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PROCEDURA PENALE

12/10/2015

Riprendendo il discorso lasciato interrotto nella precedente lezione, dobbiamo aggiungere che,
nonostante gli istituti della riunione e della separazione abbiano, come visto, una funzione diversa
da quella della connessione perch non sono criteri attributivi della competenza, ci nondimeno la
giurisprudenza successiva al codice del 1988 ha continuato in realt per molto tempo a sovrapporre
tali istituti, sostanzialmente facendo operare il fenomeno connettivo, la competenza per
connessione, solo laddove a quella potesse seguire il simultaneus processus attraverso, per
l'appunto, l'istituto della riunione, nonostante che dal dettato normativo emergesse chiaramente
l'autonomia dei due profili, essendo consentita la riunione, al maturare della connessione, e non
viceversa, perch la connessione matura indipendentemente dall'effetto della riunione; per quale
motivo la giurisprudenza ha continuato per questa via? Sostanzialmente per una tradizione giuridica
che, per l'appunto, individuava la ratio della connessione nell'esigenza di celebrare un processo in
simultanea, per cui si diceva che quando ci non poteva avvenire ex ante, allora non si doveva
neppure far operare il meccanismo della connessione, con un evidente tradimento di quelli che
erano gli intenti del legislatore dell' 88, il quale tradimento stato poi censurato solo in epoca
abbastanza recente, attraverso una pronuncia della Cassazione resa a Sezioni Unite nel febbraio del
2013, che ha censurato tale interpretazione e ha finalmente accolto quello che fino ad allora era un
orientamento decisamente minoritario, ma corretto, che colloca il rapporto fra il fenomeno della
connessione e quello della riunione o della separazione nella prospettiva effettivamente voluta e
coltivata dal legislatore del 1988; interessante, tra l'altro, vedere quelli che sono i principali
passaggi di tale sentenza del 2013, in quanto l'interpretazione in quella sede fornita si basa
essenzialmente su di una lettura, che le stesse Sezioni Unite dichiarano come doverosa, in ossequio
del principio del giudice naturale precostituito per legge, principio che, invece, sotto il codice
Rocco andava incontro a pi stemperamenti: lasciare operare, infatti, il fenomeno del simultaneus
processus, e quindi la possibilit di celebrare nel caso concreto pi vicende davanti ad un unico
giudice come criterio che fonda la individuazione di un giudice competente, significherebbe
assegnare a quello che sostanzialmente un dato casuale, ossi l'evolversi pi o meno veloce di una
vicenda processuale, la funzione di scegliere, selezionare il giudice competente, che, quindi, non
sarebbe pi un giudice predeterminato per legge come prevede l'articolo 25 della costituzione, ma
sarebbe un giudice determinato successivamente a seconda di quello che il concreto svolgersi
delle vicende processuali. L'articolo 18 del cpp prevede, invece, l'istituto della separazione,
prevedendo che la separazione dei processi disposta, salvo che il giudice ritenga la riunione
assolutamente necessaria per l'accertamento dei fatti (per cui, qui vi un bilanciamento fra
un'esigenza cognitiva e un'esigenza di economia processuale) in una serie di ipotesi che sono
scandite e tipizzate nelle lettere da a) a ebis) che consentono, quindi, anche davanti ad un giudice,
individuato come competente sulla base dei criteri connettivi, di separare la gestione delle vicende
procedimentali, e si tratta tutte di ipotesi in cui la sequenza procedimentale per motivi dei pi vari in
un processo cumulativo finisce per incanalarsi su sub-procedimenti o procedimenti speciali di segno
diverso, e, quindi, seguendo binari diversi, si pone spesso e volentieri la necessit, ai fini della
speditezza processuale, di separare le vicende processuali, che restano s gestite unitamente davanti
allo stesso giudice quando ci sia strettamente necessario all'accertamento dei fatti; ma, tuttavia, vi
ancora lo spazio ad un'apertura discrezionale e quasi opportunistica nel secondo comma
dell'articolo 18, perch al di fuori dei casi previsti dal comma 1, la separazione pu essere altres
disposta sull'accordo delle parti, quando il giudice la ritenga utile ai fini della speditezza del
processo; mentre, dunque, la connessione, individuando il giudice competente, deve
necessariamente rispondere a dei criteri predeterminati per legge e di naturalit, al contrario la
riunione e la separazione, in quanto criteri di gestione delle vicende processuali, possono presentare
una maggiore elasticit suo piani dei presupposti del loro funzionamento. Se questo vero, cio se
vero che la connessione deve rimanere all'interno delle logiche e dei confini delineati dal principio
del giudice predeterminato per legge, per anche vero che da sempre si ritiene che la stessa
connessione possa andare a collidere con l'elemento della naturalit, nella misura in cui la

giurisprudenza costituzionale ha offerto la lettura della naturalit, nella sua versione pi immediata
e pi comune, come quella che individua il giudice competente nel giudice pi prossimo e pi
vicino geograficamente al luogo in cui il fatto stato commesso; la connessione, in effetti, da
questo punto di vista determina senza dubbio uno strappo, un allentamento delle logiche della
naturalit, perch consente di attrarre verso un giudice territorialmente individuato in un altro luogo
il fatto che, invece, stato commesso in una determinata e diversa area geografica; da qui, per
l'appunto, una lettura a pi ripresa offerta dalla corte costituzionale che tende ad assorbire per
queste ipotesi il requisito della naturalit all'interno di quello della precostituzione per legge, ossia
individuandosi come soddisfatta la garanzia costituzionale ex articolo 25 anche sotto il profilo
dell'individuazione del giudice naturale, allorquando vi sia un provvedimento generale ed astratto,
qual la legge, che in via anteriore consente di assegnare la patente di naturalit a determinati
giudici; si tratta, per, di una lettura in una certa misura forzata del dettato costituzionale, che se
non svuota del tutto di significato il requisito della naturalit, sicuramente lo priva di una sua
autonomia, rendendolo assorbito per lo pi in quelle logiche di garanzia date da un provvedimento
generale e astratto e precedente al momento in cui stato commesso il fatto; da qui, dunque,
l'esigenza di fornire letture anche del fenomeno connettivo che siano il pi possibile rispettose del
principio della naturalit e che quindi siano maggiormente limitative sotto il profilo dell'ambito
operativo dell'istituto medesimo: ebbene, queste letture rigorose e limitative hanno interessato in
particolar modo i confini operativi dello stesso istituto della connessione, e, in particolar modo, la
