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Matteo Sgobino

IMPATTO DEL TURISMO NELLA CULTURA LADAKHI

Impatto del turismo nella cultura Ladakhi

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INDICE DELLA TESI

Introduzione
I Capitolo
ANTROPOLOGIA DEL TURISTA IN VIAGGIO
1. Definizione di turismo e approccio antropologico
1.1. Motivazioni turistiche
2. Ladakh: inquadramento storico-geografico
3. Costruzione del viaggio in Ladakh
3.1. Tipologie turistiche
II Capitolo
ESSERE TURISTI IN LADAKH
1. Ritualit turistiche: il percorso attraverso lHimalaya
2. Trasgredire giocando: il viaggiocatore
3. Must turistici e Gift Shop
III Capitolo
INTERSCAMBI CULTURALI
1. Ladakh: presentazione della propria cultura, il Tourism Office
1.1. Ladakh Festival
1.2. Le danze Cham e i festival monastici
1.3. Produzione artistica e artigianale
2. Conflitti culturali e promozione del controsviluppo (Ladakh Ecological Development Group e Womens Alliance of Ladakh)
IV Capitolo
LA FAMIGLIA LADAKHI E IL TURISMO
1. Dalla poliandria alla famiglia nucleare
1.1. Tra i nomadi dello Tso Moriri
1.2. La famiglia di Tinlay: cene solitarie
1.3. La famiglia Namgyal Stanzin

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1.4. Musicisti e low cast


2. Case nuove, rituali antichi
2.1. Il rituale del Rabnes e dello Yangkhuk: festa a casa Nawang
2.1.1. Quattro chiacchiere bevendo chang
2.2. Legami comunitari e feste cerimoniali
3. Lavorare con il turismo
V Capitolo
CULTURE IN VIAGGIO
1. Turismo internazionale e colonialismo
2. Tra modernit e tradizione: lazione del turismo
3. Viaggi intelligenti e turismo culturale sostenibile
Tavole fotografiche
Bibliografia

Impatto del turismo nella cultura Ladakhi

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Sintesi della tesi

La Tesi di Laurea analizza i cambiamenti culturali che sono avvenuti tra la popolazione del Ladakh a partire dal 1974 dopo lapertura della regione al turismo
di massa. Azione voluta dal governo di Nuova Delhi per collocare indiscutibilmente il Ladakh nel territorio indiano, attraverso il turismo sono state promosse delle manovre coordinate per sviluppare la regione. Il nuovo rapporto con
loccidente ha modificato rapidamente i modi di vita, le aspettative e i desideri
dei ladakhi. Ma dopo un ventennio di crisi culturale e didentit nata forse
una trasformazione che propone una idea di controsviluppo.
Attraverso lanalisi della forza dirompente del turismo, delle motivazioni, delle
aspettative di viaggio e del significato di turismo oggi, ho voluto tratteggiare
come avviene e quali sono le conseguenze dellincontro fra due culture lontane.
La circolazione di informazioni e di immagini che investono i paesi industrializzati riguardo lAltrove ed in particolare il Ladakh crea nei viaggiatori delle aspettative ed un immaginario di viaggio tanto preciso quanto spesso disatteso. Le esigenze di un turismo vacanziero in cerca di emozioni ed esperienze si tramutano
in un impulso al cambiamento che coinvolge gran parte del Ladakh: gli spazi
performativi dei rituali cham, delle rappresentazioni teatrali e musicali mutano il
loro significato assecondando la necessit turistica di una rapida conoscenza. Anche gli spazi casalinghi mutano il loro aspetto aprendosi ad una nuova economia
fondata sul desiderio turistico di dimorare nelle famiglie ladakhi, mentre
lartigianato adatta i propri manufatti alle dimensioni degli zaini dei viaggiatori.
La ricerca sul campo prende in considerazione sia alcune guide turistiche, come
figure di una mediazione culturale necessaria e controversa, ed alcune famiglie
ladakhi presso cui ho vissuto nella loro quotidianit fatta di rituali antichi e mestieri nuovi legati al turismo, sia, attraverso i miei quattro soggiorni nellarea, il
tipo di esperienza di viaggio che la regione del Ladakh pu suscitare in chi vi si
avventura.
ANNO ACCADEMICO 2004-2005
RELATORE: Prof. Glauco Sanga
CORRELATORI: Prof.ri Gianluca Ligi, Francesco Vallerani, Franca Tamisari

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II Capitolo
ESSERE TURISTI IN LADAKH

