmi : Sal 27,13 e 116,10. Come in questi passi ,
cos anche in Is 7,9 e 28, 16 'mn hi . usato in
forma assoluta (complessiva mente 7x).

31 Lo stesso significato si ha nella costruzione


con be ( 17x con persone, 7x impersonale),
nell 'ambito profano Giob 24,22 si leva, quando
ormai non ha pi fiducia nella sua vi ta ( = quando
ormai dispera della sua vita [cos la Bibbia di
Zurigo]) , cfr. anche Deut 28 ,66 e Giob 15 ,3 1
(cfr. Wildberger, Lc. , 379). Per hlE'''min be in
contesti teologici cfr. anc he Gen 15,6 e Es 14 ,31
(vd. SI. IV /2.6).

41

Diversa la situazione dei passi in cui 'mn


hi . unito a le, p.e. Gen 45 ,26 allora il suo cuore
rest freddo , poich non credette loro . Anche in
questo caso non si pu pensare che il senso fondamentale sia estimativo ritenere qualcuno degno di fede ). Si vuoI dire invece: acqui stare fiducia rispetto ad una persona (7x) o ad una cosa
(7x) . L' interesse del narratore sta nel soggetto
che esprime la sua fiducia e non nell a persona o
nella cosa che gli sta di fronte . Cos Es 4,9 non va
inteso: se essi non credono a questi due segni ,
ma se essi non credono di fronte a questi seg ni
(cfr. la Bibbia di Zurigo). Solo in pochissimi passi
hce' "'min l' ha di fatto il sign. di ritenere per
vero (l Re 10,7; Is 53,1). La stessa evoluzione,
ossia lo spostamento di interesse dal soggetto che
crede o ha fiducia alla realt in cui si deve aver
fede, si ha qUndo segue una frase con ki che
(Es 4,5; Giob 9,16; Lam 4,(2) oppure un infinito
(Giob 15 ,22; cfr. anche Sal 27,13).

51 Accanto a ' mn hi . si incontrano nell ' AT numerosi termini paralleli pi o meno affini.
Nell'inno cultuale di Sal 27 si hanno -lJzq, -b(!1 , lo - jr',
' m~ pi olb (cfr. Sal 31 ,25 e Is 28,15b.17b.).
L'orante, anzich dire che crede, pu confessare che
Jahwe per lui protezione, riparo, rifugio, roccia e fortezza (Sal 27,5). In Is 7,9 l'esortazione a credere accompagnata dagli imperativi non temere e non spaventarti
(alla lettera: il tuo cuore non divenga fiacco ) (v. 4). In
Is 30,15 il credere descritto con i termini quiete,
calma, fiducia (cfr. Wildberger, ZThK 65, 1968, 15Is.).
Per capire la specificit del concetto espresso da ' mn hi .
tuttavia indicativo il fatto che in altri contesti (e per lo
pi in passi dove il verbo costruito con le) compare un
gruppo ben diverso di termini paralleli e di termini opposti: -sm' ascoltare (la voce di qualcuno ) (Es 4,1-9;
Deut 9,23), - mrh hi . essere ostinato (Deut 9,23),
esseretestardo (2 Re 17,14). In questi contesti l'incredulit non si fonda su una mancanza di fidu cia, sullo
scoraggiamento e sullo scetticismo umano, e neppure su
un dubbio verso Dio e la sua parola, ma sulla disobbedienza , sull'opposizione e sulla ribellione.

-qlVh pio e

165

~~

'mn STABILE, SICURO

Bench 'mn hi . sia importante nell' AT, si deve


per tener presente che non si parla della reall
dell a fede solo in quei passi (relativamente rari) in
cui viene usato 'mn hi . 1\ termine parallelo pi importante, almeno nell'ambito religioso, - b!/J
confidare (57x con significato religioso, di cui
37x nei salmi ). Dove noi parleremmo di credere , l'A T pu dire anche -jr' temere , - jd'
conoscere e - dr!; ricercare , oppure usa - j/JI
attendere e !lkh pi o sperare (-.qwh). Ci
che noi intendiamo per fede, l'A T ... lo esprime in
molte forme, dalla cui convergenza emerge la
realt a cui si pensa (F.Baumgartel, RGG
Il ,I588; cfr. anche C. Westermann, Der Segen in
der Bibel..., 1968, 19s.).

IV 1 1/ 33 dei 51 passi con ' mn hi . appartengono secondo Bach al linguaggio sacro (cfr.
Lc., 30s. con tavola). 1\ termine, nel suo uso teologico, diventato cos importante non per il numero ma per la rilevanza dei passi in cui compare;
inoltre i LXX hanno rivolto ad esso una particolare attenzione: essi traducono sempre con
ma't'E:uw e i suoi composti (eccetto in Prov
26 ,25 con m:Leof1.ou) e usano maTEuw solo per le
forme di ' mn (ad eccezione di Ger 25,8 dove sta
per 5m' ascoltare ).
21 Il significato profano di 'mn hi . le prestar
fede ad una persona o ad una cosa , che secondo
quanto indicano passi come Gen 45,26 (J) e l Re
10,7 (cfr. anche Ger 40,14), si era gi diffuso
molto presto e fu utilizzato anche nell' insegnamento sapi enziale ( Prov 14,15; cfr. 26,25), non
ebbe rilevanza nel periodo pi antico (sull 'anti chit p.e. di Es 4,1.5.8.9; 19,9 cfr. Smend , Le.,
289).
AI contrario sembra che 'mn hi . abbia trovato gi
molto presto il suo Sitz im Leben nell'oracolo
di salvezza, specialmente quandO esso era rivolto
a condottieri militari. Questo genere letterario
comune all' Oriente antico , ed esso, anche fuori di
Israele , si esprime con termini che per contenuto
sono affini a 'mn hi ., p.e. (dnon temere,
Asarhalddon , [io sono IStar di Arbe]la ... abbi fidu :
cia (razzazma, cfr. AHw 41Oa) ... e rendlmt
onore (ANET 450b = IV R 61 , col.
VI , r. Is.1 2s.); al tri esempi in Wildberger, Lc.,
135s. Gen 15 ,1-6 basato su un oracolo di questo
tipo (per l'analisi cfr. f. gli a. O.Kaiser, ZAW 70,
1958 , 107-126; H.Cazelles, RB 69, 1962, 321:349;
Wildberger, Lc., 142-(47). La tradizione tuttavta
non ci ha tramandato l' invito alla fede , ma la notizia conclusiva che Abramo fond andosi sulla promessa a lui fatta credette a Jahwe e Dio glielo
ascrisse a giustizia. La fede di Abramo senza
dubbio la risposta all'esortazione del v. I non temere , cui collegata la promessa di una grossa
ricompensa, sicch hce' ''min beJhwh in questo
contesto significa pi o meno: era pieno di fiducia e di confidenza , fondato saldamente IO
Jahwe .
166

( 18,9; cfr. von Rad , Lc., e W.Zimmerl i, Leben


A he in Is 7 4-9 si imita un oracolo di questo geund Tod im Buch des Propheten Ezechlel,
ne . lto ~d un re Isaia viene incontro allo
ThZ 13, 1957, 494-508 =. GO 178 191). M entre
nere, riVO
.
d I
non te
scoraggiamento del re esorta n o o a
per il pas o di EzechIele Il segno della gIustizIa ,
V 4) e ripetendo la stessa co a alla fin e
che porta all a vita, l'adempImento dI deter.ml mere ( . ,
h' d d' nservare la
dell'oracolo , quandO gli ric le e I co .
.
nate pre crizioni etico-c ultuali, per Abacuc e la
fede. A differenza di Gen 15 ,6,. 'mn hl. e usato qUI
fede ci su cui pu rispl endere la promessa della
in forma assoluta, certo intenzwnalmente. on SI
vita.
tratta di vedere e Acaz crede IO Jahwe - eglI certamente non stato un idolatra o un ateo -, e nep31 Le ricorrenze di ' mn hi., sopra e. aminate, si
pure se egli ritiene credibi le o meno la parol a pro:
trova no in contesti che dal punto dI. vIsta dell a
fetica ' l'esortazione insiste invece sul fatto che egli
storia. delle forme sono tra ~oro SImI lI; IO e . t la
nel p~ricolo deve comportarsi come un uomo ch.e
fede intesa come un atteggtamento dI fidu cta 1conserva la calma, la fidUCIa e I~ SIcurezza. SI ricura che si fonda sulla co noscenza dI DIO e dell~
chiede ad Acaz di credere, pOlche sulla c.asa dI Dasua prome sa. Is 28, 16 chi crede non verra
vide risiede la promessa di una stabtllla duratura
meno (sull a traduzione cfr. HAL 288a) e pnme
(vd. sp. A IV/4).
bene tutto questo, ma cont iene anche qualcosa dt
pi. Isaia si volge contro i fautori dell a teologIa
Anche Es 4,31 e Deut 1,32 mostrano del resto che 'mn
hi. fu u ato in simili oracoli di guerra (cfr. In propo ItO cultuale di Gerusalemme, che si credono al. sIc uro
sotto la protezione del tempio. All a loro cIeca fiWildberger, l.c., 134).
ducia egli oppone la vera fede, che ha come mlSembra che anche l' oracolo di salvezza, attraverso
ura il diritto e come bilancia la giustlzta .. Rt ulta
il quale il lamento del si ngolo otteneva una nspochiaro all ora co me mai i profeti USIOO COSI poco l!
sta nel santuario, contenesse un' esortazIone . all a
concetto di fede. Esso per loro so petto, perche
fede. In ogni caso l'arante nel ~uo lamento puo af
pu di ventare facilmente un pIO surrogato dell a
fermare di credere, oppure puo atte~tare nel canto
dedi zione reale a Jahwe al servi zio della glu tl zta.
di ringraziamento che anche nell angusti a proEssi protestano contro gli spen leratl IO Slon, co:
fonda non ha abbandonato la fede (Sal 27 ,1.3;
loro che si tengo no al SIcuro (- b(M sul monte dt
116,10). Alla minaccia esterna e allo scoraggIaSamaria (Am 6,1; cfr. 15 32 ~9.11 ; Ger 7,4).
mento interiore il fedele contrappone la sua fede .
Quando compendi ano ci che essI es.l gono dal poUn'attestazione indiretta che ' mn hi . era usato
polo di Jahwe, non richiedono fidUCIa o fede, ma
nell' oracolo di salvezza si ha in Ab 2,2-4 con la
obbedienza: cercate Jahwe! (Am 5,14; 0 5 10,12 ; 15
conclusione solenne: il gi usto vivr a motivo
9,12; 31 ,1; Ger 10,21 ; 30 ,14; cfr. anche Sal 24,6).
della sua fede . L'oracolo ri sponde al lamento dt
11 2- 17 e viene pronunciato,come in Is 7,4ss., IO
41 Un aspettOtotalmente di verso ha l'uso teologico di
u~a grave situazione politica. Se in quel passo ' m~
' mn hi. nei sei passi di Es 4,1-9.3 la. Lo SI v:cte gla dal
hi . viene tradotto credere l), non SI vede perche
punto di vista formale, poich qUI II verbo e costruIlO
in questo contesto, cos affine ad esso per slluacon l'. Si tratta, come in Es 19,9, della quesl10ne se
zione e per form~ letteraria, '''mima non debba esMos incontrer la fid ucia del popolo. Quando co m ~are
un'espressione parallela, questa sm' b' oppure sm'
sere tradotto con fede (cos Rom I ,17; cfr. van
beqol (v. 1.9; cfr. sm' al v. 8). Quest:aspettOdel concetto
Dorssen, Lc., 12\.1 29; Eich rodt 1l1l1l ,196)...
di fede divenuto particolarmente nlevante dal punto dI
Gen 15,6 e Ab 2,4b, che sono diventati COSt tmvista teologico nel Deuteronomista: De~ t 9,23 ~' sIete
portanti per l'evoluzione del concetto neotestaribellati al comandamento del vostro DIO, non gh avete
mentario di fede hanno in comune il fatto che in
lO e non avete ascoltato la sua voce ~ slm,lmente
credu
entrambi la fede' posta in relazione con la giusti2Re 17,14: essi non obbedirono, ma SI OSl1narono
zia. G. von Rad (Die Anrechnung des Glaubens
come i loro padri che non credettero a J ahwe loro DIO :
zur Gerechtigkeit , ThLZ 76, 195 l , 129-132 := Ges
Quest' ultimo passo una delle .nflesslom fondam~ n,tah
Stud 130- 135) afferma che - /Jsb accredItare
del Deuteronomista sul crollo dI Israele. La causa e I mcredulit d' Israele in quanto ribellione di fronte a DIO, la
come termine del linguaggio cultuale designa un
quale non si manifest 010 in un rifiuto momentaneo,
atto sovrano giuridico-sacerdotale con cui si giu
ma nel peccato fondamentale di Israele, oSSIa nel suo
dicano i sacrifici , e non significa perci il mettere
mormorare gi al tempo della peregnnazlone nel deserto.
sul conto una prestazione qualsiasi in un affare
commerciale. Con l' attribuire la ~ edaqa ad
51 N Isaia n il Deuteronomista con la loro conceAbramo si riconosce che la sua fed e quell' attegzione della fede hanno trovato molta eco . nel reslO
giamento che corrisponde alla posi zione
delI'AT. Il Deuteroisaia usa ' mn hi. parlando dI un evendell' uomo di fronte a Dio. Nella sua fede appare
tuale giudizio. Israele deve essere per Jahwe tes l1m one~
chiaro che la sua posizione verso Dio in reaffinch i popoli acquistino conoscenza, credano m lUI
gola l). La fede non affatto un merito ; la proe giungano a comprendere che egli il vero D,o~ fuon
del quale non c' alcun salvatore (Is 43,10). QUI, sormessa della ricompensa incondizionata e pre
prendentemente, appaiono di nuovo terml"'. paralleh del
cede la constatazione della giustizia di Abramo.
tutto diversi: -jd' e -bi n hi. Il credere slgmfica nconoAb 24b va tuttavia inteso, nella sua formul ascere specificamente e concretamente che Jahwe, e neszione: partendo dall a formula dichi aratoria di
sun altro Dio, il signore della stona. Credere equI '
Ezechiele: se egli giusto, certamente vivr
167

~~ 'mn STABILE, SICU RO

168

vale qui al riconoscere e all'accettare come tale una verit di fede (cfr. ''''ma!I al v. 9).
6/ Un'ulteriore mutazione del concetto di fede si osserva nel Sal 78 , che rivela gi un inOusso dtr. Il v. 4
dice: essi non credettero in Dio e non ebbero fiducia
nel suo aiuto . Il v. 32 indica come questo deve essere
Inteso: con tutto ci non credettero ai suoi prodigi .
Questa frase riprende chiaramente Num 14,1J: per
quanto tempo esSI non credettero in me nonostante tutti
i segni che ho operato in mezzo a loro? Se si ha fede
in Dio, si ritengono veri i suoi miracoli.
Un'analoga concezione nuova dell'idea di fede si ha in
Sal 106, che presuppone gi la redazione finale del Pentateuco. v. 12: allora essi credettero al/e sue parole e
cantarono. la sua gloria . Si riprende qui Es 14,31. Ma
mentre IVI SI parla di fede in Jahwe e nel suo servo
potrebbe essere secondario), qui si parla di fede nelle sue
parole. In una maniera simile ls 7,9 viene ripreso in
?Cron 20,20 .( Wlldbe.r~er, I.c., 13Is.). L'uso profano di
mn hl. , che ncorre gla In I Re 10,7, nel ripensamento dei
testi antichi e qUindi diventato rilevante anche dal lato
teologiCO.

7/ Un'ultima variazione si osserva nel Sal 119: io


creda ai tuoi comandamenti (v. 66). Comandamenti sembra qui stare semplicemente al posto di parole. . Ma seconda ti te n,ore totale del sal mo ci significa. essere conVinti che I osservanza del comandamenti
e causa di abbondante benedizione.

81, Questa pa!10ramica rivela che l'uso teOlogico


dt mn hl. non e per nulla unitario e ci dovuto
al fatto che il verbo, sebbene non ~olto frequente

fa parte di. diverse tradizioni e il suo uso segue i


mutamentt che St sono verificati nella storia religtosa d' [sraele.

CI

1111

'iimen

con n. [~ alcuni casi effettivamente 'iimen signtfica CtO e certo e valido n ( H.Schlier, ThW
U39 = GLNT [,911). Per quest'aspetto indicatt va la traduzione di Aquila con .TCE7ttO"TWf!.vW
(Sal 89[88],53). Questt posstbtlt USt diversi del termtne St fondano sulla sua dialettica. 'iimen vuoi
dtre che qualcosa che si asserito certo,
vero n .. Ma allo stesso tempo questo vero viene
nconOSCtuto come valido e perci vincolante
per colUI che pronuncia l'amen.

IV 1 Il L' uso pi frequente di 'iimen si ha


quando esso esprime la risposta ad una malediztone al momento in cui essa viene proclamata
come nella serie di maledizioni di Deut 27. 15-26
~ ! 2x). Va _tradotto allora con cosi sia . Questo
amen pero non IOclude semplicemente un desiderio. L'idea israelitica di maledi zione (e di benedizione) ancora rad icata fortement e nel pensiero magico (cfr. H.Hempel, Apoxysmata , 1961 , 30113). Poich le maledizioni operano per forza propria, normalmente provano delle trasgression i che
si commettono di nascosto e perci sono sottratte
alla punizione umana. Chi pronuncia l'amen nei
loro confronti attesta di sapere sotto quale verdetto stiano le azioni in questione; in questo modo
egli giudica se stesso nel caso che diventi
anch'egli colpevole. Nello stesso tempo l'amen ha
carattere apotropaico (cfr. Hempel , I.c., 103); se
viene pronunciato da un innocente la maledizione ricade allora su di un colpevole'. Chi non si
unisce con l'amen alla condanna del malfattore, ricade nella maledizione di quest' ultimo, poich non
ha negato la sua solidariet con lui (cfr. Giub 4,5).
Maledizioni vengono pronunciate nelle cerimonie
di giuramento, nell'eventualit che uno faccia uno
spergiuro. Anche chi si deve sottoporre ad ordalia
deve prcmunciare l'amen. Lo stesso accade nella
stipulazione di un'alleanza, poich essa si fa sotto
giuramento, e perci anche qui si pronunciano
maledizioni , nell'eventualit di una rottura
dell 'alleanza (Ger Il ,1-8 , cfr. v. 5). Quindi nella
prOclamazione delle benedizioni e delle maledizioni che fanno parte della tradizione dell 'alleanza
(Lev 26; Deut 28) l'amen del popolo ha lo stesso
valore di quello pronunciato da colui che stipula
l'alleanza. Lo stesso vale per l'accordo concluso
tra Neemia e i notabili (Neem 5,1-13), dove lo
SCuotere le pieghe del vestito da parte del governatore simbolizza la maledizione , che qui per
non pi indicata come tale (v. 13). [n Ger 15,11
(txt emi l'amen del profeta conferma il grido di lamento che egli ha elevato contro sua madre e perci Contro se stesso. Questi lamenti dal punto di
vista della storia delle forme risalgono senza dubbto a delle maledizioni (cfr. C. Westermann ,
Grundformen prophetischer Rede ' 1964, 140142).
,

La parola ' iimen ricorre nell ' A T esclusivamente in contesti teologici (cfr. A.R.Hulst Het
":oord Amen in het O.T. , Kerk en Eeredtenst 8, 1953; 50-58; E.Pfeiffer, Der atl. Hintergrund der liturgischen Formel Amen n KuD 4
1958 , 129-141 ; S.Talmon, Amen as an ['ntroduc~
tor~ Oath ~?rmula! Text~s 7,1969, 124-129). TuttaVIa non v e dubbto che ti termine appartenne anche alla lingua comune (Lande 112). Eccli 722
mostra ancora di conoscere il significato origina~io
Stcuro n (di animali; LXX xp~cnf!.O).
Nell'iscrizione su di un coccio di Yavneh- Yam (KA I
nr: 200, r. Il ; lettura comunque incerta, cfr. W.F.AIbnght, BASOR 165 , 1962,45 n. 49; KAIll,201; Talmon ,
I.c., 127) Il Contadmo m uno scritto di protesta indirizzato al
gov~matore afferma: 'mn, nqrj ~( in verit~, sono innocente ),
e SI appella alla testlmomanza del suoi compagni.
[ LXX traducono una volta con cX"i)6(;i (Ger
28[35],6) e una volta con cX"i)fhv6 (Is 65,16). Tre
volte hanno trascritto la parola senza tradurla
(Neem 5,13; 8,6; ICron 16,36). Nei rimanenti
paSSt traducono con yVOtTO cosi sia n. Il senso
tUSStVo appare chtaramente in passi come Ger
28 ,6: amen, Jahwe ... realizzi la tua parola n. lo2! Fondamentalmente il caso ancora lo stesso nella
protesta del contadino sul coccio di Yavne- Yam: l'amen
rell (64) nttene tuttavia che si debba completare
implica un giuramento ed una corrispondente automale169 1~~ 'mn STAB[LE, SICURO
170

dizione. Ma il passo mostra come il modo di esprimersi


possa essere molto mitigato, dato che Il contadinO
prega il governatore di fargli ottenere grazia di
fronte alla legge, nel caso che egh venga trovato colpevale. Di fatto l'amen diventato qUI una mera particella
assertiva.
._
Anche alcuni testi dell' AT fanno intravedere un uso plU
generico. Cosi in I Re 1,36 Benala accetta con Il suo
amen le parole di Davide, secondo CUI Salomone deve
salire sul trono come suo successore. E eVidente allora
che Benaia col suo amen impegna se stesso, nonostante
l'aggiunta cosi facci a Jahwe . (txt em). Egh da infatti
il suo pieno appoggio perche SI reahzzl la deCISione del
re. L'amen un si impegnativo, cfr. Neem 8,6.
31 Un uso particolare dell'amen si ritrova nelle dosso:
logie (certamente tardive) che concludono I Itbn del
salmi (4 1,14; 72 ,19; 89,53; 106,48 , talvolta raddoppiato).
lCron 16,36 indica come va inteso questo. a,!,en . . Esso
ha un carattere responsoriale; la comuOita IIturgtca St
identifica con chi presiede alla preghiera, quando egli ha
pronunciato la lode. Il raddoppiamento sottolinea che SI
aderisce con seriet e con gioia. Neem 8,6 nvela ancora
come si sia giunti a questo nuovo uso del termine. lI_capitolo narra l'introduzione della nuova legge. Come e nchiesto di solito da questo genere letterano, Il popolo dovrebbe impegnarsi di fronte alla legge ed accettare le maledizioni ad essa connesse. La funzione dell'amen si
invece trasformata. Tob 8,8 mostra che anche nella vita
quotidiana ci si pu identificare con la parola di un altro
attraverso l'amen.

Un accenno particolare merita ls 65,16.16: chi si


benedice, e cosi pure chi giura, deve farlo biilohii 'amen .
Se si conserva il testo come sta, lo si pu intendere pi
o meno con Delitzsch secondo 2Cor 1,20 (cfr. anche
Apoc 3,14): Dio dell'amen, cio che trasforma in si e in
amen ci che promette (comm. ad 1.). Qui probabilmente 'amen sostantivato, cosicche si pu trad urre
Dio della sicurezza . meglio per mutare 'amiin nel
sostantivo '6ma!n, cfr. 'iii na!''''man (Deut 7,9; Is 49,7) e
'iii ,(1!ma!1 (Sal 31 ,6).
4/

DI

''''munii ('emun , 'omnam ecc.).

