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La politica estera cinese dopo il 18 Congresso

di: Francesco Maringi


Per i lettori di questa rivista il tema della politica estera della Repubblica
Popolare Cinese non affatto nuovo (1). Questo articolo si concentra sulle
novit emerse dopo il 18 Congresso del Partito Comunista Cinese (Novembre
2012) cercando di mettere a fuoco le priorit e gli interessi strategici che
Pechino vuole preservare per raggiungere i propri obiettivi, che sappiamo
essere ambiziosi. Come si lega il Sogno Cinese con lo sviluppo delle relazioni
internazionali? Davvero il Pcc sta abbandonando la strategia indicata da Deng
Xiaoping di nascondere le capacit e mantenere un basso profilo? Dobbiamo
avere paura di un paese che emerge rapidamente come grande attore
planetario? E qual il contributo specifico che il Presidente Xi, cos temuto e
criticato in Occidente (cfr.: The Economist 2016b ), sta imprimendo al nuovo
corso cinese? Nelle pagine che seguono cercheremo di dare alcune risposte a
queste (ed altre) domande, consapevoli che il tema meriterebbe un
approfondimento maggiore, anche tra le istituzioni italiane, che dovrebbero
saper cogliere lopportunit dei grandi cambiamenti in corso per riorientare la
politica estera del nostro Paese e smetterla, finalmente, di vedere la Cina o
come una grande minaccia oppure come unoccasione di business a basso
contenuto tecnologico. Di tale miopia politica, sinceramente, faremmo tutti
volentieri a meno.
Wang Yizhou ( ), professore di Politica Internazionale e Politica Estera
Cinese dell'Universit di Pechino, nel chiedersi quali siano le trasformazioni
accorse alla politica internazionale del suo Paese e le sfide che la attendono, ci
fornisce una scaletta di punti che vale la pena seguire per evidenziare le novit
emerse dal Congresso. Tali aspetti saranno inquadrati nellultima parte
dell'articolo usando quattro chiavi narrative (2).
1. Il Sogno Cinese
Uno dei concetti principali elaborato dalla nuova leadership collettiva eletta al
18 Congresso quello del Sogno cinese ( zhongguo meng), di cui ha
parlato per la prima volta Xi Jinping il 29 Novembre 2012 come viatico per il
rinnovamento della nazione e che fissa gli obiettivi centenari (
liangge yibainian mubiao) della Cina, ossia: a) raddoppiare il Pil pro capite
entro il 2021, centenario della fondazione del PCC; b) emergere come prima
economia entro il 2049, centenario della fondazione della RPC (3).
Il Sogno cinese stato visto allestero come il manifestarsi di una dottrina
nazionalista che evidenziava lemergere di uno status di grande potenza, quasi
un ritorno alla dottrina imperiale che immaginava la Cina come il centro di un
sistema gerarchico basato sui tributi (4), al punto che lEconomist ha dedicato
la copertina al presidente cinese, vestendolo con un abito di foggia mandarina

ed affermando che, sebbene il Sogno cinese sembri riecheggiare il sogno


americano, la qualcosa benvenuta, soffia anche sul fuoco del nazionalismo e
del rinascente autoritarismo [The Economist 2013]. Quanto il Sogno cinese
abbia in comune (e quanto diverga) col concetto del Sogno americano in
realt oggetto di viva discussione tra gli accademici ed ha suscitato interesse e
speculazioni tra analisti e politici in patria come allestero. Alcuni hanno
concepito questa teoria come una sistematizzazione del socialismo con
caratteristiche cinesi, ipotizzando che dietro la Teoria delle Tre
Rappresentativit (sange daibiao ) di Jiang Zemin e il Concetto
Scientifico di Sviluppo (, kexue fazhan guan) di Hu Jintao, ci fosse lo
stesso mentore (5). A mio personale e modesto avviso questa una lettura
sbagliata. Il lascito teorico di Xi (sebbene sia ancora presto per dirlo)
probabilmente sar la Teoria dei Quattro Comprensivi ( , sige
quanmian), mentre il concetto del Sogno cinese permette di infondere di
nuova energia il socialismo con caratteristiche cinesi [Qiushi 2013],
adattandolo al contesto mutato degli ultimi anni, cos da costruire un nuovo
linguaggio comune nel mondo, una Tianxia, che non precisamente una
cultura condivisa, quanto una sensibilit comune, ossia comprendere che
viviamo tutti nello stesso mondo e dobbiamo saper condividere un qualche tipo
di comprensione comune e tollerare le idee degli altri. diverso dal concetto di
impero [Sisci 2014, p.431 ed. digitale]. Un rinascente soft power cinese
(rinascente proprio perch, secondo il sinologo Scarpari, questo concetto
nato con Confucio [Cappelletti 2015]) che permette alla Cina di costruire una
nuova immagine per porsi come punto di riferimento anche per gli altri.
Sicuramente uno degli obiettivi del Sogno, riflesso sulla politica estera cinese,
quello di porre a sintesi le differenti visioni presenti allinterno del Partito e
proiettare una nuova immagine della Cina capace, come in passato, di
suscitare consenso. Una nuova Tianxia che sostituisce per al sistema dei
tributi quello dellosmosi culturale (6). Non stupisce pertanto che gli analisti ed
i politici occidentali siano disorientati di fronte a questa impostazione: quanto
pi distante possa esserci dai principi vestfaliani.
2. La riforma militare
Uno degli aspetti nevralgici del nuovo corso cinese la riforma del comparto
della sicurezza e della difesa (7). Le ragioni sono diverse ma, tra queste, vi
certamente lesigenza di adeguare la Difesa al nuovo contesto globale ed alla
nuova assertivit cinese nelle relazioni internazionali. La riforma si sta
articolando e compiendo negli ultimi mesi, tuttavia alcuni segnali sono evidenti
da tempo, soprattutto per il ruolo crescente della Marina. Il 24 luglio 2012,
lEsercito di Liberazione del Popolo ha installato una zona di comando nel
presidio di Shansha (nella provincia dellHainan) responsabile della sicurezza
marittima del Mar Cinese Meridionale. Il 23 Novembre 2013 il Ministero della
Difesa ha annunciato la costituzione dello spazio aereo di difesa sul Mar Cinese
Orientale, immaginando di istituirne degli altri qualora fosse necessario.

