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la rosa necessaria Rivista di poesia 8 Ma come: domani sapro riconoscere le rose uccise, le vive? Mi volgo di qui dov’é passata, e tornera, la mia demenza: anche per essa chiedo giustizia e amore. Voi in sonno ancora: voglio che nulla si [perda. F. Fortini ‘Supplemento al n, 22 de LALTRITALIA Ottobre 1994 £.2.500 editoriale La funzione della critica In questi ultimi mesi, non solo sulle riviste specializzate, ma anche sui quotidiani sie svilup- Pata una discussione sulla funzione odierna della critica letteraria, essendo entrate in crisi quelle metodologie che hanno dominato nel corso degli anni Ottanta (in particolare il decostruzionismo). Ci sentiamo in dovere di entrare nel merito poiché anche noi, in qualche ‘modo, svolgiamo una funzione critica, siamo un piccolo ingranaggio di quell’enorme machina che sichiama leteratura, Come sempre la polemica ha riguardato I" eccesso di specialismo nella critica ¢ la necessitd di itrovare un linguaggio accessibile. Ritengo che gli interventi pid coraggiosi siano stati quelli ‘di Alfonso Berardinelli e di Giulio Ferroni. 1 primo é autore di un libro (La poesia verso la prosa, Bollati Boringhieri) che ha messo in sbbugli il mondo dellapoesi italiana perl violenza dei gudiz, nel quale, in ines, Berardinelli afferma che la poesia novecentesca si assolutizzata, perdendo ogni Iegame con Ia realta concreta ¢ perdendo anche la possibilita di essere verificata, valutata (con gli strumenti della grammatica, della retorica, della metrica, della logica, ecc.). Secondo I’autore, che insegna attualmente a Venezia e viene dall’esperienza dei «Quademni piacentini». la critica pud salvarsi solo ritomando alla sua dimensione saggistica (di matrice illuministica) che nel Novecento ha avuto come massimi rappresentanti Edmund Wilson e, in Italia, Giacomo Debenedetti: una scrittura critica che, parlando di letteratura, parli d°altro (non a caso ill libro precedente di Berardinelli si inttolava Tra il libro eta vita. Gli interventi di Giulio Ferroni sono improntati invece ad un grande pessimismo sulla condi- Zione della letteratura nella civilta tecnologica; «Poeti, critici, artisti di tutte le risme, dovrebbero ‘saper entire fino in fondo cid che intorno a loro la parola ¢ la realta sono diventate, avvertire Purgenza ¢ la minaccia della fine, Iallontanarsi della presenza della letteratura ¢ della forma scritta dalla vita collettiva (su cui, del resto non sembrano aver ormai nessuna presa non solo inguaggi pit oscuri ¢ formalizeati, ma anche quelli che vogliono essere pid “comuni” e iretti”). Forse diventa sempre pili necessario riconoscere la condizione “postuma” della serittura, il loo trovarsi confrontate alla propria fine: immergersi fino in fondo nel senso del ‘presente per salvare o riscattare, dentro di esso, il passato, pid! che cercare improbabili strade peril futuro» (Parlando di leteratura steniamoci tantissimo»,«L:Unitd»,31 ottobre 1994). Dialetticamente cerchiamo perd di vedere anche la dimensione positiva che questa esplosio- ‘ne di nuovi codici e linguaggi, questo proliferare di voci che vengono dal basso e che entrano ‘in contatto orizzontalmente grazie alle nuove tecnologie, apre. Non é la “scrittura” ad essere Postuma, ma un certo tipo di “scrittura” che ha dominato per secoli (0 millenni) la nostra civilta. ‘Tra breve una nuova massa di scrittori si scoprira attraverso le reti telematiche, producendo milioni di libri che voleranno nell’etere da continente a continente. Allora appare quanto mai necessario dotarsi di strumenti interpretativi per sapere valutare i messaggi, disporli in una personale (non pid “oggettiva”) gerarchia dei valori. Come & sempre accaduto, I'accesso a nuove forme di espressione di nuovi soggetti arricchira la letteratura, ma diventera sempre pid difficile valutare, selezionare. Qui diventa fondamentale I’esperienza della critica letteraria, di una critica che insegni soprattutto a decifrare le stratificazioni di un testo, che dia strumenti di Tetura che poi ognuno user a proprio piacimento. I detentori del sapere sono restii a perdere il loro privilegio da che mondo e mondo. Per una volta cerchiamo di entrare in un nuovo universo della parola senza aggrapparci al passato, non rimpiangendo i canoni degli autori ele gerarchie pestablite, Nicola Sguera Sommario Editoriale La funzione della critica Poeti italiani contemporanei: Franco Loi Loie gliangeli di Cosimo Caputo Interventi Una nota (negativa) su Citta Spettacolo di Giovanni De Noia...... Invito alla lettura I mare di Roccodi Ciro Di Maria .. Alda Merini: «poesia, riechezza del sangue> di Caterina Cruciani .. Franco Fortini -Composita solvantur di Nicola Sguera L'Intervista La poesia di Milo De Angelis di Gianfranco Biancofiote ....:.:esenenene 19 Appunti Variabili Letteratura e realta di Rito Martignetti Lapoesia Il velo del tempo: Pierre Reverdy di Sebastiano Aglieco Giiincontri della Rosa: Ferruccio Palma Unincontro disperatodi Paolo Bilotti.. Poesia amore miodi Emanuele Di Donato... Ta rosa necessaria Rivisa di poesia ~ Anno II - otabre 1994 -N. 8 ‘Sopplemeato al n 22 de LIALTRITALIA Comitato di redexione: Rito Manigneti, Rosslla Mazzeo, Luca Rando, Vincenzo Pellegrini, Giovanni Rosset, Nicola Sguera Progetto grafico: Luca Rando Redazlone: Cu S. Cumano, | - 82100 Benevento - Tel. 0824/51483 Fax 0824724478, Stampa: Grafica Mellsi, via Luca Giordano, 4 - 82100 Benevento - Tel. 0824/316153 VALTRITALIA Direttore responsabile: Cameo Luciano Redazione: Maurizio Calandro, Mario Cecere, Luigi Lani, Pino Mauriell, Roberto Paolo, Gabriele ame ‘Aut