Sei sulla pagina 1di 419

Informazioni su questo libro

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google
nellambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.
Ha sopravvissuto abbastanza per non essere pi protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio
un libro che non mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico
dominio pu variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono lanello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dalleditore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.
Linee guide per lutilizzo
Google orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro oneroso, pertanto, per poter
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire lutilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa
limposizione di restrizioni sullinvio di query automatizzate.
Inoltre ti chiediamo di:
+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per luso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.
+ Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantit di testo, ti
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo luso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file essenziale per informare gli utenti su questo progetto
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dallutilizzo che ne farai, ricordati che tua responsabilit accertati di farne un uso legale. Non
dare per scontato che, poich un libro di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un
determinato uso del libro consentito. Non dare per scontato che poich un libro compare in Google Ricerca Libri ci significhi che pu
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.
Informazioni su Google Ricerca Libri
La missione di Google organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico pi ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web
nellintero testo di questo libro da http://books.google.com

-c

COLLANA
DEGLI

ANTICHI

STORICI GRECI

VOLGARIZZATI.

LE

STORIE

POLIBIO
DA

MEGALOPOLI

VOLGARIZZATE
SUL TESTO GRECO DELLO SCHWEIGHAUSER
E CORREDATE DI NOTE
DAL DOTTORE I. KOHEN
DA TRIESTE

TOMO PRIMO

MILANO
COI tipi de' fratelli sonzogno
1824.

INDICE
DELLE COSE CONTENUTE IN QUESTO TOMO.
Della vita e degli scritti di Polibio . . . Pag.
Delle edizioni e traduzioni di Polibio ...
Volgarizzamento del primo libro

Sommario del primo libro


n
Note al primo libro

Volgarizzamento del secondo libro ....


Sommario del secondo libro

Note al secondo libro

i
18
3y
ify5
i5i
239
3ao
3a5

TAVOLE IN RAME.
Corvo di Duillio
Pag.
Carta generale della Grecia e sue isole.
dell' Italia e Sicilia , e costa a" Africa.

63

DELLA VITA E DEGLI SCRITTI


'
DI POLIBIO.

-ZV ACqvz Polibio in Megalopoli , citt dell' Arca


dia , e//' olimpiade CXLiy , o in sulC incominciare
dell' olimpiade cxiv , cio a dire fra gli anni di
Roma 55o e 556 (i), regnando in Egitto Tolomeo,
Epifane (2). Suo padre Licorta fa pretore degli Achei,
e dopo Filopemene il pi valoroso capitano di quella
nazione (3). N degener il figlio da tanto genitore.

{1) Gerardo Yossio (de Historic. Graecis , c. ig) fa un


sottilissimo calcolo per provare che Polibio vide la luce pel1' appunto nel quarto anno delt'olimpiade cxhtti , 0 dir vo
gliamo nell'anno di Roma 5 {8. Ma lo Schweighuser chiaro
dimostra ch' egli , con una petizione di principio , pone a fon
damento della sua ipotesi ci che ne dovrebbe seguire.
(2) Snida , che Lieo chiama il padre di Polibio , pretende
esser questi nato , mentre che regnava Tolomeo Evergete , il
quale, conforme rilevasi da Polibio stesso (1. v, o. 34 e 35
confront, col 1. 11 , c. 69 ) mori nell' olimpiade cxxxix ,
dunque parecchi anni avanti la nascita del nostro autore.
(3) Narra Ginstino ( Epit. 1. xxxn , c.i) che Filopemene
preso da' Messemi , ed avvelenato in carcere , chiese innanzi
di morire , se Licorta pretore degli Achei , ch' egli riputava
POLIBIO , tomo 1.
I

3
Nella sua prima giovent fu seguace d Filopemene,
ch' egli ebbe in somma venerazione , e le ceneri del
quale port al sepolcro. Pria che giunto fosse all'etche richiedea la legge pell' ammissione a' maestrati ,
cio avanti treni anni , fu insieme col padre destinato
per ambasciadore al re d'Egitto (4)- Nella guerra fra
i Romani e Perseo , che fini coll'esterminio del regno
di Macedonia , era egli dapprima col padre a*avviso
che gli Achei si stessero di mezzo (5) ,' ma avendo
vinto il partito che favoriva i Romani, venne eletto
a generale della cavalleria Achea, che dovea andar
in soccorso di quelli (6), e mandato ambasciadore al
console Quinto Marcio , il quale facea la guerra a
Perseo ; ma rifiut questi gli offerti ajuti , dicendo
che non ne abbisognava. In appresso i fratelli Tolemei ( Filometore ed Evergete it ) che insieme re
gnava, in Egitto , il domandarono agli Achei per co
mandare la cavalleria ausiliaria contr Antioco re di
dopo di s il secondo nella scienza militare , era salvo ? come
gli dissero di si : adunque , rispose , non hanno gli Achei
tutto perduto e spir. Diffatti non si tosto ginnse in Mega
lopoli la nuova della miseranda fine di queW erue , che tutta
la giovent prese le armi , e condotta da Licorta fece aspra
vendetta degli uccisori di Filopemene , costringendoli a darsi
la morte, e facendo a Messenii riconoscere la sovranit degli
Achei. Il corpo di Filopemene fu poi abbruciato , e con gran
pompa recato in patria (V. Plutarco in Filopem. p. 568).
(4) Polibio I. xxv , e f,
(5) 1d. xxvni", 3 e 0.
(6) ld. I. c.

Sria (j). Dopo la disfatta di Perseo , accusato con


mille de' pili illustri Achei d'aver parteggialo pe' ne
mici de' Romani , fu insieme con essi chiamato a Bo
nt , ed essendo gli altri stati distribuiti pelle citt
d' Italia , ottenne egli dal pretore, a richiesta di Sci
pione e di Fabio figli di Paolo Emilio , il permesso
di restare nella capitale (8). Crebbe poscia la sua
amicizia per Scipione Emiliano ( che soli diciott' anni
avea quando il conobbe ) a tale , che noi abbandon
finch visse , ammaestrandolo nelle cose della guerra,
e molte virtuose massime insinuandogli (9). Merc di
siffatta protezione pot egli procacciare alla patria
non piccioli vantaggi ( 1 o), fra i quali il pi. segnalato
fu V aver indotto il suo amico e discepolo ad inter
cedere presso Catone pel ritorno degli Achei ch'erano
stati suoi compagni d'esilio , da mille oramai ridotti
a soli trecento : favore die fu loro finalmente accor-

(7) Polibio I. xxviii, ?. 10 j 1. xxix, 8 e seg.


(8) ld. 1. xxxii, g. Pauson. vii, go. // principio della loro
amicizia fu , sccondoch narra Polibio (l. c. ) , la congiuntura
d" alcuni libri prestati , e di ragionamenti sopra quelli tenuti.
(g) /{acconta Plutarco ( Apophthegmat. Rcgum. et Imperai.,
t. a, p. igg) che Scipione minore, osservando il precetto
di Polibio , ingegnatasi di non lasciare il foro , pria che si
fosse in qualsivoglia modo renduto familiare ed amieo alcuno
di quelli che aveano con lui parlalo.
(10) Cosi impetr egli dal Senato che i Locri fossero sol
levati dal conctrrer alla guerra di Spagna e di Dalmazia
(i, 5).

4
dato dopo diciassette anni , essendo sino a quel tempo
riuscito vano ogni maneggio (ti). In quell' occasione
ritorn Polibio stesso in Achea , e confort i suoi
compatrioti alla concordia ed al rispetto verso il po
polo Romano (12). Ma come prima se ne allontan
per seguir Scipione nell'impresa di Cartagine , rianimaronsi le antiche fazioni, e ogni cosa and sossopra. Laonde i Montani , provocati da gravi offese ,
mandarono Metello con un esercito in Achea , da cui
fu rotto in battaglia il pretore Critolao , poscia v in
viarono Mummio , il quale sconfitto ch' ebbe il pre
tore Dieo, entr in Corinto, la saccheggi ed arse ( 1 3).
Polibio , dopo 1' eccidio di Cartagine , vol nel Pe
loponneso , per riparare, ove possibil fosse, all'e
strema mina della patria ; ma Corinto era gi ca
duta ( 1 4)- Tuttavia ottenne egli da Mummio e da'< dieci
(11) Plutarco nel Catone maggioro p. 3i.
(12) Pausan. viii , 37.
(13) Ginstin. xxxiv, 1, 2. Polib. xi , 2 , 9.
(i) Fabricio (Biblioth. Graec, t. iiI, p. 5^2 ) sostiene che
Polibio fa presente alla distruzione di Corinto , ed appoggiasi
al passo di Strabone ( viti , p. 38 1 ) , ove addotte sono le pa
role di Polibio , il quale narra di avere co' proprii occhi ve
duti i soldati Romani ginocar a' dadi sulle nobili dipinture con
quistate in quella citt. Ma ci prova soltanto ch'egli vi fu
poco tempo dopo il suo eccidio. Che se prima vi fosse ginnto,
non improbabile , che impedita avrebbe s trista catastrofei
Anche il Valesio , nelle note al frammento relativo a questofatto , porta opinione , che Polibio venne a Corinto dopo il suo
incendio , e contraddice al Casaubono , il quale nel prospetto

commissarii eh' erano con lui per ordinare le cose


della Grecia } che rimesse fossero le statue d Arato
e di Filopernene , ed in riconoscenza di cotesto bene
ficio gli Achei rizzaron a lui una statua di marmo (i5).
In tal incontro died' egli un saggio insigne d' asti'
nenza. Imperciocch , essendogli stato offerto da' vin
citori di scegliersi fra le suppellettili pi preziose ,
confiscate a' ribelli, quelle che maggiormente gli ag
gradissero, non solo non volle nulla accettare , ma
esort eziandio gli altri Greci a non comperarne (i{3).
Poich i commissarii si furono parliti dall' Achea ,
Polibio , per ordine di essi , visit le citt del Pelo
ponneso , giudic le loro contese , prescrisse loro leg
gi (17), e govern gli affari per modo , che tutti si
riconobbero da lui sommamente beneficati , e a gara
ogni maniera d' onori gli profusero ( 1 8). Fra questi
meritano precipuamente d' esser rammentate le statue
che in varii luoghi gli eressero. Pausania (19) ne vide

cronologico mette la distruzione di Cartagine un anno avanti


quella di Corinto : laddove secondo Vellejo Patercolo e Orosio
amendue queste famose citt nello slesso anno ( G08 di Roma)
furono diroccate. Locch rende vieppi inverisimle , che Poli
bio si trovasse presente alla strage dell' una e dell' altra.
(15) Polio, xl, 8.
(16) Id. xl, g.
- (19) Pausan. vm , 3o.
. (18) Polii, il, 10.
(19) Pausan. vili , 3o , 37, 9, {{, 48.

6
a Megalopoli (io), presso Acace in Arcadia (ai), a
Mantinea, a Pallanzio , a Tegea.
Dopo questi avvenimenti , condusse a fine la sua
Storia universale, che da molto tempo avea preparata,
forse anche incominciata (aa). In qual epoca di sua
vita egl' intraprendesse qu' lunghi e perigliosi viaggi,
di cui egli stesso parla in varii luoghi della sua sto
ria , e fanno eziandio menzione Appiano , Plutarco ,
Ammiano, Marcellino e Plinio , non abbastanza
noto
Tuttavia non pare che innanzi di conseguire
la sua piena libert gli effettuasse , locch accadde
f anno 6o4 di Roma , cinquantesimo circa di sua et.
Checch ne sia , certo egli , che percorse V Africa,
(20) Era sotto a questa scritto , aver Polibio girata tutta la
terra e tutti i mari , essere sfato socio d" armi de' Romani , ed
aver calmata l'ira 7oro contro Greci.
(2 1 ) Appi di questa leggevasi , che sin dapprincipio la Grecia
evitata avrebbe la sua sciagura , se ubbidito avesse in tutto a
Polibio , e che dopo il suo fallo per lui solo ebbe salvezza.
(22) Polib. 1. Ui, c. 1,5.
(2) Se fosse pervenuta a noi quella parte della Storia di
Polibio, in cui, conforme rilevasi da Ateneo (1. vi, p. 2^3)
riferita la legazione di Scipione Emitiano in Grecia , Egitto
ed Asia , offne di compor le liti insurte tra gli alleati del
popolo Romano , noi potremmo sapere se il nostro storico si
valse di cotai occasione per visitar quelle contrade , e per tai
guisa stabilire il tempo di cotesti viaggi. Ma in difetto di que
sti autorit non possiamo che avventurar qualche conghtettura.
Se la mentovata legazione , siccome seguendo Cicerone (Ac
cademie. ii( 2) stimano il Freinshemio e lo Schweighuser ,

la Spagna, la Gallia e il mare che ne bagna le co


ste sino alla Britannia con animo di rettificare gli
fu seguita avanti il censorato di Scipione, cio a dire avanti
l' anno 6 1 2 di Roma , non probabile che Polibio , occupato
com' egli era a rassettare gli affari della Grecia ne' primi anni
dopo la distruzione di Corinto , accompagnasse Scipione , quand' anche Tullio (l. c.) non ci assicurasse che Panezio solo
allora seco It fosse. Ma se, conforme apparisce dal lib. vi, da
republ. dello stesso Cicerone, un altro giro dell' Africano ebbe
luogo fra il suo censorato e il secondo consolalo ( censorque
fneris , et obieris legatus Mgyplum eie. , deligere ilerum cos.
absens) n quindi fra il 612 e C20 di R., non inverisimile
che Polibio l'abbia allora seguilo. Se non che il Sicasonio e
il Reicke, stando alla relazione di Valerio Massimo (1. iv, c. 3,
1 3 ) che dopo amendue i consolati mette la legazione anzidetta,
sono d'avviso che un anno innanzi alla morte di Scipione nel
C23 di R. essa fosse avvenuta. Ora, essendo peli' indefessa di
ligenza del dottissimo monsgn. Mai , che tanti tesori della
classica antichit gi trasse alla luce , stata scoperta gran parte
de' libri politici di Cicerone, leggesi nel lib. m , cap. 35
come Scipione rammenta a Sp. Marameo , il quale non meno
che Meli'llo , a delta di Giustino (lxxxviii, 8), gli fu in quel
viaggio compagno, come cosa recente l'essersi trovati insieme a
Rodi : ( Rhodiorum , apud quos nuper fuimus una ) donde
chiaro che , fingendosi que' dialoghi tenuti l' anno medesimo in
cui mori Scipione , della stessa legazione qui parlasi , che da
Valerio Massimo ricordala , e che non pot esser anteriore
all' anno di R. 623. Adunque lo stesso Cicerone assegna in
tre diversi luoghi tre differenti epoche alla peregrinazione dell'Africano, l' una avanti il censorato, l'altra dopo il mede
simo, la teiza dopo il secondo consolato; e se dall'altro canto

8
errori degli antichi intorno a queste contrade ; che
visit i regni delt Asia , e fu in Egitto allorquando
vi regnava Tolemeo Fiscone ; che and sulle Alpi per
chiarirsi del passaggio d' Annibale per queste mon
tagne (24)- Degnissimo di memoria fra gli altri il
viaggio ch' egli fece lungo la costa occidentale del
l' Africa , per cui ebbe una /lotta da Scipione che
col guerreggiava , e nel quale tant' oltre si spinse ,
che confrontando la relazione che ne d Plinio (a5)
colla geografica descrizione di quelle parti , trasmes
saci da Claudio Tolemeo (26) , e' sembra indubitato
esser lui giunto sino al quinto grado di latitudine bo
reale , ove sono i regni odierni di Ashantea e di Benin sulla costa della Guinea, corrispondenti al paese
de' Perorsi e de' Farusii da amendue nominati.
NeiP anno di Roma 620 , poich' ebbe finita la sua
storia , accompagn Scipione in Numanzia, ove cooper
alt assedio e all' espugnazione di Numanzia. Es
sendo nel 624 Scipione stato ucciso proditoriamente
il Pighio , non cui s' accorda il cel. Mai, da un passo di Plu
tarco (Apophthegm. Opp. 1. 11, p. 200 ) argaisce che tre volte
ju mandato Scipione dal Senato a decider le controversie dei
Socii i io non veggo perch col test lodato critico accusar
dehLasi Tullio d' un errore di memoria l ov' egli la prima
accenna di quelle missioni. Che nell' ultima pertanto non fosse
Poliio sembra manifesto dalla circostanza che Plutarco al
luogo citato non parla se non se di Panezio.
(2$) Polib. in, e. 8.
(25) Hist. nat. v , 1.
(2G) Africa , tav. ir , ediz. veneta del 1 5 1 1 .

9
dalla fazione de Gracchi (a?) , Polibio, che non eredeasi pi sicuro a Roma , se ne ritorn in patria ,
ove visse ancora alcuni anni , e mor in et di otlantadue dalle conseguenze d' una caduta che fece da
cavallo, venendo a casa dalla campagna (28).
Scrisse Polibio la storia de' suoi tempi in quaranta
libri , e vi comprese lo spazio di settantasei anni ,
cio a dire dal principio dell' olimpiade cxl , sino
al fine della clviii, ossia dall' incominciamento della
seconda guerra Punica sino alla distruzione di Co~
rinto (29). Di cotesti libri i primi cinque soli perven
nero a noi intieri, de' quali i due anteriori , dall' au
tore denominati preparazione , contengono un com
pendio de' fatti che precedettero pi prossimamente a
quelli da lui narrati di proposito, e sono , la prima
guerra Punica , la sollevazione degli Africani contra
i Cartaginesi , le guerre de' Romani nella Gallia Ci
salpina e nell' llliria , e la guerra degli Achei e di
Antigono re di Macedonia con Cleomene re di Sparta.
(27) Bella morte di Scipione Emiliano leggasi Cicer. Or.
pr Milone vii., Felle/o Patere, lib. li, Aur. Vitt. de vir.
ili. Lviii , Appian. Aless. de beli. civ. Roman, lib. 1.
(28) Luciano, de Macrobiis.
(29) yelf introduzione alla sua Storia dice PohHo , che i
Romani in 53 anni compierono il conquisto del mondo allora
conosciuto. Ora corrispondendo l'olimpiade cxl all'anno di fi.
533 , il mentovato conquisto fu Jnito l'anno 586, in cui fu
debellato Perseo. I rimanenti 23 anni consumaronsi , parte nella
pace , parte nella guerra Celtiberica , nell' ultima Punica , e
nell'Acaica , che riusc fatale a Corinto e alla lilerl de' Greci.

IO
Ci che degli altri libri rimane dovuto alt imperadore Costantino Porfirogenete , il quale nel secolo x
form un corpo di Pandette politiche dagli estratti di
parecchi storici antichi di prima classe, fra cui Poli'
bio gli forn la pi abbondevole materia. 1 primi libri
compiuti donati furono alle lettere intorno alla met
del secolo xv da Nicol y, Pontefice grandemente
benemerito degli studii greci e latini pe molti codici
manoscritti ch'egli fece ricercar dappertutto con ogni
diligenza , ed inu odusse nel Faticano. 1 pi ragguar
devoli frammenti de' libri successivi scoperti furono
in tre diverse epoche de' secoli xri e x TU. De' quali
ci proponghiamo di dare pi esalta contezza , quando
parleremo de' lavori di que' dotti che rendettero Po
libio di pubblica ragione. Altri avanzi di minor cont
somministrarono a parecchi raccoglitori gli antichi
che l' han citato , e singolarmente il grammatico Suida (3o) , il quale sembra averlo posseduto ancor ititiero.
(3o) Fior Suida nella seconda met del secolo undecima
sotto V imperadore Alessio Comneno 1 , adunque oltre un se
colo dopo Costantino Porfirogenete, il quale mor nel g5g. Et
ti pare eziandio che tutta l' opera di Polibio fosse presente al
Cesare Brennio , quundo nella prima mel del secolo duode
cimo scrisse la storia degl' imperadori sino a' suoi tempi, con
forme slima il Possin suo editore nelle note a p. l H. Ma da
quindi innanzi non havvi pi traccia dell' opera intiera. Chi sa,
se il lavoro eseguilo per cimando del Porfirogenete , contenendo
uno spoglio delle cose pi interessanti che si supposero comprese
in Polibio , offerto non abbia a' copiatori un grande risparmi

II
Oltre alla storia universale compose Polibio la
storia della guerra Numantina (3i), la vita di Filo
pemene in tre libri (z), commentarti di tattica (33),
e un opuscolo dell' abitazione sotto P Equatore (34).
Ma tutte queste opere sono perdute.
Era Polibio tenuto presso V antichit in conto di
storico sommamente autorevole , siccome ne fa fede
il giudizio che di lui d Cicerone (35) , e ci che ne
scrive Tito Livio (36) , il quale trasport nel latino ,
quasi a parola a parola de Libri suoi intieri , e Stra
di fatica , e per tal guisa defraudate le et future di tanta
parte della sua storiai'
(31) Cicrr. Epist. ad familiari I. v, ep. 12}
(32) Polib. I. x, 2{.
(33) Polib. 1. ix, c. 20 ; Arrian. in tactic. nel principio ;
In tactic. cap. , 3 , i g.
(5{) Geminus , Eleni. Astron. c. l3, in Fetavii Uranologio
U in , p. 5i e seg.
(35) De off. nij 02 u. Polybius aticlor bonus in primis.
De re pubi, ii , I Sequamur enim Polybum nostrum (
Scipione che parla ) quo nemo fuil in exquirendis temporibus
diligentior . Grand' elogio in vero , e tanto maggiore , quantoch di avvenimenti col si tratta , che appartengono alla Sto
ria Romana. Il perch qualunque volta nell' indicazione dell
epoche noi rinverremo Polibio in contraddizione cogli altri sto
rici , senza esitazione a lui ci appiglieremo.
(56) L. xxx , 45 Polybius haudquaquam spernendus au~
clor L. xxxiii , io Polybium secuti sumus , non incer*
ttun auctorem , quum omnium Romanarum rerum, tum prmcipue
in G: cecia gestarum . Le quali espressioni di aotor non Spre
gevole, autor non incerto indussero alcuni a credere che Livio

12
bone (3?), e Gioseffo (38) e Plutarco (3c)). Ediffatti,
oltrech egli era insigne capitano , ed avea con glo
ria militato in Grecia avanti la sciagura della sua
patria, e co' Romani in Ispagna e in Africa filo
sofo e politico di vaglia il manifestano i suoi scritti,
ripieni de' pi sublimi precetti di condotta morale e
civile. A elle descrizioni poi delle operazioni di guerra
egli fu giudicato tanto eccellente , che i suoi libri studiaronsi da' pi famosi capitani, e che M. Bruto
stesso , sebben era schizzinoso a tale, che per/in nello
stile di Cicerone trovava materia da criticare , il ri
dusse a compendio , sccondoch narra Plutarco nella
vita di lui.
Ma ci che sovra ogni altra cosa il qualifica sto
rico di prima sfera si la sua scrupolosit nel ri
ferir i fatti conformemente al vero , inaccessibile mo
strandosi all' odio e all' adulazione , non meno che
alla smania d' imporre a' creduli coll' insolito e col
fra mediocri l'annoverasse. Mail Casauhono coll' autorit di
molti testi dimostr ad evidenza , che cotesto modo negativo di
esprimersi era assai familiare agli antichi per significare V ec
cellenza d'una cosa o d'una persona. Quindi io forte stupisco,
come il dottissimo Tiraoschi ( Stop- della Letterat. ItaL t. I ,
p. 272 ) si accosti all' opinione di coloro che tacciano Livio
<f ingratitudine verso Polibio, e che al certo non conobbero il
valore delle frasi Liviane , a cui appoggian il loro sentimento.
(<)) Lib. ix, p. 422 il chiama tiif iiitXtyt , uomo di
grande autorit , ed il cita in diversi luoglii della sua opera.
(58) Centra Apion. 1. II.
(3g) Reipub. gerend. praecepta p. 81 {.

i3
maraviglioso (4o) : difetti pur troppo comuni al volgo
degli storici , e eli egli censur in parecchi , che toc
carono gli argomenti da lui trattati , siccome furono
Timeo, Filino, Fabio pittore, Filarco , Chereo , So
sila e altri. A ci aggiungansi le esalte cognizioni geo
grafiche eh' egli procacciassi , non gi per via della
lettura o delle altrui relazioni , ma recandosi , con
forme abbiam accennato di sopra , a1 luoghi medesi
mi , senza esser ributtato da stenti e da perigli. Delle
quali cognizioni un saggio insigne ci diede , pochi
anni sono, un General Inglese, il quale (40 seguendo
le orme segnate da Polibio , scopr la strada su cui
Annibale pass le Alpi, onde lo stesso T. Livio (^i)
non avea se non se idee false e confuse 5 siccome a
suo luogo sar da noi dimostrato.
A tante eminenti doti univa Polibio il possesso
della lingua latina ; merc della quale egli pot nella
composizione della sua storia servirsi de' libri censuali , e degli alti-i monumenti che serbavansi nel
Campidoglio , di cui gli fu cortese Scipione, oltre alle
notizie verbali eh' egli ebbe da Lelio intimo amico
delV Africano.
({o) Invano cercasi nella sua opera menzione di prodigio ,
di cui piene sono le storie degli antichi. Di che ha voluto Siflino ( in Augusto ) scusarlo , dicendo eh' egli non li conside
rava appartenenti alla storia.
{il) Biblioth. universelle oclobre 1820, p. 18, litlerature.
Vi questo viaggio daremo un ragguaglio preciso nelle note al
terzo libro , ov' descritto il mentovato passaggio d' Annibale.
({2) L. xxi , li , 58.

i4
A malgrado di pregi cotanto segnalati non man*
corono a Polibio detrattori. Fra gli antichi Dionigi
a"Alicorno*so (43) gli appone poca cura dello stile ,
e una viziosa collocazione delle parole , per modo ,
ch' egli pronunzia , non potersi tollerar tino alla fine
la lettura della sua storia. Afa un filosofo che non
lasci mai V ombra delle scuole , e non fu occupato
in alcun impiego civile o militare , mal poteva gidicar del merito di chi a dottrina non comune con
giunse pratica s grande delle materie di cui prese
a scrivere. E gi non gli bast V animo di prose
guire la sua storia Romana , ove Polibio V incomin
cia (44) temendo , per quanto io credo , il confronto
con un rivale di gran lunga a lui superiore. V ebbe
eziandio certo Scillace , matematico e musico da Ca
riando citt della Caria , il quale , a detta di Suida.
scrisse una confutazione della storia di Polibio (45).
Fra i moderni Sebastiano Moccio in un libercolo latino , intitolato Giudizio degli storici , per poca cosa
(43) De verbor. composto, c. 4(44) Gli undici libri di Antichit Romane , che di Dionigi ci
rimangono, non ginngono che all'anno di R. 3i2j ma i libri
perduti fmivano , per quanto raccogliesi da'frammenti superstiti,
colla guerra di Pirro intorno all'anno 4 7 5, un anno prima
che la legione Romana , condotta da Decio Campano, s' impa
dronisse di Regio per tradimento, dal qual avvenimento Polibio
incomincia la sua preparazione.
(45) Questo libro intitolato i*l/yf*Qn trfis rUt BtXtfiw
irr*f/*t. Il Fui>rici (op. cit. p. ^G1 ) stima che possa costui
aver scritta un' opera emula di quella di Polibio , siccome le

i5
tenuta dal Tiraboschi (46), taccia Polibio di vanit ,
per aver egli tanto sovente parlato di s stesso. Indegnissimo rimprovero che non merita confutazione. >
Altri biasimano le lunghe e frequenti sue digressioni,
le quali pertanto sono ben lontane dall' esser super
flue , aggirandosi sempre sovra utili oggetti , siccome
sono perfezionamenti di macchine e d' istituzioni mi
litari , confronti de'varii sistemi di guerreggiare presso
le diverse nazioni , origine delle repubbliche e loro
modi di governarsi , precetti relativi alt arte di seri'
vere la storia , avvertimenti politici e morali. Al'
tri scorge in lui una soverchia predilezione per il po
polo che soggiog la sua patria. Ma noi verrem os~
Amazoni chiamate sono da Omero itlixttffai . perch secondo
lo Scoliaste gareggiavano in forza cogli uomini. Ma , con
buona licenza del dottissimo Alemanno e del Greco Scoliaste ,
potrebbe anche darsi che queW itli*tti'p*$ significasse avver
sario degli nomini , conforme spiega V Esichio siffatta parola,
e che iliyptQn esprimesse opposizione, derivato da tliyp*firStmi che giusta lo slesso grammatico denota far opposizione
al reo. Oltrech se la fattura di Scillace fosse stata emula
della storia di Polibio , ben altro rumore se ne sarebbe me
nalo pel mondo. Non pertanto da confondersi questo Scillace
con altro da Carianda pure 3 ma molto anteriore a Polibio ,
che fu celebre geografo , e visse sotto Dario Islaspe , per or
dine del quale egli fece e descrisse parecchi viaggi. Di costui
fa menzione Slrabone ( xh , p. 506 , xm , 585 ) e Aristotile,
e molti altri il rammentano con lode. Pretendesi eh' egli abbia
lascialo il Periplus wi(fir\*vf (giro per mare) ch'i slato com
mentalo dal Vossio.
(46) Op. cit. t. tu, p. 1021.
1

i6
servando nel corso dell' opera , coni egli non lasci
di rimproverar acerbamente a1 Romani i loro difetti ,
e ben chiaro apparir , come , mosso da caldo amore
del suo paese egli scrisse la sua Storia , affatican
dosi di far conoscere a' Greci , quanto era vana ora
mai e perniciosa ogni resistenza fatta a' Romani , i
quali pi che dalla fortuna eran dal valore condotti
a quelC apice di forza che ogni ostacolo abbatteva.
Che se dall' altro canto egli loda i Romani a cielo ,
e si mostra di loro sviscerato , da riflettersi pri
mieramente , che di grandi beneficenze 1' avean col
mato , e che per intercessione di lui beneficaron ezian
dio i suoi concittadini ; poscia che se in Roma fior
giammai ogni maniera di pubbliche e domestiche virtt , ci accadde peli' appunto a1 tempi che il nostro
autore scelse ad argomento del suo lavoro (^).
({7) Il disprezzo delle ricchezze e V inflessibile rigore che
vegliava sui costumi , eran il prezioso patrimonio , cui i Ro
mani tutta dovettero la loro grandezza. Senza rammentare i pi
antichi esempii della gloriosa povert d' un Curio , et un Cin
cinnato , d' un Pullicola in tempi di troppo rozza semplicit ,
baster qui accennare , come i pi grandi Capitani della eulta
et , su cui aggirasi la storia di Polibio , Scipione Emiliano
sterminatore di Cartagine e di Ffumanzia , e L. Mummia di
struttore di Corinto , nulla appropriaronsi delle immense dovi
zie , onde quelle citt ridondavano , e che il primo, poich
ebbe vissuto senza fasto , lasci morendo sole ventidue libbre
aV argento e due libbre e mezzo d'oro ( V. Aur. Viti, de vir.
ili. 58 e 60 ). Ma lo stesso Scipione , vittima dell' ambi
zione de' Gracchi , rec seco alla tomba la virt e la felicit

17
Continuarono la storia di Polibio ? Posidonio da
Olbiopoli, sofista, in 5a libri, e Slrabone umaseo,
lo stesso di cui abbiamo l'opera geografica , in \i li
bri ( V. Suida all' artic. Polibio , e Strab. Gcogr.
L sx , p. 5i5 ).
de' suoi concittadini. Imperciocch come prima V avidit del do
minio , sotto il mentito aspetto di popolarit, sparse fra la
plebe, il veleno dell'avarizia e de' piaceri , fa aperta la via a
tutte le selle che lacerarono successivamente le viscere della re
pubblica, e donde altro scampo non v' ebbe che in braccio alla
Monarchia.

roLinio , tomo I.

i8

DELLE EDIZIONI E TRADUZIONI


DI POLIBIO.

1 primi cinque libri della storia Polibiana voltati


furono in latino da Nicol Perotti , Arcivescovo Sipontino (i) , per ordine del Sommo Pontefice Nico
l V. Era il Perotti elegantissimo scrittore latino , a
tale che i suoi nemici , per iscreditarlo , spacciarono
la sua versione per antica, e da lui interpellata ;
dappoich , conforme dice Paolo Giovio nell' elogio
del medesimo , mentrech Tucidide , Diodoro , Plu
tarco ed Appiano erano stati tradotti con nobilissima
gara d' alti ingegni , il Perotti tutti gli avanz in fe
delt , dolcezza e purit della romana favella. Ma
per quanto sia vero che la latinit di cotesto autore
emulava quella de buoni secoli di Roma , fulso
che la sua traduzione di Polibio fosse fedele, avendo
egli espresse in quella molte cose che non vi sono ,
e altre , per non comprenderle , al tutto sorpassate ,
siccome , distesamente dimostra il Casaubono (a).
(1) Cio di Manfredonia che pria chiamatasi Siponlo. ( F.
Ci. Villani Storie Fiorentine , lib. v , c. 46 ) Del resto era
il Perotti nativo di Sassoferrato nella Marca d' Ancona.
(2) De prioribus Polybii interpretibus , ecc. Discorso pre
messo alla sua edizione.

*9
Laonde io credo , che il Giovio , scrittore il cui
n primariofine (sono parole del Tiraboschi (3) ) non era
altro che quello &arricchire co' suoi studii, e di ot
ti tener premii e ricompense da quelli ch'egli lodava ,
e di anteporre perci, ove gli tornasse in acconcio,
n V adulazione alla verit .... e gli elogi del quale
n sono talvolta satire anzich elogi io credo , dissi,
che il Giovio qui pure per qualche poco lodevole ri
spetto , abbia encomiato il Sipontino oltre il giusto.
Sebbene non posso menar buona al critico francese
t osservazione che a que' tempi nessun italiano co
nosceva il greco meglio del Perotli , e pochi al pari
di lui ; giacch qual paese, in queir epoca appunto ,
accolse tanti dotti Greci , fuggiti dalla patria loro
soggiogata , quanti f Italia , e dove coltivavansi al
lora le lettere greche con maggior fervore ? Che se il
Sipontino non fu fra g' Italiani del quattrocento
il pi consumato ellenista (4) , il furono bene un
Marsilio Ficino , un Poliziano, un Falla , un Negri,
i quali, parie con somma lode fecero latine parecchie
fra le pi insigni scritture della Grecia , parte occu
parono cattedre di Greca letteratura a gara cogli stessi
maestri di quella nazione , parte pubblicat oti in quella

(3) Op. ct. t. vii, p. 8)7 -88i.


({) Apostolo Zeno , a dir vero ( V. Tirahoschi l. c. ) cita
una lettera di Francesco Filelfo al Perotli , nella aitale il loda
delle profonde cognizioni che avea del Greco. Ma non meno
che il Giovio era il Filelfo liberale di lodi, singolarmente ove
sperava che gliene fosse per ridondar qualche vantaggio.

20
dotta lingua proprii componimenti applauditissimi (5).
Questa prima traduzione di Polibio fu pubblicata
a Roma nel 1
3 poscia a Brescia nel 1 488. Nel
i5ao vide essa la luce in Agenovia insieme col testo
greco per opera di Vincenzo Obsopeo il quale vi
aggiunse una prefazione , e consult un codice mano
scritto mandatogli dall' Etzelio , avvocato , per quanto
credesi} Norimbergese, donde trasse alcune nuove le
zioni.
Nel i536 Lazzaro Baif, ambasciadore del re di
Francia presso la repubblica di Venezia , inser nella
sua opera de re navali velerum un frammento del
libro XVI , da lui trovato nella Biblioteca Mar
ciana , che contiene la battaglia navale di Filippo
cOn Aitalo e co'' Rodii nelle acque di Scio.
Una parte ragguardevole del libro sesto , che tratta
della milizia Romana, usc a Basilea nel
col/' interpretazione latina di Gianni Lascari. Altri due
frammenti dello stesso libro , ove ragionasi delle va
rie forme de' governi , e della eccellenza del governo
Romano, volt in latino Pompilio Amaseo} e diede

(5) La traduzione la/ina , che di Platone fece Marsilio


Ficino , e quelle d' Erodoto e di Tucidide pubblicate dal Valla
sono le migliori che abbiamo de' mentovali autori. Il Poliziano
insegn lettere greche a Firenze con maggior applauso dello
slesso Greco Calcondila , e compose un libro ef epigrammi
greci , che hanno tutta la dolcezza de' versi d' Anacreonte. 71
Negri fu in Milano prescelto alla cattedra di lettere greche a
concorrenza di Basilio Calcondila figlio di Demetrio.

al
fuori a Bologna nel i544- U Casaubono , mentre che
fa plauso alla purezza Tulliana della sua dicitura ,
il riprende di gravi omissioni , e non molta cogni
zione nel Greco gli attribuisce (6).
Un codice venuto da Corfu ed acquistato da Diego
Hurtado Mendoza , ambasciadore di Carlo v al
Pontefice Paolo iti , forn alt Arlenio i frammenti
de dodici libri , che nelV edizione Ervagiana compar
vero a Basilea nel i549. L' anno innanzi avea gi
Sisto Betulejo , rettore e bibliotecario dell' Universit
Augustana , confrontato l' esemplare Corcirese con
un altro che trovavasi nella sua custodia , sebbene ,
a sua propria confessione , inferiore a quello , e
Wolfango Muscolo si valse di cotal confronto nella
traduzione latina ch' esegu de' mentovati frammenti.
Fra i primi traduttori di Polibio da riporsi in
qualche modo Lionardo Aretino , il quale , in supplimento della seconda Decade di T. Livio , compose
latinamente due libri della prima guerra Punica , e
della sollevazione de' popoli d' Africa contra i Car(C) Jf il Reiske n lo Schweighaaser fanno menzione di
onesto traduttore , e V Argelati ( Bibliot. degli Volgarizzatori ,
Milano, Agnelli t -767. t. ni, p. 280) dubita perfino se la
tua versione fosse volgare 0 latina. Il Villa pertanto nelle ad
dizioni e correzioni alla mentovata Opera
t, p. 654 ) af
ferma essere la medesima latina, e dice che Pompilio scrisse
un commentario in lingua italiana , con cui illustr questi
frammenti , il quale per altro non era dato alle stampe.
Da qua' codici il Lascari e V Amaseo traessero que' pezzi non
ho potuto rinvenire.
L.

ai
taginesi , tolti quasi di peso da Polibio. Furori essi
stampati in Augusta nel 1 537.
Fulvio Orsini , uno de' pi. ingegnosi e diligenti
spositori della classica antichit , e che , quanto alla
pratica di codici manoscritti , ebbe pochi suoi pari ,
da un codice che inviato gli avea Antonio Agostino,
Arcivescovo di Tarragona , trasse le ambascerie , e
felicemente , sebbene talvolta con soverchio ardire , ne
corresse il testo , e con giudiziosi commenti illustrollo.
Usc qnesC opera con molta magnificenza in Anversa
nel i582 da' torchii del Plautino , unitamente a nuovi
frammenti di Polibio e d? altri Greci , corredati di
note dallo stesso Fulvio. da maravigliarsi che il
Casaubono fra le edizioni Polibiane anteriori alla
sua non parli punto di questa : locch egli tanto meno
dovea fare , quantoch in moltissime sue conghietture
segu r opinione dell' editor italiano.
Non a dubitarsi, se la versione del Perotti e
quella del Muscolo lasciassero molto a desiderare. Il
Casaubono , da quel valente letterato di' egli era,
volt di bel nuovo in latino il Polibio con molto
maggior esattezza che non avean fatto i suoi predecessori. Non picciol vantaggio si procacci pella cor
rezione de' frammenti , che appartengono a' libri suc
cessivi agi' iutieri , dall' antichissimo codice Urbinate ,
passato poi nella Vaticana , che contiene gli estratti
de' primi diciassette libri. Ma pei primi cinque non
si valse , come dovea , dell' edizione principe dell' Obsopeo , per cui era stato consultato un codice di ben
miglior conio , che non il regio Pai igino ed il Ba

a3
varico , da lui a tal uopo esaminati donde avvenne
che parte conserv , parte emend a suo talento gli
errori dell' edizione di Basilea. In fine pose i fram
menti gi raccolti dall' Orsini , eh' egli neppur qui
nominar volle , ed alcuni altri da s rinvenuti in
vrii autori. Un eccellente prospetto cronologico chiude
V opera. Avea il Casaubono con eruditissimi com
menti illustrato il testo Polibiano ; ma sopraffatto
dalla morte non li condusse oltre il vigesimo capitolo
del primo libro , e pochi ne aggiunse suo figlio Ale'
rico , cavati dalle carie del padre. Non compariscon
essi nell' edizione di Parigi del 1609, e furono col
stampali a parte nel 1617 , poscia in Augusta per
cura del Boeder nel 1 65 4Un codice manoscritto venuto da Cipro , e dal suo
possessore denominato Pciresciano , somministr ad
Enrico Valesio un articolo d' estratti della raccolta
Bizantina non per anche conosciuto , che portava in
fronte il titolo : De' vizii e delle virt. f avea tra
questi estratti molte cose di Polibio, che il professore
Parigino un e pubblic nel i634 colla traduzione
latina , e arricch d' ottime annotazioni , aggiugnendovi una nuova collezione di frammenti Polibiani.
Giac. Gronovio , ancor giovine , diede alla luce
nel 1670 in Amsterdam il suo Polibio in tre volumi,
copiando esattamente il Casaubono ( se si eccettuino
alcune rarissime correzioni fatte al testo greco e alla
traduzione latina ) , unendovi gli estratti Vallesiani ,
le note del Casaubono , quelle di Fulvio Orsini alle
ambascerie , e le proprie , giovandosi ancora negli

>4
estratti antichi d'un codice manoscritto di Leida: Ma
non contento del suo lavoro, ne'viaggi che poco appres
so fece molti utili materiali procurossi per una nuova
edizione. A Londra trascrisse le note che il Casaubono tracciate avea di sua mano nel margine d' u
esemplare dell' edizione Ervagiana , e le lezioni che
il medesimo avea tratte dal codice Urbinate. Appro
priassi pur l' indice della Grecit di Polibio , inco
minciato , per quanto sembra , da Isacco Casaubono ,
e finito dal figlio Merico , cui aggiunse poscia un sup
plemento di vocaboli che si riferiscono agli estratti
Vallesani. A Parigi cav dal codice regio , che seni
gi al Casaubono , e che contiene i due primi libri
di Polibio , parecchie nuove lezioni , e vi appose
quelle che il Boeclero trasse dal codice Auguslano.
Consult pure col il Falesia sovra alcuni testi cor
rotti e diffcili , ed ebbe da lui parecchi frammenti
Polibiani tolti dal libro d' Erone sul arte di respin
ger V assedio. A Firenze not le diverse lezioni di
tre o quattro codici manoscritti , che racchiudono ,
parte i primi cinque libri, parte i varii estratti. Ri
tornato a casa con questo tesoro , riprese tratto tratto
lo studio di Polibio , e fece un supplemento alle note
gi da lui pubblicate. Accingevasi egli a render le
sue fatiche di pubblico diritto , quando pass di que
sta vita. Molti anni appresso il Rhunkenio rec tutto
V apparecchio Gronoviano spettante a Polibio nella
Biblioteca dell' Universit di Leida, e affidollo poscia
allo Schweighuser che preparavasi a confrontar di
bel nuovo il nostro storico co' codici antichi ; e darlo

25
fuori pi corretto che non era stato fatto sino a' suoi
tempi.
Una ristampa dell' edizione del Gronovio fu pro
curata dal cel. Gio. Augusto Ernesti , il quale vi
premise una erudita prefazione , ove leggonsi molte
utili osservazioni intorno a Polibio. Vi aggiunto
un vocabolario Polibiano , in cui, a dir vero , emen
dati sono molti luoghi , ma introdotte eziandio non
poche lezioni viziose. Del resto espresse egli il desi
derio che qualche altro valente scrittore prendesse ad
esaminar i codici antichi e a viemmaggiormente cor
reggere e purgare il testo.
Animato da siffatto invito lo Schweighuser pro
fessore Strasburghese , e ricco dell' apparecchio Grnoviano , del quale , siccome dicemmo , gli era stata
fatta copia, mise mano all' opera , e con maraviglioso
successo la condusse a fine , traendo non solo par
tito da tutte le pili insigni fatiche de' suoi anteces
sori , ma ponendovi ancor egli medesimo lo studio
pi indefesso con procacciarsi mezzi del tutto nuovi ,
ed investigar ogni pi minuta cosa con critica sagace.
Ebbe ricorso a pi preziosi codici esistenti nelle varie
Biblioteche di Francia, Germania ed Italia , fra cui
alcuni innanzi a lui non erano stati esaminati , sic
come due codici regii Parigini , ed un Vdcano } il
pi antico di quanti rimangono , e da loro trasse le
lezioni sfuggite agli altri editori. Queste con quelle
che la diligenza e /' ingegno altrui aveano gi rac
colte , distribu in due classi. La prima contiene le
lezioni che hanno la maggior somiglianza col testo

26
da lui adottato , e eh' egli colloc appi di pagina.
Nelle altre comprese quelle che pi dall' originale si
allontanano , e che relegate furono ne' commentarli.
Conserv la traduzione latina del Casaubono , e la
modific soltanto ove gli sembr che questi non avea
ben colpito il senso dell autore , e dove col favor di
nuovi lumi pot integrar qualche luogo manchevole ,
o emendarne qualche vizioso. Restitu le ambascerie
e gli esempii di virt e di vizii a' rispettivi libri cui
appartengono , attenendosi alla scorta de' tempi e de~
gli altri autori che trattarono le medesime materie ,
singolarmente di Tito Livio. Ne' margini del testo
ritrovansi i sommarli e la cronologia Greca e Ro
mana. Nelle annotazioni , olire alle varianti gi men
tovate , che sono in grandissimo numero , e a severo
giudizio assoggettate , discutonsi le ragioni che V in
dussero ad accogliere nel testo una lezione anzich
le altre , e vi sono illustrali i luoghi difficili , e i
punti storici rilevati col confronto di altri antichi
scrittori. Passaron eziandio in quelle non poche os
servazioni tolte al Casaubono , al Reiske , al Gronovio , a Giuseppe Scaligero (j). I frammenti di
Polibio sparsi nelle opere degli antichi, parte colloc
ne' libri a cui trov o congettur che spettassero ,
parte , e segnatamente quelli che rinvenne negli au(;) Questi avea scritte note marginali in un esemplare Ervagiano di Polibio , il qual esemplare pass nelle mani dell'Eirsio , che vi aggiunse le sue osservazioni; poscia venne in po
tere del Segaar, da cui l'ebbe lo Suhwei^huuser.

27
tori Latini , raccolse in un corpo separato , e li pre
mise a' commentarii , distinguendo quelli che poteano
riferirsi a libri determinati da quelli che a libri in
certi appartengono , e che di bel nuovo divise in due
classi , in frammenti storici , e geografici , e in fram
menti grammatici , secondoch era o non era possi
bile di assegnarli a un qualche nome di persona , di
nazione o di luogo. Compil un vocabolario , ove non
solo espresse la propriet delio stile Polibiano , ma
giustific ancora il senso da lui attribuito a molte
voci e frasi del suo autore , e corresse con esemplare
ingenuit i proprii abbagli. Tutta V opera composta
di nove volumi , de' quali i quattro primi contengono
la materia , i tre successivi e met dell' ottavo dedi
cati sono a1 commentarii , V altra met di questo
formata dall' indice storico e geografico , e t ultimo
si compone de'frammenti e del vocabolario. In pa
recchie prefazioni rende V editore conto dell'industria
con cui altri innanzi a lui adoperaronsi nell' illustrar
Polibio , de' varii codici da quelli e da lui esaminati,
e d' ogni altra sua fatica nell' esecuzione di cotanto
ardua e nobile impresa. E finalmente perch nulla
mancasse a render tutto il lavoro una compiuta en
ciclopedia Polibiana , non dimentic egli di collocar
'in capo ad alcuni de"1 suoi volumi i discorsi prelimi
nari e le dedicatorie del Peroni , dell' Obsopeo, delV jtienio , del Casaubono , dell' Orsini, del Valesio
e del Reishe.
Alcuni dotti , sebbene non editori di Polibio , fe
cero su lui egregi lavori , che grandemente contribu

28
rono ad illustrarlo. Cos scrisse molto eruditamente
il grande Giusto Lipsio (8) , sulla parte del sesto
libro renduta latina dal Lascari. Cos spieg Marco
Meibomio (9) parecchi luoghi di Polibio, correggendo alcuni errori del Casaubono e del Gronovio. Tra
dusse il medesimo ancora la battaglia navale di Scio ,
e di erudite note accompagnolla , con animo di far
conoscere la possibilit di voltar dal greco , e pi
fedelmente , e con maggior eleganza e chiarezza del
l' idioma romano che non fece il Casaubono. Cos tro
vansi annotazioni a varii testi del nostro autore nelle
osservazioni pubblicate, da Giacomo di Grentemenil
intorno agli scrittori Greci (10). Cos confront il
Boeclero (11) diversi luoghi di Polibio colle imita
zioni che ne eseguirono T. Livio e Diodoro Siculo.
Cos lasci lo Schelio (12) una dissertazione molto
riputata sugli accampamenti e sugli schieramenti di
Polibio. Ma sovra tutti merit di quest' illustre storico ,
fra quelli che noi fecero ristampare , il chiarissimo
Reiske , il quale dedic tutto il quarto volume delle
sue osservazioni sugli autori Greci alla correzione
(8) V. la sua opera de Militia Romana, lib. v , e la censura
che ne fece il Casaubono nell' epistola 11 al Bongarsio.
(r)) V. il suo libro de fabrica trirem. stampato in Am
sterdam- nel 1671 ed inserito nel tomo xit del tesoro Greviano.
(10) Lugd. Batav. 16O8.
(1 1) Appi delle sue varie lezioni di cui abbiam gi fatto
cenno a p. 169.
(12) Graev. T/ws. antiq. Roman- t. x.

29
ed illustrazione degli avanzi di Polibio , e vi mand
innanzi una prefazione eruditissima. Tanto era que
sto critico insigne invaghito di cotale scrittore, che
egli confessa di non aver avuto nessun greco o la
tino cos'i sovente pelle mani , e che nessuna produ
zione del suo ingegno era da lui apprezzata al pari
delle annotazioni fatte sovra Polibio.
Quanto a' volgarizzamenti del nostro autore , e'
sembra che a' tempi del Casaubono il pih stimato
fosse un Tedesco fatto , per quanto quegli asserisce ,
da persona nelle lettere greche dottissima , sebbene
da diversissime occupazioni distratta (i3). // fieiske,
che fior nel secolo decorso , rammenta due versioni
Tedesche uscite a tempi suoi a Vienna e a Berlino,
ma da lui non vedute (ify. V ha nella medesima lin
gua una recentissima traduzione fatta da dotto guer
riero , e corredata di note (i5) , di cui fu pubblicato
il primo volume nel 1820. In francese fu recato
Polibio , per quanto m' noto , tre volte. Certo Maigret Lionese pubblic nel 1 55 7 i primi cinque libri } e
Canno appresso vi aggiunse i frammenti de^posteriori.
Siccome pertanto il Casaubono , che doveva averne
contezza , non ne fa motto , cos egli probabile ,
che molto meschina la stimasse appetto alla Tedesca
(i3) desso del Xyland.ro stampato a Basilea nel 15^{ in
foglio.
(ti) V. la sua prefazione ad Polybiana.
(i5) Polybias Kriegsgeschichte iiberetzt von F. W. Benicken, mit Anmerkungen. Weimar Landesindustrie Comptoir
J820, 8.

3o
di cui parl con lode (16). Nel secolo xyn un M. de
Jlyer , accademico , riprese il lavoro, ma non fece che
voltar il Casaubono e si lasci sfuggire un infinit
d' errori (17), pella fretta , con cui l'estrema povert,
in che vivea costringevalo a scrivere. Pi felice fu
la traduzione del Benedettino D. Vincenzo Thuillier , eseguila , conformi egli annunzia nel frontispizio,
suir originale greco , preceduta da un esteso trattato
sulla vita di Polibio , ed accompagnata da un corpo
di scienza a guisa di commentarii con molte figure,
opera del celebre Folard. Fu essa stampata a Pa
rigi negli anni 1727-80 in 6 volumi, in 4- ~ ^n
inglese fu Polibio trasportato da Enrico Schecrs , e
Giovanni Drjden vi aggiunse la vita dell' autore, e
un giudizio sugli scritti di lui. Londra 1693-94,
a voi. in 8. Se non che dice il Thuillier, come cor
reva voce in Inghilterra , aver il traduttore eseguito
il suo lavoro sulla versione del Casaubono. Il primo
volgarizzatore italiano di Polibio fu il Domenichi ,
quegli che tradusse Senofonte , Plutarco , Luciano ,
Plinio e parecchi altri antichi colla superficialit che
(i() // Thuillier (Vie de Potybe p. 7 3) non biasima che
lo stile di questa traduzione , imputandolo al tempo in cui fu
scritta ; ma ben pi essenziali convien credere che sieno i suoi
difetti, dappoich il Casaubono , quantunque francese , non la
stima degna di menzione , laddove loda a cielo quella del Xylandro , a' tempi del quale la lingua alemanna non era al certo
pi ingentilita della francese.
(17) // Meibomio (op. cit. ) asserisce che il De Ryer ac
crebbe sovente gli errori del Casaubono anzich toglierli.

3i
era inevitabile in chi . siccome lui , spinto era dal
bisogno ad affollare i letterarii lavori. Ma v ha di
peggio ( 1 8). Non conosceva egli il greco; quindi atte'
riarsi dovea pe' primi cinque libri air imperfettissima
traduzione latina del Perotti} e pe'frammenti a quella
egualmente mediocre del Muscolo. Nel i5^5 comparve
co' tipi del Giolito la versione de' libri intieri, e fu
riprodotta C anno appresso riveduta e corretta. Nel
i553 , e piit emendata nel i56a ripubblic il Domenichi la stessa opera , e vi aggiunse gli estratti , che
pochi anni prima erano stati trovati. Nel j^1 uscl
in Verona da'torchi del Ramanzini la surriferita tra
duzione , riveduta col confronto del testo greco da
Giulio Landi , il quale vi un la raccolta delle am
bascerie , che innanzi a lui non erano state volgariz
zate (19). Parecchi squarci delle storie di Polibio,
(18) Basta leggere il giudzio che d il Pompei (Vite de
gli uomini illustri d Plutarco nella prefazione ) per conoscere
in qual pregio s' hanno a tenere le sue versioni dal fgreco,
a Impropriet , (sono sue espressioni) e mala collocazione di
parole, e strane forme di dire, vi s' incontrano continuo, spes
sissimo vi si veggon frantesi anche i sentimenti pi chiari.' la
stentata durezza dello stile vi apparisce quasi da per tutto , e
in moltissimi luoghi vi domina una tal oscurit , che andar fa
tentone anche gl'ingegni pi oculati e penetranti . Dopo un
tal giudizio io non comprendo , come il Tirabosch ( op. cit.
t. vii, p. 1011 ) abbia potuto trovare nelle traduzioni del Domenichi facilit e chiarezza di stile non senza eleganza n.
(19) Chi desidera aver notizia esatta di questa edizione con
sulti VArgelati ( Op. eie. t.ui, p. 277 e 278 nella nota d.)

3a
e singolarmente i frammenti del sesto libro , furon
renduti italiani da diversi autori del secolo xvi, sic
come da Filippo Strozzi, da Bartolomeo Cavalcanti,
da Francesco Patrizj (20), da Marino Savorgnano ,
che gi nel iSoy rec di greco in volgare molte cose
di Polibio , da Remigio Fiorentino (21), da Nicol
Leoniceno (22). da maravigliarsi pertanto che non
ebbero per anche questa sorte i frammenti Salesiani
delle virt e de' visiL Almeno n Argclati , n il
Villa nelle addizioni e correzioni al medesimo ne
fanno menzione. '
Io non ho finora avuto il destro di esaminare la
traduzione del Domenichi , n quella che sul testo
greco fu riformata dal Landi. Ma considerando che
il primo non pot valersi che di versioni latine poco
fedeli , e F altro per bene che riordinasse un lavoro
Col trovasi ancor mentovata una versione manoscritta di Pieir0 Angelio , che il conte Mazzucchelli pretende esistere , ap
poggiato a debolissime e remote autorit.
(20) Arricch il Patrizi la sua traduzione d' un nobile com
mento , che fu recato in latino da Lndolfo Neocoro ed inserito
nel t. x del tesoro Greviano.
(21) Questi volgarizz le orazioni di Polibio, siccome fece
di altre orazioni militari raccolte da tutti gli storici Greci e
Latini e pubblicate presso il Giolito nel i56o e nel i585 ,
in 4
(22) Di lui e del Cavalcanti abbiamo la comparazione del
l' armadura de' Romani e de' Macedoni , tratta dal libro xvm
di Polibio: quella stampata nel i52r), questa con altre tra
duzioni dal Greco nel i552 in Firenze.

33
imperfetto sul testo originale , e da questo una parte
nuova volgtwiszasse , prese a modello l' edizione Pa
rigina del Casaubono (a3), dopo il quale la suppel
lettile Polibiana si di molto accresciuta, e nuovi
diligenti confranti con molti codici si sono fatti , e la
critica di molti valenti scrittori si indefssamente su
tanto autore esercitata : ci , dissi , considerando ,
venni nell' opinione che un volgarizzatore , il quale
da siffatti lumi traesse partito , cosa non indegna di
lode imprenderebbe in tanto ardore degli odierni in
gegni nell' illustrare le opere antiche , e segnatamente
gf immortali esemplari della Grecia che il tempo non
ne ha invidiati. N credo io gi che a riuscire in
siffatta impresa necessar io sia d' essere guerriero spe
rimentato. Neg , a dir vero , il Casaubono al Pe
roni , digiuno affatto della scienza militare , la fa
colt di comprendere gli argomenti ch'ebbe Ira inani
Polibio , e al Casaubono stesso , che da' libri sol
tanto apparata avea la tattica degli antichi , il traduttor francese , che prepar il testo a' commentarli
del Follard , non accord la capacit d' immedesi
marsi col suo originale. Ma se il Macchiavelli , quan
tunque sempre in maneggi civili occupato, ebbe animo
di scriver otto libri sull'arte della guerra (a4) *e il
(23) V. la nota succitata deW Argelati.
(:>{) Convinto dalla differenza che in qualsivoglia arte corre
da un dotto teorico ad un pratico consumato, il segretario Fio
rentino, per Quanto dal Duca d' Urbino pregato fosse di schie
rar un battaglione almeno secondo i principii da lui esposti ,
non vi si pot indurre giammai ( V. Bayle Diction. crit. ecc.,
POLIBIO , tomo I.
3

34
Cardinal Bentivoglio non milit giammai, e.ppur de
scrisse tanto maestrevolmente la guerra di Fiandra ; se
a giorni nostri il Botta , senza aver cinto spada , con
maravigliosa evidenza tracci le battaglie terrestri e
navali, accadute nella guerra d' indipendenza fra
V Inghilterra e t America ; egli chiaro che non fa
mestieri d' esser un Tucidide , un Polibio , un Cesa
re , un Guicciardini , per scriver gesta belliche , e che
molto meno fio. d' uopo aver sudato nelle battaglie
per voltar con accuratezza uno scritto che contenga
cose militari.
Non dissimuler pertanto, che, quantunque io creda
essenziale ad ogni buon volgarizzamento una ragio
nevole libert neli espressione e nella scelta delle
frasi , non picciol vanto tuttavia , secondoch io
stimo , il conservar alV autore , che prendasi a recar
in una lingua moderna , il natio suo colore , ed i li
neamenti suoi proprii. Il perch io ho seguito intro
ducendo , il pi che per me si potuto , lo spirito
del testo, e perfino la propriet della dicitura greca,
ove 1' indole della favella italiana il concedette.
Nell'ordine delle materie e nella correzione del te
sto attenuto mi sono allo Schweighuser , ultimo e
Art. Machiavel, Note G. ) Ben diversamente si diport il Peri
patetico Formione , il quale , secondoch narra Tullio , ( de
Oratore 1. it , c. 18) senza aver mai veduto nemico, o accam
pamento , ebbe V ardire di ragionar parecchie ore sulf ufficio
d'un capitano , e di tutto ci che spetta alla guerra in pre
senza <f Annibale : onde questi disse , aver egli veduti spesso
molti vecchi deliranti, ma nessuno che delirasse pi di costui.

35
pi benemerito editore di Polibio , senza la fatica
del quale il volgarizzamento mio non esisterebbe ,
siccome egli stesso non dubit di confessare , che
senza interpretazione del Casaubono il lavoro suo
non sarebbe noto (a5). Le annotazioni da me ag
giunte sono: i.0 Illustrative de' luoghi meno chiari:
a.0 Storico-critiche e tendenti a vie pi far spic
care i pregi deW autore appetto agli altri antichi
che nella istessa messe posero le mai : 3. Gramma
ticali , ove t intelligenza pi precisa del testo mi
sembrato di renderle necessarie. Poco mi sono intrat
tenuto nelle imprese e negli artificii di guerra , come
quelli che da miei studii alienissimi furono gi da tra
duttori nella milizia dotti egregiamente discussi e ri
schiarati.
(25) V. la sua edizione di Polibio t. it praefat. p. 38.

t
:
.'?
ti

'.

DELLE

STORIE

DI POLIBIO DA MEGALOPOLI.

LIBRO

PRIMO.

I.
coloro che innanzi a noi descrissero gli avveni- J.dif.
menti trasandata avessero la lode della storia stessa ,
necessario forse sarebbe di esortar ciascheduno allo stu
dio ed all' accoglienza di siffatte memorie ; perciocch
nulla pi prontamente contribuisce alla correzione degli
uomini che la scienza de' fatti avanti i nostri tempi ac
caduti (i). Ma siccome non alcuni , n in qualche par
te , ma tutti , quasi che dissi , in coiai guisa incomin
ciarono e finirono , dicendo, la pi vera instruzione ed
esercitazione per prepararsi agli affari civili essere I* ad
dottrinamento nella storia , anzi evidentissima e sola
maestra di sopportar generosamente le vicende della
fortuna esser la commemorazione delle altrui avversit ;
cosi egli manifesto non convenirsi a nessuno, e molto
meno a noi , di replicare ci che gi acconciamente e
con assai parole stato dello. SeDzach il maraviglio)

38
A. dR. de' fatti di cui prendemmo a scrivere , vale di per s
ad invitar ed eccitar chicchessia , o giovine, o vecchio ,
alla lettura di quest' opera. E qual V uomo cotanto
dappoco e leggero , che conoscer non voglia, come, e
per qual foggia di governo tutta quasi la terra abitata ,
in cinquantalr anni non compiuti , cadde soggiogata
sotto l' impero de' Romani ? (2) Locch non trovasi che
fosse in addietro avvenuto. Chi poi tanto sviscerato
di qualsivoglia altro genere di spettacolo o di dottrina,
che 1' anteponga a questa conoscenza ?
II. Che maraviglioso pertanto e grande sia il prospetto
del nostro argomento , fia precipuamente chiaro , ove
le pi nobili dinaste de' passati tempi, di cui gli scrit
tori sonosi maggiormente occupati , accostiamo alla su
periorit de' Romani , e con questa confrontiamo. Del
qual avvicinamento e confronto degne sono le seguenti (3).
I Persiani in alcun tempo gran dominio e potere acqui
starono ; ma qualunque volta arrischiaronsi di varcar i
confini d1 A&ia vennero in pericolo di perdere non che
l'impero, se stessi (4). I Lacedemoni buona pezza com
batterono pel principato della Grecia , ed ottenutolo
finalmente , il tennero appena dodici anni non contra
stato (5). I Macedoni regnarono in Europa da' luoghi
vicini al mar Adriatico sino al fiume (6) Istio , che
sembra parte ben piccola dell' anzidetta regione : poscia
vi aggiunsero la signoria dell'Asia , sterminato eh' eb
bero V impero de' Persiani. Tuttavia costoro pure , cre
duli possedere molti paesi e grandi dovizie, la maggior
parte della terra abitata ad altri lasciarono: conciossiach
pella Sicilia , pella Sardegna e peli' Africa non si ar

39
gomenlassero neppur di muover armi , e le pi belli- A.
cose nazioni occidentali , a dir poco , non conoscessero.
All' opposto i Romani la terra tutta , non una qualche
parte di lei si renderono soggetta , ed una superiorit
di potere procacciaronsi , che pu ben esser ammirata
da' viventi , non gi superata da' posteri. Le quali cose
tutte pi chiaramente si comprenderanno per questo
scritto , ed insieme si conoscer qua' vantaggi arrechi
agli amatori d'istruzione il genere di storia (7), che ai
fatti si attiene.
III. Dar incotninciamento alla nostra sposizione, per
rispetto al tempo 1' olimpiade centesima e quadragesima ,
e per ci che riguarda a' fatti la guerra che i Greci
appellano Sociale , e che dapprima in un cogli Achei
ruppe agli Etoli Filippo di Demetrio figlio , padre di
Perseo ; presso gli abitanti d' Asia la guerra che circa
la Celesiria insulse fra Antioco e Tolomeo Filopatore;
nelle contrade d' Italia e d'Africa quella ch'ebbe luogo
tra i Romani ed i Cartaginesi , chiamata da' pi Anni
balica. I quali affari tutti annodansi agli ultimi di cui
scrive (8) Arato da Sicione. Ne' tempi a quelli anteriori
gli avvenimenti della terra erano come isolati ; percioc
ch differivano relativamente a' disegni , agli esiti ed ai
luoghi. Ma d' allora in poi divenne la storia quasi un
corpo , per modo che intrecciaronsi i falli d' Italia e
d* Africa con quelli d' Asia e di Grecia , e ad un solo
fine si riferirono. Il perch da cotesti tempi l' opera
nostra incominciammo. I Romani adunque, avendo nella
guerra anzidetta soggiogati i Cartaginesi , e stimando di
aver eseguila la principale e maggior parte del conquisto

4o
A. dili. universale , osarono di stendere la mano sul rimanente ,
e di passar con forza in Asia. Che se famigliari e noti
ci fossero gli Stati che pel dominio universale conten
devano , d' uopo forse non avremmo di scriver sulle
cose passate, n da quai proponimenti e da qual potere
quelli movessero a tante e tali imprese. Ora siccome a
molli fra i Greci non sono presenti k forze delle re
pubbliche di Roma e di Cartagine , e le gesta loro di
prima, cesi abhiam creduto necessario di premetter alla
storia questo ed il seguente libro , affinch nessuno in
lento all' esposizione de' fatti , s' arresti poi e cerchi con
qua' consigli e con quai mezzi i Romani si accinsero a
colali imprese , per cui divennero signori di tutta la
terra e di tutto il mare che conosciamo , ma per via
di questi libri e delle notizie preliminari in essi conte
nute palese fia a' leggitori , che da ben ragionevoli
principii si partirono alla meditazione e pervennero al
conseguimento dell' uuiversal impero.
IV. Conciossiach il particolare della nostra storia ed
il mirabile de'nostri tempi in ci consista, che siccome
quasi tutti gli affari della terra ad un lato si chinarono
ed ogni cosa costrinsero a volgersi verso un solo scopo,
cosi noi pure col mezzo di questa storia rechiamo ai
leggitori in un sol prospetto il maneggio della fortuna
Bel mandare Uni* opera ad effetto. Loceh ci fu preci
puo stimolo- ed incentivo ad applicarci a tal lavoro. A
ci si arrogo che nessuno sin a noi s' assunse di com
pilar una (9) storia universale ; nel qual caso io posta
non avrei tanta industria a questa parte. Ora veggendo
molti essersi occupati delle guerre parziali e di alcuni

4i
fatti ad esse contemporanei , ma nessuno , che io sap- A. Hit.
pia , avere neppur preso ad esaminare in generale e
complessivamente il governo degli avvenimenti , quando
e donde incomiuciarono, e per qiral modo ebbero fine :
reputai al tatto necessario di non lasciarmi dietro , n
di trasandar inosservato il pi bello insieme ed il pi
utile magistero della fortuna , la quale mentre molte
novit produce , e 1' attivit sua insinua nelle vite uma
ne , non oper giammai tal atto , n tanto sforzo fece
quanto a' nostri giorni. Loccb apparar non puossi da
chi scrive le storie particolari ; salvoch alcuno in visi
tando ad una ad una le citt pi illustri, o in veggerrdole solo separatamente effigiale , non credasi dolce
mente di comprendere la forma di tutta la terra abi
tata, e qualsivoglia sito e disposizione di lei: cosa fuori
d' ogni ragione. Coloro pertanto che stimano di recarsi
comodamente sott' occhio 1' intiera storia per via delle
sue parti, simili mi sembrano a quelli che mentre veg
gono le membra sparse d' un corpo gi animato e bel
lo, credonsi d'essere sufficienti spettatori dell'attivit e
della bellezza di cotal vivente. Che se alcuno di repente
ricomponesse 1' animale ed il ridonasse alla sua forma;
ed al decoro della vita , ed il mostrasse poscia di bel
nuovo a costoro medesimi : subito , per quanto io cre
do , essi tutti confesserebbono , essere stati in addietro
molto lungi dal vero , non altrimenti che taluno che
sogna ; perciocch possibil di formarsi dalle parti una
idea del tutto , ma scienza e cognizione non mai. La
onde da reputarsi che la storia delle parti poco con
tribuisca alla Dotizia ed alla sede del lutto , a cui per

42
A. diU. mezzo della connessione e del confronto di tutte le parti
tra loro , e della loro somiglianza e differenza unica
mente gingner puossi , per modo che addentro nella
storia si guardi, e Y utile ed il dilettevole se ne tragga.
Y. A fondamento di questo libro porremo il primo
passaggio de' Romani fuori d' Italia , il quale seguito
a ci che di narrar finisce (io) Timeo, e cade nella
centesima vigesima settima olimpiade. E dunque da dirsi
come e quando dopo aver sistemate le cose d' Italia, e
di quali occasioni valendosi essi s accinsero a passar in
Sicilia , sendoch de' luoghi fuori d' Italia situati in
questa terra scesero dapprima. E altres da esporsi nu
damente la causa di questo tragitto , affinch non ab
biasi a cercar la causa della causa , ed a lasciar senza
base il principio e la dimostrazione di tutto l'argomento.
Deesi eziandio adottare un principio , relativamente ai
tempi , convenuto e conosciuto da tutti , e per rispetto
a' fatti agevole ad esser di per s compreso , ancorch
d' uopo sia di rimontar ad epoche anteriori , e di toc
care sommariamente le gesta di mezzo; giacch essendo
il principio ignorato , o soltanto posto in dubbio , non
stimato degno d' assenso e di fede ci che segue :
laddove allorquando dassi di quello non disputabil con
tezza , quanto appresso si narra da chi l' ode con
approvazione ricevuto.
VI. Volgeva l'anno dopo la battaglia navale sul fiume
Ego diciannovesimo , ed innanzi alla pugna di Leuttra
sedicesimo, in cui i Lacedemoni conseguirono la (i i)
pace cos detta di Antalcida col re di Persia, e (ta)
Dionigi il vecchio, vinti ch'ebbe i Greci d'Italia presso

43
il fiume Elleporo , assedi Regio. I Galli nello stesso ^
tempo presero Roma colla forza , e teneanla dal Capi
tolio in fuori. Co' quali i Romani fecero trattati a pia
cere de* viticitori , e contro speranza riacquistarono la
patria , donde pigliarono quasi principio d' incremento ,
e mossero ne' tempi appresso guerra a' vicini. Ed avendo
soggiogati i Latini col valore, e colla bellica fortuna,
guerreggiaron poscia co' Tirreni , indi co' Celti ( 1 3) ,
dappoi co' Sanniti ( 1 4) , che ad oriente ed a settentrione
confinano colle terre de' Latini ( 1 5). N and guari che
i Tarentini , impauriti dell' aver con insolenza trattati
gli ambasciadori Romani , trassero Pirro in Italia Tanno
prima che i Galli (16) assaltassero la Grecia, e periti
quelli ch'erano intorno a Delfo , i rimanenti passassero
in Asia. I Romani , poich ebbero assoggettali i Tir
reni ed i Sanniti , e vinti i Celti d' Italia in molte bat
taglie , gittaronsi allor dapprima sul resto dell' Italia ,
combattendo non gi come per conquistar paesi stra
nieri , ma pi come per rivendicar i proprii e che loro
appartenevano. Usciti veri atleti nelle opere di guerra
da' combattimenti co' Sanniti e co' Celli , sostenuta che
ebbero valorosamente questa guerra (17), cacciarono fi
nalmente d' Italia Pirro colle sue forze , e guerreggiaron
di bel nuovo e sconfssero quelli che avean parteggiato
con Pirro. E divenuti contra la comune aspettazione
signori di tutte queste nazioni , ed assoggettatisi tutti gli
abitanti d' Italia , tranne i Celti , presero ad assediar i
Romani che allora occupavano Regio.
VII. Imperciocch singoiar caso e consimile avvenuto
era ad amendue le citt fabbricate sullo stretto, a Mes-

44
A. di II. sina ed a Regio. Non molto innanzi a' tempi di cui
parliamo (18), i Campani al soldo di Agatocle, avendo
gi buona pezza veduta di mal occhio la bellezza e pro
sperit di Messina , offertasi loro 1' occasione , tentarono
d' impossessarsene per tradimento. Enlraronvi come ami
ci , e tenendo la citt , parte degli abitanti discaccia
rono , parte uccisero. Gi eseguito, le donne ed i fan
ciulli de' miseri , secondoch il caso glieli recava in
mano a ciascheduno , nell' atto di commettere la scelle
ratezza , si tennero , e le altre robe e la campagna po
scia tra loro divisero. Ora costoro fattisi di subito , ed
agevolmente padroni di cos bella contrada e citt tre-i
Tarono incontanente imitatori di cotal misfatto. Imper
ciocch (19) i Regini, allorquando Pirro pass in ItaIla , spaventati del suo approssimarsi , e tetneudo ezian
dio i Cartaginesi signori del mare , trassero a s uri
presidio ed ajuto da' Romani. I quali entrati in numero
di quattro mila uomini , condotti da Decio Campano ,
custodirono per qualche tempo la citt , e serbarono la
fede. Ma finalmente imitando i Mamertini , e giovatisi
dell' opera loro , tradirono i Regini , invaghiti dell' op
portuna situazione della citt , ed avidi delle sostanze
de' suoi felici abitatori , i quali parte esiliarono , parte
trucidarono, nella stessa guisa che fecero i Campani ,
ed impadronironsi della citt. A' Romani fu molto grave
1' accaduto , ma niente poterono fare perch erano trat
tenuti dalle mentovate guerre. Ma come prima ne fu
rono sbrigali, li rinchiusero, stringendo Regio d'asse-^
483 dio, conforme dissi dianzi. Ed avendoli superati ne uc
cisero la maggior parte nel mentre che prendevano la

45
terra: cbe preveggendo l'avvenire disperatamente eransi A.diR.
quelli difesi. Vivi vennero in lor potere meglio di tre
cento i quali mandati a Roma i consoli trar fecero nel
Foro , e frustar fecero , secondo il loro costume , e
percuotere colla scure , volendo per via della costoro
punizione , quanto era in loro, ristabilir la propria fede
presso gli alleati. La campagna e la citt restituirono
tosto a' Regini.
Vili. I Mamertini ( che questo nome s' imposero i
Campani rendutisi padroni di Messina ) Gnattantoch si
valsero dell' alleanza de' Romani che occupavan Regio ,
signoreggiavan non solo con sicurezza la citt ed il con
tado , ma inquietavau ancora non leggermente i Carta
ginesi ed i Siracusani confinanti , e tributi riscuotevano
da molli luoghi della Sicilia. Ma poich rimasero privi
dell' assistenza test riferita , essendo coloro che Regio
tenevano cinti d' assedio , furon incontanente da' Siracu
sani respinti nella citt per consimili cagioni. Non molto 4y8
prima 1' esercito de' Siracusani venuto in discordia coi
cittadini , e soggiornando ne' dintorni di Mergana (ao) ,
aveva eletti a' capi Artemidoro e Gerone , il quale re
gn poscia in Siracusa (ai), e giovin era ancor molto,
ma oltre alla nobil prosapia ben disposto dalla natura
alla dignit reale, ed ali1 amministrazione de' pubblici
affari. Questi accett la suprema potest , ed introdottosi
in citt per mezzo di alcuni famigliari , e debellata la
fazione contraria , con tanta modestia c magnanimit
govern le cose , che i Siracusani , sebbene non appro
vassero la scelta de' capi fatta dalia soldatesca, tutti al
lora unanimi accettarono Gerone per loro duce. Il quale

46
.diR. tosto ne' primi divisamenti manifesto!, a chi diritto
mirava , eccitato a maggiori speranze , che non al ca
pitanato.
485
IX. Veggendo egli che i Siracusani , ogni qual volta
mandavan fuori 1' esercito e con esso i maestrati , tu
multuavano e meditavan sempre qualche novit , sapendo
eziandio che Leptine era molto superiore agli altri cit
tadini di dignit e di fede , e grandemente in credito
presso la moltitudine, fece seco lui parentado , volendo
lasciarlo quasi spia in citt , quando per affari gli era*
mestieri d'uscirne coli' esercito. Sposata ch'ebbe la figlia
di lui , ed osservati i veterani mercenari i pieni di mal
talento ed inquieti, condusse fuori li soldati sotto specie
di assaltar i barbari che occupavano Messina. Posto il
campo presso Centoripa a rincontro de' nemici, e schie
ratosi presso il fiume Ciamosoro , ritenne seco i cavalli
ed i fanti della citt in qualche distanza , quasi che in
altro luogo venir volesse alle mani cogli avversarii; ma
espose gli stranieri , e tutti lasciolli da' barbari stermi
nare , e mentre che questi andavano in rotta , egli sicnro co' cittadini si ritrasse in Siracusa. Mandato com
piutamente ad effetto il suo disegno , e tolto di mezzo
quanto nell'esercito v'avea d'inquieto e di sedizioso
prese al suo soldo di proprio arbitrio convenevol nu
mero di gente , e pot gi senza timore far valere la
sua autorit. Osservando pertanto che i barbari , fieri
dell" ottenuto vantaggio , audacemente pel paese discor
revano , arm ed esercit assiduamente le forze urbane,
usc seco loro al campo , ed attacc i nemici nel piano
Mileo presso il Gume Longano (a3) , e data loro una

47
grande sconfitta, e presi i loro duci, fiacc l'ardi- A.diR.
mento de' barbari. Ritornato in Siracusa, fu da tutti (24) 4^5
i Socii proclamato re.
X. I Manierimi , spogliati gi prima degli ajul di
quelli di Regio conforme dissi di sopra , ed estrema
mente abbattuti di forze pelle ragioni test mentovate ,
parte ricorsero a' Cartaginesi ed a questi si arrendettero
colla rocca, parte mandarono ambasciadori a' Romani a
dar loro la citt ed a ricbiedrli d' ajuti , come quelli
che (a5) alla medesima gente appartenevano (26). I Ro
mani si stettero buona pezza dubbiosi , stimando il con
cedere soccorso assurdit ebe balzava agli ocebi , dap
poich poc'anzi aveano con atroce supplizio puniti i
proprii cittadini pel tradimento fatto a' Regi ni , e cer
car incontanente di ajutar i Manierimi di egual scelle
ratezza colpevoli sarebbe stato' fallo inescusabile verso i
Messinesi non meno , che verso la citt di Regio. N
ignoravano ci i Romani, ma veggendo che i Cartagi
nesi ridotto avevano sotto la loro ubbidienza , non solo
gran tratto d' Africa e di Spagna , ma signori eran
eziandio di tutte le isole del mar Sardo ed Etrusco ,
forte temevano , qualora la Sicilia pure possedessero ,
non gravi troppo e formidabili vicini divenissero , che
li cignessero d' attorno , e sovrastassero ad ogni parlo
d Italia. E che fra poco assoggettata avrebbonsi la Si
cilia , non essendo i Mamertini soccorsi , era cosa chiara;
giacch padroni di Messina loro cousegnata , in breve
tempo dis rulla avrebbon Siracusa , signori com'erano di
pressoch lutto il resto di Sicilia. Ci prevedevan i Ro
mani , e slimando per s necessario di non abbandonar

48
di R' Messina , ne di lasciare che i Cartaginesi si formassero
quasi un ponte per passar in Italia , gran pezza su
questa cosa deliberarono.
4po
XI. (27) Il Senato pertanto non sanzion mai siffatta
sentenza , pelle cagioni anzidette ; che sembravagli l'as
surdit di soccorrer i Mamertini bilanciare i vantaggi
che da cotai ajuto ridonderebbono. Ma il volgo dalle
antecedenti guerre abbattuto , e bisognoso di risarcirsi
in qualsivoglia guisa de' danni sofferti, tra pell' (ad) uti
lit che al pubblico , siccome poc' anzi dicevamo , ne
sarebbe derivata , c pe' vantaggi privati grandi e mani
festi , che i capi dell' esercito dimostravano , determin
clic si porgesse ajuto. Confermato il partito con un de
creto del popolo , fu eletto 1' uno de' consoli Appio Clau
dio e spedito con ordine di recar ajuti e di tragittar a
Messina. I Mamertini cacciarono, parte con minacce,
parte con inganno il capitano Cartaginese , che gi tenea la rocca , e chiamaron Appio e (29) gli consegna
rono la citt. I Cartaginesi impiccarono il lor capitano ,
stimando ch' egli per balordaggine ed insieme per vi
gliacchera avesse lasciata la rocca ; poscia accamparonsi
colla forza navale nelle vicinanze del Peloro , e coll'esercito di terra presso (3o) Suna stringendo Messina. Al
lora Gerone credendo le presenti circostanze favorevoli
per cacciar del tutto i barbari fuori della Sicilia , fece
trattato co' Cartaginesi , ed avviossi alla citt me u tovaia :
e posto il campo dall' altra parte presso il monte Cal
cifico , chinse di qui pure V uscita a quelli ch' erano iu
citt. Ma il duce de' Romani Appio (3i) pass di notte
temerariamente lo stretto e venne a Messiua. Il quale

come vide i nemici da ogni Iato spignersi vigorosamente A. difi.


contro la citt , ed argomentando che vituperevole ad
un tempo e pericoloso gli sarebbe per riuscire V asse
dio , dappoich gli avversarj padroni erano del mare e
della terra, mand primieramente ambasciadori ad amendue , con animo di liberare i Mamertini dalla guerra ;
ma non gli essendo dato retta , risolvette finalmente ,
dalla necessit costretto , di combattere e di attaccar
prima i Siracusani. Usc adunque coll'esercito , e schierossi in battaglia , a cui pronto discese pure il re di
Siracusa. Poich ebbe pugnato buona pezza , vinse i
nemici, ed inseguilli , sino a che tutti si ridussero entro
allo steccato. Appio , spogliali i morti , ritorn a Mes
sina , e Cerone avendo un colai cattivo presentimento
dell'esito degli affavi, sopraggiunta la notte , ritirassi in
fretta a Siracusa.
XII. Il d vegnente , avvedutosi Appio della costoro
fuga , e proso ardire , determin di non indugiare , ma
di affrontarsi co* Cartaginesi. Comand dunque a' sol
dati di rinfrescarsi per tempo , e si pose in cammino
all' albeggiar del giorno. Venuto alle mani co' nemici ,
molti ne uccise , e gli altri costrinse a fuggir a preci
pizio nelle citt aggiacenti. Avendo combattuto con tanta
fortuna e sciolto l'assedio , corse impunemente e guast
la campagna de' Siracusani e de' loro alleati , senza che
gli si opponesse alcuno di quelli che abitavano i luoghi
aperti. Alla perfine and sotto Siracusa e si accinse ad
assediarla.
Questo fu il primo tragitto che fecero i Romani fuori
Polibio , tomo f.
4

5o
A.diR, d'Italia con un esercito, e per siffatti motivi accadde
a que' tempi. Il quale giudicammo esser il principio pi
convenevole del; lavoro propostoci , e perci da esso
prendemmo le mosse , risalendo alquanto a tempi ante
riori , per non lasciar dubbiezza alcuna nella dimostrazione delle cause. Quindi credemmo necessario a chi
contemplar vuole come conviensi (32) l'apice della po
tenza , a cui son ora pervenuti i Romani , lo sapere
come, e quando essi, poich (33) perduta ebbero la
patria , progredendo in meglio si riavessero , e quando
altres , e come , soggiogata tutta 1' Italia , ponessero l' animo ad invadere quelli di fuori. Non debbe adunque
recar maraviglia , se dove in appresso parleremo de' pi
illustri governi , rinderemo tal fiata i tempi passati ;
perocch abbiam ci fatto affine di pigliar incomincia
ti)emi tali , che comprender se ne possa di leggeri ,
donde ciascheduno di que' popoli si partisse*, e come ,
e quando , per giugner allo stato in cui si ritrova. Locch , per ci che risguarda i Romani , abbiam test ese
guito.
XIII. Ma lasciamo queste cose ; che tempo ormai
di ragionar di quelle che abbiam tolto a trattare , poi
ch brevemente ed in compendio esposti avremo i fatti
che appartengono alla nostra preparazione, de' quali sono
i primi per ordine quelli' che accaddero tra i Romani
ed i Cartaginesi nella guerra circa la Sicilia. Seguita
prossimamente la guerra d' Africa , cui s' attacca quella
che fece Amilcare in Ispagna , e dopo lui Asdrubale ed
i Cartaginesi. Nello stesso tempo succedette il primo tra
gitto de' Romani nell' Illirico ed in quelle parti d' Eu

5
ropa. Agii anzidetti combatti meati tennero dietro quelli A. di E.
Contro i Celti d'Italia , ed in quel torno fervea presso i
Greci la guerra che Cleomenica fu appellata. Qui ponemmo
fine a tutta la nostra preparazione ed al secondo libro. Ma
1' annoverar partitamente ciascheduno de' mentovati av
venimenti non u a noi necessario , n utile a' leggi
tori ; perciocch non ci proponemmo di descriverli, seb
bene preferimmo di rammentarli sommariamente, per
ch sieno d' introduzione a' fatti che narreremo. Quindi
toccheremo di passaggio e seguitamente le cose di so
pra accennate , e c' ingegneremo di annodar la fine della
preparazione al principio della nostra storia. Per tal
guisa continuata rendendo la narrazione , apparir aver
noi non senza ragione ritocchi i fatti da altri esposti ,
ed a* curiosi per cotal distribuzione apriremo un istrut
tivo e facile accesso a quanto segue. Con qualche mag
gior diligenza ci studieremo di narrar la guerra che
pella Sicilia fu tra i Romani ed i Cartaginesi : che facil
non trovar guerra che pi di questa durasse , e con
maggiori apparecchi si conducesse , e dove pi conti
nuate fazioni , pi battaglie, e maggiori vicende acca
dessero. Ameudue le repubbliche intani serba va n a quei .
tempi i loro costumi , (34) avean sufficienti fortune e
forze eguali. Laonde chi vu bene considerar il carat
tere ed il potere di cotesti Stati, non tanto dalle guerre
sopraggiunte , che da siffatti particolari farne debbe
giudizio.
XIV. Ma non meno delle mentovate circostanze m'in
dusse a fermarmi su questa guerra , il non .avere (35)
Filino e Fabio, i quali sembra ne scrivessero con mag-

52
.diR. gior cognizione, riferita la verit, conforme si conve
niva. Non suppongo io gi che colali nomini abbiano (36)
a bello studio mentito , ove a considerar mi faccia la
loro vita , e le massime che seguitarono : sebbene panni
che sia loro a un di presso accaduto ci che accader
suole agli amanti. Imperciocch la parzialit e benevo
lenza somma di Filino verso de' Cartaginesi apparir gli
fanno prudenti , giuste , valorose tutte le loro azioni , ed
il contrario quelle de' Romani. Fabio dall' altro canto
sostiene l' opposto. Ora nelle altre condizioni della vita
siffatta (37)' equit non da riprovarsi : che uu uomo
dabbene esser debbe amico degli amici e della patria ,
ed odiare chi odia gli amici , e chi gli ama amare. Ma
come alcuno assume il carattere di storico ha egli ad
obbliare queste cose tutte , anzi sovente gli d' uopo
parlar bene de* nemici , ed ornarli con esimie lodi ,
quando i loro fatti il richieggono , e non di rado (38)
biasimare ed acerbamente rimproverare gli amici, ove le
mancanze da loro commesse a ci fare ammoniscono. Im
perciocch , siccome un vivente cui tolgansi gli occhi
al tutto inutile si rende , cosi , levata che sia dalla sto
ria la verit , ci che rimane in un racconto di nessun
proGtto si converte. Quindi non dobbiamo esitare di
accusar gli amici , e di lodar i nemici , n peritarci di
vituperar tal fiata que' medesimi che tal altra lodiamo ;
dappoich chi negli affari s'aggira non pu sempre co
gliere nel segno , n probabile eh' erri continuamente.
Agli atti dunque e non agli attori applicarsi debbono
nelle memorie le rispettive asserzioni e sentenze. E che
vero sia ci che ora dicemmo pu da questo arguirsi.

