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I
m

LIBRARY OF THE
UNIVERSITY OF VIRGINIA

PRESENTED BY

JUDGE DON P. HALSEY

NATIONM
iLIBRAW BIHDIW

1WEST SPfMNGMU
I EftSI CIEVEUNO

ITALIAN READEK,

A READER

ITALIAN LANGUAGE,

EXTRACTS FROM SOME OF THE BEST MODERN ITALIAN


AUTHORS, BOTH OF PROSE AND POETRY.

WITH NOTES,

BY

LUIGI

MONTI,
ft

INSTRUCTOR IN ITALIAN IN THE UNIT-mirr" A^ OAMJRIDGfi.

BOSTON:
LITTLE, BROWN AND COMPANY.
1 8 5 5.

y\o,
328508

>h
Entered according to Act of Congress, in the year 1855, by
LUIGI MONTI,
in the Clerk's Office of the District Court of the District of Massachusetts.

C A II B. R I D G E< .
ALLEN AND FARNHAM, 8TERE0TYPERS AND PRINTERS.

DEDICATED
TO

THOMAS WILLIAM PARSONS,


TRANSLATOR

THKOTJGH WHOSE FRIENDSHIP THE

OF

DANTE,

COMPILER OF THIS VOLUME.

IN EXILE, FOUND A HOME.

A*

(V)

PREFACE.

It has been the usual custom of those who have


compiled Readers to collect small extracts from clas
sic authors, and generally from the old, in preference
to modern writers.
The editor of this collection has deemed it more
useful and also more interesting at the present day,
to give extracts from only a few eminent modern
authors, and with one or two exceptions, those
whose works have not been translated into English.
From among the many who have lately increased
and illustrated our modern Italian literature, he has
selected but three prose-writers, namely, Silvio Pel
lico, F. D. Guerrazzi, and Vincenzo Gioberti.
The editor has chosen these authors not as ranking
them above other moderns, but because they repre
sent three different styles. The first is calm and
chaste, subdued to mildness by the gentle and blessed
spirit of Christianity. The second is passionate,
imaginative ; a " good hater " of oppression in every
(vii)

PREPACE.

form, he often adopts the style as well as the senti


ment of
" Poets, a race long unconfined and free,
Still fond and proud of savage liberty."

The third writer is deep, synthetical, and philosophic.


He writes to the reason, but always from the heart.
With such aids, the student may gradually ad
vance from the simple and easy to the loftier and
the deeper style. Having made himself familiar with
these, he will be competent to read, and in some
degree to appreciate the beauties of Manzoni, Fos
colo, Leopardi, Nota, Grossi, Azeglio1, Niccolini, and
many others, as well as our old classics.
In the poetical selections a similar plan has been
adopted, only more limited, ascending gradually
from our contemporaries to Metastasio.
After him, the student may be ready to enter into
the appreciation of Alfieri, Parini, Tasso, Ariosto,
Petrarca, Dante.
The first part of this collection, namely, all the
extracts from Silvio Pellico has been entirely ac
cented. The rest is accented only in words of more
than three syllables. Words of three syllables have
been accented whenever the accent does not fall
upon the second, and words of two syllables when
ever the accent does not fall upon the first.
English notes are appended, translating most of

PREFACE.

IX

the idiomatic expressions, and explaining some of


the irregularities of the verbs. But in the latter case,
references are made to the Grammar of the editor,
in which will be found the conjugation of every
irregular verb. Other references to the Grammar
pertain to some particular form of speech, grammati
cal construction, etc. etc.
The editor has adopted this plan with the advice
of some of his best friends, who are interested equally
with himself in spreading and continuing the knowl
edge of a beautiful language which ought to survive
its commercial and its political importance out of
regard to its historical and actual relation to letters
to English literature, and especially to English
poesy.
He hopes to have succeeded in facilitating this
useful and elegant study. If his collection meet with
little approbation, he will content himself with one
more word from Azeglio, that "even to do badly
costs some labor."

LIST OF CONTENTS.

PROSE.
PiO

LE MIE PRIGIONI. (Silvio Pellico.)

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO. (F. D. Guerrazzi.)


Il Cielo d' Italia
Le tre ore del giorno
L' Oceano
La Donna
L' Amicizia
Le Alpi
Il Re vinto

32
34
37
40
41
42
44

ISABELLA ORSINI. (F. D. Guerrazzi.)


Marforio e Pasquino
Caterina di Francia

47
50

L' ASSEDIO DI FIRENZE. (F. D. Guerrazzi.)


Clemente VII. e Carlo V
Cornelio Agrippa
Coronazione di parlo V
Andrea Doria
.
Fine della Coronazione
L' Italia e Firenze
Francesco Carduccio
Michelangiolo Buonarroti
Amor Patrio di Michelangiolo
I Mcrcadanti

54
74
82
94
101
112
117
121
126
135
(ri)

XU

LIST OF CONTENTS.

Ritomo di Michelangiolo
Le Stelle
L' Orgoglio
Morte di Fra Benedetto da Foiano
I Sepolcri di Michelangiolo
La Speranza

138
146
147
148
153
158

EINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA. (Vincenzo


Gioberti.)
Giuseppe Mazzini
Pio Nono

.164
174

POESIE SCELTE.
Il Prigioniero. (Pietro Maroncelli)
Ode Italica. Sulla creduta morte di Silvio Pellico.
(Anonimo)
All'Italia. (Giacomo Leopardi)
Sopra il Monumento di Dante. ( Giacomo Leopardi) ,
.
Il Primo Amore. ( Giacomo Leopardi)
....
Scherzo. (Giacomo Leopardi)
Il Cinque Maggio. (Alessandro Manzoni) ....
La Guerra Fraticida. (Alessandro Manzoni)
.
.
.
Li due Sventurati. (F. D. Guerrazzi)
....
Canzone del Menestrello. (Tommaso Grossi) .
.
.
La Rondinella. ( Tommaso Grossi)
Serventese Folchetto di Provenza. ( Tommaso Grossi) .
Serventese in Morte di Marco Visconti. (Anonimo)
Roma. Sonetto. ( Girolamo Prati)
Sulla morte di Giuda. Quattro Sonetti. (Vincenzo Monti)
Artaserse. Dramma. (Pietro Mctastasio)
.
.
:

197
193
202
206
212
215
216
220
224
227
228
230
238
242
243
245

ITALIAN READER.

LE MIE PRIGIONI. SHew PeUieo.


ESTRATTI.

Il venerd 13 ottbre 1820 fui arrestato a Milano, e


condtto a Santa Margherita. E'rano le tre pomeridiane.1
Mi si fce 2 un lungo interrogatrio per tutto quel girno e
per altri ancra. Ma di ci non dir nulla. Simile ad un
amante maltrattato dalla sua blla, e dignitosamente risoluto
di tenrle brncio,8 lascio la politica ov'lla sta, e parlo
d' altro.
Alle nve dlla sra di quel pvero venerd, 1'attuario
mi consegn al custde, e qusti condttomi nlla stanza a
me destinata, si fce da me rimttere con gentile invito, per
restituirmeli 4 a tmpo dbito, orolgio, denaro, e gni altra
csa ch' io avessi in tasca, e m' augur rispettosamente la
buna ntte
La stanza ra a pian terrno,5 e mettva sul cortile.
Carceri di qua, carceri di l, carceri di spra, carceri dirim
ptto. M' appoggiai alla finstra, e sttti 6 qualche tmpo ad
ascoltare 1' andare e venire dei carceriri ed il frentico
canto di parcchi de' rinchiusi. . . . Tristi pensiri mi
straziavano 1' anima. Chiusi la finstra, passeggiai7 un' ra
credndo di non avr rquie tutta la ntte. Mi psi8 a ltto,
e la stanchzza m' addorment.
1

ITALIAN READER.

A mezzantte, due secondini* erano venti a visitarmi, e


m' avano trovato di pessimo umre. Al1' alba tornarono,
e mi trovarono serno e cordialmente scherzso.
Stantte, signre, ella10 aveva una faccia da basilisco,
disse 11 il Tirla ; ra tutt' altro, e ne gdo,12 sgno che non
13 perdni Y espressine un birbante : perch i birbanti
(io sno vecchio del mestire, e le mie osservazini hanno
qualche pso) i birbanti sno pi arrabbiati il secndo
girno del lro arrsto, che il primo. Prende tabacco?
Non ne sglio 14 prndere ; ma non vo' 15 ricusare le vstre
grazie. Quanto w alla vstra osservazine, scusatemi, non
da quel sapinte che sembrate. Se stamane non ho pi fac
cia da basilisco, non potrebb' gli ssere17 che il mutamnto
fsse prva d' insensatzza, di facilit ad illudermi, a sognar
prssima la mia libert ?
Ne dubiteri,18 signre, s' lla fsse in prigine per
altri motivi ; ma per quste cse di stato,19 al girno d' ggi,
non possibil di crdere che finiscano20 cos su de pidi.21
Ed lla non siffattamnte gnzo da immaginarselo. Per
dni sa:22 vule un' altra prsa? Date qua.28 . . . .
Io lo guardava in faccia fissamnte, con un sorriso malizi
so, che volva24 dire : " Portersti tu un mio viglietto ad un
altro infelice, al mio amico Piro ? " \_Maronclli\. Ed gli
mi rispse con un altro sorriso, che volva dire : " No,
signre ; e se vi dirigte ad alcuno de' mii compagni, il
quale vi dica25 di s, badate che vi tradira." Non sno veramnte crto, ch' gli mi capisse,26 ne ch' io capissi lui. So "
bens, che io fui dici vlte sul punto di dimandargli un pz
zo di carta, ed na matita, e non ardii,28 perch v' ra alcun
che ngli cchi sui che sembrava avvertirmi di non fidarmi
di alcuno, e mno d' altri che di lui.
Se Tirla, clla sa espressine di bont, non avsse
anche avuto qugli sguardi cos furbi, se fsse stata na fisonomia pi nbile, io avri ceduto alla tentazine di farlo

^v

LE MIE PRIGIONI.

mio ambasciatre, e frse .un mio viglietto giunto a tmpo


al1' amico gli avrebbe dato la frza di riparare qualche sba
glio, e frse ci salvava, non lui povertto, che gi trppo
ra scoprto, ma parcchi altri e me !
Pazinza, dovva andar cos.29
Fui chiamato alla continuazine del1' interrogatrio, e
ci dur tutto quel girno, e parcchi altri, con nessun altro
intervallo che qullo de' pranzi. . . . Un girno due sec
ondini vngono80 a prndermi. Si cangia81 allggio, sig
nre. Che intendte82 dire ! C 88 comandato di traspor
tarla in un altra camera; Perch ? Qualche altro grsso
uccllo stato prso,84 e qusta essndo la miglir camera. . . .
capisce bne.86 ... Capisco : la prima psa de' nuvi
arrivati. E mi trasportarono alla parte del cortile opp
sta
Sttti86 in qulla stanza un mse e qualche d. La ntte
di 18 ai 19 di febraio (1821) sno svegliato da rumre di
catenacci e di chiavi ; vdo entrare parcchi umini con lan
trna : la prima ida che mi si present,87 fu che venissero a
scannarmi. Ma mntre io guardava perplsso qulle figure,
cco avanzarsi gentilmnte il cnte Balza, il qual mi dice
ch' io abbia88 la compiacnza di vestirmi prsto per partire.
Quest' annnzio mi sorprse,89 ed bbi la follia di sperare
che mi si conducsse40 ai confini del Piemnte. Possibile
che s gran tempsta si dileguasse41 cos ? I'o racquisteri42
ancra la dlce libert? I'o rivedri43 i mii carissimi
genitri, i fratlli, le sorlle? Qusti lusinghvoli pensiri
m' agitarono brvi istanti. Mi vestii 44 con grande celerit, e
seguii 45 i mii accompagnatri. Dve si va ? 48 dissi al
cnte, montando in carrzza con lui, e con un uffiziale di
gendarmeria.
Non psso significarglielo,47 finch non siamo un miglio

al di l 4S di Milano.
Vidi 49 che la carrzza non andava vrso prta Vercellina,
e le mie speranze furono svanite ! . . . .

ITALIAN READER.

Lasciai passare pi d' un miglio, pi dissi al cnte Blza :


Suppngo 60 che si vada a Verna.
Si va pi in l,61 rispse ; andiamo a Venezia, ve
dbbo82 consegnarla ad una commissine speciale.
Viaggiammo per psta, senza fermarci, e giungemmo il
20 febraio a Venezia
Salimmo al palazzo dei tribunali ; ivi il cnte Boba parl
co' giudici, indi mi consegn al carceriere, e congedandosi
da me, m' abbracci intenerito.
Seguii in silnzio il carcerire. Dpo avr traversato
parcchi anditi e parcchie sale, arrivammo ad na scaletta
che ci condusse stto i Pimbi, famse prigini di stato fin
dal tmpo dlla Repblica Vneta.
Ivi il carcerire prse53 registro del nme, indi mi chiu
se 54 nlla stanza destinatami
In qusta stanza vedndo di rado creature umane, didi65
rtta ad alcune formiche che venivano sulla mia finstra, le
cibai sontuosamnte, qulle andavano a chiamare un esrcito
di compagne, e la finstra fu pina di siffatti animali. Didi
parimnti rtta ad un bel ragno che tapezzava una dlle mie
parti. Cibai qusto con moscherini e zanzare, e mi si
amic,56 sino a venirmi sul ltto e slla mano, e prndere la
prda dalle mie dita.
Fssero qulli stati i sli instti che mi avssero visitato !
Eravamo ancra in primavra, e gi le zanzare si multiplicavano spaventosamnte. L' Invrno ra stato di una stra
ordinaria dolczza, e, dpo pchi vnti in marzo, segu il
caldo. E' csa indicibile, cme s' infoc 1' aria del covile
ch' io abitava. Situato a prtto mezzogirno, stto un ttto
di pimbo, e clla finstra sul ttto di San Marco, pure di
pimbo, il cui rivrbero ra tremndo, io soffocava. I'o non
ava mai avuto ida d' un calre s opprimnte. A tanto
supplizio s' aggiungano le zanzare in tal moltitudine, che
per quanto io m' agitassi67 e ne struggssi, io n'ra coprto;
il ltto, il tavolino, la sdia, il sulo, le parti, la vlta, tutto

LE MIE PRIGIONI.

n' era coperto ; e 1' ambinte ne conteneva infinite, sempre


andanti e veninti per la finestra, e facienti un ronzio infer
nale. Le punture di qugli animali sno dolorse, e quando
se ne ricve68 da mattina, a sra e da sra a mattina, e si
de69 avre la pernne molstia di pensare a diminuirne il
numero, si soffre60 veramente assai e di corpo e di spirito.
Allorch veduto simile flagllo, ne conbbi el la gravzza,
e non poti conseguire che mi mutassero il carcere, qualche
tentazine di suicidio mi prse,62 e talvlta temi d' impaz
zare. Ma, grazie al cilo, rano smanie non- durvoli, e la
religine continuava a sostenrmi. Essa mi persuadva che
1' umo de patire, e patire con frza ; mi faca,63 sentire una
crta volutt del dolre, la compiacnza di non soggiacre, di
vincer tutto
Fin la state ; nel1' ultima met di settmbre, il caldo sce
mava. Ottbre vnne ; io m' allegrava allra d' avre una
stanza che nel vrno dovva sser buna. Ecco una mattina
il custde che mi dice, avre rdine di mutarmi di carcere.
E dve si va ?
A pchi passi, in una camera pi frsca.
E perch non pensarci quand' io moriva dal caldo, e
1' aria ra tutta zanzare, ed il ltto ra tutto cimici ?
Il comando non venuto prima.
Pazinza, andiamo. ....
Il lugo ve mi psero ra pur stto i Pimbi, ma a tra
montana e ponnte, con due finstre, una di qua64 1' altra
di l ; soggirno di perptui raffreddri, e d' orribile ghiaccio
ne' msi rigidi. La finstra a ponnte ra grandissima,
qulla a tramontana ra piccola ed alta, al di spra del mio
ltto
Add 66 24 novmbre, uno de' nstri compagni, il dottr
Forsti,66 fu tlto dal carcere de' Pimbi, e trasportato non
sapevam67 dve. Il custde ed i secondini rano atterriti ;
nino di lro volea darmi Ice su qusto mistro.
E che csa vul lla sapre, dicami Tremerllo, se
1*

ITALIAN READER.

nulla v' 6S di buono a sapere ?

Le ho dtto gi troppo, le

ho dtto gi troppo.
Su via, che srve il tacre ? w gridai raccapricciando
non v' ho io capito ? gli dunque condannato a mrte ?
Chi ?.. . gli ? ... il dottr Forsti ? . . .
Tremerllo esitava ; ma la vglia di chiacchierare non
ra 1' infima dlle sue virt.
Non dica 70 pi che sn ciarlne ; io non volva prprio
aprir bcca su quste cse. Si ricrdi che m' ha cos
trtto.71
S, s, v' ho costrtto ; ma, animo ! ditmi tutto. Che
n' del povero Forsti ?
Ah, signre ! gli fcero passare il pnte de' Sospiri,
gli nlle carceri criminali ! La sentnza di mrte stata
ltta a lui e a due altri.
E si eseguir ? quando ? Oh miseri ! E chi sno gli
altri due ?
Non so72 altro, non so altro. Le sentnze non sno an
cra publicate. Si dice78 per Venzia che vi saranno parc
chie commutazini di pna. Dio volsse che la mrte non
seguisse per nessuno di lro ! Dio volsse, che, se non son
tutti salvi da mrte, lla almno lo fsse ! I'o ho msso a
li tale affezine . . . perdni la libert . . . cme se fsse un
mio fratllo !
E se ne and commsso. Il lettre pu74 pensare in
qual agitazine io mi trovassi tutto quel d, e la ntte seg
unte, e tanti altri girni, che nlla di pi poti sapre.
Dur 1' incertzza un mse : finalmnte le sentnze rela
tive al primo processo furono publicate. Colpivano75 mlte
persne, nve dlle quali rano condannate a mrte, e pr
per grazia a carcere duro ; quali per vent' anni, quali per
quindici (e ni due casi dovano76 scontar la pna nlla for
tzza di Spielberg, prsso la citt di Briinn in Moravia),
quali per dici anni o mno (ed allra andavano nlla for
tzza di Lubiana).

LE MIE PRIGIONI.

L' ssere77 stata commutata la pna a tutti quelli del pri


mo processo, ra gli argomnto che la morte dovsse 7S ris
parmiarsi dnche a qulli del secndo ? Ovvro 1' indulgnza
sarbbesi ,9 usata a' sli primi, perch arrestati prima dlle
notificazini che si publicarono cntro le societ secrte, e
tutto il rigre cadrbbe 80 si secndi ?
La soluzine del dbbio non pu sser lontana, diss' io ; sia ringraziato il Cilo, che ho tmpo di prevedre la
mrte, e apparecchiarmivi 81
Add 11 gennaro (1822), vrso le 9 del mattino, Tremerllo cglie un' occasine per venire da me, e tutto agitato
mi dice :
Sa M ella che nel1' isola di San Michle di Murano, qu
pco lontano da Venzia, v' una prigine dve sno frse
pi di cnto carbonari88?
Me 1' avte gi dtto altre vlte. Ebbene . . . che
volte dire? . . . Su, parlate. Havvene84 frse di con
dannati ?
Appunto.
Quali ?
Non so.
Vi sarbbe mai il mio infelice Maronclli ?
Ah signre ! non so, non so chi vi sia.
Ed andssene 86 turbato, e guardandomi con atti di com
passine.
Pco apprsso vine il custde, accompagnato da' secon
dini e da un umo ch' io non avva mai veduto. Il custde
para confuso. L' umo nuvo prse la parla :
Signre, la Commissine ha ordinato ch' lla vnga
con me.
Andiamo, dissi ; e voi dunque chi site ?
Sno il custde dlle carceri di San Michle, dov' lla
dev* ssere tradtta.
Il custde de' Pimbi consegn a qusto i danari mii,
ch' gli ava nlle mani. Dimandai, ed ottnni86 la permis

ITALIAN READER.

sine di far qualche regalo a' secondini. Misi87 in rdine la


mia rba, prsi 88 la Bibbia stto il braccio, partii 89. Scen
dendo quelle infinite scale, Tremerllo mi strinse furtiva
mente90 la mano ; para voler dirmi: Sciagurato! tu si
V. perduto.
Uscimmo da una prta che metta91 sulla laguna ; e quivi
era na gndola con due secondini del nuvo custde.
Entrai in gndola, ed oppsti sentimnti mi commovano :
un rincrescimnto d' abbandonare il soggirno de' Pimbi,
ve mlto ava patito ; ma ve pure io mi era affezionato
ad alcuno, ed alcuno rasi affezionato a me ; il piacre di tro
varmi, dpo tanto tmpo di reclusine, al1' aria aprta, di
vedre il cilo e la citt e le acque, snza 1' infausta quadra
tura dlle inferriate ; il ricordare la lita gndola che in
tmpo tanto miglire mi portava per qulla laguna med
sima, e le gndole del lago di Cmo e qulle del lago Mag
gire, e le barchtte del Po, e qulle del Rdano e dlla
Snna ! . . . O ridnti anni svaniti ! E chi ra stato al
mndo felice al pari di me ?
Nato da' pi amorvoli parnti in qulla condizine che
non povert, e che avvicinandoti92 quasi egualmnte al
pvero ed al ricco t' agvola il vro conoscimnto de' due
stati, condizine ch' io rputo la pi vantaggisa per colti
vare gli afftti ; io, dpo un' infnzia consolata da dolcis
sime cre domstiche, ra passato a Line prsso un vc
chio cugino matrno, ricchissimo, degnissimo dlle sue ric
chzze, ve tutto ci che pu sservi d' incanto per un cure
bisognso d' eleganza e d' amre, ava deliziato il primo fer
vre dlla mia giovent : di l tornato in Italia, e domiciliato
co' genitri a Milano, ava proseguito a studiare ed amare
la societ ed i libri, non trovando che amici egrgj, e lusin
ghvole plauso. Mnti e Fscolo, sebbne avversar) fra lro
m' rano benvoli egualmnte. M' affezionai pi a quest' ultimo ; e siffatto iracndo umo, che clle se asprzze
provocava tanti a disamarlo, ra per me tutto dolczza e cor

LE MIE PRIGIONI.

dialit, ed io lo riveriva teneramnte. Gli altri letterati di


onre m' amavano anch' ssi, com' io li riamava. Niuna
invidia, niuna calunnia m' assal, od almno rano di gente
s screditata, che non pota nuocere. Alla caduta del rgno
d' Italia, mio padre ava riportato il suo domicilio a Torino,
col resto dlla famiglia, ed io procrastinando di raggiungere
s care persne, ava finito per rimanrmi a Milano, ve
tanta felicit mi circondava, da non saprmi93 indurre ad
abbandonarla.
Fra altri ttimi amici, tre, in Milano, predominavano sul
mio cure. Don Pietro Borsieri, Monsignr Ludovico di
Brme, ed il cnte Luigi Prro Lambertnghi. Vi s' aggiun
se94 in apprsso il cnte Federico Gonfaloniri. Fattomi
educatre di due bambini di Prro, io ra a qulli cme un
padre, ed al padre cme un fratllo. In qulla casa afflui
va95 tutto ci non slo, che ava di pi clto la citt, ma
cpia di ragguardvoli viaggiatri. I'vi conbbi96 la Stacl,
Schlegel, Davis, Byron, Hobhouse, Brougham, e mlti altri
illustri di varie parti d' Eurpa. Oh quanto rallgra, e
quanto stimola ad ingentilirsi, la conoscnza dgli umini di
mrito ! S, io ra felice ! io non avri97 mutata la mia
srte con qulla d' un principe ! E da srte s giocnda
balzare tra sghrri, passare di carcere in carcere, e finire per
ssere strozzato, e perire ni cppi ! . . . Volgndo tai pen
siri, giunsi98 a San Michle, e fui chiuso in una stanza che
ava la vista d' un cortile, dlla laguna, e dlla blla isola di
Murano
Ai 21 febraio (1822), il custde viene a prndermi ;
rano le dici antimeridiane. ... Mi conduce " nlla sala
dlla Commissine e si ritira. Stavano seduti, e si alzarono,
il presidnte, 1' inquisitre e i due giudici assistnti.
Il presidnte, con atto di nbile commiserazine, mi disse
che la sentnza ra venuta, e che il giudizio ra stato terri
bile, ma gi 1'Imperatre 1' avva mitigato.
L' inquisitre mi lsse 100 la sentnza : Condannato a

10

ITALIAN READER.

mrte. Pi lsse il rescritto imperiale : la pna e commu


tata in quindici anni di carcere duro, da scontarsi nella for
tzza di Spielberg.
Rispsi : Sia fatta la volont di Dio ! ....
Dimani, disse 1' inquisitre, ci rincrsce 101 di dovrle
annunziare la sentenza in pblico ; ma formalit impre
teribile.
Sia pure, dissi 102.
Da quest' istante le concediamo, soggiunse,103 la com
pagnia del suo amico.
E chiamato il custde, mi consegnarono di nuovo a lui,
dicndogli che fssi msso con Maronclli
Il mattino segunte alle 9 antimeridiane, Maronclli ed io
fummo fatti entrare in gndola, e ci condussero in citt. Ap
prodammo al palazzo del dge, e salimmo alle carceri. Ci
misero 104 in una stanza, ve nove o dici sbirri sedano a
farci guardia, e ni passegiando aspettavamo 1'istante d'esser
tratti in piazza. L' aspettazine fu lunga. Comparve105
soltanto a mezzod 1'inquisitre, ad annunciarci che biso
gnava andare. Il mdico si present, suggerndoci di bre un
bicchierino d' acqua di mnta ; accettammo, e fummo grati,
non tanto di qusta, quanto dlla profnda compassine che
il bun vcchio ci dimostrava. Era il dottr Dsmo.
S' avanz quindi il capo-sbirro, e ci pse 106 le mantte. Se
guimmo lui, accompagnati dagli altri sbirri.
Scendmmo la magnifica scala de' Giganti, ci ricordammo
del dge Marin Faliero, ivi decapitato ; entrammo nel gran
portne che dal cortile del palazzo mtte 107 sulla piazztta, e
qu giunti voltammo a sinistra vrso la laguna. A mzzo
dlla piazztta ra il palco ve dovmmo salire. Dalla
scala de' Giganti fino a quel palco stavano due file di soldati
tedschi ; passammo in mzzo ad sse.
Montati l spra, guardammo intrno, e vedmmo in quel1' immnso ppolo il terrre. Per varie parti in lontananza
schieravansi 108 altri armati. Ci fu dtto, sservi i cannni
clle micce accse dappertutto

LE MIE PRIGIONI.

11

Il capitano tedsco grid, che ci volgessimo verso il pa


lazzo e guardassimo in alto. Obbedimmo, e vedmmo sulla
loggia un curiale con na carta in mano. Era la sentenza.
La lesse 1M con vce elevata.
Regn profndo silnzio sino al1' espressine : condannati
a mrte. Allra s' alz 11o un generale mormorio di com
passine. Succsse nuvo silnzio per udire il resto dlla
lettura. Nuvo mormorio s' alz al1' espressine: condan
nati a carcere duro, Maronclli per vnti anni, e Pellico per
quindici.
Il capitano ci f' m cenno di scndere. Gettammo un
altra vlta lo sguardo intrno, e scendmmo. Rientrammo
nel cortile, risalimmo lo scalne, tornammo nella stanza
dnde eravamo stati tratti, ci tlsero m le mantte, indi fum
mo ricondtti a San Michle.
Qulli ch' rano stati condannati avanti ni, rano gi
partiti per Lubiana e per lo Spielberg, accompagnati da un
commissario di polizia. Ora aspettavasi il ritrno del med
simo commissario, perch conducsse ni al destino nstro.
Qusto intervallo dur un mse
Il commissrio giunse 113 alfine di Germania, e vnne 114
a dirci, che fra due girni partiremmo.
Ho il piacre, soggiunse, di potr dar lro una conso
lazine. Tornando dallo Spielberg, vidi a Vinna Sua
Maest 1' Imperatre, la quale mi disse che i giorni di lor
signri, vul115 valutarli, non di 24 re, ma di 12. Con
qusta espressine intnde significare, che la pna dimez
zata.
Qusto dimezzamnto non ci vnne 116 pi mai annunziato
officialmnte, ma non v' ra alcuna probabilit che il com
missario mentisse ; tanto pi che non ci dide 117 gi qulla
nuva in segrto, ma cnscia118 la Commissine.
I'o non seppi 119 neppur rallegrarmene. Nlla mia mnte
rano pco mno orribili sett' anni e mzzo di frri, che

12

ITALIAN READER.

quindici anni. Mi pareva impossibile di vivere s lungamnte.


La mia salute era assai misera. Pativa dolri di petto
gravi, con tsse ; e creda lesi i polmni. Mangiava pco,
e quel pco nol 120 digeriva.
La partnza fu nella ntte, tra il 25 ed il 26 marzo. Ci
fu permsso d' abbracciare il dottr Cesare Afmari nstro
amico. Uno sbirro e' incaten trasversalmnte la mano
dstra ed il pide sinistro, affinch ci fsse impossibile fug
gire. Scendmmo in gndola, e le guardie remigarono
verso Fusina.
l'vi giunti, trovammo allestiti due lgni. Montarono Rzia
e Canva nell* uno ; Maronclli ed io nel1' altro. In uno de'
lgni ra co' due prigini il commissario, nel1' altro un stto
commissrio cgli altri due. Compivano il convglio sei o
stte guardie di polizia, armate di schippo e sciabola, dis
tribuite parte dntro i legni, parte sulla casstta del vettu
rino.
Essere costrtto da sventura ad abbandonare la patria
smpre dolorso, ma abbandonarla incatenato, condtto in
climi orrndi, destinato a languire per anni fra sghrri,
csa s straziante che non v' ha trmini per accen
narla ! . . . .
Ci fermammo un girno a Lubiana, ve Canva e Rzia
furono divisi da ni, e condtti nel castllo ; facile imma
ginarsi quanto qusta separazine fsse dolorsa per tutti
quattro
Arrivammo al lugo dlla nstra destinazine il 10
d' aprile.
La citt di Briinn, capitale dlla Moravia, ed ivi riside
il governatre dlle de provincie di Moravia e Silesia.
E' situata in una valle ridnte, ed ha un crto asptto di ric
chzza. Mlte manifatture di panni prosperavano ivi allra,
le quali pscia decaddero 121 ; la popolazine ra di circa 30
mila anime.
.<

LE MIE PRIGIONI.

13

Accsto alle sue mura, a ponente, s' alza un monticllo, e


eovr' esso siede 1' infusta rcca di Spielberg, altre vlte
rggia de' signri di Moravia, oggi il pi sevro ergastolo
della monarchia austriaca. Era cittadlla assai frte, ma i
Francsi la bombardarono e presero 122 a' tmpi dlla famsa
battaglia d' Austerliz (il villaggio d' Austerliz a pca dis
tanza). Non fu pi ristaurata da potr servire di fortzza,
ma si rifce 1M una parte dlla cinta, eh' ra diroccata. Cir
ca trecnto condannati, per lo pi ladri ed assassini, sno ivi
custoditi, quali a carcere duro quali a durissimo.
Il carcere duro significa ssere obligati al lavro, portare
la catna a' pidi, dormire su nudi tavolacci V2i e mangiare il
pi pvero cibo immaginabile. Il durissimo significa ssere
incatenati pi orribilmnte, con una crchia di frro intrno
a' fianchi, e la catna infitta nel muro, in guisa che appna
si pssa125 camminare rasnte il tavolaccio che srve di
ltto : il cibo lo stsso, quantunque la legge dica : pne ed
acqua.
Ni prigioniri di stato, eravamo condannati al carcere
duro.
Salendo per 1'rta di quel monticllo, volgevamo gli cchi
inditro per dire addio al mndo, incrti se il baratro che
vivi e' ingoiava, si sarbbe pi schiuso 126 per ni. I'o ra
pacato esteriormnte, ma dntro di me ruggiva. Indarno
volea ricrrere alla filosofia per acquietarmi ; la filosofia non
ava ragini sufficinti per me.
Partito da Venzia in cattiva salute, il viaggio m' avva
stancato miseramnte. La tsta e tutto il crpo mi dolva
no m : arda dlla fbbre. Il male fisico contribuiva a tenr
mi iracndo ; probabilmnte 1' ira aggravava il mille fisico.
Fummo consegnati al soprintendnte dllo Spielberg, ed i
nstri nmi vnnero 128 da qusto iscritti fra i nmi de' la
drni. Il commissario imperiale ripartndo ci abbracci, ed
ra intenerito : Raccomando a lor signri particolarmnte
la docilit, diss' gli ; la minima infrazine alla disciplina
2

14

ITALIAN READER.

pu 129 venir punita dal signr soprintendnte con pne


severe.
Fatta la consgna, Maronclli ed io fummo condtti in un
corridio sotterraneo, dve ci s' aprsero180 due tenebrse
stanze non contigue. Ciascno di ni fu chiuso nel so
covile.
Acerbissima csa, dpo avr gi dtto addio a tanti og
gtti, quando non si pi che in de amici, egualmnte
sventurati ; ah ! s ! acerbissima csa il dividersi ? Ma
ronclli nel lasciarmi, vedami infrmo, e compiangva in
me un umo ch' i probabilmnte non vedrbbe131 mai pi;
io compiangva in lui un fire splndido di salute, rapito
frse per smpre alla luce vitale del sle. E quel fire in
fatti oh cme appass ! Kivide un girno la luce, ma oh in
quale stato !
Allorch mi trovai slo in quel1' rrido antro, e intsi ser
rarsi i catenacci, e distinsi 132 al barlume che discendva da
alto finestrulo, il nudo pancne datomi per ltto, ed un
enrme catna al muro, ni' assisi 133 fremnte su quel ltto, e
prsa qulla catna, ne misurai la lunghzza, pensando fsse
destinata per me.
Mezz' ra dappi cco stridere le chiavi ; la prta s' apre :
il capo-carcerire mi portava una brcca d' acqua.
Qusto per bre, disse con vce burbera ; e domat
tina porter la pagntta.
Grazie, bun umo.
Non sno buno, rispse 184.
Pggio per vi, gli dissi sdegnato. E qusta catna,
soggiunsi, frse per me ?
S signre, se mai lla non fsse quita, se ingiuriasse,
se dicesse insolnze. Ma se sar ragionvole, non le por
remo135 altro, che una catna a' pidi. Il fabbro la sta
apparecchiando.
i passeggiava lentamnte su e gi, agitando quel villano

LE MIE PRIGIONI.

15

mazzo di grosse chiavi, ed io con cchio irato mirava la stia


gigantsca, magra, vecchia persna; e, ad nta de' linea
mnti non volgari del suo vlto, tutto in lui mi sembrava
1' espressine odiosissima d' un brutale rigre
Noiato dlla sua presenza, e pi dlla sa aria da padr
ne, stimai opportuno d' umiliarlo, dicndogli imperiosa
mente, quasi a servitre. Datemi da bre.
i mi guard, e para significare : Arrogante ! qu bis
gna136 divezzarsi dal comandare.
Ma tacque 137 chin la sua lunga schina, prse in trra la
brcca, e me la prse. ... Mi avvidi 138 pigliandola ch' i
tremava, e attribundo quel trmito alla sua vecchiezza, un
misto di piet e di rivernza temper il mio orgglio.
Quanti anni avte ? gli dissi con vce amorvole.
Settantaquattro, signre : ho gi veduto mlte sven
ture e mie ed altrui.
Qusto cnno sulle sventure se ed altrui, fu accompa
gnato da nuvo trmito, nel1' atto ch' i ripigliava la brcca,
e dubitai fsse efftto, non dlla sla et, ma di un crto
nbile perturbamnto. Siffatto dbbio cancell dal1' anima
mia 1' dio che il silo primo asptto m' aveva imprsso.
Cme vi chiamate ? gli dissi.
La fortuna, signre, si burl di me, dandomi il nme
d' un grand' umo. Mi chiamo Schiller.
I'ndi in pche parle mi narr qual fsse il suo pase,
quale 1' origine, quali le gurre vedute, e le ferite riportate.
Era Svizzero, di famiglia contadina : ava militato cntro
a' Turchi stto il general Landon, a' tmpi di Maria Tersa
e di Giusppe II., indi in tutte le gurre del1' Austria cntro
alla Francia, sino alla caduta di Napolene
Mi supplic quindi d' ssere quito, di non andare in
furre, cme fanno spsso i condannati, di non costringerlo a
trattarmi duramnte.
Prse 139 pscia un accnto nivido, quasi per celarmi na
parte dlla sua piet, e disse :

16

ITALIAN READER.

> Or bisgna ch' io me ne vada 140.


Poi torn inditro, chiedndomi da quanto tmpo io tos
sissi cos miseramnte cme io faceva, e scagli na grssa
maledizine cntro il medico, perch non veniva in quella
sra stssa a visitarmi.
lla ha na cattivissima fbbre, soggiunse ; io me ne
intndo. Avrbbe d' upo almno d' un pagliericcio, ma
finch il mdico non 1' ha ordinato, non possiamo darglielo ia.
Usc, richiuse 142 la prta, ed io mi sdraiai sulle dure
tavole, febbricitante s, e con frte dolre di ptto, ma mno
fremnte, mno nemico dgli umini, mno lantano da Dio.
A sra vnne il soprintendnte, accompagnato da Schiller,
da un altro caporale e da due soldati, per fare na perquisi
zine.
Tre perquisizini quotidiane rano prescritte : una a mat
tina, na a sra, una a mezzantte. Visitavano gni angolo
dlla prigine, gni minuzia ; indi g1' inferiri uscivano, ed
il soprintendnte (che mattina e sra non mancava mai) si
fermava a conversare alquanto con me. ... La mattina del
gioved, dpo una pssima ntte, indebolito, rtte le ssa
dalle tavole, fui prso d' abbondante sudre. Vnne la visita.
Il soprintendnte non vi ra ; siccme quel1' ra gli ra in
cmoda, i veniva pi alquanto pi tardi
Circa de re pi tardi Schiller mi port un tzzo di pan
nro.
Qusta, disse, la porzine per de girni
Alle re ndici mi fu portato il pranzo da un condannato,
accompagnato da Schiller. Componevano il pranzo due
pentolini di frro, 1' uno contennte una pssima minstra,
1' altro legumi conditi con salsa tale, che il slo odre met
tva schifo.
Provai d' ingoiare qualche cucchiaio di minstra : non mi
fu possibile.
Schiller mi ripetva : Si fccia animo ; 143 procuri d' av

LE MIE PRIGIONI.

17

vezzarsi a qusti cibi ; altrimnti le accadr, cme giti


accaduto ad altri, di non mangiucchiare se non 144 un po' di
pane, e di morir quindi di langure.
Il venerd mattina vnne finalmnte il dottr Bayer.
Mi trov fbbre, m' ordin un pagliericcio, ed insist per
di' io fssi tratto di quel sotterraneo e trasportato al piano
superire. Non si potva, non v' era lugo. Ma fattane
relazine al cnte Mitrowsky, governatre dlle de Provin
cie, Moravia e Silesia, residnte in Briinn, qusti rispse
che, stante la gravzza del mio male, 1' intnto del medico
fsse eseguito.
Nlla stanza che mi didero, penetrava alquanto di luce ;
ed arrampicandomi alle sbarre del1' angusto finestrulo, io
vedva la sottopsta valle, un pezzo dlla citt di Briinn, un
sobbrgo con mlti orticlli, il cimitro, il laghtto dlla Cer
tsa, ed i selvsi clli che ci dividano da' famsi campi
d' Austerlitz.
Qulla vista m' incantava. Oh quanto sarei stato lito, se
avssi potuto dividerla con Maronclli !
Ci si facano intanto i vestiti da prigioniro. Di l a
cinque girni, mi portarono il mio.
Consistva in un paio di pantalni di ruvido panno, a d
stra colr grigio, e a sinistra colr cappuccino 145 un giusta
cure di de colri egualmnte collocati, ed un giubbettino
di simile due colri, ma collocati oppostamnte, cio il cap
puccino a dstra ed il grigio a sinistra. Le calze rano di
grssa lana ; la camicia di stppa pina di pungnti stcchi,
un vro cilicio : al cllo na pezzula di tla pari a
qulla dlla camicia. Gli stivaletti rano di cuio non tinto,
allacciati. Il cappllo ra bianco.
Compivano qusta divisa i frri a' pidi, cio na catna
da na gamba al1' altra, i cppi dlla quale furono fermati
con chidi che si ribadirono spra un' incudine. Il fabbro
che mi fce qusta operazine, disse ad una guardia, cre2*

18

.<

ITALIAN READER.

dndo ch' io non capissi il tedsco : Malato com' gli , si


potva risparmiargli qusto giuoco ; non passano due msi,
che 1' angelo dlla morte viene a liberarlo.
Mchte es seyn ! (fsse pure !) gli diss' io, battndogli
clla mano sulla spalla.
Il pver' umo strabalz e si confuse 146 ; pi disse :
Spro che non sar profta, e desidero ch' lla sia liberata
da tutt' altro angelo.
Piuttsto che vivere cos, non vi pare, gli rispsi, che
sia benvenuto anche qullo dlla mrte?
Fce cnno di s col capo, e se n' and compassionan
domi
Il comando del soprintendnte e la vigilanza dlle guardie
avean tenuto fino allra tutte le vicine carceri in silnzio.
Un girno, vrso sra (gni vlta che ci pnso, mi si rin
nvano i palpiti che allra mi si destarono) le sentinlle, per
felice caso, furono mno attnte, ed intsi spiegarsi147 e pro
seguirsi con vce alquanto sommssa ma chiara, una cantilena, nlla prigine contigua alla mia.
Oh qual giia, qual commozine m' invase !
M' alzai dal pagliericcio, tsi148 1' orcchio, e quando ta
cque 149 proruppi in irresistibile pianto.
Chi si, sventurato ? gridai, chi si ? Dimmi il tuo
nme. I'o sno Silvio Pllico.
Oh Silvio ! grid il vicino, io non ti consco di per
sna, ma t' amo da gran tmpo. Accstati 150 alla finstra,
e parliamoci a disptto dgli sghrri.
M' aggrappai alla finstra, gli mi disse il suo nme, e
scambiammo qualche parla di tenerzza.
Era il cnte Orobni, nativo di Fratta prsso Rovigo, gi
vane di ventinve anni
Il mdico vedndo che nessuno di ni pota mangiare
qulla qualit di cibi che ci avano dato ne' primi girni, ci
mise tutti a qullo che chiamano quarto di porzine, cio il

LE MTE PRIGIONI.

19

vitto del1' ospedale. Erano tre minestrine leggerissime al


girno, un pezzettino d' arrosto d' agnello da ingoiarsi in un
boccne, e frse tre nce di pan bianco. Siccme la mia
salute s' andava facendo 151 miglire, 1' appetito cresceva, e
quel quarto era veramente trppo pco. Provai di tornare
al cibo de' sani, ma non v' ra guadagno a fare, giacch dis
gustava tanto ch' io non pota mangiarlo. Convnne 152 asso
lutamnte ch' io m' attenssi al quarto. Per pi d' un anno
conbbi153 quanto sia grande il tormnto dlla fame. E
qusto tormnto lo patirono, con veemnza anche maggire,
alcuni de' mii compagni, che essndo pi robusti di me,
rano avvzzi a nutrirsi piu abbondantemnte
Ne' primi girni fu stabilito che ciascuno di ni avsse
due vlte la settimana, un' ra di passggio. In sguito
qusto sollivo fu dato un girno s, un girno no ; e pi
tardi gni girno tranne le fste. Ciascuno ra condtto a
passggio separatamnte, fra due guardie avnti schippo in
ispalla
l'o tornava un mattino dal passggio : ra il 7 d' agsto.
La prta del carcere d' Orobni stava aprta, e dntro ravi
Schiller, il quale non mi avva intso venire. Le mie
guardie vgliono avanzare il passo, per chiudere qulla
prta. Io le prevngo,154 mi vi slancio, ed ccomi nlle
braccia d' Orobni.
Schiller fu sbalordito; disse Der teufel, der teufel! e
alz il dito per minacciarmi. Ma gli cchi gli s' empi
rono >55 di lagrime, e grid singhiozzando : O mio Dio, fate
misericrdia a qusti pveri givani ed a me, ed a ttti
g1' infelici, vi che fste tanto infelice slla trra !
Le de guardie piangvano pure. La sentinlla del cor
ridio, ivi accrsa, piangva anch' ssa. Orobni mi dic
va : Silvio, Silvio, qust' no de' pi cari girni dlla
mia vita ! l.o non so che gli dicssi ; ra fur di me dalla
gioia e dalla tenerzza.

20

ITALIAN READER.

Quando Schiller ci scongiur di separarci, e fu frza


obbedirgli, Orobni proruppe 166 in pianto dirottissimo, e
disse :
Ci rivedremo I57 ni mai pi sulla terra ?
E non lo rividi mai pi ! Alcuni msi dpo, la sua stanza
ra vta, ed Orobni giaceva in quel cimitro eli' io avva
dinanzi alla mia finestra !
Dacch ci eravamo veduti quel1' istante pareva che ci
amassimo anche pi dolcemnte, pi fortemente di prima.
gli ra un bel givane, di nbile asptto, ma pallido e di
misera salute. I sli cchi rano pini di vita. Il mio
afftto per lui veniva aumentato dalla piet che la sua ma
grzza ed il so pallre m' ispiravano.
La stssa csa provava gli per me. Ambi sentivamo
quanto fsse verisimile, che ad uno di ni toccasse d' ssere
prsto suprstite al1' altro.
Fra pchi girni gli ammal. Io non facva altro che
gmere e pregare per lui
Parcchi msi passarono s per lui,158 che per me, in
quste alternative di mglio e di pggio.
Potei rggere sino al girno undici di gennaio (1823).
La mattina in' alzai con mal di capo non frte, ma con dis
posizine di deliquio. Mi tremavano le gambe, e stentava a
trarre il fiato.
Anche Orobni, da due o tre girni, stava male 159 e non
s' alzava.
Mi prtano la minstra, ne gusto appna un cucchiaio,
pi cado160 privo di snsi. Qualche tmpo dpo, la senti
nlla del corridio guard per accidnte dallo sportllo, e
vedndomi giacnte a trra col pentolino rovesciato accanto
a me, mi credtte mrto, e chiam Schiller.
Vnne 101 anche il soprintendnte, fu chiamato sbito il
mdico, mi misero 1G2 a ltto. Rinvnni 168 a stnto.
Il mdico disse ch' io ra in pericolo, e mi fce levare i

.LK MIE PRIGIONI.

21

frri. Mi ordin non so qual cordiale, ma lo stomaco non


potva ritener nulla. Il dolr di capo crescva terribil
mnte. ....
Peggiorai per tutta una settimana, e delirava girno e
notte.
Kral e Krubitzky mi furono dati per infermiri ; ambi
mi servivano con amre.
O'gni vlta ch' io ra alquanto in snno, Kral mi ripetva :
Abbia 164 fiducia in Dio ; Dio slo buono.
Pregate per me, dicvagli io ; non che mi risani, ma
che acctti le mie sventure e la mia mrte in espiazine
de' mii peccati.
Mi sugger di chidere i sacramnti.
Se non li chisi 165 rispsi, attribuitelo alla debolezza
dlla mia tsta : ma sar per me gran confrto il ric
verli.
Kral rifer le mie parle al soprintendnte, e fu fatto
venire il cappellano dlle carceri.
Mi confessai, comunicai, e prsi 166 1' lio santo.
Lo sfrzo d' attenzine che fci per ricvere i sacramnti,
sembr esaurire la mia vitalit, ma invce giovmmi gettan
domi in un letargo di parcchie re che mi ripos.
Mi destai alquanto sollevato, e vedndo Schiller e Kral
vicini a me, prsi le lor mani, e li ringraziai dlle lor cure.
Schiller mi disse : L' cchio mio esercitato a vedr
malati: scommetteri che lla non mure167.
Non parvi168 di farmi un cattivo pronstico? diss' io.
No, rispse ; le misrie dlla vita sno grandi, vro, ma
chi le sopprta con nobilt d' animo e con umilt, ci gua
dagna smpre vivndo.
Pi soggiunse : S' lla vive, spro che avr fra qualche
girno una gran consolazine. Ella ha dimandato di vedre
il signr Maronclli ?
Tante vlte ho ci dimandato, ed invano ; non ardi
sco169 pi sperarlo.

22

ITALIAN READER.

Spri, spri, signre! e ripta la dimanda. La ripetei


infatti quel girno
Verso la fine dlla secnda settimana, la mia malattia
bbe una crisi, ed il pericolo s dilegu.
Cominciava ad alzarmi, quando un mattino s' apre170 la
prta, e vdo entrar festivo il soprintendnte, Schiller ed il
mdico. Il primo crre171 a me, e mi dice. Abbiamo il
permsso di darle per compagno Maronclli, e di lasciarle
scrivere una lttera ai parnti. La giia mi tlse172 il
respiro, ed il pvero soprintendnte, che per impeto di bun
cure, ava mancato di prudnza, mi credtte perduto.
Quando racquistai i snsi, e mi sovvnne173 del1' annunzio
udito pregai che non mi si ritardasse un tanto bne174. Il
mdico consent, e Maronclli fu condtto nlle mie braccia.
Oh qual momnto fu quello ? Tu vivi ? sclamavamo a
vicnda. Oh amico ! oh fratllo ! che girno felice e'
ancr taccato di vedre ! 175 Dio ne sia benedtto !
Ma la nstra giia ch' ra immnsa, congiungasi 176 ad un
immensa compassine. Maronclli dova sser mno colpito
di me, trovandomi cos deperito com' io ra : i sapa qual
grave malattia avssi fatto 177. Ma io anche pensando che
avsse patito, non me lo immaginava cos divrso da quel di
prima. Egli ra appna riconoscibile. Qulle sembianze,
gi s blle s flride, erano consumate dal dolre, dalla fame,
dal1' aria cattiva, del tenebrso carcere
Orobni, dpo aver mlto dolorato nelT invrno e nlla
primavra, si trov assai pggio la state. Sput sangue, e
and in idropisia.
Lascio pensare178 qual fsse la nstra afflizine, quand' i
si stava estingundo s presso di ni, snza che potssimo
rmper qulla crudle parte che e' impediva di vedrlo, e
di prestargli i nstri amichvoli servigj :
Schiller ci portava le sue nuve. L' infelice givane pat
atrocemnto, ma 1' animo suo non si avvil mai. Ebbe i soc

LE MIE PRIGIONI.

23

crsi spirituali dal cappellano (il quale, per buna srte,


sapeva il francse).
Mor nel d onomastico, il 13 giugno 1823. Qualche ra
prima di spirare, parl del1' ottagenario suo padre, s' inte
ner 179 e pianse. Pi riprese, dicendo : Ma perch piango
il pi fortunato de' miei cari, poich' gli alla vigilia di rag
giungermi al1' etrna pace ?
Le sue ultime parle furono : I'o perdno di cure
a' mii nemici.
Gli chiuse180 gli cchi Don Marco Fortini, suo amico dal
1' infanzia, umo tutto religine e carit.
Pvero Orobni ! qual glo ci crse 181 per le vne, quando
ci fu dtto ch' i non ra pi ! Ed udimmo le vci ed i
passi di chi 182 vnne a prndere il cadavere ! E vedmmo
dalla finstra il carro in ci veniva portato al cimitro !
Travano quel carro due condannati comuni ; lo seguivano
quattro guardie. Accompagnammo cgli cchi il tristo con
vglio fino al cimitro. Entr nlla citt. Si ferm in un
angolo : la ra la fossa ! . . . .
I cresciuti rigri rendvano smpre pi montona la n
stra vita. Tutto il 1824, tutto il 25, tutto il 2G, tutto il 27,
in che si passarono per ni ? Ci fu tlto quel1' so de' nstri
libri che per interim ci ra stato conceduto dal governatre.
Il carcere divnneci 183 una vra tmba, nlla quale neppure
la tranquillit dlla tmba e' ra lasciata
Nel carcere contiguo, gi d' Orobni stavano ra Don
Marco Fortini ed il signr Antnio Villa. Quest' ultimo,
altre vlte robusto cme un Ercole, pat184 mlto la fame il
primo anno, e quando bbe pi cibo, si trov snza frze per
digerire. Langu lungamnte, e pi ridtto quasi al1' estre
mit, ottnne che gli dssero 185 un carcere pi ariso.
L'atmosfra mefitica d' un angusto seplcro gli ra, snza
dbbio, nocivissima, siccme lo ra a tutti gli altri. Ma il
rimdio da lui invocato non fu sufficinte. In qulla stanza

24

ITALIAN READER.

grande, camp qualche mse ancra, pi dpo varj sbcchi


di sangue mor.
Fu assistito dal concaptivo D. Fortini e dal1' abate Paulowich.
Bench' io non mi fssi vincolato con lui cos strettamente
cme con Orobni, pur la sua mrte mi afflisse l86 mlto. Io
sapva ch' gli ra amato clla pi viva tenerzza da' genitri e da na spsa ! Per lui, ra pi da invidiarsi che da
compiangersi ; ma que' suprstiti ! . . . .
Egli ra anche stato mio vicino stto i Pimbi ; Tremerllo m' ava portato parcchi vrsi di lui, e gli ava portati
de' mii. Talvlta regnava in que' sui vrsi un profndo
sentimnto
Alla fine di quel1' anno (ra il 182G) 1' avvocato Solra,
ed il sacerdte Fortini furono graziati1"1
Era la liberazine di qu' due compagni, snza alcuna
consegunza per ni? Cme uscivano ssi, i quali rano
stati condannati al pari di ni, uno a 20 anni, 1' altro a 15, e
su ni e su molt' altri non risplendva gnizia ?
Cntro i non liberati esistvano dunque prevenzini pi
ostili? Ovvro sarbbevi la disposizine di graziarci tutti,
ma a brvi intervalli di distanza, due alla vlta ? frse gni
mse ? frse gni due o tre msi ?
Cos per alcun tmpo dubbiammo. E pi di tre msi
vlsero, n altra liberazine facasi188. Vrso la fine del
1827, pensammo che il dicmbre potsse ssere determinato
per anniversario dlle grazie. Ma il dicmbre pass, e
nulla accadde 189.
Protrammo 1' aspettativa sino silla state del 1828, termi
nando allra per me i stte anni e mzzo di pna, equivalnti,
secndo il dtto del1' Imperatre, ai quindici. Per tutti i
trmini calcolabili passarono, e grazia non rifulse M0
Intanto, gi prima del1' uscita di Solera e Fortini, ra
venuto al mio pvero Maronclli un tumre al gincchio
sinistro. In principio il dolre ra mite e lo costringa sol

LE MIE PRIGIONI.

25

tanto a zoppicare. Pi stentava a trascinare i frri, e di


rado usciva a passggio. Un mattino d' autunno, gli pia
cque191 d' uscir mco per respirar un pco di aria : v' era gi
nve, ed in un fatale momnto eh,' io nol sosteneva, inciamp
e cadde192. La percssa fece immantinnte divenire acuto
il dolre del gincchio. Lo portammo sul suo letto ; i non
ra pi in grado di rggersi. Quando il mdico lo vide, si
decise198 finalmnte a fargli levare i frri. Il tumre peg
gior di girno in girno, e divnne194 enrme, e smpre pi
dolorso. Tali rano i martirj del pvero infrmo, che non
pota avr rquie ne in ltto, ne fur di ltto
Ci eh' gli pat per nve msi non descrivibile. Final
mnte fu conceduto che si tensse un consulto. Vnne il
protomdico, approv tutto qullo che il mdico ava tentato,
e snza pronunciare la sua opinine sul1' infermit e su ci
che restasse a fare, se ne and195.
Un momnto apprsso, vine196 il sottintendnte, e dice a
Maronclli : Il protomdico non s' avventurato di spie
garsi qu in sua presenza ; temeva ch' lla non avsse la
frza d' udirsi annunziare na dura necessit. I'o 1' ho assi
curato che a li non manca il coraggio.
Spro, disse Maronclli, d' avrne dato qualche prva,
in soffrire snza urli qusti strazj. Mi si proporrbbe
mai197? ....
S, signre, 1' amputazine. Se non che il protomdico
vedndo un crpo cos emunto, sita a consigliarla. In tanta
debolezza, si sentir lla capace di sostenre 1' amputazine ?
Vul lla esprsi al pericolo ? . . . .
Di morire ? E non morri in brve egualmnte se
non si mtte 198 trmine a qusto male ?
Dunque farmo sbito relazine a Vinna d' gni csa,
ed appna venuto il permsso di amputarla
Che ? ci vule un permsso ?
S, signre.
Di l ad tto girni 19 1' aspettato consentimnto giunse.
3

26

ITALIAN READER.

H malato fu portato in una stanza pi grande ; i dimand


ch' io lo seguissi.
Potri spirare stto 1' operazine, diss' gli ; ch' io mi
trvi almno fra le braccia del1' amico.
La mia compagnia gli fu conceduta.
L' abate Wrba, nstro confessre vnne200 ad ammini
strare i sacramnti al1' infelice. Adempiuto qusto atto di
religine, aspettavamo i chirurgi, e non comparivano. Maronclli si mise 201 ancra a cantare un inno.*
I chirurghi vnnero alfine : rano due. U'no, qullo ordi
nario dlla casa, cio il nstro barbire, ed gli, quando
occorrvano operazini, avva il diritto di farle di sua mano,
e non volea cderne 1' onre ad altri. L' altro ra un givane
chirurgo, allivo dlla scula di Vinna, e gi godnte fama
di mlta abilit. Qusti, mandato dal governatre per
assistere al1' operazine e dirigerla, avrbbe voluto farla
gli stsso, ma gli convnne 202 contenrsi di vegliare al1' ese
cuzine
Maronclli non mise203 un grido. Quando vide che gli
portavano via la gamba tagliata, le dide un' occhiata di
compassine, pi vltosi 204 al chirurgo operatre, gli disse.
lla m' ha liberato d' un nemico, e non ho mdo di
rimuneramela205.
V ra in un bicchire spra la finstra na rsa.
Ti prgo di portarmi qulla rsa, mi disse.
Glila portai. Ed i 1' offrse al vcchio chirurgo, dicn
dogli : Non ho altro a presentarle in testimonianza dlla
mia gratitudine.
Qugli prse 20S la rsa, e pianse
La guarigine si oper in quaranta girni. Dpo i quali
fummo ricondtti nel nstro carcere, qusto peraltro207 ci
vnne ampliato, facndo cio un' apertura al muro ed unndo
* See this hymn among the poetical selections.

LE MIE PRIGIONI.

27

la nostr' antica tana a qulla gi abitata da Orobni, e pi


da Villa.
I'o trasportai il mio letto al luogo medsimo, ov' era stato
quello d' Orobni, ve gli ra mrto. Quest' identit di
lugo m' era cara ; parami di ssermi avvicinato a lui.
Sognava spsso a lui, e parami che il suo spirito veramnte
mi visitasse e mi rasserenasse con celsti consolazini
Volndo computare la mia pna, non dal1' poca del1' arr
sto, ma da qulla dlla condanna, i stte anni e mzzo finivano
nel 1829 ai primi di luglio, secndo la firma imperiale dlla
sentnza, ovvro ai 22 d' agsto, secndo la publicazine.
Ma anche qusto trmine pass, e mor gni speranza.
Fino allra Maronclli ed io facevamo talvlta la sup
posizine di rivedre ancra il mndo, la nstra Italia, i
nstri congiunti ; e ci ra matria di ragionamnti pini di
desidrio, di piet, e di amre.
Passato 1' agsto e pi il settmbre, e pi tutto quel1' anno, ci avvezzammo a non isperare pi nulla spra la
trra, tranne 1' inalterabile continuazine dlla reciproca
nstra amicizia, e 1' assistnza di Dio, per consumare degna
mnte il rsto del nstro lungo sacrifizio.
Ah 1' amicizia, e la religine sno due bni inestimabili !
Abbelliscono anche le re de' prigioniri, a cui pi non risplnde verisimiglianza di grazia ! Dio veramnte cgli
sventurati ; cgli sventurati che amano ! . . . .
Spunt il 1 d' agsto del 1830. Volgano208 dici anni,
eh' io ava perduta la libert ; ott' anni e mzzo ch' io scon
tava il carcere duro.
fi
Era girno di domnica. Andammo, cme le altre fste,
nel slito recinto. Guardammo ancra dal muricciulo la sot
topsta valle ed il cimitro, ve giacano Orobni e Villa :
parlammo ancra del ripso, che un d v' avrbbero le nstre
ossa. Oi assedmmo209 ancra sulla slita panca ad aspet

28

ITALIAN READER.

tare che le povere condannate venissero alla mssa, che si


dicva prima dlla nostra
Alle re dieci le dnne si ritirarono, e andammo alla
mssa ni. Vidi ancra qulli di mii compagni di sven
tura, che udivano la mssa sulla tribuna del1' rgano, dai
quali una sla grata ci separava, tutti pallidi, smunti, tranti
con fatica i lro frri !
Dpo la mssa tornammo ne' nstri covili. Un quarto
d' ra dpo, ci portarono il pranzo. Apparecchiavamo la
nstra tavola, il che consisteva nel mttere un assiclla sul
tavolaccio, e prndere i nstri cucchiai di legno ; quando il
signr Wegrath, sottintendnte, entr nel carcere.
M' incrsce ao di disturbare il lro pranzo, disse, ma si "
compiacciano di seguirmi, v' di l il signr direttre di
polizia.
Siccme qusti solva venire per cse molste, cme per
quisizini od inquisizini, seguimmo assai di mal umre il
bun sottintendnte, fino alla camera d' udinza.
L trovammo il direttre di polizia ed il soprintendnte ;
ed il primo ci fce un inchino, gentile pi del consuto.
Prse 2U na carta in mano, e disse con vci trnche, frse
temndo di produrci trppo frte sorprsa, se si esprimva212
pi nettamnte :
Signri ... ho il piacre ... ho 1' onre ... di
significar lro che S. M. 1' Imperatre ha fatto ancra . . .
na grazia ...
Ed esitava a dirci qual grazia fsse. Ni pensavamo che
fsse qualche minoramnto di pna, cme d' ssere esnti
dlla nia del lavro, d' aver qualche libro di pi, d' avre
alimnti men disgustsi.
Ma non capiscono ? disse.
No, signre. Abbia la bont di spiegarci quale spcie
di grazia sia qusta.
E la libert per lro due, e per un trzo che fra pco
abbracceranno.

LE MIE PRIGIONI.

TJ

Parrebbe213 che quest' annuncio avesse dovuto farci pro


rmpere in gibilo. Il nostro pensiero crse214 sbito ai
parnti, de' quali da tanto tmpo non avevamo notizia, ed il
dbbio che frse nn li avremmo pi trovati sulla terra ci
accor tanto, che annull il piacre suscitatole dal1' annn
cio dlla libert.
Ammutoliscono ? disse il direttre di polizia, l.o
m' aspettava di vedrli esultanti.
La prgo, rispsi, di far nta al1' Imperatre la nstra
gratitudine ; ma se non abbiamo notizia dlle nstre fami
glie, non ci possibile di non paventare che a ni siano
mancate persne carissime. Qusta incertzza ci opprime,
anche in un istante che dovrbbe esser qullo della massima
giia.
Diede allra a Maronclli na lttera di so fratllo che
lo consol. A me disse che nulla e' ra dlla mia famiglia ;
e ci mi fce vieppi temere che qualche disgrazia fsse in
ssa avvenuta.
Vadano, prosegu, nlla lro stanza, e fra pco man
der lro quel trzo, che pur stato graziato.
Andammo ed aspettammo con ansiet quel trzo. Avrmmo voluto che fssero tutti, eppure non potva ssere
che no. Fsse il pvero vcchio Munari ! fsse qullo !
fsse quel1' altro ! Nino ra per cui non facssimo vti.
Finalmnte la prta s' apre, e vediamo quel compagno
ssere il signr Andra Tonlli, da Brscia.
Ci abbracciammo. Non potevamo pi pranzare.
Favellammo sino a sra, compiangndo gli amici che
restavano.
Al tramnto ritorn il direttre di polizia per trarci 215 di
qullo sciagurato soggirno. I nstri curi gemvano, pas
sando innanzi alle carceri de' tanti amati, e non potndo con
durli con ni ! Chi sa quanto tmpo vi languirbbero an
cra ? chi sa quanti di ssi dovano quivi sser prda lnta
di mrte ?
3*

30

ITALIAN READER.

Fu msso 216 a ciascuno di ni un tabarro da soldato slle


spalle ed un berrtto in capo, e cos, ci medsimi vestiti da
galetto, ma scatenati, scendmmo il funsto mnte, e fum
mo condtti in citt, nlle carceri dlla pulizia.
Era un bellissimo lume di luna. Le strade, le case, la
gente che incontravamo, tutto mi para s gradvole e s
strano, dpo tanti anni che non ava pi veduto simile spet
tacolo !
Aspettammo nelle carceri di polizia un commissario im
periale che dova venire da Vinna per accompagnarci sino
ai confini. Intanto ci provvedmmo di biancheria e vestiti,
e deponmmo la divisa carceraria.
Dpo cinque girni il commissario arriv, ed il direttre
di polizia ci consegn a lui, rimettndogli nllo stsso tmpo
il danaro che avevamo portato sullo Spilberg ; danaro che
pi ci vnne 21T a' confini restituito.
La spsa del nstro viaggio fu fatta dal1' Imperatre, e
snza risparmio
. . . Mantova ra il punto di separazine per Maronclli
e per me. Vi pernottammo tristissimi entrambi. Io ra
agitato cme un umo alla vigilia di udire la sa condanna.
La mattina mi lavai la faccia, e guardai nllo spcchio se
si conoscsse ancra ch' io avssi pianto. Prsi,218 quanto
mglio poti, 1' aria tranquilla e sorridnte, dissi a Dio na
picciola preghira, ma per verit mlto distratto ; ed udndo
che gi Maronclli mova219 le sue grucce e parlava col
camerire, andai ad abbracciarlo. Tutti due sembravamo
pini di coraggio per qusta separazine ; ci parlavamo un
po' commssi, ma con vce frma. L' ufficiale di gendar
meria che de220 condurlo a' confini di Romagna giunto,
bisgna 221 partire ; non sappiamo quasi che dirci ; un am
plsso, un bacio, un applesso ancra. Mont in carrzza, disparve222; io restai cme annichilito.
Tornai nlla mia stanza, mi gettai in gincchio, e pregai

LE MIE PRIGIONI.

31

per quel misero mutilato, diviso dal suo unico amico, e pro
ruppi 22S in lagrime ed in singhizzi.
Conbbi mlti umini egrgj, ma nessuno pi affettuosa
mente socievole di Maronclli, nessuno pi educato a tutti i
riguardi dlla gentilezza, pi esnte da eccssi di selvati
cume, pi costantemnte mmore che la virt si compne 224
di continui esercizj di tolleranza, di generosit e di snno.
Oh mio scio di tanti anni di dolre, il Cilo ti benedica
ovunque tu respiri, e ti dia amici che m' agguaglino in
amre, e mi superino in bont !
Partimmo la stssa mattina da Mantova per Brscia.
Qu fu lasciato libero 1' altro concaptivo, Andra Torlli.
Quest' infelice sppe 22S ivi d' avr perduta la madre, e le
desolate sue lagrime mi straziavano il cure
... Il felice girno 17 di settmbre spunt. Si prose
gu il viaggio. Oh cme le vetture sno lnte ! non si
giunge a Torino, che a sera.
Chi mai, chi mai potrbbe descrivere la consolazine del
mio cure e de' curi a me diltti, quando rividi e riab
bracciai padre, madre, fratlli ! . . . Non v' ra la mia cara
sorlla Giuseppina, che il dovr suo tenva a Chieri ; ma
udita la mia felicit, s' affrett a venire per alcuni girni,
in famiglia. Renduto a que' cinque carissimi oggtti dlla
mia tenerzza, io ra, io sno il piu invidiabile de' mortali !
Ah ! dlle passate sciagure e dlla contentzza presnte ;
cme di tutto il bne ed il male che mi sar serbato, sfa
benedtta la Provvidnza, dlla quale gli umini e le cse,
si vglia o non 226 si vglia, sno mirabili stromnti ch' lla
sa adoperare a fini dgni di s :
Homo natus de muliere, brevi vivens tempore, repletur multis miseriis.Job.

32

ITALIAN READER.

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO. F. D. Guerrazzi


ESTRATTI.

Il Cielo D' Italia. (Capitolo Primo.)


E^ mai vissuta creatura umana, che sollevando le pupille
al cielo d' Italia abbia negato esser questo il pi puro sereno
che mai rallegrasse il sorriso di Dio ? E mai vissuta crea
tura umana, che sollevando le pupille al cielo d' Italia allor
ch il figlio primogenito della Natura lo veste della pompa
dei suoi raggi non abbia sentito suscitarsi la mente pei gran
di che non sono pi, di cui il nome rimasto nel1' anima
come armonia di arpa che cess di sser tocca ? Quali
braccia non si prostsero 1 a quel1' astro di vita, mentre ab
bandonando alla notte il dominio del cielo, dai confini del
1' oceano lo saluta con gli ultimi raggi, e non implorarono che
rimanesse nella sua celeste dimora ? Ma s' egli part con
la sera torn col mattino, e vide i scoli dileguarsi nella eter
nit, le generazini incalzarsi nella tomba, e la vicenda infi
nita delle virt e dei delitti. Breve fu la sua luce sopra
1' onore d' Italia ; lunga sul dolore e su 1' onta. Ahim ! io
non avrei creduto giammai che i ppoli potssero morire
della morte deg1' individui. E su quale occhio non ispunta
la lacrima, allorch la mesta luce della luna e delle stelle
sogguarda dal1' alto i campi silenzisi della terra ? Voce di
celeste armonia suona dal rotearsi delle stelle pel cielo, voce
di sempitrno canto ; e quantunque per troppa distanza non
percuta 1' orcchio del figlio della terra, pure g1' ispira un
senso secreto, una invincibile piet, che destandogli nel1' ani
ma le rimembranze tristamnte soavi lo sforza al pianto.
Bello sei, o cielo d' Italia, sia che la notte od il giorno ti alle
gri, e veramente pera divina. Quando la Italia sedeva

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO.

33

regina del mondo, tu 1' eri convenvole padigline ; ma ora


. . . i valorsi sono morti, i monumnti dispersi, la fama
stessa dileguata ... e perch, o cielo, a tua posta2 non
muti ? Il manto funerale della bellezza non oscuro ; la
gente lo scglie di lieto colore, 1' orna co' fiori della giia, e
tenta ingannarsi sopra una vita che non pi, onde i sospiri,
e gli addii, che le si fanno 8 al suo discndere nella fossa, non
sono come a persona morta, ma come a tale che deve lungo
tempo starsi lontana da noi. L' eterna sapinza che gover
na il creato concesse 4 questo bel cielo alla Italia, onde le
fosse splndido testimnio nei suoi giorni di glria, e conforto
in quelli pi lunghi della sventura. Egli solo rimasto,
perch 1' ira degli uomini non ce 5 lo ha potuto rapire
E la terra ! Ogni zolla contine la cnere del cuore di
un eroe. I nostri passi sono su la plvere dei grandi . . . i
passi di noi pi meritvoli di andare sepolti sotto la plvere !
Solo lo straniro conosce le nostre strie, e pieno di reve
rnza teme ad ogni orma che muove si sollevi dalla terra
una voce che gridi : codardo, perche calpesti mi valorso
Va pur franco, straniro, che ogni avanzo di vita sia bene
spento sul limitare della morte, ne questi tramonti conscano
crepuscolo ; ne dai sepolcri esca grido di trapassato, dove
non ve lo ponga 6 il valore o la piet dei viventi. Agli av
viliti le tombe ffrono la stanza del cadavere sformato, piut
tosto che 1' altare dei magnanimi sensi ; la mente trascorre
al lezzo, piuttostoch alla glria : e noi siamo da gran tempo
tali, che non osiamo popolare gli avelli co' sublimi fantasmi
della grandezza. A che mai sorgerbbero le forine venerate
dei padri? Forse a vedere di qual condanna vada7 fulmi
nata la loro schiatta infelice ? Forse a conscere che non
vive cuore italiano che palpiti per le glorie italiane ? Ris
parmiatevi, o padri, questo amaro cordglio : risparmiateci, o
padri, la rampogna delle vostre sembianze : la morte stia 8
convenvole spazio tra noi. Pssano 9 questi scoli non

34

ITALIAN READEE.

ssere rammentati nella Stria ! Pssano i posteri lasciarci


il retaggio che solo aneliamo ... 1' oblio ! . . . .
E' 1' ultimo grado del crepscolo ; un raggio mestissimo si
diffonde lungo i lidi fiornti di Napoli. Le vette dei monti
Tifata, Vesuvio, e degli Appennini che lo ricingono da un Ia
to, ardono di luce vermiglia, che a mano a mano degradando
nelle montagne pi lontane si smarrisce 10 nel bio della
notte sorvegnnte, come il tempo si confonde nella eternit.
Soave spira il venticllo della sera, che ora sommuve a fior
di ala 11 la marina, ora lambisce 12 1' alito odorso del mela
rancio, del1' alo, e di ogni pi dovizisa pianta del1' orien
tale vegetazine, che allegra le coste di Posilipo e di Margellina, e quasi per vaghezza ne circonda il passeggro, e lo
sospinge al cielo come un tributo che offre la terra al suo
Creatre. Dolce suona il canto (Iella sera col quale il vas
sallo si annunzia da lontano alla sua famiglia. Dolce s' inalza 1' inno del saluto che il pescatre volge alla luna sor
gente dai monti opposti, mentre co' remi percute a misura
le onde del golfo di Napoli. Bella la tua terra, o infelice
contrada, bella quanto il paradiso terrestre nei primi giorni
della creazine.
\

Le Tre Oke del Giorno. (Capitolo Dcimo.)


