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COMUNICATO STAMPA DEL 12 GIUGNO 2010

La lettura dell’opuscoletto bianco – verdino diffuso dalla Marangoni per illustrare e rassicurare i cittadini
preoccupati dalla minaccia del car fluff farebbe semplicemente sorridere per la superficialità della stesura
se non riguardasse una faccenda molto grave, da trattare con argomentazioni di ben altro calibro e non
con omissioni accuratamente studiate.

Sembra innanzitutto che la Marangoni, di fatto, si sia autoproposta come smaltitore, perché nessun
confronto è stato fatto con altre tecnologie. Semplicemente in questo modo è stato dato a Marangoni un
mandato in esclusiva: il Ministero dell’Ambiente dovrebbe spiegare perché.

Di certo l’affare è assai vantaggioso per Marangoni che, in tal modo, avrebbe il monopolio dello
smaltimento del car fluff, usando un impianto di vecchia concezione, ma già ammortizzato, per il quale non
ci sono stati investimenti se i tecnici che lo hanno visionato possono, sconsolatamente, definirlo un rudere
da archeologia industriale.

Quanto alle modifiche che Marangoni ha presentato all’ Ufficio regionale per avere l’autorizzazione allo
smaltimento del car fluff, esse non sono sostanziali se non nello stoccaggio del prodotto in entrata.

D’altronde “ sull’ età” dell’impianto e sulla difficoltà ad essere adeguato per la nuova attività è sufficiente
riflettere sui mesi trascorsi da quando l’ufficio VIA sta esaminando il progetto e sulla quantità delle
integrazioni richieste all’azienda; nonostante la massa di documentazioni presentate, la Marangoni non è
riuscita a fornire ai tecnici regionali convincenti motivi per il rilascio dell’autorizzazione.

E’ importante, a questo punto, esaminare due o tre risposte della Marangoni ai suoi stessi quesiti.

Il car fluff viene bruciato in Europa mescolandolo al 10% con i rifiuti solidi urbani, per diluirne la tossicità ed
è ampiamente noto che all’estero gli inceneritori di RSU danno garanzie di controllo e contenimento delle
emissioni assai rigorose e non presentano “fenomeni di intasamento” della linea fumi tali da “ dover
ricorrere a continui interventi di pulizia” come dichiarato nella Relazione ISPRA sulla sperimentazione
eseguita ad Anagni.

A proposito della Diossina, di cui il progetto non prevede il monitoraggio completo, si fa rilevare che la
stessa Marangoni dichiara, nella nota del 18.01.2010 inviata all’ ARPA, che “ i punti di massima
potenzialità di ricaduta” circa “ la dispersione di inquinanti in atmosfera” riguardano l’area in cui sono
stati acquisiti i campioni di prodotti altamente contaminati da diossina; area in cui la stessa Marangoni, nel
libercolo distribuito alla popolazione, dichiara che si troverebbe, come appunto si trova, la diossina, se
provenisse dall’impianto.

Vale la pena di ricordare che non è stata fatta nessuna caratterizzazione di confronto tra lo spettro delle
diossine trovate nell’area circostante l’impianto e quelle presenti nei vari tipi di ceneri prodotte durante la
sperimentazione. Dove sono finite le ceneri, visto che sono pericolosissime e debbono essere neutralizzate
prima di essere conferite in discariche speciali?

Non è stata fatta una mappatura del territorio circostante lo stabilimento, né prima di iniziare la
sperimentazione, né dopo per quanto riguarda le diossine e altri tipi di contaminanti.
L’ARPA non è stata in grado di produrre alcuna analisi sul territorio circostante eseguita prima e durante la
sperimentazione. Le analisi prodotte dall’ARPA sono abbondantemente successive alla fine della
combustione sperimentale di car fluff e poiché la diossina si diffonde con le polveri, essa viene portata dal
vento e ricade sul terreno circostante la fonte di emissione e anche a distanze notevoli.

La temperatura di 1000°C distrugge le diossine originariamente presenti nel car fluff ma esse si riformano
nella fase di raffreddamento dei fumi tra 400° e 200° C circa, data l’abbondante presenza di carbonio,
ossigeno , cloro e metalli catalizzatori.

Dalla lettura del SIA (Studio Impatto Ambientale) elaborato dal D.I.T.S. (Dipartimento di Idraulica Trasporti
e Strade - Sapienza Università di Roma) committente MARANGONI SpA del 31/01/2009, emerge come
nell’area in cui è collocato l’impianto "...esistano degli elementi di compromissione della qualità delle
matrici ambientali [...] Tale inquinamento riguarda in maniera prevalente il comparto aria e le acque
superficiali..." (Capitolo 6 Conlusioni, pag.145). I valori di macroinquinanti quali polveri (PM10), NOx, Ozono
nel territorio di Anagni eccedono già i limiti previsti dal DM 60/02 "...la situazione relativa ai PM10 risulta
piuttosto critica se si considerano il numero di superamenti del limite di legge..." (Capitolo 4 Quadro di
Riferimento Ambientale, pag. 74) Concentrazione PM10: valore medio annuo 34,3
microgrammi/metrocubo - limite di legge 20 microgrammi/metrocubo valore massimo giornaliero 117,0
microgrammi/metrocubo - limite di legge 50 microgrammi/metrocubo - Tale valore è stato superato 53
volte in un anno contro le 7 volte previste per Legge.
Invitiamo di nuovo il Comune, massima Autorità della tutela della Salute della Cittadinanza, insieme a
Regione- Area VIA e Provincia a non autorizzare un impianto (troppo grande per essere considerato Pilota)
di Rifiuti Speciali (di cui non è ancora chiaro il ciclo di completo smaltimento) in un’ Area (in cui sono già
state recentemente concesse Autorizzazioni ad altre centrali Termoelettrche) fortemente inquinata e non
più in grado di assorbire nuove emissioni di inquinanti e a maggior ragione di inquinanti "speciali".
Una proposta tanto assurda, come questa della Marangoni, può essere compresa solamente se valutata
nel quadro complessivo del declino industriale ed economico del territorio. L’assenza di una politica attiva
e razionale per il supporto allo sviluppo della riconversione di un comprensorio industriale obsoleto e in
drammatica crisi e alla rigenerazione della economia locale con nuove tecnologie, prodotti e
professionalità lascia spazio ad iniziative disperate che, lontane dal risolvere i problemi occupazionali
derivati dalla perdita di competitività, travolgono l’ambiente e le comunità verso una regressione e un
degrado senza ritorno.

Rete per la tutela della Valle del Sacco - Associazione Culturale Anagni

Viva - Associazione Diritto alla Salute - Associazione La Guerra di Piero -

Comitato Osteria della Fontana - Comitato Ponte del Papa - Vox Populi.

Per informazioni e per seguire la situazione aggiornata consultare i siti internet:

www.retuvasa.org ; www.dirittoallasalute.com

Per comunicazioni urgenti chiamate il n. 3930723990.