evidente come il livello di proiezione esterna dellesercito cinese sia


aumentato, in risposta alla percezione di una crescente minaccia che ha ragioni
molteplici. La prima sfida viene sicuramente dallinterno: nella societ cinese
forte una componente nazionale, in cui albergano anche ambizioni globali: una
percezione di s e del mondo che i successi e le vittorie conseguite negli ultimi
anni nei pi svariati campi non hanno fatto altro che alimentare. Tale approccio
lo si vede con linsorgere di vigorose mobilitazioni di piazza, che si manifestano
quando lintegrit e lorgoglio nazionale sembrano essere minacciati da fattori
esteri. Una forte spinta e pungolo alle istituzioni che viene disciplinato dalla
lite politica del Partito comunista. Su questa componente lo scriviamo per
inciso perch non il tema centrale di questo contributo - agiscono le forze
anticinesi che puntano al rafforzamento di un settore nazionalista che spinga
la Cina verso una politica aggressiva. Cosa che giustificherebbe lOccidente, in
primis gli Usa, ad agire militarmente (8). La seconda sfida viene dallesterno, in
particolare da quanti vogliono fermare lascesa cinese, direttamente oppure
attraverso un sistema di alleanze che esclude la Cina o la riconosce come
nemico. Da questo punto di vista, la politica del ribilanciamento verso lAsia
attuato dallAmministrazione Obama col Pivot to Asia (2012) e dallAccordo
Trans Pacifico TPP (2015) hanno dato la percezione ad alcuni analisti cinesi che
si stesse attuando lABC policy: anything but China, tutto fuorch la Cina.
Unaltra minaccia, non meno importante, rappresentata dallintreccio tra
fattori esterni ed interni, come il tentativo di fomentare dallesterno rivolte e
separatismi di minoranze etniche e religiose per minare lunit del Paese. In
questo campo, dalla traduzione in uiguro e tibetano (con relativa diffusione e
proselitismo) del manuale per le rivoluzioni colorate di Gene Sharp, fino ai
collegamenti dei fondamentalisti islamici dello Xinjiang con lo Stato Islamico
attivo in Siria ed Iraq, gli esempi sono molteplici.
3. Nuovo tipo di relazioni tra grandi nazioni
Il 7-8 Giugno 2013, Xi Jinping ha incontrato Obama, tappa finale di un lungo
viaggio nelle Americhe iniziato con la visita di stato in diversi paesi
latinoamericani e concluso col vertice statunitense di Sunnylands. In questa
occasione il presidente cinese ha tenuto un discorso molto importante per le
relazioni con gli Usa (cfr.: Xi 2014, pp. 306-308), mettendo laccento sui fronti
di mutua cooperazione tra di due paesi (incluse nuove relazioni militari e
misure congiunte nel campo della cyber security), la promozione del dialogo a
tutti i livelli e una nuova strategia di gestione delle differenze. Il nuovo modello
di relazione sino-americano lanciato da Xi si impernia su tre assunti: a) evitare
conflitti ed escalation, impegnandosi invece nella gestione delle differenze e
delle dispute attraverso il dialogo; b) rispetto reciproco, non solo degli interessi
vitali dellaltro, ma anche del suo corpus di valori sociali e politici; c)
cooperazione alla pari, ossia il superamento di qualunque visione gerarchica e
la costruzione di un rapporto tra eguali e reciprocamente vantaggioso. In
sostanza il presidente cinese propone agli Usa un accordo di pace e

cooperazione, ribadendo implicitamente che la Cina un grande paese al pari


degli Usa e non pi un paese in via di sviluppo, come avevano fatto i suoi
predecessori. Un messaggio direttamente lanciato a quei settori
dellAmministrazione che da tempo insistono per un patto con la Cina, al
posto di una politica aggressiva e della sfida militare (cfr.: Molinari 2012).
Xi ha proposto un nuovo modello di relazione (la: , xinxing daguo
guanxi), la cui traduzione evidenza una diversa interpretazione tra la Cina e
lOccidente. Nel secondo caso, infatti, si interpretano le parole del leader cinese
come un nuovo tipo di relazioni tra grandi potenze, al posto della traduzione
ufficiale che recita: Cina ed Usa dovrebbero lavorare insieme per dare vita ad
un nuovo modello di relazioni tra grandi nazioni attraverso lo sviluppo del
dialogo, la promozione di una fiducia reciproca, lallargamento della
cooperazione e il controllo delle dispute [Xi 2014 p.308] (corsivo mio, nel testo
inglese lespressione : new model of major-country relationship). Non una
disputa terminologica superficiale. Come ci fa notare Su Hao, Visiting Professor
presso la Luiss di Roma e docente di Politica Estera e Diplomazia Cinese presso
la China Foreign Affairs University di Pechino, il (...)concetto di potere, o
grande potenza(...), nasconde in s la volont di uno Stato di proiettare la
propria potenza, e dunque il proprio potere, su di un altro: un atteggiamento,
questo, che, di fatto, non si configura nel caso della Cina. (...) Non pensiamo
che ci sia possibile, perch giocare un ruolo egemonico allinterno del
sistema politico internazionale non negli interessi strategici della Cina.
Piuttosto, il potere a livello globale dovrebbe essere condiviso. (...)Tale
cooperazione da intendersi altamente inclusiva e, oltre agli Stati Uniti,
potrebbe comprendere diversi paesi come, ad esempio, il Brasile e la Russia,
ma anche la Germania [Menegazzi 2015].
4. Le Vie della Seta
Questo un piano strategico di lungo corso con forti implicazioni economiche e
politiche, che si proietta via terra e via mare. Nel primo caso il progetto prende
il nome di Fascia Economica della Via della Seta ( , sichou zhi lu
jingji dai) e coinvolge i paesi dellAsia centrale, occidentale, del Medio Oriente e
dellEuropa. Lidea stata illustrata per la prima volta dal presidente Xi in un
significativo discorso tenuto alla Nazarbayev University in Kazakistan. Egli,
partendo dalle radici storiche della Via della Seta (circa 200AC) arrivato a
stabilire limportanza di un nuovo progetto che riesca a rafforzare il rapporto
tra i paesi dellAsia centrale, sia sul piano bilaterale che allinterno della cornice
dellOrganizzazione per la Cooperazione di Shanghai [Xi 2014 pp.315-319]. Il
secondo braccio di questo ambizioso progetto la Via della Seta Marittima del
21 Secolo (21 , 21 shiji haishang sichiu zhi lu) che interessa i
paesi del sudest asiatico, Oceania e Nord Africa. Questo, stato presentato in
un discorso pubblico del presidente cinese al parlamento indonesiano [Xi 2014
pp.320-324], durante il quale ha anche fatto menzione allimportanza della

costruzione della comunit Cina-Asean ed alla realizzazione di una Banca


Asiatica per gli Investimenti e le Infrastrutture che, forte dellingresso di 31
stati membri ed un capitale di 100 miliardi di dollari (la met delle riserve della
Banca Mondiale), ha visto una strenua opposizione da parte degli Stati Uniti
(cfr.: [Keck 2014] e [Rapoza 2015]). A questo progetto va considerato anche il
contributo dato dalla realizzazione del Corridoio Economico Cina-Pakistan e di
quello Bangladesh-Cina-India-Myanmar, oltre allistituzione del Fondo Via della
Seta (Dicembre 2014), interamente pubblico a capitale cinese e con una
riserva di 40 miliardi di dollari a sostegno dei progetti di sviluppo sopra citati.
Questo piano, non a caso ribattezzato da alcuni come il Piano Marshall
cinese(9), ha lambizione di racchiudere diversi scopi il pi importante dei
quali, probabilmente, la proiezione su scala regionale del diverso modello di
sviluppo cinese che, contrariamente ai dettami mainstream degli economisti
neoclassici (le cui ricette a base di modelli a breve termine incentrati su export
e consumi interni si sono rivelate disastrose ovunque applicate), punta invece
su progetti a lungo termine basati su investimenti massicci e sistematici di tipo
infrastrutturale. Accanto a questo, il progetto punta a realizzare una rete di
infrastrutture ferroviarie ad alta velocit dallOceano Pacifico al Mar Baltico
(conseguenza non secondaria di ci il fatto che questo network ferroviario
possa offrire una soluzione alle dispute sul Mar Cinese Meridionale, aiutando a
mitigare le tensioni tra Cina e Vietnam), a sviluppare i commerci (lobiettivo
arrivare a rimuovere la barriere doganali) e dare impulso alla circolazione
monetaria. In altre parole, la Cina e gli stati dellAsia Centrale useranno le loro
monete per le partite correnti sul commercio e gli investimenti. Questo, oltre a
mettere al riparo la regione da turbolenze finanziarie e contagi da crisi
economiche delleurozona e dagli Usa, significa estromettere il dollaro dagli
scambi mondiali di una delle pi dinamiche ed emergenti aree economiche del
pianeta.
6. Cina-Africa: una relazione speciale
Quello col continente africano un rapporto storico, sviluppato sin dalla prima
generazione dei dirigenti che hanno fondato la Repubblica Popolare. Ma non
solo questo a rendere il legame particolare: c un vincolo economico e politico
fortemente intenso. LAfrica il primo partner commerciale cinese, con un
volume di affari che cresce anno dopo anno (era circa 10 miliardi di dollari nel
2000, dopo 12 anni ha raggiunto quota 198,4 miliardi), ed un rapporto politico
e diplomatico molto intenso: per la prima volta dalla sua fondazione, la Cina ha
mandato 170 militari (e non pi solo personale di supporto medici, ingegneri,
- come aveva sin qui fatto) nel Mali nellambito della missione Onu, ha aperto
la prima base militare allestero (a Gibuti) e svolto una diretta azione
diplomatica su dossier molto importanti come nel caso del Sud Sudan e
dellEtiopia. Nel suo primo viaggio da Presidente, Xi ha ribadito che la Cina
supporter i paesi africani nella soluzione delle controversie regionali, nel
rafforzamento delle relazioni con le organizzazione continentali (a partire

dallUnione Africana) e che dar nuovo impulso alle aziende cinesi per investire
nel continente. Nel suo discorso [Xi 2014 pp.333-341] ha pi volte sottolineato
come laiuto cinese sia totalmente svincolato da ogni forma di ingerenza negli
affari interni dei paesi, e che la Cina crede nelluguaglianza tra le nazioni,
piccole o grandi, forti o deboli, ricche o povere e che si oppone alla
prepotenza del grosso contro il piccolo, del forte che spadroneggia sul debole e
del ricco che opprime il povero [ibid. p.337]. Basta discutere con i dirigenti di
questi paesi per rendersi conto di come questi non considerino affatto la Cina
un paese imperialista o colonialista ma un partner diverso dalle potenze
europee, protagoniste dello sfruttamento coloniale o di politiche di aiuto
legate alla pretesa di imporre il proprio modello culturale e politico. E per
questo sta diventando un modello di riferimento. Proprio mentre lUe strozza la
Grecia chiedendo la riscossione di un debito che essa stessa ha contribuito a
rendere insostenibile, la Cina si impegna a cancellare 60 miliardi di debito dei
paesi africani (nel 2009 lo aveva azzerato a 32 paesi dellarea), di cui 40 milioni
allo Zimbabwe, che ha cos deciso di dare corso legale nel suo paese al
renminbi cinese [The Guardian 2015]. Segno inequivocabile della capacit
egemonica di Pechino nel continente africano. Non deve quindi stupire che
questa nuova assertivit cinese in politica estera sia salutata con favore dalla
classe dirigente in Africa, come dimostra laffermazione di questo importante
dirigente sudafricano, per il quale il maggior protagonismo cinese condizione
essenziale per la pace: crediamo che la Cina dovr e vorr, a breve, elaborare
una politica estera di maggior protagonismo, per assicurare la pace a tutti,
particolarmente alle regioni del mondo in cui i lavoratori si trovano ancora sotto
il giogo dell'aggressione imperialista e della dominazione egemonica delle
nazioni potenti [Chris Mathlako in: AA.VV. 2013, p. 130].
7. Un nuovo tipo di relazioni internazionali
La maggiore assertivit cinese in politica estera funzionale al raggiungimento
degli obiettivi domestici. Questa scala di priorit viene esplicitata dal Ministro
per gli Affari Esteri che ribadisce come lobiettivo sia quindi quello di creare un
clima internazionale pi favorevole allo sviluppo cinese (10) attraverso questo
cambio di passo. A tal proposito, Wang Yi dichiara: sono sicuro che tutti voi
siete rimasti colpiti dagli obiettivi raggiunti dalla Cina negli ultimi anni, dal
punto di vista diplomatico. (...) Nella nostra diplomazia, saremo pi attivi nella
difesa dei nostri legittimi interessi nazionali. Saremo pi dinamici nel soddisfare
le responsabilit che ci spettano a livello internazionale [Wang 2016], la Cina
pronta a fare la sua parte [Wang 2013b]. Un cambio di passo evidente,
denominato un nuovo tipo di relazioni internazionali ( , xinxing
guoji guanxi), che tuttavia non va confuso con unattitudine egemonica e di
dominio. ancora il Ministro a chiarirlo solennemente in un discorso allOnu:
circa 40 anni fa, proprio da questo podio, il leader cinese Deng Xiaoping ha
solennemente asserito, a nome del governo, che la Cina non avrebbe mai
cercato di esercitare un'egemonia sul mondo. Oggi, tale affermazione rimane

un immutato impegno e convinzione. La Cina ha onorato, e continuer a farlo


ancora, la sua promessa di essere una strenua forza a difesa della pace nel
mondo. [ibidem]. La Repubblica Popolare lavora per un nuovo sistema di
governance globale che abbia lOnu al centro, ma in cui sia evidente il peso
delle aree emergenti del pianeta, grazie al ruolo delle reti multidimensionali
(G20, BRICS,) che la Cina attivamente promuove e che fungono da leviatano
per un nuovo ordine mondiale multipolare: gli sforzi dovrebbero essere
concentrati a migliorare il quadro internazionale con al centro lo sviluppo delle
Nazioni Unite ed il sostegno delle istituzioni multilaterali. (...) La cooperazione a
livello regionale e sub-regionale pu svolgere un ruolo pionieristico e
sperimentale [Wang 2013a]. Zhai Kun, Direttore dell'Istituto per gli Studi di
Politica Mondiale CICIR, il pi influente think tank cinese di analisi internazionali
vicino al Ministero degli Interni e sotto la supervisione del Comitato Centrale,
ha riassunto in tre punti, le scelte che dimostrano questo cambio di
atteggiamento della politica estera cinese. Il primo la nascita di una nuova
commissione per la sicurezza nazionale che allinei le politiche del governo
centrale e di quelli territoriali. In secondo luogo vi l'uso di diverse leve
(economiche, politiche, militari,...) per integrare le azioni della politica estera,
ed in terzo luogo la combinazione di maniere "forti" e "gentili" nell'affrontare i
vari dossier internazionali [Zhai 2014].
8. Xi Jinping e la nuova leadership
Questo ri-orientamento fortemente caratterizzato dal protagonismo stesso
della leadership cinese, la prima post 49, cresciuta politicamente sullonda dei
successi della politica di riforma ed apertura che ha cambiato la pelle al paese.
Il nuovo corso cinese in politica estera imperniato su tre assunti essenziali. Il
primo mantenere e garantire la preminenza del Partito Comunista. Una delle
missioni principali della segreteria di Xi quella di rafforzare il PCC, la cui
legittimit tra le masse essenzialmente legata a due aspetti: il benessere
economico e materiale e lidentit nazionale. Solo il Partito comunista, che ha
liberato il popolo cinese dal giogo coloniale, che ha tolto dalla povert milioni di
persone e che sta perseguendo lobiettivo dellunit nazionale e del progresso,
pu guidare la Cina. Ed il socialismo con caratteristiche cinesi (,
zhongguotese shehuizhuyi) diventa lo strumento di mobilitazione di centinaia
di milioni di persone per il perseguimento della comune prosperit [Wang
2016]. Il secondo assunto legato al fatto che in Cina presente uno spettro
molto vario di posizioni ed orientamenti sulla politica estera ed il Partito deve
tener conto di questa dialettica. Tra questi, vi anche chi preme per un cambio
di strategia che punti a stringere alleanze militari, come suggerisce di fare Yan
Xuetong, direttore dellIstituto di Relazioni Internazionali della prestigiosa
Tsinghua University di Pechino, che esplicitamente afferma che arrivato il
momento per la Cina di prendere in considerazione la possibilit di cominciare
a costruire basi militari allestero, abbandonare la politica di aiuti ai paesi e
costruire accordi militari (sul modello Cina-Pakistan), abbracciando una politica