Venne 1 il mattino. Spuntava il pianta nella maest
dei suoi raggi, e spargeva il calore e la luce sopra tutte le
cose : le acque del fiume parvano rallegrarsi di rivedre il
sole, e il sole le acque del fiume : tremolavano queste agi
tate dal vento matutfno, quello vi diffondva i suoi raggi : e
quindi ne usciva un brillare lucido, spesso, incessante,
veloce, che gli occhi non potvano sostenre, ed era pur
vago a vedersi : pareva la giia di due amici, che si ab
bracciano dopo molti anni di trascrsi pericoli, e di lonta
nanza. La campagna suonava tutta armonia di tinte variate,

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO.

35

di canto, e di odori, il gibbilo della natura ! Forse vi


ha un' ora del giorno nella quale la terra ci si mostra quale
apparve 2 nei primi tempi della creazine, avanti che i nostri
padri peccassero, e questa certamente quella in cui il sole
ritorna ad illuminarla. Iddio nella sua sapienza la dette 8 in
premio al rassegnato, il quale sorge col1' alba per eseguire
la condanna del travaglio, che percute la discndenza di
Adamo ; o pi tosto in ricompnza del suo stato, perch
1' operso sia 4 pvero, e il suo vegliare col sorger del sole
per colui che non lo vide 5 giammai, se non quando comincia
a declinare. Venne il mezzogirno, il bel mezzogiorno
nei sereni di estate. Che mai incontriamo quaggi che
valga6 1' azzurro dei cieli? L'cchio della bellezza, ci ha
detto un gentile poeta, addita la via che al del conduce, ma
non pu assomigliarlo. La maest del cielo sta sola come
la onnipotnza del suo Creatre. La stella della vita, tutta
rigoglisa di giovanzza, gode illuminare quella volta divina,
e quella volta offre un campo sterminato alla pompa dei
suoi raggi : belle ambedue, amano parteciparsi la loro
belt. O figlio della terra ! in cotesta ora di conforto non
abbassare il guardo a tua madre, che ti sostine : gli umini
hanno spogliato i campi dei frutti del sudore per mantenre
una vita di stento, e di misria : non vlgere lo sguardo a
tua madre, che ti sostiene, o la illusine svanisce 7 : tienlo s
fisso nel firmamnto ; il Creatre ti ha conformato per
questo.
Salute, salute, o sole, che susciti, e circoscrivi le vite ;
salute, o fonta di generazine, e di morte ! Tu hai veduto
con questi stessi raggi il lugo del nascimnto, e la tomba dei
nostri primi parenti ; tu vedrai quella degli ultimi nepoti : le
nazini scomparvero9 dinanzi a te come le acque del tor
rente, come 1' arena del deserto. Gli umini ti hanno male
dtto, e tu non hai cessato di spargere le benedizini della
luce sopra di loro; ti hanno offerto incensi, e preghire,
come a un Dio, e tu non hai aumentato i tuoi fuochi ;

36

ITALIAN READER.

sempre grande, sempre immutabile nella tua bont. Spesso


una nuvoletta, figlia di vapore terreno, imgombr quelle
volte destinate a te solo, e tu la vestisti di tal candidzza, che
parve la fronte della innocnza : ma ella si anner, come
1' ingrato, e mosse 10 guerra ai tuoi raggi ; il sereno fu
spento,11 ma per noi ; la procella frem ma sopra le nostre
teste ; il flmine era sotto di te, e la tua luce, sempre
bella, e pacata, rise 12 della sua tenebrsa vita di un' ora.
Saranno dunque eterni i tuoi raggi ? Donde traesti ls le
tue fiamme? Come le mantini? Sopravviverai al1' ulti
mo dei viventi ? Sei per te, ad una forza ti costringe ad
ssere ? No : adoriamo : egli lucido, e calorso.
Vnne il crepscolo della aera, il quale, tuttoch screziato
con pi gran nmero di colori di quello della mattina, non
pertanto scende tristamnte mesto. Un raggio di oro e di
prpora infiamma que' confini, dove pare che il cielo inchi
nandosi si unisca "al1' ocano ; ma quel raggio di cosa tra
passata, ed ha la impronta della sua decadnza : sembra la
fama di un potente, che, comunque scomparso dalla faccia
del mondo, abbia depositata la sua memria nella istria, e
come pu mglio si rinnuvi con essa nei scoli futuri.
Questa agonia tra la luce e le tnebre dura solenne quanto
quella tra la vita e la morte ; ella si unisce 15 a tutto ci che si
agita di affettuso nel nostro cuore : abbandna 1' operaio il
travaglio, il filsofo la meditazine,' per lasciare 1' anima in
balia dei suoi malincnici sentimnti. Questa ora la prova
dei tneri cuori : se un nemico trovasse il suo nemico, e lo
domandasse di perdono, questi quantunque capace di ritor
nare nella notte ai proponimnti di vendtta, e ad eseguirli,
non potrbbe 16 ricusarlo adesso. Infelice colui, che vede
il giorno che muore M senza sentirne piet ! mille volte pi
infelice di quello, che pu vedere il giorno che nasce senza
sentirne allegrezza !

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO.

37

L' Oceano. (Capitolo Decimosecondo.)


Venite, ed ammiriamo le glrie della creazine su le ulti
me sponde del1' oceano. Ecco, egli ripsa della quiete del
lione ; nessun vento osa turbare la sua azzurra superficie,
nessuna onda gmere tra gli scogli: sembra uno specchio,
nel quale il firmamnto goda riflttere i suoi tesori. L' c
chio del1' uomo si sprofnda lontano lontano in cerca di un
confine che la debolezza della sua conformazine ha im
presso nella sua vista, ma che 1' ocano non ha conosciuto
giammai : lo sguardo si perde sopra la moltitudine delle
acque, e finalmnte costretto di abbassarsi alla terra, men
tre lo spirito freme alla ida che la creta non sia capace
di sostenre la contemplazine degli elemnti ; siccome
appunto 1' anima temeraria che ardisce 1 di volere pene
trare dentro la nuvola che circonda il sglio del1' Onnipo
tente, dopo un lungo travagliarsi di abisso in abisso nel
mondo intellettuale, sviene 2 soverchiata dalla grandzza
della immagine, lgora dalla meditazine, vinta dalla cer
tezza che 1' Eterno non pu3 esser compreso dalla forma
destinata a morire. Questo il riposo del1' ocano : e pure
il pianta della vita e della luce pare che gli si accosti tre
mando, come il supplichvole al trono del Signore, le
pi volte pallido e senza raggio : ed egli lo assorbe nello
sterminato suo seno, non altramnte che la terra riceve la
creatura divenuta cadavere.
Ma quando il cumulo delle acque, furiando imperversato,
quasi che fosse ansiso di ricuperare 1' antico dominio (per
che la terra emerse 4 dal profondo del mare al comando di
Dio *), si precipita a flagellare i confini del mondo, dove
trova 1' insuperabile argine, e il solo degno di sommttere la
* " And God said, Let the waters under the hearen be gathered together unto onc place, and let the dry land appear : and it was so."
Gen. chap. i. v. 9.
4

38

ITALIAN READER.

sua spaventsa potenza, la parola del Creatre, che lo


respinge indietro : ma quando rotolandosi per 1' ampiezza
del suo spazio travolge il naviglio che incntra nel corso
fatale, onde il nocchiero disperato di ogni umano soccorso
guarda il cielo, ed il cielo gli si mostra minacciso, questi
non ha pi scampo, il flutto che vede agglomerarsi da lungi
deve 6 eseguire la sentenza di morte, che la natura ha pro
nunziato contro di lui ; allora tra i pensieri della vita futura
s' insinua tristamnte la rimembranza della sua famigliula
che gli strazia le viscere 6 : e i figli ? e la moglie ?
dorme ella ? su lo stridore dei venti, tra il muggito del
mare parle sentire il suo nome sospirato nel delirio di una
orribile agonia, balza atterrita, corre al lido, e non iscorge
che flutti sommossi e cielo ottenebrato: che Dio faccia7
pace al1' anima del naufrago ; ma doveva sfidare il terribile
elemnto col peso dei figliuli sul cuore ? Quando tutto
sconvolto, quando tutto paura, e terrore, felice quel sicuro
che gode spaziare su 1' ultimo lido della terra, e sorridere di
quel sorriso col quale si acclgono 8 i pi cari amici, al1' onda
che dopo avere sommerso mille navigli viene a spezzarsi tra
le scoglire della spiaggia ! Felice chi nel fragore del
tuono, e nel1' urlo salvatico dei mostri marini pu sentire
una dolce armonia, una voce di amore, simile a quella che
acquiet i dolori della sua fanciullezza ! Ma pi avventu
rso colui, che nel1' ora della procella commise9 il suo
corpo a' flutti agitati ! Lo pregavano gli spettatri, pei
Santi 10 e per la Vrgine, a non osarlo ; ma egli, sprezzando
i consigli della paura, si compiacque u vedersi sospeso su
gli abissi, la descrizine di quali fa abbrividire migliaia di
gente : certo egli sembrava un atomo vagante per la luce ;
conobbe 12 il pericolo d' ssere ad ogni momento disfatto,
mir la faccia della morte, n impallid ; e in ricompnsa fu
la sua anima purificata di ben molte passini del fango, di
ben molte umane imbecillit; apprese18 potere dirsi felice
colui che non teme la estinzine della vita ; e re del do

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO.

39

lore, scoperse 14 cose, che ne egli sa dire, ne altri potrebbe 15


comprendere, ma di cui la rimembranza gli rimase 16 nella
mente come pegno di futura grandezza : ora quel1' ardito
sollevato su la sommit d' una ondata si scorgeva pi alto
della terra, scoprendo il lido lontano, e i compagni ; ora, pre
cipitato gi nel profondo, ammirava le acque soverchiane
circondarlo a modo di muraglia, e le cime loro ripiegarsi spu
manti, sibilando come serpenti sul capo di una furia ; ma
egli pure vinse,17 e quando gli fu a grado torn salvo alla
riva. A questo solo sia concesso narrare del1' oceano ;
stenda la sua mano sul mare come su 1' altare del Signore e
dica18: io sono degno di te. Venite, e adoriamo le glrie
della creazine sopra le sponde del1' ocano.
Io ti amo di quel1' affetto col quale i miei fratelli di
stoltezza vagheggiano il sembiante della fmmina ; io godo
al suono dei tuoi flutti, al tuo riposo, e alla tua tempesta :
libero fino dal principio della creazine, nessun potente
ti ha potuto dare legge, nessuno ambiziso ne per lu
singa, ne per forza sottomtterti ; la vicenda degli anni
e delle stagini nulla per te : quel barbaro sovrano che
volle M importi catene, sta monumnto di scherno nella
stria ; le catene sono fatte per gli umini.
Tu immenso, tu forte, perch il caos era acqua, ed acqua
ritorner." In quel punto la luce riverr20 a spegnersi nella
sua antica dimora ; il fuoco tuo nemico sar superato, e
la vittria annunziata al mondo con la sua rovina: non
pi stelle, ne luna, ne cielo, ne terra ; esulterai nel trionfo
della distruzine, nella solitudine della tua immensit : per,
mentre dura in me spirito di vita, mi dilungo su 1' estreme
tue sponde, e adoro le glrie della creazine nella potenza
del1' oceano.

40

ITALIAN READER.

La Donna. (Capitolo Secondo.)


Perche' una tomba prodigio di marmi peregrini e del
1' arte eopre le cneri di tale, che non si conosce essere stato
vivo, tranne pel monumnto della sua morte ? Perch for
me celesti, delicati contorni, leggerzza di leggiadrfssimo
corpo, vstono 1' anima della fmmina? Perch ci dierono*
un cuore che balza a quelle sembianze, una fibra che si rac
capriccia a questo bellissimo spettacolo della creazine?
Nessuno animale ha potuto contribuire a formare il corpo
della fmmina. I colori del1' uccello di paradiso, della far
falla di Casimira, non possono2 paragonarsi ai divini che im
porporano le guancie della bellezza. La gazzella non ha
1' cchio della donna ; le pietre prezise non brillano di
quella luce ; e i poeti, per assomigliarli a qualche cosa di
convenvole, hanno dovuto ricrrere al firmamnto. Ma
nessun rttile, quantunque schifoso, fu eccettuato dal som
ministrare parte nella composizine del1' anima che agita
i moti delle sue membra; nessuno, meno lo scorpine, che
circondato dal fuoco volge in se stesso il dardo velenso, e
generosamnte si uccide. Tu sei bella, o creatura, ma la tua
bellezza porta una impronta tenebrsa ; tu nasci figlia di un
sublime pensiro, ma come Lucifero decadsti ; i tuoi raggi
come quelli del sole che tramonta feriscono,8 non conslano
la vista ; la tua bellezza il nostro tormento. Noi andiamo
affannsi in traccia di quella innocenza che Eva lasciava
nel1' Eden, e questo il pi fiero travaglio del cuor nostro.
Ma il tuo cuore ugualmnte fu condannato a spezzarsi per
la nostra incostanza. Forse tu dovresti ssere maladtta,
perch la prima a peccare ; ma il serpente abita nelle tue
fibre delicate: la curiosit gnera la sapinza, in te parto
riva la colpa. Tu schiudsti la via dei delitti, noi vi ti4

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO.

41

abbiamo superato. . . . Oh ! figli della plvere, non vi maladite, ma abbiate misericordia tra voi !

L* Amicizia. (Capitolo Decimosecndo.)


Sapete voi come si sente 1' amicizia in Italia, ove tutte le
passini tngono 1 del calore del sole che la riscalda ?
L'amore di forma femminile nulla in paragne di lei :
questo desio nato da vaghezza di piacre, e mantenuto dalla
fragile belt che gli anni guastano, o distruggono, si spegne
nello stesso diletto ; la ragine non presiede alla scelta,
spesso anzi ne adonta, e se questo non avvine 2 in breve
ora, il tempo infallibile ; con quello strumento medsimo
che incide la via della morte su la fronte della donna, con
suma le catene del1' anima ; lo intelltto rimane liberato
dalla vergognsa servit, ma tardi, e il pensiro del1' uomo
dal1' amore trapassa alla tomba, perch ella da lunga pezza
lo chiama ; e quantunque non abbia posto 3 mente alla chia
mata, la sua persona sta ricurva verso la terra per abbrac
ciarla di eterno abbracciamnto : questa la turpe vicenda
di colui, che arde la sua anima in olocausto alla volutt.
L' amicizia procede diversa : si ama per questa con furore,
ma non a cagine di forma leggiadra, ma senza desio di
diletto ; sta con tutte le buone passini, e tutte pel suo in
flusso, divntano migliri ; la donna privata di sentimnto
sublime sente amore o nulla ; lo affetto pe' genitri, pe' fra
telli, per i parenti, non pu paragonarsi con questo ; quali la
Natura, o il caso gli ha dati, sono i genitri, e i parenti ; gli
amici, quale il cuore gli ha scelti : quando i capelli divnta
no canuti, e tutte le cose si affacciano alla mente come imma
gine di rimembranze lontane, le guance, quantunque pallide,
consrvano sempre un rossore, 1' cchio una lacrima, al nome
dello amico assente, o defunto : ha 1' amicizia qualche cosa
di sacro, quando, perdndosi nei misteri della infanzia, due
enti si trvano innamorati prima che conscano amore, pri
4*

42

ITALIAN READEK.

ma che la volont eserciti i suoi attributi : ma la volont


benedice quel nodo, la ragine ne sorride. Qual cosa si
negherebbe 4 allo amico ? la vita stimata il dono pi
preziso, che la Divinit faccia al1' uomo, e pure crdesi5
pvero sacrifizio al1' amicizia ; facolt, cmodi, pace, sa
rebbe bassezza profferire ; 1' onore non chiede, perch si
nudre di questo : 1' amico ti seguir in ogni sventura, ti sos
terr 6 cadente, ti rilever caduto, sar la tua pompa nella
glria, sostegno nei disastri ; pianger al tuo pianto ! . . . .

Le Alpi. ( Capitolo Decimoquinto.}


Ecco le Alpi. Quanti sono i secoli che ne incornano la
cima ? Il tempo li confonde nei suoi misteri. Di quelli
che i popoli conscono, alcuni appaiono 1 luminsi quanto la
gemma sul diadma del potente, altri foschi di luce san
guigna, come 1'ultimo raggio del sole che muore, altri
tenebrsi di terribile oscurit. Da quelle rupi abbrustolate
dal fulmine 1' Aquila romana guard le nazini della terra,
e spiccando il volo al corso fatale precorse2 con lo spavento
di provincia in provincia, di parte di mondo in parte di
mondo, la vittria delle legini immortali. Gli alti destini
di Annibale le apportarono la dolorsa conoscenza, che pote
va ssere vinta ; pure, finch le virt patrie le compsero8 il
nido, stette col1' Alpi terrore dei ppoli. Quando consu
mato dagli anni e dai vizii 1' Impero dei Cesari giacque4
sotto il peso della prpria grandezza, abbandon 1' Aquila
superba quel cadavere di glria, lasciando allo stormo dei
corvi settentrionali cibarsi di morte reliquie. Venne Carlo
Magno, ma 1' Aquila era fuggita, il nido freddo, ed ei lo
disperse5. Il genio di un fiero Capitano erra fremendo
per quegli spaventsi dirupi. Sciagurato ! a lui avevano
concesso le sorti del mondo rilevare 1' antica virt di Roma,
a lui fare manifsto, che gli eroi trapassati potvano ancora
oggid, non che 6 imitarsi, superarsi in Italia : 1'

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO.

43

posava sul suo pugno sicura quanto su 1' asta di Cesare :


chi mai glielo avrebbe voluto contndere, o volendo chi glielo
avrebbe potuto ? non vinse un tempo uomini, e cielo ? E s
che italiane furono le voci che g1' insegnarono le prime parole
di amore, italiano 1' aere che bevve7 in prima, italiano il sole
che riscaldava le sue membra infantili ! pure nol 8 fece ;
forse ha pagato in vita amara la pena di questa colpa, ma
non convenvole espiazine. Allorch le nostre istorie
suoneranno nelle future generazini, come il mormorio della
cascata lontana, e le imprese parranno9 simili alle tracce
dello spento vulcano, e le favelle oggetto di faticsa ricerca
pe' sapienti, certo il suo nome star sempre grande quanto
il vertice del San Bernardo da lui superato, che sollevandosi
portentso si smarrisce10 nel profondo delle nuvole del1' oriz
znte ; ma la fama di questo errore, o delitto, vivr11 eterna
mnte congiunta al suo nome, perch egli non tale che per
tempo possa essere obliato, n per pentimnto rimesso.
Ora le sue virt, i suoi vfzii, le sue ossa drmono nella tom
ba ; non aggraviamo la mano sul Grande, che giacque 12 ;
ma noi non possiamo13 finire i nostri pensiri su lui se
non che sospirando : ahim ! potevi ssere un Dio, e volesti
rassomigliare a un flagello. Chi potr reggersi sopra la
spada dopo di te ?
Che volle fare la Natura, quando con lo orrore delle nevi,
le rovine della valanga, la bufera del1' uragano, lo spavento
della solitudine, i dirupi, i torrenti, ci ricinse14 delle Alpi?
Pensava ella che fssero sufficinte schermo alla rabbia
degli umini ? Non era meglio stillare nel cuore loro un
pensiro di pace ? Avrebbe la perversit della creta supe
rato la previdnza della Natura ? Quelle nevi, quelle rupi
furono vinte da tali, che nulla curando abbandonare le care
consorti e i parenti, sgorgarono rabbisi su queste nostre
contrade, simili a fiumi di lava infuocata : qui opprssero,15
qui si strapparono dalle mani sanguinse la preda, qui
caddero ; 16 ora bagna la piggia, ed agita il vento le loro ossa

44

ITALIAN READER.

inseplte, senza onore di fama, senza compianto. Miseri


ingannati, che giubbilando accorrste sotto lo stendardo del
feroce, che vi chiam colla glria, perch vi avrebbe allon
tanato il disprezzo, venite, e vedete qual sia glria la vostra.
Servi vergognsi di un solo, traditi in vita, come derisi in
morte, cadeste vittime innanzi 1' idolo della spada, che avete
adorato. . Essi ci oppressero,17 essi mangiarono tra noi il
pane dell ' mpio, bvvero il vino del violnto ; adesso sono
morti, esacriamoli ... no ... le antiche ingiurie furono
vendicate. Angscia amaro il riso dello scherno sul labbro
del vincitre ? Assai lungamente i nostri padri fcero gus
tarlo altrui, ora gustiamolo noi ; il tempo viene implacabile
e giusto riparatre dei torti : assai lungamente durammo
scellerati ; se avssimo continuato ad ssere forti, lo saremmo
tuttora ; ci manc 1' anima e la forza, altri ha prevalso ;
che giova il lamento ? In nome di Dio, non mormoriamo di
nessuno, o mormoriamo di noi, che primi ad offendere ci
addormentammo sicuri sul letto della ingiuria : 1' offesa
non dormiva per, ch passava le notti a vigilare con la
vendetta, e il sonno fuggiva fremendo da quelle inesorate ;
al nostro svegliarci le catene ci suonarono da tutte le
membra : onta al male accorto che dorm sul pericolo !
Che giova mostrare il lembo lacerato ? Ogni uomo ti beffa,
nessuno ti aiuta. Anche la oppressine ha la sua grandezza ;
sta il rispetto co' vinti, come la paura co' vincitri ; solleva
la testa, cammina sicuro : cos, se vivi senza onore, morrai l5
senza infamia, e sarai degno, che 1' Eterno trami nel1' arcano
dei secoli ai tuoi tardi nepoti un nuovo manto di glria.

Il Re vinto. {Capitolo Ventesimottdvo.)


Impari la morte il Re che fu vinto. Il giorno destinato
per trmine della glria, quel giorno medsimo, chiuda le
palpebre della sua vita mortale. Dal campo dove lo prostra

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO.

45

la forza si guardi attorno, qual lusinga lo affida ? Non


v' braccio che si levi 1 per lui : il pianto dei desolati, che
si smarrisce 2 nel1' urlo della vittria, adesso solo, insistnte,
gli si addensa su 1' anima. Se tra lo avvilimnto di ssere
tratto in trionfo dietro il carro del vincitre, e la morte, ha
scelto lo avvilimnto, meno che rettili furono coloro che lo
sopportarono, e la corona cadde 8 su la sua testa come 1' m
brice su quella di Pirro. Non si sgomenta allo insulto dei
codardi che accrrono quasi a festa per riparare al1' ombra
della grande caduta? Non lo tormntano gli sherni dei
traditri? Al confine della sua meditazine non vede una
vandetta di sangue, una giustizia sul taglio della spada
nemica ? Il vincitre teme Dio, non lo Decider : con
vine al1' uomo dal quale pendvano milini dei suoi simili
gustare 1' amarzza di anelare dubbiso per lo suo stesso
destino? L' ora di passine trascrsa; mezza eternit
non varrebbe4 a compensarla ! . . . egli vivr;5 ecco la
vita: fisso sopra un diadma, che non orner pi le sue
tmpie, ne quelle dei suoi figli, struggersi al suo fulgre a
mano a mano che si accosta al tramonto della speranza, s
come il fiore, che fu ninfa,6 alla vicenda quotidiana del1' astro,
che ha cessato di amarla; avventarsi contro i ferri della
carcere, e mrderli, e insanguinarli, e stramazzare rifinito di
forza nella disperazine della impotnza ; i suoi pensiri
sono 1' avvaltio che gli divora le viscere ; teme ogni cibo ;
non beve liqure se prima non lo abbia speculato traverso
la luce ; non avventura un passo se non tenta il luogo, dove
gli forza 7 posare il piede ; lo spaventa la prpria ombra.
. . . E i figli ? non pu vederli, n vuole. A che am
maestrarli? A maledire? Pi della sua voce li far
germogliare nel1' dio il cigolio delle catene. Mostrer
loro la sua misria? Non basta quella che sopprtano?
Ascolter rinfacciarsi la vita, la truce rampogna di averli
generati ? Egli non vuol vedere, n udire anima viva ;
feroce gli diventata la mente, 1' intelltto selvatico : nes

46

ITALIAN READER.

suno gli parla, e pure tende orcchio a voci sconoscite, e


risponde. Sovente una rimembranza di vittoria g1' infiamma
lo sguardo : allo improvviso lo abbassa, e mira un oggetto
tanto miserabile, che la stessa piet non ha lagrime per
compiangerlo ; gli si chiude lo sguardo, e il cuore con quello,
cos stretto, che non lascia sfuggire un sospiro. Sempre
esalta la vittria, quantunque talvolta la disfatta non avvi
lisca8; ma 1' anima di bronzo che pu sopravviverle ha
pagato pena maggire del premio della corona.
Io non impreco alcuno, e se una cnere si commuve entro
la sua cella di morte, e mandasse un singulto ... oh ! io
non ho voluto aggravare la mano sul Grande che dorme.
Stanno oltre il sepolcro nel giudizio di Dio il prmio e la
pena, n la plvere ardisce 9 usurpare 1' attributo del1' Onni
potnte. Quali occhi per seguiranno il Fatale fino alla
tomba senza versare lagrime di sangue? Circondato di
fastidii che avvelnano la esistnza e non danno il conforto
delle grandi sventure, di gmere senza vergogna, tra
fitto di minutissime piaghe dalle quali a gccia a goccia
distilla la vita, costretto a limosinare il pane presso
coloro che pel battsimo di fuoco rano della sua religine *
. . . che il cielo sia pio di riposo alla cnere del guerriro !
dovea egli, lo immenso, che aveva riguardato 1' univrso
da tale una altezza, che appena a mente umana concesso
immaginare, lasciarsi cadere si basso? A lui stava morire
per la spada dei valorsi, o per la perfidia della paura.
Non si aspettava a questo ? f E che ? colui che indagava
schernendo i vizii degli umini, e li togliva a fondamnto
della prpria potenza, doveva affidarsi alla virt? Nell' I'sola, dove, nuovo Promteo, lo incatenava un dio profondo,
ogni giorno lo infiammato pianta g1' insegnava come doveva
* l'irai demander la soupe a ecs braves : quiconque a recu le baptme de feu est de ma religion. (Parole di Napoleone.)
t Parole di Napoleone nel lasciare il Bellerofnte.

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO.

47

morire 1' uomo, che non aveva conosciuto pari sopra la terra,
per che quivi il sole, non come nei nostri climi sia ,0 ac
compagnato dal mesto crepuscolo, ma comparisca improvviso
nella pienzza dei raggi sul firmamnto, ed improvviso lo
abbandni allo impero del1' ombre. Chi sa quante volte lo
austro contemplando 1' esmpio solenne pieg vinto la
faccia, e mormor parole di dolore su la perduta occasine !
Oh ! se, cadendo, in lui non fosse scomparso 1' eroe ! Oh !
s' egli stesso non avesse svelato il segreto che il suo cuore
era composto di creta come negli altri figliuli d' Adamo !
Se la curva della sua vita non impallidisse al tramnto, e
sfolgorante di luce si perdesse nel silnzio dei scoli,
qual nato di donna potremmo noi assomigliargli ? La
Sapinza che governa- il creato forse volle mostrare con la
vicenda solenne gli estremi dove pu suscitare e deprimere
un' anima immortale ? Se cos , mi spavento, perch 1' ul
tima azine di Colui, che poteva numerare con le vittrie i
suoi anni, la gente maravigliata non distingue ancora se
deve attribuirla a costanza, o a vilt.*

ISABELLA ORSINI. (Lo stesso Autore.)


ESTRATTI.

Makforio e Pasquino. (Cajntolo Quinto.)


. . . Cosi percorrndo la citt di contrada in contrada,
giunse 1 la cavalcata al canto del palazzo Caracciolo Santo* To die a priuce or live a slave
Thy choicc is most ignobly brave !
(Bgron's Ode to Napoleon Bonaparte.)

48

ITALIAN READER.

buono, sopra le rovine del quale nei moderni tempi fabricarono il palazzo Braschi. Quivi stanziavano allora Marfrio
e Pasquino.
Che cosa Marfrio ? Che cosa Pasquino ?
Martorio una statua colossale del1' Oceano giacente
trovata nel Fro di Marte ; donde le venne il nome. Cle
mente XII la fece trasportare nel Campidglio, e quivi
adesso si mostra orgoglisa ai passaggieri. Pasquino una
statua plebea. Un plebeo buon umore,2 davanti la bottega
del quale fu scavata, le dette 3 il nome : mutilata, incerta ;
adesso pare che si siano trovati di accordo 4 a battezzarla per
un frammento di Ajace : ad ogni modo umana cosa, ne Dio, n
Semido ; e quantunque i meriti suoi di gran lunga superino
quelli di Martorio, troppo le corse 5 diversa la fortuna, im
perciocch invece degli onori del Campidglio, per poco
stette 6 che nel Tevere non la precipitassero. Adriano VI
fu quegli che le mosse17 tanto dura persecuzine; e se nol
fece, deve attribuirsi allo arguto cortigiano che lo persuase,
da quel tronco sepolto in mezzo al limo sarbbero uscite pi
voci che da un ppolo intero di rancchie. Ed ecco come la
ingiustizia degli umini si manifsti negli stessi tronchi, e nei
marmi : Martorio in Campidglio come un capitano trion
fante ; Pasquino per poco non capit 8 nel Tevere, e passata
cos fiera burrasca, felice lui se sta murato nel canto del pa
lazzo Braschi. Martorio secondo il costume dei felici, che
fortuna qualunque estolle il tuffa prima in Lete, non ricorda
pi i tempi passati: diventato9 signore, albergato splendida
mente, si fatto cortigiano, e tace, o se talvolta parla, va10
cauto, va circosptto, e sebbene colosso marmreo, cammina
leggiero come se temesse calcare uova ; adula quasi : ma
Pasquino, senza capo, senza braccia, e senza gambe, esposto
ai venti e alla piggia, si conserv popolano ; e sempre
parla, e sempre morde, e non finisce mai di dire la sua,11
nasca quello che ne pu nascere ; tanto, peggio di prdere
testa, braccia e gambe, non gli pu andare12. Martorio

ISABELLA ORSINI.

49

per abbandonava la fama ; al1' opposto Pasquino non conob


be 13 mai decadimnto di bella rinomanza. Marforio un
disertre, Pasquino gett via le gambe per non mai fuggire,
quindi il ppolo ha dimenticato Marforio, e crebbe" a
mille dppii 1' amore al suo Pasquino. Marforio in Campi
doglio nel fondo della corte del Museo Capitolino, accom
pagnato dai Satiri di bronzo trovati nel teatro di Pompeo, re
della fontana a cui soprapsto, si annia, e se fosse dato ad
un Oceano di marmo sbadigliare, egli sbadiglierbbe. Per
lo contrario, Pasquino palpita, e vive, ha simpatia col ppolo,
e comunque acfalo, sentnzia, ragina, e rivede i conti m
glio di quelli che hanno capo. Gi per vivere in questo
mondo non provato punto che vi abbisgni il capo ; testi
mnio Plinio, che afferma trovarsi un popolo di acfali da
lui chiamati blmmii, la quale cosa se poteva parere ai tempi
di cotesto scrittore stupenda, per noi cess da lunga stagi
ne 15 di maravigliare le genti.
Pasquino spesso Nmesi 16 perseguitata, che vibra nel
bio un colpo contro I' uomo che beve le lacrime del ppolo,
e questo colpo lo giunge nella fronte preciso come il sasso
lanciato dalla fionda di David; Nemesi che raccglie
1' acqua amara che sgorga nelle contrade della oppressine,
e ne tmpera il vino spumoso della suprbia ; Nmesi
che mesce i vermi tra i fiori della felicit spietata; N
mesi che fa traboccare il feroce negli aperti sepolcri mentre
gli freme tuttora la voce di minaccia sopra la bocca : ella
mesce di terrore le tnebre, popola di fantasime i sogni, m
pie il capezzale di rimorsi, d voci alla zolla che cela il de
litto ignorato, e persguita con gli affanni le vite, con le dis
perazini le morti. Ma troppo spesso Pasquino nasce
dalla perfidia umana ; conciossiach siavi una gente a cui la
natura disse : dia, come al1' aquila disse : vola ; e
1' uomo dia, come 1' aquila vola. O Signore Dio, perch
creasti il serpente che avvelna, la fiera che divora, 1' upas
che uccide, e 1' uomo che dia ? Ecco, il cielo sereno
5

50

ITALIAST READER.

un' angoscia per lui, il sole splndido una ingiuria, il lago


limpido uno scherno, 1' anima tranquilla una offesa : egli
vorrebbe17 possedre lo sguardo del basilisco, i fiati del cholera, i bitumi dello asfaltide, la disperazine di Giuda, per
contristare quella serenit di azzurro, di linfe, e di anima in
nocente.
La verit il sole pi sfolgorante del diadma di Dio.
Nei giorni della creazine egli avrebbe dovuto appenderla
come unico luminare alla volta dei cieli. La verit deve18
uscire palese dalle labbra del1' uomo, come g1' incenzi reli
gisi dai turiboli di oro. La pera delle tenebre desidera
consumarsi nelle tenebre. La verit non deve prendere la
larva della mensogna. Perch mai la verit assumerebbe il
sembiante della calunnia ? Il cuore del codardo pu diven
tare luogo accncio per un nido di vipere, non mai il tmpio
della verit. La verit deve predicarsi alla faccia del
giorno dai luoghi eccelsi, dalle vette dei colli, dalle aperte
sponde dei mari ; la verit deve confermarsi davanti gli u
mini che la detstano, e davanti ai giudici che la condan
nano a modo di Scrate innocentissimo. La verit ai-se 19
sopra i roghi, ma ecco rinacque w dalle sue cneri a guisa di
fenice ; la verit saliva sopra i patiboli, e torn a palpitare
nei suoi lacerti, come 1' animale che rivive negli scissi fram
menti. La verit non ingannava, n lusingava persona, im
perciocch ella abbia detto : " Io mi chiamo martirio sopra
questa terra, e glria in cielo 21 : chi mi vuole seguire mi
segua ; io sono una dura compagna della vita."
Chi ha orcchie da ascoltare ascolti : . . . .

Caterina di Francia. (Capitolo Sesto.)


Caterina di Francia ! Moglie di re, madre di re ... e
non pertanto quale pi trista fmmina che mai abbia vissuto
o viva nel mondo, accetterbbe col reame di Francia i dolori
della sua vita, o la sua fama dopo la morte ! Nata da

ISABELLA ORSINI.

51

principe aborrito, fanciullata, derelitta, e sola, venne in po


test di republicani inferociti che volevano vendicare in lei
le ingiurie del suo sangue, ed esporla sopra i bastini alle
artiglierie dei suoi parenti, i quali per certo non si sarieno 1
rimasti dal trarre ... ! E nonostante, alacre e animsa,
punto curando il pericolo presentissimo, ella congiurava per
la grandezza della sua casa. In lei psero 2 i cieli lo istinto
e la capacit del regno. Mglie giovantta di Enrico II,
si vide posposta a Diana di Poitiers ; e tacque,8 e chiuse in
cuore la offesa alla donna, alla mglie e alla regina, ed ella
si rimase 4 come un fuoco nascosto per comparire improvviso
a* illuminare o a spaventare il mondo. Madre di Fran
cesco II, alla esperienza e gravit sua vide preferite le
frivolezze di Maria Stuarda, moglie quasi infante di re
fanciullo ; e tacque, e bland col riso sopra le labbra le follie
dei reali giovantti, mentre guardava addensarsi sul capo il
turbine fatale ai gigli di Francia. Alla perfine, ccola
regina vera, e regna. Come Niobe ella ripara sotto il suo
manto una testa pargola di re. Non dubitate, ella sapr
molto meglio difnderla dalla ira delle fazini, che la Niobe
antica non facesse 5 dagli strali dei figli di Latona. Che
cosa appariva il regno ? Che cosa il re ? Carlo IX era
un uccello, un sinistro uccello se vi piace, che si con
tendvano gli artigli di un falco e di un avvoltio. I Guisa
si dichiaravano suoi difensri : ma comprendte voi un re
che abbisgni di un suddito che lo protegga ? Gli Ugontti
anch' essi lo volevano protggere, come un padrone lo schia
vo ; e gli uni e gli altri erano pi potenti di Caterina. I
primi si dicvano amici della religine e del trono, e commi
sero 6 atti che la religione avrebbe desiderato ssere cieca
per non vedere : amici del trono, essi compsero una genea
logia che gli faceva discndere da Carlo Magno per cacciare
dal regno i Capetingi, come Capeto ne cacciava i Carlovingi ;
e per ultimo si fcero 7 demagghi, e si spensero. I se
condi, avversi ai riti cattlici, consentirono che Enrico IV

52

ITALIAN READER.

scambiasse Parigi con una messa : avversi al trono, termi


narono col dare un re alla Francia. Non pel re dunque si
combattva, ma pel regno. Caterina non doveva dubitare
soltanto della corona, ma del capo : deposta la clamide reale,
lei e i suoi figli aspettava la veste di terra e di verdura che
la morte concede ai cadaveri. Fiero retaggio apparecchiato
dalle insidie di Luigi XI dalle sventure di Luigi XII, dalle
insanie di Francesco I, e fatto pi arduo per le dottrine di
Lutero e degli altri settarii che lo seguitarono. Lo equili
brio non poteva allora come adesso mantenrsi con 1' oro
sparso, e col gettare dei voti nella urna; qui bisognava
un fiume di sangue; qui invece di voti era forza8 gettare
teste nella urna del destino : e Caterina accett quel
retaggio con tutte le sue conseguenze, tutte ! Certo,
coteste non sono virt di donna, ma neanche di uomini :
pure gli enti che la Provvidnza pose 9 al governo dei po
poli in questi casi estremi appartngono 10 appena alla umana
natura; anime di bronzo create l dove si generano il
fulmine, 1' uragano, e gli altri flagelli di Dio. Caterina
imped che andasse disperso in brani il reame di Francia
nella maggire stretta ll che prima o poi egli abbia dovuto
patire.
Lodano Luigi XI, perch tagliando le teste alla idra
feudale instituiva la grandezza del regno ; e plaudndo il
fine, ai mezzi non badano. Lodano il cardinale di Richelieu, che ridusse 12 per ultimo i baroni servi dorati di Corte.
. Ldano ancora i Convenzionali ; quando col sangue dei
Girondini scrissero ls essere la Repblica una e indivisibile.
Ma lasciando di questi ultimi, erano poi cos savii i primi
come prdica il mondo ? Trasportati anche essi dallo ardore
del disegno, ogni estrema forza essi adperano ad abbattere
una muraglia, senza conscere quello che dietro di cotesta
muraglia potesse loro . apparire ; e dietro il muro abbattuto
trovarono una fiera dai u denti acuti, dagli occhi infiammati,
avida anch' essa di mrdere, cupida di avere, affamata dalla

ISABELLA ORSINI.

53

necessit, sitibnda di sangue, il popolo flagellato insomma.


I due principii invasri, senza un principio tra mezzo che
o li disgiungsse, o li temperasse, certo giorno si avventa
rono addosso, e il secondo divor il primo ; ma trangugiato
che 1' ebbe,15 sent risuscitarlo dentro le prprie viscere, e
da quel1' ora giace infrmo, e giacer . . . fino a quando ?
I destini del mondo stanno chiusi 16 nel pugno di Dio.
Per a me sembra, cosa strana a pensarsi, che Luigi XI e
Richelieu, i pi assoluti dei dominatri, sieno stati padri
delle rivoluzini dei ppoli. Caterina dei Medici, fmmina,
con re bambini sopra le braccia, con forze pi dboli delle
loro, anzi pure senza forze, fece per la Francia assai pi
ch' essi non fcero: ne i casi le consentirono ssere pi
mite, ne fu di costume niente pi trista dei suoi tempi ; ed io
vorrei 17 che mi dicssero se Luigi XI, se Richelieu, se
Francesco, ed Enrico di Guisa, se lo stesso Coligny, sieno
stati migliri di lei? Eppure una perptua infamia si rinnuva in Francia sopra la memria di Caterina dei Medici :
non vi generazine che in passando non la maledica, e
non le imprechi grave sul capo il marmo del sepolcro, e la
vendetta di Dio ! Quello poi che riuscirbbe inverosimile
a crdersi, se non fosse vero, a lei regina sepolta in tomba
reale con la corona e il manto dei re, manc una bocca
bocca comunque comprata.'-i-chet^rohun'z'itUse l laude
venale sopra il suo fretro.. 'Tre 'giorni' dopala sua morte,
il predicatre Lincestre -cos dal1'.altc- del- pergamo la rac
comandava agli astanti': ""La' Jiegitfa madre. " nvwtft, la
quale, vivendo, fece molto bene e molto male, e per me
credo molto pi male che bene. In quest 'oggi si presenta
una difficolt, che consiste in sapere se la Chiesa cattlica
deva ls pregare per lei che visse 19 tanto male, e cos spesso
sostenne la eresia, quantunque si dica20 che in ultimo sia
stata con noi, e non abbia acconsentito alla morte dei nostri
principi. Su di che io devo dirvi, che se volete recitarle un
5*

54

ITALIAN READER.

pater ed ave cos a casaccio,21 fate voi ; varr per quello che
pu valere : e lo rimetto nella vostra libert ! "
Basta : dal giudizio degli uomini si appella a quello di
un giudice che non pu fallare. Intanto, per questo giu
dizio terreno giovi pensare che giudizio di tali che pu
dubitarsi perfino se abbiano veramnte giudizio, e che Cate
rina come Italiana non deve sperare giustizia da un popolo
presuntuso, un tempo grande a caso,22 perche vi spruzz
sopra gli efflvii del suo genio una immensa anima italiana.

L' ASSEDIO DI FIRENZE. (Lo stesso Autore.)

Clemente VII, e Carlo V. (Capitolo Terzo.)


Adesso drmono plvere; forse ne anche plvere: ma
allora rano due fra i pi potenti della terra, un papa, ed
uno imperatre.
Enfino \ quel punto ai "odio" 'mortalissimo si abborrirono.
Il pi lieto pe.n3iro' in "cui si assopissero la notte : la imma
gine p''efnt, '3h alle .dimane sur guanciale del riposo ritro
vassero <?lrela Drgva1 .la. speranza d: potr un giorno 1' un
1' altro incontrare giacnte sui gradini del prprio palazzo,
nudo, assiderato dal freddo, supplicante una elemsina, che
1' imperatre nella mente superba esultava concdere larga
ed amara, e il papa invece si compiaceva negare, via proce
dendo in sembianza di non accrgersi di quel caduto. Im
perciocch quantunque il cardinale di Richelieu non lo
avesse ancora insegnato, il cuore di Clemente VII aveva

L* ASSEDIO DI FIRENZE.

55

per istinto sentito, le donne e i sacerdti non dovere per


donare giammai2.
E non pertanto adesso stavano intesi a comporre gli anti
chi rancori, a discutere cosa avrbbero guadagnato a mutare
F odio in amicizia, a stringersi le mani per quindi insime
aggravarle pi pese sopra il collo dei popoli.
Raccolti dentro una sala magnifica, di seta splndida
e d' oro, con la volta dipinta da uno dei pi valenti ar
tfici che rsero8 quel secolo singolare nella stria del
1' arte.
E il dipinto della vlta rappresentava il concilio dei Numi,
il convito degli immortali, che pure erano morti, Giove 1' an
tico onnipotnte, che adesso non poteva pi nulla, e le altre
Divinit bandite dalle dimore dei cieli. Eppure cotesta
religine ebbe una volta adoratri, martiri, voti, preghiere,
superstizisi, dileggiatri, olocausti di bstie, olocausti di
uomini e sacerdti crudeli ; ora poi non se ne rinvine 4
memria in nessun cuore, ed forza cercarla su i libri, re
ligine da eruditi, religine da pittori per decorarne le vlte
o le pareti delle sale.
Cotesta religine doveva dileguarsi davanti un' altra re
ligine di amore e di pace, che gli umini predic fratelli,
e maled 1' uomo, il quale tormentava, faceva piangere la
creatura di Dio. Ma il tristo seme d' Adamo, sfidata la
maledizine celeste, contamin 1'pera del1' Eterno, la nuova
religine circond di terrori, di superstizini, di scherni, di
vittime umane, di sacerdti crudeli, e per aggiunta dei papi,
re e sacerdti, i quali si cingono con tre corone la testa, come
per simbolo, che psano funesti alla terra tre volte pi dei
re, somiglievoli in tutto al1' antica chimera, congrie mos
trusa di drago, di capra e di Mone : per non, come la chi
mera, favolsi, ma vivi pur troppo e palpitanti indle sedi del
Vaticano.
Clemente VII e Carlo V insime ristretti s' ingegnavano
a ordire un patto, che vaglia a costringere le generazini per

56

ITALIAN READER.

sempre dentro un cerchio fatato, dentro una rete di dia


mante ; si affaticavano a rinnuovare 1' esmpio di Promteo,
apparecchiando al1' umano intendimnto catene eterne e
1' avvoltio divoratre. Stolti ! Se gli occhi declinavano al
fuoco, che ardendo loro davanti nel marmreo cammino
aveva ridotto in cenere cpia di legna, se verso la vlta li
rialzavano, dove erano effigiate le immagini degli Dei, come
caratteri di una lingua che pi non s' intende, avrbbero
compreso :
" Le nostre cose tutte hanno lor morte,
Siccome noi
"5

e 1' ala infatigabile del tempo rmpere le trame orgoglise


degli umini, non altrimnti che fssero veli di ragno.
Seduti entrambi, Clemente da un lato, Carlo dal1' altro
di una lunga tavola coperta di velluto cremesino a frange
d' oro, con le insegne della Chiesa ricamate in oro e sovr' essa
carte e pergamene di ogni maniera, brevi, trattati e capitoli
quivi spiegati, quasi in satira delle scambievoli loro insidie,
quali col suggello di Spagna, quali colle armi del1' Impero,
parte con le palle dei Medici, parte ancora con 1' immagine
di S. Pietro che pesca,6 e invano rammenta al superbo pon
tfice la povert della chiesa primitiva di Cristo.
Con benigne sembianze si contemplavano; ma 1' anima
di Clemente nel suo segreto si struggeva d' invidia per
Gregorio VII, a cui fu tanto la fortuna cortese, che gli
trasse7 davanti nella rcca di Canossa 1' imperatre Arrigo
IV con i pie nudi e il capestro al collo ad implorare tutto
umiliato misericordia per Dio ; Carlo poi forte gemeva di
desidrio nel cuore rammentando la felicit di Filippo il
Bello, il quale non pure pot mttere le mani addosso a
Bonifazio VIlI in Alagna, ma fare anche in modo, che
siccome era vissuto da volpe, aveva regnato da lione, cos
morisse da cane.8
Egli era potente di giovanzza e di forza, sicch le im

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

57

prese delle varie sue armi potvano denotare in quel tempo


gli attributi diversi del1' animo e del corpo di lui ; in esso la
vigoria del lione, in esso la tenace immobilit delle torri di
Spagna, in esso finalmnte lo sguardo del1' aquila austriaca,
sguardo di preda, sguardo di cupidigia insaziabile. Quanto
gli acutissimi suoi occhi sopra le carte geografiche del mondo
potvano contemplare, tanto bramando il suo pensiro ab
bracciava. Se il Creatore aveva dato alla terra una cin
tura di mari, egli la corona del suo capo dilatando intendva
racchidervi dentro la terra e 1' ocano ; a guisa di eterni
confini disegnava porre le punte del suo imperiale diadma
l dove il creato termina e 1' abisso incomincia ; avesse an
cora dovuto abbattere la croce dal globo, insegna della sua
dignit, per sostituirvi la corona !
Fronte ampia, dove i pensieri incalzavano del continuo
altri pensieri, come fanno 9 le onde del mare. Al1' improv
viso per cotesta fronte di rugosa diventava piana, i concetti
vi si aggiravano sconnessi nel modo appunto, ch' fama vo
lassero con sbita vertigine per 1' antro della sibilla le fglie,
ove stavano scritti gli oracoli del Dio. Cotesta vicenda
istantanea rammentava il metallo, il quale, prorompendo
infiammato dalla fornace per fndere, la statua di un eroe,
spezza talora la forma e si disperde nelle viscere della terra.
Aveva con i regni eredato i vizii del sangue dei suoi mag
giri. Il padre Filippo gli trasfuse 10 nelle vene 1' anelito
perptuo di dominio dei principi austriaci, e 1' ardimnto
dei duchi di Borgogna. La madre, Giovanna gli dava
la cupa penetrazine dei sovrani di Spagna, e il germe
della infelicit che oppresse la vita di quella infelice re
gina.
Esaltino i ppoli ! Il dolore si posa anche sulla corona
dei re, anzi pi sovente sopra le sublimi, che non sopra le
teste dimesse, in quella guisa che 1' uccello di sinistro augu
rio scglie per sua dimora la torre del barone a prefernza
del tetto della capanna del povero ; il dolore si spande sopra

58

ITALIAN READER.

le gemme dei diadmi, e fa parerle lacrime, o gccie di


sudore affannso ; il dolore corrode internamente il cerchio
d' oro, e stringe inosservato le tmpie, come la striscia di
ferro della corona lombarda.11
Esultino i popoli ! perch i potenti gmono, ed essi pos
sono 12 rifiutare 1' elemsina della compassine, o rispndervi
con un eco di scherno.
Giovanna figlia di Ferdinando e d' Isablla, mglie del
1' erede di Massimiliano imperatre, signora delle Spagne,
del1' Indie, dei Paesi-Bassi, forse di mezza Europa, non ha
chi la uguagli in miseria. Almeno Niobe fu convertita in
pietra, e cess a un punto le lacrime e la vita: ella poi deve
durare lungamente in tale uno stato, che non pu dirsi vita,
e non morte, a piangere la sua ultima lacrima, a bvere
1' ultima stilla di un calice senza fine amaro. Delirava
d' amore per Filippo, e Filippo la fuggiva, ed in breve con
sunto da amplessi non suoi sul primo fiore di giovanzza le
mor 13 tra le braccia. Le tolse u la mente 1' angscia : stet
te 15 muta : ordin prima si seppellisse il cadavere, poi cam
biato consiglio volle16 s' imbalsamasse lo vest di abiti mag
nifici, lo stese 17 sopra un letto di broccato, e quindi si pose 18
ad aspettare che si svegliasse, imperciocch aveva sentito
dire di un re, il quale era resuscitato dopo quattrdici anni
dalla sua morte, presa da geloso furore non consentiva che
donna alcuna si accostasse a quel letto ; se ministro, o con
siglire andava per consultarla, il dito gli ponendo sui labbri,
bisbigliava sommessa-:
Aspettate che il mio signore si svegli ! 19
Tale fu la madre di Carlo, e tale fu egli stesso quando
dalle infermit domato e dagli anni mut la porpora imperia
le in una cocolla da frate, e rotta la corona sopra i gradini
del1' altare si compose dei frammenti un rosario per nume
rare i suoi pater ed ave. Dopo tanto sorso bevuto alla
coppa del potere la gett lontana da s, quasi lo avesse
inebriato di fiele. Miserabile ! Che quando a Laredo in

ASSEDIO DI FIRENZE.

59

Biscaglia baci la terra dicendo : O madre comune degli


uomini, nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo
ritorner nel tuo ** : cotesto grido non mosse 21 da una
forte anima contristata, ma fu lamento neghittso di pelle
grino, il quale si lascia cadere sul1' argine della via, e quivi
aspetta piangendo la morte. N quando volle inalzarsi il
fretro, e assistere vivo alle sue esequie 22 lo vinse ira, o
disprezzo, o fastidio degli umini, come Silla e Diocleziano,
sibbene la paura del1' inferno. Prima che lo cancellasse la
morte dal libro dei viventi il demonio dello scherno aveva
spento di un sffio la fiamma di quello spirito superbo, e
sopra la fronte nuda di capelli, di corona, e di pensiero
ridendo scriveva: Qui dentro giace sepolto l'intelletto di
Carlo V imperatre !
Per da questo tempo a quello, in cui si era ristretto a
parlamnto con Clemente VII, ci correranno trent' anni ;
adesso egli gode meditando, che nei suoi regni non tramonta
mai il sole ; anela portare il mondo sul pugno, come paggio
il falcone : due soli potenti intende che abbiano a temere i
mortali nel creato, lui in terra, Dio nel cielo.
Clemente papa, scuoti la plvere del tuo sepolcro, rompi
la lapide e mstrati qual eri allora, quali disegni concepivi :
mostrati in somma quale apparirai nella valle Giosafat. Ri
cusi forse svegliarti dal tuo sonno di marmo ? Dirai, che al
cospetto del1' Eterno soltanto vuoi comparire il giorno del
giudizio ? Esci,23 la storia apparcchia il giudizio di Dio, e
rimuve dalle tombe deg1' iniqui la dimenticanza, onde vi
cada intera la maledizine delle schiatte succedntisi nei se
coli. Vorrai u forse minacciare me de' tuoi fulmini ? Ben
altri fulmini che non furono i tuoi, stanno spenti a Sant' Elena. I nostri pargoli getterbbero via le tue scomuni
che, come vieti trastulli ; i giullari non vorrebbero ram
mentarle n anche come facezie. 0 San Pietro gloriso,
sarebbe il mondo diventato luterano ! No, no, confrtati,
papa Clemente ; te, Lutero, Calvino, quanti vi hanno pre

60

ITALIAN READER.

ceduto, quanti vi hanno seguito, mitre, corone, porpore, cap


pucci, Numa, le leggi delle XII tavole, Sant Ignazio da
Lojola, Leopoldo I, San Domnico, e tutto quello che fu,
il Destino ripose B in una vasta urna ; e 1' agita, 1' agita,
finche la sorte o la ragine non venga 26 ad estrarne 1' ar
cano della umana felicit. Esci dunque, Clemente ; secondo
il costume dei papi e dei re, tu vesti un manto vermiglio.
A quanti oppressri vissero di sangue talent sempre il
colore rosso, certo perch non vi si distinguesse sopra quel
sangue ! 0 sciagurati ! Dio discerne il sangue del ppolo dal
sangue della prpora. La tua barba divent bianca per gli
anni, il tuo volto rugoso, le pupille ti tremano sotto le ciglia,
come alla lepre, il corpo hai irrequito, ogni rumore ti mette
spavento. Nessuno ti sta alle spalle, chiudesti di tua mano
le porte, e non pertanto ti volgi improvviso dubitando che
sopraggiunga Alarcene,27 il quale ti riconduca28 in castello
Sant' Angiolo, o il pi fiero, Giorgio Frandesperg, che
adempiendo al suo giuramnto ti getti al collo il capestro
d' oro M. La fama di prudente conseguita in tanti anni di
ministro di Leone X, ti sei divorato in un giorno di papa,30
su la cima delle umane grandezze la vertigine ti ha preso ;
la tua mente una sabbia, dove il pensiro fabbrica, la pau
ra rovina. Tu giaci siil1' orlo di un avello, ma i tuoi con
cetti non appartngono31 alla pace eterna; se innalzi un
braccio lo fai per percutere, se stendi una mano lo fai per
rapire. Dal naufragio del tuo pensiro avanz sola una
idea, e tu la tieni82 afferrata come una tavola di salute. Tu
ami il tuo bastardo, e tu pure, Clemente, sei tale 33 ; papa
Leone ti concesse la dispensa, sicch tu potesti arrampicarti
per tutta la scala della gerarchia ecclesiastica ; per in fc
cia al mondo non v' ha cosa che vaglia 34 a salvarti dal1' on
ta degli illegittimi natali. Il tuo bastardo camuso, ha i
capelli crespi, le labbra tumide, brutto di corpo, di anima
pi brutto . . . beatissimo padre, ti saresti per avventura
mescolato in amore^on una schiava africana 35 ? Ah ! quan

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

61

tunque illegittimo figlio di Giuliano dei Medici, io mi aspet


tava da te gusto miglire pel bello ; pure sei padre, e lo ami.
Dura condizine dei potenti, che buoni sieno o tristi i loro
affetti tornino del pari funesti ai propri simili ! Stravolto
adesso da cotesto amore, cosa g1' importa il giusto e 1' one
sto ? Ad ogni costo egli vuole deporre una corona su quel
capo di moro. Se lo poteva, avrebbe per lui convertito la
tiara di pontfice in diadma da re ; non riuscndogli, si
volse as altrove a lacerare il manto d' Italia per girargliene un
brano sopra le spalle ; gli si offerse 37 la patria libera, bella
e innocente, o se pure delitto alcuno era in lei, colpvole di
avergli dato la vita.
Non importa ; quand* anche del metallo della croce che
soprasta la cupola del Duomo di Firenze ; quando anche dei
merli del Palazzo Vcchio ; quando anche delle ossa dei
suoi concittadini dovssero formargli la corona, basta che sia
coronato ! Fra brevi anni di lui rimarra 38 un pugno di
plvere ; i presenti lo malediranno e i futuri, che importa ?
Lo escrino, purch lo tmano, diventi plvere, purch coronato.
Gloria in excelsis Deo, et in terra pax ! riprese *
Carlo V, come continuando un discorso interrtto, e si alz
accostandosi al fuoco. La pace fatta. Vi pare egli, che
quanto promisi 40 al1' arcivscovo di Capua in Barcellna vi
confermi adesso, beatissimo padre ? Sebbene nella impresa
di vostra casa occrrano i gigli di Francia,41 i Medici domi
neranno Fiorenza
Ma fin qui io non veggo . . . interruppe42 il Pon
tfice ; e poi si rimase iS esitante a librare se il concetto, che
stava per esprimere, potesse riuscire di troppo sgradito
al1' imperatre ; pure essndogli forza aprire manifestamnte
1' animo suo, con voce un poco pi dimessa soggiunse 44 :
Ma fin qui io non veggo 45 che promesse di promesse
mentre per me si dvono 46 di presente adempire 1 condi
zini del trattato.
6

62

ITALIAN READER.

L' esperienza lunga che avete, beatissimo padre, degli


umani negzii vi far di leggiri comprndere non derivare
da mala volont 1' inadempimnto momentaneo delle mie
promesse ; ci avviene,47 perch di natura loro riguardano al
tempo successivo. Onde preporre,48 la vostra famiglia alla
suprema autorit di Fiorenza bisogna adoperarvi le armi ;
onde restituire alla Chiesa Ravenna, Ferrara e gli altri
Stati perduti bisogna ancora adoperarvi le armi ; perch il
ducato di Milano prenda il sale dai vostri dominii, e' bisogna
che il tempo glie ne apparcchi la necessit.
Si, ma finalmente le guarentigie non guastano nulla
... e 1' arcivscovo di Capua ve ne dovrebbe avere tenuto
proposito a Barcellna ... e la Maest vostra dava il suo
imperiale consenso ....
Non basta forse a papa Clemente la promessa di Carlo
imperatre?
Promesse ! trattati ! replic il Pontefice con impeto
maggire di quello di cui altri lo avrebbe creduto capace e
che non avrebbe voluto egli stesso, alzandosi in piedi, ed ac
cennando sdegnoso varie carte spiegate sopra la tavola ;
ecco nel 1525, prima della battaglia di Pavia mi dichiarai
neutrale tra la Maest vostra e il Cristianissimo : padre
comune de' fedeli mi pareva, ed era il partito da praticarsi
miglire tra due principi cristiani, dei quali non mi era riusci
to prevenire le sanguinse contese ; la battaglia avvenuta,
Lanja vostro stipula meco questo trattato di pace, riceve
centocinquantamila fiorini d' oro, e la maest vostra n rati
fica il trattato, ne restituisce 49 il danaro ; nel 27 Lanja vostro
mi sottoscrive quest' altro trattato, col quale si bbliga allon
tanare il contestabile di Borbone da Roma, quando io gli
paghi ottantamila fiorini ; ritirato il danaro il Borbone non
pure si accosta a Roma, ma con barbarie inusitata la manda
a sacco 60 . . . ora lascio a voi giudicare se le promesse e i
trattati mi affidino.
E qui i suoi negli occhi di Carlo V fissava, il quale im

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

63

perturbato se ne sta con le spalle volte al cammino, con una


mano si liscia il mento, forse per nascndere un sorriso sot
tilissimo che suo malgrado gli scomponva i peli dei labbri.
Poich rimasero 61 per uno spazio di tempo non breve in
silenzio, Carlo con lente parole riprese 52 :
Santit, appunto perch ricusai ratificare i trattati, mal
vi dolete di fede rotta. Il vicer di Napoli Lanoja i limiti
del suo mandato eccedndo non poteva obbligarmi ; dove
per me fssero stati approvati, ora non vi dorreste 63 voi di
averli veduti inadempiti. Del sacco di Roma io rigetto lon
tano da me 1' accusa. Borbone il fece, e Borbone forse ne
pagava la pena cadendo ucciso sotto le mura della sacra
citt. Qual cuore fosse il mio alla dolorsa notizia, pensa
telo voi, beatissimo padre ! Per tutti i miei regni ordinai
pbbliche preghire per ottenre dal Cielo la vostra libera
zine
Ma poich stava in potere della vostra Maest, mglio
delle preghiere, a parer mio, valeva un rdine a D. Ferdi
nando d' Alarcon, mio carcerire, di liberare il vicario di
Cristo, e
Or via riconduciamo la questine al suo primo ele
mnto, dacch in modo diverso procedndo noi verremo M
a smarrire del tutto la diritta via. Intende la Beatitudine
vostra abbattere la libert di Firenza, me commette alla
impresa e da me chiede sicurzza. Santo padre, vi sareste
per avventra dimenticato ssere io 1' imperatre Carlo V ?
Ad assolto signore domandate voi guarentigia per abbattere
una repbblica? Gi troppo le nostre contese han fatto
crscere le petulanze dei popoli, ed io vi dico 55 in verit, che,
dove non ci stringiamo in lega salda e potente, non andranno
scoli che noi rimarrmo 56 divorati da cotesta fiera da mille
capi.
Carlo imperatre, ora io dalle vostre parole comprendo,
come vi abbiano finalmnte toccato lo spirito i consigli della
Santa Sede. Le cose stesse che adesso vi sfuggono dai

64

ITALIAN READER.

labbri non vi diceva Leon X ? Non il vostro maestro Andriano VI ? Non io medsimo ve le ripetva le mille volte ?
E' tempo che il trono e Y altare si abbraccino per sostenrsi ;
tempo che noi ci diamo 67 un bacio diverso da quello di
Giuda, da quello che ci diemmo fin qui. Finch i popoli
guelfi si mantnnero,68 o ghibellini, n credrono potere altri
mnti vivere che parteggiando per lo Impero o per Roma,
allora la nostra lite fu contesa tra i pastori pel gregge ; ora
poi cotesto gregge comincia a conscere che pu fare a
meno della vostra aquila e delle mie chiavi ; si tramuta in
una torma di lupi, la quale non pure brama divorare, ma
intende divorare sola. Quando Lamagna tolse 69 a difndere
quel figlio di perdizine, Martino Lutero, io bene conobbi,60
ed altri umini gravissimi lo conbbero meco, la querela non
gi, come sembrava, consistere nelle indulgnze compartite,
nella comunine del1' stia e del calice, e negli altri punti di
dissidnza contenuti nelle tesi di quel maledtto ; no : i
cervelli tedeschi ansisi di libert, vaghi di mostrare una
energia da lungo tempo compressa, intsero 61 scutere il
dolce freno di Roma, come primo anello di una soggezine
qualunque fosse, per loro insopportabile ; rotto questo, vorran
no62 rmperne un altro. . . . E della catena, Carlo, pensate
che voi ed io tenghiamo i capi. La riforma religisa una
palestra, dove disgnano esercitare le loro forze per quindi
vlgersi alla riforma della potenza imperiale. Il giorno
della morte dei papi sar il giorno del1' agonia pei re. Ben
previde 63 la glorisa memria del1' imperatre Massimiliano
la importanza dei casi presenti, e se la morte non lo rapiva
li riparava per certo. Voi, Carlo, le ammonizini del Vati
cano dal vostro spirito rigettaste, come si scuote dai sandali
la plvere di una terra maledtta ; voi la Chiesa santissima
affliggste, voi la sposa di Cristo ne' suoi vicari avviliste ;
ma pi della sua Roma saccheggiata, pi del suo pontfice
ridotto in ceppi, ella piange a cagine del decreto della
Maest vostra promosso alla Dieta di Spira nel 1526, che

l' ASSEDIO DI FIRENZE.

65

sanzion la tolleranza della setta diablica del1' empio Lu


tero sino alla convocazine del concilio generale ; n per s
sola ella piange, ma ed anche per voi, Carlo ; e d e notte
si addolra, e nel santuario si raccomanda al divino suo
sposo Ges, che illumini 1' intelltto vostro, e sensi v' ispiri
di piet e di prudenza per la scambievole nostra conserva
zine. I perversi settatri, nella ignoranza del cuore loro,
fidenti che la Chiesa stia M per esalare 1' ultimo fiato, con
tinuano nel cammino preveduto, e minacciano il vostro trono
imperiale. Ditemi, Carlo, la lega di Smalkalda test for
mata tra loro 65 vi ha turbato mai il sonno ? I principi Lu
terani si uniscono 66 in un sol corpo, ed implrano contro voi
1' aiuto di Francesco di Francia. Se li muovsse amore di
setta soltanto, vi pare egli che ricorrerebbero a Francesco
vostro emulo eterno e della Santa Sede apostlica figliulo
amantissimo ? Gi spento nel folle loro pensiero il lione di
Giuda si avventano al1' aquila di Costantino.67 Ah ! Carlo,
avete seminato il vento, adesso raccoglite la tempesta.
Carlo ascoltava attentissimo il discorso di Clemente, col
collo teso e gli occhi fissi, nella guisa che il mendico guata
per vedere qual moneta e quanta esca 68 dalla mano del suo
benefattre ; quindi, altamente commosso da quei raziocinii,
prese 69 a mormorare :
Egli ha favellato da quel valentumo che il mondo
conosce essere. Ne Aristtile mai, n S. Tommaso di
Aquino potevano argomentare in pi accncia maniera.
Ma se le vostre parole sunano sincere, Carlo, voi siete
uno di quelli che il mglio vdono e apprvano, mentre al
peggio si appigliano. Se quanto ne stringa bisogno d' im
porre un freno ai popoli conoscte, se alle mie sentenze
applaudite, se la tolleranza vostra della setta scellerata con
dannate, e perch dunque, non ha guari, al Dria concedste
facolt di rndere Gnova libera ? O tra i principii vostri
ed i fatti manca concrdia, o commetteste un errore politico.
Comunque sia, non giungo a comprndervi, n, considerate
6*

66

ITALIAN READER.

queste cose tutte, io posso 70 nella vostra sola condizine


imperiale fidarmi abbastanza per vedere spenta la libert di
Fiorenza.
La barca di San Pietro si governa con poche vele,
beatissimo padre, ma ben altra si vuole industria a condurre
le faccende del mondo. Se nella Germania poco mi valse 71
la tolleranza dei Riformati, cotesto era un consiglio meditato
lungamnte e molte volte discusso tra i miei pi savi mini
stri ; e i tempi che corrvano ne furono per la massima
parte cagine, e infine il fulmine del1' impero non divent
ancora per pazienza contennendo, quanto il fulmine del Vati
cano. Voi biasimate troppo. Intorno a Genova rammenta
tevi com' ella non si governi a popolare reggimnto; vedete
quivi la somma delle cose 72 ristretta in mano agli ottimati, e
credete, Clemente, che i ppoli preferiranno sempre la si
gnoria di un solo a quella di molti. Fiornza invece non
affatto aristocratica mai, ogni d pi tende alla democrazia.
In lei soltanto contemplo, e temo lo spirito di conquista ; ella
cadr.73 Che mi parlate voi di messere Andrea Doria ?
Purch abbandonasse le parti di Francia gli avrei, non che
altro, quasi donato la mia parte di paradiso ! L' avventu
rato genovse ha reciso 1' ale alla vittria, e se 1' fatta
serva. Ma se al Doria concssero 74 i Cieli la facolt di
vincere, non gli compartirono del pari 1' arte di governare ;
egli cede al mio gnio. Sembra a voi ch' io gli abbia posto
nelle mani una palma, e v' ingannate : io ho fatto come gli
incantatri, i quali affascinando ti dnano cnere per oro.
Deluso dalle mie parole, gli porsi 75 a stringere una spada
per la punta, non per 1' elsa, sicch egli vi si taglia la destra,
n se ne accorge ancora. Pu egli il Doria ritornare pri
vato ? Il cittadino che di tanto prevalse 76 nella sua patria
da rivendicarla in libert, onde ella si mantenga libera dav
vero deve " come Licurgo salire un rogo, e ordinare che la
sua cnere sia data ai quattro venti della terra : messere
Andrea invece vive e governa nella sua citt. Gli umori

l' ASSEDIO DI FIRENZE.

67

dei nbili Genovsi non quieteranno mai ; io gi vi scorgo


invidie, (Sdii e rancori di sangue. I Fieschi le ire apparec
chiano e le armi ; lasciamo che il furore di cotesta famiglia
si accresca: allora le fazini cittadine dureranno pi funeste
alla citt, si turberanno gli rdini, andr sottospra lo Stato,
e pvero di averi, vuoto di sangue, implorer come elemsina
un braccio potente, che possa 7S farlo morire in pace. N
il desidrio mi trasporta a immaginare cose vane ; altre
volte i Genovsi ne hanno somministrato 1' esmpio abban
donandosi nelle braccia dei duchi di Milano e dei re di
Francia ; inoltre Andrea Doria percorse 79 gran parte del
suo cammino vitale ; la sua famiglia procede diversamnte
da lui; la sua virt rimarr80 sepolta seco. Io vedo tempo
in cui la repbblica di Gnova viene, come un ruscello, a
portar il tributo delle sue acque nel fiume maestso della
mia potenza. Ordisco 81 una gran trama col pensiro, ne
segno con costanza le tracce, ne appetto con pazinza 1' sito
avventurso.
Clemente papa col mento sollevato guardava Carlo V, e
ad ora ad ora crollava la testa tra contento e sdegnoso nel
conscere 1' intimo concetto di lui, contento per averlo pre
veduto da gran tempo, e poi offeso da quella srie di pensiri
di glria ; come un tristo fanciullo gode scompigliare con una
pietra le limpide e quiete onde di un lago, vi lanci maligna
mnte tra mezzo la domanda :
E alla morte ha mai pensato vostra Maest ?
L' imperatre, quantunque per natura cupidissimo, nondi
mno a cagione della stessa intensit dei suoi pensiri la
sciava vincersi talvolta dalla passine ; ed esaltato non sapeva
cos di leggiri reprimere la favella, sicch continuava di
cendo 82 :
La Francia un giglio fragile, e la mia aquila lo ha
gi sfrondato ; se non m' ingannava un mal gnio, tu a
quest' ora saresti, o Francesco, uno scudiro nella mia corte
imperiale ; la mezza luna non tanto scintilla sublime nei

68

ITALIAN READER.

cieli, che non vaglia 83 a raggiungerla il volo della mia aqui


la ; leopardo inglese, dacch lasciasti comprarti le branche,
apparecchiati a darmi la tua corona in cambio dei miei du
cati ; e tu San Pietro sappi,81 che la mia testa capace di
portare ancora la tua tiara . . . perch no ? Massimiliano
imperatre voleva farsi papa ....
La morte ! la morte !
La morte ! proruppe 86 Carlo V, che fa a me la
morte ? I codardi soccmbono a questo pensiro, gli ani
msi lo prtano come una corona di fiori. E' mglio
lasciare 1' pera interrtta che non incominciata ... I mo
numnti pi grandi che il mondo conosca, si devono al pen
siro della morte ; parlo delle Piramidi. La morte sta nelle
mani di Dio : 1' uso della vita in quelle del1' uomo. La mia
anima abbisgna che la testa del suo corpo si posi nella vc
chia Europa, il tronco in Africa e in Asia, i piedi in Amri
ca. Io non ancora percorsi 86 la curva ascendnte della mia
vita, non giungo ancora a trent' anni, e se in questo punto
mi toccasse la morte, come Cesare Augusto potrei doman
dare ai miei amici, ai miei nemici, a voi stesso : " Parvi
ch' io abbia ben sostento la mia parte nel mondo ? " " Le
imprese da me fino a questo punto operate, se non pssono 87
la mia fama a quella di Alessandro Magno anteprre, basta
no ad avvilupparmi in un sudario che mi salvi dal verme
del1' oblio. Se adesso io morissi, il cuore mi assicra che
gli umini direbbero : " Meritava vivere di pi." Papa Cle
mente, se voi moriste adesso, cosa pensate il mondo direbbe
di voi ? Egli vissuto troppo poco, od vissuto anche
troppo.
. Ve lo dir quando sar morto rispose 88 il Pontfice,
continuando a muvere le labbra in un cotal riso amaro che
ben dava a conscere quanto lo avesse penetrato addentro
quella acerba puntura; per fino da questo momento mi
dispongo a lasciarli novellare : dove poi mutassi pensiro,
ordiner, come Digene che mi pngano 89 al fianco una

l' ASSEDIO DI FIRENZE.