IIII

Il I significati fondamentali di ''''munii


secondo HAL 60s. sono: I) stabilit , 2) certezza, fedelt n, 3) rettitudine ; si deve aggiungere 4) il significato particolare ufficio stabile .
Le singole sfumature sono difficili da precisare; lo
si nota anche dal fatto che altri dizionari adottano
divisioni diverse, p.e. lorell (62s.): I) firmitas ,
immobilis stabilitas, 2) firmitas ethica personae,
ossia fidelitas (di Dio e degli uomini). Poruban
(l.c., 230) ritiene che i significati di ''''muna, per la
loro ricchezza e la loro differenziazione , non possano risalire al significato primario di stabilit ;
il significato principale per lui verit (I.c.,
221). Tuttavia il significato primario della radice,
stabilit , va visto anche in questo sostantivo,
ed bene perci legare anche quest' ultimo a tale
significato.
21 Uno dei testi pi antichi Es 17, 12 (J app. N): le
sue mani (di Mos) restarono ferme (' '''muna) fino al tramonto del sole . Questa versione (diversamente Porban, I.c., 228s.: sollevate nella stessa posizione )

l7I

confermata dalla frase precedente: essi sostennero le


sue braccia .
..
.
Il significato di sicurezza , ancora vlcmo a quello _d~
stabilit , si ha in Is 33,6 (se Il testo va laSCiato COSI ).
vi sar sicurezza dei tuoi tempi (cfr. al nguardo
H.Gunkel, ZAW 42 , 1924, 178).
Un significato particolare ufficio stabile ~> .o sim.
compare in lCron 9,22.26.31 e 2Cron 31,18 (qUi ti testo
incerto, cfr. Rudolph , HA T 21,306). Rudolph (I.c., 88)
cerca di cavarsela con certezza e stabilita (cfr. anche K.H.Fahlgren , Sedaka, nahestehende und entgegengesetzte Begriffe im AT, 1932, 145; H.Cazelles, La
Sainte Bible... de Jrusalem , ad I.). Non deve wttavta
stupire il fatto che in ''''muna si sia passati dal. significato
primario stabile, sicuro >! al termine tecOico ,~ po~t~
fisso , incarico duraturo . E anche ~sslbtle che ,,!,u~a
in questo senso non denvi affatto da mn l,.ma da amen
guardiano e sign ifichi pi o meno assistenza (cfr.
Num 12,7 e sp. 1/2).

3/

41 molto frequente il significato, corrispondente al ni . del verbo, di stabilit (in senso traslato), e cio certezza, fedelt n (cfr. p.e. ISam
26,23; [s 11 ,5; Sal 119,30; anche IQpAb 8,2; 1001tre Prov 28,20 '/s ''''munol). [n cornspondenza
con questo significato compare spesso come termine parallelo -~res~d (anchq ediiqii q red~q ,
-~dq).

Spesso come oPp?sto di ''''munii c~~p~re_sre~


inganno . CIO mostra che.. ,,!una St
estende anche a quell'ambito che nOt tndtchtam?
con veracit, rettitudine n. Molto spesso pero
sorge il dubbio se non si debba tradurre con fedelt .

51

q~r

L' idea di rettitudine ricorre nel modo pi esplicito in alcuni testi di Geremia: Ger 5,1 che si d cura dell'onest (secondo M.KJopfenstein, Die Liige nach dem AT,
1964, 32s.: fedelta ; ma cfr. il parallelo che pratica la
giustizia e al v. 2 essi giurano il falso , moltre Ger
5,5 e ls 59,4; su -'sh praticare, compiere m tah contesti cfr. R.Bultmann , ZNW 27 , 1928, 122s. = Exegetlca,
1967, 133s.); in 7,28 il profeta lamenta la scomparsa della
''''muna dalla bocca del popolo; chlansslmo 9,2 tendono la loro lingua come un arco , inganno, e nO,n veracit (cfr. BH'), domina nel paese (LXX: ;:'<17' ;
Klopfenstein , l.c. 145: fedelt , m nfen,!,e~to alla fedelt all'alleanza e al matrimonio; ma pOlche la pnma
parte del verso parla del tendere la lingua, si deve trattare di disonest ).

61 Geremia con i suoi lamenti sulla mancanza


di onest si muove in un ambito di idee che
hanno una certa importanza nella tradizione sapienziale. Il parallelo particolarmente chiaro in
Prov 12 ,22 labbra ingannatrici sono un abomtnt?
per Jahwe; ma coloro che agiscono con stOcenta
piacciono a lui (cfr. p.e. anche ti Dtalogo del
suicida col suo ba , H.H .Schmid, Wesen und Geschichte der Weisheit, 1966, 214). Tuttav ia proprio nei Proverbi si hanno dei passi che affermano
qualcosa di pi, come Prov 12 ,17 cht dtce ti
vero ... . Qui ''''munii ha ancora essenztalmente ti
carattere di un aggettivo sostantivato: qualcosa
di cui ci si pu fidare , che vero (cfr. anche [s
1~~

'mn STAB[LE, SICURO

172

25,1). Si deve quindi distinguere tra 'a'mn in


senso. persanale < attendibi lit, fedelt rettitudIn~, veraci t ) e in riferimento. all e case'< atte ndibile, vera ). I passI ca n questo significata nan
sana tuttavia frequenti , e nan c' alcun mativa di
trad urre can l'astra tta la verit ,

guardando. al passata nel cant a di ringraziamento.


(safferenze per malattia appure liberaziane dalla
marte , ma anche appress iane da parte dei nemicI came m Sal 92,3 a 143 ,1). Similmente in
Lam 3,23 il . paeta si aggrappa alla ''''mlino di
Jahwe, pe~c~e per essa le manifestaziani dell a sua
grazia ((fsad/lI1) nan vengano. mena e si possa ano
71 L'aspetta personale sogget tiva espressa frecara cantare su lla sua grande misericardia (ra/j'mim)
q~entemente con la frase preposizianale ba!''''/11! (cfr. ~nche Sal 100,5). A nche I paemi che celebrana sInceramente, in buana fede can funziane
no. I mtronl zzazlane parlano. dell a ''II/ima di
avverbiale (2 Re 12 ,16; 22,7; 2Cron 19,9; 31,12. 15;
Jah,;;, S:a~ne Jahwe saccarre il sua papala can la
34:12?;" A~c~e la linea persanale espressa can 'e sua lI1una (Sal 98 ,3), cosi can essa pu giudicare
munl n;ul1Im certezza, fedelt (vd. sp. III),
I papali , reali zza ndo. Il suo ~cda!q nel decarso
mentre I aspetta aggettiva , legata alle case data
dell a stana (96,13: Il parallela nan qui rah amim
da ' ll1a!n ~< in verit , veramente (accus . ~vv. , Is
a (la!sa!d , ma $cda!q , la giusti zia , can cui Dia
25,1): Nell accuso avv, si hanno. anche ' mn in
fa m mada che le case restino. al laro giusta poventa, .eff~ttlva mente (Gen 20,12; Gias 7,20); il
sta). Anche m Sal 11 9,30 ~cdeq e ' '',mino stanno
senso. e plU a mena lo. stessa dell 'avverbio. vero e
mSleme, nan per per aperare un gi udizio. versa i
propna 'omnm e 'umnm effettivamente realpapali , ma per affermare l' umilt dei fedeli
ment~, veramente , ~ia che can essa si vaglia dire
Quest'ultima d'altra parte nan esclude che si
che! affermaZIOne di un altro canfarme alla
debba sperare in hcsa!d e rah amim (cfr Sal
realta, sia che SI sattalinei l'attendibilit della pro119,138).
'
.
,
pna affermazlane.
Nel Sal 89 si parla della ''''mLino di Jahwe can una
frequenza che intenzia nale (v. 2.3.6.9.25.34.50)'
81 Termini paralleli pi a mena vicin i a ' re/min
sana:
Il sal ma di fronte all a stata deplarevale della ma:
narchl a SI preaccupa che sia intesa gi ustamente la
a) "~mQ!' (Sal 40,lls.; Ger 9,25); i significali dei due
pramessa di una stabi lit duratura fatta alla dinalermln l SI Intersecano ampiamente tra loro (vd. SI. E/);
davldlca. Ad agni dubbio che pu sargere al
?J b,:s:ed , sorprendentemenle, sia spesso accanto a slla
nguarda, Il paeta cantrappane la canfessiane della
mlllra (Os 2,2Is. assieme a ~Q!dQ!q , mispl e l'a!, am in,.
::mL!n~ di Jahwe. Paich nan si pu dubitare della
soprattutto nel linguaggIO del salmi : 33 4s . 36 6' 40 Il :
, muna di. Dia, nan si pu nemmeno. mettere se88,12;. 89,2.3.25.34.50; 92,3; 98,3; 100:5; ' 19>k ' La~
namente m dubbia il na!'''mon della profezia di
3,22s., cfr. Sal 31,24; Prav 20,6); il fatto che nella poesia
Natan (cfr. v. 29,38. e fJcsa!d e '''ma!l al v. 15).
culluale I due termini SI trovino cos spesso assieme dipende dal parallel ismo dei membri e dalla pleroforia del
Interessante qUI la fandazlOne per casi dire metalinguaggio cu ltuale; I due termini sono cos vicini da difiSica della fede nell a fedelt di Jahwe (v, 3.6.9.15;
ventare ampiamente Inlerscambiabili'
Similmente la canfessiane in Sal 3 6s,' cfr. 57 Il '
89,38 ; 108 ,5).
", ,
c) nel campo semantico di.,rennim; si 'trovano spesso anche _te~mln l c~e indicano diritto e giustizia come sQ!dQ!q
Anche se l'A T nan spec ula per null a sull 'essere$edaqa , $add/q e mispa! (Deut 32,4; ISam 26,23; 'Is I I ,5;
m-s di Di a , si pu tuttav ia arrischi are l'afferma33,5s:, 59,4, Ger 5, 1; Os 2,2Is.; Ab 2,4; Sal 33,4s.; 36,6s.zlane che la '''mLino appartiene all 'essenza di Dia,
40,11 , 88,12s.; 98,2s.; 11 9,30.75. 138' 143 I txt? , Pra~
Del resto almeno. una valta Jahwe chiamata ' el
12,17; cfr. Is 26,2 e Prov 13,17); que~ta affin it dei ter'''mLino ( Deut 32,4; cfr. le designaziani 'id '''ma!l
mini , che potrebbe semb ~a re piuttosto singolare, si
spiega per li fatto che $dq e I SUOI derivati possono venir
e ' el na! 'remon ), II cantesta mastra bensi che l'auUSt nel senso di solidariet, fedelt comunilaria
tare del poema vuale accentuare fartemente l' im(c r. ' H.H.Schmld, Gerechtigkeit als Weltordnung 1968
portanza dell'anest e dell 'i ntegrit (in cant rasto
184s.), e d':hra -"arte con il, fatto che '<e mna , allo'stess~
can la, perversiane del papala). Ma la lade di
modo di $ daqa, puo senz allro veni r usato per descriJahwe m quanta roccia. prepasta alla canfessiane
vere un comportamento secondo le norme (cfr. Schmid
della sua fedelt (v. 4a), indica che anche la sicuI.c.,68),
'
rezza ha la sua impartanza, Is 65 ,16 fa vedere che
CI SI benedice e si giura per il Dia della fed elt (vd.
IV 1 Il Della ' <emno di Jahwe si parla prevasp. C IV 14).
lentemente nel salmi cultuali. Nelle lamentaziani
Sola ~~a pi~cala parte deila tradiziane vtr!. parla
e nel canti di nngraziamenta (p.e, Sal 88 12 o
della muna di Dia: si tratta dell ' inno. del canta
41 ,11 , dave se,:anda I termini che compaion~ nel
di ringraziamento. e della lamentaziane.' Deut 32
cantesto SI pua tradurre sola can fedelt ed
un casa speciale, in quanta la canfessiane della feeventual mente, farmando endiadi con J'1ii'o
delt~ . di Dia si fanda ivi nan sull 'esperienza
a l~to , il tua fedele aiuta ) il fandam enta
dell aiuto. di Dia nelle angustie qua tidiane, ma
dell, aZione s.occarntnce di Dia nei riguardi
sulla stana della salvezza, nella quale Dia ha madell uomo, gla spenmentata a ancora sperata la
nl~es tata se stessa al sua papala. Di fronte alla rasalda e duratura fed elt di Dio, Essa si manifesta
r,lta di questi passi bisagna tuttavia ricardare che
m I~utte le angustie, che vengano. presentate a Dio
I I~ea della fedelt di Dia nan affatto legata
ne a lamentazlOne appure vengono. menzianate
ali usa del vacabola ' '''mLino a sim.
173 1~l'( ' mn STABILE, SICURO
174

21 Come si parla della '"'m/ina di Dio, cos si pu parlare anche della '''/mina dei SUOI comanda,:"entl: Sal
I19,86, Poich essa viene contrapposta a!lo sQ!qQ!r del
superbi, si pu Iradurre con verna . Cio .pero non SIgnifica solamente che tal.i comandamenti Siano forn~a l
menle giusli . SQ!qQ!r Infatll non SignIfica falslla "?
ma inganno , e perci analogamente I. co mandamenti
di Dio sono veri in quanto sono degnI di fidUCia. ESSI
sono le norme di un orine salvlfico unIversale ; chi SI
fonda su di essi non sar ingannalo, ma sicuro che la
sua vila sar ricolma di beni .

31

Da Sal 89,3 risulta chiara che la :remiino ,


prima ancora di realizzarsi sulla terra, pua essere
un ordine divina fandamental e eSistente nel Cielo.,
Secondo l' idealagia regale dell ' Oriente antica, che
ha inOuenzalO anche il pensiero. d' Israele, il re
sulla terra il rappresentante di questa arma nia
preslabilita , ladata dai santi in cielo. (v. 6). Ogni
uomo. nan pu far di meglio. che callacarsi cascientemente in questa ard ine, assia diven tare un
';5 ' '''milll (app, 'is na! ' ''monl '''ma!l). Chi fa casi
ne ricaver abbandnte benediziane ( Prov 28 ,20;
cfr, il cantadina elaq uente >,; verit, nan menzogna, significa ricchezza; essa produce prosperit
senza fine , F. van Bissi ng, Altag , Lebenswet heit, 1955 , 168). L'esigua numera di espressiani di
questo genere dipende dal fatto che il pensiero
israelitica ha sattapasto tale ard ine fandament ale
al daminio esclusiva di Jahwe; egli apera la '''mLino (Is 25 ,1), Perci ara si afferma: labbra menzognere sana un abaminia per Jahwe, ma calora
che esercitano. la '''mimo sana a lui graditi ( Prav
12,22; cfr. 12 ,17). Sal 119 ,30 pu ancara affermare:
ha scelta la via della (nan: della tua) ''' muno ,
ma si callaca subito sulla linea jahwista: desidero i tuoi precetti .
Accanlo a ' "'mlillo, sostanlivato fem . dell'aggettivo , Sia il masc. sostantivato ' em/in (per lo pi al plur. ,
vd. sp. Il/). Non si pu stabilire una differenza di significato tra i due termini . Se Dio il Dio della '''muna
(DeuI32,4), gli israeliti sono dei figli che non conoscono
lo 'emilll (v. 20, cfr. anche v . 5). Sal 12,2 sono scomparsi '''munim ( rettitudine, integrit,,) tra i figli degli
uomi ni si pu accostare ai passi di Geremia sopra menzionati (111 /5). Cos pure secondo Is 25 ,1 e 26,2 ci deve
4/

essere una corrispondenza fra '(Pmna divina e Cl'mtin; m

dell'uomo (i l seguito in 26,3s. parla di fiducia in Jahwe).


Come in Ab 2,4 a chi giusto per la sua ' ''' /milla viene
promessa la vita (vd. sp. B IV 12), cos secondo Is 26,2s.
il popolo giusto, formato da coloro che osserva no gli
''''munim , pu sperare nella pace. Questi somere
'a'mtilllm , cos possiamo affermare, sono i credenti .

Israele risponde alla fedelt di Dio, che risplende nelle


sue azioni meravigliose, conservando la fede,
El

.~

"

," ma!l

III I
Il
Come i LXX nel casa di ''''mLino in
circa la met dei casi hanno. tradatta can ,i).,';'OWl(.
casi qui c' una derivaziane da ci>j6 - in 100 casi
su 127, mentre rc(crn retrocede fartemente;
si ngalare anche la relati va frequenza di
!tx<xtomJv>j (6x) e ![x<xto (5x); cfr. al riguar-

175

da J.Barr, The Semanti cs af Bibl ical Langua-

ge, 196 1, 187s . Questa fatta most ra che '''mLin


e '''ma!l na n so na del tutta sinanimi e che
''''ma!l pi di qual iasi altro derivato di ' mn si ,.
aperta al significato di verit , Ci tuttavi a na n
vuo. I dire (cantra Parba n, I.c., 183 ) che il signi fi ca ta verit sia il punta di partenza della semantica di '''ma!l , e che (cant ro D.Michel ,
AMAT , Archiv fiir Begriffsgeschichte 12 , 1968,
330-5 7) tutte le ricarrenze di ''''ma!l si possano.
spiegare partendo. dall 'idea di canvenire, cancardare e perci nan si possa individuare nell' AT un
mutamento. di significata per questo termine,
21 II significato primaria stabilit , che bi 0. gna presupparre, campare sala in sen a tra lato.
Tuttavia , <ema!l , a differenza di ' ''mLino ma cancardando. in questo can il ni . del verbo , ha vIiuppata il sign , di cansistenza , sicurezza, durata ,
p.e. in Is 16 ,5 casi il trono. sar fi ssata sulla
bant, e su di esso si sieder stabilmente ... . Se hilkan essere fissata corrisponde al noMn salda
della profezia di Natan in 2Sam 7,16, allara anche
ba!''''m a!l stabilmente carrispande al na! ' man
esser duraturo . In simili casi si sottolinea sia
l'aspetto della durata sia anche quella della sicurezza . Casi scka!r ' tl!ma!l in Prav Il ,18 patrebbe
significare guadagna sicuro, di valare stabile
(c fr. M.K1apfenstein, I.c. , 17Is.). In vece nan e altrettanta prababile che la castruziane frequente
hcsa!d wa!' '''ma!l passa essere tradatta sempre
satta farma di endiadi can benevalenza durevale (casi HAL 66b.274b.323a). Quest'espressiane divenuta spessa una farmula , e del resto
la fedelt include anche l'aspetta dell ' invariabilit,
della durata (cfr. p.e. Gias 2,14; 2Sam 15 ,20; Prav
3,3; 14 ,22; 16 ,6; 20,28 ecc.). Passi came Sal 85 ,11
hcsa!d e 'tl!ma!l si sana incantrate mastrana
tutavia che ent rambi i termini stanno. sulla stessa
piana e passano. avere un laro valare autanamo.
Se pai in singoli casi meglio. vedere in ' '''ma!1 una
precisaziane di fJcsa!d, allara l'espresslaneva m:
tesa casi: fJcsa!d (grazia, bant, amare) di CUI CI
si pu fid are; l' aspetta dell a durata nan sta m
prima piana,

31 ''''ma!I came secanda membro di una SI. CS.


al cantraria la specificaziane di un termine precedente ca me solm pace (Ger 14,13 farse
pace ci stabili t, pace durevale , ma ,in base a
2Re 2019 = Is 39 ,8 e Ger 33,6 pace e stcurezza
megia intendere pace che garantisce sicurezza ), 'al segna ecc. Tutte queste espre,sslOni pa trebbero mtendersl meglio. partendo. dali Idea
di attendibilit (diversamente Wetser, ThW VI,
184 = GL T X, 365: 'ml1 mastra di essere. un
concetto farmale , il cui co ntenuta va determmato diversamente, di valta in valta , secanda ti
saggetta particolare , essa indica il rapparta
della realt can ci che carattenSlica di un dato saggetto in questione , al cant rario Barr, I.c,
179s.),
1~ ~

'/l /Il

STABILE , SICURO

176

parla della regalit di Jahwe. Ma l'affermazione va oltre:


Vanno qui citati. i seguenti passi: Gen 24 ,48 (v ia allendlblle e qUindi gIUsta); Es 18,21 (uomini fid ati , che non
SI laSCiano corrompere); Gios 2, 12 (segno allendibile
perclo SICUro); Ger 2,2 1 (pianta di fiducia , cio genu ina);
14,13 (pace certa, Sicura, vd . sp.); 42 ,5 (testimone allen~Iblle e qUindi v enllero; analogamente Prov 14,25 con
I opposto tesllmone menzognero ). Ez 18 8 e l ac 79
(sentenza di c,:i ci si pu fid~re); Pr~v 22,2 (parole attendibili ,. perclo vere~ par. qOS[ verit l); Eccle 12,10
(parole di CUI CI SI. puo fidare); Neem 7,2 (uomo di fiducia e che teme DIO); 9,13 (Ist ruzioni allendibili ).

4/

Quando , "'ma?t viene detto di persone (e di


DIO), li ~Ignlficato di attendibilit si trasforma in
quello di f~delt ; cosi nell'espressione frequente
~a?sa:d Wa? "'ma?I grazia e fedelt , degli uominI. Gen 24,49; 47,29; GIOS 214' Prov 33' di
DIO: Gen 24 ,27 ecc. (vd. s p. Ivh ). ' L'espres~i~ne
preposlZIonale ba?''''ma?1 in fedelt si adopera
di fatto come avverbio: fedelmente si ncerame~te ; essa descrive l'attendibilit' dell'agire
dell uomo ( non la cenezza di una situazione di
fatto , con:e gli avverbi veri e propri e gli accusativi
avverbiali menZionati sopra in D III 17' ma d
SI. 6).
'
v .
1 paralleli confermano il senso preciso: belami m sinceramente (GIOS 24,14; Giud 9,16.19)" con tullo il
cuore (e con tulla l'anima) ) (ISam 12,24; I Re 2,4); in
gIUstIZIa e con intenZione sincera verso di te ( I Re 3 6)'
con cuore indivIso (2 Re 20,3 = Is 38,3); similme~t~
Is !2,20; 61 ,8; Ger 32,41; Sal 111 ,8; Prov 29,14. Con
b~ mel SI valyta qUindi la dedizione dell' uomo in base
a la sua Integnta e al suo impegno personale.