53
XV. Filino , inconinciando il secondo libro della spo- A.
anione de' fati! , dhe che i Cartaginesi ed i Siracusani
posero r assedio a Messina , e ebe i Romani giunti per
mare nella citt, fecero tosto una sortita con tra i Sira
cusani , ma essendo da questi molto mal conci se ne
ritornarono a Messina. Usciti un' altra volta contra i
Cartaginesi furori essi , a sua detta , non solo battuti ,
ma perdettero ben ncbe i migliori soldati j fatti pri
gioni. Indi riferisce, essere Gerone dopo questo conflitto
divenuto tanto forsennato i che non contento di fuggir
di nottetempo1 a Siracusa dopo aver arso lo steccato e
le tende , abbandon eeiandio tutte le castella che stanno
a cavaliere di Messina. Similmente, soggiugn' egli , aver
i Cartaginesi appresso la pugna sgomberato il campo,
ed essersi dileguati pelle citt ; non ' arrischiando di
difender i luoghi aperti ; donde avvenne che i duci i
osservando la moltitudine avvilita , risolverono di non
avventurarsi all' esito di una battaglia. I Romani averli
inseguiti , e non solo guasta la campagna de'Cartaginesi
e de' Siracusani , ma eziandio preso (3g) ad assediar
Siracusa , ed a stringerla. Le quali cose , secondo che.
io credo , sono piene di assurdit , n han bisogno di
esser ventilate. Imperciocch quegli stessi eh' ei fece as
sediar Messina , e vincer ne' conflitti , fuggirono a detta"
sua sloggiarono da' luoghi aperti, ed alla fine furon
assediati, e caddero d'animo miseramente : laddove quelli
che rappresent vinti ed assediati veggiamo per lui in
seguir il nemico , e di subito impossessarsi della cam
pagna, e per ultim assediar Siracusa. Cotesti avveni
menti come possono mai tra loro accordarsi ? Al certo

54
A. d l. necessario che false sicno le prime asserzioni , o le
ahre che risguardano i fatti posteriori. Ma sono vere
le ultime , giacch i Cartaginesi ed i Siracusani sgom
berarono la campagna , eri i Romani assediaron incon
tanente Siracusa , anzi , conforme egli stesso dice , (4o)
Echelta ancora , situata fra il territorio de' Siracusani e
de' Cartaginesi. Donde forza concludere , che false
sono le cose narrate dapprima , e che i Romani furono
vittoriosi subito ne' primi combattimenti presso Messina,
mcntrech vinti ne li annunzia il mentovato scrittore.
E tale tu trovi Filino in tutto il corso dell' opera , tale
Fabio ancora , siccome nelle rispettive occasioni sar
dimostrato. Ora , poi che abbiam ragionato quanto si
conveniva a questa digressione, ritorniamo alla storia , in
cui attaccando sempre un fitto all' altro per ordine di
successione , e' ingegneremo di guidar i leggiuori pella
pi breve a vere cognizioni circa la guerra anzidetta.
Qqi ' XVI. Pervenuta da Sicilia a Roma la nuova delle fe
lici gesta d' Appio e delle legioni , creati furono consoli
Manio Oltacilio e Manio Valerio , ed amendue mandali
in Sicilia capitani con tutte le forze. (4i) Hanno i Ro
mani in tutto quattro legioni composte di cittadini , oltre
agli ajuti degli alleati , le quali rinnovansi ogni anno.
In ciascheduna di esse sono quattromille fanti e trecento
cavalli. Come furono arrivate (^%) ribellaronsi da'Cartaginesi e da' Siracusani pressoch tutte le citt ed unironsi a' Romani. (43) Gerone osservando la costernazione
e lo sbigottimento de' Siciliani , ed insieme quanto eran
numerose e (44) di vigor piene le legioni Romane, ar
got da tutto ci doversi maggiori speranze collocar nei

55
Romani che non ne' Cartaginesi. Da siffatte ragioni in- A. (SS.
dotto a piegarsi verso quella parte , mand a' consoli
ambasciadori per parlar di pace e d' amicizia. I Romani
accolsero il partito, singolarmente per cagione delle vetto
vaglie : perciocch , essendo i Cartaginesi padroni del
mare , temevano d' esser in ogni parte di quelle esclu
si , (45) dappoich le legioni dianzi tragittate difettato
aveano del bisognevole. Laonde , stimando che Gerone
in ci potesse loro essere di grande vantaggio, lieti
V amicizia di lui accettarono. Fu pattuito , che il re
restituisse a' Romani i prigioni senza riscatto , e desse
loro per giunta cento talenti. In conseguenza di ci i
Romani ebbero i Siracusani per amici ed alleati , ed il
re Gerone messosi all' ombra de' Romani , e sommini
strando loro qnanto avean d'uopo , domin da quind'innanzi i Siracusani senza timore , mostrandosi a' Gre
ci (46) amante delle loro corone , e delle loro lodi ;
conciossiach nessuno fosse di lui pi illustre , e {^j) nes
suno godesse maggior tempo i frutti della propria pru
denza , cos ne' privati come ne' pubblici affi ri.
XVII. Come fu recato a Roma questo trattato, ed
approvato dal popolo , e decretata la pace con Gerone,
determinarono i Romani di non ispedire pi tutte le
forze , ma due legioni soltanto , stimando essersi renduta la guerra pi lieve peli' unione del re , ed insieme
supponendo che l' esercito abbonderebbe per tal guisa
delle cose necessarie. I Cartaginesi veggendo Gerone di
venuto lor nemico , ed i Romani pi intrinsecamente
mischiarsi negli affari di Sicilia, reputarono esser me
stieri di pi imponente apparecchio per poter mostrare

56
A. di R. il viso a' nemici , e conservare ci che possedevano in
Sicilia. Per la qual cosa assoldarono gente ne' paesi di
oltremare, molti Liguri e Celti / e pi di tutti Spa
gnoli , e maudaronli in Sicilia. (48) E considerando
che Agrigento era la citt pi acconcia a siffatti prepa
ramenti , ed insieme la pi importante del loro domi
nio i vi raccolsero le vettovaglie ed i soldati , e stabili
4qa rono di farla sede (49) principale della guerra. I consoli
Rqmaui, che fecero il trattato con Cerone , ritornarono a
casa , e quelli che dopo loro furono creati , Lucio Po
snnino e Quinto Mamilio , (5o) vennero in Sicilia colle
legioni. I quali , come conobbero il disegno de' Carta
ginesi , e gli apparecchi che faceansi in Agrigento , ri
solverono di andar aIP impresa con maggior audacia. Il
perch , negletta ogni altra parte della guerra , si spin
sero sovr' Agrigento stessa con tutte le forze , ed ac
campatisi in distanza d' otto stadii dalla citt , chiusero
i Cartaginesi entro alle mura. Ma perciocch era allora
il colmo della ricolta , e l'assedio sembrava doversi pro
lungare, uscirono i soldati a foraggiare con maggior
ardore che non si conveniva. I Cartaginesi , veduti i
nemici sparsi pella campagna, sortirono ed assaltarono i
foraggiatori , ed avendoli facilmente messi in fuga <5i)
avventarousi, chi sugli alloggiamenti per predare, chi sulle
stazioni. Ma la singoiar disciplina salv allora , siccome
fatto avea sovente , le eose de' Romani ; perciocch chi
presso loro abbadoaa il posto , o fugge affetto dal pre
sidio , punito di morte. Quindi fu che allora pure fe
cero valorosamente testa al nemico' , sebbene d' as
sai superiore , e perdendo molti de' suoi , maggior mi

57
mero uccisero degli avversari!. "Finalmente circondarono A.diR.
i nemici , che per poco non strappavan lo steccato , e
parte ne ammazzarono , parte incalzando e tagliando
respinsero nella citt.
XVIII. Dopo questo fatto i Cartaginesi erano pi timidi
nell'attaccare, ed i Romani pi guardinghi nel foraggiare.
Poich i Cartaginesi non uscirono se non se per iscaramucciare , ed i duci Romani diviso l' esercito in due
parli , con una stanziaronsi intorno al tempio tf Esculapio innanzi alla citt , e coll'altra s'accamparono verso
quella parte che guarda (5 a) Eraclea. Lo spazio fra gli
alloggiamenti da amendue le parli della citt afforzaro
no , e vi tirarono davanti nn fosso interno per ripararsi
dalle sortile della cill , ed un esterno a sicurezza degli
assalti di fuori , e per impedire la furtiva introduzione
di gente e di roba che suol farsi nelle citt assediarle.
Gl'intervalli tra i fossi e gli alloggiamenti occuparono
con guardie, fortificando i luoghi opportuni in certi
intervalli. Le vettovaglie ed ogni altro apparecchio raccoglievan per essi gli alleati e conduceva n in Erbesso.
Eglino poi da questa citt t che non era lungi , conti
nuamente pigliavano i viver e seco recavano , e per
lai guisa provvedeansi abbondevohnente di tutto il ne
cessario. Cinque mesi circa dur questo stato di cose ,
non potendo una parte riportar sub? altra un decisivo
vantaggio , se si eccettuino quelli che da qualche bada
lucco derivavano. Stretti i Cartaginesi dalla1 fame per
cagione della moltitudine degli uomini nella citt rin
chiusi, (e ve n'eran non meno di cinquantamila). (5-3) An
nibale che comandava le forze assediate , disperando di

58
A.dlR. poterla durare, mandava frequenti messi a Cartagine
per esporvi la sua situazione e chiedere soccorso. Quelli
di Cartagine empierono le navi di nuovi soldati raunaticci e di elefanti , e spedironli in Sicilia all' altro capi
tano Annone, il quale raccolse 1' esercito ed ogni ap
parecchio in Eraclea, (54) prese dapprima Erbesso per
secrete pratiche, e tolse al campo nemico le vettovaglie
ed ogni cosa al consumo necessaria. Donde avvenne
che i Romani ad un tempo assediarono , e furono in
realt assediati ; perciocch a tanta mancanza di viveri
e ristrettezza delle cose bisognevoli si ridussero , che
spesso deliberavano se avessero ad abbandonar l' asse
dio : locch avrebbon fatto finalmente , se Gerone ado
perato non si fosse con ogni studio e fatica a procac
ciar loro, sebbene mediocremente , ci di che pi abbi
sognavano.
XIX. Osservando poscia Annone assottigliarsi i Ro
mani per inedia e per malattie ( che pestilenzial influenza
era tra loro ) e stimando il suo esercito atto alla batta
glia , prese gli elefanti che ascendevano a cinquanta
circa , e tutto il resto delle sue forze e spacciatamente
fuori d' Eraclea li condusse , comandando alla caval
leria Numidica che innanzi si avviasse , e come appres
sata si fosse allo steccato degli avversarli , gli stuzzicasse,
e provocasse la loro cavalleria, poi desse luogo e si ripie
gasse finat tantoch questa la raggiugnesse. Fecero i Numidi
conforme fu lor ordinato, ed assaltato ch' ebbero l'uno
de' campi , i cavalieri Romani tosto fuori lanciaronsi ed
animosi g' incalzarono. Gli Africani cedettero , giusta
il comandamento ricevuto , finattantoch unironsi con

.:
59
quelli di Annone. Allora voltatisi , e circondati i nemi- A. di li.
ci, forati loro addosso, e molti ne uccisero, gli altri
inseguirono sino allo steccato. Ci fatto accampossr An
none al di sopra de' Romani , occupato avendo il colle
denominato (55) Toro , distante pressoch dieci stadii
dagli avversarli. Per ben due mesi le cose non cangia
rono faccia , e nulla d' importanza si fece , tranne lo
scaramucciar ogni giorno. Ma poich Annibale, assidua
mente con faci accese, e con messi dalla citt mandati
ad Annone , signific che la moltitudine non potea tol
lerar la fame , e che molti dalla penuria spinti diserta
vano , risolvette il duce Cartaginese di cimentarsi ad
una battaglia. N eran a ci meno propensi i Romani
pelle cagioni dianzi esposte. Il perch amendue uscirono
cogli eserciti in un luogo di mezzo fra i due campi j
ed affrontaronsi. Durava gi la pugna buona pezza,
quando i Romani misero in fuga i merccnarii de' Car
taginesi , che combattevano nella prima fila. Questi cad
dero sovra gli elefanti , e sovra le altre schiere di die
tro , e scombujaron tutto 1' esercito Punico. Divenne to
sto la ritirata universale, ed il maggior numero ne peri ,
gli altri si ridussero in Eraclea. I Romani impadroni
rrisi della maggior parte degli elefanti , e di tulli gli
attrezzi. Sopraggiunta la notte , ed essendo peli1 alle
grezza della vittoria , e per istanchezza le loro guardie
tenute con qualche negligenza , Annibale the disperava
del fatto suo , e slimava aver pelle accennate cause op
portunit di procurarsi salvezza , mosse intorno alla mez
zanotte dalla citt colle forze straniere , e colmati i fossi
con stuoie ripiene di paglia condusse fuori impune-

6o
A>di R. mente 1' esercito , (56) senza che i nemici l'osservassero.
Come fu giorno i Romani s' avvidero dell'accaduto , ed
avendo alcun poco noiato il retroguardo d' Annibale,
corsero tutti alle porte, e da nessuno impediti entrarono
a furia nella citt e la misero a sacco , ove molti
uomini e molte suppellettili d' ogni sorta vennero in
loro potere.
XX: Il Senato di Roma , avuta contezza degli affari
d' Agrigento , fri ohremado lieto , e sollevatosi a pi
alti pensieri , non s' arrest a' primi consigli , n gli
bast di aver salvati i Mamertini, n di aver colto tanto
frutto da questa guerra ; ma sperando esser possibile
discacciar del tutto i Gartagiuesi dall' isola e di procu
rare per tal via grande aumento alle cose sue a ci
volse ogni suo raziocinio e tutto il suo animo. Ora per
quanto appartiene alle forze di terra vedeva esso che
gli affari ragionevolmente procedevano, sendch i con
/f93 soli Lucio Valerio e Tito Ottacilio , creati dopo quelli
che assediato avean Agrigento , sembravano plausibil
mente amministrar le bisogne di Sicilia ; ma siccome il
mare possedcvasi da' Cartaginesi senza opposizione , cosi
era tra loro la guerra equilibrata. E diffatti ne' tempi
appresso, allorquando i Romani teneano gi Agrigento,
molte citt mediterranee unironsi ad essi , temendo la
loro possanza di terra : laddove maggior numero ancora
delle marittime , atterrite dall' armata Cartaginese , da
loro si ribellarono. Veggendo adunque sempre pi per
siffatte cagioni (5 7) inchinarsi la bilancia della guerra
quando ad una parte , quando all' altra , ed essere 1' Italia spesso devastata dalle navi Cartaginesi , mentrech

6i
l'Africa non riceveva al postutto danno alcuno, s' ac- A.diR.
cnsero a scender essi ancora in mare. La qual cosa tra
le altre non poco m' eccit a far pi estesa menzione
dell' accennata guerra , affinch non ' ignori 1' origine
di questo avvenimento , come , quando , e per quali
motivi i Romani dapprima in mare entrarono. Osser
vando pertanto che la guerra si protraeva , a fabbricar
navi s'indussero, cento (58) da cinque ordini , e venti
da tre. Ma inesperti affatto com' erano i costruttori in
fabbricar cinque remi , perciocch nessuno usava allor
in Italia cotai vascelli , molta difficolt vi provarono.
Quindi singolarmente fin manifesta la grandezza d' ani
mo de' Romani e la loro audacia somma nelle imprese.
I quali non solo senza gli opportuni apparecchi , ma
senza apparecchi del tutto , e non avendo giammai
pensato al mare , allor appena vi posero mente , e con
tanto ardire all'opera si misero, che avanti d'averne
fatto sperimento alcuno , si fecero incontanente a dar
battaglia navale a' Cartaginesi , che la signora del mare
non contrastata teneano da' loro maggiori. Ed a con
ferma della verit di quanto or asserisco , e del maraviglioso del lor ardimento valga, che quando sbarcarono
le prime forze a Messina , non che avessero navi co
perte , (5c)) non possedevano neppur una nave lunga o
una barca sola , ma raccolsero da' Tarentini, da' Locri ,
dagli Eleati e da' Napoletani navi da cinquanta remi e
galee , e Su queste con temerario divisamento traghet
tarono i soldati. Nel qual tempo essendosi loro i Carta
ginesi fatti incontro nello stretto , una lor nave coperta
per desiderio di combattere troppo iunollrossi , a tale

62
dil. che arren e cadde in poter de' Romani , i quali la.
tolsero ad esemplare , su cui costruir tutta 1' armata.
Che se ci avvenuto non fosse , egli chiaro che per
difetto d' esperienza sarebbonsi rimasti dell' impresa.
XXI. Coloro pertanto, cui affidata era la costruzione
delle navi , di preparar ogni cosa a ci opportuna si
occupavano , e quelli che raccoglievano la ciurma inse
gnavano a maneggiar i remi in terra nel modo seguente.
Seder facevano gli uomini sul lido presso al remeggio
nello stesso ordine, in cui sarebbonsi assisi sulle panche
delle navi. In mezzo ad essi collocavano 1' ammonitore ,
e li assuefacevano (6o) a lasciarsi cader tutti ad un tempo
indietro , a s traendo le mani , ed a chinarsi poscia
innanzi , queste in l spignendo , incominciando e ces
sando i movimenti , secondoch era loro comandato.
494 Fatta che fu questa preparazione , come ebbero com
piute le navi , le trassero in acqua , e provatisi alcun
poco effettualmente in mare , navi garono per ordine
del console lungo la costa d'Italia. Imperciocch (6i) Gaeo
Cornelio , preposto alle forze navali de' Romani , pochi
giorni innanzi imposto aveva a' comandanti delle navi di
recarsi nello stretto , come prima fosse in punto 1' ar
mata, ed egli and avanti con diciassette navi a Messina,
per sollecitar le provvigioni di che Tarmata abbisognava.
Al quale offertasi occasione di tener (62) pratiche colla
citt di Lipari, abbandonossi a cotale speranza pi pron
tamente che non si conveniva , vi and colle navi ac
cennate, e vi afferr. Annibale capitano de' Cartaginesi,
sentito a Palermo 1' accaduto , sped col Boode , che
era senatore , con venti navi , il quale pass il mare di

1
1
i
I

G3
notte e chiuse Cajo nel porto. Fattosi giorno la ciurma A di R.
si rifuggi in terra , e Cajo sbigottito , non potendo far
altrimenti , si arrendette a' nemici. I Cartaginesi , prese
le navi ed il duce degli avversar , recaronsi tosto ad
Annibale. Non molti giorni appresso, essendo la disgrazia
di Cajo tanto insigne e recente , Annibale stesso per
poco non cadde manifestamente nello stesso errore ;
perciocch avendo udito che vicina era l'armata de' Ro
mani , che veniva d' Italia , bramoso di riconoscer il
numero e tutta la disposizione degli avversa rii , si pani
con cinquanta navi. Coni' ebbe girata (63) la punta
d'Italia si abbatt a' nemici che navigavan ordinatamente
ed in linea , e perdette la maggior parte delle navi ,
ma egli con quelle che gli rimasero contro ogni spe
ranza ed aspettazione scamp.
XXII. I Romani dopo questi fatti avvicinaronsi alle
spiagge di Sicilia , e conosciuto V accidente di Gneo
mandaron tosto ad avvertirne Cajo Duillio , che capita
nava le forze di terra , e lo aspettarono. E sentendo ad
un tempo che Tarmata nemica non eia lungi, apparecchiavansi alla battaglia. Ma essendo le loro navi di
goffa costruzione , e poco spedite , sugger loro alcuno
Un ajuto alla pugna , (64) quelli che poscia denomina
rono corvi, i quali composti erano in cotal modo.
Stava in sulla prora un' antenna rotonda , (65) lunga
ventiquattro piedi , (66) larga nel diametro tre palmi ,
con in cima una girella. Intorno ad essa era applica
ta (67) una scala , fatta di tavole trasversali , e con
chiodi saldata , quattro piedi larga , e lunga trentasei.
11 foro del tavolalo era bislungo e girava intorno all'an-

64
A. diR. tenna subito dopo i primi dodici piedi della scala , da
amendue i lati della quale era un parapetto dell' altessa
del ginocchio, Alla sua estremit adattavas una specie
di pestello di ferro appuntato , che aveva in cima un
anello , per modo che tutto 1' ingegno rassomiglia
va (68) ad una macchina di pistore. A questo anello le
gatasi una fune , con cui , quando urtavansi le navi ,
alzavano i corvi mediante la girella ch' era nell' anten
na , e li calavano sulla coperta della nave nemica , ora
dal lato della prora, ora nel fianco, (6g) mentrech
girandole dappresso schivavan il suo impeto. Come i
corvi , nelle assi delle coperte conficcati , serrate aveano
le navi , se queste congiugnevansi pe' fianchi , da tutte
le parti dentro vi saltavano, ma se ci seguiva dalla
parte delle prore , a due a due pello stesso corvo' vi si
lanciavano. I primi difendevano la faccia coll' opporre
gli scudi , e quelli che venivan dietro assicuravan i
fianchi ponendo la circonferenza degli scudi sovra il
parapetto. Di cotesti apparecchi forniti aspettavan il
tempo opportuno alla pugna navale.
XXIII. Cajo Duillio , non si tosto seppe il caso av
venuto al capitano della forza navale , che consegnate
le forze di terra a' tribuni , recossi alle navi. Sentito
col che i nemici guastavano la campagna di Melazzo ,
vi and con tutta 1' armata. Come i Cartaginesi li vi
dero , lieti e pieni d' ardore si fecero innanzi , dileg
giando 1' inesperienza de' Romani , e navigavano tutti
colle prore voltate a' nemici , non istimando il pericolo
da tanto che d' uopo fosse di schierarsi , non altrimenti
che se a manifesta preda corressero. Annibale n' era il

65
duce, colui che di notte furtivamente condotto avea A.diR.
V esercito fuori d' Agrigento , ed allora trovavasi in una
nave da sette palchi ch' era stata del re Pirro. Avvici
nati che si furono , veggendo i Cartaginesi alla prora
di ciascheduna nave i corvi in alto sospesi , stettero alquanto sopra s, maravigliandosi dello strano apparec
chio di cotali macchine. Cionnondimeno , sprezzati atla
fine gli avversarii , quelli che primi navigavano ardita niente gli assalirono. Ma i vascelli venuti ad affrontarsi
erano 1' un dopo l' altro afferrati dalle macchine ; e gli
uomini incontanente passati pe' corri combattevano sulle
coperte. I Cartaginesi , parie veniva uccisi , parte arrendevansi , sbigottiti di quanto accadeva ; perciocch
era la battaglia simile ad un conflitto di terra. Perdet
tero adunque le prime trenta navi , ch' eran ite all' as
salto , colla geme , e fra queste fu presa la comandante.
Annibale inaspettatamente e con grande rischio salvossi
in uno schifo. L' altra frotta de' Cartaginesi avanzatasi
per dare la carica , ma come iu appressandosi vide ci
oli' era accaduto alle navi che l' avean preceduta , ripie
gassi ed evit i colpi delle macchine. Tuttavia affidati
nell' agilit delle loro navi, chi a' fianchi , chi alle poppe
volteggiando , speravan di poter impunemente far im
pressione, ma circondati affatto da tutte le parti , e so
vrastando loro i corvi per modo , che quelli che avvicinavansi erano di necessit allenati, andarono in volta,
spaventati dalla novit del caso, dopo aver perdute cin
quanta navi.
XXIV. I Romani , venuti quasi per miracolo nella
speranza di conseguire la superiorit iu mare, doppiavoumo , tomo i.
5

66
A. di II. mente inanimivansi a continuare la guerra. Discesero
quindi in Sicilia , e levarono 1' assedio (70) d' Egesta ,
ridotta gi agli estremi. Di qui partiti espugnarono la
citt di (71) Macella. Dopo la pugna navale Amilcare
capitano de' Cartaginesi, che comandava le forze di
terra , dimorando a Palermo riseppe che nel campo
Romano era nata dissensione tra gli alleati e le legioni
pel primato nelle battaglie , e sentito ch' eransi in di
sparte accampati tra (72) Paropo, e le (73) terme d'Ime- .
ra , and lor addosso di repente con tutto 1' esercito ,
mentrech trasportavano gli alloggiamenti , e ne uccise
4y5 da quattromila. Dopo questo fatto Annibale colle navi
salvate si ridusse a Cartagine, donde poco stante pass
in Sardegna , prendendo seco altre navi ed alcuni ri
nomati comandanti di vascelli. N guari and che chiuso
da' Romani in un porto di Sardegna , e perdute avendo
molte navi , fu arrestato da' Cartaginesi scampati dalla
rotta ed impiccato. Imperciocch i Romani, come prima
toccarono il mare , posero l' animo al conquisto della
Sardegna. Ma le legioni che trovavansi in Sicilia nulla
4g6 fecero di memorabile nell' anno seguente. I nuovi con
soli pertanto , Aulo Attilio e Cajo Sulpicio col mandati,
mossero verso Palermo , ove svernavano le forze dei
Cartaginesi. Come si furono appressati alla citt sebieraron tutto 1' esercito , ma non uscendo i nemici lor in
contro , se ne allontanarono ed andaron ad (7 4) Ipana,
che presero d'assalto. Impossessaronsi ancora di (^5)Mittistrato , che lungo tempo sostenuto avea 1' assedio pella
fortezza del sito. Occuparon eziandio la citt di (76) Ca
maritta, che poc'anzi crasi da loro ribellata, andandovi

67
sotto colle opere, ed abbattendo le mura; cosi (77) Enna A.diB.
e molte altre terre de' Cartaginesi. Da queste spaccia
tisi ad assediare Lipari si accinsero.
XXV. L'anno vegnente , avendo il Console Romano 497
Cajo Attilio approdato a (78) Tindaride, vide l'armata
Cartaginese passargli davanti disordinata ; onde comand
alla ciurma di seguirlo , mentrech egli con dieci navi
precedeva. I Cartaginesi , come conobbero che gli av
versarli parte imbarcavansi , parte avean gi salpato , e
che i primi eran molto pi avanzati degli altri , volta-'
ronsi e si fecero loro incontro , e circondatili , distrus-'
sero le navi , e ' quella del capitano per poco non pre->
ero con tutta la gente ; senonch scamp essa inaspet
tatamente il pericolo merc del buon remeggio , di cui
era fornita, e della sua celerit. Le rimanenti de' Ro
mani che seguivano , a poco a poco si raccolsero
ed anelatesi in fronte, assaltarono i nemici, e presero
loro dieci navi colla gente , ed otto ne sommersero. Le
altre de' Cartaginesi ritiraronsi (79) nelle isole Liparee. fyQ
Dopo questa pugna , amenduc credendo d' aver con
egual fortuna gareggiato, si posero con ogn'' industria
a raccozzar vie maggiori forze navali ed a sostenere la
superiorit nelle cose marittime. Le forze di terra nulla
opcraron allora di notabile , ma in piccioli e lievi fatti
il tempo consumarono. Preparali adunque , nel modo
che dissi , fecero vela nella prossima stale. I Romani
con trecento trenta navi lunghe e coperte approdarono
a Messina, donde partitisi navigarono , lasciando a mano
destra la Sicilia , e girato il cap Pachino avviaronsi
ad (80) Ecuomo , ove aveano V esercito di terra, I Car-

68
.dxR. nesi salparono con trecencinquanta navi coperte, e pre
sero terra a (81) Lilibeo, poscia lUntiaronsi ad Era
clea Minoa.
XXVI. Era proponimento de' Romani di recarsi in
Africa e di trarre la guerra col , affinch i Cartaginesi
avessero a combattere , non gi pella Sicilia , ma per s
stessi e pel proprio paese. Questi all'opposito conoscendo
come l'Africa di facil accesso , e come la popolazione
tutta di quelle contrade di leggeri soggiogata sarebbe da
chiunque vi fosse ostilmente entrato , non ebber animo
di permetterlo , ma agognavano di esporre 1' evento al
rischio d' una battaglia navale. Apparecchiati gli uni a
resistere , gli altri ad assaltare , manifesto era che l'ar
dore d' amendue fosse per portarvi un fiero scontro.
I Romani adunque acconciarousi cosi all' uopo di pu
gnar in mare , come alla discesa nella terra nemica. D
perch scelsero d' infra le legioni le migliori braccia , e
divisero tutto V esercito , ch' erano per portar seco , in
quattro parti. Ciascheduna di queste parti avea due de
nominazioni; perciocch chiamavasi prima legione e pri
ma armata , e cos le altre. (83) La quarta prese un
terzo nome ancora , quello di triarii , secondo il costu
me negli eserciti di terra. Tutta la forza contenuta nelle
navi ascendeva a cenquaranta mila uomini, ricevendo ciaschedun vascello trecento rematori, e centoventi com
battenti. I Cartaginesi posero la maggiore, anzi ogni loro
cura nel prepararsi al cimento di mare. Il numero della
lor gente era , in ragione delle navi , olire cencinquanta mila. Onde , non che uno il quale co' proprii occhi
vedesse , chi parlar ne ode soltanto attonito contemplar

debbe la grandezza del pericolo, e dalla moltitudine de- A. HR.


gli uomini e delle navi arguire (83) 1' ampiezza e po
tenza di amen due gli flati. I Romani riflettendo aver
essi a correre l' alto mare appetto a nemici eh' erano
spediti navigatori , ingegnaronsi di disporre la loro ar
mata in guisa che fosse da ogni lato sicura e difficile
ad sser attaccata. Le navi da sei ordini, eh' erano due;
ed in cui trovavansi i consoli Marco Attilio e Lucio
Manlio , schierarono le prime in fronte appajate. Dietro
ciascheduna di queste collocarono ad una ad una in se
rie non interrotta le altre navi , formando due armate
condotte dalle respetlive Capiianc; Fra ogni nave di
amendue le armate lasciaron uno spazio sempre mag
giore. (84) E seguilavansi i legni l'uno presso all'altro,
guardando in fuori colle prore. Poich ebbero ordinala
la prima e la seconda battaglia a guisa di rostro , vi
aggiunsero la terza legione in una sola (85) fila di froute,
che pel la sua posizione deretana compieva la foma trian
golare di tutto lo schieramento. Appresso questa po
sero le navi che portavano i cavalli , remurchiate dalla
terza armala , ed alle spalle di questa anelarono la quar
ta armata , in cui erano i triadi , distendendoli in una
sola fila , per modo che da amendue i lati avanzavano
tutte le precedenti. Congegnata Ogni parie nella maniera
anzidetta , prendeva tutto l'ordinamento la perfetta figura
d' un (86) cuneo vuoto nella cima , ma solido alla base,
ed il complesso era agile , robusto , ed insieme diffcile
a sciogliersi.
.'
XXVII. Frattanto i duci Cartaginesi brevemente aringarono i suoi , facendo loro vedere j come vincitori nella

7
A. di/. pugna navale guerreggiato avrebbono pella Sicilia, lad
dove se fossero vinti combatterebbono pella patria
e pe' consanguinei ; indi comandarono entrassero nelle
navi. Il fecero tutti di buona voglia , e salparono ani
mosi e feroci , percioceb dalle cose loro dette presagivan F avvenire. I Capitani osservando 1* ordine de'nemici , e ad esso acconciando le loro disposizioni , schie
rarono tre parti delle loro forze in una sola linea , sten
dendo F ala destra nell' alto mare , come per circondare
gli avversarti , ed a questi opponendo tutte le loro pro
re. Della quarta parte formarono 1' ala sinistra di tutto
lo schieramento , c le diedero la figura di (87) forbice
piegandola verso terra. Conduceva F ala destra de'Cartaginesi , composta di (88) navi rostrate , e di galee da
cinque ordini le pi spedite per girar le ale nemiche,
Annone , quegli che vinto fu nella battaglia navale di
-Agrigento: della sinistra avea cura Amilcare , che combatt
nella marina di Tindarida , e che sostenendo allora il ci
mento nel centro, tale stratagemma uso nell'atto della, pugna.
I Romani veggendo che i Cartaginesi nel distendersi assot
tigliavano la schiera , gittaronsi sul centro, dal qual mo
vimento, ebbe principio il conflitto. Subitamente i Car
taginesi del centro avutone l'ordine , andarono in volta,
con animo di disunire la schiera de'Romani. Quelli per
tanto prestamente cedevano, ed i Romani con ardore li se
guitavano. Cosi la prima e seconda armata incalzava i
fuggitivi , e la terza e quarta ne furono staccate, quella
. che rimurchiava le navi cariche di cavalli , questa che
portava i triarii rimasti alle riscosse. I Cartaginesi , poi
ch credettero d'aver traite la prima e seconda armala

71
in luogo opportuno , ad un segno alzato nella nave di A. di R.
Amilcare tutti insieme voltaronsi ed assalirono coloro
che g' inseguivano. Qui si accese un fiero combatti
mento , ove nella celerit del volteggiare , nella facilit
d' accostarsi , e nella prontezza di ritirarsi i Cartaginesi
eran molto superiori , ma pella violenza del combattere,
quando era appiccata la mischia , e pel vantaggio di af
ferrare co' corvi. le navi che si appressavano, e perch
eran amendue i consoli fra i combattenti , ed al cospetto
loro facevasi il cimento , i Romani nutrivano non mi
nori speranze che i Cartaginesi. Da questa parte era in
siffatta guisa disposta la battaglia.
XXVIII. In quello Annone che dirigeva l'ala destra,
e nel primo affronto erasi tenuto in disparte , travali
cato il mare attacc le navi de' triarii , e li mise a mal
partilo. Quelli fra i Cartaginesi che schierati erano vi
cino a terra , mutata la forma che aveano in una fila
di fronte , e voltate le prore a' nemici , assalirono i rimurclii delle navi conduttrici de' cavalli. Queste , lasciate
andar le funi , azzuffa ronsi co' nemici e forte pugnaro
no. Era tutto il conflitto in tre parli , e tre battaglie facevansi in siti molto tra loro distanti : ma siccome uguali
eran le parti (89) sino dalla prima disposizione , cosi
pugnavasi con ugual fortuna da tutti i lati. Tuttavia
accadde a ciascheduna meritamente quanto ragion vuole
che avvenga , allorquando simili sono tutte le circostanze
de' combattenti : (90) che i primi ad incominciar la pu
gna furono i primi a deciderla. Imperciocch fu final
mente soverchiato Amilcare , e messo in fuga. Manlio
leg le navi prese alle sue , ed Attilio , avvedutosi del

72
.di l. pericolo, in che erano i trarii e le navi conduttrici
/le' cavalli , s' affrett a soccorrerli co'vascelli illesi della
seconda armata, e raggiunto ch'ebbe Annone l'attacc
per modo , che i triarii , sebbene gi malconci , ripre
sero animo e vigore a ristabilir la pugna. J Cartaginesi
battuti da fronte ed assaliti da tergo , e circondati
all' impensala da quelli che venivan in ajuto , piegarono
e fuggirono peli' alto mare. (91) Frattanto Manlio, ri
tornando gi , e veggendo la terza armata spinta verso
terra e chiusa dall' ala sinistra de' Cartaginesi , ed Atti
lio che avea lasciate in salvo le navi de' cavalli ed i
triarii , mossero al soccorso de'pericolanti , i quali erano
poco men che assediati , e da lungo tempo in procinto
di perire ; se non che i 'Cartaginesi temendo i corvi ,
cignevanli bens ed a terra li premevano, ma loro non
si accostavano , peritandosi di assalirli , affinch nel
conflitto non fossero azzeccati. I consoli pertanto soprag
giunti tosto li circondarono , e presero cinquanta navi
nemiche con tutta la gente : poche , girata la costa ,
scamparono. Tali furono in questa battaglia navale le
fazioni particolari. L' esito in generale riusc favorevole
a' Romani. Perirono di questi ventiquattro navi , dei
Cartaginesi oltre trenta ; ma de' Romani nessuna nave
cadde colla ciurma in potere de' nemici ; de' Cartaginesi
ne cacklero sessantatr.
XXIX. Dopo questo fatto i Romani , fatta pi larga
provvigione di vettovaglie, e racconciate le navi prese ,
trattate eziandio le loro ciurme con quella cura che
convenivasi dietro cos prosperi successi , dirizzarono le
vele alla volta dell' Africa. Approdarono colle prime

73
navi al capo (92) Erma, il quale sporge fuori di tutto A.diR.
il golfo di Cartagine, e si estende lungi in mare vrso
la Sicilia. Col aspettarono le navi che li seguivano , e
raccolta tutta 1' armata , navigarono terra terra , sino a
che giunsero alla citt che ha nome (g3) Aspide. Qui
discesero , e tratte le navi sul lido , le circondarono di
fosso e di steccato , e si accinsero ad assediare la citt,
non volendo loro arrendersi quelli che la tenevano. I
Cartaginesi eh' erano scampati dalla battaglia navale ,
ritornati a casa , e persuasi che i nemici , insuperbiti
della vittoria ottenuta , sarebbono incontanente corsi a
Cartagine , custodivano con forze terrestri e navali la
costa che giace davanti alla citt ; ma poich riseppero
che i Romani erano impunemente sbarcati , ed assedia
vano Aspide , non istettcro pi in guardia del loro ar
rivo , ma ragunarono forze , ed occuparonsi in presi
diare la citt e la campagna. I Romani , ir. * jnoritisi di
Aspide, e lasciata guernigione nella citt e ne' dintorni,
mandarono ambasciadori in patria per annunziar 1' ac
caduto , e per chieder ci che avessero a fare in avve
nire, e come governarsi. Indi partironsi in fretta con
tutto l' esercito , e si diedero a guastar il paese. Non s
opponendo loro nessuno distrussero molte abitazioni
magnificamente costrutte , presero mollo bestiame , ed
oltre venti mila corpi schiavi condussero alle navi.
Frattanto giunsero da Roma mandatarii , che significa
rono dover uno de' consoli restare con sufficienti forze,
e 1' altro recar a Roma 1' armata. Rimase M. Attilio
con quaranta navi , quindicimila fanti , e cinquecento
cavalli. L. Manlio pigli seco le ciurme e lutti i pri-

74
d'ili, gioni, e passato a salvamento davanti alla Sicilia, venne
a Roma.
XXX. I Cartaginesi , come videro che i nemici apparecchiavansi a lunga guerra , elessero primieramente
due capitani de' loro eserciti , sdrubale figlio d' An
none e Bstaro, poscia (94) mandarono in Eraclea ad
Amilcare , richiamandolo premurosamente. Questi con
cinquecento cavalli e cinque mila fanti giunse a Car
tagine , e creato terzo capitano consigliossi con sdru
bale circa il partito da prendersi in tal frangente. Pia
cque loro di soccorrer la campagna, e di non permetter
che a man salva si guastasse. Attilio dopo alcuni giorni
si mise in cammino , prendendo d' assalto e saccheg
giando le castella non murate , e le murate assediando.
Giunto presso (95) Adi , citt non ispregevole, vi pose
attorno il campo , spignendo le opere e 1' assedio. I
Cartaginesi pertanto bramosi di soccorrere la citt e
risoluti di difender i luoghi aperti , uscirono fuori col1' esercito , ed occupato un colle , il quale soprastava
bens a' nemici , ma era incomodo alla propria oste, vi
si accamparono. Del resto , sebbene avean le maggiori
speranze ne' cavalli e negli elefanti , abbandonarci il
piano (96) e si rinchiusero ne' luoghi forti e di diffidi
accesso, insegnando per tal guisa a' nemici ci che avean
ad imprender contra di loro. Locch eziandio avvenne;
sendoch i duci Romani , conoscendo merc della loro
esperienza , come il nerbo pi formidabile dell' oste av
versaria era divenuto inutile pella natura de' luoghi, non
aspettarono che discesi al piano si schierassero , ma va
lendosi della favorevole circostanza , accoslaronst in sul

far del giorno al colle da amendue le parli. I cavalli A. diR.


dunque e gli elefanti non erano a' Cartaginesi di nessun
uso , ma i mercenarii , con gran valore ed insistenza
pugnando , costrinsero la prima legione a ceder ed a
fuggire. Tuttavia accerchiati , mentrech avanzavansi
precipitosamente , da quelli che dall' altra parte saliva
no , andaron in volta. Allora sboccaron subito tutti dal
campo. Gli elefanti pertanto ed i cavalli , riusciti tosto
al piano , salvi si ritrassero. Ma i Romani inseguirono
la fanteria per breve tratto , e saccheggiato il campo si
diffusero per tutta la campagna e le citt, ed impune
mente le guastarono. Ed impadronitisi della citt di
Tunesi (97) , eh' era molto acconcia alle imprese che
meditavano , ed oltre a ci opportunamente situata per
rispetto a Cartagine ed alla vicina campagna , presero
dentro a lei gli alloggiamenti.
XXXI. I Cartaginesi sconfitti poco fa per mare , ed
ora per terra , non per vilt de' soldati , ma per im
prudenza dei capitani , ridotti eran al tutto in una dif- figg
ficile situazione. Alle quali cose s' aggiunse che i Nu
midi ad un tempo gli assaltarono , e recavan al loro
territorio non minore , anzi maggior danno che non
facevan i Romani. Donde avvenne che gli abitanti della
campagna fuggivano spaventati in citt, ove la desola
zione e la fame eran al colmo, parte per cagione della
moltitudine , parte perch aspettavano 1' assedio. Attilio
veggendo i Cartaginesi vinti per mare e per terra , e
stimandosi gi prossimo ad espugnar la citt , (98) te
mendo, non il console che gli fosse per succedere,
mandato da Roma , gli usurpasse il titolo delle sue

fffl. gesta, invilo i Cartaginesi a trattar la pace. Questi lieti


la proposta ascoltarono, e spedirono a tal effetto i loro
uomini primarii , i quali seco lui abboccatisi , tanto furon lontani dal piegar 1' animo a ci che da loro chiedevasi, che nort ebbero neppur cuore d'udire i gravosi
comandamenti. Imperciocch Attilio , come se d' ogni
cosa fosse gi padrone , credeva dover essi a grazia ed
a generosit ascrivere checch egli loro lasciava. Ma i
Cartaginesi considerando che , quand' anche soggiogati
fossero, seguir non ne potea peggio di quanto lor iitponevasi , se ne ritornarono , non solo disgustali delle
condizioni offerte , ma ben anche gravemente offesi
dalla durezza di Attilio, (gg) Il Senato poi de' Cartagi
nesi sentite le proposizioni del console Romano , com
che disperasse quasi della salvezza, vi si oppose tuttavia
con tanto vigore e con tanta altezza d' animo, che tols
di sofferir tutto , e di sperimentar qualsivoglia fatica e
fortuna , anzich tollerare nulla che sentisse di vilt ed
indegno fossa delle gesta passate.
XXXII. Circa quel tempo approd a Cartagine ut
raccoglitor di milizie straniere , eh' era pria stato spe
dito in Grecia , e rec seco grosso nunlero di soldati ,
fra Cui era certo Santippo (100) Lacedemone, uomo al
levalo nella disciplina Spartana, e di sufficiente pratica
nelle cose di guerra. Il quale udita l' ultima sconfitta ,
e come ed in qual guisa avvenne , e veggendo insieme
bellici apparati de' Cartaginesi , e la moltitudine dei
cavalli e degli elefanti , subito ne argu ed espose agi
amici , che i Cartaginesi non da' Romani , ma da s
stessi peli' imperizia de* loro capitani erano slati vinti.

97
Tosto, siccome (101) accader dovea in quel frangente, A.diR.
si sparsero i discorsi di Saulippo fra il volgo e i duci ;
laonde a1 principali della citt parve di chiamar costui ,
e di farne sperienza. Egli venuto a colloquio , addusse
a' maestrali le ragioni di quanto aveva asserito , e di
mostr loro la causa della rolla toccata , affermando
ohe , ove lui ascoltassero , ed al piauo si attenessero
nelle marce , negli accampamenti e nelle battaglie , di '
leggeri potrebbonsi procurar salvezza , e vincere gli av
versarli. I duci, approvali i suoi delti, e da lui persuasi
gli consegnarono 1' esercito incontanente. Non s tosto
erasi divulgata questa voce di Saulippo, che un rumore
e bisbiglio pieno di speranza corse pella moltitudine ;
ma (ioa) come condusse 1' oste fuori della citt, e f at
telo acconciamente , ed incominci a farlo muover in
ordine parte per parte , ed a comandar secondo le re
gole , tanto superior apparve all' imperizia degli antece
denti capitani , che il popolo con grida signific il suo
applauso , e gli pareva mill' anni d' attaccar i nemici ,
tenendo per fermo che condotti da Santippo nessuna
sciagura gli potrebbe avvenire. Indi osservando i capitani
che la moltitudine erasi maravigliosamente rianimala ,
aringaronla come si conveniva alla circostanza , e dopo
alcuni giorni mossero colle forze, le quali componevausi
di circa dodici mila pedoni , quattro mila cavalli , e
pressoch cento elefauii.
XXXIII. I Romani , come videro i Cartaginesi mar
ciare per luoghi piani , e per il campo in sili eguali ,
strana cosa loro sembr , e se ne turbarono. Tuttavia
non indugiarono ad appressarsi a' nemici t e non esseu-

78
A. d l. done pi lungi, accampanasi il primo giorno in di
stanza di dieci stadii circa da' medesimi. Il di appresso
i capi de' Cartaginesi deliberarono che cosa e come
avessero a fare. I soldati , agognando di cimentarsi , fa
cevano crocchii, e ad alta voce chiedevano che Santippo
. quanto prima condurli dovesse alla pugna. I duci , o&*
servando l' impeto ed il fervor delle turbe , e scongiu
randoli ad un tempo Santippo stesso di non lasciar
sfuggire 1' opportunit , comandarono a' soldati d' esser
presti , ed a Santippo lasciaron Y arbitrio di governar
gli affari come stimerebbe pi utile. Egli accettata la
facolt , dispose gli elefanti in una (ila , ed innanzi a
tutto l' esercito collocolli in fronte ; la falange de' Car
taginesi pose dietro a questi in sufficiente distanza, ed
i mercenarii , parte schier nell' ala destra , parte , ed
eran cotesti i pi agili , mise insieme co' cavalli davanti
ad amendue le ale. I Romani , veduti gli avversarti in
ordine di battaglia , andaton loro prontamente incontro.
Ma sbigottiti degli elefanti , 1' assalto de' quali prevede
vano , si posero dinanzi (io3) i lanciatori , e dietro ad
essi affollarono molte (to4) insegne, ed i cavalli distri
buirono fra le due ale. Facendo per tal modo tutta la
schiera pi ristretta di prima , e pi profonda , s' op
posero, quanto alla pugna contra le belve, ma per
quello che spetta al guarentirsi da' cavalli , che i loro
di gran lunga in numero superavano, al tutto fallirono.
Poich amendue , secondo il proprio divisamento , eb
bero disposto il tutto e le parti negli ordini conve
nienti , rimasero schierati , aspettando 1' opportunit di
reciprocamente affrontarsi.

XXXIV. Allorquando Santippo comand a' reggitori A. di R.


degli elefanti d' avanzare , e di rompere le file de' ne
mici , ed a' cavalli di girar ambe le ale , e di assaltar
gli avversarii , i Romani ancora , conforme loro co
stume, (io5) batterono le armi, ed alte grida mettendo
andaron addosso a' nemici. I cavalli de' Romani fuggirou
tosto in amendue le ale , perciocch quelli de' Cartagi' nesi di molti doppii gli avanzavano. (to6) I fanti che
erano nell' ala sinistra , cedendo all' impeto delle belve ,
ed insieme disprezzando i mercenari! , attaccarono 1' ala
destra de' Cartaginesi , e messala in fuga, la incalzarono
ed inseguirono sin dentro al campo. Di coloro che sta
vano rimpetto agli elefanti , i primi cadevan a mucchii
combattendo , spinti e conculcati dalla violenza degli
animali. Cionnondimeno il corpo della battaglia , pella
profondit delle file serrate , rimase per alcun tempo
senza rompersi. (107) Ma poich le schiere estreme ,
accerchiate dappertutto da' cavalli , costrette furono a
volgersi ed a pugnare , e quelli che per mezzo gli ele
fanti forzato avean il passaggio , e stavan gi a tergo
delle belve , s'avvennero nella falange intatta e ben or
dinata de' Cartaginesi , venivano trucidati ; i Romani ,
travagliati da tutte le parti perirono, il maggior numero
calpestati dall' enorme forza delle belve; gli altri a furia
di lance trafitti dalla folla de' cavalieri nello stesso sito
della battaglia. Pochissimi salvaronsi colla fuga , e sic
come facevano la ritirata per luoghi campestri, cosi ne
caddero di questi ancora sotto gli elefanti ed i cavalli.
Cinquecento forse che fuggivano col console Attilio ,
vennero fra poco nelle mani de' nemici , e tulli con

8o
A.diR. essolui furono preji vivi. De' mercenarii , che militavano
presso i Cartaginesi, e che stavano contro l'ala sinistra
de' Romani , morirono da ottocento. De' Romani salvaronsi da due mila , i quali nel!' inseguir i nemici , sic
come dicemmo , si sottrassero al pericolo ; gli altri tulli
perirono , tranne il console Attilio , e quelli che seco
lui andarono in volta. I Cartaginesi , spogliati i morti ,
condussero seco il console co' prigioni , e ritornarono
in citt pieni di giubilo per colai vittoria.
XXXV. (108) In questa emergenza , ove bene si
consideri , molte cose avvennero , donde trarsi possono
utili precetti peli' umana vita. Ini perciocch evidentissimo
si fece allora a tutti pel caso di Attilio , non doversi ,
massimamente dopo i prosperi successi , ver fidanza
nella fortuna , dappoich colui che test non accordava
misericordia n perdono a' vinti , fu poco stante egli
Stesso menato in servaggio, e ridotto a pregar que' me
desimi pella sua salvezza. Laonde ci che aulicamente
disse assai bene Euripide: ((09)
Vince un savio consiglio molfe mani
acquist allora fede da' fatti; conciossiach un uomo solo
ed una sola opinione distruggesse un esercito che sem
brava invincibile , e nei maneggi di guerra senza pari ,
e quella repubblica eh' era manifestamente in fondo , e
gli animi de' soldati nella disperazione immersi , ergesse
a migliori speranze. Le quali cose io rammento a cor
rezione di coloro che leggeranno queste memorie. Che
due essendo i modi per cui gli uomini in meglio si
cangiano, V uno col mezzo de' proprii ca>i, 1' altro per

8i
via degli altrui , pi evidente ti quello delle proprie A. di il.
sciagure, ma pi sicuro quello delle straniere. Il primo
di questi nessuno sceglier di buon grado , posciach
dopo grandi fatiche e perigli conduce alla correzione ;
ma al secondo sempre da tener dietro , potendosi
senza danno conoscer in lui il meglio. Donde , a chi
dentro vi guarda lice arguire, la pi bella disciplina
per viver rettamente esser 1' esperienza che si acquista
dall' esatta storia de' fatti ; perciocch essa sola , senza
recar isconcio in qualsivoglia tempo e situazione, giudici
veraci ne fa del migliore.
XXXVI. I Cartaginesi , cui ogni cosa era riuscita a
talento , nulla omisero per significare 1' estrema loro
gioja, e grati dimostrandosi verso degli Dei, e recipro
cando tra loro ufficii di benevolenza. Ma Santippo , il
quale portato avea tanto incremento e preponderanza
agli affari de'Cartaginesi, in breve partissi con prudente
ed accorto consiglio, (ito) Imperciocch le gesta illustri
ed ammirabili ingenerano gravi invidie ed atroci calun
nie , le quali i cittadini , per cagione de* parentadi e
della moltitudine degli amici , possono, fosse tollerare ,
laddove agli stranieri amendue queste cose ridondano
in isvantaggio e percolo, (ila) Un'altea voce ancora
erasi diffusa circa la partenza di Santippo, la quale noi
c'ingegneremo di esporre, come pi acconcia occasione
che non la presente ce ne sar offerta. I Romani ,
cui le cose avvenute in Africa giunsero inaspettate, oc*
cuparonsi tosto in allestir l'armata e ritirar la gente che
in Africa erasi salvata. I Cartaginesi dal lor canto acpolibio , tomo i.
/
G

8a
dR. camparonsi sono Aspide e l' assediarono , procurando
di avere in lor potere quelli che rifuggiti eransi col
dalla battaglia, ma non potendola in alcun modo pren
dere (u) pel valor e peli' ardire de' difensori , desi
stettero finalmente dall' assedio. Avuta pertanto nuova
che i Romani apparecchiavano 1* armata per ritornar in
Africa , apprestaron essi pure i loro vascelli , e nuovi
ne fabbricarono. In breve tempo n' ebbero in tutto
punto dugento; onde salparono, e si posero ad osservar
l'arrivo de' nemici. I Romani in sul principio della state
trassero in mare trecencinquanta navi , e mandaronle
fuori , avendone creati comandanti i consoli Marco
Emilio e Servio Fulvio. Questi fecero vela e costeg
giarono la Sicilia , dirigendosi verso l' Africa. Presso
Erma azzuffaronsi coli' armata de' Cartaginesi , che al
primo affronto facilmente misero in fuga, (ii3) pren
dendo centoquatlordici navi colla genie. I soldati rimasti
in Africa levarono da Aspide , e ritornarono in Sicilia.
XXXVII. Tragittati a salvamento ed avvicinatisi al
territorio de' Camarini , venne lor addosso tanta furia
di tempesta e di sciagure , che descrivere non puossi
condegnamente all'enormit del caso. Imperciocch ( 1 1 4)
di quattrocensessantaquattro navi ottanta sole rimasero :
le altre parte affondarono , parte furono da1 marosi git
tate e fracassate agli scogli ed alle punte riempiendo
tutti que' lidi di cadaveri e di tavole infrante. Maggior
disgrazia di questa , accaduta per mare in un tempo
solo , non rammentano le storie. Della quale sono da
accagionarsi molto pi i condottieri , che non la for
tuna ; perciocch i timonieri solennemente aveau pr

83
testato che non si navigasse (i 1 5) dal lato esterno della A di R.
Sicilia , che guarda verso il mar d" Africa , essendovi
l' acqua profonda , e le spiagge senza porti : inoltre
dicevano (116) un segno celeste non esser ancora pas
sato, e l'altro a sorger prossimo; (che navigavano (117)
tra lo spuntar d' Orione e del Cane ). Ma non dieder
essi retta a cotali ragionamenti, ((18) e si spinsero
nel mar di fuori (119) desiderosi d'insignorirsi in pas
sando di qualche citt , che spaventata avrebbono colla
mostra della vittoria test ottenuta. Cosi , per piccole
speranze abbattutisi in grandi sventure, riconobbero alla
perfine la propria stoltezza. (120) Generalmente i Ro
mani spuntar volendo tutto colla forza, e credendo che
seguir debba necessariamente ci che si hanno proposto;
e nulla di quanto han risoluto di fare esser impossibile,
riescon loro molte imprese per siffatto impeto appunto,
ma in alcune al tutto succumbono , massimamente per
mare. Conciossiach , siccome per terra hanno a fare
con uomini ed opere umane, cos molte cose vanno loro
a seconda opponendo essi la violenza a forze eguali.
Tuttavia qui ancora , sebbene di rado , falliscono. Ma
allorquando col mare e coli' ambiente si cimentano , ed
a far loro forza imprendono , toccano di grandi scon
ftte. Ci loro a quel tempo e sovente gi accaduto ,
ed accadr in appresso , finattantoch un giorno non
correggeranno tanta audacia e foga , per cui credono
dover loro sempre esser aperto il mare e la terra.
XXXVIII. 1 Cartaginesi , risaputa la perdita dell'ar
mata Romana , e credendosi da molto per terra dopo
gli avuti prosperi successi , c per mare a ragione della

84
A, dill. riferita sciagura de' Romani, con maggior animo si die
dero a' lavori navali e terrestri. Spediron tosto Asdrubale in Sicilia e gli consegnarono i soldati che avean gi
sotto lui militato , e quelli ch' erano venuti da Eraclea,
ed insieme cenquaranta elefanti. Partitosi costui , appa
recchiarono dugento navi e le altre cose al viaggio ne500 cessane. Asdrubale, giunto salvo a Lilibeo, esercitava
gli elefanti ed i soldati , ed appariva esser egli per oc
cupar i luoghi aperti. I Romani , cui coloro ch' erano
scampati dal naufragio avean riferito ogni cosa minuta
mente , furono dolenti oltre modo, ma (121) non con
sultando punto se avessero a cedere , determinarono di
far costruire duge moventi (122) nuovi vascelli. Compiuti
questi nello spazio di tre mesi ( cosa non facile a cre
dersi ) , i comandanti Aulo Attilio e Gneo Cornelio ,
ch' erano stati eletti , tosto gli allestirono , e fecero
vela. (ia3) Entrati nello stretto presero seco da Messina
le navi salvate dal naufragio , ed afferrarono con tre
cento navi (i>4) Palermo di Sicilia , che per esser
la citt pi importante del dominio Cartaginese si ac
cinsero ad assediare. Innalzate le opere in due luoghi ,
e posta ogni cosa in ordine , recarono innanzi le mac
chine. Cadde per pochi colpi la torre situata presso al
mare, onde i soldati entrarono con impeto per quella
parte , e la cos detta citt nuova fu espugnata , e per
tal caso venne anche in pericolo quella che vecchia
nominata ; il perch gli abitanti tosto s arrendettero
Insignoritisi della citt , i consoli vi lasciarono un pre
sidio c se ne andarono a Roma.
501
XXXlX. La state vegtiente i nuovi consoli Gneo

85
Servi Iio e Cajo Sempronio salparono con tutta l'armata, A.diR.
ed approdati in Sicilia , di 11 si partirono peli' Africa.
Radendo la costa fecero molte discese, nelle quali niente
di memorabile avendo operato, vennero all'isola (ia5)
de' Lotofagi , che chiamasi Meninge , e non lungi
dalla piccola Sirte. Cola per poca pratica de' luoghi
diedero in un basso fondo , ed essendosi assise le navi
al ritirarsi della marea , furono in grande imbarazzo.
Tuttavia ritornata inaspettatamente dopo alcun tempo
F acqua gittaron fuori le cose pi pesanti ed a grande
stento alleviarono le navi ; poscia se ne andarono simili
a chi fngge. Ricondotti in Sicilia e girato il capo Lilibeo , presero terra a Palermo , donde temerariamente
navigando (126) peli' alto mare alla volta di Roma,
abbatteronsi nuovamente ad una burrasca tanto forte ,
che perdettero pi di cencinquanta navi. I Romani ,
dopo questi avvenimenti , comech fossero in tutto ol
tremodo ambiziosi, ci non di meno pe' grandi e molti
danni sofferti si rimasero di allestire un' altra armata ;
sibbene avendo ogni residua loro speranza nelle forze
di terra , spedirono i consoli Lucio Cecilio e Gneo 5o3
Furio colle legioni in Sicilia ; ed armarono soltanto
sessanta navi per recar le vettovaglie all' esercito. Pelle
anzidette sciagure gli affari de' Cartaginesi saliron di
bel nuovo a pi onorevole stato : che il mare signo
reggiavano senza timore , dappoich i Romani se n' erano ritirati , e nelle forze di terra molto speravano. E
n'avean ben donde. Imperciocch i Romani, divulgatasi
la fama della battaglia in Africa, come gli elefanti
ruppero le loro file, e fecero perir molta gente, ebbero

86
J.diR. tanto spavento di cotesti animali , che due anni ap
presso, schieratisi di rincontro al nemico, quando nella
campagna di Lilibeo , quando in quella di Selinunte ,
in distanza di cinque o sei stadii , non arrischiaronsi
mai d% incominciar la pugna, u di scender al piano
per timore degli elefanti. A que' tempi presero soltanto
per assedio le (127) Terme e Lipari, attenendosi a
luoghi montuosi e di malagevole accesso. Per la qual
cosa osservando i Romani la timidezza e l'abbattimento
del loro esercito di terra, mutarono consiglio , ed appigliaronsi un' altra volta al mare. E creati consoli Cajo
Attilio e Lucio Manlio, fabbricarono cinquanta vascelli,
levarono gente , e si diedero con ardore ad accozzar
un' armata.
XL. Il duce de'Cartaginesi AsJi ubale, veduti avendo
i Romani timidi nelle antecedenti fazioni, come riseppe
che l' uno de' consoli colla met delle forze andato se
n" era in Italia , e Cecilio coll' altra parte dell' esercito
stanziava a Palermo , per esser di presidio al ricolto
degli (128) alleati, ch'era gi avanzato, mosse coll' oste
da Lilibeo ed accam possi in su' confini del territorio di
Palermo. Cecilio veggendolo baldanzoso, e bramando
di aizzar il suo impeto , contenne i suoi dentro alle
porte. Il perch Asdrubale , fattosi pi audace , quasi
che Cecilio non osasse d' uscire , arditamente si trasse
innanzi con tutto l'esercito, e pelle strette gittossi sulla
campagna di Palermo. Guast le derrate sin presso alla
citt , e tuttavia Cecilio non cangi proponimento , fnattantoch 1' ebbe indotto a passar il fiume che scorre
avanti la citt. Poich i Cartaginesi traghettarono gli

87
elefanti e l'esercito, mand fanli leggeri a stuzzicarli, A.iR.
finch li costrinse a porsi in ordine di battaglia. Veduto
il buon successo del suo divisa mento, colloc una mano
di genie spedita innanzi al muro ed al fosso , e co
mand , che ove le belve s'avvicinassero, le ricevessero
con un nugolo di saette , e quando fossero incalzati, si
rifuggissero nel fosso , e ne balzassero fuori un* altra
volta per vibrar le lance negli animali che piombassero
loro addosso. (129) Agli artigiani, che trattengonsi nel
mercato , ordin che recassero i dardi, e li deponessero
fuori della citt alla base delle mura. Egli colle insegne
piantossi sulla porla che guardava 1' ala sinistra de' ne
mici , donde sempre pi soldati e pi mandava in soc
corso (i3o) della fanteria leggera. Rendutasi la zuffa
generale, i reggitori degli elefanti, gareggiando con
Asdrubale , e volendo di per s conseguir la vittoria ,
andarono tutti insieme d'impeto sopra i combattenti che
di leggpri misero in fuga ed inseguirono sin dentro al
fosso. Le belve avventatesi a questi , e ferite da coloro
che dal muro le saettavano , e ad un tempo trafitte
dagli spiedi e dalle aste che spessi e gagliardi lanciavansi dalla gente intatta che schierata era dinanzi al
fosso , coperte di trecce e lacerate in tutto il corpo ,
subitamente si scompigliarono, e voltatesi gittaronsi sosopra i suoi , calpestando ed uccidendo gli uomini , e
confondendo e sparpagliando le file. Locch veggendo
Cecilio usc solleciiamertte coli' esercito , ed assaltali di
fianco i nemici scomposti co' suoi eh' erano intatti ed
in buon ordine , fece degli avversarli orrenda strage , e
molti ne uccise , gli alni mise in precipitevole fuga.

88
diR. Dieci elefanti prese (i3i) co' mori che li reggevano; i
rimanenti che i mori aveano sbalzati, fece dopo la bat
taglia circondar dalla cavalleria, e s' impossess di tutti.
Per questo fatto egli ebbe , a confessione d' ogn' uno ,
il merito di rinfrancar le forze terrestri de' Romani , e
di far si che riconquistassero i luoghi aperti.
5o4
XLI. Venuta a Roma la nuova della vittoria , grande
ne fu la gioja, non tanto pella sconfitta de'nemici, rimasti
privi degli elefanti , quanto pel coraggio cresciuto a'suoi,
dopo aver superati questi animali. Adunque per siffatte
cagioni corroboraronsi un'altra volta nel lor primo propo
nimento di spedir a nuove imprese i consoli con un'ar
mata ed un esercito navale , ingegnandosi a tutto loro
potere di por fine a questa guerra. Apparecchiato il
necessario a cotale spedizione , navigarono i consoli con
dugento vascelli alla volta della Sicilia. Correva allora
l'anno decimoquarto della guerra. Approdati (i3a) a Lilibeo , e col incontratisi colle forze di terra , prepara*
ronsi ad assediar la citt stimando che avendola espu
gnata facilmente porterebbono la guerra in Africa. In
torno a ci egual era a un di presso l'opinione de' duci
Cartaginesi , i quali non altrimenti che i Romani ne
giudicavano. Quindi lasciata ogni altra cosa da parte, si
fecero a soccorrerla, ed a tentare e tollerar tutto pell'aneidetta citt; perciocch nessuna ( 1 3 3) forte stazione sa
rebbe loro rimasta , essendo i Romani signori di tutta
la Sicilia , fuorch di Trapani. Ma affinch non riescan
oscure le cose da noi dette a chi non conosce que'luoghi , noi ci studieremo di recar brevemente a cognizione
de' leggitori 1' opportunit e la posizione loro.

9
XLII. Tuttala Sicilia situata per rispetto all'Italia ed A.dRalle sue ertremit , siccome il Peloponneso per rispetto al
rimanente della Grecia ed a' suoi promontorii ; ma in
ci differiscono , che quella isola , questo continente ,
perciocch (i 34) il tramezzo dell'una si varca a piedi,
1' altro in nave. La figura della Sicilia triangolare , e
le punte di ciaschedun angolo prendono l'aspetto di
promontorii , di cui quello eh' inclinato a mezzogior
no , e sporge nel mare Siculo , chiamasi Pachino ; quello
che guarda a settentrione forma il confine occidentale
dello stretto , dodici stadi! distante dall' Italia , ed ha
nome Peloro ; il terzo voltato verso l'Africa , e giace
opportunamente di rincontro a' promontorii che stanno
dinanzi a Cartagine , lungi da questi circa mille stadii ,
voltato all'occidente ( 1 3 5) vernale, divide il mar
Africano dal Sardo , ed appellasi Lilibeo. Presso a que
sto situata una citt d' egual nome , che allora asse
diavano i Romani , ben fortificata di mura , con intorno
un fosso profondo e lagune dal mare , pelle quali en
trasi nel porto , ma non senza molta perizia e pratica
de' luoghi. I Romani vi avean posto il campo da amendue le parti, e Io spazio fra i due campi avean occu
pato con fossa , steccato e muro. Incominciarono ad
avanzar le opere verso la torre pi vicina al mare, che
porta in Africa , ed aggiugnendo sempre nuovi lavori
a' gi fatti , ed estendendo vie maggiormente le costruite
moli, abbatterono finalmente sei torri prossime alla gi
mentovata. Le altre (i36) tutte ad un tempo presero a
martellar coli' ariete. Spingevasi con efficacia e terrore
r assedio ; le torri , quali ogni giorno minacciavan rui-

9
A. HR. na , quali minavano, e le opere progredivano sempre
pi oltre nell' interno della citt , per modo che gli as
sediati compresi erano di forte costernazione e spavento,
sebbene v' avea nella citt , senza la moltitudine urbana,
da diecimila mercenarii. Frattanto il lor comandante Imilcone non ometteva nulla di ci* che farsi potea, ma ri
fabbricando gli edifizii caduti, e (t3^) scavando mine,
non comune imbarazzo recava a' nemici. Girava egli
eziandio qua e l ogni d , e tentava di appiccar il fuoco
alle opere degli avvtrsarii , ed a questo fine temeraria
mente eccitava molte avvisaglie di giorno e di notte,
a tale che qualche fiata pi ne morivano in siffatti con
flitti , che non sogliono cadere nelle battaglie campali.
XLIII. In questo mezzo alcuni de'principali duci della
milizia mercenaria , indettatisi di consegnare la citt ai
Romani , e persuasi che i loro soldati gli avrebbon ub
biditi , balzarono di notte tempo fuori della citt nel
campo nemico, e ne parlarono al console Romano.
Ma ( 1 38) 1' Acheo Alessone, lo stesso che ne'tempi ad
dietro fu cagione di salvezza agli Agrigentini , quando
- mercenarii de' Siracusani macchinavano di tradirli, fu
allor pure il primo che della pratica ebbe sentore , e
1' aperse al capitano Cartaginese. Il quale , udito ci che
era, raun immantinente gli altri duci, e supplichevole gli
ammon, promettendo loro gran doni e premii a serbargli
la fede, e non prender parte alle insidie di coloro ch'eran
usciti. Fu accolto il suo discorso con gradimento; quindi
mand con essi tosto a'Celti Annibale figlio di quell'An
nibale che mor in Sardegna, pella famigliarit che qual
antico compagno d' arme seco loro avea, ed agli altri

9\
mercenari! spedi Alessone ch'era ad essi accetto, ed in cui A. di B.
aveano fiducia. Costoro raccolsero la moltitudine , l'aringarono ed impegnarono la propria fede circa i doni ,
che il capitano aveva a ciascheduno promessi. Cos di
leggeri li persuasero a non far novit. Il perch , ac
costatisi poscia alle mura quelli eh* eran usciti e vo
lendo esortarli ad accettar le offerte de' Romani , non
che loro badassero , ricusarono perfin d'ascoltarli , e sca
gliati lor addosso sassi e dardi dalle mura li discaccia
rono. I Cartaginesi adunque pelle ragioni anzidette, per
poco non guastarono le loro faccende , traditi da' mer
cenari! ; ma Alesso u dapprima salv colla sua fedelt
agli Agrigentini non solo la citt ed il territorio , ma
eziandio- le leggi e la libert , ed allora fu causa che i
Cartaginesi non perdessero tutto.
Nulla di ci erasi risaputo a Cartagine , ma conget
turando di quali cose abbisognassero gli assediati, em
pierono col cinquanta navi di soldati , e preposero loro
Annibale , comandante delle galee, eh' era figlio d' Amil
care, (i3g) ed intimo amico d'Aderbale. Costui ammo
nirono con parole acconce al caso, e Io spedirono sol
lecitamente, imponendogli di non por tempo in mezzo
e di soccorrer gli assediali , facendo opportunamente
qualche colpo ardito. Spiccossi Annibale dal lido con
diecimila soldati, ed approd alle (i4o) isole Eguse .
che giacciono tra Lilibeo e Cartagine , ove aspett il
tempo propizio alla navigazione. Alzatosi un buon vento
favorevole , corse con tutte le vele gonfie a seconda del
l' aura diritto nell' imboccatura del porto , colla gente
sulle coperte delle navi armala e presta a combattere.

92
A. di 11'. I Romani , parte pella repentina comparsa , parte per
ch temevano non la forza del vento gli spingesse nel
porto insieme co' nemici , lasciarono d' impedire 1' en
trata del soccorso, ma stettero in mare, sbigottiti del
l' audacia degli avversari!. La moltitudine della citt ran
nata tutta sulle mura , in affanno dell' esito, ed insieme
lieta oltremodo della speranza inaspettatamente giunta,
con battimenti di mano e grida inanimiva quelli ch' en
travano. Annibale pieno d'ardire vi giunse a corsa, e dato
fondo , pose i soldati in terra a salvamento. Gli abitanti
tutti rallegravansi non tanto dell' arrivato soccorso , seb
bene molta speranza e forza gliene crescesse , quanto
del non essersi i Romani arrischiati d' impedire V in
gresso de' Cartaginesi.
XLV. Imilcone governatore della citt , veggendo l'ar
dore ed alacrit de' cittadini pegli ajuti arrivati , e di
coloro ch' eran venuti , per non aver essi sperimentati
i mali dell' assedio , volendo trar partito dall'impeto (t41)
non per anche scemato d' amendue le parti , per far
incendiare le opere de'nemici, chiam tutti a parlamento.
Qui con molte parole convenienti alla circostanza accese
ne' loro animi immenso desiderio di pugnare; percioc
ch a ciascheduno in particolare che con valore si di
porterebbe fece grandi promesse oltre a' doni di che,
disse , sarebbe loro stata cortese la pubblica munificenza
de'Cartaginesi. Applaudirono tutti ad una voce, e grida
rono non indugiasse ma seco loro uscisse : laonde egli ,
commendatili e gradita la loro buona disposizione, licenziolli, ordinando che andassero per tempo a riposarsi,
ed ubbidissero a' duci. Poco stante convoc i loro capi,

93
ed assegn a ciascheduno il luogo pi conveniente alias- A.diR.
salto , manifest loro eziandio il seguale ed il tempo
dell' attacco , e comand a' duci di recarsi a' loro posti
con tutta la gente intorno alla vigilia mattutina. Eseguiron essi i suoi comandamenti , ed egli postosi in cam
mino coli' esercito come prima si fece giorno , attacc
in molti luoghi le opere nemiche. I Romani , che pre
vedevano l' avvenire , non rimasero oziosi , n sprovvisti,
ma ovunque era d'uopo prontamente accorrevano e com
battevano valorosamente. In poco d' ora affronlaronsi
tutti , e fiera divenne la zuffa intorno alle mura ; im
perciocch della citt eran usciti non meno di ventimila
uomini , e (i42) quelli di fuori erano pi ancora. Ma
quanto maggiormente i soldati combattevano fuor delle
file e promiscuamente a lor posta , tanto pi infervoravasi il cimento, sendoch in tanta moltitudine pugnavan corpo a corpo , e drappello con drappello , collo
stesso ardore come se state fossero singolari tenzoni.
Tuttavia le grida e la calca precipua era intorno alle
opere. Conciossiach quelli che dapprincipio da ambe le
parti erano slati destinali , qua per discacciar chi guar
dava le macchine , l per non permetter che ci si fa
cesse , erano di tanta emulazione e gara accesi , gli uni
affaticandosi di respinger, gli altri incaponendosi di non
ceder loro punto , che alla fine ostinati morivano sul
luogo che occupato avean dapprima. Con questi mischiaronsi parecchii , che portavano fiaccole , stoppa e fuo
co , e con tanta audacia da tutte le parti piombavano
sulle macchine, che i Romani si ridussero all'estremo pe
ricolo , non potendo frenare l' impelo degli avversarli.

94
A.diR. Il capitano de' Cartaginesi veggendo che molti perivano
nella pugna, senza potersi impossessare delle opere, per
cui avea fatta cotest' impresa , ordin a' suoi trombadori
di suonar a raccolta. I Romani , che per poco non
avean perduti tutti gli apparecchi, impadronironsi final
mente delle opere , e recaron ogni cosa con sicurezza
in salvo.
XLVI. Dopo questa bisogna Annibale , da' nemici
non osservato , and di notte tempo colle sue navi
a 043) Trapani presso Aderbale duce de' Cartaginesi ;
imperciocch pell' opportunit del luogo e la bellezza
del porto i Cartaginesi sempre con grande diligenza
quella citt custodivano. Era dessa lungi da Lilibeo circa
centoventi stadii. Quelli di Cartagine volendo saper le
novelle di Lilibeo, e non le potendo avere, dappoi
ch 044) g" un' eran rinchinsi , gli altri gelosamente
guardati, uno de' principali , Annibale ( 1 4 5) soprannouiato Rodio , si profferse di entrar in Lilibeo , e di ri
ferire ci che co' proprii occhi veduto avrebbe. Aggra
diro11 essi cotal promessa, ma non se ne fidarono, es
sendo 1' armata Romana stanziata nel porto. Costui per
tanto , allestitasi una propria nave , salp e tragittato in
una delle isole che giacciono rimpetto a Lilibeo , il
giorno appresso col vento in Gl di ruota, ( 1 4*3) intorno
all' ora quarta , veggenti tutti i nemici , stupefatti dell'ar
dimento , entr , ed il d seguente tosto si accinse al ri
torno. Il console , volendo con maggior cura custodir
l' ingresso , allest nella notte dieci navi delle pi velie
re , ed egli stesso stando con tutto l' esercito sulla riva,
era spettatore di ci che accadeva. Le navi da amendue

95
le parti della bocca , accostatesi alla laguna quanto pi A. di R.
potevano, {>47) arrestaronsi co' remi alzati, in attitu
dine di assaltare e di prender la nave che fosse per
uscire. Ma il Rodio, staccatosi apertamente dalla costa.,
insultava cotanto j nemici coli' audacia e colla celerit
del navigare , che non solo scapp fuori illeso colla nave
e colla ciurma , passando dinanzi a' vascelli romani
quasi immobili , ma ben anclie , correndo un tratto avan
ti , si soffermava 048) co' remi in aria, non altrimenti
clie se sfidasse gli avversarii. E non osando nessuno di
dargli la caccia pel la velocit del suo remeggio , and a
buon viaggio , dopo aver con un legno solo insultata
1' armata nemica. Fece dipoi sovente lo stesso con grande
vantaggio de' Cartaginesi , cui significava volta per volta
le maggiori urgenze , mentre che confortava gli assedia
ti , e strabiliar faceva i Romani col temerario suo ardire.
XLVII. Ma soprattutto contribuiva all' audacia di lui
la pratica di que' bassi fondi , per mezzo i quali egli
esattamente segnata ave* la strada. Imperciocch come
ebbe tragittato l'alto mare e fu surto , quasi che da Ita
lia venisse , dirigeva la prora verso la torre pi vicina al
mare, per modo che ne ( 1 49) reslavan adombrate tutte le
torri che verso l'Africa sono voltate: unica guisa d'imberciar
il porto per chi naviga con vento diritto. Neil' arditezza
del Rodio affidali , molti che conoscevan i luoghi s' at
tentarono di mettersi alla stessa impresa. Donde molta
noja ricevendo i Romani si diedero a terrapienare (i5o)
l' imboccatura del porto. Ma la maggior parte dell' im
presa non riusc pella profondit del mare , e perch
le materie che vi si gittavano non poieano fermarsi , u

96
A. diB. in alcun modo rimanere unite per cagione del Gotto
dell' impeto della corrente , che tutto ci che gi lanciavasi, appena disceso, sospingeva e sbaragliava. In un
sito solo , ov' era un basso fondo , fu rizzato il terra
pieno a grande stento , nel quale arren una quadri
reme di singoiar costruzione , ch' era uscita di notte , e
venne in poter de' nemici. I Romani, di quella imposses
satisi , la fornirono di scelta gente , e stavan in agguato
di tutti quelli ch' entravano , massimamente del Rodio.
Il quale per avventura entrato di notte , nel ritorno ve
leggiava scopertamente; ma voltatosi e scorgendo la (i5i)
quadrireme , ch' era seco lui uscita , la riconobbe e sbi
gott. Dapprincipio tent di fuggire , mercecch era le
sto navigatore , ma vicino ad esser raggiunto , percioc
ch la nave (i 5a) avversaria era ben fornita di rematori
fu finalmente costretto a voltarsi e ad azzuffarsi co' ne
mici. Ma ( 1 53) rimasto inferiore a' soldati navali ch' eran
molti ed uomini scelti, cadde in mano degli avversarti.
I Romani insignoritisi di questa nave ancora , eh' era
ben fabbricata , e provvedutala di tutto il necessario ,
frenarono 1' audacia di coloro che recavansi navigando a
Lilibeo.
XLVIIf. Gli assediati rialzavano assiduamente ci che il
nemico abbatteva, ma disperavano di guastar e di distrug
gere i suoi apparecchi; quando insorse ( 1 54) un vento
che con tanta violenza ed impeto ( 55) resistette all'ac
costamento delle macchine , che scosse perfino le gal
lerie , e strapp le torri che a queste ( 1 56) stavano dap
presso. Allora alcuni mercenarii Greci, conoscendo l'op
portunit che offeriva la congiuntura di distruggere le

91
opere de' nemici , apersero al capitano il lor pensiero. A.diRIl quale approvato avendo la cosa, e preparato tutto ci
ch' era d' uopo all' impresa , i giovani mentovati , fatta
di s una mano , in Ire luoghi appiccarono il fuoco
alle opere. Eran queste da lungo tempo preparate ,
quindi facili a divampare, e siccome il vento infuriava
per modo , che conquassava le hasi delle torri e degli
altri edifizii , cosi grande pascolo ed efficace ebbero le
fiamme ; laddove difficili ed infruttuosi al tutto rinsci
vano i sussidii e gli ajuti de' Romani. Imperciocch il
caso tanto spavento recava a quelli che accorrevano, che
non poteano n comprendere n vedere ci che acca
deva , ma accecati dalla fuligine, dalle scintille e dal
densissimo fumo , non pochi perivano e cadevano senza
potersi avvicinare per frenar il fuoco. E quanto mag
gior era l'incomodo de Romani pelle cagioni test men
tovate , tanto maggior agio avean quelli che mettevan i\
fuoco , sendo che quanto offuscar poteva ed offendere
la bufera cacciava addosso agli avversarii , e ci che gittavasi o lanciavasi su' difensori , e per sterminar le ope
re, coglieva nel segno, avendo libera la vista coloro che ti
ravano ed il colpo essendo pi efficace pella sua veemen
za , e cospirando l'impeto del vento colla furia de' com
battenti. Finalmente crebbe a tale il guasto , che le basi
delle torri e ( 1 58) le travi degli arieti si rendettero disutili.
Per le quali cose i Romani disperarono di espugnar Lilibeo
colle opere ; ma cinsero la citt di fossa e di steccato, e ti
rarono un muro dinanzi al proprio campo commettendo l'e
sito al tempo. Quelli di Lilibeo rifabbricarono la parte del
muro caduta , e sostennero poi animosamente l' assedio.
POLIBIO ; tomo i.
7

98
A. diR.
XLIX. Pervenuta a Roma la nuova di questi fatti ,
5o5 ed essendo stalo poscia riferito da molli, conte la mag
gior parte della gente navale era perita nella difesa dulie
opere e nel resto dell' assedio , fu con ogni premura
eseguila una coscrizione di marinari , e raccoltine da
dieci mila spedironsi in Sicilia. I quali , poich ebbero
passato lo stretto, ed a piedi furono giunti nel campo,
il console Publio Claudio, rauuati i tribuni, disse,
esser la circostanza opportuna per andar a Trapani con
tutta l' armata , dappoich il duce de' Cartaginesi Ader
bale , comandante di (niella citt , preparato non era ad
una sorpresa , ignorava l' arrivo della nuova ciurma,
ed era persuaso che , pella perdita di gente avvenuta
nell' assedio , 1* armata non potea navigare. Avendo tulli
prontamente acconsentito , imbarc egli incontanente la
ciurma vecchia , e quella che di recente era venula , ed
elesse da tutto l1 esercito i migliori soldati , che sponta
neamente si offerivano , perciocch la corsa era breve ,
e la preda facile appariva. Con questo apparecchio salp
circa la mezza notte , seuza esser veduto da' nemici.
Dapprincipio raccolti veleggiavano , lasciando a man de
stra la terra ; ma come allo spuntar del giorno sursero
le prime navi presso a Trapani , Aderbale in reggen
dole stup dapprima di cosa tanto inaspettata, ma riavu
tosi tosto , e conosciuto 1' avvicinarsi de' nemici , risol
vette di non lasciar nulla intentato , e di tollerar tutto ,
anzich esporsi ad essere stretto da un assedio che gi
imminente appariva. Il perch raccolse subito le ciurme
sul lido , ed i mercenari convoc fuori della citt per
mezzo di banditore. Poich furono uniti , con breve

99
diceria rec loro alla mente la speranza di vincere, ove A.iR.
animosi combattessero , c le miserie di un assedio , ove
badassero , temendo il pericolo. Mostrandosi essi pronti
alla battaglia, e gridando che li conducesse , e non in
dugiasse , egli lodato e gradilo il loro ardore , comand
che sollecitamente s'imbarcassero , e guardando alla sua
nave la seguissero alla poppa. Dati eh' ebbe questi or
dini spacciatamente , usci il primo in alto mare , e con
dusse fuori i suoi sott' alle rupi , dal Iato del porlo op
posto a quello per cui entrati eran i nemici.
L. Il console Publio, osservando contro la sua aspet
tazione che i nemici non cedevano , n erano sbigot
titi del suo arrivo , ma accingevansi alla pugna , e che
le sue navi parte erano gi nel porlo , parte nella bocca
appunto , parte per entrarvi , ordin a tutte di voltarsi
e di tornar fuori. Allora quelle eh' erano nel porto , e
quelle che lo imboccavano , nel girare s' impacciarono ,
e non solo ne nacque irnmeuso tumulto fra la gente ,
ma delle navi ancora, nell'urial si vicendevolmente, schiantarcnsi i palamenti. Tuttavia , a mano a mano che si
sbrigavano , i comandanti delle galee schieravanle presso
al lido , ed in breve tutte guardavan colle prore i ne
mici. Publio stesso navigava dapprincipio alla coda del
l' armata , ma allora , voltatosi in correndo verso 1' Ito
mare, pervenne all'ala sinistra, 'frattanto Aderbale,
avanzata la stanca delle navi nemiche con cinque va
scelli rostrati , piant la sua nave di rimpetto agli av
versarli dalla parte dell'alto mare, e come ciascheduna
seguiva bandir facea (t5y) che lo stesso eseguisse. Poi
ch furono tutti collocali in fronte , dato il segnale ,

no
A.diR. dapprima and addosso a' nemici in ordine, mentre che
i Romani restavano vicini a terra per ricevere le navi che
fuor dpi porlo sorgevano. Donde avvenne che i Romani
con grande svantaggio rasente la costa combatterono.
LI. Come si furono avvicinate , alzaronsi i segnali da
amenti ue le Capitane , ed incominci la zuffa. Dapprin
cipio era il, combatlimen to equilibrato, perciocch cia
scheduna parte valevasi del fiore della forza di terra;
ma a poco a poco i (160) Cartaginesi divennero supe
riori , come quelli che in tutia la battaglia erano a mi
glior partito. Imperciocch di gran lunga avanzavano i
Romani nella celeril del navigare pell'eccellente costru
zione delle navi, e pella qualit delle ciurme, ed il sito
ancora molto gli ajutava , distesa avendo la loro schiera
dalla parte che guarda l'alto mare. Laonde, ove i ne
mici costretti gli avessero a ripiegarsi , essi sicuramen
te merc del celere navigare potevano retrocedere ed
uscire al largo ; e se taluno degli avversarii neh" inse
guire erasi di soverchio innoltrato, voltata la nave,
quando correndo attorno, quando spingendosi ne' fian
chi davano frequenti assalti , e molti vascelli sommer
gevano , mentre che quelli giravansi a stento ed erano
impacciali pel peso de' legni e pell'imperizia delle ciur
me. Che se alcuno de' compagni era in pericolo, pron
tamente lo soccorrevano e meltevan in salvo , traendolo
dietro le altre poppe in alto mare. Ma a' Romani il
contrario di ci avveniva , i quali essendo incalzati non
potean rinculare, perciocch presso a terra combattevano;
sibbene, stretto che fosse qualche loro vascello da quelli
che gli venivan addosso, o dava ne' bassi fondi e vi arre-

101
nava colla poppa, o portato sulla spiaggia vi era bat- A. di fi.
luto. Farsi strada per mezzo le navi nemiche , e sorger
alle spalle di quelle che gi erau nella zuffa impe
gnale , ( ripiego efficacissimo nelle pugne navali ) rendevasi loro impossibile pella gravezza de' vascelli , ed
innolue peli' inesperienza de' marinai. N poteva essi
tampoco recar soccorso a chi ne avea bisogno , serrati
com'erano alla terra , senza che rimanesse il pi pic
ciolo spazio per ajutare gli angustiati. Il console , ver
gendo ci che accadeva , e parte delle navi arrenala nei
bassi fondi , parte sbatlula sul lido , si diede a fuggire,
svoltando da mano manca lungo la costa, accompagnato
da circa trenta navi , che per avventura gli erano vici
ne. Degli altri vascelli , che ascendevano a novantatr ,
in un colla gente impossessaronsi i Cartaginesi : sennon
ch alcuni spinsero le navi a terra , e se ne andarono.
LII. Per questa pugna navale Aderbale sali in gran
fama presso i Cartaginesi , come quegli che da s , e
merc della propria provvidenza ed intrepidezza conse
guita avea la vittoria. Ma Publio (161) ne venne in
biasimo presso i Romani , e fu forte incolpato , dap
poich con temerit ed imprudenza avea proceduto , e,
per quanto era in lui , grave danno arrecato a Roma.
11 perch, tratto poscia in giudizio, fu a grossa multa
condannato , e corse non lievi pericoli. A malgrado
pertanto di cotali avvenimenti , i Romani , accesi dal
desiderio del dominio universale , fecero tutto il possi
bile , e con fervore adoperaronsi nella continuazione
dell' impresa. Quindi giunto il tempo de' comizii con
solari , ed eletti i nuovi consoli , mandarono inconta-

102
A di/i. nenie l'uno di loro (162) Lucio Giugno con vettovaglie
per quelli clie assediavan Lilibeo, e con ogni ultra cosa
necessaria al sostentamento dell' esercito. Oltre a ci
armarono sessanta navi che gli fossero di scorta. Giu
gno, venuto a Messina, e presi seco tutti i vascelli che
dall' esercito e dal resto della Sicilia gli eran andati
incontro, si part in fretta per Siracusa con centoventi
legni , e circa ottanta navi da trasporto che recavano i
viveri e l'altra roba. Ivi consegn a' questori met dei
legni da trasporto ed alcune galeotte , e spedili! , af
finch con ogni sollecitudine portassero il bisognevole
all' esercito. Egli rimase a Siracusa , aspettando quelli
che nel venir da Messina erano rimasi addietro, e per
ricever il frumento dagli alleati dentro a terra.
LUI. Circa quel tempo spedi Aderbale a Cartagine ,
gli uomini fatti prigioni nella battaglia e le navi p rese.
Il collega Cariatone mand con trenta navi , oltre alle
settanta con cui egli era arrivato , ed ordingli assalisse
improvvisamente le navi nemiche stanziate a Lilibeo ,
s' impadronisse di quelle che poteva , alle altre appic
casse il fuoco. Fece Canalone i suoi comandamenti , e
sorpresi i legni avversarli di buon mattino , parte ne
arse , parte ne trasse seco , onde gran confusione in
sorse nel rampo de'Romani. Imperciocch mentre questi
correvano in ajuto delle navi , ed alzava, isi le grida ,
Imilconc di' era (i(>3) alla guardia di Lilibeo, accortosi
di quello eh' era , e veduta poi ogni cosa come si fece
giorno , mand contro di loro i mercenarii fuori della
citt. I Romani , da lauti mali circondati , caddero in
non comune avvilimeu'o. Poscia il comandante dell' ari

io3
mata Cartaginese, ( 1 64) di pochi vascelli, tratti alcuni A.SiR.
seco , altri spezzati , si part da Lilibeo , ed and un
picciol tratto alla volta di Eraclea, stando in osservazione
per interchiuder le navi che recavansi all'esercito. In quello
annunziarono le vedette che un numero ragguardevole di
navi d'ogni genere avanzavasi ed era gi vicino; ond'egli,
bramoso d' azzuffarsi , come quegli che pella precedente
Vittoria dispregiava i Romani , si fece loro incontro.
Egualmente (i65) a'- provveditori ch'erano stati da Si
racusa spediti innanzi, avvisarono le galee, che sogliono
preceder 1' armata , 1' arrivo de' nemici. Essi , non inti
mandosi atti alla pugna , approdarono ad una picciola
citt del loro dominio , che porto non avea , ma ca
le (166) e prominenze fuor del lido , che opportuna
mente stavan dattorno. Col sbarcarono , e disposte le
catapulte e le macchine da lanciar pietre eh' erano
nella citt, aspettarono l'arrivo de' nemici. I Cartaginesi
avvicinatisi , dapprincipio si accinsero ad assediarli, sup
ponendo che i soldati spaventati si ritrarrebbono in
citt , ed essi impunemente si sarebbon impossessati dei
Vascelli. Ma essendo loro fallita la speranza , dappoich
quelli valorosamente difendevansi, ed il luogo presentava
molte e varie difficolt , dopo aver portate via poche
navi cariche di vettovaglie , si raccolsero ad un fiume ,
ove afferrarono , ed osservarono la partenza de' nemici.
LIV. Il console rimaso a Siracusa, poich ebbe re
cato ad effetto il suo proponimento , girata la punta
di Pachino , navig alla volta di Lilibeo , non sapendo
ci eh' era accaduto a quelli eh' egli avea mandati in
nanzi. Ma il comandante dell' armata Cartaginese , av-

io4
A.HIR. vertito di bel nuovo da' segni degli esploratori ch'erano
comparsi i nemici , and ad incontrarli in tutta fretta ,
con animo di attaccarli nella maggior distanza che potea
dalle proprie navi. Giugno scorgendo da lungi l'armata
Cartaginese , ed il grande numero delle navi , non
osando d' affrontarsi , n potendosene cansare pella vi
cinanza degli avversarii , devi in (167) luoghi aspri e
per ogni conto pericolosi, e vi prese terra , giudicando
ch' era meglio tollerar qualsivoglia caso , di quello che
far cadere tutto 1' esercito nelle mani de' nemici. Il co
mandante dell' armata Cartaginese , di ci avvedutosi ,
non volle pugnare n accostarsi a qne' luoghi , ma oc
cupato certo promontorio e col gittate le ancore , si
pose in osservazione tra amendue le armate , non la
sciando di vista nessuna. Frattanto sopraggiunse una
burrasca, (168) ed il mare minacciava sommo percolo,
quando i nocchieri Cartaginesi , pella pratica che avean
de' luoghi e della cosa preveggendo ci che sovrastava ,
e predicendo ci che sarebbe accaduto , persuasero a
Canalone di schivar la tempesta e di girare il promon
torio di Pachino. E fece egli gran senno : che Carta
ginesi , superata la punta a grande stento , collocaron le
navi in salvo. Ma amendue le armate Romane , soprap
prese dalla procella in siti al tutto importuosi, distrutte
furono per modo , che nulla rimase , neppur de' rotta
mi , buono a qualche cosa: tanto era oltre ogni creder
grande la rovina.
LV. Per questo avvenimento gli affari de' Cartaginesi
si raddrizzarono , e le loro speranze riacquistarono so
dezza. I Romani , che in addietro erano stati infe'ici

io5
anzi che no, allora lo furono elei tutto; onde abbati- A.diR.
donarono il mare , conservando la signoria del conti
nente : laddove i Cartaginesi il mare dominavano , e
non disperavano affatto della terra. Dopo queste scia
gure , tutti cos a Roma , come nell' esercito intorno a
Lilibeo , deploravano il misero stato della repubblica.
Ci non pertanto non desistevano dal proponimento
dell' assedio , (169) ma gli uni per terra senza opposi
zione somministravano il necessario , gli altri duravan
al cimento quanto potevano. (170) Giugno , andato al
l' esercito dopo il naufragio , dolentissimo com' era , po
neva ogni suo studio a qualche nuova impresa segna
lata , che risarcir potesse i danni sofferti. Il perch es
sendogli presentata certa lieve occasione, occup Erice
per tradimento, e s'impossess del tempio di Venere
e della citt. Erice un monte presso al mare in quella
parte di Sicilia che gif verso Italia , fra Trapani e
Palermo , ma pi confinante (171) e quasi contiguo a
Trapani , e molto pi alto di qualsivoglia montagna
della Sicilia, dall'Etna in fuori. Ha desso sulla vetta un
piano, ov' situato (173) il tempio di Venere Ericina,
a confessione universale il pi illustre per ricchezza e
dignit di culto tra quanti ne ha la Sicilia. La citt s
distende appi della vetta , e vi mena lunga e ripida
salita. Colloc egli sulla cima un presidio , egualmente
che sulla strada (173) per cui vi si ascende da Trapani,
ed amendue i luoghi con ogni impegno custodiva ,
(174) ma la salita maggiormente, persuaso di assicurarsi
cosi il possesso della citt e di tutto il monte.
LVL I Cartaginesi elessero poscia a capitano Amil- 507

io6
A. di E. care soprannomato Barca , ed a lui consegnarono 1' ar
mata. Questi, presa la forza navale, mosse per guastar
l'Italia, r Volgeva l'anno decimo ottavo della guerra. Spogli il paese (175) de' Locri e de' Brusii, e partitosi
di l afferr con tutta I* armata presso al territorio Pa
lermitano , ed occup il luogo denominato (176) Sul
Carcere, il quale giace sul mare (177) fra Enee e Pa
lermo , ed reputalo il sito pi acconcio per porvi il
campo con sicurezza , e per farvi lunga stanza ; per
ciocch un monte da tutti i Iati scosceso , che dalla
pianura clie gli sta dattorno sorge ad una ragguardevol
altezza. La sua circonferenza alla sommit non minore
di cento siadii , e sono a quella tutto il circuito ac
cessibile ed alto alla coltivazione. (178) Alle brezze del
mare ottimamente esposto, desso al tutto scevro d'a
nimali mortiferi. Precipizii inaccessibili il cingono dalla
parte della marina , e dove attaccasi alla terra di den*
tro , per modo che rimangono pochi intervalli che ri
chieggono qualche afforzamento. V ha su quello pure
un' eminenza , che servir pu di rocca , ed insieme di
comoda specola per osservar il paese sottoposto. Pos
siede eziandio un porlo, opportuno a -quelli che fanno
vela da Trapani o da Lilibeo verso Italia , il quale
abbondantissimo d' acqua. Tre sono le vie che menano
a cotesto monte , ma tutte difficili : due da terra , una
da mare. Col pose temerariamente il campo Amilcare,
come quegli che senza aver alcuna citt alleata , u
qualsivoglia altra speranza , gillossi in mezzo a' nemici.
Ci non di meno prepar a' Romani nou lievi brighe
e pericoli. Imperciocch primieramente , partitosi di l

ic>7
per mare , guast la costa d' Italia sino alla campagna A.diR.
di Cuma ; poscia essendosi i Romani accampati di ri [Ti
petto a lui avanti Palermo nella distanza di cinque
stadii circa , molte e varie zuffe appicc seco loro per
terra nello spazio di quasi tre anni , le quali non si
possono qui tutte partitamente descrivere.
LVH. Avvegnach siccome (179) ne' pugili (180) per
generoso ardire e per robustezza eccellenti, allorquando
dannosi battaglia per conseguir la corona , colpo sovra
colpo s'assestano senza posa, e u i combattenti n gli
spettatori possono tener conto de' singoli assalti e colpi,
o prevederli , ma da tutto il vigor della pugna puossi
far convenevolmente ragione dell' ardore , non meno
che della perizia . forza , ed alto animo di ciaschedu
no ; (181) cos ne' duci de' quali ora parliamo. Diffatti
le cause ed i modi , per cui ogni giorno ponevansi re
ciproche insidie , o le rendevano vane , e le sorprese e
gli assalti , nessuno scrittore ad annoverar ginguerebbe ,
ed agli uditori riescirebbe cosa infinita , e nessuna utilit da gindicarsi che deriverebbe da siffatta lettura :
sibbene pell' espressione universale de' fatti pell' esito
della gara verrassi maggiormente a conoscere gli uomini
mentovati. Conciossiach non si omettessero (182; gli
stratagemmi che traggonsi dalle storie, n i ritrovamenti
tolti dall'opportunit e dall'urgenza de' casi, u i partiti
umerarii e violenti. Tuttavia per molte cagioni possibil
non fu di veuir a decisiva battaglia; perciocch le forze
d' ameudue erau eguali , e gli alloggiamenti del pari
inaccessibili pella fortezza de' luoghi, e brevissimo l' in
tervallo tra i due campi ; donde avvenne che ogni

io8
. dil. giorno senza interruzione succedessero conflitti parziali,
ma nulla di definitivo si eseguisse. ( 1 83) Perivano bens
ne' conflitti quelli che cadevan combattendo; ma coloro
che ripiegavansi eran tosto tutti fuori di pericolo sotto
la protezione de' loro forti , e voltata la faccia al ne
mico , di bel nuovo combattevano.
5 io
LVIII. Ma non altrimenti die un ( 1 84) egregio dispensator di premii , la fortuna miracolosamente levolli
dall'anzidetto luogo e dalla lotta antecedente, e li ridusse
ad una ben pi risicosa tenzone , ed in uno spazio pi
stretto. Imperciocch Amilcare , tenendo i Romani la
cima e le falde del monte Erice , conforme abbiam
detto , occup la citt dello stesso nome , eli era pell' appunto tra gli accampamenti alla cima ed alle falde.
Quindi fu che i Romani , stanziati sulla sommit ed
assediati , con ammirabile costanza ogni pericolo tolle
ravano , ed i Cartaginesi oltre ogni creder resistevano ,
stringendoli i nemici da tutte le parli , e non si po
tendo recar loro facilmente le vettovaglie , dappoich
per un luogo solo e per una sola via comunicavano
col mare. Tuttavia col ancora amendue posero in opera
1' un contra 1' altro tutti g' ingegni e gli sforzi che si
usano negli assedii , e tolleraron ogni sorla di priva
zione, facendo prova di qualsivoglia modo di attacco e
di combattimento. Finalmente , non gi siccome dice
Fabio , spossali , e vinti da' mali , ma quali uomini
impassibili ed invitti, ( 1 8 5) fecero pari; imperciocch
pria che 1' un 1' altro superasse ( sebbene due anni di
continuo nello stesso luogo pugnassero ) , la guerra per
altra via incamminossi allo scioglimento. Quanto duo

log
que ad Erlce ed alle forze di terra , gli affari in tal A. d E.
guisa procedevano. Erari pertanto amendue le repub
bliche simili ( 1 86) a generosi galli , che pi coli' animo
che colle forze combattono. Conciossiach questi so
vente, (187) perdute per debolezza le ali e rimasi col
solo coraggio, (188) sospendon alcun poco i colpi, ma
poi come a caso un' altra volta si precipitan addosso, e
afferransi facilmente , finattanloch alla fine uno d' essi
cade. Cos pure i Romani ed i Cartaginesi , stanchi
delle fatiche ne' continui cimenti , giunti erano all' estre
ma disperazione , e le loro forze erano grandemente
scemate pe' tributi e pelle spese di tanti anni.
LIX. (189) Eppure i Romani dimessa non avean la 5ii
fierezza d'animo, sebbene (190) da quasi cinque anni
abbandonato avessero del tutto il mare per cagion delle
sciagure sofferte, e perch erano persuasi di dover por
fine alla guerra colle sole forze terrestri. Ma osservando
allora che la faccenda non progrediva secondo i loro
divisameli , massimamente pel valore del capitano Car
taginese , determinarono di collocar pella terza volta le
loro speranze negli apparecchi navali , stimando che sol
tanto per via di tal consiglio , ove opportunamente v'in
sistessero, finirebbero la guerra con loro vantaggio.
Locch alla perfine eseguirono. Imperciocch dapprima
avean lasciato il mare, (191) cedendo a' casi della for
tuna ; poscia essendo stati sconfitti nella battaglia navale
di Trapani ; ed allora fecero questa terza impresa , in
cui rimasi vincitori , ed esclusa avendo dalle provvigioni
marittime l'oste de' Cartaginesi presso Erice , condussero
a termine ogni cosa. Del resto (192) ebbe il disperalo

