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Sconosciuti.

17-9-11
E un sabato mattina come altri.
Mi trovo su un treno diretto verso casa, verso le mie montagne sicure.
E affollato il vagone, un umanit senza uno sguardo certo, vociare sommesso di anime viaggianti.
Viaggio durante un settembre caldo e soleggiato, forse preludio di nuove stagioni. Leggo con
attenzione un libro che avevo dimenticato sulla scrivania di casa e quasi per caso, lho preso come
compagno per attutire la solitudine di questa trasferta.
Sono cominciate le scuole, il casino che fanno gli studenti indicibile, ma la storia che leggo mi
porta in un altro paese, immagino deserti e uomini alle prese con i loro destini incerti, voluti cos
dalla penna di un autore con una fervida immaginazione.
Ad un tratto sei saluta tu, la valigia portata a fatica, una borsetta con dentro poche cose e una
bottiglia di coca. Intravedo nei tuoi occhi qualcosa che mi porta in un altro universo.
Ti siedi nel posto dirimpetto al mio , solo un sedile, il corridoio e un piccolo vetro in plexiglass ci
dividono, ma come se non ci fossero per me. Butti tutto l alla rinfusa, guardando con sofferenza
quel cellulare. Dallaltro capo arrivata una notizia terribile.
Lacrime sfuggevoli scorrono sulle tue guance e non posso fare a meno di guardarti, di nascosto in
questo vagone cos afoso. Mi impossibile interpretare il tuo fare sommesso, il far finta di leggere
quella rivista.
Cerco di concentrarmi sulla lettura, per un po ci riesco anche, la storia che mi propongono quelle
pagine stampate, veramente coinvolgente.
Ma lo sei di pi tu.
Ad un tratto butti con un getto di stizza la rivista sul sedile libero e ti metti a guardare oltre il
finestrino. Immagino i tuoi occhi persi nellinfinito della rabbia o della delusione. Scorgo ancora
che trattieni a stento le tue lacrime.
La mia mente vaga, non so se sia assieme alla tua, questo non lo sapr mai.
Ad un tratto, prendo una penna dal quaderno che avevo portato con me al mattino. Cerco quindi un
foglio, e sfogliando il libro, prendo una delle pagine in fondo, vicino alla copertina e comincio a
scrivere una poesia, che mi esce diritto dal cuore.
Come altre volte, listinto mi dice cosa scrivere, poi mi perdo tra i pensieri che arrivano come
pioggia in estate e i versi escono finalmente, scritti su questo foglio improvvisato.
La mia calligrafia pessima per via dei sussulti del treno, cerco di correggere, forse faccio peggio,
ma il meglio che posso fare in quel momento di emergenza.
Mi volto e vedo che mi guardi un secondo, chiss se hai intuito quello che stavo facendo. Ma
immagino di no, perch il tuo sguardo si volta di nuovo verso il finestrino.
Riapro il libro dove avevo lasciato il segno e cerco di continuare a leggere, mi soffermo a volte
perch la mia mente altrove e non riesco a concentrarmi.
Finalmente il treno si ferma ad una stazione e riesco a correggere velocemente lo scritto,
aggiungendo delle frasi scritte pi chiaramente, le dico quanto mi dispiace averla vista triste, che il
sorriso uno dei doni pi belli e che spero di avergliene almeno regalato uno!
Strappo con cura la pagina, la piego un paio di volte e la infilo nel libro. Ma resta un dubbio, come
faccio a consegnarli questo mio piccolo pensiero?
Il vagone intanto ha ripreso velocit e si dirige verso la mia ultima stazione, prima di scendere.
Cerco una risposta a questo problema anche io guardando al di fuori del finestrino, su questo
panorama sfuggente si disegnano mille colori e forme diverse.
Pensavo che se fossi stato in compagnia, magari avrei potuto fargliela consegnare da qualcuno.
Sono troppo timido e questa cosa mi sta mandando un po in paranoia.
