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La Clinica Termale

Volume 62, N. 3-4

Luglio - Dicembre 2015

Direttore: G. CERVADORO Direttore reSPoNSABiLe: C. VOLPE

Comitato di redazione:

Consiglio Direttivo AMiittF

G.

Cervadoro

A.

Massirone

A.

Carpentieri

E.

Lampa

E.

Gribaldo

M.

Gallo

G.

Titta

G.

Levra

F.

Russo

A.

Calvanese

C.

Volpe

Comitato Scientifico:

G.

Agostini,

G.

Cervadoro,

M.

Gallo,

G.

Gasbarrini,

R.

Gimigliano,

C.

Gregotti,

E.

Lampa,

G.C. Levra,

A. Massirone,

G.C. Pantaleoni,

P. Richelmi,

F. Russo,

M. Vatti

S ommario

Meccanismi d’azione delle acque termali: la componente fisica

A. FimiAni, E. LAmpA

La terapia termale nella Sindrome Fibromialgia

m.Broggini , L.gALvAni

Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiologia

g. LEvrA, m.T. CAruso, s. LEvrA

Acque salutari nel varesotto g.r. mArini

Le Acque Modificate TM : nuova luce su di un cammino millenario

m. BErTA

31

41

49

61

79

Dal territorio idrogeologico dei Monti Picentini alla sorgente Sauceto (Sorbo Serpico): “Donne per l’acqua libera”

g. gErArdi, E. LAmpA, L. AmETrAno

Acque termali e cute, ieri, oggi … e domani?

g.F. s T r A ni, m. n or AT, E. C E rvA doro

TOURAQUA De Filippo

Acqua fonte di benessere M. Pace, A. Carpentieri

News

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Meccanismi d’azione delle acque termali: la compo- nente fisica Clin. Term. 62 (3-4):31-40, 2015

Meccanismi d’azione delle acque termali: la componente fisica

Mechanisms of action of thermal waters : the physical component

A. Fimiani 1 , E. Lampa 2

Clin. Term. 62 (3-4):31-40, 2015

RIASSUNTO – In letteratura è ben documentata l’efficacia clinica delle cure termali, ma ancora oggi

nei vari articoli che compaiono sulle riviste scientifiche la parte più debole sembra essere la spiegazione dei meccanismi d’azione con cui agiscono i mezzi di cura termali. In un Epoca come quella attuale dove vige la Medicina della prova di efficacia, non è plausibile accettare il “ruolo terapeutico” di un prodotto

di cui non si conoscano appieno i meccanismi d’azione; all’acqua termominerale è stata riconosciuta

dal legislatore “un’efficacia terapeutica” per cui l’acqua termominerale stessa è stata assimilata ad un farmaco che, come tutti sappiamo, agisce attraverso un’azione chimica, fisica o fisico-chimica. In passato grande importanza è stata data, per spiegare i meccanismi d’azione delle cure termali, ad alcuni fattori

come ad esempio lo stress termico e la componente salina, manca la componente fisica dell’acqua. Negli ultimi decenni ricercatori in altri campi della Fisica e della Medicina hanno documentato il ruolo della fisicità dell’acqua e del comportamento cibernetico dell’Essere Umano che acquisisce e trasferisce in- formazioni con l’ambiente esterno in modo fisico utilizzando basse frequenze. L’acqua termale, quindi, potrebbe agire anche attraverso vibrazioni su un sistema cibernetico sensibile alle lunghezze d’onda, e

gli stessi ioni in soluzione hanno diverse lunghezze d’onda.

ABSTRAT – In literature the clinical effectiveness of thermal treatments is well documented, but

even today, the weakest part of all scientific medical articles is the explanation of the mechanisms of action. In a Era like the present one, where rules the Medicine of the proof of efficacy, it is not plausible

to accept the therapeutic role of a product of which we do not fully know the mechanisms of action; the

legislator has recognized to the thermal-mineral water “a therapeutic efficacy”, for which indirectly the thermal-mineral water has been assimilated to a drug; a drug works through a physical, chemical, or physical-chemical reaction. Since 1933 and until today, only the thermal stress and the salt component have been considered as a mechanism of action. What lacks is the physical component of the water. In the last decades, many researchers in other fields of Physics and Medicine have documented us about the physicality of the Human Being that acquires and transfers information with the external environment in

1 Idrologo Medico, Fisiatra, Direttore Sanitario “Terme di Ischia, Benessere Globale”

2 PastPresident AMIITTF, già professore Ordinario di Farmacologia Seconda Università di Napoli

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a physical way using low frequencies. Therefore, thermal water acts through vibrations on a cybernetic system sensitive to wavelengths, and the same ions in solution have different wavelengths.

key words – cybernetic system, wavelength, memory of water Parole chiave – sistema cibernetico, lunghezza d’onda, memoria dell’acqua

Introduzione

Era il 1828 quando sono iniziate le ricerche analitiche sulle acque del sottosuolo in virtù degli scritti che, nei secoli, hanno messo in ri- salto i benefici curativi delle acque termomine- rali sull’Essere Umano (1). Siamo nel 2015 e, seppur noti gli effetti (2), non sono dimostrati completamente i meccanismi d’azione delle terapie termali (3) e, in un Epoca come quella attuale dove vige la Medicina della prova di efficacia, non è plausibile accettare il “ruolo terapeutico” di un prodotto di cui non si co- noscono appieno i meccanismi d’azione (4). Infatti dall’anno 2000 all’acqua termominerale è stata riconosciuta dal legislatore “un’effica- cia terapeutica” per cui indirettamente l’acqua termominerale è stata assimilata ad un farma- co (5), che è per definizione “una sostanza, organica o inorganica, naturale o sintetica, capace di indurre modificazioni funzionali in un organismo vivente positivamente o negati- vamente, attraverso una interazione delle sue proprietà fisiche, chimiche o fisico-chimiche con le analoghe proprietà della materia vi- vente” (6). Il farmaco agisce, quindi, secondo leggi di chimica e di fisica che non possono essere disgiunte, procurando una modificazio- ne “funzionale”, per cui crea un’interferenza finalizzata al ripristino delle funzioni in errore;

si ammette così che alla base della patologia ci

sia un errore di funzionamento di un sistema,

ma allo stesso tempo implicitamente si ammet-

te anche la patologia funzionale, cioè un errore

di funzionamento di un sistema altrimenti

sano. Ecco che, per quello che diremo dopo, la cura termale svolge un ruolo importante anche nella prevenzione. Le acque termali sono state classificate da Marotta e Sica nel 1933 prendendo in conside- razione la temperatura e la composizione salina (7); da allora siamo portati ad ipotizzare che,

alla base delle osservazioni cliniche e delle va- riazioni ematochimiche rilevate e collegate con nesso di causalità ad un ciclo di terapia terma-

le, ci siano l’azione termica e l’assorbimento

della componente salina (3). Se ciò può essere plausibile per le cure idropiniche e per quelle

inalatorie (8), non lo è altrettanto per le terapie esterne, dove l’interfaccia è l’organo “Pelle” che per definizione è impermeabile! E’ anche vero che in laboratorio è stato dimostrato un certo assorbimento di ioni attraverso la mem- brana di Franz (9), ma resta difficile capire come questi ioni, una volta assorbiti, abbiano la capacità di stimolare le reazioni sistemiche endocrino-dipendenti. Ecco che quanto viene osservato in clinica deve essere la conseguenza

di altri meccanismi, che operano in modo si-

nergico con lo stress termico e l’assorbimento

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ionico, che interesseranno un’ aspetto fino ad oggi poco documentato: la caratteristica fisica dell’acqua termominerale. Per fare ciò bisogna ben capire il funziona- mento del Sistema su cui l’acqua deve agire.

che è la pelle di tutto il corpo a partecipare alla stazione eretta (14) in quanto è il modu- latore degli equilibri metamerici tra i muscoli agonisti ed antagonisti (15, 16). Alla pelle ed ai suoi annessi, inoltre, negli

Il sistema cibernetico

ultimi due decenni è stato riconosciuto un ruolo neuro-endocrino in sintonia con gli altri tessuti di origine ectodermica (17-19); in ri-

L’Essere Umano è per definizione un siste- ma aperto, dinamico, adattativo, dissipativo e caotico che, per la sua sopravvivenza, scambia

sposta ad una varietà di fattori esterni, infatti, essa è in grado di produrre molti degli elementi ormonali espressi in risposte sistemiche a fattori di stress ambientale, come l’ormone

con il mondo esterno gas (mucosa respirato-

di

rilascio della corticotropina (CRF), la pro-

ria), materie energetiche (mucosa oro-gastro- intestinale) (10) e si relaziona con l’ambiente

opiomelanocortina (POMC) la β-endorfina (β-END), l’ormone adrenocorticotropo

esterno attraverso il suo organo più esteso, la

(ACTH), l’α-melanocita-stimolante (α-MSH),

pelle. La pelle embriologicamente ha origine

il

corrispondente CRF-recettore 1 (CRF1) (20,

in comune con gli epiteli di rivestimento degli organi cavi, della cornea, del cristallino, della midollare surrenale, del tessuto nervoso, in quanto tutti originati dallo stesso foglietto

21). Inoltre sono stati scoperti nella pelle anche due recettori per i cannabinoidi CB 1 e CB 2 , che partecipano a una serie di processi fisiopatolo- gici della pelle con effetto anti-infiammatorio,

embrionale : l’Ectoderma. La pelle è ricca di recettori e, in continuazione, riceve stimoli

antipruriginoso e antidolorifico (22). La pelle è anche un importante sito per gli estrogeni e per

dall’ambiente esterno di diversa natura, termi-

la

produzione, l’attivazione ed il metabolismo

ca, chimica, elettrica, meccanica, luminosa che

di

androgeni (23). Infatti le cellule cutanee

esercitano vibrazioni meccaniche trasdotte dai

contengono l’intero apparato biochimico ne-

recettori ivi presenti in potenziali di membrana, quindi in frequenze che continuamente infor- mano le strutture centrali circa l’ambiente in

cessario per la produzione di glucocorticoidi, androgeni ed estrogeni sia da precursori di origine sistemica o, in alternativa, attraverso

cui si trovano (11). Le Neuroscienze hanno di-

la

conversione del colesterolo in pregnenolone

mostrato che i meccanocettori ad adattamento

e

la sua successiva trasformazione a steroidi

lento della pelle, alla base della esterocezione

biologicamente attivi, come il corticosterone,

necessaria alle strutture centrali per calibrare

il

cortisolo, il testosterone, l’estradiolo ed il

il corpo con l’asse gravitazionale ed orientarsi

dihydrotestosterone (24). A secondo del tipo

nello spazio, trasmettono i segnali ai centri

di

stimolo e della sua intensità, la pelle può

superiori con frequenze di 90 Hz (12, 13) e

attivare anche l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene

(HPA) mediante segnalazione neurale tramite

fibre nervose afferenti al cervello o da fattori pelle che possono attivare la ghiandola pituita-

ria o la corteccia surrenalica; la comunicazione

tra il sistema neuroendocrino cutaneo e il re- sto del corpo è realizzato mediante il sistema colinergico (23), ma anche tramite l’ormone stimolante la tiroide (TSH), prodotto da vari

tipi di cellule, tra cui i melanociti, cheratinociti, fibroblasti e follicoli piliferi (25, 26). Gli stimoli esterni sono di natura bioelettri- ca, in quanto i recettori cutanei sono sensibili alle vibrazioni, le vibrazioni sono lunghezze d’onda, le lunghezze d’onda sono i biofotoni (27-29); per cui la pelle risponde alle sti- molazioni biofotoniche in modo selettivo in rapporto alle diverse lunghezze d’onda. E’ noto che le lunghezze d’onda tra i 100 ed i 320 nm stimolano l’azione endocrina della pelle (30, 31), ma è anche noto che le stimola- zioni nel campo spettrale tra i 632,8 nm ed gli

830 nm producono la riduzione delle cellule

infiammatorie, l’aumento della proliferazione

di fibroblasti, la stimolazione della sintesi di

collagene, l’angiogenesi e la formazione di tes- suto di granulazione; in specifico le lunghezze d’onda nel range dei 520 - 540 nm stimolano direttamente i fibroblasti per aumentare la

produzione di collagene ed elastina, nel range dei 585 - 595 nm stimolano il microcircolo e migliorano la struttura della pelle, nel range dei

620 – 650 nm trovano indicazioni per gonfiori

localizzati, edemi, teleangectasie, stasi linfa- tica (32-35). Ulteriormente è stato osservato che la risposta allo stimolo esterno è maggio-

re dopo due settimane di terapia, come se la

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ripetizione nel tempo provochi una risposta

esponenziale (36); si noti come il ciclo di una terapia con mezzi di cura termali debba essere

di almeno 12 giorni.

Le evidenze scientifiche

È stato dimostrato in laboratorio, in uno studio sulla psoriasi provocata su gatti, che utilizzando acqua termominerale come balneo- terapia in un gruppo e trattando il relativo grup- po di controllo con balneoterapia adoperando acqua distillata, il primo gruppo ha mostrato un miglioramento più veloce dell’eritema cu-

taneo, una riduzione sostanziale nei livelli di mRNA di IL-lesionali 17A e IL-23, una ridu- zione dei livelli sierici di IL-4 e IL-5 rispetto al gruppo di controllo (37); ciò induce a dedurre che sia la componente ionica dell’acqua terma-

le ad attivare la risposta endocrina della pelle.

Ricercatori giapponesi inoltre, osservando

il comportamento della pressione arteriosa,

della frequenza cardiaca, della temperatura

dei piedi e delle mani sottoponendo un gruppo

di 23 persone sane a pediluvio sia con acqua

potabile che con acqua termominerale, hanno messo in evidenza che la pressione arteriosa, nelle due modalità, non subisce modifiche, la frequenza cardiaca si modifica con pediluvi con acqua potabile, mentre presentano diffe- renze la temperatura locale dei piedi e delle mani nei pediluvi con acqua termominerale (38) rispetto all’ acqua potabile; questa osser- vazione è interessante perché pone dei quesiti sul meccanismo dello stress termico chiamato

in causa frequentemente per giustificare il meccanismo d’azione termale, mentre sotto- linea, ulteriormente, l’azione sulla pelle della componente ionica dell’acqua termale. In letteratura, poi, sull’Essere Umano sotto- posto a cicli di cure termali, sono ampiamente documentate le variazioni endocrine: è stato messo in evidenza un aumento temporaneo dei livelli plasmatici di ormone adrenocorticotropo (ACTH), di β-endorfina, di cortisolo, modifi- che degli ormoni sessuali; il tutto collegato al ruolo endocrino della pelle (39-43). E’ anche ben documentato l’azione delle cure termali sui meccanocettori cutanei per la gestione de- gli equilibrio muscolari sia nella fibromialgia (44,45) che nelle lombalgie funzionali (46), ma anche nelle malattie reumatiche (47, 48) e nelle osteoartrosi (49).