I IO
A.diB. ardite la maggior parte in questa impresa; perciocch
iiell' erario non era il danaro bisognevole alla spedizio
ne , ma peli' amor patrio e pella generosit di quelli
che reggevano la repubblica fu trovato quanto bastava
all' esecuzione del conceputo disegno. In ragione delle
facolt , uno , due e tre impegnavansi di somministrar
una nave da cinque ordini armata di tutto punto , a
condizione che in conformit de'prosperi successi sarehbono compensati della spesa. Allestiron per tal guisa in
breve tempo (ig3) dugento vascelli da cinque palchi ,
che costruirono sul modello della nave presa al Rodio.
Sia Elessero poscia a comandante dell'armata Cajo Lutazio,
. e Io -spedirono in sull' incominciar della state. Il quale ,
d' improvviso comparso in Sicilia , occup il porto di
Trapani e le stazioni di Lilibeo , poich tutto il navi
glio de' Cartaginesi erasi ritirato a casa. Eresse poscia
delle opere intorno a Trapani , ed apparecchi ogni al
tra cosa necessaria all' assedio , in cui persever a tutto
suo potere. Ma preveggendo insieme l' arrivo dell' airaata Cartaginese e ricordatosi del primo proponimento,
come non aveva a decidersi la guerra se non se con una
battaglia marittima , non lasciava trascorrer il tempo
inutilmente e nell' ozio ; sibbeue sperimentava ed esor
tava ogni giorno le sue ciurme in quelle cose che facevan al suo disegno , ed in ogni disciplina con gr.inde
cura g' istruiva , per modo che fra poco ridusse i ma
rinai a compiuti atleti pel sovrastante cimento.
LX. I Cartaginesi, giugnendo loro inaspettata la nuova
che i Romani navigavano con un' armata , ed eransi
un' altra volta appigliati al mare , allestirono iuconla->

111
nente delle navi, ed empiutele di vettovaglie e delle al- A.diR.
tre cose necessarie , le spedirono, non volendo che
1' esercito d' Erice difettasse punto del bisognevole. Co
mandante della forza navale crearono Annone , il quale
salp , ed approdato ali1 isola chiamata ( i c)4^ Cera, si
parti in tutta fretta alla volta d' Erice , affine di deporvi , senza che i nemici se n'avvedessero , le vettova
glie ed alleviar le sue navi , poscia, presi tra i merce
nari! quelli eh' erano i pi atti alla milizia navale , e
con essi Barca , affrontarsi cogli avversarli. Lutazio , co
nosciuto T arrivo d' Annone , e fatta conghiettura della
sua intenzione , scelse d' infra 1' esercito di terra la mi
glior gente , e reoossi all'isola Egusa , che giace di rin
contro a Lilibeo. Col parl a' soldati , conforme alla
circostanza convenivasi , ed a' nocchieri annunzi che il
giorno vegnente sarebbesi data battaglia. In sul mattino,
quanti' era gi chiaro il di veggendo Lutazio clic un
vento pieno soffiava in poppa a' nemici , e che a' suoi
diffidi sarebbe per riuscire la navigazione col vento contra
rio, e col mare infurialo, dubitava dapprincipio di ci che
aveva a fare. Ma riflettendo, che ov' egli combattesse,
mentre che il mar era tempestoso, con Annone e colle sue
forze navali ( i c)5) e co' vascelli ancora carichi si affron
terebbe ; laddove se aspettasse il tempo tranquillo , e la
sciasse indugiando tragittar i nemici ed unirsi coli' eser
cito veterano , pugnar dovrebbe colle navi spedile ed
alleviate , e colla miglior gente delle ferze di terra , e,
quello che pi d' ogni cosa montava , coli' audacia di
Amilcare , della quale nulla v' aveva di pi formidabi
le : (196) ci, dissi, riflettendo, risolvette di non per-

. <#/?. der la presente occasione. Vedute adunque le uavi ne


miche correr a vele gonfie , salp tostamente. I marinai
di leggeri (197) rompevan il fiotto (198) merc della
loro robustezza; quindi ben presto dislese le navi in una
fila , e stette con tutta 1' armata a fronte de' nemici.
LXI. I Cartaginesi , come osservarono che i Romani
avean loro (199) tagliata la strada, ammainarono le vele,
ed incoraggiatisi reciprocamente nave per nave , attac
carono gli avversarli. Ma siccome l'apparecchio d' amendue costituito era in modo contrario a quello della
battaglia di Trapani, cosi ragion volle che l' esito ancor
della pugna riuscisse contrario. Imperciocch i Romani
avean (200) cangiata la guisa di costruir le navi , e de
poste tutte le cose pesanti , tranne quelle necessarie alla
battaglia; i marinai (201) esercitali all'accordo prestava
loro eccellenti servigi , ed i loro soldati navali eran
uomini d' invincibil fermezza , ed il fior delle forze di
terra. Ma presso i Cartaginesi era l'opposto di tutto ci :
le navi cariche , e mal atte a combattere, i marinai non
punto ammaestrali e raunaticci , i soldati raccolti di fre
sco , e novelli ne' patimenti e ne' pericoli ; perciocch
credendo non aver i Romani giammai a disputar loro
la signoria del mare , dappoco tenevano e trascuravano
le forze navali. Inferiori adunque com' erano a' Romani
in molte parti , non s tosto appiccarono la zuffa che
andaron in isconfilta , e cinquanta delle loro navi affon
darono , settanta ne furono prese colla gente. Le altre
a vele piene col favor del vento ritornaro a Gera , mu
tatasi fortunatamente e d'improvviso l'aura a seconda del
loro bisogno. Il console , recatosi all' oste di Lilibeo ,

n3
attendeva con molta cura a' vascelli tolti ed a'prigioni: che A. di R.
poco meno di diecimila erano gli uomini presi in battaglia.
LXII. I Cartaginesi, ricevuta inaspettatamente la nuova
di tanta rotta , avean i desiderii e 1' ambizione pronti ,
quanto l' ebbero mai, alla guerra, ma non vi trovarono
verso: ch non poteano fornir il necessario alle forze di
Sicilia , mentre ch gli avversarli signoreggiavano il mare.
Lasciate adunque quelle per disperale , e divenuti in
certo modo traditori , non rimanevan loro n braccia,
n capitani per continuare la guerra. Il perch manda
ron incontanente per Barca , ed a lui rimisero la som
ma degli affari. Questi fece cosa veramente degna di
buono e prudente Capitano. Finattantoch i Cartaginesi
aveano qualche ragionevole speranza d' un esito felice ,
non omise egli impresa alcuna per quanto ardita e pe
ricolosa apparisse , e tutte le probabili vie di vincere
tent quanto altro Capitano giammai. Ma poich peg
giorate furono le circostanze , e non rest nessuna lu
singa di salvar quelli che sotto lui militavano , con sa
vio consiglio , e da duce esperto , cedette alla presento
necessit , e sped ambasciadori per trattar la pace. Im
perciocch da reputarsi parte d' egregio Capitano ri
guardar al tempo di vincere , egualmente che a quello
di ceder la vittoria. Lutazio volonteroso accolse l' invi
to, come colui che sapeva essere i Romani , (202) fiac
cati ed oppressi dalla guerra. Cosi fu posto (ine alle
contese (ao3) e disteso il seguente trattato. A queste con
dizioni sia amist fra i Cartaginesi ed i Romani, ove ci
piaccia pure al popolo di Roma. Sgombrino i Cartaginesi
tutta la Sicilia , e non facciali guerra a Cerone , n
poliuio , tomo i.
8

114
A. dM. muovano le aimi contro i Siracusani , n contri) i loro
alleati. Restituiscano i Cartaginesi a' Romani tutti i
prigioni senza riscatto. Paghino in veni anni i Car
taginesi a'Montani duemille dugento (ao4) talenti euboici
<$ argento.
5!3
LXIH. Questo trattato recato a Roma non fu approvato
dal popolo, il quale spedi dieci commissarii per esaminar
la faccenda. Costoro , arrivati che furono , nella totalit
nulla cangiarono , ma estesero alquanto le gravezze im
poste a' Cartaginesi ; imperciocch ridussero alla met il
tempo prescritto al pagamento de' tributi , aggiunsero
mille talenti , e vollero innohre che i Cartaginesi sgom
brassero le isole tutte che giacciono tra l'Italia e la Si
cilia. A questi patti adunque e in potai guisa fini la
guerra tra i Romani ed i Cartaginesi pel possesso della
Sicilia : guerra che durp ventiquattr.' anni continui , e
che, fra quante di cui parlar udimmo , fu la pi lun
ga , la pi seguitata e pi grande , in cui oltre alle ri
manenti (ao5) battaglie ed apparecchi de' quali di sopra
parlammo , una (ao6) - volta. , ove si sommino le navi
d'ambe le parti , pugnarono con meglio di cinquecento
vascelli da cinque ordini, (207) l'altra con poco meno di
settecento. (*o8) Perdettero i Romani in questa guerra
da settecento navi da cinque ordini , comprese quelle
che periron nel naufragio: i Cartaginesi da cinquecento.
Per tal modo coloro che fanno le maraviglie delle pu
gne navali e delle armate (309) di Antigono , di Tolemeo e di Demetrio , come di queste cose saranno in
formati , a buon dritto stupiranno della grandezza di
siffatte gesta. Che se alcuno calcolar vorr la differenza

n5
che ba tra le navi da cinque ordini e quelle da ire, A.diR.
di cui si valsero (410) i Persiani ne' combattimenti coli
tro i Greci, (211) e gli Ateniesi e i Lacedemoni nelle
guerre eh' ebbero tra loro, trover che giammai tante
forse in mare si affrontarono. Quindi chiaro ci che
dapprincipio abbiam asserito , aver i Romani non a caso,
u per favor di fortuna , confortile sembra ad alcuni
Greci , ma ben meritamente , poich iu tali e tanti af
fari eransi esercitati , non solo arditamente meditata la
signoria e V impero universale , ma eziandio conseguito
il loro proponiipento.
LXJV, Sebbeue nou comprender taluno per qua!
cagione, impossessatisi di tutta la terra , ed avendo ora
molto maggior potenza che non ebbero in addietro , al
lestir nou possano tante navi , n correr il mare con tali
armate. Tuttavia le cause di questa difficolt si conosce
ranno appieno, allorquando perverremo ad, (a 1 3) esporre
la costituzione del loro governo , la quale u dobbiani
noi trattare come cosa accessoria x n 1' hanno { leggitori
a considerar con, poca attenzione. Imperciocch bello u,
lo spettacolo t ma ignoto quasi che dissi , rimasto sino
a' nostri giorni , per colpa di clii pe scrisse : che alcuni
non conobbero l' argomento , altri ne fecero] un' oscura
ed inutile sposizjone. Del resto nella guerra anzidetta
troverassi essere state eguali amendue le repubbliche ,
non solo nelle risoluzioni , ma eziandio nella magnani
mit, e massimamente nella gara pel primato. Quanto
a' soldati , furon i Romani di gran lunga pi valorosi;
ma il Capitano pi reputalo e audace di quell'et fu
Amilcare soyrannomato Barca, padre di quell'Annibale,
che poscia guerreggi co' Romaui.

n6
diU.
LXV. Dopo questa pace avvenne ad amendue le re
pubbliche un caso singolare ed eguale. Presso i Romani
segui la guerra (a 1 3) domestica co' Falisci , che presto
e vantaggiosamente fu da loro finita , essendosi in po
chi giorni impossessati della loro citt. I Cartaginesi eb
bero circa lo stesso tempo una guerra non picciola n
spregevole co' mercenarii, e co' Numidi , e cogli Africani
ch' eransi insieme con questi ribellati , nella quale so
stennero di molti e grandi spaventi , e corsero rischio
di perdere , non che il dominio , s stessi ed il patrio
suolo. Qui prezzo dell' opera che ci fermiamo per
molti rispetti ; quantunque, secondo il nostro primo divisamento, faremo la narrazione in compendio e con
brevi parole. Primieramente potrassi da quanto allor av
venne conoscere ottimamente qua! sia la natura e la forma
di quella guerra , che volgarmente chiamasi (2 1 4) senza
fede ; poscia quali provvedimenti e cautele preparar deb
ba di lunga mano chi di forze mercenarie si vale , evi
dentissimamente scorgesi da siffatta congiuntura ; oltre
ci qual differenza sia tra costumi barbari e mescolati ,
e le maniere di chi nelle liberali discipline , nell' ub
bidienza alle leggi , e nella civilt educato. Ma ci che
pi monta si , che pelle gesta di que' tempi si com
prenderanno (21 5) le case della guerra che sotto An
nibale insurse fra i Romani ed i Cartaginesi. Intorno
alla quale , dappoich non solo gli scrittori , ma quelli
ancora che vi ebbero parte , dubitano tuttora quali ne
fossero i motivi , util cosa sar di ' addurre la pi ge
nuina opinione al leggitore curioso.
LXYI. Come prima fu dato compimento alla sud

"7
detta pace, Barca tradusse a Lilibeo le forze ch'erano A* di
ad Erice, e depose il capitanato. Gescone comandante
della citt occupavasi di traghettar i soldati in Africa ,
ma preveggendo 1' avvenire , con prudente consiglio li
divise , e paratamente imbarcolli , e spedilli interpola
tamente , per dar agio a' Cartaginesi di pagar il soldo a
quelli che andavano giugnendo , e di mandarli da Car
tagine alle loro case , pria che arrivati fossero quelli che
venivan dietro. Gescone pertanto con questo intendi
mento eseguiva la spedizione ; ma i Cartaginesi , parte
scarseggianti di danari pelle passate spese, parte persuasi
che impetrerebbon da* mercenarii qualche diffalco (ai 6)
dagli stipendii loro dovuti , ove gli avessero tutti raccolti
e ricevuti dentro Cartagine , col trattennero da questa
speranza indolii ^ quelli che approdavano , e li ferma
rono in citt. Ma siccome molle iniquit commettevansi
di giorno e di nolte , e la turba incominciava a dar di
s sospetto peli' intemperanza che a siffatta gente fa
miliare , trattarono co' condottieri che se ne andassero
tutti nella citt di Sicca , e pigliassero pe' bisogni pi
urgenti una moneta d' oro per ciascheduno, finattantoch si apprestassero li salarii , e fossero giunte le mi
lizie rimase addietro. Pronti erano ad ubbidire , per ci
che risguardava la partenza, se non che voleano lasciar
ivi le salmere, conforme fatto avean altre volte , siccome
quelli che fra poco ritornati sarebbono pegli stipendii.
I Cartaginesi , temendo , non coloro che dopo lungo
tempo fossero arrivati , per desiderio , chi de' figliuoli ,
chi delle mogli , parte ricusassero d' uscire , parte , es
sendo gi usciti , ritornassero tosto alla volta de' suoi ,

ji8
A.iliR. onde la citt a non minori oltraggi sarebbe esposta; ci,
dico , sospettando, H costrinsero con molta odievolezza, a
loro malgrado , di recar seco le salmere. I inercenarii ,
andati che furono tutti a Sicca , si stettero buona pezza,
in riposo ed ozio ; la (a i }) qua! cosa minimamente
si conviene a soldati stranieri , ed , per cos dir an
che da s sola , origine e cagione d' ammutinamento.
Vivean costoro licenziosamente, e disoccupati com'era
no , alcuni tra loro si mettevano a computar il soldo
che loro dovcasi , esagerandolo , e facendo la somma
in molli doppii maggiore eh' essa non era , e dicevano
che i Cartaginesi ben gliel' avrebbero dovuta pagare.
Tutti poi richiamavan alla memoria (a 18) le promesse
che i duci , esortandoli in tempo di pericolo , avean loro
fatte , ed erano in grande speranza ed aspettazione dei
vantaggi che gliene sarebbono per ridondare.
LXVIL Il perch , come furon tutti ratinati a Sicca,
ed Annone, ch'era allora capitano dell'Africa soggetta
a' Cartaginesi , venne senza poter soddisfare alle spe
ranze loro ed alle promesse fatte , ma all' opposito ,
ragionando del peso de' tributi e della somma ristret
tezza in cui trovavasi la citt , preg i soldati che rinunziassero a qualche parte degli stipendi! che d' ac
cordo eran loro dovnti , insulse tosto diseordia e sedi
zione , e facevansi frequenti combriccole , ora delle
singole nazioni separate , ora d tntte insieme , per
modo elie, diverse essendo le genti e le lingue, era il
campo pieno di (219) confuse favelle, di tumulto (220)
e turbamento. pertanto da sapersi , che i Cartaginesi
vaigonsi di milizie varie e condotte , affinch nan/ s' a

"9
Cordino agevolmente ad ammutinarsi , e non incutano A.diR.
terrore a' capitani ; loccb perfettamente dttengono com
ponendo T esercito di molle nazioni ; ma ove risvegliato
siasi odio , ira , o ribellione, ed abbiasi ad istruire j ad
ammansare, ed a ricondurre al dovere i traviati, colgon
al tutto fuori del segno. Imperciocch colali milizie
quando montan in ira , o concepiscono qualche odio ,
non isfogansi colla malignit degli altri uomini , ma
inferiscono al tutto, e diveugono furibondi. Ci a questi
pure accadde : ch eran essi Iberi , Celti , ed alcuni
Liguri e Baleari , e v' avea non pochi Greci bastardi ,
la maggior parte disertori e schiavi ; ma il pi gran
numero erano Africani. Laonde possibil non era di rac
coglier tutti insieme a parlamento , n di trovar a ci
alcun altro compenso. E come mai ? dappoich il ca
pitano non avrebbe potuto conoscere i linguaggi di cia
scheduno. Couvocar a ragunanza per mezzo di pi in
terpreti , che ripetessero quattro o cinque volte la me
desima cosa , stato sarebbe , quasi che dissi , espediente
ancor pi del primo ineseguibile. Rimaneva , che me
diante i condottieri si facessero le inchieste e le am
monizioni ; locch Annone ingegnavasi di far continua
mente. Ma costoro sovratlutto , o non capivano ci che
dicevasi , o dopo aver assentito al capitano , riferivano
alla moltitudine il contrario y chi per ignoranza ; chi
per malizia. Donde avvenne che dappertutto era oscu
rit , mala fede , confusione. Oltre a ci credevano non
aver i Cartaginesi a bello studio mandati loro que' ca
pitani che conscii erano dell' opera d loro prestata
nella guerra di Sicilia , e che avean loro fatte le pr-

120
A. din. messe , ma tali che a nessuno di que' fatti erano stati
presenti. Finalmente dispregiando Annone , e diffidando
de' duci subalterni , pieni d' ira contra i Cartaginesi ,
partironsi alla volta della citt , ed accamparonsi in nu
mero d'oltre ventimila presso (22 1) Tunesi, distante da
Cartagine circa centoventi stadii.
LXVIU. I Cartaginesi s' avvidero dell' errore com
messo allorquando era inutile il conoscerlo. Avean essi
grandemente fallato accozzando tauta moltitudine di
mercenani in un sol luogo , (222) nessuna speranza
potendo riporre nelle armi urbane all' uopo di qualche
guerra. Ma il peggio si era che avean lasciatj partire i
figli e le mogli di costoro in un colle salmere, i quali
se avessero ritenuti per ostaggi , si assicuravano miglior
partito , e rendevano i soldati pi docili alle loro ri
chieste. Checch ne fosse , spaventati del vicino accam
pamento , tutto sofferivano , ingegnandosi di placar la
loro collera. Mandavano fuori in abbondanza le vetto
vaglie di cui abbisognavano , e le vendeano a'prezzi che
piacean a quelli di stabilire. Spedivan di continuo am
basciatori tolti dal Senato , che loro promettessero di
fare tutto ci che chiedevano, purch possibil fosse. Ma
i mercenarii inventavan ogni giorno nuove pretese, fatti
pi audaci dallo sbigottimento che osservavano ne' Car
taginesi. I cimenti che sostenuti aveano in Sicilia contro
le legioni Romane ispiravan loro la fiducia , che n i
Cartaginesi , n qualsivoglia altra nazione potrebbe fa
cilmente venir seco al paragone dell' arme. Quindi ,
non s tosto ebbero concesso loro i Cartaginesi quanto
avean chiesto relativamente agli stipendii, che andarono

121
pi l , e pretesero il valore de' cavalli morti. Avendo A. di R.
ci ancora conseguilo , dissero doversi loro pagare il
valsente del panaggio , che da lungo tempo loro competevasi , al maggior prezzo eh' erasi fatto nella guerra.
In somma sempre aggiungevano una qualche novit ,
(aa3) estendevano il pagamento all'impossibile, avendo tra
loro molti uomini maligni e sediziosi. Ci non di meno
promettendo i Cartaginesi tutto ci che potea farsi, ac
consentirono che gli articoli , su cui quislionavasi , fos
sero rimessi all' arbitrio d' uno de' capitani eh' era stato
in Sicilia. Con Amilcare Barca , sotto cui avean mili
tato in Sicilia , erano corrucciati , credendosi massima
mente per cagione di lui trascurati , perciocch non
era venuto a loro per ambasciadore , ed avea sponta
neamente deposto il capitanato. Ma a Gescone porta
vano grande benevolenza , come a quegli che quando
fu Ior duce in Sicilia provvide a' loro bisogni colla
maggior cura , singolarmente nel ritorno. Il perch lui
elessero ad arbitro delle loro contese.
LXIX. Venuto adunque Gescone per mare co' da
nari , ed approdalo a Tunesi , (a 2 4) prese dapprima
in disparte i condottieri , poscia raun la moltitudine ,
nazione per nazione. Rinfacci loro il passato , e tent
d'istruirli del presente, ma sovrattutto gli ammon pelr avvenire , pregandoli che benevoli si dimostrassero a
chi da si lungo tempo dava loro il soldo. Finalmente
si accinse a pagar gli stipendii restanti , facendo la di
stribuzione secondo le nazioni. (225) Ma era tra loro
certo Spendio , di nascila Campano , schiavo disertato
da' Romani , uomo di smisurata forza ed audacia teme-

122
A.diR. rana in guerra. Costui temendo , non il suo padrone
venisse a prenderlo , e secondo le leggi Romane il fa
cesse morir fra tormenti , con detti e fatti tutto tentava
per rompere il trattato co' Cartaginesi. A lui unissi tal
Mato Africano , uomo invero di libera condizione ,
che cogli altri avea militato , ma eli' era stato autor
principale de' movimenti anzidetti: Dubitando adunque
eh' egli pagato avrebbe il fio pegli altri , Sosteneva la
medesima opinione che Spendio , e, traendo separata
mente gli Africani , rappresentava loro come , partile
che si fossero le al ire nazioni pelle lro patrie , dopo
il ricevimento degli stpendii , i Cartaginesi verserebbono su loro 1' ira conceputa contro quelli ancora, con
animo di spaventare per mezzo di siffatta punizione
tutti i popoli d' Africa. Irritaronsi i soldati subilo a cotali discorsi , e colto il lieve pretesto , che Gescone pa
gava bens il soldo , ma i prezzi del frumento e dei
cavalli ad aitro tempo differiva , corsero incontanente a
ratinarsi. A Spendio ed a Mato , che vituperavano ed
accusavano Gescone ed i Cartaginesi , davano retta, ed
ogni loro parola attentamente ascoltavano , ma se alcun
altro lacevasi innanzi per consigliarli , non aspettavano
finch conoscessero Se egli proponeva qualche partito
contrario o consentaneo a ci che diceva Spendio , ma
nell' istante 1* uccidevano a furia di sassi. Per tal guisa
in questi tumulti ammazzaron e condottieri e gregarii ,
e la sola espressione che in comune comprendevano
era (206) dagli , perciocch di continuo 1' eseguivano ,
e singolarmente quando ubbriachi dopo il pranzo con
correvano. Quindi purch alcuno incominciasse a gridar

123
dgli , latito e con tale celerit menavano le mani da A.diR
tutte le part , che chi erasi una volta accostato non
potea pi scampare. Alla Gne nessuno arrischiandosi
pi per cotal cagione di recar in mezzo un qualche
consiglio , crearono loro capitani Mato e SpendioLXX. Gescooe vedea tutto lo (227) sconvolgimento
e la confusione , ma sovra ogni cosa ponendo 1' utilit
della patria i e considerando che, ove costoro infero
cissero, i Cartaginesi verrebbon in manifesto pericolo di
perder tutto, (228) cimentassi , e rimase saldo nel suo
proponimento , Ora chiamando i capi in disparte , ora
ratinando separatamente ed esortando ciascheduna na
zione. Tuttavia non avendo per anche gli Africani con
seguiti gli stipendii, e chiedendo essi con baldanza che
lor fossero dati, Gescone , che punir volea la loro te
merit, impose loro di domandarli a Mato lor capitano.
A ci essi in tanta ira montarono, che, senza porre il pi
minimo tempo in mezzo, corsero primieramente a rapir il
danaro eh' era col pronto, posoia arrestarono Gescone e
tutti i Cartaginesi che seco lui erano. Mato e Spendio,
supponendo che subitamente accesa sarebbesi la guerra ,
ove con qualche fatto avessero violate le leggi e la fede,
stimolarono 1' avventataggine della turba , e , co' danari
rapirono ancora le suppellettili de' Cartaginesi, e Gescone
co* suoi legarono villanamente e mandarono in carcere.
Per tal modo aperte ostilit usavano gi verso de' Car- 5 1 4
taginesi , facendo empia congiura e contraria al cornuti
diritto delle genti. Queste furono le cause , questo il
principio della guerra co'mercenarii, chiamata Africana. Mato , dopo le azioni mentovale , sped incontanente

124
A. UH. ambasciadori a tutte le citt d'Africa, eccitandole alla
libert , e richiedendole d' ajuti e di associarsi all' im
presa. In appresso, avendo quasi tutti i popoli d'Africa
prontamente acconsentito a ribellarsi da' Cartaginesi , e
di buon grado spediti loro soccorsi di vettovaglie e di
gente , divisero le forze , e recaronsi ad assediare ,
chi (229) Utica , chi (a3o) Ippone Diarrito, perciocch
queste citt non volean aver parte nella ribellione.
LXXI. I Cartaginesi, che sostentavano sempre la vita
co' prodotti delle loro campagne , ma i pubb liei appa
recchi e le spese di guerra traevano dalle rendite del
l'Africa, ed oltre a ci erano accostumati a guerreggiar
con forze straniere, privati allora non solo ad un tratto
di tutte queste cose improvvisamente, ma veggendo an
cora che ciascheduna d'esse voltate s'era in loro rovina,
a grande avvilimento e disperazione si ridussero, come
quelli cui inaspettati giugneano siffatti avvenimenti. Im
perciocch , rifiniti pel la guerra di Sicilia , speravano
che, effettuata la pace, respirerebbono alquanto e ri
me tterebbonsi in tollerabile stato. Ma avvenne loro tutto
1' opposto : ch insurse guerra maggiore e pi formida
bile. In addietro combattuto aveano co' Romani pella
Sicilia ; ora per s stessi e pella patria imprendevano
una guerra intestina. Oltre a ci non copia d' arme ,
non forze marittime, non naviglio possedeano, essendo
in tante battaglie navali rimasti inferiori. N aveano
essi (23 1 ) provvigioni di vettovaglie o di danari , u la
pi picciola speranza che di fuori amici o alleati li
sovvenissero. Allora bene conobbero quanto differisca
una guerra straniera e d' oltremare da un ammutina.-

J25
mento e tumulto domestico. Ma eran essi principalmente A. di ti.
a s di tali e tanti mali cagione.
LXXII. Conciossiach nella guerra precedente , per
motivi ohe credevano giusti , acerbo dominio esercitas
sero su' popoli d' Africa, (a 32) Dalla campagna piglia
vano la met di tutti i prodotti , ed alle citt imponevan il doppio de' tributi di prima , non facendo grazia
agi' indigenti , n concedendo a nessuno la pi picciola
agevolezza. In pregio ed onore aveano , non que' go
vernatori che con dolcezza ed umanit i popoli tratta
vano , sibbene quelli che fornivan loro maggior danaro
e roba , e (33) i paesani opprimevano nel modo pi
crudele. Uno de' quali era Annone. Il perch la gente,
non che d' esser eccitata a ribellarsi , appena avean bi
sogno d' esserne avvertiti. Le donne , che avanti questo
tempo indifferenti vedeano trascinar nelle carceri i ma
riti ed i figli per cagione de' tributi, congiurarono nelle
respettive citt di non occultar alcuno de' loro effetti, e
spogliatesi de' loro ornamenti, senza opposizione li pro
dussero in mezzo , per formarne i salarii a* soldati , e
tanta abbondanza procacciarono a Mato ed a Spendio ,
che non solo furono pagati gli stipendii dovuti a' mer
cenari! , conforme aveano patteggiato per farli ribellare,
ma che ne avanz eziandio per continuar le spese.
(234) Tanto , chi appigliarsi vuole a buoni consigli ,
non solo al presente , ma all' avvenire ancora dee ri
guardare.
LXXIII. Ci non pertanto i Cartaginesi , sebbene
avvolti in tanti mali , preposto all' esercito Annone , il
quale gi prima avea lor assoggettata la parte d' Africa

ia6
A. diR. intorno (a35) a Centoporte, fecero ragunatn eli tnercenarii, armarono i cittadini ch'erano in eia da guerreg
giare, esercitarono e disciplinarono la cavalleria ut'hana ,
ed allestirono le navi ch' eran loro rimase , galee , var
scelli da cinquanta remi , e le maggiori barche ch' aveano. Frattanto Mato e Spendio , poich foron a loro
venuti da settanta mila Africani , partite le forze , as
sediavano impunemente Utica e Oiarrito , ed afforzatisi
negli alloggiamenti di Tunesi, escludevano i Cartaginesi
dalf Africa tutta. Imperciocch (a36) giace la citt di
Cartagine in un seno di mare , e sporge in fuori a
modo di penisola , circondata pella maggior parte , qua
dal mare, l da un lago, (ty) Lo stretto che all' Africa
la unisce (a38) largo venticinque stadii. Del lato che
guarda il mare non lungi la citt di Utica; dall'altra
nella dirittura del lago Tunesi. Ne' quali due luoghi
accampati essendosi i mercenarii , e tagliando a' Carta
ginesi la comunicazione colla campagna , minacciavano
gi la citt stessa , e quando di giorno , quando di
notte avvicinavansi alle mura , riempiendo gli abitanti
di terrore e di tumulto.
LXX1V. (a39) Annone adoperavasi a proposito nell' allestire gli apparati di guerra, ed era in questa parte
molto destro. Ma non si tosto usciva egli coll' esercito ,
ch'era un altro; perocch male coglieva le opportunit,
e tutto faceva senza perizia e neghittosamente. Recatosi
adunque primieramente ad Utica per soccorrere gli as?
sediatt , e spaventati avendo i nemici colla moltitudine
degli elefanti , de' quali non avea meno di ccuto , ed
essendo poscia iu sul punto d' ottenere compiuta vitto-\

127
ria , cosi male si diport , che venne in pericolo di A. d R.
perdere s slesso e gli assediali. Imperciocch fa ite
(^4o) recar da Cartagine le catapulte , le balestre , e
tutte in somma le macchine d' assedio , e accampatosi
dinanzi ad Utica, prese ad assaltar lo steccato de'nemici.
Ed entrati gli elefanti a furia nel compreso , non po
tendo i nemici sostener l' impeto di quelle moli , precipitaronsi tutti fuori del campo , e molti ne morirono
feriti dalie belve , e quelli che scamparono arrestaronsi
sopra un colle forte e denso d' alberi , affidati nella si
curezza che loro offeriva il sito. Annone , avvezzo a
guerreggiare con Numidi ed Africani , i quali , come
ncomincian a piegare, fuggono dilungandosi pel tratto
di due o tre giorni , stimando allora pure i nemici fi
niti , e vinta ogni cosa , neglesse del tutto i soldati ed
il campo, ed (240 entrato in citt attese a ristorarsi.
Ma i mercenarii eh1 erano fuggili sul colle , allevati
neh" audacia di Barca , e ne' combattimenti di Sicilia
assuefatti a, sovente nello stesso giorno, quando ritirarsi,
quando voltarsi , ed assalir i nemici , come riseppero
che il capitano se n' era andato in citt , ed i soldati
per cagione della vittoria poltrivano e dileguavansi dal
campo , aggomitolatisi assaltarono gli alloggiamenti e
molti ne uccisero , gli altri costrinsero a ripararsi ver
gognosamente sotto le mura ed alle porte, Impossessaronsi di tutte le salmere e di tutte le macchine degli
assedianti , che Annone avendo colle altre cose fatte
portar fuori di Cartagine , ridusse a cader nelle mani
de' nemici. N iu quell'incontro soltanto Annone oper
d,a infingardo , ma dopo alcuni giorni ancora , essendosi

128
A. R. presso Gorza l' oste avversaria di rincontr0 a lui a<>
campata , ove gli si offerse opportunit di vincere , due
volte in battaglia schierata , e due volte per improvviso
attacco: che sebbene allora il campo de' nemici gli fosse
vicino , egli amendue queste occasioni si lasci infrut
tuosamente e da mal accorto sfuggire.
5i5
LXXV. Per la qual cosa i Cartaginesi, osservando
com' egli male amministrava gli affari , preposero all' esercito Amilcare Barca , e lo spedirono per capitano
nella presente guerra, dandogli settanta elefanti e quanti
mercenarii poterono accozzare , con quelli ch' erano di
sertati da' nemici , ed insieme la cavalleria e la fanteria
urbana, per modo che
tutti sommavano diecimila.
Questi subito nella prima sortita coll' impeto inaspet
tato spavent ed avvili i nemici e sciolse V assedio di
Utica , mostrandosi degno delle opere passate , e del
l' aspettazione di tutti. Le gesta di hii in questa spedi
zione sono le seguenti. La lingua di terra che congiunge
Cartagine coll' Africa , attraversata da colli di difficii
accesso , su cui lavorate sono strade , che mettono nella
campagna. Mato occupati aveva e presidiati tutti i luo
ghi situati vantaggiosamente su' colli anzidetti. Oltre a
ci siccome il fiume (a43) Macara impedisce similmente
in alcuni luoghi il passaggio a quelli ch' escono nel
contado, e pella grossezza delle acque il pi delle volte
non pu guazzarsi ; cos Mato 1' unico ponte , che avea
sopra, assicur con fortificazioni, e (a44) fabbric dap
presso una citt. Donde avvenne che i Cartaginesi, non
che passar coll' esercito nella campagna, neppur ad uno
ad uno sbucar poteano facilmente senza esser veduti
i

1^9
da' nemici. Ci considerando Amilcare, intento com'egli A.diR.
era a valersi d' ogni opportunil di cose e di tempo ,
dappoich non v' era modo d' uscire , immagin cotal
ripiego. (3{5) Osservando che il fiume suddetto, allor
quando certi venti insorgevano , ove sbocca nel mare
empievasi di sabbia , e vi si formava una strada guadosa , preparata ogni cosa pel passaggio dell' esercito, e
tenendo in s il suo disegno , aspett il mentovato ac
cidente : il quale , come sopraggiunse , mosse di notte
tempo , e da nessun veduto traghett in sul far del
giorno nell' accennato sito tutte le sue forze. Inaspettato
giunse 1' affare agli avversarli ed a quelli della citt , e
frattanto Amilcare proseguiva per il piano alla volta di
coloro che custodivano il ponte.
LXXVI. Spendio , conosciuto ci eh' era , si fece
incontro ad Amilcare nella pianura : e soccorrevans
mutuamente , quelli della citt presso al ponte , in nu
mero di dieci mila, e quelli eh' erano venati da Utica ,
che a quindici mila ascendevano. Poich (>4^) fucon a
contatto , credendo che i Cartaginesi fossero presi in
mezzo , assiduamente (*4j) 1' un 1' altro esortava ecci
tandosi , ed attaccavano i nemici. Amilcare continuava
il cammino, facendo marciare gli elefanti in fronte,
dopo questi la cavalleria ed i fanti leggeri , e ' nel retroguardo la grave armadura. Come vide che gli av
versai ii andavangli addosso temerariamente, ordin a'suoi
che tutti si voltassero. Quelli eh' erano nelle prime file
fece in fretta volgersi , e collocarsi di dietro , e quelli
che dapprincipio erano stati alla coda , fece girare , e
schier al cospetto de' nemici. Gli Africaui ed i merroLiBio j tomo i.
9

i3o
A. diR, cenarii, stimando ch'essi fuggissero spaventati, scom
posero le file e gli assaltarono menando forte le mani.
Ma non si tosto la cavalleria , appressatasi alla gente
schierata , voltossi e fece alto , ed il resto dell' esercito
diede la carica , che gli Africani, sbigottiti dell' inaspet
tato evento , piegarono e la diedero a gambe , come
quelli che inconsideratamente e spicciolati gli avean in
seguiti. Indi gli uni cadendo sulla propria gente ch'era
loro alle spalle, rovinavano, e a s ed a' suoi recavano
strage ; gli altri , ed ern il maggior numero , ventano
promiscuamnte calpestati da' cavalli e dagli elefanti che
g' incalzavano. Perirono da sei mila tra Africani e stra
nieri , e due mila ne furono presi : i rimanenti fuggi
rono , chi nella citt presso al ponte , chi nel campo
presso Utica. Amilcare , riportata avendo la vittoria nel
modo anzidetto , tenne immantinente dietro al nemico.
La citt vicina al ponte prese d' assalto , ed i nemici
che vi erano l' abbandonarono e fuggirono a Tunesi.
Corse il resto della campagna, ed alcuni luoghi costrinse
ad arrendersi , la maggior parte prese colla forza. Cos
ispir a' Cartaginesi alcun poco di fiducia e d' ardire ,
avendoli sollevati alquanto dalla disperazione in cui pria
trovavansi.
LXXVH. Mato frattanto durava nell' assedio d' Ippone, e ad Autarito condottiere de' Galli ed a Spendio
consigliava di non si lasciar sfuggire i nemici , ma di
evitar il piano, perciocch gli avversarii abbondavano di
cavalli e d' elefanti , e di (248) progredir quant' essi
appi delle montagne , assaltandoli ogni qual volta ad
alcun (249) luogo difficile s' abbattessero. Mentre che

i3i
dava questi avvertimenti , mandava eziandio pregando i A.
Numidi e gli Africani , lo soccorressero e non trascu
rassero l' occasione di riacquistar la libert. Spendio ,
presi seco da sei mila uomini di quelli ch'erano a TuDesi , marciava rimpetto a' Cartaginesi alle falde dei
monti , ed oltre agli anzidetti avea da due mila Galli
condotti da Autarito : (a5o) che gli altri , che sotto lui
dapprincipio militavano, erano disertati e passati presso
i Romani , quando campeggiavano intorno ad Erice.
Come Amilcare giungeva in qualche piano circondalo
da' molili, gli ajuti de' Numidi e degli Africani Junivansi
con Spendio. Laonde a grandi angustie ed inevitahil
pericolo riduceva usi i Cartaginesi , alloggiandosi loro di
repente gli Africani in fronte , i Numidi alla coda , e
Spendio in fianco.
LXXVIII. Era allora certo Narva, Numida di gran
dissimo conto, (a:> i) e pieno d'impeto guerriero. Costui
avea sempre favoriti i Cartaginesi, coltivando (?.5a)Paf
fezione che loro .portava suo padre , ed in quel tempo
viemmaggiormente v'inclinava, pella gloria del capitano
Amilcare. Il perch , stimando opportuna 1' occasione
d'accostarsi e stringer amicizia, venne al campo con
circa cento Numidi , ed avvicinatosi allo steccato , ardi
tamente vi si piant , facendo segni colla mano. Amil
care maravigliatosi del costui disegno , mand ad esso
un cavaliere, cui disse che abboccarsi volea col capitano.
Ma , siccome il duce Cartaginese stava in forte dubita
zione e diffidava , cosi Narva consegn a' compagni il
cavallo e le lance , e disarmato francamente entr nel
campo. Colani' audacia rec a tutti maraviglia e stupore:

i3a
A.dlR. tuttavia il ricevettero, e seco lui s' intertennero. Venuto
a colloquio disse, esser affezionato a tutti i Cartaginesi,
ma sovra ogni cosa desiderare di farsi amico di Barca ;
essersi condotto a quel luogo (2 53) con animo di seco
lui riconciliarsi , e di unirsi senza inganno ad ogni sua
opera e consiglio. Amilcare , ci sentito , tanto gran
demente rallegrassi , cos pella fiducia con cui erasi
presentato il giovinetto , come pella schiettezza di lui
nel ragionare , che non solo di buon grado lo accett
per socio de' suoi affari , ma gli promise eziandio con
giuramento che data gli avrebbe la figlia , ove serbata
avesse la fede a' Cartaginesi. Fermato l1 accordo venne
Narva con circa due mila Numidi eh' eran a lui sog
getti. Amilcare , cresciuto di questa forza , schier la
sua gente a battaglia ; e Spendio unitosi agli Africani ,
e disceso nel piano s' affront co' Cartaginesi. Nacque
fiera zuffa , e vinsero i Cartaginesi, avendo gli elefanti
egregiamente combattuto, e Narva prestali insigni ser
vigi. Autarito e Spendio fuggirono , degli altri caddero
da dieci mila , e da quattro mila furono presi. Conseguita
la vittoria , Amilcare a' prigioni che n' erano contenti ,
diede permesso di militar seco, ed annoili colle spoglie
de' nemici; e coloro che ricusavano ragun a parlamento,
e disse , perdonar loro i falli sino a quel tempo com
messi , e conceder licenza a ciascheduno di andare ove
gli fosse piaciuto; ma a chi piglier l'armi contro i
Cartaginesi minacci , che , se venisse preso , punito
sarebbe con rigore implacabile.
LXXIX. Intorno a quel tempo , i mercenari! che
presidiavano l' isola di Sardegna , imitando Mato e Speu

i33
dio assalirono i Cartaginesi che in quella erano, (a5 4) A.diR.
Bostaro comandante degli ajuti rinchiusero nella rocca ,
ed uccisero insieme co' suoi concittadini. Avendovi po
scia i Cartaginesi spedito per capitano Annone con un
altro esercito , ed essendosi queste forze ancora , dopo
aver abbandonato Annone , unite alle prime , impossessaronsi i ribeili d* Annone vivo , e nell' istante lo im
piccarono , indi immaginando (?.55) stravaganti supplici)',
uccisero con tormenti tutti i Cartaginesi eh' erano nell' isola. Assoggettate poi le citt , tennero per forza l'iso
la , fino a che i Sardi , insorti contro di loro , li cac
ciarono in Italia. Per tal guisa fu la Sardegna tolta a
Cartagine : isola ragguardevole per grandezza , per po
polazione e per prodotti. Siccome pertanto molti ne han
molto parlato , cosi noi jnon reputammo necessario di
ripeter cose a tutti conosciute. Malo e Spendio , e con
essi il Gallo Autarilo , presero sospetto dell' umanit
d1 Amilcare verso i prigioni , e temendo non allo slesso
modo gli Africani e la turba de' mercenarii si lascias
sero sedurre dalla mostrata impunit, consigliavansi qual
nuova empiet usar potessero per far al tutto inferocir
la moltitudine contro i Cartaginesi. Piacque loro dun
que di ragunar i soldati. Ci fatto introdussero un cor
riere , che infingevasi spedito da quelli della loro setta
in Sardegna. Recava egli una lettera in cui era espres
so , che custodissero gelosamente Gescone e tutti i Car
taginesi , a' quali avean rotta la fede a Tunesi , con
forme abbiam dello di sopra ; perciocch alcuni del
l' esercito teneano segrete pratiche co' Cartaginesi per
liberarli. Spendio giovatosi di questa occasione esortolli

i34
A.iliR. dapprima a non fidarsi dell' umanit usata da Amilcare
verso i prigioni. Non aver egli preso siffatto partito
pella loro salvezza , ma studiarsi di soggiogarli tutti
colla liberazione di quelli, affinch non alcuni ma tutti
punisca , ove gli prestino fede. Oltracci ammonilli ba
dassero bene di non metter in libert Gescone ; che i
nemici si beffercbbono di loro , e grave danno ne de
riverebbe a' loro affari , lasciandosi essi fuggir dalle
mani un tant' uomo e valente duce , il quale ragion
volea che fosse per essere loro pi formidabil nemico.
Mentre ch'egli cos parlava, ed ecco un altro corriere,
come mandato da Tunesi , con lettere simili a quelle
che venute gpacciavansi da Sardegna.
LXXX. Indi sogginnse il Gallo Autarito , una sola
salvezza esser alle loro cose: deporre ogni speranza nei
Cartaginesi. Non poter alcuno essere loro socio fedele ,
fnattan'orh abbia l'animo rivolto alla costoro umanit.
Il perch li pregava a quelli credessero , quelli ascol
tassero , a tali dessero retta, che le cose pi nemichevoli ed atroci loro suggerivano contro i Cartaginesi ;
chi il contrario diceva tenessero per traditore e nemico.
Con sii Tai ti discorsi gli andava egli (a56) invitando e
persuadendo che uccidessero con tormenti Gescone e
quelli ch' erano stati insieme con lui presi , ed i Car
taginesi fatti prigioni in appresso. Avea costui grandis
simo potere nelle consulte, perch molti comprendevano
la sua favella, come quegli che, buona pezza militando,
aveva apparata la lingua punica , della quale pressoch
tutti (a5y) in qualche modo dilettavansi pella lunghezza
dell' antecedente servigio. Gli fece il volgo unanime

i35
plauso, ond' egli se n and con ottimo concetto. Ed A.dlR.
essendosi a lui recali molti d' ogni nazione per suppli
carlo di non martoriar Gescone , dal quale ottenuti
aveano de' beneCcii , e parlando tutti ad un tratto, cia
scheduno nel proprio linguaggio, uon si poterono neppur capire. Ma poich fu palese eh' essi chiedevano
misericordia pe' condannati , ed uno di quelli eh' erano
col assisi grid addosso lapidarono tutti coloro
eh' eransi fatti innanzi. Questi pertanto , come da fiere
trucidali , seppellirono i parenti , e Gescone co' suoi in
numero di circa settecento furono fatti prendere da
Spendio e condur fuori dello steccato, e menatili poco
lungi dal campo , dapprima mozzaron loro le mani ,
incominciando da Gescone , che poco dianzi esaltato
aveano sovra tutti i Cartaginesi , rimettendo in lui le
loro differenze. Poich' ebbero troncate le mani , (a58)
tagliaron agi' infelici naso ed orecchie , ed avendoli cos
mutilati , ruppero loro le cosce , e vivi ancora li gittaron in un fosso.
LXXXI. I Cartaginesi , avuta nuova della sventura ,
altro non potendo fare , altamente si dolsero del caso
acerbo, e mandarono ambasciadori ad Amilcare ed al
l' altro capitano Annone , pregandoli soccorressero la
patria , e vendicassero la morte de' miseri. Agli scelle
rati spedirono araldi per levar i morti , ma essi non
glieli diedero , ed avvertirono quelli eh' eran venuti ,
che non si mandassero loro n araldi n ambasciadori :
giacch a chiunque venisse toccherebbe la stessa sorte
di Gescone. Peli' avvenire fecero decreto e reciproca
mente inculcaronsi di uccidere con tormenti ogni Car-

i36
di l. taginese clie prendessero, e di mozzar le mani ad ogni
lor allealo, e rimandarlo a Cartagine: loceh eseguirono
molto accuratamente. Chi pertanto queste cose considera
non esiter di asserire, che non solo i corpi degli uo
mini , e le ulcere ed i tumori che vi nascono , talvolta
(259) incrudeliscono , e divengono al tutto insanabili ,
ma molto maggiormente gli pnimi. Imperciocch le ul
cere , ove si curino , per questo appunto tal fiata irri
tatisi , e pi presto (260) serpeggian divorando , c se
al contrario si lascino slare , corrompendo , conforme
loro natura , le parti contigue , non arrestatisi sino a
che distrutto non hanno il corpo che n' attaccato. Si
milmente negli animi s' ingenerano spesso (161) annera
ndoti e putredini , per modo the nessun animale fassi
dell'uomo pi empio e crudele. Che se con indulgenza
ed umanit li traiti , slimano essi cotesto procedere in
sidia ed inganno, e pi diffidenti e malevoli divengono
verso di quelli che tisan loro carit. E se ti vendichi ,
e gareggi con loro in furore, nulla v'ha di pi nefando
u di pi terribile cui non s'appiglino a lode recandosi
colai audacia. Finalmente giunti al colmo della ferocia ,
spogliatisi dell' umana natura. (262) E pertanto da cre
dersi che l'origine di questa disposizione e ci che mag
giormente vi contribuisce sieno i perversi costumi, e la
cattiva educazione sino dalla fanciullezza. Le cause coo
peranti sono molte , ma la maggiore gli oltraggi e le
rapine de' maestrati. Le quali cose allora appunto avveraronsi nel corpo de'mcrcenarii, ma pi ancora ne' loro
duci.
LXXXII. Amilcare vedendosi alle strette pella rabbia

,37
disperata de nemici , chiam a s Annone , persuaso A. di R.
che , unendo insieme gli eserciti , pi presto si perver
rebbe a finir la guerra. I nemici che gli cadevano nelle
mani , o uccideva nell' atto di combattere , o se gli ve
nivano portati prigioni , gittava alle fiere , scorgendo
unico compenso nello sterminio totale degli avversar.
Ma mentre che le speranze de' Cartaginesi intorno a
questa guerra , sembravano migliorarsi , incominciarono
gli affari subitamente a indietreggiare. Imperciocch i
capitani , come furon uniti , vennero tra loro in tale
discordia , che non solo trascurarono le occasioni di
batter i nemici, ma diedero eziandio a questi per cagion
delle loro gare molte opportunit di danneggiarli. I Car
taginesi di ci accortisi , ordinarono a uno de' capitani
d' andarsene , ed all' altro , che prescelto avrebbe 1' eser
cito , di restare. A ci s' aggiunse , che le vettovaglie
condotte dal luogo che chiamano (263) gli Emporii in
cui collocavano le maggiori speranze } per rispetto ai
viveri ed alle altre cose necessarie , perirono tutte per
mare in una burrasca. La Sardegna , siccome dissi di
sopra , fu loro tolta , dalla qual isola grandi vantaggi
avean sempre tratti nelle loro emergenze. Ma il maggior
colpo si fu la ribellione (264) d' Utica e d' Ippone , le
quali sole fra le citt d' Africa sostenuta avean valoro
samente la presente guerra, ed a' tempi d' Agatocle an
cora e nell'invasione de' Romani eransi con grande ani
mo difesi , ed a dirla breve , non ebbero giammai me
ditata cosa sinistra contro i Cartaginesi. Ma allora ol
trech senza ragione presero il partito degli Africani ,
nell'atto stesso di ribellarsi dimostraron a questi la mag-

i38
.diJR. gior intrinsichezza e fede, e verso de' Cartaginesi ope
rarono con istizza ed odio inesorabile. Imperciocch
quelli che venuti erano a soccorrerli , in numero di
cinquecento circa , trucidarono tutti , insieme col loro
duce , e gittarono gi dalle mura , e la citt consegna
rono agli Africani, non permettendo a' Cartaginesi, che
glielo chiedevano , di seppellire g' infelici. Malo e
Spendio insuperbiti di questi prosperi successi , s' ac
cinsero ad assediar Cartagine. Barca, ricevuto il collega
Annibale, (che costui avean mandato i cittadini, poich
l' esercito risolvette che Annone se ne dovesse andare ,
allorquando fu da' Cartaginesi dato 1' arbitrio a' soldati
sulla dissensione de' capitani ) : Amilcare , dico , con
essolui e con Narva correva il paese e tratteneva le
vettovaglie a Mato ed a Spcndio, essendogli in ci stata
molto utile 1' opera del Numida Narva. In questi termini trovavaosi le forze eh1 erano in campagna.
LXXXIIL I Cartaginesi, chiusi da tulli i lati, co
stretti furono a ricorrer gli stali (a65) alleati. Gero ne,
che non avea mai perduta di vista la presente guerra ,
prestavasi con grande premura a tutte le loro richieste,
ed allora raddoppiava il suo zelo, persuaso di giovar a
s stesso , cos pella sua signoria in Sicilia , come nel1' amicizia de' Romani , ove salvati avesse i Cartaginesi,
procurando che non riuscisse a' prepotenti di conseguir
senza opposizione il loro proponimento. Ed era ben
savio e prudente il suo consiglio : (266) che siffatte
cose non s hanno a trascurare giammai, (267) n debbesi ad alcuno conferir tanto potere , che mal si possa
con lui contendere circa i proprii manifesti diritti. Ma

i3q
Romni ancora osservarono i trattali, e non omisero A. di/}.
alcuna dimostrazione di buona volont ; sebbene dap
principio insorta fosse qualche disputa fra le due na
zioni, quasi pella stessa causa. [ Romani se l'erano pi
gliata co' Cartaginesi , perciocch conducevano ne' loro
porti le navi , che con vettovaglie pe' nemici andavano
dall'Italia in Africa, ed avean gi raccolto di questa
ragione cinquecent' uomini , e teneanli incarcerati. Ma
poich , avendoli chiesti per mezzo di ambasciadori , li
riebbero, tanto se ne compiacquero, che tosto donaron
in cambio a' Cartaginesi i prigioni rimasi presso di loro
dalla guerra di Sicilia. E da quind1 innanzi accordaron
ad essi con prontezza e benevolenza tutto ci che do
mandavano. Per la qual cosa permisero a' mercatanti di
esportar a Cartagine tutto ci che occorreva , e vieta
rono di recar nulla a' nemici. Poscia non ascollarono i
,
niercenarii di Sardegna , allorquando ribellatisi da' Car
taginesi chiamaronli nell' isola , e gli Uticesi , che loro
si diedero, non accettarono , fedeli alle leggi de' trattati.
I Cartaginesi , ajutati dagli amici anzidetti , sostenevano
1' assedio.
L XXXIV. Maio e Spendio eran non meno assediati 5 16
di quello che assediavano ; imperciocch Amilcare a
tanta penuria d' ogni cosa necessaria aveali ridotti , che
costretti furono a lasciar 1' assedio. Ma poco stante fe
cero nna scelta de' migliori tra i mercenarii e gli Afri
cani , che sommavano tulli cinquanta mila, fra i quali
era Zarza Africano colla sua gente , e ritornarono in
campagna, (268) marciando alla sGlata di ri lupetto ad
Amilcare , ed osservando i suoi movimenti. I luoghi

i4o
di l. piani cansavano per timore degli elefanti e de' cavalli
di IN'arva , ma i montuosi e stretti ingegnavansi di
preoccupare. Ed eran essi a que' tempi per nulla infe
riori agli avversari! nel divisar imprese e nell'ardimento,
ma per imperizia sovente venivan meno. Allora potessi
veder in effetto quanto l' esperienza regolata dall' arte ,
e (263) l'ingegno di perito capitano prevalgano all'ine
sperienza ed alla pratica tumultuaria della milizia, dap
poich Amilcare molti (270) in avvisaglie parziali, ta
gliando i passi ed accerchiando , a guisa di buon gio
catore , uccideva ; molti in fazioni pi generali , parte
cader faceva in agguati, parte inaspettatamente e d' im
provviso , quando di giorno , quando di notte sorpren
deva e sbigottiva, e quanti ne prendeva vivi gittava alle
fiere. Finalmente accampatosi lor dappresso all' impen
sata in un luogo ad essi incomodo per combattere, ma
opportuno al suo esercito , in tanta ristrettezza li con
dusse , che non arrischiandosi di pugnare , n fuggire
potendo, perciocch eran dappertutto circondati da fosso
e da steccato , alla perfine spinti dalla fame costretti
furono a divorarsi tra loro ; cos rimeritandoli Iddio
della lor empiet e perfidia verso del prossimo. Che di
uscir a battaglia non osavano , certi della sconfitta che
loro sovrastava , e del supplicio che attendeva quelli
che verrebbono presi , e di pace neppur immaginaronsi
di far menzione , conscii com' erano delle scelleratezze
commesse : ma pazienti aspettavano sempre i soccorsi
da Tunesi , pelle promesse lor fatte da' duci , e frat
tanto tolleravano ogni contrariet.
LXXXV. Poich ebbero empiamente consumati i

i4i
prigioni , nutrendosi delle loro carni , e consumati al- A. di R.
tres i servi , e nessun ajulo giungeva da Tunesi , la
moltitudine , stanca di tanti mali , preparava a' duci i
peggiori trattamenti, quando Autarito, Zarza e Spendio
risolverono di dare se stessi in mano a' nemici , e di
parlar con Amilcare di pace. Mandato adunque un
araldo , e presa la licenza, di far un' ambasceria , recaronsi in numero di dieci presso i Cartaginesi. Stabili
seco loro Amilcare le seguenti condizioni: Fosse libero
a Cartaginesi di scegliere fra i nemici dieci uomini,
quali volessero : gli altri lasciassero partir in tonaca.
Allora disse subito Amilcare sceglier egli giusta i patti
quelli ch'erano presenti. Per tal guisa vennero Autarito,
Spendio, e gli altri pi cospicui duci in potere de' Car
taginesi. Gli Africani , udita la presura de1 duci , cre
dendoli traditori, perciocch nulla sapevano del trattato,
corsero alle arme. Ma Amilcare accerchiolli cogli elefanti
e col resto dell' esercito , e tutti li uccise . che sommavan oltre quaranta mila , presso il luogo chiamato
(271) la Sega, pella somiglianza di forma che ha con
questo strumento.
LXXXVI. Pe' fatti test esposti migliorarono di molto
le speranze de1 Cartaginesi , i quali stimavansi gi per
duti. Gir poi Amilcare con Narva e con Annibale la
campagna e la citt. E siccome gli Africani arrendevansi , e la lor parte abbracciavano per cagione dell' ul
tima vittoria , cosi assoggettato eh' ebbero il maggior
numero delle citt , andaron a Tunesi , e prepararonsi
ad assediar Mato. Annibale pose il campo dinanzi alla
citt dalla parte che guarda Cartagine , e dal lato op-

4*
.Hill, posto Amilcare. Poscia condussero Spendio e gli altri
prigioni solto le mura e gl'impiccarono al cospetto dei
nemici. (272) Mato pertanto , accortosi della negligenza
e soverchia fiducia d' Annibale , assalt il suo campo ,
ed uccise molti Cartaginesi , gitlandoli tutti fuori degli
alloggiamenti; s'impossess eziandio di tutte le salmerc,
e prese vivo lo slesso capitano Annibale. Il quale in
contanente menarono alla croce di Spendio , e marto
riatolo crudelmente , detrassero colui , e questi vivo vi
attaccarono, e trenta de' pi nobili Cartaginesi immo
larono intorno al corpo di Speiidio: non altrimenti elio
se la fortuna a bello studio date avesse ad amendue
reciproche occasioni di straziarsi tra loro co' pi orrendi
supplicii. Barca tardi riseppe l'attacco fatto da quelli
della citt , pella distanza degli alloggiamenti , ma neppur quando ne fu informato accorse all' ajuto pella dif
ficolt de' luoghi di mezzo. II perch , levate le tende
da Tunesi , e giunto al fiume B;i jara , accampossi ove
il fiume mette foce nel mare.
LXXXVII. I Cartaginesi , cui siffatta sventura era
giunta inaspettata , rimasero di bel nuovo scoraggiati e
fuori di speranze, come quelli che avean test ripreso
animo , ed in un subito ricaduti erano in Unto scon
forto. Ci non pertanto non desistevano dal procacciare
quello che richiedevasi alla loro salvezza. Per la qual
cosa dessero trenta del Senato , e con essi Annone ,
(a^3) lo stesso capitano che dianzi se n' era andato ,
ed insieme armarono quanti ne rimanevano in et abile
alla milizia , (a^4) quasi per correr 1' ultimo aringo , e
gli spedirono a Barca, raccomaudaudo molto a' senatori

i43
di rappattumar ! capitani ad ogni modo , cessando le A. di B.
Sliche conlese, ed obbligandoli alla concordia, in coti"
templazione del presente stato degli affari. I quali , poi
eh' ebbero ridotti in un luogo i capitani , fecero molti
e vani discorsi , e indussero Annone e Barca ad unirsi
e ad eseguir i loro suggerimenti. Da quel tempo in
poi i accordatisi sempre in un parere , fecero tutto a
voglia de' Cartaginesi. Per la qual cosa Mato assai sof
feriva ne' combattimenti parziali , che sovente facevansi
presso (ij5) a Lepti ed alle altre citt. Finalmente ri
solvette di cimentarsi ad una battaglia campale , a cui
i Cartaginesi ancora eran molto inclinati. Laonde amendue , saldi in cotal proponimento , eccitarono tutti gli
alleati ad associarvisi , e raccolsero le guarnigioni dalle
citi , (76) come per arrischiar tutto ad un giuoco.
Apprestata ogni cosa necessaria all'impresa, schieraronsi
in battaglia e d' accordo appiccarono la zuffa. Rimase
la vittoria a' Cartaginesi , e peri il maggior numero
degli Africani t gli altri rifuggironsi in una citt, e non
molto dopo s'arrendettero. Mato cadde vivo nelle mani
de' nemici.
LXXXVIH. Tutte le parti d' Africa immantinente
dopo la pugna fecero i Comandamenti de' Cartaginesi ;
ma Ippone ed Utica resistevano , non avendo alcun
appicco alla pace , perciocch sino dal principio della
ribellione non lasciatoli luogo alla misericordia ed al
perdono. (277) Tanto importa eziandio in colali errori
la moderazione , ed il non commetter volontariamente
eccessi irreparabili. Tuttavia , accostato il campo , ad
una Annone , all' altra Barca , furon tosto costretti a

144
A. diR. trattar la pace a quelle condizioni che piacquero ai
Cartaginesi. La guerra Africana adunque , che a tante
angustie ridotti avea i Cartaginesi , per tal modo fini ,
che non solo riacquistarono 1' impero d' Africa , ma
puniron ancora condegnamente gli autori della ribel
lione , sendoch per ultimo la soldatesca , andando
in trionfo pella citt , diede a Mato ed a' suoi ogni
sorta di tormenti. Tre anni e quattro mesi guerreggia
rono i mercenarii co' Cartaginesi , e cotesta guerra
avanza di gran lunga in crudelt e scelleratezza quante
altre per relazione conosciamo. (3 7 8) Circa quel tempo
i Romani , invitati da' mercenarii di Sardegna ch' eransi
presso loro rifuggiti , accingevansi a tragittar in quel1' sola. I Cartaginesi se ne adontarono , come quelli
che pretendevano spettar pi a s cutai dominio, e gi
preparavansi a far vendetta di coloro che 1' isola avean
ribellata, quando i Romani, valutisi di questa occasione,
decretarono la guerra contro i Cartaginesi, dicendo che
cotai apparecchio non contra i Sardi , ma contra loro
facevasi. Ma quelli , miracolosamente scampati dalla
guerra anzidetta , e ad ogni modo mal disposti ad ad
dossarsi al presente di bel nuovo l'inimicizia de' Romani,
cedettero alle circostanze, e non solo abbandonarono
la Sardegna , ma aggiunsero eziandio milledugento ta
lenti al tributo che pagavano a' Romani, affinch allora
non fossero obbligati ad entrar in guerra.

FINE DEL LIBRO PRIMO.

i4t>
SOMMARtO
DEL PRIMO LIBRO,

Prefazione dell' Autore. Frutto delta storia. Predio


detia storia Romana ( I. ) Confronto dell? impera /to
rnano cm altri imperi Storia di fatti Disegno principite
de11' autore ( II. ) La storia presente forma quasi un
corpo , scritta pe' Greci / due primi. libri si premet
tono qual preparazione ( IH. ) Le cose de' Romani sono
connesse con quelte di tutti gli altri popoli Storio univer
sale Dalle membra sparse non pu gindicarsi dett' intie
ro ( IV. ) Passaggio att argomento stesso !Veeessit
di rimontare a pi alto principio ( (j V. ) Parte prima di-1ta
preparazione - Gesta anteriori alta prima guerra Punica. / Ro
mani soggiogano I Italia ( VI.) t Alumertini occupano Messi
na Regio oppresso dui presidio Romano Supplicio de' per/i
di ( VII. ) . / Mamei tim ridotti alle strette da' Siracusani
Gerone pretore a Siracusa ( VIII. ) Gerone re ( IX.)
1 Mumcrtini , parte rivolgonsi a' Romani, parte a' Cartaginesi .
/ Romani detiberano intorno a' Mamertini ( X. ) Decre
tano doversi lont reearujuto Gerone s'unisce a' Cartaginesi
Monte Calcidico Appio Clandio tragitta a Messina e
mette in fuga Gerone ( XI. ) Appio Claudio discaccia i
Cartaginesi Motivo del modo di trattar questa storia ((j XI1.) Parte seconda detta preparazione Argomento del primo e
secondo libro , ne' quati questa parte si contiene Ragione
POLIBIO , torno 1.
IO

i46
di trattar le cose in questi due libri comprese Guerra Pa
nica prima Gli storici Filino e Fabio - Officio dello sto
rico Verit luce della storia ( XIV. ) Errori di Fi
lino Echetla citt ( XV. ) S' incomincia la guerra
con grandezza e sforzo Formazione delle legioni Romane
Trattato de' Romani con Gerone Gerone all'ombra dell'ami
cizia Romana ( XVI. ) Apparecchio de' Cartaginesi in Agrigenio 1 Consoli L. Postumio e Q. Mamilio assediano Agri
gento Severa disciplina de' Romani ( XVII. ) Ero
tica citt Erbesso citt Annibale comandante d'Agri
gento Annone capitano de' Cartaginesi prende Erbesso
1 Romani assediano Agrigento e sono assediati da Anno
ne ( XVIII. ) Annone sconfitto in battaglia Annibale
colla sua gente fugge dalla citt Agrigento presa da' Ro
mani ( XIX. ) I Romani meditano maggiori imprese
1 Romani rivolgono al mare i loro pensieri Andacemente
allestiscono un'armata Sebbene prima non avean avute navi
da guerra Prima armata navale de' Romani ( XX. )
Maniera d' esercitare i rematori Il console Gneo Cornelio
preso a Lippar dal Cartaginese Boode Annibale coman
dante dell'armata Punica perde molte navi ( XXI. ) Pugna
navale di Duillio Struttura del corvo Uso del corvo nella
battaglia navale ( XXII. ) Campagna di Melazzo
Vittoria navale di Duillio ( XXIII. ) Egesta liberata da
assedio Macella presa Amilcare batte gli aj'uti de' Ro
mani 1 Romani vincitori in Sardegna Annibale impic
cato / consoli Aula Attilio e C. Sulpicio prendono molte
citt della Sicilia ( XXIV. ) Ambigua pugna navale di
Attilio presso Tindaride Si rinforzano grandemente le ar
mate da amendue le parti Pachino Ecnomo Eraclea
Minua ( XXV.) M. Regolo e L. Manlio vanno in Africa
Forze navali Triarii navali Schieramento triangolare delle
navi Romani ( XXVI.) Schieramento dell'annata Car

47
taginese Duci de' Cartaginesi Battaglia navale presso
Ecnomo ( XXVII. ) Triplice pugna navale Vincono i
Romani ( XXVIII. ) / Consoli approdano in frica
Prendono Aspide Guastano l'AJiica M. Regolo rimane
in Africa ( XXIX. ) Adi citt / Cartaginesi chia
mano a s i loro Capitani Prosperi successi di Regolo in
Africa 1 Cartaginesi adoperano senza destrezza Sono
sconfitti da Regolo presa Tunisi ( XXX. ) /
Cartaginesi stretti da tutte le parti Regolo prescrive
loro dure condizioni ( XXXI. ) Santippo Capitano dei
Cartaginesi ( XXXII. ) Santippo e Regolo ( XXXIII.) data battaglia Sconfitta di Regolo preso Re
golo da' Cartaginesi ( XXXIV.) Osservazioni dell' au
tore intorno a questi avvenimenti Utilit della storia
( XXXV. ) Santippo ritorna a casa / consoli
M. Emilio e Ser. Fulvio vanno in Africa Prendono l' ar
mata Punica ( XXXVI. ) Naufragio dell'armata vittorio
sa Costellazioni nemiche della navigazione Audacia osti
nata de' Romani ( XXXVII.) Nuova speranza de' Car
taginesi in Sicilia Nuova armala de' Romani 1 consoli
Aulo Attilio e Gn. Cornelio tolgono Palermo a' Cartagine
si ( XXXVIII. ) / consoli Gn. Servilio e C. Sempronio
arrenano coli' armata nella Sirti Meninge , isola de'Lotofagi Altro grande naufragio 7 Romani cedon il mare
ai Cartaginesi I consoli L. Cecilio e G. Furio in Sicilia
colle forze di terra Spaventati dagli elefanti Prendono
Termo, e Lippa ri ( XXXIX. ) Cecilio ed Asdrubale
a Palermo Asdrubale battuto e messo in fuga ( (j XL. )
/ Romani allestiscono una nuova armata Assediano Lilibeo ( XLI. ) Situazione e figura della Sicilia Pachino
Peloro Lilibeo ImiIcone comandante di Lilibeo ( XLII.)
/ mercenarii tentano di dar Lilibeo per tradimento Fede
dell' Acheo Alessone fa a vuoto il tradimento di Lili-

i48
beo ( XLIII. ) Lilibeo soccorso Annhale entra con
afuti in Lilibeo ( XLIV. ) / Cartaginesi fanno una sor
tita da Lilibeo / Romani adoperano le macchine inta
no ( LXV. ) Trapani Annibale Rodio entra impune
mente colla sua nave in Lilibeo e n'esce arditamente
( XLVl. ) Egli ed altri fan sovente lo stesso / Ro
mani turano il porto di Lilibeo E prese Annibale Ro
dio ( XLVII. ) Fanno altra sortita gli assediati ed in
cendiano le opere de' Romani / Romani cingono Lilibeo di
vallo e fossa ( XLV1II. ) U console P. Claudio tenta
Trapani ( XLIX- ) Aderbale comandante di Trapani gli
fa trista accoglienza ( L. ) P. Claudio fugge e perde l'art
mata ( LI. ) Storia d'Aderbale Infamia di P. Claudio Il console L. Giugno mandato in Sioilia ( LII. ) Cana
lone tende insidie alt armala Romana in Lilibeo ( LUI. )
L. Giugno naviga al/a volta di Lilibeo e perde F armala
per naufragio ( LIV. ) -- 1 Romani lasciano il none L.
Giugno occupa Erice Erice monte e citt Venere Eridna ( LV. ) -- Amilcare Barca Este , o Epierte ( car
cere o sulla carcere ) castello presso Palermo Amilcare ed
i Romani a Palermo Amilcare ed i Romani a Erice Lotta
di galli ( LVI LVIII. ) / Romani allestiscono di bel
nuovo un'armata e le spese ne sono fornite da'particolari ,
C. Lutazio coli' armata a Trapani ( LIX. ) Annone co
mandante dell'armata Cartagiunse Gera isola Lutazio ed
Annone a Egusa ( LX. ) Battaglia navale a Egusa
C. Lutazio distrugge f ormata CuTlaginese ( LXI. ) / Car
taginesi chiedono pace per mezzo d Amilcare Ban:a Lode
d'Amilcare Condizioni della pace , la quale si conchiu
de ( LXH. ) Grandezza delta guerra narrala Mole ma->
ravigliosa delle armate venule a conflitto Potenza de' Ro^
mani acquistala con senno e con valore , e non a oaso ( LX1II )
Promessa d' un libro sulla form della repubblica Romana

*49
/ Cartaginesi anftoniati co' Roriiani ( LXIV.) Guerra dei
Romani co' Falisci Guerra Africana de' Cartaginesi co' suoi
soldati mercenari/ Guerra sema perdono , e per molti conti
memorabile - Origine della guerra Africana ( LXV. )
Gli Africani ed i mercenarii de' Cartaginesi tragittano dalla
Sicilia in Africa Sono mandali da Cartagine a Stetti
Esagerano la somma degli itipendii loro dovuti ( LXVI. ) -*
Ammutinamento della milizia mercenaria Pericoli che da eolal turba derivano - Annone non pu chetare il tumulto Gli
ammulinati allggiansi ih Tunesi ( LXVII. ) Tatto prometlon i Cartaginesi I mercenarii aumentano sempre le loro
prelese rimesso l'affare a Gescone ( LXV III. ) Spen
dio e Malo irritano la soldatesca
Incrudeliscono vrso di
anelli che seco nn parteggiano Sono creati duci de' ribel
li ( LXIX. ) Arrestano Gescone Fanno guerra aperta
Aizzanti gli Africani contro i Cartaginesi Assediano Vticd
lppone Diarrito ( LXX. ) / Cartaginesi a mal parti
to ( LXXI. ) Durezza con che i Cartaginesi governano i
loro sudditi Le femmine a gara co' mariti nella ribellio
ne ( LXXII. ) Apparecchii de' Cartaginesi Situazione
di Cartagine litica Tunesi ( LXXIII. ) Annone com
batte male presso Vtica - ed a Gorza ancora ( LXXIV. )
Amilcare Sarca libera Ulicd dall' assedio Guazza il fiume
Bacara Assalta alle spalle i custodi del ponte (LXXV)
Sconfigge i ribelli ( LXXVI.) stretto da Spendio il
Gallo Aularilo, gli Africani ed i Numidicon Spcndio LXXVII.)l Numida Narva passa ad Amilcare Amilcare vince in bat
taglia i ribelli ( LXXVIII. ) 1 mercenarii in Sardegna,
sollevanti contro i Cartaginesi E tolgon loro V isola l
ribelli in Africa rinfrancati dalle finzioni de'loro duci Spen
dio slimola i ribelli ($ LXXIX. ) // Gallo Autorit consi
glia a crudelt / ribelli atroci verso i piti umani Tru
cidano miseramente Gescone ( LXXX. ) Minacciano altre

1 5o
crudelt Piante dell'animo insanabili ( LXXXI.) Amil
care ed Annone capitani de' Cartaginesi Sono tra loro di
scordi -Le vettovaglie de' Cartaginesi periscono in un naufragio Ippacrila ed Vlica arrendonsi a' ribelli. i ribelli assediano Car
tagine ( LXXXII.) Cerone soccorre i Cartaginesi If i
Romani gli abbandonano (LXXXIII.) Amilcare stringe i ri
belli Quanto l' arte di comandare eserciti superior sia ad
una rozza audacia I ribelli angustiali dalla fame , si divo
rano tra loro ( LXXXIV.) Spendio s' arrende ad Amil
care ucciso gran numero di ribelli La Sega, luogo
presso Cartagine ( LXXXV.) Moto assediato a Tunesi
Spendio impiccato Annibale preso da Malo ed appeso
( LXXXVI.) Annone ed Amilcare riconciliati Stringono
Malo Lepti citt -- Malo vinto in battaglia e preso.
LXXXVII.) L' Africa pacifcala Ippone Diarrilo ed
Vlica riprese Fine della guerra Africana I Carlagines
cedono a' Domani la Sardegna e s' incaricano d" un nuovo tri
buto ( LXXXVII!.).

i5i

ANNOTAZIONI
AL

LIBRO

PRIMO.

(1) J-J scienza de'falli avanti i nostri tempi accaduti. Gli


antichi , e singolarmente i Greti , che tanto avanti sentivano
nelle scienze morali , il diletto che procaccia la lettura della
storia riferivano all' ntilit che se ne cava pel viver civile e
pel regolamento delle passioni. Quindi che lo studio di
quella formava presso di loro parte della filosofia , ed i soli
Epicurei, che il sommo bene ponevano ne* piaceri che l'uo
mo, fatto a li solo scopo della sua esistenza, separano dalla
societ , non se ne occupavano. Muta , diceva Cicerone (a)
a' seguaci di quella setta , la storia nelle vostre dispute. Io
non ho udito giammai nella scuola d' Epicuro nominar Li
curgo i Solone , Milziade , Temistocle , Epaminonda , i quali
sono sulle labbra di tutti gli altri filosofi . k Chi , sclama
Plutarco (A), affamato che sia, manger , o assetato bever
con maggior diletto quanto ebber imbandito i Feaci , anzich
scorrer il racconto de' viaggi erranti d'Ulisse? E chi con
(a) De finib. bonor. et aulof 1. ri , c. ai.
(A) Opere morali. Trattato che ha per titolo: Non poterti viver
piacevolmente seguendo Epicuro.

l52
trasporto maggiore giaeerassi colla pi bella donna di quello
ch vegliare 911 ci che Senofonte scrisse di Pantea , o di
Temuelea Aristobulo, odi Tisbe Teopompo? Ma questi piaceri
sono dell'anima, e gli Epicurei ce ne distolgono.
(2) Cadde so/rgio^afa sotto f imperi) de' Romani. Conquisfatori e popoli bellicosi hanno in ogni tempo percorsa la su
perficie della (erra, soggiogati regni, pente generazioni, fatti
sparire presso illustri nazioni monumenti di civilt , lingua e
postumi , ma nessuno pervenne alla gloria ed atla soda con
sistenza de' Romani. E la ragione di ci si che quelli , da
cieca ambizione e da desiderio di rapina spinti , vittime alla
perline caddero delle proprie sfrenate passioni : laddove i Ro
mani nel corso delle vittorie, che signori dall'orba li ren
dettero, non dipartironsi giammai da'pribniuji- della pi rigida
virt e delta pi severa disciplina militare. Nessuna repub
blica , scrisse Tito Livio (</) , fi giammai della Romana pi
grande, n pi santa , n pi ricca di buoni esempli, n
hi cni tanto tardi entrassero avarizia e lussuria , n ove in
tanto pregio e per cosV lungo tampo si tenessero la povert
e la parsimonia.
(3) / Persiani in alcun tempo gran potere e dominio acquistarunn. Il regno di Persia istituito da Ciro colla riunione
della Media , fu da tui aggrandito col conquisto dell' Assiria
e delta Lidia, ed il suo successore Cambise vi agginnse 1' Egrtto. Ma non s tosto i Persiani sotto Serse passaron in Eu
ropa ed assaltarono la Grecia , che toccaroa acerbe rotte , le
quati non solo mandarono a vuoto la loro impresa, ma attras
sero eziandio i nemici nel cuore de' loro dominii , avendo
Agesilao re di Sprtrta tolte loro quasi tutto le provincie del
l' Asia minore.
(-{) / Laeedrmoni ec. Liberata la Grecia da' Persiani eh*
(a) Misi. Rem- nrtla prefazione.
*

i53
l'area n invasa, insorse tra gli Ateniesi e i Lacedemoni ona
infelice gara per rt primato , la quale dor* venzei anni di
sangninosa guerra fini col rendere gli Spartani padroni d' Atene. I vincitori , aliti in superbia per cos avventuralo suc
cesso , fecero nna spedizione io Asia , ove grave danno recaron al re di Persia , e s' impossessarono perfin di Sardi ,
gi capitale del ricchissimo regno di Lidia. Ma nn and
gaari , che disfatti da' Tebani nella battaglia di Lenttra si
ridussero ah' estremo pericolo. Agesilao , eh' era allora in
Asia , come prima riseppe questa sciagura della sua patria ,
arrestossi a mezzo il corso delle sue vittorie e ritorn a caie-,
ove appena giunse in tempo per salvar i suoi dall' ultima
eccidio.
i
(5) / Macedoni regnarono in Europa ec. E noto come Fi
lippo dopo la battaglia' di Cberonca assoggett la Grecia tutta/
e come il figlio di Ini Alessandro , rotte cb' ebbe le forze di
Dario al Granico e presso Arbela si fece strada al dominio
dell' Asia.
(6) Fino al fiume stro. La Macedonia propria estendevasi
in latitodine dal mar Egeo all' Adriatico. ( V. Cluver. inti-odnct. in univ. Geogr. p. 5}0 ). Sfa Filippo avea conquistata
la Tracia , ed esteso il suo dominio sino all' latro , che Po
libio d per confine a' possedimenti de' Macedoni in Europa ,
e che secondo Straberne ( lib. vii , pag. 3o5 ) la parte in
feriore del Danubio , la quale pel territorio de' Geli , popolo
della Scizia , corre al Ponto Eusino.
(?) " genere oV storia che a' fatti si attiene. Il testo ha
7JV t>fynrixi! (rr*f(*i Ifijrcf , eh' quanto dire il ge
nere prammatico della storia. La spiegazione di qnesta frase
ripetersi dee da ci che scrive Polibio medesimo nel ix libro
i quest'opera. <.-. D genere genealogico (sono sue parole) attrae
il curioso ; quello che tratta delle colonie , delle edificazioni
delle citt , e delle affinit de' popoli interessa chi ama la

i54
moltiplice eradizione, e quello che aggirasi intorno alle gesta
delle nazioni , delle citt , e de' principi alletta l' nomo poli
tico. Quest'ultimo al certo il genere prammatico, qni esal
tato ; dappoich 1' espressione wpiyfmr* spesso prendesi per
maneggi politici , e vpxyftaliictt significa un nomo che si
occupa di siffatti maneggi. Vedi lo Schweighauser nella nota
a questo passo, e il vocabolario Polibiano del medesimo alla
voce 7rf uyfia.1 ik. jf.
(8) Arato da Sidone. Le circostanze pi memorabili della
vita di qaest' uomo insigne trovansi riferite da Polibio in di
versi libri della presente storia , singolarmente nel n , u, v,
vii , vili. Le memorie da lui lasciate , che qni cita il nostro,
erano , secondoch riferisce Plutarco nella sua vita , scritte
con eleganza , sebbene concepute le avesse in fretta , e oon
parole non istndiate. Nulla di esse a noi pervenne.
(9) Una storia universale. Nel senso qui espresso dall'autore
era questa invero a' suoi tempi un bisogno , dappoich i Ro
mani esteso avean il lor impero a quasi tutte le regioni della
terra allor conosciuta. Per la qual cosa il paragone da lui
addotto per dimostrare quanto fossero manchevoli e poco
istruttive le storie parziali che andavano pelle mani de* snoi
contemporanei , non a dirsi quanto fosse calzante. Ma
scioltasi quella mole enorme dello stato Romano, e riprodotto
avendo ciascheduna nazione che il componeva una propria
favella , proprii costumi e proprie leggi , la storia generale
risultar pi non potea che dal complesso delle storie partico
lari. E pertanto da distinguersi la storia universale che com
prende gli avvenimenti di tutte le nazioni da' tempi pi remoti
onde v'ha memoria, da quella di cui ragiona Polibio, e che
a' soli tempi dello scrittore limitata. Della prima ci offron
esempii tra gli antichi la biblioteca storica di Diodoro Siculo,
e l'epitome che della storia di Trago Pompeo fece Giustino.
(10) Timeo, da Tauromenio in Sicilia, visse sotto Agatocle

i55
c scrisse la storia di Sicilia e la guerra di Pirro in Italia ,
accaduta a' suoi giorni. Cicerone (de Oratore il, i{) loda
la sua erudizione ed eloquenza. Tuttavia Snida il chiama
vecchia razzolatrice dall' affastellar eh' egli fece nelle sue
storie ogni cosa senza distinzione; ed invidioso e calunniatore
il dice Artemidoro presso Straberne ( lib. xiv , pag. Go ) ,
e Diodoro Siculo ( lib. an ) , forse il riprende dell' acer
bit sua verso gli scrittori che 1' han preceduto , mentrech
egli medesimo d in ciampanel col appunto ove si protesta
verace ed esatto , e Longino nel trattato della sublimit as
serisce esser egli sovente freddo e cader in puerilit , e Po
libio finalmente il coglie in parecchie menzogne ( il , 16 ,
xil, 3) , e il taccia di maldicenza e leggerezza ( mi , 2^ ).
Agatocle lo cacci in esilio , ed egli vendioossi scrivendo di
lui il maggior male possibile , talvolta in onta alla storica
verit.
(11) La pace cos detta Anlalclda. I Lacedemoni, stanchi
della guerra che sostenevano contra i Persiani ed insieme
contra gli altri Greci, mandarono Antalcida comandante delle
loro forze navali ad Artaserse per far la pace. Il re gliel' ac
cord a condizione , che le citt Greche dell' Asia , e l' isola
di Cipro a lai appartenessero , ed alle altre tutte restituite
fossero le proprie leggi, minacciando di muover guerra, unito
a quelli che vi acconsentivano , a coloro che si sarebbon op
posti (V. Xenoph. Hellenic. 1. v, Diod. Sic. Bibliot. 1. xiv).
Paco infame , siccome egregiamente osserva il Casaubono a
questo luogo, che manifest i Lacedemoni perfidi verso i loro
alleati , e stolti i Greci tutti. Imperciocch quegli stessi che
concordi riportati aveano trionfi nobilissimi sovra il pi po
tente de' re di Persia , fecero i comandamenti d' un re infin
gardo , da concubine circondato.
(12) E Dionigi il vecchio vinti ch'ebbe ec. La descri
zione minata di questa battaglia leggesi in Diodoro (lib. xiv)

i56
In essa quel crudelissimo tiranno fece la pi bell'azione di
sua vita. Caduto il capitano degli avversari-! , e trucidato il
maggior numero de' soldati , i rimanenti eransi rifuggiti sovra
un colle . forte di sito , ma privo d' acqua. Assediali col
dalla gente di Dionigi con somma vigilanza tutto quel giorno
e la notte appresso, i miseri che sentivansi morire dall' ardor
e dalla sete , trattarono d' arrendersi. Il re ordin che depo
nessero le armi, e si dessero a discrezione del vincitore. Sem
br a quelli duro il partito , c avrebbon voluto durarla an
cora ; ma oppressi da' patimenti alla fine t' arrendettero. Dio
nigi, preso un bastone, percosse il colle e ti mise a numerar
i prigioni che ne discendevano , e che sommavano pi di
dieci mila. Aspcltavansi tutti il trattamento pi atroce; ma il
contrario avvenne. Imperciocch licenziolli il re senza riscatto,
e Colle loro citt fece pace., ed accord loro le proprie leggi.
I beneficati gliene ebbero tanto grado , che con corone d' oro
il rimeritarono.
(i3) ludi to' Celli. Questi sono i Galli che da tempi re
ntissimi , lasciata 1' antica loro patria , che nn bastava ai
bisogni d'una immensa popolazione, occuparono tutto il tratto
d'Italia che s'estende dalle Alpi all' Etroria ed al Piceno, e
che distinguevasi col nome di Gallia Cisalpina. Il nostro ne
ragiona di proposito nel secondo libro. Del resto cbiaiuavanst
Celli couforme riferisce Cesare (de bel. Gali. 1. n ) que' po
poli nella loro propria lingua , e se prestiam fede a Diodoro
(lib. v) ebbero da Calate, figlio d'Ercole e d'una prin
cipessa indigena il nome di Galati [*\*lac, d'onde i Romani
fecero Galli. Lo stesso Diodoro pertanto ( ibid. ) di
stingue i Celti da' Galli , dicendo che i primi abitano le
parti mediterranee sovra Marsiglia , circa le Alpi , e di qua
de' Pirenei , e gli altri occupano le contrade inferiori alla
Celtica , verso mezzod toccano 1' Oceano e il monte Ercinio, ed esteotlonsi sino alla Scizia, il quale spazio comprenda

i r>7
k Spagna , la Oallia Cisalpini , e la Fannonia , ore quella
nazione maud coionio. - A detta di Straberne ( v , p. l8g)
eran anticamente denominati Celti quelli soltanto che abita
vano la Narbona , e da esili ebbero lo stesso nome i Galli
tutti. Finalmente giusta Cesare (I. c. ) Galli appellavansi pro
priamente le nazioni che avean sede nella Gallia Lugdunese
e Narbonese. I Galli, scrve quest'autore divide dagli A q in
tani il fiume Garonna , da' Belgi la Matrona e la Sequana
( Marna e Senna ).
Dappoi oo' Sanniti. I commentatori si sono heocati il
cervello per ispiegare in qual guisa i Latini confinassero a
settentrione co' Sanniti coutra l' asserzione de' Geografi, i quali
non parlano che di confini orientali. Io adotto l'opinione del
Gronovio , il quale peli' espressione ad oriente e settentrione
intende la regione di mezzo fra questi due punti , che corri
sponde al nostro Nord-Est. Ci di [fatti g' accorda colla posi*
zinne del Sannio , per rispetto al Lazio , singolarmente se a
quello s'aggiungono i paesi de'Peligni, de' Vestini, de' Marsi,
de' Marrucini e de' Terentani, i di cui popoli sovente univano
le loro armi a quelle de' Sanniti , ed in parte erano della
medesima schiatta (V. Tito Livio vili, 2rj, Strab. v. p. a{i).
(t5) De* Latini. Il Lazio, dapprima tra angusti limiti com
preso , esteudevasi dall' Anione e dal Tebro sino al promon
torio Circeo , -ora Circelli. Ma poi , che vi fu aggiunto il
territorio degli Bqai , de' Volaci , degli Ernici , de' Ruttili , e
degli Ausonii il suo confine meridionale fa il fiume Liri.
(16) L'anno prima ohe i Galli assaltassero la Grecia. I
Galli, cent'anni circa dopo oh' eransi ritirati da Roma, con
dotti da un altro Brenno , tragittaron in Grecia , e rinforzati
da' loro nazionali di l'armonia , parte avviaronsi a Delfo , ove
soggiacquero al furore degli elementi , ed all' entusiasmo dei
difensori , parte varcata la Macedonia , che devastarono , uc
cidendo in battaglia il re Tolomeo , giunsero nel paese dei

i58
Dardani. Col staccaronsi da Brenne venti mila nomini e
sotto i regoli Leonorio e Lotazio passarouo in Tracia, donde
tragittati in Asia ajutarono Nicomede a ricuperar la Bitinia ,
e di l innoltratisi si stabilirono sulla cotta dell'Ellesponto,
Dell' Eolia e nella Gionia , e si rendettero tributarli tatti i
popoli di qua del Tauro , non eccettuati i ro di Siria. ( V.
Tito Livio , Diodoro Siculo , Giustino ).
(19) Cacciarono finalmente d'Italia Pirro. Fu Curio che
disfece Pirro , il quale co' suoi elefanti , innanzi a lui non,
mai vedati in Italia , avea dapprima messo tanto terrore nei
Romani. Dopo la rotta ricoverossi a Tarento con pochi ca
valli , e col imbarcatosi ritorn in Epiro ( V. Plutarco nella
ua vita ).
(18) 1 Campani al soldo df Agatocle. Diodoro Siculo , I. xm
eclog. 1 3 , racconta la faccenda nel seguente modo. Morto
Agatocle, Siracusa ritorn al governo democratico. Ma siccome
nell'elezione de'Maestratt fu spogliata de' suoi onori la milizia
mercenaria , eh' era stata guardia del tiranno e ministra della
ua crudelt , cos nacque discordia tra quella e i cittadini ,
e si venne all' armi. I vecchi , fattisi mediatori , chetarono a
stento il tumulto dopo molte preghiere , e pattuirono che i
mercenarii dentro un tempo stabilito rendessero le loro pos
sessioni, e uscissero della Sicilia. Fu accettata la proposizione,
e gli stranieri, giusta l'accordo, lasciarono Siracusa, e giunti
allo stretto furono ricevuti da' Messinesi come amici ed alleati
ed alloggiati certamente nelle case de' cittadini. Ma costoro di
notte tempo uccisero i loro ospiti , si presero le mogli di
quelli , e tennero la citt , che chiamarono Mamertina da
Mamerte, nome che nella loro lingua danno a Marte (a). Del
(a) Lo Schweigliiuser cita lo stesso lesto di Diodoro , ma molto
arbitrariamente voltalo. Fra le altre cose riferisce egli essersi i mer
cenarii sotti) Agatocle arrogalo il diritto di crear i maestrali, lueelv

i59
resto erano i Campani ( dice il Casanbono ) anticamente no
mini di spirito militare , e passati d' Italia in Sicilia davansi
in servizio, ora a' Cartaginesi , ora a' nemici di questi: anzi,
a detta di Diodoro , ( xiv , 1 5 ) avean essi sino da' tempi di
Dionigi it vecchio in lor potere alcune citt della Sicilia, sic
come Catauea ed Eutella.
(19) Imperciocch i Regini. Di questo fatto ancora d con
tezza Diodoro, ( ecl. xxn , 2 ) secondo il quale i soldati en
trati in Regio erano Campani, ed il toro comandante, da lui
chiamato Decio , tribuno Romano , per avere dopo la strage
de' Regini mal distribniti i danari degl' infelici , fa dalla pro
pria gente cacciato in bando. Tito Livio lo appella Decio Jubellio , e dice egualmente essere stata la milizia che occup
Regio una legione Campana (Epit. lib. xn) Valerio Massimo
( lib. 11, cap. 3 , i5) il noma semplicemente Jubellio , e
narra , che morto lui , ed eletto a duce il sno segretario M.
Cesio, il Senato fece dopo la presa di Regio tutti incarcerare,
e sebbene M. Futvio tribuno della plebe si opponesse ai loro
supplizio , come contrario al costume de' maggiori , essendo
essi cittadini Romani , ci non pertanto ebbe luogo 1' esecu
zione. Ma, affmch meno odio a' Padri ne derivasse, ne furon ogni giorno ginstiziati cinquecento , e proibito di seppel
lire i loro cadaveri, e di pianger la loro morte. - Da questa
relazione parrebbe che i mentovati usurpatori non fossero al
trimenti Campani. Ma da considerarsi , che sino dall' anno
1 1 - di Roma i Campani avean ottenuta pe' loro meriti la
cittadinanza Romana (V. Liv. viti, ti): laddove lo sterminio
non trovasi net testo , ove si tegge soltanto rSt i'\ fwrSoptf uv
al 1fin Cernuti ir Ititi i(%tt(trf*H . cio a dire, essendo i mercenarii stati disonorati uett' etezione de' maestrati, che it Rodomano
egregiamente traduce : honore suo fraudarentur; ta quale espressione
pia probabitmente significa che que'sotdati stranieri non furou etetti
atte cariche che coprivano vivcutc il tirauno.