5/

Si pu esercitare ''''ma?(: (' sh, cfr. 'sh ''''mimo


vd . sp. D 111/5): Gen 47 ,29 ; Neem 9 ,33; 2Cro~
31,20. Ma SI puo a nche dire 'Q!ma?1 e allora ci si rifensce non ,all'atte ndibilit di colui che parla m a a
quella ~I CIO che viene detto. Le parole sono fidate
e perclO attendibili se rendono esattam ente un
fatto , OSSia se sono vere: 2Sam 7 28' I Re 17 24 '
22 ,16 = 2Cron 18 ,15; Ger 9,4 (in ~pp~sizione ~ Il
hl. Ingannare l'); 23 ,28 a nnuncia con verit la
mia parol a (cosi Rudo lph , HAT 12 ,154; Klopfen ste ln , Lc. , 103, ed alt ri inte ndono ' ''ma?I com e
accusati vo avverbiale e traducono fedelmente ). DI fatto talvolta non si pu stabilire
chiara me nte se ''''ma?I significhi sincerit , in riferimento, al soggetto , oppure verit , in riferi~ento ali oggett,o. Cos p.e. per l'espressione ' d
ma?I CI SI . puo doma ndare se 'O!ma?1 sia una
norma che nguarda l'intenzione ( testimone verace ) oppu re se deSigni la verit de l fatto di cui
SI testimOnia. In base a ' d na?''''mon (vd.
A
Illll ; c fr. Ger4,2 ,5) ci si potrebbe decidere
la
pnma posslblhta, m a te ne ndo conto di Is 439
Prov 14,25 SI pu preferire la seconda.
Ge n 42 ,16 G lU s~ppe vuole esaminare i suoi fratelli
per vedere se " ma?I e con voi ; qui '''ma?I non
vadlnteso come since rit , m a come verit
( ~ . sp. D IIl /6 riguardo ad ''''m unii ). Inoltre non
SI tratta ne ppure di astrarre il te rmine d a ogni riferimento a fatti concreti (cos G .Queli ThW
1,234 = GLNT 1,630), in m odo d a tradurre~ se lo

~~~
Seco~d~

177

1~l't ' mn STABILE, SICURO

veracit fra ~o i . Nonosta nte qualche incertezza


In Singoli caSI , che SI fonda d 'altra parte sul fatto
che per gli. ~brel la diffe renza tra sinceri t (soggetti va) eventa (oggetti va) non cos evidente COme
per nOi , rlsult ~ chiaro tuttavia che il significato resta nvolto ali oggetto. , Questo si verifica specialmente In campo ~Iundlco , dove ci che costituisce
problema non, e ta nto la veraci t soggettiva
quanto la verlta oggettiva. I testimoni in tribunale
di fron~e a ll ' aff~r,m az i o ne ,di una cont roparte possono dichiarare. "'ma?I . e vero , cio l'affermazione In questione co~nsponde a veri t (ls 43 ,9).
Viene stabil ito che un accusa ''''ma?I (Deut 13 15
e 17,4 , spiegato con nokon haddobor la cos~
realme nte cosi ; cfr. 2220). In Prov 2221
I d "'"
,..'
' paro e, O! I ma?I e spiegazIOne di qo!;! verit ; dbr
pl.
ma?I Significa, se non proprio lo verit almeno dire il vero (Zac 8,16; cfr. Sal 15 ,2; Prov
~/ , 12 ,19 par. lingua menzognera ), e hjh
ma?I Significa risultar vero (Deut 22 20'
2Sam 7,28 ; cfr. IRe 17,24).
' ,
6/

Vanno notati infine alcuni passi in cui b{E''''m{E1


IO fede , si nceramente )), ma in verit
effelli vamente, realmente (Giud 9,15; Ger 26,15; 28,9:
cfr. anche Il semplice ''''m{E1 in Ger 10,10).
'
non ~ Igmfica

71

I termini paralleli pi importa nti sono:

a) '''mtina (vd. sp. D 111/8);


b) !I{Es{Ed (vd. sp. III I2.4 dell'uomo , e IV 12 di Dio);

c) termml che esprimono la totalit della persona (vd


sp. 4);
.
d) termini giuridici : -~fEdeq giustizia (Sal 15,2;
85,12; Prov 8,7s.; ecc.; $edaqa Is 48 l' 59 14' Ger 42'
Za~ 8,8 ecc.; ~addiq Neem 9,33);' ~,isp[ ' dirill~ );
(-SP [ ; Is 59 ,14; Ger 4,2 ecc.); mesafim rellitudine
(Prov 8,6); n ekO!la dirillO (Is 59,14) ecc.;
e) sa/om (-s/m ; 2Re 20, 19 = Is 39,8; Ger 33,6' l ac
8,16.19; Mal 2,6; Sal 85, 1l ; Est 9,30).
'
Termini opposti : SfEqfEf inganno (Ger 9 4' lac 8 16'
Prov II ,18;_12) 9 ecc.); kazab menzogna 'd'rov 14,25
ecc.), mmna Inganno ( Prov 12,19); ffESa' iniquit
( Prov 8,7 ; cfr. 11 ,18; Neem 9,33).

81
~I ~a mpo s~mantico di ' '''ma?l , se si presci nde
da salom e dali unico caso in cui come parallelo
compare l'aramaismo qo!;! ve rit ( Prov 22,21 ;
Wagner~r. 274; aram . bibL qeSO!, Dan 4 ,34), coinCide plU o meno con q uellO di ''''munii. '''mfEl
nel senso di verit non possiede un suo paralle lo , d ato che l'.ebraico no n ha di fatto una parola
propna per indicare verit . Ci non vuoi dire
che l'ebraico non conosca il concetto di verit, ma
Il s uo concetto di verit legato indissolubilmente
all 'Idea di atte ndibilit (cfr. W.Panne nberg Was
1St Wahrheit? , FS Vogel 1962 , 214-239, spe~. 216 ;
H.von Soden , Lc ..' vd . sp . 117; H .-J .Kra us , W ahrhe lt In d e r Geschlchte, W as ist Wahrhe it?, hrsg.
von H .R .MUller-Schwefe , 1965 , 35-46; K.Koch,
Der hebr. Wahrheitsbegriff im griech . Sprachraum , I~.'d. 47-65; M .La ndma nn , Ursprungsbild
und Schopfertat , 1966,213 -222). Come ' ''ma?l , rife nto ad una persona, significa fedelt e si ncerit
178

in quanto attendibilit , cos esso, inteso come ve rit significa l' attend ibilit di una cosa o di una
par~la. In questo senso, attend!bile pu essere solo
ci che corrisponde alla realta opp. VI SI ad egu a

hfEsfEd e 'a' m{EI stanno davanti al tuo volto . Qui le

due realt sono intese quasi nel senso di un'ipostasi,


come esseri che stanno di fronte a Jahwe. Cosi anche Sal
85 ,ll s. pu affermare: htEsfEd e ''''mfEI si incontrano,
giustizia e pace si vengono incontro (txt em); fedelt
sboccia dalla terra e gi ustizia germoglia dal cielo . La
pienamente.
questione che gli esegeti si pongono, cio se si tratti qui
di fedelt umana o di fedelt divina, oziosa: si intende
IV I Il Nel salte rio alla confessione d ella
naturalmente che Dio fa germogliare tale fedelt. Ma la
'''muna di Dio si unisce con altrettanta freque nza
formulazione ri vela che hfEsfEd e '(1!mfEl possono essere
quella della sua '''' ma?I. Nel Sal 31 (salmo di laconcepite come grandezze cosmiche a s stanti , la cui
mentazione) Dio v iene lodato com e 'el 'a' ma?1
azione garantisce anche la fertilit della terra, poich
Dio fedele (v. 6), cos com e altrove egli chiadove esse esercitano il loro dominio il cosmo riacquista
mato 'l nce'''' man oppure 'l , "' mima. Si esprime
l'equilibrio armonico e fecondo.
qui solo in modo pi conciso quellO che. gi. a lb) Sal 86 ,15 confessa: tu sei un Dio misericordioso e
benigno , longanime e ricco di hfEsfEd e di ''''mfE/ (cfr.
trove manifestano le lamentaziOni e I cantl di nnv. 5). Si tratta chiaramente di un'antica formul a di congraziamento quando si riferiscono all a ' '''ma?I di
fessio ne (senza ''''m{E1 anche Sal 103,8; 145,8; in Gioe
Jahwe. Non si pu stabilire in questo a mbito una
2, 13 e Giona 4,2 ampliata con si pente del male ;
difTerenza rra '''mcel e '''' mimo .
con ''''mtEI in Es 34,6, ma secondo Noth , ATD 5,215 , la
Si loda anche la ''' m{EI di Jahwe, poich si sperimenformula qui un'aggiunta posteriore). Sembra che
talO o si vuoi sperimentare il sua soccorso. In Sal 69 ,14
' (1!mfEI sia entrato a far parte della formula solo secondasi supplica Jahwe di prestare ascolto nella fedelt del
riamente, sotto l'innusSo dell'espressione bfEsfEd WfE''' tuo aiuto . la speranza di aiuto che induce a rifugiarsi
mfEI. Si voleva sottolineare esplicitamente l'aspetto della
fedelt , la quale perdura anche quandO la relazione tra
nella fedel t di Jahwe. La celebrazione della sua fedelt
Dio e il popolo esposta ad una diffiCile prova. Questo
deve spingere Dio ad intervenire prima che sia troppO
anche il moti vo per cui in Sal 86,5 ricco di grazia
tardi . Per questo l'arante pu ricordargli che nel mondo
sotterraneo non si loda la sua fedelt (Sal 30 ,10; Is 38 ,18;
viene ampliato con buono e miseri cordioso e nei
cfr. Sal 71,22 ; per ''' muna Sal 88 ,12). Oppure egli pu
passi di Gioele e di Giona si accenna al fatto che Jahwe
pregare che la luce e la fedelt di Dio lo guidino al sua
pronto a pentirsi .
santo monte, perch ivi nel sacrificio possa cant are il suo
c) Fuori dei salmi , l' AT parla tre volte di htEsfEd
canto di lode (Sal 43,3; cfr. 138,2). L'aiuto che ci si atw{E' '''mfEl usando il verbo ' sh fare'': Gen 24,49; 32,11
tende dalla fedelt di Dio include sempre l'annienta(hasadim); 2Sam 2,6 . Ogni volta si .parla della gIUsta
mento dei nemici (54,7 ; cfr. 22,26 txt em). In 91 ,4b la feguida che Dio esercita sull' uomo. Perclo SI puo anche afdelt di Dio viene celebrata come scudo e difesa (poema
fermare che le vie di Jahwe sono hfEs{Ed wfE''''m{EI (Sal
didattico? , cfr. Kraus, BK XV ,635).
25 IO' cfr. 43,3). 11 fedele sa di esser posto nella sua vita
L'inno del Sal 146 (che tuttavia contiene anche elementi
soto 'la guida della fedelt divina.
del canto di ringraziamento indi viduale) descri ve in
modo particolarmente impressionante che cosa signifi31 Se '''' ma?I descrive i fond am enti dell'ordine
chi per Israele il fatto che Jahwe mantenga eterna fecosmico , l' uomo deve realizzarla al pari di Dio .. A
delt. 11 poeta non pensa, come avviene di solito altrove,
ci esortano naturalmente soprattutto gli scnttl
alle sue necessit personali , ma esalta Jahwe come socsapie n ziali (Prov 3,3; 14 ,22; 16 ,6; 20 ,28). InGe n
corritore di tutti gli oppressi . Jahwe stesso viene chia24 la fedelt dell' uomo corrisponde a quella diVina
mato bensi Dio di Giacobbe (v. 5), ma descritto anche
(v. 27 e 49). Bont e fedelt, che secondo Pro~
come Dio creatore e Dio di Sia n (v . IO), che regner in
20 28 custodiscono il re, cornspondono alla bonta
eterno. La fedelt di Dio (v. lO), se la si paragona con la
religiosit abituale dei salmi , abbraccia qui dunque un
e ~Ila fedel t che stanno davanti a Dio ( Sal 89, 15).
Con bont e fedelt si trova approvazione presso
orizzonte molto pi ampio.
Dio e gl i uomini ( Prov 3 ,3s.). La nchlesta d i
21 Come gi nel campo profano, cos anche
'''' ma?I ricorre una volta anche presso I profe tl : Os
quando riferita a Dio ' ''' ma?I viene unita spesso
4 1 non c' '''mcel n ~csced n conoscenza dl
a -~ csa?d (111/1 ).
io nel paese . La conoscenza di Dio dovrebbe
realizzarsi col mettere in pratica ~d?sa?d e , "' ma?l .
Os 4,1 e Mi 7,20 pongono '''' mfEl prima di !lfsfEd , ma
\I seguito no n lascia alcun dubbio sul fattO che
normalmente h!sfEd precede. Qui come altrove l'unione
dei due termini pu essere pi o meno stretta ( p.e. Sal
non si pe nsa qui all a relazione con Dio , ma a
69 ,14), ma normalmente essi sono legati saldamente tra
quella con gli altri membn dello stesso popolo .
loro con un semplice we e (Sal 25, 10; 40 ,12; 57,4;
Quasi m ai in tuttO l'A T /Jd?sa?d wa?'''ma?1 (oppure
85,11 ; 89 ,15; 138,2; al di fuori del salterio: Gen 24 ,27; Es
'''ma?I da solO) descrivono il comport,amento
34,6; 2Sam 2,6; 15,20; con un'unione meno stretta: Gen
dell' uomo verso Dio. La riposta alla fedelta di DiO
32 ,11; Os 4,1; Sal 26 ,3; 57 ,11 = 108,5).
si d solo con la fedelt verso gli altn uomirll.
Si pu dire che in queste espressioni l'accento
Solo testi tardivi com e 2Cron 3 1,20 e 32,1 fanno
principale sta su ~csa?d. ''''ma?I m odifica ~csa?d
eccezione.
f
. d'
grazia , bont, amore , volont di comunio ne
AI contrario, da Israele si richiede nei con rontl .1
sotto l' aspetto de ll'attendibilit.
Dio un comportam e nto ba?'''' mel , che non significa anzitutto in fedelt (cos H AL 67a), ma
Vanno notati in particolare i seguenti passi: a) Sal 89 ,15.
con sincerit, lealt, rettitudine (vd . sp. 111 /4).
11 fatto che diritto e giustizia siano il fond amento del
trono di Jahwe del tutto conforme al co ntesto, che
1~l't ' mn STABILE , SICURO 180
179

Un comportamento beramim e ba!'"'mcer espressione legittima del tim or di Dio (G ios 24, 14 ).

4/ Come abbiamo constatato sopra (111/ 5),


''''mcer nell ' uso profano non significa solo attendibilit, si nceri t, fedelt in riferimento al soggetto, ma anche attendibile, vero in riferimento all 'oggetto. Parla l'A T anche della verit di
Dio? Anche qui spesso non si pu decidere fra le
due possibilit. Contro alcuni esegeti pi antichi
(De lit zsch, Duhm , Marti ecc.) si dovr conservare
p.e. in Is 59,14s. il significato di fedelt
(M.Klopfenstein , I.c., 46; Fohrer, Jes. 111 ,219; Westermann, ATD 19,273 e altri).
Ancora pi spesso si soli ti tradurre in Sal 25 ,5 ( guidami secondo la tua ''''mieI, ammaest rami ... ) con verit , e la richiesta di ammaestramento sembra dare ragione a questa traduzione. Ma il sal mo alfabetico richiama alcuni tralli della lamentazione; in quest'ultima
si parla di ' '''mieI nel senso di fedelt . Al v. 6 '''111m
viene ripreso con ra~l amim miseri cordia e heesced.

Perci tenendo presente il v. lOsi dovr tradurre guidamI secondo la tua fedelt e non come di sol ito
nella tua verit . In modo simile va inteso Sal 86 Il :
insegnami la tua via , perch io possa camminare n ~ll a
tua fedelt ; la fedelt di Dio l'ambito nel quale deve
compiersi il cammino dell 'uomo , se vuole essere salutare.
Di verso l'uso nei due salmi 19B e 11 9, che celebrano
la legge. Nell 'espressione i comandamenti di Jahwe
sono ''''mieI (19 ,10) ''''mieI naturalmente riferita
all'oggello. Ma la traduzione con vero tuttavia problematlca. La frase parallela di 10a afferma che la parola
dI Jahwe (l 'imral pr .iir'al) pura e permane in eterno.
' '''mieI vuole indicare cos l'allendibilit e la validit duratura del comandamento di Dio piullosto che la sua venta. Lo stesso vale per le asserzioni sulla legge nel Sal
11 9 (v. 43.142.151.160). 11 campo semantico indica nei
smgoli casi che si parla della durata o della validit
eterna dei comandamenti: cos al v. 152 da lungo
tempo so del tUOI precetti che tu li hai stabiliti in
eterno . Si potrebbe tradurre con veri ; ma essi sono
ven In quanto sono allendibili, e ci provato ancora dal
fallo che essi elargiscono vita (v. 40.116.144).
Difficile da spiegare infine Sal 51 8: tu ti compiacidella ''''mcel nell' intimo, e nel ' segreto mi insegnt sapIenza . Testo e traduzione non sono sicur~ (,c;!r. Kraus , BK XV ,382s.387); in ogni caso
pero mcel sta qUt In parallelo con hokma sapienza e, come la ~okma, pu essere insegnata. Si
Intende perci con ''''mcel una verit nel senso di
una rivelazione nascosta , una conoscenza profonda non facll mente accessibi le.

5/ Ci siamo cosi accostati all ' uso del termine


nel libro di Daniele. Dan 8,26 la visione che
stata nvelata ''''mcel pu significare soltanto
che essa vera poich si pu fare affidamento su
dI e~sa , con la certezza che il compimento non
verra meno; allo stesso modo va nno intesi lO I e
11 ,2 (txt?, cfeper Ploger, KA T XVI11 ,145s.150).
QuestI passI dI Damele vanno distinti nettamente
da I Re 17,24. Mentre in I Re si constata che
Jahwe ha effettivamente (in verit) parlato al pro181

1~~ 'mn STABILE, SICURO

fet a, qui si afferma che eg li ha comunicato la verit al veggente apocalittico, nel senso che questa
nvelazlone nspecchla fedelmente gli avven imenti
futuri . Questi sono scritti nel libro della '''mcer
( Dan 10,2 1), il libro dell a verit , che di solito
SI sp Iega co n le tavole del destino babil onesi (cfr.
I co mm . dI Martl , Bentzen , Porteous ad 1.; diversa me nte Ploger, KAT XVIIl ,146). Ma anche la ri .
velaz ione da tempo comunicata ad Israele pu es.
sere designata come verit di Dio (9,13).
Tutto questo porta a 8, 12 , dove ''''mcer viene usato
in un senso est remo, assolu to. Dopo che sono
state descritte le profanazioni del piccolo
corno , si afferma all a fin e: la '''mcer fu gettata
a terra (txt em; cfr. BH', diversamente Pl6ger,
I.c., 120.122). Qui '''mcer designa semplicemente
la verit, la religio ne giudaica con le sue singole
prescri zioni giuridiche (K.Mani , Das Buch Da.
niel, 1901 , 58s.; R.Bultmann, ZNW 27, 1928,
118s. == Exegetica, 1967, 129).
L' uso di ''''mcel nel libro di Daniele singolare.
Tutt'al pi in Eccle 12 , lO ricorre ancora un simile
concetto di verit. Bultmann (vd. sp.) suppone in
Dan 8,12 un influsso di concezioni iraniche e
pensa , certo a ragione, che anche il libro della
verit , da cui l'angelo comunica al veggente ri.
velazioni sul futuro (Dan 10,21), risalga ad un influ sso straniero. In ogn i caso chiaro che con Da
niele comincia una nuova concezione di ''''mcer e
quindi anche una nuova concezione della verit.

V/
La sopravvivenza di questo gruppo opp. degli eq uivalenti greci nella letteratura di Qumran,
nel giudaismo tardivo e nel NT non pu essere qui
studiata in dettaglio. Si pu solo dare una biblio
grafia scelta:
a) credere : oltre a A.Weiser-R.Bultmann , art.
mcrwJw , ThW VI,1 74-230 ( == GLNT X,337488), e le voci in RGG , EKL ecc.:
A.Schlaller, Der Glaube im NT, 1927; W.G.KOmmel,
Der Glaube im NT, seine katholische und reformatori
sche Deutung, ThBI 16, 1937, 209-221 = Heilsge
schehen und Geschichte, 1965, 67-80; E.Walter,
Glaube , Hoffnung , Liebe im NT, 1940; M.Buber, Zwei
Glaubensweisen, 1950; G.Schrenk , Martin Bubers Beur
teilung des Paulus in seiner Schrift Zwei Glaubenswei
sen , Judaica 8, 1952, 1-25; M.Bonningues, La Fai dans
l'vangile de s. Jean, 1955; G.Ebeling, Was heisst Glau
ben?, 1958; id. , Jesus und Glaube, ZThK 55, 1958, 64
110 = Wort und Glaube, 1960, 203-254; W.Grun
dmann , Verstandnis und Bewegung des Glaubens im
Johannes-Evangelium, KuD 6, 1960, 131154; F.Neugebauer, In Christus, I,: \ \l' l ~ T l!l . Eine Untersuchung
zum paulinischen Glaubensverstandnis, 1961 , 150-1 81;
H.Schlier Glauben, Erkennen, Lieben nach dem Johan
nesevangelium, FS Shngen 1962,98-111 = Besinnung
aufdas NT, 1964, 279293; H.Ljungman, Pistis, A Sludy
of its Presuppositions and its Meaning in Pauline Use,
1964; H.Conzelmann, Fragen an Gerhard von Rad,
EvTh 24, 1964, 113 125(123ss.); E.Grasser, Der Glaube
im Hebraerbrief, 1965; N.Lazure, Les valeurs morales de
la thologie johannique, 1965 , 161204; P.Stuhlmacher,
Gerechtigkeit Galles bei Paulus. ' 1966, 81-83; H.Con182

d . s der Theologie des NT, 1967 ,


zelmann, GrunKnsl1 Glaube in der Weisheit Salo79s. 192ss.; C.A. e er,
mos , FS Eichrodt 1970, 11-20.
. d .
nel NT e nella
b) Amen ". nel glu atsmo ,
, ! 'I Th W
Chiesa pnmluva: H.Schher, art. ()(fJ-~ ,
.
1339-342 (== GLNT 1,909-916); StrB 1,242-244,
dl,456-461 ; RAC 1,378-380; BHH l,80s.; V.Hasler, Amen , 1969.
.
Inoltre' H W Hogg, JQR 9, 1897, 1-23; G.Dalman, Dle
wone'Jesu ;1930, 185187; P.Glaue, ZKG 44 (NF } ),
1925, 184-1'98; D.Daube, The NT and RabblI1lc udaism , 1965, 388393.
c) Verit : oltre a G.Quell-R.Bultmann, art.
" '8
ThW 1233-251
(== GLNT 1,625-674),
C(I\'~ ELtX ,
'.
.
bibliogr. pi recente m RGG, EKL ecc ..
R.Bultmann , ZNW 27, 1928 , 134-163; F.Ntitscher,
Wahrheit als theol. Terminus m den Qumrantext~n ,
FS Christian 1965, 83-92 = Vom Alten zum Neuen est~.ment , Ges. Aufs., 1962, 11129-5IJ5; ~j~~~3.~~-i6;;
braer, Essener, Chnsten,
'.
3
L.J .Kuyper, Grace and Truth ~ lnterpretauon 18, 1964, 19' O BOcher Der joh. Duahsmus 1m Zusammenhang
de; n~chbibl. ' Judentums, 1965; N.Lazure,. l.c. (vd: sp.),
70.90 (bibliogr. ); P.Ricca, Die Eschatologle des vlerten
Evangeliums, 1966, 111-113.
H . Wlidberger

mentazioni individuali per esprimere la forza opressiva di chi odia il salmtsta. In senso fatlItlvo
pio pu significare l'accrescersI dell a forza fiSica
( sso legato a -k8 ah: Am 2,14; Nah 2,2 , cfr.
~iov 31,17; Is 35 ,3; Giob 4,4), l' indurimento del
(Deu t 2 30' 157 2Cron 36 ,13; cfr. F.Hesse,
~~:~erstock~ngspr~blem im AT , 1955 , 16), l'incoraggiamento di chi tormentato (GlOb 16,5) o
di chi chiamato (vd. st. 4) e la nparazlone di un
dificio (i l tempio 2Cron 24 , 13 ~ cfr. .010 che con~olida le nubi in Prov 8,28). L' hltp. Slgmfica portare a termine qualcosa con l' impiego delle propne
forze (IRe 12,18 == 2Cron 10,18), essere superiore a qualcuno (2Cron 13,17) e , essere fermamente risoluto ( Rut 1,18). Per l hl. vd. SI. 4.

iI

Le i importanti radici si nonime sono -hzq e - 'zz; gli


op:Osti sono dll essere debole e rph essere senza VIgore .

4/ Nelle lamentazioni individuali la forza superiore dei nemici (2Sam 22 ,18 == Sal 18, 18 , Sal
\42 7) offre l' occasione per chiedere a DIO un mterv'ento salvatore, che si conferma vahdo al dI
ra di ogni potere umano (cfr. 2Cron 13) 8). a
~ure sottolineata la formula stereotlpa di mcorag. mento che si trova nel Deut e nella letteratura
~~~ -cron. : hazaq wce''''ma$ sii saldo e forte app.
( l~r.) hizqu we 'imsu (cfr. N.Lohfink , Scholasuk
\962 32-44). La formula in ongme SI nfen sce
Dio che promette di camminare al fi anco di
~ualcuno , specialmente nell 'ambito della gu~r;a
(Deut 31 ,6; Gios 1,6; 10,25; cfr. anche Nah "
- hzq) ed rivolta come parola dI salvezza a ';In
cond~ttiero del popolo , minacciato dal nemiCI
(Deut 31,7.23) o al popolo pronto alla battagha
(Deut 3\ ,6; Gios 10,25). Tale formula ! cornspon:
p~
dente mente agli interessI dtn., SI nfensce
ticolare all'osservanza dei comandamenti atl a
Mos o anche all' osservanza dei precelll del hbro
della legge (Gios \ ,7ss.; cfr. Noth, HAT 7 ,28). La
formula si introdusse poi anche nell'ambtente c~
tuale diventando un'ammonIZIone dlvma c e
vuol~ eliminare la paura (ma solo con ' m~ hl. : Sal
2714' 3125). Anche nella promessa di aIuto che
Jahw~ ri~olge al servo di Dio (Is 41 ,10; cfr. Sal
89,22) 'ms si fonda su un oracolo cultuale dI salvezza.
Discusso il significato del Sal 80,16.18, dove dov~:~:
trattarsi o dell' allevare il re, concezlo~e cheile f~incipe
sull'immagine anUca del rapporto trad IO e fi
(cos
m ato come un rapporto tra pa re e Ig I
~al~~r BK XV,559s.), o dell' allevare tullO Il popolo
(come, SI. d'Ifebbe nel v.16
, secondo Welser, ATD
15,375; cfr. Os 10,lss.; Ez 16,7).

s:;-

:0

rr~~

'ms ESSERE FORTE

1/ La radice 'ms essere forte ricorre solo in


ebr. e sporadicamente in ug. (cfr. UT nr. 228;
WUS nr. 282).
Per quanto riguarda il termine 'amu~ ~im riferito ai ca~
valli , di cui si parla in Zac 6,3.7, SI tratta dI un nome dI
colore che non appartiene a questa radIce (cfr. HAL 63~
screziato; A.Guillaume, Abr-Nahraln 2, 1962,
dust-coloured (= color polvere ); W.D.McHardy,
Fs Kahle 1968, 174ss.).
Oltre al verbo in qal , pi. , hitp. e hi. (cfr. Jenni , HP
2?O) vengono usati l'agg. 'ammis forte e ~ asos_t.
' mce~ , 'am$ii (Zac 12 ,5 txt?) forza e ma ma!i
sforzo .
Per i nomi propri 'ama~jii(hu), ' iimo~, ' am~i cfr. Noth ,
IP 190.

