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Capitolo 1: Analisi Conoscitiva

CAPITOLO 1

1 : ANALISI CONOSCITIVA

1.1: Notizie storiche sul Comune di Calci

Tra la valle dellArno e quella del Serchio, nella pianura rivolta verso
il mar Tirreno, si erge la catena montuosa denominata Monte
Pisano che secondo il parere degli studiosi in materia, sembrerebbe
essere la pi antica catena esistente in Italia . La sua formazione,
risalente allepoca permo carbonifera, ebbe inizio da una prima
fase di sollevazione della crosta terrestre, alla quale segu un
successivo sprofondamento della medesima. Tale evento spiega in
modo inequivocabile la morfologia dei suddetti monti, i cui fianchi
scendono a picco verso la pianura circostante. La vetta pi alta,
denominata Monte Serra , raggiunge i 918 metri di altezza e
separa la pianura pisana da quella lucchese.
Vi sono molti torrenti che hanno origine dal Monte Pisano, tra cui,
nella zona di Calci troviamo il Rio della Mulina, il fosso Gaetano, la
Zambra di Calci e la Zambra di Montemagno.
Anticamente la flora era costituita da piante dalto fusto quali il pino
silvestre, il faggio, il leccio e le querce. In epoca odierna invece
troviamo la coltivazione dellolivo fino ad una quota di circa 400 metri
s.l.m., mentre alle quote pi elevate sono presenti il pino silvestre ed
il bosco ceduo, formatosi prevalentemente dalle radici degli antichi
castagni.

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In epoca preistorica, i primi abitanti delle zone del Monte Pisano
furono i liguri Apuani che si spostarono dal loro territorio originario
verso quello pisano a causa del clima pi favorevole di cui godevano
le zone circostanti al Monte Pisano.
Il confine tra il territorio occupato dagli Etruschi e quello dove si
erano stanziati i Liguri Apuani era rappresentato dal fiume Arno.
Lindole guerriera di questi ultimi indusse gli Etruschi a proclamare
guerra ai Liguri Apuani che furono cos respinti verso le vallate
circostanti alle Apuane, lasciando il territorio pisano sotto il dominio
dellaltro popolo.
Verso il II secolo a.C. Pisa e le zone limitrofe furono occupate dai
Romani , con la sconfitta definitiva degli Etruschi e degli Apuani.
Gi in epoca etrusca nellarea del Monte Pisano si praticava la
lavorazione

della

pietra

calcarea

che

una

volta

cotta

era

indispensabile per la produzione di calcina, necessaria per le opere


in muratura.
Gran parte del legname dei boschi era destinato ai cantieri navali che
ebbero un notevole sviluppo lungo la costa pisana.
Leconomia dellarea circostante il monte pisano si basava oltre che
su agricoltura e pastorizia anche sulla lavorazione del legname e la
fabbricazione della calce.
I Romani attinsero molto dalle cave del Monte Pisano, vista la grande
qualit della pietra per lottenimento della calce e vista anche la
possibilit di trasporto, facilitato grazie alla presenza di corsi dacqua
che arrivavano allArno e al mare. Della bont delle cave de monti
Pisani sono presenti alcune testimonianze lasciate dallo storico Plinio
. Di notevole importanza nel campo delle costruzioni una pietra,
denominata Verrucano , che si comincia a trovare nelle costruzioni
a partire dallXI secolo, vista la precedente mancanza di utensili per
la lavorazione.
Vi poi il marmo ceruleo, utilizzato soprattutto per la fabbricazione
di chiese.
I Romani diedero origine alle terme sia nella zona di S.Giuliano che
in quella di Uliveto.
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Sul versante pisano del monte omonimo troviamo una valle molto
pregiata perch coperta dai venti di tramontana grazie alla posizione
dei monti circostanti, collocati a semicerchio a formare quella che
anche oggi si chiama Valle Graziosa. In questo territorio sorsero nel
corso dei secoli conventi e ville che ancora oggi sono testimonianza
della civilt nata e sviluppatasi in questa zona.
Quanto allorigine del nome Calci , secondo alcuni studiosi di
toponomastica , tale denominazione deriva dal latino calx, ossia
calce . Non a caso nei primi manoscritti che parlano della suddetta
localit, troviamo la denominazione Locus calcis, ossia luogo della
calce, a testimonianza del fatto che la produzione di tale materiale
assunse una certa importanza in questo luogo. Si pensa che dalluso
costante di questa espressione, nellepoca della colonizzazione
romana, sia derivato il nome Calci.
Il nome della localit che oggi si chiama Montemagno risale
anchesso da unespressione latina, Mons Janus, che letteralmente
significa monte dedicato a Giano, il dio del mattino.
Nei boschi del Monte Pisano trovarono rifugio anche alcuni eremiti
della religione cristiana. Da quel momento cominciarono a sorgere le
prime chiese ed i primi conventi presenti sul territorio calcesano, cos
da rendere questa localit unoasi di pace e di tranquillit dove molti
pellegrini trovarono dimora. S.Agostino, durante il suo viaggio verso
Roma fece visita ad alcuni romiti del Monte Pisano, tra cui ricordiamo
Santi Jacopo e Verano alla Costa dacqua, il cui centro era la chiesa
di S.Bernardo. In epoca barbarica il re Alarico invase tutto il territorio
pisano, tra cui certamente Calci, anche se non abbiamo notizie certe
riguardo alla zona della Valgraziosa.
I documenti pi antichi che parlano di Calci risalgono allepoca
carolingia, tra cui uno scritto conservato presso lArchivio di Stato di
Pisa, datato 30 aprile 780, che riporta una donazione nella quale
vengono citate la Chiesa di S.Michele di Calci, quella di S.Gregorio di
Montemagno nonch la Chiesa di Crespignano.
La presenza di due contratti datati 823 ed 847, rogati in Calci da
contraenti tra i quali figurava il nome del Vescovo, fa pensare che
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nella Valgraziosa esistesse una residenza vescovile dove, con molta
probabilit, furono redatti i documenti.
Dal ritrovamento di numerosi manoscritti possibile capire quale
aspetto avesse la valle di Calci intorno allanno mille: a Nord la
Chiesa di S.Michele Arcangelo, a est la Chiesa di S.Gregorio, vicino
a Montemagno labitazione del Vesovo di Pisa nonch un oratorio di
S.Pietro alle Casiline e, sulla cima della Verruca, la Chiesa di
S.Michele Arcangelo con la Badia. Al centro della valle sorgeva il
borgo di Calci, con la Chiesa di S.Maria a Willarda.
Intorno allanno mille gran parte del territorio pisano apparteneva alla
curia di Pisa. Le chiese ed i monasteri locali erano molto ricchi grazie
alle cospicue donazioni che cerano state durante il trascorrere dei
secoli. Il Vescovo di Pisa era il maggior feudatario di tutta la zona,
essendo tra laltro proprietario di un castello ubicato nella
Valgraziosa.
Su iniziativa e direzione dei monaci fu proseguita ed intensificata la
coltivazione dellolivo che procur alleconomia locale unenorme
fonte di ricchezza.
Per consentire la piantagione di questi alberi fu necessaria
unintensa opera di disboscamento

nonch di costituzione dei

terrazzamenti, presenti ancora oggi, senza i quali non sarebbe stata


resa possibile la coltivazione dellolivo.
Dopo lanno mille si ebbe il passaggio, come del resto in molti altri
territori italiani, dal feudo al comune, evento questo che segn il
cambiamento

dei

rapporti

di

propriet;

nel

feudo

di

Calci

appartenente allarcivescovo di Pisa, la mancanza di un esercito a


difesa degli interessi del feudatario rese impossibile il soffocamento
dei tentativi di sommossa dei rurali , i quali desideravano affermare i
propri interessi per una vita libera. A seguito di questi eventi nacque
il Comune di Calci la cui datazione precisa piuttosto incerta. Il
nuovo

comune

comprendeva,

oltre

alla

vallata

denominata

Valgraziosa, anche molte zone limitrofe tra cui il territorio di Campo


che aveva un proprio rappresentante presso il collegio consolare.

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I consoli erano coloro che detenevano le usanze ed i costumi propri
di un dato luogo, redatti per scritto in uno Statuto.
La sede del comune era situata nel centro del borgo che allepoca
era la localit ancor oggi chiamata Pontegrande. Leconomia del
paese intorno allanno mille era per lo pi agricola, basata sulla
pastorizia e sulla coltivazione dellolivo. Anche lattivit boschiva
aveva la sua importanza per la notevole richiesta di legname che si
ebbe dopo la nascita della Repubblica di Pisa. Questo materiale
serviva infatti alla realizzazione delle galee, navi che servivano alla
neonata repubblica per consentire i traffici marittimi in tutto il
Mediterraneo.
Sempre pi si registrava il passaggio dalla societ feudale, dai
rapporti di vassallaggio tra signore e sudditi, alla libera associazione
e al contratto volontario che caratterizz le nuove relazioni tra gli
uomini. Questa nuovo assetto sociale favor il commercio dei prodotti
con il conseguente arricchimento di alcune famiglie locali, le quali
diedero origine a nuove attivit mediante la propria iniziativa privata.
Siamo agli albori della societ urbana,tipica dei comuni, in cui
leconomia era basata prevalentemente sui commerci e sui traffici.
Nel comune di Calci a partire dal XI secolo si svilupp lattivit
molitoria che era favorita dalla presenza di numerosi corsi dacqua
tra i quali il torrente Zambra. Siamo agli albori della societ urbana,
tipica dei comuni, in cui leconomia era basata prevalentemente sui
commerci e sui traffici. Questo nuovo assetto socio economico, non
disgiunto dalla facilit con la quale era possibile sbarazzarsi della
servit della gleba, attrasse nel territorio di Calci molta gente,
desiderosa di realizzare nuovi guadagni.
Di l a poco si ebbe un notevole incremento demografico in tutto il
territorio calcesano, elemento questo che accrebbe limportanza del
comune.
Nel frattempo il comune di Pisa, che aveva realizzato numerose
conquiste sul piano marittimo, divenne un punto di riferimento per
tutte le zone limitrofe tra cui anche Calci. Daltra parte la notevole
importanza di questo comune sia sul piano religioso che su quello
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economico-politico fece perdere al comune della Valgraziosa
quellautonomia che aveva avuto sino a quel momento, passando
sotto la vasta giurisdizione del Comune di Pisa.
Nel 1099 il comune di Calci partecip alla prima crociata, guidato dal
capitano Cucco Ricucchi che assieme a Coscetto e a Guido Dal
Colle furono i primi a varcare le mura di Gerusalemme.
Intanto grazie alla donazione della Contessa Matilde il comune di
Pisa pot proseguire la costruzione del Duomo mentre a Calci fu
dato inizio alla costruzione della gloriosa Pieve.
Nel 1103, vista la necessit di un punto di osservazione della piana
di Pisa fino al mare, ebbe inizio ledificazione della rocca che si trova
sul monte Verruca, alla quale prese parte tutta la popolazione
calcesana. Nel 1145 il monaco Pietro Bernardo Paganelli che era
nativo di Montemagno fu eletto papa con il nome di Eugenio III.
Il 6 agosto 1284 lintera flotta della repubblica di Pisa sub una
pesante sconfitta ad opera di quella genovese e da quel momento vi
fu un susseguirsi di eventi negativi, segnati da epidemie, carestie e
guerre che portarono morte e distruzione.
Il territorio calcesano ,che risent notevolmente di questa situazione
negativa, cerc tuttavia di difendersi dalle continue invasioni e lotte
intestine finch non vi fu la sconfitta ad opera dei Fiorentini i quali,
simbolicamente, vollero annientare la potenza pisana distruggendo la
fortezza della Verruca.
Nel 1509, con la sconfitta definitiva ad opera dei Fiorentini il comune
di calci sub il distaccamento da quello di Pisa e fu accorpato a quello
di Vico Pisano, cosa che origin non pochi dissensi tra i cittadini della
Valgraziosa. Dopo un periodo di alcuni decenni caratterizzato da
calamit e malcontento, con lavvento di Cosimo I Medici vi fu un
cambiamento radicale dellassetto territoriale di Calci e delle zone
limitrofe, visto che furono costituiti due vicariati e due capitanati per
garantire maggior controllo e sicurezza delle diverse zone. Calci era
sotto la podesteria di Vico pisano. Verso la fine del XVI secolo il
comune di Calci pass nuovamente sotto la giurisdizione del
Comune di Pisa, a seguito della decisione presa dallo stesso
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Cosimo, con lintento di ridare al territorio maggior controllo e
sicurezza dopo lincremento di criminalit che cera stato con la
ripresa dellattivit economica registratasi nel XVI secolo. Si
consolidarono cos le attivit pi importanti, presenti sul territorio
calcesano: quella agricola e quella molitoria.
Dopo lepidemia di peste che si ebbe nel 1630, il territorio calcesano
vide un nuovo periodo di sviluppo; furono costruite nuove dimore
rurali, anche nei luoghi pi impervi, per consentire ai contadini di
vivere dove conducevano il fondo. Fu questa unepoca molto fiorente
in tutto il territorio calcesano, come si vede dai numerosi rifacimenti
delle chiese e dalledificazione di lussuose dimore avvenuta in
questo periodo.
Nel XVIII secolo fu abolita la servit dei pini, unistituzione risalente al
tempo della repubblica di Pisa, in base alla quale tutti i pini erano
considerati propriet dello stato a beneficio del popolo. Il taglio di
questi alberi faceva incorrere in un severo reato.
Questo stato di cose prosegu finch nel 1769 il granduca dette il via
allaffrancazione, con lobbligo per i proprietari di mettere a coltura i
propri terreni.
Tale provvedimento port ad un progressivo disboscamento del
Monte Pisano, finch, nel periodo della prima guerra mondiale, ebbe
inizio unopera generale di rimboschimento che si protrasse fino al
1945.
Nellanno 1776 il granduca Pietro Leopoldo I decise di separare
definitivamente il territorio di Calci da quello di Vicopisano,
accorpando il primo allamministrazione di Pisa. Si cre per una
situazione territorialmente contraddittoria in quanto Montemagno e
Nicosia, che erano al di sopra del torrente Zambra, restarono sotto la
giurisdizione di Vicopisano, pur appartenendo allo stesso paese.
In questepoca leconomia calcesana, basata prevalentemente
sullagricoltura e sullolivicoltura, si svilupp al punto tale che sul
territorio della Valgraziosa si contavano ottantadue mulini ad acqua e
ventuno frantoi. Unaltra attivit che ebbe notevole diffusione fu la
tessitura delle tele per le imprese pisane, effettuata nelle case, e
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lallevamento del baco da seta, come attesta una relazione della
Camera di Commercio di Pisa del 1865.
Il 1860 segn la fine dellepoca granducale e la nascita del nuovo
Stato Italiano. I Calcesani nel 1866 chiesero al re Vittorio Emanuele
II di separare il territorio della Valgraziosa da quello pisano e di poter
andare a costituire un nuovo comune autonomo, il Comune di Calci.
Nel 1867, espresso parere favorevole da parte dellautorit regia, il
territorio calcesano divent comune.
Lo stesso parere del tutto favorevole fu espresso dal re quando il
neonato Comune di Calci chiese di poter accorpare a s anche i
territori di Montemagno e Nicosia che come gi detto erano sotto la
giurisdizione di Uliveto. Negli ultimi anni dell800 leconomia
calcesana sub un notevole crollo, dovuto sia ai magri raccolti di olive
che portarono molte famiglie alla crisi, sia alla riduzione dellattivit
molitoria, anchessa non meno importante per il territorio della
Valgraziosa.
Data molto importante, che segna una svolta nella vita calcesana, il
1914, anno in cui si ebbe lavvento dellelettricit che soppiant in
parte lutilizzo idrico per lattivit molitoria.
Con il passare degli anni sono scomparse le antiche comunit
monastiche,

