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KARL RAHNER

LETTERA APERTA
SUL CELIBATO
IL C E L IB A T O D E L P R E T E D IO C E S A N O
' N E L L A D IS C U S S IO N E A T T U A L E

MEDITAZIONI TEOLOGICHE

QUERINIANA

BRESCIA

Titolo originale
D er Zlibat des Weltpriesters im heutigen Gesprach,
Ein offener Brief
apparso in
Geist und Leben z/iyG j
Presentazione e traduzione del tedesco di
G

iu s e p p e

R u g g ie r i

Questa Lettera aperta sul celibato apparir prossimamente


nel volume I discepoli di Cristo presso le Edizioni Paoline.
di Roma.
Tipografia Queriniana - Brescia
Con approvazione ecclesiastica

P R EM ESSA

Oggi alla coscienza i mlti si presenta uno


strano dilemma, quello di dover scegliere tra
un rifiuto del celibato a causa della insufficien
za dei motivi storici per i quali si affermato
nella Chiesa latina ed unaccettazione

entu

siastica di esso dettata dalla esperienza pasto


rale della Chiesa latina stessa.1
inutile dire che rifarsi alla prassi della
Chiesa antica e dedurre da questa prassi le
linee direttive per la situazione attuale sareb
be grave anche se ingenuo anacronismo.
M a qualunque sia la risposta che si vorr
dare alla questione sulla possibilit del confe
rimento del sacerdozio, in un mondo sempre
pi desacralizzato, con una situazione sociolo
gica tale da imporre profondi cambiamenti di
struttura nellazione pastorale della Chiesa, a
delle persone gi sposate, non bisogna dimen
ticare che la questione del celibato si pone og
gi in maniera del tutto diversa per i preti di
1 Si veda il pregevole lavoro di JL-P. A udet, Matrimonio
e celibato nel servizio pastorale della Chiesa (Giornale di
teologia 1 2 , Queriniana, Brescia 19 6 7 ) con il saggio edito
riale premessovi da T . G offi. Si possono ritrovare nelledito
riale del Goffi e nello studio dellAudet dialetticamente pre
senti ambedue gli atteggiamenti.

adesso e per coloro che si preparano a diven


tarlo in un futuro immediato.
Il pregio principale della lettera del Rahner
che presentiamo in edizione italiana, sta pro
prio nellaver intravisto con una forza non
comune la tentazione di mettere in discussio
ne, la propria scelta, operata in. una situazione
storica che costituisce di fatto un imperativo
concreto (qualunque possa essere lorigine re
mota della situazione stessa), rifugiandosi nel
l accademismo di una discussione erudita e, si
dice, teologica.
Non si veda nella lettera una mancanza di
forza di convinzione, anche se questa viene
nascosta dallo stile focoso e turgido di un dia
logo che vuole soprattutto essere intersogget
tivo. D el resto si veda come la ragione del
celibato, che ritorna come un leit m otiv lungo
tutta la lttera, sia in ultima analisi la pi
profonda. Essa consiste, per esprimersi con le
parole di un altro teologo, nella implicazione
di unesperienza particolare di un valore reli
gioso e nella impossibilit di dare un altro
senso alla propria esistenza ,2 dato che come
nota lo stesso Rahfier - impossibile compri
mere in questa esistenza tutto lo sperimenta
bile. Scelta quindi e non frustrazione, ma scel

2 Cf. E .

Le Clibat sacerdotal, VSpSup

S c h il l e b e e c k x ,

(19 66 ) 5 15 -5 4 7 -

'

ta da porsi necessariamente, se non vogliamo


rendere vano il dono di D io nella irrepetibile
limitatezza della nostra vita.
E tuttavia non vorremmo, presentando que
sta lettera, alimentare un grave malinteso, mol
to d ifu so stando almeno allinteresse suscita
to dalle pubblicazioni sullargomento ed alla
mole di esse. Il malinteso cio che oggi il
problema sia quello del celibato. Anche qui
potrebbe verificarsi una comoda fuga verso so
luzioni di problemi piu appariscenti e pi fa
cili, per evitare lo scoglio di quelli pi profon
di e difficili. Oggi non si tratta per i preti di
presentarsi al mondo sposati o no, bens di
riuscire a dare al mondo secolarizzato la per
cezione che-Dio, il Vangelo, la grazia, abbiano
ancora un significato. Il problema del celibato
pu avere solo un senso in questo contesto.
E d in questa prospettiva, rettamente intesa,
esso non viene eliminato bens ridimensionato.
La crisi attuale uno dei segni dei tem pi, ma
slo nella misura in cui si riuscir a leggerla ,
anzi a leggere in essa la presenza del Cristo
che, nel peccato, nel dubbio, ma anche nella
ricerca umile e silenziosa dei cristiani, guida la
Chiesa ad una consapevolezza sempre maggio
re delle sue ispirazioni di fondo.
La lettera del Rahner una voce, un tentativ di lettura credente e speranzosa. Per ci
stesso esfa pu essere compresa solo mediante
7

una lettura che sia anche uno sforzo di inten


dere, come lautore stesso nota al -principio.
Essa non vuole, cio, un lettore impersona
le, ma un lettore che si senta profondamente
coinvolto nella situazione e che leggendo cer
chi di tradurre in movimento del proprio spi
rito la parola stampata.
G . R.

Caro confratello,
stata una grande gioia per me poter appren
dere, mediante la sua lettera, notizie di un
vecchio discepolo, mai dimenticato. Le sono
molto grato soprattutto perch in questa let
tera lei mi fa dono, per quanto riguarda i suoi
problemi e le sue necessit, della confidenza
del tempo antico. Con ci lei mi pone nello
stesso tempo di fronte, ad un peso. M a nella
vita sempre cos: ognuno porta i pesi del
l altro. Il principio d altra parte reversibile:
ognuno sempre anche portato dagli altri. E
ci vero anche se a volte questo secondo
aspetto non viene colto alla stessa maniera del
primo. Forse ognuno di noi viene portato dal
la vita intrepida e silenziosa con la quale un
altro accetta e porta i propri pesi.
Lei mi parla nella sua lettera soprattutto del
problema del celibato. Lei mi dice che dopo
anni di accettazione pacifica di questa forma
di vita, il problema viene posto adesso in ma
niera incalzante e nuova sia dallinterno che
dallesterno. Ci non mi meraviglia affatto.
Con i problemi vitali ed autentici non si ar
riva mai. alla fine, alla soluzione definitiva, ma

sorgono sempre nuovi interrogativi in maniera


sempre sorprendente. Si aggiunga ancora, a que
sta dimensione esistenziale del problema,

il

fatto che a partire dal Concilio s i . partico


larmente acuita la discussione sia pubblica che
privata sullessenza del sacerdozio in generale
e sul celibato in particolare, e si potr allora
comprendere limbarazzo nel quale ci trovia
mo attualmente imbrigliati sia dallinterno che
dallesterno.

