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Behavior-based safety : i risultati raggiunti nell’applicazione in un contesto industriale

Fogli d’informazione

gennaio-marzo 2007

Nicola Bottura

Ali, Ambiente lavoro impresa s.r.l.

L’interessante e completa Indagine integrata per l’approfondimento

dei casi d’infortunio mortale pubblicata dall’Ispesl, rende disponibile una notevole serie di dati e informazioni sul fenomeno infortunistico, con particolare riferimento agli infortuni gravi e mortali. Il documen- to costituisce un ottimo spunto per una serie di riflessioni sull’ap-

proccio utilizzato per la prevenzione degli infortuni e, più in genera- le, sulla gestione della sicurezza nelle aziende. Uno dei dati fondamentali che emerge con chiarezza, è costituito dal fatto che l’attività dell’infortunato o di terzi rappresenta il determi- nante di oltre il 50% degli infortuni. In oltre il 70% dei casi l’attività dell’infortunato rappresenta un modulatore “negativo”: ossia, quan- do l’esito dell’infortunio è legato a più fattori, l’attività dell’infortuna- to costituisce nella maggior parte dei casi un fattore aggravante.

Conclusione: il comportamento del lavoratore rappresenta un fattore centrale nella prevenzione infortuni.

I dati Ispesl confermano, attraverso una seria indagine scientifica, in- formazioni disponibili in letteratura fin dagli albori della moderna scienza della prevenzione degli infortuni. Si pensi, per esempio, alle conclusioni di H.W. Heinrich, che nella sua attività di ispettore della Travelers Insurance Company sin dagli anni Trenta arrivò ad attribui- re al fattore umano circa il 90% degli infortuni. Quindi “strumenti” in grado di permettere una corretta gestione del comportamento co- stituiscono un’arma vincente nella battaglia verso un’azienda “zero infortuni”. Se il teorema che migliorare i comportamenti equivale a ridurre gli infortuni trova una facile dimostrazione, ben più difficile è risponde- re alle domande conseguenti:

quali comportamenti migliorare?

quali sono gli strumenti più adatti per migliorarli?

come misurare il miglioramento?

Una delle possibili risposte è costituita dalle metodologie della behavior-based safety e dal loro adattamento alla realtà produttiva italiana (costituita in gran parte da Pmi), come succintamente de- scritto nel seguito dell’articolo, che descrive anche i risultati di una delle prime esperienze di applicazione in Italia.

  • 1. B EHAVIOR - BASED

SAFETY :

UNA

BREVE INTRODUZIONE

Le metodologie della cosiddetta behavioral Safety o behavior-based safety (Bbs), particolarmente in vo- ga a partire dagli anni Novanta soprattutto nel mon- do anglosassone, fondano le proprie radici teoriche nella behavioral analysis, quella branca della psico- logia che studia il comportamento umano, tentando di applicarne i risultati anche alla risoluzione dei pro- blemi di sicurezza sul lavoro. L’assunto principale (basato sugli studi dello psico- logo comportamentale B.F. Skinner), è che il com- portamento umano:

è preceduto da una serie di antecedenti (per esempio nei contesti aziendali: la formazione ri- cevuta, l’ordine del superiore, un cartello), è seguito da una serie di conseguenze (per esempio nei contesti aziendali: l’approvazione dei colleghi, una sanzione disciplinare, un pre- mio, ecc.).

Antecedenti e conseguenze contribuisco a modifi- care il comportamento umano, ma sono soprattutto le conseguenze del comportamento che lo modifi- cano in maniera diretta ed efficace: ovvio quindi che per modificare il comportamento sul posto di lavoro è necessario modificare soprattutto le conseguenze di tale comportamento. Tali conseguenze possono essere grossolanamente classificate in:

rinforzi che aumentano la probabilità che l’atto venga ripetuto, punizioni che diminuiscono la probabilità che l’atto venga ripetuto.