leconomia

non

pi

basata

sullagricoltura

sullolivicoltura ma su alcune attivit locali e sul turismo che , a


partire dal 1990, ha avuto un notevole incremento, grazie anche al
fascino esercitato dalla Valgraziosa ed alla vicinanza geografica ad
altri importanti centri della Toscana.

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1.2 : Caratteri geologici del territorio Calcesano

1.2.1 : Geologia
Il territorio del comune di Calci collocato nella porzione sud
orientale dei Monti Pisani, nellambito di un complesso sistema di
unit tettoniche sovrapposte, interessate da movimenti polifasati. La
quasi totalit dei territori affioranti ascrivibile allunit del Monte
Serra che costituisce lelemento strutturale pi importante di tutto il
comprensorio dei Monti Pisani.
Questa unit caratterizzata da un debole metamorfismo e
costituisce strutturalmente, assieme alle Alpi Apuane e alla
Montagnola Senese, una culminazione assiale dei terreni sottostanti
lunit della Falda Toscana, la quale, nellarea di studio sormonta
lunit del Monte Serra, per una stretta fascia, allaltezza di Caprona
e della Gabella.
I versanti sono ricoperti da detrito derivante dal disfacimento della
roccia in posto e da apporti colluviali. Lo spessore di tali coperture
variabile in rapporto alla morfologia del substrato e allacclivit,
mentre sia la stratigrafia che la tessitura presentano variazioni
secondo la natura degli affioramenti. Questi tagli sono visibili in
numerosi tagli stradali e scarpate naturali presenti nella zona. I
fondovalle ed in particolare quelli dei torrenti Zambra di Montemagno
e Zambra di Calci che si incuneano in modo profondo nei rilievi
rispettivamente con direzione SO-NE e OSO-ENE, sono colmati da
alluvioni

antiche

originatesi

in

condizioni

paleoclimatiche

morfologiche diverse da quelle attuali: quanto detto si deduce dal


grande sviluppo, dagli spessori e dalle ragguardevoli dimensioni dei
singoli clasti lapidei, denominati blocchi) trasportati, in rapporto alla
relativa esiguit dei corsi dacqua attuali.
Le mutazioni paleoclimatiche e le variazioni eustatiche hanno
generato la migrazione del punto di equilibriodei corsi dacqua,
causando la reincisione ed il seppellimento, in fasi diverse, dei

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depositi, tanto che alcuni alvei si trovano attualmente ad incidere di
nuovo la roccia in posto.
In questi antichi depositi alluvionali e terrazzati possibile
classificare due zone di cui la prima, a bassa acclivit, costituita
dalla parte relativamente pi recente delle alluvioni e segue, in linea
generale, lattuale corso dei torrenti principali, collocandosi nella
parte prossima al fondovalle.
La seconda zona viene individuata da una rottura di pendenza e
rispetto alla prima si colloca ad una quota leggermente superiore.
Essa raccorda i depositi del fondovalle ai rilievi limitrofi e risulta
sostanzialmente in asse al corso dacqua, rappresentandone i
depositi pi antichi del paleoalveo.
Per entrambe le zone la distinzione morfologica e temporale, in
quanto logicamente

risultano costituite dallo stesso materiale. Si

tratta infatti di depositi alluvionali e conoidi di deiezione antichi,


originati dai corsi, dacqua che scendevano dai rilievi circostanti e
attribuiti genericamente allepoca Quaternaria, anche se per i
terrazzamenti a quota maggiore non si pu escludere unet
pliocenica o addirittura miocenica.
La parte bassa della pianura occupata dai depositi recenti ed
attuali del Fiume Arno al di sotto dei quali si immergono le alluvioni
antiche che per altro sono state riconosciute in perforazioni nella
pianura fino a notevole distanza dai rilievi, indice dello sviluppo del
conoide di deiezione di calci e del livello marino pi basso
dellattuale.
Il passaggio fra gli antichi depositi alluvionali di conoide e quelli pi
recenti della pianura spesso definibile in modo pi rilevante da un
punto di vista morfologico che litologico, per le frequenti eteropie,
specie nelle zone marginali e per la convergenza granulometrica dei
depositi del conoide con i depositi pi recenti nelle zone con
deposizione a bassa energia.

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1.2.2 litologia-litotecnica

La litologia del Comune di Calci pu essere suddivisa in classi


ben delineate con caratteristiche litotecniche definite che riflettono la
distinzione fra aree montuose e di pianura; Nelle prime si ha
laffioramento dellunit delle formazioni rocciose dellunit del Monte
Serra e in subordine della Falda Toscana, a cui si uniscono le estese
coperture detritiche, di natura variabile secondo il substrato e le
sassaie; Nelle seconde si ritrovano i depositi alluvionali, sia quelli di
conoide che occupano le valli intermontane che quelli fini di pianura,
attribuibili in larga misura allattivit del Fiume Arno.
Secondo quanto detto possibile delineare le seguenti classi
litologiche:

- Litotipi lapidei
- Successioni argilloso-sabbioso-ghiaiose
- Coperture
- Sassaie

Ognuna di queste classi raggruppa litologie con comportamenti


meccanici comuni che allaffioramento possono presentarsi con
caratteristiche anche diverse, come nel caso del flysch, delle filladi,
degli scisti e delle quarziti, o cos simili da poter essere distinte solo
su base tessiturale e mineralogica, come nel caso delle quarziti. In
dettaglio le diverse classi possono essere cos descritte:
Litotipi lapidei:

raggruppano le rocce come filladi, scisti, quarziti,

flisch e rocce calcareo-marnose stratificate; La fatturazione


generalmente fitta e sottile per lintensa tettonizzazione ma ai fini del
comportamento meccanico poco influente per la sua ridotta entit,
tanto che il comportamento di questi litotipi pu essere assimilato nel
suo insieme a quello di rocce massive. La fratturazione tuttavia si
combina di frequente con la stratificazione delle formazioni e riduce
superficialmente il litotipo ( dove la roccia si presenta alterata e
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decompressa ) ad un insieme di blocchetti, frammenti lastriformi e
aciculari che sono poi allorigine delle estese coperture detritiche. Lo
spessore di questa alterazione varia ed generalmente sottile,
dellordine di poche decine di centimetri. A conferma di quanto detto
si segnala che gli eventi franosi verificatisi di cui abbiamo notizia,
compresi quelli del novembre 2000, hanno sempre interessato la
copertura detritica. Da osservazioni di alcuni campioni di terreno, si
sono verificati casi di distacco di blocchi con successivo rotolamento
a valle degli stessi. Talora i blocchi sono presi in carico dal trasporto
fluviale. Questi fenomeni sono legati alla presenza di pareti verticali e
subverticali in cui anche la fatturazione debole pu avere, insieme
agli agenti atmosferici, uninfluenza determinante.
Successioni argilloso-sabbiose-ghiaiose: comprendono i depositi
alluvionali antichi e recenti che colmano sia le valli che si insinuano
nei rilievi, che il lembo di pianura che si trova nellarea di studio. I
depositi di conoide realmente pi importanti sono accumuli a sezione
cuneiforme da colata di materiali detritici che si trovano allo sbocco
delle valli e che colmano gran parte del fondovalle del Torrente
ambra di Calci e quello di Montemagno.
La vicinanza delle valli spesso provoca la fusione dei suddetti
depositi, in genere ghiaioso-sabbiosi, talvolta di origine argillosa, fino
ad originare corpi di spessore rilevante che spesso condizionano in
modo significativo i caratteri idrogeologici e si interpongono ai
depositi alluvionali della pianura. La genesi di questi depositi da
attribuirsi ad eventi paleoclimatici, sia per le dimensioni, in rapporto
ai corsi dacqua attuali, sia perch presentano evidenti reincisioni.
Litogicamente i depositi del conoide s.l. e quelli della pianura sono
ben distinguibili, fatte salve alcune zone marginali di convergenza
granulometrica, in funzione delle diverse energie deposizionali e
delle diverse aree di alimentazione. Nei depositi grossolani di
conoide s.l. si trovano essenzialmente clasti silicei, quarzitici e
scistosi provenienti dal Monte Serra; pressoch assenti o presenti in
maniera del tutto subordinata, i vi sono i clasti calcarei provenienti
dai due lembi collocati nella parte sud dellarea di studio. Nei depositi
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grossolani della pianura, rinvenuti in perforazioni in quanto la parte
superficiale costituita da materiale fine e coesivo derivante dalle
alluvioni, i clasti presentano una buona percentuale calcarea e
flyschiode dovuta allalimentazione da zone dove affiora la falda
Toscana. Le caratteristiche geomeccaniche dei depositi di conoide
sono piuttosto variabili: generalmente buone.
Coperture:

si tratta delle coperture di alterazione della roccia in

posto, costituite prevalentemente da elementi lapidei di pezzatura


eterogenea legati da una matrice fine. Questi depositi si presentano
generalmente non stratificati con grado di compattazione da basso a
medio. Gran parte di questa copertura si presenta stabilizzata;
tuttavia localmente per tessitura, spessore e acclivit sono rilevabili
sintomi di movimenti di massa generalmente dati da fenomeni di
reptazione e creeping. Durante gli eventi alluvionali del novembre
2000 i fenomeni di dissesto si sono registrati sostanzialmente nelle
coperture ma sono stati di numero molto limitato ed in genere di
piccola entit.
Un fenomeno che ritroviamo di frequente nelle coperture lo
scollamento dal substrato roccioso, o dai livelli pi profondi
maggiormente addensati, per circolazione di acqua che si infiltra
dalla superficie e che scorre lungo linterfaccia per contrasto di
permeabilit.
Sassaie: si tratta di accumuli a forma di lingua, anche di notevole
estensione, di elementi lapidei angolosi quasi esclusivamente di
natura quarzitica di dimensioni da decimetriche a plurimetriche. La
parte superficiale risulta priva di matrice che invece compare sul
fondo e nelle zone laterali; la loro estensione era probabilmente pi
ampia in passato, come dimostra il rinvenimento di sassaie sepolte.
La loro formazione legata in buona parte anche al tipo di roccia che
affiora nella parte alta del versante. In effetti esse si rinvengono solo
a valle di alcuni degli affioramenti quarzitici e in particolare degli
affioramenti delle Quarziti verdi. Queste rocce formate praticamente
solo da quarzo, generano poco materiale di alterazione e tendono
facilmente a rompersi in blocchetti spigolosi di qualche decimetro di
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lato. Il processo genetico delle sassaie da attribuirsi a fattori
climatici, senzaltro pi attivi nel passato e riconducibili a condizioni di
forte escursione termica che favoriva la fatturazione delle quarziti.