Perch

non

dovremmo ricono

scerlo? N oi non abbiamo alcun motivo di agi


re di fronte a noi stessi e di fronte agli altri
come se tutto fsse tra di noi chiaro, tranquil
lo e stabilmente sicuro, come se fossimo solo
noi a disporre della nostra vita. Io voglio en
trare subito medias in res. So che lei mi per
mette di parlare cos e che non ho bisogno di
fare m olti complimenti. N oi parleremo spas
sionatamente da uomini che non hanno biso
gno di ricorrere ad eufemismi, che conoscono
la vita, e che sperabilmente hanno fatto espe
rienza di tutta la vita. E questa esperienza non
si acquista solo nella banalit e nel.-., sesso.
Anche ,la. responsabilit, i l mistero, laccetta
zione del dolore e della rinuncia (qualunque
forma questa possa assumere) fanno esperien
za. E se qualcuno non riesce ad afferrare ,e a
comprendere questo con seriet t nella realt
della sua vita, allora non ha senso alcuno gi

fin da principio il parlare con lui. Il celibato


IO

un fatto talmente centrale e nello stesso tempo


abbracciarne m olti altri aspetti nella vita di
un uom o, che questo tema altrettanto miste
rioso ed esteso come l uomo e la vita stessa.
Perci sono ben cosciente, e dico questo quasi
disperato, che si possono dire mille cose sul
l argomento e che nellimbarazzo della scelta
forse si tralascia proprio ci che andrebbe det
to a quel determinato altro al quale si parla.
N el nome di D io bisogna che questo rischio sia
accettato. M a lei pu ridurre questo rischio se
sar disposto ad ascoltare con pazienza e se
non rifiuter lo sforzo del voler comprendere.
Forse in questa maniera, misteriosamente, ci
che io dir si trasformer in ci che lei ha bi
sogno di ascoltare; allora sar forse lei stesso
a dire ci che deve essere detto e la mia lettera
avr forse la fortuna di aver dato almeno una
occasione per questo.
chiaro che io non posso parlare di tutto
ci che dovrebbe essere detto in una trattazio
ne sul celibato. M a io non ho l intenzione di
scrivere un trattato. Io non parler quindi, ad
esempio, di ci. che la Chiesa deve fare quando
un prete va a lei per chieder, adducendo mo
tivi buoni o cattivi, di essere liberato dai suoi
obblighi. Che in questi casi la Chiesa sia tran* quillamente magnanima. Certo una grossa
illusione1 e del tutto contrario allo spirito di
una responsabilit personale scevra da qual
ii

siasi legalismo (e oggi ci si richiama cos spes-,


so a questa responsabilit), il fatto che un pre
te pensi che sia tutto in ordine se la Chiesa
lo libera dai suoi obblighi. Esiste una respon
sabilit di fronte a D io dalla quale nemmeno
la Chiesa pu esimere. M a, cme ho gi detto,
io sto per una magnanimit effettiva della Chie
sa. N , d altra parte, mi attarder molto a dire
perch ritengo una evasione paurosa e senza
senso il fatto che oggi vengano compiante, co
s volentieri e con tono cos melodrammatico,
le necessit, le afflizioni, le infelicit e le fru
strazioni di m olti preti.
La prego di non lasciarsi fuorviare ed illu
dere da tutto ci. Queste situazioni infatti non
sono semplicemente delle realt date per se
stesse, ma molto spesso

non dico: sempre!

fatti che sono conseguenza e non gi pre

supposto di una decisione di cui bisogna ri


cercare la responsabilit. Ci pu verificarsi
d altra parte in maniera irriflessa e silenziosa:
mediante la rinuncia a voler vivere effettiva
mente e con decisione la propria fede, median
te la rinuncia al sacrificio, alla preghiera, ed
anche mediante la rinuncia di fronte al desiderio
affamato di felicit palpabile. (Sento il sorriso
irritato di m olti non di tutti!

psicologi

e cultori di psicanalisi di fronte a parole come


volont , decisione ecc. M a io resto fermo
nella posizione e non sono meno deciso a pro
12

varia in maniera pi appropriata);


Anchio sono afflitto fin quasi alla dispera
zione dalla necessit di m olti preti, ma questa
soltanto non tni pu far desistre dal. mio at
teggiamento estremo, proprio perch essa fa
parte della vita. La vita non una cosa facil
mente comprensibile. Quasi tutte le profes
sioni diventano duro dovere da mantenere con
coraggio nella routine quotidiana; tutto viene
coperto ininterrottamente dalla polvere

del

tem po; i matrimoni diventano squallidi e fini


scono nelladulterio; si ha il cancro; si muore

fino a quella forma miserabile di morte

delle fosse melmose nel Vietnam . E vengono


allora gli avvocati della dispensa dal celibato
e si comportano come se questa dovesse apri
re le porte del paradiso per i poveri preti i
quali vengono impediti, contro natura, dal
conseguimento della propria felicit e dallo
sviluppo della loro personalit , soltanto da
unantiquata prescrizione ecclesiastica. Quale
semplicismo! Naturalmente, ci son cM preti
i quali trasformano il loro celibato in incapa
cit di amore, in filisteismo, egoismo e D io sa
quali altri vizi i quali sono o possono essere
ben pi orrendi di ogni amaro piacere della
' carne con il quale cerca un po di consolarsi
il poveraccio fondamentalmente disperato. M a
ci che cosa dimostra? N on sono tutte le gran
d i cose rare e compito sempre ancora inadem-

13

piuto? N el matrimonio forse diverso? N on


dobbiamo noi, se vogliamo essere esatti nella
valutazione, paragonare un celibato f ortunato,
nella forza di una decisione resa possibile dal
la, grazia, ad un matrimonio fortunato? E d al
tra parte un matrimonio divenuto banale ed
arenatosi in una squallida monotonia ad un ce
libato quale viene troppo spesso vissuto? D a
dove si sa con tanta certezza che un prete
fallito nel proprio celibato acquisterebbe poi
in umanit nel matrimonio? O h ! Come mi ripu
gna il continuo gridio verso la felicit , que
sta compassione di se stessi, questa miopia di
pensiero secondo cui in questo mondo ci po
trebbe essere altra felicit al di fuori della
serena pazienza di fronte al fatto che ogni sin
fonia rimane incompiuta! Anche e proprio il
matrimonio felice poggia sulle fondamenta
vicendevolmente occulte della solitudine e del
la rinuncia. Chi fa del suo celibato l atto del
l amore dimentico di s

e ci possibile

nella grazia liberatrice di D io , costui pos


siede altrettanta felicit di quanta se ne pu
avere

nel

matrimonio,

costui

trova

quella

gioia perfetta che ha colui il quale sa pian


gere serenamente.
Tutto

ci ancora introduzion. Adesso

vengo allargomento. M i

ripugna,

anche di

fronte a lei, parlare della mia persona. M a a


che cosa potrebbe servire del resto se io la

rassicuro di non essere, n psichicamente n


fisicamente, un eunuco, ma un uomo, che ho
forse incontrato

anche una donna la quale

sarebbe potuta diventare la compagna in una


comunione coniugale? H a senso parlare di ci?
G li "avversari del celibato partono dalla opi
nione preconcetta o dalla esperienza che essi
hanno fatto - come si trattasse semplicemen
te della esperienza

che cio ogni rinuncia

al matrimonio sia segno di una anormalit,


sintomo in qualche maniera di un difetto fisi
co o psichico, prova di una corruzione dovuta
o alla nascita o al destino o alla dottrina ed
alla prassi della Chiesa. Essi, con tutta la loro
cecit fondamentale, non hanno del tutto tor
to. Ognuno dipende concretamente nelle sue
decisioni da un groviglio di impulsi e di m otivi
irriflessi. Anche a me, nel mio caso concreto,
riuscirebbe facile scoprirne alcuni che fareb
bero apparire m olto problematico il m io celi
bato. N on occorre adesso che io li enumeri.
M a resterebbe anche allora una domanda da
porre ai pensierosi cultori della psicanalisi e
cio se sono in grado di vedere, scoprire ed ac
cettare il motivo decisivo e realmente portan
te, certo un motivo che deve ogni giorno nuo
vamente essere accettato e realizzato senza che
venga pervertita l osservanza del celibato. Io
ho visto rare volte un umile il quale non aveva
tutti i m otivi per esserlo. M a anche tra gente

