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Discriminazioni contro i non-Ebrei in Israele


di

Sami Aldeeb 1

1995

www.sami-aldeeb.com
saldeeb@bluewin.ch

INTRODUZIONE

Il Vicino Oriente si trova oggi di fronte a una svolta decisiva. Ai Palestinesi e agli Israeliani si
chiede di fare una scelta tra parecchie soluzioni politiche: coesistenza di due Stati vicini, Israele e la
Palestina; Confederazione israelo-palestinese secondo il modello svizzero, oppure uno Stato israelo-
palestinese binazionale su tutta la Palestina.

Qualunque sia la soluzione adottata, ci si troverà davanti a entità politiche multiconfessionali, ciò
che porrà il problema della coesistenza di individui che appartengono a diverse religioni. La pace
nella regione dipenderà allora dal rispetto del diritto degli uni e degli altri, senza discriminazione
dovuta all`appartenenza religiosa.

Questa esigenza era presente nello spirito degli autori della Dichiarazione d`indipendenza dello
Stato d`Israele del 1948 (vedi oltre). E` anche presente nello spirito dei dirigenti palestinesi: a
Strasburgo, davanti al Consiglio dell`Europa, Arafat ha affermato che il futuro Stato palestinese
"sarà una repubblica, democratica e multipartitica; rispetterà la Dichiarazione universale dei diritti
dell`uomo e non praticherà discriminazioni tra i suoi cittadini a causa del colore, della razza o della
religione". Ciò è stato riaffermato nella Dichiarazione d`indipendenza dello Stato palestinese,
proclamato ad Algeri il 15 novembre 1988, in cui si dice che questo Stato "sarà fondato sulla
giustizia sociale, l`uguaglianza e l´assenza di ogni forma di discriminazione a causa della razza,
della religione, del colore o del sesso, nel quadro di una Costituzione che garantisca la preminenza
della legge e l´indipendenza della giustizia, e in completa fedeltà con le tradizioni spirituali
palestinesi, tradizioni di tolleranza e di coabitazione generosa tra le comunità religiose nel corso dei
secoli" .
2

D´altronde non si vede come si possa pretendere di vivere in pace su una terra culla di tre religioni
monoteistiche senza rispettare le convinzoni degli uni e degli altri. La trasgressione di questo
principio non rappresenta forse la causa principale della crisi vicino-orientale?

1Dr. in diritto; diplomato in scienze politiche.


2Per la dichiarazione di Yasser Arafat davanti al Consiglio dell´Europa, cfr. International Herald Tribune, 14.9.88, p. 1. Per la
Dichiarazione d´indipendenza dello Stato palestinese, cfr. Le Monde, 16.11.88, p. 2.
2
La libertà religiosa nel Vicino Oriente è quindi un´esigenza primordiale per la pace in Terra Santa e
rimane valida qualunque sia la soluzione politica adottata, come in assenza di ogni soluzione.
Abbiamo avuto parecchie volte l´occasione di esprimerci sulla posizione dell´Islam di fronte alla
libertà religiosa . Cercheremo qui di accennare ad alcuni problemi che riguardano Israele, basandoci
3

principalmente su leggi e autori israeliani.

1. Definizione internazionale della libertà religiosa

La libertà religiosa garantisce il diritto di aderire a una determinata religione e di praticare il culto
previsto da questa religione, e inoltre esclude ogni discriminazione a causa della religione. E´ ciò
che risulta dall´articolo primo, paragrafo 3, della Carta delle Nazioni Unite e dall´articolo 2, primo
capoverso, della Dichiarazione universale dei diritti dell´uomo. Quest´ultimo aspetto della libertà
religiosa è sviluppato nella Dichiarazione sull´eliminazione di tutte le forme d´intolleranza e di
discriminazione a causa della religione o delle convinzioni , di cui citiamo l´articolo 4, capoverso l:
4

Tutti gli Stati adotteranno misure efficaci per prevenire ed eliminare ogni discriminazione a causa della religione o della
convinzione, nel riconoscimento, l´esercizio e il godimento dei diritti dell´uomo e delle libertà fondamentali in tutti i
campi della vita civile, economica, politica, sociale e culturale.

2. La Dichiarazione d´indipendenza dello Stato d´Israele

Il 14 maggio 1948, 37 membri del "Consiglio provvisorio del popolo" firmarono una dichiarazione
che dice tra l´altro:

Noi, membri del Consiglio nazionale che rappresenta la comunità ebraica di Palestina e il movimento sionista ...,
proclamiamo la creazione di uno Stato ebraico in terra d´Israele che porterà il nome di Stato d´Israele.
Lo Stato d´Israele sarà aperto all´immigrazione ebraica e agli ebrei che vengono da tutti i paesi in cui erano stati
dispersi; veglierà allo sviluppo del paese a beneficio di tutti i suoi abitanti, sarà fondato sulla libertà, la giustizia e la
pace secondo l´ideale dei profeti d´Israele; assicurerà la più completa uguaglianza sociale e politica a tutti i suoi abitanti
senza distinzione di religione, di razza o di sesso; garantirà la libertà di culto, di coscienza, di lingua, di educazione e di
cultura; assicurerà la protezione dei luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni5.

Questa dichiarazione, denominata erroneamente "Dichiarazione d´indipendenza dello Stato d


´Israele", in effetti è una dichiarazione di creazione di "uno Stato ebraico in terra d´Israele" come
viene detto nel preambolo. Volontariamente, essa non fa riferimento alle frontiere di questo Stato,
che rimangono tuttora indefinite.
La parte che riguarda l´uguaglianza dei diritti non ha nessun valore giuridico poiché questa
Dichiarazione non è mai stata votata o ratificata dalla Knesset, il parlamento israeliano . Oltretutto, 6

il 23 luglio l980 venne adottata una legge che dice:

Quando la corte deve decidere su una questione giuridica che richiede una decisione e non trovasse una risposta in
merito nella legge, nella giurisdisprudenza o per analogia, deve prendere la sua decisione alla luce dei principi della
libertà, dell´equità e della pace [stabiliti] dall´eredità d´Israele7.

3 Segnalo in particolare la mia tesi di dottorato: L´impact de la religion sur l´ordre juridique, cas de l´Egypte, non-musulmans en pays
d´Islam, Editions universitaires, Fribourg 1979, 420 pagine, e il mio articolo "La définition internationale des droits de l´homme et l
´Islam" in Revue générale de droit international public, tomo 89/1985/3, pp. 624-716.
4 Risoluzione 36/55 proclamata dall´Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 novembre 1981
5 Testo francese in Claude Klein: Le caractère juif de l´Etat d´Israel, Edition Cujas, Paris 1977, pp. 153-155.
6 Uri Davis: Israel an apartheid State, Zed books ltd, London and New Jersey, 1987, p. 22.
7 Laws of the State of Israel, vol. 34, p. 181.
3
Shulamit Aloni ha segnalato alla Knesset che l´eredità storica d´Israele comprende anche la Halacha
(regole religiose ebraiche) che tra l´altro afferma: "Solo voi (gli ebrei) siete chiamati esseri umani;
le nazioni del mondo non sono degli esseri umani"; "Non siete tenuti ad aiutare un goy (non Ebreo)
poiché è detto "i pagani non contano"; " E´ vietato aiutare i goym (non Ebrei) il giorno di Sabbat,
poiché una vita in pericolo sopprime i divieti del Sabbat soltanto nel caso in cui la vita in pericolo è
quella di un Ebreo". Shulamit Aloni ha proposto allora di inserire la frase "stabiliti dalla
Dichiarazione d´indipendenza". Un altro deputato ha proposto di aggiungere "stabiliti dall´eredità
universale dell´umanità", ma questi due emendamenti sono stati respinti . 8

Le pratiche e le leggi che hanno fatto seguito a questa dichiarazione dimostrano più di ogni altro
argomento che i suoi autori non avevano affatto l´intenzione di conformarsi ai principi di
uguaglianza e di non discriminazione in essa proclamati.

3. Espulsione dei non Ebrei

Ben Gurion, uno dei fondatori d´Israele e suo primo Primo Ministro, dichiarò nel l937 che la
Palestina non apparteneva a coloro che l´abitavano in quel periodo e che questo paese non doveva
risolvere il problema di due nazioni, ma di una sola nazione, quella di tutti gli Ebrei . 9

Questa dichiarazione di Ben Gurion si iscrive nella linea del programma del movimento sionista
fondato da Teodoro Herzl nel 1896 e mirava a fare della Palestina una patria per i soli Ebrei. L
´attuazione di questo programma è avvenuta grazie all´azione di gruppi terroristici israeliani, tra i
quali lo Stern e l´Irgun.

A lungo il governo israeliano pretese che i Palestinesi avessero lasciato il loro paese nel 1948 in
seguito all´appello dei dirigenti arabi. Il giornalista inglese Erskine Childers è stato il primo in
Occidente a demistificare questa falsificazione storica. Ha ascoltato la totalità delle emissioni
radiofoniche diffuse in Vicino Oriente in quel periodo e ha dimostrato che le sole emissioni che
incitavano la popolazione palestinese a partire sono di origine sionista. Queste emissioni
sviluppavano in modo volontariamente minaccioso i temi dello sterminio al quale sarebbero stati
sottoposti coloro che rimanevano in Palestina . Alcuni storici israeliani (Flapan, Morris, ecc.) hanno
10

in seguito confermato che sono effettivamente le forze armate sioniste che hanno provocato la
partenza dei Palestinesi.