1.2.3

Il

geomorfologia ed acclivit

territorio

del

Comune

di

Calci,

dal

punto

di

vista

geomorfologico individua tre elementi fisiografici :

Area montana-collinare, che culmina con i 918 m slm


del Monte Serra e che presenta acclivit ( media dal
15 al 20% ) spesso superiori al 25%, localmente
prossime alla verticale.

Area di fondovalle dominata dai conoidi di deiezione


dei corsi dacqua che vi scorrono; le pendenze sono
variabili dal 15 al 10%, localmente fino al 15%. Il
conoide dei Torrenti Zambra, laddove degrada verso la
pianura alluvionale dellArno caratterizzato invece da
pendenze inferiori al 5% .

Area di pianura: realmente molto subordinata e


raccordata ai rilievi da una stretta fascia pedemontana,
caratterizzata da pendenze sempre inferiori al 5% .

Per ognuno di questi elementi sono stati individuati i caratteri


geomorfologici di rilievo e i fenomeni ad essi collegati:

Area montana e collinare

Comprende gran parte della superficie comunale; questa


pu essere a sua volta suddivisa distinguendo la fascia pi prossima
al fondovalle, quasi interamente occupata da terrazzamenti di origine
antropica adibiti alluso agricolo in virt di un pi facile accesso e
generalmente di livelli detritici di maggiore spessore.

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Sassaie
Depositi detritici sciolti a blocchi, linguiformi, con
matrice scarsa o nulla, spesso al limite dellequilibrio,
che in particolare per i depositi granulometricamente
pi sottili, pu essere alterato con facilit. Le
caratteristiche meccaniche di questi ammassi sono
globalmente

scadenti;

tuttavia

si

presentano

attualmente in equilibrio con il pendio su cui giacciono.

Affioramenti lapidei
Localmente note con il nome di grotte, si tratta di
creste, falesie, aree prive di vegetazione per acclivit
molto elevata che non consente la persistenza di
accumuli detritici superficiali, gi ridotti per la scarsa
degradabilit

delle

Frequentemente

rocce

cataclasate,

dominante

silicea.

possono

essere

interessate da fenomeni di locale amplificazione


sismica.

Coperture detritiche spesse


Dove la morfologia, superficiale o sepolta lo
consente si hanno accumuli di detrito pi potenti rispetto
a

quelli

normalmente

presenti

sui

versanti,

che

ponendosi in zone con acclivit elevata o molto elevata


sono potenzialmente instabili.
Alcune di queste, per morfologia e collocazione sono
evidenti alla visione stereoscopica di foto aeree e in
passato

classificate

come

frane

quiescenti.

Sono

comunque assenti attualmente sintomi di movimento sul


terreno, il che fa supporre che si tratti di paleofrane
legate alla naturale evoluzione del versante. Che si tratti
di zone comunque dallequilibrio delicato testimoniato
anche dal fatto che alcune aree di copertura sono state
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interessate da frane durante gli eventi alluvionali
dellanno 2000.

Frane
I dissesti legati al movimento di massa interessano

pressoch esclusivamente questarea, concentrandosi


percentualmente nella fascia terrazzata dove maggiore
lo spessore detritico. I fenomeni franosi, verificatisi in
maggioranza negli eventi alluvionali del novembre 2000,
sono stati tutti generati dallo stesso meccanismo, ossia la
forte infiltrazione superficiale dovuta alla presenza del
materiale detritico, ha convogliato nel sottosuolo un
quantitativo di acqua che non ha potuto infiltrarsi nel
substrato roccioso perch a permeabilit pi ridotta. Di
conseguenza ha cominciato a scorrere allinterfaccia fra il
mezzo detritico e quello roccioso, creandosi di frequente
veri e propri condotti di scorrimento ( come documento nei
lavori di bonifica della frana di Tre Colli ). Dove questo
non era possibile, oppure dove i condotti erano ostruiti o
insufficienti si avuta limbibizione della coltre detritica
con alterazione delle caratteristiche meccaniche dei
materiali e successivo collasso con movimento di massa.
Le frane individuate sono essenzialmente di scorrimento,
classificabili come a) rotazionali e b) di scivolamento. In
tutti i casi noti i dissesti interessano la copertura detritica e
al massimo la parte pi superficiale della roccia in posto,
nella sua frazione pi alterata e decompressa.

Area di fondovalle
Si tratta delle zone pi densamente abitate del Comune che
si collocano nelle valli attraversate dai torrenti Zambra di Calci e
Zambra di Montemagno, colmate dai sedimenti alluvionali. Le
vicissitudini legate ai movimenti glacioeustatici hanno fatto migrare
16

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


ripetutamente ed alternativamente il punto di equilibrio dei corsi
dacqua creando fasi di deposizione e di reincisione con il
terrazzamento dei depositi. Attualmente i due corsi dacqua principali
ed i loro affluenti maggiori presentano alvei in incisione; in aggiunta i
due corsi dacqua principali hanno il loro corso inferiore provvisto di
unarginatura artificiale che li rende pensili sulla pianura.
I morfotipi presenti in questarea possono essere cos elencati:

Conoidi di deiezione
Rappresentano la totalit dei depositi di fondovalle

e sono formati da conglomerati alluvionali grossolani e


paleoncolate di blocchi cementate o comunque ben
addensate e completamente stabilizzati. Sui due conoidi
secondari dei corsi dacqua minori e delle valli laterali,
spesso coalescenti nella parte terminale.

Tratto spondale soggetto ad erosione


Interessa i corsi dacqua maggiori e relativi

affluenti particolarmente nei tratti superiori: la reincisione


dei depositi maggiore sui tratti esterni delle curve
dellalveo e lo scalzamento alla base delle alluvioni
antiche porta al crollo delle pareti delle medesime,
creando

alle

spalle

di

questi

tratti

delle

zone

potenzialmente instabili.

Terrazze alluvionali
Originati dalle alternanze deposizionali ed erosive

dei

corsi

dacqua,

si

presentano

come

superfici

pianeggianti o sub pianeggianti, delimitate da bordi ripidi


generalmente

abbastanza

evidenti.

terrazzamenti

superiori, cronologicamente pi antichi, hanno in genere


pendenze superiori e bordi parzialmente obliterati o ripresi
dallazione antropica e quindi difficilmente individuabili.

17

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva

Area di pianura
Area ristretta, si limita alle ue zone di Bagnetto e Paduletto
nel settore Sud Ovest del comune; non sono rilevabili elementi
geomorfologici di rilievo.

1.2.4 Idrogeologia

Anche dal punto di vista idrogeologico si possono individuare


tre zone ben distinte con caratteristiche peculiari: una zona montana,
una zona di fondovalle e una zona di pianura.
La zona montana, come gi detto nei paragrafi precedenti,
caratterizzata dallesteso affioramento di rocce a dominante silicea e
subordinatamente da rocce a dominante calcarea; nelle prime la
permeabilit di tipo secondario e si esplica attraverso la
fatturazione, assumendo forti caratteri di anisotropia verticale e
laterale.
Le fratture non sono generalmente di grandi dimensioni, spesso
risultano colmate, parzialmente o totalmente, da materiale argilloso
di alterazione proveniente dai litotipi filladici, conseguentemente la
permeabilit molto ridotta e localizzata; ne deriva che le falde
presenti sono di potenzialit limitata, potendo in molti casi risultare di
tipo sospeso.
Anche nelle rocce a dominante carbonatica la permeabilit
secondaria ed avviene attraverso la fatturazione; tuttavia lefficacia
dellalterazione chimica induce fenomeni di carsismo che portano la
permeabilit a livelli alti o anche molto alti in presenza di condotti
carsici o fratture beanti; queste rocce sono comunque limitate in
affioramento e costituiscono una parte marginale del sistema
idrogeologico dellarea in oggetto.
I rilievi sono ricoperti da una coltre detritica molto estesa che talora
pu assumere spessori anche rilevanti; la permeabilit di questi
18

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


litotipi generalmente medio-alta o alta, potendo comunque risultare
bassa o nulla nelle zone dove predominano i litotipi fini e coesivi.
In base ai caratteri idrogeologici, appena descritti, delle formazioni
presenti nellarea di indagine, si ritiene che la circolazione
sotterranea possa instaurarsi in due circuiti distinti: nel substrato
roccioso e nella coltre detritica.
Questi due circuiti possono essere, secondo le zone, comunicanti ed
interattivi;

nel

substrato

roccioso

lacquifero

sar

costituito

preferenzialmente dalle formazioni e conglomeratiche con le


formazioni scistose e filladiche che potranno comportarsi da livello
impermeabile o semipermeabile, sia a letto che a tetto dellacquifero.
Prendendo in considerazione la copertura detritica si osserva come
questa abbia una notevole estensione su tutto il versante, con
spessori variabili secondo le condizioni di acclivit, potendo arrivare
anche a diversi metri; essa pu essere pertanto sufficientemente
spessa da ospitare una circolazione autonoma, sebbene limitata nel
tempo, oltre che a favorire una migliore infiltrazione nel substrato
roccioso ove le condizioni lo consentano.
Tali coltri possono dare origine anche a sorgenti con portate
apprezzabili che tuttavia risultano strettamente controllate dalle
precipitazioni meteoriche, potendo andare incontro a periodi di
essiccamento durante la stagione asciutta.
I fondovalle, fino ai materiali della pianura, sono colmati dai depositi
di conoide che sono costituiti da orizzonti con alternanze di depositi a
dominante sabbioso-ghiaiosa con altri a dominante limoso-argillosa,
dove questa alternanza confermata fino alla quota di 60 mt dal
piano di campagna. Il substrato roccioso viene segnalato a
profondit di 100-110 mt.
La permeabilit di questi litotipi di tipo primario per porosit e varia
da medio-alta a medio-bassa nei depositi a dominante granulare fino
a bassa in quelli a dominante coesiva; La parte pi vicina ai corsi
dacqua in genere priva di matrice e la permeabilit pu divenire
alta o molto alta, soprattutto nei livelli pi superficiali.

19

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


Spesso gli orizzonti ghiaiosi bench abbiano un abbondante
scheletro litico grossolano presentano una ricca matrice argillosolimosa, frequentemente molto compatta, derivante dal disfacimento
ed alterazione delle formazioni filladiche che ne limita fortemente la
permeabilit. Questultima invece aumenta nei livelli dove la frazione
sabbiosa maggiore fino a diventare il litotipo dominante. La
continuit laterale di questi livelli spesso limitata ed eteropica con
litotipi pi sottili; La permeabilit sostanzialmente scarsa ed
addirittura nulla per i livelli argillosi.
Negli orizzonti ghiaioso-sabbiosi sono presenti spesso acquiferi
spessomultifalda, almeno parzialmente anastomizzati e talora
comunicanti fra loro sia in senso verticale che orizzontale; si tratta in
genere di acquiferi con medi valori di trasmissivit, continuit laterale
variabile secondo la direzione e frequenti caratteri di artesianit e
semiartesianit.
La falda acquifera si colloca nella parte pi vicina alla pianura, ad
una profondit variabile tra i 2,5 ed i 6 mt. Dal piano di campagna ( la
misurazione stata effettuata con i piezometri installati in fori
penetrometrici nel giugno 2003 ) suscettibile di oscillazioni con
risalite in periodi di intensa ricarica della falda che fanno arrivare il
livello a quote inferiori al metro dal piano di campagna.
Si osserva comunque che vista la natura e giacitura dei livelli
acquiferi, probabile che si possano incontrare anche piccole falde
sospese non comunicanti idraulicamente con il sistema acquifero
della piana.
Per quanto riguarda i depositi alluvionali della piana, si tratta
sostanzialmente di sedimenti limosi o limoso-sabbiosi e argillosi,
pertanto la permeabilit di questi orizzonti scarsa o nulla, tanto da
andare a costituire la copertura impermeabile degli acquiferi presenti
nei sedimenti di conoide che si immergono sotto di essi.

