Sei sulla pagina 1di 8

PROCEDURA PENALE

28/09/2015

Nella precedente lezione abbiamo visto come risulta strutturato il procedimento penale ordinario di
primo grado, abbiamo visto come esso sia strutturato in pi fasi e quelli che sono i rapporti fra le
fasi stesse e i soggetti che operano all'interno delle singole fasi; si tratta di uno schema, questo del
procedimento penale ordinario, che presenta, gi per volont del legislatore del 1988, numerose e
significative varianti, che sono andate poi via via amplificandosi a seguito di apposite scelte
legislative ulteriori e che privilegiano l'articolarsi di procedimenti speciali e di procedimenti
differenziati rispetto a quello ordinario; si tratta, dunque, di percorsi procedimentali di primo grado
che presentano, per, una differenziazione, per lo pi nel segno di una semplificazione
procedimentale, rispetto allo schema che abbiamo visto nella lezione precedente, il quale, del resto,
uno schema decisamente articolato e molto ricco, perch se noi teniamo a mente quella
distinzione, scolastica ma molto utile, fra sistema accusatorio e sistema inquisitorio ci rendiamo
conto di come nel sistema inquisitorio la fase pi dispendiosa sotto il profilo temporale e sotto il
profilo delle risorse sia quella istruttoria, mentre, al contrario, nel sistema di tipo accusatorio la fase
sicuramente pi dispendiosa quella del giudizio dibattimentale, ove la prova si determina all'esito
del contraddittorio fra le parti; ebbene, lo schema teoricamente accusatorio, ma di fatto almeno in
parte misto, coltivato e voluto dal legislatore dell' 88 presenta una fase delle indagini preliminari
inspirata alle logiche inquisitorie e quindi una fase delle indagini preliminari che estremamente
ricca in quanto inspirata dal principio della completezza e di una durata che pu addirittura giungere
fino ai 18 o al massimo 24 mesi, alla quale, per, si aggiunge anche una fase dibattimentale, che
invece improntata pienamente alle logiche dell'accusoriet, per cui diventa anch'essa una fase
necessariamente dispendiosa sotto il profilo temporale e della formazione del sapere. Da qui, per
l'appunto, l'esigenza avvertita e fatta propria fin dallo stesso legislatore del 1988, di prevedere delle
possibili alternative a questo procedimento cos ricco e cos garantito sia sotto il profilo della
funzione conoscitiva di ricostruire ed accertare il fatto e la responsabilit, sia sotto il profilo del
riconoscimento dei diritti individuali; pertanto, gi nel codice del 1988 compariva fin dall'inizio un
libro VI, dedicato appositamente ai procedimenti speciali, ove la loro specialit data
sostanzialmente dalla mancanza e dalla elisione di una o pi delle tre fasi che caratterizzano, invece,
il procedimento ordinario; accanto ai procedimenti speciali di cui al libro VI, tra l'altro, vi sono
anche dei procedimenti differenziati, che rappresentano fin dall'inizio, ossia fin dalla fase delle
indagini preliminari, una alternativa gi voluta dal legislatore al ricorrere di determinate condizioni.
Sia i procedimenti speciali che i procedimenti differenziati rispondono per lo pi, se non
esclusivamente, ad un'esigenza di semplificazione e di accelerazione dei tempi della giustizia. Le
fasi del procedimento ordinario di primo grado, come visto nella precedente lezione, sono quelle
delle indagini preliminari, dell'udienza preliminare e, infine, dell'udienza dibattimentale; ecco,
cominciamo a dal novero dei riti speciali delineato all'interno del libro sesto del cpp, ove abbiamo
un'articolazione piuttosto vasta dei riti speciali, che, comunque, possiamo suddividere in due grandi
gruppi: da un lato, I RITI SPECIALI ANTICIPATORI DEL DIBATTIMENTO, e, dall'altro lato, i
RITI SPECIALI DEFLATTIVI DEL DIBATTIMENTO (i riti speciali deflattivi sono cos chiamati
perch eliminano il dibattimento e determinano quindi una chiusura anticipata attraverso un
giudizio nel merito e di merito del procedimento di primo grado, il che si pu verificare quando,
all'interno dell'udienza preliminare, l'imputato richieda l'applicazione della pena su richiesta delle
parti, altrimenti detta PATTEGGIAMENTO, con il consenso del pubblico ministero, ovvero quando
richieda un rito abbreviato, ovvero quando richieda l'oblazione o la sospensione del processo con
messa alla prova, prova che sospende per un tempo determinato dal giudice il processo, e, laddove
poi tale prova dovesse avere effettivamente un esito positivo, chiude il procedimento; in tutte queste
ipotesi, dunque, il procedimento penale di primo grado di chiude all'interno della fase dell'udienza
preliminare, consentendo quindi la elisione della fase del dibattimento, che la fase vocata alla
formazione della prova nel contraddittorio e nella quale si compendiano tutte le garanzie
costituzionali di segno difensivo, con la conseguenza che, evidentemente, l'elisione di tale fase non
pu che riposare su di un'iniziativa del titolare di tali garanzie difensive, ragion per cui tutte queste

ipotesi di conclusione anticipata del processo penale attraverso la formulazione di un giudizio di


merito, e quindi attraverso la formulazione di una sentenza di merito all'interno dell'udienza
preliminare, dovranno necessariamente riposare sul consenso dell'imputato o di entrambe le parti, in
quanto il consenso ad uno di questi riti speciali si risolve in una rinuncia espressa alla fase
dibattimentale e a tutte le garanzie individuali che l sono state concentrate dal legislatore, ivi
compresa la garanzia dell'accertamento e della formazione della prova attraverso il metodo del
contraddittorio; attraverso l'elisione del dibattimento, dunque, si consente di qualificare come prove
quegli elementi che, non essendo stati raccolti nel contraddittorio fra le parti non avrebbero
altrimenti tale qualifica, potendo al contrario essere considerati solo come indizi endo-fasici). Se
questo , che cosa pu allora indurre l'imputato a far ottenere un risparmio temporale e di energie
processuali all'ordinamento? Ovviamente lo pu fare un momento di premialit, in quanto, infatti, si
parla s di diritti deflattivi del dibattimento, ma si parla anche di diritti premiali che sono connotati
tutti quanti o da un abbattimento della pena che viene applicata o addirittura da epiloghi
proscioglitivi nel caso di esito positivo della prova o nel caso dell'oblazione. Accanto a questi
schemi che consentono un risparmio del dibattimento, il legislatore, gi sotto l'esperienza del codice
Rocco, ne aveva inserito un altro che fortemente connotato da caratteristiche autoritative e che
rappresentato dal cd PROCEDIMENTO PER DECRETO PENALE DI CONDANNA, che,
addirittura, consente di lucrare anche un risparmio maggiore per l'ordinamento, in quanto si colloca
in una fase anticipata, collocandosi, infatti, a chiusura delle indagini preliminari, esercitandosi
l'azione penale non attraverso il rinvio a giudizio, come ordinariamente e solitamente accade, bens
attraverso una richiesta al gip da parte del pm di pronunciare un decreto penale di condanna, il quale
decreto rappresenta un provvedimento giurisdizionale di merito di segno condannatorio, adottato
sulla base degli atti delle indagini preliminari inaudita altera parte, ossia senza alcun
coinvolgimento anche solo sotto il profilo del contraddittorio argomentativo dell'imputato, che
suscettibile di determinare la chiusura del procedimento, e, quindi, di assumere autorit di
giudicato, in una fase ancora pi anticipata rispetto a quanto facciano i riti speciali, in quanto
consente di chiudere il procedimento all'esito della fase delle indagini preliminari, senza, quindi,
che neppure si giunga alla fase dell'udienza preliminare; chiaro, per, che un simile meccanismo,
gi noto nel codice Rocco, deve essere per appositamente collocato all'interno di una sistematica,
qual quella odierna, che richiede un momento consensuale, che espresso dal pubblico ministero,
attraverso la richiesta che egli fa al gip di adottare il decreto penale di condanna, e che poi
espresso in modo s tacito ma inequivocabile dall'imputato attraverso un comportamento di
acquiescenza che dato dalla mancata opposizione: l'imputato, infatti, che sia raggiunto da un
decreto penale di condanna pu opporsi, senza dover per ci addurre alcun motivo, al decreto, per
poter recuperare l'ordinariet del procedimento, ma, laddove egli non si opponga, il decreto penale
di condanna acquista forza esecutiva, passa in giudicato e quindi chiude definitivamente, con un
provvedimento di merito, il processo all'interno di questa fase anticipata (si tratta, quindi, anche in
questo caso di un rito deflattivo del dibattimento oltre che dell'udienza preliminare, di un rito a
carattere economico e consensuale, e, infine, di un rito dotato per l'appunto di una forte premialit,
in quanto lo sconto di pena che viene riconosciuto all'imputato non opponente non sia pi di un
terzo, come accade nei casi precedenti, ma sia addirittura della met del limite edittale con una
possibile sostituzione della pena detentiva in una pena pecuniaria). Altri riti previsti dal nostro
legislatore codicistico gi a partire dal 1988, sono invece riti che anticipano il dibattimento
eliminando la fase intermedia dell'udienza preliminare, e talvolta, se non eliminando, quanto meno
riducendo in modo molto significativo la durata delle stesse indagini preliminari, per cui, in
sostanza, una volta svolte le indagini preliminari, anche con una durata breve di 15 giorni, si passa
direttamente al dibattimento attraverso l'elisione della fase dell'udienza preliminare; sono questi riti
che, apparentemente, hanno il maggior afflato e la maggior inclinazione accusatoria, in quanto
eliminano o riducono significativamente la durata e quindi anche l'incidenza di quelle fasi che,
invece, vengono celebrate nelle logiche dell'inquisitoriet; questi procedimenti sono dati dal
GIUDIZIO PER DIRETTISSIMA (con il quale si passa direttamente alla fase dibattimentale, con
un'elisione della fase dell'udienza preliminare e con una riduzione della fase delle indagini

preliminari a 15 giorni) e dal GIUDIZIO IMMEDIATO (che si risolve in un'elisione dell'udienza


preliminare e un'operativit temporale delle indagini preliminari ridotta nel segmento minimo dei 6
mesi che non possono essere prorogati); si tratta di procedimenti, questi, che non necessitano del
consenso dell'imputato, perch, almeno apparentemente, anticipano la fase pi garantistica per
l'imputato stesso, ossia la fase del dibattimento ove trovano attuazione il principio del
contraddittorio e gli altri diritti individuali, con la conseguenza che tali riti, a differenza di quelli
visti prima, si innescano d'autorit, ossia per iniziativa del pubblico ministero, che, quando rileva il
maturare di determinate condizioni che sostanzialmente devono concretizzarsi in una particolare
forza probatoria degli elementi a sostegno dell'accusa (confessione o arresto in flagranza di reato,
che sono i due principali presupposti per il giudizio in direttissima), ecco, alla presenza di questi
presupposti il pm deve decidere di operare con la procedura pi rapida del giudizio direttissimo. E
del giudizio immediato, dove, per, soprattutto il primo rappresenta solo apparentemente un
modello di processo di stampo accusatorio, in quanto l'estrema accelerazione delle cadenze
processuali rischia di catapultare al dibattimento un imputato che, partendo da una situazione di
oggettivo svantaggio dato dall'arresto in flagranza o dalla confessione, non ha avuto nemmeno il
tempo di predisporre quelli che sono gli elementi minimali per affrontare un percorso cos
impegnativo com' quello del dibattimento improntato sul principio del contraddittorio. Ora, su
questi aspetti di disciplina torneremo meglio nella seconda parte del corso, quando affronteremo pi
da vicino i singoli riti, mentre per ora sufficiente sapere che i primi riti, cio quelli che elidono la
fase del dibattimento, sono governati e sono decisi dal gup o, talora, dal gip, ossia da un giudice
monocratico che normalmente deputato ad adottare una decisione meramente procedimentale,
mentre la seconda categoria di riti vengono decisi dal giudice del dibattimento.
Peraltro, se questi appena visti sono i riti speciali interni al procedimento penale di primo grado,
per anche vero che, accanto ad essi, il legislatore ne ha poi introdotti anche altri, alcuni
significativi gi a partire dal 1988, altri via via aggiunti nel corso del tempo; ebbene, il pi
importante rito differenziato rispetto al procedimento ordinario rappresentato dal
PROCEDIMENTO PER CITAZIONE DIRETTA, che replica quelle che erano le vecchie cadenze
del rito pretorile (che oggi non esiste pi, essendo stati soppressi i pretori, e che oggi divenuto il
procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, il quale tribunale in composizione
monocratica pu, a seconda di quelli che sono i reati devoluti alla sua competenza, conoscere e
decidere di quel reato attraverso la sequenza ordinaria, ovvero, per i reati con una pena edittale
contenuta entro i limiti di cui all'articolo 555, pu farlo attraverso il ricorso ad un procedimento pi
semplificato e pi celere, che appunto il procedimento per citazione diretta, il quale si compone
della fase delle indagini preliminari, si compone della fase del dibattimento, al quale, per, si
approda attraverso la citazione diretta formata dal pubblico ministero senza la necessit del filtro
dell'udienza preliminare, per cui anche in questo caso si ha una cadenza procedimentale ancora una
volta pi snelle e semplificata). A logiche per lo pi simili di semplificazione, che, per, rispondono
anche ad un disegno pi ampio di riconoscimento nel nostro ordinamento a forme di giurisdizione
diversa da quella autoritativa ed accertativa, risponde il procedimento per le competenze penali
davanti al giudice di pace, introdotto dal decreto legislativo 274 del 2000, che, per l'appunto, ha
introdotto le competenze penali del giudice di pace, il quale giudice di pace segue un procedimento
differenziato rispetto a quello ordinario per i reati devoluti e nominati alla sua competenza, che si
caratterizza per una particolare semplificazione (anche in questo caso, infatti, la sequenza bifasica, in quanto viene completamente eliminata l'udienza preliminare, e le indagini preliminari,
cos come pure il dibattimento, presentano dei significativi profili di semplificazione, in quanto il
pm non coinvolto e le indagini sono condotte quasi esclusivamente dalla polizia giudiziaria, e,
inoltre, anche nella fase del dibattimento il giudice dovrebbe essere il protagonista principale della
prospettiva conciliativa, nel senso che soltanto laddove il tentativo di conciliazione non dovesse
andare a buon fine, il giudice dovrebbe ricoprire le vesti tradizionali di organo dello ius dicere e,
quindi, dell'accertamento e della pronuncia dotata di esecutoriet. Questi procedimenti da ultimo
visti, rispetto ai procedimenti speciali, vengono definiti procedimenti differenziati in quanto, al
ricorrere delle fattispecie criminose che il legislatore a monte attribuisce al tribunale in

composizione monocratica che deve procedere con citazione diretta ovvero al giudice di pace, lo
schema ordinario che si segue quello test detto a struttura bifasica; detto altrimenti, i
procedimenti differenziati vengono a rappresentare, in realt, il procedimento ordinario per i reati
appositamente devoluti dal legislatore al giudice di pace o per i reati per i quali si prevede che si
debba procedere con la citazione diretta, tant' che, all'interno di questi procedimenti differenziati,
possono iscriversi delle deviazioni procedimentali su iniziativa delle parti, tant' vero che, ad
esempio, tutti i riti speciali, tranne quelli che comportano una mera elisione dell'udienza
preliminare, possono collocarsi anche all'interno del procedimento per citazione diretta, lucrando
nell'interesse dell'ordinamento un ulteriore momento di risparmio.
PRECETTI SOVRAORDINATI RELATIVI AI VARI SOGGETTI DEL PROCESSO PENALE:
i soggetti necessari di un procedimento penale sono sostanzialmente tre, in quanto il processo
penale si articola e vede l'instaurarsi di un rapporto processuale triadico, che colloca al vertice
l'organo della giurisdizione, in una posizione di tendenziale equidistanza dalle parti, che, invece,
devono essere a loro volta collocate in una posizione di parit, per cui, per utilizzare un'immagine
emblematica, la figura del triangolo equilatero probabilmente quella che maggiormente in grado
di mettere a fuoco quello che il rapporto fra i soggetti processuali necessari; numerose sono le
disposizioni costituzionali dedicate agli appartenenti alla magistratura, in generale, e ai soggetti
giudicanti in particolare, cos come, poi, altrettanto numerose, e anche dense di contenuti, sono i
precetti costituzionali dedicati alla figura dell'accusato. Cominciamo, per, dall'analisi dei precetti
costituzionali dedicati all'organo della giurisdizione, perch questo ci consente di mettere a fuoco
anche quelli che sono i caratteri fondamentali della giurisdizione, intesa come attivit di carattere
pubblicistico: fare giurisdizione, infatti, deriva dal latino ius dicere, ossia applicare attraverso un
provvedimento la disposizione generale ed astratta ad un caso concreto, cio si tratta di
un'operazione volta alla sussunzione del caso concreto all'interno di una fattispecie astratta, ma, in
realt, l'autorit giudiziaria va anche oltre a questa attivit di mera sussunzione, in quanto l'organo
giurisdizionale traduce poi questa operazione in un provvedimento che ha vocazione decisoria e
forza esecutiva, e in ci sta, per l'appunto, il nucleo dell'attivit giurisdizionale, ossia quella di
esprimersi attraverso un atto che ha natura provvedimentale e che ha forza esecutiva, e , nello
specifico del processo penale, tale forza esecutiva si traduce in un atto che imprime, in potenza o in
atto, delle limitazioni della libert personale del destinatario del provvedimento stesso. Se questo ,
le disposizioni che la costituzione dedica al giudice, inteso come soggetto pubblico dedicato allo ius
dicere, sono in parte di carattere ordinamentale, ma , e non potrebbe essere altrimenti, in buona
parte sono disposizioni che valgono a scolpire per l'appunto quello che il nucleo essenziale
dell'attivit giurisdizionale; dunque, le disposizioni costituzionali dedicati alla figura dell'autorit
giudiziaria possono essere distinte in due settori: da un lato, le disposizioni che attengono ai profili
ordinamentali, e che quindi saranno rivolte al legislatore di ordinamento giudiziario, e, dall'altro
lato, le disposizioni che attengono invece al profilo funzionale, cio disposizioni che specificano
come debba essere svolta l'attivit giurisdizionale. Qui, allora, necessario introdurre delle
precisazioni terminologiche, la prima delle quali, generalissima, quella che vede la distinzione fra
magistrati e giudici, dove i giudici appartengono alla magistratura, ragion per cui fra i due termini vi
un rapporto di genus ad speciem, dove il genus , per l'appunto, rappresentato dalla magistratura
che raccoglie al proprio interno sia soggetti che svolgono funzioni inquirenti sia soggetti che
svolgono funzioni giudicanti, e questi ultimi sono rappresentati dai giudici, che svolgono la
funzione giurisdizionale; oltre a questa prima distinzione generalissima, ci si impone di effettuarne
una pi specifica, perch i precetti costituzionali utilizzano l'espressione giudice in realt in modo
polisenso, in quanto talvolta si parla di giudice come organo giurisdizionale, ossia quell'insieme di
magistrati che svolgono una funzione giudicante deputati ad assumere decisioni all'interno di
determinati procedimenti penali (il giudice inteso come organo, dunque, il tribunale, la corte d
Assise, il giudice di pace, cio gli organi che esercitano la funzione giurisdizionale rationem
materiae), e, talaltra, la costituzione si riferisce al giudice inteso come ufficio, che, invece, riguarda
le articolazioni territoriali dei vari organi (quindi, il tribunale il giudice inteso come organo, ma il
singolo tribunale territoriale, ad esempio il tribunale di Pisa, un ufficio che appartiene all'organo

del tribunale), e, da ultimo, alcune significative disposizioni costituzionali devono invece essere
intese come rivolte al giudice inteso come persona fisica, cio come la singola persona che svolge
funzioni giudicanti all'interno di un ufficio che a sua volta si colloca all'interno di un organo
monocratico o collegiale. Fatte queste precisazioni, passiamo ora a vedere brevemente quelle che
sono le disposizioni costituzionali relative ai profili ordinamentali e che si compendiano
nell'affermazione del principio dell'indipendenza dei giudici, la quale indipendenza si articola nella
duplice accezione di indipendenza interna e dell'indipendenza esterna, in quanto il giudice, inteso in
tutte le tre accezioni prima dette, deve essere protetto e non deve essere influenzato da possibili
intrusioni operate da altri poteri dello stato, e, segnatamente, dal potere esecutivo; si tratta,
ovviamente, di un'indipendenza che non fine a se stessa, cio fine solamente ad assicurare a tale
potere dello stato un momento di tutela particolarmente forte o di rafforzamento di quelli che sono i
poteri del giudice, ma, in realt, questa, come tutte le altre guarentigie costituzionali in tema di
magistratura, funzionale a raggiungere un obiettivo ultimo, che quello dell'imparzialit
nell'esercizio della funzione giurisdizionale, che, a sua volta, fa proprio e poggia su di un principio
ancora pi generale che quello dell'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, uguaglianza,
questa, che chiaramente potr essere garantita soltanto laddove la funzione giurisdizionale venga ad
essere esercitata effettivamente in maniera imparziale; l'imparzialit, infatti, proprio la cifra
distinguente e distintiva la funzione giurisdizionale rispetto a tutte le altre funzioni di carattere
pubblico, e si articola in pi passaggi, il pi forte dei quali dato dalla presenza di un organo di
autogoverno, il CSM, che fa s che tutte le questioni attinenti all'ingresso in ruolo, alle progressioni
in ruolo, ai trasferimenti sino ad arrivare alla delicatissima materia disciplinare siano gestiti da un
ente, qual il Consiglio Superiore della Magistratura, interno allo stesso potere giudiziario, senza
che, quindi, agli altri poteri dello stato venga attribuita alcuna efficacia diretta sullo status del
magistrato e sullo status del giudice (il ministro della giustizia, ad esempio, ha un potere di azione
disciplinare, in una logica simile a quella del pm che ha il potere di azionare un procedimento
penale, ma non ha alcun potere decisorio rispetto a quell'azione disciplinare, cio ha s un potere di
controllo ma non ha un potere di sindacato effettivo, in modo tale da garantire, per l'appunto,
un'indipendenza esterna degli appartenenti alla magistratura). L'imparzialit del giudice, inoltre, si
sviluppa anche in altri momenti di garanzia in grado di limitare finanche l'operato dello stesso
CSM, come, per esempio, l'affermazione del principio della inamovibilit degli appartenenti alla
magistratura, che rappresenta un limite di incursione e di pressione nei confronti dei magistrati, cos
come, se vogliamo, la stessa selezione dei magistrati attraverso il pubblico concorso vale fin
dall'inizio a muoversi in quella logica di indipendenza esterna, in quanto non c' una selezione che
rende il singolo magistrato debitore nei confronti di una pubblica autorit nominante, ma, al
contrario, la selezione per pubblico concorso proprio quella che garantisce fin dall'inizio l'ingresso
in magistratura libero e tutelato da qualsiasi movimento di pressione debitorio che provenga
dall'esterno. Ecco, se questi sono i paletti ordinamentali, l'indipendenza esterna, per, viene
rappresentata anche da una serie di princpi di carattere generale, primo fra tutti quello che colloca
il giudice come soggetto soltanto alla legge: l'articolo 101 della costituzione, infatti, stabilisce che
la giustizia deve essere amministrata in nome del popolo e i giudici sono soggetti solamente alla
legge, cio non sono soggetti al potere legislativo, che d la legge, ma sono soggetti soltanto alla
fonte generale ed astratta espressa da quel potere dello stato; accanto a tale principio, poi, si colloca
anche il divieto di istituire giudici straordinari o giudici speciali, il quale divieto rappresenta un
principio generale del nostro ordinamento che, ancora una volta, debitore di quella logica
dell'indipendenza del giudice, in quanto il giudice straordinario sarebbe il giudice istituito post
factum per conoscere di una determinata controversia, quindi un giudice che viene creato dal potere
esecutivo o da quello legislativo gi con lo specifico scopo di conoscere determinati fatti e di
giudicare determinati soggetti, gi alterandone, quindi, ab origine il profilo di indipendenza; da tutto
quanto si detto fino ad ora, si capisce come molti siano i paletti e i principi costituzionali volti a
tutelare in modo forte e rigoroso il principio della indipendenza esterna. Al principio
dell'indipendenza esterna, per, si affianca anche il principio di indipendenza interna, il quale
rappresenta forse uno degli aspetti maggiormente distinguenti il potere giudiziario rispetto agli altri

poteri dello stato ed espresso dal ripudio assoluto di qualsiasi logica gerarchica all'interno degli
uffici della magistratura, un'assenza di logica gerarchica, questa, che si sostanzia nell'affermazione
di un'autonomia del singolo magistrato persona fisica, ma anche del singolo ufficio e del singolo
organo, rispetto agli altri magistrati o agli altri organi, ragion per cui non vi alcuna gerarchia
all'interno del singolo ufficio, all'interno del singolo organo, e neppure nei rapporti fra organi:
quando, infatti, talvolta si utilizza l'espressione giudice superiore, con riferimento, ad esempio, al
giudice dell'Appello che un giudice superiore rispetto al Tribunale di primo grado, dobbiamo
intendere tale funzionalit come una funzionalit di carattere esclusivamente e squisitamente
funzionale, cio deve essere intesa nel senso che il giudice superiore il giudice del controllo sul
provvedimento adottato da un altro giudice (non si ha mai, quindi, un giudice che controlli
direttamente un altro giudice e che abbia poteri sanzionatori nei confronti dello stesso, ma si ha
soltanto un controllo sui provvedimenti). Anche il principio della dipendenza interna, inoltre, trova
un'ulteriore conferma anche nel principio della rigida legalit, in quanto affermare che i giudici
sono soggetti soltanto alla legge, significa anche svincolare ogni singolo giudice persona fisica da
ogni pressione proveniente anche eventualmente dall'interno della magistratura, in quanto ogni
singolo componente dell'ufficio giudicante deve rispondere solamente alla legge; da qui, dunque,
una serie di previsioni soprattutto di carattere ordinamentale che sono appunto funzionali a garantire
il bene ultimo dell'imparzialit nell'esercizio della funzione giudicante, ma accanto a tali profili
ordinamentali, che sono, come visto, dipendenti dal duplice profilo dell'indipendenza, vi sono poi
anche diversi altri precetti costituzionali, che, invece, attengono direttamente all'aspetto funzionale,
all'esercizio della giurisdizione e, quindi, di riflesso, anche a coloro che esercitano tale funzione
giurisdizionale. Il principio costituzionale di partenza quello contenuto nell'articolo 25, il quale
articolo rappresenta nella nostra costituzione forse il pi significativo collettore delle logiche
legalitarie, perch anche nella materia penale afferma il principio della legalit e della netta
preponderanza della fonte legislativa; con riguardo specifico agli aspetto processuali, il primo
comma dell'articolo 25 delinea il precetto del GIUDICE NATURALE PRECOSTITUITO PER
LEGGE, con una formulazione normativa abbastanza ambigua, per non dire ai limiti della
scorrettezza sintattica, che in buona misura debitrice anche di discendenze ottocentesche del
diritto naturale, quanto meno nella parte in cui essa introduce accanto alla nozione di giudice il
requisito della naturalit; si tratta di un precetto, quello affermato nell'articolo 25 primo comma
della costituzione, che in parte collegato esso stesso alle logiche di indipendenza sopra viste, in
quanto ribadisce il vincolo dell'organo della giurisdizione con la fonte legislativa, ma, dall'altro lato,
anche orientato e sicuramente proiettato ad affermare il bene primario dell'imparzialit: il
significato che, infatti, anche storicamente rinvenibile all'interno dell'articolo 25 primo comma
quello sostanzialmente di evitare che il giudice competente a conoscere e a decidere di un
determinato fatto venga scelto arbitrariamente dopo che il processo sia stato gi avviato, in quanto,
al contrario, il giudice competente a conoscere e a decidere di un determinato fatto deve avere i
requisiti della naturalit e della precostituzione per legge. Cominciamo anzitutto dal requisito della
precostituzione per legge, il quale, a sua volta, individua in modo abbastanza intuitivo due requisiti
che debbono concorrere, cio quello della fonte legislativa di rango primario, da un lato, e, dall'altro
lato, quello della precostituzione che impone un dato temporale: il giudice, infatti, individuato dal
legislatore ai sensi dell'articolo 25, deve essere un giudice che vede la sua competenza e che vede il
radicamento della propria funzione giurisdizionale in ragione di un provvedimento legislativo
(riserva di legge) che sia adottato prima di un determinato momento, nel senso che il fatto che il
giudice debba essere precostituito, impone un'anticipazione delle regole fissate in tema di
competenza rispetto al momento in cui venga commesso un fatto per il quale si deve procedere con
il processo penale; questo discimen sotto il profilo temporale, lo stesso che deve apprezzarsi anche
con riguardo alla rilevanza o irrilevanza penale di una certa condotta, nel senso che un soggetto che
pone in essere una condotta penalmente rilevante nel momento in cui la realizza deve essere gi
consapevole, o, quanto meno, deve essere messo nelle condizioni di poter sapere, che quella
condotta ha un rilievo penale, con la conseguenza che, al contrario, non potr mai essere punito un
soggetto che abbia commesso un fatto che, nel momento in cui stato commesso, non era ancora

qualificato come reato dalla legge, e, inoltre, tale soggetto, sempre nel momento stesso in cui
commette il fatto, deve anche gi avere l'accortezza di quale sar il giudice chiamato a conoscere d
quel determinato fatto, e questo profilo processuale serve non tanto al singolo consociato quanto,
piuttosto, al legislatore nella individuazione del giudice competente, in quanto consentire al
legislatore di intervenire modificando le regole distributive della competenza dopo che un fatto
stato commesso, significherebbe riconoscere al legislatore il potere di selezionare un giudice per il
singolo fatto o per una determinata serie di fatti che, per, sono comunque gi stati posti in essere, il
che, di conseguenza, comporterebbe a sua volta la possibilit del potere legislativo di selezionare,
sia pure attraverso una fonte generale e astratta, i giudici pi o meno compiacenti, pi o meno ostili
a conoscere di determinati fatti e a giudicare determinati soggetti; detto altrimenti, il precetto di cui
all'articolo 25 comma 1 si apprezza nella sua matrice funzionale se collegato al divieto di istituire
giudici speciali o straordinari, in quanto le logiche sono le medesime, anche se il limite di intervento
del legislatore diverso, in quanto il divieto di istituire giudici straordinari riguarda la geografia
giudiziaria, nel senso che il legislatore non pu istituire un nuovo giudice organo, quindi una nuova
entit giurisdizionale, dopo che stato commesso un determinato fatto al fine di conoscere e
decidere su quel certo fatto, per cui il divieto ex articolo 108 attiene sostanzialmente alle norme di
ordinamento giudiziario, ma sarebbe, da solo, un limite insufficiente a garantire il principio della
imparzialit del giudice se, cosa che invece non accade, venisse lasciata al legislatore la possibilit
di giocare con gli organi giurisdizionali gi esistenti all'interno della geografia giudiziaria
nell'assegnarli, dopo che determinati fatti siano stati commessi, alla conoscenza dell'una o dell'altra
condotta penalmente rilevante, e proprio da qui, dunque, discende la garanzia forte fissata
dall'articolo 25, che non incide pi sulla norme dell'ordinamento giudiziario, bens su tutte le norme
in tema di competenza del giudice (dunque, tutte quelle che sono le disposizioni, per lo pi
codicistiche, che ci consentono di individuare il giudice competente per materia, per territorio, per
connessione o anche sulla base di altri criteri, sono disposizioni che debbono trovare la loro radice
operativa, sotto il profilo temporale, nel momento in cui stato commesso il fatto attribuito alla
competenza di un determinato giudice). L'articolo 25, per, non si ferma qui, in quanto prevede
anche un altro requisito, che quello della naturalit, in quanto nessuno pu essere distolto dal
giudice NATURALE precostituito per legge; ebbene, sul requisito della naturalit dell'organo
giurisdizionale numerose sono da sempre le letture interpretative, talune delle quali tendono
sostanzialmente a limitarne la portata, individuando la ratio della garanzia soprattutto in una radice
storica, in quanto il concetto del giudice naturale era proprio anche delle costituzioni ottocentesche
in una visione che voleva limitare i poteri dell'autorit legislativa per evitare la creazione di giudici
completamente sganciati dal fatto che erano chiamati a giudicare, ragion per cui buona parte della
dottrina, ma anche significativa parte della giurisprudenza costituzionale, tende ad offrire
un'interpretazione decisamente sfumata della naturalit: ci sono, infatti, delle tesi disgiuntive, che
sostengono che il requisito della naturalit debba essere letto nel senso che nessuno pu essere
distolto dal giudice naturale o dal giudice precostituto per legge, nel senso che sarebbe sufficiente la
presenza anche soltanto di uno dei due requisiti al fine di ritenere soddisfatto il precetto
costituzionale; ma, d'altra parte, vi sono anche tesi, al contrario, congiuntive, cio tesi che
richiedono la compresenza di entrambi i requisiti, e, infine, vi sono anche tesi che si fondano (ed
questa la tesi forse prevalente all'interno della giurisprudenza costituzionale) sulla sinonimia o
dell'endiadi, cio tesi che vedono assorbito l'un requisito all'interno dell'altro con una connotazione
di carattere molto generale. Ci che certo, al di l di queste varie teorie, che un requisito di