Questa guerra psicologica era accompagnata da massacri reali tra i quali il più conosciuto è quello
di Dair Yassin, raccontato da uno svizzero, Jacques de Reynier, Presidente della Delegazione della
Croce Rossa internazionale nel 1948 . Questo massacro, che è costato la vita a circa 250 civili in
11

maggioranza bambini, donne e anziani, è stato perpetrato dall´Irgun (diretto dall´ex Primo Ministro
Menahem Begin, Premio Nobel per la pace) e dal Lehi (diretto da Yitzhak Shamir, attuale Primo
Ministro) .12

8 Uri Davis, op. cit., pp. 68-69.


9 Ben Gurion: Zionistische Aussenpolitik, Berlin 1937, p. 28, citato in V. Waltz & J. Zschiesche: Die Erde habt Ihr uns
genommen, Berlin 1986, p. 30.
10 Erskine B. Childers: The Wordless Wish: From citizens to refugees, in: The Transformations of Palestine,
Northwestern University Press, Evanston 1971, pp. 165-202.
11 Jacques de Reynier: À Jérusalem un drapeau, Editions de la Baconnière, Neuchâtel 1950, pp. 69-79.
12 In una discussione alla Knesset, un deputato israeliano ha detto che non aveva vergogna di quanto era capitato a Dair
Yassin poiché c´erano stati altri Dair Yassin; ha aggiunto che la guerra è stata vinta grazie al massacro in questo
villaggio (Tom Segev: 1949, The first Israelis, The Free Press, Macmillan, New York & London 1986, p. 89).
4
In una dichiarazione fatta negli Stati Uniti nell´estate del 1948, Menahem Begin disse come si erano
svolti i fatti:

Nei mesi precedenti la fine del mandato, l´Agenzia ebraica decise di intraprendere una missione difficile, quella di far
uscire gli Arabi dalle città prima dell´evacuazione delle truppe britanniche ... Ci fu un accordo tra noi (Irgun) e l
´Agenzia ebraica affinché noi eseguissimo questi compiti mentre l´Agenzia ebraica avrebbe ripudiato tutto ciò che noi
avremmo fatto e avrebbe preteso che noi fossimo degli elementi dissidenti, come faceva quando combattevamo i
Britannici. Allora abbiamo colpito con forza e messo il terrore nel cuore degli Arabi. Così abbiamo ottenuto l
´espulsione della popolazione araba dalle regioni assegnate allo Stato ebraico13.

Dair Yassin non è stato un caso isolato. Ma le informazioni sono pubblicate con il contagocce ; 14

soltanto il 6 settembre 1979 il giornale israeliano Davar pubblicò la notizia di analoghi massacri
perpetrati nel 1949 nel villaggio di Al-Duwayma che contava 2700 abitanti . 15

L´espulsione dei non Ebrei è proseguita anche dopo la firma dell´accordo d´armistizio con i paesi
arabi vicini. Le espulsioni sono avvenute sia tra una regione e l´altra all´interno d´Israele, sia da
Israele verso i paesi arabi vicini . 16

Con queste misure lo Stato d´Israele ha vuotato il paese di tre quarti dei suoi abitanti non Ebrei che
sono tuttavia considerati cittadini israeliani dal piano di spartizione dell´ONU del 1947.
Attualmente la maggior parte si trova in 64 campi di rifugiati, 27 dei quali sono localizzati nei
Territori occupati da Israele nel 1967 . 17

Ciò che è avvenuto in Palestina è sintetizzato in modo inequivocabile da Shimon Peres in un


articolo apparso su "Le Monde" del 23 settembre 1988: "Cento anni fa il movimento sionista si era
proposto di realizzare una maggioranza ebraica in un solo paese, il paese del popolo ebraico. Lo
Stato ebraico significa uno Stato in cui gli Ebrei rappresentano una chiara maggioranza" . 18

4. Il divieto di ritorno per i non Ebrei

L´11 maggio l948 Israele è stato ammesso come membro dell´ONU. Il preambolo della risoluzione
273 (III), relativa a questa ammissione, richiama la risoluzione 194 dell´11 dicembre 1948 che
riconosceva ai rifugiati palestinesi che lo avessero desiderato il diritto "di ritornare nei loro focolari
il più presto possibile e di vivere in pace con i loro vicini; delle indennità devono essere pagate a
titolo di compensazione per i beni di coloro che non desiderassero rientrare nei loro focolari e per
ogni bene perso o danneggiato quando, in base alla legge internazionale e all´equità, la perdita o il
danno deve essere riparato dai governi o dalle autorità responsabili".

Il conte Bernadotte, mediatore speciale delle Nazioni Unite, aveva pure insistito a parecchie riprese
sul diritto dei rifugiati palestinesi di ritornare nei loro focolari, ma Israele ha continuato a rifiutare

13 Al-Hayah (Beirut), 20.12.48, citato da Musa Alami: The lesson of Palestine, Middle-East Journal, vol. 3, ottobre
1949, no. 4, pp. 381-382.
14 Nel 1985, Israele ha deciso di mantenere segreti ancora per 20 anni i documenti relativi all´esodo dei Palestinesi
(Journal de Genève, 1-2.6.85).
15 Uri Davis, op. cit., pp. 7-8.
16 Sabri Geries: Les Arabes en Israel, Maspero, Paris 1969, pp. 118-120.
17 Secondo il "Comité de Transfert", Israele deve rifiutare in modo categorico il ritorno dei rifugiati nei loro villaggi.
Se Israele fosse costretto ad accettare il loro ritorno, dovrebbe farlo unicamente nelle città in cui la popolazione non
ebraica rappresenta meno del 15% di quella ebraica (Tom Segev, op. cit., p. 30).
18 Sulla questione dell´esodo dei Palestinesi, cfr. l´articolo di Amnon Kapeliouk, "Nouvelles précisions sur l´exode des
Palestiniens à la lumière des archives officielles de l´Etat juif", Le Monde Diplomatique, dicembre 1986, pp. 18-19.
5
questo diritto. La presa di posizione di Bernadotte è una delle cause del suo assassinio deciso da tre
dirigenti del gruppo Lehi, tra i quali Yitzhak Shamir, l´attuale Primo Ministro israeliano . 19

Il diritto al ritorno è stato riaffermato a più riprese dalle Nazioni Unite , ma è sempre stato respinto
20

da Israele. Alcuni rifugiati hanno cercato di ritornare nel loro paese attraverso la frontiera, tuttavia
lo Stato d´Israele li ha espulsi un´altra volta dopo averli derubati del denaro, dei gioielli e dei
documenti. Di fronte al numero crescente di "infiltrati", l´esercito ha ricevuto l´ordine di sparare a
vista su ogni persona che tentasse di ritornare a casa sua . Nel 1954 è stata promulgata una legge
21

che prevede severe sanzioni contro gli "infiltrati" e la loro riespulsione. Questa legge è applicata
soltanto nei confronti di chi non è Ebreo e vuole ritornare nel suo paese . 22

Si rimprovera spesso ai paesi arabi di aver mantenuto i rifugiati palestinesi nei campi per sfruttarli
politicamente, invece di integrarli. Coloro che formulano tali rimproveri evitano volutamente di
parlare del diritto dei rifugiati palestinesi di ritornare nel proprio paese. Dimenticano anche che dal
1967 Israele controlla 19 campi in Cisgiordania e 8 campi nella striscia di Gaza; i rifugiati di questi
campi si trovano ad alcuni chilometri dalle loro case e dalle proprie terre d´origine, ma è loro
vietato ritornarvi. Il loro crimine: non sono Ebrei.

Facciamo notare che tranne una o due eccezioni, anche i movimenti di pace israeliani che si
oppongono alla politica di occupazione israeliana rifiutano di riconoscere il diritto al ritorno dei
rifugiati palestinesi. E´ il caso del Centro internazionale per la pace nel Vicino Oriente che
organizza numerosi colloqui sulla questione palestinese senza parlare dei rifugiati. Arieh Yaari,
direttore accademico di questo Centro, afferma in una corrispondenza che i rifugiati non saranno
autorizzati a ritornare nelle loro case alfine di mantenere il carattere ebraico dello Stato d´Israele. Il
diritto al ritorno è pure negato da Adam Keller, capo redattore di "The other Israel", bollettino d
´informazione pubblicato dal Consiglio israeliano per la pace israelo-palestinese (di cui fanno parte
Uri Avnery e Matti Peled). La stessa posizione è sostenuta da A. B. Yehoshua, professore all
´Università di Haifa e membro di un gruppo di intellettuali israeliani che si oppone alla politica
israeliana .
23

Si sente spesso un argomento molto curioso sostenuto anche da diplomatici israeliani. Dicono che
Israele ha accolto migliaia di Ebrei arabi e di conseguenza i paesi arabi devono prendere in scambio
i non Ebrei di Palestina. Non si tiene però conto che i non Ebrei di Palestina desiderano ritornare nel
proprio paese e non hanno mai accettato lo scambio tra loro e gli Ebrei arabi che sono andati in
Israele.

