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TEORIA E METODOLOGIA DELL’ALLENAMEN TO GENERALE

FIPE, CORSO ALLENATORE-PERSONAL TRAINER 1° LIVELLO, 26 OTTOBRE LECCE DOTT.SSA ANNA SIRRESSI annasirressi@libero.it

UN’ IDENTITA’ CULTURALE

Non sono un medico Non sono un fisioterapista Non sono uno psicologo Non sono un sociologo Non sono un nutrizionista Non sono un fisico Non sono un laureato in economia specializzato in marketing

Sono un laureato in scienze motorie, personal trainer ed ex atleta e il mio lavoro richiede le conoscenze base di tutti gli esperti elencati ….

METODOLOGIA DELL’ALLENAMEN TO GENERALE:

TEORIA:dal greco THEORE’O "guardo, osservo", indica, nel linguaggio comune, unidea nata in base ad una qualche ipotesi, congettura, speculazione o supposizione, anche astratte rispetto alla realtà METODOLOGIA:dal greco LOGOS = “Studio”, quindi - studio dei metodi E’ la scienza che riguarda la ricerca e lo studio sulle tecniche d’impiego dei metodi e sullo svolgimento dei metodi stessi.E’ la composizione sintetica e dinamica dei fattori e dei mezzi dell’educazione in situazioni concrete per assicurare, nel modo più facile e produttivo, il

raggiungimento degli obiettivi indicati dalla pedagogia

METODI:Sono le modalità organizzative di un’ attività, di uno studio, di una ricerca. ALLENAMENTO: deriva dalla parola allenare cioè Azione e risultato dell'allenare o dell'allenarsi: tenere in a. i muscoli, la memoria Dare attitudine, rendere adeguato a determinate prove mediante l'esercizio

ALLENAMENTO

L’allenamento sportivo è un processo pedagogico

educativo che si concretizza nell’organizzazione

dell’esercizio fisico ripetuto in qualità, quantità ed

i

t

n ens

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li d

d

a pro

i

hi

urre car c

i

t

progress vamen e

crescenti che stimolano i processi fisiologici di

supercompensanzione

..

(Carlo Vittori)

ALLENATOR

E

ALLENAMENTO

L’allenamento rappresenta l’insieme delle attività fisiche che si concretizzano attraverso l’organizzazione dell’esercizio secondo i criteri della quantità, dell’ intensità, della forma e dei gradi di difficoltà, tali da favorire l’assimilazione di abilità motorie sempre più complesse ed efficaci [Lorenzo Boscariol]”

Quando parliamo di allenamento sportivo, è necessario conoscere bene il modello dello sport scelto. A tale proposito bisogna considerare molteplici modelli che a loro volta si regolano e si integrano nella stessa struttura prestativa:

  • 1. Modello agonistico e regolamentare

  • 2. Modello tecnico

  • 3. Modello tattico

  • 4. Modello fisiologico

  • 5. Modello cinematico

  • 6. Modello psicologico

L’allenatore dovrà essere in grado di:

  • - stilare programmi di allenamento;

  • - scegliere mezzi e metodi delle

esercitazioni;

  • - analizzare gli effetti e l’efficacia delle proprie scelte;

  • - tenere aggiornati i propri diari di lavoro;

  • - confrontarsi con

li altri ed essere

g disponibile a modificare le proprie scelte in relazione alle diverse situazioni che si presentano di volta in volta.

ISTRUTTORE-ALLENATORE PERSONAL TRAINER 3 LIVELLI DI CONOSCENZE

SAPER INSEGNARE SAPER FARE: abilità tecniche e tattiche della disciplina SAPERE: anatomia, biomeccanica,fisiologia,pedagogia ..
SAPER INSEGNARE
SAPER FARE: abilità tecniche e tattiche
della disciplina
SAPERE: anatomia,
biomeccanica,fisiologia,pedagogia ..

DALLA CULTURA

FISICA, AL

WELLNESS

PASSANDO

PER IL FITNESS

ADATTAMENTO

OBIETTIVI

IPERTROFIA (adattamento all’allenamento con sovraccarichi)

FORZA MUSCOLARE e POTENZA RESISTENZA MUSCOLARE
ALLENAMENTO- MOBILITA’ ARTICOLARE CONDIZIONAMENTO DEGLI APPARATI (Circolatorio

– Respiratorio) (Endocrino – Neuro-muscolare)

CONTROLLO DELLA POSTURA e TONO MUSCOLARE

CONTROLLO DEL GRASSO CORPOREO FORMA FISICA

La prescrizione dell’esercizio fisico come farmaco

La prescrizione dell’esercizio fisico come farmaco

IL CORPO UMANO:

MACCHINA COMPLESSA A IMPULSI ELETTROCHIMICI

IL CORPO UMANO: MACCHINA COMPLESSA A IMPULSI ELETTROCHIMICI
IL CORPO UMANO: MACCHINA COMPLESSA A IMPULSI ELETTROCHIMICI

SISTEMI OO APPARATI?

SISTEMI

APPARATI?

Tessuti diversi si aggregano insieme a costruire gli organi Gli organi a loro volta si interagiscono funzionalmente e spesso anche fisicamente a svolgere una specifica funzione in sistemi o apparati. Il sistema è costituito da un insieme di organi morfologicamente omogenei caratterizzati dalla stessa derivazione embrionale (Sistema Nervoso) L’apparato è costituito, invece, da un insieme di organi che pur concorrendo a svolgere la stessa funzione, sono diversi sia dal punto di vista morfologico che funzionale e hanno pertanto una diversa derivazione embrionale (Apparato Digerente, Apparato locomotore).

SISTEMI OO APPARATI? SISTEMI APPARATI? Tessuti diversi si aggregano insieme a costruire gli organi Gli organi

APPARATO

LOCOMOTORE

Apparato scheletrico - le ossa hanno funzione di sostegno, protezione,leve. Apparato articolare - le articolazioni saldano lo scheletro, permettono il movimento. Sistema muscolare - il muscolo è il motore.

Meccanica dell’app. locomotore

OSSA: sono le LEVE

ARTICOLAZIONI:

congiungono le ossa, ne

permettono il

movimento: GIUNTI

MECCANICI

MUSCOLI: trasformano

l’energia chimica in

energia meccanica:

MOTORE

TENDINI: trasportano la

forza sviluppata dal

motore nel punto in cui

questa serve:CAVI

LEGAMENTI: vincolano il

movimento entro limiti

fisiologici: FERMI DI

SICUREZZA

SCHELETRO ASSILE EE

SCHELETRO ASSILE

APPENDICOLARE

APPENDICOLARE

La componente scheletrica viene a sua vota suddivisa in:

  • - Scheletro assile: comprende le ossa del cranio del torace e della colonna vertebrale che insieme formano l’asse longitudinale del corpo

  • - Scheletro appendicolare: comprende le ossa degli arti superiori e inferiori ed i cingoli che li collegano al tronco

LOLO SCHELETRO ASSILE

SCHELETRO ASSILE

Costituito da 80 ossa, il 40% delle ossa del corpo umano. Comprende:

  • - Il cranio (22 ossa) e le ossa associate (6x ossicini uditivi e l’osso ioide

  • - La colonna vertebrale (24 vertebre+ il sacro ed il coccige)

  • - La gabbia toracica (24 coste + lo sterno) Lo scheletro assile crea una struttura che sostiene e protegge gli organi e fornisce la superficie di inserzione ai muscoli che:

  • - Regolano la posizione di testa, collo e tronco

  • - Eseguono movimenti respiratori

  • - Stabilizzano o posizionano strutture dello scheletro appendicolare

ILIL CRANIO

CRANIO

Costituisce una “scatola” solida che racchiude e protegge

l’encefalo,

gli organi di senso e le parti iniziali dei sistemi digerente e

respiratorio.

E’ composto da:

  • - Neurocranio: è la parte che racchiude e protegge l’encefalo

  • - Splancnocranio o massiccio facciale: è la parte del cranio in rapporto con

    • l n z a e

i

i

i

i

l

a porz one

di

i

i

li

apparat v scera

,

quali il respiratorio ed il digerente.

Le articolazioni tra le ossa della scatola cranica sono tutte

sinartrosi e per la maggior parte suture; si trovano, infatti,

solo due diartrosi o articolazioni mobile:

  • - L’articolazione fra i condili occipitali e l’atlante che stabilizza la porzione del cranio e della colonna vertebrale consentendo, tuttavia una notevole ampiezza dei movimenti della testa

La superficie esterna del cranio fornisce il passaggio a

vasi sanguigni, nervi e alle membrane che proteggono e

stabilizzano la posizione dell’encefalo oltre ad un’ampia

area per l’inserzione dei muscoli che muovono la testa,

gli occhi, la mandibola.

Si riconoscono, infatti,

  • - Muscoli estrinseci che hanno il capo di origine sulla colonna vertebrale e si inseriscono sul cranio

  • - Muscoli intrinseci che hanno origine e inserzione sulle ossa del cranio e costituiscono l’insieme dei muscoli mimici e della masticazione dello splancnocranio.

Nel neurocranio distinto in base e volta si riconoscono

8 ossa piatte:

  • - 4 pari

    • - 4 impari e mediane

Le ossa del neurocranio nel loro insieme costituiscono

lacavità del cranio rivestita internamente da una

membrana fibrosa che si chiama dura madre, questa è

in continuità con l’aracnoide e la pia madre che

rivestono l’encefalo e tutte insieme costituiscono le

meningi.

