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FEDE E PREGHIERA

Ges raccont ai suoi discepoli una parabola per insegnare loro che dovevano
(qui una delle pochissime volte che Ges usa il verbo dein cio dovere
indicando un comando per i suoi seguaci) pregare sempre senza mai stancarsi,
Racconta che in una citt cera un giudice iniquo che non aveva alcuna fede in
Dio e non rispettava nessuna persona. Anche il giudice parla di s in questi
termini. A lui si rivolge una vedova perch le faccia giustizia contro un suo
avversario. Infastidito la allontana diverse volte poi per alla fine per non dover
subire i suoi fastidiosi ricorsi le fa giustizia. Dice: le far giustizia perch non
venga continuamente ad importunarmi. Ges finisce dicendo ai discepoli: Dio
far giustizia ai suoi eletti che gridano a lui e non li far aspettare il discorso di
Ges finisce con una domanda terribile per noi credenti. Quando il Figlio
delluomo )cio Ges stesso) verr trover ancora fede sulla terra?. Ormai
sono svariate domeniche che il vangelo di Luca che leggiamo durante la Messa
ci parla della fede ed ogni domenica aggiunge qualche aspetto nuovo. La fede
qualcosa di esistenzialmente legato al mio essere e vivere quindi ha dei
momenti alti e bassi, dei dubbi, delle domande, delle aridit, dei tempi di
entusiasmo, di gioia, di facilit. Di innamoramento (gli apostoli chiedo al
Signore di accrescere la loro fede che si era raffreddata, che si era scontrata col
rifiuto delle autorit ebraiche di credere in Ges). La fede carit come ci
insegna la parabola di Lazzaro e del ricco che mangia e beve. La fede servizio
che ci porta per a dire con umilt: sono un servo inutile perch ho fatto solo
quello che dovevo fare. La fede la follia che capace di spostare il gelso e
trapiantarlo nel mare, di spostare le montagne, di rispondere alle domande di
un mondo che ha bisogno di Dio ma lo nega. Oggi ci sentiamo dire che la fede
preghiera. Anzi che la fede pregare senza interruzione. Ges usa per dire
latto del pregare il verbo greco proseuchesthsai. Formato dallunione di due
parole che sono pros ed euchesthsai. Da pros viene prostrarsi,
prostrazione, liturgicamente la parola proskunesis cio il gesto del chinarsi
davanti a Dio. In oriente la Vergine viene raffigurata in alcune icone in atto di
proskunesis davanti a Ges. Quindi la prima definizione del pregare che
un atto del corpo, fisico, fatto di carne e sangue, non unidea astratta ma
qualcosa di concreto. Pregare non fatto di parole ma di vita. Laltra met della
parola il verbo da cui viene anche eucaristia cio rendere grazie. La preghiera
allora contiene anche la gratitudine, la memoria, il ringraziare. Andando oltre
Ges parla di noi definendoci come gli eletti che gridano a Dio. Il grido
qualcosa che ci esce dalle viscere, dal profondo dellessere. Qualcosa che
siamo noi indicibili, misteriosi, che neppure noi sappiamo di essere. Nella
preghiera io grido al Padre il mistero che sono. Ed il Padre ascolta ed esaudisce.
Perch la storia finisce bene. La vedova ottiene giustizia. Io vengo esaudito ben
oltre le mie aspettative. Mio fratello Ges mi ama ed intercede per me (ma non
ce n bisogno perch abbiamo lo stesso pap). Gridare perch ci sono giorni e
periodi nei quali possiamo solo gridare. La preghiera non sono allora le parole
insipide ed ipocrite non parlano di me, che non mi dicono niente, che al limite
sono capaci solo di accarezzare il mio orgoglio perch le dico e non le trascuro
mai. Quante volte mi sento ripetere dalle persone che frequentano le chiese
che dicono il rosario, le preghiere di santa Brigida, le devozioni di padre Pio, di
santa Faustina, c un libro di quasi mille pagine fatto tutto e solo di parole
fatte passare come preghiere. Laltro giorno una signora mi parlava della vera e
propria angoscia che la prende quando arriva stanchissima la sera e non ha
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ancora detto il rosario e fatto le sue devozioni. Non sono riuscito a farle capire
che la preghiera come il rapporto con Dio sereno e rasserenante, libero e
liberante. Quando ci prendono angoscia, panico, paura non stiamo facendo
quello che Dio vuole da noi. Siamo noi ed il nostro orgoglio, la nostra superbia,
il nostro stare davanti al Padre come chi avanza pretese perch pensa di avere
fatto tutto quello che doveva. Altro che il Vangelo nel quale Ges ci insegna
due bellissime preghiere oltre al Padre nostro: sono un servo inutile, abbi
piet di me peccatore. Basterebbero queste parole dette, anzi pregate col
cuore e con la vita! Basterebbero queste parole pregate in spirito e verit.
Ringraziando Dio sono uomo e cristiano. Pellegrino per vocazione. Della specie
pi povera. Porto con me solo uno zaino nel quale ho un poco di pane secco.
Nella tasca della mia giubba porto la Bibbia che leggo e prego. Una domenica
mi trovai a pregare in chiesa durante la liturgia e sentii le parole dellapostolo
Paolo che diceva ai cristiani di Salonicco di pregare incessantemente. Queste
sue parole mi colpirono cos tanto che andai a cercarle nella mia Bibbia e ne
trovai altre simili. Ma come si pu pregare senza interruzione? Allora cominciai
a cercare degli anziani uomini di Dio perch mi insegnassero come pregare
senza interruzione. Inizia cos un testo di grandissimo valore spirituale: Il
racconto di un pellegrino russo che vi suggerisco di leggere. In italiano ce ne
sono diverse edizioni. Non pesante ed indica uno stile di vita, un vero e
proprio cammino d santit. I brani di san Paolo che trova il pellegrino russo
sono:
pregate incessantemente
pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche
nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per
tutti i santi
voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo
mani pure senza ira e senza pettegolezzi (in greco dialoghismos).
Tradotto in esperienza esistenziale di preghiera Paolo ci insegna alcune cose. Le
preghiera un agire della vita che non si interrompe mai come il respiro ed il
battito del cuore. Ininterrotta. Non c un luogo riservato alla preghiera ma in
ogni luogo si trovino. Non ci sono cio n luoghi n tempi nei quali e solo nei
quali si pu pregare. La preghiera u rapporto non necessariamente fatto di
parole fra me e Dio. Cos come lamore, lamicizia, la maternit. Mi scriveva
pochi giorni fa il mio amico:
Gli amici veri, pochi uno, TU?
Sanno ascoltare.
Amano il silenzio.
Ne hanno bisogno come NOI.
Grazie
Detta a Dio una bellissima, vera, profonda preghiera. La vera amicizia come il
vero amore non fatto di parole. Anzi le parole rischiano solo di rovinare tutto.
Lo stesso con Dio.
San Paolo scrive anche che chi prega deve pregare per tutti, alzando al cielo le
mani, il grido. Pregare una questione di corpo e non di parole. Le mani cio la
persona devono essere senza rancore, senza ira, senza odio, senza rabbia.
Paolo usa un sostantivo greco dialoghismos che significa pettegolezzo.
Precisamente una parola che taglia, anche noi diciamo di una persona cattiva e
pettegola che ha la lingua tagliente.
Pregare dolcezza, pace. Pregare costruisce lunit della famiglia, della Chiesa,
fra le persone. Pregare ti lega a Dio e agli altri, a tutti gli altri.
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Padre Valter Maria Arrigoni


Monaco della Diocesi di Foggia