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Capitolo 1: IL RAPPORTO DEL PZ CON LA MALATTIA: ASPETTI STORICO-SOCIALI E

INDIVIDUALI
1. ASPETTI STORICI
1.1 Il rapporto con la malattia
La sociologia e lantropologia hanno contribuito nel fornire le conoscenze riguardo al rapporto
uomo-malattia nel corso dei secoli.
LEuropa medioevale era tormentata e ossessionata dalle malattie. La mancanza di cibo e la mal
nutrizione cronica rendevano le persone pi vulnerabili a contrarre malattie che a sua volta si
diffondevano facilmente. A quellepoca le malattie croniche erano curate attraverso riti religiosi; i
chirurghi considerati esseri impuri che vivevano nel peccato perch venivano in contatto con il
sangue. Met del 500 scarsa fiducia nella medicina tradizionale. Con lilluminismo, la ragione
acquis maggior potere grazie ai progressi scientifici e tecnologici anche se la scomparsa della
malattia grazie alla religione non scomparve (si credeva ancora nella stregoneria).
XVIII prima facolt di medicina. Con lutilizzo di strumenti innovativi, come il microscopio (1590),
lattenzione si spost verso la valutazione oggettiva degli indicatori di malattia, rendendo visibili gli
agenti patogeni. Questi cambiamenti portarono alla nascita del modello biomedico dove il malato
assunse il ruolo di pz. Alla fine del XVIII i libri di educazione alla salute davano dei consigli su
come prevenire le malattie adottando comportamenti basati sulla moderazione, evitando eccessi
nella vita di tutti i giorni, curando la dieta, lesercizio fisico e il sonno. XX allontanamento da una
prospettiva relativista.
1.2 modelli di cura: modello biomedico e il modello biopsicosociale
Il modello biomedico da tempo riconosciuto come il modello di riferimento della medicina
occidentale, dove la malattia pu essere spiegata in base a processi somatici aberranti e a squilibri
biochimici. Essa esclude dal proprio campo dindagine gli aspetti sociologici e psicologici. Questo
modello riconduce lorigine di tutte le patologie ad un'unica causa, quella del malfunzionamento
biologico. Studi successivi hanno dimostrato linfluenza di fattori psicologici e sociali. A partire da
questo nasce il modello biopsicosociale, secondo cui i fattori biologici, psicologici e sociali devono
essere considerati fattori importanti nella comprensione della salute e della malattia. Questo
modello rappresenta un evoluzione rispetto a quello biomedico, che comunque ne rimane parte
integrante.
Per capire come tutti questi fattori entrano in relazione e danno origine a una condizione sana o
malata stata applicata la th della sintesi. Questa th parte dallassunto che tutti i livelli di
organizzazione di qualsiasi entit siano legati tra loro gerarchicamente e che un cambiamento in uno
di questi livelli genera modificazioni allinterno degli altri. Per cui salute, malattia e cure mediche
sono processi legati tra loro.
Conseguenze delladozione del modello biopsicosociale:

il processo diagnostico deve sempre considerare l interazione dei fattori biologici,


psicologici e sociali alla base delle considerazioni di salute o malattia;
la terapia deve essere stabilita tenendo presenti i tre ambiti di influenza;
il rapporto tra medico pz di fondamentale importanza per lefficacia del trattamento e la
velocit di guarigione.

2. ASPETTI SOCIOEMOTIVI E RELAZIONALI DEL PZ


2.1 Lesperienza soggettiva della malattia: variabili individuali, sociali e culturali

Una condizione patologica pone l'individuo difronte dalla realt sociale, lo esclude dai normali
compiti e responsabilit, ponendolo in una condizione di dipendenza dagli altri e, nei casi pi gravi
di isolamento. Questa condizione pu apportare modifiche alle dinamiche famigliari.
Focault ci dice che ciascun individuo in grado di modificarsi, intervenendo sul proprio corpo,
sulla propria anima, sui propri pensieri e comportamenti al fine di poter raggiungere un certo livello
di felicit e saggezza.
Wheatley ha ripreso questo concetto, analizzando come i pz cardiopatici affrontano la riabilitazione
ed evidenziando una serie di stili di risposta:

Letica della perfezione colui che aderisce rigidamente alle indicazioni degli operatori
sanitari e manifesta una totale fiducia nel personale sanitario
Letica della rassegnazione pz ha una visione pessimistica della propria malattia anche
se pu manifestare fiducia verso il personale sanitario
Letica del gioco e del piacere rientrano tra queste le persone che affrontano i
cambiamenti con ottimismo e vive la riabilitazione come un momento ludico
Letica dellevasione latteggiamento di questo paziente evidente in particolare durante
il colloquio con il medico volto a valutare ladesione alle norme terapeutiche e riabilitative
stabilite. Questi pz non sono onesti nel rispondere alle domande e forniscono spesso mezzo
verit
Letica della disputa questo pz prova piacere a sfidare le regole terapiche e riabilitative.
scettico sulle competenze del personale e questo lo porta a rifiutare le indicazioni ricevute
Letica della sperimentazione questo pz vede la malattia come un puzzle da risolvere o
comunque da affrontare in modo competente. Questi soggetti sono propensi a seguire rimedi
popolari che provengono dalla cultura familiare o popolare, hanno fiducia nelle terapie
alternative
Letica del compromesso questi pz affrontano la malattia con moderazione e una volta
ritenuti i rischi pi importanti stabiliscono le priorit riguardo i comportamenti da seguire.

Domanda di chi soffre di una malattia perch proprio a me? E a partire da questa domanda che il
pz pu iniziare a ripercorrere la propria storia, nel tentativo di dare un significato alla malattia.
Frank ha individuato 3 tipi di storie di malattia:
1. Le storie di restituzione sono ottimistiche. La malattia vista come nemico da
sconfiggere e acquisire controllo su di essa. La medicina percepita come arma invincibile
che sconfigger la malattia.
2. Le storie di caos clima di sconfitta. La mancanza di controllo totale per cui domina il
caos. Pz pensa che la terapia non avr successo.
3. Le storie di ricerca la malattia vissuta come la ricerca di un nuovo senso da dare alla
propria esistenza, per esempio riconoscendo quali sono i valori realmente importanti nella
vita. Lattenzione posta verso la guarigione secondaria a differenza di quella porta verso i
cambiamenti che la malattia ha portato.
Differenze di genere
Alcune differenze tra uomini e donne riguardo la salute e la malattia sono riconducibili a diversit
biologiche e quindi sono indiscutibili. Altre differenze, invece, sono mediate da fattori sociali come
il livello culturale, il reddito e la cultura di appartenenza e sono quindi soggetti a cambiamenti. Le
donne sembrano pi vulnerabili a contrarre malattie e questo dovuto alla qualit della vita che le
donne; le donne sono sottoposte a pi stress che deriva sia nellambito famiglia che nellambito
lavorativo. La prevalenza dabuso e la dipendenza da sostanze maggiore negli uomini. Gli uomini
seguono un regime alimentare meno sano. Non sono emerse differenze significative rispetto al
livello di salute percepito da entrambi i sessi. Un dato interessante interessa e donne che lamentato
con maggiore frequenze i sintomi correlati alla sofferenza psicosociale come essere preoccupate,