sentenza numero 21 del 2013 della corte costituzionale ha aderito a quella che era un'interpretazione
del diritto vivente, ritenendola come interpretazione da privilegiarsi, in relazione ai criteri per far
maturare la causa di connessione di cui all'articolo 12 lettera c), cio la connessione teleologica;
mentre, infatti, con riferimento alla connessione di carattere soggettivo non vi dubbio che ad
un'unicit del fenomeno criminoso corrisponda una pluralit di imputati (si tratta, infatti, di un
concorso di persone nel reato), e si avr la competenza di un unico giudice per quanto i fatti
integranti il reato siano stai compiuti in luoghi diversi, con riferimento, al contrario, alla lettera b) e
c) dell'articolo 12 l'elemento unificante non dato dal reato, ma sembrerebbe essere costituito dal
dato soggettivo, perch, dice la lettera b), se una persona imputata di pi reati commessi con una
sola azione od omissione ovvero nell'esecuzione di un medesimo disegno criminoso, per cui c'
un'unicit personale e una pluralit di fenomeni criminosi che vengono attratti, appunto in ragione
del vincolo che li lega, davanti ad un unico giudice; una dizione simile caratterizzava
originariamente anche la lettera c) dell'articolo 12, dove si prevedeva il fenomeno connettivo ab
origine nel caso in cui, appunto, una persona fosse imputata per reati dei quali gli uni siano stati
commessi per eseguire o per occultare gli altri, per cui anche con riguardo a tale ipotesi era
originariamente evidenziato l'elemento dell'unipersonalit, dell'unicit del dato soggettivo che,
invece, a seguito di una serie di interpolazioni volte sostanzialmente a limitare l'ambito operativo
dell'articolo 12 lettera c), stato espunto dalla norma, che, infatti, oggi non contiene pi il
riferimento alla persona. Da qui, dunque, il maturare di due indirizzi giurisprudenziali: il primo, a
dire il vero minoritario, che consentiva l'operativit della connessione ai sensi della lettera c)
dell'articolo 12 anche laddove pi reati commessi l'uno per eseguire od occultare l'altro fossero stati
posti in essere da soggetti diversi, per cui alla pluralit del fenomeno criminoso corrispondeva in
questo caso anche una pluralit di autori; l'indirizzo, invece, largamente maggioritario riteneva di
dover leggere questa porzione della disposizione secondo quelle che erano le indicazioni originarie,
fondate su un'unicit dell'autore, cio secondo quelle impostazioni in forza delle quali poteva
operare la connessione solo al ricorrere di un unico autore che, in pi sequenze, aveva posto in
essere dei reati teleologicamente collegati fra loro; ebbene, l'esigenza, per l'appunto, di circoscrivere
il fenomeno connettivo a quest'ultima ipotesi, che era effettivamente sposata dalla giurisprudenza
maggioritaria, riposava proprio nell'esigenza di limitare il pi possibile che un determinato soggetto
potesse essere strappato dal proprio giudice naturale; la corte costituzionale, tra l'altro, ha reso una
sentenza a proposito, la 21 del 2013, che una sentenza che, da un certo punto di vista, poco utile,
perch in realt dichiara la manifesta infondatezza per criteri di giustizia costituzionale perch il
giudice remittente aveva sposato solo una delle opzioni e delle interpretazioni possibili, cio quella

minoritaria per cui la connessione poteva operare anche per autori distinti riuniti sotto il fattore
teleologico, ritenendo poi che quell'interpretazione adottata dal giudice remittente fosse
incostituzionale per violazione del principio del giudice naturale, per cui anche la corte
costituzionale ha finito per affermare che il giudice che abbia la possibilit di interpretare secondo
una logica costituzionalmente conforme la disposizione dell'articolo 12, non possa eccepire la
questione di illegittimit costituzionale solo perch adotta una interpretazione non
costituzionalmente consentita, ma deve, nell'esercizio delle proprie funzioni giurisdizionali,
adeguare il dato normativo ordinario sotto il profilo interpretativo al dato normativo sovraordinato;
pertanto, anche la corte costituzionale giunge ad affermare che, laddove si seguisse l'interpretazione
in forza della quale si pu far operare la connessione ex articolo 12 lettera c) anche in assenza
dell'unicit del dato soggettivo, si finirebbe per violare il precetto costituzionale del giudice naturale
precostituito per legge sotto un duplice profilo: da una parte, perch naturale il giudice che si
identifica in quello del luogo in cui stato commesso il fatto, e, dall'altra parte, perch le medesime
disposizioni comprometterebbero le esigenze della precostituzione per legge del giudice,
consentendo al pubblico ministero di decidere sulla competenza tramite la strumentale
contestazione dell'aggravante prevista dall'articolo 61 comma 2 del cp, anche se, in realt, questa
era un'ipotesi peregrina, in quanto il pm il dominus dell'imputazione, descrivendola anche sotto il
profilo giuridico, per cui si trattava da questo punto di vista di una contestazione che poteva
riguardare qualsiasi fenomeno relativo alla costituzione della competenza. Per completare il
discorso relativo alla competenza per connessione, dobbiamo ancora fare riferimento alla possibile
connessione teleologica fra procedimenti davanti al giudice ordinario e davanti ai giudici speciali:
laddove vi sia connessione fra procedimento del giudice ordinario e quello del giudice speciale e se
il giudice speciale la Corte Costituzionale in composizione allargata, allora prevale sempre la
competenza della Corte Costituzionale, mentre laddove, invece, il fenomeno connettivo riguardi la
competenza della giurisdizione ordinaria e del tribunale militare, si ha il maturare della connessione
solo laddove questa, sulla base dei criteri ordinari, attragga e fondi la competenza nella
giurisdizione ordinaria (se, dunque, il reato pi grave quello comune-ordinario, allora opera la
connessione e trasporta anche la cognizione del reato militare davanti al giudice ordinario, mentre,
al contrario, la connessione non opera nel casi inverso, di modo che il comune cittadino imputato di
un comune reato non possa mai essere giudicato da un tribunale militare); con riferimento, infine, ai
rapporti connettivi fra giurisdizione ordinaria e giurisdizione specializzata, si ha a riguardo alle
competenze esclusive del tribunale dei minorenni, per cui si ha un assoluto favor separationis, per
cui non matura e non opera mai la connessione fra i reati di competenza del giudice per i
maggiorenni e reati di competenza del tribunale per i minorenni, il quale dunque prosegue
autonomamente sia nel caso in cui vi sia una connessione soggettiva (uno stesso reato commesso da
un minorenne e da un maggiorenne in concorso) sia nel caso in cui lo stesso soggetto abbia
commesso pi reati, uniti dal vincolo della continuazione, alcuni in minore et ed altri dopo il
raggiungimento della maggiore et.