di maggior realismo, degna di una nazione che sta lanciando la sfida


egemonica agli Stati Uniti [Yufan 2016]. Infine c chi vede nel nuovo corso in
politica estera il passaggio dal tao guang yang hui (, avere un basso
profilo) al fen fa you wei (, lotta per il successo) [Wang 2016]. Certo,
il cambio di passo rispetto alla massima di Deng evidente, ma non viene
messo in discussione lassunto strategico che il leader della seconda
generazione aveva lanciato, ossia la previsione (e limpegno per il suo paese a
contribuire in tal senso) che nel medio e lungo periodo non ci sarebbe stato un
conflitto mondiale e che quindi la priorit doveva essere rivolta allo sviluppo
del paese. Questo assunto ancora oggi il perno centrale della politica cinese,
che ne orienta lazione diplomatica, rispetto ai tavoli di crisi regionale, alla
posizione assunta dalla Cina in seno allOnu e alla politica di Pechino in ambito
internazionale. Questo fa della Cina linterlocutore ideale (e ricercato)
dallattuale Pontefice, la cui missione principale (politica, potremmo dire, pi
che pastorale) quella di costruire una grande alleanza per impedire
lesplodere di un conflitto mondiale. E questo sar sicuramente un tema
centrale nei prossimi mesi.
9. Le quattro narrazioni
Il rapporto della Cina con la politica di tipo concettuale [Kissinger 2015, p.315
ed. digitale] ed infatti, per meglio comprendere i punti messi in rilievo
precedentemente ed indagare le ragioni della svolta nella politica estera
cinese, bisogna tener conto (tra le altre) di quattro narrazioni, come suggerito
da Varrall. La prima riguarda il riscatto dal secolo dellumiliazione, un tema
sottaciuto in Occidente ma che in Cina continua ad essere vissuto come uno
spartiacque fondamentale nella storia del paese. Prima che lInghilterra desse
lavvio alla prima Guerra dellOppio (1839-1842) la Cina aveva goduto di un
tenore di vita simile a quello delle grandi potenze europee; con lavvio della
guerra cominci drasticamente a calare, dando vita a quel processo che
Kenneth Pomeranz ha chiamato la grande divergenza. Allo zenit europeo
delle grandi potenze coloniali, si affianc il nadir dellarretratezza cinese,
accentuato poi dalla seconda Guerra dellOppio (1856-1860), dallo
smembramento territoriale e dalla repressione della rivolta dei Boxer (18991901), fino allolocausto dimenticato dello stupro di Nanchino ad opera
dellesercito imperiale giapponese (1937-1938): il singolo episodio pi
sanguinoso di tutta la seconda guerra mondiale. Al termine del conflitto bellico
la Cina, dallapogeo della dinastia Qing, era precipitata ad essere la nazione pi
povera del mondo. Il Partito Comunista Cinese giunge al potere sulla base di un
patto sociale [Losurdo 1999, p.114] incentrato sulla promessa di porre fine alla
condizione semicoloniale e semifeudale della Cina (11): compito della
rivoluzione dunque quello della rinascita della nazione cinese e del suo
sviluppo, dopo la sciagurato periodo di oppressione. Lo sforzo di Xi e
dellattuale leadership muove le mosse dalla consapevolezza che la Cina oggi
un grande paese (il cui sviluppo la sta affrancando dalla sofferenza e dalle