2. Trasgredire giocando: il viaggiocatore


Chi viaggia oggi lo fa come necessit per sfuggire alla quotidianit, trasferendosi in un tempo non ordinario in cui vengono fatti saltare tutti gli obblighi quotidiani. Lannullamento della routine prevede la ricerca di situazioni ricreative,
ma, nel caso del viaggio in Ladakh, anche di ricompense attraverso il desiderio
di esperienza, avventura, azione, esotismo, fantasia, nostalgia. Chi giunge in
Ladakh esprime la sua preferenza per unidea di viaggio alimentata dalla ricerca
di un mondo arcaico, autentico, fatto di tradizioni millenarie e in cui lambiente
naturale faccia sentire la sua forza inospitale. Lidea dellesplorazione e
dellavventura quindi insita nella fantasia di chiunque si avventuri in questi
luoghi (figg. 9-16).
Il turista che si appresta a partire prova tutto il peso e la paura dellabbandono
della casa e della routine poich la sospensione improvvisa degli obblighi quotidiani lo porter a trascorrere la sua vacanza in un tempo non ordinario. Questa sospensione di tutti gli obblighi quotidiani rende questo tempo un momento
in cui la dimensione esperienziale diventa una componente fondamentale per il
fine ultimo del viaggio. Infatti, proprio qui che si ha la possibilit, attraverso
la trasgressione e il capovolgimento del quotidiano, di mettere alla prova se
stessi. Come ho riportato nel capitolo precedente ogni viaggio sembra necessitare di un certo grado di avventura per una legittimazione comunitaria della
partenza, del momentaneo distacco. Latto dellesplorare giustifica a noi stessi
labbandono dei propri doveri sociali. Lavventura quindi nasce dallincontroscontro con laltro rappresentato da una cultura diversa, da un ambiente nuovo,
da un s inaspettato, che in situazioni nuove, costruite o subite, si manifesta.
Il Ladakh un deserto dalta quota e lambiente povero di risorse ha fatto fiorire una cultura che con grandi fatiche si adatta a mille difficolt. Perci il turismo che vi si avventura costretto ad alcuni sforzi di adeguamento soprattutto
se vuole uscire dalla cittadina, pi organizzata, e visitare qualche villaggio.
Tutto ci noto a coloro che partono verso questo territorio poco frequentato
dal turismo, ma in fondo la necessit di risiedere presso le famiglie e non in

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albergo, dotarsi di un equipaggiamento adatto allalta montagna fa nascere


lidea giocosa di unesplorazione unica e con modalit daltri tempi. Inoltre, la
forte componente religiosa che incornicia e dipinge con le figure del buddhismo
Mahayana rocce lontane, spazi desertici e case contadine ha dato la possibilit
al mondo occidentale di connotare questo territorio come altamente spirituale.
Il turista che vi giunge influenzato da questa idea nata in seno ai disagi delle societ occidentali si aspetta di trovare una regione fortemente mistica.
La societ ladakhi certamente permeata da una forte spiritualit, monaci rasati e vestiti di rosso popolano le strade, le case e i molti monasteri arroccati.
Listituzione clericale ha inoltre un importante ruolo per tutte le famiglie ladakhi. In una terra povera di risorse il controllo della popolazione fondamentale, cos ogni famiglia a seconda della propria ricchezza riserva un figlio,
normalmente il terzo, alla vita monastica, garantendogli un istruzione e un
guadagno. Lorganizzazione clericale risulta quindi votata alla praticit oltre
che alla spiritualit, ogni lama infatti un insegnante fondamentale per i villaggi ed ogni monastero una risorsa preziosa. Tale orientamento contrasta per
con lidea preconcetta che il turismo occidentale andato formandosi a riguardo. Il presunto misticismo che gli europei e gli americani desidererebbero incontrare in Ladakh viene disatteso, sostituito invece da unorganizzazione che
deve affrontare innanzitutto i problemi di un ambiente duro. La scoperta da
parte dei turisti di una societ la cui idea del sacro diversa da quanto si credeva certamente una delusione per chi aveva programmato unavventura dai
contorni mistici. Lo yoga, la meditazione e lascetismo sono sicuramente praticate in Ladakh, ma da unlite molto ristretta di monaci. Questa dissimile concezione del sacro porta alcuni turisti a lamentarsi del poco rispetto che secondo
loro gli stessi monaci hanno nei confronti dei luoghi sacri, lamentandosi
dellinusitato atteggiamento di questi nei confronti di quelle che sono le loro
preghiere quotidiane. Normalmente, infatti, queste vengono condite da risate,
chiacchiere, da monaci dormienti, da occhiali da sole, cibo, nonch rigurgiti
post prandiali, ecc., ma in una cornice che non ha nulla a che vedere con quella
cristiano-cattolica a cui con atteggiamento etnocentrico si fa riferimento.
Ogni visita preceduta da una raccolta di informazioni riguardo il luogo che si
sta per andare a visitare. Queste vanno a formare unimmagine della regione,
incrementando le aspettative che ogni turista si va formando prima della fatidica partenza. In tal maniera ogni viaggiatore giunge in Ladakh portando con s
delle particolari esigenze riguardo la sua vacanza. Come gi citato sopra, alcune
possono riguardare il desiderio di immergersi durante il soggiorno in una dimensione spirituale o di esplorazione, ma, in fin dei conti, sempre una dimensione che sia tuttaltro da quella quotidiana. La ricerca di un viaggio che porti
fuori dallordinario concede la possibilit di ricercare situazioni e comportamenti altrettanto inusuali e trasgressivi. Il Ladakh e lIndia intera sono pieni di
esempi a tal proposito, dai pi giovani che vi giungono ricalcando le orme di
quelli che furono gli hippie degli anni Settanta, ai pi eterogenei patiti del