Detto ci, passiamo ora a vedere la disciplina relativa alle PATOLOGIE DELLA COMPETENZA,
in quanto ben possibile che vengano a maturare nel corso del procedimento degli elementi
patologici, dei vizi di giurisdizione, di competenza per materia, per territorio o per connessione, o
anche dei casi di sovrapposizione di pi regole di competenza; ebbene, il legislatore risponde a
questi profili di carattere patologico attraverso una disciplina abbastanza composita, che in parte
delineata in ragione della rilevabilit di tutti i profili di incompetenza o difetti di giurisdizione, e in
parte, invece, assegnata all'istituto dei conflitti di giurisdizione o di competenza. Cominciamo dai
vizi: il vizio di giurisdizione si ha quando o un giudice assume funzioni giurisdizionali su un fatto
che invece non ha rilievo di carattere processuale-procedimentale per cui fa propria quella che in
realt una funzione amministrativa dello stato, e in tale caso vi un vizio assoluto di giurisdizione,
oppure, pi verosimilmente, il difetto di giurisdizione attiene ai rapporti fra giudici ordinari e
giudici speciali, difetto, questo, che il legislatore ritiene essere di particolare gravit, tanto da
consentirne la rilevabilit (si parla di eccezione con riguardo ad un'attivit di parte, mentre si parla
di rilevabilit con riguardo ad un'attivit ex officio posta in essere dal giudice) d'ufficio da parte del

giudice, oltre ad essere chiaramente anche eccepibile anche dalle parti, in ogni stato e grado del
procedimento, per cui anche nella fase delle indagini preliminari si pu rilevare un difetto di
giurisdizione e lo si pu fare fino alla chiusura definitiva della vicenda processuale, anche nei gradi
di giudizio successivi al primo. Per quanto concerne, invece, il difetto di competenza, il legislatore
detta una disciplina pi articolata, ritenendo che non tutti i vizi di incompetenza presentino la stessa
gravit; vengono, infatti, sostanzialmente trattati con maggiore rigore, perch ritenuti di maggiore
gravit, i vizi che hanno comportato la collocazione della competenza davanti ad un giudice-organo
diverso da quello che sarebbe dovuto essere correttamente individuato sulla base delle regole di
competenza per materia, e, in particolar modo, allorquando il giudice errato a cui venga attribuita in
concreto la competenza sia un giudice-organo inferiore a quello che sarebbe dovuto essere investito
della vicenda criminosa; l'incompetenza per materia, ai sensi dell'articolo 21 del codice, rilevata
anche d'ufficio (e questa dizione sta ad indicare che essa pu essere rilevata d'ufficio o eccepita
dalle parti) in ogni stato e grado del PROCESSO, per cui una volta esercitata l'azione penale con la
formulazione dell'imputazione, si radica per l'appunto la competenza davanti ad un determinato
giudice, perch si scolpisce sotto il profilo contenutistico il fatto di reato che il giudice deve
conoscere, e solo da questo momento in poi si potr eccepire o rilevare l'incompetenza per materia,
da quel momento fino alla fine dell'intero processo penale; meno rigorosa, invece, la disciplina
prevista per il caso di incompetenza per territorio, la quale, infatti, pu s sempre essere sia eccepita
dalle parti che rilevata dal giudice, ma ci deve essere fatto, a pena di decadenza, prima della
conclusione della fase dell'udienza preliminare, o, laddove questa manchi, entro il termine previsto
dall'articolo 491 comma 1 che il termine per proporre le questioni preliminari in limine iudicii,
cio prima dell'apertura del dibattimento, per cui le parti o il giudice che rilevino un'erronea
applicazione dei criteri di attribuzione della competenza per territorio, debbono fare valere tale vizio
in una fase anticipata del procedimento o nella fase dell'udienza preliminare, che rappresenta per
l'appunto non solo un momento di carattere procedimentale sulla consistenza dell'accusa ma anche
di correttezza della costruzione del rapporto processuale e quindi della regolarit della costituzione
delle parti, e, quindi, anche di regolarit dell'individuazione del giudice competente, e una volta che
vi sia stata l'apertura del dibattimento e nessuna parte abbia mai eccepito fino a quel momento
l'incompetenza per territorio del giudice investito dall'imputazione, si decade dal potere di eccepirla
e, quindi, il vizio si sana, con la conseguenza che il processo, per quanto radicato davanti ad un
giudice territorialmente incompetente, andr avanti correttamente e validamente. A questo stesso
sbarramento, tra l'altro, sottoposta anche l'incompetenza derivante dall'erronea applicazione delle
regole in materia di connessione, in quanto ai sensi del terzo comma dell'articolo 21 si richiama e si
prevede come operativo lo stesso sbarramento anche per il caso di incompetenza per connessione,
anche se qui la giurisprudenza ha inserito una distinzione: la connessione, come visto, pu operare
in via derogatoria sia rispetto alla competenza per territorio che rispetto alla distribuzione della
competenza per materia, ragion per cui, da questo punto di vista, la giurisprudenza ritiene che
allorquando l'erronea applicazione delle regole in tema di connessione abbiano inciso
sull'individuazione del giudice-organo competente, con una sostanziale violazione delle regole di
distribuzione della competenza per materia, si deve recuperare la disciplina pi rigorosa prevista dal
primo comma dell'articolo 21 in tema per l'appunto di incompetenza per materia, per cui essa
dovrebbe essere rilevabile ed eccepibile in ogni stato e grado di del processo, allineandosi, invece, il
vizio di incompetenza per connessione a quella per territorio solamente nel caso in cui, per
l'appunto, si sia inciso sui profili relativi alla distribuzione geografica della competenza fra i vari
uffici del giudice-organo. Qualora il difetto di competenza sia stato rilevato o eccepito nel rispetto
dei termini di decadenza, talvolta generosi talvolta invece pi stringenti, previsti dall'articolo 21,
questo viene pronunciato dal giudice fino a quel momento investito della res iudicanda con una
sentenza che ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero, cio si tratta di una delle poche
ipotesi di regressione del procedimento, posto che nel nostro ordinamento vale un principio
tendenziale di non regressione e soprattutto di irretrettabilit dell'azione penale, ma nel caso del
vizio di incompetenza, ci nondimeno, si ha comunque la regressione degli atti al pm perch lui
che, attraverso la formulazione dell'imputazione, deve individuare il giudice in modo corretto

attraverso la giusta applicazione delle regole dettate dagli articoli 4 e ss in materia di competenza,