L’aspetto fisico dell’acqua termomine- rale

L’acqua termominerale è un prodotto natu- rale che costituisce una percentuale preponde- rante della componente volatile del magma e, se proviene dal reticolo cristallino dei minerali che si trovano allo stato fuso all’interno del magma stesso, si definisce acqua juvenile, cioè formatasi contemporaneamente al magma. L’acqua però, può aggiungersi al magma anche in un secondo momento, ben dopo la forma- zione di quest’ultimo; il contatto dell’acqua esterna con il magma può dar luogo a feno- meni completamente diversi, a seconda delle modalità di contatto tra i due elementi: dove,

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come e quando magma e acqua si incontrano, sono le variabili che influenzano il risultato finale. Il magma generalmente si trova a una

temperatura compresa tra i 650 ed i 1200 C, per cui è ricco di energia, ed è prevalentemente formato di silice; si può pensare che l’argilla, ricca di silice messa in maturazione con l’ac- qua termale per la fangoterapia, ricostituisca

la memoria dell’ambiente magmatico. In labo-

ratorio sono state studiate le reazioni chimiche

tra l’acqua e la superficie di silice ed è stato dimostrato che gli atomi di idrogeno passano attraverso la superficie di silice associandosi e dissociandosi con gli atomi di ossigeno all’in- terno della stessa, creando polarizzazione delle molecole d’acqua in prossimità della superficie con creazione di potenziale elettrico di circa 10 V tra la silice e l’acqua (50). Quindi al contatto con il magma l’acqua si energizza e, in laboratorio, è stato dimostrato che l’acqua sottoposta ad insulto termico incamera energia nel legame idrogeno e che è pronta a rilasciare tale energia durante il raffreddamento (54); inoltre sempre in seguito all’insulto termico le singole particelle in soluzione acquisisco- no maggior movimento e si urtano creando

il cosiddetto “rumore termico”, vibrazioni

che vengono trasmesse alle superfici con cui

l’acqua viene in contatto (52, 53). Oltre a ciò

è stato anche dimostrato che una soluzione

ionica sottoposta a campo elettrico acquisisce

caratteristiche che facilitano il canale del cal- cio della membrana con cui viene in contatto

e la memoria della soluzione persiste circa

per 10-20 minuti (51). Queste osservazioni da sole possono contribuire a dare una spie-

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gazione scientifica del meccanismo d’azione

nella banda degli infrarossi, ma quello che fa

dell’acqua termominerale sull’Essere Umano

la differenza è la composizione salina.

chiarire il perché l’efficacia della cura la si ottiene solamente alla fonte e non eseguendo

e

Anche se in vitro è stato dimostrato un passaggio di ioni attraverso la membrana di

la

terapia termale a casa. L’acqua è unitaria su tutto il globo mentre è

Franz (9), risulta difficile pensare che ci sia un innalzamento dei valori ematici di questi

noto che le acque termali hanno caratteristiche diverse; la diversità è caratterizzata dalle diver- se soluzioni saline e dalle diverse lunghezze d’onda dei vari elementi in soluzione. Infatti analizzando la spettroscopia di quelli che sono i maggiori costituenti possiamo vedere che il sodio ha una lunghezza d’onda 595 nm, esat- tamente nel range (585 - 595 nm) che migliora

ioni, tali da giustificare la stimolazione l’as- se ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA); è più condivisibile l’ipotesi che gli ioni agiscano localmente probabilmente per assorbimento, ma sicuramente per contatto attivando il ruolo endocrino della pelle stessa. I recettori cutanei sono sensibili alle lunghezze d’onda per cui dobbiamo ipotizzare che i diversi ioni sulla

il

microcircolo e la struttura della pelle (34);

pelle agiscano esattamente allo stesso modo

il

cloro una lunghezza d’onda 540 nm, esat-

con cui operano i vari tipi di strumentazione

tamente nel range (520 - 540 nm) che stimola direttamente i fibroblasti per aumentare la produzione di collagene ed elastina (36) e così

fisioterapica (laser, campi magnetici, infraros- si ecc.) o di fotobiostimolazione(57, 58) che agiscono su pelle sana con diverse lunghezze

di

seguito tutti gli elementi in soluzione hanno

d’onda; ma a differenza di questi che usano

diverse lunghezze d’onda che caratterizzano le diverse stimolazioni recettoriali.

singole lunghezze d’onda, l’acqua termomine- rale ha il vantaggio di utilizzare tutte insieme le

Conclusioni

diverse lunghezze d’onda date dalla presenza dei diversi ioni. L’acqua è il maggior compo- nente dell’Essere Umano, essa ha la memoria

L’acqua nel suo percolare nel sottosuolo entra in contatto con la massa lavica e si ca- rica di energia, pronta a rilasciarla durante il raffreddamento. L’Essere Umano al contatto con essa riceve stimoli frequenziali che, inte- ragendo con la barriera cutanea e quella mu-

storica della nostra vita, l’acqua del sottosuolo è la nostra origine, per cui con l’immersione in acqua termale è ipotizzabile un reset del siste- ma cibernetico sia dal punto di vista endocrino che muscolare, procurando un riequilibrio del suo funzionamento. Questo è un aspetto molto importante se teniamo presente che alla base

cosale, attivano risposte adattative del sistema cibernetico. Sicuramente in questo processo

delle patologie degenerative ci sono errori funzionali e che, quindi, il “passare le acque”

la

temperatura svolge un ruolo importante,

ha un ruolo di primaria importanza anche nella

fosse solo perché è una radiazione termica

prevenzione di numerose malattie.

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La terapia termale nella Sindrome Fibromialgia Clin. Term. 62 (3-4):41-48, 2015

La terapia termale nella Sindrome Fibromialgia

Spa treatment for Fibromyalgia Syndrome

M.Broggini , L.Galvani

Clin. Term. 62 (3-4):41-48, 2015

RIASSUNTO – Dato che la fibromialgia (FM) è una patologia di difficile trattamento e vista la popo- larità raggiunta presso i pazienti fibromialgici dalle terapie complementari, ci siamo proposti in questo lavoro di effettuare una revisione della letteratura sulle terapie termali in tale patologia, utilizzando come fonte gli studi riportati su PubMed degli ultimi dieci anni. La balneoterapia, come evidenziato da vari studi randomizzati e controllati, rappresenta un’opzio- ne terapeutica efficace nel trattamento della FM, in grado di alleviarne i sintomi clinici, anche se solo temporaneamente. Sugli effetti dei fanghi termali è disponibile un piccolo numero di studi ben condotti che ha conse- guito risultati positivi. Sono questioni ancora aperte la standardizzazione dei trattamenti termali, la distinzione degli effetti biochimici da quelli fisici e meccanici, e l’analisi dei costi rapportati ai benefici di tali terapie.

ABSTRACT – Fibromyalgia (FM) is an idiopathic chronic pain syndrome defined by widespread non-articular musculoskeletal pain and generalised tender points. FM requires a multimodal management program; in addition to pharmacologic therapies, which are useful in improving symptoms, nonpharmacologic therapies such as exercise and cognitive behavioural therapy are useful treatments for restoring function to an individual with FM. Since no effective treatment exists for this common rheumatic disease, complementary methods of treatment have gained increasing popularity. Spa treatment has been successfully used to treat various rheumatic diseases, but it has only recently evaluated for FM. In this short review we report the results of the studies performed about the effectiveness of spa therapy in fibromyalgic patients, published in the last decade and found in PubMed database.

Servizio Semplice Dipartimentale di Reumatologia, Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi, Varese

La terapia termale nella Sindrome Fibromialgia Clin. Term. 62 (3-4):41-48, 2015

Balneotherapy appears to be a good therapeutic option in the short time in fibromyalgic patients, as proven by some well-done randomized double-blind trials. Mud pack therapy too can improve quality of life in patients of FM. The effect of spa therapy on muscle tone, joint mobility, and pain intensity may affect peripheral mechanism in the pathogenesis of FM; however , the effects of spa treatment on central mechanisms considered to be more important in FM are not clear and should be studied in the future. Since the temperature of the water and mud-packs in spa treatments is about 37°C and more, some of the beneficial results in the FM patients may be attributed to the effects of heat in addition to the chemical one. A recent trial has demonstrated that the temporary improvement in quality of life due to an ad- juvant treatment course of spa therapy for patients with FM is associated with limited incremental costs per patient. To date the questions to be answered are the standardization, the biochemical, physical an me- chanical effects, and the cost-effectiveness of these therapies.

Parole chiave – terapia termale, fibromialgia, fanghi termali, balneoterapia Key words – spa treatment, fibromyalgia, mud packs, balneotherapy

introduzione

La fibromialgia (FM) è una malattia com- plessa, sia riguardo alla patogenesi, in cui intervengono molti fattori, sia per la moltepli-

cità dei sintomi ed il loro impatto sulla qualità

di vita dei pazienti; si tratta inoltre di una

malattia comune, a prevalenza elevata nella popolazione. Il suo trattamento comprende interventi farmacologici, fisiochinesici, psicologici, edu- cazionali, che non sempre però consentono di raggiungere risultati soddisfacenti. Per questo motivo è importante che ven-

ga accertata un’eventuale efficacia anche di

terapie alternative, che potrebbero essere di aiuto quando non vi è risposta ai trattamenti tradizionali, o come complemento di questi ultimi per ottenere migliori risultati. Tra le terapie complementari le cure termali hanno sempre riscosso grande successo tra i pazienti reumatici (Fig. 1) ed in particolare tra i pazienti fibromialgici.

È diffusa opinione tra i reumatologi che in questi ultimi pazienti esse possano dare un certo beneficio: l’effetto positivo di tali tera- pie generalmente viene spiegato con un forte effetto placebo, dovuto all’allontanamento del paziente dal contesto sociale in cui vive, spes- so per lui stressante e negativo, all’ambiente termale accattivante e sereno, al contatto ed al confronto con altri pazienti come loro, al calore rilassante delle terapie, al colloquio ras- sicurante del personale medico e paramedico delle terme, in una parola all’indirizzo olistico della terapia termale, tipico delle terapie com- plementari. Sino a pochi anni fa non erano disponibili studi randomizzati controllati che dimostras- sero realmente l’efficacia della terapia termale nella FM; nell’ultimo decennio invece la lette- ratura si è arricchita di studi di sempre migliore qualità in questo campo. Nella breve rassegna seguente ci propo- niamo di descrivere gli studi sull’argomento che sono stati pubblicati e riportati su PubMed negli ultimi dieci anni.

La terapia termale nella Sindrome Fibromialgia Clin. Term. 62 (3-4):41-48, 2015

nella Sindrome Fibromialgia Clin. Term. 62 (3-4):41-48, 2015 Il razionale della terapia termale nella FM, sulla

Il razionale della terapia termale nella FM, sulla base delle attuali conoscenze circa gli aspetti patogenetici della malattia, è rappre- sentato dall’effetto miorilassante e analgesico del calore, dal possibile effetto positivo degli ioni contenuti nelle acque termali, dall’aspetto psicologico ed ambientale, dall’effetto di rie- quilibrio della componente organica dei fanghi maturi sull’asse ipotalamo-ipofisi-surreni, dalla possibilità di incremento dei livelli di

β-endorfine e di IGF-1 e di riduzione delle citochine infiammatorie, tra cui IL-1, IL-6 e TNF-α (1).

rassegna della letteratura

Neumann (2001), in uno studio randomiz- zato e controllato che ha coinvolto 48 donne fibromialgiche, ha evidenziato un effetto favo-

revole in termini di qualità della vita, intensità dei sintomi fibromialgici e stato psicologico nelle pazienti sottoposte a bagni sulfurei a 37° C rispetto alle pazienti che hanno solo soggiornato sul Mar Morto (2). Sukenik e Coll. (2001) hanno rilevato un miglioramento della durata della rigidità mat- tutina, del numero di articolazioni tumefatte

e dolenti, del numero di tender point e della

soglia di dolorabilità nei punti fibrositici e nei

punti di controllo in 28 pazienti affetti da FM

e artrite psoriasica dopo un trattamento con

bagni sulfurei, impacchi di fango a 40-42 ° C, bagni nel Mar Morto ed esposizione al sole per quattro settimane. Questi Autori hanno sotto- lineato l’influenza dei cambiamenti climatici

e della pressione barometrica sul dolore fibro-

mialgico e l’esistenza nell’area geografica del Mar Morto di condizioni climatiche particolari

e possibilmente favorevoli costituite da una

scarsa umidità, da temperature stabilmente ele- vate e da un’alta pressione barometrica (3). Buskila (2001), in uno studio randomizzato

e controllato condotto su 48 donne affette da

FM, ha valutato gli effetti di bagni sulfurei a 37 ° per 10 giorni rispetto a quelli del solo sog- giorno sul Mar Morto, evidenziando un miglio- ramento in entrambi i gruppi di pazienti della gravità dei sintomi (dolore, affaticamento, rigidità, ansia), dello stato funzionale, del nu- mero di tender point e della soglia del dolore;

tale miglioramento è stato però più prolungato (sino a 3 mesi), nel gruppo trattato con bagni sulfurei. I risultati possono essere spiegati, secondo l’Autore, con l’influenza favorevole della balneoterapia sul tono muscolare, sulla mobilità articolare e sull’intensità del dolore, mentre i miglioramenti rilevati nel gruppo di controllo possono derivare dall’effetto positivo di un cambiamento nella qualità della vita, di

La terapia termale nella Sindrome Fibromialgia Clin. Term. 62 (3-4):41-48, 2015

un ambiente meno stressante e di un maggior riposo. Agli effetti delle cure termali che si attuano attraverso stimoli idromeccanici e termici, che possono influire favorevolmente sul tono muscolare e sulla mobilità articolare, sull’in- tensità del dolore, sui meccanismi patogenetici periferici della FM, si aggiungono gli effetti sui meccanismi patogenetici centrali, che sono ancora oggetto di studio (4). Uno studio di Evcik (2002) ha posto a confronto pazienti fibromialgiche sottoposte a balneoterapia (bagni di 20 minuti per 5 giorni alla settimana per 3 settimane) nelle terme di Afyon, in Turchia, con un gruppo di controllo trattato solo con antinfiammatori non steroi- dei, rilevando un miglioramento nel numero

di tender point, nell’intensità del dolore, nella capacità funzionale e nel grado di depressione nel primo gruppo, mentre nel gruppo di con- trollo non sono state evidenziate variazioni rispetto al basale. Nel gruppo sottoposto a balneoterapia il risultato ottenuto nei primi 3 parametri è stato mantenuto sino a 6 mesi (5). Le acque delle terme di Afyon sono ricche di sodio, bicarbonato e solfati e contengono cal- cio, magnesio, cationi ferro-alluminio, cloro

e metasilicati. Altan (2003) ha confrontato gli effetti della ginnastica in piscina termale sulfurea per 12 settimane con gli effetti della sola balneotera- pia attuata per un analogo periodo di tempo, presso le terme di Bursa, in Turchia, in donne affette da FM, rilevando un miglioramento del dolore, della rigidità mattutina, del sonno, del numero di tender point, della valutazione

globale dello stato di salute secondo il paziente

e secondo il medico, dei punteggi al Fibrom-

yalgia Impact Questionnaire (FIQ) e del Beck Depression Index (BDI), in entrambi i gruppi,

con un miglioramento però più prolungato nel tempo di FIQ e BDI nel gruppo sottoposto a terapia combinata (6). Assis (2006) ha dimostrato che l’esercizio aerobico in acqua è efficace quanto l’esercizio a terra nel ridurre il dolore in pazienti fibro- mialgiche, ma è più vantaggioso nella cura dei disturbi emozionali (7). Gusi (2007) ha evidenziato con uno studio randomizzato e controllato un effetto favo- revole sulla qualità della vita correlata alla salute e sulla forza muscolare dell’esercizio fisico in acqua calda (esercizi aerobici, di mi- glioramento della propriocezione e della forza

muscolare) effettuato 3 volte alla settimana per 12 settimane. I risultati ottenuti sulla forza muscolare (muscoli estensori delle ginocchia)

si sono mantenuti a lungo, mentre l’intensità

del dolore è ritornata a livelli pre-trattamento

(8).

