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Capitolo IX

La situazione attuale della scienza costituzionale


Sommario: 1. La scienza costituzionale nella canonistica contemporanea. - 2. Il sapere costituzionale nei
principali indirizzi metodologici della canonistica postconciliare. - 3. La persistenza del metodo esegetico. - 4. La
scuola dogmatica italiana. - 5. Uno sguardo alla costituzionalistica secolare. - 6. L'insegnamento attuale e le sfide del
sapere costituzionale canonico.

1. La scienza costituzionale nella canonistica contemporanea


L'inquadramento della scienza costituzionale nel panorama canonistico attuale
abbastanza complesso e problematico. La difficolt della ricostruzione dell'incidenza della nostra
formalit scientifica nel presente deriva, oltre che dall'estrema ampiezza e variet degli apporti,
dalla prossimit temporale e dall'assenza di sicure e condivise coordinate di riferimento. Dopo
l'archiviazione della LEF e l'emanazione del CIC cominciata una nuova fase nell'elaborazione
del diritto canonico. Il sistema canonico, bench non possa ritenersi mai ultimato e definitivo e
mai come in questi frangenti di rapida trasformazione si presenti suscettibile di cambiamenti e
innovazioni, ha raggiunto una certa stabilit e solidit nella determinazione storica dei suoi
principi costitutivi e del suo assetto fondamentale. Alla creativit e all'audacia che hanno
caratterizzato l'impostazione del rinnovamento della legislazione ecclesiastica sopravvenuto il
momento dell'analisi normativa, della riflessione critica e del perfezionamento operativo. Anche
la scienza costituzionale, lasciando da parte delusioni e insoddisfazioni, chiamata pertanto ad
affrontare la tappa del consolidamento e della maturazione in sintonia e convergenza con gli altri
rami o approcci e ad affrontare il "suo" spazio di indagine e di intervento con l'apertura e
lungimiranza che la caratterizza.
Il momento attuale, come abbiamo gi detto, pu essere rapportato in maniera
immaginifica, facendo seguito alla "primavera costituzionale ecclesiale" (che ha coinvolto
l'intera compagine sociale) allo "autunno costituzionale canonico". Giova per precisare che la
parabola dell'evoluzione del sapere costituzionale non ha ancora conosciuto un acme o un
apogeo: la scienza non mai completamente fiorita o sbocciata. Non si pu pertanto parlare di
tramonto o decadenza ma semmai di appannamento intellettuale o di specifica perdita di
interesse. Il clima non certo di aspettativa o di entusiasmo, come negli anni settanta, ma
neppure di totale incuria e dimenticanza. La tecnica e l'orizzonte costituzionale, come vedremo,
sono penetrati nel linguaggio e nell'idealit comune. Il panorama dunque non esaltante ma
neppure sconfortante. Il livello di applicazione e attenzione d'altronde collegato alla situazione
degli studi canonistici, con la particolarit che l'assenza di un riscontro formale e, in molti casi
(infra 6), di un proprio insegnamento rende poco diffusa l'analisi e pi difficile la ricerca. Il
diritto costituzionale canonico perci spesso va rintracciato, per cos dire, "sottotraccia" o nelle
"pieghe" delle spiegazioni pi generali del sistema ecclesiale (soprattutto le trattazioni sul popolo
di Dio).

Al di l dello scarso seguito accademico, la costituzione della Chiesa o il rilievo


costituzionale dei principi dell'ordinamento canonico sono attualmente di uso comune e
abbastanza frequente. La consitutio hierarchica Ecclesiae d'altronde un elemento portante della
codificazione vigente. Non ci sono dunque eccessive preclusioni o remore a riconoscere una
valenza prioritaria o basilare nell'organizzazione del popolo cristiano, ci non significa che non
ci sia ostilit e diffidenza nei confronti di una differenziazione organica nel sistema legislativo e
di una pi incisiva portata ermeneutica di alcune disposizioni. Il clima nella dottrina comunque
abbastanza benevolo e aperto. Le stesse accese dispute sulla "fondamentalit" dei diritti dei
fedeli sono state superate e messe da parte. A parte la questione nominale e formale, si possono
sottolineare anche i notevoli progressi registrati nella presentazione dell'aspetto giuridico del
mysterium Ecclesiae. La nozione del fedele ormai abbastanza acquisita ed esplorata. Il
principio di uguaglianza e la diversit funzionale si sono decisamente affermati e radicati.
L'autorit suprema della Chiesa e la convergenza tra primato e collegialit hanno ricevuto un
inquadramento abbastanza consono e rispondente. Il rapporto tra universalit e particolarit si
andato chiarendo e sviluppando. La centralit dei beni salvifici ha ricevuto un deciso incremento.
La configurazione delle circoscrizioni ha recuperato la priorit dell'aspetto pastorale e
comunitario. L'interazione tra ordo e plebs stata illustrata e potenziata, superando improprie
visioni gerarchiche e autoritarie. Basta in definitiva considerare il radicale sovvertimento della
concezione per stati e l'archiviazione del modello societario. Restano chiaramente non poche
questioni aperte a livello teorico e soprattutto operativo. Il diritto costituzionale d'altronde non
un complesso statico ma un settore estremamente dinamico che recepisce le istanze
giurisdizionali e le acquisizioni magisteriali. La scienza costituzionale comunque pi che imporsi
metodologicamente si sviluppata insomma praticamente e contenutisticamente.
Il punto dolente, come ripetutamente sottolineato, resta il problema epistemologico. Il
sapere costituzionale non ancora riuscito a farsi strada nella forma mentis degli studiosi e ad
acquistare una riconosciuta dignit scientifica nell'ambito canonico e teologico. L'uso di
categorie costituzionalistiche per lo pi generico e a-tecnico. L'invocazione del carattere
costituzionale infatti ricondotta all'originariet del dato o alla matrice soprannaturale dell'ordine
ecclesiale, senza un'eccessiva precisione o rigore. L'individuazione e la fissazione di autonomi
principi, criteri e tecniche di formalizzazione del sistema non di rado assente dall'orizzonte
degli autori che studiano la realt ecclesiale nel suo complesso. Il "riduzionismo materiale" di
area mitteleuropea (supra IV.3) parimenti non aiuta a cogliere la specificit e l'influenza di
questa branca. Manca insomma un'acquisizione critica del metodo. In assenza di validi
"strutturisti" un edificio rischia, se non di cadere (ipotesi, di essere sbilanciato e instabile. Un
ruolo in parte analogo svolto dal costituzionalista, chiamato non a disegnare l'architettura
istituzionale, ma a calcolare i pesi, la capacit e i rapporti tra i materiali. La "scienza delle
costruzioni" ha un ruolo assai importante per la consistenza e la crescita dello stabile. Gli
equivoci concettuali non favoriscono inoltre il dialogo e il confronto. Il discorso non ci sembra
puramente speculativo, il danno maggiore concerne infatti i principali valori sostanziali della
ratio costituzionale: il garantismo e la modernizzazione.