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trekking che vi cercano lo sforzo atletico portato al limite, fino ai turisti dei
viaggi organizzati che sognano lavventura, ma senza rischi. Il fatto di trovarci
in un nuovo sistema culturale concede la possibilit di andare ad esplorare quei
confini imposti dalle regole sociali di ognuno. E la cosa semplice, sufficiente,
ad esempio, indossare vestiti che mai ci sogneremmo di portare a casa. E questo il caso della moda diffusa tra i giovani che giungono in India di indossare
indumenti hippie, prodotti dai sarti indiani che hanno bene intuito la portata di
un tale commercio. In fondo cambiarsi e trasformarsi in qualche cosa daltro,
vestendo colori sgargianti e vestiti daltri tempi, una sorta di gioco.
Lintroduzione di un universo ludico allinterno del viaggio si lascia intravedere
in queste nuove esigenze, tanto che lantropologo Franck Michel ha parlato a
riguardo di un nuovo tipo di viaggiatore, il viaggiocatore1, il quale determina
il suo percorso di viaggio ricercando una dimensione festosa. Ma questo tempo
non ordinario e sacro, va direttamente a scontrarsi con il tempo dei visitati che
invece proprio per il suo svolgersi quotidiano mantiene la sua dimensione ordinaria. E in questa dimensione che il Ladakh incontra i suoi visitatori.
Il turista che giunge nella regione una persona in vacanza, per cui particolarmente predisposto al divertimento. A Leh negli ultimi anni sono sorti molti
caff e ristoranti in cui si pu sostare comodamente, leggendo un libro e ascoltando musica (fig. 40). Questi luoghi frequentatissimi dagli stranieri, in cui decine di turisti ogni giorno si dedicano alla redazione del proprio diario, sono
stati fondati da nepalesi che hanno invaso il mercato ladakhi con quei servizi,
ampiamente rodati in tutta lIndia, che forniscono, oltre ad una ristorazione,
anche un luogo di incontro tra viaggiatori. Una sorta di moderno bar coloniale
in cui, come nel film Casablanca, i dispersi nel mondo ricercano un momentaneo conforto nelle parole e nei gesti condivisi di un altro viaggiatore, magari
connazionale, prima di rituffarsi nei dedali di una cultura sconosciuta.
Lincontro con altri dispersi non difficile, anzi, come si suole dire, chi parte
da solo non viaggia mai solo. Negli ultimi anni i locali in cui divertirsi abbondano anche a Leh. In questi luoghi, che dinverno scompaiono, seguendo i ritmi
commerciali dei loro proprietari nepalesi o indiani, incontrarsi tra stranieri
facile e altrettanto semplice trasgredire con droghe e alcool, in un nonluogo2
partorito direttamente dai desideri dei viaggiatori.
Ma lincontro con laltro di certo non avviene in questi spazi che non lo favoriscono affatto, ma tra le famiglie in cui molti trovano soggiorno, attraverso le
guide ladakhi, per strada e tra i campi. Ogni turista sogna lincontro con laltro,
nella sua autenticit e diversit. Limmagine dellaltro frutto di una costruzione che precede il viaggio, nata dalle esigenze dellandare che le societ moderne
generano. La necessit di un incontro con il diverso finalizzata allesperienza
Franck Michel, Altrove, il settimo senso, MC, Milano, 2001, p. 79.
Marc Aug, Non luoghi, introduzione ad una Antropologia della surmodernit, Eleuthera,
Parigi, 1993.