con una serie di ricadute a seconda della fase e del grado in cui viene dichiarata la competenza che
la corte costituzionale ha per sostanzialmente finito per allineare, laddove, invece, in origine si
prevedeva che allorquando l'incompetenza fosse stata eccepita o rilevata in una fase avanzata del
procedimento il giudice avrebbe sempre dovuto pronunciare il vizio con sentenza ma avrebbe
potuto in questo caso restituire gli atti al giudice di primo grado, mentre, oggi, la corte
costituzionale ha per l'appunto esteso la regola della restituzione degli atti al pubblico ministero in
tutti i casi di incompetenza dichiarata, a prescindere dalla fase o dal grado in cui essa sia stata
eccepita o rilevata. Proprio il meccanismo di correzione del vizio di competenza, che si fonda su
una decisione giurisdizionale, pu in realt dare luogo a dei momenti di empasse: ad esempio, il
giudice originariamente investito della vicenda giurisdizionale se ne libera ritenendosi
incompetente, pronuncia una sentenza e rinvia gli atti al pm, imponendogli di esercitare l'azione
penale davanti ad un altro giudice, ma, alla fine, anche questo secondo giudice, individuato dalla
seconda formulazione dell'imputazione, si ritiene a sua volta incompetente, cio pu verificarsi che
pi organi giurisdizionali investiti attraverso una lettura diversa delle regole distributive della
competenza ritengano di non essere, invece, giudici competenti, cos come, d'altra parte, pu anche
verificarsi l'ipotesi contraria, cio possibile che pi pubblici ministeri che esercitino la funzione
penale, avendo ciascuno di essi iscritto la notizia di reato, per cui, non operando il fenomeno
connettivo, pu capitare che pi organi giurisdizionali decidano sulla medesima vicenda criminosa;
ecco, queste eventualit ora viste danno vita al cd fenomeno del CONFLITTO DI
GIURISDIZIONE O DI COMPETENZA, che trova la propria disciplina negli articoli 28 e
seguenti. L'articolo 28 dice che vi conflitto quando in qualsiasi stato e grado del processo: a)uno
o pi giudici ordinari e uno o pi giudici speciali contemporaneamente prendono o ricusano di
prendere cognizione del medesimo fatto attribuito alla stessa persona (in questo caso, vi
un'identit di oggetto, un'identit di imputato e in questo specifico caso della lettera a) dell'articolo
28 si ha un caso di conflitto di giurisdizione perch vi una sostanziale concorrenza fra un giudice
ordinario e un giudice speciale, e, in particolare, si parla di conflitto negativo se entrambi i giudici si
spogliano della propria giurisdizione, mentre si parla, al contrario, di conflitto positivo laddove
invece entrambi ritengano di essere i giudici competenti a decidere di uno stesso fatto nei confronti
della stessa persona); b) due o pi giudici ordinari contemporaneamente prendono o ricusano di
prendere cognizione del medesimo fatto attribuito alla stessa persona.(in questo caso si ha un
conflitto di competenza e non pi di giurisdizione perch il rapporto fra giudici ordinari e non pi
fra giudici ordinari e speciali);parlandosi di giudici ordinari e di cognizione e circoscrivendosi
l'attivit dei conflitti in ogni stato e grado del processo, tendenzialmente si delinea l'operativit del
meccanismo del conflitto alla sola fase del giudizio di merito, primo o secondo grado, anche se, in
realt, l'eventualit di un conflitto e quindi la disciplina del conflitto trova poi un'operativit pi
estesa alla luce di quanto previsto nel secondo comma dell'articolo 28, ove si precisa che le norme
sui conflitti si applicano anche ai casi analoghi a quelli previsti dal comma 1, il che pu verificarsi,
ad esempio, in fase di esecuzione in un conflitto fra il giudice di esecuzione e la magistratura di
sorveglianza o anche nella fase delle indagini preliminari, allorquando pi gip adottino, ad esempio,
pi misure cautelari personali nei confronti del medesimo soggetto per il medesimo fatto
imputatogli, per cui si tratta di una disciplina che non rigorosamente e tassativamente confinata
all'interno della fase del dibattimento e del giudizio di merito, ma, in via analogica, pu essere
trasposta anche per fari e gradi diversi da quelli del giudizio di merito; laddove, per, ci avvenga,
chiaro che si dovr individuare un soggetto terzo deputato per l'appunto a risolvere il conflitto, per
cui, sia che l'incompetenza sia stata rilevata dal giudice sia che essa sia stata eccepita da una delle
parti, pubblica o privata, in entrambi i casi si innesta una procedura incidentale che vede come
protagonista la Corte di Cassazione, la quale per l'appunto il giudice del conflitto sia di
giurisdizione che di competenza; tali conflitti sono decisi dalla Corte di Cassazione con una
sentenza resa in camera di consiglio, secondo le forme estremamente celeri che estromettono il
contraddittorio partecipativo delle parti e che pu realizzarsi solo attraverso la presentazione di
memorie o documenti, e adotta una sentenza con la quale individua il giudice dotato di giurisdizione

o di competenza e questo giudice dovr omologarsi al dictum della Corte, non potendo a sua volta
nuovamente eccepire la propria incompetenza, perch il decisum della Corte di Cassazione
rappresenta da questo punto di vista un principio di diritto non eludibile dal giudice del merito. Per
chiudere il discorso sulla competenza dobbiamo ancora fare un'ultima considerazione: abbiamo gi
detto che a proposito della distribuzione del carico di lavoro del tribunale nelle sue composizioni
monocratica e collegiale, non si parla propriamente di competenza ma si parla di attribuzioni;
ebbene, questa precisazione terminologica e lessicale ha per anche delle ricadute sul profilo della
disciplina prevista per i vizi nella distribuzione interna dei carichi di lavoro, in quanto tali vizi sono
trattati dal legislatore con minore rigore rispetto alla disciplina dell'articolo 28; l'articolo 33
quinquies, infatti, precisa che l'inosservanza delle disposizioni relative all'attribuzione dei reati alla
cognizione del tribunale in composizione collegiale o monocratica, rilevata o eccepita a pena di
decadenza prima della conclusione dell'udienza preliminare oppure nel termine di cui all'articolo
491 comma 1, per cui quale che sia l'elemento di scorretta applicazione delle regole del riparto,
che abbia inciso sul territorio o che abbia inciso sull'individuazione del giudice competente in veste
collegiale o monocratica, comunque il termine per rilevarla o eccepirla il termine pi breve che si
colloca fisiologicamente nell'udienza preliminare o prima della dichiarazione di apertura della fase
dibattimentale. Una volta che sia stato eccepito o rilevato un vizio di competenza, si pone il