Ardic (2007) ha rilevato differenze statisti- camente significative, rispetto a un gruppo di

controllo, in termini di score algometrici, BDI, livelli plasmatici di PGE2, numero di tender point e FIQ in un gruppo di pazienti con FM primaria sottoposte a balneoterapia 5 giorni alla settimana per 3 settimane presso le terme

di Denizli, in Turchia (9).

Munguìa–Izquierdo (2007) in uno studio randomizzato e controllato ha evidenziato l’ef- ficacia di una terapia consistente in esercizio fisico in acqua (mobilizzazione, ginnastica aerobica, potenziamento della forza musco- lare, rilassamento), tre volte alla settimana per 16 settimane, nel migliorare il dolore e gli altri sintomi fibromialgici, sia fisici che psichici (10). Evcik (2008) in uno studio in aperto rando- mizzato e controllato ha evidenziato l’efficacia sia dell’esercizio in acqua che dell’esercizio

La terapia termale nella Sindrome Fibromialgia Clin. Term. 62 (3-4):41-48, 2015

fisico a terra nell’indurre un miglioramento

di FIQ, BDI, intensità del dolore, numero di

tender point, con un effetto a più lungo termine dell’esercizio in acqua (11). Un interessante studio randomizzato e controllato di Bellometti (1999) condotto su 100 soggetti fibromialgici nelle terme del bacino Euganeo ha dimostrato un effetto di maggiore aumento delle β-endorfine e di maggiore riduzione del dolore provocato dalla digitopressione sui tender point con l’aggiunta

di un ciclo di terapia con fango termale ma-

turo e bagni termali alla terapia medica con trazodone (1). Fioravanti (2007) ha valutato in uno studio randomizzato controllato gli effetti e la tol- lerabilità del trattamento con fanghi e bagni termali in pazienti con FM primaria scarsa- mente responsivi alla terapia farmacologia, riscontrando un miglioramento significativo in termini di FIQ, numero di tender point, sintomi fibromialgici e HAQ, che si è mantenuto sino a 16 settimane, in assenza di drop-out (12). Zijlstra (2004) in uno studio randomizzato

e controllato condotto a Jerba, in Tunisia, ha

evidenziato che una combinazione di talasso- terapia, esercizio fisico ed educazione sanita- ria hanno migliorato in modo significativo i sintomi e la qualità della vita salute-correlata

nei pazienti fibromialgici. Le differenze tra il gruppo sottoposto ai trattamenti ed il gruppo

di controllo si sono mantenute però solo sino

a 6 mesi (13). Lo stesso Autore, utilizzando tale studio, ha calcolato il costo/beneficio di questo trat- tamento concludendo che il miglioramento temporaneo della qualità della vita osservato nello studio nei pazienti fibromialgici era as- sociato ad un aumento limitato del costo della terapia (14).

In una recente review con metanalisi di studi controllati randomizzati sull’efficacia della balneoterapia e della idroterapia nel trattamento della FM (15), Naumann ha po- tuto concludere che l’idroterapia associata a ginnastica in acqua c’era una discreta eviden- za di un piccolo miglioramento del dolore e della qualità di vita, persistente per qualche tempo, senza però miglioramento del quadro depressivo e della conta dei tender point.;non è stata riscontrata differenza tra l’attività fatta in acqua e quella fatta a terra. Per quanto riguarda l’efficacia della bal- neoterapia con acqua minerale/termale si è riscontrato un effetto medio sulla qualità della vita, senza effetti sulla depressione, con una persistenza discreta di tale miglioramento sintomatologico. Naumann conclude che ,a causa del limitato numero degli studi suscettibili di essere esa- minati, alle casistiche di numero ridotto ed al rischio della presenza di errori metodologici in tali studi, risulta difficile valutare corret- tamente i benefici della balneoterapia e della idroterapia nella FM.

discussione

Dai numerosi studi randomizzati e con- trollati sopra ricordati, emerge che la balne- oterapia rappresenta un’opzione terapeutica discretamente efficace nel trattamento della FM, alleviandone i sintomi, anche se solo temporaneamente. Anche l’attività fisica in acqua si è dimo- strata efficace nell’alleviare i sintomi della FM, con un effetto più prolungato rispetto all’attività fisica fatta a terra. Quando eseguita in acqua calda, l’attività

La terapia termale nella Sindrome Fibromialgia Clin. Term. 62 (3-4):41-48, 2015

fisica risulta più efficace sia per l’azione di sostegno che l’acqua esercita, sia per la tem- peratura favorevole. La galleggiabilità dell’acqua limita l’impat-

to negativo del peso sulle articolazioni portanti

rispetto all’attività fuori dall’acqua, riducendo

il potenziale dolore degli esercizi eseguiti. Riguardo invece il calore dell’acqua, vari studi hanno dimostrato che una temperatura

tra i 30 e 34°C è in grado di ridurre la rigidità ed il dolore in pazienti fibromialgici (5). La temperatura calda dell’acqua permette

di fare eseguire ai pazienti fibromialgici eser-

cizi altrimenti dolorosi, probabilmente perché

la vasodilatazione così provocata migliora

l’ischemia muscolare aumentando la clearance

di sostanze algogene dal tessuto muscolare.

Alcuni Autori suggeriscono anche che bagni in acqua di 32°C ed oltre sono meglio

tollerati dai fibromialgici per la loro maggiore sensibilità al freddo (11). Sugli effetti dei fanghi termali nella FM è disponibile solo un piccolo numero di studi però ben condotti che ha conseguito risultati positivi (1-13). Esistono alcune evidenze, come sottoline- ato da Bellometti (1), di una possibile azione biochimica di alcuni fanghi termali sulle di- sfunzioni neuroendocrine presenti nella FM, sulla risposta infiammatoria e sui meccanismi

di controllo del dolore.

Una limitazione nella progettazione di trial clinici è rappresentata dalla difficoltà di effet- tuare studi in cieco, ad esempio utilizzando fanghi “finti” nel gruppo controllo per poter studiare gli effetti delle sostanze contenute nei fanghi termali o acqua calda non termale per studiare gli effetti biochimici delle acque termali. Inoltre, poichè le acque minerali presentano

La terapia termale nella Sindrome Fibromialgia Clin. Term. 62 (3-4):41-48, 2015

differenze nella loro composizione dovute alla natura del terreno attraversato ed i fanghi ter- mali sono molto diversi l’uno dall’altro sia per

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Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015

Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiologia

Mineral waters during pregnancy, breastfeeding and infants

Levra G. 1 , Caruso M.T. 2 , Levra S. 2

Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015

RiAssunto – L'acqua è l'elemento fondamentale della vita e rappresenta il costituente principale dell'organismo umano. il mantenimento di una adeguata idratazione è fondamentale per il corretto funzionamento del corpo umano. tutto questo è ancora più importante in alcuni periodi della vita come la gravidanza, l’allattamento e nel bambino. Gli autori, dopo una premessa sulla fisiologia dell’acqua, suggeriscono le acque più adatte, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche.

AbstRAct – Water is the basic element of life and is the main constituent of the human body. the maintenance of adequate hydration is vital to the proper functioning of the human body. All this is even more important in certain periods of life such as pregnancy, lactation and childhood. the au- thors, after an introduction on the physiology of the water, suggest the most suitable water, according to current scientific knowledge.

Parole Chiave – acqua minerale, Gravidanza, allattamento Key words – Mineral water, Pregnancy, Breastfeeding

Idratazione

L'acqua è il costituente principale del corpo umano e regola numerosi processi fisiolo- gici connessi con la salute dell’organismo. Quest’ultimo è composto in media per più del 60% di acqua, ma la sua percentuale varia con l'età: ne siamo più ricchi da giovani, ma con

il passare dell'età la sua quota si riduce pro- gressivamente (1). Si passa così da valori medi intorno al 75% nel neonato a valori intorno al 50% nell'anziano (Figura 1). Diverso poi è il contenuto tra i due sessi: è maggiore nell'or- ganismo dell'uomo rispetto alla donna. Del 60% circa del volume di acqua che circola nel corpo umano il 40% è contenuto

1 AMIITTF Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria 2 II Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Torino, San Luigi Orbassano (TO)

Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015

allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015 Fig. 1- Contenuto di acqua nel corpo

Fig. 1- Contenuto di acqua nel corpo umano

insieme al Cloro e al Carbonio esercitano

un controllo sulla quantità di acqua che

deve essere trattenuta in un dato comparti- mento. Per l'organismo è di fondamentale importanza mantenere l’omeostasi volu- metrica dei due compartimenti. E’ risaputo che la presenza ottimale

di acqua è vitale per lo svolgimento di

diverse funzioni cellulari, per la termore- golazione corporea e per altre importanti azioni biologiche (Tabella 1). Un consumo adeguato di acqua du- rante la giornata è indispensabile per una corretta idratazione e per il mantenimento delle già citate funzioni biologiche. Per questo motivo l’acqua, del tutto recentemente, è stata

addirittura inserita alla base della nuova pira- mide alimentare della dieta mediterranea che

è, oggi, l'unica dieta che abbia una consolidata

validità scientifica (2). Gli esperti sono concordi nel dire che per troppo tempo questo elemento è stato dimen- ticato o quantomeno dato per scontato dalla comunità scientifica internazionale, mentre oggi gli è stata finalmente riconosciuta tutta la sua valenza e importanza (3). La World Health Organization (WHO) ne consiglia l’introduzione di almeno 30ml per kg di peso corporeo per mantenere un buono stato di salute. L’EFSA (European Food Safety Authority) ha stabilito che l’adeguato apporto

quotidiano di acqua è pari a 2,5 l per le donne

e 2,5 l per gli uomini. Tuttavia, l’assunzione

giornaliera di acqua varia notevolmente per i singoli e tra gruppi (Tabella 2) (4).

all’interno delle cellule (definito comparto intracellulare), mentre il restante 20% si trova all’esterno, cioè nel plasma (comparto extra- cellulare). La caratteristica di questi due com- parti è che hanno una diversa concentrazione di elettroliti. Mentre nel liquido intracellulare predomina lo ione Potassio, nel liquido extra- cellulare predomina invece il Sodio. Questi,

Tabella 1. Principali funzioni biologiche svolte dall’acqua (da Vinazzani G., 2004; modif.)

Principali funzioni biologiche svolte dall’acqua

Costituente principale del citoplasma di tutte le cellule Solvente dei succhi digestivi Veicolo per l’assorbimento dei principi nutritivi Veicolo per il trasporto dei nutrienti, ormoni, elettroliti, secrezioni Veicolo per l’escrezione dei metaboliti Controlla la termoregolazione Costituente maggiore di sangue, linfa e liquido cefalorachidiano Costituente dei “lubrificanti”, come il liquido oculare e quello sinoviale

Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015

Tabella 2 – Fabbisogno idrico giornaliero (Fonte: European Hydration Institute)

Fascia d'età

Fabbisogno idrico giornaliero corretto

Adolescenti (maschi/femmine)

 

9-13 anni

2,1 L/giorno / 1,9 L/giorno

14-18 anni

2,5 L/giorno / 2,0 L/giorno

Adulti (uomini/donne)

 

>19 anni

2,5 L/giorno / 2,0 L/giorno

Ovviamente un individuo che svolge un'at- tività fisica importante necessiterà dell'intro- duzione di più acqua rispetto ad un individuo che svolge un'attività sedentaria. Oltre alle già citate funzioni che l'acqua svolge, essa può addirittura essere utilizzata come coadiuvante il trattamento farmacolo- gico. In particolare, le acque minerali naturali sono in grado di svolgere un'azione favorevole alla salute. Essendo dotate di caratteristiche organolettiche e igieniche particolari, possono svolgere alcune azioni salutistiche, nonché prevenire diverse malattie (5). Queste proprietà sono da attribuire da un lato alla quantità e al

rapporto fra i sali in essa disciolti, dall’altro alla totale assenza di sostanze inquinanti o in- desiderabili. Infatti, quando noi introduciamo acqua, non solo ci dissetiamo ma assumiamo una quota variabile di elementi importanti per

il nostro organismo (oligoelementi come cal-

cio, ferro, magnesio, bicarbonato, ecc.) (6).

Acque destinate al consumo umano

La maggior parte delle persone non beve

a sufficienza, probabilmente perché non sa

quanto sia importante il ricambio dell'acqua

e non conosce i benefici che questo elemento può avere sul nostro stato di salute. Tuttavia, l'acqua che beviamo deve essere di buona qualità, sicura dal punto di vista igienico e pre- sentare caratteristiche organolettiche gradevoli per indurci a bere. E’ risaputo che non tutte le acque sono idonee al consumo da parte dell’uomo. Per essere considerate tali è necessario infatti che queste rispondano ai requisiti igienici previsti dalla legge, che ne attestino la potabilità, siano esse trattate o meno. Per esempio, perché un'acqua sia con- siderata potabile devono essere soddisfatti alcuni requisiti: alle necessarie caratteristiche organolettiche, deve accompagnarsi un giusto contenuto di sali disciolti e, soprattutto, l'as- senza di sostanze tossiche e di microrganismi patogeni. L’acqua che si beve appartiene a diverse categorie. In linea generale possiamo dividere le acque da bere in acque trattate e acque non trattate. Le prime suddivise ancora in acque di rubinetto e acque purificate. Le seconde suddivise in acque di sorgente e acque minerali (Tabella 3).

