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BOZZA NON CORRETTA

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SENATO DELLA REPUBBLICA

CAMERA DEI DEPUTATI

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE ATTIVIT


ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI E SU ILLECITI AMBIENTALI AD
ESSE CORRELATI

RESOCONTO STENOGRAFICO

MISSIONE A VENEZIA

LUNED 1 DICEMBRE 2014

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ALESSANDRO BRATTI

Audizione del sostituto procuratore di Bari, Renato Nitti

La seduta comincia alle 19.15.

PRESIDENTE. Lordine del giorno reca laudizione del sostituto procuratore di Bari, Renato
Nitti.
Con il dottor Nitti abbiamo collaborato nella precedente Commissione, laddove era
nostro consulente. Ci interessa approfondire, tra le tante questioni, quella del traffico
transfrontaliero dei rifiuti. Comunque, lei ci conosce perfettamente, quindi passo subito allo
speech ordinario, prima di chiederle di entrare nello specifico della sua esperienza per verificare
se ha qualche elemento da riferirci.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione sar redatto un resoconto
stenografico che sar pubblicato sul sito internet della Commissione e che, se lo riterr
opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitandolo comunque a
rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta.
Cedo dunque la parola al dottor Nitti, per avere un quadro della situazione che ha
affrontato e delle indagini che hanno riguardato, se non erro, il porto di Bari, o comunque di
qualsiasi altra situazione a sua conoscenza che riguardi il traffico transfrontaliero dei rifiuti.

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RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. La ringrazio, Presidente.
Per quello che dir nella prima parte, di sicuro non ci sono profili che richiedono
ladozione di iniziative per la riservatezza. Ci siamo occupati, in Puglia, della questione della
spedizione transfrontaliera per la prima volta credo nel 2006-2007, allorquando fu costituito un
gruppo di lavoro tra la Regione, la Guardia di finanza e alcuni magistrati della Procura, poich
risultava che nel 2006-2007 dal porto di Bari vi fossero spedizioni di rifiuti zero, cio non
erano censite spedizioni di rifiuti.
Ovviamente, delle due luna: o eravamo troppo bravi noi, quindi nessuno si azzardava a
fare spedizioni di rifiuti illecite e addirittura neanche quelle lecite oppure cera qualcosa che
non funzionava. Evidentemente si rivelata essere la seconda la strada che veniva e che viene
frequentemente percorsa.
Il dato di cui ci siamo resi conto, in questo studio di approfondimento, che le modalit
di funzionamento dei controlli nei porti in generale sono tali per cui estremamente difficile
che si accerti una spedizione di rifiuti, quindi conviene non dichiararla. Se non si dichiara che vi
una spedizione di rifiuti, i controlli si abbattono notevolmente.
Non so se la Commissione interessata a che io spenda qualche parola su questo
profilo, ma il dato obiettivo che i controlli doganali vengono fatti secondo canali diversi, a
seconda che si tratti di mero controllo documentale, cio quasi tutti c una stima che
addirittura li porta a un valore superiore al 90-95 per cento ovvero controlli via via crescenti
che possono essere con visita delle merci (il controllo massimo), intermedi o anche scanner.
Nella migliore delle ipotesi, limprenditore che effettua la spedizione, che secondo il
regolamento sarebbe il cosiddetto notificatore, comunque quello che spedisce i rifiuti,
subisce un controllo delle merci in meno del 2 per cento dei casi. Aggiungo che il controllo
delle merci, nel 90 per cento dei casi, non consente di stabilire se una sostanza che viene
trasportata un rifiuto o un non rifiuto. Quindi, la possibilit che si accerti che vi una
spedizione transfrontaliera di rifiuti non dichiarata remotissima. Pertanto, come dicevo,
allimprenditore disonesto pu convenire non fare alcuna dichiarazione in questo senso.
LAgenzia delle dogane ha impostato prevalentemente il proprio lavoro, quindi la scelta
del codice da applicare (canale rosso, canale verde e via discorrendo) prevalentemente sulla
base di indici fiscali se determinate merci vengono catalogate con un codice Taric piuttosto
che un altro, si elude il pagamento di una certa imposta, maggiore o minore e non degli indici
di rischiosit ambientale. Questo leffettivo problema. Attualmente si va avanti ancora cos.
Raramente viene fatto qualcosa di pi del controllo documentale, ma quando si arriva alla visita

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merci c una remotissima possibilit che qualcuno si accorga che si sta trasportando un rifiuto
e non una materia secondaria.
Entro nel vivo delle indagini che abbiamo a Bari, come Direzione distrettuale antimafia,
sullarticolo 260 del Testo unico ambientale, cio traffico illecito di rifiuti. In questo momento
sono monitorate spedizioni transfrontaliere che riguardano rottami ferrosi derivanti dalla
demolizione e ripartizione di veicoli, rottami ferrosi tout court, materie plastiche. Questi sono i
tre filoni principali se guardiamo alla spedizione transfrontaliera.
Il vero problema che se chi fa i controlli non ha dei protocolli di lavoro che consentano
almeno a vista di stabilire quando una materia plastica rifiuto e quando non lo , il rischio che
non si faccia il sequestro che si deve fare o, peggio, che si faccia un sequestro che non si deve
fare, comunque elevato. Allepoca, in quel gruppo di lavoro decidemmo di essere molto
concreti e di elaborare dei vademecum che potessero essere utili a chi fa il controllo per
stabilire, ad esempio, quali sono gli indicatori che in concreto consentono di dire se la carta da
macero che si esamina un rifiuto o non lo , quali sono gli indicatori che consentono di dire se
il materiale plastico un rifiuto o non lo e via discorrendo.
Ovviamente non sfugge alla Commissione che, dal punto di vista normativo, la stessa
sostanza pu essere rifiuto o non rifiuto, anche se analiticamente del tutto identica. Pertanto,
quello soltanto un indicatore; poi ci sono tanti altri accertamenti da effettuare a monte e a
valle.
Il dato che mi permetto di segnalare e che in questi anni, per la scelta fatta prima dal
Consiglio superiore della magistratura, poi dalla Scuola superiore della magistratura, mi stato
possibile anche trasferire negli incontri di studio fatti per magistrati in materia ambientale, che
inutile approcciare questa materia soltanto con le categorie giuridiche astratte. Se non
entriamo nel vivo dellindicazione di che cosa bisogna cercare, facciamo grandi danni
allambiente, ma devo dire anche alleconomia. altissimo il rischio di fare sequestri anche
dove non devono essere fatti o, viceversa, di farci passare sotto il naso rifiuti senza che nessuno
si accorga che lo sono.
Di recente si sono moltiplicati i casi di sequestro, in area portuale, di veicoli smontati,
fatti a pezzi, quindi rottami di veicolo, esportati a volte formalmente come se fossero dei pezzi
di ricambio, a volte no. Soprattutto, il dato di allarme che ho visto essere stato riportato dal
Ministro dellinterno che i destinatari di questi mezzi sono lIraq, la Libia e altri Stati con una
situazione politica particolare, certamente instabile.

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Ovviamente stiamo lavorando su quello, anche al fine di crearci dei protocolli che ci
consentano di distinguere caso da caso, e capire quando il tema sempre quello vi rifiuto
e quando non vi rifiuto.
Forse sono stato troppo sintetico, ma se ci sono altri aspetti da approfondire sono a
disposizione.

PRESIDENTE. Qui citata lindagine Gold Plastic, che riguardava, credo, il porto di Bari

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Gold Plastic, se ben ricordo, unindagine
fatta dalla DDA di Lecce, che ha riguardato il porto di Taranto. Io me ne sono occupato per un
paio di episodi, che poi sono stati trasmessi per competenza

PRESIDENTE. A Taranto. Volevo capire se, nelle indagini di cui lei si occupato, dietro
queste situazioni di carattere illecito ci sono organizzazioni strutturate. Da altre parti ci sono
stati segnalati, ad esempio, traffici verso la Cina dove magari la testa delloperazione non era in
Italia, bens da unaltra parte, ma cera unorganizzazione che provvedeva a
Quindi, si pu parlare di attivit assolutamente organizzata in questo senso

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Ciascuno di questi episodi ovviamente ha una
propria organizzazione, perch fa riferimento alla strutturazione imprenditoriale. Se parliamo di
unorganizzazione superiore, intanto sgombro il campo da possibili equivoci: soltanto in due
procedimenti, che per non sono di spedizione transfrontaliera di rifiuti, abbiamo individuato
delle chiare cointeressenze di criminalit di tipo mafioso. Uno di questi procedimenti al vaglio
del giudice. Oggi si celebrata ludienza per il giudizio abbreviato per loperazione Black
Land che riguarda il territorio di Foggia.
Dellaltro procedimento parlerei soltanto se vi fosse unesigenza specifica, ma con
ladozione di misure di riservatezza.
Questi episodi, per, non riguardano profili di spedizione transfrontaliera.
Circa lesistenza di altri episodi che fanno capo a unorganizzazione sovraterritoriale,
sto valutando in questo periodo proprio unipotesi di spedizione transfrontaliera molto
complessa che ha riguardato diversi posti del territorio italiano, ma in cui tutta loperazione
verso lAlbania stata concentrata su un unico prestanome. Un unico prestanome ha avviato la
pratica per la procedura ordinaria secondo il regolamento 1013 del 2006, quindi ha fatto la

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notifica e ha richiesto lautorizzazione al Ministero albanese oltre che allautorit locale.
Limpressione, tuttavia, che si sia trattato di un meccanismo per evitare che fossero fatte tante
singole operazioni di notifica da parte dei singoli imprenditori e che in questa maniera si sia
fatto un collettamento di tutte le spedizioni che altri dovevano effettuare.
Deporrebbe in questa direzione la circostanza che poi il trasferimento dei rifiuti dai vari
effettivi mittenti verso questo notificatore formale non ha visto svolgere alcuna operazione
presso il notificatore; il notificatore non era in grado di svolgere alcuna operazione, ma si
fatto risultare che invece le svolgesse.
Questo il dato. Tuttavia, non avrei elementi per dire che si tratti di organizzazione di
stampo mafioso.

PRESIDENTE. (fuori microfono) la parte segreta magari ce la dice alla fine.


Do la parola ai colleghi che intendono porre quesiti o formulare osservazioni.

PAOLA NUGNES. La ringrazio, procuratore. Lei dice che i controlli di default sui porti in
genere riguardano il controllo merci per meno del 2 per cento dei trasporti. giusto?

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. La visita merci, s.

PAOLA NUGNES. La visita merci. Avendo contezza del fatto che ci sono tanti traffici illegali,
per quale motivo i controlli vengono svolti in percentuale cos bassa?
Inoltre, chiedo proprio a lei alcuni consigli. Lei ci dice che sarebbero necessari dei
protocolli di controllo con indicatori specifici del rifiuto. Questo importantissimo, ma quali
altri provvedimenti potrebbero essere attuati per far s che unevidenza investigativa sia pi
pregnante? Avendo conoscenza del dato, cio sapendo che c un traffico sicuramente illegale,
non si mettono in atto controlli maggiori: cosa lo impedisce?

STEFANO VIGNAROLI. I protocolli che cercate di fare sono condivisi? Sono per tutto il
territorio italiano o riguardano soltanto protocolli locali?
Avrei poi la curiosit di sapere in che cosa consistono questi protocolli: sono tabelle,
codici? Grazie.

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ENRICO BUEMI. Il fenomeno prevalentemente in entrata o in uscita, secondo la sua
valutazione?

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Si domanda perch si effettuano pochi


controlli. Uno studio interessante di unarticolazione interna dellAgenzia delle dogane a livello
nazionale ha svolto una riflessione: le navi porta container medie vanno dai 4 ai 6 mila
container, quelle massime arrivano a 14 mila container; effettuare il controllo di un container
unoperazione spesso massacrante, come visita merci, perch significa svuotarlo integralmente
per poter capire quello che c e molto spesso il materiale pensate al materiale plastico
subisce la riduzione volumetrica, viene sostanzialmente pressato, quindi aprire un container per
vedere quello che c dentro unoperazione obiettivamente difficoltosa.
Tutti sappiamo quali sono le unit di personale che possono effettuare il controllo.
Magari non il caso del porto di Bari, che non ha questa ricettivit, ma se nel porto di Genova,
di Napoli, di Gioia Tauro o anche di Taranto vengono caricate delle navi porta container con
uno straordinario quantitativo di container, la possibilit di fare un controllo sistematico
ovviamente remotissima. Obiettivamente il problema questo.
Per questo parlavo degli indicatori. Quando abbiamo svolto questo tipo di lavoro ho
avuto lopportunit di soffermarmi per un paio di giorni presso un banca dati TARIC
dellAgenzia delle dogane (non ricordo dove) per cercare di capire. Ho chiesto se fosse
possibile fare delle ricerche, se fosse possibile individuare coloro che spediscono verso lestero.
Ho individuato parametri sulla base della mia esperienza: per esempio, ho suggerito di
individuare tutte le societ che hanno nella ragione o denominazione sociale la parola cuoio
depur (depurazione e via discorrendo). Ovviamente chiunque si occupi di questo tema pensa
immediatamente ai fanghi di depurazione delle concerie. Ho scoperto che direttamente molte di
queste societ spedivano allestero ammendante compostato misto, quindi sostanzialmente del
fertilizzante.
Che lo possa fare unazienda che si occupa di compostaggio, passi, ma che direttamente
coloro i quali fanno depurazione spediscano allestero dellammendante una circostanza che
andrebbe approfondita. Ovviamente il dato non significativo in maniera univoca, per se io
potessi implementare degli indicatori di allerta, probabilmente questo lo indicherei.
In questo senso, serve ovviamente ragionare insieme. Serve probabilmente cambiare la
prospettiva dei controlli in materia ambientale sui rifiuti. Normalmente il controllo parte
dalliniziativa dellufficiale di polizia giudiziaria che ha la buona volont di studiare e di farsi

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venire un interrogativo. Non pu funzionare cos. Dobbiamo individuare quali sono le aree di
rischio e ragionare intorno al tavolo su come si risolve quel problema.
Peraltro, non sono uguali per tutti i territori. Nel territorio di Bari ci sono state e ci sono
tuttora le emergenze relative allutilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura. bene che nel
territorio di Bari si faccia una riflessione su come deve essere gestita questa emergenza, che
richieder ovviamente conoscenze e professionalit particolari. Dopodich, questo segnale di
allarme deve essere inoltrato a una centrale operativa che indichi a tutti quanti che a Bari hanno
fatto questa esperienza e che si deve lavorare in modo che altrove il controllo si faccia un po
meglio. molto pi semplice di quello che pu sembrare. Spendiamo soldi in tante altre cose e
questo un fatto formativo.
Non si capisce bene chi deve fare, nei porti, i controlli in materia ambientale. Adesso
con buona volont li sta facendo la Guardia di finanza. Come sapete, nei porti il Corpo forestale
c soltanto con il CITES, non con unit del Corpo forestale; il NOE non c e se anche ci fosse
sono cos poche unit che non possono presidiare i porti. Quindi, di fatto, quello di chi deve
effettuare questi controlli un problema che si aggiunge a quello che le dicevo prima, cio
troppi container per lAgenzia delle dogane, che non ha una specificit in materia ambientale,
al netto degli uffici in cui questo sta avvenendo. Devo dire che a Bari lAgenzia delle dogane
sta lavorando molto fianco a fianco con la Guardia di finanza.

PAOLA NUGNES. Dal Rapporto ecomafie 2014, ma anche da quelli precedenti, emerge che
lAgenzia delle dogane il corpo che si occupa pi di tutti gli altri di reati ambientali. Come
mai non ha una specifica

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. La ringrazio perch mi d la possibilit di


precisare questo dato. LAgenzia delle dogane presente nei porti, ma non ha nel suo
background culturale la ricostruzione del ciclo dei rifiuti. Senza la ricostruzione del ciclo dei
rifiuti, cio da dove viene e dove va il rifiuto, difficile riuscire a capire materialmente che
cos un rifiuto.
Il problema proprio questo. Quasi sempre ci vogliono portare, anche nei processi, al
discorso analitico: ti dimostro che quella sostanza non un rifiuto perch le analisi non dicono
che lo . Quella per noi una battaglia persa: tu dimostri che un rifiuto soltanto se hai
ricostruito il ciclo come si deve, prima e dopo.

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Apprezzo lo sforzo di buona volont che fa la Dogana. Come stavo dicendo, a Bari lo
sta facendo fianco a fianco con la Guardia di finanza. Per occorre che gli operatori vengano
specificamente formati in questo campo.
Tra le iniziative, secondo me, questa dovrebbe essere avviata. Si dovrebbero, cio,
prevedere dei meccanismi per cui si creano degli allarmi e si creano dei protocolli su specifiche
sostanze, che poi vengono resi il pi possibile fruibili da parte di chi fa i controlli, in modo tale
che, fatto il primo controllo, si trova la sostanza che ha un determinato indicatore che
insospettisce e a quel punto si pu fare il sequestro, coinvolgendo lARPA o il NOE, il Corpo
Forestale, la Guardia di finanza e via dicendo, per qualcuno che abbia una specificit e sia in
grado di svilupparla meglio. Ma non si pu pretendere che tutti quelli dellAgenzia delle
dogane che fanno i controlli abbiano lo stesso tipo di formazione.
Mi si chiedeva se quei protocolli sono condivisi altrove. Noi li abbiamo fatti in Puglia.
A quanto mi consta, quellesperienza rimasta a livello pugliese e probabilmente richiederebbe
di essere comunque rinnovata, perch quasi tutti i protocolli per distinguere carta da macero,
per intenderci rifiuto, da carta che non lo , si fondano sul DM 5 febbraio 1998, il quale si rif a
normative spesso secondarie.
Se quelle cambiano devono cambiare anche i protocolli, quindi bisogna star pronti a dire
che, essendo cambiata la normativa, per stabilire se una carta da macero un rifiuto o non lo ,
non si deve soltanto vedere se c una percentuale di impurit superiore a tot, ma si devono
considerare ulteriori aspetti. Occorrerebbe fare questo tipo di verifica.
Si chiedeva, infine, se il fenomeno pi in entrata o in uscita. Noi abbiamo rilevato pi
in uscita che in entrata, per in entrata per esempio ci sono stati i sequestri delle batterie al
piombo scassettate che provenivano dalla Macedonia. stato il primo procedimento dal quale
partita questa riflessione. E intanto partita la riflessione su questo procedimento perch chi ha
fatto i controlli, quella sera, al porto di Bari, ha visto quello che a Bari chiamiamo il tre ruote
che trasportava delle batterie percolanti, quindi ha avuto il dubbio che non fossero rottami di
piombo

ENRICO BUEMI. Erano di provenienza locale?

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. No, provenivano dalla Macedonia.

ENRICO BUEMI. Appunto, dicevo che chi ha fatto il controllo ha avuto quella percezione

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RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. S, al porto di Bari hanno avuto questo dubbio.
Erano indirizzate verso il leccese, tra laltro. Io non ho sviluppato gli accertamenti sul leccese
perch cera un autonomo procedimento, per, da quello che poi telefonicamente mi ha riferito
il collega, nellazienda in cui venivano manipolati questi rottami di piombo cerano problemi di
patologie dei lavoratori che pu ben immaginare.

ENRICO BUEMI. Le quantit di questo movimento erano rilevanti oppure

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Non erano rilevanti.

ENRICO BUEMI. La mia sensazione che il fenomeno sia molto verso fuori, piuttosto che in
entrata, per

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Per questo quello che abbiamo visto, quello
che ci passato sotto il naso non lo sappiamo.

ALBERTO ZOLEZZI. Visto che uno dei temi della Commissione sar quello della gestione dei
fanghi, le chiederei di inviarci con calma qualche dato sullo spandimento dei fanghi in
agricoltura nella zona di Bari. Per noi sarebbe interessante. Grazie.

PRESIDENTE. Chiederemo alla regione o alla provincia, che hanno i piani


A loro chiederemo eventualmente se ci sono indagini in corso che riguardano questo
tema.

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Su questo tema, nel gennaio del 2004, se non
ricordo male, cio subito dopo lemergenza che ci fu in Alta Murgia sullutilizzo dei fanghi, fui
audito dalla Commissione che allepoca credo fosse presieduta dallonorevole Russo. In quella
occasione mi fu consentito di lasciare agli atti una presentazione in power point che indicava le
problematiche dellutilizzo dei fanghi in agricoltura nellAlta Murgia.
Qui passerei ai temi per i quali richiedo la segretazione.

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PRESIDENTE. Dispongo la disattivazione dellimpianto audio video.

(La Commissione prosegue in seduta segreta)

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Io sono titolare, unitamente al collega Gatti e
alla collega Giorgio, di un altro procedimento per il quale abbiamo evidenze estremamente
significative del fatto che ancora dalla Campania provengano fanghi di depurazione. Tali fanghi
di depurazione arrivano mi tengo ancora sul generico, poi se la Commissione mi chieder di
entrare nel dettaglio lo far formalmente ai centri di compostaggio del foggiano, dove
vengono soltanto formalmente ricevuti ma non trattati e resi invece oggetto di spandimento in
molteplici suoli.
Nellambito delloperazione Black Land, quella che ha dato origine, nella primavera
di questanno, a una molteplicit di arresti e che oggi ha visto discutere lufficio del pubblico
ministero e chiedere le pene per ci che riguarda il giudizio abbreviato (credo su una decina o
undici posizioni), si trovarono sia suoli sui quali vi era stato uno spandimento con il consenso
dei proprietari, sia addirittura una intera cava, dove in realt non era stata svolta attivit
cavatoria in senso proprio, ma era stato realizzato un incavo nel suolo perch potesse essere
accumulato fango di depurazione proveniente da un impianto di depurazione di Battipaglia, sul
quale peraltro vi era una parallela indagine della Direzione distrettuale antimafia di Salerno
poich il gestore era figlio di un noto camorrista del posto (noto quanto meno per ci che
riguarda le banche dati delle forze di polizia).

STEFANO VIGNAROLI. Scusi, non ho capito dove andavano Direttamente in un terreno,


dove?

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Questi delloperazione Black Land da


Battipaglia venivano La filiera umido e fango di depurazione andava in un impianto credo
della provincia di Benevento; da quellimpianto, apparentemente compostato ma in realt non
subiva alcun trattamento il fango di depurazione veniva successivamente reso oggetto di
spandimento sia su molteplici suoli del foggiano e del tranese, sia in questo profondo
avvallamento (dove abbiamo fatto videoriprese continue). Fra laltro, questo profondo
avvallamento a due passi dalla zona archeologica di Herdonia, che dovrebbe essere un fiore
allocchiello del foggiano. Dovrebbe esserlo

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PAOLA NUGNES. Oltre allimpianto di Battipaglia, lei ha la possibilit di dirci se questi
fanghi provengono anche da altri impianti campani? Da quelli della provincia di Napoli, per
esempio, dove c un commissariamento, in questo momento?

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Nel caso di Battipaglia si trattava


delloperazione Black Land, quindi anche lordinanza pu essere trasmessa alla
Commissione, se ne ha interesse.
Per il procedimento che abbiamo in corso, ci sono pi impianti della Campania che
conferiscono a un impianto del foggiano. Non ho con me il dato formale, anche perch non
immaginavo che laudizione avesse ad oggetto questo, ma pi che altro la spedizione
transfrontaliera, per ci sono pi impianti.
Aggiungo anche

PAOLA NUGNES. Chiedevo impianti specifici della provincia di Napoli perch c un


commissariamento tra laltro dovrebbe essere prolungato, adesso in scadenza sui cinque
impianti campani.
Chiedo, inoltre, se c responsabilit anche degli impianti stessi, dei gestori degli
impianti, oppure, per quanto a sua conoscenza, la responsabilit interviene pi avanti.

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Per il dato che abbiamo noi

STEFANO VIGNAROLI. Perch dalla Campania venivano proprio qui nel foggiano?

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Questa una bella domanda.


Intanto devo dire che noi non abbiamo evidenze di illiceit commesse in Campania.
Devo dire che se dovessimo rinvenirle e gestire questo procedimento come il precedente le
rimetteremmo immediatamente alla procura competente, perch abbiamo visto che questo, dal
punto di vista funzionale, consente una pi agevole gestione. Non abbiamo per evidenze, pur
essendoci coordinati con la Procura distrettuale di Napoli.
Perch in Puglia? Devo dire che sul tema, allindomani della pubblicazione delle notizie
di stampa sulle dichiarazioni di Schiavone, sono stato incaricato, unitamente ad altra collega, di
verificare se in effetti quelle dichiarazioni avessero fondatezza.

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Ho sentito diversi pentiti sul punto. Storicamente, un dato di fatto che le associazioni
camorristiche campane, nei momenti in cui era difficile o complesso riuscire a sistemare,
collocare, piazzare i rifiuti nel territorio campano, si sono avvalse dei territori della Puglia,
della parte pi vicina, ovviamente, la Capitanata, per sono arrivati anche nel barese e fino al
leccese e al tarantino. Questo, per i collaboratori che ho avuto modo di sentire, ha sempre avuto
la finalit di creare uno sbocco alternativo alla Campania.

ENRICO BUEMI. C anche un maggior controllo criminale nella zona foggiana

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Un maggiore controllo criminale sicuramente,


rispetto al barese, dove finora pu darsi che siano limiti della mia attivit o in generale
dellattivit dellufficio non abbiamo mai trovato evidenze di interessamento, da parte di clan
locali, dei profili strettamente ambientali (se si eccettua un problema su Altamura, tutto da
verificare).

PRESIDENTE. Dispongo la riattivazione dellimpianto audio video.

(La Commissione prosegue in seduta pubblica)

PRESIDENTE. Le faremo la richiesta della documentazione che possibile avere.


La ringrazio.

RENATO NITTI, Sostituto procuratore di Bari. Sono io a ringraziare voi dellattenzione che
avete per il nostro territorio.

PRESIDENTE. Dichiaro conclusa laudizione.

La seduta termina alle 19.45.