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omnibus omissis totum se in cognitione et scientia

collocaret. Non est ita. Nam et solitudinem fugeret et


socium studii quaereret, tum docere, tum discere
vellet, tum audire, tum dicere. Ergo omne officium,
quod ad coniunctionem hominum et ad societatem
tuendam valet, anteponendum est illi officio, quod
cognitione et scientia continetur.

dedicarsi tutto alla speculazione e alla scienza. Ma no, non


cos: costui fuggirebbe la solitudine e si cercherebbe un
compagno di studio; vorrebbe insegnare e imparare, vorrebbe
ascoltare e parlare. Ogni dovere, adunque, che valga a
preservare la societ e la fratellanza degli uomini da
anteporsi a quel dovere che inerente all'attivit del pensiero.
SULLUTILITA DELLE COSTRUZIONI

DE AEDIFICIORUM UTILITATE
II [60] Atque etiam illae impensae meliores, muri,
navalia, portus, aquarum ductus omniaque, quae ad
usum rei publicae pertinent, quamquam, quod praesens
tamquam in manum datur, iucundius est, tamen haec
in posterum gratiora. Theatra, porticus, nova templa
verecundius reprehendo propter Pompeium, sed
doctissimi non probant, ut et hic ipse Panaetius, quem
multum in his libris secutus sum non interpretatus, et
Phalereus Demetrius, qui Periclem, principem
Graeciae vituperat, quod tantam pecuniam in praeclara
illa propylaea coniecerit.

II, 60 Ma ci sono ancora altre spese assai pi degne: quelle


appunto che si sostengono per opere di pubblica utilit, come
le mura, gli arsenali, i porti, gli acquedotti. E' ben vero che
quello che si d l per l, e quasi alla mano, riesce pi gradito;
ma queste opere pubbliche ci acquistano maggior favore per
l'avvenire. Quanto ai teatri, ai portici, ai templi nuovi, io, per
un riguardo a Pompeo, li biasimo con una certa riluttanza; ma
sicuro che i pi illustri filosofi non li approvano, come non
li approva n il nostro Panezio, che io, in questi libri, ho
seguito da vicino, senza per tradurlo, n Demetrio Falreo,`
il quale biasima perfino Pericle, il pi grande dei Greci, per
aver profuso tanto denaro in quei magnifici Propili.

DE PATRIAE PRAESTANTIA

LIMPORTANZA DELLA PATRIA

I [22] Sed quoniam, ut praeclare scriptum est a


Platone, non nobis solum nati sumus ortusque nostri
partem patria vindicat, partem amici, atque, ut placet
Stoicis, quae in terris gignantur, ad usum hominum
omnia creari, homines autem hominum causa esse
generatos, ut ipsi inter se aliis alii prodesse possent, in
hoc naturam debemus ducem sequi, communes
utilitates in medium adferre, mutatione officiorum,
dando accipiendo, tum artibus, tum opera, tum
facultatibus devincire hominum inter homines
societatem.

I, 22 Ma egregiamente Platone ha scritto the noi non siamo


nati soltanto per noi soli, ma the della nostra esistenza una
parte richiede la patria, una parte gli amici; ed egregiamente
ritengono gli stoici the i prodotti della terra sono stati tutti
creati ad uso degli uomini, a questi sono stati generati per gli
uomini, perch possano giovarsi 1'un 1'altro. Dobbiamo
seguire come guida la natura, mettere a beneficio comune ci
che utile a tutti con lo scambio dei servigi, col dare a col
ricevere, stringere fra gli uomini i legami sociali con i
prodotti delle arti, la nostra attivit e le nostre risorse.

DE HUMANITATIS ET HOMINUM SOCIETATIS


PRAESTANTIA

III [27] Atque etiam si hoc natura praescribit, ut homo


homini, quicumque sit, ob eam ipsam causam, quod is
homo sit, consultum velit, necesse est secundum
eandem naturam omnium utilitatem esse communem.
Quod si ita est, una continemur omnes et eadem lege
naturae, idque ipsum si ita est, certe violare alterum
naturae lege prohibemur. Verum autem primum,
verum igitur extremum.
[28] Nam illud quidem absurdum est, quod quidam
dicunt, parenti se aut fratri nihil detracturos sui
commodi causa, aliam rationem esse civium
reliquorum. Hi sibi nihil iuris, nullam societatem
communis utilitatis causa statuunt esse cum civibus
quae sententia omnem societatem distrahit civitatis.
Qui autem civium rationem dicunt habendam,
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LIMPORTANZA DELLUMANITA (UMANESIMO) E


DELLA SOCIETA UMANA

27 Ancora. Se la legge naturale prescrive che l'uomo


provveda volenterosamente al bene d'un altro uomo,
chiunque egli sia, per la sola ragione che un uomo, ne viene
di necessit, secondo la stessa legge naturale, che l'utilit dei
singoli nell'utilit di tutti. Ora, se questo vero, siamo tutti
sottoposti a una sola e identica legge; e se anche questo
vero, certamente la legge naturale ci vieta di far violenza agli
altri: vera la premessa, vera la conseguenza.
28 E' veramente assurdo ci che affermano alcuni: Ai miei
genitori o a mio fratello, io non toglierei mai nulla per il mio
proprio vantaggio; ma, quanto agli altri concittadini, oh,
questa tutt'altra cosa. Costoro presumono di non avere
nessun legame giuridico, nessun rapporto sociale con gli altri
concittadini per promuovere il bene comune; principio che
disgrega ogni convivenza civile. Quelli, poi, che dicono: