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STORIA
DELLA

DIPLOMAZIA EUROPEA
IN ITALIA

STORIA DOCUMENTATA
DELLA

DIPLOMAZIA EDROPEA
IN ITALIA
DALL'ANNO 1814 ALL'ANNO 18G1
PER

JNICOMEDE BIANCHI

VOLUME

I.

Anni 1S14 isao

TORINO
dall'unione tipografico-editrice
1865

Riservata la propriet letteraria ed

Depositato

il

15

il

diritto di traduzione.

marzo

1865.

DG5SS..5'
)S>47s.

AVVERTENZA

In questi volumi, che prendo a pubblicare, confor-

speranza di giovare

dalla

tato

storia, narrer

verit della

della diplomazia

alla giustizia

alla

divisamenti e le opere

europea rispetto

alle

vicende politiche

della nostra penisola negli anni decorsi dalla caduta


del

primo Impero napoleonico

in cui

ebbe principio

Nuova

argomento

al tutto

industriarmi
inediti.

ad aver

d'Italia.

trattazione speciale di siffatto

che per gelosa ragion

volto in oscurit molte.

menti

giorno ben augurato

Regno

l'attuai
la

al

Prima
sotto

Le indagini

di stato stava

di tentarla dovetti

mano

av-

quindi

necessari docu-

praticate a

tal

uopo, se fu-

rono lunghe e faticose, tuttavia riescirono felicissime.

Laonde

il

lettore

ne' susseguenti

abbondanza preziosi documenti,


intimi archivi delle

libri

incontrer in

tenuti chiusi ne' piii

Corti nostrane e forestiere, e che

ora escono alla luce per la prima volta a disfare non

poche pagine bugiarde degli annali

nono

secolo, e

di capitale

di

ad introdurvi una serie

importanza.

questo decimodi fatti ignorati

Ben prevedo che


cui verr

render noli

il

accompagnando

molti documenli con

mie rivelazioni

le

sloriclic

mi procurer biasimo d'imprudenza da coloro,


reputano intempestiva sempre
grete carie diplomatiche,

tempo

in cui

marmi

E anco
al

antico

sia gii
si

adopreranno a

mio racconto,

e a chia-

rimanessero sepolti

nell'oblio

falli

la cui

narrazione documentata torner loro di scredito,

pure riuscir grave


de'

il

colpa di parzialit quanti avrcbber deside-

in

che

rato

pubblicazione di se-

ove non

furono scritte.

toglier credito di veritiero

la

quali

alla

buona riputazione

op-

de' Principi

Governi ch'essi servirono.

Tutti costoro

rumoreggino pure contro l'opera mia

quanto pi tempcslosamcnle vorranno, ch'io per nulla

mi brigher

di

risponder loro. Entralo in quest'arduo

compilo coU'inlendimenlo

di scrivere in servizio della

scienza

primo

slorica

cui

di

ed ultimo

uilzio

quello di narrare secondo scienza e coscienza la verit

gno

pura, piena e precisa, libero da qualsiasi impedi parte politica

voglioso d'altronde di rimaner

fedele alle abitudini di modesla franchezza con cui

usato sempre manifcslare


tore

senza relicenze

le

ho

mie opinioni, sar narra-

paurose caulele,

ma

in

pari

tempo convinto del dovere d'esser modesto nel giudicare, ed equo con
la

tulli

nel narrare.

N vorr lungo

narrazion mia dimenticarmi giammai

ligna arroganza ogniqualvolla

dannare

le

si

che avvi ma-

voglia scrulare e con-

intenzioni riposte degli uomini. Nel condurre

pertanlo sulla scena del mio racconto anch'essi

per-

sonaggi viventi, che nella politica e nella diplomazia

degli ultimi anni

preslarono l'opera loro a vantaggio

della nobile causa d'Italia, lo far bens liberamente


e

all'infuori

d'ogni

riguardo personale, che potesse

smozzicare od offendere

la

con quella temperanza

modi

verit storica

ma sempre

che mi consigliano

il

rispetto che loro debbesi da tutti gli uomini onesti, e

il

di

desiderio vivissimo che nutro di


e recriminazioni

in

un tempo,

non suscitare sdegni


in

cui

supremo

il

bisogno della concordia nell'italiana famiglia.

Possa questo lavoro tornar opportuno nelle presenti


condizioni della mia patria, ed essere d'eccitamento
e di profitto agii studi storici di coloro dei

sono chiamati a tutelare l'onore,

nostri,

che

la dignit e gli in-

teressi della politica italiana.

Torino, 20 febbraio 18G5.

NicoMEDE Bianchi.

CAPITOLO PRIMO

Sommario
Promesse

al

popoli

Segreti accordi tra

principe di Metternich

Palermo

Carolina

Mutati proposili

della Corte di Vienna verso

dell'Austria sugli Stali ecclesiastici

Genovesi e l'imperatore Francesco


poleone all'Elba
re di Sardegna

II.

di

la

sua

lotta

contro Napoleone

fortuna napoleonica

nel

re di Napoli

Vienna sugli

Cenno

1814

Il

^ Disegni

Stati ereditarii

Politica

Suggerimenti

e la Corte borbonica

del

del

della Russia

Deputati della

Governo inglese

di Sicilia al

Istruzioni date

francesi al Congresso di Vienna in ordine all'Italia

Na-

sulla politica dell'Inghilterra

Lord Casllereagh

Politica prescelta dalla Francia rispetto alle

nuovo riorganamento europeo

del

rettive

il

confederazione auslro-ilalica

Lombardia e di Genova in Parigi


L'Inghilterra
al re di Sardegna

Occulti progetti dell'Austria verso

Pretensioni della Corte di

Progetto

1813

Precauzioni in ordine alla Toscana

relativamente all'assetto territoriale italiano

durante

Inghilterra e l'Austria nel

l'

Gioacchino Murat - Pratiche della Corte di

ai

cadere della

massime di-

Plenipotenziari

Disegni della

Spagna

sulla

Toscana.

I.

Mentre
fine,

il

primo impero napoleonico inclinava

di guerra,

solennemente favellarono

di libert e d'indipendenza. Essi,


toria,

promettevano che, ove

sorti di

nuovo

si

ai

commossi popoli

invocando da Dio

la vit-

trovassero arbitri delle

Europa, avrebbero per sacro dovere di fondare

l'Italia,

il

Per quanto risguarda

narrazione seguente dar

la

valore di

tali

Nell'anno

piena contezza del

promesse.

1813

l'Austria, per

della Francia, chiese

un

suo

assetto degli Stati e le relazioni loro reciproche

negli eterni veri della giustizia.

di

al

monarchi confederati, per meglio abbatterlo ne'campi

trattato segreto che,

RiANCHi, Storia

Docum.

abbandonare l'alleanza

all'Inghilterra e ottenne in virt

ove

le sorti delle
^

armi tornas-

sero compiutamente propizie ai re confederati, essa rimar-

rebbe arbitra clell'assestamento delle cose italiane


Ci conseguito,

gabinetto di Vienna solerte

il

ovunque

al travaglio di suscitare

traditori e

(1).

si

pose

nemici all'im-

peratore Napoleone. E poich massime importava strappargli l'aiuto del re di Napoli,

personalmente

principe di Metternich

il

ne assunse l'incarico. Egli era slato in

Parigi apportatore di lusinghiera alleanza per parte dell'Austria

laonde benevolmente accolto nella reggia na-

poleonica, vi aveva scontrato la principessa Carolina Buo-

Gioacchino Murai.

naparte, sposa di

vantaggio, Metternich

Giovandosi di

die a tentar l'animo di questa

si

regina con lettere promeltitrici d'ogni pi

Da

principio Carolina

di sorella

ambizioni

ma

Murat

che, e divenne nelle

rifiut d'obliare

madre

e nelle

mani

del principe di Metternich


il

il

mi-

re di Napoli a passar nel

de' nemici della sua patria e del suo benefattore (2).

D'altra parte,

deirilm,
fatto

suoi doveri

per cedere alle istigazioni austria-

gliore strumento per sospingere

campo

lieta fortuna.

vieppii eccitata negli affetti di

di regina, fini

tal

il

stando Murat combattendo sulla riva

conte di Micr commissario austriaco avevagli

balenare all'ambiziosa mente

di pi vtsto

regno e

la

le eccitatrici

promesse

benevola amicizia de'Sovrani di

Europa, ove sollecitamente abbandonasse


peratore de' Francesi. Giunto

in

causa dell'im-

Napoli con

menti nell'animo, Gioacchino trov

propensa all'alleanza austriaca,

la

ma

la

tali

ribolli-

moglie non soltanto

gi entrata in negoziati

confidenziali.

Al gabinetto di Vienna grandemente importava che lo


staccarsi dei re di Napoli dalla Francia per entrare nella

grande alleanza,
(1)
(2)

fosse sollecito e palese.

Quindi a mezzo

Trattato segreto di Praga del 27 luglio 1813.


Correspondence Despatches and other Papers
,

Castloreagh, sccond marquess of Londonderrj', etc.

of riscount

London

1853.

dicembre del 181 H

conte di Neipperg da Vienna

il

porlo presso IMurat con

si

incarico e plenipotenza di con-

cludere secolui un trattalo d'alleanza. Questo legato austriaco portava

per

regina Carolina una lettera

la

principe di Melternich,
ditivi

la

quale

del

termini tanto blan-

in

quanto bugiardi affermava che l'imperatore Napo-

leone, entrato in pratiche

d'accomodamento per una pace

terminativa d'ogni europea contesa, mostravasi disposto a

cedere

in bala de'

eziandio

il

regno

Sovrani alleati tutta

l'Italia,

Se non che, per

di Napoli.

compreso
benevola

la

chiedeva che

intromessione del re di Baviera,

ei

nese

Questi asserti ottennero

si

desse

l'effetto,

di

vicer Eugenio.

al

per cui maliziosamente erano

cadere affatto dal

verso

la

trono,

buona fortuna

Il

Il

Mila-

timore

vecchi rancori di gelosia

Beauharnais s'accoppiarono

impulsi per sospingere

potenti agli altri

nell'alleanza austriaca.

add 11 del

di

stati scritti.

il

il

re Gioacchino

mostruoso patto venne fermato

18U.

L'ambasciatore della Corte siciliana in Vienna non era


rimasto all'oscuro de' maneggi posti in opera dal principe
di

Metternich per ridurre Murat a passare nel campo dei

Ma

nemici della Francia.

ad arrestarli; perci
al

re

il

Ferdinando IV:

per ismuovere

il

suoi sforzi

non erano

riusciti

commendatore Ruffo scriveva

Per quanto

io

mi

sia

poi

adoperato

gabinetto di Vienna dall'allearsi con

Murat e dal guarentirgli l'usurpata corona, non mi

stato

possibile di conseguire l'intento. L'Austria trovasi predo-

minata dal timore di non esser capace a sostenere la


guerra in

Italia

senza l'aiuto di Murat. Conseguentemente

essa nella sua politica egoistica

care

a' suoi interessi

non ha dubitato

una famiglia

di sacrifi-

reale, alla quale l'impe-

ratore trovasi congiunto con tanti vincoli di sangue (3).

(3)

Lettera del 12 marzo 1814.

4
II.

Per l'Austria non erano lardati a venire

giorni del pieno trionfo.

costume, essa

conforme

tosto,

a vantaggiare Murat.

11

suo antico

al

impegni assunti

gitt dietro alle spalle gli

si

gli insperati

quale astialo dagli antichi Sovrani

ristaurati in Italia, quindi

trov non

si

meno avversato

nascostamente dalla Corte di Vienna. Del quale

fatto

non

palese giover dar qui appresso una qualche credibile


testimonianza.

Il

Vienna del re

di

cesco

II

conte di San Marzano. plenipotenziario in

Sardegna, avvertiva l'imperatore Fran-

dei gravi timori che

il

gabinetto di Torino nutriva

per la quiete d'Italia a motivo della permanenza di Murat


sul trono di Napoli.

narca austriaco;
sua ruina

(4).

Avete

ma

spero ch'egli
allo

Metternich soggiungeva
tiero per la notizia

che

sul trono di Napoli.

ragione, rispondeva

il

far

si

stesso ministro
Io

farei

modella

artefice
il

principe di

dono del

re Ferdinando

il

rn^ondo in-

stato ristabilito

Disgraziatamenle per ora non pos-

sibile d'usare a tal fine le nostri

armi

(5).

Anche

Ruffo

e Castelcicala, legati della Corte di Palermo in Vienna,

scrivevano;
Il

principe di Metternich

ci

ha mostrato

mig^liori disposizioni dell'Imperatore per

il

le pi positive e le

ritorno di

nel suo regno di Napoli. Noi crediamo, dappresso

Sua Maest

le

conferenze

avute con quel principe ministro, che l'Austria abbia abbandonata ogni idea di sostenere Murat. Raccomandiamo pertanto
infinitamente di non dare alcun motivo al gabinetto di Vienna
di credere che la nostra Corte difiidi di lui. Quest'oggetto
essenzialissimo. Rispetto alle ostilit immediate, e onde denunciare l'armistizio contro Murat, nulla si potuto ottenere da
noi con le pi vive istanze.
terlo al

Congresso

Un

tale affare

voluto

Emanuele del 29 luglio 1814.


Marzano allo stesso del 20 ottobre

(4)

Lettera

(5)

Lettera del San

(6)

Dispaccio del 12 settembre 1814.

al

si

rimet-

(6).

re Vittorio

1814.


Imperiose ragioni
quei d

la

~
accorta consigliavano in

di politica

Corte di Vienna a non precipitare

gli eventi,

a tener represse le ire che bollivano ardenti negli animi


de' Borboni di Francia, di

Spagna e

danni di

di Sicilia ai

Murat. Egli era tuttavia capo di un esercito affezionato e

Per

fiorente.

la distesa

delle italiane terre serpeggiavano

tormentose voglie di nazionale indipendenza. Dalla povera


Elba, dove stava irrequieto, imperava ancora ne' soldati
francesi

il

proscritto imperatore.

D'altra parte, ove

poli,

Borboni

Francia fossero perve-

di

armi proprie a sbalzare Murat dal trono di Na-

nuti con

essi

avrebbero acquistalo nel prossimo Congresso

quella prevalenza d'influssi nelle faccende italiane, che

doveva assolutamente impedire.

l'interesse austriaco

Il

principe di Metternich teneva quindi al conte San Marzano


il

discorso seguente

Sono

assai lieto di conferire con voi rispetto all'Italia.

La que-

stione di Napoli la pi interessante. Considerata sotto l'aspetto

un facile sciog-limento. Tutti anche


siamo d'accordo nel desiderare che ci avvenga prontamente.
Ma riguardo alla questione di fatto e al modo di scioglierla,
non facile il prendere una buona determinazione. Noi abbiamo con Murat un trattato formale, e quindi non possiamo
del diritto, essa rappresenta

intimargli la guerra. Ove noi dovessimo assumere a suo riguardo un contegno ostile, egli si porr ad agitare gli animi
degli Italiani. Per tal modo
in conseguenza delle simpatie
che incontrerebbe ei giungerebbe a metterci tutti nei mag,

giori imbarazzi e nelle pi gravi angustie. Sino a che invece

noi restiamo fedeli


di

ai

trattati

egli

ha

il

maggior

interesse

mantenersi in un contegno tranquillo, unico modo per lui

di conservarsi sul trono.

Francia ha dichiarato che assumerebbe l'incarico


facendo traversare
l'Italia da un esercito proprio. Ma io ho dovuto risponder subito che
ove un solo soldato francese entrasse in Italia la
guerra per ci solo troverebbesi dichiarata tra le due Corti di
Bens

di

la

spodestare Gioacchino con la violenza

Vienna

di Parigi.

Le conseguenze

dere sarebbero in effetto incalcolabili

di tal
,

violento proce-

e potrebber

anco

farsi

cagione immediata di un nuovo sovvertimento per avventura


europeo (7).
L'attento lettore tenga

presenti

alla

memoria queste

confluenze diplomatiche, dalle quali risultano chiari

che

reconditi intendimenti
rispetto
si

a'

Corte di Vienna

la

nutriva

suoi doveri di alleata con Murat prima ch'ei

facesse artefice della propria ruina.

della narrazione vuole che per noi

si

Frattanto l'ordine

prosegua ad esporre

quali fossero le intenzioni e le opere della diplomazia

austriaca relativamente alla condizione politica dell'Italia


in prossimit all'apertura solenne dell'europeo Congresso,

che doveva terminativamente

fissare la sorte de'

Sovrani

e dei popoli sulle rovine dell'impero napoleonico.

III.

Sotto le

menzognere apparenze

causa de' troni e degli


tro la

di

altari, l'Austria

combattere per

la

nelle guerre con-

Repubblica e l'Impero francese aveva sempre cer-

cato con la sua tortuosa politica di vieppi padroneggiare


l'Italia. Gli Stati

della Chiesa

non erano rimasti

(8).

Che anzi

Vittorio

Emanuele

questa sua avidit

esclusi

da

ne' giorni slessi, in cui

del 24 ottobre 1814.

(7)

Lettera

(8)

Dispacci dell'Inviato russo a Napoli del 20 settembre 1798, u

al re

del 14 agosto 1799.

Dispacci del principe di Carapochiaro, rappre-

sentante del re di Napoli a Vienna, 23 giugno 1708 e 21 settembre 1799.


In una memoria, tuttavia inedita del conte De Maistrc, scritta
Le mire dell'Austria in Italia sono cosi
nell'anno 1801, si legge:

profonde, cosi antiche

che torna

difficile

farsene una perfetta idea.

In quanto alla scelta dei mezzi, i fatti parlano. Appena gli Austriaci
posero il piede a Bologna, addirittura essi ne presero possesso in
nome del loro Sovrano, come un navigatore avventuro avrebbe
preso possesso di^tiualche isola deserta del mare Pacifico.
L'oggetto della grande politica che aveva chiamato il conclave
a Venezia, era quello di chiedere al Papa la rinunzia di tutti i suoi
diritti sulle Legazioni. Era il prezzo che il barone di Thugut avea
messo all'ospitalit accordata al Congresso.
Il De Maistre cosi favellando coglieva nel segno. L'abbate Gian*

monarchi vincitori di Napoleone stavano


ordire

rigi a

il

Metlernich

di

30 maggio 181^,

trattato del

consegn un protesto

Gran Bretagna affinch

della

ristabilire

e invece

si

al

in

Pa-

principe

il

plenipotenziario

tralasciasse di pensare a

principato temporale del Pontefice romano,

il

si

intenti

valutassero

che su quella parte

diritti

d'Italia

l'imperatore d'Austria allegava in qualit di re dei Ro-

mani, e come capo ereditario del Corpo germanico, e in


virt de' recenti accordi segretamente stipulati con

verno inglese

viennesi

le richieste

Ma non andando

zioni.

go-

(9).

una

Riuscito impossibile di ottenere

preda,

il

si

cos

ristrinsero

magnifica
tre

alle

Lega-

della Francia n della

a genio

Russia Taggregazione di quei paesi ai possessi austriaci


in Italia,

principe di Metternich dovette contentarsi che

il

30 maggio rimanesse

nel trattalo di Parigi del

un

capitolo segreto,

sto

d'una buona parte del Ferrarese (10).

Le Legazioni
monarchi

di

alleati

il

Bologna e
nel

conquisti di guerra.

di

Ravenna furono poste dai

novero de' paesi disponibili, come

La Corte

avea per anco dismessa

Vienna,

di

del tutto la

sue, invi un segreto agente in


cardinalizie adesioni (11).

Bologna, dovevano

stipulato

quale accordava all'Austria l'acqui-

la

quale non

speranza di renderle

Roma

a far clientela di

generali austriaci, stanziati in

destreggiarsi

in

guisa da suscitare

Due Sicilie presso la Corte


suo governo le istruzioni segrete
date dall'imperatore al cardinale Hertzan per il conclave di Venezia.
In tale scritto per appunto inculcato al cardinale di persuadere il
nuovo papa alla cessione delle Legazioni, e ad aver in Ancona presante, in quel
di

tempo inviato

del re delle

Vienna, pot avere e inviare

al

sidio austriaco.
(9)

Nota

(10)

di

Metternich a lord Castlereagli, Parigi 26 maggio 1814.

Inslruction du roi Louis XVIII son ambassade au Congrs

de Vienne, septembre 1814.


(11 Dispaccio del marchese d'Azeglio
Torino, Roma 7 maggio 1814.
)

al

ministro degli affari esteri


negli abitanti la voglia di chiedere ai

monarchi congre-

gati di porli in dizione dell'imperatore Francesco

11

(12).

quale, pur sempre artefice espertissimo di politici infin-

11

gimenti, rispondeva

cardinale Consalvi, che pregavalo

al

d'adoperarsi affinch le Legazioni fossero sollecitamente


restituite al

Papa:

non

lo

le

ma

prender;

se altri vuol

disporne, non potrei fare la guerra per oppormi (13).

IV.

Estinta la famiglia de' Medici per la morte di Gianga-

1737

stone, la Toscana nel

era passata nella sovranit

del duca di Lorena Francesco, sposo di Maria Teresa,

quale, due anni prima, aveva ceduto


tarii alla
11

corona di Francia.

il

suoi Stati credi-

poich suo

Leopoldo

figlio

era salito sul trono d'Austria nel 1790, Francesco

111

succede nel governo del granducato, compreso nel

gli

novero della secondogenitura della Casa d'Austria.


Undici anni appresso,

la

Luneville rimase assegnata

Toscana
al

duca

in virt della
di

Parma

del

de' Borboni spagnuoli, col titolo di re d'Etruria.

duca Francesco

111

compensato con alcuni

fu

pace di

Il

ramo
gran-

territorii

tedeschi, che egli poi nel 180i per la pace di Presburgo

permut con

il

principato bavarese di Wurlzburgo. Tras-

due anni

corsi altri

l'autonomia

il

regno d'Etruria

si

disfaceva, e

toscana andava perduta del tutto nell'ini-

njenso bnpero francese.

Quando
con

la

in

appresso

la

Corte di Vienna

si

strinse in lega

Russia, la Prussia e l'Inghilterra per crollare dalle

fondamenta

l'edifizio

intralciature che

napoleonico, essa, antivedendo

potevano nascere dal ristauro sul trono

Roma

(12)

Dispaccio dello stesso,

(13)

Dispaccio in cifra del conte

tobre 1811.

le

7 agosto 1814.
di

San Marzano, Vienna

17 ot-

toscano del granduca Ferdinando

per

III

sovrammen-

le

zionate contrattazioni, a cui aveva assentito per pubblici


trattati,

rentire

addirittura volle porsi in sicuro col

per

segreto

patto

da' suoi

gua-

farsi

l'immediata

alleati

retrocessione della Toscana, liberata dalle armi francesi.


Cos

avvenne

(1^).

Laonde

commissario austriaco,

maggio del 181^ un

ducale con un bando, in


essere

cui

d'Austria (13).

Bugiardo

rispondeva

recondito

Vienna

si

al

Toscana nel nuovo

ma

diritto

la

la

Toscana
Casa

quale cor-

il

intendimento del

impiantare. Dietro tale concello

largheggiava in

reggenza gran-

dell'imperiale

asserto,

mantenere cancellata

di

la

diceva:

retaggio e patrimonio

avito

plenipoten-

investilo di podest

giunse in Firenze a inaugurare

ziaria,

della

nel

gabinetto di

sovrana indipendenza

pubblico che stavasi per


il

principe di Metternich

promesse d'ingrandimenti

territoriali

vantaggio del granduca (16).

Genova,

liberata dal

dominio francese, anelava

rintegrazione della sua antica repubblica.


si

fosse potuto conseguire,

mare uno

tali

Le

Ed ove

Genovesi chiedevano

Stato autonomo, retto da

Manifestati

spose:

un principe

repubbliche non sono

dest del re di Sardegna.

austriaco.

pi alla moda. La

di passare in po-

Genovesi debbono disporsi

tranquillamente a quel cambiamento politico; che

(14)

voglio fare in contrario.

E perch

(16)

ndo

il

io

nulla

marchese

una nota del Corsini al prinmaggio 1814.


Leggi del granducato della Toscana, anno 1814.
Rapporto del principe don Neri Corsini al granduca Ferdi-

Questo

fatto trovasi accertato in

cipe di Metternich, sotto la data del 17


(15)

non

di for-

desiderii all'imperatore d'Austria, egli ri-

sorte delle Liguria probabilmente sar

posso

ci

alla

III,

V ienna 14

aprile 1814.

mandato dal governo temporaneo

Agostino Pareto,

Genova a

Parigi presso

cancelliere imperiale

Sovrani

Repubblica ligure,

faceva notare al

alleali,

richiamare a slabile vita

il

principe Mellernich troncavagli

ogni adito a maggior perorazione con dire

sempre operare

Non

pu

utili al

co-

bene. D'altra parte la vostra giacitura territoriale vi

pone nell'impossibilit
zione (17).

E che realmente
dovesse

l'Austria
poli,

si

conformit de' proprii interessi; biso-

in

gna alcuna volta assentire ad accordi giudicati

mun

di

vantaggi che ridonderebbero agli

austriaci in Italia dai

interessi
la

10

in

non tardarono

di prendervi sotto la nostra prote-

ogni giusta e onesta protezione delquei giorni mancare agli italiani poa provarlo pure

Lombardi. Essi vo-

levano libert e indipendenza; ed abbacinati da

fallaci

promesse, per mezzo de' loro deputati chiedevano l'una e


l'altra

all'imperatore

Francesco

li.

quale con ciglio

Il

aggrottato dava loro la risposta seguente:

Lombardia dev'essere aggregata


per

diritti

a'

miei dominii ereditarii

antichi e per conquista recente. Per verit eglino

dovrebbero mostrare d'aver meglio presente


che, avendo
si

pu pi

le

far

mie armi

(li

udranno

Il

gionando con

la

lo

le

mie intenzioni

lo

dicono

il

conio

spirito di

San Marzano

(18).

Le
testi-

sul

le

che vuol

sof-

idee costituzionali

Relazione del marchese Agostino Pareto


Dispaccio Alfieri,

venturo assetto

giacobinismo italiano, ed assicurare

sorio dello Stato di Genova, Parigi, 28


(18)

insieme

seguenti

le

L'imperatore,

quiete della penisola spegnendovi


(17)

non

principe di iMclternich, confidentemento ra-

politico dllalia, diceva:

focare

alle loro case, e di l

che indole fossero,

monianze.

pensiero

vittoriose conquistato l'Italia,

Vadano

loro concittadini

([uali

al

questione alcuna di governi costituzionali

e d'indipendenza.
a'

Signori, la

maggio
Parigi 20 maggio 1814.

al

governo

1814.

i)rovvi-

11

non assumer per

e di nazionale unificazione,

tutti gli istituii

Nel confermare

Bisogna che

essere italiani. L'obbedienza

Stati (20).
zosi di

le

provincie

queste

soggiungeva

al

Lombardi dimentichino

di

idee di governo, l'imperatore Francesco

che unir

titolo

il

a servire di preparazione

atti

a un gran regno nazionale (19).

San Marzano:

so

ha scomposto l'esercito italiano

di re d'Italia. Frattanto egli

e soppressi

II

miei voleri sar

a'

italiane

al

il

vincolo

rimanente de' miei

Poveri Lombardi, a quei giorni cos speran-

sorgere a maggior quiete e

felicit!

VI.

Per
i

il

trattato di

Fontainebleau dell'I

aprile

181^

ducati di Parma, Piacenza e Guastalla erano stati asse-

gnati in piena propriet e sovranit all'arciduchessa austriaca Maria Luigia,

che

il

padre suo avea

gittato fra le

braccia dell'Imperator di ventura, a meglio fermarlo nel


corso delle vittorie. La

medesima ragion

di stato sugger

a Francesco II, sbalzato che fu dal trono Napoleone, di


rendergli la moglie straniera alle sue sventurate sorti e
a quelle della Francia.

Un

tale incarico

venne

affidato al

conte di Neyperg, gi esperto seduttore delle donne altrui, e fornito delle migliori qualit

per acquistare un

si-

curo predominio sul debole animo delF imperatrice (21).

La quale doveva

restar lontana dalla reggia

parmense sino

a che Napoleone fosse rimasto all'Elba.


Il

gran capitano era slato confinato

in quell'isola a

dispetto dell'Austria. Costretto in ci a cedere alle istanze

dell'imperatore Alessandro,

(19)

Lettera San Marzano

al re

il

gabinetto di Vienna pre-

Vittorio Emanuele, 27 ottobre 1814.

14 novembre 1814.
(20) Dispaccio San Marzano al conte Valesia,
le
(2i) Napoleon et Marie-Louise. Souvenirs historiques de M.
baron de Meneval, ancien secrtaire de portefeuille de Napoleon etc.

Bruxelles 1843.

12

tendeva per che Napoleone pi non ne uscisse. Pertanto


Corsini

il

scriveva

al

Prima

toscano a Vienna

ministro plenipotenziario

Fossombroni;
Toscana, Sua Altezza

di venire in

luto conferire col principe Metteruich sul

verso Napoleone.

Il

Granduca ha vo-

il

modo

ministro austriaco non

di comportarsi

ha

esitato a dire

che, ove Napoleone chiedesse di venire in Toscana, gli

si rifiu-

tasse l'assenso; che, ove vi fosse venuto improvvisamente, gli

dovesse con tutti

si

mezzi impedire di restarvi, e gli

chiarasse che gli accordi presi fra l'Imperatore e

il

di-

si

Granduca

erano che, se egli non rimanesse tranquillo all'Elba, verrebbe


come qualunque altro individuo particolare che si

trattato

quando

espelle

si

crede di non dover tollerare (22).

Ma ove anco Napoleone


tranquillo in quel

ve
di

lo

avrebbe

palmo

rassegnato a starsi

fosse

si

di terra italiana, l'Austria

lasciato. Nella

prima udienza che

San Marzano ebbe dall'imperatore Francesco

monarca
durre

gli disse di

le Corti di

li,

non

conte

il

questo

nutrire le maggiori speranze d'in-

Russia e di Prussia a concertarsi seco

per deportare Buonaparte in qualche remola isola (23).


il

principe Corsini scriveva

al

Ed

granduca Ferdinando HI:

Io aveva appena principiato a rappresentare al principe di


Metternich i gravi danni della perdita dell'Elba, allorch egli
m'interruppe, e con tuono risolutomi disse:
Siate tranquillo,
noi faremo tutti gli sforzi immaginabili al fine di snidare Napoleone da quell'isola per renderla alla Toscana (24).

VII.

Spogliare la Casa di Savoia di


suoi Siali continentali, era stato
positi della politica della

fino

(22)

al

(24)

uno

o di una parte de*

de' pi costanti pro-

Corte di Vienna dall'anno 1791

termine delle guerre napoleoniche.

Il

re Vittorio

Dispaccio Corsini, Vienna 7 settembre 1814.

Lettera San Marzano


veinbre 1814.
(23)

tutti

al re

Vittorio

Lettera del 14 agosto 1814.

Emanuele

Vienna 2 no.

Amedeo

III

era morto d'angoscia per essersi visto ingan-

nato e tradito nel pi perfido


cesco

Nell'anno 1799

II.

fu ad

un pelo

dalla

Corte di Vienna,

di

Ma

vittoria

dall'imperatore Fran-

Vittorio

Emanuele

trovarsi spogliato

Bretagna per continuar

la

modo

oltrag-

sua dignit di re indipendente,

giato dall'Austria nella

la

13

che avevali
la

di tutti
richiesti

guerra contro

la

suoi Stati
alla

Gran

Francia (23).

divina Provvidenza non avea voluto permettere che


sorridesse ne' campi di guerra ad una poli-

slealmente interessata. Laonde in quella

tica cos

fomentata dall'Austria

e che di tutte allora

lotta,

fu la pi

legittima e la pi gloriosa per gli eroici soldati di Francia,

Buonaparte a Marengo strappava

di

mano

all'Au-

stria l'italica preda.


I

severi

ammaestramenti

di

cos

non bastarono per a ingenerare


concelti

meno

cedettero

la

impensate sventure

nel gabinetto di

Vienna

avidi e ambiziosi. Nei negoziati che pre-

pace di Luneville,

alle proposte francesi

per

Casa Savoia, unode'pleV'


nipotenziarii austriaci arrogantemente rispondeva;

la rinlegrazione sul trono della

per avventura qualche necessit che debbavi essere un re


di

Sardegna? (26).

(25) Negli archivi diplomatici piemontesi abbondano i relativi documenti. Il cavaliere Balbo scriveva da Pietroburgo addi 20 marzo
1800 al conte Chialamberto, ministro degli affari esteri in Torino

Le caractre

M.

baron Thugut, sa politique tortueuse et


surtout ses indignes procds envers SaMajest ne laissent aucun
doute que son unique objet ne soit de voler entirement le Roi.
ambasciatore inglese a Vienna, scriveva a lord
Il conte Minto
Grenville in un suo dispaccio del 29 agosto 1799:
Relativamente
agli affari d'Italia, l'Imperatore nell'intendimento di conservare
il Piemonte insieme a tutta quella pane della Savoia che presenta
un'importanza militare. Non dubito che egli non abbia pure l'idea
d'impadronirsi della contea di Nizza. Sembra che anche lo Stato di
de

le

Genova
(26)

entri ne' calcoli imperiali.

Lettera del conte

burgo 11 ottobre 1803.

De Maistre

al re

Vittorio Emanuele, Pietro-

14

Nell'anno 1813 TAuslria, nel suo segreto patteggiare


coiringhilterra, aveva badalo

denza

Piemonte

del

territoriale

della sua potenza italiana

rassegnarsi a veder

per

la

gna,

la

ad annichilare l'indipenle

smisurate spire
appresso a

Costretta in

(!:27).

Gasa Savoia aggrandirsi

in

Gorte di Vienna

Non

si

fece a chiedere,
la

compenso

in

retrocessione del Nova-

ottenutala nelle conferenze che precedettero la

conclusione

de!

non depose

la

trattato di Parigi

Sik

del

l'Austria

speranza di conseguirla nel prossimo Con-

gresso di Vienna. Quindi, a levar credito e clientela


di

Sardegna

zioni,

si

in

pose a screditarne

ampie testimonianze
quei

il

il

negli archivi

diplomatici di Torino.

Torino a farne

pronta

il

consigliavano

solleciti

giustificazione

benevoli Potenze, affine di non trovare

il

governo

presso le pi

proprii interessi

il

(i28).

11

conte Valesia, che in Torino

dicastero degralTari esteri, per parte sua scri-

veva all'ambasciatore della Sardegna a Londra


il

il

conte Rossi

grave compromesso nei negoziali dell'imminente

Congresso europeo

reggeva

rimangono

conte San Martino d'Agli da Londra,

da Vienna, concordi e

posti in

ro

governo.

conto Giuseppe De Maistre da Pietroburgo,

di

al

quel mescolamento d'interessi e di ambi-

Di cotali austriache mormorazioni e calunie

In

Italia

concordo volont della Russia e della Gran Breta-

la

dell'ingrandimento piemontese,
rese.

fra

re Vittorio

Emanuele era malcontento

generali austriaci in Piemonte,

che

del contegno dei

quali, oltre allo sparlare

sconvenevolmente sull'andamento del suo governo,

nevano

in

di cose

(29).

buoni termini

co' partigiani del

si

te-

caduto ordine

Trattato segreto di Praga del 27 luglio 1813.


Dispaccio d'Aglir, Londra 271uglio 18M; dispaccio De Maistre,
17 agosto 1814; dispaccio Rossi, Vienna 19 settembre 1814.
(29) Dispaccio iu cifra del 10 luglio 18U.
(27)
(28)

lo

vili.

Resta che per noi

si

dica dell'altro occulto concetto,

nutrito dall'Austria in quel prossimo riassetto europeo, di

padronanza

stabilire sotto specie di lega federativa la sua

su

tutti

Sovrani

italiani.

dava secretissimamente
quale scriveva

al

Il

principe di Metternich confi'

divisamente

siffatto

Fossombroni

al Corsini,

il

Il principe di Metternich nella conferenza di ieri sera maggiormente svilupp il piano, che contava di proporre a Sua
Maest l'Imperatore, sui vincoli da stabilirsi fra la Casa d'Au-

stria e gli

Stati italiani.

Egli desider che per ora non ne parlassi ad altri, giacch


voleva che durante il Congresso non gli si desse una sinistra
interpretazione.

Il

suo concetto

cipi italiani, considerati

come

di

formare tra tutti

prin-

Stati indipendenti, e perci senza

lesione dell'articolo sesto del trattato di Parigi, un'alleanza di-

un atto di garanzia, mediante il quale siano essi rispettivamente obbligati a prestarsi soccorso per il mantenimento

fensiva e

della tranquillit interna e della difesa esteriore.

Dovr determinarsi lo stato militare di eiaschedun paese in


tempo di pace la forza che dovr mantenere, il contingente che
dovr dare in tutte le occorrenze di perturbamento della quiete
,

interna e della difesa esterna per parte di stranieri.

La Casa d'Austria prometter, come gli altri Stati, un contingente proporzionato alle popolazioni delle sue provincie italiane, e mai come potenza forestiera che possa obbligare l'Italia
a prender parte in guerre esterne. Bens, in virt della suddetta

guarentigia, dovranno gli Stati italiani contribuire alla difesa


delle Provincie austriache in Italia ove, nel caso di

l'Austria ed altre Potenze, quelle corressero

il

guerra

fra

pericolo di esser

invase.

L'Austria presentavasi quindi

al

Congresso di Vienna

con intenzioni certo n benevoli n eque verso


vrani

quali

dopo essere

stati

cos

So-

a lungo percossi

dalle tempeste rivoluzionarie e dalla conquista straniera,

aspettavano giustizia

e riparazione piena da coloro che

avevano

16

cento volte affermato di combattere per

le

trionfo de' principii

acconci a ristaurare

cheduno. In quanto

ai popoli, essa erasi

diritti

il

di cias-

levala appieno la

maschera, e rigogliosa di superbe speranze incamminavasi all'attuamento di

verit traverso

quel sistema politico,

il

quale per

a una sanguinosa e varia catastrofe di

vent'anni non aveva mai cambiato sostanza, perdurando

sempre,
nel

cos

sommo

nella prospera

come

principio di padroneggiare l'Italia.

Questo compito, intralciato ad

rimaneva

nell'avversa fortuna,

affidato

al

altri

gravissimi negozi,

principe Clemente

di Metternich.

Egli trovavasi allora in grande credito di politica abilit.

E realmente
artefice

era

parlatore ammisurato senza iattanze,

stupendo nell'imbavagliare

forme

l'intrigo sotto le

dell'arrendevolezza, abilissimo nel segregare dagli


denti

aci;i-

sostanzialit delle questioni, nel far accogliere

la

dagli altri le

sue idee

dalle loro menti, nel

come

se

scaturissero

spontanee

maneggiar sino all'audacia

la

pi

tranquilla duplicit, protetta nel suo parlare dal leggiadro

che

sorriso

scherzavagli

continuamente sulle labbra,

inorpellata nel suo scrivere con Tenunciazione di larghi


principii di serena giustizia politica,
a' suoi fini

non

si

mentre per giugnere

brigava della moralit dei mezzi ado-

perabili.

IX.

Gli

intendimenti della Corte di Pietroburgo erano

ri-

masti benevoli agli spodestati Sovrani d'Italia sin al 1813.

Ma

in

quell'anno avendo l'Austria formalmente richiesto,

onde partecipare alla confederazione ostile alla Francia,


che l'imperatore Alessandro volesse assentire, se
toria

la vit-

arrideva alle armi collegate, che l'assetto delle cose

italiane

rimanesse in arbitrio della Corte di Vienna,

czar aveva dato

il

lo

proprio consenso. Pertanto nell'ottobre


del

1814

De Maistre era

conte

il

17

da

costretto a gcrivere

Pietroburgo;
L'imperatore conosce perfettamente le nostre rag-ioni
pure
ha sempre evitato di parlarmi nettamente dell'Italia, e di
;

egli

una franca

accordarle

acume

Non

protezione.

mestieri

fa

molto

di

per indovinare che l'Italia una moneta, che deve pag-ar

L'imperatore teme una conversazione italiana (30).

altre cose.

Giustizia storica

vuole tuttavia che per noi qui s'ag-

giunga che, se l'imperatore Alessandro


alle ambizioni

si

morbido

fece

non

austriache in Italia, pure

le lasci

camminare sbrigliatamente. Furono i diplomatici


quelli che salvarono al re di Sardegna il Novarese
conferenze

ordinatrici del

quel tempo trovandomi

Metternich e Castlereagh
conte di Capo d'Istria

nuovo intavolarono

al

il

due

discorso sul Novarese. Rimasi

mi sollecitarono

forse
la

Allora

io chiesi: la

fu essa costrutta

Non ridete,
che non torna buono che da

si

posero a ridere.

radice della questione?

Ma

la

noi

cosa, lasciatemi,

si

dicendo

di parlare al

quella strada

naparte, onde potesse

(30)

la

da Buonaparte.

la

Francia e

tutto

le

l'Italia.

Docum.

di

comNo,

Usando

continuai

termine da Buo-

in pantofole

Dispaccio dell'S ottobre 1814.


Bianchi, Sloria

volgare,

fu condotta a

calar

un'altra

costruzione

facilitare

se cosi pensate, o signori, siete in errore.

un modo
:

vada a trovar

muover

diss'io,

strada? Castlereagh rispose: per

quindi

strada del

voi ben sapete, rispose Met-

municazioni commerciali fra


ripigliai

si-

di pren-

soggiuns'io, o signori;

domanda: perch Buonaparte ordin


tale

il

domanda ambi-

tal

ternich, che quella strada fu fatta costrurre

Cos essendo

anni dopo

(narrava alcuni

conte Cotti di Brusasco), essi di

alla discussione.

Sempione quando

nelle

1814.

del

una conferenza con

in

io

lenzioso; laonde l'uno e l'altro

der parte

di Parigi

trattato

russi

col

suo eser-


cito in Italia.

medesima strada

sua volta possa portarsi

alla

a ridere del

mio modo

pendo come

ribatterlo

Novarese

triviale

e Castlereagh

d'esprimermi:

buone

con

conservato

fu

all'Austria

i)appuccic sul terri-

in

nuovo Metternich

torio francese? Di

e l'alto

un male, perch volete

se tal comodit era

voi adesso far servire quella

onde

18

ragioni,

posero

si

ma non

sa-

tacquero,

si

Sardegna (31).

al re di

X.

L'Elba era stata assegnata allo scaduto imperatore dei


Francesi unicamente perch

fermezza

l'aveva richiesto con

lo czar

resistendo alle sollecitazioni dell'Austria

voleva veder Buonaparte confinato


la

pi risoluta opposizione del principe Metternich, Ales-

sandro avrebbe assentito


lecitante

Luisa.
al

il

al

Napoleone, sol-

desiderio di

dominio della Toscana per l'imperatrice Maria

vicer Eugenio Beauharnais rimaneva debitore

11

patrocinio russo della

promessa d'un princi-

fallagli

pato nello sparlimento definitivo degli acquisti


lati

accumu-

dalle armi francesi in ventidue anni di guerre felici.

Invece nessuna promessa

di protezione

nere in Parigi dallo czar Alessandro


vesi (32).

Eppure,

nell'animo
zioni.

di

in

vero

monarca

questo

della

d'esser

Alessandro erasi gittate


il

Lombardi

politici
,

il

Geno-

a vicenda

dell'avvenire
in

di

dare alle

ambiil

de-

bianco angelo di

balia

della

del

nazioni

pre-,

credenza

monarca prescelto dalla Provvidenza

solenne compito

bollivano nobili

rivoluzione

pace, l'uomo provvidenziale


sente,

poterono otte-

quei giorni di cos inaspettalo trionfo,

Acclamato da guerrieri e

bellatore

al

che

Senza

alle Azzorc.

divina

cristiane ono-

Dispaccio da Pietroburgo del 21 aprile 1818.


Rapporto del Gonfalonieri al conto Verri presidente della
Relazione Pareto.
reggenza a Milano, Parigi 18 maggio IBM.
(31)

(32j

19

Quindi a coloro

rata pacC; confortata

di

che

dichiarare Gioacchino Murai deca-

Io sollecitarono a

libert.

patria

che

duto dal trono, rispondeva con risentito discorso


egli

si

farebbe coscienza di restituire

carnefice: doversi pensare

ed un poco

meno

ai

un poco pi

Napoletani un re

al

bene dei popoli,

agli interessi delle faniglie regnanti.

Lo czar diceva anche


malcontento di ci che

al

si fa

stanza conto del popolo.

meglio intendere

di

aTorino, ove non

Ma

seguenti

cava quella vigoria

Sono

conte De Maistre:

si

assai

tiene abba-

qui conviene avvertire, a

fatti,

che ad Alessandro man-

mente che non

si

lascia spaurire di-

nanzi agli ostacoli, e quella energia d'azione che, visto


meglio, vi

appiglia all'istante.

si

volutt di tutte le
in lui

La

gioia del fare,

anime veramente

civili,

il

suprema

era sopraffatta

da quella del progettare (33). Facile ad essere

tra-

volto a destra e a sinistra dalle proprie e dalle idee altrui,

questo monarca aveva all'intorno consiglieri di contrarii


intendimenti. Alcuni di essi lo sospingevano per

via

la

dei liberali propositi, ed essi stessi s'adoperavano a farli

prevalere nei consigli delle Corti amiche. Cosi


di

Kosslosky diceva

degna

Vienna

al

il

principe

conte Rossi, ministro del re di Sar-

Bisogna ben

intenderci per sottrarre

dispotismo de' loro nuovi governi, poich

popoli

al

biamo

liberati dalla tirannide di

de' ministri dello czar

si

Ruonaparte

(3^t).

gli

ab-

Altri

maneggiavano invece per ren-

derlo nemico d'ogni libert popolana. Questo gruppo di


diplomatici russi era capitaneggiato dal conte di Nesselrode, tedesco di sangue, di sentimenti e di concelti politici.

Laonde

il

conte De Maistre scriveva di

lui

Xesselrode austriaco d'opinioni. Nell'unica conferenza officiale

(33)
(34)

che

io

ho avuto seco,

gli tenni discorso dello spirito ita-

Gervinus,
Dispaccio Rossi, Vienna 9 dicembre 1814.

liano che s'agita in questi

vero, signor conte, ed


rito

pu incagliare

gli

20

momenti.

Eg-li

mi

rispose

un gran male, essendoch un

accomodamenti da

Sar questo diplomatico

il

Ci
tale spi-

farsi in Italia (35).

negoziatore russo, che scon-

treremo maggiormente iniramettentesi


gresso nei negoziati risguardanti

viennese Con-

al

l'Italia.

La quale

fino a

qua! sogno, in quei giorni di prossimo ricomponimento


tranquilla sul })alrocinio dell'In-

politico, potesse riposar

ghilterra

promesso

che pur aveale pubblicamente

il

generoso dono della nazionale indipendenza (36), pas-

siamo a narrarlo.
XI.

L'Inghilterra erasi

mantenuta

la

pi ostinata, la pi

implacabile nemica di Napoleone. Per guarentire in quella

gran

lotta

salvare

il

proprio suolo dall'invasione straniera, e per

dall'ultimo naufragio

le

sue libert, essa erasi

trovata nell'imperioso bisogno d'aggrapparsi strettamente


al

sistema delle alleanze continentali. Unicamente chia-

mando
mensi

intorno a s con assiduit instancabile e con imsacrifizi

gli

altri Stati

francese, e quanti erano

mal

sofferenti

il

predominio

popoli maltrattati dal despo-

tismo napoleonico, la Gran Bretagna aveva potuto lottare


e vincere gloriosamente.

Questa necessit di
di

rado

il

forti

alleanze avea condotto non

governo inglese a sacrificare

maggiori potentati
Cos nell'anno

nella grande

lo ragioni e

diritti

alle ambizioni dei

degli Stati minori.

1813, per impegnare stabilmente l'Austria


alleanza contro

la

Francia

l'Inghilterra

l'avea fatta padrona delle sorli avvenire dell'Italia (37).

(35) Dispaccio dell'S ottobre 1811 al ministro degli


Torino.
(36) Proclama di Beutinck, Livorno 9 marzo 1814.
(37) Trattato segreto di Praga del 27 luglio 1813.

affari esteri ia


una

Trattavasi allora di

pendeva

21

lotta,

della quale di-

dall'esito

Gran Bretagna; e

la stessa esistenza della

suoi

uomini di Stato erano quindi nell'obbligo d'appigliarsi

ad ogni pi

Ma

per uscirne vincitori.

utile spediente

perigliosa condizione di cose,

cessata quella

gli

statuali inglesi, non trovandosi pi pressati dalla necessit,

mancarono

al

debito di conservar gloriose le antiche traloro paese; e lasciandosi so-

dizioni politiche del libero

verchiamente predominare dalla paura del ritorno d'un


passato cancellato per sempre, essi tradirono compiuta-

mente

speranze e

le

diritti

Lord Castlereagh, che

in

de' popoli.

quel tempo nel ministero in-

glese teneva la direzione degli affari esteri

mente

mostr propenso agl'ingrandimenti

si

Epper

l'Austria prediletta.

Parigi gli

si

ai

massima-

deputati lombardi, che in

presentarono per chiedere

tannico onde la patria loro non

-italiani del-

patrocinio bri-

il

tramutasse in una pro-

si

vincia del lontano impero austriaco, spoglia di libert e

Da

d'indipendenza, egli faceva la risposta seguente:


tutte parti

sorgono costituzioni. La Spagna, l'Olanda,

Francia,

Polonia, la Norvegia ed

la

mandano

libere forme di governo.

la

paesi ancora do-

altri

Veramente non vorrei

fummo

che esse avessero a pentirsene. Se noi Inglesi

abbastanza fortunati per fondare e conservare un cos


diffcile

sono

ordine di cose, non

fatti

tutti

per prosperare sotto

il

non

popoli,

tutti

medesimo sistema

secoli
di go-

verno. L'Austria poi ha una forma governativa, di fronte


alla

quale

lo vi parlo
di sottrarvi

sudditi

con

hanno

la

il

minor bisogno

da un giogo

di ferro

Francia, vi presterei tutto

il

mio

come
aiuto.

io

nutro l'intima persuasione che

rimarranno a sufficienza

tutelati,

si

trattasse

era quello della

Ma

nulla avete a

Non

tendere dal paterno governo dell'Austria.

che

di premunirsi,

maggiore franchezza. Se

vi dissimulo

vostri

interessi

senza insistere per una

costituzione,

la

quale,

22

quando

inutile, torna dannosa.

Alia mia nazione interessa molto che

ed

felice;

sono certo

io

nulla

che

ogni suo sforzo

clie l'Austria far

per cooperare enicacementc


essa ha intendimenti

vostro paese sia

il

sia contro alla

vostro ben essere. Di cerio

al

liberali.

Da me non potete sperar

volont delTAustria; ben sono

pronto a mettervi con essa nel migliore buon accordo.


Tal

miglior consiglio ch'io possa darvi (38).

il

Cos nel

Hk favellavano

uomini di Stalo della

gli

libera Inghilterra, preparandole per tal

lungo e

meritatamente, come

monianza

gli altri

l'atti

modo

quello scre-

doveva poi durare a

de' popoli, che

dito nell'opinione

ne porgono ampia

testi-

che veniamo a raccontare.


XII.

Lord Bentinck, drappellando

la

bandiera dell'italiana

indipendenza, erasi accostato a Genova; e rimastone possessore, vi

avea ristaurato l'antico governo repubblicano(39).

Incuorati pertanto

Genovesi dal vedere sotto

il

patrocinio

della Gran Bretagna tornare in prosperevole vita l'essere

antico della patria loro, inviarono,

a Parigi presso
reto

onde

gli

Sovrani

alleati

il

come

gi

accennammo,

marchese Agostino Pa-

accertasse che universale desiderio dei Geno-

vedere stabilmente confermata

vesi era

il

di quel

governo repubblicano,

al

la

reintegrazione

quale erano

slati

per

lungo spazio obbligati della loro prosperila e indipendenza.

Ma un grave
sione

il

disinganno aspettava in

ligure legato;

Castlereagh, s'ud tenere

ha bisogno

(38)

Parigi

di

Stali

il

forti,

seguente discorso:
capaci

a dare

Rapporto dei Deputali del regno


al

sua mis-

L'Europa

una

sufficienlc

d'Italia presso gli Alleali in


conte Verri presidente della reggenza a Milano, Parigi

18 maggio 1814.
(39)

(juella

avvegnach presentatosi a lord

Proclama

di

Beutinck del 2G aprile 1814.

guarentigia contro

il

23

rinnovamento dei

ultimi anni. Voi ben vedete che

alcuna repubblica. Non pi


piccoli, inetti a fronteggiare

in

casi successi negli

non s'incontra

Italia

lecito lasciar sussistere Stati

Anche

pericoli esteriori.

Genovesi debbono cooperare alla comune difesa, tanto

che Genova un punto fortissimo e importantis-

pi

simo

('tOj.

governo inglese teneva

Il

in

conto d'uno dei

principalissimi cardini della sua politica l'aggregazione di

Genova

al

Piemonte, per meglio rafforzare

litare del re di

Sardegna dal

potenza

la

lato della Francia, alla

n^i-

quale

era sembralo necessario di cedere una parte della Savoia.

Ragionandosi

di tali acquisti e

basciatore sardo in Londra,


esteri

affari

gli

denze:

Lo

ministro britannico sopra

il

lasciava andare alle seguenti confi-

smembramento

della

Sardegna veramente un

del re di

portanza

si

permutamenti dall'am-

io

ne sono dolente

Savoia

Stati

di molta

fatto

ma non

dagli

so veder

im-

modo

d'evitarlo.

Nell'assenre alla Francia un ingrandimento

territoriale

gli

Alleati

hanno giudicato

vantaggiosa alla dinastia ristaurala.


dell'esercito francese sarebbe rimasto

ove

il

re

in

di

far

opera

vero l'orgoglio

ferito

mortalmente

Luigi XVIIl avesse dovuto rinunziare a tutte le

conquiste fatte dalla Francia. Debbo tuttavia dirvi che


era mostrato ripugnante a

siffatto

acquisto

il

soltanto

re

si

vi

ha assentito, non essendo da un lato disponibile alcun

altro territorio finitimo alle frontiere francesi, e dall'altro

non essendo parso conveniente


aggrandire maggiormente

la

Bassi. Voi potete assicurare

comune

all'interesse

di

Francia dalla parte de' Paesi


il

vostro re, che l'Inghilterra

nutre le migliori intenzioni a suo riguardo

egli otterr

Genova. Ma dopo l'imprudente proclama di Bentinck, bisogna pensare a far qualche cosa che induca gli animi dei
Relazione del Pareto
20 maggio 1811.

(40)

rigi

al

Governo provvisorio

di

Genova, Pa-

24

Genovesi a riconciliazione. Attualmente

sconvolgono

essi

cielo e terra per interessare a vantaggio dell'inclipendenza

loro le grandi Potenze.


al porlo di

bile.

Anco

Genova

si

la

A mio vedere,

maggior

libert

potrebbero mantenere

suetudini tuttavia pi aggradite

ai

bisogna conservare

commerciale possi-

in vita le leggi

le

con-

Genovesi. Vogliate sot-

toporre queste mie idee all'esame del vostro re (^1).

XIII.

Nel periodo delle guerre napoleoniche,

necessit, in cui

proprio predominio dalla

il

trovavano

si

le

armi

inglesi

soltanto recare grave travaglio a Napoleone

estremit peninsulari del suo impero. Perci

Londra, come s'accorse

che

era

Gran Bretagna. La quale

slata di prezioso vantaggio alla

era chiamala a mantenervi

la Sicilia

la

il

di

poter

nelle

due

governo

di

regina Carolina, col suo

sfrenato prepotentare, rapidamente e profondamente alie-

nava

gli

animi de' Siciliani dalla Corte e da'suoi

invi nell'isola Giorgio Bentinck,

alleati,

quale, lottando con

il

pertinacia e prepotentando impudentemente, costrinse Carolina ad

abbandonar

la Sicilia, e

il

Ferdinando a

re

lar-

gire a' suoi sudditi isolani larghe franchigie costituzionali.

Brevi per dovevano esser

le gioie del

siculo. Quella stessa Inghilterra,

partito liberale

che avevalo stimolalo ad

agire all'aperto contro la podest assoluta di Ferdinando IV,


lasciavalo

181^ pienamente

poi nel

in

abbandono,

cos

richiedendo l'interesse britannico.

Per questo slesso capitalissimo argomento


di

Londra

nei

nulla propenso

primi

mesi

ad aiutare

nelle sue pratiche

pel

di
la

(41)

Lettera d'Aglio

al re Vittorio

in

gabinetto

quell'anno non era per

Corte borbonica di Sicilia

riacquisto

Laonde Bentinck rispondeva

il

del

modo

Irono

di

Napoli.

altero e scortese a

Emanuele, Londra 19 luglio 18M.


un

25

diplomalico del principe di Villafranca (i2), in

uffizio

rammentati

cui questi,

costanti attestati di fedelt dati

all'Inghilterra dal re Ferdinando, continuava dicendo:

Sua Maest che

si distinta fra g-li altri Sovrani per aver


costantemente la guerra alla Francia in compagnia dell'Inghilterra, avrebhe diritto d'attendere nella presente vantaggiosa condizione di cose che alla restituzione degli Stati, che
prima possedeva, fossero aggiunti compensi atti a sollevarlo dai

fatto

sofferti

danni.

Per quanto per


diti

aggrandimenti potessero tornar gra-

siffatti

Sua Maest, tuttavia non essendosi essa mai determinata

a fare la guerra per ispirito di conquista, lascia alla giustizia

Potenze il compito di determinare quali vantaggi


debba attendere un re che stato sempre fedele all'Inghilterra, mentre altri Sovrani hanno conseguito la promessa di
aumento di territorio per essersi rivolti contro la Francia soltanto nel momento in che questa -si trov abbandonata dalla
delle altre

fortuna (43).

Con queste ultime parole


alludeva a Murat, verso

benevola

quale l'Inghilterra erasi rivolta

agli accordi conchiusi

Vienna e di Napoli

inglese

{'-ih).

fra

le

due

bisogno dell'aiuto di Murat, non per


si

Corti

di

Caduto Napoleone, e cessato


il

governo

manifest proclive a compensare colla rinte-

grazione sul trono di Napoli


I

di Villafranca

pi risentiti che essa doveva tranquillamente

accomodarsi

il

principe

segno, da far intendere alla Corte di Palermo

al

nei termini

ciuindi

il

il

la

fedelt dei Borboni siculi.

consiglieri della corona britannica giudicavano pi utile

all'interesse

due

inglese di costituire nell'Italia meridionale

Stali deboli, e governali

da due famiglie implacabil-

mente nemiche. Tal concetto aveva preso un andamento


cos manifesto,

(42)
(43)

Nota verbale
Nota verbale

che

al

il

marchese

di Castellafer,

mandato

principe di Villafranca, Palermo 24 febbr. 1814.


Palermo 20 febbraio

del principe di Villafranca,

1814.
(44)

Sicily

and England; a sketch of events in Sicily in 1812-1848,


vouchers and State Papers etc. London 1849.

illuslrated with

26

dal re di Sardegna a rappresentarlo presso la Corte di

181U:

Berlino, scriveva da Vienna nel settembre del

In quanto all'Iug-hilterra avvi un partito abbastanza forte, il


quale pensa che, dopo lo stabilimento dei Borboni sul trono di
Francia e su quello di Spag-na, preferibile per la Gran Bretagna d'avere sul trono di Napoli un Sovrano, che giammai
san\ alleato di cotesto due Corti, e che per dovrebbe mantenersi
sotto la dipendenza del g'abinetto di Londra,

da cui soltanto po-

Tengo dai ministri siciliani


non per anco hanno potuto ottenere una

trebbe esser sostenuto sul trono.


la confidenza

che

essi

sola parola di speranza da lord Castlereagh (45).

XIV.

La Francia versava
in cui

in condizioni assai diverse

da quelle

trovavano l'Austria, la Russia, l'Inghilterra e la

si

Prussia. Sospinta per legge di guerra entro a'suoi antichi


confini,

condannata

somma

alla umiliazione

dell'occupa-

zione straniera, essa non poteva nutrir concetti di territo-

ingrandimenti. Anzi sembrava che, chiamata all'in-

riali

grato uffizio di prender parte allo spartimento delle proprie


spoglie nel vantaggio altrui, questa Potenza dovesse presentarsi e

Tuttavia

Le

rimanere nel Congresso a mercede

le

cose procedettero diversamente.

Corti di Vienna, di Berlino, di

burgo avevano proclamato


era
si

la

di fortuna.

le

Londra e

di Pietro-

cento volte, che scellerata

ragione di conquista invocata da Napoleone. Esse

erano dichiarate nemiche d'ogni ingiusta ambizione, e

annunziando inviolabile

il

divino delle corone,

diritto

avevano affermato che a spegnere per sempre

lo spirito

della rivoluzione bisogna\a che l'opera del ristauro eu-

ropeo

si

fondasse unicamente sopra

Per isquisita sagacit


s'appigliarono a

(45)

siffatti

politica,

e fondandovi sopra

concetti,

Dispaccio del 30 settembre 1814

in Torino.

la legittimit.

consiglieri di LuigiXVlIl

al

miuislro degli

la

affari cslcri


nuova

27

politica esteriore della Francia, la posero in

prendere nel grande Consesso europeo

il

posto pi addallo

per lottare di nuovo, temuta e rispettata, contro


perbi vincitori nel
In conformit

campo
d'un

consegnate

istituzioni

grado di

suoi su-

delle trattazioni diplomatiche.

sistema di politica esteriore,

tal

le

plenipotenziarii francesi inviati al

ai

Congresso di Vienna vennero modellate

massime

sulle

pi rigorose del vecchio diritto pubblico. Stabilivasi quindi

che

in esse,

non

la sovranit

chicchessia per

il

pu mai acquistare da

si

solo fatto della conquista, e

ridicamente passare

al

Sovrano legittimo. Impotente per se


vranit, la conquista

mente

neanco giu-

conquistatore senza la cessione del


stessa a dare la so-

non era tampoco valevole

reintegrarla.

a legittima-

Che ove pi conquistatori volessero

attribuire a se stessi o investir altri della sovranit di paesi

un

conquistati, essi farebbero

giusto dalle

massime meno disputabili del

La liberazione

modo
nel

alto tenuto per nullo

di

tempo anteriore,

alla

rimasto suo
di

disporre

di dirilto.

il

Alla sola

di quei paesi

la

in qualsivoglia

restituisce,

repubblica

stenza, ed altrimenti al Sovrano

la

in-

diritto pubblico.

un paese conquistato,

avvenga, subitamente

essa

ed

se

tal'era

sua legittima

esi-

possesso di ci che era

Europa

resta

il

diritto

cessione de' quali non

pi possibile per parte di coloro che antecedentemente


alla conquista

ne possedevano

ch ogni pi sacro

diritto

la legittima sovranit. Poi-

pu cadere

in contestazione,

eziandio l'uso del medesimo, per tutto ci che trovasi controversibile,

deve rimaner sospeso

fino

al

terminativo

scioglimento della contesa. In un congresso, nel quale

dunano
tecipare

plenipotenziarii di molti Stati,


il

non

vi

si

ra-

pu compar-

legato di quel Sovrano non riconosciuto ante-

riormente per legittimo da


(46) Instruction du roi Louis
de Vienne. Septembre 1814.

tu-lte le

XVHI

Potenze convocate (^6).

son ambassade au Congrs


A
da
le

28

tener ristretta la nostra narrazione alle cose italiane,

tali

massime

di diritto

pubblico sorgevano conseguenze

pi opposte a quelle che

monarchi

vincitori di

Napo-

leone aveano preso a guida. Per esse rimaneva in effetto


annullato

il

diritto alla sovranit della

duca Ferdinando

111

di Lorena, e a quella di

l'arciduca Francesco d'Este.

Toscana spellava invece


d'Etruria.
stria,

Toscana

11

legittimo

all'infanta

dell'arci-

Modena

del-

possesso della

Maria Luigia regina

legato di Gioacchino Murai, allealo dell'Au-

11

veniva escluso dal Congresso. Era all'infuori d'ogni

legittimo dubbio la reintegrazione sul trono di Napoli dei

Borboni
di

La vecchia esistenza delle due repubbliche

siculi.

Genova e

Lucca veniva posta

di

sotto

la

tutela del

gius comune.

XV.
Per conquistare

l'una

l'altra

il

primato

in

Italia,

Francia ed Austria avevano nei tre ultimi secoli combattuto

una

Nell'anno Sh la dissanguala e
Non per questa aveva dismesso di

lotta mortale.

vinta era la Francia.

continuare nei modi che rimanevanle adoperabili, a contrastare all'eterna sua rivale

il

predominio nella penisola.

poich non per anco alcun storico delle cose nostrane

pot farne uso,


istruzioni

date a

plcnipotenziarii.

Se l'Austria
cosiffatta

daremo qui appresso

si

tal

notizia testuale delle

proposito dal re Luigi XVIII a' suoi

Traduciamo

di parola a parola

facesse a chiedere

domanda verrebbe

il

possesso di tutta l'Italia,

g-iudicata mostruosa, e universal-

mente si considererebbe l'aggregazione dell'Italia all'impero


austriaco siccome fatale alla sicurezza e airindipondenza dell'Europa. Tuttavia, ove l'Italia intiera fosse asseg-nata all'Austria,

non

si

farebbe altro che assicurarne l'indipendenza. Riu-

nita in fatti che l'Italia fosse in

un

solo corpo

essa in pochi

29

anni e forse in pochi mesi sfuggirebbe

qualunque

stria, a

titolo la possedesse;

dalle mani dell'Aulaonde la Corte di Vienna

l'avrebbe acquistata unicamente onde perderla. Al contrario si


compartisca il continente italiano in sette territorii , de' quali

due

alle estremit, e quattro pi piccoli di costa al maggiore.


Tre di cotesti pi piccoli Stati abbiano a Sovrani principi di
Casa d'Austria, e rimanga sotto mano il pretesto di far incor-

rere l'altro nella

stessa

sorte.

Il

possessore dello Stato posto

all'estremit meridionale della penisola, sia

per

condizioni

un uomo

il

quale,

suo rispetto a pressoch tutti i


Sovrani d'Europa debba unicamente appoggiarsi all'Austria.
Stia al governo del settimo Stato, posto al lato settentrionale,
un Sovrano forte unicamente per il rispetto dovuto alle sue perle

dell'esser

sonali qualit. Dietro un tale spartimento, a prima vista sembrer di non concedere all'Austria se non una porzione del territorio italiano,

mentre che essa

in realt lo posseder per intiero

modo che pu metterla

in grado di non perderlo. Eppure tale sar l'assetto dell'Italia, ove l'Austria giunga ad avere
per limiti de" suoi possedimenti il Po, il lago Maggiore e il Ticino ove Modena, Parma, Piacenza, la Toscana siano assegnati
a Sovrani di Casa d'Austria; ove perduri il regno di colui che
ora trovasi sul trono di Xapoli; e di pi rimanga dubbioso il diritto ereditario di successione della Casa di Savoia.
L'Italia assettata in Stati fra loro non confederati, non capace
di reale indipendenza, ma unicamente pu godere d'una indipendenza relativa, la quale consiste nel rimanere sottomessa non
a una sola, ma a pi influenze. Il contrabbilanciamento loro ci
che costituisce l'-equilibrio italiano. Rimane troppo evidente l'interesse che ha l'Europa di fondare durevolmente un tale equilibrio, per aver bisogno di discutervi sopra.

nel solo

Relativamente agli espedienti da praticarsi per conseguire l'equilibrio italiano che

gheggiava,
Napoli

essi

erano

Borboni di

ai

il

governo francese va-

seguenti: restituire

Sicilia; riconoscere

il

regno di

diritti

di so-

vranit competenti alla Santa Sede nelle Marche e nelle

Legazioni

ritornare

il

Maria Luigia Borbone


restituirla al

dominio della Toscana all'infanta


togliere

l'Elba a Napoleone per

suo antico possessore; ottenere per

di Savoia l'acquisto della


liani disponibili:

maggior parte dei

la

Casa

territorii ita-

ed assicurare fermamente sotto

la tutela


della

30

nuova legge comune

il

ramo

diritlo successorio del

Savoia-Carignano alla corona di Sardegna (^7).

Per uno strano contrasto,

dogma

iMa

era espertissimo

egli

delle grandi trattazioni

nella pratica

godeva credito

di

possedeva le migliori qualit di

abilissimo negoziatore,

e di cuore per vincere le pi ostinate resistenze,

per isventare

male

della Francia difendere

della legittimit, avealo nel corso di vent'anni

calpestato sotto ogni rispetto.

mente

diplomatico che nel Con-

nome

gresso di Vienna doveva in


il

il

le

pi

intrighi,

astuti

per trascinare

nel

coscienze pi oneste. Vescovo e gran signore, poi

caldo partigiano di

repubblica, poi ministro

leone, quest'uomo, smesso

il

Napo-

di

principe di Bene-

titolo di

vento, preferiva, divenuto allora consigliere dei Borboni,


d'esser chiamato Maurizio Talleyrand-Prigord.
II

alla

contegno abbietto della Corte

Spagna ogni

Questo scredito doveva


sonale

Vienna

del
:

borioso

farsi

maggiore

politica

al

Gomez Labrador, che

in

ordine

dapprima

possesso della Toscana in favore della regina d'Etruria;

ed ove quella reintegraziane


tuta ottenere, egli
di

europea.

Congresso di

alle cose italiane teneva l'incarico di proj)ugnare


il

tolto

pel contegno per-

spagnuolo

inviato

era don Pietro

Madrid aveva

nella

influsso

leale

di

Piacenza

quali

li

dovea

di Guastalla

di sovranit

che

limitarsi a

fossero

non

si

fosse po-

ducati di Parma,

ridati

ai

Borboni

possedevano prima dello scompiglio recato

in Italia

dalle armi francesi.

Questi erano

gli

accordi e

dell'Austria, della Russia,

e della

Spagna Hspetto

gresso,

che

concetti occulti o palesi

dell'Inghilterra, della Francia

all'Italia

in

prossimit del Con-

doveva dare all'Europa un nuovo

assolto

politico e territoriale.
(17) Instruction du roi Louis XVIII son ambassade au Congrs
de Vieune.

CAPITOLO SECONDO

Sommario

Maccliinazioni danni Murai


Desiderii e pratiche del granduca Ferdinando HI

Speranze, tiraori e pratiche dei Borboni

Napoleone

e di

all'isola

suo governo

e del

genita del re

Vittorio

d'Elba

siciliani

ai

di

Fine politico occulto del matrimonio

Emanuele

della figlia primocon l'arciduca d'Austria d'Este Francesco

Speranze manifestate da questo principe nel 1814 sul venuto possesso

Sue

Sardegna

di

della

Liguria

pratiche per l'annessione agli Stati

e d'una porzione

di

degli Slati della Chiesa

dell'isola

Modena d'una parte

Reconditi

concetti,

timori, speranze, rancori, ambizioni della Casa di Savoia in prossimit del

gresso

Vienna

di

Consigli

e pratiche

consigli del conte San Martino d'Agli


a'

suoi plenipotenziari al Congresso di

conte

di

San Marzano

Pratiche in Vienna del

al

Consigli

sardo

allo stesso

Manifestazioni di

da parte

intendimenti dell'Austria rispetto alla Casa

zione data alla politica interiore dal governo del


del principe

Con-

Adoperamenti

Istruzioni date dal re Vittorio Emanuele


Vienna Avvisi mandati da Vienna dal
medesimo del re Vittorio Emanuele

plenipotenziario

parte di Vittorio Emanuele


agli occulti

Lettere

De Maislre

del conte

re

di

di

di

cruccio

per

Carlo Felice intorno

Savoia

Cattiva dire Contegno

Sardegna

Eugenio Beauharnais e del re Gioacchino Murat

Disegni

di

Napo-

leone all'isola d'Elba.

I.

Borboni che Napoleone aveva scacciato dal trono di

Napoli, e che gli Inglesi aveano padroneggiato in Sicilia,

nutrivano speranza che nella bilancia de' nuovi arbitri


dell'Europa sarebbero pesati con giustizia
essi fatti e la fedelt serbata alla

Pertanto

altari.

il

sacrifizi

da

causa de' troni e degli

principe Francesco, cadute in ruina le

cose di Francia, nella sua qualit di vicario generale del

regno, fu sollecito d'inviare

al

commendatore

Ruffo,

am-

basciatore della Corte siciliana in Vienna, quelle istruzioni,


i

che egli credeva

diritti

le pi

accomodate a vantaggiare

e gl'interessi della sua reale famiglia nel prossimo


ricomponimento

politico del

dovete ignorare (era detto

danni

32

quello scritto)

in

Corona napoletana per

sofferti dalla

Voi

mondo europeo.

gli

non

immensi

smisurate

le

ambizioni della Francia, e a motivo del perfido sistema


di sovvertimento e di conquista praticato dal suo governo.

Fortunatamente

il

tempo

giunto di trovare

che meglio possono convenire. Quindi,


datomi da Sua Maest

l'incarico

dini

Napoli.

di

che

la

che deve tornar

il

pi energici vi

chiederete con

appresso

In

ma insistevole, compensi

moderato,
danni:

modi

gli or-

conseguire l'immediata retrocessione

adoperiate a

regno

conformit del-

in

Re, vi spedisco

il

pi pressanti affinch nei

compensi,

Francia

trovasi

peri sofferti

a conseguire, a motivo

facile

ridotta

territoriali

del

discorso

subir

mo-

legge dai

la

narchi confederati. La Corte di Vienna per verit non

avrebbe giammai dovuto disporre del patrimonio di un


Sovrano suo amico, suo consanguineo ed alleato, per
avvantaggiarne

lo slesso invasore.

Confidentemente ripo-

sando sulla probit e sull'onest delle Corti

Ferdinando non credeva possibile

alleate,

il

re

mantenimento d'un

il

procedere cosi mostruoso. Sar vostra cura d'infirmarlo


frattanto quanto pi potete, valendovi del trattato stipulato

settembre del

Russia nel

colla

samente v'industrierete

mente dai

trono di

tornarla

sul

ventura

tranquillit

dell'intiera

sario

di

mostrare che

della

reali diritti

J803. Poi caloro-

nostra

indipendente-

Casa

regia

il

dell'Italia

alla

quiete

durevole

Kuropa. Che ove assolutamente fosse neces-

doversi

rassegnare

al

sacrifizio

guire a

un equo contraccambio.

perdita

possibili

regno

del

tutti

per un

detcrminato corso d'anni.

di

per conse-

tentativi

In

tal

caso

converr chiedere che un presidio inglese rimanga


Sicilia

ri-

Napoli strettamente collegasi alia

Napoli, voi farete


tal

11

in

Re porla

molta fiducia sul vostro zelo, e conta assai sulla vostra

un compenso

abilit per ottenere

di Malta

vostri

alla perdila

Gozo. Infine \i prescrive

di

buoni

33

uffizi

affinch la Santa Sede

nel pieno possesso de' suoi dominii

di

delle isole

spendere

venga

restituita

rendendovi accorto

che, oltre al sentimento religioso, avvi eziandio per ci


fare l'interesse di metter

vasioni

regno

coperto da immediate in-

al

un maggior

straniere

tratto

delle frontiere del

(1).
II.

Durante

periodo delle guerre e dei rivolgimenti

il

francesi, la Corte di

verso
gli

Borboni

ambiziosi

di

Vienna

Napoli

erasi comportala perfidamente

Conoscendo quindi a fondo

(2).

malavoglia vedevano nel

istinti, essi di

l'Austria avanzarsi a padroneggiare sulle italiane

E veramente
di porre

Corte siciliana non

181^
terre.

si

ritenne dal cercare

impedimento all'impiantarsi

in Italia dell'impe-

la

riale predominio.

Il

gabinetto di Palermo voltavasi quindi

alla Russia, affinch essa volesse

impedire che Sovrani e

popoli italiani cadessero in bala dell'Austria, sulla quale

portava

il

giudizio seguente:

tenuto dall'Austria fa chiaramente conoscere che


suoi disegni sono diretti a impadronirsi intieramente dell'Italia. Se per il papato la potenza austriaca veniva
bilanciata in Italia, siffatta considerazione non esiste pi, giacmutamenti cagionati dalla Rivoluzione francese e il mach
trimonio conchiuso tra l'arciduca Francesco d'Austria d'Este e
l'erede del trono di Sardegna vanno a porre sotto il dominio auIl conteg'iio

suoi passi,

Istruzioni del Vicario generale

(1)

nistro plenipotenziario di S.

M.

al

commendatore Rufio miVienna, Palermo 20


,

siciliana a

febbraio 1815.
(2) lire Ferdinando, fuggiasco da Napoli, scriveva da Palermo alL'Aul'imperatore delle Russie sotto la data del 10 gennaio 1799
sul cui aiuto io aveva messo la mia pi
mia confederata
stria
ferma speranza , m'ha abbandonato nel momento decisivo, e cosi
:

dovetti fuggire in Sicilia,


Bianchi, Storia

Docum.

34

siriaco quasi tutta l'Italia.

Attualmente s'igniorano i disog-ni del


sul ducato di Parma e
sulle Leg-azioni di Ferrara e]di Bologna, sottratte al

g'abiuetto di

Piacenza, e

Vienna

sul Gcnovesato,

dominio del Papa per il trattato di Tolentino.


noto per che la Corte di Vienna fa ogni sforzo onde rendersi preponderante in Italia. Essa quindi ha voluto togliere il
pi possente ostacolo all'attuamento delle sue mire collo spogliare i Borboni del reame di Napoli. Egli questo l'unico modo
di spiegare lo strano e indegno trattato da essa conchiuso con

Murat

Ma

(.3).

spina che pi acuta stava

la

ftta in

cuore alla Corte

era la presenza di Murat sul trono di Napoli.

siciliana

Essa quindi, levando alte doglianze, volgevasi alle Corti

avea condivisi

colle quali

pericoli

sacrifizi

delle

passate guerre, affinch non volessero pi a lungo sop-

portare una tale vergogna e una cosi flagrante contrada


dizione alle loro promesse [h). Le borboniche sollecitatazioni

tuttavia

non trovavano quelle accoglienze, che

speravano. L'Inghilterra rispondeva aspra (o), e dalle


rive della

Nova giungevano

alla Corte siciliana

agghiac-

abbandono

Non per

ciate parole, testificatrici di facile

(G).

Carolina d'Austria, che a quei d\ erasi condotta in Vienna,

piegava l'altero capo rassegnato


Essa, pur

alla

non propizia fortuna.

sempre virilmente coraggiosa

sconforti, concep

in

l'audace disegno di rapir Napoleone

dall'Elba, e per violenza d'armi cacciare


11

mezzo a quei

castello di Helzendorff vide le

Murat dal trono,

prime macchinazioni,

mentate dall'odio e dall'ambizione

Carolina.

di

In

fo-

ap-

presso non tardarono a mettersi d'accordo segretamente


le tre Corti di Parigi, di

(3)

Nota

di

Palermo.

al

duca Serra-Cujiriola

del principe di Villafranca al conte di

Mocenigo, ministro
Nota verbale

Dispaccio in cifra del marcliese

a Pietroburgo,
(4)

Madrid e
di

Nizza

Palermo 4 aprile 1814.

plenipotenziario russo in Palermo, 29 aprile 1814.


dello stesso a lord Bentinck,
(5)
(6)

Palermo 20 febbraio 1814.

Nota verbale Bentinck, 24 febbraio 1814.


Dispaccio Serra-Capriola, Pietroburgo 28 maggio 1814.

35

pratiche non rimasero interrotte per l'improvvisa

Tali

morte della regina Carolina. A meglio avviarle,

mand

Francia

re di

il

presso le Corti di Modena, di Firenze e di

Torino, sollecitatore di segreti accordi,

Hyde

di Neuville,

partigiano antico e fedele del diritto dinastico delle corone. Giunto in Torino, questo agente di Luigi XYllI

si

present al re Vittorio Emanuele, munito d'una lettera


reale,

che mostravalo

in possesso della pi

denza del suo Sovrano. Per

Sardegna con

lo che,

intima confi-

ascoltato dal re di

particolari riguardi, egli manifest la parte

segreta della sua missione, che era quella di pattuire una


stretta

alleanza tra le Corti di Sardegna, di Spagna, di

Sicilia e di

Francia

al fine di

Murat e Napoleone, ove

non

si

il

la

di

Neuville

scarse promesse,

si

Se

quel partilo.

il

suoi dominii in Italia (7).

partito

da Torino portando seco

condusse a Firenze, dove non sapen-

dosi comportare con bastante sagacil, depose


del suo re nel
alla

grembo

Corte di Vienna

opposizioni

re di Sar-

Francia s'impegnava d'aiutarlo vali-

damente ad aumentare

Hyde

Congresso, che stava per aprirsi,

accomodato

fosse

degna assentiva,

spodestare per forza d'armi

di chi
(8).

Susseguirono

le

pi esplicite

per parte dell'Austria. Vista allora irrepara-

bilmente chiusa quella via di violento procedere,


di

segreto

il

non tard a renderlo noto

Palermo volle

fare

un

altro tentativo,

la

prima che

il

Corte

Con-

gresso incominciasse le sue solenni adunanze. Per l'introraessione del duca di Blacas
del
si

duca

di

venne scandagliato l'animo

Wellington nell'intento

mostrasse propenso a indurre

il

di

conoscere se egli

governo

di

Londra a

trasportare su navi britanniche sulle costiere napoletane

(7)

Dispaccio in cifra del conte Valesia

al

conte di San Marzano

a Vienna,
(8)

Torino 18 ottobre 1814.


Dispaccio in cifra del Fossombroni

al

Corsini, 27 ottobre 1814.

un

36

esercito di soldati spagnuoi e francesi (9). Mal riuscito

anche

siffatto

tentativo, divenne

di Sicilia rassegnarsi

necessit pei

ad attendere

Borboni

scioglimento della

lo

questione napoletana o dalla volont dei monarchi pi


potenti,

oppure dal sopragiungere

di eventi propizi.

III.

Correndo l'anno 1809, l'imperatore Napoleone


credulo abbastanza padrone del

erasi

e dell'avve-

onde scancellare per sempre dal novero degli

nire,
il

presente

Stati

principato temporale della Santa Sede. Pio VII, ras-

segnatosi alle durezze inflittegli dal dominatore d'Europa,

tenuto saldo nella

erasi

persuasione serena di migliori

tempi. Effettivamente, per mezzo a procellosi eventi sospinti

dal soffio dell'ira dei

rapido crollo della potenza di


il

popoli,

pot vedere

egli

colui, che

di

il

s avea fatto

pi grande dei monarchi.

Vi sono nella politica della Corte romana alcuni prin-

immutabili, sui quali essa cardina

cipii

mezzo

fra

alle pi scompigliate vicende.

che presiede nella cristianit


Stati,

alla

il

suo contegno

11

gius comune,

vita di tutti gli altri

non pu n deve esser applicato

al

principato tem-

porale della Santa Sede, patrimonio sacro e intangibile,


benefizio ecclesiastico inalienabile, del quale ciaschedun

papa unicamente amministratore temporario, con obbligo di trasmetterlo per intiero effettivamente o in diritto
al

suo successore. Gli abitanti di questo predio sacerdo-

tale

non

hanno

diritti

politici

da

far

valere,

mentr'

usurpatore colpito dall'anatema della Chiesa chiunque vi


stenda sopra

(9)

la

mano ad

impossessarsene.

Correspondence, Despatches and otherPapers of viscount Cast-

lereagh, etc.


Dietro

37

massime, Pio VII nel

tali

di Francia la restituzione del paese

tado venosino;
tare

reame

di Francia

Ai monarchi

divorzio, e a re-

il

(10).

vincitori

di

spogliata gli

Napoleone

gravi. Esse

retrocessione alla Chiesa di

ristauro del

civili

antichi diritti che la Chiesa possedeva

gli

domande non meno


vano

tutti

papa muovea

il

Germania

erano, in
i

romano impero,

la

dominii, di che l'ave-

avvenimenti degli ultimi tempi; poi

il

dalla santit della religione

consacrato nel corso dei secoli. In

la

Italia

Santa Sede

dichiarava di non essersi giammai spogliata de' suoi


in

al re

a non accet-

sollecilavalo

a sopprimere nelle leggi

culti,

chiedeva

patto costituzionale, a rigettare l'empia libert dei*

il

stituire tutti

nel

tempo

in pari

18H

d'Avignone e del con-

diritti

ordine alla sovranit di Parma e di Piacenza; e instava

con gravissime sollecitazioni per essere addirittura reintegrata nel

pieno possesso delle Legazioni, della marca

d'Ancona, del ducato

di

Benevento, e della

corvo. Avrebbe riguardati, dicea Pio VII,


illegittimi coloro,

che

citt di

Ponte-

come occupatori

arrogassero propriet alcuna della

si

Santa Sede (11).