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del s: un viaggio avventuroso dentro se stessi. Inoltre, la mancanza di terre da


scoprire in una surmodernit3 che ci assoggetta ad un bombardamento informativo e descrittivo riguardo ogni regione della terra, rendono la conoscenza
dellaltro lunica esplorazione possibile. Addentrarsi nella vita quotidiana delle
famiglie ladakhi significa portare a casa unesplorazione unica fatta di racconti
in cui si descrivono dimore, abitudini, cene, indumenti e soprattutto
stranezze e diversit4. Ma tale esplorazione tanto pi significativa e il bottino da portare a casa tanto pi ricco se il carattere presunto di autenticit viene riscontrato e rispettato.
Il concetto di autentico tanto fondamentale quanto inverosimile. Questo aggettivo ha un valore importante in ambito turistico, poich definisce agli occhi
della comunit sociale di provenienza del vacanziere il grado di intensit culturale del proprio viaggio. Come spiegato in precedenza ogni tempo libero va giustificato: come relax, ad esempio, o, nel caso del Ladakh, come viaggio culturale
e di istruzione. Dimostrare con i propri racconti e le foto di aver trascorso una
vacanza allinsegna della scoperta e dellavventura in una cultura diversa concede un indubbio prestigio. Il riscontro di contaminazioni, che daltronde ogni
cultura soggetta da tempo al turismo presenta, per molti fonte di delusione,
nei confronti di un ambiente che si vorrebbe scoprire vero, come se tale non
fosse. Il diverso, in questo senso, serve a rigenerare la quotidianit del visitante
attraverso la storia monumentale e la tradizione antica della cultura visitata.
Mentre i problemi conseguenti alla contaminazione irresistibile con i modelli
occidentali e ad una modernizzazione troppo rapida, spesso fanno parte di un
mondo di cui il turista non vuole portare il peso.
Raramente un turista si rende conto che tanto pi osserva tanto pi viene osservato. Lidea di scrutare e di non essere visto molto diffusa tra coloro ai
quali la fretta di un viaggio breve non concede la possibilit di approfondire ci
che lo sguardo invece ruba. Per molti la condizione di turista determina inconsciamente una sorta di invisibilit con la quale ci si pu permettere di invadere
spazi e intimit private con la stessa semplicit con cui si scatta una foto ad uno
sconosciuto. Per altri, invece, la condizione dellinvisibilit costituirebbe il presupposto ideale per visitare e conoscere a fondo un popolo, condizione acquisita attraverso luso del travestimento.
Negli ultimi tempi lo sviluppo di un turismo di massa ha determinato la nascita
di un nuovo viaggiatore pi vagamente simile ad un etnologo, che con forza dichiara la sua estraneit dalla massa dei vacanzieri. Egli vorrebbe mescolarsi
sparendo tra la popolazione visitata, scartando dagli itinerari turistici, mescolandosi tra la quotidianit e vagheggiando la possibilit di diventare indigeno.
Fondersi nella pelle dellaltro per ricominciare una vita che non pi veramente la nostra ha anche un che di sfida personale, caratteristica della nostra
3
4

Ib.
Sul desiderio dei fotografi di catturare le immagini dellautenticit ladakhi vedi figg. 9-16.

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mentalit occidentale [...] Lesotismo pu cos condurre allendotismo- quella


forma di entrismo nelluniverso dellaltro e la frontiera fra le due alterit pi
sfocata di quanto si pensi.5 Nelle diverse sfumature che accompagnano questa
immedesimazione, comune lesigenza di schierarsi dalla parte della comunit visitata, indossandone i vestiti tradizionali, adottando velocemente un piccolo vocabolario locale (saluti in primis), frequentando ristoranti e degustando
cibo rigorosamente locale contro la massa dei turisti invasori. E implicita
quindi una lotta per non subire quel marchio, oggi per molti infamante, di
Turista, spesso sinonimo di superficialit e fretta.
In questa visione e in questi luoghi in cui il deserto rimanda ad un viaggio
desperienza, mistico e sacro il turista odia se stesso, ingaggiando una lotta
contro gli altri visitatori e fuggendo da s e dai suoi simili. I luoghi preferiti sono quelli in cui nessun turista appare a ricordargli la sua condizione. Egli per
ha rinunciato al suo pi grande privilegio quello dellesteriorit che gli permette
di imparare osservando, ma anche di insegnare raccontandosi con sincerit.
Egli veicola una grande contraddizione. Nonostante si sforzi di non esserlo egli
rimarr sempre un turista agli occhi dei locali e come tale ogni suo gesto verr
registrato, catalogato e utilizzato in futuro verso i prossimi visitatori. Come il
viaggiatore un tempo era raggiunto dal turista, molti turisti innovatori sono
vittime di questaltro paradosso: le loro scoperte sono controproducenti, perch
rapidamente fatte proprie dalla galassia del turismo commerciale.6 Perci egli
oggetto del paradosso del doppio legame7: deve scegliere se rimanere a casa
per non essere turista o se viaggiare e quindi precipitarsi in luoghi non turistici,
e la sua sola presenza fa di questi luoghi turistici e di lui un turista. Qualsiasi
cosa faccia, sia che si muova o che non si muova, questo viaggiatore nella
condizione di scacco matto. E per questo che, prigioniero di questo doppio legame, il turista non deve essere l dove vuole andare.8