i6o
Iella legione Campana suddetta , avvenne nel {85 dell' era
medesima. Il numero de' delinquenti puniti , che Frontino
pare ( Stratagem. iv , l ) ascender fa a quattro mila , il
nostro con molta maggiore probabilit il riduce a treceuto ,
non potendosi credere , obe tanta moltitudine d' armati , in
una forte citt rinchiusi, si fosse lasciata come pecore pigliare
e trascinar al macello.
(lo) Mergara. Il Casaubono dice d'aver invano cercata
questa citt nelle vicinanze di Siracusa. Noi abbiamo rintrac
ciata in tutti gli autori da lui citati la citt marittima di Si
cilia , eh' egli crede corrispondere alla Mergara di Polibio , ed
abbiam trovato in Cicerone ed in Plinio Murgrntia ( Mur->
gentinus ager , Murgcntini ) , in T. Livio Murgnulia , in Strabone Morgantia, in Tucidide e Diodoro Morgantiua. Ov' da
notarsi, primieramente, ohe gli autori Greci hanno costante
mente l'o in luogo dell' u de' Latini , e ci con tanto mag
gior fondamento , quaoloch giusta Straboue (vi, p. 251} ) il
nome di questa citt derivava a parer d' alcuni da quello dei
Morgeti , i quali, scacciati d'Italia dagli Buotrii , passaron in
Sicilia e la fabbricarono. In secondo luogo reca maraviglia ,
come Plinio ponga Murgenzia , fra le citt interne della SicU
lia , quando secondo tutti era porto di mare. Iu terzo luogo
cosa singolare come la Morgantiua di Tucidide dall' an
tico Scoliaste (I. iv, p. 20,5 edit. Acmi!. Porti) qualificata
ttxtXm.it rcXiirfi* , piccola citt di Sicilia, laddove Diodoro
intitola la sua Morgantiua wixit |itAeyor, cil/ di grau
copto ( I. xi ). Le due ultime osservazioni indurrebbono
a credere che doe citt dello slesso nome v'avesse, l' una
marittima, l'altra mediterranea, l* una ragguardevole, l'al
tra di poca considerazione. Sebbene un passo di Sirabonc
ci autorizza a supporre che la stessa citt un di grande a
lungo ppeo notabile possa essere stata ridotta , forse da quel
Deuiezio re di Sicilia , che dppo aver fabbrico Miueo la

i6i
espugn (V. Diodoro I. i). probabil , ilice il citato geografo
(1. vi , p. 370 ) che Morgauzio sia stata fabbricata da' Alorgeti. Era dessa citt , ora non lo pi (a). L' Holstenio stima
non differire da lei la citt che 1 conforme asserisce Stcfauo
Bizantino a questa voce , Filisto storico Siciliano chiama Mar
gina , donde per avviso dello Scbweighauser sarassi fatto Margana , c poscia Mergana. Il Cluverio pertanto mette Morgina
molto lungi da Morganzia nell' interno della Sicilia sul fiume
luter.
(21) E giovili era ancor molto. Il Casaubono dimostra ad
evidenza che Gerone avea allora trentatr anni, sebbene Po
libio dice che fosse assai giovine , dappoich secondo i Ro
mani la giovinezza durava da' trenta, termine dell'adolescenza,
ino a' quaranta cinque anui compiuti ( non sino a' quaranta
come pretende il Casaubono ). Delle et presso i Romani veggasi Aul. Geli. noe. Att. lib. x , 28 , Yarrone presso Genioriuo de die natali, c. i{. Discendeva Gerone da Ge
lone tiranno di Siracusa (cui fu erede nel regno l'antico Ge
rone celebrato nelle odi di Pindaro. V. Diodoro I. xi.), ma
ina madre era di vilissima stirpe. Il perch fu egli esposto
dal padre, che stimava la propria nobilt da lui disonorata,
ma ben tosto dal medesimo ripreso e ad alte speranze educato,
come riseppe che , dagli uomini abbandonato , era stato uudrito dalle api , che avean intorno a lui raccolto del mele r
onde gli aruspici interrogati ebbero al fanciullo pronosticato
il regno. (V. Justin. 1. xxin , e. i).
(a)
fili aula, tvt fi* uri sono le parole ilei lesto,
che il Xilandro iulerprela : quae urbi hodie non exstai ; n qua
siche distrutta fosse a1 tempi di Straboue. Eppure l'liuio posteriore
a questo Geografo 1* annovera fra le citt di Sicilia che ai suoi
giorni esistevauo.
roLimo , tomo 1.
11

162
(22) Prese a1 suo soldo. La milizia straniera era sempre
lo strumento , eoo cui i tiranni' presso i Greci procuravansi
ubbidienza da' sndditi , e formava la loro guardia. Gerone che
da molto tempo aspirava alla dignit reale , non neglesse que
sto valido mezzo al conseguimento del suo disegno. Ma per
pugnare co' nemici esterni si valse delle sole forze orbane a
fine d'averle favorevoli dopo la vittoria, e perch conosceva,
ohe ispirati da amor patrio meglio delte mercenarie avrebbono
combattuto.
(23) E data loro una grande sconfitta. Diodoro racconta il
fatto alquanto diversamente (Eclog. xxii, i5). A detta sua
Gerone colse per assaltar Messina , il momento d' una spedi
zione fatta da' Mamerimi , i quali erano gi divenuti potenti
ed avean prese molte castella. Volaron essi a soccorrerla , e
Gerone , abbandonato il territorio nemico, espugn Milo , po
scia Amesalo che distrusse , e ne distribu la campagna a
quelli d' Agiro e di Centoripa , fra coi quel castello giaceva.
Secondo questa relazione Gerone sarebbe stato vincitore nello
stesso sito , ove secondo Polibio lasci battere i proprii mer
cenari! , mentrech' egli ritiravasi co' soldati urbani alta volta
di Siracusa. Parla poi Diodoro di un' altra pi grossa spedi
zione fatta da Gerone contro i Mamerimi , nella quale prese
Alefa , Abacena , e Tindaride , e ridotti i nemici in angusto
spazio li ruppe presso il fiume Loitano (che sar il Longano
del nostro) e fece prigione il lor capitano Ci0. Tuttavia non
periron allora del tutto i Mamertini , perciocch Annibale ca
pitano de' Cartaginesi , udita la loro rotta , recossi tosto a
Gerone sotto speoie di congratularsi seco ; ma realmente per
tenerlo a bada , poscia and a Messina , quando i Mamertini
ne trattavano gi la resa , e ne li distolse , facendoseli amici.
(24) Da tutti i socii. Cio a dire, da' Siracusani e da' loro
alleati.
" (a5) Che alla medesima genie appartenevano Sebbene fos->

i63
ero Campani , tuttavia Romani erano per ci che spetta alla
loro gerite , non altrimenti che Greci erano gli Achei , gli
Etoli , i Macedoui ec. , e Galli g' nsubri , i Cenomaui , i
Boi ec. E dunque il vocabolo greco pvXtt e l'italiano gente
l'espressione generica di popoli, eh' e guai favella ed eguali
costami uniscono , e ciasche luuo di questi popoli che costi
tuiscono le specie di quel genere , distingaonsi italianamente
col nome di nazione , ed in lingua greca colla voce ittt.
Cosi curassi gente Italiana , Francese , Alemanna , e Nazione
Lombarda , Piemontese , Toscana , Austriaca , Bavara , Sas
sone ec. - In questo senso dice il nostro net lib. vi , IO che
i soldati d'Annibale, non cho fossero della stessa nazione,
non eran d eppure della stessa gente ; dappoich v* avea fra
loro Africani, Spaga uoli. Liguri, Galli, Cartaginesi, Italiani,
Greci. - Ci non pertanto trovansi questi vocaboli promiscua
mente usati presso i Classici , cosi Greci , come Latiui. In
Senofonte ( Agesil. vii) leggesi : "ixttt li QuXtt iittrrisijui
li H'tfr , o se qualche nazione si ribelasse dal re di Persia
ove ipAor st per semplice nazione. Tacito dopo aver scritto
de' Germani ( o. 2 ) Ita nationis nomen, non genlis evaluisse
paullalim, nell' Agricola chiama gentes quelle che poco prima
avea denominate nationes (V. Forcelliui Lexic. totius latinitat.
alla voce gens ) (a). Cos hanno sovente i sinonimi un senso
vago , quando sono, isolati , e un determinato , quando pon
gonsi a confronto per far risaltare le modificazioni dell'oggetto
che esprimono.
(26) / Ho/nani ec. Memorabil esempio d' onest in un sa
premo Maestrato , il quale , mcntrech costretto a ceder
all'impeto di un'avara moltitudine, non coglie di buon grado
i parliti utili anzich i giusti. Il Senato molto bene conosceva
(a) SiDgolar l' E"5i? adoperato da Senofonte (Cyropaed. v }
per sesso , c la natio optimatum presso Cicerone (pr Scilo, 4t)
par ordine senatorio.

i64
il pericolo eie all' Italia e a Roma sovrastar da' Cartaginesi
dominatori del mare , e desiderato avrebbe , che motivo piti
ragionevole d' assaltarli gli si fosse offerto ; ma il volgo acce
cato dalla speranza di guadagno e stimolato dall' ambiiione di
alcuni Grandi ruppe ogni freno.
(27) // Senato pertanto non funzion ec. Lo Schvreigbiuser
con argomenti stiracchiati, anzi che no, s' affatica a conciliare
Polibio con Livio, il quale ( Epit. lib. svi) dice essere stato
con decreto del Senato risoluto di prestar soccorso a' Ma*
merlini , essendo i pareri su ci divisi. Ma nou qaest la
prima volta che i mentovati due storici trovansi tra loro iq
contraddizione, e noi vedremo in appresso con tutta evidenza
trionfar la veracit del nostro aotore appetto a quella di Li*
vie eziandio nelle cose Romane. Per la qual cosa , senza
molto strologare , si potrebbe rifiutar come poco esatta 1' as-v
erzione di Livio , tanto pi che noq ne rimane ae non se un
cenno brevissimo.
(28) Peli' utilit che al pubblico ec. Grande bottino spe
ravano i Romani dalla Sicilia , tanto celebrata pella sna fer
tilit. Diodoro ( eclog. x*xl|l, 1) cos ne parla: La Sicilia
fra le isole la pi bella , e molto pu contribuire all' ag->
grandiraento d' un Impero.
(29) E gli consegnarono la citt. Osserva bene lo SchvreU
gbiuser , che non gliela poterono allora coqsegnare , ma che
indettaronsi di farlo.
(30) Supa. Luogo dentro a terra ne' dintorni di Messina,
che sembra essere stato di poca considerazione , dappoich
nessuno scrittore ne parla.
'
(31) Appio pass di notte ec. L'Autore del libro de Firis
illustribus narra aver Appio Claudio passalo di notte lo stretto
in una barca peschereccia, con animo di riconoscere i nemici
e trattar col comandante Cartaginese , che uscisse col presidio
della rocca di Messina. Ma se i Manierimi aveaii gi costretto

i65
il comandante Cartaginese a partirsene avanti di chiamar
Claudio j il tragitto del console Romano non potea aver per
iscopo di trattar col mentovato comandante. N tampoco
vero aver Appio con una barca peschereccia fallo il primo
passaggio , giacch egli avea seco tutta la sua gente , n a
fine d'esplorar i nemici, ma per occupar la rocca di Messina,
giusta l' accordo preso co' Mamertini , e per combattere ove
fosse d' uopo. Del resto la temerit di Claudio in ci consi
steva ch'egli con legni tanto deboli traghett il suo esercito,
non avendo per anche i Romani navi da guerra , ed essendo
questa la prima volta che passarono lo stretto. Quindi ebb'cgli
il nome di Caudex , con coi i Romani denotavano le barche
per navigare ne' fiumi. Vedi Svetonio in Tiber. cap. li , e
Seneca de brevit. vit. cap. xm , ove alla parola di Caudex
leggerai l'erudita nota di G. Lipsio.
(3 2) A chi contemplar vuole V apice ec. II testo ha 7
tp*Aip ...miptr&u, ch'quanto dire raccoglier cogli occhi
la somma. Siccome pertanto la somma de' particolari d per
risuttamento 1' apice , o dir vogliamo la perfezione a cui essi
tendono iteli' unirsi, cosi mi pare che il Casaubono non abbia
mal reciduto per fastigi um il xs$ix*it dell'originale, ed io
ho creduto bene di conservar questo senso nella mia versione.
L' Origo dello Schweighauser mi sembra al tutto senza fonda
mento , ed egli stesso pare che se ne peuta nella nota a
questo luogo.
(53) Perdala elltero la patria. Allorquando i Galli occu
parono Roma.
(3{) Avean Suffc'wnli fortune e forze eguali. Molto mi per
suade il ragionamento del Gronovio a questo luogo , il quale
vu che il fttfict i\ l7t ll%mt abbiasi a tradurre, sufficienti
di fortune. I Cartaginesi, padroni dell'Africa, d'una parte
della Spagna , di quasi tutta la Sicilia , delle isole tutte del

iG6
mar Sardo e Tirreno , e i Romani padroni dell' Italia non
potean al certo dirai mediocri di fortuna. Che se al Casaubono sembra doversi cotal mediocrit applicare a' Romani e
non a' Cartaginesi eli' erano al colmo della loro grandezza ,
non diremo gi che i Romani allora possedessero mezzane
fortune , perciocch questa crebbe in appresso a dismisura.
Sibbene se eguali erano , conforme asserisce Polibio le forze
d' amendue i popoli , e sufficienti quelle de' Cartaginesi , me
diocri non erano certamente n le forze ne le fortune dei
Romani. Non dunque da ritenersi l' interpretazione del Casaubono conservata dallo Schweighauser.
(35) Filino e Fabio. Filino , secondoch riferisce Diodoro
( eclog. sxii , 8 ) era da Agrigento in Sicilia , e scrisse la
prima guerra Punica , a cui era contemporaneo. Siccome i
Romani eranai impossessati di quella citt dopo no lungo as
sedio e ne aveano maltrattati gli abitanti , cos non da
maravigliarsi se Filino non fa loro favorevole nelle sne me
morie. - Fabio fu Quinto Fabio Pittore , da Tito Livio detto
storico antichissimo ( ti , 40 ) > discendente da quel Fabio,
che dipinse a Roma il tempio della Salute e ne trasse il no
me. Fior egli a' tempi della seconda guerra Punica conforme
dice Livio ( xxii , *j ) , il quale si a lui particolarmente
attenuto nella descrizione di quella guerra.
(56) A bello studio mentito ec. Cio a dire non credo io
gi ch'essi spacciate abbiano cose assurde con animo d'in
gannare , dappoich furori uomini probi e menarono vita
onesta. Sibbene convinto sono che 1' ardente amore che por
tavano alla patria gli accec e sedusse a cosi oprare. - Quel
de industria quidem vero aberrasse, con cui lo Sclvtveigliauser
nella nota corregge quasi la propria traduzione, che ha men
tito , non mi sembra troppo felice , perciocch comprendo
bens , come uno possa a bello studio mentire, non gi come
possa scientemente errare, la scienza e l'errore esclndendosi

167
vicendevolmente. - Del resto i/ftm , che ho qui rendalo per
massime , deriva da kifttt , io scelgo , e significa , cosi in
buona come in mala parte il complesso de' principi! morali ,
che eleggonsi a norma della propria condotta. Secondo il
Ctsaubono ogni partito , che abbracciato una volta, tenghiamo
fermamente, i Greci chiamano eresi, i Latini setta, e qni
eresi denota parzialit assolata in favore della patria.
(3 7) Siffatta equit non da riprovarsi. E l'equit se
condo Aristotile ( Nicomach. lib. v, e l) quella parte della
giustizia che benignamente interpreta la legge. Lo storico per
tanto , dovendo fare l' ufficio di giudice , mestieri che si
armi di tutto il rigor della legge, n interpreti nessnn' azione
secondo g' impulsi del proprio cuore , ma prefiggendosi per
unico scopo la verit a questa immoli tutti i suoi affetti. Difficil impresa per chi scrive la storia de'proprii tempi, quando
fresca ancor la memoria delle beneficenze e delle offese
ricevute. Cos abbia m veduto Timeo mendace , ove parla di
Agatocle che 1' avea esiliato j cosi qui Filino per rispetto
a' Romani , cos Fabio relativamente a' Cartaginesi. Cos , per
recar in mezzo qualch' esempio di storici moderni , lo Segni
nelle storie Fiorentine noti si lascia sfuggir occasione alcuna
di denigrare Carlo V, il quale spense la libert della sua
patria ; cos il Cardinale Bentivoglio non fa al certo le parti
di storico imparziale tessendo nella storia delle guerre di
Fiandra irti pomposo elogio a Filippo II. - Sebbene neppur
nella descrizione di fatti remoti abbiano gli storici sempre
osservata quella rigorosa giustizia di cui ragioniamo, ove della
propria gente favellarono. Da questi assai diverso si mostra
Polibio, fedele alle massime ch'egli ha qui inculcate. Nel sesto
libro di queste storie asserisc* egli senza riguardo alcuno, non
poter i Greci pella loro indifferenza in fatto di religione ma
neggiar con onest i pubblici danari, a malgrado di molti

.68
mallevadori o testimoni : laddove i Romani legati dal solo
giuramento non mancino al dovere. N credasi aver egli ci
detto per adular i Romani tuoi Signori e benefattori : che
non la risparmia nrppur a questi, coi rinfaccia 1' irragionevol
ostinazione con che insistono nelle imprese , e pella quale
sovente toccano grandi sconftte (lib. I , cap. Z") ) e l' aver
recati in patria gli ornamenti delle citt prese, (lib. x ,) meri
tandosi per tal guisa l' odio de' miseri che ne furono spogliati.
(38) Biasimare gli amici. Un esempio memorando dell" esecuzione di questo precello , dice il Casaubono , ne da Po- :
libio stesso ncli' ambasceria xl.i , ov* espone un errore quasi
ridicolo commesso da Filopemene e da I.teoria suo padre in
un gravissimo affare , non altrimenti che se parlasse di per
sone a s del tutto ignote. E nel principio del fv libro ac
casa egli francamente Arato , la memoria del qaalc era sacra
presso tutti gli Achei, di tardit ne' consigli , e di timidezza
nel!' operare , quando usciva in campagna coli' esercito.
(3o) Ad assediar Siracusa e a stringerla. Il testo ha rptrKx^i';<t>l xt i ti/3< A * ir.ixt , %$Xnf>ct7t , che letteralmente
snonerrbhe : *' assidessero dappresso , e prendessero ad accer
chiarla. Considerando pertanto che 1* azione di stabilirsi da
vanti ad una fortezza preceder debbe quella di circondarla ,
io ho espressa la prima col vocabolo di assediare , eh' il
latino obsidere , e precisamente il greco xptrx*$iptti , e la
seconda con stringere che , se non vo erralo , assai pi cor
risponde al *Xnp*tit , 7Jt *tA*r iipyui, chiuder ali intoni
la citt , che non il per vini oppugnare del Casaubono e
dello Scbweighanser.
({o) Ed Echetla ancora. Era Echetla citt forte neh" in
terno della Sicilia sul fiume Achate (V. Cluver. Sicil. Antiq. )
Qui non apparisce a cbi cntesta citt allora appartenesse. Ai
tempi di Agatocle pare ch'essa si reggesse a repubblica po
polare , scndoch Diodoro ( lib. xx ) narra che gli Agrigentini

169
fa ripresero a' Siracusani , che se n* erano impossessati , c le
restituirono il governo democratico.
(4.1) Hanno i Romani in tutto quattro legioni. Molto accon
ciamente osserva il Gasaabono, essere questo stato il costume
antico de' Romani innanzi che ponessero piede faori d'Italia:
che in appresso , secondo che rilevasi da varii luoghi di Tito
Livio sino alle ventitr
accrebbe il numero delle legioni.
Tuttavia , siccome Polibio parla di questa coscrizione , come
d' no uso de' suoi giorni , cos da credersi che gli eserciti
consolari continuassero sempre ad essere formati di quattro
legioni , che ogni anno arrolavansi subito dopo 1' elezione dei
consoli ; ma che poscia , secondo il bisogno, maggiore o minor
numero ne aggingnessero.
({2) Rilellaronsi pressoch tutte le citt ec. Sessanta sette
furono , ginsta Diodoro , ( Eclog. xxiu ) le citt che dopo la
rotta di Gerone e de' Cartaginesi , aggiunsero le loro forze a
quelle de' vincitori. Laonde Cerone , vedendosi venir addosso
tanta tempesta , fece per quattordici anni pace co' Romani ,
alle condizioni qui espresse. Frattanto era giunto Annibale
con una flotta presso al porto di Sifonia con soccorsi per
Gerone; ma informato di quanto era avvenuto, se ne ritorn.
(45) Gerone osservando ec. Due furono , per avviso di
Polibio le cagioni che indussero Gerone a preferire l'alleanza
de' Romani a quella de' Cartaginesi , il timore de' Siciliani , e
F ammirazione delle imponenti forze de' Romani. Pausania
(vi*, 12) ne rammenta nna terza: la maggior costanza dei
Romani ncll' amicizia. Didatti , a chi non nota la Punica
perfidia ? n Casaub.
({{) Di vigor piene. Lo Schweighuser, sebbene nella tra
duzione ritiene F armalurae pendere terribiles del Casaubono ,
nelle note giustamente riflette , che il fiiff del testo debba
intendersi della forza e robustezza delle legioni Romane, an
zich del peso della loro armadura.

170
(5) Dappoich le legioni difettato aveano ec. Fa l' espe
rienza del passato che temer fece i Romani, non il loro eser
cito , senza l' amicizia di Gerone , mancasse di vettovaglie.
Inopportuna dunque e la difficolt mossa dal Reiske , che i
Romani, padroni, siocom' detto di sopra, della campagna,
non potean essere ridotti a ristrettezza di viveri. Gerone ne
mico avrebbe loro impedito V accesso d' ogni cosa pi neces
saria, per quanto si fossero sostenuti ne' luoghi aperti ; e ben
lo provarono nelt' assedio ds Agrigento , come tosto vedremo ,
quanto fosse loro utile 1' amicizia del re di Siracusa.
(4G) Amante delle loro corone e delie loro lodi. Grande fu
in molti incontri la munificenza di questo Principe. I Rodii ,
cui un terremoto rovesciato avea il Colosso, e distrutte parte
delle darsene ; ebbero da lui ricchissimi doni , e franchigia
pe' naviganti ( Polib. v, 88). A Delfo consacr un tripode e
una vittoria d'oro, ( Ateneo Deipnosoph. vi , p. l3o ) e il
pueta Simonide tratt con regia liberalit tutto il tempo che
dimor in Siracusa ( Id. xiv , p. 056 ). Un elogio pi esteso
gli tesse il nostro dopo aver parlato della morte di Geronimo
suo successore ( vii , 8 ). Del resto era la corona, e
presso i Greci , e presso i Romani , non come nei tempi
posteriori 1' insegna della real dignit , ( il di cui distintivo
era il diadema , o dir vogliamo la benda frontale ) ma il
premio che pubblicamente davasi per ogni prode azione. Cos
insignivausi di corone i vincitori ne' ginochi Otimpici , cos
rimuneravasi il valore de' soldati Romani colle corone civiche ,
murali, navali, co.
'
(7) Nessuno godesse maggior tempo. Viss' egli oltre novant' anni , conforme narra Polibio nel luogo test citato.
({8) E considerando che Agrigento ec. Dell'opportuno sito
di questa citt vedi il nostro ix , 27.
C4q) Sede principale della guerra. Nel testo leggesi Iffcnln

*7
fim tfftitlu xfi&in, laviti 7? *An
Tei wiXtfttt, let
teralmente : dice risolvendo di valersi di questa citt , come
d' un luogo , donde far impelo per quella guerra , derivando
*tft%<i(ff da iffcim , uscire con impelo. Diffidi a render
esattamente in nna sola parola Italiana questa voce nata dalla
complicazione di parecchie idee. Io ho preferito di rilevarne
la circostanza pi importante , qnal si la perpetuit delle
operazioni militari , a cui era qnel luogo destinato.
(50) Vennero in Sicilia colle legioni. Riflette opportuna
mente il Casanbono , che avendo poc' anzi riferito Polibio ,
come era intendimento de' Romani di mandar in Sicilia due
sole legioni, il narrar ora, che amendne i Consoli eranvisi
recati colle legioni , fa conoscere , che il Senato mutasse
opinione in reggendo gl' imponenti apparecchi che facevano i
Cartaginesi.
(51) Avventaronsi* chi sugli alloggiamenti ec. Fallato avean
in questo incontro , non meno i Romani , che i Cartaginesi ;
quelli uscendo troppo temerariamente per foraggiare , questi
correndo alla rapina innanzi d' aver disfatti gli avversarli. Ma
i Romani aveano per s la severa disciplina , che col timore
d' una morte ignominiosa produceva il disprezzo dela propria
vita , e merc della quale di leggeri corressero la prima im
prudenza : laddove i Cartaginesi , per difetto della stessa di
sciplina , nel precipitarsi con avidit ., e intempestivamente
sulla preda , perdettero tutto il frutto della loro impresa.
(52) Eraclea. Cio Eraclea Miooa, conforme la noma poco
appresso Polibio; citt marittima poco lungi d' Agrigento, cos
appellata, secondo Diodoro ( xvi , p. 5l5) da Minosse re
di Creta , il qua le la fabbric , quando essendo in traccia di
Dedalo , fu ospite di Cocalo re de' Sicani , che primi abita
rono la Sicilia , e le died ero il nome.
(53) Annibale, a Era questi , secondo Zonara , figlio di
Gesconc. Oiosio , per distinguerlo da Annibale figlio d' AmiW

care, lo chiama il vecchio. Cos chiama Diodoro ( ecl. xxfli*


6 ) Annone il vecchio quelli eh' qui nominato, perciocch
vi fu altro chiaro capitano che cos appellava*! -. Casaub.
(5) E prese dapprima Erbesso. Secondo il l'olard la presa
d' Erbesso , ove i Romani accumulati aveano i loro viveri j
fu cagione che il Generale Cartaginese , credendo di ridurli
a rendersi pella fame, nuli' altro contra di loro imprendesse.
Donde avvenne , che , essendo quelli d' Agrigento non meno
dalla fame oppressi , ed i Romaui ostinati a tutto patire ,
anzich cedere , vinse la costanza di questi , e la svista di
non assicurarsi delle vettovaglie torn ad essi in profitto ,
mentrech a' Cartaginesi riusc rovinoso il felice evento di
Erbeito.
(55) // eolie denominalo Toro. Di questo colle Polibio solo
fa menzione. Il colle Tauro , di cui parla Diodoro ( svi ,
5l3), e donde trasse il nome la citt di Tauromenio , non
ha nulla che fare con questo , e n' molto distante.
(5C) Senza che i nemici l' osservassero. Zonars al contrario
narra, che Annibale solo sfugg alla vigilanza de" Romani t
ma che il suo esercito fu da questi e dagli Agrigentini ve
duto i e da amemdue mal concio. La qual cosa non ha nes
suna verisimigliaoza , oltrech l'autorit di Polibio di gran
lunga superiore a quella dello storico Bizantino.
(57) Inchtarsi la bilancia della guerra. Nel testo ftmn
Ai*,<37 , che significa propriamente 1' inclinazione che
prende la bilancia per soverchio peso. Io ho creduto di poter
conservare nell' Italiano questa immagine molto acconcia , a
cui il Casaubono e to Schvrrighuser hanno sostituito il pie
garsi che fa in parti opposte la palma della vittoria.
(58) Navi da cinque ordini e da tre. Per ordini facile a
vedersi , che qui intendo ordini di remi. Erau questi ordini
P uno all' altro sovrapposti per modo , che i superiori, quasi
a gradini , sempre pi in fuori sporgevano , affinch i remi

^3
net muoversi non s' impacciassero reciprocamente. Le navi ,
di cai scrvivansi in battaglia , eran appunto queste da tre e
da cinque palchi, perciocch ad dna sufficiente agilit accop
piavano solidit di costruzione, e capacit di spazio pe* com
battimenti. Ma quelle ebe , pi impor dovendo colla mole ,
destinate non erano a solleciti rivolgimenti , e sovra ttulto le
Capitane, avean ri e pi ordini. I vascelli ch'ebbe Antonio
nella battaglia d'Azio eran da sei a nove ordini (Fior. 1. ir,'
c 1 1 ) e questa fu la cagiou principale , della sua disfatta ,
dappoich quelli d' Ottaviano , non inferiori a tre , e non
superiori a sei, eran molto pi atte a qualsivoglia movimento.
La nave pi enorme pertanto , che siasi digli antichi fabbricata, fu quella di Tolemeo Filopatore , la quale sorgeva con
quarant' ordiui , era lunga (e) 420 piedi, ed alta settantadue
sino alla sommit della poppa , conteneva quattromila rema
tori , e da tremila uoiuioi armati ( V. Plutarco nel Demetrio
c, 59, Ateneo v, c. 8, Plinio Ist. Hat. vii, 51) ). Il Ba'ifo
11eli' opera de re navali valerum sostiene che gli ordini dei
remi non crescevano in altezza, ma contraddetto dello Sca
ligero. Noi non pretendiamo d' erigerci in giudici fra questi
due valenti investigatori, dell' antichit ; pia non possiam a
meno di riflettere , che , rassomigliando tolti i palchi uniti ai
gradini d' un antiteatro , sebbene posti in linea retta , e in
clinati verso la base in angolo acuto, necessaria non era una
smisurata altezza per un numero discreto d' ordini. Quindi
poti bastare 1' altezza di settantadue piedi alla nave di Tole
meo per dar luogo a quaranta ordini , come nell' arena di
Verona ( V. Scip. Maffei degli Anfiteatri lib. 2 , 0. 2 ) lJ ele
va) In Plutarco leggesi a8o cubili (sn^tJV). Il cubilo la distanza
dalla piegatura del gomito all' estremit delle dita , ed equivale a
mezzo braccio, o a un piede e mezzo, un braccio csseudo eguale a
tre piedi. (V. Herodot. Euterpe c. i4o ove il cubito computalo
sei palmi , e il piede quattro) .

174
vazione dal suolo di ottautasei piedi corgcsi sufficiente per
quarantacinque gradini : proporzione a on di presso eguale
atla test citata. Farebbe ancora qualche difficolt la smodata
lunghezza de' remi discendenti dagli ordini superiori, che due
sole braccia , per quanto fossero robuste , non avrebbon po
tuto maneggiare. Oltre a ci, dovendo cadaun ordine di remi
ferir t'acqua a tanto maggior distanza quanto pi dalla base
del vascello ' innalza si accresce per tal conto eziandio la
mentovata lunghezza , a non dir nulla di quanto perde la
forza del rematore applicata a un estremit della leva , in
ragione dell' aumentata distanza della resistenza, ch' all' altra
estremit nell' acqua , dal punto d' appoggio vicinissimo alla
mano che regge il remo. Convien pertanto credere , che sif
fatti non lievi ostacoli si vincessero col mettere a eia scheduii
remo , degli ordini pi alti , parecchi uomini scelti fra i pi
nerboruti. Tuttavia il vascello di Tolemeo , al riferire di Plu
tarco , non moveasi senza grande fatica e pericolo , laddove
quelli che costruir fece Demetrio di quindici e sedici ordini,
che ristrignevansi nel sorgere da base quadrata, erano agili e
di sicuro maneggio.
(5g) Non possedevan neppure ec. Qui T. Livio in con
traddizione col nostro. Secondo il primo ( viii , 1 + ) avean i
Romani gi nel 16 tolte agli Anziati le navi lunghe, e parte
d' esse oondotte nella darsena di Roma , e pochi auni avanti
il fatto presente, cio a dire nel 4.72, eran essi, a detta
d' Appiano , andati a Taranto con dieci navi coperte. Io non
imprender a conciliare questi scrittori, ed osserver soltanto,
che delle navi lunghe degti Anziati non detto che si vales
sero, e per ci che spetta a' vascelli aodati a Taranto, non
impossibile che Polibio pi vicino a que' tempi meglio in
formato ne fosse che non Oppiano.
(60) A lasciarsi cader indietro - ed a chinarsi - innanzi ec.
Il testo ha polla prima frase t*xiwlnt, verbo ohe vivamente<

dipinge , c che io mi sono ingegnato di rendere con preci


sione , non meno che il i^umir, vocabolo egualmente ener
gico. Erano queste voci appartenenti alla nautica , e gi se
n'era valuto Senofonte nell'Economico (vili, 8) lodato per
ci da Ateneo ( i , p. 23 ).
(6i) Gneo Cornelio. Era questi Gneo Cornelio Scipione
Nasica , console nel 4fl4 000 Cajo Duillio.
(G2) Pratiche colla citt di Lipari. Polieno (Stratagem. v,
lC, 5) racconta l'avvenimento in questa guisa. I Cartaginesi ,
sapendo, che le forze navali de* Romani in Sicilia erano su
periori alle loro , indussero alcuni tra i proprii cittadini a
disertare. I quali, presentatisi a Gneo Cornelio , gli promisero
di dargli per tradimento 1' isola di Lipari. Costui prest fede
alle loro parole , e colla met dell' armata navig a quella
volta. Come i Romani furono alla vista , i Cartaginesi eh' erano nell' isola mandaron a Cornelio ambasciadori , che il pre
gassero d'entrar in una loro nave, affinch , essendo il co
mandante Cartaginese gravemente infermo , potessero in terra
pi comodamente trattar la pace. Si lasci persuader il con
sole , ma come l' ebbero in lor potere , assaltarono con tutte
le navi 1' armata Romana , e di leggeri la vinsero.
(G3) La putita d'Italia. Il Reiske pretende che questa punta
fosse il promontorio Scilleo , situato dirimpetto al Peloro ,
troppo vaga, sembrandogli la denominazione della punta d'I
talia. Ma con ragione sostiene lo Schweigh. doversi qui inten
dere quel promontorio che da Ipponio si estende verso la
porta d' Ercole , e i cosi detti trofei , e che dagli abitanti della
Sicilia occidentale potea comodamente chiamarsi promontorio
d" Italia. Diffatti era Annibale uscito di Palermo per andar
incontro all' armata Romana , che approssimavasi costeggiando
I* Italia , e il primo promontorio , a cui risalendo quella costa
dovea abbattersi , non poteva essere se non se il test citato.
(G) Quelli che poscia denominarono corvi. Oltre al corvo

I7G
di Duillio varii strumenti bellici di questo nome craa in uso
presso gli antichi. Quello che Vitruvio (x, 19) chiama corro
demolitore serviva per abbattere le mura. V avean di quelli
che I a 11 ola va ti si per afferrar i soldati nemici , e di repente ritraevansi, quali narra Diodoro (xvn, { ' ) che adoperaron i
Tirii difendendo la loro citta contr' Alessandro! Non debbonsi
pertanto confondere i corvi colle mani di ferro, quantunque
Frontino ( Stratagem. 11, 3, 2\) cos chiami i corvi di Duil
lio. Diodoro ( I. e. ) e Q. Curzio (iv, 9) manifestamente li
distinguono. Diversi poi da amendue erano gli arpagoni se
condo Plinio (vii, 67) inventati da Pericle Ateniese, il quale
fu pur autore delle mani di ferro, e da Vegezio (11, 25)
chiamati hip: , che erari certi Falcioni attaccati al corpo delle
navi , con cui abbracciavansi e laceravansi i vascelli nemici
(V. Appian. Alex. B. C. Roman. 1. v. ) L'effigie che d
il Folard del corvo di Duillio molto fantastica, conforme ha
gi osservato lo Sehvreigh. Nulla dice Polibio de'dae uncini che
in quella veggonsi lateralmente alla base del pestello , n leg
gasi in Ini tampoco di nna pertica che girava sovra un perno,
n d' una catena di ferro , oon cui alluugavasi la fune. Vero
egli , che dalla descrizione che fa il nostro di ootesta mac
china non facile formarsene un' idea ben distinta : ma non
perci lecito di supplirvi coli' immaginazione.
(65) Lunga ventiquattro piedi. Quattro orgie dice il testo.
Ora equivale l' orgia allo spazio d' ambe le braccia distese
(V. Esichio alla voce ipyvi'a , e Polluce 11, 58) , e seconda
Erodoto (Euterpe l'g) a sei piedi; quindi quatti-' orgie ag
guagliano ventiquattro piedi.
(OC) Larga nel diametro tre palmi. A detta d' Esichio il
palmo, 7rx.Xa.Urr, , la misura di quattro dita.
(G7) Una scala fatta di tavole trasversali. Pi semplicemente
la chiama Frontino ( 1. c. ) nn ponte ; sendoch , afferrata

i77
la nave nemica col pestello , calavano quel lavolato , e vi en
travano.
(G8) Ad una macchina di pittore. Consisteva questa mac
china in un pestello (di legno secondo Esichio, che y'ifain,
grue , l' appella ) il quale sospeso da una leva , alzavasi ed abbassavasi a vicenda per acciaccar il frumento nel mortajo.
(V. Polluce vii, io).
(69) Mentre che girando dappresso ec. Lo Schweigh. spiega
questo giramento nel seguente modo. Quando la nave ostile
era in sul punto di conficcar il rostro nella nave Romana ,
questa , fatta una piccola giravolta , causava 1' attacco , e riu
sciva al fianco di quella. Allora la nave Romana , passando
davanti alla nemica, ne impacciava, o rompeva i remi, e le
iacea piombar addosso il corvo.
(70) Egesta. Strabne (vi, 2CG, 272) rammenta l'emporio
degli Egestei ., Segestani di Plinio (ili, i{) che a' suoi tempi
non fa di gran conto. Egesta poi dentro a terra fu , secondo
lui , fabbricata da quelli che con Filottete vennero nel terri
torio di Crotnna , e mandati furono in Sicilia con Egesta Tro
iano. Due fiumicelli , che le correan accanto , ebbero , a pia
iva memoria della prima infelice patria , i nomi di Simoente
e di Scamandro.
(71) Macella. Non trovasi presso Strabone ; ma Dione Cas
sio ne' frammenti Peiresc. t. 1, p. ^3 , la chiama x*fli
vipsir , picciola terra ben fortificata. Sarebb' essa Magella
(Magellini ) di Plinio (1. e), ch'era luogo mediterraneo?
(72) Paropo. Citt interna pure giusta Plinio (I. c. ) .
(j3) Terme d' Jmera. (Termine d'oggid) Cos Strabone
come Plinio parlano d'Imera, ma non delle sue terme. Quelle
che rammenta il naturalista Romano appartengono a Selinunte,
e sono situate sul mar d' Africa , laddove quelle d' Imera guar
dano il mar Tirreno. Strabone sembra confondere queste due
POLIBIO , tomo 1.
1a

178
citt, dicendo (vi, p. 27 j ) che le terme di Selinunte presso
Intera sono salse. Ma io errore tanto grossolano non pu esser
caduto geografo cosi insigne. II perch io credo che dopo
ZiXnitt sia stata dimenticata la copula *, per modo che
debbasi leggere 7 fti' SiXititli* '< Vie
lf*if*t (quelle
di Selinunte e quelle presso Imera. Pu darsi anco che Selinunzie per isbaglio di qualche copista sia stalo sostituito a
Solunzie da Solunte ( oggid Solante ) , citt molto vicina ad
Imera. N dicasi che Straberne abbia in quel laogo parlato
dell' altro fiume Imera , ( Salso de' moderni ) il quale taglia la
Sicilia in due parti pressoch eguali ( V. Polib. tu , 4 ) e
corre verso mezzogiorno in direzione opposta al primo, dap
poich , sebben Selinunte giace pure sulla costa meridionale
dell' isola , dessa tuttavia troppo distante dal mentovato nume,
essendovi frapposto Agrigento con tutto il suo territorio. Dio
doro ( lib. iv , ) rammenta amendue queste terme. Er
cole , sono sue parole, volendo girare tutta la Sicilia, nvviossi dal Peloro ad Erice , e viaggiando sul lido del mare ,
favoleggiano che le Ninfe gli apersero de' bagni caldi per ri
crearlo della stanchezza del viaggio. Due furono coteste terme,
che da' luoghi denominarono, le une Imeree , le altre Egestee n
Ove non v' ha dubbio che dell' Imera settentrionale si parli ,
come quella che non meno eh' Egesta , giace tra Peloro ed
Erice. Laonde io son indotto a credere , che Strabone ancora
il quale mentovando (1. c. ) le acque d' Iuiera ricorda pure
quelle d' Egesta , ragionasse delle terme che sono poco lungi
da Solunte. Le terme poi di Selinunte a detta dello stesso
Diodoro , furon acconciate dal celebre artefice Dedalo in una
spelonca , ove raccoglievasi un caldo e piacevole vapore.
(-/,) Ipana. Non trovo qnesta citt u in Plinio, n in
Strabene, n in Diodoro. Sospetto ch'essa sia l'Ichana (Iehanenscs ) di Plinio. Slef.ino Bizantino , o il suo epitomalore ,
lodando Polibio , la scambia con Ippona presso a Cartagine.

J79
(^5) Mittislrato. Piccola citt interna sol fiume Aleso, Ma
tassato di Plinio.
(7G) Camarna. Citt meridionale della Sicilia , non molto
lontana dal promontorio Pachino, colonia de' Siracusani (V.
Strab. 1. e). Presso ad essa era nna palude- che nn oracolo
d' Apollo vietava di seccare , quantunque esalasse un miasma
perniciosissimo a' cittadini. Avendola pertanto gli abitanti asciu
gata , a malgrado della proibizione dell' oracolo , ne nacqne
maggior male, perciocch i nemici. per quella entrarono in
citt e la presero.
(77) Enna. Quasi nel centro della Sicilia sopra un colle
dirupato , appi del quale era nn lago , ed ameni boschetti
con un prato, ove correva voce che Proserpina cogliesse Fiori
qnando Plutone asci d' una spelonca vicina col suo carro e
la rapi.
(78) Tmdarida. Di rincontro alle isole Li pareo. Il mare ne
ha sommersa la met , conforme riferisce Plinio ( 11 , n ).
(79) Itole Lparee. Cosi dette da Liparo , che succedette
ad Eolo , dal quale vengon eziandio denominate Eolie. Chia
mavate ancora i Greci Efestiadi , eh' quanto Vulcanie, e
per tal nome appunto le distinguevan alcuna fiata i Romani.
Plinio (ili, l4 ) e Strattone (vi, p. 27^) ne annoverano
sette. i. Liparq, eh' la maggiore, e prima appcllavasi Meligonide , colonia de' Cnidi) ; 2. Gera pria Terasia e Terniissa
fra questa e la Sioilia , 3. Strongile* ove gi regn Eolo , ha
un Vulcano (a) * dal fumo del quale gli abitanti predicono i
venti alcuni giorni prima ; cognizione, che secondo Spallan
zani ( Viag. alle due Sicil. cap. x ) si mantiene tuttavia fra
quogl' isolani : onde fa creduto che i venti ubbidissero ad
(a) Polibio in un frammento serbatoci da Strabone , e clic leggerassi fra gli avanxi del libro xxxit d esalta contezza delle vario
direzioni che prende il fumo di Stromboli , * donde si pronostica il
cangiamento del tempo.

i8o
Eolo. 4- Didime. 5. Erbosa. 6. Feniousa.
Evonimo.
Oggid hanno esse li seguenti nomi, Lipari, Vulcano ( Gera ),
Stromboli ( Strongile ), Saline (Didime), Alicnda (Ericasa),
Felicada ( Fenicusa ) , Panaria (Evonimo).
(80) Ecnemo. Forte castello sovra un monte nel territorio
degli Agrigentini , ove il tiranno Falaride serbava il famoso
toro di bronzo , nel quale martoriavano i condannati , facen
dovi metter sotto del fuoco. Quindi ebbe quel luogo il nome,
che suona scellerato ( V. Diodoro xix verso la fme ).
(81) Llibeo. Ora Marsala, citt nel promontorio dello stesse
nome , la pi forte di tutta Sicilia , che nella guerra qui de
scritta sostenne un assedio di dieci anni , e che Dionigi il
vecchio in vano tentato avea d'espugnare. Il Clnrerio ( Introd.
in nniv. Geogr. lib. iii, c. 41, 3) pretende ch'essa fosse un
giorno celebre per lettere, ma non so dond'egli abbia tratta
questa notizia. Vero che Cicerone ( Divinai, in Verr. 12)
rinfaccia a Q. Cecilio d' aver nudiate lettere greche in Utibeo , e non in Atene. Siccome pertanto egli soggingne , e la
tine in Sicilia e non a Roma , cos sembra ch' egli abbia
posto Lilibeo per qualsivoglia citt di Sicilia, volendo indicare
la meschinit di Cecilio in fatto di lettere , da lui attinte in
Sicilia , ove a qe' tempi nessun* delle due lingue bene si
usava , conforme osserva nel commento a questo luogo Asco
riio Pediane , il quale nulla vi dice della celebrit di Lilibeo
nel particolare degli stndii.
(82) La quarta prese un terzo nome ancora , quello di triarii. Il Casaub. sulla fede di due codici regii scrive: La quartanon prese denominazione alcuna, perciocch chiamavensi triarii , e il Lipsio dice , che la quarta e la terza non avean no
me , ma chiamavansi triarii. Amendue errarono, e lo Schweigh.,
per quanto posso gindicare , ristabili la vera lezione , non ri
gettando , siccome fece il primo , le parole ! Ifilm ( un
terzo ancora ) , e omettendo la particella negativa che il se

i8i
concio avea ritenuta. Didatti pooo appresto troviamo nominale
e la terza legione , e la quarta armata.
(83) L'ampiezza. Il testo ha ptyxXtfttflxt , cio a dire,
grandezza cbe risulta da moltiplicit e vasta estensione di
parti, siccome appunto quella di un potente stato. In Ita
liano non mi pare che abbiamo un vocabolo equivalente; quindi
ini son attenuto all' espressione generale d' ampiezza. MagniJcrnzi, che talvolta significa questa voce (V. Esichio in
fityaXtfUfSt nella nota, ediz. dell'Alberti) qui non sarebbe
convenuta.
(8{) E seguivansi i legni uno presso all'altro, vale a dire
avean i lati pressoch I' nno all' altro applicati , sebbene cia
scheduno stava un poco pi indietro del vicino, e tntti in
sieme formavano quasi uno scaglione.
(85) Una sola fila di fronte. Non comprendo come lo
Schweigh. abbia potato interpretare iw ft'ut 777t7 ltf tetti,
collocare le navi in ordine lungo , e sottile , 1' una dietro l'al
tra , pondevi 7ij/ ivi ft(*i
, che vale distender le
navi per largo e in fronte 1' una presso all' altra. Quell' or
dine lungo di navi non avrebbe ponto compioto il triangolo,
conforme dice il nostro. Adunque significa qui iw (tfr in
un sol ordine, in una sola fila distesa in largo, e cosi ini
vi, ivi Imi,fui vorr dire in due, in quattro file. Nel di
zionario pertanto corregge il medesimo siffatto errore.
(8G) Cuneo , rostrum nella versione latina. Ora siccome
il rostro, o becco, che dir vogliamo, non trovasi fra gli or
dini militari degli antichi , sibbene il cuneo , rappresentato
dalla figura qui descritta , e cbe pub definirsi uno strumento
atto ad insinuarsi in qualche corpo che offre una grande re
sistenza , loceb esprime eziandio YtftfitXtt del testo da
ift/li*.}.* (introdurre con fona); cosi ho preferito cuneo al
meno proprio rostro.
(87) La fgura di forbice. Mi son attenuto alla interpre

i8a
Uxiooe ilei Caiaub. anzich a quella dello Schwcigh. considerando aver detto Polibio poc'anzi che i Carteginesi , osser
vato V ordine de' nemici , acconciaron ad esso le loro dispo
sizioni. Ora eransi i Romani schierati in forma di cuneo , contr' al quale niente havi di pi efficace , secondo Vegezio
(Do re milit. Lui, o. 19 ) della forbice, composta di dne
cunei che tocca osi colla punta, de' quali il superiore, rice
vuto che ha il cuneo nemico , si chiude t e oppone la resi
stenza del proprio inferiore. Se non che , in luogo del trian
golo superiore avean i Cartaginesi formata al fianco destro
una sola linea, lunga abbastanza per pWr circondare il ne
mico e strignerlo con tanto maggior forza, quanto che da
tutti i lati 1' avrebbe cinto , e , invece del triangolo inferiore,
una linea pure diressero verso terra, in angolo retto o ottuso
colla prima maggiore, pronti a volgerla verso l'alto mare,
per farla combaciare coli' altra , e chiuder al tutto i nemici.
Cos'i da due linee emergeva la figura di mezza forbice , la
quale insieme co' movimenti , a cui era destinata , pu rap
presentarsi in questa guisa :
fg Curvatura del
l' ala destra Pu
nica per circon
nta Cuneo Romano.
dare il Cuneo
de Ala destra dei ff
Romano.
Cartaginesi.
(//Rivolgimento del
dh Ala sinistra dei
l'ala sinistra Pu
Cartaginesi.
nica pello stesso
effetto.

I Romani , accortisi dell' intenzione del nemico , gittaronsi sul


centro della linea maggiore avversaria , affine di romperla e
di renderle impossibile il circondarli. Allora Annone, che co
mandava , non solo J' ala sinistra , quattro volte minore della

i83
destra , ma eziandio il centro , vedendo andato a vuoto il
primo disegno , appigliossi allo stratagemma qui esposto.
(88) Navi rostrate. Cosi traduce il Casaub. con feliae conghiettura 1* iiriw^tss , ch'egli deriva da in wXtit naviga re con
impelo addosso il nemico. Loocbe proprio delle navi ro
strate.
(89) Sino dalla prima disposizione. Il centro de'Cartagines
azioffavasi colle due prime armate de' Romani , che forma
vano i lati del triangolo; l'ala destra era alle prese co' triarii,
e la sinistra combatteva co' rimurchii delle navi , ebe condu
ceva n i cavalli. Ma , rotto il centro Cartaginese , poti una
parte dell' armata vittoriosa soccorrer i triarii , e le navi dei
cavalli , abbandonale da' loro rimurchii , attaccati ameudue
dall'ala destra Punica , e riuscire per tal guisa a tergo dei
nemici , i quali ad un tempo eran da fronte noj ati da' triarii
che ripigliate aveano le offese.
(rjo) Che i primi ad incominciar la pugna. Il Gronovio e
il Reiske , e con essi lo Schweigb. Scorgono qui una piceiela
laguna ; non cosi il Casaubooo. I' uno , e gli altri possono
aver ragione j perciocch , tanto corre : che i primi decisero la
pugna , quanto: che i primi ad incominciar la pugna furono i
primi a deciderla. La maggior chiarezza del secondo modo mei
fece adottare.
(91) Frattanto Manlio ec. Attilio, fugato ch'ebbe il cen
tro , soccorsi i triarii , e coli' opera di questi circondata I* ala
destra , era giunto a salvar le navi de' cavalli. Ora restava la
terza armata, che, avendo dapprima fatto I' ufficio di rimur
chii , come si vide addosso 1' ala sinistra de' nemici , lasci
andar le funi , per combattere con miglior agio , ed era per
soccomber alla superiorit de' Cartaginesi , quando sopraggiun
sero ameudue i Consoli , e fecero grande strage di quest' ul
tima parte dell' armata nemica , rendendo cos compiuta la vit
toria de' Romani.

<

i84
(92) Al Capo Ermea, cio di Mercnrio , Berme ile' Gre
ci , oggid Capo Bod , e in Arabo Bas-Addar.
(i)3) Aspide. In greco significa acado , donde i Latini tras
sero il nome di Clupea , ( Clypea ) con coi questa citta tro
vasi segnata presso Plinio ( v , 3 ). Strabone pertanto ( vi ,
p. 277), amendue questi nomi le attribuisce , non meno ebe
Solino ( Poly. bistor. c. 5o ) , a detta del quale i Sicitiani
1' han fabbricata , e dapprima chiamata Aspide.
(<j{) Manda ron in Eraclea ad Amilcare. Questi adunque
non erasi recato in Africa coll' avanzo dell'armata; sibbene
dopo essere stato sconfitto, e mentrech fervea la pugna cogli
altri vascelli , ritorn pella pi breve in Eraclea , dond' era
-pria uscita 1' armata Cartaginese.
(g5) Adi , citt non ispregevole. E ben singolare che presso
nessun altro trovasi fatta menzione di questa citt. Tolemeo
solo ( iv , c. t3), facendo di Clupea e d'Aspide due citt
distinte , pare che prendesse Adi per Aspide. Ci tanto pi
probabile , quanto che egli colloca Clupea nel promontorio
Ermea, non gi Aspide , tocchi non pu intendersi dell'Aspide
di Polibio , u degli altri antichi che ne parlano.
(9C) Si rinchinsero ne' luoghi Jorti. It terrore che messo
aveano ne' Cartaginesi le rotte sofferte fece si , che, diffidando
del proprio valore , procurarono d' avvantaggiarsi coll' oppor
tunit del sito, e rinunziarono al profitto che trar poteaoo
dalla superiorit de' cavalli e degli elefanti. Onde Polibio in
questo fatto meno esalta l' ingegno de' Romani di quello che
biasima la sciocchezza de' Cartaginesi.
(97) Tunesi. Secondo T. Livio ( xxx, f) ) luogo forte per
arte e per natura , distante da Cartagine quindici mille passi,
e poteasi da questa vedere, siccome esso offeriva il prospetto
della capitale e del mare che le gira dintorno. Da Cartagine la
separa it fiumiccllo Carada , e da Utica il fiume Bagrada
( oggi Mejerda ). E forse la Castra Cornelia di Ptinio e di To

i85
lenito , che pongono questa citt nel sito di Tuneii ila loro
non nominata. Siccome giace di l di Cartagine , cos facile
d' accorgersi , che colla sua occupazione Regolo avea gi per
terra circondata Cartagine.
(f)8) Temertelo non il console ec. Ecco come Polibio si fa
strada a metter in piena luce la cattiva condotta di Regolo.
Fu invidia che lo spinse a voler unire la guerra per trattati,
ed il timore che nn altro gli rapisse il vanto d' aver domata
Cartagine. Poscia tratt i nemici , che venir voleaoo ad un
accomodamento non vergognoso , colla pi insolente alterigia ,
imponendo loro condizioni , eh* equivalevano , anzi erano da
preferirsi all' ultimo eccidio ; quantunque il nostro non esponga
in che consistessero.
(<)f)) li Senato de' Cartaginesi. Bell'esempio, come ne' fran
genti disperati i partiti coraggiosi souo ad un tempo i pi utili
ed i pi onorali. Chi cerca la sua salvezza nel ceder vilmente
si fabbrica le proprie catene ; ma chi sin all'estremo fiato lotta
coli' avversa fortuna, e colla violenza degli oppressori, o giugner a fiaccar le forze de' snoi nemici , e a ristorar le spe
ranze perdute , o perir almeno con gloria , ammirato e com
pianto.
(100) Santippo Lacedemone. Secondo Floro (n, 2 ) eransi
i Cartaginesi nelle loro sciagure rivolti all'estero per ajuti , e
i Lacedemoni avean mandato loro per capitano Santippo, nomo,
a detta sua, peritissimo nella milizia. Orazio ( v , g) scrive
che cotesto Santippo era re di Sparta, e che chiamato venne
a Cartagine con ajuti. Ma bene osserva il Freinshemio , non
attere stato tale il costume de* Lacedemoni , i quali, richiesti
di soccorsi, solevano spedire qualche condottiero senza pi,
siccome fecero co' Siracusani , cui mandarono Gilippo solo
( Giustin. v, {) e co' Tarentini eh' ebbero da loro Ar
chiamo.
(101) Come accader dovea in auel frangente. Il testo ha

86
7 i wtftrrxrn , che vale per capone della ciscosfanza ; cio a
dire, che la trista situazione ile' Cartaginesi facea rapidamente
diffonder tra il volgo ogni romore che apportava qualche
speranza.
(102) Ma come condusse l'oste ec. Da questo racconto chia
ramente apparisce, quanto era grande l' imperizia de' duci Car
taginesi, se un green, cui Polibio attribuisse soltanto sufficiente
pratica nelle cose di guerra , spieg appetto a quelli abilita
cos maravigliosa nelle operazioni militari. Convien dire, che
avanti Amilcare Barca , padre di quel Annibale che fu
tanto formidabile a' Romani nella seconda guerra Panica ,
i Cartaginesi non avessero pelle forze di terra condottieri di
vaglia. Ma Amilcare era allor molto giovine, e appena nella
guerra civile che Cartagine sostenne centra gli Africani e i
mercenari1 , e che sar narrata distesamente alla fme di que
sto libro., incominci a dar saggio non comune di ingegno guer
riero.
(100) l lanciatori. Male ha renduto il Casaub. yftrptfti^ut
per veliti , milizia che pi tardi assai fu inventata da' Romani
nella guerra contro i Campani, secondoch scorgevi da T. Li
vio (xxvi , 4 ) e da Valerio Massimo ( u , 3 , 3 .) Lo Schvreigh. ,
quantunqoc ritenga veliti nella traduzione , riconosce ne'commeuti l' inconvenienza di questo vocabolo, e si scusa dicendo,
non essere siffatto anacronismo insolito presso gli antichi ,
ed averlo eziandio T. Livio commesso per rispetto agli stessi
veliti, ch'egli nomina gi nel libro xxi , 55. Noi pertanto .,
non trovando fiell' espressione greca nulla che si conformi
all' idea de' veliti , i quali , ginsta i test citati autori, pugna
vano a piedi e a cavallo , e considerando , che Polibio , ove
descrive la milizia Romana, e fa menzione de' 37 erp tfc^i
(vi, 22), non parla punto del mentovato officio de' veliti,
abbiam creduto convenirsi meglio a cotali combattenti il nome
di lanciatori, dappoich -yfrQts una specie di lancia pi leg

i87
gera dell' asta. Che se alcun opponesse , non rammentare neppur T. Livio P esercirlo cavalleresco de' veliti , ov* espone la
loro armatura (xxxl, 35. xxxvm, 4 )i lo risponder, che
l'armatura leggera de'fanti , quale riscontrasi in T. Livio, era
ben pr antica istituzione di quella de' veliti ; ma che dap
principio limitavansi a gittar le lance, di cui eran provveduti ,
e di strigner all' uopo la breve spada spagnnola , e che nella
guerra Campana soltanto incominciaron a saltar in groppa ai
cavalli , che gii portavan un soldato , e a discenderne con ve
locita secondo l' occorrenza.
(104) insegne corrisponde esattamente al greco <nift*l* e al
latino vexillum , che significano cos la bandiera minore ,
che precede ad una compagnia di soldati , come la compagnia
stessa.
(105) Batterono le armi. Nell'atto d'affrontarsi co' nemici ,
i Romani solevano percuotere le armi sullo scudo , conforme
chiaro da varii luoghi di T. Livio (vi, 23, xxvm, 2f) ).
Ma 1' incominciar la pugna con alte vociferazioni non era loro
consuetudine, e sembra che qui il facessero per inanimirsi
vie maggiormente ad una lotta, che prevedevano esser per riu
scire loro molto pericolosa.
(106) 1 fanti ch'erano nell'ala sinistra. Frontino ( n , 3 )
racconta, che Santippo aveva collocata 1' armadura leggera mer
cenaria nella prima battaglia , e alle riscosse il nerbo dell'eser
cito , poscia comandato agli ausiliarii , che , scoccate le frecce,
cedessero, e ritiratisi nelle file de' suoi, tosto scorressero nei
fianchi, e dalle ale di bel nuovo sboccassero, e circondassero
essi pure il nemico, gi investito da 'pi forti. Adunque, stan
do alla relazione di Frontino , gli ausiliarii , o mercenari che
vogliamo chiamarli, non si ridussero altrimenti al campo, ma
ritornarono in battaglia e si sparsero pelle ale , donde insieme
co' cavalli corsero ad accerchiar i Romani.
(icj) Ma poich le schiere estreme ec. E manifesto che i

i88
Cartaginesi dovettero la vittoria alla numerosa loro cavalleria,
la quale, fugata ch'ebbe la cavalleria avversaria, pot riuscir
alle spalle del corpo destinato a romper l'impelo degli elefanti,
e distrarne una gran parte per seco combattere.
(108) In questa emergenza. Nessuno tra i molti scrittori Ro
mani , che ragionarono di Regolo, e furon essi non solo
storici , come T. Livio , Floro Valer. Massimo , Tuberooe e
l'udita un presso A. Gcllio , ma eziandio Oratori, come Cice
rone, ( Offic. 1,13, Senect. 20, iu Pison. 19), filosofi, come
Seneca (De bencfic. v, 3 , tranquill. anim. 1, i5, ad Lucil.
epiit. 98, provident. 3 ) , poeti, come Orazio (ili, ad. 5 )
Nessuno dissi tra i mentovati scrittori biasim la superbia ,
con cui quel duce Romano tratt i vinti Cartaginesi (), ni
riferisce tampoco , che vi fossero slate tra loro pratiche d'ac
comodamento , conforme leggesi in Polibio. All' opposito nettono , da Polibio in fuori , tace il magnanimo suo disprezzo
della morte e de' pi crudeli supplicii a pr della patria. Tac
ciar di menzogneri e vanagloriosi tanti illustri ingegni , che
qua) oggetto d' orgoglio nazionale celebrarono l' eroica virt
di Regolo, sarebbe cosa non meoo ingiusta, che voler ripren
der il nostro d' invidia o d'altro basso affetto, che indotto
l'avesse ad oscurar la fama di tanto Capitano. Ma rammen
tiamoci che Polibio non una descrizione circostanziata della
prima guerra Punica ci volle lasciare , tibbene un transunto
de' fatti d'armi principali che in quella accaddero. Ora, il ge
neroso sacrifizio che Regolo fece di si stesso alla patria, non
(a) Eutropio solo, scrittore di mollo posteriore a que' citati storici
latini, come quegli clic milit sullo Ciuliauo, si attenuto a Poli
bio nella 1 e! azione di questo fatto, u 1 vinti Cartaginesi, sono sue
parole (II. ai) chiesero pace a' Romani, la quale non Toleado loro
dar Regolo , se non se a condiiioni durissime te. n Diodoro pure
tra i Greci ( etlog. xml, 3) vitupera altamente V orgoglio d'i
Regolo , esprimendo quasi gli stessi coucelti di Polibio.

189
i, a parlar rigorosamente, in colali fatti compreso; quindi
1' averlo passato sotto silenzio non pu essergli ascritto a man
canza. Non cosi dovea egli condannar all' obblio 1' errore in
che cadde il duce Romano , e che fu causa della sna scia
gura , comech gli storici Romani, che in Regolo rappresen
tar non voleano se non se on modello d'altissima virt, di
questo particolare non fanno moto. Istruttiva poi al sommo
Y ammonizione eh' egli quindi trae , e che non solo a' do
veri dell'uomo di guerra, ma a tutti gli nfficii della vita si
estende. Conciossiach la volubilit delle umane vicende ne
appariamo , e come agli nomini del pi alto ingegno e de 'pi
severi principii morali riesca talvolta malagevole il reggersi
sull' apice della fortuna.
(109) Vnce un savio consiglio ec. Verso tolto dall' An
tiopa, tragedia perduta d'Euripide, secondochi scorgesi da
Stobeo ( Serro, li i ), ove leggonsi i due versi antecedenti , e
si compie 1' ultimo , del quale qui non abbiamo che la prima
parola : eccoli tutti :
r>uuyi ymi i$Sf\t iti fin <<5>7i ri'Anc
' ,v S'oiko;. t'it J'ct WiXifft ir%v'ii fiiy*.
St^tt yxf ir /Stlxtvft* 7r WXXict %*f*t
lllxS. ri t t>%>.x v'fixSi'x , stAisf xtti.
Dell' noni l' ingegno fa che le cittadi ,
Fa che le case sien ben abitate ,
E grandemente ancor vai esso in guerra.
Vince un savio consiglio molte mani ;
Ma il peggior mal il volgo e l' ignoranza
La stessa sentenza, quaF riferita da Polibio, fu trovata in
scritta in un dipinto d' Ercolano. Schweig/iuser.
(108) Imperciocch le gesta illustri. Non so quanto Polibio
s' apponga qui al vero. Non di rado gli nomini pi beneme

*92
nignatneuU accolti, e ristorati di vettovaglia, e il' ogni cosa
necessaria provveduti , poscia fatti salvi accompagnare sino a
Messina.
(11 5) Dallato esterno della Sicilia ec. Tutta questa spiag
gia soggetta al furor del vento , che non di rado tempe
stoso spira dalle coste d'Africa , e talvolta mena stragi ezian
dio nelle marine d' Italia meno riparate , (in all' ultimo seno
dell'Adriatico. Libeccio nomato ne' porti del mediterraneo,
dal Lybicus , con ohe gli antichi denotavano la sua origine ;
il perch chiamavanlo ancor Africus. I Veneziani 1' appellano
Garbino (V. la Crusca alle voci Garbino e Gberbino traendo
questo nome, per quanto ho sentito dire dall' Algrtrbia, pro
vincia del Portogallo , che giace di rincontro al sud-ouest del
l' Italia, ove pretendono che abbia i suoi natali. Che se
seguito avessero il consiglio de' timonieri , e navigato lungo il
mar Tirreno, eh' al coperto dalle procelle d' Africa, pr
babil che abbattuti non si fossero a cotanta sciagura. Esterno poi detto questo lato della Sicilia , forse perch
voltato ad altra parte dell'orbe, qual l'Africa, laddove gli
altri dne fianchi han in prospetto regioni europee.
(11 6) Un segno celeste. Fui lungamente in forse, se render
dovessi I' ivuiKirw del testo per segno o per costellazione.
Dall' un canto rifletteva, che l'equivalente della voce greca,
derivata dalla credenza dell' influsso degli astri sul nostro globo,
slato negl'idiomi moderni applicato alle sole costellazioni del
Zodiaco , e che le costelljzioni qui nominate non sono in
questo numero. Dall'altra parte considerava, che il Cane essendo
costellazione compagna nel sorgere ( w*p7t
) del Can
cro , e Orione del Leone , potevano acconciamente , cos le
une , come le altre , qualificarsi colla stessa denominazione.
Finalmente mi determinai all' ultimo partito , dettato dal do
vere , secondo me irremissibile a chi traduce , di render fe
delmente il senso del suo autore , per quanto possa esser fon

*S>3
dato a false nozioni. Solo per maggior chiarezza agginnsi al
sostantivo segno V epiteto celeste.
(117) fPC lo spuntar d'Orione e del Cane. Tra lo sorgere
di queste due costettazioni cade il solstizio estivo ; epoca , in
cai, siccome nel solstizio il' inverno e Degli equinozi1 , suolsi
gravemente turbar l'atmosfera, per cagione delle conversioni
solari ebe in essi han luogo , e che modificano l' attrazione
delt'astro maggiore verso il nostro ambiente. La vicinanza di
cotal punto critico con tutta precisione significata da Polibio
pelta circostanza , che ona costellazione non era per anche al
tutto passata, e l'altra a spuntar prossima; perciocch it Cane
era gi per istaccarsi da' raggi solari, e Orione, iu tanto mal
grido presso gli antichi pelle procelle che credevasi eccitare ,
fra pochi d dovea io un col sole salir sull'orizzonte.
(118) Si spinsero nel mar di fuori. Lo Sohweigh. , accor
tosi ebe tAad-ti i| w*Xaym ( trova ronsi senza saperlo fuori
nelt' alto mare ) non potea stare , sendoch a bello studio
e non a caso rransi a quetla parte recati , conghiettur che
fosse da leggersi
o
( si spinsero ) da A>>,
usato da Tucidide per navigare. Ma per quanto sia ragione
vole questa correzione , io non credo che con essa il presente
luogo rimanga al tutto sanato Imperciocch , se corso aves
sero il mare a grande distanza dalle coste ( conforme indica
quell'i!* w***yt) come potevano, siccome dice il nostro
poco appresso, fare spaventosa mostra di s alle citt marit
time che desideravano di conquistare ? Quindi a me pare che
wtAayiti abbia a convertirsi in w'tX*ys , onde ( T ) ifw
wi*yt verrebbe a significare il mar esterno , cio a dire
quelto che bagna la costa della Sicilia voltata alt'Africa, da
Polibio poc' anzi denominata esterna. Ci posto , non risulte
rebbe un senso pi acconcio ove si leggesse r*$n t rv 7 i{#
w't*yn , vennero nel mar di fuori ?
folk 10 tomo /.
t'i

194
(ng) Desiderati <F insignorirsi di qualche citt. E uon vi
area nell' altro fianco della Sicitia , bagnato dal mar Tirreno,
sufficienti citt da trar per tal guisa nel loro partito? Ne
avca s ; ma , siccome eran pressoch tutte provvedute di porti,
e per conseguente atte a resistere , lo spavento solo non gli
avrebbe indotti a rendersi , come le citt dell' altro laio , si
tuate sopra spiagge indifese.
(120) Generalmente i Romani ec. Quanto il nobil ardi
mento , che dett questa leale ammonizione , lontano datl'adu
lazione cortigianesca, con oni uomini , intenti pi alla pro
pria utilit, che non al bene di chi si pompeggiano d'amar
e d venerare, magnificano ogni pi pernicioso difetto de' loro
protettori ! Stimava altamente Polibio i Romani , pelle virt
civili non meno, che pel valor militar , che la prima nazione
del mondo gli avean renduti , e con animo sincero gli amava
come benefattori suoi , e per mezzo suo della Grecia ancora i
e cotesti sentimenti appunto il mossero a rinfacciar loro fran
camente i loro vizii , affmch si correggessero e a sempre mag
gior gloria salissero ( V. sopra la nota 07 ),
(121) Ma non consultando punto ec. Per mio avviso, n il
Casaub. n lo Schweigh. colsero qui nel segno. Il primo so
stitu arbitrariamente fivxiftuci ( non volendo cedere ) a
f).iu'ii<i ( deliberando di non ce); il secondo attribuisce a
/BKAiv(<r$, nn senso ch'esso non ba, perciocch significa
bens consultare , ma non risolvere. Il testo di Senofonte
(Cyrop. 1, v , 17) da lui citato non prova nulla, perch,
sebbene si parla col di risoluzione , non esclusa 1' idea di
consultare , per modo che lo Schweigh. stesso interpreta col
Zeunio quel t/8nAmr re deliberata statuerunt. Oltre a ci
fa egli nascere una durissima trasposizione di parole, staccan
do violentemente la particella negativa dal suo verbo , che se
condo lui ifoi ( cedere). Io ho lasciato a i?u>.!/>a,si il si-,
gnificato naturale , e vi ho applicata la negativa.

i95
(121) Nuovi vascelli. I1 tcto ha li Sfvi^*t , che sarebbe
quante dire tu' recipienti de" roveri , da /flit (rovere) e
{ho , tengo ). Ma siccome non v' ha in italiano un nome pro
prio per esprmere i pali , che servano di sostegno alle navi
che si costruiscono , cos mi sono pi attaccato alt' idea prin
cipale , che quella dell' apposita fabbricazione. Lo sco
tiaste d'Omero all'Odissea t. v , addice effv'^ avf/01 Tir
w*tnXnt , ip' *t 7ii Ifimtt trrxn i*i x*imtynfttttn n*r
( propriamente i bastoni , su cui pongono la catena dei va
scelli che vengono nuovamente costruiti ).
.
(123) Entrati nello stretto. Lo Schweigh. dopo aver seguito
nel testo il Casaub. , che traduce questo luogo trajecto freto ,
il riprende di questa interpretazione ne' commentarti , e vor
rebbe che si dicesse postquam per fretum navigassent ( poich
ebbero navigato pello stretto. Ora sebbene qui non pu esser
discorso di tragitto, ch' il passaggio dalt'una all'altra spon
da , tuttavia quel semplice navigar pello stretto mi sembrato
troppo vago per significar navigazione che abbia il suo scopo
nello stretto medesimo , siccome 1' ebbero allora i consoli , i
quali tornaron addietro colle ricuperate navi senza proseguir
pello stretto.
(12) In Palermo di Sicilia. Osserva lo Schweigh. che l'ag
ginnta di Sicilia non oziosa , dappoich v' avea un altro
Fanormo nel Peloponneso di rincontro a Naupatto, e uno
ch' era il porto di Cizico , ginsta Stefano Bizantino da lu
citato.
(i25) Lotofagi. Mangiatori del frutto, che produce il loto;
la qual pianta cresce spontaneamente in Egitto ne'campi inon
dati dal Nilo, ed altres ne' dintorni d' amendue le Sirti. La
dolcezza di cotesto frutto fn molto decantata dagli antichi , e, sa
crediamo ad Omero (1, v. 87 e seg. ) tanto allett i com
pagni d' Ulisse , che dimenticarono il ritorno allo navi , e vi
dovettero colla forza esser condotti e legati. Erodoto (iv,i.77)

riferisce ohe il tuo sapore simile a quello de'datteri , e che


gli abitanti ne fanno anche del vino. Laonde non e verisimile
ci che di loro narra Straberne ( in , p. i'"). che, cam
pando essi dell' erba e della radice della mentovata piauta ,
non benno nulla , perciocch hanno mancanza d' acqua. E
cresce 1* improbabilit di siffatta asserzione , ove si consideri ,
che lo stesso geografo estende le contrade de'Lotofagi sin so
pra Cirene, che con tutto il paese vicino tanto abbonda d'acque
potabili. Del resto , secondoch scorgesi da Dioscoriile (iv,
109) Galeno ( Simpl. medicaio, vii ) e Plinio ( xxn , 28) gli
Egizii faceran uu pane molto saporito e salubre de' semi ac
ciaccati del loto, rassomiglianti al miglio , ed il naturalista Ro
mano test citato assicura che chi vivr di questo pane non
era soggetto alla disenteria I Botanici de' nostri giorni de
scrivono un genere di piante, cui impongono il nome di lotns,
e fra le molte specie che vi annoverano trovasi una mange
reccia ( lotns edulis ). ( V. Prrsoon Synops. piantar, toni. 11,
p. 353 Diction. d' hist. naU par ime Soc. de Naturai, et
d'Agricult. t. xiii, p. 3 (O ) ; ma quantunque la polpa del suo
frutto sia di grato sapore , non desso il lotus ; perciocch
la sua patria il mezzod dell'Europa , e leguminoso n' il
frutto : laddove Africano 1' altro , ed ha il frutto pressoch
rotondo. Pi s'accosta a quello il lihumwis lotus , che Desfontaines rinvenne indigeno in Barberi.) : e Mungo Park nell'in
terno dell'Africa, ed il di cui frutto, ameno al palato, di
forma quasi sferica. Varie furono le opinioni de' dotti circa
la situazione delle terre occupate da' Lotofagi. Erodoto al luogo
di sopra sitato assegna loro la costa de' Gindani , confinanti
co' Alaci , per il territorio de' quali passava il fiume Ci n is
so ( Ciuyps, Ouadi Q/uaam degli odierni abitanti). Coletta
cotta , a detta dello stesso storico , sporge fuori nel mare ;
quindi chiaro ch'era desta l'estremit occidentale della Sirti
maggiore , corrispondente ali' odierna provincia di Mesurate ,

'9?
e nou comprendo, come il dott. della Colla, che nel 1817
visit quelle contraile ( V. Nouv. Annal. de la Geogr. eie. ,
par Egries et Maltebi-un. tom. xvn , p. 55o, e la carta geo
grafica al principio del t. svili) pot trasportar i Gindani
all' altra estremit della Sirti , ov' Cirene , affermando che
dal Cinisso in poi altra costa non v' ha in quelle parti che
sporga nel mare. Strabone (I. 0. ) d loro per abitazione
tutta la spiaggia della Sirti maggiore , ed a lui precipuamente
s' appoggia il test mentovato viaggiator italiano ; ma e' sembra
che gli ultimi Lotofagi del geografo greco fossero i Maclii ,
vicini di quelli, di cui dice Erodoto ( IV , 1 98 ) ch'essi bens
faccan oso del loto , ma meno de* Lotofagi propriamente cos
detti.
(126) Navigando peli' alto mare. Per giugner pi presto a
casa, i Romaui, sebbene poco esperti ancora nell'arte di na
vigare , e dopo una cosi recente strage , arrischiamosi tuttavia
d'attraversar l'alto mare, ansich Hi far un viaggio pi lungo,
attenendosi alle coste. Il wft del testo significa un tra
gitto qualunque, con coi si accorcia la via, ed essendo ne]
caso qui accennato la via pi breve appunto quella dell' alto
mare, il mentovato vocabolo non potea aver altro senso.
(127) Le Terme e Lipari. Quantunque non dica Polibio,
se queste fossero le terme d' Ini era o di Sei inunte , ci non
pertanto io credo che si trattasse delle seconde, essendosi,
com3 vedemmo poc'anzi, ritrovato a que'tempi presso Selinunte
un esercito Romano. Che poi abbian allora espugnata Lipari,
sebbene non avean forze marittime, non dee recar maraviglia,
possibil essendo che in tempi anteriori occupata avessero l'iso
la , ed ora si fossero impossessati della citt sua principale.
Hanno dunque , per quanto io stimo j poco fondamento li dubbii dello Schweigh. relativamente a questi fatti.
(128) Drgli alleati. E degno da notarsi (e non sfoggita
questa particolarit alla perspicacia dello Schvreigh.), ehe i Ro

198
mani chiamavano alleati e non sudditi tntti quelli ch' eransi
loro spontaneamente arresi , come avean fatto i Palermitani.
(129) Agli artigiani. Sebbene secondo la Crusca artigiani,
artieri , artisti e artefici significano la stessa cosa, soglionsi
tuttavia le due ultime denominazioni applicare a chi esercita
arti nobili, quantunque meccaniche, e le due prime a coloro
ohe t' impiegano in mestieri vili. Egli perci che io ho in
terpretato fiatuimt , agli artigiani, quali sarrbbono i fabbri ,
carradori , falegnami , macellai , ec. di cui ha bisogno un cam
po , e che negli eserciti Promani avean il loro recapito nel
mercato. I traduttori latini di Polibio ne han fatto sellularii ,
ch' quanto sedentarii, e che T. Livio ( vm , 30) chiama
opifteum vulgtts minime militiae idoneum geno.t. Ma questa
voce sembrami esprimer meno della voce grecai dappoich
v' ha arti illiberali , che non, sono punto sedentarie , siccome
quella del facchino, del beccajo ec.
(io) Della fanteria leggera reii etxfP'xifrp'fi* ha il
testo , cio a quelli che gittano da lungi. Ma questi eran ap
punto la mano di gente spedita collocata innanzi al muro e
allo steccato, poc'anzi mentovata. Quindi mi paruta pifc
calzante 1' espressione di fanti leggeri che non il velitantious
degli interpreti latini.
(i3i) Co'mori che li reggevano. Polibio li chiama ItJis nome
che 1o Schweigh. pretende non esser gentilizio , ma appella
tivo. Esichio definisce ttScf l'Etiope (il moro) che conduce
1' elefante , ond' egli sembra , che oltre a' veri Indiani , i quali
trattavano queste belve nel proprio paese , e che secondo Cur
zio. (viti, i4) eran nell'esercito del re Poro, e ginsta il
primo de' Maccabei ( fi , 0>3 ) fra le schiere d' Antioco Enpatore re di Siria , abusivamente si addimandassero cosi i Alori
ancora, che in Africa, patria essa pure degli elefanti e in
sieme de' mori , aveano la medesima incumbenza. Del resto
apparisce da nn luogo di Cicerone ne' test rinvenuti libri delta

'99
reprtbblica (il, 4) he i rettori degli elefanti, presso i Car
taginesi non erano soltanto Etiopi, ma indigeni ancora, Ergo,
dice ivi Scipione, ille Indus aut Poenus imam coercet beluam etc.
(i32) Lilibeo , cio al promontorio di questo nome che
debb* essere distinto dalla citt di Lilibeo presso a quello si
tuata.
(|33) Stazione forle. Il greco vocabolo <J>f^i che ho
cosi volgarizzato , e che propriamente significa occasione , oppor/iuiie , fu molto bene dal Casaab. considerato come sino
nimo di ifftnlnfft , che di sopra ho renduto per sede prin
cipale delia guerra. Lo Sohweigh. cita a questo proposito un
passo di Tucidide ( l, 90) che autorizza alla mentovata in
terpretazione , e che mi sugger eziandio 1' espressione italiana
che ho qui usata. Ecco le parole di qnell' insigne storico :
Ut S 75 fitcppipx , ti x&it iuixm , * <> firr
acri t%vp>i -alba, turwlf tur i rt 6>fl/3S,, tpptir&ui, rlit 7l
a-! Aavoritrsr CTnr tpairat ii-jm';r ti xte/ atpopptt
'marni tTi*i . Non avendo il Barbaro, ove ritornasse, altro
luogo forte , donile far sortite, siccome ora da Tebe, ed il
Peloponneso dicevano esser per tutti un acconcio ritiro , e
luogo di sicurezza. Lo Scoliaste spiega upopptt, et 01
ippct/fi't>ts tu aa>^%T*i , ove alcuno fatto avendone sortita, si
ricovera.
(i3{) Il tramezzo. Panni ch'esprima meglio il ftim^o liwt
del testo , che non la doppia denominazione di islhmus e fre
turn de' traduttori latini. E tramezzo j secondo la Crusca, ci
che tra l' una cosa e l'altra posto di mezzo per dividere,
e questo peli' appunto , cosi lo stretto di terra , come quello
di mare , ebe due paesi tra loro separa.
(l35) voltato all' occidente vernale. Le regioni situate fra
i quattro punti cardinali della sfera celeste avean presso gli
antichi le loro denominazioni dalle stagioni in cui vi si ritrova
il sole. Corrisponde adunque la regione qui indicata al sud

20
ouest de' moderni, 1' occidente estivo al nord-ouest , I' orienti
vernale al sud-est , e I' oriente estivo al noni-est.
1 3 ') Tulle ad un tempo. Nelle note lo Schvrcigh. restituisca
a questo passo 1* mftm , eh' egli e il Casanb. avean omesso.
Io 1' ho pure accolto nella mia versione , giacch appnnto dal
martellar contemporaneo di tutte le torri derivar dovea il con
tinuo crollar e rovinar delle medesime, conforme accenna
I* autore.
(i 3 "3> Rifabbricando gli edifzii caduti e scavando mine. Quelli
escludevano le opere de' Romani , che sempre pi avanzavano
nell' interno della citt , queste scavavansi per distrugger le
macchine de' nemici. Del resto non pare che le ultime fossero
contromine, dappoich non detto che i Romani avessero
scavate mine: quindi dall' ili ftt'i x A >. i ut . del testo soderebbe
tolta la preposizione , siccome ha gi osservato lo Sehweigh.
ne' commentarli.
(i38) L'Acheo Alettone che fu cagione di salvezza agli Agri
gentini. Di questo avvenimento non parl il nostro ove rilerisce i
particolari dell'assedio <V Agrigento , ma vi ritorna nel I. il,
o. } , ragionando della perfidia de' Galli , che in nomer di
tre mila trovavansi di presidio in quella citt, macchinavano
di spogliarla. Galli eran eziandio tra i mercenarh' di Lilibeo ,
e quelli d* Agrigento pure eran al soldo de'Carlaginesi , con
forme significa Polibio al luogo citalo , non gi de' Siracu
sani , come qui asserisce : salvo che non vi fossero stali man
dati da quelli di Siracusa, allorquando parteggiavano co'Gart.V'inesi.
(ijq) Ed intimo antico d? Aderbale. Non era tanto poco
importante , siccome stima lo Schtveigh., il sapersi che qoesto
Annibale era strettamente legalo iu amicizia con Aderbale.
Dopo Lilibeo era il porto di Trapani della maggior conse
guenza pe' Cartaginesi , e la buona intelligenza di chi vi co
mandava col duce che spedivan in soccorso agli assediati , po

201
teva partorir buoni effetti. Ci non pertanto non necessa
rio Hi sopporre, giusta il parere delto stesso commentatore,
che Annibale fosse prefetto delle triremi sotto gli ordini di
Aderbale: che in tat caso egli non sarebbe rimaso in Carta
gine senza impiego ino a quel momento. It perche , io non
adottai la sua correzione, e posi il lfiif*f^t in senso asso
luto per comandante delle galee , subalterno al navarco , cbe
era comandante supremo della dotta.
(io) Alle isole Eguse, che giacciono tra Liliro e Car
tagine. Ma pi presso a Lilibeo , e propriamente tra Lilibeo
e Trapani. Chiamausi ancor Egadi , e le principali sono :
Egasa , secondo alcuni Etusa , oggid Favignana , la pi pros.sima a Lilibeo, donde le altre trassero it nome; Buccina, o Foranzia, ora Levanso , Terroneso, o Marittima, Maretimo odierno.
Non per anche scemato. Stando rigorosamente al testo
converrebbe tradurre intiero, intatto,' paro, che tal suona
ma t'indole dell'idioma italiano non soffre alcuno
di questi vocaboli in conginnzione col sostantivo impeto. Il
perch mi fu ginoco forza rinunziare alla betta semplicit del
greco ed usar una circoscrizione.
(i42) Quelli di fuori. Cio i Romani, i qnali secondo Dio
doro ( eclog. xxiv, 3) assediavano Lilibeo con sessanta mila
nomini , e in tutte ne avean centoventi mila. Gli ajuti che ri
cevettero i Cartaginesi fa lo stesso autore ascender a quattro
mila soltanto , e non a dieci come il nostro ; ma le numera
zioni che trovansi presso Diodoro , singolarmente nelle eclo-ghe , che sono squarci informi anzich no , mi sembrano quasi
tutte alterate.
(i^j) Trapani Afwenr il suo nome greco , che significa
fulve , e che gli fu dato pelta forma curva della costa sa cni
fabbricata. Io le lascio il suo nome moderno, siccome fac
cio nel corso di tntta questa storia colle citt che sono og
gid ancora di qualche considerazione, e perci si riconoscono

202
meglio dal nome che i moderni loro imposero. Sebbene non
spingo questa licenza tant'oltre che fece qualche volgarizzatore del trecento e del cinquecento pare, che Inghilterra ap
pell la Britannia , Francia la Gallia , Tedeschi t Germani ,
ed altri simili.
Gli twi eran rinchiusi : quelli di Lilibeo, gli altri ge
losamente guardati : quelli di Trapani , che da' moderni si direbbono bloccati. Quindi rendesi verisimile che grandi fossero
le forze terrestri e marittime de' Romani avendo essi potuto
per terra e per mare torre la comunicazione fra amendue le
citt , mentre con tanto vigore spingevan 1' assedio d' una
di esse.
(i{5) Annibale soprannomalo Rodio. Non perch fosse o
riondo da Rodi cosi chiamavasi , come vuole il Casaub. , ma,
conforme giustamente ridette lo S-hweigh. erasi egli acquistato
questo nome per qualche altra singolarit , o perch acciden
talmente nascesse a Rodi da padre Punico , o perch colti
vasse relazioni di commercio co' Rodii.
(iG) Intorno all'ora quarta intende del giorno; percioc
ch i Romani calcolavano le ore diurne dallo spuntar del sole:
onde l'ora quarta , correndo allora la stagion estiva, avr cor
risposto alle nove circa antimeridiane.
(i^) Co' remi alzati. Il vocabolo greco e wlipaxulut , che
rende questa idea , pittoresco, avendo le due file di remi,
che da' due fianchi della nave alzavansi ad angolo quasi retto
col corpo di quella , la figura di due ali spiegate , che apparecchiansi al volo. Ma siffatto giojello non si potuto inca
stonare nella traduzione , perciocch ne sarebbe risultato un
senso oscuro e affettato. Non cos nel greco , che trae quel
participio da xtltft'vt di cui poco appresso si vale Polibio, e
che giusta Esichio significa anche semplicemente e senza me
tafora alzare.
(i{8) Co'remi in aria. Il testo ha Trtfui-xs 7 ro , ebe

2o3
Tale quanto, appiccando le ali alla nave. Sulla propriet delia
qual frase mi riferisco alla nota antecedente.
(l4g) Ne rettavan adombrate. Cos, attenendomi alla spie
gazione di Snida , bo creduto d' interpretar acconciamente
1' t rtxp trdi, che dopo molte dotte discussioni stabilisce lo
Schweighuser che debbasi leggere. Entrava il Rodio in porto
dalla parte d'Italia, opposta a quella che guarda l'Africa;
onde le torri, che a questa eran voliate , trovandosi nella
stessa dirittura della torre pi vicina al mare da quel lato ,
dovean dalla test accennata esser coperte , e come ecclissate,
0 adombrate che dir vogliamo.
(i5o) L' imboccatura del porto. Diodoro ( cclog. xxin, i )
dice , che i Romani empieron anche il fosso della citta , che
era lungo trenta braccia, e profondo venti, e riferisce pa
recchie altre circostanze relative a quest'assedio, che non
sono rammentate dal nostro: cos narra egli, che avendo gi
1 Romani scalate le mura , il duce Cartaginese assaltatili , ne
uccise dieoi mila c gli altri mise in fuga ; che i Romani pell' incendio delle macchine , e pella somma penuria di viveri
ridotti erano in somma angustia , e che un morbo pestilen
ziale tra loro diffuso ne consunse dieci mila, a tale, che se
Gerone non li soccorreva delle cose necessarie, essi avrebbon
abbandonato 1' assedio.
i
(5i) La quadrireme ch'era seco lui uscita. Il Casaob. ,
il Gronovio e il Reiske si perdettero in vane congbielturc sa
questo luogo , sedotti da una falsa lezione. Ma il Xilandro
nella sua versione allemanna di Polibio , erasi avanti di loro
appigliato a una lezione pi ragionevole , convertendo ix
x*,3tX( , che in qualsivoglia guisa interpretato qui stava a
pigione, in <a pt,tr*Bt\it , frase famigliarissima al nostro per
indicare l'atto del voltarsi. Lo Schweighuser tenne dietro al
Xilandro, osservando molto opportunamente, che il Rodio

204
rr.i olilo a ci fare , allorquando uscir del porto e lutava
i Romani.
(152) La nave avversaria era leti fornita di rematori, la
volgarizzando questo passo mi son allontanato dall' opinione
di tatti i commentatori. Eleo le mie ragioni. Io primo luogo
corrisponde >ani a costruzione , apparato , fornimento ,
iaititnxione, disciplina, ma giammai a eccellenza, abilit singolare
sortita dalla natura, o acquistata coll'arte , siccome vorrebbe lo
S'bweigh. , egli altri testi pell'appuuto di Polibio da lui citati
provano contro di lui. Nel libro XI , c. 8 , lpggesi cTiie rr
iwfttr.ftXTlI Xtf 7> IX. rivTMt K XI ttTV.1 vi f , loCcll tlOl] VU
dir altro se non so per via delle stoi ie o dell' istruzione cbe
se ne trae. E al I. wiv , cap. J# it l'ifrfvt . .. xuBvrrifS*
t i>.;s x) li kxtx,-x<:Z , che vale: Perseo inferiore al
fratello pei doni di natura e per istruzione. Secondariamente
non probabile che i rematori Romani superassero in de
strezza i Cartaginesi, a cui erano tanto inferiori nell'arte di
navigare, e che il Rodio non si fosse provveduto de* migliori.
Per ultimo da riflettersi, cbe la nave , con coi i Romani inseguivan il Rodio , era una quadrireme , la quale ricevuto avr
maggior numero di rematori che non 1' altra , cbe quantun
que chiamata sia dal nostro semplicemente nave, era verisimilmente una trireme , o di minor portata ancora , dappoich non
vi specificata come in quella la quantit degli ordini. Laonde
pu la quadrireme aver avanzata l'altra in velocit , pel mag
gior numero o polla maggior robustezza de' rematori , senza
che nei marinai Romani fosse maggior
destrezza di navigare.
oc
o
(153) Ma rimasto inferiore a' soldati navali. Per quanto a
me pare xxritxpultfivfiiitt qui non significa superato , trovandosi subito dopo cadde in mano degli avversar, locch
sarebbe inutil ripetizione : sibbene il senso di questo voca
bolo , se non m'inganno , come l'ho espresso, il verbo cui

205
appartiene essendo il contrario di wfmltfkmt , primeggiare,
restar superiore.
(i5{) Vn vento. Il testo ha ttp* *rirn, sul senso della qual
frase i commentatori e lessicografi non sono d'accordo. En
rico Stefano dietro Suida crede che rtkrts qui significhi rivolta,
sedizione , e lo Schwcigh. pretende , che denoti lo stato e la
posizione del vento. 0 I' una o 1' altra di queste opinioni sia
la pi giusta , io stimai che il ritener nel volgare la semplice
parola di vento non fosse punto per nuocer alla chiarezza
del testo , dappoich la qualit di cotesto vento tosto de
scritta ne* suoi effetti.
,
(l55) Resistette all'accostamento dette macchine. Male, senza
dubbio, ha l'Ernesti interpretalo ri pwxt%(tTt ufomytytf , le basi o i sostegni su cui faceansi camminar le mac
chine ; ma niente meglio , per mio avviso , lo Schweigh. , il
quale dopo aver nella traduzione ritenuto il concetto dell'Ernesti, si ricrede nelle noie, e facendo il sostantivo wftrmymykt
equivalente al participio Ufemyiftum , propone la seguente
spiegazione : il vento assal con grande impeto e violenza le
macchine che si accostavano quasi t* pi%*t{/t*Tm wfrmyifutm,
10 porto opinione , che senza far violenza al testo wfawaymykf
debba lasciarsi nel suo senso naturale d'accostamento , e mo
dificai soltanto P idea dell' impeto recato contra cotal accosta
mento , in quello di resistenza opposta al medesimo , per non
cozzare colla propriet del nostro idioma.
(l5C) Le gallerie. Eran queste pergolati contesti di tavole
e di graticci, sotto a' quali i soldati sctvavau al sicuro le fon
damenta delle mura , la cui esatta descrizione lrggesi iu Vegezio ( iv , l5 ) Fineas chiamavanli i Romani e porlicus an
cora , conforme scorgesi da Cesare ( Bel. Ci", n , 2 ) e cosi
11 denomina qui pure il nostro. Io non ho creduto di dover
conservare questa voce nel volgare, come quella che non i ri
cevuta nel dizionario militare ; ma mi sono studiato di sosti

ao6
tuirle alcuna chc nella moderna tattica esprimesse un ingegno
simile a quelle macchine de' Romani. Onde considerando che
le gallerie d' oggid hanno in ci qualche analogia co' portici
degli antichi , ohe amendne sono ripari coperti per insinuarsi
otto le fortificazioni del nemico e per danneggiarle , ho pre
ferito siffatto vocabolo (V. Grassi Dision. milit. agli articoli
Galleria , Mina ).
(157) Stavan dappresso.K piace la correzione dello Schweigh.
che legge Wf*r atiftitat in luogo di wft*tf/itt*t (stavano dinanzi).
Diffatti se le gallerie , mobili anch' esse come le torri , accostavansi alle mura per iscavarle , come rimaneva luogo pelle
torri davanti alle medesime ?
(158) Le travi degli arieti I1 Casaub. , che in vece di
Irirn (tronco, grosso legno) leggeva rtisrj da t&ttb (battere)
tradusse questa voce acumina arietum, cio a dire , le estre
mit di queste macchine , con coi battevansi le mura , locch
oltre alt'impropriet dell' espressione, che scambia il suono
col corpo che lo produce , racchinde tra' assurdit di fatto ,
essendo le punte degli arieti di metallo durissimo, cni poco
danno potea recar il fuoco : sibbene ne doveano sofferire le
travi , a cui l' estremit metallica era consegnata. Correzione
tanto felice fu, a detta dello Schweigh. , conghiettura dello Sca
ligero.
(i5g) Che lo stesso eseguisse. Cio che si collocasse accanto
a quella eh' era prima di lei arrivata , e che voltasse la prora
a' nemici.
(1G0) / Cartaginesi divennero superiori. Da due cagioni de
rivava l'inferiorit de' Romani in questa pogna navale ; dal
l'impacciata loro posizione vicino a terra, per cui non aveau
libero spazio n di ritirarsi quando cran inseguiti , n di soc
correr i compagni pericolanti, e dalla qualit detle loro navi
e delle loro cinrme, le une di goffa costruzione e mal atta
al maneggio , le altre Dorelle e poco esperte.