Oratore pontificio

domande

di tali
il

al

presso

congresso di Vienna, e sostenitore


i

Sovrani

alleati,

era stato prescelto

cardinale Consalvi, attivo, laboriosissimo, collo, e che

aveva molte qualit d'uomo di

Stato.

IV.
II

granduca

Congresso di

di

Toscana deput plenipotenziario suo

Vienna don Neri dei principi

al

Corsini, esperto

dei negozi diplomatici, fornito di proprii concetti politici,


attivo,

(10)
(11)

destro,

certamente non inchinevole

al

patronato

Thiers, Ristoirc Consiilat et de l'Empire, voi. XVIII.


del cardinale Consalvi del 23 ottobre 1814.

Nota


ma

austriaco;

38

poi curevole soltanto della municipale au-

tonomia della Toscana, anzi che dell'essere indipendente


della grande patria italiana.

Giunto in Vienna,

Corsini present al granduca Fer-

il

dinando un suo memoriale,

nel quale stavano riassunti

Borami capi della richiesta e delle pratiche, che dovevano


esser precipuo argomento del plenipotenziario toscano nel

Esse erano la restituzione dell'Elba e un ag-

Congresso.

grandimento

territoriale del

arrotondarne

compensare

e a

confini,

Sovrano dei gravissimi

granducato, che servisse ad

sacrifizi

il

suo legittimo

dignitosamente sopportali

nel lungo corso di quindici anni (12).

In
il

di

un susseguente

colloquio, che

granduca Ferdinando,

domandare

Corsini ebbe con

il

concordemente stabilirono

essi

possesso dell'intiera Lunigiana, dello

il

Stato di Lucca, di Piombino e di alcuni feudi imperiali.

Relativamente
di

ducati di Massa e Carrara, s'accordarono

ai

non farne domanda alcuna, e

cambio con

le signorie bavaresi,

di rifularne

ove

Caduto
lettere

discorso

il

ziario di regolare

notizie che

modo che
Toscana,

gli
il

Europa (diceva

monumenti

Io
il

esser reso forte.

splendidi

il

granduca ordin

delle

al

suo plenipoten-

proprio contegno in conformila delle


attinto

quanto

alla

tal

proposito

dal principe

convenevolezza di cercar

Austriaci prontamente sgomberassero dalla

granduca, udite

Avete

larne con

il

avrebbe

di IMetternich. In

mio

d'aver ordinalo
(12)

sugli

delle arti che la conquista francese avea portalo

-e

in terra straniera,

rispose:

debbo pertanto

al Corsini):

contrac-

fosse proposto.

sto per divenire la sentinella dell'intiera

granduca

il

varie ragioni del Corsini,

ragione; non ho mai tralasciato di par-

fratello.
al

le

Egli ultimamente

mi ha dello

governatore generale della Toscana

Quesiti sottoposti dal consigliere don Neri Corsini all'A.

Granduca, per avere schiarimenti

e istruzioni)

I.

di

il

Vienna 21 luglio 1811.

>

togliere dal granducato

39

quando non vi

presdio austriaco,

il

fosse alcun pericolo di perturbazione interiore.

verificare se tali istruzioni siansi

Vedete di

veramente date

(13).

V.

La permanenza delle truppe austriache

Toscana, se

in

tornava grave all'animo del Corsini, non era per l'oggetto che

maggiormente

lo preoccupasse.

Pi grave e pi

funesto apparivagli a ragiont l'intendimento, abbastanza

palesemente manifestato dalla Corte di Vienna, riguardo


all'autonomia sovrana della
fatto

austriaco intrigo

un memoriale,

Toscana.

sventare sif-

Corsini indirizz

il

granduca

al

mo-

nel quale con validissimi argomenti

stravagli che l'assoluta separazione della corona austriaca

dalla

e l'indipendenza e sovranit propria del

toscana,

granducato facevano parte del


in

modo
Il

granduca volle

vissima

diritto

pubblico europeo

incontrovertibile (1^).

questione

tal

suo Consiglio di Stato.

parere del

al

unanimamente

sottoponesse

si

rispose,

che realmente

la

11

gra-

quale

Toscana

tro-

vavasi in possesso della sua piena sovranit e indipen-

denza;

ma

che tuttavia ne'

rispetti

del diritto peiitorio e

possessorio poteva tornar meglio lo associare


titolo d'investitura alle

un fondamento giuridico
praticare (lo).

Frattanto

il

il

vecchio

ragioni della nuova conquista

piuta dalle armi alleate, onde in

governative, che

il

tal

modo

si

com-

preparasse

e legittimo a tutte le mutazioni

granduca giudicherebbe opportuno

Corsini

maneggiavasi

in

Vienna per

di

assi*

curare nelle prossime deliberazioni del Congresso un qual-

(13)
(14)
(15)

Dispaccio Corsini a! Fossombroni, Vienna 24 luglio 1814.


Rapporto del Corsini al Granduca, Vienna 31 agosto 1814.
Rapporto del Consiglio di Stato all'A. I. il Granduca, Firenze

22 settembre 1814.

40

che notevole aggrandimento


restituzione dell'isola d'Elba

come

il

territoriale alla

venne da

Toscana. La

lui chiesta,

trattati, ai

rimasto fedele.
autorizzalo

il

quali

granduca sempre era

il

monarchi confederati, che pure avevano

legittimo Sovrano della Toscana a prender

il

immediato possesso
Corsini,

di tutti

doveano

suoi Stati,

il

gravissimo pericolo di

nuovi subugli, riposto nel soggiorno turbolento


nell'isola

Ma ben

inoltre,

attentamente sulla comune

riflettere

necessit di svellere dall'Italia

naparte

notando

possesso di essa per la corona toscana fosse antico

e fondato sopra

diceva

Buo-

di

d'Elba (16).

scarsa ricompensa sarebbe quella della restitu-

zione della povera Elba

soggiungeva

il

ai

danni

dal

sofferti

plenipotenziario toscano.

granduca,

confini del gran-

ducato imperiosamente reclamando un assetto migliore,

domandava quindi che ad

essi fossero

bino, Lucca, Bagnone, Pontremoli,

giana occupati

aggregati Piom-

feudi

della

Luni-

truppe austriache, Leri, Sarzana e

dalle

Spezia (17).
Tali

ingrandimenti non potevano tornare sgradevoli

all'Austria; che anzi

favoreggiavali.

Ma

avrebbe a

egli

avvegnach

nel

il

principe di Metternich sottomano

Corsini non tard ad accorgersi che

il

lottare contro

primo colloquio che ebbe con

Talleyrand, questi seccamente

di

posso ammettere che

la

che

stino.

trattati

durante

il

la

principe
lo

non

guerra, e prima

Pertanto francamente vi dico che n

Memoire

il

legittimo diritto

abbiano terminalmente fermato

Spagna possono per ora entrare

(16)

disse:

gli

conquista dia

di regolare le sorti degli Stati

la

un formidabile avversario,

la

il

loro de-

Francia n

in rapporti diplomatici

Corsini sur la restitution de

l'ile

d'Elbe, Vienne 9

septemhre 1814.
(17)

Memoire Corsini

granducb de Toscane,

sur Ics nouvelles limitos dcmandes par


i)

septembre 1814.

le

ufficiali

con

rispose:

riguardo

Toscana.

la Corte di

Non

41

Corsini pacatamente

11

del mio uffzio entrare in discussione

ai principii del diritto

comprendere come

pubblico; tuttavia non so

vi possa esser contestazione sulla To-

scana, mentrecch non avvi e non vi pu esser alcun in-

termediario pretendente tra la Francia, che l'ha ceduta


ai

Sovrani alleati, ed

essi

che

1807,

l'usurpazione francese dell'anno

riprese Talley-

rand, per se stessa non pu dare diritto alcuno.

care una discussione

ingrata,

discorso del plenipotenziario

Ma

conquistarono.

la

il

tron-

Corsini intramezz

francese col dire:

pure, se cos vi piace, una usurpazione


legittimata dai trattati successivi (18).

ma

In

essa
tal

il

Sia

venne

modo

il

plenipotenziario toscano rimaneva avvertito che, mentre


il

suo Sovrano andava

in cerca e

credevasi nel diritto di

conseguire nuovi dominii, oravi chi contrastavagli


gittima facolt di riprendere addirittura

il

la le-

governo de' suoi

antichi Stati eredilarii.

VI.

Per

il

il

stali

duca Ercole

avea ricevuto
tali

suo nipote,

il

in

virt

ricambio

il

ducati di

quale

riconosciuto

Modena

e di

della

pace di

li

Luneville

Brisgau e l'Ortenau. Alla

possedimenti passarono

in propriet del

perdette nell'anno

Napoleone imperatore

I/arciduca Ferdinando mor


figlio

aggregati alla Repubblica cisalpina; e

III,

in

sua morte,

aver

Carapoformio

trattato di

Reggio erano

1805

per non

de' Francesi.

un anno appresso, e suo

Tarciduca Francesco d'Austria d'Este subentr ne'

suoi diritti di sovranit. Ambizioso e pertinace, anch'egli


si

mostr nemico implacabile della potenza napoleonica.

(18)

Relazione Corsini

al

Granduca, Vienna, 13 seltembre 1814.


II

42

gabinetto di Vienna, che in quel tempo simulava amipertanto di vegliarne

cizia alia Francia, fngeva

ma

damenti,

gli

an-

usavalo come ottimo strumento di

in realt

politica.

Allora viveva nella sua povera Sardegna re Vittorio

Emanuele, senza
Carlo Emanuele e

figli
il

maschi.

Il

])role.

Il

passare, alla morte

quindi

ramo Carignano.

dei tre fratelli, nel

Rappresentavalo un giovinetto principe,


tutela

diritto succes-

regia eredit di Casa Savoia doveva

alla

fratello

minore Carlo Felice, anch'essi mollo

innanzi negli anni, non avevano


sorio

suo maggior

il

d'una madre per nulla affezionata

quale, sotto la
alla legittimit,

cresceva negli anni in mezzo alle guerresche grandezze


dell'impero francese. La potenza del gran Capitano in

quei di giganteggiava ancora


occhio

potesse scorgere la tempesta che

doveva

Da

tutto ci risultava per la Corte di

Vienna

abbatterla.
il

timore di veder

Sovrano,

il

modo da

la

legge di successione

investire eziandio le

potevasi ovviare a

cessorio,

in dizione

d'un

quale prevedibilmente avrebbe seguito nel

Innovando

niente.

la

Sardegna passare

l'astro napoleonico.

suo corso

in

troppo luminosa, perch

umano

Che ove

la

un

principessa

al

trono di Sardegna

femmine
tale

del diritto suc-

gravissimo inconve-

Maria Beatrice,

primo-

genita del re Vittorio Emanuele, sposasse

un arciduca

austriaco, sarebbesi raggiunto per l'Austria

il

fine di scancellare per

sempre

la

desiderato

Casa Savoia dal novero

de' Sovrani.

Fu
che

in

in

seguito a un

Vienna nacque

duca Francesco
Emanuele.

(li

tal
il

ordine d'idee e di sj)eranzc


concolto

d'ammogliare l'arci-

nella figlia primogenita

del

re Vittorio

acrordi procedettero spediti perla propen-

devolissima intromessione della regina Maria Teresa, che

viveva nella reggia di Cagliari, austriaca

di famiglia e di


affetti.

43

Laonde, partito da Vienna sotto mentito nome,

l'arciduca Francesco giunse in Sardegna nel giugno del

1812. Col ebbe luogo


zio e

una nipote,

il

non

lieto

matrimonio

tra

uno

ritrosa per rispetto parentale e per et

disuguale a congiungersi

con

della

propria

tre fratelli

sabaudi

fratello

il

madre.
Per segretissimo patto

di famiglia

eransi impegnati, ove fossero rimasti privi di prole


schile,

d'innovare a tempo opportuno

sione al trono di Sardegna in

la

ma-

legge di succes-

modo che ne rimanesse van-

taggiata la principessa Beatrice e

suoi

figli.

VII.

Cos stavano le cose,

181^

moto

a metter in

rinfocolare

le

quando sopragiunsero

casi del

tutte le represse ambizioni,

speranze concepite

in

mezzo

al

e a

sangui-

noso sconvolgersi del mondo europeo. L' arciduca Fran-

monarchi confederati nel primo auge

cesco d'Este, che

della vittoria gi

avevano chiamato

subito rivolse la

culare

mente cupida

migliori

di

al

maggior dominio a spe-

modi per ricavare qualche immediato

vantaggio dal contralto matrimonio con

Sardegna, e
lato a

trono di Modena,

la figlia del re di

a far pratiche che servissero di

addentel-

speranze di pi vasto regno. Attestatrice

maneggi rimane, ricavata dagli archivi

di colali

segreti della Corte

modenese, una nota confidenziale indirizzata

al

principe

di

Metternich e autografa del duca Francesco, nella quale

si

leggono

le seguenti parole:

Potendo darsi il caso che il regno di Sardegna venga disgiunto dagli Stati che la Casa di Savoia possiede in Italia onde
passare nella sovranit di Si A. I. l'arciduca Francesco di Modena, tornerebbe grandemente vantaggioso a questo Sovrano
di possedere un porto sul Mediterraneo, onde avere cos aperta
una via facile e sicura per comunicare colla suddetta isola di

44

Sardeg-na. Cotesto porto non potrebbe essere se non quello della

sembra stabilito che la Repubblica di Genova non debba venir ristaurata, e che la citt e il territorio
della medesima abbiano a servire di compenso al re di Sardegna, si propone che la porzione del suddetto territorio rinchiuso fra la punta della Manera e la frontiera del ducato di
Classa veng-a asseg-nato al duca di Modena. Per congiungere
Spezia. Ora siccome

siffatta parte di territorio agli antichi Stati estensi

annettervi anco

converrebbe

finitimi feudi imperiali.

Mediante im tale agg-iustamento realmente il duca di Modena acquisterebbe poveri paesi montuosi ma grande sarebbe
per lui, quanto per l'Austria, il vantaggio d'avere una frontiera
che col porto della Spezia toccherebbe il mare. In effetto torna
manifesto che, mentre dovr essere il sistema federativo il prescelto nell'assetto terminativo dell'Italia, i Sovrani iu essa, che
appartengono alla Casa d'Austria, tanto pi coopereranno a
vantaggiarne gli interessi, quanto pi si troveranno forniti di
mezzi a poterlo fare. Ora nel caso dell'unione della Sardegna
al ducato di Modena, ove a questo Stato venga frattanto aggregato il porto della Spezia, si faranno di gran lunga maggiori i vantaggi che da quell'isola si potranno trarre per la
:

difesa generale dell'Italia.

Bisogna anco non trascurare di riflettere che, sotto l'aspetto


gran lunga pi vantaggioso che
il porto della Spezia e la porzione del territorio ligure, che si
stende dalla punta della Manera alla frontiera di Massa, sia nelle
mani d'un principe della sua casa, anzi che in quelle d'altri (19).
militare, all'Austria sar di

Non

soddisfallo d'avanzare

tali

domande,

il

duca Fran-

cesco volgeva pure lo sguardo agli antichi possedimenti


della Chiesa; e pretestando

sovranit

sul

ragioni

di

non mai ceduta

Ferrarese per parie degli Eslensi, chiede-

vano

la restituzione ai monarchi congregati in Vienna,


almeno l'assegnamento in ricambio di qualche altro

territorio (20).

(19) Note confidontielle a


27 ottobre 1811.
(20)

1811.

Nota Molza

Dispaccio

al

S.

A.

lo

prince

di

Mettcrnicli,

Vienne

principe di Mettcrnich, Vienna 27 settembre


al Fossombroni, Vienna 7 dicembre 1814.

Corsini

45

Vili.

Casa di Savoia stava altamente pensosa del suo pree del suo avvenire. Qui

sente

distesamente

vogliono esser raccontati

reconditi concetti,

timori, le speranze,

rancori e le ambizioni, che in quegli incerti giorni essa e


i

suoi

uomini

di

Stato nutrivano, avvegnach

una

narrazione servir di primo anello a quella catena di

tale
fatti,

che guider l'attento lettore a formarsi un criterio compiuto degli andamenti della diplomazia piemontese dal-

l'anno

Sk

tempo che

fino al

mazia italiana per

il

glorioso scomparire

Piemonte dal novero degli


Fra

la

tramutata in diplo-

si

Stati.

del

vecchio

Casa d'Absburgo e quella di Savoia

la lotta erasi

resa inevitabilmente mortale dal giorno, in cui apparve

palese

concetto delia Corte di Vienna d'impiantare

il

proprio patronato invece di quello


penisola italiana. Ammaestrato da
fidia, e

le

della Francia

fatti

abbastanza libero da pregiudizi

cose nella loro verace sostanzialit,

De Maistre, stando ambasciatore


Pietroburgo
Avvi un

del

180^ avea

gi fin dal

il

nella

d'incredibile perpolitici
il

per vedere

conte Giuseppe

re di

Sardegna a

scritto

Casa di Savoia all'odio dell'Austria verso di lei, ed la sua tendenza ad agg-randire di dominii,
e per essere chiamata a mag-g-iori possedimenti italiani dal buon
senso universale e dalla sicurezza della penisola e dell'Europa
intiera. Questo quel g-ran delitto della Casa di Savoia
che
il suo potente vicino non le ha mai perdonato (21),
altro titolo nella

il

Otto anni appresso, essendosi

maggiormente manifestato

predominante concetto della

politica austriaca in Italia,

lo stesso

De Maistre avea

scritto al re Vittorio

Emanuele:

La Francia posta nelle sue ordinarie condizioni g-iammai


pens a farci del male. Tutt'al contrario devesi dire dell' Au,

(21)

Memoire

bourg, 1804.

consulter sur

l'tat

prsent de l'Europe, Peters-


come pi

stria,

clic

ultimi rivolgimenti.

46

chiaramente l'ha mostrato

La buona

periodo deg-li

il

fede del nostro g-overno, l'asso-

luta sua dipendenza dalla Corte di Vienna, la sua delicatezza

nel procedere, avrebbero dovuto raccomandarlo alla generosit


dell'Austria. Al contrario il disegno di conquistarci fu aper-

tamente, invariabilmente mantenuto, eziandio lungo tempo dopo


nei quali le maggiori sventure avrebber dovuto
quei giorni
fornire le lezioni pi salutari.
,

Per

la

natura stessa delle cose, e finch noi non cambieremo

sempre
una tendenza irresistibile ad avanzarsi sui dominii di
Casa Savoia. Conseguentemente interesse pi evidente di questa

di forza e di positura relativa in Italia, l'Austria sar

sospinta da

real Casa, interesse

che essa condivide con

l'Italia intiera, si

un

quello che l'Austria non possegga nella penisola

palmo

sol

di terreno (22).

Tramutare

il

regno di Sardegna

potente italo regno; espellere

in

un

dominazione austriaca; indurre

terre la

rino nell'intima persuasione che eravi


di

patibilit
stria e

tranquillo dominio in Italia

Casa di Savoia,

tali

bello, vasto e

per sempre dalle italiche


la

Corte

tra

gliava

il

cardini

sovrammen-

conte De Maislre desiderava e consi-

basasse la politica della Corte torinese.

si

Te

Casa d'Au-

erano nel 181^

maggiori, sui quali, pi che mai fermo ne'


zionali giudizi

di

assoluta incom-

fra

spedienti ch'ei suggeriva al suo re per afferrare ar-

gli

ditamente l'incerta fortuna


la storia
Il

d'Italia,

slavano questi, che

in debito di registrare:

nostro

modo

di procedere timido, neutro, sospensivo, bar-

Che il re si faccia capo degli Italiani,


che in tutti gli impieghi civili e militari .della stessa sua Corte
chiami indistintamente de' rivoluzionarii, eziandio a nostro precoleggiante, mortale.

Le espressioni mi
mancano; ma ecco il mio ultimo motto, se noi stiamo inerti
e diventiamo un ostacolo, requiem aeternam (23).

giudizio. Ci essenziale, vitale, capitale.

Alquanti giorni dopo, egli di nuovo scriveva

(22)
(213)

Lettera del 24 dicembre 1812.


Dispaccio al Valesia, Pietroburgo 18 luglio 1814.

al

conte


Valesia ministro

sopra

47

esteri

affari

gli

del

re Vittorio

Emanuele;

Ho

im g'entiluomo

udito

italiano dire:

Non

avvi per l'Italia

Sardegna.
Nella diplomazia ho uditi rimproveri
fatti a Sua Maest perch lascia trascorrere l'opportunit d'agire.
Importa tenere gli occhi spalancati, e stare in g-uardia del nemico del gran corpo. Questo nemico si chiama fratello Vedremo.
Si accarezzi Io spirito italiano. Lo spirito austriaco un mostro;
die

il

re di

l'abbiam conosciuto, bench troppo tardi. Per ucciderlo conto


sopra Alessandro

Mentre

il

("24).

De Maistre mandava

stimoli cos vivaci

e risoluti,

egli

Torino consigli e

non

calorose pratiche per indurre

a Pietroburgo le pi

Russia a gittare nel prossimo Congresso

un

reame

forte

dal fare

ristavasi

nella

la

fondamenti di

settentrionale Italia, indipendente

per proprio diritto e per forze proprie (25).

IX.

Compagni

al

De

per salvare

rarsi

nel

e affich

Maistre nel desiderare e nell'adope-

l'Italia

dalla preponderanza austriaca,

nuovo organamento europeo

divenisse la prima potenza militare

il

italiana

erano

gli

pi preclari uomini di Stato che a quei d con no-

altri

bile zelo servivano la ristaurata

Casa

di Savoia.

San Martino d'Agli, che stava ambasciatore


per

Piemonte

il

1814

re Vittorio

Emanuele

nel

scrisse al conte Valesia,

tito alla

volta dell'Italia

un

maggio

in

Il

conte

Londra

di quell'anno

che da Londra era par-

cotale,

il

quale per

le

stampe

avea espresso

la

convenevolezza di aggrandire d'italiani

possedimenti

la

Casa

di Savoia.

Poich questa persona

presentava guarantigie sufficienti di probit da poter fare

(24)

Dispaccio in cifra

(25)

Nota

del

agosto 1814.

al

De Maistre

Valesia, Pietroburgo 20 luglio 1814.


al

conte di Nesselrode, Pietroburgo 22

48

a idanza con la sua discrezione,

commendatizia confi-

giudicato utile di munirla d'una


denziale pei ministri del

soggiungeva d'aver

ei

Volessero

re.

avvertire at-

essi

tentamente che, usando energia e concordia, potevasi


acquistar forza e compiere grandi

dopo

giorni
rino,

che

stesso

lo

conte

cose (26).

Alquanti

scriveva

d'Aglio

To-

Londra era giunto un agente del governo

in

provvisionale lombardo per chiedere

al

governo inglese

l'indipendenza del suo paese dall'Austria. Avendo trovato

modo

di parlare

con questo medesimo agente, egli erasi

adoperato a renderlo persuaso che l'unione della


bardia

al

tiera (27).

Piemonte tornerebbe vantaggiosa

all'Italia in-

Su questo capitalissimo argomento a Torino non


necchiava.
al

pugno

re Vittorio aveva di proprio

11

Lom-

conte d'Agli ordinandogli di tasteggiare

si

son-

scritto

le intenzioni

del governo inglese sul venturo assetto italiano, per iscor-

gere se oravi qualche speranza


cinio britannico (28).
rico,

contare sul patro-

di

sdebitarsi per

l'ambasciatore in Londra per

la

bene

lo stato territoriale

conda poneva sottocchio


capitoli

Sk:
alla

del

gli

inca-

La prima rap-

1792;

essa nel

la se-

ultimi spartimenti fattivi dai

trattato di Parigi

la terza

di

tal

Sardegna prepar

tre carte geografiche dell'Italia superiore.

presentava

di

del

comprendeva, come

maggio

di

da assegnarsi

territorio

Casa Savoia, tutta quella distesa

di

quell'anno

paese che trovasi

dalle Alpi al Mincio, incluse le fortezze di Mantova e di

Peschiera, e di

fino a Brcsccllo,

quanto rimane seguitando


il

genti appennine, e

corso dell'Enza da
il

corso della Magra

il

Parma
fin al

corso del
alle

Po

sue sor-

suo sbocco in

mare. Conveniva chiamar l'attenzione del primo ministro


(26)
(27)

(28)

Lettera del 30 maggio 1814 (in piemontese).


Lettera al re Vittorio Emanuele, Londra 10 luglio 1814.
Lettera del 1" agosto 1814.

49

inglese sopra questi diversi sparlimenti territoriali.

Il

conte

d'Agli destramente vi giunse, conducendo lo stesso vis-

conte Castlereagh a chiedere a qual fine esse carte erano


state

preparate,

una

agli occhi in

dinanzi

trovate spiegate

per aversele

visita fatta all'ambasciatore

sardo nella

sua dimora.

fatto

argomento,

conte d'Agli prese a dire:

il

chiaramente vedete,
gli

che in

Stati

stria, si

riducevano

pi considerevoli.

tivo attuamento

appartenevano

lo

Come
1792

Casa d'Au-

alla

ducato di Milano e

al

in sif-

visconte, nell'anno

signor

Italia

conseguentemente
i

impegnato

conversare essendosi addirittura

Il

alla

Toscana

dominii del re di Sardegna erano

Ma

se dovesse

avere

scomparto ideato

in

il

suo defini-

Parigi,

re di

il

Sardegna non solo rimarrebbe spoglio d'una buona frontiera

dal lato d'Italia, naa

nentemente esposto
vate,

acquisterebbe in

Italia.

sarebbe permaosser-

effetto

Oltre che, per la continuit del suo

col solo raggranellare le

vere

ivi

resto de' suoi dominii, l'imperatore

territorio italiano col

prima che

pi

l'immenso aggrandimento che l'Austria

di grazia,

Lombardia sar

di

maggiori pericoli. In

ai

sue truppe acquartierate nella

libero d'entrar a piacimento in

Piemonte

re possa mettersi sul piede di difesa, o rice-

il

gli aiuti

E permettetemi ancora

de'suoi alleati.

giungere doversi bea

d'ag-

che, a motivo dell'avve-

riflettere

nuto spezzamento della Savoia e della demolizione


alcune sue fortezze,

la

dalla parte della Francia.


di fortificare
territoriali

il

di

Sardegna trovasi molto sfiancata


Conseguentemente, se invece

Piemonte per convenevoli aggrandimenti

dal lato dell'Austria, esso viene pur lasciato

debolissimo da

tale

brio, e l'Inghilterra

banda

rimarr rotto ogni

non potr

in

l'opera valida d'un alleato antico e fedele.

quindi sotto

gli

Bianchi, Storia

equili-

avvenire giovarsi del-

Ponendo

occhi di Castlereagh la terza delle carte


Docum.

50

geografiche sovramnienzionate,

suo discorso cos:

il

bene come

il

il

Osservate, signor visconte, osservate

disegno di scompartimento territoriale indi-

cato sopra questa carta fornisca

che, ove

tal

progetto

un considerevole aumento
al re di

una

tal

linea naturale di

da non potersene trovare una migliore. Voi mi

frontiere,

direte

conte d'Agli continu

Sardegna.

Ma

di

dovesse attuarsi, darebbe


territorio e di popolazione

forse che,

dopo

la

caduta della Re-

pubblica di Venezia, non divenuto ci necessario perch


la

Corte di Torino possa salvaguardare

pendenza, e compiere
Alpi

l'uffizio di

Castlereagh

robusta guardiana delle

voler

di

il

accettare

conte d'Agli preg lord

un suo memoriale,

quale stavano maggiormente svolte

voce, e che

al

le

nell'interesse

egli

quello eziandio

mandava
,

propria indi-

(29)--

Terminato questo discorso,

la

della

del proprio

Gran Bretagna

nel

osservazioni fattegli
re e in

caldamente racco-

suo illuminato giudizio.

L'operoso conte d'Agli invi copia di questo suo me-

moriale

al

conte Valesia, dicendo

accompagnava

Le

nel

sollecitazioni

dispaccio che lo

di piccoli

compensi

non sono ascoltale dalle maggiori Potenze. Esse invece


possono rimanere profondamente scosse dalle manifestate
necessit di

un vero

ben munite

frontiere, e dell'impianlamenlo di

e saldo equilibrio italiano per la formazione

un polente reame appi


Disgraziatamente

le

delle Alpi (30).

freddezza, che

il

conte

incontrava a Pietroburgo nel patrocinare

la

De

Maistre

causa del-

l'indipendenza italiana (31), scontravala ugualmente in

(29)

Dispaccio d'Aglio al ministro degli


Ifi agosto ]814.
Dispaccio del 6 settembre 1814.

affari

esteri in

Torino,

Londra
(30)

(;U) Dispaccio del

tobre 1814.

De Maistre

al

conte Valesia, Pietroburgo 8 ot-


Londra

conte d'Aglio.

il

51

quale pertanto nello stesso

11

giorno dell'apertura solenne del Congresso di Vienna scri-

veva a Torino
In quanto

ag-Ii

iug-randimeuti territoriali di ^^ua Maest, fra

tutti coloro che qui ritornano dall'Italia,

quale non

si

non avvi un

solo

il

mostri dolorosamente colpito delle condizioni in

cui trovasi cotesta parte d'Europa, e dell'importanza

d'aumen-

dominii del re di Sardeg-na per guarentirne l'indipendenza. Sventuratamente coloro, i quali per influenza mag-g-iore
avrebbero potuto far piegare la bilancia in favor nostro, si trovano attualmente ingolfati in progetti, che tolgono loro pro-

tare

babilmente di conseguire quanto essi per l'addietro avrebber


potuto ottenere.
Ho avuto un colloquio con lord Bathurst. Mi sono seco lui
lamentato che l'Inghilterra non dia a Vienna il necessario apSi vorrebbe far ci, ma
poggio al Piemonte, Mi ha risposto
Io ho soggiunto:
vi sono in giuoco interessi troppo opposti.
:

Ma se

vorr conservare-l'attuale assetto territoriale dell'Alta


Italia, rimaranno cos precarie le condizioni del re di Sardegna,
egli sar reso cos dipendente dalla Corte di Vienna, da indurlo
si

tardi nella necessit di dare

presto

un nuovo

indirizzo

alla

sua politica col gittarsi a favoreggiare gli interessi della FranBathurst ha risposto a queste mie osservazioni che, escia.
sendo per tutti principalissimo interesse la difesa d'Italia contro
nuove invasioni, il re di Sardegna doveva in qualsivoglia modo

tenersi stretto all'Austria (32).

D'Agli accettava silenzioso questa dura risposta;

da essa ricavava argomento per consigliare


Torino ad annodar pratiche segrete con

il

gli

in Italia a lavorare per l'aggregazione della

Piemonte da un nucleo di

eletti

ma

gabinetto di

agenti spediti

Lombardia

Italiani soggiornanti

al
in

Londra.
X.

Il

re Vittorio

zano e

al

Emanuele

conte Rossi

il

affid

suoi al Congresso di Vienna.

(32)

al

conte

di

San Mar-

grave incarico di plenipotenziarii


Munivali a

Dispaccio del 3 novembre 1814.

tal fine

d'istru-

52

zioni assai minute, delle quali utile dare qui sufficiente


notizia.

La conservazione

e la rivendicazione di tutti gli antichi

dominii venivano prescritte quale incumbenza capitalis-

Per condurla a buon termine

sima.

Sardegna non dovevano ommetter cura n

della

che potesse tornare


allo

della Savoia

prima che era tornata

fatta

alla Francia

conveniva capacitare

cui

si

la

delle Alpi italiane

volare

re

di

Sardegna

dai Sovrani

una

ad age-

distesa di terreno adatto

sovrastanti alture, mentrecch era

quotidiano bisogno degli abitanti delle

coi loro

possedere modi

di

compaesani delle

poggio nei capitoli del trattato

di

dalla Sardegna colla Francia nel


la

in

di l

al

valli.

facili

Che ove

del frastagliamento della Savoia cercassero

opponesse

alleati.

Congresso della necessit

il

montuose della Savoia

accomunarsi
tori

il

al

Corte di Torino di possedere

la difesa delle

pure urgente

avvertirebbero dap-

d'una sua fedelissima provincia

Poi

trovava

assai dolorosa

cessione

ad insaputa sua

fatica

qualche vantaggio. Relativamente

di

smembramento

la notizia della

parti

plenipotenziarii

validit sua

pace stipulato

fau-

un ap-

in Parigi

1797, recisamente

a motivo che

di

si

mentre dovea

servire di guarantigia, diede invece argomento all'inva-

sione del Piemonte.


Tali

pratiche non

doveansi per proseguire

al

segno

da ingenerar freddure e scontenti nell'animo delle Potenze amiche.

Se

la necessit

di lasciarle in disparte,

si

fosse manifestata palese

conveniva afferrare

la

buona op-

portunit per insistere su larghi compensi di territorio


italiano,

badando

potesse in qualsiasi

tuttavia di sfuggire ogni accordo

modo

attestare

che

Tabbandono spontaneo

della Savoia per parte della Sardegna.

Quanto
torio

allo spartimento dell'Italia settentrionale,

Emanuele realmente avrebbe desiderato

di

Vitfarla

osnella

sila

ma

maggior parte:

segreti concerti presi dai

erano tuttavia assai oscuri

gli

monarchi

fortemente dubitava di vedere

alleati in Parigi. Cos

ligure levantina

la riviera

assegnata a qualche altro principe; e di pi egli nutriva


gravi sospetti che l'Inghilterra

non

maneggiasse per

si

rimanere padrona del golfo di Spezia. E forse anch'essa


la

Francia stava cercando di salvaguardarsi

guarnigione nella

di

citt

riuscisse lo stato delle cose,

Monaco. Ove

il

tale

diritto

di

realmente

soggiungeva Vittorio Emanuele

quelle sue reali istruzioni, la fissata aggregazione di

in

Genova

al

Piemonte sarebbe compenso non

sufficiente:

Del resto questi ingrandimenti, per quanto siano considerevoli in se stessi,

non rimangono pi

tali posti

a confronto delle

condizioni che vennero fatte in Italia ad altre Potenze. Senza


parlare degli occulti progetti che l'Austria sembra nutrire sul
e sulle Legazioni, egli certo che con il Milanese
Venezia, di cui l'Imperatore trovasi gi possessore, e per
mezzo degli Stati assegnati all'arciduchessa Maria Luigia, alUarciduca Francesco d'Este, a sua madre l'arciduchessa Maria Beatrice, e al granduca Ferdinando di Toscana, la Casa d'Austria

Novarese
e la

rimane padrona di tutto il paese che si stende dal nostro Stato


a quello della Santa Sede il che quanto dire pi di un terzo
;

la

miglior parte della penisola

italiana.

poich

siffatta

parte trovasi congiunta agli Stati ereditarli di Casa d'Austria,


cos servir a darle in Italia un predominio di doppio valore.

Conseguentemente noi, anzi che acquistar preponderanze, ci troveremo necessariamente assoggettati agl'influssi della Corte di
Vienna, avvegnach, eccettuate le Alpi, da ogni altro lato delle
nostre frontiere

ci

troveremo in faccia a possedimenti austriaci.

La preponderanza

di questi influssi imperiali potrebbesi

almeno controbbilanciare da una confederazione


italiani

estranei alla Casa d'Austria?

nuele avvertiva
seguire, a

Il

di Sovrani

re Vittorio

Ema-

suoi legati dell'impossibilit di ci con-

motivo che certamente avrebbe mancata

la

cooperazione della Santa Sede, mentre non era credibile


di

vedere Gioacchino Murat staccarsi dall'alleanza au-

striaca.

Urgente ed imperioso presentavasi quindi

il

debito

54

de' plenipolenziarii sardi di porre in pratica quei pi

accorgimenti di cui

che per altre vie

si

fini

sentissero capaci per conseguire

giungesse nel Congresso a infirmare

si

l'esorbitante preponderanza, con cui l'Austria minacciava


di voler schiacciare l'indipendenza degli Stati italiani, e

aggiogarli stabilmente al carro della sua politica.


Il

conte San Marzano e

conseguenza

damente

investiti del

il

conte Rossi rimanevano

mandato d'appoggiare

gagliar-

reclami della Spagna per la restituzione

d'Etruria

de' suoi Stati

bilmente

il

ghilterra

ad

favore e

il

al

re

guadagnarsi possi-

di

patronato della Russia e dell'In-

assettar le cose italiane per

ad osteggiare
in Italia la

il

antichi

in

il

meglio, massime

costante proposito dell'Austria di crescere

sua potenza diminuendo

l'altrui (33).

Altre pi confidenti istruzioni, scritte di proprio pugno,

consegnava re Vittorio Emanuele


le quali

al

conte San Marzano,

dicevano:

Vi raccomando d'insistere per

sgombro d'Alessandria. Fate

lo

principe di Metteruich, che ora trovasi compromessa

intendere

al

la parola

datami dall'Imperatore

da' miei Stati

di

richiamare

le

sue truppe

ogniqualvolta l'avessi desiderato. Gli direte che

la presenza deg-li Austriaci in

Piemonte fomenta

la

conserva-

zione di tendenze favorevoli ai Francesi. Aggiungerete che as-

solutamente non posso tralasciare d'insistere su di ci, a motivo


che il prolungato soggiorno di tali truppe conduce in ruina
le

nostre finanze.

tralascierete di capacitare lo stesso prin-

non sarebbero i soldati imperiali quelli


che varrebbero a impedire l'ingresso dei Francesi nel Piemonte:
io solo suno capace a tal compito. Concluderete infine col dichiarare che da me si considera la permanenza delle truppe imcipe d ]\Ietternich che

periali ne'miei Stati


Il

come un

atto di

non meritata diffidenza

(34).

conte di Valesia, non tralasciando di sollecitare nuo-

vamente

il

San Marzano a indurre

il

gabinetto di Vienna

(33) Istruzioni di S. M. il re Vittorio Emanuele dirette a' suoi


ministri ])leninotcnziarii al Cou'Tesso di Vienna, Torino 26 giugno
1811.
(31) liOttcra del ro Vittorio Emanuele al conte di San Marzano,

Torino ?7 giugno

181

1.

a far sgomberare

il

55

Piemonte dalle truppe imperiali, nolifl-

cavagli la necessit di procurare l'immediato richiamo da

Torino del generale Dubna, sparlatore insolente degli


del governo,

non rispettoso all'augusta persona del

atti

re, e

legato in amicizia con persone manifestamente addette alla

framassoneria. In quanto

al

progetto di confederazione,

che l'Austria mostravasi proclive a metter

vevano

plenipotenziarii sardi simulare

campo, do-

in

buon volere, ed

ingegnarsi frattanto di prender tempo, senza impegnarsi


in nulla

modo inceppare

che potesse in alcun

le

delibe-

razioni della Corte di Torino (35).

XI.

Giunto in Vienna l'accorto conte di San Marzano, non


tard a scoprire che l'Austria, a prepararsi

simo Congresso l'appoggio delle Corti


di

Londra per soddisfare

le

di

proprie ambizioni in

destramente mostravasi morbida nel cedere


glie.

Se un

tal

nel pros-

Pietroburgo e
Italia,

alle loro

vo-

compromesso riusciva a buon termine,

Piemonte non poteva pi contare

sul

il

patrocinio russo e

britannico per salvarsi dal rimaner soffocato fra le braccia dell' Austria.

tempo

ai piedi.

non

Conveniva pertanto apparecchiarsi per

lasciarsi

San Marzano

non conGdar molto


le quali

sui

mettere inonoratamente
scrisse quindi al re

buoni

uffizi delle

con-

fra loro

senza badare agli interessi dei minori

che unicamente potevano trovar salute e tutelare


diritti in

catene

maggiori Potenze,

per via di segreti accordi andavano

certandosi

le

che bisognava

Stati,
i

loro

quel generale ricomponimento di cose dal

mo-

strarsi posti in rispettabili condizioni militari (36). Dietro


j

(35)

Istruzioni particolari del conte di Valesia al

Torino 27 giugno 1814.


(36)

Lettera del 29 luglio 1814.

San Marzano,


tali

avvertenze, Vittorio Emanuele deliber di rivolgersi

addirittura al

che

56

comandante supremo delle truppe

in Italia, affinch

sime dal Piemonte.

Il

austria-

ordinasse lo sgombro delle

mede-

maresciallo Bellegarde rispose ne-

gativamente (37); laonde

il

San Marzano

re scrisse al

nel tenore seguente:

mai che voi insistiate affinch un tale


Noi vogliamo toglierci dalla sog-gezione
degli Austriaci, e all'apertura del Congresso intendiamo di trovarci liberi da qualsiasi dipendenza forzata. Co' dovuti riguardi
insistete quindi con ogni vostro vigore, senza dipartirvi dalla
necessaria prudenza. Noi pure scriveremo su di ci diretta-

essenziale pi che

sg:ombro abbia

effetto.

mente all'Imperatore

(38).

Queste sollecitazioni a nulla giovarono.

11

primo pleni-

potenziario sardo scriveva frattanto da Vienna che l'an-

damento

dei negoziati, che andavansi facendo in prece-

denza del Congresso, mantenevasi lontanissimo dalle cose


italiane, a rispetto delle quali

pareva che

Potenze volessero lasciar all'Austria

vamente impressionato
scrisse di proprio

pugno

tali

al

le altre

mano

la

notizie, Vittorio

San Marzano

maggiori

libera. Vi-

Emanuele

Dai vostri dispacci rilevo che attualmente gabinetti del Nord


sono unicamente preoccupati dello scomparto della Polonia e
della Germania. Tuttavia non vi deve tornar difficile di render
persuasi quei ministri che, toccando l'Austria anco confini degli
i

non debbono restar indifferenti allo


assetto italiano. Conseguentemente abbiamo dato l'incarico al
nostro ministro il conte Valesia di spedirvi un memoriale del
conte d'Agli, nel quale in modo assai ben concepito e molto
giudizioso stanno molte idee analoghe al nostro modo di pensare. Voi considererete tale scritto come parte integrante delle
Stati dei loro Sovrani, essi

nostre istruzioni (39).

LetterA del 17 agosto 1814.


Lettera del 24 agosto 1814.
('39) Aceennamrao a pag. 50 a qual fine questo memoriale venne
redatto dal conte d'Aglir. Abbiamo tralasciato d'inserirlo in parte o
in tutto nella j)resente Storia, perch non pi inedito, ed anzi assai
noto. Fu primo a pubblicarlo uno dei ])i illustri scrittori viventi di
(;n)
(:}8)

57

Fa di mestieri metter innanzi grandi aperture massime


quand'esse sono fondate non solo nel nostro particolare interesse, ma in quello eziandio delle Potenze che ci proteggono.
Non lasciate in disparte alcun solido argomento per chiarire i
danni che dal soverchio ingrandimento dell'Austria in Italia
soffrir l'intiero equilibrio europeo. Se per il ristabilimento del
regno di Polonia l'Austria deve ricever compensi, gli abbia dal
lato de' Paesi Bassi. L'interesse nostro ci consiglia ad appog,

giare

un

avvegnach per

tale assestamento,

saremmo

ritoriale dei nostri Stati noi

la giacitura

ter-

vantaggiosa

posti nella

condizione di vedere la nostra alleanza a vicenda ricercata dalle

due Corti

Ove

(40).

l'operosit accorta e sapiente, accoppiata al mi-

buon

gliore

volere,

de' negoziati diplomatici, certamente

il

zano sarebbe pervenuto a soddisfare


de' legittimi

desiderii del

sospinto non incontrava

Castlereagh

al

conte d'Agli,
affatto

suo

re.

maggior parte

la

Ma

ad ogni pie

egli

memoriale del

Ora
Lombardia.

seccamente rispondevagli:

gli

Lord

che inciampi e sconforti.

inutile pensare a siffatte proposte;

Handemberg

esito

conte di San Mar-

quale avea parlato del

pu n vuol rinunziare
e

buon

bastasse per se sola al

alla

torna

l'Austria

non

Nesselrode

esprimevano uguali

sensi. Essendosi

il

plenipotenziario sardo portato dallo czar Alessandro per

rammentargli che

egli stesso

aveva

in altri

tempi deli-

neato l'ingrandimento territoriale, a cui allora

il

re Vit-

In quei
Emanuele aspirava, sentivasi rispondere:
di noi non eravamo per anco entrati vincitori in Parigi;
adesso non pi possibile riprendere un tal progetto (^1).
torio

Tuttavia
tentativo,

il

il

conte di San Marzano

volle

fare

un ultimo

quale almeno rimanesse come addentellato di

cose diplomatiche e legislative, il conte Federigo Sclopis, in un suo


lavoro intitolato Delle relazioni politiche fra la dinastia di Savoia e
il

Regno britannico (1240-1815), Torino 1853.


(40)

(41)

Lettera del 29 agosto 1814.


Lettera San Marzano al re Vittorio Emanuele, Vienna 4 ot-

tobre 1814.

58

future speranze. Egli con una nota


delle Corti di Vienna,

Berlino

per chiedere formalmente

Casa
Il

di

Savoia; e diceva

re di

Sardegna

il

si

rivolse ai ministri

Pietroburgo e Londra,

italiani

ingrandimenti per

la

naturale guardiano delle Alpi. Egli

l'intermediario necessario fra le due Potenze che pi s'appun-

tano sull'Italia. Perci bisogna che sia padrone di tutte le porte


che danno accesso alla penisola. Che se attualmente una di

queste due Potenze per niovi acquisti territoriali si resa preponderante in Italia, torna anche necessario che cresca di forze
la Potenza intermedia, e che il guardiano delle Alpi sia reso
indipendente. L'Europa nel debito di rammenche l'esperienza avea dimostrato che, forzate le Alpi, non
rimanevano pi buone linee militari per difendere l'Italia (42).
forte, libero,

tarsi

Il

diato

plenipotenziario sardo chiese in pari tempo l'imme-

sgombero degli Austriaci dal Piemonte.

Il

principe

di Metternich rispose tosto evasivamente (^3). L'Austria,

durante

il

Congresso, voleva tenere strette in pugno le

sorti tutte d'Italia, e

massime

sotto qualsivoglia pretesto

si

star })ronta a

impedire che

turbasse e mettesse in forse

la tranquillit della penisola.

XII.

L'ostiuaLozza

della

Corte

di

Vienna

nel

rifiutarsi

levare dal Piemonte le sue milizie, a ragione ingenerava


nella Corte di Torino

nuele scriveva

al

il

maggior cruccio.

Vittorio

Ema-

San Marzano:

Noi siamo nella maggior pena per la nostra attuale condiproviamo il pi forte dolore nel vederci astretti dai
riguardi, che attualmente dobbiamo alla Corte di Vienna, a tollerare nei nostri Stati la permanenza di soldatesca forestiera,
la quale, per quanto sia scarsa di numero, tuttavia pur sempre
zione, e

(4-2)

(43)

Nota del 17 ottobre 1814.


Nota San Marzano del 16 ottobre 1814.

del 18 ottobre 1814.

Nola Aletternicli


uno

59

massime quando essa appar-

dei magg-iori inconvenienti,

tiene a

una Potenza

limitrofa

quale di rado mantiene

la

proprie promesse. Di ci che qui affermiamo


storia della nostra famiglia

noi

abbiamo

le

nella

esempi sorprendenti (44).

Questi sentimenti di legittima diffidenza e di regio orgoglio, offeso

da un procedere tanto insolente,

nutriva e

li

manifestava con pari acrimonia anch'egli, Carlo Telice.

Laonde

Ho

da Cagliari:

cos scriveva al fratello

udito col massimo dispiacere che gli Austriaci siansi

Alessandria. Costoro sono

fiutati di lasciare

cui torna impossibile nettarsi le

come

la

mani dopo d'averla toccata

Pel duca del Genevese la slealt e la perfdia

viennese

non aveano

politica

limiti.

ri-

pece, di
(45).

della

Conveniva quindi
tese per

non

stare cogli occhi aperti

e colle orecchie

cadere ne'suoi tranelli

e non rimanere vittima del di-

segno da lunga mano concepito n mai


ingoiarsi l'Italia.

Avendo pertanto

il

tralascialo,

re Vittorio

di

Emanuele

a lui chiesto consiglio sul da farsi in ordine alle sollecitazioni del

principe

principe di Carignano
alleati,

di
si

Metternich

affinch

il

giovine

portasse in mezzo agli eserciti

Carlo Felice rispose nel

modo seguente:

L'affare del principe di Carignano certamente sgradevole

tuttavia io da lungo
il

tempo

l'aspettavo.

parer mio, non lasciatelo partire, e ammogliatelo

che

francamente

dirvi

il

pi presto

faranno uccidere, o lo immergeranno in tale dissolutezza da renderlo impotente a generare,


lo sospingeranno a contrarre un pessimo matrimonio.
Egli si troverebbe ugualmente male al quartier generale di
sia possibile.

Altrimenti o ce

lo

Wellinghton, come al quartier generale austriaco. Partito largo ;


unicamente
ai)ri gli ocelli. Noi siamo stati cos ben trattati
perch si crede di fruire un giorno delle nostre spoglie e di
spegnere la Casa di Savoia.
Questo il costume del Gabinetto di Vienna. Cos esso ha
fatto cessare la Casa d'Este, disgustando il marito colla moglie,
levando di mezzo gli eredi, e facendo far pessimi matrimonii ai
,

(44)

Lettera del 28 agosto 1814.

(45)

Lettera

dell'

29 luglio 1814.

60

padri venuti in vedovanza. In

pongo

tutta la

mia confidenza

quale ha protetto la nostra famiglia in modo cos visibile


egli non permetter che tali disegni riescano a nostro
danno. questo il principale motivo per cui vivamente desidero che la regina vi sia vicina il pi presto possibile a darvi
in Dio,

il

un

Ove a Dio piacesse

erede.

pure, allora

la

e cessarebbe
fini.

Ma

di

conceder

figli

maschi a noi

nostra Casa troverebbesi consolidata da pi rami,


per l'Austria la possibilit di conseguire

finch dura la presente incertezza, e

un

solo

suoi

giovane

rampollo si lascia vedere, a Vienna la buona riuscita sembra


troppo facile per non tentarla. Io mi sono quindi tenuto nell'obbligo di coscienza d'aprirvi tutto l'animo mio in siffatto argoVincant, ordinandogli espressamente

mani

vostre

Ma

consegno al signor
consegnarla nelle sole

della presente lettera, che

mento per mezzo

di

(46).

se per istinto di razza, per vocazione dooeslica e

per legittima avversione a una politica sleale e invaditrice,

Savoia e

reali di

abborrivano l'Austria

non venisse

in

18i^

e ardentemente desideravano che

soverchio crescimento di potenza in

tuttavia la storia, se

Italia,

non vuol essere partigiana, non pu

dar lode agli uni e agli

De

consiglieri loro nell'anno

altri,

ove

si

eccettui

il

conte

Maistrc, d'aver mostrato sagacit, preveggenza e ardi-

mento

nello scegliere ed usare

attuare
loro

migliori espedienti per

proprii concetti politici. Piuttosto che

tempo

in

molte facende statuali,

quasi direi, sparuti fantasmi usciti


aggirarsi in

uomini del
mostrarono,

dai loro sepolcri per

un mondo che pi non conoscevano,

sempre.

Diffetlosi

giusto e tranquillo discernimento

del

condizioni vere

l'Impero

napoleonico

in

cui la Rivoluzione francese e

lasciavano

l'Europa, quei diplo-

matici piemontesi non avvertirono che, se eravi

cace

spcdicntc

austriaca,

(i6)

a riedi-

un passalo che dovea rimanere scancellato per

ficarvi

delle

essi si

per

quello era

salvarsi

dalla

paventata

un

effi-

possanza

d'inaugurare una politica di go-

Lettera del 17 luglio 181

1,

da Cagliari.

61

verno, proteggitrice propizia di quei beni di viver libero


e nazionale, di che per l'appunto gl'Italiani andavano in
cerca. Vedeteli

come invece

dere con sollecite mani


di Savoia in quei

nali destini.

Il

sagace

avendogli

il

per

quale

la

compimento

la

Casa

Congresso

al

principe

viennese

Kossloski,

legati

di

credeva di

a Torino che,

nello scrivere

statista

de' suoi nazio-

uno dei

conte Rossi, che era

Emanuele

mostrarsi

affannavano a chiu-

si

poteva con serena fiducia guardar

l'avvenire, e incamminarsi al

Vittorio

essi

la sola porta,

consigliero

dello

czar

Alessandro, discorso con calore della convenevolezza pei

governi ristaurati d'appigliarsi alle forme costituzionali,


egli

avea risposto

stissimo,

vano

in

massime

che

tale progetto

era a dirsi fune-

un tempo nel quale

in

commozione;

che

gli

animi

occorrenza un

in ogni

si

tro-

siffatto

governo unicamente serviva a vantaggiare grinteressi e


viste sovversive degli ambiziosi (^7).

avvisava da Londra

che

Il

le

conte d'Agli

erasi studiato a ribattere le

idee di lord Bentinck rispetto alla buona opportunit di


assettare

governo del Piemonte sopra basi meno

il

e pi rispondenti alla civica progredita (^8).


di

San Marzano da Vienna scriveva

nuele

Vostra

attenersi

Vienna, avvegnach
del

Il

conte

Ema-

la

alla politica della Corte di

Francia

si

risente

potenza

la

quale

si

conte di Valesia, che,


in

Torino

ammoniva
(47)

(48)
(49)

a lungo

mantenga

ordine d'idee veramente monarchico (^9).

deva

si

reggime delia Rivoluzione, frattanto che

l'Austria la soia

Il

re Vittorio

Maest dovr per un certo periodo di

tempo forzatamente
risentir

al

tarlale

al

come

gi

in

un

dicemmo, soprinten-

dicastero degli affari esteri, alla sua volta

plenipotenziarii sardi in

Vienna

di

Dispaccio al conte di Valesia, del 9 dicembre 1814.


Dispaccio allo stesso, del 6 settembre 1814.
Lettera del 29 luglio 1814.

mante-


nersi

guardia contro

in

62

Alessandro, dei legati francesi e inglesi,

Emanuele, tenevasi
sato, e

liberali (50).

Anch'egli,

il

quali, asseconle

idee volgar-

buon

re Vittorio

tenacemente aggrappalo

al

pas-

poco avvertiva l'importanza di guadagnarsi

l'af-

fetto degli

cos

amici del viver libero e della patria indipen-

denza, da consegnare nelle istruzioni

Congresso

Un

proteggevano

dati dai ministri prussiani,

mente dette

dell'imperatore

suggestioni

le

seguenti sensi

a'

suoi

legati al

og-getto assai delicato per l'indole sua e per le inclina-

zioni troppo lilosoflche di molti g-abiuetti, quello


la libert del nostro

modo

che risguarda

d'agire, del quale desideriamo con-

servare tutta la possibile pienezza sia per conservare la forma

onde
generarono
dall'invasione francese negli Stati di terraferma, e in modo generale per compiere gli atti che da noi saranno giudicati necessarii al ben essere degli Stati nostri (51).
di

goAerno con tanto successo praticata per pi

secoli, sia

porre rimedio alle ingiustizie e agli abusi che

Non

spetta

alla

storia

il

avviamenti avrebbero preso


lutto in
si

Europa slava ancora


appigliata

fosse

sigli

le

di

speculare quali

cose italiane se, quando

in sospeso, la Corte di Torino

ad informare

il

proprio

governo a

ed a nazionali intendimenti. Ben essa deve

spiriti liberali

ridurre alla

compito

si

memoria degli uomini

gli incitamenti,

e le ragioni che per ci fare ebbero Vittorio

nuele e

di

francare

l'Italia

tenza, ciecamente s'impigliarono in

traddizione di mezzi e di

Ema-

e aggiungere che, mentr'essi

consiglieri suoi,

erano bramosi

con-

dall'austriaca

prepo-

una deplorabile con-

fini.

XIII.

Dalle

cose sopra discorse l'attento lettore or conosce

entro qual ordine di propositi

San Marzano, Torino 30 luglio 1814.

(50)

Dispaccio

(51)

Istruzioni del 26 giugno 1814.

al

d'ambizioni, di speranze

63

di timori s'aggirasse la politica

recondita delle Corti di

Palermo, di Firenze, di Roma, di Modena e di Torino in


prossimit del viennese Congresso. Qui cade in acconcio
di proseguire

il

racconto, accennando alle condizioni in

tempo

cui trovavansi nello stesso periodo di

Eugenio Beauharnais,

il

principe

il

re Gioacchino Murat e l'impera-

tore Napoleone.
Il

principe Eugenio erasi mantenuto fermo nella sua

devozione sincera a Napoleone e alla Francia, a dispetto


dei tentativi

fatti

dal principe di Metternich e dal

Napoli per indurlo a tradire (d2).

Ma

in

re di

vicer di

Italia,

prepotente imperatore straniero, egli era rimasto straniero


arrogante; e forse per

la

prima volta avea rivolto

pensiero alle sorti nazionali degli italiani popoli


giorni, che

nostri soldati

gli

aveano

bagliore, Eugenio

Ma

svanito quel

dipartito

erasi

dall'Italia

compiangendola e disprezzandola. Saputo poi


Fontainebleau dai monarchi

trattato di
lato
sieri

a procurarsi nel Congresso di

che nel

alleati erasi stipu-

vantaggio, egli avea volto

a suo

quei

in

fatto rifulgere agli

occhi la bella corona dell'italico regno.

fuggevole

suo

il

tutti

Vienna

suoi pen-

il

patrocinio

dell'imperatore Alessandro, sapendo d'avere ad avversari


terribili e

implacabili l'imperatore d'Austria e

Metternich (o3).
leanza con

la

ricevere

il

guiderdone della sua

il

al-

Corte di Vienna, Gioacchino Murat avea in-

viato al Congresso, in qualit di suoi legati,

pochiaro e

principe

il

principe Cariati.

il

duca

di

Cam-

Non abbiamo documento

alcuno per dire di quali istruzioni

essi fossero muniti.

Ben

possiamo affermare che mentre Murat, reputandosi grande

(52) Lettera del principe Eugenio alla vice-regina. Volta 18 gennaio 1814. Lettera dello stesso al re di Napoli, 28 febbraio 1814.
Lettera all'imperatore Napoleone, Volta 1 marzo 1814.

(53) Mmoires et Correspondence politique


Eugene, Paris 1860.

et militaire

du prince


artefice

di politici

Sovrani

alleati

occulti

accorgimenti, credeva d'ingannare

con protestazioni e

maneggi,

maschera

la

alleati

molto tempo prima

(5^).

Nella piccola Elba stava

il

grande imperatore. Ai primi

colpi della fortuna avversa, egli avea


rarsi in

golare

grembo

domestica

alla

felicit

pensato a ricove;

quindi con sin-

avea chiesto nei negoziati

sollecitudine

taneibleau, che la Toscana

abbandonare dalla moglie, Napoleone

destini

del

mondo.

di

Fon-

fosse assegnata in sovranit

all'imperatrice Maria Luigia. Vistosi poi rapito

trovato in bala della non

contraddetti da

atti

sua volta ingannato, vegliato

egli era alla

e condannato da' suoi nuovi

che gitiasse

64

domata ambizione

il

figlio

nuovo

di

erasi

di palleggiare

Porloferraio divenne pertanto

un

centro di segrete macchinazioni e di occulti maneggi, che

serpeggiando per
nella

Francia e

la

l'Italia,

poderosa mano dell'uomo che

pace delle cose pi

mettevano capo

sentivasi ancora ca-

stupende. Laonde

quell'anno 181 i, quasi

ei

nell'ottobre di

fosse tornato ai fervidi

giovanili della luminosa sua vita, dicea

ai

anni

deputati di

quegli Italiani che avevanlo scelto a capo dei loro disegni politici

di volersi consacrare al rialzamento del-

l'impero romano, e dopo essere stato Cesare in Francia,


dimostrarsi Camillo in

Roma,

mai non calpestasse

Campidoglio (55).

A sospingere

il

che

lo straniero pi

pi poderosamente Napoleone per la via

di ritentare la fortuna,

coppiarono ben

e far

tosto

tegno usato a suo

agli

stimoli dell'ambizione s'ac-

legittimi risentimenti per

il

con-

riguardo dai monarchi confederati.

(54) Lettera del conte di San Marzano al re Vittorio Emanuele,


Lettera del principe Neri Corsini al
Vienna 2 novembre 1814.
granduca Ferdinando III, Vienna 14 agosto 1814.
(55) Avemmo sotto mano documenti assai curiosi, che pi tardi

pubblicheromo, rispetto

a tali pratiche.

Per

una

mia gloria vai meglio una morte

la

triste

mente

G5

vecchiaia in una

disse,

quando

gli

remola

isola,

giunse da Vienna

proposta fatta dal principe Melternich

una delle

isole

dell'Atlantico.

tragica,
egli

mesta-

la notizia della

di confinarlo in

fedele barone di

11

che

Me-

nerai avealo avvertito di ci, giovandosi delle confidenze

che

Vienna, a vantaggiar Napoleone, riceveva dalla

in

marchesa Anna Brignole, madre del legato spedito dai


Genovesi

al

Congresso, avola del duca di Dalberg, uno

dei plenipotenziarii francesi, e


trice

dama d'onore

dell'impera-

Maria Luigia. Rimanga nella storia grata

ria di

questa donna italiana, che nei

tura,

quando l'abbandonare o

merito e

vanto, a

lui

gratitudine.

Bianchi, Storia

Docum.

il

memo-

giorni della sven-

tradire Napoleone era

serb nobile affetto

ed operosa

CAPITOLO TERZO

^oniinnrlo
Teiulenze dei Siciliani
di

Napoli

verno

Stato

temporario

Dcsiderii prevalenti negli Stali della Chiesa e nel regno

di

Genova

marcliese Agostino Pareto

de' l.omhardi

al

suo legato

Delegazione

Vienna per parte dei Genovesi


confederati

Toscana e

degli animi nella

Pratiche

Lucca

in
in

Parigi

Istruzioni date dal go Avvisi e consigli del

d'un plenipotenziario
del

Congresso

al

marchese Brignole-Sale

Istruzioni del Sen.ito milanese ai suoi legati presso

Discorso

Monarchi

tenuto dal conte Cont'alonieri a lord Castlereagh

sioni dell'Italia sul conto dell'Austria--

Maneggi

Desideri!
Illu-

del parlilo unitario italiano

Epilogo.

I.

Resta

conoscere

temperie politica degli Italiani

la

popoli in prossimit al Congresso, in cui gli arbitri europei

doveano terminativamente
1

Siciliani

sovratutto

rifare l'assetto degli Stati.

desideravano

di quelle franchigie costituzionali, di cui


bitori all'Inghilterra. Essi pi volentieri

modati a vivere sotto


anzich veder

l'isola

il

alcun partito politico


all'unit

si

tenevano de-

sarebbonsi acco-

patronato della Gran Bretagna,

passare nella condizione di provincia

Non

sottomessa all'abborrita Napoli.

pensieri

mantenimento

il

che

della

eravi fra

dirittamente

Siciliani

volgesse

suoi

grande patria nazionale, o che

membra

tendesse ad annodarne le sparse

coi

vincoli

di

una fraterna confederazione.


Durante

il

dominio francese,

le

largamente attecchito nel reame

dottrine liberali aveano

di Napoli,

dove

la Carlio-

neria, fattasi potentissima, erasi pure adoperata a diffon-

dervi

il

sentimento nazionale. Caduto quindi Buonaparte,

nei Napoletani era profonda

mutalo

l'avversione

al ristauro

dei

massime nel-

e abbastanza propagato,

crudeli Borboni,
l'esercito,

67

desiderio di conservare sul trono Murat, tra-

il

reso libero affatto da ogni

in re coslituzionale, e

francese influenza.
era venuto in grande

governo francese

II

Romani. Ma
pale

ai

essi,

buoni acquisti della Rivoluzione francese,


propensi

mostrarono per nulla

si

uggia

ai

consci dell'avversione della Curia pa-

non

sottomettersi tran-

quillamente all'antico governo dei papi. Quest'avversione


era cos

palese, che

vincitori di

Napoleone non

nati a restituire al
di esse sentivano
I

vescovo d'Orthoise, ministro di

Roma, indicavale

Luigi XVIll in
se

il

papa

al

si

suo governo

alcuna tendenza

al

che

le

gli abitanti

governo de'

Bolognesi chiedevano palesemente che

gli antichi loro diritti, e

Che

sentivano troppo incli-

Legazioni, neanco

le

(1),

preti.

rispettassero

si

Legazioni avessero governo

laico e residente in esse (2).

La Toscana piena

e prodi

dato generosi martiri, sapienti scrittori

che

alla nazionalit, nutriva forte desiderio

Lorenesi non rimanesse scompagnato da

La prossima Lucca,
chiedeva

la

in

in

siffatti

il

voti fossero slati

Essi

(!)

avea invialo

in

ristauro dei

beni.

vecchio suo governo

Parigi dai Sovrani alleati, tuttavia

sionale di Lucca

il

tali

il

male

Dispaccio

Roma

al

10

conte di .Taucourt ministro degli

novembre

accolti

governo provvi-

Vienna

suoi legati.

dovevano con attento studio adoperarsi

Parigi,

soldati

municipali desiderii,

bala di

sua antica autonomia e

repubblicano. Bench

che aveva

di tradizioni di libert, e

a salvare

affari

esteri in

1814.

Supplica senatoria dei Bolognesi al Santo Padre Pio VII.


d'organisation de gouverneraent des trois Lgation?
adresse au prince de Metternich et aii prince de Talleyrand par
(2)

Projet
le

comte Aldini.


Lucca

allo Stato di

la

sua integrit territoriale e

repubblicana; dicessero che

perche fondale sopra


senso de' maggiori

68

domande erano

tali

potentati, e dalla

Stato di Lucca non potersi

natura stessa

modo

alcun

legittime,

dal tempo, dall'as-

diritti resi sacri

in

forma

la

lo

collocare nel

novero dei paesi conquistati, giacche esso nulla aveva


operalo a vantaggio dei Francesi, nulla

alleati,

gli

uni o

gli altri

da s rivendicato

erasi

favore degli

in

aveanlo conquistato, ed esso

in libert (3).

IL

Genovesi desideravano specialmente conservare Tes-

sere antico

presso

Parigi

Le

reto.

della patria
i

loro.

Sovrani alleali

tal

fine

era andato in

marchese Agostino Pa-

il

governo provvisionale

istruzioni consegnategli dal

genovese contenevano quanto qui verremo

per sommi capi.

In

mezzo

grandi avvenimenti,

ai

che aveano risvegliato nei popoli


l'intiera

esponendo

le

sperarjze,

migliori

nazione genovese trovavasi signoreggiala

l'unico desiderio di mantenere

La ripugnanza dei Genovesi ad aggregarsi

tica.

mente essere estrema. Ove una

dal-

propria esistenza poli-

la

tale

Pie-

al

unione forzatamente

avvenisse, indubitatamente farebbesi generatrice di gramali, essendo troppo profonda e antica

vissimi

pensieri

di

sit

e d'interessi

fra

due

la

popoli.

diver-

Genova

spogliata della sede del governo, vedrebbe se stessa sacrificata

a Torino,

suoi

abitatori

Piemontesi. Mal avviserebbero

dessero

(li

ringiigliardire

la

tramutati

in

potenza militare

del

re

Sardegna gratificandolo del Genovesato. Uno Stato

(3)

Istruzioni

chese

al

al

Congresso

dei

iloti

Sovrani alleati, se credi

sol-

conte Manzi, presidente della deputazione lucdi Vienna,

69 (anto esser forte, allorquando ha abitatori

mente

fra

loro dai

di

vincoli

nazionalit. Genovesi e

uniti slrolla-

concordia

della

Piemontesi trovarsi

segregati da abitudini diverse ed invincibili

che erano

due

fruito di

il

della

contrario

al

antipatie,

secoli di politiche querele.

Do-

veasi quindi antivedere che la Corte di Torino, costretta


a scendere ne' campi di guerra, sarebbesi trovata in lolla
in pari

tempo co'suoi nemici

esteriori e contro

quanto vantassio

sudditi. Volesse l'Inghilterra riflettere di


le

tornerebbe

la

suoi nuovi

reintegrazione dell'antica Repubblica ge-

novese. Stato esclusivamente marittimo e commerciale,

Genova sarebbesi per gratitudine, per


cessit stabilmente vincolala alla

interessi, per ne-

Gran Bretagna. Divenula

in

qualche modo

di

pace ilcenlro dell'inglese commercio nel Mediterraneo,

tempo

e in

citt inglese,

guerra

di

niche. Voleva

il

Genova

si

farebbe

in

tempo

sicuro ricovero delle navi britan-

il

governo dell'Inghilterra una permanente

guarentigia dell'alleanza intima e fedele delia ristaurata

Repubblica? volgesse

Genova,
11

ai golfi di

in

caso

tal

Spezia e di

marchese Pareto,

convenevoli, ed usati

lo

Vado

sguardo

fatte quelle pratiche

tulli

quei pi

provvisionale

la

Sovrani

sottili artifizi

nuovo

seguenti sensi

che meglio
al

governo

Avere

scon-

alleati e nei loro principali ministri

massima ripugnanza

nel
la

ligure nei
i

porlo di

che pi erano

potevano giovare, avea terminato per iscrivere

trato in lutti

al

{k).

ridar vita a Stati repubblicani

al

assetto europeo. Doversi tenere del tutto perduta

speranza di costituire uno Stato autonomo, mediante

l'unione del

ducato

stante che l'Austria


della

(4)

di

era

Milano

alla

gi entrata

Repubblica
nel

ligure,

pieno possesso

Lombardia. Nulla per anco essersi deciso dai Sovrani

Corrispondenza segreta fra

il

marchese Agoslino Pareto, inviato


il governo provvisorio di

della Repubblica genovese a Parigi, ed

Genova.


alleali sulle sorli

70

terminative di Genova, bench sembrasse

assai prevalente l'opinione di aggregarla agli Stati sardi.

consigliava

Si volesse (juindi,

il

un ultimo

Pareto, fare

tenlalivo in Vienna, giovandosi della buona opportunit

somministrala dalla regina d'Etruria,


de' suoi dominii di

Parma

e Piacenza, chiedeva, con cer-

conseguirlo, un congruo compenso

tezza di

spogliala

la ([uale,

(5).

III.

Avvalorali da
di Bentinck,

consigli, e rinfrancati

tali

reggitori provvisionali di

dal contegno

Genova sperarono

di poter conseguire,

che nei negoziati terminativi del Con-

gresso di Vienna

venisse ad annullare o almeno a gra-

si

vemente modificare
che

Parigi,

il

riferivasi a

segreto

capitolo

Genova.

Il

del

Irattato

di

marchese Brignole-Sale

fu pertanto scello allo scabroso uffizio di portarsi in Vienna

per propugnare nel prossimo Congresso


Genovesi. Le istruzioni affidategli
lecitare

Slato

primo

in

di

Genova

repubblicano. Ove
tabili

per

il

luogo
e la
si

gli

l'assoluta

le

ragioni dei

prescriveano di sol-

indipendenza dello

conservazione del

suo reggi me

fossero incontrati ostacoli insormon-

mantenimenlo della Repubblica,

genovese doveva restringere

le

il

legalo

sue domande alla sal-

vezza dell'indipendenza politica e territoriale, adallandosi a chiedere a Sovrano


egli

un principe

pure di sangue austriaco. Che se

d'impossibile

riuscita,

s'entrasse

al

foresliero, fosse

tulio

ci

tornava

doloroso negozialo

della cessione al re di Sardegna di quella porzione della


riviera ligure, che

chiedendo

in

da San

Remo

allungavasi a Mentono,

concambio l'indipendenza rojnibblirana

(5) Relazione sesta del marchese Pareto


Genova, Parigi 28 moggio 1814.

al

governo provvisorio

di

di

Genova. Dato poi

71

caso che la necessit costringesse a

il

subire la dura legge di

passar in dizione del re di Sar-

degna, almeno con aperte, risolute e robuste ragioni

domandassero

governative, finanze, magistrati

istituzioni

proprii, e rimanessero

si

Liguri

assicurali ai soli

pubblici

incarichi nella Liguria (C).


Il

marchese Brignole-Sale giunse

del settembre dell'anno 181^,

con abbondanza della convenevolezza


cente

Genova

sua vita

la

Castlereagh eglisusurr

caverebbe;

ai

primi

di salvare all'inno-

All'orecchio di lord

politica.

vantaggi che l'Inghilterra ne

maneggi a procurarsi

si

Vienna

in

e tosto prese a discorrere

il

ri-

patrocinio del-

l'Austria, tentandone le ambizioni dinastiche; s'adoper

a far comunanza d'interessi con


gnuolo; n trascur di tasteggiare

il

plenipotenziario spa-

principe di Talleyrand

il

per vedere fino a qual punto potevasi conlare sull'efficace


patrocinio della Francia (7).
In seguito

alle

quali entrature

il

marchese Brignole

indirizz ai plenipotenziarii de' Sovrani, arbitri delle sorti


definitive

della

sua patria, una

noia, di cui prezzo

dell'opera dar qui un

sunto abbastanza diffuso.

Ge-

nova, nel reclamare

sua antica indipendenza e

la

la

servazione del proprio territorio, appoggiavasi


delle genti. In esso infatti

con-

al diritto

stava l'incontestabile principio

che uno Stato, violentemente usurpato da un conquistatore straniero, per la caduta del

medesimo naturalmente

rientra ne' suoi diritti primitivi,

de' quali in

non potrebb'essere spogliato


grante ingiustizia.
Io

Stato di

di

nuovo senza una

potevasi in alcun

Genova qual paese

conseguenza

modo

fla-

considerare

di conquista,

e quindi

Genova,
(6) Corrispondenza segreta del governo provvisorio di
anno 1814.
col Go(7) Corrispondenza segreta del marchese BrignoleSale,
verno provvisorio di Genova, anno 1814,

72

appartenente

di pien diritto al vincitore nella

di successore

e di

vegnach

vano che

il

sua qualit

rapprosenlanle legittimo del vinto; av-

esaminati con imparziale giudizio attesta-

fatti

Genova, senza

legittimo governo di

scrivere alcun trattato trasmissorio della

unicamente ceduto

Stato in favore di chicchessia, aveva


alla violenza della forza,

laonde

la

sotto-

propriet dello

sua

mina

era stata

tanto leale quanto inevitabile. Forse ai dettami della giustizia e del diritto

interesse,

il

potevansi opporre ragioni di generale

bisogno supremo di stabilire un ordine di

cose atto a conservare


il

la tranquillit di tutti,

a prevenire

rinnovamento dei mali seguaci dello spirito ambizioso

di conquista:

ma

a conseguire

prestavasi per av-

tali fini

ventura l'aggregazione di Genova

agli

Stati

sardi?

Brignole nella sua nota facevasi a rispondere a

con parole e con concetti, che per


loro

nostra

la

storia

in

la

tal

Il

quesito

previdente sagacil

debito di riferir qui testual-

mente, volgarizzati dal francese

Per l'accrescimento della Liguria a' suoi dominii qual poil re di Sardegna? Egli bens aumenta di forze;
ma pur sempre posseder uno Stato secondario, non abbastanza
debole per annettere il mantenimento della propria conservazione all'equilibrio europeo ristabilito, non abbastanza forte per
tentato diverr

esistere libero, indipendente, soddisfatto del proprio essere, tran-

quillo dal desiderio di

maggiormente aggrandire. Situato appi

delle Alpi, posto a contatto

che, a cos dire, formano


cotesto

con quelle pi

fertili

un prolungamento

Sovrano difendersi dalla tentazione

reale indipendenza, di ricomporre in

un

regioni d'Italia

del Piemonte, potr


di acquistare

sol tutto

una

quel regno,

di cui il Piemonte il nodo, e la cui formazione, indicata dalla


natura, in questi medesimi g-iorni costituisce la base dei de-

quel numeroso partito, che considera la Casa


Savoia come il suo appoggio e la sua speranza? E forsecch
non avvi gi fondamento a credere che il gabinetto di Torino
siderii politici di
di

non abbia ci in vista? Forse che non si pu sin dal


presente prevedere che il re di Sardegna, incuorato da un cos
sin d'ora

importante aumento di territorio, non former e non proseguir


il disegno di mercanteggiare,
in conformit della sua politica

73

giungere passo passo, con


l'appoggio della Francia, ad impossessarsi dell'Italia?
Tale l'andamento naturale delle cose umane. Il Piemonte,
padrone della Liguria, avr nel suo nuovo essere e nelle sue
tradizionale, la propria alleanza per

forze un necessario germe d'ambizione, che si svilupper alla


prima opportunit. Esso dovr ardentemente desiderare di cavar
profitto dalle querele delle altre Potenze, e di turbare

dell'Europa.

La Francia

d'altra parte, convinta

bilit e dell'inutilit d'impossessarsi

di

nuovo

il

riposo

dell'impossi-

della bella pe-

dovr favoreggiare i disegni del re di Sardegna per il


timore di vederla cadere tutta intiera nelle mani dell'Austria.
Dal quale stato di cose ne conseguiteranno perpetue contestazioni, fomentate e nutrite da quella stessa Potenza che si vuole
oggid creare alla futura conservazione della quiete e della pace
nisola,

in Italia.

sfuggire tale pericolo nell'avvenire

svellere

dalla radice ogni cagione di futuri danni all'Europa per


l'assetto

dato

all'Italia,

il

legato genovese indicava

guenti tre diversi modi di componimento


nella sua integrit,

maggiori Potenze

amalgamare

l'Italia

all'esistenza

oppure frastagliare

di piccoli principati

in

se-

potevasi,

d'una delle

un buon numero

od altrimenti unificare

in

Stato indipendente. In quest'ultimo caso, scriveva

un solo
il

mar-

chese Brignole-Sale;
L'Italia sarebbe per se stessa un peso nella bilancia politica
deirEuropa. Avendo essa con il mare e le Alpi confini segnati
dalla natura; essendo in possesso, per il suo territorio e per l'industria de' suoi abitanti, di tutti gli elementi di ricchezza nazionale indipendentemente dagl'altri popoli; avendo nella sua
estensione e nella sua postura geografica la miglior guarentigia
della propria sicurezza politica, senza tuttavia poter trovare in
se stessa un plausibile pretesto alla minima ambizione esteriore, non potrebbe se non desiderare e volere la pace dell'Europa iutiera, mentre invece dovrebbe temerne le perturbazioni
e le guerre. Per tal modo l'Italia, interessata a tener lontano
dal suo seno ogni germe di mutamento, coopererebbe efficacemente al grande fine che le Potenze confederate si sono proposte nella lotta da esse felicemente compiuta.
11

legato ligure chiudeva questa sua elaboratissima nota

col dichiarare jn

nome

del governo provvisionale di G-

_
nova,

che

74

popolo genovese, anteponendo

il

la perdita

del reggime repubblicano a qualunque sorta di straniero


gioi;o,

implorava almeno dai monarchi

alleali

governo

il

d'un principe indipendente, oriundo da qualcuna delle


famiglie regnanti (8).

IV.

II

ristauro del

governo austriaco nella Lombardia aveva

scarsi favoreggiatori; e la parte migliore del paese deside-

rava un governo nazionale,

affatto libero

straniera. Concordi universalmente

in

da supremazia

questo

fine,

Lom-

bardi discordavano poi fra loro nei modi di conseguirlo.


L'esercito

e coloro

quali

aveano primeggiato

governo vicereale, parteggiavano per

il

nel

principe Eugenio

Beauharnais. Essi pensavano che, mettendo innanzi un tale


candidato, tornava credibilmente facile d'aver l'appoggio
del re di Baviera, e probabilmente

era detto,

181^

il

che

il

tempo

in cui

addi

aprile

le

potenze alleate proclamato

pace all'Europa, e approssiman-

popoli sarebbero chiamali a godere

degli insigni benefizi che arrecano le libere istituzioni,

Senato del regno d'Italia aveva deliberato

monarchi rimasti
denza e

la

di

Senato addotto un decreto, nel quale

avendo

di voler restituire onorata

dosi

patrocinio validissimo

Alessandro. Pertanto

dell'imperatore

quell'anno

il

di

chiedere

il

ai

arbitri delle sorti dell'Europa l'indipen-

conservazione di un regno, che irovavasi gi

sotto la tutela del diritto pubblico per solenni stipulazioni

ed assenso dei maggiori polcnlali.


I

senatori Guicciardi e Casliglioni vennero prescelti al-

l'uffzio di oratori

alleali.

(8)

Le

Nota

e legali del Senato

istruzioni date loro

dell'I

ottobre 1811.

presso

dicevano:

monarchi

chiedessero


la

75

conservazione del Regno d'Italia nella sua integrit

territoriale.

Ed ove

e apparisse

necessario

l'ottener

tornasse impossibile,

ci

piegarsi

il

parte del territorio del Regno, in

alla

tal

d'una

cessione

caso

si

domandasse

un congruo compenso, che potevasi indicare nei ducati

Parma

di

e di Piacenza, oppure nella Liguria inchiudendovi

Genova. Non tralasciassero poi

la stessa citt di

del Senato di persuadere

datarii

Parigi, che

uno

monarchi

raan-

riuniti

in

dei 6ni principalissimi, pei quali la na-

zione lombarda chiedeva

il

solenne riconoscimento della

sua indipendenza territoriale, era quello di darsi libe-

ramente una forma


a' suoi
I

bisogni (9).

due

in

governo costituzionale consentanea

legati del senato

non proseguirono
prevalse

di

il

milanese gi s'erano mossi,

viaggio alla volta di Parigi perch

partito avverso al vicer Eugenio.

il

ma

Costituitasi

Milano una reggenza, questa alla sua volta subito de-

liber che un'eletta deputazione di ragguardevoli cittadini

si

portasse in Parigi a palesare gli intendimenti dei

Lombardi. Fra quei deputati oravi


falonieri,

il

il

conte Federico Gon-

quale, in conformit delle istruzioni ricevute,

dopo avere con profuso discorso cercato


lord Castlereash che Fassresazione della

di

capacitare

Lombardia

al-

l'impero austriaco sarebbe la maggiore delle calamit in


cui potessero

Milord,

manda un

il

incorrere

suoi compaesani, conchiudeva:

mag-g'ior interesse della

re,

sia

pur esso

mia nazione

esig-e e do-

di sang-ue austriaco. I nostri voti

saranno universalmente compiuti purch possiamo conseguire


un'esistenza indipendente dagli altri Stati, e una costituzione,
vogliam dire una. rappresentanza nazionale (10).

(9) Istruzioni del duca di Lodi, cancelliere guardasigilli della corona del Regno d'Italia, partecipate, ai deputati del Senato conti
Guicciardi e Castiglioni, Milano 18 aprile 1814.
(10) Rapporto dei deputati del Regno d'Italia presso gli Alleati al
conte Verri presidente della reggenza; Parigi 18 maggio 1814.

7G

Qui giova avvertire come realmenlc

mezzo a quelle fortunose vicende,

mente

conto dell'Austria.

illusi sul

della Lombardia, portavano seco

deputati,

prescelti

una

credenziale

lettera

principe di Metlernich, nella quale era detto che

il

massime

Lombardi venivano

desiderii de'

posti ai piedi

dell'imperatore d'Austria, stante che era nota

dell'animo suo, conoscevasi


e

in

Milano a chiedere in Parigi l'indipendenza

dal senato di

per

Italiani,

gli

mostrassero strana-

si

nutr vasi

la

piii

ferma

la

la

rettitudine

sua provata benevoglienza,


ch'egli

fiducia

privare del suo patrocinio una nazione,

non vorrebbe
quale non

la

avea giammai demeritato della Casa d'Austria (11).

La Reggenza milanese, subentrata


si

mostr anch'essa

segno
vrani
uffizi

balia di

in

da raccomandare

tale

alleati

di

fare

a'

governo vicereale,

al

maggior assegno sopra

il

dell'imperatore Francesco (12).

null'altro

parevano pi

gliori termini

con

la

fantasticamenti, a

siffatti

suoi deputati presso

studiosi,

So-

buoni

Lucchesi pure di

che

di

tenersi

ne' mi-

Corte di Vienna: laonde a protettore

(veramente strano!) della loro libert e indipendenza pro-

clamavano
vano

l'austriaco

monarca,

in casa propria, e

l'austriaco

patrocinio

prescrivevano di far tesoro del-

ai

perorare per

la

Egli forza

aggiungere

austriaci soldati chiama-

deputali

spediti

Vienna a

in

reintegrazione della repubblica antica (13).


a cotesti Italiani illusi eziandio

Genovesi, ugualmente speranti che

la

mano

dell'Austria

volesse aiutarli a salvaguardare l'essere repubblicano della


patria loro;

(11)

ugualmente presentatisi

Lettera credenziale del dura

di

Lodi

in quei di suppliche-

al

iirincipedi Melternich,

^lilano 18 aprile 1814.


(12) Rapporto dei deputati del Regno d'Italia
reggenza di Milano, Parigi 18 aprile 1814.
(l;j)

lib.

Mazzarosa

11".