Lo splancnocranio o cranio facciale è formato da 14

ossa :

  • - 12 pari

- 2 impari

ILIL NEUROCRANIO

NEUROCRANIO

Nel

neurocranio

distinto

in

base

e

volta

si

riconoscono 8 ossa piatte:

 

-

4 pari

-

4 impari e mediane

 

Ossa impari

-

Frontale

-

Occipitale

 

-

Sfenoide

-

Etmoide

Ossa pari

 

-

Parietali

-

Temporali

 

Le ossa del cranio si articolano tramite suture; in

particolare si riconoscono:

  • - La sutura sagittale, posta sul piano sagittale che separa le due ossa parietali destra e sinistra

  • - La sutura coronale, posta sul piano coronale o frontale che separa l’osso frontale dalle due ossa parietali

  • - La sutura lamboidea che separa l’osso occipitale dalle due ossa parietali

  • - Le suture squamose che separano le ossa parietali e temporali dello stesso lato

  • - La sutura frontonasale che separa l’osso frontale dalle due ossa nasali.

Sutura frontonasale
Sutura frontonasale
Sutura frontonasale

LALA COLONNA VERTEBRALE

COLONNA VERTEBRALE

E’ l’asse portante del corpo, si estende dal cranio alla pelvi

tramite la quale scarica il peso del corpo sugli arti

inferiori.

Rappresenta l’asse fondamentale del tronco.

E’ costituita dalle vertebre, ossa corte e irregolari, disposte

in serie l’una sopra l’altra articolate fra loro formando una

lunga asta flessibile.

,

Nella cavità centrale della colonna vertebrale trova

protezione il midollo spinale.

.

La colonna vertebrale è, quindi, formata dalla sovrapposizione di 33-34 metameri ossei, le vertebre. Viene generalmente suddivisa in 4 regioni:

  • I. Regione Cervicale Regione Toracica

II.

La colonna vertebrale è, quindi, formata dalla sovrapposizione di 33-34 metameri ossei, le vertebre. Viene

III. Regione Lombare IV. Regione Sacro-coccigea

La colonna vertebrale è, quindi, formata dalla sovrapposizione di 33-34 metameri ossei, le vertebre. Viene

7 vertebre

12 vertebre

5 vertebre

La colonna vertebrale è, quindi, formata dalla sovrapposizione di 33-34 metameri ossei, le vertebre. Viene

5 vertebre sacrali

La colonna vertebrale è, quindi, formata dalla sovrapposizione di 33-34 metameri ossei, le vertebre. Viene

+ 4-5 coccigee Presenta l’alternanza di 4 curve fisiologiche:

  • - 2 a concavità posteriore(lordosi cervicale e lombare)

  • - 2 a concavità anteriore (cifosi dorsale e sacrale)

STRUTTURA DELLE VERTEBRE

STRUTTURA DELLE VERTEBRE

Le vertebre sono quindi metameri che compongono la

colonna vertebrale.

Ciascuna vertebra, ad eccezione della prima vertebra

cervicale, è costituita da:

  • I. Un corpo le cui dimensioni aumentano in senso cranio-

II

.

cauduale

A

rco

b

verte

l

ra e

l

e

i

cu

di

i

i

mens on

di

i

i

m nu scono

i

n

senso cranio caudale (coda equina, diversa velocità di

accrescimento della componente ossea e nervosa) .

Le vertebre sono ossa corte e irregolari, costituite

soprattutto da osso spugnoso, rivestito da osso

lamellare; la costituzione può comunque variare a

seconda dei vari distretti, in relazione alle sollecitazioni

funzionali che esse ricevono.

il Corpo a forma di cilindro, presenta una faccia superiore e una inferiore. Si articolano fra

il

Corpo

a forma

di

cilindro, presenta

una faccia superiore

e una inferiore. Si

articolano fra loro

tramite

sinfisi

costituiti da dischi

intervertebrali di

fibrocartilagine

Arco

che

foro

che

vertebrale,

delimita

vertebrale

contiene

il

midollo spinale

L’arco

vertebrale

è

costituito da:

2

i
i

in

si

I.

peduncoli

posti

cui

anteriormente,

a

fanno seguito le masse

apofisarie con

processi

laterali

l’articolazione

trasversi

con

per

le

lamine

poste

dalla

coste. II. 2

posteriormente

cui

confluenza

posizione

mediana

proietta

all’indietro

il

processo spinoso

III.Processi

articolari,

2

superiori e 2 inferiori

le

articolazioni

per

vertebrali

CONSIDERAZIONI FUNZIONALI

CONSIDERAZIONI FUNZIONALI

Le vertebre sono articolate tra di loro e presentano dei

legamenti a livello delle articolazioni.

A livello del corpo sono presenti sinartrosi con la

presenza di un disco intervertebrale; a livello dei processi

si articolano attraverso diartrosi.

Le articolazioni consentono tanti piccoli movimenti che

nell’insieme consentono la mobilità di tutta la colonna

con movimenti laterali, movimenti di flessione e di

estensione, di torsione e di circumduzione.

Il disco intervertebrale è formato da un nucleo polposo

rivestito dall’ anello fibroso; in condizioni patologiche si

può verificare una sua compressione tale per cui il disco

fuoriesce dalla sua sede andando a comprimere il midollo

spinale o un nervo spinale causando una condizione detta

ernia del disco.

REGIONE CERVICALE

REGIONE CERVICALE

Le 7 vertebre cervicali

sono le più piccole, sostengono il

peso della testa e formano lo scheletro del collo.

Le

prime

due,

atlante

ed

epistrofeo sono particolari, le altre sono simili tra loro, tranne la settima, detta vertebra prominente, perché il

l

presenta un

ungo

e

sott

e

processo spinoso. Il corpo è piccolo, il processo

spinoso è corto e bifido. I processi trasversi presentano il foro trasverso attraverso cui passano le arterie e le vene vertebrali.

REGIONE CERVICALE REGIONE CERVICALE Le 7 vertebre cervicali sono le più piccole, sostengono il peso della

REGIONE TORACICA

REGIONE TORACICA

Comprende

12

vertebre

toraciche; sono più cospicue e resistenti delle cervicali.

Sono

caratterizzate

dalla

presenza

di

faccette

articolari

per

le

coste

sui

processi

trasversi

in

posizione laterale e (semifaccette).

sul

corpo

Il

processo

spinoso,

REGIONE TORACICA REGIONE TORACICA Comprende 12 vertebre toraciche; sono più cospicue e resistenti delle cervicali. Sono

prominente

è rivolto verso il basso.

Le ultime tre si modificano progressivamente somigliando

alle vertebre lombari

REGIONE LOMBARE

REGIONE LOMBARE

Il segmento lombare della

colonna

vertebrale

è

costituito

da

5

vertebre

lombari che, sostenendo il

peso

maggiore

del

corpo

sono

le

più

grandi in

assoluto. Hanno un corpo massiccio

senza faccette articolari; Il foro vertebrale è di forma triangolare.

I processi trasversi o

costiformi sono rudimenti di coste saldate alla vertebra.

REGIONE LOMBARE REGIONE LOMBARE Il segmento lombare della colonna vertebrale è costituito da 5 vertebre lombari

.

La colonna vertebrale è la struttura essenziale nel determinare la stazione eretta, inoltre sopporta il peso della testa, degli arti superiori e del contenuto del tronco e lo scarica sugli arti inferiori. Nel sostenere queste “prestazioni statiche” la colonna è però sostenuta da suoi muscoli Si distinguono:

  • - Muscoli superficiali:

    • I. Muscolo splenio della testa: origine C7, T1 e T2; inserzione occipitale

II. Muscolo splenio del collo: origine T3a T6; inserzione C1aC3 III. Muscolo sacrospinale: origine sacro e processi spinosi vertebre lombari; inserzione I e II costa

  • - Muscoli medi: muscolo semi spinale : si estende profondamente al muscolo sacrospinale e si estende dal sacro alla nuca

  • - Muscoli profondi: muscoli interspinosi e intertrasversali (ileocostali)

MIDOLLO SPINALE

MIDOLLO SPINALE

Componente del SNC insieme all’encefalo (telencefalo) contenuto nella scatola cranica. Rappresenta l’unità morfologica più semplice del SNC: riceve informazioni sensitive o afferenti dalla periferia (tronco, arti e collo) e le trasmette ai centri di controllo superiori dell’encefalo (tronco, cervelletto, diencefalo e telencefalo), che elaborano le risposte motorie e le applicano, rimandandole al midollo spinale che attraverso la sua componente motoria o efferente le trasmette ai muscoli. E’ accolto nel canale vertebrale, ha la forma di un lungo cilindro lungo circa 44cm, il diametro di 1 cm ed il peso di 28 g. E’ collegato alla periferia da 33paia di nervi spinali di natura mista che fuoriescono a livello dei forami intervertebrali.