15

siffatta si danno dei veri um ili. D a giovane


prete, pi di trentanni fa, riuscii a tgliere
dalla testa di un altro giovane prete, .che ave
va scoperto in s delle tendenze omosessuali,
la diffidenza verso la genuinit del proprio
celibato. Si sposano anche persone un po im
potenti, lesbici, egoisti, gretti; ma con ci non
ancora detta l ultima parola sulla qualit del
loro matrimonio, bens ne stato indicato solo
un pericolo ed un compito. Lo stesso vale del
celibatario. Le zone di pericolo non vengono
superate ed i compiti non vengono esauriti
per il fatto stesso che gli si sposa. E qualche
prete che si rifugiato nel m atrim onio. si ac,

corge adesso che, se non vuole che faccia nau-

fragio il matrimonio stesso,

deve esercitare

prprio quelle virt con le quali avrebbe po


tuto dare al proprio celibato il senso di una
vita pienamente umana. N io vorrei perdere
tem po per dimostrare che un celibato auten
tico nonostante tutte le forme difettose che
troppo spesso noi abbiamo dinanzi agli occhi

non ha nulla a che fare con ima asessualit

-, -da eunuchi, ma possibile solo in un genuino


S rapporto tra i due sessi, nel quale luomo ac)

cetta se stesso come uomo e la donna come

^ donna. Sulle conseguenze di queste afferma


zioni vorrei fermarmi ancora brevemente.
Conosce lei Marc Oraison? Io penso che il
nome le debba dire qualcosa. Recentemente

16

apparso un suo libro sul celibato (Le Clibat,


Paris 1 9 6 6 ). E g li. rappresenta un testimonio
sicuro, per parecchi di voi giovani, forse gi
solo per il fatto che Roma non si compor
tata nei suoi riguardi del/tu tto soavemente e
forse anche per il fatto che egli non stato
consegnato alla porta del seminario, bambino
pio ed innocente da una madre ancora pi pia.
O ra questuom o, cultore della psicoanalisi, ap
partenente alla scuola di Freud, e pi tardi
divenuto prete, afferma senza reticenze che la
rinuncia al matrimonio costituisce una possibi
lit autentica che la natura delluomo rettamente intesa offre a lui, cos come costituisce
unaltra autentica possibilit il matrimonio. Io
penso che egli abbia ragione. Tutto il resto
non sono che chiacchiere. La sessualit umana
nelle sue profondit ultime non una realt
predata, ma compito, problema, chance, enig
ma tremendo. Certo non serve a nulla scan
sare questo problema e questo compito, anche
se questo era purtroppo mlto spesso il m eto
do della vecchia ascesi, la quale, invece di in
segnare la rinuncia, inoculava repressione e an
goscia come di fronte ad un tab. A lla provo
cazione della sessualit ed al compito di fronte
al quale essa ci pone, si pu rispondere per
anche, e adeguatamente, con una rinuncia, al
meno da parte del cristiano e del prete, da
colui il quale sa che cosa si intende con rinun-

17

eia . N on si d libert autenticamente umana


senza decisione. M a questa comporta la rinun
cia ad alcune possibilit a favore di ci che si
scelto, ma che Soltanto cos; mediante la scel
ta, diventa possibilit effettiva della vita ed in
quanto tale permette persino un rapporto po
sitivo verso le possibilit sacrificate meglio di
quanto non sia dato a colui il quale vuole aver
tutto e perci non si decide mai e non afferra
quindi nulla realmente.
E adesso vorrei ritornare i m otivi di fondo.
V oi giovani, oggi, vi richiamate energica
mente alla Scrittura. Bene!
meraviglioso come oggi la parola della
Scrittura valga per voi pi di unaffermazione
tratta d un polveroso manuale della scola
stica, pi del discorso acido di un arido asceta,
umanamente ipotrofizzato, e persino pi di una
enciclica del papa. M a allora sono io che non
so pi leggere o sono alcuni giovani preti? N el
Nuovo Testamento la rinuncia al matrimonio
viene testim oniata'com e santa', eccelsa ed au
tentica possibilit dellesistenza cristiana. Cer
to solo per quelli i quali possono comprende
re questa parola. M a bisogna anche voler com
prendere; ci che ivi vien detto non detto
per degli eunuchi. M a sento gi arrivare alle
mie orecchie la voce dei superintelligenti i
quali credono di poter applicare lo strumento
critico della esegesi moderna: C i legato alle

18

concezioni del tm po, ci dualism o, ci


non stato detto dal Ges storico. Ci si ri
chiama alla 'storia delle form e e via discorren
do, e si vorrebbe sopprimere la regiudaizzazione o la ellenizzazione di G es. Gente del
genere accetta la Scrittura solo quando le fa
com odo; altrim enti.la Scrittura per loro co
nte un naso di cera da poter girare nella dire
zione voluta. Anche se si tien conto che in
questo caso, anche nella Scrittura, ci che
effettivamente inteso viene clto mediante
determinati modelli rappresentativi, in situa
zioni storicamente e sociologicamente condi
zionate, sotto presupposti che non sono stati
elaborati riflessamente e che non
quelli nostri,

sono pi

cosa dimostra ci contro il

celibato per il regno dei cieli, quale la Scrit


tura proprio intende ? Anche se il sottofondo
latente pu essere stato influenzato da un certo
dualismo , non' presente anche in esso una
esperienza dellumanit che soltanto dei su
perficiali potrebbero spingere da parte? Ci
che inteso nella parola della Scrittura anchesso dipendente da questo dualismo , per
il m otivo che era questa la situazione nella
quale ci che era inteso (e del quale io anco
ra devo parlare) poteva solo venire compreso
(ma proprio perch potesse essere tenuto co: me vero)?

La risposta suona no:

la Scrittura, come

19

parola di D io in una parola umana, intende


dire che il celibato costituisce una possibilit
autentica per la realizzazione cristiana della
esistenza.
N va dimenticata la seguente verit ovvia
e decisiva .della vita: si . vive una volta sola la
vita la quale offre s svariate possibilit, ma
delle quali una sola pu essere realmente vis
suta. Lungo il fiume della vita si salpa una sola
volta allo stesso posto. N on si pu fare da se
stessi esperienza di tutto.
N on si pu infine vivere la vita in un pri
mo tempo a m o di prova, come esperimento
provvisorio, e dopo vivere ancora una volta
alla maniera giusta, come si trovato d ie con
viene. Si pu fare esperienza di m olte cose,
nella loro pienezza, solo a patto di lasciar da
parte effettivamente e quindi di non voler
fare esperienza di ci che ogni volta con
trario. Credere a ci nelle situazioni concrete
nelle quali occorre ogni volta prendere una
decisione, pu essere difficile ed a volte la ne
cessit di decidere potr anche provocare un
terrore di morte. M a tuttavia cos. E questo
non soltanto nella esperienza umana generale;
l esperienza cristiana caratterizzata e permea
ta in misura ancora. maggiore da questa verit
della nostra esistenza. Solo se lo si effettiva
mente vissuto si sperimentato che il celibato
ricco di significato, che esso costituisce un