Certamente la partenza degli Ebrei arabi è stata talvolta causata dalle angherie commesse contro di
loro da parte dei regimi arabi. Lo Stato d´Israele ha tuttavia una pesante responsabilità nel
deterioramento dei rapporti tra gli Ebrei arabi e i regimi dei loro rispettivi paesi. Questi Ebrei sono
stati spesso spinti da Israele a lasciare i loro paesi: alcuni sono stati caricati a forza sui battelli 24

come oggi lo Stato d´Israele tenta di fare con gli Ebrei sovietici . I servizi segreti israeliani sono
25

arrivati fino a gettare delle bombe in una sinagoga di Bagdad per far credere agli Ebrei che erano

19 Sune O. Persson: Mediation and Assassination, Ithaca Press, London 1979, p. 208. Questo problema è stato di nuovo
affrontato dalla stampa (NZZ, 12.9.88, p. 4; Le Monde, 18-19.9.88. p. 2).
20 Cfr. il documento delle Nazioni Unite intitolato "The right of return of the Palestinian people", St/SG/SER. F/2, New
York, 1978.
21 Tom Segev, op. cit., pp. 61-63.
22 Prevention of infiltration (Offences and jurisdiction) law, Laws of the State of Israel, vol. 8, pp. 133-137.
23 La lettera di Yaari è del febbraio l988; quella di Yehoshua del marzo 1988; quella di Adam Keller dell´agosto 1988.
Quest´ultima è stata pubblicata, con una mia lettera, in "The other Israel", no 34, nov.-dic. 1988, pp. 10-11. Yehoshua
ha ripetuto la sua posizione in un´intervista accordata all´International Herald Tribune del 7 marzo 1988.
24 Tom Segev, op. cit., p. 170.
6
perseguitati in Irak. Aggiungiamo pure che i Palestinesi accettano che gli Ebrei che desiderano
ritornare nei loro paesi d´origine possano farlo liberamente . 26

Segnaliamo infine che Israele, vietando ai rifugiati palestinesi di ritornare nel loro paese, viola la
Dichiarazione universale dei diritti dell´uomo il cui articolo 13, secondo capoverso dice: "Ogni
persona ha il diritto di lasciare qualsiasi paese, compreso il suo, e di ritornare nel suo paese".

5. Confisca dei beni dei non Ebrei

L´acquisizione delle terre della Palestina figurava tra i principali obiettivi del movimento sionista
fin dalla sua creazione alla fine del secolo scorso.

Mentre fino al 1948 questo movimento era stato obbligato a procedere in modo molto discreto
alternando le lusinghe alla pressione o alle minacce velate, immediatamente dopo la creazione dello
Stato d´Israele ha potuto dare libero corso alle sue ambizioni grazie a tutto un apparato giuridico
contro i Palestinesi non Ebrei.

Una prima legge è stata votata nel 1950 e riguarda i beni dei proprietari assenti . Era considerato 27

assente non soltanto chi è stato espulso da Israele o è dovuto fuggire di fronte ai massacri, ma anche
le persone che si erano spostate da una regione all´altra durante le ostilità o per affari. Era
sufficiente che un non Ebreo avesse lasciato il suo domicilio durante alcuni giorni affinché fosse
considerato come assente, anche se nel frattempo era rientrato; bastava anche l´attestazione dell
´amministrazione che stabiliva che un tale era considerato come assente, anche se non lo era stato
veramente. La legge aggiungeva anche che l´amministrazione non poteva essere citata davanti a un
tribunale per la sua decisione. Le terre e i beni mobili degli uni e degli altri sono stati presi da
Israele e posti sotto la custodia di un tutore che poteva disporne a piacimento. Secondo l´annuario
del governo del 1959, i beni rurali dei proprietari non Ebrei dichiarati in tal modo assenti
riguardavano 300 villaggi abbandonati o parzialmente abbandonati: per quanto concerne i beni
urbani, si tratta di 25 416 costruzioni con 45 497 appartamenti e 10 729 locali commerciali,
laboratori, ecc. .28

La seconda legge è un regolamento urgente di difesa ereditato dal periodo del mandato britannico e
mantenuto in vigore da Israele. L´articolo 125 di questo regolamento permetteva alle autorità di

25 Israele vorrebbe imporre agli Ebrei sovietici un itinerario che li conduca direttamente all´aereoporto di Tel Aviv per
impedir loro di andare negli Stati Uniti. Le Monde del 21.6.88 riferiva che circa il 90% di questi Ebrei non andavano in
Israele e preferivano installarsi direttamente negli Stati Uniti. Attualmente gli Stati Uniti hanno posto delle limitazioni
all´immigrazione degli Ebrei sovietici.
26 Ilan Halevi: De la terreur au massacre d´Etat. Papyrus, Paris 1984, pp. 112-113. Nel 1952 Ariel Sharon ha
dichiarato: "Non avrei vergogna di dire che se avessi altrettanta forza quanta volontà, sceglierei un certo numero di
giovani intelligenti e capaci, fedeli all´ideale sionista, che invierei dappertutto nel mondo; questi giovani
nasconderebbero la loro identità ebraica e diranno agli Ebrei della Diaspora: "Ebrei sanguinari ... andate in Palestina".
Garantisco che i risultati sarebbero mille volte migliori di quelli ottenuti dai nostri predicatori che da decine di anni si
rivolgono a orecchie sorde" (Giornale yiddish di Nuova York, Kemper, 11.7.52). Il 2 marzo 1983, la Radio della
Svizzera romanda dava questa informazione: "A Basilea è stato identificato l´autore dell´atto anti-semita. Si tratta di un
giovane Ebreo di 23 anni, studente in medicina, che è stato posto in detenzione preventiva. Ai suoi compagni di studio
ebrei aveva inviato lettere con minacce di morte e letteratura razzista o nazista e aveva pure danneggiato beni
appartenenti a famiglie ebree". Recentemente la polizia israeliana ha interrogato 8 coloni ebrei sospettati di aver gettato.
Almeno 2 bombe incendiarie contro le case di altri coloni per provocare reazioni anti-arabe (New York Times, 26.9.89).
Questi fatti dovrebbero forse indurre a più prudenza quando si tratta di attribuire la paternità di attacchi contro gli Ebrei.
27 Absentees´ property law, Laws of the State of Israel, vol. 4, pp. 68-82.
28 Citato da Sabri Geries, op. cit., p. 122, nota 6.
7
dichiarare chiusa una determinata zona. In tal modo si espellevano gli abitanti non Ebrei dai loro
villaggi dichiarati zone vietate . 29

Una terza legge del 1949, detta legge d´urgenza, zona di sicurezza, permetteva alle autorità di
espellere gli abitanti di un villaggio e di vietar loro l´accesso, che era concesso soltanto agli Ebrei . 30

Una quarta legge del 1949 permetteva a Israele di spossessare i contadini non Ebrei delle loro terre,
giudicate "mal sfruttate", per darle ai kibbutz . 31

Una quinta legge del 1949 mirava a colmare le lacune che potevano presentare le leggi precedenti.
Questa legge permetteva alle autorità di impossessarsi della terra di un non Ebreo per ragioni di
sicurezza o per altre ragioni e giungeva sempre allo stesso risultato: spossessare il Palestinese non
Ebreo della sua terra per attribuirla agli Ebrei . 32

Una sesta legge del 1953 corona le prime cinque leggi. Essa regolava il trasferimento della proprietà
delle terre confiscate secondo le precedenti leggi all´autorità di sviluppo . 33

Si sente spesso dire che i Palestinesi hanno venduto le loro terre all´Agenzia ebraica e al Fondo
nazionale ebraico. Tuttavia, fino alla creazione dello Stato d´Israele, queste organizzazioni avevano
potuto acquistare al massimo 936 000 dunum (1 dunum = 900 m2), ciò che rappresenta il 3,5%
della Palestina sotto mandato o circa il 5% del territorio d´Israele fino al 1965. Il Fondo nazionale
ebraico stima che le terre appartenenti a Palestinesi cadute nelle mani dello Stato ebraico
rappresentano circa l´88% dell´insieme delle terre della Palestina nelle frontiere dell´armistizio del
1949 .34

Sulle terre rubate ai Palestinesi non Ebrei, lo Stato d´Israele ha creato nuove località, kibbutz e
mochav. I non Ebrei non possono diventare cittadini di queste località (costruite sulle loro terre); vi
sono ammessi soltanto come lavoratori. Significativo è il caso di una ragazza Ebrea che viveva in
un kibbutz, sposata con un giovane Palestinese, la quale si è vista vietare di restare nel kibbutz
benché esso fosse localizzato sul luogo dove esisteva il villaggio, distrutto, di questo Palestinese . 35

6. Gli Ebrei sostituiscono i non Ebrei

L´espulsione massiccia dei non Ebrei aveva come scopo di vuotare il paese. Per far venire gli Ebrei
al loro posto, lo Stato d´Israele ha forgiato un arsenale giuridico che mira a garantire la
maggioranza ebraica nel paese.