Storia di Lucca dall'origine

al

presidente della

so

lutto

1817,

77

voli al cospetto dell'imperatore

Francesco a implorarne

che Genova pregia-

l'augusto patrocinio, ed attestargli

sempre dimostrata

vasi d'aver

Casa d'Austria. La cecit

la

maggior devozione a

quei nostri padri era grande

di

davvero; e pur troppo non dovevano tardare ad accorgersene

mente
che

suono

al

essi

di straniere

catene, portate arrogante-

per le italiane terre da quella stessa mano,

in giro

aveano giudicato aiutatrice benigna

di libert

e d'indipendenza!

V.
Traditi e venduti

questa

restituiti,

Veneziani

da Buonaparte all'Austria
preda

qual

di guerra,

alla

da

poi

Francia,

da straniero a straniero pa-

cos palleggiati

drone, non aveano dismesso l'antico affetto alla secolare


repubblica. Conseguentemente,

loro

dalla voce dei monarchi vincitori di

cosa nel
cui

si

modo

e nella forma

trovava innanzi

la

essi

udirono

Napoleone che ogni

doveva tornare

allo stato in

Rivoluzione, aprirono l'animo

chiedendo e invocando

migliori speranze,

alle

come

che

la

bandiera di San Marco sventolasse di nuovo sulle venete


lagune, simbolo di libert repubblicana

pensieri

erano

usi a

quei d

opere non pochi

le

della patria.

11

l'Italia

dipendenza
cie sotto

(14)
r.

per

travagliarsi

ambasciatore a

voi.

(l'i).

maggiori speranze nazionali avevano indirizzato


di coloro,

la

quali in Italia

libert e l'indipendenza

conte Giulio di Polignac, attraversante in

con dispacci del re di Francia per

Roma

riferiva

italiana, cio

che

il

il

suo

concetto dell'in-

l'unione di tutte le sue Provin-

un solo Sovrano, procurava a Gioacchino Murat

Carte segrete ed

atti ufEziali

della polizia austriaca in Italia,


un gran numero

di partigiani (15). In offelto la

lanza segreta dei Carbonari,

fondamente

fratel-

quale erasi radicata pro-

la

e largamente nelle provincie napoletane, ro-

magnuole, modenesi e lombarde, propugnava

il

principio

unitario nazionale, e mancggiavasi a conseguirne l'altua-

mento giovandosi delle ambizioni

Murat e del suo

di

esercito.

Un

avvisando

altro nucleo d'Italiani,

al

medesimo

cospirava a collocare sul trono dei Cesari

di

fine,

Roma Na-

poleone Buonaparle. Pellegrino Rossi, Melchior Delfico,


il

conte Luigi

ed

Corvetto

uomini

altri

gegno, splendore di natali, o per


nuti

uffizi

tempo del dominio francese

al

questo partito, che aveva stabilito

greghe a Bologna, a Milano,

le

per in-

capitaneggiavano

sue principali con-

Genova

illustri

pubblici soste-

e a Torino.

man-

datariisuoi all'imperatore Napoleone, festosamente accolti


in Portoferraio,

aveangli presentato un indirizzo, nel quale

oltre le altre cose era detto;


Sire

nome

in

nome

e la vostra

della patria

veniamo

domandarvi

il

vostro'

spada, e a offrirvi in cambio la corona del

rinascente impero romano. L'Italia, o Sire, ha bisog'no di voi,


e

per quanto possano dire

trattati, la

il

vostro braccio solo

Archimede,

assai

natura

Una gran

voi risponderete alla sua voce.

vi fece italiano:

forza necessaria

valido per dispieg-arla.

appoj^-giato sulla rcca del vostro esilio,

dall'esperienza de' vostri

disastri

dei vostri trionfi, voi rileverete

il

Nuovo
istruito

animato dalle rimembranze


Campidoglio: ma l, o Sire,

bisog-ner fermarvi. Stnnco della creazione, l'Onnipotente stesso

non isdegn

di riposarsi (16).

Altri Italiani

(1.'))

cercavano e desideravano l'unione della

Dispaccio del 22 dicembre ISll

al

ministro degli

affari esteri

in Parigi.

Questo indirizzo trovasi per intiero in un libro ora divenuto


lia per titolo
La vcrit sur Ics Cent .Jours, principalemontpar rapport a la rftlnaissauce projete de l'Empire romain.
(16)

assai raro, e clic

liruxellcs 1815.

79

patria nazionale sotto lo scettro delia Casa di Savoia. Costi-

tuivano questo nucleo di partigiani dell'italiana unit non

pochi egregi patrizi lombardi e piemontesi,


volsero per mezzo d'un

quali

si ri-

memoriale all'imperatore Ales-

sandro, affinch volesse sorreggerli nelle loro speranze,

avvegnach, dicevano

allo czar in

che debbe fissare

decreto

quello scritto,

futura tranquillit d'Europa. L'Italia sia unita, e

che

dal

la

pace

per conchiudersi sar pace perpetua. L'Italia

sta

manga

destino ditalia, pende la

il

divisa, e ogni speranza

vole svanir per sempre.


ai diritti

ri-

d'ozio e di quiete dure-

Essi

ragionavano poi intorno

che competevano agl'Italiani d'esser

nazione libera e indipendente; e chiariti

costituiti in

vantaggi che

da un tale assetto risulterebbero all'equilibrio europeo,

concludevano:
L'illustre

Casa

di

Savoia

l'Italia la gloria e Forg-glio.

italiana, e

Che

g-li

monarchi

avi suoi sono delalleati,

che Vostra

sostegno di questa reale famiglia,


la richiamino al proprio antico dominio, non solo, ma che a
regnare s'inviti su tutti gl'Italiani che desiderano di venire

Maest Imperiale, l'amico,

suoi sudditi. Si presenti

il

il

re di

Sardegna agli

Italiani

come

il

centro di loro unione; e gl'Italiani tutti accetteranno con viva


gioia e trasporto

il

magnanimo dono,

benediranno

la

mano

donatrice (17).

VJ.

meglio rischiarare

racconto susseguente importa

il

ora fermarsi a riassumere

sommi

capi delle cose fin qui

narrate. In cima dei pensieri della Corte di Vienna stava

pur sempre Timmutato concetto


sibilmente

austriaca.

Delle

di costituire l'Italia poS'

maggiori

Potenze

la

sola

Francia, fedele alle sue vecchie tradizioni, sentiva vivace


(17) Di questo memoriale in quell'anno 1814 se ne pubblicarono a
Londra alcuni esemplari in italiano, francese ed inglese dal libraio

Arturo Lavlor.

-sola

brama

di contrastare alla felice rivale l'ambita prepon-

deranza nella penisola

italiana.

L'Inghilterra al contrario

tenevasi pronta a rendervi fortemente dominatrice l'alleata

sua prediletta, credendo cos di poter meglio e


gliardamente nell'avvenire tener imbrigliato
popolo francese
Prussia che

entro

cerchia

la

sua

della

ga-

pii

belligero

il

terra.

ambiva germanici ingrandimenti,

La

Russia

la

che sovra ogn'altra cosa desiderava l'acquisto della Pomostravansi Tuna e

lonia,

Era ci che grande-

mente temevano dall'europeo Congresso


lermo, di

menti

Roma

scaltrite e

doveva

metter

inchinevoli a

l'altra

discrezione dell'Austria.

l'Italia a

le

Corti di Pa-

e di Torino, per antichi e freschi esperi-

ammonite intorno all'assegnamento, che

farsi sulla

moderazione e sull'onest della

politica

del gabinetto viennese.

La Casa

di

Savoia discerneva che un

le sovrastava, e

risoluzioni

che

le

sue

sorti

sommo

future dipendevano dalle

che stava per prendere

il

Congresso sull'as-

Maneggiavasi quindi cogli ac-

setto delle

cose italiane.

corgiuienti

della diplomazia

l'austriaco

patronato.

a salvar s e

Almeno era

menti,
ces(;o

punti anch'essi

maggior dominio,

ma

arciduchi Ferdinando

solleci-

con austriaci intendi111

di

Toscana e Fran-

VI di Modena.

Di quei
legittimit,
sessi.

acquisti,

territoriali
gli

dal-

l'Italia

l'ambizione di

italica

ingrandirsi in questa Casa; mentre che,


dagli slimoli dell'ambizione di

tavano

pericolo

principi

trono

ristaurali sul

in

nome

della

nessuno stava contento de' suoi antichi pos-

Concordemente allegando

danni

dalla

sofferti

rivoluzione e dalla conquista, chiedevano

tutti

d'essere

ricoin pensati colle spoglie altrui in virt della conquista.

Stavano apparecchiati a contrastare


il

alla

Casa di Savoia

possesso della Liguria, per una vistosa parte

duca

di

Toscana e

il

duca

di

Modena, per

tutta

il

gran-

la

sua

81

ove non potessero riavere

distesa,

loro dominii,

Borboni

recenti

o gli antichi

Parma. Pretestando vetusti

di

diritti di

sovranit su quel ducalo e sull'altro finitimo di

Piacenza

reclamavali per s

Sovrani alleati

la

di conquista

Legazioni

tre

essi

e messi quindi in bala

dei vincitori di Napoleone,


le

contrario intendevano disporne a piaci-

al

mento, come paese di conquista. E per

pur

Ma

Corte di Roma.

Genovesato,

il

Bologna

di

Ferrara

erano paesi
dell'arbitrio

il

Lucchese e

Ravenna. La

Santa Sede era inoltre minacciata di spogliaraento dal


re Gioacchino Murat, dal

duca

Modena

di

inoltre

Ferdinando

re

di Sicilia, da)

dall'imperatore d'Austria.

non avea deposta

la

Il

quale

speranza di svellere a van-

taggio proprio una provincia dagli antichi Stati del re di

Sardegna.
I

Borboni del ramo di Parma e

Francia contestavano
al

il

granduca Ferdinando

la

e di

L'Inghilterra non teneva pi

IlL

fatte ai Siciliani e ai

Corte di Vienna erano scadute

obbligazioni contratte con


questi a distruggere

Spagna

legittimo possesso della Toscana

alcuna fede alle promesse

Per

le Corti di

Gioacchino

quello

stesso

Genovesi.

d'ogni valore le

Murat. Cospirava

edifizio,

per

riedificamento erasi fatto nemico alla sua patria e

il

cui

al

suo

benefattore. Austria e Francia, messe d'accordo dall'odio


e dalla paura, in cuor loro avevano lacerate le stipulazioni,

che assicuravano nell'Elba un quieto vivere a Na-

poleone. Frattanto egli, conscio dell'altrui mala fede e


stimolato dalla indomabile sua ambizione, travagliavasi in

segrete

macchinazioni per rimettersi di nuovo sul capo

l'imperiale corona.

Negli italiani popoli era manifesta l'avversione a qualsivoglia


scarsi

dominazione straniera. Vivaci

e autorevoli,

ma

desiderii e pi scarse le opere per l'unificamento

politico della patria nazionale.


PlA^CHi, Slorin

Docum.

Quei nostri padri, guar6

82
dando pi

il

passato che non l'avvenire, parlavano tuttavia

pomposamente

e affettuo?amcnte di nazione veneta, lom-

barda, genovese, piemontese, toscana, napoletana e


liana.

Pertanto

le

loro

brame

di

libert e

indipendenza

nell'universale non s'allargavano alla nazione,

stringevano alla provincia.


della Liguria al
I

sici-

ma

si

re-

Pei Genovesi l'aggregazione

Piemonte valeva mina e servit straniera.

Lucchesi bramavano di rannicchiarsi nel tarlato guscio

della

loro repubblica.

Siciliani

avrebbero

benedetta

l'indipendenza loro da Napoli.

Grande viluppo d'opposti


zioni era

desiderii e di avverse inten-

veramente questo. Ma anzitutto non

mente che

in

esso

si

riscontrano

principali

ci

esca di

germi de'

cozzanti elementi che informeranno le vicissitudini politiche dell'Italia

nei quarantaselte anni,

ne' quali

si

svol-

ger con alterna fortuna di principi e di popoli Tintrcccio


del gran

dramma,

di cui

abbiamo narrato

il

prologo.

CAPITOLO QUARTO

limoni ninrio

Opposizione
Accordi segreti tra l'Austria, la Prussia, la Russia e l'Inghilterra
Solenne
Conferenza privata presso il principe di Metternich
(li Talleyranil
Concerti presi dalle maggiori Potenze
apertura" del Congresso di Vienna

Comitato per

l'assetto delle cose italiane

l'annessione della repubblica di Genova

su

tal

argomento

contegno

in

Conferenza

al

Piemonte

essa del principe

confidenziale relativa al-

Prima
di

conferenza

Talleyrand

ufficiale

tentativo del

plenipotenziario spagnuolo, reso disutile dal principe di Metternich Prime diInconsulto procedere
chiarazioni del marchese I5rignole-Sale a lord Castlereagh

del Governo temporario ligure

Schema

di

governo costituzionale presentato dal

LetCome esso venne accollo da lord Castlereagh


marchese Brignole-Sale
Sue osservazioni al progetto costituzionale
di San Blarzano
Pensamenti in tal proposito del re Vittorio Emanuele
del legato genovese

tera del conte

Deliberazione presa dai maggiori potentati rispetto al sovrammenzionato progetto


Abbozzo dei patti per l'unione di Genova al Piemonte,
di governo costituzionale

compilato dal San Marzauo

Protesto

genovese

del plenipotenziario

Definitiva

Come

Clausola
unione di Genova agli Stati sardi
Giudizio portato dal conte di San
proposta dal plenipotenziario spagnuolo
Protestazioni
Marzano sulle condizioni patteggiate per l'avvenuta annessione
accolto dal Congresso

del

Governo ligure

Repubblica ligure
di

rispetto all'ordine

discorso del principe

Contegno del Governo inglese verso

per

testazioni suscitate
alla

il

possesso dei

Istruzioni

feudi

imperiali anteriormente

date dal re di Francia

a'

successione alla corona della Casa

di

di Talleyrand al conte

di

Genovesi

Con-

aggregati

suoi plenipotenziari

Savoia

San Marzano

Relativo

Suggerimenti

Istruzioni mandate su tale argomento dal re


proposito di lord Castlereagh
Sollecitudini degli uoEmanuele al suo plenipotenziario al Congresso
Savoia-Carimini di Stato piemontesi nel salvaguardare l'eredit regia al ramo
Colloquio e concerti presi su tal pratica fra Talleyrand e San Marzano
gnano
Soluzione lerminativa
Abile conlegno in essa del principe di Metternich
in

Vittorio

della

medesima

al re di

assunto

Sardegna
dal

Nuovi

tentativi dell'Austria per togliere

Relativi

plenipotenziario sardo

una parte del ?iovarese


Contegno
Marzano

colloqui tra Metternich e San

Istruzioni

speditegli

in

proposilo dal re

Pralirhe del
del conte di San Marzano
austriache
truppe
delle
Piemonte
nel
permanenza
prncipe
Sleale procedere degli
Istanze in contrario senso del Governo di Torino
Incolpazioni date dal ministro conte di Valesia al GaAustriaci in Piemonte
Vittorio

Emanuele
di

Felici pratiche

Melternich per

la


Vienna

hiiictto di

l'alto

Apprensioni

del

Novarese

della Savoia

Necessit

Vantaggi

per

la

ricavati

Sardegna

re di

Francia proposto all'Austria

riale dalla

84

Nuovi

Sardegna
da

tal

sullo spozzanricnto territo-

cedere

di

Potenza sul-

tentativi di questa

Svizzera una porzione

alla

cessione dal plenipotenziario sardo.

I.

Meltcrnich,

Ilardenberg,

Castlereagh

Nesselrodc,

plenipotenziari di maggior credilo delle Corti di Vienna,

Londra e .Pietroburgo, aveano

Berlino,,

cordo

stabilito

che

comune

di

supremo inviamenlo dei

il

del Congresso spetterebbe soltanto ai potentati,

ac-

negoziati
quali nel

maggio di quell'anno Sk avevano rogato in Parigi la


pace con la Francia. Un tale pareggiamento dittatoriale
non era tuttavia reale. Sapevasi che
andato a rimorchio dell'Inghilterra

il

Portogallo sarebbe
la

Svezia avrebbe

continuato a lasciarsi guidare dalla Russia:


alla

Spagna

necessarie per atteggiarsi a temibile

le forze

opposizione: sulla Francia


vinti.

Nulla di

terra, a

mancavano

meno

gravitava

la

dura legge dei

Austria, Russia, Prussia e Inghil-

meglio cautelarsi, per segreti

patti

s'impegnarono

di far antecedere costantemente accordi segreti fra loro


in

ordine a

tutti

negoziati di

maggior

rilievo, la tratta-

zione de' quali dovessero iniziare insieme alla Francia ed


alla

Spagna

Fidenti

mezzo

la

nelle conferenze del Congresso (1).

tenere

di

dittatura

nati quattro

Ma

il

pugno con
concilio,
il

tal

occulto

sovramenzio-

primo plenipotenziario

legato della Corte di Spagna a en-

il

accordi sui

conferenze.

in

ministri invitarono

del re di Francia e
trare in

stretta

dell'europeo

modi

di

guidar l'andamento delle

principe di Talleyrand non erasi lasciato

cogliere alla sprovvista. Gi sapeva che le quattro

(1)

Lettera del

Vienna

conte di San .Varzano

21 settembre 1814.

al re

Vittorio

mag-

Emanuele,

glori Potenze,

anteriormente nemiche della Francia, ave-

vano deliberato

padroneggiare da sole

di

Laonde a sventare un
risoluto

85

tal

il

Congresso.

un contegno

progetto prese

da indurre Federico Gentz,

il

quale assisteva a

quella conferenza in qualit di segretario, a registrare


propria vita la seguente dichiara-

nelle effemeridi della

zione:

mezzo

alla

L'intervento di Talleyrand e di Labrador in


pi

mente contro
ci

hanno

grande tempesta ha sconcertato

L'uno e

nostri disegni.
il

nostro

scarmigliati,

l'altro

modo
lo

di

procedere: per due ore

non dimenticher per

tutto

corso della mia vita quella scena (2).

Approfittando

tutti

hanno protestato violente-

il

destramente delle dubbiezze suscitate,

Talleyrand fece addirittura un passo di maggior rilievo,

consegnando

ai

plenipotenziari delle Corti di Vienna, di

Londra una nota, nella quale

Berlino, di Pietroburgo e di

con solenni parole apertamente


fiutavano

principii,

si

disconfessavano e

che volevansi porre a fondamento

delle deliberazioni del Congresso (3). Di fronte a

posizione cos risoluta, con ragione


si

poteva rendersi temibile assumendo

Fu

deciso

una op-

comprese che, ove

si

perdurasse a irritare soverchiamente

nori potentati.

ri-

il

la

Francia, essa

patrocinio dei mi-

pertanto di scendere a conci-

liazione.

tal effetto

di s

il

principe di

a particolare

Metternich

adun presso

conferenza Nesselrode, Ilardenberg,

Castlereagh, Humboldt, Pamella, Lecwenchielm, Labrador

e Talleyrand. Quest'ultimo giunse


tutti.

convegno prima

al

di

principe

Entrando nella stanza ove attendevalo il


plenipotenziario francese con voce
il

di Metternich,
gli disse,

maliziosamente sorridendo

(2)

Tagenbiicher vou

(3)

Nota

Friei-lrick

del 1 ottobre 1811.

alta

Principe, siamo

vou Gentz, Leipsig

1861.

86

qui convocati per aver partecipazione di qualche partito

preso dagli AUeati?

soggiunse tosto

il

vi

sono pi

dovrebbero esser

assumendo

cancelliere imperiale,

airabile dei contegni;

non

perch parlate voi d'alleati?

bens vi stanno uomini,

alleati,
tali

col volere e

pi

il

che voi intendete,

nel senso

qui,

pensare

quali

le stesse cose.

Quindi, a pi cordiale manifestazione di abbandonevole


famigliarit

stringendo

Talleyrand, Metternich

fra

le

mani quelle

proprie

continu a dire:

di

Ascoltatemi

attentamente, o principe. Io e voi siamo pi prossimi a


metterci d'accordo di quello che possiate pensare. Vi parlo

con tutta franchezza. La Prussia non avr Magonza e

Luxemburgo. Noi faremo ogni nostro


vare

al re di

in

la

sforzo per conser-

maggior parte del suo regno

Sassonia la

del pari diligentemente studieremo

tenere

migliori

modi per

Ma

Russia possibilmente lontana dall'Oder.

voi

contraccambio mostratevi pi paziente, e non suscitate

inutili ostacoli.
fiso

suNapoli.

Ben veggo che tenete

Ma

poich in

l'occhio specialmente

faccenda

tal

la forza delle cose

ad

sta in favor vostro, a qual fine volete voi sospingerla

immaturo scioglimento

col pericolo

di

provocare eventi,

che ambedue saremmo incapaci di padroneggiare


Talleyrand, affettando
si

il

content di rispondere

nimo dubbio

maggiore

la

rispetto alla

lo

tranquillit d'animo,

non posso nutrire

il

mi-

questione di Napoli, giacche

non debbo presupporre che l'Europa voglia rassegnarsi a


tollerare nell'Italia meridionale

in pari

Ma

tempo uno scandalo

stalo di cose,

il

un pericolo continuo

quale
(U).

poich nella sala destinata alle conferenze, stavano

adunati

gli altri plenipotenziari,

vi entrarono insieme con

(4)

uno

le

Metternich e Talleyrand

apparenze del migliore ac-

Lettera particolare del principe di Tallcyraud a Luigi XVIII,

Vienna 9 oltubrelBli.

inoltrati la sera dell'ottavo giorno del

cordo. Era gi

mese

87

d'ottobre.

schema

Letto che fu lo

della dichiarazione, destinata

a dar principio e regola alle conferenze del Congresso,

Talleyrand prese

potersi tralasciar

quella solenne dichiarazione che


in

Hardenberg
appuntati

che

che

Humboldt

il

il

pubblico nulla aveva a

un

focoso corso

quale amichevolmente
desiderio

lo

E
quale
Napoli?

le

pi ammisurate parole, e la-

prender in disparte da Castlereagh,

facilmente

l'avvenire.

gli chiese, se l'assentire

renderebbe

pi

a quel

condiscendente nel-

se tale io mi mostrassi, riprese Talley-

aiuto potrei sperare da voi nella questione

rand,
di

diritto

Non turbato a quelle strane escandescenze,

parole.

suo

tali

pugni convulsivamente

del pari entr in

Talleyrand contrappose
sciossi

pubblico.

tavolale con voce tremolante perir,

sulla

fare.

Congresso s'aprirebbe

diritto

in piedi, coi

ritto

dall'annunziare in

seno della conferenza un uragano.

in

fecesi a gridare

di

il

conformit dei principii del

parole suscitossi

che egli ferma-

parola per dire,

la

mente pensava non

Il

plenipotenziario inglese

largo appoggio,

impegnando

meno

promessa.

alla fatta

replic Talleyrand

di

il

gli

promise

il

pi

proprio onore a non venir

Ed

io vi

do

la

mia parola,

conservarmi tenace unicamente

rispetto ai principii dell'equit e della giustizia (3).

Intanto Federico Gentz erasi accostato al principe di

Metternich per renderlo persuaso della sconvenevolezza


di rifiutarsi d'assentire alla

francese.

proposta del plenipotenziario

La discussione venne ripresa

nuovo tempestosa: ma posta


.propugnata

come indispensabile

leyrand, riusc
(3)
(6)

infine a

approvata

(G).

dal

essa

si

fece di

partito l'aggiunta

principe

Sotto auspicii

di

Tal-

poco

Lettera sovracitata del principe di Talleyrand a Luigi XVIII.


Lettera medesima.

propizievoli al

popoli convocavasi

comune

del gius

rispetto

dei re. e dei

Congresso, in cui per

il

la

prima volta

chiamata a deliberare per asset-

la crislianii tutta era

durevole tranquillit e in pace onorata!

tarsi in

II.

Il

fu

giorno fissato per la solenne apertura del Congresso

primo novembre

il

prima,

stipulato

il

la

Due

ISl'l.

giorni

avevano

delle Corti che

30 maggio, s'erano ac-

trattato di Parigi del

cordati fra loro sui punti

bero

quell'anno

di

otto plenipotenziari

gli

seguenti.

Essi

soli

assumereb-

direzione delle conferenze. Per ciascheduna que-

stione da

verrebbe

risolvere,

legati,

mandato

il

un comitato di

potenze conciliatrici. Relativa-

potenze interessate e di

mente a quei

costituito

de' quali

non

si

sarebbe

potuto riconoscere, essi verrebbero chiamati in seno delle

conferenze per dare schiarimenti ed esporre le ragioni di

da cui tenevano

coloro,

bero privi

del

di

diritto

ma

plenipotenza;

la

rimarreb-

partecipare alle deliberazioni

terminative.

Spagna, Austria, Francia, Inghilterra e Russia furono


le

Potenze incaricate di costituire

italiane,

mente
i

le

comitato per

le

cose

loro di Potenze

prime nella qualit

le tre

teressate,

il

in-

due ultime come mediatrici. Subordinata-

alla volont e agl'accordi dei loro plenipotenziari,

legati

degli

Stati

italiani

cipare a quelle conferenze,

sarebbero

nelle

({iiali

sione interessi che direttamente

si

potenza di cui erano

In

destino di

tutti

investiti.

njinori

Stati

invitati a parte-

fossero in discus-

riferissero
tal

alla

pleni-

come

guisa,

era

congregati, rimaneva tolta

la possibilit alle

Potenze italiane di vedere

polenziari anche

per una sola volta

loro [)leni-

raunali

discutere e a vantaggiare gl'interessi comuni.

insieme a
Delle di-

89

verse questioni italiane, quella dell'aggregazione della

repubblica
altre per

di

Genova

Piemonte

prescelta

fu

il

giorno 12 del novembre,

di Metternich invit a

una conferenza

Un

San Marzano.

Parigi, prese a dire

Genova
una

di

affatto

cessione.

per avventura seco

durre a termine

a interloquire,

poich

due

nalmente

la

patti
al

modi

queste parole

San Marzano disse:

tenore dell'accennato

Io vera-

capitolo del

che mi sar comunicato.

marchese Brignole-Sale,
maggiore stima;

di con-

unione nella comune sod-

trattato di Parigi; confido quindi

In quanto al

Genovesi hanno inviato

Chiamato da

parti.

il

di

plenipotenziario sardo potrebbe

il

conte

mente non conosco

trattato

stabilire

lui conferire sui migliori

la deliberata

il

conconte

il

cancelliere imperiale, ha assegnato

il

Congresso un legato,

disfazione delle

segreto del

Sardegna; ora conviene

al re di
tal

articolo

prin-

il

fidenziale Talleyrand, Nesselrode, Castlereagh e


di

sulle

un pronto scioglimento.

Correndo pertanto
cipe

al

io gli porto perso-

ma prima

di risolvermi a

entrar seco in trattative, desidero sapere se egli sia fornito di legale plenipotenza, e per

mandato

timo governo sia incaricato di negoziare.

di

quale

legit-

Dovendosi pur

rispondere qualche cosa, Castlereagh sorridendo disse:

Brignole plenipotenziario di un governo creato da

lord Bentinck, governo

da una
Il

sola Potenza,

quale non stalo riconosciuto

il

ma

plenipotenziario sardo

hondevoli e sode ragioni

che neanche stato


si
i

distrutto.

pose allora a mostrare con ab-

pericoli, ne' quali credibilmente

s'incorrerebbe entrando

in

trattative dirette coll'inviato

genovese. Talleyrand rinvigor un

modo

tal

di

vedere

aggiungendo che bisognava innanzitutto porre a base


del negoziato la massima,

che Genova era un Stato va-

cante, ceduto dalla Francia agli Alleati,

quali ne aveauo

disposto in favore del re di Sardegna. Posta la discus-


sione per

una

90

tal via, l'intendersi

divenne

chiuse pertanto nei seguenti termini

facile. Si

con-

nel di successivo

plenipotenziari delle Potenze sottoscrillrici del trattalo di

Parigi

si

radunerebbero

in speciale conferenza

onde

in-

serire nei protocolli del Congresso la deliberazione presa


di mettere in esecuzione

che

il

riferivasi allo Slato di

capitolo dello slesso trattato,

Genova. Consegnalo

Sardegna,

collo in via officiale al plenipotenziario dei re di

un comitato

coslituirebbesi

mandato

cui

di stabilire

da annettersi all'aggregazione della Liguria


11

marchese Brignole

proto-

il

patti

Piemonte.

al

considererebbe sprovvisto di va-

si

levole plenipotenza (7).

III.

Tale adunanza dei plenipotenziari delle otto Potenze

ebbe luogo

la sera

non procedettero
tivo,

che

supporre.

gli

del

13 dicembre. Le cose

tuttavia

modo concorde

nel

in

essa

e spedi-

antecedenti accordi avevano lasciato pre-

Talleyrand addirittura con molla vivezza di

parole prese a dire, che prima di pensare a dar sesto alle


cose d'Italia, conveniva risolversi a togliere dal trono

Murai, e a confinare Buona parte in qualche isola remota.

tale inaspettata

conlro

il

solilo,

si

proposta

il

principe di Mellernich

mostr impastoialo nel rispondere, e

rimase silenzioso e turbato alla brusca replica del plenipotenziario francese.

Le

conciliative parole di Nessel-

rode e di Castlereagh valsero a condurre


conferenza.
ziari

Si

il

accord a Talleyrand, che

del re Gioacchino Murat

non

si

sciuli investiti dei necessarii poteri per

San Marzauo
(7) Lettera
novembre I8M.

al

sereno nella
i

plenipoten-

sarebbero ricono-

compartecipare

re Vittorio Emaiiuele

al

Vienna 15


Congresso:

il

91

legato di Luigi XVIII assent che, nell'as-

setto italiano, ultima a trattarsi fosse la questione di Napoli.

Fatta lettura del capitolo secondo dei patti segreti del


trattalo di Parigi, per cui
di

Sardegna,

Genova veniva assegnata

la discussione torn a incalorirsi.

campo due

potenziario spagnuolo pose in

di

pleni-

questioni: l'una

cessione totale dello Stalo di

relativa alla

Il

al re

Genova

al re

Sardegna, che non sembravagli abbastanza chiaramente

espressa nel trattato di Parigi; l'altra riguardante la con-

venevolezza di addoltare per


per

la

Germania

l'Italia

il

sistema prescelto

quale consisteva nell'anteporre

il

trattazione dell'assetto complessivo

la

ai negoziati di parti-

colare interesse.
Il

di

principe di Metternich nel rispondere al marchese

Labrador fu francamente

compito del Congresso


quello di completare
dificarlo
al

esplicito.

Vienna

di

di

alcun dubbio ragionevole.


glianza alcuna

fra

modo

il

Non

altre

di

non potevasi sollevare

procedere nel deliberare

un insieme

vincoli federali

di

Parigi,

Stati

la

ma

denti, designati sotto

uniti

bens dar essere a Stati indipen-

una comune dominazione geografica.


l'utilit

dopo

si

questioni che

di

scioglier i'una

riferivano

all'Italia,

principe di

Metternich fece andar a

da darsi

negoziato relativo a Genova. Assentirono

al

da

non dovea formare

Passando quindi a dimostrare


le

tra le

Germania doveva

vicendevolmente

lllalia al contrario

politico,

l'altra

avvegnach

correva una differenza marcalissima. In

conformit del trattato di

un corpo

mo-

di

doversi stabilire ugua-

sulle cose italiane e sulle germaniche,

costituire

non gi

quel trattato, per ci che in

esso riferivasi al re di Sardegna,

le

manifestamente

era

trattato di Parigi, e

il

il

mentre che intorno all'interpretazione da darsi

secondo capitolo segreto

une e

Egli disse che

ad eccezione del legato

di

il

partito l'antecedenza
tutti,

Spagna. Talleyrand, appoggialo

92

da Castlereagh, ottenne che nel comunicare


zione

tal

delibera-

al plenipotenziario del re di Sardegna e all'inviato

genovese,

si

dovesse dichiarare all'uno e all'altro che

le

Potenze intendevano che l'aggregazione del Genovesato


al

Piemonte

si

compiesse sotto

pi liberali clausole, e

le

salvaguardando possibilmente

desideri! e gli interessi

dei Genovesi (8).


tentativo

Il

dal

fatto

plenipotenziario

spagnuolo di

litardare possibilmente l'aggregazione della repubblica di

Genova

agli Stati sardi,

occulti che

dipendeva da alcuni maneggi

erano in corso. Avevali

iniziati

il

marchese

Brignole tostoch dovette deporre ogni speranza di poter


salvare alla patria sua la libert repubblicana. Essi consistevano in ci che, mentre

avrebbe fortemente
e gli

eredi

Toscana,
la

il

plenipotenziario spagnuolo

insistito atfinch

domanda

di costituire la Liguria in

un ducato da

ramo

Parma
mandar

de' Borboni di

La repentina deliberazione presa


termine Tunione di Genova
il

Ilio

Corti

di

al

di questi occulti

essa eransi ammortite


le

nel possesso della

legato genovese introdurrebbe nel Congresso

il

gnarsi in sovranit al

spezzato

regina d'Etruria

la

suoi venissero rintcgrati

Modena

di

asse-

(9).

tosto

Piemonte, non solo aveva

maneggi,

ma anche

le pratiche in cui si

il

per

adoperavano

di Firenze per arricchirsi d'una

porzione delle spoglie di quella innocente repubblica.


l)0ich

vederla scancellata dal novero degli

Stali

Ma
per

servire d'ingrandimento alla potenza territoriale del redi

Sardegna, formava uno dei principalissimi perni

(8)

Protocollo

terzo

della seduta

13

novembre 1814

della

dei plcni-

polenziarii delle otto Potenze segtiatarie del trattato di Vienna.

Lettera del conte di San Marzano


15

al re

Vittorio Emanuele, Vienua

novembre 1814.

Corrispondenza del marchese Brignole-Sale con il governo di


Genova.
Saggio storico (manoscritto) di Giorgio GallesiO; segretario del ministro plenipotenziario genovese al Congresso.
(9)

93

politica di lord Castlereagh, cos

principe di Mclternich

il

avevala sollecitata per gratificarsi e meglio tener


spire della propria

che dirigeva

politica colui,

fra le

gli affari

Gran Bretagna.

esteri della

IV.

La
al

immediata

notizia autentica dell'unione

Piemonte venne data

Castlereagh.
ligure

ter, diss'egli,

a'

che l'Inghilterra

gli

destino.

risentiti.

presso

porter in mezzo

ma

Io

formalmente protes-

mi

Sovrani; e addirittura

ha abbandonati

in balia dell'avverso

a quali disperate
tutta la

autori veri de' mali, che


patria.

estrinsecati dall'inviato

miei concittadini per annunziar loro

Dio solo sa

precipiteranno;

tutti

Genova

marchese Brignole da lord

al

primi sentimenti

furono assai

di

si

risoluzioni

cadr sugli

responsabilit

preparano

essi

alla

povera mia

Queste parole non risvegliarono alcuna marcata

commozione nell'animo

del ministro inglese. Castlereagh

una mano

calmo e pressoch sorridente prese per

il

marchese Brignole, e pregatolo a calmarsi,

lo sollecit

fermarsi in Vienna onde co' suoi consigli

cooperasse a

stabilire sodi privilegi

e liberali

condizioni a vantaggio

de' Genovesi (10). Sfumate le prime ire,

vese sent

il

posto in cui

dovere di rimaner fermo


si

il

legato geno-

allo scabrosissimo

trovava, e nel quale di soprassello le

diffi-

colt eransi aumentate.

Giunta in Genova

la notizia della

deliberazione presa dai

plenipotenziari delle otto Potenze, quei governanti provvisionali


al

avevano abbracciato l'inconsulto

partito di vietare

proprio plenipotenziario d'usare convenevolmente dei

(10)

Lettera San Marzano

vembre

1814.

al

re Vittorio

Emanuele, Vienna 16 no-


poteri di che

94

aveanlo investito per trattare

l'unione. Cos operando,

dicevano

essi,

patti del-

toglier

si

ogni

pretesto ad alTcrmarc che, sia per parte del popolo genovese, sia per parte de' suoi governanti provvisionali, abbia

avuto luogo uno spontaneo assenso alla perdita della cara


libert

Ma

(11).

se medesimi e

il

frattanto

proprio

quei governanti spogliavano


plenipotenziario

agire, che meglio potevano giovare

domande,

le quali sole

vantaggio

la

vano

libero

valere

mezzi

dei

di

ad avvalorare quelle

valevano a confortar

di

qualche

perduta libert antica. In pari tempo lasciail

campo

gli interessi

sempre transizione

plenipotenziari sardi di far pre-

ai

La

del loro re.

importa pur

politica

fra interessi diversi; e

mostra di non

intenderla colui che s'impianta nelTassoluto, e sacrifica

bene attuabile

al

il

meglio non conseguibile.

Condotto nella necessit d'assumere

la

modesta vesto

di privato cittadino nel gravissimo negoziato

cui do-

in

vevansi discutere e stabilire le condizioni dell'unione di

Genova

al

schema

di patto costituzionale, del

erano

Piemonte,

il

marchese Brignole
quale

seguenti. Nel proemio era detto

stese

uno

sommi

capi

che

Liguri,

con l'animo tuttavia caldo del sentimento di un'indipendenza secolare, non

si

rassegnerebbero tranquillamente a

vivere nell'obbedienza di un re straniero

senza esser

messi nel possesso di quelle guarantigie che valessero a


porli

al

sicuro d'ogni

regio

arbitrio.

poich gi

la

Francia, l'Inghilterra e l'Ungheria possedevano di libert


costituzionali, e

de' popoli pi

ad esse intendevano

civili,

rarne e guarentirne

volessero
il

desiderii e

monarchi

godimento eziandio

bisogni

alleati assicuai

Genovesi,

quali per secoli erano vissuti sotto la prolezione di repub-

blicane leggi. Quello esser l'unico validissimo mezzo per

(11)

Dispaccio del marchese Serra, Genova 12 novembre 1814.


far

che

s,

tra

95

nuovi sudditi e

il

novello Sovrano

si strin-

gessero vincoli di sacro rispetto.

L'abbozzo del patto costituzionale portava che


spetterebbe

la

e l'amministrazione della giustizia a

movibile.

11

un magistrato

Senato, costituito da trenta de' pi

ina-

ragguar-

eletti

dai dodici compartimenti territo-

cui rimarebbe

spartila la Liguria, veglierebbe al

devoli cittadini
riali in

al re

potest esecutiva, al Senato la legislativa,

mantenimento

della costituzione, solliciterebbe

dimenti governativi giudicati

provve-

necessarii, delibererebbe

sopra le proposte legislative della podest esecutiva, ed


investito del diritto di sindacare

il

governo, farebbe al

re tutte quelle rimostranze che giudicasse convenevoli.

Presso poi quei Sovrani,

per

re di

il

Sardegna

quali

si

facessero mallevadori

ordine all'inalterabile conserva-

in

zione dell'assentito patto costituzionale,

rebbe un legato proprio per reclamare


nel caso di

Ove
di

il

re

mancata

Senato manter-

il

sollecito patrocinio

fede.

non volesse aver residenza

Genova, doveva mantenervi un

stabile nella citt

vicer, scelto fra

suoi

consanguinei, e attorniato da ministri e da un consiglio


di Stato composti di soli Liguri.

regno della Liguria,

Le spese annuali per

che, doveano essere preventivamente


nato.

11

assentite

nuovo governo poteva diminuire,

tare le tariffe in uso nel portofranco di

zoso.

La Liguria doveva
i

ma non aumen-

restar libera dal

soldati liguri

dal Se-

Genova, ed eragli

interdetta l'introduzione della cartamoneta

coscrizione militare:

il

gravezze pubbli-

la riscossione delle

a corso for-

gravame

della

conserverebbero assisa

e coccarda nazionale, e

si

recluterebbero per ingaggi vo-

Per concorrere

ai

pubblici

lontari.

uffizi

domandavasi

qualit di nato e di domiciliato nella Liguria


ai

al

la

contrario

Genovesi dovea rimanere aperta la via a partecipare

a tutte le cariche diplomatiche e militari del regno.

96

Brignole port questo suo schema a lord Castereagh,


dichiarandogli

ventura

alla

Genova
per

al

l'aggregazione di

dell'Europa

tranquillit

Piemonte, era quello d'accoppiarvi l'obbligo

re di

il

espediente a non render funesta

clic l'unico

Sardegna

mutati erano

un governo

di

ministro britannico.

In quanto a me,

il

ei

contegno del
disse, vera-

desistere da qualsivoglia do-

debbo esortare a

mente

vi

manda

di guarantigie costituzionali, e di sottomettervi

piena conQdenza

Ma

al

Ma

costituzionale.

tempi, e mutato era quindi

con

generoso animo del ro di Sardegna.

giacch lo desiderate, presenter

vostro progetto al

il

comitato incaricato di condurre a termine quanto riguarda


l'assetto terminativo di

Genova.

reagh non fu abbastanza

mar

subito presso di se

segn

scritto

lo

del

il

Nel
in

conte San

dir

studiare

cordo

modi pi

ci, Castefatto chia-

realt,

Marzano,

gli

con-

marchese Brignole, soggiungendo:

Leggetelo attentamente, fatevi sopra

che stimerete, e con

re

schietto;

essi

appunti

restituitemelo. Badate per di

speditivi

gli interessi veri de'

tutti gli

metter in sollecito ac-

Genovesi con quelli del vostro

(12).
Nel restituire a lord Castereagh

il

disegno di costitu-

plenipotenziario sardo

zione redatto dal legato ligure,

il

l'accompagn con una

riservalissima

mostrava quanto
posta, e

come

si

lettera

gli fosse

la

quale

tornata disgustosa quella pro-

trovasse pronto ad appigliarsi

ad ogni

spedienie per renderla infruttuosa. Eccone un brano:

Prevedendo il caso che l'Eccellenza Vostra intenda far uso


mie osservazioni presso i suoi colleg-hi, mi sono astenuto
da un appunto, il quale soltanto in via confidenziale si pu ma-

delle

nifestare ai ministri delle

Prussia e di Russia. Esso

(12)

Lettera San Marzano

vembre

1814.

Corti
il

d'Inghilterra,

d'Austria, di

seguente. Ove allo Stato di Genova

al re Vittorio

Emanuele, Vienna 10 no-

97

dovesse accordare una costituzione simile a quella adottata

si

mentre nulla di paragonabile a ci esiste nel


rimanente d'Italia, oltre tutti gdi altri inconvenienti, risulter
proprii influssi in
che la Francia estenderebbe largamente
Genova per sostenervi con tutti i mezzi possibili il partito dell'opposizione. Per tal modo quello stesso paese che doveva rinforzare la potenza militare del re di Sardegna, e servire di propugnacolo contro la Francia, diverr invece un permanente focolare di partigiani della Francia, e si manterr costantemente
in aperta opposizione agl'intendimenti del Re mio Signore e
degli augusti suoi Alleati (13).
dalla Francia,

Le osservazioni del San Marzano


nale del marchese Brignole erano

Ragionava

sofistiche.

alla

in

al

plenipotenziario sardo conforme

il

nell'affermare che dallo

verit

progetto costituzio-

parte giuste, in parie

schema presentato

usciva fuori un reggimento aristocratico, anzich una ge-

nuina monarchia costituzionale.

un corso

di ragioni

giungendo

Ma

poi

egli

entrava

in

troppo mal fondate e mendaci sog-

Xou si deve pretermettere che, se si dovesse stabilire in Genova un siffatto governo s'andr incontro ai maggiori pericoli non solo per il restante degli Stati del re, ma per l'Italia
intiera, dove non esiste in alcun modo tal forma governativa,
,

ne

vi fu

anteriormente, giacch

aristocratiche.

mento che

lo

Che

repubbliche erano

sciagurato stato di cose ultimamente cessato la-

vedr quanto

sci dietro di s,

si

un

a discussioni

libero

le cessate

se si voglia rivolgere l'attenzione al fer-

campo

sia

poco prudente

lo aprire

politiche pubblicamente fatte

dove l'opposizione al governo si main quanto che sar sostenuta


da quella parte dell'aristocrazia genovese, la quale, rimanendo
spogliata della sovranit dello Stato, naturalmente sar spinta
a incagliare l'andamento del governo.
D'altra parte qual altro fatto varrebbe maggiormente ad esaltare l'immag-inativa dei Veneziani, de' Milanesi, de' Toscani e
dei Romani ? Neppure lo stesso re di Sardegna potrebbe far asin quella parte d'Italia,

nifester tanto pi

segnamento

(13)

gagliarda

sulla tranquillit de' suoi popoli,

eguali

furono

Lettera San Marzano a lord Castlereagh, Vienna 14 novembre

1814.
niANCiil, storia

Dorum.

98

per

di civile folicit

rimessi in istato

ristabilimento d'una

il

eccellente costituzione; felicit che potrebbe trovarsi facilmente

compromessa

dag-li

esaltamenti d'animo che ingenererebbero le

discussioni politiche dei vicini, divenuti di fresco connazionali.


La costituzione del Piemonte eccellente, bench il potere
legislativo sia accoppiato al potere

seguenza che non

si

possa offerire

Sembra

esecutivo.

ai

in con-

Genovesi costituzione mi-

gliore di quella del Piemonte (14),

piemontese era un codice

Sifalla costituzione
clie risuscitava

privilegi di tutti

di tutte le classi, rinnoveliava

inaugurava di nuovo
Il

il

generi, le aristocrazie

l'intolleranza

medio evo

premura

un corriere a Torino per informare


a Genova,

il

relii^iosa, e

legislativo.

plenipotenziario sardo erasi fatto

piega che poteva prendere

di le,ggi,

di spedire

re della sinistra

il

negozialo in corso relativo

dietro le proposte del

marchese Brignole.

11

re aveva sollecitamente risposto:


So dobbiamo fare
casione

sacrifizi

d'aggiungere

ai

per non perdere la f\ivorevole oc-

nostri

Stati

grande impor-

di

siti

tanza militare, e per procurarci un'esistenza politica indipendente dai nostri vicini, noi in pari tempo ci crediamo tuttavia
in dovere di

non compromettere minimamente

do' nostri popoli

mettendo
di

in

Genova

de' nostri

massima

di

successori.

la tranquillit

perci,

conceder privilegi a tutto

anco

amStato

lo

bisogna restringerli al possibile, come veggo che


inoltre render quanto pi si pu innocui quelli

fate; conviene

che non

si

possono rifiutare.

Enumerati quindi privilegi che assolutamente doveansi


i

rifiutare, e indicate le concessioni

torio

che fare potevansi, Vit-

Emanuele concludeva:

Noi punto non dubitiamo che voi non

vi sarete studiato di

fare ogni possibile sforzo per salvaguardare


IS'on

nostri interessi.

trascurate sovrattutto di profittare dei timori che

cipe di Metternich deve provare nel veder impiantarsi

verno costituzionale in prossimit

(14)

Osservazioni del conte

cliesc Urienole.

il

prin-

un go-

ai cervelli esaltati degli abi-

San Marzano

sul progetto del niar-


tanti del gi Reg-no d'Italia.
Italiani e
tal

punto

Se cotesto ministro conosce gli


governo, egli dev'essere in

veri interessi del suo

di

veduta nostro ausiliario

Deplorabile cecit politica,


Vittorio

99

Emanuele

(lo).

quale toglieva

la

e ai consiglieri suoi

la

al

possibilit

conoscere che, cos pensando e operando, eran

facevano inconsultamente
stria

che abborrivano

dovevano rimaner

essi

che

di
si

migliori! ausiliarii di quell'Au-

Peccavano contro

buon re

umiliati e sconfitti

nei

la

libert,

loro

desideri!

d'indipendenza.

V.

Lo schema costituzionale compilato dal marchese


gnole venne
particolare

discussione

portato in

delle

plenipotenziari

dei

Usando parole e assumendo un

Bri-

una conferenza

in

maggiori Potenze.

incarico,

che assai poco

s'addiceva ad un ministro della libera Inghilterra, lord

Castlereagh fu

il

primo a sostenere che non dovevasi

in

alcun

modo pensare ad

Italia.

Talleyrand, che per mezzo del duca di Dalberg

aveva promesso

al

delle sue proposte,

introdurre forme costituzionali in

legato genovese di farsi sostenitore


si

principe di Metternich

tacque. Messa quindi innanzi dal


la

proposizione di considerare in-

araessibili le sollecitazioni del

marchese Brignole, trov

l'assenso di tutti.

La conferenza
potenziari
tarsi

si

sciolse

lasciando l'incarico

De Binder, Clancarty

De

ai

pleni-

Noailles di concer-

con San Marzano e con Brignole per istabilire sopra

Genova

al

San Marzano, Vienna

14

basi durature e liberali la decretata unione di

Piemonte (10).

(15)

Lettera del re Vittorio

novembre
(16)

1814

Emanuele

1814.

Dispaccio San Marzano

al

conte

di Valesia,

Vienna 24 novembre

100
Invitato

plenipotenziario sardo a redigere

il

bozzo dell'aggiustamento,
di tal

il

incarico presentando

sottommettere

di

si

sdebit

concetto del redattore

Genovesi a quelle medesime condizioni

Stati

del re

Sardegna. Nella seconda parte stabilivansi alcuni

vilegi, di cui
di

il

che erano proprie agli antichi

di sudditanza,

primo ab-

uno schema, che aveva due

parti. Nella prima appariva chiaro

di

il

conte San Marzano

principali erano

Genova verrebbe

ristabilito

seguenti:

i!

con quegli

menti, che anticamente vigevano;

il

pri-

porlofranco

stessi

regola-

governo del He con-

cederebbe ogni possibile vantaggio per

le

merci uscite

dal porlofranco, e avviate di transito per altre provincie

dello Stato;

pubblici aggravi straordinarii richiedereb-

bero sempre l'assenso dei consigli provinciali, che ver-

rebbero

componendoli
di

lista

ciaschedun circondario d'intendenza,

in

istituti

di trenta notabili cittadini, scelli sopra

trecento de' maggiori

contribuenti del luogo.

massimo delle gravezze ordinarie rimarrebbe nei


stabiliti

ziario

sioni

per le altre provincie del regno.

sardo

non

per tutelare

11

al

di

tenersi

il

al

limiti

plenipoten-

carta
in

non

guardia

della regia autorit.

modo seguente:

suo governo nel

Nel capitolo relativo

in

scrupolosamente

possibile l'interezza

ne informava

11

smilze conces-

con facile arrendevolezza, e nel porle

aveva Iralasciato

Egli

per piegalo a

erasi

una

porlofranco

di

Genova

si

cercalo di lasciar margine a tutte quelle precauzioni, che


al re

piacer di prendere.

Essendosi dovuto cedere alle

insistenze invincibili delle maggiori Potenze relalivamente


alla creazione di

una rappresentanza
annualmente

del diritto d'assentire

del
la

paese investita

riscossione delle

pubbliche imposte, erasi tuttavia conseguito

di rigettare

l'elezione popolare, e di concertar le cose in guisa tale

non compromettere mai nell'avvenire


Si poi

cercato che

il

la

da

reale podest.

passato repubblicano di

Genova

101

rimanesse persino scancellato


darsi alle

nelle

alle contestazioni e alle

correzioni,

che

il

quanto

In

marchese

gnole erasi studialo di far prevalere nel discutere

Bri-

pro-

Potenze aveano giudicalo

erano state scartate, giacch

le

sconvenevole

corso della nuova

il

il

San Marzano,

getto sardo, tutte indistintamente, scriveva

l'impedire

da

denominazioni

nuove magistrature municipali.

ammini-

strazione (17).

Spettava

comitato delle otto Potenze

al

il

compilo di

dare forma terminativa all'operato della commissione


caricata di preparare

dell'unione di Genova al

capitoli

in-

Piemonte.

Prima che per

tal

modo

tivamente decretasse sulle


chese

Brignole

tulli

un solenne

diritto

competevano

ai

in

conformit

governo n

come

tare

il

mardal

plenipoten-

annoverati
del

pubblico

Genovesi per godere d'una

esi-

dichiarava che n

popolo di Genova intendevano di accet-

giuste e legittime le determinazioni

loro riguardo,

il

dategli

ai

protesto, nel quale,

che

stenza politica indipendente e libera,


il

sua patria,

istruzioni

alle

Genova, rimise

di

rispettabilissimi

titoli

sorti della

conforme

governo provvisionale
ziari

Congresso di Vienna defini-

il

prese a

contro di essa s'appellavano a quella

eterna giustizia, che

gli

sconosciuti e deboli dove-

Stati

vano invocar senza posa e aspettare con animosa conldcnza (18).

Ma
non

gi

nuovi arbitri dell'Europa eransi abituati a

far conto dei diritti

gliati popoli. Agli


essi

erano

(17)

occhi loro,

Genova

del
IM.

conte
il

di

San Marzano sulla cessione


Vienna 2 dicembre

re di Sardegna,

1814.
(18)

era un paese di cui

diritto di conquista, e di

padroni in virt del

Rapporto generale
Genova a S.

de^li Stati di

degli Stati deboli e degli imbri-

Protesta del 9 dicembre lsl4.


cui

102

quindi disponevano a beneplacito.

neanco

pertanto del legato sardo


proi)Osla di Taileyrand

venne

gresso senz'essere inserita

chiuder

la serie

fu

La protestazione
letta,

anzi

dietro

inviala agl'archivi del Con-

protocollo

nel

che doveva

degralli relativi all'aggregazione della

repubblicana Genova agli Stati del re di Sardegna. Colai


deliberazione fu presa add 10 dicembre 181 i. In quella

conferenza dei plenipotenziari delle otto Potenze non ebbe

luogo se non
Il

discussione seguente.

la

plenipotenziario spagnuolo dichiar che, mentre egli

pure s'accordava con


tire

plenipotenziari nell'assen-

gli altri

all'immediata unione di Genova

al

Piemonte, trovavasi

tuttavia nella necessit di far ci sotto l'espressa clausola

che un

accomodamento avrebbe

tale

visorio, e

che

non s'includerebbero

in esso

tanto che

riali sin

agli interessi del

non

si

fosse

fatti

come mezzo

di

Genova

agli

di assicurare

Parma
di

(19).

A non

Labrador

fu ac-

quali per, restringen-

costituivano (20).

evento,

La segnatura

Stali

di

forze

Nell'informare
il

conte

del re di Sardegna

riposo dell'Italia, e per isla-

il

un giusto equilibrio

tal felice

prov-

feudi impe-

quanto pi poterono, decretarono l'immediata

aggregazione

bilire

di

la riserva

colla dagl'altri plenipotenziari,

dola ne'

di

convenevolmente provvisto

ramo de' Borboni

pi in lungo,

tirar le cose

la qualit

di

del protocollo

si

tra

gli

Vittorio

San Marzano

che

la

Emanuele

di

Stati

gli

scriveva:

compiuta nel modo

pi

il

favorevole alla Maest Vostra, avuto rig'uardo al presente stato


di cose.

In quest'atto, che pu considerarsi come

cessione,
esso

si

nemmeno

si

fatto

massima

rog-ito della

cenno che Genova debba servire

traccambio alla bassa Savoia;


la

il

potuto evitare l'uso del \oc(\ho\o provvisorio

si

di

in

con-

invece esplicitamente espressa

della convenevolezza d'in^^-raudire

a-li

Stati di Vostra

(19) Quinto protocollo della seduta 10 diccml)re 1814 dei plenipotenziari delie otto Potenze sogaatarie del trattato di Parigi,
(20)

Estratto del protocollo della seduta 12 dicembre 1814

103

Maest per vantag'g-iare l'equilibrio


molta utilit nei neg'oziati in corso

temporanei

Ai reggilori

il

che torner

di

(21).

Genova non rimaneva che

di

Io slerile diritto della protesta:

dignit.

italiano,

l'usarono con nobile

essi

marchese Brignole dichiar che da quell'istante

Il

in poi consideravasi

suddito fedele del re di Sardegna, e

s'impegnava a troncare ogni corrispondenza con


verno che avevalo

investito

il

go-

sua plenipotenza

della

al

Congresso (22). Add 7 gennaio del ISlalgnazioTliaondi


Revel prese possesso della Liguria

Emanuele.

11

in

nome

del re Vittorio

quale per mezzo de' suoi plenipotenziari

aveva aderito addi 17 dicembre

alla deliberazione presa

dal Congresso di Vienna sull'aggregazione della repubblica di

Genova

fermata e

che ricon-

agli Stati sardi; deliberazione,

appresso da un trattato particolare

ratificata in

Ira l'Austria, l'Inghilterra, la

Prussia e

fu poi inclusa nell'atto finale del

il

re di Sardegna,

Congresso

di

Vienna.

VI.

Il

contegno del governo inglese

narrate pratiche

verso

il

corso delle

mantenuto n leale n generoso

Genovesi. Sul conto di Beutinck, che erasi lasciato

andare a

cos larghe

dipendenza
torio

erasi

in tutto

co'

promesse

governanti

di guarentita libert e in-

temporanei di Genova, Vit-

Emanuele scriveva confidenzialmente

al fratello

suo

Cario Felice:
Bentinck, il quale tutto mutato da quello che era per lo
si mostra meco rispettoso, arrendevole quanto lo possa
essere ognuno de' miei generali. Egli poi si manifesta assai interessato per me, per il papa e per il re di Napoli. Yi assiinnanzi,

(21)

f22)

1814.

Lettera del 18 dicembre 1814.


Dispaccio San Marzauo al conte Valesia, Vienna

2-1

dicemlre


curo che con tutte
interessi

le

sue forze Bentinck travaglia pei nostri

(23).

Lord Castlereagh diceva


che nei

104

San Marzano;

al

dell'unione siavi pur quello

patti

Lasciate

dell'assenso e

del volo dei consigli provinciali per lo stabilimento nella

Liguria d'aggravii straordinari


le

apparenze, e

d'importante

a far

(2ft).

ci necessario a salvar

mostra di concedere qualche cosa

E quanto

fosse

vi

parole che lo stesso

liuona fede politica nelle seguenti


lord

e di

di lealt

Castlereagh scrivea a lord Balhurst, veda l'onesto

lettore:

Ho motivo

di sperare che,

quantunque

j:;'randemente a cuore di conservare

dente, tuttavia essi

il

Genovesi avessero

considereranno l'aguiustamento proposto

come una prova de' riguardi, che


loro Sovrano hanno avuto verso

le

Potenze d'Europa e il nuovo


ordinando loro inte-

di essi,

commerciali conformemente

ressi politici e

proprio governo indipen-

ai principii liberali.

Essi vorranno eziandio mostrarsi riconoscenti verso


liegg-ente per la protezione che

ha

loro accordato

sergli debitori di trovarsi in possesso

Nello scriver parole

il
,

principe

per es-

d'una costituzione

menzognere,

sofistiche e

il

(25).

pleni-

potenziario inglese mirava a traviar l'opinione pubblica nel

suo paese. Egli presentiva che nel parlamento britannico


sarebbesi suscitala fiera tempesta d'opposizione contro

governo per
monte.

cos

"annessione dell'innocente Genova

avvenne. La

mantenne viva

precellcvano

natali e uffizi

gioni poste in

ico)
(24)

uomini

sugli altri

pubblici.

campo

per

si

(|uali

in

ingegno

quel

con-

nobilt

Accenner qui appresso

1"

di

le ra-

dall'una e dall'altra parte de' con-

Lettera del 13 maggio ]S1 t da Genova.


Lettera San Marzano al re Vittorio Emanuele, Vienna 1"
Lettera dol

si

mescolarono, batla-

cembre 1814.
(2)

Pie-

rinnovala a intervalli,

oltre tre mesi, e vi

glieri strenui e ardenti, gli

sesso

lolla,

al

il

dicembre 1814 da Vienna.

di-


tendenti.

Gli

1U5

sostenevano che

oppositori al governo

modo

Sovrani alleati non potevano in alcun

contro di

non preesisteva n

essi

guerra. Che ove

si

esercitare

il

diritto

lo stato di

volesse aver per valido che le Potenze

aveano

continentali, le quali o tacitamente o palesamenle

riconosciuta l'unione

eziandio

buon

Genova

di

altri

Francia, potevano

alla

considerare

diritto

sudditi dell'Impero francese, e

provincia da quel

il

danni de' Genovesi, avvegnach

conquista ai

di

diritto

Genovesi

quali

come una

territorio loro

il

governo ceduta legittimamente e da

conquistata in virt di un trattato, ci non

nuUameno ammettere

in

modo

alcun

si

poteva

per l'Inghilterra.

Per essa la repubblica di Genova aveva sempre conti-

nuata a sussistere di
era

diritto, e

quindi

obbligo di considerarla

nell

governo inglese

il

come uno

Stato amico,

per alcun tempo oppresso dal nemico comune, e che tosto

dovevasi ritornare nel pieno uso de' suoi

appena

iscacciato

un

contegno

tal

all'onore e

ai

Dicevano

il

nemico dal suo


conforme

esser

al

diritti

sovrani,

territorio.

Soltanto

diritto

delle

genti,

doveri della Gran Bretagna.


ministri

loro

sostenitori

nel

dare

al-

l'Europa un nuovo assetto, essersi pensato innanzitutto a


togliere la

possibilit

avventurosamente

si

del rinnovellarsi

erano

vinti.

Gli

de' pericoli,
Alleati

quindi deliberato di ringagliardire l'Austria e

che

avevano

la Prussia,

e di fortificarle ai loro fianchi con robusti sostegni, affin-

ch rimanessero sicuri propugnacoli della pace dell Europa.

In

conformit d'un

la necessit

d'aggrandire territorialmente

litare del re di

esser

nuovo

disegno erasi

tal

Sardegna. Un

tal

modo

di

la

manifestata

potenza mi-

procedere non

nelle contrattazioni internazionali, essendoch

ne somministravano esempi

trattati

di

Vestfalia e di

Utrecht. Si volesse poi avvertire che nello stalo dell'Europa

anteriore

ai

rivolgimenti francesi inconlravasi

il

difetto

106

un'arena

gravissimo di trovare tra Francia ed Austria


aperta sempre alle loro

d'impegnare

nella necessit

Ora ad un

torio.

lotte,

tal

senza esser l'una n l'altra


la

guerra sul proprio

Piemonte, e rimedio, au menlando di potenza e


l'Olanda e

ponendo l'una e

il

terri-

inconveniente erasi rinvenuto

il

di forze

condizione di

l'altro nella

ben difendersi con mezzi proprii.

Lord Castlereagh aggiungeva che non potevasi in alcun modo ragionevolmente sostenere che il Congresso
di

Vienna non

fosse investito d'alcuna

legittima autorit

per recare mutamento nella costituzione della europea

Se un

repubblica.

alle

l'addietro

tal

principio avesse presieduto per

grandi negoziazioni diplomatiche, sarebbe

tornato impossibile al sistema della politica europea d'innoltrarsi in

un corso

vera

di successivi miglioramenti,

non avrebbe avuto

tato di Vestfalia

effetto,

convocazione d'un generale Congresso.

inutilit la

Le Potenze alleate eransi congregate


per discutere principi! morali,

ma

in

tile

alla

e alla sicurezza

felicit

compenetrale dal dovere sacro

doveri

politici,

de' quali

si

Vienna non gi

per concertarsi con


provvisioni

pratici intendimenti a stabilire efficaci


tive

trat-

il

e sarebbe una

di tutti.

rela-

Eransi sen-

compiere solenni

di

conoscevano responsali

al

cospetto del tribunale della pubblica opinione. Per isde-

bitarsene convenevolniente avevano assicurato soi)ra una

adeguala base d'ordinamento

mune

l'Europa contro

consorzio,

premunendo

generali interessi del cogli

avanzi

del sistema militare che erasi impadronito della Francia,

e contro

gli

cffelli

delle tendenze guerresche della

na-

zione francese.

coloro che

gli

chiedevano conto dei desideri! degli

Italiani, e in particolare degli sforzi fatti dai

Genovesi per

rivendicarsi in libert, Castlereagh rispondeva:

mi parlate

di ciV

Fino

al

tempo che

che

Francesi furono

mai non

cacciati d'Italia,

107

fu popolo cosi

vi

tollerante o

come mo-

cosi disposto a sottomettersi a' suoi oppressori,

strarono d'essere
si

Genova non una

gli Italiani. In

sola

mano

lev a sosteano dell'esercito inglese. Poteva ben essere

ma

quivi una generale avversione pe' Francesi,

Quella

tutto.

Genova

una

fu

ci era

e semplice dedizione

schietta

alle forze britanniche (26).

di

VII.

Il

marchese Briguole e

trovati

daccordo

da annettersi
medesimi

conte

il

nel concludere

agli Stali del re di

limili

San Marzano eransi

che

che circoscrivevano

la

il

tal

quale assegnava Genova

cevasi menzione alcuna di


Il

al

re

siffatti

di

di

LAustria

ligure.

circoscrizione,

che nell'articolo segreto del

repubblica

dei feudi imperiali

aggregati in appresso alla Repubblica

uotivo

ligure,

Sardegna, avrebbe quei

Genova nell'anno 1792, coll'aggiunta


insorse ad opporsi

territorio

il

adducendo per

trattato

di

Parigi,

non

Sardegna,

fa-

feudi (27).

plenipotenziario sardo rappresent, che

degna aveva su quei feudi antichi

il

diritti, ai

re di Sar-

quali

non

avea mai rinunziato, mentre che limperatore d'Austria


erasi pei trattali di
di tutte le

simi paesi.

in

Ts

fissato

Italia,

di Luneville spoglialo

ragioni, che potevano competergli sui

il

e pi

mede-

egH poteva addurre d'esser tornato nel

possesso dei ceduti

aveva

Campoformio e

diritti,

Po a

non

perocch

il

trattalo di Parigi

limite de' possedimenti


erasi

austriaci

richiamalo in vita limpero

germanico. E come poi presupporre ragionevolmente che

(26)
(27)

1814.

Hansard's'Parliamentai-y Debates, toI. xxis, xxx.


Dispaccio San Marzano al conte Valesia, Vienna 24 novembre

non dovessero correr

(juei feudi

ligure,

vano

1U8

mentre

a porlo

la sorte della

Repubblica

erano incastrati nel suo territorio, e servi-

comunicazione con

in

gli antichi Stali

del

re di Sardegna? (28)
principe di .Mettcrnich lasci

11

intendere che

netto di Vienna accomoderebbesi bens a

con qualche compenso,

il

immobile

stette

gabi-

tal partito,

quale polrebb'essere

all'Austria della strada del Sempione.

il

11

la

ma

cessione

San Marzano

sul diniego, e l'opposizione austriaca

da

questo lato sfum da se medesima (29).


Al contrario, fino al chiudersi del Congresso

tenne

ostinata quella

Spagna.

della

11

si

man-

plenipotenziario

Labrador, sostenendo ne' suoi protesti che prima di far

donazione conveniva soddisfare


l'assenso

proprii creditori,

suo governo alla definitiva

del

neg

aggregazione

dei paesi denominati feudi imperiali, e antecedentemente

annessi alla Repubblica ligure, al regno di Sardegna, decretata dal Congresso

il

29 marzo 1815

(30).

Vili.

maneggi

Francesco

segreti della Corte di

-d'Este per ispogliare

della regia eredit,

gnate dal re Luigi XVllI

(28)

Nota

il

ai

Laonde

le

ai

Borboni

istruzioni conse-

j)lenipotenziari francesi con-

paragrafo seguente:

del

San Marzano

ai

segnalarle del trattato di Parigi,


(29)

ramo Savoia-Carignano

non erano rimasti occulti

di Napoli e di Francia (31).

tenevano

il

Vienna e dell'arciduca

Lettera San Marzano

al re

plenipotenziari delle otto Potenze


"J'2

novembre

1814.

Vittorio Emanuele, Vienna 23 gen^

naio 181o.
(30)

I^rotocollo

della

conl'ercnza particolare

unione deliuitiva ecc., 29 marzo 1815.


(31) Dispaccio in cifra del marchese di Nizza
priola a Pietroburgo, Palermo 4 aprile 1811.

per trattare
al

della

duca Serra Ca-

109

Relativamente al diritto di successione della Casa di Savoia,


verisimilmente non potrebbero insorg-er dubbi se l'Austria, la
quale mira a possedere o direttamente o per mezzo de' suoi

non fosse
non avesse g-i

arciduchi tutta la parte settentrionale dell'Italia

punto interessata a

sollevarli, e se per ci fare

il pretesto nel matrimonio dell'arciduca Francesco con


maggiore del re Vittorio Emanuele.
Alla Corte di Vienna baster dare la qualificazione di di-

in pronto
la figlia

alle pretese

ritti

che l'arciduca Francesco o sospinto da

per volont propria porr fuori

essa

per arrogarsi poi il diritto


con la forza delle armi. Conse-

di sostenere tali pretensioni

ma

guentemente torna non savio consiglio,

necessario d'ovviare

a tutto ci, mettendo al coperto d"ogni contestazione

successorio della Casa di Carignano per

il

diritto

un riconoscimento che

tolga ogni litigio (32).

come

In conformit di queste istruzioni, Talleyrand,


fu in Vienna,

che

non tard a tasteggiar

gabinetto di Vienna cercava che

il

terreno; e visto

il

Congresso non

il

prendesse alcun pensiero del diritto successorio della

si

Casa di Carignano,
seguente:

egli

tenne

E bene che

io

mio signore, considera

re,

Sardegna un
Vittorio

San Marzano

al

la

ponga

vi

parte

successione

al

Se

in

affare d'interesse europeo.

Emanuele

discorso

il

che

fatti

e l'augusto suo fratello dovessero

il

potrebbe allarmare

pretensione d'unire

corona

della

di

re

mo-

rire senza prole maschile, l'Austria


gli Stati

il

trono di

la

Sardegna a

d'un principe della sua casa: ci indubitatamente

quelli

susciterebbe una guerra europea. Importa quindi anti-

vedere, per salvar l'Europa da una nuova perturbazione.


D'altra
fra

il

parte corre per

la

Francia un

cooperare all'aggrandimento degli

Casa di Savoia dietro

la

certezza

possederli nell'avvenire, e

il

grande
Stati

(32)

Istruzioni del re Luigi

della real

che essa continuer a

far ci nella previsione del-

l'eventualit di vederli passare in dizione d'un

settembre 18M.

divario

XVIII

alla

arciduca

sua ambasciata a Vienna,


austriaco.

mi tenete un

perch, chiese

tal

discorso?

quando

noi sappiamo che,

l'arciduca Francesco,

genza (33).

110

plenipotenziario sardo,

il

Perch, riprese Talleyrand,

fu negoziato

il

matrimonio del-

fece assegnamento su tal contin-

si

Castlercagh mostr di nutrire

sospetti,

stessi

gli

che

forse erangli stati messi in capo dal plenipotenziario francese.

Ma comunque

ci fosse, egli certo

che

il

ministro

inglese vi ferm sopra l'attenzione sua al segno da manifestare al

San Marza no

convenevolezza di prender

la

buona opportunit dell'unione

di

Genova

determinare di nuovo e nei modi

al

pi certi l'ordine di

successione alla eredit della Gasa Savoia

Messo

in

Marzano ne

da

grave pensiero
scrisse al re,

(3^t).

ragionamenti

tali

quale fece

il

la

Piemonte per

San

seguente risposta

la

Noi siamo risoluti di far agg-lungere ai trattati che regoleranno l'acquisto de' possessi che ci verranno assegnati, la
,

mantenimento dell'ordine di successione, menzionato nel trattato di Utrecht relativamente alla corona di Sicilia.
Tuttavia se, lasciando travedere alla Casa d'Austria la probahilit di conservare alle femmine il diritto successorio in mancanza di discendenza mascolina per parte nostra e di nostro fraclausola del

tello,

negli Stati di cui

potremmo

essere aggranditi in

Lom-

gabinetto di Vienna pi arrendevole, noi


siamo disposti ad alterare per cotesti Stati l'ordine antico di sucbardia,

si

trovasse

il

cessione. Noi incarichiamo


le

il

conte di Valesia d'inviarvi tutte

nozioni relative a tal argomento, che

si

potranno rinvenire

nei trattati antecedentemente stipulati. In ogni

grandimenti

modo,

se ag-

dovessero assolutamente collegare alla


accettazione d'un diverso ordine di successione, noi punto non
ci

vistosi si

rifiuteremo ad accettare siffatte proposte (35).

(33)

Lettera San Marzano

ottobre 1814.
(34) Lettera San Marzano

al

re

al re

tobre 1814.
(35) Lettera del re Vittorio
Torino S ottobre 1814.

Vittorio

Vittorio

Emanuele

Emanuele

Vienna 4

Emanuele, Vienna 20
al

ot-

conte di San Marzano,

Ili

uu modo o nellaltro dal-

desiderio di sfu2;2;ire in

Il

l'austriaco patronato, e l'ambizione di

maggior potentato

di

soli

prendere

posto

il

avevano indotto

gli

speranza di far sua

la

suoi ministri facolt

bella

Lombardia. Invece

re

piena di prendere tutte

lasci ai

le migliori

cautele onde porre al sicuro d'ogni ventura insidia

che

ritti,

il

Emanuele ad abbracciare tali propositi. Egli inabbandon pienamente come vide dileguata la

Vittorio
fatti

italiano,,

corona

alla

Sardegna competevano

di

al

di-

raaio

Savoia-Carignano. Qui debito della storia aggiungere

che

il

conte di Yalesia,

il

quale presiedeva

esteri, e nutriva

degli affari

forti

ambizioni del duca di Modena

perch ci

si

caric pertanto
e

il

il

(36), pose

pione

tal

e sicuri. Egli in-

diritto.

iscritto fuori

Effettivamente

da quell'eruditissimo uomo ch'egli

una memoria,
cessione a

occulte

maggior zelo

il

Galeani Napione di Cocconato

conte

conte Prospero Balbo a porre per

contestazione un

dicastero

sulle

sospetti

modi pi pronti

facesse ne'

al

il

d'ogni

conte Na-

era, scrisse

nella quale chiarivasi che l'ordine di suc-

norma

della

legge salica trovavasi

stabilito

negli Stati de' conti di Savoia fin dal secolo xiv; e poich
tal

ordine di successione per un lungo corso di secoli

erasi serbato inalterato nella

riconosciuto dalle

Casa di Savoia, ed era stato

altre famiglie

sovrane, cos potevasi

concludere che esso da secoli faceva parte integrale del


diritto

pubblico europeo: laonde egli conchiudeva che

giustizia,
d'Italia

non meno che

la

la

presente e ventura tranquillit

imperiosamente reclamavano che nel nuovo assetto

europeo

tal

ordine

di

successione

fosse

proclamato, e gelosamente custodito (37).

solennemente
Il

conte Balbo,

Dispaccio Valesia al San Marzano, Torino 24 agosto 1814.


Memoria del conte Galeani Xapione di Cocconato relativa
alle Legge salica, Torino 17 ottobre 1814.
(36)

(37)


noia li

gli slessi

clie colai

nuovi,

falli,

112

aggiungeva che

legge serbasse intera

erano passali

([uali

in

la

erasi porfin volulo

sua forza negli

dominio

Siali

Casa Savoia per

di

femminea credila (38).


Nell'inviarc

tali

appunti

Valesia calorosamente

al

San Marzano

sliinolavalo

ministro

il

a meltere

sicuro

al

d'ogni ventura contestazione lordine di successione alla

corona di Sardegna, ove di nuovo tornassero


antecedenti

dubbii e

le

in

campo

supposizioni manifestate

Effettivamente Talleyrand vi torn sopra, e


ziario sardo gli pot rispondere:

Ma

il

gii

(39).

plenipoten-

questo un aliare,

quale non pu incontrar difficolt alcuna, avvegnach

il

potr

si

ridurre a compimento in conformila de' vostri

desideri!.

N sono

cese, per

il

lieto,

il

legato fran-

vostro re, essendo che dietro tale assicura-

zione mi torner pi facile

Del pari

riprese a dire

ne godo per

il

di

giovare

a'

mio signore,

suoi interessi.

quale

il

colloca

tal

faccenda fra quelle, su cui debbo maggiormente star

in

guardia.

di

Egli

infatti

trovasi

informato che

Vienna desidera che nel Congresso non

si

la

faccia

Corte

men-

zione alcuna dell'ordine di successione della Casa Savoia:


ci prova che essa calcola di potere in

qualche prevedi-

bile occorrenza avvantaggiarsi di sifltlo silenzio (^lO).

Affinch

tal

cosa non dovesse effettuarsi, il plenipotenzia-

rio francese, accordatosi

preventivamente con

il

conte San

Marzano, chiese formalmente che, in conformit di quanto


erasi praticalo negli anlecedenli trattali,

dio in quello relativo

(38)

Memoria

ali

si

stipulasse ezian-

unione di Genova agli

del conte Prospero Balbo sopra

il

Slati sardi

diritto eventuale

della Casa Savoia-Carignano alla successione della corona di Sar-

degna, Torino IG ottobre 1814.


(39) Dispaccio al San Marzano del 18 ottobre 1814.
(40)

Lettera San

tobre 1814.

Marzano

al re

Vittorio

Emanuele, Vienna 22

ot-


il

modo

lereagh

un

113

di successione all'eredit loro. Nesselrode e Cast-

mostrarono non solo volenterosi neU'acceltare

si

ma

tal partilo,

marrebbero

dichiararono che

una sola via

Metternich non rimaneva aperta che

di cui

e schiettezza,

lealt

di

quella ingannevole

ed egli v'entr con

sapeva

strevolmente far uso ogniqualvolta trattavasi

avea su ci obbiezioni
convenevole
cluse

non

il

la

sua

di

modo

la

Casa Savoia

(^2).

sopra un

mistero potevano

argomento

su

cui covava

ci

Casa

Carignano

di

la

nell'atto finale del

quelli di sua

il

tenta-

comune

tal

accordo, che

di

Gli Stali,

Genova

maest

il

re

di

che hanno composto

sono riuniti

in

maschio

in

la

perpetuo a

Sardegna, per essere con

questi posseduti da essa in tutta sovranit, propriet


eredit, di

materia.

Congresso verrebbe inserto un articolo

del tenore seguente:


gi repubblica

senti-

regia eredit

toccher tornar a suo luogo su

Frattanto rimase allora stabilito di

(42)

ma-

da' suoi alleati.

per questo essa doveva smetter del tutto

tivo di togliere alla

(41)

le

Per

Corte di Vienna a non ismascherare disegni,

affatto opposti a quelli manifestati

laonde

per cui

trov costretta a fingere la pi spontanea arren-

si

devolezza

Ma non

dall'eredit regia

quali unicamente all'ombra del

turare,

menti

con-

si

ebbero occulti intendimenti, e ben conoscevasi

si

donne rimangono escluse

Quando

l'arciduca Francesco,

altezza

lordine di successione della

tal

maesimu-

che anzi trovava assai

fare,

proposta riconfermazione.

matrimonio

di

limperatore suo signore non

Disse pertanto che

lare.

ri-

soddisfatti (^1). Di fronte a siffatte dichiara-

zioni, al principe di

apparenza

loro Sovrani ne

ed

maschio per ordine di priraoge-

Protocollo della coufereuza particolare del 12 novembre 1814.


Lettera San Marzano al re Vittorio Emanuele, Vienna 15

novembre

1814.

Bianchi, Storia

Docum.

nitura nelle

due branche

114

della Casa, cio la branca regia

branca di Savoia-Carignano.
Il

San Marzano,

di ci

Emanuele

nel ragguagliare Vittorio

che nel Congresso erasi deliberalo

ordine alla

in

successione della corona di Sardegna, scriveva;


Nella parte dell'articolo che concerne l'eredit,
l'espressione alV esclusioie delle femmine^ perch

si

omraessa

non ne risultava

alcun vantaggio relativamente all'ordine di successione, a sufi


maschi dei due rami invece ove
due branche venissero ad estinguersi completamente, si potrebbe dietro tal clausola metter in discussione anche il diritto
successore dei figli maschi dalle femmine pi prossime di consanguineit. Anzich poi citare i trattati di Utrecht e della

ficienza stabilito per tutti

le

Quadruplice Alleanza, si sono indicati


nere per non comprenderli tutti (43).

diversi trattati in ge-

IX.

11 filo

del racconto

ci

conduce a richiamar

l'attenzione

del lettore sopra un'altra austriaca insidia a' danni della

Gasa Savoia. Visto che tornava impossibile

di spogliarla

del Novarese, avvantaggiandosi dell'assenso della Russia,


il

principe di Metternich

riuscita.

Corte di Torino, cosi a saggiarle tenne

le intenzioni della
al

rivolse a tentar altri mezzi di

si

E poich convenivagli primieramente esplorare

San Marzano

discorso seguente:

il

massima confidenza manifestarvi uno

Debbo

de' maggiori

conia
desi-

derii dcliinperatore signor mio. Egli desidera dal re di

Sardegna
la

la

retrocessione di quella porzione del Novarese,

quale comprende

d'Arena.
fuori

da

tal

di parlarne,

(43)

Il

la strada del

discorso

col

dire, che

non avendo su

Rapporto

Sempione

fin

alla citt

plenipotenziario sardo credette di guizzar

del 6

dicembre

a lui era interdetto

ci istruzione

181 i,

alcuna.

Ma

il

115

a qualche

cancelliere imperiale, che pur voleva riuscire

Ben

cosa di sodo, replic:


di ci sollanto

ma

lo so;

io

per mettervi in grado di

desiderio dell'imperatore

vostro re.

al

v'ho parlalo

manifestare

Una

risposta

recisamente negativa sarebbe riuscita di troppo rischio.

San Marzano quindi, con


proprie, rispose

non sarebbesi

la destrezza

Vienna desiderava

il

il

re di

Sardegna

a tutto quanto poteva

d'assentire

meglio convenire alla difesa


di

dell'Italia.

Se per

la

Sicuramente,

gl'interessi della

ogni

far

pos-

sforzo

per tutelare

Sardegna {hk).

Vedendo Metternich che


servavasi

lo

rispose Metternich: voi dovete

certo che l'Austria

esser

Corte

possesso delTalto Novarese, doveva

pensare a trovar un degno contraccambio per chi


sedeva.

Il

e abilit che erangli

che sicuramente

rifiutalo

il

resto a

il

plenipotenziario sardo con-

qualunque entratura

in

negozio,

tal

perch privo delle necessarie istruzioni, com'egli sempre

adduceva,

non

si

in

un susseguente colloquio

gli

disse:

Ma

vuol punto, che voi prendiate alcun formale im-

pegno a sottoscrivere

la

cessione del territorio desiderato

dall'imperatore. Per ora noi


dichiariate disposto a

ci

teniamo conlenti a che

negoziare. Se voi assentite,

vi

vi

do

formale guarentigia che cesser ogni opposizione per parie


dell'Austria alTimmediata annessione de" feudi imperiali
agli Stati sardi, e

che

di pi

penso di vostro aggradimento (^5).


11

plenipotenziario sardo non

senza gravi pericoli a


in

effetto

fronte

tuttavia sospeso

(44) Lettera San Marzano


dicembre 1814.
(45) Lettera San Marzano al

bre 1814.

al

il

un com-

noi vi troveremo

di

poteva restar immobile


siffatte

insistenze.

Era

negoziato relativo a Genova.

re Vittorio

re Vittorio

Emanuele

Emanuele

del

Vienna 6
18 dicem-

Il

116

marchese Brignole maneggiavasi a

clientela

far

nella

Corte di Vienna. L'Inghilterra lasciavasi tener serrata fra


le

braccia dcirAustria prediletta. La Francia e la Spagna

davano chiaramente a vedere

di cercar intoppi allo scio-

glimento delle altre questioni italiane, fino a tanto che

non

si

Parma

sicuro gli interessi dei Borboni

trovassero al
e di Sicilia.

Ma

di

se da questo lato lo stalo presente

delle cose consigliava la

massima circospezione,

parte poteva tornar pericoloso l'accudire a

che presentavasi contrario

agli interessi

d'altra

un negoziato

permanenti della

politica piemontese.

Attanagliato

Marzano
tosto a

si

fra

difficolt

tali

opposte,

il

conte San

badando

pose per una via di mezzo,

piut-

guadagnar tempo, che ad incamminarsi a conclu-

sione alcuna. Per egli indirizz una lettera confidenziale


al

principe di Metternich, nella quale avvertivalo ch'egli

impegnavasi a intavolare sub sperati un negoziato


vandosi di chiedere

la

necessaria

durlo a termine. Doversi

tal

plenipotenza per con-

negoziato intendere diretto a

venire ad una conclusione relativamente


riali,

che erano

slati

ai feudi

impe-

annessi alla Repubblica ligure. Tut-

tavia nel trallalo porrebbesi in valutazione


nifestato

riser-

il

desiderio

ma-

dall'imperatore d'Austria di venire nel possesso

dell'alto Novarese. Frattanto

come preliminare

allo stesso

negoziato, e senza che importasse onere alcuno, la Sar-

degna chiedeva l'immediato sgombro delle truppe


che dal Piemonte,

la

austria-

formale promessa per parte del

gabinetto di Vienna di tenersi lontano da qualsivoglia


altra

domanda

fine

in

Genova e

(46)

di cessione territoriale alla Corte di Torino,

Pimmediata aggregazione

Lettera San Marzano

rembro

agli

Stati

sardi

di

de' feudi imperiali [h6).