Il sistema di gestione della sicurezza deve essere quindi “tarato” per riconoscere i comportamenti cri- tici e fornire le conseguenze corrette, rinforzando i comportamenti sicuri e diminuendo la probabilità di quelli insicuri.

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La behavioral safety non è certamente una “moda” passeggera: le teorie della behavioral safety possono essere ricondotte anche agli studi di uno dei padri della moderna scienza della prevenzione infor- tuni, il già ricordato H.W. Heinrich, che sin dal 1931 teorizzò il noto triangolo della sicurezza.

FIGURA 1 - IL TRIANGOLO DELLA SICUREZZA [1]

the foundation of a major injury major injury 29 minor injuries 300 no-injury accidents gennaio-marzo 2007
the foundation of a major injury
major injury
29
minor injuries
300 no-injury accidents
gennaio-marzo 2007

Esprimendo in sintesi gli studi di Heinrich, possiamo affermare che a 29 infortuni minori e 1 infortunio grave o mortale, corrispondono 300 incidenti (senza infortunio), che generalmente non vengono re- gistrati o analizzati. La maggior parte di questi eventi è causata da at- ti insicuri; la prevenzione degli atti insicuri diviene quindi il fattore chiave di prevenzione degli infortuni; ed è quanto vuole fare la Bbs. In estrema sintesi, un intervento di behavior-based safety si basa sui

  • 8 seguenti “momenti” fondamentali:

    • 1. identificazione, elencazione e classificazione di comportamenti critici, che, se svolti in maniera insicura, possono determinare un infortunio (behavioral inventory o pinpointing );

    • 2. rilevazione dei comportamenti sul posto di lavoro (behavioral audit o behavioral observation), con riferimento alla frequenza di tali atti;

    • 3. identificazione del comportamento critico da affrontare, analisi del- le sue cause in termini di antecedenti e conseguenze (behavior analisys ) e definizione delle azioni correttive;

    • 4. applicazione delle azioni correttive necessarie per migliorare il comportamento (e in particolare delle nuove conseguenze).

Si noti che l’intervento di Bbs non è un “programma” temporaneo, ma un modello gestionale da applicare con continuità dopo le fasi ini- ziali. Inoltre, l’obiettivo dell’intervento di Bbs non è meramente di “migliorare” o “condizionare” il comportamento del lavoratore e tan- to meno di colpevolizzare il lavoratore stesso, ma è quello di deter- minare e rimuovere gli ostacoli al lavoro in sicurezza (spesso deter- minati, se si segue il commento precedente, da fattori organizzativi o produttivi), attraverso la partecipazione e il coinvolgimento del la- voratore.

FIGURA 2 - PRINCIPALI DEFINIZIONI

  • 1. comportamento: azione osservabile

  • 2. comportamento (atto) critico: atteggiamen- to critico per la sicurezza, se svolto in maniera insicura espone al rischio di infortunio

  • 3. comportamento (atto) a rischio (insicuro): azione osservabile che espone a rischio di infortunio

Dal punto di vista della prevenzione infortuni il ve- ro punto di forza è costituito dalla “misura” dei comportamenti critici sul posto di lavoro (mo- mento 2, nella sequenza sopra descritta), deter- minando la frequenza di quelli insicuri sul totale. La Bbs prevede, infatti, l’effettuazione di “osser- vazioni” a campione sul posto di lavoro (attraver- so un team che può essere costituitito dalla linea manageriale e dai preposti, ma anche dai lavora- tori stessi), per determinare se i comportamenti critici sono svolti in maniera sicura o non sicura. Questo permette, nell’applicazione più completa ed evoluta di questi metodi, di misurare per ogni comportamento critico, la percentuale di compor- tamenti svolti in maniera sicura sul totale e quin- di di prevedere le performance di sicurezza, gra- zie alla correlazione esistente tra comportamenti critici e infortuni. Si pensi, ad esempio, di avere identificato come comportamento critico la guida del carrello eleva- tore (ad es. a seguito di un infortunio) e di avere conseguentemente effettuato un’attività formativa dei carrellisti: il sistema delle osservazioni permet- te di determinare la percentuale di atti insicuri sul totale, nei periodi precedenti e seguenti al corso e quindi di misurare in maniera oggettiva il successo o meno di tale azione correttiva. Il sistema di Bbs di fatto funziona con un meccani- smo di auto-correzione ; nel momento in cui si evidenzia il degrado di uno specifico comporta- mento critico, l’analisi delle cause permette di identificare quali azioni correttive sono necessarie. Ovvio che tale strumento di valutazione deve es- sere usato in maniera critica e solamente dopo che esso è stato validato nel tempo, in modo da fornire dati affidabili (un esempio banale, ma significativo:

se le osservazioni mostrano che il comportamento

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critico “protezione dalle cadute” è effettuato in maniera sicura nel 100% dei casi, però nello stesso periodo viene rilevato un infortunio per cadute dall’alto, il sistema di rilevazione deve essere nuovamen- te messo a punto). I quattro momenti si ripetono in maniera ciclica, in modo da ottenere un miglioramento continuo del comportamento sul posto di lavoro. Il de- nominatore comune di queste quattro fasi è costituto da un’intensa at- tività formativa, di consultazione e di partecipazione delle maestranze, senza le quali non è possibile garantire il successo dell’iniziativa.

2. BEHAVIOR-BASED SAFETY : ESEMPIO DI APPLI- CAZIONE IN UN CONTESTO INDUSTRIALE

Il programma sopra descritto, con gli opportuni adattamenti, è stato ap- plicato a partire dal 2003 in un’organizzazione costituita dai sei stabili- menti per la produzione di sacchi del Gruppo Mondi; applicazione alla quale lo scrivente ha collaborato come coordinatore del programma. Le attività inizialmente previste per l’applicazione possono essere raggruppate in due fasi principali:

una preparatoria (propedeutica alla realizzazione del “sistema”, della durata di circa sei mesi), orientata all’identificazione dei comportamenti critici; e una “a regime”, nella quale iniziano le osservazioni e l’analisi e il miglioramento degli atti insicuri (la Bbs diventa un vero e proprio sistema di gestione).

Vediamo ora in dettaglio le singole fasi.

Fase preparatoria

La fase preparatoria inizia con un’intensa attività di formazione del personale di stabilimento (direzione, responsabili e lavoratori), il cui scopo è quello di illustrare gli obiettivi e le fasi del progetto.

In questa fase viene anche creata una struttura di coordinamento centrale, presieduta da un coordina- tore ambiente e sicurezza. Il coordinamento centra- le è responsabile del progetto e individua i respon- sabili operativi delle singole attività. La determinazione della lista dei comportamenti critici della sicurezza viene effettuata attraverso l’a- nalisi degli infortuni e con l’utilizzo di input prove- nienti da altri stabilimenti europei del Gruppo che effettuano lavorazioni simili. Per il completamento di questa fase vengono creati appositi gruppi di la- voro a livello di reparto che hanno il compito di for- nire informazioni al coordinamento centrale. In que- sti gruppi (definibili anche come circoli della sicu- rezza), dopo una breve formazione iniziale, i lavora- tori effettuano brevi workshop e vengono guidati nell’identificazione dei rischi e dei comportamenti critici nella propria attività. I circoli sono presieduti e gestiti dai preposti dei lavoratori stessi (che man- tengono quel ruolo di leader che ricoprono anche sul luogo di lavoro): può essere prevista la presen- za (come facilitatori) dell’Rspp o del consulente esterno. In tabella 1 è riportato un esempio di defi- nizione di comportamenti critici. Una volta creata la lista dei comportamenti critici, sono predisposti gli strumenti organizzativi per l’ef- fettuazione delle osservazioni (ad es. i moduli di rac- colta dati sulle osservazioni) e viene effettuata la for- mazione degli osservatori: ovvio che siano pro- grammati specifici incontri per formare e informare i lavoratori sulle corrette procedure operative.

