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Metodi matematici per la fisica

Analisi complessa
Introduzione
Consideriamo il campo

delle coppie di numeri reali

z=( x , y)

su cui definiamo

unoperazione di somma e di prodotto:

z 1+ z 2 e z 1 z 2

Per cui valga la propriet associativa per la somma:

( z 1+ z 2 ) + z 3=z 1 + ( z 2+ z3 ) =z 1+ z 2 + z 3
E per loperazione di prodotto:

z 1 ( z 2 z 3 ) =z1 (z 2 z 3 )
Deve valere anche la propriet di distributivit:

( z 1+ z 2 ) z 3=z 1 z 3 + z 2 z 3
Deve inoltre esistere lelemento neutro rispetto alla somma:

0 : z +0= z
E rispetto al prodotto:

1 : z 1=1 z=z
Come detto, ogni numero del nostro campo sar rappresentata come una coppia di
coordinate nel piano cartesiano

x , y , per cui:

z=(x , y)
Per questo, possiamo definire la somma come:

z 1+ z 2=( x 1+ x 2 , y1 + y 2 )
Analogamente, potremmo definire il prodotto in modo che:

z 1 z 2=(x 1 x2 , y 1 y 2 )
Che in effetti verifica la propriet dei prodotti, ma si dimostra poco efficace per i nostri
scopi: definiremo perci:

z 1 z 2=( x 1 x2 y 1 y 2 , x 1 y 2x 2 y 1 )

Consideriamo la forma matriciale:

z= x
y

y
x

Perci, associati ai nostri numeri, avremo le due matrici:

x1 y1
x
e 2
y1 x1 y2

)(

y2
x2

Utilizzeremo allora la seguente notazione per descrivere un numero complesso:

( ) (

z=x 1 0 + y 0 1
0 1
1 0

Definiamo la matrice che moltiplica la y unit immaginaria:

i= 0 1
1 0

Si osservi che

i 2=1 . In questo modo, il nostro numero

assume la notazione:

z=x +iy
I numeri

verranno detti complessi; essi sono stati introdotti per la prima volta per

dare soluzioni al di fuori del campo reale ad equazioni del tipo

z +1=0 , che ha

soluzione solo nel campo complesso.


In generale, dunque, comprendiamo intuitivamente che un qualunque polinomio nella
forma:
n

a i z i=a 0+ a1 z+ a2 z 2 ++a n z n=0


i=0

Ha sempre

n soluzioni eventualmente coincidenti. Questa propriet detto teorema

fondamentale dellalgebra, che dimostreremo in seguito: un teorema che


caratterizza in maniera particolare il piano complesso, lunico che possiede una tale
peculiarit.
Definizione: si definisce complesso coniugato di un numero complesso
quantit

^z =xiy

z=x +iy

la

^^z =z
.

Osserviamo che

Definizione: si definisce modulo quadro di un numero complesso la quantit:


2

|z| =x 2 + y 2=z z^
Osserviamo che il modulo quadro pu anche esser visto come il determinante della
matrice definita prima.
Per questo, volendo calcolare

z1 , possiamo usare la forma matriciale, calcolando la

matrice inversa ottenendo:


2

z
1 z^
=
z

Che si pu applicare a tutti i numeri del campo complesso ad eccezione dello 0.


Definizione: definiamo parte reale di un numero complesso la quantit:

R( z )=x=

z+ z^
2

E analogamente parte immaginaria la quantit:

I( z)= y =

z z^
2i

Osserviamo che

| z| R ( z ) |z|
e

| z| I ( z ) z
Inoltre, vale la seguente propriet detta di disuguaglianza triangolare:

|z 1+ z 2||z 1|+ z 2
In quanto, si pu verificare,
2

|z 1+ z 2| =|z 1| +| z2| +2 R ( z 1 ^z 2 )
E, per la propriet vista prima R ( z ) |z|
2

|z 1+ z 2| =|z 1| +| z2| +2 R ( z 1 ^z 2 )|z 1| +|z 2| +2z 1|z 2||z 1| +|z 2|

Da qui la tesi; per induzione, si pu dimostrare in generale che:

|z 1+ z 2 ++ z n||z 1|+ + z n
Esempio:
Esprimere nella forma

z=x +iy

la quantit:

1+2 i
3+ 4 i
Risposta:

1+2 i ( 34 i ) 11 2

= + i
3+ 4 i ( 34 i ) 25 25
Da qui ci accorgiamo che il rapporto di due numeri complessi ancora un numero
complesso.
Forma trigonometrica
Consideriamo il seguente numero complesso:

e =cos +isin
E immaginiamo di calcolare:

e +2 =cos +isin
Osserviamo che
di periodicit

e =e +2 , per questo esso un numero complesso definito a meno

2 . Vediamo inoltre che

|e |=1

: perci, il modulo di questo numero

rimane costante, descrivendo un cerchio di raggio unitario nel piano complesso.


Immaginiamo di moltiplicare due numeri del genere:

1
1
cos 1 sin 2+ cos 2 sin =cos ( + 2)+isin( 1+ 2 )=e +
e e =( cos 1+isin 1 ) ( cos 2 +isin 2 )=cos 1 cos 2 sin 1 sin 2 +i
1

Perci, il prodotto di due punti sul cerchio di raggio unitario, ancora un punto del
cerchio di raggio unitario, con angoli semplicemente sommati.
La formulazione vista qui dei numeri complessi particolarmente utile. Poich ogni
punto

rappresentato come coordinate

(x , y )

cartesiane, possiamo

immaginare di esprimerle in coordinate polari attraverso al relazione:

z=r ( cos +isen )=r e


Dove

il modulo di z, e

semplicemente ponendo:

viene detto argomento. La trasformazione avviene

x=rcos e y=rsen
Con

r= x 2 + y 2 e

=t g1

( yx )

In questo modo, definendo un numero complesso nella forma

e , il prodotto tra due

numeri complessi diventa incredibilmente semplice, come visto prima.


Mentre nel campo reale il prodotto unoperazione intuibile come un semplice
spostamento a destra e sinistra della retta reale, pu diventare difficile immaginare il
prodotto nel campo complesso. Osserviamo che, innanzitutto, i moduli si moltiplicano

r1

come semplici numeri reali: se

ed

r2

sono minori di 1, vediamo che otteniamo

un cerchio di raggio pi piccolo di 1: viceversa, un cerchio di raggio maggiore di 1.


Langolo risultante invece la somma degli angoli, il che porta ad un nuovo numero
complesso il cui raggio vettore ha subito una rotazione. Immaginare questo
restringimento o accrescimento di cerchi molto semplice: tuttavia, le coordinate
trigonometriche dei numeri complessi si dimostrano molto pi articolate quando si
vuole effettuare loperazione di somma.
Osserviamo che, in coordinate trigonometriche, il complesso coniugato diventa:

^z =r e
O, ancora, varr, come si pu verificare,

1
1
z1= ( cos ( )+ isen ( ) )= ( cosisin)
r
r
Vediamo che quindi il modulo, e quindi la distanza dellorigine dal punto, si inverte:
punti molto distanti hanno numeri inversi molto vicini allorigine.
Altre operazioni notevoli sono le seguenti:

z n=r n e n=r n en
1
n

1
n

z =r e /n
O, ancora,

e =sin +icos =ie


1

Riflettiamo sul significato di

z n , che rappresenta la radice n-esima di un numero

complesso. Poich:
1
n

1
n

1
n

2
2
z =r e /n=r cos
+isen
=r n cos +
k +isen +
k
n
n
n n
n n

( ( ) ( )) ( (

))

Ci verrebbe da dire che, al variare di

k =0,1,2

otteniamo infinite soluzioni di punti

appartenenti al cerchio di raggio

k'

allorizzontale
'

k=

e di angoli rispetto

tale che

2
+
k
n n

Tuttavia, vediamo che per

e =e

dunque

'
n

al variare di

'
0

k =n , abbiamo

'n=

+2 ,
n

per la periodicit; dunque, delle soluzioni

k , dopo le prime

n soluzioni per la radice

perci

rn

si ripetono sempre gli stessi punti: abbiamo

1
n

Esempio: calcolare la serie:


n

ek 2
k=1

Immaginiamo prima il caso in cui k pari: abbiamo sicuramente una serie di punti
complessi equispaziati: poich sono uguali ed opposti, essi si annulleranno a due a
due:

Nel caso dei k dispari, la somma comunque zero; da un punto di vista fisico lo
comprendiamo per ragioni di simmetria rotazionale, ma vediamolo da un punto di
vista algebrico. Poniamo:

e 2 =k
n

Dunque:
n

k
k=1

Osserviamo inoltre che, se chiamiamo


n

z=e 2
n

, vale:

z =e 2 =e 2 k =1
n

z n1

perci, per il teorema fondamentale dellalgebra, possiamo esprimere

sue radici,

come le

in tutto:

z n1=( z ) ( z 2) ( z n)
Facendo il calcolo,
n

z n1=z nz n1 ( 1 + 2+ 3 ++ n ) + z n2 ( 1 2 + 1 3 + ) + (1 ) 1 2 3 n
Dove i segni dipendono da n se pari o dispari.
Uguagliando le potenze, deve valere che i coefficienti di

n1

n2

etc. nullo per

lidentit dei polinomi; perci:

1 + 2+ 3 ++ n =0
Che per uguale alla serie vista prima. Da qui la tesi.
Rappresentazione sferica (o stereografica) [Ahlfors 2.5]
Abbiamo rappresentato un numero complesso come un punto del piano; dando la
struttura di campo ad una superficie sferica, tuttavia, possiamo immaginare i numeri
complessi come punti su una sfera.
Definiamo sfera come i punti dello spazio che verificano la relazione

x 1+ x 2 + x 3=1 .

Definiamo perci

z=

x1 +i x 2
1x3

Che una rappresentazione di un numero complesso usando i punti di una sfera.


Vediamo che:
2

|z| =

x 21+ x 22

=
2

( 1x 3 )

( 1+ x3 ) ( 1x3 ) 1+ x 3
=
2
1x 3
( 1x 3 )

Perci, sostituendo,

| z| 1
2
|z| + 1

x 3=

Da qui possiamo ricavare

z+ ^z =

x1 e

x 2 : poich

2 x1
1x3

Invertendo, e sostituendo

x3

z + ^z
| z2|+1

x 1=

Analogamente si pu dimostrare

z ^z =

x 2 , considerando:

2 x2
1x 3

Perci:
2

z +1

z ^z
x 2=

Le trasformazioni qui ottenute ci permettono di passare dal piano dei numeri


complessi

alle coordinate della sfera

x1 , x2 , x3 .

Ora, consideriamo la sfera di raggio unitario e un piano che la interseca per il suo
equatore: effettueremo una proiezione stereografica: consideriamo il polo nord e un
altro punto della sfera; congiungiamoli con una retta, e consideriamo il punto
dintersezione di questultima con un punto del piano: sar la nostra proiezione della
sfera sul piano. Ovviamente, se il punto si trova sul polo nord, il punto proiettato si
trover allesterno della sfera; se si trova sul polo sud, allinterno della sfera.
Ovviamente nasce una problematica nel rappresentare il polo nord: se facciamo
tendere un punto della sfera al polo nord, la retta risulterebbe parallela al piano, che
costituisce un punto allinfinito. Un altro punto notevole invece lorigine. Se
prendiamo la sfera e la giriamo, ovviamente tutti i punti (fuori e dentro la sfera) si
invertono.

Funzioni complesse [Figari 1.2, Ahlfors 2.1]


Utilizzeremo il termine mappa per indicare unapplicazione. Definiamo funzione la

f : z D C f ( x ) C .

mappa complessa
Esempio:

f ( z )=1

f ( z )=z

f ( z )=az +b (traslazione rigida e rotazione del piano che associa

ad un punto del piano complesso un altro punto del piano complesso)

f ( z )= ^z 3 z 18 Sono tutti esempi di funzioni definite in tutto il campo complesso; un


esempio di funzione definita sul piano meno un punto (lorigine)

f ( z )=

1
z Esempi particolari possono poi essere:

f ( z )= 0|z|<1 Che quindi 0 o 1 a seconda se i punti si trovano


1| z| 1

f ( z )=cosz

allesterno o allinterno del cerchio unitario; questultimo un esempio di funzione non


continua.
Definizione: definiamo limite di una funzione

lim f ( z )= A

zz0

se:

>0 >0|f ( z ) A|< z : 0<|zz 0|<


Definizione: definiamo una funzione continua f in un punto

lim f ( z )=f ( z0 )

zz0

Definizione: definiamo f(z):

f ' ( z )=lim
h 0

f ( z +h ) f ( z )
h

z 0 se vale:

Dove

un numero complesso. Per comprendere le problematiche associate a

questa definizione di derivata, consideriamo la funzione

f ( z )=R( z ) , che associa ad

un numero complesso la sua parte reale. Usando la definizione di rapporto


incrementale,
'

f ( z )=lim
h 0

R ( z+ h )R ( z )
h

Se h fosse reale, del tipo

h=a , avremmo:

lim x + ax
R ( x+iy +a ) R ( x +iy ) a 0
f ( z )=lim
=
=1
a
a
a 0
'

Se h per immaginario puro, del tipo

h=ib

lim xx
R ( x+iy +ib )R ( x+iy ) b 0
f ( z )=lim
=
=0
ib
ib
b 0
'

E un terzo risultato pi generale labbiamo nel caso h sia un generale numero


complesso: dunque, avvicinandoci a 0 per diverse direzioni, i diversi valori della
derivata non coincidono e non possibile definire la derivata. Se volessimo usare il
gradiente, diremmo, essendo

z=(x , y) ,

f x =1e f y =0
Definizione: definiamo funzione olomorfa le funzioni f per cui la loro derivata f
assume lo stesso valore indipendentemente dalla direzione.
Queste funzioni vengono dette anche analitiche: dove, in generale, le funzioni
analitiche sono funzioni esprimibili in serie di Taylor; in realt, si pu dimostrare che le
funzioni olomorfe sono funzioni analitiche, per questo spesso i due termini sono
sinonimi, anche se non detto che funzioni analitiche (come ad esempio le funzioni
reali) siano olomorfe. Nel campo complesso, invece, funzione olomorfa
Vediamo ora alcuni esempi di derivata, come per la funzione olomorfa

lim z+ hz
'

f = h 0

=1

Vediamo che anche olomorfa la funzione

f ( z )=z 2

analitica.

f ( z )=z :

lim ( z+ h ) z

f ' = h 0

=2 z

Un esempio contrario invece

'

f =

2
2
lim ( ^
z+ h ) z^
h 0

f ( z )=^z

lim h^

= h0
h

Vediamo che, per h totalmente reale,


'

lim a

f = a 0 =1
a
Per h totalmente immaginario, invece,

lim ib
'

f =

b 0

ib

=1

Dunque assume due diversi valori per due diverse direzioni, e dunque f non
olomorfa.

Teorema di Cauchy-Riemann
Poich

f ( z ) C , esprimiamola separando la sua parte reale dalla sua parte

immaginaria:

f ( z )=u ( z ) +iv ( z ) =f ( x , y)
Con

u ( z ) , v ( z ) R . Il teorema di Cauchy-Riemann afferma che la funzione olomorfa

u v u v
=
=
x y y x
Supponiamo

sia olomorfa, e quindi ammetta derivata. Se esiste la derivata,

significa che indipendente dalla direzione con cui


arrivi dallasse delle x:

h 0 , per questo scegliamo

f ( ( x +h ) +iy)f ( x+iy )
= x f = x u+i x v
h
f ' ( z )=lim
h 0

In quanto, per come abbiamo effettuato lincremento, stiamo semplicemente


effettuando la derivata parziale di una funzione in pi variabili rispetto alla x.
Analogamente, possiamo avvicinarci allo 0 arrivando dallasse delle y:

f ( x +i( y +))f ( x +iy )