20

modo ed una forma santa della fede cristiana


in D io come compimento dellesistenza. Perci
si crede prima al Vangelo e si vive quindi una
volta, credendo con coraggio temerario che il
Vangelo sa veramente ci che ha senso. Deve
un cristiho vergognarsi di abbandonarsi cos
al Vangelo e di credere perci che la parola di
D io va vissuta, quando arriver alla fine ed
avr provato solo questo?
Permettetemi di esprimermi in maniera cru
da e quasi brutale sulla nostra questione (tan
to oggi si parla molto apertamente di queste
cose):

non occorre che si sia stati a giacere

su ogni letto (ed ogni letto unico ed irrepe


tibile) perch un uomo acquisisca la giusta
dose di conoscenza e di volont che gli per
metta di affrontare senza tergiversazioni la sua
decisione. Io non ho vergogna del Vangelo. Ed
infine la rinuncia realmente operata d altret
tanta conoscenza della, esperienza di ci a cui
si rinunciato. Oppure forse in maniera , pi
chiara: si compiuta una esperienza che al
trettanto grande quanto la esperienza alla qua
le si rinunciato. Ci si pu affidare con sere
nit al Vangelo solo quando da uomini si sa
che bisogna scegliere e quando si in grado
di realizzare delle scelte. Il cristiano sa inoltre
che nella Chiesa ci sono diverse vocazioni e
grazie. N on si disprezza il matrimonio s dal
Vangelo si apprende che il celibato costituisce
2X

tuia possibilit cristiana e se si riconosce di


essere chiamati ad esso. Solo il celibatario il
i quale in grado di gioire per una giovane cop
pia ha compreso la sua vocazione. L eterna,
vicendevole enumerazione dei rispettivi pregi
tr matrimonio e celibato rappresenta una sto
ria noiosa e sterile che da ambo le parti pu tra
dire una singolare incertezza. (Io divento an
che sempre diffidente quando, uno sposato in
neggia un po troppo fortemnte alla felicit
ed alla ricchezza del suo matrimonio e del ma
trimonio in generale. Qualche volta mi ven da
pensare che evidentemente ne parla cos per
ch ne ha bisogno). Solo chi comprende che
nessuna vocazione pu essere posta per se stes
sa assolutamente e ch quindi nessuna pu es
sere resa facile, che nessuna nega laltra, solo
chi comprende che nella vita deve essere reso
incondizionato ci che condizionato, (ricono
sciuto quindi come tale, come condizionato),
solo costui pu affidarsi in questa cosa .al V an
gelo.
Si rimprovera per alla Chiesa di aver fat
to con la legge del celibato ecclesiastico una
costrizione di un libero carisma. Si afferma
che non possono essere confuse vocazione al
sacerdozio e vocazione alla verginit per il
regno dei cieli; e che a 25 anni non si pu sa
pere se si chiamati al celibato.
In primo

22

luogo:

perch la Chiesa latina

non deve poter conferire il suo sacerdozio ge


rarchico solo a coloro i quali le assicurano di
aver inteso questa vocazione al celibato?

Io

dir ancora qualcosa su questo punto verso la


fine. Am bedue le vocazioni, per quanto siano
da distinguere, hanno tuttavia dei punti di
contatto (anche se vengono eliminate tutte le
concezioni della purit rituale e sim ili), co
sicch una tale relazione non pu essere con
siderata semplicemente arbitraria. D altra par
te chiaro, che se la Chiesa di fatto, ovunque
o in regioni determinate, non pu trovare un
clero sufficientemente numeroso, se non rinun
ciando al celibato, allora essa deve rinunciare
ad esso in quanto il dovere di procurare un
clero sufficientemente numeroso viene ancora
prima della possibilit e del desiderio in s
legittim o di avere un clero celibatario. M a non
cos fcile dire quale numero di preti sia real
mente necessario. Oppure lei lo sa esattamen
te? Lo sa lei, in un tempo nel quale di fatto
(con o senza celibato) stiamo passando da una
Chiesa di masse ad una Chiesa di comunit di
. parsone liberamente credenti e nel quale ci si
accorge che funzioni fino adesso esercitate dal
clero possono, anzi devono, essere affidate in
buna parte ai laici?
il celibato una istituzione coercitiva e le
galistica perch esso, ima volta liberamente ac
cettato, diventa anche un obbligo morale fin

23

quando si vorr far parte del sacerdozio lati


no? Allora anche il matrimonio liberamente
accettato, cos come esso viene concepito cri
stianamente, una istituzione coercitiva e le-,
galistica, paragonato al prodigio puro e .mai
classificabile dellamore personale. A l contra
rio, appartiene alla vita la decisione di inol
trarsi su strade che non potranno pi esser
ripercorse in senso inverso ed il grande prodb
gio della libert entusiasta e gratuita arriva al
suo proprio compimento solo nella forma so
bria del dovere, della fedelt e della costanza
fino alla fine. Ci che stato ricevuto come
grazia deve essere sempre ancora meritato nel
la fedelt, alla stessa maniera come limpulso
sessuale deve diventare amore che senza fe
delt, anzi senza fedelt faticosamente conqui
stata, non ancora amore.
Si dice per che a 2 5 anni non si pu anco
ra sapere che cosa si accetta con il celibato.
Q ui giace effettivamente un grosso problema.
N si d alcuna ricetta atta a far scomparire, la
durezza della vita e la sua tragicit. Pu an
che essere che di fronte a difficolt che ven
gano a sorgere dopo, la Chiesa possa e debba
comportarsi un po meno legalisticamente che
nel passato. La prassi concreta di fatto in que
sto gi cambiata. Se vro che oggi la se
conda maturit presso i giovani viene con un
ritardo maggiore, allora la Chiesa deve consa

24

crare questi giovani pi tardi e ordinare cor


rispondentemente lo studio e la preparazione
al sacerdozio.
M a rimane decisivo che la durezza crudele e,
proprio per questo, grandisa della vita non
permette il dilettantismo del sempre provvi
sorio, e deUimpegno valido fino alla ritratta
zione contraria. O gni scelta una decisione
per un futuro mai calcolabile e controllabile;
ci vale del matrimonio, della professione e di
tutte le altre decisioni importanti della vita.
Perch non devessere cos pure del celibato?
Perch l uomo di 2 8 , di 35 anni

se let

dellordinazione deve essere questa

non

deve sapere di prendere senza possibilit di


ritornare indietro, nella confidenza al Vangelo,
una forma determinata di vita? Egli non sa
attraverso a quali abissi, crisi, sconfitte, stati
di disperazione, di solitudine la strada con
duce. Pu anche essere che, subito dopo aver
preso la decisione o a 4 0 , 5 0 , 60 anni, improv
visamente ci si imbatta nella donna che pu
apparire come l ultima ed unica gioia della
vita. M a si scelto gi; si andr avanti e si
rimarr fedeM alla propria vocazione ed alla
propria missione, perch si> vuole essere fedeli
e perch la chimera della vita eterna e del
l amore di D io , della confessione della croce
di Cristo proprio cos deve essere realizzata
nel suo caso.