problema della validit degli atti compiuti fino a quel momento, perch ben possibile che il vizio
venga eccepito o rilevato in una fase avanzata o in un grado successivo; in questi casi il codice
prevede che tutti gli atti compiuti dal giudice dichiaratosi successivamente non competente,
conservino comunque efficacia, per cui anche gli atti di natura probatoria restano contenuti
all'interno del fascicolo del dibattimento sulla cui base dovr adottare il giudice solo
successivamente individuato come giudice competente; l'inosservanza delle norme sulla
competenza non produce l'inefficacia delle prove gi acquisite, e lo stesso si prevede con l'articolo
33 novies per cui l'inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocratica del
determina l'invalidit degli atti del procedimento n l'inutilizzabilit delle prove gi acquisite, che
restano nel fascicolo dibattimentale perch sono state comunque acquisite e formate nel
contraddittorio fra le parti davanti ad un giudice che, per quanto non competente, comunque terzo
ed imparziale, per cui quelli che sono i connotati essenziali della giurisdizione funzionale alla
formazione della prova sono stati rispettati. L'ultima precisazione riguarda anche l'adozione degli
atti limitativi della libert personale, posto che ben possibile che un giudice abbia applicato delle
misure cautelari prima di essere dichiarato incompetente o di dichiararsi incompetente; ebbene,
anche in questo caso si ha un perpetuarsi della validit del provvedimento cautelare con cui si
limitata la libert personale, ma , ci nondimeno, un perpetuarsi limitato nel tempo sulla base di
una cronologia predeterminata dal legislatore: le misure cautelari disposte dal giudice che,
contestualmente o successivamente, si dichiari incompetente per qualsiasi causa, cessano infatti di
avere effetto se entro 20 giorni dall'ordinanza di trasmissione degli atti il giudice competente non
provvede con un nuovo provvedimento cautelare (quindi, la misura applicata dal giudice
incompetente ha sicuramente una durata minima di 20 giorni dall'ordinanza di trasmissione degli
atti, entro il quale termine se il giudice individuato come competente emette un nuovo
provvedimento limitativo della libert personale allora questa risulta limitata senza soluzione di
continuit, altrimenti, esauriti quei 20 giorni, la misura cautelare perde efficacia).
Accanto ed oltre al profilo della competenza, in tutte le sue articolazioni fisiologiche e patologiche,
vi sono poi anche altri istituti che impongono un controllo in ordine al giudice persona fisica (la
competenza, infatti, serve per individuare il giudice-organo, con la competenza verticale o per
materia, e il giudice-ufficio, con la competenza orizzontale o per territorio), laddove questo, per
motivi scanditi all'interno del nostro codice, presenti dei profili che non gli lascino e non gli
consentano di assumere in modo pieno il ruolo di giudice terzo ed imparziale;l' istituti, infatti,
dell'incompatibilit e gli strumenti dell'astensione o della ricusazione disciplinati negli articoli 34 e
seguenti rappresentano proprio dei criteri di individuazione del giudice persona fisica che sia un
giudice che presenta per l'appunto in modo pieno i caratteri della terziet e dell'imparzialit; anche
all'interno dell'ordinamento giudiziario si prevedono diverse ipotesi di incompatibilit che

sostanzialmente devono essere osservate dal presidente del tribunale o addirittura dal CSM in
ordine all'assegnazione di un determinato giudice all'interno di un ufficio giurisdizionale: , infatti,
fatto divieto all'interno della regolamentazione di ordinamento giudiziario, di assegnare, ad
esempio, all'interno dello stesso ufficio giudiziario magistrati che sono fra loro legati da vincoli di
parentela, di coniugio o di convivenza, al fine di evitare che la gestione della giurisdizione
appartenga a logiche familiari di radicamento del potere all'interno di un determinato nucleo
familiare, che potrebbe essere volto ad alterare anche l'apparenza di imparzialit; non solo, ma
sempre all'interno dell'ordinamento giudiziario si prevede anche che sia fatto divieto di assegnare
all'interno di un ufficio giudiziario un magistrato che veda operare all'interno di quella stessa
circoscrizione un parente o un coniuge o un affine come avvocato o come pubblico ministero,
perch in questo caso si potrebbe venire altrimenti a determinare un vulnus relativamente al profilo
della terziet del giudice. Sono questi, per, dei criteri, quelli previsti dall'ordinamento giudiziario,
che prescindono dall'attribuzione di una singolo affare al singolo giudice persona fisica e riguardano
invece la collocazione del giudice persona fisica all'interno di un determinato ufficio giudiziario; il
codice di procedura penale, invece, che si occupa dei profili funzionali e non ordinamentali, tratta
casi tutto sommato simili con riguardo per all'assegnazione della cognizione di un determinato
procedimento ad un giudice persona fisica: all'interno dello stesso procedimento non possono
esercitare funzioni, anche tra loro separate, giudici che sono fra loro coniugi, parenti o affini fino al
secondo grado, e lo stesso, se si guarda brevemente alla cause di astensione, l'articolo 36 prevede
che il giudice abbia l'obbligo di astenersi se ha interesse nel procedimento o se una delle parti
private o un suo difensore debitore o creditore di lui del coniuge o dei figli, o se il giudice tutore,
curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti private, ovvero se il curatore o il tutore o il
procuratore o il difensore di una delle parti prossimo congiunto del giudice o del suo coniuge (per
cui, si ha qui una tipizzazione di una serie di rapporti e di relazioni fra il giudice singolarmente
investito di un determinato procedimento e una delle parti, rapporti di vicinanza o di inimicizia nei
confronti di una delle parti che altererebbero quel profilo di equidistanza che invece essenziale per
la terziet del giudice); la differenza fra i primi criteri e quest'ultimi data dal fatto che mentre i
criteri di ordinamento giudiziario attengono alla composizione dell'ufficio,al contrario i criteri
contenuti nelle norme degli articoli 35 e 36 del cpp attengono all'assegnazione della singola res
iudicanda al singolo giudice-persona fisica. Gli articoli 36 e 37 del nostro codice, oltre ad indicarci
le cause di deficit del profilo dell'imparzialit, ci offrono anche una disciplina degli strumenti per
far fronte a tali cause, strumenti che sono appunto dati dall'ASTENSIONE, strumento attivabile
direttamente dallo stesso organo giudicante, e dalla RICUSAZIONE, strumento che, al contrario,