=i y f =i y u+ y v
i
f ' ( z )=lim
h 0

Essendo la funzione olomorfa, le due derivate devono coincidere, perci:

x u+i x v=i y u+ y v e dunque:


u v u v
=
=
x y y x
Si pu dimostrare limplicazione inversa semplicemente prendendo due direzioni
qualsiasi, che, tramite una rotazione rigida degli assi, permette sempre di ricondurci
agli assi x ed y, e da qui ripetere la dimostrazione al contrario.
Volendo calcolare il modulo di una derivata, si ha, per quanto visto prima,
2

u
v
u v v u
+
=

x
x
x y x y

( )( )

|f '|=

Ulteriori considerazioni
Finora abbiamo considerato
corretta per
La funzione

come una funzione

f =f (z) . Una notazione pi

f ( z , ^z ) , per una questione di gradi di libert, o almeno in generale.

f ( z )=f ( x , y )

ovviamente dipendente da x ed y, legate a z dalla

relazione

x=

z + z^
z z^
y=
2
2i

Ed x ed y sono variabili indipendenti; perci, facendo il cambio di variabile, otterremo


comunque due variabili indipendenti
innanzitutto, per praticit, definiamo

z e ^z . Osserviamo per una peculiarit;

= =^
z
z^
Facendo il cambio di variabile, le derivate diventano

z
^z ^
=
+ =+
^
x x
x
Analogamente,

^
=i()
y
Perci,

1
= ( x i y )
2
^ 1 ( x +i y )
=
2
Da qui possiamo dimostrare il seguente teorema:
Teorema: f olomorfa
Se calcoliamo

^ f ,

1 f
f
^ f =
+i
2 x y

^ f =0

Daltra parte, abbiamo visto in precedenza che vale, per una funzione olomorfa,

f ' ( z )= x f =i y f
^ f =0 , da qui la tesi.

Perci

Se invece vale

^ f =0,

1 f
f
^ f =
+i
=0
2 x y

Dunque

varr:

x f + i y f =0 Che ci d la condizione di olomorfismo vista prima. Perci, una funzione


f olomorfa dipende solo da z, in quanto la sua derivata rispetto a
Osservazione:

^z

nulla.

z n una funzione olomorfa.

Derivando, infatti,

( z +h )nz n z n +nh z n1+ o ( h2 ) zn


=
n z n1
h
h
Osservazione: somma di funzioni olomorfe una funzione olomorfa.
Definizione: definiamo polinomio di grado

la quantit:

Pn ( z )=a0 +a1 z+ +a n z n= ai z i Una caratteristica che possiamo osservare riguarda la


i=0
derivata di un polinomio, pari a

P'n=a 1+ 2a 2 z ++n a n z n1
che ancora un polinomio, di grado

n1 .

Ancora, osserviamo che il prodotto di due polinomi,

Pn P'm=P'n+' m
E ancora un polinomio di grado

n+m .

Osserviamo che possibile espandere un polinomio: scriviamo il polinomio nella


forma
n

Pn ( z )=P n ( z 0 ) + b1 ( z 0 ) ( zz 0 )

i=0

Dove abbiamo effettuato la semplice sostituzione...

z=( zz 0 ) + z 0 Per poi raggruppare i termini in comune. Ci ci permette di vedere il


nostro polinomio come unespansione rispetto ad un punto

z 0 non necessariamente

coincidente con lorigine. La qual cosa ci d un buon vantaggio: immaginando di poter


esprimere una funzione come un polinomio, da questa sostituzione possiamo spostare
il punto di vista rispetto al quale e il polinomio (e dunque la funzione) analizzata.
Teorema fondamentale dellalgebra: un polinomio pu essere scritto nella forma:

Pn=a n (z zi )
i=1

Dove gli

z i sono gli zeri del polinomio, eventualmente coincidenti. Se vale

z i =zi =zi
1

diremo che lo zero di ordine k; uno zero di ordine 1 detto semplice.

Dimostreremo il teorema pi avanti, facendo prima alcune piccole osservazioni.