Persino la sconfitta in questa fedelt


esattamente come nel matrimonio ;

confer

mano la dignit di essa e non libera da essa


come da qualcosa senza senso. Pu e deve nel
la vita esserci la decisione nel senso delVuna
volta per tutte la quale ci conduce allimprevi
sto e che non potr mai essere rimangiata. Sen
za la fede, senza l accettazione dellincomprensibile stoltezza della croce, senza la speranza
contro ogni speranza, senza l ubbidienza cieca
-di Abramo e senza la preghiera non si va avan
ti. persino necssaria una prudente, saggia
e sobria automanipolazine che, in maniera
che non sia goffa, valga a non rendere la vita
pi pesante del necessario.
Chi vuol essere portato dalla grazia di D io
senza sacrificarsi e senza impegnare a fondo se
stesso, costui non sapr mai che anche le vie
inesplorate
meta.

verso

l ignoto

pervengono
' '

alla
' "

Caro confratello, io ho gi parlato a lungo


e sono ancora allinizio. Abbia ancora un po
di pazienza. Ci che io voglio propriamente
dire, deve ancora venire. N oi dovremmo, que
sta la mia convinzione, in una questione co
me questa non rimanere nellastratto. Ognuno
dovrebbe invece porsi il problema del proprio
celibato, di quel celibato che ogni volta cia
scuno ha accettato per s. un fatto strano:
noi parliamo sempre su il celibato in generale,
.2 6

noi disputiamo in utramque partem , stiamo


a cincischiare un mucchio di considerazioni,
diciamo che il sacerdozio non esige per s il
celibato, che il matrimonio una realt uma
na meravigliosa e quindi molto santa, che esso
per s potrebbe anche servire al sacerdozio
e cos via. M a in tutto questo chi inteso ogni
volta, di chi si tratta? D el prete gi ordinato,
che parla concretamente, che ha gi accettato
per s, mediante ima decisione libera, il celi
bato. di costui che si tratta, lo si voglia am
mettere

esplicitamente

o no. La fuga

nel

l universale e nellastratto in un caso del ge


nere falsa, pericolosa e distorce ci che pro
priamente si vuol dire. Una fuga siffatta na
sconde m olte cose: la vocazione concreta, la
decisione gi presa, lirrepetibilit della vita,
la fedelt alla decisione. Io e lei in ultima ana
lisi abbiamo da chiederci non gi come stanno
le cose con il celibato in s , bens come stanno le cose con il mio celibato. N oi due non
dobbiamo cio chiederci se per s un prete
pu essere straordinario e santo nel matrimo
nio, se il patrim onio in s sia grande e santo,
bens: come stanno le cose con me, prete?
La risposta alla questione generale, qualun
que essa sia, non ancora la risposta alla mia
questione, allinterrogativo proprio della mia
esistenza irrepetibile. C una situazione che
per me costituisce uno scandalo: oggi si parla
27

jVv

dappertutto

in teologia in favore

delletica,

della responsabilit individuale, fino a giustifi


care letica della situazione; si parla della lo
gica inerente alla conoscenza con cui lindivi
duo coglie ci che ogni volta costituisce perlui un'obbligazione, anche se per gli altri non
assolutamente valido; si sottolinea a ragione
che ci che possibile a-partire dalle norme
generali dlia legge morale della Chiesa "noti
ancora gi per questo fatto.soltanto ci che
ogni volta per me conforme ed eventualmen
te obbligatorio. M a qui, nel caso del proprio
celibato, improvvisamente si dimentica questa
irrepetibilit di ci che appartiene allindivia
duo, almeno mi sembra, e ci si nasconde die
tro teorie astratte come se non si desse che
quel caso qualsiasi, e si presuppone che ci
che negli altri casi bello e buono, si adatti
anche per me .
M a il m io celibato pu essere rischiarato
(presupposto laspetto teoretico assieme al ge
nerale consiglio evangelico) al di fuori del
colloquio con D io stesso, dellimplorazione del
la sua grazia, implorazione che poi si attua nel
rischio cieco con il quale supponiamo che que
sta grazia ci viene data, della preghiera di fron
te al Crocifisso le pie parole altrimenti m i
ripugnano, ma qui devono essere dette *
della lotta orante per la sempre nuova dispo
nibilit

28

alla stoltezza ed allo scandalo di

Vangelo? Tutto ci accade nella consapevolez


za che, ancora per m olto tempo non definito,
T o nella vita non mi posso appropriare, come
fragile felicit della terra (o anche della per
sonalit ), di ci di cui un altro si appropria
con gioia ingenua della vita, innocentemente,
santamente e per di pi come dolce dono di
D io,- Invece di far questo (almeno cos mi
sembra e credo di non essere nellerrore, sen
za per questo voler giudicare di ogni singolo
caso concreto), i m olti dei quali son composte
le famose percentuali delle inchieste su queste
questioni, strisciano lungo le stecconate della
legge ecclesiastica, guardano affamati di vita al
d i l del recinto e cercano se c o se per caso
si apra una porta attraverso la quale possano
evadere verso una libert presumibilmente pi
felice. Una volta essi hanno, ognuno per s ed
in maniera personalissima, accettato liberamen
te il celibato, consapevoli del gesto che com
pivano. Adesso sono invece sul punto di tra
dire se stessi e di reprimere la propria deci
sione. Allora, quando presero la loro decisione,
essi sapevano, nella maniera da loro richiesta
ed in misura proporzionata alla situazione di
allora ( esplicitamente ), almeno tanto quanto
bastava per poter trovare il senso definitivo
della vita nel cammino verso il futuro; adesso
sembra che se ne siano dimenticati, e questo
difficilmente senza loro colpa. La luce di una

29

conoscenza si conserva per ognuno soprattutto


nella prassi della decisione fedele a se stessa,
almeno per tali, situazioni fondamentali.
Non cos pure ne;l matrimonio? Quando
una persona sposata comincia, in una crisi del
suo matrimonio, a rifugiarsi nel generale e nel
l astratto, a chiedersi se realmente ogni matri
monio sia indissolubile, se ha realmente con
tratto il proprio matrimonio con libert per
sonale sufficiente, se non ha m otivi fondati di
ritenersi infelice e frustrata, allora questa per
sona comincia gi a tradire il suo, il proprio
matrimonio, che non pu essere ridotto a caso
generale . Essa non lo vorr concedere, tutta
via cos: essa traspone il proprio matrimonio
nelluniversale, nel (certamente) possibile, ne
fa un caso , per evadere a questo suo matri
monio stesso. E tutte le evidenze riceveran
no in lui luce nascosta dalla sua p'i-dcisione
silenziosamente dissimulata, gi presa da m ol
to tempo, anche se esteriormente nulla sem -.
bra cambiato.
Cosa ne invece del celibato, se la questione
viene posta diversamente, se cio mentre la si
pone si rimane aperti, nella preghiera, alla stol
tezza ed allo scandalo del Vangelo, compreso
solo da coloro ai quali stato dato e che vo
gliono accettare questo dono? Quale sar la
soluzione, se lei ed io ci chiederemo del no
stro celibato? E sso una parte della realt