Rigonfiamento cervicale (C IV-T I plesso brachiale) e lombare (L II-SIII plesso lombosacrale): rigonfiamenti del
Rigonfiamento cervicale (C IV-T I plesso brachiale) e lombare (L II-SIII plesso lombosacrale): rigonfiamenti del

Rigonfiamento cervicale (C IV-T I plesso brachiale) e lombare (L II-SIII plesso lombosacrale): rigonfiamenti del midollo spinale in conseguenza dell’innervazione destinata agli arti

Rigonfiamento cervicale (C IV-T I plesso brachiale) e lombare (L II-SIII plesso lombosacrale): rigonfiamenti del

SCHELETRO APPENDICOLARE

SCHELETRO

APPENDICOLARE

  • - Scheletro appendicolare: comprende le ossa degli arti superiori e inferiori ed i cingoli che li collegano al tronco

Lo scheletro appendicolare , quindi, deputato al

movimento ed è formato da:

  • - Cingolo ed arto superiore

  • - Cingolo ed arto inferiore

Il cingolo viene definito come la struttura di legame

dell’arto al tronco

ARTO SUPERIORE

ARTO SUPERIORE

Cintura

Cintura

scapolare scapolare oo toracica toracica - scapola e clavicola Parte Parte libera libera - braccio ⇒
scapolare
scapolare oo
toracica
toracica
-
scapola e
clavicola
Parte
Parte libera
libera
-
braccio ⇒
omero
-
avambraccio ⇒
radio e ulna
-
mano ⇒ carpo,
metacarpo,
falangi

Il cingolo dell’arto superiore, cioè, la struttura di legame dell’arto superiore al tronco è composto, quindi da:

I.

La clavicola che rappresenta l’unico legame diretto con il tronco

II. La scapola

La parte libera dell’arto superiore è invece costituita da:

I.

Avambraccio:

  • - Omero

II. Braccio:

  • - Radio lateralmente

  • - Ulna medialmente

III. Carpo (polso):

  • - Ossa carpali

IV. Mano:

  • - Ossa metacarpali

  • - Falangi

CLAVICOLA

CLAVICOLA

Osso piatto piatto e ha forma ad S. Rappresenta l’unico legame diretto dell’arto superiore con il tronco. Si estende dall’incisura giugulare (estremità sternale) fino alla scapola (estremità acromiale) Faccia inferiore: presenta una superficie rugosa caratterizzata dalla presenza di rugosità e rilievi; in posizione mediale la tuberosita’ costale e in posizione laterale il tubercolo conoide che dà attacco al legamento coraco- clavicolare.

CLAVICOLA CLAVICOLA Osso piatto piatto e ha forma ad S. Rappresenta l’unico legame diretto dell’arto superiore
CLAVICOLA CLAVICOLA Osso piatto piatto e ha forma ad S. Rappresenta l’unico legame diretto dell’arto superiore

Osso piatto piatto.

SCAPOLA

SCAPOLA

Si trova in posizione postero-superiore rispetto al torace (3a-7acosta). Ha forma

triangolare con la base in alto e l’apice in basso.

Presenta 3 margini e 3 angoli:

I.I. Margini Margini:

  • - superiore

  • - Mediale (vertebrale)

  • - Laterale (ascellare)

II. Angoli

Angoli:

  • - Superiore

  • - Inferiore

  • - Laterale

Osso piatto piatto. SCAPOLA SCAPOLA Si trova in posizione postero-superiore rispetto al torace (3a-7acosta). Ha
Osso piatto piatto. SCAPOLA SCAPOLA Si trova in posizione postero-superiore rispetto al torace (3a-7acosta). Ha

faccia posteriore: presenta la spina della scapola che origina dal margine

mediale e si porta in fuori verso il margine laterale; la spina termina con un

robusto processo detto acromion il quale presenta una superficie articolare per la

clavicola. La spina separa la faccia posteriore in due metà dove trovano inserzione

i muscoli:

  • - Fossa infraspinata

  • - Fossa sovraspinata

margine superiore: presenta verso l’estremità laterale il processo coracoideo

angolo laterale: presenta la cavita’ glenoidea, superficie concava per

l’articolazione con l’omero

faccia posteriore: presenta la spina della scapola che origina dal margine mediale e si porta
faccia posteriore: presenta la spina della scapola che origina dal margine mediale e si porta

ARTICOLAZIONI CINGOLO

ARTICOLAZIONI CINGOLO

SUPERIORE

SUPERIORE

Le ossa che compongono l’arto superiore si articolano

tramite diartrosi:

I. Articolazione sterno –clavicolare: tra sterno e

clavicola

II. Articolazione acromio-clavicolare: tra scapola e

clavicola

III. Articolazione gleno-omerale: tra scapola e omero

ARTICOLAZIONE STERNO-CLAVICOLARE

ARTICOLAZIONE STERNO

-CLAVICOLARE

Legamenti intracapsulari:

  • - Legamento steno-clavicolare anteriore

  • - Legamento sterno-clavicolare posteriore

  • - Legamento inter-clavicolare

Legamenti accessori:

  • - Legamento costo-clavicolare

ARTICOLAZIONE STERNO-CLAVICOLARE ARTICOLAZIONE STERNO -CLAVICOLARE Legamenti intracapsulari: - Legamento steno-clavicolare anteriore - Legamento sterno-clavicolare posteriore -
ARTICOLAZIONE STERNO-CLAVICOLARE ARTICOLAZIONE STERNO -CLAVICOLARE Legamenti intracapsulari: - Legamento steno-clavicolare anteriore - Legamento sterno-clavicolare posteriore -

ARTICOLAZIONE ACROMIO-CLAVICOLARE

ARTICOLAZIONE ACROMIO

-CLAVICOLARE

Connette tramite faccette

articolari,

la

superficie

a
a

laterale della clavicola alla

scapola tramite l’acromion.

autori

Alcuni

sostengono

la presenza di legamenti

acromio

clavicolari

superiori ed inferiori ma in

realtà questi sono

ispessimenti della capsula

articolare variabili

seconda dell’individuo

La

robustezza

dell’articolazione è invece

dovuta alla presenza dei

legamenti trapezoide e

conoide.

ARTICOLAZIONE GLENO--OMERALE

ARTICOLAZIONE GLENO

OMERALE

E’ detta anche articolazione della

spalla , tra la scapola, a livello della

cavità glenoidea, e

la

testa

dell’omero. E’ una sferartrosi.

La capsula articolare stabilizzata

da legamenti

ad

andamento

prevalentemente orizzontale, ma

anche obliquo e trasverso.

Legamenti intracapsulare:

  • - Le amenti

g

leno-omerali(su eriore

g

p

,

medio, inferiore),

 
  • - Legamento omerale trasverso

Legamenti accessori:

  • - Legamento coraco-omerale,

un

legamento orizzontale

accessorio

che tuttavia si inserisce nella

capsula articolare

  • - Legamento coraco-acromiale

che

forma un arco che completa

ARTICOLAZIONE GLENO--OMERALE ARTICOLAZIONE GLENO OMERALE E’ detta anche articolazione della spalla , tra la scapola, a

MUSCOLI DELL’ARTO

MUSCOLI DELL’ARTO

SUPERIORE

SUPERIORE

Si dividono in:

  • - Muscoli della spalla

  • - Muscoli del braccio

  • - Muscoli dell’avambraccio

  • - Muscoli della mano

MUSCOLI DELLA SPALLA

MUSCOLI DELLA SPALLA

MUSCOLI DELLA SPALLA MUSCOLI DELLA SPALLA 1. Deltoide 2. Sovraspinato 3. Infraspinato (sottospinato) 4. Grande Rotondo
  • 1. Deltoide

  • 2. Sovraspinato

  • 3. Infraspinato (sottospinato)

  • 4. Grande Rotondo

  • 5. Piccolo Rotondo

  • 6. Sottoscapolare

Origine:scapola/clavicola

Inserzione: omero

MUSCOLI DELLA SPALLA MUSCOLI DELLA SPALLA 1. Deltoide 2. Sovraspinato 3. Infraspinato (sottospinato) 4. Grande Rotondo

MUSCOLO DELTOIDE

MUSCOLO DELTOIDE

Il

nome

deriva

dalla

lettera

greca di cui ha l’aspetto

Ha,

infatti,

una

forma

triangolare con la base in alto e

l’apice in basso.

Ricopre

la

parte laterale

dell’articolazione

Origine: prende origine da tre

fasci:

  • - Fascio anteriore: clavicola

  • - Fascio medio: acromion della

MUSCOLO DELTOIDE MUSCOLO DELTOIDE Il nome deriva dalla lettera greca di cui ha l’aspetto Ha, infatti,

scapola

  • - Fascio inferiore: spina della scapola

Inserzione: tuberosità deltoidea

dell’omero.

MUSCOLO DELTOIDE MUSCOLO DELTOIDE Il nome deriva dalla lettera greca di cui ha l’aspetto Ha, infatti,

Costituisce la porzione scheletrica del

braccio

OMERO

OMERO

E’ un osso lungo composto di due epifisi

Costituisce la porzione scheletrica del braccio OMERO OMERO E’ un osso lungo composto di due

ed una diafisi.

L’epifisi prossimale presenta una

porzione rotonda, la testa che si articola

con la fossa glenoidea della scapola

attraverso l’articolazione gleno-omerale.

E’ divisa dal solco del collo anatomico da

due tuberosità, la piccola tuberosità e la

grande tuberosità; la porzione distale

dell’epifisi presenta, inoltre un ulteriore

solco denominato collo chirurgico per la

frequenza con la quale va incontro a

fratture.