viene messo nella disponibilit delle parti; si tratta di strumenti, questi, che possono essere
impiegati sia per far fronte alle cause che vulnerano l'imparzialit sotto il profilo dell'equidistanza
dalle parti, quindi un vulnus di carattere relazionale, sia anche per far fronte a quella che forse la
causa di incompatibilit pi delicata e pi problematica nell'individuazione dei suoi confini
operativi, che quella scolpita nell'articolo 34, cio la cd incompatibilit endo-procedimentale:
mentre, infatti, molto agevole intuire i profili di deficit di imparzialit laddove all'interno di un
procedimento vi siano profili di vicinanza o,al contrario, di inimicizia nei confronti di una parte,
non cos facilmente intuibile pu invece essere la causa si incompatibilit derivante da quello che
il previo esercizio legittimo di funzioni giurisdizionali da parte dello stesso giudice; quando
abbiamo ricostruito l'interpretazione della giurisprudenza costituzionale circa il bene
dell'imparzialit, si ricordato come accanto e oltre i profili pi esterni ed epidermici
dell'imparzialit come terziet ed equidistanza, vi sia poi anche il nucleo pi interno
dell'imparzialit che proprio dato dall'assenza di pregiudizio nello svolgimento di funzioni
giurisdizionali, dove il giudice rischia altrimenti di viziare la propria imparzialit non in ragione di
una rapporto con gli altri, ma in ragione di un rapporto con se stesso e con le funzioni che lo stesso
ha svolto; ecco, proprio con riguardo a quest'aspetto dell'imparzialit che risponde la categoria
delle incompatibilit endo-procedimentali di cui all'articolo 34, norma, questa, estremamente
travagliata soprattutto negli anni 90, perch aveva inserito, in modo forse un po' sprovveduto
rispetto alle sequenze cos articolate che il legislatore del 1988 aveva previsto per il nostro

procedimento penale, una disciplina estremamente laconica, che via via la Corte Costituzionale
stata chiamata ad ampliare, ampliando quindi anche il novero delle incompatibilit endo-giudiziali,
le quali, in pratica, derivano sostanzialmente dal fatto che uno stesso giudice persona fisica
all'interno di una stessa vicenda giurisdizionale sia chiamato in pi occasioni a pronunciarsi nel
merito su uno stesso fatto e nei confronti della stessa persona. La tipizzazione contenuta
nell'articolo 34 andata poi ad ampliarsi proprio per far fronte a quelli che sono i numerosi dicta di
incostituzionalit pronunciati dal giudice di legittimit delle leggi, per cui oggi ci dobbiamo
confrontare con un articolato estremamente ampio: l'articolo 34 stabilisce che il giudice che ha
pronunciato o ha concorso a pronunciare sentenza in un grado del procedimento non pu esercitare
funzioni di giudice negli altri gradi, n partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento o al
giudizio di revisione, per cui vi una nozione di atto pregiudicante che individuato nella
sentenza, l'atto di decisione nel merito per eccellenza, perch attraverso la sentenza per l'appunto si
decide sull'imputazione; l'aver, dunque, pronunciato sentenza in un determinato grado, rendo quel
giudice privo della necessaria imparzialit per operare come giudice nei gradi successivi, i quali,
infatti, altro non sono che un momento di controllo sulla correttezza della decisione di primo grado
(per cui, in caso contrario, vi sarebbe una sostanziale coincidenza del ruolo di giudice controllore e
del ruolo del giudice controllato, che per l'appunto priva il giudice di quella forza di resistenza a
quanto gi sia stato deciso precedentemente e lo priva quindi di quella disponibilit a decidere solo
sulla base degli atti davanti allo stesso formati che rappresenta il nocciolo duro dell'imparzialit,
intesa come incompatibilit endo-procedimentale). Ancora, il secondo comma dell'articolo 34
prevede che non pu partecipare al giudizio (e con questa dizione si fa riferimento ad una porzione
del procedimento penale destinata all'adozione di un provvedimento di merito) il giudice che ha
emesso il provvedimento conclusivo dell'udienza preliminare o ha disposto il giudizio immediato o
ha emesso decreto penale di condanna o ha deciso sull'impugnazione avverso la sentenza di non
luogo a procedere, e questi sono tutti provvedimenti decisori, alcuni dei quali di merito altri invece
di carattere meramente procedimentale (com' il caso del provvedimento conclusivo dell'udienza
preliminare) che impongono comunque un confronto del giudice con la fondatezza dell'imputazione
formulata dal pm, seppure sulla base di una prognosi di carattere processuale, per cui questi atti
pregiudizievoli presentano l'aspetto comune di aver richiesto al giudice che li ha adottati di
effettuare un giudizio sul merito dell'imputazione, per cui una volta che il giudice abbia
effettivamente adottato uno di questi atti e quindi abbia espresso un giudizio sul merito
dell'imputazione, egli diventa incompatibile a svolgere le funzioni giurisdizionali all'interno di un
altro giudizio, che non rappresenta necessariamente il dibattimento, ma potrebbe rappresentare
anche un altro procedimento speciale, indi per cui, ad esempio, non potr svolgere funzioni
giurisdizionali nel giudizio abbreviato colui che abbia disposto originariamente il giudizio
abbreviato o abbia emesso il decreto penale di condanna. Il comma 2bis prevede che il giudice che
nel medesimo procedimento ha esercitato funzioni di giudice per le indagini preliminari non pu
emettere il decreto penale di condanna, n tenere l'udienza preliminare; inoltre, anche fuori dei casi
previsti dal comma 2, non pu partecipare al giudizio, perch il giudice che sia stato a chiamare
con gip, per l'appunto, stato chiamato ad adottare per lo pi delle delibazioni che attengono anche
al merito (ad esempio, ha adottato un'ordinanza applicativa di una misura cautelare personale e
questo presuppone il superamento del requisito della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza,
oppure ha autorizzato delle intercettazioni, e questo a sua volta presuppone che il giudice abbia
valutato la presenza di gravi indizi di reato e cos via), tranne in alcune ipotesi eccezionali tipizzate
dal comma 2 ter dell'articolo 34 che prevedono dei casi di pronunce da parte del giudice per le
indagini preliminari che non riguardano mai il merito della consistenza indiziaria, come accade, ad
esempio, quando rilasci l'autorizzazione ad effettuare accertamenti sanitari o provvedimenti relativi
ai permessi di colloquio ancora relativi al detenuto, e si tratta di una serie di competenze che il
legislatore assegna al gip che non prevedono alcuna valutazione della consistenza indiziaria e,