69

verga. Ora vediamo di concludere, Maest ; quando pure


io possa 90 confidare in voi intorno al sopprimere la libert
di Fiorenza, non devo 91 del pari fidarmi in voi per ci che
spetta 1' ingrandimnto della mia famiglia. Di ci pertanto
domando guarentigia. Niccol della Magna dovrebbe pure
avervi fatto motto92 di sponsali da contrarsi in fade ecclesiae
tra madama Margherita vostra figlia ed Alessandro duca di
Civita di Penna; ve ne sareste per avventura dimenti
cato ? . . . .
Io non dimntico nulla : ma non la reputava condizine
necessaria per la pace, e se le mie preghiere trvano grazia
al vostro cospetto, vi supplico umilmente, padre santo ....
No, maest, avete mal creduto : ella una condi
zine sine qua noti ; condizine, senza la quale tornerbbe
scomposta ogni cosa, andrebbe tutto in peggire stato di
prima ....
Ma perch a cimentare la pace tra noi vogliamo im
porre un destino ad un cuore che palpita appena di vita ?
Le labbra di nostra figlia non anche per elezine proferi
scono93 il nome di padre, e noi vorremo94 costringerla a pro
nunziare quello di marito, come una necessit? Perch le
pere nostre, di qualunque natura elle siano, dovranno riu
scire sempre a qualchedno fatali ?
Se la fanciulla non intende amore, pi di leggieri potr 95
ispirarglielo il mio Alessandro ; il cuore vergine, quando
prima si schiude al raggio della passine, ama il cielo, ama
le acque, le piante, e tutto ama . . . pensate or voi, Maest,
se la vostra figlia si volger con affetto a givane di cortese
sembiante, il quale le star attorno studiosamnte con ogni
ossequiso ufficio dovuto al sesso, alla et, al grado di lei ?
E poi, Carlo, il mio sole tramonta, il vostro ascende nella
pienezza della sua luce ; la morte mi ha chiamato, e la sua
voce mi ha conturbato lo spirito. Quando io tra poco gia
cer cadavere, chi prender cura della mia famiglia? Chi
sosterr99 la sua causa? Se vivo appena potrei difndere

70

ITALIAN READER.

me stesso non dir gi da' vostri esrciti invitti, ma da un


solo principe romano, da un Pompeo Colonna, pensate se il
mio nome me morto, potr difndere altrui ? Voi, Carlo,
disegnate dominare sul mondo ; la vostra aquila intende
volando fare il giro del globo ; il cielo ha una stella per voi,
e da quanto apparisce 97 sembra questo universale dominio
decretato nel1' alto, dacch non valse 98 fino ad ora argo
mnto umano a deviarlo o impedirlo. Unite dunque la
vostra famiglia alla mia, ond' ella abbia riparo sotto le grandi
ale della glorisa aquila vostra.
Santo Padre, in che mai vi affidate ? La ragine di
stato non conosce figli Il re non ha cuore ; perci che
riguarda 1' affetto tanto ch' ei palpiti vivo nella sua reggia,
o giaccia " scolpito di marmo sopra la sua tomba. Pi fab
bricate in alto, e pi correte pericolo di precipitsa rovina ;
piu accostate il fragile edifi.zio della potenza della vostra
famiglia alla mia aquila, e pi vi sovrasta il caso che un suo
batter d' ala la cancelli dalla memria degli umini. Forse
la rndine per costruire che fa il nido alle volte del Colosseo,
gliene partcipa la immobilit ? Si leva la bufera, e il nido
va100 disperso nei turbini, mentre rimane immbile quel1' eter
no edif.zio.
No, Carlo, non favellate cos : io conosco il vostro
cuore mglio di voi stesso. Se la vostra figlia avr freddo,
voi le getterte addosso, per cuoprirla, un lembo del vostro
manto imperiale, s' ella avr fame, dal vostro convito di
popoli le mandarte una provincia per saziarla. Nessun
padre della vostra famiglia fin qui pose 101 le mani nel sangue
dei suoi figliuli.
Ma un nepote le ha poste in quello dello zio !
esclam 1' imperatre traendo un sospiro, e i tempi futuri
stanno 102 chiusi nella mano di Dio.
Dipoi simulando rislversi con gran pena a quello a cui si
era disposto molto tempo avanti, soggiunse los :
Si unisca 10i la mia casa alla vostra e possa 105 il presente

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

71

trattato mantenrsi indissolbile, come il sacramnto, che


statuiamo adesso tra i nostri figli . . . Per mi corsa una
voce106 intorno a cotesto vostro duca di Civita di Penna, e
me lo hanno detto camuso, di sembiante osceno, rotto ad
ogni gnere di libidine . . . figlio di schiava africana ...
E qui piegando la persona susurra 1' estreme parole
nel1' orcchio del Papa.
Chi ve lo ha detto ? proruppe 107 impetuosamnte il
Pontfice. Non lo credete ! e' v' ingannano, egli buono,
prudente e cortesissimo givane ; egli vi amer come padre
. . . dopo Dio primo. Voi lo avrete, Maest, ministro
pronto dei vostri voleri, figliulo ossequentissimo e servitre.
Certo egli non si cura acconciarsi i capelli n si mostra
pieno di grazie, o cascante di vezzi 108 ; le fogge abborre e i
costumi di cinedo ; per lo contrario valido di membra non
depone mai il giaco, e di corpo prestante non cede a nes
suno negli esercizii che si addicono 109 a perfetto cava
liere

E continuava tutto accesso nel volto, con gesti sdegnosi,


quando si accorse 110 che Carlo lo fissava con tale uno sguardo
indagatre e maligno, ch' egli tem ssersi troppo lasciato
scuoprire. Si rimase lu in tronco pertanto senz' aggiungere
altre parole.
Io non avrei mai creduto che tanto vi stesse a cuore m
il vostro nepote Alessandro, beatissimo padre riprese 118
Carlo con ostentata ingenuit ; ma dacch voi volete che
sia cos, e cos sia. A tempo debito Alessandro condurr in
mglie la nostra figlia Margherita. In questo modo vi
piace ? Rimane adesso nul1' altro da discutere o statuire tra
noi?
Clemente, guardata prima con molta dilignza una carta
spiegata sopra la tavola, rispose 114 :
Pi nulla.
A quando 1' incoronamnto ?

72

ITALIA N BEADER.

I vostri ufficiali di ceremnie possono 115 concertarne il


tempo e le forme col maestro del sacro palazzo.
Addio dunque, beatissimo padre.
Anche un istante, dilettissimo figlio, anche un istante
soggiunse 116_ Clemente accostandosi a Carlo V, e tltasi 117
dal collo una croce d' oro, ne alz la lamina superire, ed
esponendo scoperte le reliquie quivi dentro incastonate,
riprese cos :
Quando g1' infedli che sano adesso insultando asse
diare la vostra Vienna imperiale, avevano tutti tremanti
sgombrato il sepolcro di Cristo, un principe di Gerusalmme,
un Lusignano present alla Santa Sede questo frammento
preziosissimo del vero legno della croce dove moriva il nostro
divino Redentre. Se i giuramnti che vi si fanno sopra,
non si mantngono,118 il cielo e la terra non acclgono :l9 pi
cosa sacra che basti a vincolare gli uomini tra loro. Carlo,
giuriamo su questo legno, bagnato dal sangue di Ges, di
conservare inalterabile la pace statuita tra noi.
Santit riprese 1' imperatre commosso, ed altrove
volgendo la faccia allontanava con la destra la santa reliquia,
non vogliamo,120 di grazia, porre la colpa traverso una
via ch' ella poi non e' impedirebbe percrrere, quando la
necessit ne stringesse, o 1' utile ne invitasse ; e inoltre noi
non saremmo a condizini pari, imperciocch voi tenete le
chiavi di San Pietro e con esse la potest di legare e di
scigliere, mentre io non troveri in nessuna parte del mondo
un altro papa Clemente che me scigliesse dal trattato di
Bologna, come voi sciogliste Francesco di Francia dal
trattato di Madrid.121 Non giuriamo pertanto ; facciamo
mglio ; industriamoci di mantenre perenne 1' utile che
adesso troviamo nella scambievole unine. In ogni caso io
sono fermo di non giurare.
Il Pontfice turbato si tacque 122.
Carlo agita un campanllo d' argento. Le porte della

L ASSEDIO DI FIRENZE.

73

sala si aprono strepitse, e quindi si vdono in due ale lun


ghissime disposti in gincchio da una parte gli ufficiali
del1' imperatre, dal1' altra del Papa, in fondo di faccia un
prelato in piedi con la triplice croce, insegna della presenza
del vicario di Cristo.
Carlo medsimo si prostr davanti a Clemente, e in atto
di reverenza divota supplic :
Beatissimo padre, vogliate compartirci la vostra apo
stlica benedizine.
E il Papa, sollevata la destra, susurr la benedizine.
Quali pensieri gli si avvolgessero per la mente Dio li sa 1M
che li vede, ma anche noi possiamo 124 dichiarare, che cer
tamente non furono di amore. Per dei circostanti taluno
ne rimase 125 intenerito fino alle lacrime ; tal altro ne sor
rise 126 come di scena rappresentata valentemnte da attori
famosi : tutti poi si accordarono nel crdere che quei due
potenti avvano trovato utile bastvole per diventare amici.
E Carlo disparve la ; le porte si chiusero m : Clemente
si trov solo nella stanza ; allora declinato il capo sul cam
mino medit ; medit per lunghissima ora : al1' improvviso
si muove, e si pone davanti alla sdia occupata dal1' impe
ratre durante il collquio.
Carlo d' Austria ! cominci a dire alzando il dito, e
comprimndolo sopra 1' singolo della tmpia destra, le
libert dei comuni di Spagna, i privilgi delle citt dei
Paesi Bassi, le prerogative degli Stati germanici ti avvilup
pano dentro una rete validissima. Tu ti sforzi con ogni
ingegno per divorarli ; bada, Maest, il tarlo rodendo si
scava la tomba. La tua potenza non uguaglia il tuo org
glio, i vasti concetti della tua mente non posano sopra
un' anima in proporzine vigorsa ; se pieno di forza ras
somiglia al sole di estate, come quel sole ogni giorno il tuo
spirito tramonta. Maest, tu mi hai supplicato per ottenre
dalle mie mani una corona ; ah smplice che fosti ! io sarei
venuto in capo al mondo per offrirtela ; prstrati, Maest,
7

74

ITALIAN READEIt.

umiliati, perch mi tarda importi questa corona sul capo ;


io la circonder di punte invisibili, angoscise, le quali ti
penetreranno nel cranio scompigliandoti il pensiro, turban
doti del continuo la coscienza. Io ti adatter una corona
sul capo, come un collare al collo dello schiavo ; che importa
a me di cingertene il collo, la mano, il piede, o la testa, non
per questo tu diventi meno servo della Chiesa Romana !
Affrttati a prostrarti, Maest : io m' innalzer tanto, quanto
tu t' abbasserai, e allorch Maest,129 avrai baciato la plvere
dei miei calzari, ti travaglierai indarno per dominarmi sul
capo. Rendimi grande' con la tua vilt, e in processo di
tempo se vorrai 130 abbattere 1' idolo che tu stesso avrai fatto
grande, o non vi riuscirai, o rimarrai wl infranto sotto la sua
rovina.

Cornelio Agrippa. {Capitolo Quarto.)


Voi lo vedete ! I potenti della terra si cingono una corona
di punte per avvertire i ppoli ch' eglino intendono lacerare
e ferire. Alcuni di loro, non so bene se io mi dica * meno
perfidi o pi cauti, cuoprirono ipocritamente queste punte,
chi con perle, come i conti, chi con gigli, come i re, chi con
fronde di alloro, come gli imperatri, ed altri non pochi.
Per badate, per esser coperte le punte non cambiano natu
ra : la tigre ha facolt di rendere la sua branca gentile,
quanto la mano di una vrgine. Ma se un giorno le punte
volgendosi nella testa di chi cinge corona, restituissero a
costoro il male che fecero altrui, se condizine di chi anela
portarla fosse di averne le punte confitte nel cranio ; credete
voi che si troverbbe pur uno il quale volesse sostenre ap
partenrgli per diritto divino ? E non pertanto, se a siffatti
martirii non fssero serbati dalla eterna giustizia i tormenta
tri dei ppoli, gli umini lancerbbero contro il firmamnto
tale un grido, che farebbe impallidire le stelle, tremare gli
angioli nei loro sogli dorati, sospndere la ineffabile armonia

l' ASSEDIO DI FIRENZE.

75

delle sfere . . . , gli uomini urlerebbero : Il creatre


un tiranno !
Io per me penso esistere nel mondo enti di cos strana
natura, i quali invidiano il trono a Lucifero, quantunque di
fuoco, i quali con animo lieto stringerebbero per scettro
anche uno stinco della prpria madre, e perch no ? Fu
ambito il regno, dove i principi si cingvano le tmpia con
una corona di spine, e i discendnti di Goffredo Buglione
non abbandonarono Gerusalmme se prima non vennero 2
cacciati dalla lancia ottomana.
Corona di ferro! poich a guisa di Olla ed Oliva, le in
fami donne vedute dal profeta Ezechiello, ti lasciasti con
taminare da contatto straniero ; possi un giorno, priva di
gemme, sozza di fango, essere adattata per collare al collo
di uno schiavo ! Tu sei stata infedle alle teste italiane ; tu
hai volato di capo in capo, ti sei data a chi ti ha voluto
prendere . . . per quando i popoli italiani risorgeranno
alla vita di glria, nessuno vorr8 del tuo ferro per fabbri
carsene un pugnale, tutti rifiuteranno il tuo oro per comprsene 1' elsa della spada.
Ah sacerdti ! E voi che la promettste allo straniero, e
voi che faceste innanzi al1' cchio di lui corruscare il lume
delle sue gemme, come un sorriso di donna ; e voi che gliela
poneste sul capo . . . come vi chiamerte voi? La mia
favella ha un nome per voi, ma le mie labbra non sano pro
ferire 1' oltraggio che avete le mille volte meritato.
Da Desidrio perduta, voi la donaste a Carlomagno fran
cese, poi agli Ottoni alemanni, poi ai Bavari, poi a casa
Lucembrgo, poi a casa HohenstaurTen ; quindi la proferiste
a Inglesi ! di nuovo a Francesi, poi a casa Hapsbourg, poco
prima se la contsero 4 Francesco di Francia, Carlo di Spag
na: Federigo di Sassnia la ricus, e tu adesso aneli, o
Carlo di Gand, un diadma, che altri raccolse 6 un momento,
e subito dopo gitt via come cosa indegna di occupare il suo

76

ITALIAN READER.

pensiero. Egli ebbe dai psteri il nome di sapinte ; per te


quello di stolto troppo poco.
E la stella della tua casa ricambi con le gemme di quella
corona un sorriso di luce per un tempo assai lungo ; poi la
fortuna stese 6 la mano, e disse : Basta.
Comparve7 nel cielo un' altra stella, che vinse8 la tua;
venne sulla terra un fatale destinato a far 1' ultima prova se
la tirannide potesse durare tra gli umini splendida di glria
e di potenza, con 1' ale del gnio alle spalle ; la tirannide di
Napolene : i ppoli hanno divelto 9 la terra dagli artigli
della sua aquila vittorisa : quale altra tirannide pu adesso
aver vita nel mondo ! Se il leone non ha potuto regnare,
domineranno i lupi? Egli cacci le mani nelle chiome agli
antichi tiranni, e tolse 10 a un punto il sonno dagli occhi e la
corona dalle teste di loro : oh ! com' miserabile cosa un re
senza corona! meno lo sarebbe senza senno: in questo modo
muoverebbe la nostra compassine, in quel1' altro eccita il
nostro riso : egli tolse loro le corone, e le gett dai balconi
della sua reggia ai parenti, ai compagni della sua fortuna, in
quella guisa che un cavaliere novello sparge pugni di mo
nete alla plebe in segno di larghezza.
Te poi, o corona di ferro, non volle donare il fatale,11 e
chiam il sacerdte a imprgliela sul capo. Il sacerdte si
mosse12 a dargliela, imperciocch egli potesse prndersela,
ma quando si accost al1' altare, e il sacerdte cominci le
sue preghiere, egli impaziente vi stese 13 sopra le mani pode
rse, e da s stesso se ne cinse le tmpie ; allora il sacer
dzio ebbe uno sfrgio nella faccia, il quale ormai non var
ranno14 a cuoprire n benda di tiara, n lembo di manto
pontificio, sfrgio che sembra una sentenza di morte incisa
con un ferro rovente sopra la carne ; e tu saresti gi morto,
o sacerdzio, se alzando un grido di terrore altri non veniva
a soccrrerti. Qual soccorso per ! Per impedire la tua
caduta essi ti hanno posto ai fianchi due lance per puntelli.

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

77

Ora che cosa hai tu fatto ? Ti sei procurato una lunga e


dolorsa agonia, tu hai voluto funestare le genti con lo spet
tacolo schifoso della tua decrepitzza.
Ma se il sacerdte, quando il guerriero fatale oltraggi
1' altare, avesse avuta la convinzine del sublime suo ufficio,
dove bene avesse sentito se ssere vicario di Dio in questa
terra, gli avrebbe ritolto la corona rapita, e la rompendo
sopra i gradini del1' altare avrebbe detto : Ecco io la spez
zo, perch tu la cingi alla tirannide dei popoli, umiliati,
pugno di plvere, davanti al Dio che cancella le intere
generazini col cenno del sopracciglio, che solleva alitando
un turbine di mondi; e dov' egli ti avesse resistito15 tu
avresti levata al cielo la destra, e Dio 1' avrebbe armata dei
suoi fulmini.
Adesso il cielo 1' ha ridonata alla tuo casa, Carlo di Gand ;
ma per quanto? Poich nel libro del destino non dato
penetrare, come nel libro della speranza, io abbandno il
presente e il futuro, e ritorno nel tempo passato.
Gi ve 1' ho detto : un giorno si apparcchia negli anni
che Carlo vorr 16 liberarsi il capo da quel dolore di corona ;
ora 1' anlito del1' amante, che per la prima volta aspetta la
fuccia desiata della sua donna, troppo poca passine per
paragonare a quella che agita Carlo.
Contemplatelo nella sala del suo palazzo, corre pi che
non cammina da un lato al1' altro, facendo sibilare per 1' aria
violentemente commossa la veste grave di oro tessuto e di
gemme ; talvolta si ferma devanti uno specchio d' argento, e
la mano ponendo sopra le chiome sospira:
Oh ! quanto mi tarda 17 averle coronate . . . Ferdi
nando mi aspetta ; Lutero e Maomtto minacciano la mia
stella ....
E al1' improvviso volgendosi verso un cavaliere, il qualepresso al balcone con un telescpio alla mano pareva specu
lasse il firmamnto, gridava :
7*

78

italin eeader.

Or dunque, Cornlio, il tempo buono viene o non


viene ?
Divo Cesare, non anche 1' ora.
E Carlo riprendva a passeggiare agitato, e mormorava :
Che questo sia il giorno pi fusto della mia vita, non
pu revocarsi in dubbio : in questo nacqui 18 ... in questo
vinsi a Pavia ... in questo prender le corone reale e
imperiale. Apstolo S. Matteo, tra tutti i santi del paradiso
un buon consiglio concepisti davvero, quando prendesti a
protggere 1' augusta mia vita . . . tosto ch' io abbia danari
ti far cisellare un altare e sei candelabri d' oro

E cos continuava,
Cornelio Enrico Agrippa esercitava presso di Carlo 1' uf
ficio di astrlogo ; ed egli ora lo aveva caro, ora lo rampo
gnava e scherniva, ma 1' astrlogo, il quale troppo bene
sapeva prendere il destro,19 nei giorni di favore gli estorcva
in s gran copia dignit e danari da consolarsi negli altri
del1' oblio ; e i modi di lui verso il suo reale padrone senti
vano 20 a un punto dello schiavo e del tiranno ; se ruggiva
il leone, ed egli blando, di parole carezzevoli, curvo col
dorso ; se invece esitava, ed egli superbo, rigido di persona,
con la voce tuonante. Non vestiva gi zimarra bruna, n
intorno ai fianchi stringeva una cintura rabescata con i segni
dello zodiaco, squallida la barba, i capelli scomposti, come
gli altri suoi fratelli, al contrario, abbigliate le membra di
bei drappi di seta alla fggia di Spagna, col collarino bian
chissimo, arme e croce da cavaliere ; a vedersi leggiadro.
L' et sua o giungeva appena ai quarant' anni, o di poco li
passava, di sembianze argute, di colore ulivigno, i capelli
lucidi e neri, gli occhi pi neri, e del continuo agitati, le
labbra tumide e accese tremanti in un perptuo sorriso, il
quale di leggiri si convertiva in un altissimo riso, ed allora
gli si scuoprivano i denti e gran parte delle gengive, sic
come avviene a tutti gli animali che appartngono21 alla

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

79

spcie delle scimmie, quando viene lor fatto di schiudere la


bocca.
Tal fu Cornelio Agrippa ; e di natura maligno, si com
piaceva adesso di fare scontare a Carlo con le torture
del1' ambizine il disprezzo di cui lo avviliva sovente.
Appena nel1' inquito suo moto gli volgeva le spalle, egli
staccando 1' occhio dal telescopio guardava dietro il divo
Cesare, e scrollando il capo diceva :
Pvera creta !
Cornelio, fa che si operi presto la congiunzine dei
pianti proruppe Carlo percuotndo dei piedi il pavi
mnto.
Sacra Maest, io contemplo non muovo le sfere. Per
1' ora si avvicina : i miei occhi sono abbagliati dal1' osser
vare lo splendore della vostra stella ; io non ne posso pi,
sul1' anima del mio cane figlinolo.22
Non bestemmiare, marrano, o ti consegno mani e piedi
legati al Papa nostro signore. . . . Perch deponi il tele
scpio ! Vieni qua, non temere, mio buon Cornelio ; torna
a guardare . . . esamina bene . . . nota la congiunzine,
la casa, e il sembiante dei pianeti
O Zoroastro gloriso ! rispose 1' Agrippa, lasciandosi
andare sopra una sdia a braccia aperte, o come ho io da
fare ? Voi mi volete cieco ad ogni modo.
Cavalire Agrippa, accettate di presente questi cento
ducati per comperarvi del taffett verde da asciugarvi gli
occhi : fin qui noi siamo re soltanto ; domani diventati impe
ratre, avrete dono imperiale.
Mglio perder la luce nel contemplare la vostra stella,
che acquistarla nel guardarne alcun' altra ... io mi ripongo
al1' pera.
Cornelio, dimmi, ma dov' questa stella che tu affermi
mia ? Io ci credo senz' averla mai veduta
E che importa vedere per aver fede ? Dio vedeste voi
mai?

80

ITALIAN READER.

Non lo vidi, sibbene lo sento.


E g1' influssi della stella non sentite voi ? Chi vi fece
elggere re dei Romani a preferenza del Cristianissimo ?
Chi rese 23 le armi fortunate ? Chi vi mena davanti un
pontfice umiliato ?
Ma mstrami la stella : io vglio vederla
Accostatevi, Maest, guardate alla direzine del mio
fndice sopra la croce del campanile di S. Francesco ; alzate
gli occhi, piegateli a destra in quella plaga del cielo
Non vedo . . . non vedo nulla.
Aguzzate lo sguardo . . . tendete le ciglia ... l
. . . col ... la vedete voi ?
Ahim ! esclam Carlo con ambe le mani cuoprn
dosi gli occhi, io vedo ... io ho sentito il dolore di mille
spade che mi pungssero le pupille, un miline di atomi
luminsi, una vertigine di fuoco
Or dunque pensate, se io possa 2i o no sostenre il lume
della vostra stella
Non importa . . . guarda . . . non istancarti di con
templare ; io ti dar una duchea ... un principato . . .
ma guarda.
E tuttavia le mani soprapponndo agli occhi torn a cam
minare di su e di gi per 1' aula reale.
Cornelio Agrippa fissandolo dietro, e con quelle sue labbra
aperte malignamnte sorridndo, mormor :
Vedi ve' 25 che teste da portar corona ! Un' accensine
di sangue cagionata dallo sforzo degli rgani visivi egli
scambiava in isplendre di stelle ... ah !
Agrippa ! esclama Carlo, calmata che fu la dglia
delle sue pupille, io vglio 20 anche una volta vedr la
mia stella. Additamela ; io vglio
Silnzio! Ecco, la mirifica congiunzine succede;
adesso si opera il portento dei cieli ; il ciclo della stella
austriaca compito : dapprima lambiva rasentando Saturno

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

81

. . . apportatre, per ssere frigido e uliginso, d' infermit


corpree, come chiragra, podagra e idropisia ....
Qui Carlo trasse 2* un gemito, perocch una crudele po
dagra spesso lo tormentasse, e gli facesse risovvenire che
appartenva alla terra.
Possano28 i re non avere mai col mondo vincolo meno
dolorso di questo !
Poi si spicc continuava Agrippa dal pianta di
Saturno, e a modo di ninfa che corre co' capelli sparsi lungo
la riviera, trapass gran parte del cielo spandendo lontano il
fulgre dei suoi raggi : si ferm alquanto nella casa di Marte,
iltjuale 1'accolse29 nella guisa che si ricvono gli spiti
augusti, quinci si rimosse 80 tendendo alla stella di Giove,
1' assunse,81 si ricambiarono un bacio di luce, ed ecco quella
parte del firmamnto ormai apparir pi cara agli occhi
mortali pei due astri fratelli. O Cesare augusto, divo, for
tunatissimo, concedi ch' io primo mi prostri ai tuoi piedi.
Dopo Dio chi pi potente di te ? Il mio cuore, come una
tazza di sovrchio piena, non pu contenre la sua giia ; i
miei occhi sono costretti a piangere lacrime dolcissime di
tenerzza

E prostrato abbracciava le gincchia di Carlo.


Stava per proferire pi parole' assai, quando Carlo
prese S2 ad esclamare :
Sento 1' influsso della mia stella. Che in paradiso un
apstolo avesse cura speciale della nostra sacra persona
sapevamo ; che nel cielo girassero pianti a noi propizii,
non ignoravamo; grandi cose abbiam fatto, pi grandi ne
faremo in sguito. Conquistato che avremo il mondo, chi
e' insegner la via di arrivare agli astri del firmamnto ?
Cornelio Agrippa steso ai piedi di lui pensava :
Sta lieto, Carlo, con due dita di lama di Cordova tu
potrai fare un assai lungo viaggio.
Che indugio questo ? I miei momenti sono scoli
per gli altri : ogni istante della imperiale nostra vita con

82

ITALIAN READER.

tiene il destino di cento generazini. Che fa egli questo


neghittso di Papa ? s' egli non ist pronto ai nostri cenni noi
lo rimandermo, come un servo diventato vcchio

E cos favellando alz i piedi per balzare, sicch forte


percosse 83 con uno nella bocca al1' Agrippa, e poi correndo
ad afferrare un campanello lo scosse 84 violentemente a pi
riprese.
Cornelio sorgendo, e con la mano tentandosi le labbra per
vedere se lo avesse ferito, mormorava rabbiso :
Cane di Fiammingo, tu paghi le verit da re, impic
cando chi te le dice, e le menzogne da sacerdte, con le pro
messe ! Un giorno o 1' altro tu inventerai le indulgente
imperiali.
Superbo e misero io ti avrei lasciato, e ti
lascier tra poco pel tuo emulo Francesco di Francia ; un
imbecille coronato al pari di te, ma pi prdigo di quello
che rapisce85 ai suoi ppoli; trattanto io mi compiaccio di
tormentarti ... ho qui in tasca sei congiunzini di stelle
tutte fatali per te . . . per ora va lieto a prndere la corona,
per oggi il tuo demnio ti sciglie la catena, ungiti del cris
ma, poi unto o no, con la corona o senza, tu non sarai meno
il trastullo dei miei zii fantastici.

Coronazione di Caulo V.
Comparve alla subita chiamata il signore di Rodi mag
giordmo maggire, il quale, semiaperta la porta, sporgeva
il capo e parte del petto, non osando penetrare pi oltre.
Tosto che Carlo lo vide lo interrog dicendo :
Sire di Croy, qual ora ella ?
L' ora che piace a vostra Maest.
No, Adriano ; il sole non tramonta mai nei nostri regni,
ma egli si mantiene per sempre il re delle ore ; se gli eminentissimi cardinali vnnero, come spero, ad incontrarci, dite
loro che noi li aspettiamo ....
I cardinali Ridolfl e Salviati non istttero 1 molto a pre-

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

83

sentarsi splendidi di cappe vermiglie ; e tolto ambedue


Carlo sotto le braccia, con molta solennit lo condussero
al1' aula reale del primo piano del palazzo.
Quivi, parte delle pareti atterrando, avvano praticato
una capace apertura, dove metteva capo3 un ponte magnifico,
ornato di alloro, di mirto, e con fronde verdissime di ogni
ragine, decoroso per fasciature d' oro e per le armi alternate del1' Imperatre e del Pontfice, il quale percorrendo
mglio che duecento braccia di cammino conducva al tm
pio di S. Petrnio insensibilmente digradando; a mezzo il
ponte parata di splendidi arazzi, illuminata da mille torchi
sorgeva una cappella dedicata alla B. Vergine fra le Torri.
Uscendo dalla reggia per la indicata apertura, primo a
toccare il ponte fu un drappello numerosissimo di giovantti
nbili, i quali e per la dovizia delle vesti, e per la bellezza
dei volti mettevano in tutti maraviglia e contento.
Succedvano ai giovantti, gentilumini e cavalieri di
vari rdini equestri, ognuno vestito alla sua fggia, e deco
rato delle varie insegne del1' rdine a cui appartenva ; poi
venivano baroni, conti, marchesi, duchi, principi del sacro
romano impero, e i primari ufficiali della Corte di Carlo.
Poco dopo, singolare a vedersi ! compariva una immensa
caterva di araldi abbigliati con fogge svariatissime, spediti
per assistere alla solennit della incoronazine, non pure dai
regni di Aragna, Navarra, Napoli, Sicilia, Granata, dalla
Borgogna, dalla Germania, e da molte principali provincie e
castelli appartennti a Carlo, ma ed anche da re e principi
straniri, come di Francia, Inghiltrra, Sczia, Portogallo,
Ungheria, Polnia, Bomia, Austria, Savoia, ed altri in
finiti. Passati questi sopravvnnero4 i maggiordmi della
Corte di Carlo portanti la mazza d' argento in segno della
prpria dignit; ai quali teneva5 dietro Adriano sire di
Croy, signore di Rodi, maggiordmo maggire, tenendo
alzata la sua mazza di mole assai pi grande delle altre.
Immediatamente subentrano col1' rdine che sar per noi

84

ITALIAN READER.

riferito, i principi, cui incombva 1' ufficio di recare gli ar


nesi al1' incoronamnto necessarii. Primo di tutti 1' illustris
simo principe Bonifazio Paleologo, marchese di Monferrato ;
veste una cappa di seta di color vermiglio, sovr' essa un
manto di prpora ; gran parte delle spalle e del petto gli
cuopre una pelliccia di candidissimi armellini. Lasciamo
senza descriverli i molti ornamnti d' oro e di gemme che
davano baglire in chiunque li contemplava ; ma non pos
siamo trattenrci dal rammentare la corona marchesale con
ingegno maravigliso lavorata, insigne per gemme d' inesti
mabile valore. Nella mano destra egli porta lo scettro
d' oro. Viene secondo lo stremassimo e magnificentissimo
Francesco Maria della Rvere, duca di Urbino, non meno
di gemme splndido e d' oro, del Paleologo, che porta levato
lo stocco imperiale d' infinita ricchezza. Sguita terzo il
valorso principe Filippo dei duchi palatini, del Reno e di
Bavira, doviziosamente ornato della corona e della prpora
ducali, il quale sostine il mondo dorato. Finalmnte suc
cede il potentissimo Carlo, duca di Savia, anch' egli vestito
della prpora ducale, e incoronato di una corona che fu pre
giata meglio di centomila ducati ; a lui spettava portare con
ambe le mani le due corone reale e imperiale.
Ecco Carlo : la giia sovrchia lo tinge co' colori medsimi
della paura ; ha il volto pallido, le labbra pavonazze, gli
occhi spenti, e' sembra un condannato tratto a giustiziarsi.
I cardinali diaconi avvolti di un ampio piviale, col capo
coperto di mitria gli stanno a' fianchi, il conte Enrico di
Nassau gli sorregge dietro la coda del reale paludamnto.
Secondo 1' rdine e prerogative loro sguono gli oratri di
Francia, Inghiltrra, Sczia, Portogallo, Ungheria, Bomia,
Polnia, del duca di Ferrara, Veneziani, Genovsi, Sanesi,
Lucchesi, Fiorentini, e di altri non pochi. In ultimo luogo i
consigliri, i segretarii del consiglio di Csare, separati dalle
altre turbe sorvegnnti, da una mano di cavaliri armati di
corazze d' oro e di mazze d' arme dal 7 manico d' argento.

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

85

Giunto 8 Carlo nella sacra cappella, il cardinale di Tortosa, commesso a tale ufficio mediante un breve del sommo
Pontfice, letto dal vescovo di Malta, cominci a salmeggiare
le preci opportune alla solennit: concluse9 le orazini,
g1' illustri conti di Nassau e di Lanja custodi del corpo di
Cesare, presero 10 a spogliarlo nel petto e per le spalle di
ogni sua veste, sicch gli nudarono tutto il braccio destro e
gran parte del seno. Allora il cardinale di Tortosa, non
senza aggiungere altre efficacissime preghire, gli unse 11 le
coste e tutto il braccio col1' lio sacrosanto dei catecmeni.
Il reverendo padre Guglilmo Vandansse, vscovo di Leon,
le parti unte con un candido bisso gli asciuga. Ci fatto,
tornano a vestirlo con una cappa reale di teletta di argento,
con un manto velloso di prpora svariata di oro, e finalmnte
con una stola lunghissima, o vogliamo dire sarrocchino di
bianchi ermellini. Condotto ai gradini del1' altare dai cardi
nali Salviati e Ridolfi, il cardinale di Tortosa prima gli
cinse 12 la spada, la quale avendo Cesare tratta, tre volte
vibr nel1' aria, e tre declin a terra, poi riposatala alquanto
sul braccio sinistro torn ad acconciarla nel fodero. Siffatta
cerimonia mandata a fine, Carlo si prostra davanti 1' altare,
e il cardinale di Tortosa sempre recitando orazini adattate
al1' uopo, ora gli consegna lo scettro, ora il globo, ora final
mnte g1' impone sul capo la corona di ferro, ad alta voce
proclamandolo re di Lombardia.
Re di Lombardia ! gridarono i vicini. Re di Lom
bardia ! rispsero la i lontani.
E tanto e siffatto urlo riemp Y aere, che pareva andas
sero subbissati il cielo e la terra.
I ppoli alle parole aggiunsero ". il batter forte dei piedi,
onde si lev un denso nvolo di plvere, e la terra prese 15
sembianza di un vulcano che fuma : dai terrazzi, dai bal
coni, di sopra i tetti si vedvano donne, cavaliri, popolani,
gente in somma di ogni maniera, sventolare pennonclli di
colore, fazzoltti bianchi, rami d' alloro o di mirto : lungo i
8

86

ITALIAN READER.

muri dei palazzi, dagli architravi delle porte e finestre, in


torno ai fusti, su per i capitlli delle colonne si spiccavano
figure a guisa di cariatidi viventi, le quali agitavano le
braccia in segno di allegrzza.
Uno spirito gentile, tra tanta congrie di umini, i desidrii, la speranza e 1' alito della vita aveva posto nel1' immagi
nare la tribolata sua patria potente e felice : contemplando
adesso tanto consenso di universale esultanza, dubit di se ;
per un momento i suoi terrori ebbe vani, onde di nuovo sol
lev lo sguardo per ben conscere se straniro veramnte o
Italiano fosse 1' avventurso coronato a re di Lombardia : e
lo considerando pur troppo staniro, pens tra se :
Ecco, come gli Abderitani, oggi un ppolo intero
diventato pazzo furiso ; quando egli avr ricuperato il bene
del1' intelltto, si trover schiavo. La mano che un' ora
prima applaudiva al signore straniro, un' ora dopo sar
grave di catene.
E gemendo si coperse16 il .volto per piangere lacrime
solitarie sopra i destini della sua patria.
O Luigi Alamanni, se tu ai tempi nostri avessi vissuto,
sapresti che ben altramente i ppoli applaudono alla morte
dei re ! La fiera del ppolo non ha lacrima ; ella urla, sia
che traggano 17 in alto Carlo Magno a coronargli la testa, sia
che vi traggano Luigi Capeto per mozzargliela dal busto !
Gli archibusiri alemanni e spagnuli in numero di otto
mila spararono gli archibsi, i bombardira quanto potrono
rinvenire a Bologna e trasportar di fuori sagri, falcontti,
colubrine, smerigli e simili artiglierie costumate a quei
tempi ; onde, secondo che narra Cornelio Agrippa in quel
suo stile ampollso, parve 18 che : " Giove avesse dato la
via a ci che di pi fragorso custodiva nei suoi tesori di
fulmini e di tuoni." Le campane frementi si lanciavano
per 1' aria come cavalli inferociti ; da un punto al1' altro
temvano di vedere scaturire la fiamma dai legni e dal ferro
confricati in quella portentsa oscillazine : hai ! bronzi un

l' assedio di fikenze.

87

tempo chiamati sacri, dacch il vostro ufficio dimenticaste di


laudare Dio, convocare il popolo al tempio, raccogliere il
clero, piangere i morti, cacciare la pestilenza, onorare le
feste dei santi,19 dacch, dico,20 il vostro ufficio dimenticaste,
o spregiaste, la vostra voce si spande pei piani e per le valli
solitaria, come la voce di S. Giovanni nel deserto, chiama,
ma nessuno risponde, imperciocch la voce che ha celebrato
1' esaltazine del tiranno e le sue stragi, non pu glorificare
il nome del Signore, il Santo dei Santi; e non pertanto
anche voi potreste 2l rigenerarvi ; in questa lunga giornata
di tenebre e di servit abbiamo tutti peccato, uomini e cose,
compiangiamoci dunque e pentiamoci tutti : scendete dalle
vostre torri, fondetevi in cannoni, portate nel vostro seno la
morte allo straniero ; allora, purificate da questo battsimo
di fuoco, quando tornerete a squillare i ppoli correranno,
siccome consapvoli che voi li chiamate per esaltare la glria
di un Dio che protegge i liberatri della patria.
Intanto per altra parte il Pontfice s' indirizzava con
la sua compagnia al tmpio di S. Petrnio. Precedvano
a due a due i camerari, gli ostiari, i segretari apostlici ;
seguivano ddici dottori del1' antica universit di Bologna,
or dianzi da Cesare insigniti con rdine cavalleresco e con
la dignit di conti palatini. Quindi otto patrizi della citt
in abito senatrio, e poco appresso il rettore della Universit
decoroso per vesti purpuree. E gli uni dopo gli altri
seguitavano il Potest avviluppato in un lucco di teletta di
oro, i giudici di Pota, e cinquantatre tra vscovi e arciv
scovi venerabili pei loro manti pontificali. Secondo 1' rdine
delle speciali prerogative venivano i cardinali Mdici, Gri
maldi, Caddi, di Mantova, Pisani, Santa Croce, Cornaro,
Grimani, di Perugia, di Ravenna, Campggio, Anconitano,
di Santiquattro, di Siena, e Farnese, ognuno dei quali
portava la mitra, e procedva ornato di piviali doviziosissimi.
Subentravano i magnifici conti Ludovico Rangone, e il

88

ITALIAN READER.

signor Lorenzo Cibo, entrambi gonfaloniri di santa Chiesa,


armati di tutte armi. Finalmnte assistito dagli eminentissimi cardinali Cesarini, Cesi e Cibo, compariva Clemente
VII nello splendore della sua pompa pontificia, avvolte le
membra nel famoso piviale, di cui i lembi si congingono sul
petto mediante il bottone, non so se io mi dica 22 pi cehbre
a cagine del lavoro di Benvenuto Cellini, o del diamante
una volta appartento a Carlo il Temerario duca di Bor
gogna.
Guardate il vicario di Cristo ! Al successre di chi an
dava a piedi e le pi volte scalzo, ora per poca magnificnza
cavalcare o mula o palafrno, facndosi trasportare sopra un
pulpito sulle spalle di otto servitri a guisa di somiri,
dimostra come da gran tempo il padre dei fedeli tenga gli
umini in concetto di bstie. Egli non pu sostenre il
pallido raggio del sole di febbraio, e con un ampio baldac
chino di seta il capo difende e la persona. I santi, dei
quali egli si dice ministro, non temrono riarsa M dal sole
di Siria la fronte per predicare alle turbe ed annunziare
vicino il regno dei Cieli.
Dietro alla cattedra pontificia si affollava una torma di
abbati, protonotari, prelati, gentilumini, i quali il pi delle
volte non sono umini gentili, e gente altra infinita di simil
ragine. Penetrati nel tmpio ognuno si dispose,24 conser
vando il grado che gli spettava, nel coro, o davanti 1' altare
maggire, e didero salmeggiando immediatamnte principio
al1' ufficio da loro chiamato terza ; conchiuso il quale i car
dinali cominciando dal senire Alessandro Farnese, che poi
fu papa col nome di Paolo III, ossequiarono a Clemente la
consuta obbedinza baciandogli le mani ; gli arcivscovi e
i vscovi fecero lo stesso, se non che il Papa, invece di
prgere al bacio loro la destra, presentava i piedi. Orgo
glisa impudnza da un lato, di cui non abbiamo esmpio,
tranne nelle oscene cerimnie del sabato, dove la favola

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

89

narra convenire le streghe a fare omaggio al demonio in


forma di becco ; umiliazine dal1' altro della quale pur troppo
occrrono ricordanze nelle strie degli umini.
Ma torniamo al1' altro, dico a Carlo di Gand. Per tutti
i santi del paradiso, ch' questo mai? Quale strana fan
tasia lo ha preso ? 25 Ella una cosa a concitare a riso, non
che altri, S. Bartolommo, quando lo scorticavano vivo.
Carlo il re della Spagna, delle Indie, di Germania, d' Italia,
Carlo adesso comparisce vestito da cannico ; cos : gli
significarono non potere essere eletto imperatre dei Romani,
dove prima non avesse consentito ad ascriversi tra i cannici
di S. Pietro ! Egli dubit un momento non lo togliessero a
scherno, e fu per dire a monsignre Ariosto vscovo di
Berutti, che glie ne esponva la necessit : Va via, mar
rano,26 o ti faccio precipitare dal ponte ! Ma poich il
vscovo sostenva senza mutare sembiante quella sua bieca
guardatura, pvero di consiglio, stretto dal tempo, si lasci
vincere, sicch in un punto spogliato dei regali abbigliamnti,
fu rivestito della toga, del rocchetto e della mozzetta secondo
il costume dei cannici.
O Roma, le tue percosse sia che il mondo offendssero o
il pensiro, rano pur gravi una volta !
In questo stato, non so se io mi dica pi compassionvole
o ridicolo, lo condussero " nel tmpio di S. Petrnio i due
mentovati cardinali, ai quali se ne aggiunsero 28 altri due, i
seniri fra 1' rdine dei vscovi cio di Santiquattro, Lorenzo
dei Pucci, il quale sostenva tutte le cose, comunque iniquissime, non disdire al Pontfice,29 e 1' Anconitano. Ap
pena ebbe posto piede nel tmpio con terribile fragore
precipit il ponte per la lunghezza di forse venti passi ; la
gente ammucchiata forte percosse 80 sul terreno ; alcuni ne
riportarono sconce ferite ; altri col sangue vi lasciarono la
vita.
Spesso mi avvenne considerare, come in queste feste che
i principi danno ai ppoli, vi si mscoli dentro un mal gnio,
8*

90

ITALIAN READER.

e le faccia pagare a questi ultimi a prezzo di sangue, sia per


rammentar loro che non dvono ridere, sia piuttosto, come
credo, che la giia la quale muove dai re, non possa com
parire vermiglia, se non si tinge col rosso del sangue.
I cardinali tenendo in mezzo Carlo, come fiera in guinza
glio, lo menarono a pi dei gradini della cattedra del Pont
fice, e quivi stettero M. Clemente gli abbass uno sguardo
dal1' alto, e non pot reprimere un moto dei labbri in con
templando 1' Augusto Csare in veste da cannico ; il quale
sguardo e il quale moto di labbri avendo troppo bene com
preso Carlo V, sent ribollirsi dentro 1' orgglio del sangue
spagnulo ; gli occhi mandarono faville, e una idea gli tra
vers trucissima 1' intelltto, di afferrare cio per le gambe
il Pontfice, rovesciarlo dal trono, dalle chiome strappargli
il triregno, ed imponndolo sopra il suo capo gridare : Io
sono il re dei re.
Ma sollevando di nuovo la faccia vide,82 o gli parve 88 ve
dere il sembiante del Papa cos pieno della divinit da lui
rappresentata, che sent sconfortarsi dentro dal rimorso quasi
avesse meditato un parricidio.
Di subito lo trassero 34 nella cappella dedicata a S. Gre
grio, dove lo avvlsero 85 nel1' ammitto, nel camice e nella
dalmatica, e sopra gli psero 36 il manto imperiale di ricami
e di gemme gravissimo, sicch non avrebbe potuto di leg
gieri sostenrlo, se il conte di Nassau da tergo, i vscovi di
Bari, del Palatinato, di Brescia, e di Caria, nel regno di
Leon, dai lati non ne avssero sorretto i lembi ; in questo
modo abbigliato lo fcero andare fino a mezzo del tmpio,
dov' la rota di prfido, quivi tre volte benedtto si accost
al1' altare maggire costruito ad immagine del1' altare di S.
Pietro in Roma. Prostrato sopra un pulvinare dorato, col
rimase,37 finch non ebbero cantate le litanie dei santi ; allo
ra due nuovi cardinali,- cio Campggio, primo dei preti, e
Cibo, primo dei diaconi, lo condussero in un' altra cappella
consacrata a S. Maurizio.

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

91

Qui dal cardinale Alessandro Farnese, primo dei cardinali


vscovi e decano del sacro collegio, gli furono rinnuovate le
unzini per le coste, per le spalle e pel braccio destro col1' olio del crisma, e il vescovo di Caria lo asciug. La quale
cerimnia essendo condotta a fine, i cardinali Salviati e Ridolfi lo tlsero 88 di nuovo, e lo menarono a far rivernza al
Pontfice. Questi allora scendendo dalla cattedra sublime,
si accost agli altari, e diede cominciamnto alla messa so
lenne : poich egli ebbe ad alta voce intuonato per Cesare
1' intrito, Carlo si fece presso agli altari, dove abbracci e
baci Clemente su la guancia e sul petto. Gli tennero89
dietro i principi commessi al1' ufficio di portare le insegne
del1' impero, e con varie cerimonie le depositarono sopra la
santa mensa. Ci eseguito, Csare e i principi trnano ai
seggi loro apparecchiati nel coro, imperciocch il trono im
periale, in cui doveva egli sedersi dopo la incoronazine,
sorgeva a destra della cattedra pontificia in cornu epistidae
del1' altare maggire. Avanzata che fu la messa fino alla
lettura della epistola cannica, la quale Giovanni Alberini
suddiacono apostlico cant in latino, e Braccio Martelli ca
merario di S. Santit in greco, i cardinali Ridolfi e Salviati
addussero per la terza volta Carlo al cospetto del Papa.
Qui si rinnuovarono presso a poco le medsime solennit di
sopra descritte. Il vescovo di Pistia prese * dal1' altare la
spada e la porse al cardinale diacono, questi al Pontfice, il
quale trattala fuori del fdero, la benedisse prima, e poi la
depose 41 nella mani di Cesare, trasferndogli i diritti della
guerra con queste parole da lui latinamnte proferite :
Prendi la spada santa, dono di Dio, adprala a dis
prdere i nemici del ppolo del Dio d' Israle !
Se un membro del ppolo miserabile d' Israele, un Ebreo,
3i fosse adesso presentato al1' Imperatre, e gli avesse detto :
Difndimi, perch questo Pontfice mi ha ridotto in con
dizine peggire dei cani, e tra me e lui non esiste altro vin
colo, tranne quello del porre 42 ch' ei fa una volta 1' anno il

92

ITALIAN READEK.

piede sul collo 43 ai miei rabbini certo il figlio del Dio


d' Israel sarebbe stato ridotto in cos minuti brani, che nissuno poi avrebbe potuto, non che altro, rinvenirne la traccia.
Il Dio d' Israel non pi il Dio di Palestina, neppure il
Dio degli Apstoli ; il Dio d' Israel ha ripiegato le tende
dalle sue antiche dimore, e le piant in Roma presso il pa
lazzo del Vaticano; egli il Dio dei preti. I Fiorentini,
da cui nacque Michelangiolo, che dopo tanto spazio di tempo
sent ed effigi quel terribile legislatre degli Ebrei, Mois ;
i Fiorentini, che per pubblico partito si elssero44 Cristo
principe della repbblica, rano i nemici del ppolo d' Israel,
gli avversarii, per 1' esterminio dei quali il Padre dei fedeli
dava la spada santa al1' Imperatre. O sacerdti, quanto
fareste ridere se non aveste fatto piangere cotanto !
E Cesare nud il ferro, e tre volte ne percosse 45 1' aria
ed altrettante ne declin la punta verso il suolo, forse per
dimostrare eh' egli intendva sulla terra dominare e nel
cielo. Strinse 46 lo scettro, pegno di fede e di una virt che
non aveva, nella mano destra, nella manca il Papa gli pose 47
il mondo in simbolo della facolt ch' egli gli dava per gover
narlo.
Queste consegne di tutto o parte del mondo operate dai
sommi pontfici, siccome efficacissime nel diritto, non furono
sempre, o quasi mai, praticabili in fatto. Chi pu contn
derne loro la facolt ? Dio esiste signore del creato, il
Papa vive in Roma vicario di Dio nel mondo, dunque il
Papa pu disporre di quanto in esso si comprende. Questo
sillogismo ha la sua premessa, la sua minore, la sua consequnza ; a me pare tutto, e in ogni sua parte perfetto. La
luna, il sole, le stelle, le comete, poich non sono contenute
in questa terra, rimangono escluse ; le altre cose tutte senza
eccezine di sorte stanno sottopste al Papa, tanto il Lap
pone, come il Patagano, 1' abitante del Kamciatka, come
quello della Terra del Fuoco : ma questi non udirono mai
favellare di lui, nessuno annunziava loro il regno dei Cieli,

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

93

non conscono il Dio del Papa di Roma. E che importa se


non lo conscono ? Peggio per loro, andranno dannati nel1' inferno, ma non per questo rimarranno 48 men fermi i diritti
della S. Sede Romana. Se cos non fosse si chiamerebbe
ella cattlica, che significa universale ? Dove la cosa non
istesse 49 per 1' appunto, come io la diceva, avrebbe potuto
Martino V, concedere ai re del Portogallo tutte le terre che
loro riuscisse di scuoprire dal capo Boiador alle I'ndie?
Ed Alessandro VI, il Papa di santa memria, avrebbe potu
to con la famosa sua bolla tirare la linea da un polo al1' al
tro, e concedere ogni paese scoperto dalla parte di occidnte
agli Spagnuli, 1' altro da oriente ai Portoghsi ? Uno scrit
tore eretico osserva come non occorresse alla mente del
santo Pontfice il pensiro, che ciascuno seguitando dal suo
lato la continuazine delle scoperte, potvano un giorno ri
trovarsi a contatto, a rinnuovare agli antipodi la questine di
propriet. L' ertico ha torto, perch non sa 60 ssere i som
mi Pontfici, siccome ispirati dallo Spirito Santo, infallibili.
Finalmnte il santo padre gli cinse 61 le chiome della co
rona imperiale. Carlo allora, giusta le formalit, si pro
strava curvandosi al bacio dei piedi santi. Era per con
venuto che il Papa non gli lascerbbe compir 1' atto, e
rilevatolo a mezzo lo avrebbe stretto tra le braccia e baciato
nel volto. Ma come resistere alla compiacnza di vedersi
innanzi prostrato un signore di tante provincie ? Non tutti
i giorni si trovano imperatri da rinnuvare cotesto ossquio ;
e poi Clemente, lo aveva gi detto, si sarebbe rialzato il
sacerdzio, quanto abbassato 1' impero. Si dimenticava
pertanto del convenuto ; il coronato stette lunga pezza nel1' at
titudine dello schiavo : in quel punto la corona gli pes sul
capo non altrimnti che fosse una montagna ; allora gli
parve 52 che il mondo, poc' anzi da lui sorretto nella mano,
adesso di tutto il suo peso gli gravitasse sul corpo ; come il
serpente della Scrittura si nudr di cenere, e la sent amara,
senza misura amara, sicch il suo cervello compresso dal

94

ITALIAN READEE.

pentimnto, dalla umiliazine e dalla rabbia still una gc


cia di sudore, la quale, come quella del1' anima dannata
dello scolare apparsa al suo maestro di filosofia, secondo che
racconta frate Jacopo Passavanti nello specchio della vera
Penitnza, avrebbe da una parte al1' altra traforato con in
sanabile piaga i piedi del Pontfice, se per avventura vi
fosse sopra caduta 63.
Ci che riferiscono intorno alla propriet letifera dello
sguardo di alcuni animali, e' vuolsi M tenere per favola, im'
perciocch il basilisco non abbia guardato mai in maniera
pi truce di quello che facesse Carlo al Pontfice, quando si
fu rialzato ; ma non gli concssero 65 tempo di proferire
parola ; le reti dei successri di S. Pietro avvilppano con
tanto prepotnte vigore, quando uomo v' incappa, che n
impeto d' ira, o profondit di consiglio vagliono 66 a rmperle :
lo tlsero in mezzo, lo salutarono imperatre con tanta luce
di ceri ardenti, con tanto fumo d' incenso ; con tanto fragore
di voci lo confusero,67 che egli stordito, immemore di se, per
poco stette che non cadesse sul pavimnto; sentiva suo
malgrado strascinarsi ; soffriva le angscie del1' uomo vicino
ad annegare, che vede approssimare la morte, e non pu

aiutarsi.
Andrea Doria.
O signore e signori, qui convenuti per farmi il piacre di
sentir questa stria, che non oso chiamare la bella, perch
spesso fa piangere me che la racconto, o ridere di un riso
tristo, il quale mi ha guastato il cuore e la bocca, non so se
io v' abbia detto, e se nol dissi,1 ve lo dico adesso, la cattedra
del Pontfice, e il trono imperiale per velluti cremesini, per
frange d' oro, per pulvinari, per baldacchini mirabilissimi
ssere stati eretti alla destra del1' altare in cornu epistola.
Ora avvenne,2 mentre queste cose succedvano, che un
personaggio di alto affare del sguito del1' imperatre si

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

95

accostasse a certa colonna sostennte 1' arco della cappella.


Dalla parte interna rasentavano la colonna i balastri che
racchiudvano il recinto dove si celebrava la funzine ; dalla
parte esterna scendeva alquanto, e si posava nella sua base.
Il personaggio, gli usi di corte non sapesse o non curasse, o
qualche forte pensiro gli tenesse occupata la mente, con le
braccia sotto le ascelle, una gamba soprammssa al1' altra
toccava con 1' mero sinistro la colonna ; rano le sue mem
bra per robustzza singolari, quadre le spalle, il collo rigido
e grosso, sicch a vederlo pareva 1' Ercole Farnese appog
giato alla sua clava. Gli anni di lui giungvano forse ai
sessanta ; vestiva un abito schietto di velluto nero, spartito a
strisce di seta celeste, con manto, calze e scarpe del med
simo colore : nella sua giovent la bellezza si era compiaciuta
per certo di ornargli il sembiante ; le cure, gli anni e le
fatiche adesso glielo avvano reso severo. Foltissima la
capigliatura gli cuopriva la testa; dalle tmpie per era
calvo, e quivi la pelle compariva pi pallida per via della
continua pressine del1' elmo. I suoi capelli non rassomi
gliavano al1' argento per la bianchzza soltanto, sibbene
ancora per una certa consistnza metallica di cui sembravano
dotati ; e le masse della barba eziandio gi per le mascelle
e pel mento gli scendvano come scolpite. I venti delle
tempeste, il sole ardente, le piggie avvano percosso quel
volto ; ne avndolo potuto vincere, gli erano ormai diventate
amiche : teneva il labbro inferire non poco sporgente in
fuori, atto che suole s imprimere 1' abitudine dal1' impero.
Adesso quel suo volto accennava il conato dello spirito, il
quale tenta richiamare una memria smarrita, o si sforza di
rmpere il velo del tempo per lggere nei futuri destini.
Aveva in somma 1' espressine del poeta che invoca dalla
sua musa un concetto, che varra 4 poi a scutere le anime
di maraviglia e di terrore ; 1' espressine del guerriro che
dal1' alto della montagna dardggia lo sguardo sulla pianura
per afferrare il momento della vittria. I suoi occhi sta

96

ITALIAN READER.

vano fissi nei troni imperiale e pontificio, e il raggio na


scente dagli ori e dalle gemme si riverberava per modo nelle
sue pupille profonde, che un fuoco interno, ardente in mezzo
al cervello pareva che le accendsse.
Al1' improvviso una voce gli percute le orcchie :
Ardisci ! 5 Muovi un passo, ed ccupa quei seggi
vuoti.
A lui parve 6 il suo genio avergli bisbigliato coteste pa
role ; e come se fosse stato il concetto di cui andava in
traccia, senza mutare attitudine si rimase * a considerare se
ci potesse riuscirgli, e il come e il quando.
Poich si fu trattenuto alquanto in cosiffatta disamina, la
voce stessa pi forte mormor :
Ardisci ! O'ccupa i seggi vuoti : un passo, e ba
sta.
Si scosse al1' avvertimnto, si guard attorno a guisa di
leone, non vide nessuno ; uno sgomento ineffabile lo trava
gliava, quando volgendo la testa dalla parte opposta della
colonna vide di contro a se nella medesima posa atteggiato
un uomo da lui singolarmnte riverito e avuto in pregio.
Sei tu Alamanni ?
Messere Dria, sono io
Dimmi, Luigi, come vanno le cose della patria ?
Il mal la preme, e la spaventa il pggio
Ostinati che siete ! ma perch non accordaste con
Csare, quando ve lo consigliai a Barcellna ? Perch non
aderiste ai miei conforti a Genova ? Avreste allora conser
vata parte della libert, la quale adesso avrete a piangere
interamnte perduta
Prima, perch, se le cose van 8 male, non sono gi
disperate per questo ; ne abbiamo deposto tutta speranza
di vincere. Un' altra volta un imperatre vide 9 le mura di
Fiorenza, le vide, ma non 1' espugn.? V".*v. -- Oh ! allora non adoperavano come ora le artiglierie,
che in un tempo determinato disfanno le pi slide torti :

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

97

ogni pi arduo impedimnto rendono piano agli arditi assa


litri
S, ma ora, come allora, dietro le mura diroccate stanno
altri muri, pi gagliardi, i petti dei cittadini
Dio vi protegga, Luigi, cos vi conceda le sorti favor
voli, com' io ve le temo contrarie.
Ad ogni modo i padri hanno creduto miglir partito
ssere tirannide intera, che non la mezza servit ; impercioc
ch a questa a mano a mano si adattino le anime degli
uomini: ed essendo della nostra natura abituarci a tutto
quanto nun riesce 10 insopportabile, la mezza libert di biso
gno si converte in desidrio, poi in languida speranza,
finalmnte ogni vigore si spegne, e la patria si addormenta
al suono delle catene ; nella tirannide intera v' ha un
frmito implacabile, una guerra a morte tra 1' oppressre
e 1' oppresso ; tra il tiranno e lo schiavo patto nico la
morte ; il tradimnto virt ; studio la strage ; un ppolo
incatenato pu u con le lacrime del1' ira, con i ruggiti della
rabbia consumare le catene, comunque di ferro ; un ppolo
assonato non romper i suoi ceppi, communque di rose
La tirannide, Luigi, pu far piangere ai ppoli un tal
pianto, che gli anni non vagliano 12 ad asciugarlo, pu di tal
piaga ferirlo, che gli anni si consumino invano a sanarla.
La tirannide smina il deserto e la morte. Sentisti tu mai
muvere rumore nei campi santi ?
Io ho udito fremer 1' ossa negli avelli ; e i Greci a
Maratna
Tu se' poeta ; io poi educato nella esperinza delle
armi e dei governi, conosco a prova gli Stati non rggersi
con siffatti entusiasmi ; alle armi convine opporre le armi ;
le parole, quando inferociscono 13 i soldati, buone ; senza i
soldati, siccome sempre infelici, le pi volte ancora ridicole.
Io quando dal ponte della mia galera, il guardo teso sul
mare, scorgo da lontano le vele nemiche, gi non conforto i
miei compagni rammentando la virt latina, le glrie liguri ;
9

ITALIAN READER.

e' non m' intenderbbero; addito loro le galere, e dico:


" Prodi uomini, voi lo vedete, il nemico ci stringe ; il vento
ha in fil di rota,14 e a noi riesce impossibile la fuga ; ne voi
d' altronde avete fuggito fin qui. L' armata avversa supera
di un terzo la nostra, ma la nostra munita senza pari, go
vernata da voi, capitanata da me Andrea Doria sopranno
minato buona fortuna. Su via, apparecchiate le armi : vin
cendo, nostre diventeranno le ricche spglie, nostri i riscatti
dei prigini, la glria nostra ; perdendo, diventermo poveri,
e infami per aggiunta." Ella pi agevol cosa al1' uomo
che se ne sta a sedere, di rizzarsi in piedi ; che non al1' al
tro, il quale giace supino. Male fece la tua citt ad avven
turare cos grossa posta; io per me penso che ne vada15
della morte o della vita
Ormai, messer Andrea, cosa fatta capo ha,16 come
disse Mosca Lamberti ; e voi in ogni modo potreste prov
vedre . . .
E come, Luigi, come ?
Francia vuota di sangue e di danari. L' Impera
tre stringono la riforma e il Turco. Il Papa si assomiglia
agli antichi cadaveri conservati nei sotterranei, i quali si
scilgono 17 in plvere, tostoch li abbia tocchi la luce. Ita
lia ! Italia ! La regina dei ppoli : la donna coronata di
torri, ora di spine . . . Ardisci ... ti stanno presso i due
seggi vuoti ; un passo, e basta.
E' pare un passo, ma egli un abisso : io ho molto
bene considerata la bisogna, ed ho meco stesso disaminato,
se le mie gambe erano potenti a s gran salto ; non venne
anche il tempo. Adesso vi periri, e meco perirbbero le
speranze. Per un passo mosso invano davanti, convine 18
darne cento al1' inditro ....
Se voi soccombte, nessun uomo potr pareggiarvi
nella fama ; se vincete, la terra non contine creatra da
paragonarsi con voi.
A me non piacciono w queste virt di sacrifizio ; mia

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

99

divisa il trionfo. Altri si contenti uscire dal mondo bello


di fama e di sciagra : io vglio m vincere. Ne mi conso
lerebbe della caduta, dovessi pure, precipitando, imporre il
mio nome ad un mare.
. A voi, come ad Icaro, non giungono nuove le vie del
firmamnto ; i venti vi hanno mille volte trasportato il nome
di Andrea Doria.
Quindi io di tanto pi temo la fortuna avversa, quanto
fin qui mi si mostrava favorvole. La fortuna, siccome
donna, ama i givani ; ed io son vcchio, Luigi. Agli anni
miei ben pssono 21 concepirsi gli alti concetti, ma il tempo e
il vigore per condurli a fine ....
Cominciate, Andrea : non poi cos pvera questa
nostra patria di anime generse, da rimanre insensibili ai
nbili esmpii ....
Non oso, repugno dal mettere in avventura 1' ultima
spanna di terra, dove la Speranza pu gettare la sua ancora :
non mi parr serva affatto 1' Italia, finch io lasci Gnova,
come una porta aperta alla libert. Finche 1' uomo libero
trovi da posare il piede per aggiustare il suo dardo contro la
tirannide, ogni momento della sua vita potrebbe essere 1' ul
timo ....
Messere Andrea, i poeti hanno nel1' anima gran parte
di Dio ... .
Lo dicono 2.
Prova ne sia che io adesso leggo i pensiri pi riposti
del vostro cuore, ne la carne che lo fascia m' impedisce M
pi di quello che fosse acqua limpidissima di una fonte o di
un lago.
E che cosa vi leggi ?
Vi leggo che a te piace parere pi ch' esser grande ;
che il misero pensiro di famiglia s' insinua tra i concepi
mnti magnanimi di cittadino, e 1' impedisce M di spandersi.
La patria, piuttsto che amare, non dii ; la desideri grande,
perch Gianettino e gli altri tuoi riepoti della sua grandezza

100

ITALIAN READEK.

partcipino ; non ardisci avventurare il bene acquistato, per


ch te lo sei fatto tuo ....
Per Dio ! se non fssimo qui dinanzi gli altari ....
Mi uccideresti, e non per questo avresti ragine ....
Luigi, io non vglio sdegnarmi con te. Le tue parole
non mi recano oltraggio ; il tuo cervello perdona al tuo
cuore ; mi conoscerai, quando il tempo avr umiliata o spenta
la fronte che adesso si corona.
Pssimo , a parer mio, quel consiglio che conta la
morte altrui, non la vita prpria. Questo desidrio di morte
come una palla che gli umini si rimandano dal1' uno
al1' altro tra loro : chi le dar 1' ultimo colpo ? No, lasciami,
io ti dir tutta intera la verit ....
Va via, importuno : i ppoli mi hanno innalzato una
statua, come a liberatre della patria ....
Quei ppoli stessi la ridurranno in mortai per pestarvi
il sale ; forse un giorno il popolo la getter a terra, e la
tirannide che ti conoscer traverso il manto dei scoli, la
riporr 25 sulla base, come simulacro consacrato ad un pa
rente. Tu hai desiderato la statua, piuttostoch desiderato
di meritarla. Attila ordin si gettasse sul fuoco un poema, e
per poco stette non vi facesse gettare il poeta Marullo per
ch lo aveva eguagliato ai numi immortali. Tu bevi 1' adu
lazine a grandi sorsi, come tazze di vino, e come il vino ti
ha tolto il senno. Un cittadino che amasse la patria libera
davvero, noa avrebbe consentito che i suoi concittadini si
prostituissero ad atti conveninti soltanto fra schiavi e fra
re ... .
Alamanni !
Silnzio ! Tu hai cessato d' esser grande, e la tua
voce non ha pi potenza di ricercarmi il cuore. Addio :
1' estreme parole furono favellate tra noi ; la medsima plaga
del cielo non cuoprir pi le teste del1' Alamanni e del
Doria. L' ultima stella caduta, 1' ultima corda si rotta.
Io gemer, finche abbia vita, sulla perduta tua fama. Dopo

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

101

Cammillo Romano a nessuno fu dato ssere pi grande di


te. Vorrei 26 lasciarti, e non posso 27. Ah ! Doria, salva la
patria. Addio : io ti getto in pegno di un' amicizia che
spira, la scelta di farti il pi grande o il pi infame deg1' Ita
liani. Abbatti la statua, e sii contento che la tua memoria
viva nella nostra anima ; rendi alla patria le navi con le
quali la salvasti, e con le quali, volendo, potresti nuovamnte ridurla schiava ; o se pur vuoi 28 continuare a gover
narle, dirigine il corso contro ai barbari : barbari io chiamo
tutti gli stranieri in Italia. Le Alpi passate e il mare, tor
ner ad appellarli Cristiani ....
E la fede giurata al1' Imperatre ?
La devi M prima di tutti al tuo paese. E al Cristia
nissimo non 1' avevi giurata ? E non per questo ti trattenvi dal1' abbandonarlo. Se il re Francesco scambiavi con
Carlo, ti guadagnasti il nome di traditre ... se 1' uno e
1' altro per la patria tu lasci, o felice o infelice, gli umini
altari t' innalzeranno e preghire ....
E fu fatto silnzio.
Luigi ! dopo un breve spazio di tempo esclam il
Doria, ma non ottenne risposta. Luigi! Luigi! replic
frettolso, come se forte gli premesse di comunicargli un
arcano.
Luigi si era pianamnte di col rimosso, lasciandogli la
tremenda alternativa di ssere grande od infame.
Andrea Doria fu egli grande od infame ? Io non posso 30
giudicarlo. Dir soltanto che la profezia del1' Alamanni
si avverava. Il ppolo rovesci la sua statua, il tiranno
sopra 1' antica base la restituiva 81. Ne si conobbe M 1' Ala
manni, in questo solo, profeta.

Fine della Coronazione.


Viva Carlo V imperatre dei Romani, signor del
mondo ! Viva Augusto ! Viva Csare !
9*

102

ITALIAN READER.

