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LE DIFFERENZE RELIGIOSE

Struttura del capitolo


Largomento di questo capitolo particolarmente delicato e richiede una certa
maturit da parte del lettore: per questo che gli autori del sito hanno pensato di
rivolgersi attraverso la mediazione degli educatori a ragazzi di non meno di diecidodici anni.
Le basic ideas sono tre:
1) al mondo esistono tante religioni;
2) secondo taluni lessere umano per natura un animale religioso;
3) vi sono diversi atteggiamenti possibili nei confronti delle religioni diverse dalla
propria.
Con il primo punto (che sottolinea la variet delle religioni) si parte dallesperienza
religiosa concreta (le manifestazioni religiose), che quella rispetto a cui i ragazzi
possono rapportarsi pi facilmente. Innanzi tutto si forniscono alcune nozioni di base su
ciascuna delle principali religioni del mondo (invitando i lettori a inviarci schede per le
numerosissime religioni mancanti), allo scopo di sgomberare il campo da alcuni dei
pregiudizi pi radicati e di rimandare coloro che fossero interessati ad approfondire lo
studio delle singole tradizioni religiose ai siti specificamente dedicati a esse. Verr inoltre
esposta la posizione degli atei e degli agnostici. Attraverso il confronto delle cerimonie
religiose si tenta poi di incoraggiare la comparazione tra le differenti tradizioni: ad
esempio, nella sezione sulle cerimonie che segnano le tappe fondamentali della
vita si mettono a confronto i modi in cui induisti, ebrei, cristiani, ecc., celebrano i
matrimoni, i funerali e altre cerimonie.
Nella seconda parte (che indica come ogni religione tenti di rispondere ai grandi
interrogativi universali) si cercher di mostrare come, di fronte ai medesimi problemi
esistenziali, ciascuna religione elabori delle risposte specifiche. Naturalmente non
possibile studiare a fondo la posizione assunta da ciascuna dottrina religiosa nei
confronti dellorigine delluniverso, della morte, della sofferenza, del bene e del male: ci
si limiter pertanto a fornire qualche esempio e, ancora una volta, a invitare i lettori ad
arricchire lantologia con i loro contributi.
Mentre le prime due parti sono dedicate alla descrizione delle religioni, nella terza
parte (sui diversi atteggiamenti che si possono assumere nei confronti delle religioni
diverse dalla propria) si parler anche dei conflitti, delle persecuzioni, delle guerre e
degli stermini perpetrati in nome di una fede religiosa. Dopodich si chieder ai ragazzi
se osservano una discrepanza tra i princpi delle religioni e quei comportamenti.
Lobiettivo di promuovere la discussione in modo da incoraggiare i ragazzi stessi a
proporre alcune possibilit di convivenza tra fedi diverse.

Come per il precedente capitolo di Accettare le Diversit, ciascuna delle tre parti
suddivisa in cinque sezioni interne: basic idea, approfondimenti, esempi, esercizi e
letture (per una spiegazione delle varie sezioni, vedi INTRODUZIONE di Umberto Eco).
Introduzione al capitolo
di Umberto Eco

Per iniziare ad affrontare il difficile argomento religioso, leducatore chieda


anzitutto ai ragazzi se la loro famiglia o le famiglie dei loro vicini assistono ai riti religiosi
che si praticano nel loro paese. Poi si chieda se nel loro paese conoscono persone che
praticano i riti di una religione diversa (o se hanno letto in qualche libro, o visto al
cinema o in televisione, che ci sono persone che praticano una religione diversa - anche
se si tratta di religioni antiche e scomparse, come potrebbero aver visto in un film sugli
antichi romani o sugli egizi). Partendo da questa constatazione, che esistono religioni
diverse, si pu passare alla domanda che cosa una religione?

Il sentimento religioso
stato detto che luomo un animale religioso. Noi non sappiamo che cosa
pensino i cani, i gatti o gli uccelli, ma non ci risulta che gli animali abbiano una religione
(anche se qualcuno ha detto che quando un cane abbaia alla luna sta riconoscendo
lesistenza di una Cosa che non appartiene al suo mondo). Invece tutti i popoli di cui
sappiamo qualche cosa hanno mostrato di possedere un sentimento religioso.
Come vedremo dopo, ci sono religioni che riconoscono una Divinit sola (religioni
monoteiste), altre che riconoscono molte entit divine come gli dei degli antichi, o gli
spiriti dellacqua o degli alberi (religioni politeiste), religioni che hanno delle chiese, dei
templi, e altre che onorano i loro dei in mezzo alla natura, religioni che raffigurano i loro
dei mediante statue o dipinti, altre che onorano una pietra, altre ancora che non
sembrano avere nessun oggetto da venerare o adorare. Ma prima di decidere che cosa
sia una religione bisogna stabilire che cosa il sentimento religioso, che sembra
comune a tutte le comunit umane, passate e presenti.

Perch?
I bambini molto presto iniziano a chiedere ai loro genitori molti perch, perch il
sole fa luce, perch lacqua bagna, eccetera eccetera. Il sentimento religioso nasce
quando gli uomini si chiedono perch sono al mondo, ovvero perch esiste e come
nato lUniverso (che comprende sia la nostra Terra che il cielo, il Sole, la Luna e le
Stelle).
Questi perch riguardano anzitutto il passato, il presente e il futuro. Per quanto
riguarda il passato gli uomini si chiedono se lUniverso stato fatto da Qualcuno. Per
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quanto riguarda il presente si chiedono come debbono vivere e comportarsi coi loro
simili, e se chi ha fatto il mondo in qualche modo - magari mediante dei propri aiutanti
(angeli, spiriti, o altre forze della natura) - li aiuta, li protegge, li giudica, li premia o li
punisce. E siccome tutti gli uomini sentono che qualcosa male (per esempio
lammalarsi, il morire, il perdere le persone care o le cose a cui tengono di pi) si
chiedono come mai al mondo le cose non vanno come desiderano, e se quello che viene
avvertito come male viene permesso da chi ha creato il modo, e per quale ragione.
Infine si chiedono che cosa accadr a loro e agli altri dopo la morte. Finir tutto nel nulla
o chi ha creato il mondo si prender cura di loro?
Tutte queste domande (di cui si parler nella seconda parte) sono manifestazioni
del sentimento religioso e da esse nascono le varie religioni (di cui si parler nella prima
parte).

Principio Trascendente e Principio Immanente


In genere le religioni riconoscono che c qualcosa di superiore a noi, qualcosa di
Sacro, che noi non vediamo o tocchiamo, ma da cui dipendiamo. Esse si dividono tra
quelle che riconoscono un Principio Trascendente e quelle che riconoscono un Principio
Immanente.
Per Principio Trascendente sintende una Divinit che non fa parte di questo
Universo ed fondamentalmente diversa da noi. Essa di natura spirituale e vive in
cielo o da qualche altra parte. Per alcune religioni questo Principio Trascendente non
solo ha creato luniverso ma si manifestato agli uomini attraverso una Rivelazione, che
ci viene tramandata attraverso dei Libri Sacri.
Per Principio Immanente si intende una Causa (o diverse Cause) che fanno parte
del nostro stesso Universo, che viene sovente considerato come la stessa Divinit,
oppure si ritiene che molte forze che agiscono nellUniverso (laria , il fuoco, le varie
potenze naturali come i venti, oppure il Sole e le Stelle) siano aspetti del Sacro.

A cosa crede chi non crede


In un certo senso hanno un sentimento religioso anche coloro che non
riconoscono alcuna religione. Tra costoro ci sono gli agnostici e gli atei.
Gli AGNOSTICI sono coloro che ritengono che, alle domande di cui abbiamo parlato,
non si possa dare una risposta. Pertanto non accettano le risposte date dalle varie
religioni. Ma non che sottovalutino molte di quelle domande. Pertanto cercano a modo
proprio di trovare dei princpi di vita a cui aspirarsi (vedi Sistemi etici a confronto).
Gli ATEI sono coloro che non credono che lUniverso sia stato creato da una entit
trascendente, e spesso ritengono di poterlo provare scientificamente. In ogni caso
ritengono che le Rivelazioni delle varie religioni non possano essere dimostrate come
vere. Alcuni di essi accettano un Principio Immanente, ma ritengono che, se si pensa
che la Divinit si identifica con lUniverso, e quindi noi ne siamo parte, questo significa
che non c alcuna Divinit fuori di noi. Tuttavia anche gli atei, come gli agnostici,
cercano di ispirarsi ad alcuni princpi di vita (vedi Sistemi etici a confronto).

vero che ci sono alcuni che non solo non credono ad alcuna divinit ma
ritengono che, se Dio non esiste, allora si pu fare tutto quello che si vuole, e per
soddisfare ogni proprio desiderio possono uccidere, rubare, calpestare i diritti degli altri.
Ma costoro sono meno frequenti di quanto si creda. difficile che un essere umano non
si ponga il problema di ci che bene e ci che male, e non senta di essere legato ai
propri simili da affetti, doveri, responsabilit comuni. Questo perch luomo anzitutto
un essere sociale, vale a dire che pu vivere solo se gli altri lo riconoscono, lo amano, lo
aiutano. Quando si pone domande intorno al suo rapporto con gli altri uomini, e si
chiede perch legato a loro, luomo manifesta in qualche modo un sentimento
religioso, anche se non crede in nessuna religione.

1. BASIC IDEA: Al mondo esistono tante religioni


Al mondo esistono tante religioni: dallInduismo, che raccoglie al proprio interno un
insieme di movimenti religiosi diversi, derivano e si distinguono altre tradizioni religiose,
come il Buddhismo, il Giainismo, il Sikhismo. Le tre religioni monoteistiche di origine
semitica sono lEbraismo, il Cristianesimo e lIslam. Alcune religioni sono legate alla
vita culturale di un determinato popolo, come il Confucianesimo e il Daoismo, lo
Shintoismo, e le Religioni tradizionali africane, americane e oceaniche. Altre, come
il Bahaismo, cercano di integrare elementi che provengono da tradizioni diverse.

Lelenco delle religioni che si pu consultare su queste pagine , inevitabilmente, incompleto. Se


volete aiutarci a renderlo pi esaustivo, potete inviarci una breve scheda informativa su una
delle tante religioni mancanti. Mettetevi in contatto con la redazione del sito e vi manderemo le
indicazioni stilistiche a cui attenervi nella stesura della scheda.

LE RELIGIONI E LE DATE
Diverse religioni contano gli anni in modo diverso. Per esempio gli EBREI li
numerano dalla data della presunta creazione del mondo (lanno 2001
sarebbe il 5761), i MUSULMANI dalla data dellEgira (il 2001 sarebbe il
1379).
La datazione comunemente usata negli affari internazionali quella
cristiana, che parte dallanno in cui si presume sia nato Ges Cristo: nel
mondo cristiano si direbbe che viviamo nellanno 2001 dopo Cristo (d.C.),
o Anno Domini (A.D.), o dellera volgare (e.v.). Nel mondo ebraico si dice
E.C. (Era Comune).

1.1. APPROFONDIMENTI
1.1.1. Che cos una religione?

Quando si confrontano diverse tradizioni religiose, bisogna stare attenti a non dare per
scontata la propria idea di che cosa sia una religione. Infatti, con la parola religione si
possono intendere almeno quattro cose diverse:
Religione come pratica
Un insieme di tradizioni, di riti, di racconti, di abitudini e di cerimonie che vengono
coltivati da un certo gruppo di persone e che vengono trasmessi di generazione in
generazione.
Religione come visione complessiva della vita
Una serie di credenze, un sistema di regole di comportamento, una concezione di ci
che giusto e ci che sbagliato e, in generale, una certa visione del mondo.
Religione come teologia
Una dottrina che spiega il rapporto dellessere umano con tutto ci che sta al di l
della realt materiale, ovvero con la sfera ultraterrena.
Religione come atteggiamento spirituale intimo
Un rapporto individuale che ciascuna persona sviluppa con ci che sacro. A volte le
persone si identificano pienamente con una determinata religione, altre volte
interpretano la tradizione a cui appartengono in maniera personale.
A seconda dellaccezione alla quale ci si riferisce, una certa tradizione spirituale
potr essere considerata come una religione oppure no. Ad esempio, alcuni studiosi di
storia delle religioni si chiedono se il Buddhismo possa essere inteso come una religione
nello stesso senso in cui lo sono lEbraismo, il Cristianesimo o lIslam: se per religione si
intende un rapporto tra lessere umano e un Essere Superiore, allora il Buddhismo (che
non parla di Dio) non lo ; ma se si estende il significato del termine per intendere un
insieme di insegnamenti spirituali e morali accettati con fede da una comunit e praticati
nella vita quotidiana, allora anche il Buddhismo rientra a pieno titolo nella definizione.
1.1.2. Come cambiano le religioni

Secondo molti studiosi di storia delle religioni, le religioni non sono dei sistemi fissi e
perfettamente coerenti, ma piuttosto delle tradizioni in continua evoluzione.
Gli esseri umani che praticano una certa religione, e che la trasmettono alle
generazioni successive, vivono allinterno della propria cultura e ne subiscono linfluenza.
Se la cultura dappartenenza si trasforma, anche la tradizione religiosa soggetta alle
pressioni del cambiamento. Ad esempio, il sistema delle caste che fondava la tradizione
induista stato abolito dalla Costituzione dellIndia moderna, la quale vieta ogni
discriminazione in base allappartenenza castale. Un altro esempio di trasformazione
allinterno di una tradizione religiosa dato dal ruolo che il Buddhismo assegna alla
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donna: il Dalai Lama ha sostenuto che necessario rivedere profondamente la posizione


della donna (che, come in molte altre religioni, era originariamente marginale e
subordinata alluomo) allinterno del Buddhismo.
Non sempre le trasformazioni vengono accettate da tutti membri di una comunit
religiosa: a volte esse provocano degli scismi, i quali risultano in una divisione
allinterno della tradizione religiosa. quanto accaduto nel Cristianesimo molte volte,
ad esempio quando la chiesa ortodossa e la chiesa di Roma si sono separate luna
dallaltra ufficialmente nel 1054 e.v. o quando (a partire dal XVI secolo) sono sorte
chiese protestanti in opposizione alla chiesa cattolica Romana.
Anche lincontro con le altre religioni, che si ha quando i membri di una certa
tradizione entrano in contatto con persone che appartengono a tradizioni diverse,
provoca dei cambiamenti: a volte si tratta di scambi e di integrazioni reciproche, come
accaduto nella Spagna del X-XII secolo tra ebrei, musulmani e cristiani. Altre volte
lincontro genera lo scontro, come avviene quando una religione cerca di convertire
forzatamente i credenti dellaltra religione, oppure di impedire loro di osservare i precetti
e i rituali che contraddistinguono la propria tradizione, o - in alcuni casi estremi eliminando fisicamente coloro che appartengono alla religione diversa.

Alchimia
Un complesso di dottrine filosofiche, di pratiche magiche e di investigazioni dirette della natura,
tese alla ricerca della pietra filosofale, e cio del principio in grado di spiegare i segreti della vita
e di trasformare in oro i metalli.
Antisemitismo
Intolleranza nei confronti degli ebrei.
Bodhisattva
Per il Buddhismo Mahayana, bodhisattva colui che, pur essendo in grado di raggiungere
lilluminazione interiore, si ferma alle soglie della liberazione per aiutare gli altri a ottenere la
salvezza.
Canone
Linsieme dei testi, riguardanti una religione, una filosofia, o unetica sociale, che una
determinata cultura tradizionalmente considera fondamentali.
Circoncisione
Loperazione chirurgica della rimozione del prepuzio (la piega di pelle che ricopre la parte
terminale del pene) che, presso gli ebrei e i musulmani, viene praticata ai neonati o a coloro
che vogliono convertirsi a una di queste religioni. La circoncisione, che non particolarmente
dolorosa (data la giovane et del bambino) e non in alcun modo mutilante per luomo, veniva
praticata a scopi igienici da altri popoli nellantichit, prima degli ebrei, e oggi viene praticata
anche a non ebrei o musulmani per motivi medici.
Cosmogonia
Racconto religioso o teoria scientifica circa le origini delluniverso.

Cremazione, inumazione e mummificazione.


Modi per disporre dei corpi delle persone morte: la cremazione lincinerazione del cadavere, le
cui ceneri possono essere poi disperse o raccolte per essere conservate; linumazione il
seppellimento della salma sotto la terra; la mummificazione un trattamento a cui si sottopone
il cadavere per arrestarne (o per limitarne) la decomposizione.
Diaspora
La dispersione di un popolo nel mondo dopo il suo allontanamento dalla sede dorigine. In
particolare, questa parola si riferisce alla dispersione del popolo ebraico a partire dallesilio
babilonese.
Divinazione
Per alcune religioni e tradizioni popolari, soprattutto nellantichit, la divinazione era larte di
predire il futuro tramite linterpretazione di alcuni eventi fisici che si riteneva fossero dei segni
mandati dagli dei.
Ecumenismo
Movimento che tende a riunire i fedeli delle diverse confessioni cristiane.
Epifania
Festivit cristiana che si celebra il 6 gennaio in ricordo della visita dei magi, i sacerdoti che,
secondo i Vangeli, vennero dallOriente per adorare Ges bambino.
Egira
(dallarabo hijra)
La migrazione di Maometto e dei suoi primi seguaci dalla Mecca a Medina (622 e.v.) che segna
linizio dellera musulmana.
Esorcismo
Rito religioso diretto a scacciare i demoni o gli spiriti maligni da una persona che si ritiene
esserne posseduta.
Eucaristia
Il principale rito della religione cristiana, istituito da Ges durante lultima cena con i suoi
discepoli, quando diede ai suoi discepoli del pane da mangiare e del vino da bere, in segno del
suo corpo e del suo sangue. Nelle chiese cattolica e ortodossa si ritiene che, nelleucaristia, il
pane e il vino rendano realmente presenti il corpo e il sangue di Cristo. A questa teoria
aderiscono anche una parte dei protestanti (ad esempio i luterani). Alcune altre chiese
protestanti sottolineano invece che il pane e il vino sono delle rappresentazioni simboliche.
Gihad
Spesso (ed erroneamente) tradotto come guerra santa, significa sforzo (verso Dio). La
tradizione musulmana riconosce due tipi di gihad:
1. il gihad maggiore consiste nello sforzo contro il male, che ogni musulmano tenuto a
compiere durante tutta la sua vita;
il gihad minore era inizialmente lo sforzo contro i politeisti. A seguito della espansione
2.
del mondo musulmano nei primi secoli dopo legira si fece strada la convinzione che lIslam
avrebbe conquistato il mondo intero: i politeisti si sarebbero convertiti, mentre cristiani ed
ebrei sarebbero stati sottomessi e al contempo protetti. Alcuni movimenti estremisti dellIslam

hanno allargato questo concetto e lo hanno trasformato in uno sforzo contro chiunque non
rispetti lIslam.
Guru
Guru in sanscrito significa maestro, persona religiosa o santa.
Kaaba
Ledificio cubico in pietra collocato al centro del cortile della Grande moschea della Mecca, che
secondo la tradizione musulmana fu costruito da Abramo insieme al figlio Ismaele, e nel cui
angolo esterno sud-orientale incastonata la pietra nera (che, secondo la tradizione
musulmana, nera in quanto avrebbe assorbito tutti i peccati del mondo).
Monogamia/Poligamia
La monogamia il modello matrimoniale secondo cui un uomo pu sposarsi con una sola
donna, e si contrappone alla poligamia, che consente a una persona (generalmente alluomo) di
sposare pi persone del sesso opposto.
Pogrom
La parola pogrom (che in russo significa distruzione) indica le sommosse sanguinose
perpetrate contro le minoranze ebraiche in Russia, soprattutto tra la fine del XIX secolo e linizio
del XX secolo.
Politeismo e monoteismo
Il politeismo la credenza in una pluralit di esseri superiori sovrannaturali, chiamati dei. Il
monoteismo la credenza in un unico dio. Vai a Lettura: Ugo Volli, Politeismo e
monoteismo
Proselitismo
Lazione di chi cerca di convertire persone appartenenti ad altre fedi (o a nessuna fede) alla
propria religione, impiegando la persuasione o, talvolta, la forza.
Religione
La parola religione deriva dal latino religio: raccolta (di formule e di atti rituali).
Il termine cinese che corrisponde a grandi linee al concetto di religione jiao, che significa
insegnamento, dottrina, educazione. In giapponese le religioni sono chiamate kyo
(insegnamento).
Reliquia
Per la tradizione cristiana, una reliquia qualunque oggetto o resto del corpo che si presume
sia appartenuto a una persona venerata come santa o come beata e che, come tale, diventa
esso stesso oggetto di culto.
Riti
La parola rito deriva dal sanscrito rita che, nei Veda, indica la partecipazione delluomo
allordine e alla struttura naturale degli esseri e delle cose. Ciascuna scienza umana ha insistito
su uno degli aspetti particolari dei riti, ma tutte riconoscono il loro carattere collettivo, ripetitivo
ed efficace. Vi sono regole di comportamento che prescrivono agli uomini come comportarsi con
le cose sacre []. I riti religiosi hanno lobiettivo di introdurre lindividuo o la collettivit in una
zona dove possano entrare in comunicazione con il divino

(da: Michel Meslin, Les rites, in Encyclopdie des rligions, vol II p. 1947, Bayard 1997)
Scisma
Spaccatura che avviene allinterno di una comunit religiosa per effetto di contrasti interni.
Shoah
Lo sterminio degli ebrei a opera dei nazisti durante la seconda guerra mondiale.
Sincretismo
Mescolanza di dottrine o di pratiche religiose diverse, la cui fusione d origine a un nuovo
sistema religioso. Un esempio di sincretismo religioso dato dalle nuove religioni africane, nelle
quali molti elementi delle religioni tradizionali convivono in maniera pi o meno armoniosa con
elementi appartenenti alle religioni importate (in particolare, al Cristianesimo).
Singh

Singh significa leone (della fede), ed il cognome comune di tutti coloro che appartengono alla
comunit sikh (il termine femminile Kaur = leonessa).
Sufismo
Movimento mistico musulmano. Il termine sufismo deriva dallarabo suf lana, poich i primi
mistici musulmani solevano indossare un saio di lana grezza.
Yoga
Sistema filosofico e un metodo di autodisciplina, tradizionalmente coltivato dagli induisti, dai
buddhisti e dai giainisti, che attraverso lesercizio di determinate tecniche fisiche (in
particolare,
tecniche respiratorie) permette di raggiungere uno stato di estrema
concentrazione e di condurre lo spirito allunione con lAssoluto.

1.1.3. Le religioni del mondo

Commento [vP1]:
Commento [vP2]:

Bahaismo

Daoismo

Islam

Buddhismo

Confucianesimo

Ebraismo

Giainismo

Religioni
tradizionali
africane

Shintoismo

Cristianesimo

Induismo

Sikhismo

Lelenco delle religioni che si pu consultare su queste pagine , inevitabilmente, incompleto. Se


volete aiutarci a renderlo pi esaustivo, potete inviarci una breve scheda informativa su una
delle tante religioni mancanti. Mettetevi in contatto con la redazione del sito e vi manderemo le
indicazioni stilistiche a cui attenervi nella stesura della scheda.

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1.1.3.1. Bahsmo
La stella a nove punte spesso impiegata come simbolo del Bah'smo.
Il numero nove, che il numero pi elevato a una sola cifra, sta per la
pienezza della fede Bah'.

* Diffusione e localizzazione geografica


Il Bahsmo una religione monoteistica indipendente che conta circa 5
milioni di credenti, provenienti da pi di duecento paesi diversi. Le comunit Bah
pi numerose si trovano in India e in Iran.

* Cenni storici
Il Bahsmo ha origine in Iran ed una derivazione del Babismo. Nel 1844 e.v.
Ali Muhammad, il Bb (che in arabo significa la porta), fond il Babismo, un
movimento di riforma religiosa che annunciava larrivo imminente di un altro Maestro il
quale avrebbe condotto lumanit verso unera di pace universale. Nel 1848, il Bb
proclam la rottura completa con lIslam: accusato dal governo persiano di manovre
rivoluzionarie, nel 1850 Bb fu fucilato, mentre i suoi seguaci furono duramente
perseguitati, e 20 000 di essi vennero massacrati.
Nel 1863 Mirza Husain Ali Nuri spieg ai suoi adepti di essere il Bahullh
(splendore di Dio) annunciato dal Bb, e cos fond la religione bahsta. Per molti
anni, il Bahullh visse in esilio o in prigione: dal 1868 fino alla sua morte (1892)
venne rinchiuso nel campo di internamento turco di Akka, presso Haifa, dove oggi si
trova il Bah World Centre, lodierno centro spirituale e amministrativo del Bahsmo. I
sepolcri del Bb e del Bahullh, presso Haifa, sono i luoghi pi sacri del Bahsmo.

* Testi sacri
Il libro sacro del Bahsmo il Kitab al-akdas (Libro della certezza), redatto dal
Bahullh nel 1873. Inoltre, le Parole nascoste (le 7 valli e le 4 valli) descrivono in
versi il percorso che porta allunione con Dio. La liturgia bahsta comprende anche la
lettura dei testi sacri delle altre religioni (il Pentateuco, il Nuovo Testamento, il Corano,
il Bayan dei babisti), intesi come la dimostrazione dei livelli di crescente perfezione della
rivelazione divina.

* Princpi fondamentali
Il Bahsmo insegna che i fondatori delle principali religioni del mondo, inclusi
Abramo, Mos, Krishna, Buddha, Zoroastro, Ges Cristo e Maometto, sono Maestri
divini inviati da un unico Dio per educare lumanit tramite insegnamenti e princpi
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adeguati rispetto allo stadio di sviluppo raggiunto in ogni particolare momento storico.
Ai grandi Maestri delle altre religioni, il Bahsmo aggiunge i due Maestri
contemporanei, il Bb e il Bahullh. Secondo i bahisti, la rivelazione religiosa non
conclusa, ma proseguir in futuro per offrire una guida alleterno progresso della
civilizzazione.
Il tema principale della rivelazione di Bahullh lunit: per lui la terra un
unico paese, e gli esseri umani sono i suoi cittadini. Gli scritti di Bahullh contengono
alcuni princpi mirati al conseguimento della civilizzazione mondiale. Tra questi:
la necessit di abbandonare ogni forma di pregiudizio
luguaglianza tra uomini e donne
il riconoscimento della fonte comune e della essenziale unicit di tutte le
religioni del mondo
leliminazione degli estremi di povert e di ricchezza
lobbligatoriet delleducazione universale
la responsabilit che ogni individuo ha di cercare la verit in modo
indipendente
il progetto di un sistema federale mondiale basato sui princpi della
sicurezza collettiva
lidea che la religione debba accordarsi con la scienza e con la ragione.

*Rapporti con le altre religioni


Lidea dellorigine comune di tutte le fedi fa del Bahsmo una religione
particolarmente aperta e tollerante. Tuttavia, fin dalle loro origini, i bahisti hanno
subito dure persecuzioni, in particolare in Iran.
* Link ad altri siti
www.religioustolerance.org/bahai.htm
Sito ufficiale: www.bahai.org

1.1.3.2. Buddhismo

La ruota del dharma simbolizza la messa in movimento, cio la proclamazione, lattivarsi


e la diffusione della dottrina buddhista; gli otto raggi stanno per il nobile ottuplice
sentiero.

* Diffusione e localizzazione geografica


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Si ritiene che i buddhisti siano circa 350 milioni (il 6% della popolazione
mondiale), e ci fa del Buddhismo la quarta religione pi diffusa nel mondo.
Le varie scuole buddhiste si raggruppano in due tradizioni principali, le quali
divergono nel modo di intendere la dottrina del Buddha:
- il Theravada, o Insegnamento degli Anziani, corrisponde alla dottrina antica ed
praticato soprattutto in Sri Lanka, in Birmania, in Laos, in Bangladesh e in
Cambogia;
- il Mahayana, o Grande Veicolo, si sviluppato in Tibet, in Cina, in Corea, in
Vietnam, in Mongolia e in Giappone. Uno degli sviluppi pi originali del Mahayana
il Vajrayana, o Veicolo del Diamante, che caratterizza la tradizione tibetana (uno
dei vertici della quale il Dalai Lama).
* Cenni storici
Il fondatore del Buddhismo, Siddharta Gautama, visse nellIndia del nord tra il VI
e il V secolo a.e.v.. Secondo linsegnamento tradizionale, dopo avere condotto
unesistenza molto agiata al riparo dalle sofferenze, Siddharta abbandon il lusso della
casa paterna e trascorse sei anni nellascetismo assoluto, secondo i precetti delle pi
rigorose scuole induiste della rinuncia al mondo (vita di elemosine, digiuno, yoga,
meditazione in luoghi solitari). Deluso da questa esperienza, mitigato il regime ascetico e
praticando intensamente la meditazione, Siddharta raggiunse infine lo stato di suprema
coscienza che fece di lui il Buddha (o Risvegliato). Dalla sua predicazione, e dal
proselitismo dei suoi primi seguaci, si form una comunit estranea al sistema castale,
a cui tutti potevano aderire per scelta personale, che si separ gradualmente
dallInduismo.
* Testi sacri
I testi sacri del Buddhismo sono raccolti in due Canoni chiamati Pali e Sanscrito,
in base alle lingue in cui sono stati scritti. Il Canone Pali, proprio della tradizione
Theravada, composto da tre parti (o canestri): il Vinaya Pitaka (canestro della
disciplina), che contiene le regole della vita monastica; il Sutta Pitaka (canestro della
dottrina), che contiene i sermoni del Buddha; lAbhidamma Pitaka (canestro della
filosofia), che contiene i commenti dotti alla dottrina esposta nel Sutta Pitaka. Le
denominazioni e le suddivisioni interne del Canone Sanscrito (adottato dalla tradizione
Mahayana) variano molto da paese a paese, ma conservano la stessa tripartizione.
* Princpi fondamentali
Partendo da alcuni concetti INDUISTI (ma anche intervenendo su di essi in maniera
radicale), come quelli del ciclo delle rinascite (samsara), dellanima eterna di ogni essere
vivente (atman), e dellatto con le sue conseguenze sulle vite successive (karma), il
Buddhismo pone al centro del suo insegnamento la via per raggiungere la cessazione
della sofferenza e la fine delle trasmigrazioni di esistenza in esistenza.
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Il nucleo centrale della dottrina buddhista si articola nelle tradizionali Quattro


Nobili Verit:
- la prima Verit luniversalit della sofferenza (o dukkha): la vita dolore,
rimpianto (per ci che abbiamo avuto e non abbiamo pi), insoddisfazione (per ci che
desideriamo e non abbiamo) e inquietudine (per linconsistenza di ci che abbiamo):
soffriamo perch ci rendiamo conto che tutto effimero.
- la seconda Verit che la sofferenza ha origine dentro di noi, nel nostro
tentativo - destinato allinsuccesso - di cercare la felicit in ci che transitorio, spinti
dalla bramosia/avidit/desiderio allettante (o tanha sete) di far nostre delle cose, o
delle situazioni, che consideriamo attraenti;
- la terza Verit che potremo porre fine alla sofferenza solo se impareremo a
liberarci dalla scala di valori ingannevole per abbandonare ci che nella vita soltanto
provvisorio (i desideri, le passioni, lidea errata che esista un s permanente),
estinguendo la sete;
- lultima nobile Verit riguarda la strada da intraprendere per avvicinarsi al
nirvana (allestinzione del ciclo delle rinascite), che il Buddha indica come Nobile
ottuplice sentiero: retto pensiero, retta intenzione, retta parola, retta azione, retti mezzi
di sussistenza, retto sforzo, retta attenzione e retta concentrazione (dove retto
significa conforme agli insegnamenti buddhisti e ai precetti esplicitati dalle varie scuole).
*Rapporti con le altre religioni
Il Buddhismo pu coesistere in modo molto flessibile con altre religioni e si adatta
ai diversi contesti culturali in cui di volta in volta inserito, spesso integrandosi
profondamente con la cultura preesistente. Secondo i buddhisti, infatti, tutte le pratiche
spirituali hanno come obiettivo il progresso dellumanit verso il bene. Le strade che
portano alla salvezza sono molteplici e non si escludono a vicenda.
* Link ad altri siti
www.religioustolerance.org/buddhism.htm
www.buddhanet.net

1.1.3.3. Confucianesimo

Confucio (551-479 a.e.v.)

* Diffusione e localizzazione geografica

14

Il Confucianesimo (termine usato la prima volta dai gesuiti nel XVII secolo) uno
dei tre credi della Cina (gli altri due sono il Daoismo e il Buddhismo). Fuori dalla Cina,
la principale comunit confuciana si trova nella Corea del Sud.

* Cenni storici
Confucio (termine usato in Occidente per Kongfu zi, 551-479 a.e.v.), discendente
di una nobile famiglia decaduta, nacque nello stato di Lu, in quella che lattuale
provincia dello Shandong. Attento studioso delle antiche tradizioni, Confucio visse in un
periodo di aspre lotte (vari stati si combattevano, cercando con ogni mezzo di prevalere
luno sullaltro). Rendendosi conto che gli antichi valori stavano ormai decadendo,
Confucio decise di insegnare ai giovani la saggezza degli avi. Come egli stesso
dichiarava, il suo era il compito di un maestro che trasmetteva, non creava.
Confucio raccolse e riordin quindi i testi antichi, ma non scrisse niente di quanto
insegnava. I suoi insegnamenti ci sono giunti solo attraverso i discepoli che trasmisero ai
posteri le sue parole, e da quanti in seguito ampliarono ed integrarono (in varie
maniere) gli insegnamenti del maestro. Tra questi, Mencio (Mengzi, 372-289 a.e.v.)
sosteneva che lanimo umano era fondamentalmente buono, e Xunzi (312-238 a.e.v.)
sosteneva che era fondamentalmente cattivo ma si poteva correggere con lo studio. Zhu
Xi (1130 - 1200) introdusse concetti filosofici nella originaria dottrina confuciana, dando
luogo al cos detto Neoconfucianesimo, che dagli ultimi decenni del XVI secolo fin col
soppiantare il Confucianesimo stesso.

* Il canone
Il numero dei libri che rientrano nel canone confuciano non fisso (in alcune
epoche furono considerati classici alcuni testi, in altre epoche altri). Una delle
suddivisioni pi note quella che fa riferimento ai Cinque classici (Wu Jing) ed ai
Quattro libri (Si Shu).
I Cinque Classici comprendono:
le Primavere e Autunni (Chunqiu: la storia del principato di Lu), redatte dallo
stesso Confucio in forma cronachistica;
lo Shijing (Classico della Poesia) e lo Shujing (Classico dei Documenti), due le
antologie raccolte da Confucio;
il Classico dei Mutamenti (Yijing, libro di divinazione) imperniato sul princpio
dello yinyang, simbolizzato nei 64 esagrammi;
e le Memorie sui riti (Li Ji) che raccolgono norme di comportamento.
I Quattro libri sono:
i Discorsi (Lunyu), composti dopo la morte di Confucio dai suoi discepoli;
il Mengzi, che espone in forma dialogica le idee di Mencio;

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il Grande studio (Daxue) e il Giusto mezzo (Zhongyong), che in origine


costituivano due capitoli del Libro dei riti, e che furono posti da Zhu Xi tra i Quattro
libri (da lui fatti adottare per linsegnamento delle sue teorie).

* Princpi fondamentali
Gli insegnamenti confuciani vertono pi che altro sulle norme morali di
comportamento che ogni individuo deve seguire, non perch gli siano imposte, ma
perch, dopo averle apprese tramite uno studio rigoroso, egli sa esattamente come deve
agire nella societ. Colui che segue queste norme consapevole che la famiglia e lo
stato si basano su rapporti gerarchici, che implicano il riconoscimento dellautorit e di
determinati doveri reciproci: i doveri che legano principe e ministro, padre e figlio,
marito e moglie, fratello maggiore e fratello minore, amico maggiore e amico minore.
Luomo deve praticare nei confronti dei suoi simili la rettitudine (yi), lumanit
(ren) e la piet filiale (xiao), e adempiere ai riti (li) che scandiscono rigidamente i
rapporti tra gli uomini e i rapporti tra luomo ed il cielo.
Non esiste la concezione del bene e del male fini a se stessi, ma riprovevole un
cattivo comportamento. Non esiste il concetto del peccato, o la concezione di un essere
trascendente o di mondo ultraterreno. Esiste la societ, nella quale si vive: il confuciano
impara attraverso lo studio a comprendere razionalmente la realt che lo circonda e, di
conseguenza, a comportarsi nella maniera appropriata in ogni occasione, non
contrastando con il suo agire larmonia che deve esistere in ogni ambito, umano e
naturale.
Confucio diceva di non essere contrario che al Cielo (Tian), inteso come essere
immateriale, venisse indirizzato il culto. I riti religiosi facevano parte della vita sociale e
in quanto tali andavano compiuti: il Cielo in qualche modo il garante dellarmonia
universale che, con i suoi segni di approvazione e disapprovazione, fa capire alluomo e
al sovrano qual il giusto comportamento.
Pur avendo posto particolare attenzione solo alla morale e al comportamento sociale,
sin dalla met del I secolo e.v. il Confucianesimo si arricch di risvolti religiosi. Per un
breve periodo lo stesso Confucio fu considerato una divinit, e nei templi in cui era
eretta la sua statua, fu onorato con sacrifici, ma le cerimonie a lui tributate ben presto
acquistarono carattere pi laico che religioso.
Anche sotto laspetto religioso il Confucianesimo si oppose a ogni forma di culto
popolare in cui si credesse agli spiriti, agli esorcismi, a forme di divinazione,
presentandosi come un vero e proprio culto civile di tipo comunitario, caratterizzato da
riti e da preghiere, da feste e da fiere che si svolgevano periodicamente.
Oggetto di un culto particolare erano gli antenati, i cui nomi venivano incisi su
tavolette di legno, conservate in casa. Proprio il culto tributato agli antenati fu causa di
accese polemiche in Occidente nel corso del XVII secolo: nel 1705 fu condannato dal
Papato che lo giudic idolatrico, e solo nel 1939 fu infine considerato lecito, in quanto
ritenuto non di tipo religioso.
In epoca contemporanea, negli anni 70 del secolo XX, vi stata una dura critica e un
duro attacco da parte dei dirigenti della Repubblica Popolare contro Confucio, ma ancor
oggi il Neoconfucianesimo continua a sopravvivere in vari strati del popolo cinese.
16

*Rapporti con le altre religioni


Il Confucianesimo, che non si pu considerare una vera e propria religione, ha
sempre convissuto in modo relativamente pacifico con Daoismo e Buddhismo, che
sono da ritenere religioni vere e proprie: un detto cinese, che dice sanjiao yijiao (tre
religioni, una religione), esemplifica bene latteggiamento sincretistico del popolo cinese
riguardo alla religione.

* Link ad altri siti


www.religioustolerance.org/confuciu.htm
http://www.geocities.com/tokyo/springs/6339/Confucianism.html
http://chineseculture.about.com/culture/chineseculture/cs/confucius/index.htm

1.1.3.4. Cristianesimo

La croce ricorda al credente che Ges Cristo ha dato volontariamente la propria vita in segno di amore
per tutti gli uomini. La croce invita il cristiano a imitare il Cristo nellamore per tutti gli uomini nella
certezza che il bene vince sul male come dimostra il fatto che Cristo dopo essere stato ucciso sulla croce
risorto.

* Diffusione e localizzazione geografica


Quella cristiana la prima comunit religiosa nel mondo in termini sia di numero
di seguaci (circa un miliardo e mezzo, ovvero il 32% della popolazione mondiale), sia di
diffusione geografica (il cristianesimo diffuso in 225 paesi in tutte le parti del mondo).

* Cenni storici
Il Cristianesimo nasce duemila anni fa nella terra di Israele in seguito alla
predicazione di un ebreo, Ges di Nazareth. Ges era un predicatore itinerante che
raccolse attorno a s un movimento composto dai pi diversi strati della popolazione
ebraica con un nucleo di discepoli pi ristretto. Ges auspicava lavvento del regno di
Dio e cio di un mondo in cui si doveva realizzare la volont di Dio, lamore tra tutti gli
uomini e il rispetto della giustizia. In attesa di instaurare il suo regno, Dio concedeva il
perdono a tutti i peccatori che si convertivano e che a loro volta perdonavano a coloro
che avevano fatto loro del male. Nel giudizio universale finale Dio avrebbe punito tutti i
malvagi, ma soprattutto quelli che avevano oppresso i poveri, commesso ingiustizie e
perseguitato i giusti. Ges ottenne successo tra la popolazione ebraica del Terra di
Isarele, ma fu fortemente osteggiato da alcuni gruppi di potenti autorit religiose che lo
denunciarono ingiustamente presso i Romani che in quel tempo dominavano nella Terra
17

di Israele. I Romani arrestarono Ges e lo misero a morte secondo il supplizio


tipicamente romano della crocifissione.
Immediatamente dopo la morte di Ges il gruppo dei pi fedeli discepoli di Ges
ebbe una serie di sconvolgenti apparizioni e credette alla risurrezione di Ges dando vita
ad una attivissima predicazione che in pochi decenni si irradi in molte parti del mondo
antico. Nonostante momenti di persecuzione da parte della autorit politiche, il
Cristianesimo si diffuse nei secoli successivi fino ad ottenere un appoggio da parte
dellimpero romano sotto limperatore Costantino. Dalla met del IV secolo alla met del
VI secolo si attu la progressiva cristianizzazione dellimpero romano.
Nel VII secolo una nuova religione, lIslam, nata nella penisola arabica, si diffuse
rapidamente in territori che per secoli erano stati cristiani, come ad esempio tutta
lAfrica del Nord. Ma il Cristianesimo continu la sua diffusione soprattutto in Europa, ma
anche in altre parti dellAfrica e dellAsia.
Attualmente non esiste una sola forma di Cristianesimo. Pur essendo una religione
unitaria, perch unita dalla fede in Ges Cristo, il Cristianesimo si presenta, infatti,
suddiviso in quattro grandi gruppi di chiese principali: le chiese ortodosse (tra le quali si
distinguono quelle storicamente riconducibili al patriarcato di Costantinopoli e quelle
riconducibili al Patriarcato di Mosca); la chiesa cattolica (che nella sua origine dipende
dalla chiesa di Roma e rappresenta il Cristianesimo latino), le chiese orientali (come, ad
esempio, la chiesa apostolica armena che risale al III secolo e quella copta) e le chiese
protestanti nate da una scissione allinterno della chiesa latina allinizio del XVI secolo.
A partire dallinizio del XVI secolo, grazie allespansione delle potenze europee in
seguito allo sviluppo della moderna civilt tecnico-scientifica e industriale, le diverse
forme di Cristianesimo si diffusero in tutte parti del mondo. Nei primi decenni del secolo
XX si diffuso, grazie al movimento ecumenico, nelle diverse chiese cristiane separate,
laspirazione alla riunificazione, che tuttavia incontra difficolt gravissime, poste le grandi
differenze non solo dottrinali ed istituzionali, ma anche culturali, tra le diverse chiese.

* Testi sacri
Il testo sacro del Cristianesimo la Bibbia cristiana composta di due parti: lAntico
e il Nuovo Testamento.
LAntico Testamento essenzialmente costituito dalle sacre Scritture
dellEbraismo, che tuttavia il Cristianesimo interpreta in modo molto divergente rispetto
allinterpretazione ebraica. Alcune chiese, come quella cattolica e quelle ortodosse, ma
non quelle protestanti, inseriscono nellAntico Testamento anche un certo numero di
scritti religiosi ebraici che tuttavia gli Ebrei non considerano rivelati da Dio.
Il Nuovo Testamento , invece, composto da 27 opere tutte composte dai cristiani
prevalentemente nel I secolo e.v.. Fra esse sono fondamentali i quattro Vangeli: quello
di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni.

* Princpi fondamentali
Il Cristianesimo una religione monoteista, come lEbraismo da cui sorto. I
cristiani infatti credono che esista un solo Dio. Egli il creatore delluniverso (che perci
18

considerato una cosa buona) e tutto gli sottomesso. Dio non solo domina il creato,
ma anche interviene nella storia e la guida orientandola verso un fine futuro positivo.
Dio fa conoscere la sua volont mediante rivelazioni trasmesse dai profeti i quali
provvedono anche a scriverla in libri che costituiscono appunto la Bibbia. Secondo il
Cristianesimo, Dio, pur essendo uno solo, possiede tuttavia una dinamica interna che si
manifesta in tre persone divine che non sono altro che lunico Dio. la dottrina della
Trinit che ritiene che lunico Dio si manifesti nella persona del Padre, del Figlio e dello
Spirito santo.
Di questa dottrina fa parte anche la credenza forse pi caratteristica del
Cristianesimo, quella della doppia natura, umana e divina, di Cristo: Ges, pur essendo
un uomo vero, nato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, era anche
veramente Dio. Per secoli i cristiani hanno discusso questa dottrina e molte delle loro
divergenze dottrinali possono essere ricondotte alle difficolt nel mettere daccordo
lumanit di Ges Cristo con la sua divinit.
La rivelazione di Dio ha un contenuto essenzialmente morale che si riassume nei
Dieci Comandamenti contenuti nellAntico Testamento. Ladorazione di un solo Dio e
lamore del prossimo sono spesso presentati come la sintesi cristiana di questi precetti. Il
Cristianesimo, tuttavia, non incita solo gli uomini ad obbedire alla volont di Dio
spingendoli ad amare il prossimo con tutte le proprie forze. Insiste anche sul principio
secondo il quale bisogna invocare da Dio la forza di compiere il bene. Solo la grazia di
Dio rende luomo capace di compiere veramente il bene. Ma, qual il ruolo della volont
delluomo e quale il ruolo della grazia di Dio? Su questo punto si sono accese spesso
divergenze profonde e anche aspre divisioni, come ad esempio nel XVI secolo tra
cattolici e protestanti. In genere tutte le forme di Cristianesimo affermano la libert
delluomo e la capacit della sua volont di compiere il bene, ma non sono mancate
concezioni pessimistiche sulla effettiva possibilit degli uomini di dominare le inclinazioni
malvagie della natura umana.
Il principio dellunicit di Dio, della bont della creazione e dellamore verso tutti gli
uomini porta il Cristianesimo allidea delluguaglianza tra tutti gli uomini e tra i sessi,
anche se le diverse forme di Cristianesimo nelle diverse epoche hanno spesso accettato
(come del resto le altre religioni monoteiste) le disuguaglianze sociali, la stratificazione
sociale e la subordinazione della donna.
Lo scopo della vita delluomo, secondo il Cristianesimo, di partecipare alla vita
stessa di Dio. Luomo non termina il suo destino con la sua morte naturale; egli
destinato ad unirsi con Dio dopo la morte in una condizione di felicit eterna. La
possibilit di partecipare alla futura vita divina subordinata ad un giudizio di Dio che
riassume tutta lintera vita di ogni uomo. Il Cristianesimo ha sempre sostenuto che
accanto al premio della felicit eterna sussiste anche la possibilit di una condanna
eterna da parte di Dio.

*Rapporti con le altre religioni


La religione con la quale il Cristianesimo ha il pi stretto legame lEbraismo
perch Ges era ebreo ed ebrei furono i suoi primi seguaci. DallEbraismo il
Cristianesimo trae una parte delle proprie Scritture (lAntico Testamento), lidea del Dio
19

unico creatore rivelatore e guida della storia e le basi della sua visione morale. La
divergenza sostanziale con lEbraismo sta nella credenza in Ges Cristo Dio e uomo e
nellinterpretazione di tutta la rivelazione biblica che da questa credenza in Cristo deriva.
Il fatto che la maggioranza degli ebrei del I secolo non abbiano aderito alla
predicazione dellebreo Ges e che nei secoli successivi lEbraismo abbia continuato ad
esistere e a svilupparsi ha portato ad aspre polemiche teologiche e politiche. Dal punto
di vista teologico i cristiani hanno spesso pensato che il popolo ebraico, avendo rifiutato
di credere in Ges Cristo avesse perduto il diritto di considerarsi il popolo di Dio, e che la
Chiesa fosse ormai il nuovo Israele che aveva sostituito lantico Israele. Quando i
cristiani conquistarono il potere nellimpero romano, cominciarono a perseguitare gli
ebrei, limitandone le libert e i diritti. Si diffuse anche la concezione per la quale gli ebrei
avrebbero perduto il diritto di alla propria terra destinata ormai da Dio al possesso dei
cristiani. La storia secolare della presenza delle comunit ebraiche nei territori a
maggioranza cristiana non per solo di intolleranza e persecuzione, e testimonia uno
scambio continuo creativo da ambedue le parti, anche se non mancano periodi ed
episodi di straordinaria violenza e drammaticit. Dopo la Shoah, nelle chiese cristiane,
soprattutto protestanti e cattoliche, si sviluppata una radicale autocritica
dellantisemitismo cristiano che ha portato ad un diverso tipo di rapporti e ad una
diversa teoria dei rapporti tra le due religioni.
Le relazioni del Cristianesimo con lIslam sono essenzialmente di due tipi: religiose
e politico-culturali.
Dal punto di vista religioso, lIslam ha in comune con il Cristianesimo la concezione
monoteistica e una notevole quantit di elementi che lIslam ha tratto dalla religione
ebraica e da quella cristiana. LIslam ritiene, ad esempio, che Dio si sia rivelato ad
Abramo, Mos e a Ges ma che, tuttavia, la rivelazione di Mohammed sia quella
definitiva. Questo ultimo punto inaccettabile per il Cristianesimo, anche perch il
Corano, testo sacro dellIslam, considera Ges non Dio, ma semplicemente uomo, figlio
di Maria. L dove i Vangeli cristiani differiscono rispetto a quanto il Corano scrive a
proposito di Ges, il Cristianesimo non accetta la versione coranica.
Le difficolt di natura politico-culturale stanno soprattutto nel fatto che lIslam si
diffuso in paesi precedentemente a maggioranza cristiana (si pensi allAfrica del Nord,
alla Turchia e anche alla Mongolia). Lo scontro anche militare durato per secoli sulle
sponde del Mediterraneo e in diversi paesi dellEuropa meridionale e orientale ha
contribuito ad una estraneit e ostilit culturale tra le due religioni, acuitasi spesso a
causa del recente colonialismo europeo in diversi paesi a maggioranza musulmana.
Nella sua storia millenaria il Cristianesimo ha spesso assorbito elementi molteplici
dalle religioni accanto alle quali si diffuso. Ci vale non solo per le religioni ellenisticoromane, ma anche per quelle delle popolazioni via via cristianizzate. Dopo il XVI secolo
lespansione coloniale si accompagnata con una espansione missionaria cristiana
spesso critica verso i metodi violenti e verso lo sfruttamento del colonialismo. Ma la
concomitanza dellespansione europea con quella delle missioni cristiane doveva
necessariamente impostare il rapporto del Cristianesimo con le religioni delle popolazioni
colonizzate in modo non corretto.

* Link ad altri siti


20

http://www.religioustolerance.org/christ.htm
http://www.geocities.com/michaeladamr/christoindex.htm
Enciclopedia del cristianesimo
http://www.newadvent.org/
Cattolici
http://www.vatican.va/
Ortodossi
Sito della chiesa ortodossa russa: http://utenti.tripod.it/Teotoco2/index.html
Evangelici
Sito degli avventisti italiani: www.avventisti.org
Sito ufficiale della chiesa valdese: www.chiesavaldese.org
Mormoni
Sito ufficiale: www.lds.org
Testimoni di Geova
http://www.watchtower.org

1.1.3.5. Daoismo (o Taoismo)

Yin e yang sono le due forze opposte e complementari che regolano luniverso, agendo luna sullaltra in
forma ciclica.

* Diffusione e localizzazione geografica


Al mondo vi sono circa 20 milioni di daoisti, concentrati soprattutto in Taiwan.

* Cenni storici
La tradizione attribuisce la nascita del pensiero daoista (o taoista) a Laozi (Vecchio
Maestro, che un tempo in Occidente era noto come Lao Tze), una figura leggendaria che
sarebbe vissuta nel VI secolo a.e.v.. Si dice che Laozi nacque vecchio dopo ottantun
anni di gestazione e che, allontanatosi dalla citt di Luoyi (la capitale della dinastia degli
Zhou orientali), si diresse verso i paesi dOccidente sul dorso di un bufalo per diffondere
la sua dottrina presso i popoli non cinesi. A Laozi si attribuisce la compilazione di uno dei
21

principali testi del Daoismo filosofico, originariamente noto come Laozi, e in seguito
chiamato Daodejing. Altri importanti filosofi daoisti furono Zhuangzi (IV secolo a.e.v.) e
Liezi (IV secolo a.e.v.), ai quali vengono attribuiti testi, in realt in gran parte compositi,
in cui emergono diversi aspetti del pensiero daoista.
Come religione organizzata, il Daoismo documentato solo a partire dal II secolo
dellera comune, anche se il Daoismo religioso affonda le proprie radici in pratiche
magiche molto pi antiche. Durante il III e il IV secolo il Buddhismo Mahayana si
diffuse capillarmente in Cina durante un periodo di estrema instabilit politica (il paese
fu prima frazionato in tre stati e poi diviso in due: al nord regnarono dinastie straniere e
al sud dinastie cinesi). Fu allora che i daoisti cominciarono a organizzarsi come chiesa,
prendendo a modello le istituzioni e i riti buddhisti; il Buddhismo, da parte sua, trov
nella terminologia daoista il veicolo adatto per esprimere concetti estranei alla lingua e
alla mentalit cinesi.
Dal secolo IV in poi la chiesa daoista fu rigidamente articolata secondo vari livelli
(a quelli inferiori cerano anche donne, che godevano di relativa eguaglianza rispetto agli
uomini). Un secolo dopo documentata lesistenza di quello che viene popolarmente
definito il papa daoista (Tianshi: Maestro celeste), del quale lultimo discendente
vissuto fino a non molto tempo fa: una figura che nello stato cinese non ha mai avuto
particolari riconoscimenti.

* Il canone
Il cosiddetto canone daoista (Daozang) comprende diversi testi, tra cui i pi noti
sono:
il Daodejing, o Classico della via e della virt, che ci pervenuto in una versione
del IV secolo a.e.v.: composto da due parti (Daojing e Dejing), suddivise
complessivamente in 81 sezioni, contiene riflessioni sul mondo e consigli al sovrano;
il Zhuangzi (probabilmente anteriore al Daodejing): opera di notevole valore
letterario, compilata in parte dal filosofo da cui trae il nome, i cui 33 libri, scritti con stile
brillante e vivace, sono costituiti da saggi su argomenti specifici, aneddoti, dialoghi,
allegorie, e fiabe, e in cui vi sono frequenti attacchi al Confucianesimo;
il Liezi, in parte simile al Zhuangzi, che fa riferimento a esseri soprannaturali o a
personaggi di epoche mitiche.
Tra le fonti non specificamente filosofiche, e che si ricollegano alla popolare
ricerca dellimmortalit, la pi nota sicuramente il Baopuzi (Il maestro che abbraccia
la semplicit) di Ge Hong (284-364 e.v.) in cui, attraverso leggende sugli Immortali, si
evidenziano pratiche di varia natura che dovevano procurare lillimitata sopravvivenza
del corpo.

* Princpi fondamentali
Secondo il pensiero daoista (che in questo non si discosta da quello confuciano)
esiste unarmonia universale che lega tutti i livelli del cosmo: terra, uomo e cielo.
Il principio su cui si fonda il Daoismo il dao (o secondo un altro sistema di
trascrizione tao), termine di difficile interpretazione, tanto che un verso del Daodeing
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recita: Il dao che pu essere definito col nome non il dao costante. Il dao, che
presente in ogni cosa e la condiziona, un flusso vitale che ha dato origine a tutto, e
che scorre incessantemente, mutando sempre e rimanendo sempre lo stesso.
Associata al dao la concezione dello yinyang. Yin e yang sono i due princpi che
mantengono lordine naturale del dao: yin il principio femminile, passivo ed oscuro,
identificato con la luna; yang il principio maschile, attivo e luminoso, identificato con il
sole. Yin e yang sono opposti e complementari tra di loro, relativi (si pu essere yin
sotto un certo aspetto e yang sotto un altro) e non antitetici, tanto che nella pienezza
delluno implicita lorigine dellaltro. Il loro alternarsi determina tutte le cose.
Lobiettivo del Daoismo filosofico quello di raggiungere la santit, lo stato di
perfetta armonia con il mondo naturale, uno stato che si acquista uniformandosi ad esso
tramite meditazione ed estasi, che permettono lidentificazione con il dao. La natura non
deve essere alterata dallazione umana, e per questo il daoista pratica e predica il non
agire (wu wei) in tutti i campi (anche in quello politico), non lasciandosi turbare n dai
mutamenti, n dalla morte. Nel Zhuangzi messa in risalto anche la necessit di non
fare distinzioni, di raggiungere lo stadio di una non conoscenza, la quale si ottiene solo
dopo aver conosciuto.
Come religione popolare, il Daoismo mise in atto diverse pratiche per potenziare e
per rendere immortale il corpo: diete alimentari di vario tipo (inclusa lingestione di
prodotti ottenuti tramite ricerche alchemiche), tecniche respiratorie (come lo yoga
cinese), ginniche, sessuali, e contemplative.
Nelle numerose leggende daoiste, un posto di rilievo assegnato ai cosiddetti Otto
Immortali (Baxian), un gruppo di personaggi (uomini e donne) che, avendo ottenuto in
vita poteri soprannaturali, sono stati santificati dopo morti. Oltre agli Immortali, e accanto
a Laozi identificato spesso con Huanlao (Il Vecchio Giallo), uno dei cinque creatori del
cosmo , c un numero elevatissimo di divinit eterogenee, organizzate gerarchicamente,
come i protettori di mestieri e dei fenomeni atmosferici; gli spiriti degli elementi della
natura; le anime di diverse localit (cimiteri, luoghi, guadi, strade); i demoni; le anime
degli impiccati, degli annegati e degli antenati; i santi daoisti, confuciani e buddhisti,
eccetera.

*Rapporti con le altre religioni


Come dottrina filosofica, il Daoismo si pone in antitesi rispetto al formalismo del
sistema confuciano. Nella pratica, i cinesi hanno operato una sorta di mistione tra
Confucianesimo, Daoismo e Buddismo.

* Link ad altri siti


http:// www.religioustolerance.org/taoism.htm
http://hkusuc.hku.hk/philodep/ch/Daoindex.html
http://www.human.toyogakuen-u.ac.jp/~acmuller/contaolink.htm

23

1.1.3.6. Ebraismo

La Menorah, il candelabro a sette bracci, uno dei simboli pi antichi dellEbraismo.

* Diffusione e localizzazione geografica


Attualmente, gli ebrei nel mondo sono circa 12.800.000 milioni e sono distribuiti in
pi di cento paesi. Di questi, lunico paese in cui lEbraismo costituisce la religione della
maggioranza della popolazione Israele. Fuori da Israele, le comunit ebraiche pi
numerose si trovano negli Stati Uniti, in alcuni paesi europei (le comunit pi numerose
in Europa sono quelle inglese e francese), in Russia, in diversi paesi asiatici, nellAmerica
Latina e in Australia.
* Cenni storici
La storia dellEbraismo inizia circa quattromila anni fa quando, secondo la Bibbia,
Dio si rivolse ad Abramo per stringere unAlleanza con il suo popolo. Oltre ad Abramo, gli
altri due padri fondatori della religione ebraica sono Isacco (figlio di Abramo) e Giacobbe
(figlio di Isacco). La Bibbia racconta la storia del popolo ebraico, dalle sue origini fino
alla ricostruzione del secondo tempio di Gerusalemme (516 a.e.v.). Secondo il testo
biblico, Dio (in ebraico JHVH, o Jahv) promise ad Abramo, capo di una trib nomade,
che i suoi discendenti avrebbero ereditato la Terra Promessa, a condizione che essi
avessero accettato e rispettato la sua Legge. I discendenti di Giacobbe (che in seguito fu
chiamato Israele) diedero origine alle dodici trib di Israele e giunsero in Egitto. Gli ebrei
divennero schiavi del Faraone e, dopo molte tribolazioni, Mos li liber dalla schiavit e li
condusse fuori dallEgitto. Per quarantanni dopo la liberazione dallEgitto, il popolo
ebraico attravers il deserto (dove, sul monte Sinai, Dio consegn a Mos le Tavole della
legge) e, condotto da Giosu (successore di Mos), ritorn nella Terra Promessa, dove
le dodici trib si insediarono in varie zone della Palestina.
Quando le trib furono a poco a poco unificate, reclamarono un re: il primo re fu
Saul, seguito da Davide, il quale combatt contro i filistei (una popolazione che abitava
in Palestina) e fond la Citt di Davide, che successivamente prese il nome di
Gerusalemme. Il figlio di Davide, Salomone, diede inizio alla costruzione del primo
Tempio di Gerusalemme. Alla morte di Salomone, dieci delle dodici trib di Israele si
separarono, mentre le due trib che restarono fedeli al figlio di Salomone, Roboamo,
formarono il regno di Giuda, o Giudea (da cui viene la parola giudeo). Nel 587 a.e.v.
Gerusalemme venne distrutta dal re babilonese Nabucodonosor, il Tempio fu bruciato e
gli ebrei furono esiliati in Babilonia. Lesilio in Babilonia diede il via alla diaspora, ovvero
alla dispersione del popolo ebraico nel mondo.
Nel 538 a.e.v., il nuovo re di Babilonia autorizz il ritorno degli ebrei in Israele e la
costruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme (che fu poi distrutto dai romani nel 70
della nostra era). Gli ebrei passarono sotto varie dominazioni fino a quando, nel II
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secolo a.e.v., la rivolta dei Maccabei restitu lindipendenza politica al popolo di Israele,
indipendenza che dur fino al 63 a.e.v., quando i Romani conquistarono la Giudea.
Tra il I e il IX secolo e.v. vennero redatti la Mishnah e i due Talmudim (il Talmud di
Gerusalemme e il Talmud di Babilonia), testi fondamentali della religione ebraica che
racchiudono la giurisprudenza e le credenze dellEbraismo. In questo periodo, gli ebrei
vivevano in diversi imperi: in quello romano, che lentamente stava diventando cristiano,
e in quello babilonese, che stava diventando musulmano.
Intorno allanno mille, sorsero in Europa due nuovi poli della cultura ebraica: in
Spagna si form la comunit sefardita (fino a quando, nel 1492, gli ebrei furono cacciati
dalla Spagna), mentre lEuropa orientale divenne la culla dellebraismo askenazita.
Mos Maimoide, nato a Cordova (in Spagna) nel 1138, fu uno tra i pi importanti
filosofi e teologi del mondo ebraico medievale: le sue opere, tra cui La guida dei
perplessi, divennero di fondamentale importanza per tutti gli ebrei. Egli riformul la
legislazione rabbinica in modo da renderla di facile comprensione ed elabor un sistema
di credenze normative per tutti gli ebrei.
Fino al XIX secolo, gli ebrei hanno vissuto in tanti paesi come gruppo religioso di
minoranza, spesso perseguitato. Dalla met del Cinquecento vennero obbligati a
risiedere in quartieri separati i ghetti che venivano chiusi di notte e riaperti di
mattina. Le persecuzioni si intensificarono tra la fine del XIX e linizio del XX secolo,
quando in Russia gli ebrei subirono numerosi massacri e saccheggi (pogrom). Sotto il
nazismo (1933-1945), milioni di ebrei vennero perseguitati, deportati e sterminati
(Shoah).
Fu circa nello stesso periodo che si afferm il sionismo, un movimento culturale e
politico il cui scopo era di ricondurre gli ebrei nella terra di Israele per costituirvi una
comunit nazionale, al riparo dalle persecuzioni.
Attualmente, lEbraismo si suddivide in diversi movimenti religiosi. I gruppi pi
importanti sono: gli ebrei riformati (che lasciano ai singoli credenti la libert
nellinterpretare gli insegnamenti della Bibbia e nellosservare le leggi rituali), gli
ortodossi e ultra-ortodossi (per i quali le leggi rituali e cerimoniali vanno considerate
come immutabili), e i conservative (una ortodossia pi attenuata).
* Testi sacri
LEbraismo ritiene che vi sia stata una Rivelazione di Dio messa per iscritto nella

Bibbia (dal greco ta biblia, i libri). La Bibbia ebraica composta da 24 libri, ed


suddivisa in tre sezioni: la Torah (o Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia ebraica),
i Neviim (Profeti) e i Ketuvim (Scritti). Nella Bibbia sono narrate le vicende storiche
del popolo ebraico, lAlleanza instaurata tra il popolo e il suo Dio, e i princpi che gli ebrei
devono seguire per non rompere lAlleanza.
Tutti i libri della Bibbia ebraica sono scritti in ebraico salvo alcune brevi sezioni in
aramaico. I libri biblici furono scritti in diverse epoche: le tradizioni pi antiche risalgono
al 1000 a.e.v., mentre la maggior parte dei testi vennero redatti intorno al VI secolo
a.e.v.. Nel mondo antico la Bibbia fu tradotta in greco e i suoi insegnamenti e i suoi
princpi si diffusero velocemente.

25

La Bibbia un testo sacro anche per il Cristianesimo, che inizialmente era


costituito da un gruppo di ebrei (Ges e alcuni suoi discepoli), ed la base dellIslam,
che si ritiene compimento sia dellEbraismo che del Cristianesimo.
Accanto alla Bibbia, il Talmud (che significa insegnamento) il grande libro
sacro dellEbraismo: diversamente dalla Bibbia ebraica, il Talmud infatti riconosciuto
solo dallEbraismo, che lo considera come la Torah orale, rivelata sul Sinai a Mos e
trasmessa a voce, di generazione in generazione, fino alla conquista romana. Il Talmud
fu fissato per iscritto solo quando, con la distruzione del Secondo Tempio, gli ebrei
temettero che le basi religiose di Israele sparissero.
Il Talmud consiste in una raccolta di discussioni avvenute tra i sapienti
(hakhamim) e i maestri (rabbi) circa i significati e le applicazioni dei passi della Torah, e
si articola in due livelli: la Mishnah (o ripetizione) raccoglie le discussioni dei maestri
pi antichi (giungendo fino al II secolo e.v.), mentre la Ghemarah (o completamento),
stilata tra il II e il V secolo, fornisce un commento analitico della Mishnah. Il Talmud ci
giunto in due versioni diverse: il Talmud di Gerusalemme (redatto tra il IV e il VI secolo
nella Terra dIsraele) e il Talmud di Babilonia (redatto tra il V e il VII secolo in Babilonia).
A seconda del contenuto, il Talmud si suddivide in due generi di testo: una parte
legislativa, chiamata Halakhah, in cui sono registrate le norme che regolano la vita
quotidiana di ogni ebreo praticante (anche se non tutti gli ebrei, e non tutte le scuole,
interpretano queste norme allo stesso modo), e una parte narrativa, chiamata Aggadah,
in cui gli insegnamenti rabbinici assumono la forma di leggende e di racconti.

* Princpi fondamentali
Il principio che fonda la religione ebraica la credenza in un solo Dio che dopo
avere creato il mondo si manifestato agli uomini attraverso una Rivelazione,
tramandata per mezzo dei Libri Sacri (per questo motivo lEbraismo chiamato anche
Religione del Libro).
Un altro principio fondamentale, strettamente collegato al primo, quello
dellAlleanza tra Dio e il popolo ebraico. Attraverso lAlleanza, che in origine Dio strinse
con Abramo, il popolo ebraico si impegn a riconoscere Dio, a sostenere il suo progetto
e a rispettare le sue Leggi. tramite laccettazione di questo patto che gli ebrei si
riconobbero come il popolo eletto: ci non significa che gli ebrei si aspettino di ricevere
particolari privilegi da Dio, o che si sentano migliori degli altri popoli, bens che
ritengono di essere stati designati da Dio per testimoniare agli altri attraverso
lesempio delle loro azioni la presenza di Dio sulla terra.
LAlleanza di Dio e con il popolo ebraico viene rinnovata quando gli ebrei
osservano nella vita pratica le leggi di Dio: alla base del sistema etico ebraico ci sono i
Dieci Comandamenti che Dio consegn a Mos sul Monte Sinai (vai a: Dieci
Comandamenti). Vi sono poi 613 precetti, o mitzvot (di cui 365 divieti e 248 obblighi),
registrati nella tradizione talmudica, che regolano la vita quotidiana di ogni ebreo
praticante, e che comprendono leggi relative a tutti gli aspetti della vita sociale, dal
matrimonio alle procedure cerimoniali, nonch diverse regole e divieti alimentari.
Nel patto tra Dio e il suo popolo, il premio per la buona condotta dato dal
possesso della terra, che innanzitutto appartiene a Dio. Ogni volta che il popolo
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trasgredisce alle leggi di Dio, rompendo lAlleanza, Dio lo esilia. La speranza di un ritorno
nella Terra Promessa, pi per volont di Dio che per la diretta azione delluomo, ha dato
luogo in certi periodi alla credenza nellarrivo di un messia, e cio di un capo carismatico
che avrebbe ricondotto il popolo nella Terra dIsraele.
Un aspetto molto rilevante della religione ebraica limportanza che essa
attribuisce alla lettura e allo studio della Torah e del Talmud. Non si pu essere un buon
credente se non si studia, e studiare significa interrogare incessantemente i Testi,
ricercandone tutti i significati possibili.
*Rapporti con le altre religioni
La religione ebraica non interessata al proselitismo attivo e non incoraggia
(anche se non esclude) le conversioni. Tuttavia, lEbraismo incoraggia un rapporto di
collaborazione interreligiosa in campo sociale e morale. Secondo il Talmud, lebreo deve
rispettare le leggi del paese in cui vive. Nel corso dei secoli, gli ebrei hanno subito
discriminazioni e persecuzioni da parte di altre religioni (in particolare da quelle
cristiane).

* Link ad altri siti


Pagina web collegata ai siti ebraici:
www.shamash.org
www.religioustolerance.org/judaism.htm

1.1.3.7. Giainismo

La mano alzata esorta il credente a fermarsi a riflettere prima di compiere qualunque azione; la mano
contiene una ruota, che sta per leterno ciclo delle rinascite, la quale a sua volta racchiude la parola
Ahimsa (non violenza).

* Diffusione e localizzazione geografica


Al mondo vi sono circa 4 milioni di giainisti, concentrati soprattutto nellIndia nordoccidentale.

* Cenni storici
Il Giainismo una religione molto antica che - come il Buddhismo - affonda le
proprie radici nella tradizione induista, dalla quale si distinse in seguito a un movimento
di riforma rispetto allortodossia vedica e brahmanica. I grandi maestri (o Jina, che in
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sanscrito significa vincitori - nel senso che hanno conquistato le proprie passioni)
riconosciuti da questa religione sono ventiquattro: lultimo Jina fu Vardhamana (noto
anche come Mahavira, o grande eroe) e visse nel VIV secolo a.e.v., pi o meno
contemporaneamente al Buddha. Secondo la tradizione, Vardhamana nacque da una
famiglia nobile e, a ventotto anni, lasci la moglie e la figlia per dedicarsi alla religione e
alle pratiche ascetiche. Raggiunse lilluminazione interiore, rifond la comunit giainista e
mor di digiuno a settantadue anni.
Nel I secolo e.v. la comunit giainista si scisse in due correnti principali: i
Digambara (vestiti daria), pi conservatori, secondo i quali i monaci dovevano vivere
completamente nudi, e gli Svetambara (vestiti di bianco), che accettavano che i monaci
indossassero una veste bianca.

* Testi sacri
Il canone Svetambara, denominato Agama, risale al II-III secolo a.e.v. e
comprende parabole e leggende riferite alla figura di Mahavira. I Digambara negano
lautenticit di questi testi e il loro canone comprende le opere del monaco Kundakunda
(circa IV secolo e.v.).

* Princpi fondamentali
Come gli induisti e i buddhisti, i giainisti credono nella reincarnazione e nel ciclo
delle rinascite (o samsara): il ciclo eterno (poich il tempo non ha inizio e non ha fine)
e lobiettivo ultimo del credente di liberarsi dal proprio karma (dalla somma delle
proprie azioni e delle loro conseguenze sulle vite successive) per raggiungere il nirvana,
lo stato di eterna quiete.
La liberazione dalla vita terrena si ottiene solo se si riesce a separare lenergia
indistruttibile ed eterna dellanima (jiva) dai suoi legami materiali, che sono il risultato di
passioni nocive.
Il giainista tenuto a osservare cinque voti:
- Ahimsa: rispettare ogni forma di vita
- Satya: dire la verit
- Asteya: non rubare
- Brahmacharya: per i monaci, questo il voto di castit; per i laici, si tratta di un voto di
monogamia
- Aparigraha: non acquisire pi di ci che necessario per sopravvivere giorno per
giorno (questo voto vale solo per i monaci).
Il principio dellAhimsa, che fonda letica giainista, legato al concetto di karma:
quando si infliggono dei danni a unaltra creatura (anche involontariamente, come
quando si calpesta senza volere un insetto), si accumulano karma negativi che si
ripercuoteranno sulle esistenze successive. Secondo la tradizione, vi sono 8.4 milioni di
jiva (anime) nelluniverso, tra animali, vegetali, particelle minerali e agenti atmosferici:
per rispettare il principio di nonviolenza, occorre cercare di limitare il pi possibile i danni
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che si arrecano agli altri esseri animati. per questo che i giainisti praticano una forma
estrema di vegetarianismo, bevono solo acqua gi usata per cucinare (di modo che la
responsabilit delluccisione dei microorganismi nellacqua non cada su di loro),
camminano a piedi nudi e talvolta spazzano con una piccola scopa di fronte a loro per
non calpestare inavvertitamente un insetto e, in alcuni casi, si coprono la bocca con un
fazzoletto per non inalare qualche creatura microscopica.

*Rapporti con le altre religioni


Il Giainismo presenta molti punti in comune con lInduismo, di cui tuttavia rifiuta
alcune nozioni, come quella della divisione della societ in caste. Recentemente si
verificato un avvicinamento tra queste due religioni.

* Link ad altri siti


http://www.religioustolerance.org/jain.htm
http://www.umich.edu/~umjains/
http://www.mantraonline.com/channels/religion/jainism/
http://www.indiablessings.com/Jainism/
http://www.cs.colostate.edu/~malaiya/jainhlinks.html

1.1.3.8. Induismo

La sillaba OM, invocazione utilizzata come mantra (preghiera)

* Diffusione e localizzazione geografica


Gli induisti rappresentano la terza comunit religiosa del mondo (dopo i cristiani e
gli musulmani) e sono quasi 650 milioni (circa il 13% della popolazione mondiale), diffusi
in 84 paesi. La maggior parte di essi vive in Asia meridionale, e in particolare in India, in
Nepal, in Sri Lanka, in Bhutan, in Malesia, a Singapore, in Indonesia (Bali). Vi sono
comunit induiste in Africa (Mauritius), in America latina (Guyana, Trinidad), nelle isole
Figi, negli Stati Uniti e in diversi paesi europei.

* Cenni storici
LInduismo non ha un fondatore. Pi che una religione unitaria, lInduismo un
insieme di movimenti religiosi diversi, che per sono accomunati da alcuni princpi
fondamentali.

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Vi sono diverse ipotesi sulla preistoria di questa religione e dei popoli dellIndia.
Secondo molti studiosi, le origini dellInduismo risalgono a pi di tremila anni fa, quando
le trib indo-arie si installarono nel nord dellIndia e elaborarono alcune concezioni
filosofiche e pratiche sociali che costituirono le basi del sistema filosofico induista. Altri
invece, e in particolare alcuni studiosi indiani contemporanei, ritengono che non vi sia
stata uninfluenza esterna sulla cultura indiana delle origini, la quale deriverebbe
direttamente dallantica civilt dellIndo (fiorita pi di quattromila anni fa), di cui
rimangono alcune importanti tracce architettoniche, ma della cui storia e della cui fine si
sa molto poco.
In ogni caso, la storia dellInduismo pi antico viene suddivisa in due fasi: la fase
vedica (ca. 1500 900 a.e.v.), caratterizzata dalla pratica dei sacrifici e dal culto di un
numero molto elevato di divinit tra cui spiccano il potente Indra e il dio del fuoco Agni
, e la fase post-vedica o brahmanica (ca. 900 400 a.e.v.), in cui sia il sacrificio, sia
molte delle divinit vediche perdono importanza, e compare il dio creatore Prajapati
(identificato con il brahman, lassoluto).
La parola hindu fu introdotta con larrivo dei musulmani (nel secolo VIII), mentre
coloro che appartengono a questa religione preferiscono il termine classico dharma, che
significa legge, sostegno, norma, giustizia, dovere, e si riferisce allordine eterno delle
cose.

* Testi sacri
Dapprima tramandati oralmente e poi, molto pi tardi, fissati per iscritto, i Quattro
Veda (Veda degli inni, Veda delle melodie, Veda delle formule sacrificali, Veda delle
formule magiche) costituiscono i fondamenti dellInduismo.
Ciascuno dei quattro Veda ordinato in quattro diversi livelli, che sono:
le Samhita, una considerevole raccolta di inni composti tra il 2000 e il 1000 a.e.v.;
i Brahmana, commenti liturgici in prosa;
gli Aranyaka, o libri della foresta;
le Upanishad, che fungono da commenti filosofici dei Veda.
Il Mahabharata un vasto poema, scritto tra il III secolo a.e.v. e il III secolo e.v.,
che riassume in 18 libri il codice guerriero e alcuni presupposti filosofici e religiosi
dellInduismo (in particolare nella Bhagavad-gita, poemetto che affronta alcune questioni
morali fondamentali e la fede personale in una divinit salvatrice, Krishna/Vishnu).
Il Ramayana unaltra grande epopea che narra le vicende di un eroe (in seguito
identificato con il dio Vishnu) costretto a combattere una guerra con il demoniaco re di
Lanka (Ceylon) per riprendere la sposa rapita.
Infine, i Purana sono 36 raccolte di miti e leggende, biografie e insegnamenti
filosofici che costituiscono una sorta di enciclopedia dellInduismo.

* Princpi fondamentali
Le divinit vediche non sono tanto degli esseri superiori, quanto delle
rappresentazioni delle forze della natura. Nel corso dei secoli, dopo il periodo vedico, due
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di queste divinit, Vishnu (dio benefico e solare, di cui Rama e Krishna sono le principali
incarnazioni) e Shiva (dio al contempo distruttore e ricreatore, probabilmente
ricollegabile alla divinit vedica Rudra) hanno acquistato un particolare rilievo, dando
luogo a correnti differenti: il vishnuismo e lo shivaismo (che , oggi, quella seguita dalla
maggioranza degli indiani). Una terza corrente costituita dallo shaktismo (Shakti, sposa
di Shiva, lenergia creativa della divinit). Tuttavia, le diverse scuole non si escludono
necessariamente a vicenda poich uno degli aspetti caratteristici dellInduismo che
esistono diverse vie per raggiungere la salvezza.
Le varie scuole concordano su alcuni punti fondamentali. Questi sono:
Il ciclo della rinascita (samsara): alla morte, ogni creatura rinasce in un altro
corpo, vegetale, animale, o umano. Lo scorrere delle esistenze, ovvero la successione
delle rinascite, visto come un dramma dal quale si desidera liberarsi con laiuto di
determinate tecniche, come lo yoga e la meditazione. La liberazione - o moksha consiste nella scoperta dellidentit del nucleo pi profondo di s (atman), con il
brahman, che lassoluto, lUno indivisibile che pervade tutto luniverso.
Il rispetto della vita: lanima dellindividuo pu rinascere anche in forme animali e
vegetali. Ne deriva che gli induisti tendono a manifestare un grande rispetto per ogni
tipo di essere vivente (ad esempio, molti di essi sono vegetariani).
Il karma (azione): in base a questo concetto, la condizione in cui un determinato
individuo nasce nella vita successiva dipende dalle azioni che ha compiuto in quella
precedente. In altre parole, ogni azione che lindividuo compie nella vita attuale avr
delle ripercussioni nelle sue vite future.
La divisione della societ in gruppi sociali (varna: colore): i brahmani
(brahmana), i guerrieri (kshatriya), i produttori (vaishya) e i servitori (shudra), oltre ai
fuoricasta che si situavano al di fuori del sistema. Successivamente, la societ si
articolata in una gran quantit (dalle 2000 alle 3000) di caste (jati) e sottocaste.
Lappartenenza a una casta piuttosto che a unaltra dipende dal karma dellindividuo, e
dunque dalla sua condotta nelle esistenze precedenti. Chi nasce allinterno di una certa
casta deve essere consapevole dei doveri e delle conseguenze della propria condizione
(ad esempio ci si pu sposare o sedere alla stessa tavola solo con membri della propria
casta): un adempimento dei propri doveri castali necessario per ottenere una rinascita
migliore. Va peraltro aggiunto che la Costituzione dellIndia moderna vieta ogni
discriminazione in base allappartenenza castale sebbene, nella pratica, il sistema delle
caste continui a essere applicato.

*Rapporti con le altre religioni


Dato il principio induista secondo il quale le vie che conducono allAssoluto sono
molteplici e non si escludono a vicenda, questa religione si dichiara tollerante nei
confronti sia delle altre religioni, sia delle varie espressioni religiose che si esprimono al
31

suo interno. Ci che lInduismo rifiuta lassolutizzazione di una forma particolare di


culto, nonch, nella maggior parte dei casi, il proselitismo.

* Link ad altri siti


www.religioustolerance.org/hinduism.htm
www.snowcrest.net/dougbnt/hindu.html
http://www.ucl.ac.uk/~ucgadkw/indology.html
http://www.ucl.ac.uk/~ucgadkw/indology2.html

1.1.3.9. Islam

La mezzaluna (in arabo hilal, luna crescente) il simbolo pi importante nella tradizione musulmana,
in quanto nel calendario musulmano (che lunare) essa determina tra le altre cose linizio del
pellegrinaggio e del digiuno del mese di ramadan.

* Diffusione e localizzazione geografica


I musulmani nel mondo sono circa un miliardo e trecentomila, il che fa dellIslam
la seconda religione pi diffusa nel mondo.
Bisogna evitare di confondere le parole arabo e musulmano. Gli arabi sono
coloro che vivono nei paesi la cui lingua ufficiale larabo, e possono essere musulmani,
cristiani o ebrei. I musulmani (o islamici), invece, sono coloro che seguono la religione
musulmana, e non si trovano solo nei paesi arabi, ma anche in Iran, in Turchia, in
diversi paesi africani, presso alcune popolazioni dellAsia centrale, in Afghanistan, in
Pakistan, in India, in Cina, in Malesia, in Indonesia e (come minoranza) nelle Filippine.

* Cenni storici
LIslm (termine che letteralmente significa arrendersi alla volont di Dio) nasce
allinizio del VII secolo dellera volgare nella penisola arabica. In quella zona vivevano
molte trib nomadi, ma cerano anche gruppi di commercianti concentrati nelle due
citt principali, La Mecca e Yathrib (la futura Medina).
a una delle famiglie agiate della Mecca che apparteneva Maometto (in arabo
Muhammad), il fondatore della religione musulmana. Sin da giovane, Maometto viaggi
e allarg le proprie conoscenze, spinto da una profonda ricerca interiore. Nel 610,
durante uno dei suoi ritiri spirituali alle pendici del monte Hira, la tradizione musulmana

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vuole che gli si present langelo Gabriele, e che gli chiese di recitare alcuni versi, ovvero
i primi versi della Rivelazione, rendendo Maometto il tramite umano della parola di Dio.
La Rivelazione si ferm per per tre anni, durante i quali Maometto temette di
essere stato abbandonato da Dio. A partire dal 613, per, le Rivelazioni ripresero e
Maometto inizi a comunicare ai propri concittadini i precetti della nuova religione. Sino
a quel momento la religione della penisola arabica era stata il politeismo, quindi il
compito iniziale di Maometto fu quello di convincere i propri concittadini a credere a un
Dio solo. Ma lopposizione fu tale che nel 622 Maometto decise di compiere legira (in
arabo higra), ovvero di migrare a Yathrib (la futura Medina, ovvero la citt del Profeta)
dove, accolto dalle trib arabe del posto, fond il vero stato musulmano, dove fece
costruire la prima moschea. Oltre che a rappresentare lInviato di Dio, Maometto riusc
anche a imporsi come capo politico della citt e della comunit musulmana.
Dal momento in cui giunse a Yathrib, Maometto ebbe un unico obiettivo:
vendicarsi dei meccani e ritornare nella sua citt natale da vincitore. Ci furono molte
battaglie tra i fedeli del Profeta e i meccani. Nel 629, dopo un tentativo fallito, Maometto
riusc a compiere il pellegrinaggio alla Mecca, in modo particolare alla Kaaba, che egli
desiderava trasformare da santuario degli dei pagani in santuario del nuovo Dio Allah.
Nel 630 entr in maniera trionfale alla Mecca, dichiarandola citt santa dellIslam, e
stabil il rito del pellegrinaggio. Nel 632 Maometto mor a Medina, che divent la seconda
citt sacra dellIslam, e nel luogo dove spirato sorge oggi una moschea.
Siccome Maometto non aveva lasciato n figli maschi n indicazioni per la
successione, alla sua morte si discusse molto su chi aveva il diritto di succedergli alla
guida della comunit. I primi due califfi (in arabo khalifa vuol dire successori [del
Profeta]), Abu Bakr e Omar, appartenevano al gruppo dei Compagni del Profeta. Il
terzo califfo, Uthman, era invece membro della famiglia aristocratica meccana degli
omayyadi. Uthman venne assassinato e Ali (cugino e genero di Maometto) ottenne il
potere. Una parte della comunit musulmana, convinta che Ali stesso avesse fatto
uccidere il predecessore, nomin immediatamente un anti-califfo. Cominci una serie di
lotte armate tra i due gruppi. Alla fine lanticaliffo, Muawiya (che apparteneva alla
famiglia omayyade), riusc a farsi eleggere nuovo califfo. Fu cos che avvenne il
principale scisma allinterno dellIslam, quello tra sunniti e sciiti (da shia ovvero partito
di Ali).
La dinastia omayyade (661-750) diede inizio a una nuova epoca. Il califfo viveva
nel lusso e continu la politica di espansione avviata dai primi califfi, sino a raggiungere
a ovest la Spagna (lAndalusia) e a est la Cina. Lespansione rese necessario lo
spostamento della capitale in una citt meno isolata dal resto dellimpero: la scelta
ricadde su Damasco, citt dove gli omayyadi avevano molti fedeli. Ma la dinastia venne
ben presto accusata dai fedeli di essere troppo laica e mondana.
Fu cos che, nel 750, si impose la seconda grande dinastia della storia musulmana,
quella degli abbasidi, che detenne il potere sino al 1258 (anno in cui Baghdad venne
occupata dai Mongoli). Sotto gli abbasidi, la capitale venne trasferita da Damasco a
Baghdad. Ma il territorio era troppo grande per essere controllato, e il potere venne
sempre pi affidato a piccole dinastie di principi (gli emiri) che, pur dipendendo sempre
dal potere centrale, guadagnavano una maggior indipendenza. Dopo il 1258, la storia
musulmana divenne la storia di piccole (anche se talvolta importanti) dinastie.
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Attualmente i sunniti (gli ortodossi, coloro che seguono la Sunna, ovvero la


tradizione musulmana) rappresentano la maggioranza dei musulmani. Gli sciiti (che in
origine erano i partigiani di Ali) riconoscono la guida non di un califfo sovrano che,
secondo loro, non ha alcun rapporto privilegiato con la divinit bens di un imam (una
guida) che, appartenente alla famiglia di Ali, dotato di potere sia temporale sia
spirituale. La maggior parte degli sciiti si trova oggi in Iran.
Una corrente particolare dellIslam il sufismo, ovvero il misticismo musulmano.
Fine ultimo del mistico musulmano (sufi) il raggiungimento della divinit sino ad
annullarsi in Essa. Per lortodossia islamica impensabile una fusione delluomo con Dio,
e per questo motivo essa non accetta alcune forme di sufismo.

* Testi sacri
Il testo sacro dellIslam il Corano (in arabo Quran ovvero ci che viene
recitato). Secondo la tradizione islamica, il Corano Parola di Dio trasmessa al mondo
tramite il Profeta Maometto, ed lultima e definitiva rivelazione divina.
Il Corano composto da 114 capitoli detti sure che sono disposti, a esclusione del
primo capitolo, in ordine di lunghezza dal pi lungo al pi breve. Le sure pi lunghe sono
le pi recenti, mentre quelle pi brevi sono le pi antiche. Ogni capitolo (tranne il nono)
ha inizio con la basmala, ovvero con lespressione nel nome di Dio, Clemente e
Misericordioso.
Per quanto riguarda il contenuto, le sure vengono suddivise in meccane e
medinesi a seconda che siano state rivelate alla Mecca o a Medina. Le sure del periodo
meccano esprimono i princpi fondamentali della nuova religione: il monoteismo; la
lotta contro lingiustizia sociale, poich la nuova religione si scaglia contro i ricchi e gli
usurai; lannuncio del giorno del giudizio. Con la migrazione di Maometto a Medina i
contenuti cambiano. Le sure di questo periodo offrono le regole a cui deve sottomettersi
la comunit musulmana: ad esempio il divieto di consumare bevande fermentate, il
divieto dellusura e cos via.
Al Corano si affiancano altri due testi che vanno a costituire la tradizione
musulmana (in arabo sunna): gli hadith, ovvero i detti e fatti del Profeta Maometto, e la
sira, la biografia di Maometto. Gli hadith sono narrazioni riguardanti il Profeta che si
occupano di tutti quegli aspetti della vita sociale e religiosa di cui non parla il Corano: ad
esempio, come si devono svolgere le preghiere, i funerali, i matrimoni e cos via.

* Princpi fondamentali
Tutti i musulmani credono in alcuni concetti base e imprescindibili, ma al
contempo ciascuno di loro li mette in pratica in base alla tradizione e alle condizioni
dellarea in cui vive.
Il credo islamico pu essere riassunto da quelli che vengono comunemente
chiamati i cinque pilastri dellislam (in arabo arkan al-islam):

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1. la professione di fede (in arabo shahada) che consiste nel recitare con intenzione la
seguente frase: Professo che non esiste altro dio allinfuori di Iddio e Maometto
lInviato dIddio (in ambito sciita si aggiunge: E Ali il suo Prediletto);
2. la preghiera rituale (in arabo sala) rappresentata dalle cinque preghiere giornaliere:
allalba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e alla sera. Per compiere la
preghiera il musulmano deve trovarsi in stato di purit rituale questo il motivo per
cui nelle moschee v sempre una fontana per le abluzioni e deve rivolgersi verso la
qibla, ovvero verso la Kaaba della Mecca. La preghiera comunitaria quella del
venerd a mezzogiorno;
3. lelemosina sociale purificatrice (in arabo zaka) che una somma che ogni
musulmano deve versare annualmente, il cui ammontare stabilito in base al suo
reddito e che viene usata per aiutare i poveri e i bisognosi;
4. il digiuno (in arabo sawm) del mese di ramadan, nono mese del calendario lunare.
Durante questo mese il musulmano si deve astenere nelle ore diurne soprattutto dal
mangiare e dal bere;
5. il pellegrinaggio (in arabo hagg) alla Mecca che obbligatorio per ogni musulmano
adulto almeno una volta nella vita. Anche il pellegrinaggio ha luogo in un mese
stabilito del calendario lunare.

* Rapporti con le altre religioni


LIslam si pone per definizione come lultima e definitiva religione rivelata, quindi
come sigillo delle religioni monoteistiche. Ma proprio per questo motivo sia EBREI sia
CRISTIANI vengono definiti dallIslam genti del Libro e vengono rispettati e tollerati in
quanto possiedono un Libro rivelato. Nei confronti delle altre religioni, invece,
latteggiamento dellIslam stato spesso meno aperto: la nozione di gihad,
originariamente intesa come sforzo contro i politeisti, stata interpretata da alcuni
movimenti estremistici come uno sforzo contro chiunque non appartenga allIslam.
* Link ad altri siti:
www.religioustolerance.org/islam.htm
Siti italiani:
www.arab.it
Lega musulmana mondiale - Italia:
http://lega-musulmana.it
Unione delle comunit e delle organizzazioni musulmane in Italia:
http://www.islam-ucoii.it

1.1.3.10.

Religioni tradizionali africane

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Ogni popolazione africana ha sviluppato una sua specifica religione, che


divenuta parte integrante del suo patrimonio culturale. Si pu dire quindi che esistono
tante religioni tradizionali quante sono le popolazioni africane. Tra le popolazioni africane
non diffuso il proselitismo, ossia il tentativo di convertire altri alla propria religione,
proprio perch ogni religione direttamente legata allidentit di una determinata
popolazione.
Non quindi possibile rintracciare nelle varie religioni tradizionali africane una
origine storica comune, n una unica diffusione geografica che ci permetta di seguirne
lespansione nel continente.
Si usa generalmente il termine tradizionale per distinguere quelle che hanno
unorigine africana, dalle grandi religioni importate, come lIslam o il Cristianesimo,
che hanno negli anni attratto una larghissima fetta della popolazione.
Parlare della religione in Africa significa parlare della organizzazione sociale, e
quindi parlare del rapporto tra giovani e anziani, del rapporto con la natura, delle
relazioni tra i sessi opposti, della percezione della malattia, della accettazione della
morte, e cos via. Tutto ci che riguarda la vita sociale in Africa regolato dalla
religione. Non essendoci un testo scritto, come la Bibbia o il Corano, la tradizione
religiosa generalmente custodita dagli anziani e affidata alla trasmissione orale, spesso
attraverso racconti e proverbi. A questo proposito bene ricordare che la terminologia
usata dagli studiosi occidentali per classificare la dimensione religiosa africana a volte
molto imprecisa e ne impoverisce la straordinaria complessit e variet.

* Princpi fondamentali
Malgrado le trasformazioni che avvengono continuamente nel mondo religioso
africano comunque possibile riconoscere alcuni elementi che accomunano le varie
tradizioni religiose africane tra di loro:
In primo luogo, al centro di tutte le religioni di cui stiamo parlando vi la
credenza in un Dio unico, che la Storia delle religioni definisce Essere Supremo. La figura
di questo Dio Creatore simile in tutte le religioni africane: dopo aver creato il mondo se
ne disinteressato e interferisce raramente con le vicende degli uomini. Pur essendo
garante dellordine stabilito delle cose, non vi partecipa pi e rimane quindi al di fuori
della relazione con gli uomini. LEssere Supremo raramente oggetto di venerazione e
di culto. Ad esempio, il Dio del popolo kikuyu del Kenya, chiamato Ngai, si ritirato in
cima al monte Kenya e non partecipa pi alle vicissitudini delle sue creature. Tuttavia, i
Kikuyu pregano sempre rivolgendo il volto verso la montagna in segno di rispetto.
Il Dio creatore allo stesso tempo buono e cattivo: incute timore perch i suoi
rari interventi possono essere violenti, ma la gente gli anche grata per la sua
generosit.
La figura dellEssere Supremo lentit pi importante di una serie molto
numerosa di esseri spirituali. Essi agiscono da mediatori tra lEssere Supremo e gli
uomini. Nelle religioni africane vari spiriti sono diventati pi importanti dellEssere
36

Supremo, che sentito come troppo lontano. a loro che gli uomini si rivolgono per
vedere esaudite le loro richieste. Gli spiriti si distinguono in spiriti di origine non umana e
spiriti che dopo essere stati degli esseri umani sono diventati spiriti ancestrali.
Gli spiriti di origine non umana sono a volte collegati con determinati luoghi
naturali, ad esempio lo spirito del bosco o lo spirito del mare. Tra gli spiriti pi attivi e
presenti per i luo del Kenya, ad esempio, vi lo spirito del lago. Ci si spiega con la
vicinanza del lago Vittoria, sulle cui rive i luo vivono da molto tempo. Tra i dogon del
Mali, lo spirito dellacqua, chiamato Nommo, considerato il progenitore dellumanit,
colui che ha insegnato agli uomini larte del fuoco e luso degli strumenti.
Gli spiriti della natura spesso non hanno una personalit ben definita, sono i
guardiani del territorio dove vive una determinata popolazione e con la quale instaurano
delle complesse relazioni sociali. Altri spiriti invece sono identificati con fenomeni
naturali, come lo spirito del tuono, lo spirito del vento, della tempesta, della pioggia e
cos via. Tutte queste entit spirituali, che alcuni studiosi definiscono anche divinit
secondarie, possono essere benefici o malefici o addirittura possedere una natura
ambivalente. A volte sono amichevoli e ben disposti nei confronti degli uomini, altre
volte possono essere molto ostili. Alcuni intervengono raramente, altri sono sempre
presenti nella vita di tutti i giorni, alcuni si spostano facilmente mentre altri sono
sedentari. Tutte queste entit spirituali si dispongono lungo una scala gerarchica per
ordine di importanza, e la loro posizione codifica i rapporti tra di loro e tra loro e gli
uomini. Alcuni di questi spiriti entrano in relazione con gli uomini attraverso la trance o
la possessione. A volte esistono delle vere e proprie famiglie di spiriti che
periodicamente possiedono una persona e le indicano in che modo agire per il bene del
clan o della comunit intera. Si tratta ad esempio degli spiriti Bori tra gli haussa del
Niger o dei Bisimba tra gli zela dello Zaire.
Alla categoria degli spiriti ancestrali appartengono invece gli antenati. La morte
non trasforma automaticamente un parente in un antenato, ma sono necessari dei rituali
accurati che in un certo senso accompagnano la persona deceduta nellaldil e gli
permettono di acquisire la nuova essenza spirituale. Tra questi rituali ricordiamo il
doppio funerale che prevede un periodo di tempo in cui lo spirito del defunto diventa
maldisposto nei confronti dei vivi e solo il secondo funerale, che prevede una serie di
offerte e di preghiere collettive, lo riappacifica con i suoi parenti.
In tutte le societ africane il legame tra i vivi e i morti molto forte: i defunti
devono essere sempre tenuti in considerazione e appagati con offerte di vario genere.
Essi mantengono saldamente le loro posizioni allinterno della struttura familiare e nulla
incute maggior timore che il suscitare la loro ira. Gli antenati costituiscono la relazione
pi immediata con il mondo spirituale, sono in grado di garantire la prosperit, la salute,
la fecondit ai loro discendenti. La struttura sociale dei Kikuyu del Kenya si riflette e si
sdoppia nellorganizzazione del mondo degli antenati, chiamati Ngoma, tra i quali
spiccano gli antenati immediati o Ngoma cia aciari. Essi comunicano prevalentemente
con il capo famiglia, che deve offrire loro regolarmente offerte di cibi e di bevande.

* Link a altri siti


http://www.agora.stm.it/chiamalafrica/RELIGIONI.html
37

(in italiano, per bambini)

1.1.3.11. Shintoismo

Torii: portale di accesso a un santuario shintoista, formato da due stipiti verticali rossi sovrastati da
altrettanti architravi, anchessi rossi.

* Diffusione e localizzazione geografica


Lo Shintoismo praticato quasi esclusivamente in Giappone. molto difficile
stimare il numero complessivo degli shintoisti in quanto si pu essere shintoisti e,
contemporaneamente, aderire al Buddhismo. Secondo alcune vi sono circa 100 milioni
di giapponesi che praticano una combinazione di Shintoismo e Buddhismo.

* Cenni storici
Lo Shintoismo la religione autoctona del Giappone e non ha fondatore. In
origine, lo Shintoismo era il frutto della mescolanza di riti, miti, credenze, tecniche
divinatorie, usi e costumi profondamente radicati nella vita quotidiana del popolo
giapponese. Dapprima tale complesso di pratiche e di credenze non portava nessun
nome, e soltanto con lavvento del Buddhismo in Giappone (nel VI secolo) venne a
essere distinto con il nome di shinto (che significa via degli dei).
Dal VI allVIII secolo lo Shintoismo e il Buddhismo ceosistettero pacificamente in
Giappone, ma poi lo stato di simbiosi si tramut addirittura in fusione. Nel XII secolo, lo
Shintoismo si combin anche con il Confucianesimo. Separato dagli altri culti a scopo
politico, nel 1868 lo Shintoismo divenne praticamente la religione di Stato.
Nel Giappone contemporaneo non gode pi di tale posizione privilegiata, in quanto
lattuale Costituzione garantisce a tutti i giapponesi lassoluta libert religiosa.

* Testi sacri
Sebbene lo Shintoismo non abbia dei veri e propri testi sacri, vi sono alcuni libri
che raccolgono i miti e le tradizioni religiose del popolo giapponese: tra questi, i
principali sono il Kojiki (Memorie degli avvenimenti dellantichit), e il Nihon shoki
(Annali del Giappone), scritti nellVIII secolo, in cui si trova la storia del Giappone dalla
sua creazione per opera della coppia divina, Izanagi (maschio) e Izanami (femmina)
allanno 697.

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* Princpi fondamentali
La filosofia di vita shintoista ruota intorno allidea che vi sia unarmonia profonda
tra gli esseri umani, la natura, e le numerose divinit che popolano luniverso.
Gli esseri divini si chiamano kami, sono generalmente benigni e proteggono coloro
che si rivolgono a essi. I kami si identificano con numerosi oggetti naturali (montagne,
ruscelli, animali, alberi, ecc.), con alcuni personaggi mitici o storici e con gli antentati.
Secondo la mitologia shintoista del Kojiki e del Nihon shoki, la famiglia imperiale (il
cui primo imperatore ritenuto Jimmu Tenno) discende direttamente dalla dea del sole
Amaterasu, considerata come capostipite.

*Rapporti con le altre religioni


Lo Shintoismo convive facilmente con le altre religioni e, difatti, molti shintoisti
sono contemporaneamente devoti al Buddhismo. Si tratta di una religione che non
incoraggia il proselitismo poich considerata inadatta ai popoli non giapponesi.

* Link ad altri siti


http://www.religioustolerance.org/shintoism.htm
http://www.trincoll.edu/~tj/tj4.4.96/articles/cover.html
http://dir.yahoo.com/Society_and_Culture/

1.1.3.11.

Sikhismo

Khanda: simbolo che rappresenta il potere creativo universale. Al centro c una lama a due tagli,
simbolo del potere onnipotente del Creatore; il cerchio simboleggia linfinito; le due lame allesterno
stanno per lequilibrio spirituale e temporale delluniverso.

* Diffusione e localizzazione geografica


I sikh nel mondo sono circa 18 milioni e vivono per lo pi nella regione indiana del
Punjab. Fuori dallIndia, le pi grandi comunit sikh si trovano in Nord America (Stati
Uniti e Canada) e in Gran Bretagna.

* Cenni storici

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Il fondatore della religione sikhista il guru Nanak Dev (1469-1539) che, dopo
avere ricevuto lilluminazione a Sultanpur, trascorse il resto dei suoi anni a viaggiare per
lIndia cantando le poesie religiose che lui stesso aveva composto, e che
successivamente furono registrate per iscritto e inserite nel canone sikhista. Attorno al
guru Nanak si raccolse una comunit di discepoli (Sikh = discepolo), tra i quali egli
scelse il proprio successore, Guru Angad. In tutto, i successori del primo guru furono
dieci: allepoca del quinto guru, la struttura della comunit sikh si fece pi marziale, in
seguito alle persecuzioni subite a opera dei Moghul, gli imperatori musulmani dellIndia.
Il decimo guru, Gobind Singh (1666-1708), fond lordine militante dei Khalsa (i puri)
e decret che, dopo di lui, non ci sarebbe stato un altro guru in quanto lautorit
religiosa veniva trasferita al testo sacro, lAdi Granth.

* Testi sacri
Il testo sacro del Sikhismo lAdi Granth (noto anche come Guru Granth Sahib),
una raccolta di quasi seimila inni, composti dai primi cinque guru, curata da Arjan Dev (il
quinto guru) nel 1606. Le 1430 pagine dellAdi Granth comprendono inoltre alcuni inni di
santi bahkti e di sufi musulmani.

* Princpi fondamentali
Il Sikhismo si ispira ad alcuni princpi dellInduismo e dellIslam, pur essendo
una religione autonoma e a s stante. DallInduismo trae la credenza nella
trasmigrazione delle anime (samsara) e degli effetti delle azioni sulle vite successive
(karma). Lobiettivo ultimo di interrompere il ciclo delle rinascite (cfr. Induismo,
Buddhismo, Giainismo), tranne che la liberazione non vista come un annullamento
del s, bens come una congiunzione con Dio, che Uno e indivisibile. Tale congiunzione
si ottiene tramite il retto comportamento e la fede in Dio. Come i musulmani, i sikh
credono che Dio abbia creato il mondo e che la Sua volont governi ogni cosa.
Secondo il Sikhismo, tutti gli esseri umani sono uguali di fronte a Dio (dunque
viene rifiutato il sistema castale): questo principio implica labolizione del clero (ogni sikh
pu leggere il Guru Granth Sahib, a casa o al tempio) e la parit tra uomo e donna (le
donne possono guidare la congregazione in preghiera e diventare leonesse della fede
al pari degli uomini).
Contrario a ogni forma di ascetismo, al celibato, al formalismo dei rituali e al culto
delle immagini, il Sikhismo invita i propri seguaci a raggiungere un equilibrio tra gli
obblighi spirituali e quelli temporali. La condivisione dei beni ritenuta una parte
importante della vita quotidiana.
I khalsa sono guerrieri, oltre che credenti e capifamiglia, e credono nella
legittimit della guerra santa, intesa come strumento per combattere le ingiustizie. Chi
entra nei khalsa tenuto a portare sempre con s le cinque k: kesh (capelli mai
tagliati: chi se li taglia un rinnegato); kacha (pantaloncini corti), kirpan (pugnale), kara
(bracciale di ferro) e kanga (pettine).

*Rapporti con le altre religioni


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Sebbene il Sikhismo sia molto critico nei confronti di altre religioni, i guru hanno
sempre dichiarato di credere nella libert religiosa in quanto ci che pi conta la
condotta morale che lindividuo mantiene nel corso della sua vita terrena e la sua fede in
Dio (o in un principio di divinit). Ci significa che, per il Sikhismo, persone di religioni
diverse possono raggiungere la salvezza dellanima pur rimanendo allinterno della
propria religione.
Nella pratica, tuttavia, la storia dei sikh stata segnata dal conflitto con i
musulmani e con gli induisti.

* Link ad altri siti


www.religioustolerance.org/sikhism.htm
sito ufficiale: www.sikhs.org
www.mantraonline.com/channels/religion/sikhism.html

Per le altre religioni


http://www.religioustolerance.org
http://dir.altavista.com/Society/220727/220725.shtml
http://www.cesnur.org/

1.2. ESEMPI
Manifestazioni religiose

Ciascuna tradizione religiosa prescrive una serie di comportamenti ai propri credenti:


alcuni riti hanno una frequenza quotidiana, altri caratterizzano alcuni periodi
specifici dellanno, altri ancora segnano le tappe particolari della vita dei membri
della comunit religiosa. Nei paragrafi che seguono troverete alcuni esempi di cerimonie
religiose: se volete aiutarci a rendere pi completa la nostra antologia, inviateci altri
esempi.
-

liturgia quotidiana
feste annuali
cerimonie che segnano le tappe fondamentali della vita
pellegrinaggi
luoghi di culto

1.2.1. Liturgia quotidiana


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La giornata di ogni credente praticante cadenzata da alcuni momenti specificamente


dedicati alle manifestazioni di venerazione e allesecuzione di determinate procedure
rituali che la tradizione prescrive ai suoi fedeli.

Ogni giorno i musulmani devono fare la loro professione di fede (attraverso la


formula Non c Dio al di fuori di Allah e Maometto il suo profeta) e devono pregare
cinque volte (allalba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e la sera), volgendosi
in direzione della Mecca. Lora della preghiera annunciata dal canto del muezzin e,
prima di pregare, i devoti devono compiere le abluzioni rituali.
La preghiera musulmana composta da momenti ben precisi e inalterabili:
1. il credente dichiara, in piedi, lintenzione di pregare
2. pronuncia, alzando le mani, la formula: Iddio il pi grande
3. recita la prima sura del Corano, detta la Aprente (in arabo al-Fatiha)
4. flette il busto in avanti in modo che le palme delle mani arrivino allaltezza delle
ginocchia
5. risolleva il corpo
6. si prosterna una prima volta in modo che prima le ginocchia, poi le mani e infine la
fronte tocchino il suolo
7. si mette in ginocchio
8. si prosterna una seconda volta.
Le posizioni 3 - 8 costituiscono ununit di preghiera (in arabo raka), il cui numero
varia a seconda dellora in cui viene svolta la preghiera. Le fasi finali della preghiera
sono:
9. posizione in ginocchio con recitazione della professione di fede e della preghiera di
benedizione di Maometto Iddio lo benedica e gli dia leterna salute e, infine,
10.
inchino conclusivo a destra e a sinistra pronunciando le parole Pace a voi e
misericordia a Dio.

Spesso, c una preghiera speciale che racchiude alcuni princpi fondamentali della
determinata religione: cos, per gli ebrei la principale preghiera quotidiana lo Shema
Israel: recitata tre volte al giorno (la mattina, pomeriggio, e prima di andare a
dormire), questa preghiera inoltre iscritta sulla mezuz, la pergamena fissata allo
stipite destro di ogni porta. Per pregare, gli uomini si coprono il capo con la kippa, e
indossano il talith (lo scialle), i tefillin (i filatteri), che sono due piccoli astucci di cuoio
nero che devono essere legati uno al braccio sinistro e laltro sulla fronte, e il talleth (un
mantello a quattro angoli). Durante i giorni feriali sono previste tre preghiere comuni in
sinagoga: una mattutina, una pomeridiana e una serale. La preghiera pu essere
officiata da ogni maschio sopra i tredici anni che sia a conoscenza del rituale, in un
gruppo di almeno dieci persone (minyan).
42

In duemila anni di storia le diverse chiese cristiane hanno prodotto forme e testi
di preghiera innumerevoli. La preghiera cristiana per eccellenza, comune a tutte le
chiese di tutti tempi per il Padre nostro che Ges stesso ha insegnato ai suoi pi
stretti discepoli e che si trova nel Vangelo di Matteo e nel Vangelo di Luca. Il
Cristianesimo conosce forme di preghiera libera e personale e forme di preghiera
istituzionale obbligatoria. La preghiera istituzionale e pubblica quella che si pratica
settimanalmente da parte di tutta la comunit riunita la domenica mattina durante la
celebrazione della cena del Signore che nel Cattolicesimo prende il nome di Messa. Non
esistono altre forme di preghiera obbligatoria, anche se molto diffusa in tutte le forme
di Cristianesimo lusanza di pregare appena alzati e prima di andare a dormire o prima
dei pasti. Ugualmente molto diffusa una breve preghiera per i defunti. Ma ogni chiesa
e ogni tradizione ha preghiere differenti per queste occasioni. La Bibbia contiene 150
salmi che sono sempre stati usati dai cristiani per la preghiera personale e per quella
istituzionale, soprattutto da parte dei sacerdoti e dei pastori.
La preghiera istituzionale si recita in piedi, e in particolare il Padre nostro, che la
preghiera di tutta la comunit. Altrimenti i cristiani sogliono pregare in ginocchio e con le
mani giunte. Nelle chiese orientali molto diffusa una preghiera silenziosa e ininterrotta.
La preghiera indirizzata a Dio Padre, a Ges Cristo e allo Spirito Santo, le tre persone
della Santissima Trinit. Esistono tuttavia preghiere indirizzate anche a Maria Vergine,
madre di Ges e ai grandi Santi del passato ai quali i cristiani chiedono di intercedere
presso Dio. Tra le preghiere indirizzate dai cattolici alla Vergine la pi celebre lAve
Maria che, ripetuta cinquanta volte (in 5 gruppi di 10) ha dato vita al cosiddetto Rosario,
una forma di orazione popolare estremamente diffusa nel Cattolicesimo dopo il XV
secolo.

Esistono moltissime preghiere (mantra) con cui gli induisti omaggiano e invocano
le proprie divinit, per esprimere la propria dedizione (bhakti) nei loro confronti o per
chiedere loro aiuto materiale o morale. Presso i vishnuiti, ad esempio, sono molto
frequenti le litanie (kirtana) nelle quali il nome divino viene ripetuto innumerevoli volte:
si pensa, infatti, che linvocazione del nome divino, se accompagnata da un vero
impegno interiore, aiuti il devoto a entrare in rapporto diretto con il dio. Spesso, la
preghiera accompagnata da gesti rituali, come le mani giunte o la danza estatica. Il
mantra pi diffuso la sillaba om, unita al nome di una divinit.

Per i giainisti, la via che porta alla salvezza si percorre praticando le virt e
lascesi interiore ed esteriore, ed strettamente individuale. Vi sono molti inni e formule

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sacre per lodare e per onorare i ventiquattro Jina. La preghiera pi importante il


Navkar Mantra, che pu essere recitato in qualunque momento della giornata.

Nella casa dei buddhisti praticanti c in genere un altare in cui posta


unimmagine del Buddha, a cui ogni giorno vengono presentate delle offerte simboliche
(frutti, acqua, incenso). Nei paesi in cui forte il culto degli antenati (come la Cina e il
Giappone), accanto alla statua del Buddha vengono esposte le fotografie o le tavolette
dei parenti defunti. La preghiera consiste, oltre che nella recitazione di antiche lodi al
Buddha nelle sue varie manifestazioni, nella lettura di parti di discorsi del Buddha
(sutra), e nella proclamazione del rifugio (per i Theravada) o dei voti del Bodhisattva
(per i Mahayana): il tutto salmodiato ritmicamente e, talvolta, accompagnato da piccoli
strumenti a percussione. Per meditare, i buddhisti assumono la posizione del loto
(seduti a terra con la schiena dritta e le gambe incrociate).

1.2.1.1. I giorni sacri


Alcuni giorni della settimana ricoprono un ruolo importante per le diverse religioni:
il venerd per i musulmani, il sabato per gli ebrei e la domenica per i cristiani. Sono
giornate in cui vengono sospese le attivit lavorative quotidiane per dedicarsi al riposo e
alla preghiera.

Il mezzogiorno del venerd (che per i musulmani il giorno delladunanza), i


musulmani vanno alla moschea per pregare, per leggere brani del Corano e per
ascoltare la predica dellimam. Va ricordato che, anche se secondo la tradizione
musulmana la creazione fu fatta in sei giorni, il Corano nega che Dio si sia riposato il
settimo giorno. Quindi, sebbene ormai sulla scia delluso occidentale sia invalso luso
di considerare il venerd una giornata di riposo, la tradizione musulmana prevede solo
una sosta degli impegni lavorativi per la durata della preghiera.

Lo shabbat (sabato) il giorno sacro degli ebrei, in cui ci si astiene dal lavoro per
dedicarsi al riposo e a Dio, in ricordo del riposo divino dopo la creazione e per
commemorare la liberazione dalla schiavit dEgitto. Ha inizio il venerd al tramonto,
quando la padrona di casa accende le due candele sabbatiche e il capofamiglia recita il
Qiddish, la preghiera di lode e di benedizione, allinizio della cena. Nella Mishna sono
elencate trentanove attivit lavorative proibite durante il Sabato. Attualmente il riposo
sabbatico viene rispettato in modi diversi dai vari gruppi che compongono lEbraismo:
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per gli ortodossi al Sabato ad esempio vietato luso dellautomobile, laccensione e lo


spegnimento di qualsiasi luce, mentre per gli ebrei di fede riformata queste attivit sono
permesse.

La festivit cristiana per eccellenza quella settimanale della domenica, che


significa giorno del Signore perch ricorda la risurrezione di Ges avvenuta appunto di
domenica. In essa si celebra il ricordo della cena del Signore che nel Cattolicesimo
prende il nome di Messa. Questa celebrazione si divide in due parti: nella prima vengono
lette parti dellAntico e del Nuovo Testamento, secondo un ciclo di lettura annuale o
triennale, secondo le tradizioni. Alla lettura dei brani biblici segue una omelia
(spiegazione, commento o riflessione religiosa) da parte di un sacerdote (nella chiesa
cattolica, in quella ortodossa e nelle chiese orientali) oppure da parte del pastore (nelle
chiese protestanti). Nella seconda parte, la celebrazione delleucaristia, viene ripetuto
un momento essenziale dellultima cena dei Ges con i suoi discepoli, durante il quale
egli diede ai suoi discepoli del pane da mangiare e del vino da bere che rappresentano il
suo corpo e il suo sangue. Il pane e il vino vengono distribuiti tra i fedeli in uno dei
momenti pi intensi di questa liturgia, che prende forma diverse nelle varie chiese e che
nelle varie epoche stata spesso sottoposta a variazioni e riforme, pur conservando
nelle sue due parti principali un nucleo sostanzialmente affine.

1.2.2. Feste annuali

Le feste, che spesso hanno unorigine religiosa, sono delle celebrazioni che
ricorrono di anno in anno e che coinvolgono tutta una comunit. Durante le feste, si
sospendono le attivit lavorative quotidiane per far posto ad altre attivit, come
lincontro con altre persone, la preparazione di cibi speciali, il ballo, il gioco, lo scambio
di doni, ma anche la preghiera e la riflessione. Una delle funzioni principali delle feste
di fornire loccasione per riaffermare attraverso rappresentazioni simboliche, come la
danza, la lettura dei testi sacri o i riti collettivi i princpi fondamentali della tradizione in
cui si inseriscono, o per commemorare gli eventi pi importanti della storia della
comunit religiosa che le celebra.

Il corso dellanno ebraico costellato da una serie di grandi feste e ricorrenze


religiose. Tra queste, le principali sono: la festa di Pesach (che ricorda la liberazione del
popolo ebraico dalla schiavit in Egitto), da cui deriva la Pasqua cristiana; la festa delle
settimane (Pentecoste), o Shavut, che si celebra 50 giorni dopo Pesach e ricorda la
rivelazione del Sinai; e la festa delle capanne, o Sukkot, con cui si ricordano i
quarantanni di peregrinazioni del popolo ebraico nel deserto dopo luscita dallEgitto.

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Nellantichit, quando funzionava ancora il tempio di Gerusalemme, queste tre feste


(dette anche feste gioiose) prevedevano un pellegrinaggio a Gerusalemme.
Un secondo gruppo di feste, dette austere, sono dedicate al pentimento: la prima
(in ordine di tempo) Rosh ha-shanah (il Capodanno ebraico), che ricorda
simbolicamente la creazione delluomo; la seconda il Giorno dellespiazione, o Yom
Kippur, che chiude il periodo di Rosh ha-Shanah ed dedicata al digiuno, al pentimento
e alla preghiera.
http://aish.com/holidays
In questo sito si trova una spiegazione delle varie festivit ebraiche.

Le festivit cristiane fondamentali sono la Pasqua, che ricorda la risurrezione di


Ges Cristo e che non altro che una cristianizzazione della pasqua ebraica; la
Pentecoste, che ricorda la discesa dello Spirito santo sui discepoli di Ges poco dopo la
morte di lui, che si celebra 50 giorni dopo la Pasqua e che anchessa rielabora una
precedente festa ebraica; e il Natale, che ricorda la nascita di Ges, e si celebra (nelle
chiese di tradizione cattolica o protestante) il 25 dicembre: presso i cattolici e i
protestanti, il Natale diventato la festivit pi popolare, pi ancora della stessa Pasqua,
che dal punto di vista religioso era in origine molto pi rilevante (e rimane dal punto di
vista teologico la pi importante). Tuttavia nella Chiesa ortodossa e nelle chiese orientali
non il Natale, ma lEpifania la festa pi rilevante accanto alla Pasqua.
http://www.catholicliturgy.com/seasons/liturgicalcalendar.asp
(calendario liturgico cattolico)

Le principali festivit musulmane sono le cosiddette due feste: la festa


grande (in arabo al-id al-kabir), nota anche come festa dei Sacrifici, che commemora
nellIslam il sacrificio di Ismaele, e la festa piccola (in arabo al-id al-saghir) che la
festa di rottura del digiuno di ramadan. Unaltra festivit importante quella della
nascita di Maometto (in arabo al-Mawlid) che si tiene il dodicesimo giorno del terzo
mese dellanno musulmano.
http://www.arab.it/calendario/calendario1421.htm
(calendario islamico)

Il calendario delle feste induista ricchissimo e varia di regione in regione.


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Alcune feste commemorano la nascita di una divinit, come Ramanavami (marzo-aprile),


che celebra la nascita di Rama, Janmastami (in agosto-settembre), che festeggia la
nascita di Krishna, ed celebrata principalmente dai vishnuiti, e Ganeshacaturthi
(anchessa in agosto-settembre), che celebra nascita del dio elefantino Ganesh. Altre
feste importanti sono Mahashivaratri (la grande notte di Shiva), celebrata in febbraiomarzo, Holi (una specie di festa di primavera, simile a un carnevale), Nagapamcami (in
luglio-agosto), che commemora luccisione del serpente Kaliya da parte di Krishna,
Navaratri (in settembre-ottobre), in onore della sconfitta del demone Ravana a opera di
Rama, e Divali (in ottobre-novembre), la festa delle luci.
http://www.theindianculture.com/Indyaculture%20fairs%20&%20festivals/dola%20parv
a.htm
Festivit induiste

Ogni anno, la prima notte di luna piena del mese di maggio, i buddhisti di tutto il
mondo celebrano la nascita, il risveglio e la morte del Buddha (questa festa si chiama
Vesak, dal nome del mese nel calendario indiano).
Ci sono molte festivit buddhiste che vengono celebrate in modi diversi e in date diverse
nei vari paesi: ad esempio, il Capodanno buddhista viene festeggiato in aprile nei paesi
della tradizione Theravada, e in gennaio-febbraio dai buddhisti Mahayana.
Per una descrizione delle festivit buddiste,
http://www.buddhanet.net/history/festival1.htm

Vi sono numerose festivit shintoiste. Tra le principali, ricordiamo: la festa


propiziatoria del raccolto (allinizio dellanno), la commemorazione della morte
dellimperatore Jimmo (30 giugno), la festa dellassaggio del nuovo riso (17 ottobre), i
giorni della purificazione (fine di dicembre).
Per le festivit di altre religioni,

Link ad altri siti:


http://www.cs.colostate.edu/~malaiya/calendar.html
(festivit giainiste);
http://www.sikhs.org/dates.htm
(calendario sikh)

1.2.3.

Cerimonie che segnano le tappe fondamentali della vita

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Ogni religione elabora alcune procedure cerimoniali per segnare le principali tappe
della vita delle persone che si identificano in esse. Le tappe sono la nascita, lingresso
nella societ adulta, il matrimonio, e la morte. Le cerimonie rinsaldano il senso di
appartenenza alla comunit religiosa e creano un senso di continuit con la tradizione
passata, oltre a fornire delle occasioni di socializzazione per i membri del gruppo.
1.2.3.1. Nascita e ingresso nella societ adulta

La nascita di un bambino viene spesso celebrata con una cerimonia che saluta
larrivo di un nuovo membro della comunit religiosa: questo il senso del battesimo
cristiano o della circoncisione ebraica. Generalmente ladesione della persona ai
princpi della tradizione religiosa viene confermata con una cerimonia di iniziazione,
che segna il suo ingresso nellet adulta (v. bar-mitzva ebraico, prima comunione
cattolica, etc.). In alcuni casi (ad esempio, per i sikh), liniziazione viene differita fino al
momento in cui lindividuo raggiunge let adulta e la maturit necessaria per decidere
se disposto ad abbracciare la data religione.

Il battesimo segna lingresso del bambino nella comunit dei cristiani: vestito di
bianco (che simboleggia la purezza), il neonato viene condotto in chiesa dalla madre;
dopo avere letto un testo del Vangelo, il sacerdote versa per tre volte lacqua del fonte
battesimale sul capo del bambino, dicendo Io ti battezzo, in nome del Padre, del Figlio
e dello Spirito Santo. Gli ortodossi e alcuni protestanti compiono il battesimo per
immersione.
Nella chiesa cattolica, verso i sette anni, dopo un insegnamento religioso, il
bambino conferma la propria adesione alla fede cristiana attraverso la cerimonia della
prima comunione e, poco pi avanti, con la cresima o confermazione.
http://www.catholicliturgy.com/the_mass/nobaptism.shtml
(rito del battesimo)

LAmrit Sanskar sikh la cerimonia che segna liniziazione nella confraternita dei
khalsa (lordine militante dei puri). Ad essa vengono sottoposti gli uomini e le donne di
qualunque estrazione sociale (anche provenienti da fedi diverse) che, consapevolmente,
hanno deciso di aderire ai princpi della comunit sikh. Liniziando si lava i capelli e
indossa le cinque k prima di presentarsi di fronte a sei sikh gi battezzati, uno dei quali
legge lAdi Granth mentre gli altri cinque conducono la cerimonia. Gli vengono spiegati i
princpi del sikhismo. In una ciotola di metallo viene preparata dellacqua zuccherata
(amrit) la quale mischiata con un kirpan (il pugnale sikh) dai cinque sikh cerimonianti,
che simboleggiano i cinque discepoli del primo guru. Liniziando beve lamrit per cinque
volte, pronunciando una formula cerimoniale. Lamrit viene poi spruzzato sui capelli e
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sugli occhi delliniziando e ci che ne resta viene bevuto da tutti i presenti. Dopodich,
viene fornita una spiegazione del codice di comportamento dei khalsa: lobbligo delle
cinque k, il divieto di mangiare carne halal (macellata secondo i riti musulmani), il
divieto di fare uso di tabacco e altre sostanze intossicanti, lobbligo di fedelt coniugale.
Infine, tutti i partecipanti mangiano il dolce sacro dei sikh da una ciotola comune.

Tradizionalmente, il trentunesimo giorno di vita per i maschi, e il trentatreesimo


per le femmine, i neonati shintoisti venivano presentati al kami (alla divinit) del
santuario locale per chiedere la sua protezione. Oggi, questa usanza si sta perdendo in
Giappone.

Allottavo giorno dalla nascita, i bambini ebrei maschi vengono circoncisi:


lintervento chirurgico praticato da un esperto del rito, chiamato mohel. Il senso di
questa cerimonia di rinnovare il patto tra Dio e il suo popolo. Il giorno della
circoncisione, il bambino riceve pubblicamente il proprio nome.
A tredici anni avviene il passaggio dei bambini maschi nellet adulta, sancito dalla
cerimonia del bar mitzv (figlio del precetto). In questa occasione il ragazzo indossa
per la prima volta il talleth (manto) per la preghiera e i tefillin (filatteri). In sinagoga egli
deve leggere tutta la parte della Torah prescritta per quel giorno.
Per lebraismo ortodosso alle bambine non riservato alcun rito speciale. Dal XIX
secolo in poi, lEbraismo riformato ha introdotto una cerimonia religiosa anche per le
bambine di dodici anni, il bat mitzv (figlia del precetto).

NellIslam liniziazione esiste solo nel caso della conversione. Il figlio di un uomo
musulmano automaticamente musulmano dalla nascita. In caso di conversione
sufficiente pronunciare davanti a testimoni la professione di fede. La circoncisione dei
neonati maschi una pratica molto diffusa presso i musulmani, sebbene non sia
strettamente obbligatoria. In alcuni paesi musulmani africani alle bambine viene ancora
praticata linfibulazione (o cliterectomia), unoperazione chirurgica molto dolorosa e
mutilante che ha origini pre-musulmane (infatti il Corano non ne parla).

1.2.3.2. Matrimoni

In tutte le tradizioni religiose, il matrimonio visto come unoccasione gioiosa in


quanto si suppone che preluda alla nascita di nuovi membri della comunit. Sebbene
tutte le religioni auspichino che il legame coniugale sia durevole, solo alcune di esse
prevedono che esso sia inscindibile. In alcuni casi, previsto che uno dei coniugi
49

(solitamente luomo) sia sposato con pi persone contemporaneamente. Durante le


cerimonie di nozze, agli sposi vengono ricordati i propri doveri coniugali, che spesso
differiscono tra i due sessi.
Il matrimonio e la procreazione fanno parte dei doveri degli uomini e delle donne
ebree. Il rapporto tra marito e moglie monogamico (non si pu essere sposati a pi
di una persona per volta) ma non inscindibile ( possibile divorziare).
Se un uomo o una donna non ebrei vogliono sposare un ebreo devono convertirsi
alla religione ebraica. Il matrimonio misto, senza previa conversione di uno dei due,
tuttavia riconosciuto dallEbraismo riformato, che richiede solo una promessa di crescere
i figli nel rispetto della cultura ebraica.
Il rito matrimoniale si suddivide in due parti:
1) il kiddushin, in cui lo sposo mette al dito della sposa un anello doro e viene letto il
contratto matrimoniale (la ketubbah), in cui sono specificati gli obblighi delluomo
e lindennizzo che deve pagare alla moglie in caso di divorzio.
2) Il nissuim, cio le nozze, con linvocazione delle sette benedizioni in presenza di
almeno dieci adulti maschi. Dopo che la sposa e lo sposo hanno bevuto da un
bicchiere di vino, lo sposo deve rompere il bicchiere schiacciandolo con un piede,
per evocare la distruzione del tempio di Gerusalemme.

In tutte le forme di Cristianesimo non obbligatorio sposarsi, perch il celibato


religioso e la vita monastica sono state spesso considerate (con leccezione del
Protestantesimo) le forme religiose pi perfette. Nella Chiesa ortodossa, in quelle
orientali e nel Cattolicesimo, il matrimonio considerato un sacramento, cio un atto
religioso nel quale interviene Dio stesso a comunicare la propria forza divina (grazia).
Molte chiese, come quella cattolica, affermano lindissolubilit del matrimonio (ma non
quelle protestanti, che ammettono il divorzio). Il Cristianesimo insiste molto sul dovere
di fedelt reciproca assoluta tra i coniugi, sul dovere di coabitazione, di collaborazione e
dedizione reciproca totale soprattutto nelle situazioni di difficolt.
Procreare figli a fortemente incoraggiato. La limitazione delle nascite mal
tollerata (ad eccezione delle chiese protestanti, che la ammettono). I genitori devono
impegnarsi alla educazione religiosa cristiana dei figli. Per questo motivo i matrimoni con
non cristiani sono osteggiati o permessi solo se il coniuge non cristiano si impegna a
permettere una educazione cristiana dei nascituri.
Il matrimonio viene celebrato con una cerimonia religiosa assistita da un sacerdote
o da un pastore. La cerimonia del matrimonio cristiano molto semplice in quanto di per
s esige solo che i due coniugi si scambino reciprocamente limpegno di fedelt
reciproca e permanente. Da un punto di vista strettamente religioso la presenza di un
sacerdote o pastore non sarebbe neppure necessaria, poich i ministri del matrimonio
sono i due sposi. Ovviamente, essendo il matrimonio un fatto di grande rilevanza
50

sociale, in tutte le Chiese si sono sviluppate solenni cerimonie matrimoniali che


coinvolgono non la comunit religiosa, ma il gruppo sociale di cui gli sposi fanno parte.
Tali cerimonie, estremamente varie nelle diverse epoche e culture, non costituiscono
tuttavia il nucleo religioso del matrimonio cristiano.

Secondo la dottrina coranica classica, il matrimonio musulmano regolato da un


contratto in cui non figura la sposa, ma un suo curatore, e nel quale lo sposo si impegna
a versare un dono nuziale. Il Corano dice che un uomo musulmano pu sposare fino a
quattro mogli. Il matrimonio con una donna non musulmana, ebrea o cristiana,
possibile poich in ogni caso i figli sono automaticamente musulmani, mentre non
ammesso che una musulmana sposi un non musulmano. Il matrimonio si pu sciogliere
se il marito ripudia la moglie o se la moglie si riscatta dal marito (ovvero se la moglie
compra il ripudio del marito).
Attualmente, in molti paesi musulmani (ad esclusione dellArabia Saudita e
dellIran dove si rispetta ancora solo la legge coranica) si tende a salvaguardare
maggiormente la volont della donna. Spesso la poligamia viene limitata dalla legge (in
Tunisia espressamente vietata) poich non sarebbe possibile trattare tutte le mogli in
modo uguale, come ordina il testo coranico. Anche il ripudio da parte del marito stato
limitato e sottoposto a regole precise (nello Yemen il ripudio unilaterale proibito).
Sempre in materia di famiglia, da ricordare il divieto delladozione nel mondo
musulmano, ad eccezione della Tunisia.
La cerimonia del matrimonio preceduta da quella del fidanzamento, quando, in
presenza di un curatore matrimoniale (non necessariamente investito di una carica
religiosa), il futuro sposo, i suoi famigliari maschi e i famigliari maschi della futura sposa
scrivono il contratto, che stabilisce i nomi degli sposi e dei testimoni, la dote che la
famiglia dello sposo dovr pagare al padre della sposa, e le condizioni del divorzio. La
ragazza non presente durante la stesura del contratto, ma prima che questo venga
firmato i testimoni si recano da lei per chiederle se stata costretta ad accettare il
matrimonio. Quando il contratto viene firmato, iniziano i festeggiamenti .

Il matrimonio induista un rituale complesso che varia molto a seconda delle


tradizioni locali e della casta a cui appartengono gli sposi. Il matrimonio, spesso
preceduto da diverse cerimonie preparatorie, si svolge attorno a un fuoco, che
rappresenta listituzione di un nuovo nucleo famigliare, sul quale vengono poste delle
offerte di grano tostato. Durante la cerimonia, lo sposo conduce la sposa attorno al
fuoco e entrambi fanno sette passi per sancire lindissolubilit del matrimonio.
Lusanza del suicidio rituale delle vedove (o sati), che un tempo era molto diffusa,
e che stata espressamente vietata dalla legge indiana, non del tutto estinta in alcune
parti dellIndia.
51

I matrimoni buddhisti sono delle cerimonie civili, anche se spesso gli sposi
chiedono ai monaci di concedere la loro benedizione. La cerimonia molto semplice e
avviene di fronte a un altare con unimmagine del Buddha. La coppia, insieme agli altri
partecipanti, recita il Vandana (omaggio), il Tisarana (triplice rifugio) e Panchasila
(cinque precetti), accende le candele e i bastoncini di incenso e offre i fiori allimmagine
del Buddha.

Generalmente, i giapponesi si sposano secondo i riti shintoisti. Dopo avere


purificato lo sposo e la sposa, il sacerdote chiede ai kami (agli esseri divini) di
proteggerli. Lo sposo e la sposa bevono poi il sak (una bevanda alcolica distillata dal
riso), riferiscono ai kami la loro unione in matrimonio e, davanti ai kami, promettono
reciprocamente di formare una felice famiglia, di generare prole e di vivere insieme
anche nei momenti difficili. La cerimonia si conclude con la presentazione reciproca dei
membri della famiglia.

1.2.3.3. Funerali

I riti funebri servono contemporaneamente a mantenere ununione tra i vivi e i


defunti e ad attestarne linevitabile separazione. La persona morta non c pi, ma allo
stesso tempo continua a occupare un posto nellesistenza dei vivi.
A seconda della concezione di ci che accade dopo la morte, la scomparsa di
un individuo assume un significato differente di religione in religione: per un cristiano,
un musulmano e un ebreo la morte implica labbandono definitivo della vita terrena per
ricongiungere lanima a Dio, mentre per un induista, un buddhista, un giainista o un sikh
significa rituffarsi nel ciclo eterno delle rinascite.
In generale, per, le cerimonie che commemorano la persona morta, e che
dispongono del suo cadavere, svolgono alcune funzioni spirituali di grande importanza,
tra cui dare supporto psicologico ai parenti e agli amici nellelaborazione del lutto,
accompagnare il defunto nel suo viaggio nellaldil, aiutare lanima del morto per
favorirne una buona reincarnazione (nelle religioni che credono nella trasmigrazione
delle anime), conferire lo statuto di antenato alla persona deceduta (nelle religioni che
praticano il culto degli antenati), rafforzare il sentimento di un destino comune a tutti i
membri della comunit, fornire loccasione per ribadire solennemente i princpi di fondo
della data tradizione religiosa.

52

Il rito funebre segna per gli induisti il passaggio da una ad altre forme di vita. Il
morto viene purificato, avvolto in una veste nuova o pulita, ornato di fiori, e poi
trasportato al crematorio con laccompagnamento di canti e preghiere. Dopodich
viene nuovamente purificato e posto sulla pira. Spetta al figlio maschio maggiore, o a un
parente stretto, il compito di accendere il fuoco. Alla fine le ceneri vengono raccolte e,
spesso, disperse nelle acque di un fiume sacro.

In alcune delle tradizioni buddhiste, le cerimonie funebri sono estremamente


importanti in quanto sono considerate lestremo tentativo e lultima possibilit di aiutare
la persona morta a reincarnarsi favorevolmente. Si ritiene infatti che il distacco
dellanima dal corpo sia un processo graduale e che, finch il cadavere ancora integro
(ossia, prima della cremazione), sia possibile intervenire sul karma dellanima del morto
con lassistenza dei vivi. Per questo usanza diffusa recitare testi sacri e insegnamenti
religiosi in presenza del defunto.
Le cerimonie variano di paese in paese: in Thailandia, ad esempio, sono i monaci
a celebrare i riti funebri, cantando i sutra che gioveranno al morto. I parenti e gli amici
versano dellacqua su una mano della persona deceduta e pongono il cadavere dentro
una bara circondata da candele, incensi e luci colorate. Dopo qualche giorno (il periodo
del lutto varia anche a seconda dei mezzi economici di cui dispone la famiglia) in cui
parenti, amici, vicini e conoscenti si recano a onorare il morto, a pregare e a giocare a
carte o a domino nella casa in cui conservata la salma, avviene la cerimonia funebre
vera e propria. Il funerale accompagnato da unorchestra, il cui compito di rallegrare
gli animi. Le scale di casa, da cui viene portata fuori la bara, sono coperte con foglie di
banano per rendere insolito il percorso finale del morto. La processione verso il luogo
della cremazione guidata da un uomo che porta in mano un drappo bianco, seguito
da alcuni anziani che trasportano fiori in ciotole dargento, e poi da un gruppo di monaci
che precedono la bara. Dopo i canti funebri, la bara viene posta su una pira di mattoni
e coloro che partecipano alla cerimonia accendono la legna sottostante con candele e
bastoni di incenso. Le ceneri vengono conservate in unurna.

Il sikhismo considera la morte come un processo naturale attribuibile alla volont


divina. Di conseguenza, questa religione si oppone ogni manifestazione smodata del
dolore durante i funerali, e inoltre viene scoraggiato il culto dei morti tramite lapidi e
immagini (in quanto il corpo ritenuto un mero involucro dellanima). Il cadavere viene
lavato e vestito per essere, solitamente, cremato; durante la cremazione, si cantano
inni che suscitano un senso di distacco nei confronti dellevento luttuoso e si prega; le
ceneri vengono disperse nel fiume pi vicino. Durante i dieci giorni successivi si legge
lintero Adi Granth.

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Il colore del lutto in Cina non il nero, come nei paesi occidentali, bens il bianco
(pi precisamente lcru), ossia lassenza di colore. Quando una persona muore, sulla
porta della casa in cui viveva vengono appesi dei fogli quadrati di carta bianca. Sulle
porte delle case dei vicini, invece, sono appesi dei foglietti rossi, simbolo di gioia della
vita che continua. Vestiti di bianco, i parenti del morto accompagnano la bara verso il
luogo della sepoltura, al suono dei gong e del violino a due corde. Prima
dellinumazione, una giovane donna, che indossa un costume bianco con ricami e
frange rosse, danza di fronte alla bara per regalare al defunto un ultimo ricordo
piacevole della vita terrena.

Presso gli ebrei, il corpo del defunto viene ritualmente lavato ed avvolto in un
lenzuolo bianco o vestito con abiti modesti, per essere deposto in una bara e
seppellito (nelle zone orientali i corpi possono essere seppelliti senza bara). La
cremazione dei corpi (una pratica che, nellantichit, era piuttosto diffusa) vietata
dallEbraismo ortodosso, mentre stata accettata dagli ebrei riformati.
Il defunto viene accompagnato al cimitero e posato nella tomba. I suoi famigliari,
che dal momento del decesso fino alla sepoltura si sono astenuti dal mangiare cibo e dal
bere vino, devono lacerare i propri abiti. Uno dei figli deve infine recitare il Qaddish, che
verr ripetuto per tutto il periodo del lutto, e a ogni ricorrenza anniversaria.
Il lutto si divide in tre fasi: durante i primi sette giorni di grande lutto, i parenti pi
prossimi devono compiere riti specifici, astenersi dal lavoro, e ricevere le visite di coloro
che portano conforto. Per i successivi trenta giorni di lutto intermedio, i parenti maschi
non si radono n tagliano i capelli. Dopo dieci o undici mesi ha luogo la
commemorazione annuale che inaugura il monumento funebre, in genere una lapide con
la data di morte e qualche frase commemorativa.

Presso i cristiani, la sepoltura dei morti sempre accompagnata da una


cerimonia religiosa: tuttavia, le cerimonie funebri variano molto a seconda delle Chiese,
delle culture e delle epoche. Tra i diversi modi di disporre dei cadaveri, le Chiese
cristiane hanno quasi sempre dato la preferenza allinumazione e alla costruzione di
cimiteri in zone circoscritte (che si trovano spesso dentro, fuori, o accanto alle chiese).
Un sacerdote o pastore presiede la cerimonia funebre. Una particolare liturgia
(che varia con le chiese e le epoche) e particolari preghiere accompagnano linumazione,
con lo scopo di raccomandare a Dio il defunto. La cosa fondamentale per il Cristianesimo
il destino ultraterreno del defunto, e non la sua sepoltura in quanto tale. Ci che
importante che il defunto possa accedere allo stato della felicit eterna e non incorrere
nelle punizioni o nella condanna divina. Le diverse forme di cura e sepoltura del corpo
del defunto, come anche quelle di partecipazione sociale alla cerimonia, sono perci
dovute pi a fattori culturali che al nucleo religioso cristiano dellevento.

54

Il rito funebre musulmano deve rispettare regole ben precise:


1.
il cadavere deve essere lavato per assicurarne la purit quando verranno recitate
le preghiere in suo favore;
2.
il cadavere deve essere in lenzuoli funebri, sempre in numero dispari;
3.
su di esso viene recitata la cosiddetta preghiera del seppellimento. Il defunto
viene portato a spalla;
4.
il cadavere viene seppellito in una cavit, appoggiato sul fianco destro e il viso
rivolto verso la Kaaba. Dopo che il cadavere stato deposto si recita la
professione di fede. Prima di essere riempita di terra la fossa viene chiusa con una
grossa pietra.

1.2.4.

Pellegrinaggi

Per molte religioni, il pellegrinaggio ai luoghi santi una pratica molto importante
e stimata, che i fedeli sono incoraggiati a compiere per manifestare la propria
devozione.

I motivi per cui un induista intraprende un pellegrinaggio possono essere diversi:


per compiere un voto, per chiedere alla divinit un bene sperato, per sancire la propria
conversione, per celebrare un evento importante, per migliorare la propria condizione
castale, ma anche pi indirettamente come occasione di scambio culturale con
persone nuove. Durante il viaggio, il pellegrino tenuto a praticare la castit e a
digiunare; arrivato al luogo santo, compie unabluzione rituale e fa offerte ai mendicanti.
Tra tutti i luoghi santi dellInduismo (e, in particolare, dello shivaismo), il pi importante
la citt di Benares (Varanasi), dove molti pellegrini vanno per morire e per far
disperdere le proprie ceneri nel fiume Gange.

Il pellegrinaggio alla Mecca il quinto pilastro dellIslam: ogni uomo adulto che
abbia la salute e i mezzi per farlo, tenuto a recarsi alla Mecca almeno una volta nella
vita. Durante il pellegrinaggio, il musulmano non pu radersi, n tagliarsi i capelli e le
unghie.
Al pellegrinaggio sono legati vari riti e cerimonie.
1. A venti chilometri dalla Mecca il credente si sottopone a una purificazione rituale e
indossa due pezzi di stoffa bianchi e senza cuciture, entrando cos nello stato di
consacrazione (in arabo ihram), recitando la seguente formula: Eccomi a Te,
eccomi a Te, o Dio. Tu non hai compagno, Tua la lode e la grazia, Tuo il regno,
eccomi a Te.
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2. Due giorni dopo il pellegrino raggiunge La Mecca, alla Grande moschea, ed entra nel
cortile al centro del quale si trova la Kaaba una costruzione in pietra ricoperta con
un tappeto di broccato. Il credente compie sette giri rituali in senso antiorario intorno alledificio e bacia la pietra nera incastonata nellangolo esterno sud-orientale.
3. Il pellegrino si reca alle alture vicine e percorre per sette volte la distanza che separa
il colle di Marwa da quello di al-Safa,
4. si dirige al villaggio di Mina,
5. per poi recarsi nella valle di Arafat, dove recita la preghiera di mezzogiorno.
6. Il terzo giorno tutti i pellegrini si recano a Mina dove lanciano sassi contro tre cumuli
di pietra, gesto che vuole significare la lapidazione di Satana.
7. Sempre a Mina al pellegrino viene rasato il capo, restituendolo cos allo stato profano.

NellEbraismo antico, fino a quando esisteva e funzionava il Tempio, era previsto


il pellegrinaggio a Gerusalemme tre volte allanno, durante le feste di Pesach, Shavuot e
Sukkot. Anche le donne vi prendevano parte.
Durante il periodo del Secondo Tempio i pellegrini che andavano a Gerusalemme
erano numerosi: provenivano dalle zone della terra dIsraele e dalla Diaspora. Dopo la
distruzione del Tempio, e fino ai nostri tempi, il pellegrinaggio a Gerusalemme continu
ininterrottamente: questo pellegrinaggio ha, cos, contribuito a mantenere
Gerusalemme, e il suo antico tempio distrutto, come uno dei simboli principali della
memoria e dellidentit del popolo ebraico.

I cristiani nel Medio Evo ritenevano importante andare almeno una volta nella
vita in pellegrinaggio a Gerusalemme, dove era stato crocifisso Ges, anche se pochi
potevano permetterselo. Moltissimi andavano in pellegrinaggio in grandi santuari, come
SantJago de Compostella. In questi santuari erano conservate le reliquie del santo
protettore del luogo. Brevi pellegrinaggi in celebri santuari (o a Roma, per vedere e
ascoltare il Papa) sono compiuti ancor oggi da molti cattolici.

Uno dei pellegrinaggi pi consueti per i giapponesi di fede shintoista quello alla
citt di Ise, dove si trova il santuario dedicato alla dea del sole Amaterasu, e alla vicina
spiaggia di Futamigaura, con le sue due rocce in mare, le quali il 5 gennaio di ogni anno
vengono unite da unenorme fune di paglia per simboleggiare lunione tra luomo e la
donna.

1.2.5.

I luoghi di culto
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1.3. ESERCIZI
1.3.1. Le feste
Farsi raccontare dai bambini quali sono le feste e i riti a cui partecipano pi volentieri:
cosa succede durante queste feste? Si mangia qualcosa di speciale? Si va in qualche
luogo particolare? Cosa fanno gli uomini e cosa fanno le donne? Come vi sentite in
queste occasioni? ecc.
Raccontare le origini di queste feste e le storie che sono associate ad esse.
Dove possibile, confrontare le varie tradizioni, individuando somiglianze e differenze es. Pasqua e Pesach.
1.3.2. Cosa sapete delle altre religioni?
Invitare i bambini a spiegare cosa sanno (e cosa pensano) delle religioni diverse dalla
propria: molto probabilmente emergeranno alcuni pregiudizi dovuti allignoranza.
Smontare i pregiudizi negativi attraverso una corretta informazione. Distinguere tra la
religione in s e le sue cattive applicazioni, strumentalizzazioni politiche, ecc.
1.3.3. Quali sono le religioni del vostro paese?
Individuare le religioni presenti nel proprio paese o nella propria area geografica e
soffermarsi sulla storia di queste tradizioni. Se in classe ci sono bambini appartenenti a
religioni diverse, evidenziarne i princpi fondanti, le somiglianze e le differenze.
Rimandare il discorso sui conflitti tra religioni diverse al punto 3.
1.3.4. I luoghi di culto
Visitare una chiesa, una moschea, una sinagoga, un tempio, ecc. (a seconda delle
religioni presenti nel proprio paese). Prendere nota delle caratteristiche architettoniche
di ciascun luogo di culto: tratti architettonici salienti, ambiente in cui sono inseriti i
luoghi di culto (al centro della citt oppure in campagna, in una zona delimitata oppure
aperta, ecc.), presenza o assenza di decorazioni, dimensioni, suddivisione interna degli
spazi (es. pulpito, altare, navate, ecc.) e funzione assegnata a ciascuno spazio, ecc. Se
possibile, osservare anche il comportamento dei fedeli in preghiera. Chiedersi in che
modo lo stile della costruzione e le posture dei devoti possono essere collegati ai princpi
della determinata fede religiosa (es. austerit delle chiese protestanti, suddivisione degli
spazi per gli uomini e per le donne nelle sinagoghe, prosternazione degli musulmani,
ecc.).

57

1.4. LETTURE
UGO VOLLI: Politeismo e monoteismo

Il politeismo la credenza in una pluralit di esseri superiori sovrannaturali,


chiamati dei. Insieme allanimismo, che crede in una potenza sovrannaturale
impersonale diffusa nel mondo, il politeismo la forma religiosa pi diffusa fra le societ
umane. Gli dei possono essere pensati in forme molto diverse, avere storie
estremamente complicate o non essere neanche nominabili. Quel che conta che essi
sono al di l della natura comune, fatti di una sostanza diversa e dotati di poteri diversi
dalla cose che ci circondano, ma pur sempre persone, cio soggetti in qualche modo
simili agli umani; e che essi sono molti e dunque almeno parzialmente in conflitto fra
loro. Per il politeista la realt si forma e si evolve per le azioni sovrannaturali degli dei e
queste non seguono un piano unico, ma derivano dal conflitto e dalla concorrenza fra gli
dei. Alcuni dei possono essere benefici, altri malefici, uno pu controllare un certo
aspetto della realt o dellesistenza (come il mare, la caccia, la bellezza), altri lo limitano
dominando altri aspetti.
Una variante abbastanza rara del pensiero religioso, anche se ormai dominante
nel mondo, il monoteismo, per cui la divinit concepita come unica e insieme
personale. Il suo credo principale questo: esiste un dio, e uno solo. Magari egli pu
ammettere sotto di s delle entit spirituali inferiori (angeli, santi, demoni), ma esse
sono derivate da lui, non autonome. Il dio unico, raccogliendo in s tutta la natura
divina e una personalit (non una forza, ma qualcuno, con una sua volont, un sapere,
dei sentimenti ecc.) concepito di solito come fornito di alcuni attributi fondamentali:
il creatore del mondo, eterno, onnisciente, onnipotente, giusto, buono ecc.
La versione di monoteismo che domina nel nostro mondo, in diverse varianti
(cristiana, musulmana, ebraica) stata definita dal popolo ebraico circa tremila anni fa,
ma nella storia delle religioni e delle filosofie si possono trovare altre forme di
monoteismo, per esempio in Egitto, in India e anche nella Grecia classica, nel pensiero
di Platone e di Aristotele. In effetti, il monoteismo, concependo un unico principio divino,
si presta a unanalisi razionale della realt nei termini di un principio, una ragione, un
sistema etico e quindi allontana il sentimento religioso dalla fioritura pittoresca del mito,
verso il pensiero. Il suo punto debole per consiste proprio nella difficolt di dare
ragione degli aspetti irrazionali e negativi della realt. Se vi un dio, infatti, egli
responsabile di tutto quanto accade, incluso il male e lassurdo della vita, che per i
politeisti possono derivare dallazione di dei malvagi o anche solo dal conflitto fra gli dei.
Il pensiero della cultura europea comunque profondamente influenzato dalla
religione monoteista: la giustizia, la scienza, larte europee (e in genere occidentali) sono
segnate dal privilegio accordato allunit rispetto alla pluralit. Solo lesistenza di una
causa ben definitaci sembra una spiegazione completa, solo una forma chiusa soddisfa il
nostro senso estetico, e cos via. Politeismo e monoteismo non sono dunque solo delle
teorie religiose, ma anche delle caratteristiche fondamentali dello stile di pensiero di una
societ.
Le preghiere
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1.4.1. ISLAM: La sura Aprente

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!


Sia lode a Dio, il Signor del Creato,
il Clemente, il Misericordioso,
il Padrone del d del Giudizio!
Te noi adoriamo, Te invochiamo in aiuto:
guidaci per la retta via,
la via di coloro sui quali hai effuso la Tua grazia, la via di coloro coi quali non
sei adirato, la via di quelli che non vagolano nellerrore!
1.4.2. EBRAISMO: Shema Israel (Ascolta, Israele)

Ascolta Israele, il Signore Dio nostro, il Signore unico.


Benedetto il nome della maest del suo regno in eterno.
E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con ogni tuo
maggior potere. E saranno le cose che io ti comando oggi sul tuo cuore, e le inculcherai
ai tuoi figlioli e ragionerai di quelle stando tu in casa, andando per via, coricandoti e
levandoti. E le legherai qual segno sul tuo braccio e saranno qual frontale fra i tuoi
occhi. E le ascriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua citt
1.4.2.3. CRISTIANESIMO: Padre nostro

Padre nostro, che sei nei cieli,


sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volont,
come in cielo cos in terra.
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo
ai nostri debitori.
Non cindurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
1.4.4.

Mi
Mi
Mi
Mi
Mi

inchino
inchino
inchino
inchino
inchino

GIAINISMO: Navkar Mantra

dinanzi
dinanzi
dinanzi
dinanzi
dinanzi

ad Arihanta
a Siddha
a Acharya
a Upadhyaya
ai Sadhu alle Sadhvi
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Questi cinque inchini


Distruggono tutti i peccati
Tra tutto ci che di buon auspicio
Questo Navkar mantra il migliore
Arihanta = distruttore di nemici (passioni come lira, lavarizia, linganno, ecc.)
Siddha = lanima liberata (coloro che hanno raggiunto il moksha, o liberazione)
Acharya = i capi spirituali
Upadhyaya = monaci (Sadhu) che hanno acquisito una conoscenza speciale delle
sacre scritture

Sadhu e Sadhvi = monaci e monache


2. BASIC IDEA: Taluni dicono che lessere umano per definizione un animale
religioso
Gli esseri umani si chiedono come nato il mondo, che cosa succede dopo la
morte, perch si soffre, come si distingue il bene dal male, e molti rispondono in
termini religiosi. Confrontando le varie tradizioni religiose ci si rende conto che i grandi
interrogativi sono comuni a tutti, mentre le diverse risposte variano a seconda delle
religioni.

2.1. APPROFONDIMENTI
2.1.1. Com nato il mondo?

Da millenni gli esseri umani si interrogano sulle origini dellUniverso, e si chiedono


perch sono al mondo e come debbono comportarsi. Siamo stati creati per uno scopo,
oppure la nostra presenza nel mondo il risultato del caso?
Queste domande sorgono dalla constatazione comune che tutte le cose che
conosciamo (dagli oggetti inanimati agli esseri viventi) abbiano cominciato a esistere in
un dato momento per effetto di qualche causa. Ma qual la Causa di tutte le cause?
Diverse culture hanno fornito varie risposte a tali quesiti comuni. La maggior parte
delle tradizioni religiose ha elaborato dei racconti dellinizio, o cosmogonie, che
narrano la storia delle origini del mondo. In questa sezione citeremo alcuni di questi
racconti, raccogliendo i testi originali nelle LETTURE.
Cosa dice la scienza?
Anche la scienza si pone molte delle domande affrontate dalle cosmogonie
religiose. Ma mentre i miti della creazione si fondano su una Rivelazione tramandata a
voce dagli avi o dai testi sacri, gli scienziati di ogni epoca storica partono dalle loro
osservazioni sulla natura, attraverso gli strumenti di cui dispongono e, facendo vari
esperimenti, propongono delle ipotesi circa le origini delluniverso. Di conseguenza, non
60

esiste ununica cosmogonia scientifica, formulata una volta per tutte, bens un
complesso di teorie che si inseguono e che si superano a vicenda nel tentativo di
avvicinarsi progressivamente a una possibile ricostruzione dei primi tre minuti
delluniverso.
Per alcune spiegazioni scientifiche molto divulgative si vedano le Letture. Una
delle spiegazioni pi accreditate (ma discussa da molti) quella nota come Big Bang
Theory, secondo la quale luniverso primordiale, estremamente caldo e denso, sarebbe
nato da unimmane esplosione (Big Bang) che si sarebbe verificata
contemporaneamente e in ogni punto dello uno spazio, pi o meno quindici miliardi di
anni fa. Questa esplosione avrebbe determinato linizio di una espansione tuttora in
corso, dalla quale avrebbero avuto origine centinaia di miliardi di galassie (ciascuna
composta da centinaia di miliardi di stelle).
Circa quattro miliardi e seicento milioni di anni fa, una nube gassosa si incendi e
divent una stella: cos nacque il nostro Sole, intorno al quale si formarono i nove
pianeti del sistema solare. In uno di questi pianeti, la Terra, per effetto di una serie
molto complessa di reazioni chimiche (ancora largamente sconosciute), si formarono le
molecole base della vita. Da forme inferiori di vita si sarebbero sviluppate via via le
forme superiori, sino agli animali che oggi conosciamo, e alluomo.
(Vai a Letture: Asimov e Weinberg)
Molte religioni accettano le spiegazioni scientifiche, ritenendo che non siano in
contrasto con i loro testi sacri, anche se ammettono che questi testi parlavano in un
modo che fosse comprensibile agli uomini dei tempi antichi. Altre assumono posizioni
dette fondamentaliste, e ritengono vere solo le spiegazioni date dai testi sacri.
(Vai a Lettura: Eco fondamentalismo e integrismo)
Testi religiosi
Per le tre grandi religioni monoteistiche (Ebraismo, Cristianesimo, e Islam,
Dio (che infinito) ha creato luniverso (che finito).
Il racconto biblico del Genesi (il primo libro della Bibbia) narra di come Dio diede
origine al mondo in sei giorni, creando cielo e terra e separando la luce dalle tenebre
(primo giorno), dividendo il cielo dal mare (secondo giorno), separando la terra sulla
quale fece crescere le specie vegetali dalle acque (terzo giorno), creando il sole, la
luna e le stelle (quarto giorno), dando vita a tutti gli uccelli e ai pesci (quinto giorno) e, il
sesto giorno, facendo gli animali terrestri e gli esseri umani, questi ultimi creati a propria
immagine e somiglianza affinch dominassero sulle altre sue creature.
(Vai a Lettura: Genesi)
Per lInduismo luniverso eterno e il cosmo non stato creato, n sparir, ma
attraversa fasi cicliche in cui esso si fa e si disfa. Dopo un periodo di espansione
progressiva, che dura milioni di anni, luniverso (o lEssere) si contrae per altri milioni di
anni, fino a tornare a un Non-Essere che non propriamente un Nulla, ma Caos (o
assenza di organizzazione). Dopodich, da questo Non-Essere, che un residuo di
Essere virtuale o potenziale, si passa a unaltra fase di espansione, e dunque a unaltra
fase ciclica delluniverso.
61

in questa concezione di universo infinito che vanno inquadrati i racconti vedici


circa le origini del mondo. Nei Rigveda (X, 129), la domanda sulle origini d luogo a una
riflessione filosofica molto perplessa sul mistero della connessione tra lessere e il nonessere.
(Vai a Lettura: Rigveda X, 129)
In un altro inno vedico (Rigveda, X, 90) si narra di come il Purusa, un gigante
dalle mille teste, dai mille occhi e dai mille piedi, fu sacrificato come offerta, e di come
dalle sue parti ebbero origine tutte le cose.
(Vai a Lettura: Rigveda X, 90)
Il motivo della creazione come smembramento di un essere enorme si ritrova
anche in un racconto tradizionale cinese, secondo il quale tutto ha origine dal gigante
Pangu, il primo essere vivente, che alla nascita si frappose come un pilastro tra il cielo e
la terra per evitare che essi si riunissero. Alla sua morte, le diverse parti del suo corpo
diedero origine ai fenomeni naturali e a tutte le forme di vita: il vento e le nuvole
nacquero dal suo respiro, il tuono e i lampi dalla sua voce, il sole dal suo occhio sinistro,
la luna dallocchio destro, i punti cardinali e le montagne dagli arti e dal tronco, i fiumi
dal suo sangue, le strade dalle sue vene, la terra dalla sua carne, le stelle dai capelli, i
metalli e le pietre dalle ossa e dai denti, la rugiada dal suo sudore e gli esseri umani dai
parassiti sul suo corpo.
(Vai a Lettura: Il Gigante Pangu)
Lazione creatrice pu assumere diverse forme: talvolta essa concepita come il
gesto di modellare una sostanza primordiale. Cos, gli indiani yakima raccontano di come
il Grande Capo Lass abbia creato le montagne con manciate di fango, e con lo stesso
materiale abbia plasmato i primi esseri umani.
(Vai a Lettura: La creazione del mondo yakima)
Per lo Shintoismo lorigine del mondo (che coincide con lorigine del Giappone) si
ebbe quando il dio Izanagi, con la sorella Izanami, mescol con una lancia la massa
informe della terra fino a farla coagulare: dalle gocce che si formarono sulla punta della
lancia nacquero le principali isole giapponesi. Poi Izanagi e Izanami crearono le isole
minori e le divinit della natura. Infine, Izanagi sal in cielo - affidando il dominio del
cielo alla dea del sole Amaterasu, il dominio della notte al dio della luna Tsukiyomi e il
dominio del mare al dio della tempesta Susanoo - mentre Izanami scese agli inferi.
In altre tradizioni, latto della Creazione coincide con lazione di dare un nome alle
cose, chiamandole allesistenza.
Questo motivo si ritrova presso le Religioni tradizionali australiane, secondo le
quali allinizio tutte le forme di vita (gli Antenati) giacevano nel sonno sotto la
superficie terrestre, nascosti nelle loro buche di fango. Un giorno il sole usc dalla sua
buca e, riscaldando la terra, svegli gli Antenati, i quali emersero dalle buche e
cominciarono a camminare, cantando. Con le loro canzoni gli Antenati chiamarono tutte

62

le cose alla vita, lasciando dietro di s scie di musica che avvolsero il mondo in una rete
di canto.
(Vai a Lettura: Bruce Chatwin, Le Vie dei Canti)
Secondo filosofi antichi, come Platone, luniverso non stato creato direttamente
dalla divinit ma da un suo servo, il Demiurgo. Questa idea ha poi dato origine, durante
i primi secoli del Cristianesimo, a spiegazioni (ritenute eretiche dalla Chiesa) come per
esempio quella dei Neoplatonici e degli Gnostici: Dio qualcosa di inaccessibile e
inconoscibile, ma si emanato, e cio si trasformato via via negli stati inferiori
delluniverso, da alcuni esseri spirituali come gli Angeli e altre divinit minori sino alla
materia. Una di queste emanazioni intermedie il Demiurgo, che ha costruito il mondo,
ma lo ha costruito male. Questo spiegherebbe la presenza del male nel mondo. Il
compito delluomo giusto allora quello liberarsi dalla tirannia della materia (che in s
cattiva) e ritornare allassoluta purezza di Dio.
Ma non tutte le religioni hanno una cosmogonia. A volte la domanda degli inizi
viene lasciata volutamente aperta: secondo il Buddhismo, lorigine delluniverso (se
esso sia finito o infinito) una questione destinata a rimanere senza risposta. Cos come
un uomo ferito da una freccia inizialmente non ha bisogno di sapere chi lha tirata e
com fatta larma che lo ha ferito, ma piuttosto di essere medicato e liberato dal
dolore, cos gli esseri umani hanno bisogno di una via che li liberi dalla sofferenza, e non
di risposte a quesiti insolubili.
(Vai a lettura: Il discorso della freccia)

2.1.2. Cosa succede dopo la morte?

Il sentimento religioso trae origine dalla consapevolezza che luomo ha della


propria finitezza e dalla speranza che vi sia qualche cosa dopo la morte. Secondo molti
studiosi della storia delle religioni, si pu far risalire lorigine stessa delle religioni
allepoca in cui i primi uomini cominciarono a seppellire i propri morti, differenziandosi
cos dagli altri animali (che non sanno di dovere morire e non si prendono cura dei
propri morti) e dimostrando di attribuire unimportanza decisiva al passaggio dal mondo
dei vivi a quello dei morti. Le cerimonie che accompagnano la sepoltura, la cremazione,
limmersione, o gli altri modi per disporre dei cadaveri, pongono la comunit dei vivi in
contatto spirituale con la sfera ultraterrena e racchiudono una visione (a volte implicita)
di ci che accade dopo la morte.

Laldil: inferno e paradiso


Il ciclo delle rinascite
Gli antenati
Il nulla

63

2.1.2.1. Laldil: inferno e paradiso

Secondo le tre religioni monoteiste, al momento della morte lanima della persona
abbandona definitivamente il corpo e, con esso, la vita terrena, per ricongiungersi a Dio.
Le concezioni dellaldil variano da una religione allaltra, e si modificano anche
allinterno della medesima tradizione religiosa.

Il Pentateuco (linsieme dei primi cinque libri della Bibbia) non precisa cosa
succede alle persone dopo la morte, ma fa menzione di una resurrezione collettiva dopo
il Giudizio. Solo in alcuni testi successivi viene elaborata la nozione dellinferno. Cos, per
lEbraismo antico, lanima del defunto raggiunge tutte le altre anime che riposano nel
regno delle tenebre (o sheol). Lidea che la sorte ultraterrena degli individui si possa
differenziare in base alla condotta che essi hanno tenuto in vita si afferma pi tardi,
quando nel I secolo e.v. alcune scuole di pensiero cominciano a sostenere che, dopo
un soggiorno comune nello sheol, le anime dei giusti vengano condotte nei giardini
dellEden, mentre quelle dei malvagi vadano allinferno. Certe scuole ritengono che le
pene dei dannati siano temporanee e purificatrici e che, una volta scontate, lanima
venga ammessa in paradiso. Vi sono tuttavia dei peccati la cui gravit condanna lanima
del colpevole alla dannazione eterna almeno fino allepoca del Giudizio finale.

Secondo il Cristianesimo i buoni vanno in paradiso, dove godono di uno stato di


eterna beatitudine, mentre i malvagi vanno allinferno, dove sono sottoposti a supplizi
indicibili. I cattolici nel medioevo aggiungono un luogo intermedio, il purgatorio, dove i
peccatori che si sono pentiti in vita subiscono dei castighi per espiare le proprie colpe e
entrare in paradiso. I protestanti e gli ortodossi rifiutano il purgatorio.

LIslam afferma che coloro che non credono in un unico Dio sono destinati a
bruciare allinferno. Quando una persona muore, la sua anima viene interrogata da due
angeli, che le chiedono di recitare la professione di fede (shahada): se non in grado di
farlo, viene dannata. Nel giorno del Giudizio (lultimo giorno), gli esseri umani saranno
giudicati da Dio: i meritevoli avranno la grazia di contemplare il volto di Dio.
2.1.2.2. Il ciclo delle rinascite

Molte religioni ritengono che lanima debba passare attraverso una lunga catena di
reincarnazioni prima di raggiungere la liberazione, ovvero la cessazione del ciclo delle
rinascite. La credenza nella trasmigrazione delle anime caratterizza le religioni di ceppo
induista.

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Gli induisti e i giainisti credono che alla morte ogni creatura si reincarni in un
altro corpo, vegetale, animale, o umano. Lo scorrere delle esistenze visto come un
dramma dal quale si desidera liberarsi. La liberazione - o moksha - consiste nella
scoperta dellillusoriet della propria identit individuale (atman), per ricongiungersi con
il brahman, che lUno indivisibile.
Secondo i buddhisti, per 49 giorni dopo la morte lindividuo va errando tra il
mondo dei morti e quello dei vivi; dopodich il meccanismo del karma decide in quale
corpo si reincarner. Come per gli induisti, lobiettivo ultimo dei buddhisti di porre fine
al ciclo ininterrotto delle rinascite per raggiungere lestinzione delle sofferenze, o
nirvana.
Anche i sikh credono nella reincarnazione, tranne che per loro la liberazione non
consiste nellannullamento di s, bens nella ricongiunzione dellanima con Dio.
2.1.2.3. Gli antenati

In alcuni sistemi religiosi, la morte vista come il passaggio dellindividuo allo


stato di antenato. Gli antenati si inseriscono nella vita dei propri discendenti
comunicando direttamente con loro, proteggendoli (o, in certi casi, ostacolandoli),
approvando o disapprovando le loro azioni, e intervenendo quando la famiglia li invoca
con riti propiziatori.

Per le religioni tradizionali cinesi non vi una separazione netta tra il mondo dei
vivi e quello dei morti: i morti non abbandonano il mondo dei vivi, ma diventano
antenati e, come tali, continuano a partecipare della vita quotidiana della propria
famiglia dorigine, proteggendo e guidando i discendenti. Nella societ cinese
tradizionale, ogni casa ha una nicchia nella quale vengono conservate le tavolette con su
iscritti i nomi e le principali azioni compiute dagli antenati. Le decisioni importanti (ad
esempio, la scelta di una sposa) vengono sottoposte agli antenati, e il dovere principale
dei vivi di assicurare la continuit della progenie per mantenere viva la memoria degli
avi. Cinque generazioni di antenati vengono accolte in casa: quando muore un
capofamiglia, la tavoletta dellavo pi antico viene bruciata per essere sostituita con
quella del nuovo antenato. Ma lenergia del vecchio progenitore non viene dispersa:
quando nascer un nuovo bambino in casa, porter il suo nome.

Secondo le religioni tradizionali africane, i morti non si ritirano in una sfera


ultraterrena, ma continuano a intervenire nella vita dei discendenti sotto forma di spiriti
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protettori. Non tutti i defunti, per, accedono al ruolo di antenati: ne sono esclusi i
bambini, i matti, gli anormali, e coloro che con le loro azioni hanno arrecato danno
alla comunit. In molte societ africane, inoltre, spesso non diventano antenati coloro
che sono deceduti di morte violenta, circostanza sospetta di stregoneria. Essi rimangono
degli spiriti erranti, spesso pericolosi per la comunit.
Gli antenati sono dotati di personalit distinte: possono essere benevoli o astiosi,
miti o irascibili, e cos via. Gli anziani sono in diretto contatto con gli spiriti degli avi che,
tramite essi, comunicano i propri consigli e divieti alla comunit. Se il volere degli
antenati viene trasgredito, o se ci si dimentica di onorarli, essi si adirano e manifestano
la propria collera provocando disgrazie (malattie, siccit, ecc.).
La nascita di un bambino pu essere loccasione per onorare un antenato. I
genitori possono infatti decidere spontaneamente di assegnare al nuovo nato il nome di
un avo a loro particolarmente caro. Altre volte lantenato stesso che pu manifestare
ai genitori il desiderio che il bambino venga chiamato con il suo nome. Lattribuzione del
nome molto importante in Africa, perch determina lidentit di un individuo. Assieme
al nome dellantenato, si pensa infatti che il bambino ne acquisisca i tratti della
personalit.
Gli antenati sono i guardiani delle tradizioni della comunit e continuano ad
occupare il loro posto in seno al gruppo di appartenenza, esercitando la loro autorit sui
discendenti. La comunit li onora medianti numerosi rituali destinati a mantenere in vita
la relazione con il mondo spirituale.

2.1.2.4. Il nulla

Coloro che non credono nellesistenza di un Dio trascendente negano che vi sia
unanima che sopravvive al corpo e ritengono pertanto che, dopo la morte, non vi sia
nulla. Il che non impedisce ai viventi di coltivare la memoria dei defunti in modo che
almeno il loro ricordo possa perdurare oltre la morte. Nellantica Grecia, Epicuro
osservava che: Finch io ci sono, la morte non c, e quando la morte c, io non ci
sono pi. Quindi non dovremmo avere paura della morte.
2.1.3. Perch si soffre?

Gli esseri umani scoprono molto presto che vivere , anche, soffrire. Per tutte le
religioni, il problema fondamentale non come evitare la sofferenza, ma come renderla
sopportabile. Uno dei modi per fare i conti con la morte, con la malattia, con il dolore
fisico, con la perdita di ci che caro, e con la mancanza di ci che fortemente
desiderato, di trovare una spiegazione che giustifichi la sofferenza.

Secondo la religione ebraica, ad esempio, il male del mondo prodotto


dalluomo e dipende dalla sua mancanza di fiducia nei confronti di Dio, ovvero dalla
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rottura dei suoi rapporti con Lui: la salvezza dipende dalla capacit delluomo di
ristabilire lAlleanza con Dio, obbedendo alle Leggi divine. Questa spiegazione, tuttavia,
non chiarisce del tutto il motivo per cui tante persone innocenti debbano affrontare
grandi dolori, mentre vi sono uomini e donne che, pur essendo egoisti o disonesti,
conducono unesistenza relativamente tranquilla. Per rispondere alla questione della
sofferenza dei giusti la tradizione talmudica ha elaborato varie risposte possibili (forse il
giusto non completamente giusto: ma come giustificare la sofferenza dei bambini?
Forse il giusto sconta i peccati dei suoi avi; forse la sua sofferenza terrena verr
premiata nellaldil). Nessuna interpretazione appare interamente adeguata, per cui
lEbraismo sulla scorta del Libro di Giobbe accetta di non comprendere il senso del
male e della sofferenza degli innocenti, rimettendosi alla saggezza e al volere di Dio.

La risposta dellInduismo, invece, che il dolore che si prova nel corso della vita
attuale dovuto alle azioni che si sono compiute nellesistenza precedente ( questo il
senso del principio del karma). Una simile spiegazione rende meno intollerabile lidea
che il male si possa abbattere anche su creature innocenti.

Il Buddhismo situa la sofferenza (dukkha) nella nostra stessa condizione di


esseri umani (desideriamo ci che non abbiamo e rimpiangiamo ci che abbiamo avuto):
lorigine di questa sofferenza in noi e nella nostra incapacit di abbandonare ci che
transitorio per consolidare ci che permanente, ed di l che va strappata.

La filosofia daoista, fondata sulla complementarit dei contrari (yin e yang), vede
la sofferenza come laltro aspetto, opposto ma necessario, del benessere: cos come non
c luce senza tenebre, il bene non avrebbe senso se non ci fosse anche il male.

La religiosit laica
Abbiamo detto (nellIntroduzione al capitolo) che vi sono persone che o non
credono in alcuna religione o pensano che sia impossibile decidere se le varie religioni
dicono la verit (atei e agnostici). Anche costoro tuttavia si interrogano su che cosa sia il
bene e che cosa sia il male, e come si possa affrontare la morte (dopo la quale,
ritengono, non vi alcuna forma di continuazione della vita). Molti tra costoro pensano
che, se non c un Dio che ci abbia insegnato cosa siano bene o male e che ci possa
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consolare in unaltra vita per i dolori che abbiamo subito in questa, a maggior ragione
bisogna trovare delle ragioni per cui gli uomini possano vivere senza danneggiarsi a
vicenda, e si possano giustificare sentimenti come lamore e il rispetto per gli altri.
Costoro elaborano quindi quella che si chiama una morale laica di cui troverete qualche
esempio nelle Letture e nella Regola dOro.

2.1.4. Che cosa bene? Che cosa male?

Ogni tradizione religiosa elabora una serie di regole dellagire umano che
definiscono che cosa bene e che cosa male, e non detto che un comportamento
che valutato positivamente (o negativamente) allinterno di una determinata religione
lo sia anche in unaltra.
A parte alcuni princpi imprescindibili che fondano il sistema etico di ciascuna
religione (ad esempio, i Dieci Comandamenti per lebraismo e il cristianesimo), le regole
di comportamento non sono del tutto immutabili e, talvolta, vengono reinterpretate in
base alle trasformazioni della cultura e del sentire comune. Cos, in alcune religioni
antiche vigeva lusanza dei sacrifici umani per acquietare gli dei, ma ad un certo punto
questa regola deve essere apparsa eccessivamente spietata, per cui si deciso di
sostituire le vittime umane con animali; man mano che si affermata la sensibilit per la
sofferenza degli animali, anche queste uccisioni rituali sono state progressivamente
abbandonate da molte tradizioni religiose.
Va anche osservato che allinterno di ciascuna comunit religiosa si trovano casi di
altruismo e di scelleratezza, e che ci sono anche persone che, pur non identificandosi
con nessuna religione, dedicano la propria esistenza a migliorare la vita degli altri.
Sistemi etici a confronto
La regola doro

2.1.4.1.

Sistemi etici a confronto

Tutte le religioni si chiedono come sia possibile per gli esseri umani di porre fine alla
sofferenza (propria e altrui) e le risposte variano a seconda delle diverse concezioni della
salvezza, della redenzione, e della liberazione. In generale, le vie indicate per
raggiungere la salvezza dellanima sono tre:
- la via degli atti: ciascuna religione prescrive determinati comportamenti ai propri
fedeli e pone a essi una serie di divieti e di interdizioni;
- la via della fede: alcune religioni insistono sul fatto che, per ottenere la vera salvezza,
occorra stabilire con Dio un rapporto di fiducia, di sottomissione, di amore e di
devozione;
- la via della conoscenza: secondo alcune tradizioni religiose, la conoscenza (lo studio,
la meditazione, ecc.) permette allindividuo di guardare oltre lapparenza ingannevole
delle cose e di avvicinarsi cos alla sfera divina.
68

Parlando di sistemi etici, ci riferiamo qui soprattutto al primo punto (la via degli atti):
quali sono i comportamenti giusti da seguire?

Il nucleo etico dellEbraismo costituito dai Dieci Comandamenti che, secondo la


Bibbia (Esodo), Mos ricevette da Dio sul monte Sinai.
Oltre ai dieci comandamenti, gli ebrei praticanti sono tenuti a osservare le 613
mitzvot (365 divieti e 248 prescrizioni) registrate nella tradizione talmudica, che
comprendono leggi relative a ogni aspetto della vita sociale, dal matrimonio alle
procedure cerimoniali, nonch diverse regole e divieti alimentari.
Gli ebrei ortodossi sono pi rigorosi rispetto agli ebrei liberali nellapplicazione
delle mitzvot. Vi sono inoltre molti ebrei che, pur essendo laici, scelgono di rispettare
alcune delle mitzvot per onorare la propria tradizione.
(Vai a lettura: Dieci Comandamenti)

Letica cristiana si fonda sui dieci comandamenti biblici e sugli ideali trasmessi da
Ges nel Sermone della Montagna: perdonare le offese, dire la verit, praticare la
giustizia, dedicarsi al prossimo.
Sulle questioni etiche pi specifiche le diverse chiese hanno spesso assunto e
tuttora assumono posizioni diverse fra loro. Ad esempio, vi disaccordo tra la Chiesa
cattolica e le Chiese anglicane e protestanti per quanto riguarda il sacerdozio femminile,
la contraccezione e la posizione nei confronti degli omosessuali.
(Vai a Lettura: Sermone della Montagna)

Un buon musulmano tenuto a rispettare i cinque pilastri dellISLAM:


1) La professione di fede: deve credere e rendere testimonianza del fatto che esiste un
solo Dio e che Maometto e il suo profeta;
2) La preghiera: deve recitarla cinque volte al giorno;
3) Lelemosina rituale: deve devolvere una parte dei suoi introiti in beneficenza;
4) Il digiuno: deve osservare il digiuno del Ramadan;
5) Il pellegrinaggio alla Mecca: se pu permetterselo, deve recarsi alla citt santa della
Mecca almeno una volta nella vita.
Oltre a ci, vi sono varie prescrizioni e divieti di tipo alimentare e numerose regole di
comportamento che, come sempre accade, vengono interpretate e applicate in modi
diversi e pi o meno restrittivi di paese in paese.

Nei testi sacri dellInduismo (in particolare, nella Bhagavad-gita e nelle


Upanishad) si trovano alcuni insegnamenti etici fondamentali: uno dei concetti ricorrenti
69

quello della bhakti, che si riferisce al rapporto di amore e di partecipazione che unisce
il devoto alla divinit. Un passo molto importante della Bhagavad-gita (dodicesima
lettura, intitolata la bhakti) delinea il ritratto ideale del devoto caro a Vishnu-Krishna:
le virt che il dio tiene in maggiore considerazione sono lequanimit, la benevolenza, la
pazienza, la compassione, la contentezza, il controllo di s e la purezza.
Nella vita pratica, la posizione castale determina diversi obblighi e divieti
comportamentali: ad esempio, un induista pu sposarsi e pu sedere a tavola solo con
chi appartiene alla propria casta.
(Vai a Letture: Bhagavad-gita)

Letica buddhista espressa nella quarta Nobile Verit, in cui il Buddha identifica
la via della liberazione con la via di mezzo (tra la ricerca del piacere e la mortificazione
della carne) costituita dal nobile ottuplice sentiero: retta visione, retta intenzione, retta
parola, retta azione, retto modo di vita, retto sforzo, retta consapevolezza, retta
concentrazione (dove retto significa conforme agli insegnamenti buddhisti).
La condotta morale dei buddhisti inoltre regolata da cinque precetti, o
panchasila (non uccidere esseri viventi, non rubare, non commettere atti impuri, non
mentire, non consumare bevande inebrianti), a cui si aggiungono altri cinque precetti
che valgono soprattutto per i monaci (non mangiare cibo nei tempi non dovuti, astenersi
dal canto, non usare sedili alti e lussuosi, non adoperare letti grandi e confortevoli, non
commerciare cose doro e dargento).
(Vai a Lettura: Dhammacakkappavattana-sutta)

Il giainista tenuto a rispettare cinque voti:

1)
2)
3)
4)

Ahimsa: rispettare ogni forma di vita


Satya: dire la verit
Asteya: non rubare
Brahmacharya: per i monaci, questo il voto di castit; per i laici, si tratta di un voto
di monogamia

5) Aparigraha: non acquisire pi di ci che necessario per sopravvivere giorno per


giorno (questo voto vale solo per i monaci).

Per i confuciani, i doveri delluomo consistono soprattutto nella pratica di cinque


virt: lumanit (ren), la rettitudine (yi), la coscienziosit (zhong), laltruismo (shu), il
giusto comportamento (li), e la piet filiale (xiao).
Lumanit (ren), che consiste nella capacit di amare il prossimo, si pu attuare in
due modi (zhong e shu): uno positivo (fare agli altri quello che si vorrebbe che venisse
70

fatto a noi stessi) e uno negativo (non fare agli altri quello che non si vorrebbe che
venisse fatto a noi stessi).
La rettitudine (yi) consiste nellosservare i doveri derivanti dalla propria posizione
sociale (li). Il concetto di li (lordine generale del mondo in tutti i suoi aspetti) sta alla
base delletica confuciana, la quale si articola in alcuni ambiti principali:
- La piet filiale (xiao): il figlio deve al padre rispetto, obbedienza, deferenza e
sostegno nella vecchiaia e anche dopo la morte;
- La lealt verso il sovrano e verso lo stato (il sovrano, da parte sua, deve fornire il
buon esempio ai suoi sudditi);
- La benevolenza tra fratello maggiore e fratello minore;
- La benevolenza tra amico maggiore amico minore;
- Lamore tra marito e moglie (e lobbedienza della moglie nei confronti del marito).
(Vai a Lettura: Mencio)
2.1.4.1.1. Precetti alimentari

Tutte le religioni hanno le loro credenze, un insieme di riti condivisi con i fedeli, e
alcune regole, o precetti, che talvolta riguardano anche la sfera dellalimentazione.
Alcuni precetti sono dei veri e propri divieti di consumare certi prodotti, altri sono delle
prescrizioni o indicazioni rigorose alle quali il fedele si deve attenere per non contrastare
quanto previsto dai testi sacri. I precetti alimentari hanno la funzione di far comprendere
alluomo che esiste una volont divina superiore che pone dei limiti al di l dei quali
lindividuo non si deve spingere, come prova di obbedienza e stimolo allautocontrollo.

Il terzo verso della sura della Mensa Imbandita (Corano: 5/3), recita:

Vi sono stati vietati: la carne di bestia morta, il sangue, la carne di porco, la carne di
bestia su cui stato invocato un nome diverso da quello di Allah, la bestia soffocata, o
ammazzata, o morta per precipitazione o per cornata, o quella uccisa da un predatore, a
meno che, pur essendo stata dilaniata a morte da un predatore, essendo ancora viva,
voi possiate scannarla (e farne uscire tutto il sangue), e carne di bestia immolata su
pietra. Per, se qualcuno di voi, costretto dalla fame e senza spirito di trasgressione,
mangia per sopravvivere. Ebbene, in verit Allah Perdonatore Clementissimo.
In sintesi, i precetti alimentari islamici prescrivono:

Divieto di mangiare la carni impure (haram): il maiale e i suoi derivati, animali morti
naturalmente (al-mitah), animali acquatici che vivono anche fuori dallacqua (ad es.,
granchi e anfibi)
Obbligo di mangiare carni pure (halal) ottenute da animali macellati secondo il rito
musulmano
71

Divieto di bere alcolici


Obbligo di rispettare il digiuno rituale, dallalba al tramonto, durante il sacro mese di
ramadan.

Nella religione ebraica il termine Kasher, riferito ai precetti alimentari, significa


valido, adatto, buono. La kasheruth invece descrive linsieme delle regole alimentari e
contempla, oltre alla distinzione tra animali permessi e animali proibiti, anche alcuni
divieti:
Divieto di mangiare carne di quadrupedi che non hanno lo zoccolo diviso (ed es. il
coniglio, il maiale)
Divieto di mangiare animali che non siano stati uccisi nel rispetto della macellazione
rituale (shechit)
Divieto di mescolare carne con latte o derivati nello stesso pasto, come previsto dalla
Torah: Non bollire un capretto nel latte di sua madre
Divieto di mangiare animali acquatici che non hanno pinne o squame (ed es: gamberi
e anguille)
Divieto di cibarsi di sangue e del nervo sciatico
Divieto di cucinare di sabato (Shabbat), il giorno di festa per gli ebrei
Divieto di consumare carne durante la festa di Shavuot.

Gli Ind adorano le mucche ed i tori come divinit e ritengono sacro tutto ci che
essi producono. Basti pensare che nella celebrazione di Krishna i fedeli plasmano statue
con un impasto di sterco bovino e latte, e le statue dei templi vengono lavate
quotidianamente con latte vaccino fresco. Lo stesso Mahatma Gandhi sosteneva che
lelemento centrale dellInduismo la protezione accordata alle mucche, il dono

dellInduismo al mondo intero. LInduismo vivr finch ci saranno Ind che proteggono
le mucche. Per questo motivo le popolazioni induiste seguono un regime alimentare
vegetariano.
Anche lo Stato ha integrato nel proprio ordinamento i princpi della religione
induista: larticolo 48 della Costituzione indiana proibisce di macellare mucche, vitelli e
altri animali da latte e da tiro.

2.1.4.2. La Regola doro


Esiste un nucleo etico comune a tutte le religioni? La Regola doro (non fare agli
altri ci che non vorresti fosse fatto a te) si ritrova nelle scritture di molte religioni. La
Bibbia ebraica (Levitico 19.18) dice Ama il prossimo tuo come te stesso, e questo
principio diverr fondamentale nella predicazione di Ges; nei Vangeli scritto che
72

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro (Matteo,
7.12); per lIslam, Nessuno di voi un credente se non desidera per il proprio fratello
ci che desidera per se stesso (I quaranta hadith di al-Nawawi 13; secondo lInduismo
Questo, dicono i saggi, il sommo dharma: come la vita che tu desideri per te, cos
sia per te quella delle [altre] creature (Mahabharata, 13.116.2); per il Giainismo, Un
uomo dovrebbe procedere trattando tutte le creature nel modo in cui lui stesso vorrebbe
essere trattato (Sutrakritanga, 1.11.33); il concetto di ren, centrale per letica
confuciana, consiste nella capacit di amare il prossimo, al quale non si dovrebbe fare
mai nulla che non si vorrebbe fatto a se stessi; un proverbo Yoruba (Nigeria) afferma
che Chi stia per infilzare un uccellino con un legno appuntito dovrebbe prima provarlo
su se stesso per sentire quanto fa male.

2.3. ESERCIZI
2.3.1. Sondare i limiti della tolleranza
Immaginate che esista una religione che dica che il mondo sia nato da uno starnuto (o
che la terra sia piatta) e che prescriva ai suoi devoti di dormire a testa in gi o di
tagliarsi la lingua. Si pu tollerare questa religione?
Immaginate ora che esista una religione che prescriva sacrifici umani, che consigli di
mangiare i nemici uccisi in battaglia e che imponga luccisione dei nati deformi. Si pu
tollerare questa religione?
A partire da questi due casi immaginari, discutere sui limiti della tolleranza.
La discussione dovrebbe considerare due casi:
1. I seguaci di queste religioni vivono a casa loro e non pretendono di imporre a noi le
loro usanze. Dobbiamo lasciarli continuare a praticare questi usi che noi consideriamo
cattivi oppure abbiamo il dovere di convincerli ad abbandonarli? E come? Con la forza
(conquista e civilizzazione forzata) o con la persuasione (azione dei missionari)?
2. I seguaci di queste religioni vengono ad abitare nel nostro paese. Dobbiamo
rispettare i loro usi, anche se contrastano con le nostre convinzioni religiose (e talora
con le nostre leggi) o impedirglielo?
La discussione dovrebbe cercare di distinguere tra usi di altre religioni che non
offendono in modo grave i nostri princpi (per esempio gli immigrati si vestono in modo
diverso da noi) e usi che contrastano con le nostre leggi (per esempio religioni che
proibiscono la trasfusione di sangue ai malati). Considerare alcune situazioni locali e i
vari pareri espressi in proposito.

2.3.2. Discussione
Esercizio preparatorio per passare alla terza parte del capitolo: identificare (nella
storia del vostro paese o di paesi vicini) dei casi di violenza perpetrata in nome di una
73

religione che sembrano contravvenire alla Regola doro. Cominciare a discutere con i
ragazzi se, secondo loro, vi sono delle situazioni in cui legittimo sospendere questo
principio etico in nome di un ideale religioso.

2.4. LETTURE
2.4.1. Il sentimento religioso
David Hume, Storia naturale della religione, cap. III (1755)
(tr.it. di U. Forti, ora in Hume: Opere filosofiche, Roma-Bari: Laterza, 1987)

Siamo sempre in bilico fra vita e morte, salute e malattia, ricchezza e miseria,
distribuite nella specie umana da cause segrete e sconosciute, che operano spesso in
modo inatteso, sempre inesplicabile. Queste cause ignote divengono allora oggetto
costante delle nostre speranze e dei nostri timori, e mentre le passioni sono sempre
mantenute in allarme da unansiosa aspettativa degli eventi, limmaginazione occupata
anchessa a formarsi unidea dei poteri ai quali siamo interamente sottomessi.
2.4.2. I racconti dellinizio
I RACCONTI DELLA SCIENZA
2.4.2.1.
Steven Weinberg, I primi tre minuti delluniverso (1977)
(The first three minute : a modern view of the origin of the universe, New York: Basic
Books)

In principio ci fu unesplosione: non unesplosione come quelle che si possono


vedere sulla Terra, che partono da un centro determinato e che si estendono inglobando
un volume crescente dellaria circostante, ma unesplosione che si verific
contemporaneamente ovunque, riempiendo tutto lo spazio fin dallinizio, poich ogni
particella fuggiva da tutte le altre. Qui, tutto lo spazio pu significare sia tutto lo spazio
di un universo infinito, sia tutto lo spazio di un universo finito, incurvato su se stesso
come la superficie di una sfera. []
Senza dubbio lespansione delluniverso proseguir per un certo periodo. Quanto
al suo destino ulteriore, il modello standard ci enuncia solo una profezia equivoca: tutto
dipende dal fatto che la densit cosmica sia superiore o inferiore a una certa densit
critica. []
Se la densit delluniverso inferiore alla densit critica, la sua estensione
infinita e la sua espansione proseguir in eterno. I nostri discendenti se pur ne
resteranno in quellepoca vedranno le reazioni nucleari fermarsi progressivamente in
tutte le stelle, lasciando vari tipi di ceneri: stelle nane nere, stelle a neutroni e forse
buchi neri. []
74

Se, al contrario, la densit cosmica superiore alla densit critica, luniverso


finito e la sua espansione potr finire, seguita da una contrazione accelerata. [] La
contrazione semplicemente il processo inverso dellespansione: dopo altri 50 miliardi di
anni luniverso ritrover la sua dimensione attuale, e dopo altri 10 miliardi di anni si
avviciner a un singolare stato di densit infinita. []
Comunque stiano le cose, tutti questi problemi cosmologici possono trovare la loro
soluzione; ma, qualsiasi processo si riveli poi corretto, nessuno di essi entusiasmante.
quasi impossibile per gli esseri umani non credere che esiste una relazione particolare
tra loro e luniverso, che la vita non soltanto lesito grottesco di una serie di accidenti
radicati nei primi tre minuti di vita del cosmo, e che, in un certo modo, siamo stati
concepiti ab ovo. Scrivo queste righe su un aereo che sorvola lo stato del Wyoming a
unaltitudine di 10.000 metri, sulla rotta San Francisco-Boston. Laggi la Terra sembra
tenera e confortevole: nuvolette fioccose qua e l, neve che assume una sfumatura
rosea alla luce del tramonto, strade che solcano il paese da una citt allaltra Si fatica a
credere che tutto ci sia solo una minuscola porzione di un universo schiacciante e
ostile. Ancora pi difficile credere che questo universo si sia evoluto a partire da
condizioni iniziali tanto poco familiari che ce le possiamo immaginare a malapena, e che
debba finire con lestinguersi in un freddo interminabile o in un calore infernale. Pi
luniverso ci sembra comprensibile, pi ci appare assurdo.
2.4.2.2.
Asimov, In principio (1981)
(In The Beginning , Crown/Stonesong Press)

Il primo atto divino di cui la Bibbia dia notizia la creazione delluniverso. Ma


poich Dio eterno, deve esserci stato un periodo di tempo infinitamente lungo prima di
questo atto creativo. Che cosa faceva Dio durante questo tempo infinitamente lungo?
Creava linferno per quelli che fanno domande del genere, sembra esclamasse
SantAgostino quando gli fu posta questa domanda.
Ignorando (se osiamo) santAgostino, possiamo azzardare qualche congettura.
Dio, per esempio, potrebbe avere occupato il suo tempo creando una innumerevole
gerarchia angelica. E potrebbe anche aver creato un numero infinito di universi, uno
dopo laltro, ciascuno con finalit proprie; il nostro sarebbe soltanto lesemplare attuale
della serie, a cui seguiranno infiniti altri. Oppure Dio potrebbe non aver fatto altro, fino
al momento della creazione, che meditare sul suo infinito se stesso.
Tutte le possibili risposte alla domanda in questione sono tuttavia semplici
supposizioni; nessuna sorretta da prove. E non solo mancano le prove scientifiche:
non ci sono neppure le risposte bibliche. Le risposte appartengono interamente alla sfera
della leggenda. Ma se passiamo nella sfera scientifica e pensiamo a un universo eterno,
dobbiamo chiederci che aspetto avesse luniverso prima di assumere la forma attuale di
circa 15 miliardi di anni fa. Anche qui bisogna ricorrere alle congetture. Luniverso
potrebbe essere esistito durante leternit come qualit sparsa ed estremamente
rarefatta di materia e di energia, lentissimamente coagulatasi in un piccolo oggetto
ultradenso, luovo cosmico, poi esploso formando luniverso odierno: un universo
destinato a espandersi in perpetuo, fino a ridiventare una quantit sparsa ed
75

estremamente rarefatta di materia e di energia. Oppure c un alternarsi di espansione e


contrazione, una serie infinita di uova cosmiche, che esplodono formando ogni volta un
nuovo universo. Il nostro solo lesemplare attuale di una serie infinita.
La scienza, comunque, non ancora riuscita a sapere quel che accadde prima
dellesplosione delluovo cosmico, esplosione che ha dato vita al nostro universo. La
Bibbia e la scienza concordano nellincapacit di dire qualcosa di certo su ci che
accadde prima di questo inizio. La differenza questa: la Bibbia non sar mai in grado di
dircelo. un testo definitivamente concluso, e su questo punto non dice nulla. La
scienza, invece, continua a evolversi, e forse un giorno sar in grado di rispondere a
quesiti adesso insolubili.
2.4.2.3.
Genesi
Capitolo 1

[1] In principio Dio cre il cielo e la terra. [2] Ora la terra era informe e deserta e le
tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
[3] Dio disse: Sia la luce!. E la luce fu. [4] Dio vide che la luce era cosa buona e
separ la luce dalle tenebre [5]e chiam la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu
mattina: primo giorno.
[6] Dio disse: Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle
acque. [7] Dio fece il firmamento e separ le acque che sono sotto il firmamento, dalle
acque che son sopra il firmamento. E cos avvenne. [8] Dio chiam il firmamento cielo. E
fu sera e fu mattina: secondo giorno.
[9] Dio disse: Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia
l'asciutto.
E cos avvenne. [10] Dio chiam l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide
che era cosa buona. [11] E Dio disse: La terra produca germogli, erbe che producono
seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la
sua specie. E cos avvenne: [12] la terra produsse germogli, erbe che producono seme,
ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme,
secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. [13] E fu sera e fu mattina:
terzo giorno.
[14] Dio disse: Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla
notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni [15] e servano da luci
nel firmamento del cielo per illuminare la terra. E cos avvenne: [16] Dio fece le due
luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte,
e le stelle. [17] Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra [18] e per
regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa
buona. [19] E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
76

[20] Dio disse: Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra,
davanti al firmamento del cielo. [21] Dio cre i grandi mostri marini e tutti gli esseri
viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli
alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. [22] Dio li benedisse: Siate
fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla
terra. [23] E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
[24] Dio disse: La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e
bestie selvatiche secondo la loro specie. E cos avvenne: [25] Dio fece le bestie
selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili
del suolo secondo la loro specie.
E Dio vide che era cosa buona. [26] E Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a
nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su
tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.
[27] Dio cre l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo cre;
maschio e femmina li cre.
[28] Dio li benedisse e disse loro:
Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra.
[29] Poi Dio disse: Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che su tutta la terra
e ogni albero in cui il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. [30] A tutte le
bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e
nei quali alito di vita, io do in cibo ogni erba verde. E cos avvenne. [31] Dio vide
quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
2.4.2.4.
INDUISMO
Rigveda X, 129
(tr. it. di V. Papesso)

1. Allora non cera il non essere, non cera lessere; non cera latmosfera, n il cielo che
al di sopra. Che cosa si muoveva? Dove? Sotto la protezione di chi? Che cosera
lacqua (del mare), inscandagliabile, profonda?
2. Allora non cera la morte, n limmortalit: non cera il contrassegno della notte e del
giorno. Senza (produrre) vento respirava per propria forza quellUno; oltre a lui non
cera nientaltro.
77

3. Tenebra ricoperta da tenebra era in principio; tutto questo (universo) era


ondeggiamento indistinto. Quel principio vitale che era serrato dal vuoto gener se
stesso come lUno mediante la potenza del proprio calore.
4. Il desiderio del principio sopravvenne a lui, il che fu il primo seme della mente. I
saggi trovarono la connessione dellessere nel non-essere cercando con riflessione
nel loro cuore.
5. Trasversale fu tesa la loro corda: vi fu un sopra, vi fu un sotto? Vi erano fecondatori,
vi erano potenze: sotto lo stimolo, sopra lappagamento.
6. Chi veramente sa, chi pu spiegare donde originata, donde questa creazione? Gli
dei sono al di qua (posteriori) della creazione di questo mondo; perci chi sa donde
essa avvenuta?
7. Donde avvenuta questa creazione, se lha prodotta o se no, colui, che di questo
(mondo) il sorvegliatore nel cielo supremo, egli certo lo sa, seppure non lo sa.
2.4.2.5.
Rigveda, X, 90

Quando divisero il Purusa, in quante parti lo fecero? Che cosa chiamato la sua bocca,
che cosa sono chiamate le cosce e i piedi?
Il brahmana fu la sua bocca, le braccia divennero il rajanya (il guerriero), le sue cosce il
vaishya (lartigiano), dai piedi nacque il shudra (il servitore).
La luna nacque dalla mente, il sole nacque dallocchio, dalla bocca (gli dei) Indra e Agni
dalla bocca, dal respiro nacque Vyu.
Dallombelico origin latmosfera, dalla testa il cielo, dai piedi la terra, dallorecchio i
punti cardinali: cos formarono i mondi.
2.4.2.6.
Il gigante Pangu
(racconto popolare cinese)

Allinizio nelluniverso predominava soltanto il caos tenebroso. Questa tenebra


prese la forma di un uovo, e in questuovo nacque Pangu, il primo essere vivente. Pangu
dormiva, nutrito e protetto dalluovo. Quando, dopo molti anni, si svegli, Pangu era
cresciuto a dismisura: era diventato un gigante. Egli si stir, rompendo luovo. Le parti
pi leggere e pi pure delluovo salirono in alto e formarono il cielo; le parti pi pesanti e
pi impure sprofondarono e formarono la terra. Questa fu lorigine delle forze che si
chiamano yin e yang.
Pangu temeva che il cielo e la terra si riunissero e, per evitarlo, si frappose fra loro
come un gigantesco pilastro; mise i piedi sulla terra e sollev sulle spalle il cielo. Per i
successivi diciottomila anni Pangu crebbe tre metri al giorno, cosicch il cielo e la terra
furono cos lontani che non avrebbero potuto riunirsi. Alla fine il cielo e la terra restarono
per sempre distanti cinquantamila chilometri. Pangu, stremato per lenorme fatica,
stramazz al suolo e mor. Alla sua morte, dalle diverse parti del suo corpo si formarono
i fenomeni naturali. Il suo respiro si trasform nel vento e nelle nuvole, la sua voce si
trasform nel tuono e nel chiarore, il suo occhio sinistro divenne il sole, quello destro la
78

luna. I quattro punti cardinali e le montagne sorsero dai suoi arti e dal suo tronco, il suo
sangue form i fiumi che attraversano la terra, le sue vene formarono le strade e i
sentieri, la sua carne divenne alberi e terra, i capelli sulla sua testa divennero le stelle
nel cielo, mentre la sua pelle e i peli del suo corpo si trasformarono in erba e fiori.
Metalli e pietre sorsero dai suoi denti e dalle sue ossa, il suo sudore si trasform in
rugiada e i parassiti sul suo corpo formarono le diverse razze degli esseri umani. In
questo modo il gigante Pangu cre luniverso.
RELIGIONI TRADIZIONALI AMERICANE
2.4.2.7.
La creazione del mondo yakima
(da: Miti e leggende degli indiani dAmerica, a cura di R. Erdoes e A. Ortiz, Milano, ed.
Paoline)

Agli inizi del mondo vera solo acqua. Whee-me-me-ow-ah, il Grande Capo Lass,
viveva su nel cielo tutto solo. Quando decise di fare il mondo, venne gi in luoghi dove
lacqua era poco profonda e cominci a tirar su grandi manciate di fango che divennero
terraferma.
Fece un mucchio di fango cos alto che per il gelo divenne duro e si trasform in
montagne. Quando cadde la pioggia, questa si trasform in ghiaccio e neve sulle cime
delle alte montagne. Un po di quel fango indur e divenne roccia. Da quel tempo le
rocce non sono mutate, sono diventate solo pi dure.
Il Grande Capo Lass fece crescere gli alberi sulla terra, e anche radici e bacche.
Con una palla di fango fece un uomo e gli disse di prendere i pesci nellacqua, i daini e
laltra selvaggina nelle foreste. Quando luomo divenne malinconico, il Grande Capo
Lass fece una donna affinch fosse la sua compagna e le insegn come preparare le
pelli, come trovare cortecce e radici, e come fare dei cesti con quelle. Le insegn quali
bacche usare per cibo e come accoglierle e seccarle. Le mostr come cucinare il
salmone e la cacciagione che luomo portava.
RELIGIONI TRADIZIONALI OCEANICHE
2.4.2.8.
Chatwin, The Songlines (1987)
(tr. it. Le vie dei canti, Milano: Adelphi, 1988: 101)

In principio la Terra era una pianura sconfinata e tenebrosa, separata dal cielo e
dal grigio mare salato, avvolta in un crepuscolo indistinto. Non cerano n Sole n Luna
n Stelle. Tuttavia, molto lontano, vivevano gli Abitanti del Cielo: esseri spensierati e
indifferenti, dalle fattezze umane ma con zampe da em, e capelli dorati lucenti come
ragnatele al tramonto; erano senza et e perennemente giovani, poich esistevano da
sempre nel loro verde Paradiso lussureggiante al di l delle Nuvole occidentali.
Sulla superficie della Terra si vedevano soltanto le buche che un giorno sarebbero
diventate i pozzi. Non cerano n animali n piante, ma molli masse di materia
79

concentrate intorno alle buche: grumi di minestra primordiale, silenziosi, ciechi, senza
respiro n veglia sonno: ciascuno aveva in s lessenza della vita o la possibilit di
diventare umano.
Ma sotto la crosta della Terra brillavano le costellazioni, il Sole splendeva, la Luna
cresceva e calava, e giacevano nel sonno tutte le forme di vita: il fiore scarlatto di un
pisello del deserto, liridescenza di unala di farfalla, i vibranti baffi bianchi di Vecchio
Uomo Canguro - assopiti come i semi del deserto che devono aspettare un acquazzone
di passaggio.
Il mattino del Primo Giorno, al Sole venne una gran voglia di nascere. (Quella sera
le Stelle e la Luna lo avrebbero imitato). Il Sole squarci improvvisamente la superficie e
inond la Terra di luce dorata, riscaldando le buche in cui dormiva ogni Antenato.
Questi Uomini dei Tempi Antichi, diversamente dagli Abitanti del Cielo, non erano
mai stati giovani. Erano vecchi zoppi e stremati dalla barba grigia e le membra nodose,
e per tutti i secoli avevano dormito in solitudine. Accadde cos che quel primo mattino
ogni Antenato dormiente sentisse il calore del Sole premere sulle proprie palpebre e il
proprio corpo che generava dei figli. LUomo Serpente sent i serpenti strisciargli fuori
dallombelico. LUomo Cacatua sent le piume. LUomo Bruco sent una contorsione, la
Formica del Miele un prurito, il Caprifoglio sent schiudersi foglie e fiori. LUomo
Bandicoot sent piccoli bandicoot che fremevano sotto le sue ascelle. Ogni essere
vivente, ciascuno nel suo diverso luogo di nascita, sal a raggiungere la luce del giorno.
In fondo alle loro buche (che ora si stavano riempiendo dacqua) gli Antenati
distesero una gamba, poi laltra. Scrollarono le spalle e piegarono le braccia. Si alzarono
facendo forza contro il fango. Le loro palpebre si aprirono di schianto: videro I figli che
giocavano al sole.
Il fango si stacc dalle loro cosce, come la placenta di un neonato. Poi, come
fosse il primo vagito, ogni Antenato apr la bocca e grid: Io sono!. Sono il Serpente
il Cacatua la Formica del Miele il Caprifoglio. E questo primo Io sono!, questo
primordiale dare nome, fu considerato, da allora e per sempre, il distico pi sacro e
segreto del Canto dellAntenato.
Ogni Uomo del Tempo Antico (che ora si crogiolava al sole) mosse un passo col
piede sinistro e grid un secondo nome. Mosse un passo col piede destro e grid un
terzo nome. Diede nome al pozzo, ai canneti, agli eucalipti: si volse a destra e a sinistra,
chiam tutte le cose alla vita e coi loro nomi intesse dei versi.
Gli Uomini del Tempo Antico percorsero tutto il mondo cantando: cantarono i
fiumi e le catene di montagne, le saline e le dune di sabbia. Andarono a caccia,
mangiarono, fecero lamore, danzarono, uccisero: in ogni punto delle loro piste
lasciarono una scia di musica.
Avvolsero il mondo intero in una rete di canto; e infine, quando ebbero cantato la
Terra, si sentirono stanchi. Di nuovo sentirono nelle membra la gelida immobilit dei
secoli. Alcuni sprofondarono nel terreno, l doverano. Altri strisciarono dentro le grotte.
Altri ancora tornarono lentamente alle loro Dimore Eterne, ai pozzi ancestrali che li
avevano generati.
Tutti tornarono dentro.

80

BUDDHISMO
2.4.2.9.
Il discorso della freccia
(da H. Oldenberg, Budda, TEA: 1992: 296-297)

Il reverendo Malunkyaputta va a trovare il Maestro e gli esprime il suo stupore per


il fatto che la predicazione del Maestro lascia senza soluzione una serie di questioni,
proprio fra le pi importanti e profonde. Il mondo eterno o limitato nel tempo? Il
mondo infinito o ha una fine? []
[Cos risponde il Buddha:]

Un uomo stato colpito da una freccia avvelenata: subito gli amici e i parenti
hanno chiamato un abile medico. Che accadrebbe se il malato si mettesse a dire: - Io
non voglio lasciarmi medicare la ferita finch non sappia che uomo quello che mi ha
colpito, se un nobile o un Bramano, un Vaishya o un Shudra o se dicesse: - Io non
voglio lasciarmi medicare la ferita finch non sappia come si chiama luomo che mi ha
ferito e a quale famiglia appartiene, se alto o basso o di media statura e com fatta
larma che mi ha colpito? Come andrebbe a finire? Che luomo morrebbe dalla ferita.
Per quale ragione il Buddha non ha insegnato ai suoi discepoli se il mondo finito
o infinito, se il santo continua o no a vivere di l della morte? Perch la conoscenza di
queste cose non fa fare alcun progresso sulla via della santit, perch ci non serve alla
pace e alla illuminazione, ecco che cosa Buddha ha insegnato ai suoi discepoli: la verit
sul dolore, la verit sullorigine del dolore, sulla soppressione del dolore, sulla via che
mena alla soppressione del dolore. Per questo appunto, Malunkyaputta, quello che non
stato rivelato da me, resti irrivelato, e quello che stato rivelato, sia rivelato.
2.4.3. Letica
2.4.3.1.
EBRAISMO: I Dieci Comandamenti
(Esodo, 20:1-17)

Dio allora pronunci tutte queste parole: Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho
fatto uscire dal paese dEgitto, dalla condizione di schiavit: non avrai altri di di fronte a
me. Non ti farai idolo n immagine alcuna di ci che lass nel cielo n di ci che
quaggi sulla terra, n di ci che nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a
loro e non li servirai. perch io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la
colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi
odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e
osservano i miei comandi.
Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perch il Signore non lascer
impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo
lavoro; ma il settimo giorno il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun
lavoro, n tu, n tuo figlio, n tua figlia, n il tuo schiavo, n la tua schiava, n il tuo
81

bestiame, n il forestiero che dimora presso di te, perch in sei giorni il Signore ha fatto
il cielo e la terra e il mare e quanto in essi, ma si riposato il giorno settimo. Perci il
Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.
Onora tuo padre e tua madre, perch si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti
d il Signore, tuo Dio.
Non uccidere.
Non commettere adulterio.
Non rubare.
Non pronunciar falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare la moglie del tuo prossimo, n il suo schiavo, n la sua schiava, n
il suo bue, n il suo asino, n alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.
2.4.3.2.
CRISTIANESIMO: Il Sermone della Montagna
(in Luca, 6, 20-35)

Beati voi poveri,


perch vostro il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame,
perch sarete saziati.
Beati voi che ora piangete,
perch riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e
v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio
dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perch, ecco, la vostra ricompensa
grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perch avete gi la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi,
perch avrete fame.
Guai a voi che ora ridete,
perch sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.
Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi
odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi
ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la
tunica. D a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ci che volete
gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che
merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi
82

fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a
coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono
prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro
premio sar grande e sarete figli dell'Altissimo; perch egli benevolo verso gl'ingrati e i
malvagi.
2.4.3.3.
INDUISMO: Bhagavad-gita (Il canto del Glorioso Signore),
12, 13-20 e 13, 7-11 (tr.it. di Stefano Piano, Edizioni San Paolo, Milano, 1994)
(12, 13-20)

Chi non odia creatura alcuna,


ma tutte le ama e ne ha compassione,
privo di attaccamento e di egoismo,
equanime nel dolore e nel piacere, paziente,
sempre contento, capace di controllarsi,
padrone di s, risoluto,
con la mente e lintelletto fissi su di me,
a me teneramente devoto costui mi caro.
Colui che il mondo non teme
e che non teme il mondo,
che libero da moti di gioia e dinsofferenza,
di paura e di ansia costui mi caro.
Colui che nulla si attende,
che puro, esperto, impassibile, senzaffanni,
che ha abbandonato ogni iniziativa interessata,
a me teneramente devoto costui mi caro.
Colui che non esulta n odia,
che non si rammarica e non brama,
che ha lasciato da parte cos il bene come il male,
che mi teneramente devoto costui mi caro.
Colui che uguale col nemico e con lamico,
nellonore e nel disprezzo, nel freddo e nel caldo,
nel piacere e nella sofferenza,
libero da legami,
uguale verso il biasimo e la lode,
silenzioso, soddisfatto di qualunque cosa,
senza una dimora, con la mente ben salda,
83

pieno di tenera devozione questuomo mi caro.


Ma quelli che con fede, a me totalmente votati,
credono fermamente in queste parole di saggezza immortale
che ora ho enunciato e mi sono teneramente devoti
costoro mi sono sommamente cari!
2.4.3.4.
BUDDHISMO: Dhammacakkappavattana-sutta (Discorso della messa in moto della
ruota del dhamma), 17-22
(tr. it. di Saverio Marchignoli, in Bori [ed.], Per un percorso etico tra culture, Roma:
Carocci, 1998)

Due, o monaci, sono gli estremi che non deve seguire chi andato via [dalla vita
comune]. Quali sono questi due estremi? Uno la dedizione, nei desideri, ai piaceri dei
desideri, bassa, rozza, volgare, ignobile, senza profitto; laltro la dedizione
allautomacerazione, dolorosa, ignobile, senza profitto.
Ora, o monaci, evitando questi due estremi, una via mediana stata compresa nel
risveglio del Tathagata [epiteto del Buddha], una via che produce vista, che produce
conoscenza, e conduce alla quiete, al sapere, al completo risveglio, al nibbana [o
nirvana].
E qual , o monaci, questa via mediana, compresa nel risveglio del Tathagata, che
produce vista, che produce conoscenza, e conduce alla quiete, al sapere, al completo
risveglio, al nibbana? il nobile sentiero a otto membri, e cio: retta visione, retta
intenzione, retta parola, retta azione, retto modo di vivere, retto sforzo, retta
consapevolezza, retta concentrazione. questa, o monaci, quella via intermedia,
compresa nel risveglio del Tathagata, che produce vista, che produce conoscenza, e
conduce alla quiete, al sapere, al completo risveglio, al nibbana.
Ora, o monaci, questa la nobile verit riguardo al dolore: la nascita dolore, la
vecchiaia dolore, la malattia dolore, la morte dolore, lunione con ci che
spiacevole dolore, la separazione da ci che piacevole dolore, non soddisfare un
desiderio dolore, in breve i cinque aggregati dellattaccamento sono dolore.
Ora, o monaci, questa la nobile verit riguardo allorigine del dolore: essa
quella sete, che procura rinascita, che si accompagna al piacere e alla passione, che
cerca il piacere ora qui ora l; sete di desiderio, sete di esistenza, sete di non-esistenza.
Ora, o monaci, questa la nobile verit riguardo alla cessazione del dolore: essa
appunto la cessazione di questa sete e il completo distacco da essa, labbandono di
essa, la rinuncia ad essa, la liberazione da essa, la non dipendenza da essa.
Ora, o monaci, questa la nobile verit riguardo alla via che conduce alla
cessazione del dolore: appunto il nobile sentiero in otto parti, e cio: retta visione,
84

retta intenzione, retta parola, retta azione, retto modo di vivere, retto sforzo, retta
consapevolezza, retta concentrazione.
2.4.3.5.
CONFUCIANESIMO: Mencio (II, A, 6)
(tr. it. Scarpari, in Bori, Per un percorso etico tra culture, Roma: Carocci, 1998)

1. Tutti gli uomini hanno un animo sensibile allaltrui sofferenza.


2. Gli antichi sovrani avevano un animo sensibile e, di conseguenza, attuarono governi
compassionevoli: esercitare un governo compassionevole con animo sensibile allaltrui
sofferenza rendeva facile governare il mondo come se questo girasse sul palmo della
propria mano.
3. La ragione per cui affermo che tutti gli uomini hanno un animo sensibile allaltrui
sofferenza la seguente: supponi che vi siano delle persone che allimprovviso vedano
un bimbo mentre sta per cadere in un pozzo. Ebbene, tutte proveranno in cuor loro un
senso di apprensione e di sgomento, di partecipazione e di compassione. Questa
reazione non dipende certo dallesigenza di mantenere buoni rapporti con i genitori del
bambino, n dal desiderio di essere elogiati da vicini e amici, e neppure perch
disturbino le grida del bambino.
4. Da tutto questo si pu arguire che non sono uomini quanti sono privi di un animo
sensibile ai sentimenti della partecipazione e della compassione, della vergogna e
dellindignazione, della deferenza e dellacquiescenza, e del senso di ci che giusto e di
ci che non giusto.
5. I sentimenti della partecipazione e della compassione sono il principio della
benevolenza [ren], i sentimenti della vergogna e dellindignazione sono il principio della
rettitudine [yi]; i sentimenti della deferenza e dellacquiescenza sono il principio delle
tradizionali norme di comportamento [li], il senso di ci che giusto e di ci che non
giusto il germoglio della saggezza [zhi].
6. Luomo possiede questi quattro princpi, cos come possiede le quattro membra.
Possedere questi quattro germogli, ma sostenere di non essere in grado di farli crescere,
equivale a mutilare se stessi; sostenere che il proprio sovrano non in grado di farli
crescere, equivale a mutilare il proprio sovrano.
7. Tutti quanti abbiamo i quattro princpi in noi; se sapremo farli prosperare, essi si
svilupperanno come un fuoco che inizia ad ardere o una sorgente che inizia a sgorgare.
Se riusciremo a fare in modo che essi si sviluppino completamente, essi basteranno per
proteggere chiunque allinterno dei quattro mari, ma se non dovessimo riuscire
nellimpresa, non basteranno nemmeno per adempiere agli obblighi verso il padre e la
madre.
MORALE LAICA

2.4.3.6.
UMBERTO ECO, Che cosa crede chi non crede, Roma: Atlantide editoriale (1996)
(VAI A 1.4.4.6.)

85

Come anche ci insegnano le pi laiche tra le scienze umane, laltro, il suo


sguardo, che ci definisce e ci forma. Noi (cos come non riusciamo a vivere senza
mangiare o senza dormire) non riusciamo a capire chi siamo senza lo sguardo e la
risposta dellaltro. Persino chi uccide, stupra, deruba, conculca, fa questo in momenti
eccezionali, ma per il resto della vita l a mendicare dai suoi simili approvazione,
amore, rispetto, lode. E persino a coloro che umilia chiede il riconoscimento della paura
e della sottomissione. In mancanza di questo riconoscimento, il neonato abbandonato
nella foresta non si umanizza (oppure come Tarzan cerca a ogni costo laltro nel volto di
una scimmia), e si potrebbe morire o impazzire se si vivesse in una comunit in cui
sistematicamente tutti avessero deciso di non guardarci mai e di comportarsi come se
non esistessimo.
Come mai allora ci sono o ci sono state culture che approvano il massacro, il
cannibalismo, lumiliazione del corpo altrui? Semplicemente perch esse restringono il
concetto di altri alla comunit tribale (o alletnia) e considerano i barbari come essere
disumani. []. che il riconoscimento del ruolo degli altri, la necessit di rispettare in
loro quelle esigenze che reputiamo irrinunciabili per noi, il prodotto di una crescita
millenaria.
[]
davvero questo sentimento [il sentimento degli altri] cos forte da giustificare
unetica tanto determinata e inflessibile, tanto saldamente fondata come quella di coloro
che credono nella morale rivelata, nella sopravvivenza dellanima, nei premi e nei
castighi? Ho cercato di basare i princpi di unetica laica su un fatto naturale [] quale la
nostra corporalit e lidea che noi sappiamo istintivamente che abbiamo unanima (o
qualcosa che ne fa la funzione) solo in virt della presenza altrui. Dove appare che
quella che ho definito come etica laica in fondo unetica naturale, che neppure il
credente disconosce. Listinto naturale, portato a giusta maturazione e autocoscienza,
non un fondamento che dia garanzie sufficienti? Certo possiamo pensare che non sia
sprone sufficiente alla virt, tanto, pu dire chi non crede, nessuno sapr del male
che sto segretamente facendo. Ma [] chi non crede che nessuno lo osservi dallalto sa
anche che proprio per questo non c neppure Qualcuno che possa perdonare. Se sa
di aver fatto il male, la sua solitudine sar senza limiti, e la sua morte disperata. Tenter
piuttosto, pi del credente, il lavacro della confessione pubblica, chieder il perdono
degli altri. Questo lo sa, dallintimo delle sue fibre, e quindi sa che dovr in anticipo
perdonare gli altri. Altrimenti come si potrebbe spiegare che il rimorso sia un sentimento
avvertito anche dai non credenti?
[]
Per questo ritengo che, sui punti fondamentali, unetica naturale - rispettata nella
profonda religiosit che la anima possa incontrarsi coi princpi di unetica fondata sulla
fede nella trascendenza, la quale non pu non riconoscere che i princpi naturali sono
stati scolpiti nel nostro cuore in base a un programma di salvezza. Se rimangono, come
certo rimarranno, dei margini non sovrapponibili, non diversamente accade nellincontro
tra religioni diverse.

86

3. BASIC IDEA: possibile assumere diverse posizioni nei confronti di chi


appartiene a una religione diversa dalla propria

normale che chi appartiene a una certa tradizione religiosa ritenga che la propria
religione sia preferibile alle altre. Ci sono per diversi atteggiamenti possibili nei
confronti di chi appartiene a unaltra religione.
3.1. APPROFONDIMENTI
Immaginiamo unipotetica societ chiamiamola XXX composta interamente di
persone che non siano mai entrate in contatto con altre genti. Nel corso dei secoli, gli
XXX hanno elaborato una serie di credenze per spiegare qual lorigine del mondo,
perch si soffre, cosa succede dopo la morte; inoltre, hanno sviluppato un sistema etico,
che indica cos il bene e cos il male e che prescrive alcune regole di comportamento
che tutti coloro che appartengono al gruppo sono tenuti a rispettare. Le credenze degli
XXX vengono tramandate di generazione in generazione, sotto forma di racconti, di riti,
di leggi, di consuetudini, e cos via. Naturalmente gli XXX sono certi della verit assoluta
delle proprie credenze, e ritengono che queste gli siano state consegnate direttamente
dalla/e divinit a cui rivolgono il proprio culto.
Ma ecco che, a un certo punto, nella terra degli XXX arriva un altro gruppo di
persone che chiameremo YYY le quali hanno elaborato per conto proprio una visione
della vita, un modo di rappresentare la divinit, un insieme di pratiche diverse da quelle
in cui credono gli XXX. Anche gli YYY si chiedono com nato il mondo, perch si soffre,
cosa succede dopo la morte, cos il bene e cos il male, ma le risposte che si danno
non sono le stesse di quelle degli XXX. Anche gli YYY rispettano usanze, prescrizioni e
divieti comportamentali, ma le loro abitudini sono diverse da quelle degli XXX: ad
esempio gli YYY possono mangiare tutti i frutti fuorch quelli rossi (considerati impuri),
laddove per la religione degli XXX gli unici frutti che assolutamente vietato mangiare
sono quelli gialli.
Entrando in contatto reciproco, gli XXX e gli YYY si rendono conto che molte delle
credenze che ognuno dei due gruppi d per scontate non sono condivise da tutti.
Tramite il confronto con laltro sistema di credenze, ciascuna tradizione definisce le
proprie caratteristiche specifiche e prende coscienza della propria esistenza come
religione.
Cosa succede quando gli XXX e gli YYY si incontrano e, per la prima volta,
sperimentano con sorpresa la diversit degli altri? Per certi versi ci che accade dipende
dallatteggiamento (amichevole o aggressivo) con cui ciascuno dei due gruppi viene
incontro allaltro: il contatto tra religioni anzitutto un contatto tra persone. Cos, se gli
XXX accolgono gli YYY con doni e con prove damicizia, e se questo atteggiamento
ricambiato dagli YYY, pi probabile che tra le due religioni sorgano sentimenti di
simpatia e di fiducia reciproca. Ma se, al contrario, uno dei due gruppi vuole conquistare
o sottomettere laltro, verosimile che tra le due religioni si instauri un rapporto di
diffidenza se non di ostilit aperta.
87

del tutto naturale che sia gli XXX che gli YYY ritengano che la propria religione
sia migliore (pi vera, pi giusta) dellaltra: per ciascuno dei due gruppi, si tratta della
religione dei propri padri e delle proprie madri, e dunque negarne la verit assoluta
sarebbe un po come tradire leredit spirituale dei propri avi. Ma a partire dal legittimo
orgoglio che ciascuno prova per la propria religione, sono possibili diversi atteggiamenti
nei confronti di coloro che aderiscono allaltra religione.
Tra gli XXX, cos come tra gli YYY, ci sono sia persone disponibili allincontro
pacifico con gli altri, sia persone che se ne sentono minacciate. Per discutere su come
comportarsi con gli YYY, i notabili della comunit XXX si riuniscono in assemblea, e dal
dibattito emergono diversi pareri.
C UN SOLO DIO ED IL MIO
La maggior parte degli XXX crede fermamente nella verit assoluta della propria
religione, e non ammette che anche la religione degli YYY possa essere, a modo suo,
vera.
Infatti essi dicono come possono essere ugualmente vere due religioni che
non si assomigliano affatto, che prescrivono comportamenti diversi ai propri credenti, e
che non concordano neppure su ci che lecito mangiare? Come pu Dio o gli dei
essersi manifestato in modi talmente differenti alle due genti? Evidentemente gli YYY
hanno torto, e bisogna fare in modo che essi si avvedano del loro errore.
GLI ALTRI HANNO TORTO E IO LI ELIMINO
Tra coloro che ritengono che ci sia una sola vera fede (la propria), mentre tutte le
altre sono false e idolatriche, qualcuno dichiara che lunica soluzione di eliminare il
culto degli YYY, anche a costo di impiegare la violenza. Bisogna sopprimere tutto ci che
riguarda il culto avversario: distruggere i luoghi sacri, cancellare le rappresentazioni delle
false divinit (che offendono quella vera), impedire ai devoti dellaltra religione di
esercitare il proprio culto. E se gli infedeli si opporranno a simili misure, rifiutandosi di
ritrattare la propria fede per convertirsi allunica vera religione, bisogner costringerli
con la forza, o addirittura ucciderli: Dio stesso (o gli dei) che lo vuole.
- Ma siamo sicuri ribatte un altro XXX che sia proprio questa la volont divina?
Il nostro Dio (o i nostri dei) ci ha insegnato che uccidere un essere umano male, e che
non si deve fare agli altri ci che non si vorrebbe fosse fatto a s. Si pu sospendere
questa regola, e proprio in nome della fede religiosa?
- C anche un altro problema. Poniamo che gli YYY siano altrettanto convinti di
quanto lo siamo noi della verit della propria religione: potrebbero rispondere alla nostra
violenza con altra violenza. Siamo forti, e forse per un certo periodo potremmo avere il
sopravvento su di loro. Ma dopo qualche tempo gli YYY, o i loro figli, potrebbero
ricambiare le offese subite. proprio questo che vogliamo?

88

GLI ALTRI HANNO TORTO E IO LI CONVINCO


- Piuttosto che sterminare tutti coloro che non aderiscono alla vera fede, occorre
spiegare loro perch hanno torto, e convincerli della superiorit della nostra religione.
Facciamogli capire che solo se abbandonano la loro falsa religione in favore di quella
vera, essi potranno ottenere la salvezza, per accedere alle delizie di un mondo migliore.
Dio (o gli dei), che dalla nostra parte, ci guider e ci far capire come parlare ai cuori
degli YYY.
Molti XXX trovano che questa sia la migliore soluzione possibile, poich raggiunge
lo scopo senza ricorrere alla violenza.
Ma qualcuno solleva unobiezione:
- Se Dio (o gli dei) avesse voluto che gli YYY osservassero la religione degli XXX,
perch non ha fatto in modo che ci accadesse? Avr avuto i suoi buoni motivi, e chi
siamo noi per sostituirci a lui/lei/loro? Forse c una ragione per cui la Verit stata
comunicata solo a noi.
- Oltretutto, come possiamo essere sicuri che gli YYY accettino di buon grado di
convertirsi, e che non ci rispondano: e chi vi ha detto che la vostra religione pi
giusta della nostra? Per noi vero il contrario.
GLI ALTRI HANNO TORTO E IO LI IGNORO
- Evidentemente Dio (o gli dei) ha voluto che fossimo noi soli a ricevere la sua
Verit. Forse tra tutte le sue creature ama noi in modo particolare, e quindi non spetta a
noi di preoccuparci per ci in cui credono gli altri. Propongo di continuare a osservare la
nostra tradizione, ignorando la religione degli YYY.
Qualcuno osserva che, vivendo fianco a fianco con gli YYY, sarebbe difficile evitare
ogni contatto con loro. O si decide di dividere il territorio in due, per permettere a
ciascun gruppo di coltivare le proprie usanze e di esercitare la propria fede in
autonomia, oppure si deve trovare un modo per regolare i rapporti tra i due gruppi
senza intaccare la dimensione religiosa.
SIAMO TUTTI UNO STESSO DIO
Nellassemblea si alza una persona, che fino a quel momento ha ascoltato in
silenzio i discorsi degli altri, e dice:
- C unidea che accomuna tutte le vostre proposte, e che vorrei contestare:
secondo voi, gli YYY hanno torto perch non credono alle stesse cose a cui crediamo
noi. Per questo motivo vi soffermate sulle differenze che separano la religione degli XXX
da quella degli YYY, senza tenere conto di tutto ci che le avvicina.
- Non vi viene in mente che, forse, Dio (o gli dei) abbia voluto manifestarsi alle
diverse genti in modo leggermente diverso, a seconda delle usanze e delle consuetudini
89

di ciascuna? Una stessa madre si rivolge in maniera diversa a ciascuno dei suoi figli, pur
amandoli dello stesso amore, perch riconosce in essi delle differenze di carattere e di
disposizione. Cos, sebbene le manifestazioni religiose siano molto diverse tra loro, esse
potrebbero essere fatte risalire a un unico principio trascendente, per cui non ci sarebbe
nessuna sostanziale differenza tra il Dio (o gli dei) degli XXX e il Dio (o gli dei) degli YYY.
Tutte le religioni costituiscono altrettante strade per raggiungere la stessa meta:
lEssere eterno uno, ma gli esseri umani lo chiamano in molti modi.
Molti XXX rimangono colpiti da queste parole. Ma non ancora chiaro quali
conseguenze si debbano trarre dal discorso. Se siamo tutti uno stesso Dio, come ci si
deve comportare con gli YYY?
Qualcuno osserva che, stando cos le cose, ciascuno dovrebbe poter raggiungere
la salvezza seguendo liberamente il percorso che la propria tradizione di appartenenza
gli/le consiglia. Il che significherebbe che la religione degli XXX non sia pi vera di quella
degli YYY, supposizione che pochi XXX sarebbero disposti ad accettare.
Qualcun altro fa notare che, per lo stesso motivo (proprio perch ogni religione
parla dello stesso Dio), se un XXX si sentisse pi attratto alle usanze degli YYY che a
quelle della propria tradizione, dovrebbe essere libero di convertirsi allaltra religione,
con la piena approvazione della religione dorigine. Oppure potrebbe scegliere di creare
una sintesi personale tra le diverse religioni, selezionando da ciascuna gli elementi che
pi gli/le si addicono.
Al che alcuni XXX insorgono: - Troppo comodo: chi appartiene a una comunit
religiosa contrae con essa degli obblighi di lealt. Non si pu essere XXX e al contempo
YYY.
- Perch no? risponde il primo. Sono figlio di mia madre e di mio padre, e li
onoro entrambi, ciascuno a modo suo.
- Ma che succede se tuo padre e tua madre la pensano diversamente su qualche
aspetto della tua educazione? Se non si mettono daccordo, il volere di uno dei due
finisce col prevaricare su quello dellaltro. Chi ti assicura che, prima o poi, non ti
troveresti a dover violare i precetti degli XXX per rispettare quegli degli YYY?
- Capisco la tua obiezione, sebbene creda che, se dovessi trovarmi in una
situazione del genere, cercherei di ascoltare la mia coscienza.
- Mi viene in mente unaltra possibilit interviene un altro membro
dellassemblea. - Si potrebbero cercare le basi comuni delle due religioni per ravvicinare
e per riunire tutti i credenti sotto ununica fede. Se siamo tutti uno stesso Dio, allora non
dovrebbe esistere che una sola religione universale. Questa religione unica dovrebbe
essere ugualmente accessibile a tutti gli esseri umani.
- Una simile religione naturale, portatrice di tolleranza e di equilibrio sociale, si
potrebbe ridurre a poche idee molto semplici: Dio esiste (o gli dei esistono), ha creato il
mondo e premia la buona condotta in una vita futura.

90

- Ma chi decide qual la buona condotta? Quella descritta dagli XXX o quella di cui
parlano gli YYY? Il rischio che, soffermandosi esclusivamente sui punti in comune tra
le due religioni, si perdano di vista le differenze, che la buona volont non basta ad
annullare del tutto. Per molti XXX la religione naturale c gi, ed la propria. Suppongo
che lo stesso valga per gli YYY: quando ci riuniremo per confrontare le nostre rispettive
credenze, probabile che non riusciremo a metterci daccordo su ogni punto, e che
ognuno cercher di spingere laltro ad accettare le proprie verit, facendole passare
come naturali.
Finora abbiamo parlato come se esistesse ununica Verit, anche se abbiamo
ammesso che forse le varie religioni, ciascuna con la propria verit parziale, La
intendono in modi diversi. E se invece le verit fossero tante?
OGNUNO HA IL SUO DIO E VA RISPETTATO
- Gli XXX hanno il loro Dio (o i loro dei), e lo onorano nel modo che sembra loro
pi giusto. Ma anche gli YYY celebrano il proprio Dio (o i propri dei) secondo le loro leggi
e, per quanto ne sappiamo, in perfetta buona fede. Non affatto detto che il nostro Dio
(o dei) corrisponda al loro. E se anche il Dio (o gli dei) degli XXX e quello degli YYY sono
lo stesso, comunque non ci dato di sapere chi, tra i due gruppi, lo onori meglio. Non
conviene, dunque, accettare che ognuno abbia il proprio Dio (o dei), e come tale vada
rispettato, anche se non condiviso?

3.2. ESEMPI
Casi di convivenza pacifica:
Nel 1219 - in epoca di Crociate - Francesco dAssisi si rec dal Sultano dEgitto alMalik al Kamil, il quale lo accolse in pace e con tutti gli onori, pur senza pensare di
convertirsi al Vangelo che Francesco annunciava.
Villaggio di Nev Shalom - Waahat as Salaam, villaggio israeliano i cui abitanti,
musulmani, cristiani ed ebrei, da pi di 20 anni hanno deciso di vivere insieme nelle
loro differenze reciproche.
Trovate altri esempi di convivenza pacifica tra religioni diverse.

3.3. ESERCIZI
3.3.1. Ricerca monografica
Raccogliere materiali sui conflitti interreligiosi locali.
Gli educatori potranno discutere dei casi noti ai ragazzi ed esemplificarli cos:

91

Conquista di un altro paese per sconfiggere gli infedeli, e cio coloro che hanno
unaltra religione
Persecuzione degli eretici, e cio di coloro che cercano di introdurre idee diverse in
una religione
Discriminazione religiosa (si ritiene che i seguaci di una certa religione siano troppo
diversi da noi e abbiano gravi colpe, per cui in alcuni casi si decide di sterminarli)
Lotta sanguinosa tra i seguaci di due religioni nello stesso paese
Uno stato proibisce di seguire una certa religione o addirittura non vuole che se ne
segua alcuna.

Vai a http://www.religioustolerance.org/curr_war.htm per informazioni sui conflitti


interreligiosi attuali.
3.3.2. Discussione
Spiegare ai ragazzi le varie posizioni definite nella ricerca monografica e aprire una
discussione, al termine della quale i ragazzi stessi dovrebbero suggerire possibilit di
convivenza.

3.4. LETTURE
3.4.1.
THOMAS JEFFERSON

Note sulla Virginia (1781)


I diritti della coscienza non li abbiamo mai assoggettati, non potevamo
assoggettarli. Di essi noi rispondiamo soltanto al nostro Dio. I legittimi poteri del
governo si estendono a tali atti solo in quanto arrechino danno ad altri. Ma non mi
arreca torto alcuno il fatto che il mio vicino affermi che vi sono venti dei, o che non
esiste nessun Dio. Ci non vuota le mie tasche n mi rompe una gamba.
3.4.2.
UMBERTO ECO: Fondamentalismo, integrismo, razzismo e intolleranza

In termini storici il fondamentalismo un principio ermeneutico, legato


allinterpretazione di un Libro Sacro. Il fondamentalismo occidentale moderno nasce
negli ambienti protestanti degli Stati Uniti del XIX secolo ed caratterizzato dalla
decisione dinterpretare letteralmente le Scritture, specie per quanto riguarda quelle
nozioni di cosmologia di cui la scienza allepoca sembrava mettere in dubbio la veridicit.
Da cui il rifiuto spesso intollerante di ogni interpretazione allegorica e specialmente di
ogni forma di educazione che tentasse di minare la fiducia nel testo biblico, come
accadeva con il darwinismo trionfante.
Questa forma di letteralismo fondamentalista era antica, e gi presso i padri della
Chiesa cerano stati i dibattiti tra i partigiani della lettera e i sostenitori di unermeneutica
92

pi soffice, come quella di SantAgostino. Ma nel mondo moderno il fondamentalismo


stretto non poteva che essere protestante, dato che per poter essere fondamentalisti
occorre assumere che la verit sia data dallinterpretazione della Bibbia. Nellambiente
cattolico invece lautorit della Chiesa che garantisce linterpretazione e pertanto
lequivalente del fondamentalismo protestante assume se mai la forma del
tradizionalismo. Tralascio di considerare (perch lo faranno i miei colleghi oggi) la natura
del fondamentalismo musulmano ed ebraico.
Il fondamentalismo necessariamente intollerante? Lo sul piano ermeneutico,
ma non necessariamente su quello politico. Si pu immaginare una setta
fondamentalista che assume che i propri eletti abbiano il privilegio della retta
interpretazione delle Scritture, senza peraltro sostenere alcuna forma di proselitismo e
voler pertanto obbligare gli altri a condividere quelle credenze, o battersi per realizzare
una societ politica che si basi su di esse.
Si intende invece con integrismo una posizione religiosa e politica per la quale i
princpi religiosi debbono diventare al tempo stesso modello di vita politica e fonte delle
leggi dello stato. Se fondamentalismo e tradizionalismo sono in linea di principio
conservatori, ci sono degli integrismi che si vogliono progressisti e rivoluzionari. Ci sono
movimenti integristi cattolici che non sono fondamentalisti, che si battono per una
societ totalmente ispirata ai princpi religiosi senza peraltro imporre una interpretazione
letterale delle Scritture, e magari pronti ad accettare una teologia alla Teilhard de
Chardin. []
E il razzismo? Il razzismo nazista era certamente totalitario, si pretendeva
scientifico, ma non cera nulla di fondamentalistico nella dottrina della razza. Un
razzismo non-scientifico come quello della Lega italiana non ha le stesse radici culturali
del razzismo pseudo-scientifico (in realt non ha alcuna radice culturale); eppure
razzismo.
E lintolleranza? Si riduce a queste differenze e parentele tra fondamentalismo,
integrismo, razzismo? Ci sono state forme dintolleranza non razziste (come la
persecuzione degli eretici o lintolleranza delle dittature contro i loro oppositori).
Lintolleranza qualcosa di ben pi profondo che si pone alla radice di tutti i fenomeni
che ho considerato.
Fondamentalismo, integrismo, razzismo pseudo-scientifico sono posizioni teoriche
che presuppongono una Dottrina. Lintolleranza si pone prima di ogni dottrina.
3.4.3.
G. E. LESSING, Nathan il Saggio (1779)
(tr.it. A. Casalegno, Milano, Garzanti, 1992)

A Gerusalemme, durante le Crociate, il Saladino (che musulmano) chiede a


Nathan (ebreo) quale sia la vera fede: lIslam, lEbraismo o il Cristianesimo. Nathan
risponde raccontandogli la storia dei tre anelli:
NATHAN

Molti anni or sono un uomo in Oriente


Possedeva un anello inestimabile,
93

un caro dono. La sua pietra, un opale


dai cento bei riflessi colorati,
ha un potere segreto: rende grato
a Dio e agli uomini chiunque
la porti con fiducia. Pu stupire
se non lo toglieva mai dal dito,
e se dispose in modo che restasse
per sempre in casa sua? Egli lasci lanello
al suo figlio pi amato; e lasci scritto
che a sua volta quel figlio lo lasciasse
al suo figlio pi amato; e che ogni volta il pi amato dei figli diventasse,
senza tenere conto della nascita
ma soltanto per forza dellanello,
il capo e il signore del casato.
Tu mi segui, sultano?
SALADINO
Ti seguo. Vai avanti.
NATHAN

E lanello cos, di figlio in figlio,


giunse alla fine a un padre di tre figli.
Tutti e tre gli ubbidivano ugualmente
Ed egli, non poteva farne a meno,
li amava tutti nello stesso modo.
Solo di tanto in tanto luno o laltro
Gli sembrava il pi degno dellanello
Quando era con lui solo, e nessun altro
Divideva laffetto del suo cuore.
Cos, con affettuosa debolezza
Egli promise lanello a tutti e tre.
And avanti cos finch pot.
Ma, vicino alla morte, quel buon padre
Si trova in imbarazzo. Offendere cos
due figli, fiduciosi nella sua parola,
lo rattrista. Che cosa deve fare?
Egli chiama in segreto un gioielliere,
e gli ordina due anelli in tutto uguali
al suo; e con lui si raccomanda
che non risparmi n soldi n fatica
perch siano perfettamente uguali.
Lartista ci riesce. Quando glieli porta,
nemmeno il padre in grado di distinguere
lanello vero. Felice, chiama i figli
uno per uno, impartisce a tutti e tre
la sua benedizione, a tutti e tre
dona lanello e muore. Tu mi ascolti, sultano?
SALADINO (il quale, colpito, aveva girato il viso)
94

Ascolto, ascolto. Ma finisci presto


La tua favola. Ci sei?
NATHAN
Ho gi finito.
Quel che segue si capisce da s.
Morto il padre, ogni figlio si fa avanti
Con il suo anello, ogni figlio vuol essere
Il signore del casato. Si litiga, si indaga,
si accusa. Invano. Impossibile provare
quale sia lanello vero
(dopo una pausa, durante la quale egli attende la
risposta del sultano)

quasi come per noi


provare quale sia la vera fede.
SALADINO
Come?
Questa la tua risposta alla mi domanda?
NATHAN
Valga
Soltanto a scusarmi, se non oso
Cercare di distinguere gli anelli
Che il padre fece fare appunto al fine
Che fosse impossibile distinguerli.
SALADINO

Gli anelli! Non burlarti di me!


Le religioni che ti ho nominato
Si possono distinguere persino
Nelle vesti, nei cibi, nelle bevande!
NATHAN

E tuttavia non nei fondamenti.


Non si fondano tutte sulla storia,
scritta o tramandata? E la storia
solo per fede e per fedelt
devessere accettata, non vero?
E di quale fede e fedelt dubiteremo
Meno che di ogni altra? Quella dei nostri avi,
sangue del nostro sangue, quella di coloro
che dallinfanzia ci diedero prova
del loro amore, e che mai ci ingannarono,
se linganno per noi non era salutare?
Posso io credere ai miei padri
Meno che tu ai tuoi? O viceversa?
Posso forse pretendere che tu,
per non contraddire i miei padri, accusi i tuoi
di menzogna? O viceversa? E la stessa cosa
vale per i cristiani, non vero?
SALADINO

(Per il Dio vivente! Hai ragione.


95

Io devo ammutolire).
NATHAN
Ma torniamo
Ai nostri anelli. Come dicevo, i figli
Si accusarono in giudizio. E ciascuno
giur al giudice di avere ricevuto
lanello dalla mano del padre (ed era vero),
e molto tempo prima la promessa
dei privilegi concessi dallanello
(ed era vero anche questo). Il padre, ognuno se ne diceva certo, non poteva averlo
ingannato; prima di sospettare
questo, diceva, di un padre tanto buono,
non poteva che accusare dellinganno
i suoi fratelli, di cui pure era sempre
stato pronto a pensare tutto il bene;
e si diceva sicuro di scoprire
i traditori e pronto a vendicarsi.
SALADINO

E il giudice? Sono ansioso di ascoltare


Che cosa farai dire al giudice. Parla!
NATHAN

Il giudice disse: Portate subito


Qui vostro padre, o vi scaccer
Dal mio cospetto. Pensate che stia qui
A risolvere enigmi? O volete restare
Finch lanello vero parler?
Ma aspettate! Voi dite che lanello vero
Ha il magico potere di rendere amati,
grati a Dio e agli uomini. Sia questo
a decidere! Gli anelli falsi non potranno.
Su, ditemi: chi di voi il pi amato
Dagli altri due? Avanti! Voi tacete?
Leffetto degli anelli solo riflessivo,
non transitivo? Ciascuno di voi ama
solo se stesso? Allora tutti e tre
siete truffatori truffati! I vostri anelli
sono falsi tutti e tre. Probabilmente
lanello vero si perse, e vostro padre
ne fece fare tre per celarne la perdita
e per sostituirlo.
SALADINO
Magnifico! Magnifico!
NATHAN

Se non volete, prosegu il giudice,


il mio consiglio e non una sentenza,
andatevene! Ma il mio consiglio questo:
accettate le cose come stanno.
96

Ognuno ebbe lanello da suo padre:


ognuno sia sicuro che esso autentico.
Vostro padre, forse, non era pi disposto
A tollerare ancora in casa sua
La tirannia di un solo anello. E certo
Vi am ugualmente tutti e tre.
Non volle, infatti, umiliare due di voi
Per favorirne uno. Ors! Sforzatevi
Di imitare il suo amore incorruttibile
E senza pregiudizi. Ognuno faccia a gara
Per dimostrare alla luce del giorno
La virt della pietra nel suo anello.
E aiuti la sua virt con la dolcezza,
con indomita pazienza e carit,
e con profonda devozione a Dio.
Quando le virt degli anelli appariranno
Nei nipoti, e nei nipoti dei nipoti,
io li invito a tornare in tribunale,
fra mille e mille anni. Sul mio seggio
sieder un uomo pi saggio di me;
e parler. Andate! Cos disse
quel giudice modesto.

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