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Owen Barfield - La teoria del significato

http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2011/11/3/LETTURE-Tolkien-controEliot-ha-ragione-Barfield-/218969/

La teoria del significato quella dellunit semantica originaria.


Secondo Barfield, contrariamente a molti indirizzi linguistici degli
ultimi due secoli, allinizio della storia della coscienza e del
linguaggio umano si trova una profonda unit di realt-linguaggiosignificato. Allinizio nominare qualcosa voleva dire anche
esprimerne il significato e attestarne la realt.
Questo plesso unitario lessenza del principio poetico, un principio
sintetico della nostra ragione che si rivela ancora in ogni capacit
creativa di significato, capacit che non riguarda solo la letteratura o
larte, ma anche la matematica o la scienza. Tale unit semantica
originaria si sarebbe poi progressivamente divisa in una molteplicit
di significati specializzati secondo un principio logico-analitico, che
aiuta a precisare le espressioni e a suddividere le funzioni ma
allontana anche dalla ricchezza iniziale. In questo senso allinizio del
linguaggio non ci sarebbero le famose radici che indicavano
qualche percezione puramente fisica ed elementare, da cui poi si
sarebbe sviluppato il nostro linguaggio per via di progressive
astrazioni metaforiche. Al contrario, allinizio del linguaggio ci
sarebbe una percezione di realt piena di significato (significati
concreti) che poi avrebbe trovato una progressiva specificazione
anche attraverso luso delle radici.
Gli uomini primitivi non difettavano in percezione di significati
astratti quanto in espressione. Le radici stesse rappresenterebbero

uno stadio nel quale una primitiva espressivit cerca di dare forma
distinta a unenorme percezione di significati. Uneco di questo
percorso si trova nella ricchezza di significati delle parole antiche.
Pneuma significa sia spirito che vento o soffio mentre
successivamente i significati sono distinti e isolati. La storia della
coscienza vista dal punto di vista della poesia dovrebbe dunque
raccontare anche il percolare dei significati allinterno della nostra
espressivit. La poesia unespressione estetica (diction) dellunit
semantica originaria ed quindi innanzi tutto una forma di
conoscenza della realt e dei significati.
Visto che si tratta di unespressione ha bisogno del principio logicoanalitico, ma questultimo vano senza la capacit di immergersi
nell'unit originaria. Lequilibrio fra i due principi, il poetico e il
logico, ci che definisce un grande poeta. Lo strumento principe
del grande poeta la metafora, intesa come un principio raffigurativo
(pictorial) di quei significati che si vogliono esprimere.
Nella metafora, dunque, il poeta non trova solo una bella figura, ma
dando un nuovo significato a parole o espressioni, fa conoscere
nuovi aspetti di quella realt originaria che egli non pu inventare ma
che il suo pensiero pu aiutare a mettere in luce. Anzi, senza lopera
del poeta, quei significati non sarebbero mai emersi e in questo senso
egli collaboratore della creazione o, per dirla con Tolkien, subcreatore. In tale prospettiva anche una nuova teoria scientifica o
matematica che esprime una relazione della realt una creazione
poetica.
Perch questa teoria della creativit dovrebbe accusare di positivismo

la poesia e, pi in generale, la conoscenza della nostra epoca?


Perch, secondo Barfield, la poesia contemporanea nasce da una
concezione della realt come estranea alla nostra conoscenza e al
nostro pensiero.
Dellunit di realt, parole e significati non ci resta che un fantasma,
il rapporto soggetto-oggetto della modernit, che segnato da una
tragica estraneit tra i due poli. In questa abissale distanza le parole
non partecipano dellunit originaria di significato, anzi sono
nominalisticamente ritenute vuote convenzioni che indicano senza
significare. Con tali strumenti impoveriti i nostri poeti (Barfield ce
lha in particolare con Hardy e Eliot, quest'ultimo accusato dagli
Inklings di avere rovinato per sempre la lingua inglese) raffigurano al
massimo leffetto che un mondo estraneo fa su di loro, ma non
partecipano mai allo sviluppo di quel mondo stesso.
Questo il motivo per cui le loro metafore sono brevi e di corto
respiro mentre quando si partecipa dellunit semantica originaria si
sviluppano interi mondi che sono altrettante forme di partecipazione
allo svelarsi dellessere. I miti di ogni tradizione, i poemi omerici, le
saghe nordiche, la Divina Commedia, la storia shakepeariana sono
esempi di questo respiro di creazione che la maggior parte dei poeti
contemporanei ha perduto, anche quando esprime significati morali
elevati come Eliot. Ci che accade nella poesia non che il riflesso di
una concezione molto pi generale che ha nella divisione tra
discipline umanistiche e scientifiche la sua pi classica espressione:
da un lato significati senza precisione tecnica, logica e linguistica, e
dallaltra tecniche, logiche e linguaggi senza significati. La teoria di
Barfield invece propone una scienza che crea quanto la poesia e una