Tribune di Benevento n.167/90 del 612190 Poeti italiani contemporanei: Franco Loi Loi e gli angeli (Prima parte) «Liarte noné dissimile da un fiume» - dice vaEzraPound-,e con. ‘angel di Loi ci trovia- ‘mo innanzi ad un poema inarrestabile, ad una ‘ersificazione incredible. «tutto @uno scor- rere senza interruzione, un fluss0 di energie cche producono energia (..J. Dungue, cont nyerda scrivere L’ angel finché quel fiato sara d'aiuto, ¢ questo adombrera il mio desti- no. Del_resto, nemmeno lesser poeta pud fino in fondo esaurire me stesso> (L’angel, pag. 404). E noi proseguiremo in questo estenuante esercizio, affidandoci alle intuizioni, lle im- ‘magini,emocioni sullascia di un forte, sincero sentimento di commozione. Per una pia puntuale “interpretazione’, siz preferito suddividere il presente lavoro in tre ‘moment: 1) Liangelo, se stessi 'Altro; 2) Laccadete, la poeticae il dialetto; 3) Attomo a L’angel. 1. Lrangelo, se stessi, "Altro Il poeta milanese (ma genovese di nasci- ta) Franco Loi con/'ange! (Mondadori 1994), ‘pone in risalto la trasparenza, quella purezza «animo acquisita sul campo (nell’agone dei contrast delle negoziazioni, dei sogni edel- 1c disillusioni), dove, spesso, spuri intenti e Jingue biforcute incombono minacciose trale suadenti spoglie di un mondo patinato, ilaremente fastoso: «La mente umana ¢ dav- vero un costruttore di ombre, ma anche un ‘cerbero contro ogni facile ilusione» (cost Loi ‘sul «Sole 24 Ore» - aprile 1993). ‘Sono qui presenti un'etica della parola e un richiamo alla responsabilita che si manifesta- no tramite «la lingua impossibile dell’angelo» (Roberto Carifi). «Nell’essere un angelo dd forse dispiacere?» - si chiede Loi. Ci sono, forse, parole pid opportune per esprimere la ‘condizione ineffabile del!'angelo, «Vinvisibi- di Cosimo Caputo Te per evcellenza», dice Romano Guandini. Questo oscuro, inesplicabile Altro che & in noi inconscio? L’ambienteciscostante? L'in- fanzia che ci portiamo dentro? Lo spetto del futuro-incognita?). Cosa sarh mai? «... forse un accumulo di sensazioni di memoric, deriti della vita,nodi delcuoree delle viscere,scampoli dimentica- {10 smossi del nostro passare tra gli uominie le cose» (Loi). Forse, il mostro alato che po- pola incubi o, non piuttosto, quell’essere che asseconda un destino di Luce? IL ribelle oil messaggero di Dio ?... Un estranco che viene ‘aturbare normalit buon senso o non piut- tosto quella ricerca tesa a fissare I’Erlebnis (Gea immagini ed esperienze) riconducendoil ‘utto al flo, alla trama della propria personale esistenza? ‘Mi sembra cosi sottile e misteriosa ‘Varia che si respira, le trame del mondo, non quelloche qui si vede, mal'ederanascosta cche dai germogii della tera lega le lune. (Ceangel -Parte prima XXXD, Presentando un’ opera di F. Pessoa, L'enig- ‘ma e le maschere, oi asserisce: «"Non sono niente, / Non sard mai niente, /Non_posso volere d’essere niente" sive Pessoa. Manon ® nella coscienza di ogni poeta questa dispe- razione? I! poeta riconferma I'impossibilita (Sole 24 Ore, luglio 1994). C’8 ancora, l’adesione ad tuna chiamata che coinvolge I'intero essere: «Non che io sia un uomo libero. Sono sempli- ‘cemente uno che sa la libert& non consistere Poeti italiani conte Franco L nella scelta tra una cosa ¢ un’altra, ma nel rispondere al Dio che ci chiama». EE pure presente il desiderio di poter tratte- nere e fissare il panta rei: E forse haragione il mio dotiore, che il dio che c’t nel mondo la natura che ombra siamo erestiamo meno d'un filo, «quel ch’io sento dentro la spuma diccid che stato e del mio pensare, che il sogno & un‘impressione della mia vita, «poi lamorte vuole speranza perI'womo. Maio, io non vogtio che siano solo memoria gli uomini a cui ho voluto bene, le donne {del cuore, J giomiche sono stati unfulmine fer in aria, ibeimoment diun viverechemai pod moire, jo sono come loro, sono la loro sostanza, ‘enon posso pensare lamorte dentroil cuore, (Lange! -Pate Seconda, XLVI) Si, un sentimento di ribellione (contro le ovine procuate dal’ womo controle carat del tempo) pervade Ianimo del Nostro: «Non di fare sembra abbiamo bisogno,ma di ozio industriale, di occlusione dei sensi, di crwelliana preparazione a un altro silenzio, quello del cuore e quello del pensieor (Sole 24 Ore, agosto 1993). Un significatorilevan- te, senon centrale, nella potica di Loil'assu- mei tema della ‘memoria’ (in seguito,ritome- ‘remo sull'agomento). Una memoria che si fa liturgia di senso; essa Ia significazione, la ‘presenza assoluta: «lo penso che la poesia ® nella memoria. dell'esperienza: I'equazione dovreble essere ‘cosa, emozione, parola, musica» (Corriere della Sera, 13 maggio 1994), EE guardo le inferriate, imuri,lelampade, sento 'amaro degli womimi che non sono {pit veri, iltormento d'un domani che si chiede se c’@ un buco nel tempo, se Iz memoria 2 tutta un imbrogtio, una pallida Tanda che cambia in fumoil giorno ¢ in niente 1a [storia Cosi, piango ¢ cammino, guardo la notte, 4 in gola stringo le voci della memoria. (Cangel -Parte Quarta, V) In poche parole, Ia memoria ® poesia, la nuda necessita della poesia, vera essenza di ogniangelos, lo strumento privilegiato di ogni possibile salvezza. Sembrano risuonare le parole di Mario Luzi. Alla domands: «LLapoe- sia ci salvera?», il poeta fiorentino risponde- ‘va: «La barbarie, una miscela di rozzezza e coruttela, ci inonda, ci comode. Scrivere poc- sia, come leggerla, non pud che fungere da ‘balsam - una via perriconquistare la dimen- sione umana, sacra, di cui siamo stati siamo defraudati, giomo dopo giomo», «La Stam- pa», aprile 1994). E Loi fa eco: Mihan detto che m*hanno