Tabella 3. Acque da bere: classificazione

ACQUE TRATTATE

Di

rubinetto

Purificata

ACQUE NON TRATTATE

Di

sorgente

Acque minerali

L’acqua di rubinetto è quella che fuoriesce dai rubinetti di casa. Deve possedere precise caratteristiche qualitative e rispettare oltre 60 parametri chimico-fisici e microbiologici che ne stabiliscono la potabilità. Tuttavia la sua qualità e il suo sapore possono variare da luo- go a luogo, come conseguenza della falda da cui deriva e dei trattamenti che subisce. Non viene solamente usata per bere ma anche per altri scopi come lavare, cucinare, ecc. Acque purificate. Sono acque attinte da fiumi, pozzi, laghi, depurate dal carico salino e da eventuali inquinanti e in seguito demi- neralizzate e bilanciate (utilizzate soprattutto nei paesi in cui le condizioni igieniche sono precarie e non vi è un uso sicuro delle acque locali). Da pochi anni si sono diffusi disposi- tivi (uso domestico o esercizi pubblici) atti a modificare in senso favorevole alcune carat- teristiche dell'acqua potabile: filtri a carboni attivi, miscele speciali (carboni attivi più altre sostanze), osmosi inversa, distillazione. Le acque di sorgente sono le cosiddette “spring water” degli anglosassoni e le “eau de source” dei francesi. Non sono diverse dalle acque minerali naturali (sia dal punto di vista della composizione fisico-chimica che batteriologica) ma non possono vantare effetti favorevoli sulla salute. Le acque minerali naturali sono le più famigliari acque in bottiglia. Secondo il D.Lgs. 105/1992, modificato dal D.Lgs 339/1999

Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015

"sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o

giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno

caratteristiche igieniche particolari e, even- tualmente, proprietà favorevoli alla salute". “Le acque minerali naturali di distinguono pertanto dalle ordinarie acque potabili per la purezza originaria e sua conservazione, per il tenore di minerali, oligoelementi e/o altri costituenti ed, eventualmente, per taluni loro effetti. Esse vanno tenute al riparo da ogni ri- schio di inquinamento.” (D.Lge 8 ottobre 2011 n.176, art.2, comma2). Questo tipo di acque vengono imbottigliate così come sgorgano alla fonte, non possono cioè essere vendute sfuse, ma solo in bottiglie sigillate, di capacità non superiore ai due litri. Sulla base di queste suddivisioni appare evi- dente che acque trattate e acque minerali hanno valenze molto diverse: le prime rispondono ad una esigenza primaria quale quella di bere, le seconde oltre a dissetare possono svolgere un ruolo salutistico che varia da acqua a acqua, in base alla singola, specifica composizione chimico-fisica. Per sapersi orientare tra tutte le acque ita- liane (più di 250) attualmente in commercio, occorre innanzitutto leggere l’etichetta, “la carta d'identità dell'acqua” (Figura 2), dove sono riportate le caratteristiche fisico-chimiche e organolettiche di ciascuna acqua contenuta nella bottiglia. Tale lettura ci permetterà di scegliere quella più adatta a noi.

Fig. 3.– Etichetta di acqua minerale

Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015

allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015 Classificazione delle acque minerali Tra le numerose

Classificazione delle acque minerali

Tra le numerose classificazioni utilizzate, quella in base al residuo fisso rappresenta senz'altro la più usata. Il residuo fisso è il contenuto totale di sali minerali espresso in grammi ottenuto dall'evaporazione a 180°C di 1 litro di acqua minerale (Tabella 4).

Tabella 4. Classificazione delle acque in base al residuo fisso

CLASSIFICAZIONE DELLE ACQUE IN BASE ALLA QUANTITA’ DI SALI MINERALI CONTENUTI (R.F.)

Acque minimamente

residuo fisso < 50 mg/l

mineralizzate

Acque oligominerali

residuo fisso < 500 mg/l

Acque medio minerali

residuo fisso tra 500 e 1500 mg/l

Acque minerali ricche di sali

residuo fisso > 1500 mg/l

Donna in gravidanza

Bere è una necessità per tutti, ma in alcune categorie di persone, è indispensabile prestare

ancora più attenzione alle modalità, alla qualità

e alla quantità dell'acqua assunta. E’ risaputo che la gravidanza è un momento

particolare nella vita della donna, è un momen-

to di attesa ma anche di cambiamento: il corpo

della donna tende a modificarsi per permettere

l’adattamento migliore alla crescita del bambi- no. Una delle principali modificazioni riguarda

il

volume del sangue materno, normalmente

di

circa 5 litri ma che durante questo periodo

può arrivare addirittura a 6 e oltre (7). Tutto questo per garantire un adeguato compenso emodinamico e una buona vascolarizzazione della placenta. Anche il liquido amniotico in

cui si sviluppa il feto è composto da quest'ac- qua ed è importante che venga rinnovato continuamente per la salute del nascituro. Per mantenere questo equilibrio materno-fetale

è quindi necessario garantire una corretta e

adeguata idratazione. Numerosi articoli scien- tifici evidenziano l’importanza di una buona

idratazione per scongiurare l’oligoidramnios (8-9). Questa è una delle complicanze della

gravidanza che si manifesta quando all'inter- no del sacco amniotico vi è scarsa presenza

di liquido. E’ una patologia più frequente nei

mesi estivi e può causare complicanze come

le atelettasie, immaturità broncopolmonare,

Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015

dell'acqua di rete e casi di aborti spontanei, difetti alla nascita e complicanze perinatali

(12-13)

Dal punto di vista della mineralizzazione, specialmente nei primi mesi, viene consi- gliata l’assunzione di acque oligominerali o minimamente mineralizzate, con bassi livelli

malformazioni come il piede torto congenito

di

sodio, per le loro proprietà favorenti le fun-

e

ridotti movimenti fetali. Gli esperti sono concordi nel ritenere che

zioni metaboliche e lo stimolo della funzione emuntoria (14). Queste acque sono in grado

menti per ipotensione dovute sia al caldo sia

la

futura mamma dovrebbe bere da 1,5 a 2 litri

di effettuare una blanda e costante diuresi

al

giorno, e anche di più nei mesi caldi (10).

disintossicante, nonché proteggere l'organi-

La European Food Safety Authority (EFSA) ha stabilito che, a causa dell'aumento del

smo femminile dall'accumulo di quelle scorie tossiche responsabili in molti casi di screzi

peso corporeo e delle calorie assunte, sareb- be ideale bere circa 300 ml in più rispetto ai normali 2 litri. L’assunzione dovrebbe essere ancora maggiore durante l’allattamento, dove

renali ed epatici. Se la gravida non segue tali indicazioni può incorrere in lipotimie e sveni-

alla disidratazione e quindi alla diminuzione

si

dovrebbero raggiungere i 2,7 l al giorno (4)

di

liquidi sul versante circolatorio.

(Tabella 5).

Evidenziamo il residuo fisso, il contenuto

Una prima scelta deve essere fatta tra i vari tipi di acque precedentemente considerate. Anche se è possibile bere acqua di rubinetto

sodio e la durezza di alcune tra le più note

acque minerali piemontesi minimamente mi- neralizzate (RF <50 mg/l) come rilevato da

in

è

senz'altro utile raccomandare un'acqua con

Beverfood 2013-2014 (Tabella 6), che possono

composizione controllata, nota e batteriolo- gicamente pura (11). E' bene sottolineare che alcune società scientifiche hanno evidenziato una correlazione tra l'utilizzo di acque sottopo- ste alla pratica di clorazione o di ionizzazione

essere utilizzate con beneficio in gravidanza. Come è noto il Piemonte possiede una notevole ricchezza di acque minerali, specialmente a basso contenuto di minerali.

Tabella 5. Quantità d'acqua raccomandata in gravidanza e allattamento (Fonte: European Hydration Institute)

Stato

EFSA Raccomandazioni

Adeguato apporto di acqua giornaliero da tutte le fonti

Gravidanza

Un apporto addizionale giornaliero di 300 mL di acqua rispetto ai 2 L raccomandati nelle non gravide

2,3 L

Allattamento

Un apporto addizionale giornaliero di 600-700 mL di acqua rispetto ai 2 L raccomandati nelle donne che non allattano

2,7L

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Tabella 6 – Acque minerali minimamente mineralizzate in bottiglia Regione Piemonte

Acque minerali in bottiglia

residuo fisso in mg/l

sodio in mg/l

durezza in °F

Cime Bianche

50,2

1,8

3,7

Eva Rocce Azzurre

48

0,32

4,4

Lauretana

14

1,2

0,44

Lurisia

35

2,6

1

Pian della Mussa

37,7

0,63

2,6

Monterosa

16,5

1,3

0,53

Monviso

31

1,5

1

San Bernardo

34

0,7

2,5

Sant’Anna di Vinadio

42,8

1,2

3,1

Sparea

20,3

1,8

0,6

Valmora

45,6

1,2

3,3

Valverde

38,2

3,5

0,88

A dispetto di quello che si possa pensare,

nelle gravide, particolarmente evidenti di notte

l’acqua non fa affatto aumentare di peso, es- sendo del tutto priva di calorie. Anzi è stato dimostrato addirittura il contrario (15). Per evitare di sentirsi "gonfie" è preferibile scegliere un'acqua piatta, non gassata, da sor- seggiare lentamente nell'arco di tutta la gior- nata, possibilmente a temperatura ambiente. L'acqua assunta a questa temperatura e nella giusta quantità aiuta inoltre a combattere la stipsi (problema molto comune in gravidanza)

e dovuti a squilibri elettrolitici e ormonali, pos- sono essere ridotti o trattati con una adeguata idratazione. Nei casi in cui la gravida soffra di disturbi dispeptici come la comune nausea, può essere consigliata l'assunzione di acqua gassata. La presenza di gas CO2 nell'acqua induce una dilatazione dello stomaco, stimola la secre- zione dei succhi gastrici e in qualche modo riduce questo disturbo (16). E’ poi in grado

e a favorire il transito intestinale, prevenendo

di

dissetare meglio in quanto “anestetizza”

anche i fastidiosi stati emorroidari.

le

terminazioni nervose della mucosa orale

Lo stato gravidico in sé comporta inoltre cambiamenti anatomici, ormonali e immuni- tari che predispongono alle infezioni (cistiti, uretriti, ecc.), che possono essere favorite dalla disidratazione. L'utilizzo di un'acqua leggera determina una azione di lavaggio, di pulitura delle vie urinarie, tale da contrastare la ten-

coinvolte nel desiderio di bere e svolge una leggera azione batteriostatica. Alcuni autori ritengono che, negli ulti- mi mesi di gravidanza, periodo nel quale si verifica un aumentato fabbisogno di calcio, è consigliabile utilizzare un’acqua a media mineralizzazione, preferibilmente bicarbonato

denza alle infezioni e alla formazione della

calcica. Importante è anche il giusto equilibrio

sabbia renale.

tra

gli ioni calcio e magnesio, che dovrebbero

Anche i crampi muscolari, sintomo comune

essere presenti in quantità bilanciate tra di loro

Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015

Tabella 7 – Alcune acque minerali in bottiglia in Piemonte e in Italia

Acque minerali in bottiglia

residuo fisso

sodio in mg/l

bicarbonati

magnesio in mg/l

pH

in mg/l

in mg/l

Bognanco Ausonia

495

35,4

440

54,8

5,82

Bognanco San Lorenzo

1990

158

1744

356

6,4

Crodo

510

5

98

7,3

7,8

Ferrarelle

1245

48

377

20

6

Lete

845

4,9

980,5

14,5

6

San Pellegrino

952

35,0

237,9

52,5

7,84

Sangemini

988

19,6

325

15,2

6,41

(17). Diversi studi hanno ormai dimostrato la

sce con la produzione di latte, contrariamente a

biodisponibilità del Calcio nelle acque mine- rali ricche di questo ione (18-19). Evidenziamo il residuo fisso, il contenuto

una disidratazione più marcata. In questo caso la composizione del latte può cambiare e la quantità prodotta subire anche una drastica ri-

di

alcuni minerali ed il pH in alcune tra le più

duzione. La disidratazione contribuisce inoltre

note marche di acque minerali in bottiglia in

ad

aumentare la sensazione di affaticamento in

Piemonte e in Italia che possono essere utiliz-

un

momento già particolarmente impegnativo

zate in questa fase gravidica. (Tabella 7 – dati:

per l’organismo. Secondo l’EFSA la quantità

Zanasi A., Parola S. Acque minerali italiane in

di

acqua da assumere nel periodo dell'allatta-

bottiglia. Hoepli Ed. 2013)

mento si aggira intorno a 600-700 ml in più

Non dobbiamo poi trascurare il lato estetico, dal momento che una adeguata as- sunzione di acqua favorisce l'elasticità e la

rispetto ai 2 litri bevuti normalmente nell'arco della giornata. Quella dei bambini nei primissimi anni

tonicità dei tessuti, prevenendo le antiestetiche

di

vita è una categoria che merita particolare

“smagliature”(20).

Allattamento, lattanti e bambini

Anche durante il periodo dell'allattamento è

necessario aumentare l'introduzione di liquidi

e, in particolare, di acqua (21). I bambini allat-

tati generalmente assumono in media 750 ml di latte al dì nei primi mesi di vita, ma esiste una variabilità tra i 600 e i 900 ml die (Tabella 5). Le madri che allattano perdono quindi molti liquidi e devono pertanto aumentarne l’assun- zione. Una leggera disidratazione non interferi-

attenzione. L’organismo, in questa fase, ha necessità di introdurre molta acqua, svolgen- do un ruolo essenziale nello sviluppo dei vari organi (17). Diventa pertanto fondamentale

controllare la quantità di liquidi e la frequenza con la quale vengono assunti, tanto più che il senso della sete dei bambini non è sviluppato quanto quello degli adulti. Inoltre, essendo sempre in movimento, è importante offrire loro spesso da bere per mantenere un buon equilibrio fisiologico. Sono queste regole an- cor più fondamentali durante i mesi più caldi, quando il loro organismo perde liquidi tramite

la sudorazione per mantenere controllata la

temperatura corporea (22).

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Tabella 7 – Apporto idrico raccomandato nei bambini (Fonte: European Hydration Institute)

Fascia d'età

Apporto idrico giornaliero adeguato

Lattanti e bambini

 

0-6 mesi

680 mL/giorno o 100-190 mL/Kg/giorno. Da latte materno o in polvere

6-12 mesi

0,8-1,0 L/giorno. Da latte materno o artificiale, alimenti e bevande complementari

1-2 anni

1,1 -1,2 L/giorno

Bambini

 

2-3 anni

1,3 L/giorno

4-8 anni

1,6 L/giorno

Se il fabbisogno di acqua per adulti e anzia- ni è stimato intorno a 1 ml per ogni chilocaloria alimentare introdotta nell’arco della giornata, nei bambini tale quantità è aumentata a 1,5 ml. Secondo il gruppo di esperti scientifici dell'Au- torità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), il fabbisogno idrico di lattanti e bam- bini in condizioni di temperatura ambientale moderata e di livelli di attività fisica moderati

è rappresentato dai valori della tabella sotto riportati (4). Con “fabbisogno idrico” si intende l’ap- porto complessivo, ovvero l’acqua prove- niente dalle bevande e quella contenuta nei

cibi assunti. Si considera che, generalmente, il contributo degli alimenti all'apporto idrico giornaliero varia dal 20 al 30%, mentre il 70- 80% proviene dalle bevande. Tale rapporto non

è fisso e dipende dal tipo di bevanda e dagli

alimenti consumati. Il bilancio idrico pertanto rappresenta un momento importante cui prestare particolare attenzione, soprattutto se consideriamo indivi- dui più "vulnerabili" e con esigenze nutrizio- nali specifiche, come i bambini.