21 Nell' AT questo gruppo si trova attestato 50x


(qal 16x , pi. 19x, hipt. 4x , hi. 2x), 'ammis 6x , t sostantivi I x ciascuno.
I passi in cui ricorrono i verbi sono per lo pi nella letteratura dtr.cron. e nel Deut (q. 12x, pi o6x, hitp. 3x),
ma anche nei salmi (q. 2x, pio 3x, hi. 2x), nella letteratura sapienziale (pi. 5x) e negli scritti profeticl (pl. 5x).

3/ Tutti quanti i significati derivano dal senso


fondamentale essere forte , vigoroso. Il soggetto solo personale (Dio , uomo). In qal 'm$ (eccetto che nella formula di incoraggiamento vd. st.
4) ricorre soltanto per esprimere la forza superiore
di un popolo (Gen 25 ,23; 2Cron 13 ,\8) e nelle la\83

:t

to

5/ Gli usi pi importanti di ' m~ , che abbiam~


sopra ricordato , si ritrovano nella letteratura qd um
.. preclsamen
.
te, come era da
erSI ,
ranica , e plU
r atten
(l QH)
nel rotolo della guerra (I QM ) e neg I mn~ la fordella l' grotta (cfr. Kuhn , Konk . I?\~e r 16 13.
mula di incoraggtamento nel ~T/v~~ de~ Wo~de
fr~~

'ms ESSERE FORTE

184

Il
Una radice ' mI' nota a tutte le lingue em.;
tuttavia e sa ha Il slgmficatO di di re, parlare
010 nel dia letti ell1 O., os ia nei va ri dia lett i
ca n. (escJ~ o l' ug.) e in quell i ara ll1 . (cifr. DI O
17s). Nell arab: e nel sudarab. anti co, modifica ndo
leggerment e Il senso, come avvie ne anche
~ell 'ebr. ".trt . tardivo, ' mI' significa cO ll1 anda re ,
I ace. amal'l/ (e probabilmente l' ug. amI' Gt cfr
WUS nr. 28 3; UT nr. 229) vuoi dire in vece ;, ve~
dere , 1Il111mente l'et. 'mI' 1/ 2 indi ca re .

Sul presunto sviluppo semantico vedere> dire cfr.


S.Moscall , La rad ice semnlca 'II/r, Bib127, 1946, 11 5-126;
HAl 63b con blbllogr.; 1I101 lre H.Kronasser Handbuch
'
der Semaslologie, 1952, 93.
Il fattoche in acc. si abbia il significalo vedere , e che
I vogli_a fo ndare su di es o l'elimologia dell'ebr. 'II/r,
no:, puo II1du rre a pensare con M.Dahood, Bibl44, 1963,
29) ., che un cd. signI fi cato primario vedere ia presentde anche 111 Sal Il , I; 29,9 e 71, ID(dove segue sempre
un Iscorso dIretto).
". verbo possiede oltre al qal un ni . (pas ivo) e un
hl. (d iSCUSSo nel suo significato, ma certamente
causatt vo) (vd. st. 3b).
insuperbi rsi, darsi delle arie (Sal 944 ' da
pres u p po;~e ~o rse a ~c he in Is 61,6) e i sostant ivi ac ~so

' mr

hitp.

collegati Gn1l r ~ 'emfRr ci ma, ramo, ramoscello in

HAl 61a.65a, dI versa mente da GB 48a.51, sono collocali otto una radIce panicolare 'mr II.
Come nomi deriv~ti , oltre alla forma rara qutl '8~rer detto:- noti Zia; cosa , si hanno le analog he
orme qtll 'emrer /' imra parol a, enunciato e il
termll1e tardiVO aramaizzante mo' amar parola
ordine ( Wag ner nr. 149); cfr. anche l' infin itO o:
sdta ntlvato dell 'a ram. bibl. memar parola orme )}.

'

Dalle lingue affin i semNO: SI., possono citare


.
tutt'al '. ,
ancora
nr
pI U. I ug. al~r desldeno, discorSo( ? 1 (WUS
( Dd~4i: IKAI
glaud. mrh dIscorso, parola, ordine (?)
l nr. 214, r. 26.32, cfr. Il ,22 1).
,

~er i ~omi_ personali ' amO/j a(hit) con la forma ri-

I~lla Imn ed evo ' 8mar e ' immer cfr. Noth


168.' 73, HAL 21 b.65s.; Grondah l 99; Hu ffmo~

ti.

' mI' qal dire con le sue 5282 ricorrenze


pnma ancora di -hjh essere,), - 'sh fare - b'
tenl rel), - ntn dare, - hlk andare) il verbo pi
reque nt e d ell ' AT , uno de i te rmini i
:..omunl del hnguaggio( O.Procksch ThW 1:90
- GLNT VI?260). Inoltre esso di stribuito' in
mhodo sostanZialmente uniforme in tut tO l' AT
_
. ' an:
c e se eVidentemente la fr
testi narrativi che p e
equenza e m aggIOre nel
brani poeti ci.
. . nel testi legislativi o nei

qal e in tUlli i libri dell'AT Ge 60.3


.. '
81x lemor ) E' n
x (347x wa.uo244x, Deut 14Dx Gios 136x s 299x, Lev 8Dx, Num
2Sam 334x, I Re 326x, 2Re 34:x~~u~4~~:~'e;~~~ (4126~x;
' /1 11'

II/cerl waj/o mal',

185

'~ N ' m l' DIRE

'a~l/al': 49x 1I'0j/{nl/cef, 114x lell/or), Ez 362x Os 20x


GIoe x, Am 52x , Abd 2x, Giona 22x Mi 10.'- Nah 2x'
Ab 3x, Sof 4x , Agg 26x , Zac ID9x Mal 40x ' Sal 99 ,
Glob 97x, Prov 25x , Rut 54x, Ca nt '2x Eccle 20. La m
x,
IDx , Est 52x, Dan 22x , Esd 15x, eem'6lx I Cr~~ 72
2Cron 184x. Le ) 282 fo rme (in Lis. ma~cano I Sa~
4,16b e 17, lO. lI'a.uOll/cer, .2 Re 16,7 lell/or ed Ez 4,14 lVa'o II/or) I s ud~lvl?ono co I : 93Dx sono lo stereotipo lemo,
(lI1oltre?!' lell/or come II1fini to COn l'), 2D69x IVqjjbma>'
opp. "'quolI/ar e 644 alt re for me con waw consecutivo ('
l~s ._ 2S: ~1 2D,18a lemor, 2Re 9,17w"j0Il/are ICron 16,~~
:v JOIl/ fii sono claSS Ifica li 111 modo inesatto).'
II/r nl. ncorre 21x, hi. 2x; aram. 'II/r qal 71x (D 65
Esd 5x, Ger Ix).
an x,
,I. so~ t a nt ivi ono cos ri part ili : '8mcer 6x, '~mcer 48x
1I111'a 37x, lIIa 'alllor 3x (i n E t); aram. memor 2x.
'

a) ' mI' qal signifi ca dire, parl are (secondo


ti COntestO pu e sere tradotto anche con chiedere 0 nspondere ; -s'I, - 'lIh) ed l'i nt roduzione normale di discorsi dirett i o (pi raramente)
Indl ~e t_tl ( BrSyn! 140). A dif ferenza di dbr pio
(- dabar II I/I ), /ilI' non Igmfica mai parlare
senza II1dl ca re anche ci che viene comunicato
~GB 50; HAL 64a, sulle apparenti eccezioni cfr
Ibld .; cfr. Jenni , HP 165 n. 192).
.
31

C~ m e avviene per i verbi che indica no un di re in senso


plU vas to (- qr' chia mare , - 6rk pi. benedi re)
-s6' ni . (~g iurare l ) , anche - !1f1l dare, dichiarare ch~

una cosa e ceduta l ~, anche 'm/' pu presentare il fenomeno del cd. perfetto dichiarati vo (perfe tto di esecuzIone) nella I a pers: si ng., con cui si vuoi espri mere che

afTermazlone ed aZione coi ncidono~ 'manl dico con

questo (cfr. Deut 32,40.; Gi ud 2,3; 2Sam 19,30.; Is 22,4;


Sal 16,2 txt em: 31,15; 75,5; 11 9,57; 140.,7; 142,6; Giob
9,22; 32,10.; cfr. Bergstr. Il ,27s.; BrSynt 40.; D.Michel ,
Tempora und Satzstellung in den Psal men 1960. 80..9295; E.Koschm ieder, Beitrage zur allgemeinen Syntax,
1965, 26-34); anche la fo rmula ko 'amar JhlVl! cosi dice
Jahwe (proprio ora attraverso di me) potrebbe rientrare
In

quest'ambito.*

Soggett o di ' mI' sono Dio, uomini , animali (Gen


3,1; um 22 ,28.30) e - quando si tratta di favole
- alberi (Giud 9,8ss.). " di scorso annunciato da
' m/' nell a maggior parte dei casi segue immed iatamente senza alcun element o di passagg io; talvolta
SI II1terpone lem8/' (vd . st. ), kr (p.e. Gen 29,33; Es
4,25 ; Glud 6, 16), oppu re '"sre/' (Neem 13 ,19.22
ordll1are ) (Cfr. Joiion 480). La persona cui rivolto Il discorso viene int rodott a medi ante ' ad oppu re le; queste stesse preposizio ni ind ica no anche
persone ~ cose di cui viene detto qualcosa. L'accusati vo e adoperato in alcuni casi, come quello di
Sal 41,6 essI parl ano male cont ro di me , con un
discorso. dtretto che segue subito dopo, oppure
quando Il verbo va tradotto con menzionare o
nominare ,. citare)1 ( HAL 64a,3a-c) (in quest 'ultimo caso SI usa anche

n.

Non di rado. 'mr introduce il discorso diretto anche dopo


altn ve r~ 1 dI ~ Ig nifi ca to simile, sia all'impf. cons. (dopo
dbr pl. , nh e mI' stesso), oppure molto spesso all'infinito con te = temor per dire, dic~ndo, con le pa'rol e, nel
~odo seg ue ~te (sulla forma Bl 223.370. ) dopo dbr pi.,
s I, ~lVh pl., mr stesso e molt i altri verbi del dire.

186

In si ngoli testi , per lo pi relati vamente tardivi ,


' mI' pu signi fi care comandare , come in aram.

e in arabo Pi frequente l'uso nel senso di dire


a se stesso = pensare , soprattutto nell a costruzione ' mI' b elibbO/' re/-libbO/l elibb8 dire
nel/al proprio cuore l) (cfr. .Bratsiotis, Der Monolog im AT , ZAW 73, 1961 , 30-70, speC. 46s.;
per i verbi del pensare-!1sb). Citazioni a questo ri guardo e per lUttO il paragrafo si trova no in GB
50s. e HAL 64.
b) ' mr ni . ha significatO passivo (<< essere detto,
essere nominatO ) e viene usato talvolta (come il
latino dicitur si dice l con un soggettO personale indeterminatO.
Sulle due ricorrenze di ' mI' hi. indurre a dire
(Deut 26 ,17s.) cfr. R.Smend , Die Bundesformel,
1963 , 7s.33 (<< proclamare ); Th.C. Vriezen, Das
Hiphil von ' amar in Deut. 26,17. 18, JEOL 17,
1963 , 207-210; von Rad , ATD 8,11 6; bibliografi a
meno recente in GB 51a.
c) ei nomi derivati dalla radice 'mr la differenziazione
dei significati complicat.a per via di alcuni passi con un
testo diffi cile o incerto ('o mcer in Ab 3,9; Sal 68,12; 77 ,9;
'imcer in Giob 20. ,29; Prov 19,7; 27,2 1). Ma e disc us a
anche la formazione del vocabolo 'e mcer , la quale si basa
sulla forma con suffisso 'imra di Giob 20.,29 (GVG 1,255:
dissi milazione di 'omro in 'imro; cosi pure Bl 215, dove
si spiegano le forme plurali e femminili con ' ill/r- come
formazioni per analogia). Probabi l m~ nte vanno tenute
presenti le seguenti considerazioni: 'omcer non e mai seguito da un genitivo o da un suffisso; perci esso ha un
significato molto generico, in Sal 19,3s. parola quasi
nel senso di notizia, discorso , in Giob 22,28 cosa,
qualcosa (cfr. - dabar). 'imra (ad eccezione di Sal
12,7.7) e sempre al sing. ed e seguito da un genitivo o da
un suffisso, come nomen unitatis nel signifi cato di
singola parola, singola espressione (definit a)>> (appli cato ad unit poetiche o profetiche in Gen 4,23; Deut
32,2; Is 28,23; 32,9; altrimenti , ad eccezione di Is 29,4, si
ri fe risce sempre alla parola di Dio, che nel Sal 11 9 compare 19x come una vera e propria realt teologica). Lo
stesso vale per i plurali individuali fem. in Sal 12,7 i
(singoli) discorsi di Jahwe sono (ogni volta) discorsi
puri l); mentre il masc. plur. di 'imcer (il sing. , se si prescinde dal testo incerto di Giob 20.,29 , non ricorre mai)
potrebbe essere il corrispondente plurale collettivo o di
totalit (Nyberg 220. ) (sempre con genitivo o suffisso, eccetto in Prov 19,7 e 22,2Ib; in tuni i passi il significato
e parole l), anche in Num 24,4.16; Gios 24,27 tutte ;
in Sal 10.7,1 1; Giob 6,10., dove si parla delle parole di
Dio , si tratta non di singole parole , ma di parole
nella loro totalit ).'

41
eli' AT ovvio che Dio parli ; quando egli
tace, qualcosa non va. Non qui il luogo di addentrarci nella problematica particolare del parl are
e della parola di Jahwe nell' AT (cfr. O.Procksch ,
ThW IV ,70.89- 100 = GLNT VI , 20 Iss.; 260-284;
W.Zimmerli , RGG VI ,1809- 1812;-dabar IV). Bi sogna per accennare ad alc une formul e fi sse con
cui viene presentato il parlare di Di o, spec ial'!lente nell a letteratura profetica.
E assai frequente la formula narrati va abituale
"'Cii/omrer Jhwh /''''18hTm Jahwe/ Dio disse l) , che
187

talvolta (p.e. in Gen I, cfr. W.H .Schmidt, Die


Schopfungsgeschichte der Priesterschrift , 1964 ,
169-1 77; Westermann , BK 1,153s.) acquista un
senso pi pregnante. Particolarmente im portante
la formul a, altrettanto frequente, ko ' amar Jhwh
cosi dice Jahwe (per la traduzione del perfetto
cfr. K. Koch , Was ist Formgeschichte?, 1964, 21 6,
e sp. 3a), che introduce nei profeti le parole di
Jahwe. L. Kohler ( Deuterojesaja stilkrit isch untersucht , 1923 , 102-105; id ., Kleine Lic hter, 1945, 11 17) e J.Lindbl om , Die literarische Gattung der
prophetischen Literatur , 1924, 106s ., indipendentemente l' uno dall 'altro, hanno indi viduato nel
genere letterari o introdotto da questa espressione
il detto del messaggero, che ha i suoi modelli
nell ' ambito profano. Seguendo questi autori , tale
espressione stata chiamata pertanto formula
del messaggero (cfr. H.Wildberger, Jahwewort
und prophetische Rede bei Jeremia, 1942 , 46ss.;
C. Westermann , Grund fo rmen prophetischer
Rede, 1960, 70ss., ecc.). La fo rmul a cosi
parl a
. non ha un valore teologico in Gen
32 ,4-6 , e cosi pure in Babilonia e nelle lettere
di Amarna (cfr. Kohler, I.c.; per i parall eli di Mari
cfr. M.Noth , Geschichte und Gotteswort im AT ,
GesStud 230-247). La terza formula da menzionare, il semplice ' amar Jhwh dice Jahwe , si
trova molto spesso a chiusura di un annuncio,
tal volta perfino inserita in esso (come - n e' itm
Jhwh; sull a rel azione fra (k8) ' amar Jh wh e n e' itm
Jhwh cfr. F.Baumgartel, ZAW 73, 1961 ,
278. 284ss.).
Questi esempi mostrano che anche comuni parole
quotidiane possono diventare il segno caratteristico di determinati generi letterari . Per indicare
un pi preciso parlare di Di o, nel senso di un comando o di una promessa, quando non si usano
gi verbi particolari come -~wh pio comandare ,
si ricorre a dbr pi o (- dabar IV1 I) piuttostO che a
' mr.

51

A Qumran ' mr usatO come nell ' AT (e cosi


pure lemor). " verbo acqu ista un certo significatO
particolare in IQpAb e in altri commentari dello
stesso genere, dove le parole della Scrittura sono
introdotte mediante 'SI' ' m/' quando dice l) (cfr.
K.Elliger, Studien zum Habakuk -Kommentar
vom Toten Meer, 1953, 1245.; E.Osswald , ZAW
68, 1956, 245 ).
DatO che il verbo piut tOsto generico, si capisce
perch i LXX lo traduca no con pi di 40 termini
greci, tra i quali tuttavia predominano drrel v e
yeLv (si conserva co ~ una notevole coerenza la
differenza tra ' mI' = eyn', dire e dbr pl. =
a.el v parlare )1).
Il T, specialmente nelle parti narrati ve dei vangeli , si ricollega all' uso dell ' AT. Il signifi cato peculi are che il 6y o, ha in alcun i scritti del T
non dipende, almeno dal punto di vista linguistico, dall ' uso vtrt di ' m/' (cfr. O.Procksch - G. Kittel, art. y w, ThWIV ,89- 147 =GL TVI ,260400 ).

H .H .Schmid
'~ N ' mI'

DIRE

188

,.. ;,' ..... ' a'


'W

.~~

......
'a111.,.~~
II

-.

1105

UOMO _ :'iN 'fldflm .


.. i

'{lIIki

Prov
Ru t
Cam
Eccle
Lam
Est
Oan
Esd
eem
I ron
2Cron

IO

II. praname per anale indipendent e di l a

~ana s l~gal a re campa re nelle lingue sem. in ~;

d~~ma reve e

In

sems~~~nCt~~une

u~a farma lunga. Ad un *'ana

'Q"i

totale

7
2
12
29
4
6
23
2
15
12
18

9
9
12
29
4

6
24
2
16
13
18

edstato aggiunta nelle lingue


h
, I e nar occident ali un elementa .k
C e nell area nardoccidentale s d ' .
,
AT
358
queUa .orient ale per la vacale fin~le I~~lngue _ da
870
1228
ug. ank, glossa ca n. in EA 2876669 a( c. kan~kll,
"
,.
-nl/- I .en
Pun . e ara.m . antico
Ad ecceziane di Abd e Nah che nan hanna
nke 'nlj, ebr. 'anki) Q~ a lit
sun testa can il pronome pe~sanale di l ' s. nese quantlla della vocale finale della fo . b
dlpend
t Ia ~
.
II1g. 111non sona unitarie (per il bab. antico an~n::~r rev~
dell' A;n
r
arma brev~ SI trova in tutti i libri
scatl ; Intraduc tlOn 103; CAD A/Il IlOs' . Ma
.
.Orma lunga e assente in Lev Gioe
ren. 11 , ebr. 'onT aram. 'on arab l' _ " u~. an,
Ab: Saf, Agg : Ca~t, Eccle, Lam, Est, Esd :2Cro~
,
,(
. ana , el, ana)
e~ e ~resentem misura natevalmente ridatta negli
Nelle tingue sem. dell'area nordoccidem
.
pun. ed ebr.) vengono ulitizzale sia I ~ aleb(u g., fen.
~ tn Ibn plU tardivi ; essa prevale sulla forma
forma lunga N II'
a orma reve s.a la
reve altanta In Gen, Deut , Gias, Giud, 15am
che compar~ i; t~~'i p~ale la forma lunga ~circa 5: I ),
~m e Rut. Partlcalarmente frequente la form~
prosa. La forma breve la si tic. e sopraliUIiO In tesli in
reve In P, Ez ( la farm a lunga sola in Ez 3628)
solo in lesti poetici. La for e ~Iula ritrovare fin o ad ora
~el Dtls (55:24) e nel Tritois ( 15:2). In Ge~ si
energica possono stare l' ma reve e la forma lunga, pi
anno questi rapparti tra farm a lunga e form a
[=" AB'] IV/V 59)
lu~n a accamo all'altra (Testo 51
diva e rara ( Fried~;c'h ~llen . pun. la forma breve tar~~ve~/ 39: 19, E 16:.1.3, PI :8 (divisiane delle fonti
SOlio l'innusso detl 'aram
~ISO 19). Nell'ebr., certo
P on a M . ath , Uberlieferungsgeschichte des
n:0lto di meno (cfr. Wagn! r ~~~a lunga e stata Usata
ent ateuch , 1948 29ss)' cfr HAL 70a d
.
,.,.
, ave SI
cit b'b!'
d'oebr. posteriore la forma I
vd . SI. 2). el me. a I lagr. mena recente riguardante la staticllaz.on i dell' A T.
unga compare soltamo nelle
stica.

f;a

forma breve e la farma lunga passano stare


acca nto all 'altra in quest 'ardine (Es 7 17a 3
2 G,I3; GlOb 33,9) .oppure in ardine inversd(l~
45 lm
, , lana 1,9).
Nell 'aram. bibl. 'ana ricarre 16x ( Dan 14x, Esd
2x).

i~na

21 Nel!' A T 'anki ricar 358


Con w-) ~ _ .
re
x (delle quali 63x
fii InVece 870x (l77x can w' _).
'
Gen
Es
Lev
Num
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Gioe
Am
Abd
Giona
Mi
Nah
Ab
Sof
Agg
Zac
Mal
Sal
Giob
189

.~~ " ni

'nki

'oni

totale

56
21

41
39
67
21
9
4
12
20
30
30
16
79
54
169
12
4
I

97
60
67
28
65
13
29
46
54
37
18
105
91
170
23
4
Il

5
2

7
3

7
56
9
17
26
24
7
2
26
37
I
Il

IO

5
I
13
14

lO

2
4
Il
8
70
29

2
4
16
9
83
43

3/

Il proname persanale indipendente di l ' per-

sana slng. d al saggetta che parla la passibilit di


t~trodursl can farza nel discorsa e di esprimere la
p apna paslzlane can molta energia. Questa fun~ I ane del proname persanale nei testi pi tardivi
e Ilandata quasi totalmente perduta (Eccle
2, . 12.13.15).
II saggetta che parl a entra in scena presentandosi
Ca n ti suo nome (Gen 27,19; 45 ,3; Rut 3,9), o indlcanda un tltala o una professione (Gen 41 44'
I Re 13,18), o accennando alla propria discende~z~
a all a prapna appartenenza (Gen 2424.34' 15am
30 ,13 ), alla propri a .origine (2Sa m 1,8; Gia~a 1,9)
~5 alla propna condlzlane giuridica (Gen 234'
di am 14,5; Am 7, 14). AII~ domanda sull'identit
(2Suna persana la nspasta e: la (la sa no)( = si )
. am 2,20, 20,17; I Re 18,8). Calui che parla rife.
r;s~e qualcasa sul suo stato e sulle sue c.ondiziani
f am 1, 15; Sal 109,22; 119 141 ' Giab 921) Di
ronte a persane altolacate 'ci ; i desig n~ c~me
schiavo (25a m 15 ,34; anche nella corrispondenza dlplamatl'ca q
d'
.
uand a SI' tratta di. un rapporto
I ~Ipendenza palitica: 2Re 16,7; cfr. anche
L.Kahler, ZAW 40, 1922,43-45 ; Lande 30,68ss,:

190

H.Grapow, Wie die alten Agypter sich anredeten "., ' 1960 , 179-185). In propasiziani interrogative l'io che parla e prime impotenza, meravig li a,
indignazione (Gen 4,9; 30,2; 15am 1,8; 25am 3,8),
ma anche la propria piccolezza e l' umile sattomi ssione (Es 3,11 ; 15am 18 ,18 ; 25am 7,18). el giuramento((7aj'bni um 14 ,21.28 e altre 20x)7aj'anoki Deut 32 ,40 , unica passo can la forma lunga;
- !1)h 3c) e quando si indica l'et (Deut 31,2; Gio
14,7; 25am 19,36), le espressioni assumona il ca
rattere di una farmu la. Colui che parl a pu considerarsi legato fortemente ad un altro o ad
un gruppo (Gen 31,44; Giud 7, 18; I Sam 20,23)
o vedersi in posizione di distacca ri petto al
suo ambiente oppure in contrappasiziane ad
esso (Giob 32,6). Il pronome personale co n il
IV' usato spesso nei paragoni ( Gen 27 , Il ;
Es 2,9; Gios 24,15; 15am 17,45; IRe 12 , 11 ;
Ger 36 ,18).
Dalle considerazioni fatte , appare chiaro che il
grado di partecipazione persanale e la situazione
della conversazione indicano se l'io intende dare a
no particolare energia alle sue parole, aggiungenda
il pronome indipendente di l ' persana ('anki cal
perfetto: Gios 7,20; 15am 22 ,22; co n l'imperfetta:
Gen 38 ,17; I Re 2,18). Il pronome per onale si
trova spessa in proposizioni dipendenti introdatte
da ki , e anche in proposizioni relative pesso dopa
un participio, senza una particolare energia. L'accentuazione pu essere rinforzata facenda precedere la particella gam (Gen 21,26; 2Re 2,3; 5al
71,22; Prov 1,26) oppure ' q{, quest' ultim a specialmente nei testi pi recent i (Gen 40,16; Giob
32 ,101 7)
Con l' imperativo di - ,'h vedere (2Sam 72)
pi tardi sastituita dalla particella dimastrativ~
-hinne ecco , l'attenzione di colui a cui diretto il discarso viene attirata in maniera particolare su colui che parla e sull e sue parale (Gi ud
7, 17; cfr. Gen 25,22),

4/ Frasi con Dio che parla in prima persona


compalona soprattutto nei discorsi divini delle
storie dei patriarchi , nelle parti legislative del Pentateuco e negli oracoli profetici . Nei testi postesi.
ItCI espress ioni di questo genere diminuiscono fortemente; spesso esse non ono altro che citazioni
di formule pi antiche (Agg 1, 13 ; 2,4). L' angelus
:nterpres subentra al posto di Dia (Zac I 9' Dan
10, ll ss.).
' ,
II. pronome indipendente di I a persona si ng. nei
discorsI di DIO viene usata came nei corrispandenti discorSI degli uomini . Il discarso divina pu
essere aperto dalla formula di presentaziane, con
CUI vengono fatte delle dichiarazioni sulla natura
di Dio a su l suo mado di comportarsi col singolo
o ,co n una comunit. II pronome personal e can il
IV - viene usata quando SI confrantana tra loro
l'attegg iamento e il modo di co mportarsi di Dio e
quello dell ' uoma (Es 4,15; 25am 12.12: Is 65 ,24;
Os 7, 13; Giona 4,10s.). Nei discorsi di Dia compaiono
spesso proposizioni secondarie introdotte col
191

ki e proposizioni relative can participio e proname


per anale. gam (Gen 20,6; Lev 26,24; Ez 8.18) e
l'acce ntuazio ne. hinne (Gen 28,15; Es 4.23; I Sam 3, Il : Ger
6,19; Ez 37,5.12. 19.21 ; Am 2, 13) e il pi ene rgico
/iil/' ni (Gen 6,17; Ez 5,8; 6,3; 34 ,11.20) acce nnana ad una ini ziativa di Dio che per lo pi e
nuava.
La formula di autopresentazione ri vela il name di
Di o ponendolo in co nnessiane can il sua agire
nell a staria. L' uomo interpellato viene in tal mada
impegnato da Di a nella sua fedelt . La rivelaziane
del name divina rende anche possibile all ' uoma
rivolgersi a Di a (fo ndamentale: W .Zimmerli , Ich
bin Jahwe, FS It 1953, 179-209 = GO 11-40;
inaltre: K .Elliger, Ich bin der Herr -euerGott , FS
Hei m 1954,9-34
K5 211-231 ; R.Rend torff, Die
Offenbarungsvorstellunge n im Alten I rael, in:
Offenbarung al Geschichte, KuD Beiheft I ,
' 1963 , 21-41). La formul a di autapresentaziane ha
la sua .ori gine nel politeismo ed e m olto diffusa
nell'Oriente antica (cfr. anche A .Poebel, Da appositianell bestimmte Pronomen der I .Pers.
Sing. in den we t emitischen In chriften und
im AT , 1932). Poic h la divinit si riferisce
alle proprie imprese e alle proprie qualit, la
formula di autapresentaziane diventa un 'autoesaltazio ne ( nell ' A T nel Dtis: Is 44,24; 45,7;
anche nei giudizi e nelle dispute; cfr. Westermann, ATD 19,124-132; H .-M .Di on, Le genre
littraire sumrien de 1' hymne soi-meme et
quelques pas ages du Deutro-Isa'ie, RB 74, 1957,
215-234 ).
La formula vtrt . di autopresentazione e una proposi ziane naminale indipendente, tanto nella sua
farma breve io sono Jahwe , quanta nella sua
farma pi completa ia sono Jahwe, tua/vostra
D ia . Jahwe non si introduce come uno sconasciuto ma, rivelando il suo nome, rim anda a ca e
gi conosciute e accadute in precedenza (Gen
15,7; 26,24; 28 ,13; 31 ,13; Es 3,6; anche: Os 12,10;
13,4). La promessa, che segue subito dopa, calloca
il futuro camportamento di Dio in questa contesto
stori ca. L'autopresentaziane di Dio in origine non
callegata alla proclamazione della legge. La
form a breve qui , came pressa i profeti dell'esilia,
una sinte i cancisa dell 'a fferm azione della potenza divina, che si basa sulla prova che Dio ha
dato di s nella toria d' Israele ( per la fonte P cfr.
Lev 18- 19 passim; per il Dtis cfr. 1s 45,21; 43,11
opp. 45 ,22 e 48,12).
Quanda e unita al verbo -:id', la formula di autopresent azione divent a formula di riconoscimento
(<< riconascete che ia sa na Jahwe! ). Il riconoscimenta di Jahwe si realizza quando egli si manifesta nella storia (cfr. la tradizione del l' Esado). Il
legame tra la formula di ricanascimento e gli
avvenimenti imminenti
un e\me nto caratterist ico della profezia dell'esilio ( in Ez spec ialmente in oracoli di giudizio; nel Dtis in oracoli
di esa udimenta e di vocazione: 15 49 ,23.26;
45 .2s.5 .7).

'ar (Lev 26,16; 5al 89,28) raffarza no

.~~

"ni IO

92

Per Qumran cfr. S.Mowinckel, Jeg'et i Qumransalmene , NTT 62,1961 , 28-46; per il NT cfr.
sopratt utto E.Stauffer, art . i:yw, ThW Il 341-360
(':" GLNT 1ll ,41-94); inoltre: E.Schwei~er, Ego
elmI , ( 1939) ' 1965 , 12ss. ; per l'ambiente circostante: E.Norden , Agnostos theos, (1913) ri sI.
1960, I 77ss.
K .Giinther
51

='JO~ 'sp RACCOGLIERE - (':j:: qbS.


='J~

'qfl RA

Il
La radice 'np appartiene al sem. comune. Da
essa denva .tI SOSI. *'anp- ( > *'app) naso
(Bergstr. EIn f. 184; P.Fronzaroli, AANLR
VIll/l9 ,1964,269) che, a sua volta, in alcune linll.ue sem. ha dato luogo al verbo denominatIVO 'np.

Queslo soslantivo, caranerizzalo dall 'assimilazione della


~eco nda radIcale Irann~ che nel sem. meridionale, e che
e spesso al duale, ha II slgn. naso in luni i dialeni
sem. (acc. appu , AHw 60; CAD AIII,184-189; ug. ap ,
WUS ~r. 344;. UT nr. 264; per l'aram. anlico cfr. DISO
21, nell aram. ImperIale e nell'aram. bi bI. 'allp6hi il suo
volla . Dan 2,46; 3,19 VIene scrino di nuovo con Il)
VIene Inoltre costruito come un maschile ( K Albrecht '
ZAW 16, 1896,78).
"
In vece il verbo 'np fremere (d'ira) , che dovrebbe es~re denomInatIvo (Mand . I31; pi cauto O.Grether
hW V,392 n . 56.57 = GLNT VIII ,I 103 n. 56.57) a t ~
testato solo In ebr. (qal e hitp.), moab. (KA I nr. 1'81 , r.
5~ acc. (AHw 320a) e arabo (nel significato disdegnare
~ lutare, provare avversione , Wehr 27).
'
a quest~ rad Ice derivano i nomi propri 'apptijim ( ICron
2,30s., Noldeke, BS 102: naSInO; Noth , IP 227: con
un naso grande ) e f:l rumq[(Neem 3 IO' Noth IP 227'

( Con un naso fesso ).

"

'

Alla stessa radice va forse, riportato 'OllqjQ (Lev Il ,19;


Deut 14,18), ungenere d uccello impuro con diverse
specIe (non IdentIficato, cfr. HAL 70b' !DB II 596' BHH
I1I ,1578; G.R.Driver, PEQ 87,1955, 7s.). ' ,

2/

Ne.'" AT il verbo ' np attestato 14x: 8x al


dal, 6x In hltp. (q uest' ultimo sempre in ambito
tn .-dtr. ).
Le ; icorren ze della voce ' q[ sono numerose.
Nell AT 235 passI hanno il termine al sin
(esclu.so A? 2,15 , dove si ha probabilmente la co;:
gl~nzlone aj): 25x nel SIgnificato naso 42 x in
n ~n mento all 'ira umana e 168x in rife;imento
ali Ira dIVIna.
ll 5duale 'appdjim attestato 42x (escluso ISam
, l che va .emendato). Anche le due ricorrenze
ne e seZIOnI aram . dell ' AT vanno intese come
dualt < volto ; F.Schu lthess ZAW 22 1902
164).
"
,

Ne~a lisIa che segue sono riportate le ricorrenze del


ver o (q i' hl~. ) ,del sing: 'af(N = naso , IU = ira
umana, D - Ifa dIVIna) e del duale 'appjim (d u.).
193

q.
Gen
Es
Num
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Gioe
Am
Giona
Mi
Nah
Ab
$of
Zac
Sal
Giob
Prov
Cant
Lam
Dan
Esd
Neem
ICron
2Cron
ATebr. tol.:

hitp.

N
I

IU
6
3
2
2
4
I

ID

duo

5
IO

12
3
5
I
2

4
20
24
Il
4

4
4
2
2

4
7
7

l'

I
2
I
2
4
I
24
Il

I
IO

I
2

25

42

168

42

31 a) Si deve iniziare dal significato concreto


del SOSI., cio dal nome di una parte del corpo, il
naso . La forma duale 'appdjim designa le due
alette oppure le due narici del naso dalle quali
esce o entra il soffio vita le (Gen 2,7; 7,22); anche
In Es 15,8 e Lam 4,20 (forse anche in KA[ nr 224
r. 2, cfr. in proposito KA[ Il ,266) si trova a~cor~
q uesto valore concreto.
Lo stesso vale per l'acc., dove molti passi anestano l'uso
OrIgInarIo della voce per indicare questa determinata
parte del corpo: perforare le narici , tagliare il naso ecc.
(A Hw 60; CAD AlII ,184-1 89).

Come pars pro toto la forma duale usata per indIcare tutto il volto (Gen 3,19; aram. Dan 3,19),
soprattutto nell 'espressione fi ssa prostrarsi con
la faccia a terra (Gen 42,6; 48 ,12; ISam 20,41 ;
24,9; 25,41; 2Sam 14,4.33; 18 ,28; 24,20 = ICron
21,21 ; IR~ 1,23.31 ; [s 49,23; cfr. aram. Dan 2,46;
davantI al messaggeri di Dio Gen 19 l' Num
22,31 ; nella pregh iera Neem 8,6; 2Cron 7:3; 20,18;
cfr. anche 2Sam 25 ,23 /e'appe davanti ), cfr.
acc. appa /abimu prostrarsi umilmente (AHw
522).
[n senso traslato la forma duale si trova
nell'espressione 'cra?k 'appqjim longanime per
deSIgnare la ben.evolenza umana ( Prov 14,29;
15,18; 16,32; 'ora?k 'appqiim longanimit
25,15) e quella divina (Es 34,6; Num 14,18; Giona

'1~ ' afIRA

194

4,2; Nah 1,3; Sal 86,15; 103 ,8; 145 ,8; Neem 9,17),
mentre l'espressione q' $ar-'appdjim designa
invece l' impazienza (Prov 14,17; cfr. 14 ,29
con ruO~).
Il valore traslato ira attestato in due passi (del
resto molto discussi): Prov 30,33b e Dan 11 ,20
(cfr. i com m.).
b) La forma si ng. 'qr indica anch'essa anzitutto
questa parte del corpo.
Nell'uomo: Num 11 ,20; Ez 23,25; Am 4,10; Prov 30,33a;
Cant 7,5; come sede del fiato: Is 2,22; Giob 27,3; Cant
7,9; anelli come ornamento: Gen 24,47; Is 3,21 ; Ez
16, 12; per punizione: 2Re 19,28 = Is 37,29. Negli animal i: Giob 40,24.26; Prov I I ,22. Cfr. anche le espressioni di senso pi tra~lato sim 'ai esser risoluto (Giob
36,13, HAL 74b)e gobah 'q[ arroganza (SaII0,4). Negli dei: Sal 115,6; in Dio: vd . SI. 4a.
Cos pure in altre lingue sem., p.e. in acc. appu naso ,
che designa anche il punto pi alto o la cima di una cosa
o sim. (AHw 60); ug. ap zd capezzolo , ap Ib seno
(WUS nr. 344), ap 19r ingresso della porta (UT nr.
264); nel semNO. anche superficie (KA I nr. 222A, r.
28; nr. 228A, r. 14); arabo'al!f naso, sporgenza, contrafforti (di una montagna ) (Wehr 27).
c) Molto pi spesso 'qr indica 1' ira ; con uno
sv iluppo di significato facilmente comprensibile si
passa dal termine naso al soffi are (della
ira) che si manifesta in questa parte del corpo
(cfr. Dhorme 80s.; ug .: WUS nr. 345; ? aram.
Cow ley nr. 37 , r. 8, cfr. DISO 21). [n circa la
met dei passi che si riferi scono all ' ira dell ' uomo ,
'qr unito al verbo -~rh (o al SOSI. ~ orf) accendersi (soprattutto nei testi narrativi: Gen 30,2;
39,19; 44,18; Es I l ,8; Num 22,27; 24,10; Giud
9,30; 14,19; lSam 11 ,6; 17 ,28; 20,30.34; 2Sam
12 ,5; [s 7,4; Sal 124,3; Giob 32,2.2.3.5; 2Cron
25 ,10. IO). Un sacro spirito di furore si impadronisce dell'uomo quando su di lui si riversa lo
spirito di Jahwe (Gi ud 14,19; ISam Il ,6). L' ira
pu pl acarsi (sub Gen 27,45), e placare la propria ira una prerogativa particolare del saggio
(Prov 29,8).

41 a) [n consonanza con il linguaggio antropomorfico dell' AT, si potr parlare anche del naso
degli dei (Sal 115 ,6) e perfino di Jahwe (Deut
33,10; 2Sam 22 ,9. 16 = Sal 18 ,9.16; quanto a Ez
8,17 txt? cfr. Zimmerli, BK XIll ,195.222s.; al
duale Es 15 ,8).
b) Nella maggior parte dei casi comunque si tratta
della collera di vina (168x). [n tutti i passi nei quali
compare, il verbo 'np q./hitp. indica l' ira divina,
come si ricava anche dall 'afferm azione dell' iscrizione di Mesa ( KA [ nr. 181 , r. 5; DISO 19): il dio
Kemos adirato con il suo popolo.
La reazione di Dio, che si pu spiegare nei suoi
motivi per il fatto che l' uomo si comporta in maniera analoga , ma che non si pu dedurre da tali
moti vi, una risposta alle azioni dell ' uomo che
contrastano con la natura e i comandamenti di
questo Dio (per la motivazione etica cfr. Vriezen,
195

Theol. 129-132). Essa perci non deducibile, perch nella concezione dell' AT l'agire di Dio non
deve rispondere ad alcun tribunale; in questo caso
infatti non sono di fronte due parti con gli stessi
diritti , ma il creatore e la sua creatura, il legislatore
e coloro che gli devono obbedienza, il signore e i
suoi sottoposti . L' ira divina pu ri volgersi contro
il popolo: gi le fonti del Pentateuco ne fa nno
esplicito accenno (Num Il ,1.1O.33[J); Es 32, 10.
11.12.22[ El), e ne parlano soprattutto i profeti
dell'8' (Os 8,5; [s 5,25 ecc.) e del 7' sec. Sono in
particolare Geremia (tutti i 24 passi si riferiscono
all' ira divina, spesso anche con altre espressioni
per rafforzare l' idea, p.e. 21 ,5) e, dopo di lui , Ezechiele ( 11 x sempre in parallelo con -~ma , eccetto
7,3 e 43,8 , mentre in 25 ,14 e 38 ,18 l'oggetto
dell ' ira non Israele) che parlano dell'ira di Dio
con frequenza soffocante.
L'A T testi monia inoltre che l'ira di Dio una reazione, inspiegabile dal lato razionale, di un signore
divino ritenuto persona reale; una reazione che
si sottrae ad una precisa defin izione concettuale,
perch questo dio si manifestato al suo popolo
con un libero atto di volont e in una maniera che
resta incomprensibile all ' uomo. L'ira di vina cosi
il correlativo necessario dell'amore divino che
vuole la salvezza del suo popolo (cfr. p.e. Es 4,14;
anche Sal 30,6).
Le pi importanti espressioni legate o parallele ad 'arsi
possono vedere sono le voci -!"h (I)oroll) , - !lemo,
- 'cebrii , -q~p , - qll; e anche -slib (q./ hi .); inoltre zti'am
ira, maledizione (Is 10,5.25; 30,27 ecc.), zti 'q[ furore (ls 30,30), aram. r'gaz ira (Dan 3,13).
Per un quadro orientativo e per una bibliografia
sul tema ira di Dio si possono consultare: Ei chrodt [,168-176; Jacob 91-93: O.Grether-J .Fichtner, art. QPy~ , ThW V,392-413 (= GLNT
VIII,I 103-1 160); RGG V[,1929-1932; IDB [V,903908; BHH I1I ,2246-2248; inoltre R.V.Tasker, The
Biblical Doctrine of the Wrath of God , 1951;
J.Gray , The Wrath of God in Canaanite and Hebrew Literature, Journal of the Manchester University Egyptian and Orientai Society , 1947-53,
9-19; H. Ringgren , Einige Schilderungen des
gottlichen Zorns, FS Weiser 1963 , 107-113.
51 I valori ambivalenti ira-amore, con le loro
caratteristiche essenziali , sono elementi fondamentali anche del NT. Cfr. F.Blichsel , art. 0')11:': .
ThW I1I ,167s. (= GLNT [V,589-592 ); G.Stahlin ,
art. py-i), ThW V,419-448 (= GLNT VIII,11761254).

G.Sauer

,~~ 'fcer POLVERE - ,~~ '{{far.