salvato per un (soffio: per una carta e lo sparire del gas. “Mami hanno salvato? E se 8 statoil vento, cosac’entalaragione? che nome ha ilcaso? ‘Sono stato I sul flo del non tomnare, incatatonia,net! odore delsilenzio.. Mac’? un perché e cosa vuol die salvare? Salvato dai mie pensieri? dalla memoria? dalla coscienza del dover tomare? ‘Adesso sono come primae la mia storia 2 ai capre il sigificato del mio rtono, (Cangel- Parte Quarta, X) Sotto questo aspetto, 2 encomiabile lo sfor- 20 € formidabile la musicalit) del dettato che Loi profonde nel tentativo di costuire un re- ‘gno, «la cit d°utopia», o quanto meno di Fitrovare(tamiteilpoiin) le tracce i un una- nime destino di salvezza: «La vert & che la poesia ct nel mondo, basta raccoglieria. Ho sempre con me il mio taccuino». La magia dell’autore consist proprio ne! far rivivere le vicende di un ‘angelo” acu nulla viene ri- sparmiato: Iafollia come la pit lucida elucubrazione Vintuizione e lariflessione ‘solamento delice la fenesia della colletvita TFadesione ad un credo ele vcisitudin di un [dissociato Jamilitanza eV’abiura sli arditi voli della fantasia ta indigenza {della ragione ebbrezza di un calcio al pallone e il senso {della estrancita amore eV'abbandono. TInsomma, ne L’angel c’® la summa di tute le esperienze possibili ed immaginabil, un ‘io colletivo’,archetipo diogni essere umano che siaffidaalla memoriaeal sogno... ‘Un vortice di sensazioniaffidato al canto: Ealloraa chi dar rtta? Alla natura? Alla scienza? la religione?ilfaeticare + dela filosofia? oachi trascura a facia d'un {qualsiasi dio ele sue creazioni? Jo, permio conto, ho trovato fa cura: natura (lei, natura io, i parlare.. Dungue stiamoci dentro senza paura del suo bello lasciatemi da ubriaco cantare. (Cangel -Parte Quarta, II) <«Langelo straniero sulla terry. «ll mani- comio io ’ho visto trae strade». «Nella rivo- Iuzione fa sempre freddo». «lo, Paradiso ce Thoapezzettin me». «Dietroil woto viene la ‘morte, il gioco del vento». Sono momenti che ci danno il segno di una presenza ‘nequivocabile, quella appunto dell’angelo: «. Tn questa poesia c’8 tutta Ia dignita del- Tuomo acuisiaggiunge allegra” dello scr vere: «e forse questo @ il vero sapore della elicit: la forza che trasforma ogni emozione in carica vitae, ta spinta interna che, sorretia dal vigore det corpo, 8 incline comungue ad cesprimersiv, ‘Ecco un uomo-poeta che rifugge dalla ba- nal, dal” horror vacui per depostare il pro- Poet italiani contemporanei: Franco Loi, prio verbo nello scrigno del pit geloso Amo- te. Bh si,’ angel lo stupore dell’esistere, il chiedersi del perché dell’obio, del dotore sul- la sogtia impietrita dell’anima, L’angel & un ‘poema d'amore, un immane affetto portato ai Juoghi alle Kingue della infanzia; una memo- ria che si fa dono peri posteri: Che bello annegare negli occhi, guardare [amore che ferma 'ariae tirivoltail tempo... La quiete della campagna e quel sapore difogliee laurie d’uccelli nel nulla che sifa aria e attra nel enti. E che malinconia quelle case lontane, ilcielo che calatrairefoli spenti del vento, trail mais ewva, gli alberi lecavagne, i [monti che al raso dei praticalano la sera... E quanta eternita, che sentimento {n quel muoversi di donna nella sincera bellezza.e gioventi che si fa vera (Cangel Parte Quarta, XXM). E il caso di dire che il poeta si eleva dalla ‘morale del gregge, dal codazzo di lacchée di imbeli. Si evince tuttalasofferenza di una sfida, di tuna gara laddove la posta in palio ® il raggiungimento del “Paradiso”: Delresto ragazzi.cos’altro devo inventarmi? Paradiso 8 qui, sufficientecercare, basta girare Ia chiave dell’aria buona ceviene il sole che scalda gli animal. Facciamo dungue un bel respiro, un pieno del fiato, via sulle strade a ciarlare del niente ino alla sera che a iposo ai matt. (angel -Parte Quarta, XVI) enon sisa mai in fondo, com’ la storia, che allora, 3, i Paradiso..come l'ombra viene ’una realta che sa prima ancora dlisapere, prima di vivere.. Come diciamo? lacoscienza dellillusione gia morta, (Crangel-Parte Prima, 1) Poeti italiani contemporanei: Franco Loi Loi disperatamente se stesso. E dispera- tamente tut gi altri. Egli dice: «Lacontraddi- zine evidente: angelo, a differenza deitipi del filosofo, vuole neo stesso tempo ‘essere se stesso’ e ‘non essere’. Da questo fondo di follia'angelo toma Dio». E Giulia Borgese poema si sente straordinariamente coinvolio, quasi travolto, C°e dentro un respiro, un’on- daincalzante: probabilmente & ’iocolletivo. Di sicuro @ la voce di una Milano che oggi pare non ci sia pid di una realta in cui ancora si poteva incontrare I'angelo, scorgere I’om- («Corriere della Sera», 13 maggio 1994) con- bra del Paradiso». clude in una intervista al poeta: «Chi legge il 1-Continua Una nota (negativa) su Citta Spettacolo di Giovanni De Noia LaXV edizione diCita Spstacolo (emul nei primi quindicigiomid settembre a Benevento) hha toccato il fondo. Esattamente come una dell ante sagrepaesane. Al confronto qualeuna di queste ha fatto meglio. Inpiazza (Roma) si offiva, al posto del vino tpico delle sare pit elegant aperitivi ocaff, Se cost non fosse stato, non si sarebbe vista nemmeno I’ombra del pubblico. Si parlato di interventi da parte del pubblico presente in piazza, ma in reat tuto era preordinato,¢ quando i toni fuoriuscivano su strade diverse dal copioneimpostoilmicrofono veniva tlio di mano, Le forze local che pure dovevano essere utlizzate secondo promesseelettorai (Jemagogi- che), sono state alla fine impiegate solo in parte. Quelle poctie hanno comungue lascito ‘ur'ottima impression, ¢ anche tanto amaro in bocca pensando