Queste grida discordi ed assordanti tlsero1 il Doria


dalla sua preoccupazine : guard di nuovo gli scanni pon
tificio e imperiale, e vide Carlo e Clemente starvi nel1' or
gglio della potenza loro intronizzati.
L' ufficio della messa continuando cantano preghiere, con
le quali invece di supplicare Iddio e i suoi santi per tutte le
creature, li supplicano per un uomo solo, per Carlo di Gand.
Agli angioli, ai troni, agli arcangioli, alle potenze, ai cheru
bini, alle vrgini, ai martiri, ed alla rimannte corte celeste
non si dice 2 pi : Orate pr nobis : sibbene : Vos adiuvate
illum. E' sarebbe stata una cosa giocnda vedere come in
quel punto, Dio esclusivamente occupato per Carlo, il mondo
si governasse senza di lui. E se, come pare, il nosro globo
continu a vivere in pace con gli altri, il sole non cess di
scaldare, la terra di produrre, il mare di vlgere 1' eterne
sue onde . . . uno scrupolo comincia a penetrarmi nello
spirito, che mi far chiarire dal reverndo mio padre con
fessre ... un sant' uomo in verit.
Recitato 1' Evangelo, cantato il simbolo Niceno della fede
cristiana, pervennero 8 al1' offertrio. L' imperatre le vesti
imperiali depositando, rimasto con la tonaclla dalmatica si
accost al1' altare, e deposit la sua offerta ai piedi del pont
fice : trenta monete d' oro del valore di scudi dieci 1' una ;
trecento ducati ! Veramente questa donazine non giunse
alla dovizia di quelle di Constantino e di Carlomagno ! Il
Papa lo guard sorridndo. I ricchi prelati della corte
romana trsero 4 la bocca in segno di disprezzo ; a Carlo
avarissimo, siccome rapacissimo sembr aver dato anche
troppo. I suoi cortegiani per onestare la misria del1' atto
inventarono avere egli il costume di offrire ogni anno tante
monete di dieci ducati 1' una, quanti si fssero gli anni della
sua vita, ed in quel giorno appunto annoverarne trenta.
Al1' Agnus Dei e' fu mestieri che egli si accostasse al
Pontfice, e di nuovo lo baciasse sopra la destra guancia e
sul petto. Almeno Giuda, con tutto che Giuda, baci una

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

103

volta sola, e si appicc per disperazine ; ora anche la sua


fama si oscura.
Carlo e Clemente adesso genuflessi 5 aspttano il sacra
mnto della Eucaristia. Il cardinal Cibo (quel desso a cui
Filippo Strozzi lasci il suo sangue, perch se ne saziasse 6),
sollevando la patna, mostra al ppolo il santo corpo di
Cristo : il cardinal di Cesi, prsolo 7 dalle mani di lui, lo
porta al Pontfice, e questi si ciba in cpia del pane sacra
mentato ; 1' anima, e pi le viscere conforta col vino gene
rso che il sangue gli rappresnta del suo Redentre, il quale
nessuna vita sagrific tranne la sua. Tra pochi mesi il vica
rio di questo Dio, egli medsimo, Clemente, comander che
ogni giorno il pane si estremi 8 e 1' acqua a frate Benedtto
da Foiano, e a lui agonizzante contender la breve particola
del mistico pane, per paura che vaglia 9 anche di un minuto
a prolungargli la vita. Oli ! come degno tmpio della
Divinila il seno di cosiffatto papa!
E poi si accinse 10 a comunicare 1' Imperatre ; il conte
di Nassau, e il sire di Croy tenendo i lembi di un pannolino
magnificamnte ricamato lo stndono davanti il suo volto.
Il Pontfice sorge, e aspetta che gli porgano 1' stia. Carlo
solleva inquito gli sguardi e accena al vscovo di Caria del
regno di Leon: questi pure gli rispose11 col guardo, ed egli
allora apre la bocca per cibare il corpo di Cristo. Qual
cosa mai significava quel cenno ? Significava che Csare
stesse sicuro ; avere il vscovo, suo fidato, assistito alla com
posizine del1' stia per vedere che nessuna altra matria'vi
si mescolasse dalla farina in fuori ; imperciocch, Carlo
sapesse Roberto re di Sicilia ssere stato avvelenato nel1' stia, e di pari morte rimasto spento 1' imperatre Enrico
VII per le mani del reverndo Bernardo da Montepulciano,
frate di S. Domnico Guzman, di cui Iddio riposi le ossa
secondo i suoi mriti !
Ne altro adesso mi occorre descrivere di questa messa,
tranne la fine. Carlo dai suoi ceremoniri ammaestrato

104

ITALIAN READER.

doversi in simili bisogne mostrare, anche non avendola, lar


ghezza ; combattuto da un lato dal1' orgglio spagnulo,
dal1' altro dalla miseria tedesca pens un bel tratto,12 e fu di
versare a piene mani titoli, e onori tra i suoi familiari ;
pivvero 18 a un tratto baroni, conti, marchesi e duchi, che
tante forse non furono le cavalltte mandate da Mois a di
sertare 1' Egitto. Oh ! la bella cosa sarebbe, se anche noi
potssimo pagare a titoli coloro i quali ci rendono servigio :
io per me non dubiterei di conferire una croce di santo Ste
fano papa e martire il mese per salario al mio servo ; potrei
dargli di meno ?
Il Papa per non volle 14 rimaner vinto, ed in quel punto
s' istituiva tra loro una gara di beneficenze ; sicch quando
asceso sui gradini pi sublimi del1' altare si volse 15 al ppolo,
e lo benedisse, aggiunse le parole :
Concediamo a tutti intera remissine di tutti i peccati,
e indulgenza plenaria per quattrocento anni!
Se i ppoli rimanssero tolti fuori di se 18 per 1' allegrzza
non da raccontarsi ; ed io, che dopo tanta distanza e tempo
m' immagino quanto gaudio nei cuori loro dovesse emanare
dal1' aspetto imperiale, e dalla indulgnza di quattrocnto
anni, non posso 17 trattenre dolcissime lacrime di tenerzza.
Potessi almeno render partcipi i miei nbili lettori, in bene
merenza del1' avermi seguitato fin qui, dei tesori inestima
bili profusi18 dal sommo Pontfice a chi sa19 quanti palto
niri e plebei !
Fuori del tmpio il ppolo urlava, insaniva, fremeva a
guisa di baccante scapigliata. Perch nessuna scintilla di
intelltto gli balenasse su 1' anima, qui pane, qui cpia di
vino, camangiari, e giullari. Sopra una colonna di marmo
stava 1' aquila imperiale,
" Che per pi divorar due becchi porta,"
come un giorno cant 1' Alamanni, la quale da uno dei suoi
becchi versava vino rosso, dal1' altro vin bianco, e gi intor

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

105

no alla base della colonna vedevi prostesi umini deturpati


da oscena ubbriachzza. Sicch 1' Alamanni a cotesto spet
tacolo ebbe a dire : " Ecco 1' aquila imperiale rende in un
giorno ai popoli italiani il sangue che loro bevve 20 in tanti
anni, le lacrime che fece loro versare ; ma gliele rende stem
perate nel veleno della stupidit.
Ahi ! popolo, io, che ho viscere 21 di umanit, e sono parte,
di te conosco le tue misrie, e le compiango. Bevi, prociirati un sonno uguale alla morte ; le tue giie consistono nel
non sentire i tuoi dolori. Ora tu sei condotto in piazza,
come un orso ammansito per dilettare i tuoi sovrani padroni.
Dalle finestre, dai terrazzi rdina ti sieno 22 gittati pani e
vivande. Potessi cibarti per un anno, e approvvigionarti lo
stmaco, come una cittadlla che teme 1' assedio, saresti
mezzo infelice, ma domani 1' insolito cibo ti recher molstia,
forse anche la morte. Feste, forni e forche, ecco la somma
dei paterni argomnti, con i quali ti governano i tuoi signori.
Domani tornerai a logorarti nelle consute officine, a ba
gnare di sudori i solchi dei campi ; quivi travagliati da mat
tina a sera, e 1' opera delle tue mani, il sudore della tua
fronte devotamnte consegna ai re e sacerdoti tuoi. Questi
ti lascieranno la vita, ti lascieranno un pane, il cielo che ti
cuopre, il sole che ti scalda . . . non basta ? Via, ti lascie
ranno tanto spazio di terra da riporvi dentro le tue ossa,
perch non le rdano i cani. Bada, non ti esca " di mente
che ora ingombri la piazza meno per sollazzar te, che per
divertire i tuoi principi. Rallgrati, ma non ispaventarli :
nella tua esultanza empi talora 1' aere con tale un grido di
frenesia, che agghiaccia il cuore al tiranno, ond' egli battn
dosi la fronte accorre tutto pallido al balcone, per vedere se
balli o se fai strage delle sue lance spezzate 24. Anche le
Mnadi armate di faci, trascorrndo pei boschi sacri, mett
vano spavento : per furono distrutte, i misteri loro aboliti.
Non obliare, uomini armati, delatri ed armi ricingere i
luoghi, dove i tuoi principi ti chiamano a festa in quella

106

ITALIAN READER.

guisa, ch' fama, ai capi delle mense dei re di Babilnia sts


sero sagittari con archi tesi a trafggere chiunque osasse di
levare la faccia. Infatti Antonio da Leva armato di tutt' arme siede M in luogo sublime per farti al bisogno fulmi
nare da venti bombarde, e da ottomila archibusieri pronti ad
un moto della sua mano. Ahi ! popolo, quel tuo riso mi an
gustia il cuore ; e' mi pare il riso convulso del1' uomo, il quale,
posata la testa sul ceppo, aspetta la mannaia che cada ....
In ristoro di ci, il re del1' armi chiamato Borgogna getta
pugni di monete con 1' effigie del1' imperatre da un lato, e
le colonne col motto plus ultra dal1' altro. Prendi quella
moneta: domani, o popolo, quando il tuo padrone te ne
chieder due, tu potrai rendere in questa manira meno
grave il tuo danno.28
Intanto Carlo si affretta con presti passi alle porte del
tmpio ; la ma1' aria ch' emana dai sacerdti, gli aveva
messa adosso la quartana della superstizine ; sperava dis
siperebbe il cielo aperto quel fscino : il Papa temeva, ed
aborriva ; gli avrebbe in cuor suo fatto mozzare la testa, e
non osava sostenrne lo sguardo ; le prime idee di venera
zine al capo della Chiesa, al padre dei fedeli, al vicario di
Cristo gli ritornavano alla mente angustiandolo: cos gli
sorgvano nel1' anima altissimi concetti, i quali poi non sa
pendo svilupparsi dalla caligine del1' antica ignoranza, g1' im
pedirono di riuscire, come altramente sarebbe stato, 1' uomo
pi grande del suo scolo.
Il subdolo sacerdte present le ire di quello spirito orgo
gliso, e vi aveva posta opportuna avvertnza. Finche
ambedue stavano agli altari, poteva dubitarsi 1' imperatre
avesse reso omaggio al vicario di Cristo, non gi a Clemente
dei Mdici. Fuori degli altari gli ossquii sarbbero stati
pi, che al vicario di Cristo, resi 27 a Clemente. Per elP era cosa disagvole ottenrli ; si provvide 28 al1' inganno.
Varcate di pochi passi le porte del tmpio di S. Petrnio,
uno scudiro armato raffrena per le rdini un bianco cavallo,

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

107

inquieto, ardente, doviziso di gualdrappa, di frontale, e di


ogni altro arnese consueto ; cotesta non pareva cavalcatura
del Pontfice, solito a procdere in lettiga, o montato sopra
mula o palafrno. Carlo di aria impazinte e di luce, desi
derso di rinfrescarsi il sangue nel bello aspetto del ciel
sereno, peroch un ciel sereno d' Italia, in qualunque stagi
ne sia di per se stesso una festa, e infonda un conforto nel
cuore, che indarno speri da giie terrene. Carlo stese29
pronte le mani per acconciare alquanto, siccome avvine 80
ai cavaliri, la gualdrappa e le staffe, e quandi balzare in
arcine.
Ma lo fermava pel braccio il Pontfice, e in suono di
umilt gli diceva :
Non farlo, figliul mio, e imperatre invitto, mi basta
la umanit che fin qui mi hai dimostrato

Carlo lo guardava attnito ; al1' improvviso non compren


dva ; poi si accorse 81 esser quello il cavallo del Pontfice,
ed egli avere per errore umiliata la dignit imperiale fino a
far mostra di volergli tenere la staffa ; vinto da ineffabile
angscia, aperse S2 le labbra tremanti, e favell :
Veramente alla persona vostra
La nostra persona interruppe "8 il Pontfice di
per s stessa nulla, ma poich ella rappresnta il Creatre
di tutte le cose, forza che le creature ci si curvino di
nanzi

E con giovami leggerzza salito sul destriro, salutava


della mano Y Imperatre, e da lui con lo immenso suo sguito
si dipartiva.
I partigiani di Roma, i quali videro 84 da lontano quel1' atto,
esultarono immaginando rinnovarsi i bei tempi di papa Gre
gorio e di papa Innocnzo. Tanto vero , che spesse volte
1' dio e 1' amore, pi che d' altro, dipndono dal modo di
guardare alla lontana.
Carlo punge il suo nobil corsiro, la corona imperiale s lo
molesta che talora gli prormpono le lacrime dagli occhi.

108

ITALIAN READER.

Una mano5 di Bolognsi, Angelo Raminzio, Giulio Cesarfno,


il marchese del1' Anguillara, il Rangone, il Cibo, ed altri
infiniti prtano bandiere e gonfalni con le chiavi, 1' aquila,
rossi, bianchi, gialli, e neri, e li sventolano al cospetto del
1' Imperatre. Alla fantasia accesa di Carlo sembravano
un turbine di spettri dei suoi antenati, che gli s' avvolgessero
intorno alla testa, e 1' onta fatta alla memria loro lamentas
sero, la vilt sua gli rampognassero. Il trambusto delle
voci e dei gridi, il frastuno deg1' istrumnti ed il suo nome
ricorrente tra mezzo, urlato in tutti i suoni, lo atterrivano,
come se 1' inferno si fosse scatenato per dirgli vituperio.
Allora aborr i campi aperti, il sole, la glria terrena, e
sospir un asilo tranquillo, comunque ignorato ; allora
desider la cocolla di frate scambiare col suo manto im
periale. La sua dimora vide avvicinarglisi coll' anlito
del marinaro, il quale dopo un viaggio pieno di tempeste e
di pericoli saluta la riva ; vi pose S6 appena il piede, che
senza aspettare la slita accompagnatura, ogni qualunque
cerimnia mettendo da parte, sal veloce, e licenziati gli altri,
si chiuse 37 nella sua sala privata insime con 1' astrlogo
Agrippa.
Qui, libero da ogni sguardo molesto, spogli le vesti im
periali e le sacerdotali, di cui lo avevano inviluppato, e tem
pestando le gitt in questo e in quel lato, e :
Al corpo di Dio ! diceva in suono di lamento,
come la camicia di Nesso hanno stillato il sangue nelle mie
vene.
Quindi le mani cacciando alla corona se la tolse 8S impetuo
samente, e la balestr di contro alla parete ; molti capelli
essendo attorti per le punte e pel crchio, egli se li strapp
con acuto dolore, e prorompndo in un urlo disperato, ambe
le mani port di nuovo alla testa, esclamando :
Ah ! mi ha portato via il cranio e il cervello ! Agrippa,
vieni qua, guarda diligentemnte, per certo avvelenarono la
corona

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

109

Agrippa guard, e vide che la corona gravissima gli aveva


intorno alla fronte inciso un solco profondo, in mezzo di
color di piombo, digradante ai lati in vermiglio acceso.
Stia pur lieta la Maest vostra ; io 1' assicuro che non
veleno.
Per Santo Jacopo di Galizia ! esclama 1' Impera
tre, sentendo forte bussare alle porte, chi che osa
sturbarmi ?
Maest! con tale una voce che pi che ad altro si
assomigliava per la paura al belare della pecora, rispose "
il sire di Croy, novellamente promosso al 'grado di conte,
il banchetto apprestato ; non manca che la sacra Maest
vostra per dare acqua alle mani
Aspttino ! io non ho fame.
E poi di nuovo volgndosi al1' Agrippa continuava.
O dunque che cosa ella ?
Il sangue acceso ; 1' anima esaltata dal1' inslito giu
bilo
Giubilo ! Hai tu mai incontrato uomo di plebe pi
avvilito di me ? Hai tu veduto quali modi ostenti meco,
imperatre e re, cotesta schiatta di mercanti ? Avevamo
tra noi convento ch' io facessi 1' atto del prostrarmi, ed egli
mi avrebbe rilevato a mezzo . . . invece mi ha dimenticato
ai suoi piedi ... ha bevuto un lungo sorso di giia del
suo trionfo, e della mia stupidit. Ora tutta 1' acqua del
1' Oceano non varr a lavarmi dalla fronte macchia siffatta.
Dammi 1' elmetto, Agrippa : cuopri la mia vergogna sotto il
ferro del guerriro : mi abbisgna vincere almeno dieci bat
taglie per diventare soffribile a me stesso : io, vedi, mi dis
prezzo, e dispero ormai questa mia testa possa contenre il
disegno di dominare sul mondo, dacch ha toccato i piedi
d' un uomo. E tu Agrippa, mi hai dunque deluso, quando
traevi 1' orscopo ? Cos si avvrano i tuoi presagi ? Se' tu
1' ingannatre, o la tua scienza bugiarda ? . . . .
Non proseguite, sacra Corona, o le stelle si vestiranno
10

110

ITALIAN READER.

a lutto per angoscia. Se volete dominare sul mondo, co


minciate a dominare sopra voi stesso, ne consentite che 1' ira
vi tragga 40 a maledire la scienza del re Salomne, la scienza
divina. A dovere era tratto Y orscopo ; i cieli non menti
scono41; la vostra carriera luminsa tutta descritta lass
nel cospetto Eterno : noi per avventura male lo applicammo,
e questo punto che noi reputavamo rappresentato dalla
congiunzine della vostra stella con Giove, forse lo rappre
sentava il breve scontro col tardo pianta di Saturno. E
poi voi stesso non contemplaste la vostra stella ?
S certo : io la vidi . . . ma adesso pi dei miei con
quisti futuri, pi assai dei miei trionfi passati forte mi stringe
un desidrio intenso . . . un' agonia
Di che cosa, Maest ? Non istanno nelle vostre mani
il bene e il male? Ad ogni vostro pensiero non potete
aggiungere il flmine della vostra potenza per volerlo
eseguito ?
Potente come sono, in questo non posso 42 nulla, perch
io faccio impedimnto a me stesso. Se quando tenni43
questo papa .prigine, lo avessi fatto rinchiudere in una
gabbia, ed esporlo in ludibrio ai ppoli . . . ma ora io 1' ho
innalzato, alla faccia del mondo ho sancito la sua autorit
... gli posi 44 in mano le verghe per flagellarmi.
Io conosco il mezzo alla vendetta.
Ah ! io ti darei un ducato riprese Csare, e per
poco non gli gettava le braccia al collo ; in qual parte di
cielo lo leggevi ? Spigalo ... io ti ascolter senza curare
n di fame, ne di sonno.
Non 1' ho letto nel cielo : sibbene nelT inferno.
Nel1' inferno, Agrippa ?
Non vi atterrite, Maest, voleva dire45 nel cuore del
1' uomo. Sapete voi, che Clemente prima di esser papa fu
Giulio figlio bastardo di Giuliano dei Mdici trucidato nella
congira dei Pazzi ?
Pur troppo lo so

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

Ili

Sapete voi come Leone X su i primi mesi del suo


pontificato lo eleggesse cardinale ?
Anche questo sapevamo.
Ma voi non saprete i canoni della Chiesa sotto pena
di nullit impedire che i figli nati da illegittimo connbio
sieno 46 promossi alla dignit del1' episcopato ; voi non sa
prete come per ovviare a siffatto impedimnto s' inducssero
falsi testimni, i quali la grazia umana alla verit prepo
nendo, depsero, la madre della qual era stato generato,
avere avuto dal padre Giuliano fede segreta di diventarle
marito47
Prosegui.
E, non saprete neppure, come al pontificato ascendsse
con manifsta simonia, perocch suoni universale la fama
ch' ei lo comperasse mediante una cdola segretissimamnte
firmata di sua mano, con la quale si obbligava di conferire
al cardinale Colonna la vice cancelleria e il sontuso palazzo
fabbricato dal cardinale di S. Giorgio 48
Dunque ?
Ed alla Maest vostra importa ancora moltissimo com
porre le differnze dei Luterani, le quali, come offndono il
papato, cos un giorno potrbbero 49 offndere anche voi.
Io penso che non vogliate andare tanto pel sottile50 intorno
alle tesi di Fra Martino, la bisogna sta di porre un calcio in
gola 61 a Giovanfederigo duca di Sassnia, al landgravio
Filippo e a papa Clemente ; tutto ci conseguirte in un
punto.
E in qual modo ? spacciati : come S. Lorenzo mi pare
di starmi sopra la brace
Convocando un concilio ecumnico. Quivi sar de
posto Clemente come bastardo e simoniaco, esoso al1' uni
versale ; quivi perderanno la reputazine Giovanfederigo e
Filippo, alcune pretensini concedndo, alcuni pretendnti
guadagnando 62. Che ve ne sembra, sacra Corona ?

112

ITALIAN READER.

Carlo non lo ascoltava pi ; accostandosi alla porta chiam


Andriano di Croy, e gli disse:
Sire conte ! mandate ad annunziare la presenza della
nostra augusta persona: voi accompagnateci con le dbite
cerimnie al convito.
Sacra Maest ! Sacra Maest ! correndogli dietro
gridava Cornelio Agrippa.
A che chiamate, cavalire ?
E il ducato ?
. Oh ! un ducato non si ha mica per le mani,68 come un
consiglio. Abbiamo promesso conferirvelo e lo avrete :
per non ci siamo prescritti spazio determinato di tempo
. . . sperate ... lo avrete . . . sarete consolato.
Cesare incamminandosi al banchetto, queste diverse parole
si facvano a mano a mano pi languide e meno distinte,
come la gratitudine dei re al1' avvenante M che si dilunga
dal benefizio.

1/ Italia e Firenze. (Capitolo Ottavo.)


Se la tua mano non si contamin giammai effigiando im
magine di tiranno ; se nel tuo petto arde la fiamma del genio
italiano, givane fabbro che avesti dal Cielo potenza d' im
porre alla pietra sembiante umano, vieni e scolpiscimi1
Italia. Prima di volgere la mente a concepirne il pensiro
contempla il suo cielo azzurro e sereno, le cerulee marine, i
campi flridi, i colli ridenti : poi guarda il Colosseo, i ruderi
del Foro romano, le Basiliche del medio evo, il Tempio di
Michelangiolo ; rammenta i fieri giuchi dei gladiatri, le
solenni ecatmbi, il muggito dei bovi percossi2 dalla bipenne
empire le volte del Panteon di Agrippa ; Gilio Csare
pontfice massimo ; ancora, il mmore intelltto diffondi sui
trionfi dei re della terra incatenati al Campidglio, sopra la
lega lombarda, su Federico Barbarssa, il Serse superbo dei

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

113

bassi tempi disfatto. Al1' improvviso chiudi la porta del


passato, e guarda un gregge di frati brulicanti pei capelli e
per le membra di una donna estenuata, una generazine
genuflssa davanti a mille idoli dipinti di rosso, svolgere col
volto compunto una serie di globi di legno o di pietra. . . .
Questo il rosario !
Domenico di Guzman fondatre della inquisizine, carn
fice degli Albigsi, inventava il rosario. . . . Oh ! la pre
ghiera di colui che natura vergogna chiamare col nome di
uomo, e la Chiesa salut come santo, giunger gradita al Dio
delle misericrdie ?
Sopra il trono di Augusto contempla un vecchio che non
sa regnare, e pure non cessa dalle libidini d regno, e stende
la mano tremante a tutti i suoi nemici limosinando un giorno,
un' ora, un minuto di regno. Givane scultore, fingi quanto
ha di pi superbo la grandezza, di pi abbietto la misria,
fingi una fortuna che superi la maraviglia, una sventura a
cui non bastino lacrime, una dimostrazine infinitamente
estesa di bene e di male, una vita che rinasce sotto gli arti
gli che la lacerano, sotto i denti che la divrano ; tutte
queste cose immagina, ed altre pi assai, perch, vedi la mia
favella manca a narrartele intere ; ponmi 8 qui la mano sul
petto, io tenter trasfnderti nel sangue le vibrazini del
mio cuore ; poi scolpiscimi Italia. Fa eh' ella posi il fian
co sopra un lione addormentato ; abbia la corona di torri :
Dio la cre regina, ne mano di uomo pu 4 rapirle il dono dei
Cieli, ma la pi parte ricoperte di dera, e per lunga stagi
ne scrollate ; le stieno intorno al braccio sinistro avvolti otto
aspidi dal 6 veleno narctico . . . hai tu bene compreso otto
aspidi ? Se tu non indovini cosa significhino questi aspidi,
vatti 6 con Dio, non sei lo scultore che cerco. Otto aspidi
che le instillano nelle vene il sonno e la morte. Il volto di
lei sia sollenne d' immortale bellezza, e di sventura, come
di persona che abbia inteso una voce dal1' alto, un comando
di risorgimnto. Sopra la fronte attnita apparisca la con
io *

114

ITALIAN KEADER.

tesa tra il sopore del veleno e la vergogna, la memoria di


quello che fu e la coscienza di quello che al presente ella .
Ricrchi con la destra brancolando la spada da scoli e
secoli abbandonata ai suoi piedi.
Perch no?
Cola di Rienzo tribuno strapp un giorno lacrime di rab
bia al ppolo romano con la pittura della Italia combattuta
nelle procelle7. . . .
Io innalzerei un tmpio consacrandolo alla Italia sconso
lata, e poi chiamerei i suoi figli gridando : Venite a con
fortare vostra madre che piange un pianto di secoli !
Custode del tmpio noterei i nomi dei pellegrini, farei
tesoro delle ire dei ppoli, e quando avessi contato ventimila
volte cento mila, salirei sul giogo estremo delle Alpi medie.
. . . Angioli del giorno finale datemi voi la voce che risv
glia i defunti ! Ed urleri con tutta la forza delle mie vi
scere ai quattro venti della terra : Figliuli d' Italia, avete
pianto tutti ! O Calabrse, tu hai giurato davanti al simu
lacro, come 1' Alpigiano giur: abitatri delle tre sponde
Italiche, te vostre ire qui fremrono uguali ai vostri flutti in
torno alle vostre marine; qui pari suono mandarono le ca
tene di tutti. . . . Sorgete dunque una volta nel nome santo
di Dio!
Salute, o Firenze la bella ! Fabbricata su campi lieti di
fiori, appellata dal nome dei fiori, essi ti concedvano eterna
la facolt di piacre, e tu pure sei un fiore caduto dai giar
dini celesti ; in testimnio delle magnificnze del paradiso
germogliato sopra la terra. Una corona di colli ridenti ti
circonda, bella a vedersi come la cintura di Vnere. Col
sagrificava Lorenzo dei Mdici alle grazie e alle furie ; in
quella parte medit li suoi scritti Francesco Guicciardini
istrico sommo, pssimo cittadino ; in quel1' altra Galilo,
Colombo dei cieli, quantunque volte lanci lo sguardo al fir
mamnto, altrettanti mondi vi discoprse,8 sicch forse gelosa

L* ASSEDIO DI FIRENZE.

115

dei suoi arcani natura, da crdersi,9 gli chiudsse nelle tne


bre 1' audacissimo sguardo. A vederti su 1' ora del meriggio,
quando il sole ti scintilla nella pienzza dei suoi raggi sul
capo, quando il cielo che di te s' innamorava ti cinge limpido
e diafano, e per le tue vie si sparge un fragore di gente e di
pere, tu rassomigli a una Mnade stanca di crrere per le
balze riposarsi palpitante, e bagnare le lunghe trecce nelle
onde del1' Arno, e vagheggiarsi come consapvole della sua
leggiadria nello spcchio delle acque. Verso sera poi neh" ora
mesta del1' Ave Maria, se il sole declinante ti manda da lon
tano un addio di foco, ed infiamma il vapore di che il tuo
fiume diletto ti cinge la fronte, quasi nembo radiato, col
quale incornano i cristiani la testa ai loro santi, allora tu
sembri una vrgine di Raffallo ; divina per espressine di
affetto materno, per luce celeste che discende dal1' alto, pe'"
glria di angioli esultanti. Ma di',10 Firenze, cosa hai tu
fatto dei tuoi giorni di glria ? Dove i tuoi lioni coronati ?
Dove gli umini grandi ? Ahim ! Nessuna fra le tue
sorelle italiche pi di te comprende nel seno illustri defunti.
Glrie di sepolcro ! Superbia di avelli ! Miserabile vanto !
Certo un pugno della cnere di quei morti vai mglio di
mille tuoi vivi . . . non pertanto ella cnere. O Firenze !
dove sono i tuoi grandi ? Tu ridi . . . veramnte cos
com' quel tuo sorriso par cosa creata in cielo, per una
volta assai diversa ridevi. In capo 1' elmo, impugnata la
lancia, vergine e diva ti mostravi alle genti quale apparve
Minerva uscita dalla testa di Giove ; poi 1' elmo t' increbbe,11
deponsti la lancia, facile sorridsti a chiunque pass per le
tue vie ; lo straniro ti vide, si accese 12 di te, e un giorno
che te ne stavi immmore, la man ti pose M sul corpo deli
cato. . . . Ah ! da quel giorno i tuoi occhi furono gravi di
lascivia, il tuo sorriso si uguagli a quello della Odalisca
che suo malgrado sorride al feroce Sultano, perch non
V offenda con le battiture

116

ITALIAN READER.

Amore. (Capitolo Oliavo.)


Conoscte la Italia? ella terra di delizie e di vul
cano ; conoscete il cuore dei suoi figli ? due sole passini se
ne dividono il regno, amore e dio. . . . L' amore talvolta
diventa dio, 1' odio non muta mai ; dei due dii poi terribilis
simo il primo, entrambi fuoco d' inferno, ma il primo fatto
pi intenso dalla gelosia, dalla vanit offesa, dalla ricordan
za dei piacri goduti, dei piacri perduti . . . lio e bitume
sopra una fiamma di per se stessa tremenda. Dio mi cre
per amare ; io mi ricordo di un fanciullo sensitivo, vago di
solitudine, abbandonare il trambusto della citt, e lontano nei
campi voltarsi, inditro a contemplarla, come 1' Alighieri
descrive il naufrago che uscito fuori dal plago alla riva, si
volge al1' acqua periglisa, e la guata ; egli si avvalgva pei
boschi, udiva la voce arcana che par1 che mandi la natura al
suo Creatre, ascoltava commosso 1' armonia degli uccelli, ed
invidiava la voce loro per cantare anch' egli un inno di gl
ria, e le ali per accostarsi al firmamnto, perch gli avvano
detto il Padre del creato abitare nei cieli : quanto tesoro di
affetto era nel1' anima di quel fanciullo ! Appena la cam
pana della sera indicava 1' ora dei morti, prosternato davanti
alla immagine di Ges Cristo non senza lacrime la suppli
cava per le anime dei suoi defunti . . . per tutti quelli che
purgandosi aspttano di sollevarsi alle giie divine : egli
aveva una parola di conforto per qualunque sconsolato, un
voto per ogni afflitto, un soccorso per ogni bisognso, e
quando incontrava sventure che non potvano consolarsi,
bisogni che non potvano sovvenirsi . . . piangva. Ah !
quel fanciullo fui io
Noi altri Italiani2 e' innamoriamo in chiesa; col la
mezza luce che nelle ampie navate si diffonde traverso i
vetri coloriti, le melodie degli rgani, il profumo deg1' in

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

117

censi, le voci angliche di fanciulli invisibili esiliano i sensi


e ti dispngono 8 ad amore ; in quel punto, se i tuoi occhi
lassi di vagheggiare una Madonna creata da Raffaello
abbassandosi incntrano tipo di cotesta Madonna . . . spa
ventato ritorni a sollevare gli occhi alla immagine, dubbiso
che discesa dal quadro siasi fatta viva. ... La immagine
per non si mosse,4 ma ormai i tuoi occhi non si alzeranno
pi alla immagine per adorare Dio. Lui adorerai nella
vrgine che piange e che ride ; la vrgine che muovendo lo
sguardo affretta o arresta le pulsazini del tuo cuore. Fi
nalmnte Raffaello non infuse 5 la vita nei suoi dipinti !
Allora il cielo si confonde alla terra : il Creatre adori nella
creatura: al1' impeto naturale della passine tu aggiungi
1' impeto della passine religisa ; la febbre acuta t' invade
le fibre e 1' ossa ; le arterie delle tmpie ti pulsano quasi
volssero rmpersi ; vertigini di fuoco ti si avvlgono dinanzi
gli occhi . . . odi frequente un tintinnio negli orecchi che
ti tormenta, e non vorresti cessato ... il petto si gnfia in
spessi sospiri . . . uno sguardo ti ha mutato tutto ; nulla
pi tuo ; ogni cosa pi mile ti par superba ; se il piede
della donna che ami ti calpestasse . . . sarebbe il sommo
del tuo paradiso : questo amore italiano ... ed io 1' ho
provato ! ....

Francesco Carduccio. (Capitolo Nono.)


Suonavano le due ore di notte, quando Dante da Casti
gline, armato come soleva di corazza, di bracciali, e di
spada, salutato il buon uomo 1 che vi stava di guardia, entr
nel palazzo della Signoria : 2 siccome lo conoscvano svisceratissimo di quel reggimnto lo lasciarono andare non gli
dicendo altre parole, se non queste une : Dio vi mandi la
buona notte, messer Dante : quantunque portasse sotto il
mantello cosa, che tentava occultare.
Penetrato nelle pi secrete stanze buss pianamnte ad

118

ITALIAN READER.

una porticciula, e gli fu sbito risposto : Avanti ! Oh !


siete voi, Dante. Io vi aspettava ... mi avete portato le
vesti ?
Mai s, Messere : eccovi il tocco e la cappa spagnula,
col cappuccio di dietro, ch' una meraviglia ; se vi avvisate
portarla di giorno sareste riputato il maggior sbricco 8 di
Fiorenza.
Ors aiutatemi a svlgermi il becchetto del cappccio
dal collo : bene ; or tienmi 4 la manica del lucco : gran merc ;
porgi la cappa . . . qua il tocco ; ti pare egli che pssano
riconscermi ?
Ne anche mmmata . . . direbbe messer Franco Sac
chetti.
Andiamo.
Uscirono ; il magistrato chiuse 5 con dilignza la porta
delle sue camere, e scese 6 guardingo ; gi egli non tenne '
per uscire, le scale comuni, sibbene ne prese 8 certe segrete
per le quali giunse 9 alla postierla del palazzo, che metteva
capo 10 in via della Ninna ; svoltarono sbito in via dei Leoni
procedndo in silenzio, e giunti che furono sul canto del
Borgo dei Greci, il magistrato si ferma, e piegatosi al1' orec
chio del Castigline gli comanda :
Dividiamoci, andate per esso e conductele a me
Dove?
Non ve lo aveva io detto ? Al cimitro di S. Egidio.
Dante torn sopra i suoi passi : rifece la via dei Leoni,
pass vicino Baldracca, e per la piazza dei Castellani venne
lungo Arno, dove camminando fino al ponte alle Grazie lo
valic in fretta, e si condusse 11 al poggio S. Miniato ; quello
che andasse a cercare cost vedremo poi, adesso seguitiamo
il magistrato nel suo cammino notturno
Ingombro di tristi pensieri s' incammin al luogo del con
vegno, al Camposanto di S. Egidio, noto eziandio col nome
di cimitero delle ossa ; di questo luogo di morte adesso non
esiste vestigio ; giaceva sul lato di ponente dello spedale di

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

119

S. Maria Nuova ; empiva chiunque si facesse a visitarlo di


rivernza e di terrore. Sopra la porta era scritto : Dies
nostri quasi umbra, e in minore cartello la sentenza del di
vino Alighieri :
Le nostre cose tutte hanno lur morte
Siccome noi ; ma celasi in alcuna,
Che dura molto, e le vite son corte 12.

In fondo dirimpetto alla porta il Frate e 1' Albertlli ac


cumulavano, secondo lo stile della nostra religine, a larga
mano ls immagini di spavento, con le dipinture delle severit
del giudizio finale, e gli strazii crudeli del1' inferno ; intorno
alle mura e ai colonnati con fiero rdine vedevi accatastate
ossa e tschii, e talvolta far di se orrenda mostra scheletri
interi ; per ogni dove trofei di distruzine e motti dolenti,
iscrizini sepolcrali, parole di universale o di particolare
dolore. In quei tempi, nei quali la superstizine forte agi
tava le menti del popolo, non da dirsi, se durante la notte
aborrissero vlgere i passi da cotesta parte, e il magistrato la
sceglieva appunto per essere sicuro di non rimanre stur
bato nel suo misteriso collquio.
A passi lenti il nostro personaggio percorse 14 due o tre
volte il ricinto ; a mano a mano i suoi passi diventarono pi
celeri; i pensieri gli sorgevano, gli roteavano turbinsi in
mezzo del capo ; umana favella non avrebbe potuto signi
ficare i suoi affetti ; in un baleno scorreva tempi remoti e
recenti, immaginava i futuri; si sdegnava, s' inteneriva,
esaltato dalla contemplazine di qualche alto disegno in re
gini men triste della terra che calpestiamo, si sublimava, o
al1' improvviso, morso 15 dal dbbio, gli cadvano le forze e
piangeva ; finalmente gli proruppero 16 dal1' intimo seno
queste parole slegate. Io cammino su le ossa di due
cento e pi mila 17 umini ! Qual fiamma usc da costoro,
prima che si facessero tanto mucchio di cnere ? Nulla ; e
si, che tutti sortirono un cuore per sentire, una mente per

120

ITALIAN READER.

pensare, un braccio per percutere ; nulla ! e si, che 1' anima


loro oscillava continua, come quella degli altri viventi, tra
1' dio e 1' amore. La notte m' impedisce lggerne le iscri
zini ; se il sole colla pienzza dei suoi raggi le illuminasse
tornerebbe lo stesso, perocch il tempo abbia la sua notte
profonda, e 1' oblio sia la sua tenebra. Eppure tante anime
non possono 18 avere vissuto invano ! Chi sa quanti Ali
ghieri dal divino intelltto, quanti Micheli Lando, quanti
Pieri Capponi, quanti Giacomini Tebalducci drmono qui
sotto i miei piedi ! La lampada arse M sotto lo staio, non
scintill glorisa sul candelabro. Consumati forse dal pr
prio fuoco si spensero20. Ed ora, che i fati apparecchiano
eventi a manifestare la virt che 1' uomo ebbe in parte dai
cieli . . . ora giacciono21 plvere inanimata, le generazini
mancano ai tempi, pi spesso i tempi mancano alle genera
zini
Centinaia di migliaia d' umini che dormite qui sotto,
dov' io potessi evocarvi e costringervi a rispndere a questa
mia domanda : " Ogni uno di voi annveri il tempo della
sua vita dai giorni che ha vissuto felice ; " quanti, che giun
geste agli ottanta anni, direste : " Noi non vivemmo mai ! "
. . . Ecco questa mia patria innocente non ha difesa ; chiama
dal Cielo soccorso, e il Cielo le sorride sopra un sorriso di
scmpio e non 1' aiuta. Le repbliche Italiane ad una ad
una saettate dalla tirannide rinnuvano la stria dolorsa
della famiglia di Niobe. Fiorenza sola rimane ultima, e
sopra il suo cuore si accumula il pianto di tutte ; ella ered
un tristo retaggio di glria e d' infortunio. . . . Cadr!
. . . Oh ! . . . cadr, e noi non avremo pianto, e alle nostre
ossa oltraggeranno ingrati nipoti ; gi noi vituperano vivi !
Possa 22 almeno esser grande la sua caduta, quale convine a
un astro che contese solo alla tenebra di errore e di tiran
nide, la quale si addensa sopra 1' universa Italia; si spenga28
come la fiaccola al1' impeto della bufera. . . . Dio, che ci
neghi pi efficace conforto, sovvini 24 almeno 1' anima nostra

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

121

in questi ultimi aneliti ; ci manda dal1' alto una virt che


vaglia ^ a far s, che un giorno la nostra bella morte sia
argomnto d' invidia a quelli stessi che vivono.

Michelangiolo Buonarroti. (Capitolo Nono.)


Dante da Castiglione era giunto ai bastini di S. Miniato
con ammirabile arte condotti per industria del divino Michelangiolo Buonarrti, il quale non vcchio ancora, che di poco
altrepassava il cinquantacinqusimo anno, di membra vigo
rse e spigliate, con quel suo impeto terribile si vedeva tra
scrrere veloce da un punto al1' altro senza posare un
momento ; pareva la mente agitatrice di tutto il ppolo quivi
raccolto ; lo avreste detto per quel suo roteare fantastico il
genio custode della citt :
Dante, comunque robustissimo, indarno si affaticava a
raggiungerlo ; ora se lo vedeva comparire sopra la testa,
ora sotto i piedi, ora lontano sui lari, sicch quasi stava per
disperarsi. Da qualsivglia parte Michelangiolo si volgesse
lasciava utili insegnamenti, e esmpii buoni, o parole che
poi diventavano sentenze tra quei popolani innamorati della
sua virt.
Giunto presso a un paraptto non anche terminato, pa
rendogli che troppo tardassero a compirlo :
O neghittsi ! favell, non sapete voi che da questo
lato domani potrebbe entrare la palla mortale per la nostra
amorosissima patria.
E gli operai :
L' uomo fa quello che pu, noi non abbiamo cento
braccia.
Cento braccia riprende Michelangiolo non bastano
l dove basta un solo fermo volere.
E gli operai di nuovo :
Non ci garrite, Michelangiolo, noi stiamo dietro a co11

122

ITALIAN READER.

test' altri, pure hanno cominciato il compito quattro ore


prima di noi.
Guai a quello replica tosto il Buonarroti che
cerca difesa al prprio fallo nel male operato altrui ; chi va
dietro ad altri non gli passa mai avanti.
Con voi, maestro, non si vince, n s' impatta ; tra due
ore ve lo daremo finito.
Questo si chiama parlare : a rivedrci fra due ore.
Di l balza a un fosso ; gli scavatri s' erano addentrati un
braccio pi della persona nel terreno, e attendevano a pene
trare pi oltre : la voce di Michelangiolo passando gli am
monisce 1 :
Figliuli, la terra su i poggi pi solla che al piano ;
badate, che smottando non vi seppellisca2; ponete due assi
lungo le pareti, e puntellatele con una trave per traverso a
contrasto, allora siete sicuri come in casa vostra.
Ed altronde volgendosi incontra un gruppo di umini i
quali si sfrzano a portare su in cima al pggio una grossissima lastra di pietra ; vi sottopngono 8 tutte le mani ; poi
riunndo i conati tentano di pure una volta rotolarla; i
mscoli dei bracci risaltavano nella maggire loro tenzine,
protuberanti erano le vene delle tmpie, gli occhi quasi
scoppiati fuori del1' rbita.
Michelangiolo si 'compiacque 4 alquanto nel considerare
quelli arditi contorni ; vagheggi quella parte del1' orditura
del corpo umano, poi soddisfatta la vglia di artista lo prese 6
amore di cotesti maleaccrti :
Indietro ! grida entrando improvviso in mezzo di loro,
porgtemi dei travicelli, qui, spingteli qui dentro ; or vi
adattate sotto una pietra; notate, quanto pi il punto di
appggio si accosta al punto di contrasto maggir forza
acquista la leva ; ora da questa parte, uniti insime pieghia
mo la leva verso la terra ... su ... su ... su .. . ecco
voltato il lastrone . . . continuate, in questa maniera, e fra
mezz' ora lo avrete posto in cima.

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

123

Di l si stacca, e arriva ai fossi che si scavano sopra


un' altra parte del monte ; i manovali barellano la terra, e
gettandola lungo i baluardi s' ingegnano a renderli sempre
pi stabili : un vcchio di bella apparnza, e di sembianza
degna di meno umile occupazine rimasto solo si sforza di
recarsi in capo la barella, e senza aiuto far solo e vecchio,
quello che gli altri in due e givani fanno ; per la facolt
non rispondva al proponimnto, sicch nel volto gli si legge
1' ostinazine che manca e lo sconforto che comincia.
Michelangiolo gli sopra, lo considera alquanto, e poi :
Padre gli dice e' parini,8 che voi non siate fatto
per cosi basse pere.
Bassa pera ! risponde il vecchio : quando torni in
utilit della repblica io non so7 come possa chiamarsi bassa.
Ma tra zappare, barellare la terra soggiunse 8 il
Buonarrti e dettar leggi ci corre una certa differnza.
E il vecchio :
Quando tutti i Romani zappavano vinsero 9 tutti.
Michelangiolo soprasttte 10 alquanto pensoso, quindi ri
prese 11 :
Per le forze vi . mancano ... e per troppi anni siete
male atto a coteste fatiche.
Ah poco pietso cittadino perch mi fai sentire con le
tue parole 1' amarzza di non poter giovar mglio alla mia
patria ? Era pure pi degno di te, invece di consumare il
tempo in vane novelle, stender le braccia e prgermi aiuto a
trasportare la terra.
In f' di Dio, hai ragine.
E qui Michelangiolo presa 12 la barella dalle stanghe di
dietro, perch salendo il monte minr peso sentisse il vcchio,
gli dava aiuto a portare.
Costretto Michelangiolo a procdere a lenti passi con
cedva agio aLCastigline raggiungerlo ; come infatti ane
lante, bagnato tu sudore il raggiunse,18 e tostoch gli venne
occanto con voce anssa lo chiam :

124

ITALIAN READER.

, Messer Michelangiolo !
Che ci egli,14 mio bel garzone ?
E Dante vie pi accostandosegli sommessamnte gli dice :
Il Gonfaloniere manda per voi.
Ora non posso 15 ; bisogna prima che porti questa ba
rella ; sbito dopo sar con esso voi.
Quando la terra fu scaricata, Michelangiolo con amorvole
piglio si volse 16 al vecchio cosi interrogandolo :
Padre, vorreste voi dirmi il vostro nome in cortesia ?
Nacqui 1T nel contado di Fiorenza, ho lavorato i suoi
campi, ho combattuto le sue battaglie, ho pianto alle sue
tribolazini ; il nome nulla aggiunge o diminuisce 18 alla mia
vita : io mi chiamo uomo.
E toltasi 19 la barella sopra le spalle se ne ritornava Ih
donde si era dipartito.
Costui esclama Michelangiolo lo accennando col dito
al Castigline dev' essere un uom fatto grande dalla sven
tura o dalla pazzia.
Era cotesto vecchio il padre di Annalena ; se Michelan
giolo indovinasse giusto, a suo luogo e tempo saprete.
Or via ditemi, messer Dante, a che mi chiama il Car
dccio ?
Per cosa al certo di gravissimo momento ; con molto
arcano vi aspetta nel cimitero di S. Egidio.
Sta bene ! obbedisco,20 seguitemi un istante.
Ci detto, riprende quel terribile uomo i suoi presti passi ;
rifacendosi dalle falde del monte si dirige alla cima visitando
le opere, lasciando rdini, e tuttavia ammonndo, rampo
gnando e lodando ; venuto al sommo del poggio si volta
al1' improvviso ad una forma, che cos al barlume Dante su
le prime non ravvis se fosse, o no animata, e con affettuose
parole le dice :
Dch ! in guiderdne al tuo fattore, o Vittria, finche io
ritorni non partirti da questi baluardi.
Che cosa ella Michelangiolo ? domanda Dante.

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

125

Vedi!
E presa una torcia di mano a un marraiulo che passava,
svela allo sguardo del Castigline stupefatto, una statua
colossale rappresentante la Glria militare, o la Vittria
scolpita in un masso di pietra serena. Ella era in atto, che
volgendo il capo dal1' altra parte non curava mirare la citt
di Firenze, che appunto le veniva a mano sinistra ; aveva
1' ale ; in capo 1' elmo, ed armi e simboli altri diversi sparsi
sul monte che le serviva di base M.

Che te ne pare ?
Mi pare divina.
La poca cosa ... io 1' ho condotta cos senza mo
dello, e di notte 22.
Di notte ?
Certo di notte . . . perch dormendo non mi riposo ; il
sonno, vedi, mi addolra la testa e mi fa cattivo stmaco 2S ;
io mi sono fatto una celata di cartoni, ci adatto in cima una
trcia, e in questo modo ho lavorato la Vittoria M.
Dante si sentiva oppresso da tanta grandezza accompa
gnata da cos alta modestia ; se in quel punto Michelangiolo
gli avesse imposto : " curvati adrami," egli lo avrebbe
adorato, imperciocch le anime generse, comech svisceratissime della libert, tocca profondamnte la religine del
genio ; dopo un breve silenzio quasi supplichvole gli do
manda :
Divino intelltto, ditemi, perch la vostra Vittria il
capo torce dalla vista di Fiorenza ?
E Michelangiolo dopo un lungo sospiro :
Perch! o Castigline, che so25 che accogli un cuore
sdegnoso dentro al tuo seno, mi domandi il perch ? Mi
risparmia 1' amarzza di palesartelo ... tu dovresti averlo
gi indovinato.
Pur troppo ! Ogni antico valore nei fiorentini petti
affatto spento
Lo hai detto.
11*

126

ITALIAN READER.

E allora voi scolpiste in dileggio questa Vittoria ?


Io non ho schernito mai . . . spesso rampogno ; io le
scolpiva 1' ale di pietra, perch il suo volo fosse lento ; i
Fiorentini, se vogliono, possono 26 raggiungerla. Se molto
temo che fugga, pi molto spero rinvenirla al suo posto ; ne
mai 1' amore si scompagn dal timore. Adesso andiamo.
E qui con la man destra si fregava la manica sinistra, e
con la mano manca la manica destra, poi con ambedue scuo
teva i lembi del saio per cacciarne la plvere ; ci fatto ri
peteva :
. Andiamo.

Amor Patrio di Michelangiolo.

Buona notte, messer Carduccio ; eccomi ai vostri co


mandi.
Benvenuto, Michelangelo, Dante, andate a vigilare su
la porta, e per cosa che accada non lasciate penetrare anima
viva qua dentro.
Il Castiglione silenziso pone la sua persona colossale tra
verso la . porta del cimitero ; una sbarra di pietra non ne
avrebbe meglio impedita la entrata.
Il Carduccio con man tremante impalma il Buonarroti, e
poi comincia in suono, che profonda commozine rendeva
fioco :
Michelangiolo, se, comunque alto il sagrificio che or vi
propongo,1 pur fosse a cuore umano possibile, gi non vi chie
deri io fin dove la patria pu 2 fidare su voi : avvegnach a
chiara prova conosca il vostro nome suonare quanto di
grande si comprende e di magnanimo nel mondo. Per il
caso presente tale ch' io mi veggo 8 forzato a dirvi prima :
Michelangiolo potete voi nulla rifiutare alla patria ?
Nulla.
Michelangiolo, avete voi bene compresa la domanda ?
Avete misurato intera la estensine della vostra risposta ?

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

127

Carduccio mio, quando archittto o scolpisco,4 io misu


ro ; quando mi affatico in pro di Fiorenza, io sento ; il cuore
che delibera, gi freddo, e dai carboni spenti avrai fumo,
non fiamma. In somma, siccome voi non mi domanderste
cosa, che voi stesso non foste apparecchiato a fare, cos an
cora io mi chiamo pronto a farla.
Michelangiolo, io non la farei.
Non la fareste !
Io con queste mie mani chiunque me la proponesse
ucciderei ... il mio sangue a gccia a gccia, e tra i pi
acerbi tormenti versato, la vita dei miei figli, le mie case
alle fiamme . . . tutto questo darei . . . ma non mi baste
rebbe 1' animo, oh ! non mi basterebbe pel sacrificio che do
mando da voi.
Allora, Carduccio, voi avete dimenticato essere Michelangiolo un uomo, in me i terrori e i dolori, in me i consigli
incerti, la costanza poca, le passini del cuore, le imbecillit
della mente, come in qualunque altro mio fratello di morte :
perch mi dimanderste cose superiri alla umana natura ?
Chi vi dava diritto a supporrai anglica creazine ? Se voi
poteste vedermi le sette rughe impresse sopra la mia fronte,
comprenderste di leggieri starmi ancor io in potest del
tempo, ed essere caduco e mortale.
Eppure quanto io domando, o da voi solo, o da nes
sun' altra creatura nel mondo si pu 6
A Dio non piaccia,6 ch' io mi senta men grande di
quello che altri s' immagina, o il bene della mia patria abbi
sgna. Magnifico Gonfaloniere parlate.
Da una parte v' tale una glria che gli angioli stessi
potrebbero desiderare nei cieli ; evvi 7 una corona splendida
pi che se fosse di stelle; un' altezza, quale gli umini ps
sono invidiare, non vincere od aggiunger giammai ; una
rinomanza, presso cui i pi famosi dei tempi andati o recenti
impallidiscono 8 superati dalla nuova luce ; nessuna favella
basterebbe a cantarne le lodi, qualunque nome conosciuto fin

128

ITALIAN READER.

qui sarebbe poco alla sua virt ... n liberatre, ne salvat


re, n ottimo massimo troveremo sufficinti, se gli uomini non
lo chiamassero Dio, certo come Dio lo adorerebbero e terreb
bero 9 in pregio. E dal1' altra parte un' infmia perenne, un
nome irrevocabilmente accompagnato a quello di Giuda,
una scusa eterna ai codardi che rinngano la virt, una rovina
senza fine e senza riparo. L' aquila delle Alpi rade con
ala potente il margine del precipizio e le rupi scoscese ; ella
pu giunta sulla vetta del monte pi alto posarsi alquanto
a librare nuovo volo e confndersi eccelsa pei cieli . . . qual
che mortale rassomiglia al1' aquila.
Messer Carducci, apritemi il vostro pensiero.
Ecco, io vi parler come al cospetto di Dio, da cuore a
cuore, senza celarvi nessuno dei pi riposti arcani. Michelangiolo, la patria in pericolo ed io dispero salvarla.
Oh! dolore!
Una speranza rimane, e consiste nei soccorsi dei princi
pati d' Italia. Il popol nostro di per se solo opererebbe prodigii, ma il popolo crede ai suoi profeti, e molti tra questi io
ne conosco falsi ; voi ben sapete i Medici essere stati ban
diti non in benefizio del ppolo, sibbene in pro degli Otti
mati i quali intendvano governare invece di loro ; la parte
del Cappone pertanto, non che guadagnare con la cacciata
dei Mdici ha perduto, e adesso desidera restituiti gli antichi
signori per ricuperare in parte quanto si vide 10 portar via
dalle mani. Ella non perdona la mia promozine al1' ufficio
supremo ; gi ella medita gli accordi, e non conosce, incauta !
che vuol presentarsi di suo moto spontaneo al carnfice con
la corda al collo. Qualsivglia atto del governo calnniano,
ogni via impediscono11 inosservati gli segano le vene e gli
tlgono 12 le reliquie estreme del suo vigore ; il ppolo amico
sempre del bene, ma ingannato dalle apparenze, nella fiducia
di commttere pera pia lapider i suoi veri difensri, e
prima che abbia tempo di ravvisarsi, avvinto nelle mani, col
frenello alla bocca, non gli sar concesso il dire o 1' operare ;

L* ASSEDIO DI FIRENZE.

129

sgliono 1S poi i tiranni lasciare liberi gli occhi per piangere.


Manca la pecunia, perch nascosta nelle viscere della terra, e
il governo mal pu adoperare gli argomnti usati dai principi
per farla ricomparire. Mi turba il sonno lo scaltrito Baglini, non mi assicura il Colonna, vedo gli altri capitani dis
cordi tra loro. A noi abbisgnano per vincere esterni sussidii, sieno pur pochi, sieno misterisi, anzi giova, che sieno ;
tanto varr,14 perch la parte del Cappone dubbisa e tre
mante sospetti noi non sostener soli la prova ; malgrado le
mostre diverse molti potenti aiutare copertamente Fiorenza,
le scemer 1' ardire. Allora vorr 15 farsi un merito di
quello che teme di non potere ovviare ; il danaro, che oramai pi non possiamo avere per leggi, conseguiremo per via
di doni, di imprestiti, per sovvenzini spontanee; convine16
ravvivare il credito dello stato presente. Due soli governi
in Italia, se 1' antica prudenza da loro non si scompagna,
hanno 1' bbligo d' aiutarci, il duca di Ferrara, e i Venezia
ni ; il rimannte paese divor la fortuna di Cesare ; il papa
acciecato dal1' ira strinse v lega col suo implacabile nemico ;
egli pensa tenere la sua nella destra di Carlo in segno di
amicizia ; questi invece gliela tiene imprigionata e gli sor
ride in volto. Il regno in potest del1' imperatre, il du
cato di Milano sta per sserlo, il Doria strascina Genova,
come un' ancella, dietro il carro della sua fortuna ; tralascio
gli altri ; e fermo le mie speranze sopra Alfonso di Ferrara
e Andrea Gritti di Venezia.
Datemi incarico di ambasciatre, e corro in poste fin
l; ambedue mille volte mi si dissero18 amici; cosa signi
fichi amicizia dei grandi veramnte non so, lo provermo
adesso.
Michelangiolo, amicizia moneta che non corre tra gli
stati ; il principe amico, quando non trova vantaggio in
aiutarti, ti piange e ti lascia morire.
In ogni modo proviamo.
Se voi vi presenterte nelle loro citt con pbblico

130

ITALIAN READER.

ufficio, non che non ottenghiate M i soccorsi vi caccieranno


senza ascoltarvi.
O come pu esser questo ?
Alfonso odia Cesare, ma pi che odiarlo il teme ; gi
di nemico diventato servo a grave prezzo corrompe i suoi
consigliri, egli s' ingegna a fargli obliare le vcchie offese, e
molto pi si affatica ad ottenre nuovo favore, imperciocch
egli abbia insime con Clemente papa compromsso in mano
a Cesare le controversie su Modena, Rggio e la giurisdi
zine di Ferrara. Tra Cesare poi e i Viniziani non si per
anco asciugato 1' inchistro del trattato di Bologna pel quale
formarono lega offensiva e difensiva
Dunque ogni speranza perduta ?
Oh ! no. I Viniziani inoltre ci consrvano rancore,
perch quando cal negli stati loro il duca Arrigo di Brunswich non gli soccorrmmo ; noi accusano di tradimnto, come
quelli che mandammo primi oratri a Cesare per accor
dare
E pi s' intristisce * la bisogna.
Ma voi sappiate, che o non furono falli, o rimessi da
loro, perch anche dopo pi volte promisero21 non avrbbero
fatto pace senza inchidervi i Fiorentini, e il doge Gritti
richisto dal1'oratre Gualtertto rispose : la repblica viniziana non aver mai commesso cose brutte, n avrebbe co
minciato adesso a commtterne ; ci non pertanto si accordano
con Cesare e noi non rammntano. Il duca Alfonso ci
prese 22 tremila cinquecnto ducati, non mand D. Ercole,
come si era obligato per la capitolazine ; invece presta al
Papa le artiglierie e duemila guastatri contro Fiorenza.
Di qui argomentate non gi la fede poca, sibbene la servit
alla quale si trvano ridotti i principi italiani.
Carduccio mio, come per me si possa rimediare a tanta
piena di sciagure io non saprei
I Viniziani e il duca dvono mandarci soccorsi, voi
andare a chiderglieli.

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

131

Ma se mi avete poc' anzi assicurato che mi caccieranno


via senza ascoltarmi ?
E vi ho detto il vero, quando vi presentaste a loro in
aspetto di ambasciatre ; bisogna pertanto penetrare nelle
loro citt inosservati, come la gccia del cielo si confonde
col mare, in modo che il Papa, Cesare, uomini entrambi, se
mai ne nacquero 2S al mondo scaltrissimo non sospttino
nulla ; bisogna eziandio che le paure del duca e dei Viniziani
non si dstino, ed questa difficilissima pera ; si vuole M
ancora, ottenendo il soccorso, arcano impenetrabile in celare
da cui muova, e quindi spedire a costoro persona, nella quale
confidino; si vuole finalmnte il segreto medsimo non li
ottenndo, perch se la citt sapesse che noi abbiamo riputato
insufficinti i nostri mezzi, ne ci stato dato aumentarli,
deporrebbe 26 1' animo, ed ogni cosa anderbbe perduta, onde
io per un mio giudizio non voglio M sperdere questa tavola
estrema di salute.
Io mi offerisco " andare, ma il modo da praticarsi per
la partenza, e il ritorno non vedo agvole
Convine 2S che Michelangiolo ad un tratto di-animso
diventi codardo, ed abbandni la patria nel suo maggire
bisogno ; convine che si lasci sopraffare dalla paura e fugga
dalla patria nel suo estremo pericolo ; cos in sembianza
turpe finga ricoverarsi in Ferrara ; avr danaro per guada
gnare i consigli del principe ; pssima condizine degli
umini presenti, dai quali forza comprare il delitto e la
virt, e i quali indiffernti 1' una o 1' allfo ti vndono ! In
namorato della bellezza del fine non volere attndere agli
espedinti; bisogna prndere la societ pei manichi che ti
presenta. I Romani avrieno * lapidato Morone, la gente di
oggi reputerbbe folle Catone. Cos appianate le vie entra
dal Signore e digli80: "Alfonso, tu pensi tenere sul capo
una corona di duca, e noi invece di corona contempliamo un
artiglio del1' aquila imperiale ; imprvvido ! non sai 8l che
luogo aspetta, e tempo a stringerti s, che tu ne muia di

132

ITALIAN READER.

aflPanno ? Tu ci rammenti 1' antico Damocle seduto a mensa


con la spada sospesa sopra la testa." Poi va 82 a trovare il
doge Gritti e il senato viniziano, e seco loro adpera queste
parole : " Cittadini, quando una repbblica esulta ai danni
d' una sorella, segno certo che Dio 1' ha colpita di cecit ;
voi avete smarrito 1' antico senno ; rammentatevi i tempi
passati ; Fiorenza aveva guerra con Filippo Visconti duca
di Melano ; la fortuna procedva avversa ai Fiorentini. I
padri vostri richiesti di aiuti negavano. Messere Lorenzo
di Antonio Ridolfi oratre per la nostra citt, vedute riu
scire le preghiere invano presso il vostro senato proruppe 3i
cos : Vinizini, nell' anno scorso i Genovsi da noi ab
bandonati Filippo crearono principe; noi nelle presenti
strettezze da voi non soccorsi lo faremo re, e voi quando
sarete rimasti soli, noi vinti, e che nessuno, ancora che il
vglia, potr recarvi aiuto, lo farete imperatre. I vostri
padri ci sovvennero,84 Filippo non vinse,35 stttero le li
bert italiane." Consiglia il duca e il doge a licenziare
parte delle loro milizie, e ci potranno con tanto minore
sospetto eseguire, in quanto che fermarono pace ; mediante i
nostri banchi di Venezia ci somministrino cpia di danaro,
lo renderemo alla pace ; noi con quella pecunia condurrmo86
agli stipndii nostri le milizie licenziate, e nelle nostre mura
difenderemo la causa d' Italia.
Qui tacque,87 ma la parola Italia scorrendo lungo le mura
di quel recinto silenziso parve,88 come framezzo un sospiro,
ripetuta da labbri invisibili ; forse le nude ossa quivi dentro
raccolte trovarono una reliquia di spirito per susurrare il
nome della patria, che vivendo avevano amata cotanto.
Michelangiolo tiene m fitta la faccia al suolo, e in questo
modo atteggiato risponde basso :
Grave cosa mi chiedi
E tale, ch' io te ne faccio ressa.
Prendere un nome fin qui intemerato, e strascinarlo
nel fango ! . . . .

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

133

V hanno matrie, che il fango non contamina, ma


forbisce 40.
Tu chiudvi una mente altiera, o Michelangelo ; no
vello Titano intendvi imporre monte a monte, e salito su
1' ultima vetta maravigliare con la tua glria le genti ; n
per te solo ambivi, sibbene per la tua patria diletta, perch
non ti saresti stancato mai di gridare : " Contemplate, o
popoli, il figlio di Fiorenza ; " ed ora precipitare da cos
superba altezza, morire infame, desiderare 1' oblio e non
potere ottenrlo, che il vituprio porrebbe 41 un segno eterno
alla tua tomba, presentire le contumelie e gli oltraggi che
sopra vi lancierbbero anche i pi tristi ! ... oh ! grave
una lapide di maladizini ... troppo pesa, Carduc
cio! . . . .
Il Carduccio traendo un sospiro lungo volge le spalle, e
lentamente muta due o tre passi per andare.
Michelangiolo al1' improvviso scuote la testa, e risolutamnte alzando la faccia esclama :
Su ... su, le ispirazini vngono dal cielo . . . dalla
terra emana il cattivo consiglio

E non si vedendo pi davanti il Gonfalonire :


Messer Francesco, dove andate voi ?
Voi mi avete fatto comprndere che domandava troppo
... io me ne vado al mio posto e a morire
Rimante, per Dio, egli era il lamento di una ambizine
che muore ; ecco ella gi morta ; io ho levato al cielo il
pensiro e lo sguardo e non invano, che dal cielo mi scesa
una virt che sublima ; io mi sono innalzato faccia a faccia
col1' Eterno ; la vita, il tempo passarono ; mi sento immor
tale. La religine di Cristo ebbe i suoi martiri ; perch non
li avrebbe la patria ? E' una religine la patria. Il padre
delle misericrdle forse non vorr 42 che il mio sepolcro sia
grave di tanto vituprio ; sveler, prima che i secoli cssino,
1' arcano, e raccoglindo il raggio pi puro del quale rese 4S
lieta la prima stella creata, lo circonder di luce, lo conver
12

134

ITALIAN READER.

tira in monumnto durvole del pi immenso, del pi dolo


rso sagrifi.cio che umano intelletto abbia mai potuto im
maginare ; o se nei cieli destinato che la mia apparente
vergogna viva, quanto il moto, lontana, io lo pregher in
mercede della infinita amarzza sofferta, che la mia anima
ponga 44 alle porte del paradiso ; quivi aspetter le anime di
quelli che maggiormente mi avranno maladtto, le bacier
in fronte, le chiamer sorelle, e scortandole al trono di Dio,
io gli dir : " Signore, fa che i tuoi angioli cantino osanna a
questa anima bennata, perch mi ha odiato con ogni sua
potenza." Ora per, o Creatre, sovvieni45 alla tua crea
tra, tu fa in modo, che come mi esaltasti lo intelltto a sc
gliere, cos il cuore mi basti a condurre a fine 1' alto propo
nimnto : in te ripongo ardentissima fede ; senza fede di Dio
non si sagrifica 1' uomo ; e se tanto pssono 4a le mie sup
plicazini, o Signore, ti plachi il mio sagrificio, e salva la
patria.
Dietro i nuvoli nerissimi che il firmamnto ingombravano
era sorta 1' amica dei cuori dolenti e dei sepolcri, la luna ;
quasi voglisa di contemplare anch' essa lo spettacolo di
virt che in quel1' ora si operava sopra la terra, penetr
co' suoi raggi traverso due lembi di nuvoli e ne vest la
faccia di Michelangiolo. Quel volto terribile di grandezza e
di gnio apparve sublime, sembr che Dio gli mandasse una
benedizine di luce. Cos il Battista battezzando Ges con
le acque del Giordano, si aprsero 47 i cieli, lo spirito del
1' Eterno discese,48 ed una voce fu udita nel1' alto che disse :
Ecco il mio diletto figliulo, nel quale io prendo il mio com
piacimnto."
Dante da Castiglione udendo forte proferire, patria ed
Italia, si commosse 49 a coteste parole, non altrimnti che un
destriro di battaglia al suono della tromba ; non pot starsi
fermo al posto assegnato, s accost pianamnte ; e raccolto
1' ultimo discorso del Buonarroti, percosso dal1' improvvisa
apparnza del volto di lui, pieg involontario un ginocchio

L* ASSEDIO DI FIRENZE.

135

sul suolo, e recatosi in mano il lembo delle sue vesti lo baci


con quella devozine con la quale sgliono 60 i fedeli baciare
le reliquie dei santi.
Francesco Carducci preso da irresistibile impeto gett
ambe le braccia intorno ai fianchi di Michelangiolo, e forte
stringendolo esclam :
Tu sei 1' onore della spcie umana ! 61

I Mercadanti. (Capitolo Decimoquinio.)


" Se a Roma io fossi uscito dagli Scipini, o in Firenze
dai Capponi, gi non mi sarei gittato dalle finestre per que
sto. Adesso corre 1' andazzo di tenere in nonnulla i padri
e gli avi ; a me sembra spregiare troppo i maggiri, ostenta
zine uguale a quella di pregiarli troppo. Chi pi si sbrac
cia a maledire una cosa pi si avvicina a desiderarla ; sen
tenza antica, e perci appunto vera.
" Il conte Alfieri prssimo a conchiudere la vita scriveva
una lttera a certo altro Alfieri di Sostegno, nella quale seco
lui rallegrandosi per la nascita del suo primognito, termina
va con queste parole : E tanto pi me ne congratulo in
quanto che ho potuto a chiara prova comprendere come per
quanti sforzi che le plebe faccia, non riesce 2 mai a conse
guire 1' altezza dei sentimnti, retaggio esclusivo di noi gene
rati da nbile sangue. Voi potrete trovare questa lttera
stampata nel giornale V Amico a" Italia. (Iddio ci liberi da
amici siffatti !) E non pertanto questo conte Alfieri quel
desso che in altri tempi ci flagell con quel verso : or superbi,
or umili, infami sempre. L' Alighieri sentiva della nobilt
da profondo intelltto, quando cant :
" O poca nostra nobilt di sangue,
Se gloriar di te la gente fai
Quaggi, dove 1' affetto nostro langue,
Mirabil cosa non mi sar mai :

136

ITALIAN READER.

Che l, dove appettito non si torce,


Dico nel cielo, io me ne gloriai.
Ben se' tu manto, che tosto raccorce ;
Si che, se non s' appon di die in die,
Lo tempo va dintorno con le force s."
" Una serie di personaggi famosi nella medsima fami
glia induce maggire bbligo nel pstero di continuare la
splndida via tracciata da quelli. La condizine apposta dal
Dante necessaria, onde la gentile prosapia si abbia a tenere
in pregio appresso la gente. In nessuna epoca come nella
nostra, vedemmo il poco conto si debba fare delle ingiurie
lanciate dalla plebe contro la nobilt. Finche dur 1' impero
di Napoleone segu per via dei matrimnii un cambio con
tinuo tra nobilt e danaro, ed anzi egli ne fece argomnto
della sua politica governativa. Quante fraudi di mercante
non ricoprse 4 un mantello di duca ! Ai giorni presenti voi
conoscete 1' aristocrazia dei mercanti ; ditemi di che cosa vi
seppe 6 cotesta aristocrazia ? . Pi che innamorato alle sem
bianze della donna desiata, il mercante si strugge " dietro
alla frazine di una moneta. Delle cose cattive la pssima
1' uomo cambiale ; arido quanto una cifra nulla aborre,
purch possa moltiplicarsi ; calcolatre di fame, di peste e di
sangue, egli senza scelta comprende i tre flagelli del profeta
Natan. L' anima del mercante, mglio che quella dello
stico, non ha manichi ; tu non sai da qual parte afferrarla.
I nbili di sangue fatui, se vuoi e ridicoli e nulli, pur ti ver
r fatto esaltarli con gli esempi paterni. Or via immagina
tevi un po' un gentilumo e un mercante, entrambi accomo
dati nel prprio gabintto ; entrambi se ne stanno seduti
davanti al fuoco, entrambi psero7 sopra il eamino la imma
gine del defunto genitre. Un infelice stretto dal bisogno
ecco picchia alle porte, che il Parini chiam rdue, e do
manda soccorso. Il gentilumo (mi pare udirlo !) di sbito
dir: Dio 1' aiuti (modo civile, che significa, mia8 di
fame). Ma il vcchio servo nato in casa, che ha tenuto su

l' ASSEDIO DI FIRENZE.

137

le gincchia il padrone, che si reputa affisso irremuovibile


del palazzo a un dipresso come gli arpini della porta mae
stra, alzer gli occhi al ritratto dalla 9 parrucca impolverata,
vestito di stoffa a rose, con lettera alla mano diretta alla
nobil donna la contessa sua mglie, ed esclamer : Il conte
Alamanno buona anima non rimandava i poveri con Dio, ma
con un bel scudo nuovo di zecca. E il gentilumo guar
dando il ritratto gli parr 10 come vederlo assentire a quella
lode pstuma, e cinque volte sopra dieci porr 11 mano alla
borsa, e dar lo scudo. Forse lo muover suprbia, imita
zine o che altro ; sar come volete, ma dar lo scudo. Il
mercante invece non dar nujla : il servo preso ieri, paurso
di essere cacciato oggi non dir nulla ; se alzer gli occhi al
ritratto contempler un volto affilato, come un conto di ritor
no, piacvole quanto una cambiale protestata. Nella casa
del mercante si assomigliano tutti, le generazini paiono
canne aggiuntate ; meno la legatura che forma il passaggio
dal1' una al1' altra, sono tutte eguali. L' avo fu uomo che
di quattro divent sei, il padre di sei si moltiplic in ddici,
e via discorrndo. Qualunque azine del mercante va sot
topsta a calcolo. La troppa virt nuoce, perch gli umini
se ne prevarrbbero 12 a danno del rispettabile mercante ; la
punta virt nuoce eziandio come quella che mena in luogo
dove si guadagna pel pbblico ; per lascier scritto il padre
mercante al figlio mercante nei suoi ricordi mercantili : abbi
virt quanto basta per non traboccare nel bagno ls. Ogni cosa
stimata a prezzo ; un mercadante, udendo favellare intorno
alle maraviglise conseguenze del sistema di gravitazine
scoperto dal Newton, interrogava quanto rendesse per cento !
Dei governi i mercanti reputeranno ttimo quello non gi
che maggire somma di libert concede, sibbene quello che
minr somma di danaro domanda ; delle religini, suprema
quella che g1' idoli ha d'oro, e i sacerdti celebrano la messa
gratis ; tra quanti miracoli oper Ges Cristo, uno solo li
12*

138

ITALIAN READER.

rapisce u in estasi ; la moltiplicazine dei pani e dei pesci.


Dunque delle due aristocrazie panni meno fatale quella
del sangue ; molto pi che questa puoi 15 spegnere, e 1' altra
del danaro non sai come provvedre."
Con maraviglisa volubilit di parole tutte le riferite cose
mi favellava il marchese di Penna, mia conoscenza antica,
in proposito della lettura ch' io gli feci ieri del seguente capi
tolo, e concludndo interrogava :
" Che ve ne pare ? Non egli vero ? "
Ed io, che fin l mi dilettava a tracciare col dito dei n
meri sopra la tavola, alzai il capo, e risposi 16 :
" Ma . . . non saprei B . ... io per me non sono nbile
ne mercante .... ne consulter quanto prima il presidnte
della Camera di Commercio di questa citt."
E lo far : intanto ricopiando oggi mi piaciuto metter
qui le parole del marchese, come per via d' introduzione al
capitolo.

Ritorno di Michelangiolo. Captolo Decimoquinto.


Michelangiolo, che nuove ? tutto anelante domanda
il Carduccio traendo in disparte il Buonarroti.
Cristo morendo ci lasci in eredit i chiodi e le spine ;
io nulla ho ottenuto . . . nulla ... e pensare che la sa
lute della patria pendeva dalla riuscita del1' pera mia ! Io
rientro nella mia patria, come uno spettro al1' apparire del
1' aurra

E poich il Carduccio le mani incrociate sul petto, il capo


a terra chino, pareva come sopraffatto dal1' angscia, Miche
langiolo lo scosse 1 con impeto, e gli domand :
Dunque ben morta ogni speranza, o Francesco ?
Il Carduccio croll la testa quasi per iscuterne i molesti
pensiri, vest la faccia di un sorriso, e rispose :
La speranza rinasce dalle sue cneri, perch questo
ppolo grande e cos favellando gli accenna la moltitu

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

139

dine brulicante nella distruzine ; ma in breve narrami i


casi tuoi.
Io me ne andai a Ferrara
Parla sommesso : qualchedno, parmi, ci si avvolge
d' intorno per oregliare le nostre parole.
Egli Andrea del Sarto ; forse desidera darmi il ben
tornato ; dilunghiamoci qua oltre e fingiamo non ravvisarlo :
Dio non lo ha creato tristo, ma fivole di animo cos, ch' io
volentieri gli torrei3 lo ingegno del1' arte. Or dunque me
ne andai a Ferrara, riducndomi, quanto pi secretatnnte
potei, ad abitare al1' osteria ; il duca per il quale pei suoi
nuovi sospetti si fa mandare ogni sera la lista degli osti,
seppe 4 sbito la mia venuta, mi mand a levare di su 1' oste
ria e mi us ogni maniera di amorevolezza ; buon principio
era questo ; intanto presi 5 a spander fiorini fra i suoi corti
giani ; oh ! la gran devozine che portano al nostro Battista6
cotesta gente tutta quanta. In ogni sguardo io vedeva un
uncino, in ogni mano il ronciglio, sicch presto mi ridussi7
al verde ; bisognava concludere presto, altrimnti mi divora
vano carne e ossa. Aveva con ogni modo studiato rendermi
benvolo Alfonso, e perch nulla sapesse rifiutare a me, io
nulla ricusai a lui, fino a promttergli dipinto di mia mano
un quadro rappresentante Leda col cigno ; adesso mi pento
averlo promesso, ma dacch non nacqui principe manterr la
parola8. Alfine un giorno gli scopersi9 pienamnte 1' animo
mio con tutte quelle ragini che voi sapeste dimostrarmi ; al
quale ragionamnto egli rispose : " Prima che tu parlassi, ti
aveva letto nel cuore : " e poi si alz, aperse 10 uno stipo, ne
trasse fuori una lttera, e soggiunse : " Leggi." Egli era un
comandamnto del1' Imperatre di non soccrrere ne apertamnte, ne celatamnte i Fiorentini, per quanto amore por
tava alle cose sue 11 ; in questo modo operando si obbligava
solennemnte a lodare in suo favore nelle controversie con la
Chiesa ; in caso diverso avrebbe dichiarato Ferrara devoluta
alla Sdia Apostlica. Quando ebbi letto, alzai la faccia ad

140

ITALIAN READEH.

Alfonso che ripiegata la lettera e mssala 12 di nuovo nello


stipo, torn alla mia volta proferendo queste poche parole :
"Mors tua vita mea." Non perci pretermtto arte a per
suadrlo, gli rappresento essere agvole sovvenirci con tanta
segretzza che neppure il diavolo potesse darsene per in
teso 18. " Il demnio forse, non gi i preti ; per ora io
dormo, ma quando mi sveglier, partir dai miei sguardi
una favilla che incendier il Vaticano." Cosi disse, poi, come
pentito di ssersi lasciato troppo scuoprire, si richiuse u nelle
sue ambagi, e da quel sasso non iscatur pi vena di acqua ;
riescirbbe 15 prima al1' uomo di tagliare il prfido con le
nghia che rimuovere quel cupo principe da un proponi
mnto gi preso.
E come incendier il Vaticano ? Questi sottili artifizii
rovineranno sempre i principi Italiani ; la forza aperta pi
genersa ed anche pi sincera.
Per quanto mi occorse w intendere da umini prudenti,
le dottrine degli ertici di Alemagna trvano favorvole
accoglinza alla corte di Ferrara ; le principsse, dicono,1"
avere appreso i nuovi dogmi da un eresiarca tedesco venuto
espressamnte a convertirle.
Alfonso di Ferrara poteva vincere la Chiesa con le
sue artiglierie ; non lo avendo voluto, nelle argomentazini
egli perder di certo ... E a Vinezia?
Vinezia invcchia ; ama il riposo, rinunzia alla magna
nimit, alla gratitudine, alle virt, senza le quali le repb
bliche muiono ; ella pesa tutte le vicende dei pericoli alla
bilancia, dove i suoi mercanti riscntrano il peso delle mo
nete d' oro ; in lei spento ogni estremo di grandezza ; altro
non le rimane che diventare decrpita e morire. Il Gritti
col dorso voltato degli anni verso la terra, vede la fossa e
dubita ; i suoi pensiri tndono ad abbellire la bara dove un
giorno sar composta la patria ; io lo pregava di avere a
cuore la libert italiana, ed egli mi pregava a volergli fare
un disegno pel ponte di Rialto 18. Nissuna parola da voi

"

l' ASSEDIO DI FIRENZE.