Ma quale acqua è consigliata in questi sog- getti? La scelta deve essere fatta con molta ac- curatezza. Sappiamo che alcune caratteristiche chimico fisiche delle acque, come la durezza, l'acidità, la composizione salina e la purezza, le rendono tutte diverse tra loro e quindi non tutte adatte per questi soggetti (23). L'acqua del rubinetto, per esempio, diffi- cilmente viene scelta dalle mamme durante l'allattamento e lo svezzamento perché, anche se garantita dal punto di vista batteriologico e dell'inquinamento, può avere comunque alcuni difetti. Questo perché l’eccessiva durezza, la presenza di cloro, un sapore non sempre gra- devole, e nessuna garanzia sulla qualità e la quantità dei sali disciolti, la rendono inadatta sia alla mamma che al neonato. Ci si deve pertanto orientare verso un’acqua minerale in bottiglia (24). La leggerezza e la purezza sono i due fattori qualitativi determinanti nella scelta ed entrambi vengono individuati facilmente attraverso la lettura della già citata “carta d'identità” dell’acqua: l’etichetta. Già da qualche anno lo stesso Ministero della Salute ha sottolineato l’importanza del

legame tra acqua e salute dei bambini, ri- conoscendone l’importanza per una corretta

alimentazione. Il consiglio è quello di privile- giare un’acqua minerale a basso contenuto di sali e che abbia ricevuto il riconoscimento del Ministero come “indicata per l’alimentazione dei neonati e per la preparazione degli alimenti per i neonati” (25). A confermare questa scelta arrivano precise linee guida dall’OMS (26) il massimo organo internazionale preposto alla salute pubblica e interessato ai requisiti che deve avere l’acqua più adatta ai neonati. Esse recitano: “La sorgente deve essere situata

ad un’altezza non inferiore ai 500 metri sul

livello del mare; non deve contenere ammo- niaca, nitrati e metalli pesanti; il contenuto

di sodio deve essere inferiore a 20 mg/lt; il

calcio inferiore a 100 mg/lt mentre il fluoro inferiore a 1,50 mg/lt, perché un valore supe- riore potrebbe nuocere ai denti del bambino.” Va sottolineata l'importanza del contenuto di

nitrati, il cui limite per le acque impiegate nei lattanti è significativamente ridotto rispetto a quello dell'acqua potabile (10 mg/l contro 50 mg/l) (Tabella 8). Meglio orientarsi pertanto verso l’acquisto di un’acqua minerale oligominerale o minima- mente mineralizzata, cioè molto povera di sali,

in particolare riguardo al contenuto in Sodio.

Queste acque originano generalmente da sor- genti di alta montagna, dove il manto nevoso

e i ghiacciai, presenti per gran parte dell’anno, alimentano direttamente le sorgenti. La bassa

quantità di sali dipende, da un lato, dall'elevata velocità di passaggio dell’acqua nel sottosuolo che ostacola i processi di mineralizzazione, dall’altro dalle caratteristiche delle rocce at- traversate che cedono difficilmente sostanze in soluzione. Essendo di alta montagna, inoltre,

è garantita la purezza e l'assenza di inquinanti

di origine industriale.

Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015

Tabella 8. Valori limitativi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità

limitativi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Queste acque sono particolarmente indicate nel neonato per

Queste acque sono particolarmente indicate nel neonato per sciogliere il latte in polvere e durante lo svezzamento per la preparazione delle pappe, in quanto non sconvolgono la composizione dell’alimento stesso data la minima mineralizzazione e la quasi assenza di gusto. La caratteristica di possedere un quantitativo di Sodio molto basso permette di non aumentare il carico renale dei soluti nelle formule lattee, in considerazione anche della ridotta funzionalità renale dei lattanti e per non aumentare il rischio di insorgenza di iperten- sione (27). Essendo poi molto povere di calcio, favoriscono la formazione di coaguli di caseina molto fini e dispersi; ciò si traduce in una più ampia superficie a disposizione degli enzimi gastrici e quindi una migliore digeribilità del latte (28-29). Viceversa, gli alimenti preparati con acque contenenti una maggiore quantità di soluti sovraccaricano il delicato organismo del neonato, con eventuali rischi. Esse, oltre ad esplicare un’azione di “la- vaggio” sulle vie urinarie, sono consigliate

Acque minerali in gravidanza, allattamento e nipiolo- gia Clin. Term. 62 (3-4):49-60, 2015

in seguito a episodi di vomito, diarrea o ma-

views 2005; (II) S6-S13

nifestazioni febbrili poichè consentono una più facile eliminazione dei cataboliti tossici e quindi un’attenuazione e una più rapida riso- luzione dei suddetti stati morbosi. In caso di

4.

EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA); Scientific Opinion on Dietary reference values for water. EFS Journal 2010;8(3)1459

disidratazione, inoltre, favoriscono la diuresi pur essendo trattenute in giusta quantità dai

5.

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tessuti. Sia con acque a bassissimo contenuto in sali sia con le oligominerali, si riduce poi il

6.

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7.

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bambino in fase di crescita. Particolare attenzione deve essere riposta dalle mamme nello scegliere un’acqua minera-

8.

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le senza la presenza di sostanze tossiche come uranio, arsenico e radionuclidi (radio 226 e 228), ovviamente non dichiarate. In particolar modo l’uranio, che è un metallo pesante, deve

9.

GHAFARNEJAD M, THERANI MB, ANA- RAkI FB, et al. Oral hydration therapy in oligohydramnios. J Obstet Gynaecol Res. 2009; 35(5);895-900

essere assente, in quanto recentemente è stato fonte di accurate indagini ed è stato classificato come particolarmente pericoloso a causa della sua tossicità. I lattanti e i bambini fino al primo anno di età sono particolarmente a rischio,

10.

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ACQUE SALUTARI NEL VARESOTTO

HEALTHY WATERS IN VARESE’S LANDS

Giorgio Rodolfo MARINI AMIITTF Sezione Piemonte Valle d’Aosta Liguria Insubria Università degli Studi dell’Insubria, Varese

RIASSUNTO - Varie e numerose sono le realtà idroclimatologiche nel Varesotto note sin dall’Ottocento; sparse in tutto il territorio sgorgano consistenti ricche e salutari acque minerali oggetto già nel passato di importanti citazioni ed approfondite analisi scientifiche.

ABSTRACT - Varied and numerous are the hydro-climatological reality in Varese’s lands known since the nineteenth century; scattered throughout the territory, rich and healthy mineral waters flow out already subject in the past of important quotes and in-depth scientific analysis.

PAROLE CHIAVE - Varese, Varesotto, Acque salutari, Regio Insubrica KEY WORDS - Varese, Varese’s lands, Healthy waters, Regio Insubrica

Soltanto sul finire dell'Ottocento si sono sviluppati studi scientifici sulle acque minerali e tentate varie classificazioni riguardo a temperatura e composizione chimica e ai relativi diversi effetti terapeutici. Anche numerose ricche e salutari acque minerali sparse in tutto il territorio del Varesotto sono state oggetto in passato di numerose citazioni ed approfondite analisi scientifiche.

A pochi passi dalla città di Varese, all’interno del Parco naturale del Campo dei Fiori, un’antica sorgente situata nel comune di Orino a monte del paese in posizione panoramica ai margini di una selva castanile è la fonte Gesiola; brevemente raggiungibile a piedi dal centro storico del paese in direzione della mulattiera che porta alla pineta del Pian delle Noci, “un’acqua freschissima e diuretica”, come recita una guida turistica su Orino dei primi anni sessanta 1 .

una guida turistica su Orino dei primi anni sessanta 1 . 1 Orino Valcuvia , Pro
una guida turistica su Orino dei primi anni sessanta 1 . 1 Orino Valcuvia , Pro

1 Orino Valcuvia, Pro Loco, 1961 (pagine non numerate)

Conosciuta da secoli, è stata recentemente ripristinata nel 1949 grazie alle proprietà oligominerali e potassiche riconosciute anche dall’Istituto di Idroclimatologia medica dell’Università di Milano 2 ; le analisi, effettuate nell’ottobre del 1955, hanno confermato la presenza di acqua oligominerale, acidula, contenente potassio, calcio, magnesio, ferro, cloruri, carbonati, silicio, sodio (tracce), con preponderanza della quantità di potassio rispetto a quella del sodio 3 . La stessa guida affermava già allora che

si può trarre il convincimento della convenienza di un più esteso e approfondito studio dell’acqua per un riconoscimento ufficiale della sua appartenenza alle acque oligominerali e per un uso non solo come acqua da tavola, per imbottigliamento, ma bensì come acqua con proprie indicazioni terapeutiche4 ;

le sue qualità possono infatti dare “una fisionomia speciale al suo impiego terapeutico5 . Purtroppo non se ne è più fatto niente, ma l’acqua sgorga ancora, limpida e dissetante, molto apprezzata dagli abitanti del luogo e dai turisti, mentre resta ancora tale la possibilità di un maggiore sfruttamento delle proprietà terapeutiche di questa storica fonte.

delle proprietà terapeutiche di questa storica fonte. 2 Cfr. R. FASSI, R. PRANDO, Campo dei Fiori
delle proprietà terapeutiche di questa storica fonte. 2 Cfr. R. FASSI, R. PRANDO, Campo dei Fiori

2 Cfr. R. FASSI, R. PRANDO, Campo dei Fiori, Macchione Editore, Varese 1994, p. 81

3 L’analisi fisico-chimica che compare su Orino Valcuvia, cit., conferma i seguenti risultati:

reazione al tornasole

acida

residuo fisso a 100° C

g. 0,1557

residuo fisso a 180° C

g. 0,1508

ammoniaca

assente

nitriti

assenti

nitrati

assenti

idrogeno solforato

assente

alcalinità in HCl N/10

cc/l 26,7

sostanze organiche secondo Kübel

g. 0,0036

4 Orino Valcuvia, cit.

5 ibidem

Poco distante da Orino, un’altra fonte salutare, sita già nel territorio del Comune di

Cuvio sul margine della strada S.P. n. 45 che da Castello Cabiaglio porta a Cuvio ad una altitudine

di 460 metri sul livello del mare, è il cosiddetto “Funtanin de l’Avucatt”; la caratteristica peculiare

di questa fonte, conosciuta e citata anche dal Bizzozzero 6 oltre un secolo fa, è che essa sgorga direttamente fra le radici di un faggio secolare che le conferisce un aspetto tanto suggestivo da essere annoverata tra i monumenti naturali del Parco naturale del Campo dei Fiori 7 . Recentemente, dopo le analisi svolte nel 1996 dall’Unità Operativa Chimica – Sezione Acque Potabili e Antiparassitari del Presidio Multizonale di Igiene e Prevenzione di Varese 8 , l’indagine sulle caratteristiche chimico-fisiche della sorgente è proseguita con la collaborazione dell’Unità

Operativa Chimica dell’ASL di Varese; i dati analitici, oltre a confermare quanto già messo in luce

in precedenza riguardo alla potabilità dell’acqua ed alla sua estrema leggerezza, che consente di

definirla come acqua oligominerale, hanno rivelato la presenza di interessanti oligo-elementi, quali Litio e Selenio in tracce ed alcuni μg/l di Zinco 9 . Forse proprio questa particolare composizione fisico-chimica è l’origine di una leggenda che la descrive capace di guarire gli uomini dall’impotenza 10 al punto che tutt’oggi è meta di turisti e residenti, non necessariamente consapevoli dei possibili effetti ‘terapeutici’, che si recano numerosi a prelevarla muniti di taniche 11 . A prescindere dagli effettivi risultati terapeutici sperati, le proprietà dell’acqua di questa sorgente 12 , come già quelle della fonte Gesiola di Orino e di tutta la Valcuvia, sono determinate dalla particolare struttura calcarea del territorio che produce, soprattutto nel massiccio del Campo dei Fiori 13 , un articolato sistema carsico ipogeo con decine di grotte 14 , numerose sorgenti e altri fenomeni carsici, di notevole interesse idrogeomorfologico 15 , molto diffusi nelle Prealpi del

6 G.C. BIZZOZZERO, Varese e il Suo Territorio. Guida descrittiva, Tipografia Ubicini, Varese 1874, p. 235

7 Cfr. L.R. 9 aprile 1994 n. 13 “Piano territoriale di coordinamento del Parco naturale Campo dei Fiori”, art. 19

8 L’analisi, eseguita il 16 aprile 1996, descrive i seguenti parametri:

pH

8,0

Cloruri

0,6

mg/l

Calcio

50,6 mg/l

Nitrati

6,1

mg/l

Solfati

6,0

mg/l

9 I. GORINI, R. SOMA, Particolari virtù di una sorgente di montagna, in “La storia della medicina di montagna: passato, presente, futuro”, Atti del convegno, Sesto Fiorentino (FI), 14-15 dicembre 2002, Firenze 2005, pp. 147-151

10 C. DEL FRATE, In una cronaca dell’800 i segreti della fonte della virilità, in “Corriere della Sera” del 12 gennaio 2003, p. 50; I. GORINI, Una sorgente “afrodisiaca” nell’Insubria, in “La vocazione termale della Regio Insubrica: immagini di salute senza confini”, Enzo Pifferi Editore, Como settembre 2008, pp. 253-256

11 A.A. RONCARI, Profumo di menta. Ricordi e racconti di Valcuvia, Macchione Editore, Varese 1999, pp. 19-25; G. SPARTÀ, Per acqua ricevuta, Macchione Editore, Varese 1999, p. 54 12 Le proprietà dell’acqua potrebbero essere determinate anche dalla presenza di un raro Mollusco crenobionte, cioè abitatore obbligato delle sorgenti, la Belgrandiella saxatilis (Gastropoda Prosobranchia, fam. Hydrobyoidea) che ha qui il suo habitat naturale (cfr. E. PEZZOLI, I molluschi crenobionti e stigobionti presenti nell’Italia settentrionale (Emilia Romagna compresa). Censimento delle stazioni sino ad oggi segnalate, in “Monografie Natura Bresciana”, Museo Civico di Scienze Naturali, Brescia 1988)

13 Cfr. M. GNACCOLINI, Dolomia del Campo dei Fiori, estr. da “Studi illustrativi della carta Geologica d’Italia, formazioni Geologiche”, fasc. I, Roma 1968 e C. DRAGONE, Piogge acide e chimismo delle acque ipogee nel massiccio del Campo dei Fiori, Josca, Varese 1994

14 Sono stati censiti più di 130 ingressi di grotte all’ambiente ipogeo, per uno sviluppo noto al momento di circa 30 km., tra cui la grotta Marelli (non accessibile al pubblico), che supera i 400 metri di profondità con più di 250 diramazioni ed un laghetto sotterraneo, e la grotta del Frassino (cfr. P. AMEDEO, M. BERRA, Studio geomorfologico e strutturale della grotta del Frassino (M. Campo dei Fiori - VA), Atti del Centro Studi per il carsismo e la tutela ambientale, Vol. II, Ed. Nicolini, Gavirate 1984, pp. 9-71)

15 Cfr. P. AMEDEO, M. BERRA, G.P. RIVOLTA, M. ZANETTI, Il massiccio del Campo dei Fiori (VA):

carsismo ed idrogeologia ipogea, Atti del Centro Studi per il carsismo e la tutela ambientale, Vol. III, Ed. Valli, Induno Olona 1986, pp. 9-251. Secondo L.G. Nangeroni, sono tutte rocce sedimentarie marine, come

territorio varesino 16 e nella Valcuvia 17 (come dimostra anche l’attività del Centro Studi per il carsismo 18 ); già nell’Ottocento Leopoldo Maggi, illustre scienziato medico e naturalista di Rancio Valcuvia, aveva studiato a fondo le caratteristiche geologiche delle rocce e dei depositi lacustro- glaciali valcuviani compilando anche una specifica carta geologica della Valcuvia 19 .