naturalit per un'entit artificiale qual il giudice, in quanto individuato da una legge che non pu
essere retroattiva rispetto alla commissione del fatto, un costrutto squisitamente giuridico, nel
senso che il requisito della naturalit sembra sfuggire da quelli che sono i paramatri giudici pi
tipici e tradizionali, e che, quindi, deve proprio leggersi alla luce di quella che l'esperienza storica,
in quanto sul requisito della naturalit si fondavano si poneva le fondamenta anche dell'idea di
costituire giudici straordinari, giudici post factum che erano appositamente creati per risolvere una
determinata controversia dopo che questa si fosse gi instaurata, con l'evidente intento di creare una
giurisdizione compiacente ora all'una ora all'altra parte. La giurisprudenza costituzionale, dunque,

per naturalit per lo pi intende un requisito che non pu che sussistere non in negativo, cio si pu
apprezzare in negativo quando un giudice non naturale, innaturale, quando, quindi, il legislatore
ha coniato un criterio di attribuzione della giurisdizione o della competenza che totalmente
lontano e posteriore da quelli che sono i contorni storici e temporali del fatto, ma, al contrario, non
vi sono elementi di naturalit intrinseci che non potranno essere superati da una fonte legislativa;
cos, si ritiene essere espressivo del canone del giudice naturale il radicamento del criterio della
distribuzione della competenza per territorio rispetto al locus comissi delicti, nel senso che
naturale attribuire la competenza territoriale a conoscere di un determinato reato al giudice del
luogo in cui quel certo reato stato commesso, per cui c' un vincolo di carattere territoriale;
analogamente, si ritenuto essere naturale attribuire alla competenza della Corte d' Assise, giudice,
questo, che vede arricchita la propria componente non togata da giudici popolari, la conoscenza di
reati di particolare impatto sociale e che nel contempo prevedono anche un ridotto livello di
tecnicismo; ancora, stato ritenuto espressivo del canone della naturalit il prevedere la
devoluzione della conoscenza dei reati commessi da un soggetto minorenne ad un giudice, il
Tribunale per i minorenni, che si caratterizza anch'esso per una composizione particolare, in quanto
vi sono membri non togati rappresentati da esperti nelle materia psico-pedagogiche. Tutte queste,
sono delle direttive che evidenziano la logica della naturalit che, per, possono essere superate
attraverso previsioni generali ed astratte, quindi attraverso una fonte legislativa di rango primario,
che sia giustificata sotto il profilo della tenuta razionale, ragion per cui la Corte costituzionale in pi
occasioni ha salvato quelle che sono normative derogatorie di tali criteri indici di naturalit: quando,
ad esempio, affronteremo il tema della distribuzione della competenza per territorio, vedremo come
il primo criterio sia proprio quello del luogo in cui si consumato il delitto, ma questa regola
generale, pur tuttavia, vede, nell'impossibilit di individuare il luogo in cui sia stato commesso il
fatto di reato, il ricorrere di regole suppletive fino ad arrivare alla regola ultima della Procura che
per prima ha iscritto la notizia di reato. Ecco, tutte queste divergenze rispetto alle direttive della
naturalit sono sempre state salvate dalla corte costituzionale interpretando la naturalit come un
criterio di orientamento generale del legislatore, nel senso che le scelte del legislatore in tema di
distribuzione della competenza devono essere orientate dalle caratteristiche della naturalit, ma, ci
nondimeno, quando queste caratteristiche vengono ad essere derogate per raggiungere il principio di
imparzialit o un principio volto ad individuare un giudice pi idoneo a decidere di un determinato
fatto, cio, in sostanza, quando vi sono criteri che giustificano sotto il profilo della tenuta razionale
la deviazione rispetto alla logica della naturalit, allora pu dirsi comunque soddisfatto il precetto
costituzionale, purch resti fermo come baluardo ultimo il criterio della predeterminazione per
legge, ragion per cui si ritiene che il baluardo principale dettato dall'articolo 25 comma 1 sia proprio
rappresentato dalla precostituzione per legge, con la conseguenza che laddove la fonte legislativa
predetermini la regola di competenza anche in chiave apparentemente dissonante rispetto al criterio
della naturalit, debba comunque ritenersi rispettata la garanzia posta dall'articolo 25 (le due
espressioni sono recipracmente integrnati, per cui il giudice naturale quello nominato per legge
secondo criteri di non manifesta irragionevolezza e di arbitrariet). La lezione di domani non c',
quindi si passa a mercoled.