Teorema: gli zeri di un polinomio non costante sono punti isolati
cio non sono punti di accumulazione di altri zeri: potremo sempre trovare intorni di
uno zero in cui non sono presenti altri zeri. La qual cosa possiamo comprenderla da un
punto di vista intuitivo: essendo gli zeri numeri finiti, non possono certo essere punti di
accumulazione, in quanto tra due numeri discreti si pu sempre trovare un terzo
numero. Una prova pi formale questa: consideriamo lo zero

z 0 per cui vale

Pn ( z0 ) =0
Calcoliamone le numerose

derivate, che in generale, in

z 0 potranno essere

uguali o non uguali a 0; ovviamente, se vale che

k Pn (z 0)=0
Per ogni k, significherebbe che il nostro il polinomio nullo

Pn (z)=0

e noi stiamo

escludendo la possibilit di un polinomio costante. Per questo vi sar un certo m tale


che:

m P n ( z 0) 0
Che indica che la nostra funzione
decrescendo. Perci, se 0 in

z 0 , in quanto

Pn

Pn

sta subendo una variazione, crescendo o

z 0 , sicuramente non sar 0 in punti subito vicini in

si sar allontanata dallo zero. Da qui la tesi.

Funzioni razionali
Definiamo funzione razionale il rapporto di due polinomi nella forma:

R=

Pn( z )
Qm ( z )

Che una funzione apparentemente ben definita con derivata ben definita, a meno
che non si verifichi la situazione

z i :Q m ( z i )=0
Potremo essere quindi sicuri nel dire che il polinomio

C\{ z i }

sul dominio

una funzione ben definita

che verificano la condizione di sopra. Questi

z i in cui

non definita sono detti poli di ordine k della funzione razionale.


Ovviamente,

gi ai minimi termini, cio sono state gi effettuate tutte le

semplificazioni tra numeratore e numeratore.


Facciamo alcune considerazioni sui limiti: generalmente non possibile definire il
limite

lim z , in quanto bisognerebbe specificare rispetto a quale direzione, e la

funzione pu assumere, a seconda della direzione, valori differenti. Possiamo per


definire il limite ad infinito per le funzioni olomorfe: infatti,

lim ~
R( z)=lim R

z 0

( 1z )

E analogo discorso per un polinomio:


n

1
1 1
~
P ( z )=P
= a0 i = n E dunque anche per una funzione razionale.
z i=0 z z

()

Vediamo, ad esempio,

lim z=lim

z 0

1
polo
z

Quindi z ha un polo a

: quindi la funzione certamente ben definita dappertutto

tranne in valori dove vale infinito. In generale, potremo avere un infinito, un polo, o
un numero.
Esempio: consideriamo la funzione 1/z e calcoliamone il limite:

lim 1
z

=lim z=0
z0

Quindi 1/z ha uno 0 allinfinito.


Esempio: consideriamo

f ( z )=

az +b
cz +d . Perci,

a
+b
(
z ) a+bz
~
f ( z )=
=
c
+d
z

c +dz

E, considerandone il limite,

a
~
lim f (z )=lim f (z )=
c
z
z0
Quindi

f ( z) , allinfinito, assume un valore numerico pari ad a/c.

Comprendiamo che quindi, se una funzione olomorfa, assumer, allinfinito, un solo


valore.
Esempio: calcolare:
n

lim

a 0+ +an z
=l
m
b0 + +bm z

Osserviamo che:
1- Per n=m, l=

an /b m ;

2- Per n>m, l=0;


3- Per m>n, si ha un polo.
Infinito e rappresentazione stereografica
Riprendiamo la rappresentazione stereografica. Abbiamo visto che ogni punto della
sfera, escluso il polo nord, pu essere univocamente rappresentato sul piano.
Ovviamente possiamo invertire la relazione, rappresentando ogni punto del piano
come un punto della sfera, ma, in teoria, nessun punto pu rappresentare il polo nord.
Immaginiamo allora di introdurre un nuovo punto, che chiameremo punto allinfinito,
che rappresenti linfinito del piano sulla nostra sfera.
Immaginiamo il nostro piano e consideriamo una retta giacente su esso. Se
consideriamo i punti di questa retta, la loro rappresentazione stereografica sulla sfera
sar ottenuta al solito modo, considerando le rette congiungenti i punti del piano e del
polo nord, e associando ai punti del piano i punti dintersezione con la sfera.
Osserviamo che, muovendoci sulla retta, otteniamo una serie di curve chiuse sulla
sfera, come nel disegno:

Allinfinito, da destra e da sinistra, i punti allinfinito della retta corrispondono,


entrambi, al polo nord della sfera. Ovviamente possiamo ripetere lo stesso
procedimento per qualsiasi altra sfera, osservando che i punti allinfinito avrebbero
sempre corrispondenza con il polo nord.
Polidromia delle funzioni complesse
1

Soffermiamoci meglio sulla funzione radice

f ( z )=z n . Per praticit, considereremo la

radice quadrata f ( z )= z , ma tutti i nostri casi sono estensibili alla radice n-esima.
Consideriamo perci:

z=r e
Abbiamo precedentemente visto che la sua radice quadrata pari a
1

z=r 2 e

( 2 +k )

Con k=0,1. In particolare, vediamo:

1=i
In quanto

1=e , perci

1=e =i
2

Immaginiamo perci di avere un numero complesso


la radice quadrata di

z=e

di modulo unitario; poich

avr 2 soluzioni, avremo che:

f 1 ( z )= z=e

( 2 )

f 2 ( z )=e

(2 + )

Questo significa che, per un unico valore di

z ,

f (z)

assume due valori distinti.

Comprendiamo che quindi la nostra funzione radice non monodroma, poich ad un


punto corrispondono pi punti. Ci comporta che, volendo immaginare il cerchio
chiuso definito da

passante per il punto (1,0), esso viene trasformata in una

curva aperta tramite la funzione radice estesa di

/2 . Per questo, punto vicini

nellintorno di (1,0), vengono trasformati in punti lontani nei due intorni dei due
valori assunti dalla funzione, e lo stesso punto (1,0) si spezza, nel codominio, in due
punti!

Diremo in questo caso che vi un taglio, e sar presente una discontinuit sulla
retta reale. La problematica, daltra parte, non si sarebbe posta se avessimo posto

[ , ] in quanto per langolo 0 si avrebbe continuato ad avere punti vicini; la


qual cosa non si sarebbe ottenuta per per i punti a

e . Ovunque spostiamo il

taglio, dunque, abbiamo una discontinuit; diremo perci che una funzione del genere
continua in ogni punto tranne che sul taglio: converr quindi posizionare il taglio
nelle parti pi utili, ma alcune curve non possono in ogni caso evitare le
discontinuit.
La problematica introdotta precedentemente dello strappo del nostro piano pu
essere risolta introducendo i cosiddetti fogli di Riemann. Come abbiamo visto, se
consideriamo il cerchio descritto dal numero

z=e , la funzione

f ( z ) = z

effettua

un taglio in corrispondenza del semiasse positivo che separa il punto (1,0) nei due
punti visti in precedenza.

Otteniamo i cosiddetti fogli di Riemann. Nel caso della radice n-esima, avremo
invece n fogli di Riemann attaccati a due a due.
Vediamo alcuni casi notevoli:

0=0
lim z=

Lo zero, cos come infinito, detto branch point (punto di diramazione).


Il taglio, pi formalmente, una qualunque curva da un punto di diramazione ad un
altro.
Funzione esponenziale
Analizziamo il numero complesso

. In generale, nel campo reale,

pu essere

definito come

xk x
1
e = o e =lim 1+
n
n 0
n=0 k !
x

nx

( )

Una pi utile sar questa: definiamo

ex

la funzione per cui vale

ex x
=e
x
Ovviamente tutte equivalenti.
Dimostriamo una semplice propriet degli esponenziali:
x1

x2

e e =e

x 1+ x2

Osserviamo infatti che, per definizione,

x ( ex e x+ y ) =0 y
Dunque

ex e x+ y =c( y) , dove

costante, possiamo scegliere

y=x 1 +x 2 , si ottiene la tesi.

una funzione costante per la x. Essendo

c ( y )=e y , e da qui

ex e x+ y =e y . Se si pone

x=x1

Docente Fedele Lizzi


Studio 2N27
Numero 081 676487
E-mail fedele.lizzi@na.infn.it
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Libri di testo Appunti di Figari e appunti di Lizzi;


Ahlfors (analisi complessa)
Schaum (esercizi analisi complessa)