La legge del ritorno del 1950 accorda a ogni Ebreo il diritto di immigrare in Israele . Un 36

emendamento del 1970 precisa: "Per le necessità di questa legge, è considerata come ebraica una
persona nata da madre ebrea o convertita (all´ebraismo) e che non appartiene a un´altra religione" . 37

29 Sabri Geries, op. cit., pp. 125-127.


30 Ibid., pp. 127-130.
31 Emergency regulations (cultivation of waste lands) (extension of validity) ordonnance, Laws of the State of Israel,
vol. 2. pp. 70-77.
32 Emergency land requisition (regulation) law, Laws of the State of Israel, vol. 4, pp. 3-12.
33 Land acquisition (validation of acts and compensation) law, Laws of the State of Israel, vol. 7. pp. 43-47. Su queste
leggi, cfr. Sabri Geries, op. cit., pp. 117-144.
34 Uri Davis, op. cit., pp. 15 e 19.
35 Uri Davis, op. cit., pp. 98-101.
36 Law of return, Laws of the State of Israel, vol. 4, pp.28-29.
37 Law of return (amendment no 2), Laws of the State of Israel, vol. 24, p. 28.
8

Una legge del 1952 accorda automaticamente la nazionalità a ogni Ebreo che si trovava in Palestina
prima della creazione dello Stato d´Israele e a ogni Ebreo che vi giunge dopo la sua creazione . Un 38

emendamento del 1971 permette perfino di accordare la nazionalità israeliana senza la necessità di
venire ad installarsi in Palestina . Nel 1977 Claude Klein scrisse: "Dall´adozione di questo
39

emendamento sembra che parecchie centinaia di persone abbiano beneficiato di questo modo molto
speciale di acquisire la nazionalità . 40

La facilità accordata agli Ebrei per l´acquisizione della nazionalità contrasta con le difficoltà
imposte al non Ebreo, anche se nato in Palestina. Quest´ultimo dovrebbe adempiere
cumulativamente a tre condizioni previste dall´articolo 3 della legge sulla nazionalità:

- che sia stato registrato il 10 marzo 1952 come abitante, secondo l´ordinanza sul censimento del 1949;
- che sia abitante d´Israele il 14 luglio 1952, data di entrata in vigore della legge sulla nazionalità;
- che abbia soggiornato in Israele o in un territorio diventato israeliano tra il 15 maggio 1948 e il 14 luglio 1952, oppure
che sia entrato legalmente in Israele durante questo periodo41.

Queste condizioni draconiane miravano in effetti ad escludere dal diritto al ritorno e alla nazionalità
i Palestinesi rimasti in Palestina, ma che non soddisfacevano alle tre condizioni summenzionate.
Senza scomparire completamente, questa situazione è stata modificata soltanto nel 1980, 32 anni
dopo la nascita dello Stato d´Israele . Eliezer Peri, nel dibattito alla Knesset, segnalava che in virtù
42

della legge sulla nazionalità, prima della modifica, il 90% degli Arabi d´Israele poteva essere
considerato apolide. L´emendamento del 1950, molto complicato, può essere utilizzato per privare
della nazionalità dei Palestinesi nati in Palestina e che non hanno mai lasciato Israele dopo la sua
creazione. Inoltre questa legge priva sempre della nazionalità i Palestinesi cacciati da Israele o ai
quali è vietato ritornarvi. Quanto agli Ebrei, sono gli unici che continuano a beneficiare del diritto di
venire ad installarsi in Israele qualunque sia il luogo e la data della loro nascita . 43

Segnaliamo infine che i Palestinesi in Israele hanno una carta d´identità che comincia con il numero
02, mentre il documento dei loro concittadini di religione ebraica inizia con il numero 01; ciò
riassume chiaramente il loro statuto.

7. Distruzione di località dei non Ebrei

Nel settembre del 1987 il Fondo nazionale ebraico distribuiva un documento per raccogliere 6
milioni di franchi alfine di creare una "Foresta svizzera" nella regione di Tiberiade; il Fondo
ringraziava anticipatemente i benefattori il cui sostegno "permetterà di trasformare un suolo
desertico in una verde contrada". Questa strategia fa parte di una propaganda largamente orchestrata
per far credere che la Palestina era un deserto fatto fiorire da Israele. Il Fondo non dice però che
queste foreste si trovano spesso dove prima c´erano villaggi palestinesi distrutti da Israele. E´ il caso
del parco Canada creato dove prima esisteva il villaggio agricolo palestinese di Emmaus, raso al
suolo dalle escavatrici israeliane nel 1967.

In effetti, dopo l´espulsione dei Palestinesi, lo Stato d´Israele ha distrutto la maggior parte dei loro
villaggi e ha creato al loro posto delle foreste per nasconderne le tracce; queste foreste servono
38 Nationality law, Laws of the State of Israel, vol. 6, pp. 50-52.
39 Nationality (amendment no 3) law, Laws of the State of Israel, vol. 25, p. 117.
40 Claude Klein, op. cit., p. 97.
41 Nationality law, Laws of the State of Israel, vol. 6, pp. 50-52.
42 Nationality (amendment no 4) law, Laws of the State of Israel, vol. 34, pp. 254-262.
43 Uri Davis, op. cit., pp. 36-38.
9
spesso per mascherare istallazioni militari. Le terre agricole sono state attribuite ai kibbutz e ai
moshav abitati esclusivamente da Ebrei. Il professor Israel Shahak, dell´Università ebraica di
Gerusalemme, scrive a questo proposito:

La verità sulle popolazioni arabe che vivevano sul territorio dello Stato d´Israele prima del 1948, è uno dei segreti
meglio custoditi della vita israeliana. Nessuna pubblicazione, nessun libro o opuscolo che dia il loro nome o la loro
localizzazione. Certamente questo silenzio ha per scopo di rendere credibile il mito, accettato ufficialmente, "di un
paese desertico". Questo mito è insegnato e ammesso nelle scuole israeliane e ripetuto ai visitatori. Una simile
falsificazione dei fatti rappresenta una delle più gravi infrazioni alla legge morale e costituisce uno degli ostacoli più
grandi a ogni possibilità di pace: una pace che non sia basata né sulla forza, né sull´oppressione. A mio avviso questa
falsificazione è tanto più grave in quanto è quasi universalmente accettata fuori dal Vicino Oriente. Siccome i villagi
arabi furono quasi completamente distrutti con le loro case, i recinti, come pure i cimiteri e le tombe, e non è rimasta
visibile nemmeno una pietra, i visitatori possono accettare l´idea che in quel posto ci fosse solo un deserto44.

La lista stabilita da Israel Shahak e verificata da Christoph Uelinger comprende 383 villaggi
45

palestinesi distrutti, ripartiti come segue:

Distretto di Gerusalemme 37 Distretto di Safad 76


Distretto di Beersheba 1 Distretto di Hebron 15
Distretto di Ramle 54 Distretto di Gaza 45
Distretto di Tulkarem 10 Distretto di Jaffa 19
Distretto di Acre 25 Distretto di Haifa 45
Distretto di Jenin 6 Distretto di Nazareth 4
Distretto di Tiberiade 24 Distretto di Beisan 22

Ciò rappresenta circa l´81% dell´insieme delle località palestinesi che esistevano all´interno delle
frontiere prima del 1967. A questi villaggi bisogna aggiungere un gran numero di tribù espulse o
massacrate, la cui lista è riprodotta dal Professor Shahak. Aggiungiamo inoltre che i non Ebrei di
città come Tiberiade, Safad, Majdal (Ashqelon), Isdud (Ashdod), Beersheba sono stati quasi
interamente espulsi. A Lod, Ramle, Jaffa, Haifa e Acre, i non Ebrei sono stati in gran parte espulsi e
quelli che sono rimasti sono stati alloggiati in ghetti usando la forza . 46

Significativo è il caso di Biram, un villaggio cristiano nel nord d´Israele. Un prete melchita
originario di Biram, Padre Chacour, racconta che nel 1948 gli abitanti di questo villaggio
ricevevano gli Ebrei che erano appena arrivati per mostrar loro che da qualche parte in questo
mondo c´erano persone disposte ad accoglierli generosamente dopo le persecuzioni naziste. I soldati
israeliani hanno allora ordinato ai padri di famiglia di consegnar loro le chiavi di casa e di partire
per due settimane. Durante queste due settimane gli abitanti di Biram hanno dormito nelle caverne,
nelle grotte e sotto gli ulivi.. Dopo di che i padri di famiglia sono andati dai soldati per poter
ritornare, siccome avevano ricevuto una promessa scritta dall´esercito che sarebbero stati autorizzati
a ritornare dopo due settimane. Ma non sono mai ritornati: sono stati condotti con autocarri militari

44 Israel Shahak: Le racisme de l´Etat d´Israel, Guy Authier éditeur, Paris 1975, p. 152. Versione originale: Israeli
League for human and civil rights, the Shahak papers, pubblicato dal Palestine research center, Beirut 1973, p. 94.
45 Christoph Uehlinger: Palestinian localities destroyed after 1948, a documentary list; Localités palestiniennes
détruites après 1948, liste documentée; Nach 1948 zerstorte palestinensische Ortschaften, eine Dokumentation, 1989,
edizione Association pour reconstuire Emmaus, rue du Centre 74, CH-1025 St-Sulpice; prezzo fr. 5. La pubblicazione
della lista di Israel Shahak nel nostro opuscolo "Paix en Palestine" (1986 e 1987) ha suscitato la critica da parte di
coloro che sostengono incondizionatamente Israele che hanno attribuito a Israel Shahak l´appellativo di "pazzo del re".
Hanno contestato in blocco il valore storico di tutti i dati contenuti in questa lista (cfr. Gazette juive, Basilea, 23
dicembre 1986 e 5 febbraio 1987). Sui villaggi palestinesi distrutti, cfr. Abdul-Jawwad Saleh & Walid Mustafa:
Palestine, the collective destruction of Palestinian villages and zionist colonization 1882-1982, Jerusalem Center for
development studies - London (Amman, POB 921413) 1987.
46 Uri Davis, op. cit., pp. 17-18. Tom Segev racconta come gli abitanti arabi di Haifa sono stati costretti a ritirarsi in un
ghetto lasciando le loro case e le loro terre agli Ebrei (Tom Segev, op. cit., pp. 52-56).
10
fino alla frontiera d´Israele e sono stati espulsi. Hanno fatto il cammino da Naplus ad Amman, a
Damasco, a Beirut come centinaia di migliaia di altri Palestinesi. Alcuni sono tuttavia riusciti a
infiltrarsi segretamente attraverso la frontiera nord del nuovo Stato d´Israele per raggiungere le loro
donne e i loro bambini; gli altri sono diventati dei rifugiati.

