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Percorsi

Mi svegliai di soprassalto.
Ero nel mio letto, infagottato tra le coperte umide di sudore. Faceva molto caldo e non capivo
ancora dove ero, tanto che il sogno ancora mi avvolgeva.
Pensai dove cazzo sono, mentre con un occhio guardavo la sveglia sul comodino.
Cristo, le quattro del pomeriggio dissi a voce alta. Afoso come tutti i pomeriggi di questo schifoso
agosto.
Cercai un buon motivo di scrollarmi di dosso la sonnolenza che ancora pesantemente mi teneva li
tra coperta e cuscini.
Non devo mollare.
Ancora pensieri di tutti i colori mi passarono per la testa e alla fine, dopo una dura battaglia con
quel me stesso pigrone e piagnucolone, riuscii a divincolarmi dalle lenzuola e a dirigermi verso il
bagno e a darmi una rinfrescata.
Dio che razza di ciccione che sei, mi dissi davanti allo specchio. Non era esattamente vero, alla
soglia dei trentanni avevo solo laccenno di una pancetta da impiegato, il resto del fisico era ancora
tonico seppur provato dai lunghi anni di poca attivit fisica.
Cacciai con forza la testa sotto lacqua fresca del rubinetto e come una scossa mi rimise in sesto le
sinapsi, facendomi di nuovo pensare a qualcosa di positivo. O almeno cos pensavo.
Finii di rinfrescarmi e ritornai nellafa della mia camera.
Dovete sapere che la mia stanza d a sud con una porta e una grande finestra e destate, pur
chiudendo le imposte e le finestre, dentro diventa lo stesso come un forno.
In quella gabbia buia sorella follia mi tocc la spalla di nuovo, quel pomeriggio, proprio al ritorno
dal bagno e nel mentre pensavo di essere di nuovo sereno, si impossess di me e quello che vi
racconter non frutto di una mente sana e tranquilla.