20

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva

1.2.5 Le valutazioni di vulnerabilit e pericolosit

1.2.5.1

Vulnerabilit della risorsa idrica

Si prende in esame la salvaguardia della risorsa idrica


in relazione ad attivit e trasformazioni del territorio che
potenzialmente ne potrebbero compromettere lintegrit. La
risorsa considerata la falda di superficie indipendentemente
dalla sua utilizzazione; Si tratta quindi della vulnerabilit
intrinseca degli acquiferi che prescinde dalla presenza o meno
di opere di captazione quali i pozzi o altro. Per lelaborazione
stata usata come base di lavoro la carta della vulnerabilit
derivante dal PTC, corretta e confrontata con dati desunti
dallidrogeologia

dalla

geologia.

Sono

stati

tenuti

in

considerazione alcuni dati risalenti al 1993-94 relativi alla tesi di


laurea Studio degli effetti reflui dei frantoi oleari sulle acque
sotterranee (Dello Monaco G. , 1994) e dati in via di
elaborazione disponibili presso il CNR.

classe 1

- vulnerabilit irrilevante: riguarda le aree in cui

la risorsa idrica considerata non presente, essendo i terreni


praticamente privi di circolazione idrica sotterranea, per cui gli
eventuali inquinanti raggiungono direttamente le vicine acque
superficiali o ristagnano sul terreno; in essa ricadono ad esmpio
le arre di affioramento di filladi ed argille;

classe 2

- vulnerabilit bassa: corrisponde a situazioni

in cui la risorsa idrica considerata apparentemente non


vulnerabile, in base a considerazioni riguardanti la natura degli
eventuali acquiferi e quella dei terreni di copertura,

per cui

permangono margini di incertezza dovuti a diversi fattori, quali


la scarsa disponibilit di dati, la non precisa definibilit delle
connessioni idrogeologiche e simili. In tale classe sono stati
21

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


considerati litotipi a diversa ma comunque bassa permeabilit,
non completamente definiti su base idrogeologica, terreni a
bassa permeabilit sciolti o litoidi con pendenze superiori al 20
per cento, terreni alluvionali in vallette secondarie in cui non si
rilevano indizi certi di circolazione idrica e con bacino di
alimentazione

caratterizzato

in

affioramento

da

litologie

argilloso-sabbiose.

classe 3 - vulnerabilit media:

sottoclasse 3 a: corrisponde a situazioni in cui la


risorsa idrica considerata presenta un certo grado di
protezione,

insufficiente

tuttavia

garantirne

la

salvaguardia.
-

sottoclasse 3 b: corrisponde a situazioni in cui la


risorsa idrica presenta un grado di protezione
mediocre.

classe 4 - vulnerabilit elevata:

sottoclasse 4 a: corrisponde a situazioni in


cui la risorsa idrica considerata presenta un grado di
protezione insufficiente; in essa ricadono, nelle aree di
pianura, i terrazzi alluvionali antichi costituiti da
litologie molto permeabili e direttamente connessi
allacquifero principale, nonch, nelle aree collinari e
montuose, le zone di affioramento di terreni litoidi
altamente permeabili, le zone di affioramento di terreni
sciolti

2permeabilit

elevata

con

insufficiente

estensione e ricarica, le zone di infiltrazione in terreni a


permeabilit medio-alta.
-

sottoclasse 4b: corrisponde a situazioni in


cui la risorsa idrica considerata esposta, cio in cui si
possono ipotizzare tempi estremamente bassi di
22

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


penetrazione e di propagazione in falda di eventuali
inquinanti; in essa ricadono zone di alveo o di golena
morfologicamente depresse.
- 1.2.5.2 Pericolosit geomorfologica

La pericolosit geomorfologica risulta dalla combinazione


della carta geologica, litotecnica e delle pendenze.
Il Comune di Calci rientra nella classe 3 della classificazione dei
comuni sismici ( del R:T: n 94 del 12.02.85 ) che prevede una
accelerazione massima < 0,20g; per questa classe gli effetti da
prendere in considerazione ai fini delle problematiche geologico
tecniche e geomorfologiche sono i cedimenti, i cedimenti
differenziali e le frane.
Nella riclassificazione sismica in Toscana ( ordinanza P.C.M. 20
marzo 2003 n3274 ) il Comune di Calci rientra nella zona 2 che
prevede

unaccelerazione

orizzontale

con

probabilit

di

superamento pari al 10% in 50 anni e unaccelerazione orizzontale


di ancoraggio dello spettro di risposta elastico (Ag/G) 0.25.
Per gli effetti indotti da un evento sismico si dovr tenere conto del
fatto che il fenomeno induce condizioni istantanee di eccentricit
anche su carichi che risultano centrati in condizioni statiche e
pertanto il terreno portato a reagire in funzione della sola area
efficace

della

fondazione

che

viene

ridotta

per

effetto

delleccentricit del carico.


A questo proposito sar necessario verificare la risposta del terreno
alle mutate condizioni di carico indotte dalla sollecitazione
dinamica, si tratta comunque di problematiche la cui scala tale
che dovranno essere verificate a livello di singolo progetto.
Si individuano le seguenti classi di pericolosit:

classe 2

- Pericolosit bassa: corrisponde a

situazioni geologico tecniche apparentemente stabili


sulle quali tuttavia permangono dubbi che comunque
potranno

essere

chiariti

livello

di

indagine
23

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


geognostica durante la progettazione edilizia di
ciascun manufatto.
La classe 2 suddivisa in due sottoclassi

classe 3

- Pericolosit media:
Tale classe attribuita a quelle aree dove

non

sono

presenti

fenomeni

attivi,

tuttavia

le

condizioni geologico-tecniche e morfologiche del sito


sono tali da far ritenere che esso si trova al limite
dellequilibrio e/o pu essere interessato da fenomeni
di amplificazione della sollecitazione sismica o di
liquefazione

interessato

da

episodi

di

alluvionamento o difficoltoso drenaggio delle acque.


-

classe 4

- Pericolosit alta: Nella classe 4

ricadono le aree coinvolte da fenomeni franosi attivi o


che attualmente risultano in condizioni di quiescenza,
le cui caratteristiche geomorfologiche sono tuttavia
tali da non poter escludere una ripresa generalizzata
dellattivit in concomitanza con eventi sismici, ovvero
con eventi meteorici di particolare rilevanza .
Ricadono in questa classe anche gli alvei pensili della
Zambra.

- 1.2.5.3 Pericolosit idraulica

La pericolosit idraulica rappresenta una


zonazione delle arre allagabili. In accordo con il PIT art. 80 e la
DCRT 94 del 1995 sono state individuate le classi di pericolosit
idraulica; allinterno della classe 3 Pericolosit media, in accordo ai
criteri del PTC della provincia di Pisa, stato ulteriormente
suddiviso il livello di rischio idraulico.
24

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


Le classi sono cos definite:
-

Classe 1 - Pericolosit irrilevante: aree


collinari e montuose distanti dai corsi dacqua. In queste
aree sono giudicati impossibili eventi di esondazione o
sommersione.

Classe 2 - Pericolosit bassa: riguarda le

aree di

fondovalle, anche se costituite da depositi distanti dai


corsi dacqua. In queste aree sono giudicati impossibili
eventi di esondazione sommersione.
-

Classe 3 - Pericolosit media: corrisponde nel


complesso delle aree potenzialmente coinvolgibili da
eventi di esondazione o sommersione. Rientrano in
questa classe le aree di fondovalle non protette da
opere idrauliche per cui occorre una delle seguenti
condizioni.

Dette aree sono ulteriormente suddivise in due classi a


diverso grado di esposizione.
Sottoclasse 3a: riguarda le aree per le quali non
si ha disponibilit di precise testimonianze storiche
di episodi di esondazione o di sommersione,
comunque limitrofe ad aree in passato conosciute
come alluvionate o sommerse; sono individuate su
base geomorfologica, storica o con riferimento a
modelli ideologico-idraulici, verificando nel caso la
ricorrenza statistica di possibile esondazione o
sommersione; comunque superiore ai duecento
anni; vi sono altres comprese le aree coinvolte da
eventi storici, difese da sostanziali interventi di
difesa o bonifica idraulica, verificati cio, per
analogia, al deflusso od allo smaltimento di eventi
di ricorrenza duecentennale.
Sottoclasse 3b: riguarda le aree soggette a
esondazione o a sommersione in occasione di
25

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


eventi con tempi di ricorrenza compresi tra i venti
ed i duecento anni; si individuano su base
geomorfologica o storica con riferimento a modelli
ideologico- idraulici. Comprende larea compresa
fra le due Zambra in prossimit della confluenza.
- Classe 4 - Pericolosit elevata. Comprende gli alvei dei
corpi idrici e la aree soggette ad esondazione o a
sommerssione in occasione di eventi relativamente
frequenti, cio con tempi di ritorno compresi fra i due ed i
ventanni. Ricadono in questa classe gli alvei dei corpi
idrici delle due Zambra e gli ambiti di altri corsi dacqua.
Relativamente a queste aree laddove verranno previsti da
pianificazione

urbanistica

interventi

necessari

alladeguamento o realizzazione ex novo di collegamenti


viari, in fase di realizzazione dovr essere posta
particolare attenzione ad attuare tutte le precauzioni
necessarie per la riduzione del rischio idraulico a livelli
compatibili con le caratteristiche ed esigenze funzionali
dellinfrastruttura.

26

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva

1.3: Edifici di valore storico, presenti sul territorio

1.3.1: La Certosa

Si tratta di un edificio molto importante, dalla scenografia notevole,


sottolineata dalla stupenda facciata con ordine tuscanico, recante
alcune iscrizioni latine che denotano il misticismo dellambiente in cui
stiamo per entrare ( solitaria vita coelestis scholae doctrina est et
divinarum artium disciplina, ossia la vita solitaria la dottrina della
scuola celeste e la disciplina delle arti divine ) .
Si tratta di una fabbrica che per maestosit seconda soltanto alla
Certosa di Pavia.
La costruzione della Certosa di Calci ebbe inizio il 30 maggio 1366 e
dopo due anni vi si insedi la prima famiglia certosina. Il primo priore,
Giovanni Uppezzinghi , fu nominato nel 1370. Con il passare degli
anni la comunit certosina di Calci ricevette numerose donazioni da
parte dei fedeli e dei benefattori, tali da consentirle il sostentamento
e la manutenzione di tutti i beni. Notevole fu, in proposito, la
donazione elargita dal signor Lotto Gambacorta, avvenuta nellanno
1397.
Il completamento dei diversi corpi di fabbrica che compongono la
Certosa ha luogo durante il corso del XV secolo, sebbene laspetto
odierno sia diverso da quello di quellepoca.
Nel XVII secolo vi furono anche lavori di ampliamento ed
ammodernamento,

visto che le celle furono ristrutturate e nel

Chiostro Maggiore si ebbe la realizzazione di alcune colonne in


marmo di Carrara che facevano da cornice allintero ambiente.
Nel 1672 vi fu lapertura di un nuovo ingresso davanti alla facciata
della chiesa e la costruzione della cappella esterna di S.Sebastiano.
Il Completamento della facciata come la vediamo oggi fu operato dal
priore Alfonso Maggi che, in carica nel periodo compreso tra il 1764
ed 1797, dispose di numerosi artisti tra cui pittori e scultori che
27

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


realizzarono limponente facciata della chiesa. In questo periodo fu
realizzata anche la piazza antistante lingresso della Certosa nonch
la strada dei Madonnoni cos chiamata per gli elementi scultorei
che vi furono creati.
Fu infatti in questepoca

che lintero complesso sub consistenti

modiche sia sul piano architettonico che su quello pittorico e


scultoreo, visto che molti elementi della facciata, le decorazioni che
si trovano allinterno e limpostazione propospettica di molte sale
riportano elementi tipici del XVII e XVIII secolo. Basti pensare alla
sala della foresteria granducale, ad esempio, che presenta
decorazioni e stucchi tipici del 700, pitture tromp loeil nonch i
famosi dipinti ad architettura con raffigurazioni di resti di colonne
romane.
Nella monumentalit della Certosa si nota lassenza di campanile
che fu abbattuto da un fulmine in passato.
Nonostante i tentativi successivi il campanile non fu mai ricostruito
successivamente.
Di particolare importanza lepoca granducale nella quale molte
personalit arrivarono al celebre monastero; non a caso proprio in
questepoca si realizza la sala della foresteria precedentemente
descritta. Con lavvento di Napoleone, il 23 marzo 1808 si ebbe la
soppressione del monastero ed i beni della Certosa furono trasferiti o
dispersi mentre i possedimenti terrieri furono venduti allasta.
Con la caduta di Napoleone, nel 1818 si ebbe la ricomposizione della
Certosa anche se per pochi anni visto che nel 1866 fu nuovamente
sciolta a causa della soppressione degli ordini religiosi.
Verso i primi del 900 vi fu il ritorno dei monaci certosini che
ricoprirono un ruolo importante a cavallo delle due guerre mondiali.
Lultimo scioglimento dellordine si ebbe nel 1969, a seguito del quale
la Certosa stata destinata a museo di storia naturale .