Il corpo o diafisi, presenta in posizione

laterale, la tuberosità deltoidea che

rappresenta il punto d’inserzione del

muscolo deltoide

Costituisce la porzione scheletrica del braccio OMERO OMERO E’ un osso lungo composto di due

La diafisi presenta forma cilindrica superiormente e triangolare

nella metà inferiore dove costituisce l’epifisi distale. L’epifisi distale presenta le superfici articolari per le ossa dell’avambraccio; si riconoscono, infatti, due condili:

- Condilo mediale o troclea per l’articolazione con l’Ulna

  • - Condilo laterale per l’articolazione con il radio

La superficie posteriore dell’epifisi distale dell’omero presenta, inoltre, una depressione, la fossa oleocranica che accoglie durante l’estensione del gomito il becco dell’ulna.

La diafisi presenta forma cilindrica superiormente e triangolare nella metà inferiore dove costituisce l’epifisi distale.
La diafisi presenta forma cilindrica superiormente e triangolare nella metà inferiore dove costituisce l’epifisi distale.

MUSCOLI DEL BRACCIO

MUSCOLI DEL BRACCIO

Si distinguono in:

- Anteriori:

  • I. Bicipite brachiale

II. Muscolo coraco-brachiale (profondo; origina dal processo

coracoideo insieme al piccolo pettorale ed al capo breve

del bicipite brachiale)

III. Muscolo brachiale, piatto costituisce una suola su cui

poggia il bicipite brachiale

- Posteriori:

  • I. Tricipite brachiale

BICIPITE BRACHIALE BICIPITE BRACHIALE Presenta due origini che convergono in un unico ventre e che si

BICIPITE BRACHIALE

BICIPITE BRACHIALE

Presenta due origini

che convergono in un

unico ventre e che si

inseriscono

sulla

tuberosità brachiale

del radio:

  • - Il capo lungo

 

ha

origine

sulla

fossa

glenoidea

  • - Il capo breve come il

muscolo

coracobrachiale

e

il

piccolo

pettorale

hanno origine

 

dal

processo coracoideo

della scapola

BICIPITE BRACHIALE BICIPITE BRACHIALE Presenta due origini che convergono in un unico ventre e che si

TRICIPITE BRACHIALE

TRICIPITE BRACHIALE

Muscolo posteriore del

braccio

Presenta 3 origini ed

un’unica inserzione a

livello dell’olecrano

dell’ulna; i capi sono:

  • - Capo lungo che origina a

livello della fossa

glenoidea

  • - Capo laterale e

  • - Capo mediale che originano sulla faccia posteriore dell’omero

lateralmente e

medialmente il nervo

radiale

TRICIPITE BRACHIALE TRICIPITE BRACHIALE Muscolo posteriore del braccio Presenta 3 origini ed un’unica inserzione a livello
TRICIPITE BRACHIALE TRICIPITE BRACHIALE Muscolo posteriore del braccio Presenta 3 origini ed un’unica inserzione a livello

ULNA

ULNA

Osso lungo, si trova in posizione mediale rispetto all’altro

osso dell’avambraccio

cioè al radio.

Presenta una epifisi prossimale, un corpo e una epifisi

distale.

Articola con l’omero (estremità prossimale) e con il radio

sia a livello prossimale che a livello distale.

RADIO

RADIO

Osso

lungo, si trova in posizione laterale rispetto

all’ulna.

Presenta una epifisi prossimale, un corpo e una epifisi

distale.

Articola con l’omero (estremità prossimale), con le ossa

carpali(estremità distale) e con l’ulna sia a livello

prossimale che a livello distale.

PLESSO BRACHIALE

PLESSO BRACHIALE

Provvede all’innervazione motoria e sensitiva dell’arto superiore, sia della parte libera che del cingolo. Nasce dalla confluenza dei rami provenienti da C4 a C8 e di T1. Costituito da una porzione prossimale e da una porzione distale:

  • - La porzione prossimale è formata da i 3 tronchi primari:

1) Tronco primario superiore: formato dalle fibre provenienti da C4 a

C6

2) Tronco primario medio: formato dalle radici provenienti dal VII nervo cranico (facciale) 3) Tronco primario inferiore: formato dalle radici di C8 e T1 I tronchi primari decorro verso il cavo ascellare dove ciascun tronco primario si suddivide ulteriormente a formare la porzione distale del plesso brachiale, costituita dai tronchi secondari:

1) Tronco secondario posteriore: costituisce i rami del nervo ascellare 2) Tronco secondario mediale: costituisce i rami del nervo ulnare 3) tronco secondario laterale: costituisce i rami del nervo radiale.

ARTO INFERIORE

ARTO INFERIORE

Come l’arto superiore è formato da un cingolo e da

una parte libera.

Il

cingolo

è

costituito

dalle

ossa

dell’anca

e

posteriormente dal sacro e dal coccige

La parte libera è costituita dalla coscia, dalla gamba

e dal piede.

L’arto inferiore provvede alla deambulazione, al

sostegno del corpo ed al mantenimento della

posizione eretta; le ossa che lo compongono sono,

pertanto, più robuste e hanno dimensioni maggiori

rispetto alle rispettivi controparti dell’arto superiore.

ARTO INFERIORE ARTO INFERIORE Come l’arto superiore è formato da un cingolo e da una parte

ANCA

ANCA

Osso piatto, pari e simmetrico, derivato nell’adulto dalla fusione di 3 componenti:

  • - Ileo

  • - Ischio

  • - Pube

ANCA ANCA Osso piatto, pari e simmetrico, derivato nell’adulto dalla fusione di 3 componenti: - Ileo
ANCA ANCA Osso piatto, pari e simmetrico, derivato nell’adulto dalla fusione di 3 componenti: - Ileo

L’ILEO presenta:

  • - Una porzione laterale per l’articolazione con il femore

  • - Una porzione superiore slargata sulla quale poggiano parte dei visceri addominali.

  • - La superficie interna concava delimita una

depressione denominata fossa iliaca i cui margini superiori costituisco la cresta iliaca con le spine antero-superiori ed antero-inferiori.

  • - Il suo margine inferiore delimitato dalla linea

arcuata che lo separa dall’ischio sottostante L’ISCHIO prende parte con l’ileo alla formazione del’acetabolo.

L’ILEO presenta: - Una porzione laterale per l’articolazione con il femore - Una porzione superiore
  • - Presenta una superficie anteriore a forma di «C»

  • - Una superficie posteriore dotata di rilievi, le tuberosità ischiatiche su cui viene scaricato il peso del corpo in posizione seduta. Il PUBE tramite il proprio corpo fuso con l’ileo e l’ischio determina la porzione antero- inferiore dell’acetabolo

L’ILEO presenta: - Una porzione laterale per l’articolazione con il femore - Una porzione superiore
L’ILEO presenta: - Una porzione laterale per l’articolazione con il femore - Una porzione superiore

ART. SACROILIACA (DIARTROSI)

ART. SACROILIACA (DIARTROSI)

Artrodia (Articolazione piana)

Legamenti sacroiliaco anteriore e posteriore

ART. SACROILIACA (DIARTROSI) ART. SACROILIACA (DIARTROSI) Artrodia (Articolazione piana) Legamenti sacroiliaco anteriore e posteriore SINFISI PUBICA

SINFISI PUBICA (SINARTROSI)

SINFISI PUBICA (SINARTROSI)

Disco fibrocartilagineo interpubico

ART. SACROCOCCIGEA (SINARTROSI)

ART. SACROCOCCIGEA (SINARTROSI)

Si

fi i

n

s

con

di

sco

fib

til

rocar

i

ag neo

ART. SACROILIACA (DIARTROSI) ART. SACROILIACA (DIARTROSI) Artrodia (Articolazione piana) Legamenti sacroiliaco anteriore e posteriore SINFISI PUBICA

Osso lungo; insieme alla patella costituisce la porzione scheletrica della coscia

FEMORE EE ROTULA

FEMORE

ROTULA

Osso lungo; insieme alla patella costituisce la porzione scheletrica della coscia FEMORE EE ROTULA FEMORE

l’epifisi prossimale presenta:

  • - una porzione slargata, la testa dove si inserisce il legamento rotondo che stabilizza l’articolazione coxo-femorale.

  • - Posteriormente ed inferiormente sono presenti due rilievi ossei, il piccolo ed il grande trocantere che danno attacco ad i muscoli

  • - Il collo anatomico, una regione ristretta che fa seguito alla testa

  • - Il collo chirurgico che separa l’epifisi distale dalla diafisi. Quest’ultima è percorsa sulla sua superficie posteriore dalla linea aspra che fornisce inserzione ai

muscoli.

L’epifisi distale presenta le superfici articolari per la tibia e la rotula; si riconoscono, infatti:

L’epifisi distale presenta le superfici articolari per la tibia e la rotula; si riconoscono, infatti: Due

Due condili, mediale e laterale per l’articolazione con la tibia, separati posteriormente dalla fossa intercondiloidea, ma fusi anteriormente a formare la troclea femorale, ossia la superficie articolare per la rotula o patella. La rotula è un osso breve di forma sesamoide, che presenta la base in alto e l’apice in Basso accolto nello spessore Del tendine del quadricipite emorale

L’epifisi distale presenta le superfici articolari per la tibia e la rotula; si riconoscono, infatti: Due

Costituiscono lo

scheletro

della

gamba: TIBIA EE FIBULA TIBIA FIBULA - La tibia si trova in posizione mediale - La
gamba:
TIBIA EE FIBULA
TIBIA
FIBULA
-
La tibia si trova in posizione mediale
-
La fibula si trova in posizione
laterale.
Entrambi sono ossa lunghe
La tibia presenta:
-
un’epifisi prossimale di forma
piramidale con i condili per
l’articolazione con il femore; i due
condili mediale e laterale sono
separati da un rilievo, l’eminenza
intercondiloidea. Inferiormente
all’epifisi si trova la tuberosità tibiale
punto di inserzione del quadricipite
femorale.
-
La diafisi è percorsa posteriormente
dalla linea poplitea per l’inserzione
del muscolo popliteo.
-
L’epifisi distale, meno voluminosa,
presenza in posizione mediale una
sporgenza, il malleolo mediale
La fibula, posta in posizione laterale rispetto alla tibia è un osso lungo dalla forma grossolanamente

La

fibula, posta in posizione

laterale rispetto alla tibia è un

osso lungo dalla forma

grossolanamente

quadrangolare che presenta a

livello

dell’epifisi

prossimale

una faccetta articolare

superiore per la tibia, mentre

l’epifisi

distale

presenta

la

faccetta

articolare

inferiore

per

la

tibia e

lateralmente il

malleolo laterale

che

si

articola sia con la tibia

e

sia

con l’astragalo il rimo osso del

tarso.

La fibula, posta in posizione laterale rispetto alla tibia è un osso lungo dalla forma grossolanamente

ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO

ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO

Il

ginocchio

è

un

ginglimo angolare le cui superfici articolari sono

costituite

dai

condili

femorali e da

 

quelli

tibiali. Poiché i condili femorali

hanno

una

quelli

superficie

più curva

rispetto

a tibiali, le

superfici articolari non combaciano perfettamente determinando una forte incongruenza nell’articolazione.

ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO Il ginocchio è un ginglimo angolare le cui superfici articolari

II MENISCHI

MENISCHI

II MENISCHI MENISCHI I limitati punti di contatto fra le superfici articolari sono «tamponati» dalla presenza

I limitati punti di contatto

fra le superfici articolari

sono «tamponati» dalla

presenza di due menischi,

il mediale ed il laterale,

che prendono attacco a

 

livello

dell’eminenza

intercondiloidea

della

tibia.

I

menischi sono

membrane

di

fibrocartilagine

generalmente presenti per

risolvere le articolazioni le

cui superfici

articolari

II MENISCHI MENISCHI I limitati punti di contatto fra le superfici articolari sono «tamponati» dalla presenza

risultano incongruenti

II MENISCHI MENISCHI I limitati punti di contatto fra le superfici articolari sono «tamponati» dalla presenza

CAPSULA ARTICOLARE EE LEGAMENTI

CAPSULA ARTICOLARE

LEGAMENTI

e
e

I

legamenti

che

stabilizzano

rinforzano la capsula

articolare sono:

1. I

legamenti

collaterali:

  • - Legamento collaterale tibiale

  • - Legamento collaterale fibulare

2. I legamenti crociati:

  • - Legamento

crociato

anteriore

  • - Legamento posteriore

crociato

MUSCOLI ARTO INFERIORE

MUSCOLI ARTO INFERIORE

Si dividono in:

  • - Muscoli dell’anca

  • - Muscoli della coscia

  • - Muscoli della gamba

  • - Muscoli del piede.

I muscoli dell’anca si dividono in

  • - Muscoli interni:

    • 1. Ileopsoas

    • 2. Psoas

      • - Muscoli esterni:

        • 1. Piccolo, grande e medio gluteo

        • 2. Piriforme

        • 3. Gemelli superiore ed inferiore

        • 4. Otturatori interno ed esterno

MUSCOLI DELLA COSCIA

MUSCOLI DELLA COSCIA

Si dividono in:

  • - Muscoli anteriori

  • - Muscoli medi

  • - Muscoli posteriori

MUSCOLI ANTERIORI DELLA

MUSCOLI ANTERIORI DELLA

COSCIA

COSCIA

Tensore della fascia lata

Sartorio

Quadricipite femorale

MUSCOLO SARTORIO MUSCOLO SARTORIO Muscolo nastriforme che attraversa tutta la fascia anteriore della coscia dirigendosi dall’alto

MUSCOLO SARTORIO

MUSCOLO SARTORIO

Muscolo

nastriforme

che

attraversa

tutta

la

fascia

anteriore della coscia dirigendosi

dall’alto in basso e dall’esterno

all’interno.

  • - Origine: dell’anca

spina

anterosuperiore

  • - Inserzione:

epifisi

prossimale

della

tibia

(tendine

a

zampa

d’oca)

MUSCOLO SARTORIO MUSCOLO SARTORIO Muscolo nastriforme che attraversa tutta la fascia anteriore della coscia dirigendosi dall’alto
MUSCOLO SARTORIO MUSCOLO SARTORIO Muscolo nastriforme che attraversa tutta la fascia anteriore della coscia dirigendosi dall’alto
MUSCOLO QUADRICIPITE FEMORALE MUSCOLO QUADRICIPITE FEMORALE Presenta 4 capi di origine ed un’unica inserzione Le 4

MUSCOLO QUADRICIPITE FEMORALE

MUSCOLO QUADRICIPITE

FEMORALE

Presenta 4 capi di origine ed un’unica

inserzione

Le 4 origini sono costituite da:

1) Muscolo retto femorale con origine sulla

spina iliaca antero-inferiore

2) Muscolo vasto mediale con origine sulla linea

aspra del femore

3) Muscolo vasto laterale con origine sul grande

trocantere

4) Muscolo vasto intermedio (strato profondo)

con origine sulla linea aspra del femore.

L’unica inserzione è costituita dal legamento

patellare a livello del ginocchio, dove i 4

ventri si uniscono in un unico legamento

formato da 3 lamine sovrapposte:

1) Lamina superficiale di pertinenza del retto

femorale

2) Lamina intermedia di pertinenza del

muscolo vasto mediale e laterale

3) Lamina profonda di pertinenza del muscolo

vasto intermedio

MUSCOLI POSTERIORI

MUSCOLI POSTERIORI

DELLA COSCIA

DELLA COSCIA

I principali muscoli della parte posteriore della coscia sono:

-

Muscolo bicipite femorale

-

Muscolo semitendinoso

-

Muscolo semimembranoso

BICIPITE FEMORALE

BICIPITE FEMORALE

Presenta due origini ed un unico capo

di inserzione.

- Origini:

1. Capo lungo: tuberosità ischiatica

2. Capo breve: linea aspra del femore

- Inserzioni: testa della fibula e condilo

laterale della tibia

BICIPITE FEMORALE BICIPITE FEMORALE Presenta due origini ed un unico capo di inserzione. - Origini: 1.

PLESSO LOMBOSACRALE

PLESSO LOMBOSACRALE

Tutti i nervi dell’arto inferiore derivano dal plesso

lombosacrale, che, come il plesso brachiale e cervicale,

deriva dalla confluenza dei rami anteriori dei

corrispettivi nervi spinali.

Il plesso lombosacrale è quindi composto dai rami

anteriori dei nervi lombari sacrali e coccigei e viene

suddiviso in:

  • - Plesso lombare

  • - Plesso sacrale

  • - Plesso pudendo

  • - Plesso coccigeo.

Il plesso pudendo ed il plesso coccigeo partecipano

all’innervazione dei visceri addominali e pelvici

PLESSO LOMBARE

PLESSO LOMBARE

Composto dalle intersezioni

(anastomosi)

dei

nervi

lombari da L1 a L3 e parte

 

di L4

 

Ogni

ramo

anteriore

costituente

il

plesso

si

divide a sua volta in 3 rami

di

cui

2

provvedono

alla

formazione

 

di

rami

periferici,

mentre

il

terzo

forma

anastomosi

con

il

nervo lombare sottostante

Dalla

parziale

sovrapposizione di L4 ed L5

si forma

il

tronco

PLESSO LOMBARE PLESSO LOMBARE Composto dalle intersezioni (anastomosi) dei nervi lombari da L1 a L3 e

lombosacrale, di pertinenza

del plesso sacrale

Il plesso sacrale risulta formato dal

PLESSO SACRALE

PLESSO SACRALE

plesso lombosacrale e dai rami

Il plesso sacrale risulta formato dal PLESSO SACRALE PLESSO SACRALE plesso lombosacrale e dai rami anteriori

anteriori dei primi 3 nervi sacrali, di

cui solo il primo è di pertinenza

esclusiva del plesso sacrale mentre gli

altri due sono in comunione con il

plesso pudendo.

A livello del grande foro ischiatico, le 4

radici del plesso si fondono a formare il

nervo ischiatico, il più voluminoso e

lungo nervo del corpo umano.

uscendo dal foro, il nervo

si dirige in

basso nella regione posteriore della

coscia e della gamba, staccando due

rami:

  • - IL primo percorre la faccia laterale della coscia e della gamba si dirige verso il dorso del piede e l’alluce

  • - Il secondo attraversa la natica, la faccia posteriore della coscia e della gamba e si dirige verso la pianta del

piede
piede

SISTEMA MUSCOLARE

M. VOLONTARI controllati dal S.N.C. tessuto muscolare striato
M.
VOLONTARI
controllati dal S.N.C.
tessuto muscolare striato
I muscoli sono il motore M. INVOLONTARI del nostro corpo. controllati dal S.N.V. Si dividono in:
I muscoli sono il motore
M.
INVOLONTARI
del nostro corpo.
controllati dal S.N.V.
Si dividono in:
tessuto muscolare liscio
M.
CARDIACO
è un muscolo involontario
costituito da tessuto m. striato

IL TESSUTO MUSCOLARE È FORMATO DA CELLULE

MUSCOLARI SIMILI A FIBRE, CHIAMATE

SEMPLICEMENTE FIBRE, UNITE TRA LORO IN

FASCI DA LAMINE DI TESSUTO CONNETTIVO.

IL TESSUTO MUSCOLARE È FORMATO DA CELLULE MUSCOLARI SIMILI A FIBRE, CHIAMATE SEMPLICEMENTE FIBRE, UNITE TRA

PROPRIETA’ DEI MUSCOLI

CONTRATTILITA’: capacità di contrazione in seguito ad una

stimolazione del S.N.; segue il rilasciamento.

ESTENSIBILITA’: il muscolo può allungarsi (entro certi

limiti….) se tirato da due forze opposte.

ELASTICITA’ : il muscolo ritorna alla lunghezza originaria

dopo la contrazione.

TONO MUSCOLARE: i muscoli mantengono sempre uno

stato di contrazione, anche a riposo. Questo permette la

contrazione immediata in seguito ad uno stimolo, con

risparmio di energia e tempo.

MUSCOLO VOLONTARI

Sono prevalentemente uniti alle ossa e alla pelle : sono detti anche m.

scheletrici.

Si collegano alle ossa mediante i tendini.

Sono composti da fibre muscolari dove si trovano le ramificazioni del

sistema circolatorio e del sistema nervoso periferico.

Le fibre muscolari si dividono (per il contenuto di mioglobina) in fibre rosse

e bianche.

FIBRE di tipo I:

fibre rosse - lente

Alta concentrazione di mioglobina.

Contrazione e rilasciamento più lenti.

Resistenti nel tempo.

Sfruttano prevalentemente l’energia proveniente dai meccanismi

aerobici.

Fibre di tipo II Fibre bianche o rapide

Maggiore velocità di contrazione.

Si affaticano più rapidamente.

Presenti in maggior quantità enzimi che sfruttano in prevalenza i

meccanismi anaerobici.

APPARATO MUSCOLARE

SCHEMA DIFFERENZE FIBRE BIANCHE E ROSSE CARATTERISTICHE FIBRE ROSSE FIBRE BIANCHE Sinonimi fibre di tipo I
SCHEMA DIFFERENZE FIBRE BIANCHE E ROSSE
CARATTERISTICHE
FIBRE ROSSE
FIBRE BIANCHE
Sinonimi
fibre di tipo I
fibre lente
STF
fibre resistenti
fibre di tipo II
fibre veloci
FTF
fibre bianche
Dimensioni
più sottili
diametro maggiore
Capillari
molti
pochi
Velocità di contrazione
bassa
elevata
Resistenza alla fatica
buona o ottima
discreta o scarsa
Mioglobina
abbondante
scarsa

CARATTERISTICHE DELLE FIBRE MUSCOLARI

CARATTERISTICHE DELLE FIBRE MUSCOLARI

Velocisti o fondisti?

IL NUMERO E LA PERCENTUALE DI

FIBRE ROSSE O BIANCHE CAMBIA DA

INDIVIDUO A INDIVIDUO:

PRATICAMENTE FA PARTE DEL

PROPRIO PATRIMONIO GENETICO.

L’ALLENAMENTO PERMETTERÀ DI

SFRUTTARE AL MEGLIO LE PROPRIE

PREDISPOSIZIONI.

Classificazione dei m. secondo l’azione svolta

M. AGONISTI: determinano il movimento.

M.ANTAGONISTI: opposti agli agonisti, si allungano per seguirli con

azione frenante e di controllo del movimento stesso, eseguendo poi il

movimento opposto (flessione-estensione, adduzione-abduzione).

M.SINERGICI:tutti i m. che concorrono al medesimo lavoro.

Classificazione dei m. secondo il movimento che determinano

M.flessori-estensori.

M.elevatori-abbassatori

M.adduttori-abduttori

M.pronatori-supinatori

M.rotatori ...

Classificazione dei m. secondo il numero dei capi di inserzione

Bicipiti

Tricipiti

Quadricipiti

Classificazione dei m. per la posizione nel corpo

  • M. del collo

  • M. del tronco

  • M. arti superiori

  • M. arti inferiori

La contrazione muscolare

Dapprima arrivano al muscolo gli stimoli nervosi che provengono dal

S.N.C.

Poi iniziano le modificazioni chimiche che liberano l’energia necessaria

per la contrazione.

Infine avviene la contrazione vera e propria con produzione di

movimento o tensione.

UNITA’ MOTORIA

Le fibre muscolari vengono comandate ed organizzate dal S.N.

L’elemento di connessione tra muscolo e sistema nervoso è la placca

motrice.

Ogni neurone motorio comanda un certo numero di fibre muscolari :

l’insieme del motoneurone e delle fibre da esso innervate si definisce

Unità Motoria

Graduazione della tensione

Eccitazione di un numero minore o maggiore di unità motorie.

Aumento della frequenza degli impulsi nervosi inviati alle fibre.

ATP = consente la contrazione

E’ PRESENTE IN PICCOLE QUANTITÀ NEL

MUSCOLO E DEVE ESSERE

CONTINUAMENTE RICOSTITUITO

TRE PROCESSI PER PRODURRE ATP

1) ANAEROBICO ALATTACIDO

2) ANAEROBICO LATTACIDO

3) AEROBICO

LA CONTRAZIONE MUSCOLARE

LA CONTRAZIONE MUSCOLARE

APPARATO MUSCOLARE

APPARATO MUSCOLARE
APPARATO MUSCOLARE
APPARATO MUSCOLARE
APPARATO MUSCOLARE
APPARATO MUSCOLARE
APPARATO MUSCOLARE

APPARATO MUSCOLARE

APPARATO MUSCOLARE
APPARATO MUSCOLARE
APPARATO MUSCOLARE

LA

GIUNZIONE

MUSCOLARE

La placca neuromuscolare è il contatto tra il terminale della fibra nervosa e la fibra muscolare.

Normalmente per ogni fibra muscolare vi è una sola placca nella zona intermedia tra l’origine e
NEURO- l’inserzione della fibra.

Il 2-3% delle fibre può avere anche 2-3 placche.

LA GIUNZIONE MUSCOLARE La placca neuromuscolare è il contatto tra il terminale della fibra nervosa e
Le fibre muscolari si contraggono ed esprimono tensione per effetto di stimoli nervosi che dal sistema

Le fibre muscolari si contraggono ed esprimono

tensione per effetto di stimoli nervosi che dal

sistema nervoso centrale raggiungono le fibre

stesse attraverso un motoneurone. Il complesso

funzionale costituito da un motoneurone spinale

alfa e dalle fibre che esso innerva viene definito

UNITA’ MOTORIA

La maggior parte dei muscoli è costituita da 100 a

700 unità. Es. muscolo flessore di un dito ci sono

120 unità motorie per un totale di 41000 fibre, il

gastrocnemio è controllato da 580 unità motorie

per un totale di fibre di 1030000.

Il numero di fibre per unità motoria varia a

secondo dei muscoli, ad esempio si va dalle tre

fibre per il muscolo estrinseco dell’occhio alle circa

1730 fibre per il soleo (Aubert).

L’attivazione neuromuscolare

Lo sviluppo della

movimento

forza

o

nel corso

gesto

di

un

sportivo,

serie

di

attivazione

L’attivazione neuromuscolare Lo sviluppo della movimento forza o nel corso gesto di un sportivo, serie di

naturale

una

dipende da

complessa

movimenti, controllati e coordinati da una

complicata

sequenza

di

neuromuscolare.

Lo sviluppo e la regolazione fine della forza

viene effettuato da un sistema centrale

(Sistema Nervoso Centrale) che si serve poi

di un sistema periferico (nervi periferici)

per portare l’ordine ai muscoli .

Il muscolo e la sua contrazione La contrazione di una fibra muscolare è La graduazione della

Il muscolo e la sua contrazione

La contrazione di una fibra muscolare è

La

graduazione

della

forza

sempre massimale, pertanto anche la

i

l

i

st mo az one

di

i à

una un t

i

neuromotor a

sviluppata dipende dalla possibilità

di

variare

la

frequenza

di

comporta uno sviluppo di forza

stimolazione

delle

unità

massimale. La contrazione simultanea di

neuromotorie e dalla possibilità di

tutte le fibre di una unità motoria viene

variare

il

numero

delle

unità

definita: LEGGE DEL TUTTO O NULLA

Può sembrare a prima vista che il

neuromotorie stimolate.