una specifica carta geologica della Valcuvia 1 9 . Un poco più a nord, nel territorio
una specifica carta geologica della Valcuvia 1 9 . Un poco più a nord, nel territorio

Un poco più a nord, nel territorio del Comune di Induno Olona in prossimità delle Grotte di Valganna, sempre all’interno del Parco del Campo dei Fiori,

dimostra la presenza di fossili marini contenuti: gusci di molluschi, coralli, alghe calcaree, etc. (cfr. L.G. NANGERONI, La struttura geologica del territorio della Provincia di Varese, Ann. Sperim. Agraria, Vol. X, 1932)

16 Cfr. A. LIGASACCHI, G. RONDINA, Il fenomeno carsico nel territorio varesino (Prealpi lombarde), Centro studi per la Geografia Fisica - C.N.R., Bologna 1955

17 Cfr. D. REGGIORI, Alcuni fenomeni carsici nella nostra zona, in “Terra e Gente” n.3, Comunità Montana della Valcuvia, Cuveglio 1995, pp. 67-74 e P. AMEDEO, E. SIRONI, Il fenomeno carsico del Monte Martinello (Valcuvia - VA), Atti del Centro Studi per il carsismo e la tutela ambientale, Vol. IV, Ed. Nicolini, Gavirate 1999, pp. 6-139. Ne sono testimonianza anche numerosi massi erratici (cfr. L.V. FERRARI, Valcuvia. Massi erratici, Macchione Editore, Varese 2000), studiati dal Maggi già nell’Ottocento (cfr. L. MAGGI, Intorno al terreno erratico della Valcuvia, Bernardoni, Milano 1866), tra cui quello posto vicino a Cuvio ad un’altitudine di ca. 500 metri s.l.m., composto da carbonato di calcio con incorporati granuli di ferro, che raggiunge il rilevante perimetro di metri 23,20 ed è conosciuto coi nomi di Sasso nero, Sass de Luna o il Meteorite (cfr. L.V. FERRARI MUSUMECI, I massi erratici muti testimoni del passato (seconda parte), in “Terra e Gente” n.3, Comunità Montana della Valcuvia, Cuveglio 1995, p. 21)

18 Cfr. Rassegna di attività del Centro Studi per il carsismo e la tutela ambientale, Supplemento agli Atti del Centro Studi per il carsismo e la tutela ambientale - Anno I, n.1, Cuveglio (VA) 1984

19 Cfr. E. VACCARI, Gli studi geologici di Maggi tra lavoro di ricerca e attività didattica, in “Leopoldo Maggi (1840-1905): un naturalista eclettico nella Lombardia di secondo Ottocento” – Atti del Convegno, Cuveglio 23 novembre 2002, Comunità Montana della Valcuvia, pp. 35-47

…in una località amenissima ed incantevole nella stagione estiva, per la frescura che vi si mantiene, alimentata da ombre ospitali e da correnti d’aria ripercosse dalla tortuosità e dai seni delle adiacenti colline e montagne, esiste la così detta Fontana degli ammalati. Questa fontana sgorga, perenne e con grosso getto, ai piedi di un masso per una fenditura quasi circolare, e corre veloce nella sottoposta valletta, per congiungersi all’Olona. E’ un’acqua freschissima, limpida, cristallina ed assai leggera, che bevesi con piacere e con ristoro del viandante…20 ;

luogo assai poetico, celebre per la bontà delle acque sorgive che scaturiscono dal monte21 , era frequentata sin dal secolo scorso, “per l’efficacia delle sue acque mediche22 , da nobili e popolani che vi giungevano in pochi minuti di carrozza da Varese per “richiamar la salute in chi l’ha perduta23 .

Il dottor Giuseppe Papis, medico onorario presso l’Ospedale Fate-Bene Fratelli di Milano, la descrive come

un’acqua purissima, vivificante siccome venne creata dalla natura a spegnere la sete, a temperare gli eccessivi ardori… che torna vantaggiosa e benefica a chi la beve, e che vale a ristorare le forze ed a richiamare la salute24 .

Anche se lo storico Luigi Brambilla, a seguito di “un’analisi accurata” di cui non riferisce né l’Autore né i risultati, scetticamente scrive che

il nome dato ab antico a quel getto d’acqua, e che tuttora conserva, parrebbe indicare l’efficacia di essa a richiamar la salute in chi l’ha perduta; ma un’analisi accurata ha dimostrato che ciò non sussiste; è un’eccellente acqua, ma ha nulla a che fare collo speziale25 ,

il dottor Papis auspicava già nel 1867 che “venisse utilizzata e messa in meritata rinomanza qual mezzo idropatico o balneario26 , e nell’aprile dell’anno successivo il professor Luigi Sironi di Varese analizzava l’acqua confermando la presenza di Calcio, Magnesio, Ferro, Cloruro, Solfato, Bicarbonato e Silice 27 .

20 G. PAPIS, La Fontana degli Ammalati, in “La Cronaca Varesina”, 9 giugno 1867 (e L. BRAMBILLA, cit., pp. 93-94, che ricopia letteralmente, senza citarlo, ben dieci righe del Papis)

21 G. GANNA, Guida di Varese e circondario, Maj e Malnati Tipografi Editori, Varese 1892, p. 77

22 L. TIOLI, Le acque minerali e termali del Regno d’Italia, Ulrico Hoepli, Milano 1894, p. 97

23 L. BRAMBILLA, Varese e suo circondario, vol. II, Tipografia Ubicini, Varese 1874, p. 94 (Edizione anastatica Atesa Editrice, Bologna 1983)

24 G. PAPIS, cit.

25 L. BRAMBILLA, cit., p. 94.

26 G. PAPIS, cit.

27 L’analisi dell’acqua è riportata in modo preciso da G.C. BIZZOZZERO, cit., pp. 121-122:

L’acqua… risulta contenere per ogni chilogrammo:

Bicarbonato di magnesia

Gr. 0.20

Bicarbonato di calce

Gr. 0.16

Bicarbonato di ferro

Gr. 0.06

Cloruro di calcio

Gr. 0.08

Solfato di calce e magnesia

Gr. 0.06

Silice e materie organiche

Gr. 0.07

————

Quantunque sinora non sia stato ancora concretizzato alcun progetto termale, la gente continua a rinfrescarsi e a soddisfare la sete con le acque salutari di questa sorgente così come nel passato molti malati vi si recavano fiduciosi di poterne trarre “miglior salute”. La stampa dell’epoca è infatti ricca di riferimenti al mito della “Fontana degli Ammalati” 28 ; così ad esempio l’Almanacco della Provincia di Como, da cui dipendeva a fine ‘800 il territorio varesino, scriveva, a proposito della Fontana degli Ammalati, nel 1880:

L’antica diffusa opinione che essa possieda virtù atte a risanar gli egri corpi, e come un dì la diva Igea invocavasi, qua traggono più malati che, fiduciosi di miglior salute, a larghi sorsi la bevono; ed altri, non sofferenti del cammino al disagio, mandan vasi a raccoglierla. (…) L’onda ti scorre ai piè con piacevole gorgoglio, e sotto il trasparente suo velo ti mostra le liscie bianco-calcaree pietre che servono d’alveo. Essa t’invita a bere, al che può aggiungere stimolo la credenza della vivificatrice di lei potenza.29

Ma il vero sfruttamento di questa popolare fonte è stato realmente concretizzato da Angelo Poretti che alla fine del secolo scorso vi costruì una birreria divenuta famosa nel mondo utilizzando, come avviene tuttora, l’acqua proveniente proprio dalla Fontana degli Ammalati 30 . Cosicché il professor Uberti ammetteva già nel 1890 che

la maggior parte degli accorrenti alla ‘celebre e romantica’ Fontana degli Ammalati, detta così perché le sue acque sono medicinali, sono sanissimi e mattacchioni, e ancor più che all’acqua fanno onore a di buoni vini ed alla birra Poretti, la cui fabbrica è contigua31 .

Merita poi un cenno una sorgente che si trova in territorio della Valceresio nelle vicinanze di Viggiù, a 483 metri sul livello del mare, “in posizione ridente e di notevole valore anche dal punto di vista climatologico32 , di cui fa lunga descrizione il Dott. Prof. Prassitele Piccinini (da non confondere con Guido Maria Piccinini, farmacologo napoletano, Presidente onorario dell’AMIITTF) nel Manuale Hoepli del 1924; già l’Uberti precedentemente scriveva che

nelle vicinanze di Viggiù avvi una fonte di acqua epatica fredda, puzzolente, ch’è di grande vantaggio per le malattie della pelle33 .

La sorgente, di grande portata d’acqua, sgorga a 12° C, è nota a Viggiù da molto tempo, “come ci viene segnalato dall’egregio dott. Pier Carlo Monti34 , ed è

28 Cfr. MELTON, La Fontana degli Ammalati, in “Cronaca Varesina”, 5 agosto 1877 (citato da P. MACCHIONE, Dalla “Fontana degli Ammalati” la premiata birreria di Angelo Poretti e compagni, in “Lombardia Nord-Ovest”, anno LXV, 1/1992, p. 40, nota 17)

29 Questa descrizione (presente non integralmente anche in R. FASSI, R. PRANDO, cit., p. 136), è attribuita dal Prof. Uberti, che la riporta inframmezzata di ironici personali commenti, alle “pennellate veramente un po’ enfatiche e ingenue d’un cotal Nessi” (G. UBERTI, Guida generale ai Grandi Laghi Subalpini, Casa Editrice Guigoni, Milano 1890, pp. 264-265)

30 Cfr. P. MACCHIONE P., cit., pp. 37-65 e G. SPARTA’, cit., pp. 54-60

31 G. UBERTI, cit., p. 264

32 P. PICCININI, Idrologia e Crenoterapia (Le acque minerali d’Italia), Ulrico Hoepli Editore, Milano 1924, p. 474. Anche il Bongiovanni afferma che “il posto è indicatissimo alla cura climatica” (G. BONGIOVANNI, M. RIVOIRE, Varese e la sua provincia, Stabilimento Tipografico “Littorio”, Varese 1931, p. 271) ma non fa alcun cenno alla presenza di sorgenti minerali, mentre il Bizzozzero parlava soltanto di “…fontane zampillanti acqua eccellente…” (G.C. BIZZOZZERO, cit., p. 159)

33 G. UBERTI, cit., p. 274

notevolmente ricca di carbonati e bicarbonati, ricca altresì di acido carbonico libero. Si avrebbe dalla analisi (eseguita dal prof. A. Menozzi) la prevalenza di sali di calcio35

di importante valore terapeutico. Potrebbe trattarsi di un’altra fonte rispetto a quella citata dall’Uberti poiché non risulta la presenza di solfuri, propri dell’acqua ‘epatica puzzolente’. Il Piccinini si augurava comunque, già allora, che venissero ben presto “utilizzati tutti questi elementi favorevoli per una degna affermazione36 di questa sorgente.

Proseguendo invece per la Valganna, all’interno della miniera argentifera della Val- Vassera, che sembra “fosse già conosciuta e coltivata dai Romani37 , sgorga una vena d’acqua ferruginosa dal fondo di una delle gallerie che il proprietario, signor Vinasque Baglioni, fece praticare nel 1862 38 ; il Brambilla, citando da una Rivista, afferma che

le acque che scaturiscono in quella miniera, attraversando degli strati di solfuro di ferro, contengono in dissoluzione questo metallo, ed hanno quindi delle proprietà medicinali. Sono facilmente riconoscibili al loro sapore astringente che richiamano quello dell’inchiostro: limpide alla loro scaturigine, divengono poi torbide al contatto dell’aria, e depositano al fondo il loro principio ferruginoso allo stato di ossidazione39 .

L’analisi di queste acque, commissionata dallo stesso Baglioni ed effettuata dal professor Sironi l’11 luglio 1867 40 , confermarono la presenza di “carbonato di ferro, solfato di ferro, solfato di magnesia, idrato di perossido di ferro, poco solfato di calce, lieve traccia di silice e di materie organiche41 al punto che lo stesso Brambilla la paragona addirittura alla “ben nota acqua di Recoaro, colla diversità che quest’ultima racchiude anche dell’acido carbonico libero42 . Sembra che le acque ferruginose della Val-Vassera, citate anche dal Tioli 43 ed ora in disuso, attraessero in passato “una folla di visitatori, che loro chiedevano salute44 e tanta gente “che prendeva occasione d’una cura d’acqua minerale45 .

34 P. PICCININI, cit., p. 474

35 ibidem

36 ibidem. Non a caso anche Viggiù è stata dichiarata, con Decreto Ministeriale del 1929, “Stazione di cura, soggiorno e turismo” (cfr. nota 96)

37 G.C. BIZZOZZERO, cit., p. 126. La cosa è confermata anche da G. UBERTI, cit., p. 266

38 Cfr. G.C. BIZZOZZERO, cit., pp. 126-127

39 L. BRAMBILLA, cit., pp. 95-96

40 L’analisi è riportata, come al solito in modo preciso e senza commenti, da G.C. BIZZOZZERO, cit., p. 127: “L’acqua della Vassera contiene per ogni litro:

Carbonato di ferro

Gr. 0.45

Protossido di ferro

Gr. 0.35

Solfato di magnesia

Gr. 0.30

Solfato di calce

Gr. 0.18

Carbonato di calce

Gr. 0.12

Cloruro di calcio

Gr. 0.12

Silice e materia organica

Gr. 0.18

————

Totale materie fisse

Gr. 1.70

41 L. BRAMBILLA, cit., p. 96

42 Ibidem

43 L. TIOLI, cit., p. 97

44 L. BRAMBILLA, cit., p. 96

45 G.C. BIZZOZZERO, cit., p. 127

Il Bizzozzero afferma che fu trovata, nello stesso luogo, anche un’altra “ricca vena di acqua satura di zolfo che potrebbe servire per uso di bagni46 ma che non è mai stata analizzata e non fu mai sfruttata; la presenza di due sorgenti, “un getto di acqua ferruginosa, e poco discosto uno d’acqua sulfurea47 , viene confermato anche dal professor Uberti.

Prima di scendere verso Ponte Tresa, si può beneficiare ancora della salubrità dell’acqua del Fontanone di Marchirolo; dal “sapore lievemente ferruginoso e subsalino48 , quest’acqua è stata esaminata nell’ottocento dal chimico dottor Righini che vi ha trovato bicarbonato di calce, carbonato di magnesia, solfato di magnesia e carbonato di protossido di ferro49 in quantità non meglio definite. Il Brambilla afferma, pertanto, che anche questa fonte

può collocarsi fra le acque medicinali, minerali, salino-ferruginose, utili nella debolezza di ventricolo e nei calcoli vescicali50 ;

proprietà senza dubbio molto interessanti ma da confermare quanto prima con un’analisi chimica più recente e approfondita.