a quanto avrebbero potuto offre in energie fisiche talento. Iruoliasegnati alle forzeautoctone sono stati marginale senza aloun peso rele. Le recensioni appar sui quotidian nazionali hanno per fatto giustizia, assegnando alla rascegna beneventana un ruoo di ‘cenerentola”rispetto ad altre manfestazioni,assegnan- dole poco spazio e non rsparmiando critiche severe. Moste insignificant ed offensive (vedere Rubertlli,costumisic, dulcis in fundo, anche non in cartel, unapttrice messnese in Piazza S. Sofia). ‘Unica credenciale: essere amici del dretioreatistico! Bene. Cientelismo, nepotism esatt mente come e passat edizioni. Compagnie teatrali da dopolavoro,spttcoli cinematografici e musical quasi desert. Per uno speitacolo, invece, che pure & stato replicato quatro vole, si& speso quasi la meth del budget , emerge un aspetto dela sua poetica lirico-decadente di fascino catulliano. Sono poesie poco ideologiche, a volte ispirate a Invito ala lettura di Ciro Di Maria ‘momenti di gioia, dove il mare, «anelitorotio amore» (L’amore di Nettuno), «Dio da chi mare» (Olimpiadi), spesso ® lontano, quasi meta iraggiungibile: Di gioventh cresciuta a suon di jazt Cironza un motore stamane nella nostra scomribanda, Eanoi tormento il bacio metallico della cortiera con leacacie, uestecicale che riprendono aiconfini del campo di lino, azzunro mare in quest’arsa terra, lappresa diretta del Fiat % musica ne piano tra gi ulivi. Gioventh cresciuta al lamento del jazz! ‘Amammo ioe te, ragazza, la vita ‘come due docilipasseri in gabbia dietro le tende dei nostri balconi. Subitoil jazz come anima ci attenne, € adess0, a nostro amaro consenso, quelle note hanno dato una trama alla nostra segreta vicenda, cian segnato un destino di noia, cara con musica ossessa. Qui il mare diventa cosi lontano che solo 'azzumro del campo di lino riescearicordarlo, ‘Ma in questa poesia non c’é nulla che richia- ‘ila cultura contadina: il linguaggio, i temi, sono mitteleuropeie borghesi; cil tema del- 1a noia, del male di vivere. La sua poesia si muove nell’ ambito di una lingua, di cadenze, Airitmi, niente affato contadini o arcaici ma ‘propr del decadentismo europeo. L'intensitt lirica si matura in un realismo ermetico che rappresenta una risposta nuova, un tentativo ‘molto stimolante di superamento dei canoni classici dell’ermetismo e che, pitt che “neocrepuscolare” (come affermava Natale Tedesco), potrebbe essere definito “esisten- ialista”. Per Scotellaro, arrivo al mare rap- Rocco Scotellaro presenta la promocione sociale: 1 pastori di Calabria Alle case arse di Paota sul mare trai fichi contort ele fiumare, cche calano dai lett i sassi mort, i Calabresi scesi dalla Sila vvanno aaffondare le mazze nell’ acqua: non® pit lapilaper le vacche, il mare. 11 mare, quando diviene oceano, divide; al- ontana gli affetti ¢ gli amici (America Scordarola) ma le sue onde ritoriano sempre alla tera, proprio come gi emigrant che itoma- rnoacasa prima di morire (C’ eral’ America). Palazzo Reale di Portici Dai grandi archi della Reggia lmare il primo farsi vedere bianco sotto le uci nere delle nubi lasciate dal giomo. Verso le grandi chiome dei pini spunta una Napoli corallina con le sue luci di palco. Degli amici vicinie lontani cade i icordo, come cade la ghianda dalla nuvotaglia dei lcci. Quello di Scotellaro un ermetismo morbi- 4o, pit Linguistico che semantico. Il senso del testo ® sempre immediato, anche quando il discorso subisce uno scardinamento sintatico. Le sue poesie, quindi, possiedono una freschezza che pud essere fruita anche dal lttore poco esperto di poesia. Chiunque ‘pwd coglieme il messaggio e apprezzarne la ‘musica, e cid con un linguaggio che non cade mai nella banalitd. Una poesia per tutti, ma non mediocre, un risultatostilistco che po- chi poeti contemporanei possono vantare. ‘Quella di Scotellaro &, comunque, una voce cche in maturta avrebbe sicuramente espres- soil meglio di sé mache, purtroppo, fu stron- cata troppo precocemente dalla morte, Percid, continueremo a essergli debitori per la solu- zZione che ha saputo dare al problema della ‘ublimazione poetica di tematiche socialicon- crete ed attuali, senza utlizzare forme espres- sive ormai fruste e lontane dalla sensibilit ‘moderna. La poesia civile di Scotellaro si configura ‘come strenua ricerca di una risposta di fronte alle diffciliistanze del reale, ma & comunque interiorizzata, vissuta in prima persona ¢ sO- prattuto non sentita come mera occasione di ‘enunciazione retorica. Quindi, poesia ditesti- monianza e di denuncia che si concretizza in «un parlare del poeta con sé stesso; ed in cid si racchinde la forza della sua proposta, la sua straordinaria potenzza comunicativa. L'uomo che ho trovato ‘Luomo che ho trovato stamattina sta in una terra sporca addirittra di fior, di agrumi e di palme. ‘A Resina, passato un portone, dal corso fradicio e rumoroso verso il mare. ‘Legavaicrisantemi, quelli ancora per gennaio.. Le stesse discontinuitdlinguistiche che gli ‘vengono rimproverate, sono sintomatiche del ‘momento di travaglio epocale vissuto come ‘ravaglio esistenziale. Sappiamo che Ia que stione delle terre fu rsolta in maniera brutae: con I'emigrazione di milion di contadini affa- ‘mati nelle grandicitta produttive del nord (per i pid coraggiosie sfortunati), o nelle citta me- riional (per pit furbieclientlar). Nel’ arco un decennio la questione meridionale, da ‘questione contadina di distribuzione delle ter- re del latifondo, divenne questione delle gros- se aree metropolitane, in rapida espansione demografica ma tragicamente avviate a una deindustrializzazione delle insufficient realtd