207
(i(i) Ma Pulio venne in biasimo ec. La causa principale
per cui condannarono Claudio fu 1* aver egli disprezzati gli
cuspidi , dicendo per ischerno , che i polli estratti pel pro
nostico dalla gabbia , ai girassero iti acqua , affinch beessero , giacch non volcan beccare , conforme riferiscono T.Livio
Epit. I. xix , Val. Mass. i , 4 , 5 , Cicer. de Nat. Deor. n ,
5 , Fior, il , 2 , 2g , 1' ultimo de'quali per vie maggiormente
dimostrar la certezza della punizione divina, osserva che l'acqua
appunto , ove per suo comando avean ad esser immersi i polli,
divenne a Ini funesta. Polibio , cbe non applaudiva alle super
stizioni de' Romani, tutta la sciagura attribuisce all'avventataggine
del capitano , dalla quale non dubbio che derivasse ancor il
suo dilegio per nn uso sanzionato dalla pubblica credenza.
(162) Lucio Giugno. I fasti consolari, e gli scrittori Ro
mani tutti fanno L. Giugno collega di F. Claudio e non al
trimenti console nell'anno susseguente, siccome asserisce il
nostro. Ma non da supporsi che , conforme osserva lo
Scbweigh. Polibio abbia commesso errore cos massiccio nel
riferire avvenimenti pi vicini a' tempi di lui cbe di qualsivo
glia altro autore che ne parla Ci non pertanto non mi ap
paga quanto il medesimo commentatore adduce per appianar
la mentovata difficolt. Vuol egli che L. Giuguo andasse a
Roma pe' comizii , e che, giunta la nuova della disfatta di
Claudio, lo stesso Giugno, forniti i comizii , ritornasse^tosto in
Sicilia. Ma quand' anche a quell' epoca egli fosse stato fuori
di Roma, locch non si trova accennato, Polibio dice espres
samente, che eletti i nuovi consoli, mondarono l'uno di loro
L. Giugno con vettovaglie ; sicch Giugno era nuovo console
e non collega di Claudio. Se perita non fosse la seconda de
cade de' libri di T. Livio, io son persuaso che di leggeri colai
nodo si scioglierebbe. Per quanto apparisce dall' epitome del li
bro xix , Claudio dopo la sua sconfitta richiamato dal Senato,
ebbe il comando di nominar un dittatore. Elesse egli certo

ao8
Clandio Gliela , uomo della pi bassa estrazione ; il quale fu
costretto ad abdicarsi. Gli venne sostituito Atilio Colatiao e
mandato con un esercito fuor d' Italia. Ei sembra duuque ,
che n Appio , n Gingno rimanesse queU' anno pi in fun
zione , dappoich era stato creato un dittatore , e che Gingno
era partito colle navi avanti la sventura di Clandio , e poco
dopo quest'avvenimento tui fosse cos'i mal concio da Carta1one ; onde it Senato dovette amendue sospendere da' loro of
frii : ovveraiuente , se Gingno fu consote 1' anno appresso ,
Clandio , che solo nominato fra i consoli delt'anno antece
dente , avesse un altro collega.
(t63) Ch'era olla guardia di Lilibeo. Il testo ha r
Ai*/3*<i ItifSt (che custodiva Lilibeo). Io mi son ingegnato
d'accostarmi alla frase greca, la quate, oltre al comando
sapremo che avea in quelta citt it comandante Cartaginese ,
esprime la sua vigilanza merc della quale egli bene second
1' impresa di Canatone.
(t6J) Di pochi vascelli. Siccome non intender allor Car
iatone di entrar colla preda fatta in qualche porto , ma di
mettersi in situazione favorevole per impedire l'arrivo de' soc
corsi a' Romani , cosi non volle egli imbarazzarsi con motti
vascelti nemici , e ruppe una parte di quelti che avea presi.
(i65) / provveditori. Eran questi negli eserciti, cos'i di
terra , come di mare , presso i Romani coloro che facevano i
pagamenti , e di ogni cosa necessaria provvedeano i soldati.
Deoominaranst quaestores , de' varii ufficii de' quali consultisi
il Kipplugio (Antiquit. Romanar. Lugd. Bat. 171 3, p. 3{q- ).
It loro posto negli accampamenti era dietro le tende de' tri
buni dalt'altra parte det Foro ( Polib. vi, ai ). Quelli che
addetti erano alle forze di mare , seguivano , secondoch
obiaro da questo luogo , le navi esplorataci per essere infor
mati d' ogni emergenza.
(i66) Cale e pron inerz?. Cala ginsta la Crusca pie

, 209
colo seno di mare , ove possa con sicurezza trattenersi aloun
tempo qualche naviglio, n Xmktt , a dir vero , significa qui ,
conforme spiega I' Ernesti , un luogo d' acqua profonda , ove
le navi possono star all' ancora ( comech il senso proprio di
questo vocabolo sia agitazione delle acque marine c per me
tafora anche dell' animo ) ; ma le prominenze che cignevano
coleste stazioni j le cangiavano in seni. Male, a mio credere,
interpret lo Schwigh. il wtpi*\n*rmf s quae medium spatiu/n
opportune claudcbant , quasich quelle prominenze formassero
nn tetto sopra il naviglio , che sotto ad esse ricoverava , e
chiudessero lo spazio fra quelle ed il mare sottoposto. Oltre
ch sarebbe questo un ricovero molto strano , l' accennato
vocabolo nou ha il senso che lo S 'hweigh. gli attribuisce ;
sibbene vai esso cigner, chiuder intorno, circondare.
(1G7) Tutto il lato della Sicilia, dice lo Schwigh. vol
tato all'Africa, importuoso ed aspro . Che importuoso
fosse, il disse Polibio, ma dell'asprezza non fece motto. Diffatli vedemmo poc'anzi, che una parte dell'armata Romana
erasi ritirata sotto una citt, ove potea stare con sicurezza,
locch al certo non avrebbe potuto fare se aspro , cio a dire,
pieno di scogli fosse stato quel lido.
(1C8) Ed il mare minacciava sommo pericolo. Fundi , turlatum ili mare ( il mare era per sconvolgersi dal fondo ) tra
duce col Casaub. lo Schwigh. Ci non parmi che dica Po
libio, le cui parole sono ce * w!f<-r us irfopuitoftuns
i* t wfAy8f thor^f irtiftt , letteralmente: ed apparendo
imminente dil mare grandissima sciagura: che arp<T*r<r non
ist qui per costituzione procellosa del mare , sibbene per ca
lamit o pericolo ohe dal suo turbamento sovrastava. Nel vo
cabolario pertanto questo passo dal medesimo plausibilmente
interpretato.
(iCy) Ma gli uni per terra ec. I Romaui , rovinati per
roLicio , tomo 1.
1 f

2 10
mare, non poteano pi spedir armate oon vettovaglie a Lilibeo., ma contentarsi doveano di farle gingner col a grande
stento per terra, dopo aver passato lo stretto. Tuttavia non
garebbesi tanta gente, che intorno a quella citt stanziava,
salvata dalla fame , ove Gerone dalla parte di Siracusa non
gli avesse provvedati di viveri. La qual circostanza, non ac
cennata dal nostro, si rende manifesta per nn luogo di Dio
doro , che abbiam di sopra citato.
(l 70) Giugno ondalo ali' esercito re. A. malgrado della
buona riuscita dell'impresa d' Erice , Giugno che, non altri
menti che Glandio , scherniti aveva gli aaspicii, spaventato
dall' esempio di questi , non volle ritornar a Roma , e pre
venne con morte volontaria l'ignominia della sua condanna.
(V. Cicerone e Val. Mass. a' luoghi citati). Il qual avveni
mento mi conferma nell'opinione, che Giugno fosse collega
di Claudio , e che appena dopo la presa d' Erice rioevesse
la trista novella della sua punizione ; oud' egli si condusse
per disperazione a passo tanto violento. Che se prima d'ogni
cosa fosse stato instrutto , non avrebb' egli tentato di far am
menda al gno errore con una nuova impresa. Il perch io
credo, che Polibio attignesse le notizie ch'egli ebbe dei
fatti di Roma a fonti diverse da quelle , onde le trassero gli
storici Romani. E se riflettiamo che per favore di Scipione
Emiliano egli pot valersi de' fasti capitolini , e che a nessuna
passione giammai egli sacrific la verit , di leggeri ci persua
demmo , meritar lui assai pi fede degli stessi scrittori Ro
mani , i quali , o per non aver potuto consultare documenti
tanto autorevoli, o per non sapersi elevare sopra i pregiudizi!
della propria nazione , o per desiderio d' adularla , furono
mendaci. Taccio del giudizio che d Cicerone stesso circa la
ina esattezza somma in fatto di cronologia ne' libri della re
pubblica ( V. il nostro trattato della vita c degli scritti di
Polibio premesso a questo volgarizzarucnto ).

211
(ini) Quasi contguo a Trapani. Ora chiamasi monte di
Trapani , e il luogo dell' antica citt occupato da 8. Giuliano.
(172) // tempio di Venere Kricina. L'origine di questo
magnifico edilzio si perde ne' tempi favolosi. Secondo Virgilio
( Aeneid. r, v. 758 ) fa esso eretto da Enea, innanzi che
lasciasse la Sicilia per venire in Italia. Diodoro ( lib. iv )
vuole che Erice figlio di Venere e di Buia , certo Regolo del
paese, ne sia stato il fondatore, e ch'Enea, figlio ancor egli
di Venere , 1* abbia soltanto di molti doni arricchito. Non
a dirsi , in quanta venerazione esso fosse non solo presso i
popoli indigeni della Sicilia , ma eziandio presso i Cartagi
nesi , quando signoreggiavano parte di quell'isola, e singo
larmente presso i Romani, poich tutta l'ebbero conquistata.
Questi , riferendo la loro stirpe alla Dea che vi era adorata ,
non lasciarono di tributarle col ogni maniera d' onori. I se
natori pi gravi , allorquando vi andavano a farle omaggio
della loro divozione , deponevan ogni severit , e per rendersi
a lei grati intertenevansi col bel sesso in ischerzi e in pia
cevoli colloqui!. Diciassette citt di Sicilia , delle pi fedeli
a' Romani dovettero dotar quel tempio d' una ragguardevole
somma d' oro , e la sua custodia era affidata a un presidio di
dugento soldati. Caduto per vecchiezza, l' imperatore Claudio il
fece rifabbricare a spese del pubblico erario ( V. Sveton. in
Claud. c. 2 5 ). Avea pertanto Venere Ericina un tempio in
Ruma ancora fuori di porta Collatina (V. Ovid. fast, iv,
v. 871. Strab. v, p. 272 ) e un altro nello stesso Capitolio,
dedicato da Fabio Massimo (V. T. Livio xxm , 3i ). Veneravasi pur Venere sotto il nome d'Ericioa a Profida in Arcad.
( V. Paus. Arcad. c. l\ ). Delle anagogie e catagogie , festi
vit che celebravansi in onor di quella Dea ( V. Ateneo lx (
p. 3g{. e Aelian. Histor. animai, x, 58.)
( 1 j 3) Per cui vi si ascende da Trapani. Ho accolta la cor
rezione proposta dallo Sebwcigh., il quale oon ragiono trova

aia
assurdo che ti legga ri iw) fiv*nt wfir/S*nt (la salita
verso Trapani), mentrecb Lipari era nel piano, e quindi
Sostituisce rit so Aptxitvt.
(i1^) Ma la salita maggiormente. Anbe in qneto luogo,
cbe da' copisti , non meno che dagl'interpreti, e Ha qualche
critico ancora stato malmenato , attenuto mi sono al prelo
dato commentatore.
(195) De' Locri e de' Bruzii. I Locri eran chiamati Epizefirii dal promontorio Zefirio , ov' era dapprima fabbri' ata la
loro citt , per distinguerli da' Locri Epicnemidii e da' Locri
Ozolei , popolazioni dell' Eliade. Oggid vi Gerace. Pretendesi che presso di loro si facesse il primo uso delle leggi
scritte, che dett Zaleuco. - I Bruzii traevan origine da' Lu
cani , di cui erano stati pastori, ed abitavano i' ultimo angolo
dell' Italia. Separavanli dalla Lucania i fiumi Sibari e Lao ,
che sono gli odierni Orali e Trrccbina, l'uno de' quali n-.ette
foce nel golfo di Taranto , I* altro in quello di Policastro j
onde vedesi che il loro paese comprendeva non solo Ja Cala
bria ulteriore , conforme comunemente si orede , ma eziandio
la citeriore.
(176) Sul Carcere. E la precisa interpretazione di iV ie
tifxiif. Una montagna tutt' attorno dirupata pu opportuna
mente paragonarsi ad un carcere per rispetto a chi sopra vi
dimora , e cbe rimane chiuso come da un altissimo muro.
Diodoro ( eclog. xxn , i{ ) chiama questo luogo lts if*lu ,
e xxill, l4 Hit ifxi' , ove dice che i Romani inutilmente
l'assediarono con quarantamila fanti, e mille cavalli Ora
questo monte denominato s. Pellegrino.
(177) Tra Erice e Palermo. Ma assai pi vicino a Paler
mo , innanzi alla qual citt essendosi accampati i Romani ,
siccome tosto vedremo , erano dal medesimo distanti soli cin
que stadii.
(178) Alle brezze del mare ottimamente esposto. Ho preferito

ai3
alle altre l' interpretazione del Perotti : maritimi auris praeclare expositum. E cotesia esposizione appunto alle aure fre
sche di settentnnne e di levante, temperando l'atmosfera di
quella calda regione, non vi lascia pervenire animali pestiferi
siccome bene oserva lo S'.'hweish.
(i>jo) Pugili. Nel pugile, il pi pericoloso di tutti gli
esercizii ginnastici che nsavausi presso i Greci, il vincitore
non avea diritto alla palma, se l'avversario non si dichiarava
vinto ; onde avveniva , che taluno periva sotto i colpi , anzi
che confessare la propria vergogna. ( V. Voya^e do Jcunei
Anacliars. c. 58 , e Luciano neh' Anacbarsi, o de' Ginnasii ).
(180) Prr generoso ordir o per robustezza te. Io ho pre
ferita 1' interpretazione del Casaub. il quale ytit*ilm , *<cl
tvt^iuts traduce animi corporisque roore , a quella dello
Schweig. che ha fortitudine dexteritateque. Imperciocch, cosi
forza come desti" zza sono qualit del corpo, 1' una conge
nita, l'altra acquistala, ma qui manifestamente s' hanno a
combinare le doli dell' animo a quelle del corpo, che richieggonsi pe' ginnastici esercizii. Se non che m' sembrato che
genero.o aidire meglio renderebbe il yttticln( del testo che
non la robustezza d' animo del Casaubono.
(181) Ne' duci de' quali ora parliamo. Il capitano Cartagi
nese, nel corso di tulli i tre anni, era Amilcare, ma il
Romano non fu al certo sempre Giugno. Imperciocch, quand* anche non fosse vero , eh' egli dopo 1' infelice successo di
Trapani , si fosse data la morte , ben noto che i Romani
mandavan a comandare gli eserciti i consoli di ciaschedun
anno , e ben di rado prorogavano ad uno il supremo poter
milita re.
(182) Gli stratagemmi che traggonsi dalle storie. Sono
questi le astuzie di guerra che apparansi da' libri, o dl con
versare fon uomini periti dell* arte militare. I ritrovamenti ,
ispirati dall' urgenza de' casi , debbonsi al coraggio e alla sa

2l4
gacit dell' intelletto , che prontamente i' appiglia agli oppor
tuni ripieghi , e i partiti temerarii sono figli della risolutezza
e della penetrazione , merc delle quali preveggonsi i risnltamenti delle operazioni e con imperturbabile costanza ti ese
guiscono. Donde arguir si possono le qualit d' un buon ca
pitano , il quale alt' instruzione nella propria arte nnir dee
l'intrepidezza e la perseveranza nell'esecuzione delle imprese.
(183) Perivano - quelti che cadevan combattendo , vale a
dire , che non rimaneva ucciso nessuno di coloro eh' eransi
dati alla fuga , siccome accader suole nelle altre pugne ; per
ciocch appena eransi sottratti alle armi degli avversarli , che
ricoveravansi sotto la protezione delle proprie fortezze.
(184) Un egregio dispensator di premii. N il Casaub. n
lo Schweigh. han fatto latino il fipafitilt del testo; ma ne
modificarono soltanto la desinenza , riducendolo a brabeuta.
Siccome pertanto questo vocabolo significa il gindice che nei
combattimenti ginnastici dispensava i premii a' vincitori , cos
ho creduto bene di circoscriver in siffatto senso la mentovata
espressione greca , che non pu aver il termine equivalente
nella lingua d'un popolo, il quale non ne ha l'oggetto. Ora
cotesto brabeuta avea la facolt di costringere i combattenti ad
un genere di pngna pia pericoloso , ove scorgeva , che egunl
era il successo in amendue le parti , e che la vittoria non si
decideva per nessuno ; (V. Luciano 1. c. ) siccome qui il ci
mento fu trasportato dal Carcere ad Erice.
(i 83) Fecero pari. Polibio, sempre attaccato alt'allegoria
delle tenzoni ginnastiche, usa qui una frase che gl'interpreti
latini bens hanno conservata , ma che in italiano non soffe
riva il senso traslato. Era dunque costume ne' mentovati gino
chi , che il vincitore fosse coronato, ma quando ambigua era
la vittoria, consecravasi la corona al Dio, cui era conscerata
la festa, conforme scorgesi da A. Gellio ( Noct. Att. xvm, 2 ).
Quindi dice il nostro che amendue Uiii isra'*si7 nifatit ,

21 5
fecero sacra a corona. Un' espressione simile trovasi in Se
neca ( ppist. 83 ) a qoomodo tanica ( scrive questo filosofo
al suo Lucilio) bodiernum certamen nobis cesserit, quaeris ?
Quod raro cursoribus evenit , hieram fecimus. Per avviso di
Giusto Lipsio al hieram s' avrebbe a sottintendere coronarti ,
ma a me sembra che cotesto aggettivo snpponga il sostantivo
yfuftfti , linea di mezzo dello stadio, donde ingegnavansi di
non uscire i corridori, dappoich di questi ( quod raro curso
ribus evenit ) qui si parla. Cos Ufti non far pi discor
danza col suo sostantivo , siccome 1* avrebbe fatta se fosse
stata relativa a trtpmth.
(18C) Simili a generati galli. Dopo vinti i Persiani fa
fatta legge in Ateue ebe si desse ogni anno in teatro lo spet
tacolo di galli che s' azzuffano. La qual legge ebbe 1' origine
seguente. Temistocle , conducendo l' esercito patrio contro
Serse , vide due galli che combattevano. Ne volle egli trar
partito per incoraggiar i suoi , e fece loro osservare , come
questi animali non pugnavano pella patria, n pe' figli , n
pella gloria, ma solo per non ceder l'un all'altro; onde mi
rabilmente accese 1' animo di tutti, e grande stimolo aggiunse
al loro valore ( V. Aelian. var. bist. li, 28 ). Anche a Perga
mo, secondoch riferisce Plinio, era incerto giorno dell'anno
pubblico combattimento di galli , e a' d nostri in Inghilterra
e in Ispagna molto dilettasi il volgo di questo spettacolo.
Coli' aspetto di siffatta pugna narrasi che Socrate inanimiva
lucrate alla guerra , e Crisippo nel libro della giustizia la
propose ad esempio di coraggio. I Galli , dice Filone ( nel
libro che ogni probo libero ) sogliono combattere con tanto
ardore, che per non ceder e darsi vinti, sebbene spossati di
forze, non perdono l'audacia, e stanno saldi sino alla morte.
(18-3) Perdute per debolezza le ali. Perdute qui nou
quanto esser ri nasi sena' ale , ma significa averne per ispossatezza perduto 1* uso , come si direbbe d' uno che fn colpito

2l6
di paralisia in qualche membro , egli ha perduto il braccio ,
la gamba. Quindi 1* ampliazione fatta dallo Schweigh. utum
ola rum amiserunt era tanto meno necessaria , qoantoche egli
stesso nella nota a questo luogo adduce da Petronio e da
Terenzio due passi che fanno conoscere , potersi dire latina
mente ancora , perder alcuna parte del corpo per restar privi
dell' uso di quella.
(188) Sospendon alcun poco i colpi. L'esaurimento delle forze
non pn a meno di produrre una sospensione delle ostilit: che
il coraggio pi invitto langue sotto il peso dell'oppressa natura.
Ma come prima gli animi generosi de' combattenti han ripi
gliato un poco di lena , la pugna rinnuovasi pi feroce di
prima , e non finisce che colla morte d' uno di essi. Io ho
tratto profitto dalle correzioni e giudiziose riflessioni dello
Schweigh. , senza le quali qaesto periodo sarebbe avvolto in
grande oscurit , che non giunsero a diradare la penetrazione
d' Is. Casaub. , n le acute conghietture di Merico suo figlio,
n quelle del Gronovio e del Reiske.
(189) Eppure i Romani. Lo Schweigh., pretende che qui
incominci la seconda parte del paragone , e che per conse
guente in luogo di 'Ofiis ( tuttavia ) debbasi leggere Omi;
(cos). Ma facile avvedersi, che pi sopra il principio
della conclusione , ove dice il nostro ohe i Romani e i Car
taginesi erano stanchi e giunti all'estrema disperazione. Il per
ch io ho col trasportata la copula della similitudine e qui
ho ritenuto l'avverbio d'eccezione, continuandosi il confronto
col dire, che i Romaoi , a malgrado de' loro disastri, non
d'ansi avviliti , siccome i galli non cadono d' animo , sebbene
sono indeboliti e paralizzati delle ale.
(igo) Da questi cinque anni. Tanto tempo appunto era
trascorso fra il naufragio, di Giugno accaduto l'anno 5oC di
Roma, (secondo gli altri autori il 5o5 ) e la battaglia navale
vinta da Lntazio , che avvenne nel 5 11. Diffatti disse di sopra

217
Polibio , che i Romani tre anni stanziarono dinanzi a Paler
mo , e che due anni pugnarono presso Erice.
(191) Cedendo a' casi della fortuna , cio a' due accessi!
naufragi che soffersero negli anni 4 00 e 5 00 c'' Roma. Del
resto era savio accorgimento de'Romani il perseverare nel com
batter i Cartaginesi per mare, ove questi erano pi potenti ,
dappoich non potevano sperar di vincere per terra Amilcare,
che avea loro cinque anni valorosamente resistito. Cos il lungo
esercizio avea gli uni e gli altri renduti formidabili nel genere
di guerra appunto , in cai dapprima poco valeano ; i Carta
ginesi ne' combattimenti terrestri e i Romani nelle pugne na
vali, e quella parte vincer dovea di necessit, la quale avrebbe
T altra superata colle armi avversarie. Quindi , siccome rima
sero soccombenti i Cartaginesi perch furono scou fitti per
mare, cosi sarebbon essi stati vittoriosi , se rotte avessero le
forze di terra de' Romani.
(192) // disperato ardire. Non ho trovata frase italiana piti
atta ad esprimere la voce del testo ^v%ti**%!* , che secondo
lo Schweigh. , significa il combattere sostenuto pi dalla ferma
volont e dalla forza dell'animo, che non da quella del cor
po , come chi dicesse : combattimento fatto coli' anim 0. L'Ernesti nel suo vocabolario la definisce pugna protratta sino all'ul
timo respiro , 0 dir vogliamo pugna pella vita. Amendue que
ste spiegazioni stanno qui bene , e se non m' inganno , la
mia interpretazione pu a ciascheduna d' esse adattarsi .
(i()5) Dugento vascelli da cinque palchi. Giusta Orosio (v, 10)
ed Eutropio (11, 27) avean allora i Romani trecento navi,
per modo che e' sembra che le qui annoverate fossero le
nuove soltanto costrutte a spese de' privati sul modello della
nave dei Rodio , coi verisimile che sieno state aggiunte di
pubblica ragione cento delle vecchie.
All'isola chiamata Cera. Cos'i la chiama pure To-

2l8
lemeo , ma Plinio l'appella Hieronnesus , che vale isola sacra.
E dessa la pi distante da Lilibeo, e non da confondersi colla
Gera Vulcania delle Eolie.
(ig5) E co' vascelli ancora carichi. Accetto la correzione
desiderata dallo Schtvcigh., il quale scriver vorrebbe {t in
yiftttt* , ancora carichi in luogo di wfn (inuoltre coi
vascelli carichi): sendoch sta meglio il zrfot ripetuto la terza
volta , wftt Aitai* , kcc) Wftt avrc T*s avliK*s ivtiftut,
un) -afts ttt Tu ytfttvrci raAfn , sta, dico, meglio questa ri
petizione ; die non sottintendere '{f innanzi al xf*nri.
(196) Ci dissi riflettendo ec. Polibio, dopo aver frapposte
al primo e all' ultimo membro del periodo una lunga serie di
circostanze , attacca la conclusione al rimanente colla particella
Siittif , quindi, in luogo della quale ho usata la ripetizione
del primo verbo , famigliare agli scrittori Italiani in siffatti
lunghi periodi.
(199) Bompevan il fiotto rapigti Ter xxiS*ru la frase
greca 3 che secondo lo Schweigh. sarebbe letteralmente tollerar
Fonda agitata. Ma it Reiske vorrebbe che s' intendesse fQtfut dello spingere che si fa l'onda co' remi , e per ap
poggiar questa spiegazione adduce testi di Tucidide e d' Aria
no. Io ho seguita quest'ultima idea, che mi son ingegnato
d' adattar alte orecchie italiane.
(ir)8) Merc della loro robustezza. Lo Schweigh. crede di
poter ad !'{/ applicare il significato di destrezza , e cosi
sente ancor 1' Ernesti nel vocabolario. Ma fatto sta, che que
sta voce non ha altro senso se non se di buona salute e di
robusta complessione , conforme pu vedersi in Esichio , c
nell' economia d' Ippocrate del Fuesio alla stessa parola. E v'ha
forse pi mestieri di dolcezza che di nerborute braccia per
vincer la resistenza d' un mare sollevato ?
(1qD) Tagliata la stradaTot Jiuxm vlSr *f7f>rtr>

2lg
dice Polibio, cio avean loro preoccupalo il passaggio, locch torna al senso della frase da noi adoperata.
(200) Cangiata la guisa ec. Lo Schweigh. , leggendo nel lesto
contatti gli altri 7*' 7* 'uvwyi*' wniAn'^sre, traduce ar/em
construendi naves nunc perceptam habebant (aveau allor compresa
1' arte di costruir navi ) ; ma ne' commentari! suggerisce in
luogo del mentovalo verbo fnlitxi<ptir*t ( cangiarono la co
struzione ). Ognuna di queste spiegazioni potrebbe adottarsi,
ma sembra pi accordarsi col fatto la seconda : che compren
der l'arte sarebbe stato poco, se non l'avessero eseguita, e
riformato il modo di fabbricar i vascelli.
(201) Esercitali all'accordo , cio ad accordarsi nc'loro mo
vimenti, sovra tutto nel maneggiar i remi, non altrimenti che
diversi istrumenli musicali, che tra loro armonizzano. Questa
peli' appunto la forza di vocabolo greco wyxi*icli[tit*
( V. 1' erudita nota dello Scbweigb. , a questo passo.
(202) Fiaccali l%rfft'%t*it , quasi tritali e sminuzzali, che
in volgare , per quanto io credo , non pu rendersi meglio
che col verbo tesl accennato.
(200) E disleso il seguente trattato. Pi diffusamente de
scritto questo trattato nel libroni, c. 27 di quest' opera, ove
sono aggiunte le modificazioni fatte al medesimo da' commissari!
del popolo.
(204) Talenti Euboici d'argento. Il talento Euboico secondo
Festo valea sette mila cinquecento Cis/nfori (moneta d'Asia,
sa cai era scolpita I' immagine della cesta arcana di Cerere e
di Bacco ) e il Cistoforo corrispondeva a otto assi Romani. Adunque il talento Euboico era eguale a 60,000 assi o a 24,000 se
sterni, e i mille dugento talenti che obbligaronsi i Cartaginesi
di pagare a' Romani sommavano 28,800,000 sesterni, che nella
lingua dell'antica Roma si sarebbero espressi con bis cenlies,
octogies , octies. In moneta francese, sul ragguaglio di cento
lire per mille sesterzii, la mentovata somma riduecsi a2j88o,ooo lire.

220
Perch poi i Romani abbiano scello allora la valutazione in mo
neta d'E libra non facile a dirsi. Forse convert Polibio la
somma pagata in danari greci , a maggior lume de' suoi com
patrioti , cui avea precipuamente destinata questa storia , e per
avventura il talento Euboico sar stato nell' Achea pi cono
sciuto di qualsivoglia altro talento.
(205) Battaglie ed apparecchi'!. Per questi intendoDsi i com
battimenti di terra e gli assrdii.
(206) Una volta - con meglio di cinquecento vascelli. Fu
questa l'ultima battaglia navale presso all'isola Egusa , in cui
Lnlasio ruppe Annone. I Romani vi aveano trecento vascelli ,
e i Cartaginesi non meno al certo di dugento , dappoich fra
sommersi e presi ne perdettero cento venti.
(207) E l'altra con poco meno di settecento. Nella batta
glia d'Ecnomo, ove furono egualmente vittoriosi i Romani ,
ed ebbe ro trecento trenta navi , cui i Cartaginesi ne opposero
trecencinquanta.
(208) Perdettero Romani - da settecento ec. i Carta
ginesi da cinque cento. Maggiore fu la perdita de" Romani per
cagione de' ripetuti naufragi che soffersero, nel primo de' quali
di trecensessanta quattro navi ne rimasero loro sole ottanta.
Nel secondo pare che tutte le navi perissero , ma Polibio non
ne indica il numero.
(2oy) Di Antigono , di Tolemeo e di Demetrio. Antigono e
suo figlio Demetrio erano re di Macedonia , e celebri furono
i loro apparecchi navali , singolarmente quello che fece De
metrio contra Tolemeo Filopatore , ma pi pella mole delle
navi che pel loro numero, conforme abbiamo gi accennato
di sopra nella nota 58.
(210) / Persiani contra i Greci. Con mille dugento trire
mi , non comprese le navi da carico , i Persiani assaltarono
la Grecia , sccondoch riferiscono Eschilo che milit in quell
guerra , Erodoto, Isocrate, Diodoro, Cornelio Nepote c Giustino.

221
(21 j) Gli Ateniesi e i Lacedemoni. Allorquando gli Ate
niesi eotraron in guerra co' Lacedemoni , avean essi , per re
lazione trecento triremi , e gli Spartani , sebbene in mare furono inferiori agli Ateniesi, tuttavia, siccome eran allora si
gnori di due quinti del Peloponneso, e disponevano di tutte
le sue forze non solo, ma eziandio di quelle di molti esteri
loro alleati, cosi poterono cogli Ateniesi gareggiare, e supe
rarli ancor talvolta per numero di navi.
(212) Ad espone la costituzione del loro governo. E que
sta descritta nel seslo libro , ma , come osserva lo Schweigh. ,
non trovasi negli avanzi che ne abbiamo discussa la quistiooe
di cui parlasi nel testo.
(2i5) La guerra domestica tiixtfics ifitpliXif significa, a
dir vero , guerra civile ; ma nessuna delle due qui mentovate
era tale , perciocch non una parte de' cittadini era contro
1' altra armata ; sibbene ribellarnnsi i sudditi da' loro domina
tori Il perche io ho abbandonala l'interpretazione dello Schweigh.
da lui medesimo condannata ne' suoi commentarli.
(21^) Della guerra che chiamasi senza fede MractSt KtXi/tot
l'appella Polibio , eh' quanto dire, guerra iu cui non si co
nosce fede di trattati, e violato ogni dritto umano, quali
fon appunto le guerre civili , e quelle a cui conduce la ri
bellione. Lo Schweigh. nella traduzione la chiama bellum
inexpiutile , nel vocabolario implacabile , Esichio definisce
tITZrtlJtl , tf/fltt , t^jf, XS< fi i fltt fttl'iVUTlt fl/llf
'i Studtnm uSiihbctKlei. a Selvaggi, nemici , che non ricordansi d' amici/.ia o di patti ; implacabili .
(21 5) Le cause delia guerra che sotto Annibale ec. Come
dalla relazione di questa guerra possa conoscersi la genuina
cagione di quella che fece Annibale a' Romani non facile a
comprendersi. Vero , che nella fine del libro Polibio alcun
poco ne ragion;, ma non a proposito del la_ ri bel li mie dc'mercenarii e degli Africani. Forse fu una delle cause che indus

222
gero i Cartaginesi a rinnovar la guerra , la necessit di occu
pare fuori ili casa la turbolenta e mescolata milizia onde valevansi , e della quale diffatti sappiamo eh' era composto I" esercito d'Annibale.
(21G) Dagli stipendii loro dovuti. Dae vocaboli qui usa Po
libio per significare gli slipendii , o salarli , o soldo che dir
vogliamo delle milizie. L'uno riT*f^i'*i , secondo Esicbio la
spesa stabilita pe' salarli , e deriva da tfrtt frumento , adun
que quasi provvigione di frumento: l'altro imititi , di cui
dice Fozio Lex. MS. t vkf infili JiJ/risi> fttrSct Xiyvn
x* rimf'mtt , cio a dire , mercede e panaggio , eh' la
quantit di frumento , che mensualmcnte distribuivasi a' sol
dati. Ma sicome cotesta distribuzioue & pi sotto chiamata
cito u'Tfi'x , cos ho prese le mentovate dae voci nel senso
pi esleso pegli stipendii che pagavansi all' esercito.
(217) La qual cosa minimamente si conviene asoldati stra
nieri. Costoro , non punto animati da patrio amore , ed avendo
il guadagno per solo scopo della loro professione , lianuo bi
sogno di continna occupazione, e coms prima veggonsi all'ozio
abbandonati , meditano violenze e tumulti con animo di pro
cacciar nuova esca alla loro avidit. I Romani lunga pezza
schivarono questa peste col bellissimo costume di far loro socii
i popoli conquistati, donde avvenne , che , senza ricorrer ad
infedeli milizie straniere, valevansi con ogni fi lucia delle armi
de* nuovi alleati. I primi soldati mercenarii che presero al loro
servizio furono i Celtiberi nella seconda guerra Punica ( Vedi
T. Livio xmv , 49 )
(218) Le promesse ec. Di que3te abbiam veduto un esem
pio, allorquando t mercenarii tentarono di tradir Lilibeo ai
Romani.
(219) Di confuse favelle. Questo ho creduto essere, se non
il preciso senso, almeno il motivo dell' .fti\! , che denota
mancanza , o difficolt di comunicazione fra popoli , i quali

22.3
pclla diversit delle lingue non intendevansi. Il Casaob. in traducendo separala Consilia, espose l' efTetto di ci eh' indi
cato dal testo.
(220) E turbamento xe< r?f Xty/tkt%t riffini dice Poli
bio ( e di cos'i detto turbamento ) ; quasi che lffiv, donde i
Latini derivarono lurla, fosse una specie particolare di confu
sione. Io pertanto la trovo presso i Lessicografi sinonimo di
rapaci , Tctea%o(. Vedi Erodano raccolta delle lezioni d'Ippocrate , Esichio alla voce rvfjin ; lo Scoliaste d'Aristofane nelle
vespe, ove rvffii^nt spiegato r*f*mn, Fazio Lex. MS.,
Enrico Stefano , Etimologico Magno ed altri. Nello stesso si
gnificato di confusione fu questa voce presa da Galeno nella
parola composta di <r*Ar^n (quasi confusione di cosce)
definita da lui paralisi delle estremit inferiori, per cui ora
il fianco destro portato a siuistra , ora il sinistro a destra.
(221) Tunesi distante da Cartagine circa 120 stadii. Se
condo T. Livio questa distanza di quindici mila passi. Ora
agguaglia lo stadio seicento piedi , che sono 120 passi geome
trici: adunque l5,ooo passi corrispondono a il{ stadii, spazio
a un di presso indicato da Polibio.
(222) Nessuna speranza potendo riporre nelle' armi urbane.
I Cartaginesi, nella loro origine una picciola colonia di Firo,
ammassarono tant' oro per via del commercio , ch poteron
assoldare molta gente straniera , e con questa grandemente
dilatar il loro impero. Ma i cittadini poco erano nelle armi
esercitati , e i capitani stessi , avanti Amilcare Barca , non
furono .gran fatto uomini di vaglia. I Romani al contrario da
poveri prinoipii salirono col proprio valore a qneU' altezza ,
donde dominarono la terra, e dopo un lungo corso di vittorie
a quelle dovizie pervennero, da coi i Cartaginesi avean prese
le mosse. La disciplina , tanto difficile a conservarsi , massi
mamente Delle avversit , fra una soldatesca mercenaria e di
svariate nazioni composta , quale si fu quella de* Cartaginesi,

2^4
era l'anima dalle operazioni militari presso i Romani , die
ardenti di patrio amore , pel patrio suolo combattevano. Il
perch non da maravigliarsi , se in tutte e tre le guerre
Puniche fu superiore sempre lo schietto valore all' arte raffi
nata, l'animosa povert agli sforzi della ricchezza, e il santo
affetto del natio paese all' avidit del guadagno.
(2*3) Ed eslendfvano il pagamento all' impossibile. Io ho
stimato di potermi nell'idioma italiano accostar pi alla frase
greca , che non fecero g' interpreti latini. Nel testo leggesi
n't aStxlti tx<cA7ic l'ut Si*\vrit (nell'impossibile riget
tando la pace ) che il Casaab. e dietro a lai lo Schweigli.
traducono : per condiliones , quae feri non poleranl , pacem
impedienles. Il Rciske pretende che '/SAAf it qui abbia il
senso di prorogare , differire la pace non far sorger sempre
nuove difficolt , ma lo Schweigh. ama meglio di spiegarlo
rigettare , ripudiare. Il Gronovio propone di voltar questo
passo cosi : extrndentes solutionem in eam suminam quae solvi
non poterai, dimostrando con tre luoghi ne' susseguenti capi
toli , che per J"iAei intese Polibio pagare gli atipendii ar
retrati. Diffatli qui tratlavasi di stabilire la somma da esbor
sarsi agli ammutinati , pi che di far un trattato di pace, ma
con questo senso non accordasi n il differire , n il riget
tare , sihbene V estendere suggerito dal Gronovio.
(22{) Prese - in disparte. Questo sembrami precisamente
il significato della frase XxuSatvt lui lytftiimi , la quale
non esprime il semplice abboccarsi , conforme la rendettero
gl'interpreti latini - cum ducibus colloquitur - ma il ^far ci
privatamente staccando dalla moltitudine la persona con cui
si brama di parlare. Lo stesso modo di dire occorre di bel
nuovo dopo pochi periodi , ma per isfuggir una nojosa1 ripe
tizione 1' ho voltato con altre equivalenti parole.
(225) Spendio - Malo. Costoro, fattisi capi della ribel
lione, tanto poterono colle loro arti, che naandaron a vuoto

275
ogni trattato 'li riconciliazione. Per tal guisa in lutti i politici
sconvolgimenti V ambizione , I' odio , la disperazione di pochi
facinorosi trascinano nel vortice dell' anarchia e delle guerre
civili intiere nazioni , affascinate dal falso splendore della
gloria e de' vantaggi.
(22(1) Dgli b*\Ai ha il testo, eh' quanto gitta (cio
tassi). In latino ne fu fatto feri (ferisci). Nella nostra favella
dure per percuotere ha un'energia singolare, siccome scorgesi
dagli esempii recati dalla Crusca al iv di questo verbo.
(227) Lo sconvolgimento. Voce italiana, per quanto io cre
do , d' egaal valore della greca l*rtTi* , eh' quasi la
negazione di **l*rr*rif , cio di regolamento , ordiue. Il tu
mulius dello Sohweigb. non rende esattamente il mentovato
senso.
(228) Cimentossi. Il verbo greco x-*pctpixxi9$*i , qui usato
da Polibio , significa propriamente cimentarsi in guerra. I
traduttori latini fiaccano il termine con qua lunga circoscri
zione : capiti suuiii periculo objectans.
(220,) Utica. Giaceva non lungi dal sito ove il fiume Bagrada mette foco nel mare. Alcnui credono che oggid col
sia Biscrta , ma vanno errati , che troppo questa citt di
stinte dallo sbocco 'dell' anzidetto fiume. Piuttosto da sup
plirsi che nel suo luogo sia presentemente il Porto Farina.
(23o) lppone Diarrilo. Due Ipponi v'ebbe , amendue ma
rittime; 1" una era lppone regia fra Afrodisio e Tabraca (Ta
barin de' nostri tempi ) , 1' odierna Bona ; V altra, della quale
qui parla Polibio, fra Tabarca e Utica. Diarrhylon chiamaron
l'ultima i Greci pelle acque abbondanti oud'il suo territorio
irrigalo, e i Romani l'appellarono Ippnnem dirutum per cor
ruzione, non perch fosse rovinata (V. Plin. Hisl. nal. v,2)
Stefano Bizantino la noma
(rocca d' lppone) e i
suoi abitanti 'niriKfitvs , che Diodoro chiama l*-:cf/>*/.
Polibio , tanto 1.
l5

226
Non improbabile , che questa sia la Biscrta moderna, la
quale corrisponde alla citt test mentovata per sito e per
ridondanza d' acque.
(23 1) Provvigioni di vettovaglie o di danari. Colla sola
parola x'( iJ"'*" esprime amendue questi oggetti il nostro
antere. Lo Schweigh. nel dizionario Polibiano vorrebbe che
le vettovaglie sole vi fossero comprese , sebbene nella tradu
zione aggingne eziandio il danaropoi , che ho voU
tato provvigioni , significa io questo luogo lo stato de' viveri
e della moneta sufficiente per mantener 1' esercito. Laonde it
Casaub. che tradusse, sed nec alendi exercitus ulla suppetebat
facultas ( n avean essi alcuna facolt di nutrir 1' esercito )
pi acconciamente si espresse dello Schweigh. , il quale eoa
soverchie parole dice : sed nec annonae copia parata erat in
horreis publicis , nec pecuniae in aerano.
(232) Dalla campagna pigliavano ec. Nel testo, a dir vero
leggesi mcfafoifttt*t fti 1S> AAr ritlat ( da tutti gli
altri pigliavano). Ma siccome a questi altri oppongonsi poscia
le citt , e da' primi dicesi che pigliavano met de' prodotti
della terra 75 **fr2r ftUnt , mentrech da' secondi pren
devano tributi , cosi ho stimato di qualificar gli uni , come
1o sono gli altri , e di sostituir all' espressione generale, usata
da Polibio e conservata da' suoi interpreti latini, la pi de
terminata di campagna.
(235) 1 paesani. Il Casaub. avea voltato ls *7 lir %*fat
homines agrestes ac rusticos, e. lo Schweigh. T ha copiato, ma
giustamente osserva il Gronovio che ci dovea intendersi di
tutti gli abitatori di quelle contraile. Didatti z*!a n0n signi
fica assolutamente campagna , sibbene paese , contrada , terri
torio ; oltrech non si comprende per qual motivo que' go
vernatori rapaci risparmiate avessero le citt.
(23{) Tanto chi appigliarsi vuole ce. Questa sentenza mo
rale relativa a' Cartaginesi ^ i quali , non pensando all' av

227
venire, ma riguardando solo alla presente utilit, alienarono
da se gli auiini de* popoli a loro soggetti coli' inipor loro
intollerabili gravezze , e con incoraggiare i governatori delle
provincia a far di quelli il maggiore strazio possibile.
(235) Centoporle. Non questa gi la Tebe dalle cento
porte nell'alto Egitto, c molto meno la capitale della Partia,
che secondo Strab. ( xi , p. 5l) avea lo stesso nome. Dio
doro, negli estratti Valesiani lib. xxiv, parla di questa impresa
di Annone , e dice ch'egli ebbe dalla mentovata citt tre mila
itatiobi.
(2aG) Giace la citt di Cartagine. Una succinta descrizione
di qaesta metropoli trovasi in Strabone ( xvn, p. 852 ) ; ma
chi desidera contezza esatta del luogo ove fu la Cartagine
Tiria , e quella che sovra parte delle sue rune fabbricarono
poscia i Romani , legga la erudita memoria del sig. Estrup
ue' nouvelles annales des voyages par Maltcbrun ec. Eyries ,
Juin 1822, ov' determinata ancora la vera posizione del
l' antica Utica , e lo stato presente di tutta quella costa , o
della foce del Bagrada.
(237) Lo stretto che all' Africa la unisce. Cartagine , co
lonia Fenicia , non era considerata come parte dell' Africa ,
da cui , non meno che per origine, distinguevasi per favella e
per costumi.
(238) largo venticinque stadii. Secondo Strabone ha
questo stretto la lunghezza di sessanta stadii. Era desso cinto
di muro , e i Cartaginesi vi aveano le stalle degli elefanti.
(2ag) Annone aduperavasi. Lo stesso a un di presso narra
Polibio di Arato ( V. il nostro trattato della vita e degli
scritti di Polibio ).
(2{o) Fatte recar da Cartagine. Polibio dicendo che An
none fece veuir dalla citt gli apparecchi di guerra, e poscia
che accampossi dinanzi alla citt , non lascia ben compren
dere , se in amendue d' Utica sola , ovvcranieule nella prima

228
di Cartagine ragioni ; locch indusse in errore lo Schweigh. ,
cui sembr che Utica fosse la citt , donde il capitano
Cartaginese fece uscir il bellico apparato. Ma come poteva
Annone ci fare , se i ribelli la strignevano d' assedio : Il
Casaub. pertanto non si lasci Miniere da cotal ambiguit , e
tradusse: catapultis Cartilagine afferro jussis, et ad oppidum
Vlicam castris locatis.
Ed entrato in citt. Cio in Utica, da' cui dintorni
i nemici erano fuggili.
(2^2) Tutti sommavano dieci m,ila. A qua! meschinit di
forze eransi allora ridotti i Cartaginesi test s potenti ! Ci
non di meno il valore , la sagacit , e la costanza del capi
tano, cui questi tristi avanti d'un gratid'esercito eran affidati,
seppero alla fine trionfar di avversarti cotanto numerosi ed
audaci.
(2 $3) Il Jiume Bacara. I codici manoscritti hanno tutti
Macara , o Macaros , o Macros ; ma lo Scbweigh. , conside
rando che i Romani ne avean fatto Bagradas , e che Snida
1* appella 'Buoara , ha dapprincipio giudicato che il nome
Punico si serivesse colla lettera iniziale B. Ma avendo poscia
riflettuto , che gli Arabi chiamaron il mentovato fiume Ma
nierila , e Megierda ( anzi Mejerda , e Mejerdad ) gli piacque
di rimettere l'iniziale M , la quale non era appoggiata all'au
torit di nessun codice, e, se si eccettui la lezione di Snida,
oh' > forse viziata, non avea per s che l'analogia col nome
Romano , nel quale , a suo parere , pu per affinit di pro
nunzia uua labiale essere stata scambiata coli' altra.
(2${) E fabbric dappresso una citt. >II Casaub. si mara
viglia, come potessero cosi presto fabbricar una citt, quindi
vorrebbe a vittn sostituire xxpzoXir (rocca) j quasich fosse
pi facile di costruir ili breve tempo un castello bea affor
zato, che un ammasso di casucce , cui si darebbe il nome
di citt.

229
(2(5) Osservando che il fum suddetto. Per, comprender
bene questo stratagemma da sapersi , che la Macara sbocca
nel mare alla sinistra di Cartagine ( chi volge la faccia al
nord ) non lungi d' Utica ; onde Amilcare , varcalo lo spazio
paludoso, su cui ool favore di certi venti forma vasi un guado
pella sabbia che vi si affollava , riuscir doveva at fiume , e
tragittato questo alla campagna , senza passar I' istmo.
(2 {0) Furori a contatto. E pi che appropinquassent , avvicinaronsi , e meglio , secondoch io stimo , esprime 1' tft
riimtrlt del testo.
L'un l'altro esortava confortandosi. Gl'interpreti non
sono tra loro d' accordo Sul vero senso di questo luogo. Il
Casanb. rende irxfi)yy*t per mandata dare , e lo Scbweigh.
ritiene questa versione, e nelle note la difende, dicendo che
ftj-yvSr qni vale passar gli ordini dall' uno- all' altro , sic*
come primitivamente questo verbo significa passar alcuna cosa
di mano in mano. Il Reiske pretende che w*fnryt>t stia per
esortarsi , mentre wfii>iUt suona semplicemente chiamarsi
1' un I' altro. Il Gronovio volta ir*f iyyit>* appropitiquabant ,
e V Ernesti impelum faoieanl. Ora in senso di comandare o
dar ordini, come fa un capitauo a'suoi soldati, trovasi questa
voce pi d' una volta presso Senofonte ( Cyropaed. in , 2 ,
8-IV , I ) , ma nel presente caso avrebbono tutti l'uno al
l' altro tumultuariamente comandato ; locch non credibile.
Per la qual cosa io credo che il mentovato verbo abbia qui
forza d'esortare, ci convenendosi appunto a individui che
formano una moltitudine. N per ci potr esser Polibio in
colpato di ridondanza ; dappoich w*f**X*1t significa al
quanto pi che semplicemente esortare , o dir vogliamo ri
cordare , ammonire ; che il suo vero valore confortare ,
inspirar coraggio , eccitare , spigner all' azione , provocare.
Nel qual senso Senofonte nell* opera citata (vii, 5) disse
Kxfaxux AA pa'y*, eccita gran fiamma

a.3o
(2.{8) Propredir quant' essi. Il greco iti iirafiyttltf ha
una forza ingoiare , denotando ad un tempo due movimenti,
l'uno di rincontro, ai!) , l'altro nella stessa direzione, e
come diresi parallelo *Mf*. Il Casaub. e lo Sehweigh. haa
circoscritto questo concetto con troppe parole.
(24 9) Luogo diffcile. La coniane lezione Svr%\f\liLS ( di
difficolt ) non piacque al Casaub. n al Reiske , i quali vi
sostituirono Svr%*f/ctc ( luogo di difficile passaggio ). A me
pure sembra questa lezione pi ragionevole , troppo indeter
minata essendo I' espressione di difficolt. Diffatti poco ap
presso detto , come giunto Amilcare a qualcbe sito circon
dato da monti , ( per conseguente ristretto ) i nemici gli eran
addosso.

(25 0) Che gli altri (mercenarii ) eran disertati e passati


da' Romani. Qui Polibio smentirebbe di bel nuovo T. Livio ,
il quale , conforme accennammo di sopra , narra , ebe i Roniaui assoldarono i primi mercenarii nella seconda guerra
Punica. Ma fatto sta che cotesti Galli , non s tosto recaronsi
presso i Romani, che spogliaron il tempio di Venere Ericina ;
il perch , finita poco tempo appresso la guerra co' Cartagi
nesi , essi gli spedirono fuori d' Italia.
(25 1) Pieno d'impelo guerriero. L'Aretino e il Perotti
voltarono poco felicemente , in primis manti promlus ; meglio
il Casaub. militari animo juvenis. Io ho creduto che mal
non tornerebbe in volgare la traduzione a parola a parola di
(252) Coltivando V affezione che loro portava suo padre.
Chi volesse render scrupolosamente ogni parola del testo di
rebbe, avendo la congiunzione (rum-airi) paterna. Il Casaub.
e lo Schweigb. convertono questo legame io notiliam quae
patri illius cum ipsis inlercess -rat; ma ci mi parato poco ,
una semplice conoscenza non importando amicizia e con
giunzione.

23l
(253) Con animo di seco lui riconciliarsi. Ut ipsi conciliarelur hanno il Casaub. e lo Sdiweighauser , riferendo il
nT9j|5-^tsf a rlirr*7it. Il secondo per nelle note d' av
viso, ohe pi quadrerebbe arma cuin ilio consociaturus. Sic
come pertanto Narra dice subito appresso eh' egli volea as
sociarsi ad ogni opera e consiglio d' Amilcare , cos parrai
assai pi naturale j che in loogo di ripeter inutilmente la
stessa cosa , egli innanzi d' esternar il desiderio di stringere
don Ini societ, abbia esposta la sua intenzione di riconciliarsi.
(25 {) Bslaro comandante degli ajuti. Cotesti ajuti erano i
mercenari! medesimi sotto agli ordini del capitano Cartaginese.
(2 55) Stravaganti supplicii. Ho accettata la correzione pro
posta dal Casaub. , e approvata dallo Snhweigh. ne' commen
tari!, e leggo in vece di srf *Ai7^t,ti*f , omessi, trala
sciati, che non senza stiracchiatura il Reiske spiega i sup
plicii omessi ue' tempi andati ., leggo, dissi, irxfnXAxyftitmt ,
Straordinarii , inusitati.
(25C) Invitando e persuadendo. Esorlare con severit , e
quasi imporre ben diverso dal blando eccitar che fa chi la
persuasione e le preghiere usar debbe co1 subalterni per ese
guir il suo intento. Quindi Polibio si vale qui del verbo
vfxi'tit , eh' quanto insinuarsi nell' animo per via di
lodi , e cui ho creduto corrisponder l* invitare nella nostra
favella.
(257) In qualche modo dilellavansi. Polibio adopera qui
vocabolo tale , che molto felicemente se non m' inganno, pu
trasportarsi in italiano, sebbene nel senso traslato. Quando
alcuno , seoza esser consumato in qualche scienza , o arie ,
se ne occupa per solo diporto , diciamo eh' egli di siffatto
studio dilettasi. Cos nell' idioma greco , mcntrech ntn
denota propriamente quel accarezzare che fanno i cani agi
tando la coda , e talvolta adulare, trovasi presso ottimi autori
per godere, compiacersi. Pindaro Olimp. iv, 7, Vr*rr rfts iy

232
yti'at v**f (godettero della dolce nuova ) , ed Euripide
nel Reno v. 55 r/f< ptitti%vt Qpv*l*p(x ( mi diletta la
notturna faoe) e nella Jone v. fi85 tv ymp ftt A h'urqixa
( che non mi piacciono gli oracoli ). Adunque lavlii nn
tm/fttl 7j JkXkI* molto acconciamente trailurassi , gode
vano , cnmpiacevonsi , dilelluvonsi di questa lingua , e nulla
osta la composizione del verbo , che anzi gli d maggior
forza , esprimendo la famigliarit contralta da quella gente
colla lingua punica.
(258) Tagliarono agli infelici naso e orecchie. Con una
parola esprime Polibio ci che realmente significa troncar le
parti estreme da Kpitliput , estremit. Ora siccome gli arti
superiori e inferiori ( mani e piedi ) , per cui intendonsi
comunemente le estremit del corpo umano , furono poscia
separatamente mutilate , cosi non rimanevano che naso e
orecchie, altre estremit , che ancora presso qualche barbara
nazioue vengono recise in punizione di certi delitti.
(25q) Incrudelscotio. Ho preferito questo verbo ad altri che
la stessa cosa avrebbon espresso, come inciprignire, inasprirsi,
per poterlo applicare alle magagne del corpo, non meno che
a quelle dell' animo. Cos us Polibio iwtSvp <Sa9-*< , che vale
inferocire, ma ad un tempo vocabolo medino, con cui si
dinota il malignarsi delle piaghe, e donde deriva Stipiti un, ul
cera d'estrema malignit , descritta da Celso ( de medicina v,
c. 28, Seot. 5) e l'aggettivo Stipiti Jis , ferino , applicato da
ppocrnle alla tosse maligna ( Aphoris. Il , se?t. 2. Epid. vi )
e da Areteo ( De caos, et sign. icut. morb. 11 , o, ) all' antonno apportatore di gravissime malattie. Quindi fu al cancro
apposto il nome di $np/n , fera , conforme riferisce Esichio.
(2O1 ) Serpeggiano divorando. Il testo ha >i7ti fi nptt,
fanno il patio, loccli direhbesi in latino d'pascunl, verbo con
cui si esprime appunto il dilatarsi che fauno le ofoere distrut
trici , le quali perci acconciamente chiamate sono da' medici

2.33
ulcra d'pnscentla. Lo Schwcigli. traduce , mahm terpit
vWoc/im ; ma io ho credalo (li non dover omettere la circo
stanza della distruzione congiunta col serpeggiare.
(2(1 1) Annrrommtt e putredini. Fidiginet qua'dam ingeneranlur , ac tabrs volta lo Schweigh. Ma n 1' uno ne l'altro
sostantivo rappresenta ci elle disse Polibio. Imperciocch fuIjlp non ha mai significalo in medicina 1' aspello negro di
parti corrotte , siccome la voce ^Aeenie qui adoperata dal
nostro , equivalente al fi'iXarit d' Ippocrate , ( Vedi , Foes.
OEconom. Hippoor. a questa voce) il quale per
*i<!iti
intese ulcere maligne e negre delle parti genitali , non altrw
menti che Celso (n, l ) disse ni^rliem in alcerihai Tabes poi
(nona liquefazione e consunzione tema, indipendente dallo
struggersi di qualche viscere in umor marcioso, siccome ac
cade nella tabe dorsale e nel marasmo senile. Laonde *
uTii'oif molto meglio sarebbesi adattato paivd'mes, e nigroret
a ttA/l.
(2O2) E pertanto da credersi. Siccome nelle malattie del
corpo disiinguonsi le cause predisponenti , che hanno sede
Dell' individuo infermo , dalle occasionali che sono fuori di lui,
e fannosi operative in for^a delta mala disposizione delle parti
in cui influiscono, cosi Polibio molto saviamente separa le cagioni
delle politiche informit che albergano negli animi, da quelle
che procedono da esterne violenze. Ora la medicina radicale in
amendne meno la distruzione de* risi] adulti e confermati
ardua impresa , per non dir impossibile ! che 1' opposizione
efficace al loro sviluppo. Il perch fanno gran senno qne'Regnanli , elie per mezzo d' una^acconcia educazione procacciano
di piantar germi di virt ne'cuori de' loro sudditi, innanzi
che le passioni stabilito vi abbian assoluto dominio. Ma le influense nocive, che derivano dall'arbitrio de'inaeslrati , vanno
egualmente evitate. Che, sebbene, ove trovano docilit e onesti
sentimenti , non ingenerano pericolose resistenze, a lungo an

a34
dare corrompono i coitami pi sani, non altrimenti che l'abi
tuale dimora in un' aria appestata guasta la salute de'corpi pi
robusti.
(260) Gli Emporii Riferisce Strabonc ( xiv, p. 855 ) che
in fondo alla Sirti minore v' area un grandissimo emporio
{ piazza da mercato ) t e che in quel seno gi Itasi un fiume.
Qui pertanto Emporio nome proprio, e nel numero di piti ,
forse pella vastit del luogo, quasi che da molti emporii fosse
composto. Del resto altre citt ancora portavano questo nome,
come 1' Emporio di Spagna eretto da'Marsigliesi , e quello dei
Locri alla foce del Metauro ( V. Strab. m, p. i5g, 160).
(264) litica ed Ippone. Vero , conforme narra Diodoro
( xx , 5{), che queste due citt fecero valorosa e ostinata re
sistenza ad Agatocle , ma dualmente egli le prese. Ma i Ro
mani , quando, condotti da Regolo, imposscssaronsi di tutte
le citt intorno a Cartagine , non le poterono soggiogare/
(265) Agli Siati alleati. Roma e Siracasa ch' erausi teste
con loro pacificate. Hcxnt, che qui leggesi nel testo, non si
gnifica soltanto citt , ma eziandio governi , stati , conforme
avverte il Reiske.
(266) Che siffatte cose ec. Importante lezione d qui Poli
bio a' Regnanti , facendo loro conoscere , come pella propria
sicurezza e pella felicit de' loro popoli non debban essi fa
vorire giammai presso qualsivoglia nazione attentati che par
tono da ammutinamento , sovrattutto d' mia feroce soldatesca ,
quand'anche fosse per ridondarne loro qualche vantaggio.
Cosi Cerone, come i Romani erano stati nemici acerrimi dei
Cartaginesi, e l'abbassamento di questi non sarebbe loro forse
dispiacinto , se derivato fosse da qualche legittima guerra. Ma
considerane essi , clic la ribellione troppo pessimo esem
pio, e chc ben lungi dal dover essere con aperte o segrete
pratiche sostenuta da esteri potentati , egli comune interesse
di tutti, che venga efficamentc repressa ed estinta.

a35
(2G7) N delbesi ad alcuno ec. Ogni ordine nello stato , qua
lunque ne sia la costituzione , necessario che abbia i suoi
diritti limitati e circoscritti a segno , che nascer non postano
conflitti pericolosi alla salvezza dell' universale. Quindi iusursero nella repubblica Romana tanti tumulti pelle leggi agra
rie , che troppo allargavano la libert del popolo ; qoindi lo
soverchie concessioni fatte a Grandi ambiziosi, accesero le guer
re civili.
(268) Marciando alla sfilata. Ho volgarizzato cosi questa
volta 1' itTix*(iytn , eh* di sopra pi fiate occorso , percioccch gli Africani , attenendosi a' luoghi stretti e montuosi,
romper doveano le file , e marciar a pochi a pochi. Militar
mente il verbo sfilare non ammesso dalla Crusca se non se
in senso di sbandarsi; ma il Grassi (Diz. milit. It. t. 2 , p. 129)
vorrebbe che con esso s'indicasse, quel movimento, che
fanno le truppe in cammino , quando incontrando un osta
colo sono costrette a diminuir la fronte , e a dischierarsi per
passare uno stretto .
(269) Allora poleasi veder ec. Questa stessa sentenza con
poca variazione trovasi in Diodoro ( xxv , 1 ) , ov' riferito
il medesimo avvenimento. Il Wesselingio propone col di sostitnir in Polibio rlrtrit a Jit*ftn , pi calzante sembrandogli
intelligenza che forza strategica. Ma con ragione rifiuta Io
Schweigh. questa correzione, facendo vedere che Jltapit sta
qui per facolt, virt, ingegno.
(270) Molli in avvisaglie ec. Ha gi osservato lo Schweigh.,
che questa sposizione un poco confusa , appartenendo gli
agguati, e gli assalti improvvisi diurni e notturni a fazioni
parziali, anzich a combattimenti generali (oAreifir< xuJiim).
Ma non sembra che qui Polibio avesse in mente la generalit
o parzialit delle zuffe, per ci che spetta al numero de' sol
dati ; sibbene egli probabile che mirasse all' unit o mulliplicit de' siti , in cui accadevano gli scontri. Laonde , allor

236
quando Amilcare tagliava i passi a' nemici , e li batteva , come
si sool dire con frase straniera , in dettaglio , accerchiandoli
in varii luoghi , erano le sue pugne parziali : laddove la fa
zione era generale, quando con incamiciate e sorprese tutto
l'esercito, o parte di quello in un sol tungo raccolto, met
teva in pericolo. It traduttor francese che fu scorta al
Folard leggendo nell' edizione del Catanbono r t7s
tXtrx'tftrt , unSittu , volt faisant semblant d'en vonloir
tonte l'arme ; ma io questo senso avrebbe scritto Polibio Ut
it tvt iX*tt xircfvMvaii ; o lasciando il testo intatto avrebbe
dovuto dire l'interprete francese : comme s'il t'et agi d'une
affaire generale,
(2^1) La sega polla somiglianza ec. Appiano ( Hist. Illyr.
c. 25) dice d'un luogo montuoso dell' Illiria , ch'era circon
dato da colline appuntate, come seghe.
(272) Mato pertanto ec. Ecco novella prova, che da Amil
care in fuori , non avean in quel tempo i Cartaginesi capi
tani di vaglia. Quanto male pugnasse Annone abbiam di so
pra veduto. Ora ci si presenta Annibale, che con istolta fiducia
nelle proprie forze neglige i primi doveri d' un buon condot
tiero , ed colla sua gente miseramente disfatto.
(270) Lo stesso capitano ec. Lo Schweigh. ha notato il
granchio pigliato dal Casanb. , che interpret questo passo ;
ducem ani fam antea ad bellum exierat. Egli adotta ta corre
zione del Reiske, ducem, qui antea decesserai, e l'amplifica a
questo modo : Hannonrm qui antea imperinm deponere fuernt
cuactus ; ma io la ritenni intatta , sembrandomi che cos pia
s' accordi col testo.
(*74) Quasi per correr lo stesso aringo. E aringo 1o spa
zio in cui si giostra , e yfuftftn quella linea nello stadio,
su cui vanno i corridori , secondo che ne insegna Esichio. Il
perch io ho creduto di non poter rendere rf i%tirts vii incim ,

cut ti sottintende yfaft/tt, con un'immagine pia calzante e


pi italiana di quella che ho usata.
(196) Lepti. Due citt di questo nome v' avea sulla costa
d' Africa , I' una presso la Sirti minore pi riciua a Carta
gine , e di questa parla qui Polibio , Y altra non Inngi dalla
Sirti maggiore, ov' la Lebda odierna, ne' dintorni della quale
veggonsi le vaste mine dell' antica Lepti.
(296) Arrischiar tulio ad un giuoco ia*/tit< il signi
ficantissimo verbo greco, cui corrisponde questa frase, e che
con somma precisione rendala dal latino , de stimma rerum
aleam jacluri.
(179) Tanto importa ec. Questa sentenza ancora fu pres
soch colle stesse parole di Polibio riprodotta da Diodoro
( eclog. xxv , 1 ) Cosi da questo passo , come dall' am
monizione riportata di sopra in occasione della sconfitta di
Regolo, apparisce quanto fosse l'autor nostro inesorabile contra coloro che non la perdonano a' vinti , e l'imbecille loro
rabbia sfogano sui miseri , cui tolto ogni mezzo di difesa.
Diffatti nulla pi onora 1' eroe che la generosit usata verso
di quelli che la sorte delle armi ha al suo potere assoggettati.
Alessandro fu forse pi grande pe' riguardi , con cui dopo la
battaglia d' Arbela tratt la famiglia del debellato e morto Da
rio , che pella vittoria che il rendette padrone dell'Asia ; e il
primo Africano ( Polib. x, ig) ebbe con minor gloria dalla
magnanimit e continenza , di cui diede in Ispagna tanti belli
esempii , che dalla sua fortuna nelle imprese di guerra. Ma
la vendetta esercitata sopra avversarli umiliati ferocia pi
che bestiale , e vilt d'animo inferiore ad ogni pi basso e
odievole sentimento.
(298) Circa quel tempo ec. Lo Scbweigh. si maraviglia
come Polibio cos brevemente spacci questa faccenda , della
quale egli nel libro terzo cap. io, dice d'aver gi trattato pi
diffusamente , e suppone che alcune cose sieno qui state

238
omesse , o che qualche epitoniatorc abbia ristretta la narrazione.
Ma quel pi diffusa/nenie io noi trovo nelle parole del nostro
al luogo test itato , ove leggesi ***rif tt ralf *}\ ravnjr
fi/fiXtic wif'i Ttlrmi tiJtiKtixauit , conforme abbiala esposto
tu ci ne' libri antecedenti. Laonde la conghiettura del dotto
commentatore ha debole appoggio , e il cenno che qui d l'au
tore di quell' avvenimento sufficiente per farne conoscere le
circostanze principali.

F1JVE DELLE ANNOTAZIONI DEI, PRIMO LIBRO.

23g
DELLE

STORIE

DI POLIBIO DA MEGALOPOLI.

LIBRO

SECONDO.

I. IN FX libro a questo antecedente abbiam esposto , -<*


quando i Romani , assettate le cose d' Italia , agli affari
esterni incominciarono ad appigliarsi ; poscia come tragittaron in Sicilia , e per quali cagioni mossero guerra
a' Cartaginesi per quell' isola ; in appresso come princi
piarono ad allestir forze navali , e quanto avvenne ad
amendue in cotesta guerra sino alla fine ; nella quale i
Cartaginesi sgomberarono tutta la Sicilia, e i Romani
impadronironsi dell' isola tutta , se si eccettui la parte
soggetta a Gerone. Indi prendemmo a dire , come i
mercenarii , ribellatisi da' Cartaginesi , accesero la guerra
cosi detta Africana , ed a qual segno giunsero le em
piet in quella commesse , e qual fu 1' esito di cotesti
orrendi fatti sino al termine ed alla vittoria de' Carta
ginesi. Ora c' ingegneremo di palesar sommariamente le
vicende the a queste tennero dietro , ( i ) toccando eia-

A. dili. scheduna , secondo il nostro divisamente I Cartaginesi,


617- come prima ebbero accomodate le cose d'Africa , ac5a5 cozzaron un esercito , e (2) spedirono Amilcare nelle
contrade di Spagna. Questi prese l' oste , ed insieme il
figlio Annibale , die allor avea nove anni , e fatto il
tragitto alle colonne d' Ercole , (3) ristabil in Ispagna
gli affari de' Cartaginesi. Soggiorn in questi luoghi
quasi nove anni , e poich ebbe molti di que' popoli
assoggettati a Cartagine , quali colle arme , quali colla
persuasione , lasci la vita condegnamente alle anteriori
sue gesta. Imperciocch venuto a battaglia con nemici
valorosissimi e potentissimi, ed esposto avendo s stesso
colla maggior audacia nel fervor della mischia , mori
da forte. I Cartaginesi diedero il capitanato ad Asdrubale (4) suo parente e comandante delle sue galee.
5^3
H- bi que' tempi impresero i Romani a far il primo
tragitto con un esercito nell' Uliria (5) ed in coteste
parti d'Europa. Le quali cose non di volo, ma eoa
attenzione considerar dee chi conoscer vuole in realt
il nostro proponimento , e come crebbe e si form il
Rotuano impero. Deliberaron essi pertanto di tragittare
pelle seguenti cagioni. Acrone re degl' lllirii , figlio di
Pleurato, avea forze di terra e di mare molto maggiori
che non alcuno de' suoi antecessori. Costui , sedotto
t
dall'oro di Demetrio figlio di Filippo, promise di soc
correr i (6) Medionii assediati dagli Etoli. Imperciocch
non potendo gli Etoli in alcun modo persuadere a' Me*
dionii di unirsi alla loro repubblica , pensarono di farli
suoi colla forza Raccolto adunque un esercito da tutti
i loro popoli , posero il campo intorno alla loro citt ,

2^1
e (7) la strinsero d'assedio senza interruzione, appli- A.di/.
candovi ogni sforzo ed industria. Ma essendo gi pros
simo il tempo di elegger i maestrati , e dovendosi sce
glier un altro pretore , mentre che gli assediati erano
gi ridotti al verde, e sembrava che ogni giorno fossero
per arrendersi , il pretore antico aringo gli Etoli di
cendo , dappoich egli sostenuti avea i patimenti ed i
pericoli dell' assedio , giusto essere che , come presa sa
rebbe la citt, l' amministrazione della preda e 1* inscri
zione (8) delle armi fossero a lui concedute. Ma sic
come alcuni , massimamente quelli che (9) recavansi in
nanzi pella suprema potest , contraddicevano a questi
detti , ed esortavano la moltitudine a non precipitar i
loro giudizii, ma a lasciar il partito indeciso, chiunque
si fosse quegli cui la fortuna cigner volesse siffatta co
rona ; cos parve agli Etoli di decretare , che , qualsi
voglia pretore novellamente creato s' impossessasse della
citt , accomunasse col predecessore 1' amministrazione
delle spoglie e l' inscrizione delle arme.
III. Presa questa risoluzione doveasi il giorno vegnente
far P elezione e la consegna del supremo maestrato ,
conforme costume degli Etoli. Ma nella notte accostaronsi cento barche alla (io) Medionia, radendo i luoghi
pi vicini alla citt, con entro cinquemila Illirii, e dato
fondo nel porto , allo spuntar del d prestamente e di
soppiatto discesero in terra , e (11) schierati all' uso
loro andarono a branchi verso il campo degli Etoli. I
quali, di ci accortisi, rimasero attoniti dell'avvenimento
inaspettato e dell' audacia degl' Illirii , ma altieri com' evano da lungo tempo ed affidati nelle proprie forze ,
POLIBIO , o/no
16

242
A.diR. punto non si smarrirono. Anelarono dunque la mag-i
gior parte della grave armadera e de' cavalli innanzi al
campo nel piano, e con parte della cavalleria e co' fanti
leggeri occuparono le eminenze ed i luoghi opportuna
mente situati davanti allo steccato. Gl' Illirii piombati
sulla milizia leggera la respinsero al primo affronto ,
come quelli eh' erano superiori di numero ed aveano
pi poderose masse ; i cavalli poi , che a quella eransi
uniti, costrinsero a retrocedere verso la grave armadura.
Poscia assaltati da sito superiore quelli che schierati
erano nel piano , li misero tosto in fuga , uscendo ad
un tempo i Medionii pure fuori della citta addosso agii
Etoli. Molti ne uccisero , pi ancora ne presero , delle
arme e delle salmere tutte s' impossessarono. Gl' Illirii
pertanto, poich' ebbero eseguiti i comandamenti del re,
e recata la preda e le altre robe alle navi , salparono
incontanente , facendo vela pella patria.
IV. I Medionii , salvati contro la loro speranza , ragunaronsi a parlamento e deliberarono intorno all' in
scrizione delle armi , ed alle altre faccende. Piacque
loro di far l' inscrizione comune, a nome di quelli che
governava allora, e di chi (ia) si trarrebbe innanzi
nella futura elezione , non altrimenti che piaciuto era
agli Etoli. E ben sembrava egli che la fortuna con
quanto avvenne a' Medionii a bello studio mostrar vo
lesse la sua forza agli altri uomini ancora ; mercecch
le medesime sciagure che gi aspettavansi da' nemici,
essi riversarono su questi in brevissimo tempo. E gli
Etoli da cotesta improvvisa sventura trassero 1' ammae
stramento di non far conto dell' avvenire , come se gii

a43
fosse accaduto, e di non anticipai* le loro speranze, A.diB,
confidando in ci che possibil , che riesca diversa
mente , ma di ascriver gran parte degli eventi al caso,
massimamente nelle cose di guerra , dappoich uomini
sono. Il re Agrotie , ritornate che furono le barche , e
sentito da' duci ci eh' era stato operato in quella spe
dizione , fu oltremodo lieto d' aver vinti gli Etoli tanto
superbi e troofi, si diede all' ubbriachezza e ad altre
siffatte gozzoviglie , e cadde in una infiammazione di
petto, della quale fra pochi giorni moti. Gli (i3) suc
cedette nel regno la moglie Teuta , la quale nella par
ticola!' amministrazione degli affari giovavasi della fede
degli amici. Costei (i/f) governandosi da donna, ed af
fisando solo la recente vittoria, senza volger lo sguardo
alle cose di fuori , permise primieramente a' suoi di
predare chiunque navigando riscontrassero ; in secondo
luogo allest un' armata ed un esercito non minore del 5a^
primo , e spedigli , imponendo a' duci di trattar ogni
terra come nemica.
V. Costoro partitisi , fecero la prima invasione nel
territorio di Elea e di Messene ; che queste contrade
soleano g' Illirii sempre guastare , per esser le loro
coste molto estese, e le citt dominanti dentro a terra,
onde lontani e lardi eran i soccorsi che ad esse giugnevano contro le discese degl' Illirii. Il perch impu
nemente correvano e spogliavano coteste regioni. Tut
tavia allora , innoltratisi sino a Fenice d' Epiro per
vettovagliarsi, vi si abboccarono con certi Galli eh' eran
al soldo degli Epiroti , e dimoravano a Fenice , in nu
mero ' ottocento. Co* quali introdussero pratiche di

244
A.diR. farsi consegnar a tradimento la citt , e sbarcati impatlronironsi al primo assalto di quella e di quanti v'avea
dentro , aiutati da' Galli che vi si trovavano. Gli Epiroti , udito il caso , accorsero in fretta , con tutte le
loro forze , e giunti a Fenice , e trinceratisi dietro il
fiume che corre presso alla citt , vi posero il campo ,
e levarono per maggior sicurezza le tavole del - ponte
su quello costruita. Ma come fu lor annunzialo che ar
rivava (i5) Scerdilaida con cinque mila Illirii dalla parte
di terra per le strette d' Antigonea, spedirono porzione
de' suoi a presidiar Antigonea , ma poco al rimanente
badarono , godendosi a saziet il paese , e negligendo
le guardie e le stazioni. G' Illirii , risaputa la loro di
visione e la neghittosa loro condotta, si misero in cam
mino di nottetempo , e poste tavole sul ponte , passa
rono il fiume a salvamento , ed occupato un luogo
forte , vi stettero il resto della notte. Sopraggiunto il
di, e schieratisi amendue dinanzi alla citt, (16) gli
Epiroti furono vinti , e molti di loro caddero ; mag
gior numero ne fu preso , e gli altri fuggirono verso
Atintania.
VI. Da tanta sciagura colpiti , e perduta ogni spe
ranza in s stessi , mandarono ambasciadori agli Etoli
ed alla nazione Achea, richiedendoli supplici d' ajuto.
Questi ebbero piet delle loro disgrazie, e condiscesero
a prieghi che porgevano , e poco stante vennero coi
soccorsi ad Elicrano. Quelli che occupava n Fenice ,
ridottisi dapprima con Scerdilaida in un luogo , accamparonsi presso agli ajuti con animo di combattere ; ma
furou impediti dalla difficolt de' siti , e perch erau

245
venute lettere da Teuta che imponevan loro di ritornar A. di R.
subito a casa , essendosi alcuni Dlirii ribellati a favore
de'Dardani. Laonde depredato ch'ebbero l'Epiro, fecero
tregua cogli Epiroti, merc della quale restituirono per
danari i corpi liberi e la citt , e gli schiavi e 1' altra
suppellettile caricarono nelle barche e se ne andarono.
Scerdilaida co' suoi ritorn per terra passando le strette
d' Antigonea. Grande terrore mise cotesto avvenimento
a1 Greci che abitano la marina ; imperocch veggendo
la pi forte e potente citt dell' Epiro ridotta fuor di
ogni opinione per tal guisa in ischiavit, non temevano
gi, siccome in addietro, pel loro contado, sibbene per
s stessi e pelle loro citt. Gli Epiroti inaspettatamente
salvati , tanto furon lungi dal tentar di punire i lor
offensori , e di render grazia a chi gli avea sovvenuti ,
che al contrario mandaron ambasciadori a Teuta , e
strinsero alleanza cogl' Illirii e cogli Acarnani , secondo
la quale ne' tempi appresso con questi patteggiarono, e
gli Achei e gli Etoli traltaron ostilmente. Donde si fece
manifesto il loro pessimo consiglio nel rimeritar i loro
benefattori , ed insieme l' imprudenza , con cui sin
dapprincipio reggevansi ne' proprii affari.
VII. Conciossiach , quando alcun mortale cade in
qualche sciagura contro ragione , colpa non di chi
soffre , ma della fortuna , e di chi offende ; ma ove
chiaramente per difetto di giudizio s' avviene ne' mag
giori infortunii , egli fuor di dubbio , che il soccom
bente ne debbe esser accagionato. Quindi a colui eh'
vittima della fortuna , gli tengon dietro piet con in
dulgenza e soccorso , ma chi lo della propria incon-

246
A. di l. tideratezza , vergogna e biasimo gliene derifa da' Savii.
Locch allora da' Greci meritamente conseguirono gli
Epiroti. Imperciocch , primieramente , chi non avr in
sospetto i Galli, per la fama in che sono comunemente,
e non temer di consegnar loro una citt prosperosa ,
f. che offre molte opportunit al tradimento ? In se
condo luogo chi non si sarebbe guardato da' consigli
d'una masnada, formata d'uomini, i quali dapprincipio
cacciati dalla patria a furia di popolo, perciocch traditi
aveano i loro famigliari e conginnti, ed accolti da' Car
taginesi nelle angustie della guerra, cme prima nacque
contesa fra i capitani ed i soldati pe' salarti , presero a
saccheggiar Agrigento, ove erano stati posti per guarni
gione, in numero allora d'oltre tremila; poscia ( 1 7) con
dotti ad Erice pella stessa bisogna , allorquando i Ro
mani l'assediavano, argomentaronsi di tradir la citt e
tutti quelli che insieme con loro eran assediati , ed es
sendo la pratica riuscita vana , ricoverarono presso i
nemici , e come questi presero di loro fidanza , spogliaron ancora il tempio di Venere Ericina. Il perch
i Romani conosciuta appieno la loro empiet , non si
tosto fecero pace co' Cartaginesi , che con ogni maggior
premura si diedero a disarmarli , ad imbarcarli , e a
metterli fuori di tutta l' Italia. Costoro avendo gli Epi
roti fatti custodi della repubblica e delle leggi , e con
segnata loro una ricchissima citt, come non sarebbono
meritamente reputati gli autori de' mali loro accaduti
Tanto ho giudicato di dovermi intertenere sulla stol
tezza degli Epiroti , e sull' inconvenienza di giammai
introdur nelle citt guernigioni troppo grosse , singo
larmente di Barbari.

247
Vili. G' Illirii eziandio ne' tempi anteriori oltraggia- A.diR.
vano le navi che per traffico venivano d1 Italia
e
quando soggiornavano a Fenice, parecchi di loro, stac
catisi dall' armata , molti mercatanti italiani parte spo
gliarono , parte uccisero , e non pochi ne menarono
prigioni. I Romani , che non aveano in addietro dato
ascolto alle accuse contro gl' Illirii , essendone allora di
molte giunte al Senato , elessero ad ambasciadori pel1 Illiria, a fine di esaminar le cose anzidette, (18) Cajo
e Lucio Coruncanii. Teuta , come ritornaron a lei le
barche dall' Epiro , stupefatta della moltitudine e della
bellezza delle robe condotte ( che Fenice allora molto
avanzava in prosperit le altre citt dell' Epiro ) da du
plicato coraggio si senti stimolata alle offese de' Greci.
Tuttavia allora se ne rimase per cagion delle turbolenze
intestine, ma acconciati prestamente gli affari degl' Illirii
ribellati , assedi (19) Issa, che sola non le ubbidiva
ancora. Frattanto arrivarono gli ambasciadori Romani ,
i quali , ammessi che furono all' udienza , lagnaronsi
delle ingiurie ricevute. Teuta , finch parlarono , ascol
tali! con ferocia e superbia somma. Poich'ebbero finito,
disse pubblicamente , voler essa procacciare che i Ro
mani offesi non fossero dagl' Illirii , ina privatamente,
non esser costume de' re Illirii di vietar a' loro popoli
il (20) vantaggiarsi col far prede in mare. A cotali detti
il pi giovine degli ambasciadori montato in collera ,
rispose con franchezza conveniente bens, ma non punto
a tempo. Or sappi , o Teuta , che i Romani hanno il
bellissimo costume di vendicar pubblicamente le ingiurie
private, e di soccorrer gli offesi. E noi, se a Dio pia-

2.48
diti, cera, vedrem modo di costringerli a corregger di buon
grado e sollecitamente gli statuti regii a pr degl' lllirii.
Accolse colei con (21) ira femminile e forsennatamente
siffatta franchezza , ed a quelle parole in tanta collera
mont che , disprezzando i diritti tra gli uomini stabi
liti , poich aveano salpato , mand lor dietro alcuni
per uccidere l'ambasciadore che avea s liberamente fa
vellato. Come ne giunse la notizia a Roma, irritati dalla
perfidia della femmina , incontanente si diedero a far
apparecchi di guerra , e coscrissero legioni , e raccol
sero un' armata.
5 a5 . IX, Teuta , giunta la primavera , allest pi barche
di prima , e le spedi di bel nuovo in Grecia. Delle
qualii alcune (22) tragittarono direttamente a Corcira ,
le altre afferraron al porto di Durazzo , sotto pretesto
di far acqua e di vettovagliarsi , ma in effetto per tra
mar insidie ed occulte pratiche contro la citt. Que' di
Durazzo , avendoli ricevuti (23) senza malizia , e non
badando pi in l , vennero essi in semplice farsetto
come per attigner acqua , ma colle spade ne' secchii ,
ed uccise le guardie della porta imposscssaronsi tosto
(a4) dell' edilzio. Sopraggiunse poi prestamente , se
condo F accordo , un rinforzo dalle navi , col quale
unironsi , ed occuparono di leggeri la maggior parte
delle mura. I cittadini , sebbene non preparati , come
quelli ch' erano stati sorpresi , accorsero pure e combat
terono animosamente. Gl' lllirii buona pezza resistettero
ma finalmente furono cacciati dalla citt. I Durazzesi
iu questo fatto per negligenza vennero in pericolo di
perdere li> patria , ma il loro valore fu cagione che

249
senza danno s ammaestrassero peli' avvenire. I duci A.diR.
degl1 Illirii fecero subitamente vela , e , raggiunti quelli
che innanzi navigavano , approdarono a Corcira , ove
nella discesa sparsero grande terrore , e si accinsero ad
assediar la citt. I Corciresi ridotti in angustie , ed al
tutto disperati de' fatti loro, mandaron ambasciadori agli
Achei ed agli Etoli. Vennero ad un tempo gli Apolloniati ed i Durazzesi chiedendo sollecito soccorso , e
pregando che non li lasciassero (a5) disertare dagl'IUirii.
Quelli prestato ascolto agli ambasciadori , e benigna
mente accolti i loro discorsi, (26) armarono in comune
le dieci navi coperte degli Achei, ed allestitele in pochi
giorni andarono alla volta di Corcira , sperando di le
vare 1' assedio.
X. Gl'Illirii , prese seco sette navi coperte, date loro
dagli Acarnani per patto d' alleanza , affrontaronsi coi
vascelli degli Achei presso Paxo. Gli Acarnani , e le
navi Achee eh' eran ad essi schierate di fronte , com
batterono con pari fortuna , ed illesi rimasero nello
scontro , se si eccettuino le ferite riportate dalla gente.
Ma g' Illirii , legate insieme le loro (27) barche a
quattro a quattro , attaccarono i nemici , e poco ba
dando a' proprii legni , e andando a (28) sghimbescio ,
coonerarono all' impressione degli avversarii. Ma poi ,
che i vascelli nemici , toccate avendo le barche, furonsi
ad esse attaccati , ed impacciaronsi penzolando da' loro
rostri le barche unite , g' Illirii saltarono sulle coperte
delle navi Achee , e le soverchiarono pella moltitudine
de' loro soldati navali. Per tal modo insignorironsi di
quattro navi da quatti-' ordini , ed una da cinque som-

25o
A. di B. mersero in un colla gente , nella quale navigava Marco
da Cerine , uomo che sino a quella catastrofe prestato
avea alla repubblica degli Achei ogni pi segnalato
servigio. Quelli cbe pugnavano cogli Acarnani , come
conobbero la vittoria degl' Illirii , diedero de' remi nel
l' acqua , e secondati dal vento ritiraronsi salvi a casa.
Facile riusc poi 1' assedio agl' Illirii , che , di tal vit
toria superbi, facevano a fidanza. I Corei resi trovandosi
per siffatto avvenimento fuori d' ogni speranza , soste
nuto alcun poco 1' assedio , fecero accordo cogl Illirii ,
e ricevettero guernigione , e con essa (ig) Demetrio
Fario. Ci fatto , i duci degl' Illirii incontanente salpa
rono , ed approdati a (3o) Durazzo , presero nuova
mente ad assediar questa citt.
XI. Circa quel tempo il console Gneo Fulvio si parti
da Roma con dugento navi , ed Aulo Postumio mosse
colle forze di terra. Era il primo divisamento di Fulvio
di navigar a Corcira , supponendo di trovare ' assedio
non per anche deciso ; e sebbene egli avesse tardato ,
ci non di meno accostossi all' isola , con animo di co
noscer dappresso ci ch' era accaduto alla citt , e per
chiarirsi di quanto da parte di Demetrio gli era stato
annunziato. Imperciocch Demetrio accusato essendo
presso Teuta , per timore di lei mandato avea dicendo
a' Romani , che consegnerebbe loro la citt ed ogni
altra cosa ch' era in suo potere. I Corciresi veggendo
con piacere la venuta de' Romani , diedero loro , per
consiglio di Demetrio , la guernigione degl' Illirii , ed
essi, d'unanime consenso si arrendettero, (3i) recipro
camente esortandosi , alla discrezione de' Romani , re

25l
pillando questa loro unica salvezza in avvenire contro A.diR.
la perfidia degl' Illirii. I Romani , accettati i Corcires
per amici , navigarono alla volta (3a) d' Apollonia ,
avendo seco Demetrio per condottiero nelle altre spe
dizioni. In quello Postumio ancora traghett da Brindisi
le forze di terra, da venti mila fanti, e circa due mila
cavalli. Amendue gli eserciti approdarono insieme ad
Apollonia , ed avendoli gli abitanti egualmente accolti ,
e datisi al loro arbitrio, salparon tosto nuovamente, sen
tendo esser assediata Ourazzo. G' Illirii , come s' avvi
dero clie giugnevano i Romani , si tolsero dall' assedio,
ed in disordine fuggirono. I Romani ricevettero i Durazzesi ancora sotto la loro protezione , e proseguirono
ne' luoghi interni dell* Il Uria, assoggettando nel passaggio
gli (33) Ardiei. Furono a loro amhasciadori di molti
popoli , fra cui (34) de' Partirli , che vennero a farli
arbitri di tutte le loro cose. Accordata a questi la loro
amicizia , e similmente a quelli che da parte degli Atintani, eran venuti, avanzaronsi verso Issa, perciocch
questa citt ancora assediata era dagl' Illirii. Arrivati col
fu levato l'assedio, e gl'Issei ricevuti sotto la protezione
de' Romani. Presero ancora d' assalto alcune citt Illiri
che nel navigare lungo la costa , fra le quali Nutria ,
ove perdettero non solo molti soldati , ma eziandio
qualche tribuno ed il questore. Impadronironsi pure di
venti barche, che trasportavano le prede fatte in quelle
contrade. Tra quelli che assediavano Issa i Farii in
grazia di Demetrio non furono danneggiati , gli altri
tutti sparpagliaronsi e fuggirono in Abrona. Teuta con
pochissima gente salvossi a Rizona , piccola citt ben

2^)2
A.difi. afforcata, lontana dal mare, e situata proprio sul fiume
Rizone. Dopo questi fatti i Romani assoggettarono a
Demetrio la maggior parte degl' Illirii , e gli diedero
grande Signoria ; poscia ritornarono coli' armata e col1' esercito di terra a Durazzo.
526
XII. Gneo Fulvio pertanto se n' and a Roma colla
maggior parte delle forze navali e terrestri. Postumio
fu (35) lasciato con quaranta vascelli, e raccolto ch'ebbe
un esercito dalle citt aggiacenti , and alle stanze in
vigilando sulla nazione degli Ardiei , e su gli altri che
eransi arresi. In soli' incominciar della primavera Teuta
mand un' ambasceria a' Romani , e fece una conven
zione, in cui fu stabilito, ch'essa pagherebbe i tributi
che le sarebbero imposti, si ritrarebbe da tutta l' IIliria ^fuorch da pochi luoghi , e ( il (36) qual arti
colo massimamente apparteneva a' Greci ) non navighe
rebbe oltre .Lisso con pi di due barche , e queste
disarmate. Ci esaurito , Postumio sped ambasciadori
agli Etoli ed alla nazione Achea, i quali primieramente
rendettero conto delle cause della guerra e del tragitto,
indi narrarono le loro gesta , e lessero gli accordi che
fermarono cogl' Illirii. Trattati da amendue le nazioni
colla dovuta cordialit ritornarono a Corcira , liberati
avendo i Greci da non picciol timore , merc della
convenzione anzidetta : che non d' alcuni ma di tutti
eran g' Illirii allora comuni nemici. Il primo passaggio
de' Romani con un esercito nell'Illiria e in quelle parti
d' Europa, e la prima relazione ch' ebbero colla Grecia
per via d' ambasciata , furon tali , e per tali motivi
avvennero. Dopo questo principio i Romani mandarono

253
tosto ambasciadori a'Corintii ed agli Ateniesi; e questa A.dlR.
fu la prima volta che i (3 7) Corintii ammisero i {lontani
a' giuochi Istmici.
XIII. A que' tempi Asdrubale , ( che qui abbiamo
lasciati gli avvenimenti di Spagna) governando gli affari
con prudenza ed assiduit , grandi progressi faceva nel1' universale , e singolarmente fabbricando la citt , che
alcuni chiamano Cartagine, altri Citt nuova , (38) con
tribu grandemente alla potenza de' Cartaginesi , e sovratlutto peli' opportunit del sito , relativamente alle
bisogne , cos di Spagna , come d' Africa. Della cui po
sizione, e del vantaggio ch'essa pu recar ad amendue
le mentovate contrade , noi discorreremo cogliendo oc
casione pi acconcia. I Romani, veggendo costoro saliti
a grande e formidabile signoria , si misero con ardore
alle imprese di Spagna. E trovando che per essersi essi
addormentati ne' tempi addietro , e per aver tutto ne
gletto , i Cartaginesi eransi cotanto aggranditi , fecero
ogni sforzo per emendare il loro fallo. Ma non osavan
subito d' imporre a' Cartaginesi e di far loro guerra ,
per timore de' Calli che ad essi sovrastavano , e da cut
di giorno in giorno aspettavansi d'essere assaltati. Risol
verono adunque di palpare ed accarezzar Asdrubale , a
fine di attaccar i Galli , e venire seco loro a battaglia,
stimando non potere giammai , non che dominar 1" Ita
lia , abitare sicuri nella propria patria , avendo questa
gente alle spalle. Il perch , fatto eh' ebbero per mezzo
di ambnsciadori un accordo con Asdrubale , in cui ,
(3g) tacendo del resto della Spagna, obbligaronsi i Car
taginesi a non passare il fiume Ebro con mire ostili ,
ruppero tostamente guerra a' Galli d' Italia.

A.diB.

XIV. Di cotesti Galli util cosa mi sembra il dare


una notizia sommaria , affinch serbiamo il tenore pro
prio di questa preparazione, a norma del primo nostro
divisamente Ma risaliremo alquanto a1 tempi in cui co
minciarono i mentovati popoli ad occupar quelle con
trade ; dappoich io credo la loro storia non solo de
gna d' essere conosciuta e rammentata , ma eziandio al
tutto' necessaria , per apprendere , in qual gente ed in
qual paese Annibale affidossi prendendo a distruggere
la potenza de' Romani. Dapprima dunque da parlarsi
del paese , qual esso sia , e come situato (4) verso il
resto dell' Italia: che meglio si comprenderanno le cose
pi osservabili intorno a' fatti che esporremo , ove la
natura de'luoghi e del terreno fia descritta. Triangolare
com' la forma di tutta l' Italia , quel suo fianco che
guarda ad oriente ha per confine (40 il mare Ionio
ed il seno Adriatico contiguo ; quello eh' volto a
mezzod ed occidente , il mare Siculo e Tirreno. Questi
fianchi unendosi fanno la cima del triangolo , che il
promontorio d'Italia verso mezzod denominato Corinto,
il quale separa il mare Ionio dal Siculo. Il rimanente ,
che si estende verso settentrione e le contrade medi
terranee, confinato senza interruzione
da' gioghi
Alpini, che incominciano da (43) Marsiglia e da'luoghi
situati sopra il mar di Sardegna , e proseguono conti
nuamente sino all' ultimo recesso del mar Adriatico ;
se non che finiscono (4 \) poco prima di toccarlo. Sotto
1* anzidetta giogaja , che considerarsi debbe come base
del triangolo , ed a mezzogiorno d' essa giacciono gli
ultimi campi di tutta la parte settentrionale d' Italia di

255
cui ragioniamo, per fertilit ed estensione pi rag- A.diR.
guardevoli d' Europa , e di quanti si rammentano nella
nostra storia. Ed la figura e circonferenza di cotesto
piano triangolare , avendo per vertice la riunione dei
monti cosi detti Appennini , e delle Alpi , non lungi
dal mar Sardo, sovra Marsiglia. Al Ganco settentrionale
ergousi, conforme dicemmo di sopra, le Alpi pel tratto
di due mila dugento stadi!, ed al meridionale gli Appen
nini pello spazio di tre mila seicento. Forma di base
prende la spiaggia del golfo Adriatico , dalla citt di
Senigaglia sino all' ultimo suo seno , 1' estensione della
quale supera due mila cinquecento stadii. A tale che tutto
il circuito del mentovato piano per poco non giugne a
dieci mila stadii.
XV. Non facile a dirsi (45) qual sia la virt di
coteste terre ; perocch il grano tanto vi abbouda , che
a' nostri giorni Vendesi sovente il (46) moggio siciliano
di frumento per quatti1' oboli, e quello d'orzo per due;
una misura di vino si cambia con eguale d' orzo , e il
panico e il miglio oltre ogni modo soperchiano. La
copia delle ghiande che traggonsi da' querceti , sparsi
pelle campagne a varie distanze , pu quindi arguirsi.
(47) Moltissimi animali porcini vengono uccisi in Italia,
per esser mangiati , e per riporsi ad uso degli eserciti ,
e quelle pianure forniscon loro tutto il bisognevole nu
trimento. Ma ci che pi esattamente fa conoscere qual
sia la vilt e la ridoudanza delle cose al vitto apparte
nenti si , che , chi viaggia in quel paese , negli al
berghi non si accorda del prezzo d' ogni cosa in par
ticolare , ma chiede a quanto si alloggia la persona ;

256
'A.&R- ove comunemente i locandieri ricoverano gli ospiti, e
li proveggono di tutto l' occorrevole per (48) mezzo
asse , eh' la quarta parte d' a obolo , e ben di rado
questo prezzo sorpassano. La moltitudine degli uomini,
c la grandezza e la bellezza de' loro corpi , siccome il
lor coraggio in guerra , le gesta loro appieno manife
stano. Da amendue i lati delle Alpi , cos da quello
ebe guarda il fiume Rodano , come dall' altro che do
mina il piano anzidetto, abitano i colli ed i luoghi pi
bassi , verso il Rodano ed a settentrione , i Galli chia
mati Transalpini , e verso il piano i (49> Taurisci, gli
(5o) Agoni e molte altre genie di Rarbari. I Transal
pini pertanto sono denominati non dalla lor origine ;
sibbene dalla differenza de' luoghi. Imperciocch trans
significa oltre; quindi appellano Transalpini coloro che
sono di l delle Alpi. Le sommit per essere scoscese ,
e piene di perpetua neve , sono fin ad ora disabitate.
XVI. L' Appennino , da dove incomincia sovra Mar
siglia , ed alla sua riunione colle Alpi , tengono (5 i) i
Liguri , cos la parte d' esso che scende verso il mar
Tirreno, come quella che sovrasta al mentovato piano:
lungo la marina sino a (5a) Pisa, prima citt d'Etruria
a ponente, e dentro a terra sino al contado (53) d' Arezzo. Seguono (54) i Tirreni , ed a questi contigui gli
(55) Umbri , che abitano amendue le falde de' monti
anzidetti. Il resto dell' Appennino , distante da cinque
cento stadii dal mar Adriatico, lasciato il piano, volgesi
a destra, e per mezzo il rimanente dell'Italia si estende
sino al mare di Sicilia. La parte piana che da questa
banda lasciata ghigne al mare sino alla citt di Se

nigaglia. Il fiume (56) P , celebrato da' poeti sotto il A. di R.


nome di Eridano , ha le sue sorgenti dalle Alpi , ove
a un di presso trovasi il vertice della suddescritta fi
gura j indi si divalla ne' campi , (5j) dirigendo il corso
verso mezzogiorno , ed arrivato a' luoghi piani torce la
corrente , e per quelli progredisce a levante , poscia
con due bocche mette foce nel golfo Adriatico. Taglia
esso pertanto la pianura per modo , che la maggior
parte di lei giace tra le Alpi ed il mar d' Adria. Tant' acqua mena , quanta nessun altro fiume d' Italia, per
ciocch tutti i (58) rivi che cadon nel piano , e dalle
Alpi , e da' monti Appennini, sgorgali in quello da ogni
parte. La maggior piena ed il pi bel corso ha desso
intorno allo (59) spuntar delle canicole , quando cresce
pella quantit delle nevi che struggonsi nelle suddette
montagne. E navigabile dal mare per la bocca chiamata
(60) Olana ncll' estensione di circa due mila stadii : che
il suo primo letto dalle sorgenti semplice , ma a* cosi
delti (61) Trigaboli in due bocche si divide, l'una delle
quali denominata Padusa , 1' altra Olana , ov' un
porto , il quale non meno che qualsivoglia altro porto
dell' Adriatico offre sicurezza a chi vi afferra. Dagl' in
digeni il fiume chiamato (62) Bodenco. Le altre cose
che intorno al medesimo spacciano i Greci, cio a dire
la novella di Faetonte e della sua caduta , le lagrime
de* pioppi , e la gente abbrunala che abita presso a
questo fiume , la quale dicono che porti tuttavia siffatti
vestiti pel lutto di Faetonte, e tutta la materia tragica
a ci relativa , al presente sorpassiamo , dappoich non
appartiene gran fatto ad un trattato preliminare l'entrar
rOLiBio , tomo 1.
*
17

258
A. dift. in minute ricerche di questa sorta : sibbene coglieremo
un' occasione pi acconcia per farne conveuevol men
zione , indotti a ci precipuamente dall' ignoranza di
Timeo circa gli anzidetti luoghi.
XVII. Del resto era questa pianura anticamente abi
tata da' Tirreni, allorquando possedevan eziandio i campi
chiamati Flegrei intorno a Capua ed a Nola, i quali per
essere frequentati e conosciuti d umolti, vennero in gran
fama di fertilit. Per la qual cosa chi legge le storie
delle Signorie de' Tirreni, riguardar non debbe al paese
che occupan ora , ma (63) agli anzidetti campi ed alle
ricchezze che da quelli traevano. Bazzicavanii i Galli
per occasione di vicinanza , e posti gli occhi addosso
alla bellezza della contrada , per lieve pretesto gli as
saltarono di repente con uu grosso esercito , gli scac
ciarono dalle campagne intorno al P, ed occuparono
il loro territorio. Le prime terre aduuque che giacciono
(64) circa le sorgenti del P tennero i (65) Lai ed i
(66) Lebeci. Appresso a questi gli (67) Insubri, la
pi grande di queste nazioni ; indi vicino al fiume i
(68) Cenomani. La parte che rimane sino al mar Adriatico occup un'altra antichissima schiatta, che ha il
nome di (6y) Veneti , e di costumi e foggia di vesti
menti poco diversa da' Galli, ma usa un altra favella.
Di l del P circa gli Appennini stabiliti sono dapprima
gli (70) Anani, poscia i (71) Boii, dopo questi verso
1' Adriatico i (72) Lingoni, e finalmente presso al mare
i (7 3) Senoni. Queste sono le pi illustri nazioni che
occupano le anzidette provincie. Abitano Ir/f. costoro
villaggi non murati , e non posseggono che (;5) po

2^9
chissima suppellellile ; come quelli che dormono sulla A. di fi.
(761 terra, e campano pressoch 'li sole carni, u altro
praticano fuorch la guerra e 1' agricoltura , menando
semplice vita. Non conoscono n scienza n arte alcu
na, e le sostanze di ciascheduno sono bestiame ed oro,
perciocch queste sole possono in ogni emergenza pi
facilmente portar dappertutto, e traslocar a piacimento.
Le amicizie coltivano con grande zelo ; perciocch pi
temuto e potente presso loro chi si trae dietro mag
gior codazzo di clienti che lo servono.
XVIII. Dapprincipio impossessaronsi non solo del 3g3
mentovato paese , ma ridussero ancor molti vicini al
l' ubbidienza , spaventatili colla loro audacia. Alquanto
dopo, (77) vinti avendo in battaglia i Romani, (78) e
quelli che combattevano nelle loro file . ed inseguiti i
fuggitivi , tre giorni appresso la pugna occuparono Ro
ma , tranne il Campidoglio. Ma richiamati a casa dal
l' irruzione (79; che i Veneti latta aveano nelle loro
terre , accordaronsi co' Romani , e restituita la citt si
ripatriarono. Poscia travagliati furon da guerre civili.
Alcuni popoli ancora abitanti delle Alpi gli assaltavano,
e spesso univausi contro di loro , ponendo a confronto
il proprio slato colla prosperit di quelli. Frattanto i
Romani ripresero forza , ed acconciarono gli affari coi
Latini. Giunti di bel nuovo i (80) Galli in Alba con
un grosso esercito , trent' anni dopo che avean presa
Roma , non arrischiarousi i Romani di farsi loro in
contro colle legioni , perciocch i Galli colti gli ebbero
alla sprovvista e furate loro le mosse , u lasciato loro
tempo di raccoglier le forze degli alleati. Passati altri 44

a6o
A.diR. (81) undici anni fecero contra i "Romani una nuova
spedizione con oste numerosa , ma , avendone questi
avuto sentore , raccolsero gli alleati ed animosi anda
rono a riscontrarli, bramando di combattere e di venir
ad un cimento universale. I Galli , sbigottiti del loro
arrivo , e venuti tra loro a contesa , giunta la notte
ritiraronsi a casa non altrimenti che se fuggissero. Dopo
questo tumulto si stettero tredici anni cheti. Ma poscia,
come videro crescer la potenza de' Romani , fecero
secoloro pace ed accordi.
455
XIX. (8a) I quali poich* ebbero serbati costantemente
trent' anni , essendosi mossi a' loro danni i Transalpini,
e temendo essi non fosse per suscitarsi loro addosso
gravissima guerra , allontanarono da s la tempesta eoa
doni (8.) e col produrre in mezzo la comune origine ,
ed aizzarono gf insurti contro Romani , prendendo
parte alla spedizione. Fatta l' invasione pel territorio
degli Etruschi , i quali eransi ad essi uniti , ed ammas
sata avendo molta preda , impunemente uscirono dal
dominio de' Romani. Ma giunti a casa , e sollevatisi per
avidit delle robe prese , perdettero la maggior parte
del lor esercito e del bottino. Famigliar siffatta con
dotta a* Galli , poich sonosi appropriate le altrui so
stanze , e segnatamente quando , empiutisi di vino e di
458 cibo , hanno smarrita la ragione. (84) Dopo tre anni ,
i Sanniti ed i Galli accordatisi , diedero battaglia a'Rc
mani nella campagna di Camerte , e molti di loro ne
uccisero. I Romani irritati vie maggiormente da questa
rotta , pochi giorni appresso uscirono e con tutte le le
gioni attaccarono i suddetti nella campagna di Seminate,

26l
e la maggior parte di loro ammazzarono, gli altri co- A.diRstrinsero a fuggir precipitosamente , ciascheduno a casa
sua. (85) Passarono nuovamente dieci anni , ed eccoti 4/r
Galli con un grand' esercito assediar Arezzo. I Romani
accorsi in ajulo ed azzuffatisi dinanzi alla citt , furono
sconftti.' In questa battaglia , essendo morto il pretore
Lucio Cecilio , fu in luogo di lui creato Mario Cono.
Il quale mandati avendo ambasciadori in Gallia per il
cambio de' prigioni , furon quelli a tradimento uccisi. I
Romani (86) nel bollore dell' ira , incontanente andaron
a oste contro di loro , e venuti loro incontro i Galli
chiamati Senoni , incontratili con essi affrontaronsi. Ri
masero i Romani superiori nella battaglia , e ne ucci
sero la maggior parte , gli altri cacciarono del paese ,
che tutto ridussero iti loro potere. Indi mandarono la
prima colonia in Gallia , che Senigaglia fu appellata
dal nome de' suoi primi abitanti; della quale facemmo di
sopra menzione , e dicemmo eh' essa giace sul mare di
Adria, all'estremit della pianura che bagna il P.
XX. I Boii , veggendo i Senoni espulsi dalla patria ;
e temendo non sovrastasse la medesima sorte s ed
al loro paese , andarono con tutta la loro gente contro
i Romani , e chiamarono in societ i Tirreni. Unitisi al
lago di Vadimone , affrontaronsi co' Romani. In questa
battaglia perirono quasi tutti i Tirreni , e de' Boii po
chissimi scamparono. Tuttavia nel prossimo anno, indettatisi di bel nuovo i mentovati popoli , armarono la
loro pi fresca giovent , ed uscirono in campo contro
i Romani ; ma toccata una grande rotta , a malincuore
deposero la loro fierezza , e mandati ambasciadori per

2f)2
A.dil. trattar la pace, ferero accordo co1 Romani. Questi av
venimenti succedettero (87) tre anni avanti il passaggio
di Pirro in Italia, e cinque innanzi alla strage de' Galli
a Delfo : che a que' tempi la fortuna aveva introdotta
tra i Galli quasi un'influenza maligna di guerra. Dai
succitati combattimenti due bellissimi vantaggi deriva
rono a' Romani. Imperciocch avvezzi alle sconfitte che
davan loro i Galli , nulla di pi terribile potean poscia
veder , o aspettarsi , di quello che costoro ebber ope
rato. Laonde atleti compiuti ne uscirono nella lotta con
tro Pirro , e fiaccala opportunamente l'audacia de'Ga/Ji,
cot/'batterono dapprima senza ostacolo con Pirro pel
dominio dell' Italia , poscia co' Cartaginesi pel principato
di Sicilia.
5 17
XXI. I Galli dopo le mentovate rotte (88) si stettero
cheti quaranta cinque anni , e co' Romani vissero in
pace. Ma poich in processo di tempo moriron coloro
che co' proprii occhi avean vedute le passate sciagure ,
e sopravvennero i giovani, pieni di sconsigliato ardire,
senza esperienza alcuna di mali e delle vicende della
fortuna , incominciarono nuovamente conforme natura
degli uomini , a muover lo stato tranquillo delle cose ,
ad inasprirsi per lievi cagioni contro i Romani , ed a
trarre nel loro partito i Galli abitatori delle Alpi. Dap
principio i soli duci separatamente dal volgo teneaa
coteste segrete pratiche. Il perch giunta essendo l' oste
de' Transalpini sino a Rimini , la plebe de' Boii non si
fidando de' capi e sollevatisi contra loro e contra quelli
ch'erano arrivati, uccisero i propri re Ati e Galato ,
e trucidaronsi reciprocamente , venuti a battaglia. I

a63
Romani, paventando la loro invasione, uscirono con A.iiR.
un esercito , ma conosciuta la strage che i Galli aveano
fatta di s stessi , ritornarono a casa. (89) 11 quinto 5aa
anno dopo questo tumulto , sotto il consolato di Marco
Lepido , i Romani distribuirono in Gallia a' soldati la
campagna Picentina , donde espulsi aveano i vinti Senoni. (90) Cajo Flaminio con animo di procacciarsi il
favor della plebe , fu autore di questa legge , e questa
divenne , a dir vero , il motivo della mutazione in peg
gio che fece il popolo di Roma , e poscia la causa
delle guerre che insursero tra i Romani e le anzidette
nazioni. Imperciocch molti popoli Galli assoggettaronsi
a quest' impresa e massimamente i Boii , come quelli
che confinavano col territorio Romano , o stimavano ,
che non per il primato e la Signoria i Romani movean
loro guerra, sibbene per isterminarli al tutto e per
spegnerli.
XXII. Per la qual cosa , senza por tempo in mezzo, 5a3
i pi potenti di que' popoli , g' Insubri ed i Boii , ac
cordatisi mandarono ambascindori a' Galli abitanti delle
Alpi e delle sponde del Rodano , i quali , perciocch
militavan a soldo, chiamansi Gesati (g); locch signi
fica propriamente questa voce. A' loro re Concolitano
ed (g) Aneroesto offerirono nell' istante molt' oro , e
peli' avvenire moslraron loro la grande prosperit dei
Romani , e g* immensi beni che loro frutterebbe la vit
toria. Per tal modo gli esortavano e stimolavano a far
guerra a1 Romani, e di leggeri ve l'indussero, dando
loro insieme parole di farsi socii all' impresa. Rammentaron loro pure le gesta de' proprii maggiori , i quali

264
jjfa m una simile spedizione non solo vinsero in battaglia i
Romani , ma dopo la pugna presero Roma di assalto ,
e divenuti padroni d' ogni cosa , ebbero in loro potere
sette mesi la citt , ed alla line spontaneamente e per
favore la restituirono , a casa ritornando con tutta la
preda illesi e senza oltraggio. I loro capi udite queste
parole con tanto fervore mossero all'impresa, che giam
mai n pi numerosa , n pi eccellente , n pi ag
guerrita gente usc da quel tratto delle Gallie. Frattanto
i Romani , parte per ci ci) e sentivano , parte pel pre
sentimento che aveano dell' avvenire , eran in continuo
timore e turbamento , a tale che ora coscriveano legio
ni , e facean provvigione di vettovaglie e d' altre cose
necessarie , ora conduceano 1' esercito al confine , come
se gi entrassero nel paese i nemici , i quali non eraosi
per anche mossi di casa. Non poco fu giovevole a' Car
taginesi cotesto movimento per accomodare con sicurezza
gli affari di Spagna. Imperciocch i Romani , conforme
abbiam gi detto dianzi , giudicando questa bisogna pi
urgente (g3) , dappoich avean il nemico n' fianchi , co
stretti furono a negligere gli affari di Spagna, ed a stu
diarsi prima di porre le loro cose in salvo da' Galli.
Quindi assicurata la pace co' Cartaginesi per mezzo
degli accordi con Asdrubale , di cui abbiam test par
lato , di unanime consenso rivolsero in quel tempo ogni
loro pensiero all' avversario presente , credendo partito
vantaggioso il cimentarsi con lui ad una battaglia de
cisiva.
5 29
XXIII. I Galli Cesati con un esercito ben fornito e
poderoso passarono le Alpi , e vennero al fiume P ,

265
otto anni dopo eh' erano state divise le terre de' Se- A* eff &
noni. Le nazioni pertanto degT Insubri e de'Boii perse
verarono generosamente ne1 primi disegni , ma i Veneti
ed i Cenomani , ricevuta un ambasceria da' Romani ,
preferirono l' alleanza di questi : il perch i re de' Galli
costretti furono a lasciar una parte delle loro forze a
guardia del paese , temendo di costoro. Essi poi col
grosso dell'esercito francamente si fecero innanzi, mar
ciando peli' Elruria , ed aveano da (g4) cinquanta mila
fanti , e circa (9 5) venti mila cavalieri e cocchii. I Ro
mani , come prima sentirono aver i Galli passate le
Alpi , spedirono il console Lucio Emilio con un eser
cito alla (96) volta di Rimini , per aspettare col 1' ar
rivo de' nemici , ed uno de' pretori in Etruria : che
l' altro console Cajo Attilio era per avventura andato
prima in Sardegna colle legioni. A Roma eran tutti in
ispa vento , stimando che grande pericolo loro sovra
stasse : e n' avean ben donde , come quelli che porta
vano tuttavia impresso negli animi l1 antico terrore dei
Galli. Quindi , a cotal pensiero solo intenti , raccoglie
vano le legioni , e nuove ne coscriveano , ed a' Socii
ordinavano che si tenessero pronti. Imposero eziandio
a' subalterni di recar i roli di tutta la giovent atta alle
armi , ingegnandosi di conoscere tutta la quantit delle
forze che possedevano. Co' consoli fecero uscire la mag
gior e miglior parte dell' oste , e di vettovaglie , di
dardi , e di altre cose alla guerra necessarie fecero tal
provvigione , quale innanzi que' di a nessuno ricordava.
Tutti e da ogni parte sollecitamente 1' opera loro pre
stavano : che gli abitauti d' Italia paventavano l' irru-

a66
A. (A'/?, zione de' Galli , e non stimavano gii di combattere co
me alleati de* Romani , n che per procacciar a questi
il dominio la guerra si facesse ; sibbene erano persuasi
che il pericolo loro medesimo , le loro citt e le loro
contrade minacciava ; quindi ubbidivano di buon grado
a quanto era loro comandato.
XXIV. Ma affinch sia chi.iro pe' fatti stessi con quali
forze osasse poscia Annibale d' affrontarsi , ed a qual
potenza egli temerariamente mostrasse il viso , conse
guendo il suo proponimento a segno di avvolger i Ro
mani in gravissime sciagure , da esporsi 1' apparato
che fecero , e la grandezza dell' esercito che allor aveano. Uscirono adunque co' consoli quattro legioni Roma
ne , (97) ciascheduna di cinque mila dugento fanti , e
trecento cavalli. Gli alleati d' amendue i consoli som
mavano trenta mila fanti e due mila cavalli. Di Sabini
ed Etruschi , venuti opportunamente in soccorso a Ro
ma , v' avea da quattro mila cavalli , e meglio che cin
quanta mila fanti: i quali unirono, e stanziaron al
l' ingresso dell' Etruria , dando loro a capitano un pretore.
Gli Umbri (98) ed i Sarsinati , che abitati 1' Appennino,
si raccolsero in numero di venti mila , ed i Veneti e
Cenomani furono pur venti mila. Questi collocarono
a' confini della Galiia , affinch, invadendo il territorio
de' Boii , ritraessero quelli eh' eran usciti. Tali furono
gli eserciti posti alle estremit del paese. A Roma stavansi pronti in riserva , pe' casi fortuiti della guerra ,
de' Romani venti mila fanti , e mille cinquecento ca
valli , de' socii trenta mila fanti e due mila cavalli.
Nel rolo furon iscritti : Latini ottanta mila fanti , cin

267
que mila cavalli ; Sanniti settanta mila fanti , sette A. Jt.
mila cavalli ; Lucani trenta mila fanti , tre mila ca
valli ; Marsi , Marrucini , Ferentani e Vestini venti mila
fanti , quattro mila cavalli. Oltre a ci fu lasciata in
Sicilia ed a Taranto una riserva di due legioni , cia
scheduna di quattro mila dugento fanti , e dugento ca
valli. Della (99) plebe Romana e Campana furon arrolati dugento cinquanta mila fanti , e ventitr mila ca
valli. Per (100) modo che le forze poste a difesa di
Roma ascendevano tutte insieme a meglio di cenquaranta mila fanti , e circa otto mila cavalli , e tulta la
massa abile a portar armi , cosi Romani come alleati ,
sommava oltre settecento mila fanti, e da settanta mila
cavalli. Appetto a queste forze os Annibale con meno
di venti mila uomini d' invader l' Italia. Ma intorno a
questo argomento , quanto direm in appresso dar mag
gior luce.
XXV. I Galli pertanto , entrati in Etruria , corsero
la campagna, guastandola impunemente, e non oppo
nendosi loro alcuno , mossero alla fine contro Roma
stessa , ed essendo gi presso Chiusi , citt distante da
Roma tre giornate , ebbero avviso che alle loro spalle
seguivano ed erano per raggiugnerli le forze de' Romani
stanziate a' confini dell' Etruria. A questa novella voltaronsi e si fecero lor incontro , affrettandosi di combat
tere. Ed essendosi fra loro avvicinati in sul tramontar
del sole, accamparonsi in picciola distanza , e col per
nottarono. Fattosi bujo , i Galli accesero fuochi, e lasciaron addietro i cavalli , ordinando loro , che in sul
far del giorno , fattisi vedere da' nemici , a beli' agio

268
.din. retrocedessero sulle stesse tracce. Poscia andarono per oc
culte vie alla volta di Fiesole , ed ivi (roi) attelaronsi col
divisaruento di ricever i loro cavalli , e di opporsi im
provvisamente all' invasione de' nemici. I Romani , ve
dendo allo spuntar del giorno i cavalli soli , stimarono
i Galli andati in volta , e si misero ad inseguir fervi
damente la cavalleria che si ritirava , ma come furono
vicini a' nemici , balzaron fuora i Galli , e gli assalta
rono. Fu dapprincipio la zuffa violenta da ambe le
parti , ma finalmente essendo i Galli superiori d'audacia
e di numero , i Romani , lasciati sul campo non meno
di sei mila morti , fuggirono. La maggior parte di loro
ricover in un luogo forte , e vi rimase. Il quale i
Galli presero dapprima ad assediare , ma mal conci come
erano dal viaggio e della notte antecedente , da' pati
menti e dalle fatiche , andaron a riposare ed a rinfre
scarsi , lasciando parte de' loro cavalli a guardia intorno
ai colle, con animo di assediare il giorno vegnente quelli
che eransi col rifuggiti , ove di buon grado non si
fossero arresi.
XXVI. Frattanto Lucio Emilio , ch'era stanziato sulla
costa dell' Adriatico , come riseppe che i Galli , tra
passata 1' Etruria , appressavansi a Roma, avventurosa
mente, quando pi n'era bisogno, giunse sollecito a
recar soccorso. E posto il campo vicino a'nemici, quelli
eh' eransi rifuggiti sul colle veggendo i fuochi , ed ac
cortisi di ci eh' era accaduto , ripresero animo incon
tanente , e spedirono di nottetempo alcuni de' loro di
sarmati pel bosco (102), a fine di annunziar l'avveni
mento al console. Questi, sentito l'affare, e considerando

269
che appena gli rimaneva tempo di pigliar un partito A. di l.
nell' emergenza , ordin a' tribuni di uscir co* fanti al
primo apparir del giorno , ed egli slesso co' cavalli incamminossi verso l' anzidetta altura. I condottieri dei
Galli , osservando i fuochi notturni , ne arguirono la
presenza de' nemici , e si ridussero a consiglio. Ove il
re Aneroeste espose cotal sentenza: dover essi dappoi
ch di tanta preda eransi impossessati ( ed era la quan
tit d' uomini , di bestiame , e di robe , che aveano ,
indicibile), cantar la battaglia, e non porre ogni cosa
a cimento , ma ritornare salvi in patria. Deposto il loro
carico, poter essi pi spediti , quando lor cos piacesse,
riprendere le ostilit contro i Romani. Approvarono
tutti il parere di Aneroeste, ed essendosi tenuto questo
consiglio di notte , partironsi innanzi giorno , e prose
guirono lungo il mare per il territorio Etrusco. Lucio
unita alle sue forze la parte dell'esercito eh' erasi sal
vata sull'eminenza, non giudic conveniente di tentar
una battaglia campale , sibbene di seguitar il nemico ,
attendendo a' luoghi ed a' tempi opportuni per recargli
ove fosse possibile, qualche danno e per torgli parte
della preda.
XXVII. Circa quel tempo il console Cajo Attilio ve
nuto dalla Sardegna a Pisa colle sue legioni , prose
guiva il cammino verso Roma , in direzione contraria a
quella de' nemici. Erano gi i Galli presso a Telamone
d' Etruria , quando i loro foraggiatori , abbattutisi alla
vanguardia di Cajo, furono presi. Interrogati dal Con
sole gli appalesarono i fatti preceduti , ed annunziarono
l'arrivo d' amenti ue gli eserciti , del Gallico eh' era vi-

270
A.iiR. croissimo , e di quello di Lucio che gli teneva dietro.
Egli parte maravigliato di colali nuove , parte venuto
nella speranza di pigliar in mezzo i Galli , comand ai
tribuni di schierar le legioni, e d'andar iunanzi a pic
ciolo passo colla fronte spiegata , per quanto i luoghi
il permettessero. Osservato poi un colle opportunamente
situato sovra la strada , per cui passar doveano i Galli ,
mosse in fretta co* cavalli per occuparne la sommit ed
esser il primo ad appiccar la zuffa ; persuaso che cosi
la maggior parte del buon esito a lui sarebbe ascritta.
I Galli dapprincipio ignoravano l'arrivo di Attilio, ma
da ci ch'era avvenuto conghietturavano che Emilio
avesse girato di notte colla cavalleria , e preoccupati
qne* luoghi ; quindi mandarono tosto i loro cavalli ed
alcuni fanti leggeri per prender a' Romani cotesta aU
tura , ma conosciuta presto da alcuni prigioni la venuta
di Cajo , attelarono in fretta i fanti , facendo la schiera
da amendue le facce , cos da tergo , come da fronte :
che sapeau essi seguir gli uni le loro tracce , e gli altri
aspettavano di riscontrare a viso a viso ; ci deducendo
da quanto veniva loro riferito , e da quanto allor ac
cadeva.
XXVIlf. Emilio , sentito 1' approdo delle legioni a
Pisa , ma non aspettando per anche che si avvicinassero,
conobbe chiaro dal combattimento che facevasi intorno
al colle , essere 1' altro esercito de' suoi gi prossimo;
il perch mand subito i suoi cavalli in ajuto di quelli
che sul colle pugnavano , ed egli , disposti i suoi fanti
contortile praticano i Romani, and incoutro a' nemici.
I Galli schierati aveauo i cosi detti Gesati delle Alpi

27 1
alla coda, ove aspettavano Emilio , e dietro a questi A.diH.
g' Insubri. In fronte attelarono i Taurisei , ed i Boii
che abitano di qua del P , in posizione contraria agli
anzidetti , guardando la parte ove avanzavansi le legioni
di Cajo. I carri ed i cocchi posero di fuori allato ad
amendue le ale , e la preda ridussero in uno de' monti
aggiacenti , mettendoci attorno delle guardie. L' esercito
de' Galli adunque in due fronti schierato , riusc non
solo di terribil aspetto , ma eziandio di molta efficacia.
G* Insubri ed i Boii schieraronsi in brache , e eoa
leggeri saj in dosso; i Cesati per vanit e fidanza gittaion via questi vestiti , e ignudi colle armi si posero
nelle prime (ile, stimando d'essere cos (io3) pi atti
alla pugna , perciocch i prunai eh' erano in alcuni siti
avviluppavansi agli abiti , ed impedivano 1' uso delle
armi. La prima zuffa fu sul colle , al cospetto di tutti,
sendoch grande moltitudine di cavalli , concorsa da
ciaschedun esercito , affrontata erasi col alla mescolata.
Allora il console Cajo, combattendo con soverchio ar
dire , mor nella mischia , e la sua testa fu portata al
re de' Galli. Ma la cavalleria Romana valorosamente pu
gnando super alla Gne il luogo e gii avversarli. Po
scia , essendosi la fanteria gi avvicinata , v' ebbe uno
spettacolo singolare e maraviglioso , non solo per chi
era in quell' occasione presente , ma per coloro pure
che in appresso per via di relazione formarsi possono
un' idea dell' accaduto.
XXIX. Primieramente siccome la battaglia composta
era di tre eserciti , cos egli manifesto che strano ed
insolito apparir dovea l' aspetto ed il genere del con-

272
A. R. flrtto. la secondo luogo , chi o al presente , o a quel
tempo non avrebbe dubitato se pi pericolosa fosse la
posizione de' Galli , cui da amendue le parti stringevano
i nemici , o all' opposto pi acconcia alla- vittoria, mercech combattevano ad un' ora con amendue gli eser
citi , ed insieme salvavansi le spalle dalle aggressioni di
ciascheduno ? Ma ci che pi monta si , che chiusa
era loro ogni via (io4) alla ritirata cos in avanti, co
me indietro , e tolto ogni scampo ove fossero vinti :
che tal propriet ha 1' uso dello schieramento a due
fronti. A' Romani dava animo 1' aver presi i nemici in
mezzo e circondati da ogni parte ; ma dall'altro canto
gli sbigottiva T appariscenza ed il tumulto dell' esercito
de' Galli; perciocch innumerevol era la moltitudine delle
trombe e delle corna , ed oltre a ci , salmeggiando
tutta l' oste in coro , tale e tanto schiamazzo ne nasce
va , che la voce sembrava venir non solo dagli stru
menti da fiato e da' soldati , ma eziandio da' luoghi vi
cini che rimbombavano. Tremendo era pure 1' aspetto
e il movimento degli uomini ignudi , cospicui per fior
d' et e per forma. Tutti quelli ch'erano nelle prime
insegne andavan ornati di (io5) collane e di smaniglie
d' oro , le quali guardando i Romani parte stupivano ,
parte adescati dalla speranza del guadagno erano dop
piamente stimolati alla pugna.
XXX. Del resto , come prima i lanciatori Romani s
fecero innanzi , e secondo il loro costume con sicura
mano avventaron un nugolo di frecce; a' Galli che sta
vano in dietro molto venivan in acconcio i saj e le
brache ; ma ai Cesati , eh' erano nelle prime file , co

2^3
testo inaspettato avvenimento arrec alf opposto molto A. difl.
incomodo ed imbarazzo. Imperciocch, siccome lo scudo
gallico non pu coprir tutta la persona , cos quanto
pi ignudi e grandi erano i corpi , tanto maggiormente
vi si appigliavano le frecce. Alla fine non si potendo
difendere da' lanciatori , per cagione della distanza e
della moltitudine delle saette che piovevano , vinti dal
male e disperati , parte precipitavansi nelle file de' ne
mici furibondi e forsennati , ed abbandonati s stessi ,
incontravano spontaneamente la morte , parte ritiravansi
a poco a poco fra i suoi , e manifestando il proprio
avvilimento , mettevano la costernazione in quelli di
dietro (oy). Per tal modo adunque i lanciatori Romani
abbatterono la fierezza de' Gesati. Ma la massa degl'In
subri , de' Boit e de' Taurisci , non s tosto i Romani
ebbero ritirati . i lanciatori , e mandaroti loro addosso le
insegne , che attaccati i nemici dappresso fecero aspra
battaglia, e per quanto fossero tagliati (i 08), resistevano
con egual ardore , nell' apparato solo delle armi , cos
uniti, come a corpo a corpo, inferiori a'Romani (109),
gli scudi de' quali pella sicurezza e le sciabole peli' azione sono di gran lunga pi eccellenti ; laddove quelle
de' Galli sono soltanto da taglio. Poich la cavalleria dei
Romani , discendendo dal colle , fece impressione da
luogo superiore e per fianco , e valorosamente pugn ,
i fanti de' Galli furono trucidati ne' loro posti , e la
cavalleria and in volta.
XXXI. Perirono de' Galli da quaranta mila ; e non
meno di dieci mila ne furono presi , fra cui il re
Copcolilano. L' altro Aneroesto fugg con pochi in un
Polibio , tomo 1.
18

a74
diR' luogo , ove tolse la vita a s ed a' suoi pi prossimi.
Il capitano de' Romaui raccolse le spoglie e mandolie
a Roma ; ma la preda restitu a chi apparteneva. Egli
colle legioni , varcato il territorio de' Liguri , fece im
pressione nella campagna de' Roii , e saziata di rapina
1' avidit de' soldati , fra pochi giorni ritorn a Roma
coli' esercito , ed orn il Campidoglio colle insegne e
colle (ito) maniache tolte a'nemici (eran queste cerchi
di oro , che i Galli portano intorno al collo ). Le altre
spoglie serb per fregiarne il suo ingresso trionfale. Per
tal modo torn vana la pi poderosa spedizione dei
Galli , che a tutti gl'Italiani, e massimamente a' Romani
530 minacciata avea la pi grande e spaventosa mina. Dopo
questa vittoria , sperando i Romani , di poter scacciare
al tutto i Galli da' paesi intorno al P , mandarono
amendue i consoli Quinto Fulvio e Tito Manlio no
vellamente creati , con un esercito e con grande ap
parecchio contro i Galli. I quali assaltati d' improvviso
i Boii , spaventarongli a tale, che si rimisero all'ar
bitrio de' Romani. Ma sopraggiunte essendo pioggie di
rotte ed una costituzione pestilenziale , alla fine niente
si fece.
53 1
XXXII. I consoli dopo questi eletti, Publio Furio e
Cajo Flaminio , invasero nuovamente la Gallia per il
paese (in) degli Auani , i quali dimorano poco lungi
da Piacenza (Marsiglia) (112). Questi si fecero amici,
e passarono nel territorio degl' Insubri al confluente
dell' Adda e del P. Ma essendo stati sconGtti al passo ,
e mentre che s' accampavano, tosto arrestarons: , pose/a
fcrtnarou un trattato, e accordatisi sgomberaros quei

2^5 '
luoghi. ludi pi giorni per quelle parti aggiraronsi , e A.diR.
tragittato il fiume ( 1 1 3) Chiese vennero nel dominio
de' Cemmani , i quali avendo presi a compagni , per
ciocch erano alleati , invasero un' altra volta dalle re
gioni Subalpine il piano' degl' Insubri , ed arsero la cam
pagna , e devastaron le abitazioni. I capi degl' Insubri ,
veggendo esser invariabili verso di loro gli animi dei
Romani , determinarono di darsi in balla della fortuna ,
e di venir ad una fazione decisiva. Raccolsero adunque
tutte (li 4) le insegne, levando eziandio dal (li5) tem
pio di Minerva quelle che chiaman immobili , e fecero
ogni altra provvigione necessaria: poscia arditi e mi
nacciosi accamparonsi di rincontro a' nemici , in numero
di cinquanta mila. I Romani , parte scorgendo s stessi
molto inferiori agli avversarli, volevano giovarsi delle
forze de* Galli loro alleati ; parte considerando l' infe
delt di costoro , e che avrebbono dovuto combattere
con uomini della stessa schiatta , temerono di associarsi
siffatta gente in cotal occasione e in tanta impresa. Fi- .
nalmente rimasero di qua del fiume , ed i Galli eh' erano in loro compagnia fecero passare sull'altra riva;
poi staccarono i ponti d' in sulla corrente. Cosi guarentironsi da quelli , ed insieme lasciarono a s l' unica
speranza di salvezza nella vittoria, non essendo guazzabile 1' anzidetto fiume , che avean alle spalle. Ci fatto
s' accinsero alla pugna.
XXXIII. Vantasi 1' accorgimento de' Romani in cotesta battaglia , ove instruiti furono da' tribuni come ,
e in comune , e ciascheduno per s avessero a com
battere. Imperciocch , conosciuto avendo da' passali ci-

276
A. diR. nienti, essere tutta la gente GalKca formidabilissima e
fervida nel primo impeto , finattanto eh' intatta , e le
sue sciabole , conforme dicemmo di sopra , pella loro
costruzione non tagliare se non se calato il primo fen
dente, e poscia rintuzzarsi tosto ed incurvarsi per lungo
e per largo , a tale , che non dando tempo a chi se
ne ha a valere di puntarle in terra per dirizzarle col
piede , non possibile d' assestar con esse il secondo
colpo : ci , dico , conoscendo i tribuni , distribuirono
le aste de' triarii collocati nelle ultime file (116) alle
prime coorti, ed imposero loro di adoperar dopo queste
le spade. Indi attaccarono di fronte i Galli , le cui
sciabole , come prima ebbero calati i primi colpi alle
aste, si rendettero inutili. Allora (117) corsero loro alla
vita, e tolsero a' nemici ogni facolt di (118) battagliare
menando in distanza colpi dall' allo , siccome . costume
de' Galli , le spade de' quali sono al tutto senza punta .
Ma i Romani non tagliando , sibbene i ferri diritti
aventi acuta punta , (119) spingendo per modo , che
non poteansi causare , percuotevano con reiterati colpi
i petti e le facce degli avversarli, e la maggior parte
ne trucidavano , merc della provvidenza de' tribuni.
Imperciocch il console Flaminio non sembra essersi
bene diportato in quell' affronto avendo schierato I' esercito sul ciglione del (lume , e guastato ci che ha
di proprio la battaglia Romana , non lasciando luogo
alle coorti per ritirarsi a lento passo. Che per poco
che i soldati nella pugna avessero piegato , doveansi
gittare nel fiume peli' inconsideratezza del capitano.
Tuttavia riportarono segnalata vittoria col proprio va-*

277
rore , conforme dissi , e pieni di preda , e di non po- A. diR.
che spoglie impossessatisi , ritornarono a Roma.
XXXIV. La state seguente mandarono i Galli am- 53a
basciadori a chieder pace , promettendo che tutto farebbono ; ma i consoli di quell' anno , Marco Claudio >
e Gneo Cornelio , procacciarono che la pace non fosse
loro accordata. Ributtati adunque , risolverono di ci
mentar 1' ultima speranza , e di bel nuovo si volsero a
stipendiare i Galli Gesati , che abitano presso al Ro
dano , de'quali presero trenta mila, e li tennero pronti,
-aspettando l'invasione de' nemici. I consoli, giunta la
primavera , condussero l' esercito nella campagna degli
Insubri, e venuti presso (120) Acerra , situata tra il
P e gli Appennini , vi si alloggiarono , ed assediarono
questa citt. G* Insubri non potevano soccorrerla , es
sendo da' Romani stati occupati i luoghi pi opportuni;
ma bramosi di levarne 1* assedio , tragittaron il P con
una parte delle loro forze ed entrati nelle torre degli
Anani assediarono (121) Clastidio. Venutane la nuova
a' consoli , Marco Claudio co' cavalli e con (122) buon
numero di fanti accorse in ajuto degli assediati. I Galli,
sentito 1' arrivo degli avversarii , si tolsero dall' assedio,
ed andati lor incontro si misero in ordinanza. I Ro
mani , cricaronli arditamente colla cavalleria , ed essi
dapprincipio facevano testa ; ma circondati poscia alle
spalle ed a' fianchi , scompigliaronsi e furouo messi jn
fuga dalla stessa cavalleria. Molti di loro caddero nel
fiume e perirono ne' suoi gorghi ; i pi furono tagliati
da' nemici. Presero i Romani eziandio Acerra , piena
di vettovaglia , ed i Galli ricoveraron a Milano , luogo

278
.diR. principale del paese degl'Insubri. Gneo g' insegu senza
posa , e in men che non ' avvide fu presso a Milano.
I Galli dapprincipio non si mossero , ma come il con
sole riprese la via d' Acerra , sortirono ed audacemente
nojarono il retroguardo , ed avendone morti non pochi,
parte degli altri costrinsero a fuggire. Gneo richiamata
la vanguardia , le ordin di fermarsi e d' affrontarsi coi
nemici. I Romani ubbidiron al console , e gagliarda
mente combatterono co' Galli che g' incalzavano. Questi,
animosi pilla vittoria che tenean in mano , alcun poco
stettero saldi , ma fra poco andaron in volta , e si ri
dussero alle montagne aggiacenti. Gneo inseguilli, guast
la loro campagna , e prese Milano colla forza.
XXXV. Dopo questo avvenimento i capi degl' Insu
bri , abbandonala qualunque speranza di salvezza , ri
misero ogni loro cosa all' arbitrio de' Romani. Cotal
fine ebbe la guerra co' Galli : guerra che , ove si ri
guardi al furore ed all' audacia de' combattenti , non
meno che al numero delle battaglie ed alla moltitudine
degli uomini che in esse pugnarono e perirono, a nes
suna delle pi conte inferiore; ma per ci che spetta
al genere delle imprese , e allo sciocco maneggio dei
particolari affatto spregevole , sendoch i Galli non
nella maggior parte , ma in lutti i loro affari reggonsi
pi (ia3) coli* impeto che col consiglio. I quali osser
vando noi poco appresso (ia4) discacciati dal piano del
P , eccettoch da pochi luoghi che giacciono sotto le
Alpi , non abbiam creduto dover passare sotto silenzio
la loro prima venuta , n i fatti che di poi seguirono ,
n (i25) come l'ultima volta insurscro. Che ufficio della

279
storta stimiamo esser 11 rammentare e descriver a' posteri A. di l.
siffatti (126) episodii della fortuna; affinch coloro ci) e
dopo noi verranno , ignari di cotesti avvenimenti , non
si sgomentino delle repentine e temerarie irruzioni dei
Barbari , ma alquanto rechinsi alla mente , che cotal
genia in breve tempo e di leggeri pu esser distrutta
da chi dura nel far loro resistenza , e quindi nulla la
scino intentato, anzich ceder loro qualsivoglia cosa ne
cessaria. E, a dir vero , quelli che a noi propagarono
la memoria dell' impressione che i Persiani fecero in
Grecia ed i Galli in Delfo , moltissimo contribuirono
ai combattimenti che impresi furono pella comune libert
della Grecia. Imperciocch nessuno lascerassi sbigottir
dagli apparati , dalle armi , dalla moltitudine di gente ,
e rinunzier all' ultima speranza in combattendo pella
propria contrada e pella patria , ove si porr innanzi,
agli occhi le maravigliose gesta di que' tempi , e s
rammenter quante migliaja d'uomini, e quali ardimenti,
e quali apparecchi ridusse a nulla la forza guidata nei
cimenti dal raziocinio. Il terrore pertanto de' Galli ha
gi spesso , non solo anticamente , ma a' nostri giorni
ancora colpiti i Greci. II perch io mi sono tanto mag
giormente indotto a tessere la loro storia sommaria
mente , facendomi da tempi pi remoti.
XXXVI. Asdrubale , capitano de' Cartaginesi , ( che 533
di qui si dipartita la nostra narrazione ) poich' ebbe
amministrati ott' anni gii affari di Spagna, (127) mori
ucciso a tradimento nel suo albergo da certo Gallo in
vendetta d'ingiurie private. Questi grande aumento avea
recato alla potenza de' Cartaginesi, non tanto colle opere

28o
A.JiR. di guerra, che coll' affabilit verso i Signori del paese.
I Cartaginesi conferirono il capitanato di Spagna ad
Annibale (t28) ancor giovine, per cagione della perspi
cacia e del coraggio che nelle sue azioni apparivano. Il
quale, come prima assunse il supremo potere, traspirar
fece da' suoi consigli che portata avrebbe la guerra ai
Romani ; locch eziandio finalmente esegui , mettendo
pochissimo tempo in mezzo. Erano gi sin d' allora i
Romani ed i Cartaginesi in reciprochi sospetti, (129) e
aizzamenti ; dappoich quelli bramosi di vendicar le
rotte sofferte in Sicilia , mulinavano nuove imprese , ed
i Romani, osservando le loro macchinazioni, diffidavano.
Ond' era chiaro a chi diritto estimava , ebe fra poco
sarebbonsi fatta la guerra.
XXXVII. Intorno allo stesso tempo, gli Achei ed il
re Filippo , insieme cogli altri alleati, impresero contro
agli Etoli la guerra chiamata Sociale. Noi pertanto ,
poich , narrati avendo i fatti di Sicilia e d' Africa , e
gli altri a questi successivi , secondo che richiedea la
serie continuata della nostra preparazione , pervenuti
siamo all' incominciamento di questa guerra Sociale , e
della seconda che insurse tra i Romani ed i Cartagi
nesi , che i pi. chiamano Annibalica , da' quali tempi
sin da principio divisammo e promettemmo di condurre
il filo della nostra storia ; stimiamo conveniente di la
sciar (i3o) cotesia materia e di passar agli avvenimenti
della Grecia, affinch, agguagliata ogni parte del nostro
lavoro preliminare , e recata a' medesimi tempi , inco
minciar possiamo la propria storia , che intendiamo di
trattar (i3i) dimostrativamente. Imperciocch , siccome

28 1
mou alcuni fat , conforme fecero gli scrittori innanzi A.diR.
a noi , quali sarebbono quelli de' Greci e de' Persiani ;
sibbene quelli di tutte le parti note della terra pren
demmo a descrivere , al qual subbietto singolari mezzi
forniscono i nostri tempi, su che altrove pi chiaro ci
spiegheremo ; cosi sar mestieri di toccar alcun poco ,
avanti d'entrar (i3a) nell'argomento slesso, le nazioni
ed i luoghi pi conosciuti dell' orbe abitato. Degli
Asiani e degli Egizii baster far menzione incominciando
da' tempi ora discorsi: che la storia de' Ioto antenati fu
da molti pubblicata , ed a tutti nota , e a' nostri
tempi la fortuna non fece incontrar loro nessuna straor
dinaria mutazione , sicch fia d' uopo rammentar le vi
cende de' loro maggiori. Ma intorno la nazione degli
Achei , e la casa di Macedonia cadr in acconcio di
risalir brevemente a tempi anteriori ; dappoich questa
al tutto disfatta , laddove gli Achei , (i 33) siccome
accenammo di sopra , prosperan oggid maravigliosa
mente merc della loro concordia. Molli, a dir vero,
tentaron in addietro d' indurre i Peloponnesi a cotal
utile unione , ma nessuno vi pot riuscire , sendoch .
ciascheduno per la propria Signora si affaticava, e non
a pr della comune libert. La qual cosa tale e tanto
incremento e perfezione consegu a' nostri giorni , che
non solo amicizia ed alleanza strinsero tra loro , ma
usati ancora le stesse leggi , gli slessi pesi , misure e
monete , ed oltre a ci hanno i medesimi maestrali ,
senatori e giudici. In somma , nulla manca al Pelopon
neso perch abbia la forma d' una sola citt , fuorch
1' esser i suoi abitanti cinti dalle slesse mura. Le altre

282
A.diR. cose tutte, cosi in comune) come nelle sngole citt,1
sono egualiw
XXXVHI. (i34) Primieramente non sar inutile ap
prender , come e per qual guisa il nome di Achei
prevalse presso tutti i Peloponuesi : che coloro i quali
dapprincipio ebbero questa patria denominazione , non
erano ragguardevoli per estensione di terreno , n per
moltitudine di citt , n in ricchezza , n in valore gli
altri avanzavano , essendo la nazione degli Arcadi , e
similmente quella de' Lacedemoni, per numero di gente,
e vastit di dominio, di gran lunga a quelli superiori,
e la palma del valore non avendo i mentovati popoli
ceduta giammai ad alcuno de' Greci. Come adunque e
perch questi , e tutti gli altri Peloponnesi , il governo
degli Achei e la loro denominazione (1 35) di buon
grado assunsero ? Dire che fosse opera della fortuna
non conviene in alcun modo : che frivolezza sarebbe.
Sibbene cercar ne dobbiam pi tosto la causa , senza
cui n le cose conformi alla ragione, n quelle che ne
sembrano esser aliene , possono aver effetto. La qual
causa , per mio avviso , questa. Non trover alcuno
sistema pi sincero di uguaglianza e di franchigia, e di
ogn' istituto che appartiene a vero governo popolare ,
di quello ch'esiste presso gli Achei. Alcuni Peloponnesi
abbracciarono spontaneamente ; molti vi furon indotti
colla persuasione e col ragionamento , ed alcuni che
per congiuntura il ricevettero forzali , tosto 1* ebbero a
grado. Imperciocch non essendo rimasto a' primi fon
datori privilegio alcuno , ed accordandosi eguali diritti
a quelli che audavansi accettando , giunse coiesta re-

a83
pubblica ben presto al suo intento , per mezzo di due A. di R.
cooperatori potentissimi , dell' eguaglianza , e della be
nevolenza. Questa dunque da reputarsi la prima e
genuina causa della concordia , per cui i .Peloponnesi
conseguirono la presente felicit. Le massime pertanto
e la forma di governo teste addotte , vigevan eziandio
in addietro tra gli Achei; locche manifesto per molli
documenti, de' quali baster al presente, per aggiugner
fede a' nostri detti , addurne uno o due.
XXXIX. Allorquando nella parte d' Italia eh' era
appellata Magna Grecia, (i 36) arsi furono i collegii
de' Pkagorei , insurse tosto un movimento universale
negli stati, conforme accader dovea , poieb cosi ina
spettatamente eran periti gli uomini principali di cia
scheduna citt. Laonde empieronsi tutte le citt grechein quelle contrade d' assassini! , di ribellione , e d' ogni
maniera di scompiglio. A' quali tempi essendo da quasi
tutte le parti della Grecia mandati ambasciadori per
procurar un1 accomodamnto , a' soli Achei ed alla fede
loro si rimisero per liberarsi da' mali che li stringevano.
N allora approvarono soltanto la costituzione degli
Achei , ma dopo qualche tempo al tutto si diedero ad
imitare la loro forma di governo , ed esortandosi tra
loro ed accordandosi i Crotoniati , i Sibariti , ed i
Cauloniati , stabilirono dapprima un comune sacrario a
( 1 3 j) Giove Accordatore , ed un luogo in cui tene
vano le ragunanze ed i consigli ; poscia si presero i
costumi e le leggi degli Achei , e se ne valsero nelF amministrazione della repubblica ; ma dal dominio di
Dionigi Siracusano , e dalla prepotenza de' Barbari che

284
A. diU. abitavan loro dintorno impediti furono d'eseguirli, ed
a mal grado loro e per necessit li lasciarono. In ap
presso essendo i Lacedemoni inaspettatamente stali scon
fitti ( 1 38) nella battaglia di Leuttra, ed i Tebani contra
ogni speranza ottenuto avendo il principato della Gre
cia , gran turbamento nacque fra tutti i Greci , e mas
simamente fra gli anzidetti, dappoich gli (i3p,) un
non si confessavano vinti, gli altri non credevano d'aver
riportata vittoria. Tuttavia e Tebani e Lacedemoni fe
cero arbitri delle loro contese i soli Achei fra tutti i
Greci, non riguardando alla loro potenza, come quelli
che allora in Grecia eran i meno possenti , ma pi
presto alla loro fede ed onest : che tal era allora l' opinione che tutti senza contrasto aveano degli Achei
Sebbene a quel tempo non avean essi che la nuda vo
lont, e nessun effetto o atto memorabile, apparteneute
all' accrescimento del loro stato , ne conseguitava ; sendoch surger non poteva un capo degno de' loro con
sigli. Che se pur talvolta se ne mostrava alcuno , offu
scato egli era ed impedito , quando dal principato dei
Lacedemoni , quando , c ci pi sovente , da quello
de* Macedoni.
XL. Ma poich trovarono, finalmente capi di vaglia,
fecero ben presto manifesta la loro possanza , recando
a compimento un' opera bellissima , la concordia dei
Peloponnesi. Della qual impresa tutta da stimarsi autor
e duce Arato da Sicione , promotore e consumatore
Filopemene da Megalopoli ; ma (r4) stabile alquanto
la rendette Licorta e quelli ch'erano della sua sentenza.
Ma ci che ciascheduno foce , c come , e quando ,

a85
e' ingegneremo d' esporre ( 1 4 ' ) secondoch sar con- A. di E.
veniente alla nostra ragione di scrivere. Le cose pertanto
amministrate da Arato , ed ora e poi rammenteremo
sommariamente , avendo egli intorno alle proprie gesta
(142) composte memorie con molta verit e chiarezza.
Quelle che ad altri -appartengono narreremo con mag
gior accuratezza ed estensione. E sembrami che pi fa
cile sar per riuscir a m la sposizione , ed a' leggitori
pi spedita 1' intelligenza , se incominceremo da quei
tempi , in cut essendo state da' re di Macedonia divise
le citt della nazione Achea, ebbe nuovamente principio
il mutuo consenso delle stesse citt, donde avvenne che
la nazione and sempre crescendo , finch giunse al
l' apice ov' a' nostri giorni , del quale abbiamo test
( 1 43) alcun poco discorso.
XLI. Volgeva l'Olimpiade centesima vigesima quarta, Olim.
quando i Patrei ed i Dimei incominciarono ad esser cxxlv
concordi , a' tempi in cui passarono di questa vita Tolemeo di Lago, Lisimaco, Seleuco e Tolemeo Cerauno,
i quali tutti morirono circa 1' Olimpiade anzidetta. Nel1' et a questa anteriore tal era la situazione della nazion Acbea. Da (i44) Tisamene, ch'era figlio d'Oreste,
ed al ritorno degli Eraclidi scacciato di Sparta occup
le terre d' Achea,' continu una discendenza non inter
rotta di regnanti sino ad (i45)Ogige. Da'figli del quale
alienatisi poscia, perch non colle leggi ma coli' arbitrio
li governavano, mutarono il lor reggimento in Signora
popolare. Ne' tempi appresso sino a' regni di Alessandro
e di Filippo, variarono le loro vicende secondo le cir
costanze : tuttavia ingegnaronsi sempre di conservar

a86
A.dR. nella loro repubblica, conforme dicemmo, lo stato po
polare. Era la loro democrazia composta di dodici citt,
che vi durano ancora , tranne ( 1 4^) Oleno , (147) ed.
Elice, che fu iogojata dal mare poco avanti la battaglia
di Leuttra. Queste citt sono, Patra , Dime, Fara,
Tritea, Leonzio, Egira, Pellene, Egio, (i48) Bura, Cerinea, Oleno ed Elice. Dopo la morte d'Alessandro, ed
innanzi all' Olimpiade test mentovata, vennero in tanta
discordia e mal umore, massimamente per opera de' re
di Macedonia , che tutte le citt , 1' una dall' altra se
parata reggevansi in modo contrario alla vicendevole
loro utilit. Donde avvenne che Demetrio e Cassandro,
e poscia Antigono Gonata in alcune d' esse posero
guernigione , ed altre governate furono da tiranni. Il
qual Antigono sembra che molte Signorie assolute in470 traducesse fra i Greci. Circa la centesima vigesima quarta
Olimpiade , siccome dissi di sopra , pentitisi incomin
ciarono un' altra fiata a concordare ; e ci avvenne
quando Pirro tragitt in Italia. I primi ad unirsi furon
quelli di Dima , di Patra , di Tritea , di Fara ; quindi
che non (149) esiste neppur una coIoana, la quale
attesti il comun governo di queste citt. Dopo cin
que anni circa gli Egiei espulsero il loro presidio , e
furono ricevuti nella lega ; appresso questi i Burii ,
poich' ebber ucciso il loro tiranno. Insieme con essi
repristinaronsi i Cerinei; perciocch veggendo Isea che
a quel tempo era di Cerinea tiranno , cacciato fuor di
Egio il presidio , morto per Marco e per gli Achei il
Signore di Bura , e s stesso prossimo ad aver guerra
da ogni lato , depose l' impero , e preso salvo condotto
dagli Achei , agginnse la citt alla loro unione.

287
XLII. Ora in grazia di che son io risalito a quei A.diR .
tempi Primieramente affinch fia manifesto , come , e
quando , e quali fra gli antichi Achei furon i primi a
rimetter il presente stato. In secondo luogo , perch
quanto dicemmo delle loro istituzioni fede acquisti, non
dall' asserzione nostra , ma da' fatti stessi , essere , cio ,
stata sempre la massima fondamentale degli Achei . di
offerir a tutti 1' eguaglianza e la libert eh' tra loro ,
e di far guerra e combattere di continuo con quelli
che colle proprie forze o ajutati da qualche re riducon
(i5o) in servaggio le loro patrie. La qual opera in
coiai guisa e con tale intendimento compierono , parte
da s , parte col soccorso degli alleati. Imperciocch i
resultamenti conseguiti coli' assistenza di quelli in tal
particolare ne' tempi posteriori , riferirsi debbono alla
costituzione degli Achei , i quali , avendo prestata la
lor opera a molti , e singolarmente a' Romani in ben
molle e bellissime fazioni , non desiderarono giammai
per s emolumento alcuno nelle vittorie, ma in premio
di tutto l' impegno , con cui aveano serviti gli alleati ,
riserbavansi la libert di ciascheduno e la comune con
cordia de' Peloponnesi. Queste cose pertanto meglio s
comprenderanno dalle stesse gesta.
XLIII. Venticinque anni si ressero in comune le cxxxi
citt mentovate , eleggendo in giro un segretario generale e due Pretori. Poscia parve loro di crearne un
solo , ed affidar a lui tutti gli affari , ed il primo cui
tocc quest'onore fu Marco da Celiaca. (i5i) Quattro
anni dopo la costui pretura , Arato da Sicione in et
di veni' anni , liberata avendo la patria dalla tirannide

288
jt.diR. col suo valore ed ardimento, collegolla con la repnb5o4 blica degli Achei , della costituzione de' quali egli fino
da' primi suoi anni era invaghito. Eletto pretore la se
conda volta, e presa per via di segrete pratiche la rocca
di Corinto , presidiata da Antigono , franc da grande
timore gli abitanti del Peloponneso, e liber i Corintii,
cxxxiv che aggiunse alla lega Achea. Nella stessa magistratura
5 1 1 (i52) ebbe per maneggi la citt di Mcgara, e la diede
agli Achei. Ci avvenne 1' anno innanzi alla rotta dei
Cartaginesi, per cui, sgomberata tutta la Sicilia, ridotti
furono la prima volta a pagar tributo a' Romani. Arato
dunque , avendo in breve tempo fatti grandi progressi ,
( 1 53) continu del resto a governare i popoli Achei
per modo, che tutti i suoi disegni e tutte le sue azioni
ad un fine solo diresse , il qual era , di scacciar i Ma
cedoni dal Peloponneso , di disfare le Monarchie , e di
assodar a ciascheduno la comune e patria libert. Mentrech vivea Antigono Gonata , egli , opponendosi alle
sue mene ed all' avidit degli Etoli , amministrava tutto
con ottimo successo : sebbene a tanto giunse 1' iniquit
e T audacia d' amendue , che fermaron tra loro trattato
di dividere le popolazioni Achee.
XL1V. Morto Antigono , e confederatisi gli Achei
cogli Etoli , cui prestarono valorosa assistenza nella
guerra contro Demetrio, cessate per allora le avversioni
,
e gli sdegni , insinuaronsi tra loro sociabili ed amiche
disposizioni. Ma regnato avendo Demetrio soli dieci
anni ed essendo morto circa (i54) il tempo in cui i
Romani fecero il primo tragitto nell' Illiria , un corso
di felici eventi second gli amichi disegui degli Achei.

a89.
Imperciocch i tiranni del Peloponneso , perduta ogni
speranza pella morte d' Antigono , che forniva loro
spese e soldo, e minacciati da Arato, il quale sapevano
che cessar volea le Signorie, ed a quelli che l'avrebbon
ubbidito offeriva grandi premii ed onori , ma a chi
non gli badava maggiori mali e pericoli sovrastar facea
dagli Achei , i mentovati tiranni , dico , presero il par
tito di deporre le loro Signorie , di liberar le proprie
patrie e di farsi partecipi del governo degli Achei. Lidiada da Megalopoli pertanto, vivente ancora Demetrio,
di propria elezione, da quell'uomo sperimentato e pru
dente ch'egli era, rinunzi alla tirannide ed entr nella
lega nazionale. Poscia Aristomaco tiranno d'Argo, Senone di Ermiona , e Cleonimo di Fliasia , deposero il
dominio assoluto e furono incorporati colla democrazia
degli Achei.
XLY. Essendosi per siffatti accrescimenti molto ag
grandita la nazione degli Achei , gli Etoli che peli' im
probit ed avarizia loro innata porlavan a quelli invidia,
ma sovrattutto nella speranza di dividere le citt , sic
come avean un d divise (i55) con Alessandro le citt
d' Acarnania , e quelle degli Achei tentato ebbero di
darle ad Antigono Gonata; gli Eloli, dissi, allora pure,
di simile speranza gonfi , osarono di associarsi ed unir
le loro forze con (i 56; Antigono, che a que' tempi
governava i Macedoni , qual tutore di Filippo ancor
fanciullo , e con Cleoraene re di Sparta. Imperocch
veggendo essi che Antigono signoreggiava la Macedonia
sicuramente , e peli' affare della rocca di Corinto era
indubitato e manifesto nemico degli Achei , credevano
Polibio, tomo i.
19

A.dlR.
Sii e
segcxxxvi

HR. che , ove associati avessero i Lacedemoni alla loro im


presa , ed indottili (i ">;) ad inimicar anticipatamente
quella nazione , pi agevolmente 1' avrebbono debellata ,
assaltandola a tempo opportuno , e traendo loro la
guerra addosso da tutte le parti. Locch probabilmente
avrebbono in breve eseguito , se omessa non avessero
la principal avvertenza; non cadendo loro neppure nel1' animo di dover lottare con Arato , uomo capace di
rendersi propizia ogni circostanza. Laonde incominciando
a rimestare ed a muover armi ingiuste , non che otte
nessero l'intento, avvenne loro il contrario, e crebbero
forza ad Arato eh' era allora capo dello stato , ed alla
nazione stessa : che quelli con ogni maggior industria
traeva le cose a suo vantaggio , e guastava i loro di
segni. E come egli la somma degli affari amministrasse
sar manifesto per ci che diremo.
XLVI. Considerando Arato che gli Etoli vergognavansi di far apertamente la guerra agli Achei , troppo
recenti essendo i berieficii che da loro aveano ricevuti
nella guerra con Demetrio ; ma che consigliav.tnsi coi
Lacedemoni , ed a tal giugnea 1' invidia che portavano
agli Achei , che avendo Cleomene tolte loro per frode
(i58) Tegea, Mantinea ed Orcomcno , citt non solo
alleate degli Etoli , ma eziandio parte della loro repub
blica , essi non che ne fossero irritati , gliene confer
marono il possesso , e che coloro i quali in addietro ,
valendosi d' ogni pretesto, facean per avarizia la guerra
anche a chi non gli avea punto offesi, allora lasciavansi
mancar di fede , e di buon grado perdevano le pi
grandi citt solo per render Cleomene rivale degli Achei

*9r
pi sufficiente; ci considerando, egli, ed insieme tutti A.diR.
i cH|>i dell repubblica A chea , determinarono di non
muover le armi contra nessuno , sibbene di opporsi ai
disegni de' Lacedemoni. Questi furono i loro primi pen
sieri, ma come poscia osservarono che Cleomene auda
cemente fabbricava il cosi detto (i5g) Ateneo nel ter
ritorio de' Megalopolitani , dichiarandosi loro manifesto
ed acerbo nemico , convocati gli Achei a radunanza ,
presero di spiegar a' Lacedemoni aperta inimicizia. Tal
fu il principio della guerra Cleomenica, ed a que' tempi 529
avvenue.
cxxxix
XLV1I. Dapprima gli Achei, opposero a'Lacedemoni
le proprie forze , stimando bellissima cosa non ricevere
da altri la salvezza , ma da s salvar le citt e la cam
pagna , e volendo insieme (160) conservarsi amici di
Tolcmeo pe' beneficii da lui ottenuti, e non apparire
di stender altrui la mano. Ma avendo nel progresso
della guerra Cleomene abolita in patria 1' antica forma
di governo , e cangiata in tirannide la legittima potest
regia , e guerreggiando egli con accortezza ed insisten
za , Arato preveggendo l'avvenire e temendo l'astuzia
e I' ardire degli Etoli , risolvette prima d' ogni cosa di
render vani i loro disegni. Conoscendo Antigono uomo
(161) attivo ed intelligente , e tenace di fede, ma sa
pendo altres bene, come (161) i re per natura non
reputau nessuno n inimico n amico , ma 1' utilit
hanno sempre per misura delle loro uimicizie ed ami
cizie , prese ad abboccarsi col mentovato re , e ad in
trodurre seco lui pratiche , facendogli vedere l' esito
che avrebbono queste faccende. Ma di operar ci pale-

292
4 di fi. semente credeva egli non convenirsi per pi ragioni.
Imperciocch Cleomene e gli Eloli sarebbesi procacciati
rivali a' suoi disegni , ed il volgo degli Achei avrebbe
disanimato ricorrendo a' nemici , e sembrando al lutto
disperar delle proprie forze, locch a nessun patto aver
volea voce di fare. Il perch intendeva egli di maneg
giar ci che proponevasi segretamente. Donde avvenne
che fu costretto a dir e a fare molte cose in pubblico
contro alla propria opinione , e di nascondere quanto
macchinava. Pe' quali riguardi egli qualcuno di questi
affari non inser nelle sue memorie.
XLVIH. Sapeva egli che i Megalopolitani molto sof
ferivano nella guerra , perciocch confinavano colla Lacoma , e pi degli altri esposti erano alle ostilit , e
che non riceveano la dovuta assistenza dagli Achei , i
quali oppressi trovavansi dalle circostanze ; conosceva
inoltre esser essi affezionati alla casa di Macedonia ,
sino da' tempi in cui (i(>3) beneficati furono da Filippo
figlio di Aminta. Quindi argu, che stretti da Cleomene
ricorsi sarebbono ad Antigono, ed ogni speranza avrebbon riposta ne' Macedoni. Comunic adunque segreta
mente tutto il suo disegno a Nicofane e Cercida Me
galopolitani , eh' erano suoi ospiti paterni , ed acconcii
all' opera da lui meditata. Per mezzo di questi facil
mente ottenne da' Megalopolitani di mandar un' amba
sceria agli Achei per esortarli a procacciare soccorsi da
Antigono. Elessero pertanto quelli da Megalopoli Nicofane e Cercida ad ambasciadori presso gli Achei , e di
Il tosto presso Antigono , ove la nazione fosse per ac
consentire. Gli Achei accordarono a' Megalopolitani di

293
mandar ambasciadori , e NIcofane col collega non in- A. di fi.
dugi di recarsi al re , cut intorno alla sua patria dis
sero brevemente ed in succinto quant' era. necessario ;
ma circa la somma degli affari ragionarono molto se
condo le incumbenze e le insinuazioni di Arato. .
XLIX. Le quali erano , di porre sott' occhio al re
l'intelligenza degli Etoli e di Cleomeue, qual forza
avesse ed a che mirasse ; d' esporgli , come i primi a
temerne avrebbon ad essere gli Achei , e dopo questi
Antigono ancor maggiormente. Imperciocch, come non
possano gli Achei resistere alla guerra mossa da amendue , facil cosa esser a comprendersi ; ma come gli
Eloli e Cleomene , soggiogati quelli , non sarebbono
conlenti n arresterebbonsi nel corso della vittoria , es
ser , a chi vi pone mente , pi agevol ancora a cono
scere. Che V avarizia degli Etoli non che il Pelopon
neso , i confini della Grecia non sazierebbono, e 1' am
bizione di Cleomene ed ogni suo disegno tender al
presente al dominio del Peloponneso , ma ove ci con
seguisse , incontanente agognerebbe alla sovranit di
tutta la Grecia , a cui giugner non potrebbe senza pria
disfare il regno di Macedonia. Il pregaron adunque
considerasse , volgendo lo sguardo all' avvenire , se pi
util sarebbe a' suoi affari di guerreggiar (i64) insieme
cogli Achei e co' Beozii nel Peloponneso contro Cleo
mene , pel principato della Grecia , ovveramente di ne
gligere una tanta nazione, e combatter in Tessaglia cogli
Eloli e co' Beozii , ed oltre a ci cogli Achei e co La
cedemoni peli' impero di .Macedonia. Che se gli Etoli ,
compunti di vergogna pella benevolenza dimostrala loro

394
A. diR. dagli Achei (i 65) a* tempi di Demetrio, s'infingessero
di star cheli, siccome fan ora, gli Achei con Cleontene
solo pugnerebbono , e ove la fortuna li secondasse me
stieri non avrehbono di soccorsi , e se loro fosse con
traria , e gli Etoli pure gli attaccassero , esortaronlo ,
badasse a quanto facevasi , e non si lasciasse fuggir
1' occasione di salvar i Peloponnesi , finattantocb poslibil fosse. Della lor fede e gratitudine dover egli viver
sicuro , dappoich al momento dell' esecuzione avrebbe
Arato trovate guarentigie tali , che ad amene! ue sarebbono piaciute , ed avrebb' egli eziandio significato il
tempo opportuno per mandar i soccorsi.
L. Antigono , sentite queste cose , e sembrandogli
(166) vere ed importanti le indicazioni di Aralo , si
diede in appresso ad osservar attentamente ci che operavasi. Scrisse pur a' Megalopolitani , promettendo loro
ajuti , quando gli Achei gli avessero voluti. Nicofane e
Cercida , ritornali a casa , consegnarono la lettera del
re , ed esposero la benevolenza e 1' animo propenso di
lui: onde i Megalopolitani erano tulli confortati, e parca
a loro mill* anni di andare al congresso degli Achei
di esortarli a chiamar Antigono , ed a mettere solleci
tamente gli affari nelle sue mani . Aralo , informato
privatamente da Nicofane dell' intenzione del re , verso
degli Achei e verso di lui, non a dirsi se fosse lieto
che non eragli riuscito vano il suo ritrovamento, e che
Antigono al postutto non si scorgesse da lui alieno ,
sccondoch gli Etoli lo speravano. Mollo a proposilo
stimava egli che i Megalopolitani pronti si dimostrassero
a far capo ad Antigono col mezzo degli Achei, massi

295
Blamente perch, siccome tlissi di sopra , smdiavasi di A.diR.
non abbisognar d' a j mi. Che se fosse stato costretto a
ricorrervi , non voleva egli che la chiamata venisse, da
s solo , sibbene ancor pi da tutti gli Achei. Imper
ciocch temeva, non il re, ove dopo il suo arrivo sog
giogali avesse Cleomene ed i Lacedemoni , meditasse
alla fine qualche cosa contro alla loro repubblica , ed
egli dalla comun opinione accagionato fosse di cotal
avvenimento ; dappoich a buon dritto sembrerebbe
Antigono aver ci fatto , pella grave offesa da Arato
derivata alla casa di Macedonia nella presa della rocca
di Corinto. Laonde venuti i Megalopolitani al comune
consiglio degli Achei , e mostrata a questi la lettera
che avean ricevuta, ed esposta loro tutta la benevolenza
del re , ed avendo inoltre chiesto che si chiamasse
Antigono prestissimamente , concorrendo in questo de
siderio la maggior parte degli Achei : Arato si fece
innanzi , e commendata la benignit del re , gli esort
con molte parole a far ogni sforzo per salvare da s
le citt e la campagna : che nulla v' avrebbe di pi
bello e di pi vantaggioso. Clie se la fortuna in ci
fosse loro avversa , dover essi , disse , pria esaurir tutti
i propri! mezzi , poscia ricorrer agli ajuti degli amici.
LI. Poich la moltitudine ebbe significata la sua ap
provazione , fu decretalo di non mutar uulla , e che
gli Achei da s eseguirebbono la presente guerra. Ma
poscia che Tolemeo , (167) lasciando per disperata la
nazione Achea , incominci a somministrar 1* occorrente
a Cleomene , con animo d' incitarlo contr' Antigono
( perciocch pi speranza collocava ne' Lacedemoni, che

296
A. d li. non negli Achei per impedir i disegni de' re di Mace
donia ) ed essendo dapprincipio gli Achei stati sconfini
presso al (168) Liceo in un combattimento eoa Geomene in cui eransi per via avvenuti, e la seconda volta
superati in una battaglia campale a (169) Ladocea di
Megalopoli, ore cadde pur (170) Lidiada , e la terza
al tutto rotti nel territorio di Dime presso Ecatombeo ,
ove pugnato aveano con tulle le forze , non permei
tendo gi dilazione lo slato delle cose , costretti furono
a ricorrer d' unanime consenso ad Antigono. Allora
dunque mand Arato suo figlio per ambasciadore ad
Antigono , e ferm il trattato intorno agli ajuti. Ma
recava somma difficolt ed imbarazzo il credere che il
re non avrebbe prestati soccorsi , se pria non avesse
ricuperata la rocca di Corinto , e formalo della citt di
Corinto il porlo della guerra. N osavano gli Achei di
consegnar Corinto a' Macedoni contra la volont degli
abitanti. Il perch fu dapprima differita questa delibe
razione , a fine di provveder alle guarentigie.
LII. Cleomene, spargendo terrore colle anzidette vit
torie , impunemente scorreva pelle citt , prendeudo le
une colla persuasione , le altre colle minacce. Per tal
guisa ebbe Caffia , Pellene , Fereo , Argo , Fliunte ,
Cleone , Epidauro, Ermione , Trezene, e finalmente
Corinto: indi accampossi presso a Sidone , e liber gli
Achei del maggior impaccio. Imperciocch avendo i
Corintil intimato agli Achei e ad Arato lor pretore di
sgomberar la citt e mandalo a chiamar Cleomene , fu
data agli Acbei opportunit di addurre ragionevole pre
testo, del quale valutosi Aralo (171) daia ad Antigono

297
la rocca di Corinto , che allora tenevano gli Achei , A. di R.
cancell il torio fatto alla sua casa , e gli forn un suf
ficiente pegno di fedele societ pell' avvenire , e , ci
che pi montava , prepar ad Antigono un punto forte
per far la guerra a' Lacedemoni. Cleomene , conosciuto
il trattato che fecero gli Achei con Antigono , si tolse
da Sicione ; e trasport il campo all' Istmo , chiudendo
con steccato e fossa tutto lo spazio compreso tra la
rocca di Corinto (172) ed i monti Onei : e gi ab
bracciava egli con ferma speranza il principato del Pe
loponneso. Antigono, che da lungo tempo era preparato ,
e stava in aspettazione degli avvenimenti , conforme fu da
Arato ammonito , giudicando allora dalle nuove che gli
giugneano , dover poco stante (173) Cleomene coli' esercito penetrar in Tessaglia, mand dicendo ad Arato
e agli Achei che attenessero i patti , e venne colle sue
forze (174) pell' Eubea nell'Istmo: che gli Etoli scal
triti dal passato , volendo allora pure impedir che An
tigono non spedisse ajuti , aveangli negato l' entrata
coll' esercito nelle Porte , minacciandogli che altrimenti
gli avrebbono colle armi vietato il passaggio. Antigono
pertanto e Cleomene accamparonsi l'uno di rincontro
all'altro; quegli ingegnandosi d' entrar nel Peloponneso,
questi d' impedir ad Antigono 1' ingresso.
LUI. Gli Achei, sebbene non poco nella somma delle
cose abbattuti , non desistettero tuttavia dal loro pro
ponimento, n rinuuziarono ad ogni speranza. Ma come
prima Aristotele Argivo insurse contra i Cleomenisti ,
vi accorsero, e col Pretore (176) Timosseno , entra
rono di soppiatto in Argo e la presero. Dal qual av-

*9*
A. di l. venimento Ha credersi che derivasse principalmente
il ristabilimento de'loro affari , perciocch ne fu ralle
ntilo 1' impeto di Cleomene, ed avviliti gli animi dei
soldati , conforme da' fatti slessi apparve. Conciossiach,
quantunque egli occupasse i luoghi pi opportuni , e
pi che Antigono abbondasse di provvigioni , e con
maggior audacia ed ardor di gloria si fosse spinto in
nanzi (176); non si tosto riseppe egli aver gli Achei
preso Argo , che , levatosi di repente , lasci i van
taggi test indicati, e ritirossi quasich andasse in volta,
temendo non da ogni lato gli fossero attorno i nemici.
Gittatosi in Argo , alcun poco vi si sostenne , ma fu
poscia valorosamente scaccialo dagli Achei , e dagli Ar
givi ancora , che il pentimento slimolava ; onde lasci
questa impresa , e per la strada di Manli uea si ridusse
a Sparla.
LIV. Antigono pertanto entr a salvamento nel Pe
loponneso , e ricevette la rocca di Corinto , ma non vi si
trattenne punto , e seguitando il corso degli avvenimenti
venne ad Argo , donde lodati i cittadini , e dalo ordine
a' pubblici affari, mosse tostamente alla volta di Arca
dia. Espulse i presidii dalle castella fabbricate da Cleo
mene nel territorio (177) Egitico e Belminate, e con
segnali que* luoghi \ Megalopoli tani and al cougresso
degli Achei in Egio. Col rendette ragione delle sue
gesta , e deliberato eh' ebbe su ci che restava a farsi ,
fu eletto a duce di tulli gli alleati ; poscia and alle
stanze, e soggiorn qualche tempo a Sicione ed a Cocxxxix rimo. In sull' incominciar della primavera si parti di l
53o coli' esercito , e arrivato in tre giorni a Tegea , ove gli

299
vennero incontro gli Achei, vi pose attorno il campo, .difL
e principi ad assediarla. I Macedoni usavan assidua
mente ogni arte nell' assedio , e scavavano mine , per
modo che i Tegeati perdettero tosto la speranza di sal
varsi e si arrendettero. Antigono , afforzata la citt ,
continu l' impresa , e prosegu in fretta verso la Laconia. Come fu vicino a Cleomene , eh' erasi stanziato
a' confini del suo territorio, andava tastando, ed ap
piccava qualche scaramuccia; ma avvisalo dagli esplo
ratori che i soldati d' Orcoraeno (178) eran venuti in
soccorso di Cleomene , lev subito le tende , ed avviossi
a quella cilt che prese d' assalto. Accampatosi poscia
nei dintorni di Man linea vi pose l'assedio. Questa pure,
sbigottita de' Macedoni, si diede iu suo potere; ond'egli
levatosene , progred verso Erea e Telfusa. E prese
'
queste citt ancora , gli abitami delle quali spontanea
mente a lui si accostarono (179), essendo gi vicino il
verno , fu in Egio al congresso degli Achei. I Mace
doni mand tutti a svernar in patria , ed egli iutertenevasi cogli Achei , e seco loro si consigliava circa gli
imminenti affari.
LV. Franatilo veggendo Cleomene che 1* esercito era
licenziato e che Antigono soggiornava co' mercenarii in
Egio , tre giornate sole distante da Megalopoli, la qual
cilt sapeva eh' era difficile a guardarsi pilla sua va
stit e solitudine , ed allora con negligenza custodivasi
per cagione della presenza d' Antigono , e conoscendo
altres , locch maggiormente imporiava , come perita
era quasi .tutta la giovent nella battaglia del Liceo , e
poscia in quella di Ladocea ; valutosi dell' opera di al-

3oo
A. di fi. cimi (180) fuoruscili di Messene che dimoravano a Me
galopoli , per mezzo di loro clandestinamente di notte
tempo vi s'introdusse. Venuto il giorno poco manc,
che non solo fosse scacciato , ma che al tutto rimanesse
sconftto pel coraggio de' Megalopolitani , non, altrimenti
che gli era accaduto tre mesi addietro , quando entr
segretamente nel luogo. (181) della citt denominato alla
spelonca; ma allora pella moltitudine de' soldati, e per
ch avea preoccupati i siti pi opportuni , gli riusc
1' impresa , ed alla fine , espulsi gli abitanti , tenne la
citt. Fattosene signore , tanto crudelmente la guast ,
che nessuno sperava poter essa un' altra volta abitarsi.
La qual cosa , secondoch io credo , egli fece , perch
in qualsivoglia pi dura circostanza, n tra (181) i Me
galopolitani, n tra gli Stinfalii, pot procurarsi uno che
favorisse la sua fazione , o partecipasse le sue spe
ranze , o gli tradisse la patria. Che i generosi e libe
rali Clitorii un uomo solo vituper colla sua scellera
tezza ; Tearce, che i Clitorii meritamente negano esser
nato tra loro, ma dicono supposto figlio di certo sol
dato venuto da Orcomeno.
LVI. Ma dappoich v' ha taluno che intorno agli
avvenimenti di que' tempi , descritti da Arato, slima di
maggior fede meritevole Filarco ( 1 83) , il quale in molte
cose di parere diverso , e riferisce il contrario ; sar
utile , anzi necessario , che noi , come quelli che nella
sposizione delle gesta di Cleomene abbiam preferito di
seguir Arato , non omettiamo di discutere cotesto par
ticolare ( 1 84) , affinch per la nostra omissione non
avvenga che la menzogna e la verit iraggau egual forza

3oi
dalle scritture. da sapersi adunque , come Filarco in A. di R.
tutta la sua storia molte cose asser temerariamente e a
caso. Se nou che circa gli altri fatti non accade ora
censurarlo , n far minuta disamina ; ma tutto ci che
s'abbatte a' tempi di cui scriviamo, cio a dire a' tempi
della guerra Gleomenica , d' uopo che di proposito
investighiamo. Locch baster per far conoscere tutto
lo (i85) spirilo ed il valore della sua storia. Volendo
Filarco far chiara la crudelt di Antigono e de' Mace
doni , ed insieme quella di Arato e degli Achei , dice
come i Mantinesi , venuti in potere de' nemici , caddero
in grandi sciagure , e come la citt pi ricca e pi
grande di tutta l' Arcadia fu da tali disgrazie sbattuta ,
che tutti i Greci posti ne furono (186) in agitazione e tratti
a lagrime. Ed ingegnandosi di muover a piet i leggi
tori , e d' intenerirli culla sua relazione , introduce ab
bracciamenti di donne , e capelli stracciati , ed ignude
mammelle , oltre a ci lagrime e lamenti d' uomini e
di donne, che promiscuamente co' figli e co' vecchi ge
nitori vengono via menati. E ci fa egli per tutta la
storia , studiandosi sempre di porre sott' occhio quanto
v' ha di pi spaventoso. Lascio ci che siffatto stile ha
di abbietto e di femminesco , ed esamino soltanto la
parte propria ed utile della storia. Dee pertanto lo storico , non colpir i leggitori col sciorinar fatti miraco
losi , n ricercar discorsi probabilmente tenuti , e anno
verar ogni conseguenza degli avvenimenti che trattansi ,
conforme fanno i compositori di tragedie ; sibbene ha
egli a rammentar i fatti e i detti secondo la verit ,
quand'anche per avventura Steno al tutto (187) comuni.