La gente di Biram continua a chiedere il diritto di ritornare. Hanno vinto la causa davanti ai
tribunali israeliani, ma per persuaderli che non c´era nessuna speranza di ritornare, Ben Gurion ha
ordinato la distruzione del villaggio il 16 settembre 1953. Nel 1987, quarant´anni dopo l´espulsione
degli abitanti, il gruppo del rabbino Meir Kahane, scortato dalla polizia, è andato a cancellare le
croci scolpite nelle pietre delle case ormai in rovina per eliminare ogni segno cristiano. Nel mese di
settembre dello stesso anno sono ritornati per distruggere ciò che rimaneva della scuola e
danneggiare una parte della chiesa. Hanno aperto la tomba del prete che era morto otto mesi prima e
che era stato sepolto in chiesa e hanno distrutto la tomba. Nessuna sanzione è stata presa dal
governo israeliano in seguito a questi fatti . 47

Va da sè che non soltanto sono scomparse le località, ma anche i luoghi di culto non ebraici; quelli
che restano sono stati talvolta profanati. La moschea di Safad è stata trasformata in una galleria d
´arte; quelle di Cesarea e di Ain Hud, in ristorante e in bar; quella di Beersheba, in museo; l´hotel
Hilton di Tel Aviv, l´hotel Plaza di Gerusalemme e i parchi adiacenti si trovano su cimiteri
mussulmani . 48

8. Distruzioni ed espulsioni dopo il 1967

Dopo la guerra del 1967, Israele ha proceduto a distruzioni di villaggi non ebraici, ma su scala
minore rispetto a quanto aveva fatto al momento della sua creazione nel 1948.

Nella regione di Latrun, gli abitanti di Beit-Nuba, Yalu ed Emmaus hanno ricevuto l´ordine di
lasciare i loro villaggi prima che le escavatrici demolissero tutte le case. I vecchi e gli ammalati che
non sono potuti partire sono stati sepolti vivi sotto le macerie delle loro case. Le terre e le macchine
agricole sono state consegnate ai kibbutz vicini. Al posto di questi villaggi, Israele ha piantato una
foresta per il tempo libero, chiamata "Parco Canada" , finanziata dalla comunità ebraica canadese; il
parco è costato 15 milioni di dollari, secondo un documento distribuito ai visitatori. I precedenti
abitanti non sono nemmeno autorizzati a sepellire i morti vicino ai loro antenati; alcuni hanno preso
il cammino verso la Giordania, altri sono stati posti in campi di rifugiati . 49

Segnaliamo infine che l´aviazione israeliana, sorvolando a bassa altitudine i campi vicino a Gerico,
ha fatto fuggire 70 000 rifugiati palestinesi verso l´altra riva del Giordano; dopo la guerra non
furono autorizzati a ritornare.

Al giorno d´oggi in Israele numerose voci chiedono l´espulsione di tutti i Palestinesi "non Ebrei"
dai Territori occupati da Israele nel 1967. Queste idee erano giá state sviluppate nel giornale Davar
del 29 settembre 1967 da Joseph Weitz, vice presidente del Comitato di direzione del Fondo
nazionale ebraico dal 1951 al 1973. Secondo Weitz, lo Stato d´Israele - comprendente la

47 Informazioni tratte dall´intervista accordata da Elias Chacour all´Agenzia di stampa internazionale cattolica, maggio
1988. Su questo villaggio si veda inoltre l´opera di Elias Chacour, Blood brothers, chosen book, Michigan 1984, e la
sua traduzione francese "Frères de sang" apparsa presso il Cerf, Paris.
48 Uri Davis, op. cit., p. 24.
49 Un´Associazione per la ricostruzione di Emmaus è stata fondata in Svizzera nel 1986. Un opuscolo su questo
villaggio, dal titolo "Reconstruire Emmaus, symbole de paix et de justice", è disponibile in francese, inglese e tedesco e
può essere richiesto all´indirizzo dell´Associazione: Rue du Centre 74, CH-1025 St-Sulpice.
11
Cisgiordania, la striscia di Gaza, il Sinai e le alture del Golan - doveva rimanere uno Stato ebraico,
con una piccola minoranza non ebraica inferiore al 15%. E aggiungeva:

Detto tra noi, deve essere chiaro che non c´è posto nel paese per due popoli. Con gli Arabi, non sarà possibile
raggiungere il nostro scopo, quello di essere un popolo indipendente in questo paese. La sola soluzione è una terra d
´Israele senza Arabi, almeno nella sua parte occidentale ... e l´unica possibilità consiste nel trasferimento degli Arabi
che si trovano qui verso i paesi vicini, trasferirli tutti, senza lasciare un solo villaggio o una sola tribu, e il trasferimento
deve aver luogo verso l´Irak, la Siria e la Transgiordania. Per raggiungere questo scopo bisogna trovare del denaro,
molto denaro; soltanto con un simile trasferimento il paese può assorbire milioni di nostri fratelli Ebrei. Non esiste un
´altra alternativa50.

Joseph Weitz è coerente con le sue idee: già nel settembre 1948 dichiarava che non bisogna dar
tregua ai rifugiati palestinesi per allontanarli il più possibile dalle loro terre . 51

In una riunione tenuta a Tel Aviv nel febbraio 1988, il generale israeliano Zeevi, soprannominato
Gandhi, proponeva di risolvere il problema dei Palestinesi dei territori con un trasferimento nei
paesi arabi vicini affermando che "non esiste una soluzione più giusta e più umana" . Zeevi ripeteva 52

la sua idea alla Radio israeliana il 28 giugno 1988 . Questo "Gandhi" israeliano non dice come
53

conta di fare se i Palestinesi rifiutano di lasciare il loro paese. Non dice nemmeno quale crimine è
stato commesso da questi Palestinesi per essere deportati dal loro paese, e nemmeno che cosa
intende fare delle loro terre e dei loro beni. Si impone allora una domanda: questi Palestinesi
sarebbero candidati alla deportazione se fossero Ebrei? Non essere Ebreo è dunque un crimine?

La prospettiva della messa in atto di questo programma è probabilmente una delle ragioni della
ruttura dei legami legali tra la Cisgiordania e la Transgiordania, decisa il 31 luglio 1988 da re
Hussein il quale non vuole veder arrivare migliaia di nuovi rifugiati nel suo regno.

L´Egitto sarebbe in possesso di rapporti secondo i quali i responsabili israeliani starebbero


pianificando di incoraggiare azioni ebraiche estremistiche contro i Palestinesi di Cisgiordania e
Gaza. Il Primo Ministro Shamir e l´ex Ministro della Difesa Rabin si sarebbero incontrati con
dirigenti e militanti di organizzazioni estremiste come Kach, Gush Emunim, I figli di Giudea, il
gruppo Gad e il gruppo Terrorismo contro terrorismo; avrebbero discusso i piani di azione per
intimidire i Palestinesi. Questi gruppi avrebbero ricevuto delle assicurazioni da parte delle autorità
che non sarebbero stati perseguiti in caso di utilizzazione della violenza per adempiere il loro
compito . Si tratta dunque di una ripetizione dell´accordo concluso nel 1948 tra il gruppo dell´Irgun
54

e l´Agenzia ebraica con lo scopo di cacciare i Palestinesi. Ciò spiega l´impunità con la quale i
coloni israeliani uccidono o feriscono i Palestinesi con le armi messe a disposizione dall´esercito.

Accanto a questo programma di espulsioni in massa, Israele procede a espulsioni individuali di


Palestinesi. Le Monde stima che tra giugno l987 e giugno 1988 sono state deportate 2000 persone . 55

Le deportazioni sono diventate sempre più numerose a partire dall´insurrezione palestinese del
dicembre 1987. La corte suprema israeliana tollera queste deportazioni contrarie al diritto
internazionale. In un rapporto del luglio 1989, la Commissione Giustizia e Pace di Gerusalemme
segnala che "dall´inizio dell´Intifada circa 8000 persone dei Territori occupati si trovano senza
alloggio a causa della distruzione o della chiusura d´autorità delle loro case".

50 Davar, 29 settembre 1967, citato da Uri Davis, op. cit., p.5.


51 Tom Segev, op. cit., p. 30.
52 Journal de Genève e Le Monde, 25 febbraio 1988.
53 Jerusalem (Tunisi), no. 38, giugno 1988, p. 32.
54 Al-Qabas, 13 luglio 1988, citato da Jerusalem, no. 39, luglio 1988, p. 33.
55 Le Monde, 11 giugno 1987.
12
Un´altra soluzione è presentata e sostenuta da gruppi israeliani che hanno lanciato una campagna
"contro il pericolo demografico" rappresentato dalla popolazione palestinese dei Territori occupati . 56

Al momento dell´apertura ufficiale della campagna elettorale israeliana, il 6 settembre 1988, Peres
dichiarava: "Noi ci libereremo di Gaza e dei territori nei quali vive una forte concentrazione araba e
continueremo a essere una numerosa popolazione ebraica su un vasto territorio" . 57

Questo argomento non è meno razzista di quello sviluppato dai movimenti che cercano l´espulsione.
Inoltre, in entrambi i casi, non si dice una parola sui diritti dei rifugiati espulsi nel 1948. Come si
può pretendere di cercare la pace con persone che sono state espulse e alle quali si nega il diritto di
vivere sulle proprie terre?