Bisogna poi rammentare, all’estremità della Valtravaglia, una “sorgente d’acqua medicinale fredda, ferruginosa, con cloruro di calcio e magnesio e gas acido carbonico51 che oggi non esiste più: l’acqua minerale “San Bernardino” di Luino (o Luvino come era chiamata fino al 1889). Scoperta nel 1839 da Gaetano Carnisi 52 , il quale “bevendola si accorse che era diversa dalle altre… notando in sé benefici effetti53 e verificando che “reca giovamento e benessere fisico54 , scaturiva ai piedi della villa Crivelli-Serbelloni sulla pubblica via. Così la descriveva Luigi Boniforti attorno al 1882:

Ai piedi della villa Crivelli-Serbelloni, che fa splendida mostra sul bell’ingresso del paese, per chi provenga da Maccagno, per la singolarità del disegno e la grandiosità del parco alberato di elette singolari piante estendentesi tra due colline pittoresche, riunite da ponte a cinque grandi archi, scaturisce sulla pubblica via una sorgente d’acqua minerale di cui fanno profittevole uso i Luvinesi55 .

L’acqua minerale “San Bernardino” è stata analizzata prima dal professor Castiglioni dell’Imperial Regio Istituto di Scienze e Lettere di Milano il 20 luglio 1840, poi nel 1841 dai dottori Peverelli e Salvetti dell’Ospedale provinciale di Como e dal chimico farmacista Gerolamo Broglio dello Spedale di Milano, poi ancora dal medico condotto di Luvino dottor Giovanni Battista Flora il 13 maggio 1841, ed infine dalla Commissione Medica della Facoltà di Medicina di Pavia presieduta

46 Ibidem

47 G. UBERTI, cit., p. 266

48 L. BRAMBILLA, cit., p. 102

49 Ibidem

50 Ibidem

51 L. BRAMBILLA, cit., p. 119 che cita il Boniforti

52 Cfr. M. URICCHIO, Scoperta di acqua minerale nel 1839 a Luino, Tip. editr. Cesare Nani, Como 1934, Estratto dal “Periodico della società storica comense”, Vol. 30., fasc. 117-118 53 T. SALVI, Alla ricerca di… acque perdute, in “Travalia. Studi su Luino e gli immediati dintorni”, Biblioteca Civica di Luino, aprile 1975, p. 93

54 ibidem

55 Cfr. T. SALVI, cit., p. 93

dal prof. Gerolamo Novati il 24 agosto 1841. 56 Dalle numerose analisi eseguite, l’acqua è risultata essere ‘acidulo-marziale’, contenente ferro, acido carbonico libero, cloro, acido solforico, calce e magnesia, con azione terapeutica valida mediante cura idropinica soltanto se veniva bevuta sul posto poiché, evaporando rapidamente l’anidride carbonica, diminuivano i minerali disciolti che precipitavano. Anche se il Cav. Luigi Boniforti affermava che

per altro la sua medica virtù fuor del distretto è quasi totalmente ignorata, ed anzi agli stessi abitatori di Luino ben poco in uso. Del che può addursi a bella scusa il non sentirne essi gran fatto bisogno, avvegnachè pari alla confortevole amenità del sito è quivi la dolcezza del clima, la natìa salubrità dell’aere, e conseguentemente la gioconda bellezza e la fiorente salute che spira in volto agli abitanti di si lieta contrada57 ,

l’acqua “San Bernardino” raggiunse una certa notorietà in poco tempo e gli effetti salutari vennero divulgati anche oltre Varese e Milano; Pietro Balzari, direttore dell’Ospedale di Como 58 , ne aveva fatto cenno in un articolo sull’Almanacco della Provincia di Como nel 1842 59 ed anche il Tioli scriveva nel 1894, sul Manuale Hoepli delle acque minerali e termali d’Italia, che

Luvino …ha una sorgente d’acqua acidulo-ferruginosa fresca che si usa come bevanda perché possiede non poche virtù terapeutiche60 .

La fonte divenne luogo di ritrovo di molta gente per cui furono realizzate nuove opere per renderla più attraente e meglio utilizzabile, incanalando l’acqua da dove scaturiva 61 ; ma oggi non resta più nulla a causa di una progressiva inesorabile perdita di portata della sorgente dovuta forse a dispersioni nel terreno dalle condutture ormai obsolete, anche se alcune testimonianze ricordano come la fonte abbia cessato di sgorgare già durante i lavori per la costruzione della linea ferroviaria Luino-Varese aperta nel 1882 probabilmente a seguito degli stravolgimenti della falda dovuti agli scavi 62 .

Anche a Dumenza sopra Luino 63 fra’ Paolo Morigia, uno dei primi storiografi moderni sempre molto entusiasta per le numerose “freschissime e chiarissime fonti d’acque64 intorno al Lago Maggiore, descrive ben due fonti con

Acque di virtù sanative, & un’acqua nella cima d’un Monte di Dugmenta, la qual uscisse d’una fessura d’un grossissimo sasso, & in tanta abbondanza, che farebbe maccinar un molino, la qual nel maggiore caldo dell’Estate, è di tanta freddezza, che non si può bevere, e vicino, & all’intorno di detta fonte ci nasce ol Napello, herba molto

56 Cfr. T. SALVI, cit., pp. 94-98

57 Cfr. L. BRAMBILLA, cit., p. 119

58 Cfr. P. BALZARI, Dell’ospedale di Como e sue istruzioni, Carlo e Felice Ostinelli, Como 1853

59 Cfr. P. BALZARI, Notizie intorno l’acqua minerale della colletta sopra Cernobbio vicino a Como, in “Almanacco della Provincia di Como per l’anno 1842”, pp. 49-62

60 L. TIOLI, cit., p. 98

61 Cfr. G. ARMOCIDA, La salute, la malattia, la medicina e la storia, in “Loci Travaliae XI. Contributi di Storia locale”, Biblioteca Civica di Portovaltravaglia, 2002, p. 14

62 Cfr. A. ZAMMARETTI, Il borgo e la pieve di Cannobio, vol. III, Novara 1980, p. 127

63 Cfr. I. GORINI, Le acque e le fonti salutari della Regio Insubrica nella Storia della Medicina, Insubria University Press, Varese 2008, pp. 75-76

64 P. MORIGIA, Historia della nobiltà, et degne qualità del Lago Maggiore, Per Hieronimo Bordone & Pietro Martire Locarni compagni, Milano 1603, p. 27

velenosa, e la fontana chiamasi la Cavalliera. E vicino ancora a questa terra, si vede un’altra fontana detta la Valcina65 ;

e viene ricordata ed esaltata per le sue virtù salutari anche dal Vagliano, un secolo dopo, quest’ultima fonte che

vien detta la Volcina, di tanta leggerezza, che al paragone pesa quattr’once meno d’ogn’altr’acqua; onde essendo salubre sopra ogni credere, da’ vicini Infermi viene desiderata, e cruda com’è, si bee. Quest’acqua, mirabile segreto della natura, ove nasca non si vede, ne si sa, solo si vede uscire da una strettissima buca, ne per grande arsura di Cielo, od altra seccagna, come ne per pioggia eccessivamente continuata, oda altra inondazione mai cresce, ne cala.66

Più a sud, sempre sul lago Maggiore, non si può non ricordare il fontanino di acqua solforosa di Ispra, noto da oltre due secoli, situato proprio sul lungolago “dove termina il percorso pedonale attrezzato ed inizia la spiaggia67 ; anche se attualmente questa piccola fonte ha una valenza prettamente storico-turistica, è stata in passato oggetto di notevole interesse scientifico e di grande rilievo nella letteratura delle acque minerali 68 . Sin dal Settecento viene frequentemente menzionata sia nei testi specialistici di idrologia sia nelle guide turistiche e nei repertori delle acque minerali italiane. L’abate Carlo Amoretti la cita nella sua guida “Viaggio da Milano ai tre laghi”, pubblicata in ben sei edizioni tra il 1796 e il 1824:

Vedesi a destra in alto Ispra, sotto cui è una sorgente d’acqua epatica, che, come l’altra sorgente già mentovata (quella di Angera, cfr. nota 82), può servire a render ragione della parte bituminosa della sottoposta torba69 .

Melchiorre Gioia all’inizio dell’Ottocento ricorda l’‘acqua epatica di Ispra’ fra le poche meritevoli di considerazione nel Dipartimento del Lario, unica addirittura del territorio occidentale del Dipartimento, anche se non era stata ancora esaminata con analisi scientifiche 70 ; anche il direttore dell’Ospedale di Como Pietro Balzari la cita più volte 71 mentre Felice Ferrario, in una breve storia di Ispra pubblicata un secolo dopo nel 1912, conferma che è “ottima nelle affezioni epatiche72 , segno che in qualche modo veniva usata per le sue qualità curative. Più scettico è invece lo storico Cesare Cantù che, a proposito di Ispra, scrive:

65 ibidem, p. 30

66 G. VAGLIANO, Le rive del Verbano. Descrizione geografica, idrografica e genealogica, nella quale si contiene l’antichità delle famiglie nobili nate, originate ed abitate in dette rive, Nella Regia Ducal Corte per Marc’Antonio Pandolfo Malatesta stampatore reg. camerale, Milano 1710, p. 422

67 G. ARMOCIDA, Ispra. L’Europa è di casa, Nicolini Editore, Gavirate 1997, p. 23-24

68 Cfr. R. SOMA, Notizie sull’acqua della ‘fontana solforosa’ di Ispra, in “Medicina e Ambiente” - Atti del XXXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Storia della Medicina (Ispra 16-19 Ottobre 1997), JRC Ispra 1999, pp. 97-98

69 C. AMORETTI, Viaggio da Milano ai tre laghi, Maggiore, di Lugano e di Como e ne’ monti che li circondano, III° edizione, Dalla Tipografia Scorza e Compagno, Milano 1806, p. 16

70 M. GIOIA, Sul dipartimento del Lario: discussione economica, presso Pirotta e Maspero stampatori-librai in Santa Margarita, Milano 1804, pag. 119 71 P. BALZARI, Notizie intorno l’acqua minerale della colletta sopra Cernobbio vicino a Como, in “Almanacco della Provincia di Como per l’anno 1842”, p. 59 e P. BALZARI, Notizie sulle acque minerali di Tartavalle, di Bonzeno e della Cornasca, in “Almanacco della Provincia di Como per l’anno 1852”, p. 10

72 F. FERRARIO, Ispra. Appunti, Premiata Scuola Tipografica Editrice Artigianelli, Milano 1912, p. 30

Han qualche nome le acque sulfuree, che certamente devono giovare bevute in sì bella situazione, in sì buon’aria e in tanta comodità di passeggi73 .

Luigi Boniforti, nella sua bella guida, testimonia addirittura l’esistenza di due fonti solforose ad Ispra, auspicando un più opportuno e meritevole sfruttamento:

tra le sorgenti d’acqua limpidissime che bagnano questo territorio havvene due al gusto fortemente sulfuree, fresche e leggerissime; l’una in distanza di circa mezz’ora a sud-est dell’abitato; l’altra a pochi minuti, zampillante sul vicin litorale, tra l’arena mista di neri lapilli e di massi ferruginosi. Ben egli sarebbe a desiderare che intorno alla proprietà ed all’uso di queste acque si volgesse l’attenzione di alcun dotto chimico, e di chi ne è proprietario, onde istruirne accurata analisi, e se giovi, com’è assai credibile, trarne maggior profitto con aprirvi analogo stabilimento. Il sito è ameno, l’aria salubre, facili e numerose le strade, che possono condurvi gente di diverse contrade; ed ogni dì vieppiù crescente il bisogno e la smania di correre ai bagni e cure d’acque termali; ed inoltre sommamente desiderato promittentissimo uno di siffatti stabilimenti in riva al nostro lago, che di tutte belle cose è ricchissimo, di questa sola mancante74 .

Anche se una rilevazione statistica comunale del 1861 afferma che

evvi nel territorio comunale due piccole sorgenti d’acqua sulfurea che si produce a getto continuo, l’una però delle quali nelle crescenze del lago viene sommersa. Attualmente non servono a nessun uso75 ,

e in un altro documento comunale del 1885 leggiamo che a Ispra si trova “qualche piccola sorgente d’acqua solforosa, ma per la sua tenue importanza non viene utilizzata76 , Felice Ferrario, nella sua breve storia del paese, nel 1912 conferma, forte del fatto che gli Ispresi continuino a riempirne bottiglie per berla con intenzioni terapeutiche, che questa acqua sulfurea sia “ottima nelle affezioni epatiche77 ; anche Luigi Tioli, nel suo Manuale del 1894, afferma la presenza delle

due sorgenti di acque solforose fresche dette acque epatiche. Si usano in bevanda ed hanno virtù terapeutiche nella diatesi erpetica e nelle ostruzioni viscerali78 ,

ricordate anche dal valcuviano Leopoldo Maggi 79 , professore dell’Università di Pavia, mentre il Bongiovanni parla invece di due fonti diverse che si trovano nel territorio, “l’una d’acque sulfuree a Quassa, un’altra al ‘Lavoraccio’ di acque magnesiache80 . Vi è stato, in ogni caso, nel passato un vero e proprio uso sistematico delle acque salutari di Ispra per la terapia delle epatopatie e di altre affezioni: la presenza, infatti, di acido

73 C. CANTU’, Storia di Varese e sua provincia (Dalla “Storia della Provincia di Como”, anno 1859), Editore Fausto Sardini (BS), ristampa 1975, p. 854

74 L. BONIFORTI, Il Lago Maggiore e Dintorni, Corografia e Guida, Torino e Milano (1858), pp. 226-227

75 Cfr. “Quadro statistico del 2 novembre 1861”, A.S.Va., Ispra, 19, contabilità, bilanci, statistica

76 Cfr. “Questionario per l’inchiesta sulle condizioni igienico-sanitarie dei Comuni del Regno”, 1885, Archivio Comunale di Ispra.

77 F. FERRARIO, Ispra, Artigianelli, Milano 1912, p. 30

78 L. TIOLI, cit., p. 98

79 L. MAGGI, Intorno alle condizioni naturali del territorio varesino, Discorso letto nell’apertura solenne della VII riunione straordinaria della Società Italiana di Scienze Naturali (Varese, 24 settembre 1878), Tip. Bernardoni, Milano 1878

80 G. BONGIOVANNI, M. RIVOIRE, cit., p. 180

solfidrico in misura limitata, come analisi più recenti confermano 81 , rende l’acqua del fontanino solforoso, oligominerale solfato-calcica-magnesiaca, gradevolmente bevibile e curativa ad un tempo.

Anche ad Angera “sotto la Rocca è una sorgente d’acqua epatica, ed un’ampia torbiera, che qui comincia, e finisce ad Ispra82 , pure descritta dall’Amoretti già all’inizio dell’Ottocento; secondo il Tioli, vi sono bensì due fonti di acqua solforosa:

scaturiscono ne’ pressi di cotesto borgo due acque solforose delle quali l’una ha la temp. a 15° e la seconda è fresca. Della prima di queste acque si fa uso come bevanda assegnandole virtù febbrifughe. L’altra è indicata contro le diatesi erpetiche e gl’ingorghi del fegato e della milza ed essa pure si usa in bevanda83 .