30

della m ia fede. Ancora una vlta: della mia


fede; ed appartiene proprio a questa fede che
gli altri possono avere la fede con modalit
diverse. Che cosa intendo io con la mia fede ?
L azione libera con la quale la mia vita rea
lizza testimonia che la vita, che D io stesso,
viene a noi attraverso la morte di Cristo e la
propria. Cos e nientaltro. Questo confessia
mo noi come cristiani. Questo noi dobbiamo
vivere, accettare liberamente e realmente e non
semplicemente mediante chiacchierate ideologi
che. Questa accettazione deve essere tale che
nellazione effettiva e vitale che ogni volta devo
compiere, devo confessare ancora una volta che
l accettazione cos operata non costringe il do
natore al dono; questazione potrebbe anche
porsi diversamente ed anche di questo noi sia
mo coscienti. Tutto ci stato esposto m olto
brevemente ed in maniera astratta, ma qui
deve bastare. Io costruisco basandomi sulla
sua comprensione. M a a partire d qui diventa
chiaro che cosa faccio io quando prendo su
di me il celibato. del tutto indifferente se
si pu realizzare questa fede in maniera di
versa; Certo che si pu, poich ogni cristiano
lo deve. M a il celibato una delle realizzazioni
reali e sperabili di questa fede ed altres par
te essenziale (naturalmente non la

totalit)

della mia fede . O per esprimermi in maniera


m olto semplice: io lascio da parte un dono me-

3*

raviglioso e grande di questa vita, perch cre


do alla vita eterna. Cerchi di comprendere:
non affatto vero che il celibato autentico si
nutra di una angoscia sessuale inconscia, di un
segreto dualismo, di una disistima implicita
del sesso. Proprio se ed in quanto l esperienza
sul profondo mistero del matrimonio ha una
lunga storia e proprio perch attraverso- que
sta esperienza emerge pi chiaramente forse il
significato della; sua irreperibilit, della ricchez
za interpersonale e intersoggettiva in esso rac
chiusa, al di sopra del suo .significato per la
generazione della prole e della sua importanza
economica, in un approfondimento di giorno
in giorno maggiore di questo mistero, proprio
per questo la vera essenza del celibato rivela
in misura maggiore la sua luce profonda ed ha
senzaltro un suo futuro (certamente solo per
i cristiani i quali credono al Crocifisso). Il do
no meraviglioso, di una soavit e-dolcezza sen
za fondo, costituito dal matrimonio, del quale
si coscienti che viene sempre nuovamente
sperimentato

come tale per tutta una vita,

viene abbandonato nella speranza credente del


la vita eterna, e proprio per questo, perch si
sa che questa vita eterna rimane un dono che
D io pronto a dare non solo a q u e s to 1io , ma
a tutti. Stoltezza? S, la stoltezza dellamore
per D io e della fede nella morte che sola d
l vita.

32

Se queste parole fossero ritenute solo pio


discorso, allora anche il mistero del matrimo
nio correrebbe il pericolo di essere giudicato
male. A nchesso verrebbe abbassato a garan
zia di soddisfacimento di un istinto puramente
bestiale - anticamente lo si chiamato, in
maniera spaventosa, remedium concupiscentiae e di un leggermente pi acre calduccio
da alcova, alimentato da un egoismo a due.
Domandiamoci noi due (la domanda non
posta a chicchessia, ma a iioi): se io mi spo
sassi, se io tentassi di sanare la ferita (perch
di questo si tratta!), se io volessi comprimere
nei limiti di questo tempo tutta la felicit rag
giungibile nella vita perch nulla andasse per
duto, sarei allora io uno che ha pi fede, pi
speranza, pi amore dimentico di s, prenderei
io pi sul serio D io e la vita eterna, avrei io
ancora qualcosa da dire a D io nella solitudine
d ella preghiera? Potrei io realizzare meglio
quellatteggiamento escatologico del quale si
parla tanto fin quando ci non costituisce un
pericolo? M olti, potrebbero forse rispondere
con un s ; io no. N on gi perch io costi
tuisca una rara apparizione da lite, ma perch
mi stato dato, perch mi stato affidato, per
ch io (perch non posso usare la parola della
Scrittura? ) lo intendo , perch io sono stato
afferrato da D io, perch io 'sono immerso nel
mistero di Cristo. Questo non significa cer

33

tamente che ci si, verifichi in un rapimento


puramente entusiastico che trabocca semplicemente dal soggetto, bens nella forma della
fedelt onesta, sempre nuovamente e pazien
temente strappta a se stessa, senza della qua
le nemmeno il matrimonio ideale di' tutta una
vita riesce a venirne fuori.
Dica lei stesso: il desiderio del matrimonio,
oggi dilagante in maniera nascosta o aperta
in mezzo al clero, un segno della fede, di
quella fede che pone a rischio la vita reale,
concretamente e seriamente, come scandalo e
nella follia , basandosi sulla speranza che ha
origine da questa fede stessa? Oppure un
sintomo della debolezza della fede, di una fede
che in ogni caso pensa che si ha quel che si
h a? N on .questa una fede che si accetta sia
pure come sovrastruttura d apptdice ideale

e questo per tradizione

ma che non

capace di assumersi lonere di ristrutturare la


vita_ stessa radicalmente e di rivoluzionarla a
partire dalle sue fondamenta, quella vita cos
come viene altrimenti condotta senza la spe
ranza della fede?
Ponendo questa questione non voglio espri
mere giudizi su di nessuno, ma solo su di me
stesso . M a per m e la domanda non ha che
una inequivocabile risposta affermativa. Io so
no inquieto (naturalmente che lo son o!) ma
non scosso, quando mi si obbietta con trionfo:

34

tu fai di D io e della vita eterna un invidioso


concorrente di questa vita terrena e delle sue
gioie, tu sei proprio un dualista , tu poni una
opposizione tra l amore di D io e l amore del
prossimo mentre non si tratta che della stessa
cosa. Per i pi non sar comprensibile (in M t
1 9 ,1 2 vien detto xwpetv). Tuttavia vero, e per
m e valido: io credo nel Vangelo che a me
dice di

intraprendere questa_via_.dellamore

(dellamore e non della frustrazione). Il celi


bato ha i suoi terribili pericoli della mancanza
d amore, che in ultima analisi l unico pecca
to, come anche il matrimonio ha i suoi pericoli.
M a non affatto vero che il celibato non pos
sa essere ima via felice (cf. 1 Cor 7 ,4 0 ) del
l amore. Se lei interroga la sua vita, la sua
azione pastoral, e .la sua esperienza sacerdo
tale, allora lei sapr che questo vero, presup
posto che solo l amore ad essere inteso sotto
questo nome e nientaltro.
Questa risposta non perde il suo valore per
il fatto che a m e viene minuziosamente espo
sto come il matrimonio e l amore coniugale in
. s non costituiscano necessariamente una con
correnza a quellamore apostolico nel quale
un pastore d anime serve il prossimo come
fratello, come samaritano misericordioso, come
apostolo imitatore di Paolo, come discepolo'
di

Ges.