1814.

al

principe di Meltoruich, Vienna 8 di-

Vittorio

117

Emanuele ragguagliato

di ci, scrisse

al

San

Marzano ne'sensi seguenti:


L'offerta che l'Austria ci fa di volersi incaricare della difesa
di

una

delle parti d'Italia, a parer nostro, assai fraudolenta,

giacch la domanda che ci fa dell'alto Novarese, ove non dinon varrebbe in nulla alla futura
pendesse da altre rag-ioni
quiete della penisola. Se in effetto si voglia presupporre in noi
,

il

proposito di lasciar libero l'ingresso ai Francesi, l'Austria,

anche possedendo la strada del Sempione, gli avrebbe ugualmente di fronte nelle pianure lombarde. Che se si dubitasse
non della volont nostra ma delle nostre forze noi possiamo
,

far valere

il

vantag-gio che

ai nostri Stati

quale

la

ci

vien fatto dall'unione di

mentre

ci libera dalla

Genova

sorveglianza

degli sbocchi degli Appennini,

ci

dere quei varchi che

mostrarono sempre di
pu ugualmente affermare delle

saper contrastare

il

le

ringag-liardisce poi per difen-

nostre truppe

che non

si

milizie austriache.

Ben lungi pertanto che

l'Italia

abbia a temere del veder

quella porzione delle sue naturali difese affidata alle nostre forze,
si pu trovar argomento d'inquietudine nello scorgere che una parte rimanga assegnata alle truppe austriache.
Che se una tale cessione di territorio per lo meno sarebbe

piuttosto

inutile a migliorar

il

sistema della difesa delle Alpi, invece

ri-

sulterebbe manifestamente dannosa alla nostra sicurezza di fronte


all'Austria. Collocati tra due grandi Potenze, noi dobbiamo con

ogni diligenza apprezzare tutto ci che pu giovarci a difenderci contro le aggressioni loro.

Senza fermarci sulla considerazione dell'aumento territoriale


che l'attuamento di un tal progetto recherebbe all'Austria,
vi sarebbe l'irreparabile danno di lasciar libero a questa Potenza il passaggio del Ticino. I vantaggi che d'altra parte
risulteranno al commercio dal possesso per parte di un solo governo della strada che dal Yalese corre a Genova, ci conduce
nel deliberato proposito di opporci fino all'ultimo termine del
possibile ad assentire alla fattaci proposta. Noi desideriamo che
voi poniate in cotesta pratica tutta quella occulata ostinazione

che la vostra prudenza

vi consiglier.

Se

il

negoziato volgesse

al disperato,

cercherete di trovar un ultimo riparo col cedere

alla Svizzera

una porzione del Chiablese per guadagnarvi

l'appoggio dell'Inghilterra. Che se


assentire, concederete

il

si

cos

presenti la necessit di

richiesto territorio a

sforzandovi di salvarci, almeno possibilmente,

palmo a palmo,
fili pi vantag-

118 -^

giosi alla nostra difesa militare. In ogni caso,

prima

di

venire

a qualche conclusione, interrogherete la nostra volont.

Frattanto noi crediamo di poter esigere, anzi vogliamo che

non

entriate in negoziato alcuno, se

prima

non

gli Stati nostri

un
ammesso che conviene esser liberi per
negoziare. Ponete tal clausola come condizione svie qua non.
Noi preferiamo il malumore dell'Austria al trovarci forzati a
siano compiutamente sgombri da truppe austriache. Egli

principio generalmente

riceverne vergognosamente la legge. Voi non lascierete igno-

un modo

rare le afflizioni da noi provate per


ributtante.

cipe Metternich

di

conservare

buona occasione per informare


e

procedere cos

di

dispetto delle raccomandazioni fattevi dal prinil

di

segreto
voi studiate ogni
questo affare lord Castlereagh
,

plenipotenziarii russi e prussiani (47).

Ma

gi

il

dentellato

principe iMellernich

negoziato,

a questo

a porre

cui

un primo ad-

desiderava dar tosto

un regolare andamento, aveva risposto per mezzo d'una


ufficiale alla

nota

sovramenzionata

mente

scrittagli dal

usato

da

lui

lettera

conte di San Marzano.

confidenzial11

linguaggio

era cosi artifiziato da lasciar presupporre

che vi covasse sotto qualche bieco intendimento {hS).


Passato

del segreto

steri

esiziale.

il

tempo

una pratica

e,

tener

adduceva per esser

Sempione, era quella

le

nei mifarsi

a por-

me-

austriache brame, ave-

che una delle ragioni che


fatta

di potere

facilit in Francia,

padrona della strada del

ad ogni occorrenza entrare

dove, essa diceva,

Borboni era gi vacillante (U9). Eguali


ticati

avvolto

che minacciava di

raccontatogli ogni cosa per

vagli sussurrato alTorecchio

con

impegnarlo ad osteggiare

l'Austria

di

San Marzano non aveva quindi indugiato

da Talleyrand,

tarsi

glio

era pertanto

il

uffici

trono dei

furono pra-

dal [)lenipotenziario sardo presso Capodistria

e Ca-

(47) Lettera del re Vittorio Emanuele ai coute di San Marzano,


Torino 4 gennaio 1815.
(48) Nota Metternich del 9 dicembre 1814.
(49) Disiiaccio San Marzano al conte di Valesia. Vienna 9 gennaio

1815.

stlereagh;

ai

119

un me-

quali di pi egli aveva consegnalo

moriale, ove dimostravasi con sode ragioni che

Sempione, considerata sotto l'aspetto militare

del

ralmente apparteneva

Gli

effetti

di

seconda delle

Lombardia

speranze del

manifestarono

si

plenipotenziario

mostr unanime l'opinione nei ministri

stria

natu-

(oO).

questa propalazione

da

tentati sull'opposizione

sistema di difesa del Piemonte,

al

anzi che a quello della

strada

la

farsi alle

sardo.

n
Si

de' maggiori po-

pretensioni dell'Au-

relativamente all'alto Novarese. In vista di che

il

principe di Metternich, sempre uguale a se stesso e sem-

modo

pre fermo nel suo

Marzano,

eli disse,

incontrato

procedere,,

di

affettando

la

la

strada del

tasse piuttosto al sistema difensivo della

che

vostre ragioni

le

Ebbene

io

la

di

re di

Sempione

spet-

Lombardia. Sento
il

contrario.

quale certo

il

maggiore benevoglienza (ol).

Qui s'arrestarono

Congresso

al

supporre

farebbero

riporter all'imperatore,

le

esaminer con

tentativi

San

mas^iore arrendevolezza:

L'imperatore aveva chiesto Talto Novarese

Sardegna, giudicando che

il

praticati

le

dall'Austria nel

Vienna per isvellere dai dominii della Casa

Savoia una porzione di territorio, che tornava indispensabile

tutelarne

l'indipendenza

territoriale

dal

lato

d'Italia.

mette

pieno giorno l'insaziabile avidit del gabinetto

di

in

La domanda

Vienna (52)

di Valesia.

per

altri

aveva

della

scritto al

E che realmente

cessione

del Novarese

San Marzano

cos fosse,

il

il

lettore lo

conte

vedr

susseguenti tentativi.

(50) Osservazioni sulla questione se il passaggio del Sempione appartenga naturalmente al sistema militare del Piemonte o a quello
dell'Austria, Vienna 18 gennaio 1815.
(51) Dispaccio San Marzano al conte di Valesia, Vienna 25 gennaio 1815.
(52) Dispaccio del 24 agosto 1814.


120

X.

mai

Insisteva piucch
gli

Emanuele

re Vittorio

il

Ma

sgombrassero dal Piemonte.

Austriaci

affinch

non

ci

tornava a grado del gabinetto di Vienna; laonde, usato

che ebbe a sovrabbondanza


di

Melternich s'appigli

quindi

Portatosi

in

Conte

un segnalato

potete rendere

pregando e supplicando

il

di

servizio

principe

San Marzano, voi

buona causa,

alla

re vostro signore, eziandio in


sul soggiorno

dell'imperatore, a pazientare

nostre truppe ne' suoi Stati fino

delle

termine del Congresso.

al

siamo

in termini d'amicizia colla Francia;

necessario

che essa non abbia alcun raggio

Egli vero che


tuttavia

il

persona dal plenipotenziario sardo,

gli favell in questi sensi

nome

le tergiversazioni,

sistema delle amorevolezze.

al

di

speranza di poter esercitare

tal fine

serve mirabilmente

alcuna.

in Italia influenza

la

permanenza delle truppe

imperiali negli Stati del re di Sardegna. Inoltre esse gio-

vano

a tener a

segno

cervelli

riscaldati

degl'Italiani,

quali vivono sempre speranzosi di novit, facendo speciale

assegnamento

sulla poca solidezza che presenta

il

governo

de' Horboni in Francia (53).

Ragguagliato di
al

San Marzano:

nich che

il

tal

discorso

ministro Valesia, scrisse

il

Farete sentire

contegno del re,

indipendente sovranit,

al

principe di Metter-

riguardi dovuti alla sua

riguardi

che non

si

cessa di

umiliare e di compromettere, s'associano ai bisogni delle


finanze

per

opporsi

che

si

debba aspettare

mino del Congresso per

effettuare lo

tante volte

L'argomento posto

sollecitato.

(53) Dispaccio San Marzano


naio 1815.

al

conte

di

sgombro da

Valesia,

in

il

ter-

noi

campo

le

dal

Vienna 25 gen-


principe di

che

Metternich, per esser valido, bisognerebbe

scompagnato dall'abuso della

presentasse

si

avvegnach

121

ove avvi violenza, non

vi

forza,

sono amici n

alleali (d^).

Realmente
vava

le

soggiorno delle truppe austriache aggra-

il

regie finanze dell'enorme peso di trecentomila

per ogni mese.

lire italiane

Il

contegno inoltre tenuto dai

generali austriaci, riusciva oltraggioso al governo del re.


In tal proposito

vegga

si

in quali sensi

il

conte di Valesia

San Marzano:

scrivesse al

Per quanto non siasi mai potuto dubitare rispetto ai sentimenti nutriti dal generale Bubna sul conto di 8ua Maest, del
suo governo e del nostro paese, tuttavia, pur cercando di farci
ogni male possibile
fino ad ora egli aveva salvato almeno
le apparenze. Ma compiuta l'unione di Genova, che il generale
Bubna mediante le sue relazioni confidava d'impedire, egli si
,

manifestato furioso contro tal atto del Congresso.

Trovandosi
ultimamente a pranzo in compagnia del signor Hill Bubna
entrato in un corso di parole gravissime contro il re, il nostro
esercito e la nostra nobilt, che egli ha indegnamente accusato
di parteggiar tutta pei Francesi
e di esser disposta a tradire il re. Egli ha aggiunto che si credeva in dovere di far
comprendere al principe di Metternich che la forza era il solo
buon espediente per assicurarsi del contegno della Corte di
,

Torino.

L'Eccellenza Vostra potr giudicare di qual violenza debbano


essere stati

che

discorsi tenuti

dal generale

Hill s' creduto in debito di

Bubna

darmene avviso

all'intendere

confidenziale.

I fatti inoltre corrispondono alle parole. Ho dovuto sospendere


pubblicazione dell'almanacco della citt d'Alessandria, giacch
egh pretendeva che il generale Klopstain vi fosse indicato come

la

il

comandante

Provana rimanesse
Del
generale Bubna arbitrariamente impedisce ai Genovesi
della cittadella, e al cavaliere

riservato soltanto
pari

il

di proseguire

il

(55)

titolo di

comandante

della provincia.

loro viaggio alla volta di Torino (55).

Frattanto che

(54)

il

generali austriaci in

Dispaccio del 24 febbraio 1815..


Dispaccio del 24 gennaio 1824,

tal

modo prepo-

tentavano in Piemonte, e
terfugi per

non assentire a che

dagli Stati sardi,

sue truppe partissero

terribili

le gioie de'

della fuga

le notizie

le

improvvise e

pragiungevano a turbar
ropa

Corte di Vienna cercava sut-

la

di

come

folgori so-

nuovi arbitri dell'Eu-

Napoleone dall'Elba, e del

suo incamminarsi trionfale alla volta di Parigi per

rifarsi

imperatore. Ai negoziati successero quindi immantinente le


armi.

Ad

esse, solo tra

Sardegna die
guerra

ai re

di

piglio

ristaurali principi italiani,

per

antichi contro

il

farsi

compagno

ne'

impera tor

rialzatosi

re di

il

campi

di

di ventura.

Questa pronta e ben accolta compartecipazione spiacqu

grandemente

che avrebbe desiderato che

all'Austria,

quella nuova lotta

il

re di

Sardegna

si

inerme, affine di potersi vantaggiar su di


negoziati di pace.

meno

il

Ma pur importando

passo a compiere

buona riputazione
Berlino,

il

falli

verno

Le

di

in pari

nuovi

d'inciampargli al-

di rilievo, e di guastargli la

gabinetto di Vienna

monte (56), e

lui ne'

nel concetto delle Corti di

ciamenti d'ogni sorta agli

in

mostrasse mogio e

si

Londra

e di

die a suscitare intral-

apparecchi guerreschi del Pie-

tempo

chiamare

in

colpa

Torino dei ritardati appresti di difesa in

il

go-

Italia (57).

austriache perfidie o prepotenze in quei giorni sorpas-

sarono veramente ogni misura.

veva

al

San Marzano

11

conte di Valesia scri-

Gli Austriaci ostentano nel modo il pi manifesto di lasciarci


nel pi profondo abbandono. Io sono nella persuasione che essi
si comportano cos per forzarci a comperare con un prezzo ter-

Sua Maest
buona fede. Essi

re

ha

ribile gli aiuti loro.

il

fidare della loro

esig-ono

tutti

da noi

motivi per diftutti

cannoni

che sono necessarii alla difesa d'Alessandria per trasportarli


a Piacenza. Di pi il conte Bubna pretende l'immediato atter,

(56)

(57)

1815.

Dispaccio del conte d'Agli, Londra 8 aprile 1815.


Dispaccio del conte Valesia al San Marzano, Torino 14 aprile

123

ramento d'una porzione dei fortilizi! della citt d'Alessandria,


pretestando che sono dannosi alla difesa della cittadella.
Debbo assicurare Vostra Eccellenza che n il tempo n le
circostanze hanno per nulla cangiato l'indole della politica del
Gabinetto di Vienna a nostro riguardo. Il silenzio assoluto dei
generali austriaci verso di noi dopo tutti gli avvenimenti oc-

che

corsi, le scarse notizie

in

preda

alla

somministrano, in una parola

essi ci

quella specie di nullit in che

lasciano, mette gli animi nostri

ci

maggiore inquietudine

(58).

Tuttavia, a dispetto dell'Austria,

invadendo

delle sue forze

mente

contro

in lizza

la

Sardegna
entr

Delfinato.

il

capo

onorata-

nemico comune. Vittoriosa

il

suoi alleati in quella breve lotta, la Corte di

coi

Vienna tent

d'abusare della buona fortuna proponendo alla Russia,


Prussia e all'Inghilterra l'annichilamento perpetuo

alla

della potenza della Francia collo spezzarne l'unit nazionale.

Era

pi

il

padronanza

sicuro

modo

Ben

dell'Italia.

di

l'assoluta

assicurarsi

comprese

lo

Vittorio

re

il

Emanuele; laonde con affannosa sollecitudine

scrisse al

conte Thaon di Revel, che aveva inviato in Parigi presso


i

monarchi confederati:

Lo

spartimento della Francia

sarebbe veramente una grande disgrazia per noi e per


ritalia. giacch,

ove avvenisse, non troverebbesi pi alcun

contrappeso alle

prepotenze dell'Austria.

ringagliardite dal soffio della

buona

per l'appunto allora a

nuovo

che

il

farsi di

Le

quali,

fortuna, tornavano
rigogliose in

conte di Revel avvisava da Parigi che

il

Metlernich era tornato in suH'insistere perch

modo,

principe di
l'alto

Nova-

rese passasse in dizione dell'imperatore (o9). L'intromes-

sione benevola della Russia valse un'altra volta a salvare

quel territorio

alla

Casa di Savoia.

le sollecitazioni dello

Ma

riuscirono inefficaci

czar Alessandro, accoppiate ai pi

Dispaccio del 16 aprile 1815.


Dispaccio del conte Tahon
agosto 1815.
(58)
(.59)

di

Revel

al

Valesia, Parigi

26


risentiti

124

reclami del re Vittorio Emanuele, per indurre

la

Corte di Vienna a indilatamente ritirare dal Piemonte le


proprie truppe. Queste erano
di

buona fede

in

quei

Savoia

le

continuate testimonianze

e di sincera alleanza,

che l'Austria dava

d'europeo ricomponimento

^iorni

alla

Casa

di

XI.

monarchi

alleati,

stando in Parigi, avevano decretato

l'aggregazione della repubblica di Ginevra alla Confede-

Ma

razione svizzera.

direttamente con
dosi

da un

Iato

il

il

il

cantone di Ginevra non comunicava

maggior Corpo

elvetico, interponen-

paese di Gex rimasto in propriet della

Francia, e dall'altro lato una porzione di quella parte


della Savoia che

non era

seguentemente

deputati ginevrini

al

stata

tolta alla
si

Sardegna. Con-

fecero a chiedere

Congresso un adeguato ingrandimento

territoriale,

il

quale togliesse un inconveniente cosi dannoso, e meglio


assicurasse la difesa delle frontiere della Confederazione.

La Russia e

domande
Mentre

vivamente appoggiavano

l'Inghilterra

(ali

(GO).
il

cedere per

la

Sardegna appariva necessario,

(ornava per gravido di futuri pericoli in vista dell'av-

venuta perdita anteriore d'una parte della Savoia.

mente rimanendo

le

cose in

nuove guerre da quel


Sardegna stanziate

d'Europa,

lato

sul

tale stato,
le

truppe del re

(60)

il

maggiori pericoli d'esser

conte di San Marzano s'appigli

Lettera San Marzano

naio 1815.

al re

di

rimastogli in

gliate fuori dal grosso dell'esercito piemontese.

venir ci

real-

ove sorgessero

territorio savoino,

sovranit, incorrerebbero

ta-

pre-

al partilo di

Vittorio Emanuele, Vienna 25 gen-

125

cercar d'introdurre nella neutralit assicurata alla Confederazione svizzera una convenevole porzione della Savoia

rimasta

al

Fattane

re di Sardegna.

le

prime entrature

con lord Castlereagh, e vistele ben accolte (G),


potenziario sardo indirizz
prussiani

una

nota, nella quale era detto

dolore sua maest


rarsi

il

re

fedeli

sudditi,

al

austriaci

al

tuttavia

suoi plenipotenziari ad assentire a

sione di territorio savoino

pleni-

che per quanto

Sardegna provasse

di

da buoni, antichi e

autorizzato

legati inglesi,

ai

il

sepa-

aveva

una ces-

cantone di Ginevra, sotto

la

clausola per che le provincie del Chiablese e del Fausnv e tutto il territorio al nord d'Ugine spettante al
regno sardo facessero parte della neutralit della Sviz-

zera sotto la guarentigia di tutte le Potenze, in guisa che.


ogniqualvolta gii Stati Bnilimi alla Svizzera si trovassero
in

guerra fra loro

in

istato

d'ostilit

fossero

truppe dal re di Sardegna, che


rate
il

Valese, senza che per

eccettuate

le milizie di

quelle che la

svizzera giudicasse utile d acquartierarvi.


tuttu ci sarebbes'l

modo rimanesse

convenuto, senza che

pregiudicato

ministrazione del paese, da

mani

col acquartie-

ne' suddetti territorii potessero

prender stanza o avere passaggio


,

le

piena facolt di partirne, attraversando

avessero

altra Potenza

imminente,

il

lasciarsi

il

Ben
in

inteso che

alcun caso o

libero esercizio dell'am-

degl'uffiziali civili del re di

Nel fare questa proposta,

qualsivoglia

Confederazione

costantemente nelle

Sardegna

(6:2).

plenipotenziario sardo mi-

di
rava a ricavare dal necessario sacrifizio d'una porzione
territorio savoino a

vantaggio della Confederazione sviz-

Con

la

Emanuele, Vienna 10

ot-

zera quel maggior utile, che potevasi conseguire.

(61)

Lettera San Marzano

al re Vittorio

tobre 1814.
(62)

Nota

del 27 ottobre 1814.

chiesta neutralit, in

etl'etto,

12(3

rimanevano aumentati

Sardegna contro

di difesa del re di

la

mezzi

Francia; e se

la

necessit lo richiedeva, lasciata alla Svizzera la cura di

difendere
la

la

pi

parte

della Savoia

rimaneva aperta

via d'aver sottomano un maggior numero di truppe

per combattere sulle Alpi

veniva a taglio
l'Europa

le

al

italiane.

E perch

dotta

protocollo;

dalia Svizzera,
finale del

(63)

ci

sistema che prediligevano nel riordinare

Potenze vincitrici

della Francia, pur

tementi di essa, la sovrammenzionata


in

tutto

venne

ed accettata

fu

ri-

dappoi integralmente

inserta qual parte integrante nell'atto

Congresso (63).

Articoli 29, 80, 81

neutralit

sempre

CAPITOLO QUINTO

Soiuniario

Opposti principii
all'Italia

professali dai

conquisti dell'Austria in

plenipotenziari

austriaci

in

ordine alla Polonia e

da lord Castlereagh per dar assetto terminativo ai


Risposta e richiesta del principe di Metternich
Italia

Iniziativa presa

Cenno sugli anteriori possessi

in Italia della

Corte di Vienna

Modi

tenuti

Valtellina e delle contee di Chiadal principe di Metternich per l'acquisto della


L'inLe isole ionie
dell'Austria
italiani
Possedimenti
Bormio
venna e di

Chiesa non ammessa dal Congresso


Bologna, di Ferrara e
Progetti varii posti in mezzo rispetto alle legazioni di
Cagione della retrocessione di questi paesi alla Santa Sede

divisibilit del territorio degli Stali della

Ravenna
Disegni non

di

d'un governo laico proprio


effettuati
Introduzione nel Congresso della quistione toscana
Benevento e Pontecorvo
Isola preDisputa tra il principe di Metternich e il marchese di Labrador
favore del
plenipotenziario spagnuolo per reclamare la Toscana a
di

dotare

le

tre Legazioni

sentata dal

ramo

dei

Borboni

di

Parma

Concerti presi su tale allo dal principe di MetRisposta del Corsini alla nota del

ternich e dal plenipotenziario granducale

Suoi

del Corsini

di Talleyrai.d,

Risposta

spagnuolo- Commissione perla questione toscana Querimonie

plenipotenziario

il

colloqui e sue pratiche con

conte di Noailles,

il

il

conte di Clancarly,

principe Albani e

il

barone

di

il

principe

Wessenberg

Come altri interessi


nota Labrador
Francia e Inghilterra a pronti accordi
Assetto terminativo dato agli assegni fatti dal Congresso
sulla questione toscana
Atti di patronato austriaco sulla Toscana
alla Casa di Lorena d'Austria
Cooperazione del pleAcceltazione di esso per parte del governo granducale

di

maggior

del principe di Metternich

rilievo

alla

conducessero Austria

austro-italiana

Pratiche d'aggiustanipolenziar:o toscano alla confederazione


Progetto
Luigia
Maria
all'arciduchessa
Parma
e
di
Borboni
mento relative ai

di Noailles
francese e relativi maneggi del principe di Talleyrand e del conte
Nota del
Opposizione dell'imperatrice Maria Luigia
Controprogetto austriaco
A quali
Parma
plenipotenziario spagnuolo in ordine ai diritti dei Borboni di
assegnati all'arciduchessa
patti i ducati di Parma, Piacenza e Cuaslalla furono
la
Grave controversia insorta a tal proposito fra l'Inghilterra e
Maria Luigia
Assegno
appianamento, e definitiva deliberazione sui tre ducati

Russia

fatto ai

duca

Suo

di

Malumori del granProtestazioni della Spagna


Parma
Proposta di
Toscana come acquetati dal principe di Metternich

Borboni

Sua nota per tale


scioglimento della questione napoletana
Rimedio a
Sua inavvertenza usufruitala dal principe di Metternich

Talleyrand per

oggetto

di

lo


die s'appigli Talieyranil
arrestare

di

Murat

al

Congresso

Luigi

di

delle Corti di Vienna, di Torino, di

Blaneggi

deliberazioni

Risolute

progetti del governo

128

Modena

Lega segreta
Pratiche dei legati
Napoli Segrete istruzioni

e di Firenze

occulti del re di

mandategli dall'imperatore Napoleone

del gabinetto di Vienna per

XVIII verso Murai

Precipitoso

agire di Murai

Soverchia

confidenza del duca di Carapocliiaro nella lealt politica del principe di Metter-

Deliberazione

iiich

risoluzioni

Infido

Sue guerresche
Concerti europei

presa dai monarchi alleati contro Murat

procedere dell'Inghilterra verso

di lui

in

Insistenze della Baviera in ordine al prinregno delle Due Sicilie


Assegno l'atto
Promesse dell'Austria a suo favore
cipe Eugenio Beauharnais
Deliberazioni
Hichiami di questo principe
dal Congresso al principe Eugenio

ordine

al

del

Congresso sull'Ordine

Napoleone

di

di

Malta, sulla libera navigazione dei fiumi, e sul Monte

Milano.

I.

Il

principe di Metternich ed

aveano dichiarato

al

il

barone

di

Vessenberg

Congresso che l'imperatore d'Austria

era nell'inlima persuasione che

il

fondamento primo del

riposo e della forza degli Stali stava riposto nel l)enessere


de' popoli, benessere che

non polevasi concepire disgiunto

dai riguardi dovuti ai principii di nazionalit (1).

Ma

se

ci nei concetti de' plenipotenziari austriaci poteva applialla

carsi

come espediente d'opposizione

Polonia,

agli

intendimenti della Russia, non era poi da tenersi in al-

cun conto ne'

rispetti dell'Italia,

doveva

quale, sotto lo spe-

comune

interesse dell'europeo equili-

sacrificare la

propria indipendenza fra le

cioso pretesto del


brio,

la

mani della Corte

di

Vienna. L'Inghilterra che, come

ci

torn in acconcio di notare altrove, vedeva nell'aggiusta-

mento

delle cose italiane in conformit delle viste del ga-

binetto di Vienna la miglior guarentigia per la stabile

quiete futura dell'Europa, naturalmente


cita a darvi

(1)

si

mostr

Dichiarazione dei plenipotenziari austriaci sugli

Polonia.

solle-

una forma terminativa.

affari della


pertanto

l'ii

129

del

conferenza

nella

che lord Castlereagh propose che

1:2

gennaio S'j

completasse quella

si

parte del trattato di Parigi, che riguardava

damenti concernenti l'Austria.


rispose che in

gli

accomo-

principe di Metternich

Il

una prossima conferenza presenterebbe

il

prospetto delle perdite sofferte dalla Corte di Vienna, e


dei giusti

compensi

pretendere;

si

quali essa credevasi in diritto di

ai

volesse pertanto lasciar in sospeso

posta del plenipotenziario inglese

quello stesso mese. Calcolando

dall'Austria a

cento sudditi;

creature

tal

guisa

uoniini a

d'ar-

perdite patite

le

trattati,

due

milioni; seicento ottanta-

e settantasette (3). Di cotesto mercanteggiabili

umane due

milioni ducentoquindicimila

e du-

manifestamente

centotrentatre erano

di

stirpe italiana

abborrenti di passare

in

dizione di straniero signore.

ci poco importava a quei diplomatici, che

modo

capaci di plasmare a

umane

delle
il

loro

l'indole

si

Ma

credevano

e l'andamento

societ. L'arbitrio illimitato de'

monarchi era

faro che guidavali al porto delle dinastiche ambizioni

cui navigavano
all'anticristiana

quista.
si

di

due milioni; cinquecentoventimila e seie quindi ne chiedeva, a titolo di compen-

sazione e in virt di
settemila

gli

Mellernich portava

principe di

il

Effettivamente

ebbe luogo nella conferenza del 28

presentazione

menti,

{').

pro-

la

vele, brutalmente inneggiando

a gonfie

prepotenza

Perch meglio

risulti

rapportarono nel 1815

nel ratificare l'enorme

giova

1^2)

rammemorare

gli

quale stregua

con-

di giustizia

arbitri assoluti dell'Europa

possanza

fatti

che appellasi

antica,

dell'Austria

in

Italia,

seguenti.

Terzo protocollo della seduta del Comitato delle cinque Po-

teuze, 12 gennaio 1815.


(3)

Quarto protocollo della seduta dello stesso Comitato, 28 gen-

naio 1815.
Bianchi, Storia

Docum.

130

IJ.

Prioia della guerra

Successione spagnuola,

la

austriaco

posseclimenlo

solo

per

il

qua delle Alpi era

di

al

Trieste, datasi

spontaneamente a Leopoldo duca d'Austria

e di Carinzia.

Ma

quella guerra

in

principe Eugenio,

il

duce supremo delle armi imperiali, s'impossess del ducato di Milano, di cui l'imperatore Leopoldo cedette una
porzione,

duca

situala sulla destra del Ticino,

poco appresso re

di Savoia, e

di

ad Amedeo

Sardegna.

11

II

rima-

nente del ducato venne assegnato a Casa d'Austria in


virt del patto d'Utrecht, al
trattato di Rastadt

Per un
4

708

di

il

conchiuso

quale essa consent per


il

6 marzo lk.

atto della dieta di Ratisbona nel gennaio del

duca Francesco Carlo Gonzaga cedette

il

ducalo

Mantova all'imperatore Giuseppe. Da quel tempo

alla

pace d'Acquisgrana del settembre

dominazione austriaca
molte. Oltre

Vienna

si

il

in Italia

del

17^8,

la

avea subito vicissitudini

ducati di Milano e di Mantova,

trov in

fin

possesso prima

la

Corte di

della Sardegna, del

regno di Napoli e delle piazze d'armi della Toscana, poscia acquist la Sicilia, di cui per rimase in
gliata,

come

del regno di

scana. Ben ebbe in contraccambio

Piacenza;

ma

la

tova, conservati fino all'anno

ducato

lano, di

di

Como,

in quest'ultima

nevano

alla

ducati di

e di

di Pavia, di

due

Milano e di Man-

di

1799.

Milano comprendeva

Parma

menzionata pace d'Acquisgrana ridusse

l'Austria al solo possesso de' ducali

II

breve spo-

Napoli e de' presidi! della To-

le

Cremona e

distretti di

provincie di Mi-

di Lodi, eccelluati

Crema,

quali apparte-

Repubblica veneta. La porzione della pro-

vincia di Pavia, situala alla diritta del Ticino, le provincie


di Novara, di Tortona, di Valenza

e d'Alessandria erano


slato svelle dal

re di
la
la

Sardegna.

ducato a pi riprese per vanlaggiarne


Il

ducato

Ponti

di

di

Mantova non includeva

di

provincia designata con


fortezza

131

Peschiera,

nome.

tal

comuni

Il

il

tutta

distretto d'Asola,

Monzambano,

di

Castellaro-Lagusello obbedivano

di

Repub-

alla

blica di Venezia.

Nell'anno 1797

le

armi francesi avean occupato

la

Lojibardia, che l'imperatore Francesco cedette poscia col


trattato di

Campoformio, riconoscendo

l'esistenza

tonomia della Repubblica cisalpina, e ricevendo


le

in

e l'au-

cambio

Provincie venete alla dritta dell'Adige. Siffatto permu-

tamento venne rinnovellato e riconfermato nell'anno 1801


col trattato di Luneville, nel

quale l'Austria per

volta riconobbe Pindipendenza della

Repubblica

tata in

Poi

col

primo

seconda

Lombardia, tramu-

italiana.

trattato di

del

la

Presburgo, ratificato

1806, l'Austria rinunziava

Vienna

in

al

provincie

alle

venete, possedute appena perottoanni. Questo trattato era


stato convalidato

due

volte, cio dalla

1807, e due anni dopo dal

zionale di Fontainebleau nel


trattato

di

Vienna. Per

cinque consecutivi

tali

trattati

vicende l'Austria

Che

se,

in

virt

caduto

tre volte quella delle pro-

colosso napoleonico, essa

il

credevasi svincolata dagli obblighi contratti in quelle


pulazioni, non poteva per reclamare
la

restituzione

quanto erale stato

di

guerre, affinch riuscisse vero e reale


cipio che ogni cosa
nella

legittimo

diritto

la

il

diritto

sti-

che

nelle ultime

tolto

proclamato prin-

Rivoluzione.

Ma

al

con-

quale non poteva pi addurre alcun

possessorio su

avea imperato nelle provincie


di

buon

doveva tornare nel modo

in Italia

forma che avea innanzi

trario l'Austria, la

di

avea riconosciuta l'indipen-

denza della Lombardia, e per


vincie venete.

convenzione addi-

Crema, che non era mai

di

Venezia

Bergamo,

che giammai
di Brescia

stata posseditrice della Val-

principato di Trento

del

tellina,

132

Ragusi, n'ebbe dal Congresso

il

oltre li retrocessione dei ducati di

N furono lunghe o scabrose le


buon termine un assegnamento
ciampo nacque, e fu

Mantova

oltenimenlo,

Milano

e di

{h).

pratiche per condurre a

Un

cos vistoso

seguente relativo

il

repubblica di

e della

definitivo

solo in-

alla Valtellina

e alle contee di Chiavenna e di Ivormio.

Quelle terre, importanti massime per


tra

l'Italia

Germania

la

derate per l'addietro


Esse

lanese.

sbocchi Igro

aveanle lungamente desi-

Sovrani divenuti possessori del mi-

erano

principio del secolo decimosesto

al

state cagione di

gli

guerra

fra la

rettorio francese aveale

Spagna

e la Francia.

Di-

11

incorporate alla Repubblica ci-

salpina per tener aperta alle armi della Repubblica un

agevole via d'ingresso nella Ger.i-ania meridionale. Pel

medesimo

fine

Napoleone

le

aggreg

al

regno

d'Italia.

Nel Congresso di Vienna primieramente nacque

pen-

il

siero d'aggregare la Valtellina alla Confederazione elvetica

voleva
tire,

L'Austria, che

(5).

in

ma

alcun

modo offendere

in realt

fine. Gli

quel

in

si

il

una noia

quali slava

ai

plenipotenziari

tenze per signitcar loro che


quillit, la

(4)

un

due contee

pi

gli

slessi

fidalo

Costoro inoltrarono

politica, la
la

Bormio

lingua,

costumi,

indispensabili l)isogni

e di

Po-

pubblica tran-

altamente reclamavano che


di

deputali

agente del-

delle cinque maggiori


la

giacitura geografica,

commerciali,

vita quotidiana

e le

Russia, simul d'assen-

conte Diego Guicciardi.

l'Austria,

non

politico

pose all'opera per riuscir a contrario

istrumenti a ci usati furono

della Valtellina, fra

rapporti

la

momento

la

della

Valtellina

Chiavenna restassero ag-

Quarto protocollo della seduta 27 maggio 1815 dei plenipo-

tenziari delle cinque Potenze.


(5) Quinto protocollo del Comitato degli
duta 10 dicembre 1814,

affari della

Svizzera, se-

133

gregale alla Lombardia austriaca. Non volessero

mo-

narchi confederati condannare a un reggirae di pericolosa

libert

sogno

di

una piccola popolazione, che sentiva

sottomi-ssione

Dietro siffatta

moderata

bi-

il

e tranquilla (6).

quale per uno strano

entratura, nella

contrapposto appariva sulla scena quella stessa volont

mano

popolana, che l'Austria avea soffocata con ferrea

Lombardi, Metternich

ne'
egli

assentisse a

impegnerebbesi

signific a Talleyrand che.

aggregazione,

computare

territorii tra quelli,

siffatti

di

tale

compensazione

Borboni di Parma

un particolare negoziato

che verrebbero assegnati

Bench

tale

ai

proposta fosse tornata

accetta al plenipotenziario francese, tuttavia


di

ove

Corte di Vienna

che per essa dovevano servire

agli altri
(7).

in

la

principe

il

Metternich lasciavala presto in abbandono per appi-

gliarsi a

un pi espeditivo

partito, fornitogli

cui imjrovvisamente

colose condizioni in

strata l'Europa per la fuga di

Ma

la

nella

trodotta

svizzeri add

pericoli

Bormio

conferenza

cedentemente

d'una nuova guerra

del

Comitato

per

in vista

assunti dal principe

gli

in-

affari

degl'impegni ante-

Metternich.

pure bramando che quella aggregazione fosse

Il

tosto

quale
decre-

Congresso, ricorse a questo spediente. Assicuratosi


de' plenipotenziari delle Potenze

dapprima l'assenso

maggior credito, propose che frattanto


nione definitiva alla
stria

Lom-

e Chia-

13 marzo 1815, incontr forte opposizione

per parte del duca d'Albery,

tata dal

trov bale-

proposta dell'immediata annessione alla

pe' sovrastanti

peri-

Napoleone dall'Elba.

bardia della Valtellina e delle contee di

venna

si

dalle

Lombardia

di

si

di

dichiarasse l'u-

paesi, ne' quali l'Au-

doveva liberamente asire nell'interesse comune.

(6)

Nota

(7)

Dispaccio Corsini

del 13 dicembre 1814.


al

Fossombroni, Vienna 10 marzo 1815.


introducendovi per

134

clausola che l'acquisto de'mede-

la

sim valuterebbesi collegato a tutti

che restavano da

gli altri

assestamenti

farsi in Italia.

Nelle condizioni in cui trovavasi la Francia, fu giocoforza ai plenipotenziari

opposizione

(8).

Per

tal

possedimenti italiani
si

il

modo

l'Austria,

Po,

Ticino e

il

togliersi

da ogni

toccando co'suoi
il

Lago maggiore,

trov signora dell'Italia superiore. Essa tent anche di

stendere l'avida
loro

mano

sulle isole ionie col pretesto che

strettamente anneltevasi

possesso

dell'Italia eagli interessi


le

Luigi XVII

di

che nel golfo dell'Adriatico aveano

Ma

Provincie venete.

il

tranquillit

alla

l'Inghilterra,

che voleva per s

l'imperio sui mari atlantico, indiano e mediterraneo, guarentito dal

possesso de' migliori

che cedere ad

altri

punti

le isole ionie, le

d'appoggio, anzi

tenne per s a

titolo

di protettorato (9).

III.

Le Legazioni

di

Bologna, Ferrara e Ravenna erano oc-

cupate dalle truj)pc austriache come paesi di conquista.


L'indivisibilit del territorio,

neanco erasi voluta


Sede, dietro
di

la

non ammessa per

la

Francia,

Santa

assentire per gli Stati della

massima che

tutto

quanto era suscettibile

accrescimento temporale nel patrimonio ecclesiastico,

poteva

in

alcune occorrenze eziandio esser soggetto a de-

crescimento.

Prima nel Congresso

la

Prussia

pose innanzi

il

pro-

getto di assegnare le tre Legazioni in sovranit al re di

Sassonia, che essa a vantaggio proprio voleva spogliare

(8)

Quattordicesimo protocollo della seduta 18 maggio i815 dei

plenipotenziari delle cinque Potenze.


(9)

Protocollo della seduta 4

delle cinque Potenze.

giugno

1815

dei

plenipotenziari

de'suoi

antichi

e delia Francia

accomodamento,

Slati.
si

135

Ma

poich per parte dell'Austria

manifest un'aperta avversione a tale

fu

lasciato in

quindi a toglier di mezzo

il

disparte (10).

gravissimo inciampo

Si

pens

di trovar

un compenso adeguato e gradilo

all'infanta Maria Luigia,

che insieme

voleva pi rimettere sul

col

suo non

figlio

si

Parma. Ma questa

trono della Toscana n su quello di


principessa,

sobillata dalle astuzie pretine, e proclive al

pinzochere, rifiut

veva
II

il

Fossombroni

al

suo assenso. Su

di

che

il

Corsini scri-

principe di Metternich mi ha detto, che l'imperatore nou

avrebbe

difficolt di aderire allo

stabilimento dell'ex-regina d'E-

ma

che questa principessa ha dichiarato di


non volere uno Stato che ha appartenuto alla Santa Sede, e
pare che il papa si sia fatto promettere che essa giammai lo
truria a Bologna,

accetterebbe (11).

Un

tal

compenso da

sciva molto opportuno

darsi all'infanta Maria Luigia riu-

governo toscano per

al

liberarsi

delle controversie in che trovavasi impigliato per le pretese de'Borboni di


scrisse quindi a

durre

Parma

Vienna

sul

al

granducato.

Fossombroni

Il

Corsini di adoperarsi

per in-

plenipotenziari delle maggiori Potenze a decre-

tare l'assegnamento delle tre Legazioni

Maria Luigia,

dichiarando in pari tempo che per essa nulla di meglio


potevasi

volevasi

sulle prime,

ma

praticare. L'infanta

finirebbe

contenterebbe per

broncierebbe

per contentarsene, od

in

altri

si

lei {i 2).

Alla Corte di Torino invece tornava assai grave di ve-

dere

la

Santa Sede spogliata delle Legazioni per vantag-

giare una principessa di sangue borbonico o di propaggine

(10)

Lettera San Marzano al re Vittorio Emanuele


Vienna 29
Dispaccio dello stesso al conte di Valesia, Vienna 1

luglio 1814.

agosto 1814.
(11) Dispaccio del 10 dicembre 1814.
(12) Lettera confidenziale al Corsini, Firenze 29 dicembre 1815.

E realmente

austriaca (13).

sovranit

13(5

progetto d'assegnarle in

il

all'imperatrice Maria Luigia, con

vitalizia

clausola di retrocessione alla Santa Sede alla morte di

da Talleyrand (1^). Se non che pur essa

fu posto innanzi
.Maria Luigia

si

la
lei,

mostr aliena d'assentire

una dotazione

datale alle spese del papa. La Russia infine lasci inten-

dere che delle tre Legazioni potevasi costituire un princi-

Ma

pato per Eugenio Beauharnais (io).

mento

non

laonde

le

acquetaronsi

a tale aggiusta-

Francia n

la

l'Austria;

Legazioni non erano per anco rimaste preda

Napoleone quand'egli

di

nuovo

balz sulla scena del mondo. Strano intralciarsi di

umani

definitiva de' vincitori di

casi! la repentina

comparsa del distruttore della terrena

podest papale a palleggiare un'altra volta


Francia, die impulso

ai

destini della

monarchi confederati

com'essi dissero, le conquistale Legazioni

come andarono

al

di

donare,

papa. Ecco

le cose.

Pio VII era rimasto disgustato di Luigi XYIII perch


l'avea visto proclive ad assentire che

si

assottigliasse

il

principato della Chiesa, e ostinato invece a non abolire


in

Francia

Parigi,

concordato. Napoleone

il

cedendo

al

ragguagliatone in

prepotente bisogno d'assodarsi sul

Roma

trono, offerse alla Corte di


rifiutati

Sede

libero possesso di tutti

a fare

di

essa consentisse a deputare

di far ci

che

pi guarentire

erausi
il

Borboni

alla

Santa

suoi Stali italiani, purch

un suo legato per negoziar

tosto direttamente in Parigi col rislaurato

governo impe-

riale.
Il

Consalvi destramente

per indurre

(13)

(14)

si

valse di siffatta

plenipotenziari russi

Dispaccio Valesia
Dispacci Corsini

al

Dispaccio Corsini

al

al

e inglesi

entratura

mostrare

Saa Marzano, Torino 15 gennaio 1815.


Fossombroui Vienna 1 e 18 dicembre
,

1814.
(15)

Fossombroni. Vienna 16 dicembre 181

i.

137

arrendevolezza maggiore verso


se

pure non

prepotenza

dalla

diritti

altrui, a

del Santo Padre,

per salvar

valse a meraviglia.
le tre

Congresso decise di dare tosto

Il

al

Legazioni, sottraendo soltanto a vantaggio del-

aggravando

l'Austria la porzione del Ferrarese d'oltrep, e

dono dell'onore permanente

ii

suo

il

verso chi chiarivasi

piegarsi

a scendere ai migliori accordi (16). L'artifizio

disposto

papa

volevano costretto

lo

riale nelle piazze

d'arme

di

di

una guarnigione impe-

Ferrara e di Comacchio.

maggiori plenipotenziari avrebbero desiderato che, nel


ritornare

le tre

Legazioni sotto

il

dominio del papa,

fos-

sero state dotate d'un governo laico a parte. Perci Metternich e Talleyrand

interrogarono

il

senno del conte

Aldini, che avea tenuto l'alto uffizio di ministro segretario


di

Stato nel

regno

d'Italia

del Consalvi

(17). L'abilit

svent l'attuamento di questo disegno: cos

Roma

si

Corte di

trov rintegrata nella sovranit delle Marche, di

Camerino

e delle tre Legazioni, senza

che

gli abitanti loro

ne provassero alcun giovamento, tranne


in

la

vantaggi che

ordine alla propriet e alle opinioni politiche anterior-

mente professale furono


dalla Francia

i8ia

in virt

assicurati

del trattato

tutti

ceduti

30 maggio

di Parigi

(18).

Relativamente a Benevento e Pontecorvo


Consalvi e
ciale

paesi

il

il

cardinale

commendatore Ruffo per un negoziato spe-

convennero, con l'assenso delle cinque Potenze, che

Sua Santit assentiva

a prestarsi

ad un amichevole scam-

bio di territorio col re di Napoli; se tale contrattazione

si

Dispaccio Corsini, Vienna 18 maggio 1815..


Lettera del principe Metternich, Vienna 24 maggio 1815.
Lettera del conte Aldini al principe Tallevrand Vienna 27 mag(16)

(17)

gio 1815.
(18)

Quarantesimo protocollo della seduta

nipotenziari delK: cinque Potenze.

giugno 1815

dei ple-

138

dovesse realmente attuare, avrebbe luogo sotto

la

media-

zione dell'Austria (19).

IV.

Correva l'ottavo giorno del novembre 181 U, quando


per la prima volta fu introdotta nel Congresso la questione
toscana.
ternich

Avendo

in

quella conferenza

annunziato che trovavasi


del

potenziario

marchese

investito della

era

non poteva

in

Vienna un pleni-

in

granduca Ferdinando

Labrador

di

alcun

tosto

principe di Mel-

il

III

che

signific

di
,

Toscana,

il

poich egli

plenipotenza dalla regina d'Elruria,

modo ammettere

nel Congresso la

presenza d'un plenipotenziario del granduca Ferdinando.


Metlernich a questa dichiarazione rispose ch'egli aspettava per l'appunto che

il

legato della Corte di Madrid

dichiarasse in possesso della


d'Etruria,

onde

alla

si

plenipotenza della regina

sua volta protestare contro l'accetta-

zione di essa, ed insistere perch nel Congresso non

si

riconoscesse alcun diritto a Maria Luigia di farvisi rap-

presentare nella qualit di regina d'Etruria. Essendosi

la

discussione resa oltramodo calorosa, dietro proposta di


lord Castlereagh fu aggiornata (20).
Il

di

marchese

di

Labrador

si

giov di questo intervallo

tempo per reclamare formalmente

la

Toscana a van-

taggio deirinfanta Maria Luigia e del figlio suo

Carlo Luigi.

II

granducato

il

di Toscana, scriveva

re

don

il

ple-

nipotenziario spagnuolo, era stato ceduto dall'Austria alla

Francia per

il

trattato

acquistato pel principe

MMM

di

Lunevillc-

don Luigi

di

La Spagna avealo

Parma, mediante

al quarantesimoterzo protocollo della seduta


(19) Annesso
giugno 1815 dei plenipotenziari delle cinque Potenze.
(20) Dispaccio Corsini al Fossombroni. Vienna 15 novembre 1814.


la

139

cessione dei ducali di Parma. Piacenza e Guastalla.,

spagnuola delia Luigiana, d'un con-

oltre alla provincia

siderevole

numero

da guerra, e

di navi

di pi milioni di

moneta. Non era pertanto una semplice intercessione, che

Spagna muovea a favore d'un principe del suo sangue, ma una domanda formale, legittila

reale famiglia di

mata dai modi


devoluta

ai

fassero appieno
principii,

Toscana era

stata

Parma, ed eziandio affinch

trion-

mezzi con che

Borboni
nel

di

nuovo

la

europeo quei grandi

assetto

pel trionfo de'quali la

Spagna avea profuso

il

suo pi nobil sangue.


Investito

d'Aranjuez,

sovranit

della

della

principe Luiiji

il

di

Toscana per

Parma avea

trattato

il

ricevuto

il

i:iuraraento di que' nuovi suoi sudditi, e la sua regia po-

dest era stata riconosciuta dalle grandi Potenze europee,

compresa

l'Austria.

Che

se

si

volesse sostenere che

la

susseguita usurpazione della Toscana per parte di Napo-

leone avea

spogliato

Luigi, bisognerebbe

che colui,

giusto

in

del re
il

mo-

anni valga

legittimo proprietario

ovvero

quale trova nelle mani del ladro un oggetto


prenderglielo tenerlo per s anzi che

rubalo, possa nel


restituirlo al

famiglia

la

possesso di alcuni

il

mutar l'usurpatore
il

diritti

eziandio proclamare

che

struoso principio

de' suoi

suo padrone.

Bastava quindi a tutela dei

dimostrare che
trovata nelle

la

diritti

della regina d'Etruria

Toscana, bench all'anno 181^

mani

di

si

fosse

Buonaparte, pure non avea mai ces-

sato d'esser propriet della famiglia reale, che n'era stata

regolarmente investita
zione tornava

difficile,

avvegnach era

fin

dal

1802. N

siffatta

od abbisognava

sufficiente

di

d'avvertire in

dimostra-

molte parole:

primo luogo

che non era succeduta alcuna cessione regolare, ed

condo luogo che non era

Che

stato dato alcun

in se-

equo compenso.

se Napoleone manifestamente s'impossess della To-

scana per

la

violenza, tornava chiaro altres che

confederati aveano per diritto

narchi

non per alcun

altro, posto

ciduca Ferdinando

non

conquista

sendo

14U

ne seguitava per

dovesse

addirittura

conquista

Ma

naturale

restituirsi

al

che

forse

suU' usurpatore?

fatta

mo-

della Toscana Tar-

sul trono

WurtzJDurgo.

di

erasi

di

illazione

suo

tale

che

Il

es-

che essa

legittimo

pos-

sessore.

Ma

si

quando

detto:

granduca Ferdinando

il

costretto a lasciar la Toscana,


diritti; e la

Spagna conscguentemente avea accettata

sovranit della medesima, consapevole di


lit.

trov

si

non rinunzi punto a'suoi

Era questo un sofisma.

Il

la

nul-

tal vizio di

granduca Ferdinando

tro-

vavasi in possesso del governo della Toscana unicamente

perla volont augusta del capo della sua famiglia. Manvolont,

come

era avvenuto

cata

tal

talo,

anche Ferdinando avca cessato

timo Sovrano della

avea rinunziato
ducato

di

Toscana.

di

essere

in

al

legit-

il

cambio

gran-

il

Wurtzburgo.

La caduta quindi dell'usurpatore doveva porre


scana

trat-

anch'egli

Alla quale poi

accettando

col fatto,

d'un

in virt

in quelle

medesime

la

To-

condizioni, in cui erasi trovata

tempo dell'usurpazione. Per

altra

parte l'Austria nel

trattato di Fontainebleau avea disposto dei ducati di Parma,

Piacenza e
Luigia.
la

Ma

Guastalla a

dell'arciduchessa Maria

favore

esso non avea potuto far ci se non se dietro

considerazione che

all'Impero francese,

medesimi

territorii

quale realmente erano

al

invece del granducato

di

Toscana.

comodamento rimanesse entro

nuovi acquisti ricevuti

in

ceduti

tale ac-

limiti dell'equit,

Parma; altrimenti

privi de' loro Stati antichi,

stati

Ma perch

vasi tenere per valido l'acquisto della

taggio dei Borboni di

appartenevano

dove-

Toscana a vanessi

rimarrebbero

ed ugualmente spogliati de'

cambio

dell'avita eredit.

Volessero
pensiero

il

gliato

ai

grandi meriti della Spagna, che avea ta-

animosamente

somministrato agli
sollecitav^a

congregati seriamente rivolgere

Potentati

braccio destro del tiranno, e cos

il

altri

modo

il

aggrandimenti per

ne chiedessero

di stramazzarlo. Essa

bench

s,

le altre

principi della sua

non

Potenze

vantaggio proprio e per largirne

amici e protetti. Si bene


i

141

loro

Spagna reclamava che almeno

la

Casa reale non venissero spogliati di

qne' possedimenti, a cui essi aveano pien diritto in virt


di vecchi

e di recenti

Ricevuta tale protesta,


tosto a s

il

trattati (21).
il

principe

Metternich chiam

plenipotenziario toscano, e insieme

deliberare

modi

sui

migliori

di

che

l'opinione,

lore. Corsini estrinsec

toglierle

posero

ogni va-

assentila,

fu

rispondere alla nota spagnuola, affinch

si

il

silenzio

di

non

venisse consideralo quale indizio di dubbiezza sulla legiltin)il del

possesso che

granduca Ferdinando avea preso

il

della Toscana, e sulla validit de'


i

titoli

in \'irt de' quali

monarchi confederati aveano rienlegrato

lo

stesso prin-

cipe nella sua antica sovranit (22).

Riassumendo
contenevansi

aveano

sommi

capi della

seguenti

dc^cretato

il

sensi.

risposta

monarchi

trattalo di Parigi, nei

quale poi

ceduto

modo

paesi da

assoluto

tulli

dalle prime guerre della Rivoluzione

La dinastia legittima
rosa di dare

Toscana della

il

di

la

confederali

Francia avea

essa conquistati

in poi.

Francia erasi mostrala premu-

proprio assenso all'impianlamenlo nella


sovranit

del

granduca

non avendo essa mai riconosciuto alcun

(21)

Corsini,

ristauro del granduca alcun tempo

prima del
in

del

Nota Labrador

al

bre 1814.
(22) Dispaccio Corsini

principe
al

di

primieramente
altro

legittimo

Metternich, Vienna 22 novem-

Fossombroui, Vienna 3 dicembre 1814.

Sovrano di quel

secondo luogo per

territorio, o in

spetto dovuto a quei


la

142

trattali, de'

il

ri-

quali nell'ultimo secolo

Francia era stata contraente principale, assumendo

impegno

l'ormale
alla

Casa

di

di guarentire

della Toscana

possesso

il

Lorena.

Le pretensioni della Spagna essere infondate


Buonaparle

aspetto.

ceduto

alla

granducato era stalo dalla

il

Spagna

trattato

pel

si

trovarono annullali per

due Potenze

patti

comune accordo

il

che s'erano insieme inlese per creare

delle

il

regno d'Elruria,

eransi del paro accordale a distruggerlo. Tornar poi


lutto strano che,

da

lese

far

mentre

farli

le

legittimare

di

parte soltanto de' suoi

appoggiavano o a
la

Spagna

sola,

con Buonaparle, cercasse

fatti

non

servirsi

titoli,

al

quali avcano pre-

o a recenti stipulazioni,

mettendo innanzi contratti


per

coloro,

Congresso,

valere nel

trattati antichi

tulli

in

Francia e Spagna,

In tal guisa

contraenti.

di Luneville

que' medesimi

dovevasi eziandio avvertire che


seguito

sotto ogni

Toscana per

erasi impossessato della

usurpazione. Che se poi

Francia

il

di

lutti,

di quella cio

d'una

n)a

che tornavale

vantaggiosa, scartando l'altra che infirmava

gli

allegali

diritti.

Non entrerebbe, soggiungeva

il

Corsini, nella questione

parmense, che punto non apparlenevagli. Ben allamente

reclamava e protestava contro l'ammessione nel Congresso


di (jualsivoglia

plenipotenza della regina d'Etruria. Non

chiedere che s'aprisse alcun negozialo relativamente alla


sovranit della Toscana, giacch

il

granduca erane

nel

legittimo possesso (23).

Rimaneva

(23)

Memoria

in tal

modo

Corsini sui

stabilito

dicembre 1811.

sistema, che

il

il

Cor-

che competono alla


granduca Ferdinando, Vienna

diritti iucontcslabili

sovranit lidia Toscana, aS.A.I.


5

il


sini

143

intendeva praticare per

il

accomodamenlo

definitivo

della questione toscana.

V.

Poich
questione

il

plenipotenziario spagnuolo avea introdotta

toscana

delle.otto Potenze,

conferenze dei

nelle

essa

la riprese,

nominasse una commissione incaricata


dare quindi

il

per

per
la

la

lasciar

in di-

proponendo che
di studiarla,

si

per

proprio parere sui modi di scioglierla colla

migliore soddisfazione delle parti


eletti

plenipotenziari

non potevasi pi

Lo stesso Metternich

sparte.

la

Spagna Labrador, per

interessate.

l'Austria

Rimasero

Wessenberg,

Francia Noailles, per l'Inghilterra (llancarty, per

la

Russia Nesselrode (2i).

Questo
Corsini,

il

modo

di

procedere torn assai sgradevole

al

quale conseguentemente scrisse a Fossombroni

Giacch si voluto fare una commissione per gli affari della


Toscana, mentre non v'era alcun bisogno, e poich in essa si
voluto porre l'ambasciatore di Spagna, che avea presentate le
credenziali della regina d'Etruria, ho suggerito due cose, cio
un pronto accordo della Russia, dell'Austria e dell'Inghilterra
per escludere ogni questione di sovranit sulla Toscana onde
occuparsi unicamente a trovare un compenso all'ex-regina; e
in secondo luogo di sciogliere il pi presto possibile questa
commissione, e di non farla entrare in altri affari. Se Noailles,
Labrador e i Clancarty devono cucinare questa minestra, oltre
al non venire mai a capo di nulla, diventer una vera babii

lonia (25).

Guadagnare

agl'interessi del

plenipotenziari, nelle cui


della Toscana

divenne

mani slavano

la principal

Corsini, costituita che fu la

(24)

granduca l'opinione dei


i

destini

mira delle cure del

mentovata commissione.

col-

Quinto protocollo della seduta 10 dicembre 1814 dei plenipo-

tenziari delle otto Potenze.


(25)

riposti

Dispaccio coufidenzinle 19 dicembre 1814.


loquii ch'egli eb)e con

144

conte Ciancarty, l'urono lunghi

il

plenipotenziario in^-lese non voDa prima


dall'opinione
emmessa che il granleva lasciarsi smuovere
e calorosi.

il

duca Ferdinando non trovavasi per anco nel pieno pos-

diceva,

della

sovranit

della

sesso

tutti

gli

fra di loro si

di

vedere dalle

Ciancarty rimase

granduca

ei

la

alle termi-

Congresso. Smosso da questo

insistenti ragioni del Corsini,

il

conte

che

fermo nel sostenere

tuttavia

e all'imperatore correva

equivalente per

al

debito di trovare un

il

infanta Maria Luigia, ci essere indi-

spensabile per vedere

termine

il

comune soddisfacimento

nel

avvegnach

devono considerare subordinati

native deliberazioni del

modo

Toscana

accordi anteriormente presi dagli Alleati

di quella contestazione

di tutti

(l2()).

plenipotenziari francesi chiaramente mostravano coi

loro suggerimenti e

pratica s'avviasse per

luradi parole disse

loro discorsi

una

tal

al Corsini,

via.

desiderare che

di

la

Talleyrand^enza invol-

che

la

Francia avrebbe

cessalo di sostenere le ragioni di Maria Luigia sulla To-

scana quando avesse visto assicuratale


degli Slati di Parma, essendo un

compenso troppo scarso

non accettabile quello della sovranit

Lucca. Volesse quindi


tura di

un

tale

il

retrocessione

la

di

Bologna o

Corsini slesso far la prima entra-

accomodamento, ponendone

una qualche sua noia

(27).

Il

il

germe

destramente insinuando che, se

si

toglieva

tal

par-

Parma

Maria Luigia, l'Austria poteva sollecitare per essa, e


cilmente conseguire o
di

il

Massa aggrandito dei

giana, oppure

(26)
(27)

(28)

il

in

conte di Noaillcs non tra-

lasciava dall'inculcare al Corsini di appigliarsi a


tito,

di

principato di Lucca, o

il

Ire vicariati toscani della

fa-

ducalo
Luni-

principato di Piombino e dell'Elba (28).

Dispaccio Corsini al Fossombroni, Vienna 18 dicembre 1814.


Dispaccio Corsini iiUo stesso, Vienna 20 dicembre 1814.
Dispacci Corsini allo stesso, Vienna 24 e 29 dicembre 1814.

Corsini

non

namento con

145

content di combattere questo ragio-

si

premendogli troppo

forza: che

ogni vitalit, corse a manifestarlo

quale teneva

domandava

di togliergli

principe Albani,

al

il

plenipotenza di Maria Beatrice d'Este, che

la

d'esser restituita nel ducato di Massa e nel

principato di Carrara (29).

Portatosi in appresso dal ba-

rone di AYessenberg, l'operoso ed accorto legato della

Toscana s'adoper a renderlo capace che conveniva


nere affatto disgiunte

le tre questioni,

seconda

lo

ex-regina d'Etruria,

rassegno per l'ex-imperatrice de' francesi,


stabilimento da
la terza

care

compensi

danni

renze di

procurarsi

territoriali

la

con cui conveniva bonifi-

dal granduca. Nel dar notizia a Fi-

sofferti

tali

alla

te-

riguardanti la prima

sue pratiche, Corsini aggiungeva d'essersi

studiato massimamejate d'interessar l'Austria affinch l'ul-

tima delle tre mentovate questioni non venisse in alcun

modo
al

due

sacrificata alle

granduca, ho

altre,

detto

al

essendo che, scriveva egli

barone di Wessenberg che:

In sostanza alla Corte di Vienna quest'ultimo fatto era pi


perch rendeva pi forte uno Stato, il quale
era un appanagg-io di un principe imperiale, e una dipendenza
utile d'ogni altro,,

austriaca, che quindi avrebbe contribuito pi efficacemente al


benessere d'Italia, ove stavano per raggrupparsi tutti i maggiori interessi di Casa d'Austria.
Xon potei poscia ristarmi dal fargli riflettere, che mentre si

erano

fatti tanti

sacrifizi

da Casa d'Austria per

la

pace, do-

vevasi profittare dei vantaggi del presente stato di cose per


accomodare nel modo migliore gli affari suoi e quelli dei prin-

Questo esser l'unico mezzo


Potenze di primo ordine, e doverlo quindi aver in mira nel dare il proprio assenso agli accomodamenti che tornavano in acconcio all'Inghilterra, alla
Russia ed alla Prussia (30).
cipi del proprio

sangue

per controbilanciare

(29)
(30)

le

in Italia.

altre

Dispaccio Corsini al Fossombroni, 27 dicembre 1814.


Lettera Corsini al granduca, Vienna 22 gennaio 1815.
Bn?icer Storia Dorum.

IO


.Melternich erasi assunto

spagnuola; e

noia

fatti allegati

l'incarico di rispondere alla

costruito di

il

il

risposta fu che

lai

Spagna non potevano

dal plenipotenziario di

spogliare della sua evidenza


la

146

posteriore fallo, che cio

Toscana apparteneva alla Francia lauto per

Spagna

dell'Austria, quanto per quella della

rinunzia

la

al

tempo

in

cui essa

venne conquistala dalle armi de'monarchi con-

federati.

E giacch

poscia

tato di Parigi,

Francia avea falla formale

la

cessione della Toscana alle

Potenze alleate per

ne seguitava che

il

trat-

il

granducato era dive-

nuto paese libero e disponibile a piacimento de' vincitori.


I

quali aveano

giudicato

cosa di ritornarlo
quillo

e legittimo

al

che fosse

Sovrano,

avealo

tutto

al

quale per

il

convenevoi

modo

tran-

posseduto prima di quei

ter-

sconvolgimenti, cui l'ultima guerra avea posto ter-

ribili

mine. Da un'altra parte essendosi


in virt di

Berlino,

granduca Ferdinando,

Londra e Pietroburgo, recentemente spogliato

della sovranit di
tornargli

il

segreto accordo concluso fra le Corti di Vienna,

il

Wurzburgo, era conforme

a giustizia di

possesso della Toscana. L'Austria tuttavia non

era aliena dall'appoggiare

le

sollecitazioni della

Spagna

per conseguire un convenevole collocamento all'infanta

Maria Luigia e
sioni fossero

al figlio

suo minorenne, purch

moderale n olfensive dei

Qui imporla avvertire che

il

le

preten-

diritti altrui

(31).

principe Melternich avea

lasciati trascorrere trentasei giorni

prima

di far la

mento-

vata risposta alla nota spagnuola. La quale tardanza avea

avuto
alTiiri

clie

in

mira d'inceppare l'operato del Comitato per

della Toscana,

onde attendere

gli

benefizi del tempo,

realmente non aveano indugiato manifestarsi. L'im-

peratore Alessandro desiderava sovra ogni altra cosa l'acquisto della Polonia. Erano decise a contrastarglielo l'Au-

i-il)

Xnt.i

^loltcrnir-li,

Vienna 29 dicembre

1814,


stria

cembre

Francia e l'Inghilterra. Esse pertanto nel di-

la

147

del 181^1 iniziarono segretissime pratiche per ve-

un

nire alla conclusione di

trattato d'alleanza offensiva e

difensiva diretto, ove sorgesse la necessit, ad opporsi

armata mano

alla

formazione d'una Polonia russa. Legati

coll'Austria da intirai accordi, naturalmente

abbandonarono ogni opposizione

inglesi e francesi

ziari

voleri della Corte di Vienna

ai

plenipoten-

rispetto

Pertanto Castlereagh avvis Clancarty

alla

Toscana.

mettersi

di

tosto

d'accordo col barone di Wessenberg per appianare definitivamente

le

discrepanze insorte sulla sovranit della

modo con

Toscana. Talleyrand oper nello stesso


Noailles, e di pi

indusse

il

da ogni pretensione

a desistere

gere l'operosit sua

conte

il

plenipotenziario spagnuolo
sulla

Toscana per rivol-

procurare a Maria Luigia un altro

principato (32).
Cos per

mancanza d'opposizione

nel Congresso rimase

chiusa la questione, messa innanzi dalla Spagna, sulla


sovranit dalla Toscana.
di

nuovo

ma

in sospeso,

toscani manifest

sovranit della Toscana

con un nuovo

titolo.

sini. La sovranit e

solo

si

ci

la

incidente sorse a porla

breve e facilmente appianato.

conte

Dietro la proposta del


gli affari

Un
fu

il

Noailles

Comitato per

il

parere che l'investitura della

dovesse conferire

al

granduca

gagliardamente s'oppose

il

Cor-

propriet della Toscana, ei diceva,

furono conferite in virt del trattalo del 1738 alla Casa


di

Lorena

in

guarentigia

cambio del ducato


della

di

Lorena, e dietro

la

maggior parte delle grandi Potenze

europee; conseguentemente per parte della Francia non


essere la reintegrazione del granduca un

ma

si

il

doveroso eseguimento

di

nuovo favore,

un obbligo solenne. N

Vienna 30 dicembre 1814.


(32) Dispaccio Corsini
San Mariano, Vienna 28 dicembre 1814.
,

.Oispaccio

litigioso

la

Casa

in forza

modo ommettere che

potevasi in alcun

Toscana per

148

di

d'atti

Lorena d'Austria

non

possesso della

il

fosse

divenuto

assentiti liberamente e sov-

Non avrebbe pergranduca Ferdinando giammai consentito a far

versivi delle pi assolute guarentigie.

tanto

il

buono un nuovo
suoi

titolo di

ereditarli (33).

diritti

comprometteva

sovranit, che

Stando a cuore, pei motivi sovrammenzionati


nipotenziari

francesi

di

ai ple-

gratificare possibilmente

l'Au-

stria, s'acquetarono tosto alle ragioni del plenipotenziario

toscano.

dinando

Congresso pertanto statu che l'arciduca Fer-

Il

fosse restituito nel

granducato diToscana

tal

quale

era prima del trattato di Luneville, fermi in favor suo e


de' suoi discendenti

patti dell'articolo

Vienna 3 ottobre 1735,

tato di

secondo del

trat-

pe' quali la Toscana ve-

niva assegnata alla Casa di Lorena.

Per successivi negoziati, che non isvegliarono alcuna


grave discussione, furono aggregali
imperiali di Vernio, di Montauto e di

al

granducato

al re di Sicilia,

ed

il

principato di Piombino.

Questo principato era stalo reclamato con

il

Congresso valutati

vranit, gli
la cui

suoi

titoli

venne soltanto sanzionalo

cessione

al

gli

d'Elba che avea

il

demanio granducale

di

istanze

forti

dal principe don Luigi Ludovisi-Buoncompagni.

avendo

feudi

Monte Santa Maria,

Stati delti de' Presidii, la parte dell'isola

appartenuto

Ma non

feudale so-

possesso allodiale,
gli frutt poi otto-

centomila scudi romani (3i).

VL
La necessit d'appoggiarsi

alla

Corte di Vienna per

vantaggiare possibilmente nel Congresso gl'interessi del

(33)

(34)

Lettera Corsini al granduca, Vienna 20 gennaio 1815.


Atto linaio del Congresso di Vienna, articolo 100.

149

famiglia che
granduca Ferdinando, le intime relazioni di
aveano
stringevano questo Sovrano alla Casa d'Austria,
indotto

il

arrende-

plenipotenziario toscano a mostrarsi

vole e mogio di fronte

ai voleri

ai consigli

del principe

Murai, questa
Metternich. Sopraggiunta la guerra contro
in
dipendenza si fece maggiormente gravosa. L'Austria
effetto

assunse

in

quei d addirittura

il

contegno

drona imperante. Giunta che fu quindi


granduca
tizia che il governo lasciato dal
in

Vienna

di
la

pa-

no-

in Firenze era

della Toscana,
entrato in negoziali relativi alla neutralit
mossero le
l'imperatore e il suo principale ministro ne

maggiori rimostranze
ragguagli
Il

Sua

il

al Corsini,

il

quale

in tal guisa

ne

granduca:

gli ordini di
principe di Metternich, dopo di aver presi
questo affare
che
dichiarato
ha
Maest l'imperatore, mi

trattativa poteva
meritava la pi seria attenzione che nessuna
della Casa d'Austria
nemico
un
con
intraprendere
n dovevasi
che la sola esitazione e titubanza nel sistema
e de' suoi alleati
dannosa per l'esempio;
politico da seguitarsi era infinitamente
si uniscono nella perche
qualit
che molto pi lo era per le
austriaco e fraprincipe
come
I.
R.,
sona di Vostra Altezza
potuto proavrebbe
ci
che
alleati
principali
dei
tello ad uno
pubblico, che era tanto
spirito
nello
mento
raffredda
un
durre
animare; che alla vigilia d'aprire una guerra ge;

necessario di

alleati o aderenti, non si


nerale contro Buonaparte ed i suoi
Stato qualunque, e molto
uno
che
tollerare
sarebbe mai potuto
o indifferente nella
neutrale
rimanesse
austriaco,
meno uno Stato
se potesse atguerra contro Murat; che una simile condotta
certo modo
in
avrebbe
tribuirsi all'Altezza Vostra imperiale,
e che per
alleati,
suoi
co'
d'Austria
Casa

compromesso anche
conseguenza, se una

un

tale trattativa avesse avuto

risultato

di disapprovarla
qualunque, Vostra Altezza I. R. era in dovere
e di uniformarsi al sistema
pubblicamente e solennemente
mezzi dello
con tutti
politico di questa Corte, secondandola
,

Stato di Lei (35).

sulla guerra col re


Relazione quarta al granduca Ferdinando
Napoli, Vienna 22 a])rile 1815.

(35)

di

150

potevasi pi arrogantemente e ingiuslamenle co-

Non

mandare.

Toscana!

Infelice

agli occhi

del gabinetto di

Vienna essa gi aveva perduto ogni autonomia per tramutarsi in un granducato non pi italiano, governato

da un principe,

per unica guida

quale

il

alla

sua ra-

gion di Slato doveva tener l'obbligo immutabile di


tenersi strettamente

Ed

devolo

al

forza l'aggiunger qui, che

nando, n

sottrarsi a quello

non solo

il

fecero alcun

consiglieri suoi

man-

sistema politico austriaco.

granduca Ferdi-

degno

sforzo per

straniero vassallaggio (36). In effetto,

essi lasciarono

che sotto

ai piedi dell'Austria ri-

manesse calpestala quella neutralit della Toscana che


dai tempi di Pietro Leopoldo era passata in
diritto

pubblico europeo,

pronti

dar

mano

ma

si

per gittar le catene

all'Austria

al

E veramente erano modi


uomo di Stalo au-

comportarsi tanto convenevoli a un

striaco,

quanto disdicevoli a un diplomatico italiano

guenti, che
il

principio di

mostrarono persoprassello

collo degli altri principi italiani.


di

fin

il

Corsini nel

maggio

granduca con queste parole

lernich

del

se-

1815 ragguagliava

d'aver tenuto col Met-

Nel replicare

al

provava talmente

principe di Metternich, gli dissi ch'io apil

sistema

d'una confederazione italiana

di

Sua Maest l'imperatore, che appunto stava preparando una piccola memoria in questo stesso senso, ove gli
cui fosse capo

proponeva di far modificare l'articolo sesto del trattato di Parigi che s'oppone chiaramente a questa confederazione, a cui
la gelosia della Francia avea gi messo ostacolo con la redazione di detto articolo, e coll'idea gi manifesta del governo
borbonico di estendere il Patto di famiglia alle dinastie borboniche da ristabilirsi in Italia. Si convenne facilmente che

all'imperatore
(36) Memoria inviata dal granduca Ferdinando
Francesco sulla condotta del ministro toscano durante l'invasione
dei Muratiani, Pisa 16 aprile 1815.
Lettera del direttore della segreteria intima del granduca al plenipotenziario Corsini, Firenze 17

maggio

1815.

151
ma che per
conveniva che gli ag-

questa era l'occasione di fissare un tal sistema;

non renderlo odioso agli

Stati

italiani

gravi fossero proporzionati a paesi gi esausti i37).

Come diremo

dovea spellare

a suo luogo,

tenza delle esorbilanze austriache

il

alla

prepo-

merito d'indurre quei

governanti dellaToscana ad accorgersi che, per non sospin-

gere ciecamente con


a tritolarsi sotto

veniva dare
italiano,

il

le

proprie mani

il

principe e lo Stato

carro dell'austriaca padronanza, con-

granducale un indirizzo se non

alla politica

almeno francamente toscano.

VII.

Ferdinando e

ministri suoi

demente d'aggregare

il

territorio

cato. Nel gennaio del 181 o

maneggiato a
Corsini

avrebbero desiderato gran-

far clientela

il

in

di

Lucca

al

grandu-

Fossombroni, dopo essersi


quel

paese,

scriveva al

parte pi savia dei lucchesi accenna d'essere nell'intenun indirizzo per procurare l'unione del Lucchese

La

zione di fare
alla

Toscana. Dalla memoria del Lucchesini Ella rilever che

cotesto signor delegato Mansi dello stesso sentimento, e quindi


non potrebb'essere che opportuno che Ella facesse una qualche

analoga apertura

Ma

la

al

suddetto individuo (38).

decisione delle sorli di Lucca dipendevano da

pratiche, nelle quali


a calcolo la

in alcun modo metter


Un doppio negoziato con-

non dovevasi

volont de' popoli.

veniva ultimare nel Congresso, assegnare cio terminati-

vamente
Stali

(37)

in

sovranit all'arciduchessa Maria Luigia gli

che antecedentemente aveano appartenuto

Relazione Corsini

al

Bor-

granduca Ferdinando, Vienna 9 m.ig-

gio 1815.
(38)

ai

Dispaccio del 15 gennaio 1815,

152

boni di Parma, e gratificar questi di un sufficiente compenso. Abbandonato


zioni

che volevasi tener disgiunta per sempre da

d'Austria,

Napoleone,

masero

in

le

un assestamento

pratiche per

sospeso fino

modo

gennaio del 1815, non essendosi

al

Ma

in

fattasi

quel tempo gravida di

pericoli la questione polacca per l'Austria,

Tallcyrand se ne servi per rimetter


zialo relativo ai

Borboni di Parma.

presentalo dal conte di Noailles


il

seguente.

definitivo ri-

metter d'accordo fra di loro Spagna,

di

Francia e Austria.

era

Lega-

le tre

oppure all'arciduchessa

Maria Luigia,

all'infanta

trovato

progetto di assegnare

il

11

principe di

il

campo

in

progetto francese,

principe di Metternich

al

Borboni di Parma sarebbero

nego-

il

restituiti

ne' loro antichi Stali, colTaggiunla di quella porzione della

provincia mantovana che

Lucca,

il

principato

della Lunigiana

situata alla diritta del

Piombino

di

con

feudi

Po.

imperiali

d'Elba, del

l'aggiunta dell'isola

ducalo di Massa e del principato di Carrara, verrebbero


aggregati

ai

dominii del granduca di Toscana, purch egli

assumesse l'onere
ditarii

un pingue appannaggio

di

Maria Luigia

a favore di

plenipotenziario toscano in

tal

(39).

partito,

portato dal Corsini, e aveagli detto:

nunziarvi che

il

a vantaggiare

il

in

re,

mio signore,

si

mia proposta, e

con calore, altrimenti

in

Talleyrand erasi

Sono

lieto

d'an-

mostra propensissimo

il

paesi, di

di

Slati.

Badale

spingerla innanzi

cui la Francia preferi-

granduca, saranno assegnati a perpe-

piena sovranit all'arciduchessa Maria Luigia,

dovendosi ad ogni
Borboni di Parma.

(39)

il

granduca Ferdinando; proporr quindi

d'afferrar tosto la

tuila

beni ere-

Ad impaniare

breve un notevole ampliamento de' suoi

rebbe gratificare

in

modo

Dispaccio Corsini

Il

al

restituire ne' loro antichi Stati

conte di Noailles avea aggiunto

Fossoinbroni, Vienna 7 febbraio 1815.


nuovo

153

solletico alla tentazione,

avvisando sotto

renze della maggior sollecitudine

scano che
le

gli

le

appa-

plenipotenziario to-

il

conveniva mettersi con zelo ad appoggiare

proposte che

la

Francia stava per inoltrare riguardo

all'arciduchessa Maria Luigia, slantech, ov'esse rimanes-

sero infruttuose, eravi prossimo pericolo di veder Lucca

e Piombino passare in

propriet del principe Eugenio

Beauharnais (40).

Ma

le

lusinghe francesi non valsero a sopraffare l'astuzia

toscana. Corsini, che nulla di bc!ne in realt ripromette-

cosa udita a Metternich

vasi dalla Francia, narr ogni


il

quale

arrendevolezza coi pleni-

lo consigli a fingere

potenziari di Luigi

XV 111,

senza per impegnarsi in alcun

che di sodo (ki).


In risposta al

controprogetto

riavrebbero
cenza,

la

gli

progetto francese, Metternich inoltr un


ne' seguenti

termini.

Borboni

antichi loro Stati, tranne

della penisola.

Lo

inoltre Austria

annuo assegno

Lucca verrebbe

quale

danaro. Alla morte di questa princi-

granduca

damento essendo apparso


otto maggiori

alla

in

parti uguali darebbero un

pessa, lo Stato di Lucca, anzi che a suo


nella sovranit del

costituito

Maria Luigia,

di

e Francia in
in

ter-

richiedendo l'interesse della difesa

Stato di

un principato a vantaggio

di

attuabile

ai

alle concepite speranze.

vibile nel proposito di

Ma

passerebbe

figlio,

Toscana.

Potenze, Metternich

renderlo accetto a Maria Luigia.

Un

tal

accomo-

plenipotenziari delle

assunse l'incarico di
l'esito

L'imperatrice

si

non corrispose

mostr innamo-

non voler andare a Lucca, dove,

essa diceva, sarebbesi trovata di troppo vicina

(41)

Parma

quale rimarrebbe con una porzione del suo

ritorio all'Austria, cos

(40)

di

la citt di Pia-

all'uomo,

Dispaccio Corsini al Fossombroni, Vienna 9 febbraio 1815,


Dispaccio Corsini allo stesso, Vienna 10 febbraio 1815.


quale contava

col

154

non pi unirsi (2). Parma erale

di

stata

promessa, e Parma voleva qual dote e patrimonio suo e


del

Questo risoluto favellare dipendeva dalle di-

figlio.

chiarazioni, che anteriormente aveale fatto per lettera lo

czar Alessandro, della sua deliberata volont che in or-

dine

ducati di

ai

tenessero

Parma, Piacenza

patti stipulati a

Per mancanza di accordi


anch'essa

in

e Guastalla

Fontainebleau
definitivi

man-

si

('t3).

trovavasi quindi

sospeso la doppia controversia relativa agli

ramo

assegni da darsi all'imperatrice Maria Luigia e al

borbonico di Parma, quando giunse in Vienna la novella

che

comune nemico avea

il

di

nuovo messo

piede in

il

Francia.
plenipotenziario spagnuolo

Il

si

prevalse di quel fran-

gente per inoltrare una nota del tenore seguente:

mo-

narchi confederali, nell'assegnare alTarciduchessa Maria

Luigia

tre ducati,

aveano disposto

di ci

che punto loro

non apparteneva, non polendosi ammettere per


legittimo possesso l'occupazione militare.

aggiunto che

siffatta

titolo

essi

al diritto

della quiete di tulli.


titolo

il

Sovrano

Rimaneva per
di

Parma

sacrificare la propria esistenza,

vezza degli

pubblico

altri

Sovrani,

ma

si

verit a dimostrare a

trovavasi nell'obbligo di

non gi per

la

sola sal-

per l'accrescimento della

loro potenza e di quella de' loro parenti. Tuttavia


tati

di

aveano

dovuta compiere per conseguire l'inestimabil bene

erasi

qual

contravvenzione

Ma

che aveano sottoscritto

il

trattato di

Poten-

Fontainebleau,

erano cos rispettabili e benemeriti alla causa de' troni,

da indurre a rispettare eziandio quella loro contrattazione.

Ma

(42)

gli occorsi falli

Dispaccio Corsini al Fossombroni, Vienna 28 febbraio 18)5.


San Marzano, Vienna 22 febbraio 1815.
Lettera dell'imperatore Alessandro 22 novembre 1814.

Dispaccio
(43)

l'aveano annullala, ed^era pertanto

ombra

svanita ogni
di

155

diritto in

di

Maria Luigia sui ducati

Parma, Piacenza e Guastalla. La Spagna conseguen-

temente chiedevane

a ramingare

continuassero

retrocessione

l'immediata

mondo,

pel

loro

ai

obbrobrioso che essi

giacch tornava

Sovrani,

antichi

dalla

sussidiati

generosit de' proprii consanguinei (hk).

Se non che

mente

in

ascoltati,

quel Congresso, per essere convenevol-

bisognava mostrarsi temibili o valevoli

a contraccambiare l'altrui arrendevolezza con larghi gua-

dagni.

Ma

per l'abbiettezza del suo re

la

Spagna non

vavasi nell'uno e nell'altro caso; e cos questa

tro-

domanda

del suo plenipotenziario rimase trascurala al segno, che

Metternich neanco

la

introdusse nei protocolli del Con-

gresso. Valse per a render accorti


di

ministri

delle Corti

Vienna, Londra e Pietroburgo della convenienza di

troncare definitivamente una questione, che poteva farsi

Le clausole,

pericolosa.
si

sotto

cui

monarchi confederali

dichiaravano pronti a guarentire la sovranit vitalizia

dei ducati di

erano

Parma, Piacenza e Guastalla

Maria Luigia,

vale a dire che essa dichiarasse

tre,

d'esser affatto

Napoleone

estranea

a Parigi;

ai

ponesse sotto

si

per iscritto

che aveano ricondotto

fatti

la

protezione de'mo-

narchi confederali, impegnandosi formalmente di conseprincipe Metternich

qualsiasi

gnare

al

rito; si

staccasse dal figlio per lasciarlo

lettera del

nella reggia di Vienna.

Maria Luigia pieg

il

capo a

non sono pi padrona delle mie


di

Meneval; ho promesso

piutamente
giuramenti.

che una

(44)

al

a' suoi consigli,

Ho

dure condizioni.
azioni, disse al

mio padre
e

Nota Labrador

al

quale in niun

Io

barone

di rimettermi

non posso mancare

cessato d'esser sovrana, e

docile figliuola, la

ma-

temporaneamente

a'

commiei

pi non sono

modo vuol

ri-

principe Metternich, Vienna 4 aprile 1815.

156

bellarsi alla paterna autorit.