Franck Michel, Altrove, il settimo senso, MC, Milano, 2001, p. 107.


Jean-Didier Urbain, Lidiota in viaggio, storia e difesa del turista, Aporie, Roma, 2003, p.
217.
7 Ib.
8 Ib.
5

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III Capitolo
INTERSCAMBI CULTURALI

1.3. Produzione artistica e artigianale


La produzione artigianale del Ladakh concerne principalmente la lavorazione
della lana di pecora e di yak, che fin dai tempi antichi veniva esportata lungo le
vie carovaniere che da Leh si diramavano in Persia, Tibet, Cina e India. Ogni
famiglia nel periodo invernale produceva un surplus di ricchezza (indumenti,
coperte, tappeti) destinato allo scambio e alla vendita. Se dalla permuta si otteneva in cambio denaro, questo solitamente veniva investito in gioielli e pietre
preziose che costituivano la dote che la madre avrebbe concesso alla figlia al
momento del matrimonio. Unaltra consistente parte dellartigianato era dedita
allincisione del legno (fig. 41) e alla pittura murale di soggetti e di oggetti religiosi come statue, pitture su tela (thanka) e stendardi. Questi artisti, che fin da
piccoli venivano addestrati alle arti, ricevevano commissioni lavorative sia dai
monasteri e sia dai privati, per la realizzazione di piccoli altari domestici.
Lavvento del turismo di massa ha segnato un cambiamento di rapporto con le
produzioni artigianali. Oggi in Ladakh si produce per commercializzare ed anche tutto ci che era strettamente legato allambito del sacro oggi viene prodotto in quantit tale che possa fare fronte anche alla domanda del turista. Il
mercato del souvenir ha preso piede anche presso i ladakhi, ma prima di loro
ne hanno approfittato le ben pi esperte comunit tibetane e kashmire che,
giunte rispettivamente da Dharamshala e Srinagar, occupano l80% del traffico
commerciale (fig. 43). Secondo una ricerca condotta da Hans-Joachim Pitsch9
per il dipartimento di Economia del politecnico di Heilbronn, nellestate del
1984 a Leh vi erano 49 negozi di souvenir gestiti da kashmiri, 2 da tibetani, 10
da ladakhi, mentre vi erano 2 mercati amministrati dal primo gruppo, 24 dal
secondo e 1 dal terzo. Oggi la situazione molto diversa. Non possiedo dati precisi, ma indubbiamente i ladakhi hanno incrementato di poco il numero dei loro

9 Hans-Joachim Pitsch, The Development of Tourism and Its Economic and Social Impact on
Ladakh, Tesi di Laurea discussa alla Facolt di Economia, Heilbronn, A.A. 1984-85.