In s nulla si oppone alla sua fede

e alla sua speranza, eccetto la mancanza di


35

amore. M a quando lo spirito si concretizza


nella vita

e senza questa concretizzazione

rimane ideologica e parola vuota allora tut


to ci che astrattamente pensabile non riesce .
a trovare uno spazio nella ristrettezza di que
sta vita, come gi Paolo ha sobriamente intra
visto (cf. 1 Cor 7 ,3 2 -3 4 ). La vita concreta ha
ogni volta la sua miscela unica, il suo com
prom esso . Essa non riesce ad abbracciare tut
to in una volta. La sua miscela disposta da
D io . Anche il celibe per il regno dei cieli
vive di rinunzia, abbandono e dimenticanza di
s. N on per questo certamente cessa di essere
vera unaltra faccia della medaglia, della qua
le non si potr che parlare. O gni vita autenti
camente cristiana racchiude gi in s la rinun
cia e l autoabnegazione (la Scrittura ha scoper
to queste parole cos terribili per alcune orec
chie) ed essa non si riduce soltanto al godi
m ento puro ed innocente delle magnificenze di
questa vita. Questa rinuncia non viene richie
sta dal cristiano soltanto nelle situazioni di
necessit, inevitabili e terribili della sua vita;
ma egli deve andare incontro gi in anticipo e
liberamente a tale

animosa rinuncia perch

non soltanto si possa preparare nel modo 'm i


gliore alle ore di abnegazione necessarie, ma
eserciti nella fede e nella speranza la libert
dellevento necessario della propria morte. Se
questi dati indubitabili della dottrina e della

36

vita cristiana vengono presupposti, allora nes


suno mi pu pi dire che il celibato non sia,
come maniera concreta di questa miscela , una
forma legittima della vita cristiana per m e e
che al pi esso rappresenti un insano duali
sm o ed un misconoscimento dellunit del
l amore di D io e del prossimo. Ci per me
semplicemente non vero, anche se possa co
stituire una verit individuale per m olti altri.
Io stesso non sono contento di questa let
tera. Essa* non. riesce a scoprire rettamente la
realt del mistero costituito dalla rinuncia ' al
matrimonio, nella speranza credente e nella
more D io (il quale qualcosa di pi che una
Chifire da valorizzare per l uom o) e agli uo
m ini. M a forse, nonostante questo, ci che io
voglio intendere e che giace sotto le parole
troppo semplici e complicate allo stesso tem
po, si sveler a lei. Forse, delle cose semplici
e profondissime della vita in primo luogo
quando essa nascosta in Cristo

si pu

parlare solo mediante un balbettio che tenta di


girare attorno al mistero.
Legga lei stesso la Scrittura, sprofondi se
stesso sempre nuovamente, nelle parole sulla
sequela di G es, ponga se stesso con tutta la
sua esistenza concreta davanti alla croce del
Cristo, metta se stesso realmente ed in manie
ra disponibile di fronte alla croce ed alla morte
del suo Signore. Accetti la solitudine che il

37

celibato porta con s. Abbia il coraggio unico


di impetrare sempre nuovamente la grazia di
una comprensione di questa via della sua vita,
anche se apparentemente il cuore non vuol pre
gare cos. Cerchi di non pensare soltanto a lei
e alla sua felicit, ma soprattutto a quella degli
altri ai quali lei deve servire come prete. Dica
sempre a se stesso che bisogna diventare solo
lentamente, e comprendendo nella pazienza,
sapienti per ci che si intrapreso nel nome
di D io, nella forza del Crocifisso e nella fiducia
al Vangelo. Allora li sar sempre pi intro
dotto dalla morte del Cristo nel mistero della
vita. Questo mistero anzi gi presnte, nella
sua vita. Il celibato ne soo una parte. Si in
terroghi ancora pi Semplicemente, durante.una
meditazione del genere, se lei (non gli altri)
crede vitalmente e spietatamente alla vita eter
na. Renda allora presenti a s stesso tranquilla
mente altri destini, altre form e dellesistenza
cristiana. Credo io come im o che accetta ad
occhi aperti il martirio di sangue? Credo io
con la fede che pretendo da un altro quando
egli in mezzo alla sua vita si scopre improvvi
samente ammalato di cancro o quando sa di
essere definitivamente e mortalmente tradito
nel suo amore che costituiva e costituisce la
sua vita?, Credo io realmente come questi u o
m ini, nel momento in cui comincio a prote
stare contro il m io celibato?

38

M a posso io porre diversamente questa que


stione? Lei, non ha ancora avuto, con vergo
gna e santa disperazione, quando ha predica
to ad un altro, al singolo, in questa maniera,
la sensazione che anche lei avrebbe dovuto
avere un cancro, essere colpito a morte nella
sua felicit, per poter predicare in maniera da
suscitare la fede e la speranza? Certamente in
una situazione del genere noi non parleremo
del nostro celibato. Anche se noi soffriamo nel |
silenzio e nel sangue altre ferite di cui riuscia-1
mo a trovare una giustificazione, tuttavia an- \
che il celibato una ferita che ci d il coraggio
di testimoniare la vita eterna. N on lo dimen- '
.tichi: non si tratta di un capitolo- di teologia
che pu essere dominato dallalto della catte
dra di una teologia accademica, e nemmeno
dalle chiacchiere dei m olti, dalla conversazione mediocre di una riunione di parroci. Si trat
ta di una parte della teologia che si acquista
in ginocchio, nella preghiera. Io spero che que
sta teologia sia ancora presente tra i preti.
In maniera adirata, da non pochi preti, oggi
viene profetizzato che in un futuro pi o me
no lontano la Chiesa far scomparire la legge
del celibato. Essa farebbe questo alla stessa
maniera come ha cambiato m olte cose che fino
ad un paio di anni fa sembravano intoccabili.
Gente del genere sentono di far parte di quei
battaglioni i quali marciano alla conquista del-

39

l unico futuro reale. Con ci essi ritengono se


stessi nella posizione giusta e moderna. Hanno
ragione? N on dimenticano forse che il vero
nonconformismo pu consistere nella fedelt
ad una santa tradizione derivante dalla saggez
za antichissima del Vangelo, nel nuotare con
tro corrente, nella confessione della stoltezza
della croce? N on sorge il dubbio che essi pos
sano realizzare con sufficiente seriet un vero
cristianesimo se esso non in grad di dire
un no alle evidenze di questo mondo, giacch
un nonconformismo cristiano deve vivere an
che concretamente e nn solo in elucubra
zioni astratte

il nolit conformari huic

saeculo?
Io stesso non sono profeta. Io vado serena
mente incontro al futuro anche della Chiesa, a
me sconosciuto (nella misura in cui alla mia
et ci sia ancora qualcosa da fare). M a io le
dico apertamente quattro cose.
Primo: io non desidero e non aspetto che
la Chiesa muti per i nostri paesi occidentali la
legge del celibato .
Secondo: io mi auguro che essa possa mi
gliorare e sfumare il suo atteggiamento ed indi
rizzare meglio leducazione dei giovani teologi
verso un autentico rapporto celibatario non
solo mediante vaghe raccomandazioni, ma con
misure concrete.
Terzo : la Chiesa deve essere magnanima nel40

la prassi delle dispense, per quanto riguarda


l aspetto canonico che tuttavia non esaurisce
il problema.
Quarto-, la Chiesa potr anche conferire il
suo sacerdozio a degli uomini gi sposati, co
me fa gi qui e l in casi singoli. Forse oggi o
un

domani,

nella

compenetrazione

sempre

maggiore degli ambienti spirituali e culturali,


questo caso si potr verificare pi frequente
mente che per il passato. Se ci sia possibile
nella normalit, non sta a me giudicarlo. N el
Concilio ,la ..Chiesa ha ritenuto possibile qual
cosa del genere- stabilendo'una frma duplice
di diaconato. M a io spero che la Chiesa con
servi il santo coraggio di esigere il celibato
dai preti anche tra il clero diocesano.
In questo contesto mi interessano ben poco
tutte le storie erudite che mi vengono raccon
tate sul modo in cui sorto il celibato nella
Chiesa latina, sul modo in cui abbia influito
tutto il possibile del cristianesimo, della greci
t, dellumano e del troppo umano. Quasi tut
to quello che appartiene al cristianesimo, di
ventato storico ,' ha dovuto dapprima ritrova
re se stesso, anche attraverso costellazioni mol
to umane nella storia. E tuttavia, ima volta
raggiunto, appartiene allessenza eterna del cri
stianesimo ed anche se conserva una sua storia
ulteriore in avanti, non diventa mai una m o
da d poter far retrocedere a pezzo da museo