sentirsi stanche , avere mal di testa. Donne svolgono esami diagnostici preventivi maggiori
rispetto agli uomini.
Variabili sociali e culturali
Una delle misure utilizzate per valutare la qualit della vita in una popolazione il livello di
mortalit, riferito in particolare alle morte premature in et infantile e in et adulta. Le cause di
morti pi frequenti tra i bambini sono dovute a incidenti e a malattie respiratorie (le malattie
respiratorie nei primi anni di vita sono correlate a condizioni fisiche dellambiente domestico come
per esempio lumidit e i comportamenti scorretti dei genitori come il tabagismo. Per quanto
/riguarda le mor/ti negli adulti possono essere dovute a condizioni di lavoro inadeguate e pericolose.
Ricerche condotte negli Stati Uniti per valutare limpatto delle differenze sociali sulla salute hanno
considerato reddito e livello di istruzione.
Tra le variabili che incidono sul rapporto con la salute va ricordato anche il livello educativo, non
solo perch a una maggior istruzione corrisponde una maggiore conoscenza delle norme igieniche e
delleziologia delle patologie pi comuni, ma anche perch, influendo sulla futura posizione
lavorativa, essa determiner il guadagno e di conseguenza lo status socioeconomico.
La concezione di salute e malattia secondo il senso comune
La conoscenza di ogni individuo riguardo le diverse malattie influenzato sia dallesperienza
personale e dal livello di maturazione individuale e di istruzioni ma anche dalle credenze trasmesse
dalla famiglia e dal gruppo culturale a cui si appartiene e dai mass media.
2.2 Le malattie in et evolutiva
I progressi medici hanno ridotto il numero delle malattie in et pediatrica e limitato le loro
conseguenze. Comunque vi sono ancora delle condizioni patologiche gravi in et evolutiva che
incidono sul normale sviluppo psicofisico individuale. I bambini o gli adolescenti che si devono
sottoporre spesso a ricoveri ospedalieri o interventi, hanno difficolt a vivere let dello sviluppo in
modo equilibrato.
I genitori influenzano i figli riguardo al concetto di salute e malattia. Il peso degli insegnamenti dei
genitori nel determinare le conoscenze sulla salute particolarmente evidente in et prescolare
(bisogna nutrirsi perch la mamma a dirlo), mentre in et pi avanzata subentrerebbe una
comprensione su base teorica-biologica. Comunque il livello di comprensione di salute e malattia
dipende da tante variabili individuali, tra cui la motivazione alla salute e la percezione della propria
vulnerabilit. Chi ha un locus of control interno (percezione che lindividuo ha del proprio
controllo) manifesta una maggior capacit di prendersi cura di s, una maggior conoscenza delle
malattie e una miglior compliance. Questa relazione mediata dalla percezione della propria
autoefficacia; pu verificarsi il caso che un individuo con un basso livello di autoefficacia, che
ritiene pertanto di non riuscire ad intervenire in modo adeguato sugli eventi e nel caso specifico
sulla propria condizione di malattia, abbia comunque un locus of control interno che gli permette di
percepirsi responsabile della propria salute.
importante non solo fornire info teoriche e pratiche rispetto alla gestione della propria malattia,
ma anche di rafforzare la fiducia dei bambini nelle proprie capacit di metterle in atto in maniera
efficace.
Punti che possono aiutare loperatore sanitario a facilitare la comprensione e ladattamento del
bambino alla malattia:

Dare info adeguate in base alla malattia sofferta (linguaggio utilizzato adeguato, bisogna
essere chiari riguardo gli obiettivi che si intendono perseguire nel percorso terapeutico,
mantenere sempre viva la speranza in una condizione di ita migliore);

Intervenire sulle paure e le ansie durante i trattamenti (situazione ideale sarebbe quella dove
genitori, medico e bambini discutono insieme della malattia. I bambini non devono restare
alloscuro della propria malattia in quanto stato visto come i bambini che si adattano
meglio alla propria malattia sono quelli che ne vengono a conoscenza al momento della
diagnosi) ;
Coinvolgere i bambini e gli adolescenti nelle decisioni inerenti alla propria salute
(naturalmente quando i bambini sono molto piccoli decidono i genitori per loro, ma quando i
figli raggiungono una maggiore consapevolezza, dovrebbero essere loro stessi a decidere);
Rinforzare le compliance (ossia la collaborazione del pz nel seguire le istruzioni del
medico).

2.2.1. Leffetto della malattia grave o cronica sui fratelli


I genitori hanno difficolt a parlare della malattia non solo con i figli malati ma anche con gli altri
figli. In questo modo si esclude la possibilit ai fratelli sani di essere al corrente dei cambiamenti e
in questo modo loro si sentono esclusi. Bisogna parlare apertamente della malattia in famiglia.
2.2.2. Leducazione alla salute
Nei bambini e negli adolescenti i comportamenti rischiosi sono + frequenti a causa della
condivisione della propria invulnerabilit (x esempio riguardo al fumo e alla scarsa possibilit di
contrarre tumori per via della giovane et).
Gli interventi di educazione alla salute devono fornire info adeguate, linguaggio e strumenti in
relazione allo sviluppo cognitivo dl bambino.
La prevenzione pu partire individuando le cause + frequenti di incidenti tra bambini ed adolescenti
2.3 Lanziano e la malattia
Let senile accompagnata da un indebolimento fisico e mentale dovuto allinvecchiamento, ma si
pu cercare di aiutare lanziano a trovare in se stesso le potenzialit necessarie a evitare
lisolamento sociale, a mantenere la propria autosufficienza e ad acquisire quindi la capacit di
adattamento.
3 LA MALATTIA COME FONTE DI STRESS E I MECCANISMI DI ADATTAMENTO
Non necessariamente una stessa malattia porta uguali livelli di stress rispetto a chi ne colpito.
Quando un pz presenta una condizione di sofferenza che non spiegabile con una condizione
medica generale, n riconducibile allabuso di sostanze, possiamo ipotizzare che si tratti di un
disturbo somatoforme. In questo modo il corpo fa da tramite per esprimere una sofferenza psichica.
Pz che somatizzano sono caratterizzati da alessitimia mancanza di parole per le emozioni
3.1 i disturbi somatoformi
Il disturbo di somatizzazione pz lamenta ricorrenti disturbi fisici che richiedono la consultazione
del medico o che interferiscono con la sua vita sociale e lavorativa, lesordio precedente ai 30 anni
e il disturbo dura per anni.
Il disturbo somatoforme indifferenziato sintomo di questo disturbo sono le frequenti lamentele
fisiche che persistono per almeno sei mesi e che riguardano la stanchezza cronica, la perdita di
appetito oppure sintomi gastrointestinali o genitourinari.
Il disturbo di conversione sintomi che riguardano le funzioni motorie volontarie o sensitive, che
possono indurre il medico a diagnosticare erroneamente una condizione neurologica o medica
generale. I sintomi motori riguardano disturbi della coordinazione, dellequilibrio, paralisi. I sintomi
sensitivi riguardano la perdita della sensibilit tattile o dolorifica, cecit, sordit

Disturbo algico il pz lamenta dolore in una o pi parti del corpo al punto di richiedere
lattenzione del medico o ripetuti ingressi al pronto soccorso.
Lipocondria primo criterio per valutare questo disturbo il timore o la convinzione di avere una
grave malattia, basata sullinterpretazione erronea di uno o pi sintomi fisici.
Disturbo da dismorfismo corporeo o dismorfofobia preoccupazione eccessiva per un difetto
corporeo che pu essere immaginario o reale (ma comunque minimo).
I disturbi somatoformi non altamente specificati riguardano tutti quei disturbi con sintomi
somatoformi che non soddisfano i criteri dei disturbi somatoformi specifici.
3.2 eustress e distress
Selye descrisse per primo la sindrome da stress (o sindrome generale di adattamento) caratterizzata
da 3 fasi:
1. Reazione di allarme dellorganismo o si affronta lagente stressante o si fugge da esso
2. Fase di adattamenti si crea una resistenza allo stress
3. Esaurimento fisico questa fase avviene se la durata dello stress prolungata
Eustress condizione di stress utile allo sviluppo delle competenze individuali
Distress carico di stimolazioni stressanti eccessivo per lindividuo
3.3 Limpatto della malattia grave e cronica sulla famiglia
Le malattia gravi, come il diabete, rappresentano fonte di stress sia per il pz che per la famiglia in
quanto questi si trovano ad affrontare profondi cambiamenti. Let del malato influisce sulle
risposte generate allinterno della famiglia. Limpatto che una malattia ha sulla famiglia dipende
anche da come solitamente quella famiglia fronteggia le situazioni stressanti.
Rolland ha definito il modello della malattia del sistema famigliare secondo il quale la
famiglia, difronte ad una malattia si trova ad affrontare 3 diverse fasi:
1. La crisi che include i riconoscimento dei sintomi, la diagnosi e il periodo iniziale di
adattamento;
2. Il sovraccarico cronico
3. La fase terminale che include il decesso dellammalato.
Le risposte della famiglia alla patologia e quindi il suo adattamento ad essa sono influenzati dalla
percezione della gravit della malattia, del livello di coinvolgimento familiare, dallaffetto provato
per il malato e dalla capacit di riconoscere le richieste, sia pratiche che emotive, imposte dalla
malattia e il loro modificarsi nel tempo.
3.4 I meccanismi di difesa
Freud f il primo a descrivere i meccanismi di difesa. Il primo meccanismo analizzato fu quello
della rimozione (tener lontani dalla coscienza i contenuti emotivamente inaccettabili, legati ad
esperienze pi o meno lontane nel tempo ed i fattori cognitivi ad essi associati).
Tra i vari meccanismi di difesa possiamo avere il diniego (se una cosa non la riconosco non
succede), la scissione che normale negli stadi precoci dello sviluppo ma se permane in et adulta
diventa patologica.

3.4.1

I meccanismi di difesa utilizzati nellambito della th della salute

Quando presente una malattia grave, alcune difese disadattive come la negazione sono
considerate appropriate in quanto permettono al pz di staccarsi temporaneamente dalla realt.

Nellimmediato la negazione pu aiutare il pz a vivere la routine quotidiana; questa pu essere


totale (in questo caso il pz negher di avere una malattia e rifiuter anche le cure e in questo modo
la patologia si aggrava), e parziale (pz rifiuta di riconoscere la gravit della sua patologia ma non
nega il fatto di essere malato).
Anche la regressione pu svolgere una funziona positiva, in quanto aiuta il pz ad accettare
limprovviso ruolo dipendente in cui la malattia lo ha costretto; per se i comportamenti regressi
dovessero continuare a essere rinforzati al di l di un periodo di tempo ragionevole, essi
interferirebbero con il normale processo di reinserimento nella vita sociale e lavorativa.
La repressione una difesa che racchiude gli aspetti adattivi del diniego e permette di tenere
lontani dalla coscienza pensieri o emozioni che creano disagio. I contenuti repressi non sono stati
dimenticati e quindi possono ritornare alla coscienza quando ci si sente in grado di affrontarli.
Un'altra difesa che ha effetti negativi a lungo termine la rimozione: i pz che la utilizzano non sono
in grado di ricordare volontariamente affetti, pensieri o esperienze emotivamente disturbanti.
Lipocondriasi una difesa che si presenta durante in ricovero ospedaliero e che contribuisce a
rendere difficile le iterazioni tra pz e personale sanitario. Pz esprime lamentele che esprimono
richieste di aiuto, ma quando queste li vengono date le rifiuta. Tra le difese mature abbiamo:
lumorismo che permette di rapportarsi alle situazioni che originano stress con ironia e umorismo
(cos si allevia la tensione), affiliazione che permette di affrontare in modo efficace le tensioni
emotive provocate della malattia.
3.4.2

I meccanismi di difesa nel bambino e nelladolescente malati

In et evolutiva il meccanismo di difesa maggiormente studiato la repressione che stato


analizzato da bambini che avevano compito gli 11 anni ed erano in grado di comprendere il
significato vero della patologia grave o cronica e di elaborare i vissuti emotivi ad essa correlati. La
repressione pu aiutare i bambini a gestire le situazioni che non sono in grado di gestire, pertanto
pu aiutarli a mantenere inalterato il loro rapporto con i pari e con scuola.
3.5 Meccanismi di coping
Quando lindividuo deve affrontare una situazione stressante, pu mettere in atto risposte di tipo
emotivo, cognitivo e comportamentale che dipenderanno dalla valutazione soggettiva dellevento
stressante e del controllo che si ha su di esso. Le risposte saranno influenzate da:

Fattori individuali quali il temperamento, la maturit psicologica, fisica raggiunta, i


modelli di comportamento appresi.
Fattori legati allo stressor quali lintensit, la durata, la frequenza.

Il coping pu essere considerato un processo che ha come scopo quello di regolare i


comportamenti, le emozioni e lattenzione di fronte a situazioni stressanti, i cui risultati possono
essere adattivi o disadattivi a seconda che lindividuo sia stato in grado di fronteggiare gli stressor
in modo adeguato o meno.
3.5.1

Modelli di coping

Lazarus e Folkman propongono un modello focalizzato sul problema o sulle emozioni, detto anche
modello transizionale. Il coping focalizzato sul problema utilizzato nelle situazioni percepiti
come pi facilmente controllabili (include la ricerca attiva alla soluzione del problema). Il coping
focalizzato sulle emozioni finalizzato a regolare le emozioni attraverso la loro espressione e pu
essere meno adattivo.
Il modello del controllo primario e secondario considerato un processo motivazionale che
aumenta il proprio controllo sullambiente e\o su di s. Nel coping focalizzato sul controllo
primario lindividuo adotta una serie di comportamenti che gli permettono di operare direttamente
sulle condizioni o eventi esterni; in quello secondario invece, la finalit quella di permettere il

massimo adattamento emotivo alla situazione stressante, che pu essere raggiunto attraverso
laccettazione dellevento. Vi anche un coping focalizzato sullabbandono del controllo cio
quando lindividuo non fa nulla per controllare levento o abbandona liniziale tentativo di
controllo.
Secondo il modello integrato di Moos e Schaefer le situazioni e i cambiamenti significativi sono
determinati dallinterazione tra la realt ambientale (qui rientrano gli eventi stressanti e le risposte
sociali disponibili per affrontarli) e la realt personale (fanno parte le risorse personali e le
caratteristiche sociodemografiche individuali). Il peso che gli eventi hanno sul benessere psicofisico
individuale dipende dalla valutazione cognitiva e dalle risposte di coping.
Poi abbiamo Il modello psicosociale di Dohrenwend e il modello sociocontestuale del coping
3.5.2

Il coping nella fasi della vita

Le risposte involontarie allo stress si osservano gi nelle prime fasi dello sviluppo mentre le risposte
di coping sono presenti quando il bambino in grado di utilizzare volontariamente le competenze
emotive e comportamentali che gli permettono di affrontare lo stress; entrambe comunque
rimangono nel corso dellesistenza e si influenzano reciprocamente.
3.5.3

I meccanismi di coping nel bambino e nelladolescente malati

Inizialmente i meccanismi di coping si basano su modalit comportamentali primarie (es ricerca di


sostegno, allontanamento dalla minaccia, e lutilizzo di oggetti tangibili con funzioni consolatorie
come loggetto transizionale). Con lo sviluppo del linguaggio e delle capacit metacognitive i modi
per controllare le emozioni spiacevoli diventano + sofisticati e includono la ristrutturazione
cognitiva, la rivalutazione di una situazione problematica, la rappresentazione del caregiver assente,
la ricerca di soluzioni alternative per risolvere i problemi.
Con lingresso alla preadolescenza le risposte di coping diventano pi flessibili. Nellinfanzia e
nella prima adolescenza i coping + frequenti sono caratterizzati da comportamenti di evitamento,
come limmaginazione. Nella tarda adolescenza troviamo un incremento delle strategie di problem
solving. Con la maturit e lesperienza si acquisisce la capacit di previsione degli stressors che
possono migliorare il modo in cui essi vengono affrontati ma questa capacit anticipatoria pi
aumentare il livello dansia.
Ovviamente il tipo di patologia sofferta incide sulle strategie di coping utilizzate.
3.5.4

Interventi volti a migliorare le strategie di coping

Sono stati proposti degli interventi che aiutano a migliorare lautostima e le compliance nei bambini
e negli adolescenti affetti da patologie croniche. Tp cognitivo comportamentale include attivit
concrete, esercizi di problem solving e sessioni pratiche relative alla gestione delle situazioni
sociali, aiuta a migliorare sia le capacit di adattamento che le strategie di coping. Il sostegno
sociale un fattore predittivo rispetto rispetto al disagio psichico.
Accettare la natura cronica della propria patologia permette di avere una qualit di vita migliore.
4 RAPPORTO CON LA MORTE: ASPETTI COGNITIVI, EMOTIVI E RELAZIONALI
Ross ha individuato delle fasi che caratterizzano la reazione alla comunicazione della propria morte:

Fase della negazione e del rifiuto: no non pu accadere a me


Fase della collera e della rabbia: perch proprio a me
Fase del compromesso e del patteggiamento: compromesso e patteggiamento con Dio,
con la sorte, con i medici, con i famigliari e con se stesso. Si cerca di trovare un rimedio
alla disperazione e alla sensazione di mancanza daiuto.
Fase della depressione: avviene con laggravarsi dei sintomi, una fase preparatoria al
distacco dal mondo.

Fase dellaccettazione: lultima tappa del cammino verso la morte. Incredulit, collera,
rabbia, disperazione sono superate.

Gli operatori sanitari devono essere in grado di accogliere lansia e la paura del pz legata alla morte.
Cominciare a parlare della morte richiede sensibilit e intuito da parte del personale sanitario per
comprendere quale sia il momento pi opportuno rispetto alle condizioni fisiche e psichiche del pz
ma anche rispetto alle condizioni ambientali. Al pz viene offerta la possibilit di condividere con gli
altri i propri sentimenti ma al tempo stesso importante che sia rispettata la sua scelta di non farlo.
Se il pz mette in atto difese tipo il diniego, loperatore non deve forzarlo ad affrontare la realt.
4.1 La morte in et evolutiva
Secondo lAmerican Medical Association, una comprensione matura della morte si raggiunge in
adolescenza (14-18 anni) e pu essere accompagnata da comportamenti controfobici che portano
ladolescente a mettersi in situazioni di rischio per la propria sopravvivenza. Bambini a 3 anni
considerano la morte come dormire, 3-5 anni pensano che levento della morte non pu accadere a
se o alle persone care ed temporaneo. 5-10 anni il pensiero comincia ad essere meno egocentrico e
+ logico, 10-13 anni bambino attribuisce alla morte la caratteristica di universalit, ma permane la
fantasia che la morte sia la punizione per essersi comportato male.
In relazione alla morte possono attivarsi meccanismi di difesa come la negazione, lo spostamento,
lisolamento e lumorismo. I bambini difronte alla consapevolezza della morte devono essere in
grado di esprimere le proprie paure, e se questa possibilit viene negata possono sviluppare
sentimenti come ansia, isolamento o altri sintomi di disagio emotivo. Il bambino ha bisogno di
parlare e di chiedere chiarimenti e se ladulto tace o mente il bambino si chiuder nel silenzio. Il
modo in cui i bambini vivono la morte pu essere espresso attraverso il disegno e il gioco. I timori
del bambino che sta per morire sono: preoccupazione per la famiglia, paura di essere dimenticato,
temere il dolore e la sofferenza e paura di morire solo; bene che il bambino venga rassicurato
difronte queste preoccupazioni.
4.2 Morte nella vecchiaia
Pensiero della morte negli anziani sempre presente, ancora di pi se istituzionalizzati. Difronte
alla consapevolezza della morte imminente, questi anziani non riescono ad adattarsi alle nuove
condizioni di vita imposte dalla vecchiaia e qui origina la depressione senile. I sintomi della
depressione quali anedonia, pessimismo, rallentamento psicomotorio comportano una perdita degli
interessi e isolamento. Non raro incontrare un anziano istituzionalizzato che sembra demente ma
in realt depresso, quindi importante che loperatore sanitario riconosca i reali vissuti emotivi
che si nascono dietro i comportamenti di ritiro dellanziano.
Perch lanziano possa vivere bene la propria et necessario che riconosca la morta e accetti la sua
presenza.