poesia che ha una tecnica sopraffina quanto la scienza.


Ci sarebbe molto da discutere sia sulla teoria metafisica sia su quella
linguistica e letteraria. Occorrerebbe qualche studio filosofico e
linguistico specializzato, che sarebbe forse ora di approntare, ma
senzaltro la tesi interessante e il successo di Tolkien e Lewis che vi
si ispiravano un serio indizio della necessit - quantomeno - di
vagliarla.

Quelle "strane" teorie di Owen Barfield, il maestro di


Lewis e Tolkien
in uscita da Marietti 1820 Salvare le apparenze, il capolavoro di
Owen Barfield, il filosofo degli Inklings. Barfield (1898-1997) un
autore quasi sconosciuto in Italia eppure a lui che si deve lidea
linguistica che ha ispirato i famosi romanzi di Lewis e di Tolkien.
Lewis considerava Barfield il suo maestro non ufficiale e Tolkien
scrisse che la teoria dellunit semantica di Barfield gli aveva fatto
mutare radicalmente lintera concezione del linguaggio; da questo
cambiamento nascer la saga della Terra di Mezzo. Ma chi era
Barfield e qual questa teoria del linguaggio?
Barfield era un compagno di studi di Lewis a Oxford e lamicizia con
lautore delle Cronache di Narnia (ai figli di Barfield sono dedicati i

primi due volumi) lo condusse, allinizio degli anni 30, a essere uno
dei principali protagonisti del circolo che si riuniva allEagle and
Child Pub per leggere e ascoltare gli scritti inediti dei suoi
partecipanti. una delle tante affascinanti storie della letteratura: un
gruppo di amici riuniti dalla passione per le letture dei miti, antichi o
nordici che fossero, per il rischio dello scrivere in prima persona, per
le avventure dello spirito, spesso legate al Cristianesimo.
A differenza di Tolkien e Lewis, Barfield non intraprese la difficile
carriera accademica la cui incertezza (gi allora!) rendeva
problematico il mantenimento della famiglia. Fece per trentanni
lavvocato continuando per (sic!) a scrivere e a pensare sulla
letteratura. Alcuni dei suoi libri, tra cui Salvare le apparenze, ebbero
nel frattempo un certo successo negli Stati Uniti e, una volta in
pensione, Barfield si dedic allinsegnamento nelle universit
americane dove veniva chiamato per corsi e conferenze. Intorno a lui
crebbe una schiera, piccola ma agguerrita, di seguaci, che
ripropongono oggi il suo pensiero, osteggiato o ignorato dal
mainstream della cultura accademica.
Che cosa sostiene questa teoria alternativa? Innanzi tutto, una
forma particolare di realismo. Essa sostiene che lunico modo per
difendere allo stesso tempo ci che la scienza dice e il senso comune
percepisce quello di accettare che la nostra conoscenza derivi da
una realt che descritta dalla fisica ma che percepita attraverso
rappresentazioni, cio immagini mentali e linguistiche, che formano
la nostra coscienza e che sono indisgiungibili da essa.
Larcobaleno fatto di goccioline di acqua, che la fisica spiega, ma

ci che noi vediamo una rappresentazione che reale e oggettiva,


anche se dipende dallinterazione con il nostro occhio. Allo stesso
modo, lintera realt percepita come rappresentazione attraverso la
coscienza e il linguaggio segno, cio rappresentazione, della sua
origine misteriosa. Quando noi vediamo qualcosa, la nostra coscienza
vi sempre implicata ed per questo che epoche diverse hanno
immagini differenti delle stesse cose. Non erano stupidi gli uomini
che pensavano che il sangue portasse lo spirito delluomo; avevano
unaltra immagine e altre parole, cio unaltra coscienza.

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