141

suggerita dimenticai ; non tacqui 19 un esmpio, e poich


guardando sopra la tavola mi occorse un libro manoscritto *
che di fuori diceva : Historie di Niccolo Machiavlli : cercai
al libro quinto, dove racconta che i Viniziani stavano sul
punto di abbandonarsi, se i Fiorentini con presentissimo
pericolo mandando loro il conte Sforza non li sovvenivano ;
e gli notai col dito le parole dello strico, con le quali dimo
stra quale e quanto effetto partorisse 1' orazine di Neri
Capponi al senato viniziano : promettvano che mai per
alcun tempo, non che dai cuori loro, ma di quelli dei dis
cendnti loro, non si cancellerbbe, e che quella patria
aveva ad essere comune a' Fiorentini e a loro. Messere
Andrea mi tocc su la spalla e mi favell le seguenti parole :
" La ragine degli stati procede diversa assai da quella
degli individui : i posteri biasimerbbero in me doge della
repubblica viniziana ci che tu loderesti in me Andrea
Gritti." Ed io, che a stento mi potea frenare, gli risposi :
"Messere Andrea, io di queste sottiglizze non intendo, ma
pi di piacre ai psteri m' importerbbe piacre a Dio, e
inoltre se un tal fatto reca vergogna a un uomo, non so
vedere come non sia pure di onta ad un ppolo, il qual si
compone di una moltitudine di umini, no : n voi, n altri
sapranno 21 convincermi mai, che o individui o ppoli non
dbbano22 pagare la colpa di riconoscenza, di lealta, di gran
dezza tradite, e male argomnta colui, che la durata della
patria circoscrive al brevissimo spazio della sua vita." E me
ne andai fremendo. Vinezia! Vinezia! le genti ti contmplano
colorita dal sole, rigoglisa di vita, ma il verme inosservato
ti penetr nelle viscere. Quando decrepita e moribnda
chiamerai le tue sorelle d' Italia a consolarti nella sventura,
vedrai intorno di te i principi, ai quali ti affidasti, irridere
alla tua agonia ed imprecarti la morte, come eredi impazienti
di raccgliere il tuo retaggio. E nondimno ne Alfonso di
Ferrara, n Andrea di Vinezia furono quelli che pi mi
fecero vergognare di appartenre alla stirpe umana ; 1' ira e

142

ITALIAN READER.

il ribrezzo di esser nato mi venne dai nostri concittadini,


Carduccio, dai mercanti di Fiorenza dimoranti a Vinezia.
E come ti avvenne questo ?
Io mi trovai a Vinezia, allorch giunse,23 mandato da
Lorenzo Carnescchi nostro commessario a Castrocaro,
Borghini, il quale accolti quanti mercadanti Fiorentini
tngono ragine 24 in cotesta citt, rifer a costoro le imprese
maraviglise di quel valentuomo di Lorenzo ; narr come
spesso era venuto alle mani con Leonello da Carpi presi
dnte ecclesiastico nella Romagna, e sempre con suo vantag
gio ; e di Marradi ribellato prima, e tosto da lui ridotto
al1' antica devozine ; del1' assedio di Castigline sciolto ;
del1' assalto di cinquemila e pi fanti ributtato da Castrocaro ;
della taglia posta da papa Clemente sopra il suo capo, e
della taglia da lui posta sul capo del Papa : tutte queste
cose disse, ed altre ne aggiunse 25 non meno stupende e
degne di memria, ed infine egli aggiunse ssere il commes
sario deliberato di fare un servizio rilevantissimo in pro
della ptria quando loro bastasse il cuore di fornirlo di
danaro, e per assicurargli avrebbe loro obbligato i suoi beni
e quelli di Giorgio Ugolini tenerissimo della libert; Capi
dei mercadanti adunati rano Matteo Strozzi, Luigi Gherardi, Ludovico Nbili, Filippo del Bene, Giovanni Borgherini e Tommaso Giunta, ricchi tutti, comecch avari, usi
a sprecare in vizii o in giuchi le magliaia di ducati, e non
pertanto, il sangue mi tglie il vedere nel rammentarlo,
nessuno ebbe cuore di sovvenire di un sol fiorino il com
messario Carnescchi. Matteo Strozzi alleg che la sicu
rzza offerta su i beni di Lorenzo e del1' Ugolini, in tanta
distanza era come nulla, potendo quei beni andar gravati di
dbiti sconosciuti; il Borgherini si scus, perch aveva
fndaco a Roma e temeva la vendetta del Papa ; pi turpe
degli altri, se in tanta turpitudine possono26 darsi gradi,
Tommaso Giunta, il quale disse non ssergli patria Fiorenza,
ma Vinezia; imperocch a Vinezia avesse accumulato i

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

143

danari che il vero sangue compngono " e la vera anima


del1' uomo ; poco importargli che la libert della repbblica
Fiorentina stesse in piedi, purch la sua libreria non cadesse.
Io rimasi 2S esitante se devessi rispndergli a parole, o nel
modo, con che mi favell nella mia fanciullezza il Torrigiano,29 quando di un pugno mi sfasci il naso ; pur mi rattenni
e parlai : " Stampatre Giunta, quando il Papa e 1' impera
tre ti avranno strozzata la patria, pensi tu che non potranno
farti smettere la stampa delle pere avverse al1' Impero e a
Roma, e con le quali tu ti sei arricchito ? " Ed egli a me :
"Allora stamper quelle che argomenteranno a loro van
taggio." " Ma, ripresi 80 io, ci non baster loro ; si sfor
zeranno, affinch gli umini non imparino a leggere." Lo
svergognato concluse 81 : " Di qui a quel tempo ci corre un
gran tratto, prima che i fanciulli diventino umini io sar
morto, e morto io morto il mondo ; buona notte a chi resta."
Fuggiva ; tornato a casa mi spogliai di tutte le vesti e le
gettai sul fuoco, abborrndo di pi oltre portarle siccome
appestate da quei fiati velensi. Apersi S2 il mio Dante, e
sopra i margini del trentesimo quarto del1' Inferno vi segnai
la brutta sembianza di quei mercanti come traditri tormen
tati nella giudcca ; il Giunta posi ss in una delle bocche di
Lucifero, perocch io non convenga col poeta, che mette
Giuda, Cassio e Bruto a maciullare tra i denti di lui ; lasciai
Giuda, vi posi il Giunta: la terza bocca rimane tuttavia
vuota, e aspetto a riempirla col Malatsta. Udiva in casa
uuo di mia famiglia avere gi esercitato il commercio di
panni franceschi ; or ora cercher la sua immagine, e la ve
ler di un panno nero, come ho veduto in Vinezia che pra
ticarono col ritratto del doge Marino Faliero. Di due cose,
o Signore, principalmente io ti ringrazio, la prima per esser
nato Italiano, la seconda per non aver sortito ingegno da
mercadante.
Michelangiolo, ci che tu parli il Carduccio magistrato
non riferir al Carduccio mercadante ; parla sommesso ; ai

144

ITALIAN READER.

soli mercanti dato adesso sovvenire in tanto estremo la


patria. Non tutti, come quei di Vinezia, si mostrarono ini
qui al luogo dov' ebbero la vita ; quei di Fiandra, d' Inghil
terra e di Lione mandarono grosse somme di peculia. Le
consorterie di per s non hanno vizii, sibbene tu li trovi negli
umini, e questi sono pi infelici che stolti, pi stolti che
scellerati. Il danaro tutto pu a4
Il danaro nulla pu : raccoglite quanto vi pare 85 fio
rini, e ditemi un poco, s' essi vi scolpiranno un altro Davidde davanti il palazzo della Signoria.
No, ma pagheranno 1' artfice che lo scolpir ; perch
tu non hai condotto la sepoltura di Giulio II, come prima
intendvi? forse non perch gli avari .nipoti di Della Evere
eredarono le ricchezze del Papa, non gi il suo cuore di
spenderle nelle magnificnze ?
Quando i Fiorentini diventarono mercadanti psero 86
la prima pietra della servit.
I Fiorentini dovevano adunare danari e non deporre le
armi ; li danari soli e la virt sola poco tratto camminano :
1' ingegno solo 1' anima senza corpo, li danari soli mi paio
no87 il corpo senz'anima. Se ti viene fatto88 di trovarti
vicino alla chiesa di S. Brancazio, Michelangiolo mio, entra
nel chiostro e vedrai sopra la sepoltura degli Arcangeli,
effigiato il simbolo della mia dottrina ; tu troverai una cassa
con due ale tese sotto in atto di volare 89. Virt e pecunia, e
convertirai il mondo in paradiso.
Quant' vero ch' io sono figliulo di Ludovico Buonar
roti canceller cotesta immagine : e' mi sembra uno sfrgio
fatto dalla morte su la faccia dei viventi ; per Bacco la can
celler, dovessi sopportare la pena di violato sepolcro ; no,
voi non giungerte a farmi intndere cotali novelle, Carduc
cio
Ed io supplico Dio che tu non le intenda mai ; forse
altrimnti non saresti divino. . . . Adesso separiamoci ; tu
vienmi 40 con dilignza a trovare in palazzo ; col mi espor

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

145

rai41 pi distesamente la tua commessine ; per avventura


ci che a te pare repulsa in sostanza non tale ; gli umini
spesso, e i capi degli stati quasi sempre, e' son tali libri che
bisogna intndere alla rovescia. Addio.
Messer Carduccio, uditemi ; la mia parola risponde al
palpito del mio cuore ; perch esiterei davanti a voi ! Voi
mi parete meno assai sconfortato di quando v' incontrai nel
cimitero di S. Egidio. Le condizini della patria mutarono,
o le vostre ?
Il Carduccio sorridndo mostr di non si accorgere del
fiele contenuto in cotesta domanda, e pacato rispose :
Quelle della patria : il ppolo oggi mi ha levato in
isperanza ; ieri due umini mi tlsero 42 dalla disperazine.
E come si chiamano eglino questi due umini? lo
to' conscerli.
Uno ben lo conosci, perch sei tu ; 1' altro si chiama
Francesco Ferruccio. Cristo non ci lasci soltanto eredit
di spine e di chiodi ; egli ha staccato dalla croce la lancia
della sua passine, la pose 48 in mano al Ferruccio, e nel
dargliela disse : " Tu vincerai." Conosci il Ferruccio ? In
lui giurerei, si agita puro il sangue romano senza miscglio
di barbari.
Ferruccio ripete pensando Michelangelo, tenendo
fisso lo sguardo sul terreno, e il braccio destro distende col
pugno chiuso ad eccezine del pllice, il quale muove a
quel1' atto che gli scultori fanno allorch plasticano le figure
in creta, e poi all improvviso prorompe : Ferruccio ! S
lo rammento, egli deve essere grande, egli grande dav
vero : lo riconsco al pensiero sublime di audacia e di dolore,
che distingue le anime divine rinchiuse dentro un corpo di
terra; il pnsiero che ho scolpito sopra la fronte del mio
Mois ; la forza che ci solleva sopra la natura umana, e non
ci vale per conseguire la celeste ; la intelligenza che per
cute sempre alle porte del1' infinito ; non importa ... co
testo pnsiero fascia come un ferro rovente il cranio che lo
13

146

ITALIAN READER.

contiene . . . ma luce sparge e salute agli uomini, in mezzo


ai quali egli nacque 44 . . . ravviso il segno ....

Le Stelle. (Capitolo Decimottdco.)


Belle luci di amore siete sublimi, quando 1' aere si dis
tende sereno, 1' orizznte azzurro. Vi saluter io fiori
immortali della eterna primavra dei cieli ? O piuttsto
ninfe divine che venite a rinnuovare i vostri cuori per le
vlte etree del firmamnto ? Perch se ai nostri occhi
dato contemplare i vostri moti, non pssiamo 1 ancora deli
ziarci nei vostri suoni ? Ah ! forse le nostre fibre destinate
a morire mal potrebbero 2 sostenre le vibrazini della lira
celeste. Voi non foste create per guardare la terra ; cosa
ella mai questa piccola massa di fango insanguinato verso
di voi tanto maestse, tanto raggianti di prprio splendore ?
No voi non guardate la terra, altrimnti le vostre palpebre
sarbbero adesso ottenebrate nel pianto, e quel vostro lim
pido tremolio sarebbe diventato vermiglio, come il pianta
di Marte. Poich da voi emana luce, non lacrime, voi non
guardate la terra, ne vi curate guardarla, ella si avvolge
dentro un manto di nuvole, ella sovente ai vostri castissimi
raggi maledice. Caino invoc perenni le ombre e 1' abisso
sopra il suo capo fulminato. Voi non morrete,8 figlie primo
gnite del pensiro di Dio : nel giorno della distruzine egli
vi raduner con amore e se ne comporr 4 un diadma per
la sua fronte immortale ; e quando il suo spirito come nei
secoli precednti alla creazine si trasporter sopra le acque,
se lo prender fastidio della sua immensa esistnza, si guar
der nello spcchio del1' Ocano mostruso e dir : Io mi
sono fatto un magnifico diadma !
Modeste come vrgini, leggiadre come angioli, la mia ani
ma vi sguita, o stelle, nei vostri notturni pellegrinaggi con
un sacro raccoglimnto; voi avete potenza di sollevarla
dalle misrie e dalle infamie della vita ; da voi in lei scende

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

147

virt che la consola ; voi placate i suoi mille dolori ; confor


tata da voi ella si affretta a compire il suo pellegrinaggio,
quasi un esule alla patria diletta.
Ah ! se veramnte composto di spirito e di corpo potr il
mio spirito sciolto avvlgersi volando tra voi, immrgersi nei
tesori della luce e del1' armonia, allora fingete la morte con
le sembianze del1' Ebe del Canova, coronatela di rose, le po
nete nella manca un nappo gemmato, nella destra un vaso
pieno di un liquore composto di obblio e di speranza, ambr
sia divina che addormnta la vita.
Ma se invano pietse sogguardando il mio sepolcro, quan
to era di me rimase coperto dalla terra, se il mio occhio non
potr vagheggiarvi, il mio labbro benedirvi, allora io mi con
tristo su la vita che manca come di un amico che mi abban
dna, di un fiore che mi si appassisce tra le mani ; come
del1' amore che mi si disperse in un sospiro per 1' aria.

L' ORGOGLIO. (Capitolo Ventesimosecndo.)

Quanti superbi disegni si porta via la vecchizza ! Quanti


orgoglisi proponimnti al1' appressarsi della morte impalli
discono 1 ! Gli anni pnetrano nel sangue come il mercurio
e lo irrigidiscono2; la stupidit caccia 1' dio e 1' .amore dal
cuore umano, e se ne compone quasi un sepolcro di pietra ;
1' uomo signore del momento presente, e tosto che conosce
sserne il signore, il momento passato, e quello che segue
rimane fuori della sua potest.
Me quando assale un pensiro di orgglio, o turba la invi
dia, m' incammino l dove sopra lieve eminnza giace il
cimitro della mia citt: quivi appoggiando la spalla alla
sglia della porta mi volgo a contemplare la citt che abban
donai, e immaginando essere convertito nel tempo, esclamo :
O citt dei vivi, tu sei grande, ma questa citt dei morti
gi ti contine 8 dieci volte, e ti conterr venti, cento, quante
parr * a me, perch il sepolcro una delle cose nel mondo

148

ITALIAN READER.

che non dice mai : " Basta ! " Io compendio tutto, umini e
cose ; io solo posso 5 comporre in pace nella medsima fossa
1' oppressre e 1' oppresso ; per me il conquistatre si contenta
di tre braccia di terra e se gli pongo 6 al fianco un cadavere, ve
lo sopporta senza dirgli : " Fatti in l 7 " : egli ve lo sopporta,
mentre vivo imponeva a' ppoli interi sgombrassero le Pro
vincie per lasciargli libero il passo ; ordinava al mondo es
tendsse i suoi confini, ai cieli si allontanassero per respirare
pi aperto : io riduco in essenza gli enti creati ; degli an
mali mi basta la cenere, delle citt la plvere, nel cavo della
mano porto 1' esercito di Cambise ; su le mie spalle in un
sacco Sodoma e Perspoli. Un giorno verr,8 ch' io mi
volger al sole, e gli dir : " Chiudi le palpebre e dormi ; tu
hai vigilato assai " ; e poi soffier su le stelle e le spegner
come fiaccole rimaste accese dopo la fine del festino ... e
perdio no? Forse non ho cacciato dai cieli una moltitudine
dr Numi, come il castaldo, terminati i lavori dei campi, licen
zia le pere ? Forse non ho lasciato appesa alle volte del
firmamnto una srie di Dii, quasi schletri di condannati al
patibolo . . . spettacolo di miseria o di scherno ? Un gior
no stanco di distruggere creatri e creature, cause ed effetti,
io staccher dai cieli il manto azzurro, e me ne comporr un
sudario -fnebre per addormentarmi nel seno della eternit.
. . . Eternit! Io me ne torno alle domstiche mura salu
tando umilmente per via anche il mendico che mi domanda
1' elemsina per amore di Dio.

Morte di Fba Benedetto da Foiano. (Capitolo


Trentesimo.)
Frate Benedtto da Foiano udendo che cercavano di lui
per farlo morire, non gli occorndo partito altro miglire, si
fid ad un soldato perugino il quale promise di mettere in
salvo lui e le sue robe ; ma egli che della natura del suo
capitano partecipava pur troppo, tolte 1 per se le robe,

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

149

consegn il malarrivato frate al Malatsta, e il Malatsta


alla trista derrata del tradimnto aggiungendo, come bene
avverte uno strico, una pessima giunta, con le mani e
co' piedi incatenati lo mand a Roma.
Papa Clemente ordin lo carcerassero in Sant' Angiolo,
e nel consegnarlo a Guido dei Mdici, che v' era per castel
lano, fece avvertirlo ne avesse cura secondo i suoi meriti ;
badasse a questo ch' egli con la sua lingua gli aveva di pi
aspre trafitte inacerbito 1' animo che non le picche degli altri
suoi nemici.
Guido di fcile natura, innamorato delle virt del Foiano,
e pensando la sua molta dottrina potesse avvantaggiare la
Chiesa in quei tempi calamitsi, molto pi che gli aveva
promesso, se Dio gli .concedsse vita, volere scrivere un' opera,
dove co' passi della Scrittura intendva confutare 1' eresie
luterane, ne prese 3 buona cura, e attese 8 a provvedrlo di
quanto al vivere necessario.
Cos procedrono per non breve spazio di tempo le cose,
finche udendo, che il Papa veniva a visitare il castello,
fidando placare il suo sdegno, gli pose 4 su la via il frate, il
quale prosteso, col capo chino al pavimnto, le mani atteg
giate a misericrdia, lo supplicava pel sangue preziosissimo
di Ges Cristo a compartirgli il perdono.
I piedi del Papa pestarono la barba del frate, il volume
delle sue vesti pontificali s' intric alle membra di lui, ma
egli continu il suo commino senza badarlo, senza pur fare
sembiante di vederlo, senza muvere parola di lui.
Terminata la visita del castello, e pervenuto sopra la
sglia della porta, sul punto di prndere commiato da Guido,
accostandogli le labbra al1' orcchio gli susurr :
Benedtto da Foiano passato a vita miglire : mon
signr vscovo, di qui a cinque giorni voi gli direte, o ferete
celebrare 1' ufficio dei morti.
Mai no, Santit riprese Guido, che il Foiano
13*

150

ITALIAN READER.

vive, ed io ve 1' ho posto sul vostro cammino, perch lo


vedeste e gli usaste misericordia 6. . . .
Tacete ; io vi dico, ch' morto, e voi procurate di cele
brargli 1' ufficio.
E siccome il vscovo di Civita se ne stava a guisa di
smemorato, papa Clemente scuotndogli il braccio con gio
vanile gagliardia replic cupamnte:
Non intendi, stolto ? egli deve morire.
Venne 1' ora consuta in cui solvano apportare al Foiano
il cibo e la bevanda, ma egli attese 6 invano gli alimnti ;
pens se ne fssero dimenticati, e si pose pazientemnte ad
aspettare.
Intanto il digiuno si prolungava e lo stimolo della fame
cominciava e tormentarlo ; si affacci alle ferrate guatando
bramoso, se gli occorrsse anima viva ; alla fine vide un
soldato, e lo scongiur andasse da monsignor Guido ad av
visarlo che non gli avvano portato il pane, e che si sentiva
fame : il soldato scosse 7 la testa e si allontan silenziso.
Dopo lungo tempo ne comparve 8 un altro, ed egli :
Fratello, in carit si pose a gridare porgimi un
poco di acqua ; le mie viscere ardono.
E il soldato :
Raccomandatevi a Dio : se io ve la porgessi, perderei
la testa.
Allora si rimase9 stupidito ; poi dopo tanta ira lo assalse10
per la disonsta morte, a cui si vedeva condannato, che a
capo basso corse 11 contro la parete per ispezzarvelo dentro ;
e lo faceva, ma il pensiro della eterna salute lo trattenne.
Adesso 1' istinto potentissimo della prpria conservazine,
1' acerbit del fine 1' ccupano intero per tentare mezzo
alcuno di scampo ; abbranca con ambe le mani la ferrata, e
la scuote cento e pi volte, e sempre invano ; allora col
medsimo impeto si volge alla porta squassandola, scrollan
dola con quanto aveva di forza nei bracci, e non consegue
intento miglire.

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

151

Le sbarre di ferro sono macchiate di sangue ; brani di


pelle rimasero attaccati agli arpini della porta ; le mani -ha
impiagate, piene di schggie ; le unghie rovesciate, e pure
non si arresta : poi alla furia successe 12 la quiete, e si pose
sottilmente a investigare se vi fosse modo di venirne a capo
con la industria.
La pacatzza considerata inutile torn a crucciarsi, quindi
di nuovo alle tranquille indagini, finche mancata affatto la
lena gli si spense 13 a un punto la speranza, e si tenne spac
ciato 14 ; si trasse verso il letto, e vi cadde sopra bocconi
gridando con voce di pianto :
Ahim! questa non una morte da cristiani ... e
me la d il Papa ! . . . Nei tempi andati un arcivscovo vi
condann il conte Ugolino .
ma io non gli ho ucciso i
nepoti ... La pena eterna del1' arcivscovo non ispavnta
dunque papa Clemente ? Oh ! possa,15 prima di morire, il
pentimnto ottenrgli la pace del paradiso !
Questo pensiro di perdono volse w lo spirito del1' Eterno
in sollivo del derelitto, ond' egli drizzando gli occhi in
alto non vide17 pi le vlte della prigine, sibbene la glria
degli angioli, il tripudio delle creature celesti intorno al
trono del Rimuneratre, mentre gli apprestavano la palma
dei martiri.
Il frate si compose 18 sul letto, come un morto sopra la
bara, e si rimase w con intenti sguardi a contemplare la vi
sine di tanta beatitudine ; 1' angiolo della consolazine gli
si pose a canto del letto, e col ventilare del1' ale temperava
1' ardore della fronte febbricitante : assorte tutte le sue fa
colt nel divino cospetto non sente i dolori, mediante i quali
il corpo si avvicina alla estinzine, non lo travagliano paros
sismi convulsi, i precordi non gli si straziano alle trafitte
della fame ; egli davvero a poco a poco manca, come una
lampada a cui venga meno 1' alimnto.
L'anima pregustando le celesti dolcezze non si curava
affrettarsi ad abbandonare la sua terrestre dimora, imper

152

ITALIAN READER.

ciocch dopo cinque giorni andando per trasportarlo al cam


posanto, non lo trovarono, come credvano, cadavere, ma vivo
e col volto pieno di una quiete stanca, della soavit dei
santi.
Figli miei egli favell con piccola voce ai sorvegnnti, andate in carit da monsignr Guido, e ditegli da
parte mia, eh' io sono, come vedete, in procinto del1' eterno
viaggio, e che io perdono a lui e agli altri il difetto del pane
corporale, sol che non mi privi del pane degli angioli, del
santissimo viatico ....
Monsignor Guido, temendo il Papa non si crucciasse,
mand in fretta il suo cappellano a Clemente per sapere se
dovesse concedergli i sacramnti.
Il Pontfice recitava il suo breviario quando giunse M il
cappellano : udito che 1' ebbe, rispose :
Dunque non anche morto colui ? Quanto tarda a
morire !
Pochi altri momenti gli rimangono n di vita : sicch se
la Santit vostra vul considerare quel1' anima, non pu M
fare troppo presto a rimandarmi . . . pochi momenti, io vi
ripeto, ha da vivere
Quanti pochi ?
Forse due ore.
Alla favella voi mi parete di Como ?
Santit, sono Cremasco.
E come state a prebenda M ?
Santit, se non mi date commiato, io non giungo a
tempo pel Foiano
Voi mi parete un dabben uomo ; s' io vi creassi prelato
di camera, vi piacerbbe egli?
Piacerbbemi ; ma adesso nulla pi mi talenterbbe,
che giungere a tempo per consolare il frate.
Andate dunque proruppe Clemente, dacch questo
frate vi preme cotanto ; non gli si amministri il viatico ; noi
lo assolviamo da ogni peccato in articulo mortis.

l' ASSEDIO DI FIRENZE.

153

Il cappellano, appena simulando 1' orrore che sentiva, in


chinata la persona si allontanava.
Il Papa, svolgendo le pagine del breviario, mrmora tra
i denti :
L' assoluzine plenaria anche dei casi riservati a noi,
deve bastargli : 1' attrizine 24 sufficiente a salvarsi ; s' ei
non si pente davvero, la colpa sua : per me non lo im
pedisco * di andare in paradiso, anzi ci ho gusto 26 ; vada
pur dove vuole, purch non si trattenga27 in questo mondo.
La eucaristia non importa poi assolutamnte ... la parti
cola . . . ella poca cosa ... un pugillo di farina, e non
pertanto basterebbe a mantenrlo in vita anche un' ora : che
cosa mai un' ora ? Quando il tempo si misura col terrore
e con la sete della vendetta un' ora una eternit ... ed
io mi sento vcchio ... e ragin vuole ch' io mi tolga 28
affatto d' intorno le cure, non potendo levarmele, le ab
brevi. Ricevi in pace, o Signore, 1' anima di frate Bene
dtto da Foiano ....
Frate Benedtto mor pertanto senza il pane eucaristico :
non mi fa cuore a tornare col pensiro intorno al letto di lui.
Intanto si rammntino i cristiani, che tre frati, Arnaldo da
Brescia, Girlamo Savonarola e Benedtto da Foiano furo
no, il primo per comandamnto di papa Adriano IV, arso
vivo ; il secondo, papa Alessandro VI ordinandolo, impicca
to e abbrucciato ; il terzo, papa Clemente VII imponn
dolo, fatto morire di fame. Oh Pontfici ! cosa sar di voi,
quando Cristo vi domander ragine del sangue dei suoi
martiri 80 ?

I Sepolcri di Michelangiolo. ( Capitolo Trentesimo.)


Pareva alla nuova tirannide, ed era vero, che sarebbe
sembrata al mondo sempre bella ed egrgia la impresa per
la quale aveva combattuto Michelangiolo Buonarroti, e
poich troppo bene sapeva, avrebbe gittata 1' pera invano,

154

ITALIA READER.

tentando guadagnare quello austero intelltto, cos deliber


mttergli in ogni modo le mani adosso e spgnerlo. In ci
sopra gli altri si mostrava ardentissimo Francesco Guicciar
dini, lo strico, che fu a bella posta mandato da papa Cle
mente, conoscendolo di aspra natura, e capace di fare pi e
meglio di quello non gli fosse comandato
Michelangiolo, in buon tempo avvertito, si cans ricovrndosi nella casa di un suo fidato, n poi parndogli cotesto
asilo sicuro, si nascose1 entro il campanile di S. Niccol.
Ben gli valse 2 esser pronto, che il bargello e i famigli si con
dussero 8 nelle sue case, e su pei cammini e nelle cantine,
esaminarono minutamente ogni luogo.
Il bargello e i famigli che adesso si assottigliavano 1' in
gegno per arrestare i partigiani della repdbblica, rano quei
dessi che or dianzi si sbracciavano a legare gli amorvoli del
principato.
Alfonso re di Castiglia, costumava dire che se il Creatre
lo avesse avuto per consiglire nella settimana della crea
zine, gli avrebbe suggerito di far certe cose assai mglio di
quello eh' egli abbia creato : io, che non sono re, gliene avrei
proposta sol una, e gli avrei detto: Signore, un giorno do
vremmo4. per colpa degli umini, o per effetto della tua male
dizine, esistere nel mondo commissari di polizia, bargelli,
sbirri ed altri simili che mi prende vergogna a rammentare ;
del peggir limo fbbrica una specie di animali, tra il rospo,
lo scorpine e il serpente a sonagli, o piuttsto un miscuglio
di tutti questi rttili). e fin d' ora destinali ed esercitare cotesti
uffici nel mondo ; distruggi quando vuoi, la umana stirpe, ma
non la degradare poi tanto; e fallo5 ancora per onor tuo,
dacch 1' uomo sosterr,6 lui essere creato ad immagine tua:
e il pensiro che un commissario di polizia possa 7 vantarsi
simile a te, non ti fa drizzare le chiome immortali sul divino
tuo capo ?
Il bargello non lo trov, e si morse 8 le dita.
Intanto Clemente, sia per suprbia di principe, sia per

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

155

mantenre alla casa Mdici 1' antica fama di proteggitrice


munificentissima delle arti, o perch sentisse che la morte di
Michelangelo gli avrebbe concitato contro la indignazine
del1' univrso, sia finalmnte, come altra volta (Niccola Ma
chiavlli insegnandolo) lo avvertiva, nessuno scellerato si
trova cos pienamnte prfido, che in s non abbia parte
alcuna di meno tristo ; Clemente in somma sped da Roma
un cavallaro a posta a Firenze con ampio salvocondtto per
Michelangiolo, ed rdine espresso di non tgliergli pure un
capello.
Michelngiolo assecurato usc dal suo nascondiglio, e sal
al poggio di S. Miniato per contemplare pure una volta la
sua diletta Fiorenza ; la fiss lunga pezza, e valse 9 quella
visine a stampargli sul volto i segni di dieci anni di vita
consumata.
Scese 10 chiuso nel1' ira e nel dolore ; e giunto a mezza
costa, percorse11 correndo e tempestando 1' altra mezza,
spesso mormorando tra i denti :
Io la vendicher ; e guardandosi le mani aggiun
gva : voi sole mi basterte allo intento.
Da quel momento non lasci pi vedersi ; si chiuse 12 nella
sua officina co' marmi, co' ferri e coi furori suoi ; disse volore
scolpire la tomba a due Mdici, Lorenzo duca di Urbino e
Giuliano duca di Nemours : cominci il suo lavoro senz' al
tro modello che la idea che ne aveva concepita nella mente,
e con quel1' impeto per cui, secondo narra il Vasari, pareva
che in breve ora dovesse sfasciare in minutissime schggie e
in frantumi masse enormi di marmo.
Scolp su quei sepolcri i crepuscoli, quasi per denotare
che i giorni nostri passano come ombra, e non pertanto
quelli del tiranno, comunque brevi, si psano monumentali e
solenni sopra una eternit d' infamia ; scolp Lorenzo pro
fondamnte pensierso presso il sepolcro, perch i pensiri
del tiranno vicino alla tomba sono rimorsi.
Cosi illustrava questi avelli Giovanni Battista Nic

156

ITALIAN READER.

colini, e quando egli non avesse scritto altro in onore della


patria, meriterbbe che il suo nome durasse immortale,
quanto quei marmi ; e poich egli sortiva un' anima dai
cieli capace di sentire Michelangiolo, gli fu dato ancora
ascoltare la morte, che da quel1' arche aperte si volgeva
al tiranno pieno ancora di vita, e gli gridava : Scendi,
ove comincia dei potenti la giustizia degli umini e quella di
Dio.
Benedtto Varchi, storico di volgare intelltto, scrive, che
Michelangiolo pi per bella paura che per voglia ch' egli
avesse di lavorare, si pose a scolpire questi monumnti 1S.
La musa negava al Varchi mente arguta e cuor gentile onde
pot imprndere la storia d' una repbblica pei comandi
del principe : quindi non gli era dato intndere Michelan
giolo. Bene al1' opposto lo intese 14 Niccolini nostro ; per la
qual cosa egli aggiunse : " Ma fra gli esilii e le morti dei
suoi, vendicare tentava col1' ingegno quella patria, che non
potea pi difndere colle armi, e fare in quel marmo la sua
vendetta immortale 15."
Il qual concetto di Michelangiolo si ricava non mica da
induzini immaginse, sibbene pienamente dagli alti versi
ch' ei scrisse16 in risposta a quelli di Alfonso Strozzi, che
nulla indovinando del pensiro di Michelangiolo, e solo ba
dando a lodarne 1' ingegno, dett la seguente quartina :
" La notte, che tu vedi in si dolci atti
Dormire, fu da un angiolo scolpita
In questo sasso, e perch dorme ha vita :
Destala, se non eredi, e parleratti."

E quel magnanimo aborrndo la lode, crucciso che altri


non sapesse indagare la riposta sua idea, sprezzato il pericolo,
generosamnte proruppe,17 e i suoi marmi dimostr in questo
modo:
" Mi grato il sonno, e pi 1' esser di sasso,
Infin che il danno, e la vergogna dura ;
Non udir, non veder mi gran ventura :
Per non mi destar, deh ! parla basso."

jJ ASSEDIO DI FIRENZE.

157

Alessandro dei Mdici tentando avvilirlo, allorch divis


costruire in Firenze la fortezza di S. Giovanni, la quale
fosse come di un freno in bocca ai cittadini vaghi di cose
nuove, ordin al Buonarroti seco lui cavalcasse per iscgliere
il luogo accncio. H Buonarroti rispose, che ci poteva
molto ben fare da s solo e non volle andare.
Biasimano molti questa azine di Michelangiolo, come
quella che senza provvedre a nessun benefizio della patria,
a se apportava danno : biasimatri codardi ! imperciocch
troppo bene 1' uomo giova alla patria, quando le lascia un
retaggio di esempi magnanimi che inciteranno i figliuli, o
che in ogni evento diletta la renderanno e onorata, finch la
virt abbia altare nel cuore degli umini.
Venutagli meno la speranza di vedere la libert restau
rata in patria con ordinari argomnti, si ridusse 18 a Roma, e
quivi attese 19 a por fine al pi magnifico tmpio che abbiano
le creature innalzato al Creatre
Cosimo I desiderso di fregiare la tirannide lo richiam da
Roma, gli proferse * onori e ricchezze, adoper preghire, e
di ogni ragine lusinghe ; nulla potrono sopra di lui siffatte
istanze, n la pressa amichvole che ogni giorno gli muovva
maggire dintorno Girgio Vasari. Stette incontaminato e
fermo nel proponimnto di non piegare mai il dorso alla
tirannide. Ritorn il suo spirito al bacio di Dio cos puro,
come gi se n' era dipartito. Cosimo I allora s' impadron
del suo cadavere facndolo 21 dentro una balla di mercanzie
rapire da Roma, e quanto pi seppe 22 lo deturp con onori
principschi ; per comunque s' ingegnasse non giunse 28 a
profanare quella glria solenne, imperciocch lo spirito di lui
ormai si era fatto cittadino del cielo, e la sua fama aveva
gi messo ale poderse da attingere, col1' avvicendarsi delle
generazini, la fine dei scoli.
14

158

ITALIAN READER.

La Speranza. (Conclusine.)
Il mio poema finito.
Ed ora che ho composto nel sepolcro le glrie del mio
popolo, chiuso la lapide, ed inciso sopra la iscrizine, a che
pi oltre lo spirito della vita si trattiene 1 quaggi ?
Vorr 3 prfica increscisa sedermi sopra gli avelli a em
pire di singulti le tnebre ? O come vaso di tere lasciato
aperto consumare, spandendlo, il dolore ?
No : nel modo stesso che la terra nasconde nelle sue
viscere la gemma prezisa, io vglio s conservarmi dentro il
seno il mio dolore. : perch non dovrei prenderne cura del
pari diligente ? Le fglie che compngono 4 la corona della
libert sono nudrite col dolore : le rugiade che 1' alimentano,
emanano dalle lagrime che la tirannide ha fatto piangere
agli oppressi.
Io nascondo pertanto la lampada sotto il mggio, Quando
apparir 1' aurra da ben tre secoli 6 desiderata, allora la
riporr 6 a splendere sul candelabro ; dove le fosse venuto
meno 7 1' umore, io la riempir ol mio sangue.
Oh speranza ! Oh speranza ! Nel delirio del mio affanno,
nella febbre dei sinistri pensieri io ti oltraggiai col nome di
ingannatrice della vita. Talvolta mi apparisti simile a quei
fuochi maligni, i quali quando la notte nera e la tempesta
furisa, si mstrano al pellegrino smarrito e lo conducono 8
al precipizio ; tal altra mi sembrasti fata lusinghira e fal
lace, che si unisce9 .ai passi del1' uomo, come 1' ombra,
quando il sole tramonta e il suo cammino volge al1' orinte,
e lo mena lontano a insanguinarsi le piante nel1' arduo sen
tiro della vita.
Spesso 1' uomo sconfortato si abbandna a mezzo della
via, e tu allora stacchi dalla tua corona un fiore stillante di

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

159

rugiada, e gufandoglielo in volto gli rinfreschi la fronte


ardente di febbre, e sorridndo un sorriso di sirena lo inviti
a continuare di tribolo in tribolo, di illusine in illusine fino
alla fossa, dove intuni una canzone di scherno, a cui gli
angioli piangono 10 e le bocche dei demoni divampano fiam
me di allegrzza.
Leggendo del giuoco sanguinso che tanto piace allo
Spagnulo, allorch il perfido uccisre si accosta insidiante
col mantel rosso al re della foresta, e glielo para davanti
gli occhi, e lo conduce a piegare il collo per cacciargli tra le
vertebre la spada, gemei e dissi : Cos la Speranza !
Siede 11 intera la umanit al convito di Tantalo ; la sete
la tormntano e la fame, tra sorgenti di dolci acque che
rifuggono 12 dalle labbra inaridite, e tra frutti che si allonta
nano dalla mano bramosa.
Te salutai Speranza, come il pi tristo dei pensiri che
nacque 13 in mente a lucifero, quando col cuore pieno di
rabbia precipitava dal cielo al1' inferno.
In cielo, in terra, in mare, tra umini e tra belve, quanto
mi occorse 14 di perfidamnte iniquo, io osai assomigliartelo,
Speranza.
Io ti calunniava.
Figlia alata del desidrio, secondo che tuo padre ti gnera
turpe o genersa, tu ritorni a rallegrare la mente donde sei
uscita ; come la colomba del1' arca con olivo in bocca in
segno di pi felice avvenire, o come il corvo ti svii15 a divo
rare i cadaveri.
Tu nasci dal fuoco, perch *il desidrio una fiamma, e
s' egli arde fosco e colpvole, tu ti diffondi per 1' orizznte
della vita, come fumo di bitume che i venti disprdono e gli
umini maledicono le ; se invece sacra la fiamma che ti
produce, te accglie il firmamnto candidissima nuvola, che
la luce ama tingere nei colori della conca marina, e gli aliti
della sera ondulare soavi, quasi una perla sul seno della
vrgine che palpita.

160

ITALIAK READER.

Gli umini desisi tngono lr dietro al tuo volo, perch tu


rassomigli uno spirito eletto che muove alle dimore celesti,
un voto di cuore generso, una preghiera di anima innamo
rata, e appresso te sospirano, perocch pensano che quel
gemito a te affidato possa toccare le sglie del paradiso.
Tu, Dea, conosci, se i miei desidrii furono per me, se
spuntarono dalla mia testa truci, come i serpenti da quella
della Gorgone, o se piuttsto come raggi di splendre capaci
a decorare le chiome dei santi : tu sai,18 se io mai ho desi-"
derato pervenire, salendo le tre scale della ipocrisia, del
1' abiezine e della infmia, alla reggia del vituperio ; se
mai mi talent staccare dalla massa di ferro che si aggrava
sul petto degli oppressi, una verga, onde batterne la testa al
mio fratello per fargli sapere che esisto ; se mai mi prese 19
vaghezza stendere il cavo delle mani ebbre di cupidigia allo
strettio, ove si sprmono monete e sangue ai ppoli : ven
dmmia dei re !
Il mio desiderio si volse * a tutte le nuvole pregne del
fuoco celeste, onde lanciassero il flmine sopra la testa ; a
tutte le pietre, perch si scoppiassero sotto ai piedi degli
oppressri : avrei voluto che il mare sopra ogni flutto appor
tasse loro una maladizine ; una maladizine cadesse sopra
di loro da ogni stilla di rugiada che emana dalle fglie ; che
1' univrso avesse una voce di obbrbrio per quelli che fanno
piangere
Io ti chiamo in testimnio, o Speranza, se in mezzo alla
pi atroce delle sventure che mai possa aggravarsi sopra un
cuore superbo, la miseria, di*cui hanno tentato avvilirmi, io
mai abbia pensato a cosa che fosse turpe, o se il mutamnto
della mia condizine abbia preposto a quella della mia
patria.
Nel mio povero tetto educai un cipresso per tsserne una
ghirlanda alla maestsa defunta ; io venni quotidianamnte
innaffiandolo col pianto dei ppoli, e poich mi avanzava
cpia di umore, non ho io detto eh' era pianto di ppolo ?

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

161

Spensierato vi piantai accanto un alloro, e nel rinfrescarne


le radici, spesso, quasi mio malgrado, diceva : Forse . .
chi sa 21 ! . . . .
Ora accadde n che la terra degli incliti trapassati stata
potente ad alimentare ancora 1' alloro : egli cresciuto glo
riso accanto il cipresso. La immagine della morte e la
immagine della vita si confndono insieme, i rami loro s' in
trecciano, e le frondi susrrano, quasi due amici che si
ricambino un misteriso collquio ; forse 1' uno confida al1' al
tro il secreto, per cui vediamo che un Dio e un ppolo non
pssono 28 lungamente tenersi chiusi dentro un sepolcro.
La fenice una favola ; ma un ppolo che rinasce dalle
sue cneri, pu essere una verit
O Speranza ! quando vuotata la coppa del1' ira di Dio ti
contemplai nel fondo, io volli quinci rimuverti come la pi
amara di tutte le fccie ; ma tu mi parlasti, dicendo : A
che mi getteresti? Io sola posso riempire questa coppa
della linfa di vita, del1' acqua che scorre dalle fontane celesti,
destinata al battsimo delle generazini che rinascono.
Pi pietsa assai delle preghire cantate da Omero M per
rifito, ne per oltraggio tu ti sdegnasti ; voce mutata e sem
bianza, non salisti al cielo ad imprecare vendetta sopra
1' inospitale, ma sotto rigido aere, per notti procellse ti sei
posta senza lagnarti a pie della porta, pure aspettando che
ti venissero aperti i domstici penetrali.
Chiusa ch' ebbi x la lapide di granito sopra la tomba della
patria, io vidi la speranza dal1' altra parte del tumulo sor
ridnte e serena. Poi lev il dito e descrisse nei cieli 1' iride
del1' alleanza ; poco dopo agitando le sue bellissime ale di
farfalla ne scosse una plvere splndida, come il raggio della
prima stella che scintill sopra la terra: E se vuoi un
segno ella disse, vlgiti alla terra e guarda il segno.
Ed io declinai il guardo, e sul granito era cresciuta una
messe degna di lui ; aveva lo stelo di acciaro forbito, la spiga
a guisa d' impugnatura di spada.
14*

162

ITALIAN READER.

Un angiolo riprese26 uscir tra poco dal tmpio


e grider con gran voce : " Mettete dentro la vostra falce,
perch 1' ora del mitere venuta, perocch la ricolta della
terra si secca Z!."
A che dunque 1' angiolo indugia ? La ricolta non pure
matura, ma la terra stanca di sopportarla.
Quasi turbine di plvere cacciato dal vento, miriadi di
giorni al sffio del tempo passarono sopra la faccia del mon
do ; per quel giorno non cadr di mano al secolo dentro
1' abisso : schiuse 28 appena le palpebre, la eternit gli por
ger alimnto con le sue mammelle di bronzo ; i sette giorni
della creazine al primo apparire lo saluteranno dicendo :
Quantunque nato a distruggere, tu non ci sei meno fratello ;
bench tardi venuto, ti sentiamo pi grande di noi : noi sos
pendmmo alle volte del1' empireo il sole, la luna e gli altri
luminari, ma dimenticammo del1' astro, senza del quale il
sole non iscalda, non rallegra la luna, e che tu vieni adesso
per porvi,29 1' astro della libert.
Oh ! quanto tarda questo giorno !
Seduto sopra un colle, come i bardi di S. Ulfrido 30 vedr
una battaglia, 1' ultima che combatteranno gli umini tra
loro, e celebrer una vittria, la sola forse che il poeta potr
cantare, senza calarsi Ja ghirlanda sul volto per nascndere
il rossore.
Certo allora il mio sangue mi scorrer languido nelle vene,
ma un raggio di quel sole lo render pi vivido che mai
fosse nei tempi della giovanzza ; le sfere si curveranno al
mio orcchio, e V armonia dei cieli mi sar rivelata; lo
spirito dei profeti scender sul mio capo ; gli avelli stessi degli
antichi defunti manderanno un suono per rispndere al can
tico nuovo, al1' inno della risurrezine, e delle glrie di Dio.
E quando il cantico sar cessato, 1'- ultimo tocco delle
corde- e 1' ultimo palpito del mio cuore splreranno insime,
la mia anima voler sopra 1' estrema vibrazine armonisa
al principio di tutta armonia.

L' ASSEDIO DI FIRENZE.

163

O figli miei, io ho molto patito per voi : io mrito un


prmio.
Non vi chiedo una lacrima, perch non devete pi pian
gere.
Non vi chiedo un sepolcro di marmo ; egli occuperebbe
alcuni passi di terreno che voi impiegherte meglio, semi
nandolo di frumento ; e poi a me piace la tomba dove ogni
anno la primavra rinuva la verdura, e fino d' ora parmi
che non morr 81 intero, se sopra il mio capo far germo
gliare la.natura, erbe odorse e bei fiori.
E ne anche io vi chiedo la fama ; perch v' ingombre
reste lo intelltto con la ricordanza delle cose che furono ?
Gittate la storia Del1' inferno, come il dragone del1' Apo
calisse, e serratelo, suggellatelo sopra di lui 82 : voi impare
rste come la colpa gneri la vendetta, e la vendetta la colpa ;
il serpe che si morde la coda, infame crohio di misfatti e di
errori.
Abbia il tempo i suoi diritti ; divori, come Saturno, i suoi
figli ; un giorno ancora egli sar divorato da sua madre :
il minuto smina 1' ora e raccglie la giornata; la giornata
smina 1' anno e raccglie il scolo ; 1' eternit smina il
tempo e raccglie la morte ; e morte sia : perch mi dorreb
be 83 la morte del mio nome depo quella del mio corpo ? Il
lenzulo funerario non si consuma egli dentro il sepolcro?
Perch non si dovrebbe M logorare la fama che il sudario
del1' anima ?
Tutto parla di morte quaggi. Mentre guardi il cielo,
ti si apre sotto ai piedi una fossa ; mentre vagheggi un fiore
sopra la terra, nel firmamnto impallidisce 85 una stella ; e se
il tuo capo riposi sul seno del1' amata tua donna, pensando
inebriarti di volutt, ecco, ecco, le stesse pulsazini del suo
cuore ti misurano la vita che manca, e il tempo in cui ti
avvicini al sepolcro.
Dove sono, o come si chiamarono gli umini, che lottarono
con le mani ignude contro ai lioni, e rimandarono senza

164

ITALIAN READER.

denti la tigre al deserto ? In qual modo si distrussero i


giganti, la razza dei feroci cacciatri al cospetto di Dio?
Dove giacciono 36 i ruderi dei loro enormi monumnti ? Chi
visse in Palmira, e chi regn in Perspoli ? Chi cant
prima di Lino e d' Orfeo ? Chi combatt prima di Agamn
none 37 ? Anche il firmamnto rimase 88 vedovato dei suoi
splendori ; le Pliadi disparvero,89 e non pertanto quali occhi
piansero * perduti que' bei raggi del cielo ? Chi di noi pu
vantarsi pi forte del1' elefante, pi bello del destriro, pi
maestoo del cedro del Libano ? Eppure chi si cur ram
mentarci quando 1' alligatre divor 1' elefante, il cavalire
strazi degli sproni i fianchi al buon cavallo, e la scure rap
alla foresta il suo pi nbile figlio ?
E chi dunque sono io, perch mi debba incrscere la
dimenticanza ?
Io per mrito un prmio, e ve lo domando. Dch ! fate,
che prima di chiudersi nel sonno della morte questi miei
occhi, pssano vedervi liberi e felici sopra la terra dei
vostri padri.
E questo il prmio ch' io domando da voi.

RINNOVAMENTO CIVILE D" ITALIA. (Vincenzo


Gioberti.)
ESTRATTI.

Giuseppe Mazzini. (Capitolo Undcimo.)


... I puritani1 si crdono progressivi, -perch fautri di
repbblica, quando che il parteggiare pel governo di ppolo
(come per altra forma) in se cosa indiffernte, e torna solo
a progresso, facndolo a propsito e in modo che la cultura

RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.

165

E non solo si pu ssere repubblicano,


camminando a ritroso, ma eziandio mancando di spiriti ele
vati e liberi ; come appunto avviene a costoro, i quali con
tutto il loro dio della monarchia, hanno bisogno di adorare
un uomo e di farsi un principe proprio, mentre ribellano dal
comune. Nota la loro idolatria per Giuseppe Mazzini ; a
cui son/ ligi e devoti, come g1' Ismaeliti e i Gesuiti al loro
capo scianto pi stranamente, quanto che rifioriscono 1' ub
bidienza cieca e la svisceratzza servile con massime di
uguaglianza e grido di libert. Ma non tutti i seguaci di
quest' uomo sono da porre nella stessa schiera. Alcuni gli
aderiscono per amor del1' insegna, senza rendersi schiavi
de' suoi voleri e giurar nelle sue parole ; e questi non db
bono annoverarsi tra i puritani. Altri son umini da nulla
che per valere qualcosa e fare un po' di rumore, hanno
bisogno di appartenre a una setta ; e gdono di avere un
capo che gli dispensi da ogni dbito d' instruirsi, di affati
carsi, di pensare da se medsimi. Altri sono di quei mal
contnti che aspirano a ricattarsi, a pescar nel trbido,2 e
quindi si appigliano ragionevolmnte a chi professa dottrine
sorvertitrici. Altri (e sono forse i pi) son cervelli dboli,
ma appassionati, che amando le idee superlative, inclinano
naturalmnte verso chi le insegna, e sa mglio allettare le
lor fantasie, accndere ed esprimere gli affetti loro. Giu
seppe Mazzini appunto 1' uomo di cui costoro abbisognano ;
essendo un politico d' immaginativa non di ragine ; e
avendo un idea sola ; cio la repbblica. E siccome chi ha
un' idea sola, non pu variare (quando ogni mutazine
importa almeno due concetti), cos non da stupire che il
Mazzini sia fisso nel suo pensiro e abbia quella costanza?
nelle chimere che i smplici ammirano, ma che i savi chia
mano ostinazine. Laonde fra i suoi adoratri non si trova
un sol uomo di conto ; anzi da notare che i pi dotti e
valorsi democratici ripugnano alle sue dottrine. Che se
qualche ingegnso, ingannato dai romori, 1' ebbe in prgio

166

ITALIAN READER.

prima di conscerlo ; accostatoglisi e divenutogli intrinseco,


dovette ritrarsi, stomacato da tanta presunzine accoppiata
a tanta nullezza.
Il suo ingegno medicre ; e anco nelle lttere sfor
nito d' inventiva e di forma sua prpria. Tuttavia s' egli
avesse imparato dai classici antichi 1' arte difficile di ordi
nare i pensieri ed esprimer gli affetti, e dai nostrali quella
di scrivere italianamnte, egli sarebbe potuto riuscire un
letterato di qualche nome nelle pere indirizzate a dilettare
e muvere la fantasia ; senza per uscire dai termini del
1' imitazine. Laddove mancando affatto di buoni studi,
e usando uno stile che non si potrebbe chiamare italiano
senza grave ingiuria d' Italia, egli non pu aver lode ne
anche come scrittre.* Ma se da natura egli tien8. del
poeta, non si pu gi dire, ugualmente che abbia del filsofo ;
mancando affatto, di creativa ideale ; non avendo ne acume
pellegrino d' intuito, ne polso di lgica, n magistro di dia
lettica speculativa. Tutti i suoi scritti sono poverissimi
d' idee, debolissimi di raziocinio ; e quando accusa gli
avversari di non esser capaci di sintesi,4 egli appone loro il
difetto che spicca pi di tutti nelle sue scritture. Se gi
per sintesi non s' intendono certe frmole astratte, che nella
loro perplessa generalit non hanno alcun valore scientifico ;
e ne anco il pregio della novit, perch da venti o trent'
anni crrono pei giornali. Pi inetto ancora apparisce come
politico, perch inabile ad apprndere la realt della vita ;
come quegli che squadra gli oggetti sotto il prisma ingan
nvole dei propri fantasmi. Cosicch egli non riesce n
meno nel volgare ufficio di cospiratre, bench lo esrciti da
tanto tempo, mancando di arte nel conscere gli umini e di
* Tuttavia non pochi di qua dai monti lo chiamano grande scrittre.
Ci mi ricorda un forestiere dilettante di cose italiane che mi citava
il Galate.o del Gioia, come un modello di elocuzine. I giudizi oltra
montani e oltramarini sui pregi letterari dei nostri autri mttono
spesso a grave rischio la gravit di ehi legge o di chi ascolta.

RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.

167

cautla nel maneggiarli ; onde diventa facil preda e ludibrio


di chi gli si accosta; e macchinando alla scoperta mrita
pi titolo di sollevatre che di congiurante. Oltre che egli
ha (come accade ai monomaniaci) una di quelle tempre
ardenti e concitate che inchinano al fanatismo, e fanno meno
a propsito delle faccende che delle opinini. Se fosse nato
in eta superstizisa, egli sarebbe potuto passare per santo,
venire in crdito di taumaturgo, ardere altrui come inquisi
tre o ssere arso e adorato come martire. Non si udito
teste proporre la creazine di nuove credenze e di nuovi
riti? Ma laddove Massimiliano primo si contentava di
deporre la corona imperiale per assumer la tiara,6 il Maz
zini non pare accncio ad appagarsi di un solo grado, e
vuol essere imperatre e papa nello stesso tempo.
Smisurato 1' orgglio di quest' uomo nato per la rovina
dr Italia. Le adulazini de' suoi cagnotti 1' hanno si acce
cato, ch' egli " scambia 1' amor della patria col1' amor pr
prio e vuol piuttosto veder bruciato il tmpio che sacrato ad
altri 1' altar maggire6." La vanit de' suoi tentativi per
lo spazio di quindici anni, 1' esito infausto della ridicola im
presa di Savia, le tante carnificine intili, le tante mosse
riuscite a peggioramnto delle cose nostre, non bastarono a
guarirlo. Quando un indirizzo politico a cui non ebbe
altra parte che quella di contrastarlo, promettva alla pvera
Italia giorni migliri, s' egli avesse avuto fior di senno e di
amor patrio, sarebbe dovuto starsi ; per non turbare il moto
costituzionale con maneggi repubblicani fuor di propsito.
E in vero essendomi io abboccato seco per la prima volta in
Parigi verso il fine del qarantastte, egli mi dichiar tali
ssere le sue intenzini ; ma le parole erano cos sincere che
nel tempo stesso esortava secretamnte i suoi " a giovarsi
della presente agitazine, rivolgndola a vantaggio della
Givane Italia che avversa qualsivglia monarchia e ci
operare gridando. Viva il duca di Toscana, viva Carlo
Alberto, viva Pio nono7." Poco tempo dopo, scoppiata la

168

ITALIAN READER.

rivoluzin di febraio e incominciata in Italia la guerra


nazionale, egli va in Lombardia e ci fonda una scuola, che
coi giornali, coi crocchi, coi conventicoli smina la diffidnza
verso il Piemnte e attende indefessamente a screditare e
calunniare il re e 1' esercito subalpino8. Io lo rividi in
Milano ; e lo trovai alino non solo dal professare quei con
cetti di moderazine che mi aveva espressi in Francia, ma
anco dal farne mostra. Ne lo giustifica il dire che poco o
nulla sperasse nel1' impresa di Carlo Alberto ; perch o la
sua disperazine era intera e perfetta, e in tal caso egli
avrebbe dovuto levar senza infinta la bandira della repb
blica. O non era tale ; e allora quanto pi 1' assunto del
re sardo era in pericolo di non riuscire, tanto pi si dovea
evitare ogni andamnto, ogni trama, ogni parola che potesse
nucergli e distornarlo. Ma come gli uomini inetti alla
vita pratica, egli stette tra il s e il no, tenne una via dimezzo,
non seppe essere ne carne ne pesce : per debolezza d' animo
non volle usare la genersa audacia di bandir la repbblica ;
per ambizine non si astenne dal promuverla occultamente.
S' egli avesse bramata la vittria sarda, non avrebbe posto
ogni studio ad impedir 1' unine, che 1' aiutava, sino a
biasimare i registri e oppugnarli con pbblica protesta9.
Quasi che la via pi corta e spedita non fosse la miglire ;
e che lo squittinio per iscritto non basti quando non pur
richisto in altro modo, correndo il caso di necessit estrema
e trattandosi di quei diritti che per natura sovrastanno al
1' arbitrio dei ppoli. Se il Mazzini cos smplice da
crdere il contrario; la sua vita per dimostra che gli
rdini legali non lo rattngono ; i quali, invocati in tal caso,
non rano altro che un pretesto. Non che disperasse della
riuscita dei costituzionali, egli la temeva ; perch 1' impor
tanza del tutto non che 1' Italia sia libera, ma che egli e i
suoi amici ne sieno procuratri. Se questo non si pu
sperare, sia ella misera e serva anzi che altri abbia la lodo
del suo riscatto. Che tal fosse 1' intenzin del Mazzini, il

RINNOVAMENTO CIVILE d' ITALIA.

169

suo procdere prima e dopo lo dimostra abbondevolmnte ;


e il confrmano le ragini stesse da lui prodotte per provare
che la salvezza d' Italia non poteva procdere dal principa
to10. Quasi che a malgrado de' suoi errori non fosse pi
che probabile che Carlo Alberto avrebbe vinto senza gli
ostacoli suscitati dai puritani, come mostr di poterlo coi
primi trinfi. Se i costituzionali non riuscirono a mantenre
il Risorgimnto italico nella via diritta contro le arti e 1' im
peto delle fazini, essi almeno preservarono lo statuto del
Piemonte che era loro fattura ; dove che il Mazzini e i suoi
non edificarono del prprio altro che rovine, e dispersero
miserabilmnte gli acquisiti dei moderati.
Il contegno del Mazzini in Roma non fu pi savio e gene
rso che in Milano. Egli rifiuta 1' unine col regno solleci
tata da molti egregi ; e disdice ogni aiuto a Guglielmo Pepe
offerntesi di affrancarlo11. Muove meraviglia il vedere che
il partigiano terico del1' unit assoluta salito in seggio rifiuti
1' unine e ritorni al concetto di Cola e del Porcari ; il che
non potndosi in ta1' uomo riferire a riserva, nasce sospetto
che procedsse da gelosia di chiari nomi, e da paura di per
dere la preminnza. Come ci sia, fu gran disgrazia pei
nuovi rdini che egli fosse loro preposto, avendo contribuito a
screditarli e precipitarli 12. " Senza Mazzini la repbblica
romana non sarebbe caduta cos di leggiri e con lei non
sarebbe caduta ogni libert13." Egli rifiut le proposte di
Ferdinando di Lesseps che avrbbero salvato almen gli
rdini liberi e fatto sparagno di sangue, se prontamnte si
accettavano14: prolung la resistnza quando era disperata
la difesa15: f durare ancora otto giorni la carnificina inu
tile : e la sua pertinacia cost la vita fra molti prodi a due
givani eroi, il Manara ed il Morosini 17. Cos la repbblica
romana, nata prima che il Mazzini mettesse piede in Roma,
le fu debitre del suo fine sanguinso ; e il ppolo gli ha
bligo di ssere ricaduto sotto il giogo pi atroce. E an
corch la-spedizine francese non avesse avuto luogo, egli
15

170

ITALIAN READER.

serebbe precipitato ; perch 1' abilit di fondare e di governare ripugna al vezzo delle congiure e dei tumulti ; e la
fama, gli usi, i portamnti del cospiratre e sommovitre
escludono il crdito e la sufficinza del1' uomo di stato.
L' ingegno del Mazzini non prova che a demolire ; pre
valendosi delle altrui fatiche, non mica per compierle, ma
per guastarle 18. La sua vita politica un continuo e fasti
diso spettacolo di civile impotnza ; e se altri non avssero
in pochi anni dato al1' Italia una spinta che ei non seppe
imprimerle in tre lustri, non avria pur valicate le sue fron
tire, non che ottenutovi quella celebrit che il Machiavlli
promette ai dissipatri dei regni e delle repubbliche19.
A udire i puritani diresti che il Mazzini abbia inventata
1' idea di repbblica ; o almeno che sia stato il primo a re
carla in Italia. Come se da Crescenzio al Boyer20 infiniti
non 1' abbiano suggellata col coraggio e col sangue ; il che.
sinora non ha fatto il Mazzini ; e non fosse 1' Alfieri che
poco addietro con sommo ingegno la consacrava. Quanti
sono da un mezzo scolo i givani di valore che leggendo i
suoi versi e le prose del Machiavelli, studiando nelle pere
di Plutarco e di Livio non sieno stati repubblicani dalla
prima barba21? Ma a mano a mano che col crscere di
essa acquistarono scienza e sperienza, i giudizisi si accrsero
che libert e repbblica sono cose diverse ; e che nei trmini
correnti, questa a quella pregiudicava. Cosicch il solo
privilgio del Mazzini si quello di avr serbato nel1' et
matura le fantasie del1' et tnera.
Io noto che nel1' an
tica rivoluzine francese la lode di ssere il primo repubbli
cano tocc a Camillo Desmoulins, uomo ingegnso, ma inetto
alle cose civili23. Imperocch le mosse intempestive fanno
segno d' imperizia; e il vero modo di rndere possibile un
giorno la repbblica italiana, se i casi volgeranno in suo
favore, si il non mttervi mano fuori di tempo. Quando
accada che la nostra patria risorga, qual sia per ssere 1' as
setto de' suoi rdini, se ne dovr saper grado principalmnte

RINNOVAMENTO CIVILE d' ITALIA.

171

a caloro che introdussero e fondarono le franchigie costitu


zionali ; perch siccome il progresso e 1' sito dipndono dai
principii, cos il passato Risorgimento fu il seme, onde le
nuove sorti d' Italia germineranno.
Se duro e spiacvole mi fu di sopra 1' entrar nei biasimi
di un vcchio amico, mi penoso ugualmente di dover
parlare contro un sule ; e che io mi e' induca a malincuore
ciascno pu raccoglierlo dal contegno usato a suo riguardo
per molti anni. Tacqui di lui nel mio primo esilio ; bench
la mossa di Savia incominciasse a mutare il concetto ch' io
ne aveva, e i suoi andamnti ulteriri mirassero a distrug
gere ci che io m' ingegnava di edificare. Anche dopo il
procdere inescusabile da lui tenuto in Milano, io non rimisi
della moderanza mia slita : non feci atto di avversario ne
di nemico ; anzi passando per Gnova pochi giorni dopo,
dove la sua madre (donna veneranda per ogni rispetto) era
ingiusto segno alle ire del ppolo, le diedi di rivernza e di
stima pbblico testimnio. Mi sia lecito il ricordar questo
fatto, non mica per vantarmene (ch ogni uomo onorato nel
mio caso avrebbe fatto altrettanto), ma per rispndere alle
calunnie di certi malvoli. Solo quando al1' pera comin
ciata in Milano fu posto suggello in Roma e che. mi venne
tolto ogni modo di mttere in salvo la libert italiana, che
vedevo precipitare, io ruppi il silnzio e non dubitai di
scrivere che " Giuseppe Mazzini era il maggir nemico
d' Italia ; maggire dello stesso Austriaco che senza lui
saria vinto e per lui vincer24." Queste parole dettate ai
10 di marzo del 49, mentre 1' uomo che assaliva era nel
colmo della potenza, furono giustificate dalla disfatta di No
vara e da due anni di casi tremendi e lacrimvoli. Fallita
1' impresa di Roma, il Mazzini avrebbe almeno dovuto
ricordarsi che era stato assunto al governo di un ppolo ,
libero e generso. Questa dignit g1' imponva nuovi b
blighi nelle pere e nelle parole : g1' interdicva di scagliare
invettive, menar folli vanti, ordir trame, suscitar turbolnze

172

ITALIAN READER.

a modo di un capopopolo e congiuratre volgare. Giunto


era il tempo, in cui egli poteva emendar gli errori, far prova
di ssere rinsavito, mostrarsi al mondo uomo politico e savio
repubblicano ; attendndo, senza far romori, a instruire i
suoi compatriti e prepararli agli eventi possibili ; e imitando
il tranquillo e decorso contegno, di cui il Pepe, il Manin e
il Montanelli, stati anch' essi nei primi gradi, gli danno
1' esmpio. S' egli si fosse governato con questo senno,
ogni buon Italiano, poste in dimenticanza le cose passate,
1' avrebbe per compagno ed amico ; giacch 1' errare di
tutti gli uomini e anche in politica sono lodvoli le conver
sini.
Ma in vece egli torna al1' antico costume, recando nello
scrivere e nel1' operare quella leggerzza ed esorbitanza
medsima che solea quindici anni additro. Calunnia la
memria di Carlo Alberto,25 fa causa comune coi capiparte
pi arrisicati di tutte le nazini, cospira in Inghiltrra, in
Francia, in Germania, in Isvizzera, in Italia, e concita i
ppoli a moti intempestivi ; i quali non potrbbero avere
altro frutto che di avvilire la forma di stato che celebra, ac
crscere le pbbliche sciagre, far vittime intili e ritardare
il giorno della liberazine. In vece di spargere e accredi
tare le idee democratiche con iscritti sodi e sostanzisi, egli,
le rende ridicole agli uni, formidabili agli altri con pro
clami e programmi fuor di propsito, che non insognano
perch vuoti, non persuadono perch etercliti, non indiriz
zano perch fondati in aria o sopra una capriccisa presun
zine degli eventi, e non hanno nemmeno il prgio di ac
cndere gli animi (che 1' utile sperabile di tali scritti) per
ch troppo frequenti e piene di promesse e di vaticini che di
giorno in giorno sono smentiti dalla sperinza. Bench il
governo della repbblica francese siasi portato in modo
indegnissimo verso Roma, il Mazzini non ha buon viso 20 a
querelarsene ; essndosi egli adoperato per tanti anni colla
lingua, coi pensieri, colle pere, a plasmare un Italia gallica,

RINNOVAMENTO CITILE D' ITALIA.

173

e perci meritando di vedere Y pera sua disfatta da quei


medsimi che avea tolto a modello. Tuttavia se egli avesse
protestato con dignit di ragini come intrprete di un
ppolo oppresso da iniqua trama, le sue parole sarebbero
state autorvoli ed applaudite. Ma al1' incontro scordandosi
il decoro della carica avuta, e parlandone come ne fosse
ancora investito, egli insulta Alessio di Tocqueville : co
manda che si tronchi ogni traffico colla Francia : si sottos
crive triunviro di Roma : parla in nome d' Italia, come ne
fosse principe : suscita indegne vessazini contro i repubbli
cani sinceri che non lo riconscono per loro capo : impronta
danari, quasi che si fosse autorizzato dalla nazine ; minac
ciando ridevolmnte chi ne porge al nemico: il che non
sgliono ne anco gli autcrati e g1' imperatri. In somma
egli la spaccia da pretendnte e da fondatre di una dinastia
nuova con pi prosopopa e bria che non fanno i rampolli
borbnici di Spagna e di Francia.
I fatti recenti prvano dunque che il Mazzini non meno
ostinato del Pinelli27; e che la conversine dei puritani non
pi sperabile che quella dei municipali 28. Ora nel modo
che il Pinelli, bench schietto amatre del principato costi
tuzinale in Italia, gli nocque per imperizia e gli darebbe,
senza avvedrsene, 1' ultimo crollo, se fosse di nuovo arbitro
degli affari ; medesimamnte il Mazzini, tenerissimo della
repbblica, ne fu sinora il maggir nemico ; e se avvenga che
i fatti la favoriscano, egli sar un grave ostacolo al suo sta
bilimnto. Io raccomando queste considarazini ai repub
blicani assennati e leali, perch son sicuro di non ingan
narmi ; e perch temo che i Cosacchi non siano> condotti
quando che sia in Italia dal1' uomo medsimo che ci chiam
i Croati. Il crdito di una parte dipende dal capo che
elegge, come quello di un esrcito nuovo e non assaggiato,
dalla sua insegna. Il nome di Mazzini esoso a molti da
gran tempo e va ogni giorno vie pi scadendo per 1' inca
pacit pratica, 1' esagerazine di certe dottrine, le pere di
15*

174

ITALIAN READER.

molti de' suoi fautori ; e principalmente per aver prima


soprattenuto il rinascimnto italiano e poi affogatolo nella
cuna. Lungi dal1' attribuirgli alcune brutte massime e gli
eccessi di qualche suo partigiano, io credo che gli abbmini,
e consento volontieri a coloro che lo stimano irreprensibile
fuori della vita pbblica. Ma il mondo che giudica dalle
apparenze non procede con tal riserbo ; ne ignora che
parecchi de' suoi fedeli levarono alle stelle il percussre di
Pellegrino Rossi29. Tutti sanno che egli se 1' intende colle
sette pi superlative di Europa non escluse eziandio quelle
che minacciano alla propriet dei privati e alla pbblica
sicurzza ; e pogniamo che non si accordi intorno al modo
di edificare, cospira con essi loro a distruggere. Il che fa
spavento in un uomo che a guisa dei monarchi costituzionali
regna e non governa ; e lasciandosi aggirare dai tristi,
pi tosto coda per tal rispetto che capo della sua fazine.
A tutti in fine conto ch' egli non amico agli rdini
cattlici, e vorrebbe alterarli o mutarli ; il che lo rende
odiso non solo al clero, ma ad una parte notabile delle
popolazini. E non piace ne anco a chi screde, ma a
bastanza oculato da conscere che 1' abolir le credenze non
mai utile, e il trasmutarle oggid impossibile. Aiuti il
Mazzini la causa italica, ma non ne sia il capitano, ne 1' ar
bitro, n il bandieraio ; che la democrazia non dee adorare
un uomo, e meno di tutti quel1' uomo, a cui 1' Italia dee la
prdita di tante speranze, e quindici milini de' suoi figli le
loro sciagure

Pio Nono. ( Capitolo Decimotrzo.)


Riandati gli errori e i falli delle sette, passiamo a quelli
dei principi. Il che faremo liberamente, senza temere che
ce lo vieti la loro inviolabilit civile ; la quale gli franca
bens dal politico, non dal morale e strico sindacato. Oltre
che questa prerogativa, essendo nata dal Risorgimnto itali

RINNOVAMENTO CIVILE d' ITALIA.