3o2
A. d li. Imperciocch non hanno storia e tragedia il medesimo
scopo. Questa con ragionamenti al sommo probabili
desia di presente negli uditori maraviglia e diletto ;
quella per via d' azioni e di discorsi veri ammaestra e
persuade i curiosi per tutti i secoli avvenire ; dappoich
nella tragedia regna il verosimile , quantunque sia men
zognero
a fine d' aggirare gli spettatori: laddove
nella storia ha il vanto la verit , affinch chi In- ima
d' istruirsi ne tragga profitto. Oltrech quella espone
le maggiori vicende , e nou soggiugne la causa ed il
modo dell' avvenuto , senza cui n impietosir con ra
gione , n convenevolmente sdegnarsi pu alcuno di
qualsivoglia avvenimento. E chi colui che non freme
degli strazii d' uomini liberi Tuttavia ove patisca tale
che fu autor d' offese , ciascheduno giudica che bene
gli st. E se ci mira a correzione ed ammaestramento,
quelli che straziano siffatti uomini liberi ton eziandio
reputati degni d'onore e di riconoscenza. Ora massimo
delitto stimato uccider i cittadini , e meritevole dei
maggiori supplizii , comech chi uccide un ladro o un
adultero sia manifestamente dalia pena assolto , e chi
punisce un traditore o un tiranno ottenga presso tutti
i primi onori. Cosi in ogni cosa la fine del giudizio su
ci che (189) lode o biasimo si merita non dipeude gi
da' fatti slessi , ma dalle cause e delle intenzioni di chi
li commette , e dalle loro differenze.
LVU. I Mantinesi adunque dapprima spontaneamente
rinunziarono alla repubblica degli Achei ,- e diedero s
e la loro patria agli Etoli , poi a Cleomene. Abbrac
ciato eh' ebbero questo pattilo , e facendo gi parte dello

3o3
stato de' Lacedemoni , quattro anni avanti l'arrivo di A.diR.
Antigono espugnati furono dagli Achei , avendo Arato
tenute pratiche nella citt. Nel qual tempo furono tanto
lungi dall' essere severamente puniti del delitto summentovato , che anzi andava per le bocche la repentina
mutazione di volont in amendue. Imperciocch non si
tosto ebbe Arato occupata la citt , che ordin a' suoi
di non toccar nulla della roba altrui; poscia raguu i
Mantinesi , e confortolli a non temere e ad attender ai
proprii affari : che sicuri vivrebbono in societ di go
verno cogli Achei. I Mantinesi , cui surse impensata e
tnaravigliosa speranza, tutti nell'istante si ridussero a
sentenza contraria, e gli stessi, che non ha guari, pu
gnando cogli Achei , eransi (190) veduti (191) perire
dinanzi molti de' loro consanguinei, e non pochi cadere
gravemente feriti , introducevano quelli nelle proprie
case , e facevanli commensali di s e della famiglia , e
nessun atto di benevolenza verso di loro omettevano.
ben a dritto ci fecero. Che io non s , a chi tra
gli uomini sieno toccati nemici di miglior animo , n
se mai alcuno lottasse con minor danno contro le pi
gravi sciagure di quello che avvenne a' Mantinesi ,
merr dell' umanit che loro usarono Arato e gli Achei.
LVI1I. In appresso , avendo sentore di qualche mo
vi' -nto intestino , e delle mrtechinazioni degli Etoli e
df^ icedemoni , mandarono per ambasciadori chii.-dendo
un presidio agli Achei. I quali avendo loro compiaciu
to , trassero a sorte trecento de' suoi , che lasciata la
patria e le fortune si partirono e dimorarono in Man*
linea a guardia della libert e della salvezza de' citta-

3o4
A. di l. dini. Con essi spedirono pure dugento mercenari! , i
quali insieme cogli Achei conservarono 1' ordine vigente.
Ma non molto dopo , sollevatisi i Man.linesi, chiamarono
i Lacedemoni , e consegnaron loro la citt , trucidando
gli Achei che tra loro soggiornavano ! scelleratezza ,
della quale pi grande e pi terribile non facile a
dirsi ; dappoich , per quanto avessero risoluto di an
nullar ogni amicizia e riconoscenza verso quella na
zione , dovean essi non pertanto risparmiar la mento
vata gente , e lasciarla tutta andare sotto la fede dei
trattati: la qual cosa costume di accordar perfino ai
nemici , secondo il diritto comune delle genti. Ma essi
per dar un sufficiente pegno della loro fede a Geomene e a' Lacedemoni nell' impresa che meditavano ,
trasgredirono le leggi dell' umanit , ed il pi. orrendo
misfatto eseguirono di proprio moto. Ora di qual indi
gnazione non sono meritevoli coloro i quali barbara
mente micidiali divennero di quegli stessi , che presi
avendoli iu addietro colla forza diedero loro impunit,
ed allora custodivano la loro libert e salvezza ? Qual
supplizio stato sarebbe condegno a tanta colpa ? Dir
forse taluno: (192) venduti esser dovevano co' figliuoli
e colle donne , poich furono debellati. Ma , secondo
le leggi della guerra , soggetti sono a ci sofferire ezian
dio quelli che nessuna empiet hanno commessa. Adnnque si meritaron essi ben pi. grande e segnalata | jIzione , per modo che , quand' anche avessero palile
quelle cose che narra Filarco , nessuna compassione
conseguir dovrebbono da' Greci , i quali auzi pi presto
lode ed approvazione tributata avrebbono a' vendicatori

3o5
di tanta scelleratezza. Ci non di meno, altra disgrazia A. di II.
non essendo seguita a' Manliuesi , fuorch d'essere state
rapite le loro sostanze , e vendute le persone libere ,
quello scrittore , spacciator di miracoli , non solo affa
stell mere bugie, ma bugie incredibili ancora, e per
eccesso d' ignoranza non ha saputo quant' era pi ov
vio ; < come gli stessi Achei insignoritisi nel medesimo
tempo per forza di Tegea , nulla fecero di simile. Ma
se la vera causa di que' fatti stata fosse la loro cru
delt , ragion voleva die questi pure , caduti neh' epoca
slessa , sofferte avessero eguali pene. Ora , avendo essi
fatta cotal distinzione ne' Mantinesi soltanto , manifesto
egli che la causa dell'ira contra di Ioio fu molto
grave.
- LIX. Oltre a ci, dice il medesimo, come (193) Aristomaco argivo , uomo di nobilissima casa, che fu gi ti
ranno d'Argo , e discendeva da tiranni, caduto nelle mani
d' Antigono e degli Achei, fu menato a ('94) Cea-*
crea , e morto con tormenti : terribile a delta sua , e
ingiustissimo attentalo tra quanti mai ne furono com
messi. E serbando qui pure lo stile a lui proprio, finge
egli certe voci del tormentato (193) nel silenzio della
none , venute alle orecchie di quelli che abilavan da
presso , e che parte attoniti di tanta empiet , parte
perch non credevano , parte perch n* erano sdegnati ,
corsero a quella casa. Ma lasciam oramai siffatta tragica
ostentazione ; che abbastanza gi ne abbiam parlato. Io,
a dir vero , giudico Aristomaco, quand'anche non fosse
stato reo d' altro delitto contra gli Achei , per il tenor
della sua vita , e per la sua perfidia verso della patria,
ronBio , tomo 1.
ao

3oG
di/. degno del maggior supplizio. Sebbene l'autore, eoa
animo d'accrescere la sua reputazione , e muover vie
pi a sdegno i leggitori per ci che sofferse , dica esser
lui stato non solo tiranno , ma eziandio da tiranni di
sceso : accusa della quale maggiore o pi acerba facil
non clie alcuno possa pronunziare , dappoich Io stesso
nome di tiranno suona empiet , e abbraccia quanto v'ha
fra gli uomini d'ingiusto e di scellerato. Che se Arislomaco sostenne, conforme dice costui , i pi atroci
supplicii , non iscont egli tuttavia quel solo giorno, in
cui Arato entrato nascostamente nella citt con una mano
d' Achei , e combattendo pella libert degli Argivi , a
grandi pericoli s' espose , e ne fu finalmente scacciato
per non essersi in quella mossi i congiurati , che temevan il tiranno. Aristomaco , giovatosi di questa occa
sione e del pretesto che alcuni erano intesi dell' ingresso
degli Achei , ottanta de' primi cittadini , al tutto inno
centi , fece martoriar e sgozzare al cospetto de' loro
consanguinei. Tralascio le altre scelleratezze , commesse
da lui nel corso della sua vita , e da' suoi antenati : che
lungo sarebbe il narrarle.
LX. 11 perch non da reputarsi cosa indegna se
gli fu renduta la pariglia ; sibbene molto pi indegno
sarebbe , se costui , senza provare siffatti guai , morto
fosse impunito. N debbonsi Antigono ed Arato incol
par di perfidia , se , preso avendo il tiranno per diritto
di guerra , 1' uccisero con tormenti ; perciocch in tempo
di pace ancora chi toglie di mezzo un tale ed il mar
toria , lode ed onor conseguisce da ciascheduno che
giusto estima. Ora se , oltre a ci che dicemmo , egli

3r>7
viol la fede agli Achei, quale strazio si meritato? A. di R.
Che Don mollo prima avea egli deposta la tirannide ,
ridotto in angustie dalle circostanze (ic/)) pella morte
di Demetrio, e contra ogni speranza fu salvo, protetto
dalla moderazione ed onest degli Achei , i quali non
solo esente il fecero dalla punizione conveniente alle
scelleratezze eseguite nella sua tirannide , ma associatolo
alla loro repubblica , lo insignirono del pi grande
onore , eleggendolo a loro duce e pretore. Ma egli ,
ben tosto dimenticatosi di tanta amorevolezza , poich
incominciarono a rifiorir le sue speranze in Clcomenc ,
separ la patria e 1* animo dagli Achei ne' tempi pi
difficili , ed unissi a' loro nemici. Costui , come fu preso ,
non dovea gi morir martoriato in Cencrea nel silenzio
della notte , siccome riferisce Filarco , ma condotto per
tutto il Peloponneso , e ad esempio mostrato fra tor
menti spirare. E tuttavia un cotal mostro non ebbe a
patir altro , se non se d' esser sommerso (iyy) per co
loro che n'ebbero l'incarico in Cencrea.
LXI. Senza che Filarco ne narra le sciagure de'Mantinesi con esagerazione e grande apparato di parole ,
supponendo, per quanto apparisce, esser dovere dello
storico di rilevare le azioni scellerate. (198) Ma della
generosit che a que' tempi esercitarono i Megalopolitaoi
egli non fa punto menzione : quasi che 1' annoverar i
delitti sia pi famigliare alla storia , che l'additar le
opere belle e giuste , o meno corregga i leggitori la re
lazione di pratiche buone e commendabili , che non
quella di azioni empie ed abbominevoli. Come adunque
Cleomene prendesse la citt , c come intatta la costo*

3o8
A. di 8. disse , e mandasse tosto lettere a' Megalopolitani ch' erano in Messene , invitandoli a ripigliar illesa la patria,
e ad associar la loro causa colla sua, ci ne espose
egli bene , con intendimento di farci conoscere la ge
nerosit e la moderazione di Cleomene verso i nemici ;
cosi ancora come i Megalopolitani non lasciarono che
si finisse di legger la lettera , e per poco non lapida
rono i corrieri che l'aveano portata. Fin qui gingne
la sua sposizione ; ma omette egli ci che segue, e che
propriamente alla storia appartiene : vale a dire , la lode
di que' da Megalopoli , e la menzione della magnanima
loro volont ne' buoni proponimenti ; sebbene egli area
queste cose fra mano. Imperciocch se reputiamo uomini
virtuosi coloro che colla parola e colla risoluzione sol
tanto sostengono una guerra pegli amici e gli alleati ,
e a quelli che assoggenansi al guasto delle campagne
ed all' assedio , non solo lode , ma la maggior ricono
scenza ed i pi splendidi doni tributiamo ; qual opi
nione avremo noi de' Megalopolitani ? Non diremo che
ottimi furono e di vaglia ? Essi che abbandonarono pri
mieramente a Cleomene le loro campagne , poscia per
dettero al tutto la patria , perch parteggiavano cogli
Achei , e finalmente essendo loro inaspettatamente e
oltre ogni speranza data la facolt di riacquistarla senza
danno, preferirono di privarsi delle terre, de' sepolcri,
de' templi , della patria , delle sostanze , in somma di
quanto ba l'uomo di pi caro, anzich tradir la fede
data agli alleati. Di siffatta azione qual fu o sar mai
pi bella ? A che cosa rivolger uno storico maggior
mente l'attenzione de' suoi leggitori? e con qual esem-

3o9
pio potr egli maggiormente eccitare a serbar la fede A.iiR.
e a contrar sociei con (199) sincere e ben fondate
repubbliche ? Delle quali cose Filarco non fece men
zione alcuna , cieco , per quanto mi sembra, alle opere
pi egregie , e che precipuamente allo storico appar
tengono.
<
LXH. Prosegue egli dicendo, che delle spoglie di Me
galopoli i Lacedemoni toccarono sei (200) mila talenti ,
de' quali , secondo il costume , due mila furono dati
a Cleomene. Chi non istrabilier qui delF imperizia
e ignoranza ch' ebbe costui di ci che tutti sanno in
torno al peculio ed alle facolt degli stati della Gre
cia ?. La qual cognizione procacciarsi debbe sovra ogni
altro chi scrive storie. Ora io sostengo , che non gi a
que' tempi , in cui le guerre co' re di Macedonia , e le
continue intestine contese ridotto aveano il Peloponneso
a pessimo partito , ma (201) a' nostri giorni ancora,
ne' quali tutti hanno un sol volere , e goder sembrano
della maggior prosperit , dalle suppellettili di tutto il
Peloponneso , senza le persone , accozzar non si po
trebbe tanta copia di danaro. E che noi non asseriamo
ci temerariamente , ma a buona ragione appoggiati ,
quindi Ga palese. Ch'i colui che legge storie e non
sa , come allorquando gli Ateniesi insieme co' Tebani
andaron a campo contra i Lacedemoni, e spedirono
dieci mila soldati , ed allestirono cento galee , avendo
determinato di levar le spese della guerra dal censo dei
cittadini , stimarono tutto il territorio dell' Attica , e le
case , ed ogni loro sostanza , e ci nondimeno tutta la
stima non ginnse a sei mila talenti , da cui mancavano

3io
A. di l. dugento cinquanta? Donde apparisce non esser inverisimile ci che ho test asserito per rispetto a' Pelopon
neso Ma che a que' tempi siensi cavati da Megalopoli
oltre trecento talenti , nessuno oser d' affermare , per
quanto esagerar vaglia ; dappoich noto che quasi
tutti , cos liberi , come schiavi fuggiron a Messene. Il
maggior documento pertanto della verit di ci che di
cemmo si , che i Mantinesi , agli altri Arcadi non
punto inferiori di potenza e di ricchezza , conforme
egli stesso* dice, allorquando presi per assedio si arren
dettero , per modo che nessuno pot agevolmente fug
gire , o trafugare qualch' effetto , non fjnnaron allora
insieme colle persone una preda di trecento talenti.
LXUI. E ci che il medesimo soggiugne a chi non
recher stupore ? Imperciocch dopo quelle asserzioni ,
die' egli , che dieci giorni circa avanti la battaglia venne
da (ao2) Tolemeo un ambasciadore , il quale annunzi
a Cleomene , come Tolemeo non volea pi sommini
strar le spese , ma lo esortava a riconciliarsi con Anti
gono : locch udendo , egli risolvette di avventurarsi a
un fatto generale , innanzi che 1' esercito risapesse cotal
notizia , non avendo egli speranza alcuna di pagare del
proprio gli stipendii a' soldati. Ma se intorno allo stesso
tempo divenne padrone di sei mila talenti , poteva
egli superar eziandio Tolemeo nella facolt di spendere,
e se combattendo con Antigono ne avesse posseduti soli
trecento . sufficiente sarebbe stato a prolungare la guerra
con sicurezza. Ma asserire che tutte le speranze di
Cleomene riposte erano in Tolemeo per cagione delle
spese , e dir ad un tempo eli' egli allor appunto s' ini

3n
possess di tanti danari , come non ci prova della A. di R.
pi grande pazzia e sconsideratezza ? Molte altre cose
simili riferisce cotesto autore , appartenenti cosi a quei
tempi , come alla storia in generale , di cui suppongo
che baster al nostro proponimento ci che pur ora ne
ho detto.
LXIV. Dopo la presa di Megalopoli , svernando An
tigono in Argo , Cleomene all' avvicinarsi della prima
vera fece ragunata di gente , ed avendola aringata , secondocb richiedeva la circostanza , usc coli' oste ed
invase il territorio degli Argivi : impresa , secondoch
sembrava alla moltitudine temeraria e audace , per ca
gione della fortezza de' luoghi che vi danno accesso ;
ma , (ao3) giusta il parere di chi diritto argomentava , si
cura e prudente. Imperciocch veggendo che Antigono
congedate avea le sue forze , sapeva egli bene , che pri
mieramente la sua invasione sarebbe senza pericolo , in
secondo luogo , che essendo la campagna guastata sino
alle mura , gli Argivi necessariamente a cotale spetta
colo sarebbonsi doluti , e ne avrebbooo biasimato An
tigono. Che se egli per avventura non avesse potuti
sopportar (204) gli strazii del volgo ; ed uscito in campo
si fosse cimentato colle forze che avea , per fermo te
neva Cleomene , che facilmente a s toccala sarebbe la
vittoria. Ma se saldo nella sua sentenza , si fosse ripo
sato , atterrendo gli avversarii , e colle proprie forze
ispirando fiducia a' suoi , credeva egli che salvo si sa
rebbe ridotto a casa. La qual cosa eziandio avvenne : cxxxix
che come guastavasi la campagna, il volgo facea eroe- 53 (
chi , e svillaneggiava Antigono , il quale , da grande

3t2
A. diS. capitano e re , stavasi clieto (2o5) , non aYeudo mag
gior cura che di render a s stesso conio de' suoi fatti.
Cleofnene pertanto , avendo secondo il suo primo di
visamento , devastata la campagna , spaventati gli avver
sarli , e rinfrancati i suoi contro l' imminente pericolo ,
ritorn salvo a casa.
LXV. Ma come si appress la state , ed i Macedoni
e gli Achei uscirono delle stanze, Antigono, ripresa la
spedizione, and cogli alleati nella Laconia. Avea egli,
Macedoni, diecimila, che componevano la falange, tre
mila d' armadura leggera , e trecento cavalli ; inoltre
mille (2o6) Agriani, e Galli altrettanti; (zoj) mercenari1in tutto tre mila fanti e trecento cavalli , Achei scelti ,
tre mila fanti, trecento cavalli; Megalopolitani mille, ar
mati alla Macedonica , che conduceva Cercida da Me
galopoli ; di alleati , Beozii due mila fanti, dugento ca
valli ; Epiroti mille fanti , cinquanta cavalli , Acarnani
altrettanti ; Illirii mille seicento sotto Demetrio da Fara.
(208) Per modo che tutte le forze sommavano vent' ot
to mile fanti, e mille dugento cavalli. Cleomene , aspet
tando 1' attacco , afforz gli accessi al paese con presidii , con fossi , e con tagliate d' alberi , ed accampossi
presso Sellasia con un esercito di venti mila uomini ,
conghietturando che i nemici da quella parte farebbono
impressione ; locch avvenne. Due colli formano quel
l'ingresso di cui l'uno chiamato Eva, l'altro Olimpo.
In mezzo a questi , lungo il fiume Enunte , passa la
strada che conduce a Sparta. Cleomene tir dinanzi ai
mentovati monti fosso e steccato, e schier sull' Eva le
milizie de' sudditi (209) vicini e degli alleati , a cui

3i3
prepose il fratello Euclida , ed egli occup 1' Olimpo A.R.
co Lacedemoni e co' mercenaria Nel piano , sulla riva
lei fiume , da amendue i lati della strada , attel la
cavalleria con parte de' mercenarii. Antigono , come
venne e osserv la fortezza de' luoghi, e che Cleomene
presi avea i siti opportuni con tutte le parli dell' eser
cito , tanto acconciamente , che il complesso rappresen
tava un accampamento di buoni (aio) armeggiatori in
posizione d' avventare ( perciocch nulla mancava di
ci che appartiene all'attacco e alla difesa, ma era l'or
dinanza imponente ed insieme l'alloggiamento di diffidi
accesso): ci, dissi, osservando, non volle tentar l'as
salto e temerariamente affrontarsi.
LXYI. Accampatosi in poca distanza , e messosi da
vanti il fiume (aii) Gorgilo , vi rimase alcuni giorni,
per spiare la qualit de' luoghi e 1' indole delle forze ,
e facendo talvolta vista d' assaltare , provocava gli av
versari! a discoprire le loro intenzioni. Ma non potendo
trovar nulla che non fosse ben custodito ed armalo ,
giacch Cleomene , a tutto apparecchiato, l' avea preve
nuto, abbandon cotesto consiglio. Finalmente di mutuo
accordo divisarono di decidere con una battaglia tutto
l'affare : che egregii al tutto e simili capitani avea in
costoro la fortuna fatti venir insieme al paragone del
l' armi. Schier dunque Antigono di rincontro a quelli
eh' erano sull' Eva i Macedoni che portavano lo scudo
di bronzo , e g' Illirii alternatamente per compagnie , e
prepose loro (212) Alessandro figlio d' Acmeto e De
metrio da Fara. Dietro a questi venivano gli Acarnani
ed i Cretesi , e alle loro spalle erano due mila Achei

34
AdiR. per riscossa. I cavalli colloc presso il fiume^Enuote
rimpelto alla cavalleria nemica , dando loro per duce
Alessandro , ed a' Ganchi d' essi pose mille Achei e al
trettanti Megalopolitani. Egli avendo seco i mercenari
ed i Macedoai risolvette di combattere con quelli ch'e
rano sul!' Olimpo intorno a Cleomene. Messi adunque
i mercenarii nella prima schiera , vi pose dietro la fa
lange de' Macedoni (ai 3) divisa in due parti che di
presso seguivansi , obbligato a ci fare dalla strettezza
de' luoghi. Il segnale convenuto cogl' Illirii per inco
minciare 1' assalto , era quando avrebbon veduto alzarsi
un pannolino dalle vicinanze dell' Olimpo ( che eransi
(ai 4) costoro appiattati di notte tempo nel fiume Gorgilo , e stretti alle falde della collina ). Co' MegalopoliUni e colla cavalleria fu accordato , che facessero lo
slesso , poich il re sventolato avesse uu drappo di
porpora.
LXVH. Venuto il tempo della (ai 5) fazione, come
fu dato il segno agi' Illirii , quelli , cui ci era com
messo, comunicarono gli ordini convenienti: (aiti) ecco
subitamente tutti mostrarsi , ed incominciar 1' attacco
dell'altura. Allora (2 1 7) l'armadura leggera di Cleo
mene, schierata dapprincipio colla cavalleria, veggendo
le insegne degli Achei da tergo ignude , assalt le ul
time file , e trasse in gravissimo pericolo quelli che
sforzavansi di superar il colle , sendoch Euclida loro
sovrastava dall'alto di fronte, e i mercenarii alle spalle
g' incalzavano , e forte menavano le mani. In quello
accortosi dell'affare il Megalopolila (a 18) Filopemene ,
preveggeudo ci eh' era per avvenire , prese primiera

3i5
mente ad avvertirne i caporali; ma siccome nessuno gli A. di l.
dava retta , perciocch non avea egli mai comandalo in
campo, ed era molto giovine , cosi aringati i suoi con
cittadini, attacc i nemici arditamente. Frattanto i mer
cenari! , che premevan alle spalle quelli che salivano ,
udite le grida , e veduto 1' azzuffamento de' cavalli , la
sciala 1' impresa , corsero alle prime stazioni in ajuto
de'proprii cavalli. Per tale avvenimento spacciati essendo
da ogni ostacolo g' Illirii , i Macedoni e tutta la mol
titudine che con essi montava , con veemenza e corag
gio andaron addosso agli avversarii. Donde poscia fu
manifesto essere stato Filopemene cagione del'a vittoria
riportata sovra Euclida.
LXVIII. Quindi , dicesi , avere di poi Antigono ta
stato Alessandro , Generale della cavalleria , chiedendo
gli , perch egli avesse incominciata la battaglia , pria
che fosse stato dato il segno ? Il quale negando d' aver
ci fatto , e dicendo come un giovinetto Megalopolitano
contro il suo parere anticipato avesse 1' attacco , Anti
gono replic , quel giovinetto aver fatto l' ufficio di
buon capitano, conoscendo il tempo opportuno, e lui,
sebbene capitano , essersi diportalo da giovinetto grega
rio. Euclida pertanto, veggendo salir le insegne, lasci
di valersi delle buone posizioni. (219) Doveva egli an
dare da lungi incontro al nemico , gitlarsi nelle sue
file , scombuprle , e romperle , poscia ritirarsi , a poco
a poco , e ricoverarsi a salvamento ne' sili pi alti: che
cos , disordinali gli avversavii , e reudula inefficace la
propriet dell'armadura e dello schieramento, gli avrebbe
agevolmente messi in fuga peli' opportunit de' luoghi.

3i6
A. di/!. Ma non ne fece nulla; anzi quasich avesse la vittoria
in pugno, oper tutto il contrario. Imperciocch rimase
nella prima stazione sulla vetta del colle , come per
prendere col i nemici che tendevano alla sommit ,
afQnch la lor fuga succedesse per luoghi molto precipi
tosi e scoscesi. Ma avvenne , conforme era ragionevole,
1' opposto : che non avendo lasciato alcuno spazio alla
ritirata, e ricevendo l'impeto delle insegne intatte e ad
un tempo serrate , fu egli ridotto a tanta angustia, che
(220) lungo la stessa cima dovette ptignare con quelli
che innanzi spingevansi. Oppressi adunque neh" istante
dalla mole dell' armadura e delle schiere dense, presero
g' Illirii tosto la posizione che occupava la sua gente ,
(221) e questa prese la pi bassa, perch non le era
rimasto luogo sufficiente per ritirarsi e per cangiare
sito. Donde avvenne che and presto in volta con
grande mina , facendo la ritirata per luoghi dirupati e
impraticabili.
LXIX. Mentre che ci succedeva s' accese la mischia
fra la cavalleria , facendo grandi prove di valore i ca
valieri Achei, e singolarmente Filopemene, perciocch
tutto il combattimento era pella loro libert. Ove per
avventura cadde a Filopemene il cavallo mortalmente
percosso , ed egli pugnando a piedi fu con grave ferita
trafitto in (222) amendue le cosce. I re affrontaronsi
dapprima presso all' Olimpo col mezzo de' fatiti leggeri
e de'mercenarii, i quali da una parte e dall'altra erano
circa cinque mila, e quando partitamente , quando tutti
insieme urtandosi faceano aspra battaglia , combattendo
essi al cospetto de' re e degli eserciti : onde gareggia

Si?
vano fra loro di ardore, cos i singoli uomini, come A, di fi.
le schiere. Cleomene veggendo il fratello che fuggiva >
e nel piano la cavalleria prossima a piegare , temendo
forte , non i nemici da ogni lato gli fossero addosso ,
fu costretto a distruggere le fortificazioni che coprivano
il cdmpo , e a uscir con tutto 1' esercito in fronte da
un solo lato degli alloggiamenti. Indi furono da amendue le parti richiamate colle trombe le milizie leggere
dallo spazio di mezzo , e le falangi , alto gridando , e
(223) abbassando le aste , attaccaronsi. Succedette una
lotta gagliarda , e ora arrelravansi i Macedoni , sopraf*
,
fatti dal valore degli Spartani, ora erano questi respinti
dalla poderosa ordinanza de' Macedoni. Finalmente quelli
di Antigono , serrate le aste , e giovandosi del vantag-t
gio (2^4) proprio alla falange addossata , cacciaronsi
innanzi con impeto , e buttarono i Lacedemoni fuori
de' ripari. Allora il grosso dell' esercito tagliato and in
rotta , e Cleomene con seco pochi cavalli si ritir in
salvo a Sparla. Sopraggiunta la notte, discese a Gizio ,
ove da molto tempo gli stava preparato quanto occorreva
alla navigazione , per tutto ci che potesse accadere , e
coi suoi amici si part per Alessandria.
' LXX. Antigono , impossessatosi di Sparta al primo
(225) arrivo , tratt del resto i Lacedemoni generosa
mente e con umanit , e (226) ristabilito il loro antico
governo , dopo pochi giorni levossi coli' esercito dalla
citt , essendogli stato annunziato che g' Illirii erano
entrali in Macedonia , e guastavano la campagna. Cos
suol sempre la fortuna terminar in modo inaspettalo le
pi grandi imprese. Imperciocch , se Cleomene diffe-

3i8
A. diX- riva la battaglia di qualche giorno , ovveramente , se ,
ritiratosi dalla pugna in citt , egli alcun poco traeva
(227) partito dalle occasioni , ritenuto avrebbe il regno.
Antigono pertanto venne a Tegea, e ritornato a questa
pure il patrio governo , recossi il secondo giorno di li
ad Argo , al tempo appunto de' giuochi Nemei. Col
ottenne , cos dal comune degli Achei , come da ogni
citt in particolare , quanto conferir puossi a chi si
meritato gloria ed onor immortale , e sollecitamente si
ridusse in Macedonia. Trovati g' lilirii nel suo territo
rio , e data loro battaglia , rimase superiore ; ma per
ciocch , animando i soldati alla pugna , grid a tutto
potere, (228) incominci a sputar sangue, e ne cadde
(229) in tal infermit , che poco stante usci di vita.
Avea egli fatte concepir a' Greci le pi belle speranze ,
non solo pella sua valenta in campo , ma pi. ancora
per tutto il tenor della sua vita , e pella sua probit.
Il reame di Macedonia lasci a Filippo figlio di De
metrio.
LXXI. Ma per qual cagione abbiamo noi cosi diste
samente fatta menzione di questa guerra ? Perch es
sendo questi tempi anuessi a quelli , di cui tesseremo
la storia , ei sembra , non che utile , necessario , giusta
il primo nostro divisamento di far palese e nota a tutti
la situazione , in cui eran allora i Greci e la Macedo
nia. (23o) Intorno allo stesso tempo mor pur Tolemeo
(23i) di sua malattia, e Tolemeo , denominato Filopator , gli succedette nel regno. Mor eziandio Seleuco
figlio di quel Seleuco , eh' ebbe i sovrannomi di Cal
litrice e di Pogone , e suo fratello Antioco gli fu sue

3i$
cessore nel reame di Siria. Avenne a questi pressoch A.dl
lo stesso che accadde a' primi , i quali dopo la morte
di Alessandro occuparono quegli stati , dico a Selcuco ,
Tolemeo e Lisimaco. Imperciocch essi tutti morirono
circa la centesima vigesima quarta Olimpiade, conforme
riferimmo di sopra , e gli altri intorno alla trigesima
nona. Ma noi, poich compiuta abbiamo l'introduzione
e la preparazione di tutta la storia , per cui manife
sto , quando , e come , e per quali motivi i Romani ,
soggiogati i popoli d' Italia , fecero le prime imprese
esterne, e cimentnronsi la prima volta in mare co' Car
taginesi , e poich esposta abbiamo la situazione in che
eran allora i Greci , i Macedoni , e i Cartaginesi an
cora ; giunti a' tempi , di cui sin da principio destinato
abbiamo di trattare , ne' quali i Greci apparecchiavano
la guerra Sociale, i Romani l'Annibalica, e i re d'Asia
la Celesiriaca , terminato avremo acconciamente il pre
sente libro colla descrizione degli affari antecedenti , e
colla morte de' Sovrani che n' ebbero il maneggio.

FINE DEL LIBRO SECONDO.

320
SOMMARIO
DEL SECONDO LIBRO.

Connessione co'fatti antecedenti Amilcare in lspagna


Asdrubale succede ad Amilcare ( (j I. ) Agrone re degt 11lir' Gli Etoli assediano Mediane Lite fra i pretori
degli Etoli circa f intitolazione delle spoglie ( II. )
Agrone soccorre i Medionei Sconfitta degli Etoli pressa
Medione ( III. ) La fortuna torce i consigli degli Etoli
contro loro medesimi Morte d' Agrone Tenta regina
degl' Illirii Infesta i mari ( IV.) Fenice data per
tradimento agi' Illirii da' Galli mercenarii Scerdilaida ca
pitano degl' Illirii G' Illirii vincono in battaglia gli Epiroli ( V. ) Gli Etoli e gli Achei in soccorso degli Epiroti Elicrano Tregua degli Epiroti cogV Illirii Gli
Epiroli e gli Acarnani fanno lega cog? Illirii Imprudenza
degli Epiroti ( VI. ) Perfidia de'Galli mercenarii ( VII)
Tenia riempie il mare di Corsali Assedia Issa Cajo e
Lucio Coruncanii amlasciadori a Teuta Uno degli ambasciadori ucciso ( (j Vili. ) Gif Illirii prendono Durazzo
per inganno E ne sono totalmente espulsi Gl' Illirii
assediano Corcira ( IX.) Battono l'armata ausiliare
degli Achei presso l' isola di Paxo Marco da Cerinea
Corcira si arrende agi' Illirii ( X. ) Demetrio da Fara e
Corciresi si danno a' Romani Indi Apollonia e Durazzo
Gli Arliei soggiogati I Portcni , gli Al'intani , gl' Issei

3ai
ricevuti per amici Danno sofferto pretto Nutria Arbo
citt Rizone , citt e fiume Demetrio da' Romani fatto
governatore dell' Illirico ( XI.) Pace data agtlllirii .
Amhatceria Romana a' Greci per gli affari dell' Illirico - f
Romani falli partecipi de' giuochi Itlmici ( XII. ) Asdrubaie fabbrica Cartagine nuova Trattato de' Romani con
Atdrubale ( XIII.) Gallio Cisalpina Figura triango*
lare delC Italia Figura e confini della Gallio Citalpina
( XIV. ) Fertilit della Gallio Citalpina Galli Al
pini Galli Transalpini ( XV.) Monte Appennino
Fiume P ( XVI. ) Gli Etruschi scacciati da Galli fuori
dell' Italia superiora Galli Transpadani Galli Cispa
dani Modo di vivere de' Galli Cisalpini ( XVII. ) Ir
ruzione de' Galli nel territorio romani ( XVIII. ) 1 Galli
sconfggono i Romani nella campagna di Camerzia E sono
vicendevolmente da loro sconftti // pretore Lucio Cecilia
cade nella pugna I Galli Senoni sterminati Senigaglia
colonia ( XIX. ) Rotta de' Boii e degli Etruschi al lago
Vadmone Battuti di bel nuovo chieggono pace Per via
delle guerre galliche i Romani t' addestrano ad altre guerre
( XX. ) Nuovi movimenti de' Galli / Boii uccidono i
loro re Legge agraria di Cajo Flaminio E origine di
grave guerra ( XXI. ) Gt Insubri ed i Boii fanno in
sorger i Cesati / Romani in timore ( XXII. ) / Ve
neti ed i Cenomani favorevoli a' Romani Lucio Emilio con
sole Grandi apparecchi de' Romani ( XXIII.) Forze
de' Romani e degli alleati Legione Romana ( XXIV. )
/ Galli guastano V Elruria 1 Romani sconfitti presso Fie
sole ( XXV. ) L. Emilio viene in soccorso e salva i ri
manenti 1 Galli ritornano a casa (XXVI.) Ed awengonsi cammin facendo nel console L. Attilio che ritorna dalla
Sardegna I Galli fra due osti Schiera a due fronti dei
Galli ( XXVJI. ) / Gesati combattono ignudi Cade
roLiBio , tomo t,
91

322
C. Attilio nella pugna equestre Battaglia di Telamone
( XXVIII. ) Incomodi e comodi della schiera bifronte
Grida guerresche de' Galli Braccialetti ( XXIX. ) /
Cesati oppressi da' saettatori Bomani 11 rimanente esercito
de' Galli soccombe pella qualit dell' armadura ( XXX.)
Numero de' morti e de' prigioni L. Emilio trae partito dalla
vittoria / Boti arrendohsi a' nuovi consoli ( XXXI.)
Ajuti de' Cenomani sospetti a' Romani ( XXXII. ) Spade
de'Galli mal alle alla pugna Temerit di Flaminio ( XXXIII)
negala la pace agl'Insubri / consoli assediano Acerra
Marcello vincitore nella battaglia di Claslidio Gneo Sci
pione prende Acerra e Milano ( XXXIV.) La resa degli
Insubri finisce la guerra gallica Giuoco memorabile della
fortuna Nelle irruzioni de' Barbari non da disperarsi
( XXXV. ) In Ispagna Annibale succede ad Asdrubala
( XXXVI.) Passaggio all'altra parte della preparazione Divisamento dell' autore -Affari degli Achei , e
loro lega ( XXXVII) Nome degli Achei Antica costi
tuzione degli Achei ( XXXVIII.) 7 Greci d'Italia adottano
la costituzione degli Achei 1 Lacedemoni e i Tebani li
funno arbitri delle loro contese (g XXXIX.) Autori della
lega achea rinnovata Aralo Filopmene Licorla
( XL. ) Lega primitiva Dodici citt confederate Con
federazione sc'olta da' Macedoni Principio della ristaurazione ( XLI. ) Lode degli Achei ( XLII. ) Marco
da Cerinea pretore degli Achei Arato unisce Sidone alla
confederazione Achea E Corinto e Megara Aralo pre
tore degli Achei resiste a' Macedoni e egli Eloli Antigono
Gorata f de' Macedoni ( XLIII. j Gli Achei alleati degH
Eloli contro Demetrio Tiranni che deposto il poter asso
lilo si cor/giungono cogli Achei Lidiada tiranno di Mega
lopoli ( XLIV. ) Gli Eloli favoriscono Antigono Dosone
e Clevvien contro gli Achei Arato sovverlisce i disegni

323
degli Etoli ( XLV. ) Citamene re di Sparta prende"parecchie citt degli Ahei ( XLVI. ) Arato studiasi di far
alleanza con Antigono Dosone (XLVII. ) Ed a tal effetto
si vale dell' opera de' Megalopolitoni Nicofane e Cercida
da Megalopoli Ambasciadori ad Antigono ( XLYIII. )
Ordini dati agli ambasciadori ( XLIX. ) Antigono pro
mette V alleanza ( L.) Gli Achei imprendono soli la
guerra , condotti da Arato E sono sconfitti presso al Li
ceo , a Ladocea , ad Ecatombeo Arato e gli Achei chia
mi n Antigono ( LI.) Cleomene prende ancor altre citt
degli Achei Gli si arrendono i Corintii . Arato offre ad
Antigono la rocca di Corinto Arrivo <T Antigono nel Pe
loponneso ( LII. ) Gli Achei occupano Argo Invano
tenta Cleomene di riprenderla ( LUI.) Antigono occupa
la rocca di Corinto Scaccia le guernigioni di Cleomene
Gli toglie parecchie citt Tegea Orcomeno Manti
nea Erea e Telfusa ( LIV.) Cleomene invade Mega
lopoli Incrudelisce contro i Megalopolitani Tearce da
Clitorio ( LV. ) Filarco istorico contrario ad krato
Esagera i tristi avvenimenti : per esempio in ci che narra di
Mantinea Altro tragedia, altro storia La diversit
delle cause rende varii gli oggetti ( LVI.) Mantinea
erasi arresa a Cleomene Picuperata da Arato fu benigna
mente trattata Grata riconobbe l'umanit degli Achei
( LVII. ) Ma perfida si diede nuovamente a Cleomene
Ed uccise il presidio degli Achei Fu la loro perfidia me
ritevole di gravissimo castigo Scene tragiche inventate da
Filarco circa i Mantinesi ( LVIII. ) E circa Aristomaco
tiranno d'Argo ( LIX. ) Aristomaco fu degno del supplizio
che soffer ( LX. ) Lo storico narrar dee non solo i
fatti iniqui, ma eziandio gf illustri I Megalopolitani gene
rosi rifintano i beneficii di Cleomene Filarco passa sotto
silenzio la virt de' Megalopolitani ( LXI. ) Esagera la

3*4
preda tolta a medesimi Scarte facolt de' Peloponnetti
{ LXII. ) Filarco torive cote che ti contraddicono
( LXIII.) C1eomene guasta il territorio rgivo (LXIV)
Antigono va coll' esercito nella Lacona Cleomene mette
il campo a Sellasia Eva e Olimpo monti Eno fiume
Confinanti degli Spartani ( LXV. ) Campo d'Antigono
tulle rive del fium Gorgilo Schieramento <? Antigono e di
Cleomene ( LXVI. ) Battaglia <? Antigono con Cleome
ne Contiglio prudente di Filopemene ( LXVII. ) _
Antigono loda Filopemene Imperizia <T Euclida fratello di
Cleomene Euclida messo in fuga ( LXVIIL) Valore
Filopemene - Pugna fra i due re 1 Lacedemoni sono
battuti Cleomene fugge in Alessandria ( LXIX. ) An
tigono s' impossessa di Sparta Ritorna lotto a casa
colmato d'onori da' Greci Muore ( LXX.) Divitamenta
dell' autore ~ Muojono pi re intorno allo stesso tempo
Connessione del libro primo e tecondo co' seguenti [ LXX1. \

3a5

ANNOTAZIONI
AL

LIBRO

SECONDO.

(i) JL occanio ciascheduna ec. Non bo credulo eli dover fare


Ileana aggiunta alla prima di queste parole , come sarebbe leg*
germenle , superficialmente , prendendo collo Scbevreigh. i wtfallir per i* ipA/r {uni ; dappoich ba gi detto il
nostro poco prima
xtp*\*utSZt { espor soramariamente ). Oltrech non vero che Polibio tanto di volo parla
in questo libro degli avvenimenti qui accennati. Per la qual
cosa io stimo l'i) al tutto pleonasticp, e non indicante punto
maggior superficialit di quello che iodica il verbo semplico
cui esso va unito.
(2) E spedirono Amilcare. La morte d'Amilcare narra Dio
doro (eclog. xxv, 2) nel seguente modo. Assediando egli
la citt d'Elice , e mandata avendo la maggior parte dell'eser
cito cogli elefanti a svernare in Boccabianca , citt da lui fab
bricata , rimase col col resto delle forze. Venne allora certo
re 0 risso in soccorso degli assediati ( sebbene sotto falso sem
biante d'amicizia , quasi che ajutar volesse Amilcare ) e mise
in fuga il duce Cartaginese. In fuggendo procacci salvezza ad
Annibale e ad Asdrnbale che ritiraronsi in Roccabianca ; ma

326
rgli ivoltalo per un' altra (tracia , atro in un gran fiume col
carallo, dal quale sbahato mor otto le onde.
(3) Ristabil in Ispagna ec. Durante le guerre co'Romani
co' mercenarii avean i Cartaginesi neglette le cose di Spagna ;
onde dopo la pace fu lor primo pensiero di ricuperare quanto
vi avean perduto. Del resto , porse a' Cartaginesi , avanti
l' epoca presente , la prima occasione di portar le armi in
Ispagna , il soccorso che avean recato a' Gaditani loro consan
guinei (perciocch derivavan amendue da Tiro), i quali erano
stati assaltati da' vicini popoli , che portavan invidia alla pro
sperit della citt nascente ( V. Justio. xuv , 5 ).(i) Suo parente e comandante delle sue galee. Opportu
namente osserva lo Schweigh. che sembra presso i Cartagi
nesi essere stato in arbitrio del capitano supremo di scegliersi
fra i suoi amici quegli che sotto di lui comandar dovea le
galee ; siccome abbiam veduto nel primo libro un Annibale
triera reo egualmente ed amico d'Aderbale.
(5) 11liria. IAAfit (llliride italianamente) il nome Greco
di questo regno. I Romani il ohiamavan llliricum. Siccome
pertanto IXXlfi* (Illyria) ancor l'appellavano i Greci con de
sinenza conforme all' uso del nostro idioma , cos ho preferita
questa denominazione , rigettando quella d* Illirico- che pi ac
conciamente fa le funzioni d' aggettivo , e serbando Illirio per
esprimer il patronimico. Laonde diremo regno Illirico , e gli
lllirii. Estendersi questo reame in lunghezza dall'Arsia , ulti
mo termine dell' Italia sino al Drilone ( Drina nera ) , cio a
dire dall' Istria sino alla Macedonia , e conteneva la Liburnia
(Croazia marittima d'oggid) la Dalmazia, e parte dell' Al
bania presente. A mezzod avea per confine il mar Adriatico,
e a settentrione una catena di montagne la separava dalla
Fannonia inferiore (Ungheria odierna). Quest'era l'Illiria pro
priamente delta , ma in senso pi esteso erano secondo Festo
Rufo (Breviar. rer. gest. pop. rom. ) diciassette provinole con

3^7
questo B0me distinte, tra coi due Norici, dna Paononie, Dal
mazia, Mesia , due Dacie, Macedonia, Tessaglia, Achea ('),
due Epiri. A detta del Bochart i Fenicii vi fabbricarono al
cune citt marittime.
(fi) Medonii. Era Medione citt dell' Acarnania , la qual
provincia fu pressoch sempre in guerra cogli Etoli, cui non
avrebbe potuto resistere senza i soccorsi de' re di Macedonia.
T. Livio ne fa menzione nel libro xxxvi , c. it , e segg. , ove
riferisce gli avvenimenti relativi a quella citt , trattati dal no
stro nel libro xvm , Tucidide (in, 106 ) la chiama Medeone i e la colloca negli ultimi confini dell' Acarnania presso il
territorio degli Agrei che appartengon all'Etolia. Stefano Bi
zantino rammenta una Medeone citt dell' Epiro ; locch sar
uno de' suoi soliti abbagli. N posso collo Schweigh. menar
buona al Palmieri ( Graec. Antiq. in, 5) la congettura, che
la Medeone di Stefano non sar stata diversa da quella di
Tucidide e di Polibio, avendo l'Epiro avuti in diversi tempi
diversi confini. Non sarebbe ci impossibile, se cotesta citt fosse
stata situata a' confini dell' Epiro ; ma giaceva essa alt' oppo
sta estremit , ove incominciava il territorio degli Etoli ; ondo
non poteva giammai appartenere all' Epiro ; chi non supponesse,
esser in alcun tempo Epiro ed Acarnania stato lo stesso paese,
a che contraddice espressamente Strabone ( x, p. 46 1 ).
(7) Senza interruzione. Cosi ni' sembrato di dover tradurre
col Casaub. tari re rvn%tc , che significa continuazione , e
non celerit , come vorrebbe lo Schweigh. il quale 1' interpreta
(*) Non la propria , ma quelta che comprendeva t'Attica, la
Megaride , ta Beozia, ta Focide, ta Locride, la Doride, l'Etotia e
chiamavasi aucor Etiade ed oggid denominata Livadia. 8arebbe
mai it nome d' Iltiria stato appticato a tante diverse Provincie , per
ch la tingua Iltirica a tutte era per avventura famigtiare f A' nostri
giorni almeno motti di que' popoti partano t' Ittirico , sebbene mi
differenti diatetti.

3a8
Hatim. Il Haute applicando la continuila allo spazia, spiega
questo luogo cosi I corona cnxerunl urbem perniai, ita ut nullus palerei hiatus , per quem obsessi elaberentur. Ma questa i
pratica cornane a tatti gli assedii , n facea mestieri d' indi
carla.
(8) V intenzione delle armi. Solevano i capitani scrivere
sugli scodi , o sul resto della preda che avean tolta a' nemici,
per dedicarli ne' tempii degli Dei , Ji7t mtr* rar Sui
sari rSt tfi7> (sottintendesi inuxitrmi, o altro verbo simile),
il tale dedica agli Dei oneste cose terrbili, prese a coloro che
gravi mali intentavano . - Cosi il Reiske - Dapprincipio ,
secondo che riferisce Snida , facevansi le inscrizioni a nome
delle citt : Inorate fu il primo che vi fece menzione de] ca
pitano.
(9) Rccavansi innanzi pella potest. Ho avventurato di ri
tenere la frase greca : tSt xftii v*r %1t rh
che mi
sembrata non aliena dalla consuetudine italiana. Lo Scaligero
l'Heyne leggono wftnlrm , accedentium (che accostavansi):
legione, a dir vero, niente assorda.
(le) Alla Medionia, Cio a dire al territorio di Medione.
Cosi Messene col suo circondario addimandavasi la Messenia,
Sicione col suo la Sicionia, Flinnte col suo la Fliasia, ed al
tri simili : quasich le proprie leggi colle quali reggeyansi co
stituite le avessero provincie, per quanto fosse ristretto il loro
dominio , il quale sovente non conteneva che nna sola citt
colle sue dipendenze.
(1 1) Schierati all' uso loro. Cotesto uso & spiegato da ci
che segue: andaron a branchi, e in questo stesso libro al
cap. 66 e dal nostro di bel nuovo mentovato. Il Casaub. tra
dusse xr2t rri/fmt per cohortes , ma questo ordine di milizia
non era conosciuto se non da* Romani , presso i quali ogni
legione di cinque a sei mila nomini era divisa in dieci coorti.
Ma ritti'ftt, che propriamente significa linea spirale , corrisponde

3ag
pio. pretto al globus mllitum de' Romani , che in Italiano dircbbesi attrappamento , e con voce pi militare e sovente alita
dal Monteoucoli branco. (V. Grani Diz. milit. Ital.) lo Sohwcigh.
ha manipalatini , e pi del Casaub. s'avvicina all'espressione
Greca.
(12) Si trarrebbe innanzi. Qui ancora, siccome nel capitolo
antecedente ho creduto di poter conservare nel volgarizzamento
la frase del testo.
(1 3) Gli succedette nel regno la moglie Teuta. Per quanto
narra Appiano , ( Illyr. cap. 7 ). Agrooe lasci un fanciullo
nominato Fineo , e Teuta , sebben era sua matrigna , ammi
nistr il regno in qualit di tutrice.
(i4) Governandosi da donna. Qui pare che Polibio attribuisca
al sesso femminile la veduta corta d' una spanna merc
della quale al presente solo riguardano , n gran fatto curanti
di ci che sotto i lor occhi non cade. Ora , sebbene non man
cano fra le donne esempli d' avvedutezza e di circospezione ,
e che in ogni tempo sonosi vedute femmine regger Imperi
con non minor sagacit e fermezza di quello che faccian gli
nomini , non pu tuttavia dirsi in generale il sesso debole atto
a maneggi , che richieggono matura riflessione nel concepi
mento de' disegni, e inconcussa risolutezza nella loro esecu
zione. Irritabile coni' al sommo la loro fibra e mobile a' pi
lievi impulsi, sono esse leggere, volubili, inconscguenti, e il
presente con tanta forza le scuote , che non rammentano il
passato , n preveggono 1' avvenire. Fu adunque eavio consi
glio de' Romani il rimuover le donne da ogni pubblico affare,
quantunque le loro delie, Veturie, Cornelie non la cedessero in
eroismo e in altre maschie virt a qualsivoglia uomo (V. Tit. Liv.
vili, 18 ; Tacit. Aunal. 111, 53 ; Valer. Mass. Il, 5, 3). In Grecia,
a dir vero , v' ebbe qualche cortigiana di straordinario ingegno
che su' regitlori delle repubbliche esercitava non lieve influenza,
siccome l' esercit Aspasia sovra Pericle ; ci non di meno

33o
erano generalmente pretto di loro la mogli con maggior ri
gore che non fra i Romani confinate dentro alla sfera delle
domestiche occupazioni , ove tolte virean intente al ministero
dell' economia e dell' educazione della prole , cui natura de
ctinolle , dando loro fragil complessione e spirito di poca ele
vazione capace. La qual passiva condizione del sesso femmi
nile trovasi mirabilmente espressa nella gravissima sentenza di
Tucidide, ( il , p. 128 ) che il non peggiorar dalla propria
Natura gran vanto delle donne, e che quelle godono la mag
gior gloria , delle cui virt e mancanze gli uomini parlano
meno .
(15) Scerdilaida. Lo Schweigb. sostiene con buone ra
gioni esser questi il medesimo che T. Livio noma Scerdilocdut.
Fratello d' Agrone comandava egli sotto Tenta l'esercito Illi
rico , ma poich qnella ebbe rinunziato al trono, divenne tu
tore del fanciullo Fineo e amministratore del regno insieme
con Demetrio Faro. Che Pineo poi , giunto a et idonea , te
nesse Io scettro dell' Illiria , non a dubitarsi , dappoich
T. Livio ( xxii , 33 ) il chiama Re. Tuttavia sembra il suo
regno essere stato di breve durata, leggendosi ne' libri poste
riori del mentovato storico (xxvi , l - XXVIII , 5) che suo zio
Scerdilaida unitamente al figlio Fleusoto eran insigniti della
potest suprema.
(16) Gli Epiroti. A' tempi , di cui Polibio qui parla, ei si
pare che qnesta nazione non fosse pi governata da re, ma che
le sne citt , o ciascheduna di per s si reggesse , o unite
si fossero in confederazione , non altrimenti che quelle degli
Achei, degli Acarnani , e degli Etoli loro vicini. Diffatti , morta
Olimpia , figlia del re Pirro , che avea combattuto in Italia coi
Romani , non rimase della stirpe regia che due fanciulle, Nereide , che si marit a Gelone figlio del re di Siracusa , e Laadamia , che in un tumulto a furia di popolo fu uccisa (Vedi
Giustin. xxvm , 3 ). Dopo quest' epoca non trovasi pi nella

33 1
storia fatta menzione di re d' Epiro: Mentre che in Epiro
cotesti fatti accadevano, mor, a detta di Giustino, Demetrio
padre di Filippo , cni lasci a tutore Antigono Dosone; locch
avvenne l'anno 5i8 di Roma (V. Casanb. Synops. Chronol.
ad Potyb. ), e gli Epiroti furono rotti dagl'Illirii 1' anno 52^,
qnando spento era gi in Epiro il seme reale. L'ingratitudine
pertanto con che trattarono gli Achei , e gli Etoli loro libe
ratori , e l'alleanza che strinsero cogl' Illirii, i quali aveanli
ingiustamente assaltati , inducon a credere che alla monarchia
succeduta fosse in quel paese una forma di governo molto
irregolare , e che vivessero poco meno che in anarchia. De
mocrazia fu dessa secondo il nostro nel seguente capitolo.
(i }) Condotti ad Er'we ec. Nel libro antecedente ( c. 3 )
narrasi che fra coloro , i quali macchinavano di tradir Lilibeo
v' avea Galli, e ( c. 77) che parte de' Galli , che militavano
sotto Antarito ricovrarono presso i Romani , quando qnesti
eran a campo intorno Erice.
(18) Cajo e Lucio Coruncanii. Plinio ( xxxvi , G) chiama
gli ambasciadori a Tenta F. Gingno e Tito Cornncanio, e dice
che furon uccisi amendue per ordine di Teuta. Floro 11, 5 ,
senz' additar il loro nome , racconta che a guisa di vittime
percossi furono colla scure , e i comandanti delle navi arsi
nelle fiamme. T. Livio (Epit. 1. xx ) s'accorda col nostro.
Secondo Dione alcuni furono legati , altri uccisi.
(19) Issa. Oggid Lissa. Quest'isola, a detta di Dione,
erasi ribellata dagl' Illirii e unita a' Romani vivente ancor
Agrone.
m
(20) Vantaggiarsi col far prede. 'OpiAs<* significa vera
mente utilit ; ma siccome qui trattasi di preda , cos ho vo
luto in volgarizzando riunir amendue i concetti.
(21) Con ira femminile. Iracunde , qui mos est mulierum
( con iracondia conforme costume delle donne ) volta Io
Schweigh. la tanto espressiva voce greca yvtttiKt&lftvf : male,

332
per mio avviso , dappoich 1* iracondia non esclusivo costu
me del sesso debole ; sibbene era l' ira di Tenta non ira comane , ma di femmina , cio sfrenata e vendicativa.
(22) Tragittarono direttamente. Il testo ha ef, risa , eh'
quanto dire peli' alto mare > opposto al costeggiare. Io mi son
attenuto allo Sehweigh. che traduce recto.
.
(2 3) Senza malizia precisamente I* knimtt di Polibio, che
gl'interpreti latini non ban potato rendere coli1 esattezza che
ammette l'idioma Italiano. Securi , et nil tale suspicantes disse
con lunga perifrasi il Perotli , e nihil mali suspectantes lo
Sehweigh.
(2^) Dell' edijzio. Ho stimato necessario di far distinzione
tra rvA e ix*r, quantunque lo Sehweigh. amendue deno
mini porla. Il perch ho seguita la definizione del Reiske , ebe
scrive wtKt est porta ipsa, (la porta stessa) wixmt tofana
tedificinm in quo sunt portae m (tatto l'edilzio, in cai sono
le porte ).
(25) Disertare rrrt ytvpitti leggesi in Polibio, che
Io Sehweigh. dietro al Casaub. volt sedihis suis pelli. Ma
con ragione osserva il Gronovio, che ci troppo, comech in
altri luoghi del nostro trovisi la medesima frase per distrug
gere le citt, guastar le campagne. Quindi suppone egli ebe
qui valga essa soltanto spogliare , privar delle fortune , se non
vn errato , il verbo italiano da me scelto rende sufficiente
mente quest'ultimo senso.
(2C) Armarono di uomini, corrisponde a i**i(mt , em
pierono , donde xA''^* la ciurma Allestirono d'ogni altra
cosa necessaria, equivale a r*r/<i<f , ebe non denota gi,
come pretende il Reiske , provvedere di soldati navali.
(27) Barche Xi/t&t, da' Romani pure chiamati lembi eran
piccioli legni e veloci ( V. Forcellini Lexic. tot. Latiniu ) quali
appunto convenivansi ad una nazione ebe come g' Illirii eser
citavano la pirateria.

333
(28) Andando a tghmbescio ec. Dna vantaggi ottennero gli
Illirii lasciandosi andar obliquamente addosso a' nemici. In
primo luogo erano sicuri, che i rostri delle nati avversarie
non doveano colpirle; poscia era necessario che per tal guisa
succedesse l'orto e il conficcamento a'fianchi, e, merc dell'estesa
superficie, avessero i marinai maggior comodo di saltar nelle
navi Achee.
(ir)) Denteino Fano. Era costui signore dell' isola di Faro,
( oggid Lesina ) e ad un tempo in Illiria prossimo d'autorit
alla famiglia reale. Ma Tenta , che il temeva , diede ascolto
alle calunnie mosse contra di lui , ood' egli s' indusse a tra
dir la patria, e fece caro scontar alla regina le persecuzioni
sofferte. I Romani il preposero a' popoli Illirici che aveano
soggiogati , siccome tosto vedremo , ma egli affidato ne' re di
Macedonia , si ribell da'Romani , spogli le citt Illiriche , e
se ne fece signore ( Polyb. m , 6 ). Accordatosi con Scerdilaida fece alleanxa cogli Etoli, e guast con un'armata le coste
degli Achei ( Id. iv, 16 ). Ma poco stante unissi cogli Achei
a danno degli Etoli (iv , ir)) e fu a Filippo autore di scelle
rati consigli nella guerra che questi mosse alla stessa nazione
( v, 12); sebbene in appresso lo esort a far pace con
essa | e a tragitar in Italia , assettati ohe avrebbe gli affari
dell' Illiria, al qual effetto entr nel trattato che ferm Fi
lippo con Annibale ( vii , n ). Vinto da' Romani si rifugg
presso Filippo, dal quale fu benignamente accolto (ni, 18 - iv,
37 , 66 ). Finalmente quest' uomo andace e inquieto , assal
tando per ordine di Filippo la citt di Messene , fa ucciso
combattendo (in, 19).
(3o) Durazzo , citt de' Taulanzii , popoli della Macedonia,
l' antico suo nome era Epidamno ; ma , se crediamo a Pom
ponio Mela, i Romani, perch cotesto nome loro sembrava
di cattivo augurio (quasi che significasse i*i damnum , andar
a danno ) il cangiarono in Dyrrachinm, dalla penisola su cui

334
situata ; donde i moderni fecero Darazzo. Qui io leva appro
dare chi d' Italia tragittava in Grecia.
(3i) Reciprocamente esortandosi. Lo Schweigb. tembrami aver
colto nel segno, voltando sftssasAadttfi* in questa sentenza,
e rigettando come assurdo il senso che a cotal voce appone
il Casanb. in traducendo : Romanorum hortatu.
(3j) Apollonia sul fiume Avo, secondo Straberne, (vii,
p. 3 16 ) sessanta stadii distante dal mare, celebre pelle otti
me sue leggi, e pe' suoi stndii, vivente Giulio Cesare, ii quale
vi mand Ottavio per coltivarsi nelle lettere.
(33) Ardici. Lo Schweigh. ha preso nn abbaglio circa questa
nazione ; imperciocch fa egli dir a Strabone, che in progress*
di tempo furono denominati Vardei, laddove Varalii gli ap
pella questo geografo, e Plinio (ili, 25) e Tolemeo (il, 17)
gli chiamano Vardei. Avean costoro, un giorno, a detta del na
turalista Romano, corsa ostilmente l'Italia, ma a' suoi d ri
dotti erano a sole venti decurie.
(3^) Partini-Aliniani sono da Strabone ( vii , p 326 ) no
minati fra i popoli dell' Epiro , i quali erano mescolati cogli
Illirii , e in parte toccavano il mar di Macedonia. Quindi 1
nata la confusione presso i geografi , che ora ad nno ora
all'altro di quo' paesi gli attribuiscono. Plinio (1. c.) chiama
i primi Parteni , ma non rammenta gli Atintan , che forse ai
suoi tempi erano spenti , siccome molti altri di quo' popoli ,
de' quali Varrone annoverava ottantatr , mentre Plinio non
parla che di tredici.
(35) Fu lasciato con quaranta vascelli. Nel testo leggesi
vvXiiwiftittf TtrrfK>r exiq)v. Non credo col Rciske
che la forza di cotesta frase sia , cum sili curassel a collega
relinau quadreginta naves; ma suppongo che dopo iirAiir*i* sia per isvista stato omesso
> vocabolo sovente usato da
Polibio per indicar la presenza delle forze terrestri e marit
time che un duce ha seco.

335
(30) // qual articolo. Nel testo x) re vmw l fiikirrtt,
propriamente : e ci che segue, locch massimamente. Lo
Schweigb. espone, et (quo continetar idee); interpretazione
da non rigettarsi. La voce italiana , di cui mi sono valuto ,
credo eh' esprima amendue queste idee.
- ,
(37) / Corintii ammisero i Romani ec. wtJifr urinili
?*/< , letteralmente , accolsero i Romani, affinch parteci
passero. Lo Schweigb. troppo arbitrariamente traduce decretata,
est, ut participes Romani Jierent. Pi s'accosta alla sentenia
dell' autore il Reiske, che spiega: Admiltebant , approbabant , consentiebant , sibi patiebanlur approbari n. E non senza
probabilit credo io che i Corintii erano stati di ci richiesti
da' Romani. Del resto celebravansi i giuochi istmici, cosi
detti dall'Istmo su cui era fabbricato Corinto , ogni due anni,
conforme scorgesi da Giuliano ( epist. 35), in onore di Net
tuno, che col avea nn tempio. Il loro principio cade nell'olim
piade nix.
(38) Contribu grandemente. E da osservarsi il modo di dire
pleonastico tv ftixp*. fttyika A (non poco aia molto) , che
spesso riscontrasi nel nostro , ma che anche ad altri scrittori
famigliare ( V. Fiatone nel dialogo intitolato Critone, c. 3.).
(39) Tacendo del resto della Spagna. Non T. Livio (xxi, 2)
in opposizione a quanto qui dice Polibio, secondoch crede
lo Schweigb. , avendo quegli asserito che pattuirono la libert
de' Sagantini ; dappoich costoro , situati fra le possessioni dei
Romani e de' Cartaginesi , non poteauo considerarsi apparte
nere ad alcuno di due , e formavano , come si direbbe oggi ,
una popolazione neutrale. Questa concessione pertanto era a
vantaggio de' Cartaginesi anzich de' Romani ; che , come vedrem appresso (111, 3o ) i Saguntmi erano stati sempre sotto
la protezione de' Romani , ed ogni loro differenza in essi ri
mettevano. Tuttavia divenne quella citt il pomo della discordia
tra le due nazioni * per cui ti accese la seconda guerra
Panica.

336
(o) Verso il resto dell' Italia. da notar! che in due
sensi prendeva! l' Italia. Nel pi esteso , co u forme qui la de
scrive Polibio, vi era compresa la Gatlia Cisalpina; e le Alpi
eran a settentrione i suoi confini: nel pia ristretto incomin
ciava essa al Rubicone in sull' ingresso delle terre de' Sennoni. Oude Giulio Cesare che dal popolo Romano tenea la pro
vincia della Gallia Cisalpina , della quale senza ordine non
gli era permesso d'uscire, giunto al mentovato fiume con
animo d'occupar Roma, riflettendo alla grandezza della tua
impresa , pronunci queste memorabili parole, u Possiam au-.
cora retrocedere : che te varcato avrem questo ponticello , ci
sar forza spacciar ogui cosa colle armi ( V. Sveton. in
Jul. Caesar. o. un )
({i) // mare Jonio ed il seno Adriatico contiguo - il mar*
Siculo e Tirreno. Grande confusione regna tra gli antichi circa
la denominazione di questi mari. Secondo il nostro autore
quella parte del mar Adriatico che guarda a settentrione il
seno Adriatico , e la meridionale che giugno al promontorio
di Corinto ( ov' ora Castelvetere ) il mar Jonio. Quivi in
corninola il mare Siculo, il quale, girata la punta meridionale
ti unisce col mar Tirreno , che batte il fianco occidentale del
l' Italia. A detta di Strabone (vii, p. 3 1 G ) formano i monli
Ceraunii ( Cbimerei d' oggid ) la bocca ove cessa il mare
Adriatico , e ha principio il Jonio , sebbene amendae i mari
tono da lui sovente col nome d'Adriatico denotati. Il mare Si
culo , giusta il medesimo (ti, |>. laS), eslendesi da Locri,
Regio , Siracusa e Pachino sino a' promontori di Creta ; coli
acquista il nome di Cretico , bagna la maggior parte de} Pe
loponneso , e a settentrione raggiugne il promontorio la pigio ,
( o. di Leuca ) la bocca del mar Jonio , la parte meridionale
dell' Epiro sino al seno d' Ambracia , e la contigua costa sino
al seno di Corinto Tolemeo adotta, come Polibio, un seno
Adriatico, e un mare Jonio, ma chiama mar Adriatico quella

337
che dal nostro appellato Siculo. A' Romani era mar su
periore il Tirreno , e inferiore 1' Adriatico. L" intervallo tra
Idrnnto (Otranto) e Apollonia secondo Plinio (111,16) il
confine del mar Jonio e dell' Adriatico , e dal promontorio
Japigio sino all'ultima punta dell'Italia giogne il mar Siculo,
dallo stesso autore denominato Ausonio , perciocch gli Ausonii erano i primi che abitavano le sue sponde. Esichio as
serisce essere la stessa cosa il mar Jonio e 1* Adriatico, e di
proposito sostiene questa opiniono il Bochart (Chan. I, 26 ),
pi acconciamente Agatemero ( Geogr. 1 , 3 ) definisce il
mar Jonio la bocca dell'Adriatico , e cos la intese il no
stro ancora chiamandolo wift , quasi tragitto dall' Italia
nella Grecia. Secondo i moderni Geografi mar Adriatico il
seno Adriatico 0 il Jonio degli antichi, e Jooio il mar Si
culo , ma forma parte del mediterraneo non altrimenti che il
Tirreno. Il uomo del mar Adriatico secondo Livio v, 33.
Plinio 111, 16 , 20, e Strabone r, p. S{ derivada Adria o
Atria colonia Etnisca, ora picciolo luogo dentro a terra, ma
anticamente nobile porto, sebbene gi molto decaduto a' tempi
di Strabone. L'espressione di Polibio, ri xr r 'Aifl*i
i\w*i, sembra, a dir vero, favorire l'opinione dello Schweigh.
che un'altra origine abbia cotesta denominazione , forse il fiume
Adria , di cui parla Stefano Bizantino. Ma oltrech nessun al
tro fa menzione di questo fiume, e, conforme abbiam pi
fiate veduto , grossi errori si riscontrano nel dizionario che
porta il nome di quel geografo, derivati probabilmente dal
l'ignoranza del suo compendiatore : oltre a ci, dissi, tro
vasi in parecohi luoghi di Strabone vAifpi*f coli' articolo ma
scolino , ove manifestamente trattasi del mare e non di un
fiume (Vedi t, p. 4^ , H, p. lo5 , v, p. 210, SII, vii,
p. 5l6).,Nella stessa guisa dicevano S EvfcirtF, i K\ytt(t
YEusino, YEgeo, sottintendendo witrtt mare. I Romani stessi
Polibio , tomo I.
%%

338
chiamavano talvolta il mar Adriatico semplicemente Badria in
genere mascolino, siccome Orazio (1. ut, Od. 3, v. 5).
et Dux inquieti tnrbidus Hadriae. It mare Jonio, cui Vir
gilio ih, v. 210 d l'epiteto di magnam, estendesi secondo
Servio dalla Jonia sino alla Sicilia, e le sae parti sono l' Adria
tico, 1 Achaico, 1' Epirotico ; perciocch, dice quel commen
tatore, i mari traggono il loro nome dalle provi ncie, dalle isole
o dalle citt. Secondo il medesimo ( 1. c. ) e Igino (Fab. t5)
fu esso cosi denominato da 1o fistia
o d' Iiiaco che vuoisi lo
passasse a nuoto ; altri lo dedacono da no naufragio che vi
soffersero gli Joni , o da Jone Italiano , padre d' Adria , o da
Jonio Illirico, o da altro dello stesso nome tglio diDirraobio,
che Ercole , avendolo inavvertcntemente ucciso , gitt in questo
mare. Secondo Solino ( PolyhisU e 23 ) i Greci chiamavan
Jonio eziandio il mar Tirreno.
(2) Da' giochi Alpini ec. Giover toccar brevemente, a
maggior intelligenza delle cose qui trattate , tutto il corso delle
Alpi. Incomincia questa serie imponente di montagne dalla
sorgente del Varo, e fmisce presso al seno Flanatico (Qaarnaro),
chiamato dal nostro ultimo recesso dell'Adriatico. Dalla men
tovata sorgente sino a' guadi Sabazii ( Savona ) sono le Alpi
marittime ; da queste a Segusio ( Susa ) le Alpi Cotte ; di
qui sino al S. Bernardo piccolo le Alpi Gru/e , cosi denomi
nate dal preteso passaggio d' Ercole pelle medesime. Seguono
le Alpi Leporitine sino alla sorgente del Ticino, le Rezie , di
coi fanno parte le Brenne e le Tridentine sino alla Piave ; indi
sopra al Tagliamento sioo alla fonte della Sava le Noriche ,
donde diramansi le Pannoniche. Le ultime sono le Comiche ,
che ginngono sin alla sorgente della Colapi (Culpa). Le Alpi
Ginlie non trovausi in Strabone, n tampoco in Tolemeo, Pli
nio e Mela , e non furono giammai una divisione delle Alpi ,
ma occorrono soltanto negl' itinerarii , ove poste vennero in
onore di Ginlio Cesare , e da' quali passarono nelle moderne

339
geografie. Fu pertanto il Dome di Giulie non sempre a' me
desimi tratti delle Alpi assegnato. Ora lo si appose alla parte
pi occidentale delle Alpi Rezie , confinanti colle Leponzie ,
ora a quelle che soprastanno al Tagliamento fra le Rezie e le
Nonch , ora alle Carniche. Scambiossi eziandio talvolta la de
nominazione di Nonch con quella di Carniche , e vicever
sa. - Il nome di Alpi deriva secondo Strabone (vii, p. 3i4)
da Albio , monte altissimo, ov'esse finiscono. Al dire di Festo
la loro etimologia Alpum , voce Sabina , che suona in lalino , album , bianco , dalle perpetue nevi che le imbiancano.
Isidoro di avviso ( Hisp. orig. xiv, 8) che Alpi io. lingua
Gallica equivalga a montagne alte.
({3) Da Marsiglia. Sembra Polibio aver fra queste monta
gne annoverate quelle de' Salii , che sono tra la mentovata
citt e il fiume Varo , conformo osserva il Casaub. nelle note
a Strabone ( iv , p. 1 <j 8 ).
(44) Finiscon poco prima di toccarlo. Strabone (iv, p. Sol)
lasci scritto , che il monte il quale forma 1' ultima estremit
delle Alpi chiamavasi a' suoi giorni Albio , e (vii, p. 3i)
che la parte pi bassa delle medesime , denominata Ocra si
estende da'Rezii alli Japodi , presso i quali ergonsi esse di bel
nuovo e addimandansi monti Albii. Havvi dunque in certo
modo una interruzione nel loro corso , costituita dalle emi
nenze , che formano il Carso d'oggid , il quale , situato com'
fra i detti M. Albii e il mare , fa si che le Alpi finiscano in
nanzi di giugner all' Adriatico. A quali montagne d' oggid
corrispondano gli Albii degli antichi non facile a dirsi. Pro
babilmente sono essi la catena che dalla valle d' Iitria scorre
per Cirknitz , Las , e Gottsche sino a' confini della Croazia ,
ove peli' appunto sorge la Culpa. Tolomeo la chiama Caravancas , e 1' Ocra Carusadio , donde pare che per contrazione
siasi fatto Carso.
(45) Qiial sia la virt di queste terre. Anche Strabone

34o
(v, p. 218) parla molto della fertilit della Gallia Cisalpina,
narra fra le altre cose , la copia de' vini che col si fanno
essere tanta , ohe vi si veggono botti pi grandi delle case ;
abbondarvi la pece e la lana , di cui la pi fina si raccoglieva
nel Modonese , la mezzana nel Padovano , e la pi ordinaria
nella Liguria ; non scarseggiar quel paese di miniere , e presso
Vercelli cavarsi dell'oro , sebbene a' snoi tempi si negligevano,
pella rendita maggiore di qnelle della Gallia Transalpina e
della Spagna.
(G) Il moggio Siciliano. Il medimno ( che tradussi moggio,
perciocch Esichio ( V. in A' /tii/'/itti non fa differenza fra
queste due misure , e Coni. Nepot. in Attico dice - sex modii
qni modus mcnsorae medimnus Athenis appellatur) forma se
condo P. Bembo ( Lilter. voi. 2, 1. 3 ad Rbamnus. } due terzi
di stajo veneto , e giusta il Meibomio il suo peso 8l libbre.
A* tempi di Cicerone (in Verr. 1. m, a ^5) era stato stimato
in nn anno di grande abbondanza il medimno 12 sesterzi!.
Ora, equivalendo 4 oboli a HS i _ e il sesterzio corrispon
dendo a dne soldi di Francia, ne segue che lo stajo Siciliano,
ovveramente due terzi dello stajo Veneto rateano nella Gallia
Cisalpina soldi 5 ~ , e lo stajo Veneto intiero 9 soldi Fran
cesi circa , quando nell' et di Cicerone il pi vii prezzo di
quello era 02 soldi di Francia.
1 ({)) Animali porcini. Ha gi notato il Casaub. ( ad Athenaeam
I. 1, p. 24) che tifila, (animali sacri) erano detti dai Greci
non solo gli animali destinati a vittime, ma eziandio quelli
.che uccidevansi per mangiare , sendoch ne' primi tempi gli
nomini non cibavansi di carni, ma immolavano soltanto vitti
me agli Dei.
(48) Per mezzo aste. L' asse non ebbe sempre presso i Ro
mani lo stesso valore. Ne' primi tempi era esso nn pezzo di

34i
rame o di bronzo del pso d' una libbra. Servio Tullio il ri
dasi ad una forma determinata , e v' impresse la figura d'u
animale ( fiecus ) , forse per indicare 1' uso primitivo di fare
i pagamenti con certo numero di bestiame , innanzi eh' esi
stesse la moneta. Quindi il nome di pecunia. Nella prima
guerra Punica uc fu diminuito il peso a due once e cangiata
l' impronta , rappresentandovi da una parte un Giano bifronte,
e dall' altra un rostro di nave , simboli della guerra e della
pace, qnali si convenivano ad una nazione gi divenuta belli
cosa. Finalmente nella seconda guerra Punica , sotto la Ditta
tura di Q> Fabio Massimo fu l'asse ridotto a un' oncia, e il
danaro d* argento che prima valea dieci assi , sal a sedici ,
sebbene gli stipendii militari continuavansi a pagare iu ra
gione di dieci assi per danaro ( V. Plinio , Histor. Natur.
xxxm , i5). Ora essendo l'obolo la sesta parte del da
naro, o dir vogliamo di sedici assi , ne segue che la quarta
parte d' un obolo equivale a mezzo asse ed once due. Il
qual computo disuostandosi per una minuzia dal vero stipen
dio dato alle truppe , conforme opportunamente osserva Gio.
Federico Gronovio (de sestertiis lib. m, c. 2), non avr
ratenuto Polibio , a fine di schivar una frazione imbaraz
zante, dall'additar a'Greci, per cui scrivea , il valore di mezzo
asse.
(4q) Taurisci. Sono gli stessi ebe il nostro nel libro ili,
c. Go denomina Taurini. Abitavano costoro fra la sinistra
sponda del P, le radici delle Alpi, e il fiume Orgo (Orca),
e la loro capitale chiamavaai Taurinum (Torino) espugnata
da Annibale tosto dopo la sua discesa dalle Alpi. Straberne
( iv, p. 206 -v, p. 21 3) e Plinio (111, 19, 25) pongono i
Taurisci nella Paunonia presso a' Carni fra la Sava e il Da
nubio, tratto che corrisponderebbe alla Carintia, a parte della
Carinola j alla Stiria, e a parte dell'Arciducato d' Austria , e
Polibio stesso ( xxxiv. 10) rammenta i Norioi Taurisci situati

34a
opra Aquileja. Quindi egli sembra che in tempi remotissimi
i Taurisci Celtici abbiano fatta nna spedizione nel Norico ,
e vi si sieno stabiliti , passando eziandio nna parte di loro in
Pannonia. Anzi stando a Plinio (iti , 2{) i Norici erano anti
camente denominati Taurisci. Circa l'origine Celtica de' No
rici vedi l' ernditissima dissertazione del prof. Muchart : dai
altceltisbe Noricum, oder Urgeschichte von OEsterreich, Stevermark , Salzburg , Karnthen , nnd Krain , cio : l'antico Norico
Celtico, ossia la Storia primitiva dell'Austria , della Stiria , di
Salisburgo , della Carintia e del Crugno nel giornale intito
lato : Steyermrkithe Zeittchrift , giorn. di Stiria , Graetz
1823.
-iho) Agoni. Questo nome , che non trovasi presso nessun
altro scrittore, con ragione sospetta lo Schweigh. che debba
esser mutato in Euganei , i quali avendo ( secondo che T. Li
vio I, I racconta dietro 'un'antica voce) abitato dapprima
tra il mar Tirreno e le Alpi , furono dagli Eneti o Veneti ,
scacciati, e si ridussero pi presso alle Alpi tra 1' Adige e il
lago di Como (V. Cluver. Introd. in nniv. Geogr. 1. 111 , c. 2%)'.
Del resto pretende Plinio (iti, z{) che fossero d'origine
greca , conforme lo indica il loro nome , eh' quanto ivyanlt
o ivytti, di generosa stirpe.
(51) / Liguri. Estcndevansi questi dal Varo alla Magra, e
dal mar Ligure e dal P sino a Piacenza. La loro capitale e
principal emporio era Gemta , che in tempi posteriori fu chia
mata Janua , quasich da Jane fosse fabbricata.
(52) Pisa prima citt d' Etruria. Secondo Tolemeo (ii1, 1)
e Ptinio (ii1, 18) non Pisa, ma Luna sulla riva sinistra della
Magra nelle vicinanze dell' odierna Sarzana era la prima
citt delt' Etruria. Strabone ( v, pag. 222 ) dice , che j>er
avviso di molti scrittori il confine de' Ligori o degli Etruschi
un piccini luogo fra Luna e Pisa denominato Haora , seb
bene egli pure pone Luna all' estremit delt' Etruria. Tuttavia

,
343
era il tratto di paese fra Pisa e la Macra anticamente abitato
da una popolazione Ligure, che T. Livio chiama Apuani,
che l'anno 5"j2 di Roma fu tutta trasportata nel Sannio (V.
T. Lirio xx , 58 ).
(53) Sin al contado d'Arezzo. Questa citt , situata nelle
viscere dell' Etruria , non pare che formar potesse il confine
mediterraneo de' Liguri colla medesima. Quindi che t'Olstenio alla voce tiyitt di Stefano Bizantino propose di legger
tny/t*t in luogo di A((nri't*t. Ma da quanto dice Polibio ap
parisce, che non i Liguri, sibbene gli Auani e i Boii abitavano la
piaDura fra gli Appennini e il P, ove pell' appunto trovasi
Regio. Dall'altro canto non impossibile, che gli stessi Li
guri Apnani , il cui paese dalla parte del mare gingueva sino
a Pisa , occupassero tutto il tratto degli Appennini sopra Pistoja e Fiesole sino ad Arezzo.
(5$) Tirreni. Furon essi cosi denominati da Tirreno figlio
d' Ati , il quale , spinto dalla fame , venne dalla Lidia in Ita
lia con molta gente. Costoro , stabilitisi dapprincipio di Ut
dell' Appennino sovr' amendue le rive del P , ma poscia ,
scacciati da' Galli , fistarnnsi fra 1' Appennino , la Magra e il
Tebro. In appresso vi ginnse una colonia di Pelasgi dalla Tes
saglia , e fabbric la citt di Cere , chiamata da'Greci Argilla.
(55) Umbri. Secondo Strabone ( 1. c. ) tran essi situati
fra i Tirreni e i Sabini, e passati i monti gingnevano alla mari
na di Rimini e di Ravenna. Ne'primi tempi estendevano suHe
coste d' amendue i mari ; ma discacciati dal mare di sotto pei
Tirreni , e da quello di sopra pe' Gatli Senoni , a molto an
gusto spazio furono ridotti. Se non che , sterminati i Senoni
da' Romani , rioccuparon essi la parte delt' autico loro territo
rio che verso l' Adriatico si prolungava.
(50) // fiume P. Ha desso le sue sorgenti sol monte Viso,
( Verulo degli antichi ) Alpe altissima tra la Francia e l' Ita
lia , non gi precisamente ove unisconsi le Alpi cogli Appen

344
nini, il qual sito Polibio addita peli' apice del triangolo, sotto
cai rappresenta la Gallia Cisalpina ; ma poco lungi di col.
Onde io tradussi ftiXXit a un dipresso , seguendo il Reiske.
(5^) Dirigendo il corso verso mezzogiorno. Ci da com
prendersi nel seguente modo. Fiuattantoch questo fiume scorre
fra montagne ( si divalla ) il suo progredimento verso mez
zod ; ma come prima dopo picciol tratto giugne al piano al
nord-est di Salnzzo , la sua corrente volgesi a settentrione.
Ricevuta a Torino la Dora , s' inclina esso notabilmente verso
levante, e sotto Chivasso al tntto si volge a quella parte , e
prosegue nella stessa direzione, leggermente piegando al sud
sino alla sua imboccatura nell' Adriatico.
(58) Tutti i rivi. Secondo Plinio (ili, iC , 20 ) trenta
sono i fiumi che il P mena seco nell' Adriatico , olire agli
immensi laghi che in esso si sgravano. Tutti questi Gumi vi hanno
nel corso de' secoli recata tanta sabbia e gliiara t che il suo
alveo si a' nostri giorni di molto alzato , e ha renduta ne*
cessarla la costruzione d' imponenti argini , a' quali tuttavia fa
scherno alcuna fiata , con grave danno delle vicine campagne,
1' immensa piena prodotta dalle piogge dirotte dell' autunno ,
e sostenuta da' venti australi , che ne ritardano lo scarico nel
mare. '
(5 9) Allo spuntar delle canicole. Lo stesso dice Plinio
(I. e).
(Co) Oluna. Plinio la chiama Volane, e dice che Olane addimandatasi pria. Oggi il porto di Volaua ove mette in mare
il P di Ferrara.
(61) Trigaboli. Questa il silo ove fu poscia fabbricata
Ferrara , e ove il P si divide in P di Volana , di coi test
parlammo, e in P di Primaro , eh' la bocca Padoa del
nostro , o Padusa , siccome la denomina Plinio , e dietro a lai
Cellario ( Orb. antiq. 11 , p. C9C ).
(62) Bodenco. Plinio scrive che Bodinco il chiamavano gli

345
indigeni , locch nella loro lingua significava senza fondo. L'Ar
duino a questo Inogo di Plinio scrive che ine in lingna Cel
tica vale senza , e Bod fine , fondo , estremit , onde i Fran
cesi han fatto bout. Neil' idioma Tedesco Boden general
mente l'infima parte d' ogni cosa ( V. Adelung's gramolatiseli
Kritisches Woerterbnch) e bodenlos senza fondo. Avreb
bero mai le lingue del Nord avola una madre comune , sic
come vuoisi che le Orientali l'avessero nella Semitica?
(63) Gli anzidetti campi , cio a dire quelli della Campa
nia , e quelli singolarmente della Gallia Cisalpina.
Circa le sorgenti del P. Il Casaub. ha tradotto rifl
riti rA< t nta, ad Padi riponi quae solis ortum spe
cial, non considerando che la parte orientale del P la sua
foce, non la sua sorgente , e che iwr*x significa propria
mente origine, luogo donde alcuna cosa sorge , la qual espres
sione fu poscia trasportata al sito del cielo , da cui apparen
temente emergono gli astri. Lo Schweigh. ha corretto questo
errore nella sua versione , ma nelle note 1' ha sorpassato.
(65) Lai. Levi ( Laevi ) li chiamano T. Livio e.Pliuio. La
loro capitale era Ticino.
(66) Lebeci. Libici appellati sono da Plinio ( ni , 17, 2 1 )
e da Tolemeo ( ili , 1 ). Il perch , come gi osserv lo
Schweigh. erronea la scrittura di Libni che leggesi in varii
luoghi di T. Livio. Che se Polibio scambi il jota coli' e, ci,
a detta del test citato commentatore famigliare a' nomi proprii che di latino recansi in Greco , come KsrirA<ar per Ko9r<rA, B;iniii per Bf<rr. Il luogo principale di
questo popolo era Novara.
(67) . Iusubri. Oltre a Mediolano loro Capitale erano nel lor
territorio celebri , Laos Pompeii ( Lodi ) fabbricata da' Boii ,
come prima vennero in Italia. Forum Diuguntorum ora Cre
ma , Modici* , ora Monza. Non facendo Polibio menzione
degli Orobii , le cui citt pi ragguardevoli eran Como e Ber

346
gamo , e' ti pare , che parte fra g' Insubri , parte fra i Cenomani gli annoveraste. Di fatti Ptinio solo (in, li , 19) di
essi parla , seguendo Catone che li vn di stirpe greca , con
forme indica il loro nome, che suona abitatori di montagne,
n sono pnnto mentovati da Strabene e da Toteuieo , V ul
timo de' quali fa Como citt Insubre , e Bergamo luogo dei
CenomanL
(68) CenomanL Genomani li chiama il nostro, diversamente
da tutti gli altri autori. Le loro citta furono : Brescia , capi
tale , Cremona , Mantna fabbricata dagli Etruschi , e ginsta
Tolemeo ( III , 1 ) oltre Bergamo e Lodi , Trento ancora e
Verona.
(69) Veneti. Questi, per relazione di T. Livio Eneti (fio
atti ) dapprima appellati , espulsi in una sedizione dalla Paflagonia , poiefa' ebbero perduto il loro re all'assedio di Troja,
andaron in traccia d' una nuova patria e d' un duce , e fatto
capo ad Antenore , con lui vennero a stabilirsi nelt' intimo
seno dell'Adriatico, donde scacciarono gli Euganei. Sembra
pertanto che lo storico Patavino , per nobilitare l'origine della
sua patria , abbia voluto crescer fede a cotal favola , e pi
probabile 1' opinione di quelli che discender fanno i Veneti
dagl' Itlirii , i quali Antenore, profugo da Troja, nel passag
gio pel loro paese , indusse a mutar sede. Secondo Servio (ad
,fineid. 1. 1 , v. 2^.2 ) venne dall' I 1li ria erto Eneto a regnar
in quelle contrade , ed impose loro il nome A'Euezia , donde
i posteri fecero Venezia. Padova , Vicenza , Este , Adria , Bel
luno , Opilergio (Uderzo) Aitino, furono le loro citt pi in
signi. Plinio ( ii1 , 22 , i5) mette la Venezia fra Aitino e
Aquileja , tratto che corrisponde a un di presso all' ojierno
Frinli.
(70) Anani. Confinanti co' Liguri. Piacenza fu la principale
loro citt.
.
.'
(71) Boii. Dopo gl'Insubri i pi potenti fra i Galli Cisal-

347
pini. Bologna additata per loro capitale, che chiamatasi Fet
tina , quando era la sede principale degli Etruschi.
(72) Liagoni. Presso nessun scrittore trovasi qaesto popolo
descritto fra i Galli Cispadani ; sibbene fra gli abitanti della
Gallia Transalpina (Francia d'oggid) Strabone (ir, p. ig3,
208) dice , che passato il monte Jura si gingneva a'Seqaani,
poscia a' Lingotti , e Tolemeo, che li denomina Longoni, li
colloca fra 1' Arari e il Dnbio ( Saone et Donbs ) T. Livio
pertanto (v, 35 ) narra che i Lingoni insieme co' Boii , var
cati ch' ebbero i monti , trovando tutto lo spazio fra il P e
le Alpi gi occupato , tragittarci il P , e scacciati gli Etru
schi e gli Umbri , occuparono le loro sedi , ma non scesero
dagli Appennini. Sembra tuttavia , che non discacciassero del
tutto gli antichi abitanti , ma con essoloro si mischiassero ,
adottando eziaudio il loro nome , siccome fecero i Goti cogli
Italiani , e i Tartari co' Cinesi , dappoich i popoli di quelle
contrade non perdettero giammai la denominazione d' Umbri.
Cesena , Urbino , Jesi , Camerino erano da essi abitate.
(-}3) Sezioni. Venuti costoro pure dalla Gallia Transalpina,
impossessaronsi delle regioni marittime, ed ebbero fra le loro
citt Ravenna , Rimini, Pesaro, Fano , Sinigaglia ( Sena Gal
lica ).
('ji) Abitan villaggi non murati. A detta pure di Strabone ,
( v , p. 2t3 ) tutti i luoghi test mentovati non erano se non
se villaggi , avanti che se ne insignorissero i Romani.
(';5) Pochissima suppellettile. Il Casaub. e lo Schweigh.
ri A*<zr*;( uttnii affif*i *3*
neque suppellectilis kllum usum norant, sebbene il secondo nelle note spiega
suppcllectilis reliquae , id est, qua alii utqntur populi
cultiores ; vel reliquae praeter eam quae pertinet ad id , quod
mox deinde dicit. Io ho creduto che troppo fosse il dire nes
suna suppellettile, ma non ho voluto introdurre nel testo una
circoscrizione inopportuna.

348
(^6) Dormono sulla terra ec. Lo Schweigh. appoggia queste
asserzioni d'Ateneo ( tv , p. 1 5 1 ) e di Diodoro (v , 28 ) ,
degni d'esser letti. Io rifletter che cotesti popoli, n bene
Nomadi , perch agricoltori , n bene stabili , perch soTente
emigravano , rassomiglian non poco alle nazioni Etiopiche ,
che abitano le sponde del Senegal e del Niger, le quali col
tivano bens le loro terre , hanno grande cara del bestiame ,
abbondano d'oro, che loro fornisce la sabbia de' loro fiumi,
e rozzamente esercitano le arti pia necessarie , ma vivono fra
loro in perpetua guerra , e non di rado lasciano il paese natio
per iscacciare popoli pi deboli , conforme ci riferiscono i
viaggiatori pi recenti che si sono internati in quelle inospiti
contrade, singolarmente l'infelice Mungo-Park.
ili) Vnti avendo - i Rontani nella battaglia dell'Alita.
(78) E quelli che combattevano nelle loro file. Eran questi
gli Etruschi , e specialmente i Chinsini , che aveangli chiamati
in ajuto (V. T. Livio, v, 3G ).
(79) Dall'irruzione che i Veneti ec. Nulla dicono di quest' avvenimento gli storici Romani, e T. Livio (v, g ) as
serisce aver Camillo sconfitti i Galli, dapprima sulle ruine
stesse di Roma presa, poscia nella via Gabinia, otto miglia
dalla citt. Quindi ben a dritto osserva Ptutarco ( de fortuna
Romanor. Opp. t. 2 , p. 326 ) che, se vero ci che narra
qui Polibio della ritirata de' Galli , non pu contrastarsi , che
i Romani dovettero allora la propria salvezza alla fortuna, la
quale trasse altrove i nemici inaspettatamente.
(80) 1 Galli in Alba. Neppur qui s'accorda Polibio con
T. Livio , dappoich questi ( vi , 42 ) ben lungi dall' affer
mare , siccome scrive il nostro , che i Romani non arrischia*
ronsi di farsi incontro a' Galli, racconta che la vittoria dei
Romani non fu n dubbia, n difficile, e che a Camillo,
atlor Dittatore, i Padri e la Plebe decretaron un trionfo. An
che nel novero degli anni , corsi fra le due guerre , differi

349
cono Polibio mettendovi l'intervallo di treni' anni, e Livio di
ventiquattro , cio dall'anno di Roma 3G5 all'anno 3 89 )
(81) Passati altri undici anni ec. Due tumulti Gallici v'ebbe
negli anni 5q5 e 5 97 , nel primo de' quali T. Manlio eh' ebbe
poscia il nome di Torquato , uccise in singoiar tenzone lo
smisurato Gallo che l' avea provocato ; oude tosto si diedero
tutti a precipitosa fuga (V. T. Liv. vii, g , 10). Altra guerra
colla medesima nazione sostennero i Romani a detta di Li
vio (vii, 2{, 25) l'anno 06 , e nel 4.2C d'una nuova in
cursione de' Galli parla lo stesso autore ( vili , 20 ). Adun
que giusta Polibio guerreggiaron i Romani co' Galli 55 anni
in quattro volte , e secondo T. Livio sei volte in 61 anni.
(82) / quali ec. Questa scorreria de' Galli posta da T. Li
vio (x, 10) nell'anno di Roma 454> adunque 28 anni dopo l'ul
tima mentovata nel precedente capitolo. Quindi io non com
prendo, perch il Reiske e lo Schweigh. a trentanni vorreb
bero qui sostituir quaranta.
(85) Con doni. Disse gi Polibio che i Galli Cisalpini ab
bondavano d* oro. Non perci maraviglia se coli' offerta di
questo metallo poterono salvarsi dall' aggressione de' loro na
zionali che abitavano di l dell' Alpi.
(84) Dopo tre anni. Erano questi, giusta Livio ( v, 27)
i Galli Senoni che nel 458 unitisi a' Sanniti disfecero nna le
gione Romana presso Chiusi, anticamente denominata Camerte.
(85) Passarono nuovamente dieci anni. Di qnesta guerra ac
caduta l'anno di Roma 468 trovasi fatta menzione nell'epitome
del libro xll della storia Liviana. Ma nulla vi si legge dello
sterminio de' Galli Senoni , e della Colonia che mandaron i
Romani nel loro paese. Cosi non vi si fa motto delle altre
due guerre che successivamente impresero i Boii insieme cogli
Etruschi contra i Romani , o che esseudo precedute immedia
tamente al tragitto di Pirro in Italia, dovettero esser avvenute
negli anni di Roma 47 2-47 3.