Di più recente sfruttamento è invece la sorgente oligominerale bicarbonato-calcica di Cimbro di Vergiate, con proprietà diuretiche, imbottigliata dalla Frida dal 1978 ma recentemente dismessa per inquinamento delle falde 84 . Le analisi effettuate a Pavia il 27 maggio 1983 davano i seguenti parametri: Residuo fisso a 180 °C 197,50 mg/l, pH 7,8, Conducibilità 299 μS/cm, Anidride carbonica 1,80 ml/l, Ossigeno 6 ml/l, Azoto e gas rari 16 ml/l, Silice 10 mg/l, Sodio 4,60 mg/l, Potassio 1,85 mg/l, Calcio 47,14 mg/l, Magnesio 10,98 mg/l, Cloruri 5,70 mg/l, Solfati 20,64 mg/l, Bicarbonati 160,43 mg/l, Fluoruri 0,04 mg/l, Nitrati 17,55 mg/l, Nitriti assenti, Ammoniaca assente.

Nitrati 17,55 mg/l, Nitriti assenti, Ammoniaca assente. 8 1 L’analisi chimica dell’acqua della “fontana

81 L’analisi chimica dell’acqua della “fontana solforosa” di Ispra è riportata da R. SOMA, cit., p. 98:

pH

7,9

Durezza

14,8 mg/l

Cloruri

1,50 mg/l

Solfati

30,3 mg/l

Calcio

40,4 mg/l

Magnesio

11,5 mg/l

Nitrati

2,20 mg/l

Nitriti

0,01 mg/l

Solfuri

0,26 mg/l

82 C. AMORETTI, cit., p. 12 (cfr. nota 69)

83 L. TIOLI, cit., p. 95

84 Cfr. G.R. MARINI, Il Termalismo nell’Insubria, Tesi di Specializzazione in Idrologia Medica, Università degli Studi di Pavia, A.A. 2000-2001, p. 57

Vi è infine da citare anche l’uso curativo delle ‘acque salutari’ del laghetto di Biandronno, messo in opera all’inizio del secolo scorso dal medico condotto del paese mediante lo sfruttamento della “fanghiglia verdastra e un po’ gelatinosa che si depositava lungo le rive85 ; il dottor Ernesto Sidoli, analizzato il fango e scoperte le sue qualità curative per le affezioni reumatiche, acquistò nel 1907 dalla marchesa Soragna Borghi, in società col fratello Giacomo, sacerdote, una villa in stile neoclassico in cui fece costruire uno stabilimento idroterapico termale che utilizzava proprio i fanghi del laghetto, dal quale venivano aspirati mediante una pompa a volano appositamente costruita; prima di essere posto sulle parti dolenti, il fango veniva adeguatamente riscaldato dalle inservienti e dopo il trattamento i clienti potevano rilassarsi nel parco della villa all’ombra di piante secolari 86 . Il laghetto di Biandronno, in passato stagno paludoso fonte di miasmi e principale causa della malaria e della febbre tifoidea che imperversava nella zona, era stato precedentemente bonificato dall’ingegner Giuseppe Quaglia 87 , proprietario dello stesso, che in meno di un secolo lo aveva trasformato in una grande torbiera 88 . Largamente pubblicizzato, lo “Stabilimento idroterapico termale” di Biandronno, aperto da maggio a settembre e meta di distinti signori e belle signore che venivano a curarsi col ‘fango verdastro’, divenne, “per le ottime qualità terapeutiche del fango, un apprezzato centro per la cura delle malattie reumatiche89 ma rimase aperto soltanto sei anni perché nel 1913 il medico fu costretto a chiuderlo e ad emigrare negli Stati Uniti per “dissensi con il Consorzio Sanitario90 .

per “ dissensi con il Consorzio Sanitario ” 9 0 . 8 5 A. BERNARD, Vitalità

85 A. BERNARD, Vitalità e splendori del lago di Varese. Memorie storiche di un territorio, Milano 1984, p.

208

86 Cfr. G. SPARTA’, cit., p. 80 87 Giuseppe QUAGLIA, nato nel 1819 a Cazzago Brabbia, ingegnere di Varese, si dedicò a studi archeologici e ad opere di pubblica utilità; scrisse, fra l’altro, Laghi e torbiere nel Circondario di Varese, Tipografia Macchi e Brusa, Varese 1884. Dell’opera di prosciugamento e bonifica del laghetto di Biandronno fa cenno anche L. BRAMBILLA, cit., pp. 35-36

88 Oggi è uno specchio d’acqua, privo di immissari, a due passi dalla sponda occidentale del lago di Varese, che rappresenta una ricchezza anche dal punto di vista floro-faunistico per la notevole presenza di specie vegetali e animali che hanno qui trovato l’habitat ideale; è per questo inserito anche nell’elenco dei biotipi tutelati dalla legge n. 33/1977 (cfr. F. LUCCHINI, Radici di Lago, Tipolitografia Galli e C., Varese 1989)

89 A. BERNARD, cit., p. 209

90 Ibidem

Non si può concludere senza ricordare la Stazione climatica del Campo dei Fiori 91

di Varese, straordinaria cornice ambientale a 1226 m s.l.m., importante garanzia della presenza di

una situazione climatica molto favorevole per la salute, dove sorge, appena sotto la vetta, il grandioso complesso architettonico del Grand Hotel Campo dei Fiori realizzato nel 1912 dal famoso architetto milanese Giuseppe Sommaruga 92 per conto della Società Grandi Alberghi Varesini, costituita a Varese nel 1907 con lo scopo di valorizzare turisticamente la località. In questo luogo, ormai chiuso al pubblico da molti anni, che costituisce uno dei più compiuti e mirabili esempi di architettura in stile Liberty italiano, fino alla metà del 1900, le famiglie più agiate del milanese, ma anche del Piemonte e della Svizzera, venivano a trascorrere i mesi più caldi dell’anno lontano dalla calura estiva delle pianure e dal caldo afoso delle città; oltre al rilassamento tipico

delle vacanze, potevano così effettuare benefiche sedute di elioterapia, una salutare idropinoterapia con l’ottima acqua carbonatica della zona 93 , peraltro ancora troppo poco studiata almeno dal punto

di vista sanitario, e completare il benessere psico-fisico con lunghe passeggiate nei boschi in un

clima asciutto e mite. 94

Purtroppo il complesso è entrato in crisi, nella seconda metà del XX secolo, a causa

di una non sufficiente valorizzazione sanitaria dei benefici terapeutici che il luogo poteva offrire e

così è stato definitivamente chiuso nel 1953 e lasciato andare in rovina. Attualmente il Grand Hotel, che pur caratterizza visibilmente la veduta da sud di tutto il massiccio, ospita sul tetto un intreccio

di antenne di vario tipo che determinano inevitabilmente un’importante inquinamento elettro- magnetico certamente poco rassicurante da un punto di vista salutare; sarebbe auspicabile, invece, che un patrimonio naturale e artistico così importante potesse avere in futuro la dovuta considerazione anche da un punto di vista socio-sanitario mediante l’approfondimento dei benefici idroclimatologici del luogo e lo studio delle abbondanti risorse idrominerali locali.

e lo studio delle abbondanti risorse idrominerali locali. L’abbondanza di tutte queste espressioni

L’abbondanza di tutte queste espressioni idroclimatologiche in tutto il territorio del Varesotto sin dall’Ottocento 95 ha fatto sì che Varese, la “Città Giardino”, con il suo territorio

91 Cfr. L.C. BURGONZIO, Il Campo dei Fiori, stazione climatica sopra Varese. Cenni descrittivi, topografici, geo-mineralogici (prof. G. Nangeroni). Flora, fauna, meteorologia, ecc., Tip. Maj e Malnati, Varese 1924

92 Cfr. C. SCILLIERI, Le architetture varesine di Giuseppe Sommaruga, in “Tracce”, 2/1983

93 Cfr. nota 13 e ss.

94 Cfr. anche Corrierino del Campo dei Fiori: periodico di propaganda del Grand Hotel Campo dei Fiori, A. 1, n. 1 (lug. 1923), Varese 1923

95 Cfr. G.R. MARINI, Il Termalismo nell’Insubria, cit.; G.R. MARINI, Acque salutari in Valcuvia e dintorni, Terra e Gente X (2002-2003), Comunità Montana della Valcuvia, pp. 53-64; MARINI G.R., Acque

venisse dichiarata ufficialmente, con Decreto Ministeriale del 1929, “Stazione di cura, soggiorno e turismo”, al pari di Salsomaggiore, Sciacca e Montecatini Terme 96 , e abbia potuto ospitare sessant’anni fa il Congresso Nazionale di Medicina Termale dell’AMIITTF 97 . Sarebbe pertanto davvero auspicabile un rapido recupero di questa importante tradizione ‘salutare’ che rappresenta, oltre ad una naturale ricchezza medico-scientifica, anche una notevole opportunità per il rilancio della vocazione turistica di tutta la regione, così come previsto dalla Legge sul “Riordino del settore termale” dell’anno 2000 98 ; un nuovo e migliore sfruttamento, quindi, dopo nuove adeguate analisi conformi alle normative vigenti 99 , delle ‘Acque salutari’ al fine di poter usufruire ancora delle prerogative sanitarie offerte dalla Natura per mezzo del principale dei suoi elementi, profondamente consapevoli “del ruolo dell’acqua e delle sue qualità nel delicato equilibrio tra salute e malattia” 100 .

BIBLIOGRAFIA

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96 D.M. 25 aprile 1929 “Riconoscimento al territorio di vari Comuni dei requisiti di stazioni di cura, soggiorno o turismo” pubblicato nella G.U. del 16 maggio 1929 (“Sono riconosciute, ad ogni conseguente effetto, le caratteristiche di cui all’art. 1 del R. decreto-legge 15 aprile 1926, n. 765, all’intero territorio dei comuni di… Bognanco, …Stresa Borromeo, Varese e Viggiù…”); cfr. A. BERNARD, Varese a cavallo di due secoli, Lativa, 1978, p. 212

97 Cfr. G.R. MARINI, 60 Anni fa a Varese il 33° Congresso Nazionale A.M.I.I.T.T.F., in “La Clinica Termale” Vol. 61, luglio-dicembre 2014, Fasc. 3-4, pp. 57-65 e G.R. MARINI, R. LONGHI, G. TALDONE, A Varese nel 1955 il 33° Congresso Nazionale dell’AMIITTF, in “La vocazione termale della Regio Insubria:

immagini di salute senza confini”, cit., pp. 257-265. Tra le città che hanno ospitato le edizioni precedenti del Congresso Nazionale dell’AMIITTF figurano celebri località turistiche e termali come Salsomaggiore, Montecatini, Sanremo, Viareggio, Venezia nonché Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna

98 Cfr. Art. 1, comma 2 della Legge 24 ottobre 2000, n. 323 “Riordino del settore termale”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 261 del 8 novembre 2000: “La presente legge promuove, altresì, la tutela e la valorizzazione del patrimonio idrotermale anche ai fini dello sviluppo turistico dei territori termali”.

99 A tal proposito cfr. R. MANTEGAZZA, Elementi di normativa italiana in materia di acque minerali naturali e acque di sorgente, Selecta Medica, Pavia 2000

100 Renzo DIONIGI, Rettore Emerito dell’Università dell’Insubria, nella presentazione di G. SPARTA’, cit., p. 7

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Le Acque Modificate TM : nuova luce su di un cammino millenarioClin. Term. 62 (3-4):79-82, 2015

Le Acque Modificate TM : nuova luce su di un cammino millenario

Modified Waters TM ): New lights on a millenary path

M. Berta

Clin. Term. 62 (3-4): 79-82, 2015

RIASSUNTO – Sanitpharma, fiera di un’identità aziendale basata sulla professionalità e sull'inno- vazione e su una propria unità di Ricerca e Sviluppo, ha al proprio attivo numerosi brevetti e marchi ed è presente direttamente con i propri prodotti o con proprie concessioni brevettuali in numerosi paesi europei ed extraeuropei. Gli ambiti clinici di maggiore rilevanza e sui quali si concentra l’attività di ricerca e sviluppo sono rappresentati da quello: Dermatologico, Ginecologico, Pediatrico, Geriatrico. Il rinnovato interesse per i contributi del termalismo al benessere individuale e la rivalutazio- ne del termalismo come evento sociale hanno indirizzato Sanitpharma a focalizzare la propria attenzione scientifica verso lo studio delle acque termali in qualità di solventi di estrazione nei confronti dei fitocomplessi presenti nelle piante medicinali impiegate dagli antichi per modi- ficare le acque termali in cui si immergevano per conferire loro ulteriori proprietà benefiche. Sanitpharma ha denominato Acque Modificate TM le acque termali ottenute dopo questo processo di estrazione L’acqua termale vista quindi come un solvente di razione privilegiato nei confronti dei principi attivi contenuti nelle piante.

ABSTRACT – Sanitpharma, proud of a corporate identity based on professionalism and innovation and on its own research and development unit, has to its credit a number of patents and trademarks and is present in several European countries with its own brand or with sole distributors. The areas of major clinical interest, and on which its main efforts on research and development are focused are: Dermatology, Gynecology, Pediatrics, Geriatrics. The renewed interest in the contributions of the spas to individual well-being and the revaluation of the spas as a social event, prompted Sanitpharma to focus its attention to study the role of thermal waters as solvents for the extraction of constituents found into medicinal plants, used by the ancients to add beneficial features to the thermal waters in which they were used to dive.

Direttore Scientifico, Sanitpharma srl, Milano, Italy

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Le Acque Modificate TM : nuova luce su di un cammino millenarioClin. Term. 62 (3-4):79-82, 2015

Sanitpharma called Acque Modificate TM (Modified Waters TM ) thermal waters obtained after this extraction process The new conception of thermal water viewed then as a privileged solvent for the active ingredients available in plants

Parole Chiave – Acqua Termale, Estrazione, Solvente, Erbe, Acque Modificate Key words – Thermal Water, Extraction, Solvent, Herbs, Acque Modificate

L'acqua sin dall'antichità ed in tutte le culture è un elemento sacro. Ippocrate (460 a.C. – 377 a. C.), nel primo trattato di medi- cina di cui si abbia documentazione, dedica spazio allo studio delle acque, analizzandone gli aspetti chimici, organolettici, i problemi igienici, l’uso dei bagni e gli effetti delle acque calde e fredde sull’organismo umano. Si hanno notizie storiche del fatto che all'epoca si conoscessero sorgenti, tra cui quelle solfu- ree, utilizzate dalle popolazioni locali per gli effetti benefici e terapeutici delle loro acque, quali l'attenuazione dei dolori muscolari ed i positivi esiti sulle patologie della pelle. L'immersione rituale nelle acque ha rappre- sentato, nell'antichità, una funzione sia sacrale che sociale, con la prassi della purificazione del corpo ed il rispetto degli altri e degli dei. Tra i primi riferimenti curativi, quello dei guerrieri achei feriti, che, di ritorno da Troia, si immergevano nelle sorgenti termali presso Smirne, i bagni di Agamennone. La diffusione su ampia scala delle terme si deve invece al popolo romano che ne promosse la frequentazione inizialmente con la funzione sociale di bagni pubblici, in verità non molto accoglienti, ma funzionali al fine da educarne la popolazione all'uso almeno a scopo igienico. Furono i medici di Roma a riconoscere attività terapeutica a molte acque; Plinio, Galeno e Celso tentarono le prime classi-