175

ano, non pu stendersi ai fatti che lo riguardano ; e la parte


che i principi vi bbero cos nel dargli principio come nel1' indirizzarlo, sovrastando agli rdini che ne provnnero, ed
essendo eslege e dittatria, soggiace naturalmnte al giudizio
degli scrittori. Si aggiunga che i sovrani di temperato
dominio prdono il privilegio di non essere sindacabili,
quando ne absano, alterando o manomettendo g1' instituti
che lo partoriscono. E per comune consenso lecito il bia
simo anco verso di essi quando cessa 1' una o 1' altra delle
due condizini, in cui si fonda 1' immunit loro ; cio la vita
materiale o la civile. Carlo Alberto non pi tra i vivi :
Pio IX, Leopoldo di Toscana, Ferdinando di Npoli,
avendo spenta la libert e stretto lega co' suoi nemici, sono
morti alle patria, e come principi costituzionali non appar
tngono pi al scolo, ma al1' istria.
Il mio tema per non richide ch' io discorra partitamnte
di tutti. Le colpe del Borbone sono cos manifste, enormi
ed atroci, che sarebbe tempo perduto il farne parola ; e io
debbo, scartato il suprfluo, ristringermi al necessario. Ed
quasi pi ingiuriso in alcuni casi al1' umanit del scolo
il muover processo alla tirannide che il giustificarla ; perch
questo pu parere un' ironia arguta (come fu stimato dal
Machiavelli), quello non passa talora senza scandalo ; quasi
che Y abuso pi mostruso della potenza non si condanni da
se medsimo. Ne Ferdinando, a dir prprio, appartine al
nvero di coloro che incominciarono il riscatto italiano,
avndolo contrastato sin da principio; e pogniamo che ad
arte o per forza lo favorisse per un certo tempo, non si pu
crdere che mai lo abbracciasse di cuore e spontaneamnte.
Troppo ripugnano le idee nbili e grandi allo sterpone bor
bnico, che aduna in s peggiorato tutto il male della sua
razza ; alla quale intervnne come a certi animali ed arbusti
malfici, che trasferiti sotto un cielo frvido, divntano pi
velensi. Egli porge un esmpio quasi nico alla nostra
et, in cui la mansuetudine dei costumi ha mitigato il dispo

176

ITALIAN READER.

tismo medsimo ; tanto che per trovargli un parallelo, bisogna


risalire ai tempi che precedttero il Cristiansimo ; quando
Catone maggire diceva che il re per natura un animale
carnivoro1. Il Casa fu tassato di esagerazine, allorch
per descrivere la fiera immgine e lo spaventvole viso della
monarchia, chiamlla " una pssima e crudelissima fiera, che
superba in vista e negli atti crudele, il morso ha ingordo e
tenace, e le mani ha rapaci e sanguinse ; ed essendo il suo
intendimnto di comandare, di sforzare, di uccidere, di occu
pare e di rapire, conviene che ella sia amica del ferro della
violnza e del sangue ; alla qual sua intenzine recare a fine
ella chiama in aiuto gli eserciti di barbare genti e senza
leggi, la crudelt, la bugia, il tradimnto, le eresie, la scisma,
le invidie, le minacce e lo spavento, e oltre a ci le false e
infedli inimicizie, e le paci simulate, e i crudeli parentadi, e
le pestifere infinite lusinghe2." Ma questi colori non son
troppo vivi per dipingere il governo truce ed ipcrita, che
persguita, spglia, sbandggia, incarcera, ammazza, infama
non solo i buoni, ma eziandio coloro che non sono abba
stanza tristi : fa della patria 1' ergastolo e il martoro dei gene
rsi : tradisce i suoi partigiani medsimi : stringe amist e
alleanza con ogni barbarie interna e forestira : corrompe i
cittadini : assolda e onora i libellisti : clloca nelle spie, nei
birri, nei pretoriani, nei Gesuiti il suo presidio e le sue spe
ranze ; e accoppiando Belial a Cristo, porge la mano sinistra
al papa legittimo e la destra al1' antipapa. I suoi ministri e
satlliti per lo pi gli somigliano ; alzando egli alle cariche
pi cospicue umini fangosi e ribaldi che altrove si porrb
bero in mostra sulla gogna o il patibolo.
I pestiferi influssi del Borbone non si ristrinsero al Regno ;
perch a' suoi pssimi consigli e a quelli de' suoi creati
1' Italia va in parte debitrice se il granduca e il pontfice le
divnnero avversi e micidiali della prpria fama. E qual
misfatto pu agguagliarsi a quello di aver convertito la pi
splendida e delizisa regine d' Italia nel paese pi sfortu

RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.

177

nato? Napoli concorde al Piemonte avrebbe redenta la


nazine e posto se stesso in cielo ; e ben pu dirsi che
trascurando un' occasine s bella di potenza e di glria,
quel misero re si chiarisse non meno stolto che iniquo. E in
vero la sua politica non ha pure quel tristo pregio che si
rinviene talvolta in quella dei dspoti, poich inetta al1' ele
zine dei mezzi e senza unit di pensiro, si chiusa ogni
via di scampo e corre fatalmnte alla sua rovina. Tornare
al bene dopo tanti eccessi per poco impossibile ; e 1' andare
innanzi sulle stesse orme a che pu riuscire ? Eccovi che
lo sciagurato principe gi paga il fio delle sue colpe ; co
stretto a rndersi quasi inaccessibile, assieparsi di guardie, e
intanarsi nella sua rggia come in un serraglio ; ma serra
glio pi duro (malgrado le delizie e le pompe) di ogni
carcere, perch infestato dai fantasmi della rea coscienza e
dal terrore8.
,
Tacer pure di Leopoldo toscano ; principe senza polso e
senza pensieri ; non per senza astuzie ; colle quali gli
animi deboli cercano di supplire al1' ingegno : mite per
fievolezza non meno che per virt ; e anche pel genio privi
legiato del paese : governato in casa dai famigliari, in piazza
dai municipali4 o dai Tedeschi, secondo le occorrenze. Per
alcune di queste doti egli somiglia al regnante pontfice ; se
non che questi e per 1' altezza spirituale del grado e per
essere entrato il primo nelle vie del Risorgimnto, gli fu
assai pi pregiudiziale quando prese a combatterlo ; laddove
senza il cattivo esmpio di Roma, le arti di Napoli e gli
errori del Piemonte, il granduca non sarebbe uscito del
segno o saria stato fcile il ricondrvelo. Perci il mio
discorso dei principi si ristringer a Pio IX e a Carlo
Alberto ; i quali, come ebbero le prime parti nel movimnto,
cos contribuirono a sviarlo, bench in modo e in grado
molto diverso ; non mica per malizia, come Ferdinando, ma
per imperizia, e per non esser pari di mente e d' animo a
un impresa di tanta mole. Vero che ad alcuni io parr

178

ITALIAN READEK.

temerario a notare gli errori e i difetti di tali due principi.


Ma non mi difficile il giustificarmi ; imperocch per ci che
riguarda il primo, io conosco quanto altri la riverenza
dovuta alla sacra persona e autorit del pontfice ; e credo di
averne fatto prova nelle varie mie pere. Ma 1' osservanza
del grado e la piacenteria verso 1' uomo sono cose differentissime : la prima prescritta al cattlico, la seconda vie
tata al cristiano : e se 1' una dbito di religine, 1' altra
offesa del vero e della giustizia. So che non vi sempre
1' obbligo di dire la verit ; ma so pure che il silnzio
colpvole, quando ha fccia di bugia e di adulazine : il che
avvine ogni volta che ammutndo ai trascorsi di una per
sona da te lodata, pu parere che tu gli approvi, o almeno
che li reputi men degni di biasimo, che non i mriti anteriri
di plauso e di lode. Io celebrai Roma e Pio nono, quando
i lor portamnti onoravano la religine ; non posso adunque
tacere adesso che son divenuti oggetti di dolore e pietra di
scandalo
Pio IX senza alcun dbbio il principe pi singolare.
Il suo regno si pu distinguere in due epoque distinte e
contrarie ; la seconda delle quali consiste nel distruggere
le pere della prima. Come Clodoveo di Francia, egli bru
cia ci che adorava e adora ci che dava alle fiamme ;
e a guisa di Penelope disf nella notte la tela intessuta
nei d sereni della sua potenza. Per modo che si pu dire
aver egli adunato nel breve corso di questa ogni sorta di
contraddizini politiche e dissonanze. Benedice e consacra
1' indipendnza d' Italia, e chiama nel seno di essa ogni
generazine di stranieri e di barbari. D a' suoi ppoli un
civile statuto e lo ritglie. Biasima i tempi gregoriani 5 e
peggiorati li rinnovlla. Partggia pei ppoli contro le
avanie dei principi e si collega coi principi a sterminio dei
ppoli. Loda 1' insegna patria di Carlo Alberto e applaude
alla tirannide di Ferdinando. Abbandna e scaccia i Ges
uiti, poi li richiama e d loro in pugno il manggio delle

RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.

179

cose sacre e civili. Abbraccia Antnio Bosmini e gli pro


mette la prpora ; poi lo tradisce in mano degli sgherri di
Napoli e lascia che i suoi libri si censurino, la sua dottrina
si calnnii, il suo nome si laceri. Concede al Parmense e
al Barbone napolitano6 di violare i chiostri illibati, al1' im
peratore tedesco di scacciare i preti della carit cristiana, di
esautorare, sbandire, incarce*are, straziare, uccidere il fior
del clero ungherse non reo di altro che di avere amata e
servita la patria ; e nel tempo stesso inveisce contro i sovrani
dei Belgi e dei Sardi, perch con leggi eque e mansuete
abah.scono gli abusi e frenano le prepotnze dei chierici.
Vieta a' suoi figli il combattere a difesa d' Italia gli Au
striaci, e invita gli Austriaci a pugnare contro 1' Italia e i
suoi figli. Chiama i Francesi a Roma per difnderlo e li
ringrazia come liberatri ; poi li prende a sospetto e vor
rebbe rimandarli come nemici. Rende caro e venerando il
nome ortodsso anco agli eretici e ag1' infedli in Europa, in
Amrica, in Oriente ; e poi lo fa odiare ai cattolici nelle
terre italiane e in Boma medsima. Il suo regno mirabile
e funesto acchiude nel corto giro di un' olimpiade lo spazio
di molti lustri. Nel primo periodo giov pi egli solo a
rimttere la fede in onore e preparare la ribenedizine dei
ppoli che non i suoi precessri da tre scoli ; laddove nel
secondo pi valse a partorir 1' effetto contrario che una gene
razine di ertici e una sequenza di antipapi.
Queste ripugnanze parranno tanto pi strane, quanto che
in Pio come uomo e come sacerdte non vi ha che riprn
dere. Anzi tutto nel privato degno di lode : costumi
innocnti, aspetto venerando ed amabile, contegno grave e
irreprensibile, animo benvolo e inclinato alla mansuetudine,
coscienza timoratissima, zelo sincero e ardente di religine,
cuore intrpido ai pericoli della persecuzine e del marti
rio. Egli sarebbe buono e gran principe, se a tal effetto
bastasse 1' esser pio di fatto come di nome, e se la santit
annullasse quella legge di natura, per cui il valere in politica

180

ITALIAN READER.

e proporzionato al sapere. Ma nel manggio degli affari


prova assai meglio una virt mezzana accompagnata da
sufficienza, che una virt erica, ma imperita ; perch 1' ac
cortzza pratica e non mica la bont del1' intenzine fa con
scere gli umini e le cose loro. Dedicatosi fin da principio
al nbile e faticso ufficio delle missini, e poi assunto a un
grado elevato di amministraeine ecclesiastica, Giovanni
Mastai 7 non ebbe tempo ne agio di vacare agli studi ; cosicch
eziandio nelle matrie sacre egli costretto di ricrrere al
giudizio degli altri, che facilmnte ne abusano. Quindi
che alcune sette sono oggi pi potenti che sotto papa Gre
grio ; nuovo anch' egli nelle cose del scolo, ma versato
nelle teolgiche ; cattivo principe, ma pontfice dotto e pru
dente, che seppe resistere a chi volea servirsi di Eoma per
violare la libert cattlica e proscrivere gli scritti che non
piacciono ai fazisi8. La fermezza del Capellari9 non pass
nel successre ; il quale ha una di quelle nature buone,
candide, amorvoli, ma dboli e irresolute, che non sapendo
deliberare da s medsime, sono ludibrio dei raggiri altrui
e preda dei falsi consigli. Bench forte e inflessibile nel1' osservanza del dovere, egli varia nella sua estimazine ;
perch dipendndo questa dai giudizi pratici, egli nel for
marli facilmnte ingannato dagli astuti che s' impadroniscono
del1' animo suo j come si narra di Claudio Csare10. "Ag
giungi che non avendo ferma la salute e patendo di nervosa
passine, reliquia del suo male antico, pi soffre quanto pi
ha 1' animo mosso ed inquito ; ragine per questa di osci
tanze e di mobilit11." Laonde per tali parti non meno che
per la rettitudine del1' animo e la santit della vita, egli
somiglia a Celestino quinto ; ma pi di esso infelice ; perch
continuando a regnare, in vece di fare il gran rifiuto, egli
spense i suoi principii glorisi coll sito pi miserando. Caso
degno>,di eterne lacrime, presso che unico nella stria ; ma
imputabile a quei soli che con arte infernale convertirono
in lutto tanta giia e tante speranze.

RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.

181

Si dir che anch' io mi contraddico, parlando in tal forma


di un pontfice, del quale a principio celebrai il valore.
Ma io posso fare una girata dello sbaglio a' miei onorandi
compatriti ; perch essendo allora lontano e non conoscendo
altrimnti il nuovo papa, io fui smplice ripetitre in Parigi
di quanto si diceva, si scrivva, si acclamava in Roma e per
tutta Italia. Chi non si ricorda le lodi straordinarie che con
voce unanime si davano al1' eletto? Ma sin dallo scrcio
del quarantastte io cominciai a rimttere della mia fiducia.
Se non che, era senno il fare ogni sforzo per tenere in
crdito il nome e in sesto i consigli del1' uomo necessario a
cmpiere 1' incominciato ; e per impedire che il promotre
diventasse nemico. N vuolsi condannare 1' universale, se
pass il segno negli applausi ; trattandosi di un fatto cos
inaudito e insperato come 1' avvnimnto di un papa libera
tre. I principii di Pio nono furono in vero maraviglisi e
palesarono quanto un uomo eziandio medicre si possa innal
zare, allorch segue g1' impulsi di un cuore benvolo e della
pblica opinine. La lettura di alcuni scritti gli avea per
suasa fin da che era cardinale la necessit di una riforma
negli rdini civili pel ristoro delle credenze. Fatto papa,
pose mano al1' pera ; e in quella tristizia del mondo grego
riano fu solo a volere il bene : da ci la sua grandezza.
Ma il buon volere senza il buon giudizio vale bens a
cominciare le imprese, non a condurle saviamnte ed a
cmpierle. Il primo dbito di un riformatre di fermar
sin dove le innovazini si debbono stndere, secondo la qualit
dei luoghi e dei tempi ; e di ovviare ai rischi che porta seco
nei ppoli novizi ogni sorta di cambiamnto. Pio nono ebbe
appena un' idea del1' assunto che intraprendva : non antivide
alcun pericolo : non us veruna cautla : credendo bonamnte che si sarebbe potuto arrestare al segno che avrebbe
voluto. Dalle riforme pass allo statuto senza saper che
fssero gli rdini costituzionali, ne conscere i primi elementi
della politica ; il che era un impaccio e una tribolazine non
16

182

ITALIAN READER.

piccola pe' suoi ministri. Pellegrino Rossi fu talvolta


presso a disperare di cavarne qualche costrutto ; e ad un
altro valentuomo non riusc mai di fargli intendere che
1' Italia fosse una nazine. Cos andando innanzi, portato
dal voto pblico anzi che dai propri consigli, e vedendo sor
gere da ogni lato e moltiplicare i contrasti del ceto clericale,
cominciarono a nascere nel1' animo suo mille dubbi sulla
opportunit del1' pera che imprendva; i quali nudriti
artatamnte dai tristi, gli psero alla fine in dio le idee che
aveva proseguite con tanto amore. Il suo regresso infelice
nacque adunque da quella stessa bont di cuore che gli
avea suggeriti i primi progressi ; la quale avendolo indotto
come principe ad abbracciare la patria, lo mosse ad abban
donarla come pontfice, quando . i suoi nemici gli ebbero
persuaso che il riscatto d' Italia danneggiava la religine.
Ma laddove egli fu quasi solo a volere il bene, e a ope
rarlo; ai mali che sottentrarono diede il nome pi spesso
che il concorso. Imperocch dai 29 di aprile in poi il go
verno effettivo di Roma cominci a passare dalle sue mani
a quelle dei cardinali. Il che sotto un papa dbole era in
evitabile ; e sarebbe avvenuto pi tardi in qualunque modo,
stante che il corpo di quelli sovrano negl' interrgni. Per
assicurare i nuovi rdini, uopo era rinnovare il sacro coll
gio ; e rinforzare i pochi buoni che ci sono col1' aggiunta di
molti ttimi. Ma il consiglio non piacque14; e d' allora in
poi il disrdine sempre cresciuto. Oggi si pu dire che
1' interrgno ha preso il luogo del regno ; perch Pio co
manda in nome, i cardinali in effetto ; e quantunque il papa
sia vivo, la sede, a dir prprio, vacante. Laonde 1' Ali
ghiri potrebbe ora scrivere con verit non minore, bench
per altro rispetto, che vaca il luogo di Pietro nella presenza
del figliul di Dio 15 e in quella deg1' umini ; intendndo
degli rdini temporali. E come in ogni oligarchia usurpa
trice naturale che i peggiri prevalgano, cos nel sacro
colleggio sono esclusi dal potere e ridotti al1' ufficio di

RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.

183

opponnti non solo i benvoli e i virtusi, ma eziandio quelli


che sotto papa Gregorio erano in voce di tristi. N i ps
simi che sovrastanno, come esperti e medicri che sono,
hanno il primo indirizzo delle cose ; il quale ricaduto alla
triplice setta dei sanfedisti, degli Austrorssi e dei Gesuiti,
come ai tempi del Capellari
. . . Gli umini virtusi e zelanti d' Italia si consoleranno
dello spirare del tristo regno ; ma sffrono a vedere che i
suoi ultimi aneliti cstino troppo alla religine. Alcuni sena
tri sardi, perorando la causa di questa, si dlsero publicamnte che ella fosse continuo bersaglio agl' insulti di certi
fogli16. Non so se la querela fosse fondata; so bene che
quando Roma vitupera s stessa coi fatti, ella non pu
rammaricarsi se altri 1' offende colle parole. Allorch il
padre d pessimi esempi, egli da stupire che i figliuli gli
manchino di rivernza? I maggiri oltraggi che a Roma si
facciano sono i portamnti di Roma : corregtela, se volete
che il mondo vneri i suoi oracoli. Ella fu gi adorata e
potente quando stimava suo ufficio " spgnere le tirannidi,
opprimere i cattivi, esaltare i buoni ; le quali cose debbe
con ogni opportuno rimdio fare ; " come disse uno de' suoi
pontfici17. Oggi avvine il contrario, e il male tanto pi
scandalso, quanto meno aspettato, procedndo dal1' uomo
che ebbe princfpii cos diversi. Che se le rette intenzini
di lui sono conte e la debolezza scusata; chi che possa
dire allrettanto de' suoi consigliri e ministri ? Quando
(per usare le parole del Guicciardini in somigliante prop
sito), "a ciascuno apparisce gli autori muversi da fini am
bizisi e involti nelle cupidit delle cose temporali, e sotto
colore del bene universale contndersi deg1' interssi partico
lari ; e i ppoli hanno in orrore che sotto pietsi titoli di
cose spirituali si procurino per mezzo delle guerre e degli
scandali le cose temporali18." Se i prelati oligarchi amas
sero davvero 1' indipendnza della chiesa e il bene della reli
gine, darbbero forse in preda 1' una e 1' altra alle armi stra

184

ITALIAN READER.

niere e ai Gesuiti ? Le stringerbbero in lega con Napoli,


col1' Austria, colla Prussia ? Le macchierbbero colle vio-
lnze e col sangue ? Ma quei pochi che girano il tutto vo
gliono conservare i benefizi, i privilegi, le cariche, le ricchezze,
le delizie, le pompe ; e rifuggono di ritornare alla semplicit
e santit della vita apostlica. Che la fede ne scapiti, 1' ere
sia si sparga, 1' empiet imperversi, poco loro importa ; e
tale anteporrebbe per salvare il grado i riti del1' alcorano a
quelli del1' evanglio. E facendolo, sarebbe forse peggire ?
" Come ! " esclamava il gesuita Sgneri, parlando del1' estre
mo giudizio, " un Cristiano rimproverato da un Tartaro ?
Un Cristiano accusato da un Turco ? Un Cristiano condan
nato da un infedle ? Oh che grave smacco19 ! " Il Turco,
il Tartaro, 1' infedle srgono oggi in giudizio contro Roma,
poich la vincono di umanit, di giustizia, e si portano assai
pi cristianamente. Non si creda che io esageri, quando i
fatti gridano pi che io non dico. Il gran signore20 ricusa
di tradire gli Ungheri fuggiaschi in mano al nemico minac
ciante e potentissimo ; e pure egli laico e maomettano.
Roma cristiana e sacerdotale non si appaga di scacciare,
incarcerare, spogliare, uccidere i suoi figliuli, ma vorrebbe
dannati eziandio quelli che lo straniro assolve21. Non li
consegna veramente al1' Austria, ma la invita a pigliarseli
nel grembo suo. L' invita al macello non di straniri e di
umini di altra fede, ma d' Italiani cattlici e suoi propri
sudditi, chiari per vita innocnte, venerabili per professine
di chiostro e dignit di sacerdzio ; e le armi assassine di
Ugo Bassi a sono benedtte dalla destra di Pio.
Quattro anni sono, beatissimo padre, io v' indirizzava
poche parole per celebrare 1' alto presagio che porgevate di
voi. Oro debbo admpiere di nuovo lo stesso ufficio ; ma
quanto diversamnte ! Che divario da quei giorni al d
d' oggi ! Voi siete ancora il capo supremo della chiesa, e il
vicario di Cristo pei buoni cattlici ; ma tutto il resto
mutato. Oim, santo padre ! in che abisso siete caduto !

RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.

185

Com' oscurato il vostro nome ! Com' avvilita la vostra


riputazine ! Che dolore a paragonar ci che siete con
quello che foste e che potreste essere ! Io debbo perci
parlarvi tanto pi sinceramente. So che son solo e che
porgo un esmpio nico. Ma la solitudine, non che spaven
tarmi, mi anima e mi conforta. Le parole di verit sone
ranno vie pi autorvoli fra il silnzio dei falsi prudenti e il
romore delle adulazini. Che se io aprndovi con rivernza
certi veri spiacvoli non ho compagni, mi giova il ricordare
che non ne ebbi pure quando alcuni anni sono esortavo il
ponteficato al1' impresa che fu poscia assunta da voi. Perci
al mio nuovo discorso arroger qualche peso il suo raggua
glio col1' antico. Cos potessi sperare che sia per giungere
al cospetto vostro, e che trovi il vostro animo abbastanza
libero da fare equa stima de' miei sentimnti.
Niuno riconsce pi che io mi faccia23 la santit esem
plare della vostra vita e la bont delle vostre intenzini.
So che parlando ai pochi buoni, i quali per un caso straor
dinario pssono penetrar sino a voi, vi mostrate tuttavia
benvolo alla libert e alla causa italica. Ma come va che
le vostre opere sieno tanto discordi dalle parole ? Se si
trattasse di altri, si direbbe che queste non sono sincere ;
ma un tal sospetto non pu cader su di voi. Dunque la
vostra volont e impedita : non siete libero, ne signore, ma
servo dei servi di coloro che ci opprimono. In voi si veri
fica il divino pronstico fatto al primo dei vostri precessri :
"In verit, in verit ti dico: quando eri givane, ti cingevi
la veste e andavi dove ti pareva ; ma quando sarai vcchio
stenderai le tue mani, e un altro ti cinger e ti condurr
dove non vuoi 24." Per qual fato, beatissimo padre, voi vi
levate i buoni e i valenti d' attorno, e date solo accesso e
fidcia ai dappochi e ai cattivi ? Fra i cardinali, fra i pre
lati, fra i laici, lasciate gli ttimi che pur vi sono, e sceglite
i pssimi ? Umini chiari, prudenti, leali, che vi didero
tante prove di affetto e di devozine, e pospsero al vostro
16*

186

ITALIAN READER.

servigio la grazia popolare, il grado, la sicurzza, esulano


dagli stati vostri. E chi sono coloro che preferite ? Arros
sirei a nominarli ; quando non si trova pure nei pi di loro
quella piet e costumatzza che nel concetto di certi spiri
tuali pu supplire alla sufficinza. Il cielo vi aveva messo
innanzi un uomo, in cui la virt pari alla dottrina e al1' in
gegno ; uno di quei pochi che di rado si trovano nelle corti
e nelle rggie. Un altro pontfice gli avrebbe dato il primo
luogo ne' suoi consigli ; e voi permettte che i suoi nemici
lo strappino dal vostro seno e manomttano la sua persona ;
che falsi chierici lo spaccino per ertico, e vili sgherri lo
trattino da malfattre. Il vostro servigio e le vostre camere,
secure ai tristi, sono infide e di periglio solo ai virtusi. In
ogni elezine particolare ehe fate (singolare infortunio) vi
appigliate al pggio. Per ministro assortite 1' Antonlli :
per alleato 1' Austria : per rifugio Gaeta. Mentre toglite
Ferrante Aporti alla chiesa di Gnova, tutti sanno a cui sia
permessa la balia del1' universale. Fra i chiostri prediligte
i Gesuiti : fra i principi accarezzate i nemici del nome ita
lico. E mentre astiate in Cario Alberto il compine del
1' indipendnza e nel suo erede il mantenitre dello statuto,
levate a cielo Ferdinando di Napoli, e chiamate piissimo un
principe ladro, spergiuro e tiranno. Che avrbbero detto i
Cristiani del primo scolo, vedendo Pietro abbracciar Ne
rone ?
Il male che il vostro regno fece al1' Italia non ha pi
rimdio ; ma almn si salvi quella religine che siede in
cima del vostro cuore. Ora a che stato ella sia ridotta
ciascun sel vede. Grave errore il crdere che i potentati
ne sieno solleciti, perch alcuni di essi crsero a rilevare il
vostro trono. Non tanto che abbiate a rallegrarvi del loro
aiuto, ma dovreste dolervene ; ch essi intndono a valersi
di voi, come di scudo ai propri interssi e di puntello alla
loro potenza. Non zelo di fede n divozine alla chiesa gli
adduce ai pie vostri, ma codardia di cuore e spavento dei

RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.

187

demagghi. Nei pericoli adrano voi, come adorerebbero il


Turco, se volesse aiutarli ; come adorerbbero 1' anticristo
ed il diavolo, se fssero conservatri. Ma passata la paura,
vi sprezzeranno, vi derideranno, v' insulteranno, e useranno
ogni termine per ischiacciarvi, come spesso fcero in addi
tro. E che amore di religine pu trovarsi in umini cupidi,
ambizisi, dissoluti, oppressri del popolo, sommersi in ogni
corruttla, la cui vita una continua bestmmia del1' evan
glio? Credete forse, santissimo padre, che il Borbone,
ingolfato nei supplizi, vi sia devoto ed amico ? Quando
molti sanno che dopo avervi baciati i piedi in Gaeta egli
soleva deridervi in Napoli. Credete che 1' antipapa cosacco
e il successre del Barbarssa, nemici di ogni umanit, sieno
tneri25 dei fatti vostri? Che i burberi politici di Parigi
usati da venti o trent' anni a sfatare ogni credenza, sien
divenuti ad un tratto tneri della santa sede ? Potete argo
mentare ci che si pensa in Francia dai fatti di Roma ; dove
assai de' soldati che vi rimisero in sggio non osano fregiare
il petto dei vostri doni. Fino gli umini e i paesi che os
tntano pi zelo non dovrbbero nutrire la vostra fiducia ;
poich quanto son larghi di parole, tanto riscono vuoti o
scarsi di effetti. Il barcherccio che salp verso Roma non
somiglia al1' invincibile armata ; e ci tglie ogni meraviglia
se anche nella Spagna cattolicissima voi non trovate oggi a
raccorre uno scudo o un manipolo. Ne al male rimdiano
coloro che rimpiangono i tempi di Filippo secondo, e aspi
rano a farli rivivere ; anzi lo aggravano notabilmnte.
Tali sono in universale quei giornalisti e oratri sacri e
civili, che prdicano in Francia e in Italia una religine
mitissima coi senzi feroci delle et barbare ; e sotto larva
gesuitica cmpiono pera dei Volteriani. Tal in par
ticolare quel Carlo di Montalembert che teste visitava Roma
straziata a sua indotta dalle palle francesi, per pascer gli
occhi nei vestigi recenti della vittoria26; al quale e a' suoi
compagni Cristo, in vece di lode, avrebbe gridata la tre

188

ITALIAN READEH.

menda parola: Nescitis cujus spiriius estis^. Vedete


adunque a che la fede sia ridotta, poich le si torce contro
lo zelo de' suoi difensori. Voi la faceste rinverdire per un
istante, piissimo padre, ritornandola qual era, quando nutriva
co' suoi frutti e consolava colla sua ombra i poveri e g1' in
felici ; giacch la divina pianta non cresce al1' uggia dei
potenti e traligna se non mette nel popolo le sue radici.
L' error di Roma da tre secoli appunto 1' aver fatto
divrzio dal popolo e posto il suo fondamnto in quelle
classi privilegiate, che Cristo fulminava sotto il nome di
mondo, come nidi ed artfici di ogni corruzine.
Ma voi non potrete, santo padre, aver 1' alleanza e 1' affe
zine dei ppoli, se i vostri ministri non rinunziano a quella
del mondo e non ritrnano alla perfezine dei tempi apos
tlici. Gli apstoli non si curavano che di carit, di giusti
zia, di buone pere, e delle dottrine vitali del Cristiansimo ;
laddove i vostri ministri procacciano sopra ogni cosa di
mantenre ed accrscere le curiali e politiche giurisdizini.
Per un pollice di territrio che si tolga alla chiesa, mttono
1' Europa a romore ; ma non hanno una parola di dolore e
di sdegno per lo strazio dei ppoli e il traffico delle nazine.
Se i liberali tccano loro i latifndi e le prebende, e se un
governo cattlico ricvera i suoi diritti con qualche piccolo
danno temporale della romana curia, gridano alle stelle, e
sano uno stile pieno di orgglio e di rabbia che spera il
raca minacciato dal1' evanglio28. Non dico che ai minori
interessi si manchi ; ma troppo scandalso il recare nella
lor tutela un' enfasi furibnda, mentre si tllera che dai
fazisi si guasti 1' tica e si laceri 1' innocnza, purch difn
dano Roma. Strano procdere questo nei seguaci e nel
luogotennte di chi pose nella rinunzia dei beni temporali la
cima della perfezine ; volle pveri i suoi discpoli, e fu
pvero egli stesso ; n ebbe durante il suo benfico peregrinaggio29 dove posare il divino suo capo.
La cima della religine la morale ; alla quale lo stesso

RINNOVAMENTO CIVILE I>' ITALIA.

189

dogma (bench di sommo rilievo) sottost, di peso in rdine


alla salute ; laonde nella frmola del supremo giudizio
Cristo non parla di riti e di credenze, ma di amore e di
misericordia. La carit similmnte alla fede sovrasta ;
perch " sebbene io parlassi il linguaggio degli uomini e
degli angeli, se non ho carit sono come un bronzo che
suona e un cembalo squillante. E quando pure io fossi
profeta e intendessi tutti i misteri e tutto lo scibile, e avessi
tutta la fede in modo da traslocare i monti ; se non ho carit,
io sono un bel nulla80." La citt santa, beatissimo padre,
non pu aver per male che di lei si dica quanto afferma di
se stesso il vaso di elezine 81 ; cosicch se ella non ha carit,
non ostante le sue niche prerogative, viene a essere come
un bronzo che suona e un cmbalo squillante. E in effetto
non mancano a Roma esemplari cultori delle virt pi
insigni ; ma questi non sono per ordinario assortiti a reggerla
civilmnte. Che carit e mansuetudine risplende in coloro
che oggi ne giran le sorti? Anzi che giustizia? Erano
forse giusti e caritvoli quei giudici, che condannarono a
morte senza dibattimnto, senza appello, senza revisine sei
infelici tirati dal1' altrui furore a barbara rappresaglia?
Uno dei quali fu giustiziato sopra la fede di un solo testim
nio e un smplice indizio.
Son forse umani quegli uffiziali
che rinnvano 1' uso infame del cavalltto82? Ne parlo di
casi straordinari ; ch il foro iniquo creato da papa Gregrio
sotto il nome di sacra consulta (orribile antifrasi) fu ancora
aggravato da chi regge in nome vostro ; e la giustizia som
maria che vi si pratica cos sprovveduta di ogni guaren
tigia, che i Barbarschi e i Turchi ne perdono. E chi sono
i giudici ? Umini per lo pi diffamati per vilt di costumi
e reit di opere, che in vece della sdia tribunale meriterb
bero il remo o il patibolo.
L' eminentissimo Antonlli
non solo v' impone cotal giustizia, ma vi tglie persino
quella prerogativa che preme pi di tutte ai buoni principi ;
interdicndo a voi, vicario di Cristo, il perdono e la clemenza.

190

ITALIAN READER.

E quando andaste a Napoli, vi lasci forse seguire g1' impulsi


del vostro cuore ? Il mondo stava ad occhi aperti e sperava
che avreste consolata con qualche tratto paterno la citt
infelice. Ma il cardinale non vel permise : onde il vostro
soggirno non fu abbellito e consacrato da alcun' pera
benfica : la vostra lingua non ebbe voci di benedizine che
pel re omicida e pe' suoi satlliti. Oh santo padre ! Forse
il Dio Uomo, di cui fate le veci, encomiava Erode e i per
cussri deg1' innocnti ? Non doletevi adunque se i ppoli
che tanto vi amarono ora vi abbandnano ; se i Romani
tacciono fremendo al cospetto vostro, e se foste solo accla
mato in Napoli da poche labbra immonde e prezzolate.
Quando teste, padre santo, sfolgoravate, col1' autorvole
vostra parola quelle utopie false e pericolse che minacciano
la propriet e la famiglia, e sotto nome di rimdio promt
tono lo sterminio, tutti i buoni se ne rallegrarono, e i pveri
non meno dei ricchi ve ne furono riconoscnti84. Ma dolse
a tutti il vedere che i sapinti consigli sieno stati accompa
gnati da certe frasi che pssono pregiudicare alla loro effica
cia. Imperocch taluno le interpret in guisa come se con
dannaste in universale tutte le riforme econmiche, non lasci
ando ag1' infelici altra fiducia che i beni del cielo e la piet
dei dovizisi. Ma voi non potete ignorare che i compensi
futuri non suppliscono ai bisogni ne cancllano i diritti pre
senti ; e che le speranze del paradiso non sono una buona
ragine per che il nostro mondo sia ai miseri un inferno.
La misericrdia privata fu rimdio scarso e insufficinte
anche nei scoli religisi e frvidi ; quanto pi oggi che la
fede spenta nei cuori, e i fortunati del scolo mttono in
deriso i terrori e i guiderdni del1' altra vita. Oltre che
mal si provvede alla necessit della plebe con iscapito del
suo decoro ; come accade per lo pi quando la beneficnza
ha forma di aiuto individuale e non di comune e pbblica
retribuzine. La limsina fu e sar sempre un supplemnto
necessario ai mancamnti della carit civile ; ma ella non

RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.

191

prosciglie i governi dagli oblighi della medsima. L' igno


ranza che impediva alle et rozze di esercitarla, non iscusa
la nostra ; onde sono tanto pi da lodare quei savi che
ricrdano a chi regge il suo dbito, e i modi migliri di
admpierlo gli suggeriscono. Che se taluno di loro per
eccesso di zelo trasmoda e propone spedienti non acconci o
anche pericolsi, perch inveire contro di esso, in vece di
correggerlo paternamente ? Perch accusarne le intenzini ?
Perch buttargli addosso un torrente d' ingiurie, che a niuno
tanto si disdicono quanto al padre supremo dei Cristiani ?
" La sapinza del pontfice," scrivva un grande e pio Ita
liano " non dee sdegnarsi con quelli che sono in qualche
errore, ma piuttsto benignamnte illustrarli35." Sfortunata
mnte Roma non ricorda sempre questa massima evanglica
ne' suoi brevi e nelle sue bolle. Ma ci che muove ancr
pi a dolore si che mentre voi vi mostrate singolarmnte
sollecito degli agiati per assicurare il godimnto dei beni che
Iddio diede loro,m il vostro governo accresce la misria
deg1' indignti, mantenndo il giuco del lotto ; e v'ha chi
osa difnderlo pubblicamnte in Roma, tassando chi lo
biasima di licenziso37. L' immoralit intrinseca e i danni
di questo giuco non han pi oggi mestiri di ssere dimo
strati ; ben da stupire che i suoi difensri non si avvg
gano di professare il peggir gnere di comunismo. Im
perocch laddove i comunisti ordinari vgliono spogliar gli
opulenti del loro suprfluo a benefizio dei pveri, essi tlgono
ai pveri il necessario a vantaggio dei ricchi, e ci che
pggio ancora, estinguono nella plebe col seducnte e ingan
nvole attrattivo quelle abitudini di previdnza, di risparmio,
di aggiustatzza, che sono la guardia pi efficace delle sue
virt e il miglir sollivo delle sue misrie.
Gi scandalo immenso e dolore a tutti i buoni cattlici si
il vedere che infelicissimo di tutti i ppoli della terra sia
quello che dal cielo commesso alla vostra custdia. Ma
quasi che ci ancora non basti, i vostri ministri, sotto colore

192

ITALIAN READER.

dello spirituale, crcano d' imporre un giogo importabile alle


altre nazini, e di far loro gustare un saggio di quella felicit
che privilgia gli stati ecclesiastici. Tacer del Belgio,
dove da voi non istette che si rivocasse una legge savia sul
pbblico insegnamnto, perch non accomoda a una setta.
Tacer della Inghiltrra, dove un vostro rdine dettato da
pio e ttimo intendimnto, ma biasimatovi eziandio dai cat
tlici pi giudizisi come inopportuno,88 diede origine a
deplorabile profanazini in Londra e a sanguinsi tumulti
nelle province 89 : ridest le ire e le rabbie religise estinte
o almeno sopite da lungo tempo ; e fece in pochi mesi pi
scapitare il cattolicismo che non aveva acquistato in molti
anni additro. Che divario, beatissimo padre, da quei giorni,
in cui il vostro nome era applaudito nella maggir Bretagna
non meno che in Roma ; e la vostra venerata effgie, tratta
poco dianzi alle gemonie da un volgo infuriato, pendeva
in segno di omaggio da tutte le pareti ! Se avreste prose
guito nella stessa via, la met del1' Inghiltrra sarebbe ora
ribenedtta ; dovech coi nuovi spedienti, la terrete al dogma
anglicano- per renderla razionale. Ma non posso passare
in silnzio il procdere dei vostri riguardo al Piemnte.
Questa pvera provincia dopo le passate tempeste avea biso
gno almeno di ssere lasciata in pace per potere attndere
alla tutela de' suoi rdini liberi mal veduti e minacciati da
tutta Europa. I vostri al1' incontro fcero ogni pera per
agitarla, e da lor non rimase che il paese non arda di guerra
civile, perch con legge equissima e santissima il governo ha
sciolto i chierici da una profana ingernza e ripigliati i suoi
doni. La plebe subalpina per buona sorte fu pi assennata
dei vostri ministri ; e gli sforzi sedizisi fatti per abbottinarla
non riuscirono ad altro che a smacco deg1' indcili e a crdito
di chi regge il Piemonte. Cos Roma, in vece di accrscere
la sua potenza e riputazine, va rimettndo ogni giorno
del1' una e del1' altra ; e ci succede, perch si consiglia coi
Gesuiti atti solo a rovinare ogni causa che abbracciano. E'

RINNOVAMENTO CIVILE D ITALIA.

193

gran tempo, padre beatissimo, che umini leali e zelanti del


bene vi rappresentano gli errori, gli eccessi, le corruttele
del1' rdine famoso, visibili a tutto il mondo; ma voi, in
vece di aprir gli occhi, chiudete loro la bocca. E non
dovrebbe bastare a disingannarvi la smisurata ambizine di
quei claustrali; e 1' uso costante che hanno di perseguitare
colle invettive, le maldicnze, le calunnie, gli umini inteme
rati che non gli apprvano o g1' ingelosiscono ? Le quali
enormit non sono gi licenza di pochi, ma institto del1' r
dine ; poich le rimostranze non valgono a correggerle ;
anzi ogni giorno si moltiplicano col1' approvazine e la lode
del generale. Credete forse che pssano essere colonne
della chiesa coloro che spiantano e calpstano ogni giorno i
precetti del1' evanglio ? Ma che maraviglia se Roma tllera
ed abbraccia i calunniatri, poich il suo governo non si
vergogna di spargere e accreditare i libelli pi infami 40 ?
Sapete, padre santo, qual sia per ssere 1' ultimo esito di
tanti scandali? Bisogna pure che riverentemente io vel
dica ; giacch in tanto pericolo sarebbe colpvole ogni dis
simulazine. L' sito finale sar la ruina della fede cattlica
in Italia ; e 1' Italia forse trover chi la segua. I ppoli
diranno : a che pro un' instituzine che rende infelice la
patria nostra ? A che pro 1'imprio di un uomo che ci
toglie autonomia, libert, unine, ricchezza, cultura, potenza,
glria ; e fa s che la prima sia 1' ultima delle nazini ? A
che pro una corte, la quale mentre insegna la morale in
parole, ci strazia colle pere e ci corrompe con pssimi
esempi ? I nostri antichi ben fcero ad aver cara un' insti
tuzine che, se non sempre, sovente almeno, predicava coi
fatti la carit e la giustizia, e abbracciava animosamnte la
causa degli oppressi. Ma il papato moderno in lega per
ptua cogli oppressri e oppressre egli stesso : attende di
continuo a cure profane e mondane di privilgi, d' interssi,
di giurisdizini : trasanda la legge evanglica : permette che
la religine di Cristo traligna in farisaismo : presta facile
17

194

ITALIAN READER.

orcchio ai fazisi che abusano 1' autorit sua a danno e


discrdito deg1' innocnti ; e quel poco che fa di sacro, versa
per lo pi intorno a certi accessrii di astruserie teolgiche
e di divozionclle, che fruttano assai meno alle anime che ai
Gesuiti. Ora non verosimile che un tale instituto sia
pera divina ? Perch non imitermo quei ppoli di oltre
monte e di oltremare che da scoli scssero 1' indegno giogo ;
e specialmnte queg1' Inglesi, la cui flrida grandezza co
minci col divrzio da Roma? Io ricordo senza scrpolo
tali bestmmie ; perch se grave duolo ne arreca 1' udirle, a
maggir danno tornerebbe il trascurarle. Le quali gi su
nano sulle labbra di molti : gi per noi ricominciano gli anni
anteriri alle riforme del Tridentino, quando umini gene
rosi e illibati, che uno sdegno Serissimo spingeva lungi dalla
patria loro, scambiavano colle credenze di Vittembrga e di
Ginevra i riti augusti di Roma. Non passa quasi giorno
che tali esempi non si rinnvino in qualche parte della
penisola ; e ci che ora si fa dag1' individui, col tempo si
far dai ppoli. Che se i buoni cattlici hanno in orrore tali
discorsi ; quanti sono al d d' oggi i buoni cattlici ? Certo
la virt vera, come ho gi detto, non spenta in Roma, e il
papato non sindacabile delle colpe degli umini e della
tristizia dei governi. Ma il volgo misura le cose dalle
apparenze ; e gli enormi disrdini di Roma temporale
dando negli occhi41 a ciascuno, oscrano ogni mrito e avvili
scono ogni pregio. Il cattolicismo non verr meno, perch
le divine promesse sono immortali. Ma non vi ha parola
che ne assicuri il possesso perptuo al1' Italia ; e questa pu
prderlo, pu rigettarlo, come altre nazini nobilissime.
Perci sarebbe tentare Iddio il chidergli un miracolo ; qual
faria di mestiri, se in questa civilt crescente, in questo
corso incessante di tutti i ppoli verso la libert e la nazio
nalit loro, il primo di tutti dovesse rinunziarci in grazia
della santa sede. La Providnza lascia per ordinario che i
mortali riclgano il frutto dei loro errori. Quattro sco!?

RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.

195

fa, un uomo intemerato,42 pio, dotto, eloquentissimo tonava


in Firenze contro i disrdini della corte di Roma, annunzi
ava i mali e gli scismi sovrastanti, e chiedva la riforma del
capo e delle membra ecclesiastiche. Il papa di allora, in
vece di dargli retta, g1' impone silenzio, lo condanna, lo
scomnica, lo fa cgliere come un ertico, digradare, senten
ziare alle fiamme. Or chi si appse ? Il frate o il pont
fice ? Le cneri del martire erano ancor calde quando
Martino Lutero ribellava da Roma la met di Europa.
Noi abbiamo in voi, padre santo, un papa degno per le sue
virt dei tempi apostlici ; tuttavia il male dura, perch i
ribaldi rgnano in nome vostro. Se non ci ponete rimdio
le calamit future della religine e della chiesa saranno pi
gravi e terribili delle passate ; e le mie parole, oggi forse
derise, verranno ampiamnte giustificate dal1' avvenire.

POESIE SCELTE.

IL PRIGIONIERO.
INNO DI MARONCELLI '.

Primaverili aurette
Che Italia sorvolate,
Voi qu non mai spirate
SuU' egro prigionier.
Quanto d' aprile e maggio
Chiamata ho la reddita !
Venner . . . ma non han vita
Per 1' egro prigionier.
Sotto moravo cielo
Bella natura langue,
Ne ricomporre il sangue
Pu al1' egro prigionier.
Quanto durai di spasimi ?
Quanto a durarne ho ancora
Sin che una dolce aurora
Disciolga il prigionier ?
Surga ! e che alfine io senta
Madre, fratello e suore
17 *

(1W)

198

ITALIAN READER.

Sanar col loro amore


Lo sciolto prigionier.
Ahim ! speranze tante
Vidi voltarsi in guai,
Che pi speranza ornai
Non ride al prigionier.

ODE ITALICA.
SOLLA CREDUTA MORTE DI SILVIO PELLICO.

Luna, romito, aereo,


Tranquillo astro d' argento,
Come una vela candida
Navighi il firmamento ;
Come una dolce amica
In tua carriera antica
Siegui la terra in ciel.
La terra a cui se il limpido
Tuo disco s' avvicina
Ti sente, e con un palpito
Gonfia la sua marina :
Forse gentile affetto
Qual desta in uman petto
La vista d' un fedel.
Simile al fior di Clizia
(Fiso del sol nel raggio
L' occhio), il pensier del misero
Ti segue in tuo viaggio,
E la tua luce pura
Sembra su la sventura
Un raggio di piet !

POESIE SCELTE.

Ahi misero tra miseri,


Tolto al gioir del mondo
Geme 1' afflitto Silvio
Dello Spielbergo in fondo !
Speme non ha d' aita ;
Vive, ma d' una vita
Di chi doman morr.
Batte il tuo raggio tremulo
Al rio castello, o luna,
E scintillando penetra
Sotto la volta bruna,
E trova il viso bianco
Del giovinetto stanco,
Il viso del dolor.
Sol quella faccia pallida
In campo nero appare
Come languente cereo
Sul mortuario altare,
O qual da mano cara
Sul panno della bara
Deposto un bianco fior.
Sol tra catene, (libero
Nel1' agonia cresciuto),
Sovra la fronte squallida
Discende e va perduto
Sul1' affannoso petto,
Sul doloroso letto,
In mezzo al1' ombra, il crin.
Scarso '1 cangiar del1' aere
Che in petto egli respira,
Attorno al fianco un duplice

199

200

ITALIAN READER.

Cerchio di ferro il gira,


In ceppi la sua mano,
Ne alcun consorzio umano
Lenisce il suo dolor.
Ma questa notte 1' ultima
Notte, per lui, di duolo ;
Il travagliato spirito
Sta per levarsi a volo ;
E in s fatal momento,
In torbo avvolgimento
Nuotano i suoi pensier !
Quando 1' inesorabile
Parola udii vent' anni !
Non io credei sorvivere
A tanta ora d' affanni ;
E il duol che m' ha consunto,
Il termine raggiunto
Del mio soffrire ha gi.
" Ecco, redento ai palpiti
Del sen materno io sono
Le nostre piaghe il balsamo
Asterga del perdono,
Or che la man pietosa
Soavemente posa
Qui del tuo figlio in sen.
" Tu mel dicevi, (trepida
Del mio volente ingegno),
Di chi e pii forte, o Silvio,
Non provocar lo sdegno !
Ma bella e splendid' era
Come le nubi a sera
La mia speranza allor.

POESIE SCELTE.

" Credetti un brando a Italia


Ridar, novello Bruto ;
Tornare alla sua gloria
Credei 1' augel caduto :
Svegliar la neghittosa
Che il capo in Alpi posa
E stende al1' Etna il pie.
" Ma tu, chi sei, che barbaro
Insulti al mio dolore,
Ed osi il sogno irridere
Che mi mentia nel core ?
Coprimi, o madre, il viso
E quel superbo riso
Non veggasi per me. "
Pace o morente ! ag1' Itali
La tua memoria pianto.
Caggia quel d dai secoli,
Quel d che Italia al santo
Cenere tuo non plori,
N la memoria onori
Di chi per lei mor.
Ma gi la luna in candido
Mattin, lene si svolve ;
(E mentre lene il misero
Gi in morte si dissolve),
Bella del suo martiro,
In placido deliro
Ultimo al giusto usc.
Vennero allor . . . disciolsero
L' inanimata spoglia ;
Del carcer la deposero

201

202

ITALIAN READER.

Sotto 1' ignuda soglia ;


Nefando monumento,
Della catena il lento
Nodo ... vi posa su.
E alcun nol seppe!1. . . e Silvio
E1 d' ogni giorno e d' ogni
Ora il pensiero ! . . . e Silvio
Son d' ogni notte i sogni ! . . .
E ancor s' attende il canto
Che piacque a Italia tanto ! . . . Ma Silvio non pi ! ! !

ALL' ITALIA. ( Giacomo Leopardi. )

O patria mia, vedo le mura e gli archi


E le colonne e i simulacri e 1' erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond' eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oim quante ferite,
Che lividor, che sangue ! oh qual ti veggio,
Formosissima donna ! Io chiedo al cielo
E al mondo : dite dite ;
Chi la ridusse a tale ? E questo peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia ;
S che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negltta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,

POESIE SCELTE.

Le genti a vincer nata


E nella fausta sorte e nella ria.
Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno ;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica : gi fu grande, or non quella ?
Perch, perch ? dov' la forza antica,
Dove 1' armi e il valore e la costanza ?
Chi ti discinse il brando ?
Chi ti trad ? qual arte o qual fatica
0 qual tanta possanza
Valse a spogliarti il manto e 1' auree bende ?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in cos basso loco ?
Nessun pugna per te ? non ti difende
Nessun de' tuoi ? L' armi, qua 1' armi : io solo
Combatter, procomber sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Ag1' Italici petti il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli ? odo suon d' armi
E di carri e di voci e di timballi :
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Ne ti conforti Pei tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L' Itala gioventude ? O numi, o numi :
Pugnan per altra terra itali acciari.

203

204

ITALIAN READER.

Oh misero colui che in guerra spento,


Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da nemici altrui
Per altra gente, e non pu dir morendo :
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.
Oh venturose e care e benedette
L' antiche et, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre ;
E voi sempre onorate e gloriose,
O tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Pu di poch' alme franche e generose !
Io credo che le piante e i sassi e 1' onda
E le montagne vostre al passeggiere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprir le invitte schiere
De' corpi ch' alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Serse per 1' Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti ;
E sul colle d' Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide1 salia,
Guardando 1' etra e la marina e il suolo.
E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglieasi in man la lira :
Beatissimi voi,
Ch' offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch' al Sol vi diede ;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.
Nel1' armi e ne' perigli

POESIE SCELTE.

Qual tanto amor le giovanette menti,


Qual nel1' acerbo fato amor vi trasse ?
Come si lieta, o figli,
L' ora estrema vi parve, onde ridenti
Correste al passo lacrimoso e duro ?
Parea ch' a danza e non a morte andasse
Ciascun de' vostri, o a splendido convito ;
Ma v' attendea lo scuro
Tartaro, e 1' onda morta ;
Ne le spose vi foro o i figli accanto
Quando su 1' aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de' Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e s gli scava
Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia ;
Tal fra le Perse torme infuriava
L' ira de' greci petti e la virt te.
Ve' cavalli supini e cavalieri ;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra' primieri
Pallido e scapigliato esso2 tiranno;
V come infusi3 e tinti
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d' infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L' un sopra 1' altro cade. Oh viva, oh viva :
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nel1' imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
18

205

206

ITALIAN READER.

Amor trascorra o scemi.


La vostra tomba u' ara ; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,
O benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall uno al1' altro polo.
Deh foss' io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest' alma terra :
Che se il fato diverso, e non consente
Ch' io per la Grecia i moribondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Cos la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
Tanto durar quanto la vostra duri.

SOPRA IL MONUMENTO DI DANTE.


OHE SI PREPARAVA IN FIRENZE. (Lo SteSSO autore.)
Perch le nostre genti
Pace sotto le bianche ali raccolga,
Non fien da' lacci sciolte
Del1' antico sopor 1' itale menti
S' ai patrii esempi della prisca etade
Questa terra fatal non si rivolga.
0 Italia, a cor ti stia
Far ai passati onor ; che d' altrettali
Oggi vedove son le tue contrade,
Ne v' chi d' anorar ti si convegna.

POESIE SCELTE.

Volgiti indietro, e guarda, o patria mia,


Quella schiera infinita d' immortali,
E piangi e di te stessa ti disdegna ;
Che senza sdegno ornai la doglia stolta :
Volgiti e ti vergogna e ti riscuoti,
E ti punga una volta
Pensier degli avi nostri e de' nepoti.
D' aria e d' ingegno e di parlar diverso
Per lo toscano suol cercando gia
L' ospite desioso
Dove giaccia colui per lo cui verso
Il meonio cantar non pi solo '.
Ed, oh vergogna ! udia
Che non che il cener freddo e 1' ossa nude
Giaccian esuli ancora
Dopo il funereo d sott' altro suolo,
Ma non sorgea dentro a tue mura un sasso,
Firenze, a quello per la cui virtude
Tutto il mondo t' onora.
Oh voi pietosi, onde s tristo e basso
Obbrobrio laver nostro paese !
Bel1' opra hai tolta e di che amor ti rende,
Schiera prode e cortese,
Qualunque petto amor d' Italia accende.
Amor d' Italia, o cari,
Amor di questa misera vi sproni,
Ver cui pielade morta
In ogni petto ornai, perci che amari
Giorni dopo il seren dato n' ha il cielo.
Spirti v' aggiunga e vostra opra coroni
Misericordia, o figli,
E duolo e sdegno di cotanto affanno
Onde bagna costei le guance e il velo.
Ma voi di quale ornar parola o canto
Si debbe, a cui non pur cure o consigli,

207

208

ITALIAN READER.

Ma del1' ingegno e della man daranno


I sensi e le virtudi eterno vanto
Oprate e mostre nella dolce impresa ?
Quali a voi note invio, s che nel core,
S che nel1' alma accesa
Nova favilla indurre abbian valore ?
Voi spirer2 1' altissimo subbietto,
Ed acri punte premeravvi al seno.
Chi dir 1' onda e il turbo
Del furor vostro e del1' immenso affetto ?
Chi pinger 1' attonito sembiante ?
Chi degli occhi il baleno ?
Qual pu voce mortal celeste cosa
Agguagliar figurando ?
Lunge sia, lunge alma profana. Oh quante
Lacrime al nobil sasso Italia serba !
Come cadra ? come dal tempo rosa
Fia vostra gloria o quando ?
Voi, di che il nostro mal si disacerba
Sempre vivete, o care arti divine,
Conforto a nostra sventurata gente,
Fra 1' itale ruine
G1' Itali pregi a celebrare intente.
Ecco voglioso anch' io
Ad onorar nostra dolente madre
Porto quel che mi lice,
E mesco al1' opra vostra il canto mio,
Sedendo u' vostro ferro i marmi avviva.
O del1' etrusco metro inclito padre,
Se di cosa terrena,
Se di costei che tanto alto locasti
Qualche novella ai vostri lidi arriva,
Io so ben che per te gioia non senti,
Che saldi men che cera e men ch' arena,
Verso la fama che di te lasciasti,

POESIE SCELTE.

Son branzi e marmi ; e dalle nostre menti


Se mai cadesti ancor, s' unqua cadrai,
Cresca, se crescer pu, nostra sciaura,
E in sempiterni guai
Pianga tua stirpe a tutto il mondo oscura.
Ma non per te ; per questa ti rallegri
Povera patria tua, s' unqua 1' esempio
Degli avi e de' parenti
Ponga ne' figli sonnacchiosi ed egri
Tanto valor che un tratto alzino il viso.
Ahi, da che lungo scempio
Vedi offlitta costei, che s meschina
Te salutava allora
Che di novo salisti al paradiso !
Oggi ridotta s che a quel che vedi,
Fu fortunata allor donna e reina.
Tal miseria 1' accora
Qual tu forse mirando a te non credi.
Taccio gli altri nemici e 1' altre doglie,*
Ma non la pi recente e la pi fera,
Per cui presso alle soglie
Vide la patria tua 1' ultima sera.
Beato te che il fato
A viver non dann fra tanto orrore ;
Che non vedesti in braccio
L' itala moglie a barbaro soldato ;
Non predar, non guastar cittadi e colti
L' asta inimica e il peregrin furore ;
Non deg1' itali ingegni
Tratte 1' opre divine a miseranda
Schiavitude oltre 1' alpe, e non de' folti
Carri impedita la dolente via ;
Non gli aspri cenni ed i superbi regni ;
Non udisti gli oltraggi e la nefanda
Voce di libert che ne schernia
18*

209

210

ITAI.IAN READER.

Tra il suon delle catene e de' flagelli.


Chi non si duol? che non soffrimmo? intatto
Che lasciaron quei felli ?
Qual tempio, quale altare o qual misfatto ?
Perch venimmo a s perversi tempi ?
Perch il nascer ne desti o perch prima
Non ne desti il morire,
Acerbo fato ? onde a stranieri ed empi
Nostra patria vedendo ancella e schiava,
E da mordace lima
Roder la sua virt, di nul1' aita
E di nullo conforto
Lo spietato dolor che la stracciava
Ammollir ne fu dato in parte alcuna.
Ahi non il sangue nostro e non la vita
Avesti, o cara ; e morto
Io non son per la tua cruda fortuna.
Qui 1' ira al cor, qui la pietade abbonda :
Pugn, cadde gran parte anche di noi :
Ma per la moribonda
Italia no ; per li tiranni suoi.
Padre, se non ti sdegni,
Mutato sei da quel che fosti in terra.
Morian per le rutene
Squallide piagge, ahi d' altra morte degni,
G1' itali prodi ; e lor fea 1' aere e il cielo
E gli uomini e le belve immensa guerra.
Cadeano a squadre a squadre
Semivestiti, maceri e cruenti,
Ed era letto agli egri corpi il gelo.
Allor, quando traean 1' ultime pene,
Membrando questa desiata madre,
Diceano : oh non le nubi e non i venti,
Ma ne spegnesse il ferro, e per tuo bene,
0 patria nostra. Ecco da te rimoti,

POESIE SCELTE.

Quando pi bella a noi 1' et sorride,


A tutto il mondo ignoti,
Moriam per quella gente che t' uccide.
Di lor querela il boreal deserto
E conscie fur le sibilanti selve.
Cos vennero al passo,
E i negletti cadaveri al1' aperto
Su per quello di neve orrido mare
Dilacerar le belve ;
E sar il nome degli egregi e forti
Pari mai sempre ed uno
Con quel de' tardi e vili. Anime care,
Bench' infinita sia vostra sciagura,
Datevi pace ; e questo vi conforti
Che conforto nessuno
Avrete in questa o nel1' et futura.
In seno al vostro smisurato affanno
Posate, o di costei veraci figli,
Al cui supremo danno
Il vostro solo tal che s' assomigli.
Di voi gi non si lagna
La patria vostra, ma di chi vi spinse
A pugnar contra lei,
S ch' ella sempre amaramente piagna
E il suo col vostro lacrimar confonda.
0 di costei ch' ogni altra gloria vinse
Piet nascesse in core
A tal de' suoi ch' affaticata e lenta
Di s buia vorago e s profonda
La ritraesse ! O glorioso spirto,
Dimmi : d' Italia tua morto 1' amore ?
D : quella fiamma che t' accese, spenta ?
D : ne pi mai rinverdir quel mirto
Ch' alleggi per gran tempo il nostro male ?
Nostre corone al suol fien tutte sparte ?

211

212

ITALIAN READER.

Ne sorger mai tale


Che ti rassembri in qualsivoglia parte ?
In eterno perimmo ? e il nostro scorno
Non ha verun confine ?
Io mentre viva andr sclamando intorno :
Volgiti agli avi tuoi, guasto legnaggio ;
Mira queste ruine
E le carte e le tele e i marmi e i templi ;
Pensa qual terra premi ; e se destarti
Non pu la luce di cotanti esempli,
Che4 stai? levati e parti.
Non si conviene a s corrotta usanza
Questa d' animi eccelsi altrice5 e scola:
Se di codardi stunza,
Meglio 1' rimaner vedova e sola6.

IL PRIMO AMORE. (o stesso autore.)

Tornami a mente il d che la battaglia


D' amor sentii la prima volta, e dissi :
Oim, se quest' amor, com' ei travaglia !
Che gli occhi al suol tuttora intenti e fissi,
Io mirava colei eh' a questo core
Primiera il varco ed innocente aprissi.
Ahi come mal mi governasti, amore !
Perch seco dovea s dolce affetto
Recar tanto desio, tanto dolore ?
E non sereno, e non intero e schietto,
Anzi pien di travaglio e di lamento
Al cor mi discendea tanto diletto ?
Dimmi, tenero core, or che spavento,
Che angoscia era la tua fra quel pensiero
Presso al qual t' era noia ogni contento ?

POESIE SCELTE.

Quel pensier che nel d, che lusinghiero


Ti si offeriva nella notte, quando
Tutto queto parea nel1' emisfero :
Tu inquieto, e felice e miserando,
M' affaticavi in su le piume il fianco,
Ad ogni or fortemente palpitando.
E dove io tristo ed affannato e stanco
Gli occhi al sonno chiudea, come per febre
Botto e deliro il sonno venia manco.
Oh come viva in mezzo alle tenebre
Sorgea la dolce imago, e gli occhi chiusi
La contemplavan sotto alle palpebre !
Oh come soavissimi diffusi
Moti per 1' ossa mi serpeano ! oh come
Mille nel1' alma instabili, confusi
Pensieri si volgean ! qual tra le chiome
D' antica selva zefiro scorrendo,
Un lungo, incerto mormorar ne prome.
E mentre io taccio, e mentr' io non contendo,
Che dicevi o mio cor, che si partia
Quella per che penando ivi e battendo ?
Il cuocer non pi tosto io mi sentia
Della vampa d' amor, che il venticello
Che 1' aleggiava, volossene via.
Senza senno io giacea sul d novello,
E i destrier che dovean farmi deserto,
Battean la zampa sotto al patrio ostello.
Ed io timido e cheto ed inesperto.
Ver lo balcone al buio protendea
L' orecchio avido e 1' occhio indarno aperto,
La voce ad ascoltar, se ne dovea
Di quelle labbra uscir, ch' ultima fosse ;
La voce, ch' altro il cielo, ahi, mi togliea.
Quante volte plebea voce percosse
Il dubitoso orecchio, e un gel mi prese,

213

214

ITALIAN READER.

E il core in forse a palpitar si mosse !


E poi che finalmente mi discese
La cara voce al core, e de' cavai .
E delle rote il romorio s' intese ;
Orbo rimaso allor, mi rannicchiai
Palpitando nel letto e, chiusi gli occhi,
Strinsi il cor con la mano, e sospirai.
Poscia traendo i tremuli ginocchi
Stupidamente per la muta stanza,
Ch' altro sar dicea, che il cor mi tocchi ?
Amarissima allor la ricordanza
Locommisi nel petto, e mi serrava
Ad ogni voce il core, a ogni sembianza.
E lunga doglia il sen mi ricercava,
Com' quando a distesa Olimpo piove
Malinconicamente e i campi lava.
Ned io ti conoscea, garzon di nove
E nove Soli, in questo a pianger nato
Quando facevi, Amor, le prime prove.
Quando in ispregio ogni piacer, ne grato
M' era degli astri il riso, o del1' aurora
Queta il silenzio, o il verdeggiar del prato.
Anche di gloria amor taceami allora
Nel petto, cui scaldar tanto solea,
Che di beltade amor vi fea dimora
N gli occhi ai noti studi io rivolgea,
E quelli m' apparian vani per cui
Vano ogni altro desir creduto avea.
Dch come mai da me s vario fui,
E tanto amor mi tolse un altro amore ?
Dch quanto, in verit, vani siam nui !
Solo il mio cor piaceami, e col mio core
In un perenne ragionar sepolto,
Alla guardia seder del mio dolore.
E 1' occhio a terra chino o in se raccolto,

POESIE SCELTE.

Di riscontrarsi fuggitivo e vago


N in leggiadro soffria ne in turpe volto :
Che la illibata, la condida imago
Turbare egli temea pinta nel seno,
Come al1' aure si turba onda di lago.
E quel di non aver goduto appieno
Pentimento, che 1' anima ci grava,
E il piacer che pass cangia in veleno,
Per li fuggiti d mi stimolava
Tuttora il sen : che la vergogna il duro
Suo morso in questo cor gi non oprava.
Al cielo, a voi, gentili anime, io giuro
Che voglia non m' entr bassa nel petto,
Ch' arsi di foco intaminato e puro.
Vive quel foco ancor, vive 1' affetto,
Spira nel pensier mio la bella imago,
Da cui, se non celeste, altro diletto
Giammai non ebbi, e sol di lei m' appago.

CHEKZO. (Lo stesso autore.)

Quando fanciullo io venni


A pormi con le Muse in disciplina,
L' una di quelle mi pigli per mano ;
E poi tutto quel giorno
La mi condusse intorno
A veder 1' officina.
Mostrommi a parte a parte
Gli strumenti del1' arte,
E i servigi diversi
A che ciascun di loro
S' adopra nel lavoro
Delle prose e de' versi.

215

216

ITALIAN READER.

Io mirava, e chiedea :
Musa, la lima ov' ? Disse la Dea :
La lima consumata ; or facciam senza.
Ed io, ma di rifarla
Non vi cal, soggiungea, quand' ella stanca ?
Rispose : hassi a rifar, ma il tempo manca.

IL CINQUE MAGGIO.
Ode sulla morte di Napoleone. (Manzoni.)

Ei fu ; siccome immobile,
Dato il mortal respiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Cos percossa, attonita,
La terra al nunzio sta.
Muta pensando al1' ultima
Ora del1' uom fatale,
Ne sa quando una simile
Orma di pi mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verr.
Lui sfolgorante in soglio
Vide il mio genio e tacque,
Quando con vece assidua
Cadde, risorse, e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha.

POESIE SCELTE.

Vergin di servo encomio


E di codardo oltraggio
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio,
E scioglie al1' urna un cantico,
Che forse non morr.
Dal1' Alpi alle Piramidi,
Dal Manzanare al Reno,
Di quel securo il fulmine
Tenea dietro il baleno ;
Scoppi da Scilla al Tanai,
Dal1' uno al1' altro mar.
Fu vera gloria ? Ai posteri
L' ardua sentenza ; nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Pi vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
Gioia d' un gran disegno,
L' ansia d' un cor che, indocile
Ferve pensando al regno,
E '1 giunge, e tiene un premio
Ch' era follia sperar.
Tutto ei prov ; la gloria
Maggior dopo il periglio,
La fuga e la vittoria,
La reggia e il tristo esiglio,
Due volte nella polvere,
Due volte sugli altar.
19

217

218

ITALIAN READER.

Ei si nom : due secoli,


L' un contro 1' altro armato,
Sommessi a lui si volsero
Come aspettando il fato :
Ei f' silenzio, ed arbitro
S' assise in mezzo a lor.
Ei sparve, e i d nel1' ozio
Chiuse in s breve sponda ;
Segno d' immensa invidia,
E di piet profonda,
D' inestinguibil odio,
E d' indomato amor.
Come sul capo al naufrago
L' onda s' avvolge e pesa,
L' onda su cui del misero
Alta pur dianzi e tesa
Scorrea la vista e scernere
Prode remote invan.
Tal su quel1' alma il cumulo
Delle memorie scese ;
Oh ! quante volte ai posteri
Narrar se stesso imprese,
E sulle eterne pagine
Cadde la stanca man !
Oh ! quante volte al tacito
Morir d' un giorno inerte,
Chinati i rai fulminei,
Le braccia al sen conserte,
Stette, e dei d che furono
L' assalse il sovvenir.

POESIE SCELTE.

Ei ripens le mobili
Tende, e i percossi valli,
E il lampo de' manipoli,
E Y onda de' cavalli,
E il concitato imperio,
E il celere obbedir.
Ahi ! forse a tanto strazio
Cadde lo spirto anelo,
E disper ; ma valida
Venne una man dal cielo,
E in pi spirabil aere
Pietosa il trasport.
E 1' avvi su i floridi
Sentier della speranza,
Ai campi eterni, al premio
Che i desiderii avanza,
Ov' silenzio e tenebre
La gloria che pass.
Bella, immortal, benefica
Fede, ai trionfi avvezza,
Scrivi ancor questo, allegrati,
Che pi superba Altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chin.
Tu dalle stanche ceneri
Sperdi ogni ria parola ;
Il Dio che atterra e suscita,
Che affanna e che consola,
Sulla deserta coltrice
Accanto a lui pos.

219

220

ITALIAN READER.

LA GUERRA FRATICIDA. (Lo stesso autore.)


COBO.
IL CONTE DI CARMAGNOLA.

ATTO II.

SCENA VI.

S' ode a destra uno squillo di tromba ;


A sinistra risponde uno squillo :
D' ambo i lati calpesto rimbomba
Da cavalli e da fanti il terren.
Quinci spunta per 1' aria un vessillo,
Quindi un' altro s' avanza spiegato :
Ecco appare un drappello schierato ;
Ecco un altro che incontro gli vien.
Gi di mezzo sparito il terreno ;
Gi le spade respingon le spade ;
L' un del1' altro le immerge nel seno ;
Gronda il sangue ; raddoppia il ferir.
Chi son essi ? Alle belle contrade
Qual ne venne straniero a far guerra ?
Qual quei che ha giurato la terra
Dove nacque far salva, o morir ?
D' una terra son tutti : un linguaggio
Parlan tutti : fratelli li dice
Lo straniero : il comune lignaggio
A ognun d' essi dal volto traspar.
Questa terra fu a tutti nudrice,
Questa terra di sangue ora intrisa,
Che natura dal1' altre ha divisa,
E recinta col1' Alpe e col mar.

POESIE SCELTE.

Ahi ! qual d' essi il sacrilego brando


Trasse il primo il fratello a ferire ?
Oh terror ! Del conflitto esecrando
La cagione esecranda qua1' ?
Non la sanno : a dar morte, a morire
Qui senz' ira ognun d' essi venuto ;
E venduto, ad un duce venduto,
Con lui pugna, e non chiede il perch.
Ahi sventura ! Ma spose non hanno,
Non han madri gli stolti guerrieri ?
Perch tutte i lor cari non vanno
Dal1' ignobile campo a strappar ?
E i vegliardi che ai casti pensieri
Della tomba gi schiudon la mente
Ch non tentan la turba furente
Con prudenti parole placar?
Come assiso talvolta il villano
Sulla porta del cheto abituro,
Segna il nembo che scende lontano
Sovra i campi che arati ei non ha ;
Cos udresti ciascun che sicuro
Vede lungi le armate coorti,
Raccontar le migliaia di morti,
E la pieta del1' arse citt.
L, pendenti dal labbro materno
Vedi i figli, che imparano intenti
A distinguer con nomi di scherno
Quei che andranno ad uccidere un d ;
Qui, le donne alle veglie lucenti
Dei monili far pompa e dei cinti,
Che alle donne deserte dei vinti
Il marito o 1' amante rap.
19*

221

222

italian reader.
Ahi sventura ! sventura ! sventura !
Gi la terra coperta d' uccisi ;
Tutta sangue la vasta pianura ;
Cresce il grido, raddoppia il furor.
Ma negli ordini manchi e divisi
Mal si regge, gi cede una schiera ;
Gi nel volgo, che vincer dispera,
Della vita rinasce 1' amor.
Come il grano lanciato dal pieno
Ventilabro neh' aria si spande ;
Tale intorno per 1' ampio terreno
Si sparpagliano i vinti guerrier.
Ma improvvise terribili bande
Ai fuggenti s' affaccian sul calle ;
Ma si senton pi presso alle spalle
Scalpitare il temuto destrier.
Cadon trepidi a pi dei nemici,
Eendon 1' arme, si danno prigioni :
Il clamor delle turbe vittrici
Copre i lai del tapino che muor.
Un corriero salito in arcioni;
Prende un foglio, il ripone, s' avvia,
Sferza, sprona, divora la via ;
Ogni villa si desta al romor.
Perch tutti sul pesto cammino
Dalle case, dai campi accorrete ?
Ognun chiede con ansia al vicino,
Che gioconda novella rec ?
Donde ei venga, infelici, il sapete,
E sperate che gioia favelli ?
I fratelli hanno ucciso i fratelli :
Questa orrenda novella vi do.

.POESIE SCELTE.

Odo intorno festevoli gridi ;


S' orna il tempio, e risuona del canto;
Gi s' innalzan dai cuori omicidi
Grazie ed inni che abbomina il ciel.
Gi dal cerchio del1' Alpi frattanto
Lo straniero gli sguardi rivolve ;
Vede i forti che mordon la polve,
E li conta con gioia crudel. :
Affrettatevi, empite le schiere,
Sospendete i trionfi ed.i giuochi,
Ritornate alle vostre bandiere ;
Lo straniero discende ; egli qui.
Vincitor ! Siete deboli e pochi?
Ma per questo a sfidarvi ei discende ;
E voglioso a quei campi v' attende
Ove il vostro fratello per.
Tu che angusta a' tuoi figli parevi ;
Tu che in pace nutrirli non sai,
Fatal terra, gli estrani ricevi :
Tal giudizio comincia per te.
Un nemico che offeso non hai,
A tue mense insultando s' asside ;
Degli stolti le spoglie divide ;
Toglie il brando di mano a' tuoi re.
Stolto anch' esso ! Beata fu mai
Gente alcuna per sangue ed altraggio ?
Solo al vinto non toccano i guai ;
Torna in pianto del1' empio il gioir.
Ben talor nel superbo viaggio
Non 1' abbatte V eterna vendetta ;
Ma lo segna ; ma veglia ed aspetta ;
Ma lo coglie al1' estremo sospir.

223

224

ITALIAN READER.

Tutti fatti a sembianza d' un Solo ;


Figli tutti d' un solo riscatto,
In qual ora, in qual parte del suolo
Trascorriamo quest' aura vital,
Siam fratelli ; siam stretti ad un patto :
Maladetto colui che lo infrange,
Che s' innalza sul fiacco che piange,
Che contrista uno spirto immortal !

LI DUE SVENTURATI. (F. D. Guerrazzi.)


LAMENTO.

(I Bianchi e i Neri. Dramma.

Atto I, Scena II.)