Non mi ricongiunger mai

pi con mio marito, contenta di preparare a mio

modesto
neval

stato,

le fece

ma

tranquillo.

poich

osservare che, mentre in

tal

il

figlio

barone

modo

di

un

Me-

figliuol

il

suo riniarrebbe spoglialo della eredit paterna, restava poi


fin

d'ora privato eziandio del materno patrimonio sovrano,

l'imperatrice

si

content di rispondere

conseguire di pi;

mio

figlio

ma

Non ho potuto
tempo

spero che coll'andar del

sar un ricco arciduca {k^).

Frattanto che Metternich induceva l'imperatrice a

l^

vergognosa contrattazione, Gastlereagh, insistendo di viva

voce presso Luigi XVllI,


Quindi che poco dopo

lo
i

piegava ad accomodarvisi.
plenipotenziari

di Francia

Austria, Russia, Prussia ed Inghilterra s'intesero

mente

porre nella prossima seduta nei protocolli del

di

Congresso

la

comune accordo

deliberazione presa di

Ma

sovranit a darsi all'arciduchessa Maria Luigia.

com'erasi stabilito, nacque

ci, cos

vocal-

il

sulla

a far

seguente ostacolo.

Lord Gastlereagh erasi portato a Londra per

assistere

Parlamento. Vedutosi fieramente assalito

alle sedute del

dagli oppositori del governo nella

nome

avere aderito in

della

Camera dei Comuni per

Gran Bretagna

al

trattato di

Fontainebleau, egli credette di vincere ogni resistenza col


dichiarare che, quanti erano
in

quel rogito,

tutti

patti

indistintamente

si

che

si

contenevano

trovavano annullali

dalla fuga di Napoleone.

Una

tale dichiarazione, fatta a

fondamente

lo

irrit pro-

czar Alessandro, che per altri argomenti

Irovavasi di mal
dosi

sua insaputa,

animo verso

il

governo inglese. Giovan-

quindi delle circostanze che non crasi sottoscritto

alcun protocollo relativo alla chiusura del negoziato di

Parma,

(45)

lo czar

ordin

Meneval, Souvenir!;

a'

suoi plenipotenziari di

historiijues,

Bruxelles 1843.

formal-

157

mente dichiarare che, se dovevasi avere per annullato


Fontainebleau nelle parti che

trattato di

si

il

riferivano alla

persona di Napoleone, rimanevano per validi pei contraenti gli altri patti, e che quindi la Russia considerava

come obbligatorio il capitolo relativo allo stabilimento da darsi all'imperatrice Maria Luigia e al figlio.
tuttora

Un modo

cos sleale di

di lord Clancarty,

che per

procedere dest l'indignazione


la

partenza di Castlereagh era

rimasto in Vienna principale negoziatore per l'Inghilterra.

modi dichiar, che senza nuove

istru-

governo giammai sarebbesi indotto a

ritor-

Egli coi pi recisi


zioni del suo

nare sopra una cosa, intorno

comune accordo
i

buona

e in

plenipotenziari russi

accommodare

a pi

si

la

quale erasi convenuto di

E poich da

fede.

mostrarono fermi a non volersi

equo

partito,

fiero

il

alz la voce per dichiarare che, se non

buoni e terminativi

gli

parte loro

si

legato inglese

tenessero per

accordi presi in ordine a Maria

Luigia, egli rifiuterebbesi di sottoscrivere qualsiasi trattato parziale o generale, e di pi

introdurrebbe nel Con-

gresso un suo protesto, nel quale dichiarerebbe di non

riconoscere per valide parecchie deliberazioni prese an-

teriormente {h6).

Clancarty rimase sodo su


suscitando

monarchi

tal

maggiori dispetti e

di Russia, d'Austria e

proposito per pi giorni,

pi gravi imbarazzi.

di Prussia in effetto vo-

levano lasciar Vienna insieme coi loro principali ministri

dopo aver

sottoscritto

l'atto

del

finale

questa loro risoluzione opponevasi

il

potenziario inglese. S'ebbe da prima

car l'inciampo coU'aspettare

per dare l'ultima

un

tal

(46i

mano

la fine

Congresso: e a

contegno del pleniil

pensiero di tron-

della

alle operazioni del

nuova guerra
Congresso.

Ma

espediente essendo parso troppo pericoloso, venne

Dispaccio San Marzano

al

Valesia,

Vienna 15 maggio 1815.


in

campo

158

Tincarico

l'altro di lasciarne

ai

plenipotenziari

secondarii, che a tale oggetto continuerebbero a rimaner

congregati in Vienna. Finalmente add 27 maggio le con-

Metternich giunsero a trionfare. La

ciliative insistenze di

Russia e l'Inghilterra retrocessero l'una e l'altra dalle loro


pretensioni assolute

mini seguenti:

l'accordo

Rimarrebbe

si

conchiuse nei

annullata

deliberazione

la

presa di consegnare nell'atto finale del Congresso


ritto

successorio

negli Stati

Carlo di Spagna alla

di

Parma

vi

sione e

la

di-

il

dell'infante

don

morte dell'arciduchessa Maria Luigia.

s'includerebbe un capitolo, per cui

Invece

ter-

la

succes-

riversione de' medesimi Stati formerebbe l'og-

getto di un parziale negoziato tra l'Austria, la Russia, la

Spagna e

Francia,

la

diritti di

Casa d'Austria e del re

l'Inghilterra, coi debiti riguai'di

Assestata la controversia in
difficolt
in

tal

Sardegna (U7).

ai

modo, non insorse pi

veruna a statuire che Maria Luigia possedesse


ducati di Parma, Piacenza

e Gua-

ad eccezione delle terre situate sulla riva

sinistra

piena sovranit

stalla,

di

del Po, cedute all'Austria

Vili.

Restava
glia,

che

il

decidere sulle

sorli

avvenire

della fami-

Congresso spogliava de' suoi antichi

Stati. Ri-

dotte le cose al segno sovrammenzionato, l'accordarsi fu


sollecito, esclusi

per coloro che av(>ano

il

maggior

diritto

ed interesse d'esser interrogati e soddisfatti. Francia, Austria,

Russia, Prussia e Inghilterra statuirono da sole, che

ramo borbonico, gi dominante in Parma, e direttamente all'infanta Maria Luigia rimanesse assegnalo in

al

sovranit piena per s e suoi discendenti maschi

(47)

Dispaccio Snn Marzann

al

Valesia,

Vienna ?S

il

prin-

nin(jrgio ]K]5.

159

cipato di Lucca. Questo Stalo fosse eretto in

ducalo, e

avesse una forma di governo simile a quella del

1805.

finlanloch le circostanze non permettessero di procu-

rare a Maria Luigia ed

l'imperatore d'Austria e

a'
il

suoi

figli

un

granduca

altro stabilimento,

Toscana aggiun-

di

gerebbero del proprio un'annua rendita


mila franchi.

Toscana,

di
sia

11

sia

di

cinquecento-

ducalo di Lucca decadesse poi

al

granduca

che quei Borboni non avessero discendenti,

che o succedessero ad un altro ramo della loro dinavenissero in possesso di un altro Slato. Attuandosi

stia,

reventualil del regresso di Lucca,

scana cederebbe
santa,

duca

al

di

Modena

il

granduca

di

To-

Fivizzano, Pietra-

Barga, Castiglione, Gallicano, Minucciano e Mon-

lignoso (^8).

Quest'assetto di cose erasi

compiuto senza

la parteci-

pazione della Spagna, per deliberato proposilo delle altre

maggiori

Potenze, vogliose d'ultimare sbrigatamenle a

piacer loro una faccenda, che importava la violazione del


diritto altrui.
tal

modo

di

de' suoi re.

Labrador

si

sent

altamente offeso da un

procedere, che giltava lo scherno sulla corona

E poich

null'allro poteva fardi meglio, s'ap-

pigli al consueto partilo de' deboli oltraggiati, e protest

dichiarando che

le

sue istruzioni vielavangli di sottoscri-

vere una stipulazione contraria alla compiuta

imme-

diata retrocessione dei tre ducali ai loro legittimi possessori.

Alcune delle Potenze congregale aver

inoltre condotto

a termine negoziati rilevantissimi senza interpellare e invitare a discutervi sopra le altre Potenze, in possesso di di-

gnit uguale alla loro. Nell'alto finale del Congresso esser

poche

(48)

le stipulazioni, delle quali si fosse riferito nelle

Quarantesimo protocollo della seduta 27 maggio 1815 dei


Atto finale del Congresso

plenipotenziari! delle cinque Potenze.


di

con-

Vienna, articolo 10?.

IGO

ferenze de' plenipotenziari delle otto Potenze che aveano


stipulato
essersi

arrogato

Una

Parigi.

di

trattato

il

discutere e di determinare,

di

l'uffizio

parte de' negoziatori

lasciando agl'altri plenipotenziari la meschina facolt di


propria firma

opporre o ricusare

la

berazioni gi

Per

sottoscrivere

fisse.

un

atto,

siffatte

cose

calce alle

in
la

deli-

Spagna negava

che inchiudeva massime e

fatti

di

con-

delle genti e all'indipendenza sovrana degli

trarii al diritto

Stati (^9).

Se

dato a Lucca e a Parma rendeva querula

l'assetto

e sdegnosa

Ferdinando
aggregare

Spagna, non faceva per

la

111

ministri suoi.

granducato

al

Essi

finitime

le

lieti

il

granduca

aveano ambito

di

lucchesi, e

terre

per conseguir ci eransi posti nel Congresso a strisciare


ai

piedi

Stato

Vedutele prendere personalit

indipendente, s'arrovellarono

tentativo,
stria.

dell'Austria.

Ma

di

un ultimo

e fecero

potentemente stuzzicando gl'interessi dell'Auil

ziario Corsini

principe
:

Le

Metlernich rispose

al

del vostro avviso. Dovete quindi considerare

modamento come
dalle circostanze;

plenipoten-

vostre ragioni sono buone, e mi trovo

affatto temperarlo.

ma

tutto

un

tale acco-

Ora esso richiesto

suggerisce di variarlo alla

prima buona occorrenza (50).

IX.
Il

lettore gi

conosce

che termini fossero

in

relative al re Gioacchino

le

pratiche

Murat prima dell'apertura del

Congresso. Resta a narrare

il

seguito delle

medesime

giorni in cui, fra ripullulanti controversie e contrarie

nei

am-

bizioni dinastiche, ferveva l'opera dell'assetto europeo.

(49) Protesta Labrador plenipotenziario di Spagna


Metternich, Vienna 5 giugno 1815.
(50)

1815.

Rapporto Corsini

al

al

principe di

granduca Ferdinando, Vienna 2 giugno

1()1

Talleyrand, colla l'occasione otertagli da un discorsp


di lord

una

lettera, nella

guenti.

181^

Castlereagh, nel dicembre del

quale

Tornando

contenevano

si

indirizzavagli

le

proposte se-

grave onta dell'Europa intiera che

un usur-

sull'antico trono di Napoli continuasse a sedere

patore,

Congresso volesse dichiarare solennemente

il

riconoscere per solo re legittimo di

Come conseguenza

tale allo, tutte le

di

di

Napoli Ferdinando IV.

Potenze assume-

rebbero l'obbligo di non appoggiare direltamente n indirettamente qualunque


zione

di

diritti.

tali

Potenze non italiane,


per ricondurre

pretesa opposta alla ricogni-

siasi

Rimarrebbe

tuttavia interdetto alle

mettessero in moto eserciti

le quali

di Napoli, di far loro

Borboni sul trono

attraversare la penisola (51).

Castlereagh

mostr restio a secondare un

si

quale

l'effelluazione del

chiamente

difficoltosa.

pareva per

gli

lo

progetto,

tal

meno

sover-

Non per quietossi il primo pleniamalgamando la quistione

potenziario francese; abilmente

napoletana con quella di Sassonia, Talleyrand indirizz a

Melternich,che teneva autorit

una nota,
cipii

che

la
i

quale internandosi

il

di

Congresso,

quei medesimi prin-

in

Ma

la

due opposti
principio

massimo, l'ultimo

Il

l'Europa debbe intendere,

di

il

monarchi confederali aveano proclamato

e inviolabili, diceva:

voluzione.

di presiedere

si

rivoluzione

principii.

non fu che

altro

il

monarchico.

questo ultimo essendo avvenuto

delle cose, la lotta

si

cui

l'annientamento della

Dapprima trovaronsi

repubblicano

sacri

fine,

in

forza

la

ri-

lolla

alle prese
Il

trionfo

della natura

costitu fra le dinastie rivoluzionarie

e le dinastie legittime. Queste aveano trionfato delle prime,

ma non

(51)

per anco compiutamente

avvegnach mentre

Lettera Tallevrand a lord Castlereagh, Vienna 13 dicembre

1814.
PHNCHI, Sforin

Dorum,

Il


una

162

dinastia legittima era in lotta, la rivoluzione

appieno domata. E qual altra cosa reslava

vasi

perch

principio di legittimit

vittoria del

la

tale? Bisognava conservare

il

de' suoi Stati, e restituire

trono di Napoli

il

timo possessore. Ove ci non

marrebbe

ma non

in vita, la lotta

subito

dopo

al

suo

legit-

facesse, la rivoluzione

si

(t)2).

ingolfatosi

La

ri-

maestria diploma-

in tutta la

nelle quistioni

sua luce.

relative alla

commise l'inavvertenza

Sassonia e alla Polonia,


assicurarsi

fosse to-

re di Sassonia nel possesso

manifestava cos

si

fare

continuerebbe, avrebbesi tregua,

vera e durevol pace

Talleyrand

tica di

Ma

non Irova-

di

formalmente dell'appoggio dell'Austria

non

in or-

dine alla questione di Napoli, in cambio della cooperazione


vantaggiosissima che

la

versie insorte rispetto a

venne che, come


curali

pag

gli
la

Francia

due

le

prestava nelle contro-

negoziati cos capitali. Quindi

principe Metternich ebbe visto assi-

il

interessi

austriaci

nell'Europa settentrionale,

Francia della stessa moneta, con cui anteceden-

temente avea pagato

la

Prussia e

la

Russia:

si

mostr cio

ingrato e sleale. Talleyrand accortosene, s'appigli a un


reciso spediente: indettatosi col plenipotenziario spagnuolo,

alteramente l'uno e
dichiarazione,

per

l'altro
la

introdussero nel Congresso una

quale Francia e Spagna signifca-

vansi deliberate a non sottoscriver pi verun protocollo

ove

Congresso non proclamasse Ferdinando IV solo

il

le-

gittimo re di Napoli (53).

Se

tale dichiarazione

fosse

uscita

alla

inevitabilmente sospinto Murat a gitlarsi


titi

si

pili

disperati. D'altra parte, se Talleyrand e

fossero intestati nella

(52)
(53)

luce,

avrebbe

in bala de' par-

presa deliberazione,

le

Labrador
cose del

Nota Talleyrand, Vienna 19 dicembre 1814.


Lettera San Marzano al re Vittorio Emanuele, Vienna 25

gennaio 1815,

UVA

Congresso avrebber languito

in

modo

Ad

deplorabile.

evitare l'uno e l'altro scoglio, Metternich pose innanzi un

controprogetto,
Il

il

quale consisteva ne' termini seguenti.

Ferdinando dalla sua

re

Sicilia

romper guerra

a Murat. Francia

loro navi nelle

acque

di Napoli,

appoggiare colle loro forze

s'apprestasse

e Spagna,
si

pure a

inviando

le

mostrassero pronte ad
siculo.

le ostilit

Dopo aver

comunicato, sott'obbligo del pi rigoroso silenzio, questo


suo progetto
giunse:

conte di San Marzano, Metternich

al

Ho

sog-

gli

mio piano

inviato direttamente questo

re di Francia per mezzo del conte di Blacas sin dal


di questo

mese, e sono stupito

cuna risposta (54).

di

non avere per anco

al

13
al-

Questo silenzio travagliava maggiormente Metternich,


in

quanto che sospettava provenisse dal segreto appa-

recchiarsi che la Francia

facesse

entrar

di balzo

in

guerra contro Murat. Laonde deliber di tenere a Talleyrand

seguente linguaggio:

il

avea prto

L'imperatore d'Austria

prove pi manifeste della volont sua

le

dare alle cose d'Italia un assetto conforme


della legittimit. Essersi
luto d'impedire con tutti

che

la

tuttavia
i

del pari mostralo riso-

la

penisola, fosse turbata

per qualsivoglia motivo. Gli armamenti

consigliato a
d'ostilit

come

le

due

insoliti,

che an-

Corti di Napoli e di Francia, averlo

rinnovare

la

dichiarazione,

intrapreso in Italia sarebbe da

rivolto alla

di

principii

mezzi che stavano in poter suo,

quiete in cui trovavasi

davano facendo

ai

sua persona e

ai

che ogni atto


lui

considerato

danni de' suoi

inte-

ressi (55).

Parole non

meno

gravi da Vienna partirono alla volta

Vienna 22
(54) Lettera San Marzano al re Vittorio Emanuele
gennaio 1815.
(55) Nota Metternich al principe Tallevrand
Vienna 25 febbraio
,

1815.


di Napoli.

L'imperatore d'Austria, significava

mantenga

per
re

gli

uno

in

lungo; e

che

Tllnlia

di

continuo

fa

il

senza averne alcun motivo. Ci non pu

Napoli

di

principe

pericolosissima

stato d'irrequietezza

apprestamenti di guerra

durare pi

il

non pu permettere pi a lungo che

Mctlernicli,
si

104

ogni caso

in

la

Corte di Vienna

avvertire quella di Napoli che al primo passo dato dal-

Murat fuor de' confini del regno, essa valu-

l'esercito di

terebbe un

truppe

tro le

lettera

al

ostilit

inpcriali stanziate in Italia ()6).

duca

aggiungeva

Non

procedere come alto d'aperta

tal

di

Campochiaro

il

conper

cancelliere imperiale

punto dopo vent'anni d'uno stato di guerra di cui


non ha riscontro non punto nel momento in cui
si
trovano in discussione i pi grandi interessi dell'Europa,
che l'imperatore, signor mio, pu indietreggiare innanzi a misure, le qunli in definitiva devono guarentire il riposo di pncsi,
la cui tranquillit s'immedesima a quella de' suoi Stati eredila

storia

tarli

(57).

Volendo all'occorrenza che


dessero

fatti,

trattative colle

il

gabinetto di Vienna intavolava segreto

Corti

compagne

averle

alle dichiarazioni corrispon-

di

Torino

nella lotta,

Firenze e

ove

il

Modena per

suono delle armi

si

facesse udire in Italia svegliatovi dalle condizioni, in cui

trovavansi per anco


segni

fissi

le

cose del regno di Napoli.

Uno

della politica piemontese era di togliere

dei

Murat

da quel trono. La Corte di Torino assenti volentieri alle


proposte austriache.

raggruppabili

duca

(li

degna,
della

in

Cos

un solo

per occulti

fascio

Modena, del granduca


al

dopi)io oggetto

di

accordi

rimasero

le forze dell'Austria, del

di

Toscana e del re

di Sar-

opporsi alla intromessionc

Francia negli affari di Napoli, e

(G)

Nota Mettornich, Vienna 25 febbraio

(57)

Lettera del 27 febbraio 1815.

1815.

al violento

pro-

165

cedere di Murat per levarsi dalle incertezze d'un j)resenle


buio e gravido

di

tempeste (58).

X.

mezzo a

In

ture sorti del lor paese, non


diti

ven-

tutte queste contenzioni, ignari delle


fatti

partecipi de' pi recon-

disegni della politica del proprio re, reietti dal novero

dei legati riconosciuti investiti di plenipotenza rispettata

e accettevole,

il

duca

di

Campochiaro e

rappresentanti di Gioacchino Murat


e sfiduciati

quei

fra

principe Cariati

dell'Europa. Rendere

felici arbitri

l'Inghilterra possibilmente

il

aggiravano mesti

si

benevola

al

mante-

re Murat:

impo-

fedele; ridur tranquilla o

nergli l'Austria alleata

tente l'opposizione della Francia e della Spagna.: togliere


i

sospetti, diradare

di

le sinistre

Gioacchino circolavano per

invece

segnalati servizi

della legittimit; attestare

prevenzioni, che sul

Congresso: magnificare

il

avea reso

ch'egli
il

conto

alla

causa

deliberato suo proposito di

rimanervi fedele a fronte di qualsivoglia pericolo: questi

erano
di

stati

principali segni

fissi

dell'operosit dei legati

Murat, dopo che ebber visto rigettata

plenipotenza di cui erano

A
rino,

meglio tasteggiare
il

duca

di

le inclinazioni

Campochiaro

zano per dirgli, che

il

la validit

della

investiti.

erasi

della Corte di To-

accostato

al

San Mar-

re Gioacchino trovavasi desidero-

sissimo di vedere la Casa di Savoia aumentata di potenza


italiana (59).

Ma

poi, alTintento di tenere

il

verno ne' termini del miglior credito verso


stesso plenipotenziario napoletano

proprio gol'Austria, lo

avea cercalo d'intavo-

conte di San Marzano, 27 febbraio i815.


Nota
conte di Valesia, 28 febbraio 1815
San Marzano al principe di Metternich, Vienna 28 febbraio 1815.
(59) Dispaccio San Marzano al Valesia. Vienna 28 dicembre 1814.

(58) Nota Metternich


Dispaccio San Marzano

al

al


lare

1(56

un negozialo per una lega offensiva e difensiva


Vienna,

le Corti di

Ira

Torino e di Napoli, diretta, come

di

ei

stranamente diceva, a impedire l'ingresso nella penisola

dominazione straniera (60).

a qualsivoglia

mentre mostravasi

D'altra parte
alla Corte

romana

la

feudale investitura del regno, Gioac-

chino Murat di propria


cesco per

mano

offrirgli in Italia

alleato (61).

Il

di chiedere

sollecito

scriveva all'imperatore Franmigliori aiuti di fedelissimo

duca del Salto

in

nome

governo di

del

Napoli avvisava Metternich che delle milizie napoletane,


acquartierate nella
servirsene, ove
riali

Romagna

bisogno

il

per cacciare

si

e nella Toscana, potevano

presentasse,

la ribellione

nelle

generali impe-

provincie italiane

sottomesse all'Austria (62). Dal canto loro

plenipotenziari

napoletani non ristavano dal fare le pi ampie attestazioni


di ossequiosa

devozione

assicuravano

il

al

principio della

gabinetto di Vienna che

il

legittimit,

Napoli

re di

era pronto a cQoperare con leale operosit all'impianta-

mento

in Italia del

Ma da

sistema austriaco (63).

alcuni mesi

tali

dichiarazioni erano menzognere,

e miravano a tenere possibilmente


tortuosi

d'una

Se non che

egli

Murai.

navigava per acque pericolose, mancando

Rappacificatosi
le

andamenti

gli

politica rivoluzionaria per parte di

delle necessarie accortezze a

ricevuto

celati

non rompere negli

scogli.

con Napoleone, Gioacchino avea da

seguenti

segretissime

istruzioni

lui

Come

avrete notizia certa della mia partenza dall'Elba, invierete

un corriere

Vienna latore d'una vostra

l'imperatore d'Austria,

per annunziargli

(6U)

Lettera Campocliiaio

(61)

Lettera del 29 novembre 1814.

al

lettera al-

ch'io

sar

San Marzano, Vienna 6 marzo

Nota del 18 dicembre 1814.


Nula Campochiaro al principe di Metternich, Vienna
naio 1814.
Nota dello stesso, Vienna 4 marzo 1814.

in

1814.

(62)

(63)

11

gen-

ma che

breve tempo a Parigi,

167

io

torno sul trono col fermo

fedele
proposito di conservare la pace, tenendomi
tato di Parigi

20 maggio d81^.

del

biate cura di concentrare

il

avvenimenti

gli

Non dovrete per

prima

l'iniziativa delle ostilit, e

derete

In

al trat-

a voi. ab-

vostro esercito nelle Marche,

e di tenerlo pronto a combattere.

dere

quanto

di Parigi e

pren-

muovervi atten-

di

Vienna. Se aveste

di

combattere, anzi che


a trovarvi nella necessit assoluta di
possa darvi
prender l'offensiva, ripiegherete sino a che io
a Navicino
mano. Rammentatevi che, quanto pi sarete

dovendo combatter da

poli,

giormente

ranno

al

solo, vi

troverete

forte dirimpetto agli Austriaci,

viemmag-

che per ci sa-

contrario vieppi deboli (6^).

che non furono ascoltati. SovrapNapoleone glorioso


preso dall'ambizione di presentarsi a

ma

Savii consigli,

Austriaci, e sospinto
del vanto d'aver liberata l'Italia dagli
l'intiera penisola prima
dalla brama di possedere di fatto
dell'impero,
fosse compiuto il ristauro

che

Francia

in

Murat decise

un pretesto

nivagli

chiedere che

mine

al

ov'essi

11

plenipotenziari

rifiutassero
il

d'assentire

di

marzo del

Campochiaro

francesi ponessero ter-

loro procedere ostile verso

l'assenso per
retti

E perch conve-

a pronta guerra, egli nel

sped a Vienna l'ordine al duca

1813
di

precipitare gli eventi.

di

si

il

re di Napoli:

che

chiedesse all'Austria

passaggio di ottantamila Napoletani di-

a portare le ostilit in Francia.

duca

di

Campochiaro ignorava compiutamente

gli

an-

Pertanto allibbi
damenti della politica occulta del suo re.
troppo fiducioso dell'onest altrui, corse
a

tal

ordine,

e,

dal principe di Melternich, e


gli

gli

fece leggere la noia che

introdurre nel Conera stata spedita da Napoli per

isi)

Registro degli ordini e delle corrispondenze

nell'isola d'Elba.

di

Napoleone

gresso
tutto

sifTalla

come

domanda

confidenziale

168

soggiungendo che tenesse

datagli notizia,

la

al

avvegnach

non presentarla, e a rinnovare invece

egli era deliberato a

le fatte dichiarazioni d'irremovibile fedell per parte della

Corte di Napoli

principii professati dai

ai

federati (65). Melternich tacque;

ma

monarchi con-

partito che fu

il

le-

galo napoletano, diede pronto avviso di quanto avea udito


inglesi, francesi

ai plenipotenziari

provvedere

lutti a

Effettivamente

si

e russi, sollecitandoli

comune.

in

presero tosto questi accordi: farebbesi

subito sapere ai legati di Murai che, ove

napoletano varcasse

frontiera

la

del

un

regno,

solo soldato
i

monarchi

considererebbero quel passaggio come un atto di

alleati

contro di

ostilit

Vienna e

le

Murai dal

essi.

Che se

ci avvenisse, la Corte

lato di terra,

mentre che Spagna e Francia

in Italia

lo

l'Austria annunziasse

assalirebbero dal mare. Frattanto

che essa

di

Potenze italiane agirebbero ostilmente contro

ponevasi sul piede di guerra per

fesa del proprio territorio e degli Stali dei principi

la

di-

della

sua Casa (66).

Nullameno Murat traeva

le sorti

sue e quelle del regno;

e a dispetto de' consigli de' suoi ministri pi esperti e delle

preghiere della moglie, addi 22 marzo accennava alle sue


schiere di muovere, e olio giorni appresso la guerra ve-

niva denunziata per edilli e per coraballimenli.

qual

nembo

duca

di

Vedendo

stava per accumularsi sul capo di Murat,

Campochiaro tent almeno

di ritardarlo,

il

maneg-

giandosi a coonestare quell'audace mossa d'armi, e sfor-

zandosi di rendere persuaso


redi Napoli non era venuta

(6.5)

Lettere San

marzo
(66)

il

gabinetto di Vienna che nel

meno l'impegnata fede d'allealo

Marzano

al

re Vittorio

Marzano

al

re

Emanuele

dei 15 e 17

181.5.

Lettera San

maggio

181.5.

Vittorio

Emanuele, Vienna 15

i(jy

sincero e fedele (67). Se non che

perdettero ogni

valore

fuor

ben

protesti

tali

quello

di

tosto

maggiormente

screditare la causa di Murat, a motivo che, mentre

erano

in corso, egli giltava in viso all'Austria

d'una

sfida

a morte,

drappellando

il

essi

guanto

bandiera dell'in-

la

dipendenza italiana (68).

rapidamente

Portarsi

Po superiore,

sul

Francia, era slato

volta delle Alpi finitime alla

che non

lo praticasse; glielo

imped

la

sua doppiezza po-

Voglio,

ei

diceva a lord Ben-

rimanere fedele

alla

Gran Bretagna.

ma

quello scaltro;

gli rispose

tando

mostratelo co'

del re di Sardegna.

gli Stati

quanti giorni

dopo

gli scrisse

derava rotto l'armistizio

tra

fatti

rispet-

nella

Benlinck al-

da Torino, che

egli consi-

Napoli e l'Inghilterra a motivo

della guerra mossa contro l'Austria.


e di

Sta bene,

Murat cadde

rete tesagli, e frettolosamente indietreggi.

di terra

primo

il

da Murat. E fu grande sventura

fissalo

litica e l'astuzia inglese.

linck,

gli

di [Milano, e dirizzarsi tosto alla

Austriaci, impossessarsi

disegno di guerra

girando

e,

mare aiuterebbero

le

Le

forze britanniche

imperiali

come

al-

leate (69).

La causa

di

Murat era irreparabilmente perduta nelle

deliberazioni della diplomazia europea. Gi l'Inghilterra

avealo compiutamente abbandonato dal d


accorta che, ove
di Napoli,

le

il

ciso

cui erasi

re Gioacchino fosse rimasto sul trono

isole ionie

penso a Ferdinando

in

verrebbero assegnale in com-

di Sicilia. L'Austria,

che gi avea de-

da un pezzo di non mantener nulla

di

quanto avea

Gioacchino, visto che l'ebbe proclamarsi

promesso

al re

campione

d'italiana indipendenza, fu sollecita d'associare

(67) Nota dei plenipotenziari napoletani al principe Metternich,


Vienna 8 aprile 1815.
(68) Proclama di Murat agli Italiani, Rimini 30 marzo 1815.
(69)

Lettera del 5 aprile 1815.

causa quella dei Borboni di

alla propria

con

un

essi

trattato, per

delle spese di

il

Sicilia,

mediante

guerra (70). La Russia e

tosto accedettero a

tali

e strinse

quale obbligavasi ad aiutarli

trono di Napoli

ricupero del

al

170

patti,

risarcimento

il

e d'allora

in

ben

Prussia

la

poi

Murat

fu

designalo dalla diplomazia de' monarchi confederati soltanto coH'appellalivo di maresciallo. Povero Gioacchino!

mente

la

si

contrista ripensando agli ultimi casi della tra-

vagliosa sua vita d'eroico duce di eserciti, e di re non

sagaceesoverchiamente ambizioso.
sorriso benevola in cento battaglie,

con

la

mano

gloriosa sua

il

I^a vittoria,

appena

vessillo

che avcagli

di sfuggita tocc

che egli avea.

fatto

sventolare a simbolo d'italiana indipendenza. Poi su di esso


sconftta gitt

la

inaudita.

poleone

si

allora

nuovo per

l'astro

lugubre suo velo con rapidit pressoch


il

pi cavalleresco de'

compagni

di

Na-

trov senza corona, senza esercito, ramingo e

reietto da'suoi
di

il

antichi amici ne'campi di guerra,


la

mentre

distesa del cielo di Francia sfolgorava

del gran capitano.

ambizioni di Murat Dio

alle

non per anco represse

mandava un

altro solenne

ammo-

nimento, che fu quello del secondo crollo della potenza


napoleonica.

Ma

egli

non

l'ascolt,

avvegnach pur ca-

duto nel pi misero stato di fortuna, signoreggiavalo

la

vertigine di regio scettro Questa fin per travolgerlo nell'abisso che

doveva ingoiarlo per sempre, dopo

essersi reso

per due volte fatale alla Francia, all'Italia e a Napoleone.

Povero Gioacchino! che tuttavia

la

sua memoria duri ono-

rata negli annali di nostra gente, a motivo che in vita sua


si

proclam capitano ristauratore d'italiana indipendenza.


Carolina Murat ebbe a soffrire

in

quei

tristi

giorni

pi

crudeli affanni di madre, di sposa odi regina. Lasciata dal

(70)

delle

Trattato d'alleanza tra l'imperatore d'Austria e Ferdinando


Sicilia, Vienna ?9 aprile 1815.

Due

IV

171

marito reggente dello Stalo, patteggi da prima ond'esser


trasportata co'

acque

suoi in Francia.

figli

Ma sopragiunto

Gaeta l'ammiraglio inglese Exmouth, dichiar

di

che, cos negoziando, Campbell avea oltrepassati

termini

nuovi

delle sue istruzioni. Perci fu forza di scendere a

de'quali rimase stabilito che Carolina coi

patii, in virt

ponevasi sotlo

figli

impegnandosi
cia

senza

figliuoli

nelle

il

protezione dell'imperatore d'Austria,

la

non ritornare pi mai

permesso

in Italia

monarca,

di quel

assegnerebbe por dimora una

Poco appresso

o in Fran-

quale a

il

citt austriaca.

plenipotenziari delle cinque maggiori

decretarono che Ferdinando IV era

Potenze

e ai

lei

ristabilito

tanto per s quanto pe'suoi eredi sul trono di Napoli, e

riconosciuto dalle Potenze

come

re delle

Due

Sicilie (71).

XI.

Eugenio Beauharnais

erasi portato in

Vienna, dove avealo

amorevolmente accoltolo czar Alessandro.


federati, con)e fu narrato a
di gratificarlo

Ma

monarchi con-

suo luogo, aveangli promesso

d'un convenevole patrimonio principesco.

poich ci non andava a sangue all'Austria, Metternich

nei primi mesi del

luamento

di tal

Congresso

si

maneggi a impedire

promessa. Se non che essendosi

l'at-

insistito

met del febbraio del 181a dal plenipotenziario ba-

sulla

varese affinch
verso

il

si

pensasse a soddisfare agli impegni assunti

principe Eugenio,

il

cancelliere imperiale dichiar

che nelle provincie italiane soggette all'Austria verrebbero


tolti

grato

sequestri posti ai beni che gli spettavano; reinte-

che fosse

il

papa nella sovranit delle Marche,

l'Austria presterebbe

romana

(71)

suoi buoni

uffici

onde

la

Corte

facesse ragione ai reclami che esso principe Eu-

Atto finale del Congresso

di

Vienna, articolo 104,

genio

si

172

fosse creduto in diritto d'inoltrare a tutela delie

private sue propriet in quei paesi; e che inoltre la Corte


di

Vienna era pronta ad entrare

in

quei negoziati che

il

re di Baviera giudicasse meglio confacevoli agli interessi


di

Eugenio (72).

Non

per, cos favellando, Metternich agiva di

[ede. In

fatti,

cogliendo

il

buona

pretesto che Beauharnais fosse

partecipe per avventura alle macchinazioni che aveano


ricondotto Buonaparte in Francia, egli arrest le intavolate
pratiche, cosicch fu soltanto in

una delle ultime sedute

del Congresso, e dietro le insistenze dello czar Alessandro,

che

plenipotenziari delle Corti di Pietroburgo, Vienna,

Berlino e

Monaco statuirono, che

principato di Ponte-

il

corvo, aggrandito fino a comprendere cinquantamila abi-

verrebbe assegnato

tanti,

in

piena sovranit

principe

al

Eugenio. Tale aumento di popolazione farebbesi sottraendola dagli Stati del re di Napoli,

il

quale per riceve-

rebbe un equo contraccambio di sudditi dal papa, cui restiluirebbonsi le Legazioni purch

onere.

Rimanevano

s'assoggettasse

guarentiti al principe Eugenio

beni stabili e mobili da

lui

tal

tutti

posseduti nelle provincie ita-

liane passate all'Austria e negli Stati del papa. Egli per

non poteva portarsi nell'assegnatogli principato


corvo se non dietro
Frattanto

il

il

di Ponte-

preventivo assenso dell'Austria.

re di Baviera cedeva al principe

Eugenio

il

suo castello di Bayreuth.


Informatone dall'imperatore Alessandro (73),

Eugenio se ne mostr

assai scontento.

diceva, non era in alcun

Un

il

principe

tale assegno, ei

modo convenevole

per chi avea

tenuto l'alto incarico di vicer del regno d'Italia, ed era

(72)

(73)

Nota Metternich

al principe Wrede, Vienna 13 febbraio 1815.


Lettera dell'imperatore Alessandro al principe Eugenio 3

aprile 1815.


sposo a una

a piacer loro.

Sovrano. Pontecorvo inoltre non era

figlia di

paese libero, di cui

173

monarchi

Volessero

essi

alleati potessero disporre

pertanto rivolgere

il

pensiero

qualche altra proposta pi reale ed accettevole, ricono-

scendo frattanto

e nella sua famiglia

in lui

diritto

il

di

conseguire uno Stato sovrano e indipendente, e impegnandosi

a darglielo

che

tosto

le

sero (7^). Trascorso un mese,

che

gli interessi

il

circostanze lo permettes-

principe Eugenio, vedendo

suoi correvano grave pericolo di rimaner

all'infuori dalle cose deliberate dal Congresso,


di

nuovo

allo czar Alessandro,

debbo credere

scrivendogli cos:

terminativo degli

affari

convenuto che

Po debba esser

il

italiani sia

austriaci in Italia. Dato

che

limite ai

Se

possedimenti

tornerebbe possibile

me

le

quali gi a favor mio la Maest Vostra

prossimo, e che sia gi

ci sia,

per avventura di riservare per

sguardo? (75)

rivolse

Massimiliano, sembra che l'assetto

re

al

si

Legazioni, sulle

degn volgere

lo

richiami del principe Eugenio rimasero senza frutto,

e le Potenze presero sul conto suo

una deliberazione,

la

quale per ninna forma corrispondeva alle giuste sue aspettazioni.

La Russia,

s'impegnarono

Prussia e l'Austria vicendevolmente

la

a procurare

al

genero del re

un principato con una popolazione


tanti nel territorio del

di

regno delle Due

di

Baviera

cinquantamila abiSicilie (7C).

Questa

convenzione per non venne inserta nell'alto finale del


Congresso: bens essa fu mantenuta ferma dalle Potenze

che l'aveano

sottoscritta, e serv

di

base

a'

susseguenti

negoziati.

(74) Lettera del principe Eugenio all'imperatore Alessandro


Vienna 4 aprile 1815.
(75) Lettera del 3 maggio 1815.
della seduta dei plenipotenziari
(76) Quarantesimo protocollo
delle cinque Potenze 4 giugno 1815.
,

174

XII.

Le

sollecitazioni fatte dall'Ordine gerosolimitano al

Con-

gresso non ebbero alcuna soddisfazione. Esse erano slate


seguenti: a risarcimento della jDcrdila di Malta, l'Ordine

le

domandava
raneo;

le

tralit

di

un'altra sovranit indipendente sul Mediter-

Potenze proclamassero e guarentissero


questo nuovo Stato;

si

gi alienati

desse un equo compenso.

II

Congresso

di

Vienna avea

statuito

damentale del nuovo gius pubblico

la

gli altri

come massima

tardi nello spazio di tre mesi


i

dopo

la fine del

pi

al

Congresso,

quali possedevano sulle rive del Po, nomine-

rebbero commissarii per regolarne


formit delle

comuni norme

fondalo in Milano sotto

la

impegni assunti

navigazione

la

prescritte (77).

in

con-

Lo stabilimento
di

Monte Napo-

modi

di soddisfare

Un

tale incarico

denominazione

leone, ebbe dal Congresso assicurati


gli

fon-

libera navigazione

de'fiumi. Rimase conseguentemente stabilito che,

gli Stali,

neu-

restituissero ai cavalieri

beni dell'Ordine invenduti, e per

gerosolimitani
si

la

coi proprii creditori.

verrebbe aftidato a una commissione, chiamata a raunarsi


per dar effetto
gati (78).

Ma

in ci al prescritto dai

monarchi congre-

questa materia, sulla quale dovremo

nare dappoi.

(77)

Atto linale del Congresso

(78) Ivi, articolo 97.

di

Vienna, articoli 94, 108, 109.

tor-

CAPITOLO SESTO

Soinniarfo
Nuove

alla

di Talleyrand

re di Sardegna
Accordi particolari

pace

trattative di

aggregala

tornato nel possesso dell'intiera Savoia


il

negoziato relativo

procedere dell'Austria

XVIII,
pool

di

d'arte

tra

il

conte di Revel e

Opposizione dell'Austria e dell'Inghilterra

mettere in campo
capolavori

porzione della Savoia

richiede la

Il

Francia

Talleyrand,

Cagione che indusse

di

Francia

Blucher,

Modo

di

Wellington,

di

principe

il

Sardegna

re di

Il

l'Austria

principe Eugenio Beauharnais

al

dell'Inghilterra verso la Russia

trasportati in

Negoziati relativi

procedere
di

di

ai

Luigi

in essi di

Castlereagh

ri-

Sleale

Liver-

Restituzione degli oggetti


Gioacchino Murai Richiami del re
Sardegna

Generoso procedere del governo inglese

d'arte trasportati in Francia da

di

intorno ai capolavori d'arte dal Piemonte e dal Genovesato trasportati in Francia


--

Tergiversazioni del governo francese


i

suoi codici pi preziosi

Madama

di

del

l'ivelazioiii

Malcontento

Krudener

1815

La Toscana ricipera

dello czar Alessandro

suoi capolavori

Gli

Origine e indole della Santa Alleanza

conte De Maistre relative

e segrete doglianze del

questo

granduca

del papa, del re di Napoli e del re di


del

Misticismo

di

Sardegna

patto

Giudizi e

Considerazioni

Toscana, del duca


sull'assetto

Illuminati

di

territoriale

Modena,
italiano

Avvertenza.

I.

Sbalzato che fu Napoleone per


trono,

monarchi

alleati

la

seconda volta dal

rientrarono in Parigi per det-

tare alla Francia le condizioni della pace.

gomento

di

Non

dell'ar-

questa storia l'entrare nella narrazione delle

pretese esorbitanti della Prussia e dell'Austria, dei tentativi

da esse

fatti

per iscancellare per sempre la Francia

dal novero delle grandi Potenze, delle benevoli propensioni in contrario della Russia, delle calorose dispute

che


per ci

sollevarono, e degli

si

non

francesi affinch

la

dai negoziatori

legge che

gli

ne'

campi

guerra.

di

quelle nuove trattazioni diplomatiche per

di

quella

narri

si

lalti

stavano per dare alla loro

nuovo prostrata

patria, rimasta di

Baster che

sforzi

fosse durissinia

stranieri

arbitri

onnipossenti

noi

176

parte,

quale riguarda l'assetto

la

italiano.
Il

re di

Sardegna

la retrocessione di

erasi mostrato sollecito

quella porzione della Savoia,

mala grazia.

tolta di

Austria, opponevasi

una

inoltr

Ma quanto

Inghilterra.

viva

la

brama

per cui chiedeva che

nota,

fosse restituito

Parigi

in

con

dirittura

governo francese

il

un

per

trattato

(jueU'anno 18!

la

termine

di

sottoscritto

dallo

li

principe di Talleyrand.

restituzione della

stesso

Rimaneva

add

15

ci

ebbe

settembre

conte di Revel e dal


stabilito che,

entro

il

quindici giorni dallo scambio delle ratifiche,

avrebbe luogo

la

restituzione

al

re

parte

della

tolto,

per troncare ogni argomento

cordo

fra

(1)

patteggiando ad-

di sventarlo

porzione della Savoia. Effettivamente

divelta

luogo

pens

quale legato

com'ebbe cognizione

straordinario di Vittorio Emanuele,


di questo procedere,

Novarese
re di Sar-

possesso dell'intiera Savoia (1).

Revel, che stava

conte di

Il

il

al

effetto

tal

l'alio

venisse assegnato alla Corte di Vienna, se

degna

alla

cavarne per s alcun

di

principe di Melternich a

11

si

gli fosse

ad assentire immediatamente

Facili

manifestarono Russia

notevole vantaggio.

di

Pa-

di

Luigi XVIII, che l'aveva acquistata a malincuore,

dichiar pronto a restituirla prima che, ei diceva,

si

quale

la

prima pace

era stata assegnata alla Francia dalla


rigi.

chiedere

di

le

Savoia

due

che

Corti

Dispaccio del conte

il

di

trattato

di
di

di

Sardegna della
Parigi

aveagli

venturo

disac-

Torino e Parigi. Questo

di Ilcvcl, Pcirigi 17

settembre 1815.

ri-


maneva

inteso

177

ma due

ne' patti palesi:

trattalo, stabilivano

annessi al

che

segreti,

articoli

re

il

eli

Sardegna

pienamente esente e guarentito dall'o-

dovesse tenersi

nere di qualunque cessione territoriale in cambio della


fattagli retrocessione

sere

per parte della Francia. Inoltre

dal

fissati

Parigi

di

trattato

Congresso di Vienna, oltre

mente
Il

doveva rimanere

territoriale de' suoi Stati

atti

del

porzione di Savoja nuova-

la

loro riunita (2).

conte di Revel, per deferenza

ragguagli in

modo

Castlereagli (3).

Il

inglese,

confidenziale di questo trattato lord

ma

denunzi

ai

plenipotenziari

prima conferenza che ebbe seco

austriaci e prussiani nella

Com'era

Governo

al

quale simul bens d'approvarlo,

poi con parole piuttosto acri lo

loro.

ne' limiti

successivi

dai

l'es-

prevedibile, Metternich vi suscit contro

giunse ad ottenere che

lo

stesso Castlereagh venisse incaricato di far conoscere

al

la

pi fiera opposizione

conte di Revel che

la

Sardegna, nell'accostarsi

alla

grande

alleanza, erasi formalmente impegnata a non entrare da


sola in

verun negoziato

Conveniva piegar
spose, che veramente

che l'accettare

la

il

di

pace colla Francia

capo; laonde

il

{h).

legato sardo

egli era al tutto lontano dal

spontanea restituzione,

ri-

creder

fattagli dal re di

Francia, della culla e del patrimonio de' suoi padri, fosso


pel re di

Sardegna un

dipartirsi dalle

massime

di quella

alleanza, da cui con la maggior certezza aspettava

desima retrocessione.

Ma giacch

la

me-

plenipotenziari delle

quattro Potenze alleate aveano deciso in contrario, a

non rimaneva se non d'accomodarsi

(2)

(3)

alla loro volont,

lui

Trattalo del 19 settembre 1815.


Lettera del conte di Revel a lord Castlereagh, Parigi 20 set-

tembre 1815.
settembre 1815 dei
(4) Protocollo della cinquantesima seduta 21
plenipotenziari delle quattro Potenze alleate.
Bianchi, Storia

Docum.

12


da

(.l'aspettare

di

stessi

essi

pubblica

giustizia

178

compiinenlo

il

quanto eflettivamente desiderava


restituzione;

col

quella

ritardare

laonde nel novembre di quell'anno

Emanuele pot

Vittorio

quell'atto

di

Non per Metternich ollcnne

(5).

il

ro

scrivere a Carlo Felice ne' seguenti

termini:
L'Ing-hilterra e la Russia

sono apertamente manifestate


ci sar restituita, senza
che alcuna Potenza possa per ci chiederci compensi. La Russia
limiti
ferma nel volere che il Sempione sia nostro, e che
attuali de' nostri Stati siano intang-ibili, tanto dal lato di SarZiina, quanto da quello della Lombardia. Monaco sar dipendente
dalla nostra reale autorit, nella stessa guisa che lo era dal re
di Francia. L'Ing-hilterra di presente s'accorge che le diffidenze
nostre verso l'Austria non erano infondate, com'essa mostrava
di credere per l'addietro (6).
si

La Savoia

favorevoli ai nostri interessi.

Effettivamente in virt

novembre 1815

la

trattato

Savoia, tranne

Julien, pass tutta di


di Savoia,

del

nuovo

sotto

il

di

pace

comune

del

20

di Saint-

governo della Casa

il

senz'aggravio alcuno di contraccambio o com-

}>enso territoriale (7).

Rimase

tempo che

stabilito in pari

de' gravami imposti alla Francia per rafforzare

propu-

gnacoli di difesa degli Stati che la toccavano, dieci milioni


di franchi spetterebbero

impiegherebbe
i

al

premunire

re di Sardegna,
le

monarchi confederati determinerebbero


Il

ci,

()

re di

che

Sardegna per questo medesimo

plenipotenziari di

il

quale

gli

sue frontiere ne' modi che

Amedeo

Jl

(8).

trattato ottenne

invano aveano

Lettera del (onte di Rcvol a lord Castlereagii

Parigi 23 set-

tembre 1815.
(6)

Lettera del 18 novembre 1815.


Trattato di Parigi 20 novembre 1815

Atto di
articolo 1.
rimessione alla Sardegna della parte della Savoia conservata alla
Francia per l trattato di Parigi 30 maggio 1814, Ciamber 16 di(7)

cembre
(Ki

1815.

Trattato suddetto, articolo

4".

79

sollecitato nelle conferenze del congresso di Utrecht, cio


la

perpetua cessazione delle

Francia e

il

attenenze esistenti tra

la

principato di Monaco, e la trasmissione nella

corona sabauda dei

diritti,

spettavano anteriormente

che per
ai

medesime

le

relazioni

re di Francia (9).

II.

L'assestamenlo

Congresso

campo

durante

della Baviera,

Vienna, era rimasto

in

sospeso. Rimesso

il

in

nelle conferenze che precedettero la seconda pace

di Parigi,

di

di

territoriale

divenne per

principe Metternich argomento

il

gravissime sollecitudini. Bisognava indurre la Baviera

a far cessione

all'Austria

d'una porzione

giudicato necessario a guarentire


dell'impero.

Ma

a ci conseguire

re Massimiliano e

zelo, si

al

sicurezza esteriore

la

opponevasi

la ritrosa di

dissenso dello czar Alessandro. A su-

il

perar l'uno e l'altro ostacolo,


appigli

territorio,

di

il

cancelliere imperiale

seguente. Egli, affettando

partito

il

si

miglior

fe:e a sollecitare gli altri plenipotenziari, affinch

convenevolmente

si

provvedesse agli interessi del principe

Eugenio. Per parte sua Casllereagh lasci intendere che,


per quanto

l'Inghilterra fosse

rimasta estranea agli ac-

cordi che s'erano presi in Vienna relativamente al genero


del re di Baviera, tuttavia offeriva

mediazione sua per condurli a


aperture,
toscritto

addi 22 novembre

un

Vienna riguardo

gnavano ad aprir

(9)

suoi buoni uffzi e la

felice termine. Dietro

1813

al

tosto

mentre

mantenevano gl'impegni

principe

1".

presi

Eugenio, esse s'impe-

un negoziato

Trattato suddetto, articolo

tali

venne redatto e sot-

protocollo, nel quale stabilivasi che,

Prussia, Russia ed Austria


in

sotto la

mediazione

180

deiringhillerra, promeltendosi scambievole aiuto per in-

durre

il

re di Napoli a cedere a

tal

line

una porzione

del suo territorio (10).


In

effetto gli

ambasciatori russo, austriaco, prussiano

e inglese presso
sarii

poteri

la

Corte

di

Napoli ricevettero

per intavolare un

tal

neces-

Non per

negozialo.

Austria e Inghilterra agivano di buona fede verso la Russia.

Le

istruzioni segrete spedite al legato inglese Io

monivano
il

di maneggiarsi al contrario sottomano, affinch

principe Eugenio

lia.

Quanto

veri

ai

non ottenesse alcun principato


intendimenti dell'Austria,

Castelcicala, ambasciatore napoletano presso

Luigi

am-

XVIII

scriveva

Ferdinando IV

al

il

la

ministro degli affari

in Ita-

principe

Corte di
esteri di

il principe di Metternich ha agito con


suo sistema, g-iocando cio e perfettamente ingannando
l'imperatore Alessandro. Mentre egli non vuole punto in Italia
Beauharnais, teme che noi, col dire di no troppo sollecitameule,

In tutto questo affare

il

solito

guastiamo il suo piano d'ottenere dalla Baviera il granducato di Salsburgo, dandole in contraccambio alcuni territori
dal lato di Landau. Egli mira a canzonare per qualche tempo
gli

l'imperatore delle liussie, e cos gli far poi intendere che tutti
i suoi sforzi non sono stati sufiEicienti per condurre Sua Maest,
il

re signor nostro, a tal cessione (11).

Cos

doveva succedere, come narreremo

senza per che

il

a suo luogo,

re di Napoli potesse consolarsi ap[)ieno

dello scioglimento di questo intrigo diplomatico, che l'Austria

pensatamente volle prolungato fintantoch

dic utile agli interessi suoi. Ora

duce a pi grave e

lieto

il

filo

del racconto

ci

con-

argomento.

(10) Dispaccio riservalo del principe Castelcicala


Circcllo a Xai)oli, Parigi 3 novembre 1815.
(11)

Io giu-

Dispaccio del 21 settembre 1815.

al

marcliese

di

181

III.

La Repubblica e

primo Impero francese aveano so-

il

verchiamente abusato della


avuti

usi

sempre

in

rapinando^ contro

vittoria.,

gli

reverenza nelle guerre de' moderni

tempi, all'Italia, alla Spagna, alla Germania, alle Fiandre

e all'Olanda

pi pregiati de' loro amovibili capolavori di

scultura e di pittura. Venuti per la Francia


di piegar la testa a sua volta alla

vizie. In effetto

patti della

belle

di

tanta

conquistate cose, almeno quelle do-

prima pace di Parigi, s'erano


il

dalle armi

fatto

giorni

vinti, essa

serbare, in

monarchi confederati, nello

dati di lasciar in disparte


arti

tristi

dura legge de'

da principio pot nutrire speranza


iattura delle altre

stabilire

accor-

tra loro

bottino dei capolavori delle


francesi, per cos recare

un

qualche blandimento all'orgoglio della vinta nazione.

Ma

nelle trattative per la seconda pace di Parigi le cose

presero una piega diversa. Bens

cercarono

un

di far assentire

masto guarentito

alla

negoziatori francesi

capitolo, per cui sarebbe ri-

Francia tanto tesoro di

arti;

ma

contrarono l'opposizione di Blucher e di Wellington.

primo dichiar con rudi parole, che


rebbe giammai un
de'rapitori

non

Il

sottoscrive-

per cui rimanessero nelle mani

quadri, che appartenevano alla Prussia. Tal-

leyrand tent

nendo che

trattato,

egli

in-

di

girar attorno a quell'inciampo, propo-

nel trattato

si

ponesse una clausola rispetto

capolavori spettanti alla Prussia. Se non che

duca

il

ai

di

Wellington replic ch'egli negoziava nella qualit d'alleato di tutte le nazioni europee, e

si

credeva quindi nel

debito d'esiger per esse que' vantaggi che


alla Prussia.

si

volevano fare

parer suo conveniva frattanto lasciar

disparte tale questione, che avrebbero risolta

in

monar-

^
come

confederati

chi

182

fosser

giunti

Parigi (12).

nulla rimase statuito nel concludere quel

dine alla restituzione dei capolavori, che

la

Cos']

trattato in or-

conquista avea

trasportati in Francia.

Alquanti giorni dopo l'ingresso degli Alleali in Parigi


lord Liverpool scrisse a Castlereagh;
principe reggente

Il

mar

mi ha particolarmente

l'attenzione vostra

ohe

sulle

incaricato di chia-

collezioni di statue e di pitturo

Francesi hanno saccheggiato in Italia, in Germania e nei

Paesi Bassi. In qualunque modo si possa disporre delle medesime, sia rendendole ai paesi donde furon tolte, sia partendole
tra gli

Alleati, le

armi confederate

in virt

hanno su di esse medesimi diritti che


cesi quando se ne impossessarono.
i

Considerando poi

vi

della conquista

aveano

le

armi fran-

la cosa sotto l'aspetto politico, torna assai

desiderabile, ove sia possibile, di far uscire dal territorio fran-

quei capolavori, avvegnach, se rimanessero in Pavarrebbero a tener vivo nel popolo francese il ricordo delle
sue passate conquiste, e ad alimentarne la vanit e lo spirito

cese tutti
rigi,

militare (13).

Dietro questa lettera, Castlereagh tasteggi l'opinione


de' monarchi confederati,

ma

vole alle idee di Liverpool.


dosi, scrisse di

nuovo

11

la

trov per nulla inchine-

quale per non scoraggian-

ne' seguenti termini:

un certo numero dei quadri


Francesi tolsero alle altre nazioni, sia collocato nei nostri musei e gallerie. Gli uomini di buon gusto,
le virtuose incoraggiano una tale idea. L'opinione sana incliIl

principe reggente desidera che

e delle

statue, che

nevole ad ammettere, che tutti quei capolavori


stituire ai

loro antichi proprietari.

Ma

si

debbano

poi dall'universale

resi

pensa giustamente che noi abbiamo maggior diritto di possesso


sopra cotali oggetti che non francesi, e che sarebbe politica
assai cattiva quella che consigliasse di lasciar in Parigi i trofei
i

delle vittorie francesi. Stando cos le cose, non potrebbesi per


avventura rinvenire qualche compromesso per soddisfare a questi

desiderii ? (14)

(12) Lettera del duca di Wellington a lord Castlereagh, Parigi 23


settembre 181.).
(13) Lettera del 15 luglio 1815.
(14) Lettera dol 2 agosto 1815.

183

La qusitione della restituzione de' capolavori menzionati era gi stata posta in

e dalla Sardegna.

campo

dalla Prussia, dallOlanda

Lord Castlereagh

entrature per aprirne

discorso in

il

valse quindi di

si

tali

una delle conferenze

dei plenipotenziari de' monarchi alleati. Egli trov che tutti

nell'ammetlere

s'accordavano

deliberazione terminativa in

la

proposito;

tal

modi

perplessi sulla scelta de' migliori


cetto

ci che era

di distinguere

convenevolezza d'una

ma

poi

d'attuarla.

li

vide

11

con-

realmente frutto della

conquista, da quello che era stato ceduto alla Francia

per vendila o per trattato, parve dapprima prevalente.

La Russia frattanto poneva innanzi un'altra questione da

domandava

risolvere;

come

acquistati

cio se

dovessero considerare

legittimamente dalla Francia

capolavori, ch'essa avea


tiera

si

tolti ai

tutti

quei

paesi, di cui l'Europa in-

aveala riconosciuta legittima posseditrice (lo).

Mentre

pratica per

la

tali

dubbi languiva, lord Liverlutt'uomo. Laonde

pool non

si

rislava dal rinfocolarla a

scriveva

Castlereagh che, se tornava conveniente di

tener conto in una misura ragionevole de'senlimenti dei

Francesi rispetto all'integrit del loro territorio, allo sman-

tellamento delle loro fortezze, e all'occupazione militare

temporanea, non
a

si

doveva

poi provare tenerezza alcuna

aveano rapinato

loro riguardo per tutto ci ch'essi

al-

trove. Tale sentimento di vanit essere della peggior natura, e col blandirlo s'incoraggiavano inclinazioni, le quali

genererebbero nuovi
Pressalo in

tal

assalti al diritto delle genti (16).

inoltr nelle confe-

modo, Castlereagh

renze una nota per dire che. avendo


di

Toscana,

(15)

(16)

il

il

papa,

il

granduca

re di Sardegna, ed altri Sovrani reclamato

Lettera Castlereagh a lord Liverpool Parigi 17 agosto 1815.


Correspondence Despalches aud other Papers of viscouut

Castlereagh ecc.


presso

184

Principe reggente affinch fosser loro

il

capolavori di cui

Francesi

gli

aveano

ordinato di rappresentare che


in onta alia giustizia

nelle guerre de'

tali

restituiti

spogliati, egli aveagli

cose erano state rapite

ed agli usi costantemente praticati

moderni tempi; che esse avcansi

a consi-

derare come inseparabili dal suolo cui appartenevano;

laonde

Sovrani collegati,

franchi tutori dei

che

tuire

rese

ai

tutte

diritti

ai

toccava dimostrarsi

quali

doveano

degli Stali deboli,

sta-

quelle ricchezze, niuna eccettuata, fosser

Ci massime doversi fare a

loro veri proprietari.

motivo che, col lasciare alla Francia quelle spoglie, sarebbesi posto

un ostacolo

alla

verace riconciliazione

tra

essa e l'Europa (17).

Probabilmente, se
gliato a

il

governo francese

un prudente sistema

salvare una parte delle spoglie, che

aveano

appi-

avrebbe potuto

monarchi collegati

non erano ben d'accordo

esitato a reclamare, e

modi d'esigere. Ma prevalse l'opinione

sui

fosse

si

di transazione,

di

Talleyrand.

Egli diceva che, nell'interesse dinastico della reale famiglia di Francia,

conveniva star fermi nel

lunque accomodamento. Se

si

doveva cedere, cederebbesi

sotto l'imperio della violenza, e cos re Luigi


si

qua-

rifiutarsi a

potrebbe appuntare d'aver cooperato

in

XVIIl non

alcun

modo

a tale spogliazione. In questi sensi Talleyrand rispose alla

mentovata nota
l'assentire a
stri

di Castlereagh,

una

tal

del re di Francia

lontario

concludendo con dire che

cessione sarebbe imputato

come

ai

mini-

delitto pari a quello del

abbandono duna porzione

vo-

dell'antico territorio

nazionale (18).
Inutili proleste.

avea

(17)
(18)

tolto

tesori

La conquista con

le

armi

alla

mano

dell'umano ingegno dalle ordinarie loro

Nota deiril settembre 1815.


Nota Talleyrand a lord Castlcrcagh, Parigi 19 settembre

1815.

nuovo

sedi, e la conquista di

1815

185

raano nell'anno

col ferro alla

toglieva dal luogo in cui la vittoria aveali collocati.

li

cose venete e milanesi

Delle

pi

pregiate in fatto

due me-

d'arte gli Austriaci lasciarono soltanto in Parigi

ravigliose tavole, l'una del Tiziano, l'altra di Paolo

Ve-

Modena e Parma ricuperarono tutte le loro spoNon cos avvenne allo Stato romano. A ricuperare

ronese.
glie.

gli oggetti d'arte,

altra cosa

non doveasi considerare

trattato di Tolentino

il

governo francese, validamente

obbligo di

restituire

erano

trattato

stati

perata che fu dal

distrutto,

appoggiato dalla

non

trovarsi
di

in

quel

ceduti dal papa alla Francia (19). Su-

Canova questa

che siano

difficolt

con l'aiuto del-

e Russia posero innanzi

non meno grave inciampo.


restituiti

di

d'arte che in virt

capi

l'Inghilterra, Francia

al

un

altro

quadri dei grandi maestri,

papa

nuovo disseminati per entro


utilit

in ci

dapprima avea dichiarato

ed ogni

chieditorc, Antonio Canova. Protestando che

il

Russia

gemme

questo dai Francesi, erasi portato in

rapita a

degno

Parigi,

codici manoscritti, le

dicevan esse, verranno

ai chiostri

alcuna dell'arte. Del pari

le

di

ed alle chiese senza

dovizie letterarie tor-

neranno ad esser sepolte infruttuosamente nel Vaticano.


Lasciate al contrario in Parigi le

bero patrimonio
nazione (20).

comune

Roma
dato

questi

tale obbiezione

il

(19)

la

il

Canova contrappose una

distruggeva. Egli, in

nome

formale impegno d'assicurare

medesimi vantaggi. Per

ritorno alla primitiva

l'italica

(20)

il

e le altre, rimarreb-

a tutti gli artisti, ai letterati d'ogni

promessa, che radicalmente


del Pontefice, prese

une

grandezza, sotto

il

in

che rimase accor-

sede di quelle spoglie del-

la clausola

che dovessero servire

Lettera del Canova ad Antonio d'Este, Parigi 8 settembre 1815.


Lettera del Canova al cardinale Consalvi, Parigi 16 settem-

bre 1815.

18(j

a pubblica e generale utilit (21).


in Italia.

Le

Non per tornaron

istruzioni segrete, date

prescriveano di non rimuovere

gli

da Pio VII
i

al

monumenti

tutto

Canova,
collocali

nelle chiese o nella reggia di Luigi XVIII, e di gratificar

quel

inoltre

re

alla

Santa Sede

mente

alla

liana.

Laonde avvenne che

lasciando

spontanea-

Francia qualcuno dei preziosi capi d'arte


dei ducentoquindici

ila-

quadri,

levali dai Francesi dagli Stati ecclesiastici,

centoventidue

tornarono in Roma,

Francia (22).

Per ci che rifletteva

gli
il

altri

rimasero

in

ricupero de' preziosi oggetti dalla

biblioteca Vaticana, gli abbati Marini e Angeloni seppero

riacquistare e far ricondurre a

Roma

presso che lutto. Ora

vuole che qui s'aggiunga, esser debito

la giustizia storica

degli Italiani di serbare perenne e grata

memoria

verno romano.
ton

fu quegli

Canova.

Il

11

ge-

alla

nerosa foopcrazione in ci prestata dall'Inghilterra

Go-

al

sottosegretario di Stato Guglielmo Hamil-

che guid l'inesperienza

diplomatica del

governo inglese con ispontanea generosit

diede circa dugentomila franchi per sopperire alla spesa


del trasporto, che fu fatto per terra, da Parigi a

pi pregiati capolavori di scultura

Roma,

che con legno del naviglio britannico fece eziandio


care

dei

e di pittura: oltre di
traslo-

rimanenti da Anversa ad Ancona (23).

Gioacchino Murai, nelTabbandonar Napoli, avea

fatto

trasportare a Marsiglia quarantanove casse di capolavori


d'arti spettanti alla

(21)

corona napoletana (2^). Ritornato che

Dispaccio del Canova

al

cardinale Consalvi, Parigi 2 ottobre

1815.
(22)

Memorie

di

Antonio Canova

scritte

da Antonio d'Este

Fi-

renze 1864.

Angeloni, voi. II,


(23) Memorie di Antonio Canova, pag. 243.
ragionamento iv.
Tolone 6
(24) Rapporto del console don Giuseppe Candoleo
novembre 1815.
Dispaccio del principe Castelcicala, Londra 8
dicembre 1815.

fu sul trono delle

187

Due Sicilie Ferdinando

ambasciatore

in Parigi di

tuzione (25).

Il

IV, ordin al suo

reclamarne l'immediata

governo francese, che avea

sequestro su quelle casse, non

resti-

porre

fatto

il

mostr dapprima mollo

si

disposto a piegarsi alle istanze della Corte napoletana; e

per restituire quelle opere fu mestieri d'un segnalato serA izio

reso

dal principe

Castelcicala al gabinetto di Pa-

una sua contestazione finanziaria

rigi in

col

governo olan-

dese (26).
I

Francesi, nell'occupare

cheggiato vandalicamente
al

la

Piemonte, ne aveano sac-

il

reggia. Poi. presso che fino

termine della dominazione napoleonica, erano

tinuo per arbitrio de' governanti

passate in Francia dal

Piemonte pitture, statue, manoscritti,


diplomatiche,

messo
a

armi

sul trono degli avi, Vittorio

Luigi XVIII

restituzione

la

in

rari, carte
gioielli.

Ri-

Emanuele, ne chiese

(27).

Ma nessuna

soddi-

Raggua-

re subalpino.

sfazione fu data alle istanze del


gliato

libri

medaglie e

antiche,

con-

di

appresso delle deliberazioni, prese dai monar-

chi confederati in ordine al rinvio de' capolavori di scol-

tura e di

pittura tolti

Sardegna deleg
farsi in

nome suo

il

dalla Francia

all'Italia,

re di

il

conte di Revel e l'avvocato Costa a

chieditori di tutte le piemontesi e geno-

vesi cose, che debitamente doveangli esser rendute (28).

Que' due commissarii piemontesi giunsero ad ottenere

il

meglio, strappandolo in parte dalle mani dei Prussiani,

mani

che aveano messo

le

minga, e

scovandolo dai

in parte

sui

quadri della scuola fiamripostigli in cui

il

go-

(25) Dispaccio del marchese di Circelo al principe Castelcicahi,


Napoli 19 febbraio 1816.
Rapporto
(26) Dispaccio Castelcicala, Parigi 19 uovembre 1816.
del cav. Della Motta console generale napoletano a Marsiglia, 28
gennaio 1817.
(27) Nota del conte Alfieri 8 novembre 1814.

(28) Istruzioni per l'avvocato Costa,

Torino 24 agosto

181.5.

188

verno francese maneggiavasi di tenerlo occultato (29). Lo


stesso Luigi XVIII raostrossi in ci scortese e ingrato verso

Emanuele, avvegnach mentre quest'ultimo

Vittorio

fece

dono del rinomatissimo quadro, noto a

il

ropa sotto

il

nome

d'Idropica, egli

tire alla restituzione di tre

si

rescialli e

si

gli

Eu-

poi d'assen-

rifiut

pregiatissime dipinture recla-

mate calorosamente dall'ambasciatore sardo


Molto pure

tutta

in Parigi (30).

que' ma-

protrassero le tergiversazioni di

generali francesi, clic indebitamente possede-

vano quadri

dalle reali gallerie di Torino.

tolti

di pili diuturna contesa fra

le

due

Argomento

Corti di Francia e di

Sardegna fu quella delle gioie della corona subalpina,


che re Vittorio
stilo

Amedeo

nell'Olanda, e che

III
i

avea dato

d'impre-

in sicurt

Francesi aveano confiscato nel-

l'invadere quel paese.

La Toscana anch'essa riebbe

pi

pittura e di statuaria, ch'eranle slati

conquista,

come

altres

il

mo-

fiorentino cielo e quella

colle delicate sue

l'antica leggiadria greca, e quel

mondo ammira

dalla francese

suoi pi reputati letterarii

numenti. Cos tornarono sotto

Venere medicea, che

pregiati capi di

tolti

forme

tutta ritrae

Codice virgiliano, che

il

pel pi vetusto tesoro letterario.

IV.

popolo di Parigi manifest profondo risentimento

II

vedere que' capolavori e quelle rarit

Lettere dell'avvocato Costa

(29)

Parigi 29 settembre, 10 ottobre, 26

tolte dai

al

luoghi in

al conte Napione di Cocconalo,


Rapporto dello
dicembre 1815.

marchese Alfieri ministro del re Vittorio Emanuele in


Parigi, 10 dicembre 1816.
(30) Lettera del marchese Alfieri al duca di Donderville ministro
stesso

al

della Casa del re di Francia, Parigi 3 settembre 1825,

duca

di

Donderville

al

marchese

Alfieri, Parigi

Lettera

del

23 settembre 1825.

189

cui aveanli annicchiati le vittorie francesi, per esser tra-

altrove

sportati

in

armi straniere.

ti

mezzo ad un arrogante apparecchio

Ma ben

pi a ragione sarebbesi turbato

se avesse in quei d conosciute le condizioni di pace, che


la

conquista ostinavasi con orgogliosa inflessibilit a voler

imporre alla Francia. Di que' monarchi suoi vincitori,

uno non

odiava mortalmente, e non

la

la

sol

voleva intaccata

come gi fu per
Alessandro. E a dir vero s'in-

nella sua interezza territoriale. Egli era,

noi accennato, l'imperatore

contra di rado negli annali storici un monarca che abbia


cos
la

nobilmente usato della

Francia negli anni

fermo

in tanta

Sik

moderazione

assai le idee religiose,

che

vittoria,

com'egli pratic verso

e 181 S.

A mantenere

di propositi, certo

man mano

lo czar

che valsero

aveangli preoccu-

pata la mente nelle vicissitudini delle grandi guerre combattute tra gli anni
Gli
limiti,

omaggi,

le

1812

e 1815.

adulazioni senza ritegno, gli onori senza

che nel crollo della fortuna napoleonica aveano

d'ogni parte avviluppato l'imperatore Alessandro, erano


stati

gagliardi impulsi a che l'animo suo, vanitoso, mistico,

propenso

ai

concetti pi audaci, e inchinevole alle pi

bizzarre fantasie, venisse vieppi signoreggiato dalla con-

vinzione d'esser l'eletto dalla divina Provvidenza ad unire


tutto l'orbe cristiano in

una

sola fede religiosa e in

una

sola famiglia politica. Importa per qui innanzitratlo l'av-

vertire che

non solo

il

concetto

religioso di Alessandro era ostile

alla Chiesa cattolica,

ma

eziandio alla greca scis-

matica ed alla protestante. Egli crasi accostato alle cre-

denze

di que'settarii religiosi,

quali sotto

il

titolo d'Il-

luminati, negli ultimi anni del primo Impero francese, in

Germania
fluenze,

e nella Russia, potenti

tendevano all'unione

stiane in

una

sola

nuova

mistura s'intrecciavano

di

per numero e per intutte le

comunioni

cri-

chiesa, nella quale con diversa

le dottrine della

Chiesa cattolica.


greca e protestante.

190

Quindi Alessandro diceva

al

conte

De Maistre:
Avvi uel cristianesimo qualche cosa ben pi grande delle
ed la sua dottrina sostanziale.
nostre differenti comunioni
Noi dobbiamo cominciare a combattere l'incredulit, la quale
,

cui mestieri prendersi cura. Se otteniamo


il vero male di
cbe il Vangelo sia praticato da tutti, avremo fatto un g-ran passo.
Io credo, anzi sono certo, che un giorno tutte le differenti comunioni si uniranno dobbiamo preparare, effettuare questo momento, che non ancor giunto (31).
:

Quanto pi Alessandro venne avanzandosi

mino della

vittoria, tanto pi

l'animo suo

si

sul

cam-

trov in bala

Da Heidelberg scriveva a madama


Venite presso di me; mi troverete alloggialo
Krudener:
in una casetta fuori della citt. Ho scelto quest'abitazione
perch vi ho trovalo la mia bandiera, una croce nel giardino (32).
La donna a cui erano indirizzate tali parole,
di queste idee religiose.

primeggiava nel novero dei fautori della


minali. Essa gi da qualche
dell'esperta damigella

setta degli Illu-

tempo era pervenuta

col

mezzo

Roxauda Stourdza ad entrare

in

un'intima corrispondenza epistolare collo czar. Nel vanitoso entusiasmo della sua conversione, succeduta

giovent sciupata

del

fra le gioie

dener avea cercato ridestare

la

mezzo d'un fervente apostolato


di

buona

riuscita,

a una

mondo, madama Kru-

stanca sua fantasia per


religioso, e

avvegnach essa era

con isperanza

tuttavia aggraziata

della persona, d'ingegno squisito, d'eloquente favella, fornita di

quell'attraimento morale, per cui coloro che lo

posseggono,
trui.

Cos

si

fanno tosto padroneggiatori degli animi al-

avvenne

e popoli lo

allo czar Alessandro.

egli, in Parigi, atteggiato

(31)
(ri2)

Mentre monarchi

proclamavano salvatore e arbitro delTEuropa,


da umile discepolo, raccoglie\a

Dispaccio De Maistre.
EynarH, Vie do Madame de [{rudc^nr^vo].

TT.

pag.

0,

Paris 1849.

191

devotamente dalle labbra della Krudenerla divina parola,

ne ricevea

consigli e moniti, e secolei per

nocchioni

innalzava

preci a

Dio

lunghe ore

padre comune degli

uomini. Cosi poco a poco nell'animo dello czar

maturando

tembre del 1815

ei

venne

Per

che nel set-

il

diceva alla Krudener:

Io sto per lasciare la Francia!

un

si

pensiero d'una universale fratellanza reli-

il

giosa e politica di principi e popoli.

voglio per

gi-

ma prima

della

mia partenza

atto pubblico rendere a Dio Padre, Figlio e Spirito

Santo l'omaggio che a

lui

taci, e al fine d'invitare

dobbiamo per

la protezione

accorda-

popoli a mettersi tutti nell'obbedienza

vangelo. Vi lascio lo schema di quest'atto, e vi prego d'esaminarlo attentamente. Desidero che l'imperatore d'Austria e
il re di Prussia s'uniscano meco in quest'atto d'adorazione, afdel

il mondo ci veda, come


Magi dell'Oriente, riconoscere
suprema autorit di Dio Salvatore. Vogliate unire le vostre
preghiere alle mie per chiedere al Cielo la grazia che
miei

finch

la

Alleati s'inducano a sottoscriverlo (33).

Questa fu l'origine vera


Santa Alleanza.

stitu la

quell'atto politico, che co-

di

Ivi si dichiar

nelle faccende interiori degli Stati


zioni esterne

mente

s'impegnerebbero

che

Sovrani, tanto

quanto nelle loro relad'attenersi

scrupolosa-

alle verit sublimi insegnate dall'eterna religione di

Dio Salvatore. Essi prenderebbero persola guida que' precetti di giustizia, di carit, di

principii
di

quali doveano governare, non che la privata vita

ciaschedun uomo,

monarchi

co' vincoli di

le azioni tutti dei principi.

comandava

divina parola
fratelli,

pace insegnati dal vangelo^

una

considerandosi

si

agli

uomini

E poich la
come

di guardarsi

dichiaravano durevolmente congiunti

fraternit vera,

come

cittadini

indissolubile, per cui

d'una sola patria,

si

sareb-

bero prto in ogni occasione assistenza ed aiuto.


I

sudditi e gli eserciti avrebbero per l'avvenire

Sovrani quai padri d'una

(33)

Eynard, Op,

cit.,

comune

voi. Il, pag.

9(3.

famiglia

retti

loro

dallo

192

Stesso spirito di fratellanza, e vigili guardiani della pace,,

religione; e rimarrebbe pertanto a

della giustizia, della

cardine primo delle attinenze fra governanti e governati


l'obbligo di soccorrersi a vicenda, e di considerarsi tutti

come membri

della stessa nazione cristiana.

L'imperatore delle Russie,

re di Prussia e l'impera-

il

mentre dichiaravansi delegati dalla Prov-

tore d'Austria,

videnza a governare tre rami della medesima famiglia,

raccomandavano con

la

dei doveri, che

mento

uomini; e

in pari

pi tenera sollecitudine ai loro

viemmeglio nei

popoli di fortificarsi

il

principii e nell'attua-

divin Salvatore ha insegnato agli

tempo confessavano che

stiana, di cui essi e

avea un solo Sovrano, cui spettava tutta

vegnach

la

nazione cri-

loro popoli facevano parte, realmente

in lui solo trovavansi

tutti

la

possanza, av-

tesori dell'amore,

della scienza, e della sapienza infinita. Iddio cio divin

Salvatore, Ges Cristo, verbo deirAllissimo, parola della


vita.

Questa strana dichiarazione,

genza

con singolare

scritta

pugno dall'imperatore Alessandro, da

di proprio

lui

venne presentata primieramente

la

sottoscrisse

tosto

d'animo

al

re di Prussia. Egli

assai lieto

perocch

molto inclinevole a quelle idee religiose, di cui

tendeva
lington

farsi

si

entrare

profitto

in

quella

si

il

mistica alleanza:

al

tranne

tutti

principi

Egli ne avea

d scrivesse
il

Wel-

principe di

ma

poi, visto

che da essa potevasi ricalare, acconsentirono.

Poco tempo dopo s'accostavano

'/ione

czar in-

manifestarono non troppo pro-

Alleanza
tefice.

era

rifiutarono d'assentirvi, e di presentarla al Prin-

.Metternich da principio

il

lo

pontefice e difensore. Castlereagh e

cipe reggente. L'imperatore Francesco e

clivi a

dili-

italiani

ben ragione; e

da Pietroburgo
De Maistre:

Santa

Iratlato della
il

s'ascolti

sul conto di

Sommo
come

Pon-

a quei

quella conven-


Una grande

193

rivoluzione religiosa inevitabile in Europa; essa

Ci punto non ignorano coloro, i quali s'occupano d' uno special genere di ricerche. La dichiarazione di
cui ho l'onore di parlarvi, una fase di questa rivoluzione. Essa
ben tosto diverr inutile; ma frattanto non lo punto, anzi
ha un grande significato. Importa che Sua Maest stia ben in
guardia, che lo spirito il quale l'ha dettata non cattolico
n greco n protestante esso uno spirito particolare, che io
vado studiando da trent'anni, ma che richiederebbe troppo spazio
gi progredita.

per esser qui pennelleggiato (34).

Nondimeno

ministri del re di Sardegna, giudicando

utile agli interessi

Enianuele l'accostarsi alla

di Vittorio

Santa Alleanza, chiesero nuovi schiarimenti


Maistre,

il

al

conte

De

quale cos rispose:

Sono perfettamente informato dei congegni che costoro (gl'Illuminati) hanno messo in giuoco per accostarsi all'augusto autore

della

dichiarazione, e per impossessarsi dell'animo

suo.

hanno avuto parte, com'essa partecipano a tutto.


Vostra Eccellenza ha osservato che la convenzione manca di
titolo; aggiungo che non poteva averne, ed ecco il perch. Gli
eccellenti e grandi personaggi,
quali l'hanno sottoscritta, non
Le donne

vi

dovevano punto conoscere in tutta la loro estensione le vedute


di coloro che la dettarono; e questi dovevano ben guardarsi
dallo spiegarsi con modi troppo aperti.
Ove lo spirito, che infuse la vita in cotest'atto straordinario,
avesse parlato chiaro, porterebbe scritto in fronte
Convenzione, per la quale tali o tal'altri principi dichiarano che tutti
Cristiani non sono che una sola famiglia professante la mei
desima religione, non essendo d'alcun valore le varie deno:

minazioni chiesastiche che li contraddistinguono.


Queste teoriche di dogmi fondamentali e non fondamentali,

non sono punto


nuove. Esse gi vennero poste in giro da due secoli dai Protestanti, i quali non sapevano come difendersi contro noi, che
domandavamo loro:
dov' la chiesa?
Ma i nostri grandi
dottori del secolo xvii le annientarono. Se non che i Russi, i
quali sono perfettamente stranieri alle nostre controversie religiose, ora credono d'esserne gl'inventori.
di chiesa universale e di cristianesimo generale,

(34)

Dispaccio

al

BiANcni, Sloria

conte

Ducnm.

di Valesia,

Pietroburgo 7 noveml)rc 1815.


13

194

L'atto assolutamente cnig-matico, tranne

dichiara che

re

regnano per

il

l'autorit divina.

passo in cui

si

riguardo

tale

non vi sia difficolt alcuna. Quanto al brano per cui


monarchi dichiaransi padri di tre nazioni, le quali formano una sola famig-lia, si pu interpretare per bene, comcch

spero che
tre

avviluppato un concetto di cristianesimo universale. Ma


precisamente a motivo di tal inviluppo, lecito di non accorg-crsene. Tutt'al pi, ove Sua Maest e per g-iusti riguardi pervi stia

per altre ragioni creda d'assentirvi, parmi che

sonali

si

possa

accompagnando la sottoscrizione sua con


che non si potrebbe biasimare da chicchessia, e

evitare ogni difficolt

una

clausola,

senza pregiudizio
che per esempio potrebbe formolarsi cosi
illimitata
a tutti i dogmi
perfetta
sottomissione
nostra
della
:

cattolici (35).

V.

Non

dopo

altrimenti,

guerra

lolle implacabili della

le

dei Trcnl'anni, s'era volulo far prevalere uno spirito di

fraterncvole concordia in tre confessioni religiose diverse;


e

un grande

onesto pensatore avea architettalo una

repubblica universale cristiana, e concilii che dovessero


fissar le basi
i

d'una pace perpetua. Ma

concetti di Leibnitz, per essere

modo

poterono in alcun
divisamenti

dello

in

quel

puramente

attuarsi; cosi

czar Alessandro

modo che

politici e

urtavano

non

ideali,
i

religiosi

troppo di

fronte contro la realt delle cose per potere praticamente,


nella loro

genuina

integrit, costituir le leggi regolatrici

delle nazioni europee.

giorni ci chiarivano. Quei

pomposamente

si

lare in

(3"))

comunione

cos

cristiana,

non s'erano

cristianamente

nel

di-

rego-

loro vicendevoli rapporti. Ollrecch di

Dispaccio De Maistrc

braio 1816.

quei

in

medesimi monarchi che

n fralornamcnte n
Vienna

occorrenti

professavano uniti da uno stretto vincolo

di fratellanza e di

portali

slessi

fatti

al

conte

di Yalcsia,

Pietroburgo 2

feb-

tale contraddilorio

modo

195
di

procedere

essi

dieder nuova

testimonianza nel giorno stesso susseguente a quello in


cui re Luigi XVllI avea assentito d'entrare nella Santa

Alleanza. Gittandosi in effetto dietro alle spalle ogni

guardo

moderazione,

di giustizia e di

gli orgogliosi

ri-

mo-

narchi vincitori della Filanda, che pur era nobilissima parte


di quella sola e unica faniglia cristiana, di cui dicevansi

membri animati

dal migliore spirito di benevoglienza, im-

ponevanle inflessibilmente, per colpe non sue,

le

pi dure

condizioni di pace, multandola di strabbocchevoli taglie


di guerra, raumiliandola nella sua dignit nazionale, lace-

randola nella sua territoriale interezza,

temporanea occupazione straniera

alla

E mentre
terno

che

si

ai

popoli

calpestavansi

dichiarava che

l'avvenire

come

prometteva giustizia e amor

si

diritti

condannandola

(36).

delle nazioni.