Ma questo giro sono troppo convinto, penso che forse non avr mai pi questa occasione, di fare un
regalo cos strano e nel contempo, speciale.
Intanto il treno corre e la voce del capotreno annuncia la mia fermata.
Un brivido freddo mi trapassa quando vedo che anche lei si prepara per scendere.

Dio, penso, questa una cosa buffa, incredibile coincidenza. Dovr fare a finta che gli sia caduto e
consegnarlo a mano, no, non riesco a farlo.
E arriva la fermata, io sono con il cuore a mille mentre lei gi davanti alle porte del vagone e il
treno sta rallentando assieme al mondo che mi circonda.
Si sono sovrapposte delle persone intanto e temo di perderla di vista, non vorrei, forse una scusa
ulteriore per non dargli quel strano biglietto.
E dopo che glielo avro dato cosa faccio, penso sommessamente.
Le porte con uno scatto si aprono e come se avessero aperto un rubinetto, la folla comincia a
scendere di fretta e perdo temporaneamente il contatto visivo.
Scendo e quasi per caso me la ritrovo appena davanti. Gelo al pensiero di dirgli scusa, ti caduto
questo e intanto lei veloce, v verso luscita mentre io mi soffermo a salutare quasi cadendo dalle
nuvole, una conoscente che era appena scesa dal treno.
Le persone intanto sono uscite anche dalla stazione e seguendo un po il flusso, faccio lo stesso.
Noto in lontananza la sua valigia viola e comincio a seguirla.
Passo la strada e faccio appena in tempo a salire sul cordolo che mi devo improvvisamente fermare.
Una fitta tremenda mi occlude il cuore e i polmoni. Lansia o forse lo stress di questa impresa, mi
hanno reso temporaneamente debole e credo che qualcosa dentro stia schiantando improvvisamente.
Ma un secondo solo, passato cos lentamente per me, che lei ha fatto solo qualche passo verso
unaltra direzione.
Con una scrollata di spalle, libero la mente e non ci penso, cammino rapidamente verso lei, la fermo
con una scusa che in questo momento non ricordo, ha detto solo scusi?.
Gli ho mostrato semplicemente questo bigliettino piegato in quattro e lei lo ha preso.
Non ho voluto vedere nullaltro, mi sono voltato solamente verso un sottopasso che mi ha
inghiottito nel nulla. Credevo mi stesse seguendo e non ho voluto voltarmi per vedere anche solo se
lo avesse aperto.
Non mi pento di questo gesto. Probabilmente mi avrei preso un grazie o un poco carino sei pazzo.
Una volta dallaltra parte del sotto passo mi sono incamminato verso la mia automobile, nascosta in
parte da della vegetazione che mi ha permesso di vederla lultima volta prima che salissi e potessi
calmarmi da questa impresa titanica.
Era troppo distante per vedere se fosse contenta o incazzata ed io ero troppo agitato per capire cosa
fosse solo successo.
Nel percorso di ritorno, avrei potuto fermarmi poich stava facendo la stessa strada, ma ero in
automobile e avrebbe reso il tutto pericoloso e alquanto poco cortese, avevo gi invaso fin troppo la
sua privacy e volevo restare distante dal suo mondo e io volevo tornare con i piedi per terra.
Sono sicuro di aver fatto qualcosa di extraordinario, di essere uscito dagli schemi. Forse sono uscito
anche dai binari del giusto, sconfinando un po nella follia.
Non credo che ti rivedr pi, ragazza sconosciuta. Solo il destino pu dirci se le nostre strade ci
faranno incontrare di nuovo, se potr mai sapere se quel bigliettino cos sconclusionato, servito a
farti tornare il sorriso almeno per un secondo, o se mi hai maledetto e hai gettato quel pezzo di carta
per terra.
Tutto follia, la nostra vita oppressa dagli schemi e dalla societ che limita i nostri sentimenti,
follia pura. Provare a far tornare il sorriso ad una ragazza, con una poesia improvvisata su un treno,
forse meno folle?