n'j~nJrah VIA -

1T1 dCrcek,
'1~ ' af I RA

196

~~~

'ari LEONE

ne,I parallelismus membrorum , si hanno per lo


cl ue denominazion i per il leone.
li leone temuto come animale rapace, che minaCCia uomin i e bestie (A m 3,12; 5, 19; Prov 22,13;
26,13; menzione inSieme co n altri animali rapaci
come orso e lupo in ISam 17,34ss.; Ger 5,6; Prav
28,15). Esso abi ta soprattutto nell a valle del Gior.
ciano (Ger 49,19 = 50,44) e nelle regioni montuose
(Ca nt 4,8).
plll

In ebr. accanto a ' ari si inco ntra anche 'Glj


forse antico prst. aram. (cfr. Wagner nr. 28); am:
bedue le forme sono attestate nell'A T, a part ire
dagli strati pi antichi . Co n il sign. di leone il
termine ancora co nosc iut o nell 'aram . ( KAI nr.
223A, r. 9; AtJ, r. 88.89. 11 0.1 17; aram. bi bI. e pi
tardi : KBL 1953s.; DISO 24).
Il

Per quanto riguarda l'etimologia, si suppone una connessione. con una parola del semi tico comune che signifI~a alllmale (grande, selvaggio, numinoso) ) (Bergstr.
EmC 182; E.UllendorfT, VT 6, 1956, I92s.; Wagner, Le. ;
P.Fronzaroli , AANLR VII 1/23, 1968, 280.282.292.3OOs.), che si difTerenziata nelle si ngole lingue per indicare animali diversI (et. 'onv ancora bestia , Oillmann 743; acc. aleni aquila , W.von Soden, AfO 18,
1957/58 , 393; AHw 247; ma anche 0/1110 1/1 il maschio
della gazzella , AHw 73; arabo 'onvijal stambecchi
ecc., cfr. HAL 84b.85a). Secondo L. Ktihler, l OPV 62
1939, 121-124, l'origine della parola (come dell'anim a l ~
con essa designato) va ricercata nell 'ambito camitico (eg.
nv ecc.); del tutto Ipotetica l'opinione di J.J .Gliick
lAW 81,1969, 232-235.
'
21 li sing. 'ari ricorre 17x (incl. 2Sam 23,20Q'
Lam 3, IOQ), 'Glj 45x (esci. 2Sam 23 20K' Lan~
19I.<-), il plur. ~arajm Ix (IRe 10,20, ~fr. ~. 19),
IGjot 17x; la dtstrlbuzlone delle complessive 80
attestaZlolll non presenta alcuna particolarit (I Re
13x , Ger 8x , Is 7x, Sal 6x).
Si devono aggiungere ancora l'aram. bi bI. 'Glje Ix
(Dan 7,4) e 9x II plur. ' orjawata (Dan 6,8-28).

?..

31 a) 'arT designa il leone adulto (maschio o


femmina).
Sinonimi sono labi' e ljis, ma ricorrono solo in testi poetici.

c~n:~are ll x nell'AT, inoltre Ix fem . lebijjii , Ix


plur. I ba un e Ix plur. l' bii'iJl Cfr. acc . labullabbu
(AHw 526); ug. l6.u, anche in nomi propri (WUS nr.
1,435, UT 1347; Grondahl 154; cfr. HufTmon 225)' fen f
I a. nel nome 'bdlb'l (KAI nr. 21, cfr. Il ,29); ara;". Ah:
r. 117 (Cowley 239); arabolob(u)'ru (Wehr 760b) ecc. Vi
puo anche essere qualche rapporto con il greco <
(KBL 472a; AHw 526).
wv
l}is ricorr~ 3x (I~. 30,6; Giob 4,11 ; Prov 30,30) e corriSponde ali acc. nesu (A Hw 783a), aram. giud. lelii (Oalman 217b), arabo lo}! (Wehr 798b).
liibi'

Altre ~enominazioni pi specifiche del leone


sono: g:<r( Gen 49,9; Deut 33,22; Ez 19,2.3.5; Nah
2!12 ; gor Ger 51 ,38 e Nah 2,13) che indica il cucCiolo del leone che prende il latte (Lam 4,3 usato
anche per Io SCiacallo; cfr. HAL 177b per i termini
sem. COrrispondenti), slJol (Os 5,14; 13 ,7; Sal
91 ,13; GlOb 4,10; 10,16; 28 ,8; Prov 26,(3) il cucCiolo che non prende pi il latte (Kiihler, I.c.; cfr.
a~che S.Mowlnckel , FS Driver 1963, 95- 104),
k.fl (3 Ix) 11 gIOvane leone che va gi da solo in
cerca della preqa (cfr. Ntildeke, BS 70, n. IO;
J.Blau, VT 5,. 1955 , 342). li valore simbolico di
queste espreSSIOni il medesimo; in testi poetici,
197

b) II leone ricorre spesso nei paragon i. I punti di


co nfronto sono la sua forza (G iud 14,18; 25am
1,23 ; Prov 30,30), la sua rapacit (Gen 49,9; Num
23,24; Is 5,29; Nah 2,13; Sal 104,21) e ci che di
perfido e di in idi oso c' nell a sua natura (Sal IO 9'
17,12 )
,,
Dal moment o che l'animale pi forte , il leone
Simbolo della potenza e del coraggio (2Sam 17, 10;
23 ,20 = I Cron Il ,22; I Cron 12,9). Si capisce per.
Ci perch ve nga citato nel linguaggio delle benedizioni: nell 'oracolo di Balaa m Israele viene designato co me leo ne (N um 23,24; 24,9), nella benedi zio ne di Giacobbe opp. di Mos sono designati
come tali Giuda, Gad e Dan (Gen 49 ,9; Deut
33 ,20.22; acca nto a ' arT si hanno labr' e gill'). Pi
tard i, la designazione di Israele come leone viene
ripresa in altre forme letterarie (Ez 19,1-9; Mi 5,7).
In testi profetici (Ez 22,25; Sof 3,3) e sapienziali
( Prov 28, 15; cfr. 20,2) la rapaci t del leone offre
il punto di paragone per la condotta di sov rani
dispotici.
Nello stesso tempo , per la sua pericolosit e per la
sua astuzia, l'im magine del leone viene spesso
usata nei salmi di lamento individuale per designare il nemico (ls 38 ,13; Sal 7,3; 10,9; 17,12;
22 ,14. 17?22; Lam 3, 10; cfr. Ger 12 ,8; in Sal 35,17
e 58,7 k~fr). Negli scri tti profetici sono paragonate
al leone le potenze che costitu iscono una minaccia
dal lato politico e storico, in primo luogo i popoli
stranieri che minacciano Israele (ls 5,29; 15,9; Ger
2,30; 4,7; 5,6; cfr. anche Dan 7,4); l'i mmagine sopravv ive anche negli scritti profetici postesilici per
indicare ci che pericoloso (Gioe 1,6). Questo
motivo usato, nell a sua espressione popolare, in
I Re 13 ,24ss. e 2Re 17,25s.
Il leone indica la potenza che minaccia l'uomo anche
fuori di Israele; cfr. p.e. la menzione del leone in un far
mulario di maledizioni in KAI nr. 223A, r. 9 (O.H.Hillers, Treaty-Curses and the OT Prophets, 1964, 54-56).

Quando si descrive il tempo della salvezza si dice


che il leo ne non c' pi (ls 35,9) opp. che di ventato un animale domestico (ls II ,6s.; 65,25).
La raffigurazione dei leoni essenziale nel simbolismo architettonico del tempio e ciel palazzo reale
(accanto a tori , esseri alati e palme; I Re 7,29.36;
1O,19s. = 2Cron 9, 18s.).
Questi animali avevano un significato religioso nella religiosit cananaica; si pensi a dei come El , Baal e la
dea-madre con i loro animali sacri , il toro e il leone;
d'al tro canto simili leoni vogliono rappresentare anche
leoni addomesticati che hanno il compito di

''")~ " l'i LEONE

198

guard iani (cfr. B.Brentjes, Wl Halle-Wittenberg Il ,


1%2 . 595ss.).
Per il sign ificato del leone in Egitto, cfr. C.de Wit , Le
role et le sens du lion dans l'Egypte ancienne, 1951.
Le immagini dei leoni del tempio ispirano le figure del leone nell a visione che Ezechiele ha del
trono (Ez 1,10; 10,(4).
4/ Non cii rado l'agire di Jahwe viene paragonato al comportamento del leone. L' imm ag ine
esprime ordinariamente la parte di spavento e di
minaccia che accompagna la sua ve nuta per il giudi zio (Ger 50,44 = 49 ,19; Os 5,14; 13,7.8 txt?;
Giob 10,16 , cfr. tuttavia Fohrer, KAT XVI ,200;
Lam 3,10; lo nega Os 11 ,10, nel caso che vacla
unito al v. 9, cfr. Rudolph , KAT Xlllll ,2 13). A
ci corrisponde il fatto che nell e rappresentazioni
teofaniche il verbo S'g, che originariamente inclica
soltanto il ruggito del leone (detto del tuono in
Giob 37 ,4), viene usato cinque volte per designare
la voce cii Jahwe che incute spavento (Ger 25,30
3x; Am 1,2; Gioe 4,16; sempre con ntn qol li alza re
la voce l}, del leone Ger 2,15; Am 3,4; un parallelo
egiziano ricordato da H.G ressmann , FS Baudissin 191 8, 198s.).
Questo confronto pu pure servire ad accentuare
la forza di Jahwe, e in tal modo la sua invincibilit, nel suo intervento salvifico nell a storia del
suo popolo (ls 31,4; Os Il ,10 , sempre che sia di
Osea, cfr. Wolff, BK XIV Il ,252.263); corrispondentemente, anche s'g in questo contesto espressione della potenza di Dio (Os 11,10.10).
Amos paragona la parol a che Jahwe ri vo lge al suo
profeta al ruggito del leone (Am 3,4.8). Come il
ruggito del leone una prova irrefutabile del fatto
che ha ucciso una preda, cosi la predicazione del
profeta la conseguenza del fatto che Jahwe lo ha
requisito.
L' AT pu usare liberamente l' immagine del leone in riferimento a Jahwe, perch in Israele non ci fu alcuna polemica contro un cu lto del leone (il toro invece non pu
essere collegato con Jahwe); cfr. J.Hempel, lA W 42,
1924,88- 101 = Apoxysmata, 1961 , 14-26.

5/ Nel NT vi sono alcune reminiscenze della


fun zione del leone nell ' AT; in particol are viene
paragonata al leone la potenza nemica di Dio, che
ora Satana: I Piet 5,8 cita Sal 22 ,14; per altri passi
cfr. W.Michaelis, art. wv , ThW IV ,256-259 (=
GLNT VI,683-690).
F.SlOlz

r'":)~ 'crlE~

TERRA , PAESE

1/ ' cra?~ li terra , paese }} (radice con interdentale enfat ica sonora, cfr. Moscati , Introduction 2830) appartiene al sem. comune (Bergstr. Einf. (85)
ed attestata con significato sostanzialmente
uguale nelle form e seguenti: 'r~ ug. (UT nr. 376;
WUS nr. 420), fen. pun ., moab. (DISO 25s.);
er~etll ace. (con desinenza fem., acc. antico

199

or~olUm

in un n. pers., cfr. CAD E 31I a); 'l'q e in


seguito 'l'' aram. ( DISO 25s.; per il passaggio cla
q a' cfr. W.Ba umgart ner, ZAW 45 , 192 7, 100s. =
Zum AT und seiner Umwelt , 1959, 88; in Ger
10 ,11 si trova ancora ' arqa accanto a 'or'a); ' 1'(1
arabo e antico sudarab .; 'ani tigr. (in et. invece
sostituito da medr).
II nome appare generalmente costruito come femminile; ci potrebbe indicare che vi ancora un ri co rcl o della concezione della terra madre (vd. st.
4a).
In Giob 34,13 e 37,12 (cfr. evoanche ls 8,23) ricorre la
forma ' 6,.~ ii , accentuata dai masoreti sulla prima sillaba
come locativo, ma che in realt non ha un significato 10cativo. Comunemente si propone di conservare la -h ma
di legge ' a,.~ o (cfr. BH' e i camm .; cfr. anche neWiscrizione di Mesa KAI nr. 181, r. 5/6 b ' ,.~ h cont ro Il suo
paese ; BL 252; Meyer 1,95 ). Tuttavia le varianti indicate in BH' non devono essere intese come letture pi
antiche, n la forma con suffisso, specialmente nel contesto di Giob 34,13, particolarmente sign ificativa. Si
tratta di una desinenza indebolita di accusati vo o di 10cativo (cosi GK 90s.; BL 528), oppu re ci troviamo
forse di fronte ad una forma secondaria con desinenza
fem. espl icita (cfr. ace. er~elU: aram . ' rq!'l' r~!' , KBL
1054b)?
Come derivato c' da notare solo l'aram. bibl. 'or'i(1)
parte inferiore. suolo" in Oan 6,25 (BL 197).
Il nome personale 'ar~ ii, che ricorre in IRe 16,9, non ha
nulla a che vedere LU Il '(ml'~, ma secondo NOlh, IP 230,
si deve collegare con l'arabo 'ora(ia/ tarlo (diversamente Montgomery , Kings 289; J.Gray , I & Il Kings ,
1963, 328).
21 'cra?~ il sostantivo che occupa il quarto posto per ord ine cii frequenza nell ' AT. II termine ricorre 2504x nell ' AT, distribuito con regolarit, e
inollre 22x nelle parti aramaiche. Solo 77 ricorrenze in ebr. hanno il plurale, il che facilmente
comprensibi le: il plurale ha senso soltanto per una
piccola parte dell 'a mbilO semamico di questo termine.
Le ci fre per i singoli libri sono: Gen 311 x, Es 136x , Lev
82x, Num 123x, Oeut 197x, Gios 107x, Giud 60x, ISam
52x , 2Sam 40x , I Re 56x, 2Re 71x, Is 190x, Ger 27lx , Ez
198x, Os 20x , Gioe 12x, Am 23x, Abd Ix, Giona 2x, Mi
15x, Nah 3x , Ab 10x, Sof 8x, Agg 5x, lac 42x, Mal 2x,
Sal 190x , Giob 57x, Prov 21 x, Ru t 4x , Cant 2x , Eccle
13x, Lam Ilx , Est 2x, Oan 20x, Esd 13x , Neem 20x,
ICron 39x , 2Cron 75x; aram . ,araq: Ger Ix; ,ara ': Ger
Ix, Dan 19x , Esd Ix; inoltre 'or'i lxin Oan. Non viene
inclusa in questo calcolo la variante 'arl1'~ (bombergiana)
al posto di ~ l1'dl1'q (B H') in Prov 8,16.'

31 a) ' cra?~ indica: I ) in senso cosmologico: la


terra (in contrapposizione al cielo) e la terraferma
(i n contrapposizione all 'acq ua ), vd. st. 3b; 2) in
senso fisi co: il suolo su cui sta l'uomo (3c); 3) in
senso geografico: un lerritorio e una regione determinata (3d); 4) in senso politi co: un dominio e
una nazione particolare (3e).
Non si pu pi ded urre dal materi ale dell ' AT
quale ambito semantico sia primario e quale sia
secondario; i criteri per stabilire uno sviluppo clovrebbero rifarsi ai testi. Su tutt a la questione cfr.
n~ ' cra?~

TERRA, PAESE

200

L.Rost, Die Bezeichn ungen mr Land Linci Volk im


AT , FS Procksc h 1934, 125- 148 = KC 76-10 1.
Pcr Prov 29.4: 31.23 ed Ecc le 10,16 (G: " ';tc I SlalO
propOSIO per 'c",.c"~ il sig nificalo di cilla , facendo ri feri menlo ai para lleli fen.. peralt ro non chia ri (KAI nr.
14, r. 16.18 Sdll 'rs im Sidone del paese del mare , cfr.
Eissfeld l, KS Il ,227ss.): cfr. M.Dahood, Proverbs and
Norlh wesl Se ll1 ilic Ph ilology, 1963 , 62s.: Bibl 44, 1963,
297s.: 47 , 1966.280.
b) Nel uo significa to pi ge ne rale ' d'l'il'~ ind ica la
terra, che assieme al cielo (-samjilll ) costitu isce
tutt o quanto il mondo, il cosmo. Cielo e terra
un'espressione che indica se mpre ma nci a
(Gen l ,I; 2,1.4; 14,19.22 ecc. ; cfr. B.Hartm ann,
Die nominale n Aufreihungen im AT , 1953, 60;
alle se rie ivi cit ate si devono aggiungere numerosi
altri casi in cui i due termini sono in para llelismo,
in tutto alme no 75 esem pi).
La successione cielo-Ierra, che si riscontra in una grandissima parte dei passi, rispecchia ancora la concezione
mil ica del mondo celesle (primario) e di quello lerreSlre
(secondario). La successione lerra-cielo ricorre solo O
dove si ha un movimento dalla lerra al cielo (Ez 8,3: Zac
5,9: ICron 21,16) oppure dove chiaramente predomina
una visione geocentrica del mondo (Gen 2.4b e Sal
148, 13 ). In questo senso va nno correlle le argomentazioni di B.Hartmann , Himmel und Erde im AT, STh U
30, 1960, 221 -224. Per i para llel i mesopOlamici cfr. A.Jeremias , Handbuch der altorientalischen Geisleskullu r,
' 1929, 127.
Per indicare mondo l'ebr. dell' AT non dispone di un
lermine speci fi co; cfr. anche l'uso perifraslico di -kl
IUIIO, iII UIIO in Is 44 ,24: Ger 10.1 6: Sal 103,19. IIlermine raro bcplcpd du rata della vila (Sal 39,6: 89.48:
Giob I l,17: cfr. araboIwlada durare in elerno ) ricorre
in Sal 49,2 (in Sal 17.14 illeslO incerto) nel significalo
di mondo , cosi come -'lom nel periodo posl-vln. e
il greco :r. i(~v eone .*

Accant o ad una visione bipa rt ita del mondo ve ne


anche una tripa rt ita, che ha pe r lo pi uno scopo
determ inato, p.e. cielo-terra- mare ( Es 20,11 ; cfr.
Gen 1,10.20 ecc.), cielo-terra-acq ua sotterra nea
(Es 20,4; Deut 5,8). Talvolta se mbra che si pensi
ad una triade cielo-terra- mondo sotterra neo
(-se'o/) ; cfr. la designazione del mondo sotterraneo . co me 'd!,.a'~ laiJ lil app. raiJlijjo/ (Ez 26,20:
31 ,14.16-1 8; 32,18.24; cfr'. Zimmerli , BK
X[II ,611.62 1) e le espressioni ad essa affin i rahlli
a pp. la!lIilil (ha)'arCf'~ ( ls 44,23: Sal 63, 1
139 ,15), e anche Sal 11 5,1 5-1 7 ecc.
In alcuni passi an'che 'cprcp~ da solo (cfr. acc. erselll,
AHw 245: CAD E 310s.; K.TallqviSI , Sum.-akk. Nan,en
der TOIenwell , 1934, 8ss.) si avvici na molto al significato
di mondo sOllerraneo (HAL 88a: Es 15, 12: Ger
17, 13; Giona 2,7; Sal 22,30; 71,20; inollre M Dahood
.
,
Bibl 40 , 1959, 164- 166; 44 , 1963, 297).
Quando (spec ial mente in testi tardi vi) le conceZIoni cos mOlog iche di ve ntano pi precise, co nformemente all e concezioni dell 'Oriente antico (cfr.
Jeremlas, I. c., 11 7s.) la terra deriva dall a sepa razione dell e acq ue prim ordi ali (- l' 170m) (Gen l '
Prov 8 ,27-29) e si appoggia ancora su co l onn~
che SI eleva no cla ll 'acqua ( ISam 2,H: Sal 24,2;
201

l'j~ 'crcp~ TERRA , PAESE

104,5s.; 136,6; crr. Ge n 49,25; Es 20,4: Deut 5,8;


Sal 82,5; Is 24,18; Ger 3 1.37; Mi 6,2 ecc.); su di
essa pogg ia la valta celeste ( A m 9,6).
In Giob 26.7, dove si dice che Dio ha sleso la lerra sul
nul la. s ha un'all ra conce/i one. secondo la Quale la lerra
sospesa co me un pezzo di IOrra. Secondo Giob 38,12s.
l'aurora afferra i lembi dell a terra e ne SCUOle via i mal.
vlIgi. La Sles a co ncezione si trova nel cd. grande inno a

amas, accadico (1,22): Th ou ( amas) an holding the


ends 01' Ihe ean h suspended l'rom Ihe midsl of heaven
( = Iu (Samas) lieni i confini della lerra SOSpesi In
mezzo al cielo : AN ET 387: cfr . SA HG 241 ; Lamben,
BWL I 26s.).
M entre la concezione terraacqua immagma la terra come

un disco (ls 40 ,22/I/IR h{Jrcp~ cerchio della lerra , cfr.


Prov 8,27: Giob 26, 10 Ixt em; anche Giob 22, 14 ), lulte le
al lre concezioni si m'anifeslano nei numerosi passi che
parlano di (q uall ro) lembi (i mmagine del pezzo di sloffa'),
di co nfini , di angoli o di ime della terra: kall(ll"i'lra>l'
(Is 11,.1 2: Ez 7,2; Giob 37,3: 38,13: cfr. Is 24.16), ' a(se
(hiiriircp~ (Deul 33,17: ISam 2.1 0: Is 45 ,22: 52,10: Ger
i6.1 9: Mi 5.3: Zac 9, 10: Sal 2,8: 22,28: 59, 14: 67,8: 72,8:
98 ,3: Prov 30.4 ), q"Se ho 'i!rCPs (Deul 13,8: 28.49.64; Is
5,26: 42.1 0: 43,6; 48,20; 49,6: 62,11 : Ger 10,13; 12,12;
25.3 l.33: 51.1 6: Sal 46, 10: 61.3; )35.7: Prov 17,24), q"lol
hii- ' iircp~ (ls 40,28: 41 ,5.9: Giob 28,24), qal lV 'cpra>l (ls
26,15: Sal 48. 11; 65,6). Per concezioni analoghe in Meso.
polam ia cfr. Jeremias , I.c., 142 -148. I due lipi di concezioni coesislono pacificameme l'uno accanto all'altro
nell' AT: lanto in Mesopolamia come in Israele elementi
che provengono dall' uno o dall'alt ro possono fac ilmente
fondersi Ira loro (cfr. p.e. Gi ob 38, 4-13 ecc.).
Sia che si parli dell a lerra come disco o che si parli dei
confin i della lerra, sorge sempre il problema del centro
della lerra. Del !abbl,r ombel ico del mondo parla Ez
38 ,12 (cfr. 5,5 e Giud 9.3 7; inollre HAL 352b e Zimmerli,
BK X1I1.955s. con paralleli Iralli dall'Oriente antico e
dalla Grecia).
All'A T 'interessa non tanto la terra come parte del
cosmo, quanto ci che la riempie ('cPra'.j Llm"lii'ah
Deut 33,16; [s 34,1; Ger 8,16 ecc.), i suoi abitanti
(ls 24,1.5 .6.17; Ger 25,29.30; Sal 33,14 ecc.), i popoli (Gen 18,[8; 22 ,18; 26,4; Deut 28,10 ecc.), i regni (Deut 28,25; 2Re 19, 15 ecc.) e simil i. Cosi il termine terra in alcuni passi (come in altre lingue)
pu designare nell o stesso tempo la terra e i suoi
abitant i (Gen 6, 11 ecc.).
In questo contesto semantico lerm ine parallelo a 'cpra>$ e
spesso I. bl lerraferma, orbe (- 'bi 1.2).
c) L'sato in senso fi sico 'd!rcps indica il suolo su cui
stanno uomini e cose, su cui sta la polvere (Es
8,12s.), strisci ano i rellili (Gen 1,26; 7,14; 8,19
ecc.), giacc iono gli uccisi ( Lam 2,21 ) ecc. Su di esso
cadono pioggia e rugiada (Gen 2,5; 7,4; Es 9,33;
Giob S, IO; 38,26 ecc.), l' uccell o col pito (A m 3,5), il
ciottolo (A m 9,9), il malvagio abballuto (Ez
28, 17; Sal 147,6) ecc. Su d i esso si siede l'amillo
(2Sam 12 ,17. 20; Ez 26,16; Giob 2, 13 ecc.) e l'um ili ato (l s 47, I; Abd 3 ecc.); ci si china verso di esso
(Es 34,8 ecc .), ci si gelta su di esso davanti a Dio
(Gen 24,52), al re (2Sam 14,33; 18 ,28 ecc.), al padre
(Gen 48, 12 ecc .) ed altre persone altolocate. Da esso si innalza no i fa bbricat i e a part ire da
esso vie ne misurata l'altezza (Ez 41 ,16: 4.1 .14
202

ecc.). La relazione col primo gruppo cii significati


data da quei passi in cui si dice che il suolo a pp.
la terra si spa lancata (o ha spala ncato la bocca)
e ha inghioltito degli \la min i (N um 16,30-34;
26,10; Deut 11,6; Sal 106,17; cfr. Es 15,12), che il
suolo o la terra tre ma ( ISam 14,15; Sal 46 ,7; 97,4
ecc.), o che si pu scende re SOltO il suolo o nella
terra (Giona 2,7 ) e ivi dormire (Sal 22 ,30) ecc.
In alcuni casi 'cprcps si avvici na qui all'uso che si fa lalvolla di - ,adama; si pu anche usare in questo senso
-'a/or (cfr. D.e. I Re 18,38; Is 34,7.9 ecc.)
d ) Quando ' crce~ viene precisato con un geniti vo
che lo segue, designa territori o regioni .
Ciliamo alcuni esempi, a cui se ne possono aggiungere
facilmente allri analoghi: ' cprcp~ moladlo lerra della sua
discendenza (Gen Il ,28: 24,7; 31,13; Ger 22 ,10; 46,16;
Ez 23,15; RUI 2, 11). ' CP/'CP~ 'obO I lerra dei padri (Gen
31,3; 48,2 1), ' CP/'Cl'~ m <'gliri In Ierra in cui si soggiorna
come foreslieri (Gen 17,8; 28.4: 36,7; 37,1; Es 6,4; lulle
le ricorrenze in P, cfr. al riguardo von Rad, ATD 3,2 14;
id., 1,I72s.; inollre Ez 20 ,38), 'cprcp$ '"!wzziilo terra