Sovrani

si

considererebbero nel-

padri dei loro sudditi, nel presente

stravasi co' fatti di tener

fra-

frattanto

popoli in conto di

mo-

mandre da

vendere, da comperare, da barattare a capriccio.

fon-

dare realmente un'alleanza di principii, instauratrice delle


idee cristiane nel diritto pubblico positivo, sarebbe abbi-

sognato niente

meno che

disfare in gran

parte l'edifizio

costruito dal Congresso di Vienna. Quella stessa fraternit


religiosa delle varie

comunioni

cristiane, di cui

Alessandro m.ostravasi predominato, trovava


festa

negazione nel suo governo

timana medesima,

il

mistico

una mani-

avvegnach nella

in cui, per la pubblicata

set-

dichiarazione

della Santa Alleanza, Austriaci, Prussiani e Russi erano


dichiarati cristiani

d'una sola famiglia,

Gesuiti venivano

fieramente perseguitati nell'impero moscovita per avere


proposto ad alquanti Russi d'abbracciare le credenze religiose degli Austriaci.

(36)

Trattato di Parigi del 20 novembre 1815.

196

Funesta contraddizione di belle parole e di

che

un tempo,

in

rialzar al credilo

nel

quale

tristi fatti,

sommamente importava

di

principio d'autorit, serviva a vieppi

il

precipitarlo al basso nell'opinione de' popoli (37).

uomo

quei diplomatici primeggiava un

di Slato,

Ma

fra

quale

il

non faceva alcun conto della potenza dell'opinione pubmentre chiariva co'suoi

blica,

atti

d'esser nella ferma

convinzione, che per mezzo di una politica repressiva tanto


all'interno

quanto

al di fuori

potevasi tener l'Europa diu-

turnamente imbrigliata e tranquilla, purch


potentati, che
stretti in

aveano vinto Napoleone,

si

maggiori

mantenessero

una pentarchia padroneggialrice della grande

bilancia politica dell'Europa, e regolatrice della vita in-

de' minori Stati.

teriore

lernich avea fatto

buon

Perci

soltanto

il

principe

Met-

viso alla dichiarazione della Santa

Alleanza, tosto che egli con la sua perspicacia ebbe scorto

che, frammezzo a quelle frasi dei simboli e della liturgia,


stava collocala la pietra triangolare del novello edifizlo

che teneva delineato nella sua mente. Mentre per-

politico

tanto l'imperatore Alessandro pavoneggiavasi d'aver fon-

data la cristiana fratellanza dei Sovrani e dei popoli, Metternich abilmente adulterava questo stesso concetto, e con

singolare destrezza induceva Russia,


terra a sottoscrivere coU'Austria

il

Prussia

trattato del

Inghil-

20 novem-

bre 1815.

Queste quattro Potenze

in virt di

un

tale trattato sti-

pularono quanto segue. Convenendo dichiarar fermate

modo immutabile

le

massime fondamentali che

in

Sovrani

d'Austria, Prussia, Russia ed Inghilterra seguirebbero per

guarentire l'Europa dai pericoli che potessero nuovamente

(37)

Il trattato

mulgato

della Santa Alleanza dapprincipio

tuttavia fu stampato
febbraio IHIO.
;

nel

non venne pro-

Giornale di Franco forte athi 2

197

minacciarla, essi vicendevolmente obbligavansi a manie-

nere

in

pieno vigore, eziandio, ove ne sorgesse

coH'uso di lulte
aprile

181

le loro forze,

stati esclusi

dest sovrana in Francia.

nuovo

di

capitolo del trattato dell'i

in rivoluzione, e in tal

perpetuo dalla po-

in

Che ove

essa Francia s'alzasse

modo

si

volta minacciosa alla quiete degli altri


alleati
i

combinerebbero

tra loro

mezzi pi opportuni a tutelare

rispettivi, e la

quale Napoleone Buonaparte e

i, in virt del

sua famiglia erano

la

il

bisogno,

il

e col
la

facesse un'altra

Stati,

monarclii

re cristianissimo

sicurezza de' loro Stati

generale tranquillit dell'Europa. Rimaneva

per ultimo stabilito che, a viemmeglio consolidare

le in-

time relazioni che univano le parti contraenti nell'inten-

dimento d'assicurare pace e

felicit

mondo,

al

Sovrani

converrebbero di persona o per mezzo dei loro ministri


in

epoche determinate a nuovi congressi, onde trattarvi

grandi interessi comuni, ed esaminarvi

ciascheduna di
tari tanto pel

tali

mezzi che in

epoche sarebbero giudicati

pi salu-

riposo dei popoli, quanto per la conserva-

zione della pace europea.

Gravissime deliberazioni erano queste relativamente


diritto

positivo

esso alcune

europeo

fatti, le

avvegnach introducevano

nuove massime

ne viziavano, come
dei

si

di capitale importanza,

al

in

che

vedr a suo luogo dalla narrazione

pi pure sorgenti.

VI.

Con l'accennato

1815 ebbe termine


siasi

trattalo
la

di

Parigi del

pi vasta opera diplomatica, che

mai veduta nei tempi moderni. L'assetto

all'Italia fu

d'ogni altro peggiore. Dal

1700

condizioni territoriali degli Slati italiani


tate

20 novembre

da quattro

trattati. In virt dei tre

in essa
al

dato

1815

erano state

le

mu-

primi di Utrecht,


(li

198

Vienna e cl'Aqusgrana

la

signoria straniera nella pe-

nisola era stala ristretta ai soli possedimenti del milanese,

furono creale due

forti

monarchie

italiane,

molti piccoli Stati. Al contrario per


del 181

l'Italia,

perdendo

tutti

Parma,

di

padrona

Vienna

dominatrice della Ve-

di

Lucca, di Toscana, di

Modena, preponderante per

fluenze sulle Corti di Napoli,

scomparvero

trattato di

vantaggi conseguiti nei

trascorsi secoli, vide l'Austria farsi

nezia e della Lombardia,

il

Homa

forza d'armi e d'in-

e Torino. Soltanto per

essa a meglio vantaggiarla nella penisola, eransi rispettati

antecedenti trattati di Campoformio, Luneville, Pres-

gli

burgo, Fontainebleau.

Fino a qua! segno

le Corti di Firenze,

Modena, Roma,

Napoli e Torino rimanessero soddisfatte dello assetto dato


all'Italia

in

quel

riorganamento europeo,

risulta

assai

chiaro da alcuni documenti, che qui riproduciamo.

L'arciduca Ferdinando era stato restituito nel granducato di Toscana, con raggiunta degli Stati detti dei Presidii,

del principato di Piombino, dei feudi imperiali della

Lunigiana, e della porzione dell'isola d'Elba che per Io


innanzi era appartenuta

non era

al

reame

di

Napoli. Pure egli

affatto contento, e scriveva al fratello

imperatore:

Nel determinare le condizioui della riversibilit di Lucca, si


sono fssati smembramenti che rovinerebbero non solo il principato di Lucca, ma eziandio alcuni territori! toscani. Se v'asupporre ai miei buoni sudditi di quei territorii
ho abbandonati, ed lucchesi crederebbero che al mo-

derissi farei

che

g'ii

mento

della riunione sarebbero sacrificati...

Negli accomodamenti ulteriori mi lusingo che V. M. avr il


mezzo di procurarmi l'unico vantaggio che ho chiesto pi per
il bene dei miei popoli, che pel mio pai'ticolare, cio l'unione
di Lucca.
Ella sa che il compenso preso non ha potuto soddisfare neppure l'ex-regina d'Etruria. Nei n-uovi accomodamenti colla Casa
di Borbone si potr trovar modo, lo spero, e glielo raccomando
vivamente, di soddisfare la famiglia reale gi stabilita in Parmii,
onde un nuovo Stato borbonico in Lucca non somministri alle

199

Francia e della Spag-na uno scalo per venire a fortied invadere il centro dell'Italia, e si frapponga fra la Toscana ed
possessi centrali di Lonibardia, che
per una strada g-i quasi fatta, e che terminerei subito, potrebbero direttamente comunicare col Mediterraneo e Livorno (38).
forze della

ficarsi in quella piazza,

Nello
stava

giorno

stesso

tali

in

cui Ferdinando

Francesco,

all'imperatore

sensi

manife-

III
il

Fossom-

broni, in seguito ad accordi presi nel consiglio dei mini-

principe di Melternich una risentila

indirizzava al

stri,

nota per porre in chiaro l'ingiustizia degli oneri imposti


alla

se

Toscana dal Congresso

Vienna, soggiungendo che,

governo granducale sottomettevasi a pagare,

il

perch

ceva

vano
I

di

cos volevasi l

non

forti

ascolta-

giusti reclami dei deboli (39).

Borboni

di

Napoli aveano sperato d'ottenere larghi

compensi; invece erano


dell'alta sovranit

quali

dove

lo fa-

di

comprendevano

stati

dell'isola d'Elba,

spogliati

Piombino e dei

Presidii toscani,

porti d'Orbitello,

Talamone, Por-

tercole, I\Iontargentaro e Santo Stefano.

Naturai cesa era quindi che nella Corte di Napoli e nei


suoi consiglieri tornasse sgradito

il

viennese

trattalo.

11

principe Castelcicala scriveva da Parigi al marchese Circcllo,

che teneva in Napoli

l'uftizio di

ministro sopra gli

affari esteri:

Noi fummo spinti


Russia, che poi
ci

ha

alla g-uerra per

ci lasci

in bala del

un

tentato di compiutamente spogliarci, e

al

al

le

casse

principe Eugenio. Su di

Lettera del 16 luglio 1815, dai bagni di S. Giuliano presso Pisa.


Nota Fossombroni al principe di Melternich Firenze 16 lu,

1815.

(40)

ha vuotato

re di Napoli di dover somministrare

forzatamente uno stabilimento

lio

ci

(40).

Massime cuoceva

(39)

Ora essa
ha

gittate del tutto fra le braccia dell'Austria, la quale

pubbliche

(38)

trattato formale con la

nostro destino.

Dispaccio del 23 novembre 1815.

200
che

marchese Circello scriveva

il

cicala

princi])e

al

Castel-

di

re soffre molto a malincuore la violenza che gli

si fa obbligandolo a dar compensi ad un nemico suo e della sua famiIl

glia, col quale stato

L'infanla Maria

sempre

Luigia

guerra

in

(41).

mandava

pi alle querele

le

d'essere stala ingiustamente spogliata dal trattalo di Vienna


di

quanto apparlcnevalc per

diritto patrimoniale, e rifiu-

tavasi d'assentire airoffertole

compenso

del principato di

Lucca. La Spagna, offesa dal viennese Congresso nella sua


dignit di maggior

Potenza, univa

richiami alle

suoi

rimostranze della regina tutrice dell'infante don Carlo; e

poich non s'erano reintegrali


Stati antichi,

avca ricusalo

di

Borboni di Parma ne' loro


l'atto finale del

ratificare

Congresso (i2). Mostravasi mesta e sconfortala del presente e dell'avvenire la

nuova Sovrana

di

Parma.

11

padre

l'avea obbligala a cedergli lemporariamenleil rcggimedei

ducati che cranio stati assegnati, a consegnare alla sua

custodia

il

figlio

natole dall'imperatore; a promettere che

mai pi volgerebbe una parola

d'affetto all'infelice sposo,

e a restar ferma in Austria finch alai fosse piaciuto (^3).


Lieto era in apparenza l'arciduca Francesco IV di Mo-

dena degli
gresso.

Ma

dit alla

Stali, di cui

in

il

Casa di Carignano, e rimaneva

aver visto scartate


nali vani

avealo gratificalo

viennese Con-

cuor suo rodevasi per l'assicurala regia ere-

falli

le

in

cruccio per

sue pretensioni sul Ferrarese, e

maneggi per render suo

il

tor-

magnifico golfo

della Spezia.

Pi gravi ragioni avea di dolersi

Prima della gran


i

reali di

lotta

chiusa con

il

il

re di

Congresso

Savoia padroneggiavano militarmente

(12)

Dispaccio del 3 dicembre 1815.


Protesta Lal^rador, Vienna 3 giugno 1815.

(13)

Mcucval, S'juicnirs hiatoriqucs, Bruxelles 1843.

(11)

Sardegna.
di

Vienna,

nell'Italia,

201

e per la peculiare condizione dei proprii dominii stavano


a primario puntello dell'equilibrio degli Stati nel mezzod

dell'Europa. All'opposto, perle assetto fatto all'Italia dagli

1815,

arbitri del

politicamente e militarmente erano

essi

scaduti d'assai, bench fossero stati aggranditi del Genovesato, e

massime erano rimasti

privi della condizione


la loro politica sulla

li-

bera alternativa delle colleganze. Distrutto l'equilibrio

ita-

vantaggiosissima di poter basare

delTAuslria, Vittorio

liano a totale vantaggio

suoi consiglieri

Emanuele

per l'indipen-

restavano trepidanti

denza territoriale del regno, e nutrivano diffidenze e sospetti sugl'occulti disegni

he avean

avvenire della Corte di Vienna,

visto cos insistente per impossessarsi dell'alto

Novarese, e alla quale per patto segreto eransi trovati


astretti

a far rinunzia del diritto di riversione proprio alla

Casa di Savoia su Piacenza.

che

in quei giorni stava in

11

conte San Martino d'Aglio,

Londra legato

di Vittorio

Ema-

nuele, scriveva nei seguenti termini al conte di Valesia

Vienna

in ordine all'assetto dato in

alTItalia;

Nessuno pu esser pi di me penetrato delle funeste conseguenze deg-l'ultimi accomodamenti fatti in Italia, pei quali la
porzione pi debole e pi aperta deg-li Stati di Sua Maest fu
messa in contatto immediato con una Potenza, la quale ormai
senza interruzione stende il proprio dominio dalla Turchia alle
rive del Ticino. Tale condizione di cose, che da una parte debbe
eccitare tanti motivi di tentazione, e dall'altra tanti argomenti
d'allarme, non potr a

meno

di

produrre dappoi funestissimi

effetti (44).
Il

dopo

papato avea subito grandi sfregi. Per


dieci secoli, in

nuovo ordinamento

Vienna

monarchie cristiane

Santa AUenza. Indarno


(44)

prima volta,

erasi stabilito dai principi

un

d'Italia senza l'autorit del pontefice.

Questa medesima autorit


sulle

la

il

l'aveano dichiarala

tre

scaduta

monarchi contrattatori della

legalo pontificio avea chiesto

Dispaccio del 26 maggio 181.

al


Congresso

avea

202

riparazione dei danni che la Chiesa cattolica

la

solTerto in

Germania, specialmente nella dieta

di

Ra-

tisbona del 1803. Pio VJI rifiutatosi d'assentire alla servit pubblica impostagli col diritto di presidio dato all'Austria nelle piazze
al cospetto

Ferrara e di Coinacchio, dichiarava

di

dell'orbe cristiano che siffatto diritto di pre-

sidio ledeva la sovranit delia Santa Sede,

ne pregiudicava

la neutralit in

tempo

di guerra, e

giurisdizione in

tempo

di pace. Altre cagioni di

per parte della romana Corte era

il

ne offendeva

sancito

la libera

protesti

smembramento

del patrimonio della Santa Sede, e la violata inalienabilit

dei beni ecclesiastici

{Ul).

gravi argomenti di mal-

si

contento s'aggiungevano gl'inciampi sollevati dagli Austriaci

per restituire quanto pi tardi potessero

Marche e

le

Legazioni, e

il

papa

al

le

diportarsi arrogante della co-

storo soldatesca a segno di smantellare di proprio arbitrio

fortalizi

d'Ancona, trasportandone

gli

armamenti a

Trieste (UG). Imporla aggiunger qui che la Corte di

vedeva eziandio

di

mal occhio

quell'alito di

lasciato in Francia alla manifestazione del

mezzo della slampa. Indarno

tempo

in cui erasi trovato a

il

Homa

libera vita,

pensiero per

cardinale Consalvi, nel

Parigi, avea cercato d'in-

durre re Luigi XVllI a proscrivere dal suo regno

il

libero

alimento delle intelligenze (^7).

Che se era somma


pei

risul

nelle Corti

italiane la scontentezza

lamenti del Congresso di Vienna, universale e

profonda pur stava negli animi degl'Italiani l'avversione


all'as-setlo

imposto alla penisola. E buone ragioni aveano

que' nostri padri di dolersi, perocch tutto

(45)
(16j

Allocuzioue di Pio VII, 4 settembre 1815.


Dispaccio del signor De Cortois de Prcssiguy

Talleyraiid,
allo stesso,
(17)

Roma 23 luglio 1815.


Roma 2 settembre 1815.

ci

al

che

essi

principe di

Lettera del vescovo d'Orthosio

Mmoires du cardinal Consalvi, voi.

I,

pag. 20, Paris

180-1.

203

come

fu

aveano speralo
luogo

(fiS),

e chiesto,

da noi mentovato a suo

era stato loro negalo per aggravarli invece

delle catene del despotismo domestico e della servit forestiera.

Vero

che

il

Congresso avea proclamato e rico-

nosciuto l'indipendenza degli

per

Stali, in cui,

conser-

la

vazione della pace e dell'equilibrio politico dell'Europa,

rimaneva

costituita la penisola italiana.

territoriale e
ritto scritto,

sovrana degli

bens

Stati

non

Ma

l'indipendenza

reOetlo di

un

di-

risultamento delle loro condizioni po-

il

litiche e topografiche:

mentre

il

vero equilibrio pu ge-

nerarsi soltanto dalla proporzionata uguaglianza di Stati

ben

costituiti,

desima forza
collocati

ben

limitati, forniti press'a

ed

in ordine al territorio

insomma

mezzi dassallo e

poco della me-

alla popolazione,

nella condizione di contrapporsi uguali


di difesa.

Ora a questo stato di cose per

nulla rispondeva l'assetto territoriale dato all'Italia dagli


arbitri dell'anno

1815.

quali

invece cos poco s'eran

curali di mantenere nella penisola

basi naturali degli Stali, da imporle

menti

territoriali.

Bench

incastrati

Benevento e Pontecorvo furono


Santa Sede. Al di
gato dal resto

rispetto

il

alle

pi strani intralcia-

nel regno di Napoli,

dominio della

restituiti al

del ducato di

dovuto

Lucca rimaneva segre-

del granducato un frammento del

territorio

toscano. Gli abitanti del ducato di Massa e del principato


di

Carrara rimanevano

astretti a traversare

una porzione

del territorio toscano per entrare negli Stati di Modena,


co' quali

doveano politicamente immedesimarsi

restavano rinchiusi nei dominii degli Estensi


lucchesi di Castiglione e di Gallicano.

vano esser

forniti

(18)

pur sempre, cos nelle

Capitolo

III.

mentre
distretti

E come mai

di reale indipendenza

principati

potecos

Modena e di Lucca?
minori come nelle mag-

smilzi, quali erano quei di Parma, di

In tal guisa


glori cose

204

relative airordinanicnto

interno ed esteriore

1815, ove

degli Slati d'Europa compiuto nell'anno


cettui

quanto venne

dei Negri, e sulla neu-

fiumi., sull'abolizione della tratta

non

tralit della Svizzera,

di quelle salutari

s'ec-

statuito sulla libera navigazione dei

pu scorgervi

si

il

predominio

mo-

idee che appartengono all'ordine

rale politico, di quelle oneste convinzioni, le quali spet-

tano al patrimonio dell'equit pubblica della grande so-

Torna del pari impossibile

ciet cristiana.

che quell'edifizio politico


sola pu

costituire

eretto sopra

siasi

fondamento d'un

il

il

concludere
la

base che

diritto internazio-

nale europeo d'efficacia duratura, cio su di un principio

universalmente riconosciuto e consentito,


bilit possa e

debba venir

difesa

da

tutti

proco contro ogni sorla d'oltraggi. Che se


degli anni 181

'i

1815 erano

duti di vigoria morale, perch

la cui inviola-

nell'interesse recitrattali

europei

dal loro nascere sprovve-

non riposavano sopra qualnon

si

presentavano informali da una regola generale, non

si

che principio fondamentale del

mostravano coordinati

ma

in

diritto

un ordine

fisso

cristiano,

d'idee e di

falli,

nel loro insieme realmente riducevansi alla negazione

del diritto divino e patrimoniale dei principi, del primato


politico del papa, della libert e nazionalit delle nazioni,

dell'autonomia interiore ed esteriore degli


deficienza d'un principio di diritto

Siffatta

qualunque nel nuovo

riordinamento dell'Europa, aveala notata


salvi fin dal

Slati.

il

cardinaleCon-

tempo delle prime conferenze del Congresso,

con

le

tetti

della torre di Babele; noi arriviamo

parole seguenti:

Noi rassomigliamo agli archialla

confusione

delle lingue nel porre le prime pietre dell'edifizio (^9).

cos com'erasi comincialo,

tile

aggiungere che

(10)

il

si

termin; n torner inu-

valulamento contemporaneo pi se-

Mcmoircndu cardinal Consalvi,

voi. I, pag. 20, Paris 18G4.

205

vero sulla capacit politica dei monarchi e dei diplomaa cui

tici,

181^

nel

scettro dei re e

la

avea posto

vittoria

mano

in

lo

freno dei popoli, quello di Federico

il

Gentz, segretario del Congresso viennese, intimo confi-

dente di Metternich, grandemente stimato e spesso consultato dai diplomatici pi autorevoli dell'et sua. Eccolo,

siccome

egli lo scrisse nel libro de' Ricordi della propria

vita sotto la data del

31 dicembre di quello stesso anno:

L'aspetto dei pubblici affari lugubre, non pi

altra volta a

bilanciato sui nostri capi,

tudine di pressoch

da rimproverarmi,
bile

andamento

che governano

il

ma

per la mediocrit e

tutti gli attori.

mondo, lungi dallo


godo

non ho nulla

io

questo misera-

affliggermi,

di questo spettacolo

Tuttavolta l'opera d'artefici, tanto

vantaggiare

l'inetti-

questi esseri meschini

tutti

dato pe' miei minuti piaceri (50).

di

Poich

la cognizione intima di

di cose e di

di divertimento, e

'

come

motivo del peso imponente e schiacciante

gli interessi propri,

mi serve

come

se fosse

quanto avidi

inetti

avea abbracciato nelle

sue decisioni ogni pi piccolo paese d'Europa, eccettuata


soltanto la Turchia; e

doveva

costituire la base

fondamen-

tale di

un nuovo ordinamento d'Europa

fino al giorno,

in cui

vedremo

181^

questi trattati degli anni

disconfessati, violati, e in gran parte distrutti

anch'essi che, in forza d'una delle pi


golatrici

del

mondo, delie

che a lungo combattono

le

i815

costanti leggi re-

nazioni, finiscono

rimanere prostrati sul terreno de'

ad attestare

vinti tutti

sempre per

quei governi,

massime cardinali del

diritto

pubblico cristiano, e che non avvi diplomazia, per quanto


accorta e possente, la quale valga ad arrestare
della civilt verso la

divina provvidenza.

(50)

Tagehiicher

vo?

il

carro

meta, cui l'uman genere mira per

Friedrich Gtntz, Leipsig 1861,

CAPITOLO SETTIMO

iv-iUi:

Stato tld diritto pulblico

Napoli al vassallaggio austriaco


sieri del

governo inglese intorno

in

Toscana

Avvertenza

alla

Mutalo

1814

nel

della Sicilia

Patti segreti

Sottomissione
Biportamenli

Costituzione siciliana

della Corte

di

e occulti pen-

Patronato austriaco

Toscana

indirizzo alla politica esteriore della

La Corte di
Modena e di Parma sottoniniessi alla Corte di Vienna
Piisentimcnti del re VitPioma e i maneggi austriaci negli Stati della Chiesa
Pratiche del governo di Torino a
torio Emanuele verso la Corte di Vienna
ducati di

salvaguardare
Tentativi per

reagh

territoriale dello

l'integritli

Contegno

czar Alessamlro

al

deU'amhasciatore sardo
re di

Sardegna

tentativi di confederazione

degna

di

re Vittorio

Lettera di Vittorio Emanuele a Carlo Felice


stria in Italia

Pratiche

prestato dallo

di

Vienna verso
di

Carlo

il

Felice

sgombrano

Gli Austriaci

Avvertenza

sul

Nuovi

re di Sare del conte


il

Pieraonto

contegno dell'Au-

rispetto al diritto piibLlico positivo, stabilito dai trattati del

Roma,

occulte della Sardegna a

una segreta confedei'azione

di

minori Stati

Emanuele al suo ambasciatore


Lombardia al Piemonte --Pratiche

Vittorio
della

Soccorso

pressure austriache

.'die

Emanuele,

intorno alla politica austriaca

a Napoli, a

in tal proposito di lord Castle-

Londra

in

fronte

per parte della Corte

Intimi giudizi del

De Maistre

Stato dalle pretensioni anstriachc

una lega austro-italica Concelti

1815

Monaco per concertare

Kiservatizio istruzioni date dal re

a Pietroburgo intorno all'aggregazione

relative del conte Crolli di

Brusasco

Avvertenze.

I.

Erano cppcna

vano

il

nuovo

stipulali

assetto

politico dell'Italia,

sito di

padroneggiare

Ferdinando
e successori

11

tpallali

europei

territoriale e

quando

scassinarli, deliberata

il

clic coslilui-

nuovo

equilibrio

l'Austria ponevasi all'opera di

pur sempre nell'antico suo propol'intiera penisola.

era stalo ristabilito per s e po' suoi eredi

sul trono di Napoli, e riconosciuto re

delle


Due

207

deliberazione per la sua forma e la

Sicilie. Cosiffalla

sua sostanzialit non risguardava in alcun

La rivoluzione non avea sconvolta

modo

quell'isola,

non l'avevano conquistata, n essa entrava


nel novero de' paesi, sulle cui sorti

il

in

voluto abbassar

Francesi

modo

alcun

Congresso di Vienna

dovesse sentenziare. Che so per avventura

1815 avessero

la Sicilia.
i

la Sicilia

gli arbitri

del

alla condizione

alcun dubbio una tale deliberazione

di provincia, senza

sarebbe stata formalmente e testualmente espressa nei

come si oper per il Belgio


per Genova nelle sue attinenze

protocolli del Congresso,

ri-

spetto all'Olanda, e

col

Piemonte. In ogni supposto,

vano deliberato
quale gi da

europei nulla ave-

gli arbitri

forme governative della

sulle

sei secoli era in possesso di

Sicilia, la

larghe franchi-

gie costituzionali, innestate nel diritto pubblico europeo


dal trattato di Utrecht.

1815

Frattanto che nell'anno

mento

Due

Sicilie,

il

il

buon

proprio ordina-

nuova costituzione del regno delle

politico nella

Ferdinando

vincie napoletane

era manifesto

serbare inviolato

diritto de'Siciliani di

II,

guadagnar

proseliti nelle Pro-

avea dichiarato per pubblico bando

che, ove la Provvidenza lo restituisse sul trono de' padri


suoi, gratificherebbe
il

popolo sarebbe

il

Napoletani d'un reggime, nel quale

sovrano

il

re

il

depositario

delle

leggi e della pi liberale costituzione.

Se un

tal

ordine di cose

si

fosse attuato nella

maggiore

monarchia italiana, tornava in)possibile l'impiantamento


del

patronato

austriaco

nella

Vienna volle pertanto sterpare

penisola.
in

germe

Il

gabinetto di

siffatto ostacolo,

pretendendo nel giugno del 1815 da Ferdinando


poli l'accettazione

d'un

trattato, nel

di

Na-

quale slavala seguente

clausola segreta:
Gli obblig'lii clie

due monarchi s'impoug-ono per assicurare

l'interna pace dell'Italia, facendo ad essi

un dovere

di preser-

208

vare i propri! Stati da agitazioni nuove e dai pericoli d'imprudenti innovazioni, che cagionerebbero il ritorno delle passate
sciagure, rimane stabilito fra le due parti contraenti che Sua

Maest

il

re delle

Due

Sicilie, ripigliando

il

governo del suo

regno, non v'introdurr cambiamenti inconciliabili sia con le


antiche istituzioni monarchiche, sia coi principii adottati da Sua
Maest imperiale, reale ed apostolica nel reg-gime interiore delle

sue Provincie italiane

(1).

Allacciata strettamente l'indipendenza


staurati Borboni

di Napoli,

regno delle Due

politico del

Sicilie ielle condizioni ri-

chieste dall'Austria. Per ci fare


di re delle

Due

di Vienna.

Un

sovrana de'ri-

reslava di porre l'ordinamento

si

Sicilie impartito a

tale titolo, si disse,

scelse a pretesto

il

Ferdinando dal

trattato

suppone creata

titolo

pel diritto

di conquista una nuova monarchia, nella quale potevansi

dare a

tutti

sudditi leggi

obbligo alcuno di rispettare

uniformi, non essendovi pi


i

che

palli

del

nuovo ordinamento dello Slato

averne

il

beneplacito.

Il

la

Corona napole-

Siciliani.

Lo schema

fu inviato a

Vienna per

tana antecedentemente avea verso

principe di Metternich fece la

risposta seguente:

Sua Maest l'Imperatore ha preso

in

matura considerazione

progetto d'organamento del regno, comunicatogli da Sua

il

Maest siciliana e l'ha trovato conforme a que' principii che


soli possono assicurare la reciproca felicit dei Sovrani e dei
loro popoli
e quindi d al medesimo la sua piena approvazione, come pure all'unione delle due parti della monarchia
siciliana, che una costituzione nata in tempi calamitosi tendeva a separare fin negli elementi della loro amministrazione (2).
,

fo,

Ma

nel consegnare questa dichiarazione al principe Ruf-

il

cancelliere imperiale aveagli lascialo intendere che

Trattato d'alleanza difensiva tra l'imperatore d'Austria e il


Due Sicilie, Vienna 12 giugno 1815.
(2) Dichiarazione verbale del principe di Metternich a S. E. il
principe Ruffo inviato straordinario di Sua Maest siciliana, Vienna
(1)

re delle

2->

noveinljre 1815.

209

l'imperatore francese richiedeva dalla Corte napoletana

una nuova guarentigia degli impegni

mente

segreti antecedente-

ebbe luogo nella seguente forma per

assunti. Ci

parte del legato di Ferdinando presso

la

Corte di Vienna:

Il sottoscritto ha ricevuto ordine dalla sua Corte di esprimere a Sua Altezza il principe Metternich sentimenti di riconoscenza di Sua Maest siciliana verso Sua Maest impei

prove d'interessamento iterate e luminose che

riale per le

ella

mostra pel buon andamento degli affari del suo Alleato; e dichiara in nome del Re suo augusto signore che l'assenso di
Sua Maest imperiale e reale ai decreti dell' 8 e 11 dicembre
1816 sull'organamento del regno delle Due Sicilie non reca o
potr recare alterazione al tenore e alle stipulazioni degli articoli separati e segreti del trattato d'alleanza conchiuso il 12

giugno 1815

(3).

L'altro articolo segreto accennato

zione, era questo

in

questa dichiara-

di parentela ed affinit tra le Case regnanti in Italia


Potenze d'Europa, del pari che i loro interessi particolari dovendo essere subordinati all'interesse generale della
sicurezza interna ed esteriore dell'Italia e alla guarentigia dello
stato di possesso determinato dal Congresso di Vienna, oggetti
che formano il line permanente dell'alleanza del 12 giugno 1815,
resta convenuto tra Sua Maest l'imperatore d'Austria e Sua
Maest il re delle Due Sicilie che esse prendono vicendevol-

legamv

e le altre

mente l'impegno

di

non assentire a qualsivoglia alleanza con-

traria al suddetto trattato e alla federazione difensiva dell'Italia.


I

patti palesi del trattato

Vi sarebbe alleanza fra


al

doppio

fine della

le

qui rammentalo erano questi.

due

mutua

Vienna

Corti di

difesa de' loro Stati e del ri-

poso interiore ed esteriore dell'Italia; l'una e


tanto delle

due

parti contraenti si

pi formale ed assoluto
in

l'altra frat-

guarentivano nel

modo

possesso delle provincie d'Italia

conformit delle stipulazioni

(3)

di

il

e di Napoli

dell'atto

finale del

Con-

Dichiarazione \erbale del principe Ruffo inviato straordinario


al principe di Metternich, 3 gennaio 1817.

Sua Maes'. siciliana


niA>ciii, Slorin

Docum.

fi;rosso di

210

Vienna. Nel caso che pericoli di guerra minac-

ciassero l'italiana penisola,

a prender

tra loro gli

sforzi

ostilit; se tali

scoppiasse,

s'impegnavano

Corti

riuscissero infruttuosi, e

due monarchi

due

le

opportuni concerti per impedire

fin

la

le

guerra

d'allora obbligavansi a

considerare ogni imminente aggressione ed ogni assalto


contro

diretti

e personali

dominii italiani d'uno di

all'altro.

quanto

stria

il

tal fine

re di Napoli

come

proprii

tanto l'imperatore d'Au-

impegnavano

Volendo per determinare

forze.

essi

il

tutte

contingente

nel caso d'una guerra che minacciasse

loro

le

proprio

riposo d'Italia,

il

Sua Maest imperiale dava guarentigia e prometteva per

meno

lo

ottantamila combattenti d'ogni arma, e sua Mae-

Siciliana

st

assicurava non

meno

venlicinquemila

di

soldati.

Le due

Corti contraenti

prendevano

inoltre l'obbligo

formale di comunicarsi a vicenda tutto ci che potesse venire a lor conoscenza in ordine alla sicurezza della penisola italiana e alla tranquillit interiore de' proprii Stali;
e nei casi di venture guerre, di

comune accordo

non assentire se non per

a proposte di tregua o

L'Austria non poteva indurre

la

pace

(k).

Corte napoletana a pi

umile vassallaggio. Ferdinando, strascinando nel fango


sovrana sua indipendenza, erasi obbligato
fizio di

vicer austriaco nel regno delle

servir di puntello

al

la

in realt all'uf-

Due

Sicilie, e a

predominio della Corte

di

Vienna

nel rimanente della penisola.

L'infeudato monarca napoletano avea assunto l'obbligo


di

somministrare all'Austria, ove

ricoli di

parve

in

in Italia sorgessero

appresso troppo gravoso. Pertanto

Circello, che teneva in Napoli l'uffizio

(4)

pe-

guerra, venlicinquemila combattenti. Quest'onere

Trattato d'alleanza del 12 giugno 1815.

il

marchese

di ministro

di

sopra

tasteggiar
la

diede l'incarico

affari esteriori,

gli

211

terreno per vedere

il

se eravi

modo d'indurre

minor contingente

a contentarsi d'un

Corte austriaca

di soldati (5).

principe Ruffo di

al

Era una proposta che doveva tornare accet-

tevolissima all'Austria. Essa aveva in effetto gi spedito


nel regno di Napoli
culto di

promuovere

numeroso

rito e

il

il

generale Nugent, col mandato ocdisorganaraento del bello, agguer-

esercito napoletano. Ora, a

Vienna

desiderata

in

Metternich

l'afferr,

veniva

la

compier l'opera

mentovata

e add k febbraio

1819

proposta.
sottoscrisse

insieme a Ruffo una convenzione, in virt della quale

erano

ridotti a

rentiti

dodicimila
del

trattato

col

venticinquemila soldati gua-

12 giugno 1815. L'imperatore

Francesco prese per argomento da

concessione

siffatta

per esigere dal re di Napoli una nuova riconferma del-

Tobbligo

mente

di

tenersi,

stretto

alle

nel governo de' suoi sudditi, fedel-

massime praticate dall'Austria nelle

sue Provincie italiane

(6).

II.

L'Inghilterra, che credeva di grande utilit all'equilibrio

europeo

la

preponderanza dell'Austria

com'ebbe confidenziata

notizia delle

pratiche, se ne mostr assai contenta (7).

stero britannico sent scrupolo di prestarsi

mento

quelle

di

mantener

le

quali

franchigie

in

Italia,

sovraramenzionale

costituzionali

poi

il

mini-

all'annientasiciliane,

l'Inghilterra era vincolata per gli atti

(5) Dispaccio in cifra Circello al principe Ruffo, Napoli 18 novembre 1818.


in cifra Circello al conte di Ludolf, Napoli 26
(6) Dispaccio

maggio
(7)

1819.

Dispaccio in cifra Circello

braio 1819.

al

conte di Ludolf, Napoli 8 feb-

(li

lord Rcntinck e per le

212

promesse

Questo ministro dirigente

falle

la politica

da lord Casllereagh.

esteriore inglese, nelle

istruzioni date al legalo britannico presso la Corte

letana, avea esplicitamente detto,

un qualche
inglese ed

d'accordar
spalle
libert

menomare

tentativo per

zione siciliana,
il

se

detto

siciliane, e cos

fosse fatto

fra

il

Ma venuto che fu

alle parole, Casllereagh

(pianto avea

si

napo-

privilegi della na-

sarebbe rolla l'amicizia

re di Napoli.
fatti

che

promesso

si

in

governo

tempo

il

gitl dietro lo

favore

scrisse all'ambasciatore

dello

inglese

presso la Corte di Napoli:


Voi informerete il ministero napoletano che il principe Reg^gente riterrebbe il suo intervento come un dovere se (ci che
dietro le assicurazioni di Sua Maest siciliana non accadr mai)
g-li individui, che hnnno ag-ito d'accordo con le Autorit inglesi
nei tempi difficili ultimamente passati, fossero esposti a maltrattamenti
a persecuzioni per tale contegno.
Sua Altezza Reale si credereblje ugualmente obbligata a
prendervi parte, quantunque a malincuore', se essa avesse la
mortificazione d'osservare che si tentasse di ridurre i privilegi

un tal punto, che esponesse il governo


rimprovero d'aver contribuito in Sicilia a un cambiamento di sistema, che in ultima analisi avesse deteriorato
la libert e il benessere de' suoi abitanti
proporzionatamente
alla loro condizione anteriore. Con queste riserve sua Altezza
Reale rinunzia affatto alla responsalit d'un qualunque interdella nazione siciliana a

inglese

al

vento.

Voi non mancherete in tutte le vostre comunicazioni di render giustizia ai principii, che soli hanno determinato il governo
inglese a prender parte agli affari interiori della Sicilia, allorch
esso s'incaric della difesa e della sicurezza di quella parte dei

dominii

di

Sua Maest

siciliana.

La necessit

costitu

il

di-

cessare di questa necessit cess pure ogni pretesa


disposizione a intervenire, escluso il caso in cui l'onore e la
buona fede, di cui ho parlato, e che derivano dall'ultima nostra
ritto, e col

condizione in Sicilia, ce ne facciano di nuovo un dovere (8).

(8)

1814.

Dispaccio Casllereagh a "William A'Courl, Londra G sellcmbro


Jn
di

modo realmente

tal

Ferdinando

voleva che

dare

le

213

l'Inghilterra lasciava in bala

destini della Sicilia. Castlereagh soltanto

cose procedessero per guisa da salvaguar-

gabinetto di Londra al cospetto del Parlamento.

il

Perci, nelle conferenze apertesi nelle regia di Napoli

architettare

il

modo

onde

di distrusirere artifiziosamente le sici-

liane liberl.sir William A'Courl

si

mostr operoso coopera-

tore delle dispotiche voglie di Ferdinando.

Quando

l'opera

liberticida fu compiuta, egli scrisse al suo governo, affin-

ch per ingannare

pubblica opinione

la

l'occhio al Parlamento,

che

re di Napoli

il

un dispaccio nel

Io

(^uale leggevasi

continuerebbe pur sempre a rispet-

tarci privilegi costituzionali della Sicilia (9).

valer di riparo

al

mettesse sot-

Ma

se poteva

governo inglese

la

dichiarazione posta

dicembre per

le

istanze di A' Court,

nel decreto dell'I

che qualunque quantit maggiore del massimo delle imposte stabilito

senza

il

per

non potrebbe esser riscossa

la Sicilia

consenso del Parlamento, essa per

non era che un indegno scherno


Il

buona fede pubblica.

Parlamento siciliano pi non esisteva,

di far leggi, di

di

alla

concedere o negare

chiamare a sindacato

neva

[)iena

pubbliche, restava
scere

indurre

il

toltogli

sussidii al

E poich

ministri.

tolta alla

modi del riparto; e

convocati a

[)ii

podest di decretare

in realt altro

la

rima-

imposte

facolt di cono-

rappresentanti di essa, non

Parlamento, non potevano

governo a

diritto

governo,

al re

e ripartire le

nazione

il

restituire

il

mal

in

tolto.

avvenire
Tuttavia

A' Court continuava a scrivere al suo governo, frattanto

che

le siciliane libert

che

il

mandavano

colpa perle mutazioni avvenute

(9)

1815.

l'ultimo rantolo di vita,

governo inglese non poteva esser chiamato

in

nella costituzione della

Dispaccio William A'Courl a lord Casllercogh, 5 novcuiure


Sicilia

avvegnaclic

214

suoi

coinpiulamcnle assicurali (10).

mandava

parie sua

rimanevano

antichi i)rivilcgi

Lord Casllcrcagli per

a congratularsi col re di Napoli della

con

bell'opera compiuta

tanta saviezza (11).

era che agli uomini di Slato, che

realt

I.a

tempo dirigevano

in (juel

la politica deiringhilterra, per nulla importava

costi-

la

tuzione siciliana, fedeli in ci alle tradizioni diplomatiche


del proprio paese di cercare
l'onesto a

preferenza

in

l'interesse britannico.

allora slava in

scriveva

al

il

criterio del giusto e del-

ci che vantaggia

Laonde

il

o danneggia

marchese Grimaldi, che

Londra segretario dell'ambascieria sarda,

suo governo cos:

In quanto alla costituzione siciliana

ho trovato ben tosto

l'occasione di conoscere quale impressione avesse qui fatto l'attentato recatole dall'ordinanza reale dell'I
de' ministri che incontrai, fu lord Melville

1
;

dicembre.
e

Bravo

Il

primo

milord,

ho detto, ecco come voi veg-liate alla custodia delle vostre


fig-liuole; avete lasciato morire presso la nutrice la piccola
vostra Siciliana.
Egli si messo a sorridere poi ha soggiunto
Vedrete che s rialzer dal letto guarita da certe
sue balordaggini. Del resto non si aveva poi alcuna certezza
che una costituzione tutt'alTatto inglese potesse convenire alla
Sicilia. I mutamenti che il re ha creduto di recarle, per avventura la renderanno pi confacevole ai bisogni de' suoi Stati,
e pu essere che Napoli vantaggi sulla parte di cui stata sbagli

razzata la Sicilia.

Dietro

un

tale discorso

pena leggiermente

compresi tosto che

la

cosa aveva ap-

sfiorata la suscettivit di questo ministero.

confermai in questa mia persuasione due giorni dopo, vedendo sir Hamilton. Per mostrare di non annettere importanza
alle mie parole, gli ho detto:
Farmi che le costituzioni di

IVli

manifattura inglese spedite all'estero, siano di stoffa assai leggiera.


Egli m'ha risposto
In Sicilia essa era necessaria

(10)

Dispaccio William A'Guurt a lord Casllcreagh, Napoli 5 di-

cembre l8l6.
(11)

Correspoiulence

Castlcreagli clC;

Dospatchcs aud other Papers of viscount

Loudou

1853.

215

quando l'abbiamo col impiautata; se oi'arhanno manierata diversamente, penso che meglio s'addatter all'una e all'altra
parte del reg-no. Quando si nel bisogno di tali manifatture,
sempre meglio lavorarle in casa propria che farle venire dall'estero (12).

Per

modo,

tal

terra, la Sicilia

instante l'Austria e assenziente l'Inghil-

per opera di un re spergiuro perdette

suo franco stato, che durava da selle

il

Pi lardi

secoli.

lord William Bentinck, perorando nel parlamento britannico, attestava

compiuto
di

di

che giammai

lutti

diritii

fu

vi

annichllamento pi

n potersi trovare negli annali

alcun paese un cumulo maggiore d'ingiustizie, d op-

pressioni e di crudelt (13).

111.

Resosi
si

vassallo

politica

il

il

di Napoli

re

la

Vienna

Corte di

porre stabilmente a rimorchio della propria

rivolse a

granduca

di

Toscana. Metternich pertanto

pose attorno a capacitare

il

nienza di stringere perraanentemente in

un

solo fascio

comune;

le forze degli Slati italiani a tutela della (luiele

e al fine di cogliere pi presto nella tesagli rete

toscano,

il

legato

cancelliere imperiale gli manifest confiden-

il

zialmente

poli (1^).

Non

giorni

si

principe Corsini della conve-

patti
si

occulti

slette

appena dopo

la

stipulati

con

negoziare

sottoscrizione

la

Corte

di

Na-

lungo tempo. Tre


dell'atto

finale del

Congresso di Vienna, Austria e Toscana rogarono un trattalo segreto d'alleanza

(12)

Dispaccio Grimaldi

difensiva

al

al

fine

permanente

di

conte di Talesia, Londra 31 gennaio

1817.

Hansand's Parliamentary Debates, voi. xxxii.


Rapporto del principe Corsini al granduca Ferdinando, Vienna
iu no 1815.

(13j

(14)

13


provvedere d'accordo

alla lran(iuillil intcriore e alla si-

curezza esterna dell'Italia,

li

granduca Ferdinando

Napoli

somiglianza del re di

non

216

due

di Vienna. Fra le

s'obblig nell'avvenire a

parli contraenti

rimase rogata

garanzia formale e reciproca de' rispettivi

Toscana

di

o pace alcuna senza l'assenso della Corte

far tregua

duca

Ili,

Slati.

11

la

gran-

caso di guerra impegnavasi a meltcre

in

a disposizione dell'imperatore d'Austria seimila cond)attenti,

tempo

e in ogni

di

comunicare

governo

al

che fosse per conoscere relativo

lutto ci

tranquillit

penisola italiana e alla

Vienna

di

alla quiete della

interiore della

Lom-

bardia e della Venezia (1^).

in quei

vuole che noi qui aggiungiamo che

slorica

Giustizia

giorni, n quali

il

Corsini soscrisse questo one-

roso trattato, per cui la Toscana, depressa nella sua in-

dipendenza, veniva
di

piccolo

sorti di

le

pressoch necessit

quando
si

tempi

si

ruinosa condizione

alla

inerme Stalo

quasi

ciecamente

assogettala

costretto

un vasto e lontano impero, era

fatale di

subire

la

dura legge. Ma

fecero pi tranquilli, e le cose politiche

mostrarono pi assodale, Ferdinando

siglieri

diedero nobili prove di tenere

in

ili

suoi con-

gran conto l'au-

tonomia della Toscana, e seppero destreggiarsi


da non restar

in

tempo slava

in

Firenze

Hrignole-Sale.

legato

re

dal

In quanto

nazioni

figli

conseg'uenzu

di

(|uale

Sarde-

primi
e in
dubbio cbe
seconde, sono maggiori con l'Austria

gli

essi le

Il

Toscana con

interessi e alle relazioni della

stranirre

il

di

gna, fornisce su ci assai credibile testimonianza

le

modo

depressi dall'austriaco patronale.

affatto

seguente dispaccio del marchese


in quel

correre

fuori di

che con altra qualsivoglia Potenza. La strettissima parentela,

(15)

Trallalo d'ulleaiiza tra lo Corti d'Ausilia e

l'ulato a

Vieuua

il

12 ylii^-no 1815.

di

Tuscaua,

sli-


esistente tra

217

due Sovrani,

la g-randezza del potere di

uno

piccolezza di quello dell'altro, la vicinanza del regno lom-

la

bardo-veneto, l'influenza che

la

possessione di questo d all'Au-

stria sopra le cose d'Italia, la naturale

tendenza del gabinetto

imperiale a primeggiare sopra

meno

corre a rendere la Toscana, se

vicini

non

forti,

tutto con-

ligia della politica austriaca,

almeno certamente ad evitare con somma cautela


ogni incontro, nel quale fosse costretta ad agire in opposizione

interessata

della

medesima.

Cm nuUaostante debbo, a gloria di questo governo, non che


del

Sovrano che ne

direzione

capo e dei ministri cui affidata la


io sempre con molta mia soddisfa-

il

dichiarare aver

zione ed ammirazione osservato che

conscio da

un

il

governo medesimo, quanto

politica sua piccolezza

lato della

altrettanto

geloso dall'altro della propria indipendenza, e convinto dell'irre-

danno che la perdita di questo primo fra tutti


terecherebbe alla nazione toscana, ha adottato ed invariabilmente osserva verso rappresentanti di qualsiasi Potenza stra-

parabile

sori

niera

il

sistema di una perfetta ed

invariabile

imparzialit

sistema che serve ad esso per questa parte a conciliargli la

stima degli altri governi e che tanto pi commendevole


quanto da esso con maggior fermezza seguito, malgrado le
lagnanze che per ci sfuggono non di rado agli agenti au,

striaci, e malgrado gli sforzi che questi non cessano, sebbene


inutilmente, di fare per convincerlo dei pretesi vantaggi che
da una manifesta predilezione a loro riguardo per lui risul-

terebbero.

Di quanto asserisco ne fa specialmente prova non dubbia la


condotta dal ministero toscano tenuta verso l'Austria nelle trattative di quella Potenza concernenti la convenzione postale
,

quella relativa al pas.^aggio delle truppe austriache all'epoca


del loro ritorno da Napoli,

guardi,

ducale verso

il

come pure

la perfetta parit di ri-

di franchigie osservata dal

di privilegi,

ministro di

verso quelli di tutte

le

governo gran-

Sua Maest imperiale

reale, e

altre nazioni.

me

Dalle cose qui sopra narrate e dalle osservazioni da


nel corso della mia missione, parmi che
la

cipe austriaco, e nonostante


di

economico, a mio giudizio, che savio


relazioni colla

fatte

fonda-

possa con

Toscana, sebbene governata da un prinmolti vincoli che uniscono questa


Vienna, e malgrado che per uno spirito pi

mento dedurre che


Corte a quella

si

maggior parte

si

valga nell

uffiziali

delle nazioni straniere dei diplo-

matici agenti dell'Austria; pur nondimeno, durante

il

regno

218

granduca e il governo dell'attuale ministero, non


mai ragionevolmente dubitare che essa, occorrendo il
caso, farebbe ogni suo sforzo onde sottrarsi alla dipendenza,
quantunque non assoluta della Corte di Vienna, ne lascierebbe
intentato per questo fine alcun mezzo, a costo anche di gittarsi
cui interessi fossero contrarli a
in braccio ad altra Potenza,
del presente

si

jotr

quelli dell'Austria,

ma

col cui patrocinio sperassse di poter

man-

tenere inviolata la sua sovranit (IG).

Fermo conlegno reaimenle avea lenulo


sombroni nciropporsi

allo pretensioni

delle corrispondenze

possessarsi

il

minislro Fos-

dell'Austria d'imdella

postali

Toscana.

Melternich avea credulo di domare l'ostinala resistenza


del

sopra

ministro

nando

III,

gli

affari esteri

del

granduca Ferdi-

facendogli intendere con orgogliose parole, che

le istruzioni

portate in Firenze dal barone Sardegna

negoziare sugli

alTari postali,

stessa dell'augusto

erano state

scritte dalla

per

mano

capo della famiglia a cui spettava

il

Sovrano della Toscana. Ci poco importare, avea risposto


il

Fossombroni, quando ad assentire alle medesime op-

ponevansi

la

dignit e gli interessi del governo grandu-

cale (i7).

Quei governanti toscani

si

rifiutarono del pari di

istrumenli dell'Austria onde adescare gli


liani a federarsi

per un

comune

trattato

Vienna. Visto che per ci a nulla valeano


])er iscritto,

1819,

si

il

principe di Melternich,

altri Stati

con

la

farsi
ita-

Corte di

le sollecitazioni

correndo l'anno

port in Firenze sperando di trionfare della ri-

luttanza altrui con Fautorit del grado e la potenza della


parola, infruttuoso tentativo:

ministri

toscani, senten-

dosi troppo deboli per fronteggiare all'aperto le austriache


insistenze, abilmente

armeggiarono

gliarono

a troncare

(IC)

(17)

il

granduca

di traverso,

e consi-

ogni pratica ulteriore col

Dispaccio del 28 dicembre 1818.


Dispaccio Briyiiole-Salc, Firenze 17 aprile 1817.


rispondere
e

meno

clic la

Toscana era uno degli

che fossero

forti

venevole che essa

mano

il

219

si

in Italia;

in preliminari accordi tra loro

seguirebbe

li

all'interesse

comune

L'Austria

in

primarii Stali della peni-

lutto ci

in

che apparisse

utile

(18).

trov invece addirittura padrona di tutta

si

IV,

di

ne' suoi

occulti

metter se e

dell'imperatore

protettorato

11

che contava sull'appoggio della Corte

Vienna per vantaggiarsi

maggior corona, dichiar


il

prender

condotta politica dei governi di Modena e Parma.

duca Francesco
di

non esser quindi con-

facesse per la prima a

negoziato della lega; entrassero primieramente

sola; essa

la

Stali pi piccoli

Luigia assent d'abbandonare

il

suo sotto

lo Stato

Francesco
titolo

disegni di

(19).

Maria

d'imjeratrice per

assumer quello d'arciduchessa d'Austria (20), e lasci


bera la mano al gpvorno di Vienna di padroneggiare

li-

in

Parma, mossa massimamente dalla speranza che tanta


rassegnata obbedienza contenterebbe

materna gioia d'aver seco


quindi

al

la

il

cuor suo della

La chiese

sua creatura.

padre, che seccamente rispose,

che

egli

non

poteva disporre del fanciullo senza l'assenso de' suoi


leati;

non esser

poi

convenevol cosa che

Napoleone venisse educalo nella regia


tranf|uilla, lo

si

educherebbe con

dandogli grado e

titolo

la

di

il

figliuolo

al-

di

Parma; vivesse

maggior cura

in

d'arciduca austriaco (21).

Vienna,

IV.

La Corte di

Roma

slava sempre grandemente sospettosa

delle austriache ambizioni

in Italia,

cardinale che di-

Lettera particolare del Fossomhroni, 27 dicembre 1819.


Dispaccio Brignole-Sale, Firenze 23 marzo 1816.
(20j Dispaccio circolare Metternich agli agenti dell'Austria all'estero, 28 aprile 1816.
(21) Dispaccio Rossi al conte di Valesia, Vienna 2 maggio 1816.
(18)
(19)

rigeva

politica esteriore nei

la

ricevuto dall'esperienza

nulla valsero quindi


dal conte

Pio VII, avea

di

pi

Vienna,

di

riservatezza.

oculata

sottili

sul conio

pra-

in

artifizi posti

Lebzelten, andjasciatore austriaco in

di

Honui; per indurre


la

consigli

ammaestramenti

comportare colla pi

da doversi

tica

silTalti

disinteresse dei gabinetto

della lealt e del

-220

il

cardinale Consalvi a stipulare con

Corte di Vienna un trattato dalleanza difensiva, a so-

miglianza di quanto aveano assentito

granduca

re di Napoli e

il

Toscana. Agli argomenti posti

di

dal conte di Lebzelten e dal principe di .Metternicb


gretario di Stalo di

l'io

il

se-

VII pur sempre rispondeva, che

Santa Sede non

la politica della

il

campo

in

poteva in alcun

modo

piegarsi a favoreggiare la confederazione propostale, av-

vegnach per
viver

in*

pace con

sconvenevole che

una

natura

la

lega,

che

lo

tulli.
il

del

dovea

suo governo essa

Inoltre sarebbe riuscito al

tulio

capo della Chiesa compartecipasse a

avrebbe messo

nel pericolo d'inimicarsi

or l'uno or l'altro Potentato, ed eziandio d'impegnarsi in

una guerra prima che

lo

richiedesse

il

diritto di legittima

difesa (:22).
In

tenne

questo stesso periodo di tempo


in sul

fermo nel

la

Roma

Corte di

rifiutare all'Austria di

giare le corrispondenze postali pontificie (23); e

Metternich fece

s|)illare in bella

Consalvi per vedere se eravi


taggiare

il

sistema

tro\ che non trapelava

(24)

intenzioni

da Uimini mettesse

lume

del

di possibile

coll'apcr-

alla

Toscanr,

annuenza

(2^4).

Dispaccio Brignolc-Sale, Firenze :i-i marzo IH 10.


Dispaccio
al conte di VaU-sia, Roma 31 maggio 1819.
Dispaccio I}arl)aroux, Roma 17 gennaio 1818.
Lettera del principe Mclicrnich al Fossombroni, Vienna 21

Barbaroux
(23)

le

quando

d'indurlo ad avvan-

militare austriaco in Italia

lura d'una strada che

(2:?)

guisa

modo

si

padroneg-

agosto 1820.


Non

Roma

era solo

passato che consigliava alla Corte di

il

circospezione; anche

tal

se mutati erano
i

221

presente l'avvisava che,

il

tempi, rimanevano tuttavia immutabili

disegni antichi dell Austria sullo Stato del papa.

con modi cosi aspri e impe-

binetto di Vienna trattava


correlazioni dei

riosi nelle

a renderne avvisala

salvi

Con manifesto oltraggio

due
la

Stati,

da spingere

il

Con-

Corte di Pietroburgo (23).

sovrana

alla

inviava nelle

Mellernich

Pio VII,

ga-

11

indipendenza

Roraagne

di

generale

il

Stefanini per inquisire in materia di politiche opinioni. Sa-

peva Consalvi che

il

conte di Lebzelten in

Roma fomen-

tava e sosteneva sottonano quei cardinali, che lo avver-

savano

miravano a sbalzarlo

di

carica

(2G).

nutriti

sospetti dello intromettersi degli agenti austriaci nelle set-

tariche macchinazioni

romagnuole onde istaccare

gazioni dagli Stati della Chiesa,

per
di

il

si

tramutarono

le

Le-

in certezza

governo romano, venuto che esso fu nel possesso

una numerosa corrispondenza del ministro austriaco

presso la Santa Sede


cospiratori

(27).

col conte

Gallo primeggiante tra

qual grado fossero salite nel

queste austriache insidie,

abbastanza

si

ricava

1819

dal se-

guente brano d'un dispaccio

del conte Blacas, ministro

di Luigi XVIII presso la Santa

Sede:

Qui

si

sa che la Corte di

Vienna

si

sempre maneg-g-iata

Legazioni di Bologna, Ferrara e


Ravenna. Ora si suppone che essa abbia desiderio d'impossessarsene nel momento in cui, vacando la Santa Sede, lo Stato

per avere

il

possesso delle

trovarsi in grave commozione. Si ha poi la


mantiene nel paese intelligenze di tal natura
essa
certezza che

romano potrebbe

(25) Annesso in
Vienna 13 febbraio

(^6}

Rossi

al

conte

di

Valesia

1817.

Dispaccio deliincaricato d'affari francese in Roma al duca


settembre 1817.
Dispaccio del conte Blacas al duca di Rich(!lieu, Roma 27

di Richelieii, 6
(27)

cifra del dispaccio

dicembre 1817.

222

non lasciar dubbio intorno a' suoi divisamenti ulteriori. Atsembra certo che il g-abinetto di Vienna, per eludere
g-li ostacoli che sorgono dai trattati da esso stipulati, siasi assicurato delia coop'.Tazione eventuale del granduca di Toscana,
mezzi d'invadere le Legazioni, le quali temcui porgerebbe
porariamente verrebbero aggregate alla Toscana in attesa di
pi favo/evoli occasioni per immedesimarle nei numerosi Stati
di Casa d'Austria.
(la

ualiiiente

La Corte
che

mula

il

trama,

punto

di

Roma

in possesso dello prove dei preparativi

Toscana cerca

la

di fare: tuttavia

silenziosa e dissi-

sta

proprio risentimento a meglio rompere


di cui

conosce tutte

vi riuscir;

ma

dere, senza provare

le

fila.

Io

nen

corso d'una

il

so bene sino a qual

credo che la Francia non potrebbe ve-

un sentimento

doloroso, l'Austria far nuovi

acquisti in Italia (28).

Tali notizie valsero a

smuovere

il

governo francese da

quella inerzia in cui erasi conservalo riguardo alle cose

Pur simulando

italiane nei primi anni della Rislaurazione.

non prestarvi fede,

di

il

marchese Dcssolles ne tenne

scorso con l'ambasciatore austriaco in Parigi (29).


nito per

tal

modo che

gli

maneggi

intavolati

di-

Ammoai

danni

del

dominio temporale del Pontefice non eransi potuti

cos

chiusamente condurre, che alcun barlume non ne

fosse trapelato,

il

suo sistema; cio

principe di Mellernich ricorse all'usato

mand

in giro

quale egli dichiarava che


e poste fuori dai

tali

rivoluzionari,

una sua

quali

maggiori Potentati, e
il

principi! di

tempo

non

a suscitare sospetti

essersi attenuta

moderazione e

Italia

di giustizia

ai

verso

pi
i

modo

rigoros

principi,

erano debitori del ritorno sui loro Iron

nispaccio del 27 gennaio 1819 al marclioso Dossollcs a Parigi.


Dispaccio Balbo al conte di Valesia, Madrid 30 giugno 1817.
Uispaccio Rossi allo stesso, Vienna 16 agosto 1817,

(28)

(29)
-

in

pari

accordi fra

gabinetto di Vienna, non potendo in alcun

tacciare l'Austria di

quali

in

nella

niravano cosi a

ingenerar dubbi sulla slabilit dei presi

contro

lettera,

dicerie erano calunniose


armi imperiali (30).

alle

polvere negli occhi e nulla


a

223

favellando era un giltar

Cosi

Realmente l'Austria voleva

pii.

qualunque costo padronegi^iar

non dubitava
lo facesse, lo

per arrivai vi

l'Italia, e

qual

di calpestarci diritti altrui; e in

diranno

fatti

modo

che veniamo a narrare.

V.

13 dicembre del

Add
scriveva

al fratel

Staremberg-

181 j re Vittorio Emanuele

suo Carlo Felice:


bombardatore della nostra Corte.
g-li Italiani per domarli
bestie feroci. Ma noi siamo abbastanza forti

divenuto

il

Gli Austriaci vog-linno opprimere tutti

come

si

domano

le

per tener fermo sui punti essenziali. Coloro hanno assunto rispetto ag'li Italiani il conteg-no dei Francesi al tempo della nostra

Ma

primi non hanno in favor loro le inclinazioni


punto non siamo nelle condizioni di debolezza
militare in che eravamo in quei giorni. Tenete assolutamente

catastrofe.

dei popoli, e noi

segreto e per voi solo siffatto affare degli Austriaci.

A quali

fatti

prepotenze

suo

l'alto

alludeva

aspro linguaggio? A gravi

austriache per verit. La

Novarese era tornata

in

pretensione di far

campo per

parte della

Corte di Vienna. Essa inoltre voleva allacciare l'indipen-

denza sovrana della Sardegna con un


identico a quello imposto

trattato particolare,

alle Corti di Napoli e di Firenze.

Visto cos che l'Austria cercava prepotentemente di trarlo


nell'orbita della

d'azione, Vittorio
11

sua politica per togliergli ogni libert

Emanuele assunse un franco contegno.

suo ministro per

dere, che

il

re di

Sardegna non doveva nulla

non s'indurrebbe quindi


reno.

(30)

di

11

ebbe l'ordine

gli affari esteri

cedere un

gabinetto di Vienna volesse

Lettera del principe Metternicli

Francesco IV

di

^lodena, Firenze

al
1

sol

di rispon-

a chichessia,

palmo

di ter-

frattanto riflettere

conte ^lunarini ministro


luglio ISI.


clic

224

non era vi pi alcuna buona ragione perch

austriache prolungassero

loro soggiorno nella

fortezza

L'Austria continu tuttavia ad insi-

d'Alessandria (31).
stere,

il

truppe

le

cercando qualche colorata ragione negli obblighi as-

sunti dall'imperatore di tutelare l'Italia da ogni possibile

aggressione dal di fuori (32). Di fronte a tale pressura,


la

Corte di Torino

pericoli,

ond'era minacciata,

troburgo e Berlino.
iscritto a lord

dell'alio

diede a far opera per chiarire dei

si

11

gabinetti di Londra, Pie-

conte d'Agli pertanto signific

Castlereagh che

il

re,

in

suo signore, nell'affare

Novarese massime dolevasi

vedere

di

il

governo

inglese favoreggiare le pretese austriache; n potersi dar

ragione del perch in tale circostanza


si

dipartisse dalla

la

Gran Bretagna

costante sua benevoglienza verso la

Sardegna per appoggiare un progetto contrario


senziali interessi territoriali della

per avventura

Casa

ai

di Savoia.

pi es-

Che ove

Corte di Vienna fosse pervenuta a far

la

vedere vantaggi d'ordine europeo

in

un disegno che essa

ostinavasi a voler attuare ad ogni costo, egli avea

commis-

sione di chiarire che non esisteva realmente alcun valido

argomento perch

Novarese entrasse a

l'alto

far parte del

sistema

militare austriaco in Italia. Chieder quindi

espresso

comando

e in

nome

gabinetto di Londra non

poggiare l'Austria
isuoi buoni

uffzi

in

un

si

tal

punto,

ma

di diritto,

fine d'interesse

europeo (33).

(31) LeUera del


dicembre 1815.

re Vittorio

Lettera del re Vittorio

Emanuele, che

il

contentasse di tralasciar d'apdi pi volesse usare

per indurla a desistere

che non avea fondamento

(32)

di Vittorio

per

Emanuele
Emanuele

danna domanda,

ne presentava alcun

a Carlo Felice,

a Carlo Felice,

Torino 28
Torino 14

gennaio 1816.
(33)

Nota

braio 1816.

verl)alc del conte d'Agli a Castlcreagli,

Londra

fel;-

225

Nell'indirizzo esteriore delle cose

britanniche grande

era tuttavia l'inclinazione all'alleanza dell'Austria, giudi-

candola un valido contrappeso alla preponderanza russa,


e un forte baluardo

contro

la

rivoluzione che temevasi

nuovo prossima a manifestarsi

di

quindi

si

tenne silenzioso.
l'animo

scandagliar

del

Castlereagh

in Francia.

con-te d'Agli,

11

pur volendo

primario ministro britannico

s'appigli all'espediente d'interrogarlo a viva voce. Castle-

reagh da prima
care

mostr impaziente e voglioso di tron-

si

colloquio; poi stretto dalle insistenze dell'amba-

il

sciatore sardo, senza involtura di parole disse:


trattasi gi

di far violenza

Non

alcuna alla Corte di Torino.

La domanda dell'Austria non che una semplice proposta,


che il vostro re potr o non vorr accettare. Ben veggo
che continuate ad allarmarvi per

le pi piccole cose, e a

prender gelosia delle minime apparenze (3U).


Migliori frutti diedero

Corte di Berlino.

Sardegna avea

di

le

marchese

sollecitato

pratiche intavolate presso la


di Castellafer in
i

buoni

uffzi

recando innanzi l'incontestabile

sia,

Vittorio
i

Il

Emanuele che

trattali rogati di

bilire

il

nuovo

appresso

Io

nome

del re

del re di Prus-

diritto

che avea re

suo riguardo non s'infrangessero

recente dai maggiori Potentati per ista-

diritto

stesso

pubblico dell'Europa. Poco tempo

ambasciatore piemontese scriveva a

Torino (35);

mi ha assicurato di nuovo ier sera


Sardegna poteva rigettare con fermezza la proposta
dell'Austria, e contare sull'appoggio di Sua Maest il re di
Prussia. Il quale, avendo di gi guarentita l'integrit degli
Stati sardi, era immutabilmente deciso a mantener l'impegno
principe di Hardenberg

Il

che

il

re di

assunto, senza badare ad alcuna considerazione di personale ami-

(34)

Dispaccio del

conte d'Agli

al

Valesia

Londra 17 febbraio

1816.
(35)

Nota Castellafer

al

principe d'Hardenberg

naio 1816.
KlANCni, Storia

Docum.

ili

Berlino 18 gen-

226

d'alleanza con l'imperatore d'Austria; onde aveva gi


segnato l'ordine al suo ambasciatore in Vienna di regolarsi in
conformit di tal proposito (36).

cizia

11

conte De Maistre per parte sua non avea indugiato

a perorare

buon

il

suo re a Pietroburgo con

diritto del

quei modi che suggeriyagli l'odio suo mortale alle austriache prepotenze in

Ragguaglialo di quanto

Italia.

la

Corte di Vienna pretendeva dalla Sardegna, lo czar Ales-

sandro ne manifest grave cruccio, e mentre volle di


j)ropria

mano

scrivere a Vittorio

Emanuele per metterlo

tranquillo, ordin al suo ambasciatore

in

Vienna

sentire al principe Metternich che s'ingannava

se

credeva

che

la

Russia

dell'alto

Novarese dagli

fronte a

tali

ostacoli

il

per quattro

volte

nel

Stati del re di

un

far

s'acqueterebbe allo stralcio

Sardegna

gabinetto di Vienna

zato a metter in disparte

di

a partito

si

(37). Di

vide for-

tentativo da esso praticato

breve corso

di

due anni

tanto

slava a cuore all'Austria di signoreggiare permanente-

mente dal

lato dell'Italia l'indipendenza territoriale

della

Sardegna.

VI.

Rimaneva

in

confederazione.

campo il negozio non meno grave della


A proposito di essa Vittorio Emanuele ma-

nifestava l'animo suo a Carlo Felice ne'sensi seguenti;

L'imperatore

che vuol essere

il

capo di una lega italiana

a consolidare la padronanza ch'egli aspira d'esercitare

sulle

Potenze italiane, ha conchiuso un'alleanza con Napoli e colla


Toscana, dove le sue armi dominano. Egli vorrebbe fare lo stesso
con me; chiederebbe ch'io lo riconoscessi quale capo della

(36)

(37)

Dispaccio al conte fli Valesia, 5 febbraio 1816.


Dispaccio del marchese Alfieri al conte di Valesia

marzo 1816,

Parigi


leg-a, la

227

quale rimarrebbe una confederazione conforme a quella

del Reno, e nella quale l'imperatore d'Austria vi fg-urerebbe

Gli ho risposto, che avendo gi

come Buonaparte.

una seconda;

un alleanza

che essenda me stesso negoziato da pari


a pari tanto con la Francia quanto con l'Austria, non potevo
punto rinunziare a siffatta egualit lasciando dal considerarmi
sovrano indipendente in una confederazione, in cui egli sarebbe

seco, credere inutile di contrarne

dosi

sempre

tale

(38).

da' miei antenati e

Questo reciso contegno del re


siderato a Vienna

come un

Sardegna non fu con-

di

ostacolo insormontabile. Fa-

cendo a fidanza sull'arrendevolezza del gabinetto


dra, Metternich

si

diede a cercare da

quel lato

il

di

Lon-

modo

di

superarlo. Era pur sempre quel temuto spauracchio della

rivoluzione credibilmente prossima in Francia, che l'astuto


cancelliere austriaco faceva ballonzare sugli occhi di Ca-

sllereagh per renderlo morbido

Mentre quindi

il

alle

voglie austriache.

conte d'Agli sperava di trovar

netto inglese avverso a

1813, Castlereagh

di

Io

tenne

gli

ai

come

di considerare l'Austria

trattati

seguente discorso:

il

ho costantemente raccomandato

Sardegna

gabi-

una confederazione che rompeva

Fequilibrio italiano conforme lo aveano stabilito

del

il

ministri del
la

re

migliore loro

amica, giacch la credo tale; e vi assicuro che, ove da

me

si

viso.

pensasse diversamente, non tarderei a darvene av-

Ho tenuto un linguaggio

facendogli sentire

la

identico con Metternich,

convenevolezza

di

non gravitar troppo

sugli Stati minori. In quanto agli affari che tuttavia

re-

stano in sospeso fra le due Corti di Torino e di Vienna, sono

persuaso che quell'ultima

moderazione. Rispetto
assai

buona

presso,

(38)
(39)

il

comporter con

si

alla lega,

nell'assentirla

conte d'Agli,

il

(39).

il

la

maggiore

vostro re farebbe cosa

Alquanti giorni ap-

visconte Castlereagh e

Lettera del 18 dicembre 1815.


Dispaccio d'Agli, Londra 22 dicembre 1815.

il

conte

228

Esterhazy ambasciatore austriaco in Londra Irovaronsi insieme, e dopo poche parole, a tirar

menlOj

discorso suH'argo-

il

ministro dirigente la politica esteriore dell'In-

il

ghilterra

prese a dire con gran calore:

Sardegna

si

determina ad accedere

Se

il

re di

ben inteso

alla lega,

che essa venga stipulata ne' termini della pi perfetta


egualit, e che sia circoscritta alla conservazione pacifica

dello stato attuale dell'Italia, io credo che riuscir facile

persuadere

il

gabinetto di Vienna

a desistere dalle sue

sgomberar

aspirazioni sull'alto Novarese, e a risolversi a

Alessandria

truppe, avvegnach

delle sue

confederazione per se sola soddisferebbe

per cui l'Austria appoggia

Considerando

tal

le

sue domande.

quistione

comune

vista e relativamente al

da un

punto

largo

di

interesse, io sono con-

vinto che una permanente alleanza fra le

Vienna e

proposta

la

ai fini militari

due

Corti di

di Torino potrebbe efficacemente contribuire alla

conservazione della pace e della tranquillit

in

Europa.

Vogliate in elTetto, conte d'Agli, richiamarvi alla mente


ci che in altro

tempo appellavasi equilibrio

dell'Italia,

per meglio dire rivalit della Francia e dell'Austria, per


assicurare in quella parte d'Europa
ranza.

Un

tale stato di cose fu

propria preponde-

la

mai sempre una sorgente

domanda quindi

funesta di guerre. L'interesse generale

imperiosamente che nella settentrional parte della penisola italiana

si

una Potenza

stabilisca

da togliere nell'avvenire

la

fornita di tali forze

tentazione e

mezzi di mutarvi

l'ordine di cose stabilito, e di scompigliare di

quel

lato

la

tranquillit

stato desiderabile

mente

a ci,

che

si

nuovo da

dell'Europa. Per vero sarebbe

avesse potuto provvedere stabil-

dando un aumento considerevole

ai

dominii

del re di Sardegna. iMa poich tale assetto, preferibile a


lutti gli altri,

modo

non

s' potuto

conseguire, non resta altro

per ottenere l'identico fine che quello d'una unione


intima

fra le

229

due Potenze,

le

quali sono in possesso del-

l'Italia settentrionale.

Veramente giova credere, che

scom-

dietro l'attuale

parto dell'Italia, nel quale tanto Casa d'Austria quanto

Dorboni posseggono parti che pressoch


questi e

ciano,

quelli

si

manterranno

modi persuasivi onde impegnare

tulli

re e

avvenire

francese nutra

tempo

del

sia

qualche occulto disegno


per

la

successione

qualche

altro

italiane.

Da che conseguirebbero per

pretesto

intromettersi

voglia

coU'andar

le

sia

nelle

vedo modo pi
guenze

si

efficace a prevenire in

per
cose

attuali condi-

dell'Europa perturbazioni gravissime. Ora

zioni

mi-

gabinetto

il

Parma

di

tal

progetto in

Tuttavia possibile che

sull'Italia.

suoi mini-

a rinunziare sinceramente a qualsivoglia

stri

soddisfatti.

il

conlrobbilan-

prima di lasciar Parigi, ho usalo

proposito,
gliori

si

tempo

io

non

utile conse-

funeste alla pace generale, di quello che pre-

senta un'alleanza permanente delle

due

Corti di

Vienna e

di Torino; alleanza, la quale togliendo alla Francia ogni

speranza di buon successo,

la

spingerebbe, a preferenza

di qualsivoglia altra considerazione, a rinunziare ad ogni

disegno di politica italiana (^0).

conte d'Aglio, nel dar notizia a Torino di questo col-

Il

aggiungeva d'aver risposto;

loquio,

esser

massima

costante della Casa di Savoia di non stringersi in stabile


e stretta alleanza con alcuno
e ci
tal

al

non destar gelosie. Se un

contegno era slato convenevole per

pi esserlo da che

per

de'suoi due potenti vicini,

fine d'esser libera e di

lo

meno

essere slata

lo passato,

molto

pericoli dal lato della Francia

erano

scemali. Nel secolo ultimo scorso

buona

la

Sardegna

alleala dell'Austria per tre volle,

una

sola volta aver prescelta l'alleanza francese. Nella guerra

(40)

Dispaccio d'Aglio

al

conte

di Valesia,

Londra 10 febbraio 1816

terminata per

1813

del

trattali

230

principio prontamente perduti

della Corte di Torino;

l'efficace aiuto

ragione
la Corte

Rivoluzione,

Vienna rammentare che, nelle guerre della


Casa

la

Savoia avea rifiutalo larghe pro-

di

onde

fertc dalla Francia

striaca (^1).

non aver quindi

Piemonte. Ben dovrebbe

di stare in sospetto del


di

avrebbe da

l'Austria

suoi possessi italiani senza

au-

scostasse dalla politica

si

L'ambasciatore piemontese cosi favellando schermivasi

come meglio poteva


reagh,
di

il

dalle insidiose sollecitazioni di Castle-

quale, col significare

non aver

il

tali sensi,

mostrava tuttavia

vero concetto della politica che pi conve-

niva alla libera Inghilterra ne' tempi nuovi cominciati, n

dava saggio

di valutar

spetto all'Europa

bene

le reali

1815 aveano

trattali del

Era bens vero che

condizioni in cui
posta

preponderanza

la lotta di

ri-

l'Italia.

tra Austria

e Francia nella penisola italiana era slata cagione all'Eu-

ropa di lunghe guerre e calamit gravissime.

ad impedire

il

ritorno di

tali

Ma

forsecch

perturbazioni, non sara bi-

sognato chiuder all'una e all'altra

le

barriere delie Alpi?

padrona

Col costituire invece l'Austria

tenuta pur sempre accesa l'esca alla

dell'Italia,

lizza, nella

Francia trovavasi inevitabilmente impegnata

erasi

quale

dalle

la

pi

radicate tradizioni e dai pi permanenti interessi di sua


politica

nazionale. Questo pericoloso stato di cose veni-

vasi vieppi
in

aggravando

col

tramutare

un luogotenente austriaco, e

piemontesi, toccanti

pressoch

col

il

re di

Sardegna

costituire di soldati

le francesi frontiere, l'an-

liguardo dell'esercito imperiale stanzialo in

Italia.

Che se

presentavasi un mezzo acconcio a guarentire possibilmente

l'Europa dai pericoli, in cui di nuovo potevano farla incorrere

(il)

la rivalit

della

Francia e dell'Austria, conlen-

Dispaccio iu cifra d'Agli, Londra 10 febbraio 1816.


demi

231

scacchiere d'Italia

sull'usato

certo

sovrana e

vegliare e d'assicurare l'indipendenza


riale

dello Stato che intramezzava l'una e

pedire che

cadesse sotto

patronato

territo-

e d'im-

l'altra,

od au-

francese

Meglio pertanto dell'Inghilterra negli anni per cui

striaco.

ora travalica
interessi

modo

il

era quello di

nostro racconto, la Russia serviva

il

grandi

europeo diportandosi nel seguente

dell'ordine

ordine alle

in

austriache

pretensioni

rispello

al

Piemonte.
Il

conte De Maistre, in

nome

del re di Sardegna, erasi

rivolto al gabinetto di Pietroburgo per implorarne


uffizi

perorando

buoni

cos:

La lega, che l'Austria ci propone, aumenta g-l'imbarrazzi


pericoli nostri. La salacit di Sua Maest imperiale non
ha bisogno d'essere capacitata delle conseguenze che ne deriverebbero. 11 mio Signore non ricorre all'imperatore di tutte
le Russie nella sola qualit di re di Sardegna, ma parla come
principe italiano, come membro della sovranit europea, come
e

difensore della giustizia generale e della fede dei trattati. Senza

un nuovo

sforzo dell'imperatore delle Russia, non avvi pi equinon bilancia politica; l'Italia perisce, tutti i principi italiani non saranno che vassalli dell'Austria, e ben presto non
esiteranno pi. Il re di Sardegna minacciato per il primo
e ci ben naturale, giacch il disegno di tutta assoggettare
l'Italia non ha nemico di lui pi costante e pi in Italia potente. La tempesta che minaccia la penisola, non si fermer in
essa; dal mezzogiorno passer al settentrione (43).
librio,

Questo caloroso appello all'equit


iniziatore della Santa Alleanza sorti

il

politica del

potente

miglior effetto. Czar

Alessandro volle per lettera autografa assicurare Vittorio

Emanuele
in bala

del

suo fermo proposito di non abbandonarlo

dell'Austria (U3).

in effetto

presso la Corte di Vienna ebbe

(42)

Nota De Maistre

al

incarico

il

ministro russo
di

portarsi dal

conte di Nesselrode, Pietroburgo 17 gen-

naio 1816.
(i3) Lettera del 29 gennaio 1810.

232

principe Metlcrnich per dichiarargli che, conformemente

pensava

il

gabinello di Pietroburgo, l'Austria col solleci-

Sardegna ad un'alleanza particolare ponevasi

tare la

nifesta contraddizione agli


la

que accordo

parziale.

che
il

il

ma-

Quadruplice Alleanza escludeva qualun-

avvegnach

peratore delie

impegni assunti con

in

la Russia,

Conseguentemente Sua Maest

Russie sarebbesi trovalo

lieto

l'im-

sapere

al

gabinetto di Vienna avea del lutto messo in disparte

disegno d'una confederazione speciale col re di Sar-

degna {hh).
Simulava Metternich arrendevolezza
della Russia,

ma non

alle dichiarazioni

per quotava nell'animo dell'impe-

ratore Francesco la bramosia di stringer fra le spire della

sua potenza quella della Casa di Savoia; onde volle fare

un ultimo

tentativo,

diplomatiche.

airinfuori delle consuete pratiche

Un Odo messaggicro

imperiale

si

port in

Torino per consegnare a Vittorio Emanuele una lettera


autografa del monarca austriaco. In essa asserivasi che

mai pi

la

Corte di Vienna nell'avvenire farebbe istanza

a quella di Torino della pi

purch volesse assentire

minima cessione

alla progettata

di territorio,

confederazione,

modificata nel senso che l'Austria vi parteciperebbe uni-

camente come Potenza

italiana,

sotto quelle

che verrebbero negoziale di comune accordo


11

tranello

era

La diffidenza inoltre verso

utile.

lrop[)o

per

troppo manifesto

potere

la politica

Dispaccio

in cifra del

Parigi 7 marzo 1816.

Berlino

tornar

viennese era

profonda nella regia di Torino, per venir addor-

mcnlala da qualsivoglia pi astuto inganno.

(44)

clausole

(^^o).

marchese

Alfieri

Dispaccio del conte

di

al

due

conte

Pralormo

17 aprile 1816.
Dispaccio Serra-Capriola
Circello a Napoli, Pietroburgo 15 dicembre 1816.

al

di

rcgii

Valesia,

allo stesso,

marchese

(1.3) Ricaviamo questa notizia da una lettera di re Vittorio


nuele a Carlo Felice sotto la data del 27 ottobre 1816.

Ema-

233

fratelli Vittorio

Emanuele e Carlo Felice

corrispondenze

si

lasciavano andare

giudizi pi severi

Addi 2 marzo 1816 Carlo Felice

sul conto degli Austriaci.

scriveva

ai

nelle loro intime

Relativamente a ci che mi scrivete degli Austriaci, bisogna


sempre in guardia con tali signori. Le intenzioni loro non
sono per nulla buone a nostro riguardo, e nutrono sempre nel

star

seno

il

Gli

fiele dei

serpenti.

uomini

di

anch'essi a

leva tirare a
miti

Vittorio

Stato

piemontesi

comprendere che
s

il

predominio

conciliativi propositi.

Emanuele

di

non aveano tardato

l'Austria

ad ogni modo vo-

sull'Italia,

pur fingendo

Laonde consigliarono

rimaner fermo nel negare

al re
il

suo

assenso a non vulnerare l'indipendenza della monarchia.


Il

conte De Maistre, ragguaglialo d'un

tal

modo

di pro-

cedere, scriveva al conte di Valesia;

Per terminare

colla politica,

non ho punto risposto per la via


m'ha fatto l'onore di scri-

postale a quanto l'Eccellenza Vostra

vermi in una delle sue antecedenti lettere in ordine alla lega


Sua Maest come
principe italiano. A parlarle francamente, oso credere che per
tutte le possibili ragioni noi non dobbiamo esporci a simile
cimento. La distinzione messa innanzi come imperatore e come
principe italiano, non riuscir punto. Colui, il quale pu continuamente venire dalle frontiere della Russia sino a Milano
italiana, e rispetto alle legittime pretensioni di

camminando sopra dominii


rebbe

alla dieta? Il re di

propri, qual libert d'agire lascie-

Napoli

ci

ho sette milioni
mi chiamo Borbone. Io
tuttavia non vedo gua-

dir: io

di sudditi, cento milioni di redditi, e

ben so in che noi lo sorpassiamo, e


dagni che possiam conseguire da cotesta lega. L'imperatore
i

delle Russie

si

mostrato

il

salvatore dell'Europa e di noi in

particolare, salvando la Francia e quindi l'equilibrio generale.

Sventura a noi

e a molti altri ove egli

non potesse pi con-

servarsi nelle condizioni attuali (46).