Il meccanismo che regola il numero

muscolo sappia compiere contrazioni

di

unità

motorie da reclutare

per

solo massimali ma in realtà è in grado di

sviluppare tensioni

diverse

viene

sviluppare innumerevoli varietà di

tensioni.

definito RECLUTAMENTO.

Il muscolo e la sua contrazione

Ogni fibra muscolare contiene

Il muscolo e la sua contrazione Ogni fibra muscolare contiene un fascio di sottili filamenti a

un fascio di sottili filamenti a

bande,

le

bande, o

fibrille.

Queste

strie, danno al

muscolo il nome di “striato”.

Tramite l’impulso che proviene

dal sistema nervoso

(formazione

dell’unità

motoria) il muscolo si contrae

e produce movimento.

L’unità motoria: il metro di

misura della forza

U M

.

.

è costituita dal ti

o di fibre

p

nervose (i motoneuroni che le

innervano) e dal tipo di fibre muscolari.

Data

la

presenza

anche

di

fibre

intermedie la loro classificazione risulta:

  • 1. FIBRE DI TIPO I: sono quelle

lente(quindi

rosse)

ad

alta

capacità

ossidativa

e

bassa

glicolitica

  • 2. DI TIPO

FIBRE

IIA: fibre veloci

con le 2 capacità miste

  • 3. FIBRE DI TIPO IIB: fibre veloci a bassa capacità ossidativa ma alta glicolitica

L’unità motoria: il metro di misura della forza

UNITA’ LENTE (TONICHE):

UNITA’ VELOCI (FASICHE):

sono

la

maggioranza

nei

muscoli rossi,

detti cosi’

perché ricchi di mioglobina.

Contengono

mitocondri,

più

molti

grassi

ma

meno ATPasi, meno enzimi

CP e meno enzimi glicolitici.

Hanno

una

soglia

e

attivazione

bassa

di

una

notevole

resistenza

aerobico)

capacità

di

(metabolismo

presenti nei muscoli bianchi

poiché poveri di mioglobina,

contengono

meno

mitocondri, meno grassi ma

più ATPasi,

più enzimi

CP

e

più enzimi glicolitici. Hanno

una soglia di attivazione alta

sono più

grandi

e

si

caratterizzano

per

di

una

e

elevata capacità

rapidità

anaerobico)

forza

(metabolismo

OBIETTIVI E CONTENUTI:

CAPACITA’ ED ABILITA’ MOTORIE

CAPACITÀ MOTORIE: presupposti che l’individuo possiede per

realizzare prestazioni motorie o sportive

ABILITÀ MOTORIE: azioni motorie o parti di esse automatizzate

ABILITÀ

tramite ripetizioni

consapevoli MOBILITÀ ARTICOLARE
consapevoli
MOBILITÀ
ARTICOLARE
CAPACITÀ CONDIZIONALI •Forza •Resistenza •Velocità
CAPACITÀ
CONDIZIONALI
•Forza
•Resistenza
•Velocità
OBIETTIVI E CONTENUTI: CAPACITA’ ED ABILITA’ MOTORIE CAPACITÀ MOTORIE: presupposti che l’individuo possiede per realizzare prestazioni
CAPACITÀ COORDINATIVE Generali •Speciali
CAPACITÀ
COORDINATIVE
Generali
•Speciali

LE CAPACITA’ MOTORIE

Le capacità condizionali rappresentano i presupposti energetici

e strutturali della prestazione. Dipendono dai grandi sistemi

organici, e, con eccezione della velocità, presentano una forte

accelerazione del loro sviluppo nel periodo prepuberale e

puberale

Le capacità coordinative rappresentano invece i presupposti

neurologici per l’apprendimento, il controllo e l’applicazione “in

situazione” delle azioni motorie.

RAPPORTI TRA CAPACITA’ ED ABILITA’

MOTORIE

L’incremento delle capacità motorie si realizza attraverso l’apprendimento, l’automatizzazione e l’utilizzo delle abilità motorie, secondo i seguenti principi

Le abilità motorie si costruiscono sulle

capacità motorie e sono innumerevoli

Un’abilità

motoria

può

considerarsi

acquista

solo

dopo

la

sua

piena

automatizzazione

“Il termine apprendimento indica un cambiamento o una modificazione duratura del compor amen o e t
“Il termine apprendimento
indica un cambiamento o una
modificazione duratura del
compor amen o e
t
t
d
e
ll
a
personalità” (CONI-IEI)

L’apprendimento, il perfezionamento e

l’automatizzazione delle abilità

sviluppano le capacità coordinative

Con l’automatizzazione dell’abilità lo

stimolo nei confronti dello sviluppo

coordinativo rallenta sensibilmente

RAPPORTI TRA CAPACITA’ ED

ABILITA’ MOTORIE

Capacità coordinative generali Capacità Capacità coordinative condizionali speciali
Capacità
coordinative
generali
Capacità
Capacità
coordinative
condizionali
speciali

Abilità motorie

LA PRESTAZIONE SPORTIVA NASCE DA UNA

PROFONDA INTERAZIONE TRA TUTTI QUESTI ELEMENTI

LA FORZA muscolare rappresenta la qualità

condizionale di base, necessaria per migliorare

qualsiasi altra qualità muscolare e per eccellere in

qualsiasi gesto atletico.

  • V. ZACIORSKY, 1986: La forza è la capacità dell'uomo di vincere o di opporsi ad una resistenza esterna mediante

impegno muscolare.

  • Y. VERCHOSANSKIJ, 1970: La forza è definita come la capacità del muscolo scheletrico di produrre tensione

nelle varie manifestazioni.

  • T. BOMPA, 2001: La forza muscolare è la capacità motoria dell'uomo che permette di vincere una resistenza o

di opporvisi con un impegno tensivo del o dei gruppi muscolari.

FOX, BOWER, FOSS, 1995: La forza muscolare può essere definita come la forza o tensione che un muscolo o, più propriamente un gruppo muscolare, può esercitare contro una resistenza nel corso di uno sforzo.

  • M. SIFF, 1993 : La forza è il prodotto di un'azione muscolare iniziata e gestita da un processo elettrico generato

dal sistema nervoso del corpo. La forza può essere definita come l'abilità di un muscolo o di un gruppo muscolare di generare una tensione muscolare a seguito di specifici stimoli.

  • R. MANNO, 1989: La forza muscolare è la capacità dell'uomo che permette di vincere una resistenza o di

opporvisi con un impegno tensivo della muscolatura.

  • V. HEYWARD, 1984: Per forza muscolare si intende la capacità di un gruppo muscolare di esercitare la massima

forza contrattile contro una resistenza.

W.E. PRENTICE, 1995: La forza muscolare è per definizione la capacità che ha un muscolo di generare forza contro una resistenza.

LA FORZA muscolare rappresenta la qualità condizionale di base, necessaria per migliorare qualsiasi altra qualità muscolare

FORZA:MODALITA’ DI PRODURRE TENSIONE

CONCENTRICA (superante): le inserzioni tendinee estreme del muscolo si avvicinano ed il carico viene spostato o sollevato.

ECCENTRICA (cedente): è l'opposto della precedente. Le inserzioni tendinee estreme del muscolo si allontanano durante la contrazione, il muscolo cerca di opporsi al carico e gli cede lentamente

PLIOMETRICA Quando, ad una veloce azione eccentrica, segue una rapidissima azione concentrica (inversione di movimento). Questo permette di utilizzare una ulteriore percentuale di forza espressa dalla componente elastica dei muscoli (es.:

salti e lanci).

FORZA:MODALITA’ DI PRODURRE TENSIONE CONCENTRICA (superante): le inserzioni tendinee estreme del muscolo si avvicinano ed il

ISOMETRICA-STATICA:(statica): pur essendoci tensione muscolare, la distanza tra i capi tendinei estremi non varia, in quanto il carico non viene vinto, né si cede ad esso

AUXOTONICHE: la resistenza da vincere aumenta progressivamente con lo sviluppo del movimento

ISOCINETICHE:contrazione a velocità costante

LA FORZA MASSIMALE:

È LA FORZA MASSIMA CHE IL SISTEMA NEURO-MUSCOLARE È IN GRADO DI

ESPRIMERE CON UNA CONTRAZIONE VOLONTARIA

LA FORZA MASSIMALE STATICA:

È la forza massima che il sistema neuro-muscolare è in grado di esprimere con una contrazione volontaria contro una resistenza insormontabile

LA FORZA MASSIMALE DINAMICA:

È la forza massima che il sistema neuro-muscolare è in grado di esprimere con una contrazione volontaria durante l’esecuzione di un movimento

PRINCIPI DELL’ALLENAMENTO DELLA FORZA

La forza massimale dipende:

Dalla sezione trasversale del muscolo

Dalla coordinazione intermuscolare (tra i muscoli che

collaborano per l’esecuzione di un dato movimento)

Dalla

coordinazione

muscoli)

intramuscolare

(all’interno

dei

PRINCIPI DELL’ALLENAMENTO DELLA FORZA

Determinazione della forza massima

Peso massimo sollevabile una volta sola

Si può determinare la forza massima identificando il peso che il

soggetto è in grado di sollevare una sola volta (1 Ripetizione

massima)

La determinazione del carico massimale richiede una serie di

prove cominciando con carichi submassimali e aumentando

progressivamente il peso di 1-1,5 kg, osservando una pausa di

4-5 min tra una prova e la successiva

Determinazione della forza massima

Criteri da rispettare per effettuare delle misure di forza:

Dare indicazioni precise su come effettuare la manovra

Consentire al soggetto di imparare la manovra e conoscere la

strumentazione

Verificare

che

l angolo

a

cui

interessata sia corretto

viene

tenuta

l articolazione

Scegliere un test che fornisca una buona riproducibilità

Volendo paragonare dati relativi a diversi gruppi è importante

normalizzare i dati per la massa corporea

PRINCIPI DELL’ALLENAMENTO DELLA FORZA

Determinazione della forza massima

Metodi indiretti

L’estrapolazione avviene sulla base dell’osservazione che il

carico che si riesce a sollevare:

10 volte corrisponde al 70% della forza massima

6-7 volte corrisponde al 80% della forza massima

4-5 volte corrisponde al 85% della forza massima

2-3 volte corrisponde al 90% della forza massima

Beraldo S, Pletti C.: il libro della preparazione fisica, Edizione Mediterranee, Roma, 1988.