del suo possesSO (Geo 36,43: Lev 14,34; 25,24;
Num 35,28: Gios 22 .4.9.19: cfr. 'cprCPl j'ruSSiilo in
Deul 2,12; Gios 1,15), 'cprcp$ l/1os' bolekcpm ~ lerra delle
vostre dimore (Num 15,2), ' cprcp~ InCPl/1sallo terra del
suo domin io ( I Re 9.1 9 = 2Cron 8,6: Ger 51,28 ); 'cprcp$
sibj iim (app. sif!jO) terra del loro (Opp. dell ' ) esilio
(Ger 30,10; 46,27: 2Cron 6,37s. ; Neem 3,36). Cfr. .anche
l'uso frequenle di la mia/ lua/sua terra per indicare Il
luogo di origine e la palria (Gen 12,1; 24,4; Es 18,27;
Num 10.30 ecc., spesso parallelo a molcpdCPI discendenza ).
e) A met strada tra l' uso geografico e l' uso poli tico stanno quei passi che parl ano del territorio o
della terra di singole trib .
Cfr. ' cprCPl 'cef rjim (Deul 34,2; Gi ud 12,15; 2Cron
30 ,10 ), 'cprcp$ Bil'{jami ll (Giud 21,21; ISam 9,16; 2Sam
21,14; Ger 1,1 ecc.), 'cercp~ Ciid(ISam 13,7 ), ' cerce~ Cil, iid(Nu m 32 ,\. 29; Gios 17,5.6; 22,9.13.15.32; Giud 10,4
ecc.) e 'cprcp~ Z ebultin/J'hdO/Menassi' / No,{tiili .
Domma il significato pOlitiCO quando si parl a di
uno stato co me terra X , usando il nome collettivo (p.e. 'd!rcp~ JiSra'l in ISam 13 ,19; 2Re 5,2.4;
6,23; Ez 27, 17; 40,2; 47,18; ICron 22 ,2; 2Cron
2,16; 30,25; 24 ,7; inoltre con Edom , Assur, Babilonia , Ca naan, Madian ; Moab; per ' d!rcp~ M iFjim
terra d' Egilto nel Deut cfr. J .G.Pliiger, Literarkritische, formgeschichtliche und stilkritische
Untersuchungen zum Deut , 1967 , 100-11 5), o
usando il nome gentilizio al sing. o al plur. (p.e.
'd!/,ces ha''''mori terra degli amorrei in Es 3,17;
13 ,5 ;'Num 21 ,31; Gios 24,8; Giud 10,8; 11 ,21 ; Am
2, 10; Neem 9,8; anche per la terra dei gergesei, gebusei, cananei, caldei, ebrei, fili stei ecc.), oppure
quando si usa l'espressione terra di ... seguita
dal nome del rispeltivo signore (p. e. terra di Sicon e (<terra di Og Deut 4,46s.; 1Re 4,19;
Neem 9,22 ); cfr. anche la mia/tua/ sua terra il}
quanto terra di un signore (p.e. Gen 20,15).
Nell ' uso politio di ' d!rcp~ rientra anche l'espressione ' am ha 'iircp! che indica complessivamente
203

coloro ai quali riconosciuta la capacit giuridica


in un territorio (cfr. E. Wiirth wein , Der 'amm
ha'arez im AT , 1936;-'am).
4/

a) Tra le asserzioni teologiche che usano

'd!rces va citata anzitulto quella con cui si afferma

che Di o ha creato il mondo (cielo e terra) (- br'


creare Gen 1,1; 2,4a ecc.; -'sh fare Gen
2,4b; Prov 8,26; Is 45,12.18 ecc.; -jF modellare [s 45,18; Ger 33 ,2 ecc.; - qnh creare Gen
14 ,19. 22 ). vero che nell e di verse tradizioni

dell ' AT l' interesse per l'alti vit creati va di Jahwe


non un iforme (cfr. G. von Racl , Das theol. Problem des atl. Schiipfungsglaubens, BZA W 66,
1936, 138- [47 = GesStud 136-147; id., [,149-167),
ma quando si parla del fondare la terra o il cosmo
tale azione viene costanteme nte altribuita a
Jahwe: si tralla di norma o di passi d ei salmi che
si ricollegano alle ant iche concezioni cananee, oppure di testi sacerdotali tardi vi.
Per l'origine can. cfr. la formulazione di stampo chiarameme can. 'l 'celjon qon siimjim wii 'arcp~ il Dio altissi mo, creatore del cielo e della terra in Gen 14,19.22;
cfr. Ira l'altro l'iscrizione fe n. di Karalepe, della della
porta infe riore (KA I nr. 26 , A \II , r. 18), l'iscrizione neopun. Trip. 13 da Leplis Magna (KA I nr. 129, r. I), e il
nome del dio Elkunirsa, allestato in iII., che pOlrebbe ri salire ad un '1 qn 'rl (cfr. H.Ollen, MIO 1, 1953 , 135- 137;
W.F.Albright, FS Mowinckel 1954, 7s.; -'l 111/3 ).
[n base alle varie concezioni e alle varie immagini
del mondo si dice anche che Jahwe ha fondato la
terra (-jsd: [s 48,13; 51,13.16; Zac 12,[ ; Sal 24,2;
78,69; 102,26; 104,5; Giob 38,4; Prov 3,19; -kim
poI. : [s 45, 18; Sal 24,2; 11 9,90; hi.: Ger 33,2).
Questi diffe renti modi di esprimersi sono concordi
su un punto: che la terra creata e non un dio.
Non si parla affallo di un dio o di una dea Terra;
manca pure la concezione, cosi diffusa nella storia
delle religi oni , della terra madre (cfr. van der
Leeuw 86-99; M.Eliade, art . Erde, RGG [[ ,548550). Se ne potrebbero vedere accenni in Giob '
1,21 ; Ecele 5, 14; Sal 139, [5 (cfr. anche Gen 3,19 e
Eceli 40,[ ).
Sull'invocazione del cielo e della terra come lestimoni in
Deul 4,26; 30,19; 31,28 e il relalivo ambieme oriemale
cfr. M.Delcor, Les allaches lillraires , l'origine et la significalion de l'expression biblique prender lemoi n le
ciel et la terre , VT 16, 1966, 8-25; Fitzmyer, Sef. 38.

'b) Come creatura d i Jahwe la te rra sua propriet


(Sal 24, [ ; cfr. 95,4s.). Jahwe signore di tutta la
terra (Gios 3, 11 .13; Mi 4,13; Zac 4,14; 6,5; Sal
97,5; 114,7 txt em; -'{)don [V /5~ , re d i tutta la
terra (Sal 47,8; Zac 14,19), altiSSimo su tUlla la
terra (Sal 97 ,9), Dio di tutta la terra (I s 54,5), DIO
nell' alto dei cieli e in basso sulla terra (Deut 4,39).
Se il cielo il trono di Jahwe, la terra solo lo sgabello dei suoi piedi (Is 66, I ). Jahwe guarda la terra
(Gen 6,12; [s 5,30; cfr. Sal 33,14), cammina sulla
terra (Ab 3,12 ), la alterrisce (ls 2,19. 21 ), ma soprattutt o il suo giudice (Sal 82 ,8; 96,13 = ICron
16 ,33: Sal 'lR .9).
n~ 'crce~

TERRA , PAESE

204

c) Il termine 'd!rll'~ viene u ato in senso specificamente teologico quando si parla della promes a
della terra , nelle formu le che caratterizzano il linguaggio della conquista (cfr. al riguardo G . von
Rad , Verheissenes Land und Jahwes Land illl Hexateuch , ZDPV 66,1943,191-204 = Ge tud 87100; per il Deut cfr. gli studi su ' r~ e ' dmh in Ploger, I.c., 60-129).
Se il piccolo credo storico di Deut 26 ,5ss., chiaIllato cosi da G. von Rad (Das formgeschichtliche Problem des Hexa teuch, 1938 , 2ss. = Ges
Stud Il ss.), dovesse essere veramente inte o coIlle ant ica formula di confess ione, si afferlllerebbe gi qui con molto rilievo che Jahwe ha dato
ad Israele questa terra (v. 9). Sui problemi
sollevati dalla teoria di von Rad cfr. per Rost,
KC 11-25.
In un modo o nell 'altro comunque da Alt in poi
(KS 1,66) si ammette comu ne mente che la promessa della terra (assieme alla promessa della di scendenza) risale al periodo dei patriarchi . La formulazione pi antica potrebbe vedersi in Gen
15 ,18 (secondo O. Procksch, Die Genesis , 1924,
III , e Alt, KS 1,67 n.3, il passo sarebbe tuttavia
un' aggiu nta recente); 12 ,7 e 28,18 indicano probabilmente che la promessa della terra si trasmessa
poi in determinati santuari del territorio di sedentarizzazione. Per lo Jahwista la duplice promessa
occupa un posto centrale nella desc ri zione dei patriarchi ( 12 ,7; 13 ,15; 15 ,7 J?; 15 ,18; 24,7; cfr. l'aggiunta tardiva 26,3s.). Il fatto che la promessa
della terra in Gen 12,1 passa in secondo piano,
stato giustamente osservato, ma anche sopravvalutato , da H. W. WOlff, Das Kerygma des Jahwisten, EvTh 24,1964, 81s. 93 = GesStud 354s.368).
Gen 15 ,13 e forse anche 2 1 23 mostrano che anche
l'Elohista presuppone la p~omessa della te rra. La
tradizione sacerdotale (con modifiche significative) ha nformulato il concetto (Gen 17,8; 28 ,4;
35 ,12;. 48,4; cfr. anche l'espressione propria della
tradiZIOne sacerdotale '>n:e~ m eg!irim terra in
CUI SI soggiorna come forestieri, vd. sp. 3d).
Nel Deuteronomio la promessa dell a terra di
particol are importanza:
I) La 'a'f(;e~ promessa con .giuramento da Jahwe ai padn (e al loro discendenti) (sb' ni .: Deul 1,8.35;
6,10.18.23; 8,1; 10,11; 26,3; 31,7; cfr. dbr pi o in 9,28;
27,3). Come paralleli si usano -'adama (7,13; 11 ,9.21;
26,15; 28,11) e una volta geblil lerrilorio (19 ,8).
2) La ' ",r",~ la lerra donala da Jahwe (-/1/11 coslruilO
con l' infinito: 1,8.35; 4,38; 6,10.23; 10,11 ; 26,3; 31,7; con
Il panlClplO In una frase relaliva: 1,25; 2,29; 3,20; 4,1;
11 ,17.3 1; 15,7; 16,20 ecc.; lalvolla la formul a ampliala
con l'aggiunta di l'rislah per possederla : 5 31 9 6
12,1; 18,2.14, di -l1a!,ala: 4,2 1; 15,4; 19,10; 20,16; 21,23:
~a4 ,~ o~pu re di entrambI: 25;19; 26,1). I paralleli qui sono
dama e l1a!, ala .

3) Israele prende possesso della lerra (-lrS I 8 21


3,1820,4,1 5 142226,5,3 133 ecc.)
,
4) Quesla lerra una lerra buona ( 1,25.35; 3,25;
4,21.22 , 6,18 ecc.; cfr. Es 3,8; Num 14,7; ICron 28,8),
una lerra dove scorre lalle e miele 6,3; 11,9; 26,9. 15;
205

n~ 'ml'~ TERRA, PAES E

27,3; cfr. Es 3,8.17; 13,5; 33,3; Lev 20,24; Num 13,27;


14,8; 16,13s.; GIOS 5,6; Ger 11 5; 32,22; Ez 20,6.15; una
volla con '''dali/a . Deul 31.20).
5) La promessa e la presa di possesso della '",r"'5 sono
legale Sl rellamente nel. Deuleronomio alla prOiTIulga.
zlone del comandamentI. O la conquisla precede l'osser.
va nza dei comandamenti (<< quando entrerai nella lerra
che Jahwe IUO Dio li d, allora dovrai ... Osim .: 12 I
17,14 .; 18,9; 19, I; 26, I; con 'adama : 21,1), oppure l'~s:
servanza dei comanda menti la condizione per ricevere
la lerra (4,25s.; 6,18; 8, 1; 11 ,8s. 18-21 ; 16,20; 19,8s.; con
'adama: 28 ,11; 30,17-20). Sulla rilevanza teologica di
quesla con nessione cfr. H.H.Schmid , Das Verstandnis
der Geschichte im Deul , ZThK 64, 1967, 1. 15.
Il modo di parlare del Deuteronomi o continua in
analoghe espressioni deuteronomistiche (Gios
21,43 ; 23,16; Giud 2, ls.6). Se ne trova no riso.
nanze anche nei profeti contemporanei e poste.
riori al Deuteronomio, specialmente in Geremia
(32,22) ed Ezechiele (33 ,24). Nello stesso tempo
con questi due profeti si formula su ll 'esperienza
dell'esilio l'attesa di una nuova conquista (Ger
30,3; Ez 36 ,28). La promessa della ':ra?$ sopravvive in una forma sapienzia le individualizzata in
Sal 37,11.22.29.34; Prov 2,2Is.; 10,30; cfr. Is 65,9
ed infine Mt 5,5.
d) Fondandosi sulla proillessa dell a terra e la sua
realizzaz ione , diverse trad izioni dell'A T desio
gnano la terra coille terra di Jahwe (Os 9,3)
opp. la mia/tua/sua terra (Ger 2,7; Gioe 2,18;
Sal 85 ,2 ecc.; cfr. ' admal Jhwh in Is 14,2). Poich
la '>ra?~ in quanto regione o paese propriet di
Dio, la ' >ra?~ in quanto te rre no e suolo non pu
essere venduta per sempre (Lev 25,23ss.; cfr.
H.Wildberger, Israel und sein Land , EvTh 16,
1956, 404-422). Una trasgressione nei confronti
dell a terra quind i anche una trasgressione nei
confronti di Jahwe . Col suo agire riprovevole
Israele profana la terra (Lev 18,25.27s.; Num
35,34; Ger 2,7; 3,2 ecc.). Perci il giud izio di Dio
non si ri volge solo contro Israele, ma anche contro
la sua terra.
e) Ai margini dell ' AT , quando elementi arcaici
subiscono un' ulteriore elaborazione anche in
senso apocalittico, si promette infine la creazione
di un nuovo cielo e di una nuova terra (Is 65 ,17;

66 ,22; -(1das).
5/ L' uso linguist ico di Qumran si ricollega a
quello dell ' AT. Va notato inolt re un modo di
esprimersi fisso , ad esempio quando si dice che la
comunit deve preoccuparsi di esercitare fedelt,
diritto e giustizia nella terra (I QS 1,6, simil mente 8,3 ecc.), oppure quando si dice che il con
sigli o della comunit deve espiare per la terra
( l QS 8,6. 10 ecc.).
Nel greco del NT '>ra?$ e '"dama vengono resi
ambedue con y~. Cfr. al riguardo i dizionari del
NT, specialmente H.Sasse, art. y~, ThW 1,676680 ( = GLNT Il ,429-440).
H.H. Schmid
206

,,~

'rr MALEDIRE

1/ La radice 'rr sembra appartenere al sem.


comune, tuttavia attestata solo sporadicamente (cfr. HAL 88a; P.Fron za roli , AANLR
VIII /20 , 1965 , 253s.264; solo l'acc. araru usato
per il valore maledi re, cfr. AHw 65; CA D
A/ II ,234-236; l'aram. ha invece /U(, l'arabo
l'n ecc.).
Anche se nelle civilt vicine all' AT i lesli di maledizione
sono relativamenle numerosi (cfr. le rassegne in S.Gevinz, Wesl-Semilic Cu rses and lhe Probl em of lhe Origins of Hebrew Law , VT Il , 1961 , 137158; F.c. Fensham, Malediclion and Benediclion in Ancient Near
Easlern VassalTrealies and lhe OT, ZAW 74, 1962, 19; D.R.Hillers, TrealyCurses and lhe OT Prophels,
1964), i verbi che indicano maledire sono piUIlOSIO
rari . Cfr. l'ebr. 'n v, maledello (sia l'uomo che apre que
sIa> in un'iscrizione funeraria del 7'/6' sec. a.c. provenienle da Silwan, KA I nr. 191 B, r. 2; aram.}IIV!1V11 essi
maledicono nei proverbi di AtJiqar, r. 151 (Cowley
217.225).
L'ebr. 'rr attestato come verbo al qa l, al ni . e al
pi. (cfr. Jenni , HP 216) e nella forma nominale
m " era maled izione (B L 492).
Nell'A T la radice 'rr compare complessivamente 68x: al qal 55x (40x nella forma del parI.
passo 'anir, dal quale avr ini zio l' anali si semantica), al pi o 7x, al ni. Ix (Mal 3,9 parl. ); il nome
m e'ra si riscontra 5x.
In Num 22,6 ju'or va inteso con BL 433 come
impf. passo qal.
La distribuzione di questi termini molto irre
golare; si riscontra una frequenza notevole in
alcune sezioni: Deut 27 ,15-28 ,20 ( 19x), Num
22-24 (7x), Num 5,18-27 e Mal (ciascuno 6x),
Gen 3-9 J (5x).
2/

3/ a) Il significato di 'rr maledire = inOiggere


un male , se si confrontano i valori espressi dai
verbi di maledizione -'/h, - q/l pio ed altri (cfr.
J.Scharbert, Fluchen und Segnen im AT,
Bibl 39, 1958 , 1-26; H.C. Brich to, The Problem of
Curse in the Hebrew Bible, 1963) e se si tengono presenti le concezioni di benedizione e di
maledi zione proprie dell' AT e dell 'Oriente antico
(bibli ogr. in F.Horst, RGG V,1649-1651 ; C.Westermann, BHH 1,487s.; ora anche W .Schottroff,
Der altisr. Fluchspruch , 1969), determinato anzitutto dall 'opposizione semantica a - brk benedire , la quale si esprime specialmente nell e formule con 'arur opp. bonik.
Per comprendere i rapponi semantici Ira ' imlr e le altre
forme verbal i cfr. Gen 27 ,29 e Num 24,9 con Gen 12,3;
Gen 3,17 con 5,29. II verbo 'r, non significa all ro che
fare 'artir, dire 'anir, dichiarare uno 'ani, .
Lim ilare queslo verbo ai signi fi cali di leggere, lralle
nere , come fa E.A.Speiser, An Angelic Curse >>: Exo-

dus 14:20, JAOS 80, 1960, 198-200, giuslificalo sol


lanto per il suo uso melonimico nell'espressione acc. arral la Ilapsuri maledizione senza scioglimento .

207

In 12 passi 'rr il contrario di brk benedire >>:


Gen 9,25s.; 12 ,3; 27 ,29; Num 22 ,6.12; 24,9; Deut
28 ,16-19, cfr. 3-6; Giud 5,23s. ; Ger 17,5, cfr. 7;
20,14; Mal 2,2; Prov 3,33. Un individuo 'orur
dunque l'opposto di uno che bark , cio una
persona colpita e perseguitata da sventure, la cui
esistenza sotto il segno della maledizione e della
sventura.
L'esislenza infelice e maledella di un 'artir descritta efficacemente in DeUI 28,15-68: in tullOci che fa , lo 'arur
non 011 iene che insuccessi. Si comprende bene allora
perch Balac voglia rendere 'ani,. il popolo di Israele lramile Balaam, al fine di mellerlo pi facilmente in fuga
(Num 22 ,6). ' a,rim sono coloro che devono servire in
posizione suballerna senza pOler mai uscir fuori da queSIa loro siluazione (Gen 9,25; Gios 9,23). Colui che
ricco di me'rOf dovr sempre mancare di qualcosa

(Prov 28 ,27). Secondo Ger 17,5s. un 'orur simile ad


una lamerice misera e slenlala che conduce una magra
esislenza nella sleppa. In Ger 20,14-16 lo 'ani' paragonaIa ad una cill devaslata. La maledizione di Giosu
sopra Gerico si abballer su colu i che lenter di ricoslruirla: egl i perder il primogenilo e il figlio minore
(Gios 6,26); Gionala, che senza saperlo si addossalO la
maledizione di suo padre, rende impossibile con il suo
essere ' orur la normale consullazione dell'oracolo ( ISam
14 ,24-28.37). 'arti,. il cadavere di Gezabele (2Re 9,34),
perch su di lei pesava una parola di condanna del pro
fela ( I Re 21 ,23) e perch lulla la sua vila slala una maledizione per il popolo. 'aru,. il serpenle per la sua vila
miserevole e per illerrore che incule (Gen 3, 14); 'anir
il suolo perch non causer che falica e spesso inulile la
varo (Gen 3,17; 5,29).
D'allra parte impossibi le dire 'artlr ad uno che baruk,
cio a chi gode di successo e fortuna (Num 22 ,12; cfr.
23 ,8), n si dovr dire 'arur al principe dalla cui benedio
zione dipende il benessere di lUlli (Es 22 ,27).
b) Il termine 'anir usato soprattutto nella formula-' anif (38x , non predicativo solo in 2Re
9,34 e Sal 119,21, cfr. per G). Si dice 'orur
NN oppure 'arur colui che... .
Colui che colpila indicalo di sol ilO con 'arr ha' is
'as"" ... (DeuI27,15; Gios 6,26; ISam 14,24.28; Ger 11,3;
20,15; cfr. 17,5 e KA I nr. 191 B, r. 2) o semplicemente
con ' as",,. (DeUI 27,26), spesso anche con un participio
(Gen 27,29; Num 24,9; Deul 27 ,1625; Giud 21 ,18; Ger
48 ,10.10; Mal 1,14), lalvolla nella forma di un discorso
dirello: lu sei 'arLlr (Gen 3,14; 4,11; Deul
28,16.161919).
La formula con 'onir ha una doppia funzione. Essa
designa anzitutto con questo termine una determinata persona, conosciuta o meno da parte di chi
parla: la parola di maledizione, proferita in precise
ci rcostanze da individui a ci autorizzati , carica
di effetti negativi per i soggetti colpiti (Num 2224; contro Scharbert , l.c., 6, dobbiamo ritenere che
fondamentalmente tutti possono proferire efficacemente la formula 'orur). probabile che nella
maggioranza dei casi in cui il testo presenta soltanto il verbo 'rr maledire si voglia indicare
che viene pronunciata questa formula. Di soli to,
per rafforzare la formula , il male augurato all a vittima viene descritto con maggior precisione (cfr.
p.e. Gios 9,23; Ger 20,14s.).

" 1( 'rr MALEDIRE

208

Anche animali e oggelti possono essere 'arti,.: il serpente


(Gen 3,14), il suolo (Gen 3,17), un giorno (Ger 20, 14;
cfr. Giob 3,8), l'" ira di un uomo (per non colpirlo di reltamente, Gen 49 ,7).
In seco ndo luogo la rormul a co ntenent e 'orur, intesa nel senso dell a cos iddett a maledi zione
eve ntuale l), vuole creare con una parola erficace
una zo na di maledi zione, cio. una srera di mali
potenziali in cui pu cadere colu i che co mmette
l'azione nom inata nell a rormu la ( p.e. Gios 6,26;
Giud 21,18; ISa m 14 ,24.28; Ger 48, 10). In alcun i
testi chiaramente liturgici si rorm ano delle serie ( 12 rormule in Deu t 27, 15-26; 6 rormule in
Deut 28 ,16- 19) per creare un intero compl esso di
rorze neraste , che entreran no in azione in caso di
trasgressione. Quando la rormul a viene pronu nciata in presenza di altre persone, queste devono
rispondere 'amen, conrermando cosi ( Deut 27, 1526; Ger Il ,5; cfr. Nu m 5,22) l'es istenza di questa
sfera di mali potenziali .
In Num 513 le imprecazioni ('a/a), dopo essere state
scritte, saranno immerse nell'acqua , che delta perci
acqua che rende 'arur ) (majim me'a,erim) un'acqua

che nell'ordalia colpisce con un male la donna'colpevole.


c) Il sos!. m"ero " maledizione in Deut 28 16-20 e
Mal 2,2 in strelto rapporto con il verbo 'rr q. (,: in via re
una maledizione = " maledire ), cosi pure in Mal 3,9
con ' rr ni. In Prov 3,33 m"ero parallelo all'espressione
verbale j'bork egli benedice; m e'ro non indica
dunque soltanto la conseguenza di ' rr, il male (cfr. Deut
28,20 G "V~E "X " mancanza l), Prov 2827 G ,;",ool",
" necessit ), ma anche il fare o il dire ,fmir co me ~ lt O
che continua ad essere efficace (cont ro Scharbert , I.c., 7).

4/ Le voci che fanno capo . a ' rr sono sig nificalive da un punto di vista teologico per due moti vi.

Jahwe colui da cui dipende og ni proclamazIOne di 'anir. Egli stesso pu fare 'arur uomini ed
ammah quando lo decide, perch le sue parole
sono fatah (Gen 3,14.17; 4,11 ; 5,29; 12 ,3; Ger Il ,3;
Mal 2 ,2; cfr. 3,9) e tutti sa nno che la sua me'era
raggIUnge determinate persone (Deut 28 ,20; Prov
3,33 ). In particolare egli pu trasformare nel suo
contrano la proclamazione di baruk da parte di uomll1l , perfino di sacerdoti (Mal 2,2), oppure ad un
mago che St accinge a dichiarare 'arur pu imporre
~t dire Il contrano (Num 22-24). Perci quando
I uomo dichiara qualcuno 'orur, lo fa diventare
tale davanti a Jahwe (lSam 26,19).
Jahwe proclama 'orur il malvagio (rasa" Prov 3,33), l'assassino (Gen 4,11 ), colUI che presume di essere troppo