quindi, nessun giudizio di merito. Su questo panorama scolpito nel segno della tassativit ma anche
in modo parziale dal legislatore, pur attraverso vari interventi modificativi, intervenuta
ampiamente la corte costituzionale, posto che vi sono state tantissime pronunce di tale Corte che

hanno sancito l'illegittimit di tale disposizione dell'articolo 34 per casi in cui questa non
opererebbe ma si ritiene che vi sia un vulnus dell'imparzialit e che, quindi, debba individuarsi
un'incompatibilit, per quanto non ricompresa espressamente nell'elencazione ex articolo 34; cos,
una per tutte, la sentenza della Corte numero 346 del 1997 ha dichiarato l'illegittimit costituzionale
dell'articolo 34 nella parte in cui non prevede che non possa pronunciarsi sulla richiesta di
emissione di un decreto penale di condanna, il gip che abbia emesso in precedenza un'ordinanza con
la quale abbia ordinato di formulare l'imputazione al pm; ancora nel 1996 la Corte Costituzionale ha
dichiarato l'illegittimit costituzionale dell'articolo 34 nella parte in cui esso non prevede
l'incompatibilit nella funzione di giudizio del giudice che abbia deciso come componente del
tribunale del riesame (giudice dell'impugnazione cautelare, quindi un giudice collegiale ancora una
volta chiamato a valutare la sussistenza indiziaria). Le condizioni di incompatibilit, come criterio
generale, sostanzialmente maturano in presenza di due condizioni: un elemento pregiudicante e
un'attivit pregiudicata; l'elemento pregiudicante l'imparzialit, che quindi determina
l'incompatibilit procedimentale dato dall'aver adottato legittimamente un provvedimento
decisorio nel merito dell'imputazione o nel merito dell'accusa (nella fase delle indagini preliminari),
un provvedimento che, quindi, deve essere fondato non solo sulla conoscenza degli atti, la quale,
infatti, di per s non rappresenta una violazione dell'imparzialit, ma anche sulla conoscenza nel
merito, e laddove ci sia avvenuto, attraverso una decisione sull'imputazione o una decisione su un
procedimento speciale o una decisione sulla misura cautelare o una decisione su un'intercettazione,
ecco che quel giudice pregiudicato allo svolgere attivit di GIUDIZIO, quindi non qualsiasi tipo di
attivit, ma pregiudicato solo a svolgere attivit di decisione nel merito, e questa regola una
regola che vale nei rapporti fra fasi diverse dello stesso grado o fra gradi diversi, fatta eccezione per
la chiusura delle indagini preliminari, il che sta a significare che se, ad esempio, il provvedimento
pregiudicante viene adottato all'interno della fase dibattimentale, allora quello stesso giudice del
dibattimento, che ha emesso tale provvedimento, non in realt pregiudicato a svolgere le proprie
funzioni giurisdizionali perch in quel caso ha svolto un accertamento incidentale consentaneo
all'esercizio delle proprie funzioni, mentre, al contrario, laddove lo stesso provvedimento
pregiudicante venisse ad essere adottato dal giudice dell'udienza preliminare, allora in tal caso tale
giudice sarebbe pregiudicato a svolgere attivit di giudizio nella successiva fase dibattimentale. In
definitiva, dunque, il maturare di una causa di incompatibilit fondato su un provvedimento
pregiudicante, che consiste in un'attivit decisoria nel merito, che si deve riverberare su di
un'attivit pregiudicata, che a sua volta un'attivit di giudizio anch'essa sul merito dello stesso
fatto nei confronti della stessa persona, purch tale provvedimento pregiudicante sia contenuto in
una fase o in un grado diverso rispetto a quello in cui destinata ad essere esercitata l'attivit di
giudizio pregiudicata; in tempi recentissimi, a dire il vero, la corte costituzionale ha esteso
ulteriormente il campo di applicazione dell'incompatibilit, perch fino a qualche mese fa un
elemento distintivo dell'elemento pregiudicante era dato dal fatto che l'attivit decisoria dovesse
riguardare uno stesso fatto nei confronti dello stesso soggetto, con la conseguenza che, laddove,
invece, l'attivit decisoria successiva e potenzialmente pregiudicata avesse riguardato lo stesso fatto
imputato per ad un soggetto diverso rispetto a quello previsto nel provvedimento pregiudicante,
non sarebbe scattata l'incompatibilit; recentemente, invece, la corte costituzionale ha esteso anche
ad ipotesi concorsuali, purch di concorso necessario per lo stesso reato, il maturare della situazione
pregiudicante, allorquando nel concorso necessario l'aver espresso un giudizio in ordine alla
sussistenza della responsabilit nei confronti di un correo implichi per l'appunto la presenza anche
di altri correi, perch si tratta proprio di un reato a concorso necessario. Al maturare di questa o di
altre cause di incompatibilit del giudice, l'ordinamento consente di reagire attraverso i due diversi
strumenti dell'astensione e della ricusazione, la prima rimessa all'attivit del giudice stesso, mentre
la secondo posta nella mani delle parti; se si leggono le ipotesi di astensione e di ricusazione ex
articoli 36 e 37, si pu notare facilmente come tali cause siano sovrapponibili e anzi sovrapposte
dallo stesso legislatore, e riguardano sia profili relazionali che un pregiudizio del giudice con se
stesso ma espresso al di fuori di un provvedimento giudizialmente dato: la lettera c) dell'articolo 36,
infatti, prevede che il giudice abbia l'obbligo di astenersi se egli ha dato consigli o ha manifestato il

suo parere sull'oggetto del procedimento al di fuori dell'esercizio delle funzioni giurisdizionali,
delineandosi cos un profilo patologico. Esiste,poi, anche una lettera h) dell'articolo 36 che l'unica
che non compare anche come causa di ricusazione del giudice per iniziativa delle parti, prevedendo,
in particolare, tale lettera h) che il giudice ha l'obbligo di astenersi ma non pu essere ricusato se
esistono altri gravi ragioni di convenienza, ragion per cui le parti possono ricusare il giudice, e lo
stesso ha ancor prima l'obbligo di astenersi, per una serie tipizzata di ipotesi con una sufficiente
determinatezza in numero chiuso, dalla lettera a) fino alla lettera g) dell'articolo 36, per laddove il
giudice si senta comunque pregiudicato nell'esercizio imparziale della giurisdizione per motivi
diversi da quelli espressamente previsti e tipizzati dal legislatore, egli ha l'obbligo di astenersi, il
quale obbligo rimesso solo al giudice e non si d invece alle parti una possibile apertura
dell'istituto della ricusazione per ragioni di convenienza non tipizzate dal legislatore. Dunque, le
parti possono ricusare il giudice in tutte le ipotesi di astensione dello stesso ex articolo 36, fatta
eccezione per le gravi ipotesi di convenienza ex lettera h), ma, a dire il vero, vi anche un caso