Una terza soluzione è sostenuta da un gruppo chiamato "Movimento per una confederazione
israelo-palestinese" presieduto attualmente da André Chouraqui. Come dice il suo nome, questo
movimento vorrebbe la costituzione di uno Stato federale tra Israele, la Cisgiordania, Gaza ed
eventualmente la Transgiordania. La sua posizione è tuttavia altrettanto razzista di quella dei
movimenti precedenti in quanto rifiuta di riconoscere il diritto dei rifugiati espulsi nel 1948. In un
documento diffuso recentemente , si dice che i rifugiati dovranno risiedere nella parte palestinese
58

della confederazione.

9. Diritti politici dei non Ebrei

Fin dalla sua creazione Israele ha manifestato la volontà di essere uno Stato ebraico, il che significa,
secondo un´espressione di Shimon Peres, "uno Stato in cui gli Ebrei sono una chiara
maggioranza" . Come abbiamo appena detto, ciò implica l´espulsione della maggior parte dei non
59

Ebrei. E´ dunque praticamente impossibile aspettarsi da questo Stato che tratti allo stesso modo
Ebrei e non Ebrei.

E´ vero che il diritto di voto e di essere eletto è assicurato ai non Ebrei che vivono all´interno delle
frontiere fissate dall´armistizio del 1949 come pure agli abitanti di Gerusalemme Est, ma ciò non
deve indurre in errore. I partiti politici israeliani, tranne una o due eccezioni di poca consistenza,
professano tutti l´ideologia sionista e sono apertamente favorevoli alla discriminazione contro chi
non è Ebreo. I voti di questi ultimi sono ottenuti soltanto grazie a pressioni, ricatti e promesse di
aiuto materiale; si spiega così perché anche partiti di destra raccolgono voti tra i non Ebrei.

Le autorità israeliane impediscono a chi non è Ebreo di formare propri partiti politici o di
organizzarsi per unificare i voti per difendere i propri diritti. Parecchi mezzi tecnici o repressivi
sono utilizzati per impedire la creazione di un gruppo omogeneo di deputati non Ebrei. I partiti
politici che sollecitano i voti dei non Ebrei, invece di sostenere una sola lista centralizzata,
stabiliscono diverse liste . 60

I partiti che beneficiano della simpatia dei non Ebrei sono contrastati. Un caso merita di essere
citato. Il 28 giugno 1988 é stato aperto un processo contro sette membri del comitato esecutivo della

56 Articolo di Bernard Lavrie in Tribune de Genève, 3 agosto 1988.


57 Giornale 24 Heures, 7 settembre 1988. Peres ritorna sull´argomento demografico in un articolo pubblicato da Le
Monde il 23 settembre 1988 in cui scrive: "Uno Stato ebraico significa uno stato in cui gli Ebrei sono una chiara
maggioranza". Yehoshafat Harkabi, ex capo dei servizi segreti israeliani, giustifica in questi termini la necessità per
Israele di ritirarsi dai territori: "Le proiezioni demografiche mostrano che tra 20 anni in Israele il numero degli Arabi
sarà uguale a quello degli Ebrei" (Journal de Genève, 5 ottobre 1988).
58 Questo documento, in inglese, è stato distribuito da André Chouraqui dopo la conferenza che ha tenuto a Ginevra il
29 aprile 1989.
59 Articolo di Peres in Le Monde, 23 settembre 1988.
60 Ian Lustick: Arabs in the Jewish State, University of Texas Press, Austin and London 1980, pp. 112-114 e p. 137.
13
lista progressista per la pace, tutti non Ebrei di Nazaret, accusati di appoggio a "movimenti
terroristici" per aver pubblicato un articolo non firmato su un giornale israeliano in ligua araba nel
giugno 1985. L´articolo sosteneva l´autodeterminazione del popolo palestinese sotto la direzione
dell´OLP. Il processo è stato rinviato al mese di ottobre 1988, ma nel frattempo decine di attivisti
non Ebrei di questo partito sono stati interpellati e interrogati dal servizio di sicurezza che ha
consigliato loro di militare in altri partiti. Inoltre i fondi accordati a questo partito per la sua
campagna elettorale sono stati congelati fino alla decisione della Commissione centrale delle
elezioni (composta unicamente da Ebrei) che è stata presa solo il 18 ottobre. Pur avendo vinto la
causa, il partito disponeva ormai di un lasso di tempo molto corto per svolgere la sua campagna
elettorale in vista delle elezioni del primo novembre 1988 . 61

E´ interessante esaminare alcune cifre per mostrare il posto accordato ai Palestinesi nel loro paese; i
non Ebrei in Israele rappresentano:
- circa il 17% della popolazione all´interno delle frontiere esistenti prima del 1967;
- circa il 37% della popolazione all´interno delle frontiere dopo il 1967.

Nell´organo legislativo, la Knesseth, i deputati non Ebrei sono solo il 6% . Non hanno nessun
62

potere di influenzare la politica israeliana; non hanno il diritto di partecipare a numerosi comitati
parlamentari per il solo fatto di non essere Ebrei. Si può perciò dire che la loro presenza nella
Knesset ha il solo ruolo di dare un simulacro di democrazia allo Stato d´Israele.

Nei poteri esecutivo e giudiziario la rappresentanza non ebraica è nulla:


- nessun non Ebreo è diventato presidente, primo ministro, ministro, vice ministro o ministro senza
portafoglio;
- nessun non Ebreo è stato nominato ambasciatore d´Israele. Un solo non Ebreo è stato nominato
console in uno Stato degli Stati Uniti;
- nessun non Ebreo fa parte della Corte suprema.

Per comprendere il carattere discriminatorio di questo sistema, basta fare un confronto con i posti
occupati da Ebrei in Francia o negli Stati Uniti nonostante la scarsa consistenza numerica di questa
comunità che non supera il 2% della popolazione di questi due paesi.

Aggiungiamo che gli abitanti della Cisgiordania e di Gaza non hanno il diritto di partecipare alla
vita politica israeliana o di formare un partito politico. Non possono né eleggere né essere eletti e a
loro sono impedite anche le elezioni municipali. Soltanto nel 1976 questi abitanti hanno avuto il
diritto di eleggere i loro sindaci, ma Israele si è affrettato a dimetterli dalle loro funzioni per
sostituirli con persone di suo gradimento. I sindaci eletti sono stati deportati o perseguitati. Si
comprende perciò la sfiducia manifestata nei confronti del piano di Shamir che prevede delle
elezioni nei Territori occupati prima della fine dell´occupazione militare israeliana. Nulla garantisce
che le persone che saranno elette non siano a loro volta dimesse dalle loro funzioni e deportate da
Israele per privare dei suoi dirigenti il popolo palestinese dei Territori occupati.

10. Diritti economici e culturali dei non Ebrei

Ian Lustick, un autore israeliano, utilizza il termine di "sottosviluppo" quando parla del settore
arabo che considera come "una delle caratteristiche più scioccanti della struttura economica d

61 The other Israel, agosto - settembre 1988, no 33, p. 7.


62 Alle elezioni del l. novembre 1988 sono stati eletti 6 deputati arabi sui 120 che conta la Knesseth. Si tratta di
Mohammad Miari, Tawfiq Toubi, Tawiq Ziyyat, Husayn Faris, Abd-al-Wahhab Darawsheh e Nayef Massalhal (Revue
d´études palestiniennes, no 30, 1989, pp. 77 e 85).
14
´Israele" . Nel 1960 il reddito annuo di un impiegato agricolo non Ebreo era il 40% del reddito di
63

un Ebreo. Il reddito pro capite della popolazione non ebraica nel 1971 rappresentava il 66% del
reddito medio pro capite.
Ecco un confronto riguardante il possesso di alcuni beni : 64

1974 % famiglie israeliane % famiglie non Ebree

frigorifero 94.2 53.8


telefono 48.0 7.0
televisione 79.7 46.2
automobile 26.1 11.5

Il tasso di mortalità infantile per mille abitanti era il seguente:


Anno Ebrei Non Ebrei
1960 27.2 48.0
1967 20.8 44.3
1974 19.2 37.0

Questa disparità tra Ebrei e non Ebrei si riscontra anche in alcune attività professionali. Gli Ebrei
occupano la maggior parte delle funzioni scientifiche, accademiche e tecniche. D´altra parte lo Stato
d´Israele attribuisce alle località dette "ebraiche" sovvenzioni molto più elevate di quelle attribuite
alle località dette "non ebraiche". Ian Lustick ha studiato 20 località "ebraiche" e 20 località "non
ebraiche" e ha costatato che le località "ebraiche" hanno ricevuto 1855 lire israeliane mentre quelle
"non ebraiche" soltanto 222 lire pro capite . 65

In campo educativo, gli studenti non Ebrei non sono ammessi a tutte le facoltà oppure sono
sottoposti a criteri di selezione più duri. Nel 1987 è stato deciso che la tassa d´iscrizione all
´Università ammonterebbe a 1050.- dollari USA per uno studente ebraico e a 1550.- dollari USA
per gli altri . Inoltre, una volta diplomati, i giovani non Ebrei incontrano difficoltà molto maggiori
66

rispetto ai loro colleghi Ebrei per trovare un lavoro che corrisponda alla loro formazione.