produttive. ‘In quegli anni dicambiamenti radical, i sen- so della crisi e dello sbandamento aveva in- vestito larghi strati social. Questo travaso di Anacreonte? Tutto sembra essere travolto da questa for- zaantica, coinvolgendo persino (come fa giu- stamente notare Maria Corti nell introduzio- ne al volume) sia il desiderio erotico che, ad esempio, "amore mistico,con uguale pienezza e potenza: «quello che conta 2 solo l’appari- zione del fantasma poetico di quell’ womo oi quella donna». In lei esiste una «fusione, per cosi dire, ossimorica, di impulsi religiosi ed ‘erotici, cristiani e pagani». Amore visto quindi come elemento mmanente alla vita umana, unione di opposti: follia,e quindi anche eecesso, carnalita, sen- sualita, tutto quello che & “timano". Non a ‘caso ricomre la figura del Cristo, visto come ‘simbolo di sofferenza tutta umana, ¢ compren- sibile in una linea poetica che difende Ia pro- pria fragilit di fronte al dolore che & spesso disumano, inenarrabile e cieco, che colpisce ali uomini,¢ il poeta pit degli alt la Le nostre mani furono disserrate schiodate come le mani del Cristo inutilifurono i nostro abbandoni, qualcuno ci fer alle spalle ron so chi, non so chi forse una forza umana forse la forza del destino forse tu stesso, amore, mihai colpito alle spalle. Eancora: [... nel fuoco delt’arte abbiamo un amore in comune, ‘questo non posso dimenticarlo dirt «ti amo» per un poeta assume un significato diverso Alda Merini dal volgere umano delle cose. (AMario) ‘Lapoesia meriniana é voce urlata, spiegata, ‘non un canto sommesso: & una denuncia del- orrore del vuoto acuié sottostata,@ Ia testi- monianza della sua stanca debolezza, nella ‘came €nello spitito,¢ tutto cid & narrato con uno stile ed una capacita che suonerebbero incomprensibili a moti cesellatori del verso. La scrittrice infati apporta assai raramente ‘modifiche ai suoi testi, compost per lo pit di getto, che talvolta trasmette a voce prima di trascrivere definitivamente, In un’intervista che la Merini concesse a (i pittore Francis Bacon ancora liri- trae nel momento della loro metamorfosi be- parte del trto, che i martiri non valgono. I regnum hominiserain real 'infemo. Historia non fecit saltus. E noi cediamo un ora alla volta, un giomo alla volta una parte della no- stra memoria, del nostro patrimonio di sogni, ‘analisi, idee, Fino allaresa dei conti vollo di ‘unbambino di un luogo lontano, che non reg siamo (maesiste solo nel dlirio fantasmatico ‘della television). Qualcuno continua ancora a chiedere giustizia (che non sia nel Regno deicieli). 2 ‘In una lingua che viene dal passato un vec- chio, con voce cupa per anni, luti, dolor, ct dice che tutto deve dissolversi. Allora dob- ‘biamo attraversarlo questo tempo di perdita € disgregazione? Si, ma con la fede che tuto si 12 ricomporra in nuovo ordine, che le promesse ‘di Mintzer Lenin non erano ancora per que- sti tempi, ma che la meta dela storia rimane sempre il comunismo, questa parola che oggi ‘non possiamo pronunziare senza commazio- ne. 3. TImmagini. Immaginiconosciute ai suoi et tori: la magnolia, il nido, il vecchio (non pi falso). Ancora la natura che apre con il suo tempo ciclico, con la sua eterita, con Ta sua odiema fragilit questa raccotta, E poi la folgorazione dell'animale vitima della sua vt- tima:allegoria memorable, crud rinnovarsi della figura del servo-pacirone, che ancor ogg ‘pud servirci a leggere la storia. Ma davvero & cost? Davvero noi oppressori saremo uccisi dalle nostevitime? O invece gli strumenti di dominio sono cost perfetti che gi schiavi di ‘oggi sono i pads degli schiavi di domani? Ea chi vive ancora nella colpa, che conforto di- venireileustode pictoso di un mondo natura- le che i camefici di sempre stanno distrug- sgendo senza piett? 4 ‘Una vita, Episod minim, maanche i fusso inarestabile de sicordi che fanno una vita. Gli amici, miglior: Elio Viton, Vittorio Sereni, Raniero Panzieri ¢ i pid giovani, Alfonso Berardinelli, Piergiorgio Bellocchio, Grazia Cherchi. E Ruth, unica amata, Una promessa (iaterna?):«stornerai comeri», doleecarez~ zanell’ansia funeraria 5. ‘Ancora una allusione metrica: “Sette can- zonette per il Golfo”. Ma come si adatta la canzonetia arcadica con i suo cantabili ‘ottonari,fatta per lievi descrizioni bucoliche, all’evento epocale che ha segnato la fine del- la guerra freddae'inizio di qualeosa che ancor ogei non si lascia definire? Ad una trage che hha fatto almeno mezzo milione di morti¢lacui Franco Fortini ‘vergogna nera pesera su di noi quando i fight chiederanno ragione del silenzio ¢dell'assen- so? Non si adatta. La canzonetta pud solo giocare con rime e parole, non si addice al sangue,al vento del deseto che ricopre,com- plice di ruspe senza anima, vite senza nome. Limpotenza é stata la condizione nuova che in molti abbiamo esperito in quei giorni angoscianti di tre anni e mezzo fa: «Non pos- so giovare, non posso parlare, / non posso partire per cielo 0 per mare» (sono dodecasillabi), Nel sonetto Gli imperatori, ‘cos intriso di poesia barocca, & detta, con tuna lingua che fa deflagrare vocaboli aulici che rimandano alla Gerusalemme liberatae tecnica moderna nel suo massimo dispiegamento, a distaiza non solo spaziale traT’Occidente e gli “altri”, «impressi umani arsi rappresi grumi». A noi il risoe linchio- siro che ci destina all’eternita dei vincitori. ‘Ancora sotto il segno di un’ineludibile colpa. LLossessione di Fortni& sempre pit il appor- to tra cerita della natura fugacita della so- ria, Che os"t una guerra, per quanto terribile, rispetto «all’eterno deg! ippocastani»? Ma, chiediamoci, qual? la conseguenza di una ri- sposta a questa domanda? Bisogna tenerla aperta la forbice. Noi passiamo, tutto passa: leansie, le batiaglc, gliamori, gieroi.Latera galleggera nel cosmo desolata fra cento, mil- Je, un milione di anni, come hanno visto Leo- pardi, Byron e Svevo. Ma nell’oggi che noi ‘vediamo con Ie nostre pupille vuote di pianto isono troppe cose vive che si muovono, che strisciano, che chiedono pane e pace, una vita ‘semplice. Non possiamo chiudere senza lacri- me i nostri occhi, non possiamo perderc nella deliziosa visione di un mondo senza vita che gira nello spazio senza fine, senza gioia né dolore. E troppo facil, ® (scusatemi)reazio- nario. Si sperava che l'animale assassino fosse ucciso dal veleno della vitima, ma «Lento a : % questo.che dicono le giovani mad) latore . Si chiamava Klochov, Rivolgo col bastone le foglie dei vial. Quei due ragazzi mesti scalciano una [bottigtia, Proteggete le nostre veri (0.62) Milo DeAngelis {mpronta lacananiana, in cui una donna autorizza da sé la propria bellezzae il timore della discor- ‘danza tra alte allucinazione (essere ed esser percepito, arbitrio e destinazione). ‘Ma cid trovavo ancor prima nel dramma eschileo delle Coefore (il secondo della tilogia di reste, in cui la giustizia oulenuta da Clitemnestra non interrompe la vendetta del figlio Oreste, ordinata dagli antenatiin base alla legge del'epos.L'estremo della purificazione di Oreste, raggiun- toattraverso il dissidio, coincide con il divino senz“altto. Con conseguente perentorieta del giudisio. ‘Senz’altro dopo aver rilevato Puro di due necessiti: solo dopo aver atraversato i pit millimesrici ‘segment della cronaca quotdianae de tempo degli orologi,raggiungeremmo un tempo esemplare. 1 dramma, in senso greco, non é solo espressione del fare in genere ma del costrure di volta in volta per strappo collegando i vari momenta partite dl primo, con criterio tuttavia non ridueibile alla mera lungimiranza prospettica. B wna condisione a tratt paragonabite alla folia? In Poesiae destino mi allontano da tuta una letteratura ottocentesca sensibile a questo fenome- ‘no (Strindberg-Ibsen), ma non nego che in uno stesso poeta possano coesistere l'angoscia pit ‘cupa e afasica cla metodica padronanca retorica del proprio linguaggio. In veritas tratta di forzare la Legge fino al punto di creame un’altra, marcando T’esattezza della prima o dilatandone i confini tramitetensione. Diversamente&il caso del meccanismo pubblicitaro rivoltol pubblico o allb- beltimento falsamente modemo, tipico di un‘arcadia neoctassica per i letterati, ignara del vero significato di mito, che considero immagine connessa a referent pid oceasionali e quotidian che archetipici o sacri: gestiripetui e talmente evidenti da risultare misteriosi, secondo un*idea di Pavese come di Rimbaud. ‘Si tratta di un mistero inaccessibite? Evidentemente nell'impatto con cid che sembra pid consueto'e meno distante, mi sembea di poterribadire che I'iragaiungibile non @maialto. Come avviene il passaggio alla successiva raccolia di poesia, rispeto all individuazione dei molteplici aspetti dell epica svolta nei precedenti sagei di poetica? LarsocoltaMillimenr del 1983 crbbe sulrigoe della puntualit enetteza del testo, a.sua volta luogo jiatritotrauna paola ed una, un verso el suo reciproco: al modocon cui, mutuando un immagine all’skido, lasiultanza del cimentorispecchia ogni particolare del so docorso¢consente all sservato- rediaccertrelamiglioreispondenzaal tuto, Cosi, eal del'adolescenza, gi discussa nei sageisull’epica, viva ad improntae il ritero di crit nellepoesie, nascent una concord simile al principio che accomunagialleatin un‘impresa ‘Limrevocabilt dell impresa pub alimentiidentificarsicon assenzadparleeoolsonno, per quanto Privodi quite, da Somiglianze infinita: non guarisce ha scelto un sess0 per espiare ‘enon incontrara mai Limmunita avara I rossore di una vergogna lasua invocazione, Pimperativo difesa,rilanciata nel libro ‘acominciae, il bacio semplice della critica facile, che sida torio, Seater y ee gop ‘masolo per chiedereragione, dove 'intimita i fallisce sempre 2 ancora un’ nsia di pensiwo,che la ende ‘un soffio dalla sntsi,perché 20 conta solo chi 2 vivo ma non lo dice ‘chi comincia, incoerente, un miracolo epoilo offe, senza nome, svesito, peneinto, Chi ha osato Chi, messo alle strette diventa vero capisce, seriamente, «capisce» ‘come questi campi: solo dopo i fal suizzano in discesa vincendo, ‘uno grida che, si, 1a prima volta non 8 la pit profonda maluilavoleva... € lo sapeva bene scendere veramente senza astuzie, significa taghiarsi Javia del ritorno. » Ma tutta? 'E motando Iodine dei fattori ceambiao non cambia? Lordine Questo panico ‘in bafia della cultura assomiglia sempre a quello che pensa, anche se lo sporca Iper gioco ‘mostra la sua furbizia perché solo una briciola separa Ja morte dal vantaggio & una cauta ispezione ‘er piangere una volta sola, piccolo stazio ddiunre vesito dapovero,sotile erimedibile pallore, dipinto sul viso con la matita: ‘anche quando il mare, al largo, fa paura inevai sono nel buio si finge al posto giusto ‘© quando non pud chiamare nessuno ‘getta la storia dietro le spalle inserito i respiro in quello dopo ‘ogni volta si convince «importante ricominciare> retrocede, fa iconti, gica con tuta 21 LiIntervista Pastuzia, «forse non & scomparso nulla». da Millimetri Dicerie di un crocifsso, spighe Dicerie di un crocifisso, spighe trascinate dentro il secchio. tuttoe D con il suo tatuaggio emipud ‘amalapena dimenticare, D’accordo. Ho riunito queste forze di gravith in un cucchiaio © ogni tredicenne ‘che risucchia vertebre stamattina