41

delloscura preistoria. In questa prospettiva bi


sogna porre la rinuncia al matrimonio per il
regno dei cieli Come possibilit autentica di
un cristiano. Perch non dovrebbe la Chiesa
anche nel futuro scegliere preti proprio tra
coloro i quali, con la grazia di D io e nonostante
la loro debolezza, nella quale si manifesta la
potenza di questa grazia, si sono decisi al ce
libato e ricevono come tali l ordinazione? La
forza nascosta della quale il celibato pu e
deve vivere, ed il m otivo che la Chiesa stessa
pone alla base di questa legge , non devono
essere identici, anche se non possono essere
separati. Ed io penso che da Chiesa ha ragione
a voler il celibato perch noi non'degeneria
mo a funzionari di unazienda rituale, bens
possiamo testimoniare attraverso la nostra vita
ci di cui parliamo e che eseguimo nel culto:
Io sento la dura protesta che, se non gi
prima, mi risuona adesso nelle orecchie. M a
prego:

la Chiesa orientale non richiede an-

chessa dai suoi vescovi il celibato? proibito


alla Chiesa

latina di prendere talmente

sui

serio i . semplici preti nella loro funzione, an


che se questa viene demitizzata , da esigere
anche da loro ci che la Chiesa orientale ri
chiede ai' vescovi? N on siamo del resto con
vinti che non esiste una differenza particolar
mente grande tra vescovo e preti? Perch al
lora far ritornare qui questa differenza?

42

Ed

allora d ie dire dei parroci protestanti e della


loro famiglia? Io spero che tutti i parroci pro
testanti siano perfetti homines religiosi e
schietti servitori della parola. M a lo stesso vale
viceversa se viene compreso ci che io prima
ho detto sul celibato in generale e sulla parti
colare miscela nella vita concreta, e se inoltre
si prende lealmente atto di quanto dice Roger
Schutz, priore di Taiz: sorprendente sco
prire che durante i secoli, tutta la riforma ha
steso una congiura del silenzio intorno a testi
scritturali che riguardano il celibato {Dina
mica del provvisorio p. 1 0 7 ).
.

Resta, da ricordare, un altro m otivo: il ma

trimonio oggi, con l afevolirsi delle sue fun


zioni economiche e di creazione di una discendenza a favore della dimensione della comu
nione personale e con la caduta ivi implicita
dei puntelli esterni, diventato pi fragile ed
esposto a maggiori pericoli. Dovrebbe forse
oggi un vescovo avere a che fare con rotture
di matrimonio tra i giovani preti altrettanto
numerose che gli scandali ed i casi tristi del
suo clero celibatario?

Nessuna regola potr

porre in questo secolo l armonia allesistenza


lacerata. Se lei dar uno sguardo a Klaus Tho
mas (Handbuch der Slbstmordverhutung, Ber
lin 1 9 6 4 ), forse non trover questo problema
talmente campato, per aria come potrebbe sem
brare a prima vista. Dobbiamo noi oggi diven

43

tare ciechi per queste parole della Scrittura che


i cristiani della riforma trovano nuovamente
cos attuali?
U naltra cosa per me molto pi importante.
Il m io celibato non la barriera innalzata dal
diritto canonico, ma il frutto di una libera
scelta nella grazia di D io. E ci non vero solo
perch io sono un religioso. Anche questo fatto
potrebbe essere degradato, nellodissea della
vita, ad un obbligo puramente esterno che al
massimo varrebbe la pena di vivere come ulti
ma cosa. N o , non solo per questo. Cos anchio
posso chiedere a lei: in ultima analisi cosa pu
significare per lei tutta questa diatriba giuri- :
dica e qualunque prognosi canonistica sul fu
turo se lei fedele alla sua vita ed alla sua
decisione fondamentale? N iente. Posso espri
mermi in maniera semplice e brutale? Io non
attendo il futuro, come quel doccione del duo
mo di Friburgo, rappresentante una vecchia
monaca la quale mostra il suo ultim o dente
per dimostrare che essa potrebbe ancora spo
sarsi. ,.IoJboL^ijScdtoA.Io rimango nella voca
zione ch la mia. Io sono prete. N on ne ho
vergogna.

N o n ...enim

erubesco

evangelium

(R om . 1 ,1 6 ), dir anche qui.


Resterebbe ancora molto da dire in questa
lettera, che contrariamente ad ogni mia inten
zione diventata quasi un trattato. (N o , non
lo e lei non la potr respingere per il solo

44

fatto che resta ancora molto da dire su questo


tema). Rimarrebbe ancora da dire qualcosa su
alcune affermazioni sciocche della nostra usuale
teologia morale scolastica. Essa spesso infatti
parla in maniera troppo legalista ed estranea
al mondo e ci appesantisce in maniera inutile
e senza senso il celibato autentico ed accettato
radicalmente, in quanto affoga effettivamente
l uom o, che nel prete, con una angoscia del
sesso come di fronte ad un tab. Resterebbe
da parlare sul significato, sullessenza e sui li
m iti di un amore molto individuale, su una
amicizia spirituale genuina tra un prete ed una
donna. Su ci non .possibile parlare se non
con molta discrezione. In qualsiasi maniera lo
si voglia chiamare, in ogni caso bisogna affer
mare che essa, in alcuni gradi, veramente
possibile e la storia dei santi lo sta a dimo
strare. Io non ho bisogno di spiegare a lei che
tutto ci deve essere ben capito perch non
venga compreso come una via di scampo . Re- ?
sterebbe molto

da dire sulla sociologia del

celibato che mutata come quella del matri


m onio ed assieme ad essa. Ci sarebbero da fare
m olti appunti sullo stile della vita sacerdotale
cos come essa oggi dovrebbe essere. Reste
rebbe ancora, nella misura in cui possibile
parlarne, da creare maggior chiarezza e soprat
tutto coraggio proprio sul fatto che non tutto
ci che bello e meraviglioso, che sarebbe pos

45

sibile in s ed anche solo volta per volta, pu


essere fatto entrare a forza in una vita. Una
vita variopinta, affamata di tutto, ih caccia di
tutto ed incurante di tutto non l unica ma
niera nella quale un uomo sperimenta la sua
esistenza fin nella profondit. Ci sarebbe soprat
tutto da parlare su ci che il Vaticano I I dice
del carattere di testimonianza dei consigli evan
gelici del celibato nella Chiesa, forse con un
linguaggio alquanto formale ed ascetico, ma
tuttavia nello spirito della fede e. del Vangelo.
Dovrebbe inoltre apparire in maniera pi chia
ra di quanto non sia avvenuto in questa let
tera, la corrispondenza positiva, tra celibato e
sacerdozio, che esiste e che pu essere speri
mentata. S, resterebbe ancora'm olto da dire.
Per oggi basta. M i fermo qui.
D io aiuti lei, caro confratello, e me. Il cri
stianesimo sempre e ancora ima cosa niente
affatto moderna; anche in ci sul quale ho
tentato di scrivere tanto a lungo. Siano rese
grazie a D io che cos; D io dia a me ed a lei
la grazia di comprenderlo.
Cordialmente, come sempre.

46

arl

h n er