11. Diritti economici e culturali nei Territori occupati

Nella stampa si afferma spesso che Israele ha creato cinque università per i Palestinesi. Non si dice
tuttavia che queste università non sono state create da Israele, ma dai Palestinesi e sono finanziate
nella misura dell´80% dall´Associazione delle università arabe. Dal canto suo, il Vaticano aiuta l
´Università di Betlemme. A causa della censura, queste università incontrano enormi difficoltà per
acquistare i libri per le biblioteche, libri che possono invece essere acquistati dalle università
israeliane. Ci sono problemi anche per quanto riguarda altre infrastrutture: autorizzazione per
costruire nuove sezioni, attribuzione dei collegamenti telefonici, ...

Non si contano gli ordini di chiusura. L´esercito israeliano fa spesso irruzione in queste università,
devasta i locali, arresta o maltratta gli studenti e i professori; ci sono stati morti, feriti e
deportazioni. Hanna Nasir, un cristiano presidente dell´Università di Bir Zeit, è stato portato di

63 Ian Lustick, op. cit., p. 158.


64 Ibid, pp. 158-159.
65 Ibid, p. 189
66 Al-Hadaf, Um el-Fahim, 17 maggio 1987, p.1.
15
notte con un elicottero fino alla frontiera libanese, senza documenti, e gli è stato negato il diritto di
ritornare nel suo paese . 67

In Cisgiordania, l´assenza di una struttura statale civile e le innumerevoli difficoltà imposte alle
iniziative economiche private, impediscono la creazione d´impieghi. Si contano 10 000 giovani
universitari diplomati senza lavoro.

Questa situazione si riflette sull´emigrazione: prima dell´occupazione del 1967, nella città di
Gerusalemme vivevano 20 000 cristiani. Oggi ne rimangono solo 6000 nella parte vecchia della
città e forse 10 000 nell´agglomerato di Gerusalemme . In un paese in cui le condizioni di vita sono
68

estremamente difficili per chi non è Ebreo, la libertà di religione rappresenta una parola vuota. Le
Chiese stanno diventando dei musei e la Terra Santa si vuota dei testimoni viventi del Cristo.

12. Legge anti missionaria

Il 27 dicembre 1977 la Knesset vota una legge che stipula:

1. Colui che dà o che promette di dare denaro, qualcosa di equivalente o un altro vantaggio per allettare una persona
affinché cambi religione o affinché induca un´altra a cambiare religione, è passibile di 5 anni di prigione o di una multa
di 50 000 lire israeliane.
2. Colui che riceve o accetta di ricevere denaro o qualcosa di equivalente o un altro vantaggio in cambio di una
promessa di cambiare religione o per indurre un´altra persona a cambiare religione, è passibile di 3 anni di prigione o di
una multa di 30 000 lire israeliane69.

Questa legge, accettata dalla Knesset in modo eccezionalmente rapido, rappresentava una
concessione del partito Likud al partito nazional religioso e a Agudat Israel. Benché formulata in
termini generali, ha per scopo di impedire le conversioni dal giudaismo al cristianesimo. La rivista
Vicino Oriente cristiano scrive che il dibattito che ha preceduto il voto sulla legge è stato un
"festival anti cristiano" e il progetto di legge fu solo un pretesto per dare libero corso al risentimento
provato nei confronti dei cristiani. La rivista aggiunge:

Il fatto che la legge sia poco precisa e che durante la discussione si siano udite dichiarazioni che costituivano un
´incitazione all´odio, indica in modo inquietante la vera intenzione di chi ha presentato la legge: farne un´arma potente
nella loro campagna lunga e radicale per mettere fine alla presenza dei testimoni della fede cristiana in Israele70.

Tralasciamo di menzionare il grande numero di attacchi contro i luoghi di culto crisitiani e


mussulmani perpetrati da gruppi ebraici che non sono quasi mai puniti . 71

13. Conversione al giudaismo

67 Sulle misure prese dalle autorità israeliane contro le università palestinesi si veda un rapporto redatto da otto delegati
studenteschi occidentali in missione nei Territori occupati dal 10 al 17 febbraio 1988, rapporto indirizzato al
Dipartimento degli affari esteri svizzero in data 5 aprile 1988.
68 Cifre fornite dal Rettore dell´Università di Betlemme all´Agenzia di stampa internazionale cattolica, 17 maggio
1988.
69 Laws of the State of Israel, vol. 32, p. 62.
70 Proche-Orient chrétien, XXVII, 1977, III-IV, p.346. Si veda anche il bollettino diocesano del patriarcato latino, no.
1-2/1978, pp. 43-47 e no. 3-4/1978, pp. 88-94.
71 Sugli attacchi contro i luoghi di culto cristiani, cfr. la rivista Proche-Orient chrétien, in particolare vol . XXIV, 1974,
I, pp. 73-74, vol. XXVII, 1977, III-IV, p. 347 e vol XXX, 1980, I-V, pp. 277-278.
16
Commentando la legge anti missionaria summenzionata, Monsignor Kaldani, vicario patriarcale
latino in Israele, dice:

L´essenza primordiale della legge è di proteggere il debole. Ci si domanda se la nuova legge ... proteggerà anche i
cristiani che vivono in mezzo alla società ebraica contro le pressioni e gli allettamenti che hanno portato molti di loro a
cambiare religione contrariamente alle loro convinzioni72.

La volontà ebraica di convertire i cristiani al giudaismo è confermata dal professor Israel Shahak
che scrive:

... lo Stato d´Israele spende tanta energia per convertire i non Ebrei al giudaismo e si comporta come Luigi XIV quando
voleva convertire i protestanti al cattolicesimo. I motivi sono simili come pure il timore isterico di vedere gli Ebrei
adottare un´altra religione. Le pressioni esercitate in Israele ad ogni livello - dalle maestre d´asilo alla scuola, dall
´esercito ai sindaci - sui non Ebrei (e in particolare sui cristiani) affinché aderiscano al giudaismo ricordano la Francia
del XVII secolo ... Gli stessi cristiani si trovano in una posizione particolarmente difficile in quanto non sono circoncisi
e quindi facilmente individuabili73.

Bisogna notare il caso degli Ebrei sposati con cristiani che lasciano i paesi dell´Est. Convinti che la
futura integrazione di queste coppie e dei loro figli in Israele fosse condizionata dalla conversione al
giudaismo dei membri cristiani della famiglia, gli emissari dell´Agenzia ebraica hanno cercato di
facilitare questa conversione al momento del passaggio delle coppie miste a Vienna. E´ stato
istituito una specie di tribunale rabbinico grazie al quale, con un metodo che si potrebbe qualificare
di "giudaismo senza lacrime", decine di non Ebrei sono diventati Ebrei . Ciò è contrario ai diritti
74

dell´uomo. Perché l´Austria mantiene il silenzio su questi comportamenti che si svolgono sul suo
territorio?

Al momento della discussione sulla legge "anti missionaria", un deputato della Knesset ha
dichiarato: "l´Agenzia ebraica ... è colpevole di usare vantaggi materiali per forzare la gente a
convertirsi al giudaismo. I diritti e i vantaggi degli immigranti sono offerti solo agli Ebrei. Nel caso
di matrimoni misti in cui la donna non è Ebrea, si è avvertiti della necessità della conversione se si
vuole beneficiare dei diritti e dei vantaggi di questo statuto". Questo deputato ha segnalato che
"ogni anno centinaia di non Ebrei si convertono al giudaismo contro quattro o cinque Ebrei che si
convertono al cristianesimo" . 75

14. Matrimoni misti

Il professor Israel Shahak cita il seguente caso: Hanannia Deri, un rabbino di Jaffa, è impiegato dal
1967 dal rabbinato superiore israeliano [in modo ufficiale] e dalle autorità militari [ufficiosamente]
per ritrovare le persone di "sangue ebreo" e riportarle alla religione dei padri. Una ragazza ebrea di
Haifa, Raya, sposata contro la sua volontà con un uomo di 50 anni, fuggì con un giovane
mussulmano e andò a vivere con la famiglia di lui a Ramallah dove sposò il suo fidanzato; vivevano
nel quartiere dei rifugiati ed ebbero 2 figli. Nel 1972 Raya venne denunciata al rabbino Hanannia
Deri il quale un mattino arrivò al domicilio della famiglia con un´automobile dell´esercito,
accompagnato dai soldati. Ordinò a Raya di accompagnarlo a Haifa , dove venne tenuta prigioniera
nalla casa di suo fratello. Durante questo periodo l´esercito e la polizia fecero pressione sul marito.
Il rabbino cercò di convincerlo a divorziare o a convertirsi al giudaismo; analoghe pressioni vennero
esercitate sui 2 figli. Israel Shahak dice: "E´ uno degli 80 casi di cui si vanta il rabbino Deri" . 76

72 Proche-Orient chrétien, XXVII, 1977, III-IV, p. 346.


73 Israel Shahak, op. cit., pp. 63-64.
74 Haaretz, 24. 2. 1971, citato da Proche-Orient chrétien, XXI, 1971, II, pp. 183-184.
75 Jerusalem Post, 7 e 28 dicembre 1978, citato dal bollettino diocesano del Patriarcato latino, no. 1-2/1978, p. 45.
76 Israel Shahak, op. cit., pp. 89-91.
17

15. Un progetto di legge del rabbino Kahan

Un deputato conservatore, Michael Eitan, ha diffuso alla Knesset un testo che compara il progetto
di legge proposto alla Knesset nel settembre 1984 dal rabbino Kahan con la legge proposta da Hitler
al Reichstag nel 1935. Ci limitiamo a riprodurre le proposte del rabbino Kahan:

- Chi non è Ebreo non potrà risiedere all´interno della città di Gerusalemme.
- Ai cittadini e residenti Ebrei, uomini e donne, è vietato sposare dei non Ebrei, in Israele o all´estero. I matrimoni misti
non sono riconosciuti dalla legge.
- Ci sarà separazione assoluta tra gli istituti scolastici ebrei e non ebrei.
- Sono vietate le relazioni sessuali, complete o parziali, tra cittadini ebrei, uomini e donne, e non ebrei, comprese le
relazioni extraconiugali. Le violazioni saranno condannate con 2 anni di prigione.
- Un non Ebreo che ha relazioni sessuali con una prostituta ebraica o con un uomo ebreo è passibile di 5 anni di
prigione. Una prostituta ebrea o un uomo ebreo che ha relazioni con un uomo non Ebreo è pure passibile di 5 anni di
prigione.
- I campi estivi e ogni altra attività mista tra Arabi ed Ebrei saranno aboliti. Programmi di visite tra allievi ebrei e arabi
nei loro villaggi o nelle rispettive case saranno aboliti. Saranno vietati i viaggi all´estero in cui un ragazzo ebreo è ospite
di una famiglia non ebrea come pure analoghe visite in Israele da parte di non Ebrei77.