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negozi, invece cresciuto a dismisura quello dei tibetani che oggi hanno superato abbondantemente i kashmiri.
Ci che viene venduto in queste botteghe lo si pu trovare in tutta lIndia, essendo produzioni su larga scala coordinate e prodotte fuori dal Ladakh. Nel
1984 Hans-Joachim Pitsch scrive: Most of the souvenirs are not manufactured
in Ladakh, but in Kashmir, Nepal and Norhern India, since the local craftmen
are not able to produce enough goods to cope with the demand10. Tibetani e
kashmiri con storie diverse hanno un destino simile, quello dellesilio. Se i tibetani cacciati dalle loro terre si sono arrangiati in India sfruttando il mercato
del souvenir, cos i kashmiri, stremati da una guerra senza fine, hanno dovuto
supplire alla mancanza di lavoro e di turismo fuggendo dalla loro terra o cercando un impiego lontano da casa. Da Goa al Tamil Nadu, dal Himachal Pradesh al Kerala, ovunque vi sia un turismo di massa troviamo queste comunit.
Se i kashmiri da molti anni ormai hanno iniziato a praticare questa attivit, da
molto meno i tibetani seguono le vie turistiche. Questi ultimi, i quali oggi possiedono a Leh la maggior parte dei negozi di souvenir e numerose bancarelle,
non provengono dalla vicina Choglamshar, paese interamente tibetano, ma da
Delhi o Dharamshala. Ciclicamente sono soliti trascorrere i mesi estivi a Leh,
per poi spostarsi al sud verso Goa o pi gi verso il Kerala durante linverno.
I tibetani hanno costruito un mercato di oggetti ricordo per turisti che si avvale
in tutta lIndia di manufatti identici. Le produzioni riguardano in particolare Tshirt colorate con i simboli del buddhismo, ma personalizzate di regione in regione con il nome della localit in cui vengono vendute. Similmente ovunque si
possono trovare le tradizionali camicie tibetane e le ormai note borse indossate
dai monaci. Questi articoli pratici e leggeri sono oggi tra i pi venduti. Ma insieme a questi fiorente il commercio di pietre preziose e dellargento che viene
importato nella regione da Nuova Delhi e dal Rajastan.
Linteresse dei turisti nei riguardi del Buddhismo ha spinto la comunit tibetana a una vasta produzione di oggetti religiosi (figg. 44, 45, 49). Questi vengono
prodotti con dimensioni tali da favorire anche chi in valigia ha poco spazio. La
comunit tibetana pendolare tra i luoghi di maggiore turismo oggi in Ladakh
in aumento costante, tanto che i rapporti con i turisti compratori mutata. Da
quando mi recai la prima volta nella regione, nel 1998, ho notato un incremento
dei negozi tale da spingere fortemente la concorrenza. La nota onest tibetana,
che a differenza di molti shops indiani portava a non contrattare mai la merce,
oggi un vago ricordo. Sempre pi spesso contrattare necessario e non sono
rari i casi in cui si viene insultati per un mancato acquisto.
La scena commerciale quasi completamente dominata da questi due gruppi.
Pochi sono i negozi turistici posseduti da ladakhi. Tra questi da segnalare la
nascita di due centri che si occupano della promozione dellartigianato proveniente dalle zone agricole, meno coinvolte dallo sviluppo economico. Questi
10

Ib., p. 38.

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empori realizzati dal governo indiano, espongono un artigianato antico e nuovo, proposto al pubblico a prezzi fissi (figg. 49, 50). Oltre ad un artigianato tradizionale composto da scialli, coperte, tappeti e vestiti tradizionali, ne esiste un
tipo contraddistinto da produzioni moderne pi adatte alle esigenze turistiche.
Con tecniche e materiali tradizionali ha preso corso in tal modo una produzione
di giacche, guanti, calzini, cappelli capaci di solleticare la fantasia da viaggiatore vagabondo insita in ogni turista, ma che non ritrova riscontro tra i ladakhi.
Questi centri, denominati Handicraft Training Centres e fondati negli anni
Ottanta, avrebbero dovuto incrementare lartigianato locale. Con il tempo hanno creato un notevole numero di opportunit lavorative attraverso una gestione
diretta dei prodotti, dalla fabbricazione alla vendita. Purtroppo non sono mai
riusciti ad esaudire le richieste elevate del turismo, per cui il mercato del souvenir stato colmato dalle importazioni.
Unaltra realt riguarda lassociazione Womens Alliance of Ladakh che insieme
al Ladakh Enviromental Development Group (LEDeG) si occupata di sviluppare nella regione la coscienza di uno sviluppo sostenibile e compatibile con
lambiente e con la cultura ladakhi. Sostenute da finanziamenti europei e statunitensi, queste sono state fondate da una ricercatrice norvegese, Helena Norberg-Hodge, che dal 1974 presente nella regione risiedendovi alcuni mesi
lanno. Le due associazioni si sono occupate negli anni di risvegliare una coscienza ladakhi e quindi di promuovere un artigianato moderno, diretto ad un
pubblico occidentale, ma con basi tradizionali. Raccogliendo nellemporio di
Leh i manufatti che provengono da tutta la regione, si sforzano oggi di rendere
pi accessibile la risorsa turismo anche a quei villaggi per ora tagliati fuori dal
vasto giro daffari.
Le produzioni artigianali sono state precedute da vari incontri tenuti dalla stessa Norberg-Hodge, in cui vi si ponevano le basi per i nuovi manufatti. Durante
queste conferenze, la studiosa norvegese, avvalendosi tra laltro di unottima
conoscenza linguistica del ladakhi, ha svelato alle donne (presso la sede
dellassociazione Womens Alliance of Ladakh) linteresse dei turisti per la cultura della regione. Se da prima i ladakhi erano poco fiduciosi che le antiche tradizioni potessero interessare i turisti, negli ultimi anni ha preso piede la consapevolezza che non solo ci che viene importato piace agli stranieri. Le produzioni per ancora oggi sono lente e non cos rifinite come quelle provenienti dal
Nepal o dalle zone di Dharamshala e Manali. Rispetto ai manufatti locali, questi
prodotti ottengono un maggiore successo di vendite. Alcuni difetti, poco importanti per i ladakhi, risultano ai turisti fondamentali: i pi comuni sono degli
errori di forma, per cui troviamo maglioni grandi ma con maniche troppo corte
o viceversa, lo stesso per guanti, cappelli e calzini dove la forma non esattamente anatomica. Invece i prodotti importati, frutto di produzioni meglio organizzate, rispecchiano esattamente i gusti e le esigenze di un pubblico abituato a
scegliere. Il mercato dellartigianato ladakhi, inondato da prodotti stranieri,
stenta perci a decollare.