saggio (Gen 3,17), colUI che trasgredisce i comandamenti (Deut 28 ,20; Ger Il ,3 ) oppure, nella teologia postesll lCa, colUI che non esercita bene il suo ufficio sacro
(Mal 1,14; 2,2; 3,9).
b) La sfera di mali potenziali, che si determina
~?~ la pr~c1amazione di 'arur, stabilita da Jahwe.
arur, cloe perseguito da sventura, chiunque si
muova al di fuon della sfera d' azione stabilita dai
co~andamenti ._di Dio, ossia colui che agisce
nell am_blto di CIO che proi bito da Jahwe. L'esempiO plU chiaro nell'opposizione barUk-'arur

209

1011< 'rs pi o FIDANZARSI

( Oeut 27, 11-26; solo 'anir: Ger Il ,3): chi opera


nell 'ambito dei comandamenti di Dio bimik (=
favonto dalla fo rtuna), fuori di questa srera si
'anir ( = afferrato dall a sventura). Lo stesso prinCi piO lo SI trova In una prospetti va pi sapienziale
In Ger 17,5 e 7; bonik l' uomo che vive alla presenza di Jahwe e SI abbandona a lui , 'ani,. invece
co lui che co nfida nell ' uomo. Secondo Ger 48 IO
maledetto colui che compie con negligenza op'pure
ostaco la l'opera di Jahwe. Come abbiamo gi visto, Jahwe procl ama 'anir coloro che non si sottopongo no compl etamente a lu i (Gen 3,14.17; 4,11;
Sal 11 9,2 1). In Malac hia la sfera dei mali posta
in atto soprattutto dalle false pratiche cultuali
cio dall e offese arreca te a Jahwe nel cu lto (Mal
1, 14; 3,9).

51 A Qumran questo gruppo usato come


nell ' AT: la rormula con '[mir molto pi rrequente del semplice verbo (cfr. Kuhn , Konk . 23).
Invece nel NT (cfr. L.Brun , Segen und Fluch im
Urchristentum , 1932; J.Behm , art . awx-rte'l)iJ.I,
ThW 1,355 -3 57 = GLNT 1,95 1-958; FBiichsel,
art . apa, ThW 1,449-452 = GLNT 1,11 97- 1206)
7tl){Ol't'apOlTO = 'arur usato solo in una citazione dell ' AT (Gal 3,10 = Deut 27 ,26; l'JtlXOlTapOlTO di Ga l 3,13 non corrisponde ad una rormul a co n 'anir, ma all 'espressione in st. es.
qilelal '''Ioh/m di Deut 21,23).
C.A. Keller

::"'N 'rs pi o FIDANZARSI


Il 'rs pi o fid anzarsi con una donna trova risco nt ro immediato solo nell 'ebr. post biblico e
nell ' aram. (' l'S, anche in qal , p.e. il part opassomedioebr. ' anis fidanzato l), e nelle corrispondenti
coniugazioni passive).
Si possono supporre relazioni con l'acc. eresu " deside
rare, im petrare (A Hw 239s.; CA D E 28 1-285; raro il
part o erisu fidanzato l), AHw 242b; CA D E 301a; cfr.
ug. 'd desiderare , WUS nr. 423; UT nr. 379; ebr.
'arcescel desiderio , Sal 21,3) e con l'arab. 'artis fidano
zato/a, 'a'rasa preparare una festa nuziale (KBL
90a; P.Wernberg-M0I1er, JSS Il , 1966, 124), ma non con
l'acc. ersu coltivare (radice (1f[, ebr. ~rS " arare ) col
richiamo alla metafora campo-donna (cosi A.Sarsowsky,
ZAW 32, 1912, 404s.).

21 'rs attestato nell ' AT Ilx: 6x al pi o (Deut


20,7; 28,30; 2Sam 3,14; Os 2,21.21.22) e 5x al pU.
(Es 22 ,15; Oeut 22 ,23.25.27.28).
31 Il valore fond amentale del pio (terminati vo,
in quanto esprime un risultato che pu essere formulato giuridicamente, cfr. Jenni , HP 248 )
promettersi a una donna ; la traduzione pi libera fid anzarsi (dell' uomo ) non va intesa, a
differenza del nostro modo di esprimerci, come la
pura e semplice promessa di matrimonio in cui
ancora possibile tirarsi indietro , in contrapposizione all 'atto giuridico pubblico del matrimonio

210

(vd. st.). Il verbo costruit o con il semplice acc usati vo; il prezzo del fid anzamento viene introdotto
con b' (2Sam 3,14 al prezzo di cento prepuzi di
fili stei l); cfr. Os 2,2I s.). Il soggetto sempre
l' uomo (i n Os 2,2 Is. Jahwe , vd . st.), il co mplemento oggetto la donna co n la quale l' uomo si fidanza. Le forme del pU. indi ca no il co rrispondente
pass ivo essere fid anzato (dell a ragazza) l). !n
queste proposizioni il soggetto la vergi ne (b "nila
app . na'ara b' lii/a , Es 22 ,15; Deut 22 ,23.28) o la
ragazza (na'ara , Deut 22 ,25.27); cfr. in propos ito
D.H.Weiss, JBL 81, 1962 , 67-69 .
La defini zione del significato giuridi co del termine
(e quindi anche dell a traduzione esatt a) non facile, data la sca rsit di testi. E necessa ri o anzitutto
prec isa re che l' atto sottinteso da 'rs non va conruso co n quell o dell a celebrazione dell e nozze: un
uomo pu fid anza rsi con una ragazza, ma non
ancora detto co n questo che l'abbi a presa in moglie (lq!l Deut 21,11 ; 22 ,13s. ecc.; cfr. anche b'l
sposare Deut 21 ,13 ecc.; - M'al; in diretta co ntrapposizio ne a 'rs trov iamo Iql; in Deut 20,7 e hih
l'' issa in Deut 22 ,29). ' l'i va di stinto chi aramente
anche da skb coabitare (Es 22 ,15; Deut
22 ,23.25 .28 ; sgl Oeut 28 ,30). 511; pi o ripud iare
non perci un term ine contrapposto a ' l'S, ma a
Iql; o a hih r'issa ( Deut 22 ,19.29; 24 ,1.3.4).
D' altra parte naturale che all o ' l'i segua un Iql; o
un skb: un uomo promesso viene esent ato
dall a chiamata all e armi per poter sposare la sua
don na (Deut 20 ,7), e se un fid anzato non pu coabitare con la sua donna si trover sotto la maledizione ( Deut 28 ,30). Il fi danzamento un rapporto
gi uridico protetto al pari del matrim onio; se questo rapporto viene interrotto, il colpevole (co me
nel caso di adulterio) soggetto all a pena di morte
(cfr. Deut 22 ,23s. con 22 ,22; Lev 20, 10 ecc.).
Si pu perci vedere in 'rs un atto che, pur non
identico all a vera e propria celebrazione dell e
nozze, d ini zio per al matrimoni o dal lato legale,
essendo un atto giuridico vincolante e pubblico.
Questa interpretazione co nferm ata da l fatto che
il promesso sposo deve al padre della sposa (cfr.
ISam 18,25 co n 2Sam 3,14; 'Gen 34,1 2) il (i dono
nuziale (m6har Gen 34,12; Es 22 ,16; ISam
18 ,25) quale elemento essenziale del fid anzamento. Chi sed uce una vergine non ancora fid anzata, dovr pagare il m6har prima di condurla in
sposa (Es 22,15 con il verbo mhr qal ottenere dietro
pagamento del moham; Deut 22,29 dare al padre
della fanciulla cinquanta sicli d'argento).
Sul matrimonio nell' AT cfr. E.Neufeld , Ancient Hebrew
Marriage Laws, 1944; F.Horst, art. Ehe im AT, RGG
Il ,3 16-3 18 (con bibliogr. ); de Vaux 1,45-65.3225.; sullo
sposalizio nel diritto matrimoniale dell'antico
Oriente e del giudaismo E.Kutsch, Salbung als Rechtsakt, 1963, 27-33 (con bibliogr. ).

41 L' uso di 'rs pi. , che abbiamo delineato , viene


ripreso nella profezia di Os 2,2Is. In quest'a nnuncio di salvezza il soggetto Jahwe; nel linguaggio
f gura to di Osea (tratto dal culto cananeo di Baal)
211

la donna Israele. La relazio ne nuzia le con Jahwe,


che la meretrice Israele aveva infranto (2 ,4ss.), si
ristabilir di nuovo e per sempre l): in ci co nsiste l'a nnuncio di sa lvezza. Ed Jahwe che paga il
mohar (cfr. il bI' che compare cinque volte: per
la sa lvezza , per la giusti zia ... l). Viene confermato
anco ra una volta che 'rs non un atto giuridico
se nza vincoli prec isi , bensi un atto pubblico, valido per sempre ( Rudolph , KAT XIII I 1,80;
Wolfr, BK XIV / I,56.63s., parla a questo proposito
di una celebrazione di matrim oni o come alla
giu ridico vincolante e traduce 'rs con ottenere
in moglie ).

51

I LX X in Deut 28,30 e 2Sam 3,14 usa no per

' l'i il ve rbo OlfL~cX'IE'-" , altrimenti hanno semp re

fL 'Ir,crW)E'-'I. che anche in Mt 1,18; Lc 1,27; 2,5


viene usato per indi care la posizio ne giuridica di
Maria.
J.Kiihlewein

rzj~ 'eS FUOCO


Il
Il term ine si incont ra nelle varie ram ificazioni dell e lingue sem. (ad eccezione dell' arab.)
con il significato di fu oco l).
In araboe in parte in aram. questo termine del semitico
comune ("iS-{ol- I, cfr. P.Fronzaroli , AAN LR VII 1/20,
1965, 145. 149 ) stato sostituito dalle forme della radice
nr essere luminoso (arab. noI' , aram. nr); in si r. troviamo 'essillo, ma ancora nell 'accezione di " febbre l).
L'ebr. 'issii! sacri ficio ( non necessariamente sacrifi cio di fu oco) probabil mente non collegato eti mologi-

camente a 'es, cfr. J.Hoftijzer, Das sogenannte Feueropfer, FS Bau mgartner 1967, 114-1 34.

21 Statistica: nell'ebr. dell' AT la voce 'es si


trova 378x (Ez 47x, Ger 39x , Is 33x , Lev 32x,
Deut 29x , Sal 28x ecc.; Gen solo 4x, manca in
Giona , Agg , Rut , Eccle, Esd, Est); inoltre aram.
'ressa Ix ( Dan 7, 11 ; di soli to co nsiderato fem. assol. , potrebbe per essere anche masc . enf. , cfr.
Fitzmyer Sef. 53) e nur 17x (Dan 3,6-27; 7,9s.).
Nella precedente sT.illistica sono compresi anche Ger
51,58 e Ab 2,13, per i quali HAL 89b, seguendo
G.R.Dri ver, JSS 4, 1959, 148, propone un termine 'es Il
inezia .

Nell' AT manca il plur . .ccfr Eccl i 48,3); M.Dahood,


Bibl 44, 1963, 298 , vuoi vedere un duale in Ger 6,29.
Poich richiedono correzioni , non sono compulat i Num
18,9; Deut 33 ,2Q; Ez 8,h).
31 a) 'es indica concretamente il fuoco , elemento naturale della civilt umana , usato nella
vita domestica (p. e. Is 44,16) e nel lavoro (p.e. Ez
22 ,20 per la lavorazione di metall1; Giob 28 ,5 per
l' industria mineraria). In guerra si combatte il nemico anche con il fuoco (p.e. Is 50,11 , ziqOl
frecce infuocate l~; in particolare, le regole della
guerra santa esigono che tutto quanto appartiene
al nemico venga bruciato (Oeut 13 ,17; - I;rm; si
trova no esempi in Gios 6.24; 7,15; 8,8; Giud

tl*

'es FUOCO

212

20 ,48; simi lmente um 3 1,10 ). In casi specifici la


IO) qd!1 q. infiammarsi; incendiare (5x); inoltre qadpe na d i mort e vi ene eseg uita col fuoco (Lev 20,14;
da!lOf febbre (Lev 26 ,16; Deut 28,22), ''''qdah (pie21,9; cfr. Gen 38,24; in relazione all a trasg ress ione
tra focaia), berillo (l s 54,12);
.
di legg i dell a guerra sa nta, Gi os 7,15.25).
Il ) srp bruciare (q. 102x , ni . 14x, pU. Ix); inoltre
Il fu oco molto import ant e nel culto, pe rch le
se"~/a cosa cremala, bruciata. incendiata ( 13x, vd. sp.
vitt ime vengo no bruciate (per le regole sui di versi
e.'_e lfl; solo in 2Cron 16,14; 21 ,19 cremazione),
ti pi di sacrifi ci cfr. Lev Iss.; pe r il fu oco co me
IIl1srqjaf combustione (Is 33, 12; Ger 34,5).
mezzo di purifi cazione rituale - ( /ir; sulla combu ell'aram. bibI. trovia mo dlq q. ardere (Dan 7,9),)qd
stione di cose consacrate per preservarle da profaq. ardere (Dan 3.6-26; inoltre j'qeda incendio
nazione - qdS). Il fuoco sott oposto a precise pre7, 11), 'zii q. scaldare (Dan 3,19.19.22) e !"k hitpa.
scri zioni; nel caso che esse non ve nga no osserva te
ve nir bruciato (3,27).
abbiamo un 's zr fu oco ill eg itt imo )} (-zr;
I verbi che ind ica no lo speg nere il fuoco sono: d'k q.
Lev 10,1; Nu m 3,4; 26,6 1 il fuoco di Nadab e
speg nere (7x), pU. esser spento (Sal 11 8,12; ni.

scomparire Giob 6,17) con le forme secondarie z'k ni.


Abiu), che ca usa d i mali. Nell a sezio ne pi re ven ir spento )} (Giob 17, 1) e kbl! q. spegnere (14x),
ce nte della legislazione sacerdotale prescritt o che
pioestinguere ( IOx).
no n si deve mai speg nere il fuoco dell'altare ( Lev
Tra i sostanti vi con signi ficato amne il pi imperlante
6, lss.; cfr. J.Morgenstern , The Fire on the Altar,
/ilab/ /cehab fi amma (12+ 19x, anche nel significato
1963; su lla formazione d i leggende recenti legate
di spada; in Es 3,2Iabbaf- 'es va corretto in lah",b"'fa questa prescrizione cfr. 2M ac 1,18 sS.).
'es; salhcebcef fi amma in Ez 21,3; Giob 15,30; Cam
Il COstu me d i sacrifi care bambini a Moloch )}
8,6 txt em un prsl. aram., cfr. Wagner nr. 305); vanno
ancora ricordati rces(f'< fi amma, incendio (7x; cfr.
seve rame nte proibito nell ' AT ( R. de Vaux , Les
A.Caqu ot, Sem 6, 1956, 53-63 ) e sabib fi amma (Giob
sacrifi ces de l' AT, 1964 , 67-81; espressioni : -'br
18,5; cfr. Wagner nr. 304; aram. bibl. sebib fiamma
hi . /a~1;,!;okek Lev 18,21; 2Re 23 , I O; Ge r 32,35 ; ' br
Dan 3,22; 7,9).
hl. ba es far passare attraverso il fuoco Deut
18,10; 2Re 16,3 = 2Cro n 28 ,3 b' r; 2Re 17,17; 2 1,6
c) In senso traslato, come accade in altre lingue,
= 2Cron 33 ,6; 2Re 23,10; Ez 203 1' srp b 's il fuoco usato spesso come immagine di passioni
bruciare DeutI 2,31; 2Re 17,3 1; Ge; 7,31 ; 19,5;
ardenti : ira (Os 7,6 txt e m; per il fuoco dell'i ra di
cfr. anche Lev 20,2-5; Is 30,33; Ger 3,24; Ez 16,2 1;
Jahwe vd . st. 4), dolore (Sal 39,4), amore (Cam
23 ,37; Sal 106 ,37s. ; per rO!Cf'r foco lare )} cfr. KBL
8,6), adulterio (Giob 31,12; Prov 6,27s.), lit igiosit
1038b). I sacrifi ci sono destinati ad un dio Melek
( Prov 26,20s.), ingi usti zia (ls 9, 17), peccato in ge(diversamente O.Eissfeldt , Molk als Opfe rbeg riff
nerale ( Eccli 3,30 ecc.). Elemento principale di si1m Punisc hen und das Ende des Gottes Moloch
militudine la forza di voratrice, raramente la run1935); - mt:/Cf'k 4e.
'
zione luminosa del fuoco (Nah 2,4; cfr. F.Lang,
ThW VI,934, dove sono date anche espressioni
b) I verbi e i sostam ivi che si trovano con 'es sono
proverbiali).
ampiameme riportati in HAL 89. Ricordiamo solo i
verbi pi specifici relati vi all 'incendiare/bruciare/ardere:
41 Nell 'ambito dell e tradi zioni religiose il ruoco
1) 'or hi. incendiare in Mal I ,IO; Is 27,11 acca ma al
ri veste una posizione particol are nel moti vo della
SIgnIficato usuale far brillare" come 'tir luce >
( luce di) fuoco ;
,
teofani a.
2) b'r q. ardere (38x), pio dar fuoco, mamenere il
Le rappresentazioni della teofania hanno in Israele una
fuoco (l3x), pU. essere incendiato ( Ix), hi. bru duplice origi ne, corrispondentemente al valore originario
clare (6x); quindi be'era ci che bruciato (Es
del fuoco. Nell a teofania del Sinai si pensa originaria22 ,5 ); cfr. Jenn i, HP nr. 31;
mente ad un fuoco di vulcano (cos il racconto jahwista
3) dlq q. incendiare (Abd 18' Sal 7 14' hi Ez 24 IO'
in Es 19, 18, cfr. M.Noth , ATD 5,86.125s.128s.; J.Jerecfr. HAL 214b e J.Blau, VT 6, 1956, 246; l.Kopf, VT 8:
mias, Theophanie, 1965, 104ss.). Dal mondo religioso
1958 , 170s.); moltre da!lceqcef caldo febbrile '
cananaico proviene la rappresentazione della teofania
come una tempesta con i lampi (p.e. Sal 18,8ss.; 29;
4) JF q. .incendiare, bruciare (4x), ni. infia~marsi ,
97,2ss.; paralleli extra-israelitici in Jeremias, Le., 75ss.;
venir brucIato (?x)'. hi. incendiare, dar fuoco ( 17x);
forma parallela ~UI hl. mcendiare (ls 27 ,4);
P.D.Miller, Fi re in the Mythology of Canaan and Israel,
1965, 256ss.; l' Elohista impropriamente descrive
CBQ
5) jqd q. ardere (3x), ho. esser incendiato (5x)'
anche
la teofania del Sinai come tempesta, cfr. Noth , Le.,
moltre/ qod incendio (ls 10,16 ter),jaqlid (Is 30, 14)
128s.). Molto presto le due rappresentazioni si sono fuse
e moqed (Lev 6,2, cfr. Elliger, HAL 4 81' Is 33 14' Sal
"
"
102 ,4) fuoco ;
insieme (p.e. Ab 3,3ss.). Legata strettamente alla tradizione delle teofanie e quindi al fuoco l'idea del kabOd
6! kw~ ni. scottarsi f ls 43,2; Prov 6,28); inoltre
(- kbd) di Jahwe (Sal 29; 97,6; Is 10,16; cfr. Ez IO; cfr. in
k wwa (Es 21 ,25.25) e kl (l s 3,24) marchio mikwa
proposito von Rad 1,253).
ustIOne (Lev 13,24-28);
,
Antiche concezioni particolari compaiono sporadica7) Ih! divorare, bruciare (q. Sal 575' 1044' pi 9x);
mente, quali fenomeni che si manifestano quando ci si
inoltre lha! fiamma, vampa (Gen \24);"
.
incont ra con Dio , in Gen 15,17 ( fiaccola ardente ) ed
8) nsq ni . infiammarsi (Sal 78,21) hi . incendiare
Es 3,2 < fi amma ardente dal cespuglio ; cfr. Noth ATD
,
(ls 44,15; Ez 39,9);
5,26).
9) Fb ni . esser bruciato (Ez 21,3); inoltre ' sarab
Una particolare tipologia assume il fuoco del Sinai
brucIante (Prov 16,27) e ~arcebcef bruciatura ' cicanell a visione del Deuteronomio e del Codice satrice (Lev 13,23.28);
,
cerdotale. Il Deut (Dtr) parl a in forma stereotipa
213 tIi~ 's FUOCO
214

del monte che arde nel fuoco ( Deut 4,11 ; 5,23;


9,15); pi significativa l'imm agine di Jahwe
che parla dal fuoco ( Deut 4,12.15.33.36;
5,4s.22.24-26; 9,10; 10,4; 18,16): tutti gli elementi
della teofania ve ngono subordtllatl al parlare d I
Jahwe. P parl a della colonna di fuoco ('ammud
' s) di notte e dell a nube . (-'anan) di gio rno;
esse compaiono non in rifenmento al StIlat, ma
per procedere davanti ad Israele (Es 13 ,21 s. ; 14,24;
4038' Num 9,15s. ; 14,14; cfr. Neem 9,12.19; in rela;io ~e al Sinai e all'espressione kbad Es 24,16s.
come un fuoco di voratore l ~. Immagini sim ili si
trovano in Deut 1,33; Is 4,5; Sal 78 ,14 . Dtr, spirituali zzando maggiormente, indica Jahwe stesso
come fuoco che divora ('s 'ake/a Deut 4,24;
93' anche Is 3314 e 30,27 la sua lingua l ~. Cont;o 'un' interpret~zione letterale dell'espressione sta
I Re 19,12 (con il fu oco sono me nzionati altri elementi teofanici; cfr. J.Jeremlas, I. c., 11 2-11 5;
J.J.Stamm , FS Vriezen 1966, 327-334).
..
Nelle varie tradizioni dei salmi e nella tradIZIone
profetica ad essi collegata la teofani a non ha come
obietti vo il parlare di Dio , ma il suo agi re: diventa
perci pi significativo l'effetto specifico del
fu oco. Dio ppare con il fuoco della sua collera
(-' al, - I;m , - 'Cf'br; Deut 32,22; [s 30,27.30;
Ger 4,4; 15,14; 17,4; 21 ,12; Ez 21 ,36s.; 22 ,21.31 ;
38 ,19; Nah 1,6; Sal 89 ,47; Lam 2,4; trovt amo anche - qin ' zelo in Ez 36,5; Sof 1,18 ; 3,8; Sal
79,5) per procedere contro i n emici su un piano
mitico o sul piano della stona (potenze del caos,
popoli stranieri , peccatori , o anche lo stesso
Israele: Sal 46,10; 68,3; [s 9,4.18; 66,15s.; Am Is.
ecc,; spesso anche in Ger, p.e. l 1,16; 17,27 ecc.).
Fuori del contesto della teofailla ti fuoco dtventa
il fuoco del giudizio che l'apocalittica colloca alla
fine dei tempi (Is 66,24; Zac 9,4; Dan 7,9ss. ecc.).
Un' ampia panoramica dei passi dell' AT , che in
form a reale o metaforica (bench i due sensi non
siano sempre facilment e distinguibili ) parlano del
fuoco come mezzo con cui si esegue il giudizio,
in R.Mayer, Die biblische Vorstellung vom
Weltenbrand , 1956 , 79ss.
Bench l'immagine del fonditore dei metalli compaia
spesso quando si annuncia il giudizio (cfr. Is 1,25; Ger
627 -30' 9 6' Ez 221 7-22) di un vero giudizio di purifi~azio~e ,; ~ttrave;so il f~oco parlano solo Zac 13 ,9 e
Mal 3,2s. (Mayer, I.c., 113s.; cfr. anche G.Rinaldi , La
preparazione dell'argento e il fuoco purificatore, BeO 5,
1963, 53-59).
Nelle narrazioni popolari il fuoco delle teofanie diventa un fuoco di Dio miracoloso ( 2Re 1,9ss.;
Giob 1,16 ecc.). Anche gli esseri ange lici partecipano di questo fuoco divino (Ez 1O,2.6s.; 28 ,14;
2Re 6,17).

51 Il tardo giudaismo e il NT (se si eccettuano


alcune influenze di qualche testo dell ' AT) si rifanno all' uso dell' apocalittica. Cfr. F.Lang, Das
Feuer im Sprachgebrauch der Bibel , Tlibingen
1961 (tesi datti l. ); id., art. 7tp , ThW VI,927 -953.
F.Sro/z

215

iiW~
T

'issa DONNA

l / La parola ' issa donna corrisponde ad


*' anr-ar- del sem. comune (P. Fronzaroli ,
AAN LR V1l11l 9, 1964, 162s.166.245.262): acc.
assaru moglie (accanto al quale si trova raramente e co me prsl. ca n. issu donna, femmi na ,
AHw 399a; CA D Il J 267b); ug. a[f moglie ;
aram. ' inrer / 'il rera donna ; arabo 'unj fe mminil e ; et. 'anesr donna .
Data la presenza della [ nella radice, la parola non pu
essere fatta derivare dall'ebr. 'i s uomo (contrariamente all'etimologia popolare di Gen 2,23 ); in effetti
non possibile dare un'etimologia. Contro la derlvazione da una radice " nr essere debole (p.e. Driver,
CM L 152 n. 17) sta la vocalizzazione dell'ace. enesu essere debole , che presuppone una laringale rorte come
pri ma radicale, mentre l'arab. 'anu!a potrebbe essere un
denominati vo (cfr. Fronl!lroli , I.c., 162s.).
Per le fo rme irregolari 'esce, del sing. cs. e nasim del
pl ur. e le possibili assimilazioni a 'i s uomo oppure
' anasim uomini cfr. BL 617.
Il plu r. 'issor, che un neologismo basalO s ul sing., si
trova attestato solo in Ez 23,44 (txt?) (cfr. Zlmmerh, BK
XlII ,535s.).

* 21

Come 'iS cos anche ' iss relativamente


molto frequente' nei libri narrativi (Gen, Giud ,
II2Sam ):
sing.
plur.
totale
Gen
125
27
152
Es
32
6