ulteriore e in pi in cui il giudice pu essere ricusato, ossia nell'ipotesi in cui nell'esercizio delle
proprie funzioni e prima che sia pronunciata sentenza il giudice abbia manifestato indebitamente il
proprio convincimento sui fatti oggetto dell'imputazione: mentre la lettera c) dell'articolo 36
fotografa il caso in cui il giudice, nel corso e nello svolgimento delle funzioni giurisdizionali, abbai
manifestato il suo parere sull'oggetto del procedimento (facendo, ad esempio, delle domande ad un
teste al termine della cross examination gestita dalle parti), abbia ormai dato per acquisito un
elemento di colpevolezza di un determinato imputato, e in questo caso l'ha fatto nello svolgimento
della propria attivit giudiziaria, mentre laddove, invece, manifesti questo suo convincimento al di
fuori dell'esercizio delle proprie funzioni in maniera indebita, senza che vi sia alcun collegamento
con lo svolgimento dell'attivit giudiziaria, allora, purch quell'espressione del parere attenga al
merito dell'imputazione, il giudice pu andare incontro alla ricusazione. L'astensione e la
ricusazione, ovviamente, vengono decise sulla base di procedimenti molto diversi, perch nel caso
di un'astensione innescata dal giudice non vi necessit di prevedere l'instaurazione di un
contraddittorio, come momento di tutela delle parti, per cui il giudice investito della vicenda
criminosa dichiara la sua astensione, e il presidente dell'ufficio decide inaudita altera parte sul
maturare o meno della causa di astensione e, se del caso, procede a sostituire quel giudice, pur
nell'osservanza e nel rispetto di quella tabella prevista dall'ordinamento giudiziario che esclude il
ricorso a criteri di discrezionalit anche in caso di sostituzione del giudice astenuto, ricusato o
impedito; al contrario, un pochino pi raffinato il procedimento in materia di ricusazione:
anzitutto, sulla ricusazione del giudice decide la corte d'Appello e quindi non il presidente d'ufficio,
per quanto riguarda la ricusazione di un giudice del tribunale o del giudice di pace, mentre nel caso
di ricusazione di un giudice della corte d'Appello decide una sezione diversa della stessa corte
d'appello (la stessa regola vale per la ricusazione di un giudice della cassazione, ove il giudice della
ricusazione sar un giudice di una diversa sezione della Corte di Cassazione stessa); inoltre, il
giudice della ricusazione pu disporre la sospensione dell'attivit procedimentale gestita dal giudice
investito della dichiarazione di ricusazione e sul merito della ricusazione la corte decide a norma
dell'articolo 127, il quale delinea il procedimento camerale con una partecipazione eventuale delle
parti, dopo aver assunto, se necessario, le opportune informazioni. Il vulnus dell'imparzialit, per,
pu riguardare non solo il giudice persona-fisica al maturare delle condizioni delineate dagli articoli
34 e seguenti, ma pu riguardare addirittura l'intero ufficio, e questo il caso disciplinato
dall'articolo 45, che ci offre la regolamentazione di un istituto abbastanza risalente nel tempo, e per
certi versi un po' desueto, che dato dalla RIMESSIONE del processo; la rimessione del processo
quell'istituto volto a fronteggiare una situazione territorialmente radicata che impedisce o, quanto
meno, rende particolarmente difficoltoso lo svolgimento di un giudizio in una determinata area
territoriale; in particolare, l'articolo 45 stabilisce che in ogni stato e grado del processo di merito,
quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti
eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero
la sicurezza o l'incolumit pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di
cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la corte di appello o del pubblico

ministero presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice,
designato a norma dell'articolo 11, proprio perch in quella sede giudiziaria territorialmente
individuata, vi sono situazioni locali che premono dall'esterno e rendono impossibile gestire nel
modo dovuto la vicenda giurisdizionale; si tratta, appunto, di un istituto che ha discendenza
abbastanza antiche e che fotografa, infatti, realt in cui il dato territoriale un dato preminente, e
sostanzialmente la remissione del processo cominci ad operare di fronte ai moti insurrezionali,
cio quando, giudicato un capo popolo o il capo di un determinato movimento insurrezionale, alle
porte del tribunale tutti gli adepti di quel movimento premevano dall'esterno rendendo difficoltoso
lo svolgimento ordinario del processo, alterando la serenit e l'autonomia di chi era chiamato ad
emettere un giudizio in tale contesto; ora, trasportato tale istituto in un panorama contemporaneo in
cui la mobilit geografica decisamente ormai migliorata e incentivata, un istituto come quello
della remissione sembrava ormai inevitabilmente destinato a non operare pi, ma, in realt, esso ha
trovato, negli anni 90 e nei primi anni 2000, una decisa vitalit in ragione soprattutto o di processi
in materia di criminalit organizzata, dove lo svolgimento di quei processi all'interno di certe sedi
territoriali si faceva particolarmente pesante non tanto per la serenit dell'organo giudicante quanto
per quella dei testi, o di processi nei confronti di soggetti politici di spicco, che lamentavano un
atteggiamento persecutorio da parte di alcune sedi giudiziarie, atteggiamento persecutorio che si
risolveva anche in un ricorso estremamente ampio di polizia giudiziaria in quell'ambito territoriale
che finiva per avere un ruolo da protagonista non solo nella conduzione delle indagini ma anche in
fase processuale. Il codice Rocco prevedeva la possibilit di spostamento per remissione del
processo al maturare di gravi situazioni locali che determinassero un legittimo sospetto
sull'imparzialit del giudice, e, inoltre, lo stesso codice prevedeva altres che la stessa corte di
cassazione potesse liberamente deliberare il giudice ad quem, cio il giudice a cui attribuire la
gestione di quel determinato processo spostandolo nel corso dello svolgimento dello stesso; ecco,
quest'assetto delineato dal codice Rocco tendeva s a tutelare l'imparzialit del giudice, ma
presentava un forte vulnus del principio del giudice naturale precostituito per legge, perch
abbassare la soglia di tassativit dei presupposti che consentono di spostare il processo nel corso
dell'attivit processuale da una sede giudiziaria ad un'altra, significava consentire, alla luce di criteri
discrezionali, di individuare il giudice competente dopo che il fatto stato commesso e, addirittura,
dopo che il processo sia stao gi avviato sulla base di situazioni contingenti.