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Ma anche gli empori dellartigianato locale si avvalgono di oggetti importati. E


ormai comune la vendita di una maschera in legno assolutamente estranea alla
cultura della regione (fig 50-51). Queste maschere accatastate a terra in enormi
quantit sono di legno scuro di varie dimensioni e raffiguranti delle divinit.
Queste provengono dal Nepal e una vaga somiglianza con le maschere cham le
rende molto appetibili ai turisti.
Fiorente invece risulta il mercato dellantiquariato. Fin dal 1974 quando la regione fu aperta al primo turismo di massa, si diffuse la voce che molti stranieri
erano disposti a pagare cifre esorbitanti per oggetti che ai ladakhi sembravano
vecchi e senza valore. Con larrivo della modernizzazione, poi, non ci pensarono
due volte a sostituirli con oggetti nuovi in plastica, ritenuti da molti pi eleganti.
Molte famiglie giungono oggi a Leh con la necessit di vendere alcuni utensili
antichi per far fronte ad una situazione economica difficile. Chi commercia
sfrutta il fatto che questi non sono informati dei meccanismi commerciali, riuscendo quindi ad ottenere la merce ad un prezzo di molto inferiore a quello
che otterr dai turisti. Oggi i negozi dantiquariato sono colmi dutensili riguardanti
la vita quotidiana, gioielli e pietre preziose, nonch oggetti religiosi (fig. 48).
Anche i monasteri sono stati coinvolti dallavida mercificazione di oggetti antichi. Il Lama Kunzang Namgail una sera mi raccont che alcuni anni fa erano
frequenti i furti nei monasteri di oggetti sacri come le thanka11 da parte di indiani, ma anche di monaci senza scrupoli. Mi raccont, poi, che il proprietario
dellunica pompa di benzina di Leh si procur i soldi per la costruzione della
sua attivit rubando proprio alcune thanka antiche dal monastero di Stok e rivendendole a turisti.12
Oggi a causa di tutto ci una legge vieta di esportare oggetti con pi di sessanta
anni det. Ma i controlli sono pressoch inesistenti e lavidit daffari tale che
alcuni, proprio come il caso riportato da Aime in Diario dogon13, spacciano
come molto antichi oggetti di recente fabbricazione, invecchiati sporcandoli,
rovinandoli o seppellendoli sotto terra.
Il mercato delle pietre preziose, invece, principalmente composto da turchesi,
ma molte altre pietre come coralli, ambra e gzi14 sono presenti. Nessun turista
rifiuta un turchese, pietra simbolo della cultura himalayana. Ma queste pietre
11 Queste sono dei dipinti su tela di carattere religioso. Vengono solitamente appese alle pareti
dei monasteri nei luoghi sacri e nelle stanze da preghiera
12 Continu poi la storia collegando il gesto sacrilego ad una grave malattia che costrinse
luomo a letto per un intero anno. Poi disse che quando finalmente riusc a guarire fece pubblica ammenda dichiarando tutta la sua colpa, ma tenendosi la pompa di benzina.
13 Marco Aime, Diario dogon, Bollati Boringhieri, Torino, 2000.
14 Lo gzi una pietra dura con venature nere su fondo bianco che producono a volte un andamento a zigzag o altre forme circolari o quadrate. Tenute in gran pregio da tutto il mondo
himalayano, si pensa che queste posseggano poteri magici e che la loro incredibile forma sia il
risultato dellazione di energie soprannaturali. Gli occidentali hanno scatenato una vera e
propria caccia a queste pietre tanto che oramai sono difficilmente rintracciabili in tutto
lHimalaya.