28

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva

La Certosa

1.3.2 La Pieve di S.Giovanni Evangelista ed Ermolao


martire

La costruzione della pieve risale al periodo che va dal 1088 al 1099,


come si evince da un documento del 1174. Secondo i documenti
rinvenuti nel 1111 la Pieve fu ultimata ed aperta al pubblico. In
quellanno larcivescovo Morioni vi depose il corpo di S. Ermolao, del
quale fece dono alla popolazione calcesana, eleggendolo patrono di
Calci. La nuova chiesa era sorta in una zona molto decentrata
perch a quel tempo il borgo pi consistente si trovava pi a nord,
allaltezza del Ponte al Parlamento, vicino alla chiesa di S.Maria a
Willarda. Dal XV secolo la Pieve assunse unimportanza sempre pi
notevole, sia nellesercizio del culto che della vita di comunit,
sospinta dallo sviluppo urbanistico e demografico della zona
circostante. La Pieve fu progettata e realizzata dove era collocata la
Cappella di S.Maria, realizzata a pianta rettangolare . Si tratta di una
chiesa a tre navate con colonne corinzie ed ioniche . Nel XIII secolo

29

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


fu aggiunta una parte del corpo di fabbrica attuale che serviva per
linserimento del fonte battesimale.
Il campanile fu realizzato in posizione distaccata dal corpo principale
con un grande ingresso ad arco, visibile dallinterno. La conclusione
dellopera si ebbe tra la fine del 600 e gli inizi del 700. Sul lato sud
della Chiesa era stato realizzato lOspedale di Calci che nel corso del
tempo ricopr svariate funzioni.
Affiancata alla Chiesa, sorgeva la casa dei preti che era un edificio a
due piani, distrutto da un violento incendio nel 1906. Nellattuale
Piazza Cairoli erano presenti il mulino della Pieve ed il cimitero.
A partire dalla depredazione che si ebbe nel 1375, molteplici sono
state le trasformazioni e le sovrastrutture realizzate. Si pensi ad
esempio

allunione

della

chiesa

al

campanile

mediante

la

realizzazione di un simil transetto e alla costruzione della sagrestia a


ridosso del campanile stesso. Con il passare dei secoli sono state
aggiunte delle cappelle e nuovi altari allinterno della Pieve che
hanno affiancato laltare centrale. Nel 1737 il pievano Raffaello
Casali realizz la cupola mentre la volta della navata centrale nonch
quelle delle navate laterali sono quasi sicuramente del XIX secolo.
Come ultima data fondamentale nella storia della Pieve fino ai giorni
nostri, ricordiamo il 1842, anno in cui lintera fabbrica fu elevata al
ruolo di prepositura.

1.3.3 Il complesso di S.Agostino di Nicosia

La fondazione del monastero e della chiesa risale al 21 dicembre


1264 ed avvenne ad opera del Beato Ugo da Fagiano che era stato
vescovo di Nicosia di Cipro.
La scelta di questo luogo era dovuta alla pessima fama di cui godeva
perch rifugio di ladri e malviventi.

30

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


Il compimento dellopera ebbe luogo nel 1268, quando Ugo ottenne
dal comune di Pisa lesenzione fiscale e la perpetua protezione dal
governo della repubblica.
La suddetta chiesa coperta dal marmo sul quale si trova limmagine
dellillustre fondatore che fa parte dei beati della chiesa pisana. Il 22
settembre 1771 si ebbe la soppressione del monastero ad opera del
granduca Leopoldo I di Toscana.
1.4 Le torri ed i castelli della Valgraziosa.

Il periodo medievale caratterizzato dalle continue incursioni


barbariche che portarono ad un clima di insicurezza e alla
conseguente esigenza di difesa da parte della popolazione. Intorno
all800 d.C ebbe origine il feudalesimo, fenomeno che port alla
creazione di vasti possedimenti, di feudi per lappunto, appartenenti
ad un signore che garantiva protezione e sostentamento a chiunque
vi si assoggettasse, in cambio di una corv, una prestazione
obbligata.
Per garantire protezione si ergevano delle costruzioni dotate di mura
imponenti, con numerosi punti di avvistamento necessari per
scongiurare gli eventuali attacchi nemici.
Ecco quindi nascere in questo periodo i castelli, spesso dotati di torri
di avvistamento o anche singole torri realizzate in corrispondenza di
pendii per assicurare un pi efficace avvistamento di incursioni
nemiche. Il suddetto fenomeno, presente in tutto il territorio italiano ,
lo ritroviamo anche nella Valgraziosa, nella cui parte orientale
sorgevano il Castello di Caprona con la rocca di S.Biagio, il castello
di Anghio, la Fortezza Bonifacia di Montemagno, la Torre Colombaia
e la Fortezza della Verruca.
Lungo la vallata del torrente Zambra troviamo invece: il Castello di
Arcicauso a tre Colli, il Castello Maggiore, il Castello Minore, la Torre
al Parlamento e la Torre a Padule.

31

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva

1.4.1 Il Castello di Anghio

Si trova al di sopra del Torrente Zambra, nella localit collinare


denominata S.Lorenzo , a est del centro di Calci e a due passi dal
piccolo borgo chiamato Montemagno.
Lantico nome del luogo chiamato S.Lorenzo era Anghio, nome
forse longobardo della suddetta zona.
Il Castello di Anghio era situato sul colle ancora oggi chiamato La
Torre e controllava la strada mulattiera che da Nicosia conduceva a
Montemagno.
La presenza di questo castello attestata da una carta datata 975
mediante la quale il Castello in questione, il borgo ed i territori
circostanti furono dati in enfiteusi ai figli del conte Oberto, gi
detenente, ad opera del Vescovo pisano Alberico.
Le tracce di questo castello sono inserite o nascoste nelle case che
si trovano ancora oggi in questo luogo.
Anche se il nome La Torre si tramandato secondo tradizione, ci
sembra di rilevare alcune tracce visibili in questo luogo che attestano
la presenza di una casa-torre a tre piani sovrapposti di ununica
stanza. Sul lato est della stanza presente una porta medievale
realizzata con bozze di verrucano. Altro carattere che denota la
presenza di una struttura a torre la larghezza dei muri perimetrali,
sicuramente eccessiva per un edificio dabitazione dalle proporzioni
modeste.
Sicuramente le tre stanze sovrapposte, per la loro conformazione ed
i loro elementi architettonici, risultano essere tipiche di una casa
torre.

32

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva

1.4.2 Il Castello di Caprona

Lattuale borgo di Caprona era anticamente un forte sovrastato dalla


Rocca di S.Biagio che aveva il compito di sorvegliare il fiume
sottostante perch non venisse attraversato. Le prime notizie che
attestano la presenza di questo castello risalgono al 1024. Per la sua
posizione strategica stato spesso teatro di lotta tra guelfi e
ghibellini, ad una delle quali ha preso parte anche Dante Alighieri. La
distruzione del castello avvenne nel XV secolo.

1.4.3 La Fortezza Bonifacia di Montemagno

Dallarchivio parrocchiale si apprende che questa fortezza fu


costruita dai Montemagnesi per proteggere il paese dalle continue
scorrerie. Fu realizzata nella parte sovrastante la borgata.
Al piano terra della casa canonica sussistono ancora oggi alcune
tracce della fortezza il cui nome significa letteralmente fare del bene
.

1.4.4 La Fortezza della Verruca

Si tratta della fortezza pi importante presente nella Valgraziosa .


Gi prima dellanno mille sul Monte Verruca esisteva gi una rocca o
castello. La fortezza che conosciamo oggi fu costruita per volere
della Repubblica Pisana, al fine di difendere meglio il proprio
territorio. Il forte, di forma quadrata, presentava due torrioni sul lato
est, al centro dei quali si apriva lingresso. La strada che porta
allimponente edificio era ed tuttora molto accidentata.

33

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


Sul lato ovest vi erano due bastioni squadrati e pi bassi dei torrioni;
al centro della piazza darmi si trovava il maschio, attualmente
distrutto. Nel corso dei secoli il continuo conflitto che cera tra Pisani
e Fiorentini induceva questi ultimi a conquistare la Verruca, anche a
costo di numerose perdite.
La fortezza cadde per la prima volta in mani nemiche nel 1405 e
dopo varie vicissitudini fu riconquistata e fortificata nel 1494. Il 18
giugno 1503, dopo un lunghissimo assedio, la fortezza and nelle
mani dei Fiorentini.

1.4.5 La Torre Colombaia

Sulla strada tra Montemagno e La Verruca esisteva una torre


affiancata alla Chiesa di S.Martino, entrambi esistenti gi prima
dellanno mille. La torre, oggi trasformata in campanile, aveva il
compito di controllare laccesso alla fortezza verrucana.

1.4.6 La Torre a padule

Di ubicazione incerta se ne trova notizia gi prima dellanno mille.


Dai documenti ritrovati si pu ipotizzare la corrispondenza odierna
con il campanile di Caprona, la cui funzione era probabilmente quella
di difesa in prossimit dellapprodo fluviale. A seguito della
costruzione della Pieve di S.Giulia la torre ne divenne il campanile.

1.4.7 La Torre al parlamento

Si ergeva nelle vicinanze del ponte che ne portava lo stesso nome e


la sua maestosit dominava il borgo medievale, di cui ne segnava il
centro. Era addossata al Palazzo del Capitano. Oggi le strutture di
entrambi gli edifici sono adibite a residenze. Le sue notevoli
34

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


dimensioni, la solida base lievemente piramidata ed il notevole
spessore del muro perimetrale rendono questa torre facilmente
riconoscibile.
La sua altezza superava un tempo quella attuale e la sua cima
presentava merlature.

1.4.8 Il Castello dellArcivescovo o Castelminore

A partire dal IX secolo si hanno notizie circa lesistenza di una


residenza del Vescovo di Pisa che sorgeva su un colle vicino al
borgo di Calci ed era denominato minore per distinguerlo dal
maggiore.

1.4.9 Il Castello maggiore

Rappresentava la rocca di difesa della Comunit Calcesana e per


questo motivo era denominato Maggiore . Non sappiamo con
esattezza lepoca in cui fu realizzato ma la sua collocazione era
probabilmente sulla confluenza del Botro di Vallebuia con il torrente
Zambra, in prossimit della Chiesa di S.Michele Arcangelo, gi citata
nel 780.
Dai primi documenti rinvenuti che parlano del castello, risalenti al
XIII-XIV secolo, sembra essere palese che sia stato realizzato verso
il XII secolo con lattuale Piazza Verdi che gli faceva da recinto
murato.
Alla rocca si accedeva da ovest mediante una mulattiera. I due
torrenti prima citati formavano una difesa naturale del castello. Fu
luogo di numerose battaglie ed al suo interno vi si raccoglieva la
popolazione per difendersi dagli attacchi. Anche di questo forte cos
come dellantica Chiesa non rimangono che poche tracce. Quelle
che vediamo oggi sono ricostruzioni del XIX secolo.

35

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva

1.5 : Le ville storiche presenti in Toscana

La cultura della villa si diffusa grazie alle descrizioni di


Giovanni Boccaccio nel Decameron e grazie ad unopera
non meno importante, intitolata Le Amorose visioni dove lo
scrittore si sofferma su alcuni elementi che caratterizzavano i
giardini delle ville quali le rose, la vite , il pergolato, la fontana,
ed alcuni animali che spesso vivevano nei dintorni di queste
dimore. Sia la flora che la fauna ivi descritte rappresentano
lallegoria

della

rigenerazione,

dellimmortalit,

della

giovinezza e della fecondit. Fu anche grazie alla trattatistica


di Leon Battista Alberti che la villa con i suoi stili ed abitudini
di vita riscosse tanta fortuna da vedere divulgate le sue
tipologie, codificata la sua struttura, ampliate le sue
suggestioni. Pietro cattaneo, insigne architetto del XVI secolo,
ne I quattro libri di architettura del 1554 scrisse che in molte
province come Siena , Firenze, Lucca e Pisa, ricchi signori
benestanti amavano possedere un luogo di villeggiatura, di
svago dove si poteva dare adito alle proprie esigenze di
divertimento, immersi nella natura. Cattaneo precisa che
questi luoghi avevano un carattere ameno, ricco di elementi
che rendevano lambiente veramente esclusivo e ricco di
svaghi di ogni tipo. Il giardino delle ville era particolarmente
curato e presentava numerosi percorsi, vasche con fontane,
fiumicelli e tutta una serie di elementi decorativi tipici
dellepoca. Tutto in questi luoghi era pensato per dilettare chi
vi arrivava; basti pensare alle feste e ai balli in maschera che
vi venivano organizzati o alle battute di caccia e tutta una
serie di attivit volte allo svago e al diletto.
Il piacere della villeggiatura era dunque legato alla villa, luogo
dove si abitava con eleganza non lontano dalla citt per
approfittare dei suoi pregi di libert e di vita in un ambiente
36

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


caratterizzato dal vivere allaria aperta, nello svago delle molte
attivit tra cui la caccia, la pesca e lequitazione.
Quanto alle origini della villa, liter formativo che attraverso la
casa da signore arriva al risultato della villa muove i primi
passi dal casale rustico, inteso come nucleo in s disponibile
ad una diversa e specifica organicit in divenire, e ha come
ispiratrice di promozionalit la conduzione di tipo patriarcale.
Tutto questo avviene durante il trapasso dal sistema feudale
allo sviluppo della propriet terriera di impronta borghese. Se
quindi in un primo tempo la villa sorse con

connotati

contadineschi, da cui il termine villano , successivamente vi


fu una perdita di tale identificazione al punto che questo tipo di
dimora

divenne

sinonimo

di

residenza

signorile

unita

generalmente ad unattivit agricola. Si assiste inizialmente


alla mancanza di una tipologia unitaria della casa da signore
che successivamente acquisisce a poco a poco il significato
di insediamento patriarcale, sostanziale carattere di civilt
delle ville toscane.
Non si dimentichi infatti che larticolazione poderale, precipua
del sistema mezzadrie, tipico delle campagne toscane, si
fondava sulle dimensioni della famiglia. La casa rustica
assume il carattere di casa da signore che diviene il punto
di mediazione fra cultura contadina e cultura urbana, visto che
il padrone e la sua famiglia diventano pi compartecipi delle
sorti dellagricoltura e dal momento che la famiglia assume
consistenza

di

rango

sociale

ruolo

crescente

nellurbanizzazione della campagna.


La fattoria-villa si trasforma poi in villa patrizia perch le
originarie finalit di controllo della produzione agricola si
stemperarono nelle successive e preminenti esigenze della
villeggiatura

da

trascorrere

in

un

dorato

otium

contemplativo. Tutto ci avviene perch sono le graduali


ambizioni della famiglia a costituire il motore del decisionismo
riguardante gli interventi edilizi, perch ogni generazione
37

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


aggiunge e modifica qualcosa nel programma relativo alla
casa di campagna. Ogni proprietario lascia la propria impronta
in tale casa ed inoltre ogni pater familias vuole trasmettere
ai suoi successori il compito di proseguire e consolidare, con
la sempre maggiore dignit delledificio stesso, il quoziente di
rappresentativit familiare.
A conferma di questo fatto si nota che in molte ville, sia al loro
interno nelle pitture e sculture, sia allesterno nei parchi che le
circondano

vi

sono

elementi

scultorei

che

spesso

personalizzavano la villa e concentravano lattenzione su


alcuni membri o su intere famiglie, come nel caso di Villa
Scorzi a Calci dove sullingresso al parco troviamo
liscrizione Horti Cinii , a testimonianza dellappartenenza
alla famiglia Cini.
Il parco un elemento che ricorre in tutte le ville ed assume
una conformazione che si adatta alla morfologia del territorio
in cui viene realizzato .
Se il parco circostante era allitaliana mostrava una natura
piegata alle regole dellarchitettura, se era paesaggistico la
natura sembrava aver riacquistato la sua libert e tuttavia era
ancora artificiale. Assieme all hortus conclusus trasformato
in giardino segreto si diffusero le grotte, gli scherzi ed i giochi
dacqua, i labirinti ed i teatri di verzura. Ville e giardini erano
considerati come luoghi privilegiati del potere ma anche
occasioni di riposo e meditazione.
Il territorio toscano costellato da una miriade di dimore
auliche che testimoniano la storia, le tradizioni e la cultura
della Toscana; le tipologie pi ricorrenti sono la case-torri, le
case da signore, le ville-fortezza, le grandi e piccole tenute
medicee nonch le ville classiche e barocche.
Come nel contado fiorentino si trova unit e coerenza di stile
cos nel resto della regione si parcellizzano le scuole, le
esperienze ed i modelli. Le finalit sono sempre le stesse:
innanzitutto la villeggiatura e il cosiddetto ozio intellettuale,
38

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


ossia quella particolare attivit mentale di studio, riflessione e
discussione teorizzata gi in periodo imperiale romano e
ripresa dagli umanisti; dunque la caccia che sempre
necessitava di un punto di appoggio per le battute stagionali.
Altro elemento importante era la conduzione delle tenute.
I Medici in prima fila non mancavano di dare lesempio con le
loro dimore, tra le quali le pi note erano quelle di Poggio a
Caiano e di Artimino nella zona di Prato, Seravezza nella
provincia di Lucca, Agnano, Coltano ed altre del territorio di
Pisa.
Con lintento di sfoggiare ricchezza, potere e cultura i
committenti

toscani

incaricarono

mettendosi in concorrenza con

migliori

architetti,

i signori di Firenze, in

particolar modo nelle province particolarmente legate al


capoluogo come Prato, Pisa, Pistoia e Siena.
Se prendiamo come esempio la citt di Pistoia, tra sei e
settecento si assiste in questa provincia ad una feconda
stagione architettonica che arricch il territorio di numerose
residenze estive.
Alcune potenti famiglie pistoiesi utilizzarono queste dimore
come luoghi dove poter investire i loro ingenti capitali. Queste
usavano tali residenze soprattutto nel periodo estivo, come
luoghi dove fuggire dalla ristrettezza dei palazzi urbani e dal
caldo opprimente delle citt.
Le zone predilette furono la valle dellOmbrone, ai piedi
dellAppennino, il Valdarno e la Valdera, la Valdinievole dove
vennero disposte perlopi sul versante collinare dellantica
Cassia.
In questa ultima zona, dopo le bonifiche dei Lorenesi il valore
dei terreni in piano crebbe enormemente favorendo uno
spostamento a valle dei nuovi insediamenti. I nobili si
impegnarono a contornarsi di numerosi artisti di maggior
valore con lintento di procurarsi il miglior biglietto da visita per
intraprendere gli affari con Firenze.
39

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


Nel territorio di Pisa, invece, gi a partire dal secolo XV i
Medici

stavano

costituendo

un

consistente

patrimonio

fondiario dove venivano investiti i capitali provenienti dalle loro


attivit finanziarie e commerciali. La guerra tra queste due
citt rallent questo processo che riprese solo a met del
secolo successivo.
Sotto il governo di Cosimo I, nel 1568, i signori di Firenze
potevano vantare appezzamenti di terreno di circa 34000
ettari con castagneti, oliveti, vigne e boschi. Fino alla prima
met del XVI secolo linsicurezza politica e la parcellizzazione
delle propriet fondiarie avevano ostacolato linsediamento
nelle ville.
Grazie allistituzione del granducato e alla realizzazione di
opere di idraulica il processo di acquisto di nuovi poderi da
parte

di

ricche

famiglie

procedette

spedito

ed

in

contemporanea si diffusero le colture dei cereali. Verso la fine


del 1500 sorsero le prime ville, generalmente collocate sulle
colline nei dintorni della citt, soprattutto nella parte nord. A
quellepoca erano numerose le famiglie Fiorentine che
disponevano di immobili nella zona e che contribuirono ad
esportare sul territorio pisano il modello umanistico di vita
agreste. La villa divenne per quei signori una nuova maniera
di

evidenziare

il

possesso

del

luogo.

La

presenza

dellarchitetto mediceo Buontalenti che progett la villa di


Coltano, residenza di caccia del Granduca Francesco I, fu un
esempio nella tipologia di residenza suburbana di origine
fiorentina che, in un primo tempo, caratterizz la produzione
edilizia del territorio pisano. Mentre rimanevano i motivi tipici
della villa-fortezza, derivanti da Michelozzo, i portici ed i cortili
si dissolvevano in favore di un inserimento pi organico nella
campagna circostante.
Un aspetto che desta notevole curiosit rappresentato
dallorientamento a nord di numerose residenze che serviva al
miglior sfruttamento dei venti secchi, preziosi per lessicazione
40

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


dei prodotti agricoli presenti nelle soffitte. Le esigenze del
villeggiare erano dunque in parte sacrificate per questi motivi.
Alla fine del XVIII secolo alle residenze dei Fiorentini si
affiancarono quelle pi modeste dei nobili locali come
documentato da uno storico del tempo R.B., che nella sua
Relazione di Pisa e del suo territorio del 1758 nota che
quasi i 4/5 del territorio pisano di propriet di non pisani .
Nel XIX secolo lattenzione dei committenti si spost sul
Lungomonte pisano tra S.Giuliano Terme e Calci, una zona
divenuta di villeggiatura gi a partire dal 700 con la diffusione
delle cure termali. Il legame tra ville e terme fu stretto; non a
caso il giardino della Villa Belvedere a Crespina una
struttura termale realizzata nel XVIII secolo.
Tra il 200 ed il 300 Siena competeva con Firenze con abili
banchieri ed esperti lanaioli che esportavano i loro prodotti in
tutta Europa. Due grandi famiglie si imposero nel panorama
cittadino: I Chigi ed i Piccolomini . Limpero economico dei
Chigi competeva con quello dei Medici e cos le sue residenze
tanto che alla morte di Agostino Chigi i banchieri senesi
promossero la costruzione di numerose ville, sulle colline
limitrofe alla loro citt, che ripresero lo stile degli edifici
realizzati dai Chigi.
Per quanto riguarda Lucca, questa nel 500 era una repubblica
che aveva la moneta controllata dai patrizi locali; a quel tempo
le attivit mercantili ed industriali erano fiorenti e poco pi tardi
furono sviluppate anche quelle finanziarie e creditizie.