Torna il verno. Le fronde alla foresta


Svelle e mena feroce in giro il vento ;
triste il colle, la pianura mesta ;
Del1' usignolo il melodiare spento :
Il veltro par la notte alza la testa
Esterrefatto, e prorompe in lamento;
Orrore spira ogni cosa e paura,
Sembra che gema Dio su la Natura.
Dai campi seminati di umane ossa
Torna la squadra, e il trepido sospiro
Cessa la sposa amata che si mssa
Al caro amplesso, ed il padre deliro
Di abbracciare il figliuol pria che alla fossa
Lasci la carne e a Dio 1' eterno spiro.
Securo che nel d di morte santo
Ei glieli chiuda, or terge agli occhi il pianto.

POESIE SCELTE.

Gino non torna a Oretta. Sventurata !


La mano della madre il bianco velo
Avea trapunto, e i fior di fidanzata
Esultante reciso dallo stelo.
Quella mano per morte ora ghiacciata !
Rigido stringe quei fioretti il gelo !
La squilla i prodi alle difese affretta ;
Gino partiva e non torn pi a Oretta.
Ei non reddiva pi. La disiosa,
Come colei che il suo mal teme, e spera,
Ne fea dimanda : Il cavalier riposa
Nella morte, risposerle ; sua schiera
Combattendo per da valorosa,
Che co' forti quel giorno Iddio non era.
Volse al ciel gli occhi Oretta, e dolce in atto
Disse : Signore, il tuo voler sia fatto.
Buio d' Inferno per lo cielo assembra
Notte, e sul mondo per silenzio tetro
Solennemente spiegalo, e rassembra
Manto di trapassato in sul feretro ;
E il cupo mugghio del mare rimembra
Gente che pianga in lamentoso metro,
N tutt' uom dentro le paterne porte
Donne il sonno fratello della morte.
Per questa notte dubitante e lento
Move Gino alla casa del suo amore;
Ch giacque offeso e non rimase spento
Nel giorno maladetto del furore.
La casa vuota, e sol vi stride il vento ;
Ond' egli grida in voce di dolore :
Oretta, Oretta, non ti vedr pi !
L' eco dei monti gli risponde pi1.

22

226

ITALIAN READER.

Sorge un d senza sole. Il cavaliere


Pallido in faccia e con occhi compunti,
Mesto mesto incamminasi al piviere
Co' bracci in croce sul petto congiunti,
Giunge, e : Oretta dov' ? domanda al Sere
Quei cela il volto, e il campo dei defunti
Gli accenna. Ei corre. Novamente smossa
Comparisce la terra di una fossa.
E la tomba di Oretta. Eterno pianto
Con la rugiada spargevi natura . . .
Cessa la umana lagrima col canto
Che accompagna gli estinti in sepoltura.
Ahi ! 1' anima quantunque sotto il manto
Di Dio ripari, e in lui si faccia pura,
Se un pio ricordo 1' Angiolo le porta,
D' alto gaudio anco in cielo si conforta.
Fioria modesto su la tomba un giglio
Alla infelice vergine : lo colse :
Tal tu passasti un d ; qual mai consiglio
Riporr il fiore ove mia man lo tolse ?
Chi a rianimare Oretta trarr il figlio
Del soffio eterno ove disio lo volse ?
Qui Gino tacque : ora riposan 1' ossa
Di quei due travagliati in una fossa.

POESIE SCELTE.

CANZONE

DEL

227

MENESTRELLO (Tommaso Grossi.)

per liberarsi BAI ladri. (Marco Visconti Capitolo IV.)

Se al tuo prego non sia sorda


La pi bella boscaiola,
Se dai birri e dalla corda
Ti difenda San Nicola :
Il liuto ed il fardello
Non toccar del menestrello.
Senza terra e senza tetto,
Di valsente sprovveduto,
Va ramingo il poveretto
Col fardello e col liuto :
Il liuto ed il fardello
Non toccar del menestrello.
Quante volte alla foresta
L' usignol non 1' ha destato
Col fardel sotto alla testa,
Col liuto al manco lato :
Il liuto ed il fardello
Non toccar del menestrello.
Sul fardel ponsi a sedere
Quand' ei tocca delle corde :
Desta il riso per le fiere,
Per le Corti i ricchi morde :
Il liuto ed il fardello
Non toccar del menestrello.

22S

ITALIAN READER.

Di Giudea trascorse illeso


Ogni monte ed ogni valle
Col liuto al collo appeso,
Col fardello in su le spalle :
Il liuto ed il fardello
Non toccar del menestrello.
Pellegrin mendico e lasso,
Al Sepolcro pervenuto,
Sciolse il voto e tocc il sasso
Col fardello e col liuto :
Il liuto ed il fardello
Non toccar del menestrello.
Se al tuo prego non sia sorda
La pi bella boscaiola,
Se dai birri e dalla corda
Ti difenda San Nicola :
Il liuto ed il fardello
Non toccar del menestrello.

LA RONDINELLA. [Lo stesso autore.)


(Marco Visconti Capitolo XXVI.)

Rondinella pellegrina
Che ti posi in sul verone,
Ricantando ogni mattina
Quella flebile canzone.
Che vuoi dirmi in tua favella,
Pellegrina rondinella ?
Solitaria nel1' oblio,
Dal tuo sposo abbandonata,

POESIE SCELTE.

Piangi forse al pianto mio


Vedovetta sconsolata ?
Piangi, piangi in tua favella,
Pellegrina rondinella.
Pur di me manco infelice
Tu alle penne almen t' affidi,
Scorri il lago e la pendice,
Empi 1' aria de' tuoi gridi,
Tutto il giorno in tua favella
Lui chiamando, o rondinella.
Oh se anch' io !.. . Ma lo contende
Questa bassa angusta vlta,
Dove sole non risplende,
Dove 1' aria ancor m' tolta,
Donde a te la mia favella
Giunge appenna, o rondinella.
Il settembre innanzi viene,
E a lasciarmi ti prepari :
Tu vedrai lontane arene ;
Nuovi monti, nuovi mari
Salutando in tua favella,
Pellegrina Rondinella.
Ed io tutte le mattine
Riaprendo gli occhi al pianto,
Fra le nevi e fra le brine
Creder d' udir quel canto,
Onde par che in tua favella
Mi compianga, o rondinella.
Una croce a primavera
Troverai su questo suolo :
Rondinella, in su la sera
20

229

230

ITALIAN READER.

Sovra lei raccogli il volo :


Dimmi pace in tua favella,
Pellegrina rondinella.

FOLCHETTO DI PROVENZA. (Lo stesso autore.)


(Marco Visconti Capitolo XVI.)
SERVENTESE.

Bello al pari d' una rosa


Che si schiude al sol di maggio
Folchetto, un giovin paggio
Di Raimondo di Tolosa :
Prode in armi, ardito e destro,
Trovator di lai maestro.
Chi lo vede ai d di festa
Su un leardo pomellato
Fulminar per lo steccato
Con la salda lancia in resta,
A San Giorgio lo ragguaglia
Che il dragon vince in battaglia.
Se al tenor di meste note
Sciorre il canto poi 1' intende,
Quando il biondo crin gli scende
In anella per le gote,
Tocco il cor di maraviglia
Ad un angiol 1' assomiglia.
In sua corte lo desia
Qual signor pi in armi vale,
Non bella provenzale

POESIE SCELTE.

Che il sospiro ei non ne sia ;


Ma il fedel paggio non ama
Che il suo sire, e la sua dama.
D' un baron di Salamanca
Essa figlia, e Nelda ha nome :
Nero ciglio, nere chiome,
Guancia al par d' avorio bianca ;
Non vergine in Tolosa
Pi leggiadra o pi sdegnosa.
Al1' amor del giovinetto
La superba non s' inchina.
" Sente ancor della fucina "
Fra se dice con dispetto :
" No, s basso il cor non pone
La figliuola d' un barone."
Piange il paggio e si lamenta
Notte e d sulla mandla ;
Di lei canta, di lei sola,
La sua cobla e la sirventa :
La quintana corre a prova,
Lance spezza, e nulla giova.
Ond' ei langue come fiore
In sul cespite appassito :
Smunto il viso, n' smarrito
Delle fragole il colore ;
E si spegne a poco a poco
Ne' cerulei sguardi il foco.
Ne moria, ma gli fur pronte
Le larghezze del suo sere :
Ei lo cinse cavaliere,

231

232

ITAI.IAN READER.

Di Narbona lo f' Conte ;


E in un giorno gli die sposa
La leggiadra disdegnosa.
Forte d' armi apparecchio s' aduna
Di Tolosa pei campi e pel vallo,
Che far triste un ribelle vassallo
Il signor di Provenza giur.
Non vi manca bandiera nessuna
Di baron, di cittade soggetta :
Verso Antibo gi il campo s' affretta,
Ne' suoi piani le tende piant.
A Folchetto che a par gli cavalca
Dolcemente Raimondo favella :
" Perch sempre s mesto ? la bella
Che sospiri, fra poco verr.
Di Narbona il cammino gi calca
Un corrier che a chiamarla ho spacciato :
Troppo presto da lei t' ho strappato,
Del tuo duolo mi strinse piet."
Ecco il giorno in che Nelda s' attende,
Ecco un altro, ed un altro succede,
Passa il quarto, ed il messo non riede,
E la bella aspettata non vien.
La citt combattuta s' arrende,
Gi caduto il ribelle stendardo :
Vien Folchetto al suo fido leardo,
Ch pi nullo rispetto lo tien.
Alla volta del grato castello
Tutto un giorno viaggia soletto
Poi sviandosi verso un borghetto,
Che di mezzo agli ulivi traspar,

POESIE SCELTE.

Leva gli occhi al veron d' un ostello


Al cui pie 1' onda irata si frange,
E vi scorge una donna che piange
Intendendo gli sguardi nel mar.
Al portar della bella persona,
Al sembiante, al vestir gli par dessa :
Palpitando al verone s' appressa :
Ella Nelda, pi dubbio non v' .
Sulla strada il cavallo abbandona,
Di sospetto tremante a lei vola :
u Tu, mia sposa le grida qui sola ?
E piangente ? . . . d, come ? perch ? "
Sciolta le chiome, pallida,
E pur secura in viso,
Schiudendo dalle trepide
Labbra un superbo riso,
La bella a lui rivolta
" Scostati disse e ascolta.
In me un' antica, ingenua
Schiatta macchiasti, o vile ;
Che ti lev dal trivio,
Ma non ti fea gentile
Quel tuo signor villano
Che mi ti diede in mano.
Non io patir 1' ingiuria
Potei del sangue e il danno,
E concedetti, ahi misera !
A un cavalier britanno,
Prezzo di mia vendetta,
Questa belt negletta.
20*

233

234

ITALIAN READER.

Ei m' ha tradita : al subito


Romoreggiar ch' io sento
Balzo fra il sonno, e tacite
Veggio spiegate al vento
Di quel fellon crudele
Ratte fuggir le vele.
Cader due volte, sorgere
Due volte il sole io vidi,
Soletta errando in lacrime
Su questi ignoti lidi :
Spettacol, mostra a dito
Dal volgo impietosito.
Or che mi resta ? supplice
L' onta del tuo perdono
Implorer, spregiandoti ?
S abbietta ancor non sono :
Quanto vedesti, al mio
Padre tu annunzia : Addio."
Dice, e al terrazzo avventasi,
E ratto dalla sponda
D' un salto si precipita
Col capo in gi nel1' onda :
Sonar pel curvo lido
S' intese un tonfo e un grido.
Fra i ciechi scogli infrantasi
Il delicato fianco,
Spar ; ma tosto emergere
Fu visto un velo bianco ;
E 1' acque in cerchi mosse
Farsi di sangue rosse.

POESIE SCELTE.

Non die una lacrima


Il cavaliere,
Qual di nere
Armi vestito ;
Soletto e tacito
Lunghesso il lito
Si dilegu.
I venti muggono,
Biancheggia 1' onda ;
Ei dalla sponda
D' una barchetta
Guarda la florida
Terra diletta
Che abbandon.
In fra le nordiche
Nebbie viaggia;
Gi sulla spiaggia
E d' Albione ;
Ed ecco affrontasi
Con quel barone
Che lo trad
Le lance abbassano,
Piglian del campo ;
Ratti qual lampo
I due giannetti
Con tanta furia
S' urtar coi petti,
Ch' un ne mor.
A un punto snudano
Entrambi il brando,
E fulminando

235

236

ITALIAJT READER.

Di colpi crudi
Con vece assidua
Elmetti e scudi
Fan risonar.
Ma il grave anelito
Frenando in petto,
Ecco Falchetto
Al traditore,
Con fero giubilo,
In mezzo al core
Pianta 1' acciar.
Pallida, pallida
Divien la faccia
Che la minaccia
Spira pur anco.
La destra il misero
Si preme al fianco,
Vacilla e muor.
Allor nel fodero
L' acciar ripone ;
Guarda il barone
Che giace ucciso,
Ne rasserenasi
Pertanto il viso
Del vincitor.
Al1' estremo confin della Spagna,
Sulla vetta scoscesa d' un monte,
Che dal piede nel1' onde si bagna
Alla verde Provenza di fronte,
Sorge un chiostro che Bruno fond.
Pochi eletti lassuso raccolti

POESIE SCELTE.

Vivon d' erbe e di strane radici,


Coi cappucci calati sui volti,
Cinto ognun di penosi cilici,
Che depor finch' ei vive non pu.
Sonar gli archi d' un portico acuti
Fa una squilla a rintocchi percossa :
L' un con 1' altro guardandosi muti
Stanno i monaci intorno a una fossa
Atteggiati di cupo dolor.
Chi quel vecchio che in terra si giace
Colle braccia incrociate sul petto ?
Il tremante chiaror d' una face
Gli erra incerto sul volto. E Folchetto,
Il baron di Narbona che muor.
Bianca bianca la barba fluente
Della tunica il cinto gli passa ;
E al1' alterno respir, mollemente
Ondeggiando, or si leva, or s' abbassa,
Come fanno le spume del mar.
Ma fra i casti pensieri di morte
Nella mente del vecchio serena,
Di quel1' ora solenne pi forte
Un' immagin ribelle balena,
Cui non valser tant' anni a domar.
Qual la vide nel1' ultimo giorno
Col crin nero per gli omeri sciolto,
Vagolarsi ancor vede d' intorno
Tutta in lagrime, pallida il volto,
E pur bella, la sposa infedel.
Santo vecchio ! e ti spunta morendo
Una stilla secreta di pianto ?
Che t' affanna ? Ah t' intendo, t' intendo :

237

238

ITALIAN READER.

Riveder lei che amasti gi tanto


Non potrai fra gli eletti nel Ciel.

SERVENTESE.
IN MORTE DI MARCO VISCONTI.

(Marco Visconti Capitolo XXXII.)

Sangue ! sangue ! rosseggian fumanti


D' un turrito palagio le soglie ;
D' ogni parte, smarrita i sembianti,
Una plebe a furor vi s' accoglie ;
Si rimescolan ; brulica il suol.
Sventurati ! chi siete ? . . . Ben parmi . . .
O m' inganno? . . . Non pi: vi ravviso
Al biscion che vi splende sul1' armi,
AH' onesta baldanza del viso :
Milanesi, e perch, si gran duol ?
Ecco s' apre la calca atterrita :
Un soldato sugli occhi si pone
La man destra, e con 1' altra m' addita
Nella polve riverso boccone .
Un trafitto, che palpita ancor.
Egli Marco ! quel turbin di guerra,
Quella luce d' eccelso consiglio,
Che de' Guelfi per 1' itala terra
Rintuzz tante volte 1' artiglio :
De' Lombardi la gloria e 1' amor.

POESIE SCELTE.

Ali ! piangete quel fervido raggio


Che si spense sul volto del forte,
Su quel volto che spira il coraggio
Pur di sotto alla nube di morte !
S, piangete il reciso suo d !.. .
Ma qual suon di terribili note
Dalla folla s' eleva e si spande ?
Oh delitto ! i fratelli, il nipote
L' empia mano levar su quel Grande ?
Dunque il sangue il suo sangue trad ?
Mi ti accosta ; distinto favella,
Tu che amico gli fosti : E fu vero
Ch' ei piegasse al1' amor di donzella
Il superbo, domato pensiero,
Come il grido d' intorno son ?
Non risponde : Di mezzo alla calca
Seco in groppa piangendo m' ha tolto,
Per ritorti sentier si cavalca,
Galoppiam d' una selva pel folto :
A un castello il corsier s' arrest.
Si spalancan le porte, si scote
D' alto il ponte, tentenna, e gi viene ;
Stridon cardini, cigolan rote,
Sonan sbarre, chiavacci e catene,
Ma ne un' anima nata compar.
Per le corti, pei portici in giro,
Per le logge nel1' alto correnti,
Pur un ombra non vedi ; un respiro,
Un romor di pedata non senti,
Anco 1' aria qui morta ti par.

240

ITALIAN READER.

Ma un lume languido
In sulla sera
Fra gli archi pingesi
D' una vetriera
In fondo ai portici,
Lontan, lontan.
Vien da una fiaccola,
La qual rischiara
D' illustre vergine
L' ignota bara,
Pei sotterranei
Accesa invan !
China, sul rigido
Guancial riposa
La faccia pallida
E rugiadosa,
In atto placido,
Quasi d' amor.
Pel collo eburneo,
Pel sen di neve,
Fino al pi stendesi
La chioma lieve,
Rendendo immagine
D' un velo d' r.
A un riso etereo
Schiusa la bocca.
Nascosta mammola
Ancor non tocca
Il grembo rorido
Apre cos.

POESIE SCELTE.

L' occhio virgineo


Mezzo velato,
Come d' un angelo
Addormentato,
Par che desideri
Ancora il d.
Eletto spirito !
Se pur dal cielo
Amando visiti
Il tuo bel velo,

Ma qual sorge in lontananza


Mesto suon di sacre note,
Tremolante per le immote
Aure, lungo il vasto pian ?
Sempre, sempre pi s' avanza :
Cupo il ponte sonar senti
Sotto i pi d' ignote genti :
Passan, passan ; vanno e van.
Si rischiaran 1' ombre intanto :
Ecco i frati in cappe nere,
Che in due lunghe uguale schiere
Lenti incedono del par :
21

2dl

242

ITALIAN READR.

Sei baroni in ricco ammanto


Seguon sotto al sacro incarco
Del cadavere di Marco
Tutto chiuso nel1' acciar.
Nella stessa oscura cella
Entro un sol letto di morte
La pi bella ed il pi forte
Poser taciti a giacer.
Lampeggiar parve d' un riso
Al levar della celata
Presso il viso del1' amata
Il sembiante del guerrier.

ROMA. ( Girolamo Preti.)


SONETTO.

Qu fu quella d' impero antica sede,


Temuta in pace, e trionfante in guerra :
Fu ; perch altro che il loco non si vede :
Quella che Roma fu, giace sotterra.
Queste, cui 1' erba copre, e calca il piede ;
Fur mole al ciel vicine, ed or son terra ;
Roma che il mondo vinse, al tempo or cede
Che i piani innalza, e che le altezze atterra.
Roma in Roma non : Vulcano e Marte
La grandezza di Roma a Roma han tolta,
Struggendo 1' opre di natura ed arte.
A'olto sossopra ha il mondo, e in polve volta ;
E fra queste rovine a terra sparte,
In se stessa cadeo morta e sepolta.

POESIE SCELTE.

SULLA MORTE DI GIUDA. ( Vincenzo Monti.)


BOSETTI.

I.
Gitt 1' infame prezzo, e disperato
L' albero ascese il venditor di Cristo ;
Strinse il laccio, e col corpo abbandonato
Dal1' irto ramo pensolar fu visto.
Cigolava lo spirito serrato
Dentro la strozza in suon rabbioso e tristo,
E Ges bestemmiava, e il suo peccato
Ch' empiea 1' Averno di cotanto acquisto.
Sbocc dal varco al fin con un ruggito,
Allor Giustizia 1' afferr, e sul monte
Nel sangue di Ges tingendo il dito,
Scrisse con quello al maledetto in fronte
Sentenza d' immortal pianto infinito,
E lo piomb sdegnosa in Acheronte.
IL
Piomb quel1' alma al1' infernal riviera,
E si f' gran tremuoto in quel momento,
Balzava il monte, ed ondeggiava al vento,
La salma in alto strangolata e nera.
Gli angeli del Calvario in su la sera
Partendo a volo taciturno e lento,
La videro da lunge, e per spavento
Si fr del1' ale agli occhi una visiera.
I demoni frattanto a 1' aer tetro
Calar 1' appeso, e 1' infocate spalle
Al1' esecrato incarco eran feretro.
Cos ululando e bestemmiando, il calle

243

244

ITALIAN READER.

Preser di Stige, e al vagabondo spetro


Reser il corpo nella morta valle.
III.
Poich ripresa avea 1' alma digiuna
L' antica gravit di polpe e d' ossa,
La gran sentenza su la fronte bruna
In riga apparve trasparente e rossa.
A quella vista di terror percossa
Va la gente perduta; altri s' aduna
Dietro le piante che Oocito ingrossa,
Altri si tuffa nella rea laguna.
Vergognoso egli pur del suo delitto
Fuggfa quel crudo, e stretta la mascella,
Forte graffiava con la man lo scritto.
Ma pi terso il rendea 1' anima fella
Dio fra le tempie glie1' avea confitto,
Ne sillaba di Dio mai si cancella.

IV.
Uno strepito intanto si sentia,
Che Dite introna in suon profondo e rotto ;
Era Ges, che in suo poter condotto
D' Averno i regni a debellar venia.
Il bieco peccator per quella via
Lo scontr, lo guat senza far motto :
Pianse al fine, e da' cavi occhi dirotto
Come lava di foco il pianto uscia.
Folgoreggi sul nero corpo osceno
L' eterea luce, e d' infernal rugiada
Fumarono le membra in quel baleno.
Tra il fuma allor la rubiconda spada
Interpose Giustizia: E il Nazareno
Volse lo sguardo ; e seguit la strada.

ARTASERSE,
DRAMMA

PIETRO METASTASIO J
(245)

21*

INTERLOCUTORI.

ARTASERSE, Principe, e poi Re di Persia, amico d' Arbace, ed amante


di Semira.
MANDANE, sorella d' Artaserse, ed amante d' Arbace.
ART ABANO, Prefetto delle Guardie reali, padre d' Arbace, e di Semira.
ARBACE, amico d' Artaserse, ed amante di Mandane.
SEMIRA, sorella d' Arbace, ed amante d' Artaserse.
MEGABISE, Generale dell' armi, e confidente d' Artabano.

V Azione si rappresenta netta cili di Susa, Reggia de1 Monarchi


Persiani.
(240)

ARTASERSE.

ATTO PRIMO. SCENA I.


( Giardino interno nel palazzo del Re di Persia, corrispon
dente a vari appartamenti Vista della Reggia Notte
con Luna.)
Arbace, Mandane.
Arbace.
Addio.
Mandane.
Sentimi, Arbace.
Arbace.
Ah che 1' aurora,
Adorata Mandane, gi vicina :
E se mai npto a Serse
Fosse ch' io venni in questa reggia ad onta
Del barbaro suo cenno, in mia difesa
A me non basterebbe
Un trasporto d' amor, che mi consiglia ;
Non basterebbe a te d' essergli figlia.
Mandane.
Saggio il timor. Questo real soggiorno
Periglioso per te. Ma puoi di Susa
Fra le mura restar. Serse ti vuole
Esule dalla reggia,
(247)

248

ITALIAN READER.

Ma non dalla citt. Non perduta


Ogni speranza ancor. Sai che Artabano,
Il tuo gran genitore,
Regola a voglia sua di Serse il core :
Che a lui di penetrar sempre permesso
Ogn' interno recesso
Del1' albergo real: che '1 mio germano
Artaserse si vanta
Del1' amicizia tua. Cresceste insieme
Di fama, e di virt. Voi sempre uniti
Vide la Persia alle pi dubbie imprese ;
E 1' un dal1' altro ad emularsi apprese.
Ti ammirano le schiere,
Il popolo t' adora ; e nel tuo braccio
Il pi saldo riparo aspetta il regno:
Avrai fra tanti amici alcun sostegno.
Arbace.
Ci lusinghiamo, o cara. Il tuo germano
Vorr giovarmi invano: ove si tratta
La difesa d' Arbace, egli sospetto
Non men del padre mio : qualunque scusa
Rende dubbiosa alla credenza altrui
Nel padre il sangue, e 1' amicizia in lui.
L' altra turba incostante
Manca de' falsi amici, allor che manca
Il favor del Monarca. Oh quanti sguardi,
Che mirai rispettosi, or soffro alteri !
Onde che vuoi eh' io speri ? Il mio soggiorno
Serve a te d periglio, a me di pena:
A te, perch di Serse
I sospetti fomenta ; a me, ch deggio
Vicino a' tuoi bei rai
Trovarmi sempre, e non vederti mai.
Giacch il nascer vassallo

ARTASERSE, ATTO I. SCENA I.

249

Colpevole mi fa, voglio, ben mio,


Voglio morire, o meritarti. Addio.
(In atto dipartire).
Mandane.
Crudel ! Come hai costanza
Di lasciarmi cosi ? .
Arbace.
Non sono, o cara,
Il crudel non son io. Serse il tiranno ;
L' ingiusto il padre tuo.
, Mandane.
Di qualche scusa
Egli degno per, quando ti niega
Le richieste mie nozze. Il grado ... il mondo . . .
La distanza fra noi . . . Chi sa che a forza
Non simuli fierezza, e che in segreto
Pietoso il genitore
Forse non disapprovi il suo rigore.
Arbace.
Potea senza oltraggiarmi
Negarti a me ; ma non dovea da lui
Discacciarmi cos, come s' io fossi
Un rifiuto del volgo, e dirmi vile,
Temerario chiamarmi. Ah Principessa,
Questo disprezzo io sento
Nel pi vivo del cor ! Se gli avi miei
Non distinse un diadema, in fronte almeno
Lo sostennero a' suoi. Se in queste vene
Non scorre un regio sangue, ebbi valore
Di serbarlo al suo figlio. I suoi produca,
Non i merti degli avi. Il nascer grande
E' caso, e non virt ; che se ragione
Regolasse i natali, e desse i regni

250

ITALIAN READER.

Solo a colui, ch' di regnar capace,


Forse Arbace era Serse, e Serse Arbace.
Mandane.
Con pi rispetto, in faccia a chi t' adora,
Parla del genitor.
Arbace.
Ma quando soffro
Un' ingiuria s grande, e che m' tolta
La libert d' un innocente affetto,
Se non fo che lagnarmi, ho gran rispetto.
Mandane.
Perdonami: io comincio
A dubitar del1' amor tuo. Tant' ira
Mi desta meraviglia.
Non spero che il tuo core,
Odiando il genitore, ami la figlia.
Arbace.
Ma quest' odio, o Mandane,
E' argomento d' amor : troppo mi sdegno,
Perch troppo t' adoro, e perch penso
Che, costretto a lasciarti,
Forse mai pi ti rivedr ; che questa
Fors' 1' ultima volta. . . . Oh Dio, tu piangi !
Ah non pianger, ben mio ; senza quel pianto
Son debole abbastanza : in questo caso
Io ti voglio crudel ; soffri ch' io parta :
La crudelt del genitore imita.
(In aito di partire.)

Mandane.
Ferma, aspetta : ah ! mia vita,
Io non ho cor, che basti
A vedermi lasciar : partir vog1' io :
Addio, mio ben.

AKTASERSE, ATTO I. SCENA II.

251

Arbace.
Mia Principessa, addio.
Mandane.
Conservati fedele ;
Pensa ch' io resto, e peno ;
E qualche volta almeno
Ricordati di me.
Ch' io per virt d' amore,
Parlando col mio core,
Ragioner con te.
(Parte).

SCENA IL
Arbace, {poi) Artabano (con ispada nuda insanguinata).
Arbace, solo.
Oh comando ! Oh partenza !
Oh momento crudel, che mi divide
Da colei per cui vivo, e non m' uccide !
Artabano, entrando.
Figlio, Arbace.
Arbace.
Signor.
Artabano.
Dammi il tuo ferro.
Arbace.
Eccolo.
Artabano.
Prendi il mio ; fuggi, nascondi
Quel sangue ad ogni sguardo.

252

ITAI.IAN READER.
Arba.ce, guardando la spada.

Oh Dei !

Qual seno

Questo sangue verso ?


Artabano.
Parti ; saprai
Tutto da me.
Arbace.
Ma quel pallore, o padre,
Quei sospettosi sguardi
M' empiono di terror. Gelo in udirti
Cos con pena articolar gli accenti :
Parla ; dimmi, che fu ?
Artabano.
Sei vendicato :
Serse mor per questa man.
Arbace.
Che dici !
Che sento !

Che facesti !

t ; , ,. '.". '"" Artabano.


Amato figlio,
L' ingiuria tua mi punse ;
Son reo per te.
Arbace.
Per me sei reo ? Mancava
Questa alle mie sventure. Ed or che speri ?
Artabano.
Una gran tela ordisco :
Forse tu regnerai. . Parti ; al disegno
Necessario ch' io resti.
Arbace.
Io mi confondo in questi
Orribili momenti.

ARTASEBSE, ATTO I. SCENA III.

253

Artabano.
E tardi ancora?
Arbace.
Oh Dio!
Artabano.
Parti ; non pi ; lasciami in pace.
Arbace.
Che giorno questo, o disperato Arbace !
(Mentre Arbace canta P aria seguente, Artabano, che
rum V ode, va sospettoso spiando intorno, ed ascoltando
per poter regolarsi a seconda di quello, che veda, o
senta).

Fra cento affanni e cento,


Palpito, tremo, e sento
Che freddo dalle vene
Fugge il mio sangue al cor.
Prevedo del mio bene
Il barbaro marti ro,
E la virt sospiro,
Che perde il genitor.
(Parte).

scena m
Artabano, (poi) Artaserse (e) Megabise (con Guardie).

Artabano, solo.
Coraggio, o miei pensieri. Il primo passo
V obbliga agli altri. Il trattener la mano
Su la met del colpo
E' un farsi reo senza sperarne il frutto.
Tutto si versi, tutto
Fino al1' ultima stilla, il regio sangue.
Ne vi sgomenti un vano
22

254

ITALIAN READER.

Stimolo di virt. Di lode indegno


Non , come altri crede, un grande eccesso :
Contrastar con s stesso,
Resistere a' rimorsi, in mezzo a tanti
Oggetti di timor serbarsi invitto,
Son virt necessarie a un gran delitto.
(vedendo venire Arlaserse)

Ecco il Principe : al1'- arte.


Quali insolite voci !
(ad Artaserse)

Qual tumulto ! . .. . Ah, Signor, tu in questo luogo


Prima del d ? Chi ti dest nel seno
Quel1' ira, che lampeggia in mezzo al pianto ?
Artaserse.
Caro Artabano, oh quanto
Necessario mi sei ! Consiglio, aiuto,
Vendetta, fedelt.
Artabano.
Principe, io tremo
Al confuso comando :
Spiegati meglio.
Artaserse.
Oh Dio!
Svenato il padre mio
Giace col su le tradite piume.
Artabano.
Come!
Artaserse.
Nol so. Di questa
Notte funesta infra i silenzi, e 1' ombre
Assicur la colpa un' alma ingrata.
Artabano.
Oh insana, oh scellerata
Sete di regno ! E qual piet, qual santo

ARTASERSE, ATTO I. SCENA III.

Vincolo di natura mai bastante


A frenar le tue furie ?
Artaserse.
Amico, intendo.
E' 1' infedel germano,
E' Dario il reo.
Artabano.
Chi mai potea la reggia
Notturno penetrar ? Chi avvicinarsi
Al talamo real ? Gli antichi sdegni,
Il suo torbido genio, avido tanto
Dello scettro paterno . . . Ah, ch' io prevedo
In periglio i tuoi giorni :
Guardati per piet. Serve di grado
.
Un eccesso tal volta a un altro eccesso.
Vendica il padre tuo, salva te stesso.
Artaserse.
Ah ! se v' alcun che senta
Piet di un re trafitto,
Orror del gran delitto,
Amicizia per me, vada, punisca
Il parricida, il traditor.
Artabano, alle Guardie.
Custodi,
Vi parla in Artaserse
Un Prence, un figlio, e, se volete, in lui
Vi parla il vostro Re. Compite il cenno :
Punite il reo. Son vostro duce ; io stesso
Regger 1' ire vostre, i vostri sdegni.
(da se)

(Favorisce fortuna i miei disegni.)


Artaserse.
Ferma, ove corri ? Ascolta :
Chi sa che la vendetta

255

256

ITALIAN READER.

Non turbi il genitor pi che 1' offesa ?


Dario figlio di Serse.
Artabano.
Empio sarebbe
Un pietoso consiglio :
Chi uccise il genitor non pi figlio.
Su le sponde del torbido Lete,
Mentre aspetta
Riposo, e vendetta,
Freme 1' ombra d' un padre, e d' un re.
Fiera in volto
La miro, 1' ascollo,
Che t' addita
L' aperta ferita
In quel seno, che vita ti die.
(Porte.)

SCENA IV.
Artaserse, Megabise.
Artaserse.
Qual vittima si svena ! Ah Megabise . . .
Megabise.
Sgombra le tue dubbiezze. Un colpo solo
Punisce un empio, e t' assicura il regno.
Artaserse.
Ma potrebbe il mio sdegno
Al mondo comparir desio d' impero.
Questo, questo pensiero
Saria bastante a funestar la pace
Di tutt' i giorni miei. No, no ; si vada
Il cenno a rivocar. . . .
(In atto dipartire.)

ARTASERSE, ATTO I. SCENA V.

Megabise.
Signor, che fai ?
E' tempo, tempo ormai
Di rammentar le tue private offese.
Il barbaro germano
Ad essere inumano
Pi volte t' insegn.
Artaserse.
Ma non degg' io
Imitarlo ne' falli. Il suo delitto
Non giustifica il mio. Qual colpa al mondo
Un esempio non ha? Nessuno reo,
Se basta a' falli sui
Per difesa portar 1' esempio altrui.
Megabise.
Ma ragion di natura
E' il difender se stesso.
Se non 1' uccidi.

Egli t' uccide,

Artaserse.
Il mio periglio appunto
Impegner tutto il favor di Giove
Del reo germano ad involarmi al1' ira.
(In allo dipartire.)

SCENA V.
Semira, Artaserse, Megabise.
Semira.
Dove, Principe, dove ?
Artaserse.
Addio, Semira.
22*

257

258

ITALIAN READER.

Semira.
Tu mi fuggi, Artaserse ?
Sentimi, non partir.
Artaserse.
Lascia ch' io vada :
Non arrestarmi.
Semira.
In questa guisa accogli
Chi sospira per te?
Artaserse.
Se pi t' ascolto,
Troppo, o Semira, il mio dovere offendo.
Semira.
Va pure, ingrato ; il tuo disprezzo intendo.
Artaserse.
Per piet, bel1' idol mio,
Non mi dir ch' io sono ingrato :
Infelice, e sventurato
Abbastanza il ciel mi fa.
Se fedele a te son io,
Se mi struggo a' tuoi bei lumi,
Sallo Amor, lo sanno i Numi,
Il mio core, il tuo lo sa.
(Parte.)

SCENA VI.
Semira, Megabise.
Semira, da parte.
Gran cose io temo. Il mio germano Arbace
Parte pria del1' aurora. Il padre armato

ARTASERSE, ATTO I. SCENA VI.

259

Incontro, e non mi parla. Accusa il cielo


Agitato Artaserse, e m' abbandona.
(a Megabise)

Megabise, che fu ? Se tu lo sai,


Determina il mio core
Fra tanti suoi timori a un sol timore.
Megabise.
E tu sola non sai che Serse ucciso
Fu poc' anzi nel sonno ?
Che Dario 1' uccisore ? E che la reggia
Fra le gare fraterne arde divisa ?
Semira.
Che ascolto ! Or tutto intendo.
Miseri noi ! Misera Persia !
Megabise.
Eh lascia
D' affliggerti, o Semira. Hai forse parte
Fra 1' ire ambiziose, e fra i delitti
Della stirpe real ? Forse paventi
Che un re manchi alla Persia ? Avremo, avremo
Pur troppo a chi servir. Si versi il sangue
De' rivali germani, inondi il trono ;
Qualunque vinca, indifferente io sono.
Semira.
Ne' disastri d' un regno
Ciascuno ha parte, e nel fedel vassallo
L' indifferenza rea. Sento che immondo
E' del sangue paterno un empio figlio ;
Che Artaserse in periglio ; e vuoi ch' io miri
Questa vera tragedia,
Spettatrice indolente, e senza pena,
Come i casi d' Oreste in finta scena ?
Megabise.
So che parla in Semira

260

ITALIAN READER.

D' Artaserse 1' amor ; ma senti : o questo


Del germano trionfa, e asceso in trono
Di te non avr cura ; o resta oppresso,
E 1' oppressor vorr vederlo estinto :
Onde lo perdi, o vincitore, o vinto.
Vuoi d' un labbro fedele
Il consiglio ascoltar ? Scegli un amante
Uguale al grado tuo. Sai che 1' amore
D' uguaglianza si nutre. E se mai porre
Volessi in opra il mio consiglio, allora
Ricordati, ben mio, di chi t' adora.
Semira.
Veramente il consiglio
Degno di te : ma voglio
Renderne un altro in ricompensa, e parmi
Pi opportuno del tuo : lascia d' amarmi.
Megabise.
E" impossibile, o cara,
Vederti, e non amarti.
Semira.
E chi ti sforza
Il mio volto a mirar? Fuggimi, e un' altra
Di me pi grata al1' amor tuo ritrova.
MegaMse.
Ah ! che '1 fuggir non giova. Io porto in seno
L' immagine di te : quest' alma avvezza
D' appresso a vagheggiarti, ancor da lungi
Ti vagheggia, ben mio. Quando il costume
Si converte in natura,
L' alma quel, che non ha, sogna, e figura.
Sogna il guerrier le schiere,
Le selve il cacciatoi- ;
E sogna il pescator
Le reti, e 1' amo.

ARTASERSE, ATTO I. SCENA VII.

Sopito in dolce obblio,


Sogno pur io cos
Colei, che tutto il d
Sospiro, e chiamo.
(Parte).

SCENA vn.
Semira, sola.
Voi della Persia, voi
Deit protettrici, a questo impero
Conservate Artaserse. Ah, ch' io lo perdo,
Se trionfa di Dario ! Ei questa mano
Bram vassallo, e sdegner sovrano.
Ma che ? S degna vita
Forse non vale il mio dolor ? Si perda,
Purch regni il mio bene, e purch viva.
Per non esserne priva,
Se lo bramassi estinto, empia sarei :
No, del mio voto io non mi pento, o Dei.
Bramar di perdere
Per troppo affetto
Parte del1' anima
Nel caro oggetto
E' il duol pi barbaro
D' ogni dolor.
Pur fra le pene
Sar felice,
Se il caro bene
Sospira,
E dice :
" Troppo a Semira
Fu ingrato amor."
(Parte).

261

262

ITALI AN READER.

SCENA VILI.
(reggia.)

Mandane, (poi) Artaserse.


Mandane, sola.
Dove fuggo ? Ove corro ? E chi da questa
Empia reggia funesta
M' invola per piet? Chi mi consiglia?
Germana, amante, e figlia,
Misera ! in un istante
Perdo i germani, il genitor, 1' amante.
Artaserse, entrando.
Ah, Mandane. . . .
Mandane.
Artaserse,
Dario respira ? O nel fraterno sangue
Cominciasti tu ancora a farti reo ?
Artaserse.
Io bramo, o Principessa,
Di serbarmi innocente. Il zelo, oh Dio !
Mi svelse dalle labbra
Un comando crudel ; ma dato appena
M' inorrid. Per impedirlo io scorro
Sollecito la reggia, e cerco invano
D' Artabano, e di Dario.
Mandane, vedendo venire Artabano.
Ecco Artabano.

ARTASERSE, ATTO I. SCENA IX.

SCENA IX.
Artabano, Artaserse, Mandane.
Artabano.
Signore.
Artaserse.
Amico.
Artabano.
Io di te cerco.
Artaserse.
Edio
Vengo in traccia di te.
Artabano.
Forse paventi ?
Artaserse.
Si, temo. . . .
Artabano.
Eh, non temer : tutto compito.
Artaserse il mio Re, Dario punito.
Artaserse.
Numi !
Mandane.
O sventura!
Artabano.
Il parricida offerse
Incauto il petto alle ferite.
Artaserse.
Oh Dio !
Artabano.
Tu sospiri? Ubbidito
Fu il cenno tuo.

263

264

ITALIAN READER.

Artaserse.
Ma tu dovevi il cenno
Pi saggiamente interpetrar.
Mandane.
L' orrore,
Il pentimento suo
Dovevi preveder.
Artaserse.
Dovevi al fine
Compatire in un figlio,
Che perde il genitore,
De' primi moti un violento ardore.
Artabano.
Inutile accortezza
Sarebbe stata in me. Furo i custodi
S pronti ad ubbidir, che Dario estinto
Vidi pria, che assalito.
Artaserse.
Ah ! questi indegni
Non avranno macchiato
Del regio sangue impunemente il brando.
Artabano.
Signor, ma il tuo comando
Li rese audaci, e sei 1' autor primiero
Tu sol di questo colpo.
Artaserse.
E' vero, vero :
Conosco il fallo mio ;
Lo confesso, Artabano, il reo son io.
Artabano.
Sei reo ! Di che ? D' una giustizia illustre,
Che un eccesso pun ? D' una vendetta
Dovuta a Serse ? Eh, ti consola, e pensa

ARTASEKSE, ATTO I. SCENA X.

Che nel fraterno scempio


Punisti alfine un parricida, un empio.

SCENA X.
Semira, Artaserse, Mandane, Artabano.
Semira.
Artaserse, respira.
Artaserse.
Qual mai ragion, Semira,
In s lieto sembiante a noi ti guida ?
Semira.
Dario non di Serse il parricida.
Mandane.
Che sento !
Artaserse.
E donde il sai ?
Semira.
Certo 1' arresto
Del1' indegno uccisor. Presso alle mura
Del giardino real fra le tue squadre
Rimase prigionier. Reo lo scoperse
La fuga, il loco, il ragionar confuso,
Il pallido sembiante,
E '1 suo ferro di sangue ancor fumante.
Artabano.
Ma il nome ?
Semira.
Ognun lo tace,
Abbassa ognuno a mie richieste il ciglio.
Mandane, da so.
(Ah forse Arbace !)
23

265

266

ITALIAN READER.

Artabano, da s.
(E' prigioniero il figlio !)
Artaserse.
Dunque un empio son io ? Dunque Artaserse
Salir dovr sul trono
D' un innocente sangue ancora immondo,
Orribile alla Persia, in odio al mondo !
Semira.
Forse Dario mor ?
Artaserse.
Mor, Semira.
Lo scellerato cenno
Usc da' labbri miei. Fin ch' io respiri,
Pi pace non avr. Del mio rimorso
La voce ognor mi soner nel core.
Vedr del genitore,
Del germano vedr 1' ombre sdegnate
I miei torbidi giorni, i sonni miei
Funestar minacciando ; e 1' inquiete
Furie vendicatrici in ogni loco
Agitarmi su gli occhi,
In pena, o Dio ! della fraterna offesa,
La nera face in Flegetonte accesa.
Mandane.
Troppo eccede, Artaserse, il tuo dolore :
L' involontario errore
0 non colpa, o lieve.
Semira.
Abbia il tuo sdegno
Un oggetto pi giusto: in faccia al mondo
Giustifica te stesso
Colla strage del reo.
Artaserse.
Dov' 1' indegno ?
Conducetelo a me.

ARTASERSE, ATTO I. SCENA XI.

267

Artabano.
Del prigioniero
Vado 1' arrivo ad affrettar.
(In aito di partire.)

Artaserse.
T' arresta :
Artabano, Semira,
Mandane, per piet nessun mi lasci :
Assistetemi adesso ; adesso intorno
Tutti vorrei gli amici. Il caro Arbace,
Artabano, dov' ? Quest' 1' amore,
Che mi giur fin dalla cuna ? Ei solo
M' abbandona cos ?
Mandane.
Non sai ch' escluso
Fu dalla reggia in pena
Del richiesto imeneo ?
Artaserse.
Venga Arbace, io 1' assolvo.

SCENA XI.
Megabise, Artaserse, Artabano, Semira, Mandane,
(poi) Arbace (disarmalo fra le Guardie).
Megabise, uscendo.
Arbace il reo.
Artaserse.
Come!
Megabise, accennando Arbace, eh' esce confuso.
Osserva il delitto in quel sembiante.
Artaserse.
L' amico !

268

ITALIAN READER.

Artabano.
Il figlio !
Semira.
Il mio german !
Mandane.
L' amante !
Artaserse.
In questa guisa, Arbace,
Mi torni innanzi ? Ed hai potuto in mente
Tanta colpa nudrir ?
Arbace.
Sono innocente.
Mandane, da s.
(Volesse il ciel !)
Artaserse.
Ma se innocente sei,
Difenditi, dilegua
I sospetti, g1' indizi ; e la ragione
Della innocenza tua sia manifesta.
Arbace.
Io non son reo ; la mia difesa questa.
Artabano, da s.
(Seguitasse a tacer !)
Mandane.
Pure i tuoi sdegni
Contro Serse?
Arbace.
Eran giusti.
Artaserse.
La tua fuga ? .
Arbace.
Fu vera.
Mandane.
Il tuo silenzio? . .

ARTASERSE, ATTO I. SCENA XI.

Arbace.
E" necessario.
Artaserse.
Il tuo confuso aspetto ? . . .
Arbace.
Lo merita il mio stato.
Mandane.
E '1 ferro asperso
Di caldo sangue ? . . .
Arbace.
Era in mia mano, vero.
Artaserse.
E non sei delinquente ?
Mandane.
E 1' uccisor non sei ?
Arbace.
Sono innocente.
Artaserse.
Ma 1' apparenza, o Arbace,
T' accusa, ti condanna.
Arbace.
Lo veggo anch' io ; ma 1' apparenza inganna.
Artaserse.
Tu non parli, o Semira?
Semira.
Io son confusa.
Artaserse.
Parli Artabano.
Artabano.
OH Dio!
Mi perdo anch' io nel meditar la scusa.
Artaserse, da parte.
Misero ! Che far ? Punire io deggio
Nel1' amico pi caro il pi crudele
24*

269

270

JTALIAN READER.
(ad Arace.)

Orribile nemico, A che mostrarmi


Cos gran fedelt, barbaro Arbace ?
Quei soavi costumi,
Quel1' amor, quelle prove
D' incorrotta virtude erano inganni
Dunque d' un alma rea ? Potessi almeno
Quel momento obbliar, che in mezzo al1' armi
Me da' nemici oppresso
Cadente sollevasti, e col tuo sangue
Generoso serbasti i giorni miei ;
Che adesso non avrei,
Del padre mio nel vendicare il fato,
La pena, oh Dio ! di divenirti ingrato.
Arbace.
I primi affetti tui,
Signor, non perda un innocente oppresso :
Se mai degno ne fui, lo sono adesso.
Artabano.
Audace, e con qual fronte'
Puoi domandargli amor ? Perfido figlio,
II mio rossor, la pena mia tu sei.
Arbace.
Anche il padre congiura a' danni miei !
Artabano.
Che vorresti da me ? Ch' io fossi a parte
(ad Artaterse.)
De' falli tuoi nel compatirti ? Eh, provi,
Provi, o Signor, la tua giustizia. Io stesso
Sollecito la pena. In sua difesa
Non gli giovi Artabano aver per padre.
Scordati la mia fede, obblia quel sangue,
Di cui, per questo regno
Tante volte pugnando, i campi aspersi :
Col1' altro, ch' io versai, questo si versi.

ARTASERSE, ATTO I. SCENA XII.

271

Artaserse.
Oh fedelt!
Artabano.
Risolvi, e qualche affetto,
Se ti resta per lui, vada in obblio.
Artaserse.
Risolver, ma con qual core . . . Oh Dio !
Dch respirar lasciatemi
Qualche momento in pace !
Capace
Di risolvere
La mia ragion non .
Mi trovo in un istante
Giudice, amico, amante,
E delinquente, e re.
(Parte.)

SCENA XII.
Arbace, Megabise, Semira, Mandane, Artabano,
{Guardie).
Arbace, da s.
(E innocente dovrai
Tanti oltraggi soffrir, misero Arbace ?)
Megabise, da s.
(Che avvenne mai ?)
Semira, da s.
(Quante sventure io temo !)
Mandane, da s.
(Io non spero pi pace.)
Artabano, da s.
(Io fingo, e tremo.)

272

ITALIAN READER.
Arbace, ad Artabano.
Tu non mi guardi, o padre ? Ogni altro avrei
Sofferto aceusator senza lagnarmi ;
Ma che possa accusarmi,
Che chieder possa il mio morir colui,
Che il viver mi don, m' empie d' orrore
Il cor tremante, e me 1' agghiaccia in seno :
Senta piet del figlio il padre almeno.
Artabano.
Non ti son padre,
Non mi sei figlio ;
Piet non sento
D' un traditor.
Tu sei cagione
Del tuo periglio ;
Tu sei tormento
Del genitor.
(Parte.)

scena xm.
Arbace, Semira, Megabise, Mandane, (Guardie).
Arbace.
Ma per qual fallo mai
Tanto, o barbari Dei, vi sono in ira ?
(a Semira.)

M' ascolti, mi compianga almen Semira.


Semira.
Torna innocente, e poi
T' ascolter, se vuoi ;
Tutto per te far.
Ma finch reo ti veggio,
Compiangerti non deggio,
Difenderti non so.
(Parte.)

ARTASEUSE,ATTO I. SCENA XIV.

SCENA XIV.
Arbace, Megabise, Mandane, (Guardie.)
Arbace.
E non v' chi m' uccida ? Ah Megabise !
S' hai piet. . . .
Megabise.
Non parlarmi.
Arbace, a Mandane.
Ah Principessa!
Mandane.
Involati da me.
Arbace, a Megabise.
Ma senti, amico.
Megabise.
Non odo un traditore.
(Parte.)

Arbace.
Oda un momento
Mandane almeno.
Mandane, in atto di partire.
Un traditor non sento.
Arbace, trattenendola.
Mio ben, mia vita. . . .
Mandane.
Ah scellerato ! Ardisci
Di chiamarmi tuo bene ?
Quella man mi trattiene,
Che uccise il genitor ?
Arbace.
Io non 1' uccisi.

273

274

ITALIAN READER.

Dunque chi fu ?

Mandane.
Parla.

Arbace.
Non posso. Il labbro. . .
Mandane.
Il labbro menzognero.
Arbace.

Il core. . . .
Mandane.
Il core,
No che del suo delitto orror non sente.
Arbace.
Son io. . . .
Mandane.
Sei traditor.
Arbace.
Sono innocente.
Mandane.
Innocente t
Arbace.
Io lo giuro.
Mandane.
Alma infedele !
Arbace, da s.
(Quanto mi costa un genitor crudele !)
(a Mandane)

Cara, se tu sapessi. . . .
Mandane.
Eh, che mi sono
Gli odii tuoi contro Serse assai palesi.
Arbace.
Ma non intendi. . . .
Mandane.
Intesi
Le tue minacce.

ARTASERSE, ATTO I. SCENA XIV.

Arbace.
E pur t' inganni.
Mandane.
Allora,
Perfido, m' ingannai,
Che fedel mi sembrasti, e ch' io t' amai.
Arbace.
Dunque adesso. . . .
Mandane.
T abbono.
Arbace.
E sei. . . .
Mandane.
La tua nemica.
Arbace.
E vuoi. . . .
Mandane.
La morte tua.
Arbace.
Quel primo affetto. . . .
Mandane.
Tutto cangiato in sdegno.
Arbace.
E non mi credi ?
Mandane.
E non ti credo, indegno.
Dimmi che un empio sei,
Ch' hai di macigno il core,
Perfido traditore,
E allor ti creder.
(da se)

(Vorrei di lui scordarmi,


Odiarlo, oh Dio ! vorrei ;

275

276

ITALIAN READER.

Ma sento che sdegnarmi,


Quanto dovrei, non so.)
(ad Arbace)

Dimmi che un empio sei,


E allor ti creder.
(da se)

(Odiarlo, oh Dio ! vorrei,


Ma odiarlo, oh Dio ! non so.)
(Parte.)

SCENA XV.
Arbace, Guardie.
No che non ha la sorte
Pi sventure per me. Tutte in un giorno,
Tutte, oh Dio ! le provai. Perdo 1' amico,
M' insulta la germana,
M' accusa il genitor, piange il mio bene ;
E tacer mi conviene,
E non posso parlar ! Dove si trova
Un' anima, che sia
Tormentata cos come la mia?
Ma, giusti Dei, piet ! Se a questo passo
Lo sdegno vostro a danno mio s' avanza,
Pretendete da me troppa costanza.
Vo solcando un mar crudele
Senza vele,
E senza sarte ;
Freme 1' onda, il ciel s' imbruna,
Cresce il vento, e manca 1' arte ;
E il voler della fortuna
Son costretto a seguitar.
Infelice ! in questo stato
Son da tutti abbandonato :
Meco sola 1' innocenza,
Che mi porta a naufragar.
(Parte con le Guardie.)

ARTASERSE, ATTO II. SCENA I.

ATTO SECONDO. SCENA I.


{Appartamenti Reali.)
Artaserse, Artabano.
Artaserse, alle Guardie, nell' uscire verso la scena.
Dal carcere, o custodi,
(ad Artabano)

Qu si conduca Arbace. Ecco adempite


Le tue richieste. Ah, voglia il Ciel che giovi
Questo incontro a salvarlo !
Artabano.
Io non vorrei
Che credessi, o Signor, la mia domanda
Piet di padre, o mal fondata speme
Di trovarlo innocente. E' troppo chiara
La colpa sua ; deve morir. Non altro
Mi muove a rivederlo
Che la tua sicurezza. Ancor del fallo
E' ignota la cagione,
Sono i complici ignoti : ogni segrete
Tenter di scoprir.
Artaserse.
La tua fortezza
Quanto invidio, Artabano ! Io mi sgomento
D' un amico al periglio ;
Tu non ti perdi, e si condanna il figlio.
Artabano.
La fermezza del volto
Quanto costa al mio core ! Intesi anch' io
Le voci di natura. Anch' io provai
Le comuni di padre
24

277

278

ITAXIAN READER.

Deboli tenerezze :
Ma fra le mie dubbiezze
Il dover trionf. Non mio figlio
Chi mi porta il rossor di s gran fallo :
Prima ch' io fossi padre, era vassallo.
Artaserse.
La tua virtude istessa
Mi parla per Arbace. Io pi ti deggio,
Quanto meno il difendi. Ah ! renderei
Troppo ingrata mercede a' merti tui,
Se senza affanno io ti punissi in lui.
Dch cerchiamo, Artabano,
Una via di salvarlo, una ragione
Ch' io possa dubitar del suo delitto.
Unisci, io te ne priego,
Le tue cure alle mie.
Artabano.
Che far poss' io,
S' ogni evento 1' accusa, e intanto Arbace
Si vede reo, non si difende, e tace ?
Artaserse.
Ma innocente si chiama. I labbri suoi
Non son usi a mentir. Come in un punto
Cangi natura ! Ah, 1' infelice ha forse
Qualche ragion del suo silenzio ! A lui
Parli Artabano ; ei sveler col padre
Quanto al giudice tace. Io m' allontano :
In libert seco ragiona ; osserva,
Esamina il suo cor. Trova, se puoi,
Un' ombra di difesa. Accorda insieme
La salvezza del figlio,
La pace del tuo re, 1' onor del trono.
Ingannami, se puoi, ch' io ti perdono.
Rendimi il caro amico,

ARTASERSE, ATTO II. SCENA II.

Parte del1' alma mia ;


Fa che innocente sia,
Come 1' amai fin or.
Compagni dalla cuna
Tu ci vedesti, e sai
Che in ogni mia fortuna
Seco fin or provai
Ogni piacer diviso,
Diviso ogni dolor.
(Parte.)

SCENA II.
Artabano, (poi) Arbace (con alcune Guardie).
Artabano.
(da se)
(ad Arbace)
(Son quasi in porto.) Arbace,
(alle Guardie)

Avvicinati. E voi
Nelle prossime stanze
Pronti attendete ogni mio cenno.
(le Guardie partono.)

Arbace, da s.
(Il padre
Solo con me !)
Artabano, ad Arbace.
Pur mi riesce, o figlio,
Di salvar la tua vita. Io chiesi ad arte
Al1' incauto Artaserse
La libert di favellarti. Andiamo :
Per una via, che ignota
Sempre gli fu, scorgendo i passi tui,
Deluder posso i suoi custodi, e lui.
Arbace.
Mi proponi una fuga,
Che saria prova al mio delitto ?

279

280

ITALIAN READER.

Artabano.
Eh, vieni
Folle che sei. La libert ti rendo :
T" involo al regio sdegno ;
Agli applausi ti guido, e forse al regno.
Che dici?

Arbace.
Al regno !

Artabano.
E da gran tempo, il sai,
A tutti in odio il regio sangue. Andiamo :
Alle commosse squadre
Basta mostrarti. Ho gi la fede in pegno
De' primi Duci.
Arbace.
Io divenir ribelle ?
Solo in pensarlo inorridisco. Ah padre,
Lasciami 1' innocenza !
Artabano.
E' gi perduta
Nella credenza altrui. Sei prigioniero,
E comparisci reo.
Arbace.
Ma non vero.
Artabano.
Questo non giova. E' 1' innocenza, Arbace,
Un pregio, che consiste
Nel credulo consenso
Di chi 1' ammira ; e se le togli questo,
In nulla si risolve. Il giusto solo,
Chi sa fingerlo meglio, e chi nasconde
Con pi destro artifizio i sensi sui
Nel teatro del mondo agli occhi altrui.
Arbace.
T" inganni. Un' alma grande

ARTASERSE, ATTO II. SCENA II.

E' teatro a se stessa. Ella in segreto


S' approva, e si condanna,
E placida, e sicura
Del volgo spettator 1' aura non cura.
Artabano.
Sia ver, ma 1' innocenza
Si dovr preferir forse alla vita ?
Arbace.
E questa vita, o padre,
Che mai la credi ?
Artabano.
Il maggior dono, o figlio,
Che far possan gli Dei.
Arbace.
La vita un bene,
Che usandone si scema. Ogni momento,
Ch' altri ne gode, un passo,
Che al termine avvicina, e dalle fasce
Si comincia a morir, quando si nasce.
Artabano.
E dovr per salvarti.
Contender teco ? Altra ragion per ora
Non ricercar, che il cenno mio. T' affretta.
Arbace.
No, perdona ; sia questo
Il tuo cenno primiero
Trasgredito da me.
Artabano.
Vinca la forza
Le resistenze tue. Sieguimi.
( Va a prenderla.)
Arbace, scostandosi.

Lasciami, o padre.

In pace
A troppo gran cimento
24*

281

282

ITALIAN READER.

Riduci il mio rispetto. Ah, se mi sforzi,


Far. . . .
Artabano.
Minacci, ingrato ?
Parla, di', che farai ?
Arbace.
Nol so ; ma tutto
Far per non seguirti.
Artabano.
E ben vediamo
( h prende per mano)
Chi di noi vincer. Sieguimi, andiamo.
Arbace, alle Guardie, forte.
Custodi, ol.
Artabano, ad Arbace.
T' accheta.
Arbace, alle Guardie.
Ol, custodi,
Rendetemi i miei lacci. Al carcer mio
Guidatemi di nuovo.
(Artabano lascia Arbace vedendo le Guardie.)
Artabano, da s.
(Ardo di sdegno.)
Arbace, ad Artabano.
Padre, un addio.
Artabano.
Va, non t' ascolto, indegno.
Arbace.
Mi scacci sdegnato,
Mi sgridi severo ;
Pietoso, placato
Vederti non spero,
Se in questi momenti
Non senti
Piet.

ARTASERSE, ATTO II. SCENA III.

Che ingiusto rigore !


Che fiero consiglio !
Scordarsi 1' amore
D' un misero figlio,
D' un figlio infelice,
Che colpa non ha.
(Parte con le Guardie.)

SCENA III.
Artabano, {poi) Megabise.
Artabano, solo.
I tuoi deboli affetti
Vinci, Artabano. Un temerario figlio
S' abbandoni al suo fato. Ah, che nel core
Condannarlo non posso ! Io 1' amo appunto,
Perch non mi somiglia. A un tempo istesso
E mi sdegno, e 1' ammiro,
E d' ira, e di piet fremo, e sospiro.
Megabise, entrando.
Che fai ? Che pensi ? Irresoluto, e lento,
Signor, cos ti stai ? Non pi tempo
Di meditar, ma d' eseguir. Si aduna
De' Satrapi il consiglio : ecco raccolte
Molte vittime insieme. I tuoi rivali
L troveremo uniti. Uccisi questi,
Piana per te la via del trono. Arbace
A liberar si voli.
Artabano.
Ah, Megabise,
Che sventura la mia ! Ricusa il figlio
E regno, e libert. De' giorni suoi
Cura non ha ; perde se stesso, e noi.

283

284

ITALIAN READER.

Megabise.
Che dici?
Artabano.
Invan fin ora
Con lui contesi.
MegaMse.
A liberarlo a forza
Al corcere corriamo.
Artabano.
Il tempo istesso,
Che perderemo in superar la fede,
E il valor de' custodi, agio bastante
Al re dar di preparar difese.
Megabise.
E' ver. Dunque Artaserse
Prima si sveni, e poi si salvi Arbace.
Artabano.
Ma rimane in ostaggio
La vita del mio figlio.
Megabise.
Ecco il riparo :
Dividiamo i seguaci. Assaliremo
Nel1' istesso momento
Tu il carcere, io la reggia.
Artabano.
Ah, che divisi
Siamo deboli entrambi !
Megabise.
Ad un partito
Convien pure appigliarsi.
Artabano.
Il pi sicuro
E' 1' non prenderne alcuno. Agio bisogna

ARTASERSE, ATTO II. SCENA III.

A ricompor-le sconcertate fila


Della trama impedita.
MegaMse.
E se frattanto
Arbace si condanna ?
Artabano.
Il caso estremo
Al pi pronto rimedio
Risolver ne far. Basta per ora
Che a simular tu siegua, e che de' tuoi
Mi conservi la fede. Io cauto intanto
A sedurre i custodi
M' applicher. Non m' avvisai fin ora
D' abbisognarne ; e reputai follia
Moltiplicare i rischi
Senza necessit.
Megabise.
Di me disponi,
Come pi vuoi.
Artabano.
Dch, non tradirmi, amico.
Megabise.
Io tradirti ! Ah Signor, che mai dicesti ?
Tanto ingrato mi credi ? Io mi rammento
De' miei bassi principj. Alla tua mano
Deggio quanto possiedo : a' primi gradi
Dal fango popolar tu mi traesti.
Io tradirti ! Ah Signor, che mai dicesti ?
Artabano.
E' poco, o Megabse,
Quanto feci per te. Vedrai s' io t' amo,
Se m' arride il destin. So per Semira
Gli affetti tuoi ; non li condanno, e penso. . . .
(vedendo Semira)

Eccola.

Un mio comando

"285

28G

ITALIAN KEADER.

L' amor suo t' assicuri, e noi congiunga


Con pi saldi legami.
Megabise.
Oh qual contento !

SCENA IV.
Artabano, Semira, Megabse.
Artabano, a Semira.
Figlia, questi il tuo sposo.
(Accennando Megabise.)
Semira, da s.
(Aim, che sento !)
(ad Artabano)
E ti par tempo, o padre,
Di stringere imenei, quando il germano. . . .
Artabano.
Non pi. Pu la tua mano
Molto giovargli.
Semira.
Il sagrifizio grande :
Signor, meglio rifletti. Io son. . . .
Artabano.
Tu sei
Folle, se mi contrasti.
(accennando Megabise)
Ecco il tuo sposo ; io cos voglio, e basti.
Amalo, e se al tuo sguardo
Amabile non ,
La man, che te lo di,
Rispetta, e taci.
Poi nel1' amar men tardo
Forse il tuo cor sar,
Quando fumar vedr
Le sacre faci.
(Parte.)

ARTASERSE, ATTO II. SCENA V.

SCENA V.
Semira, Megabise.
Semira.
Ascolta, o Megabise. Io mi lusingo
Al fin del1' amor tuo. Posso una prova
Sperarne a mio favor ?
Megabise.
Che non farei,
Cara, per ubbidirti ?
Semira.
E pure io temo
Le ripugnanze tue.
Megabise.
Questo timore
Dilegui un tuo comando.
Semira.
Ah, se tu m' ami,
Questi imenei disciogli.
Megabise.
Io?
Semira.
S: salvarmi
Del genitor cos potrai dal1' ira.
Megabise
T' ubbidirei, ma parmi
Ch' ora meco scherzar voglia Semira.
Semira.
Io non parlo da scherzo.
Megabise.
Eh, non ti credo :
Vuoi cosi tormentarmi, io me n' avvedo.

287

288

ITALIAN READER.

Semira.
Tu mi deridi. Io ti credei fin ora
Pi generoso amante.
Megabise.
Ed io pi saggia
Fin ora ti credei.
Semira.
D' un' alma grande
Che bella prova questa !
Megabise.
Che discreta richiesta
Da farsi a un amator !
Semira.
T* apersi un campo,
Ove potevi esercitar con lode
La tua virt, senz' essermi molesto.
Megabise.
La voglio esercitar, ma non in questo.
Semira.
Dunque in vano sperai ?
Megabise.
Sperasti in vano.
Semira.
Dunque il pianto? . . .
Megabise.
Non giova.
Semira.
Questa preghiere mie ? . . .
Megabise.
Son sparse a' venti.
Semira.
E bene, al padre ubbidir, ma senti :
Non lusingarti mai

ARTASERSE, ATTO II. SCENA VI.

Ch' io voglia amarti. Abbonir costante


Quel funesto legame,
Che a te mi stringer. Sarai, lo giuro,
Oggetto agli occhi miei sempre d' orrore :
La mano avrai, ma non sperare il core.
Megabise.
Non lo chiedo, o Semira. Io mi contento
Di vederti mia sposa. E per vendetta,
Se ti basta d' odiarmi,
Odiami pur, eh' io non sapr lagnarmi.
Non temer ch' io mai ti dica
Alma infida, ingrato core :
Possederti ancor nemica
Chiamer felicit.
Io detesto la follia
D' nn incomodo amatore,
Che a' pensieri ancor vorria
Limitar la libert.
(Parte.)

SCENA VI.
Semira, Mandane.
Semira.
Qual serie di sventure un giorno solo
Unisce a' danni miei ! Mandane, ah senti !
Mandane.
Non m' arrestar, Semira.
Semira.
Ove t'affretti?
Mandane.
Vado al real consiglio.
Semira.
Io tua seguace
Sar, se giova al1' infelice Arbace.
25

289

290

ITALIAN READER.

Mandane.
L' interesse distinto :
Tu salvo il brami, ed io lo voglio estinto.
Semira.
E un' amante d' Arbace
Parla cos ?
Mandane.
Parla cos, Semira,
Una figlia di Serse.
Semira.
Il mio germano
0 non ha colpa, o per tua colpa reo,
Perch troppo t' am.
Mandane.
Questo il maggiore
De' falli suoi. Col suo morir degg' io
Giustificar me stessa, e vendicarmi
Di quel rossor, che soffre
Il mio genio real, che a lui donato
Dovea destarlo a generose imprese,
E per mia pena un traditor lo rese.
Semira.
E non basta a punirlo
Delle leggi il rigor, che a lui sovrasta,
Senza g1' impulsi tuoi ?
Mandane.
No, che non basta.
Io temo in Artaserse
La tenera amist : temo 1' affetto
Ne' Satrapi, e ne' Grandi ; e temo in lui
Quel1' ignoto poter, quel1' astro amico,
Che in fronte gli risplende,
Che degli animi altrui signor lo rende.

ARTASERSE, ATTO II. SCENA VI.

Semira.
Va, sollecita il colpo,
Accusalo, spietata,
Riducilo a morir ; per misura
Prima la tua costanza. Hai da scordarti
Le speranze, gli affetti,
La data f, le tenerezze, i primi
Scambievoli sospiri, i primi sguardi,
E 1' idea di quel volto,
Dove apprese il tuo core
La prima volta a sospirar d' amore.
Mandane.
Ah, barbara Semira !
Io che ti feci mai ? Perch risvegli
Quella al dover ribelle,
Colpevole piet, che opprimo in seno
A forza di virt ? Perch ritorni
Con quest' idea, che '1 mio coraggio atterra,
Fra miei pensieri a rinnovar la guerra ?
Se d' un amor tiranno
Credi di trionfar,
Lasciami nel1' inganno,
Lasciami lusingar
Che pi non amo.
Se 1' odio il mio dover,
Barbara, e tu lo sai,
Perch avveder mi fai,
Che in van lo bramo ?
(Parte.)

291

292

ITALIAN READER.

SCENA VII.
Semira, sola.
A qual di tanti mali
Prima oppormi degg' io ? Mandane, Arbace,
Megabise, Artaserse, il genitore,
Tutti son miei nemici. Ognun m' assale
In alcuna del cor tenera parte :
Mentre ad uno m' oppongo, io resto agli altri
Senza difesa esposta, ed il contrasto
Sola di tutti a sostener non basto.
Se del fiume altera 1' onda
Tenta uscir dal letto usato,
Corre a questa, a quella sponda
L' affannato
Agricoltor.
Ma disperde in su 1' arene
Il sudor, le cure, e 1' arti ;
Che se in una ei lo trattiene,
Si fa strada in cento parti
Il torrente vincitor.
(Parte.)

SCENA VIlI.
(Gran Sala del Real Consiglio con Trono da un lato, e
sedili dall' altro per li Grandi del regno Tavolino, e
sedia alla destra del suddetto Trono.)
Artaserse, {preceduto da una parte delle Guardie, e
da' Grandi del regno, e seguito dal restante delle
Guardie ; poi) Megabise.
Artaserse, a' Grandi del regno.
Eccomi, o della Persia
Fidi sostegni, del paterno soglio

ARTASERSE, ATTO II. SCENA IX.

293

Le cure a tollerar. Son del mio regno


S torbidi i principj, e s funesti,
Che 1' inesperta mano
Teme di questo avvicinarsi al freno.
Voi, che nudrite in seno
Zelo, valore, esperienza, e fede,
Del1' affetto in mercede,
Che '1 mio gran genitor vi diede in dono,
Siatemi scorta in su le vie del trono.
Megabise, uscendo.
Mio re, chiedono a gara
E Mandane, e Semira a te 1' ingresso.
Artaserse.
(daparte)

(a Megabise)

(daparte)

Oh Dei ! Vengano. Io vedo


( Megabise parte. )

Qual diversa cagione entrambe affretta.

SCENA IX.
Semira, Mandane, Artaserse, Megabise, (Grandi,
Guardie).
Semira.
Artaserse, piet.
Mandane.
Signor, vendetta.
D' un reo chiedo la morte.
Semira.
Ed io la vita
D' un innocente imploro.
Mandane.
Il fallo certo.
Semira.
Incerto il traditor.
25*

294

ITALIAN READER.

Mandane.
Condanna Arbace
Ogni apparenza.
Semira.
Assolve
Arbace ogni ragione.
Mandane.
Il sangue sparso
Dalle vene del padre
Chiede un castigo.
Semira.
E il conservato sangue
Nelle vene del figlio un premio chiede.
Mandane.
Ricordati. ...
Semira.
Rammenta. . . .
Mandane.
Che sostegno del trono
Solo il rigor.
Semira.
Che la clemenza base.
Mandane.
D' una misera figlia
Dch t' irriti il dolor.
Semira.
Ti plachi il pianto
D' un' afflitta germana.
Mandane.
Ognun, che vedi,
Fuor che Semira, il sacrifizio aspetta.
Semira.
Artaserse, piet.
(S' inginocchia.)

ARTASERSE, ATTO II. SCENA X.

295

Mandane.
Signor, vendetta.
(' ingiiiocchia.)

Artaserse.
Sorgete, oh Dio ! sorgete. Il vostro affanno
Quanto minor del mio ! Teme Semira
Il mio rigor ; Mandane
Teme la mia clemenza. E amico, e figlio
Artaserse sospira
Nel timor di Mandane, e di Semira.
( Vad&ndo Artbano.)

Solo d' entrambe io cos provo. ... Ah vieni !


Consolami, Artabano. Hai per Arbace
Difesa alcuna ? Ei si discolpa ?

SCENA X.
Artabano, Artaserse, Semira, Mandane, Megabise,
(Grandi Guardie).
Artabano.
E' vana
La tua, la mia piet. La sua salvezza
O non cura, o dispera.
Artaserse.
E vuol ridurmi
L' ingrato a condannarlo ?
Semira.
Condannarlo ? Ah crudel ! Dunque vedrassi
Sotto un' infame scure
Di Semira il germano,
Della Persia 1' onore,
L' amico d' Artaserse, il difensore?
Misero Arbace ! Inutile mio pianto !
Vilipeso dolor !

29 G

ITALIAN READER.

Artaserse.
Semira, a torto
M' accusi di crudel. Che far poss' io,
Se difesa non ha ? Tu che faresti ?
(alle Guardie.)

Che farebbe Artabano? Ol, custodi,


Arbace a me si guidi. Il padre istesso
(fe Guardie partcmo)

Sia giudice del figlio. Egli 1' ascolti :


Ei 1' assolva se pu. Tutta in sua mano
La mia depongo autorit reale.
Artabano.
Come!
Mandane, ad Artaserse.
E tanto prevale
L' amicizia al dover? Punir nol vuoi,
Se la pena del reo commetti al padre.
Artaserse.
A un padre io la commetto,
Di cui nota la f ; che un figlio accusa,
Ch' io difender vorrei ; che di punirlo
Ha pi ragion di me.
Mandane.
Ma sempre padre.
Artaserse.
Perci doppia ragione
Ha di punirlo. Io vendicar di Serse
La morte sol deggio in Arbace. Ei deve
Nel figlio vendicar con pi rigore
E di Serse la morte, e '1 suo rossore.
Mandane.
Dunque cos. . . .
Artaserse.
Cos, se Arbace il reo,
La vittima assicuro al re svenato,

ARTASERSE, ATTO II. SCENA XI.