PRINCIPI DELL’ALLENAMENTO DELLA FORZA

PRINCIPI DELL’ALLENAMENTO DELLA FORZA

Determinazione della forza massima

Metodi indiretti

Formula di Brzycki:

Carico max (kg) =

peso utilizzato nel test

[1,0278 – (0,0278 * numero di ripetizioni)]

Ad esempio, un soggetto che con 60kg esegua 8 ripetizioni

procederà in questo modo:

Carico max (kg) =

60

= 74,5 Kg

[1,0278 – (0,0278 * 8)]

Brzycki, M. Strength testing: Predicting a one-rep max from a reps-to-fatigue. Journal of Physical Education, Recreation and Dance 64 (1): 88-90, 1993.

PRINCIPI DELL’ALLENAMENTO DELLA F

I principi che bisogna applicare durante la pianificazione di

programmi di allenamento con pesi sono:

La specificità

Il sovraccarico

La resistenza progressiva

L’ordine degli esercizi

LA VELOCITA’

La velocità è il risultato dell’interazione di diversi fattori, il cui effetto finale si configura come lo spostamento più veloce possibile del corpo nello spazio, con o senza attrezzi

Essa richiede l’integrazione di diversi fattori:

  • 1. Capacità e potenza dei processi energetici anaerobici alattacidi e lattacidi

  • 2. Capacità di reazione

  • 3. Capacità di vincere l’inerzia e di accelerazione (forza massima, forza iniziale e forza esplosiva)

  • 4. Capacità di esprimere rapidamente la forza in tempi brevi, ricorrendo anche al fenomeno della

reazione elastica della muscolatura (forza veloce, forza elastica e stifness)

  • 5. Capacità di alternare fasi di maggior tensioni e fasi di minor tensione muscolare (economia del

gesto)

  • 6. Capacità coordinative dei movimenti dei segmenti corporei

  • 7. Capacità di precisione tecnica dei movimenti

  • 8. Capacità di reiterare i movimenti senza cedere alla fatica e senza far scadere la tecnica esecutiva

• Pertanto la velocità è più facilmente incrementabile rispetto alla rapidità in quanto si può agire sul miglioramento di diverse capacità.

LA VELOCITA’ La velocità è il risultato dell’interazione di diversi fattori, il cui effetto finale si

LA RESISTENZA % MUSCOLATURA COINVOLTA

Per resistenza si intende la capacità psicofisica dell’atleta di opporsi all’affaticamento, cioè la capacità di protrarre un esercizio fisico nel tempo

Se si considera l’aspetto della % di muscolatura impegnate si distinguono

• RESISTENZA GENERALE: si riferisce alla capacità di eseguire per un lungo tempo una attività fisica che impegna più gruppi muscolari (più di 1/7 del corpo) unitamente all'apparato cardiocircolatorio e respiratorio.

• RESISTENZA LOCALE: è la capacità di un ristretto settore muscolare (meno di 1/7) di eseguire un lavoro per un tempo lungo. In questo caso il supporto è dato essenzialmente dalla ottimale capacità di utilizzo dei substrati energetici locali, dai livelli dei vari tipi di forza (specialmente forza resistente), dal livello di forza specifica e dalle capacità coordinative (giusta tecnica esecutiva).

LA RESISTENZA TIPOLOGIA DI SPORT

Se si considera l’aspetto della specificità dello sport abbiamo una:

• RESISTENZA GENERALE: aspecifica, detta anche

resistenza di base

• RESISTENZA SPECIALE: si riferisce ad una

determinata disciplina sportiva e, quindi, al

particolare tipo di resistenza richiesta dal gesto

specifico di gara

LA RESISTENZA MECCANISMI ENERGETICI

A seconda dei meccanismi utilizzati per la

trasformare l’energia muscolare abbiamo

• RESISTENZA AEROBICA

• RESISTENZA ANAEROBICA:

– ANAEROBICA LATTACIDA

– ANAEROBICA ALATTACIDA

LE COORDINATIVE

  • - Determinano la tipologia e la qualità della risposta motoria.

  • - Sono invece determinate dai processi che organizzano, controllano e regolano il movimento.

  • - Dipendono dal grado di maturazione del sistema nervoso centrale e periferico.

La coordinazione può essere definita la capacità di organizzare, regolare e controllare il movimento del corpo nello spazio e nel tempo per raggiungere un obiettivo.

La coordinazione ha diverse sfaccettature che si possono a loro volta suddividere in capacità coordinative:

GENERALI

SPECIALI

Le capacità coordinative generali sono connesse tra loro in un rapporto circolare e sono:

CAPACITA’ DI DIREZIONE E CONTROLLO DEL MOVIMENTO CAPACITA’ DI ADATTAMENTO MOTORIO CAPACITA’ DI APPRENDIMENTO MOTORIOforte? Quanto rapido?).

28/10/2013
28/10/2013

LE COORDINATIVE SPECIALI

Capacità di accoppiamento

L'età tra i 7 e i 10 anni può essere definita

Capacità di orientamento

l'età di sviluppo più intenso, se si considera

il perfezionarsi della coordinazione motoria.

Capacità di differenziazione

Capacità di equilibrio

Capacità di reazione

Capacità di trasformazione

Le capacità coordinative, cosi come le

abilità fisico-sportive (cioè le tecniche

sportive), hanno la loro base nella capacità

funzionale del sistema senso-motorio (cioè

degli organi di senso, del sistema nervoso e

della muscolatura).

II sistema senso-motorio, e le sue

Capacità di ritmizzazione

possibilità, dipendono dal grado di sviluppo

delle diverse funzioni psicofisiche.

Tra queste le più importanti per l'attività

sportiva dei fanciulli e dei preadolescenti

sono riportate nella figura successiva

TEORIA DELL’ALLENAMENTO teoria dell’adattamento

L’allenamento è uno stress che induce adattamenti:

  • 1. Acuti: sono cambiamenti che avvengono nell’organismo durante e subito dopo un ciclo di esercizi

  • 2. Cronici: sono cambiamenti che avvengono nell’organismo dopo cicli di allenamento ripetuti e che persistono a lungo dopo la sessione dell’allenamento

Esercizio fisico
Esercizio
fisico
Esercizio fisico Sistemi sollecitati dall’attività Aumento delle strutture più attive Ghiandole endocrine Aumento del Metabolismo (cataboliti
Sistemi sollecitati dall’attività
Sistemi
sollecitati
dall’attività
Aumento delle strutture più attive
Aumento
delle strutture
più attive
Esercizio fisico Sistemi sollecitati dall’attività Aumento delle strutture più attive Ghiandole endocrine Aumento del Metabolismo (cataboliti
Ghiandole endocrine
Ghiandole
endocrine
Esercizio fisico Sistemi sollecitati dall’attività Aumento delle strutture più attive Ghiandole endocrine Aumento del Metabolismo (cataboliti
Esercizio fisico Sistemi sollecitati dall’attività Aumento delle strutture più attive Ghiandole endocrine Aumento del Metabolismo (cataboliti
Aumento del Metabolismo (cataboliti specifici)
Aumento del
Metabolismo
(cataboliti
specifici)
Esercizio fisico Sistemi sollecitati dall’attività Aumento delle strutture più attive Ghiandole endocrine Aumento del Metabolismo (cataboliti
Esercizio fisico Sistemi sollecitati dall’attività Aumento delle strutture più attive Ghiandole endocrine Aumento del Metabolismo (cataboliti
Ormoni
Ormoni
Esercizio fisico Sistemi sollecitati dall’attività Aumento delle strutture più attive Ghiandole endocrine Aumento del Metabolismo (cataboliti
Aumento degli enzimi cellulari
Aumento
degli enzimi
cellulari
Esercizio fisico Sistemi sollecitati dall’attività Aumento delle strutture più attive Ghiandole endocrine Aumento del Metabolismo (cataboliti
Induttori
Induttori
Esercizio fisico Sistemi sollecitati dall’attività Aumento delle strutture più attive Ghiandole endocrine Aumento del Metabolismo (cataboliti
Apparato genetico cellulare
Apparato
genetico
cellulare
Sintesi proteica di adattamento
Sintesi proteica
di adattamento
Esercizio fisico Sistemi sollecitati dall’attività Aumento delle strutture più attive Ghiandole endocrine Aumento del Metabolismo (cataboliti