Dava pur martello

al

re di

Sardegna l'ostinazione posta

dalla Corte di Vienna nel rifiulare a lasciar libera la for-

(46)

Dispaccio del 15 luglio 1816 da Pietroburgo.

234

tozza d'Alessandria dalle proprie truppe (i7). Finalmente,


sollecitate da ogni parte, e niancantlogli ogni pretesto per

continuare nelle tergiversazioni, l'imperatore Francesco,

correndo
rono

gli

narla di

il

marzo del 181G, ne ordin

veva

ma prima d'abbando-

Austriaci da Alessandria,

proprio arbitrio demolirono

Nell'ottobre di quello stesso

anno

sgombro. Parti-

lo

fortilizi

esteriori.

Emanuele

Vittorio

scri-

cos a Carlo Felice:

La Russia continua

a sostenerci a spada tratta. Essa ha forze

eccessive, mentre che l'Austria, abbandonata a se stessa, in


Italia

non

pi gagliarda di noi.

Ho

fatto

questo calcolo, or

sono alcuni mesi, quando non mi si voleva restituire Alessandria,


e mi si chiedeva l'alto Novarese; e l'ho fatto alla presenza di
Stakelberg, di Bubna, di Bianchi ed altri generali austriaci,
mostrando che l'imperatore non poteva impegnare pi di centoventimila soldati contro di noi, dato anche che non fosse impegnato in altra guerra offensiva, mentre io posso disporre di centomila soldati in una guerra offensiva contro di lui, e in una guerra
difensiva gli posso poi esser sempre di g-ran lunga superiore,
inoltre ottantamila uomini di milizia organizzata in brigate provinciali oltre le riserve, le quali col rimanente formano
un esercito di quattrocentomila soldati. Gli Austriaci sono stati

avendo

persuasi dell'aggiustatezza de' miei calcoli


tuito Alessandria

e l'imperatore

mi ha

m'hanno

resti-

scritto di deporre

idea di reclamarsi la retrocessione d'alcun che

La Russia,

ogni

minimo terrigli ha minac-

alla quale mi ero indirizzato,


diche essi hanno concepito gran paura, e si sono lamentati meco d'averli esposti al pericolo di trovarsi sulle braccia
la Russia. Ho risposto che era assai naturale che nel momento,
ch'essi ponevansi sulle mie braccia, io cercassi di gettar sulle
loro quanto pi potevo. Costoro sono veramente tristi vicini.
torio.
ciati

Qui cade

come

in

acconcio fermar

la

mente a considerare

dalle narrate cose risulti manifesto

dei trattati generali del

1815, operato

tentato sotterraneamente dall'Austria

(47) Lettera del re Vittorio


febbraio 1815.

Emunuelc

il

disfacimento

in parte, e in

in

a Carlo

Italia

fin

parte
dal-

Felice, Torino

'2G

235

l'anno pi prossimo al giorno, in cui essi erano

comune accordo
mento del

nuovo equilibrio europeo dovea

permanente
vicina

dell'Austria alla

Uno

positivo internazionale d'Europa.

dei tre grandi cardini del

di

fonda-

riconosciuli siccome principale

diritto

consistere nel

siali

arrestarsi

del dominio italico

del Po.

sinistra

Quanto

all'in-

teriore tranquillit dell'Italia, erasi creduto d'assicurarla

sopra un supposto proporzionato ripartimento di forze di


Stali svincolali gli

uni dagli

dipendenza assoluta, uguale

altri,

in

e in possesso d'una in-

diritto

a quella di

qua-

lunquesiasi massimo Potentato.

Ma

posto sotto la tutela della legge

comune, avea cessalo nel

questo sialo di cose,

giorno che, in virt di particolari convenzioni segrete,


l'Austria erasi impadronita delle forze militari del regno di

Modena e
settentrionale come

Napoli, del granduca di Toscana, dei ducali di

Parma, e impiantando
nella

mediana

il

cosi nell'Italia

proprio patronato, avea svestilo cinque

de'sette Stati indipendenti, di cui era costituita la penisola,

delle maggiori prerogative di sovranit e autonomia.

come

se,

verni di

moggi
uffizi

il

lettore

Roma

ha avuto modo di conoscere,

e di Torino

alle viennesi

della Russia, al

intiera,

si

voglie, e

fossero

perturbala nel suo

contraddizione

in

una provincia austriaca.

mostrati anch'essi

dell'anno

assetto politico

ai iratlati del

due go-

non soccorrevanli

chiudersi

in

Che

1816
e

buoni
l'Ilalia

territoriale

1815, sarebbesi tramutata

VII.

Mentre l'Austria durava nell'immutato disegno


droneggiare

l'Italia

non avea smesse

le

la

di pa-

Casa di Savoia per parte

italiche ambizioni,

sua

e, come meglio

poteva, induslriavasi con maneggi diplomatici ad uscire


dallo stato di soggezione in cui l'aveano posta
del

1815.

trattali


Innanzitullo

236

diplomatici

piemontesi di quel tempo

non lardarono ad accorgersi che, se trapelava

d'in-

secondari! di fronte alla Santa

dipendenza per

gli Stati

Alleanza, esso

era riposto

nell'intendersi ed

comune un argine

fra loro per alzare in

lume

alla

accordarsi

preponde-

ranza eccessiva de' maggiori Potentati. Guidato da un


concetto politico,
del 18 IC,

il

gabinetto di Torino, sul

pose all'opera per annodare una lega se-

si

greta di Stati secondarii,

quale comprendesse

la

Sardegna e

sonia, la Baviera, Napoli, la

Uc

Vittorio

Emanuele

San Saturnino

intendere

di

la

di

Corte na-

comuni

iscritto

pericoli,

due regni, domandavano coaccordi intimi, onde meglio riuscire a salva-

a cui trovavansi esposti

munanza

marchese

il

raccomand a voce e per


i

Sas-

la

Corte romana.

d'ambasciatore presso

re Ferdinando che

al

la

pertanto, nell'inviare

in qualit

poletana, caldamente gli


di far

tal

principiare

guardarsi dall'invasiva politica della Corte di Vienna (^8).

Se non che,
poli e

spillate

che ebbe

Na-

le intenzioni tlcl re di

conosciuto l'andamento del suo governo,

chese San Saturnino non s'azzard a far cenno di

il

mar-

tal

di-

segno, temendo a ragione di vederlo denunzialo a Vienna,

e scrisse a Torino
si

Qui

rispetto alla tranquillit interna

riposa unicamente sugli Austriaci, e

non

si

conta che

sugli Inglesi per far rispellare al di fuori la bandiera na-

poletana (^9).

Uguale incarico ebbe

Roma

il

per rappresentarvi

conte
la

di

Barbaroux, spedito a

Sardegna. Nelle istruzioni

consegnategli da Vittorio Emanuele venivagli inoltre ordi-

nalo di usare

mana

le

migliori

viennese.

La mala

(48) Istruzioni al
(49)

modi per tener

antiche diffidenze e

vivi nella Corte ro-

giusti sospetti verso la politica

fede dell'Austria, slava toslualmenle

marchese di San Saturnino, 16 gennaio 1816.


Dispaccio in cifra del 20 agosto 1816.

237

scritto in que'regii ordini, nelle

trascorse guerre,

suoi

danno abbastanza a divedere che da essa


non bramasi che un aumento di signoria, nulla curando
presenti raggiri

che

costi

sangue

di

sacrifizi

ed a s

ai popoli

la

nota

Non sarebbe nuovo in Roma l'esempio d'imimmemori dei benefizi della Chiesa, ne pri-

di perfdia.

peratori che,

varono

di

libert

il

capo, aggiungendo all'ingiuria

lo

scherno. Imperocch quando dagli Imperiali tenevasi Cle-

mente VII chiuso


che ne' suoi

Sant'Angelo, Carlo scrivevagli

ordinava pubbliche preghiere per im-

Stati

petrare dal cielo


antichi

in Castel

sua liberazione. Ammaestrato dagli

la

esempi e dalla recente esperienza, non deve

Santa Sede lasciarsi indurre a favoreggiare

mire

dell' Austria

un trascorso

mal sicura quella Potenza,

dominii accresciuti in

Italia diventi

prezzo dell'opera

per

dentro nell'avvenire
i

suoi tentativi.

Realmente

Ma

la

cosi l'intendeva

Corte di Torino,

stette in sul diniego,


fatto pacifica del

(50)

chi

vuol

come

di lingua,

come per

vasti

preponderante, e come
leggere un poco ad-

rintuzzare piuttosto che favorire

il

quanto a entrare

in

con

ambiziose

e voi dovete, ove l'occasione il richiegga,

lasciar intendere, quasi per

sospetta e

le

la

cardinale Consalvi (30).

il

in

negoziati di segreta alleanza

il

segretario di Stato di Pio VII

adducendo che opponevasi

governo

l'indole af-

pontificio (31). L'Austria tuttavia

Istruzioni pel conte Giuseppe Barbaroux, Torino 14 febbraio

1816.

Nell'anno 1820 l'imperatore d'Austria essendosi portalo in


il Consalvi sotto la data del 3 maggio di quello stesso anno
scriveva al cardinale Spina
L'imperatore mi ha parlato molto
degli Illuminati, de' Framassoni e de' Carbonari mi ha dato preziose
notizie, ed ha promesso di tenerci informati di tutto
vorrebbe che
i cardinali legati andassero
d'accordo e corrispondessero regolarmente colla sua polizia di Milano e di Venezia. una cosa da pensarci, perch quei signori non facciano da padroni in casa nostra.
Ha tastato il terreno sulla lega italiana: ma io mi son tenuto al largo.
(51)

Roma,


in

venne

quei giorni

cordi tra le Corti di

238

ne' pi gravi sospetti d'occulti ac-

Roma

e di Torino, fomentali dalia

Non ab-

Uussiaai danni del dominio austriaco in

Italia (5:2).

biam trovato documento alcuno che

ci confermi o dis-

dica. Bens

rimangono manifeste testimonianze

di strane

suggestioni e di fomentate speranze d'italici aggrandimenti

iteralamenle rivolte alla Corte di Torino in quei medesimi


giorni dai diplomatici russi (53).
Il

progettato disegno d'una lega di minori Stali, che

Piemonte avea messo


la

in

campo,

fallito cosi in Italia

mancala cooperazione dei due governi

Napoli,

fin

per naufragare del tutto per

che lascieremo
lato,

la

cura di narrare a chi vi

pubblicando nel suo testo

la

Chiamato dalla

la

di

Roma

falli
si

e di

seguenti,

trov mesco-

seguente relazione del

conte di Sarlirana, allora inviato a

Emanuele presso

il

per

Corte di Monaco

tal

fine

da Vittorio

scelta lusing-hevole della

Maest Vostra a

se-

condare lo zelo e le mire ripiene della saviezza che dirige il


suo ministero, destinato in seg-uito di s onorevole confidenza
a cooperare all'andamento d'un diseguo tanto prudente quanto
luminoso, partii per la Baviera fornito d'istruzioni accomodate
a guarentire alla Maest Vostra il successo ch'Ella doveva attendere da un piano s ben concepito. Dai primi istanti del mio
arrivo a Monaco rimasi convinto dell'importanza della missione
affidatami, e vidi tosto il complesso delle relazioni, alle quali
si vasto progetto annettevasi. La larghezza e il valore di tutti
vantaggi che potevano risultare, si sviluppavano a misura
che le condizioni particolari e generali della Germania si presentavano alla cognizion mia.
Minacciati da un colosso formidabile, di cui lo spirito, le
forze e la vicinanza sono per la Baviera e per il Piemonte un
identico argomento di lagnanze ed inquietudine, questi due
Stati dovevano necessariamente cercare il medesimo appoggio,
i

Rapporto

della polizia di Venezia 1 dicembre 1818.


Dispaccio in cifra del conte Roberto De Maistre, Pietroburgo
2 magtrio 1817.
Dispaccio del conte Grotti, Pietroburgo 22 aprile
1818.
Dispaccio in cifra del conte Rossi, Vienna 20 gennaio 1818.
(52)

(53)


alzar su dalle

comuni

rezza, e contrarre

239

basi l'edifizio della reciproca loro sicu-

legami

di un'amicizia fondata sopra identici

interessi e identiche speranze.

L'ingegnosa e fina circospezione del gabinetto di Vostra Maest,


eludendo tutti i rischi, ai quali l'avevano esposto i negoziati di
Parigi, veniva appena dal sottrarci dai pericoli, di cui la Baviera rimasta vittima,

quando

fui

io

incaricato di portare a

questa Potenza l'espressione dei sentimenti d'unione ed amicizia


di cui le circostanze ci dettavano il tenore. Ricevetti
le assicurazioni d'una perfetta reciprocit, e ne rinvenni la garanzia nel sistema politico adottato sin allora dal gabinetto ba,

come nelle proteste di sincera amicizia, che piacque


Sua Maest di ripetermi ad ogni circostanza.
Uno stato di cose s favorevole mi condusse a credere che
noi non eravamo punto lontani di formare una vasta e posvarese, cos

sente coalizione, destinata a reprimere


dell'Austria e a crearvi

un

le

rifugio sotto

tendenze invaditrici
favor del quale la

il

nostra prosperit nazionale avesse potuto stabilirsi libera da


qualsivoglia inquietudine nella speranza e nell'attesa di migliori destini.

La Eussia

infatti

nell'intendimento d'accappa-

sembrava aver abbandoavea incolpata la Baviera nel Congresso


di Vienna, e mostrando di disapprovare l'antecedente condotta
de' suoi ministri, poneva in luogo del conte di Pahlen un suo
rarsi degli

influssi nella

nato

fatti

Germania

di cui

agente diplomatico, con l'incarico di maneggiarsi per un sinle due Corti di Monaco e di Pietroburgo.
La Hesse esposta a formidabili aggressioni trovavasi in Germania priva di qualsivoglia valido appoggio contro le pretese
della sua audace vicina. Baden e il Wrtemberg seguivano
una via a noi favorevole; frattanto che l'Olanda, mal disposta
contro l'Inghilterra, si univa strettamente alla Russia, di cui
adottava le massime e secondava i progetti. Era per tal modo
che l'Austria, abbandonata alla sola intimit dell'Inghilterra,
di cui tuttavia l'industria e il commercio s'oppongono allo sviluppo della sua prosperit interiore, vedevasi attorniata da nembi
minacciosi, mentre che nella catena, atta non solo a frenarla
nelle ambizioni sue, ma ad arrestarla altres nell'esercizio delle
sue forze stavano due Potenze di cui essa aveva ferito il lecero riaccostamento tra

gittimo risentimento e trascurato l'importanza.


Tal era l'alto punto di speranza, al quale questo quadro politico

zioni
affari

mi permetteva d'elevarmi, quando la lotta delle due faugualmente accanite a disputarsi qui il maneggio degli
riprendeva un'attivit che sembrava da lungo tempo

240

combattimenti, che questi due partiti si diedero,


seguiti con una inquietudine troppo disgraziatamente giustificata, giacch ebbi il dispiacere di vedere che
le macchinazioni austriache progredivano verso il loro trionfo,
trascinando pure il re nel senso degl'interessi della Corte di
assopita. I

furono da

me

Vienna.

diplomatico piemontese entrava quindi a narrare

Il

volgari intrighi del conte di Montegela per star fermo ad

ogni costo nel maneggio degli affari;

opposti raggiri,

gli

non meno volgari, capitanati dal principe ereditario per


introdurre a perno principale della politica esteriore della

Baviera l'alleanza austriaca; e infine

il

trionfo di quest'ul-

timo partito. Dopo di che egli continuava

la

sua relazione

nella guisa seguente;


Dietro tutto ci, oso credere che non sia pi tempo di abbandonarci alla speranza luminosa, di cui c'eravamo cos giustamente compiaciuti, e che per avventura convenga rinunziare
ad un vasto progetto, che tuttavia pur sempre former la gloria
di colui che l'ha concepito. La Baviera diventer una provincia
austriaca per l'ardore, con cui la si vedr adottare le massime
ed isposare gl'interessi del gabinetto di Vienna. L'influenza

che
di
di

il

principe ereditario acquister, quella di cui

Weden

il

principe

s'impossessa, e le inclinazioni delia nobilt finiranno

riversare dalle fondamenta l'edifizio crollato dalla politica

antiaustriaca.

Cos fatto novello indirizzo della politica della Baviera

giustamente appariva

al

conte di Sartirana argomento gra-

vissimo nei rispetti dell'ordine europeo, e specialmente


delle correlazioni tra le

due

Corti di

Vienna e

di

Torino;

ondech concludeva:

massime a noi in particolare che interesser sempre di veder la Baviera seguire un sistema politico, di cui abbiam cercato d'insinuarle le massime; particolarmente a noi Italiani
che interessa di suscitare questo nemico di pi ad una Potenza,
quale desidera opprimerci ed impoverirci (54).

la

(54) Relazione a
29 dicembre 181G.

Sua Maest

il

re Vittorio

Emanuele, Monaco

241 Quando

solleva

si

il

andamenti della

occulti

che ora trascorriamo


falli

col

velo, sotto cui


politica

svolsero

si

pi

piemontese nel tempo

racconto,

emergono

capitalissimi, cio l'odio profondo

chiari

due

che neirintimo del

loro cuore nutrivano verso l'Austria quei statuali cos de-

da

voli al principio di legittimit, e la speranza

mentata

di poter

nubi che

toglievano all'astro

E non

lare nell'italico cielo.

per noi

menti

si

quando che

dissipare,

prosegua a recar

di tal natura,

di

Casa Savoia

sia discaro

in

essi ali-

fosse, le fosche

al

mezzo alcuni

di

bril-

che

lettore
altri

docu-

avvegnach potentemente concorrono

a dar essere ad uno de' pi importanti

per

criterii storici

cognizione compiuta delle mirabili vicende politiche

la

italiane del presente secolo.

Stava tuttavia a Pietroburgo ambasciatore per

Sardegna Giuseppe De Maistre. Ragguagliato che

il

ei

re di
fu del

disegno politico sopra menzionato, scrisse al conte di


lesia

Va-

per significargli che n'era stato inondato di gioia;

ed assicurandogli che prenderebbe a guida quotidiana


delle sue pratiche diplomatiche le istruzioni ricevute di

modo

fresco, e s consentanee al suo costante

chiudeva
Io

ben

il

ed accidentale

ha

quanto pu vederlo chicchessia, il male che


ma questo male passagg-iero

Durante tutta

l'orribile rivoluzione,
:

con dei scellerati

per annientarli.

dalla parte dell'Austria esso innato e inva-

detto villanamente

learsi

vedere,

suo dispaccio come segue:

veg'g-o,

sta dalla parte della Francia

riabile.

di

il

serpente antico

Essi son g-eute troppo onesta per


;

profittiamo

Ora che

bila in altra guisa e dice

le

dunque

delle

cose sono mutate,

La

il

al-

circostanze

serpente

si-,

Francia stanca annullata


continuiamo
Veramente torna difficile conservar il sangue
freddo nel contemplare soggetto cos bello
(55).
:

Giunto Tanno 1817

il

conte Alessandro Cotti di Bru-

sasco portavasi alla sua volta a Pietroburgo per assumere

(55)

Dispaccio del 28 dicembre 1815.


BiAMCHi, Storia

Docum.

46

l'incarico

cos

toniilo

242

lungo e degnamente dal conte

Vittorio Euanncle

De Maistrc.

lldenzialissime

gli affari esteri,

munivalo

delle quali qui

d'istruzioni con-

suo ministro sopra

contrassegnate dal

riportiamo la parte pi

interessante:

Ultimamente ancora noi siamo

stati esposti

alle iterate pre-

tensioni della Corte d'Austria, la quale tendeva

nientemeno che

a privarci d'una parte dei nostri Stati, mentre proponevasi di


entrare in una leg-a italiana, la quale sotto il pretesto di difendere l'Italia contro

per nutrire

progetti d'invasione che la Francia fosse

intaccava direttamente la nostra indipendenza, e

ci assog-g-ettava agli interessi

austriaci.

Noi dimostrammo con la pi salda costanza che tale proposta


era in manifesta opposizione coi trattati recentemente stipulati,,
e in pari tempo non tralasciammo di cercar l'intervento della
Russia onde impegnarne i buoni uiFizi a favor nostro. E realmente non ci torn difficile di render quella Corte benevola ai
nostri interessi, e convinta che le pretensioni dell'Austria erano
e che
cos esorbitanti quanto contrarie alla nostra sovranit
il sistema delle alleanze
secondarie che essa aveva in vista
non poteva se non indebolire la grande alleanza cui parteci,

pavamo.
Voi ben conoscete che attualmente
cipale punto d'appoggio contro

dell'Austria

dotta a

la

Russia

il

nostro prin-

disegni d'invasione per parte

poich nulla possiamo sperare dalla Francia, ri-

un deplorabile

stato di debolezza e di tutela, lacerata

dai partiti- e incapace d'offerire a noi, siccome fece ai maggiori


nostri, d'augusta

memoria, un appoggio

atto a controbbilanciare

in Italia la potenza dell'Austria.

in noi la coscienza della considerazione acquistata in Italia

tanto per la fermezza spiegata nelle recenti lotte e nelle politiche discussioni che l'hanno seguita
quanto per l'operosit
,

con cui abbiamo organato l'amministrazione pubblici), e nei pi


difficili momenti creato un esercito. Tuttavia non possiamo con-'
siderare se non come prematuro movimento, prodotto dal legittimo desiderio di nazionale indipendenza, il favore manifestato dagli Italiani a nostro riguardo, per il quale sembrerebbe
che, affaticati dalla dominazione straniera, poco atta a formare
la felicit loro, essi sarebbero disposti a passar in dizione di
un principe italiano, non punto proclive a contraddire ai loro
sentimenti, ad annientare le istituzioni loro, ma pi tosto voglioso di tornarli in quell'essere di nazione che perdettero.

243 Spetta a voi di portare la pi seria attenzione alle querele


i
gabinetti di Pietroburgo e di Costantinopoli. Gli

in corso tra

assembramenti numerosi

di

truppe

alle frontiere di questi

imperii sono atti a dar credito alle voci che

invasione russa nella Turchia europea. Per quanto torni


cile

due

circolano d'una
diff-

presagire l'attitudine che l'Austria prenderebbe in tal caso,

pu tuttavia presupporre che essa debba temere l'aggrandimento della Russia. Ma poich da un altra parte essa pu
conghietturare che le vicende d'una guerra con la Corte di Pie-

si

trobur^'o tornerebberle funeste, csi avrebbesi a stupire di vederla accordarsi con la

medesima per

lo

scomparto delle spoglie

della Turchia.

Ove un

tal ordine di fatti avvenisse, non si porrebbe per avpiede in falso col metter innanzi la convinzione in cui
debbono esser venute le Potenze della necessit d'aggrandire

ventura

il

non punto in proporzione dei


mantenimento d'una monarchia indispen-

nostri Stati. L'estensione loro

dispendii necessari al

sabile all'equilibrio dell'Europa.

Le
in

traccie lasciate dal governo francese dureranno a lungo


Piemonte. L'organamento militare voluto dalle condizioni
,

nostre

portar

dispendiosissimo.
le

Avremo quindi

di

che fare onde


E dove pren-

rendite dello Stato al livello delle spese.

somme

danaro necessarie a rialzare le quindi tanti anni di pace


e di lavoro? Ma quando non si possono costrurre mura di
mattoni, bisogna aver modo d'opporre argini di soldati. Tutta
la Lombardia non aspira che alla felicit di poter costituire un
corpo di nazione, e questo suo desiderio non pu esser appagato
se non per l'unione sua ai nostri Stati. Accennandovi ci, un
dirvi abbastanza per esser nella certezza che al minimo evento
voi con abile prudenza saprete svegliare quelle idee che meglio
varranno a lusingare la vanit dei ministri, che si prestassero
a contribuire all'attuamento d'un piano cos eminentemente

deremo noi

le

di

dici fortezze distrutte, e

che erano frutto

politico (56).

Munito di queste istruzioni


a praticare artifizi

per guadagnarsi

(56) Istruzioni

al

conte di Brusasco

la grazia dello czar

pi influenti consiglieri.

19 gennaio 1817.

il

si

diede

ed accorgimenti quanto pot migliori

E come

conte xYlessandro

gli

Alessandro e de' suoi

parve d'esser abba-

Cotti

di

Brusasco, Torino

_ 244
stanza progredito per aprire alla libera l'animo suo, giunto
il

marzo del 1818, present ad Alessandro un suo memo-

riale sulle
il

condizioni morali e politiche dell'Italia

dopo

Congresso di Vienna, nel quale conchiudevasi;

Egli evidente per la testimonianza dei fatti e de' ragionamenti che, fmtantocli tale rivalit (della Francia e dell'Austria in Italia) esiste, l'Europa non pu punto sperar riposo vero
e stabile. Il solo mezzo d'esting-uere rivalit siffatta sarebbe
quello di costituire nel settentrione della penisola italiana

uno

Stato abbastanza forte per la difesa delle Alpi e per chiudere le


porte d'Italia a qualunque straniero.

limiti di

questo Stato

sono tracciati dalla natura, e sono le Alpi e gli Appennini circondanti il bacino del Po, quella valle s amena che ha principio
alle falde del

La lingua

Moncenisio

divide

il

veneti dagli Stati

e si

stende

fin ai

monti della Carniola.

Tirolo italiano dal Tirolo tedesco, gli Stati


illirici.

Non

soltanto le

montagne

e la fa-

regno
ma
anche costumi, le abitudini, le correlazioni. In effetto, mentre
nulla avvi di comune tra il Piemontese e l'abitante del Delfinato, nulla tra l'Austriaco e il Veneziano, tutta la parte settentrionale d'Italia trovasi allo stesso grado di civilt, e vi si rivella indicano

veri e naturali confini di siffatto

scontra

comunanza d'opinioni

e d'interessi. Direi anzi

che sotto

maggiori riguardi gli abitanti di cotesta parte d'Italiai hanno


fra loro maggiori rassomiglianze di quelle che aver possano
co' Toscani, co' Lombardi e co' Napoletani.
L'Italia settentrionale, senza tener conto dei ducati di
e di
tale

Parma

Modena, ha una popolazione di sette ad otto milioni. Un


Stato non potrebbe svegliare gelosia a chicchessia. Posto

due Potenze, dalle quali ciascheduna possiede pi del triplo


appena sarebbe capace di
tutelare la propria indipendenza, e anco vi provvederebbe non
abbastanza compiutamente senza il soccorso della Russia. Sono
ducent'anni che Enrico IV aveva compreso questa verit, e
quindi erasi fatto a proporre di collocare la Casa di Savoia sul

fra

della popolazione che esso avrebbe,

trono dei re lombardi.

Il corso naturale delle cose e il voto delve la chiama; essa l'unica Casa regnante italiana; e
pu molto interessare per l'equilibrio e il riposo d'Europa che
la corona di ferro venga cinta da principi n austriaci n bor-

l'Italia

bonici per ischiatta.

Nel manifestare questi concetti, che le condizioni attuali della


patria mi suggeriscono, sono lontano dal desiderare nuove

mia

perturbazioni, che anzi divido

voti degli amici

della pace.

245
Ma

giustamente per tal amore io credo utile di porre iu vista


seguente verit di fatto, che il possesso dell'Italia per parte
di Potenze straniere essendo stato la sorgente di tante guerre,
non sar che dietro il suo affrancamento che l'equilibrio d'Europa si fermer sopra solida base, e verr guarentita la tranquillit comune per quanto si possa conseguire nell'ordine

la

delle cose

umane.

Possiam dunque

che gi

grande

d'ora, alla distanza di trent'anni dalla

fin

inaugurata da re Carlo Alberto ne' campi lombardi,

lotta

noi

un momento per concludere,

Sv^stare

abbiamo

moto

memorie vivaci

incontrati nelle patrie

germi che

la

Quali siano state

informarono nel suo svolgersi

le vicissitudini,

e in

storico.

per cui essa venne poi

travalicando sino ad abbracciare tutta la distesa della pe-

nuova luce

nisola italiana, lo chiariranno con

menti

le

che

cose

narreremo.

Ma

esposti e dalle testimonianze recate

duca e tenga presente

alla

stria

due

di Savoia,

e Casa

nella trista

lettore

il

memoria come

1815, anzich aver messo d'accordo

avevanle invece

condizione d'odiarsi

comune

di

in Italia

docu-

dai

fatti

nostro detrattati

del

Casa d'Au-

gittate

ambe-

mortalmente per

istinto d'esistenza, e rese l'una e l'altra

fide alla legge

di

frattanto

addirittura mal

Europa, operose

nell'insidiarsi,

nel danneggiarsi a vicenda per irreconciliabili ambizioni

dinastiche, per opposti interessi politici. Se


il

criterio storico

qui che
dal

gli

I8I0

proceda compiuto, importa aggiunger

uomini

al

20,

si

di Stato austriaci, negli anni trascorsi

mostrarono di gran lunga pi oculati

ed esperti maneggiatori di
che

lo fossero in

piemontesi.
tare

politici

accorgimonli di quello

quello stesso tempo

gli

primi in effetto, accortisi

stabilmente in

Italia

unico mezzo era quello

la

uomini

governo e nella

di Stato

che ad inqVian-

dominazione dell'Austria

di soffocarvi al possibile

bile sentimento nazionale, e di

bala nel

non che, onde

ogni no-

maneggiarsi ad aver piena

politica degli Stali italiani

non

246

sottoramessi direttamente a Vienna,

pera con astuzia, ardimento ed

si

posero subito all'o-

insistente perseveranza.

a quali risultati pervenissero in ordine alTautonomia e alia

Due Sicilie, del granducato di


Modena e di Parma, fu da noi

sovranit del regno delle

Toscana e dei

ducati di

narrato a suo luogo.

secondi invece, che miravano all'op-

posto fine, ne rendevano non fattibile o almeno scabrosissimo l'ottenimento

praticando mezzi non

confacevoli, avvegnach pur


sioni e diffidenze di

abbastanza

sempre pregiudizi

vecchia data

li

avver-

tenessero attrappiti e

nemici piuttosto che avversi a quei modi di governo e a


quegli spedienti politici, che potevano grandemente valere a scalzare
gli Italiani

il

dominio austriaco

a riporre speranze

Casa di Savoia.

ed

in Italia, e a
affetti

condurre

nazionali nella

CAPTOLO OTTAVO

Suniniario

Slipulazioni

dell'

della Corte di

trattato di

Inghilterra

Torino e

commercio

Reggenza

colla

Napoli

di

colla Porta

d'Algei

Tripoli

e Tunisi in

nome

Pralich della Sardegna per negoziare uu

Ottomana

Avvertenza Accordi

tra la Sviz-

Malevoglienze austriache Principato Monaco


Vienna
Modena
minori conclusi
Sardegna
Parma e
Vienna
Firenze Valdesi Convenzione
Torino Accordi
debito
Monte Jsapoleone Pretensioni
riparto
Napoli
ingiuste e
Corte
Vienna Prepotenze austriache
Dilapidazioni re Ferdinando
vergognosi
da questo

raggiri
Napoli
re Matrimonii principeschi
Torino
principe
Carignano presso
Emanuele E ammoglialo
Consigli non
Buona
conte De Maistre Tribolazioni date
parte
Pio VII
Potentati maggiori Nobile contegno
loro riguardo
zera e la Sardegna

colle Corti

dalla

Trattati

di

di

di

del

del

sul

inperiose della

di

del

Rivalit

-e

delle Corti di

Villurio

di

Il

stipulali

Trattati

in Italia

e di

di

finanziaria tra le Corti di

e di

di

Il

ascollali' del

ai

dai

di

Austriache pressure sugli Stali

italiani.

I.

Opera eminentemente
il

civile e cristiana

avea compiuto

Congresso di Vienna col decretare che doveasi porre

un valido freno

agli

Stati

barbareschi corseggianti nelle

acque del Mediterraneo. Giunto l'anno 1816,


volle riservato a s

il

l'Inghilterra

merito d'indurre forzatamente Al-

geri, Tripoli e Tunisi a stabilire pacifiche relazioni


gli Stati italiani

mediterranei

(1).

Pertanto

due

con

re di

Kapoli e di Sardegna investirono della loro plenipotenza

(1) Dispaccio del conte d'Aglio


Torino, Londra 10 febbraio 1816.

al

ministro degli

affari

est-eri

iu

248

l'ammiraglio britannico lord Exmouth.


pei

due

di traffico

Stali libert

II

quale patteggi

commerciale sovra basi

reciproche, e facolt piena d'aver consoli proprii presso

quelle reggenze. Rimase poi convenuto che

il

re di Napoli

sborserebbe ogni anno vcnti(iuattromila piastre di Spagna

dey d'Algeri, e un regalo consolare ogni due anni; da-

al

rebbe inoltre mille piastre pel riscatto

di

ciascheduno de'

suoi sudditi, che allora gemesse nelle miserie della schia-

dey

vit. Al

di Tripoli lo stesso

monarca rimaneva obbli-

gato di pagare cinquantamila piastre pel riscatto di

novazione d'ogni suo console col

Per

il

re di

(2).

Sardegna lord Exmouth stipul

alla reggenza d'Algeri cinquecento piastre di


la

redenzione d'ogni suddito schiavo.

rebbe

la

Tripoli sborseallo

sudditi sardi potessero liberamente attendere

alla pesca del corallo

dey

pagare

console sardo. Con Tunisi rimase con-

stabilirsi col del

il

di

Spagna per

Sardegna quattromila piastre come regalo,

venuto che

tutti

napoletani e siciliani, e quattromila alla rin-

schiavi

gli

di Tunisi e

lunghesso quelle costiere. Ove fra

re di

il

Gran Bretagna avrebbe


La Toscana
conchiuder un

si

Sardegna fossero

l'uffizio di

mediatrice

giov dell'occasione

trattato di

vantaggiosamente

la

sorli piati, la
(3).

di tali nego/iati

per

pace con Tunisi, convenendo pi

reciproca restituzione degli schiavi

senz'obbligo alcuno di riscatto (h).

La bandiera

inglese, stando

partirne con maggiori vantaggi.

in

quelle acque, doveva

L'ammiraglio che tene-

vala impennata, chiese alle tre reggenze l'abolizione della


schiavit. Lasscnlirono Tripoli e Tunisi.

da prima tergivers,

(2)

Collezione delle leggi delle

(3)

Traits pubities de la lloyale

(1)

Marteus,

lleciieH,

11

dey d'Algeri

poi, partite le navi inglesi, torn al

tom. xiv.

Due

Sicilie, anno 181G.


Maison de Savoie, voi.

iv.

~
rio

mestiero;

ed obbedire

ma

breve

in

voleri

ai

acque a capo d'una

249

trov costretto a rinunziarvi

si

Exmoulh

di

tornato

estremi per indurre al dovere

la forza fin agli

quello

in

col deliberato proposito d'usar

flotta,

il

riluttante

re di

Sardegna

corsaro algerino.
L'ottenuto possesso di

Genova indusse
un

a maneggiarsi per negoziare


la

Costantinopoli

il

commercio con

trattato di

Emanuele

Porta ottomana. Vittorio

il

fine a

invi a tal

conte di Saint-Laurent, commettendogli

d'intendersi preventivamente con l'ambasciatore inglese.


Sir Liston consigli l'inviato della

Sardegna a soprassedere

dall'entrare in negoziati colla Porta, essendoch le circo-

stanze non erano favorevoli. Meglio era che l'inviato sardo


ritornasse in Italia, soggiungeva l'ambasciatore inglese, e

a lui lasciasse la cura di scandagliar


tolo favorevole, di

terreno, e trova-

il

condurre quelle pratiche che pi potes-

sero vantaggiare gl'interessi commerciali della Sardegna.

Assent
fruiti

sino

il

legalo sardo, e

suo governo approv;

il

non furono quali eransi


al

1820,

sperati.

ma

negoziato langu

11

appena alcuni mesi prima

di lasciar

Co-

stantinopoli sir Liston pot ottenere dal divano la pro-

messa d'un negoziato con


nute massime, quando
del re Vittorio

conte Cotti

Emanuele

di Brusasco;

via, e le negoziazioni

la

Sardegna dietro

fosse col giunto

conve-

Questo incarico tocc

(3).

ma

le

un plenipotenziario

acerba morte

lo colse

che egli doveva ridurre a

al

per

trattato,

rimasero in sospeso fino all'anno 1823.


L'Italia

era

veramente caduta

L'Austria voleva padroneggiarla


pria. L'Inghilterra

in

miserevole slato.

come

provincia sua pro-

toglievasi per s l'incarico di rappre-

sentarla sui mari, di negoziare per essa trattati di pace.

(5)

1819.

Dispaccio San Marzano

al

conte d'Aglio

Torino 21 aprile

250

d'inlrodurla sotto la sua tutela a trafficare ne' porti di

quelle orieutali terre, dove in miglior tempo avcano sventolato le bandiere di

Genova

e di Venezia signoreggiatrici

commerci del mondo, strenue

de'

difenditrici dell'onore

e dei diritti della cristianit.

II.

Fra

non

la

Sardegna e

rimanevano a regolarsi

la Svizzera

poche cose spettanti ai confini ed alle correlazioni

com-

merciali. In quanto al mettersi d'accordo sulla

demarca-

zione delle frontiere col cantone di Ginevra,

gabinetto

di Torino

ebbe

a che fare per

il

non restar sopraffatto da

pretensioni eccessive, rese pi* tenaci dal vedersi appoggiate dalla benevoglienza della Russia e dell'Inghilterra.

Nel corso di questi negoziati,

con un trattato
interessi e
lit

della

in cui

diritti

Savoia

quali tuttavia

del re di Sardegna, la stessa neutra-

commercio

(Gj.

cjucsto paese e gli Stati

fra

grande sviluppo. Ma, per renderli pi


abbisognavano migliore ne' modi
nel

1817

prendevano

il

di

facili

e speditivi,

comunicazione.

canton de'Grigioni

si

verno di Torino onde prender d'accordo


certi

gli

corse grave pericolo di rimanere di-

sardi per l'avvenuta annessione di Genova,

tal fine

chiusero

rimasero a sufficienza tutelali

mezzata a vantaggio della Svizzera


Gl'interessi di

si

per aprire una strada commerciale,

rivolse al go-

migliori conla

quale dal

Lago maggiore s'allungasse per Magadino e per Coir. La


convenzione relativa fu
verni interessati;

(G)

in

breve

ma come

essa

sottoscritta dai

due go-

fu nota al gabinetto di

Dispaccio del principe Kossloski, ambasciatore russo presso

re di Sardegna, al signor Pictot ministro della

zera in Torino, 17 febbraio 1816.


Maiso)i de Savoie, voi. iv.

il

Confederazione sviz-

TraiU's puhliqtics de la lloyale

251

Vienna, questo mir tosto a intralciarne l'atluamento. Per

un agente

ci

e s'industri

al

austriaco

port nel cantone del Ticino,

si

segno da indurre quel governo a disdire

con modi poco onesti promesse antecedentemente


Torino. Esso

al

contrario s'impegn, per

fatte a

una convenzione

formale coU'Austria, di non apportare sotto qualunque


pretesto mutazione alcuna a quella porzione della strada

del San Bernardino, che tagliava

territorio

il

ticinese.

schermirsi da quel brutto tiro dell'Austria, la Sardegna


e

li

grado

pose in

In qual

strada progettata (7).

la

una

Grigioni ricorsero allo spediente di negoziare

convenzione nuova, che

modo

di

continuare

avesse termine

l'opposizione suscitata

dal governo di Vienna,

quando arriveremo

182^L

al

si

vedr

come

frattanto

Notisi

gi

da quel tempo Austria e Piemonte s'incontrassero

fin

ostili
ciali.

eziandio sulla Svizzera per opposti interessi

L'antagonismo esisteva marcatissimo su

e quindi

il

commer-

tutti

lati,

cozzo doveva coll'andar del tempo farsi ine-

vitabile.

111.

II

ritto

Congresso di Vienna avea lasciato sussistere nel


positivo

europeo un

sorli fatte al principato di

levarsi

tale increscioso

non tard a tasteggiare

ritaglio

Monaco.

di
11

feudalismo nello

re di Sardegna, per

intrammezzamento ne' suoi


il

di-

Stati,

duca Valentino per vedere se

egli

voleva spogliarsi di quella esilissima ombra di sovranit,

mediante un equo compenso. Incontrata una manifesta


opposizione a questo suo desiderio, Vittorio Emanuele nel

1817 per decreto determin, riproducendo pressoch

Dispaccio Sau Marzano al conte Rossi, Vienna 2 aprile 1818.


Nota Pralormo al principe Metternicli, Viena ?2 agosto 182?.

(l)
~

te-


slualmcntc

Pronne,

del trattalo di

patti

252

condizioni

le

dipendenza dalla sua corona del principato

di

anno

Nello stesso

Monaco.

di

Sardegna patteggi coU'Auslria

la

trattalo per l'arresto e la resiituzione reciproca dei di-

un

ne concluse con Napoli nel 1819 per

sertori: altro

cendevole consegna dei malfattori, rimanendo

che

si

consegnassero

rei

la vi-

stabilito

di que' delitti che nei

codici

erano multati di pena non minore della galera. Siffatta


convenzione rimarrebbe duratura per anni cinque, poi
s'intenderebbe rinnovata
delle parti contraenti

fin

non

si

che per dichiarazione d'una


annunziasse cessata

Ai Uni qui sopra menzionati nel

Sardegna e coll'imperatore d'Austria

col re di

Modena
i

e la duchessa di

Parma

(9).

(8).

1818 s'accordarono
il

duca

di

Per l'abolizione fra

loro Stati del diritto d'albinaggio sottoscrissero speciali

1817 il re di Sardegna, il duca di Modena,


duchessa di Parma; e nell'anno susseguente esso re di

trattali nel
la

Sardegna,

granduca

papa,

il

di

la

duchessa di Massa e Carrara e

il

Toscana (10).

Conchiuso che fu
d'albinaggio tra

la

trattato per l'abolizione del diritto

il

Sardegna e

modo

Firenze chiese che in


zione a Torino

si

la

Toscana,

il

governo

di

aggiuntivo e per interpreta-

volesse riconoscere che, prima delia

sti-

pulazione del trattato, non esisteva diritto alcuno d'albi-

naggio

tra

sudditi genovesi e

toscani.

A dar

vigore a

questa sua domanda, mossa da una pingue eredit lasciala


dal marchese

Durazzo genovese a un suddito toscano,

il

governo granducale s'avvantaggiava della facolt concessa ai

sudditi sardi

di

Boy ale Maison de Savoie, voi. iv.


Emanuele, voi. ix
Governo austriaco, anno 1818.

(8)

Traitch jmhliqucs de la

(9)

Raccolta

di Editti del re Vittorio

colta depli Atti del


(10)

raccogliere eredit in Toscana

Traila puhliqucs de

la Royale.

Mainon de Savoie,

voi. iv.

Rac-


prima del

trattato

253

ultimamente conchiuso. Trovando

binetto di Torino intestato sul diniego,

che

sci intendere

che

ponessero

si

il

strette,

il

1818.

viglietto

due Sovrani contraenti aveano

diritto

d'albinaggio eziandio in ordine

purch

ai casi anteriori alla sottoscrizione del trattato,


le parli

al

Emanuele dichiar per regio

Senato di Genova che

inteso d'abrogare

181^

governo piemontese cede add 9 feb-

il

braio 1817. Vittorio


al

la-

le eredit lasciate

su tutte

raccogliere in Toscana dai Genovesi dal

Preso alle

ga-

il

Fossombroni

granduca da parte sua ordinerebbe


sequestri

il

contendenti innanzi

ai

tribunali civili

tra

non avesse

avuto luogo un giudizio oppure una transazione

(11).

IV.

Valdesi, stanziati in Piemonte, eransi mostrati pre-

murosi
di

di sollecitare

culto.

buoni

da Vittorio Emanuele onesta libert

L'Inghilterra

non

Fu indarno:

uffizii.

verno piemontese

si

manc

d'aiutarveli co' suoi

l'intolleranza religiosa del

manifest tale da retrospingerli, nelle

Emanuele

loro condizioni di sudditanza ai tempi del duca


Filiberto.

come

poveri Valdesi non s'accasciarono

nuova potenza, che

sotto

pubblica erasi manifestata poderosa,


ne'paesi in cui

il

il

si

aveano larghe aderenze

riusc abbastanza confortevole;

nel

(11)

tario

1818.

che regna

nome

d'opinione

rivolsero ad

essa

religiose. L'esito

dicembre del 1815

ministro Valesia scriveva: Le idee

rito di tolleranza

tuttavia,

proprie catene. Giovan-

disperati prigionieri, sulle

dosi di quella

go-

in questi

liberali e Io spi-

tempi, hanno reso

Relazioni al re Vittorio Emanuele del ministro primo segreper gli affari interni 17 maggio, 22 settembre, 8 novembre
,

254

facile agli arlifiziosi Valdesi di formarsi

indurre

il

governo inglese a intercedere

favore (12).
citare
ai

Lo

stesso Valesia

partito tale,
di

nuovo

lor

fece quindi a solle-

si

Valdesi pel motivo die, egli scriveva in un altra sua


confidenziale,

l'Inghilterra

bisogna rimediare prima che

venga ad accordar loro protezione

officiale;

qual cosa se avvenisse, potrebbe generar conseguenze

grandemente disgustose ed anche pregiudicievoli


sovrana.

torit

l'editto del
ai

in

da

re a prender qualche deliberazione vantaggiosa

il

lettera

la

un

Valdesi.

civili,

Per

impulsi

forestieri

s'effettu

27 febbraio 1816, che apport qualche


\la

progrediti

che in materia

lenti in

tali

tempie

le

massime

all'au-

sollievo

di lolleranza

erano divenute preva-

di religione

Europa, domandavano assai pi.

nel

corso di

questa storia dovremo pi volle tornar sopra a cosi ingrato argomento.

La convenzione del 25 d'aprile 1818 e

marzo 1819 posero termine


in

materie finanziarie dal

due gabinetti
zano,
il

il

di Parigi

alle

1815

25

lunghe vertenze, che

in poi

e di Torino.

quale nella direzione degli

l'altra del

erano passale

il

conte San Mar-

11

affari esteri

posto del Valesia, ne ragguagliava

tra

avea preso

re cos;

Add 27 marzo il conte Alfieri e il conte Fornari ebbero una


nuova conferenza con il duca di Welling-ton. Essi hanno fatto
pi vantag-g-iosc
che loro erano oiTerte: ma il duca di Welling-ton ha
loro annunziato che, in caso di rifiuto, eg-li sarebbesi trovato
costretto ad abbandonare il ne^-oziato all'eventualit delle li-

tutti

possibili sforzi per ottenere condizioni

di quelle

(12) Lettera al primo segretario


Torino 17 dicembre 1815.

di

Stato

por

gli affari interni

255

hanno dovuto sottoscrivere ed accetventicinque milioni. Rig'uardo agl'interessi


e al godimento delle rendite da darsi in pa-

quidazioui. Essi pertanto

somma di
questa somma

tare la
di

g'amento, come sul

modo

del pag-amento stesso,

il

duca non

trovato ancora in grado di dare spiegazioni sufficienti

ha detto che

egli

comune

resse

quanto verr stipulato nell'inte-

s'atterr a

delle Potenze.

diamanti della corona,

si

ma

reclami dell'Universit di Torino,

ed alcuni altri articoli non sono punto stati compresi e saranno l'oggetto di un negoziato a parte, pel quale il duca ha
promesso di prestare i suoi huoui uffizi.
Mediante tale r.ccomodamento, la Francia non ha pi nulla
,

da pretendere dal governo

Vostra Maest (13).

di

Alquanto tempo appresso


affari esteri

detto

Mi

sopra

lo stesso ministro

gli

faceva una seconda relaeione, nella quale era

grato di poter annunziare a Vostra Maest che

fatta rag-ione alla nostra

domanda concernente

le

si

rendite del-

l'Universit di Torino.

Nella condizione penosa degli


ricavato

il

affari,

si

pu

g-iudicare che si

miglior partito possibile dalle circostanze. Venti-

cinque milioni sono stati assegnati al pagamento dei creditori


sudditi di Vostra Maest. Ella liberata dal pagamento di otto
milioni di debiti inscritti nel grani, libro; sei milioni, che costituiscono

crediti dell'Universit di Torino,

che d un totale, contando


quarantasette milioni (14).

il

vengono

nove milioni gi

restituiti;

rientrati, di

VI.

Add lo agosto del 1820


di

sul

Modena

e di

riparto del

le Corti di

Torino, di Parma,

Vienna s'accordarono terminativamente


debito del Monte Napoleone.

sari!, incaricati fin

dall'anno

181G

di

commis-

condurre a termine

processo verbale della


(13) Consiglio permanente di Conferenza
seduta 4 aprile 1818.
(14) Consiglio id., processo verbale della seduta 9 maggio 1818.
,

tale

256

negoziato insieme a quello della libera navigazione

del Po, presto s'erano trovati in disaccordo per le esorbitanti pretensioni austriache (1 5).

Le adunanze rimasero

ci sospese. L'Austria allora, per conseguire

per-

quanto desi-

derava, s'appigli allo spediente di tratiare in particolare

e in

modo

segreto coi governi interessati.

che era

sario pontificio,

Pacca,

si

prest a siffatto procedere.

vece protestarono; e
loro protesti,

si

il

11

solo

commis-

monsignor

corruttibilissimo

il

deputati sardi in-

governo di Torino, approvando

rivolse a

Londra ed

a Pietroburgo per tro-

var appoggio alle prepotenze austriache (IG).

11

principe di

Melternich, indispettito della incontrata resistenza, volse

una nota
dicevasi

ai

governi di Modena e di Torino, nella quale

Sua Maest Imperiale non pu apprendere


e sorpresa che, eccettuati

se

non con pena

commissarii romani, siasi mani-

festata nei deleg-ati delle altre Corti sin dall'apertura delle cong-enerali una diffidenza o piuttosto un'opposizione di
opinare ben lontana da quanto Sua Maest aveva creduto potersi ripromettere dalla saviezza dei loro governi, e, perch non

ferenze

lo dir

punto? dalla riconoscenza dovuta

al liberatore d'Italia (17).

Dopo quest'arrogante intemerata,


riale in quella

il

cancelliere impe-

sua nota poneva dinanzi nuove proposte

non meno ingiuste delle prime, e concludeva

col

dire

che l'imperatore d'Austria confidava di non vedere quei

medesimi Sovrani, che

le

pi a lungo inciampare

che a

lui

stava

sue armi avevano posto sul trono,


la

conchiusione d'un negoziato,

grandemente

a cuore.

Cos

pur sempre,

tanto nelle minori quanto nelle maggiori questioni, l'Austria

assumeva

modi

di

benefattrice e di patrona sui

(15) Nota verbale dei Commissari sardi Tarsis e lionamico, Milano 19 maggio 1816.
(16) Protesta dei Commissari sardi, Milano 9 giugno 1816.
spaccio Valesia al conte d'Aglio, Torino 12 giugno 1816.

(17)

Nota

del 17 gennaio 1817.

Di-

257

ristaurati principi italiani, eli

redarguiva se non

si

lascia-

vano calpestare.
VII.

aveva assunto Tobbligo

re di Napoli

Il

venticinque

stria

milioni di franchi

pagare all'Ausoccorso di

il

1813. Ma qui pure

truppe prestatogli nel


del gabinetto di

di

per

mala fede

la

Vienna non tard a manifestarsi. La Corte

napoletana stavasi persuasa che, dietro un tale


il

mantenimento degli Austriaci

sacrifizio,

regno spet-

stanziali nel

terebbe all'imperatore, non essendosi nulla convenuto in


contrario nel

tal

anche un

tale

Vienna

stette

si

duramente

aggravio pesasse tutto sulle

napoletane; e l'obbedire fu dura necessit (18).

finanze

Per

Ma

trattato.

nel volere che

modo

nel

1817 roc:upazioue

austriaca nel regno

aveva costalo quattromilioni novecentoquarantaquattromila scudi.

pagare fino l'ullimo obolo

fu forza

ra-

alla

pace avidit austriaca, avvegnach alle sollecitazioni che

da Napoli s'inviavano

Vienna per

il

pronto sgombero

delle truppe d'occupazione, quel governo beffardamente

rispondeva:

Ma

Pagatemi,

me ne andr

(19).

quasi che tanta jattura di pubblico danaro non fosse

abbastanza ruinosa alle oberate casse dello Stato,

Ferdinando nel 1819 dava


a

il

titolo di

Uguale regio favore era

leyrand col

titolo di

duca

re

duca della Portella

Metternich con una rendita annuale

franchi.

il

di

sessantamila

stato compartito a Tal-

di Dino.

L'austriaco generale

Bianchi, alzato alla dignit di duca di Casalanze, ebbe assicurali

(18)

nel Napoletano

annualmente nove mila ducali.

Dichiarazione del principe Ruffo al principe Metternich


Ilelaziune del ministro Medici al re Feraprile 1815.

Vienna 29

dinando, Napoli 17 luglio 1815.


(19) Dispaccio iu cifra del marchese Circelio
Vienna, Napoli 22 febbraio 1817.
P.UNCHi, Stoi-in

Ddcum.

*"

al princif-e

Ruffo a

258

Al generale Niigent per vile prezzo

lenimenti

eli

Castel Volturno, e

si

vendettero

si

dieder

dono

in

vasti

seltanta-

mi!a ducati. Queste erano dilapidazioni tanto pi indegne,


in

quanto che

si

commettevano

a vantaggio di coloro,

quali avevano tutto osato per annientare l'autonomia del

regno delle Due

Sicilie.

Ma

tere in sicurt martoriare


la tutela

Fu

a Ferdinando

in mille

modi

bastava di po-

sudditi suoi sotto

dell'Austria e dell'Inghilterra.

egli

che diede un

colpo

fiero

al

marina del proprio reame, mettendo

commercio e

alla

suoi sudditi in con-

dizioni

peggiori di quelle fatte agli stranieri in forza di

trattati

conchiusi con l'Inghilterra, la Francia e la Spagna

ne2;li

anni

1816

e 17. assenzienti al loro commercio

ribasso del decimo sui dazi che le navi

pagavano nei

zionali
dirsi

mercato

1818

Due
il

forestiere e na-

Sicilie (20).

stipulato nel

trattato

del quale

E deve

si

donavano

condannati a vita o a tempo che popolavano

luoghi di pena nel Napoletano e nella Sicilia. Schifose

cose

carne umana

col Portogallo, in virt

quello Stalo
i

di

porti delle

il

si

videro come

si

venne all'attuamenlo dei

dispetto delle insistenze del governo di Napoli,

missarii portoghesi

si

rifiutarono di accettare

vecchi ed infermi, e scelsero


servili lavori. Cos, coi

uomini

liberi

modi

patti.
i

com-

prigionieri

giovani robusti,

alti

ai

usati ne'mercati degti schiavi,

erano trasportati a Rio Janeiro in servit

perpetua, mentre stava scritto nel nuovo codice europeo

che l'abolizione universale della


l)rovvisione

da prendersi

in

tratta de'

Negri era una

conformila dello spirilo del

secolo!

(20) Trattati del 25 settembre, 26 febbraio e 15 agosto


Collezione delle leggi del regno delle Due Sicilie.

1817

259

Vili.

Dall'anno 181 S
si

20

al

l'opera dar qui alcuna


il

de' quali prezzo

parentadi,

trattarono alcuni

brate le nozze fra

nelle famiglie regnanti in Italia

Nel

notizia.

1816 furono

delcele-

principe di Salerno e l'arciduchessa

Maria Clementina figliuola dell'imperatore d'Austria; e


Carolina Ferdinanda, figliuola del duca

fra la principessa
di

Calabria

giovinetta

duca

anni, col

a quindici

di

Berry nipote del re di Francia.


AI principio del
tosto le

due

1817 moriva

la

regina di Spagna. Ben

Corti di Torino e di Napoli rivaleggiarono per

dar novella consorte a Ferdinando VII.


ambasciatore russo in Madrid,

il

Il

conte TatischefF,

nunzio pontificio e

confessore del re appoggiavano con calore gli

uffizi

conte Balbo per condurre sul trono spagnuolo una

il

del

figlia

dire Vittorio Emanuele (21). L'ambasciatore napoletano,


aiutato dai

Gesuiti,

consigli de' quali

ai

mostravasi proclive,

brigava

Carlotta, figliuola del

duca

Ferdinando VII

per la principessa

di Calabria.

E poich

gi fidanzala all'infante don Francesco

Luisa

essa era

di Paola, a lui

s'intendeva dare in cambio una delle sue pi giovani sorelle (22). Poveri cuori

avea a che

fare,

ma

in cotal lotta,

soltanto

dove l'amore nulla

contendevano ambizioni e

interessi dinastici, la vittoria sorrise per alcun

aujbasciatore del re di

Sardegna; ma quando

tempo
si

allo

venne a

conoscere che volevasi cos porre sul trono di Spagna una


ragazzina, la scelta cadde sopra la principessa Maria Fer-

dinanda

(21)

di Sassonia, a dispetto degli intrighi in contrario

Dispaccio in cifra del conte Cesare Balbo, Madrid 6 gennaio

1819.
(22)

Dispaccio in cifra del conte Balbo

febbraio 1819.

al

San Marzano, Madrid 17

260

legazione napoletana e dei Gesuiti, sopraffalli per

(Iella

un cortigiano

quella volta dall'astuzia di

Le due
di

(23).

Corti di Torino e di Napoli trovaronsi

fronte all'altra nelle trattative per

l'infante Carlo Lodovico.

Cesare Balbo dar

di ci

11

il

pure l'una

matrimonio del-

seguente dispaccio del conte

adeguata notizia

La gi regina d'Etruria ha qui un agente, che la serve con


molto zelo e con molta abilit. Egli il marchese Salucci livornese, che da trentanni abita a Madrid, dove per l'addietro
aveva una banca. Per una prova di confidenza, che esige il
pi rigoroso silenzio, ho letto l'ultima lettera che la gi regina
Maria Luigia gli ha scritto tutta di sua mano. Essa gli dico
che suo figlio ha tre partiti ma parla Soltanto di due, quali
i

sono l'uno quello della sorella della duchessa di Calabria, l'altro


di una delle figlie gemelle del nostro re. Aflermasi in sifiattu

che il principe Carlo Lodovico ha scritto al duca di Modena per trattare il secondo dei matriraonii indicati, sulla riserva di vedere le due principesse gemelle. L'infanta Maria
Luigia prosegue a scrivere che essa di ci ben contenta, e
credesi anzi impegnata; ma che si trova indegnamente minacciata da Vargas di non punto ricevere la dote che le spetta tuttavia per intiero e tutti
frutti arretrati, ove suo figlio non
prenda a sposa la principessa napoletana offertagli. In pari tempo
essa aggiunge che suo padre gli ha duramente risposto, che
ove non lo contenti nel suo desiderio scegliendo la principessa
napoletana, non potr pi contare sul reale suo appoggio e su
quello della sua famiglia. L'infanta Maria Luigia si mostr aflettera

flitta

per cos fatte contrariet, e

posto, onde vincerle,

aggiunge d'avere indarno

d'attendere che

il

figlio

suo sia

pro-

mag-

giorenne.
Io prego Vostra Eccelenza a farmi conoscere se debbo continuare nelle mie pratiche, e massime se debbo adoprarmi ad

moto eziandio un condon Carlo. Questo principe potrebbe far parlare vantaggiosamente al re per questo stesso confidente suo, siccome
ha praticato per altri affari di famiglia. Anco non veggo che
vi possa esser inconveniente che io, ove lo trovi utile, ne
interessare in esse Tatischefl", e porre in
fidente di

parli a Pizzaro.

(23)

Dispacci del

2 maggio 1819.

conte

Balbo, Madrid 26 febbraio, 20 aprile e

261

Questo ministro certamente assai pi propenso a Napoli

di

quello che lo sia per noi, che non diamo qui delle decorazioni.
II re d'altra parte non nutre alcun buon sentimento per noi

ha invece dell'amicizia per Napoli massime per la memoria


della sua prima mog'lie, che molto egli amava. Torna adunque
,

probabile che a noi tocchi

disg-raziatamente

concorrenza, che

meno che

stabilita, a

si

il

nella

dissotto

l'infanta

Maria Luig-ia

non continuino a spieg-are una forza di carattere,


che era difficile supporre in essi sino al punto in cui giunta,
ma la quale per avventura non sar capace a resistere ad ulteriori assalti. una vera furfanteria quella messa innanzi da
Varg-as a proposito della dote
frutti arretrati sono gi pi
del doppio di essa, e certamente correr lungo tempo prima che
abbia luogo il pag-amento. Torna poi strano che Carlo IV dopo
a\er lasciato per tutto il suo regno che il ramo borbonico di
e suo fig'lio

Parma

una princi-

fosse perseguitato, ora' voglia far isposare

pessa di cotesta casa a suo nipote senza l'assenso di sua figlia,


da lui un tempo tanto teneramente amata. Bardaini non per
nulla in buoni termini con Napoli, e per conseguenza in questa
pratica favorevole a noi (24).

Premeva massime
Viilorio

Emanuele,

dare una sua

di

E poich

fanle Carlo Lodovico.

con

destreggiarsi

lunga e strana

abilit

gesuiti

fanta Maria Luigia


s,

le

nozze del

ma

il

cortigiani, ministri,

Quando meno

venne

fuori

con

figlio.

Non

la

aspettavasi

l'in-

voglia di cercar

disparte le trattative

era un

capriccio amoroso,

due

il

granduca

di Toscana, e cosi

Stati finitimi (25).

Contraddetta

Dispaccio del 22 settembre 1817

al

immedesimar
in

questo suo

nuovo

ministro degli

pel matri-

affari esteri

in Torino.
(25)

in

desiderio, Maria Luigia s'infervor di

(24)

me-

desiderio di njaggior fortuna. Voleva pertanto

prendersi
i

preti,

ebbe luogo una

di raggiri, ne' quali

lasciando frattanto

per

tosto

isposa all'in-

donna capace

rendere cotesta matassa pi intralciata

sorse questo incidente.

marito per

costanza

in

figlia

essa era

lotta d'influssi e

scolaronsi cardinali

ambasciatori.

Maria Teresa, moglie di

alla regina

Dispaccio del conte Halbo, Madrid 23 gennaio 1818.


monio del

figlio

con una principessa savoina. Ma

gliardi

scriveva

ond'cssa

contro di

trovar

altri

me

tutta la

di scrivere a

Giustiniani,

nozze.

tali

da solo

al

mezzi

affinch

si

poich

nunzio non aveva

la Corte di Torino,

Teresa

facesse

prese Tini-

si

operoso di

modo

premeva

di parlare

di gratificarsi

volse alla novella regina, che gi

si

di

Ferdinando

Frattanto, per consiglio del gesuita Buttier, Vittorio


al

papa affinch

Spagna

consigliatore al re di

di

trovarono,

si

sollecitatore

padronanza sull'animo

nuele scrisse

nunzio pontifcio monsignor

col re, e d'altra parte gli

avea preso

cardinale Morozzo

11

Madrid

il

Maria

regina

alla

mia famiglia, vedete quindi

mezzi per riuscire.

e abbastanza potenti.

pegno

gli osta-

Madrid perduravano pur sempre ga-

coli nella Corte di

Ho

262

si

VII.

Ema-

volesse degnare di farsi

di tale coniugio.

L'ambascia-

tore russo TatischefF vinse le ultime resistenze (20).

Il

Borbone e

la

matrimonio

tra

il

duca Carlo Lodovico

principessa Maria Teresa ebbe luogo

Sventurata principessa
alle

mente

si

il

15 agosto 1820.

contrista ripensando

amarezze che essa cos buona e religiosa dovette poi

soffrire
la

la

di

nella libertina Corte di Lucca.

Ma non turbiamo

santa quiete del suo sepolcro.

Fin dall'anno

181

Emanuele avevanlo
figlie

fare

a Carlo

avea

't

due

consiglialo a sposare

distolto

il

Sardegna passare
duta

di

(26)

Ma

a ci

aflctti

alla

nella regia di Torino, nu-

vedere l'eredit della corona


prole della figlia sua maritata

Modena. Frattanto Vittorio Emanuele non

viveva tranquillo sul

Dispacci del

aprile 1818.

una

Vittorio

delle sue

marito Maria Teresa, che, rimasta

triva la segreta speranza di

nel

re

del

Alberto principe di Carignano.

austriaca di famiglia e di

di

fratelli

coulc

conto

Balbo

del

giovinetto erede

Madrid 4 geuuaio

della

IG marzo, 25

263

sua corona; temeva specialmente

Tanimo

influssi

che sopra

Laonde scriveva

Carlo Felice:

al fratello

avremo molto a che

'so

gli

suo poteva esercitare la madre.

fare per iscancellare in lui le cat-

tive impressioni dell'educazione liberale ricevuta

da sua madre,

sotto la direzione della quale rimasto fino a sedici anni

Se noi l'avessimo richiesto

al re di

Sassonia quando era nei

suoi Stati, e fosse stato trasportato in Sardegna, sarebbe stato

educato con noi, e divenuto qualche cosa di buono (27).

A
di

Emanuele massime spiaceva che

Vittorio

principe

il

Carignano frequentasse con benevola amicizia alcuni

giovani

uffiziali,

tuzionale.

colavano
civile

bacchettoni e

dove

nella reggia di Torino,

istituto,

lasciasse

franchi favoreggiatori del regime costi-

gli

alla libera in discorsi

un Sovrano

Miglior rimedio di

tutti

di

protegger

gli altri a

di pieno

si

che accennavano
le arti e le lettere.

queste sue inclinazioni

parve quello di ammogliarlo. Qui almeno


degna, e

quei d formi-

cuoceva che Carlo Alberto facilmente

andare

al debito per

in

avversarli ignoranti d'ogni

la

fu

scelta

aggradimento del giovane sposo.

Il

ma-

trimonio della principessa Maria Teresa con l'erede presuntivo della corona di Sardegna venne lietamente festeggiato inTorino nell'autunno del 18 17. Nel
stesso

Ho

anno
letto

Vittorio

col

Emanuele avea

maggior piacere che

maggio

di

quello

scritto a Carlo Felice:


voi siate assai contento

della principessa Teresa, che spero fermer la felicit del prin-

cipe di Carignano sotto ogni rispetto,

sembrandomi che

gli sia

tornata assai aggradita, e vedendo che essa possiede tutte quelle


qualit morali e fisiche che possonp influenzare sull'animo suo,
e fermarlo nel bene (28).

Se nella reggia di Torino

si

fosse dato ascolto ai

sugge-

rimenti del conte Giuseppe De Maistre, l'oculata ragion di


Stato

non avrebbe

fatto dipartire dalla gentile

Toscana

la

sposa per l'erede della corona di Sardegna, imperocch

(27)

(28)

Lettera da Stupinigi del 26 ottobre 1816.


Lettera del 10 maggio 1817.

l'avrebbe cliiamata

gelide

dalle

portasse seco foni guarentigie per salvaguardare

pendenza sovrana
ambizioni.

grande e pi

l'indi-

Casa Savoia di fronte alle austriache

di

non vedrei,

Io

onde

rive della Neva,

egli

avea

idea

scritto,

pi

utile di quella di unire la famiglia di Cari-

gnanoalla fortissima dello czar. Ed ove sembrasse motivo

d'impedimento
di dimostrare

religione, piglierei volontieri

la

che matrimonii

spensabili (29).

non

questa proposta

risposta alcuna. Vittorio

Emanuele

giudicavano l'attuamento oltraggioso

l'assunto

sono venuti indi-

sifTatli

si

volle

fare

suoi consiglieri ne

alla religione.

IX.

dobbiam passare,

Ora

sbalzati dalla fortuna dal

quanto

pf^r

nostro principale, a narrar

casi di

si

riferisce al

una famiglia

colmo della

il

d'illustri,

sconso-

felicit nella

lata via delle persecuzioni e dell'esilio. Dicesi che,

varcando

capo della Hogue, e riconoscendo all'orizzonte

della Francia, l'imperatore

tano sclamando:

Napoleone

tema

le

coste

le salutasse di lon-

Addio, terra dei bravi: addio, cara

Francia; alcuni traditori di meno, e tu saresti ancora

grande nazione e

la

signora del

martorii provasse allora

grande capitano, Dio solo


strato

mondo

nell'intimo
lo

seppe;

(30).

si la

Quai

suo animo

del

storia

la

il

ha regi-

tormenti della sconsolata prigionia, che sotto

il

torrido cielo di Sanl'Elena a lui fecero sotfrire gli impla-

suoi

cabili

l'onesto

stava in

mento,
in

vincitori.

animo suo Pio


lui.
il

Piet di

tanta

sventura sent nel-

VII, e tent d'alleviarla per

Di che alla storia

rimane nobilissimo docu-

quale noi non vogliamo tralasciar

queste pagine, avvegnach siamo fermi

(29)

(30)

quanto

di accogliere

nel

proposito

Dispaccio del 3 giugno 1816.


Villemaiu, Souvenirs co7i(cmporatns d'hloire, Paris 1855.


di

265

proceder sempre frunclu nelle

solo

guardando

a giustizia.

lodi

come

nei biasimi,

Queste che seguono, son dun-

que legante parole con che Pio VII impegnava


nale Consalvi

suo segretario di Stato

il

cardi-

a far qualche

tentativo pel prigioniero di Sant'EIena:

La famiglia

Napoleone

dell'imperatore

ha

ci

cono-

fatto

scere per mezzo del cardinale Fesch che lo scog-lio dell'isola di

Sant'EIena mortale, e che il povero esiliato vi deperisce a


ciascun istante. Noi abbiamo appreso tale notizia con infinita
pena, e voi senza dubbio la condividerete, avvegnach ambidue

dobbiamo rammentarci che, dopo Dio,

dovuto

a lui

principalmente che

ristabilimento della religione nel grande regno di

il

Francia. La pia e coraggiosa iniziativa del 1801 ci ha fatto


dimenticare e perdonare da lungo tempo i susseguenti suoi torti.
Savona e Fontaineblau non sono che errori di spirito e svia-

menti dell'ambizione umana;

concordato fu un atto cristiaLa madre e la famiglia di


Napoleone fanno appello alla nostra misericordia e generosit ;
noi pensiamo che sia debito di giustizia e di riconoscenza il
corrispondervi. Siamo quindi certi d'entrare nelle vostre intenzioni incaricandovi di scrivere per parte nostra ai Sovrani al-

namente ed eroicamente

leati,

specialmente

il

salvatore.

Reggente,

al principe

quale

il

ci

ha dato

tante testimonianze di stima.

Egli vostro caro e buon amico, e noi intendiamo che voi


gli chiediate di addolcire le sofferenze
il

d'un simile

tribuito a diminuir le torture di Napoleone. Egli

esser di pericolo per chichessia

Non abbiamo
grado

di

trovato

narrare

nello sdebitarsi di

modi

vigili

(31).

il

si

ponga

pu affermare

segretario di Stato di Pio Vii

ambascio

di

Napoleone,

non travalicassero ogni misura

le

molestie che

Potenze recavano

ai

Buonaparte,

sospetti

delle

confinati negli Stati della Chiesa. De' quali

(31)

ci

tenuti dal cardinale Consalvi

pietoso uflzio. Bens

fece quanto pi pot per lenire le


e affinch

non pu pi
non

documento alcuno che

con islorica certezza, che

Per

noi desideriamo che egli

possa esser un rimrso per nessuno

in

esilio.

nostro cuore sarebbe una gioia senza pari quella d'avere con-

umani dipor-

Lettera del 6 ottobre 1817 da Castel-Gandolfo.


madama

lamenti

rigendo

al

Letizia

266

manifestavasi riconoscente di-

cardinale Consalvi questa lettera

Yog-lio e debbo ring-raziare Vostra

ha

Eminenza per

tutto

ci

dopo che l'esilio pesa sui miei


figli e su me. Mio fratello, il cardinale Fesch, punto non ha
lasciato ig-norarmi il generoso modo, con cui ella ha accolto
la domanda del mio grande ed infelice proscritto di Sant'Elena.
Il cardinale mi ha detto che alla preghiera cos giusta e cristiana dell'imperatore^ Vostra Eminenza si fatta sollecita di
intervenire presso il governo inglese, e di cercar preti degni
dolori e l'unica
e capaci. Io sono veramente la madre di tutti
consolazione concessami quella di sapere che il Santo Padre
dimentica il passato per non ricordarsi che dell'affezione che
che

ella

fatto in favor nostro

egli testifica a noi tutti.


I

miei

figli,

Luciano

papa

Luigi, che s'onorano della sua inalte-

che il
insaputa onde
nostra tranquillit minacciata dalle Potenze. Noi

rabile amicizia,

sono rimasti assai

Vostra Eminenza hanno

preservare la

sensibili a tutto ci

fatto a nostra

troviamo unicamente appoggio ed

governo pontificio
grande quanto lo il benefizio. Io prego Vostra Eminenza a deporne l'omaggio ai piedi
del santo pontefice Pio VII. Io parlo in nome di tutta la mia faasilo nel

pel quale la nostra riconoscenza tanto

miglia di proscritti, e sopratutta di colui che muore a lento


fuoco sopra un deserto scoglio. Sua Santit e Vostra Eminenza
sono i soli in Europa che si adoperano ad alleviare suoi mali,
e che vorrebbero accorciarne il termine. Ringrazio l'uno e l'altro
i

con

affetto di

madre

(32).

Questi ringraziamenti erano meritati. Finche Consalvi


rest al timone della cosa pubblica e Pio VII visse,

il

go-

verno romano seppe condursi abbastanza umanamente


verso
talit

Buonaparte, clieaveano chiesta e conseguita l'ospi-

negli Stali della Chiesa.

Potentati congregati in

Vienna, neirasscnlirla, avcanvi posta

che

la

Buonaparte s'impegnassero a non

doppia clausola,
lasciarli

se non

dietro l'assenso delle Corti di Parigi, Vienna, Pietroburgo,

Berlino e Londra, e che

il

governo

pontifcio

assumesse l'ob-

bligo d'impedire al possibile ogni loro tentativo di fuga (33).


(32)

(33)

Lettera del 27 maggio 1818.


Protocollo della conferenza del 26 settembre 1815.

267

N, confinata ch'ebbe cos una parte della famiglia del


proscritto imperatore in quella italiana terra, erasi
tata la sospettosa diffidenza di colro

acque-

che avevanlo cac-

trono e condannato a morire nella solitudine

ciato dal

Le

dell'Atlantico.

spie,

pagate dalle legazioni di Napoli,

d'Austria e di Francia, ronzavano attorno alla famiglia di

Luciano Buonaparte. Dalle bugiarde relazioni di cotesta


genia pi spesso muovevano

lagnanze e

le

ambasciatori: ora erano cospirazioni,

mettevano

gli avvisi

che

degli

Buonaparte

chiedevasi ch'essi fossero

in piedi; altra volta

mancavano

tenuti sotto pi stretta sorveglianza; n

mi-

nacciosi avvisi di

prossime fughe, da doversi impedire

ad ogni costo (3^).

Il

a liberarsi da siffatte
vigil-ava,

che

cheduno

d'essi

mancasse

agli

verso

impegni presi
confini

dello

rebbe fermato e tenuto prigioniei'O (35). E


egli

ordinava

sione (36).

si

il

governo

ove

praticasse

si

avviandosi

Stato

ver-

cos in effetto

presentasse l'occa-

qual segno salisse la diffidente vigilanza

del gabinetto di
ne' quali

destreggiava

si

pressure, rispondendo che

Buonaparte non cospiravano, e se qual-

proprio capriccio

di

cardinale Consalvi

Vienna verso

Buonaparte

in questi anni,

l'Europa non era per anco stata sconvolta da

nuove

rivoluzioni, risulta manifesta dalla seguente lettera

scritta

da

:,Ietlernich

da Firenze

Munarini ministro degli

di

Canino

di

1819 al conte
duca di Modena:

3 luglio

affari esteri del

Fui informato dal ministro


ckolraa che

il

Sua Maest Imperiale a Sto-

conte e la contessa di Posse, figlia del principe


dovevano lasciare la Svezia ai primi del mag-g-io
il

(34) Dispaccio Barbaroux al ministro degli affari esteri in Torino,


6 febbraio 1817.
Dispaccio dell'agente napoletano in Roma, 9 marzo
1817.
Dispaccio Balbo al conte di Valesia, Madrid 5 febbraio 1817.
(35) Nota Consalvi al conte Blacas ambasciatore di Francia, dal
Quirinale 17 febbraio 1817.
(36) Circolare riservata Consalvi ai Legati pontificii, Roma 13 gen-

naio 1817.

2G8

ultimo scorso oude portarsi a Roma, e die il signor di Posse


sembrava nutrire sperauzu di succedere al signor di Lagersveard nel posto di ministro, che quest'ultimo tiene in Italia.
Sarebbe superfluo di voler mettere in rilievo tutti gl'inconvenienti che accompagnerebbero tale scelta. Vostra Eccellenza
scorger ai pari di me, e senza dubbio sentir meco la neli

quale ha contratto le-

cessit d'opporsi a che

uno Svedese,

gami

famiglia Buonaparte

con

cos intimi

la

venga ammesso
un carattere diplomatico che gli

in tutte le Corti d'Italia con

porga

mezzi

proteggere

di

il

gli

intrighi e la

degli individui di questa famiglia stabiliti a

corrispondenza

Roma,

valga a

un centro delle loro relazioni con Sant'Eiena e coi


loro partigiani in Europa ed in America. Io credo pertanto che
governi d'Italia opereranno saviamente nel rifiutarsi d'ami
costituirlo

mettere presso di s il signor di Posse in qualit d'incaricato


d'affari e di ministro di Svezia, ove egli fosse prescelto a oc-

Non ho alcun dubbio che l'Eccellenza Vostra


mia opinione in tale argomento; laonde, manifestandole francamente il mio modo di pensare, la prego di volermi far conoscere se Sua Altezza Reale, monsignor il duca
di Modena, sia disposto a non ammettere il signor di Posse come
cupare

tal posto.

non divida

la

agente diplomatico della Corte di Svezia nel caso ch'egli pervenisse a farsi nominare in Italia al posto del signor di Lagersverd.

Tal era, bene notarlo,


dal

gal)inetlo di

tica in lliilia.

italiani, e

il

nieloclo di

Vienna negli andamenti della sua

Da prima Metternich rivolgevasi

con modi

di

j)ro.

silfatio

in

nome

poli-

governi

intenzioni

dell'Austria.

gruppo d'assentimenti, ne faceva suo

tramutandoli pi sj)esso

onde

ai

persuasione imperativa inducevali

a dichiararsi in conformit delle

Conseguito

procedere addottalo

e per

in sollecitazioni

mandato

non

richieste,

de' Sovrani d'Italia favel-

lare ai gabinetti de' maggiori l*otentati

d'Europa ad

ot-

tenere pi agevolmente ci che giovava agli interessi austriaci

nella penisola.

CAPITOLO NONO

Sommario
d'un nuovo dirillo publilico nelle

riiriiordi

Cenni
1814

intorno

Uichieste di Pio VII

di

Ferdinando

di

Roma

negli anni

Napoli

1814

e 184 5

Francesco

collo Stato

la

Sede a

la

giurisdizione ecclesiastica nella Venezia e nella

Corte

la

Vienna

di

Santa Sede e

la

Barbaroux suo ambasciatore

la

Roma

piclensioni delta (orto di

Concordati da

Modena

di

lui

cardinale Consalvi

Roma

con

stipulati

Nuovi

reame

sul

nej;oziati

la

effet-

Inconsulto

Contestazioni tra la

ecclesiastiche tra la Corte


il

Lom-

Contegno astuto e poco

Rinnovamento del tributo del

uianteiiimento del Concordato del tSI7


suscitato da esso

Corte

Zamboni

Commissioni date dal re Vittorio Emanuele

Nuove controversie in materie


Il conte
Barbaroux e

RIacas

ordine alle relazioni della Chiesa

in

Sede del duca Francesco IV

Santa

Sardegna

[cdirono l'atluamento

Roma

Negoziati tra

verso

rispettoso

di

le Corti

tra

Corte di

la

per l'assestamento d'alcune gravi l'accende ecclesiastiche


Intendimenti dell'imperatore
Resistenze granducali

intorno alla

Santa Sede e

bitanti

Altiere negative

Concordato

Negoziati del Coverno toscano con

pi'ocedere del delegato apostolico monsignor

Risentimenti della Curia romana Accordi apparenti Disaccordo

^livo tra la Santa

Torino

Napoli

di

papa

del

pontificie
I

Borboni

ristaurati

ai

Amare rimostranze

e di

Pretensioni

bardia

Chiesa collo Slato

della

correlazioni

rapporti della Santa Sede colla Corte di Napoli dal 1789 al

ai

romana

Sede

Santa

conte

e quella di

Avvertenze

Francia nel

di

al

calice d'oro

Esor-

1SU- Ilduca

Cagioni che ne im-

Insistenza della Santa Sede per

Concordato

colla

Raviera

il

Malcontento

Susseguenti resistenze e tergiversazioni del Governo bava-

icse verso la Santa Sede

- Nunziatura

di

monsignor Serra-Cassano

Monaco

^\vvertenz(!.

I.

()Vi\

iloblicui]

narrare

el)bero luogo dall'anno

reami delle Due

l'impero d'Austria e

le

controversie e

1815

Sicilie,
il

al

1820

negoziati, che

tra la

Santa Sede

Sardegna, Francia, Baviera,

ducato di Modena.

Per autorevoli storie nolo come, avanti che

la F^rancia

mettesse sossopra l'Europa, fosse surlo un nuovo dirillo


pubblico
e

il

fra

figlio

270

rapporti della Chiesa e dello Stato. Carlo

111

suo Ferdinando IV, consigliati da Bernardo Ta-

nucci, aveano cooperato a

tale

mutamento. Laonde,

al

sopragiungere della Rivoluzione francese, n intime n

buone erano

le relazioni

tra

le

due

Corti di

Roma

e di

Napoli.

Questo stato di cose non miglior nel periodo delie

guerre della repubblicana Francia


tutti

doveri d'alleato,

il

Postergando

in Italia.

re di Napoli da prima

della lieta fortuna delle armi

si

serv

proprie per ispogliare

la

Santa Sede d'una buona parte de'suoi dominii. Costretta


poscia a smettere ogni cupidigia di acquisti,

poletana torn a contendere aspramente con

la

Corte na-

Roma

intorno

a faccende religiose.

E poich

contestazioni la

in tali

romana Curia

erasi

ostinata a volervi inctistrare quella del censo e dell'omaggio,

si

per rimanere in aperto disaccordo. La Santa

fin

Sede incolpava
struggere

il

il

governo

Ferdinando IV

di

concordato del 17^1, e di pretendere

papa sanzionasse quante esse erano


usurpazioni della
ecclesiastica.

mava

in

podest

civile nel

le

clic

vioUizioni

regno

in

diil

e le

materia

La Corte napoletana per parte sua chia-

colpa

il

reame

ligiosi del

di voler

papa d'aver voluto che


delle

Due

Sicilie

gli

affari

re-

rimanessero deplora-

bilmente scomposti solo per essersi serbalo irremo\il)ile


nel voler innestarvi

temporale

una questione d'ordine meramente

(1).

Cos slavano le cose,

quando nell'anno 1806,

salilo sul

trono di Napoli Giusep|)e Buonaparte, re Ferdinando seppe

che presso
per indurre

(1)

tom.

la
il

Corte di

Roma

eransi intavolale pratiche

papa a riconoscere come Sovrano legittimo

Mmuires du cardinal Coiisalci secrtaire


ir,

Paris 1864.

d'ctat

da pape Pie VII,


reame

di quel

pararsi da

ber

colpo mortale,

tal

il

profugo Ferdinando deli-

njano

di scrivere di propria
lo

dell'imperatore Napoleone.

fratello

il

divina Provvidenza
poli,

2-^1

che ove

al Pontefice,

la

avesse ricondotto sul trono di Na-

sarebbesi mostrato ossequiente

figlio

della SantaSede,

e volonteroso avrebbele prestato l'antico omaggio della


cliinea e del censo (2).

La Curia romana, che mai non dimentica


a suo vantaggio, nell'anno

chiarazione,

nando
suo

Napoli che

di

ch'egli
(3).

1813

siffatta di-

trasse fuori

la

Santa Sede non dubitava punto

non volesse soddisfare con prontezza

Non

si

die alcuna risposta.

Per

poco dopo per lettera autografa ammon


che ove egli non
la

che torna

modi pubblici ramment a Ferdi-

con

ci

mostrasse pronto

si

a'

che Pio VII

il

il

dover

al

re di Napoli,

suoi doveri verso

Santa Sede, e docile alla voce del Pontefice, avrebbe

ascoltata questa

medesima voce

risuonargli terribile

al

tribunale di Dio (4).