35o
(86) Nel bollore dell' ira. Lo Schweigh. con molti acconci
empii , tratti dal nostro autore e da altri , dimostra che ta
frase x rit Svfti Tale uel momeoto del pi alto sdegno ,
nel1' atto della maggior collera , e noa ammette la correzione
del Casaab. e dello Scaligero , i quali lessero ir* ri SvftZ
prae ira (dalla rabbia ).
(87) Tre anni avanti il passaggio di Pirro ec. Pass Pirro
in Italia l'anno di Roma
' quattr'anni appresso , nel 28,
furon i Galli sconfitti a Delfo. Ora , siccome la rotta che toc
carono da Camillo , dopo aver presa Roma , saccedette nel
365 , cos chiaro, che da quest'epoca all'impresa di Delfo
e al passaggio de' Galli in Asia scorse oltre no secolo. Non
debbe adunque confonder in questo calcolo il nome di Breu
mi che riscontrasi in amendue le spedizioni , quasich fosse
il medesimo duce che le diresse , e che da Roma i Galli to
sto si recassero in Grecia.
(88) Si stettero cheti quarantacinque anni. L' unico storico,
che, a detta dello Schweigh, , abbia serbata memoria pi estesa
di questi fatti, si fa Zonara, il quale nel libro viti , cap. 18
pose il principio di questi movimenti nell'anno 5 16, tre anni
dopo finita la prima gnerra Punica , e la ribellione de' Galli
cOntra i proprii re nel 5 1 8- Breve ricordo di questa guerra
fa T. Livio nell' epitome del libro xx.
(89) // quinto anno dopo questo tumulto, cio a dire l'an
no 522 di Roma nel consolato di M. Emilio Lepido, e di M. Poplieio.
(90) C. Flaminio. Questi , secondoch riferisce Cicerone ,
( cadem. iv , 5 ) fece la legge agraria , di cui parla Polibio ,
quando era tribuno della plebe , contro la volont del Se
nato , alcuni anni avanti la seconda guerra Punica. Fu poscia
censore , e due volte console , e per) nella battaglia al Tra
simeno. Del resto dice T. Livio ( 11 , ii ) che la legge agra
ria , promulgata la prima volta l'anno 268 di Roma, non fu

35i
mai agitata senza grandissimi movimenti. V ebbe un altro
C. Flaminio , che pervenne al consolato t' anno 565 , e fu
uno de'trinmviri cbe condussero la colonia in Aquileja ( V. T. Li
vio zxxviii , 4Z xxxix , 55 ).
(91) Getati. It Reiske dice essere questo nome il Gaerte
de' Tedeschi, che significa amici stranieri , e singolarmente in
vitati e condotti con mercede. Altri ripetono questo vocabolo
da gaesum , specie d'asta secondo Esinbio e Polluce (vii 35)
tutta di ferro , ef'f" **-riinf*i , che vuoisi essere stata arma
propria de' Galli. Ma T. Livio (viti, 8) la distingue dalt'asta,
e Festa la chiama grave jaculum.. S'inganna pertanto, a mio
parer* lo Schweigh. credendo, che nessuuo degli antichi abbia
detto essere gaesum nome Gallico , e arma propria de' Galli ;
dappoich trovasi in Virgilio ( Mneid. viti 661 -2) Alpina coruscant gaeta mann , parlando de' Galli che presero Roma, al
qual luogo Servio nota , per indicar 1' origine Gallica di que
sta voce : viros fortes Galti gaesos vocant , ( i Galli chiama n
Cesi gli uomini valorosi. Ma la spiegazione che ne d Po
libio favorisce 1' etimologia additata dal Reiske. Quelta che
spaccia. E ustasio ( H. B. v. 188) w*ft r* yi (ars ( dal
cercar terra ) troppo frivola,
(92) Aneruesto. Ariovisto l'appella Floro (it, 4 ). Ameudue , se crediamo al Cluverio (Germ. Antiq. 1. 1 , c. 6) sono
un medesimo nome , e d' origine Celtica. Un altro Ariovisto ,
re de' Germani , e oppressore de' Galli Sequani , fu sconfitto
da Cesare ( B. Gal1. 1, Si).
(g3) Dappoich avean il nemico a' fianchi. Metu imminentis e proximo hostis interpreta lo Schweigh. , ma io ho sti
mato , che con maggior eleganza e propriet mi sarei attenuto
all'espressiva frase del testo, tf<t t a-fi rais vtevfas tu
ri iw*f%w,
(/){) Ed aveano da cinquanta mila fanti ec. Diodoro ( eclog.
zxv , 3 ) narra che i Galli aveano allor raccolto un esercito

352
didugento mila uomini. Quindi giustamente argoisce Io Sohireigh-,
che a questo numero ascendevano le forze unite de' Gesati e
de' Cisalpini. Ma i Romani ancora, dice Diodoro, aveano set
tecento mila fanti e settanta mila cavalli; locch s' intende per
tanto del numero degli arrolati, capaci di portar arme, ed in ci
i due storici vanno d'accordo. T. Livio ( Epit. 1. xx ) rife
risce j che i Romani avean in quella guerra trecento mila ar
mati , laddove il nostre fa ammontare i loro combattenti a
cencinqnanta mila fanti e sei (?) mila cavalli.
(g5) Venti mila tra cavalieri e cocchii. Diodoro ( v , ajj )
narra , che i Galli servivansi in guerra di oocchii , che por
tavano un cocchiere e un soldato , il quale dopo aver vibrata
la sua lancia nel cavaliere a cui erasi abbattuto , discender
e pugnava colla spada.
(9G) Alla volta di Rimini. Dopo 1" espulsione de' Senoni
era questi il confine dell' Italia colla Gallia Cisalpina.
(97) Ciascheduna ( legione ) di cinque mila dugento fanti.
Diverso fu , conforme bene osserva lo Sehtveigh. il numero
de' soldati, che non solo in diversi tempi , ma eziandio nel
medesimo tempo in varii luoghi componevano la legione Ro
mana Cosi poco appresso in questo stesso capitolo leggesi che
a Taranto e in Sicilia stanziavano due legioni , ognuna della
quali avea quattromila fanti e dugenlo cavalli ( V. Polib. in,
107 - vi , 20 ). A detta di Plutarco nella vita di Romolo, com
prendeva la legione ne' primi tempi tre mila fanti e trecento
cavalieri; ma dopo l'unione de' Sabini co' Romani fu essa
recata al doppio. Tuttavia osservasi da quanto riferisce il no
stro, che in tempi posteriori non fu sempre cotanto nume
rosa. Scipione maggiore pertanto, imbarcandosi peli' Africa, com
pose le suo legioni di sei mila fanti e trecento cavalli (V. Tito
Livio xxxix , 24 ) e nella guerra Macedonica furono conce
duti al console che andava in Macedonia per cadauna legione
sei mila fanti e trecento cavalli, mentre in quelle oh' ebbe

. 353
seco t' altro console erano soltanto secon.lo l'antico costume,
ninque mila fanti e dugento cavalli ( V. T. Livio xui , 3i ).
Laonde scorgesi esser falso ci che dietro Festo riferisce Paolo,
aver Gajo Mario il primo portata la legione a sei mila dugeuto fanti , quando pell' addietro non na avea oltre quattro
mila, nel qual caso chiamavasi quadrata. A' tempi di Vegezio
( de re milit. u , 2 ) era la legione formata di sei mila du
gento fanti , e 926 cavalieri , contenendo la prima coorte
no5 fanti, i32 cavalli, le altre nove ciascheduna 555
fanti e C6 cavalli. Del resto deriva il nome di legione, ginsta
Varrone ( de ling. lat. iv , p. 2 , edit. Gryph. 1.535 ) da
legere , scegliere , perciocch nella coscrizione i soldati veni
vano scelti, quod legimtur milites in delectu ; ma in errore
il Forcellini , ( Lexic. tot. latinit. alla voce legio ) che , se
condo l'opinione d'alcuni, riportata dallo stesso autore, vi
ebbe tre legioni di mille soldati 1' una , sendoch Varrone
( 1. c. p. 25 ) dice solamente, obe, a formar la legione di
tre mila soldati , contribuiva mille uomini ciascheduna dlie
tre trib , in cui allora era diviso il popolo Romano.
(r)8) Sarsinati. Sarsina da Strabone (v, p. 227 ) anno
verata fra le citt delt' Umbria , ma deve aver avuto territo
rio ragguardevole ,. e abitanti vatorosi , dappoich Polibio li
nomina qui separatamente. Sembra pertanto che a questo ar
mamento non prendessero parte gli Umbri , che abitavano 1 ;
costa delt' Adriatico.
. (flr)) Della plebe Romana e Campana. I Campani non faron
uniti a' Socii , ma a' Romani, perciocch t'anno 4^6 di Roma ,
pe'loro meriti nell'ultima guerra Latina, ebbero la cittadinanza
Romana (V. Liv. viti , i4 ) : sebbene poscia nella guerra
d' Annibale , per essersi da' Romani ribellati , la perdettero
non scio, ma furono ancora gravemente puniti.
(100) Per modo che le forze te. La somma, cos de' fanti ,
POL1DIO , tonto I.
*3

>

354
come de' cavalli qui indicata da Polibio, non risulta altrimenti
dall' unione delle parti. Eccone il prospetto.

Quattro legioni Romane di 5,200 fanti per cadauna


Alleati
Sabini ed Etruschi ......
Umbri e Sarsinati ......
Veneti o Cenomani
.....

20,800
3o,ooo
5 0,000
20,000
20,000

Somma i{o,8oo
Cavalli.
In quattro legioni
Alleati ........
Sabini ed Etruschi .
.
.
.
.
.

1,200
2,000
.{,000

Somma 7,200
V'ha dunque fra le due somme una discrepanza di circa
dieci mila fanti , e mille dugento cavalli : i primi in avanzo ,
i secondi in difetto. Quanto al soperchio de'fanti, pu esso
derivare dalle raigliaja , che nel contingente di ciasche
duno oltrepassato avranno il numero rotondo , e de' quali il no
stro non tenne conto. Non col comprendesi , perch meno
cavalli egli abbia annoverati di quelli che furono realmente ,
chi non opinasse collo Schweigh. che in lnogo di tifai 1 {>*%i*t*f (da sei mila) abbiasi a leggere wf*t *7K^iA'r
(da otto mila) Per ci che spetta al numero degli uomini
atti alle armi , la somma delle parti corrisponde a un di presso
a quella che addita Polibio. Lo storico Fabio pertanto ,

355
che fu presente a quella guerra, secondoch riferisce Eutro
pio (in, 5 ), dice , essere stati pronti a combattere ottocento
mila nomini , e se vi comprese i cavalli non and longi dal
*ero. Ma Plinio (iii, 20, 2{ ) esager di troppo, ponendo
ottocento mila fanti e ottanta mila cavalli , ed esclndendo per
ginnta i Transpadani (Veneti e Cenomani ) che militarono
co' Romani : Orosio (tv, i3 ) asserisce , che i Romani e Cam
pani arrolati furono trecenquaraota otto mila fanti , ventisei
""la sei cento cavalli , il qual numero non s'accorda con quello
di dugento settanta mila cittadini, rilevato nel prossimo censo,
siccome apparisce da T. Livio (Epit. 1. xx) ; sibbene con quello
che qui adduce Polibio.
(101) Attelaronsi rcfttifi*Xi ha il testo, e non so come
il Casaub. e lo Schweigh. siensi indotti ad interpretare castra
foconi, quantunque l'ultimo avvedutosi delt'errore, ne'commeu tarii dica, che meglio sarebbe aciem intintimi ; percioc
ch non avanzava tempo di fare uu accampamento , ma doveaoo
schierati aspettarsi il nemico eh' era tosto per inseguirli.
(102) Disarmati pel bosco. Due precauzioni necessarie,
perch i messi gingnessero salvi presso il console.
(103) Pi atti alla pugna. Mi son attenuto alla lezione di
Suida che ha *f xKTixartf < comparativo in luogo di xfx*rtx titxtti superlativo , dappoich manifesta & qui la compara
zione de'Boii e degl'Insubri che combattevano vestiti, e per
conseguente meno leggeri, co' Gesati che pugnavano ignndi,
quindi pi spediti. Senza che xfK7iKo non suona expeditus,
conforme tradusse lo Schweigh., sibbene efficace, attivo, ben
disposto.
(104) Alla ritirata iU rtliftwftrit *r*z*f*ri*t ( alla ri
tirata in avanti) hanno tutti i libri, locch tir Tcvtritrht
(indietro) convert il Reiske , cui sembr assurdo un movi
mento di ritirata in progressione. Ma io credo , che amendue
debban essere ritenuti , e porsi i<r ltvftxftr$n *) relrt

356
rdti t*zfiei0t , cio a dire, alla ritirata in avanti e in
dietro. Imperciocch j bifronte com' era lo schieramento dei
Galli , non potea l' esercito da una parte ritirarsi senza che
progredisse dall' altra , e nell' emergenza d' una fuga gli si
trovava chimo il passo in due direzioni opposte , V una delle
quali portando innanzi , 1' altra dovea condur indietro.
(io5) Di collane e di smanglie d' oro. Lo Schweigh. nell' interpretazione latina non ha tradotta la voce Greca paiMtxa.it , e nel dizionario ha esposto. Mhh , armilla. Ora
per quanto scorgcsi da Esichio , erano le pt,u*x*i ornamenti
ohe ponevansi intorno al collo , che anche chiamavansi pm'irxtt (lunette). Quindi chiaro, che ptxiiixat significa, non
gi armillae, ma collane , latinamente torques , quali appunto
portavano i Galli , e donde Manlio , uccisor di quel superbo
Gallo, ebbe il nome di Torquato. Che poi xipi%u'pu fossero
smaniglie , abbastanza lo indica la composizione di questo vo
cabolo di wf (intorno) e %p ( mano ).
(10C) 7 lanciatori. Questa voce italiana ho creduta la pi
atta ad esprimer 1* xttr/trat del testo, i quali erano soldati
armati alla leggera, che vibravano 1' *r<i , da Esichio
spiegato itpdlien, ftixf *iy%ti , picciola lancia.
(107) Per tal modo i lanciatori. Lo Schweigh. adotta l'in
terpretazione del Casaub. il quale legge jixf* 7*> xciirrSt,
non 77r xxtt' lermtt, come hanno tutti i codici, evolta: Ila
Romani jaculatores Gaesatarum feroces ani/nos dejecerimt. Ma
nelle note , osservando che 7tp* costruito col terzo caso non
ha altro 6enso che vpud , penes ( presso ) , vorrebb' egli che
la frase accennata fosse elittica , e che ampliata suonasse cos :
dum adhuc penes jaculatores et levem armaturam rei erat.
Siccome pertanto non poteasi in volgarizzando esprimere questa
modificazione, cosi ho ritenuta la versione del Casaub., che
con sufficiente chiarezza espone il concetto di Polibio.
(108) Rcsistevan con eguale ardore. Il testo ha iraptuuct

357
' ini (doravano penalmente), ove con bnone ragioni di
sputa 1o Schweigh. contro il Reiske , doversi leggere cos , e
non
xotrai (alquanto): che non nn poco, ma lnnga pezza
resistettero i Galli alla fanteria Romana , n furono vinti e
non se sopraggianta la cavalleria de' nemici.
(109) Gli scudi de' quali pella sicurezza. Qui nel testo
una ragguardevole laguna , cui lo Schweigh. supplisce nello
note in questa guisa. Gli scndi pertanto de' Romani hanno
pella sicurezza e le loro spade pell' azione un grande vantag
gio , perciocch lo scudo di questi- copre tutto il corpo , e
quello de' Galli pi breve, e perciocch la spada Romana
ha un' eccellente punta e il taglio acuto da amendue le parti,
laddove la Celtica ha un taglio solo. Per quanto cotesto supplimento sia felice , io non mi son arrischiato d' inserirlo
nella traduzione, siccome noi fece neppur lo Schweigh. con
tentandosi di cavar da ci che rimane un senso ragionevole.
Del resto era la spada che usavan i Romani la Spagtinola ,
corta, da due tagli, larga, salda, e appuntata, che Suetonio
( in Cland. c. 1 5 ) chiama machaera , e non solo ih Ispagna ,
ma eziandio in Oriente era comune , conforme lo indica la
denominazione ebraica

somigliante alla Greca. (V. Baxtorf.

Lexic. Tbalmnd , pp. io3 , i2a(. Cocccjus Lexic. , et


comment. scrm. Hebr. et Chald. p. 43 J ). Spagnuola pertanto
addimandavasi questa spada, forse perch divenne comune
fra i Romani , allorquando incominciarono a guerreggiare in
Ispagna , sebbene anche prima la conoscessero ; dappoich quel
Manlio , che accett la disfida del presuntuoso Gallo , era di
quella cinto, conforme presso A. Gellio (x, i3) narra
Q. Clandio Qnadrigario.
(110) Colle maniache. Di sopra avea Polibio distinte le
maniache dalle smaniglie ; il perch ragion volea che le prime
s'interpretassero collane. Ma qui comprese sono amenilue sotto

358
il nome di maniache , quindi non si potuto applicar alle
seconde la medesima denominazione. Io pertanto suppongo ,
che la spiegazione aggiunta sia una glossa marginale , peli' ignoransa di qualche copista introdotta nel testo ; altrimente
converrebbe creder Polibio in contraddizione con s stesso.
Non poi vero ci che per convalidar il doppio senso di
H*it*%i , asserisce lo Schvreigh. denotare \J>AA<i cos armillam , come torqutm collarem. Strabone (lv, p. 197), da lui
citato in appoggio della sua sentenza, gli contrario , dappoi
ch, parlando degli ornamenti de' Galli, distingue rrftwlt, che
portavano intorno al collo, xif'i Itt 7(*x%\it , da yiXi* ,
che aveano circa le braccia e i polsi , wif Itlt fift%/tri **)
Ut **f*nt. Pi mi piace il suo primo sospetto, che le
parole lite %ttpmi < (le mani e), che non trovanti ne' co
dici Urbin., Vatic, Fiorent., August., Regio primo, ed il Pe
roni ignorava , sicno state importunamente inserite nel codice
Bavaro , donde gli altri le tolsero. Quindi io pure le ho
omesse.
(111) II paese degli Anani. Cosi leggo con Leonardo Are
tino , e col Perotti , e con Polibio stesso , ove annovera i
popoli Circopadani ; non gi Anamari o Aramani , nazione che
non riscontrasi altrove mentovata.
(112) Poco lungi da Marsiglia. Ci, come ha gi osser
vato lo Schweigh. dietro il Claverio , non po stare: che
troppo era questa citt lontana dal P e dagl' Insubri. Sib
bene probabile, che, conforme corressero i summentovati ,
Polibio abbia scritto n>*i7/f , Piacenza, ch'era appunto
in quella vicinanza , e non molto distante dal continente del
l' Adda e del P, passato il quale, i Romani furono nel
territorio degl* Insubri.
(113) Chiese, xXirnj x-VIttftti ; fiume del Mantovano che
sbocca nell* Oglio. Donde si comprende che a' Cenomaui ap

359
partenera bens Mantova , ma non Cremona , conforme con
Tolemeo opina il Claverio.
(i i^) Tutte le insegne. I vessilli che condnconsi innanzi
alle compagnie , e che significano ancora le compagnie stesse,
non altrimenti che vexillam presso i Romani e rt/t*/m presso
i Greci avean amendne questi sensi.
(11 5) Dal tempio di Minerva. Cesare (Bell. Gali, vi, 17)
annovera Minerva fra le Divinit adorate da' Galli, e diceche
da lei ripetevano i principii de' lavori e degli artifici!. Questa
Dea sembra pertanto aver presso gl'Insubri presieduto eziandio
alla guerra, dappoich era custode de' sacri vessilli, che non
era lecito di muovere se non se ne' maggiori pericoli. Cos
serbavaa i Trojan! con somma gelosia il Palladio , picciolo
simulacro di Pallade , caduto , conforme avean in tradizione ,
dal cielo , e dalla sua conservazione credevano dipendesse la
loro salvezza | onde fa necessario che Ulisse con astuzia il
trafugasse , perch i Greci impossessarsi potessero di quella
citt. Cos avea il fato attaccalo il dominio di Roma all' in
tegrit de' sacri scudi detti ancili , d' origino essi pur celeste ,
che moveansi , cio a dire, portavansi in processione ogni anno
per trenta giorni da' sacerdoti di Marte, durante il qua! tempo
era vietato di vacare a qualsivoglia pubblico affare , cos ci
vile , come d' armi. ,
(116) Alle prime coorli. Eran i soldati di queste armati
alla leggera , e sebbene chiamavaosi hastati , tuttavia nelle
epoche posteriori impugnavano il pilum , asta lunga e sottile,
che troppo poco- avrebbe resistito a' colpi delle sciabole Gal
liche per incurvarle. Quindi accortamente t tribuni fecer loro
cedere da' triarii le aste massicce di che eran questi armali.
(117) Corsero loro alla vita. Il testo ha rviJfaftitlti tir
lite %p*f ( correndo loro nelle mani ) , cio , accostandosi
loro tanto , che avrebbon potuto vicendevolmente mettersi le
inaui addosso , come si direbbe iu Latino manus conserere ,

36o
c in Greco ancora trur**ni i?t Vat %f*t, tt x,f*t ami
(toccarsi nelle roani, venir alle roani). Ma il <rviif*potis ,
esprimente la violenza dell'azione, richiedeva frase Italiana
pia efficace , quale iq mi lusingo d' aver osata.
, (118) Battagliare, menando colpi dall'alto. DifGcil era ren
der accuratamente in volgare la frase Greca ch'esprime questo
concetto. Lo Scbweigh. tradusse , facultate ablata gladios ad
caesim feriendum at/ollendi ( di alzar le spade per ferire a
taglio). Ma * Jiifftuif non contiene l'idea di ferir a taglio,
sibbrne quella d' alzar 1' arma a qualche distanza , e
'
Jiifnut significa propriamente pugna., in cui cadon i colpi
dall'arma eh' stata pria a certa distanza alzata. A questi
particolari io mi sotj ingegnato d'approssimarmi, per quanto
la propriet della favella Italiana il permetteva.
(119) Spingendo . per modo che non poteasi cantare. Il testo
ha ' iix^n^mt . altro termine tecnico opposto a i <lprtc , nella stessa guisa che la direzione orizontale opposta
alla perpendicolare. Deriva esso da JmXitft/t* , secondo
Esichio voce della palestra, che a giudicare dalle parti che
lai com pongono , significa intercettar l'avversario a tale, ch'egli
non possa scansare il colpo che gli rechiamo; looch doyea
peli' appunto accadere nell'attitudine presa da' Romani, che
da grande vicinanza ferivano i Galli a punta di sotto a' brevi
scudi, onci' pra coperta picciola parto della persona. Lo Schir.
per essere a s conseguente interpret , la presente frase punettn: in opposizione a caesim t in cui avea voltata 1' antece
dente. Io ho amato meglio d' usar una circoscrizione che di
spiegarmi con poca esattezza.
(120) Acerra. Il Cluverio (Ital. antiq. p. 2^4) pretende
che questo luogo sia oggi appellato Gherra [ ma io credo che
sia Voghcra , citt forte tuttavia , situata appunto , come qui
la descrive Polibio, fra il P e le Alpi, o a dir meglio fra

36i
il . P e gli Appennini , essendosi di leggeri potato scambiare
7 'AirliMiir iftt in 75 'AATi.vi ifp.
(121) Clastidio dev'essere stata altra fortezza fra Voghera
e Piacenza , dappoich era nel territorio degli Anani : che
'Arrr e" ha qui a leggere col Gronovio, e non "Arofu
( degli nomini ) , conforme vuole il Casaubono , il quale con
soverchia sottigliezza traduce Romanorum Sarebbe questo
luogo 1' odierno Costeggio ?
(122) Con buon numero di fanti. Il testo ha 75 ere<*5
soltanto , ove non avrei difficolt di sottintender /t'tftt (parte)
contra l' opinione dello Schweigh., o vogliasi considerar l' cs pressione coni' elittica , o credere che questa parola sia stata
omessa per inavvertenza. Fulvio Orsini e lo Scaligero prefe
riscono li a-tixa ; ma allora avrebbe detto Polibio che
Marcello erasi partito da Aoerra con tutta la fanteria , locch
contrario alla storia $ siccome scorgesi da Plutarco , il quale
nella vita di Marcello ( p. 3oo) narra ch'egli non prese seco
in questa spedizione se non se sei cento fanti de' pi spe
diti , ed aggiugne ( p. 3oi ), che ne pria n poi cos pochi
fanti e cavalli vinsero numero tanto grande d' amendue.
(123) l'ili coli' impeto che col consiglio. Ci ricorda la bella
sentenza d' Orazio
55 Vis consilii expers mole ruit sua 55
Forza senza consiglio
Oppressa cade sotto al proprio peso.
(124) Discacciati dal piano del P ec. Molto utile all'in
telligenza di questo passo la nota seguente , che qui aggiu
gne lo Schwcigh. Che gl'Insubri e i Boii , dice questo
eruditissimo commentatore , poich nel bel principio di questa
guerra ridotti furono ad arrendersi , fossero spogliati d* nna
parte del suo territorio , si conosce da Polibio (ili , 4*) ore
riferisce esservi state l'anno 5iC di Rema condotte due co
lonie, 1' una a Piacenza di qua l'altra a Cremona di l del

36a
P. Ma i Boii , e allora , e molto tempo appresso , tennero
le loro sedi di qua del F ( cio al mezzogiorno di questo
fiume ), e stancarono sovente i Romani con gravi guerre, toc
cando essi pur acerbe rotte. E perita la parte della storia
Folibiana in cui esposte sono le vicende posteriori de' Boii. A
detta di T. Livio ( siivi, Zq) il console P. Cornelio vinse
i Boii in una battaglia insigne, e tolse loro circa la met del
territorio. E questa 1' ultima menzione che de' Boii trovasi
presso T. Livio. Che poscia i Boii fossero al tutto espaisi
dall' Italia , e si recassero all'Istro , ce lo narra Strabooe
(v, p. 2i3), sa che, se intiera avessimo la storia di Poli
bio , ndir potremmo la sua propria sposizione. Degl' Insubri
non si riscontra pi menzione presso T. Livio dopo t'anno
di Roma 5 60 (xxxiv, .{6). Milano pertanto, che io addietro
era stato preso da Marcello , ma- restituito agli abitanti verso
statichi , gli stessi Insubri a quel tempo ancora possedevano :
ma non ho trovato presso nessun altro autore, che ne fossero
stati cacciati. Questa citt, dice Strabone , rutirluu vis
1*it vAAi , contigua in certo modo alle Alpi, loceb s'ac
corda con ci che qui scrive Polibio, eccettoch da pochi
luoghi che giacciono sotto le Alpi. La campagna degl' Iosobri , dal lato che guardava il P , da credersi che divisa
fosse fra i coloni Romani , conforme qui indica Polibio. Del
resto dice lo stesso Strabone (1. c.) che il nome d'Insubri
era rimasto sin alla sua et nella Gallia Cisalpina.
(i25) Come V ultima volta insursero. Non fu questa, a dir
vero , 1' ultima guerra che i Romani sostennero contro i Galti
in Italia, n Polibio parla della medesima, ma di altra da lai
descritta in uno de' posteriori libri a noi non intieramente
pervenuti. Gt' Insubri , poich Marcello ebbe loro restituito
Milano, unironsi l'anno 55<) di Roma co' Boii e assaltarono i
Romaui , ma furono sconfitti dal console L. Valerio Fiacco ,
e t'anno appresso dal cons. T. Sempronio ( Liv. -\xxiv, 46, )

363
dopo il qual tempo non alzarono pi capo. I Boii fecero l'ot
timo loro sforzo tre anni di poi , nel quale furono tanto in
felici , che presero il partito di sgomberar l' Italia ( V. la nota
antecedente ).
*
(126) Episodii della fortuna . Aristotile (de arte poet. c. 13)
definisce 1* episodio una parte intiera della tragedia ch'i posta
fra i canti intieri del coro; onde Metastasio, che l'interpreta
aggiunta , ( estratto della poet. d' Aristot. n. 1 2 ) credette esser
episodio secondo il medesimo tutto il dramma. Ma lo stesso
Aristotile (op. c. cap. 17 ) qualifica episodio nell'Ifigenia in
Tannile il furore d' Oreste , per cui fu scoperto e preso ,
sebbene cotal avvenimento non i pnnto straniero all' azione
della favola ; chiama pertanto episodica la tragedia , in cnt
senza verisimiglianza introdotte sono 1' una dopo 1' altra pa
recchie azioni. Adunque le gnerre de' Galli , chiamate da Po
libio episodii che introdusse la fortuna nella storia de Roma
ni , non debbon altrimenti considerarsi come giuochi , con
forme cotesta voce Greca tradusse il Casaub., ma come part
non aliene dal tutto. Diffatti avendosi il nostro autore propo
sto di narrar compendiosamente ne' due primi libri le gesta
principali de' Romani dalla prima guerra Punica sino a' suoi
tempi, non poteva egli tacere i pericoli in quell'epoca da loro
corsi pelle frequenti irruzioni de'Galli. Senza ch egli stesso dice
di sopra (c. xiv ) esser al tutto necessaria la cognizione* di
questa storia per conoscere , in qual gente e in quali luoghi
affidato Annibale imprendesse ad abbattere l' Impero de' Ro
mani. Err quindi , per mio avviso , lo Scbweigh. in soste
nendo che la sposizione delle cose Galliche non apparteneva
qui gran fatto. N poteva si spacciar Polibio, sicconi' egli crede,
con poche parole per dimostrare l'influenza eh' ebbero cote
sti affari nella guerra Annibalica ; dappoich dovea il nostro
storico far conoscere la gente e i luoghi che tanta fiducia inspi
rarono al capitano Cartaginese. Concludiamo che 1' cpiso

364
dico di questa narrazione non consiste gi netla stranezza di
ci che in essa si tratta dal soggetto principale , ma nell' in
teresse secondario che ne deriva , come quella che grandemente
bens contribuisce a comprendere tutto 1' intreccio de' precipui
avvenimenti, ma di per s non scopo dell'opera, siccome
nell' Ifigenia in Tanride il furore d' Oreste mezzo necessario
a sviluppar 1' azione, ma non la meta a coi questa tende.
(12>;) Ucciso a tradimento ec. T. Livio (xxi, a) narra,
che un Barbaro, adirato dell'avergli Asdrnbale fatto morir il
padrone , pubblicamente il trucid , e preso da quelii che gli
stavano d'attorno e da tormenti lacerato, non altrimenti che
se salvato si fosse , tal era in volto che manifestamente la gioj
superava il dolore(128) Annidale ancor giovine. Avea egli allora vensei anni,
seridoch in et di nove anni venne in Ispagna col p*dre
Amilcare; questi vi soggiorn altri nove anni, ed otto vi con
sum Asdrnbale.
(129) Aizzamenti. Il testo ha w<tf*rfi/3*it , che propria
mente significa Jrequenti confricazioni , e qui vale quelle indi
rette offese che farmosi vicendevolmente coloro, i quali covano
l' un verso 1' altro odio secreto , donde procedono a mani
festi oltraggi e a guerra aperta.
(io) Lasciar cotesto materia , cio la guerra sociale e l'An
nibalica che formeranno parte della storia propria da trattarsi
ne' libri seguenti. Sicch non fu divisamente) dell'autore di
progredir oltre , come dice 1o Schweigh., ma all' opposto di
retrocedere , narrando gesta anteriori.
(131) Dimostrativamente. Esponendo ogni cosa con chiarezza,
c adducendo le cause degli avvenimenti , e le loro conseguenze
pi importanti , e i consigli dond'emanarono le imprese , per
modo che non lasci luogo a dubbiezze, e contenga utili lezieni
polla vita.
(132) Neil' argomento stesso wf\ rit Karamutit, avanti di

3G5
entrar nelf apparato , dice Polibio , cos chiamando la storia
propria e da lui scritta di proposito, avendo appellata *a*raroiv la preparazione a questa storia.
i
(i53) Siccome accennammo di sopra. Non trovasi che Po
libio abbia fin qui parlato della concordia e della prosperit
de' Peloponnesi ; ond' da supporsi che nelle cose anzidette
v' abbia qualche lacuna , o che 1' autore si riferisca ad altra
opera avanti la presente pubblicata, nella quale ragionasse di
questa materia, sebbene Vinai (di sopra) non pu esser
relativo se non se a questa stessa opera
(i3) Primieramente ec. In tutto questo capitolo Polibio,
caldo di patrio amore , tesse l' elogio della sua nazione pre
sentandola siccome modello della vera democrazia. Tuttavia non
possiamo dissimularci , come la concordia delle repubbliche ,
che la lega Achea componevano , era opera degli uomini sommi
che in tempi successivi la diressero , anzich della natura del
governo popolare , il quale sempre degenera in licenza e anar
chia , ove l'autorit d'un capo virtuoso non freni l'audacia
del volgo , e comprima Y ambizione de* potenti. Cos per con
fessione dello stesso Polibio nel capitolo susseguente dovettero
i Peloponnesi la loro felicit dapprima ad Arato , poscia a
Filopemente, a Licorta, che 1' un dopo l'altro ressero quello
slato. Che se Polibio, in luogo di segaire la gloria di Sci
pione , ritornato fosse in patria e prese avesse le redini del
governo, tenute gi da suo padre con tant' onore, egli as
sai probabile che dopo la caduta di Perseo la fazione de'malvagi non avrebbe alzato il capo, e provocando l'ira de'Rormani precipitato il Peloponneso nell' ultima mina. Del resto
osserva bene lo Schweigh. , che quando Polibio scrivea que
ste cose , non era per anche distrutta Corinto , e sciolta la
confederazione Achea , conciossiach egli qui parli della sua
prosperit e floridezza.
(i 35) Di buon grado assunsero. Lo Schweigh. interpreta iv

366
imiti, bene secum acium patoni, riferendo Vint/ 7i (questi)
agli Arcadi e a' Lacedemoni , laddove il Casanb. tradotto arcafamam obtinent, e l' evitt'li riportato agli Achei, A dir vero,
ivStxi significa non meno landare , approvare , compiacersi,
che goder fama , esser in grido ; ma siccome Polibio intendeva
qui d'esaltar gli Achei appetto alle altre repubbliche det Pe
loponneso , cosi non poteva egli impertir a tutte egual grada
di gloria , dicendo come gli fa dir il Casaub.: a Qui igitnr
factum est ut et Achaei, et qui in illorum reip. ac uominis societate cualuere caeteri Peloponnesii , adeo secundam
hodie famam obtiueant? ( come and la faccenda, che e gli Achei
e gli altri Peloponnesi , che adottarono il loro nome e it loro
governo, siano oggi in cosi favorevole grido?)
(i36) Arsi furon i collegii degli Achei. Le persecuzioni
de' Pitagorei sembra che incominciassero gi , mentrech il
loro maestro era ancora in vita. Pitagora , ritornato da' lun
ghi viaggi che per instrnirsi avea fatti, e trovata Samo sua
patria oppressa dal tiranno Policrate , recossi a Croton a nelli
Magna Grecia , ove per mezzo de'saoi ammaestramenti ritrasse
i cittadini dall' estrema lussuria alla virt, e con trecento di
scepoli amministrava la ginstizia , formando un governo ari
stocratico. Ma i Crotoniati sospettando, non que' trecento,
che vedeauo collegati in secreta societ , macchinassero contri
di s qualche conginra , tentarono d' abbruciar la casa in cui
essi ragunavansi. Perirono in quel tumulto da sessanta , e gli
altri andaron in bando. Pitagora dopo esser rimaso vent' anni
a Crotona , si trasport a Metaponto , ore mori. Frattanto
furon espulse le societ de'Pitagorei da tutte le citt d' Italia
per opera della fazione di Citoue , e ridottisi quelti che re
stavano a Metaponto, i loro nemici posero it fuoco al cotte
gio in cui eransi raccolti , e tutti gli uccisero , tranne due ,
che merc della loro forza ed agilit scamparono dalte fiam
me. (V. Diogen. Lart. in Pythag. Justin. Epit. 1. zx, c. 4

867
Plataroh. de Genio Socratis Opp. t. 2, p. 583. Iamblich.
Vita Pythag. c. 35 Porphyr. vita Pythag. sect. 55 ).
(ily) Giove accordatore. Lo Schweigh. crede che , non
leggendosi ifttf/tu se non se nel codice Bavaro , debbasi
preferire la lezione ift*ffn ull' autorit degli altri manoscritti,
la qual voce secondo lui l' abbreviatura di 'nfta.yvf/x, nome
apposto a Giove , cui Agamennone eresse in Egio ( citt del
l' Achea , ove sempre per legge tenevasi it congresso degli
Achei) un tempio, nel quale riduceva a consiglio i principi
Greci , che seco lui andarono contra Troja ( V. Paus. Arcad.
c. 2-i). Ma quell'abbreviatura non mi garba, e sembra pi
ragionevole 1' altra opinione dal medesimo enunziata , che possa
derivare siffatta denominazione da iftnfttt in dialetto Pelo
ponnesiaco tftrnftit, che ginsta Esichio significa esser concordi.
La qual cose ha ta nto maggior probabilit , quanto che poco
prima dice Polibio aver le quattro citt sunnominate fatto ci
di comuti consenso. Per tal modo, continua il mentovato com
mentatore , aveano le citt della- Magna Grecia stabilito , ad
imitazione degli Achei , un tempio a Giove Ontario , cio al
preside de' congressi e della concordia. L' ifttf/u (confinante)
al tutto, per quanto io stimo, da rigettarsi, dappoich non
solo ha debole appoggio ne' codici , ma non al proposito
nel caso presente , ove le citt di cui ragionasi non disputa
vano gi pe' loro confini , ma erano in iscompiglio pelle in
terne discordie e turbolenze.
(t38) Nella battaglia di Lettura. Non puossi menar buona
allo Schweigh. la ragione da lui addotta per iscusar Polibio
del non aver egli qui nominata la battaglia di Mantinea. Poco,
die' egli , era questa battaglia conoscinta a' Greci. Ma sebbene
fa d' esito ambigao avea tuttavolta messa la Grecia nella
maggior confusione, conforme narra Senofonte ( Hist. Graec. vii
verso la fine ) ; locch non era al certo avvenimento di lieve
importanza. Io credo pertanto , che alcuna parola sia stata

368
omessa nel testo , la quale ricordava il fatto di Maatinea :
quantunque sia assai difficile il congetturare quali fossero co
testo parole, e dove fossero collocate. Forse dopo ri -EAA('rr
iytftotfxt leggevasi ai eri mir i ipxft/xx*s ft*%ir*fttnrt
if MatrirU ( ed avendo essi poscia con dubbio successo com
battuto in Mantiuea ).
(i3n) Gli uni non si confessavano vinti ec. Amendue , secondoch raccontano Diodoro ( xv , p. 5o3 ) e Senofonte
(1. c. ) attribuironsi la vittoria e posero trofei, comech nes
suno, come se fossero stati vinti , alt' altro di ci far impedisse.
Polibio pertanto prende la cosa per un altro verso, dicendo che
gli uni ( cio i Lacedemoni ) non si confessavano vinti, e gti
altri ( i Tebani ) credevano d'aver vinto , perciocch sebbene
gli Spartani fuggirono , tuttavia i Tebani sbigottiti detla morte
d'Epaminonda, ben lungi dall' inseguirli , trepidando, non al
trimenti che se fossero sconfitti , dileguaronsi alla mescolata
co' nemici che andavano in volta ( V. Senofonte 1. c. ).
(io) Stabile alquanto. Allorquando Polibio scrivea queste
cose, finita era la guerra con Perseo, e gli affari della con
federazione Achaiua cominciavano a intorbidarsi. Licorta, il
quale durante quella guerra avea saviamente portato parere
che gli Achei si stessero di mezzo ( Polyb. xxvn. 3-C )
era venuto in sospetto a' Romani , e morto lui il partito i
quelli favorevole rest superiore, singolarmente dopo ebe
le accuse di Callicrate ebbero fatto passar a Roma in un
con Polibio il fiore della giovent Achea. Onde il nostro au
tore , che gli animi de' suoi concittadini vedeva inaspriti , ed
avea gi un presentimento delle funeste vicende che alla Gre
eia soprastavano , non os di dichiarar assolutamente stabile
la situazione in che Licorta erasi ingegnato di collocar la re
pubblica Achea.
(t4i) Secondoch sar conveniente ec. , cio a dire, con

369
forme spiega lo Schwcigb. , succintamente nella preparaiionc ,
pi diffusamente o distintamente nella storia ulteriore.
Composte memorie. Intorno alla storia ohe scrisse
Arato vedi la nostra nota al libro i , cap. 3.
(i43) Alcun poco parlalo. Qoi si riferisce Polibio a ci che
egli nel cap. 07 di questo libro disse sulla concordia delti di
versi stati del Peloponneso.
<
Tifamene ce. Oreste regn in Argo e in Sparta,
sposata avendo Ermione, figlia d' Elena e di Menelao, con
cui gener Tisamenc. Questi scacciato dagli Eraclidi sessanta
anni dopo la distruzione diTroja, recossi co' suoi figli e colle
sue forze in quella parte del Peloponneso die chiamatasi
Egialea , ed era abitata da' Jonii, a' Principi de* quali propose
di stabilirsi fra loro. Ma temendo essi il suo valore c l' auto
rit che procacciarsi potea fra il popol merc dell'illustre
sua discendenza , non gli accordarono la richiesta j onde ven
nero tra loro a battaglia , nella quale mori Tisamene , ma
vinsero i suoi , e il regno rimase alla sua stirpe ( V. Pausan.
Achaic. cap. 1. - Strab. vili , p. 585 ). Allora prese qaella
contrada il nome d'Achea dalla nazione che la conquist , e
che in origine venuta era da Ftio ad abitare Sparta, condotta
da Acheo , il quale uccisi atea involontariamente i figli di Xuto
che regnava in Attica (V. Strab. I. e).
(i/{5) Ogige. Di questo re non ho trovata contezza io alcun
altro autore.
(l6) Oleno. Questa citt, giusta Strabone (1. c.) non
volle unirsi alla confederazione Achca. Al tempo dol mento
vato geografo era e6sa distrutta , e non rimaneva di lei che
un nobile tempio d' Esculapio ( ix , p. 580).
(i^) Elice cadde nel mare, a detta di Strabone (x,
p. 584- ) due anni innanzi alla battaglia di Lcuttra per ven
detta di Nettuno , perciocch i suoi abitanti non vollero dare
roLiDto , tomo 1.

a4

370
il simulacro di questo Nome n il modello del no tempio a'
Jonii ch'erano stati di col scacciati. Diodoro ( xv , p, 584)
dice, che peron terremoto sopraggiunto di Dotte Elice, avanti
questa catastrofe la prima citt dell' Achea , fu ingojala dal
mare , sebbeue era dodici stadii da quello distante. La cagione
di siffatta sciagura ripone egli non solo nell'ira degli Dei, ma
eziandio in certe sotterranee cavit , ove molte acque raccolgonsi e la cui esistenza nel Peloponneso per suo arviso
dimostrata dal precipitarsi che fanno sotterra due de' suoi
fiumi , 1' uno de' quali al tatto sparisce , l' altro risorge dopo
aver percorso al coperto lo spazio di dngento stadii. Ac
cadde colai subissamelo 1' anno quarto dell' olimpiade ci.
(48) Bura. Questa citt pnre, lungi dal mare 4<> stadii, fa
assorta dalla terra , qnando Elice rimase sotto le onde sepolta
(V. Strab. 1. e). Se non che l'ultima per con tutti i sno
abitanti , al terremoto essendo preceduta un' inondazione ; lad
dove la prima fa rifabbricata da una parte de' suoi cittadini,
che per avventura trovavasi assente.
Non esiste neppure una colonna. Al Gronovio sem
brata cosa assurda , che non fosse esistito un segno del governo comnne delle quattro citt, che sono qui mentovate, e
perci egli ha traslocate queste parole dopo quelle , ove dice
Polibio che Antigono Gonata introdusse molte Signorie fra i
Greci , quasi eh' egli avesse distrutto ogni memoria di libert ,
abbattendo quelle colonne. Ma opportnnamente riflette il Reiske,
che l' erezione d' un monumento nelle citt , le quali di co
rnane consenso ristabilito avean 1' antico governo , e per con
seguente come una sola poteano considerarsi , sarebbe stata su
perflua ; sibbene conveniva di farlo , quando ad esse riunitasi
qualche nuova citt.
(t5o) Riducon in servaggio. L'ambizione de' re di Macedo
nia, i quali eziandio dopo la morte di Alessandro fomentavano
discordio fra i Greci, affine di soggiogarli pi facilmente, fa

3^
la principal causa per coi le citt Achee collegaronst in li
bera costituzione, la progresso di tempo susci tarcmsi a' Mace
doni Ger rivali ne' re di Sparta , ov' era cessato il governo
stabilito da Licurgo. Ora , siccome gli Achei , posti fra gli
Etoli nemici loro implacabili , e la Laconia , si ridussero a
sommo pericolo, cos riconciliaronsi colla casa di Macedonia,
e sostennero per tal gnisa la loro preponderanza nel Pelo
ponneso. Ond' da credersi, che, oltre atla lodevol inclina
zione di beneficar altrui , il desiderio di conservare la propria
potenza destasse loro la condotta che tennero verso gli altri
stati vicini
(t5t) Quattro anni dopo ec. Plutarco nella vita di Arato
( Opp. 1. i, p, io33 ) riferisce* che questi, poich un Si
done alla confederazione Achea , tosto milit nella cavalleria,
e, sebbene coll' agginnta di tanta citt non poco crebbe la po
tenza degli Achei, serv qual gregario l'annuo duce, di qualsivo
glia, eziandio ta pi picciola citt egli fosse. Dond' chiaro,
che Potibio qui non parla della prima pretura d' Arato , la
quale gli debb' essere stata conferita parecchi anni dopo ch
egli pass colla sua patria nella lega Achea. Che se it nostro
soltanto della seconda pretura di lui fa menzione, e' sembra,
conforme riflette lo Schweigh. , che nella prima nulla d' im
portante avvenisse per rispetto a'progressi della mentovata con
federazione. Del resto , stando a Pausania ( Achaic. 8 ) , le
parole del nostro potrebbon intendersi per modo , che Arato
in et di vent' anni fosse fatto ta prima volta Pretore , dap
poich secondo quell'autore egli pervenne a cotal dignit subito
dopo aver liberata la patria. Ma osserva egregiamente lo stesso
Schweigh. , come oltre all' improbabilit che un giovinetto cosi
tenero , appena unita la citt sua agli Achei , fosse innalzato
al maestrato supremo , Pausania strinse in pochi detti le ge
sta d'Arato, laddove Ptutarco ne tratt di proposito e con
tutta precisione.

31} 2
(i 5 2) Ebbe per teoreti maneggi $nM$,\k(tiitt ha il testo,
e il Casaub. traduce astu in poteslalem reduxit ( la ridusse
con astuzia in suo potere) . Lo Sehweigh. ritiene questa in
terpretazione , ma nelle note pretende , che io quel)' acquisto
non v' ebbe segrete pratiche , perciocch neiuo altro scrittore
ne parla.
(i53) Continu a governare. Scrive Plutarco ( p. io38 )
aver tanto potuto Arato presso gli Achei , che ogni altro anno
il crearono pretore, dappoich permesso non era d' eleggerlo
ogni anno a siffatta dignit ; ma che in realt e col consiglio
sempre regnava. Laonde SitnXn xfrr*rtS' significa, comand
perpetuamente , e bene osserva lo Sehweigh. nel dizionario
Polibiano , che <?iriAs7 costrutto co' participi denota sempre
continnazione. Cos nell* ingresso dell' orazione di Demostene
pella corona >ni tvtaat t%mf iy cfiTA* ti a-Asi vale:
qual benevolenza io porlo incessantemente alla citt.
(i 54) C/rca il tempo in cui i Romani fecero il primo tra
gitto neltllliria. Sebbene Demetrio padre di Filippo mori l'anno
di Roma 521, e i Romani tragittarono la prima volta nelttlliria 1' anno 52^., io non credo che dopo le parole ed essendo
morto abbiasi a separare il discorso, e riferir le prossime circa
il tempo ce. a quelle che seguono, conforme opina lo Sehweigh. ;
dappoich il circa giustifica in una storia compendiata l'inter
vallo di tre anni , c la costruzione del discorso secondo il
mentovato commentatore risultar farebbe un senso , quasi che
dissi, ridicolo, dovendosi scriver il periodo in questa forma.
Ma regnato avendo Demetrio dieci anni , ed essendo morto
( puerile aggiunta ) , circa il tempo in cui i Romani fecero il
primo tragitto in llliria, un corso d felici avvenimenti secondi- ec.
(i55) Divise con Alessandro ec. Dcbb' essere stato costui
un solcnnissimo ingrato , avendo per tal guisa rimeritati gli
Acarnani , che , per quanto riferisce Giustino ( xxvi , 5 ) l'aveano ristabilito nel regno d'Epiro, del quale Antigono re di Ma

373
ccdonia lo avea spogliato. Cosi egli come suo padre Pirro la
sciarono scritti sult'arte della guerra, lodati da Arriano e da Eliano.
(t56) Con Antigono. Fu questi Antigono soprannomato Dosone , ultimo di questo nome che regn in Macedonia.
(15^) 1ndottili ad inimicar anticipatamente. Mi sono stndiato
d' esprimere colla maggior esattezza che per me si potuto
quet xf*iftStfiiniitt tis 7J a-i^n di cui lo Schweigh.
nella traduzione non tenne conto , quantunque nelle note vi
rivotga la sua attenzione. Credevano gli Etoli di metter in
vie maggior imbarazzo la nazione Achea, ove l'avessero prima
fatta assaltare da' Lacedemoni , indi fossero essi medesimi an
dati loro addosso.
(i58) Tegea, Mantinea ed Orcomeno. Cotesto citt, sebben
erano nel Pelopponeso, appartenevano tuttavia alla nonfedera
zione degli Etoli. Cos vedemmo di sopra che Megara, quan
tunque fuori dett'Istmo era stata da Arato procacciata alla na
zione m Achea.
(1 5g) Ateneo. Era questo secondo Plutarco (vita di Cleomene p. 806 ) il tempio di Minerva presso Delhi ni , luogo
all' ingresso della Laconia.
(160) Amici di Tolemeo ec. L'amicizia d'Arato con Tolemeo ebbe questa origine. Fioriva in Sicione sua patria una
celebre scuola di pittura, ch'era stata frequentata eziandio
da A pelle. Arato , cui era nota la liberalit di Tolemeo ed
insieme 1' affezione ch' egli portava atle belle arti , gli man
dava sovente dipinti di que' migliori maestri, e n'era genero
samente ricompensato. Ora , essendo dopo l'abolizione delta ti
rannide in Sidone , nate gravi contese fra gli esuli ch' erano
stati rimessi e i cittadini che i loro beni possedevano , Arato
navig alla volta d' Egitto , recando seco parecchie delle pi
eccellenti tavole, ch'egli offeri al re. Questi, cui Arato era
gi caro , poich il conobbe di persona , gli si affezion
maggiormente, e gli diede pelle dipinture offertegli cencin-

<

374
quanta talenti , i quali tolti Arato impieg al nobil oggetto d
riconciliare nella sua patria poveri co' ricchi ( V. Plutarco in
Arato , p. I032-33 ).
(1C1) Attivo ed intelligente. Dae sono le principali qualit
che richieggonsi nell' nomo d'affari. In primo luogo debb'egli
esser instancabile ne' lavori , e non lasciarsi ributtare da dif
ficolt e pericoli; poscia necessario ch'egli sia avveduto,
sappia trar partito dalle circostanze , e preveder il futnro. Chi
la prima sola possiede sar avventato nelle imprese , che di
rado gli riusciranno a buon fioe: chi unicamente alla seconda
8 M1P0rn'a > Per soverchia cautela e circospezione si lascer
sfaggir le migliori occasioni d' operare. Chiamaron i Greci la
prima di queste virt wfiis , quasi facolt operativa , V altra
rinnt , qnasi facolt intellettiva. Il Reiske dice, esser wffit
una prudenza astuta, combinata con agilit e industria , quale
pu trovarsi anco nel malvagio, e ali ita spiega egli una ri
posata previdenza dell'avvenire , che adatta i mezzi al fine pre
fisso , ed congiunta con gravit , dignit e probit. Ma chi
non vede che siffatte qualit , essendo fra loro opposte , non
possono cadere nella stessa persona, come qui attribuite sono
da Polibio ad Antigono ?
(1G2) Come i re per natura ce. Il lodevole scopo ch'avessi
proposto Arato , di rassodare co' legami della giustizia la fe
licit delle repubbliche entrate nella confederazione Acbea , abborrir gli facea l'ambizione che stimolava i re de' suoi tempi
( per quanto del resto alcuni d'essi governassero i sudditi con
dolcezza ) ad inquietar i popoli vicini, con animo di render
sene signori. Eppure gli Etoli , comech si reggessero a de
mocrazia , erano di gran lunga pi perfidi ed avidi di con
quiste , che qualsivoglia re che allora in Grecia dominava ,
tranne Clcomeue tiranno di Sparta, con cui erano ben degni
di stringer alleanza. Tanto vero che l' onest in politica a
nessuna forma di governo legata, e che, cosi nelle nionar

375
cliie assolute , come nel reggimento popolare , la comune fe
licit dipende dal carattere di chi esercita la suprema autorit,
il volgo non essendo mai altro che una massa inerte , la qual
segue l' impulso datagli da una forza superiore.
(iG3) Beneficati furono da Filippo ce. Di ootesti benefica
di Filippo verso i Megalopolitani non trovasi fatta menzione
presso altri autori. Fausania (vili, 27 ) a dir vero, riferisce
che Filippo ebbe nella battaglia di Cheronea un grande van
taggio , ohe gli Arcadi e quelli di Megalopoli non vi combat
terono. Ma lo stesso Fausania, conforme osserva lo Schweigh. ,
dice , che non vi poterono intervenire , perch aveau guerra
co' Lacedemoni. E pertanto da credersi, che avendo ricusato
dopo quella battaglia gli Arcadi soli fra i Greci di riconoscer
Filippo per duce, secondoch narra Diodoro ( xvn, p. 58C),
i Megalopolitani , quantunque fossero Arcadi , ne facessero ec
cezione ; onde Filippo gliene avr largamente ricompensati.
E questa fedelt verso la casa di Macedonia la dimostrarono
pnre ad Alessandro, quando fece la spedizione contro Dario.
Imperciocch , mentre gli Arcadi non vollero per lui parteg
giare , e i Lacedemoni da lui si ribellarono , sostennero essi
un gravissimo assedio , di cui a stento liberolli Antipatro ge
nerale d' Alessandro, poich'ebbe sconfitti gli Spartani ( V. Dio
doro I. c. - Q. Curzio I. vi nel principio, - Eschine Orazione
contra Ctesifoute ) - Per ci ohe spetta all' intelligenza d' Arato col re di Macedonia, Plutarco (in Arato p. lo5) non
approva la sua risoluzione ; dappoich , die' egli , per quanto
fosse Cleomene scellerato e tiranno , avea desso per antenati
gli Eraclidi , e per patria Sparta , il cui pi vii cittadino me
ritava d' esser fatto duce da chi tiene in qualche conto la
Greca nobilt , anzich il primo tra i Macedoni te Ma non
riflett Plutarco , che Cleomene, sovvertitore delle patrie leg
gi , ed agognante alla tirannia del Peloponneso, congiurato
avea cogli Etoli, perfidissima e rapacissima gente, a dau

376
no della nazione Aclica , e clic, por quanto fossero splen
dide le sue promesse alle cilt che sarebbono per favorirlo ,
egli non le avrebbe al certo trattate meglio del proprio paese :
laddove in Antigono era lealt e forza di mandar a vuoto gli
ambiziosi disegni del re Spartano. - Che se Arato neglesse
l'amicizia di Tolemeo, e non ricorse a lui per ajuti, ci
forse dipendeva dalla sua persuasione , che non molto giova
mento gli avrebbono recato le forze di Tolemeo contro quelle
de' Lacedemoni ed Etoli riuniti , siccome ha gi osservato lo
Schweigli.
(i6{) insieme cogli Achei e co' Beozii. I Beozii, sebbene
umiliati dopo che Alessandro distrusse Tebe loro capitale ,
covavano sempre 1' antica inimicizia verso Sparta , di cui erano
stati un giorno felici rivali. Il perch non da maravigliarsi
se allora nollrgaronsi cogli Aohei contro Cleomene. Antigono
adunque, alleato degli Achei, avrebbe quelli ancora avuti
per socii.
(iC5) A' tempi di Demetrio. Gli Achei ave, efficacemente
assistiti gli Etoli nella guerra che questi fecero a Demetrio.
( V. di opra c. 44 , 46 )
(CC) Fere ed importanti. Le parole del testo aono AijS/vSs *i TrfccyftariKs 'tnifi utriiit rot Afaret aver Aralo
indicato con verit e in quella guisa che si conviene ad uomo
pratico de'pulici affari, conforme interpetra Io Schweigh. nel
dizionario la voce a-fctyfta.rmif. Se non m'illudo, l'espres
sione da me usata racchiude tutte le accennate idee, non po
tendo esser importante ci che da pari suo significa chi con
destrezza e cognizione maneggia le faccende di stato.
(1C7) Lasciando per disperata la nazione Achea. Polibio
scrive qui rtyttvt Te i 3-tcc e il Casaub. e lo Schweigh. inter
pretano : desperans rclinere se posse in amicitia sua gentem
Achaeorum ( disperando di potersi conservar amica la nazione
degli Achei ). Ma quali offese cran corse fra ameudue , che

377
Tolemeo ridotto foste a colai disperazione ? N tampoco pu
ammettersi l'altra spiegazione proposta dallo Sohweigh. nelle
note spreti, ab/ectis , omissis Acheis : che senza motivo non
avrebbe qnel re da s ribottata una nazione, il di cai capo gli
era tanto caro. Non sarcbb'egli pi ragionevole il credere che
Tolemeo, non conoscendo le pratiche introdotte da Arato eoa
Antigono , il quale sapeva esser contro di lui irritalo pel tra
dimento della rocca di Corinto, e veggendo che Arato non
V avea richiesto di soccorso , stimasse perduta la nazione Achea,
assaltata ad un tempo da Cleomene e dagli Etoli , e nemica
de' Macedoni ; onde nessuna speranza poteva egli collocare nei
loro ajuti contra i disegni d' Antigono , ed abbandonatili al
loro destino, si fece a rinforzar Cleomene, il quale, siccome
poco appresso dice Polibio , pareagli pi alto che non gli Achei
a frenar i re di Macedonia,
(168) Liceo. Alta montagna nell'Arcadia, donde si scopre
pressoch tutto il Peloponneso. V avea su quella un tempio
acro al Dio Pan , e vi si celebravano certi giuochi lascivi ,
che servivano poscia a' Romani di modello ne' loro Lupercali.
Sulla vetta era nn tempio di Giove, in cui questa divinila adoravasi con culto segreto. Altre particolarit favolose narranti di
questo monte , che trovanti descritte in Fautan. Arcad. c, 30,
38-Slrab. vili, p. 388 - Plin. v, 10.
(169) Ladocea. Luogo suburbano innanzi Megalopoli snlla
strada che conduce a Tegea (V. Pausan. Arcad. c. 4i)(170) Era questi gi stato tiranno di Megalopoli, ed avea,
secondo che vedemmo di sopra (0, 44 ) spontaneamente la
sciata la signoria. Costui , a detta di Plutarco ( in Cleomene
p. 807 ) inoltratosi dopo la ritirata d' Arato con soverchio
ardire in un luogo impacciato di viti , di fossi e di macie ,
fu ucciso combattendo valorosamente , e Cleomene , fattosi
recar il suo cadavero , il fregi di porpora , gli fece por sul
capo una corona e mandollo alla porla di Megalopoli.
FOUBIO , tomo l.
*a4

378
(171) E data ad Antigono ec. *pt1n't*t nel letto, il
qnal verbo , secondo la oa composizione , significa stender
ad alcano qualche cosa , perch la riceva. Ora Snida spiega
Wfltlttf , *t%-'bx\ ( donare) ed Esichio wftlu'rtlmt, StSmn
(egli d). Quindi m' sembrato troppo poco l'offerire, che
al postutto non vale pio che promettere, proporre , a che non
ai limit certamente Arato , arendo ad Antigono senxa indngio
consegnata la rocca di Corinto. Per la qnal cosa Io Sohweigh.
in loogo di oblatoque ( Acrocorintho ) avrebbe meglio detto
tradiloaue.
(171) Monti Onei. Quasi asinini da mt, situati fra la Beosia e l'istmo di Corinto , incominciano dalle rocce di Si
done, e pclla strada che da qneste conduce nell'Attica, at
traversano la Megaride , ed estendonsi verso ponente sino al
monte Citerone. (V. Strab. viti, p. 38o). Plotarco ( in Cleomene p. 81 3 ) riferisce, che Cleomene avta richiesto Aralo
di lasciar custodire la rocca di Corinto dagli Achei e da'Lacedemoni nniti , promettendogli separatamente in compenso di
ci la doppia pensione ch'egli ricevea da Tolemeo ; ma che
Aralo nnlla ne volle sapere, e che mand il figlio con altri
sfatichi ad Antigono , e permase gli Achei che dessero a
qoetti la rocca di Corinto: che allora Cleomene guast il
territorio di Sicione , si prese il danaro che i Corinti arean
deoretato da donarsi ad Arato , e cinse i monti Ouei di mora
e di fosso per impedire la discesa de' Macedoni.
(t^3) Cleomene penetrar in Tessaglia. Antigono , sen
tito ch'ebbe, aver Cleomene passato l'Istmo, ragionevolmente
temea ch'egli fosse per passar in Tessaglia , comech l'inten
sione di questi , conforme vedemmo fosse da ci ben diversa.
(fji) Giunto Antigono alle Termopile, (che queste sono
le porte di cui tosto si parla ) gli Etoli nemici degli Achei,
che occupate gi aveano quelle strette tanto famose , per cui
dalla Tessaglia si passa in Beozia , il costrinsero ad ioibar

379
carsi nel seno Maliaco per tragittar nall' isola d'Eubea , e at
traversata una parte eli quella recarsi in Attica pel ponte co
strutto soli' Euripo. Varcata 1' Attica e la Megaride , egli tosto
entrava uell' Istmo.
(i^j) Col pretore Timosseno. Lo Schweigh., seguendo il
Casaubono , avea tradotto duce Timoxeno. Ma avvedutosi che
Pia la reo scrive , essere stato pretore degli Achei Timosseno ,
allorquando fecero l'impresa d'Argo, si ritratt nelle note,
e a duce sostitu pretore.
(17G) Non si tosto riseppe. Non fu gi l'entrata degli Achei
in Argo che indusse Cleomeue a ritirarsi, ma sibbene l'ar
rivo d'Antigono coli' esercito , conforme riferisce Plutarco (in
Arato p. 8*4- ) Imperciocch, avuta nuova della ribellione di
Argo , vi spedi incontanente degli ajati. Ma giunto col Ti
mosseno da Sicione con mille cinquecento Achei , ebbero i
suoi la peggio : onde vi and egli stesso , e gi ne avea sca
late le mura , quando vide sulla vetta de' monti Antigono ,
che scendea nel piano colla falange. Allora temendo , non i
Macedoni scorressero impunemente sino a Sparta , in fretta si
ritrasse.
(179) Nel territorio Egitico e Belminate. Era l'Egilide nn
distretto della Laconia , confinante col territorio di Megalo
poli , e traeva il suo nome dalla citt "Aiyvt , Aegvs. Cosi
era denominata la Belminatide dalla citt di Belmina, che in
T. Livio e Plutarco trovasi chiamata Belbira , forse pella fre
quente reciproca mutazione delle labiali B e M.
(178) Orcomeno. Era questa Orcomcno d'Arcadia , appellata
da Omero wxlfti\n , abbondante di pecore , per distinguerla
da Orcomeno di Beozia, ch'egli chiama Muaet, Minieo
( V. Strab. vili, p. 338, 3<{i) ). Apparteneva cotesta citt alla
confederazione degli Etoli ; quindi non da maravigliarsi se
era alleata di Cleomene.
(179) Essendo gi vicino il verno. Il Reiske , copiato dallo

38o
Sehweigh., accusa il Ci sa uh. <1' avere nel prospetto cronolo
gico ad un anno solo ridotta la guerra Cleoraenica, che dur
ben tre anni , e pretende di dimostrarlo recapitolando gli av
venimenti principali della medesima. Ma s' inganna egli a par
tito , dappoich il Casaub. all'anno 53 1 di Roma scrive Cleotnenicum beli uni , eodem gestum tempore orna Gallico, fioilum
est hoc anno . Ove sono da notarsi dne cose. Primieramente
detto che la guerra Cleoraenica cadde nel tempo appunto
della Gallica , e questa nello stesso prospetto troviamo ram
mentata negli anni 52i), 53o, 53 1. In secondo luogo fini
tura est hoc anno dice il Casaub. tocchi ben diverso da
geslum , siccome avrebbe dovuto dire te vera fosse l' accusa
del Reiske.
(180) Alcuni fuorusciti di Messene. I Messemi, siccome
erano nemici naturali de' Lacedemoni , cos coltivavano l'ami
cizia degli Arcadi. Quindi fu che nelle loro sciagure recipro
camente s'assistevano, ed i fuorusciti d'un paese nell'altro
rifoggivansi. Cos veggiara ora gli esuli di Messene in Mega
lopoli, e tosto (cap. Ci ) vedremo i Megalopolitani , da Clcomene scacciati , ricoverar in Messene. Ma non furono aempre
i MesSenii di buona fede verso i loro benefattori , siccome
apparisce da molti luoghi di questa storia, e qui ne abbiamo
in insigne esempio.
(181) Alla spelonca. Lo Schweigb. osserva che nel libro ix,
c. 18, ove dello stesso fatto si parla, in tutti i codici Ieggesi p*Ai in vece di
com' qui scritto, tranne
un solo che ha QaXttt, e che col il Casaub. interpreta ad
speluncam. Su queste tracce io ho qui pure adottata la ver
sione del Casaub.
(182) ire tra i Megalopolitani , n tra gli Stinfaliti. Quindi
chiaro che in tutte le altre citt dell'Arcadia, non appar
tenenti eziandio alla confederazione Etolica , Cleomcne ebbe
partigiani , i quali gli agevolarono la conquista di questo paese.

38 1
N eccettua Polibio i Ctitori ancora , che traditi furono dalla
scelleratezza d'on Orcomenio , na fedeli agli Achei respin
sero poscia valorosamente gli Etoli che li assediavano , ( V.
Polib. iv, 18 ix , 38).
(i83) Filarco. Ptutarco ancora (in Arato p. io{5 ) non
fa nessun conto delle relazioni di costni , ove ragiona di Cleomene. Imperciocch, die' egli, tanta la benevolenza che
gli professa , che rapito da entusiasmo quando le sue cose
tocca , e nella storia , quasi che fosse in giudicio , quelti
(Arato) sempre attacca , questi (Cleomenc) difende.
(8{) Affinch per la nostra omissione ec. Cio a dire:
affinch, se omettiamo di confutar Filarco, non si presti
egual fede alla verit e alle menzogne di questo storico'
(i85) Lo spirito della sua storia ec. Il testo ha Hit srf*/ftrit. Questo vocabolo, che spesso riscontrasi in Polibio, se
condo la tua etimologia significa protezione , o dir vogliamo
la preferenza che dassi nello scegliere ad nna cosa anzich a
un altra ; ma nell' applicazione a' rapporti sociali denota essa
partito , massima , tenor di vita , che sovra ogni altro alcuno
abbraccia. Qui ho creduto che convenga d' interpretarla spi
rito , voce acconciamente trasportata dalt' idioma francese nel1' italiano per indicar il carattere e quasi i vivi lineamenti di
una produzione , donde tralucono i sentimenti del suo autore.
Lo Schweighauser volta questo passo cosi : quo ille animo ad
scribendam historiam accesserit ; tradazione che , per mio av
viso con molte parole poca esattezza combina.
(18C) In agitazione. Lo Schweigh. dopo aver letto nel testo
it; i*r/r<>, e tradotto di conformit in stuporem, nelle note
e ne dichiara pentito , e vu che col codice Vaticano si legga
tir t
*yaytli, metter in agitazione e cura. Io sono al
tutto seco lui d'accordo, dappoich ixrant (estasi) denota
maraviglia con istupore , e indifferenza , o l' apata che nasce

38a
da un eccesso di dolore , anzich quel commovimento d' ani
mo , che in lagrime prorompe.
(187) Comuni. Opposti a' fatti miracolosi, che nel princi
pio del periodo Polibio assegna a' facitori di tragedie. Eliamsi
mediocria nini volta il Perotti , e a mio parere pi s' accosta
al testo > (meglio k ar, sebbene) ritj /itifi 1vy%it*rn
iti, che non lo Sehweigb. il quale scrive, etiamsi parum
mirabilia fuerint. Imperciocch il fttfi sta qui assoluto per
denotar il contrario di 7i7n ^im , e non una modifica
zione d' esso. Il
pertanto non andava negletto , ed io
mi son ingegnato di renderlo adeguatamente al senso del
l' autore.
<
(188) Aggirare. Lo Soliweigh. pretende che i*-r non si
gnifichi precisamente inganno, ma quell'illusione che amiamo
ci sia fatta con lusinghe e attrattive. Trovo pertanto in Esichio :
wXam, cio a dire errore , e in un altro gram
matico citato dallo Sclivreigh. leggesi pure : a-*?*, ixxitn
ntp \Uix~is (presso gli Attici). Sembra dunque che il senso
pi naturale di questa voce sia aggiramento , ossia quell' in
ganno in cui alcuno cade lasciandosi condurre per vie piace
voli. Donde avviene che trovasi mriln talvolta accoppiato con
Vtf\ns (diletto), siccome in Gius. Flavio Antiq. Ind. vili, 2,
v sinonimo ancora del medesimo , come nel grammatico Moeris : <ar7j Si n Itf^it %*.(' "eAAiio-*.
(189) Su ci che lode o biasimo si merita. Molto felice
mente ha lo Schweigh. ne' commentarli empiuta una lacuna,
che qui esiste nel testo , ove leggesi : 7i 7 ** vk >
7<* liXtvfttvtit (sovra li *** non delle cose eseguite), po
nendovi Jtmttfmw x Ut iSixafvt Trf*%$'ttltt* (fatti giusti
e ingiusti ; ma nella traduzione 1' ha egli saltata a pi pari.
Io ho supplito un poco diversamente , supponendo perdute
queste parole : >/k ni ^/eytv /*>.
(190) Eransi veduti dinanzi. Secondo lo Schweigh. l'i**

383
qui preposto all'i?/* vi aggingne forza ; ed equivale allo star
dappresso all' oggetto veduto.
(191) Cadere gravemente feriti. Leggo col Reiske Ifivfcxn
in luogo di wfiyft*ri, esseodo fii*t'tt tfitfutri wtfiwMm
(cader in gravi ferite ) frase osata altra volta da Polibio per
riportar ferite: laddove fiafns rfuyftart wifiwMnr (ca
der in violenti sciagure ), oltrech non frase Folibiana , ha
un non so che di vago e indeterminato, clie suona male dopo
quel preciso : eransi veduti perir dinanzi.
(192) fenduti esser dovevano. Barbaro costume, con coi
disonoraronsi le nazioni pi incivilite dell' antichit , si era
quello di Tendere gli abitanti d' una citt venuta colla forza
in potere del nemico , quaml' anche alla medesima nazione
amendue appartenessero : costume derivato dalla necessit di
procacciarsi schiavi che esercitassero i mestieri pi vili e fa
ticosi , a cui non assoggettavansi i cittadini liberi. Non altri
menti gli odierni popoli della colta Europa valgonsi degli
schiavi compri sulla costa d" Africa , per dissodar i terreni
e curar i prodotti del nuovo continente in un aria pregna
di pestiferi effluvii, e sotto la sferza d'un conente sole,
a fme di non esporre a gravi stenti i proprii cittadini. Se
non che gli stessi motivi che fecero cessar il servaggio fra
le nazioni d'Europa, incomincia gi a diminuirlo in Ame
rica. Non v' ha clima sulla terra , dice il profondo Mon
tesquieu ( Esprit des Loix 1. xv , c. 8 ) ore non si possano
obbligar al lavoro gli uomini liberi. Perch le leggi erano mal
fatte, si sono trovati uomini pigri ; perch questi uomini erano
pigri, furon essi ridotti in ischiavit.
(193) Aristomaco. Plutarco nella vita d' Arato narra che
costui, essendo nella maggior grazia presso gli Achei , avea
chiamato Arato d' Atene, perch l'accompagnasse nella spe
dizione che meditava di fare nella Colonia. Arato dapprincipio
eraglisi opposto , temendo l' andacia e il crescente favore di

384
Cleomene , ma alla fine cedette e a lai unissi. Tuttava im
ped Aristoraaco d* affrontarsi con Cleomene, il quale presso
Fallanzio gli si era presentato , quantunque egli stesso poscia
con lui combattesse sul Liceo , ove tocc una rotta. Che poi
Aristomaoo divenisse traditore degli Achei e congiugnesse le
tue armi con quelle di Cleomeue, e tante crudelt commet
tesse , conforme asserisce Polibio, Plutarco noi dice; sibbene
non dissimula egli , esser Arato venuto in pessima fama per
aver fatto uccider con tormenti Aristomaco, uomo non cattivo,
eh' era stato suo famigliare , e eh' egli avea indotto a dar la
ua citt agli Achei. Laonde da sopporsi che tutto il torto
non fosse dalla parte d' Aristomaco , e che, quand'aneli' egli
avesse riabbracciato il partito di Cleomene , Arato , da' com
mentari! del quale Polibio confessa d' aver tratte queste reia
sioni , ve lo abbia in certo modo spinto ; dimostrandosi verso
di lui diffidente ed invidioso.
(ig{) Cenerea. Porto di Corinto sul golfo Saronico dalla
parte dell' Attica.
(ig5) Nel silenzio della notte. Polibio scrivendo iik 7
i*ln non ha semplicemente voluto significar il tempo della
notte, che pi acconciamente avrebb* espresso per titlmf , o
li ilx* ; ma era suo intendimento d' indicar un non so che
di terrore prolungato nelle tenebre , quali son appunto le
grida d' un tormentato in mezzo all' universal silenzio..
(iqC) Della marte di Demetrio. Questi, conforme dice Po
libio nel c. 4i i questo libro , avea al suo soldo tutti i signorotli del Peloponneso; ma morto lui, l'accortezza di Arato
tolse loro ogni speranza di sostegno.
('97) Sommerso per coloro eo. iti lai ir) luti Ki>ps#7f srf rf*yfilimi leggeva il Casaub. e tradusse propter non
nulla quae Cenchreis fecerat ( per alcune cose che fece in
Cencrca ). Lo Sehweigh. il copi, ma avvedutosi del senso
assurdo che ne risaltava, propose no' commentarli di cangiar

385
H x'.Ttf ay/tim* in l{*yi*\iii, e di voltar questo passo cos:
per eos quibiis hoc negotium Cenchreis mandatimi est , couformc 1' abbiamo noi interpretato. Cotesto genere di morte
pertanto in un sito remoto fa conoscere , che Arato sacrific
Aristomaco alla sua privata vendetta, anzich al bene comune.
(198) Ma della generosit ec. Qui Polibio, a dir vero.,
soverchie lodi tributa a' Megalopolitani per aver ossi rifiutato
l'invito di Cleomene., che a casa li richiamava, offerendo
loro salvezza , ove abbandonato avessero il partito degli Achei.
Troppo eransi dessi dimostrati nemici di Cleomene , avanti
che fossero cacciati dalla patria, perch creder potessero alle
astute promesse di quel tiranno, la cui mala fede aveano gi
provata gli Argivi, che pure gli erano stati favorevoli. Quindi
pi a timore che a virt ascriversi debbe siffatta azione, da
Polibio a ciclo innalzata , ed ebbe ragion Filopemene a di
storre i suoi concittadini dall' accettar quelle perfide proposte ;
rappresentando loro , come Cleomene avea meno a cuore di
restituir loro la patria, che di accrescer il numero de' suoi
sudditi (V. Plutarco in Cleoni, p. 816).
099) Con sincere e ben fondate repubbliche. Il testo ha
ff a.\yi$nm
ai x /3s/3/ xmt/n'xt , letteral
mente alla comunit d'affari veri e saldi, eh' quanto dire,
a far comunit ( societ ) con persone o repubbliche , che
occupansi di affari sinceri , e che hanno buon fondamenti.
(200) Sei mila due mila. Plutarco non parla che di
seicento e di dugento; onde io quasi quasi sospetterei, che
Polibio , acceso d' odio contra Filarco , abbia esagerato il rac
conto di lui , e Plutarco , assai meno tenero di Arato, che
noi fu Polibio , siasi tenuto pi vicino al vero. Ma che presso
il nostro autore abbiansi a leggere le mentovale somme cos
diminuite, conforme vnolc il Reiskc , non pu adottarsi ; per
ciocch , siccome egregiamente osserva lo Sohweigh. con sei

386
cento talenti era pur assurda cosa il dire , che Cleomenc su
perato avrebbe Tolemeo nella facolt di apendere, secondoch
leggiamo nel prossimo capitolo. Oltrech non avrebbe calzato
il paragone colla stima dell' Attica, la quale, per quanto ri
ferisce Demostene nell' orazione rtf uv/ttfttfiSt , ascese a
tei mila talenti , n era ragionevole il creder che il valore di
tutti gli effetti mobili nel Peloponneso non avesse sommato
meglio di seicento talenti.
(201) Ma a- nostri giorni ancora. Parla qui Polibio di
quel tempo, in cui dall'anno di Roma 5^3 sia verso l'anno
606 (Confronta Poi. 111, 5 e 5, e xxv, 1) tutti ipopoli del
Peloponneso , e fra questi i Messemi ancora e i Lacedemoni
furono ascritti alla confederazione Achea. Allora dipenderai
essi, a dir vero, in molti modi dal cenno e dall'arbitrio dei
Romani , e poscia dopo la guerra di Perseo molti eziandio
de' pi nobili Achei , chiamati a Roma , dimoravan io Italia
fra ceppi : tuttavia viveano gli Achei nel Peloponneso colle
proprie leggi ed istituzioni, e nessun tributo pagavano a' Ro
mani , e del resto eran le loro cose in cos lieto e florido
stato, che i fratelli Tolemei , re d'Egitto, l'anno 586 (V.
Poi. xxix , 8 ) e i Rodii , e i Cretesi implorarono il loro
soccorso l'anno Coi ( xxxm , i5 ). Il perch Polibio in pa
recchi Inoghi della sua storia mira ad esortar i suoi nazionali
alla tranquillit e ad una ferma concordia , e li consiglia di
contentarsi della loro sorte , e di sopportar pazientemente e
di riverire la ormai troppo possente autorit de' Romani ( iv,
3S, 111 , 4. e 9) Scliweigbauser.
(202) Tolemeo. Era questi sovrannomatn Evergete, ( benefmatore) splendidissimo principe, cni il padre Filadelfo la
sciate aveva immense ricchezze e un regno floridissimo.
(203) Ma giusta il parere ec. Plutarco (in Cleom. p. 816)
citando Polibio, loda questo consiglio di Cleomcne.
(2o{) Gli strazii ec. Questo vocabolo mi sembrato espri

387
ntr meglio d'ogni altro di sento analogo l'inffMwtfttr del
testo, il cai verbo iwtfpm/m l' Emetti molto acconciamente
definisce: reprebendo , quasi bacillis percutiendo , da f*x\c ,
verga. Lo stesso snona il Ialino con virili prosriudere ; qnindi
lo Schweigh. si con ragione appigliato alla voce convivio.
(205) Non avendo maggior cura ec. Con pi parole espone
Plutarco (Cleom. p. 817 ) ci che Polibio qui brevemente
accenna, Antigono ( sono sue parole ) stimando , conformo
ti conviene a capitano prudente , vituperevol cosa il combat
tere senza ragione , e negliger il partito sicuro , non gi il
venir in cattiva fama presso gli stranieri , non usci al cimento,
ma persever ne' suoi consigli.
(206) Agriani. Popoli della Tracia che abitavano intorno
al monte Emo. Eran essi saettatori, armati alla leggera, ed
attissimi alle sorprese. Nella guerra d' Alessandro contra Dario
prestarono grandissimi servigj , e andavano comunemente uniti
a' Cretesi , abilissimi essi pure nel vibrar dardi ( V. Q. Cur
zio ih, 23 iv, 52 v, 10 vili, 10).
(207) Mercenarii. Osserva lo Schweigh. che questi dovean
essere composti di varie nazioni , posciach gli Agriani e i
Galli eran mercenarii essi pure.
(208) Tutte le forze sommavano. Quanto da credersi che
temuti fossero gli Spartani , sebbene dall' antico valore non
poco degradati , e in quanta riputazione dee stimarsi che fosse
Cleomene , essendosi tanta cospirazione di Macedoni, Achei,
Beozii , Epiroti , Acarnani e Illirii contra di loro formata ! E
si difesero essi da forti , ni sarebbono stati rotti , se lottato
non avessero con forze superiori.
(209) Sudditi vicini. lific/Kitt ( Perieci ) chiama Polibio i
popoli soggetti a Sparta , che circondavano il territorio di
quella citt. Il Casaub. crede che fosse nome proprio , ma
non consta eh' esistesse nazione , la quale portava questo nome.
(210) 'Buoni ormeggiatori in posizione d' avventare. Non m'i

388
riuscito facile di trovar in italiano una frase <:h" esattamente
rendesse il 5r^jSoA xAo^cii del testo , e confesso che
non sono appieno contento di quella che ho osata. Lo scopo
H questa srp/3>i ( proiezione) sufficientemente spiegalo
nella parentesi ebe segue ; Ina la posizione sembra che con
sistesse nello spinger innanzi tutta la persona , e pi ancora
lo scudo e la lancia , o la spada , siccome fa peli' appunto
cbi si avventa per vibrar colpi , e per difendersi ad nn tempo
da quelli che gli vengono assestati.
(211) Gorgilo. Picciol torrente debb' esser stato cotesto ,
dappoich, come si legge in fine del presente capitolo, gli
Illirii dentro al medesimo si rimpiattarono. Quindi non ma
raviglia se nessun altro autore ne fa menzione.
(212) Alessandro figlio d' Acmeto. Era questo diverso dal
l' Alessandro mentovalo di poi senza nome di padre , coman
dante della cavalleria , quantunque il Reiske credesse che fosse
la medesima persona.
(21 3) La falange de' Macedoni divisa in due parli ec.
Polibio con una parola l'appella 3iQ*).*yyi*t , doplice fa
lange; ma io non ho voluto significarla con questa espres
sione , affinch non si creda che di due falangi unite qui si
tratti. Del resto divideasi la falange in due ed anche in tre
parti , non solo per farle 1' una all' altra succedere , ove an
gusto era lo spazio per cui marciava , ma eziandio per isebierarle di fronte in campo aperto. (V. Polib. vi, {o ). I Ro
mani chiamavan cotesto schieramento duplcem, triplicem aciem.
(21 4) Eransi appianali - alle falde della collina. Siccome
il rivo Gorgilo scorrea appi del monte Eva , cosi la gente
d'Antigono, eh' erasi nel suo alveo nascosta, e stretta tenevasi
alle radici del colle, era veduta da coloro che sul monte stesso
eran alloggiati.
(2 1 5) Fazione zfti'cc il termine universale , che usa qui
il nostro, e che Italianamente si direbbe bisogna; ma pi con

3B9
veniente m' paruto fazione, eh' voce militare equivalente a
fatto d' armi. ( V. Grassi Dizion. milit. )
(216) Ecco mottamente tatti mostrarsi. Cio a dire balzar
fuori dette insidie , staccandosi dalla radice del monte che gti
avea coperti.
(217) L' armadura leggera. Evam< , i soldati spediti, gli
stessi che net c. 65 avea chiamati mercenarii , e che insieme
colla cavalleria degli Achei erano schierati nel piano.
(218) b'ilopemene. Era questi nella cavalleria degli Achei,
opposta nel piano alla cavalleria de' Lacedemoni Schweigh.
(2 ir)) Doveva egli. Il testo ha 7I7 ef' Jr, ( ci era ) re
lativo al leu jcfn*$ui Ixlt lui Tixut tv*atfi*n (valersi del
l'opportunit de' luoghi) , non altrimenti che se avesse detto:
il qual valersi consisteva in andare da lungi ec. Lo Schveigfa.
interpret , partes auiem periti ducis fuerant ; concetto che
non ha espresso Polibio. - Avea Euclida in ci errato , che , .
dandogli la sua posizione dalla cima della montagna il miglior
comodo di offender il nemico che ascendeva , egli erasi con
tenuto come chi sta sulle difesa , affidato unicamente nella su
periorit delle sue forze.
(220) Lungo la stessa cima. ec. Lo Schweigh. nelle note
spiega quel <f< avi*! lit Itv Xi$tv xtgvQis secundum ipsum
verticem , sembrandogli che ik significhi qui estensione di
spazio. Nello stesso modo vedemmo di sopra (e. So,) Si* lt
tintiti indicar estensione di tempo.
(221) E questa prese la pi bassa. Sloggiati dalla vetta
dovettero essi trovarsi sul declivio del monte , opposto alla
salita per cui g' Illirii erano vennti , locch Polibio espresse
scrivendo ir ito toV in confronto Siit/ vii* , che significa
far la ritirata per luoghi piani.
(222) 1n amendue le cosce. Narra Plutarco (in Philopuemen.
pag. 55 9) che trapassate da una lancia, e quasi legate essen
dogti amendue le cosce, c non osando nessuno d' estrargliela,

39
egli fremendo d'ardore di combattere, col movimento alterno
delle gambe in atto di camminare ruppe 1' asta per mezzo , e
fattiti strappare i due tronconi, sgaain la spada e si precipit
addosso a' nemici: onde grandemente inanimi i snoi alla pngaa
e non poco contribal alla vittoria.
(223) Abballando le aste. 11 verbo greco , che qui usa il
nostro j denota veramente cangiar la posizione, locch pell' appunto saccedeva in sul principio della pugna , quando
l'asta che dapprima posava sulla spalla del soldato, dirigevasi
contro il nemico. Ma pi proprio essendo dell' idioma italiano
in questo senso il termine abbassare, io mi sono d' esso valuto,
quantunque x*l*8XXnr ci esprima anzich ftilxBxXXin.
(224.) Vantaggio proprio alla falange addossata. La profon
dit della falange semplice era di sedici uomini ( Polio, x vii 1,
1 5 ) e tal era la sua forza , che niente vi potea resistere.
Quanto maggior adunque dove esser l'impeto della falange
doppia, in cui le coorti (7tA), di cui componevasi erano
collocate 1' una dietro l'altra. II Casaub. rende "< ixAAA*
QuXxyytt per geminatae phalangs , e con ragione 1' Ernesti
e il Reiske disapprovano questa interpretazione ; checch dica
in contrario lo Schweigh. Imperciocch geminare equivale al
l'italiano doppiare , crescere del doppio, e non a piegar in
due parti , 1' una posta dietro 1' altra. A me sembrato an
dar meno lungi dal valore dell' espressione Greca il nostro
addossare nel senso che 1' adopera Dante , Purgai. 3.
E ci che fa la prima e l'altre fanno,
Addossandosi a lei , s' ella s' arresta.
(225) Al primo arrivo. Essendo Sparta citt aperta non
poteva essa oppor resistenza a nn nemico vittorioso. E gi
l' ebbero corsa i Tebani senza ostacolo dopo la battaglia di
Leuttra.
(22G) Ristabilito il lor antico governo. Antigono, presa la

39i
citti di primo impeto , e trattati i Lacedemoni con benevo
lenza j non avvil la dignit di Sparta , n le fece onta , ma
reitituille leggi e governo, e poich'ebbe sacrificato agli Dei,
i ritir il terzo giorno, ec. Plutarco in Cleom. p. 819.
(227) Traeva partito dalle occasioni ISi **ifSt tiKtiiralt scrisse Polibio, che lo Schweigfa. seguitando il Casaub.
rendette per occasionem expectasset ; ma nelle note ritrattossi
c pose , si paullisper ufi conatus esset opportunitalibus ( se
alquanto ingegnato si fosse di valersi delle opportunit ). Ci
tuttavia non gli sarebbe bastato per conservargli il regno ; il
perch io credo che utlin-ulrm abbia qui forza di vindicare
sii , appropriarsi, render sua alcuna cosa a tale, che si possa
trarne ogni possibile vantaggio , e in conformit di questo
senso ho volgarizzata la mentovata frase. Del resto quanta
utilit emerger possa dal non disperare negli estremi infortunii , per molti esempii cosi antichi come recenti si rende ma
nifesto. Cosi scamp la repubblica Romana dopo la battaglia
di Canne l' intrepidezza del console C. Terenzio ( V. T. Li
vio xxii, G); cosi fu di salvezza agli Americani l'impertur
babile costanza del generale Washington , quando le loro spe
ranze erano pressoch in fondo ( V. Botta stor. del. guer.
dell' indipend. degli Stati Uniti d' Amer. Tom. 11 , cap. ij ,
p. 432 e segg.).
(228) Incominci a spular sangue. Secondo Plutarco (in
Cleom. p. 8iq) inclinava egli gi pria alla tisi, ma serbarsi
volea a morir con gloria , vincendo e facendo strage de* ne
mici. A detta di Filarco , cui acconsente Io storico test ci
tato, mentrech egli dopo la battaglia , ove avea molto gri
dato , esclamava dalla gieja : 0 bel giorno ! sput nn torrente
di sangue, e cadde in una febbre violenta, di cui mori.
(225) Infermit JitHhrte ha il testo, che non solo significa
disposizione ad ammalarsi, ma eziandio inferma costituzione
gi conformata di tutto il corpo , quale si fu quella che con

392
dusse Antigono a morte dopo un abbondante sputo di san
( V. Fues. Oeconom. Hippocr. alla voce Sii^irn ).
(23o) Intorno olio stesso tempo ec. Giustino (xxix,
racconta, che nella medesima epoca molti regni passar
nelle mani di Sovrani pressoch fancinlli , i quali , sebb
diretti non furono da uomini pi vecchi , calcando le ti ;
de' loro maggiori , risplendettero di grandi virt. Ad Antig
succedette Filippo in et di quattordici anni ; in Siria a
te iico ucciso Antioco fancinllo; in Cappadocia avea ad Ai
rate ancor tenero d' anni it proprio padre consegnato il
gno, ed allora pure Annibale molto giovine ottenne it supre
comando dell'esercito Cartaginese.
(20 1) Mor pur Tolemeo di sua malattia. Da questo pa
giova arguire , che Tolemeo Evergete non Ai altrimenti 1
ciso dal figlio , conforme riferisce Giustino at luogo citat
dal qual atroce delitto vuoisi che xtTio^iiftirpo (per (
buon nome a cosa cattiva ) questi fosse sovrannominato Fi
patore (amico del padre) Polibio (v, 54, 36 *v, z>asserisce bens ch' egli fece morir il fratello Maga e la mac
Berenice , ma non fa motto dell' altro suo attentato contra
genitore. Tuttavia sembra che a' giorni del nostro autore co
resse siila ita voce, dappoich egli volle rilevar la circostan
che quel re mor di malattia , quasi per ismentirc chi il coi
trario sosteneva.

FISE DELLE ANNOTAZIONI DEL SECONDO LIBRO


E DEL PRIMO TOMO.

c & saga
y
ne loti, i)
fai piare
[ai!i, te
do le tris
. k .yp
m Siri] a &
ma ad kn
iseniio il i*
(ut ;! wprta

li/araB #.
iqso ettWi
{f>
ornimi FI"
- i',
3lo costa i
,ort "*

PREZZOrDEL PRESENTE TOMO


l

gli signori Associati


all'intera ediz. lagli aut. scpara1ij

Fogli 25 in 8. a cen
ici imi i5-&jff/&0L. 3 7 5
fc'^;5o in 4-0-.'a c. i5 . . . .
5o
Due carte geografiche 5o
Una tav. in rame di
doppia grandezza 4 40
Legatura . . . . . ?.o 3o
85

9 7

i 5o

9 oo
i 5o

- 4
4?
20! 35
6 6o

* In carta con colla ( all' intera edizione ) aumen


tando il prezzo alla sola stampa di cent. 3 il fog. L 6 fi,
* Htm ( agli autori separati ) aumentando ec. di
centesimi { fe-E-E.
.. " 7 <>o
KB. Le spese di Dazio e Porto sono a carico d&,
signori issociati all' estero-