La

prolifica stagione delle ville della lucchesia cominci a partire


dal 500 e si svilupp di pari passo con la fortuna della citt.
Grazie al prolungato periodo di prosperit nel suo territorio
sorsero numerose residenze suburbane e agresti, poste a
coronamento degli investimenti fondiari dei patrizi cittadini.
Dopo

il

1550

si

diffusero

anche

qui

le

esperienze

dellarchitetto Bartolomeo Ammannati, ben presto assunte a


modello per tipologia ed apparato decorativo. Tra il 1580 ed il
41

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


1590 Giovanni Sanminiati, nobile lucchese, pubblica il suo
trattato Delledificar delle case e palazzi in villa e dellordinar
dei giardini e orti . Dei vasti e rinomati giardini allitaliana
della lucchesia ormai rimangono poche tracce; nel secolo
scorso furono tutti trasformati secondo il gusto romantico di
ispirazione anglosassone e solo in alcuni casi, come nel parco
della villa reale di Marlia, si riusc ad ottenere una fusione tra i
due stili. Il barocco nella lucchesia, almeno in ambito
residenziale, raggiunse livelli di grande suggestione con le
ville Mansi, Torregiani e Garzoni. Successivamente, nel corso
del Settecento, la costruzione delle ville sub una pausa per
avere unultima impennata durante la prima met del secolo
successivo, sotto limpulso delle due case regnanti che si
alternarono al governo della citt: i Baciocchi Bonaparte ed i
Borbone. Ai privati non rimaneva che costruirsi villini di
villeggiatura. Questa nuova tipologia and diffondendosi
soprattutto sulla costa tirrenica, non solo in territorio lucchese
ma anche a Livorno dove gi sul colle di Montenero erano
sorte le dimore della potente borghesia imprenditrice,
arricchitasi con i commerci marittimi. A Massa e Carrara la
situazione non era molto diversa anche se qui la borghesia
doveva la propria ricchezza al marmo.
Dove invece il latifondo rimase la fonte maggiore di guadagno,
come nellaretino, larchitettura residenziale rimase aulica, le
dimore di pregio continuarono ad essere caratterizzate da alte
torri, antica reminiscenza degli austeri edifici bellici. In pianura
invece, dove le bonifiche settecentesche avevano creato
nuovi estesi poderi, sorsero ex novo le residenze di Cortona e
della Valdichiana. La posizione tra Roma e Firenze fece s che
queste nuove dimore fossero caratterizzate dagli influssi
barocchi. Infine la provincia di Grosseto, la pi povera di ville,
da sempre paludosa e poco popolata, ospit pi che altro
castelli, solo alcuni dei quali vennero ingentiliti ed abitati
regolarmente.
42

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


Una situazione anomala rispetto a tutta la Toscana che tra sei
e settecento vide sostituire al piacere di possedere quello di
vivere questi spazi. Aumentarono cos gli annessi, spesso
realizzati in stili bizzarri, proliferarono le cappelle, le limonaie, i
locali di servizio, i giardini, i viali alberati di accesso e gli
interni si arricchirono di grottesche, quadrature, allegorie,
scene mitologiche atte a celebrare il clima sfarzoso e libertino
di queste dimore.
Pietro Cattaneo nei Primi quattro libri di architettura , scritti a
met del 500 , ricorda che mercanti, signori e gentiluomini si
concedevano in villa grato, onorato e onesto diletto per via di
pescagioni, cacciagioni, canti, balli, veglie, giochi ed altri
variati piaceri. Tra gli altri variati piaceri vi erano le corse
a cavallo, le giostre, le rappresentazioni teatrali ed i banchetti.
Con il progressivo decadimento dei costumi alle cacce
vennero preferiti i pi riposanti e trasgressivi giochi di societ.
Questi non erano che i prodromi della fine di unera .
La nobilt era sul punto di essere ridimensionata, cos come
succedeva ad una delle sue migliori espressioni, la villa.
Tramonta ormai tutto quel modo di vivere che cera stato sino
a quel momento; i nuovi borghesi alle grandi dimore
preferivano i pi modesti villini, economicamente meno
impegnativi e pi consoni al loro nuovo stile di vita.

43

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva

1.5.1 : Le ville storiche del Valdarno e della Valdera

Nella Valdera e nel Valdarno troviamo numerose ville con


caratteristiche tipologiche che riprendono molto le ville
medicee, sia nellimpostazione della facciata che nelle linee e
nella disposizione delle stanze, con grande sala dingresso al
piano terra e piano nobile al primo piano . Lo sviluppo di
queste ville avveniva per aggiunte successive, spesso con la
costruzione di annessi che potevano assumere destinazione
agricola o di diletto per la caccia o per lequitazione.
Quanto allorigine di queste ville sappiamo che nel Medioevo
esistevano strutture fortificate, monasteri posti molto spesso in
posizione collinare su alture o su pianure. La loro conversione
in ville avvenne tra la fine del XV secolo ed il XIX secolo. In
alcuni casi fu mantenuto il carattere munito dellinsediamento,
in altri si adattarono parti residue come torri o porzioni di mura
che vennero reinserite nella nuova struttura. A titolo di
esempio citiamo il caso di Villa Niccolini , di origine
medievale, che mantenne loriginaria conformazione tipologica
con le due torri laterali reinserite nella nuova struttura. La
distanza e la difficolt di relazione con i centri urbani ha
contribuito a incrementare il carattere autosufficiente della
villa, luogo di diletto e di lavoro allo stesso tempo, visto che la
villa disponeva nella stragrande maggioranza dei casi di
tenute coltivate; vi si producevano cereali, frutti di svariati tipi
ma anche carni pregiate dal momento che vi potevano essere
anche allevamenti di bestiame.
Per questa sua natura inscindibile dal contesto agricolo, la
villa si sviluppava spesso assieme ad aggiunte successive di
corpi di fabbrica a destinazione agricola. In questo ambito la
parte di fabbricato denominata villa aveva uno sviluppo
planimetrico pi regolare ed una conformazione della facciata

44

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


che riprendeva i canoni della simmetria e della cura stilistica
tipica del periodo in cui veniva realizzata.
Nel corso dei si secoli si pass da unedilizia caratterizzata da
unestetica funzionale ad una composta secondo le regole
vitruviane e secondo i principi dell art decor . Limaginerie
castellare sostanzia lambientazione romantica del giardino.
La decorazione degli interni si apre ad una libert figurativa
che attinge ad una gamma notevole di repertori eclettici: in
alcune ville si vedono ad esempio influssi neomanieristi
derivanti da Sebastiano Serlio, dipinti neopompeiani o
neoclassici dove viene rievocata la presenza dellantico. Ogni
ambiente si qualifica con decorazioni tematiche che dalle
allegorie classiche si drammatizza in estesi apparati tromp
doeil

ossia

apparati

scenografici

tipici

dellarte

settecentesca che erano volti a creare ambienti di meraviglia


con aspetti illusionistici di notevole effetto.
Di notevole interesse sono gli elementi architettonici

che

ritroviamo nelle ville in oggetto, tipici dei diversi periodi in cui


vengono realizzati.
Il linguaggio della tradizione del tardo 500 si diffonde nelle
ville volterrane, caratterizzate da volumi di impianto regolare,
marcati dalla presenza di profili in pietra che in alcuni casi si
ispessiscono di bugnati. Il motivo della serliana con ampio
fornice impostato su pilastri e dado, aperture con cornici
arcuate,

unaddizione

di

epoca

successiva.

Motivi

buontalentiane si ritrovano anche nei timpani scanalati


sovrastanti le aperture. Le cappelle delle ville partecipano al
generale

rinnovamento

della

residenza,

aggiornando

semplici spazi ad aula con ornamenti in stucco, decorazioni


pittoriche ed arredi. La capillare profusione decorativa che
caratterizza gli interni vive sia nelle locuzioni tardobarocche
con accenti rococ che nelle permanenze classiciste. Nello
stile tardobarocco acquista grande enfasi il tomo del portale
che viene dilatato, aperto, dissimulato, teatralizzato con
45

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


architetture di invenzione, attente alla variet del repertorio
manierista-barocco. La diffusione del gusto ornamentale,
rappresentata prevalentemente da dipinti a quadrature e
stucchi, capillare ed legata spesso agli architetti, alle
maestranze e agli artisti che diventano portavoci di una
speciale

maniera

di

orchestrare

varie

tecniche

di

rappresentazione su diversi piani di modellazione, dal dipinto


a stucco alla scultura; dalla quadratura alla scena di genere, al
paesaggio.
La decorazione degli interni evolve nell800 verso la
dimensione dellambiente di natura pi che di architettura. I
colonnati raffigurati nei dipinti orientano lo sguardo e fanno s
di riconquistare la realt del contesto.
Tra le ville del comprensorio pisano geograficamente pi
vicine a " Villa Scorzi " ricordiamo la Villa di Crespignano,
ubicata alle pendici della rocca di Caprona, in posizione
dominante sulla valle che divide il colle di Caprona dal monte
Serra.

La villa di Crespignano

46

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva

Oggi il complesso si mostra completamente diverso rispetto


all'originale impianto, sicuramente pi piccolo di quello attuale.
Questo si deve alla famiglia Lanfranchi Lanfreducci, poi
Upezzinghi, che rilev la propriet nel seicento dalla famiglia
Appiano, committente dell'edificio costruito nel '500. Il progetto
ideato dal Pellegrini comprendeva un ampliamento che port
alla costruzione dei corpi laterali asimmetrici visibili ancora
oggi ed una sostanziale riprogettazione prospettica delle
facciate: oggi la villa si presenta sullo sfondo dei Monti Pisani,
solenne ed austera e domina tutta la pianura verso cui volge.
L'enorme mole del complesso caratterizzata in facciata da
una ricca decorazione pittorica, accentuta nella parte centrale
in cui si apre il portone di ingresso alla residenza padronale.
Essa mostra una ritmica decisamente verticale che si
contrappone all'andamento orizzontale sostenuto dal grande
sviluppo della massa volumetrica e dalle numerose aperture
che lo incidono. L'austerit dell'edificio rafforzata sia dalla
semplice decorazione che inquadra le finestre che pur
rispettano la gerarchia degli ambienti interni su cui si aprono
ma soprattutto dal grande frontone con orologio centrale,
sormontato da elementi in terracotta e sagomato. E' questo un
motivo che ricorda molto la facciata di " Villa Scorzi " dove
ritroviamo un frontone molto accentuato con orologio centrale
ed affiancato da vasi in terracotta, motivo questo molto in
voga negli edifici di grande importanza del '700. Nella villa di
Crespignano troviamo anche un altro motivo decorativo che
era molto in voga tra '600 e '700, presente anche in " Villa
Scorzi " : nel parco, delimitato da un muro in mattoni,
presente infatti una grotta, un elemento che si mostra definito ,
autosufficiente. All'interno di questa grotta troviamo stalattiti,
stalagmiti, conchiglie, pietre ed una forte dose di colore
47

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


armonizzato con elementi pi spiccatamente antropizzati quali
busti, statue e medaglioni; giochi d'acqua ne accentuano la
scenograficit. Tutto questo in armonia con lo stile " rocaille
" del '600 che ritroviamo nella Certosa di Calci e nella stessa "
Villa Scorzi " dove , in fondo alla strada di ingresso presente
una scultura realizzata proprio nel suddetto stile.

Villa Scorzi

Anche in Villa Scorzi come nella villa di Crespignano i giochi


d'acqua accentuano la scenograficit della composizione,
visto che sono presenti due vasche poste di fronte alla
composizione scultorea di cui abbiamo parlato.
Un'altra villa degna di essere mensionata perch appartenuta
nel XX secolo agli stessi proprietari di Villa Scorzi la Villa
Medicea di Agnano. La villa fu fatta costruire da Lorenzo il
Magnifico nel '400 , sorgeva alle pendici del Monte Pisano
sovrastando una pianura bonificata dall'opera dei Frati
Olivetani che avevano permesso la messa a coltura con vite
ed olivo di parte dei terreni strappati alle acque. Ricco di
boschi e pinete il lungomonte si rivel l'ambiente adatto per la
caccia cui Lorenzo si dedicava con passione.
Un

disegno

eseguito

da

Giovanbattista

da

Sangallo,

interpretabile come rilievo delle strutture esistenti e un


48

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


progetto delle parti da riordinare permettono la descrizione
dell'impianto, impostato lungo un asse di simmetria che corre
perpendicolarmente alla facciata principale e su cui insiste,
oltre che la distribuzione dei locali interni all'edificio, ache il
sistema di percorsi che dal viale di accesso portano alla villa,
al giardino retrostante e alla vasca dei pesci.
Il palazzo cui si accede tramite una scala posta nel cortile di
ingresso collegato sul lato opposto, tramite una loggia, con il
giardino anch'esso murato e diviso in quattro aiuole uguali
disposte secondo la griglia dettata dall'asse di simmetria che
si conclude con la grande vasca per l'acqua. Questo modello
distributivo del giardino, con vasche ed aiuole poste in
simmetria lo ritroviamo anche in Villa Scorzi, in posizione
antistante la facciata principale. Qui abbiamo infatti due
vasche collegate da un piccolo sentiero e fra le quali si
interpongono alcune aiuole di forma rettangolare, delimitate
da motivi ornamentali in pietra.
A partire dal 1819 si assiste ad un'opera di ristrutturazione
della villa da parte della duchessa Maria Beatrice d'Este, per
volere della quale fu riprogettato il fronte che guarda il giardino
e fu costruita la terrazza belvedere che si antepone
all'ingresso. L'opera di ristrutturazione fu continuata nel 1847
dal Duca Ferdinando Carlo, erede della dinastia imperiale
dopo la scomparsa degli Este. Questi diede una nuova
impronta sia agli esterni che agli interni della villa. La propriet
passo poi a Oscar Tobler che la acquist direttamente
dall'arciduca

Francesco

Ferdinando

nel

1889,

quando

quest'ultimo si trasfer in Austria per succedere al trono


dell'imperatore. E' da questo momento che i Tadini Boninsegni
si imparentano con i Tobler, attraverso il matrimonio tra il
conte Mario Tadini Boninsegni e Anna Tobler. I Tadini
possiedono tuttora la villa che stata trasformata in albergo.
Parliamo adesso della Villa Rosselmini, la pi vicina
geograficamente alla Villa Scorzi; si trova a sud dell'abitato di
49

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


Calci in posizione panoramica lungo la strada comunale
rezzanese.
Si trova in una chiusa che ha perso ogni traccia del vecchio
impianto mentre ha mantenuto immutato il sistema ambientale
caratterizzato da terreni coltivati ad uliveto e frutteto.
Sappiamo dall'estimo di Calci del 1682 che la villa si trova sui
terreni che all'epoca appartenevano alla famiglia Cini, nobili
pisani proprietari anche di Villa Scorzi nel medesimo periodo.
La mancanza di documenti non permette una precisa
datazione ma lo stile architettonico settecentesco dimostra
chiaramente che la dimora signorile venne costruita dalle
fondamenta nella prima met del XVIII secolo. Si pu pensare
che i primi proprietari e quindi i committenti della villa fossero i
membri della famiglia Rosselmini, molto impegnata nella vita
politica della citt ed attiva nella mercatura. Alcuni di essi
emigrarono nel '400 e presero parte alla seconda guerra
contro Firenze, avvenuta a cavallo tra '400 e '500.