Ferdinando rispose che dopo

il

trattato di

Vienna, prin-

cipio e fonte degli attuali suoi diritti sovrani, ogni vesti-

gio di feudalit era cessato in Europa, n


di Napoli poteva

solo

il

reame

rimanere vassallo della Chiesa. N censo

n chinea potevano esser argomenti, pei quali egli dovesse chiamarsi in colpa

al

giudizio divino;

avvegnach

l'uno e l'altro erano diritti politici della Chiesa romana,


i

quali,

come

tutti

gli

altri diritti,

s'acquistavano

perdevano. Nel papa doversi distinguere

Sovrano da quella
essersi

quando

di Pontefice.

Sovrano

di

Roma

si

qualit di

La Corte napoletana non

mai mostrata irriverente


il

la

al

Pontefice

neppur

scriveva a Buonaparte che,

(3)

Lettera del 26 maggio 1816 da Palermo.


Dichiarazione inserita nel Diario di Roma, anno 1815: u 52.

(4)

Lettera dell'S giugno 1816.

(2)

272

se egli volesse guarentire alia Santa Sede

suo temporale principato

possesso del

tranquillo

il

essa riconosce-

rebbe Giuseppe Buonaparte re legittimo delle Due


Continuerebbe

cilie.

ma

bedienlissimo del Pontefice,

intendeva di valutare

Si-

re di Napoli a mantenersi figlio oh-

il

diritti

materia di temporalil

in

Sovrano

del

Roma

di

alla

stregua di que'medesimi principii d'indipendenza che

convenivano

suo regno. Non poteva pertanto lasciar

al

un germe

sussistere

di pericolo di

dente sovranit, richiau)ando


della cliinca e del censo.
posito di non assentire

Ma

sua indipen-

rimaneva tenace nel pro-

mai pi a prestazione

questione col negozialo

tale

la

vigore l'abolito omaggio

in

se

perdere

censo e

di

ben dichiarava d'esser pronto ad accumulare

di chinea,

una

si

corso su Benevento e

in

Pontecorvo, per terminarla con un equo compenso pecu-

Chiudeva

niario.

dato da

tali

sante e pure intenzioni, indirizzale a salvare

l'indipendenza
d'attestare

sua lettera col dichiarare, che gui-

la

al

del

suo regno,

egli sentivasi nel

Santo Padre d'essere

mente tranquillo

(5).

Trascorsi alcuni mesi, Pio VII rispose a


zioni

della Corte na|)olelana per

Ferdinando IV,

dovere

in coscienza perfetta-

in

dichiara-

tali

mezzo d'una

cui dichiarava non

potersi

temporale un obbligo religioso che vincolava

la

lettera a

chiamar

coscienza,

quale era appunto quello del censo e della chinea, av-

vegnach derivasse da un giuramento che portava impresso

carattere

il

giungeva

duna promessa

fatta

a Dio.

sog-

Per eludere in forza di questo diritto, si voluto far credere


a Vostra Maest che l'attuale sistema politico d'Europa e i riTongresso di Vienna ne abbiano alterato e distrutto
rinviolabilit sul supposto d'una j^'cnerale abolizione di tutti

sultati del

diritti

attivi e passivi dflla

fi

^-1^_))

r.otlLM-a del

26 luglio IHIH.

udalitii.

Chi tenta persuaderla


conoscere

ci, o

di

no
Le pretenVostra Maest

non conosce o

fing-e di

deliberazioni del Congresso di Vienna,

le

sioni feudali

2*/3

di cui si parla

nella lettera di

ma

non sono cessate per un principio g-enerale d'abolizione,


per

di particolari circostanze e di disposizioni speciali.

efiFetto

La cessazione
l'effetto dello

della feudalit nell'impero g-ermanico

scioglimento

di

non

che

quell'impero e della mancanza del

Quelle riflettenti le relazioni fra il regno di Francia e


ducato delle Fiandre non possono considerarsi che come una
conseguenza, che riguarda lo stabilimento del nuovo regno dei

capo.
il

Paesi Bassi.

Ma

quale mai argomento pu trarsi da queste particolari di-

sposizioni? Si crede forse di poterle estendere alle Sovranit e


agli Stati,
intatti,

si sono lasciati
alcuna? Poteva forse

cui titoli d'obbligazione e di diritto

non hanno

sofferto alterazione

ai membri del Congresso che i diritti dei rispettivi


Sovrani non potevano assoggettarsi ad alcun cambiamento senza
l'espresso consenso di coloro, ai quali appartenevano? Se le
stesse feudalit minori nei perimetri dei rispettivi regni riman-

sfuggire

gono intatte nell'attuale sistema politico dell'Europa, ovunque


non siano state modificate o abolite con leggi particolari, come
mai potranno essere estinte le maggiori, che risguardano rapporti di sovranit fra Stato e Stato, e che hanno il loro fondamento nei titoli sanzionati da tanti secoli? Non si sa poi comprendere come alla prestazione del censo e della chinea vogliasi
dare il carattere della feudalit comune, mentre tanto diversa
i

nella sua natura e nella qualit di chi riceve tale prestazione.

Ma

pur qualunque il carattere che vuol darsi ad essa


diritti della Santa Sede non soggiacquero
che
n potevano soggiacere a quelle vicende, che sono analizzate
nella lettera di Vostra Maest in fatto di diritti temporali e
sia

egli certo

feudali.

come

Pio VII proseguiva ad esporre


si

fosse

da

lui

mostrato benevolo verso

re

tempo

Ferdinando IV, e

quindi dovesse esser corrisposto, trattandosi mas-

sime d'un

diritto sacro

quanto all'innestare
con

il

egli in ogni

l'altra di

sentire: le

alcun che

la

perpetuo della Santa Sede.

In

questione del censo e della chinea

Benevento e

di

Pontecorvo, non poterlo as-

due questioni non aveano, n potevano avere


di

comune. Eravi

Bu>nHl, Slnria Dnntm

poi

da piangere amaramente
IS

274

pensiero che re Ferdinando

al

sentisse tranquillo di co-

si

scienza nentre infrangeva giuramenti

fatti al

cospetto di

Dio. Volesse egli invece riflettere che coloro,


sifalta

quali in

guisa lo consigliavano, erano nemici del suo bene,

e io spingevano

repentaglio quella stessa

mettere a

indipendenza del regno, di cui

essi

mostravansi

ze-

lanti (6).

Non per Ferdinando


sotto la

assent di tornare la sua corona

preminenza papale, richiamando

in vita

la

con-

venzione conclusa fra Sisto IV e Ferdinando d'Aragona

hld. Ben egli,

nel

cuni suoi consiglieri, che

le

che

pi atte

desiderio

preti e dei

si

di

me-

frati l'assoluto

fermassero in concordato

le

avea messo dinanzi come

Curia romana

la

dar termine alle vecchie contese. Queste

proposte importavano
vili

dei

e de' suoi successori, ordin, discordanti al-

dominar suo

proposte

dal

sollecitalo

glio fortificare per l'aiuto

procurate

lo

reame

al

spegnimento

Due

delle

Sicilie dalle savie leggi

mentre rimettevano

di quattro principi,

delle libert ci-

in

auge

la

chie-

sastica polizia.

La trattazione dei negoziati per questo concordato


protrasse dal

1816

venzione firmata

al

16 febbraio

il

si

1818, ed ebbe termine colla condi

quest'anno dal cardi-

nale Ercole Consalvi e dal cavaliere Luigi Medici, bra-

moso

di

conservarsi ad ogni costo in credilo presso re

Ferdinando, e poco curevolc della sua buona fama.


quel concordato
pnlli.
la

si

stipularono sostanzialmente

In

seguenti

La religione cattolica, aposlolica, romana sarebbe

sola del

regno delle Due

conservala con

tulli

diritti

Sicilie,

le

e vi sarebbe

prcrogntivc che

petono secondo l'ordinazione di Dio e

Leltera del 10 dicembre 1816.

le

sempre
le

sanzioni

comcano-


Ristabilito pertanto

niche.

mente per

foro

eterici

ecclesiastico,

special-

vescovi punirebbero

che

altre

degni di riprensione,

ricorso canonico. Si procederebbe eziandio colle

il

censure contro qualunque

sommo

tra

che trasgredisse

fedeli

le

Le cause maggiori spetterebbero

leggi de' sacri canoni.


al

il

Concilio di Trento, o

stabilite dal

giudicassero opportune,
salvo

cause matrimoniali.

le

pene

colle

275

Pontefice: sarebbe libero l'appello alla Santa

Sede, e con essa libera

popolo

clero e del

la

comunicazione dei vescovi, del

su tutte

le

materie spirituali e

gli

a (fari ecclesiastici.
I

vescovi acquistavano la facolt di vegliare all'inse-

gnamento pubblico, che doveva mantenersi appieno conforme

verno

cattoliche

dottrine

alle

divieto

il

della

di chiedere

divulgazione

dei

trovassero cosa contraria alla Chiesa e al


Si

restituirebbero

al

go-

ne' quali

buon costume.

non venduti

beni ecclesiastici

libri

la

Chiesa sarebbe libera di fare nuovi acquisti; rimaneva


vietato

al

re

e ai

disporre delle ric-

successori suoi di

chezze chiesastiche, dichiarate sacre ed inviolabili. Sopra


le

rendite de' vescovadi napoletani

Roma
le

luttuose circostanze dei tempi

dessero

le

pagherebbero a

si

annualmente ducati dodicimila.


che

esenzioni da pubblici oneri,

Non permettendo
gli ecclesiastici
il

go-

re prometteva di

supplire nell'avvenire con elargizioni in vantaggio del


clero. Soppriraevasi

Monte fruraentario, e

il

sin

la

amministrazione degli spogli e delle rendite delle


vescovili, delle

abbadie e degli

altri

regia

mense

benefizi vacanti:

creavansi invece in ciascuna diocesi amministrazioni diocesane, composte di due canonici e di un regio procuratore.

Non

si

riaprivano

tutte

dell'altro sesso, perch


in cui trovavasi

il

non

le
lo

case religiose

permettevano

le

dell'uno e
condizioni

patrimonio del clero regolare, non alie-

276

nato ed amministrato dal demanio; ben

numero

quel

l)ililo

di

dotazione. Tutti

di

si

sarebbe

esse, che era compatibile

rista-

mezzi

dipenderebbero dai

regolari

coi

loro

superiori.

Nel riordinamento delle diocesi

vescovi sarebbero

centonove. Ciascuna mensa vescovile avrebbe una rendita

non minore

da pubblici

ducati di beni stabili, libera

di tremila

Rimaneva

pesi.

rea riserbavasi al

papa

al re la

diritto

il

proposta dei vescovi,

di scrutinio e di consa-

crazione.

La collazione delle abbadie

concistoriali,

di regio patronato, spettasse al Pontefice,

ferirebbe

a sudditi del

collazione, con
siastico,

scovi,

re.

il

che non fosse


quale

secondo

fondazione ed erezione in

la distinzione dei

sarebbe seguita. Lo stesso

collegiali: la
11

titolo

si

mesi ne' quali

osservasse circa

diritto di conferir le

Quanto

ai

ai

la

molestia

da

vacanza

canonicali

che dei

parrocchie sarebbesi con-

vescovi del regno.

beni alienati tanto dal governo dei principi

quanto dal re Ferdinando,

rava che

alla

eccle-

prima dignit per fosse sempre della Santa

ceduto dal Pontefice

francesi

con-

sarebbero conferiti dalla Santa Sedo e dai ve-

di libera collazione, tanto dei capitoli cattedrali

Sede.

le

benefizi semplici di libera

possessori di
lui

siffatti

il

santo padre dichia-

beni non avrebbero alcuna

n da' successori

suoi,

avuto riguardo

pubblica tranquillit che alla religione

sommamente

importava di conservare. In un articolo segreto restava


salva

la

regalia del regio eTequaiur, di cui abbisognavano

regno

nel

le

bolle ed

A ricambio

(7)

brevi pontifici (7).

di tale e tanta iattura di regii e statuali di-

Coppi, Annali d'Ilalia, anno 1818; Sclopis, Storia della legislaCapone, Discorso sopra la storia delle leggi

sione ilnhavn, vol.ii;


patrie.

_
ritti, la

277

Santa Sede gratific Ferdinando di ci che meglio

valeva a soddisfare

sospettosi

natura di codardo re dispotico.

della sua ignobile

istinti

vescovi e

arcivescovi

gli

del regno vennero posti nell'obbligo d'impegnarsi

giuramento a manifestare

danno

Stato avesser saputo trattarsi sia nelle loro

dello

che altrove. In

diocesi

rabile detrimento della

delle

Due

Sicilie

tal

modo, con grande e deplo-

religione, serpeggi

sospetto che

il

sarebbe violato, mentre

che

preti

vescovi ed

erano

reame

nel

segreto delle confes-

il

sioni sacramentali
i

per

governo ogni cosa, che a

al

fatti

fece palese

si

agenti precipui della

polizia dello Stato.

II.

Innovazioni formalmente

Santa Sede

riprovate dalla

avea introdotto nelle leggi della Toscana

gliuolo secondogenito Ferdinando


a

camminare

sulle

sino

giorno in

al

III

orme paterne

avea

rispetto

suo

il

alle

materie
rite-

dovette abbandonare

cui

fi-

continuato

bench con maggior

religiose ecclesiastiche e civili,

nutezza

granduca

il

Succedutogli nel granducato

Pietro Leopoldo.

la

Toscana.
Ristaurato che

bisogno
e

di

fu

nell'anno

beni

ecclesiastici

presso

Quanto

alla

indusse

Santa

la

Sede

timori

il

il

granducali a in-

cavaliere

il

Pe'beni venduti fu dato


la

Batta

Nuli.

fare dallo Stato d'una

porzione dei rimasti beni ecclesiastici

ma

de' compratori dei

ministri

vendita che volevasi

nulla ottenne.
apostolico;

IH,

sopperire alla penuria del pubblico danaro

d'acquetare prontamente

viare

\Sh Ferdinando

legato toscano
il

beneplacito

Curia furbescamente v'introdusse

la

clausola, che tali beni alienati dovessero rimanere a dis-

posizione della Santa Sede. Fermi nelle

massime leopol-

dine,

278

ministri granducali venuti in cognizione di questo

alto, furono concordi

che, per concedere

nello stabilire

Vexequaiur alla sanatoria pontificia, e ad impedire che

da essa sorgessero conseguenze contrarie


tive

della corona,

non

Toscana

vranit sopra
fosse

il

la

mai dubitato

era

si
i

aggiungesse

si

alle preroga-

riserva;

dei

che
della

diritti

governo non doversi

il

teressare se, per semplice quiete di coscienza,

il

so-

beni temporali dello Stato, chiunque ne

possessore; tutlavolta

oblatore di

in

beni ecclesiastici avesse

domandalo

in-

qualche
a

Roma

beneplacito apostolico.

Per continuare

negozialo relativo alla vendita a favor

il

dello Stalo d'una parte dei beni ecclesiastici, che resta-

vano

sotto l'amministrazione del

1813

si

governo, nel giugno del

port in Firenze monsignor

Tommaso

scovo di Seleucia, investilo della dignit


stolico straordinario.

vute,

nella quale sotto molle

senso del papa,

Che

ma

Arezzo ve-

delegalo apo-

conformit delle istruzioni rice-

In

una nota

indirizz

egli

di

al

ministro Fossombroni,

minute cautele annunziavasi

in pari

tempo

si

l'as-

diceva:

granduca avrebbe dal canto suo accordato

alla Chiesa
che avea ogni diritto di reclamare quello cio
di veder abrogata la cos detta legge delle manimorte, la quale
oltre all'essere essenzialmente contraria ai diritti di lei, tornava
eziandio in troppo disdoro e danno alla medesima (8).
il

quel favore

Direttamente non
delegato apostolico
tera diretta al

si

fece risposta a tale

bens\

il

granduca

in

domanda

del

una sua

let-

papa lasci intendere chiaramente

di

non

voler ammettere discussione veruna sulle manimorle (9).

Ragguagliala
I)oreggiare; e

di
il

ci,

papa,

la

Curia romana

si

pose a

lem-

pur sempre dando promesse di

(8)

Nota delPS luglio 1815.

(9)

Lettera del 10 luglio 1815.

279

prossimo assenso, faceva capire

al

bisognava di tempo per mettersi

con tranquillit
colosa

di spirilo, e

granduca,
in istato

per evitare

che

ab-

procedere

di

la taccia di peri-

precipitazione in affare di tanta delicatezza (10).

Finalmente

governo granducale trionfa-

le insistenze dal

rono sulle tergiversazioni della romana Curia. Add 18

1815

agosto deiranno

il

papa segn

non frenandosi per nell'inviarlo

al

breve,

relativo

il

granduca dall'accom-

pagnarlo con parole aspre ed altere. Ferdinando ringrazi

il

Pontefice del favore,

che riuscirebbero
vocar

le

leggi,

ma non

tralasci d'avvisarlo

nuovi tentativi per indurlo a re-

inutili

che nel granducato governavano

la di-

sciplina del clero negli ordini temporali e la materia dei


benefizi e delle giurisdizioni (11).

negoziato relativo

11

zioni religiose

nel

al

ripristinamento delle corpora-

granducato venne affidato

al

cavaliere

Lebzelten, ministro austriaco presso la Santa Sede, con


l'incarico

nando

di

IH.

11

rappresentarvi

pure

granduca

il

Ferdi-

cardinale Consalvi, ragionando con questo

diplomatico austriaco delle cose religiose della Toscana,


e rimestando

viete querele

torn sul

discorrere

della

revoca della legge delle manimorte, e conchiuse cos;

In fine tal legge

Sede,

non venne mai approvata dalla Santa

ma unicamente

tollerata; laonde se

proporre e pretendere l'annullamento.

camente rispose:

Sua

Santit

ne pu sempre
Lebzelten sec-

pu chiedere delle mo-

dificazioni, indirizzare rappresentanze,

ma non

esigere la

revoca di leggi fondamentali d'uno Stato quand'anche

qualcuna

di

ecclesiastica.
tefice

(10)
(11)

tale

esse

si

potesse risguardare sostanzialniente

Non avvi Sovrano che non

diritto.

Vistosi

Lettera del 19 luglio 1815,


Lettera del 30 agosto 1815.

fronte

riconosca nel Pon-

un uomo

scaltro

'280

ed esperlOj Consalvi indietreggi da questo

un

non meno grave, mirando

altro assalto

governo granducale ad assentire che


che

sotto la diretta

sidenti

gii

ma mosse
indurre

posti

dipendenza dei loro superiori generali re-

Roma. Trovata anche

di

qua una resistenza

insuperabile per parte del governo granducale,


tica circa

la

pra-

ripristinazione degli ordini claustrali prese

la

un andamento

cavilloso, diffidente, intralciato, e a vicenda

blandevole ed iroso per parte del cardinale Consalvi

Roma

e di monsignor Arezzo in Firenze.

ebbe termine per

Ma

le

in

Pure anch'essa

convenzione del k novembre 1815.

la

sovercbianze romane minacciavano pur sempre

di farsi strada per lavorio sotterraneo.


il

il

Ordini religiosi

Toscana, verrebber

ripristinerebbero nella

si

lato,

governo toscano s'appigli

torit ecclesiastiche

alla Corte

vigente

tutta

in

quanta

Toscana

doveva riconoscere pienamente

il-

corso

partito d'avvisare le au-

delioStato,e di notificare

romana che

risdizionale

al

A troncarne

fin

la

officiai

mente

legislazione giu-

dal

1799

ristabilita e

era e

si

confermata.

La dipendenza de' regolari dai loro superiori

doveva

si

unicamente restringere all'osservanza delle regole e delle


discipline interne delle case religiose:

persone, alle
beni,

loro propriet

regolari stanziali

la tutela delle leggi

ci aver di

comune

quanto

alle

loro

ed all'amministrazione dei

nella

Toscana rimanevano

dello Stato, e nulla essi

sotto

dovevano

co' loro confratelli stabiliti

in

fuori del

granducato (12).
IH.

Indarno, prima d'esser tolto da Napoleone dal seggio


apostolico. Pio VII aveva scongiuralo l'imperatore Frau-

(12)

Nota

di

5 marzo 1816.

don Neri Corsini

ol

cardinale Consalvi

Firenze

281

Cesco di revocare, o almeno di modificare nell'impero d'Austria le leggi

Giuseppine. Al contrario esse eransi appli-

cate con maggior vigore,

al

apostolico che risiedeva in Vienna,


attribuzioni, delle

al

nunzio

l'esercizio di

quelle

segno da contrastare

quali l'aveano lasciato in possesso

gli

imperatori Giuseppe e Leopoldo (13).

Quando nell'anno 1815 l'imperatore Francesco si trov


signore assoluto della Lombardia e della Venezia, non
tard a manifestare l'intenzion sua di governare queste

due Provincie, quanto

alla giurisdizione ecclesiastica, in

conformit del concordato che era stato stipulato per

Regno

d'Italia.

La Santa Sede recisamente neg

il

il

proprio

assenso, in ispecie fondandosi quanto alla Venezia sopra

massima che

la

col

la

giurisdizione ecclesislica non cangia

mutare delle vicende

politiche.

Susseguirono pratiche

acerbe, accompagnate da note violenti, terminate da una

formale rottura, in forza della quale


stitura ai

papa neg rinve-

il

vescovi delle provincie italiane delTAustria,

mentre sembra che l'imperatore avesse loro vietato


carsi a

Ma

Roma

di re-

a ricevervi la consacrazione (1 h).

continuazione d'un tale stato di cose non cor-

la

rispondeva per nulla agli inter^si

politici,

vano da un'altra parte strettamente


e di Vienna.

Tra loro

si

di

dovea chiedere

nominare eziandio

sarebbe accordato sotto

Corti di

Roma

venne quindi ad un compro-

messo, pel quale l'imperatore


privilegio

due

le

che allaccia-

la sola

al

papa

vescovi veneti, che

clausola che

il

gli

nominati,

per ottenere l'istituzione canonica, dovessero adempiere


tutte quelle cose, alle quali

per legge e per consuetudine

erano obbligati.

Ma

(13)
(14)

il

buon accordo

tra lo Stato e la

Chiesa nell'impero

Mmoires du cardi?ial Consalvi, tom. ii.


Bolla di Pio VII del 20 settembre 1817.

282

austriaco rimase apparente anzich reale. La politica della

Corte di Vienna non era

leggere

preponderanza speciale,

pendenza

come strumento

prii interessi.

proclive a pro-

della Chiesa, e a darle

gli interessi

virsene

menomamente

ma

governo

di

veruna indi-

bens voleva ser-

a servizio dei pr-

La cancelleria aulica pertanto non tralasci

d'emanare decreti,

stavano ordini imperativi o

ne' quali

severi intorno all'anmiinistrazione dei beni della Chiesa e

de'

istituti.

pii

Estrema era

la

Da Vienna, Milano, Roma,

zioni religiose e nei chiostri.

dove

sorveglianza politica eser-

dallo Stato negli istituti teologici, nelle congrega-

citata

l'Austria

manteneva agenti

proprii, facevasi

una ge-

losa sorveglianza sopra qualsiasi corrispondenza del clero

romana. La Santa Sede inoltre non poteva

colla Curia

trovare conforme alla dignit e all'indipendenza dei chierici

deputati alle cure delle anime

il

vederli stipendiali

dallo Stato in via supplementaria, avvisando giustamente

che un

tal

vincolo di dipendenza della maggior parte del

clero lo teneva nella strettoia o di dover ciecamente ob-

bedire

al

governo, o d'esporsi

pericolo di perdere

al

il

proprio emolumento, che in altre parole era quanto esser

formalmente deposto (15). L'imperatore Francesco essendosi nell'anno

discorso
tenza nel

1819

sulla necessit

comune

Roma, Pio cerc di mettere


meglio comporre ogni ver-

portato a
di

interesse;

ma

il

monarca austriaco

sbalzo salt in altro argomento. Ci aveva previsto


salvi,

che poi scrisse

al

il

di

Con-

cardinale Spina:

non ho mai creduto che la sua venuta potesse giovare ad


accomodare le nostre vertenze ecclesiastiche. Conosco Vienna
l'imperatore ha tutti pregiudizi giuseppini, e nella sua Corte
persin le donno non s'astengono dal dir male di noi (16).
Io

Ricerche sulle condizioni della Ciiesa nelle diverse


(15) Beidtel
Provincie austriache, 1819.
Gerviuus, Storia del secolo XIX.
(16) Lettera del 3 mapgiu l8lU.
,

283

IV.

Anche

il

duca Francesco IV

di

un puntello

clero

Roma

tanto a

al

fu

mon-

suo dispotico governo. Chiese per-

cooperazione pronta per ripristinare nei

ducati conventi e monasteri.

monsignor Zamboni. Eravi


tuto educativo,
ligiosa di

legato

in

monache.

apostolico

Modena

quella citt un fiorente


il

isti-

posto d'una casa re-

vescovo della diocesi modenese,

Il

il

mand

Pio VII

che aveva preso

savio intendimento di

nel

Modena, appena

sul trono, volse l'animo a fare della religione e del

tato

conservarlo,

quale

diede

la

si

rivolse

risposta

al

de-

che qui

trascriviamo testualmente, a documento delle idee professate dalla Curia

romana

in quel

tempo:

Pur troppo da qualche tempo invalso il pregiudizio, colPapparenza delta tanto decantata utilit degli educandati numerosi, di cercar di sopprimere o almeno indebolire lo spirito
e l'osservanza degli Ordini religiosi, cangiandoli in altrettante

case di educazione. Queste erano le idee predilette del cessato


governo, come lo sono sempre state di tutti i nemici della Chiesa,
e in ispecie dei Giausenisti, s

ordine e d'ogni autorit.

ben collegati

coi

nemici d'ogni

funesti

principii tanto

dobbiamo

guardarci dal partecipare coU'autorizzarli e promuoverli ad onta


delle massime in contrario esternate dal Santo Padre, e degli
inteudimenli piissimi di questo Sovrano.
Questo non il primo caso di trovare

sone che

le

massime

lo consigliano, in collisione con quelle della

Veramente questa

diocesi

si

delle per-

Santa Sede.

trova in molti bisogni, ch'io non


specialmente rapporto alle

potr dissimulare al Santo Padre

cose religiose (17).

Monsignor Zamboni scriveva con modi


tivo

che uno degli occulti

quello d'indurre

(17)

il

fini

della sua

cosi aspri a

mo-

delegazione era

vescovo di Modena a rinunziare

alla

Lettera a monsignor Cortese vescovo di Modena, 17 settem-

bre ]815.

diocesi.

poich a

lai

284

fine

punto non valsero

neggi usali con arie volpina dal Zamboni,


diretlamente far intendere al
lo

alla

che

religiosi

IV

cesco

era

ma-

papa volle

vescovo di Modena che

egli

rinunziare alla sua diocesi in forza dei

sollecitava a

disordini

iT

tulli

affatto

vi

erano

si

infiltrati.

Ma

dal lasciar libera

alieno

F'ran-

mano

la

Santa Sede d'agire ne' suoi Slati in materia di eccle-

siastica giurisdizione. Pertanto fece scrivere

Gonsalvi che

al

cardinale

procedere del dele^'ato apostolico lorna-

il

vagli sgradito, mentrecch, essendo pago dell'operato del

vescovo di Modena, non avea intenzione d'assentire

A Roma importava grandemente

chiesta rinunzia.
nei

servarsi

Modena

migliori

perci

rono sfumate

lo

Zamboni venne richiamato,

Modena.

In

anda-

quanto all'allogamento dei

beni ecclesiastici non alienati,


al

di con-

termini d'amicizia con la Corte di

incolpazioni di giansenismo sul conto

le

del vescovo di

alla

duca Francesco

la

Santa Sede lasci bala

di retrocederli alla Chiesa in quei

modi

che avesse giudicato migliori (18).

Non

e dell'uffzio di questa storia entrare nella

minuta

narrazione degli astuti spedienti posti in pratica dal duca


di

Modena per impinguare

il

patrimonio demaniale dei

beni delle sopresse corporazioni religiose, e per isgravare


il

tesoro dello Stalo,

occorrenti
chiostri,

nel

amalgamato

nuovo ordiuamenlo

de' monasteri

e dei

pur sempre protestando di voler religiosamente

restituire alla Chiesa

quanto erale dapprima appartenuto.

Assettate ch'ebbe le cose a suo

nell'anno

proprio, delle spese

al

1820

scrisse a

Roma

modo, Francesco

IV'

per chiedere l'approva-

zione di quanto avea fatto, diccnilo:


Se ho tardato sin ora a farlo ne fu causa la confusione
che ho trovata nella contabilit o neiramministrazionc di questi
,

(18)

Lettera del cardinale Consalvi

degli affari esteri

='

Modena, Roma

al

conte Munarini ministro

11 ottobre 1815.

285 perch prima ho voluto conoscere e convincermi dei


quali congreveri biPog-ni ecclesiastici de' miei Stati, e vedere
ripristinare e
di
utile
ed
possibile
fosse
ecclesiastiche
gazioni
promuoversi (19).
di dotare, e quale nuova istituzione fosse da

beni,

Pio VII approv l'operato del duca di

Modena

(20),

il

quale avea saputo giltar polvere negli occhi, e far apparire

bianco

nero.

il

V.

Fornito di squisita piet religiosa era

il

Sardegna

re di

Emanuele. Tuttavia nell'anno 181^ non tardarono a nascere screzi fra il suo governo e Roma. Nel
giugno di quell'anno Pio VII per motuproprio deput il
vescovo d'Ivrea a reggere temporariamente la diocesi

Vittorio

consiglieri

della

corona avvisarono tosto

rescritto ledeva le

regie

prerogative,

di Vercelli.

che

il

innanzi gravi conseguenze dannose

vano

al re in virt

cessioni

pontificie.

vescovo d'Ivrea
il

il

ministro conte

un

tale

lesia,

il

diritti

metteva

che spetta-

del concordato in vigore e delle con-

Pertanto consigliavano di negare

Sovrano permesso (21).

di

andamento

stato; laonde

ai

Il

Valesia fece tosto conoscere a


di cose.

Il

papa se

cardinale Pacca scrisse

-ne

una

al

re assent, e

Roma

mostr disgulettera al

Va-

ov'era detto:

Lascio considerare all'Eccellenza Vostra con quale amarezza


del suo cuore paterno abbia dovuto sentire il Santo Padre, che
tanta religione e piet, quanto tutto il mondo
in Sua Maest sarda, ben lungi dal mostrargli la sua figliale riconoscenza, siasi lagnata del provve-

un Sovrano

riconosce ed

(19)

di

ammira

Lettera a Pio VII,

Modena

6 aprile 1820.

Pio VII del 3 giugno 1820.


(20)
Borgarelli al ministro degli interni,
(21) Lettera del presidente
allo stesso alTEconomo generale
Lettera
1814.
9'luglio
Torino
Relazione del conte Cerruii al
Torino 19 luglio 1814.
Pullini

Breve

di

re Vittorio

Emanuele, 30 luglio

1814.

286
dimento che pareva ed tanto necessario, ed abbia frapposto
ostacoli, e chi sa con quanto danno di molte anime, al pronto
esercizio de' spirituali esercizi comunicati in s urgente necessit all'amministratore (22).

Torna grave

il

dover qui avvertire che,

cosi scrivendo,

cardinale Pacca non erasi tenuto nei limiti della schiet-

il

tezza.
sati

motivi

constava pienamente ch'erano ces-

lui in effetto
i

quali aveano dato luogo alla

nomina

scovo d'Ivrea ad amministrare temporariamente


di

avvegnach

Vercelli,

avea rinunziato

nomina

il

di

diocesi

monsignor Tardy

sin dall'aprile

quel vescovado;

Vercelli era passato alla

la

del ve-

capitolo generale di

un provicario, mentre

l'Economato regio aveva assunta l'ammininistrazione del


patrimonio vescovile (23). Nondimeno la Curia romana
continu ad insistere; locch tornando increscioso
Vittorio

Emanuele,

pontificio,

concedette Vexqualiir

si

al re

rescritto

purch l'opera del vescovo d'Ivrea nella dio-

cesi di Vercelli

si

limitasse alle sole cose spirituali, e non

se ne potesse trarre

in

avvenire conseguenza alcuna a

scapito dei diritti della corona.

Pretensione di maggior
stesso

anno

vecchia

la

Corte

romana verso

convenzione

detto XIV,

il

re di

momento pose

tra

la

innanzi in quello

torinese.

Carlo Emanuele

Sardegna e

Ili

Per una
e

investiti del titolo di vicarii apostolici d'alcuni

feudi ec-

clesiastici delle chiese d'Asti, Vercelli, Pavia, e della

di

San Benigno, purch

cario presentasse ogni


luila

in

Bene-

successori suoi erano siali

ragione di tale

anno un

uffzio

badia
il

calice del valore di

scudi romani alla Santa Sede, e di pi egli e

vi-

duei

suoi

successori personalmente o per mezzo di procuratore giu-

rassero nelle mani del pontefice di ben esercitare l'uffzio

(22)

Lettera del 2 agosto 1811.

(23|

Lettera

lei

vescovo d'Ivrea

al

conte Valesia. 10 giugno 1814.

solto

pena di decadenza.

287

rinnovellamento di tutto ci

Il

chiedevasi da Roma.

Ma

consiglieri di Vittorio

nelTammettere l'insussistenza
dicevano che

ovunque

trattati

Emanuele furono concordi


di siffatta prelesa.

181^

europei del

A ragione

181 d aveano

abolita la feudalit, e dato a ciascheduno Stalo

un nuovo

assetto al tutto indipendente dai

titoli

anteriori.

Susseguirono contese acerbe, a mescolarsi nelle quali era

veramente maladdatto
legato di Vittorio
il

che scrisse
Io

il

marchese Tapparelli d'Azeglio,

Emanuele presso

Santa Sede. Per

la

Valesia cos;

al

non ho alcun dubbio

sulla piet del re, e sui vostri sen-

verso la Santa Sede. Ma non


sono ugualmente persuaso che tutto il sistema di procedere della
nostra magistratura e le antiche consuetudini del nostro gabinetto verso Roma siano assolutamente irreprensibili. I miei
sentimenti verso il re e verso il papa sono profondi nel mio
cuore; e poich io non avevo mai supposto d'intervenire nelle
loro discussioni, non ho punto intrapreso Tincarico assai sca-

timenti

e d'ossequio

relig-iosi

Se arrivasse per avvendi vedere dovesser


passare per le mie mani, io non potrei rivolgere ad esse tutta
quella rigorosa attenzione, che Sua Maest potrebbe chiedere,
ove la mia maniera di vedere non fosse punto conforme alla
sua ed a quella del suo ministero. Pertanto il re non sarebbe
punto servito secondo il piacer suo, ed io potrei trovarmi nella
trista condizione di dispiacergli senza tuttavia esser rimasto
nei limiti che la mia coscienza avrebbe desiderato. Un figlio
istrumento poco convenevole quando il padre e la madre non
sono d'accordo (24).
broso di fissare

limiti dei loro diritti.

tura che le divergenze fra

Un

cos

il

leale procedere

modo

loro

ebbe

l'effetto

posto del marchese d'Azeglio and in

San Saturnino
avere presso

la

di

Quesnada. Ma

poi, visto

il

marchese

che conveniva

Santa Sede un ambasciatore prestante per

dottrina e per abilit

(24)

desiderato. Al

Roma

Dispaccio 20 agosto

a salvaguardare

181-1 al

ministro degli

diritti

afifari

della po-

esteri in Torino.

in

Roma

il

Emanuele chiam

desta statuale, Vittorio

suo legato

288

conte Giuseppe Barbaroux. Le prin-

commissioni affidategli furono

cipali

all'incarico di

le

limento dogli antichi vescovadi con

seguenti. Ristabi-

comoda

pi

circo-

scrizione delle diocesi; dare convenevole assetto ai beni

procurare

ecclesiastici;

al

re

il

privilegio di

nominare

vescovi della Liguria in virt dell'allargamento dell'indulto di Nicol Y; chiarir dubbiezze sulla materia delle

immunit

ecclesiastiche, sulle dispense matrimoniali, sulla

giurisdizione ecclesiastica; conservare al

nominar un cardinale

e di dare

il

re

dei cardinali proposti dagli altri principi. Per

negozi

il

il

diritto di

consenso alla nomina


tutti (|uesti

conte Barbaroux portava seco istruzioni minute

approvate e sottoscritte dal re Vittorio Emanuele add


ottobre 1816.
siffatte

erasi

debito delia storia avvertir qui che

regie istruzioni

si

mai chiarita troppo

notava che

la

Corte di

ch'essa credeva competerle, e che da molto

il

le

il

tempo era

Emanuele

solila

insisteva pure

si

dovessero conceder;

gratuitamente, e quelle pei matrimoni da contrarsi

si

do-

vessero dare di rado e sempre senza costo di spesa


la

lo

Concilio tridentino prescriveva che

dispense de' matrimoni contratti

dispensando,

in

Roma non

suo legato praticasse ogni diligenza a togliere

sconcio che, mentre

fi

facile nel tralasciare quei diritti

esercitare in casa altrui. Vittorio

perch

al

Curia romana invece, tuttoch non vi fosse

legge n canone che ci

le attribuisse,

costumasse dispen-

sare assai sovente, anche per cause talora di non troppa

urgenza, e sempre poi esigendo danaro. In (juelle istruzioni facevansi eziandio

minute avvertenze sulle industrie

e sugli abusi della stessa Curia

in

ordine

ai

benefizi di

collazione pontificia, calle tasse della Dataria. Nel capitolo

che trattava della nunziatura,

nava

al

tativa,

il

re espressamente ordi-

suo ambasciatore d'astenersi da qualsivoglia

trat-

dichiarando n conveniente alla sua reale dignit

289

un nunzio

utile allo Stato lo accogliere

Degne

alla

sua Corte.

poi di attenzione peculiare sono le seguenti consi-

derazioni sulla doppia qualit riposta nel papa di capo


della Chiesa e di principe sovrano:

Quando non avevano


essi

pontefici pi di quello che lasci

ad

principe degli Apostoli, o che somministrava loro la piet

il

non figurando in questo moido fuorch nella qualit


non interessavano essi veramente ad altri

dei fedeli,

di vicarii di Cristo,

riguardi

principi cattolici fuorch a quelli di unit e devo-

Roma

non vediamo appunto, sino


dominio temporale, insorte discordie tra essa ei principi cattolici, animati come erano
questi da nobile gara a segnalare verso la medesima il loro

zione.

era teatro di pace, e

all'epoca degli acquisti da essa fatti di

attaccamento

e la loro venerazione.

In conformit di quest'avvertenza, Vittorio

ammoniva

suo ambasciatore presso

il

ben invigilare affich

interessi

gli

Che

capo della

Santa Sede di

principato tem-

del

porale della Chiesa non usurpassero


all'autorit spirituale del

la

Emanuele

il

posto

spettante

cattolicit, e

colla doppia qualit che risiede nel

papa

di

diceva

capo della

sovrano, con l'unione che vi ha in lui di


spirituale e di temporale, per cui vanno a confondersi nella

Chiesa e

di principe

sua Corte i rapporti di religione con gli interessi dello Stato,


confusione che pi d'ogni altra cosa oper nei passati tempi la

ma

che port ugualmente tanti sconcerti fra


si resa ed tuttavia cos'i diffcile
come importante l'attenzione dei Sovrani cattolici a ben distinguere i limiti delle due podest per non urtare con una Corte

sua grandezza,
il

sacerdozio e l'impero,

intenta oltrernmodo a dilatare

suoi, e per dare all'una ed all'al-

tra quel solo che le compete.

queste regie istruzioni stava

del conte
nel

rino,

Peyretti

quale stava

Tutto quanto

essere

per

quel tempo

morbida

noi
la

alle

di

unito

un memoriale

primo presidente del Senato

in

la

di

To-

seguente notevole avvertenza

Roma

timore.

oggetto di speranza, deve

Corte di Torino

Vero che
si

talora

in

mostr soverchiamente

romane pretese; ma importa avvertire che

Bianchi, Storia

Domm.

^9

avvenne massime

ci

in

una mano per prendere

290

quei casi, ne'quali davasi con

coll'altra. Cosi fu dell'affare

lativo all'anlico tributo dei calice d'oro.

cere

la

Conveniva vin-

papa ad assentire che

ritrosia del

re-

si

costruisse

un

appannaggio vitalizio alla regina Maria Teresa con redditi


di beni ecclesiastici e della Religione dei santi Maurizio e

Lazzaro (23). Ci s'ottenne facendo entrar danaro nel tesoro pontificio.

Laonde

baroux annunzi
Sardegna

di

al

tener

nel luglio del

1816

il

conte Bar-

Santo Padre l'intenzione del re di


viva

l'antica

devota consuetudine

della presentazione del calice d'oro; laonde pagherebbonsi


al tesoriere

1815

pontificio scudi quattromila pei decorsi anni

1816

(26).

VJ.

Ogniqualvolta per
la

ministri di Vittorio

Emanuele

magistratura piemontese erano svincolati dagli

di Corte,

procedevano con aperta tenacit

dare e praticare

diritti-

influssi

a salvaguar-

della podest statuale nelle at-

tinenze della Chiesa collo Stato. Pel quale

modo

di pro-

cedere suscita vansi non di rado nella Corte romana aspre


querele. Cos in quello stesso anno in cui venne rinno-

vata

la

prestazione del tributo del calice d'oro,

nale Consalvi in una nota

al

il

cardi-

conte Barbaroux scriveva:

pervenuta a Sua Santit una circolare spedita dal signor

ministro Borgarelli in data 17 luglio a tutti

Sua Maest sarda,


piuto l'animo della Santit Sua
nei dominii di

il

vescovi esistenti

tenor della quale ha riem-

della pi grande amarezza,


scorgendovi principii apertamente contrarii a quella piet e a
quella religione che tanto distingue Sua Maest.

(25) Dispaccio Valesia al conte Barbaroux


9 maggio 1816.
Dispaccio Barbaroux al conte Valesia 31 maggio 1816.
Breve
di Pio VII del 17 giugno 1817.
(26j Dispaccio Barbaroux, 13 luglio 1816.
,

291

Non pu

il Santo Padre esser


indifferente al vedere l'ordine
d ai vescovi di non accordare testimoniali per ottenere
dalla Santa Sede canonicati e benefzi
se prima i ricorrenti
non facciano constare d'aver ottenuto il regno aggradimento.
Con quest'ordine il governo di Torino si assume l'ispezione di

che

si

convertire

canonicati ed altri benefzi in dotazione di pi utili

stabilimenti, e di decidere sulla idoneit o indegnit degli ec-

da provvedersi dalla Santa Sede.


esser neppure indifferente nel rilevare
che con tanto poco decoro della stessa Santa Sede si asserisca
in detta circolare
che gl'impetranti sono il pi delle volte
meno degni che la provvisione conseguita frutto della sollecitudine non del merito dei ricorrenti e che perci conviene
negare il regium exequatur.
Il Santo Padre ha troppo buona opinione dei religiosi sentitienti della Maest Sua per dover credere che abbia avuto in

clesiastici

Sua Santit non pu

animo, nel permettere il corso a tal circolare, di recare il pi piccolo torto alla Santa Sede, alla quale si mostra cos devoto ed ossequioso. Sua Santit persuasa del pari che la Maest Sua non
pensi di frapporre impedimento alla libert del ricorso alla Santa
Sede, e di voler attribuire al suo governo il giudizio del maggiore e minor merito degli ecclesiastici da provvedersi, essendo

questo riservato esclusivamente


d'attribuire al detto

governo

il

al

Sommo

diritto

Pontefice;

come pure

d'impedire l'esecuzione

delle bolle apostoliche.

Non potendo per Sua Santit non essere profondamente rammaricata da una novit tanto lesiva ai diritti della Santa Sede
e contraria alle leggi canoniche, ha ordinato al cardinale segretario di Stato d'accludere all'Eccellenza Vostra copia di tal
circolare, pregandola di portare questi rilievi alla considerazione della Maest Sua, nella sicurezza che la conosciuta piet
della medesima non tarder a dare le occorrenti sovrane dispo-

perch la circolare enunciata sia tolta di mezzo.


adempie la commissione datagli da Sua Santit,
incontro a Vostra Eccellenza i sentimenti
questo
rinnova in

sizioni
Il

sottoscritto

della sua distinta considerazione (27).

Un'altra spinosa controversia insorse nell'anno

motivo della proibizione

fatta

Nota Consalvi,

dal governo di Torino al

vescovo di Sarzana di stampare

(27)

1817

il

calendario della sua

dal Quirinale 31 agosto 1816.


diocesi
lezioni

narono

292

stante che in esso prescriveasi

Gregorio XVII (28).

di

di tal fatto

ammesse.

Il

11

la lettura

papa e

il

delle

Consalvi me-

maggior scalpore, sostenendo che

il

per l'addietro nel Genovesato

nella

governo

di

tali

sempre

lezioni eransi

Torino rispose che,

quale non poteva esservi dissonanza

in

materia

di principii,

neanco polevasi ammettere difformit d'osservanza, mentre

che con

avea praticato
querele
al re
diritti

di

per ci acquetaronsi.

della Chiesa.

giungendo che

Il

pedir dispute,

cos
le

il

suo governo a tale misura, ag-

operando

crasi

anche provvisto

a im-

quali potevano tornar dannose alla Santa

voce preg

il

prove di devozione che

papa a voler
il

ristabilire la giurisdizione
le riserve

scrisse

re rispose tornando sopra le ragioni

Sede. Nel presentare quello scritto regio,


di

papa

11

suoi ministri operavano in guisa da ledere

che aveano consigliato

roux

nulla

statuale

contrario alle consuetudini antiche. Le

Roma non

di

che

proibizione la podest

tale

il

conte Barbaa tutte

riflettere

le

re di Sardegna aveagli dato col


ecclesiastica, col

pontiGcie, coi vantaggi

accordati

riammettere
alla

Chiesa

sulle regie finanze, colle diligenze usate nel riaprir case


religiose, e nel

avanzo

di

purgare l'insegnamento universitario d'ogni

dottrina gallicana: volesse egli pertanto alia

sua volta mostrarsi accondiscendente rispetto a un fatto

compiuto nel comune interesse delle due podest sovrane.

Non per

il

papa acquetossi; soltanto

il

cardinale Con-

salvi consigli al

governo di Torino in tale faccenda prudenza e silenzio (29).


Nel concordato che la Santa Sede avea conchiuso coll'imperalore Napoleone, riconoscendo legittimo

il suo dominio nella Liguria e nel Piemonte, erasi solennemente

(28)
{29)

Relaziono

al ro dnl ministro (iofjli interni, ?0 gennaio 1817.


Dispacci Barbaroux del 17 e 29 raarzo 1817.

dichiarato che

293

possessori dei beni ecclesiastici nell'uno

e nell'altro paese non sarebbero in alcun


nei

godimento

quelle

di

propriet

modo

molestati

che riconoscevansi

incommutabili. Ci avrebbe dovuto bastare ad acquetar


osni dubbio del

ove non fossero

stri,

dominati dall'inconsulto pro-

stati

posito di ripudiare ogni

dal

Eaianuele e de' suoi mini-

re Vittorio

comunanza

e successione diretta

governo napoleonico. Ma volendo andar a

conveniva ottenere una nuova dichiarazione


Sede, che abilmente

si

ritroso,

della Santa

destreggi a cavarne per s

E poich massime importava aver

giori vantaggi.

mag-

sicuro

imperio sulla timorata coscienza di Vittorio Emanuele,

con lettera autografa erasi indirizzato

cos a lui, che

al

papa per chiedere su ci acquetamenti d'animo, Pio VII

rispose:

calmare

Noi, per

tiamo a conferire

col proprio confessore, cui

ampia autorizzazione per

la pili

Intrigante

prete

coscienza di

la

era costui, e

l'effetto
al

lei, la

ecci-

accordiamo

medesimo

(30).

capace di servir

tutto

d'istrumento nella Corte di Torino alle voglie della Curia

romana,
a far

la

che

quale

si

manifest

tutt' altro

che disposta

papa per un suo breve dichiarasse irrevo-

il

cabili le vendite dei beni ecclesiastici fatte

durante

il

do-

minio francese nel Piemonte e nel Genovesato. Laonde,

dopo un lungo negoziare,

il

conte Barbaroux trovossi

costretto a scrivere a Torino:

Non

che questo affare

dovesse

zioni (31).

Non
rola

si

del re

(31)

tante

tergiversa-

voleva porre nel breve pontificio una sola pa-

che accennasse

Santa Sede;

(30)

incontrar

avrei mai credulo

si

Vittorio

ad approvazione

pretendeva invece

Emanuele

al

di far

per parte

della

uso d'una lettera

papa per ricavare da essa

Lettera del i>l dicembre 1816.


Dispaccio Barbaroux al ministro degli affari esteri in Torino,

2 dicembre 1816.

successori suoi

Ma

beni.

dichiarare che n egli

VII di

la necessit in cui era Pio

294

molesterebbero

questa dichiarazione, chiese

perch dunque, riprese

il

ma

giunse parola,

tutti

un breve

papa.

al

maest

figliai

pi

devozione

il

lo

al

al-

esami-

Emanuele;

tali

il

cuor suo

il

a'

andare
tornava

altrettanto

cose

Consalvi che, quanto

nell'aprire

dichiarazioni

manifestare

la

un manifesto

Era

al pontefice, si fosse lasciato

confidenti

indecoroso

consegn

perch

di Vittorio

era naturai cosa che re Vittorio,

con

quale trovavasi per disteso

pontificio, nel

Barbaroux con ragione fece notare

alle

s.

cardinale non sog-

11

trascorsi alquanti giorni

sfrgio apportato alla

al

sufficiente a

dubbi che possono su-

equivoche?

menzionata lettera regia

la

legato sardo

ConsaLvi rispose che

l'ambasciatore di Vittorio Emanuele,


nasse,

tali

conte Barbaroux, non dir

cosa chiaramente, e togliere


scitare espressioni

il

davvero

cardinale segretario di Stato, sar


tranquillar le coscienze?

possessori di

sudditi suoi in

un

breve pontificio (32). Dopo varie tergiversazioni per parte


del Consalvi,

fini

si

e Pio VII dichiar,

per lasciar in disparte la regia lettera,

che, pel bene della pace e

bilimento della cattolica religione, n egli n


cessori inquieterebbero in

modo veruno

questi

beni,

diritti

suoi suc-

rebbero immutabilmente dei

loro

baroux,

cardinale penitenziario

il

alla larga,
la

mano

(32)

(33)
(34)

pro-

od aventi

possessori

Nel consegnare questo breve


disse:

al

conte BarSi andali

perch nel concordalo francese erasi aperla

e fatta

la

croce sui beni alienali (3^).

Dispaccio Barbaroux, 16 dicembro 1816.


di Pio VII del 20 dicembre 1816.
Dispaccio del 24 dicembre 1816.

Breve

la

redditi annessi rimar-

causa (33).

rista-

gli acquisitori di

beni ecclesiastici alienali, e che in conseguenza


priet di

il

295

VII.

meno grave argomento

Altro non
interesse pel

governo

condizioni, in cui

di pubblico e privato

Torino era quello spettante alle

di

trovavano coloro,

si

quali

al

tempo

de' Francesi aveano abbandonato le case religiose. Cor-

rendo l'anno 1802


la facolt di

papa avea accordato

il

chiedere indulto di secolarizzazione perpetua,

e del riacquisto del

vescovi, nelle

aveano

di ereditare

diritto

conformit delle leggi


ai

e di testare in

purch ne facessero istanza

civili,

cui diocesi

vivevano (35). Non

profittato di tal concessione.

tutti

pi giudicando che

religiose, comjiiuta dalla po-

soppressione delle case

la

a tutti costoro

dest statuale, gli avesse giuridicamente ridotti alla con-

dizione di sacerdoti regolari, e restituiti quindi


civili

ai diritti

perduti per la libera rinunzia premessa alla solenne

professione religiosa, non s'erano brigati di rivolgersi alla

podest ecclesiastica per conseguire l'indulto perpetuo di


secolarizzazione.

Giunto l'anno Sh,


rizzati

canonicamente

nella vita claustrale.

per essi

il

tutti

trovaronsi

Ma

questi religiosi,

ci

non era

chiamati a rientrare
tutto,

un fomite

famiglie,

breve

un

che presenziava

pericolo del vedersi contrastalo

beni ottenuti per diritto di successione.


a

si

profondo di

Vittorio

Emanuele

di secolarizzazione

reciso rifiuto.

litigi

non secola-

il

possesso dei

A metter

riparo

e di perturbazioni nelle

fece chiedere

generale (36). Da

Nullameno facendosi

di

al

papa un

Roma venne

giorno

in

giorno

(35) Lettere del cardinale Antonelli al cardinale Martinara del


20 ottobre ed 11 dicembre 1802.
(36) Dispaccio Valesia al conte Barbaroux, Torino 17 marzo 1817.

296
pi imperiose le ragioni
il

di

conseguire

conte Barbaroux ebbe l'ordine di far

Egli rappresent che,

mentre l'indulto

tal

provvidenza,

nuove

istanze (37).

d'una ge-

pontificio

moJo

nerale secolarizzazione non vietava in alcun

di

rientrare nei chiostri a quanti n'erano vogliosi, impediva


il

male

di costringervi coloro,

massime essere conforme

Ci

alieni.

l'equit, in

quali eranne divenuti

quanto che

concesso per

tutti

che,

delle loro famiglie, vi

ritornati

aveano

primo loro entrare

al

si

coscicirze timorate. Vogliosa

ripopolassero di

frati, e

stasse prevalente, la Corte

si

in

che ad ogni costo

che l'autorit sua

ir-

conventi

si

romana rimase ferma


il

manifenel

di-

cardinale Consalvi

mezzo, notevole per curiale astuzia

La Santit Sua ebbe

fu possi-

grave turbamento nelle

niego. Fra gli altri argomenti che

port

smuovere dal-

Ma non

profonda cagione di quotidiane

requietezze nelle famiglie, e di

si

torn in appresso
di

l'assunto contegno la Santa Sede (39).

in

vano anche questo

Uoma

con pi stringenti argomenti a tentar

una

del-

dai chiostri nel seno

religiosa (38). Ui usci lo

tentativo, l'ambasciatore sardo in

togliere

norme

vescovi aveano

contratti obblighi e vincoli

che non potevano aver previsto

bile

generale indulto, e d'altra parte non

pochi erano coloro

una corporazione

alle

alcune diocesi

in

il

seguente:

a rilevare che l'implorato generale indulto

produrre una pessima impressione


nell'animo dei buoni, i quali sotto il sistema attuale vedrebbero
con loro scandalo metter il sig'illo ad una delle relig-iose innovazioni che chiam in modo speciale le loro lag-rime nelle

di secolarizzazione,

oltre al

potrebbe fors'anche compromettere il decoro


Maest Sua, mentre che, se per secondare le di lei
dichiarassero canonicamente sciolti gli impegni con-

])as3ate vicende,

della stessa

istanze

si

Dispanrio Barharoux al Valesia, Roma 18 aprile 181G.


Dispaccio IJarbaroux, Roma 14 agosto 1811.
(39) Noto Rarbaroux al cardinale Consalvi, 10 ottobre e "22
ceml)re 1817.
(37)
(38)

di-

297

Piemonte

potrebbe infatti restar


che Sua Maest nutre a far
rivivere ne' suoi dominii gli istituti religiosi che vi sono stati
incompetentemente soppressi, poich verrebbero a mancare pressoch tutti gli elementi necessari a comporre il nuovo ideato
del

tratti dai religiosi tutti

illusoria la tanto pia disposizione

edifzio (40),

Nell'inviare questa nota al suo governo,

baroux

vi

conte Bar-

il

faceva sopra alquanti commenti, che in ve-

attestavano un procedere poco leale per parte della

rit

Corte di

Roma

(^1).

Per condurre a termine

il

grave incarico della

restitu-

zione e dell'allogamento dei beni ecclesiastici invenduti,


e a dar sesto alla circoscrizione di alcune diocesi, re Vittorio

Emanuele

aviti

Stati

nella quale

avea

istituito

Roma

agli affari, gli


investiti

risposta

dai primi mesi del

papa

fu negativa.

Genova e

di autorit

Oltre

diceva che, dando una

di

chiesastico. Ci fatto,

un andamento sbrigativo

che, a dare

arcivescovi
da!

suo ritorno negli

una commissione permanente,

predominava l'elemento

egli chiese a

sero

fin

tal

gli

altri

di

Torino venis-

apostolica (^2).
riflessi

il

La

Consalvi

concessione, s'aprirebbe

la

strada a conseguire quel fine cui non aveano mai tralasciato di tendere

nemici della Santa Sede, d'escluderla

cio poco a poco, prima indirettamente poi direttamente,

da quelle ingerenze,

alle

quali era chiamata per

man-

dato divino (^3).


Il

alle

re di
sedi

indulto

di

fermazioni

(40)
(41)

^42)
(43)

Sardegna
vescovili

Nicol
d' altri

si

teneva autorizzato a provvedere

vacanti

nella Liguria

in virt

d'un

V avvalorato dalle posteriori conSommi Pontefici. Se non che nel


,

Nota Cousalvi, dal Quirinale, 29 dicembre 1817.


Dispaccio Barbaroux, Roma 1 gennaio 1817.
Nota Barbaroux al cardinale Consalvi, 20 marzo 1820.
Nota Consalvi al conte Barbaroux, 7 agosto 1820.

298

novembre deiranno 1818

il

conte Barbaroux scrisse da

Roma:
In seguito alle conferenze che ho avuto col cardinale Consalvi,
sono sempre pi convinto che non si assentir semplicemente
di fatto il diritto di nomina ai vescovadi genovesi; e cosi mi

vado ad occupare per ottenere un Breve quanto pi

si

potr

favorevole (44).

Ma

al

governo

veder rimesso

di

in

Torino sembrava cosa troppo dura

questione e negalo un diritto gi ab

Deliber quindi di fare

antico riconosciuto e praticato.


un'altra prova presso

il

cardinale segretario di Stato per

persuasione che

indurlo nella

termini in cui era con-

cepito l'indulto di Nicol V, le cause che lo aveano originato,

fini

cui

era

stato indirizzato

comune

di

ac-

cordo, testificavano in favore del buon diritto invocato


dal re di Sardegna.

Mancando

al

spondere con sode ragioni, disse


batamente:

Ebbene,

riale; esso

sar

Consalvi

passato alla Congregazione

drete ingolfati in un

qualche anno,

ri=

un memodei vescovi

modo

tal

vi

ve-

di questioni; e passato che sar

troverete allo stesso punto in che ora

vi

Fu

mar

di

Barbaroux poco gar-

al

voi potete presentare

e regolari, oppure alla Concistoriale. Per

siete {hi)).

modo

il

rassegnatamente

forza pertanto piegare

il

capo, e fare buon viso a una bolla pontificia, che accor-

dava
ed

al re di

Sardegna

agli altri benefizi situali nel


Il

allora

si

gozio, nel quale l'accordo

manifest

Ciinevra,

(46)

di

Vittorio

vescovadi

Genova

(^C).

Boma

eziandio

in

verso

un ne-

doveva sperarsi intimo. Aslrello

a cedere alcuni spartimenti

(44)

ducato

ai

comportarsi non benevolo della Corte di

(juclladi Torino

(45)

nomina

diritto di

il

Emanuele

della Savoia al
volle

che

si

cantone

facesse

Dispaccio del 12 novembre 1818.


Annesso in cifra al dispaccio 2 dicembre 1818.
Bolla di Pio VII del 14 luglio 1819.

di

ogni

299

per tutelare grinteressi religiosi di que'suoi an-

sforzo

Saputo pertanto nell'anno 1817 che

tichi sudditi cattolici.

un deputato del cantone di^Ginevra

Roma

erasi portato a

per ottenere dalla Santa Sede concessioni che nell'animo


del re apparivano svantaggiose agl'interessi religiosi che

voleva difendere, ordin

Santa Sede d'agire

al

suo ambasciatore presso

in contrario.

la

Barbaroux rispose;

motivi che il bene della religione


Ho esposto al cardinale
dovea sug-gerire per non far passare quei paesi sotto un vescovo
suddito d'una Potenza protestante, motivi, che avevano determinato il nostro religiosissimo Sovrano, anche nell'atto che
suoi Stati venivano da altra parte ingranditi, a non annuire a
quella cessione senza prima assicurare in quella e in ogni altra
i

il favore a que'suoi sudditi dal canto della religione.


Tanto pi mi persuadeva che gli stessi motivi dovessero essere
presenti all'animo del Santo Padre, e mi pareva ch'ei dovesse
esser ben contento di avere nella convenzione stipulata dal re
di Sardegna una ragrone vieppi giustificativa del suo rifiuto
alla domanda che veni vagli fatta (47).

parte tutto

Ma un argomento

potentissimo s'opponeva a soddisfare

le religiose istanze del re di

Sardegna. La Corte

di

Roma

era avvinta da molti obblighi di gratitudine verso le Corti


di

Londra, Berlino e Pietroburgo per

tole nel

perch

le

dite, cos
in

il

patrocinio presta-

Congresso di Vienna. E giacch esse insistevano

domande
il

del deputato ginevrino fossero esau-

Consalvi, impazientito dalle assidue

opposto senso dell'ambasciatore sardo,

conte Barbaroux:

Sappia che

io

fini

istanze

per dire a!

assolulamenle non

posso pi tardare a metter innanzi l'affare risguardanle

lunione delle parrocchie della Savoia ad una delle diocesi


Ho ricevuto in effetto nuove e pi calo-

della Svizzera.

rose istanze del governo di Ginevra, e questo ministro di

Prussia non mi d quiete (^8).

(47)
(48)

tranquillare la co-

Dispaccio Barbaroux, Roma 11 dicembre 1817.


Dispaccio Barbaroux 16 dicembre 1818.

300

scienza di Vittorio Emanuele,

nata

che fu ogni cosa

Ginevra,

in

il

conte Barbaroux, termi-

conformit dei

desiderii

di

gli scrisse:

Poich nell'afifare delle parrocchie della Savoia Vostra Maest


non aveva altro fine che la religione, essa debb'essere ben tranmentrech il papa ha deciso in favore degli Svizzeri
quilla
,

protestanti (49).

L'ironia che trapela

da questa osservazione del Barba-

roux, mostra a qual segno fosse penetrato negli animi dei

governanti e dei diplomatici subalpini

il

convincimento

della scarsa religiosit nelle arrendevolezze della

Sede verso

la

ma

Svizzera protestante,

tuttavia

Santa

favoreg-

giata sulla cattolica Sardegna a motivo del patrocinio

quei maggiori Potentati,

quali

ai

il

di

papa era specialmente

debitore del ristauro della sua sovranit temporale.

Vili.

La Chiesa

Francia

in

era passata

traverso a terribili

perturbazioni. L'opera disastrosa della Costituzione civile


del clero avea

e una

fruttalo

un clero

erasi visto

una guerra

popolo francese aveva assistito

mirare
rivolta

la

quale

la libert.

al triste

Frattanto

spettacolo di

santa rivendicazione della giustizia troppo presto

all'oppressione delle coscienze. Indi sulla chiesa

di Francia

aveva pesato

intento a padroneggiarla
in vita florida, e di

Lettera del

il

-2

il

braccio ferreo di Napoleone,

anche quando cercava

camminare d'accordo con

Giunto l'anno 1815,


per rovesciare

(49)

nella

miscredente aristocrazia appigliarsi all'aiuto del

sentimento religioso per combattere


il

civile,

corrotto rigenerarsi nella persecuzione,

la

Santa Sede

lo

di tornarla

essa.

credette propizio

Concordato del 1801, e per rivendicare

settembre 1819.


reame

nel

301

Francia a se stessa ed

di

al clero

quelle pre-

minenze ecclesiastiche e quelle prerogative, che

in parte

eransi inabbissate nei vortici della Rivoluzione

in

parte

l'imperatore soldato avea

compresse passando sul carro

della vittoria. Quindi

si

il

papa

rifiut di

provvedere ad un

riordinamento delle chiese di Francia,

di

equamente

vescovi gi no-

le diocesi,

e di confermare

minati, se innanzitutto

il

governo

di

Luigi

regolare pi

XVIII

non

abolisse le leggi organiche, tutrici delle libert gallicane

e dei

cese
ci

dello Stato. Era in

diritti
il

duca

di Blacas,

Roma

ambasciatore fran-

favoreggiatore eccessivo di tutto

che avea appartenuto all'antico tempo, e odiatore

acerbo di quanto negli ordini statuali erasi operato

in

Francia dalla Repubblica e dall'Impero. Nell'agosto dell'anno

1816

egli

segn quindi un concordato segreto, che

non fu per accolto a Parigi a motivo delle esorbitanti


concessioni fatte in esso alla Santa Sede.

Nel giugno del susseguente anno 1817 Blacas segn

un nuovo concordato, che ottenne

la ratificazione

Luigi XVIIl. Dietro quest'accordo, rimaneva abolito

del re
il

con-

cordato del 1801 ei capitoli dell'anno successivo, mentre

che veniva richiamato


(ra

Leone

tempo faceva

e Francesco
in

nuovi vescovadi.

1.

Una

bolla pontificia in pari

Il

nuove metropolitane

tentativo era

fosse riuscito

appieno,

custode dei principii del 1789,


violatrici

concordato stipulato

Francia una nuova circoscrizione delle

diocesi, istituiva sette

in effetto

in vita l'antico

si

e trentacinque

veramente audace. Ove


alla

Francia, erede e

sarebbero imposte leggi

delle libert della Chiesa gallicana, turbatrici

della coscienza di coloro che

aveano acquistato beni ec-

clesiastici, diseppellitrici di privilegi chiesastici sotterrati

da

secoli, rinnovatrici

dell'infeudamento delle manimorle,

distruggitrici d'acquisti civili divenuti sacri alla nazione.

Un

regresso cotanto assurdo al secolo xvi non tard a

302

trovare la disapprovazione pi ostinata in ogni classe di persone; laonde

Roma
Ma

dare a

governo francese

il

negoziati.

il

Curia era sdegnata del

del concordato del


ziatore

insistette pel

1817. Ci

il

fu causa che

ministro DessoUes ottenne un

temporaneo per provvedere

Ma

modo

di

procedere

mantenimento

nuovo nego-

il

non venisse a verun accordo. Solo a grande stento

1819

nel

man-

trov necessitato a

conte Portalis con l'incarico d'aprire nuovi

la

governo francese; quindi

del

si

intanto a

e sussistente

Roma
il

si

alle sedi

accomodamento

vescovili vacanti.

come

continu a riguardare

valido

concordato del 1817.

IX.

A poca
cia

la

altro

distanza d'esso concordalo stipulato colla Fran-

Santa Sede venne

Baviera

colla

anch'esse
vent'anni

le
:

pure

quale

col

bavaresi

libert religiose

arcivescovadi

gli

alla

conclusione d'un

rimanevano rovesciate

esistenti

vescovadi

gi

da

dovevano

essere dotati di beni fondiarii con lbera facolt

d'ammi-

slrazione; la Chiesa veniva investita del diritto

d'acqui-

stare liberamente nuovi

beni;

si

riaprivano alcuni con-

venti; le scuole e la censura sulla stampa rimanevano


in bala del clero.

stato

il

Negoziatore di questo concordato era

vescovo Haffelin ottuagenario, che

il

papa innalz

subito dopo alla dignit cardinalizia. Sul quale fatto cosi

scriveva da

Monaco

il

ministro del re sardo;

L'elevazione al cardinalato di monsignor Huffelin ministro di


Baviera presso la Santa Sede stata qui -ceduta da tutti i partiti con l'occhio deUa disapprovazione maggioro. La giustificazione elle di lui si pubblicata in Koma, non potrebbe imporre
ai

numerosi testimonii della sua passata condotta. I settarii


Germania, quali non veggono in monsignor Haffelin che

della

uno

dei principali loro refrattarii,

successo della sua defezione.

si

sforzano di biasimare

il

felice

partigiani della Corte pontificia

considerano

il

suo innalzamento

nazione della porpora romana


di

303

al cardinalato

mentre

riconoscere nella dignit concessa

prezzo col quale

Roma ha

tenziario bavarese,
attribuire

una

Comunque

tale

come una profa-

si compiacciono
vescovo Haffelin il

primi

al

attirato ne' suoi interessi

plenipo-

il

Sede s'affannano ad
scelta a semplice condiscendenza al re (50).
difensori della Santa

ci avvenisse,

concordato concluso dal

il

vescovo Haffelin e ratificalo a Monaco, come fu noto,


produsse per tutta
allora

ed

la

Baviera grande malcontento.

indietreggi, e rivolse

re

11

maneggi del suo governo

proprii ad inceppare lo svolgimento degli accordi presi

con Roma.
Stava per arrivare in Monaco

Un segreto ordine
viera di

si

nunzio Serra-Cassano.

del re prescrisse ai vescovi della Ba-

non entrare seco

mostrare alla nazione che

modo

il

lui in rapporti diretti (ol).

il

governo non trovavasi

in

alcun

proclive a dar corso agli accordi presi da Haffelin,

fece sapere al nunzio che

onorificenza

regno.

entr in

pubblica

al

non

gli si

presterebbe veruna

suo ingresso nella capitale del

Perci, a sfuggir questo disdoro, Serra-Cassano

Monaco nottetempo, correndo

Gravissime

difficolt

l'ottobre del

1818.

raspettavano.il re era profondamente

irritalo perch il papa avea rifiutato d'approvare la nomina dell'abbate Franeuberg al vescovato di Wurzburgo.

L'impegno assunto dal governo


possedimenti territoriali

le

di

Monaco

di costituire in

rendite dei seminarli e delle

rimaneva insoddisfatto. Argomento di


maggiore screzio era quello che attenevasi alla promulga-

mense

vescovili,

zione della

l'anno

costituzione del regno, fatta nel

1818. Insieme ad essa

concordato,

ma accompagnato

(50) Dispaccio del conte Breme


Torino, Monaco 17 maggio 1818.

(51)

Dispaccio Breme,

Monaco

al

maggio del-

erasi bens pubblicato

da un editto

ministro degli

aprile 1818,

di

il

religione,

affari

esteri in


nel

quale

riservava allo Slato un largo diritto di sor-

si

veglianza

304

e protezione

diverse confessioni, giuri-

sulle

dicamente equiparate

loro.

fra

Vero che

il

Sede schia-

Haffelin era stato sollecito di porgere alla Santa

rimenti conciliativi

provato un

ma

modo

tal

di

il

cardinale

ministro Rechberg avea disap-

procedere (52).

Tal era lo stato delle relazioni della Santa Sede con

governo

Monaco quando, come dicemmo,

di

Serra-Cassano giunse in quella


il

diplomatico della Chiesa,

Era

citt.

il

nunzio

il

tutt'altro

che

quale sa benedire ed es-

il

ser benedetto da ogni governo, e

si

della gente in cui

risiede senza

parteggiamento di

fa-

zioni

contrario, con molta astuzia

ma

con

Egli al

(53).

ninna

raggrupp intorno a s

lealt,

Monaco per

tano in
scinar

clero

il

mostra fedele amico

partito oltramon-

il

suscitare inciampi al governo, e tra-

a rifiutare

suo giuramento alla costitu-

il

zione. Questo contegno inframmettente e agitatore proce-

modo da indurre

dette in
in

una pubblica udienza

aspramente:

nunzio Serra-Cassano per dirgli

al

Io spero,

monsignore, che voi lascierete

d'usurpare

lungo negli

affari

periodo di

tempo giunse a

miei

tergiversazioni
sciuto, e

il

clesiastici

essa

della

non

miei (5i).

mescolerete pi a

Tuttavia

Roma

trionfare sulle

Baviera.

la

11

in

questo

resistenze e

concordato fu

costituzione

non contenesse nulla che

Ma

vi

di re Massimiliano assenti

giurassero

della Chiesa.

(52)

diritti,

governo

re Massimiliano a rivolgersi

il

che

riconogli

colla clausola

ec-

che

fosse contrario alle leggi

questo fu un trionfo piuttosto apparente

Rapporto degli

affari della

Nunziatura

di

Baviera dal novem-

bre 1818 al dicembre 1818, pel nunzio Serra-Cassano.


(53) Audisio, Idea storica e razionale della diplomazia ecclesiastica,
pap. 301.
(51)

Roma

1864.

Dispaccio Siraouetti

Monaco

14

maggio

1824.

al

ministro degli

affari esteri in

Torino,

305
che reale, avvegnach l'ingerimento e

la

sorveglianza del

governo bavarese continu effellivamente a prevalere


tutti

gli

ecclesiastici;

affari

n ebbe luogo

la

in

dotazione

promessa dei beni fondiarii (55).


breve corso

In tal guisa nel


la

anni erasi dileguata

di sei

maggior parte delle ardile speranze concepite dalla

Santa Sede nel 181^ rispetto

al ristauro

signoreggiante supremazia della

primiero delia

sua autorit spirituale

nell'orbe cattolico. Nessuno quasi dei tentativi da essa

per imporre

la

propria volont ai Sovrani

in virt del diritto

risaliti sul

fatti

trono

divino delle corone, era andato esente

dall'essere direttamente o nelle

immediate sue conseguenze

avversato e reso inutile. Nelle trattative per dare un definitivo

ordinamento

ai rapporti

esistenti tra la Chiesa

Curia romana erasi trovata costretta a indie-

lo Stato la

treggiare nelle sue pretensioni, di fronte alle resistenze

energiche

di

quei medesimi Sovrani, sulla devozione dei

quali essa avea fatto maggior assegnamento per conclu-

dere concordali vantaggiosi, che servissero come di modello agli

Intemperanze e inconsideratezze per parte

altri.

della Corte

romana, avidil d'assoluto imperio, ragion

Stato, vecchie tradizioni, necessit di

de' progrediti

tempi

In pari

tempo

la

non disfare l'opera

per parte dei governi

aveano rapidamente condotto

le

di

cose a un

tal

ristaurati

punto.

buona opportunit d'una ristorazione

grande e magnifica delle cattoliche discipline era andata


perduta, e s'era

fermato

il

corso felicemente principiato

del ritorno allo credenze religiose,


assalti portali

mano
(55)

dalla Curia

romana

l'essenza della societ

massime

alle istituzioni

moderna.

Gervinus.

HlAiNCiil,

Storia Domili.

pei manifesti

-'

che

for-

CAPITOLO DECIMO

Noniiiinrio

del re

Resislei/a

harnais

di

terminativo

minative

del proprio

gralifcare

Parma, Piacenza

possesso

il

siibilolo dell'Austria

di

Piacenza

Toscana

Lucca

liimoslranze
il

del

duca

Nuova infrazione gravissima

Congresso d'Aquisgrana
re di

Il

Sardegna e

Governi

il

Accordo

tenuti dall'Austria per

Pratiche ter

Sua soldi

Vienna

Sardegna relative a Piacenza

di AVellington

Avvenenza Previdenze

asa di Savoia e del Piemonte

<

dell'Austria al diritto positivo

Cenni

europeo

sul

Avvertenza
primari potentati
Monaco -- 'Consigli di repressione violenta

Dichiarazione

principato di

dei

dal principe di Metternich

italiain

alla riversi-

Prepotenze della Corte

re di

austriache intorno alle aniliizioni italiche della

Modi

L'infanta Maria Luigia messa nella sovraniti di Lucca

Colloquio del conte d'Agli con

dati ai

r.onteslazioni diploniatiehe

toniniissione volontaria al patronato austriaco


in

principe Eugenio Beau-

negoziato relativo

il

e Guastalla

il

insistenza della Russia

Cagione per cui venne ripreso

dei ducali di

bilil

assicurarsi

Napoli

Procedere

Considerazioni

retrospettive.

I.

Narniniio n suo luogo


narclii

vincitori

di

In

j?rnvo/za

Napoleone

re

al

imposta dai

delle

Due

iio-

Sicilie a

vantagi^io del principe Eugenio lieauharnais. Le trattative

che poi s'intavolarono a Napoli, scontrarono addirittura


il

gravissimo ostacolo del rifiuto

teciparvi,

essendo che,

del trattato

da

lui

giugno del 1815


tutti gli Stali

(1)

egli

Ferdinando

di par-

allegava, l'articolo secondo

stipulato con

la

Corte di Vienna

guarentivagli ne' termini

posseduti in Italia

(1).

Dispaccio del marchese Cireello


gennaio 181H.

poli 2

di

al

pi

nel

precisi

Di fronte a questa op-

principe Caslelcicala

Na-

307
posizione, sostenuta sottomano dall'Austria,

re di Ba-

il

viera lasci intendere che egli era disposto ad aiutare


i

Sovrani alleati per uscire dalla difficolt in cui trova-

vansi, purch la Corte di Napoli volesse assentire a sbor-

sare dieci milioni di franchi.

impegnato a presentare

ma
il

io

modo

fece nel

tempo

gabinetto di Vienna venne

siffatto

mezzo d'accomodamento:

pi languido, perocch era trascorso

bisognavagli fingersi infervorato in quel

cui

in

11

negoziato a meglio abbindolare


di

Monaco. Onde

il

ministro sopra

Pietroburgo e

gli esteri di

Ferdinando

1817:

scriveva nel marzo del

le Corti di

manifesto dall'esame delle carte spedite, che

il

gabinetto

austriaco, per uscire felicemente dal suo negoziato con la Ba-

avea posto a carico di questa Corte lo stabilimento da


Eugenio Beauharnais; e la condotta incerta e
tenebrosa, che finora ha tenuto il gabinetto stesso, una prova
del suo rimorso e del suo desiderio d'allontanare, per quanto
viera

darsi al principe

fra possibile,

Ma

la

il

momento

del nostro sacrifizio (2),

Russia non tralasciava d'insistere perch

si

fa-

Eugenio.

Il

ne-

cesse ragione

al

buon

diritto del principe

goziato che Io risguardava

venne

quindi, ad istanza dello

czar Alessandro, avocato alla Commissione territoriale di

Francoforte, incaricata di dare attamento alle deliberazioni prese dal

Congresso

di

Vienna per anco sospese.

sultato fu che, nel periodo d'alcuni anni,

vesse pagare
Il

al

il

Il

ri-

re di Napoli do-

Beauharnais cinque milioni di franchi (3).

governo inglese s'incaric di ragguagliarne

il

governo

di

Napoli, dichiarando che per ragioni d'interesse europeo

Gran Bretagna desiderava che il re Ferdinando assenSua


tisse. In tal modo scriveva il marchese Circello:
la

Maest

(2)

poli 6
(3)

si

veduta costretta

ad accettar

Dispaccio del marchese Circello

marzo

al

un debito,

a cui

principe Castelcicala, Na-

1817.

Protocollo della seduta IS febbraio 1817.

_
niun

che

richiamava

liloJo Io

ai

minori

rendevano

308

[U).

Di

tal

sorta era la giustizia

alleati secoloro nel

fratelli

nome

di Cristo

Santa Alleanza!

vessilliferi della

II.

Grandemente cuoceva all'imperatore Alessandro


der

la

Spagna

grande alleanza. Correndo

all'infuori della

pertanto Tanno 1817.


nel divisamento di

il

di ve-

gabinetto di Pietroburgo venne


nell'orbita d'essa

tirare

alleanza

la

Corte di Madrid, gratificandola con un atto di giustizia

verso un ramo della reale famiglia spagnuola. La proposta


russa trov gradimento presso

e austriaco; laonde

una conferenza

rigi

venne nell'accordo d'aprire

si

di ministri plenipotenziari,

goziare e stipulare un

trattato

riversibilit dei ducati

di

in

gabinetti francese, inglese


in

Pa-

onde ne-

terminativo rispetto alla

Parma, Piacenza e Guastalla,

eseguimento dell'articolo 90 dell'atto finale del Con-

gresso di Vienna.
All'Austria

massime premeva d'assicurarsi

guarnigione

in Piacenza.

tale pretesa

A meglio

l'imperatore

fortificarsi

diritto

nello aprile

scriveva

alla

diritto di

perci

in

Francesco indusse l'arcidu-

chessa Maria Luigia alla formale rinunzia pel


qualsiasi

il

successione

figlio

dei tre ducati.

1817 l'ambasciatore napoletano

in

suo di
Quindi

Londra

L'affare della riversione dei ducati di

Parma

Piacenza

Guastalla in favore dell'infanta Maria Luigia e di suo figlio


in ottimo progresso a Parigi. L'Austria ha chiesto in quel caso
di

mantenero guarnigione

in Piacenza, forte di

una cosa che

s'ignorava, e che prego PEccellenza Vostra di tener segreta,


di

un

(4)

1R17.

trattato cio che l'imperatore Alessandro

Dispaccio in cifra Circello

al

segn nel 18L5

Castelcicala, Napoli 16 aprile

309

a Vienna nel mese di marzo, col quale riconosceva la successione di

Ma

Parma

Piacenza in favore del giovinetto Napoleone.

ora la Russia di parere diverso.

dell'arciduchessa

Il figlio

Maria Luigia, se pur tale, avr alcuni feudi in Germania.


Sarebbe stato meglio dargli nulla per sempre bene che
non venga posto in Italia (5).
;

Scartata la successione alla ducale eredit del figlio di

Maria Luigia

eranvi

ferenza di Parigi
di

altri

due

punti^ su cui nella con-

plenipotenziario spagnuolo rifiutavasi

scendere a componimento. L'Austria chiedeva che

trattato

di

il

che stavasi per stipulare,

guarnigione nella

di

citt

le

guarentisse

blico servizio

diritto

il

11

cavaliere La-

tal

onere di pub-

Piacenza.

brador negava d'assentire, dichiarando

il

nou compatibile con l'indipendente sovra-

nit della famiglia a cui dovevasi devolvere


(luella citt. Egli inoltre insisteva affich le

il

Coni

dominio
di

di

Vienna

e di Firenze raddoppiassero l'assegno stabilito a vantaggio


di

Maria Luigia e del

figlio suo,

fossero

sintanto ch'essi

per rimanere nella lemporaria sovranit di Lucca.


Il

disputare intorno a

tali

punti erasi reso lungo ed

aspro a segno da mettere in repentaglio


dell'intiero

negoziato. Per uscirne fuori

il

lington s'appigli al partito d'intavolare in

il

buon

duca

di

esito

Wel-

Madrid sepa-

rate e segretissime pratiche, per cui rest sfumala l'opposizione della

Spagna

rispetto a

su Piacenzp. Rimaneva

Labrador, e fu
di

portarsi

tolto

in

quanto chiedeva l'Austria

Parigi l'inciampo del cavaliere

per l'ordine ch'ebbe dalla sua Corte

a Napoli dove lo attendevano affari urgen-

tissimi (6).

L'incarico di continuar

commesso

(5)
(6)

al

il

negoziato venne dalla Spagna

conte di Ferna'n Nunez.

Il

trattato,

che egli

Dispaccio del 17 aprile 1817 al marchese Circello in Napoli.


Dispac(o del principe di Siila al ministro degli affari esteri

in Napoli,

Madrid 30

masrerio 1817.

a solloscrivere, tu spedito a

non tard

un consiglio

tifica.

Adunato

re,

concluse d'ordinare

si

tosto

nuovo

mettersi di

di

310

modo che

madre, ove
ed

ai figli

il

alle figliuole

il

suo soggiorno

che a

tali

gli

potessero nascere da un

lei

metterne

ma non

la

come

richieste dalla

conte

al

Spagna per

segno da compro-

d'insistervi sopra a

conclusione.

Convocata sollecitamente
ziario

per dirette

prescriveano di mettere bens innanzi

correzioni al trattato,

ratificarlo,

Lucca,

rimanesse guarentito

figlio,

il

in

successorio dell'infanta

diritto

secondo matrimonio. Le istruzioni

Fernan Nunez

all'appannaggio

tirato rispetto

premorisse

le

ra-

la

plenipotenziario spagnuolo

al

sul

assegnato a Maria Luigia durante


e di far in

Madrid per

sotto la presidenza del

la

conferenza,

il

plenipoten-

spagnuolo espose ch'egli, spinto dal desiderio

conciliazione, avea oltrepassato

temeva
tificarsi

assai di
il

vedere disdetto

trattato dalla

di

le istruzioni ricevute, e

proprio operato, n ra-

il

questo

sua Corte. In

timore es-

ser indotto da alcune notizie ricevute da Madrid; pro-

porre quindi di trovare qualche rimedio

comodandolo

nei

modi

gi fatto, riac-

al

ch'egli stava per proporre. Queste

modificazioni erano le sovraccennate.

Per alcuni
parole del

istanti

un profondo

successe alle

silenzio

plenipotenziario spagnuolo. Quindi

il

barone

dr Vincent, ministro austriaco in Parigi, prese a dire cos

ove
in

il

rappresentante della Corte

campo

all'infanta

la

pretensione d'un

di

Madrid avesse posta

aumento

Maria Luigia mentre erano

in

tive per la conclusione del trattato, a cui


la nostra firma, io le avrei interrotte

chiesta contraria alle

ed

Assai mi duole d'essere costretto a dichiarare che,

mie

appanaggio
le tratta-

abbiamo apposta

dichiarando tale

istruzioni, alla

agli obblighi assunti dalla

f