Impatto del turismo nella cultura Ladakhi

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vengono spesso da perak, i cappelli tipici delle donne ladakhi, che smontati
pezzo per pezzo vengono venduti ai negozianti. Oggi molti di questi copricapo si
possono acquistare, perch ceduti interamente ad alcuni negozi. Altri ne posseggono addirittura una versione turistica pi piccola in maniera che risulti pi
facile il trasporto allinterno di zaini e valigie.
Il proficuo commercio di queste pietre ha inoltre portato alla realizzazione di
copie false. Ogni negozio ne possiede una gran quantit tra turchesi, coralli e
soprattutto gzi. Linvasione di questi falsi in plastica o in altri materiali ha
avuto un effetto retroattivo. Oggi turchesi, coralli e gzi falsi sono entrati nel uso
comune mischiati tra le pietre vere. Ci stato causato anche da un aumento
dei prezzi dovuta al turismo. Infatti, adesso molto pi vantaggioso vendere
agli stranieri che ai ladakhi. Durante la mia permanenza i pochi gzi che vidi venivano venduti a partire da 150 dollari.
Un altro notevole gruppo di oggetti importati dal Nepal riguarda delle piccole
pietre su cui inciso il famoso mantra15 buddhista om mani padme hum16 (fig.
49). Questa produzione esclusivamente turistica ripropone la tradizione del
mondo himalayano di incidere su pietra i simboli religiosi o i mantra, per poi
costituire degli enormi cumuli di pietre, chiamati chorten, costruiti lungo sentieri impervi, alture, spazi aperti e dentro i villaggi, formando cos dei luoghi
sacri (figg. 46, 47). Ancora oggi, purtroppo, il desiderio di portarsi a casa un
souvenir unico ha spinto e spinge tuttora molti turisti a rubare queste pietre
raffiguranti sacre immagini (alcune di fattura davvero eccezionale). Forse per
impedire la spregevole azione, forse per approfittare di un desiderio represso,
queste pietre sono state riprodotte in forme pi pratiche al trasporto. Il paragone assolutamente improponibile, da una parte vi una forma elevata darte
scultorea, dallaltra una banale produzione in serie, ma sembra che il turismo
abbia gradito. Oggi molte di queste piccole pietre vengono vendute a Leh come
artigianato locale, mentre gli occhi del Buddha di Kathmandu incisi sul retro ci
indicano la loro incontestabile provenienza.
Davvero si pu dire che ancora oggi sono pochi gli oggetti presenti nei negozi di
cui si certi dellappartenenza al mondo ladakhi. Oltre ai gi citati prodotti tessili, da annoverare il mercato degli oggetti religiosi. Piccole botteghe di oggetti
sacri destinate alle case e ai monasteri oggi vengono prese di mira anche dai
viaggiatori. Rosari buddhisti, preghiere stampate su bandiere colorate, incensi
tibetani, ruote di preghiera, thanka e statue raffiguranti divinit sono tra gli oggetti pi venduti. Per la prima volta, si sta determinando una produzione di oggetti sacri per il mercato del souvenir. Arte e religione nel mondo buddhista da
sempre hanno un rapporto di stretta reciprocit e mai si era prodotta arte per
Questi sono delle formule rituali, dei suoni arcani, che racchiudono il distillato pi puro
della verit del Buddha. La loro continua recitazione e ripetizione genera uno stato meditativo.
16 Mantra dedicato alla divinit Avalokiteshvara. Una traduzione generica potrebbe essere
Salve, oh gioiello nel fiore di loto, ma va ricordato che il suono di ogni sillaba ha un forte
valore evocativo e, collegate direttamente al respiro, di purificazione.
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essere venduta con ragioni estetiche e materiali. Nonostante ci, non penso
questo sia un avvio al secolarismo della societ. A questo proposito ricordo una
mia giovane amica ladakhi che, durante una visita ad uno di questi negozi di
souvenir, urt involontariamente una stampa raffigurante un dipinto di una divinit posta tra gli scaffali ricolmi di oggetti in esposizione. Con stupore questa
si arrest, raccolse la stampa, se la port alla fronte e, chiudendo gli occhi, sussurr alcune parole. Poi la ripose tra la moltitudine disordinata delle altre.

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