Villa Rosselmini
La villa presentata nel catasto ottocentesco del 1823 dove
registrata con la sua complessa struttura. Oggi di propriet
dei marchesi Mazzarosa ai quali pervenuta per successione.
L'assetto attuale della villa la conseguenza di un
ampliamento ed una ristrutturazione avvenuta verso la prima
met del XVIII secolo. La facciata principale mostra
un'inconfondibile impostazione settecentesca con le aperture
50

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


disposte simmetricamente e decorate con cornici e timpani
nella parte superiore. La decorazione della facciata
arricchita dalla presenza di statue e vasi di terracotta proprio
come nella Villa scorzi.

1.6 : Villa Scorzi: la storia e levoluzione

Villa Scorzi sorge sulla destra del torrente Zambra, nella zona
chiamata anticamente Pezzaula sulla stessa linea di Villa
Rosselmini , a poche centinaia di metri da essa.
Secondo le indicazioni forniteci dalle antiche notazioni livellari
della Pieve di Calci, risalenti al periodo a cavallo tra la fine del XV
secolo e linizio del XVI secolo, il complesso Villa Scorzi
sarebbe il risultato della trasformazione ed ampliamento di un
edificio preesistente chiamato Casamagione , come viene l
indicato. Ledificio in oggetto era collocato sui terreni di Pezzaula,
una localit ubicata tra lattuale frazione di Calci denominata La
gabella e unaltra frazione chiamata La Corte , entrambe
poste lungo la Strada Provinciale Lungomonte. La zona un tempo
denominata Pezzaula confinava a sud con il padule, unampia
pianura allepoca costituita da territorio paludoso e a est con il
torrente Zambra,

di fondamentale importanza per leconomia

calcesana.
La Casamagione di cui parlano le notazioni livellari si ipotizza
fosse la casa calcesana della famiglia DAppiano, il cui tetto
venne incendiato dalle bande di Lotto Gambacorti ,
nellincursione punitiva del luglio 1397, secondo quanto narra lo
storico dellepoca Sardo:

et arsono lo tecto della chasa di

misser Jacopo dAppiano . Ledificio di culto cos descritto


quello che oggi si trova nella parte ovest del complesso Villa
Scorzi , unito alla villa mediante collegamenti orizzontali e
verticali. La prova di quanto detto si ritrova nella diversit dei muri
51

Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


perimetrali delledificio preesistente la villa rispetto a quelli
contigui della medesima: essi presentano infatti una notevole
irregolarit, con una serie di caratteri che ne attestano la
realizzazione in epoca medievale . Il dislivello esistente tra i vari
piani dei due edifici contigui conferma ancor pi quanto detto in
precedenza, ossia la realizzazione della parte ad ovest della villa
avvenuta a tra il 400 ed il 500.
Le prime notazioni storiche che attestano la presenza di un
palazzo , lattuale villa, risalgono al 1556 secondo quanto
riportato dallarchivio storico pisano.
Nel 1568 il palazzo fu suddiviso fra i fratelli Filippo e Bernardo di
Francesco di Ridolfo Paganelli.
Di notevole interesse storico liscrizione di collocazione n 3753
dellanno 1624 che ritroviamo presso il Catasto fiumi e fossi di
Pisa, antecedente al Catasto Leopoldino istituito in epoca
granducale.
Limportanza

storica

di

questo

riferimento

risiede

sia

nellattestazione del passaggio dellintera propriet alla famiglia


Cini, sia nella descrizione, se pur parziale, di quelli che erano il
numero e la diposizione degli edifici presenti allepoca, facenti
parte dellintero complesso : Ser Giovanni di Lorenzo Cini : Un
tenimento di terre lavorate, ulivate et fruttate con casa per il
padrone et una per il lavoratore et fattoio , luogo detto La Pieve o
palazzo di pertiche 94. Il fattoio scudi 50 e le due case scudi
550 . Questa frase descriveva lintera propriet che il signor
Giovanni di Lorenzo Cini aveva acquistato nel 1624 e che era
costituita da un appezzamento di terre sulle quali erano presenti
colture estensive, olivi ed alberi da frutto. La descrizione
prosegue precisando che sullappezzamento di terreno

si

trovavano due case di cui una per il padrone della tenuta e laltra
per il conduttore del fondo, nonch un frantoio che serviva per
frangere le olive dell intero appezzamento. Liscrizione termina
dando la misura delle superfici delle due case e del frantoio.

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Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


La propriet della villa da parte della famiglia Cini attestata
anche dalle scritte che si trovano sui due pilastri che affiancano il
cancello di ingresso, sui quali evidente liscrizione latina HORTI
CINII ossia giardino della famiglia Cini.
Sul portone di ingresso della villa troviamo lo stemma araldico
della famiglia Cini, nobili pisani che risiedevano nel XVII secolo
sul Lungarno Mediceo e che avevano diversi possedimenti su
tutto il territorio calcesano, tra cui anche la villa oggetto del nostro
studio.
Da alcune iscrizioni trovate presso lArchivio di Stato di Firenze
sappiamo che la famiglia Cini negli anni a cavallo tra il 1612 ed il
1650 si era indebitata notevolmente e per ripianare i debiti fu
costretta a vendere numerosi possedimenti presenti sul territorio
calcesano.
Il 1644 lanno in cui la famiglia Cini perde il possesso dellintera
tenuta a causa del pignoramento eseguito dal Monte di Piet di
Firenze, come attestato dallatto presente presso il Fondo fiumi
e fossi dellArchivio di Stato di Pisa ( collocazione n 2536, pag.
454 ) che riporta quanto segue: Antonio dAndrea Scorzi; Add
12 novembre 1674: levati quattro capi di beni dalla parte di
Giovanni di Lorenzo [] per essere pervenuti in detti Scorzi per
compra fattane dalla Signora Maria Giulia e le sorelle del cavalier
Jacopo Filippo da Scorno, per contratto rogato Ser Giovanbattista
Barbari di Pisa il 21 agosto 1670, nelle quali signore Da Scorno
erano pervenuti mediante la compra fattane dal signor Jacopo
Filippo e Giovanbattista di Bartolomeo dal incorpore fattane dal
Monte di piet di Firenze per debito del detto Cini, come per
contratto rogato Ser Michele Ghibellini da Prato 29 ottobre 1644
[].
Latto riportato d alcune informazioni preziose che aiutano a
ricostruire la storia di Villa Scorzi durante il XVII secolo; grazie
ad esso sappiamo infatti che il cavalier Jacopo da Scorno ed il
fratello Giovanbattista di Bartolomeo avevano acquistato lintera
tenuta dal Monte di Piet di Firenze il 21 agosto 1670,
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Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


concedendone la propriet alle proprie sorelle e ad una certa
signora Maria Giulia .
Il 12 novembre 1674 si ha il passaggio dellintera tenuta alla
famiglia Scorzi, per la precisione

Brunone e Ranieri, figli di

Antonio dAndrea Scorzi. Questa famiglia era ricca ed importante


nella zona di Calci,fin dai primi anni del 600, visto che possedeva
molti terreni nella localit chiamata Caprona , come attestato
dalla Carta Topografica n 168 del Comune di Calci, risalente
allanno 1622. Gli Scorzi possedevano anche alcune attivit sul
territorio calcesano quali ad esempio il mulino di Caprona, di
grande importanza per la zona in questione, visto che erano
presenti allepoca molte colture estensive in tutta la Valgraziosa,
come attestato dai registri delle partite di cereali che venivano
prodotti durante quegli anni.
A partire dal 1674, per tutto il 700 si assiste ad uno sviluppo
dellintero complesso; in particolar modo si ha lo sviluppo della
villa con la costruzione della facciata, in stile settecentesco per la
ricerca di simmetria visibile ad esempio nella disposizione delle
finestre e, soprattutto, nella presenza di un orologio con delle
cornici laterali nella parte superiore della facciata, motivo tipico
dellarchitettura del periodo che ritroviamo anche in molte altre
ville di questepoca.
Anche linterno della villa vede un notevole sviluppo durante tutto
il 700 : vengono infatti realizzati il piano terra nonch gli altri due
piani fuori terra, creando numerose decorazioni con pitture e
stucchi ancora oggi visibili, soprattutto al piano primo, il
cosiddetto piano nobile . Il gusto di tutti questi elementi
decorativi attestano ancora una volta la realizzazione della villa in
epoca settecentesca.
La costruzione della villa termina nel 1843, data scritta sul
portone posteriore delledificio. Nel 1830 iniziarono i lavori di
restauro della villa e fu proprio di questi anni la realizzazione della
scala a pozzo che si trova all'interno della villa e che costitu un
notevole dispendio di risorse per l'economia della famiglia Scorzi.
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Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


A quel tempo la limonaia odierna che affianca la villa non esisteva
cosicch la lavorazione dei limoni raccolti veniva effettuata sotto il
porticato che ancora oggi affianca Via XX Settembre. La limonaia
odierna fu realizzata tra il 1823 ed il 1873, come possibile
vedere dai fogli del Catasto Leopoldino trovati.
Attraverso i decenni la villa passa di padre in figlio cosicch nel
1838 passa da Scorzi Enrico a Scorzi Cavalier Ranieri e Luigi .
Nel 1844 passa a Dante Scorzi e nel 1846 si ha la successione a
Donato ed Enrico Scorzi. La successione di eredi maschi termin
quando l'ultima erede Cleopatra Dubois, rimasta vedova giovane,
il 31 gennaio 1854 spos il conte Finocchietti che risiedeva ed
aveva possedimenti a Livorno. Il conte decise di vendere la villa
a Dell'Este Arciduca Francesco che era quinto duca di Modena e
che possedeva gi le fattorie di Agnano e di Asciano. Questo
avvenne il 18 settembre 1854.
Il 1868 una data importante perch con l'istituzione del catasto
odierno si ebbe il passaggio della villa al catasto fabbricati. Nello
stesso anno tutta la tenuta pass sotto il Comune di Calci.
Nel secondo trimestre dell'anno 1877 la tenuta pass a Franceso
Ferdinando D'Austria Este.
Il 12 Agosto 1889 si ha l'atto di vendita dell'intera tenuta nonch
di quelle di Agnano e di Asciano al conte Tobler, di origine
svizzera ma abitante a Livorno. Dalla misura catastale effettuata
risulta che a quell'epoca la villa era costituita da tre piani e trenta
stanze di cui quattordici al piano terra, quindi al piano primo e sei
stanze nella soffitta. Nel 1890 il luogo dove si trova l'intero
complesso venne denominato " Pieve , luogo detto Scorzi " con
numero civico 249.
Nel 1920 si ha il passaggio di tutte le tenute da Oscar Tobler alla
figlia Anna nei Tadini Boninsegna.
Di notevole importanza l'anno 1933 in cui, come ancora
scritto nella limonaia, furono eseguiti i lavori di ristrutturazione
della medesima. I Tadini Boninsegna hanno posseduto la Villa

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Capitolo 1: Analisi Conoscitiva


fino agli inizi degli anni duemila dopodich stata venduta ad un
privato.

Villa Scorzi

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