sa il fatto suo. Allo scatto nero ddiun semaforo ppassano in grembiule di luna mente i quarter fuggono fra le loro ravi posi del ca0s ¢ di una treceia vicinaall’estate pa respirano dentro timpani, come delle anime Gturge luglio per i mort Giunge luglio peri mort che sentono nell’assedio diognifiore ‘una giustizia remota, E un cappio di carta rinasce a pia non posso nella storia delia tera, vasa, ripida, ‘cose € cose, vest bianche e tarlate, contadini nascosti nel frumento, O ancora pid dentro, dovungue urlino icrisantemi. Facendo la spola trai muri dellatestae una chiamata interurbana, questo minuto viene contato; eV’uma- detizia anch’essa ‘dei mescolati magnanim - ha detto basta. Appunti Variabiti Letteratura e realta IDUEVERSIDIEMILY ‘Come mai vinse que! Beriusconi:chenoneraun politico, che re msi prima non era ancoraentrao inpoltica?[..]Siamoa Mirafior. Beco un vecchio ‘operaio che spiega come mai ci siano stati tanti votiadestra. Anche a Mirafion,“Alza un brac- cio elo punta su un condominio con tante fine- sire tutte uguali, Poi dice: fo abito fa. Tremila famighc: di media in ognialloggioc’é un disoc- ‘cupato e una TV: hanno votato Berlusconi per- cchéIui ha fato delle promesse,¢ noi nemmeno quelle.” [ogni ad occhi aperti: ma figuria- ‘moci. Lo ha negato anche Rossana Rossanda («il manifesto», 8 aprile 1994), Mi pare strano, Rossana Rossanda non pud non saperlo: ci sono due vers della poetessa Emily Dickinson che le danno torto. Meglio un sogno che nien- te, Ela Dickinson & una poetessa dura, aspra, cssenziale, Fata di pietra edi quarzo. Non si fa illusion’. Non ne atorizza. Non ered ne para- digo in terra, non te piace («1 don’t like Paradise»). Eppure & lei ’autrice dei due versi dove det che quando si al buio persino un fuoco fatuo® meglio diniente, Meglio della to- tale assenza di luce («Better an ignisfatuus / than non itlame at all>). Dove quel atno«ignis fatuus», dove arcaico di quel «llume> voglio- ‘no dire che ® cosi, fatalmente, E una vecchia storia. Possiamo (dobbiamo anzi) contrastarlo, ‘Non possiamo negarlo. Mi pare strano che Ia Rossanda non se ne ricondi. C°8 un vecchio volumett della Savelli, dove quella poesia (radat- ta da Barbara Lanat) figura. La prefazione al volumeto -¢cheprefazone:acutissiama splendi- Nautts,laRepubbiica, aprile 1994) LAPOETICADELLALAMENTELA ‘Laquestione del rapporto ta leteratura reat ° tna polemica che va avanti da secoli, Anche volendo fare polemichevillane, chemi sono sem- _Pre piaciute tanto, non riesco ad apprezzare que- ‘io argomento. Quel che non condivido& 'inte- esse per due “sore” che sul ballatoio si dicano: di Rito Martignetti ‘Signora mia, sapesse quanto ho sofferto, quante disgrazic ho avuto..Dasora mia deriva intellet- tua in crs, cist, lacoppia in reincrisi.Perchémaiio dove trovaiinieressanti? Eperché mai loro dovrebberoavere la pretes che ‘o, utente medio, mi meta a leggere loro lib oa _gardareilor film ilo teat? Perchémai, dopo ‘ua giomata di lavoro o di squisito estetsmo sen- tendo Karajan, la sera dovrei mettermi aleagere i disturb sora Ceca? Odovreiandarea vedere un ‘lm su una poveradisgraziata in risi?Preferisoo bore champagne oandareadascoltare un bel con- caro, [.] Io sono buonissimo e non mi dverto sulle disgrazie alirui, La quotidian lacrisisul- Tangolo cottura non mi eccitano perché non sono per niente maligno e prefeiscoascoltare Wagner ‘Rossiniche ncrisi non erano (Alberto Artasino, «Conrere della Sera, 9 settembre 1993) SCHEDA BLUES Ho riflettato tn po’ su quest indagini che dico- ‘noche la maggioranza dei ragazi ha votstoa de- stra, Mi sono sforzato un poco e sono tomato ai Imiicioto anni... Entra dentro lacabinaconqual- che scheda in mano, e senza neanche una piccoka esitazione serissila miapreferenza: James Brown, Poifeci unpo’ dicroci quae By dveotrepersche- ‘a, ripiegail tuto, imbucai ctamaiacasaconten- 10, Non misfiord mai un dubbio, mai un rimorso, niente. Andai.a votare per pura diploma familia: 1, che gi avevo dei problemi con mio pare per- ché stavo diet ai giadischi in quei gion iui ‘continuava a dire a casa che chi non va a votare ‘non un citadino,esue git eblablabl...ocredo che se oggiavess avato i miei dicioto anni avrei ‘otato por Forza tala. Non per cattivera, enean- che come uno che a un’idea da condividere, ma ‘come uno che non ne ha (..J- Ho scoperto a ventsette anni di icononoscermi in molt valoi cespress dalla sinisira, ma questo certo non grazie aOcchettoochiperlui bens] grazieall’averIetto cert srt di Pasolini o certe lettere di Gramsci, 22 ‘oppure chiacchierando intorno a un tavoto in ‘una trattoria con qualche amico pid vecchio e pit\saggio di me, oppure vivendo qualche mese nelle cia del Emilia Romagna, Comungue sem- pre altaraverso un contatio molto diretto. ‘punto questo Il problema é di linguaggio. E basta Il grande rischio che si come adesso & quello della ghettzzazione cultura, dello sno- bismo, del compiacimento di far pate di unite ‘che ® contro senza andare mai incontro. Questo 2 i rischio pid grosso, ea pagarne le spese s- rebbero moltidi quei diciottenni che hanno vo- tato per la destra senza sapere quello che sta- vvano facendo. Come se, quando votai James Brown, luiavessevinto (Lorenzo Jovanotti, Zd- torial, «Smemoranda-ilmensile»,n.9, giugno 1934) POETAINRIVOLTA La poesia, ssteneva Biot, la critica in for ‘ma pt alta del inguaggio. I poeta delle Ceneri di Gramsci vollecomrere tut itischi che questo ‘conceito aveva in sé. [..] Moravia sosteneva ‘che Pasolini aveva voltato a sinistra la poesia civile italiana, sempre stata di destra. Moravia ‘semplificava un problema interpretativo molto ‘complesso, ma aveva buona parte di ragione. Il voltare a sinistra la poesia civile, per Pasolini, aveva motivi anzitutto Hinguistii: era a tingua eletta della tradizione che doveva degradarsi, come disse Dante perla sua Commedia, in quella delle“mmutierculae”, delle donnerte, un plancton neutro e magari squallido che pud valere solo perlaragione poetica che ce lo fa scratare,as- saggiare. Pasolini era convinto che non si dd novi distoriaculturalee letteraria senza un 'in- novazione che sorprendsa alle radii i linguag- ‘io € la materia del linguaggio. Era uno scrittore inrivolta..