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Scrive Franco Purini che ogni giovane architetto, una volta iniziato il proprio

percorso, si trova dinnanzi ad un muro costituito da tutte le architetture conce


pite nel corso della storia; in esso necessario trovare un appiglio, un riferime
nto, una piccola breccia a cui aggrapparsi, per iniziare a scrivere la propria s
toria e non correre il rischio di esserne schiacciati (dal "peso della Storia" c
ome diceva il mio vecchio maestro, quella con la "S").
Ma il peso e la possenza di quel muro rimane inevitabilmente di fronte a noi, co
stituendo un riferimento ed un monito, una traccia da seguire ed una spada in gr
ado di descrivere la condizione etica di ci che facciamo, l responsabilit di cambia
re il mondo.
Il corso delle nostre vite non molto dissimile, gioie dolori, momenti felici e t
ragedie si alternano senza sosta, andando a costruire un peso che si somma via v
ia ponderalmente e non linearmente sopra le nostre spalle.
Qualche amico pu provare a rappresentare un appiglio, mantenendo tuttavia il muro
sempre presente ed invariato.
Tutte queste vicende credo che in qualche modo segnino il nostro modo di progett
are oltre che di vivere.
Dicevamo " vince il pi adatto, non necessariamente il migliore". Appunto
Cemento, inerti, acqua...poi una infinita possibilit nelle modalit espressive otte
nute mediante casserature, pigmenti, disarmanti e composizione degli aggregati.
la MAGIA del calcestruzzo.
sono le sfumature a fare la differenza
I. Common Ground: edificio pubblico e luogo; A Fradegrada
II. Cavit e limite: il diaframma come luogo delle relazioni; S. Natoli
III. Progettare il vuoto: la cavit come invariante del progetto; S. Maglio
IV. Struttura e pattern: tra spazialit e decorazione; A. Fradegrada
V. Atmosfere: luce, ombra, progetto; S. Natoli
ogni volta che la guardo penso a quale meraviglioso labirinto dovesse essere Rom
a prima degli sventramenti