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TABELLA 1 - Esempi di comportamenti critici per la sicurezza (tratti dalla lista dei comportamenti critici attualmente esistente)

nr.

categoria

descrizione

B4

protezione dalle cadute

chiusura di parapetti, cancelli e catene durante le attività in quota utilizzo di Dpi, in caso di rischi di caduta

B6

salita e discesa delle scale

posizionamento appropriato della scala e in condizioni di stabilità scale con freno fissato durante l’utilizzo

 

rispettare il modo esatto di salire su una scala o scala a pioli, sia essa mobile o fissa (la scala deve essere di fronte, non saltare i pioli o i gradini, tenere le mani sul corrimano)

B10

lock-out tag-out

porte di quadri elettrici e cabine chiuse a chiave

 

impianti fuori tensione sempre (nel caso di impianti in tensione devono essere utilizzate speciali precauzioni, descritte dalla norma Cei 11-27)

cartello di lavori in corso - non effettuare manovre sempre lucchetto di blocco del sezionatore quando è fuori dalla vista/controllo del manutentore

gennaio-marzo 2007

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Fase “a regime”

La fase a regime inizia con l’effettuazione delle osservazioni (a cam-

pione) dei comportamenti critici sul posto di lavoro, svolte general- mente dai preposti e dalla struttura manageriale. Attraverso una specifica analisi dei risultati delle osservazioni si de- terminano gli atti critici da migliorare (questi possono differire da stabilimento a stabilimento, in funzione appunto dei dati delle os- servazioni). I circoli della sicurezza dello stabilimento sviluppano l’a- nalisi delle cause di uno specifico atto critico, determinando le azio-

ni correttive per eliminare gli ostacoli al lavoro in sicurezza. Le azio- ni correttive sono approvate dalla direzione dello stabilimento e ap- plicate sul luogo di lavoro.

  • I risultati in termini di riduzione degli infortuni al termine del secon-

do anno, sono estremamente positivi e sono riassunti dal grafico ri-

portato in figura 3.

Anche se il contesto descritto è molto specifico (produzione sacchi),

  • i risultati di questa applicazione della Bbs sono generalizzabili ad al-

tre aziende industriali, anche alla luce dei dati disponibili in letteratu- ra che confermano ulteriormente la validità delle metodologie pro- poste dalla behavior-based safety [2].

Nota finale all’articolo: l’autore, insieme a colleghi e al personale Ispesl, sta creando un gruppo di stu- dio per approfondire esperienze applicative di me- todologie della Bbs, in modo che esse vengano di- vulgate e messe a disposizione delle imprese, contribuendo al miglioramento della salute e sicu- rezza sul lavoro. Per ulteriori informazioni scrivere a: nicola.bottura@alisrl.it.

BIBLIOGRAFIA

[1] H.W. Heinrich. Industrial accident prevention.

McGraw-Hill Book Company. New York, 1941.

[2]

T.R. Krause. The behavior-based safety process.

Seconda edizione. 1996.

FIGURA 3 - ANDAMENTO DELL'INDICE DI FREQUENZA DEGLI INFORTUNI NEI SEI STABILIMENTI DELLA MONDI PACKAGING ITALIA, DIVISIONE SACCHI (PER GENTILE CONCESSIONE DELLA SOCIETÀ); RISULTATI DELLAPPLICAZIONE DELLE METODOLOGIE DELLA BEHAVIORAL SAFETY DA PARTE DEL COORDINAMENTO SAFETY, HEALTH AND ENVIRONMENT

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lost time injury frequency rate

0,35 4,93 11,09 12,00 10,00 8,00 6,00 4,00 2,00 0,00 Ltifr = Lti/hours worked x 200.000
0,35
4,93
11,09
12,00
10,00
8,00
6,00
4,00
2,00
0,00
Ltifr = Lti/hours worked x 200.000
2004
2003
2002

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