2. Il sapere costituzionale nei principali indirizzi metodologici della canonistica


postconciliare
Il Concilio Vaticano II ha illuminato con particolare fulgore il mysterium Ecclesiae e il
cammino storico del popolo di Dio. L'assemblea ecumenica ha infatti recuperato la concezione
sacramentale e comunitaria della Chiesa, ha valorizzato la dignit battesimale, la secolarit e la
santificazione delle realt temporali, ha approfondito la teologia dell'episcopato e della Chiesa
particolare, ha stimolato il decentramento e la collegialit, ha promosso il rapporto di leale e
reciproca collaborazione con le autorit civili, ha sostenuto la libert religiosa, il movimento
ecumenico, il dialogo interreligioso e ha chiarito tanti altri aspetti del messaggio cristiano (cfr.
infra Cap. VIII.4). La direttrice fondamentale fissata dal Concilio per lo studio del diritto
canonico concerne appunto la conformazione alla dottrina de Ecclesia. La prescrizione,
nonostante la semplicit e sommariet dell'indicazione, implica una radicale reimpostazione della
scienza canonica. La canonistica ha dovuto quindi confrontarsi con la "rivoluzione copernicana"
intervenuta nella concezione nel corpo mistico di Cristo. La penetrazione riguarda tra l'altro
aspetti strutturali e costitutivi del popolo di Dio. La prima non trascurabile sfida derivante da una
malintesa o equivoca ricezione degli insegnamenti conciliari stata il superamento
dell'antigiuridismo e dell'anarchismo. Il clima ecclesiale stato non di rado caratterizzato dalla
prevenzione e ostilit nei confronti del diritto e della disciplina. Al di l dei fraintendimenti e
degli sbandamenti, gli studi canonistici hanno ricevuto comunque nuovo vigore e impulso. La
ricchezza del patrimonio dottrinale ha offerto infatti singolari e originali spunti e prospettive per
una riconsiderazione del metodo e dell'approccio.
L'analisi storico-scientifica individua normalmente tre principali tendenze riconducibili
alla spinta del Vaticano II: 1) l'indirizzo teologico, 2) l'indirizzo giuridico; 3) l'indirizzo
pastorale. Ciascuno di questi orientamenti corrisponde ad una linea interpretativa che ha un certo
riscontro negli insegnamenti conciliari. L'indirizzo teologico esalta la matrice soprannaturale e la
peculiarit dell'ordinamento canonico. L'indirizzo giuridico evidenzia l'esigenza di cogliere
l'essenza della realt ecclesiale e di modernizzare il sistema. L'indirizzo pastorale sottolinea
l'umanit e la finalit ultima del fenomeno giuridico. Ognuna di queste tendenze ( difficile
rapportarle a vere e proprie scuole) prende scientemente le distanze da impostazioni ritenute
equivoche: il naturalismo secolare, il normativismo, la rigidit legale. Per quanto riteniamo che
l'impronta giusrealista, qui seguita e coltivata, possa tranquillamente comprendere gli apporti
delle diverse sensibilit scongiurando per ambiguit e deviazioni; ciascuno di questi approcci
pu avere un certo pregio e validit purch rispetti l'autentica natura del diritto nella Chiesa. La
distinzione metodologica appartiene soprattutto al momento programmatico e ideale di
reimpostazione della scienza canonica in un contesto di vivace e accesa discussione (grosso
modo fino al CIC 1983) ed probabilmente in fase di riassestamento e ripensamento, ma
conserva una certo rilievo e importanza. Una visione complessiva non pu comunque trascurare
le discrasie e la divergenza di metodo e d'impostazione. L'influenza sul sapere canonico inoltre
abbastanza evidente e immediata.

L'indirizzo teologico ha un carattere pi creativo e innovativo. La rivisitazione


dell'ordinamento proposta, almeno in linea teorica, pi audace e ambiziosa (vorrebbe rafforzare
la sacralit del diritto e il primato della fede). La visione complessiva della comunione e la
specificit della giustizia ecclesiale porta quindi a riconfigurare le categorie giuridiche
tradizionali. Il rilievo costituzionale viene normalmente affermato e riconosciuto, anche se si
registrano non di meno le manchevolezze e insufficienze d'impostazione dell'attuale
regolamentazione positiva. L'inquadramento teorico generale proposto molto sensibile alla
ricezione del fattore carismatico e del dato soprannaturale. L'indirizzo teologico manifesta
peraltro vive riserve e perplessit circa l'implementazione del metodo costituzionalistico
secolare, ritenendola un appiattimento e un impoverimento dell'esperienza ecclesiale. L'assoluta
originalit del modello canonico richiederebbe vie e forme che esaltino maggiormente l'elemento
trascendente e la communio. Il discorso si sposta quindi sulla ricezione del ordinatio fidei,
lasciando da parte il profilo tecnico e strumentale.
L'indirizzo giuridico come gi evidenziato stato il principale terreno di coltura della
scienza costituzionale criticamente intesa. Sin dagli anni sessanta fiorita un'abbondante e
considerevole produzione dedicata alla nostra materia. La scienza costituzionale stata
considerata una coerente applicazione della propugnata distinzione dello studio dell'ordinamento
canonico in branche e del desiderio di modernizzazione del sistema. L'affermazione del metodo
tuttavia non rappresenta solo un acquisizione tecnico-formale ma un importante risultato
contenutistico e concettuale. Il movimento costituzionale stato ritenuto infatti la forma pi
immediata e appropriata per dare concreta attuazione e sviluppo alla novit dei principi
ecclesiologici conciliari. L'esperienza di Fidelium Iura, l'unica rivista canonistica specialistica
con uno specifico indirizzo programmatico, manifesta l'ambizione e la proficuit
dell'orientamento costituzionalistico. La sensibilit e l'attenzione per i diritti fondamentali in tal
modo rimasta viva e operosa. Un altro ambito di particolare interesse stato legato alla
configurazione delle circoscrizioni ecclesiastiche e all'assetto del popolo di Dio. La maturazione
e l'accreditamento di questa linea di pensiero ultimamente ha comportato forse un minor slancio
ideale, meno insistenza sulle questioni epistemologiche e una limitazione dell'inquadramento
generale, anche se non sono mancati tentativi di ripensamento e aggiornamento. Il collegamento
tra costituzionalit ed essenza della giuridicit perci stretto e profondo con conclamati meriti
storico-scientifici.
L'indirizzo pastorale mira pi all'aspetto pratico ed effettivo dell'attribuzione del dovuto
e non ha grandi pretese di sistemazione teorica, non per questo per privo di una visione
d'insieme dell'ordinamento. Il recupero dell'orientamento spirituale e solidale del diritto nella
Chiesa tende a temperare il rigore e semplificare le forme (ad es. nel settore penale o
penitenziale). La centralit della persona e il garantismo costituiscono punti di intesa e
convergenza con la logica costituzionale, ma la fermezza e la chiarezza della fissazione dei
principi basilari e dell'assetto gerarchico della comunit impliciti in tale ratio sembrano una
remora all'accoglimento dell'idea costituzionale. La reazione perci stata spesso di ostilit e
resistenza nei confronti della scienza costituzionale, invocando piuttosto una riforma pi radicale

e alternativa dell'ordine costituito. Fermo restando la legittimit dell'istanza e l'opinabilit delle


soluzioni proposte nel rispetto del patrimonio dottrinale, l'approccio pastorale risulta viceversa
insidioso ed estremamente pernicioso se induce una stumentalizzazione del fattore giuridico o
addirittura un misconoscimento del suo intrinseco valore nella percezione del mysterium
Ecclesiae. Come stato ripetutamente ribadito, la carit e la misericordia presuppongono sempre
la giustizia e la verit. L'indole pastorale del diritto canonico non quindi contraria alla
promozione del bene comune ecclesiale.
Il rasserenamento del clima scientifico-ecclesiale e le emergenze antropologiche e
culturali attuali hanno portato a superare precedenti contrasti e diffidenze. La positivit del
superamento dei pregiudizi e delle polemiche passati, non bene per che conduca alla chiusura
o alla ristrettezza mentale. Le etichette o le appartenenza sono secondarie, resta decisiva tuttavia
la corretta comprensione della nozione di diritto che alla base di molti equivoci e
fraintendimenti. La giuridicit canonica non pu prescindere insomma dal riconoscimento
dell'intrinseca dimensione di giustizia dei beni salvifici e della comunit. La scienza
costituzionale, fermo restando la discutibilit della sua formalizzazione (supra Cap. I.4), pi che
un opzione di scuola, aiuta allora a comprendere quell'equilibrio tra divino e umano, tra natura e
grazia, tra individuo e societ che il teologismo e il pastoralismo sembrano stravolgere.
3. La persistenza del metodo esegetico
I nuovi approcci metodologici maturati alla luce o nel contesto del Vaticano II, che
abbiamo appena indicato, non hanno per soppiantato l'ormai tradizionale metodo esegetico. Il
criterio analitico-esplicativo del dettato codiciale tipico della schola testus e delle sue derivazioni
pu anzi considerarsi tuttora prevalente e quasi dominante nella letteratura canonistica. In molti
casi, l'adesione ad un orientamento o impronta teorici (spesso l'indirizzo teologico) non esclude
poi l'adozione dell'impianto enumerativo commentaristico. In tale ottica il profilo costituzionale
(raramente qualificato espressamente come tale) si identifica con l'inquadramento della
sistematica del codice e la presentazione e spiegazione dei singoli canoni. La compiacenza nella
novit del tenore e dello spirito del Codice e la fiducia nello strumento normativo ingenerano, e
in parte giustificano, un atteggiamento di prudente e scrupolosa spiegazione del testo legislativo.
Le codificazioni vigenti, al di l dei limiti e delle insufficienze formali, appaiono rispondenti alle
acquisizioni ecclesiologiche contemporanee, meritevoli di un serio lavoro critico-interpretativo e
contengono interessanti linee di sviluppo ed elaborazione. In tale opzione tuttavia non c' tanto
una precisa scelta di valore quanto una certa ripetitivit e immobilismo culturale.
L'immediatezza, la sicurezza e la semplicit del parametro legale, il peso del costume e dello
stile d'insegnamento e le indicazioni direttive inducono a seguire ancora in maniera consistente il
procedimento esegetico.
Seguendo l'impronta esegetica la costituzione della Chiesa ricollegabile soprattutto
alle prime due parti del libro II. De popolo Dei. A questo metodo si ispirano pi che articoli o
contributi settoriali (che in genere enfatizzano poco il taglio costituzionalistico), trattazioni
generali, manuali o commentari che si propongono esplicitamente di illustrare e spiegare ratione
materiae il popolo di Dio. Non sono mancate quindi esposizioni abbastanza chiare e convincenti

sui diritti dei fedeli e l'organizzazione ecclesiastiche, ancorch non abbiano la pretesa di
enucleare e fissare i principi e la struttura dell'ordinamento canonico. La dottrina esegetica ha
esposto finora con una certa accuratezza e precisione la portata e la consistenza della
regolamentazione vigente. In alcuni casi, ha illustrato pure con attenzione e sagacia i presupposti
e l'inquadramento del disposto legale. La disciplina positiva del popolo di Dio e del suo nucleo
essenziale (il fedele) sono indubbiamente l'asse portante della constitutio Ecclesiae ma non
esauriscono la prospettiva della scienza costituzionale. Anche in contesti di area germanica la
sensibilit sistematica non ha portato a superare o discostarsi troppo dalla logica espositiva del
quadro legale. L'indubbia novit contenutistica ed ermeneutica soggiacente alla traduzione in
termini normativi degli insegnamenti del Concilio Vaticano II sembra quindi in parte frenata o
compressa dall'impostazione precedente. La presentazione della sistematica codiciale e delle
questioni ermeneutiche sottostanti non basta da sola a garantire la "decodificazione" dell'ordine
sociale giusto del popolo di Dio e soprattutto la sua maturazione critica. La finalizzazione
didattica predeterminata (la ripartizione delle materie secondo l'ordine del Codice) vincola
inesorabilmente la trattazione ad un settore o ad una parte definita dell'ordinamento.
L'analisi dei Codici ha contribuito senz'altro ha migliorare e perfezionare la scienza
costituzionale. Il rigore dell'esame dei canoni ha fornito preziosi elementi e riscontri. L'insistenza
e, soprattutto, la pretesa di esclusivit o monopolio del criterio testuale non giova per
all'elaborazione di un sapere scientificamente definito. In tale prospettiva il diritto costituzionale
non emerso e difficilmente potr affermarsi. La "chiusura esegetica" rischia di limitare la
giuridicit canonica al dato normativo senza considerare tutta la ricchezza e variet della realt
ecclesiale e sembra rinunziare ad un'osservazione di ampio respiro e portata. Il legalismo
chiaramente un'indebita forma di riduzionismo che contrasta con l'essenzialismo della
concezione classica dello ius. La visione d'insieme e complessiva, tipica dell'approccio
costituzionale, viene ridotta se non smarrita del tutto. Il diritto del popolo di Dio cos come
concepito secondo il metodo esegetico, si limita al Libro II e finisce col comprendere aspetti
della condizione personale dei fedeli o dell'organizzazione ecclesiastica estranei all'autentica
ratio costituzionale. L'accentuazione della prospettiva esegetica non coglie dunque la
differenziazione organica e strutturale del sistema. Al criterio meramente materiale della
ripartizione dell'ordinamento, come abbiamo gi sottolineato (supra Cap. III.2), occorre
sostituire quello formale e sostanziale ad un tempo della natura del bene giuridico (ratione
formalitatis).
4. La scuola dogmatica italiana
La c.d. scuola laica italiana ha costituito una fucina di pensatori e di idee che,
considerata anche la stretta vicinanza geografica con la localizzazione della Sede Apostolica, ha
influito notevolmente sull'elaborazione della scienza canonica e sul diritto della Chiesa
contemporaneo. Il prestigio di questa corrente attraversa il secolo passato fino ai nostri giorni;
avrebbe potuto quindi essere considerata tra i prodromi del sapere costituzionale (Cap. IV),
preferiamo per accennarvi in questa sede per la sua persistente rilevanza e operativit. L'intenso
dialogo con la cultura giuridica secolare e l'impostazione sistematica, tipici dell'approccio

dell'insegnamento del diritto canonico nelle universit civili italiane, in un certo senso hanno
anticipato, preparato e accompagnato la nascita stessa del sapere costituzionale. Pi di una scuola
o di un sistema di pensiero univoco e definito costituisce un indirizzo o orientamento scientifico
e una vera e propria esperienza o "laboratorio" di ricerca di insigni giuristi accomunati da un
linguaggio (non solo comunicativo) e un ideale comune: promuovere l'identit e la dignit
scientifica del diritto nella Chiesa.
La fortuna della "scuola italiana" collegata alle qualit dei docenti e alle vicende
accademiche degli studi canonistici. La soppressione delle cattedre di diritto canonico nella
seconda met dell'Ottocento indusse a sostenere la validit della materia come necessaria base
dello studio del diritto ecclesiastico dello Stato. Illustri maestri quali Ruffini e Scaduto prima,
Jemolo e Del Giudice dopo, seppero valorizzare e sviluppare la pregnanza dell'insegnamento
canonico, ripristinando e anzi accrescendo il rilievo universitario civile. I Patti Lateranensi del
1929 e le vicende costituzionali del 1948 contribuirono a motivare uno specifico interesse per
l'approfondimento della disciplina canonica. L'epoca pi felice e produttiva della scuola italiana
rappresentato probabilmente dal periodo anteriore o concomitante al Vaticano II. L'intenso e
vivace dibattito sul metodo e sullo spirito dell'ius canonicum anim una discussione teorica
molto appassionata ed acuta. Fedele, Giacchi, d'Avack, Gismondi, Petrocelli (solo per citare
autori molto conosciuti) e parecchi altri diedero un notevole contributo all'impostazione
"moderna" del corso. Questi autentici maestri tra l'altro fecero scuola e dottrina: formarono
discepoli e svilupparono idee e proposte. La scuola laica ha offerto un buon apporto alla riforma
della legislazione ecclesiastica. La sequela e la tradizione di quest'indirizzo, nonostante la
difficile congiuntura accademica, continua ancora a sfornare validi giuristi e apprezzati lavori.
Il merito principale della scuola laica italiana la rivendicazione e la dimostrazione
della piena giuridicit dell'ordinamento canonico. Il terreno di coltura e il clima di scambio e
rispetto reciproci favorisce e sostiene il dialogo e il confronto "senza complessi" (come invece
era avvenuto con lo ius publicum ecclesiasticum) con la cultura giuridica secolare. Gli esponenti
di quest'indirizzo sono convinti che i canonisti sono in primo luogo ed essenzialmente dei
giuristi. L'accentuazione della "laicit" non indica contestazione o dissidenza nei confronti del
Magistero (per quanto viene sottolineata la libert e l'indipendenza di pensiero), ma, oltre
all'identit stessa dei docenti, denota un'impronta espressamente alternativa e contrastante con
l'atteggiamento curiale e l'indirizzo sacerdotale (quello allora seguito nelle facolt
ecclesiastiche). Il discorso sul metodo apre la strada alla modernizzazione e apertura della
scienza canonica agli apporti della filosofia e della teoria generale del diritto moderne. Al
desiderio di applicazione delle categorie e degli schemi civilistici (d'Avack) si contrappone la
recisa affermazione dell'assoluta specificit e originalit dell'esperienza canonica (Fedele). La
notevole ambivalenza e disparit delle posizioni non esclude molti punti di convergenza e
possibile comunicazione. L'evocazione degli elementi tipici dell'organizzazione statale (popolo,
territorio, sovranit), pur con la singolarit del fine soprannaturale, espressamente supposta da
d'Avack e parecchi altri. Un'altra chiara qualificazione della corrente di pensiero l'assunzione
come criterio d'impostazione della dogmatica giuridica. L'opzione per il metodo sistematico

quindi chiaramente supposta e fortemente affermata. La distinzione in rami e l'enucleazione di


specifici settori trova un buon riscontro. L'impronta concettuale e la sensibilit classificatoria di
questo indirizzo ha offerto dunque un ponte o un approdo alla scienza costituzionale canonica.
La scuola italiana ha assunto il criterio costituzionale in maniera abbastanza immediata
e diretta. La graduazione delle fonti e degli elementi giuridici non presenta infatti eccessive
difficolt nella forma mentis dei giuristi secolari. Il principio di concettualizzazione
costituzionale viene frequentemente supposto e affrontato nelle opere manualistiche o
specialistiche. Tralasciando una pi completa indagine storica, diversi contributi recenti mirano a
presentare il modello giuridico ecclesiale attraverso i capisaldi o le linee portanti del sistema. La
stessa presentazione sintetica dell'intera materia a scopo didattico favorisce una visione unitaria e
complessiva dell'ordinamento, ancorch difetti un po' una chiara differenziazione dei piani o dei
livelli conoscitivi. Il riferimento alla giuridicit primaria del popolo di Dio presente e frequente
ma non sempre tecnicamente o consapevolmente adoperato. Non mancano neppure testi pi
specialistici che si ispirano alla logica costituzionale.
La facilit e l'immediatezza del riscontro delle categorie costituzionali non comporta
ancora l'elaborazione di un sapere profondo e maturo. Nella canonistica italiana c' insomma
spazio e disponibilit per la scienza costituzionale ma manca probabilmente quell'articolazione
specialistica che la canonistica ecclesiastica riesce ad affrontare pi compiutamente. Nonostante
alcuni interessanti e sagaci contributi, il riferimento alla nostra materia non ha ancora raggiunto
un inquadramento epistemologico troppo chiaro e definito. La sostanza non si integra in pratica
con la formalizzazione scientifica, ingenerando talora equivoci e fraintendimenti.
Quest'approccio, proprio per la sua genesi e radice, comporta il rischio, al di l di qualche
deviazione dottrinale, pi in generale di conformarsi troppo alla visione positivistica e
formalistica imperante in ambito civile. Il riconoscimento della peculiarit e autonomia
dell'ordinamento non basta ad assicurare la retta impostazione della giuridicit canonica. La
questione fondamentale e la nozione di diritto sono alla base di ogni costruzione specialistica.
5. Uno sguardo alla costituzionalistica secolare
Prima di concludere il nostro percorso, vale la pena dare uno sguardo al panorama
costituzionalistico secolare per non restare ancorati all'obsoleta concezione decimoninica.
Riferendosi alle obiezioni circa la genesi e la matrice del movimento politico-costituzionale
moderno riferite (supra Cap. I.2.b), occorre rilevare infatti che molta strada stata percorsa e che
la scienza giuridica universale ha perfezionato notevolmente le categorie e la tecnica
costituzionale. L'ispirazione illuministica e, in parte, anticristiana delle istanze garantiste e
libertarie originarie pu considerarsi in buona parte superata o attenuata, il fattore formalista e
positivista che condiziona lo sviluppo della mentalit giuridica moderna per resta e si
probabilmente accresciuto. Il fenomeno costituzionale allora si depurato ideologicamente e
intenzionalmente ma si confuso concettualmente e contenutisticamente. Il soggettivismo
gnoseologico e il relativismo morale hanno intaccato seriamente le basi della cultura (almeno
occidentale) e i presupposti metafisici del sapere. Il c.d. "pensiero debole" ha imposto una
perniciosa insofferenza e intolleranza verso l'oggettivit e assolutezza dei principi e dei valori. La

base del consenso sociale e della convivenza civile si perci spostata sulla labile accettazione
delle regole e delle procedure del "gioco democratico". Il laicismo (non la sana laicit) e la
faziosit ideologica inducono un costituzionalismo senz'anima. Il quadro contemporaneo
presenta luci ed ombre. L'impoverimento della materia e l'accrescimento della forma ha
determinato peraltro opposte spinte e sollecitazioni.
La costituzionalistica (la scienza costituzionale), soprattutto a livello comparativo, ha
colto alcuni snodi importanti nell'impostazione della materia. Tali passaggi sono intimamente
collegati all'evoluzione del pensiero politico e al sottostante modello di Stato. Con somma
approssimazione si posso individuare tre tappe del percorso costituzionale.
La prima fase coincide con il sorgere e l'affermarsi del movimento costituzionale: la
costituzionalistica rivoluzionaria. La qualificazione 'rivoluzionaria' non indica una necessaria
radice ribelle o eversiva, per quanto la rivendicazione quasi sempre sia storicamente collegabile a
moti violenti e sediziosi, ma la sua caratteristica decisamente sostanziale e alternativa all'ordine
costituito. L'obiettivo delle agitazioni e delle polemiche in genere era la cessazione o, quanto
meno, il temperamento dell'assolutismo dispotico e dell'arbitrio del potere. Il costituzionalismo
primigenio ha quindi un atteggiamento antisistema e fortemente contestativo. La formulazione
iniziale abbastanza semplice e ingenua, si tratta di una scienza dichiarativa e operativa pi che
critico-esplicativa. L'elaborazione tecnico-scientifica piuttosto povera ed essenziale, si limita a
delineare e regolare i tratti o aspetti salienti senza ricercare e sviluppare i singoli istituti n la
logica del sistema. L'accentuata materialit dello spirito originario si concretizza nei meccanismi
di limitazione o controllo del potere e nel riconoscimento di alcuni diritti fondamentali,
soprattutto di libert. interessante notare per come le carte costituzionali fioriscano sempre
attorno al riconoscimento dei diritti e all'assicurazione di garanzie basilari dei cittadini e non
come meccanismi di razionalizzazione o miglioramento dell'organizzazione. La tutela dei diritti
insomma la base e l'essenza di ogni processo democratico.
La costituzionalistica liberale, coincidente in buona parte con gli scorci dell'ottocento e
la prima met del novecento, ha rappresentato una fase di consolidamento e notevole
approfondimento per la scienza costituzionale. La dommatica e la teoria generale
giuspubblicistica hanno conosciuto un notevole rigoglio e sviluppo. Nella letteratura scientifica
sono stati particolarmente fecondi i primi decenni del XX secolo. La progressiva diffusione del
positivismo giuridico e del modello kelseniano ha per spostato inesorabilmente il discorso sulla
formalit della legge: la gerarchia normativa, la creazione e la modificazione del testo,
l'inderogabilit e fermezza del disposto, la rigidit o flessibilit del dettato, ecc. La conoscenza
critica e la tecnica hanno acquistato spessore e rigore, perdendo per parte del carattere
programmatico e della linfa vitale iniziali. L'idealit dello stato di diritto liberale esalta d'altronde
la titolarit del governo e i modi d'uso del potere pi della ricerca dei fini e dei valori condivisi.
La partecipazione sociale e la promozione della dignit della persona non appaiono come
obiettivi prioritari nell'organizzazione dello Stato. piuttosto netto lo scivolamento da una
visione fortemente materiale e sostanziale ad un'impostazione pi formale e logicistica.

La costituzionalistica sociale contemporanea molto articolata e complessa. Il volume


della letteratura specialistica ha assunto dimensioni quasi incommensurabili. La triste esperienza
del nazionalsocialismo e del fascismo stato un elemento di riflessione e di esame obbligato
della cultura occidentale del dopoguerra e ha segnato profondamente la scienza costituzionale. Il
varo di nuovi testi costituzionali in quasi tutti i Paesi ha alimentato analisi, studi e ricerche
sempre pi puntuali e approfondite e l'apporto delle scienze ausiliari. Spiccano inoltre le
tradizionali indagini storiche e monografiche anglosassoni. L'attenzione si aperta alle istanze
culturali, all'inclusione sociale e all'integrazione pluralistica, agli indirizzi economici e fiscali, al
perfezionamento garantista dei meccanismi democratici, alle autonomie locali e a tanti altri
profili. Da un punto di vista teorico generale e di dottrina dello Stato non si registrano tuttavia
troppe acquisizioni, il pensiero costituzionalistico abbastanza stabile e delineato. Al di l del
persistente storicismo, sono ancora molto influenti e, probabilmente dominanti, il positivismo e il
sociologismo giuridico. Vale la pena per menzionare l'indirizzo emergente e con un certo
seguito del neocostituzionalismo che cerca di riportare il discorso dalla validit ed efficacia del
sistema legale alla essenziale domanda sulla giustizia (trascurata dalla concezione kelseniana). Si
parla perci espressamente di "rimaterializzazione" della costituzione ad indicare il recupero
della sua dimensione sostanziale e valoriale. Il neocostituzionalismo ritiene necessario insomma
ristabilire il vincolo tra diritto e morale. I valori e i principi costituzionali divengono cos il
cardine applicativo e l'indiscusso strumento interpretativo dell'intero ordinamento. Nonostante la
bont dell'aspirazione e dei criteri adottati, il problema resta il riferimento interno al
riconoscimento positivo. Lo smarrimento dei fondamenti antropologici e metafisici della
giustizia rende ulteriormente problematico e insicuro ogni orientamento non giusrealistico della
scienza secolare. Non casuale che oggigiorno le istanze e le pretese soggettivistiche (i presunti
"nuovi" diritti che normalmente sono "falsi" diritti) si vadano moltiplicando e ampliando. La
costituzionalistica attuale insomma per lo pi continua a difettare di un adeguato supporto
filosofico e fondamentale, anche se ha conservato la sua funzione di salvaguardia e garanzia
essenziale dell'ordine sociale.
Dal quadro proposto spicca immediatamente la sproporzione e il divario tra la
diffusione e l'influenza della logica costituzionale in ambito civile e la modesta rilevanza in
ambito ecclesiale. inutile osservare che la costituzione della Chiesa non solo molto pi antica
e ricca dell'esperienza civilistica ma connaturata al fine trascendente del popolo dei Dio.
L'auspicabile dialogo e scambio culturale e interordinamentale porta dunque a riconoscere la
finezza formale e tecnica dell'elaborazione secolare ma anche i limiti strutturali e concettuali del
pensiero giuridico contemporaneo. L'attenuazione della carica polemica illuminista e
giusrazionalista coincisa pure con la sempre pi spiccata adesione al modello positivistico. Il
riscontro dello strumentario statuale non pu essere insomma ingenuo e sprovveduto. La
costituzionalistica canonica pu prendere allora i principi e i concetti dal sapere comune e pu
apportarvi la sostanzialit di ci che giusto e la concezione classica della giustizia per
contribuire cos a dare un'anima al costituzionalismo. La Chiesa costituzionale e garantista ab
origine ma chiamata ad attuare sempre meglio (pi fedelmente) storicamente la sua missione.

La purificazione delle categorie scientifiche in un ottica realista porta inoltre a non confondere
indebitamente politica e diritto nella promozione del bene comune. Bisogna sempre aver
presente che il diritto costituzionale riguarda il livello giuridico e non quello politico.
6. L'insegnamento attuale e le sfide del sapere costituzionale canonico
Il progresso della scienza costituzionale deriva in buona misura dal suo studio e
insegnamento, utile perci esaminare conclusivamente la situazione della docenza della materia
sia nella logica d'impostazione sia nella concreta verifica. La scarsa coltivazione accademica del
sapere ostacola la diffusione e l'ampliamento del suo orizzonte e la virtualit del metodo. La
produzione scientifica, come abbiamo visto, non vincolata necessariamente alla manualistica e
alla divulgazione, manca per un vero e proprio concorso di idee o un dibattito allargato come si
realizzato nella stagione della LEF.
La ratio studiorum degli studi canonistici nelle facolt o istituti ecclesiastici
riconducibile, com' noto, alla cost. ap. Sapientia christiana e alle sue modifiche. Il contenuto
dell'insegnamento del diritto canonico rapportabile all'esame della legislazione vigente con le
necessarie integrazioni concettuali (filosofico-storico-teologico) e formative (elementi di diritto
romano, civile, concordatario, ecclesiastico, ecc.). La modalit di presentazione ricalca
sostanzialmente il modello esegetico successivo al fenomeno codificatorio. Anche il decreto
Novo Codice ( significativa la stessa intitolazione) non si discosta da questa logica e segnala
prioritariamente come oggetto obbligatorio d'istruzione: il Codice di Diritto Canonico o il
Codice dei Canoni delle Chiese Orientali in tutte le loro parti e le altre norme vigenti.
Evidentemente la libert e variet didattica permette di strutturare o conformare variamente il
programma generale, rispettando sempre le indicazioni contenutistiche e d'indirizzo. La
sistematica codiciale offre comunque il pi semplice e immediato criterio di ripartizione della
disciplina. In tale contesto il profilo costituzionale stenta ad emergere autonomamente e viene
ricondotto parzialmente o totalmente alla conformazione del popolo di Dio.
Il panorama delle Universit civili o cattoliche logicamente pi articolato e disparato,
manca una strutturazione organica e unitaria dello studio del diritto canonico. Nell'ambito delle
Facolt di diritto o di giurisprudenza occidentali la rinomanza e l'influenza storica e sociale della
tradizione cattolica ha dato spesso ingresso (almeno in maniera opzionale) allo ius canonicum,
accanto al diritto ecclesiastico o alla regolazione del fenomeno religioso. Le scelte
economicistiche, pragmatiche o ideologiche attuali tendono per a tarpare la formazione
giuridica delle sue premesse storiche e culturali. La singolarit della cattedra in genere non
consente un approfondimento specialistico o settoriale, ma, come gi sottolineato, favorisce e
stimola una visione sintetica e globale. I corsi nelle universit civili sia per lo scopo che per la
sensibilit manifestano una maggior apertura e propensione al fenomeno costituzionale, anche se
non si presentano come organiche e complete trattazioni del tema ma come sintesi di un sapere
originale e composito.
Inquadrati sommariamente i criteri d'insegnamento della scienza canonica ratione
materiae, utile verificare concretamente lo spazio e l'interesse riservato al diritto costituzionale
canonico nei piani di studio delle singole Facolt o Istituti. Nell'ambito delle Universit romane

la Pontificia Universit della Santa Croce, com' noto, l'unica che prevede il corso di Diritto
costituzionale canonico. Le altre universit pontificie, come vedremo, seguono altri schemi e
modelli. Oltre alla scuola di Navarra, che ha avuto il merito e la perspicacia di reimpostare la
strutturazione degli studi canonistici additando specificamente l'importanza di questa branca,
altri Istituti di area mitteleuropea prevedono obbligatoriamente il Diritto costituzionale o il
Verfassungsrecht. In altre istituzioni accademiche emerge poi un rilievo indiretto del tema
costituzionale. Pi del dato nominalistico o qualificatorio ci sembri comunque che conti la
sostanza e l'effettivit dell'ammaestramento. L'esiguo numero di centri si riduce ulteriormente se
dalla denominazione si passa alla consapevole differenziazione epistemologica. La tradizione
lato sensu germanica continua infatti ad ispirarsi prevalentemente alla sua ripartizione
sistematica storica. In genere l'indicazione pi materiale che concettuale, anche se la semplice
emersione formale gi un invito a cogliere la specificit e struttura interna del dato.
Lo schema prevalente nell'impostazione degli studi canonistici delle universit romane e
non solo quello di scindere i profili costituzionalistici in due o tre corsi. La denominazione pi
diffusa quella del popolo di Dio, ma alternativamente o sequenzialmente si presentano pure i
due capisaldi dei fedeli e della costituzione gerarchica della Chiesa. In alcuni casi l'aspetto
istituzionale poi diviso tra la suprema autorit e le Chiese particolari. Le indicazioni circa i
soggetti sono abbastanza disparate. Raramente i fedeli sono proposti isolatamente. Il pregio della
generalizzata evidenziazione della figura del fedele si attenua cos con la frequente congiunzione
con i laici, le associazioni dei fedeli o i chierici, confondendo l'univocit del criterio di
concettualizzazione. Il limite principale ci sembra dato dall'accorpamento dei temi o degli
argomenti ratione materiae o esplicitamente ratione canonum anzich in ragione della
formalizzazione scientifica. In tal modo rischia di perdersi l'unit e complessivit del sistema e la
penetrazione dei principi e della logica costituzionale. Le partizioni chiaramente possono essere
dettate anche da motivi semplicemente funzionali o didattici, ad ogni dovrebbero sempre
facilitare e guidare alla comprensione dell'organicit dell'ordinamento canonico. La mancata
autonoma emersione della scienza costituzionale ci pare quindi non tanto una carenza
contenutistica quanto un limite conoscitivo ed esplicativo che per condiziona l'ermeneutica
canonica.
L'affermazione del sapere non pu logicamente avvenire per via precettiva o
autoritativa, deve maturare attraverso la comune condivisione del paradigma scientifico. In
questa linea ci sembra che molta strada sia stata percorsa dottrinalmente e normativamente. La
speculazione resta per troppo ancorata al riconoscimento legislativo senza una visione d'insieme
e una precisa spinta creativa e classificatoria. Il superamento delle polemiche e delle liti di scuola
sicuramente positivo, purch per non si traduca in una chiusura o ristrettezza mentale. Le
opzioni epistemologiche e le formalizzazioni scientifiche proposte sono opinabili e tutto
sommato secondarie rispetto alla corretta radicazione della giustizia nella Chiesa. In questa
direzione il diritto costituzionale pu avere per un ruolo illuminante e propulsivo. Al
perfezionamento tecnico-concettuale si associa l'ampliamento delle garanzie e la miglior

regolazione dell'esercizio potere. L'inquadramento della costituzionalistica ecclesiale


nell'orizzonte nella giustizia universale ad ogni modo fornisce la sfida forse pi ardua e difficile.