297

Ed al mio difensor non sono ingrato.


Artabano.
Ah Signor ! qual cimento. . . .
Artaserse.
Degno di tua virt.
Artabano.
Di questa scelta
Che si dir ?
Artaserse.
(a' Grandi)
Che si pu dir? Parlate,
Se v' ragion che a dubitar vi muova.
tegabise.
Il silenzio d' ognun la scelta approva.
Semira, vedendo venire Arbace.
Ecco il germano.
Mandane, da s.
(Aim !)
Artaserse, andando in trono.
S' ascolti.
(i Grandi siedono.)

Artabano, da s nelT andare a sedere al tavolino.


(Affetti,
. Ah tollerate il freno !)
Mandane, da s.
(Povero cor, non palpitarmi in seno !)

SCENA XI.
Arbace (con catene fra alcune Guardie) Artaserse,
Artabano, Mandane, Semira, Megabise,
(Grandi, Guardie).
Arbace.
Tanto in odio alla Persia
Dunque son io, che di mia rea fortuna

298

ITALIAN BEADER.

L' ingiustizie a mirar tutta s' aduna ?


Mio re. . . .
Artasersc.
Chiamami amico. In fin ch' io possa
Dubitar del tuo fallo, esser lo voglio :
E perch s bel nome
In un giudice colpa, ad Artabano
Il giudizio commesso.
Arbace.
Al padre !
Artaserse.
A lui.
Arbace, da s.
(Gelo d' orror!)
Artabano.
Che pensi ?

Ammiri forse
La mia costanza ?
Arbace.
Inorridisco, o padre,
Nel mirarti in quel luogo, e ripensando
Qual io son, qual tu sei. Come potesti
Farti giudice mio? Come conservi
Cos intrepido il volto, e non ti senti
L' anima lacerar ?
Artabano.
Quai moti interni
Io provi in me tu ricercar non devi,
Ne quale intelligenza
Abbia col volto il cor. Qualunque io sia,
Lo son per colpa tua. Se a' miei consigli
Tu davi orecchio, e seguitar sapevi
L' orme d' un padre amante, in faccia a questi
Giudice non sarei, reo non saresti.
Artaserse, da parte.
Misero genitor !

ARTASERSE, ATTO II. SCENA XI.

Mandane, ad Artabano.
Qu non si venne
I vostri ad ascoltar privati affanni.
0 Arbace si difenda, o si condanni.
Arbace, da s.
(Quanto rigor!)
Artabano.
Dunque alle mie richieste
Risponda il reo. Tu comparisci, Arbace,
Di Serse 1' uccisor. Ne sei convinto :
Ecco le prove. Un temerario amore,
Uno sdegno ribelle. . . .
Arbace.
Il ferro, il sangue,
II tempo, il luogo, il mio timor, la fuga
So che la colpa mia fanno evidente,
E pur vera non ; sono innocente.
Artabano.
Dimostralo, se puoi: placa lo sdegno
Del1' offesa Mandane.
Arbace.
Ah ! se mi vuoi
Costante nel soffrir, non assalirmi
In s tenera parte. Al nome amato,
Barbaro genitor. . . .
Artabano.
Taci : non vedi,
Nella tua cieca intolleranza e stolta,
Dove sei, con chi parli, e chi t' ascolta ?
Arbace.
Ma, padre. . . .
Artabano, da s.
(Affetti, ah tollerate il freno !)

299

300

ITALIAN READER.
Mandane, da s.
(Povero cor, non palpitarmi in seno !)
Artabano, ad Arbace.
Chiede pur la tua colpa
Difesa, o pentimento.
Artaserse, ad Arbace.
Ah porgi aita
Alla nostra piet !
Arbace.
Mio re, non trovo
Ne colpa, n difesa,
Ne motivo a pentirmi ; e se mi chiedi
Mille volte ragion di questo eccesso,
Torner mille volte a dir 1' istesso.
Artabano, da s.
(Oh amor di figlio !)
Mandane.
Egli ugualmente reo,
(ad Artabano)

O se parla, o se tace. Or che si pensa ?


(ad Artaserse)

Il giudice che fa? Questo quel padre,


Che vendicar doveva un doppio oltraggio?
Arbace.
Mi vuoi morto, o Mandane ?
Mondane, da s.
(Alma, coraggio.)
Artabano.
Principessa, il tuo sdegno
Sprone alla mia virt. Resti alla Persia
Nel rigor d' Artabano un grand' esempio
Di giustizia, e di t non visto ancora,
Io condanno il mio figlio : " Arbace mora."
(Sottoscrive ilfoglio.)
Mandane, da s.

(Oh Dio !)

ARTASERSE, ATTO II. SCENA XI.


Artaserse, ad Artabano.
Sospendi, amico,
Il decreto fatal.
Artabano.
Segnato il foglio :
Ho compito il dover.
(S' alza, e d ilfoglia a Megabise.)
Artaserse, da s.
(Barbaro vanto !)
(Scende dal trono, ed i Grandi si levano da sedere.)

Semira, da so.
(Padre inumano !)
Mandane, da s.
(Ah, mi tradisce il pianto !)
Arbace, a Mandane.
Piange Mandane ! E pur sentisti al fine
Qualche piet del mio destin tiranno ?
Mandane.
Si piange di piacer, come d' affanno.
Artabano, ad Artaserse.
Di giudice severo
Adempite ho le parti. Ah, si permetta
Agli affetti di padre
(ad Arbace)

Uno sfogo, o Signor ! Piglio, perdona


Alla barbara legge
D' un tiranno dover. Soffri, che poco
Ti rimane a soffrir. Non ti spaventi
L' aspetto della pena : il mal peggiore
E de' mali il timor.
Arbace.
Vacilla, o padre,
La sofferenza mia. Trovarmi esposto
In faccia al mondo intero
In sembianza di reo : veder recise
26

301

302

ITALIAN READER.

Sul verdeggiar le mie speranze ; estinti


Su 1' aurora i miei d ; vedermi in odio
Alla Persia, al1' amico, a lei che adoro :
Saper che '1 padre mio. . . .
(da se)

Barbaro padre. . . . (Ah, ch' io mi perdo !) . . . Addio.


(In atto dipartire, poi siferma.)
Artdbano, da s.

(Io gelo !)
Mandane, da s.
(Io moro !)
Arbace, da parte.
Oh temerario Arbace !
(ad Artabano)

Dove trascorri ? Ah genitor ! Perdona :


Eccomi a' piedi tuoi. Scusa i trasporti
D' un insano dolor. Tutto il mio sangue
Si versi pur, non me ne lagno ; e in vece
Di chiamarla tiranna,
Io bacio quella man, che mi condanna.
Artabano.
Basta, sorgi ; pur troppo
Hai ragion di lagnarti :
(da se)

Ma sappi. . . . (Oh Dio !) . . . Prendi un abbraccio, e


parti.
Arbace.
Per quel paterno amplesso,
Per questo estremo addio,
Conservami te stesso,
Placami 1' idol mio,
Difendimi il mio re.
Vado a morir beato,
Se della Persia il fato
Tutto si sfoga in me.
(Parte fra le Guardie seguito da
Megabise / Grandipartono.)

ARTASERSE, ATTO II. SCENA XII.

scena xn.
Mandane, Artabano, Aktaserse, Semira.
Mandane, da s.
(Ah, che al partir d' Arbace
Io comincio a provar che sia la morte !)
Artabano.
A prezzo del mio sangue ecco, o Mandane,
Soddisfatto il tuo sdegno.
Mandane.
Ah scellerato !
Fuggi degli occhi miei ; fuggi la luce
Delle stelle, e del sol : celati, indegno,
Nelle pi cupe, e cieche
Viscere della terra ;
Se pur la terra istessa a un empio padre,
Cos d' umanit privo, e d' affetto,
Nelle viscere sue dar ricetto.
Artabano.
Dunque la mia virt. . . .
Mandane.
Taci, inumano.
Di qual virt ti vanti ?
Ha questa i suoi confini, e quando eccede,
Cangiata in vizio ogni virt si vede.
Artabano.
Ma non sei quell' istessa,
Che finor m' irrit ?
Mandane.
Son quella, e sono
Degna di lode. E se dovesse Arbace
Giudicarsi di nuovo, io la sua morte
Di nuovo chiederei. Dovea Mandane

303

304

ITALIAN REABER.

Un padre vendicar: salvare un figlio


Artabano doveva. A te 1' affetto,
L' odio a me conveniva. Io 1' interesse
D' una tenera amante
Non doveva ascoltar ; ma tu dovevi
Di giudice il rigor porre in obblio :
Questo era il tuo dover, quello era il mio.
Va tra le selve Ircane,
Barbaro genitore ;
Fiera di te peggiore,
Mostro peggior non v' .
Quanto di reo produce
L' Africa al sol vicina,
L' inospita marina,
Tutto s' aduna in te.
(Parte.)

SCENA XIII.
Artaseuse, Semira, Artabaxo.
Artaserse.
Quanto, amata Semira,
Congiura il ciel del nostro Arbace a danno !
Semira.
Inumano ! tiranno !
Cos presto ti cangi ?
Prima uccidi 1' amico, e poi lo piangi ?
Artaserse.
Al1' arbitrio del padre
La sua vita commisi,
Ed io sono il tiranno, ed io 1' uccisi ?
Semira.
Questa la pi ingegnosa
Barbara crudelt. Giudice il padre

ARTA9ERSE, ATTO II. SCENA XIII.

Era servo alla legge. A te Sovrano


La legge era vassalla. Ei non poteva
Esser pietoso, e tu dovevi. Eh, dimmi
Che godi di veder svenato un figlio
Per man del genitore,
Che amicizia non hai, non senti amore.
Artaserse.
Parli la Persia, e dica,
Se ad Arbace son grato,
Se ho piet del tuo duol, se t' amo ancora.
Semira.
Ben ti credei fin ora,
Lusingata ancor io dal genio antico,
Pietoso amante, e generoso amico :
Ma ti scopre un istante
Perfido amico, e dispietato amante.
Per quel1' affetto,
Che 1' incatena,
L' ira depone
La tigre Armena,
Lascia il leone
La crudelt.
Tu, delle fiere
Pi fiero ancora,
Alle preghiere
Di chi t' adora
Spogli il tuo petto
D' ogni piet.
(Parte.)

26*

305

306

ITAI.IAN READER.

SCENA XIV.
Artaserse, Artabano.
Artaserse.
Del1' ingrata Semira
I rimproveri udisti?
Artabano.
Odi gli sdegni
Del1' ingiusta Mandane ?
Artaserse.
Io son pietoso,
E tiranno mi chiama.
Artabano.
Io giusto sono,
E mi chiama crudel.
Artaserse.
Di mia clemenza
E' questo il prezzo ?
Artabano.
La mercede questa
D' un' austera virt ?
Artaserse.
Quanto in un giorno,
Quanto perdo, Artabano !
Artabano.
Ah non lagnarti !
Lascia a me le querele. Oggi d' ogni altro
Pi misero son io.
Artaserse.
Grande il tuo duol, ma non lieve il mio.
Non conosco in tal momento
Se 1' amico, o il genitore
Sia pi degno di piet.

ARTASERSE, ATTO III. SCENA I.

307

So per per mio tormento


Ch' era scelta in me 1' amore,
Ch' era in te necessit.
(Parte.)

SCENA XV.
Artabano, solo.
Son pur solo una volta, e dal1' affanno
Respiro in libert. Quasi mi persi
Nel sentirmi d' Arbace
Giudice nominar. Ma, superato,
Non si pensi al periglio.
Salvai me stesso, or si difenda il figlio.
Cos stupisce, e cade
Pallido, e smorto in viso
Al fulmine improvviso
L' attonito pastor.
Ma quando poi s' avvede
Del vano suo spavento,
Sorge, respira, e riede
A numerar 1' armento
Disperso dal timor.
(Parte.)

ATTO TERZO. SCENA I.


(Porte interna della Fortezza, nella quale e ritenuto prigione
Arbace Cancelli in prospetto Picciola porta a mano
destra, che comunica alla Reggia.)
Arbace, (poi) Artaserse.
Arbace, solo.
Perche tarda mai la morte,
Quando termine al martir ?

308

ITALIAN READER.

A chi vive in lieta sorte,


E' sollecito il morir.
Artaserse, uscendo dalla porta a mano destra.

Arbace? . . .
Arbace.
Oh Dei, che miro ! In questo albergo
Di mestizia e d' orror chi mai ti guida ?
Artaserse.
La piet, 1' amicizia.
Arbace.
A funestarti
Perch vieni, o Signor ?
Artaserse.
Vengo a salvarti.
Arbace.
A salvarmi !
Artaserse, ritornando verso la porta.
Non pi. Per questa via,
Che in solitaria parte
Termina della reggia, i passi affretta :
Fuggi cauto da questo
In altro regno, e quivi
Rammentati Artaserse, amalo, e vivi.
Arbace.
Mio re, se reo mi credi,
Perch vieni a salvarmi? E se innocente,
Perch debbo fuggir ?
Artaserse.
Se reo tu sei,
Io ti rendo una vita,
Che a me donasti : e se innocente, io t' offro
Quello scampo, che solo
Puoi tacendo ottener. Fuggi, risparmia
D' un amico al1' affetto

ARTASERSE, ATTO III. SCENA I.

309

D' ucciderti il dolor. Placa i tumulti


Di quest' alma agitata. O sia che cieco
L' amicizia mi renda, o sia che un Nume
Protegga.1' innocenza, io non ho pace,
Se tu salvo non sei. Farmi nel seno
Una voce ascoltar, che ognor mi dica,
Qualor bilancio e la tua colpa, e '1 merto,
Che " il fallo dubbio, il benefizio certo."
Arbace.
Signor, lascia ch' io mora. In faccia al mondo
Colpevole apparisco, ed a punirmi
T" obbliga 1' onor tuo. Morr felice,
Se al1' amico conservo, e al mio Signore
Una volta la vita, una 1' onore.
Artaserse, da i^irtc.
Sensi non anco intesi
(ad Arbace)

Su le labbra d' un reo ! Diletto Arbace,


Non perdiamo i momenti. Al1' onor mio
Baster che si sparga
Che un segreto castigo
Gi ti pun ; che funestar non volli
Di questo d la pompa, in cui mirarmi
L' Asia dovr la prima volta in trono.
Arbace.
Ma potrebbe il tuo dono
Un giorno esser palese. E allora. . . .
Artaserse.
Ah parti,
Amico io te ne priego : e se pregando
Nulla ottener poss' io, Re tel comando.
Arbace.
Ubbidisco al mio re. Possa una volta
Esserti grato Arbace. Ascolti intanto

310

ITALIAN READER.

Il cielo i voti miei :


" Regni Artaserse, e gli anni
" Del suo regno felice
" Distinguano i trionfi : allori, e palme
"Tutto il mondo vassallo a lui raccolga:
" Lentamente ravvolga
" I suoi giorni la Parca ; e resti a lui
" Quella pace, eh' io perdo,
" Che non spero trovar fino a quel giorno,
" Che alla patria, e al1' amico io non ritorno.
L' onda dal mar divisa
Bagna la valle e '1 monte,
Va passeggiera
In fiume,
Va prigioniera
In fonte,
Mormora sempre, e geme,
Fin che non torna al mar :
Al mar, dov' ella nacque,
Dove acquist gli umori,
Dove da' lunghi errori
Spera di riposar.
(Parte.)

SCENA II.
Artaserse, solo.
Quella fronte sicura, e quel sembiante
Non 1' accusano reo. L' esterna spoglia
Tutta d' un' alma grande
La luce non ricopre,
E in gran parte dal volto il cor si scopre.
Nuvoletta opposta al sole
Spesso il giorno adombra, e vela,
Ma non cela

ARTASERSE, ATTO III. SCENA III.

oli

Il suo splendor.
Copre invan le basse arene
Piceiol rio col velo ondoso,
Che rivela il fondo algoso
La chiarezza del1' umor.
(Parte.)

SCENA III.
Artabano, (con seguito di Congiurati, poi) Megabise :
(tutti da' Cancelli, a guardia de' quali restano i Congiurati).
Artabano.
(chiamando)
(daparte.
Figlio . . . Arbace . . . ove sei? Dovrebbe pure
(chiama)
(daparte)
Ascoltar le mie voci. Arbace? Oh stelle !
(a' Congiurati)
Dove mai si cel ? Compagni, intanto
Ch' io ritrovo il mio figlio,
Custodite 1' ingresso.
(Entra fra le scene a mano destra.)
Megabise, co' Congiurati.
E ancor si tarda ?
Ormai tempo saria. . . . Ma qu non vedo
N Artabano, ne Arbace. . . .
Che si fa ? Che si pensa ? In tanta impresa
Che lentezza mai questa ?
(chiama entrandofra le scene a mano sinistra)
Artabano. . . . Signore?
Artabano, uscendo dall' istesso lato, per lo quale entr,
ma da strada diversa.
Oh me perduto !
Non trovo il figlio mio. Gelar mi sento :
Temo. . . . Dubito. . . . Ascoso. . . .
Forse in quest' altra parte io non in vano. . . .
(incontrandosi in Megabise, che esce daW istesso lato, per
lo quale entr, ma da strada diversa)
Megabise !

312

ITALIA* READER.

Megabise.
Artabano !
Artabano.
Trovasti Arbace?
Megabise.
E non teco?
Artabano, da parte.

Oh Dei !
Crescono i dubbj miei.
Megabise.
Spiegati, parla,
Che fu d' Arbace ?
Artabano.
E chi pu dirlo ? Ondeggio
Fra mille affanni, e mille
Orribili sospetti. Il mio timore
Quante funeste idee forma, e descrive !
Chi sa che fu di lui ! Chi sa se vive !
Megabise.
Troppo presto al1' estremo
Precipiti i sospetti. E non potrebbe
Artaserse, Mandane, amico, amante
Aver del prigioniero
Procurata la fuga ? Ecco la via,
Che alla reggia conduce.
(Accennando laporta a mano destra.)

Artabano.
E per qual fine
La sua fuga celarmi ? Ah Megabise,
No, pi non vive Arbace ;
E ognun pietoso al genitor lo tace.
Megabise.
Cessin gli Dei 1' augurio. Ah, ricomponi
I tumulti del cor. Sia la tua mente

ARTASERSE, ATTO III. SCENA III.

Men torbida, e pi pronta,


Che 1' impresa il richiede.
Artabano.
E quale impresa
Vuoi ch' io pensi a compir perduto il figlio ?
Megabise.
Signor, che dici ? Avrem sedotti in vano,
Tu i reali custodi, ed io le schiere ?
Risolviti: a momenti
Va del regno le leggi
Artaserse a giurar. La sacra tazza
Gi per tuo cenno avvelenai. Vogliamo
Perder cos vilmente
Tanto sudor, cure s grandi ?
Artabano.
Amico,
Se Arbace io non ritrovo,
Per chi deggio affannarmi ? Era il mio figlio
La tenerezza mia. Per dargli un regno
Divenni traditor : per lui mi resi
Orribile a me stesso ; e, lui perduto,
Tutto dispero, e tutto
Veggio de' falli miei rapirmi il frutto.
Megabise.
Arbace estinto, o vivo
Dalla tua mano aspetta
Il regno, o la vendetta.
Artabano.
Ah ! questa sola
In vita mi trattien. S, Megabise,
Guidami dove vuoi ; di te mi fido.
Megabise.
Fidati pur, che a trionfar ti guido.
27

313

31 t

ITALIAN REA.DER.

Ardito ti renda,
T accenda
Di sdegno
D' un figlio
Il periglio,
D' un regno
L' amor.
E' dolce ad un' alma^
Che aspetta
Vendetta,
Il perder la calma
Fra 1' ire del cor.
(Parte.)

SCENA IV.
Artabano, solo.
Trovaste, avversi, Dei,
L' unica via d' indebolirmi. Al solo
Dubbio che pi non viva il figlio amato,
Timido, disperato
Vincer non posso il turbamento interno,
Che a me stesso di me toglie il governo.
Figlio, se pi non vivi,
Morr ; ma del mio fato
Far che un re svenato
Preceda messaggier.
In fin che il padre arrivi,
Fa che sospenda il remo
Col sul guado estremo
Il pallido nocchier.
(Parte.)

ARTASERSE, ATTO III. SCENA V.

SCENA V.
( Gabinetto negli Appartamenti di Mandane?)
Mandane, {poi) Sestiga.
Mandane, sola.
0 che al1' uso de' mali
Istupidisca il senso, o ch' abbian 1' alme
Qualche parte di luce,
Che presaghe le renda, io per Arbace,
Quanto dovrei, non so dolermi. Ancora
L' infelice vivr. Se fosse estinto,
Gi pur troppo il saprei. Porta i disastri
Sollecita la fama.
Semira, uscendo.

Al fin potrai
Consolarti, Mandane. Il ciel t' arrise.
Mandane.
Forse il re sciolse Arbace ?
Semira.
Anzi, 1' uccise.
Mandane.
Come !
Semira.
E' noto a ciascun, bench in segreto,
Ei termin la sua dolente sorte.
Mandane, da s.
(Oh presagi fallaci ! Oh giorno ! 0 morte !)
Semira.
Eccoti vendicata, occo adempito
Il tuo genio crudel. Ti basta ? o vuoi
Altre vittime ancor ? Parla.

315

316

ITAI.IAN READER.

Mandane.
Ah Semira !
Soglion le cure lievi esser loquaci,
Ma stupide le grandi.
Semira.
Alma non vidi
Della tua pi inumana. Al caso atroce,
Non v' ciglio, che sappia
Serbarsi asciutto, e tu non piangi intanto !
Mandane.
Picciolo il duol, quando permette il pianto.
Semira.
Va, se paga non sei, pasci i tuoi sguardi
Su la traftta spoglia
Del mio caro germano ; osserva il seno,
Numera le ferite ; e lieta in faccia. . . .
Mandane.
Taci, parti da me.
Semira.
Ch' io parta, e taccia ?
Fin che vita ti resta,
Sempre intorno m' avrai. Sempre importuna
Rendere i giorni tuoi voglio infelici.
Mandane, da s.
(E quando io meritai tanti nemici ?)
(a Semira.)

Mi credi spietata ?
Mi chiami crudele ?
Non tanto furore,
Non tante querele,
Ch basta il dolore
Per farmi morir.
Quel!' odio, quel1' ira
D' un' alma sdegnata,

ARTASERSE, ATTO III. SCENA VII.

Ingrata Semira,
Non posso soffrir.
(Parte.)

SCENA VI.
Semira, sola.
Forsennata, che feci ? Io mi -credei
Con divider 1' affanno
A me scemarlo, e pur 1' accrebbi. Allora
Che insultando Mandane
Qualche ristoro a questo cor desio,
11 suo trafiggo, e non risano il mio.
Non ver che sia contento
Il veder nel suo tormento
Pi d' un ciglio lagrimar :
Ch 1' esempio del dolore
E' uno stimolo maggiore,
Che richiama a sospirar.
(Parte.)

SCENA VII.
Arbace, (poi) Mandane.
Arbace, solo.
N pur qu la ritrovo. Almen vorrei
Del1' amata Mandane
Calmar gli sdegni, e 1' ire,
Rivederla una volta, e poi partire.
In pi segreta parte
Forse potr. ... Ma dove,
(vedendo Mandane)

Temerario, m' inoltro ? Eccola, o Dei !


Ardir non ho di presentarmi a lei.
(Si ritira in disparte inosservato.)

27*

317

318

ITALIA N READER.
Mandane, ad un l'aggio, il quale ricevuto 1' ordine rientra
per la scena, donde uscito Arbace.
Ol, non si permetta in queste stanze
(sola)
A veruno 1' ingresso. . Eccovi al fine,
Miei disperati affetti,
Eccovi in libert. Del caro amante
Versai barbara il sangue. Il sangue mio
E' tempo di versar.
(Impugna uno stile in alto aV uccidersi.)
Arbace, uscendo.
. . . Fermati !
Mandane.

Oh Dio !
( Vedendo Arbace le cade lo stile.)
Arbace.
Quale ingiusto furor? . . .

Tu libero !

Mandane.
Tu in questo luogo !
Tu vivo !
Arbace.
Amica destra

I miei lacci disciolse.


Mandane.
Ah fuggi, ah parti !
Misera me ! che si dir, se alcuno
Qui ti ritrova? Ingrato,
Lasciami la mia gloria.
Arbace.
E chi poteva,
Mio ben, senza vederti
La patria abbandonar ?
Mandane.
Da me che vuoi,
Perfido traditor ?

ARTASERSE, ATTO III. SCENA VII.

319

Arbace.
No, Principessa,
Non dir cos. So ch' hai pi bello il core
Di quel che vuoi mostrarmi : a me palese ;
Tu parlasti, o Mandane, e Arbace intese.
Mandane.
0 mentisci, o t' inganni, o questo labbro
Senza il voto del1' alma
Per uso favell.
Arbace.
Ma pur son io
Ancor la fiamma tua.
Mandane.
Sei 1' odio mio.
Arbace.
Dunque, crudel, t' appaga :
(presentandole la spada nuda)

Ecco il ferro, ecco il seri ; prendi, e mi svena.


Mandane.
Saria la morte tua premio, e non pena.
Arbace.
E' ver, perdona, errai ;
Ma questa mano emender. . . .
(In alto d' uccidersi.)

Mandane.
Che fai?
Credi forse che basti
Il sangue tuo per appagarmi ? Io voglio
Che pubblica, che infame
Sia la tua morte, e che non abbia un segno,
Un' ombra di valor.
Arbace.
Barbara, ingrata,
Morr, come a te piace :
(getta la spada)

Torno al carcere mio.


(In atto dipartire.)

<>20

ITALIAN READER.

Mandane.
Sentimi, Arbace.
Arbace.
Che vuoi dirmi?
Mandane.
Ah ! Nol so.
Arbace.
Sarebbe mai
Quello, che ti trattiene,
Qualche resto d' amor ?
Mandane.
Crucici, che brami ?
Vuoi vedermi arrossir ? Salvati, fuggi,
Non affliggermi pi.
Arbace.
Tu m' ami ancora,
Se a questo segno a compatirmi arrivi.
Mandane.
No, non crederlo amor ; ma fuggi, e vivi.
Arbace.
Tu vuoi ch' io viva, o cara ;
Ma se mi nieghi amore,
Cara, mi fai morir.
Mandane.
Oh Dio, che pena amara !
Ti basti il mio rossore ;
Pi non ti posso dir.
Arbace.
Sentimi.
Mandane.
No.
Arbace.
Tu sei. . . .

ARTASERSE, ATTO III. SCENA Vili.

321

Mandane.
Parti dagli occhi miei ;
Lasciami pei- piet.
(A due.)

Quando finisce, o Dei,


La vostra crudelt?
Se in cos gran dolore
D' affanno non si muore,
Qual pena uccider ?
(Partono.)

SCENA VIlI.
(Luogo magnifico destinato per la coronazione di Artaserse
Trono da un lato, con sopra scettro e corona Ara
nel mezzo, accesa, con simxdacro del Sole.)
Artaserse, (con numeroso Seguito,) Artabaxo, (Guardie,
Popolo.)
Artaserse, al Popolo.
A voi, popoli, io m' offro
Non raen padre, che re. Siatemi voi
Pi figli, che vassalli. Il vostro sangue,
La gloria vostra, e quanto
E' di guerra, o di pace acquisto, o dono
Vi serber ; voi mi serbate il trono :
E faccia il nostro core
Questo di fedelt cambio, e d' amore.
Sar del regno mio
Soave il freno. Esecutor geloso
Delle leggi io sar. Perch sicuro
Ne sia ciascun, solennemente il giuro.
( Una Comparsa reca una sottocoppa con tazza.)
Artabano, porgendo la tazza ad Artaserse.

Ecco la sacra tazza. Il giuramento


Abbia nodo pi forte :

322

ITALIAN READER.
(da se)

Compisci il rito. (E beverai la morte.)


Artaserse, prestando il giuramento.
" Lucido Dio, per cui 1' April fiorisce,
" Per cui tutto nel mondo e nasce, e muore,
" Volgiti a me. Se il labbro mio mentisce,
" Piombi sopra il mio capo il tuo furore :
" Languisca il viver mio, come languisce
" Questa fiamma al cader del sacro umore ;
(versa sul fuoco parte del liquore)

" E si cangi, or che bevo, entro il mio seno


" La bevanda vita! tutta in veleno.
(In atto di bere.)

SCENA IX.
Semira, Artaserse, Artabano, (Seguito, Guardie,
Popolo.)
Semira.
Al riparo, Signor. Cinta la reggia
Da un popolo infedel, tutta risuona
Di grida sediziose, e la tua morte
Si procura, e si chiede.
Artaserse, posando la tazza su I' ara.
Numi !
Artabano.
Qua1' alma rea manc di fede ?
Artaserse.
Ahi ! che tardi il conosco,
Arbace il traditore.
Semira.
Arbace estinto?
Artaserse.
Vive, vive 1' ingrato. Io lo disciolsi,
Empio con Serse, e meritai la pena,

ARTASERSE, ATTO III. SCENA X.

323

Che il cielo or mi destina :


Io stesso fabbricai la mia ruina.
Artabano.
Di che temi, o mio re ? Per tua difesa
Basta solo Artabano.
Artaserse.
S, corriamo a punir. . . .
(In atto dipartire.)

SCENA X.
Mandane, Artaserse, Artabano, Semira, (Seguito,
Guardie, Popolo.)
Mandane.
Ferma, o germano :
Gran novelle io ti reco :
Il tumulto svan.
Artaserse.
Fia vero ! E come ?
Mandane.
Gi la turba ribelle,
Seguendo Megabise, era trascorsa
Fino al1' atrio maggior, quando, chiamato
Dallo strepito insano, accorse Arbace.
Che non f', che non disse in tua difesa
Quel1' anima fedel ? Mostr 1' orrore
Del1' infame attentato : espresse i pregi
Di chi serba la fede : i merti tuoi,
Le tue glorie narr. Molti riprese,
Molti preg, cangiando aspetto, e voce,
Or placido, or severo, ed or feroce.
Ciascun depose 1' armi, e sol restava
L' indegno Megabise ;
Ma 1' assal, ti vendic, 1' uccise.

.324

ITALIAN READER.

Artabano, da s.
(Incauto figlio !)
Artaserse.
Un Nume
M' inspir di salvarlo. E' Megabise
D' ogni delitto autor.
Artabano, da s.
(Felice inganno !)
Artaserse.
Il mio diletto Arbace
Dov' ? Si trovi, e si conduca a noi.

SCENA ULTIMA.
Arbace, Artaserse, Mandane, Artabano, Semira,
(Seguito, Guardie, Popolo.)
Arbace.
Ecco Arbace, o Monarca, a' piedi tuoi.
Artaserse.
Vieni, vieni al mio sen. Perdona, amico,
S' io dubitai di te. Troppo palese
La tua bella innocenza. Ah, fa ch' io possa
Con franchezza premiarti. Ogni sospetto
Nel popolo dilegua, rendi a noi
Qualche ragion del sanguinoso acciaro,
Che in tua man si trov, della tua fuga,
Del tuo tacer, di quanto
Ti fece reo.
Arbace.
S' io meritai, Signore,
Qualche premio da te, lascia ch' io taccia.
11 mio labbro non mente :
Credi a chi ti salv : Bono innocente.

ARTASERSE, ATTO III. SCESA ULTIMA.


Artaserse.
Giuralo almeno, e 1' atto
Terribile, e solenne
(porge la tazza ad Arbace)
Faccia fede del vero. Ecco la tazza
Al rito necessaria. Or seguitando
Della Persia il costume,
Vindice chiama, e testimonio un Nume.
Arbace, prendendo in mano la tazza.
Son pronto.
Mandane, da s.
(Ecco il mio ben fuor di periglio.)

(Che fo ?

Artabano, da s.
Se giura, avvelenato il figlio.)

Arbace, che giura.


" Lucido Dio, per cui 1' April fiorisce,
" Per cui tutto nel mondo e nasce, e muore,
Artabano, da s.
(Misero me !)
Arbace.
" Se il labbro mio mentisce,
" Si cangi entro il mio seno
(in allo di voler bere)
" La bevanda vital. . . .
Artabano, ad Arbace.
. . . Ferma ; veleno.
Artaserse.
Che sento \
Arbace.
Oh Dei !
Artaserse.
Perch sin or tacerlo ?
Artabano.
Perch a te 1' apprestai.
28

325

326

ITAI.IAN RKADER.

Artaserse.
Ma qual furore
Contro di me ? . . .
Artabuno.
Dissimular non giova :
Gi mi trad 1' amor di padre. Io fui
Di Serse 1' uccisore. Il regio sangue
Tutto versar voleva. E" mia la colpa,
Non d' Arbace. Il sanguinoso acciaro
Per celarlo io gli diedi. Il suo pallore
Era orror del mio fallo. Il suo silenzio
Piet di figlio. Ah ! se minore in lui
La virt fosse stata, o in me 1' amore,
Compiva il mio disegno,
E involata t' avrei la vita, '1 regno.
Arbace, da s.

(Che dice !)
Artaserse.
Anima rea ! m' uccidi il padre,
Della morte di Dario
Colpevole mi rendi : a quanti eccessi
T" indusse mai la scellerata speme !
Empio, morrai.
Artabano.
Noi moriremo insieme.
(Snuda la spada, e seco Artaserse in atto di difesa.)
Arbace, da s.

(Stelle !)
Artabano, alle Guardie.
Amici, non resta
Che un disperato ardir. Mora il tiranno,
(ie Guardie sedotte si pongono in atto di assalire.)
Arbace.

Padre, che fai ?

ARTASERSE, ATTO III. SCENA ULTIMA.

Artabano.
Voglio morir da forte.
Arbace, in atto di bere.
Deponi il ferro, o bever la morte.
Artabano.
Folle, che dici ?
Arbace.
Se Artaserse uccidi,
No, pi viver non devo.
Artabano, in atto di assalire.
Eh, lasciami compir. . . .
Arbace, in atto di bere.
Guardami, io bevo.
Artabano.
Fermati, figlio ingrato.
Confuso, disperato
Vuoi che per troppo amarti un padre cada ?
Vincesti, ingrato figlio ; ecco la spada.
(Getta la spada, e le Guardie sollevate si ritirane fuggendo.)

Mandane, da s.
(Oh fede !)
Semira, da s.
(Oh tradimento !)
Artaserse, al sno Seguito.
Ol, seguite
I fugaci ribelli, ed Artabano
A morir si conduca.
Arbace, al Seguito.
Oh Dio ! fermate.
(ad Artaserse)
Signor, piet.
Artaserse.
Non la sperar per lui :
Troppo enorme il delitto. Io non confondo

387

328

ITALIAN READER.

Il reo col1' innocente. A te Mandane


Sar sposa, se vuoi : sar Seraira
A parte del mio trono ;
Ma per quel trad tor non v' perdono.
Arbace.
Toglimi ancor la vita. Io non la Voglio,
Se per esserti fido,
Se per salvarti, il genitore uccido.
Artaserse, da s.
(Oh virt che innamora !)
Arbace.
Ah ! non domando
Da te clemenza : usa rigor ; ma cambia
(8' inginocchia)

La sua nella mia morte. I regio piede


Chi ti salv, ti chiede
Di morir per un padre. In questa guisa
S' appaghi il tuo desio :
E sangue d' Artabano il sangue mio.
Artaserse.
Sorgi, non pi. Rasciuga
Quel generoso pianto, anima bella.
Chi resister ti pu? Viva Artabano;
Ma viva almeno in doloroso esigllo ;
E doni il tuo sovrano
L' error d' un padre alla virt d' un figlio.
CORO.

Giusto Re, la Persia adora


La clemenza assisa in trono,
Quando premia col perdono
D' un eroe la fedelt.
La giustizia bella allora,
Che compagna ha la piet.
FINE.

NOTES.

EXPLANATIONS TO THE NOTES.

1. In these notes will be translated in English the Italian idiomatic ex


pressions.
2. The abbreviations Gr. 91, mean, Grammar, (Monti's Grammar of
the Italian language,) Section, number of section.
3. All the irregular forms of the irregular verbs are noted with refer
ence to the section of the Grammar where the verb itself is to be found,
or a verb that has the same irregularity, and then the verb noted will be
found in the list under it, or in the Appendix.
4. After several notes the letters Gr. are not used, but only the section,
which refer also to the above-mentioned work, Monti's Grammar.
5. In every other reference to sections in the Grammar, there will be
found the rules that apply to the Italian expression, or mode of speech.
6. Whenever the note has the letter v. and a number in a parenthesis, it
indicates that the note corresponding to the number in the parenthesis,
applies equally to it, as, for example, 36 v. (6), it indicates that note 6 ap
plies also to 36.

NOTES.

Page 1. 1 Pomeridiane, P. M. Gr. 91. *Mi si fece, they


iliade me. 3 Tenrle brncio, to be cross. 4 Restituire-me-li, to re
stare them to me, Gr. 127. 6 Pian terrno, ground floor. 6 Sttti,
I stood. 7 Passeggiai, I walked. 8 Mi psi, I put myself.
2. 'Secondini, assistant jailers. w E.ila, you, Gr. 145.
II Disse, said. uiV godo,l am glad of it. ", are. "Soglio, I
am accustomed. l6 IV, instead of voglio, I wish. " Quanto alla,
as to. 17 iVn potrbb' gli, ssere, could it not be. " iVe dubiterei,
I would doubt it. u Case di sto, political afFairs. 20 Finiscano,
subj. will end, Gr. 333. 21 Su due piedi, at once. n Sa, you
know; expletive. ^ Date qua, give it here ; idiom, thank you.
24 Volva dire, meant. 25 Dica di si, may say yes. * Mi capisse,
understood me. " So, I know. 28 Ardii, I dared.
3. Doveva andar cos; it was to happen so. Vngono,
come. 3l Si cangia, we change, Gr. 344. 33 C', to us . . . is.
84 Prso, taken. ^Capisce, you understand. Mv. (6). "Mi si
present, presented itself to me. M Abbia, may bave. " Sorprse,
surprised. " Mi si conducsse, they would conduct me. "Dile
guasse, from dileguare. tFrom racquistdre. ^From rivedre.
"From vestire. 15From Seguire. 40 Va, from andare, Gr. 216,
and 344. " Significdre-glie-lo, Gr. 127. 48 Al di l, beyond.
From vedre, Gr. 222.
4. 50From suppnere, 253, and Appendix. milVdda . . . va,
from andare; pi in l, further. '2From dovre, 231.
MFrom prndere, 252. "From chiudere, 240 and App.
65 From dare, 216. 66From amicare. 67From agitare, struggere.
5. h" Se ne ricve, one receives of them. M 231. "From sof
frire. "From conscere^ 258 and App. 62 252. M From

332

NOTES.

fare. " Una di qua, etc. one on each side. ,5 90. MDit. Felice
Foresti, ll. d.* " From sapere, 228.
6. "t1 , there is. "Su via, etc., come now, what avails to be
sileni? From dire, 273. "From costringere. "So, I know.
" v. (70). 230. 75 From colpire. From dovre.
7. "195. 78From dovre. '' Sarbbe-si, from E.ssere. "From
cadre, 220. ^ ...mi ... vi, myself to it. ffl Sa lla, do you know.
83 Carbonaro, coalman, a political sect for the independence of
Italy, so called, on account of their having their meetings in eoalcellars, or, as some think, for wearing in their assemblies a black
mask. e* Ha-vve-ne, are there any. si And-sse-ne, he went thence.
85 From ottenre, 227.
8. 8: 241. 88 252. 89 From partire. 003Ii strinse la . . . mano,
he shook my hand, 138. 91 Metta su . . . lead on. "Fromatricindre-ti, thee.
9. 03 Da non saprmi indurre, as not be able to induce myself.
01 Vi s' aggiunse, there was added. 05 From affluire. M From co
noscere, 258 and App. "From avre. "From giungere.
99 233. lro243.
10. m Ci rincrsce, we are sorry. lo2 273. 103 From soggiun
gere, 242 and App. 1M 241. 106 From comparire, 268.
106 253. 107 Mtte su, lead to. 108 Schierdvano-si, were drawn up.
11. l09 243. "0 From alzare. m F' for fece, from/u.re, 216.
112 244. luFrom giungere, 242. "'283. 115For vuole, 225.
llcv. (114). 117From dare, 216. 1" Conscia, with the knowledgeof. 119228.
12. mNol, 363. 121 From decadre, 220.
13. 122 252. 123From rifare. m Tavolaccio, bed of planks.
125 230. m From schidere. l27138. 128 Vnnero, from venire,
were, 341.
14. Pu venir, may be. "9 269. "1222. l32From distin
guere, 245. "3 From assidere, 240 and App. m From rispn
dere, 252 and App. "5 253.
15. l 335 and 302. "7 219.

"eFrom avvedre, 222.

"9 252.
* This learned gentleman after fifteen years of hard imprisonment in
the fortress of Spielberg, carne to America, and has ever since occupied
the eminent position of professor of the Italian 1anguage and literature in
the University of the city of New York, and Columbia College.

NOTES.

333

16. "0 335. "l Dre-glie-lo, it to you. "2From richiudere,


240 and App. laSi faccia, etc., glve yourself courage, endeavor
to, etc.
1 7. "4 Se non, except : po' for poco. "5 Color of the capuchin
monk's tunic, which is a kind of maroon.
18. l"From confndere, 254. l" Intsi, from intendere.
"8 From tendere, 252. "9 219. 150 Accsta-ti, from accostare.
19. l"S" andava facndo, was getting, 342. IMFrom con
venire, 283. lM From conscere, 258. 15t From prevenire, 283.
155 From empire.
20. 1M From prormpere, 255. I57 From rivedre, 222.

158 S

per Jwi c/<e, both for him and. 159 Stava male, was ill. 160 From
cadre. m 283. 162 241. I83From rinvenire, 283.
21. 164From A<ere. 105 From chidere, 240. 1M252. "7From
morire. m Pare-vi, from parre. m From ardire.
22. "0 S' apre, is open. "> From crrere. 172 From tgliere,
244. "' From sovvenire, 283 and App. 174 Ta.n/o Sene, so much
happiness. m C . .. toccalo etc., vouchsafed to us to see. "6 Congiunga-si, from congiungere. m Avssi fatto, had had. "8 Lascio
pensare, I let any one imagine.
23. 179 From intenerire. m From chiudere, 240. "l 246.
M2Z)t cA vnne, of those who carne, 157. "3 Divnne-ci from
divenire, 283. l"From paft.re. "S From "are, 216.
24. 1M From affligere, 243 and App. I87 Graziati, pardoned.
"8 Vlsero, from volgere, 242. Faca-si, from /are.
accadre, 220. l90 From rifulgere.

"9From

25. 191 From piacre, 2 1 9. 192 220. "3 From decidere, 240.
194 From divenire, 283 and App. 1M Se ne anrf, went away.
19(1 283. m From proprre, 253 and App. il/e, see 336.
198 From mttere. 199 97.
26. ** 283. * 241. ^From convenire, 283 and App.
*03 241. ""Volto-si, from vlgere. Ki Rimunerare ne la, you of
it, 130. **252. m Per altro, however.
27. 2M From vlgere. Troni assedre.
28. n0Af incrsce, I am sorry, 258 and App. ni 252.
*12 From esprimere, 247.
29. n3 229. *14256. 2l5 Trdrre-ci.
30. n0 241. "7283. 2l8252. "9 264. "0231. m%Z3
and 302. 2" From disparire, 268.

334:

NOTES.

31. m From prormpere, 255. S24From coinpnere, 253.


sFrom sapere, 228. 2 Si voglia, etc., willingly or no.

NOTES TO LA BATTAGLIA DI BENEVENTO.


32. l From prostndere, 252 and App.
33. 2 A tua posta, in thy turn. "From fare, 216. 'From
concedere, 239. 6 Ce, to us. 6 253. 7From andare, 216.
8Fromstre, 216. 9 230.
34. lMFrom
283. smarrire. " Idiom, on the surface. l2 From lambire.
35. 2 268. 3 From rfaVe, 216. 4From essere, 194. 6 222.
6 224. 7 From svanire. 8 tieni lo, 227. 9 From scomparire.
36. 10 264. "From spegnere, 242 and App. 12 240.
" 257. " From unire. u From nfre, 213. " 230. "From
morire
37. lFrom ardire.

2From svenire, 283 and App.

3 230.

4 From emergere, 242 and App.


38. s 231. e Strazia le viscere, rend his heart. 7 From fare,
216. 8From accogliere, 244 and App. 9From commttere, %
241 and App. 10 Santi, etc, for the saints and Virgin Mary.
11 From compiacre, 219, see note to piacre. l2From conscere,
258 and App. " From apprndere, 252.
39. "From scoprire, 269. 15230. I6 226. " 238. "273.
19 225. 20 From rivenire, 283
40. lFrom dare, 216. 2 230.

8From ferire.

4 Vi ti, thee

in them, 133
41. l 227. 2 From avvenire, 283.
42. 3 From negare, 204. 4 Crdesi, ia thought. 5From soste
nre, 227
l 268. 2From precrrere, 256 and App.
3 From compnere, 353. 4From giacre, 219. sFrom dispr
dere, 240 and App. 6 382.
43. 7 218. 8 363. 9 229.

l0From smarrire.

" 267.

"From giacre, 219. " 230. "From ritingere, 242 and


App. " From opprimere, 247 and App. u 220.
44. "i\ (15).

"From morire

notes.

335

45. lFrom levare. ' From smarrire. 3220. 4 224. 5267.


* The nymph Clizia changed into a Sun-flower. T Gli forza,
idiom, he is obliged.
46. 8 From avvitire.

' From ardire.

NOTES TO ISABELLA ORSINI.


47. 1 From giungere, 242.
48. 'Buon umore, witty. 3 From dare, 216. 4 Trovati di
accordo, have agreed. 6 256. From stare, 216. 7 264.
3 Per poco non capit, hardly escaped being thrown. 9 Diventalo,
having become, 307. 10 From andare, 216. " Di dire la sua,
to have big joke. M Non gli pu andare, cannot happen to him.
49. " From conscere, 258 and App. " 258. " Goddess of
Revenge.
50. "225. M231. " From ardere, 240. From rinascere
253. n Tedaldi-Fores, a young poet who died in youth.
51. . . . ^or sarebbero. * 253. 3 219. 4 226. 5 216.
'From commttere, 241. 7 216.
52. 8 Era forza, wa9 necessary. 9 253. 10 From appartenre,
227, and App. " Stretta, peril. u From riducere, 233, and App.
" From scrivere, 267, and App. " Dai, with, 375.
53. 15 314. "From chiudere, 240, and App.
" 231. 19 267. "'273.
54. n A casaccio, at random.

" 225.

" A caso, by chance

NOTES TO L' ASSEDIO DI FIRENZE.


54. l gliela porgeva, oflfered it to them.
55. ' Armando Duplessis, Cardinal Richelieu, Minister ofFrance
under Louis XIII. used to say, that women and priests ought never
to forgive, for, what in others would be attribuled to virtue, in them
would be considered weakness. 3From rndere, 252. 4 From
rinvenire, 283.

336

NOTES.

5G. 5 Dante Paradiso' c. 16, v. 79. 9 from pescare. 7 257. 3 See


Villani's Hist. c. 8.
57. 9 From fare, 216. 10 From trasfndere, 254.
58. " The Iron-crown, which is kept at Monza, is composed of
gold and gems on the outside ; within it though, it is encircled with a
band of iron, which is said to be a nail of the Cross. 12 230. " from
morire. " 254. 15 216. " 228. "From stendere, 252.
" 253. u Robertson, Life of Charles V. b. 1.
59. *> Robertson, ib. b. 12. *1 264. Robertson, ib. b. 12.
282. M225.
60. *> From ripdnere, 253. " 283. r Don Ferdinando di
Alancon had in custody Francis I. after the battle of Pavia, and
Clement VII. after the sack of Rome. ^From riconducere, 233.
29 " Giorgio Frandesperg, a Lutheran descended into Italy in 1525,
with 15,000 German Infantry, and a great quantity of Chevaliers ;
he carried in his bosom a gold rope to hang the Pope with, and
others of crimson silk fastened to his saddle to hang the Cardinals,"
Varchi, Hist. *> Sismondi, Hist, of the Ilal. Republics, c. 115 ;
Guicciardini, ffirf. b. 16. 31 From appartenre, 227. 82 227.
33 Nardi, Hist. b. 6. M 224. " Alessandro dei Medici," writes
Lorenzino dei Medici, "was son of Lorenzo, Duke of Urbino, and
of the tvife of a carrier. She was a servant born at Colle Vecchio,
in the house of Medici; " he adds also, that " Alexander caused her
to be poisoned, for the exiled Florentines intended to take her away
from where she worked on a farm, in order to carry her to Naples,
and show her to the Emperor, so that he might see from whom was
born him whom he allowed to rule in Florence." See Apologia of
Loren. dei Medici. Scipione Ammirato, Hist b. 10, says to have
been informed by Cosimo I., that Alexander was son of Clement
VII., and an African slave ; " his dark complexion," adds Roscoe,
in the life of Lorenzo the Magnificent, v. 4, " his curly hair, his
swollen lips, increases the probability to the story as regards the
mother : and, on the part of the father, the predilection that Clem
ent had for him, rather than for the Cardinal Ippolito dei Medici."
61. " From vlgere,^ 242. 37276. 88226. * From riprendere,
25 2. 40 From promttere, 24 1 . a" Louis XL, with letters patent
of 1465, grants to son am et Fal conseiller Pierre de
Medici s, to carry in his escutcheon the fleur de lis of France."

NOTES.

337

Comines, Hist. v. 2, p. 565. 42 From interrmpere, 255. 43 226.


"From soggiungere, 242. " 222. " 231.
62. "From avvenire, 283. 48 From prepnere, 253. 49 From
restituire. K Mandare a sacco, to sack, or plunder a town.
63. 51 226. MFrom riprendere, 252. M 223. 64 283.
K 273. M226.
64. 57 216. M Fron mantenre, 227. 244. 90From con
scere, 259. el From intendere, 252. K225. * From prevedre,
222.
65. " 216. aThis league was formed a little after. MF*om
unire. 07 Robertson, Life, etc. b. 5, 50, 51, etc. 6S 2S.2-.
K> 252.
66. ,0 230. 71 224. n La somma delle cose, the highest power.
"220. 74 From concedere, 239. .'- From prgere, 242. 76From
prevalre, 224. "231.
67. ,8 230. 79 From percrrere, 256. M 226. S1 From ordire.
92 273.
68. 39 224. 84 228. 85From prormpere, 255. "From
percrrere, 256. 230. 88 From rispndere, 252-. 89 253.
69. 00 230. " 231. " JPare moto, to speak. " From proferire.
94 225. t 230. " From sostenre, 227.
70. B7 From apparire. 98224. " From giacre, 219. 100 216.
** 253. 102 216. 103 From soggiungere, 242. 1M From unire.
105 230.
71. 106Afi corsa una voce, a report reached my ear. 107From
prormpere, 255. 108Cascante d'i vezzi, full of affectation. M9From
addire, 273. "0 From accrgere, 242. m226. Stare a
cuore, to love dearly. U3 From riprndere, 252. "4 From rispn
dere, 252.
72. 1M From soggiungere, 242. I17 Tolta-si, 244. "8 From man
tenere, 227. 119From accgliere, 244. 120 225. 121 " This
happened in 1526, at the epoch of the holy league." Robertson,
b. 4, 58. m% 219.
73. m 228. 124 230. *5- 226. 126From sorridere, 240.
127 From disparire, 268. l28 From chiudere, 240.
74. 1S9 Charles V. was the first sovereign who assumed in the
pride ofhis heart the title of Majesty; until that time, the mon
archi of Europe had only taken that of Highness,. or Grace.
130 225.

"1226
29

338

NOTES.

75. > 273. 2283. 3225. 4 From contendere, 252. 6From


raccgliere, 244.
76. 6From stendere, 252. 7 From comparire, 268. 8 238.
9 From divllere, 249. 10 244. " 11 fatale, the man of fate.
12 264. " From stendere, 252. " 224.
77. 15 From resistere, 260. 18 225. " Quanto mi tarda, how
I long.
78. " 259. l9 Destro, opportunity. 20 Sentivano a un punto,
were in the same time. n From appartenre, 227.
79. " Agrippa had a block dog whom he called Figliuolo, son ;
some said that it mas hisfamiliar demon.
80. MFrom rendere, 252. 24 230. Ve' for vedi, 222.
33 225.
81. "257. 28230. From accogliere, 244. Fromrimuvere, 264. 31 250. "252.
82. '"From percrrere, 256. M 263. "From rapire. . . .
'216.
83. 2 233. 3 Mettere capo, to begin.
283. 6 tenere dietro, to follow.

4 From sopravvenire,

84. 6 230. 7375.


85. 8 307. 9 From concludere, 240. 10 252. " From ungere,
242. " From cingere, 242. " From rispndere, 252. "From
aggiungere, 242. 15 252.
86. " From coprire, 269. " 257. " 229.
87. " John XXII. reduces the offices of the bells to those contained in the following barbarian verses,
" Laudo Deum vero, plebera voco, congrego clerum :
Defunctos ploro, pestem fugo, festa decoro."
20 273. 21230.
88. n Non so se io mi dica, I know not whether I should say.
23 From riardere, 240. 2* From dispnere, 253.
89. " Lo ha preso, has got hold of him. Marrano, a Spanish
word remained in our language; it meant, originally, a Jew who pretended in public to be converted to Christianity, and in secret exercised his old religion. 2T 233. 28 From aggiungere, 242. 20 Var
chi, Hist. b. 12. *> From percuotere, 263.
90. 31 216. 32222. 83 229. 34257. From avvlgere,
242. 30253. "226.

NOTES.
91. 38 244.

39 227.

40 252.

339
"From depnete,

253.

*> 253.
92. *> In the procession of Good-Friday the first Rabbi ac
companied by other Jews, awaited the Pope near the arch of Constantinus, if I mistake not, where he would bend his neck under the
foot of the pontiff. 1 am ignorant whether the custom still contin
ues. They assure me that in the last century it was practised.
44 From eleggere, 243. 45 From percuotere, 263. 47 253.
93. " 226. 49 Non istesse per V appunto, was not exactly.
60 228. Washington Irving, Hist, of Chris. Columbus, b. 5.
61 From cingere, 242. 62 229.
94. B Passavanti, distinz, 3, c. 2. " Vuolesi tenere, ought be
held. K From concedere, 239. 60224. 57 From confndere, 254.
. . . * 273.

2From avvenire, 283.

95. 3 293. 4 224.


96. 6 From ardire. 6229. 7226. 8 Instead of vanno, from
andare, 216. s222.
97. w From riuscire, 282. " 230. 12224. " From inferocire.
98. " Infilai rota, prosperous. 15 Ne vada, there is danger.
16 Cosa fatta capo ha, a thing done has an end. See Dante's Infer
no, c. 28, v. 106, 107. " From sciogliere, 244. n From convenire,
283. 1S From piacre, 219.
99. 20225. 2I 230. 22273. 23From impedire. M From im
pedire.
100. " From ripnere, 253.
101. 2G 225. 2, 230. 28225.

29 231.

30 230. 31 " And

they raised to him by public edict a marble statue with the following
inscription :
Andreae. Aukae. Civi. Optimo. Felicissimo
Vindici. Atque. Abctori. Publtcae
llbertatis. s. p. l. j. posueke.
(Segni, Hist. b. 2.)
The statue of Doria was put down in 1797, by the Republicans :
Napoleon raised it again. Charles Botta, at the lid book of the
History of Italy, exclaims, "He commanded that, the statue of An
drea Doria should be restored ; this affront was wanted to Andrea,
thrown to the ground by the Giacobins, raised again by Napoleon !."
The people perhaps understood Doria better than this historian.

340

NOTES.

32 From conscere, 258.


ing of Venice said:

" Luigi Alamanni in his satire 12, sing

" Se non cangi pensier, V un secol solo


Non confer sopra il millesim' anno
Tua libert, che vafuggendo a voto."
Fortune verified the prophecy : the election of the first Doge was
made in 797. . . . Venice ceased to be free in 1796, that is one
year before the prediction expired.
102. lfi 214. 2 273. 3 From pervenire, 283. 4 237.
103. 5From genufte'ttere, 241, and App. 0" I request Don
Giovanni di Luna, keeper of the castle, that he should take some of
my blood after my death, and make of it a millet pudding, (migliac
cio) sending it to Cardinal Cibo, so that he may satiate himself in
my death of that which he could not satiate himself in life, for he
needs nothing else in order to arrive at the pontificate, to which he
so dishonestly aspires." Will of Filippo Strozzi. See Niccolini's
Filippo Strozzi. 7 Preso-lo. 8 From estremare. ' 224. See
Varchi, Hist. b. 12. M From accingere, 242. " From rispndere,
252.
104. 1J Bel tratto, fine artifice. " 225. 15 From vlgere, 242.
M Fuori di s, crazy. 230. " From profndere, 254. 19 228.
105. 20 218. 2l Viscere di umanit, affection, a heart that feels
for. ^From essere, 194. 23 282. u Lance spezzate, body
guards.
106. 2522l. "'"Pope Clement finding himself without money
and without reputation, departed very ill contented on the thirtyfirst, and left the Bolognese very ill satisfied on account of a tax
which he imposed upon them ; who, however, in iffch immense con
course of princes and prelates having sold very dearly even those
things ivhich were accustomed in other times, not only to sell cheaply,
but throw away, had filled their city with an unusual amount of
cash." See Varchi's Hilt. b. 11. " From rendere, 252. a From
provvedre, 222.
107. w From stendere, 252.

From avvenire, 283.

31 From

accrgere, 242. 269. " From interrmpere, 255. 3*" 222.


108. 35 Una mano, a troop. 30253. 37 From chidere, 240.
38 244.
109. 39 From rispndere, 252.

NOTES.
110. *> 257.

"From mentire. 42 230.

341
4S 227.

253.

85 Volera dire, I meant.


111. *> From ssere. "Guicciardini's Hist, b. 12. "Guicciardini,
Ib. b. 15. 49 230. M Andare . . . pel sottile, be too particular.
61 Cdlcio in gola, a check. H See Varehi's Hist. b. 12.
112. ^ Non si ha mica per le mani, one has it not so ready to liis
hands. M All' avvendnte, in proportion. . . . l scolpisci-mi, froin
scolpire. 2 From percuotere.
113. 3 Pone-mi, 138. 4 230. 6 375. Fa-te, go thyself.
114. 7 See life of Cola di Rienzo. Tribune of the Roman people,
b. 1, c. 2. e From discoprire, 269.
115. ' da credersi, is to be supposed. l0 Instead of dici, 273.
11 From increscere, 258. l2 From accendere, 252. " 253
1 1 6. > Instead appare, 229. - 1 74.
1 1 7. 3 From dispnere, 253. 4 264. 6 From infndere, 251,
. . . l o omo, name given to the guard of the 2 Government's palace.
118.9 Sbricco, dandy. 4 Tieni-mi, 227. 5 From chidere, 240.
6 From scendere, 252. 7 227. 9 252. 9 From giungere, 242.
10 Metteva capo, lead. " 233.
119. 12Dante Paradiso, e. 16, v. 79. u A larga mano, in great
abundance. "From percrrere, 256. u From mordere, 240.
19 From prormpere, 255. " The cemetery of S. Egidio was founded in the year 1288 ; there were buried about 918 bodies every year.
120. " 230. " From rdere, 240. From spegnere, 242,
and App. "From giacere, 219. 22230. 23 v. (20). 24 From
sovvenire, 283.
121. 25 224
122. l From ammonire.

* From seppellire.

3 From sottopnere,

253. 4 From compiacere, 219. 5 252.


123. 'Pare-mi. 7228. 9 From soggiungere, 242.
10 From soprastre. " From riprndere, 252. 12 307.
raggiungere, 242.
124. "Che ci egli, what is the matter.
vlgere, 242. " 259. le From diminuire.

9 238.
l3 From

l5 230. "From
19 Tolta-si, 244.

20From obbedire.
125. A. Condivi's Life o/ Michelangiolo, note to, 41. Con
divi ib. 65 ; also, Vasari's Life of Michelangiolo. a Condivi and
Vasari. "Condivi. ffi 228.
29*

342

NOTES.

126. " 230. . . . l From propllere, 253.


127.
219.
128.
129.

2 230.

3 222.

4From scolpire. 6 Si pu, can be done. 6 From piacere,


7 -vi, there is. 8From impallidire.
9 227. 10 222. " From impedire. 12244.
I3 292. " 224. I5225. " From convenire, 283.

17 From stringere, 242. " 273.


130. " Ottenre, 227. 20From intristire. n From promttere,
241. M252.
131. B 259. 24 225. 25 From depnere, 253. 225.
27 From offerire. 28 From convenire, 283. 29 From avre.
*>Dici-gli, 273. 31 228.
132. 32 216. "From prormpere, 255. M From sovvenire,
283. "238. 30233. 3, 219. M 220. ^ 227.
133. w From forbire. " 253. 42 224. a From rendere, 252.
134. 44 253. 45 From sovvenire, 283. *> 230. 47 269.
48 From discndere, 252. 47 From commuovere, 264.
135. w 292. 51 This narrative of Michelangiolo's commissioni,
under pretence of a flight is entirely historical, although all the his
torians of that time make mention of it in different ways, which
clearly proves that even the contemporaries and friends of Michelangiolo knew not the secret cause of his leaving the city, and they
ascribed it, according to the public report, to fear : our author, how
ever, discovered a letter from the government of Florence to its min
ister at Ferrara, which shows that he teas charged with some secret
mission. See V Assedio di Firenze, chap. ix. note (14). 2From
riuscire, 282.
136. 3 Dante, Paradiso, c. 16, v. 1. 4 From ricoprire, 269.
5 Di che cosa vi seppe, what do you think of. ' Si strugge, pines.
7 253. 8 Moia, from morire, let him die.
137. 9 375. 10229. "From prevalre, 224. " Bagno, state
prison.
138. "From rapire.
ls 230.
"From rispndere, 252.
17 228. . . . J 263.
139. 3 244. 4228. B252. e Battista, the Florentine, Flo
rin, which had on one side the lily, and on the other, St. John the
Baptist, patron of Florence. 7From riducere, 233. 'Condivi,
Life of Michelangiolo. The Duke did not receive this picture, for
he sent for it a cavalier, who, on seeing it, said, " Oh, this is only a
trifle" The artist at that remark, expelled him from the house, and

NOTES.

343

gave the picture to his servant Mini. 9From scoprire, 269.


10 v. (9). "Alle cose sue, to his affairs.
140. a Messa-la. u Dare-se-ne per inteso, know any thing about
it. "From richiudere, 240. B From riuscire, 282. "Froin
occrrere, 256. 17 273. " Vasari, Life /"Michelangiolo.
141. 19 219. w The bull of Pope Clement for the printing of
Macchiavelli's works is dated 1531. 21 228. " 231.
142. * From giungere, 242. M Tengono ragine, do business.
*5 From aggiungere, 242. M 230.
148. n From compnere, 253. 27 226. "Note 60, to Condivi's
ii/ of Michelangiolo. w From riprendere, 252. 31 From conchidere, 240. 32269. This Baste ivith the comment of Lan
dino had a very large margin, and it was entirely filled with figures
by the hands of Michelangiolo ; it was lost near Civita-Vecchia in
the tcreck of a vessel that was carrying it to Rome. See note to the
Roman edition of Vasari, p. 163. 3" 253.
144. 34 230. " Raccogliete, etc, gather as many florins as you
like. 253. 37 229. 38 Se ti viene fatto, if you happen. " Vieni-mi, 283.
145. From espnere, 253. 42 244. 4s 253.
146. " 259. . . . > 230. 2 230. 3From morire. 4 From
compnere, 253
147. >From impallidire. 2From irrigidire. 3From contenere,
227. 4229.
148. 6 230. * 253. 7 Fatti in l, get out of the ivay. 8 283.
...>244.
149. 2 252. 3From attendere, 252. 4 253.
150. 6 Gii usaste misericrdia, would have mercy on him. 6From
attendere, 252. 7 263. 8 From comparire, 268. 0 226.
10 From assalire, 278. " 256.
151. I2From succedere, 239. "From spegnere, 242, and
App. M E si tenne spaccialo, gi ve himself up for lost. u 230.
"From volgere, 242.

" 222.

" 226.
152. *>From gingere, 242.

"From compnere, 253.

2I226.

ffi 230.

23 Prebenda,

prebend, priest's salary or benefic.


153. 24 Attrizine, sorrow for having ofFended God. 25From
impedire. 27 Ci ho gusto, I am glad of it. 27 From trattenre,
227. 28224. "JVon mi fa cuore, I have not the heart. *> To

344

NOTES.

Illese three may be added Ugo Bassi, Chaplain-in-chief of the


Roman army, shot by the Austrians, under the Pontificate of Pius
IX
154. 1 From nascndere, 252. 2 224. 3233. 4 231. 5Fa
to, do it. 6 From sostenere, 227. 7 230. "From mrdere, 240.
155. 9 224. 10From Scendere, 252. "From percrrere,
250. 12 From chiudere, 240.
156. "Varchi's Hist. b. 12. " From intndere, 252. 15NiCCOLINI, Discorso del Sublime di Micholangiolo. 16 265. " From
prormpere, 255.
157. " Si ridusse, retired himself. "From attendere, 252.
20 From proferire, 277. 2I Facendo-lo. 22 228. 23 From giun
gere, 242
158. ^rom trattenre, 227. 2 225, prefica, a mourner.
3 225. 4From compo.nere, 253. s The Republic of Florence, the
last of the Italian Republics of the Middle Century except Venice,
was suppressed by a decree of Charles V., dated Augusta, October
21, 1530. Hence, three centuries since Italy has been under op
pression. ' From ripnere, 253. T Venuto meno, failed. 8 233.
0 From unire.
159. 10 242. "221. "From ri/ji;iVe. " 259. "From
occrrere, 256. "From sviare. 16From maledire, 273.
160. " 227. l8 228. I9 252. 20 From volgere, 242.
161. 2I 228. "From accadere, 220. 23 230. 24 Iliad, b. 9.
M 314.
162. M From riprendere, 252. "Rev. xiv. 15. From
schiudere, 240. *> Porre-v, 253. St. Ulfrid, a Swiss, called
around the circle of shields that his warriors were making around
him, the three bards that followed him, and said to them, " Sland
here, and see what glorious thing I will do, so that in relating it,
you would not be obliged to hear it from other's mouth."
163. 31 From morire. 32 Rev. xx.3. 33 223. 3, 231. ^From
impallidire.
164. " From giacre, 219. OT Vixere fortes ante Agamennona
multi. Hot. b. 4, Od. 8.
242.

38 226.

'From disparire, 268.

NOTES.

345

NOTES TO RINNOVAMENTO CIVILE D' ITALIA.


164. lPuritani.

Gioberti calli Puritans that sect of liberals fol

lowers o/Mazzini whose idea of liberty is only the Republic, even if


it teas not to the purpose, and in detriment to gains of greater im
parlance, as also an absolute intolerance, of any other form of gov
ernment, although required by places and times, and even the repub
lican form itself if they have not the direction and monopoly of it.
165. * Pescar nel torbido, to profit by the confusion.
166. 8 Tien del poeta, he has something of the poet. 4 Mazzini
Re.publique et royaut en Italie, Paris, 1840, p. 16.
167. 6 Guicciardini's Hist. XII. 1. 9Farini's History of Rome,
Gladstone's translation, vol. ii. p. 207. Farini, lb. vol. i. p. 332.
168. 8 See Gen. Bava, Relazione delle operazioni militari, etc.
p. 51. 9Mazzini, lb. p. 89.
169. I0 Prmcipato, royalty. "Gen. Pepe L' Italia negli anni,
47, 48, e. 49, p. 248. "Dandolo, I volontarii e i bersaglieri lom
bardi, p. 171. "Bianchi Giovani, nelf Opinione di Torino,
15 dicembre, 1850. "Lesseps Op. 15 Dandolo. 76. p. 222. 10 Dan
dolo, lb. p. 225. " 76. p. 234-240. "Gioberti, Operette politiche,
v. 2, p. 343.
170. ID Machiavelli, Disc. I. 10. Botta, Stor. a" It. dal 1789
al 1814. Lib. XI. " Dalla prima barba, from their youth. "Villiaum, Histoire de la revolution francaise, Liv. II. 17; VIlI. 1 ;
XVI. 7.
171. B Gioberti. Operette politiche, v. II. p. 343.
172. 23" Guillaume de Prusse ressnscitera Charles-Albert de
Savoie. Ce qu' il recherche, ce n' est pas une victoire qui enfanterait une rvolution, e' est un revers qui lui conserver un trvne."
(Proclama nelV Estafette, Parli, 21 novembre, 1850.) 2eBuon
viso, good reason.
173. a Pinelli, one of the ministers of Piedmont during the revo
lution of 1848 and 1849, belonging to a parly called by Gioberti
28 Municipale, that is the parly of those whose liberal views are con
fined to their native place only.
1 74. Minister to Pius IX. killed by a blow of a poniard while
waiting from his carriage to the stairs of the council hall in order

346

NOTES.

to open the Parliament, Nvember 15, 1848. (See Farini, Hist.


of Rome, Gladstone.s Transl. v. II. p. 406.) ....
17C. l Plut. Cat. maj. 7. " The saying of Caio resembles the
litlgar prover (hai, 'princes are like farmers, who every year fat
ten a hog, and then eat it.' " (Firenzuola, Animali.) " Casa.
Orazioni per la lega.
177. 3 See Two Letters to the Earl of Aberdeen on the state prosecutions of the Neapolitan government, by the Right Hon. William
Evvart Gladstone, M. P., London, 1851.
178. 5 Gregoriani, of Pope Gregory the XVI. the last Pontiff.
179. 9 See (Il Risorgimento, Aprii 6, 1850,) upon the viotence
of the lcing of Naples against Montecassino.
180. 7 Name of Pius IX. 'Gregory XVI. opposed zoith Constance the Jesuitical fiction, who solicited the prohibition of Rosmini's Trattato della coscienza, and Gioberti's Prolegomeni. * Fam
ily name of Gregory XVI. I0 " Nihil arduum videbatur in animo
principis, cui non judicium, non odiuin erat, nisi indita et jussa."
(Tac. Ann. XII. 3.) " Farini, as above, v. ii. p. 69.
182. "Gioberti. // Gesuita moderno, cap. 12. "Dante Par.
c. 27, v. 23, 24.
183. 10 In the session of November 12, 1849. 17 Sisto IV. See
Machiavelli^ Hist. 8. 1B Guicciardini^ Hist. X. 2.
184. " Segneri, Quaresimale, V. 6. "0The Sultan, nAswkh,
Enrico Cernuschi. 2i Ugo Bassi, Chaplain-in-chief of the Roman
army.

185. 23 Pi. che lo mi faccia, more than I do. 24 John xxi. 18.
187. 2i Teneri dei fatti vostri, affectionate to your interest.
se \restigia recentis victoriaj lustrare oculis concupivit." (Tac.
Hist. II. 70.)
188. 27 Luke ix. 55. 28 See, for example, the protest of Cardinal
Antonelli, against those who buy ecclesiastics' property, dated February 19, 1849. Acts x. 38 ; Matt. viii. 20 ; Luke ix. 9.
189. "1 Cor. xiii. 1, 2. 81 Chosen vessel. St Paul. x See
upon this subject a lelter of Carlo Farina, in the Risorgimento,
Turin, February 1, 1851.
190. M Enciclica degli 8 di dicembre, 1849.
191. M Tasso della dignit. "Pope's letter to General Oudinot.
37 The same has been done in France by Mr. Romieu in his hook,
or libel entitled Le spectre rouge.

notes.

347

192. " See the speech of John Russell to the Commons, Febrvary
5, 1851, and also that o/.Comoys to the Lords, of the same date.
39 In Liverpool on the 27 th of November, 1850.
193. ^ The libel of Viscount Arlincourt entitled L' Italie rouge,
was translated and spread in Rome and province wilh manifest
favor ofthe ecclesiastic government.
194. n Dare negli occhi, to offend.
195. ^Fra Girolamo Savonarola.

NOTES TO ALLE POESIE SCELTE.


202.

l " His empty chain above it leant,


Such murder's fitting monument."
Byron, The Prisoner of ChilUm.

204. l Simonide.

It is the author's opinion that the success of

Thermopyla: was celebrated truly by him who in the song is introduced to poetize ; that is, Simonide. (&e Leopardi's works, v. I.
p. 139. Le Monnier's edition, 1849.)
205. Esso tiranno, even the tyrant. (See Leopardi's Studi Filo
logici, p. 220.) 'Infusi, sprinkled or wet. (See Ib.).
207.

l " That poor old exile, sad and Ione,


Is Latium's other Virgil now."
T. W. Parson's Poem on a busi of Dante.

208. 2 Spirer, inspire. (See Leopardi's Studi Filologici, p.


222.)
209. Taccio, etc. In the first and second editions, the poet had
written thus:
Taccio gli altri nemici e 1' altre doglie ;
Ma non la Francia scelerata e nera.
But in the third and subsequent editions, he changed it as in the
text. (See Leopardi, Ib. p. 471.)
212. 4 Che for perche. (See Leopardi, Ib. p. 225.) 5 Attrice,
nurse. ' Sola, deserted. (See Ib. 227.)

A
348

NOTES.

225. l"Where is my child? and Echo answers, Where?"


Byron, Bride of Abydos. Byron confesses, though, to have taken
it from an Arabian manuscript, which says, " I came to the place
of my birth and cried, The friends of my youth, where are they ?
and Echo answered, Where are they ? "

END.

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