Si può certamente ricordare che il 18 ottobre 1988 la Corte suprema israeliana ha qualificato il
rabbino Kahan come razzista e ha vietato al suo partito, il Kach, di partecipare alle elezioni del
primo novembre 1988, ma non bisogna però dimenticare che la Knesset comprende sempre 3 altri
partiti politici che condividono le opinioni del rabbino Kahan: Tahiya (3 seggi), Moledet (2 seggi) e
Tsomet (2 seggi). Si dimentica anche che le sue opinioni si ritrovano nei programmi politici del
partito Likud e del partito laburista che rifiutano ai rifugiati palestinesi il diritto di ritornare nel loro
paese a causa della loro appartenenza religiosa.

Precisiamo inoltre che Kahan è stato sostenuto dall´alta gerarchia religiosa israeliana come l´ex
grande rabbino ashkenaze Shlomo Goren il quale si è dichiarato contrario alla legge anti-razzista
perché mirava a sopprimere la distinzione tra i goym (i non Ebrei) e gli Ebrei. Sia Goren, sia l
´attuale grande rabbino ashkenaze si oppongono agli incontri tra giovani ebrei e giovani non ebrei . 78

Una circolare distribuita il primo settembre 1985 dal Direttore del Dipartimento dell´educazione
religiosa del Ministero dell´Educazione a tutti i supervisori e direttori delle scuole religiose vieta gli
incontri tra giovani ebrei e arabi. Il motivo: la paura dei matrimoni misti . 79

16. Una politica repressiva: due pesi, due misure

Fin dall´occupazione del 1967 lo Stato d´Israele ha esercitato una discriminazione sistematica nei
confronti dei non Ebrei dei Territori occupati: confisca le terre, distrugge le loro proprietà, gli alberi
da frutto vengono sradicati, imprigiona senza processi, deporta, ecc. Queste misure sono state prese
unicamente contro i non Ebrei.

Un Ebreo che uccide un non Ebreo è punito con alcuni giorni di prigione. Al contrario, un non
Ebreo che uccide un Ebreo è spesso punito con l´ergastolo e la sua casa viene distrutta. Si invoca
spesso la legittima difesa a favore di un Ebreo, ma mai a favore di un non Ebreo. Chi non è Ebreo
non ha il diritto di difendersi. I residenti dei kibbutz che si trovano su terre che appartenevano a

77 Pubblicato dalla Liberté, Friborgo, 31 ottobre / 1. novembre 1985.


78 Jerusalem Post, 24 marzo 1986, p. 3. Sulla posizione della corrente nazionalista religiosa ebraica nei confronti dei
non Ebrei, cfr. Yehoshafat Harkabi: Israel´s fateful decisions, Tauris, Londra 1988, pp. 141-199.
79 Haaretz, 7 agosto 1985.
18
contadini palestinesi ricevono le armi da Israele e hanno il permesso di sparare sui Palestinesi, i
quali sono senza armi e senza difesa.

Dall´inizio dell´Intifada (dicembre 1987), l´esercito israeliano ha fatto largo uso dei gas lacrimogeni
contro la popolazione non ebraica con lo scopo dichiarato di disperdere i manifestanti ai quali non
viene lasciata nessuna alternativa per esprimersi. Queste bombe vengono utilizzate sia nel caso di
manifestazioni violente, sia contro i gruppi pacifisti. Contrariamente a quanto lascia supporre il
nome, il gas impiegato non provoca le lacrime, bensì la soffocazione e la morte. Ci si può chiedere
qual è lo scopo perseguito dai soldati quando gettano bombe di gas lacrimogeno all´interno degli
ospedali e delle maternità dopo aver rotto le finestre. Nel solo ospedale di Shifa, a Gaza, si sono
registrati 70 nati-morti in una settimana. E a che cosa mirano i soldati quando gettano queste bombe
all´interno delle case durante i periodi di coprifuoco imposti durante parecchi giorni e talvolta
settimane? Si temono ora gli effetti secondari dell´utilizzazione di questi gas: morti premature,
sterilità, ecc.

L´8 dicembre 1988, Itzhak Rabin, ex Ministro israeliano della difesa, ha detto che dal dicembre del
1987 c´erano stati 257 morti, 7000 feriti e 18 000 arresti fra i Palestinesi. Ha aggiunto che gli arresti
non bastano più e che occorre picchiare e ferire un maggior numero di Palestinesi . Queste cifre, 80

che non rappresentano necessariamente la realtà, mostrano l´ampiezza della repressione israeliana
contro i Palestinesi.

I politici israeliani pongono continuamente il problema del pericolo demografico rappresentato dal
tasso di crescita del popolo palestinese. L´utilizzazione del gas, l´impiego delle armi da fuoco, la
prigione e la deportazione sono i nuovi metodi israeliani per fronteggiare questo pericolo? Un
giorno o l´altro bisognerà porre questa domanda. Il 29 novembre 1988 un prete di Gerusalemme ci
ha spedito una lettera nella quale ci dice: "Ci sono testimoni che hanno visto più volte i soldati
colpire dei giovani sulle parti genitali (recentemente a Ramallah e nei dintorni). I ragazzi non osano
parlarne, ma le loro madri dicono che non sono più degli "uomini". Non si tratta di una forma di
genocidio?"

Conclusione

Padre Elias Chacour è originario di Biram, uno dei villaggi distrutti da Israele. In un´intervista
rilasciata nel maggio 1988 all´Agenzia di Stampa Internazionale Cattolica, dice:

Siamo cittadini di seconda categoria, sì, ci sono diverse categorie. In realtà, credo che c´è soltanto una zona in Israele,
quella dei cittadini ebrei. C´è in seguito la non-zona, il margine, dove chi non è Ebreo è tollerato, ma non accettato, in
quanto non è stata trovata la soluzione per sbarazzarsene. Per fortuna ci sono degli Ebrei - pochi, ma esistono - che
protestano contro questa segregazione. Se Israele non cambia fondamentalmente la sua politica, non si converte, cioè
non cambia direzione politica, temo che tra poco ci sia una sola opzione per sopravvivere qui, l´opzione militare. La
Palestina, fin dai tempi di Abramo, non ha mai accettato un conquistatore che non abbia cercato di radicarsi nel
territorio. Gli Israeliani non si stanno radicando; stanno seminando l´odio nel cuore dei Palestinesi. Devono cambiare in
fretta se vogliono vivere e sopravvivere con una certa qualità di vita umana in Medio Oriente81.

Nel preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell´uomo del 10 dicembre 1988 si legge:

... è essenziale che i diritti dell´uomo siano protetti da un regime di diritto affinché l´uomo non sia
costretto, come ultimo ricorso, alla rivolta contro la tirannia e l´oppressione.

80 Kol Israel, in francese, 8 ottobre 1988, ore l9.15. Nell´ottobre 1989 Itzhak Rabin ha avanzato le seguenti cifre: 40
000 arrestati, 15 000 feriti e più di 500 morti fra i Palestinesi (Journal de Genève, 13 ottobre 1989, p. 3).
81 Intervista accordata all´Agenzia di stampa internazionale cattolica, maggio 1988.
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Non è questa la spiegazione della rivolta palestinese contro le autorità israeliane che si ostinano ad
uccidere, ferire, imprigionare, soffocare con il gas e deportare?

L´affermazione degli autori della Dichiarazione universale dei diritti dell´uomno conferma un´altro
passo del profeta-poeta Isaia il quale, 2700 anni fa, diceva: "La pace sarà il frutto della giustizia"
(32:17).

Se Israele cerca veramente la pace in Medio Oriente, deve conformarsi al principio della giustizia
invece di intestardirsi nella sua politica contraria ai diritti dell´uomo. Deve quindi permettere ai
rifugiati palestinesi di ritornare alle loro terre e trattare i Palestinesi su un piano di uguaglianza con
gli Ebrei. Perché il fatto di essere cristiano o mussulmano fa si che un Palestinese sia candidato ai
campi per i rifugiati, alle prigioni, alla deportazione o alla morte? E´ un crimine essere cristiano o
musulmano?

Il giorno in cui Israele considererà il cristiano, il mussulmano e l´ebreo come esseri umani uguali e
li tratterà allo stesso modo, quello sarà il primo giorno di pace in Medio Oriente.