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SCRITTI
DI

STORIA LETTERARIA E POLITICA


XVII

mSc^Ey

BENEDETTO CROCE

LA

POESIA DI DANTE
SECONDA EDIZIONE RIVEDUTA

BARI
OIUS.

LATERZA & FIGLI

TIPOGRAFI KDITOKI-LIBKAI

1921

PROPRIET LETTERA HI A

FEBURXIO MCMXXI-7&69

GIOVANNI GENTILE
IN

TESTIMONIANZA

DI ANTICA E COSTANTE FRATERNIT


NEGLI STUDI E NELLA VITA

AVVERTENZA

Questo lavoro, compiuto nel 1920 e del quale alcune


parti
atti

sono state sparsamente pubblicate in riviste e

d'accademia,

si

raccoglie ora intero nel presente

volume, nell'anno in cui ricorre


della
Il

morte

di

il

sesto

centenario

Dante.

suo intento di offrire un'introduzione metodolo-

gica alla lettura della

Commedia,

e insieme

come un

saggio di questa lettura, condotta con semplicit, libera

da preoccupazioni estranee.

se conseguir l'effetto di

rimuovere alquanto l'ingombro dell'ordinaria


tura dantesca e riportare

gli

lettera-

sguardi verso ci che l

proprio ed essenziale nell'opera di Dante, questo libro

avr ottenuto

il

suo

fine.

B. C.

INTRODUZIONE

CJ

Dante debba
metodo diverso da quello di ogni

ragione alcuna per la quale la poesia di

esser letta e giudicata con


altra poesia?

Parrebbe

di si, a volger l'occhio al severo profilo tradi-

zionale di Dante, poeta, filosofo, teologo, giudice, banditore


di riforme e profeta, e a dare ascolto ai motti

temente

uomo

si

ripetono su

e poeta

lui,

che detto grande

che insisten-

come

al pari

grande poeta perch uomo grande

pi

che poeta, e sulla sua Commedia, definita opera singolare

Quel

unica

fra

quante

altre

mai

si

profilo e quelle parole enfatiche

conoscano.

hanno,

in verit,

fondamento nell'importanza che spetta a Dante, poeta non


solo e

uomo

medievali,

ma

di

alla crisi italiana

terzo e

mente

il

pensiero, rappresentante delle concezioni

altres

uomo

la fine del secolo

modo

decimo-

principio del decimoquarto; e rispondono chiara-

al carattere assai

complesso del suo maggior

nel quale aXVop^is poeticum

cum

d'azione, partecipe a suo

ed europea tra

si

libro,

consertano l'opus philosophi-

e l'opus practicum, a sentimenti e fantasie, atti di fede

e di religiosit, insegnamenti, censure della politica fioren-

tina

di

quelle della Chiesa

dell'Impero e di

principi italiani e forestieri, sentenze e vendette,

tutti

annunzi

LA POESIA DI DANTE

10

e profezie, e al significato aperto e letterale


significati

allegorici o

variamente

aggiungono

si

Sar opportuno

riposti.

mettere in guardia contro la seduzione a esagerare quell'importanza, e a

rammentare che

fine

tal

Dante non

se

com', grandissimo poeta, da presumere che tutte

fosse,

quelle altre cose perderebbero


filosofi, pubblicisti, utopisti e

molti ai suoi tempi

perch di teologi,

rilievo,

partigiani politici ce ne furono

come in ogni tempo: pure, l'importanza


quando le si raccolga come in fascio,

di esse, specialmente

non

si

Ma

pu negare.
col

concedere

citamente rigettata la

semplice

importanza

singolarit

>

la

unicit

impli-

si

del poeta e

dell'opera sua, e riconosciuto apparente e non sostanziale

sostegno su cui quel giudizio riposa.

il

poeta e opera

siasi

di poesia

E veramente

in qual-

dato rintracciare, pi o

meno

copiosi e con risalto maggiore o minore, concetti scientifici


e filosofici,

tendenze e

fini pratici,

anche intenzioni e

rife-

rimenti riposti, presentati sotto velo trasparente o adombrati

modo

in

misterioso

come ben

chiusi nella

mente

Perci di ogni poeta, che sempre insieme

dell'autore.

uomo

intero, e

ogni poesia, che insieme un volume o un discorso e

di

lega molte cose squadernate, dato compiere, oltre l'inter-

petrazione poetica, una

varia

interpetrazione filosofica e

pratica, che, sotto l'aspetto da cui

mare
nel

allotria

si

rapporto che di solito fallacemente

d' interpetrazione estetica

perch in

, la

formula come

storica ,

La

differenza, che per questa parte

pu porre tra Dante


dunque logica, ma soltanto quantitativa,

e la generalit degli altri poeti,

giconcessa importanza

si

e d' interpetrazione

due sono, e non possono non esprima di storia della poesia e la seconda

di altra e varia storia.

effetto tutte e

sere, storiche

si

guardiamo, possiamo chia-

badi bene che l'una non sta con l'altra

allotria prende, nei

dell'altro Dante,

rispetti

di

lui,

l'

non

perch,, per la

interpetrazione

grandi dimensioni.

INTRODUZIONE
assai maggiori che

essa
(pare,

non per

ma non

altri

poeti, per molti dei quali

trascurata a

trascurabile e

11

segno che -quasi pare

che non se ne offra materia.

Cominci questa interpetrazione

filosofica

ed etica e

giosa fin dai tempi di Dante, per opera di notai e frati e

relilet-

e degli stessi figliuoli del poeta; e sarebbe

tori d'universit,

probabilmente cominciata per opera sua stessa, se


bastata la vita, perch chi aveva

commentato

gli fosse

proprie can-

le

zoni nel Convivio, diftcilmente avrebbe lasciato senza chio

poema

sa^

La tanto disputata epistola allo Scaligero


potrebbe essere un saggio del commento al quale pensava; e
la notizia di un codice quasi par mostrare (come not il
Carducci) Dante nell'atto di ordinare al figlio Iacopo di

il

sacro

scrivere le

dichiarazioni

Comunque, non

si

Jacohe, facias declarationem

potrebbe facilmente immaginare altro

lavoro di pi benefico

effetto,

ch, merc

dell' interpetre,

l'autorit

se fosse stato eseguito; per-

gravi e in gran parte vane fatiche

avrebbe risparmiato
ai

posteri.

Continu

commenti per
tutto il trecento, e altres nel quattro e cinquecento; e, dopo
una tal quale pausa durata circa due secoli, fu ripresa con
quella sorta di esegesi in molteplici e grandi

alacrit e

non pi interrotta dal settecento

ai giorni nostri,

quando, segnatamente negli ultimi decenni, per opera d'ita-

imponente o spaventevole

liani e di stranieri, diventata

per mole. Chi volesse farne

la storia

stata tentata o tibbozzata finora,


criterio di progresso

nei

concetti

il

crescente arricchimento e affinamento

metodici e nel senso dell'obbiettivit storica,

onde quella interpetrazione


scientifica e critica,

fu spiccatamente
riti

disposti

meglio che non sia

dovrebbe assumere come

alle

si

fece e

si

rifece

da edificatoria morale e

dapprima

(e

sempre pi

religiosa, quale

ridiviene talvolta presso spi-

meditazioni ascetiche), e da edificatoria

politica e nazionale, quale fu soprattutto nel periodo delle


lotte

del Risorgimento

italiano (e

come ora

si

ripresenta

.,

LA POESIA DI DANTE

12

quasi soltanto presso retori della cattedra e della tribuna),


e da esercitazione accademica d'ingegnose immaginazioni

e sofistiche sottigliezze, quale stata in tutti

cora piace agli oziosi.

nella storia del

quelle indagini converrebbe segnare

<li

tempi e an-

buon avviamento
tra

pi lontani

precursori Vincenzo Borghini, che nel cinquecento comprese


la

metodica di ricercare documenti autentici dei

necessiti^

pensiero e del sapere di Dante, e di rifarsi alla lingua

costumanze

^lle

promotori,

dell'et sua; e, tra

gli eruditi del settecento,

<-

pi vicini ed efficaci

e,

nei primi dell'otto-

cento, Carlo Troya, che ricolleg Dante, per la parte politica, alla storia del
rici e del

comune,

di Arrigo

medioevo
e

italiano e degli istituti barba-

venne sgombrando

la figura del fautore

VII da molte delle ideologie anacronistiche, che

vi erano state appiccate.

Appartengono
nel

gli

su quel tanto, se pur vi

immise

queste indagini

al giro di

senso sopradetto

allotrie

studi sulla filosofia di

Dante

egli nel

suo generale tomismo

di altre correnti speculative o

pens di proprio; sul

suo ideale politico, e


senta verso

fu,

le

che

somiglianze e differenze che pre-

altri ideali allora

proposti e vagheggiati

vicende della sua vita pubblica e privata, e

il

sulle

variare dei

suoi concetti e speranze, e sulla cronologia delle opere e delle

singole parti della

Commedia

in rapporto alle loro storiche

occasioni; sull'eredit letteraria, classica e medievale, che


egli accolse

della

su quanto egli conobbe della storia passata e

contemporanea;

e su quel

che credeva reale nei

fatti

a cui alluse, e su quel che stimava semplicemente proba-

immagin

bile o addirittura

pei suoi intenti; sull'allegoria

generale e quelle particolari o incidentali del poema, e se


il

fine

questi

del
fini

poema

sia etico-religioso o politico o

entrambi

combinati; e via enumerando e particolareg-

giando. Studi che sono ora pervenuti, senza dubbio, presso


i

migliori,

ad

alto

grado di addottrinamento e di esattezza;

I^'TRODUZIONE

ma

13

debbono, per quel che mi sembra, salire ancora un buon

da un

tratto per liberarsi

difetto metodico,

ma

gia e infrivolisce un po' dappertutto,

che

li

danneg-

specialmente in

quella loro parte che riguarda le allegorie, dove

che

sono eseguiti e

si

estesi

eseguono, quanto pi

si

ingombranti, altrettanto

resto, notorio)

si

lavori

vedono

dimostrano (come, del

si

poco concludenti e poco fruttuosi.

L'allegoria non altro, per chi non ne perda di vista


la vera e semplice natura, se non una sorta di criptografia, e p erci un prodotto pratico un atto di volont,
col quale si decreta che questo debba significare quello, e
,

quello quell'altro: per

voglio

e per

intendere

occhi

le

cielo

(scrive

Dante nel Convivio)

la scienza, e per cieli le scienze ,

dimostrazioni

E quando

l'autore di quel

prodotto non lascia un esplicito documento per dichiarare


l'atto

volont da lui compiuto, porgendo

di

chiave

della sua allegoria,

pu vedere,

[dice nel

vano ricercare

e sperare dt

non
non la conta, come anche si
Convivio. In mancanza della chiave, della espressa

fissarne in
si

modo

al lettore la

sicuro

il

significato: la .vera sentenza

se l'autore

dichiarazione di chi ha formato

dandosi sopra

altri

l'allegoria,

si

pu,

fon-

luoghi dell'autore e dei libri che egli

leggeva, giungere, nel miglior caso, a una probabilit d'interpetrazione, che per altro non

per la certezza
Se, in

fatto

di

ci

si

converte mai in certezza:

vuole, a rigor di termini,

poesia, l'autore

critici, in fatto d'allegoria

sovente

sempre

il

il

V ipse

dixit.

peggiore dei

migliore. Invece,

pi degli studiosi delle allegorie dantesche dimenticano questo principio proprio della materia che trattano, e

giungere

al significato riposto

per

acume

pretendono

d'intelletto e indu-

strie di raziocinio,

che farebbero meglio a riserbare ad

argomenti; onde

loro entrare, e spesso senza avvedersene,

nella via

il

altri

che non via (sebbene, anzi appunto perch,

larghissima) delle congetture, delle quali l'una distrugge

LA POESIA DI DANTE

14

nessuna persuade se noa forse chi l'ha escogitata


e si lasciato avvincere dalle proprie escogitazioni e le ha
poi rafforzate con l'amor proprio (con l' affetto che l' intell'altra e

mettendovi tanto maggior passione quanto pi

letto lega >),

un'oscura coscienza
le

A
di

lo

avverte che egli non pu fondare

sue pretese su alcun saldo diritto.

metodico, che conferisce a gran parte

quest'errore

siffatte

aggiunge

indagini

la

veramente dilettantesco,

carattere

sopra valutazione, accennata di sopra, o

tendimento della particolare importanza di Dante

il

si

frain-

Z^,

filosofo e
|

anche dove par che

politico, In verit,

tamente parlare

si

possa pi fonda- V

di originalit del pensiero dantesco, per chi


|

esamini spregiudicatamente, l'originalit

nua

si

man mano

dimostra di natura non propriamente

Cosi del trattato

De monarchia,

nel quale

il

si atte-

scientifica.

lodato concetto

della monarchia mondiale e della pace universale un pio

desiderio di tutti
si

tempi, e l'altro, che

si

vuole che vi

un dualismo

affermi dello stato laico invece

di potere

spirituale e potere temporale, con la debita riverenza di

questo a quello, che importa infine una certa subordinazione:


il

De monarchia

piuttosto opera di pubblicistica che di

scienza politica, quantunque, con la stessa sua conLradizione

fondamentale, mostri

vagliavano
si

le

preparava

velli. Si

le difficolt e

menti sul

finir del

ripieghi in cui

la futura scienza politica di Niccol

dica

all'

incirca lo stesso del

che, notevolissimo

come certamente

gura, com' stato detto, per


parlate d'Italia, la

moderna

le

si

tra-

medioevo, e attraverso cui

Machia-

De

vulgari eloquentia^

tuttavia

non inau-

notizie che offre sulle varie

filologia,

nata invece dal mo-

derno sentimento storico, n contiene nulla di rivoluzionario


e

nemm(Mio

di rilevante per la filosofia del linguaggio,

ma

da considerare, da una parte, documento del formarsi spirituale della nazionalit italiana, e dall'altra, e soprattutto,

documento

della formazione artistica di Dante, che in quel

INTRODUZIONE
libro pose e difese

recenti, e

un ideale

conforme

illustre ,

di lingua e di stile,

sentire, pel

volgare

in

tempi

Manzoni, l'ideale della

lo stesso vale, infine,

per la sua meta-

ed etica in genere, nella quale solo con molta buona

fsica

volont

si

pu ritrovare qualche particolare che non derivi

dai libri da lui studiati. Perci, anche presso

pi attenti e

scrupolosi indagatori, le ricerche sul pensiero e


di

il

sao proprio sentire, quale fu

al

con diverso

lingua fiorentina

15

Dante

di

necessit

si

le

aggirano in minuzie, cui

dottrine
si

attri-

buisce diverso e maggior valore che loro non spetti. L'ansia

onde

perseguono

si

le allegorie

dantesche

la

prova pi

evidente di questa tendenza a esagerare; perch, se anche


quelle allegorie

si

potesse,

come non

si

pu, sicuramente

determinarle, se anche una buona volta venissero fuori ele-

menti

di

uu'interpetrazione autentica, che cos'altro

rebbe con
cole

lo scoprire se

non

si

fini-

ripetizioni o, se si vuole, pic-

credenze e di disegni e di

variet di concetti e di

aspettazioni, che gi ci sono noti da quei lunghi delle sue

opere nei quali Dante parla fuori

di allegoria,

testi a lui contemporanei o anteriori?


si

Non

da

altri

da credere che

otterrebbero rivelazioni mirabolanti sul genere di quelle

bandite dal Rossetti e pi da taluni suoi seguaci;


poi, in

le

quali

ogni caso, offrirebbero una mera curiosit storica

Dante poco sano

e ci svelerebbero un

suo cervello.

Si

deve

in

una regione del

in parte a queste gonfiature, a questi

sottilizzamenti, a questo litigare su inezie, e pi ancora al

vacuo congetturare dei cacciatoli


diventato, nell'uso

comune

di alh^gnrie, se

dantista>

del linguaggio, quasi

sinonimo

dantomane . Cose certamente inevitabili e che si osservano sempre e dappertutto nel culto che si forma intorno
di <

ai

grandi uomini;

ma

delle

quali, certamente,

si

farebbe

meno.
Nondimeno, dopo questa doverosa protesta contro

volentieri di

troppo che troppo e contro

il

il

parziale difetto di metodo,

LA POESIA DI DANTE

16

rimane che l'interpetrazione

come per

legfittima,

ma
appropriato. E

un uso particolarmente

Dante

allotria di

per

qualsiasi poeta,

essere, e

non

anche

legittima altrettanto

l'interpetrazione estetica o storico-estetica,

non potrebbe

non solo

lui ritiene

cui diritto

il

revocato in dubbio se

stato,

non da coloro, che, di proposito o involontariamente, non


ammettono l'arto come una realt e la trattano quasi parvenza

illusoria, risolvendola in altre

forme

lunga

storia,

spirituali o ad-

Anch'essa ha

dirittura in concezioni materialistiche.

la

sua

che comincia davvero questa volta con Dante,

cio con la teoria ond'egli spiegava e giudicava la poesia

e con la definizione che die di s


(Iella

medesimo come

di

poeta

rettitudine" o di poeta sacro; e nel suo processo

confluisce con la storia dell'estetica e della critica estetica

dai medioevo sino al presente; e anche in essa

il

progresso

merc il perfezionarsi del concetto dell'arte e la


sempre maggiore esattezza e finezza della intuizione storica.
si

effettu

Dall'encomio di Dante come poeta teologo, conoscitore di


tutti

dommi

e sapiente in etica,

si

pass

ai dibattiti del

cinquecento intorno alla Commedia, se rientrasse o no nei


generi della poetica aristotelica, e in qual
trasse, o se

non

fosse

un genere nuovo;

modo

tecento, al rifiuto o negazione e satira di essa in

buon gusto
zione che

razionalistico,

ammoni

alle idee e ai

e poi,

la

nome

alle passioni del

del

reazione e corre-

doversi giudicarla rimettendola in

costumi e

una pi

nell'et

donde prima

vi rien-

e via via. nel set-

tempo

mezzo

in cui sorse,

alta e libera considerazione di quel

poema,

romantica, in conformit di un pi alto e libero

concetto dell'arte.

due modi d'interpetrazione sono ambedue

Se questi

legittimi, illegittimo invece

il

loro congiungimento,

tunque una molto ripetuta formula scolastica


recisamente

mento

dell'

si

rifiuta

asserisca

quan-

che

qui

che condizione e fonda-

interpetrazione estetica della

Commedia

sia

la

INTRODUZIONE
sua interpetrazione

filosofica,

17

morale, politica e altres

Questa formula prendeva un sembiante

g-orica.

cagione della falsa identificazione che, come


soleva farsi dell' interpetrazione allotria con
zione storica in genere, alla quale
(|uella estetica,

si

di verit
si

l'

la

sua premessa o la

notato,

interpetra-

metteva a sguito

concepita come per s non istorica e

vante nell'altra

ale-

ritro-

sua base storica.

poich runa e l'altra sono, in realt, a lor

modo

Ma

storiche,

cio rispondono a diverse e compiute storie o forme di storia,

che

chiaro

il

congiungimento richiesto manca del

necessario addentellato.
quelle della sua
alla

La

storia della poesia di Dante, e

sua politica, hanno radice

filosofia o della

pari in tutta la storia che precesse quella creazione

estetica, quell'accettazione o riforma di dottrine, quell'azione

pratica;
rica,

ma

una

ciascuna di esse compie,

intrinseco

di quella

materia

sto-

sua propria, in conformit del proprio e

sintesi

suo principio, ad

modum

percipientis o apper-

cipientis.

Valga il vero. Nella storia della filosofia le dottrine di


Dante debbono essere ripensate nella loro logicit e dialettica e ricongiunte

con

le

dottrine anteriori posteriori in

guisa da farne scaturire la verit e l'errore, e intendere

il

che presero e l'uficio che esercitarono nello svolgi-

posto

mento generale

come

nel

del pensiero.

Ma

nella storia della poesia,

semplice leggere e gustare la poesia, tutto ci

non solo non importa, ma,

se vi fosse introdotto, disturbe-

rebbe; perch quelle dottrine vi stanno non in quanto pensate

ma

solo in

quanto immaginate, e perci non

tizzano nel vero e nel falso. Importa conoscerle,


stesso

modo

in cui si

qualsiasi, cio

si dialet-

ma

allo

conosce un mito, una favola, un fatto

come elementi

parti

della

poesia, dalla

quale, e non dalla logica, ricevono impronta e significato.

Parimente, in una storia della cultura medievale, e di


quella di Dante in particolare, importa ricercare che cosa
B. Croce, La poesia di Dante.

LA POESIA DI DANTE

18
si

sapesse o

si

credesse su certi personaggi e su certi miti,

e discernere nei giudizi che

da

critica

li

riguardano ci che proviene

meno ben condotta

pi o

o da tradizioni o da

immaginazioni o magari da equivoci: l'Impero romano,


Cesare, Bruto, Catone, Virgilio, Minosse, Plutone.

tatti

Ma

nella

nella storia della poesia dantesca, questi

poesia, e perci

e personaggi diventano

immagini o metafore del vario

perci

occorre certamente conoscere

sentire del poeta, e

com'egli

li

pensasse,

ma

nelle situazioni in cui

come grandi nomi

li

solo in rapporto all'uso che

ne fece

introdusse, in quanto gli sonavano

del passato, intonati variamente

renza, da ammirazione, da amore, da terrore.

da

rive-

Avr Dante,

poco esattamente informato o immemore, confuso i due caratteri del Catone Uticense e del Censore; ma la figura

non il frutto di una confuuna poetica creazione, nella quale il nome


e qualche tratto sono attinti al ricordo di un eroe romano,
il che circonda di un'aureola quel personaggio, cosi come
a una cara figliuola noi diamo un nome pieno di care memorie o di alto augurio, e la storia di quel nome non pesa
del guardiano del Purgatorio
sione, sibbene di

di corto

sulla realt della persona, che

ne stata ornata.

In una storia politica di Firenze indispensabile muo-

vere da concetti economici e giuridici e seguire


i

commerci,

le lotte delle classi,

le industrie,

negoziati e le guerre, e

l'azione del re di Francia e dell'Impero e della Chiesa, e

comprendere quali problemi


nale allora

si

di assetto sociale e internazio-

dibattessero, e quali gli istituti che

perdendo terreno, e quali

andavano

nuovi che sorgevano e

si -raf-

forzavano, e da qual parte fosse maggiore sagacia e sapienza


politica; e

vi

si

potr anche toccare, nella misura che

documenti superstiti consentono, dell'azione personale


Dante,

ascritto

alle

Arti,

priore,

oratore,

di

condannato ed

esule, attore e paziente in quo! processo di demolizione e

costruzione, di

ofi'esa

e difesa. Ma, con la poesia dantesca,

INTRODUZIONE
tutto

ci

19

non ha diretta connessione; perch

menti passionali, che in essa paiono

riferirsi

gli atteggia-

a quei processi

storici e perci essere intelligibili e giudicabili solo in rap-

modo che le notizie


come particelle

porto a quelli, vi stanno nello stesso

provenienti dalla cultura filosofica e storica,

che non lecito astrarre dalle immagini a cui appartengono


ed esaminare in qualit di storia sociale e politica, se non
si

voglia distruggere, invece di schiarire,

esse formano.

La

gente nuova

complesso che

il

sbiti

guadagni

non

sono nel verso di Dante, come nella storia politica, cause

ed

effetti

ma

dell'ascesa industriale e commerciale di Firenze,

espressione di un impeto di disgusto e aborrimento del

poeta.

Il

villan d'Aguglione e quel di Signa

come voleva

giudicare, nella storia politica,

saranno da

il

Troya, pi

sennati o istintivamente meglio orientati del fazioso guelfo

bianco Alighieri, e

le sfacciate

ma

triottiche di lui;

donne

fossero nella realt, esse incorporano

gnazione, e
rattare

villan di

il

Aguglione

ha l'occhio aguzzo, e

mostrando con

le

fiorentine

pi pa-

nella poesia, quali che quelle persone

poppe

le

disprezzo e

il

donne

fiorentine

petto, e bisogna che

il

l'

indi-

e di Signa gi per ba-

vanno
predi-

catori le facciano vergognare, additandole dal pulpito. Con-

verr nella storia o nella aneddotica appurare


casi

come

quelli della tragica fine dei

la verit di

due amanti

di

Rimini

o della grandezza e rovina del conte Ugolino; e potr darsi

che nel giudizio


si

lasciasse

di essi

Dante, come vuole un iaterpetre,

qualche parte dominare dall'odio contro

in

Pisani e contro

Malatesta, guelfi neri

gere quegli episodi, a tenere presenti


i

dagli

imuiHginandoli

altri,

guardasse con

siffatte

lenti,

tragico in quelle figure, e

Ma

guai, nel leg-

risultati di tali inda-

che Dante segn, trascegliendoli

gini, anzich

soli tratti

svanirebbe di colpo, a chi

quanto
delitti di

vi

ha di pietoso e d

Ugolino e

la

respon-

sabilit giuridica, familiare e consortesca spiegherebbero o

20

LA POESIA

DANTE

DI

attenuerebbero l'orrore per l'efferatezza dei Pisani, e

amori

di

una Francesca

pili

gli

che trentenne col cognato pi

che quarantenne parrebbero, come parvero a un

critico,

un'ignobile tresca, congiunta col ricordo di una simile che

Dante avrebbe iniziata o voluto iniziare con

la propria co-

gnata: quella Francesca, che, merc la divina poesia, ha


tessuto attorno a s

una sua nuova

figliuola dei Polenta respir e al

la
il

colle del

cipresso dov'ella

che faceva re-

storia,

spirare con delizia a Giorgio Bjn'on in

Ravenna

l'aria

che

Carducci vji^heggiare

tempr

li

occhi al

ardenti

sorriso .

Finalmente, e per fermarci alquanto sopra un punto che


suol dare luogo alle pi tormentose difficolt, tra le forme

d'espressione, o meglio di comunicazione e di

scritturi!

usuali o predilette nel Medioevo, c'era, senza dubbio,

legoria,.

il

vinelli; e

fare

a nascon dino,

alvol ta

occorre

per avere notizia di certi

consentono

nibili

di

il

'^i

pro porre_ii^cio "liere ind o-

per intendere certi concetti o


fatti,

decifrarli)

decifrare (se
i

mezzi dispo-

criptogrammi allegorici.

Ma, checch pretendano e vantino

gli

investigatori e con-

getturisti delle allegorie dantesche, nella poesia e nella storia

della poesia le spiegazioni delle allegorie sono affatto inutili


in quanto inutili, dannose. Nella poesia, l'allegoria non
ha mai luogo: se ne parla bens, ma, quando si va a cercarla
e a volerla cogliere, non si trova: ombra vana perfino nele,

nonch all'abbracciare. Duecasi,

l'aspetto,

darsi

extra

il

primo dei quali che

possono

l'allegoria sia congiunta ab

con una poesia, con una vera e compiuta poesia,

decretandosi,
tali

nfatti,

come

personaggi,

tali

s' detto, per

un

atto di

volont, che

azioni, tali parole della poesia

stare anche a significare

un certo

fatto

debbano

che accaduto o

accadr, o una verit religiosa o un giudizio morale o altro

che

sia. In

questo caso, chiaro che la poesia rimane intatta,

e che essa sola pu riguardare la storia della poesia, laddove

introduzionf:
tutto l'altro,

al cui sopravvenire

secondo senso

il

21

un non-senso e

la

poesia, decadrebbe a

in

un oggetto che serve per segno

il

primo,

trasformerebbe

si

appartiene alla cerchia

e alla storia della pratica. L'altro caso che l'allegoria

non

non

sussistere la poesia o

lasci

la lasci nascere, e al

suo luogo ponga un complesso d'immagini discordanti, poeticaraente frigide e mute, e che perci non sono vere

ma

gini

poesia,

ma

semplici segni; e

non

neppure oggetto alcuno

c'

di storia della poesia,

solo l'avvertenza del limite di questa, del poeticamente

porre, quello

in

compiutamente

cui

in

come

della poesia

Un

del brutto.

fallito e nullo,

terzo caso, che

immagini,

e tale

primo caso

nel

ma

suol sup-

si

ma

abbia bens allegoria

si

pedisca come noi secondo,


si

imma-

questo caso, non essendoci

in

tradotta

che non rimanga fuori

non

distrugga o im-

la

cooperi con essa e in essa,

dimostra apertamente contradittorio, perch, se l'allegoria

sempre, per definizione, fuori e contro

c', essa

la poesia,

e se invece davvero dentro la poesia, fusa e identificata

con

lei,

immagine

poetica, la quale

materiale e

In

finita,

che

si

unicamente

circoscrive mai a cosa

al senso allegorico,

pi dolci acque;

cose, di cui

si

ma

infinito.

legge poeticamente non giunge, n

deve o pu giunger mai,


in altre e

non

c',

ed ha sempre valore spirituale e

tutti questi casi, chi

isforzi

non

vuol dire che allegoria

e,

perch naviga

d'altronde, impossibile, per

una accanto all'altra due


quando l'altra dispare. Ed

facciano, vedere

una appare

solo

sofisma che, per intendere certi luoghi poetici, sia necessario

far

precedere

la

che deve precedere

spiegazione allegorica, laddove ci


la

conoscenza degli elementi di

guaggio, di vivo linguaggio, che in quei luoghi


in

nuova

sintesi.

Ed

un

altro sofisma,

che

si
il

lin-

atteggiano

senso alle-

gorico aggiunga alla poesia una vaga e gradevole o subli-

mante suggestione: suggestione a che? a


poesia?

distrarsi dalla

LA POESIA DI DANTE

22

Esempio del primo caso pu essere Beatrice ne^li ultimi


canti del Purgatorio e nel Paradiso, la quale sarA allegori-

camente tutto ci che Dante avr voluto o gli interpetri


avranno farneticato (la Teologia, la Rivelazione, l'Intelligenza attiva e via dicendo), ma, quale che
bitrio

d'

sia in quest'ar-

imposizione di nomi, in poesia semplicemente

una donna, una donna gi amata e ora

felice e gloriosa

pur benigna e soccorrevole all'antico amatore. Ovvero Matelda, della quale si

sono date almeno una ventina d'inter-

petrazioni dottrinali, che

vanno

dalla Vita attiva alla Grazia

preveniente e cooperante, dalla Natura

umana

perfetta al

Misticismo pratico, dall'arte o abito operativo e virt intellettiva alla Conciliazione della Chiesa
sei storiche (la contessa
tilde di

con l'Impero,

Hackenborn. una beghina Matilde

beata Matilde madre dell'imperatore

la

almeno

Matilde di Canossa, una santa Madi

Magdeburgo,

Ottone

I,

santa

Maria Maddalena, un'amica di Beatrice del tempo della Vita

si

n pi n meno che quella che


immagini e che risuona nel sentimento: una

eppure in poesia

nova):

vede

nelle

giovine donna, la quale, nella frescura del mattino, in un


boschetto, si gi Cantando ed isceglieudo fior da fiore:
figura infinitamente

pi ricca

(in poesia) di

quella che

si

pretenderebbe arricchire ed annullare con uno di quegli


scarabocchi di secondi sensi e di allusioni storiche. Ovvero
le

quattro stelle,

le

quattro famose stelle che Dante, al-

l'uscire dall'Inferno, a

un

tratto

vede nel

mai, e delie cui fiammelle pare che

saranno bene

ma

le

il

cielo,

cielo

non

viste

goda; e che

quattro Virt cardinali degli allegoristi,

sono in poesia nient' altro che quella commozione di

meraviglia e rapimento

Quanto

del

all'

inatteso e bellissimo spettacolo.

primo caso

facile recure

esempi, perch

moltissimi ne occorrono, tanto difficile_de]_ secondo, perch

Dante

^ tal

robusto-f-ferace poeta che a*saj_di rado, 4*-Bon

mai completamente,

si

chiude nello sterile allegorizzare,

INTRODUZIONE
pri vo

poesia.

di

possono citare

il

23

Nondimeno, con la sopradetta


Veltro che non ciber terra n

riserva,
peltro,

si

ma

sapienza e amore e virtude, e avr nascita tra Feltro e


Feltro, e la lupa che

che

cello

molte genti

che sempre era

pie fermo

si

passa

come

terra dura

anche recare alcune canzoni e

pendono

incerti tra

grame

gi viver

f'

pi basso

il

, e

e simili

si

possono

sonetti alquanto vuoti,

Dante

plicemente

e,

tono profetico e apocalittico,

cosi l'allegorizzare,

il

che

morale e l'amoroso. Nella Commedia,

il

in alcuni luoghi che passano per allegorici,


il

, e

bel fiumi-

il

abbassandolo a materia,

rifa

sem-

oggettivando

muove pur

si

sempre nella pura poesia.


Del

come

caso non

terzo

s' detto,

possono dare esemp, perch,

si

un caso

inconcepibile,

ne recano, agevole vedere che

se

si

e,

quando esempi

tratta o di

poesie

senza allegoria o di poesie che ne sopportano bensi una,

ma

posseggono, d'altro

la

lato,

proprio senso poetico. Tale

il

canzone delle Tre donne, che

non so quante volte

il

Coleridge diceva di

sempre e di
non esser mai riuscito a intenderne il significato, ma che,
nondimeno, essa esercitava su lui un gran fascino (fasclnation) per queir anima di universale poesia che vi ,
aver

letta

come
Dove

in ogni vera poesia, in aggiunta al senso specifico

chiaro che

il

fine intenditore,

esperto teorico, chiamava


specifico

ma

quello che

il

di

tutti

modo
liriche

cando

il

senso specifico

anima

altrettanto

quello che non

soffio

fascino

se tutte le allegorie di tutte le liriche

luoghi della Covimedia fossero spiegate e in

quei

dalle allegorie

in

ma non

vero senso specifico perch poetico.

certo, resterebbe

estraneo, e

Insomma, anche
e

e di rileggerla

luoghi

come

poi

sempre da interpetrare quelle

storicamente, prescindendo

inutili e

dannose distrazioni, e

vero senso specifico.

cio
ricer-

se io dovessi designare

qualche modo l'interpetrazione storica che propria

LA POESIA DI DANTE

24
dell'

iaterpetrazione storico-estetica, ossia

litico

momento ana-

il

che precede quello sintetico, direi che Vexplanati'O

verborum,

l'

largamente intesa, del senso

interpetrazioiie,

delle parole:

seiiso

che,

come

sanno,

tutti

si

non

trae

dalla loro etimologia e dalla sequela dei concetti e dei senti-

menti che hanno concorso a formarle e che ne costituiscono

una sorpassata preistoria,


di
si

ma

dall'uso generale dei parlanti

un dato tempo, dall'ambiente


determina e individua poi

che composta di esse e insieme


Proposizioni filosofiche,
storici,

giudizi

sono adoperate, e

in cui

nuova
compone e le

in relazione alla

nomi

di

le

frase

crea.

persone, accenni a casi

morali e politici e via dicendo, sono,

iji

poesia, nient'altro che parole, identiche sostanzialmente a


tutte le altre parole, e

vanno interpetrate

in questi limiti.

Nella interpetrazione allotria non sono pi, e non debbono

ma

essere, parole, ossia immagini,

Pu

darsi che

non

in

tutti

cose.

casi

nare, in quella explanatio verborum,

lune parole,
storico,

che

contenuto morale,

il

in esse

vibra;

ma

ogni altra parola, perfino di


teria

comune

o familiare. E,

riesca a determi-

si

il

senso preciso di ta-

filosofico,

e,

in

genere,

pu accadere per
quelle che si dicono di malo stesso

quando non

si

riesce a

de-

terminarlo con esattezza, permane una maggiore o minore


oscurit; e della oscurit di Dante

ed anzi passata

si

in proverbio, di essa

molto vociferato

stranamente esage-

randosi r importanza e l'estensione jQ^'o scurit di Dante '

una

piuttosto

difficolt,

che viene dall'esser

la

lingua che egli

us molto ricca e in alcune parti antiquata, e

le

riferenze

storiche molteplici e non ovvie, e la terminologia filosofica

appartenente a una cultura oltrepassata e nota solo a specialisti;

e perci quella oscurit

si

schiarisce con un po' di

l)uona informazione, senza dire che concerne di solito punti


particflari

piTch

il

secondar3 Qualche

volta

rimane oscurit, o

poeta sia stato poco attento a evitare equivoci, o

INTRODUZIONE
perch mancano

documenti che

la

25

schiarirebbero

e allora

r interpetrazione diventa meramente congetturale, ammettente cio parecchie possibilit, e

non per

se

Ma, invece

arbitrio.

di fatto e rassegnarvisi,

non

dantisti

si

potrebbe asserirla

di riconoscere questo stato


si

attaccano a quei versi

oscuri con tenacia che quasi frenesia, e non cessano di

proporne nuove

e spesso bizzarre interpetrazioni, e vi litigano

intorno. Sarebbe meglio, pur nell'attesa e speranza di qual-

che documento che venga fuori a

schiarirli, attenersi,

per

quei pochi versi oscuri, a uno dei seguenti due partiti: o


trattarli -come si trattano

d'un dipinto, sui quali


adottando tra

rarli,

che sembra

si

pezzi perduti e

digiuno

stende una tinta neutra, o restau-

la pi calzante e la

pi bella. Cosi certa-

Poscia pi che

del conte Ugolino l'interpetrazione

che teneva

lo

restaurabili

le varie interpetrazioni possibili quella

mente da preferire pel verso


il

non

il
:

dolor poto

che

dolore

il

sventurato in vita delirante fu alfine vinto

dalla brutale forzi dell'inanizione e quetato nella morte, per-

ch quest'ultimo tocco compie quella scena, tutta di

armonicamente che non

strazio, assai pi
lino,

ina

che disperatamente addenta


con ci non

si

le

l'altro di

umano

un Ugo-

carni dei figliuoli morti

esclude in via assoluta che Dante po-

tesse voler dire invece per l'appunto questa seconda cosa,


in conformit di

una voce che corse

in

qualche

citt d' Italia

intorno agli ultimi istanti di Ugolino. Cosi anche


iincor m'offende di Francesca meglio

morte datale

in

^ il

modo

s'interpetra per la

flagrante, che rese pubblica la sua colpa e

che ancora, per violato pudore

sdegno fremente,

brucia

le

l'anima; pur senza escludere che Dante intendesse accen-

tempo che

manc

pentimento, o magari, come

nare

al

iiltri

pretende, alla storiella (tardiva storiella) dell'inganno

le

al

oud'ella fu tolta a Paolo e disposata a Gianciotto. E, per

aggiungere un terzo esempio,

lo

ancor

efficace e poetica se

si

cola

suona frase pi

cor che in sul Tamigi

cola

LA POESIA DI DANTE

26

(com' Stato proposto)

si

deriva da

lere, e s'intende che quel

non sazio

colare

non da cosangue e

stilla

non giova

di vendetta. D'altra parte,

a voler conoscere per forza

cuore ancora

insistere

senso preciso del verso:

il

Forse cui Guido vostro ebbe a disdegno

che allude a

particolari biografici, affatto o quasi affatto perduti, di

Guido

Cavalcanti e delle sue relazioni con Dante; smarrendo, in


quella insistenza sopra

un verso oscuro, la poesia dell'epiuno dei casi in cui

sodio, che chiarissima: ed questo

converrebbe stendere

La distinzione

la

tinta neutra.

petrazioni, l'estetica e l'allotria. che

fermare in

proprie.
fastidio

termini logici, sentita generalmente, seb-

esatti

bene pensata

Da

modo confuso ed

in

quella coscienza o semicoscienza proviene

filologi e

commenti,
e nessuno

da solo a solo

ha mai

leggere Dante:

>

il

proposito che

si

forma e

predica a leggere Dante, gettati via

si

fatto di

ma

il

il

gli allegoristi, gli

congetturisti, e in genere contro

commentatori

l'esortazione che

le

espressa con formule im-

che di continuo prorompe contro

storicisti, gli aneddotisti,


i

due interabbiamo procurato di

e la profonda diversit tra le

Certo,

meno,

non

far di meno,
commenti nel
via buono tutte

pu

si

dell'aiuto dei

consiglio di gettarli

volte (e sono assai frequenti) che, invece di fornire

soli

dati giovevoli alla interpetrazione storico-estetica, essi esibi-

scono cose inopportune ed estranee: certo, nessuno pu leggere Dante senza adeguata preparazione e cultura, senza la
necessaria mediazione filologica,

ma

mediazione deve con-

la

durre a ritrovarsi con Dante da solo a


in

immediata relazione con

ragionevole che
positi,

si

solo, ossia a

mettere

sua poesia. Questa l'esigenza

manifesta in quel fastidio e in quei pro-

quali, per altri rispetti,

Si obietter che,
si

la

con

vanno

di l dal ragionevole.

la distinzione

che

si

propugnata,

viene a scindere l'unico Dante in due o pi Danti: che

sarebbe operazione pi crudele

di quella

che compieva sui

INTRODUZIONE

27

seminatori di scandalo e di scisma

il diavolo della nona bolda deprecare e impedire. Senonch,

gia, e, a giusta ragione,

qui non

tratta di scindere

si

sare , e pensare non

zione di cui ora

nulla,

ma

soltanto di

non distinguendo, e la
discorre, prima assai che da noi

si

pu

si

se

quando, invece

fu eseguita dallo stesso Dante,

gersi e chiudersi nella politica o nella filosofia,

anche poeta; sicch, come

di essere

tutto

il

risolse

critici,

di

restrin-

si

permise

di volta in volta risolse

nella speculazione o nel pratico operare,

moto

una

nella gioia del verso, nel

tutto

canzoni e

Commedia. Altra

la mirabile

non

dialettico,

esiste; e

comporre

sonetti e

unit, fuori di que-

un Dante

in s e per s,

danteit, sarebbe torbido prodotto d'immaginazione,

caro all'anarchico individualismo dei decadenti,

non conosce. E quando

pensiero

serio

ricercando un'unit oltre


si

distin-

del pari, e ben pi largamente ed energicamente, lo

cosi

sto

mondo

suo

pen-

il

prima

le altre;

che

tarie

capo delle altre o

e la si colloca a

come

per esempio, o

e,

che op-

in alcune caratteristiche falsamente uni-

la politica si

a suo strumento

la teologia,

assoggetta la poesia e la riduce

in fondo, fa

come

non

se

esistesse.

vero accade di avvolgersi in una fraseologia sonora


vuota,
e

come quando

poeta,

il

legorista,

il

ma

media sono
forme

dice Che in

si

politico e

filosofo,

il

tutte queste

tutti

spirituali, e

il

Dante non c'

ma

Ov-

ma

teologo

semplice dicitore e

l'al-

persone in una, o che nella Covi-

generi, letterari e
il

il

dramma

non

letterari, tutte le

e l'epopea e

il

trattato e la

profezia, e via discorrendo. Cosi, certamente, tutto


fica,

il

va

si

di queste

si lascia

sono tentate di Dante, nelle quali

si

che

processo delle forme particolari,

prende a poco a poco, senza avvedersene, una

forme

ma

col pensiero

si

uni-

a furia di parole e non per virt del pensiero,

quale non pensa mai

le

il

cose alla rinfusa.

Alla precedente obiezione se ne lega un'altra anche

abbastanza comune, che

cio,

prendendo

la

poesia dantesca

LA POESIA DI DANTK

f8

disgiunta dalle allegorie, dalle dottrine, dalle frudizioni,

con l'autore, che voleva che fosse guar-

si entri in dissidio

data e g^iudicata secondo la teoria estetica che egli aveva

Dante poeta non combacia con Dante


della creazione poetica e l'atto del

essa sono due

atti distinti

modo

non secondo Dante,


con cui

stesso, del resto,

critico, la

il

non secondo

ma

secondo

altrimenti, se

nuova

quella

Omero

aedi, d'altronde

mente, die

gnia

un

denza con

si

volesse

fai'

entrerebbe in un disperato tormento,


il

nostro

animo

e la no-

ma

solo in

bens e ripensa l'antico,

rifa

teologo,
la

ha meglio

si

ma

il

senso della corrispon-

volont di Dante, dire cosa indubitabile;

senonch, nel caso presente non


petrare.

poco nota,

supera. Dire che, col leggere Dante in compa-

Io

di

si

volesse pensare Aristotele con Aristotele e

si

nell'impossibile sforzo di mutilare

(juanto

trattano Pla-

filosofia,

verit eterna della poesia. Se

Dante con Dante,


stra

si

ma secondo
ma

poetica degli

la
la

l'atto

filosofico di

verit della filosofia, e

tone e Aristotele secondo non la loro


che, per

che

critico, e

pensamento

e diversi, e che perci^ bisogna

trattare la poesia dantesca,

verit: al

parrebbe inutile

che dovrebbe ormai ritenersi evidente: che

cosa

ripetere

Ma

medievale.

tradizione

ricevuta dalla

poesia. Dire,

di

si

tratta di volont

com'

da

inter-

stato detto pi volte (e

leggo ora di nuovo in un libro americano), che Dante arde-

rebbe di sdegno contro


odierni, contro

lezza sensibile e
tro

ma

De

suoi maggiori ammiratori e critici

Symonds, pi'esi solo della belpoetica dell'opera sua, non argomento conSanctis e

anzi a favore della critica, che dal

k noi ha percorso molto cammino.


-che egli fece, nei
^.

modi

in

cui allora

quella, che facciamo noi.

Ma

quale sar poi

il

si

come

si

Dante

affar nostro.

criterio estetico

ricordato, dal

di

poteva, fu affar suo;

deve esser

guire? Se la critica in genere, e con essa


progred,

tempo

L'estetica e la critica

che converr

la critica

medioevo

al

se-

dantesca,

romanticismo

INTRODUZIONE
e air estetica idealistica,

29

pu ancor

si

og-gi accettare

il

cri-

form in quest'ultimo periodo? Era esso, senza


dubbio, di gran lunga superiore a quello della poetica neoche

terio

si

nonostante

classicistica, e.

le

parecchie scorie del passato

che trascinava seco, valse a porre in alto nel mondo dello


spirito

poesia, e

la

schietto

mondo

nel

poeta, genio

poetico, e

di dottrine e oratore di virt o

non

quell'estetica

della

come

due estremi

Presso alcuni

segnatamente

critici,

primo estremo; e nella poesia, e


del concetto

la

forme solenni e splendide.


pi moderna,

Ora^_senza dubbio,

verso l'altro
l'efficacia

letterarie, le quali si contrap-

in

onore

ma

non nasce poesia

la

forme e in

tati e violenti, solcati

materia

con

la

passione

come

l'idealit dell'arte, e, dall'altra, an-

Non pareva

in certe

passionalit.

romantici per una parte confondevano so-

forma, deprimendo

arbitrario.

la

passione la materia della poesia*

che in quanto materia

non

romantica per

la critica

mettevano
la

vente la passione come

il

era questa la tendenza

dell'arte in genere, e senza passione

ed arte;

prevalse

alla vecchia letteratura classicistica, didascalica,

oratoria, rettorica, e

come

italiani,

Dante, fu celebrata

sublime morale, tralucente in

Ma non

contemporanee correnti

ponevano

in

pi poderosa e pi ricca;

estremo inclin in genere


delle

punto giusto nel

il

oscill, nel definirla, tra

una rappresentazione simbolica dell'Idea o


una rappresentazione fortemente realistica.

di

del Cosmo, e di

l'altezza

come

dotto letterato. Pure

mai a cogliere

riusci

determinare la natura dell'arte, e


i

poesia Dante,

non pi come insegnatore

concepivano

in

modo

ristretto

a essi di ritrovare vera passione se


certi toni di passione, torbidi, agi-

da lampi che insieme

li

rischiaravano

e non mitigavano
e li
ma esasperavano quel furore: ideale che sembrava loro di

facevano apparire pi cupi e

tristi

vedere attuato nei drammi shakespeariani e in alcune creazioni goetliiane, Werther, Faust, Mefistofele, Margherita, e

LA POESIA DI DANTE

30
poemi

nei

da

drammi

del B^'ron e di altri minori. Seguiva

ci che altri toni di passione e di sentimento, quelli, per

esempio, esprimenti la sicurezza del pensiero,

busta delia volont, la misurata energia,

meno

e simili, erano giudicati

perch privi

la virt,

ro-

la fede

poetici o addirittura impoetici,

dicevano) di contrasti, cio dei contrasti

(essi

del genere di

calma

la

sopra descritto.

ma

strano alla prima,

E seguiva un

altro effetto,

che pure psicologicamente

spiega

si

ed comprovato dal posteriore trapassare del romanticismo

come riprodu-

nel verismo: la tendenza a concepire l'arte

zione della realt, di una realt anch'essa arbitrariamente


delimitata, grossa, tangibile, rumorosa, gridante.

La

critica

dantesca stata

poesia

della

in

pi parti

roman-

offuscata da codesti preconcetti estetici e predilezioni


tiche; ai quali
Io

precipuamente da riportare (perch, se non

inventarono,

dettero alimento e vigore)

gli

giudizio che la cantica


riore

altre

alle

umane

due,

eW Inferno

come

scemanti

passioni,

sia

il

vulgato

poeticamente supe-

quella in cui hanno posto


poi di

rilievo

di

forza

le

nel

Purgatorio e affatto dileguanti nel Paradiso; o che nel-

V Inferno

vi

sia

concretezza e poesia e nel Paradiso solo

insipidi spettacoli di beatitudini.


dizio,

che nella prima met

dell'

anche

essi

grandi caratteri poetici, e poi, via via che

meno drammatici,

peccatori

la condanna delle
come prosa in versi o

parti

essi,

mentovare

solo

Dante pot ben

gli

sibili

nel

vada

dottrinali

principali,

reali

rappresentare

Commedia
e

per

l'affermazione

che

infine,

il

paradiso

mondo,

ma doveva

senza sussidio
il

al

fal-

di pos-

che ripeteva, tra

Schopenhauer per trarne conferma

pessimistico sul

prosa

della

essi

nella vita terrena,

osservazioni ed esperienze:

altri, lo

didascalica.

errori

nella

scende tra

si

ritrarre l'inferno, pel quale ritrovava age-

volmente modelli
lire

si

l'altro giu-

Inferno s'incontrino

gli

suo giudizio

atto a riflettersi bens in

un inferno

INTRODUZIONE

ma

non mai

gi notato

il

un paradiso;

in

Quale parziale motivo


molto pi vi

qualcosa di simile aveva

Leopardi, nello Zibaldone.


di vero alcuni di questi giudizi

contengano sar da vedere

il

31

ai

mescola di

si

luoghi propri

falso, e

ma

che cosi

certo che
falso

il

come

vero sono ragionati sopra teorie insostenibili, com' quella

della passionalit arbitrariamente circoscritta, e questa sulla

rappresentabilit dell'Inferno e sulla

non rappresentabilit
Dante sapeva

del Paradiso. Veramente, per questa parte.


ci

che

non sanno o hanno dimenticato, che

critici

In-

ferno, Purgatorio e Paradiso, tutta la vita oltremondana,

irrappresentabile e anzi incoucepibile dall'uomo, ed egli

intendeva darne solo una figurazione simbolica o allegorica;

tormento costante ed eterno supera

il

capacit della

la

mente umana non meno del gaudio costante ed eterno, e


sono entrambi impensabili perch contradittor ed assurdi.

Ma, lasciando
regni

ci

facendo V ipotesi che

tutti e tre

quei

trovino in qualche parte della terra, sarebbero essi

si

pur sempre una realt esterna, oggetto o piuttosto fattura


dell'osservazione naturalistica e dell'intelletto classificante,

ma
o,
il

inattingibile all'arte, che

non

ritrae cose

ma

sentimenti,

piuttosto, sui sentimenti crea le sue alte fantasie.

Nonch

Paradiso, impossibile ritrarre artisticamente una rosa

o una nuvola, se la fantasia non trasforma

sentimento

il

in rosa o in nuvola.

Con questo accenno,


da sostituire a qaello
e che ne

<oncetto

si

gi

adombrato

il

criterio

dell'estetica idealistica e

che

romantica

per certi rispetti, correzione e inveramento:

come

dell'arte

lirica o intuizione lirica.

il

Concetto

speculativo, che giova tener distinto da quello empirico,

onde, disputandosi di frequente del genere letterario a cui


appartiene la Commedin, e proponendosi successivamente
il

genere epico,

di tutti

il

generi,

drammatico,

si

il

didascalico o

anche pensato,

talvolta, al

il

miscuglio

genere

li-

LA POESIA DI DANTE

32
rieo.

La

ma

sia,

liricit, di cui

pariiamo, non un genere di poe-

la poesia stessa, e anzi ogni opera d'arte, pitto-

musicale o altrimenti che

rica, plastica, architettonica,

chiami.

essa ha nulla da vedere con l'efflusso immediato

del sentire,

e,

che (come da

nel caso

di

Dante, con

il

documentazione

cercato di provare) egli

altri si asserito e

sarebbe venuto offrendo, merc

la

poema, della sua

subiet-

tivit, ossia del carattere suo realistico, della sua persona


pratica.

Quel concetto vuol veramente risolvere

le antitesi

che travagliavano l'estetica idealistica e romantica, la quale


cercava a ragione una materia per

una

l'arte,

ma

finiva col

una nuova sorta d'< imitazione della natura, e a ragione cercava una forma teoretica, ma finiva col riporla in una simbolica ossia nel rivestimento sensibile di un concetto speculativo, pensato o
semipensato. E si argomenta di risolverle col concepiif
come materia il pratico sentire e come forma l'elevazione
del sentimtmto a intuizione, ossia a problema teoretico, che
l'arte pone insieme e risolve, creando l'immagine. N meriporla in

realt esterna e in

rita difesa la taccia,

che

gli

stata data, di ridurre l'arte

a risonanza della passione e di promuovere un ultraromanticismo;


e

quando

e che l'uso che delle parole

fanno

gli

catura e

di esso,

si

.supera

lirica ,

lirismo

liricit

odierni disordinati e disarmonici artisti, la carila

perversione romantica

mantico, sorto

si

merc

evidente che, solo

concilia l'altra vecchia antitesi di romantico e classico,

come correzione

di

un concetto non

non

principi metodici, che sono venuto dilucidando,

riferiscono, nel loro intrinseco e universale,

a Dante, perch, com' chiaro,


ogni softa di poesia e d'arte.

si

Ma

unicamente

estendono allo studio di


sono quelli che pi par-

ticolarmente conveniva richiamare per rimuovere


cipali difficolt, nelle quali s'intriga, e

trigata, la critica dantesca.

ro-

del romanticismo.

le

prin-

rimane ancora

in-

DANTE GIOVANILE
DANTE DELLA COMMEDIA
IL

E IL

a poesia di Dante principalmente, e

si

potrebbe dire

quasi unicamente, la poesia della Commedia, perch nella

Commedia

egli

giunse

tutt'

insieme alla piena originalit e

all'eccellenza artistica.

Con l'enunciare questo giudizio non

s'

togliere pregio alla Vita nuova, alle rime

intende certamente

amorose

e alle altre

del Canzoniere, ma solamente dare opportuno risalto a quel


che 'indubitabile, e che un superstizioso e indifferente am-

mirare rende talora invisibile:

al

fatto, cio,

che nei primi

suoi lavori poetici, e negli altri che ne proseguono

Dante

si

il

genere,

aggira tra motivi e sopra schemi comuni nella

teratura del tempo suo, e non

li

let-

sovverte e cangia profon-

damente traendone cosa propria e nuova, ma li accarezza


nei particolari e solo qua e l v'introduce qualche movimento suo proprio, qualche immagine diretta e fresca. Quale
meraviglia? Anche Dante fu giovane e coltiv una giovanile
letteratura; anche Dante cerc la sua via; anche Dante pot
credere di averla trovata e compiacersene quando invece
aveva soltanto percorso un ameno sentiero o una via
rale, che non menava al punto che gli era segnato.
B. Cboce,

La poesia

di Dante.

late-

LA POESIA DI DANTE

34
Egli

uni dapprima a una scuola letteraria di recente ini-

si

ziata in Italia, a quella dell'Amore che tutt'una cosa col

cuor gentile

^%

della donna, innalzata a creatura celeste,

a messo di Dio, ad angeletta, a nunzio e promessa del paradiso, fugatrice di basse voglie e d'odi e d'invidie, ispiratrice

comandatrice di sentire

nella quale salutava


nizelli, e

dove

si

eletto e virtuoso. In quella scuola,

un maestro, un

un padre,

savio,

il

Gui-

ritrov con altri giovani accesi della stessa

tiamma, Dante presto primeggi, come promotore e perfezionatore dell'opera

minazione con

la

comune;

quale

egli,

vanili, volle onorarla: del

rimasta

e a essa

ricordando

dolce

la

deno-

suoi trionfi gio-

nuovo. L'ideale che

stil

si coltivava si era formato per un affinamento ed elevamento della vecchia ideologia erotica dei rimatori provenzali

vi

e dei provenzaleggianti italiani, attuato sotto l'efficacia, per

quel che sembra, di concetti della filosofia scolastica e di


abiti sentimentali del misticismo cristiano e francescano. Il

che non vuol dire che perci possedesse intrinseca virt


poetica,

quale non appartiene mai alle

la

costituiscono in quanto scuole

scuole

propositi, sopra tendenze mentali e pratiche, su

seche, e serbano sempre, dal pi


si

>,

che

si

merc consensi sopra idee e


al

forme estrin-

meno, carattere, come

dice, intellettualistico. I poeti, che a esse

si

accostano e

credono e s'illudono di seguirle, sempre, quando veramente


sono

poeti,

cosa dal

se ne allontanano nel fatto, ora facendo altra

programma

accettato e professato, ora rispettan-

dolo solo nell'esteriore e in determinazioni secondarie. Gli


scolari veri e propri, gli esecutori di

programmi,

fedeli,

sono portati invece, per questa stretta osservanza, a dare


alle loro

>pere artistiche alcunch di voluto, in misura

maggiore o minore, stcondo che minore o maggiore

la

loro forza poetica e la niMturiiA dell' iiigei::no.

E Daite
ed

fu in genere, nell'et giovanile, scolaro fedele,

ebl)e la sua

donna angelo, a

cui pose

un nome. Beatrice,

I.

IL

significando con questo

DANTE GIOVANILE

nome

35

presa d possesso. che egli

la

faceva per proprio conto della letteratura del tempo. Si


disputato e

disputa se Beatrice fn personaggio reale, una

si

fanciulla fiorentina

una costruzione

da

realmente incontrata e amata, o

lui

ricordo

ideale, sorta sull'esperienza e sul

immaginazione dell'amore.

di vari amori o sulla semplice

Questione che non avrebbe alcun peso, e sarebbe da met-

da canto con

tere
tutti

tutte le altre simili,

poeti (in biografia pi o

nella cerchia della poesia),

tili

meno

che

muovono per

si

ma

importanti,

inu-

non

se sotto di essa

fosse

o a essa non se ne mescolasse, non formulata o solo in


confuso, un'altra pi veramente letteraria.

La quale

sem-

plicemente questa: se Beatrice sia una costruzione

artifi-

un'escogitazione intellettuale e fredda, o non abbia

ciosa,

calore e realt poetica.

questa

domanda converge

l'altra sul valire estetico della poesia

amorosa

di

nel-

Dante;

abbiamo gi dato una tal quale risposta, quando abbiamo


detto che, da principiai, quella fu poesia di scuola, e che
dunque Beatrice, almeno in un certo rispetto, poeticale

mente

irreale.

Piuttosto che poesia,

non

solo

componimenti danteschi giovanili

primi nel vecchio gusto,

canzone che

posteriori alla

egli

ma anche

designa come

le

rime

vero prin-

il

nuovo {Dunne che avete intelletto d'amore),


si dii'ebe le altre ancora non incluse nella Vita mwva
bero atti d'un culto, adempimenti di riti, cerimonie, drammi
cipio del suo

stil

liturgici,

l'amore e

in cui

gli altri affetti e

l'anima sono personificati, e


in qusto e quel

modo

la

operazioni del-

donna-angelo

verso rin.t^niorato,

il

si

comporta

quale ha

torno, nelle sofferenze che sopporta e nelle azioni che


pie,

Si

spettatori

spettatrici

descrivono cosi

gli

effetti

della Gentilissima;

trema

com-

compassionanti e soccorrenti.
mirabili che ella produce su

colui che l'ama e su tutte le g'nti;


si

at-

al

si

sciolgono

suo cospetto;

si

le

lodi

adora,

si

LA POESIA DI DANTE

?)6

piange,

si

chiede piet o perdono. In

non

di culto cortese o religioso

quenza

e colori

l'animo

rettorici:

siffatto

atteggiamento

possibile altro elio elosi

collocato,

poetica-

mente, in una situazione

falsa,

sotto l'aspetto pratico, in

quanto deliberata esecuzione del

programma

che per altro falsa non

della scuola e di ci che al fedele di essa tor-

nava gradito

ad

e gradiva

ed entusiasmi: come

si

e suscitava approvazioni

altri

vede sempre in questi

casi, e cia-

scuno in ogni tempo pu sperimentare, osservando

la lette-

ratura che gli fiorisce intorno e le nuove scuole d'arte, che

ma

hanno cangiato e cangiano programmi,


mento e carattere.

Ma

la

rettorica

questa di Dante
ranei)

gnante, che
ripetitori,

ci si

ha anch'essa gradi e forme varie; e

(e di

non quella

non mai anda-

alcuni tra

suoi amici e contempo-

rettorica meccanica, fastidiosa e ripu-

presenta soprattutto nei meri letterati e

E una
da una parte non

e nelle fasi tarde e ultime delle scuole.

rettorica giovanile, e, in

quanto

tale,

tutta rettorica, e dall'altra, rettorica quale

trattata con ingenuit, da spiriti che

ci

pur

in sostanza,

credono, che se ne

vogliono persuadere, se ne lasciano persuadere, non ancora


forti

a indagare s stessi e a discernere in s

ciale e

il

profondo,

il

serio e

superfi-

il

voluto serio, la schiettezza

il

La donna-angelo e una costruzione


ma accanto a essa pur si muove il vago sogno
e la gonfiatura.

di testa;

giovanile

di bellezza, di virt, di soavit, di purit: sogno arditis-

simo nei suoi voli pei cidi del perfetto e del sublime e

accompagnato da altrettanta timidezza nella vita reale; e


tutto codesto non escogitazione, ma affetto, aspirazione,
sospiro,

insomma, spontanea

esaltazione, cosa,

Certo, quest'affetto

non

si

crea

la

e sincera.

propria forma, e ne toglie

una gi esistente e perci disadatta, troppo ampia, troppo


architettata, convenzionale;

condando

ma

pur in qualche modo,

abbracciando questa forma estranea,

vi

cir-

pe-

IL

I.

DANTE GIOVANILE

netra dentro e rariima, di

tratti vivi e

37

commossi. L'esco^-

tazione dell'intelletto prende figura in una giovane donna,


dal color di perla
si

vede

non

mento, che

non

una figura che

dal sorriso estasiante;

senti-

il

sparge di beatitudine, ineffabile: intender

ella

pu chi non

lo

vede, indeterminata, sfuggente;

si

lo

prova.

questa giovane donna, che

cosi poco dimostra di s stessa, fuori dell'incanto che dif-

fonde col suo apparire, ha

la storia

delle apparizioni angeliche;

della

suo sparire,

il

divina parvenza,

per la

rimpianfo per

eppure

pi sulla terra

r.ha amata,

il

tavia esercita su

lei

non

sempre nel

dominio che
lui,

ella,

l'abito

poeta

il

il

dolore pel

che non c' pi, che non

di

cielo e nel

cuore di

morta e lontana,

tut-

sentire

che

vita

impone, ammorbidiscono e ravvivano

clic

conf, la storia
essere che

che non ha niente da fare n da amare sulla

teri'a,

per la bellis.sima,

g'

le si

come

presto muore, o piuttosto trapassa. L'ammirazione

terra,

clii

che

perch,

di

la poesia di scuola,

consacra.

le

Parole affettuose, immagini delicate cospargono queste


rime.

il

moto

dei begli occhi nel

primo istante che con-

quisero l'amante: quanto piani. Soavi e dolci ver

me

levaro!; sono

la pa-

rola,

dal viso

le

raggiante di bellezza,

vinta e pensosa;

Amore, che
nunzia

il

fa

giovani donne, a cui egli rivolge

Beatrice,

da battistrada

loro giungere, e

Monna

Bice,

la

mente d'amor

che un poco sorride;


alle

due 'amiche

e lieto an-

ride in ciascuna sua parola,

ed ecco spuntano, l'una dietro

Vanna

si

l'altra, le

due

belle.

Monna

l'una appresso dell'altra maravi-

glia; quel color d'amore e di piet sembianti

della

donna compassionevole, che guarda con affetto e persuade


a nuovo affetto il dolente per la morte di Beatrice; il
gentil pensiero, che s'insinua nel cuore di chi ha gi
amato, e ragiona d'amor si dolcemente, Che face consentir lo core in lui . E poi, le immagini di morte, di una

LA POESIA DI DANTE

38

morte che strazio e insieme intenerimeuto:


gosciosa che

come

ascolta

si

istupiditi,

che

la

parola an-

labbra ripe-

le

Morta la donna tua ch'era si bella;


morte nel pietoso ufficio delle parenti o delle

tono incredule:
la realt della

amiche, che
randola dal

lei,

Beatrice,

la

mondo

covrian d'un velo, sepa-

cui pi non appartiene; lo sciogliersi a

poco a poco dello strazio nell'umilt e nel desiderio della


morte, che

omui cosa gentile, perch

l'ha accolta in s;

ancora,

e,

perduta creatura e dirle; Beatrice, or

nome

in questo risonare del

che

me

persona

la

conforto

di lei riviva:

la

donna sua

chiamare lamentando

il

morta?,

se' tu

la
e,

invocato, sentir conforto quasi

e mentre ch'io

la

chiamo,

Insieme con queste sparse parole e immagini, c' nelle


liriche giovanili di

Dante una squisitezza

direbbe quasi una musica,

di ritmi e di suoni,

musica

di un'anima commossa soavemente e rapita, che avvolge nell'onda sua lene


e scorrevole anche le figurazioni e formule convenzionali.
si

la

nuovo di Dante veramente spirato da


Amore, amoroso esso stesso, a quel modo che detta
dentro; e come esempio della sua dolcezza possono valere
due sonetti: Negli occhi porta la mia donna Amore
e Tanto gentile e tanto onesta pare: schemi gi usati
dai rimatori precedenti e che Dante carezza e affina, in
Questo

< stil

modo
detto,

che, pur dicendo essi quello che altre volte


si

avevano

sprigiona dal loro dire qualcosa che va oltre

significato delie parole.


certi principi di altri

d'Amor passate...;

Risuonauo

componimenti:

Tutti

li

il

agli orecchi e all'animo

voi che per la via

miei pensierparlan d'Amore...:

Deh, peregrini, che pensosi andate...; Oltre la spera


che pi larga gira...>;Io mi son pargoletta bella e nuova...;
Per una ghirlandetta Ch'io vidi mi far Sospirare ogni
fiore...; e certi giri di frase e di ritmo: E chi mi vede
e

non

se

ne innamora

D'Amor non aver mai

intelletto...;

Io non
lata

si

bellezza...;

39

ancora Ch'io non trovassi in

la vidi tante volte

nuova

lei

DANTE GIOVANILE

IL

I.

gran numero. Una bal-

e simili, in

leggeva un tempo: Deh, nuvoletta, che in ombra

d'amore...,

questo

che non dava alcun chiaro

verso,

senso o immagine distinta, tuttavia piaceva e


volentieri, tanto che

il

Carducci

lo incluse in

In questo sorpassare col suono

non ricava da

poetica che

ma

zioni

le

le

ricantava

si

una sua ode.

parole, in questa virt

s le sue particolari determina-

prende dalla letteratura e

le

circonfonde d'armo-

nia, c' dell'incompiutezza; e tali versi

si

senza fondamento, alquanto ingannatori.

direbbero, non

due sonetti

e gli

altri

componimenti

falla

dell'apologo goethiano, che, a scrutarla da vicino, non

mostra pi
azzurro;

suoi vari e cangevoli colori,

scoprono

si

sopra citati sono un po' come la far-

di

stilizzati,

ma solo un

languido

contesti di frasi fatte o ge-

neriche o vaghe, di ripetizioni, di qualche riempitivo. L'afllato poetico

Talvolta

il

non

stato sufficiente a

gersi e presto cade,

sonetto dei

come

pellegrini

si

in

cosi largo nel bell'impeto

dar loro saldo corpo.

ma non

principio promettente,

dura nello svol-

pu osservare,
quello:

ma non

iniziale

tra l'altro, nel

Guido,

i'

vorrei...,

felice

nell'ese-

cuzione, alquanto sbrigativa e prosaica, sicch piace pi,

come

si

suol dire, per l'idea che

non per s

stesso,

per

nostalgia che annunzia e non pel quadro che. dipinge.


testura di solito

un po' semplicistica, come

si

la

La

osserva

anche nella canzone della Morte, che la pi bella della


Vita nuova (e dove, oltre le parti gi ricordate, una scenetta di donne presso un infermo, che richiama lo stile di
certi affreschi di Giotto):
il

canzone che non stacca e innalza

motivo propriamente poetico,

morte della donna amata,


delle circostanze del

gendo

al

zio della

modo

ma

lo

il

sogno angoscioso della

mette sullo stesso piano

sonno e del risveglio, e

lo

viene svol-

un racconto aneddotico, e, per l'annunmorte, ricorre a un'immaginazione di finimondo


di

LA POESIA DI DANTE

40

un volo nel Paradiso, con ^li angeletti che spingono


innanzi a s una bianca nuvola osannando: figurazioni non
e a

ma

prive certamente di effetto,

facili e non pari


doveva essere nel motivo
e veramente risuona nell'ultima strofa. Maggiore compattezza in taluno dei sonetti e ballate d'argomento pi

alquanto

all'intimo e trepido accento, che

tenue, epigrammatici, madrigaleschi, sentenziosi, delle


sette per

rima>, quali

co-

sonetti inviati all'amico Gino, e

l'altro della caccia, e soprattutto quello di Alisetta o Lisetta,

che corre

baldanzosamente

ben chiusa

>

per

la via

gi siede signora, e

si

Non
il

come taluno ha

osato chiamarle, e

come sarebbe quella che

sito dalla
il

tutta dipinta di ver-

vecchia

lirica

contrario di quel che

disertano la causa,

come

un

pi

sentire che

non

all'anima. Parlano
loro parti,

al

alla

melen-

esse rappresentino

il

tran-

vorrebbe, e non difendono

si

l'altra
il

le

non dicono

petrarchesca, o che dicono

nostro e perci non

modo

ci

composte da coloro che sono nati

poeti.

Ma

scuola,

certamente

esagerazioni e

le

parlino

e in alcune

poesie giovanili e di

bisogna smettere innanzi a esse

ma

che esse appartengano a

nostro sentire a lor

come sempre

nemmeno

le difese con ragioni che

caso di prenderne

nulla,

sono, dunque, le rime giovanili di Dante


>,

trova

ode, la bella donna, accommiatare,

ond'ella (cosi graziosamente termina)

saggini

ma

torre della mente, dove un'altra donna

la

gogna, riede

consueta alla bel-

che sta per compiere,

lezza, sicura della conquista

le

false

ammirazioni, che una voga letteraria del secolo decimonono,


stilnovistica, preraffaellita,

smaniosa

di mistici rapimenti e

sublimit, ha rese abituali, e guardarle pi semplicemente e veracemente, come di sopra si procurato di fare

(li

o piuttosto

si

avviato a fare.

codeste smancerie biso-

gna smettere ancora pi pel libretto, nel quale Dante raccolse una scelta di esse, incorniciandole con un racconto

I.

DANTE GIOVANILE

IL

41

prosa e accompagnandole con commenti, la Vita nuova,

in

pare ormai che non

di cui

si

possa pronunziare

il

titolo

senza che un mistero gaudioso e sospiroso faccia palpitare


deliziosamente

guere

palpito che sarebbe prova a distin-

petti,

anime

le

squisite dalle comuni.

sottili critici s'af-

faticano a investigare la natura di quel libretto: se sia una


sorta di cronaca autobiografica, o la storia di un'anima, o
l'allegoria di

una verit morale, o un romanzo d'amore per

canzoni e ballate

sonetti,

legamenti in prosa, o tutte queste

cose ad una, con certe proporzioni e con certa unificazione;


e

anche

come

di esso,

della

libro senza alcun riscontro,

Commedia,

si

dice che

unico del genere,

singolaris-

simo, indefinibile. In realt, la Vita nuova scritta al


di

un

libretto di devozione,

della

che

Beatrice,

egli

cende e

travagli della vita

caso
^li
e,

ha composto a memoi'ia

aveva cantata,

di paradiso

lo

lui particolare, della donna-angelo,

pensiero

autobiografico avesse,

modo

con chiaro intento pio e con

procedimenti conformi: Dante


e onoro di una santa a

un

doveva

il

cui pensiero

essergli guida tra le vi-

terrena.

Quale fondamento

impossibile dire, perch in ogni

particolari realistici o storici vi sono mescolati con

immaginari, e

tal

miscuglio

li

rende

tutti

immaginari,

d'altronde, cosa indifferente alla ^natura del libretto,

perch se per ipotesi Dante a un suo ideale d'immaginazione avesse dato una storia parimente d'immaginazione,

simulante la realt come

sona muliebre,

medesimo.
esempio,

gabbo,

il

il

suo ideale simulava una per-/

carattere del libro rimarrebbe sempre

il

Reali o immaginari, gli incidenti narrati (per

lo

schermo,
morte,

la

il

il

diniego del saluto,

parecchi sogni,

il

secondo innamoramento) servono da

punti d'appoggio alla compunzione, all'esaltazione, all'ado-

razione.

cono

il

ai

procedimenti del libro

parlare per enimmi,

nomiche,

di

devozione

si

addi-

le rilevate rispondenze astro-

simboli dei colori e dei numeri, e all'intonazione

LA POESIA DI DANTE

42

di tali libri, quel che vi


di

avverte nello

si

stile di

esagerato,

montato, di pia unzione, non discordante del resto dalla

esagerazione, montatura e pia unzione della lirica stilnovistica.

se qui

Anche all'indagine biografica sarebbe da rimandare,


non fosse disperata, la domanda di quel che pi
Dante a compiere tale lavoro: se il
un monumento a una donna amata e
propria giovinezza che si era chiusa; o non

particolarmente^ mosse

desiderio d'ergere

morta, e alla

piuttosto l'altro di unificare e trarre a significato superiore,


e

meglio e pi degnamente serbare, alcune rimo da

lui

spar-

samente composte, onde vi tess intorno quella finzione;


o ancora

il

bisogno di porre

al

viaggio della propria vita

terrena un faro, che in perpetuo gli segnasse

porto,

il

ri-

cordando, idealizzando o immaginando una fonte di beatitudine

goduta e non del

tutto perduta,

teva un giorno ritrovare, a quella

si

perch quella po-

poteva ricongiungere,

come

poi rappresent nella Commedia', o, infine, tutti questi

vari

intenti

delle

cose narrate,

intrecciati.

le

Ma

se

il

reale

l'immaginario

nascoste intenzioni

del

libretto,

stuzzicano la curiosit e lasciano perplessi, non segnano

n accrescono

il

valore poetico di esso, semprech non

creda che la perplessit,

il

non raccapezzarsi,

chiaro, siano attributi d'arte

e,

come dicono

il

si

non veder

retori della

romanticheria, ci trasportino in uno stato di sogno o dormiveglia.

La

Vita nuova, piuttosto che impressioni di sogno,

suscita sovente quelle dell'artificioso e perfino del pedantesco,

il

quale

si

vede poi aperto

in

molte delle spiegazioni

in prosa con cui si cerca di convertire in raccontini

il

con-

tenuto dei vari componimenti poetici, e nelle grammaticali


divisioni e analisi di questi.

Poeticamente, oltre la parte principale, che

la

lirica

gi descritta la fisionomia e mostrato

della quale

si

difetto e la

virt,

ci che

certi tratti del racconto,

il

rimane della Vita nuova sono

certie

parole,

certi

lampi.

Dante

ritrae, per

I.

IL

DANTE GIOVANILE

esempio,

la

condizione dell'uomo che ha un suo

dolce segreto ed schivo che

43

la gente volgare e pet-

altri,

vi getti gli occhi dentro: lo spirito gode,

tegola,

corpo

il

deperisce, la gente che vede lui assorto e consunto, gli do-

manda

chi

mai

lo

abbia cosi distrutto; ed egli

narra come

sorridenda

li

guardava

il

pensiero di valersi di un'altra donna per nascondere che

il

segno dei suoi pensieri era Beatrice: un giorno, in chiesa,

che tra

donna

e nulla dicea loro .

lui e la

di

donna

mente

della sua

molto piacevole aspetto,

la

gli

nascesse

sedea una gentile

quale

Io

mirava spesse

meravigliandosi del suo sguardare, che parca che

volte,

sopra

lei

terminasse; e poich molti s'accorsero

mirare e ne ciarlarono,

ciarle,

descrive

egli

l'efiFetto

virt, della gioia pura,

pens

catartico

quando dice

della

quel

di

da quelle

di trar partito

bellezza,

della

che, all'apparire di Bea-

trice, nullo nemico gli rimanea, anzi gli giungea una


fiamma di caritade, la quale gli facea perdonare a chiunque l'avesse offeso Altrove il primo sorgere di un motivo poetico, cosi come si affaccia all'anima, non astratto
.

concetto,

ma

gi parola, cominciamento, verso,

fremito di volutt e saluto di gioia:


)nia lingua parl quasi

Donne,

come per

mente con grande

la

s stessa mossa, e disse:

ch'avete intelletto d'amore.

ripuosi nella

e insieme

Allora dico che

Queste parole io

letizia....

legge l'episodio della donna pietosa,

Verso

la line si

quale

la

nel

prosa

narrativa gareggia coi sonetti intercalati.

Seguendo
ci

principi dianzi stabiliti circa l'allegoria,

siamo dati pensiero

nimenti e
della

le

di ricercare se alcuni o tutti

narrazioni di cui

si

fatto cenno, e

non

compo-

il

libretto

Vita nuova nel suo complesso, siano allegorici; per-

ch, allegorizzati o no, allegorizzati a/ite o post f'estum,


loro significato poetico, e

resta
e

il

il

il

loro poetico pregio o difetto,

medesimo. La ballata: lo mi son pargoletta

nuova, per esempio, non cangia essenza

o che

si

bella

voglia

44

LA POESIA DI dantp:

riferirla

mentalmente

alla

persona di una donna reale o

secondo l'intorpetrazione

alla scienza della Rettorica, che,

ora prevalente, dovrebbe esserne


in sembiante di
la

Rettorica

il

soggetto, la Rettorica

pargoletta; perch chiaro che, quando

acconcia a diventare una

si

pargoletta, la

una pargoletta e

fantasia irresistibilmente dipinge e canta

non pi

N cangia

la Rettorica.

la

canzone dell'esaspera-

zione sensuale, quella della Pietra., della donna restia

a concedersi, che l'amatore invano spa.siraante immagina


di afferrare per le

quando scherza;

bionde trecce e di far con

come autorevoli

se,

gono, quella Pietra

bramoso

del suo bel


tal

cora'orso
sosten-

Firenze, che serra

le

porte all'esule

San Giovanni. Dato

non concesso

che con

lei

interpetri

proposito Dante

si

fosse accinto a poetare, e

avesse a questo fine accolta l'immagine di un amore per

donna

restia,

sarebbe da dire, che questa immagine, e

ricordi e le speranze e le

fantasticherie di

trova impedimento, e infuria innanzi all'ostacolo, e vi


getta contro per infrangerlo,

venne

posito, e, currenti rota,

che coepit

instltui.

Per

si

un amore che
si

sovrapposero a quel pro-

fuori tutt'altra cosa

la stessa

da quella

ragione non da ricono-

scere nel canzoniere di Dante uno speciale gruppo di poesie


allegoriche, neppure composto di quelle sole che egli espres-

samente considera
svelare,

le

tali

v di cui

allusioni nel Convivio.

svel,

si

proponeva

Per allegorizzate che

sero nate o diventate, sono quelle i)ur sempre, com'egli

chiama,
alle

dolci

il

le

rime d'amore, e sostanzialmente simili

rime raccolte nella Vita nuova e ad altre che lasci

errare pel mondo, e


o,

di

fos-

come

tali,

come

poesie d'amore vanno esaminate,

non hanno, a dir vero, molta forza e bellezza:

che peccato loro e non colpa dell'allegoria, peccato

perch nacquero a freddo e a vuoto o se ne stettero


solute tra

due diverse

Voi che intendendo

il

ispirazioni.

Leggendo

terzo del movete, in

la

irre-

canzcme:

qualunque senso

I.

la

si

DANTE GIOVANILE

IL

45

prenda, come rappresentazione di lotta tra un

tico e

un nuovo amore per donna, o

per la vita religiosa e l'amore per la

appare fiacca, perch


soppiantare

la lotta,

primo, e

il

il

an-

di quello tra l'amore


filosofia,

canzono

la

secondo amore che cerca

rimorso che ne segue, non sono

il

messi in azione,

ma

riflesso, e avvolti

poi nelle forme

convenzionali della

rica stilnovistica.

che nella mente

giona,

si affatica

intellettualizzati

ad accumulare mirabilia intorno

Amore

celebrata, e dice che

pu

che

il

modo

mi

li-

ra-

donna

alla

gliene dice cose che egli non

non vede niente

sole

in

di pii gentile di

e che ogni intelligenza celeste la mira, e Dio le infonde

lei,

la

ridire, e

Amor

l'altra:

ed esposti

sua virt, e

la

divina virt splende in

innamo-

e fa

lei

rare la gente, fa la gentilezza e bellezza di ogni donna, e

che

le

sue leggiadrie provenienti dal cielo sono indicibili,

doma la cattiveria, e fu pensata da


mondo, e simili; ma non trova una parola viva, un'immagine concreta per esprimere la commozione sia per la donna sublime sia per la filosofia. Allegorico non da considerare nemmeno qualche sonetto come
Due donne in cima della meife mia, delle due donne che sono
ed essa ispira umilt,

Dio quando cre

il

la Bellezza e la Virt, e

che disputano intorno

al

amore che esse muovono

e decidono che l'una

pu amare

per diletto e l'altra per alto oprare;

questo caso nient'alcro che

si

perch

diverso

ha in

si

rappresentazione di una con-

la

dizione d'animo, tirata da due diversi

e in ultimo

affetti,

fermata in un pensiero di eclettica conciliazione.

Da

tener distinto dagli altri

componimenti

didascalici, che

tamente quando, componendo


didascaliche,

d'amore

dichiar

ch'egli

di

solia,

stile, e di appigliarsi alla

rendeva buon

ufcio

Dante
la

invece,

pi nota delle sue canzoni

abbandonare
1'

gruppo dei

il

stesso circoscrisse net-

le

usato parlare,

rima aspra

dolci

lo soave

e sottile,

a discutere e a confutare, a

rime

che

gli

riprovare

LA POESIA DI DANTE

46
il

giudizio falso e vile

prosa in verso, dove

il

dei suoi avversari. Sono esse vera

verso sta come mezzo esornativo e

mnemonico. Per esempio: Chi definisce: Uomo legno animato. Prima dice non vero, E, dopo, il falso parla non intero...; o pili oltre: Dico ch'ogni virt principalmente Vien
da una radice, Virtude intendo che

fa

l'uom

In sua

felice

operazione.... In altre di queste canzoni, la didascalica

pende verso

come

l'oratoria e !a satira,

ch'amor, sulla vera e

in quella Poscia

la falsa leggiadria, e nell'altra

Doglia

mi reca, contro l'avarizia che rende indegni dell'amore di


donna gentile Dimmi, che hai tu fatto, Cieco avaro di:

sfatto? Rispondimi, se puoi altro che nulla. Maledetta tua

Che lusing cotanti sogni invano!...

culla,

Alla poesia riconducono

^.

componimenti che sogliono

come rime della Pietra: a una poesia


d'amore colorata assai diversamente da quella per la donna

contrassegnarsi

ideale, poesia tutta piena di ardore e furore sensuale.

passione

tiranneggiaute vi

ritratta

con modi

La

efficaci:

Io non posso fuggir ch'ella non veglia Nell'immagine


Se non come

mia,

che

folle,

al

Cosi dipinge e forma

la

sua pena. Poi

ticolarmente energica la

dove

lo stesso

mirabilmente:
tien la

la

riguarda.... Par-

canzone Cosi nel mio parlar,

sentimento di non potersi liberare

magine affascinante
mente

L'anima

pensier che la vi mena.

il

suo mal s'ingegna, Com'ella bella e ria

...

tormentosa

come

cima; e

fior

si

di

pur

dall'

fronda.

Cosi della mia

entra a vaneggiare di un im-

provviso innamoramento della donna ritrosa per


alfine l'avrebbe
le

tutta

in

loro

la

essi

Ma neanche

forma pura e schietta,

spunto in parte reso superficiale e

bato dal virtuosismo delle

lui,

che

sua bala e se ne sazierebbe, e

renderebbe con amor pace.

componimenti

im-

espresso

bella,

e
in

in questi
il

poetico

parte tur-

imniairiiii e delle rime, tanto

sono potuti parere ad alcuni

filologi

nicnt'altro

che
che

IL

I.

DANTE GIOVANILE

metriche, sul gusto provenzale.

esercitazioni stilistiche e
I

47

giuochi delle rime regnano nella canzone Amor, tu vedi

ben, e nella sestina Al poco giorno; e contrapposti e para-

goni e metafore lambiccate e tirate in lungo nell'altra can-

zone Io san venuto al punto


che s'apre con l'annunzio
lare

com'

della rota, e nella gi citata,

di voler essere

aspro

negli atti la bella Pietra, e

nel par-

attiene a

si

o rettorico proposito, ed piena di figura-

sifiFitto stilistico

zioni guerresche, saette, faretre, spade, scmi, scherane mi-

Nondimeno, anche nella sestina artificiosiscome si vede nei tre versi iniziali,

cidiali e ladre.

sima spira

la poesia,

un paesagi^io al sopravvenire delAl poco giorno ed al gran cerchio d'ombra


Son giunto, lasso, ed al bianchir dei colli, Quando si perde
ritraenti lo scolorirsi di

l'inverno:

lo color nell'erba...; e in questi altri,

che offrono

tacolo contrario, del risorgere primaverile:

che riscalda

Perch

K che

colli,

copre di

gli

gini e detti legg'iadri

gli fa

fioretti
:

11

lo spet-

dolce tempo

tornar di bianco in verde,

e d'erba;

Quand'ella ha

immauna ghir-

e in certe
in

testa

landa d'erba, Trae dalla mente nostra ogni

altr;i

Perch

bel,

si

mischia

il

crespo giallo e

vi viene a star all'ombra....

come:
vede nell'amore

Se

'1

bello aspetto
il

Come

e,

gli

renderebbe lieve a sop-

delle sue piaghe.

io queste

rime della Pietra

timento etico del poeta


rettorica e insieme

si

si

passa dall'atteggia-

stil

nuovo a una certa

abbandona

valgamente

un anelito

si

in

alcune altre

il

sen-

discioglie dalle abitudini della


la

nudit della didascnlica.

bel sonetto {Se vedi gli occhi mei),

e del qucile

tolto..., in cui l'esule

nella lontananza dalla sua donna,

mento in prevalenza rettorico disilo


commozione e passione umana, cnsi

Un

donna;

ch'Amor

c' qualche trepido sonetto,

non mi fosse

balsamo che

portare la sventura,

r inacerbimento

verde Si

'1

che a

lui si

attribuisce

congettura l'occasione storica,

alla giustizia: tutto

pieno

di

fremente orrore pel

LA pof:sia di dante

48

male che

vede attorno

si

cuori fedeli,
stizia

virtii

del tuo velo,


si

paura che esso incute ai

e per la

poeta s'innalza a una preghiera perch giu-

fatta:

sia

Questa

il

Ma

fuoco d'amor,

tu,

lume

dei

cielo,

che nuda e fredda giace, Levala su vestita

Che senza

lei

non qui

in terra

pace. Non

dubita invece (o se ne dubita senza che mai finora se ne

siano addotte ragioni) che spetti a Dante la canzone delle

Tre donile, la maggiore di questo gruppo, e della quale gi


avvertito che vana e sterile fatica ricercare
allegorici,

nomi

precisi di tutte e tre le donne, e

il

perch del loro provenire dal luogo dove sorge

ciso

Con pieno

si

particolari

il

preNilo.

il
poeta ammonisce nel comnude; che esse bastano veramente.

questa volta

diritto

miato:

<

Le

donne, che paiono dolenti e sbigottite come persone

tre

Bastin

parti

le

discacciate e stanche, che


vesti lacere,

germane

le

vanno

discinte e scalze e con

sconsolate, che s'accolgono al suo

cuore come a casa d'amico, sono per s stesse fantasmi


poetici

pesse in

virt,

di

di

purezza, di accoramento, di dignit:

maestose e addolorate donne, tre dee o tre princi-

tre belle,

poeta, che ha questa visione, sente alla loro

esilio. Il

presenza s stesso:

ingiustizie

le

da

lui

patite,

l'orgoglio

come quelle, con le quali apmedesimo sangue, alla medesima alta societ:
aristocratico in mezzo all'aristocrazia della virt e della

di so&'rire esilio e povert

partiene al

sventura.

Se ora

movendo

si

volge

si

complesso

Commedia,

dalla

luce di questa, e

poema,

al

si

se

Della Vita nuova detto


il

dramma

pensiero di descrivere

comune

vestibolo della

logo in terra al

si

la

uno sguardo

proietta sopra di esse la

domanda come

dovr convenire che

troduzione o

di queste poesie

congiungano

al

sacro

legami sono scarsi e

lievi.

si

e approvato che formi l'in-

Commedia, una sorta

di pro-

dell'oltremondo; puie, sebbene


visione oltremondana

nella chiusa di quel libretto, e sebbene nella

si

il

annunzi

Commedia

ri-

compaia Beatrice,

DANTE GIOVANILE

IL

I.

non

ci

affinit d'intonazione,

49

costituisce rapporto poetico, ossia

tra le

due opere,

porto materiale, per una circostanza

di

ma

soltanto rap-

fatto

per una

una
un nome che passa dalla prima alla
seconda opera. Lo stil nuovo non vi pi nella Commedia: Dante lo ricorda bens, ma come un fatto storico,
come un vanto della sua giovinezza, come la sua prima
premessa ideologica che l'una trova

per

nell'altra,

figura o piuttosto per

comparsa nel mondo

Meno ancora

letterario, col plauso

da ravvicinare la

che

lo

accolse.

poesia didascalica delle

canzoni alla poesia dottrinale che di alcune parti della

Commedia, specie

della terza cantica:

anche qui

respiro

il

assai pi largo, l'intonazione affatto diversa, e

si

po-

trebbe dire che nel primo caso c' didascalica e non poesia,
e nel secondo, poesia che discioglie la didascalica; nel primo
l'aggettivo nega

mina

il

sostantivo, nel secondo

scorge con

le

affinit si

poesie passionali e con quelle dell'etico sen-

tire; e alcuni versi:

Che

detta, L'esilio che


co'

sostantivo do-

il

determina l'aggettivo. Qualche maggiore

bello onor s'acquista in far ven-

m'

dato onor mi t'gno>,

Cader

buoni pur di lode degno, suonano quasi come versi

ma non

della Commedia', quasi,

proprio a quel modo. Pi

generalmente da concedere che, attraverso

le

rime. Dante

fece la sua educazione d'artista, specie se a questa

mazione

dia senso giusto e compiuto, e

si

s'

affer-

intenda che

l'educazione consiste non solamente nello svolgere certe


disposizioni,
citarle

ma anche

nel disfarsi di certe altre con l'eser-

maestria che Dante dispiega nelle liriche molta:

dando a

essa,

converrebbe forse correggere

insigne critico, al quale parve che, in quelle,

gi

il

meglio

Dante

La

sperimentarle ftiUaci o altrimenti esaurirle.

suo poeta,
al

ma non

il

giudizio d'un
l'Italia

avesse

suo artista. Risponde

caso l'inverso: che gi in esse era formato

artista o artefice,

B. Cucce,

ancora

il

guar-

e,

La poesia

di Dante.

ma non

ancora

il

Dante poeta.
4

il

LA POESIA DI DANTE

50

Stretto rapporto

Pili

prose,

hanno

De Monarchia^

il

Dante poeta

col futuro

ma anche

volgari eloquentia e delle epistole;

qui

le

De

Convivio, alcune parti del

il

rap-

il

porto principalmente nella materia, cio negli interessi


intellettuali, negli ideali politici e morali, negli odi e

che

ritrovano in esse e

si

accendono

amori,

Commedia.

trasfusero nella

si

Si

talora, nelle prose, quell'appassionameuto, quel-

l'ammirazione, quel furore, che tornano, con pi sublimo

poema:

nel

^accento,

cosi

vivio l'esaltazione della

De MonarcJiia

nel

Roma

imperiale,

particolarmente, l'amore al filosofare,

mentare,
virt,

invettive,

le

movimenti

feroci

lebre, del rispondere

nel Convivio

e,

godere dell'argo-

il

entusiasmi per la

gli

(come quello, che rimasto ce-

col

parla di s e del suo

robusta e

rimpianti,

Con-

nel

con cui

coltello ), e la dignit

La prosa

esilio.

questi

di

trattati,

pacata pur nella passione, assai diversa

virile, e

da quella lamentosa e alquanto affettata della Vita nuova,


mostra un nuovo Dante, o un altro e importante aspetto
del suo animo e del suo ingegno.
Pur, se in
artista o di

Dante non

cisi

altri

si

vede, nello svolgimento di

un pensatore, prepararsi
si

vede:

le

futura

l'inizio

della

sparsi o

almeno

il

suo capolavoro, per

sue opere minori non rappresentano


e

sintesi,

nemmeno

offrono tutti gli

principali elementi sui quali essa

attinenti a quegli anni in cui

composizione del poema

lo fi-cero

sjtiriti

al

tempo

di

quali

C'^mmed/a

dunque, guard-indo a pi largo c.impo,


zione degli

le

si

possa

meditazione e

<m;icro, non

zano. Mi'glio che nelle .opere minori,


di'boli tracce, gli autecitlt'nti de\;i

la

form;

si

e altri documenti, da cui questo pr.icesso formativo

desumere,

un

si

ci

avan-

ne recano

ritroveranno^

alla generale condi-

Dante e

in

Italia,

e ripor,

tandosi a qu^l perio

moderna cresceva

lo

in

dell'ultimo medioevo, in cui la civilt


tutte

le

sue forme e pur tuttavia

concezione niedievale del mondo non era tramontata.

la

La

DANTE GIOVANILE

IL

I.

51

era pur sempre quella, sebbene qua e l vi

fiiosofia

penetrassero, nel

modo

potevano penetrarvi, certe

in cui

esigenze della esperienza e della logica dell'esperienza; la


dottrina politica rimaneva chiusa tra
e dell'Impero,

nomia

quantunque gi

vi

si

dello Stato, ossia la vita della

termini della Chiesa

asserisse

nuova

mata

dall"

si

interessamento per

e attinente alla vita dei

geva sempre
cando

le

approssimava;
le

una certa auto-

umana

ma

la critica era condotta sopra le autorit,

pliavano e l'umanismo

Chiesa;

queste

si

am-

la storiografia, ani-

faccende politiche del giorno

Comuni

e degli altri Stati,

si

svol-

gettando nello sfondo e quasi dimenti-

pi,

narrazioni dell'origine e fine del

chitettura sacra, che

abbandonava

mondo;

all'ar-

l'austerit gotica, sorgeva

accanto, sempre pi varia, l'architettura profana, e nella


plastica e nella pittura

s'

introduceva una sorta di natura-

umano

lismo ossia di nuovo sentire

nella vita politica, la

Chiesa, pur non deponendo le verbali asserzioni della pro-

supremazia,

pria

mutate

accomodava

transigeva,

peratore

ma

da un

re,

tinuavano nelle loro

cielo e la terra,

il

Comuni con-

sempre pi democratici, non

lontani dallo sboccare nelle Signorie.


il

non da un im-

dal re di Francia, e

lotte,

politica alle

la

situazioni, era umiliata e asservita

divino e l'umano,

Il

trascendente e l'immanente

vede-

si

vano, in quel tempo, mescolarsi e alternarsi e combattersi-^

ed equilibrarsi, come due forze

Dante non

fu gi,

come

si

in

uno

sarebbe

campo

stesso
tratti

^.

a dire, sem-

plice rappresentante e quasi specchio e riflesso dell'et sua,

ma

anzi uno dei fattori e non dei

e trascendenza e
lui

con

sommo

immanenza

vigore: in

lui,

si

meno

potenti di questa;

afiermarono entrambe in

costantemente occupato nel

pensiero della vita eterna e intento studioso delle dottrine

Sul carattere di questo periodo

della storiografia

(seconda

si

veda

la

mia Teoria

ed., Bari, lb'20), pp. 199-208.

e storia

LA POESIA DI DANTE

52

come la ferma verit su


tempo stesso preso da tutti

concepite

chiesastiche

mente posava,
mondani, e di
che scrutava

e al

gli

dommi

che componeva alcuni

versale latino e altri nel


nella prosa

trattati nel

vero e

la

teplice e

umano;

medievale e uni-

nuovo volgare, reso potentissimo

non meno che nel verso;

in lui, teologo e in-

queste due forze ga-

sieme vario e sensibilissimo poeta.

parimente sincere sono

gliarde e

lui,

osservava curioso e amo-

roso ogni aspetto della natura e ogni moto dell'animo


in lui,

affetti

malato per troppo zelo; in

politica quasi

pi astrusi

cui ferma-

materia del poema,

complessa

di

da

dire

il

gran lunga pi

di

precedente
ricca, mol-

quella che appare involuta, o solo

in talune sue parti, nelle opere minori.

Per

come

tale materia,

detto, la

si

Dante

materia nel suo spirito


il

si

lega all'et sua e insiem

produce e costituisce.
si

form

Ma

poich quella

in poesia, egli

ne sorpassa

valore immediato e pratico, e crea cosa che non ha pre-

cedenti fuori di s stessa. Della poesia, invero, non dato


ritrovare mai fonti poetiche, e quelle di tal sorta, che talora

si

additano per Dante come per

altri,

le

opere della

poesia e letteratura anteriore, da lui conosciute e di cui


risenti l'efficacia,

non sono punto

alla

stanno anch'esse, rispetto

nuova opera, come elementi

materiali, alla pari di tutti

gli altri

elementi storici. In poesia. Dante cre una nuova"

tonalit

sua,

poetiche, quali paiono

ma

superficialmente considerate,

si

umano.

>,

in cui le varie forze e tendenze, sue e della et'

riunirono e

si

fusero, risolvendosi nell'eternamente

II

LA STRUTTURA DELLA COMMEDIA


E LA POESIA.
^

S,e

alla

ferma fede nella vita oltremondana come vera ed

(eterna vita si

univa nell'animo di Dante fortissimo

timento delle cose mondane, se

e
,

cielo e terra, la

che a rigor

al

il

suo poema posero

conseguenza che

si

sen-

mano

presenta aperta

termini la rappresentazione dell'altro

di

mondo, dell'Inferno,

del Purgatorio e del Paradiso,

non po-

teva essere soggetto intrinseco della sua poesia n motivo

generatore e dominante.
sorta

Una

rappresentazione di questa

avrebbe richiesto un assoluto predominio del sentire

del trascendente su quello dell'


qiial' propria dei mistici

ed

immanente, una disposizione


asceti,

aborrente dal mondo,

aspra e feroce, o estasiata e beata, e di cui dato rinvenire qualche poetico assaggio nell'innografia cristiana o in

alcuni cantici di fra lacopone.

molto accelerato, e
f^iche in

le

certi tratti,

Il

immagini

ritmo sarebbe stato allora


affioranti e sparenti, ener-

vaghe e sfumate nel

resto,

quali

si

accennano nelle aspirazioni e nel terrore, premute d'ogni


intorno dalla presenza del Dio. Ci che pi volte
dai critici del Paradiso dantesco, che

svolgere

come

non

si

particolareggiata descrizione,

si

detto

sarebbe dovuto

ma

condensare

LA POESIA DI DANTE

54

un

in

tutto

esprimente l'aspirazione a

alato canto lirico,

non so che divino e inattingibile, sarebbe da dire,


dell'Inferno,

mutando bens

tal, quale,

l'aspirazione nel suo contrario,

un

nel terrore e orrore, e del Purgatorio, cangiandola in

misto di timore e di speranza, di ambascia di gioia.

Ma

Dante, quando compose

la

Commedia, non era

in

questa stretta condizione di spirito, sibbene in una assai


pi varia e complessa, e l'altro

mondo non

commossa

mondo,

nella sua

fantasia al

neva con esso a un

samento
e

il

sol

mondo,

al

invece apparte-

mondo

del suo interes-

avevano parte,

spirituale, nel quale l'uno e l'altro

secondo forse maggiore che non

minore, sicch

sovrapponeva

si

si

il

primo, e certo non

primo non poteva per niun conto sover-

il

chiare e assoggettarsi l'altro.

Le contradizioni in cui

ci

si

avvolge sempre che, nel-

l'appressarsi al godimento e al giudizio della poesia della

Commedia, non

si

muova da questo

preliminare riconosci-

mento, che soggetto o motivo poetico di essa non


presentazione dell'altro mondo,

si

la

rap-

fanno evidenti nell'esame

dell'opposta sentenza. Alla quale sostanzialmente da

durre anche

la

dato dall'altro

formula, che soggetto sia

mondo

che nessun mistico o

ma

ri-

mondo guar-

il

semplice variante, perch chiaro


asceta pu mai abolire

il

mondo,

solo negarlo nell'altro, guardarlo dall'altezza dell'altro

come
l'altro
il

stadio inferiore e superato.

mondo importa

disinteresse che

si

lo

guardare

il

mondo

scolorarsi di tutte le cose

dal-

umane,

stabilisce verso di esse, l'indifferenza

per la particolarit degli

affetti e delle azioni,

per

gli

in-

dividui nella loro individualit, che vengono generalizzati


e ripartiti unicamente in eletti e reprobi, quali che siano stati
i

loro caratteri, le loro opere, le passioni e virt loro, la loro

grandezza terrena. Senonch in Dante non accade nulla


tutto questo;

e,

non per l'unica

come

il

di

suo affetto corre per cento vie e

della venerazione per gli eletti e del rac-

LA STRUTTURA DELLA

II.

capriccio pei reprobi, cosi

il

in quello legale o divino dell'

ma

salvo

dannati e

male nei

il

salvati, e perfino

restringe

si

dannato

e dell'

discerne

55

suo giudizio non

allarga a giudizio morale,

si

COMMEDIA

bene nei

il

prorompere

lascia

liberamente amori e odi, simpatie e antipatie, trattando

le

ombre come cosa salda, gli spiriti giudicati e fissati nell'altro mondo come uomini raultilater e in efficacia vitale.
Ci vedono e sanno anche
sostenitori della definii

zione che ora

Dante

si

esamina, sicch proseguono col dire che

andato nell'altro mondo portando seco tutte

mondo

le

Che proprio come non si pu (almeno


poeticamente) andare nell'altro mondo, il quale esige che si
passioni del

svestano tutte

le

passioni

umane

altr'occhio, con l'occhio di chi


e brutto

sogno e

si

si

guardino

di quella eiTata definizione un'ac-

cusa a Dante, tacciato d'illogico per aver fatto


di

ci che s'era

proposto: quasi che Dante

ossia operato qualcosa, e

cose con

le

un affannoso
radiosa realt. Onde

risvegliato da

ritrova nella vera e

conseguenza

l'ulteriore

si

contrario

il

avesse

tando sul sentimento cosi vario e complesso che


finito,

non poteva essere

illogico,

perch

il

fatto

non semplicemente poetato.

poe-

de-

si

sentimento non

mai n logico n illogico; e illogico, cio non interamente

armonico, era, in certo senso, solo

come, del

siero,

resto,

il

il

suo sistema

sistema di ogni

uomo

pen-

di

e di ogni

che sempre ha qualche lato non armonizzato e non

filosofo,

logico,

che appunto quello da cui nasce

siero o

il

progresso che

nuovo pen-

il

chiami.

Al riconoscimento di sopra enunciato, oltre la conferma

negativa che viene dall'esame di questa sentenza,

si

trebbero ritrovare conferme positive in

com'

quello che

moderno

sito,

il

il

filosofo in
(il

Dante

sia

altri

medievale

detti,

il

po-

poeta

primo, cio, ascetico e mistico nel propo-

secondo passionale

e politico nel fatto), e simili;

e anche in certe vicende di fortuna toccate alla

Commedio

LA POESIA DI DANT?:

56

in particolare lo scontento pi volte attestato dagli

spiriti

mistici o fantasiosi verso la rappresentazione che quel

poema

loro forniva dell'oltremondo, la quul^^

sembrava a

troppo

essi

determinata e contornata, troppo calma, con troppo poco


inferno nell'inferno, e troppo poco paradiso nel paradiso, e

troppo poco purgatorio, ossia attivo sforzo di redenzione e

Ma

purgazione, nel purgatorio.

pi persuasive di queste prove

indirette sono le prove dirette, offerte dalle impressioni che

ognuno

raccoglie nel leggere la Comynedla o dai ricordi che

Non

serba delle letture.

mondo

certamente la visione dell'altro

come immagine

quella che rimane

impressioni provate, non


ferno, o

il

sintetica

delle

perdizione terrificante dell'In-

la

travaglio di dolore e speranza del Purgatorio,

o la felicit del Paradiso; ma, sopra


di personaggi dalla vigorosa

tante e diverse figure

tempra o dalle ardenti pas-

sioni o dai violenti e truci atteggiamenti o dai sensi miti


e gentili o dalla

mente serena; sopra

gli spettacoli di

pae-

saggi ora orridi e adusti, ora freschi e deliziosi, ora cupi

per tenebre, ora allagati

di luce;

di parole pietose, elevate, gravi

gnamenti, sdegnose,
(li

sopra

le

scene risonanti

d'ammonimenti

e d'inse-

solenni; l'immagine che

irate,

si

leva

una volont robusta, di un cuore esperto, di un intel-

letto sicuro,

l'immagine

a non dare tutti

di

torti a

Dante: sicch

voleva togliere alla Divina Commedia


e sostituirlo

con

l'altro di

Danteide.

l'Inferno, per la dannazione,


affetto,

come

si

sarebbe inclini

ma

suo

il

Non

titolo

vulgato

vero orrore, nel-

dimestichezza, tenerezza,

riverenza per molti dei dannati,

quali,

da

lor parte,

un carcere o in un esilio terreno, molta


danno della loro fama, e si adoperano a cor-

se stessero

sollecitudine

si

quello scrittore settecentesco, che

i!i

reggere gl'ingiusti giudizi,

che corrono

sul

loro

conto:

tema d'infamia li tormenta pi delle pene infernali.


Accade perfino che essi celiino o quasi, o almeno placidamente conversino, scambiando notizie e riflessioni, come.
la

II.

LA STRUTTURA DELLA

per dirne una,


sotto
dalle

il

il

peso della

cappa

di

piombo,

informazioni che da

Io ud' gi dire a

diavoli.

domanda
le

le lezioni della

al falsario

celia Virgilio,

quale, rivolgendo

il

so l'unghia

basti

ti

Al primo

birichina

come

d'amore che

la

si

Dante che. con riverenza

di

Malehaut

alla

prima dichiarazione

fanno Ginevra e Lancellotto nel romanzo.

Senza dubbio. Dante non ismarrisce


lezza ch'egli

ridendo parve quella

Ginevra: maliziosa e

fallo scritto di

dama

nell'altro

le

sta nel loco

pecore o zebe!

rimembri.

Oh

sovra tutte mal creata plebe

ovvero afferma che

inebbriato

le

luci

sue,

le

sicch

e che ancor gli

foste state qui

diverse piaghe

dello stare a

duole

pur che

Nel- Paradiso, innanzi alla )"Osa dei beati,

procura di significare
lo

in esclamazioni sul

onde parlare duro, Me'

piangere eran vaghe


si

cieco

potenza di Dio, quanto severa Che cotai colpi

per vendetta croscia!;

avevano

nel

disperate atrocit della

dannazione; ed esce di tempo in tempo

Che

consapevo-

la riflessa

mondo, che s'aggira

regno, nell'abisso infernale, tra

con l'augurio

la richiesta

Beatrice, nel Paradiso, all'udir

tosso

una

gratta con

si

Eternalmente a cotesto lavoro

impacciata, d del voi a Cacciaguida,

tipo:

volevano,

. Ci

sua Universit,

coperto di scabbia, e che

unghie fariosamente, rafforza

che

vizi assai, tra' quali

menzogna

sospettare a uno che stava nell'Inferno che cosa

fir

fossero

ironico

s'accorge d'essere

con deliziosa bonomia:

Bologna Del diavol

a quanto sembra, Bologna, e

che incede

quale, allorch Virgilio,

il

ascolta,

lui

udi' Ch'egli bugiardo e padre di

per

57

frate Catalano, l'ipocrita tristo

stato ingannato dai demoni, osserva

COMMEDIA

la forza

immensa onde

lo spettacolo

percoteva e rapiva; e ricorre, come a misura da molti-

plicare, al

paragone dello stupore che coglie

settentrione al vedere

Roma

barbari del

suoi edifizi e monumenti,

e ne deduce: Io che al divino dall'umano, All'eterno dal

tempo ero venuto, E

di

Fiorenza in popol giusto e sano,

LA POESIA DI DANTE

58

Di che stupor dovea esser compiuto!.

E non

si

pu non

avvertire che questo rapimento nel divino enunciato e

non rappresentato, e che le esclamazioni che egli esprime


di terrore hanno del ritornello d'occasione, suggerite dall'idea delle pene infernali e non dal sentimento di esse, e
sembrano alquanto fredde, specie
commozione che s'insinua nel suo

se le si paragonino alla

petto e viene irrefrena-

bilmente crescendo alla presenza di Francesca, fino al deliquio.

Un

opuscolo
l'altro

francese e cattolico

il

quesito:

mondo

si

propose e tratt in un suo

se Dante fosse tornato migliore dal-

ricordata la tenerezza di lui nell'Inferno

e,

'compunzione verso

pei peccati seduceiiti, e la nessuna

le

proprie colpe, e che la sola colpa che sembra col rimorderlo l'omissione di

compie bens,
tenze,

ma

penitente,

una vendetta, e che nel Purgatorio


buona grazia, formalit di peni-

e di assai

assai pi pensa alle cose terrene, e piuttosto che


si

mostra osservatore pieno di curiosit, e che nel

Paradiso sembra uno studente


lezioni, risponde al quesito in

in

cerca di buoni corsi di

modo

negativo. Sotto forma

d'una capricciosa inquisizione psicologica

si

perviene cosi,

senza avvedersene, alla medesima conclusione nostra


l'altro

mondo non

veramente

il

che

motivo poetico dominante^

Commedia.

nella poesia della

D'altra parte da concedere che Dante avesse

l'

inten-

zione per l'appunto di ra])presentare l'altro mondo, e anzi

che assai probabilmente fu questa


idea del poema, come non
si

Ed

pu confermare con uno

anche evidente che

la

prima intenzione o

solo lecito argomentare,

ma

due luoghi della Vita nwva.

una certa rappresentacome una voragine

egli forni

zione dei tre regni; e ritrasse l'Inferno

che vaneggia di sotto al monte Sion fino


terra e che, restringendosi per

comprende fiumi

mia

selve e lande

al

serie di

centro della

nove cerchi,

e precipizi e castelli e

rovine, suddividendosi in giri e bolge variamente; e

il

Pur-

II.

LA STRUTTURA DELLA

COMMEDIA

59

come un'altissima montagna sorgente in un' isoletta


agli antipodi del monte Sion, distinta in una rocciosa base,
eh' l'antepurgatorio, in sette cornici e in una foresta che
fa gi il Paradiso terrestre; e il Paradiso figur nei nove
gatorio

cieli,

della

Luna,

Venere, del Sole, di Marte,

di Mercurio, di

di Giove, di Saturno, stellato, cristallino (o del

nell'empireo, dov' Dio,

bile) e

primo Mo-

motore immoto. In questi

il

cerchi, cornici e cieli egli distribu per categorie dannati,

purganti e beati: nell'Inferno, gl'infingardi nel vestibolo,

non redenti del peccato originale nel Limbo,


dannati negli

propriamente

cerchi e nelle bolge secondo

altri

di queste suddivisa in

scende gi gi

le tre

dispo-

alla base o

modo che

dai lussuriosi, golosi, avari

fino ai traditori: nel Purgatorio, assegnati

antepurgatorio

gli altri nelle cornici,

secondo

contumaci

e negligenti,

meriti e la correlativa beatitudine,

triplice

prima

le

tutti

divisione dei sette peccati

la

o dei sette vizi capitali; e nel Paradiso,

carit,

peccaminose, incontinenza, violenza, e frode, ciascuna

sizioni

si

beati,

secondo

virt cardinali e teologali.

secondo

gradi della

descrisse questo

regno fingendo s viaggiatore e osservatore, dapsotto la guida di Virgilio, poi, per

un breve

tratto,

di Virgilio e di Stazio insieme, poi, dal paradiso terrestre

all'empireo, di Beatrice,

e,

nell'empireo, di san Bernardo.

Che cosa

fece egli in siffatta rappresentazione,

mente

trova nel libro della Commedia, e anzi sembra

si

sorreggere tutto

il

che certa-

resto?

Poesia propriamente no, gi esclusa dalla dimostrazione

che manca per essa


tore;

il

necessario motivo poetico genera-

ma nemmeno, come

si

suol dire, scienza,

scienza, iu tutte le forme in cui


cetti

affermi

sempre

critica, e

le

fatti

si

perch la

prenda, o che elabori con-

o classifichi o costruisca astrazioni,

non ammette,

e anzi discaccia e dissolve,

combinazioni dell'immaginazione. Qui invece l'immagi-

nazione interviene come demiurgo e compie un'opera

af-

LA POESIA DI DANTE

-60

un oggetto che adomdell'altro mondo,


acconciamente chiamare, que-

fatto pratica, qual' quella di foggiare

bri

uso

dell'immaginazione

dell'eterno. Si potrebbe forse

da Dante, un romanzo teologico,

lavoro compiuto

sto

l'idea

o etico-politico-teologico, in analogia dei romanzi scientifici

tempi a noi

o socialistici, che

si

sono

scrivono ancora,

il

fine dei quali divulgare e

vicini e

si

scritti

in

rendere altrui accetto e desiderabile qualcosa che


o

si

si

come sarebbero

gli

effetti

che produrranno certe aspettate

o invocate scoperte scientifiche,

nuove condizioni

o lo

vita che nasceranno dall'attuazione di certi nuovi


sociali.
le

crede

desidera, presentandolo con l'aiuto dell'immaginazione,

Mutati

tempi

di

istituti

e gl'interessi degli uomini, diventate

scienze naturali e le disquisizioni sociologiche ci che

tempo furono la teologia e


problemi della salvazione
dell'anima, romanzi teologici ora non se ne compongono pi;
ma parecchi se ne composero nel corso del Medioe\"0 (tra
itn

quali sono in parte da annoverare

e questo

di

Dante

le

gran lunga

fu di

cosiddette
il

visioni ),

pi ricco di

tutti,

il

pi grandioso e meglio architettato, sebbene non l'ultimo.

liomanzo teologico che, per

dominio nulla
politici di

si

natura della religione,

la

al cui

sottrae, e per effetto degl'interessi etici e

Dante,

si

complicava, come

si

accennato, di

un'utopia politica ed etica.

Che Dante, propostosi questo

dovesse industriarsi

fine,

a dare precisione e coerenza alle sue immaginazioni,


farle,

come

si

dice, verisiraili, cosa

che s'intende,

e a

e, d'al-

tronde, l'assunto gli era agevolato dall'intervento del miracoloso, al quale esso e

suoi lettori credevano.

sembra, cosi bene, che sorse


avesse visitato l'Inferno e
gli

fosse stato rivelato

il

il

la

Paradiso; e

furono costretti a insistere che

anche

moderni, che

di

leggenda che

Purgatorio,

tali

egli

e,

egli

almeno

vi riusci,

realmente
in estasi,

gli antichi espositori

scriveva

da poeta

>

cautele non hanno bisogno,

II.

LA STRUTTURA DELLA

osprimouo spesso

Ma

suo racconto.

al

che egli d sulla

spiegazioni

modi del viaggio, e

e sui

COMMEDIA

61

meraviglia per l'impronta

la loro

che Dante conferisce

sul

che

configurazione

tempo che

compierlo, e sui fenomeni che osserv,

gli

di realt,

meticolose

le

luoghi

dei

occorse per

soprattutto, le

e,

dissertazioni con le quali spiega e giustifica quelle cose

ginate e le tratta
scientifica e

fosse

per

come

fatti reali

imma-

che confermano una teoria

ne sono confermati, rechino prova che esso stesso

ingannato dalle proprie immaginazioni

fatti reali, e

e le

prendesse

cadesse in una sorta di allucinazione; questo,

modi sostenuto, non per niuii


conto da ammettere. E non gi perch con tale ipotesi
s'introdurrebbe nel genio di Dante una troppo grande mistura di demenza e si verrebbe meno al rispetto che gli si
deve; ma veramente perch l'ipotesi contrasta alla limpidezza e consapevolezza della mente e dell'animo di lui, e,
per di pi, non necessaria. Tutti i compositori di romanzi
sebbene

sia stato in vari

di quella sorta, teologici, scientifici o socialistici, sono precisi e

meticolosi e ragionano le loro immaginazioni, perch

cosi richiede
ci furono, tra

il
i

loro assunto; e

anche nel secolo deciraonf)no

lettori e gli uditori, alcuni che, al pari delle

femminette di Verona, presero per realt

le

immaginazioni

e tennero per certa l'esistenza delle varie Utopie o Icarie,


e talvolta mossero la vela e

il

remo per raggiungere

le

terre promesse e le isole della felicit.

Sulla strattura della

Commedia, cio

gico che le messo a fondamento,

sul

sorta

romanzo teolouna delle pi

cospicue sezioni della letteratura dantesca, gareggiante per

mole con quella accumulata


della

topografia fisica

tre regni.

ed

sulle

e della

poich quella struttura Dante

esiste nel

mente

si

chiama

la volle

dei

ed esegui,

suo libro, naturale che gl'interpetri curino

di chiarirla, ed utile che, per far

in

allegorie,

topografia morale

lettori

(i

si

che l'abbiano chiara

quali per solito ne accolgono un'idea

LA POESIA DI DANTE

1)2

sommaria e confusa, perch vi s'interessano poco) si disegnino, come si sono disegnati, atlanti, e si diano geografie

mondo

dell'altro

in esso, e

dantesco, ed orari od orologi del viaggio

commenti

al codice

penale che vi regna,

e alla

graduatoria dei meriti e delle ricompense. Solo che sarebbe

da

raccomandazione che gi s'

ripetere, rinforzandola, la

guardarsi dal troppo, e di non dimenticare che

di

latta,

queste di Dante sono mere costruzioni immaginative, di scarsissima importanza, soprattutto per noi che abbiamo altre

immagijiazioni pel capo, e che, a ogni modo, delle immaginazioni e dei sogni non conviene a lungo intrattenere la
gente,

noiando altrui (ammoniva monsignor della Casa nel

Galateo)

col

recitarli

con

tanta aflfezione e facendone

gran meraviglia, che uno sfinimento di cuore a


sicch, poniamo,

si

sentirli :

perditempo e reca fastidio discutere e

udir discutere se Dante impieg nel suo viaggio sette o

nove o dieci

giorni, e se nel Paradiso ventotto o quaran-

tadue o settantadue ore, e a quale ora per l'appunto

prima o dopo

salita, se
tisti

ci

mezzogiorno, e

il

simili.

Ma

vi fece
i

dan-

costringono a ripetere su questo punto anche l'altra

e pi sostanziale cinisura, dell'antimetodicit del loro pro-

cedere, e a spiegare in che essa, nel caso particotare, consista.

Dante, per minuzioso e meticoloso che sia proceduto,

ha pur lasciato lacune nel congegno del suo romanzo


logico, e,

contradizioni; fors'anciie perch,

non pot dar l'ultima mano


nerale riaccordo

al

come da

studiare
gini

filosofi,

tirando

le

le

in

si

pensa,

pi anni e sotto

avvenimenti. Se

fosse stato d'indole filolofica e critica,

lacune e risolverne

alcuni

pc^ema, e sottomettere a ge-

un'opera composta

l'efficacia di molti e diversi

le

teo-

per attento che sia stato, incorso in talune

si

contradizioni,

il

suo lavoro

potrebbe riempirne

come

lipigliando e continuando

si

le

usa nello
loro inda-

logiche consogut-nze che dalle loro pro-

posizioni dtriv;ino; ma,

ssendo, com', lavoro d'immugi-

II.

LA STRUTTURA DELLA

COMMEDIA

63

nazione, e appartenendo anche quel che egli non ha detto

all'immaginario, non

si

pu logicamente supplire, n quello


pu conciliare, salvo che non

in cui egli si contradetto si


si

voglia continuare a lavorar d'immaginazione, senza le

buone ragioni che spingevano Dante a

farlo,

e perci al-

manaccando. Di questa impossibilit logica, al solito, non


si rendono conto i dantisti; ed eccoli a discutere (per recare solo un paio d'esempi) sul modo in cui Dante pass
dall'una all'altra riva d'Acheronte; o sul luogo dove andranno, dopo

Limbo

del

il

giudizio universale, le anime dei bambini

non sar loro

e quelle dei virtuosi pagani, e se

assegnata la sede definitiva nella divina foresta del Pa-

come mai Catone stia a guardia del


Purgatorio, laddove, quando costui mori, mezzo secolo prima
radiso terrestre; o sul

dell'incarnazione di Cristo,

Purgatorio non esisteva an-

il

cora, sicch sarebbe da pensare che per intanto se ne an-

dasse a stare nei Limbo, donde fosse poi cavato;


si

ma

allora

urta nell'altra diffieol , che egli mostra di non cono-

scere Virgilio, che pure era nel Limbo, sicch converrebbe

supporre nel Limbo vari circoli o clubs, e Virgilio e Catone


ascritti a due circoli
tempo dell'assunzione

diversi, o che, nei secoli trascorsi dal


al

grado

Catone avesse dimenticato

di

guardiano del Purgatorio,

le fattezze e la favella

antico compagno; oltrech da

domandare

del suo

se egli sia

da

riputare salvato o no, o se, dopo

il

dovr tornarsene mogio mogio

Limbo, ose, andando

al

giudizio

universale,

invece nel Cielo, trover poi dove sedere; e via per


tali

cosiddette

questioni dantesche,

in

altret-

altrettali

modi

risolute, dei quali e delle quali sar onesto tacere.

C', quel che peggio, un preconcetto, in quest'ardore


di ricerche sulla topografa

che cio

tali

fisica e

morale dei

tre regni,

notizie concorrano a determinare, e far

prendere e gustare,

l'arte di

Dante,

il

com-

carattere di ciascuna

delle tre cantiche e le ragioni del passaggio

da una parte

LA POKSIA DI DANTK

64
all'altra di ciascuna,

mondo

gami

da un episodio

onde

la storia

concepita

e gli espedienti,

struttura

da motivo poetico, sibbene da un


tico,

all'altro:

come storia estetica, e i lecome finezze d'arte. Mapaicli. la


che abbiamo sommariamente delineata non nasce

dell'altro

essa non

in tento did ascalico e pra-

vale n a segnare

particolare

il

poetico, posto che vi sia, di ciascuna cantica, n

da una situazione poetica


ci che

all'altra,

sua natura,

nella

carattere

passaggi

pu dare solamente

con cessioni estrinseche alla

poesia e determinate da ragioni strutturali. Ogni sforzo che


faccia per convertire queste ragioni in ragioni estetiche

si

sterile spreco di acume.

La poesia

si

quale l'umanit, e Dante che

tre regni,

rappresenta,

la

non
merc il

delle tre cantiche

deduce dal concetto del viaggio pei

passerebbe

dall'angoscia e rimorso pel peccato al pentimento e alla

purgazione, e di

alla beatitudine o

perfezione morale:

questo uno degli aspetti del romanzo teologico,

il

La

ma non

principio informativo della poesia che a esso aderisce.


bellissima rappresentazione dell'arsenale dei Veneziani

non ritrova

il

suo ufficio e la sua giustificazione poetica

nell'asserita intenzione che,

avrebbe avuta

di

com'

stato sottilizzato,

contrapporre uno spettacolo

di

Dante

fervida

operosit economica al malvagio affaccendarsi dei barattieri,


ciie

d materia a quel canto; n l'escurso

di Virgilio sul-

l'origine di ]\Iantova, nell'idea di dar saggio di storia veritiera tra le fandonie delle streghe e dei maglii;

che narra

il

nulla che vedere coi fraudolenti, tra

Ciascuno

di quegli episodi sta

E nemmeno
poesia

come

n Ulisse,

suo ultimo eroico viaggio da esploratore, ha

si

la

quali condannato.

per s ed una lirica a s.

pu considi rare
parte tecnica

la struttura

del

che sorregge

poema, giacch

(come ormai dovrebbe essere ammesso) o non

la

la

tecnica

esiste in arte

o coincide con l'arte stessa, laddove la struttura della

Com-

media, avendo altra origine psicologica, non coincide

inte-.

II.

ramente con

LA STRUTTURA DELLA
la

COMMEDIA

65

sua poesia. Con maggior verit codesta strut-

tura stata assomigliata a

una cornice che contorni e chiuda


tale immagine rechi anch'essa

uno o pi quadri, quantunque


il

pericolo di ridarle

una

virt propriamente estetica, perch

Je cornici sogliono essere ideate

mente lavorate

insieme coi quadri o artistica-

modo da formare un'armonia,

in

pimento delle pitture,

Paragone per paragone,

caso.

quale una rigogliosa vegetazione


s'orni di penduli

modo che

mostri

potrebbe piuttosto raf-

si

come una fabbrica robusta e massiccia,

figurarla

in

quasi com-

che veramente non in questo

il

rami e

solo

si

di festoni e

qua e

sulla

arrarapichi e stenda e
di fiori,

rivestendola

qualche pezzo della muratura

suo grezzo o qualche spigolo la sua dura lineai

il

Ma, uscendo

di metafore,

il

rapporto con la poesia sem-

plicemente quello che passa tra un romanzo teologico, ossia

una didascalica, e

la lirica

che

varia e interrompe di

lo

continuo; e questo rapporto trova riscontri in altre opere


di poesia,

e soprattutto nel

Faust goethiano, che stato

bens con insistenza pamgonato alla


derazioni storiche (come l'una la

Commedia per

somma

medievale, e l'altro di quello dell'et moderna),

tire

consi-

del pensare e sen-

ma non

senza che a tale paragone spingesse anche l'intravedimento


di

una somiglianza

artistica tra le

due opere, pur tanto

verse, consistente appunto nell'aver l'una e l'altra,


dalla poesia,

un legame

tra le loro parti

e concettuale o didascalico

Una
manzo

certa compressione

di-

di l

alquanto estrinseco

*.

non

si

teologico eserciti talora sulla

scorge in pi casi che di frequente

si

pu negare che il rovena poetica, come si


ripresentaiio. Tale la

necessit della inserzione di parti

meramente informative o

di alcuni geroglifici allegorici, di

che non occorrono prove

Rimando

Goethe (Bari,

all'analisi

che ho data del Faust nel mio saggio sul

191;^).

Croce, La poesia di Datile.

LA POESIA DI DANTE

66
particolari.

Tale

la

rottura della coerenza onde perso-

naggi e scene, che hanno un


zione,

un proprio

lor proprio valore di

commo-

significato sentimentale, sono poi costretti

a servir da espedienti per somministrare certe notizie o


certe spiegazioni dottrinali; e Farinata

abbandona

il

suo

disdegnoso atteggiamento ed esce dai pensieri, in cui assorto, tutti patriottici e politici, per ispiegare

limiti della

conoscenza del presente e del futuro nei dannati; e Matelda,

da fata della primavera, diventa ancella ed esecutrice di


riti

espiatori; e Virgilio, e

rato

Dante

stesso, quale esso figu-

poema, debbono prestarsi a

nel

sinuosit del racconto,

e,

come

tutte le necessit e

che

caratteri

si

vogliano

desumere dal complesso, sembrano troppo vari e discordanti dal modo in cui dapprima si presentano, Virgilio inviato dalle donne celesti, Dante,

compunto

docile e

il

peccatore che intraprende

la via della purificazione.

ripetizione di situazioni simili, che

il

Tale

altres la

poeta s'industria di

variare senza poterne del tutto vincere la monotonia: per

esempio,

la

meraviglia delle anime del Purgatorio all'av-

vedersi che la persona di Dante gitta ombra, e gli schiarimenti che Virgilio deve di volta in volta somministrare.

A un

certo punto, par che esso stesso sia preso da impa-

zienza e faccia

come

nell'antica novellina quel

che aveva una macchia d'olio sul vestito e


incontrava ne

lo

facevano accorto, sicch,

buon uomo

tutti quelli

egli,

che

incontrando

nuovo alcuno, annunziava senz'altro: Sta' saldo, ho


una macchia d'olio >; e Virgilio annunzia infatti: Senza
vostra dimanda io vi confesso Che questo corpo uman
che voi vedete, Per che il lume del sole in terra fesso
di

E, infine, per

non andar per

le

lunghe, dalla stessa com-

pressione dipende quel certo che di brusco e reciso con


cui

si

chiudono

scene e dialoghi (onde stato

di solito

S-iherzosa mente detto che

senza complimenti,

personaggi

di

all'inglese >, o, con

Dante

si

separano

maggiore gravit,

II.

che Dante

LA STRUTTURA DELLA

stampa un marchio

COMMEDIA

67

>

sulla fronte dei suoi perso-

nag-gi e passa oltre); e in generale potrebbe dirsi che, per

misure imposte dallo schema del romanzo teologico, per

le

lo

freu dell'arte

talora

come

Ma

l'

Inferno sia un po' troppo affollato e

strozzato, e

Paradiso un po' troppo dilatato.

il

bisognerebbe, d'altra parte, rammentare anche la

schema oltremondano ed enciclopedico

libert che quello

concede

moti pi vari della fantasia

ai

l'efficacia benefica

di

Dante, e notare

che quella compressione per altro verso

Dante prende carattere

esercita, e per la quale la poesia di


di assoluta necessit,

prorompendo attraverso

pi vigorosa e intensa dall'ostacolo che

le

lo

schema, resa

frappone e che

essa sorpassa: cosicch a chi non credesse all'esistenza reale


e

autonoma

cui

si

della poesia e la reputasse cosa artifiziosa e di

possa far di meno, non

si

potrebbe

offrire

caso pi

chiaro da meditare che questo furore poetico di Dante teologo


e politico, questo torrente
la via tra le rocce e

che alta vena preme, che s'apre

sassi e scorre

impetuoso,

tanta la

sua forza, tanta la sua ricchezza, che esso penetra in


i

tutti

cavi delle rocce e dei sassi e avvolge con le sue onde

spumeggianti e col velo d'acqua che solleva


alpestre, a segno che sovente
delle sue acque.

La poesia

non

di

si

Io spettacolo

vede altro che

il

moto

Dante, quando altro non pu,

avviva con freschissima fantasia

particolari delle disqui|

sizioni e parti informative ed espedienti di racconto, e per-'


fino

le

non infrequenti concettosit dell'erudito

in istoria,

mitologia e astronomia, e investe tutte queste cose col suo

commosso
Per
e

lirica,

e sublime accento.

tale ragione,

non sono

Sono separabili

schema

e poesia,

le parti

nell'anima sua, di cui l'una condiziona

l'altra e perci confluisce neli'altraj e, in


lettico,

la

romanzo teologico
Dante, come non

separai bili nell'opera di

Commedia

sicuj'amente

questo senso dia-

un'unit.

Ma

chi

li

occhio e orec chio per la jjoesia discerne sempre, nel corso

v^^

LA POESIA D! DANTE

68

poema,

/<iel

ci

che strutturale e ci che poeticoj

/misura maggiore che non convenga fare per


(

quali pur

si

solo a quella che

s' detto,

Goethe,

ma

si

dove

lo

schema

motivo poetico, e non c' struttura


dire,

drammi

omogeneo,

o struttura nasce dal


e poesia,

ma

tutto,

all'

si

tutto poesia.

Vero che un'alquanto rettorica ammirazione


rivolgere

come

deve usare pel Faust del

in contrasto quasi pieno coi maggiori

dello Shakespeare,

pu

altri poeti, nei

trova la stessa congiunzione, e pari forse,

suol

si

architettura della Commedia, celebrando la

sicurezza delle linee, le proporzioni, l'euritmia, le rispon-

denze matematiche, che sono nella costruzione dei


e nella loro topografia fisica e morale:

motivo prediletto

che prendono a tema delle loro

conferenzieri,

dei

tre regni

orazioni Dante; e per questa via

si

fiorite

finisce col parlare della

bellezza estetica pertinente alla struttura stessa del poema,


una sorta di bellezza addizionale all'altra della poesia che
include: una bellezza, come talvolta la si chiama, della cosa
stessa. Tra gli altri, un noto poeta e dantista italiano riusci
tuit'

insieme a frantumare e impoverire

media, riponendola nelle sole parti

alcune perle che

si

pescano

in

la

poesia della

quel

esaltare la poesia della concezione, la


al

mondo

sia

e sar

mai,

il

Com-

non drammatiche,
gran mare,
))i

in

poetica che

viaggio oltremondano. Sul

qual punto non da rispondere altro se non che non esiste


poesia delle cose,

ma

solo poesia della poesia,

e che la

modo
modo critico di pensare. Anche
Commedia si suole ammirativamente com-

poesia delle cose sar, nel miglior caso, un leggiadro


di dire,

ma non

la struttura della

certo un

pararla a quella delle cattedrali

gotiche,

con curiosa

vi-

cenda d'un paragone che prima fu trovato nel settecento


per vilipendere l'opera dantesca come rozza, stravagante,
barbaiica e gotica, e poi, per effetto del romanticismo e
medievalisno e religiosismo romantico, valse

al

contrario

II.

fine.

LA STRUTTURA DELLA

su questo punto

si

COMMEDIA

deve rispondere che

sono cattedrali, e non gi schemi di poemi


stesse; e quelle gotiche
tire,

esprimevano

infatti

69

le cattedrali

ma poemi

esse

un nuovo sen-

nascente da una nuova concezione del divino e del rap-

porto dell'uomo a Dio, della terra al cielo: e Dante anch'esso

espresse un nuovo sentire, nella poesia sua e non nell'astratto

schema. Ben forse

potrebbe adoperare meglio,

si

ma

con as-

diverso senso, quel termine di confronto, prendendo a con-

sai

siderare l'architettura gotica,

pieno

ma

fiore,

non

nell'et dell'origine e del

in quella del suo declinare o piuttosto del

suo cangiare, nell'et di Dante, per

effetto degli stessi

can-

giamenti spirituali dei quali s' toccato e che operavano


nell'animo di

lui.

Allora le sculture e decorazioni pittoriche,

che negli originari


per s artistiche,

editici gotici

ma

non erano indipendenti

mosse

spirito dell'edificio e

col

moto

di tutte le altre linee

architettoniche, cominciarono ad ottenere rilievo e

tanza per

s,

e le chiese presero

aspetto, prenunziante la Rinascita

nel

poema

di

parti architettoniche, determinate dallo

Dante rispetto

alle

'

impor-

nuovo e pi mondano
proprio come accadde

visioni e in genere alla

letteratura medievale mistica e ascetica.

Con
o

il

ci

sembra

chiarito

il

modo

conto in cui bisogna tenere,

Commedia, che non

di respingerle

di rispettarle

come

dantisti,

indiscreto,

bisogna trattare,

parti strutturali della

come schietta poesia,


come poesia sbagliata, si invece

necessit pratiche dello spirito di Dante,

e poeticamente soffermarsi
i

in cui

di prenderle

ma nemmeno

usano

le

in altro.

Rispettarle

come non

quando, fissandole con occhio curioso e

finiscono,

consapevolmente o no,

col celiarvi

intorno, e discorrere del domicilio coatto di Virgilio, e

di

1 Su questo argomento molto istruttiva la recente monografia


M. Dvorak, Idealismus und Naturalismus in den gotischen Skulptur

nd Molerei, inserita nella Historische

Zeitschrift, 1918, voi. 119.

LA POESIA DI DANTE

70
dell'

quelle
prio

alpinismo
e

Dante, e

di

soffermarsi

come

tutti

in

altro

in

iisistere

Dante pro-

ossia leggere

ingenui

lettori

Ma non

simili.

leggono e hanno ra-

lo

gione di leggerlo, poco badando allaltro mondo, pochissimo


alle partizioni morali, nient'affatto alle allegorie, e

dendo

molto go-

delle rappresentazioni poetiche, in cui tutta la sua

multiforme passione
Si dir, e

si

condensa,

si

purifica e

si

modo Dante viene

detto, che a questo

minuito; ed vero

esprime.

si

di-

contrario, che viene accresciuto: ac-

il

lui, sommo
modo Dante viene

cresciuta cio e potenziata la contemplazione di


poeta. Si dir, e

detto, che a questo

si

profanato, togliendoglisi
vero, perch gli

il

pensiero religioso; e neanche

tolgono o meglio

si

si

prescinde solo da

quei pensieri, religiosi o politici o altri che siano, da lui

non

tradotti nella sua poesia, nella quale, d'altra parte,

pur

vive tanta e seria e sincera religiosit, anche dove non

sembra direttamente espressa: vive

in

tutte

pi varie

le

figurazioni, perch viveva nell'animo di Dante,

se

anche

conciliata o equilibrata con altri sentimenti* Finalmente


dir, e

si

detto,

che a questo modo

nella poesia di Dante; e ci ancora

che

si

men

uno schema

fiutano altres
del

tutte

le

pratico;

vero, perch quella

e sul protagonista, se

in

an con-

per conseguenza,

si

ri-

vecchie e nuove dispute cosi sul-

come

concetto

e,

si

nega ogni unit

nega l'unit cercata fuori della poesia,

cetto o in

l'unit

si

ci

sull'unit d'azione del poema,

sia

o no e se sia Dante stesso,

L'unit vera della p oesia dantesca lo spiri to


poetico di Dante^ del D ante della Comnied/'a, non quella

simili.

complessiva del volume suo


tre cantiche

non

si

il

carattere di ciascuna delle

pu ritrovarlo con

l'analisi dei concetti

dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso,

ma

contemplazione della varia poesia che ciascuna

solo con la

di esse offre,

e che, pur nella sua variet, ha, in ciascuna delle cantiche,

una certa fisionomia

particolare, che la difi'erenzia: non di-

'y

II.

LA STRUTTURA DELLA

COMMEDIA

71

versa per altro e non maggiore di quella che possono presentare tre libri in

cui

uno

stesso

raggruppandole secondo talune


Per determinare quale
sto spirito poetico di

sia,

Dante,

il

poeta abbia raccolto,

affinit, le

proprie liriche.

nei suoi tratti distintivi, que-

cammino pi

corto e pi pro-

prio quello di ripercorrere le tre cantiche, procurando di

passare in rassegna

le principali

poesie o gruppi di poesie,

che esse contengono, e venirne notando


e modulazione.

la

varia ispirazione

Ili

L'

ia

INFERNO,

poesia di Dante non scoppia

fin

da principio

assorge a "ur3?atto alla sua propria altezza, _ma

man mano

snodando, e

pi

fa

si

non

viene

copiosa e varia,

pili

franca d'andamento, con un crescendo che va dai primi


canti a quelli del

mezzo

e della fine dell'Inferno, e ripiglia

con pi placidi modi nella seconda cantica, e

sale,

libera

e gagliarda, sicura di s, sfidando ogni rischio, nell'aere


sottile

Paradiso.

del

"generale,

primi canti dell'Inferno sono,

in

pi gracili; o che appartenessero a un primo

abbozzo, poi ritoccato e adattato (st^condo una tradizione

non dispregevole e congetture sufficientemente fondate),


che ritenessero dell'incertezza di

tutti

cominciamenti, ac-

cresciuta in questo caso dalla difficolt di costruire e mettere


in

moto

la

gran macchina.

Specialmente
stento: con quel
ci

si

ritrova

in

il

primo canto d qualche impressione

colle

che non

sole,

e s'incontrano tre fiere,

o la

pi minaccevole di

la

^divorano

e,

di

mezzo del cammino della vita, in cui


una selva che non selva, e si vede un
un colle, e si mira un sole che non il

nQ;i

si

che sono e non sono

esse

magra per

sa come, fa vivere

fiere,

brame che
grame molte

le

LA POESIA DI DANTE

74
genti

La fantasia cerca

soddisfarsi

nella

rappresenta-

zione di un cammino, di un pericolo, di un soccorso; ma,

non appena

eccitata

cosi

stata

mossa, spinta alla

diversa rappresentazione della storia interiore di un'anima,

come

espressa in immagini,

che anche a quel

se ne trovano in altri artisti, e

modo possono

anche da questa, perch

esser belle.

la storia

Ma

respinta

dell'anima non tanto

si

delinea e chiarifica in quelle immagini, quanto ne viene tur-

bata e resa incerta.

legamenti qui e nei canti prossimi

seguenti sono fiacchi, con titubanze artificiate per dar luogo

domande non necessarie e risposte


domanda, come quando Virgilio domanda a Beatrice perch non teme di scendere dal cielo
al Limbo, e Beatrice gli somministra un aforisma sulle cose
che non si debbono temere e gli dice che essa non pu
a risposte informative, con

che vanno

di l dalla

esser tocca dalla miseria infernale

sommarie;

lo stile stesso,

il

le

rappresentazioni sono

hanno poca

ritmo, la terzina

pienezza e tengono sovente del prosaico.

Ma

le parole rivolte da Dante a Vircommozione,


a quel vedersi innanzi e udir
gilio
discorrere l'antico poeta che era da lungo tempo si gran

gi nel primo canto

tremano

di

parte della sua vita interiore, maestro di sapienza, maestro


di
i

bello stile , cosi lontano nel tempo, cosi vicino a tutti

suoi pensieri.

il

formativo ha luogo,
gorica,

risplende di

secondo canto, dove pure l'intento


e

ha qualche luogo l'oscillazione


felicissimi

tratti.

Il

in-

alle-

cuore di Dante

crede nelle donne benedette, che lass dal cielo lo guardano,


egli

lo vigilano,

am

lo

soccorrono; prima tra esse colei che

tanto in giovent, e per la quale usci dalla schiera

volgare, colei sulla cui persona


giovanili e

il

cui

nome

si

raccolsero

suoi sogni

rischiar la sua poesia, Beatrice.

Beatrice ora veramente l'eterno femminile, la piet, la


sollecitudine quasi materna, con alcunch

di

amoroso: una santa, e pur sempre una danna

molle e di
bella,

che

l'

III.

in qualche

modo

INFERNO

75

appartenne e fu di

gli

suo

lui solo, di lui

Le amiche

cantore, che la celebr viva e morta.

di Bea-

non ignorano questa appartenenza,

trice, della corte celeste,

questo antico legame, e curano di darle avviso del pericolo a cui

trova

si

precorrendo

siderio,

suo fedele, indovinando

il

la

Ed

sua volont.

soave

Virgilio e lo persuade, parlandogli

suo de-

il

va a

>,

con

ella parte

piana

angelica voce, con gentili lusinghe e gentili promesse di


riconoscenza, e alfine chiude

il

suo discorso con

la

suprema

e irresistibile perorazione femminile: le lagrime. Gli occhi

lucenti lagrimando volse... .

esprimere

suo animo, come gi aveva trovato per

mento l'immagine
dare

giunto alla riva,

di chi,

pelago attraversato, cosi

il

speranza che

il

il

le fluttuazioni

del

superato sbigottisi

volge a riguar-

poeta trova qui, per

gli si rinfresca e rifiorisce, l'altra dei

la

fioretti >

chinati e chiusi dal notturno gelo, che, riscaldati ai raggi del


sole nascente,
Si
il

si drizzan tutti aperti in loro stelo.

entra neir Inferno

come

esplicativa e terrificante, con

percependo
Il

primo

al

peccati e

graduatoria pone

entrare

versi che

non fur

li

umani,
i

al male,

li

luogo.

suo giudizio e a gra-

e fuori quasi della stessa

timidi,
i

perpetuamente

irre-

quali punisce di vile sup-

avvolge, e la vera loro punizione sono

fustigano in eterno

vivi...:

Che

Dio spiacenti ed

tate il

gran

e passa

che

vizi

il

del

l'orrore

tutto

di timore,

secondo una certa fantastica logica di contrapasso.

disprezzo

g' infingardi,

bene e

soluti, inetti al

plizio,

deve entrare, secondo

un nuovo sussulto

moralista comincia ad attuare

duare

Il

si

per una porta sulla quale una scritta tra

disegno,

si

Questi sciaurati, che mai

visser senza infamia e senza lodo...;


a'

rifiuto...;

Poi

Che

uimici sui...;

Non ragioniam

fece per vii-

di lor,

ma guarda

scopre agli occhi un gran fiume, e gente

s'affolla alla riva

per passarlo.

Una

suo maestro e autore, di Virgilio, torna

al

simile scena del

ricordo del poeta,

LA POESIA DI DANTE

76

ne d un rifacimento tra

<id egli

il

classico e

medievale,

il

campeg-gia una figura della mitologia pagana, con-

in cui

versa in demonio dell'Inferno cristiano,

vecchio e feroce^ aguzzino, Caronte, con

con

gianti,

le

realizzata in
gli

un

occhi fiammeg-

gote lanose e canute, imperioso, inesorabile,

implacabile. Al suo cenno, alle sue battiture, sono sotto-

messe caterve

di

il

imita-

un'imitazione che

rituffa

uomini sciagurati e

ma

zione di artista da artista,

disperati.

modello nella realt della fantasia, e

trae fuori rin-

lo

novato e fresco.
Ripiglia

moralista, e anzi

il

teologo, con la discesa

il

nel Limbo, dove sono relegati coloro che non ebbero bat-

tesimo o non conobbero

gono

il

vero Dio, e vi soffrono non sup-

ma una pena

plizi esteriori

affatto interiore,

vi

si

strug-

un perpetuo desiderio senza lume di speranza. Contradizione al sentimento etico umano, mistero della giustizia
div^ina, che Dante non scruta e contro cui non ha alcun
moto di rivolta. Virgilio, che tra quei reietti, si fa smorto
in

in viso; a lui

si

sua che col era

non

stringe

il

cuore, considerando in mente

gente di molto valore

altrimenti approfondita: s'indica

condo

quale

la

si

Ma

la situazione

appena

sarebbe potuta svolgere, e

la linea se-

rimane nei

si

Anche nel nobile castello, tra i


spiriti magni alla cui vista egli si

confini della pura notizia.

grandi e

saggi, tra gli

esalta in s stesso,

guaglio ne tiene

il

la

poesia raffrenata e

luogo. Ammirazione, riverenza, malin-

conia sono sentimenti accennati,


altra

libert

secco rag-

il

acquister

ma non

pi oltre nel

rappresentati.

moversi

Ben

questo

in

oltremondo che venuto immaginando, e che per ora sembra oppresso dalla legge teologica,

che

lo

regola.

Lam-

peggiano alcune immagini, s'innalza qualche forte espressione:

Sembianza avean n

tardi e gravi ;

vedere

in

me

trista

n lieta;

...

Parlavan rado, con voci soavi

stesso m'esalto

>;

ma

con occhi
<

Che

del

pi sono cataloghi di

L'

III.

INFERNO

77

nomi, appena variati da qualche epiteto. Perfino,

al vedersi

accolto nella scuola del signore dell'altissimo canto

o Virgilio che
tutti

sia),

sesto tra

(Omero

cinque massimi poeti di

tempi. Dante non trova immagini e sentimenti ade-

guati: dice che quelli gli fecero

parl di cose che

dov'era; e

si

il

onore

tacere bello Si

e che tra di loro

com'era

si

parlar col

il

avverte in questi giri di parole che egli non

ha molto da dire o non sa dire ancora liberamente ci che


vorrebbe: la vena scorre ancora pigra o impacciata.
Solo nel cerchio seguente, nelle terzine consacrate alla

^i^t dei^

Polenta e Paolo Malatesta,


pinta poesia di Dante.

anche

del canto, e

la

La

la

prima grande e com-.

figura di

Minosse, al principio

si

ha

bufera che trascina

anime, non

le

escono dal descrittivo e grafico: chi ha scorto,


supplizio dell'eterna tempesta,
suria che avvolge e

mena

questo

in

un simbolo vivo della

lus-

nella sua rapina gli uomini,

probabilmente penetrato l'intenzione dell'autore,

come

ma

ha

ha visto

La rassegna

forse pi che

non

dei lussuriosi,

Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena, Achille,

ci

sia

effetto poetico,]

Paride, Tristano, ancora poco pi di un catalogo di nomi,

accompagnati talvolta da accenni

storici.

quei due che insieme vanno

Ma

tosto

scena

che Dante

anima.

si

rivolge a

Il

loro staccarsi dalla schiera e correre volando alla voce del

, la

si

poeta, col paragone delle colombe, gi pieno della

brama

un cuore umano la loro storia dolorosa:


prime parole suonano commossa gratitudine a chi li ha

di versare in

stinti tra gli altri e

un

ha avuto per

essi

gentile sentire regna in quei


il

due cog nati^,_al tragico amore di,^Erancesca djt_K

un moto

di

le

di-

compassione:

due peccatori per amore.

loro amore_^Ja.tQJ!amorejve ro e proprio, pieno, reale l,

braraa, senso, soavi e delicate tant;isie, estasi di beatitu-/


dine, languore, abbandono, perdizione:
e non incielamento, bensi umanit o

non imbestiMinento:!

umana

fragilit,

per

la4-

quale ogni altra cosa dimenticata, ogni dovere messe-f

'

78

LA POESIA DI DANTE

al fondo. L'attrattiva delle


la

formo e delle raov^enze corporee,

bella persona, la bocca ridente e desiderata,

riso, avvincono e vincono,

siato

ricordo. I

due non sono

de-

il

tremano ancora nel

ma

aiutati -a resistere,

anzi pre-

parati a cedere, dal cor gentile, dai dolci pensieri,

dai dolci sospiri, dalle sentenze della dottrina d'amore,

che a nullo amato amar perdona; da tutto l'idealizzamento che dell'amore avevano fatto la poesia occitanica e
quella dello

novo, e dai ricordi e dall'esempio degli

stil

appassionati e nobili eroi ed eroine dei romanzi.


l'insidia che

li

porta all'orlo del baratro e ve

li

questa

spinge

dentro: contro la turpitudine del vizio, contro la bassezza


della vilt

sorge sfolgorante

dell'aristocratica finezza;

perch

ma

la finezza del sentire, la

plice della passione,

peccato

tempo

al

il

disdegno e

il

qui invano

si

sentimento

il

cerca presidio,

cultura dello spirito com-

nemico da combattere

amico,

il

stesso virt di simpatia che attrae le

creature l'una all'altra, e l'immagine di colui che viene tradito e offeso,

favorito

dalla

natura,

di

non

sorte

compunge, non

le

non amato,

il

l'

tentiizione se

il

le in-

ingiustamente

prepotenza contro

dalla

l'oppressore prima,

scampo a quella
visi,

non

le arresta,

perch colui

timidisce,

la

legge

carnefice poi. IJon

non

nella

c'

indugiar-

fuga:

vagheggiarla, cullarsi nel sogno e nel disio, sen-

Dante, come teologo, come credente,

z'alrro soggiacervi.

condanna quei peccatori; ma sentimentalmente non condanna e non assolve: si sente interessato,

come uomo

etico,

turbato, gli occhi

si

gonfiano

di

lagrime, e infine vien

meno

dalla commozione. (La tragedia dell'amore-passione, che


il

significato poetico

st'unica

dell'episodio

pagina nel poema di

di

Francesca,

inte,

h.a

que-

che scopre per un

istante e mostra nella sua forza indomabile e travolgrente

quella ebbrezza dei sensi e della fantasia, e non rimuove

pi

il

velo che vi stende sopra. Egli

troppo

umano da

in. l'

inferno

79

ignorarla e non intendere e non sentire vivamente quella


sorta di affetto: troppo virile, con tanti altri ed elevati pen-

con tanto fervore

sieri,

da rimanere, come

di opere,

altri

poeti, affascinato e prigioniero nella cerchia di Eros, invin-

battaglia^

cibile in

Un'altra variazione di una figura virgiliana, anche pi

profondamente trasformata del Caronte, e rappresentata

con pari vigore,

Dante ha non

il

demonio Cerbero, nel terzo cerchio.

solo viva consapevolezza dei pi vari moti

dell'animo umano, ma, cosi vigoroso com' di tempra, fortissimo senso di quella che potrebbe chiamarsi la
in genere, la vitalitA

compiace

di

immediata o animale,

dar corpo

in esseri

nanzi a cui egli medesimo par che

come dinanzi a potenze

vitalit >

alla

quale

si

possenti e mostruosi, instia

sospeso e ammirante,

della natura. Altri se ne incontrano

ma

pi avanti nell'Inferno;

tra

primi quest'orrido Cer-

suo gran latrare a tre gole, nel suo

bero, possente nel


graffiare, scuoiare e

squartare, nel tremito che lo scuote

d'ira e d'insaziabile ingoidigia.

Tra

le

animo dei

che Cerbero tortura,

golosi battute dalla greve pioggia e


si

trova

il

fiorentino Ciacco, che porge

occasione a un intermezzo politico; nel quale

si

discorre di

Firenze, del dominio e della caduta dei Bianchi, dei vizi

che bruttano quei

grandi personaggi della

cittadini, e dei

generazione precedente, che a ben far poser gl'ingegni

e poi ancora, con Virgilio, intorno alla risurrezione dei


corpi e all'accrescimento di tortura che proveranno
nati

quando

le

anime riavranno

chiari

venire dallo

schema

e non, nel

del

romanzo teologico o

lo

tocchi

splendore della parola e del


poetici,

dan-

teol')gico-po-

loro complesso, dalla spontanea fantasia

del poeta, che pur vi lavora attornr e

con

loro spoglie terrestri.

esempi delie cose che abbiamo detto pro-

Sono questi
litico,

le

Com' quel gran

le

vi-rso,

non

solo

ma anche

con

rialza

disio, queir interessa-

LA POESIA DI DANTE

80

mento che

personaggi di cui
virt e

rinata

degli liberti,

Mosca

stesso Ciacco, e

si

sorte

toccata ai

di

la

grandezza. Pure qui la curiosit

volge soprattutto alla storia

si

Rusticucci, di

la

richiamano volentieri

si

della

da giovane aveva appreso a lodar

fin

ad ammirare

del lettore

domandare

fa subito

g'ii

di

quei tempi, onde

circostanze della vita di Fa-

le

Tegghiaio Aldobrandl,

Iacopo

di

dei Lamberti, di Arrigo Fifanti, e dello

domanda

chi mai potessero essere

giusti >, che erano in Firenze, e

due

che Ciacco non nomina.

Semplice colorimento dello schema disegnato anche la


descrizione delle due opposte schiere che, nel quarto cerchio, voltano pesi per forza di
gli avari

poppa

cozzano tra

loro,

prodighi. C' una punta, delle molte che sa-

ranno poi vibrate

con pia forte polso, contro

altre volte

l'avarizia dei chierici, dei quali, e di cardinali e di papi,

gran numero

si

trova tra quei dannati;

questa parte

il

poeta sente una certa aridit nella tratta-

zione, procura di avvivarla con

tuna,

ribattezzata,

poich anche in

e,

una disquisizione

in conformit della teologia

sulla For-

cristiana,

ministra di Dio, intelligenza angelica, che permuta

mondani secondo un occulto

E da

provvidenziale

pantano coloro che portarono dentro

cidia,

beni

osservare, perch assai significante del carattere del-

l'uomo e della poesia dantesca, l'essere


ai

giudizio.

che furono

ossia (secondo

tristi

stati
il

messi in fondo-

fumo>

dell'ac-

nell'aer dolce che dal sol s'alle'i:ra ,

una almeno

scettici e pessimisti pratici,

delle
i

varie interpetrazioni) gli

lamentosi, gli annoiati e di-

sgustati della vita.

pie delle toni della citt di Dite pare

abbia deposto

il

primo contegno

come

se

Dante

col quale era entrato nel-

l'oltremondo, simile a quello dell'uom di villa che timido


s'inurba, e prenda a muoversi a suo agio in

che ormai per

lui

come

la

terra,

e dove

quel paese

gli

accadono

avventure come nel viaggiare per luoghi strani e ino-

III.

Una

spiti.
si

torre

manda

l' inferno

81

segoni all'altra

pi lungi, e pronta

distacca una barca, guidata del demonio Flcgias, che

corre verso

due viaggiatori,

ruente nel suo moto

dannato, che egli

Ma anche
verbo

si

fatta quasi pi rapida e

grido del nricchiere

dal

al

ir-

creduto

appronta ad afferrare e trasportare.

Flegias costretto ad acchetarsi e a obbedire al

di Virgilio.

Nel traversare

contro con Filippo Argenti,

il

il

pantano, ha luogo l'in-

fiorentino spirito bizzarro ,

che Dante subito riconosce e a cui non solo rifiuta compassione, respingendolo da s con disilegno,

ma

aggiunge

martirio e vergogna, manifestando, e ottenendo che sia attuato

un momento dopo,

desiderio di vederlo stmziato

il

per la gioia dei suoi occhi. Fantasia dell'odio,

ai suoi occhi,

concretata in una scena vivacissima e san/ionata dfdl'appro-

vazione e lode del maestro

Vii'gilio.

roce, l'irridente giustizia! Questo


sulla rapida scena, alla quale

il

bella la vindice, la fe-

sentimento che splende

non manca un sorriso

di

com-

piacimento, una sorta di allegrezza per Topeia di punizione,


di

scempio e

di spregio,

che

le

sante ]\luse concedono al

poeta di eseguire.

Opposizione all'entrata tra

come con

mura

le

di

guarnigione di una fortezza

la

Dite, negozi;iti
ostile,

diniego,

confusione e momentaneo smarrimento di Virgilio, ansia da


cui preso Dante, e suo cauto e timido interrogare per
rassicurarsi,
di

minaccia contro

Medusa, e

rivo

del

infine,

messo

lui delle

Furie e della testa

preceduto come da un uragano, ar-

celeste,

innanzi a cui fuggono

dannati

facendogli largo e che apre la porta senza alcun ritegno


e lascia penetrare

due pellegrini

plessa scena drammatica che

tale la

nuova

s'inizia, svolge e

e pi

com-

compie. Forse,

e senza forse, essa ha un significato allegorico,

ma, diver-

samente da quelle del primo canto, ne ha uno altres af^


fettivo e ])oetico, che tutta l'informa e la rende per s
comprensibile e chiarissima. Quale? Fa tutt'uua cosa con

i>.

Croce, La poesia di Dante.

(J

LA POESIA DI DANTE

82
lo

svolgimento stosso della scena:

tra

con

la sfiducia e

pur

che

la tensione

che

difficolt e gli ostacoli, la fiducia

le

si

prova

avvicenda

si

la vince, nella lotta del giusto con-

tro l'ingiusto, della virt contro l'iniquit, del diritto contro


la forza;

ed

il

sopravvenire del soccorso

fuori? o non

(di

pi tosto dentro dei nostri petti stessi?), della potenza superiore, dell'autorit, che sostiene

buoni

sforzi, cosi sicura

come

di s e vittoriosa con la sola presenza

solenne messo

il

appena ha
di mano,

del cielo, che procede senza guardarsi attorno e

bisogno

rimuovere da

di

s,

con

lieve

gesto

raer grasso. Quella potenza, adempiuto


recato

il

suo

il

ufficio,

era dipartita, all'altezza

si

dimora, e non fa motto a coloro che ha aiutati,

cui

in

soccorso, torna donde

come gran personaggio

la cui

mente spazia

in

ampia ceruomini

chia, e altra cura lo stringe che quella dei piccoli

.che

gli

sono davanti.

L'anima

di

Dante

si

riempie, in questo

ideale viaggio, delle immagini


lotte della

sua

il

ma

la

forti e

grandi

di

Firenze,

quale non

la

sentina di ogni vizio, vituperata da Ciacco,

nobii patria

la patria che

del suo

Ma la fantasia ora non pi gli atteggia


nuovo sentimento che gli solleva il petto

l'ammirazione pei
la

momento

uomini, dei casi, delle

citt.

immaginLodiatej
pi, ora,

df^gli

si

>,

di cui gioia e

besti^mmia e

si

vanto esser natio,

ama, per cui

soffre e

si

s'inorgoglisce, e che sta realmente alla cima dell'anima,

cosa

sacra.

Farinata

er re

si

.^

e.nmp.

lafigum

esprime questa elevazione^ poetic a; Farinata,


\J

il

che, vero ero' da epopea, tutto e soltanto


il

combattente: combatreiite

idvile politico,

perci
di'l

gli

per

la citt

appartiene.

presente

si

fa

O.^'-ni

per

la

sua

in

onj

si

mag nani mo,


il

guenlero,

parte,

pel

alla quale cyli appartiene

suo

che

altro affetto gli estraneo: ai mali

superiore, alto col pi'tio e con

la

fronte

come avendo l'inferno in gran dispirro; deijli amori e dolori


umani non cura, n degna di attenziime Cavalcante, che

e punto non

gli presso,

inferno

l'

III.

uomo

di parte e di

commuove

si

e all'afifinno paterno di lai.

da

guerra, che squadra chi gli viene innanzi


gli

amici o tra

nemici,

seguaci o tra gli avversari; la sua prima esclamazione,

un ricordo
scia,

alla sollecitudine

La prima sua domanda

per sapere se debba collocarlo tra


tra

83

ohe

di

il

aspra lotta e di duplice trionfo; la sua ango-

andato perduto per

fratto della sua vittoria sia

colpa dei successori;

da

malinconia

malinconia,

sua

la

non gioisce gi della strage e del grande


sangue versato, ma si sente strumento della

guerriero, che

scempio e del

necessit; la sua unica giustificazione, che, sopra ogni suo


odio,

tempra meno
nire.

Dante

contro

aperto,

verso

lai,

compagni

gli

fece

alleati

di

Firenze e salvarla all'avve-

la vinta

eletta,
,

magnanimo amore, che

quel

sta l'amore,

difendere a viso

compreso

di

reverenza e di am-

mirazione, e pur avversario, combattente con combattente;

sarebbe stato contro

lui,

se fosse vissuto ai suoi

ne rintuzza qualche pi acerbo detto,

ma

gli lascia

tempi, e
l'ultima

parola e lo colloca sopra un piedistallo di gloria.


-^^lia poesia eroica s'intreccia quella che
dell'amicizia,

il

canto

di ti'istezza

si

potrebbe dire

per l'amicizia che fu gi

fraterna e poi stata corrosa, se non infranta, dal corso


degli avvenimenti e dal

diverso atteggiarsi dei tempera-

menti e caratteri^ Guido Cavalcanti sarebbe dovuto trovarsi

compagno a Dante nei viaggio di fatica e


non altri, ma lui per diritto, lui il primo
lui pari nell'altezza

dell'ingegno. Perch non con Dante?

Quell'unione dei due era cosi naturale, e


sorprendente,

che

Dante, cerca con

di onore: lui e

dei suoi amici,

il

gli

vecchio
occhi

il

il

Cavalcante,
fi,i;liuolo,

e,

distacco cosi
nello

prime parole che vogliono spiegare perch non


col, crede d'intendere e fraintende, e pensa che
alle

morto, e non aspetta

la

fondando nell'angoscia.

risposta che

Ma

il

tieii

scorgere

non vedendolo,

certa, e

si

trova

egli

sia

cade spro-

vero pathos forse non in

LA POESIA DI DANTE

84

questo scoppio di affetto paterno, quanto in quel

Guido

vostro: quel Guido, che non pi di Dante, che Dante


restituisce al padre,

cosi terribilmente lo

il

quale ancora cosi appassionatamente,

ama.

Ci che tieu dietro, la celebre esposizione del sistema

[y-

punitivo dell'Inferno, ossia la graduatoria e caratteristica


delle colpe
tato

umane secondo

da ragioni

scuole, det-

la filosofia delle

strutturali, e,

bench abbia pur sempre

il

pregio della dizione concisa e pregnante, non ha quell'in-

tima vita che

manzo
in

teologico-etico, e lo

una

volta, per

paga

ai lettori del

la

breve riposo nella discesa; e

modo

utile

cerca di

si

opportune interruzioni

artifizio

come

dissertazione introdotta

discorso fatto per passare in

ro-

prima occasione, tutto

alla

non averci pia a pensare. Con

anche qui ingenuo,

mossa con

CoW'

sente in altri luoghi dottrinali della

si

media. L'autore doveva pagare un debito

\\\\

tempo in un
renderla qua e l
il

dell'ascoltante:

Assai

chiara procede La tua ragione ed assai ben distingue...;

Non men che


Si

riprende

saper, dubbiar m'aggr^ita...


il

viaggio di discesa per un buirone cluj

un luogo
qua da Trento, ed

risveglia nel poeta l'immagine di

del

italiano, della, rovina di

paesaggio

da

spie-

lui

gato come una traccia del terremoto, che scosse la terra


alla

morte

di Cristo. Sulla

punta della roccia scoscesa s'in-

contra un'altra conoscenza del

mondo

anch'esso ravvicinato per virt

classico,

strato nella sua furia, simile a toro che

mortale

rompe

lacci e

si

il

Minotauro,

di fantasia realistica e

ha ricevuto

trascina e saltella in

(-|ua

il

mo-

colpo

e in l.

Alla vista della ri\iei'a di sangue bollente, par di giungere a

un accampamento
zioni e

militMrr.

minacce dagli

sono insieme

gli

duc^ pellegrini

ufticiali

aguzzini
destrezza,

gil.inza,

rigore,

regnare.

La salda forza

di

di

guardia,

ricevono intimai

Centauri, che

quei dannati. Disciplina,

sicuro

imperio

si

vi-

sentono qui

dell'esecutore di giustizia ha do-

mato

la forza del

INFERNO

h'

III.

male e

lo tiene in

85

ferma punizione.

Cen-

fiere snelle, sono eleganti e decorosi insieme;

tauri, le

anche Nesso, che prende troppo per


fondo adempie

sesrna, in

il

le

Gft^'ere del

punte
suo

sua con-

la

Chirone

uffzio;

grave e meditativo: porta china la testa sul petto e dello


strale

che ha in

cocca

la

barba

mano

gare, e, dopo essersi

Dopo

di che.

serve per tirarsi indietro con

si

e scoprirsi

la

la

gran bocca a parlare, interro-

ben schiarito sul caso, dar ordini.

Nesso diventa

scorta fida

e cortese infor-

matore: guida sicuro e fornisce ragguagli sui vari compartimenti di dannati che sono in quel cerchio, e sui singoli individui.

questi Centauri, cosi viventi, con tanto gusto ritratti,

succedono
liani,

le

altri rifacimenti di antichi miti, altri ricordi virgi-

Arpie

piante che chiudono anime

e le

triste selva tutta sterpi e spine,

paesaggi d'Italia,
e Corneto.

E qui

la

umane

nella

quale anch'essa ricorda

luoghi foschi che

si

vedono

tra Cecina

s'apre l'elegia della fedelt, della fedelt

calunniata e condotta al disonore e alla disperata morte:


Pier della Vigna. Nessuna parola

il

suicida cancelliere di

Federico di Svevia pronuncia contro l'imperatore, che

mostr a

lui spietato,

signor che fa d'onor

ma

si

che sempre rimane per

degno:

lui il

la fedelt serbata

si

suo

anche

nell'ingiusta condanna, anche nella morte, anche nell'oltre-

tomba. La voce dell'anima offesa soltanto contro


contro

la corte,

contro

g' invidi,

il

mondo,

che circuiscono e insidiano

e trascinano alla rovina l'uomo valente e onorato. In questa


protesta ed accusa, in questo sdegno, l'elegia procede, per
altro, in
tico,

modo moderato

come pi

e adorno, quasi in istile

decorosa persona del cancelliere svevo


stile delle

Ed

diploma-

volte stato notato dai critici, conforme alla


e,

si

direbbe, allo

sue auliche epistole.

ora quel che aveva scarso rilievo nei canti prece-

denti, la rappresentazione dei tormenti e dei tormentati, e

LA POESIA DI DANTE

86

scene e i paesaggi di un'orrida natura, prende parte


sempre maggioro. La selva doUe Arpie germina dalle anime

le

dei suicidi, che col cascano e s'inseriscono nel terreno

crescono in piante; e questa selva messa come in moto


e azione per
e

si

mezzo

delle altre

afiPerrano agli alberi e

da cagne che
brani. Pure

le

una

spettacoli:

raggiungono,

poeta non

il

di quelle

si

anime che fuggono

tra essa

torcono e spezzano, inseguite

li

le

addentano e

le

fanno a

prendere da

lascia tutto

anime, cosi straziata, dopo

il

tali

pianto

e gli ohim, trova l'agio di mitologizzare la vita d'inces-

santi lotte e guerre intestine di Firenze, raccogliendola in-

torno alla mutila statua di Marte, l'antico patrono, che

vedeva

Un

sul

si

Ponte vecchio.

altro paesaggio d'orrore lo spazzo d'arena arida

e spessa, dove l'aria immobile e piovono dilatate falde di


fuoco,

<

come

di

neve

in alpe

senza vento

Su questo sfondo

balza Capaneo, attinto anch'esso ai classici poemi, di una

forza che qualcosa di pi che forza fisica e materiale,

ancora energia spirituale, volont,

ma

volont rabbiosa,

indomita e ostinata, che, appunto perch

qualche modo verso


lo

chiama grande

inclina in

la forza materiale e irrazionale.

non

Dante

solo per la prestanza della per-

sona; e nella risposta di lui: Qual io fui vivo,


si

tale,

tal

son morto

sente l'ammirazione, che non abolita ed solo repressa

dal rimbrotto morale-religioso, messo in bocca a Virgilio.

L'evocazione delle antiche storie e miti, che talvolta

mossa da
riale,

(juesta meraviglia per la forza e

possanza mate-

enorme, mostruosa, altre volte prende valore diverso:

quello di cose che hanno colpito l'immaginazione del poeta


e stanno nella sua

paragoni,

come

gli

memoria

vengono richiamate a mo'

aneddoti che

si

di

riferiscono a Catone nel-

l'arena di Libia e ad Alessandro nelle parti calde dell'India. Nella figura del Veglio di Creta,

il

ricordo classico

si

fonde con un mito biblico in un'immaginazione nuova: la

III.

l'

inferno

87

stataa del gran Veglio in quell'isola, sul monte, col corpo

composto

di creta e di diversi metalli,

donde sgorgano

la-

grime ohe scorrono quali fiumi uell" inferno. Il signiicato allegorico di questa immaginazione al solito disputato e non
si

riesce a determinarlo con sicurezza ( la storia del genere

umano?
non

nondimeno, quella statua

quella dell'Impero?);

una singolare efficacia, mezza com' tra la


geroglifico, un geroglifico che, pur nel suo chiuso

priva di

figura e

il

s'impone

aspetto,

al

sentimento e dice qualcosa all'anima,

mormorando, senza che si riesca a percepirla distintamente,


una storia lontana, e accennando a un misterioso destino.
L'incontro con ser Brunetto (cosi stranamente motivato
dalla taccia che Dante g' infligge col condannarlo in quel

girone) parve a taluno dei

che

il

ricordo di un

critici,

reajle

per s preso, nient'altro

incontro inaspettato e di una

conversazione del giovane Dante col vecchio e autorevole


letterato e dotto, sulle rive dell'Arno; e forse contiene

reminiscenza

o immaginario che sia,


^

una

di questo genere. Ma, suggerito dalla realt


il

suo senso rimane

Siete voi qui, ser Brunetto?.

il

medesimo:

Quante cose dice

il

tono

di questa interrogazione sorpresa! Dice la lunga familiaritA,


la confidenza, l'affetto, la

am
tato.
altri

compassione per l'uomo che

sciuto a s stesso, ed ebbe fede nel suo ingegno,

animo, nella sua


la

lo

un povero vecchio tormenE in lui, in lui che lo indovin e lo conobbe quando


non lo conosceva, quando egli era forse quasi sconoe che egli riveri, e ora

guerra che

stella,

gli jsar

trova ora

nel suo

come un appoggio contro

mossa dai suoi

concittadini;- in lui,

l'eco simpatica del suo sdegno, dell'orgoglio nell'avversit

e per l'avversit che sostiene e che l'onora,

del suo pro-

posito di continuare senza fermarsi e senza ondeggiare per


la

strada gloriosa, segnatagli dal destino. L'animo di Dante

si

abbraccia con quello del vecchio;

inteso

il

cuore di

lui,

e,

come Brunetto ha

che ancora pieno di avvenire, cosi

LA POESIA DI DAXTR

88
egli

intende

il

cuore dell'altro, che pieno solo del passato,

e fa che a lui raccomandi l'opera sua letteraria,


Tesoi'o, nel

Tra

quale

gli

rappresentazioni di strane

le

il

libro del

par di vivere ancora.


fogge di tormenti,

tanto strane che giungono sino allo spettacolo dei tre gravi
e

venerandi personaggi fiorentini

certo non

prosegue

ziato nell'incontro e conversazione

il

sempre raccolto con

affetto e

ritratto

corso di pensieri ini-

con sor Brunetto. Tor-

uomini della vecchia Firenze,

altri

ruota

la

comicamente accentuato, essendo invece

solo con grafica esattezza,

nano

fanno

quali

spettacolo comico, se fosse, come

sotto la pioggia di fuoco,

Dante aveva

di cui

riverenza tutto quanto la fama

raccontava: Guido Guerra, che fece assai col senno e con


la

spada, Tegghiaio Aldobrandi, Iacopo Rusticucci. Con essi

il

discorso

getta,

alla

si

fa

pi politico;

con faccia levata

sbiti

sua

guadagni

>,

il

e,

domande, Dante

alle loro

grido contro

la

gente nuova

che hanno cangiato aspetto e costume

citt, discacciato cortesia e valore,

generato traco-

tanza e lusso. Primo spunto di quello che sar poi


pianto di Cacciaguida:

il

rim-

ripugnanza dell'uomo austero,

la

legato alla tradizione e alla disciplina, e al sogno dell'ener-

gico ed eroico, verso


e perci

il

non comprende

nuovo costume che


e

egli

non ama

vede solo in quanto distrugge

le

care antiche consuetudini ed utilitario e prosaico, cio


solo nei suoi aspetti negativi.

La

storia, col

suo gran carro

pesante, procede oltre, schiacciando molte cose belle e get-

tando nuovi e vivaci semi:

il

cuore del sognatore,

ligio al

passato; al fantastico passato nel quale pone e ritrova s


stesso,

freme e impreca.

Il

sentimento, e

la

poesia che so-

pr'esso nasce, protestano contro l'azione e la realt.

Dal profondo abisso sale, nuotando, Gerione, che la


maggiore incarnazione di quello che in Dante abbiamo chiamato senso possente della vitalit, della immediata e sensibile
vitalit, della vitalit organica, configurata in esseri

enormi

L'

II[.

INFERNO

89

o mostruosi. Dovrebbe, Gerione, allegorizzare


questa volta

l'autore stesso dichiara

il

ma

suo concetto;

mai inserire sull'immagine

lettore vorr

la

Frode, e

preciso significato allegorico certo, perch

il

di

nessun poetico
Gerione quella

della Frode, e intorbidarla o fiaccarla con quella inserzione,

tanto la rappresentazione della fiera terribile, del mostro

ripugnante e grandioso, soverchia

concetto e vale per

il

ogni sua parte e in ogni suo moto,

s, tanto studiata in

e, si

direbbe, amata. La Frode ariostesca bene la frode, un concetto morale avvolto piacevolmente in acconce immagini, che

domina

esso

e regge,

gi

il

frodare,

e grave per

ma

il

l'aria,

sull'intelletto e dall'in-

modo

con

non

la

sua azione non

mirabile moversi e discendere, lento

con

sicuro e a suo
gli occhi, e

una poesia nata

Gerione Gerione, e

telletto limitata.

le

si

membra, eppur
segue ammirando

grosse e faticose

agile e snello: lo

si

chiede altro perch

si

avuto tutto.

Chi non sente questa poesia, c' pericolo che non senta

mai
di

la poeticit di

alcun 'altra poesia, che sempre muta

ogni altra cosa che non sia s medesima. Dato saggio

adempiuto

dell'esser suo,

il

suo poetico

uffizio,

Gerione

si

come da corda cocca.

dilegua rapido,

L'abisso infernale prende ancora linee e colori da paesaggi

rumoreggiante caduta del fiume

noti al poeta; e la

Flegetonte

si

confonde con quella del fiume che, dall'Ap-

pennino, rimbomba l sovra San Benedetto: allo


modo che le scene dei dannati sono paragonate a
viste sulla terra, e la

duttori, nel suo


dei

doppia schiera dei

moversi

in

andava

pellegrini che

stesso

scene

ruffiani e dei se-

opposto senso, alla doppia schiera

veniva da Santo

Pieti'o, pel

ponte

di Sant'Angelo, l'anno del Giubileo. Gli usurai del settimo

cerchio, e costoro,

ruffiani e

seduttori e gli adulatori, nelle

prime bolge dell'ottavo, sono tra

gono

ritratti

con modi

plizio, percossi

dalle

bestiali,

sferze

pi

vili

peccatori; e ven-

o vilipesi nello stesso sup-

dagli

scherni dei demoni,

LA POESIA DI DANTE

90

mani.

Il

ribrezzo e la

invadono l'animo del poeta, mentre

il

moralista e

nello sterco, lordi

attuflfati

schifo

quei dannati,

colloca tra

satirico

capo e

il

le

inesoiabile,

coloro dei

che ha g-iudicati e disprezzati come

suoi contemporanei,

le

Le sue letture classiche gli sugimmagini di Taide, la meretrice teren-

ziana, che sta ora

sozza e scapigliata fante, e di Gia-

appartenenti a

tal

geriscono anche

sone,

ricordi epici

rifa solenne.

viene

Medea

seduttore di

il

Giasone,
si

genia.

si

ma,

al

vederlo quale ancor

si

e,

il

verso

grande che

al

pensarlo

dimostra, ammirazione

Quanto aspetto reale ancor

e riverenza prevalgono:

Grande era

vista di

alla

Giasone additato come quel

per dolor non par lagrima spanda;

quale fu e

tiene!.

e d'Isitile;

sollevano irrefrenabili, e

ri-

piacere della sua immaginazione nel

il

ritrovare in persona, e guardare e considerare, gli eroi, le


eroine, gli scellerati,
letto negli antichi

pi vari personaggi di cui aveva

poemi, con

immaginazione onde

la

ingenua fede e con la fresca

leggevano quei

si

libri nel

medioevo.

Al principio del canto dei simoniaci, Dante ricorda


suo bel San Giovanni, e
serire

una protesta

si

vale dell'occasione per in-

di carattere aflfatto privato e rettificare

quel che la fama andava narrando di un incidente che gli


era accaduto. Entriamo qui nella prosa e nell'oratoria. In-

nanzi

innanzi a quella parte della vita

ai simoniaci, egli

religioso-politica del

tempo suo che pi

dette fremiti di sdegno:

il

principi e cupido di ricchezze

per adempiere

l'ufficio

che

di ogni altra gii

papato corrotto e trescante coi

si

mondane. Ed

egli si raccoglie

assunto; e all'invettiva, che

gi trabocca, fa precedere, preparandone lo scoppio, un'in-

gegnosa invenzione, raffinamento


Il

papa, che

fitto

con

di castigo e di vendetta.

la testa in

gi e guizza di fuori

le gambe, unico gesto con cui significa il suo sentire


accompagna le parole, e dovr cadere nella buca quando
sopravverr il nuovo dannato, crede che Dante, che gli si

con
e

l' inferno

III.

appressa, sia quel dannato, papa, Bonifazio, che egli sa di

ma

sicuro che verr, che aspetta,


presto. Cosi a
la certa

Dante

dannazione del suo gran nemico:

vede Tonta che


d'

che non aspettava cosi

Dante pel primo,

stesso, a

lo

coprir e

si

annunzia

egli pel

primo

soddisfa iu quella vendetta

si

immaginazione. Laddove nei punti passionali del viag-

gio infernale, nello svenire davanti a Francesca, nel contenersi rispettoso verso Farinata, nell'affettuosa accoglienza

a ser Brunetto, par che Dante

abbandoni,

si

in

questa bolgia

dei simoniaci egli tutto deliberata volont, e procede

La

ma

da pubblico accusatore,

solo

terzina e la parola

timidazione.

Non

si

si

da esecutore e

fanno strumento di castigo e d'in-

ma

esercita

sorabile: e la parola dell'indignazione

egli

da non dimenticare

forte e misurata, tanto


si

l'ira, non
una severit ine-

convelle nell'odio, non isfoga

esce in sarcasmi e irrisioni,

che

non

giustiziere.

deve pur sempre

alle

nare e punire, dichiara

le

somme

chiavi

ragioni della

regge e muove
la

riverenza

, e,

nel condan-

condanna e

della

punizione.

degli indovini e maliardi,

fama

pervenendo

dare ascolto agl'interpetri,

Dante

alla

bolgia

sarebbe rammentato della

si

suo Virgilio lungo tutto

il

Medioevo, e a s stesso, in un certo intrigo nel quale

il

fatta per questa parte al

nome suo

fu adoperato da Galeazzo Visconti

cooperatore in un sortilegio, che

si

come

di possibile

preparava contro papa

Giovanni XXII; onde avrebbe manifestato con maggiore


energia,

per conto proprio e del savio gentile che tutto


per quelle

seppe, la riprovazione
nel rappresentarne
testa, di

neria,

il

castigo.

Ma

arti
di

e caricato le tinte

questa presunta pro-

questo calcolo, e dell'orrore per la magia e strego-

non

nulla

nel

che per eccellenza

il

canto degli

indovini e

maliardi,

canto delle leggende e dei perso-

naggi strani e misteriosi, antichi e moderni, anch'essi avvicinati per opera della fantasia e guardati a faccia a faccia-

92

POESIA DI DANTE

I.A

con curiosit

come

C' Anfarao,

e meraviglia.

cui

di

rivede

si

un lampo la portentosa ruina o morte, in2:oiato dalla


presso Tebe; c' Tiresia, di cui si ricorda il prodi-

in

terra,

gioso cangiamento e ricangiamento da maschio a femmina;

c' Aronte, che ebbe


tra

teva di
e

sua spelonca proprio in

la

monti biancheggianti

1;\

le stelle

il

supplizio,

sulla

gli

volgere

fa

spalla bruna .

il

mare;

richiama l'inizio dell'impresa d'Ilio:

tigura vigorosa pur nello scontorcimento a cui lo

che

Italia,

del Carrarese, e po-

guardare senza impedimento

Euripilo, che

c'

marmo

di

Colui

gota la

dalla

condanna

barba

augure quando un

fu

in-

tero paese rimase vuoto dei suoi uomini, gli adulti partiti

per la grande spedizione bellica,

accanto

case,

bambini

ai

le

culla:

in

madri nelle deserte


remota

nella

storia

e insieme eterna immagine di desolazione per cagione di

guerra.

diede

il

segno con Calcante a tagliar

fune in Aulide: con che risorge nella fantasia


della partenza di

un esercito

la

prima fune

rale o critica,

ma

deve

tagliata.

E non

si

Mantova,

nell'Italia

il

dado che vien

mo-

racconto che seg^ue delle origini di


primitiva, rievocata

nelle sue terre senza coltura

nei suoi

e senza abitatori,

al presente, in cui tante cose e

diversi.

il

a un'intenzione

a questa vaghezza delle antiche storie e

leggende,

mento

prima
quadro

gloria e periglio, effigiato

con un atto materiale e morale insieme:


tratto,

la
il

aspetti,

col

riferi-

costumi e popoli sono

In questa terra ])rimitiva e inabitata la vergine

Manto, l'indovina,

la

maga,

dr)po

lungo peregrinare,

coi suoi servi e fece le sue arti e lasci


e su quelle

tragedia non

ossa morte

il

si

pos

suo corpo vano;

sorse Mantova. All'epopea calla

manca una coda

di

commedia nell'aneddoto,

quasi contemporaneo, del ciabattino di Parma, Asdente, che*


si

dette al mestiere dell'indovino, e vorrebbe ora

atteso al cuoio e allo


.suo

spago:

aver

all'altro e pi sicuro mestiere

primo, qui rappresentato nelle sue povere e comiche

111.

L'

INFERNO

93

determinazioni; e lo attorniano quelle poveracce che anch'esse, invece di badare alle loro faccende, alle cose don-

nesche, all'ago e al fuso,

si

sogliono spacciare per stre-

ghe e fattucchiere, e usano intrugli d'erbe

e pupazzetti di

cera per sortilegio.


Il

quadro dell'Arzan dei Viniziani, che

descrizione della quarta bolgia e che

sta a

capo della

ammirare ma

suole

si

insieme tacciare di troppa estensione e di estraneit rispetto


al fine del

dire)

paragone, o anche (come

con immaginali

giustificare

luogo a notare che

le

si

avuto occasione di

contrasto, d

di

effetti

Dante sono talvolta

similitudini in

ineramente rischiarative, com' quella che paragona Ma-

una

lebolge ai fossati e ai ponticelli di

ad aggiungere evidenza, come


che aguzza
fanti

della

sono per s poesie, piccole

madre che

prende

perta di
al

il

si

nella

ma

cruna o dei

tal'altra

vanno

Tale quella

liriche.

desta al rumore e vede

figlio e

il

fuoco in casa

fugge e non cura di essere appena co-

una camicia;

tale l'altra del

povero villanello che

mattino s'affaccia e scorge la campagna biancheggiante

dalla brinata e
le

del vecchio sartore

filo

il

che uscirono patteggiati di Caprona;

di l e

l'altre

per infilare

ciglia

le

fortezza, o valgono

pecorelle,

sciolta,

ed

e,

si

duole di non poter condurre al pascolo

dopo un

po', riguarda,

egli si allieta e

prende

il

la

brinata

si

suo vincastro ed esce

col gregge; tale la terzina in cui par che

si

raddensi e

si

componga nella sua maggior linea l'epica delle chansons de


geste: Dopo la dolorosa rotta, quando Carlo Magno perde
la santa gesta. Non son si terribilmente Orlando, con
quel

terribilmente in cui

si

ode prolungare l'eco del

suono ultimo e disperato, invocante invano

tale questa dell'arsenale, del

neziani,

tutta piena

la

navigazione sospesa o

meno

soccorso.

famoso arsenale, dei Ve-

del sentimento

della preparazione per l'opera che

il

si

del lavoro che

svolger.

attiva,

si

ferve,

l'inverno,

guadagna tempa

LA POESIA

f4

col racconciare
le

DI

DANTE

legni danneggiati e col costruirne di nuovi

diverse opere sono accennate l'una dietro l'altra, rapida-

mente, ottenendo

esprimere quel

di

l'effetto

lavoro

dal

ritmo celere, vario e concorde, faticoso e allegro, che ha


innanzi a s la lieta visione del prossimo fendere sicuri

mare a

l'aperto

traffico e

Meno ancora che

acquisto di ricchezze.

nella bolgia dei maghi,

barattieri che bollono nella pegola spessa,

Dante, tra

deve aver pen-

sato (come pure certi interpetri pretendono) a casi suoi personali, alla

condanna che

g' inflissero pei: baratteria,

come

o,

se

ci

pens, se ne dimentic subito dopo,

al

suo racconto con un pensiero che dovrebbe essere grave e

chi,

accingendosi

trovandosi subito di fronte un'immagine comica, vi prende

gusto e la disegna con cura, per amor dell'arte, e finisce col


suscitare

il

riso e ridere esso stesso.

ode nella bolgia dei


logia, certe

pagine

barattieri,
di

Da

tornano

romanzi picareschi,

conti di tumulti plebei in cui alla ferocia


la farsa, o certi

Pelli

quel che

si

vede e

mente, per ana-

alla

o certi storici rac-

si

disposa la beffa e

ragguagli di casi occorsi a viagfgiatori tra

sono bricconi con bricconi, plebe con plebe, sih^aggi con


vaggi,
ai

le

Rosse o tra popolazioni dell'Africa. Demoni e barattieri

gli

uni aventi

di sotto

ma

il

disopra e astuti, gli

scono,

sel-

che stanno

sono astuti anch'essi, e talora con l'astuzia

vincono, non solo l'astuzia,

Come

altri

demoni gioiscono
come ridono, come

primo diavol nero, che

ci

ma

la

maggior forza

nel tormentare!

Come

di quelli.

scherni-

sollazzano in quell'atto!

si

11

d nell'occhio, viene correndo e

portando sall'omero acuto e superbo un barattiere, tenendolo

ben saldo, de'

pie ghermito

il

nerbo;

e, nel

recita l'epigrafe burli-sea a lui e alla sua


gli

altri

buttarlo gi,

degna

patria, e

diavoli f;inno eco. Mggiuiigendo sarcasmo a strca-

suo, risata

risata.

allorch lo addentano con pi di

un'immagine di cucina viene naturale e appropriata. Altri demoni si lanciano contro i due pellegrini,

cento

raffi,

non appena

li

hanno

INFERNO

L'

III.

ma

scorti;

95

sono arrestati dalla diplo-

mazia, che Virgilio adopera, e dall'autorit che invoca, e


dall'ordine che costretto a dare

loro capo. Arrestati,

il

ma, come plebi irragionevoli e mutevoli, docili e insieme


indocili, stanno e non stanno all'ordine, troppo contrario
ed abito, e vi sta e non

alla loro natura

ma

assegna loro una scorta,

da

pur

vi sta

anche

li

tenere, cosi, per pura malignit o per irrisione.

teme, non

si

assicura,

ma

moto

al

il

due viaggiatori e
inganna sul cammino

che in apparenza rispetta

loro capo,

del timore

si

Dante

sovrappone

quello della curiosit, rivolta al bizzarro spettacolo. E, tra

meravigliato e curioso,
drappello, ode
dei

nomi

assiste al

demoni, e stupisce

formarsi del pittoresco

nomignoli grotteschi o burleschi

risonare della singolare trom-

al

betta. Nel ricordare ora ci che vide e ud, egli

non sorridere;

sorriso

il

segno di partenza, dato

si

in

dilata a quel

modo

affatto

dal diavolo ci potila, e l'espressione

non pu

particolare del

nuovo

impensato

fa eroicomica, innal-

si

zandosi alle immagini di altre partenze e movimenti guerreschi, ai quali gli era accaduto di assistere sulla terra, per

raccostarle e contrapporle

udita

il.

Mdebolge.

alla

nell'episodio di Ciampolo e dt-ljo


ai diavoli e

il

spettacolo.

come

Plebeo

plebe che

tu che leggi,

udirai

il

danno

nuovo ludo!,

lo

spettacolo,

affiati

si

lo

Dante

ride,

ma non

con plebe, bens sempre come

lui,

sguardo sa quell'aspetto dell'umanit,

un'umanit che quasi naturalit e non permette

indignazione, e

ma

stratagemma con cui sfugge

che tutto dentro quello strano e comico

po'-ta,

Dante, che getta


di

>,

d'animo continua

provoca una zuffa tra loro e con essa

degli azzuffantisi.

esclama

diversa cennamella

si

Siffatta disposizione

nemmeno

la

ripugnanza che

si

vela

la seria
il

volto,

anzi eccita all'ossM'vazione curiosa e al riso, per la stra-

vaganza stessa

e l'cnoruiit di ci

da ogni gentile e

che

civile consuetudine.

si

osserva, e che esce

LA POESIA DI DANTE

96

Con
le loro
si

la visione degli ipocriti,

che procedono lenti sotta


cappe di piombo dorato, abbaglianti di splendore^

torna alla figarazione etica, e con la notizia che porge di


il

frate Catalano, si ricondotti ai sentimenti etico-politici

e alla recente storia di Firenze.

cedente alita ancora sul poeta e

messa

bocca

in

Il

gli

ricordo dela scena pre-

suggerisce l'osservazione,

frate godente, sulla

al

natura dei diavoli.

Dante veramente, nella Commedia, e trasmutabile per tutte


guise. Poco pi oltre, lo si vede quasi celiare descrivenda
11

modo

chiappa

in cui

via da

arrampica, sostenuto da Virgilio,

si

chiappa

in

cappa;

vestiti di

per ripigliar

e notnre

;e,

poi, al

in

piuma

fama non

In

Con l'animo che vince ogni


cui ricca in ogni parte la
blimi,

di

suo sedersi un istante

lascia stimolare e rimproverare e ser-

fiato, si

moneggiare da Virgilio con gravi


seggendo

che quella non era davvero

hanno anch'esse,

e magnifiche parole (
si

che

vien n sotto coltre...;

battaglia). Le sentenze, di

Commedia, sennate,

virili,

su-

talvolta, valore per s, superiore

quello di semplici elementi di un discorso o dialogo. Cosi,

alcune terzine pi innanzi, Virgilio a una richiesta

non arsente
Si

solo,

ma

soggiungi-:

dee seguir con l'opera, tacendo

che volge

il

Che
.

Nel Fuiyatorlo, a Dante

che accennano a

lui,

il

savio duca fa

gran richiamo e rimprovero, per terminare con


torre

Vien

dieti'c

a me, e lascia dir

ferma, che non crolla

de' venti

poesia, e

Dante^

capo, con distrazione affatto naturale, alle pa-

role di un'aninia

terzina:

di

domanda onesta

la

L'animo

prorompe

di

si

Giammai

genti: Sta'

le

la

cima per

Dante riboccante

un

la st)lenne

come

scuffiar

di pensieri e di

allarga nell'esprimerli non

appena

l'occasione, per tenue che sia, lo stimola.

Vanni Facci, nel quale ora ci s'imbatte, una sorta di


Capaneo degradato, in battaglia contro Dio e le leggi divine,
allo stesso

modo che

contro

gli

uomini

e le leggi umane,,

avvoltolato nei vizi e nelle male passioni,

uomo

di

sangue

l'

III.

INFERNO

97

e di corrucci, ladrone, irabestiato, superbo della stessa sua

somma

bestialit (Son Vanni Facci Bestia e Pistoia mi


degna tana...), pronto a reagire alla parola con cui

fu

Dante ha dimostrato
di trista

ben conoscerlo, dipingendosi subito

di

vergogna,

di rabbia, e scagliandogli contro

una

maligna profezia di sventura, che corona con un oltraggio

un'immagine

alla diviniti.

odio,

ma

non

vile:

odiosa, e che Dante copre di

desta ancora qualche ammirazione, e Dante

stesso ripensa, innanzi a lui, al fulminato


lato nella bolgia dei ladroni,

vedcmo uomini,

zioni, in cui si

dersi e cadere a terra in

uomini, e

rifarsi

che

altri,

Capaneo.

la bolgia delle

morso

al

mucchio

il

cenere e da cenere

di

abbracciati dalle serpi, fondersi con

Non regna

senso del misteri.iso e prodigioso, n c' vero sbigotti-

mento per

la terribilit di quei castighi divini. L'interesse

commuove poco

trasportato dalla cosa, che per s


del

sta iso-

delle serpi, accen-

esse o da uomini farsi serpi e da serpi uomini.

qui

trasforma-

modo

poeta, al

scritti,

in tutti

di

dii'la,

loro p;irricol;iri e nei loro gradi, processi

paralleli e in reciproca efficacia, alla

affrontate e

l'anima

con cui sono de-

all'abilit

vinte

le

difficolt

cano...

Cadmo

e d'Aretusa Ovidio... io

bravura con cui sono

dell'ris^unto.

attenda a udir quel ch'or

non

Taccia Lu-

si

scocca;... Taccia di

lo

invidio: esclama

il

poeta, consapevole del pezzo di bravura, che vien<'

nendo. E questo

il

sentimento che inferma

zione, la gioia della potetiza artistica,

sempre
vero,

e dappertutto nei canti di

ma

la

la

quale

componuova crea, di certo,

Dante come d'ogni poeta

v' fusa o equilibrata con

in questi catiti delle trasformazioni

si

gli

altri

sentimenti; e

distacca in c<'rta mi-

sura e fa parte da s. Perci essi sono spiaciuti qu.mdo vi


si

cercato altro

meritano, se

li

si

da quel che c';

Quanto semplice
sto tratto del
B. Crocb,

e saranno gustati

guardei S"tto l'aspetto che


e circoscritto

il

poema, altrettanto largo

La poesia

di Dante.

si

sentire che
e

come

jid<lirato.

anima que-

complesso quello che


t

LA POESIA DI DANTE

98

Che Dante,

ispira la figura di Ulisse.

ligio

parola

alla

ri-

velata e agli insegnamenti della Chiesa, rispettoso dei limiti

dell'umano conoscere, ossequente


cristiane, dovesse giudicare

che viola

modestia e umilt

alla

peccaminoso l'ardimento ulisseo

segni d'Ercole, e farlo punire da una misteriosa

e religiosa forza della natura, esecutrice della collera divina,

Ma Dante

indubitabile.

qualcosa di pi

di

quel che

sa di essere, dotiriiialmeute; e questo di pi che


a distinguere

sempre

la

condanna

che prova e dal giudizio che

porta

del peccato dal sentimento

dell'uomo da

fa

per un certo verso condannato,

lo

solamente

lui

apre l'anima alla gran-

gli

dezza degli atteggiamenti e dell'impresa tentata da Ulisse.


quello

Si,

che

folle volo;

il

non pu aver

si,

nave e naviganti aggirati come


nel

mare, che sopra

si

giocattoli

mandati gi

richiude indifferei'te.

Ma

che, ardente sempre della volont di conoscere


gli

uomini, non ritenuto n da dolcezza di

verso

termine

altro

castigo e la rovina, ed esser percosso dal turbine, e

il

il

vecchio padre n da

compagni a

amor

di

figlio

il

Ulisse,

mondo

n da piet

moglie, con canuti

mette ancora pel mare alla scoperta


non conosciuta della sfera terrestre; Ulisse, che
infiamma
suoi compagni con le alte parole: Fatti non
f)Ste a viver come bruti, Ma per s<^guir virtude e conolui fidi, si

della parte
i

scenza; una parte


aspirazioni che

potevano

la

di

Dante

in lui contiMiere,

la figura di

ma non

mai nell'epos

profonde

gi distruggere.

questo Ulisse dantesco, peccaminoso

blime peccato, eroe trigico,


fu

stesso, cio delle

riverenza religiosa e l'umilt cristiana

maggiore forse

di

ma

Donde
di su-

quel che

e nella tragedia greca.

Ulisse,

anima condannata, che vien dietro a qui'lla di


Dante, richit^sto, offre un quadro d^'lle presenti con-

dizioni

della

All'altra

terra

di

Roinagn;i.

consimili Sono in altri lu

)iirhi

d<-l

mente che prendeva a considerare

Ma quale quadro!
poemi,

Altri

nei qu;ili tutti la

e a giudicare con occhio

III.

di politico, si

l' inferno

converte in fantasia che guarda con occliio

Ogni cosa v' espressa

di poeta.

immagini corpulente:

gli

stemmi,

che bagnano quella terra,


teatro,

afi'ollano

si

99

in

modo

nomi

concreto e con

dei signori,

avvenimenti

gli

della sorte di ciascuna citt

magna, che
guerra

le

parla

si

come

se

lega tra loro, tra esse

parlasse

si

come

Romagna tua: Romagna che non

ne' cor de' suoi tiranni,

la

lembo

rendono tutto

di

una condizione

pausa che vien dal moto

Cesena, per esempio,

fianco, e che com'ella

quella

a cui

sie' tra il

vive e stato franco

si

poliiica in

prepara

e
il

il

Savio bagna

piano e

'1

un

moto.
il

monte, Tra

L'episodio di Guido da Montefeltro non ha a protago-

ma papa Bonifazio: il gran prete a cui mal


papa che aveva per suoi nemici popoli cristiani,
e che ardeva tuttod superba febbre. Guido lo strumento
nista Guido,

prenda,

il

e la colpevole-ingenua vittima di

lui,

il

quale

si

giuoca

non solo l'anima propria, ma


pu esercitare la seduzione disila sua autorit. Perci questo
episodio si accompagna idealmente alla scena gi contemplata del papa come pai commesso, che aspetta il suo
successore, Bonifazio; ed , come quello, sapienti mente congegnato pel fine a cui diretto, e, come neli'alti-o, non vi
anche quelle di coloro su cui

manca neppure,
di troppo

nell'

ingegnosit dell'invenzione, alcunch

apertamente, di troppo calcolatamente malizioso.

Nonostante

la seriet

con cui

il

racconto condotto, alla

una reazione quasi comica. Il gran furbo di Guido,


questo moderno Ulisse romagnolo che conosce tutti gli acfine c'

ragguaglio che ne rende, nel quale veramente la

il

politica si fa poesia, effigiando

tirannia

primo-

sebbene ora non ne ab-

d'Italia, a lui noto e consueto, riscaldano e

momento

Ro-

mai senza

bia alcuna palese. L'amore e la sollecitudine per quel

passione

fu

all'immaginazione come esseri vivi, e

degli affanni e dei travagli delle proprie figliuole, e

genita:

fiumi

di cui essa

LA rOESIA DI DANTE

100
corgimenti e

coperte vie

le

cosi grossolanamente ingan-

nato dal senza scrupoli Bonifazio! L'arguzia scoppia nel


sillogismo e nel

commento che

abbrancando

sua preda:

loico fossi

la

fa al caso

il

Jiero

Tu non

Forse

cherubino,

credevi ch'io

Lo spettacolo

di

un campo

di battaglia e di strage,

con

scherzi che vi ha compiuti la tagliente spada

tutti gli strani

nella sua furia o la crudelt nel suo furioso raffinamento,


ci si

dispiega nella nona bolgia.

Ma

quello spettacolo

non

esce dall'animo di Dante che sia sconvolto e in ribellione


alla vista delle
rale,

da un

Bornio,

il

umane

stragi, sibbene

contrapasso

>,

quale porta pesolo

da un proposito mo-

che culmina
il

terna, per significare di aver

commesso

dere coi suoi mali consigli

figlio

quel capo e

lo

avvicina

il

Bertram dal

in

proprio capo a guisa di lan-

ai poeti

il

delitto di

divi-

dal padre, e leva alto

per discorrere delle cose

sue: figurazione magnificamente immaginata e resa con forza


icastica.

Ma

vano nei

particolari,

momenti pi belli di questa bolgia si ossercome nel ricordo del campo di Ceprano,

ancor pieno di ossame;, dove fu bugiardo ciascun pugliese,


e di quello di Tagliacozzo, con la figura epica del vecchio

Alardo; o nel consiglio che Maonaetto

manda

all'amico Dol

cino, lottante tra le nevi delle Alpi; o in Pier

che ripensa a
dichina.

Il

lo

da Medicina,

dolce piano Cile da Vercelli a Marcab

resto forse pi etico che poetico. L'intimit,

dell'ispirazione risorge invece, schiettissima, nella offesa e

dolente e ritrosa persona di Geri del Bello,

il

congiunto non

vendicato. Par certo che Dante fosse ancora ligio alle idee

medievali sulla vendetta familiare,


importa: qui non c' altro che

il

ma

cosa

che qui non

suo turbamento innanzi a

un uomo che non ha avuto vendetta

e l'aspettava, aspet-

tava quel rito a cui egli credeva che una lunga e sacra
tradizione gli desse diritto, giusto o ingiusto che ci

Dante

giudicasse. Dante non vede Geri e non gli parla: sente la

III.

prossimit di

lui.

si

l'

inferno

sofferma a guardare verso

dove deve essere, dove crede che


gue pianga , dove si direbbe che
sostenerne
Virgilio lo

io

101

un

il

luogo

spirto del suo san-

non osi cercarlo e


degno
di affisarlo.
si senta
che parlava e minacciava col dito accenesiti e

sguardo, che non

ha visto

nando a Dante;

e questi, che sa perch quell'anima cosi

sdegnata e che in qualche misura

si

sente in debito anche

debito non foss'altro perch creduto in debito dal

lai (in

povero ucciso),

turba

si

tenerisce di piet.

al

come per rimorso

suo congiunto, che rimasto inven-

dicato, al suo congiunto che

ranza e

vilt dei suoi,

e vergogna, e s'in-

non

si

d pace per

la trascu-

consacra, non potendo altro, questa

(Una

piccola e originalissima elegia familiare.

notizia di

vecchi glossatori dice, che Geri fu poi, trent'anni dopo la

sua morte, vendicato).


Ci s'inoltra ora

come

in

una

citt colpita

da pestilenza,

piena d'infermi, di morti e di cadaveri in putrefazione,

dove

il

lezzo sale alle nari.

Immagini

e paragoni molteplici

rafforzano questa impressione, che l'escogitatore dei castighi

infernali

vuol fermare.

ingombra l'anima: un'altra


di

Ma

non

essa

la segue,

si

dilata e

non

grottesco di taluni

il

quegli infermi, un grottesco che porta quasi al sorriso

sulla

stranezza stessa delle figure che

dannato

si

vallo e sia aspettato dal

a dormire, e
ghie,

si

gli

forza e la
tinui cosi

si

descrivono.

famiglio che strigli

padrone e abbia

fretta di

il

Un
ca-

andare

trae gi le croste della, scabbia con le un-

il pesce delle sue squame:


una congratulazione per la sua
sua operosa diligenza, e un augurio che conprosperamente in perpetuo. Maestro Adamo, de-

come con

Virgilio

come

gratta a furia

coltello si netta

rivolge quasi

liuto, con le labbra


immaginazione
dalla
pu
scacciare
non

forme per idropisia, divenuto simile a


aperte per sete,
i

f^

ruscelletti del Casentino,

molli:

il

poeta, che

si

che fanno

loro canali freddi

diverte a questo grottesco, a que-

LA POESIA DI DANTE

102
a

ste iperboli,

elementare
scura,

questi

Adamo

maestro

i!

contrasti,

fa

cozzare in

brama dell'acqua e della frecomune sofiFt-renza, che, invece di

animalesca

nella

litiganti

spuntare, sembra aguzzare l'egoismo e

E Dante

trambi.

battibecco

greco Sinone, congiunti tra loro dalla

coglie

si

fisso , e poi si lascia

nell'atto

maligniti di en-

la

ascoltarli,

tutto

rimproverare da Virgilio, cio

si

rim-

ma

provera. Si rimprovera,

di

ha preso interesse

al bizzarro

canto amebeo, e non gi quale di osservatore sdegnoso,


interesse di simpatia, seguendo quei moti e quei

risentendone
si

risente

lietezza:

il

la forza, la f)rz:i del plebeo,

ha scoperto,

spettacolo.

il

segue e

fondo a s stesso, un che

in

fuggevole che

sia,

Il

di ple-

senza del quale non

avrebbe guardato e ascoltato, e non


stesso,

si

gioco di due lottatori, con ammirazione e con

beo, per lieve e

nello

come

ma

motti e

si

sarebbe immerso

rimprovero, la ripresa del miglior s

ma

superamento,

quel plebeo, perch ci che

si

insieme

il

superato

riconoscimento di
si

vissuto. Cosi

larga e sincera l'umanit di Dante.


Il

viaggio infernale

di luoghi

affretta al termine, tra spettacoli

si

ed esseri e cose colossali e mostruose.

giganti,

quasi animali primitivi della creazione, violenta forza bruta


ora domata e resa impotente, messi a guardia
lo stesso Lucifero,

con

le

sue tre facce diversamente colorate, con

che nelle quali maciulla tre grandi


velloso e le

meno

come

immense

ali

rei, col

le tre

sono, non

corpi confitti traspaiono

festuche in vetro, grandi curiosit della natura, che

le

le

abbia viste.

rende

il

impressioni di quell'arduo viaggiare,

boc-

suo enorme corpo

battenti di vipistrello:

della ghiacciaia in cui

descrive quasi

torri:

gigante dei giganti e mostro dei mostri,

senso e

come

il

come
poeta

gli sforzi

nel punto in

cui incomincia a sentire a un tratto alquanto vento

avvi-

cinandosi al luogo dov' Lucifero, e nella discesa e salita

che compie aggrappato

al

vello del re dell'Inferno, fino a

III.

raggiungere

il

INFERNO

l'

103

eentro della terra e per un cunicolo uscire

Variano questo viaggio

dall'altra parte a riveder le stelle.

(che ^somiglia un viaggio al

polo) alcune

renti efifusioui di odio politico

ed

spinge ancora pi innanzi ne'actio

prima usato con Filippo Argenti


prende Bocca degli Abati per

intraraessc,

fu-

Dante si
oratoria che non abbia
con papa Bonifazio. E

etico, nelle quali

la

cuticagna e

gli

strappa

capelli per costringerlo a nominarsi, e induce frate Alberigo

a parlargli di s, promettendogli e giurandogli di torgli

il

ghiaccio dal volto, e poi non attiene la promessa, perch

cortesia

era in quel caso

oltre la loro vituperosa vita,

esser villano ; e da quei due,

si fa

narrare

vituperi di altri,

com' di Branca d'Oria,


che par vivo ancora nel mondo, e mangia e beve e dorme
e veste panni , mentre la sda anima gi nella ghiacciaia
dei traditori, e un diavolo ne ha preso il posto nel corpo
e sulla terra. La parola sempre dantesca, sempre materiata
e

istruire su stranissimi prodigi,

di poesia,

ma

in questi episodi soverchia, sul

Dante violento, del quale

ci

parlano

gli

poeta, quel

aneddoti dei biografi,

e che, com'era preso talvolta dall'impeto di valersi del col-

sua potente poesia.

cosi, qui, si vale della

tello,

Del Dante puro poeta c', in quest'ultima parte della

prima cantica, una pagina insigne, l'episodio

di

sanguinante protesta dell'umanit offesa contro


e

castigo che trapassano

il

Ugolino, quali che fossero

pur uomo, e

le

la

Ugolino:
vendetta

confini dell'umanit

sue colpe e

stessa.

suoi delitti,

suoi carnefici dimenticarono e calpestarojio

questa qualit di

lui;

ed ora egli sorge a buon

diritto giu-

dice dei giudici, punitore dei punitori, carnefice dei carnee,

fici,

in

questo orrore sull'orrore,

il

torto suo

scema o

entra nell'ombra, la sua ragione risplende, perch egli,

fe-

rocemente, ferinamente, pur vendica l'umanit. Nelcai'cere,


tra

lui di

figliuoli e

fame,

il

nipoti condannati innocenti a morir

vecchio peccatore,

il

come

traditore, soffre gene-

LA POESIA DI DANTE

104

rosameate

si

strazia non

forza per gli altri e

per s

non per

giovanetti, quei fanciulli oi'a

l'aiuto

La

lui,

gli altri,

si

e qaegli innocenti,

quei

del pane,

il

padre che dispera e vorreb-

gli

chiedono puerilmente aiuto,

che sono usi a chiedere e che egli pi non pu dare.

rivolta del cuore di

Pisa e

ora

per

domandano piangendo

ora impietosiscono a veder


bero sacrificarsi a

s,

ma

si

di essa e

uell' invettiva

espande nella fantasia sulla rea

tura stessa
isole del

Dante scoppia

citt,

che

contro
la

na-

deve muovere a punire, rinserrando con

si

mare

la

le

foce dell'Arno e facendolo riversare su

annegarne

tutti gli abitatori: fantasia

che esprime

nella sua terribilit e spietatezza l'energia di quella rivolta,


e che perci ha suono, ritmo e colore
dall'altra

invettiva contro

l'episodio di

Branca d'Oria.

intimamente diversi

Genovesi, con cui

si

chiude

IV
IL

PUEGATORIO.

Ije impressioui del viaggiare diventano, all'aprirsi della

seconda cantica, simili a quelle che


un'aspra

di

giunchi che

un dolce colore

Venere

stelle,

la

ricingono; vi

ai
si

il

cielo par

il

il

modo
di

di vivis-

si

sente dappertutto

dopo, l'occhio

scopre da

non s'incontra
non si sa donde o
appare un vecchio, austero
il primo incontro o la prima

istanti, si in silente solitudine,

tratto, sorto

fattosi visibile,

insieme decoroso nell'aspetto:

il

piegano

piacere che infonde quel brillare. In que-

persona alcuna; ma, a un

avventura

si

due peregrini, fulgono

tremolar della marina

Nei primi

qual

fiotti

ne goda. La meraviglia della no-

frescura e la rugiada. Poco

lungi

cui

giunge sull'albeggiare;

prime mosse della nuova cantica,

ste

desolati e

di zaffiro si stende all'orizzonte; la stella

agli occhi dei

vit raddoppia

termine

fa tutto ridere l'oriente; dall'altro lato, quattro

nuove

sima luce, e

in

al

una notte travagliosa, rese

battuta dall'onda marina,

isola,

la

tristi,

soavi e confortevoli da questi contrasti. Si giunge a una

pili

di

provano

si

o all'uscire da luoghi

dopo una tempesta

cupi,

salita,

questa seconda parte del viaggio.

guardiano di quei luoghi,

fu

Il

gi in terra

vecchio
il

gran

LA POESIA DI DANTE

106
Catone; e

le

sue parole verso

due pellegrini

dei

due

ha subito conosciuto;

lo

Ma

sua vita passata,

Lusinghe

affetti.

5>

le

al

suo eroismo,

chiama

bono compiere. Catone

suoi

ai

lui,

domestici

vecchio, mettendole da banda

il

con brevi parole

e istruendo

l'uno

nel rispondergli, intrec-

che fornisce, allusioni riverenti a

cia, agli schiarimenti

alla

e,

volgono

si

in interrogatorio e quasi in anticipato rimprovero.

pellegrini sul rito che deb-

la tgura in cui

il

poeta attua uno

dei lati del suo ideale etico: la rigida rettitudine, l'adem-

pimento

che par che non possa compiersi,


non possa operare sugli altri perch lo compiano,
senza rivestirsi di una certa asprezza, senza l'abito ritroso
dell'alto dovere,

e che

alquanto diffidente di chi vigila sempre su s stesso e

Catone

sugli altri. Perci

tiene

si

come

a distanza da tutti

risponde tanto quanto strettamente necessario, e non conversa,

ma

apre la bocca solo per rimproverare e discac-

ciare, indirizzare e sospingere.

Alla soave vista della scoperta terra e della bell'alba

lungo

mare, della verde erbetta stillante

spiaggia del

la

rugiada onde
e stanco

del

deterge

si

rinfresca

reduce dall'Inferno,

il

viso

contristato

aggiunge, poco ap-

si

presso, quella della barca delle anime, che viene sulle onde,

guidata dall'angelo col solo moto


il

cielo:

un che

di

dell'ale) e di crescente fulgore,

siaco,

delle

rapido e biancheggiante

(il

verso

dritte

ali

biancheggiar

un barlume e sentore paradi-

che giunge e riparte veloce, lasciando sulla spiaggia

la turba di anime.

la

prima

di tali apparizioni,

biancore e di luce: pi innanzi,

si

creature belle, biancovestite e con

tremolando mattutina
pellegrini,

con

tilandoli con

l'ali

stella

vedranno
la

fatte di

altre simili

faccia quale

,o che traggono

aperte che parean di

in

su

par

due

cigno, ven-

quel moto: forme sensibili di quanto

si

pu

concepire di pi spiritualmente puro, scevro d'ogni altro

impulso

che

non

sia

la

legge e

il

comando

divino,

la

IL

IV.

bont e

PURGATORIO

107

>

Le anime intanto, trasportate col


come i due pellegrini, nuove del luogo,
gruppo che s'avanza, si scambiano domande

giustizia.

la

dalla terra, sono,


e tra
e

due

11

spiegazioni, da viaggiatori

pari. Si

realt

a viaggiatori, inesperti del

pensa che Dante debba avere molto goduto, nella

come nell'immaginazione,

del viaggiare, veder nuovi

nuove persone

e cose, degl'incidenti, de-

luoghi, conoscere

gl'incontri inaspettati, tra stupiti e gioiosi, del percorrere

campi

ascendere montagne,

consenso dell'aria, del

lieto

Tra quelle anime,

muove ad abbracciare
ricorda

gli

le

il

sole, dell'erbe e delle piante.

egli riconosciuto e

si

diletto della dolce

udi risonare sulla

le

natura

si

accompa-

nuovo conforto dopo gli orrori infernali, quello


nomi di poesia e di musica risvegliano, e, con quei

ora,
i

nomi,
loro

il

desiderio di

canzone

di

Dante; e

come a nessun

risentirle nella

riaverle presenti, di

aperta possanza.

una celebre
Virgilio e le anime

Casella canta, canta

tutti,

Dante

che erano venute col cantore, sono

il

riconosce e

l'amico Casella: Casella l'artista, che

piacere con cui gi

bocca dell'amico. Al
che

mattino di primavera, nel

sue giovanili canzoni e la musica onde fu-

rono rivestite e

gna

al

rapiti a quelle

toccasse altro la mente

canto? chi spezza quel rapimento?

il

veglio onesto,

Catone, che sopraggiunge a rimbrottare aspramente


dell'indugio loro a

anime

muovere verso
spaurano

le

la costa,

come colombi che lasciano

mondo

le

anime

delia purga-

fuggono disordinate verso

zione; e

si

il

note:

Chi interrompe

>.

tamente beccavano; e Virgilio e Dante

la
si

pastura, dove queaffrettano anch'essi,

da vergogna. Scena di trepidazione e smarrimento, ma


da un benigno sorriso. Bello (par che essa
dica), bello fuor di dubbio andare al Paradiso: ma anche

presi

tutta irradiata

il

canto bello, e l'uomo

sue debolezze, questa

del

tanto debole,

che, tr le altre

compiacersi nell'arte,

seppure

distragga per un istante dall'urgente dovere, non poi la

LA POESIA DI DANTE

108

un

pi grave.,

picciol

da

fallo, fallo

come

e che,

scappano via disordinatamente

anime no, porge ap-

lo

picco ad alcune parole di Virgilio, per


-che, se

il

quali

le

e operato, e conosce le difficolt e gli errori, e

bato

la fronte,

salirvi

punto pi agevole, che consenta

s'incontrano

in

gentili, di

calma,

cui
la

per

ba vissuto

ha

sofferto

stesso:

pi non disse, e rimase tur-

ripido che impossibile

di

monte, cosi scose

non

si

porre saldo

il

trova
piede.

quella plaga, a schiere o a gruppi, altre

anime, nelle cui figure

la

sospirando

altrui,

Si pervenuti, intanto, a pi del

sceso
altro

ammonisce

qui chinb

... e

soffre,

pu dire

si

musica buona. Sono una

libretto mediocre, la

di quelle rapide e sobrie e rattenute effusioni di chi

all'ap-

dei soliti equivoci, seguiti dalle solite spiegazioni,

l'ombra che Dante proietta e

-circa

fanciulli,

severo pedagogo.

)arire del

Uno

fanciulli,

da uo-

fanciulli,

mini che meritano di esser rimproverati qui come

poeta viene esprimendo

il

gli affetti

ora pieno: la delicatezza, la verecondia,

rassegnazione,

la

pace, la

mansuetudine,

il

l)erdono dello offese patite, la benevolenza universale. Eb-

bero gi esse altre qualit, e

altri

ben pi rapidi, e persino

violenti e sanguinari, moti d'affetto;


e ingentilite, e

guardano

ma

ora sono mutate

passato e sorridono, fuori della

al

mischia a cui quasi non sanno pi come mai poterono un

tempo, con tanto furore, partecipare. La vita dell'eterna salute

non

dolgono

pi la vita terrena: ora


e

non pesano

in

ricordano bens,

ma non

le offese sofferte, le ferite rice-

pi,

vute, le ingiustizie altrui,

si

propri erra nienti e peccati.

questa serena e dolce condizione di spirito Dante colloca

uno
parti

di quei personaggi,

nelle

pei

quali (ne avversasse o no le

contingenze della vita politica) provava alta

ammirazione e una sorta d'ainore, da uomo che

muove

al

tistico:

Manfredi;

generoso, al prode,
il

al

grande,

si

com-

al nobile, all'ar-

cavalleresco re di Sicilia, perseguitato

IL

IV.

PURGATORIO

a morte dai papi, odiato dai

ma

reo di gravi peccati,

guelfi,

e bello e di gentile aspetto , e gentile di cuore,

biondo

109

ben degno che

in ultimo si rivoliJra e si salvi in Dio.

Manfredi non responsabile innanzi agli uomini,

di

innanzi a Quei che volentier perdona, e che

mentre

toglie

seco:

coi'po

trafitto

ma

solo

lo solleva

ancora incrudeliscono

chierici

battaglia, e

in

L'anima

su!

ossa sue, insepolte, sono

le

battute dalla pioggia e dal vento. Nessun accento polemico


e partigiano

rende acri queste cose che egli dice:

come giudica

egli giudica papi e cardinali


il

loro torto e

vede anche

ormai

vede

s stesso, e

il

torto proprio e le ragioni della

in

questi primi canti del Purgato-

Santa Chiesa.
sorriso,

Il

rio,

che brilla

varie occasioni e con varia forma e intensit, ora

in

condisceni lente
gli
si

uomini

ma

con

contenuto, ora blando e riconciliato con

le

cise,

si

volge all'osservazione coinic^,

fa quasi riso, al principio dell'intrapresa salita del

(iella

retto dalla sua

guida;

e,

quando

rampicato sul primo cinghio,

siede,

suo pensiero torna alla

salita e alla

quanto c' ancora da andare,


fornito

tery:li

il

nuovo ragufuaglio

una voce,

e,

sole,

ar-

muove a

lo

di Virgilio.

sua asprezza, e

Poi

il

domanda

non appena Virgilio

gli

ha confortato col met-

e lo

tra lassa e ironica, si

manda

lui

ode

vita

terrena,

Blacqua,

il

li

tutto

giorno nella sua bottega


col

nel

^.

E una

su-i

un gran pe

Forse Che

conoscenza

pigro per ecc<'llenza, e

Purgatorio n pi n meno di come stiva

che sta
il

di dietro

la riflessione e l'avviso:

di sedere in prima avrai distretta!

gendo

essersi

innanzi l'immagine drl riposo che tiover al termine,

troiie, e

della

dopo

bisogno di comprendere la

il

nuova posizione in cui gli si mastra il


domandare e ad ascoltare le spiegazioni

ha

monte

purgazione. Con fatica e con afi'inno sale D.mte, sor-

braccio

le

di

F.renzo, seduto, cin-

ginocchia e tenendo tra esse

il

viso

basso. Per Belacqua, matto o stravagante Dante, che

si

LA POESIA DI DANTE

110

propone problemi astronomici, e savio o normale

non cura queste indagini


fanna a

ha ragione

salire, e

mente; ed

ha anche

egli

che prende

lui,

tanto, per allora,

non

punto

s'af-

cose placida-

le

suo atteggiamento:

la filosofa del

sarebbe fatica sprecata

che

lui,

ha torto Dante, che

inutili;

affrettarsi l'andare su, che porta?:


non sarebbe potuto entrare. Ma Dante
:

un don Chisciotte, che

gli

manchi

il

senso del

n Belacqua un Sancio Panza, espressione del buon

reale,

senso. Belacqua piuttosto la voce della pigrizia, che suona

dentro di noi in mezzo

ai

nostri sforzi, e che noi cono-

sciamo ormai cosi bene che non


e possiamo non farle

il

turba pi con alcun timore,

ci

viso dell'arme, e anzi celiar con

e perfino riconoscer'- quel tanto di ragionevole,

lei,

che talvolta

tra le sue esagerazioni.

Prendere

le

cose senza troppa furia:

Belacqua non dice del

tutto male,

sebbene l'ammonimento

venga da un pulpito che non


renza.

Perci

riso

di chi

par che

si

le

mai

ispira molta fiducia e reve-

labbra di Dante
ride se

si

non

si

muovono

di noi stessi,

un poco a

anche quando

rida degli altri?

Ci sono casi di cui

abbiamo

udito, morti e uccisioni e

crudelt, accadute in circostanze misteriose e quasi senza


lasciar traccia, che portiamo
tasia,

sempre rinnovandosi

sempre nel cuore


al

e nella fan-

ricordarli la simpatia e la

brama di sapere il certo: e tre di questi casi ci


vimgono innanzi in Iacopo del Cassero, in Buonconte e nella
Pia. 11 primo si era inimicato il signor d'Este, che lo persepiet, e la

guit a morte; ed ecco proprio quando


pili sicuro, nel

dai sicari del suo nemico, e fugge, e

sarebbe ancora

si

credeva di esser

passare pel territorio p.idovano, avvistato

tra

si

sarebbe salvato,

respiranti e viventi, se avesse preso

altra direzione nella fuga e

non

si

fosse

impigliato in un

pantano, dove fu scpragy:iunto e scannato. La commozione


tutta per questa vita
trarsi al

fito

umana,

imminente

spetita

mentre

si

sforza di sot-

e qu;isi sta per vincerlo: spenta in

IL

IV.

PURGATORIO

quel solitario luogo, tra le cannucce e


il

nemico valoroso, che

un

e che, nel caldo della lotta, a


occhi, perito

non

si

brago.

il

combattuto

si

111

Il

secondo

temuto e ammirato,

tratto si dileguato dagli

come per mano inconsapevole,

sa

in

fatto. Al-

luogo oscuro, senza che sia rimasta traccia del

l'avida curiosit, che chiede notizie, risponde l'immaginazione,


il

formando supposizioni

poeta

si

morte, mori invocando

demonio,

Panima,

stizzito al
si

e possibilit; e in

il

una

di queste

Buonconte, fuggendo

posa volentieri.

nome

di

ferito

ma

il

Maria, e fu salvo;

veder che l'angelo

gli

portava via quel-

era sfogato sul corpo insensibile e l'aveva fatto

trascinare e perdere nel fiume ingrossato: trascinare, scio-

gliendo
si

braccia irrigidite, che nell'ultimo istante di vita

le

erano composte

r umile dedizione

croce e avevano simboleggiato cosi

in

ghezza
di

di

lascia

si

andare insieme

ricordare e adornare fantasticamente

una giornata

temporale che

Dante,

alla giustizia e misericordia divina.

con questa immaginazione,


storica,

alla va-

particolari

battaglia di Campaldino, e

la

segui alla vittoria fiorentina.

nota per fama pietosa e gentile, e perci

le

il

La Pia era ben


basta chiamarsi

con qnel nome: la Pia. Le sue parale sono cosi delicate


che paiono non dette

ma

una musica quel povero

danno

sospirate, e

e dolce

nome;

accompagnano come
cosi femminili che

si

sollecitudine dt^Ua lunga via e del riposo di "colui a cui

sono rivolte (e riposato della lunga via). Ella ricorda

il

luogo della nascita e quello dove peii, e accenna senza


nominarlo, e senz'

altri particolari,

all'uomo che pur doveva

come

averla amata un tempo e l'aveva fatta sua, e che sa


e

perch ella perisse:

di sposa, le die poi la

Tutte queste e

le

sa,

chele dette

l'anello

anime pregano perch

di l si

perch

egli,

morte
altre

preghi, e fa ino i"essa intorno al pellegrino che viene dalla


teiTa

vi

niolti'plici

torner; ed egli

si

libera

a stento dalle

e insistenti preghiere. Altra impressione,

liro

anche

112

LA POESIA DI DANTE

come

questa, venata di sorriso,


colai che

abbandono

lasciano in

vicende del giuoco,


attaccano
In

sente nel paragone con

si

vincitore nel giuoco della zara, e gli astanti

il

perditore, che ripensa dolente alle

il

ripetendo

al fortunato, e gli

le

volte e tristo

impara

, e si

fan ressa intorno per ottenerne

mancia, ed egli risponde a questo e a quello, e d, e

difende come pu dai fastid della vittoria.


sofico-teologico

con Virgilio, circa

la

Il

si

dialogo

filo-

delle

pre-

efficacia

ghiere, assurdo nella sottigliezza della teologica soluzione,-,

non privo del medesimo sentimento


perch
subito

al
si

nome

di Beatrice,

avvede che ormai

di lietezza sorridente,

che Virgilio pronunzia, Dante

la salita

pi agevole, e quasi

incita e affretta lui la sua guida.

Ma

par che Dante sia ormai pago di tante figure che

ha disegnate, miti e

dolci, e

si

volga di nuovo per un

istante al suo pi vero ideale, al propriamente dantesco, a

quello dell'energica volont e passione,

ma

libero ormai di

ogni miscuglio infernale, purificato e compiuto nella dignit


della virti. Bordello se ne sta solo in disparte, altero e disde-

gnoso, e non d segno di meraviglia e non dice i)arola, e

sguarda a guisa
gatorio, egli ha
al

il

suono del nome della sua terra natale balza

commosso
bile.

solo-

quando si posa . Farinata del Pursuo grande e tacito amore nella patria; e

di leon

e affettuoso quanto

in piedi, tanto

prima pareva freddo

e impassi-

Sordello tutto in queste poche terzine, e per esse

mane

ri-

scolpito nelle menti dei lettori. Poi scende dal suo piedi-

stallo, ossia

abbandona

il

suo primo atteggiam<'nto poetico,,

per accompagnarsi, guida tranquilla, ai viaggiatori e por-

ger loro informazioni, diventando, con cangiato


plicemente

il

tiva

sem-

buon Bordello, e insieme per servire d'appicca

o da strumento
\

stile,

all'Italia e

al

poeta per due effusioni politiche: l'invetil

giudizio dei principi odierni d'Italia e

d'Europa, messi a riscontro con

le

persone dei loro padri.

Sono due brani robusti e magnifici, e

il

giudizio politico sui

IL

IV.

principi

PURGATORIO

113

converte in un quadro, in cui dietro alle figure

si

che sono in primo piano, quelle dei padri, in atteggiamenti


scorgono

caratteristici, si

le altre,

quelle dei

concretamente qualificate: dietro Ottocaro


si

prova a confortare

il

quale se ne sta

pasce;

il

Na varr,

rigo di

ambasciano

si

lippo

Bello,

il

come per

Boemia, che

che ha

che

fallo

lo

rimorda,

si

consiglia con Ar-

si

benigno aspetto, ed entrambi

sdegnano per

il

mal

il

loro figlio e genero, Fi-

Francia. L'invettiva

di

all'Italia

prorompe improvvisa ed una vera digressione (come


poeta stesso, del resto,

si

barbuto, cui lussuria ed ozio

figlio,

nasetto, Filippo l'ardito,

di

non meno

suo antico rivale Rodolfo d'Asburgo,

il

triste

vede Vincislao, suo

figli,

la

il

chiama), troppo lunga ed ela-

borata per adagiarsi spontanea in quella situazione, che


solo ne tulleren

un

bbe

le

esortazioni,

inazioni,

prime

ironie,

di

quanto

si

propone

chi

preso

dimentica nulla
politico

l'efi'etto

di raggiungere.

Fresca risorge

ma non

a cuore di dire per

gli sta

come

sarcasmi,

bens dal furore della passione,

dendo

Dante declama

terzine:

tre

pezzo oratorio, con partizioni, trapassi, escla-J

intero

vano

la

l'udire

discorsi di Bordello,

che
^

poesia del cuore, quando Dante, rendi

cose politiche, distornandosi dai

s'immerge

n*'lla

scena che

gli si

forma

attorno e assiste a un mistero dell'anima, dell'anima che


trepida e prega e invoca da Dio l'aiuto nelle tentazioni del

mile. Questa lotta interiore prende figura nel gruppo delle

ombre che sono


che recita
tando,

la

nella valletta, in quell'

esercito gentile ,

preghi'ra e poi riguarda in su, quasi aspet-

pallido

ed

umile

>.

Timore

e speranza, sfiducia e

filueia. Senso di debolezza all'insidia e senso di sicurezza,

confluiscono in quell'atto; e l'anima

dolore

di

quando

il

amore,

in

quell'ora

si

riempie

solfusa

sole tramontato e la sera

si

CR'CK, La poesia di Dente.

un misto

malinconia,

approssima, l'ora

in cui naviganti e via.iigiaturi pi risen;ono

di

di

il

desiderio

del.

LA POESIA DI DANTE

114

proprio tetto e dei cari amici, e


di

il

cuore

strugge

si

suono

al

una campana che chiami a compieta.


Il

dramma

della vinta

esterno, e perci

si

tentazione

nel prosieguo,

fa,

si

superficializza alquanto, nel rappresentato

combattimento dei due angeli, che scendono dal


fugano
quale

mala biscia: sorta

la

vedono

si

altri

cielo e

di sacra rappresentazione, della

saggi in questa seconda cantica. Negli

intermezzi della piccola rappresentazione a cui

si assiste,

alcune affettuose terzine sono dal poeta dedicate a un amico


e

che di

figliuola

alla

moglie

lui

ricorda,

si

quando invece

la

ha dimenticato nelle nuove nozze, dove pur non

lo

trover l'amore che ebbe un tempo; e altre, calde di gra-

una casa signo-

titudine e di alto encomio, s'indirizzano a

che accolse e protesse

rile,

profugo.

il

Alla porta del Purgatorio Dante non

arrampica,

si

ma

trasportato per grazia e in guisa soprannaturale, durante

un sonno

in cui caduto.

gno non gi una

nel sonno sogna, e questo so-

ma

delle solite allegorie,

traduzione in termini fantastici di quanto

mente. Sogna che un'aquila

Ganimede, e
punto
la

il

sfera

lo tragica in alto alla sfera del fuoco, nel

rovente, coincide col


di

risveglio. Poi

nuove

cose

porta del Puriratorio, dell'angelo che

cerimoniale col quale a

primo ripiano

qual

lui si

descrive

titcazioiie

ra/-ione

Come

ima

il

mirabili, della

<li

Ma

conipiinzuiiii'
l'ari-s

ra

r.on

oltre, sul

l)assorilievi,

secondi

pritieipali.

ripljflia

sta a guardia, del

dischiude.

come pi

serie di altorilievi,

signe umilt,

vi

si

sulla

ripa del

del Purj!;'aiorio egli ^juarda e vede intairliata

serie di ri(iua'lri con

real-

come gherm

bruciore del contatto, in cui sta per entrare con

viaggio, con l'incontro

una

accade

gli

ghermisca,

lo

piuttosto la

pavimento, una

primi con esempi d'in-

superbia domata e punita: e ne


l'effitto,
in-r

fai rice,

;iinmiiMta.

le

piuttosto

che

mor-

di

cose ritratte, di animi-

che,

sopr'esse

si

disnirgi.

uscente dalle lalibia

di

Ca-

IV. IL

PURGATORIO

115

potenza del canto, cosi ora quella dell'arte scul-

sella,

la

toria,

attingente l'eccellenza di s stessa per opera sovru-

mana

o per opera del genio, e a cui, col

mezzo delle elaborate


descrizioni, si scioglie un inno di lode. La prima serie di
scene, che splendeva nel biancore del marmo, (per valerci
delle caratteristiche date dal poeta) parlante, e la seconda,

ma

muta

anche nelle stragi

vivente, vivente

Dante coglie

ritrae.

nel

l'arte

quando non appare

nell'arinna,

momento

sensualmente o

pi,

intel-

lettualisticamente, quale effetto di questo o quel senso.


visibile parlare, qualcosa che tutt' insieme

tocca,

ode,

si

si

che

e morti

in cui entrata

un

vede,

si

si

odora, e non niente di ciascuna di queste

sensazioni separate; innanzi a essa, la riflessione sui sensi


dice

no insieme. Tali, del

si e

razioni

una conferma, o

uii'alrra:

tra

loi'o

con

la

sono sempre
o

ritratte

le figu-

immaginate da

coscienza che s'acquista, che

corrono limiti ondeggianti, che l'una s'abbraccia

l'altra, e

da chi

fosse,

resto,

un'arte particolare,

di

che
la

la

scultura non sarebbe scultura se

sarebbe poesia, se non f>sse, da chi

la

crea o la ricrea,

scolpita. Lan^-elo dell'Annunciazione apre la

bocca

Ave!, e la Vergine risponde: Ecce aicilla Dei;


imperiali, nell' immobile pietra, pur
la vedovella,

non

crea o la ricrea, parlata, e la poesia non

presso

si

le

muovono

e dice

insegne

al vento;

eavallo di Traiano, di lagrime at-

il

teggiata e di dolore, tiene con l'imperatore un dialogo,


tacito nel sasso,

ma

vivente nello spirito, e dal poeta

ri-

percorso e rivissuto.

Con l'incontro
<ihiate sotto

che

delle

con

spinti

guenti

le

dei superbi, curve e rannic-

il

Purgatorio: seguiranno

ciglia cucite, gli irosi nel

correre,
nella

anime

gravi pesi, comincia la serie delle figurazioni,

svolge lungo tutto

si

diosi

fame

fumo,

gli

avari

bocconi a terra,

nella

sete,

gli
i

gli invi-

accidiosi

golosi

lan-

lussuriosi brucianti nel

fuoco. Si diribbi ro anch'esse bassorilievi o altorilievi, com-

LA POESIA DI DANTE

116

piuti a perfezione con la sola parola, tanto quei martiri sono


resi evidenti, a

giungendo
editzio

le

cominciar dai superbi, simili a cariatidi che,

ginocchia al petto, sostengono con isforzo un

danno un senso di pena a chi le mira, via via agli


panno di livida tinta, poggiati alla livida
levanti il mento a guisa d'orbi, e ui golosi, tutto

invidi, vestici di

roccia,

pelle ed ossa, nelle cui facce paiono le occhiaie

gemme

aiiella

senza

Sono rappresentazioni di uomini che soffrono ed


espiano pazienti le colpe commesse, consapevoli del loro
>.

e perci buoni per questo

fallo,

riconoscimento e per la

docilit e rassegnazione con cui accettano la

zione in cui sono posti, che giusta

e,

nuova condi-

sebbene dolorosa,

cagione di bene. Tal sentimento riempie l'animo del poeta,

che compatisce e riverisce insieme,


quegli espianti,

ma

e la speranza che

Ma,

se questo

riti-ae

li

penetra la generale e
questo,

non

c', le

la loro

e ricorda

peccati di

mansuetudine e mitezza,

irradia.
il
sentimento comune e generale che
comune rappresentazione, se, oltre <ii

pi volte, se non la notizia che d di

t-

questa o quell'anima, di cui Dante per una ragione o per


l'altra

ha stimato

di far

menzione;

timento o accanto ad esso,


affetti.

si

Nel primo ripiano, tra

avvivano
i

berto Aldobrandesco ancora fa


suoi

vanti

nientemeno

altri

le

sentimenti ed

peccatori di supci-bia,

Om-

risuonare la formula dei

d'un tempo, figliuolo di un


di Guglielmo Aldnbrandesco,

e celebrato per
di Oderisi

altre volte, su quel sen-

<

di

gi'an

tosco ,

sangue antico

opere leggiadre dei maggiori; dalle labbra

da Gubbio

si

leva la lirica tra malinconica e

rassegnata, che dice la labilii della gloria uni;ina; in Piovenz;in Salvani, la superbia, con un impeto generoso del-

l'animo, vince a un tratto s lui'desima. Che cosa v'ha di

pi ovvio che congiungere l'imniagiin^ della


tale
lia

gl(ria

immor-

con quella della rinomanza? Solo qualche raro rlosofo

dissociato

due concetti

e mostrato che la gloria

immor-

IV. IL

PURGATORIO

tale nell'opera, nel suo effetto o nella


i;he seguita

vi

and

a operare, suoni o no

unito.

Ma

clii

il

117

sua eterna efficacia,

nome che da prima

non compie questa dissociazione

compierla duro all'individuo, bramoso che qualcosa della


propria vita individuale sopravviva, che sopravviva almeno
il

nome,

presto vinto dal sentimento del

dall''ow7?/a vanita.s, dal


fa

vedere come tutt'uno, indifferente,

il

vivere e

il

morire,

vano

sforzo,

pessimismo, dall'abbattimento, che

il

il

fare e

non

il

fare,

morir bambino senza aver nulla

operato o vecchio avendo molto operato, perch tutto


travolto

alla

pari nell'oblio.

il

poeta, in questo punto,

cosi sente e dice, facendosi ripassare alla

mente

il

succedersi

ancora recente delle grandi fame nell'arte della pittura


della poesia, e gettando nel gorgo del futuro

oblio

anche

s stesso, che ora al montare nel cielo della fama. E, se


in

lui

questo senso della vanit non diventa pessimismo

disperato e cinico, sol perch l'immagine dell'Eterno,

che tutto fa dileguare, pur l'immagine di un Eterno


vino, e rcintroduce

abbattendo

il

dovere e

la

gioia

del

al

sommo

suo
il

e,

della sua fortuna, della

fortuna che rende insolenti anche coloro che non sono

naturalmente; ed ecco, all'udir

di-

Provenzano,

la vanagloria, restaura la gloria.

superbo di natura, era

ben

fare,

dell'amico,

prigioniero di guerra e che aspetta

il

dell'

tali

amico

riscatto, tanto

suo accoramento che la superbia l'abbandona, depone

ogni vergogna, e sulla piazza di Siena


l'elemosina per raccogliere la

somma

si

d a chiedere

occorrente al riscatto.

C'era, dunque, in quel superbo, qualcosa oltre la superbia,

qualcosa di cosi energico da sottomettere la superbia stessa:


trionfo della bont

umana

tra

pi forti impedimenti, che

sono quelli interiori, e perci, in quanto drammatico, tanto


pi significante della forza incoercibile di essa, e tanto pi
atto a scuoter l'anima e a farla esultare

venimento.

come per

lieto a^

LA POESIA DI DANTE

118
Del peccato

superbia Dante

di

si

intinto, e

sa

ne

se

confessa esso stesso con buona grazia, dicendo della paura

che

g-li

sospende

il

chinarsi

toccher

cuore alla certezza che un giorno


rannicchiarsi

Non

supplizio espiatorio.

sotto

gravi

compunzione profonda

c'

gli

pesi

del

que-

in

un'ombra di soddisfa
nuova superbia; egli con

sto riconoscimento, e forse, invece,

zione nell'apparente umilt, e di

fessa quel peccato nell'atto stesso che

si

riconosce libero,

quanto a uomo dato, dal non elegante peccato dell'invidia.

Anche
lieve

scenetta, nella

la

non

sa

il

quale s'accorge di sentirsi pi

perch,

alla risposta di Virgilio,

e,

si

cerca la fronte e trova che ne caduto uno dei sette P,


impressivi dall'angelo, ha del grazioso, allietato quasi della
sorpresa, e ben

fanciullesca
gilio.

Il

patia che

sono

si

chiude col sorriso di Vir-

seniimento dell'invidia ritratto senza quella sim-

non manca nei

ritratti dei

grandi superbi,

venzano:

una mostruosit, una

lattia,

follia,

nel racconto della

senese che narra dell'incomprensibile bruciore che


il

quali

come Oderisi o spiriti generosi come Proritratto come una singolare e incomprensibile ma-

eletti artisti

le

dama

ardeva

sangue, dello strano atteggiarsi del suo animo, onde

ella

godeva degli altrui danni che non della ventura


propria, e soffriva se vedeva uom farsi lieto, e, dispettosa
assai pili

verso
li

suoi concittadini, se ne stette a pregar Dio perche

sconfggere nel combattimento che ebbero coi

lasciasse

fiorentini, e

si

allegr della fuga in cui furono volti e della

caccia loro data dai nemici, e le parve, in quel punto, di

aver toccato

E
tica,

la

sommo

della felicit e della fortuna.

dal malor civile, e la conformazione di un balzo del

Purgatoiio
della

il

ora Dante ripreso dal pungolo della passione poli-

gli

richiama quello

ben guidata

vista dell' invida

di

una regione

come sarcasticamente

di Firenze,

epiteteggia, e

donna senese gli suggerisce la satira


( pi vana dei francesi >), ed egli

contro quella gente vana

IV.

diverte con

si

Diana

delia

fatiche

loro

le

PURGATORIO

megalomanie

119

e illusioni,

con l'acqua

porto di Talamone, in cui profondono

col

IL

denari, e gi par loro vedere le flotte pronte a

salpare donde non salperanno mai, e si pavoneggiano in


immaginazione come ammiragli, quali non saranno mai.
A Guido del Duca mette in bocca una rassegna delle varie

popolazioni del corso dell'Arno, raffigui'a te


e della

lupi e volpi,

come

decadenza e corruttela

porci, botoli,
di

quelle di

Romagna, sospirando invano i tempi trascorsi, la gentilezza


scomparsa, le virtuose donne e cavalieri e le nobili fatiche
e i ricreamenti, mossi da amore e cortesia. Qui si sogna, si
i

rimpiange,

piange e

si

ci

si

sdegna:

politica diventa

la

Pi innanzi, Marco Lombardo

affetto di tutta l'anima.

un

fa

simile ritratto della regione lombarda, dove ancora solo in

vecchi l'et antica rampogna

tre

forma

processo

il

nuova; Ugo Capeto

la

discendenti, degeneri e perversi,

ai suoi

con tanta indignazione da consolarsi solo nell'aspettazione

matura

della vendetta che contro essi Dio

Forese esce nell'invettiva contro

non ben
In

donne

fioren-

avvertono, in quel detto che scoppia con opportu-

tine, e si

nit

nel suo segreto:

le sfacciate

giustificata, la

mossa

questa parte del Purgatorio


o

sioni estatiche

in

sogno,

abbandonarvisi o

l'atto di

il

tono oratorio.

il

si

moltiplicano

poeta

si

di destarsene,

le

vi-

sorprende nel-

con

la

mente

ri-

stretta dentro di s, chiusa a ogni percezione dell'esterno,

meravigliato

l'uomo
che dal
scono,

di

questa

mondo

al

cielo, e tutto

si

potenza immaginativa

circostante e che non

assorto nelle

che va innanzi con

gli

che

ruba

pu venire

altro

immagini che

occhi velati e

lo rapi-

le

gambe

avviluppate, a guisa di cui vino o sonno piega, finch


a

un

tratto,

oppure
in
^i

egli

altro,

l'anima torna

vaga

finch gli

tramuta

in

alle cose

che son fuor

di pensiero in pensiero, e

occhi

si

chiudono,

sogno. Che cosa sono

di lei

vere

vaneggia d'uno
il

pensamento

fantasmi, nei quali

LA POESIA DI DANTE

120
cosi

la

sua immaginazione

perde? Sono tracce di cose

si

udite o lette, richiamate per

il

e che

sieri e gli affetti presenti,

legame che hanno coi pensi avvivano nei loro tratti


che riman-

salienti, nel gesto significante, in quelle parole

gono
lascia

incise nel profondo dell'animo.


i

Il

suoi e va a disputare coi dottori,

ricordo di Ges, che

sull'entrare, con dolce atto di

ch

ci facesti

questo?

condensa nella

vi-

una donna che,

in

si

sione di un tempio con molta gente, e di

madre, dice:

L'aneddoto

Figliuolo, per-

della figliuola di Plsi-

strato clto nell'ultimo atto, nel dialogo di Pisistrato con la

moglie e nella risposta, filosoficamente benigna, del

momento che

vita di santo Stefano tutta nel


si

aggrava a terra

occhi

sotto

pregando a Dio perdono pei suoi persecutori.

al cielo e

una

dell' Eneide si

fanciulla, che piange forte e dice:

ch per ira hai voluto


alquanto

giovanetto

colpi dei suoi carnefici, levando gli

Dal racconto dell'ultimo libro


di

il

re. Lia

artificiale, ,

toglierti la

pi oltre,

il

alza la persona

l'egina, per-

vita? Meno

sogno con

felice, cio

la visione della

femmina balba, di un'immagine-concetto, che non n


tutto immagine n tutto concetto, ed ha dell'allegoria nel
senso deteriore.

Anche

in questa parte

cominciano a

farsi frequenti

estese le intramesse didascaliche: Virgilio schiarisce

accada che l'amor dt4)to, guanto pi

ed

come

distribuito fra molti,

in sorte; Marco
Lombardo confuta il falso giudizio che la corruttela del
mondo provenga dall'influsso dei cieli e ne dimostra l'ori-

tanto pi fa ricchi

coloro

che

lo

hanno

gine nella mente umana, che non ha saputo tener distinti e


al pari vigorosi
la
<li

spada e

il

etica, sul

due poteri che debbono reggere

bene

o eccessivo o
dell'amore

pastorale; di nuovo, Virgilio spiega


e

il

difettivo

male come nascenti da

le societ,

una pagina
retto o falso

amor\ e sull'inclinazione naturale

e l'intervento in esso della libert

morale; Stazio

disserta di fisica o fisiologia, svolgendo la teoria della g-

IL

IV.

PURGATORIO

nerazione.

Non rappresenta

Dante,

travaglioso farsi del

stico,

il

che

si

gi, questa poesia dottrinale di

vero, o lo spirito entusia-

annunziatore di verit nuove,

sa

rivoluzionarie, o

La sua drammatica

come

discente e del maestro:

del

originali,

cozzo d(41e opinioni e degli argomenti

il

in dialogo e in polemica.

quella

121

unicamente

vada

di chi

alla

scuola di dotti uomini, possessori di quel sapere che a lui

manca,

e ascolti le loro lezioni. Virgilio, terminata

una sua

spiegazione, guarda attento nel viso di Dante per vedere


se soddisfatto, e Dante, che gi assillato

manda, tace per timidezza,

e l'altro,

timido voler che non s'apriva,


la

parola e

gli

gli

viene incontro con

porge ardire. Altra volta,

D.inte

dalla stessa timidezza: tenta di domandare,


tenta, simile (dice) al

di volare e

cala

da nuova do-

che s'accorge di quei

non s'attenta D'abbandonar

dir,

ri-

cicognin che leva l'ala Per voglia


lo nido,

Virgilio l'incoraggia e gli dice sorridendo:

L'arco del

preso

arresta,

si

che insino

e gi la

Scocca

ferro hai tratto. Cosi questa

al

poesia tutta informata dall'anima del maestro che sa, e

vuol render chiaro


il

concetto che espone, e

il

discente per abbracciarlo e

perci

concetti esposti vi

si

si

piega verso

sollevarlo verso

il

vero; e

rivestono d'immagini corpu-

La forma susianziale, distinta e unita


alla materia, possiede una virt specifica, che si sente solo
nell'operare e si dimostra solo nell'effetto, come per verdi
lente e fulgidissime.

fronde in pianta vita

Le prime nozioni

sono nell'uomo, come studio

in

ape

nel processo della formazione del feto,

si

volge lieto Sovra tant'arte di

da

l'intelletto possibile,

s in s rigira :

lui creata,

e fassi

si

primi appetiti

mle

giunge

Quando,

all'articola-

Lo Motor primo a lui


natura... ; par che ammiri

zione del cervello, Dio interviene:

ci che la natura,

di far lo

ha ereato,

e vi spira dentro

un'alma sola Che vive

come (segue un nuovo paragone)

il

e sente e

calor

sole che, congiungendosi all'umore che cola dalla vite,

d(;l

si fa

^1i
l'

LA POESIA DI DANTE

122
vino.

Ma

si

diminuirebbe

la poesia didascalica dantesca,

S(^

la

confinasse a codeste immaj^ini sensuose e splendide, di cui

si

in ogni parte s'infiora. Poetica essa nel

s'imprime

suo stesso moto, che

ai particolari, quali clie essi siano, nascenti dalla

chiarezza fantastica delle immagini o da quella inteltetttmtedelle distinzioni e divisioni, dei sillogismi,

menti del terzo escluso. Qui


ispettacolo estetico, di cui

('iome lo stesso

dilemmi e argo-

dialettica convertita in

la

compiace; e qui verimente

ci si

Dante aveva detto

in

una

delle sue canzoni

didascaliche) la filosofa di s stessa s'innamora.

Tra queste
strarsi

visioni e addottrinamenti

personaggi del

dramma

non cessano

o della

mo-

di

commedia umana.

Papa Adriano V ritrovato tra coloro che, bocconi per terra,


purgano l'avidit o avarizia. Era stato papa, ma ora
un'anima come le altre, nella sua nudit, e a Dante che s'inginocchia come Se egli fosst- ancora rivestito della suprema
dignit, ricorda che ora, con lui e con gli altri, egli sem-

plicemente

Avido gi

ma

papato;
gli

conservo

e ambizioso,

una medesima possanza,

di
si

di Dio.

era, spingendosi, innalzato sino al

quel mese o poco pi, in cui tenne l'alto

valse non a soddisfacimento dell'ambizione,

fargli sentire

zogna della

il

si

vuoto dell'ambizione, a scoprirgli

vita terrena, a dargli

il

la

E nemmeno pu

clienti e cortigiani, tutti cattivi

ed egoisti; e

pensiero alla terra, scorge col, nella

una

viventi,

nome

nipote, che ha

luto d'affetto e

Chi
la

m'

di

una
l

folla

volgendo

degli ancora

lei

muida un

tacita aspettazione di sufifragio:

sa-

que-

rimasa.

non ha vagheggiato talvolta

morte,

solo,

Alagia, buona se non sar

corrotta dall'esempio triste dei suoi; e a

sta sola

avvide

ora confor-

devozione serbatagli da amici e da parenti, da

tarsi della

il

men-

sentimento della respon-

sabilit, a riempirlo di umilt. Salito cosi in alto, si

della sua pochezza e miseria.

uffizio,

invece a

propri amici,

cari

di rivedere,

vincendo

perduti, e riprendere con

IL

IV.

loro

PURGATORIO

123

>

discorsi sulle cose familiari od amate, e

particolari

non conosciuti

tempo, come se

in quel trascorso di

dopo lunga assenza per

si litiga

il

compagno

e ci s'infuria,

ci si ritrovasse

insieme

viag-gio o per altra separazione?

sta poesia in fondo all'incontro


di giovent,

apprendere

e raccontare ci che accaduto

di piaceri e di errori, eoi

ma

pur

Que-

con Forese Donati, l'amico

gli si

quale

vuol bene, e che assai

quando la morte lo port via. Quanta e


quale vita ebbero in comune! Qual fosti meco e quale teco
io fui!. E ora tacciono sulle loro comuni e scambievoli
stato lagrimato

o solo velatameite vi accennano, e in quegli istanti

follie

di dolcezza risorgono le persone dilette, le creature pure,

che sono

la

parte pura dei loro comuni ricordi: la buona mo-

glie di Forese,

ha pianto

fede,

la

che egli chiama la Nella mia,

mia, che non

vella

mia

vedo-

ha serbato

pregato per lui; e Piccarda,

la sorella,

che tra bella e buona

sorella

la

dimenticata di lui, gli

si

Non

so qual fosse

pi..., e che ora in Paradiso e lo attende. L'amicizia,


cosi purificata,

si

ravviva, dolce e tenera,

e,

poich sono

andati insieme alquanto e Forese gli ha mostrato cose e

persone del luogo dove

si

trova, e

dovranno provvisoria-

come obliando la terra


e la morte, e quasi il distacco sia per un nuovo viaggio,
amorevolmente e desiosamente: Quando fia ch'io ti riveggia? . Le altre cose dell'episodio, come la gi notata invettiva contro le donne fiorentine o la predizione sul prossimo
ammazzamento di Corso Donati, non si legano al significato
mente

risepararsi, l'amico gli chiede,

poetico, e starno

che

ci

li

perch Dante, per suoi

fini,

ha voluto

fossero messe.

chi

non ha

uomini, che
ftima, e

il

si

caso

conoscevano
li

commozione di due
stimavano e amavano per

assistito talvolta alla

fa

finalmente incontrare senza che sap-

piano di trovarsi in presenza, e l'uno parla del suo desiderio di conoscer l'altro, e cosi

si

rivelano, e

il

sorriso si

LA POESIA DI DANTE

124

frammischia

commozione

alla reciproca

motivo poetico dell'incontro

e meraviglia?

il

con Virgilio. Cosi

Stazio

di

forse Dante dov talvolta fantasticare d'incontrarsi con alcuno dei grandi del passato, dopo che si fosse fatto degno
di essi e

com'essi fosse portato sulle ale della fama: incon-

come discepolo con maestro, ma discepolo che ha

trarsi

onore

al

maestro ed andato oltre

compiace nel riconoscere


i

nuovi pensieri,

dipendenza e insieme ammira

la

nuovi ritrovati,

che pure in qualche modo

lezza,

Per

Virgilio, a queste parole,

ammiccando a
l'altro. Si

Virgilio;

legano

ed

Purga-

in

commosso,

con

sorride,

Dante che d a conoscerlo

discorsi tra

al-

due poeti romani, e a Virgi-

rimasto pagano, Stazio che ha progredito ed diventato

lio,

cristiano,
lui,

norma

sua

dalla
alla

sebbene nascosto, pu dire che non solo merc

merc deVEnede,

perpetua

va

di trovarsi alla

anno

volge a Dante

si

viso che tacendo dicea: taci; e Dante,

di

esser vissuto al

dice Stazio, che non sa


del desiderato, starei ancora un

di bel-

appartengono perch

di Virgilio

presenza
torio.

nuove opere

le

gli

dall'opera di lui ebbero nascimento.

tempo

fatto

di lui, sicch questi si

profetica

nuova

la

quale ebbe madre e nutrice e


poeta,

nell'arte, fa

ma

che da

Che porta

il

lume dietro

dopo s fa le persone dotte E


dei comuni colleghi in poesia e in
.

nostro antico

>, di

e s

come quei che


non giova. Ma

domanda

poi gli

letteratura, di

Varrone; e Virgilio

Cecilio, di Plauto, di

lattar pi ch'altri

mai

di desiderio

Il

all'udir

cuore di Dante
parlare di

cose, alla celebrazione della Poesia e del Poeta, del

che pi dura e pi onora

>:

che

le

e degli eroi e delle eroine che

Stazio aveva cantato nei suoi poemi.

gonfia d'amore

notizie

Terenzio

gliele d, di essi e di altri ancora, e di quel greco

Muse

cio

venne anche l'avviamento

poesia, gli

fede, alla beata sorte: Facesti

di notte,

lui,

rapito, ascolta

poeti e degli eroi leggendari, dei quali

si

queste

nom.e

nomi dei grandi

due s'intrattengono

IL

IV.

come

125

che chiama

di persone familiari; quei loro discorsi,

ragioni

dolci

le

PURGATORIO

tare.

facile

introducono nei segreti del poe-

lo

avvertire la ricchezza di questa rappresen-

tazione a confronto del

sommario ragguaglio e del catalogo


il medesimo motivo a prin-

onomastico, con cui trattato

prima cantica.

cipio della

Dalla letteratura antica

poranea
per

si

passa alla moderna e contem-

dei

tratti

solennit ammirativa

alla

alcuni

in

canti

per

succedendo

seguenti,

poesia

la

nella

sua idea,

poesia classica o tenuta classica, professioni di

la

fede, giudizi d'approvazione e riprovazione, atteggiamenti

Dante enuncia

polemici.

sua

nella
il

poesia

la

amorosa;

padre suo e digli

altri

teoria

alla

saluta

in

quale

Guido

si

attenne

Guinizelli,

com-

suoi migliori , che mai

ponessero dolci e leggiadre rime; asserisce la superiorit

Arnaldo Daniello sopra

di

tutti gli altri poeti e

romanzieri

nota la tramontata riputazione di rimatori in volgare

confermando, con

liano,

l'effetto

accaduto,

la

giustezza dei

giudizi suoi e dell'aver egli tenuto diversa via. Versi

masti

celebri

tutti

citati, nei

nella storia letteraria e

ita-

ri-

continuamente

quali l'importanza critica rialzata dalla bellezza

epigrafica ed epigrammatica della forma.

Par che Dante fosse d'avviso che


poeti, quando peccano, non peccano di basse o truci voglie e per malignit,
i

ma

solo d'incontinenza e sensualit: Stazio era tra

dighi, Bonagiunta tra


i

lussuriosi.

peccatacci

di

prammatica

pro-

Arnaldo sono tra

suoi

d'amore, e passare attraverso

fiamme: con qualche rossore,


che

Guido

anch'asso. Dante, deve ora purgare


peceadigli

golosi.

non

si

din^bbe,

ma

di cuore, e al

le

con un rossore

quale non rispon-

dono vera vergogna, affanno, umiliazione: rossore da bambino clto

nuovo, pur

mento

di

fallo, e

che forse sa che

nuovo ari'ossendo.

e d'atteggiamento

vi

si

far cogliere di

con immagini

di senti-

bambinesche rappresentato

il

suo

126

DANTE

P<1ESIA DI

I>A

sottomettersi pauroso e riluttante

passaggio tra

che scottano, facendosi da chi l'ha


curare, confortare, mostrare

pomo che

bel

il

le

fiamme

cura spingtTe, rassi-

in

gli si

dar in

dopo che avn\ compiuto quello sforzo: il pomo che


meno .'he il rivedere alfine la donna amata, Bea-

premio

n pi n

angelicata quanto si voglia, ma pur sempre donna e


donna amata. Malizia? Ironia? Sono parole che, a proposito
di Dante, non si osa mai pronunziare, e che certo, pronuntrice,

ziate

modo troppo

in

ma

stonerebbero;

spiccato,

certo

altrettanto che la schiettezza dei suoi affetti, la spontaneit

dei suoi moti,

veracit sua di poeta

la

ribellano a ogni

si

preconcetto disegno e danno forma e figura alle pi impensate situazioni, alle pi delicate sfumature dell'anima, e ai
loro contrasti, che sono anche, talvolta, alternanze di serio

e di giocoso.
Nell'attrazione e
tanti

attenzione a cosi vari spettacoli, a

cosi gradevoli

pensieri

discorsi, y^ar

che

si

sia

sentimento ammirante e godente, che alita

disperso quel

nei primi canti del Purgatorio, del viaggiare, della escur-

moncome quando

sione dilettosa pur nella fatica del salire una ripida

tagna; o esso
si

risente solo in fuggevoli tratti,

si

montana

innanzi alla

via deserta, nel livido color della

pietraia , o si feriti dai raggi

che tramonta, e
si
il

o,

rivede

sole,

il

serotini e lucenti

infine,

si

dopo aver attraversato

balzo del fumo,

contempla nel

cielo

come un secchione che

mento ritorna pieno


dov'

il

punto, e

si

gilata dai

vien

stendono

la

sui

pastore; e di

il

luna alouanto scema,

la

sommit

Ma

della

(iuel

senti-

montagna,

Paradiso terrestre. Virgilio e

sera

gradini
l, di

travede poco del eielo. ma,

il

le

vapori umidi e spessi,

tutto arda

nel toccare la

luogo che fu gi

Stazio e Dante

del sole

mani, o

con

sole che traluce debole attraverso

fatta

costretti a tarsi solecchio

si

ti"a

in

sofF^rmano a un certo

cme
CjUi

greijire al riposo, vi-

rupi imminenti, s'in-

le
l

lembo,

le

stelle

che

IV.

IL

PURGATORIO

splendono pi grandi e chiare del


del sole,
e

viva

Dante

s'inoltra,

127

Destatosi al sorger

solito.

bramoso, nella divina foresta spessa

Che cosa

questa selva amena, nella quale

appare una bella giovane donna,


e scegliendo

da fiore? Non pochi

fior

al

poeta

che va cantando

sol'^tta,

critici

hanno preso

scandalo del colorito profano della pittura, e dei paragoni

con Proserpina e con Venere, come sconvenienti non solo


al

pensiero generale del

poema dantesco, ma anche

a quella

situazione particolare. Senonch, in verit, non s'intende

come mai

abbiano aspettato fino a questo punto per

essi

provare tale scandalo,

quale assai

al

luoghi dei canti

altri

buona ragione, sempre che


cerchi nella Commedia quel che non c' e si voglia ri-

finora percorsi avrebbero dato


si

fiutare quel che c': cosa che, per parte nostra,


di

non

fare.

procuriamo

qui accetteremo semplicemente quella ven-

tina di terzine su Mitelda

pi belle

espressioni

comporre

in

come una

delle molte

ma delle

della vaghezza che trae l'uomo a

immaginazione paesaggi incantevoli, animati da

incantevoli figure femminili. Tanti di questi giardini, boschetti,

selvette,

pratelli

e pastorelle e pulzellette belle e

coglienti Hoi'i e danzanti e cantanti

recente nella

lirica

comune motivo

e h svolge,

f.>rnia di squisita

con grai

perfezione, in cui

il

della bellezza, dell'amore e del riso

magine (Di
ridica

li

diletto, in

si

suoi mi

riva dritta, Traendo

ufficio

ulti.no

gi

nella

il

una nuova

fascino della giovent,


esalta in

ogni im-

fece dono...; Ella


pili

color con le sue

Cantando come donna innamorata...

pt^rch

altro;

compie
d

It-var gli occhi

dall'alti-a

mani... ;

erano avuti anche di

si

provenzale e italiana; e Dante ripiglia

).

Non

c'

seconda parte del canto Matilda

d'infnrmatrice (sebbene

il

corollaiio

che

per grazia, suoni comn una civettuola cor-

rezione e conferma insieme alle fantasie sull'et dell'oro

credute dai due poeti romani, sulle cui labbra

fiorisce,

LA POESIA DI DANTE

128

quelle spiegazioni, un riso), e poi chiamata ad altri gravai


uffici,

con

meno

pi o

allegorici,

che non hanno nulla da vedere

generata e apparve la
Dante ebbe diverse e maggiori ispiquel che importa , che ebbe anche

Ih ispirazione poetica ond'ella fu

prima

volta. Si dir che

ma

razioni di questa;

questa, e che questa bella, della sua particolare bellezza

Anche quel

e leggiadria.

certo che di stilizzato che

nella rappresentazione del luogo

ameno,

si

avverte

ancora della

e pi

bella donna, in ogni suo atto, passo e gesto, sta perfetta-

mente a posto
il

in

questo quadro, che esprime per l'appunta

gradevole nel suo aspetto generico, come gradimento della

bella natura e della bella creatura femminile,

che

si

accrescono l'uno con

impressione
^lentre

l'altro e

si

due gradimenti

fondono

in

un'unica

di terrestre beatitudine.

poeta

il

cammina

a paro a paro con Matelda,

ode una melodia, vede nello scenario della foresta un fuoca


acceso, e poi la melodia
si

ai

discerne meglio
quali

si fa

come

distinta

di sntte

vengono ventiquattro

come canto

e quel fuoco

candelabri ardenti, dietro

seniori,

a due a due, can-

tando. Passati questi, s'avanzano quattro animali ciascuno

con

sei

ale

tutto

occhi, e tra essi

un carro tirato da un
donne danzano ci.il

grifone, aureo e bianco-vermiglio; e tre


lato destro, l'una color

rosso,

l'altra smeraldo,

la

terza

bianco-neve, e dal lato sinistro quattro vestite di porpora^


delle quali, colei che le conduce, ha in fronte tre occhi.

questa pompa, seguono due vecchi, l'uno in abito di medico,


l'altro

con una spada

aspetto, e infine

in

mano,

e poi altri quattro in umile

ancora uno che procede dormendo con

faccia arguta. Fermatasi la processione, tra


fiori

appare sul cairo una donna velata

di

nube

di

bianco, cinta

manto verde e veste color fianima, Beati'ice, che


parla a Dante e lo rimprovera e lo induce a conless;ire

d'oliva, in

suoi

falli

e a pentiisi e lo fa tuffare nel fiume deirobiio, nel

Lete, e poi gli

si

discopre.

La processione

riparte, Beatrice

IV.

scende dal carro,

IL

PURGATORIO

12i)

grifone Ioga questo a pie di

il

quale

dispogliata, la

si

rinnovella

tutta; e

Beatrice siede, circondata dalle sue donne.

un'aquila piomba dal cielo, rompe la scorza e

nuovi dell'albero e ferisce

fiori

una pianta

sotto di essa

un

tratto,

le foglie e

carro; al cui fondo

il

si

avventa una volpe, che Beatrice fuga, e l'aquila ridiscende


e cosparge quel fondo con le sue penne: poi dalla terra
sbuca un drago, che spezza e trae seco parte del carro e il resto si copre di gramigna. Indi questo rudere mette fuori tre
teste con due corna e quattro con uno, diventa un mostro, e
sopra

mostro

il

asside una meretrice, che un gigante ba-

si

guarda con

cia e sorveglia, e, poich quella

pronti e
glie

si

affisa nel poeta,

il

drudo

gli

occhi intorno

la flagella tutta, e scio-

mostro e fugge sovr'esso con quella per

il

la selva.

Beatrice annunzia allora a Dante la venuta di un messo

Dio che uccider

di

che con

lei

due emp,

Queste scene degli ultimi

dramma

avvicinate a un
e

presentazioni,
gli

atti

che

meretrice e

Ccinti

il

gigante

del Purgatorio sono state

liturgico o a

ravvicinamento ha del vero.

il

la

delinque.

Ma

un auto sacramentai^
codesta sorta di rap-

mirabili e strane figure che vi compaiono,

le

vi

si

compiono,

gli

eventi che vi accadono,

servono, colpendo l'immaginazione, a fermare l'attenzione

perch la niente accolga un insegnamento o un ammoni-

mento, che poi

illustrato dalle scritte

le fijfure, o dai discorsi che loro

pongono

in bocca, o dalle

come in un libretto espliLe immagini, dunque, non hanno in tal caso diretto

spiegazioni che
cativo.

si

che accompagnana

si

valore di poesia,

offrono quasi

ma

sono segni e mezzi per altra cosa: a

un dipresso come ancor oggi (lasciando stare che ancora


oggi
sacre

si

rivedono nelle feste dei paeselli residui e tracce di


rappresentazioni)

si

usa

negli

abecedar

illustrati

per bambini, dove una vistosa figura sta a lato di ogni


lettera, e, attirando la curiosit,
B. Croce,

Li

potsia di Dante,

il

modo

di far "leggere
9

*'M

LA POESIA DI DANTE

130

spiegazione manca, quando mancano


ci che

setti,

E quando

e ben imprimerla nella memoria.

la lettera

si

le scritte

la

discor-

vede una semplice mascherata ossia una

sequela d'immagini bizzarre,

tra

loro

incoerenti

poco

coerenti, senza ;ilcun significato n intrinseco n estrinseco.

Nel caso presente,


1

di

si

Dante

spiegazione manca, cio

stesso; e al pensiero di quella

pu bens indicare

l\,della
(la

la

il

all'

commento

incirca o nel complesso (la storia

Chiesa), e anche veder chiaro in alcuni particolari

meretrice e

il

romana

gigante, che significano la Chiesa

re di Francia),

ma

vana pretesa determinarlo

parte (agli occhi di Beatrice, sopra lui

il

rappresentazione

fissi, il

in ogni

grifone raggia

or con uni or con altri reggimenti : vorr dire che la teo-

in Ges, or lo considera come Dio, ora come


uomo; o che cos'altro?); sicch parrebbe doversi concludere,
come in effetto alcuni critici concludono, che questa roba,
logia, fissa

che ora Dante

offre, sta tra l'allegoria

Ma

mascherata.

se

il

impoetica e l'impoetica

ravvicinamento

e agli autos sacrarne ntales

ai

drammi

ha del vero, non

liturgici

vero intera-

mente, e anzi non punto vero nella sostanza; perch qui


il

poeta non compone esso,

ma

ziale) rifa e imita gli effetti di


;

gli

accade d'assistere
In altri termini,

materia;

e,

il

e di

(e

la

differenza

un dramma

sostan-

liturgico, a cui

prender parte.

dramma

liturgico qui abbassato a

oscuro o no che sia nel suo significato riposto,

o in parte oscuro e in parte chiaro, quel che predomina


il

sentire del poeta, che vede svolgersi dinanzi agli occhi

alcune delle tante immagini, gravide di misterioso significato,

a cui

la letteratura biblica

e cristiana e l'arte sacra

avevano adusato gli spiriti. Donde la particolare poesia che


si sente e si gode in questa parte del poema, la quale si
sottrae alla frigidit dell'allegorismo, perch

ma

non serve

al-

presuppone e se ne serve. Allegorica e


impoetica sar una pittura che non ha il suo motivo in s
l'allegoria,

la

IL

IV,

Stessa,

mente

ma

in

fissato;

pittura, che

pi impoetica, n allegorica, un'altra

prima a sua materia

la

pressione, che essa ha suscitata

qui espressamente

131

>

pensieri di cui segno convenzionai-

certi

ma non

prenda

PURGATORIO

nell'artista.

sue fonti e

le

e ritragga l'im-/

Dante richiama

suoi autori:

Ma

Dante ammira, da

Ezechiel... Giovanni meco...;

svolgono innanzi

leggi

Non che Roma

parvenze che

di

carro cosi bello Rallegrasse Africano ovvero Augusto,

Ma

quel del Sol saria pover con elio

colori

Da

di

suoni

tutte parti per la

Ed

ecco un

gran

-,

artista,

le

gli si

i
Ij

e le circonfonde di

lustro subito

trascorse

Ed una melodia dolce

foresta..

correva Per l'aer luminoso....

Su questa decorazione
littica si svolge,

interpetri,

se

il

provenienza

di

e fattura apoca-

com' stato concordemente avvertito dagli

dramma umano;

ossia, in

ne trova un'altra, a intender

mezzo a questa

poesia,

quale bisogna altres

la

prescindere da ogni significato allegorico, e dimeuticarCj


quello che Beatrice allegoricamente

poeta a un tratto non

Ragione umana

si

Come

Virgilio che

il'

trova pi a fianco, non qui la

ma

o altra tal cosa,

e noi abbiamo avuto


cui figura

si

compagno

quel Virgilio che egli

guida nel viaggio, e la

lega a tutte le impressioni e commozioni finora

provate, ond'egli e noi sentiamo uno schianto allorch ci

avvediamo che
trice

sparito,

che l'abbiamo perduto; cosi Bea-

semplicemente la donna amata nella prima giovinezza,

l'ideale intorno a cui e in cui


tutti, di

si

sono esaltati

generosit, di vita pura, di felicit, di affetto e bont,

di nobile operosit, di sublime religione.


si

gli altri ideali

poi quell'ideale

distaccato da noi, fortuna o morte o nostra colpa

ce

l'ha tolto, e la vita nostra corsa dietro ad altri ideali,

angusti, inferiori, mutevoli, inseguentisi; spinta a essi da

impulsi che via via

veemente, soggiacendo

a cui

valere in

modo

alle contingenze, alla societ in

mezzo

si

sono svolti e

ci si trovati, ai casi

che

ci

fatti

hanno avviluppati,

alla

LA POESIA

132
logica

passioni

delle

quando
quando

che

DANTE

DI

ha trascinati. Ed ecco che

ci

nausea e

rimorso

la

saziet e la

ci

sentiamo avvelenati dei veleni che

il

stessa febbrile azione e passione ha prodotti,

ne siamo

sviati

lontani, quell'ideale

ha

ci

presi,

nostra

la

quando pi

torna innanzi:

ci

noi mutati e stanchi, esso immutato, anzi fatto pi bello e

vivo e raggiante nel tempo che trascorso e per effetto

ormni tra noi ed

della distanza che

sciamo e chiniamo

il

Noi

esso.

lo ricono-

volto tra dolore e vergogna; esso ci

riconosce, ci rimprovera,

compatisce, e

ci

si

appresta a con-

fortarci e a sorreggerci, perch pur

si

perch fu nostro e nostro ancora

prova in quella stessa

si

sente a noi legato,

nostra ambascia, in quella vergogna, in quello smarrimento,


in cui ci

vede immersi e brancolanti.

Poich

come non

situazione divenuta affatto diversa, Beatrice,

la

non nemmeno

qui un'allegoria, cosi

rime giovanili e del giovanile libro

trice delle

di

la

Bea-

devozione:

un personaggio che ha in s la storia dell'antica Beatrice,


ha in s un passato che, con la costanza del nome, le con-

ma

ferisce un'aureola di ricordi,

nuova, solenne, severa,

sapiente, consapevole, e pure amorevole.

pu riamarla

modo

ma ormai

quei cuori,

nel

di

prima, cosi ella non pu amarlo

come prima: l'amore

e guardarlo

Come Dante non

certamente in entrambi

diversamente intonato: Dante

affatto

come un suddito innanzi a

colei

che

am

in

che ora diventata una regina; nel suo amore


os?r di

amare, pur amando, c'

giovent e
ci

il

non

coscienza del suo minor

la

uomo che ama, e, al tempo


traviato; lo ama ed insieme

valore: Beatrice ha davanti un


stesso,

un

figliuolo debole e

materna, materna nella cura che di


nel cipiglio

con

lei,

pi

che

gli

belli

mostra. Tutti

lui

prende, materna

sogni giovanili tornano

che prima non fossero; tornano

in quel-

l'apparizione fulgente e maestosa, velata e pur riconosciuta

attraverso

il

bianco velo; e

il

primo momento quello del-

IV.

IL

PURGATORIO

133

r inflitto rimprovero (un rimprovero che


stessa

prima die nel

nella presenza

detto), e della contrazione dolorosa; fla-

compatimento distende quella contrazione, liquefa quel dolore e le lacrime sgorgano benefiche
e tutto l'essere s'abbandona alla dolce amorevolezza di

ch una parola altrui

quegli istanti.

Il

di

secondo momento pi pacato, quello

della rimemorazione, in cui ripassano le speranze e

e buone prove d' un tempo,

e,

a contrasto,

il

promesse

traviamento ac-

caduto, che non fu per tale da annullare ci che era primitiva e naturale disposizione, ci che rivivr e gi rivive in
quell'atto.

Il

terzo

timida, balbettata,
sulla rozzezza

con

momento provoca e ottiene la confessione,


come di chi rifugge dal fermare la mente

vergognosa del peccato commesso; e

tante commozioni,

si

chiude

acuta del rimorso che l'uomo scosso da

la trafittura cosi

sviene,

e,

cosi svenuto,

tuffato dal-

l'amica di Beatrice nella pura onda del fiume dell'oblio.


po' dopo,

quando Dante ha

ha udito da Beatrice

la profezia e

ricevuta la propria mis-

sione, ritornandosi col discorso sul suo straniamento

e non rammentando Dante


egli si sia

di alcun

mai reso colpevole,

male o errore

da

lei

di cui

dicendo ci candidamente.

Beatrice pu alfine sorridergli, guardandolo benigna, e


spondergli:

Un

assistito al mistero del carro, e

Se tu non te ne rammenti, vorrai

mentarti che hai bevuto l'acqua del Lete!

ri-

almeno ram-

V
IL

wueste

PARADISO.

figure e queste scene, affettuose, tenere, malinco-

vanno dileguando,

niche, grazioso,

fatto, nella terza cantica,

o presto spariscono af-

nella terza e ultima

grande rac-

colta di liriche della maturit di Dante.

Beatrice adempie ora le parti di Virgilio, fa da guida,

da informatrice, da interpetre. Dante l'ha ritrovata e subito


dopo r ha riperduta in quanto ideale ed espressione del suo
cuore: il dramma dell'amore tace innanzi al gran compito
di salire con

di stella in stella, e tutto

lei

udire e apprendere.

qua

e l

Ma non

non risorga

o baleni. Beatrice, nel suo insegnare

e dimostrare, sentita talvolta

che ha compiuto
e

il

premio,

e fa

il

vedere e tutto

tace sino al punto che l'affetto

come una

sorella maggiore,

corso degli studi e ottenuto

scuola al minor fratello,

il

il

diploma

quale ancora

assai indietro ed erra in incertezze ed irretito e tormentato

da dubbi, da pregiudizi e da

falsi concetti, e talvolta le

dice grosse. Al che ella risponde, volgendoglisi


ciul deliro, ora

pueril coto

come a

fan-

con sopportazione, ora con sorriso pel suo


per

mente prendendo a

il

suo pensare fanciullesco, e paziente-

istruirlo.

lezza, la dolce guida,

Ed

bellissima, radiosa di bel-

che sorridendo ardea negli occhi

LA POESIA DI DANTE

136

che rivolge pur sempre ver

santi, e

contemplarla gioia e rapimento.

Ed

lo cielo

viso:

il

ella lo sa e talvolta

Vincendo me col
lume d'un sorriso, Ella mi disse: Volgiti ed ascolta, Che
non pur nei miei occhi paradiso Tal'altra volta assiste

se ne compiace, con grazia femminile:

ai misteri celesti e alle manifestazioni dello

come donna

proprio

danza:

al cielo

che

cosparge

prorompere l'invettiva
impallidisce,

carne e nervi, con femminea trepi-

di

si

sdegno divino,

mentre

di color rosso

di san Pietro, ella si

sta per

cangia in volto,

...come donna onesta, che permane Di s

cura, e per l'altrui fallanza, Pure ascoltando, timida

si-

fan

Alla fine, dal fianco di Dante vola rapida a riprendere

il

suo seggio tra


Dio,

e,

che

si

si

beati; ed egli la rivedi"^ cinta della luce di

facea corona Riflettendo da s gli eterni rai,

un'orazione di ringraziamento e di preghiera;

le innalza

cosi lontana, ella sorride ancora e lo riguarda, e poi

rituffa

Dio: Poi

in

si

si

torn all'eterna fontana. T/idea

mistica, che nella lirica dello

stil

novo rimaneva

ciale o astratta, qui si attua poeticamente, e

si

superfi-

coglie dav-

ll

vero l'elevazione e
lettuale,

dal

dell'altro e

il

trapasso dall'amor sensibile all'intel-

terreno al celeste,

l'uno semplice annunzio

che negato nell'altro e muore

in esso,

inviando

un ultimo suo raggio.

Ancora
delle

figure

al principio della cantica ci si fa

che appartengono

alla

innanzi taluna

famiglia di quelle del

Purgatorio: Piccarda, la sorella di Forese, che Dante aveva

avuta fraternamente cara, come una fragile creatura di


bont e

di

sventura, divelta e trascinata nella tempesta

delle passioni politiche


<i

di'l

tempo. una Clarissa, che

fu

forza tolta dal suo convento e costretta al matrimonio; ma.

come

nel cuore rimase sposa di Ges, cosi ancora una

nionacella soave che traspare, con altre


cristallina e lucida sfera,

evanescente, come

anime

appena segnata

sorelle, dalla

nei contorni, quasi

perla in bianca fronte

la

sua parola

V.

lieta,

IL

quasi allegra, detta

PARADISO

137

con occhi ridenti

nella gioia

dell'aniraa pura e dello stato paradisiaco, al rivedere l'antico

suo conoscente (Non mi

affabilit,

come

-come Beatrice,

muove Dante,

celer l'esser pi bella...

ti

ri-

Piccarda); e risponde con prontezza e

guarda... io son

si

ma

deve

alle giuste richieste;

alquanto diversamente,

e anch'ella,

domande che

alle

inesperto ancora del divino regno, sorride con

amabile condiscendenza, prima

di rispondere:

tr'ombre pria sorrise un poco.


strappata, per

lei la

Il

Con

quell'al-

monastero, dal quale fu

dolce chiostra; accennando a una

panno monacale, che copriva il


capo di colei, l'ombra delle sacre bende: immagini idilliache, di sacro idillio. Non riesce a pronunziare una parola
troppo forte nel toccare del sacrilegio compiuto sopra lei:
coloro che lo compirono, furono, non propriamente scelle
rati, ma ^ uomini a mal pi che a ben usi . La sua diversa
e combattuta vita di monaca-sposa chiusa tutta in un sospiro d'angoscia su quel passato: Dio lo si sa qual poi
mia vita fusi! . La monacella, adusata alla rinunzia e alla
gioia dell'obbedienza, ora tale anche nell'altro mondo,

sua compagna, chiama

innanzi

al

giudizio

il

di

Dio:

Frate,

la

volont

nostra

quieta Virt di carit, che fa volerne Sol quel ch'avemo,

e d'altro non

ci

asseta.

Appartiene alla stessa famiglia d'anime,

mente delineato. Romeo,

ma

pi rapida-

che

la virt disconosciuta e

si

fa

conoscere con l'austera rinunzia e rifulge tanto pi viva


()uanto pi la sua vita materiale

vecchio mendicante. Pi in
principe che Dante assai

l,

am

grama

e stentata, da povero

Carlo Martello,

il

e in cui vide grandi

giovane

promesse

del futuro, dice la malinconia di una magnifica e benefica


regalit, spezzata

prima che ottenuta. E quando

anche ricordata Cunizza,

grande amorosa,

magna meretrix dei


generosa e alla quale non si

d'amore,
e

la

la

cronisti,

ma

si

sar

la peccatrice

di

buon cuore

sa esser severi, e che ella

LA POESIA DI DANTE

138

stessa non sembra severa neppur con s stessa, e a s medesma indulge la cagfion di sua sorte, non solo contenta
alla giustizia divina,

ma

disposta (quasi

direbbe) a rico-

si

minciare per meritare quella proporzione

di giustizia;

si

sar raccolto forse tutto quanto la terza cantica offre della

umana (umana,

lirica

termine del Paradiso,

un Catone benevolo e

nel

senso corrente di

altre

due cantiche. Al
un vecchio, quasi

beninteso,

cosi copiosa nelle

\kiuesta parola),

figura

la

di

san Bernardo, che consola solo

lieto,

a vederlo: Diffuso era per gli occhi e per le gene Di be-

nigna

letizia in atto pio,

Tanto

lieto e

Quale a tenero padre

gaiezza spirituale indirizzare

gran luce

si

conviene.

benevolo, che non sa altrimenti che con questa


occhi di Dante a mirare la

Bernardo m'accennava

Dio:

di

gli

Perch'io guardassi in suso...

sorrideva.

Li cibbiamo incontrati questi

cari vecchi, nel corso della nostra vita puerile e giovanile,


e cosi ci

che

ci

belle e alte cose a noi

attua,

come

nuove,

di meraviglia e di gioia.

viaggio continua, facendosi prodigioso nel

Il
si

hanno mostrato tante

riempivano

modo

in cui

era solo a tratti nelle cantiche precedenti.

E, ripigliando

il

racconto,

poeta narra come egli s'in-

il

nalzasse alla sfera del fuoco senza avvedersene, guardando


negli occhi di Beatrice, che

prodigio che

si

guardavano

sicch non
in cui
farsi

si

si

lo

anima

e corpo, tirato da

rende leggiero e rapido

accorge del moto

ma

al

solo del

una

par di folgore,

mutato luogo

ritrova che gli indicato di volta in volta dal

ancor pi bella della sua guida. Dapprima, nel cer-

chio della Luna, ha


<

nell'eterne cose:

ripete di volta in volta, nell'ascesa di sfera

in sfera. Egli sale realmente,

potenza che

fisi

la

sensazione

lucida, spessa, solida e pulita

al .sole, e di esservi

ricevuto nel

aprirsi, riceve in s

un raggio

di

penetrare in una nube,

come diamante

modo

scintillante

in cui l'acqua,

senza

di luce. Poi, passa a luce

pre pi viva, a laghi di luce, in cui rifulgono lumi

sem-

l'isaltanti

IL

V.

PARADISO

vivi, e tra quella luce

pili

ode

mirabili, ed egli

da quei lumi suonano canti

insegnamenti e ammonimenti e

alti

suprema

profezie; finch giunge alla

trina unit di Dio, innanzi alla quale


Il

139

luce, a quella della


il

viaggio ha termine.

mondo

sentimento, che accompagna questo viaggio nel

della luce e del canto, l'ebbrezza del

una

gioia, di

godimento e della

gioia fisica e spirituale insieme, perch luce

anime

e canto, santit delle

e giustizia,

bont e maest

vina concorrono vertiginosamente a inebbriare


spirito.

tono del ra(^conto diventa ammirativo, esclama-jf

Il

Ci ch'io vedeva, mi sembrav^

tivo, entusiastico, rapito.

un

l'udire

mia ebbrezza Entrava peni

Dell'universo, perch

riso

per

vita integra

chezza!

di-

sensi e lo

lo

viso.

d'amore
il

ineffabile allegrezza!

gioia!

senza brama sicura

e di pace!

Oi

rie-

tono generale dell'ultima cantica, quello che

|-

sorregge e avvolge

tutti gli altri.

Ma, pur in mezzo a questo dilagare e continuo accrescersi di luce su luce, e a questi inebbriamenti,

dismette

poeta non

il

suo atteggiamento di buon viaggiatore curioso

il

e attento, di osservatore e descrittore: la sua vista (com'egli

dice in

stesso

prende
tutto

un punto) non

quanto

II

il

si

smarrisce

quale di quell'allegrezza

ma

con cura diligente perch pensa che dovr

vere su quell'argomento: quasi peregrino, che vede


del suo voto,

e spera

ridir com'ello

di

rappresenta accuratamente

modo

gli si

scri-

tempio

il

stea. Cosi egli

e,

per renderli

Una corona

di

pi fulgori

, vivi

e vincenti,

dispone intorno e gira e canta tre volte,

mina con l'immagine

di

una

alla

danza,

ma

si

deter-

brigatella di donne, che bal-

lano e cantano la ballata, e che

termine

i)oi

esatto e nitido, ricorre a paragoni di cose consuete

e familiari.

che

tutto

mirabili o bizzarri spettacoli di

luce e di lumi, che gli dato contemplare;


in

ed esamina

tacite,

si

arrestano, non per porre

ascoltando

per raccogliere

la ripresa dalle labbra della guidatrice e replicarla ripigliando-

LA POESIA DI DANTE

140
il

si

Quando quei

giro.

candelier candelo
e

dall'alto

punto

al

il

loro canto,

come a
una croce luminosa,

prima,

iu cui era

Dai due bracci

bassi^,

al

hanno terminato

fulg-ori

fermano ciascuno

di

muovono lumi e scintillano forte


come si vedono muovere pel

si

neir incontrarsi all'incrocio:

raggio che entra per

corpi,
di
.

il

socchiuse imposte, diritte e torte,

le

mutando

veloci e tarde,

lumi

modo

in

<r

come

fosse bugio

prende sua forma

compongono

suo discorso parla di

altri

lumi

zando intorno

mando

paragonato

il

al

modo

particolare, vibrano alle

si

guizzo della corda, anzi,

il

pur come

battei' d'occhi si

ai cerchi di
il

di

un meccanismo

pi

o
il

d'api,

e fiam-

men

poeta

di orologio,

veloci
li

])ara-

che girano in

quieto pare e l'ultimo

che voli. Le schiere angeliche salgono

come sciame

poli

< fissi

comete,

primo, a chi pon mente,

rosa dei santi,

con

concorda

dispongono a sfere concentriche, dan-

riguardante c'ome su

a guisa

forte

modo che

suono che
che penetra

ciglio dell'aquila, poich questa nel

secondo l'intensit della loro beatitudine, e

gona

al

zampogna. Due dei

forellini della

essi in

Fa seguitare

aggiunto paragone,

Ancora:

di suono,

fiammelle: cosi come a buon cantor buon

le loro

citarista

mormorio

il

collo della cetra e al fiato

al

canne ed esce pei

lumi, che

parole

voce distinta, salendo su pel collo del singolare

fa

uccello,

nelle

come una

loro voci .che escono

le

voce sola dal becco di quell'aquila


si

particelle dei

dispongono nella forma di un'aquila luminosa

si

accordano

che

minute

aspetto, le

pulviscolo che sospeso nell'aria. Un'altra schiera

che

e
si

discendono dalla
posa sui

fiori,

torna all'alveare per distillarne miele, e ritorna a posarsi


sui fiori. Talvolta questo proccss

dere evidenti

coso travaglio. Immagini (dice

cupe, immagini quindici


dell'Orsa

con cui

gli spettacoli celestiali,

maggiore

e le

il

stelle

si

cerca di ren-

sorpreso nel suo

poeta), chi

maggiori, pi

fati-

bene intender^
le sette stelle

due della minore, disposte dodici e

T.

(lodici

in

due segni

IL

PARADISO

141

due cerchi, l'uno

in cielo, girarsi in

innanzi e l'altro dietro; ed avr quasi l'ombra della vera

Che circulava

Costellazione e della doppia danza

dov'io era>. Tal'altra volta, non


listiche

si

il

punto

rifugge dalle pi rea-

determinazioni comparative; e di un'anima che

nasconde nella sua luce,

un baco

seta fasciato,

Adamo, che

si

si

dice che pareva

quella del

nel bozzolo; e

si

animai di sua

padre

dibatte nel suo involucro di luce, disponen-

domande, assimigliata alla figura


un animale che, coperto di un drappo, vi s'agita dentro
l'invoglia segue i furiosi movimenti onde tenta liberarsi.

dosi a rispondere alle


di

Questi spettacoli di luce e di canto, oltre


letterale e poetico

vano

altres

torio.

Senonch,

sensi se
e, di
Il

ne hanno un

torm(>nti dell'Inferno e

in

questa terza parte della Commedia,

pi,

tendono a entrare l'uno

chissimi, e anzi quasi a

sua tavolozza a un

non

se

l'ave-

due

ne stanno assai meno distaccati che nelle due prime,

gran lunga

ziare se

come

castighi del Ptirga-

concetto della gioia paradisiaca restringe

la

un ordine

sol colore,

solo

il

nell'altro.

poeta a po-

d'immagini, riduce

che egli non pu differen-

non nel grado, nel meno

e pi, e

non pu variare

nella configurazione spaziale, e talvolta nella sola

scelta dei vocaboli e dei paragoni.


il

loro senso

il

altro, dottrinale,

Onde l'impressione che

lettore riceve, in pi luoghi di quelle scene, dello sforzo,

una valentia che sforzo, e che si ammira non come un


moto naturale, ma come un gioco ginnastico (e molti, dimendi

tichi di quel

che

sia

propriamente poesia, riversano l'am-

mirazione su questi luoghi del Paradiso, prodigando lodi

dubbia legittimit

di

estetica):

l'impressione

di

una

ric-

chezza esuberante, che ha della povert e nasce da una


certa povert,

come

lustro di cui questa

non infrequente impressione


di

di

si

ricopre. Tale

povert nella profusione, e

vuoto nel pieno, accresciuta dal carattere maravigiioso,

ma

intellettualistico,

sebbene ingenuamente escogitato, di

LA POESIA DI DANTE

142
quelle luci, che

ordinano in ruote,

si

aquila, in iscala, in lettere

compongono

lettere,

in croce, in rosa, in

d'alfabeto,

raccostando

e,

le

con motti e ammonimenti.

scritte latine

E, in questa terza parte, nelle rappresentazioni paradisia-

che,

poeta avverte

il

il

bisogno, e con pari candidezza lo

soddisfa, di rialzare l'effetto con le iperboli negative; per

esempio, con l'osservare che


l'arte, tutte

che mi

bellezze della natura e del-

le

adunate, varrebbero niente

rifulse >, o che,

comparata

al

ver

lo

piacer divin

suono della

lira

da

lui

qualunque pi dolce melodia terrena parrebbe nube

udita,

che squarciata tuona

con

efficace,

le

>

mezzo

e,

anche meno

rettorico

continue proteste, che ci che egli vede

indescrivibile e ineffabile. Al principio, annunzia che nel-

l'empireo vide cose

che ridire

discende, e invoca non solo quel

ambedue,

anche

cio

del vedere che fu


tutto

pu chi
di

di lass

Parnaso

maggiore del parlar nostro;


l'arte e l'uso,

modo che mai s'immaginasse; che


l'ingegno

non

lo

penna

clie la

getto,

]\

egli

e,

lungo

salta

la

non direbbe

sua memoria

ci che

ha

udito,

scrive, perch la fantasia non glielo ridice,

e l'immaginazione umana, nonch


.

ma

corso, ripete, quasi a ogni occasione, che, se chia-

il

vince

che

l'aiuto di Apollo; alla fine, riparla

masse a raccolta lo ingegno,

sa n

giogo

bast per le altre due cantiche, l'aiuto delle Muse,

gli

in

troppo color vivo

il

e simili.

parlare,

La

a quell'og-

luce, la gioia, che

vorrebbe pensare e rappresentare, cosi pura, perfetta

e santa, cosi assoluta, che

si

converte sovente in un'astrat-

come tale, non si pu rappresentare e neppure penNon si pensa e non si rappresenta se non la gioia con-

tezza, e,
sare.

creta,

che nasce dal dolore ed

venata

di dolore e torna

al dolore; la luce che insieme ombra, e combatte con

l'ombra, e

la

vince e n' in parte vinta.

D'altro canto, e
senso,

il

come

ineluttabile conseguenza,

il

secondo

senso spirituale di quelle rapfresentazioni, con-

V. IL

PARADISO

143

tinuainente compromesso dalle rappresentazioni stesse, che,

quantunque

limitate e frenate dal concetto,

debbono tuttavia

essere rappresentazioni, e tirano in gi col loro peso. Donde,


in

tanto infinito, alcunch di troppo lnito, e talora per-

fino di grottesco,

che viene appunto dal contrasto tra l'in-

finito dell'intenzione e
si

il

finito della

rappresentazione. Ci

avverte non soltanto nelle gi ricordate rappresentazioni

di spettacoli di luce, che suggeriscono alcune

cordo

di

volte

il

ri-

luminarie e di fuochi d'artifizio, e non soltanto

negli estremi dei paragoni dell'anima col baco

da seta o di

Adamo

ma

con l'animale che coverto broglia;

paragoni, anche

pi

fini e nobili e leggiadri,

sono presi dalla terra e dalle cose terrene, e

in tutti

perch

tutti,

tutti

rendendo

evidenti gli spettacoli, insieme ne violano l'idealit, e perci


li

abbassano e

li

materializzano alquanto. Insomma, quella

monotonia, quelle ripetizioni, quegli


quelle puerilit, che

sit,

quell'artiflcio-

sforzi,

sono state troppo severamente

notate nel Paradiso, e hanno fatto scuotere

la testa

innanzi

come ardimento versC


fallacemente riportarlo a un vizio della ma-

all'ardimento del poeta e considerarlo


l'impossibile, e

teria, particolare al

Paradiso ed estraneo alla materia delle

altre

due cantiche, invece qualcosa che

le tre

cantiche,

ma

nella terza

si

si

trova in tutte

accentua proprio nella rap-

presentazione che fa da scena o da sfondo: l'ubbidienza


all'assunto didascalico, ossia al

Per
si

romanzo

teologico >.

tale ragione, del viaggio paradisiaco

ritengono e carezzano nella memoria

le

per solito non

grandi rappre-

sentazioni simboliche di luce e canti, ci che cost all'autore

maggiore

fatica d'ideazione e

ha posto

principale, e che ancora ci abbarbaglia la vista,

si

sforma e confonde nel

che nella trama della cantica

ricoi-do,

sioni di bellezza e di lietezza,

ma

alcune particolari

paesau^gi fantastici o

vi-

lembi

di paesaggi fantastici che pur ci sono. Si lasci agli estetizzanti e ai professionali della sublimit,

come

di estasiarsi

LA POESIA DI DANTE

144
sulla bellezza

architettonica della Commedia, cosi di esal-

della luce e del suono, e


particolari. Delle

che

cerchino invece quelle visioni

si

pu valere come esempio

quali

il

lume

poeta vede, in forma di riviera, acqua luminosa o

il

luce scorrente

come fiume,

si

fulvido di fulgore, tra due rive,

una primavera

cosparse mirabilmente di
viva:

mondo

freddo sulla grandiosit e sul fascino di questo

tarsi a

di

fiori.

cosa

prova ancora una volta innanzi ad essa quel pura

senso di vitalit, che abbiamo notato in molte figurazioni

Commedia, e che anima

(Iella

esseri e paesaggi, infernali,

ma

crepuscolari e paradisiaci,

una

di

vitalit

che gioisce

adesso in quel che di pi fresco e gentile e soave possono


i

sensi

umani bfamare,

e passa in

cere a estremo piacere.

d'ogni parte

si

conserive. Poi,

Di

tal

mettean nei

come

perpetuo da estremo pia-

fiumana uscian

fiori.

faville vive,

Quasi rubin che oro

cir-

inebriate dagli odori, Riprofondavan

s nel miro gurge... . , tra le rappresentazioni di questa

sorta che sono nel Paradiso, forse la pi bt-lla; ma, certa-

mente, non

la sola.

Pi di frequente, per altro, non sono tanto


direttamente descritti quelli nei quali
schietta poesia, quanto
strarli, e nelle quali

si

liriche perfettissime.

Paradiso pieno, ed esse

dano senza ricordare l'occa>ione


fatta di

becco parlante o cantante?

Ma

si

ricor-

in cui sorsero, lo spetta-

colo paradisiaco che illustrano. Chi ricorda o

dare la mostruosa aquila

illu-

compiace, formandone, pi

ancora che nelle altre cantiche, piccole


il

gli spettacoli

poeta spira la sua

comparazioni con cui vuole

le

divaga e

Di queste veramente

il

ama

ricor-

lumi o di anime, coi sua

tutti

ricordano la

lodoletta
j

che

in aere

si

spazia,

Prima cantando,

Dell'ultima dolcezza che


tratta

di

render chiaro

collo e dal collo al

a mente

la
il

sazia

montar

e poi tace contentai

.Echi
del

ricorda che si'

suono dal corpo

becco di quell'aquila, quando

la terzina: <

Udir mi parve un mormorar

al

gli

terna

di

fiume

V.

IL

PARADISO

145

Che scende chiaro ^i di pietra in pietra, Mostrando l'ubert


del suo cacume ? Il sole paradisiaco, che sovrasta e accendo
migliaia di lucerne al

modo che

non parla all'anima

ma bene

bellezza misteriosa e sacra

il

sole nostro fa delle stelle,

il

la

getta nel sogno di una

paragone, che l'accompagna:

Quale nei pleniluni! sereni Trivia ride

fra le ninfe eterne,

Che dipingono il ciel per tutti i seni > I candori


dono in su con la cima, dando a conoscere cosi
.

fetto

che nutrono per Maria;

affetto dei lumi-anime

mamma
luci,

Tende

che sono

ma

voce;

il

il

sten-

fanciullin che vr la

latte prese... .

il

tre apostoli, san Pietro, san

Giovanni, fermano
la

si

l'alto af-

questo stendersi e questo

non valgono

braccia poi che

le
i

ma

Le

tre

Iacopo e san

loro triplice concorde giro e arrestano

meno

questo loro arrestarsi piace assai

del

quadretto marinaio, che nella similitudine: Ri come, per


cessar fatica o rischio, Gii remi, pria nell'acqua ripercossi,
Tutti

si

posan

di beati, tra

al

sonar d'un fischio

Tommaso,

quali san

L'altra gloriosa ruota


si

muove

e rende voce

a voce con dolcezza che non pu esser conosciuta se non

ma

in paradiso;

nando con
vanni,

si

fa

ben sentire

la

dolcezza e gra-

la sveglia del mattino,

con l'oro-

cui l'una parto l'altra tira ed urg(^, Tin tn so-

di

si

nanzi agli

dolco nota Che

si

Uno

turge.

noi

paragone con

zia che nel


logio,

il

ben disposto spirto d'amor

schiarato splendore, che appunto san Gio-

spicca dalla compagnia con cui*gira, e viene inaltri

due: ci che sopravaiiza non

ed entra

in

il

sorgere e

ma come

surge e va

ballo Vergine lieta, sol per farne

onore Alla

l'andare dello schiarato splendore,

novizia... , e Beatrice che, simile alla novizia, tien l'aspetto

nei danzanti,
si

pur come sposa tacita ed immota

. Gli

esempi

potrebbero accrescere, e sarebbe cosa superflua, perch

ogni lettore

Tanta

li

ha presenti.

questa

poesia che penetra

dappertutto nello

schema rappresentativo-dottrinale del mondo


B. Crock,

La

poesia di Dante.

della luce,

da

10

LA POESIA DI DANTE

146
far che

tare

il

chiunque l'abbia accolta


volgare giudizio onde

si

disdegna di pur confu-

in s,

nega virt poetica

al

Paradiso

considera la poesia del Paradiso inA'riore a quella delle

si

altre cantiche.

Certamente una poesia per gran parte

di-

versa dalle precedenti, non solo perch ogni poesia rap-

presenta una variet singolare,


nel complesso, ha, come

fisionomia che

si

ma anche

in quanto, presa

una

gi accennato a suo luogo,

distingue da quelle delle altre due,

la

Si-

milmente prese. Neil' //i/erno dominano gli affetti acri e


violenti (e abbondano pi che nelle altre i motivi pratici),
nel Purgatorio gli affetti teneri e miti, nel Paradiso quelli

ed estasianti;

gioiosi

gli

onde questi suonano

accenti

sono incomparabili a quelli degli

altri,

il

critico

non pu,

nuovo Paride, assegnare a una delle tre dee il pomo della


bellezza. Non rimane dunque se non che si prenda a indagare, come pi volte si indagato o fantasticato, a quali
persone o in quali et della vita l'una cantica torni meglio

ma

gradita delle altre e pi appropriata;


ci

tale

indagine non

par seria, e perci la lasciamo andare.

Diversa fisionomia anche riceve, nel Paradiso,

gna

delle

anime

la rasse-

formano parallelo
altre due cantiche:

dei beati e dei santi, che

a quelle dei dannati e dei purganti nelle

rassegna che mette capo, pei dannati, a Lucifero, pei purganti a B'-atrice, e per
Cristo

umana,

le

anime

Dio. Poich la passione

del

Paradiso, a Maria,

che abbiamo chiamata

della virt mista di debolezza o della debolezza e


di virt, muore quasi all'entrata del Paranuova rassegna non pu svolgersi altrimenti che

malvagit mista
diso, la

come celebrazione

di e perfetti o di

pervenuti a perfezione,

dei sacri dottori, degli apostoli, dei difensori della fede, dei

saggi re e imperatori e buoni principi, e simili: ossia

una

serie di encomi.

l'encimio;
si

e,

infatti,

come

Poca variet e poca ampiezza consente


nel

Farad/so,

nomi

dei personaggi

seguono con qualche ragguaglio che serve a individuarli

V.

IL

PARADISO

147

Storicamente, col ricordo di taluna opera da loro compiuta,

qualche tratto del loro carattere. Giustiniano

col rilievo di

da Dio,

colui che, ispirato

vano>; Graziano,

il

foro; Orosio,

Augustin

tino

avvocato dei tempi

!'
si

d'entro alle leggi trasse

provvide;

Sigieri,

calavrese abate,

di

spirito che,

gelista Giovanni, quegli che

si

la-

in

Gioachino,

profetico dotato

spirito

copo, il barone Per cui laggi

san Ia-

visita Galizia; l'evan-

giacque sopra

stro Pellicano e d'in su la croce fu eletto al


l'alto

troppo

Del cui

cristiani,

uno

pensieri Gravi, a morir gli parve venir tardo


il

il

dottore che aiut l'uno e l'altro

il

petto Del no-

il

grande

uffizio;

Arrigo, l'imperatore che a drizzare Italia, Verr in

prima ch'ella

sia

disposta. Quando, in rari casi,

come

in

quello dei due santi di recente efficacia storica, san Fran-

cesco e san Domenico, l'encomio


e

andamento

pito che

si

amplia, esso prende forma

di panegirico: panegirico recitato


cielo,

il

da sacri oratori quali san

da un pul-

Tommaso

san Bonaventura.

Nel loro genere, questi due rifacimenti

sono due capolavori;

ma non

di panegirici

bisogna cercarvi pi che

il

genere non comporti, pi che l'intonazione del pio encomio

non permetta, e bisogna accettare


richiede.

Comincia quello

preambolo che dichiara

di

il

gli

artifici

san Francesco,

significato generale

che esso

dopo

un

deirufficio

assegnato dalla Provvidenza a quei due santi e che propone

l'argomento particolare,

nacque
monte tra i
cui

il

fiumicelli

cui di rado ricorre

il

con

la

descrizione del luogo in

che pende dall'alto


Tupino e Chiascio: procedimento a
fertile costa

santo, la

poeta nelle altre cantiche e qui assai

spesso, ed dettato talvolta dal bisogno dell'informazione


storica,

ma

pi ancora dall'altro dell'abbellimento alquanto

estrinseco e oratorio.

La

metaforeggiata come

un Oriente. E

la

il

nascita dell'eroe su quella costa

sorgere del sole, e Assisi

metafora continua ancora per un

come
tratto,

LA POESIA DI DANTE

148

ma

poi

si

tramuta in quella

di

un giovinetto

ch<.',

ribelle

donna a cui nessun altri apriva


di questa donna o idea si fa poi

al

padre, s'innamora di

le

porte del gradimento, e

la

storia nei secoli: finch, ottenuta

tal

con l'iperbole e col

mistero l'attenzione dell'ascoltatore e suscitata in esso

brama

di sapere,

rivelano

si

nomi

la

due amanti :/Fran-

dei

cesco e Povert. Si passa poi a descrivere quell'unione pro-

come

prio

di

due sposi

sembianti, nel loro

nella loro concordia e loro

felici,

amore

pensieri santi di cui erano cagione in chi


fetto

che s'accendeva

lieti

e maraviglia e dolce sguardo, nei


li

vedeva, e nell'af-

passaggio per quella donna

al loro

gi;i

disprezzata, tanto che molti

si

scalzavano e correvano dietro

sposa piace

argutezza oratoria. Seguono

lo sposo,

momenti

principali della vita di Francesco: l'andare in giro

con

la

si

la

sua donna e con

gli

scalzi seguaci;

presentarsi

il

dell'umile fraticello al papa, al quale aperse regalmente


la

sua dura intenzione; l'approvazione rinnovatagli da

Onorio;

la

fede cristiana da lui predicata alla presenza del

Soldan superba:

l'accomanda

ai

il

ritiro alla

suoi

frati,

Verna;

come

morte, quando egli

la

a giusto rede,

donna pi cara, e comanda che l'amino


grembo di lei, cio sulla nuda terra,

come suole

non bene

si

nell'aratoria, le

sua

a fede , e sopra

spira, e in

nella terra, vuol esser senza bara seppellito.

ultimo,

la

immagini

lei,

Anche qui
si

il

cio

alternano

in
<^

accordano, e mirano a ottenere caso per casa

l'effetto, che, nel

panegirico, l'edificazione devotay Simil-

panegirico di san Domenico, dopo

la

ripresa del

concetto che e a c;ipo dell'altro, s'inizia con

la

descrizione

mente,

il

del luogo natale dell'eroe: descrizione fisica e politica in-

sieme e alitata da poesia (cotne sono anche alcuni punti


del precedente panegirico);
in cui la

dei

nomi

jiegirico

donna

la

e narra di

Fede, e spreme

un nuovo

sposalizio,^

signilicati etimologici

L'uno e
hanno una conclusione o un'aggiunta

dell'eroe e dei genitori di lui.

l'altro pa-

di

qualit

V. IL

pratica, che

il

PARADISO

biasimo contro

14i>

decaduti e corrotti seguaci

e raiipres(Mitanti moderni degli ordini fondati daidue santi,


del francescano e del domenicano.

panegirico

si

La

forma letteraria del

volge in nobilissima preghiera nell'orazione

dell'ultimo canto, in cui san Bernardo, con -umilt digni-

chiede alla Vergine grazia

tosa,

forza

per

la

creatura

mortale, che gli accanto.

/Ma
li

se la rassegna delie anime, ridotta a serie d'encomi,

a pochi motivi

ed

capace

di

poco svolgimento, e perci

prende poco spazio, l'elemento dottrinale, che entrava pei\y


incidente nelle due prime, nella terza cantica

si

allarga e

par quasi riempirla tutta. Per una logica inferenza, Dante

dov pensare che


infinita,

il

ma anche

il

luogo della gioia

quello della verit e delle pi alte cogi

tazioni e dottrine,
si

Paradiso non solo

dove ogni difficob che tm'bi

appiana, ogni oscurit

l'intelletto

schiarisce: e cosi pot dar

si

bero corso a ci che aveva preso tanta parte del suo


letto, e

per cui egli aveva frequentato dispute di

li-

intel-

frati e di

pro-

e interpetri, proposto questioni e soluzioni

fessori, letto testi

e disputato esso stesso.

Una gran

quantit di spiegazioni

dottrinali, appartenenti alla teologia, filosofia, scienza fisica

e scienza morale e politica del suo tempo,

capo
e

all'altro della cantica: sul

che e

movimento spontaneo

sia inclinata

al

modo

si

stende dall' un

in cui si sale

a Dio

quando l'anima non

e rapido,

basso dal peso dell'imperfezione; sulla ra-

gione, non fisica

ma

teologica, delle

macchie planetarie;

sull'assegnazione delle anime in particolari luoghi del cielo


e sul pieno

godimento che

tutte

hanno

della beatitudine in

Dio: sul simbolico collocamento delle anime nei pianeti;


sul soggiacere alla violenza, e sull'ombra di responsabilit
e di colpa, che

cui
zia

sempre

in

quel soggiacere; sul

voti possono legittimamente

della

contro

gli

morte

di

Gesti e sulla giustizia

esecutori di essa

modo

commutarsi; sulla
della

in

giusti-

vendetta

sulle varie disposizioni naturali

150

l-A

POESIA DI DANTE

degli uomini, ordinate dalla provvidenza divina, e sul

di

Salomone nella scienza

Adamo

ad

di fronte

danno

primato

di storcerle a fine alieno: sul significato dell'asserito

Ges; sulla

risurrezione dei corpi e raccrcseimento di gaudio che essa

apporter nella visione e fruizione di Dio

sul mistero im-

perscrutabile dei buoni, condannati per non avere avuto battesimo, e sulla predestinazione; sulle definizioni ortodosse

prima lingua

della Fede, della Speranza e della Carit; sulla

parlata dall'uomo; sul

Primo mobile, che

fuori del

tempo

e dello spazio e produce spazio e tempo: sulla creazione


degli angeli e delle altre sostanze; sull'ordine dei beati e sul

posto che spetta ai morti barobini

Poesia didascalica, gi
cio,

si'

ma

detto,

diversamente che nella prosa,

mina non l'indagare

ma

e altre questioni e dot-

da queste.

incluse o richiamate

trine,

il

poesia, in

quanto

motivo che vi do-

l'insegnare che la mente opera,

rappresentazione dell'atto dell'indagare e insegnare,

la

Ja virt di quest'atto, che

si

compiace e gioisce
vale appunto

di s stessa

come

ma-

e che delle cose insegnate

si

teria pei" asserire s stessa.

Perci Dante dalla prosa del

De Monarchia,

del

sale al verso della


g'

De

g"

teologo e politico: anche qui,


sul quale egli

compne

mostrato in

incontrati

importasse,

le

si

come

dottrine sono

a filosofo,
il

libretto,

occasione dei primi saggi che abbiamo


in iscena e

dramma:

il

pu vedere in questa terza cantica, nella

san Pier Damiano, san Bernardo o

Tommaso, Salomone,

altri

tengono

docente. Si sente, in quei discorsi o lezioni,

nella

ora

sua musica. L'insegnamento, come

quale a volta a volta Beatrice, san

spirito

Convivio

del

la poesia,

assai pi che la materia,

tale poesia, posto

di

che meglio

la

forma, ossia

la

importa, come poeta che egli

per grandemente che questa

8i

eloquentia

vulf/ari

Commedia:

di

dell'insegnante, che

mente d^l discepolo,

le parti del

il

introduce e svolge

e che di

grado

in

moto dello
i

concetti

grado innalza

V. IL

il

PARADISO

151

discepolo a s e lo fa pensare con

lui.

Per esempio, nel

discorso di Beatrice sulla cagione delle macchie nella luna:

due

pur quest'altro,
ti

falsificato fia lo tuo

, e,

non

se

parere

nep-

ora

che

ho liberato da ogni errore, e ho compiuto la parte ne-

gativa del mio assunto,

Che

voglio

ti

tremoler nel suo aspetto

ti

saggio :
al

non

casi sono possibili; questo

me

Riguarda bene a

ver che tu

desiri.,. .

si

informar di luce

attenti

si

vivace

a questo pas-

come vado Per questo

loco

sente la soddisfazione dell'or-

si

dine mentale che sorge e s'asside alfine sul disordine: e


posseduta, che s'irraggia di splendore,

la gioia della verit,


si

fa bella,

compone

si

in quadro.

La cagione

mac-

delle

chie lunari trovata: l'intelligenza motrice, che forma

diversa lega coi diversi corpi planetari: quella virt, che

deriva da lieta natura, luce pei corpi,

":

come

letizia

per

pupilla viva.

Altro esempio. San

Daniela
si

Tommaso ha

difficolt in cui questi

nell'anima di

letto

intoppato e

il

dubbio in cui

travaglia nel cercare di dar senso di verit a due sue

{roposizioni;

e,

schiaritagli

Vi passa come chi


lietamente
trita,

dolce

si

si

la

-prima, passa alla seconda.

dispacciato

da una prima fatica e

accinge alla seconda: quando l'una paglia

Quando la sua semenza gi riposta, A batter l'altra


amor m'invita. E, anzitutto, riassume e rassoda ci
discente tiene per vero ed vero, e poi, raccostatolo

che

il

alla

sua proposizione, fa risaltare l'apparente contrasto che

ne nasce:

per ammiri ci che io

dissi suso... .

Viene

un'esortazione a stare attenti, e a ben aguzzare la mente,

per cogliere
dizione
ch'io

ti

si

il

punto della

dove l'apparente contraOra apri gli occhi a quel


tuo creder e '1 mio dire, Nel

difficolt,

risolve in accordo reale:

rispondo,

vedrai

il

vero farsi come centro in tondo. Si svolge la dottrina che

da porre a fondamento

Ci che non

pu morire. Non se non splendor

muore

e ci che

di quella idea,

Che par-

152

I.A

torisce

amando

della quale

POESIA DI MANTR

nostro Sire...:

il

non c' luogo

sulla

prima dedaziono

Ma,

se ci si fermasse

a disputa.

potrebbe a ragiono muovere un'obiezione, che gi


mente del discente; e, aftinch questo non accada, il
primo detto dev'esser compiuto con una distinzione, merc

qui,

si

nella

cui tutto

prendi

si fa

chiaro e inconfutabile

mio

il

detto... . Il

nimento pedagogico

non

s'affretti

Con questa

distinzion

docente continua con un

ammo-

perch vada cauto

nell'af-

al discente,

fermare e nel negare, e intenda


guere,

ben

la necessit del

a conchiudere, e badi

distin-

all'afifetto.

che induce a ostinarsi nell'errore, nel

all'amor proprio,

si
dapprima incorsi per semplice precipitazione.
L'ammonimento trapassa in divagazione, quasi risponda a

quale

era

intimi pensieri e ricordi ed esperienze di chi parla;

con

la esemplificazione, nei

infine,

campi della

sopra un caso speciale,

suol portare sulla malvagit

toni; e

si

allarga,

raccoglie,

si

giudizio temerario che

il

si

questo o quell'individuo,

di

sulla sua salvezza o perdizione.

mente due

storia;

in esso percorre rapida-

prima s'innalza, ammirando

quasi miracolosa del bene, e insieme riconoscendo

la
la

forza

impen-

sata e tragica vittoria, che talvolta ottiene la contraria forza


ft^iel

male: Ch'io ho veduto tutto

mostrarsi

cima;

tutto suo

feroce, Poscia

rigido e

il

\'erno

prima

prun

portar la rosa in sulla

legno vidi gi dritto e veloce Correr

cammino, Perire

II

lo

mar per

alfine all'entrar della foce;

a un tratto s'abbassa nel satirico e familiare e sprezzante:

Non creda monna


rare,

uno

Vederli dentro

oflferere.

Dante conosce

lo

Berta e ser Martino Per vedere un fugiudizio

al

stimolo del dubbio e

il

divino...*.

bisogno della verit

e la soddisfazione di averla conseguita; ed esprime questo

ritmo dello spirito in

Nostro

CDme

intelletto, se

fin-a

in

'1

lustra,

quello a guisi di

alti

modi: Giammai non

Ver non
Tosto

rampollo,

lo illustra...

eh'

si

sazia

Posasi in esso

giunto l'ha... Nasce per

pie del vero,

il

dubbio; ed

V. IL

sommo

uatufci Ch'ai

PARADISO

153

noi di collo

piiige

paragoni anche qui scolpisicono

rabili

naggi che fanno da gaida, da


insieme

collo.

in

gli

in su l'aperta frasca ,

flette la

cima Nel transito

propria virt che

un gruppo

In

della cantica,

mirando

saete:

il

la

previene

il

af-

leva Per la

si

sublima.
spiegazioni

di

dottrinali,

verso la fine

di scuola, diversa dalle con-

discente non se ne sta pi all'ascoltare o al chie-

ma

nendo e ragionando
finora istruito

le

fatto

lui

che, interrogato, viene espoBeatrice, che lo ha

tesi dottrinali.

istruire,

presenta

suo ormai ben

il

preparato scolaro a un gran maestro, a colui

Signore lasci
e lo

con ardente

fiso,

del vento, e poi

ha una scena

si

dere schiarimenti,

ode

ampliano a eterni moti delle cose: com' quello

li

verso l'aspettato sorgere del sole; e l'altro della fronda

fetto,

che

Mi-

perso-

da ascoltanti,

istruttori,

dell'uccello che, dal nido dei suoi dolci nati,

tempo

dei

atti

le

prega di esaminarlo sul concetto


la richiesta e

al

quale nostro

chiavi del regno dei Cieli, a san Pietro;

vede

il

di

Fede. Dante, che

santo consentire, gi

si

appronta,

come fosse
Si come il baccel-

raccoglie le sue idee, s'arma di ogni ragione,

per l'appunto in un'aula di universit:


lier

s'arma

non parla, Fin che

il

maestro

pone. Per approvarla, non per terminarla

la quistion pro-

C' nuovamente,

abbiamo
notato molte volte nel corso del triplice viaggio. La scena
paradisiaca affatto umana: un uomo illustre, un gran

in questa scena, quel lieve lampeggiar di sorriso, che

dotto,
tari.

bonariamente interroga un fanciullo su cose elemen-

Di',

bonariamente, e incoraggiando, san Pietro comincia:

buo

cristiano, fatti manifesto:

fanciullo, alquanto timido,

maestra, ed

dessi L'acqua di fuor del


del

si

ella lo esorta col

Fede che

'?... .

volge verso colei che

gli

il

sembiante: perch'io span-

mio interno fonte

>.

Le risposte

bravo ragazzo sono una per una approvate e lodate

<all'esaminatore, che a ogni risposta fa seguire

una nuova

LA POESIA DI DANTE

154

domanda, col desiderio che quegli si faccia sempre pi onore;


mentre il candidato sale via via dalla timidezza alla sicurezza
e dal rispondere secondo la lezione appresa all'eloquenza en-

Quest'

tusiastica e personale:
villa

Che

cielo, in

si

me

scintilla

Al che,

servo tosto che questi ha


novella, san Pietro,

principio, quest' la fa-

il

fiamma poi vivace, E, come

dilata in

il

come

il

buon esaminatore, ricinge Dante

tutto lieto, soddisfatto di s:


si

il

annunziargli una buona

finito di

volte del suo lume, benedicendolo col canto, e

Nell'ultimo canto,

stella in

signore abbraccia

il

tre

candidato

si nel dir gli piacqui!.

giunge all'opposto

di

questo pro-

cedere dottrinale e dimostrativo: alla intuizione o visione

somma

della

verit, della ragione di tutte le cose, di Dio,

nel quale sostanze e accidenti, e tutto quanto

nell'universo, legato e unificato.


in

dispiega

si

poeta non pu rendere

Il

termini logici ci che vide, e che ultralogico; non pu

litrarlo

come

Non

gli

un

allora lo vide, perch gli balen in

per grazia concessagli, e subito

rimane

se

non

il

si

richiuse

come

istante,

mistero.

residuo emozionale di quel che

prov in quell'istante, come dopo un sogno che non pi


si

ricorda e pur se ne risente la commozione:

...

quasi

Mia visione, ed ancor mi distilla Nel cuor lo


dolce che nacque da essa. Qualche traccia di ci che vide
nella varia vivacit del piacere che sopravanza: La forma
tutta cessa

universal di questo nodo Credo ch'io vidi, perch


largo,

pili

di

Dicendo questo, mi sento ch'io godo. Ripassa, come

tastando, con la

mente su

s stesso

immemore,

il

cuore

balza all'accenno delle varie domande, e risponde col

ri-

cordo ancora vibrante della gioia provata.


Alla poesia didascalica (o piuttosto,
dire, alla

come

poesia della didascalica) d la

dell'oratoria, di cui

anche

si

dovrebbe

mano

la poesia

cosparsa la terza cantica, nelle

forme della deplorazione, della invettiva, della


li

stimano rimemora

satira.

Giu-

la storia e la gloria dell'idea imperiala

V. IL

romana per condannare


e
di

PARADISO

uno

in

155

guelfi che le

si

oppongono

ghibellini che dicono di seguirla; Carlo Martello nota

avarizia e mala signoria suo fratello,

Napoli; Cunizza annunzia

castighi che attendono le po-

Marca trivigiana; Folchetto fa un'uscita


cupidigia del clero; l'aquila composta di luci

polazioni

della

contro la

beate accusa

malvagit di

vizi e la

dei prelati

tutti

Damiano,

principi cristiani; san Pier

dettini,

re Roberto di

il

il

contemporanei

lusso e la corruttela

san Benedetto, la decadenza dei mc^naci bene-

come prima san Tommaso

dei francescani e dei

l'osceno strazio che

domenicani

e san

Bonaventura quella

san Pietro fulmina contro

suoi successori fanno della Chiesa di

"Roma; Beatrice lamenta

il

perdersi negli uomini dell'inno-

cenza e della fede a cagione della mancanza d'ogni guida;


e,

pi in

satireggia

li,

scrittori e verseggiatori

poesia? Perch

la

predicatori sacri e

loro sconci

Perch tutto questo, che presso

e buffoneschi modi.

altri

semplice oratoria, suona qui come

poesia del carattere di Dante, del suo

disdegno, della sua amai-ezza, del suo disprezzo, dell'attesa


di vendetta e di futuro bene,

come

che,

stella

in cielo,

lui scintilla nc^ll'anima.

Quelle invettive, quelle satire, quelle esclamazioni e imprecazioni, gli escono veementi e pur sempre composte in

una superiore armonia. Le immagini sono vivacissime.


che Firenze ha coniato,

fiorino
la

nuova economia

centro,

il

frati

fiore

>>,

si

ai

aveva coh

Vangeli e

vivagni

lor

il

suo

che ha disviato pecore e

a consultare e frugare

che pare

Il

che simboleggia

loro pastori in lupi rapaci.

sono mostrati, negletti

tutti ansiosi
tali,

del danaro la quale

maledetto

agnelli e convertito

il

fiorino

preti e

Santi Padri,

A'olumi delle Decreai

loro

margini

lo-

gori delle dita che volgono incessantemente quei fogli. I


grassi prelati, pasciuti negli ozi e affogati nei diletti della
gola,

or voglion quinci

quindi chi rincalzi... e chi

gli

LA POESIA DI DANTE

ir>6

moni, Tanto son gravi, e chi di rietro

scoppia innanzi alla pittura che

zando:
bestie

Cuopron dei manti

van sotto una pelle

La

beffa

due

palafreni, Si che

lor gli

,..>;

gli alzi>.

poeta e venuto abboz-

il

agli incappucciati, che

salgono sui pulpiti a predicare con motti e con iscede e

si

gonfiano pel facile e grossolano successo che ottengono,

si

fa

spuntare dietro

se

il

volgo

cappuccio

il

uccello

diavolo) die,

(il

vedesse, misurerebl>e quanto affidamento me-

lo

perdonanze che

ritino le

tal

quelli dispensano. Altre volte pre-

come

vale l'indignazione,

vedere

al

sposa di Cristo,

la

Chiesa, allevata col sangue dei primi pontefici

la

sangue

del

mio, di Lin, di quel di Cleto*), usata ad acquisto d'oro, e


le

somme

chiavi divenute segnacolo in vessillo per cumbat-

tere contro popoli cristiani; o


al

si

rabbrividisce d'orrore,

come

notare, nel corrotto costume dei tempi, perdersi presto

l'innocenza, onde

tal

sostieni!

sa e

si

j^.

ama ed

che, balbuziendo,

madre sua , non appena cresciuto


sepolta . L'animo offeso prorompe:

ascolta

brama

in et,

pazienza, che tanto

difesa di Dio, perch pur giaci?...

Ma

richiama alla mente, placamento e conforto, che

Provvidenza non tarder

scendere

La

vederla

al

soccorso;

egli

l'alta

che

il

Vaticano e l'intero territorio di Roma, tomba di santi e


di

martiri,

frutto verr

libero

tosto

dopo

il

fiore

fia

La poesia che potrebbe


la

persona stessa e

menti e

dall'adultero

che

dirsi

personale

la vita del poeta, e

, della

preparer

quale

suoi saldi convinci-

indijnatio,

perch Dante

conosce depositario ed esecutore d'una missione,


si

jjoeta-vate,

vero

sue aspettazioni e speranze porgono la materia,

le

non ha solo questa corda della


poeta, e

sente

profeta,

che con
gli

uomini

la

o,

tutt'

insieme,

si

sente

poeta- profeta,

sua parola annanzier

alla giustizia. Egli

si

la

verit e

guarda dunque s

stesso nell'atto di qu*'sta missione, e premle speranza, con-

solazione e interiore dignit dal 1,'iinsiderare l'esser suo.

V.

IL

PARADISO

principio del Paradiso Dante

157

ricolloca nella

si

compagnia

dei grandi poeti, pari a quella dei grandi imperatori e

come

invocando per s quell'alloro che

quella,

il

breve

dio della

poesia dovrebbe concedergli, lieto che alcuno lo desideri e

con tutte

le

proprie forze

cerchi. Verso la fine,

lo

reduce, riaccolto nella sua Firenze,

dormi agnello, canuto

ma

sogna

si

nel bell'ovile in cui

cinto di gloria, incoronarsi

di

quel lauro sulla fonte stessa del suo battesimo: acuta nostalgia, tacita implorazione,

sentimento di aver ben meri-

riconoscimento e del trionfo palpitano in questo

tato, gioia del

sogno di tinaie conciliazione con


nel quale pi volte

Ma, dove tutto

amore

il

a s stessa

il

uomini e con

gli

dov consolarsi

il

le cose,

suo animo nffaticato.

suo complesso sentire per

la patria,

il

suo

suo dolore, tutta la sua vita di cittadino, erge

monumento,

il

nel

mezzo

della cantica, nel-

l'episodio di Cacciaguida.

La Firenze

di

ma non

un lontano,

troppo lontano pas-

sato, gli torna innanzi, in quell'incontro, evocata dalla pa-

rola del suo antenato, del

come

uomo

in battaglia

primo

contro

gli

infedeli, co>-i

questa moderna favella,

ma

ha notizia

di cui

dei tempi eroici e santi,

un

gli

e che,

crociato morto

parla

non con

con inflessioni e modi arcaici

e pur cari, e in latino. Quella Firenze sobria e austera,

dai semplici e innocenti costumi, era non altro che

il

rago:io del suo ideale, la bella favola del suo desiderio;


egli la

mi-

ma

teneva invece realt, realt perduta e invocata e da

restaurare.

assedia di

domande

il

suo antenato sulla

forma dell'abitato d'allora, sulla popolazione,

sulle famiglie

cospicue, e beve quei particolari, quei nomi, quelle minute


circostanze, proprio

come un amoroso

ricercatore delle me-

morie del luogo natio, delle memorie che parlano


e fanno sentire l'aristocratico e

il

al

cuore,

sacro dell'antico,

e,

in

quell'antico, ritrovare la propria radice, la propria nobilt


di

sangue, e gloriarsene. Ma

di continuo, tra gli aspetti

LA POESIA DI DANTE

158
dell'antico,

balenano

quelli, opposti, del

nuovo

prima cerchia,

la citt dilatata fuori della

la

moderno:

popolazione

cresciuta al quintuplo e mista di villani e di procaccianti,


i

mercanti e banchieri che vanno e vengono da Firenze per

tutte le terre pi lontane e

costumi,

nomi

tanti

odono pi

di

famiglie, che ora

non

si

o sono portati da poveri e assai diversi discen-

Questo contrasto

denti.

introducono nuovi e forestieri

illustri

la sottintesa

ragione del

dramma

della sua vita di cittadino e della catastrofe con la quale

per allora

era chiusa:

si

l'esilio.

del distacco, con la povert, con la

scempia, con

le

con l'angoscia

l'esilio,

compagnia malvagia e

umiliazioni, e insieme coi lenimenti che buoni

soccorritori vi apportano, delineato a grandi tratti da

animo

un

sensibilissimo, che soffre di tutte le punture, e quasi

s'intenerisce su

s stesso

Pi caramente...

Tu

altrui... ),

ma

ai colpi di

ventura

medesimo

(Tu

proverai

si

lascerai ogni cosa diletta

come

Lo pane
ben tetragono

sa di sale

tutte le sostiene e contiene:

Le sostiene per quella dignit

di s

della quale costantemente compreso, per quella

speranza che anche maggiore dell'altra, affatto privata e


contingente, del ritorno nella sua

citt, la

speranza dell'im-

mortalit e della gloria, dell'approvazione e lode dei di futuri.


Egli,

come

tutti

grandi, vive, pi assai che nel presente,

nel futuro e dice a s stesso:

amico.

Temo

di

s'io al vero son timido

perder vita tra coloro, Che questo tempo

chiameranno antico.
Ci che nel Paradiso non
/

all'anima di Dante,
in

la

si

trova, perch estraneo

fuga dal mondo,

Dio, l'ascetismo. Egli non

il

rifugio assoluto

vuol fuggire

il

istruirlo e correggerlo e riformarlo, e dargli a


la
il

mondo, ma
compimento

beatitudine celeste. Sentiva, senza- dubbio, la bellezza e

gaudio

di questa,

sue opere e

mendo

il

le

ma

sentiva altrettanto

il

mondo

e le

sue passioni; neppure nell'empireo, espri-

suo stupore

al trovarsi trasportato

dall'umano

al

V.

divino,

si

IL

PARADISO

159

dimentica di Firenze, e l'umanit

gli si particola-

reggia e impicciolisce nella societ fiorentina (e di Fiorenza


in popol giusto e sano ).
la terra,

il

Quando

divino e l'umano sono da

perci in aperto contrasto, non

vinca davvero e sgombri via


/

'San

Tommaso

due mondi,

lui accostati

divino

il

l'altro o lo scacci risolutamente.

ha mostrato, nella sfera del

gli

ed entrano

pu dire che

si

cielo e

il

sole, le

anime

dei dotti in divinit e ricordato le loro sublimi speculazioni;


il

poeta, rapito tra

fulgori di questi spiriti e la dolcezza

dei loro canti, traversato a


vita

mondana. la

un

tratto

dall'immagine della

da ogni

quell'istante, in cui egli, sciolto

cosa terrena, se ne sta con Beatrice, intento alla gloria ce-

che cosa fanno

leste,

suoi simili, gli

uomini? Egli

scorge

li

laggi, sulla terra: chi discute nei tribunali, chi attende a

medicina, chi

fa

il

prete, chi cerca di prevalere con la forza

o coi sofismi, chi ruba, chi traffica, chi sguazza nei diletti
della carne e chi ozia: tutta la vita dell'operosit e della

cupidigia e dei piaceri umani. Ma, sebbene


quelle le

insensate cure dei mortali

il

il

poeta chiami

sentimento che

anima queste terzine di maraviglia, come di due mondi


che non si riesca a mettere in armonia. Com' strana la
realt Da una parte, il Cielo ci chiama e ci gira intorno
mostrando le sue bellezze eterne, e dall'altra, l'occhio pur
a terra mira, e non si vuol distaccare da quell'ardente e
caro mirareVSalendo pi in su nei cieli, egli scorre con lo
I

sguardo per

vede

tale

tutte le sette sfere, e

che egli sorride del

volgersi lass con gli

vede

suo

vii

questo globo

sembiante

eterni Gemelli , col

, lo

; e, nel

segno dei Ge-

mini, misura con l'oechio l'aiuola che ci fa tanto feroci,


tutta,

dai colli alle foci , e se ne distorna subito

per riposare
qui,

il

occhi negli occhi belli di Beatrice.

Anche

disprezzo non tutto disprezzo: quella aiuola pur la

sua aiuola,

ci

gli

dopo

egli la

riconosce

fa tanto feroci,

come

la casa in cui vive,

fa feroce lui

come

gli altri,

ed essa
riempie

LA POESIA DI DANTE

160
U

vorace passione

gli

uomini

pu apparire cosa piccola

tutti.

Al lume dell'eterno,

e vile, e pure quella cosa piccola

e vile attira con forza poderosa e misteriosa; e l'efficacia di

questa forza
egli

si

vede

in ogni parte dello stesso

poema che

venuto componendo. Quando, un'altra volta, riguarda

verso la terra, rivede


d'Ulisse
tato; e

>, di

di

da Gade

il

varco

folle

quell'Ulisse di cui aveva cosi altamente can-

par che risenta ancora l'attrattiva delle voluttuose

favole antiche, scorgendo, poco lungi,

il

luogo donde

la

giovinetta fenicia parti sul dorso del toro divino pel suo

viaggio d'amore, vagheggiata, bramata,

Nel qua!

si

fece

Europa dolce carco.

rapita:

il

lito,

VI
caratterp: e unit della poesia di dante

e on

le tre cantiche non si


mai proporsi tal cosa?) dar
Commedia, ossia descriverla

questa scorsa attraverso

voluto cerco (e chi potrebbe

fondo a tutta la poesia della


in ogni parte,

ma

solamente segnare

le

cime varie e diver-

samente conformate della immensa giogaia, affinch

la ca-

ratteristica dello sfiirito poetico dantesco, nel quale stata

da noi riposta
e

la

non svanisca

vera unit del poema, non suoni a vuoto

precisi e particolari nella

Che cosa
il

per mancanza di riferimenti

nel generico,

mente

di chi legge.

dunque, questo spinto dantesco, l'ethos e

Dathos della Cummi^din,

la

tonalit che

le

propria?

parole un

si pu dire in brevi e semplici


sentimento
mondo, fondato sopra una ferma fede e un sicuro giudizio, e animato da una robusta volont. Quale sia la realt,
Dante conosce, e nessuna perplessit impedisce o divide e

iT

del

indebolisce

il

suo conoscere, nel quale

di

mistero solo quel

tanto a cui bisogna piegarsi reverente e che intrinseco


alla

concezione stessa,

denza

il

mistero della creazione, provvi-

volont divina, che

che anche questo mistero


B. Croce, La poesia di Dante.

gli

svela solo nella visione di

si

Dio, nella beatitudine celeste.

A
si

Dante parve

f)rse talora

diradasse, negli attimi in


11

LA

162

immagin

cui prov

DANTE

DI

P0EI=;IA

mistici rapimenti

mistica cfjnizione nella sua poesia


tradursi, in

che

si sia

modo

fatta di cose ineffabili.

di un'esperienza

E parimente
umani

vari affetti

senonch questa

egli sa come
come verso di

quali azioni approvare e compiere,

comportarsi, e

essi

come racconto

negativo,

convenofa giudicare

traduceva, e doveva

si

fine

la

vita;

sua volont non tentenna e oscilla tra

e la

ideali discordanti e

in parti opposte.

degno

quali biasimare e reprimere, per rivolgere a verace e

non

da desideri che

straziata

dissidi e contrasti,

la tirino

che noi possiamo sco-

prire nei suoi concetti e nei suoi atteggiamenti, sono nel

profondo delle cose stesse,

ma

riore,

in lui

appartengono

svolgeranno nella storia ulte-

si

rimangono

in

germe, non sviluppati, e non


che coscienza compatta

alla r,ua coscienza,

e unitaria: fedo salda e abito costante, sicurezza del pen-

sare e

Ma

dell'operare.

intellettiva e

morale

si

in

agita,

robusta inquadratura

questa

come

si

detto,

il

sentimento

mondo, il pi vario e complesso sentimento, di uno spirito che ha tutto osservato e sperimentato e meditato, a
pieno esperto dei vizi umani e del valore, ed esperto non in
modo sommario e generico e di seconda mano, ma per aver
vissuto quegli affetti in s medesimo, nella vita pratica e nel
vivo simpatizzare e immaginare. L'inquadratura intellettiva
ed etica chiude e domina questa materia tumultuante, che
del

ne interamente soggiogata,
tena un avversario poderoso,
del dominatore,
i

anche tra

suoi muscoli forti e

Non
definito

nare

le

presso

altro

il

si

soggioga e inca-

quale, anche sotto

catene che

compone

il

piede

lo stringono,

tende

in linee grandiose.

che l'atteggiamento spirituale che

hanno presente

si

si

cosi

sforzano di cogliere e determi-

varie altre definizioni, che s'incontrano sparsamente


critici

e interpetri, circa

il

carattere della poesia

E come non vedere in niun modo ci che cosi


ed effettuale e patente? La verit si fa valere sempre,

dantesca.
reale

si

le

ma come

CARATTERE E UNIT DELLA POESIA

VI.

0, per lo

meno, traluce con molti

formule

DI

DANTE

163

bagliori. '^enonch quelle

sforzano all'intento e mal vi riescono, perch o

adoperano concetti inadeguati, o fanno ricorso a metafore,


si

perdono

in astrattezze e in cataloghi di astrattezz^<(^i

suol osservare, per esempio, che Dante ritrae

ma
si

il

divenuto, non

ma

presente

il

non

il

divenire

passato; e che cos'altro

il

vuol dire con questa astrusa distinzione, o che cos'altro

in fondo alle osservazioni che

l'appunto che, in Dante,

l'

tutti gli

hanno mossa,
affetti

assoggettati a un generale pensiero e a

che ne supera

la particolarit?

Ma

se

non per

sono contenuti e

una costante volont,

questa energica rappre-

sentazione di una forza che supera e domina una forza


pure,

non

come ogni
Dante

dire che

un divenire e XJ^
una stasi. Si suol

poesia, rappresentazione di

un divenuto,

di

un moto e non

di

sommamente

di

oggettivo;

ma

nessuna poe-

mai oggettiva, e Dante, come si sa, sommamente


soggettivo, sempre lui, sempre dantesco; sicch, evidente-

sia

mente,

oggettivit

in questo

fora per designare l'assenza


nella sua concezione del

dezza e

suo volere

il

di

caso,

una vaga meta-

turbamento

mondo,

il

di

dissidio

suo pensare con

con determinatezza

e perci

il

niti-

suo

rappresentare con netti contorni. Si suol osservare che


proprio di Dante l'abolire ogni distanza di tempi e diversit di

costumi, e uomini e avvenimenti di ogni tempo col-

locare sullo stesso piano: la gjiaLcosa torna a dire che egli

misurava

le

cose

mondane

di

og ni tempo e

ogni sorta

on unica e ferma misura* con u n definito modello di verit


e di bene, e proiettava il transeunte sullo schermo dell'eterno.
.

enumerano

forma dantesca,

l'intensit,

la precisione, la concisione e simili; e certo chi

domina con

Si

la

caratteri della

forza del volere le forti passioni esprime qualcosa di vigo-

roso e d'intenso,

poich non

si

e,

poich

le affisa e

conosce, preciso,

perde nelle loro minuzie, conciso;

ma

e,

con-

tentarsi di tali enumerazioni di caratteri varrebbe attenersi

LA POESIA DI DANTE

164

Si sjjol

all'estriuseco.

pittore;

gi

per

lo

chiamarlo

certo,

e,

poeta scultore

quando per

non

l'atto dello scolpire

strumento dello scalpello s'intende

gesto virile,

il

vigoroso, robusto, risoluto, a differenza del dipingere a gran-

d'agio col
la

sua

<

arte).

lievissimo pennello

(come Leonardo ritraeva

Dante sar bene scultore e non pittore; delle


non

immagini, che piace adoperare,

disputa,

si

se

an-

che logicamente e criticamente siano prive di senso, com'


privo di senso
gelo.

famoso parallelo

il

Dante

tra

un luogo dell'Ottimo Comeiito:

noto

sentii dire a

Dante che mai rima noi trasse a

quello ch'aveva in suo proponimento,

ma

Michelan-

Io, scrittore

dir altro

ch'elli

da

molte e

spesse volte facea da vocaboli dire nelle sue rime altro che
quello che erano appo gli altri dicitori usati di esprimere.

Verba sequentur,
a forza,

e, se

non seguono pronte, sono trascinate

come aggiungeva

afferma che

il

il

Montaigne. Anche quando

per intero nel metro, su cui

il

poema

cantato, nella terzina,

incatenata, serrata, disciplinata, veemente e pur calma,

non

dice e

si

si

carattere e l'unit della poesia dantesca stanno

dice

il

vero;

come sempre,

tentativi di cogliere l'essenza dell'arte nelle

mente concepite,

si

del resto, in simili

forme astratta-

tentativi che son ora in molta voga, spe-

cialmente nella critica delle arti tgurative. Senza dubbio,

con

la terzina

solamente nasce

solo in essa e per essa egli vive

e la terzina

il

Diute della C'omviedia,

dramma

il

non pot essere (com'

della sua

anima;

stato talora congetturato)

da lui intellettualisticamente e volontariamente scelta in


quanto allegorica della Trinit, perch, se anche egli pens a
codesta allegoria,

il

suo pensiero dove questa volta sovrap-

porsi o allearsi alla necessit della sua anima, alla spontanea

mossa

della sua fantasia espressiva, con la quale la terzina

fa tuti'uno.

genere,

ma

Ma

quale terzina? N<n certamente

quella

la terzina in

propriamente dantesca, impastata col

materiale linguistico, sintattico e

stilistico

proprio di Dante,.

CARATTERE K UNIT DELLA POESIA

VI.

DANTE

DI

165

battuta con T inflessione e Taccento che egli le d, diversa


<lalla

terzina adoperata da altri poeti: con la quale ovvia

considerazione

che la terzina viene

fa altres chiaro

si

ri-

cordata in questo caso non come determinatrice per s stessa


di

ma

quella particolare poesia,

l'ethos e

il

in

pathos della Commedia,

tutto

sua intonazione o

to-

Dante.

nalit, lo spirito di

Che questo

quanto richiama
la

spirito sia

uno

concetto che univei'salmente

spirito austero, risponde al

ha di Dante, ed implicito

si

nella caratteri-^tica segnata di sopra, perch colui che raf-

frena e domina
in s

le

passioni austero,

una grande esperienza

di dolore.

e,

come

tale, chiud(^

Ma, quando l'imma-

ginazione dipinge un Dante col volto perpetuamente contratto dallo sdegno, o

parlato, del suo

del suo

quando

umor

pessimismo

come hanno

parlano,

critici

nei'o , della

sua misantropia,

conviene forse ammonire a non esa-

gerare, e giova procurar di l'itoccare e di ammorbidire (come


ci

siamo provati a fare nel corso della nostra esposizione)

qualcuna

delle linee di quel ritratto tradizionale e

rionale. Quale che

Dante apparisse

ai

conven

contemporanei

e pas-

sasse nella leggenda, e pur concedendo che la sua faccia


fosse

pensosa e malinconica, come scrive

certo,

perch

il

poema

Boccaccio,

il

ce lo prova, che egli ebbe nel-

l'animo una ricchezza e variet d'interessi che dal presente


lo

portavano all'antico, dalla immediatezza del vivere e

soffrire

al

ccanpiacersi dei ricordi eruditi

una ricchezza

variet di

affetti,

di

scuola, e

che dai pi violenti o

dai pi sublimi giungevano ai dolci e ai teneri e

devano

ai celianti e giocosi.

Ed

moralmente

le

il

non guardava

di profugo per le terre d'Italia

camente

era poeta: e

si

sten-

suo occhio
solo politi-

cose politiche e morali,

ma

spa-

ziava in ogni sorta di spettacoli, godendo degli spettacoli,


e

si

volgeva con ammirazione

con simpatia anche

alle

alle cose belle e si

umili.

Ed

era,

oltre

chinava

che poeta.

LA POESIA DI DANTE

166

specificamente artista: e l'arte studi seiuprt', e vi teorizz


sopra, e

glori del

si

&

ebbe dalla

bello stile >, e assai gioia

parola, dalla parola appropriata, calzante, sensuosa, che


il

pensiero stesso che genera a

creazione,

il

con divino fremito di

s,

proprio corpo vivente. Ci furono dunque nel suo

animo molto pi vari sentimenti, e soprattutto molto pi


lietezza che non si peasi generalmente; sebbene anche quei
sentimenti e quella lietezza s' inquadrassero pur sempre nel
suo abito austero e fossero

Su questo ethos

temperati e intonati.

in esso

e pathos di

Dante, e sulla concezione

tendenze pratiche che

intellettuale e le

lo

condizionano,

s'impianta di frequente la controversia, dibattuta non


nei paesi stranieri che in Italia, intorno alla

non modernit

del suo spirito;

essere a noi

moderni

maestro e

il

che.

il

domandare

pi esatti e chiari, vale

la

se

Ora

vero e che

nessuno pu esser

momento
e

non

tutti

tale

messo

solo,

>

in termini

Dante possa o no

di

ogni altra

spiri-

cosa.

grandi sono maestri di vita,

da

meno

modernit

guida della vita

uale, degli ideali politici e morali, e


il

perch ciascuno di

essi

ma
un

della storia, e la vera maestra la storia tutta.

solo quella che noi di continuo ricreiamo,

ma

anche,

e soprattutto, quella che noi, in ogni istante, creiamo. Eterna

Commedia , per
sua materia, limitata al momento

nella forma della poesia, la


ossia nella

sorse e di cui

si

rico

storico in cui

luogo brevemente delineata

gi a suo

la particolare fisionomia.

'

altro rispetto,

la

considerazione di questo sto-

nascimento basta a discriminare ci che in Dante c',

che prima non era, e ci che


essere, perch

si

form di

in lui

alcune ombre e colori, che vi sono

Non

c' pi in Dante

il

cosi quello della feroce ascesi

battagliare; che

mai

non

non poteva

poi, e a togliere dal suo ritratta


stati

medi<jevo,

come

malamente aggiunti.
il

crudo medioevo,

l'altro del fiero e allegro

forse niun altro

gran poema come

quello di Dante privo di passione per la guerra in (juanto

VI.

CARATTERE E UNIT DiiLLA POESIA

DI

DANTE

167

guerra, delle commozioni che accompagnaiio la lotta militare,

il

in

L'epopea
appena vi romba di lontano,
paragone. In cambio dell'ascesi vi si ri-

rischio, lo sforzo,

medievale,

il

trionfo, l'avventura.

il

ciclo carolingio,

una terzina

di

trova la fermavfede, raftbrzata da pensiero e dottrina; in

cambio dell'ardore guerresco, l'ardore civile. Queste, e non


pi quelle cose, appartenevano all'et sua, all'Italia del suo
tempo,
e

o,

a ogni modo, appartenevano alla sua coscienza

formavano oggetto

citudine, della sua

mia

volte manifestato la

sua continua e intensa solle-

della

umana

passione.

sebbene

abbia pi

io

diftdeuza e ripugnanza verso le

caratterologie etniche dei poeti, pur dir che, se


di

germanico

Dante

del quale

nome

il

non

stato fregiato (e

da tedeschi, e anzi non da tedeschi per primij,

solo

in-

s'

tende simbolicamente come designazione ora dell'impeto


mistico e ascetico ora dell'impeto guerresco, Dante non
A'a

germanico,

dovrebbe denominarsi italiano o latino

o con altrettale contrapposto. Nella bellissima rievocazione

che Giovanni Berchet fece, nelle Fantasie, dell'incontro di


e

italiani

tedeschi a Costanza pei negoziati della

Dante non starebbe

tra

il

popol biondo

e tra

pace,

baroni

che, col ferreo cappello e col busto chiuso nelle ferree


glie,

emergono segnai

gruppo

un

di

avvolti in lunghe

spicui per negri cigli accorti

di

di

vetusto,

ma

semplici cappe,

in

maquel
co-

sol

Per altro rispetto bisogna astenersi dal troppo ravvicinare, paragonando,^ Dante allo Shakespeare,

storia

della

poesia europea;

l'appunto, rappresenta, ed

umano,

il

primo poeta

che s'incontri dopo di

pari a lui di grandezza

perch
un'altra

lo

epoca dello spirito

nella quale la concezione dantesca del

mondo

stata sconvolta, e sulla chiarezza, che illuminava

necessit del mistero,

si

era distesa una nuova

stero, e la perplessit della

mente

lui nella

Shakespeare, per

ombra

e dell'animo, che

era

anche

la

di mi-

Dante non

LA POESIA DI DAXTK

168

conosceva o aveva presto vinta, era diventata


nante ^ E, quanto
dire?

non

loro infinito

Il

sognare,

loro stile

il

mento della natura


Dante) non

il

non

il

suo,

suo

loro sognare

il

bello stile >,

Grimm

(che Iacopo

suo,

il

in genere,

e,

nico

non

si

toglie

si

come simbolo

Se

egli

Weither,

lida gf^nia,

li

Obermann

gli

priamente

si

come gli

se

germa-

Dante, come

non fu del-

cosi

romanti-

ma

che

conoscere

di

estese e ottenne

si

di tutti

questa

ammi-

tempi; e forse esso


soflFrire

quella ma-

eroi romantici, per effetto della malinconia,


si

lasci

andare

alle dissipazioni:

significato del sonetto che l'amico Cavalcanti gl'in-

dirizzava, rimproverandolo della

posava

che nel periodo romantico pro-

complic,

si

della tristezza, dell'accidia,


il

suo

Renati, e la loro pal-

da giovane, dov, per alcun tempo,

se tale

senti-

gli eroi del

E qualcosa dov

arricch,

razione e apoteosi,

lattia, e.

il

avrebbe forse messi nella belletta negra,

accidiosi'^.

ira gli

<

qui,

romantico

avesse conosciuto

trista disposizione di spirito,

stesso,

di

non
loro

declama Dante roman-

Anche

tradisce.

il

perci negava a

pu dire germanico del medioevo,

l'ottocento.

eismo,

sfigura

lo

nota domi-

loro sentimento della

il

vita l'opposto del suo: chi legge o

ticamente

la

romantici, che poi so^uirono, che cosa

ai

, dell'*

anima

che s'era impadronito

invilita

Ma,

di lui.

vii vita

nella quale

e dello spirito noioso ,

in ogni caso, egli si trasse

presto fuori da questo smarrimento, e lo mise tra le altre sue

esperienze;

come mise

tra le sue esperienze quelle furenti

passioni amorose, delle quali parlano


fece l'episodio di Francesca. Nella

timentalismo di sorta,

ma

suoi biografi, e ne

Commedia, non c' sen-

la gioia e

il

dolore e

il

coraggio

del vivere, infrenato dal timore morale, sorretto e animato


dall'alta speranza.

Rimando per questa

volume:

parte

a!

mio saggio shakespeariano,

Arioato, Shake-ipearc e (JorneiUe. (Bari, 1920).

nel

CARATTERE E UNIT

VI.

Tale

in rapidi

Ma non

che

Dante da

ziare

altri

non

poeti e

alcunch di angusto
la

di cose particolari,

non

ma

nostro rapimento ai

ad aiutare V intelligenza e

di

ritiene,

si

della

di

poesia,

rinserra in cosa alcuna o gruppo

ritrai

concubina

sorella bianca

caratteri-

Donde

spazia sempre nel cosmo.

delle braccia del suo dolce

il

parole di Dante, anche

alle

ci

vengono innanzi
egli

cir-

dica

Titone antico, che esce fuor

amico

, o

, e simili. Questo,

comporta altra caratteristica che

la

neve

la

carattere stesso univer-

il

ma

sua definita individualit,

che chiami

che poi l'essenziale, non

sale della poesia; e in tal riguardo


nella

come ogni

la

per cosi dire, di prosaico, se

queir incanto: o che mitologizzando

dell'alba la

e,

pi piccole e fuggevoli, che

confuse

qui terminando con-

collochi e risolva nell'amplitudine

si

dell'unica poesia, che

alle

quella immagine, che vale a differen-

comprensione della sua opera,


stica,

Ili'.

l'

si

bisogna dimenticar mai,

viene ripetere,

DANTE

immagine di Dante, l' immadesume dalla sua stessa opera.

tratti,

gine autentica, quella che

DELI. A POESIA DI

Dante non

pi Dante,

quella voce meravi-

commossa, che tramanda l'anima umana

nella

perpetuamente ricorrente creazione del mondo. Ogni

diffe-

gliata

renza, a questo punto, svanisce, e risuona solo quell'eterno


e

medesimo timartisti, sempre


accolta da noi con sempre rinnovata

sublime ritornello, quella voce che ha

bro fondamentale in

tutti

nuova, sempre antica,


trepidazione e gioia:

la

Poesia senza aggettivo.

che parlano con quel divino

umano
fu

accento,

un Genio.

si

il

grandi poeti ed

dava un tempo

piuttosto
il

nome

coloro,

profondamente

di

Geni; e Dante

APPENDICE

INTORNO ALLA STORL\ DELLA CRITICA DANTESCA

n
\jhi

percorre in ordine cronologico

su Dante, dal secolo di

giudizi e la letteratura

lui via via pel

quattro e cinque e

seicento, pervenuto alfine innanzi alle pagine che

Giovan

1725, scrisse sul poeta della

Comme-

Battista Vico, circa


dia,

si

acorge

(se

il

ha

il

sciiso di queste cose) che,

con quelle,

n pi n meno che una rivoluzione nella

s'inizia

critica

dantesca.

Sembra come
Dante
(dice

si
il

levi

se,

a quelle solenni parole, la statua di

a un tratto,

alta,

sulla terra d'Italia.

Dante

Vico) un divino poeta, affatto diverso dai verseg-

giatori odierni, erotici, melici e arcadici.


in lui dall'altezza dell'animo,

La poesia sorge

che disprezza tutte

ammirate dagli uomini cupidi ed

effeminati,

le

cose

rivolto

solo

a gloria e immortalit, e arde tutto di virt pubbliche e


grandi, segnatamente di magnanimit e di giustizia; sorge

un momento storico particolarieute favorevole, a capo


una lunga et di violente passioni e di fervida fantasia, nel tempo della spirante barbane d'Italia. Per tal
riguardo, essa non pu compararsi ad altra poesia che al-

in

di

LA POESIA DI DANTE

174

l'omerica, e Dante fu. in effetto, l'Omero del medioevo, e


scrisse

la

sua Iliade

neW Inferno,

narra

in cui

ire

impla-

cabili e ritrae quantit di spietatissimi tormenti, e l'Odissea

nelle altre

due cantiche,

mirabile pazienza, e

somma pace

con

credette, per

il

il

il

Purgatorio, in cui

Paradiso, ove

dell'anima; e di

lui,

si

gode

si

soffre

con

infinita gioia

come

di

Omero,

si

miracolo compiuto dalla sua arte, che avesse

foggiato la propria lingua, trascegliendola da tutte le favelle


della sua nazione.

La Commedia

da considerare sotto

tre

quello dello studio letterario, in quanto vi

aspetti:

si

attingono bellissimi parlari toscani; quello della storia,

perch contiene una storia dei tempi barbari d'Italia;

maggiore d'ogni

altro, quello

e,

poetico, nel quale porge esem-

pio di sublime poesia. Poesia che nasce tutta da vigore di


fantasia

e sebbene

soglia lodare

si

Dante

di

gran dottrina

iu divinit, questa dottrina, questa scienza filosofica e teo-

logica, piuttosto che vantaggio, gli apport

ch

non avesse saputo

se egli

affatto

nocumento,

tal-

n della scolastica

sarebbe riuscito pi gran poeta, e forse la

di latino,

Omero ^
suo Virgilio. Il modo

toscana favella avrebbe avuto da contrapporlo ad

non ebbe nel eultissimo


acconcio di commentarlo dare breve e chiara notizia delle
cose, fatti e persone che egli memora, spiegare i suoi senquale

la latina

timenti, entrando nello spirito di ci che

ha voluto dire>,

per intendere la bellezza del suo parlare poetico, e

morale

sciare ogni

cognizione

Si

>

trala-

molto pi altra scienziata

*.

veda Scienza nuova

(1725),

1.

ed. Nicolini, pp. 477, 727, ^33, 734,

del 26 dicembre 1725, e

il

Ili, e. 26, Scienza


7.t0,

la lettera al

nuova geeonda,
Degli Angioli

Giudizio su Dante, scritto a proposito di

nuovo commento della Commedia, e che del 1728


Critica, XVI, 156). Cfr. Croce, La filosofia di G.
e. xvm.

un

o 29 (per questa data


B.

Vico (Bari, 1911),

APPENDICE
Cosi non

era mai,

si

gh. beninteso,

fin

175

Non

guardato Dante.

allora,

che l'autore del poema sacro non fosse ge-

neralmente sentito e affermato poeta e gran poeta, e non


lo
l'

vedesse e ritraesse

si

nella sua

singolare fisionomia:

ammirazione che comincia gi presso


che Giovanni Villani

capitolo

contemporanei,

il

consacr nella Cronica

gii

come

a insigne avvenimento di quei tempi, le pubbliche

ture,

let-

moltissimi commenti, la popolarit ottenuta, le imita-

zioni che

fecero della sua opera,

si

modo

il

il

tono con

cui se ne discorse allora o nei tre secoli seguenti, le stesse

controversie che vi s'intrecciarono intorno, provano che,

ogni volta che


la

gli

grandezza e

animi

si

accostavano a Dante, avvertivano

l'originalit del

N ha

suo genio severo.

importanza, per questa parte, che taluni uomini, e finanche


segna-

intere generazioni, lo negligessero e rinnegassero,

tamente nel periodo umanistico, e poi


e poi ancora durante

il

nalismo del settecento;


per tutte

mentali

le

perch simili vicende

opere umane, secondo

e altres artistici, che,

nelle varie et, distolgono

il

razio-

ripetono

nei vari individui

da talune opere e rendono a


fan

si

che non se ne ricer-

Senonch, anche quando

conosca e ammiri, e rettamente

tra cosa poi dimostrare e

si

Bembo,

diversi interessi, pratici,

dominando

chi vera e propria conoscenza.


le si

del

barocchismo del seicento e

esse insensibili o avversi, e

bene

tempo

al

ragionare

il

si

giudichi, alossia

giudizio,

fondarlo e determinarlo teoricamente; nel qual atto sola-

mente esso

si

fa critico e scientifico, e

cessaria una teoria,

il

a quest'uopo ne-

cui progresso progresso

del

giu-

dizio stesso. Ora, le teorie che ebbero corso in quei secoli,

originate nell'et greco-romana e variamente intellettualistiche com'erano,

non permettevano una

libera trattazione

dei problemi della poesia, e perci, sia che con esse

si

si

giu-

meno si censurasse l'opera di Dante,


procedeva pur sempre in modo necessariamente artifizioso.

stificasse, sia

che pi o

LA POESIA

176
/'

/
/

Dante

non ostante

stesso,

DANTE

DI

la fine intelligenza

che dimostra

in pi luoghi circa la natura della poesia (come

ferma

di poetare

<

nega che

l'altro in cui

modo che

a quel

detta dentro

possano tradurre

si

dove
>

af-

o nel-

in altra lingua

cose metricamente legate), era tenuto stretto dalla dottrina


della poesia in quanto allegoria di verit rc^'ligiose e morali:
e

nemmeno

chiama

ci ch'egli

a fondamento degli altri tre,

senso letterale e pone


pu intendere come quello

si

che noi diciamo senso poetico, perche sarebbe piuttosto


la

poesia depotenziata, vista solo in superficie e gradevole

nella luccicante superficie.

non era inconsape-

Certo, egli

vole del suo creare, che anzi ebbe forte coscienza della pos-

sanza e dignit sua

ma

poeta;

di

pur

gli

faceva difetto^

nella scolastica filosofia che seguiva, la categoria per

prendere adeguatamente

il

com-

suo stesso poema. Similmente,

pel Boccaccio, teologia e poesia sostanzialmente s'identifi-

cavano, e l'una era una poesia di Dio e


avvolte in belle favole

le

cagioni delle cose, gli

ammonimenti che non


animi merc le dimo8tra?:ioni

virt e gli
negli

l'altra

si

porgeva

effetti

delle

riesce a far entrare

filosofiche e le persua-

Giovanni Villani, pi semplicemente, aveva

sioni oratorie.

lodato la

Commedia come

questioni morali, naturali, astrologiche, filosofiche

sottili

e teologiche, con belle e


trie >

fatta

in pulita rima, e

nuove

figure,

con gi'andi

comparazioni e poe-

Ci che pi riempiva d'ammirazione, era l'universalit

del suo sapere:

uomo

dei pi universali, lo diceva

An-

tonio Pucci. Nel secolo appresso, Leonardo Aretino, ricor-

devole forse di alcuni luoghi platonici, conosceva un'altra


specie di poeti, anzi la

compongono

somma

e piti perfetta specie, che

per ingegno proprio agitato e commosso da

alcun vigore interno e nascoso,

ed occupazione della mente

il

quale

si

chiama furore

oltre quella di

coloro che

compongono per

iscienza, per istudio, per disciplina ed

arte e prudenzia;

ma

Dante collocava senz'altro

in questa

APPENDICE
seconda specie, perch

177

per istudio di

filosofia,

teologia,

astrologia, aritmetica, per lezione di storia, per revoluzione

di molti e vari libri, vigilando e

sudando negli

studi, ac-

quist la scienza, la quale doveva ornare ed esplicare con


li

suoi versi. Nel corso del cinquecento, la rinnovata poe-

tica di Aristotele

non valse a sradicare questo concetto

di-

dascalico e oratorio della poesia, e lo studio di quel filosofo


e degli antichi retori condusse a costruire
sificatoria dei generi poetici legittimi

questioni, che allora

Commedia dovesse
altro genere;

([uale

si

sicch

una rigida clasuna delle grandi

agitarono intorno a Dante, fu se la

considerarsi epica o drammatica, o d


e Iacopo Mazzoni, per esempio,

com-

poema epico

batteva l'opinione pi generale che fosse

e la

sentenziava drammatica, una ^commedia senza ridicolo,

quale non era ignota agli antichi, con Dante protagonista^


Virgilio deuteragonista e Beatrice tritagonista

Nores

la

teneva invece per una teologia o

in versi, comparabile ai
(^)uestioni
ci

che

si

lason de

poemi d'Empedocle e

di

morale

Lucrezio.

prolungarono nei secoli seguenti, nei quali

fu chi la defini

alla definizione di

filosofia

satira, e chi, come

poema

il

Torti, avversario del Monti,

la

Monti, torna

come Francesco

didascalico, e chi,

rivolle epopea, in

narrazione di un'azione illustre; e

altri

Becelli, nel 1732) la qualific mista di tutti

ora tragica, ora comica, sovente

quanto

che (come

il

generi di poesia,

satirica,

ed ancor

lirica

ed elegiaca. Quest'ultima definizione ebbe fortuna, o piuttosto risorse e risorge spontanea, e

Schelling

(il

non romanzo

ma

in

si

legge perfino nello

Commedia non didascalica,


senso proprio, non commedia o dramma,

quale disse

la

indissolubile miscuglio, perfetta compenetrazione di tutte

queste cose, un'entit di genere affatto proprio, un


a

s,

mondo

che richiede una sua propria teoria); e s'incontra

di frequente nelle odierne scritture critiche, perch, in effetto,


offre

una comoda scappatoia e agilmente scioglie senza

glierlo

un nodo,

in cui ci

B. Croce, La poesia di Dante.

si

scio-

intrigati.
12

LA POESIA

178

Lasciando

queste dispute di vacuo formalismo,

in disparte

pel resto, durante

coloro che, comi*

Commedia fa lodata da
movendo dalla sopradetta dot-

cinquecento, la

il

Varchi,

11

DANTE

DI

trina didascalica e oratoria della poesia, giudicavano che

Dante avesse conseguito un gran fine morale con la punizione dei rei nell'Inferno e il premio dei buoni nel Paradiso,
e fu biasimata dagli

che coltivavano l'ideale d'una

altri,

poesia sensualmente gradevole

come

e,

il

Muzio, dichiara-

vano che Dante ogni altra cosa era piuttosto che poeta,
e perfiiio spregiavano

seggiamento

di

duro ver-

qualche scartafaccio fornitogli da

frati teo-

argomentanti.

loganti e

poema come aspro

suo

il

Si

quando, dopo aver rimestato


versie cinquecentesche

lietamente sorpresi,

perci

documenti

(molte delle

di quelle contro-

quali

legano

si

alla

diatriba contro Dante, messa in circolazione nel 1571 sotto


11

nome

role di
le

di

Rodolfo Castravilla),

ci

Vincenzo Borghini, rivolte

s'imbatte in alcune patutt'

censure dei sensuali e voluttuari e

Ai primi, che

si

appellavano

tamente osservava che

il

al

insieme a respingere

le lodi dei didascalici.

Bembo,

il

Borghini paca-

celebre letterato veneziano,

tirato

dal suo genio in altra sorte di poesia, pi dolce cio e pi


dilicata,

non gust n mise quello studio

in quell'altra

conveniva a poterne con tutta dirittura giudicarne.


coloro che stimavano doversi ammirare Dante

per

le

che

molte

poema inchiuse, rispondeva,

sentenzie che sono in quel

che, certo, far poco conto di queste cose sarebbe sciocchezza,

ma

(continuava)

io

dico bene che io l'ho per serventi di

quel poema e non per principali, e ammiro


poeta, e

non come

una quasi

di

come

il

poeta come

teologo; se bene

mi pare

divinit d'ingegno l'aver saputo e potuto inne-

starle di sorte
<!

filosofo o

che servano

con leggiadria.

se

Dante che quel ch'e'

faceva di spender

il

al

bisogno del poema con grazia

Cosmico non vide

il

altro nel

poema

dice, e' lo gust molto poco, e

tempo suo

in leggere altro clie

me'

Dante,

APPENDICE
e non seppe cavar altro

'.

179

Borghini, che gi nelle in-

Il

dagini circa la lingua, le allusioni storiche e le allegorie

dantesche aveva segnato

la

via buona, anche rispetto al

carattere poetico di Dante vide e disse giusto;

come

dire cadde

ma

quel suo

nel vuoto, senza eco, nonch negli

altri,

in lui stesso, perch, per diventare valido ed efficace, si

sarebbe dovuto sentire in contrasto e uscire ad aperta guerra

con tutta

il

poetica di quel tempo:

la

che non avvenne.

il

valore del giudizio del Vico invece, per l'appunto,

una nuova

nell'essere prodotto e produttore insieme di

trina delia poesia, che

Dante

suggerivano con

schietti poeti

Omero

e tutti

le loro creazioni,

sieme spiegava Dante e Omero e

gli

tutti

altri

dot-

grandi e
e

che

in-

grandi e

una nuova dottrina che si sarebbe svolta nei


si sarebbe chiamata estetica, scienza della

schietti poeti:

secoli seguenti e

fantasia, scienza dell'intuizione, o in altri modi.

importa, a petto di questo gran merito, che


il

paragone

di

Dante con Omero-,

il

Che cosa

Vico sforzasse

dell'Italia

dugentesca

con r Eliade del nono secolo innanzi l'ra volgare, ed esagerasse la dipendenza dela poesia dalla barbarie delle societ

momento

e pensasse per un

di togliere a

della sua anima, la scolastica e

il

latino?

Dante una parte

Sono concetti e

ravvicinamenti che bisogna intendere con discrezione, e piuttosto

come

simboli che

come affermazioni

di fatti, simboli

non

sulle

G. Galilei, V. Borghini ed

altri,

cio della vera poesia, che sorge sulle passioni e

Studi sulla Divina

Commedia

di

ed. Gigli (Firenze, 1855), p. 308.


-

un

Su

di

che farono mosse obiezioni, non appena la Scienza nuova,

secolo dopo, cominci a essere studiata;

Fatjriel, Dante

et

les

origines de la langue

et

come pu vedersi in

de la littrature italienne

(Paris, 1834), I, 21-2, 371-3; Villemain. Tableau de la littrature au

age (ed. di Parigi, 1882),

I,

moyen

346-7; P. Emiliani Giudici, Storia della

teratura italiana (4^ ediz., Firenze, 1865),

I,

228.

let-

180

LA POESIA DI DANTE.

ritiessioni.

Che cosa importa che non andasse pi innanzi


poema di Dante e non

nella caratteristica particolare del

cavasse tutto

aveva

il

frutto che poteva dai profondi canoni ch<^

stabiliti sul

fu fatto di poi, e

ma

nire;

modo
si

passi

ulteriori

gli

Commedia? Ci

d'interpetrare la

verr ancor meglio facendo nell'avve-

non sarebbero

stati

possibili

senza quel primo.

Per

allora, nel secolo del Vico, si

pu dire che giun-

gessero all'estremo l'opposto giudizio e la condanna di Dante

secondo un estrinseco ideale,

il

classicismo e

bembismo

del

cinquecento, che prese nuova veste di razionalismo e di


letteratura

riflessiva,

sensibile.

poema

Il

galante

satirica,

sentimentale

una volta

Voltaire, che defin

la

Commedia

bizzarro, splendente di alcune bellezze naturali, e al-

tra volta addirittura

un guazzabuglio, un salmigoudis,

e rise

degli anacronismi che conteneva, e motteggi che la ripu-

tazione ne starebbe sempre salda, perch tutti la ammii'a-

vano

e niuno la leggeva

il

facendo anch'esso

Bettinelli, che,

salvezza solo di alcuni pezzi, di un migliaio di versi, la

giudic un tessuto di prediche, di dialoghi, di quistioni con

non

altra

guida che

le

passioni e

il

capriccio dell'autore,

priva di azione o con azioni soltanto di discese, di passaggi,


di

salite,

di

andate e

ritorni,

allusioni a oscuri individui

di

irta

simboli e piena di

contemporanei del poeta; furono

due pi famosi rappresentanti di un'opinione allora largamente divulgata. S'incontra essa, infatti, tal quale, presso

molti

altri, e

dia era

media,

per esempio, nel Cesarotti,

un guazzabuglio grottesco
e, in

forma epigrammatica,

che chiamava Dante

in

])er

una

cui la

Comme-

non-divina Com-

OrazioWalpo]e(1782),

stravagante, assurdo, disgustevole, in

breve, un metodista in

Bedlam

(cio,

al

manicomio); e

si

ritrova echeggiata dal Goethe, quando, nel 1788, scriveva di

non comprendere come ci si potesse intrattenere con quel


poema, di cui l'Inferno a lui tornava orrendo, il Purgatoria

API'ENDICE

equivoco e

il

Paradiso noioso. Anche questo motivo antisto-

al pari di quello dei

rico,

neppur oggi

dipoi e

181

gliava verso Dante

generi

non

6 del tutto spento:

sentimenti e

del Bettinelli, e parlava di quella

Le

Lamartine

impi-

che

postritc ne com^prend
tornato alla carica,

vede, in quell'ammasso di stravaganze e

sragionevolezze, se non

niano

il

gazette fiorentine

Commedia, una polemica che la


plus ; e test un critico americano
la

e anch'esso non

spense del tutto

pensieri del Voltaire e

si

several literari/ jewels

a veri/ small residuum.

che

for-

'

risposte a siffatte critiche furono, nel settecento, in

parte dettate da semplice buon senso (come quando al Bettinelli si die

colto, e
lo

l'avvertimento che Dante non oscuro per chi

Gasparo Gozzi incalc, per l'intelligenza di Dante,

studio dei tempi dell'autore e delle altre opere di

ma,

in altra e

maggior parte, consistettero

lui;;

in contrapposi-

zioni di false difese a false accuse, di pedanterie vecchie a

pedanterie nuove, come col lodarlo di gravit nei pensieri


e nella morale, e di

essere stato

primo ad

il

riosa strada alla poesia italiana. Pure,

aprire glo-

uno almeno

ci fu

che

rispose secondo lo spirito che potrebbe chiamarsi vichiano,

uno

scrittore tedesco,

di lui, in

nimo

un articolo

il

di

Bodmer
una

o qualche

e rimasto a lungo dimenticato

minciava col notare, che


partecipava con V Iliade
alla costumatezza,

ai

alla decenza,

alla

A. MoRDELL. Dante and other ivaning

Fu scoperto

pp. 288-88); e

di

Dante

contrario

graziosita del gusto

classics

(Philadelphia, 1915).

ristampato dal mio compianto amico Leone Donati,

nella sua monografia J. J. Bodraer


J. J.

o scolaro

Quello scrittore co-

poema
medesimi biasimi, come

volume:

-.

lo straordinario

amico

rivista zurighese del 1763, ano-

und

die italienische Litteratur (nel

Bodmer: Denkschrift zum CO Geburtstag, Ziirich, 1900,


per la sua importanza mi parso opportuno tradurlo

e inserirlo nella Critica. XVIII, pp. 306-11.

LA POESIA DI DANTE

182

moderno, inosservante

delle regole e dell'unit

senonch Dante (ribatteva) osserv

d'azione;

sue proprie regole,

le

ed ebbe cosi grandi e varie cose da ritrarre che, per poter


far uso di ogni sorta di stile, gli parve assai comodo adot-

un
poema

tare la forma di

fantastico viaggio. Ci che nella

posizione del

si

condanna come

tradittorio e affettato, si potrebbe,

chiamare invece singolare


media aveva altrettanto

com-

strano, gotico, con-

con un po'

di giustizia,

Com-

e originale; e l'autore della

diritto di poetare nel carattere dei

suoi tempi quanto noi in quello dei nostri. L'acuto critico

scagionava infine, con isteriche considerazioni, Dante della


libert

con cui aveva trattato l'antica mitologia e intro-

dotto eccezioni nelle leggi dell'oltremondo; e lo lodava di

aver cercato

poesia non solo nelle

la

umane

passioni, nel-

l'amore di Francesca e nello strazio di Ugolino, come pia-

ceva
che

ai

egli

moderni,

ma

anche nella morale

e nella

teologia,

seppe rendere poetiche.

Quando

si

ciarla dell'inutilit della critica,

sidera che, se noi ora leggiamo Dante e gli

che tra noi

non

si

altri poeti

con-

senza

loro siano gli ostacoli interposti dai grossi

pregiudizi del passato, dobbiamo questa agevolezza e questo


beneficio appunto a critici simili a quello ora ricordato, che

ce ne hanno liberati o ce ne vengono liberando. Nella ge-

nerazione seguita a quella del Bodmer, per effetto dei nuovi

da pi

concetti sulla poesia e sulla storia, che


pili

modi spuntarono

dei germi che alcuni solitari

avevano seminati,

razione antidommatica e storica di Dante e degli


si

fece consueta e

disdegno verso

come

parti e in

furono come la fioritura o la messe

naturale: divenne luogo

giudizi condotti secondo

il

la

conside-

altri poeti

comune

il

particolare gusto

settecentesco e illuministico, e secondo ogni altro ideale che

non

fosse quello intrinseco e proprio di

Dante

tempi. Ci chiaro nelle caratteristiche che ormai


di

Dante

e dei suoi
si

leggono

nelle storie universali e nelle storie della l'attera-

APPENDICE

183

meno
Commedia come rappresenAnche la critica dantesca ita-

tura e nelle filosofie della storia, dove

bene

si

cercr,

pi o

di ritrarre l'autore della

tante di un'et della storia.

liana, fatta erudita dagli eruditi del settecento, risorse spic-

catamente storica

principi

ai

dell'ottocento,

Guglielmo Schlegel scriveva: Un ortodosso

Foscolo.

col

critico del

gusto

crede di dir gran cosa quando dice chela Divina Commedia,


il
I-

Giudizio universale e

Macheth sono opere prive di gusto:

il

con ci non dice altro se non che

egli

non comprende

queste opere, perche oltrepassano l'orizzonte delle regole e

convenzioni da

apprese;

lui

Commedia: Qui

si

pi in particolare, della

e.

deve sognare quell'eroica e monacale

et di lotte, farsi guelfi e ghibellini, altrimenti


il

libro

con fastidio.

getta via

si

Goethe, che non fu certo mai gran

Il

conoscitore di Dante, pur lo senti e intese ben diversamente

da come

gli

era accaduto nel 1788, e in una lettera del 1826 lo

congiungeva con
Italia,

perch

in

l'et della rinascita delle arti figurative

Dante

sensibile figurativo,

dominava, come

onde

egli

in Giotto,

gli oggetti

dere con netti contorni, e anche

le

le

genio

vedeva in modo cosi distinto

con l'occhio dell'immaginazione

disegnava come se

il

ii^

da poterli ren-

cose pi astruse e strane

avesse davanti nella realt; e nelle

conversazioni con l'Eckermann lo diceva, non un semplice


ingegno, ma una natura. Allora Dante fu messo in
nuova ed alta compagnia; e, se
critici del cinquecento lo
<t

paragonavano

come accadde

al

Omero

(suscitando talvolta

Varchi), se

il

proteste,

forti

Vico stesso non possedeva

maggiori notizie di letterature straniere da poter fare


paragoni, se

gli inglesi del

altri

settecento lo ravvicinaroriO, so-

prattutto per certe affinit nelhi materia, al Milton, e un


italiano che viveva in Inghilterra,

primo pronunziava insieme


speare, la triade
costituirsi,

talora

nomi

il

di

Eolli, nel

Dante

1735, per

e dello

Omero Dante Shakespeare non


variata

nell'altra

dei

tre

Shake-

tard a

grandi

poeti

LA PuEislA DI DANTE

184

il nome
come presso

iuoderai, col togliere

del Goethe

o,

',

di

Omero

aggiungere quello

il

Tieck

-,

in quella dei tre

primi maestri dell'arte moderna, Dante, Cervantes e Shakespeare.

La

critica della poesia si era convertita in istoria,

e in grande storia, nella storia dello spirito


a

umano: senonch,

questa giustificata reazione e a questo

ragguardevole

progresso contro e sopra la critica dommatica dei secoli


precedenti, anda%^a unito un pericolo di unilateralit, per-

ch

la

vecchia critica dommatica intendeva a essere, an-

che nel suo modo arbitrario

per modelli,

nuova, abbattendo a buona ragione

stica, e la

storicizzando, perse di vista sovente arte

ma

bensi storica
artistica. Il

critica
i

come

arti-

modelli e
arte e fu

non, quale sarebbe dovuta essere, storico-

che spiega come, in tempi recenti, sia apparso

necessario riformare la storia della poesia e dell'arte con

una sorta

sintesi dell'astratta critica

di

estetica dei

dom-

matici e dell'astratta critica storica degli storicisti, mediate


in

una trattazione

estetica

estetica e nel

tempo

stesso storica, storico-

''.

Per queste ragioni, pi che

alle

indagini sul .^igniticato

culturale di

Dante

ad allargare

e approfondire quella che si e

l'intcrpetrazione

nella storia universale (le quali presero

da noi chiamata

allotria), l'attenzione di chi ricerchi

progressi dell' interpetrazione storica di Dante deve essere


rivolta a

quanto fu allora

<

poi osservato sul carattere del-

TorsBEE. Dante in Englixi Literature.

I,

632, riferisce dalla de-

un viaggio in Germania, fatto nel 1802 da H. Crabb Kobinson:


Our polite host placed me by the side of Professor Abicht,
and 1 was agaia struck by the concurrence of opinion among the
scx'izione di

German

philosophers as to the transcendent genius of Shakespeare.

Goethe and Dante >


- In un dramma fantastico, che

ristampato nel Dki. Rai.zo,

Foeii^ie

di mille autori intorno a Dante, VII, 421-52.


"*

Si

vedano

miei Xaori

sayf/i di Emtelica,

pp. 161-84, cfr. pp. 214-5.

APPENDICE

185

l'arte dantesca, alle ricerche storico-estetiche, delle quali si

ha per

solito scarsa o

confusa notizia, tantoch

saranno meravigliati dei

tisti

pi dei

dan-

che veniamo tacendo

libri

veniamo ricordando, da essi


non pregiati. Non molto, in

e di alcuni di quelli che invece

non conosciuti

non

argomento

verit, olfre su questo

deve

il

letti

col Faust, e la caratteristica del

manifestazione

di

quale

al

si

l'anione

della

scienza,

della

storia

ma

religione

della

con

l'allegoria,

nuova mitologia, onde esso


singola poesia,

poema dantesco come prima

ci che proprio della poesia moderna,

storia

si

lo Schelling,

paragone, tante volte ripetuto dipoi, della Commedia

con

dell'arte

la

creazione di una

la

da considerare, non quale

poesia della poesia

legge nello Hegel, che defin

la

^;

poco anche

Commedia una

sorta

di epopea, che ha per oggetto l'azione eterna, l'amor divino

e mise in rilievo la trattazione delle azioni e dei personaggi,


i

quali stanno sempre in Dante

molto conto

si

dovrebbe tenere

come

la critica

giudicati

Ma

in

che di Dante scrisse

nel 18011 Bouterweck-, la quale stranamente affatto dimenticata dai dantisti o, pi strano ancora,

una vaga fama

di

misconoscimento,

rammentata sopra

di detrazione, di

calunnia

dell'opera dantesca, e quasi semplice prosecuzione del volte-

risme e dell'irriverenza del settecento.


dubbio, fu severo verso la

Il

composizione

Bouterweck, senza

costruzione

sembrava si potesse salvar


del poema, della quale non
l'onore e che gli dava immagine di un gran labirinto gotico,
gravato da nebbia di allegorie, un labirinto difficile all'intelligenza e che, in fondo, non compensava le fatiche che si
gli

spendevano per intenderne l'architettonica

Nella Fhilosophie der Kunst

lomphischer Beziehung, che


-

'

(1S02-3), e nel

il

congiunto or-

saggio Dante in phi-

tradotto anche in italiano.

F. BouTERWKCK, Gesciickte der Poesie und Beredsamkeit

Elide des dreizehnten Jahrhunderts (Gttingen, 1801), voi.

I,

seit

dein

pp. 76-120.

LA POESIA DI DANTE

186

dinamento

delle pene, delle purgazioni e dei premi, perch

il

sentimento artistico (das Kunstgefiihl) ha poco o nulla che

vedere con ci che nella Commedia sistema


bilit di

menare innanzi

letterale

aveva costretto

e l'unit dell'opera era

il

suo autore a

e,

a sottigliezze,

un viaggio, non

l'in-

pel rimanente, un'unit allegorica o

Anche giudicava impoetiche

teologica.

salti e

venuta meno, ossia vi era soltanto

l'estrinseca unit della narrazione di

trinseca dell'epica,

L'impossi-

insieme senso allegorico e senso

tutt'

le parti scolastiche,

teologiche e astronomiche, e di tal natura la concezione


del Paradiso che di necessit la fantasia vi

nanzi all'inesprimibile,

si

trovava in-

vuoto poetico, col solo elemento

al

dommatica ancora concedeva, la luce. Gli


una galleria di pitture con
cornice grottesca ; ma, nonostante questi difetti di composizione ed esecuzione, essa, quando la si valuti per frammenti {roenn loir sie fragynentarisch schfzen), uno dei
pi nobili e belli prodotti di uno spirito originale : un'opera
sensibile che la

pareva, dunque, la Commedia,

non preparata dalla precedente letteratura, non riportabile


alle letture dell'autore, e della quale,
la poesia

moderna non pu mostrare

alcuna eccezione, perch


uscire

di

tra

una

folla

lo stesso

di

per questo riguardo,

altra pari, e ci senza

Shakespeare

lo si

vede

predecessori e Dante no. Era,

questo, un entrare nel vivo delle difficolt; e l'acume e

coraggio con cui

il

Bouterweck

si

il

sforzava di distinguere in

Dante sistema e poesia, ed esaltava la poesia sul sistema,


debbono rendere indulgenti circa il troppo sbrigativo trattamento degli elementi dottrinali del poema e circa il principio della

frammentariet

il

quale, se per una parte

era adesione ai giudizi su Dante del


settecentisti,

Bettinelli

per l'altra anticipava un pi libero

di

modo

altri

d'in-

terpetrare e gustare la poesia.

Questo pi libero modo


tato nei critici della

si

ritrova largamente rappresen-

prima met dell'ottocento, e

in Italia^

APPENDICE

187

oltrech nel Foscolo gi ricordato, nel Leopardi, che, po-

nendo

sopra ogni poesia, senti almeno talvolta, e

la lirica

disse in fuggevole accenno, che la

una lunga
propri

lirica

affetti

*
;

Commedia non

dov' sempre in campo


e persino nel cattolico e

del

Dante tra

tutti

1833 e 1834, dichiarava


i

grandi poeti

e poeta, e perci

una sorta

che erano in

onde

certa unit gli

corre,

Bene
il

di

di lotta tra le

diverse facolt

poema non ha

carattere uni-

venga da un sentimento che

tutto lo per-

da un pensiero d'amore, dall'amore per Beatrice.

inoltre

il

Fauriel scartava

le allegorie

per cercare solo

senso poetico delle rappresentazioni; respingeva le cen-

sure, dettate

da astratto gusto e logica,

pagane introdotte da Dante nell'Inferno


la

Fauriel. nei

come proprio

doppio aspetto di scienziato

il

suo

il

il

al-

mescolandovisi poesia, scienza e politica, quantunque

tario,

una

lui:

suoi

moralista e

quanto grammatico Tommaseo. In Francia,


suoi corsi

che

poeta e

il

alle figurazioni

notando

cristiano,

candidezza e ingenuit del poeta nel trasformare

namente quelle figure;


Dante prese le mosse, e

e distingueva tra la storia,

da cui

creazioni di sentimento e di fanta-

le

che vi costru sopra, negli episodi, per esem{)io,

sia,

cristia-

cesca, di Ugolino, di Sordello.


inferiore finezza, ripigliava

di

Fran-

Villemain (1840), con non

Il

paragone con Omero per tem-

il

perarlo con far valere la differenza dei tempi e dei geni, pur

riaffermando che Dante, quando


torali del

Medioevo, inventava

du monde

gi'ec-; e,

pel

parlava con

primo

o tra

la

si

voLvjeune

primi, giudic

di Dante, rvetir, triste, exalt.

mato, se fosse ^inoins naturel


al pari del Fauriel, la

scioglieva dalle vesti dot-

camme

au.r premiere joiirsr


et

argentine du pote

non

italiano

il

genio

da meritare d'esser chiagermanico. Riconoscendo,

duplice ispirazione del poema,

Vune

instinctive et passionne et Vanire stndieiise et scolastique

Pensieri di varia

filosofie

e hea

letferafura^

VII, 351.

LA POESIA DI DANTE

188

ritrovava ia questa duplicit la cagione delle bellezze sublimi

che vi sono e dei particolari estranei, importanti bens pei

ma

contemporanei
ses

fastidiosi ai

moderni; e concludeva che

pas

fautes, ses ingalits ne semblent

pu issante

continue de

et

so7i style

<^

altrer l'originai ite


le

genie de l'expres-

siom>, che in lui ammirevole, perch egli scrisse sempre

mme

avec la

terra,

inspiration de verve

Coleridge

il

vedeva

in

d'amour

et

Dante

la

In Inghil-

combinazione della

poesia con la dottrina, che uno dei caratteri della poesia


cristiana

sebbene

ben riuscito

in

d'altra parte,

ed energia

gli

sembrasse che Dante non fosse cosi

questa unione come

la

vigore

il

della espressione di Dante, che vince quella di

ogni altro poeta, anche del Milton, e

non ha pari nei moderni

il

suo pittoresco, che

e negli antichi, ed intonato allo

severo di Pindaro pi che di

stile

Milton; ammirava,

il

vivezza, la connessione logica,

altri; e

non

gli

sfuggiva

quel che in Dante di compiacenza d'artista pel linguag-

per la bella ed efficace parola.

gio,

Il

Caiiyle, continuando

senza saperlo un pensiero del Vico, riponeva


centrale

di

Dante, dalla quale tutte

da fonte naturale,

nella

le altre

la

qualit

come

fluiscono

grandezza del cuore;

lo

vedeva

bens stretto e partigiano nelle cose della fede, ma, nonostante ci, profondo, non ^loorld-ivide, but world-deep

onde

e pur naturale, quel suo pronununa parola che colpisce, e poi silenzio, non altro da aggiungere; sentiva in lui una melodia continua, il .canto fermo. Il Macaulay notava la tristezza di
Dante, dal cui animo era sparito ogni amore che non fosse la
la

sua

ciare

<s.ahrupt precisiou

a smiting word

passione mezzo mistica per la sua sepolta Beatrice, e la mi-

santropia ne aveva preso

vati,

mio

il

posto, sicch,

esule feroce ed

luoghi del Coleridge e degli altri inglesi, in sguito mento-

sono raccolti nella citata opera del Toynbee; sicch mi risparparticolari citazioni.

APPENDICE
anche nel Paradiso tra

agitato,

18i>

non

beati

beato, non

partecipa alla loro felicit; lamentava l'importanza data


(lai

commentatori

alla fisica, metafisica e teologia di

tutte cattive nel loro genere, e alle allegorie,

che l'autore non

lignificati

aveva

vi

con

posti,

Dante,

lo scoprirvi

laddove le

grandi facolt della sua immaginazione e la forza incomparabile del suo

non furono n ammirate n imitate

stile,

e faceva molte osservazioni sul carattere delle metafore e

comparazioni, sul
figurazioni

mente che nel Milton,


che

al

determinato e misurato che nelle

finito e

Dante, per esempio nel Lucifero,

di

Macaulay pareva

della specie pi antica e colossale,

informata non allo spirito

Omero

quello di

diversa-

particolarmente, sulla mitologia,

e,

danteschi sono (egli diceva)

ma

Ovidio e di Claudiano,

di

e di Eschilo;

Minosse, Caronte e Plutone

assolutamente spaventevoli

nomi classici nell'Inferno insinua nella mente


un'idea vaga e tremenda di qualche rivelazione misteriosa,
e l'uso dei

a ogni storia scritta,

anteriore

potevano essere

cui

stati "conservati tra le

Dante scemi

il

di forze e

possente nel dipingere la felicit che

con

espressiva
feriva

poeta

al

la

meno che

scolastica,

ma

con

Ma

vi
il

il

rara

Paradiso

pi pure e pi nuove

ri-

capacit

Coleridge pre-

Fauriel,

ammettendo
le

sono incontestabilmente nelle altre duecantiche; il


e quelle del Paradiso

il

aveva potuto mettere

grandi bellezze ({qW Inferno, affermava che

Villemain

l'Inferno, e costrettolo a

tuttavia fredda e noiosa; e

molto pi di vita terrena.

Il

umana meno

patimenti,

esposta bens

V Inferno, perch Dante

credeva

re-

vada svanendo nel passare dall'In-

stimava ancora che, essendo l'imperfezione

farsi

su-

tradizionale giudizio che la poesia di

ferno al Purgatorio e dal Purgatorio al Paradiso.

avesse dato

le

Anche cominci a

perstizioni di religioni pi recenti.

vocarsi in dubbio

frammenti dispersi
imposture e

le bellezze del

meno continove ma

pili

le

pi grandi

Tommaseo
Purgatorio,

intense

e,

dopo

LA PuESIA DI DANTE

190

che

la Bibbia, le pili alte

siano cantate mai; lo Shelley

si

teneva poema pi bello, di quello


e coi

pi acuti

la graduatoria

Paradiso;

critici >

il

Puryatorio,

volgare e farla ascendente di'W Inferno al

Carlyle tocc

il

Inferiio,

.e.\V

giudicava che bisognasse invertire

punto giusto quando, nel

il

chiararsi in disaccordo con molta parte della critica

manifestava l'avviso che

sulla preferenza data SiW Inferno,


ci dipendesse dal

di-

moderna

nostro generale byronismo nel gusto,

he sembra essere un sentimento transitorio .


Il motivo critico dei due Danti e della dualit della
Commedia, che al Bouterweck si era presentato come una distinzione e diversit tra

e ad altri,

meno

teologo e

il

il

il

sistema

esattamente,

Dante poeta,

problema centrale della

se

non

a siffatto problema, nessuno tanto


le

poema,

contrasto traJl^Dante

costituisce propriamente

critica dantesca,

problema preliminare, che questa


cesco de Sanctis,

e la poesia del

come un

si
si

certamente

il

trova innanzi. Intorno


travagli quanto Fran-

cui meditazioni su

Dante cominciarono

nelle lezioni napoletane del 1842-43, proseguirono nelle con-

ferenze torinesi del 1854-55 e in un libro non condotto a

termine su Dante, e furono messe in istampa nei saggi sui


principali

Commedia,

episodi dell' In ferno e nel lungo

capitolo

sulla

inserito nella Storia della letteratura del 1869-70,

estratti compilati

innanzi, che,

indagini del

sul

manoscritto del libro di dieci anni

come ora si detto, non fu mai compiuto ^ Le


De Sanctis su questo argomento non giunsero,

dunque, mai a piena maturit e furono piuttosto arrestate che


concluse; e ci giova tener presente per quello che

si

osser-

ver. Invero, la soluzione che egli dette del problema della

dualit forse

non fu molto

felice,

perch

il

rapporto dei

due Danti, variamente atteggiato dai suoi predecessori,

B. Croce, Gli

1917), p. 30.

scritti

fu

di F. de Sanctis e la loro va'ia fortuna (Bari,

APPENDICE

da

lui

concepito

come anche

come

191

quello tra allegorismo e poesia

(o,

laddove esso

tra cielo e terra),

talvolta disse,

era effettivamente e propriamente (come bene aveva visto

Bouterweck) dualit,

o intravisto

il

struttura

poesia.

Dante

Egli

sublime ignorante

si

era prefisso,

sarebbe riuscita
l'autore e

il

bella

era, si ribellava

alle intenzioni

menzogna

contemporanei

Commedia
malgrado

trasto tra la realt della poesia e le teorie di

ma non

la

arte,

onde

Medioevo realizzato come


i

che

lasciava soverchiare da

La quale
nostra immaginazione come simbolo

malgrado

essere nella

inconsapevolmente

un

ignaro della sua vera grandezza,

all' allegorismo, e si

quella che chiamava

di

dissidio,

conseguenza,

gran poeta qual

illogico nel suo fare, che,

involontariamente

talora

per

descrisse,

lotta

pu

del con-

Dante

critico,

era in Dante poeta, che di solito lasciava l'allegoria

nell'esterno e altra volta interrompeva la poesia per soddisfare propositi allegorizzanti,


siti

lit di

De

e,

soddisfatti questi propo-

e riposando sulle sue teorie, creava con lieta tranquil-

poeta. Malgrado quella dubbia spiegazione teorica,

il

Sanctis era tuttavia animato dalla sana tendenza, propria

dei critici romantici, a sciogliere

il

Dante poeta dalla con-

fusione col Dante teologo, filosofo e pratico, e a considerarlo

per

s, e

mente
merito

la

a svalutare l'allegoria, sebbene non definisse esatta-

natura di questo procedimento espressivo. Maggior

gli si

deve in questa parte riconoscere,

di altri critici romantici,

quali, nel

.a

paragone

compiere l'anzidetta

liberazione della poesia dalla non poesia, gettavano via l'ele-

mento

come impoetico

religioso e mistico

quello politico e storico.

11

serbavano solo

tedesco Vischer, per esempio,

contemporaneo e collega del De Sanctis, ripetendo, nella sua


Estetica, il concetto dello Hegel circa la Commedia, che sa epopea religiosa
accusava nella forma dell'opera
una contradizione con l'essenza del poema epico, che richiede

rebbe

un mondo reale

umano,

e giudicava poetiche le sole parti

LA POESIA

192

Storiche

';

DI

DANTE

critico italiano, invece, rifiutando la re-

il

ligiosit allegorica,

non chiuse

gli

occhi alla

concreta, in figure tradizionali e familiari

\J

religiositA

che nel poema,

^ ed poesia"-. E analizz
come Un allora nessun altro
aveva saputo, e fece sentire nella loi'o poetica bellezza, [i

canti di Francesca, di Farinata, di Ugolino, di Pier della

Vigna, e anche alcune parti del Purgatorio e del Paradiso,


sorpassando non
le

un
tici

bellezze di

libro

il

meno

Dante

modo umanistico

il

(sul

sminuzzare

di

qual argomento aveva composto

Cesari), che quello aforistico e generico dei cri-

romantici, dei quali solo

il

Fauriel aveva tentato l'esame

Commedia.

particolare di episodi della

Per l'importanza grande

di tali

sue trattazioni, che sono

da considerare nella storia degli studi su Dante vera pietra


miliare,

bisogna tuttavia avvertire che ci che abbiamo

notato in genere, nell'introduzione, sui limiti e sui difetti


delia estetica idealistica e della critica romantica,

rife-

si

modo precipuo, e honoris causa, alla critica dandel De Sanctis. Quando egli meditava sull'argomento,

risce in

tesca

risentiva forte gl'influssi letterari del romanticismo e quelli


filosofici dell'estetica

del tutto,

hegeliana, dei quali non

critico alcune correzioni in senso

ristico,

certo

si

mai

liber

sebbene introducesse in sguito nel suo sistema


cio altres

modo,

all'ideale

come byronismo,

che potrebbe

dirsi

ve-

romantico. Si atteneva, dunque, in

che

alla

il

aveva denunziato

Cari vie

poesia

di

passione violenta;
a;

perci V Inferno gli pareva pi poetico delle altre due e anti-v


che, perch la vita terrena vi

quale, essendo

De

a suo dire, riprodotta tale e

peccato ancor vivo e

Aesthelik, III, sez. II, 878, e

posito del
scritti

il

la terra

per una conversazione in pro-

Sanctis col Vischer, Crock, Saggio

sullo

di storia della filosofia (Bari, 1913;, pp. 393-94.

Storia della

lelter.

ital..

ancora pre-

ed. Croce, I. 167.

Hegel

altri

APPENDICE

193

sente ai dannati, laddove, salendo agli altri due regni,

si

va

dagli individui alla specie e dalla specie al genei'e, e l'arte


si

povera e monotona,

fa

la bellezza

personaggi del Purgatorio hanno

ma anche la monotonia

appassionati, non pi,


storici, possenti

come

della calma,

non

agitati e

grandi individui

nell' Inferno,

creature della fantasia. Le grandi figure poe-

tiche di

Dante sono, a suo avviso, tra gl'incontinenti e

violenti,

dov'

mondo

il

della tragedia e dell'epopea, Fran-

cesca e Farinata; e giudica che Francesca poetica perch


jeccatrice,

che

poesia della donna nella debolezza,

hi

man mano

nell'abbandono, nel peccare, e che,

scende nell'Inferno, scemando


perviene

vizio, si
il

che

di-

si

passione, prevalendo

la

il

bello negativo, al brutto, alla prosa,

al

cui valore artistico riposto soltanto nella reazione sog-

gettiva e nella comicit. Per conseguenza, le figure di Dante,

rapidamente disegnate nei loro

vano accenni
nire,

che aspettasse

dalla letteratura

tratti

salienti, gli

sembra-

qualcosa che dovesse svolgersi nell'avve-

di

la

sua piena vita dallo Shakespeare e

moderna

in genere, e, per s prese, ancora

involute, troppo semplici, troppo sommarie, con alcunch di


astratto ed

immobile

*.

Si

atteneva altres al concetto realistico

della rappresentazione artistica, e stimava rappresentabile e

bene rappresentato l'Inferno, che


stesso della realt in

mezzo a cui

stiano la vita degli altri due


realt,

poeta coglie

trova

laddove

nel vivo

pel cri-

mondi non ha riscontro

nella

ed di pura fantasia, cavata dall'astratto del dovere

e del concetto , e

ma

si

il

Paradiso, intraveduto, pu essere arte,

il

come semplice canto lirico , contenente la vaga


aspirazione dell'anima a non so che divino , e non gi come
rappresentazione
non essendo possibile la descrizione
solo

Oltre la chiusa del cap. sulla Conimedia nella /Storia della

ratura e

saggi su Francesca, Farinata e Ugolino,

cfr.

lette-

un luogo de-

gli Sfritti vari, ed. Croce, 1, 300-302 n.

B. Crock,

La poesia

di Dente.

13

1/

LA POESIA DI DANTE

194

di cosa che al disopra della

forma. Considerava anche,

alquanto materialmente, l'oltremoiido e

come materia

signata,

come materia

poetica, in cui c' bens vita,

ma

che sono

meno
immo-

vita oltrepassata e

bilizzata, perfezionata dal giudizio divino,

e senza libert,

Inferno

stesso

lo

in s stessa pi o

due grandi

senza accidente

fattori della vita reale

come s' detto, lo trattava, nel riguardo


estetico, quasi un graduale scemare di poesia. Nel che ora
gli accadeva di doversi contradire, come quando, nel mezzo

e dell'arte

della

prosa

Ugolino

e,

di

Malebolge,

gli si

leva agli occhi

tragico

il

l'eroico Ulisse (che egli, per trarsi d'impaccio,

ra costretto a chiamare

il

grand'uomo

solitario di Male-

bolge!); e talvolta era spinto a commisurare

il

modo

di rap-

presentazione, che nelle scene di alcune di queste bolge


(dei barattieri e dei falsari), a

un

astratto modello di comi-

e a censurare Dante quasi avesse dato in quei luoghi

cit,

un comico

sforzato e freddo, laddove ci che

Dante

vi

ha

messo risponde a un particolare tono di sentimento, e quelle


scene sono quali debbono essere, per chi le colga nell'animo
di Dante. Del pari,

non c' nessuna ragione, innanzi al sianime al lido del Purgatorio,

lente angelo che trasporta le

ma

di notare che quella figura molto per la pittura,

per

la

poesia, e che in essa

manca

la parola,

poco

manca

la

corpo dell'angelo, non c' l'angelo. La

personalit, c'

il

conseguenza

questo estetico realismo o verismo rinverga

di

con quella dell'arbitrario ideale della passione violenta, perch, lasciando sperdere la soggettivit e l'individualit della

poesia (ossia

il

carattere lirico che le proprio e che ne de-

termina ogni parte), finisce per concepire


tesca

come un lavoro imperfettamente

la

poesia dan-

eseguito, rispetto a

una supposta piena rappresentazione della umana realt, che


jdtri (per esempio, Shakespeare, Goethe o Schiller) porter
pili

avanti e altri ancora (per esempio, Ariosto, Tasso, Alfieri)

avranno

il

demerito di non saper portare pi avanti, e anzi di

APPENDICE

iy5

portare indietro, dando personaggi pi o

Donde anche

rici.

Silvio Pellico,

il

la

meno astratti e geneDe Sanctis che a

strana meraviglia del

quale nella Francesca di Dante possedeva

si grande fonte poetica e

il

modello

di

tante finezze e delicatezze di sentimento

penna

una Francesca

lana: quasi che

il

tutta

tante sfumature,

fosse uscita dalla

d'un pezzo e

grosso-

cosi

Pellico potesse creare altra Francesca

da quella che l'animo suo sentimentale ed enfatico, e

la

scarsa fantasia, gli concedevano. Codesti vizi del sistema,


si

potrebbero additare, non

De

Sanctis di solito sentisse

dei quali parecchie altre tracce

impedivano certamente che


e

giudicasse

il

poesia di Dante nella sua vera natura;

la

sicch, se mai, egli, assai pi propriamente che Dante,

me-

riterebbe di essere, in questa parte, lodato di felix culpa, di

benefica incoerenza e illogicit.

In ogni caso, ci che

che

il

lavoro del

De

si

venuto osservando dimostra

Sanctis su Dante, se poteva operare da

non era una conclusione, nemmeno

efficace stimolo mentale,

come soluzione di certi


come conclusione provviso-

nel senso ristretto di questa parola,

determinati problemi e perci


ria: esso

apriva o rendeva acuti quasi pi problemi che non

chiudesse o placasse. Invece, dopo di

lui,

nonostante che

ammirate (ma piuttosto come arte

in Italia fossero molto

che come scienza) alcune sue pagine su personaggi ed episodi danteschi, le menti

perch, com' noto,


degli studi

storici

si

entr allora nel periodo filologistico

e letterari,

naturalismo e positivismo
telligenza
altri

per

efl'etti

le

distornarono da quei problemi,

si

creazioni

una sorta

di

corrispondente al generale

filosofico. Il quale, nella

spinituali,

sua inin-

producendo

ottusit crtica, ridette

tra
il

gli

primo

posto alle questioni allegoriche e strutturali, specialmente

a quella gran parte di esse che erano arbitrarie e insolubili.


Negli antichi commentatori,
intenti

con cui

si

tali

questioni rispondevano agli

leggeva e spiegava

il

poema

di

Dante

(si

LA POESIA DI DANTE

196

spiegava, talvolta, anche nelle chiese); e


era, sovente, in

non

un' interpetrazione

pia. Della qual


di

modo conforme
cosa

si

loro allegorism

il

medievale

alla tradizione

ma una

critica,

interpetrazion

trova conferma nell'atteggiaraent

una nobile anima che,

pieno secolo decimonono,

in

ri

senti quei bisogni di piet e di edificazione, lo Schlossei

che ingenuamente profess non

ma

su Dante,

more

solo

comunicare

dare

voler

erudizior

devote meditazioni

sull'ai

e sulla vita, sulla perfetta saggezza e suU' interiore cor

templazione, e considerazioni sull'essenza divina e sull'in

timo legame di tutte

le

cose del

mondo

',

lament eh

ammirazione per la poesia troppo avesse fatto dimenti


care gli antichi commentatori, e volle tornare a questi,
1'

soprattutto

al

grandezza

Landino

e sublimit

cazione religiosa

si

e al Vellutello, nei

Anche quando

come

quali trovav

bisogno di edif

sostitu l'altro dell'edificazione civile

patriottica, quelle questioni,

sentimentalmente poste

risolute, ritennero sovente

ginosameute

al

imma

importanza pratica

pu osservare nella letteratura dantesca del Eisoi

si

gimento nazionale, nel Rossetti, nel Gioberti, nel Tommasec


nel Balbo, nel Rosmini, e in altri molti. Giuseppe Mazzini

preludendo all'edizione della Co7nmerf/a illustrata dal Foscok


scriveva:

verso e

saremo

la

Oggi, pigmei, non intendiamo di Dante che

fatti pii

gigantesche

andremo
terra ove

ma un

prepotente immaginazione;

degni di

ch'egli

tutti in

lui,

stamp

quand
alle orm

giorno,

guardando indietro

sulle vie del pensiero sociale

pellegrinaggio a Ravenna, a trarre dall

dormono

le

sue ossa

gli

auspici delle sorti futur

e le forze necessarie a mantenerci su quell'altezza ch'egli


fin dal

decimoquarto secolo, additava

a' suoi fratelli di pa

tria. Senonch nei nuovi interpetri, aridi Letterati, grani


matici e filologi ed eruditi, codesti motivi religiosi, politic

F. Ch. Schi.osser, Daiite-StiKie (Leipzif^,

1B55,).

APPENDICE

mancavano

e umanitari

197

mancano:

sicch, salvo rari casi,

loro ermeneutiche immag-inazioni non importano

le

che oziosit morale


continuano
patrioti,

tradizione,

la

ma

delle frigide

centesche, e riescono

cone,

non delle anime pie o dei fervidi


accademie cinquecentesche e se-

tutt'

come avrebbe detto BaNon star a racco-

insieme,

fantastici, litigiosi e ostentatori .

un saggio

gliere

altro

e acrisia mentale, ed essi ripigliano e

o florilegio delle loro predilette questioni

e delle discordanti e svariatissime soluzioni che ne propon-

gono (il grave problema, come lo chiamano, del pie


fermo , l'altro delle tre tere , quello del cinquecento
dieci e cinque , e simili), perch la voglia che a ci p--

irebbe indurre di ridere e far ridere sarebbe qui dantesca-

mente rimproverabile come bassa voglia; senza


povert spirituale

la

dantisti

e
si

si

ripugnanza
prova

alla

dire che

l'impotenza intellettuale di codesti

dimostrano atte pi veramente a destar fastidio

un penoso sentimento, simile a quello che


11
dantista, che non

vista di un'infermit.

<^

riesce a dipanare la matassa da lui stesso arruffata e al quale

nessun suo collega in simile lavoro presta fede quando


si

d a credere

compiuta,

egli

di averla dipanata inorgogliendo per l'opera

ci si

presenta a volta a volta pensoso, accorato,

addolorato, piegante sotto

il

pondo

della responsabilit as-

sunta, ovvero esaltato e fanatico, o addirittura con parole

da

e atti

non

gi,

folle.

Tale spiccatamente

dei volgari, del Pascoli,

il

ma vedeva, non esponeva

ma annunciava

-'

si

riempiva di profonda

poema, quali da
i

e rivelando pel
ai

dubbi e

congetturava

verit definitive e inconfutabili,

nelle loro linee prime,

del

caso di uno d'essi,

il

primo

si

ma

letizia

era
,

s'ignoravano e

profondi misteri

alla incredulit altrui,

non

s'in-

sicuro , e per-

portando a Firenze,

pensiero di Dante e

sei secoli

possibilit o probabilit,

dustriava di persuadere ragionando,


ci ora

il

quale non

si

il

disegno

cercavano

ora scattava

dichiarando che non ere-

LA POESIA DI DANTE

198
dergli era

ma

rendersi colpevoli di un oltragfrio, non a

genio della nostra -stirpe

al

Anche

parlare per sua bocca.


il

libro di

un professore

enimmatica dantesca,
riposta

non

solo la

si

lui,

Dante, non
sciogliere

pritore

mi

test

lui solo, e di

ma

di Dante,

le

al solito, sicuro di averle

e,

avere

sta nei panni


si

venuto a mano

persuaso che in questa parte

seconda bellezza

un inno non

liii^

degnava

si

di statistica, che, invescatosi nella

maggiori sue magnificenze,


scoperte

a Dante, che

dalla

ingrandita la gloria di
gioia e termina

sa bene se al discoperto o

con

lo

disco-

al

'.

Queste cosi dette questioni dantesche, prive d'importanza e spesso di fondamento e di metodo, compongono

almeno

tre quarti della ingente

nell'ultimo cinquantennio

si

mole

di carta

stampata che

accumulata su Dante.

nente occupato da indagini filologiche circa


il

testo delle opere, le fonti, le allusioni,

o le allegorie e gli
storico e

enimmi

non con quello

altres,

disila

ma

Il

rima-

la biografia,

tempi

trattati

di

Dante,

con metodo

combinatoria fantastica, da

medievalisti e non da almanaccatori privi di specifica cultura

'-:

indagini delle quali sarebbe superfluo difendere la

legittimit e l'utilit e che

hanno avuto

cultori valentissimi,,

dal Witte al Moore, dal Todschini al Del Lungo, per ricor-

dare

solo

alcuni nomi.

Ma

assai

confuso rimane

il

rap-

porto tra esse e la poesia della Commedia, non bene in esse

discernendosi l'interpetrazione storica, che abbiamo detta

allotria, dalla interpetrazione storico-estetica;

gli studiosi di

Dante

Basti, del resto,

il

si

onde presso

trova ripetuta e data

per incon-

Bkxim. Dante

splendori dei

titolo: R.

fra

tjli

(Roma, Sampaolesi, 1919),


Addito nella non larga schiera dei lavori di questa sorta <iuelli
del Guerri, del quale si vedano in proposito sagge avvertenze meto-

suoi enigmi risolti


'-'

dologiche nel Giornale dantesco, XIIT. 177.

APPENDICE
testabile
<

per intendere Dante sia

teologia o

di pi,

la

la

premessa

la

conoscenza della sua

sua politica,

della

filosofia,

laddove

fia,

che

sentenza,

falsissima

la

chiave

lOD

sua biogra-

della

vero che queste, e molte altre cose per

il

conviene storicamente

conoscere

tal

uopo,

ma

conoscere solo in funzione di poesia. Accade di conse-

guenza che

dotti conoscitori di tutto l'altro

nuti poi innanzi al

come credono

sela, e, provvisti

Dante, perve-

Dante poeta, non sappiano come cavard'essere di tanti ordigni,

si

trovino manchevoli proprio di quello o di quelli che sono

E affinch non
ognuno pu verificare a
che mai metta capo la vasta monografia su Dante del tedesco Kraus ', il quale, quando viene al paragone , quando
deve dire che cosa veramente la poesia di Dante e descrinecessari per l'intendimento della poesia.

sembri che qui

vere, com'egli

Dante

si

si

che

-.

esprime,

rimanda senz'altro

non meno vasta


relli

parli a vuoto,

ofi're

lato

e dotta

monografia italiana dello Zingainvece dello studio estetico della

classificazione

Dante ha rappresentati,

figure rettoriche, e altrettali cose.

che

estetico e rettorico di

in ultimo,

poesia dantesca, una


oggetti che

il

alla letteratura speciale ; e la

degli

affetti

degli

e spogli filologici delle

Le

trattazioni su Dant<',

leggono nelle storie letterarie, dopo aver compen-

si

diato biografia, storia esterna delle opere, fonti, invenzioni

e disegno della Commedia, non dicono nulla che

propriamente

alla poesia o

quando non ripetano

De

del

in

si

riferisca

recano solo mere nozioni generali,

modo

pi o

meno

scialbo

giudizi

Sanctis e di altri critici della generazione romantica.

In verit, per intendere Dante e qualsiasi altro spirito


creatore, oltre e

delle notizie che occorrono per questo

F. X. IvKALS, Dante, sein Lebeu, sein

Kunst
-

prima

Wer/i', tseiae

ind zar Folitik (Berlin, 1897).

Dante (Milano, Vallardi.

s.

a.,

ma

1903).

Verluiltninse

zar

LA POESIA

200

DANTE

DI

o quel particolare, necessario possedere quella fondamen-

conoscenza o coscienza storica, che

tale

col formarsi e crescere

forma e cresce

si

nostra personalit interiore

della

(sorta di ontogenesi che coincide

con

caso di Dante, necessario farsi

un'anima dantesca,

la filogenesi);

conoscere

insieme, poich egli fu poeta,

e,

nei

che sia

quel

e,
la

poesia nella sua eterna natura. Anche i pi fini ingegni,


quando non adempiano a queste due condizioni, non possono
se non libare qua e l la poesia, ammirare situazioni, parole,
immagini, respingere taluni erronei giudizi, orientarsi verso
il

ma non

segno giusto,

essa suscita.

investire dal centro

problemi

vazioni dato raccogliere dai saggi di analisi che


negli ultimi

offerti

si

sono

cinquant'anni della Commedia e delle

opere di Dante, e particolarmente dalle cos dette

altre

conferenze dantesche

clie

certo molte belle pagine, molte sottili osser-

letture con

estetici dei singoli canti, tenute in

d'Italia

';

le quali,

commenti

storici

ed

Firenze e in altre citt

per altro, troppe volte, come vuole

la loro

occasione, pendono nel rettorico e troppo divagano in questioni

accademiche, erudizioncelle, fervorini morali

tici, e

arguzie e salamelecchi,

sminuzzano troppo. E
ragguaglio di

questi

se

e,

qui

studi,

e patriot-

anche nella parte


si

scrivesse

estetica,

un particolare

converrebbe ricordare alcune

esegesi pregevoli anclie per le osservazioni estetiche (com'


il

commento

allo studio di

del Torraca), e alcune assennate introduzioni

Dante, come quella ormai

glese Syraonds e la pi recente e francese

vecchia dell'indell'

Hauvette,

e qualche tentativo di approfondimento come, per l'allegol'ismo,

(^

del

Borinski

Noto, tra

-,

le migliori.

in

un

libro

V. Si'ixazzola,

del

//

resto

cauto

assai

XVTI

opaco,

ilel' lufe'tio

Napoli, 1903): sulla figura di Gerione.


-

.S.,

K.

1897).

BuiuNsici,

Uehev poefische

Vision

und inagination

Halle

a.

APPENDICE
c,

per

riesca

il

soggettivismo, del Gorra

tener distinti

r autobiografismo

Ma

della lirica.

il

diversi

201
',

sebbene questi non

significati di tale parola,

lirismo e

il

genere letterario

pi in alto di questi lavori, provenienti dalla

da porre ci che di Dante scrissiun letterato e pubblicista politico, un profugo poLcco, il


Klaczko con acuta penetrazione e fine senso d'arte, ripigliando in esame il vecchio e sempre riproposto ravvicinamento di Dante e Michelangelo, e diiferenziando e quasi
filologia e dalla scuola,

opponendo

due

artisti,

l'uno dei quali, lo scultore, pati una

tragedia estetica, quella dell'inadeguatezza della forma

al-

l'ispirazione, della possa all'alta fantasia, e l'altro, artista

semplice e
politica,
e

sicuro,

pati

invece

una tragedia meramente

nutrendo nel suo petto un ideale attinto

che non solo era in discordia con

e col corso della storia,

ma

la vita

al

passato

contemporanea

veniva contrastato, insidiato

v corroso in ogni parte dall'opera sua stessa e dal suo procarattere intellettuale

prio

morale. Nel leggere quelle

pagine, in cui l'artista parla dell'artista e l'uomo dell'uomo,

compagnia di Dante.
compagnia di Dante, finalmente, ci si ritrova nell'ultima grande monografia che sia venuta in luce intorno alla
Commedia, quella del Vossler ^,la quale veramente abbraccia
ci si ritrova in

in

assai pi cose che a noi

prime

nelle

non sembrino necessarie, perch

tre parti investiga le origini religiose, filosofiche,

etiche, politiche e letterarie del pensiero e della cultura dantesca,

risalendo

greco-romana,

E. G-ORRA.

J. IvLACZKO.

'

tempi remoti, all'antichit orientale e

dando una

storia, piuttosto

// soggettivismo di

Dante (Bologua, Zanichelli,

1899).

Cauieries florentines (Paris, 1880).

Karl Vossler, Die

Erklarung (Heidelberg,
Laterza. 1909-13.

che particolare

gUtic/is

Komodie, Entwickliingsgeschichte

1907-10): delle

prime

tind

tr parti, trad. ital. (Bari,

LA POESIA DI DANTE

202

di Dante, generale di tutti quegli aspetti dello spirito

per lunga distesa di


neggiata con

secoli.

Un'immensa materia

trattazione concisa

non perde mai

di vista

il

umano

vi padro-

ed epigrammatica,

suo oggetto ultimo,

che

mente e

la

l'animo dell'autore che vuole illustrare, del poeta della Com-

media, e non esagera

uomo

politico e

il

valore di

lui

pensatore, scienziato,

religioso, anzi riconosce espressamente la

scarsa originalit di ci che, piuttosto che creare o trasfor-

raccoglieva e componeva nella sua personaliti^, e

<

mare,
.si

egli

rifiuta

a pensare la Commedia come opera mista, scienza

e poesia

ad una, perch (come ben dice)

umano sono

senti dello spirito

le

opere pi pos-

non quello

quelle pure e

ibride, sono opere di arte pura, di scienza pura, di praxis

pura. L'ultimo volume dell'opera tutto consacrato al


problema artistico della Commedia; nel qual punto il critico,
se ne avveda o no, non trae gi le conseguenze della trat-

ma

tazione precedente,

da capo: non
extrapoetici,

comincia un nuovo lavoro,

Dante studiato nei suoi

riattacca al

ma prende

a considerare la dialettica del

primo luogo,

in

artista, e

si

infatti,

si

propone

si

rifa

aspetti

Dante

problema

il

Commedia. Problema che impossibile salvano procurar di porre a tacere con mistiche

dell'unit della
tare, e

che

o intellettualistiche asserzioni sull'unit dello spirito dantesco, perch esso


tico

lettore

si

ripresenta ineluttabile a qualsiasi poe-

poema,

del

e la

dantesca

storia della critica

mostra che stato sempre avvertito e pi o meno

mente formulato
pevole e

e risoluto.

lo affronta

scendo una dualit


ideale e
e

Dante

il

correggere e

il

Il

con grande seriet ed energia, ricono-

come un'antinomia

reale, tra

il

e lotta tra

Dante che

Dante che non cangia

il

si

<

il

Dante autore

romanzo

di

al

Vossler.

Dante

abbiamo posta

un romanzo teologico

non piacerebbe

il

vuol cangiare

che non troppo

diverso, in sostanza, dalla distinzione che noi


tra

felice-

Vossler ne appieno consa-

ma

'^la

parola

con l'aggettivo

APPENDICE

teologico

realismo

>,

tesca), e

sa che

il

si

conferita quell'impronta di seriet, quel

giustamente sente nell'invenzione dan-

egli

Dante poeta. Vi ha anche

il

le

che

20S

tono fondamentale

di meglio:

il

Vossler

Commedia

dello stile della

essenzialmente lirico, nascente dall'animo o dal sentire (Gemitt)

quanto

si

dello

che questo vitale principio

lirico,

solo in

trovandosi a fronte l'azione

epico-drammatica della Commedia

romanzo

il

ma

storico Dante Alighieri,

esprime nel poema. Senonch egli pensa anche

teologico,

come diremmo

(o,

noi,

viaggio pei tre mondi), ora la con-

il

verta in intima poesia ed ora no, e che nell'esame di questa


lotta e vicenda,

che

si

prosegue lungo

le tre

cantiche, debba

consistere la critica estetica del poema, la quale perci, nel

modo

in cui

il

Vossler

concepisce ed attua, prende a

la

considerare, cantica per cantica, e parte per parte, prima


l'astratto scheletro, lo scenario,

esterna, e in ultimo
di questi

due

si

fa a

il

intendere e giudicare

movendo

fattori,

macchinario, poi l'azione

interiore, del sostrato lirico

la

propriet

dalla propriet dell'azione

del

poema

In conseguenza

neW Inferno

Vossler giudica grande

di

questo concetto,

la

compenetrazione tra esterno e interno, minore assai nel

il

non esita a dichiarare


opera fondamentalmente mancata

Pitrgatorio e nulla nel Paradiso, che

controsenso poetico

gigantesco sbaglio;
concetto,

e,

sempre

in

conformit di questo

accade di giustificare poeticamente

gli

la

suc-

cessione delle pene e dei castighi o taluni trapassi che non

sono trapassi (come, per dirne uno,


litica

di
di

la

lunga invettiva po-

che segue all'incontro con Sordello),

e,

pi spesso,

biasimare parti perfettamente poetiche, come


Matelda,

tra la

l'esame a cui

il

gran variazion

dei

poeta viene sottomesso dai

e perfino d' irridere l'aspetto del Purgatorio

canti del

tre

mai,

apostoli;

come un

personaggi
un sanatorio, e
Paradiso, che chiama casi clinici.

tuto di cure o

la figura

freschi

isti-

dei primi
Il

Vossler

LA POESIA

204
fa

certamente, in

altri

DANTE

luoghi, osservazioni assai

quando viene interpetrando


come pel Paradiso, mostra
si

ritraggono:

ma

con quella relazione da


avviluppa

fini,

ci che vi d'astratto e d'arti-

pomposo, negli spettacoli

laccio,

il

che

si

avvolto intorno,

lui po;sta tra struttura e poesia, lo

in difficolt inestricabili e lo trae a

conseguenze

come sono quelle di cui si fatto cenno, e


mente lo menerebbe a ritrarre Dante, proprio come

erronee,

ezko non voleva, qual poeta dibattentesi in una

logicail

Kla-

tragedia

estetica*, lottante con

una materia sorda,

e ora soccomlente:

qual cosa non chi non veda

la

sia

poesia del poema, sia quando,,

la

e talora di superficiale e

ficioso,

che vi

DI

ora vincente
af-

discordante dalla fisionomia dell'arte dantesca, cosi

fatto

schietta nel suo gran vigore. L'uscita dalle difficolt e dagli


errori

non pu

non

aversi, a nostro avviso, se

guere nettamente struttura


istretta relazione filosofica

poesia, ponendole

ed

entrambe come necessit dello

col distin-

etica, e perci

bens in

considerandole

spirito dantesco,

ma

guardan-

dosi dal pensare tra loro qualsiasi relazione di natura pro-

priamente poetica. Solo a questo modo dato godere pro-

fondamente e

tutta la poesia della

Commedia,

e accettarne

insieme la struttura, con qualche indifferenza bens,

senza avversione

Comunque,
le

il

e,

ma

soprattutto, senza irrisioni.

lavoro del Vossler, ottimo in quasi tutte

sue premesse e ricco di tanti sagaci giudizi', sarebbe

dovuto essere principio


tica su

Dante;

di

migliore avviamento nella cri-

che ci non abbia avuto luogo, e che anzi

quel suo quarto volume sia rimasto poco discusso e quasi


inosservato,

non torna certo a onore degli studi danteschi,


prova della scarsa energia mentale onde

e fornisce chiara

generalmente sono

coltivati.

L'amico autore m'informa

sul Paradiso, nel quale modifica

ritentare

questo migliore

di

avere preparato un nuovo studio

il

suo primo concetto.

APPENDICE
avviamento rivolto
i

fili

mio saggio, che

della critica precedente e ne

in parte
altri

il

fili,

ha

205

ha

ripigliato

ha proseguito

la tela, e

in parte

disfatto e rifatto (mesta tela, e vi

anche questo cenno della

forse pi resistenti?^

storia della critica dantesca

ha introdotto

riguardata sotto l'aspetto del-

l'estetica e della interpetrazione e giudizio della poesia, ossia

non confusa n con

la storia della interpetrazione

n con quella della

fortuna

di

Dante

allotria

vuol essere

semplice saggio e avviamento, perch giover forse tener


presente in

modo

pi particolareggiato quanto finora

si

assodato o abbozzato o proposto intorno alla poesia di Dante,

per sempre meglio connettere


tichi e saldare,

anche

in questo

nuovi pensieri con

campo

gli

an-

di studi, la catena

del progresso mentale.

^^-^

INDICE DELLE COSE

DEI NOMI

E-

Accidiosi, 80, 168.

corritrice,

Adriano

Commedia, 74-5

(papa), 122.

Adulatori e ruffiani, 89-90.


Alardo, 100.

prologo

nel
;

tico di essa nel Purgatorio, 1813; nel Paradiso, 135-6, 153.

Alisetta o Lisetta, 40.

Belacqua,

Allegoria, suo carattere, e me-

Bernardo (san), 138.


Bertram dal Bornio, 100.
Bocca degli Abati, 103.

todo d'interpetrazione,

13-4, 15,

20-24, 89, 120, 129-31.

Amore

della

carattere poe-

109.

(1') nella Commedia, 79-80.


Anfiarao, 92.
Angeli, 106-7.

Bonifazio (papa),

Architettura della Commedia e


pretesa bellezza architettonica,

Buonconte da Montefeltro,

68-9.

Architettura gotica e poema dan125.

Aronte, 92.
Arpie, 85.

Arzan

dei Viniziani, 93-4.

Asdente,

Avari

92-3.

e prodighi, 80.

90-1, 99-100.

d'Oria, 103-4.

Brunetto

(ser), 87-8.

Cacciaguida, 157-8.
Canzone Tre donne,
:

Capane

tesco, 68-9.

Arnaldo Daniello,

Branca

111.

23, 48.

86.

Carattere generale della poesia


dantesca, 161-2; la cosiddetta

staticit

163,

ed

oggetti-

vit, 163, ed extratemporalit, 163, e

scultoreit

164;

carattere di ciascuna delle tre

Barattieri, 94-5.

cantiche, 70-1, 146; crescente


vigore della poesia dantesca

Beati

dal

e santi, 146-9.

Beatrice: allegoria e poesia, 22;


nella lirica giovanile, 37-8; soc-

principio

Commedia,

alla

73.

Carlo Martello, 137.

fine

della

INDICE DELLE COSE E DEI NOMI

208
Caronte,

Descrizioni nel Paradiso. 139-41.

75-6.

Didascalica, carattere della poesia didascalica di Dante, nel

Casella, 107.

Catone, 18, 105-6, 107.


Cavalcanti C. 83-4.
Cavalcanti G., 26. 39,
Centauri, 84-5.
Ceprano, 100.
Cerbero, 79.

Furgatorio, 120-2; nel Paradiso,

tono insegnativo. 1.50-3,


scene di esame, 1-53-4, cogni-

149-54;

9S-4.

zione mistica, 154.

Divina Commedia e Faust, 65, 68;


dramma shakespeariano, 68;

Ciacco, 79-80.
(Jhansons de geste, 93, 167.

e arcliitettura gotica, 68-9.

Dolcino

Chirone, 85.

Cino da Pistoia,

Commenti

Encomi

('orivi fio, 50.

morale dei

lisica

tre regni, 5S-9: questioni intorno ad essa, 59-64.


Critica dantesca,rivoluzione compiuta in essa dal Vico, 173-4
179-80; nel tre e quattrocento
175-7; nel cinquecento, 177-9

nel seicento, 180-2; la critica e

nuovo storicismo,

182-4; nel

periodo romantico, 185-90; nel


De Sanctis, 190-5; nel periodo
positivistico,

195-9;

ai

tempi

Cunizza, 137-8.

Dante, aspetti vari della sua


opera, 9-11; coscienza che ha
della sua poesia e della sua
missione, 156-7,

1.58;

poeta,

166;

triade dei

sommi
e

sua gloria

sorriso,

111-2. 126, 153,

165-6;

sommi

96,

sua
di
109,

D. nella

poeti o dei

poeti moderni, 183-4; D.

Omero,

174,

179,

183,

187;

D. e Michelangelo, 164, 201;


D. e Shakespeare, 29, 167, 183.
184, 186, 193, 194.

De
De

panegirici nel Para-

Entrata nella citt di Dite, 80 2.


Epistola a Can Grande, 11.
Et di Dante e carattere di essa.
50-2.

EuripilO; 92.
Falsari, 101-2.

Farinata degli Uberti,

66,

82-3^

112.

Filosofia e scienza dantesca, 14-5,


17.

Fortuna (la), 80.


Francesca da flimini.

19-20, 25^

77-9.

Francesco

(san), 147-8.

austerit,

e variet e ricchezza della

165-6;

diso, 146-9.

Firenze dei vecchi tempi, 157-8.


Forese, 122-3.

nostri, 199-206.

poesia,

(san), l'48-9.

e loro uso, 26.

Costruzione

il

(fra), 100.

Domenico

40.

monarclita, 14, 50.


vulffari eloquenfia, 14-5.

Ger del Bello.


Gerione, 88-9.

Germanesimo

100-1.

Dante,

167, 168.

Ghiacciaia, 102.

Giasone,

90.

Giudizi su poeti, 125.


Gloria e sua vanit, 117.
Golosi. 79.

Guerra

sue commozioni, as-

senti dalla Commedia, 166-7.

Guido Guerra

e altri della vec-

chia Firenze. 88.

INDICE DELLE COSE E DEI XOMI


Guido da Montefeltro,

Musica

99-100.

canto nel Purgatorio.

107-8.

(Tuiuizelli, 125.

Iacopo del Cassero, llO-l.


lacopone (fra), 53.
Impressioni di viaggio, 107.

Nesso,

Nino

85.

TiriudiceV 114.

126,

Oderisi da Gubbio, 116-7.

189.

Infingardi, 75-6.
]

209

uterpeti'azione storico-estetica.
15-6, 16-20.

Interpetrazione

allotria

11-3.

Invidiosi, 118.
Ipocriti, 96.

Omberto Aldobrandesco,
Omero: v. Dante.
Opere minori di Dante

116.

loro

rapporto conia Commedia, ^tQ.


Oratoria e invettiva nel Paradiso,
154-6.

Oscurit di Dante,

Isola del Purgatorio, 105-6.

24-6.

Italia (invettiva all'), 113.

Paesaggi fantastici nel Paradiso.

Limbo

nobile castello, 75-6.

Lirica giovanile di

Dante

143-4.

e suoi

difetti e pregi, 35-40.

come

Liricit

elaterio

Paradiso e sua pretesa inferiorit


poetica, 30-1, 145-6.

estetico.

31-2.

Peccatori (specie

di)

nel Purga-

torio, 11-5-6.

Luce

e canto nel Paradiso, e loro


espressione artistica, lil-3.

Peccati d'amore, 125-6.


Piccarda, 123, 136-7.

Lucifero, 102-3.

Pia

Lussuriosi, 77.

Pier della Vigna, 85.


Pier da Medicina, 100.
Politica di Dante, 18-9.

Maestro Adamo.
Malaspina,

101-2.

118-9.

Poesia (celebrazione della) nel

Manfredi, 106.

Purgatorio, 124.

:\ranto, 92.

Marte (statua

di) e

leggenda,

86.

22, 127-S.

Medioevo
Messo (il)

Dante,

Mitologia in Dante, 160, 189:

v.

Caronte, Centauri, Cerbero, ecc.

Dante, 166.
oltremondo in Dante.

80.

d'Italia

d'Europa,

112-3.

Provenzan Salvani,

117.

di

51-2, 53-8. 158-60.

B. Crock,

Poesia senza aggettivo, 169.


Poetica di Dante, 28.
Preghiera di san Bernardo. 149.
Primi canti della Commedia, 73Principi

rio, 113-4.

Mondo

Poesia del Paradiso, 145-6.


Poesia personale nel Paradiso.
156-8.

166-7.

del cielo, 81.

Michelangelo: v. Dante.
Minosse, 77.
Minotauro, 84.
Mistero dell'anima nel Purgato-

Modernit

111.

Politica (poesia) nel Purgatorio^

114.

Maliardi. 91-3.

Matelda,

(la).

La

poesia di Dante.

Realismo
60-1.

illusionismo in Dante,

INDICE DELLE COSE E DEI NOMI

210

Ricordi classici, 86.

Rime
Rime
Rime
Rime

Stazio e

allegoriche. 43-5.

l'incontro

con Virgi-

lio. 123-5.

nuovo

sua poesia,

dottrinali, 45-6.

Stil

della Pietra, 44. 46-7.

Struttura e poesia in Dante e


loro varia relazione, 63-8.
Superbi nel Purgatorio, 116-7.

morali. 47-8.

Ritorno a Firenze (pensiero

deli,

33-4.

157.

Romagna

e sue condizioni poli-

tiche, 98-9.

Romanticismo
Romanticismo

Dante, 168.
sua estetica
spetto a Dante, 28-32.

Romanzi

scientifici

ri-

romanzi

teologici, 59-61.

Romeo.

Tagliacozzo, lOU.
Taide, 90.

Terra (la) vista dal cielo, 158-60.


Terzina (la) dantesca, 164-5.
Tiresia, 92.

Topografia

fisica

.Sapia, 118.

Ugolino,

Scene apocalittiche del Purgato-

Ulisse, 97-8, 99.

rio, 128-31.

(celebrazione

delia),

114-5.

Seminatori

di scandali e scismi,

v.

19, 25,

delle), 97.

103-4.

Unit e molteplicit dello spirito


di Dante, 26-7.
Unit estrinseca e unit intrinseca della Commedia, 69-71.
Usurai, 89.

100.

Sentenze in Dante, 96.


Sentimento della natura, 168.
Shakespeare v. Dante.
Similitudini in Dante, 93-4: nel
:

Paradiso, 144-5.
Simoniaci, 90-1.
Sinone, 102.
Sistema penale eW Inferno, 84.

Sogno,

morale:

Trasformazioni (canto

137.

Scultura

Costruzione.

114.

Sordello, 112.

Vanni Fucci,

96-7.

Veglio di Creta, 86-7.


Viaggio paradisiaco, 138-9.
Virgilio (apparizione

di),

74; sua

tristezza, 108; disparizione, 131.


e romanzi
moderni. 59-60.
Visioni e sogni nel Purgatorio,

Visioni medievali
scientifici

119.

Vita nuova. 40-3.

INDICE DELLE COSE E DEI NOMI

211

II

Abicht,

Gioberti, 196.

184.

Alfieri, 194.

Giotto, 39.

Ariosto, 84, 194.


Aristotele, 177.

Goethe,

29, 65, 180, 183, 184, 194,

201.

Gozzi, 181.

Bacone,

Grimm,

197.

168.

Balbo, 196.

Guerri, 198.

Becelli, 177.

Guinizelli, 34.

Bembo,

175, 178.

Hauvette, 200.
Hegel, 185, 191.

Benini, 198.
Berchet, 167.
Bettinelli. 180, 181, 186.

Boccaccio, 165, 176.

Bodmer,
Borghini,

181-2.

Bouterweck,

185-6, 190-1.

Bruni, 176.
20, 30, 189.

Carducci,

204.

12, 178-9.

Borinski, 200.

Byron,

Klaczko. 201,
Kraus, 199.

11, 20, 39.

Landino, 196.
Lamartine, 181.

Leonardo aretino: v. Bruni.


Leonardo da Vinci. 164.
Leopardi, 31, 187.
Lucrezio, 177.

(Jarlyle, 188, 189, 192.

Castravilla, 178.

Macaulay,

Cesari, 191.

Machiavelli,

Cesarotti, 180.

Manzoni,

Glaudiauo, 189.
Coleridge, 23, 188, 189.
Cosmico, 178.

Mazzini, 177, 196.


Milton, 188-9.

Moore,

188-9.
14.

15.

198.

Mordell, 181.

Dejob, 58.
Del Lungo,
Dvorak, 69.

Muzio,

178.

198.

Nores

(de). 177.

Emiliani Giudici, 179.

Omero,

Empedocle,

Ovidio, 189.

177.

174, 178, 183, 187, 189.

Eschilo, 189.

Ottimo C'oniento, 164.

Eauriel, 179, 187, 189, 192.

Pascoli, 68, 197.

Foscolo, 183, 187, 196.

Pellico, 195.

Pucci, 176.

INDICE DKLLE COSE E DEI NOMI

212
Romantici,

2vt.

:t2.

168.

Torraca,

2"30.

Torti. 177.

Rolli. 183.

Rossetti, 15, 196.

Toynbee, 184,
Troya, 12, 19.

Sanctis (de), 28, 190-5, 199.

Varchi, 178, 183.

Rosmini,

196.

188.

Schelling, 177, 185.

Vellutello. 196.

Schiller, 194.

Vico, 173-4, 179-80. 183, 188.

Schlegel, 183.

Villani, 175, 176.

Schlosser, 196.

Schopenhauer,

30.

Shelley, 189.
Spinazzola, 200.

Symonds,

Villemain. 179, 187. 189.


Vischer. 191-2.
Voltaire, 180-1.
Vossler, 201-5.

28. 200.

Walpole,
Tasso, 194.
Tieck, 184.
Todeschini,

198.

Tommaseo,

187. 189, 196.

180.

Witte, 198.
Zingarelli, 199.

INDICE

Avvertenza

pag.

Introduzionk
I.

Il

Dante giovanile

il

Dante della Commedia

Commedia

II.

La

struttura della

III.

L'

Inferno'

IV.

Il

V.

Il

Paradiso

VI.

Carattere e unit della poesia dantesca

Purgatorio

Appendice.

Sulla

>

e la poesia

>

SH

58

78

105

-135

...

storia della critica dantesca

Indice delle cose e dei nomi

161

:-

171

207

University of Toronto
OS

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