«Commosso sulla mia inelicit/fe- lice credo nel conforto della /parola che svela, ‘che degrada. / Temo solo la more, il puro fatto. ‘dellamorte.Tuttoil reso si gioca» (1948) (Enzo Siciliano alaRepubblica»,4 gennaio 1994) ILGESTOPOETICO Lapmatica della leteratura non incrsi. Pian tiamola coi piagnistei. in crsi Pidea stessa Appunti Variabiti della societd La letteratura segue in quanto non 2 portatrice di nulla che possaservire a rispon- dere a questa crisi, Tanto & vero che le ‘conventicole lttearie, degenerazioni della so- ict, sono floride.[..] Chi opera un ‘gesto po- ‘tico’ oggi paga pesantemente le conseguenze di un fraintendimento circa il modo attraverso cuiilsuo gesto dovrebbe contribuire al farsi del vivere sociale. Assstiamo ancor oggialle rept che di quella sceneggiata chiamata poesia “ci vile”, cost esaltata per decenni dalla cultura ‘marxista in tutte lenostre scuole mediee supe- riorie scimmiottata da tutte le parti, Presentare ‘una brutta poesia sulla guerra (ricordiamo an- che le poesie cosiddete “civili” belle) un de- Tito verso lapoesia eanche verso la pace. Equi- vale a inviare cibiavariti ai popoli in disgrazia per quelle guerre (Editorial, «clanDestino» n, 4,199) ECOMEPOSSIAMONONCANTARE { mediatori mediano, i morta bombardano, i ‘mort non sicontano pid. Ma soto le macerie, diet le lncrime ela disperazione di una guerra tanto dura quanto assurda, il cuore artstico , ed @ 4quindi immagine intera, non le parole oi versi che sono una sua emanazione e non viceversa, ‘ porsi come custode di una visione, Ogni verso ¢ immagine perfettamente compiuta; poche Congiunzioni per creare fievolissime connessioni, o distci simulati,allinterno di gruppi di versi, per rendere respiri sonori, soprattutto 1a dové il poeta vuole dire, attraverso una declamazione tutta in sordina, della sua sofferenza. Che t quella dei suoi stessioggett, dei suoi ppaesaggi ¢ delle persone; Ia dove raramente queste sono evocate, si capisce come il “je pperentorio della sua poesia sia ilrsultato di un’esclusione, un atto compinto che, accettato Volontariament, simuli in reali la sconfita di tutta una stagione della poesia. «Baudelaire & tutto per me>, dichiard Reverdy, e forse questa dichiarazione @ da intendere anche come un ritorno alle cause prime della poesia del Novecento: la scomparsa del ruolo del poeta, la sua incapacita di rappresentae il reale nella totalita dei suoi mii e delle sue miserie, La doveil poeta si accende per gli altri, a sua poesia diventa commazione, proprio perché in ‘questa esclusione forzata dalla storia del suo tempo Reverdy finisce per guardare I'esterno attraverso gli occhi innocenti di un bambino. Sguandi segnati da fughe repentine e violente, richieste di aiuto subito simulate. Ad eocezione di quetrarssimi moment in cul poeta si crea ‘una distanza, osserva da lontano le pieghe del dolore, come in questo bellissimo testo, tratto da LaLucarne Ovate del" 16, che pubblichiamo integralmente nella taduzione di Franco Cavallo: I velo del tempo tempo scorre pit in fetta perl persone anziane. La ice fredda che esce dai loro occhi non chiama il giomo. Guardano nellintemo, per non vedere nulla. Persone, memorie dolorose vi si agitano, Talvolta una forma si precisa ¢ le loro teste si curvano lentamente. Sono commossi. ‘Trae finestre socchiuse non s‘ode nulla. La sera viene e la lampada attraversa la casa. Un uuccello nottumo canta, una voce di donna gli risponde. Ma chi é partito non ® ancora tornato, In ginocchio davant all'immagine clla chiede perdono. Un suono di campane sfiora il tetto, un‘ombra si & mossa nella tenda di fondo. Una pioggia di stelle discende dalla cornice che inquadra un morto. Un fuoco in basso si spegne a poco a poco. 2 La Poesia avanti alla porta da dove i vegliardi sono uscitic’é un foro ¢ un velo di neve che cade per impedirci di vedere, 11 vento che sibita ci fa sussultare - 0 @ la paura che giunge dai limiti sconosciuti. ‘Notabibliografica ‘Testi di Reverdy si possono trovare in: Carlo Bo, Poesia francese del ‘900, Cisalpino-La Goliardica, 1966 Piero Bigongiari,La poesia francese del Novecento, Sansoni, 1968 Poesia francese del novecento, ac. di Vincenzo Accame, Bompiani, 1985 P.Reverdy, La maggior parte del tempo, Guanda, 1966 1M ladro di talento, Einaudi, 1972 ‘Tra gli interventicritici segnaliamo: Piero Bigongiari, /! senso della lirica italiana e altri studi, Sansoni, 1952 Carlo Bo,/n margine a un vecchio libro, Mondadori, 1945, GliincontridellaRosa: Ferruccio Palma 1114 otobe alla Sala del Reduce di Benevento “Ia ross necessria” ha presenato il poeta napoletano Ferruccio Palma, in occasone del wit del uo ultimo libro (Seer e vision di capra, Nuova Comps- ania Editice). La serata ea intitolata L'inno dell univerco, Lastoe (nat a Pozzuoli nel 1956) ha ppubblicato divers ibe i poesia, ma la scoperta di una dimensione nuova del rapporto col divino "ha Spinto «ripartie da zero, al punto da rinnegare parte dela sua opera precedente. ‘Linconro beneventano ha susitato molteperplesit, visto il ono df leuneaffermacion,sopattuto