umiliazioni del passato) e che questo aspetto costituisce uno dei punti centrali
del patto sociale tra il Partito comunista e la nazione nel suo complesso, base
essenziale della sua legittimazione e del suo potere.
Un secondo aspetto relativo alle invariate caratteristiche culturali della
politica estera. Gli analisti che vogliono vedere nella nuova assertivit cinese
una tratto nazionalistico che rompe con la cultura tradizionale commettono tre
ordini di errori. In primo luogo ignorano il peso che la questione nazionale ha
sempre avuto nello sviluppo del comunismo cinese. In secondo luogo rimuove il
nesso tra emancipazione nazionale ed emancipazione sociale, che costituisce
un elemento essenziale del marxismo e del leninismo ed in terzo luogo
nasconde la differenza fondamentale tra la difesa dellindipendenza e della
dignit nazionale (che perfettamente compatibile col riconoscimento e la
difesa della dignit delle altre nazioni) ed un nazionalismo esaltato ed
aggressivo (che distingue tra popolo di eletti e popoli destinati al servaggio).
Il rifiuto dellegemonismo costitutivo del patto sociale a cui fa riferimento il
PCC di ieri e di oggi [ibidem, p. 130-132]. Nel report al 18 Congresso
leggiamo: La Cina si impegnata per la soluzione pacifica delle controversie
internazionali e dei dossier pi critici, si oppone all'uso sfrenato della forza o
alla minaccia di usarla, si oppone a qualsiasi tentativo straniero di sovvertire il
governo legittimo di tutti gli altri paesi, e si oppone al terrorismo in tutte le sue
manifestazioni. La Cina si oppone all'egemonismo ed alla politica di potenza in
tutte le sue forme, non interferisce negli affari interni di altri paesi e non
cercher mai l'egemonia o sar coinvolta in politiche di espansione [Hu 2012].
La terza chiave interpretativa risiede nellimportanza data alla storia, matrice
del destino della nazione cinese. un approccio culturale molto diverso dal
modello occidentale di ordine globale basato sullequilibrio tra stati in
competizione. In questa prospettiva lascesa cinese non un fatto nuovo, al
contrario ristabilisce schemi storici. Non stupisce infatti che il presidente Xi
abbia illustrato il progetto della Nuova Via della Seta, iniziando il suo discorso
dal ruolo svolto da un emissario cinese della Dinastia Han, pi di 2.100 anni fa,
per giungere alle composizioni musicali dei primi del Novecento. Questo
bagaglio culturale influenza ancora notevolmente le scelte della leadership
cinese (che la prima ad aver avuto accesso ad unistruzione universitaria
internazionale) e costituisce un altro elemento di legittimit della loro azione.
Sottovalutare questo aspetto significa non comprendere la prospettiva a lungo
corso nella quale si inseriscono le politiche del Partito.
Infine la quarta chiave quella della pietas filiale e dei doveri familiari. La cosa
non deve stupirci: la parola Stato, in cinese, , guojia, combinazione tra i
caratteri nazione (, guo) e famiglia (, jia), per cui connaturato con la
cultura cinese considerare le questioni dello stato come questioni familiari
(12). La rottura rispetto alla cultura classica consiste nel superamento della
visione sino-centrica e gerarchica degli affari dello stato. Se la Cina imperiale

affidava a se stessa un ruolo di fratello maggiore e faro della civilt, esigendo


rispetto ed obbedienza dai fratelli minori (i paesi confinanti), oggi ci troviamo
di fronte ad un progetto di ambizioso sviluppo del soft power (di cui, la
diffusione degli Istituti Confucio in tutto il mondo solo un aspetto, cfr.: [Hartig,
2016]) e del community buildig asiatico, che non ancora listituzione di un
nuovo ordine, ma pone le basi per la sostituzione di quello centrato
sullegemonia planetaria degli Usa e del dollaro.
Conclusioni
del tutto evidente che la visione della Cina del suo ruolo in Asia e nel mondo
ancora in evoluzione. Quale sar la sintesi delle posizioni interne al paese e
come evolver il linguaggio pubblico, sar il frutto anche dell'interazione col
mondo esterno, di come verr combinata la difesa degli interessi vitali, con la
costruzione di un nuovo ordine internazionale. Tutto questo rappresenta una
grossa sfida, innanzi tutto per noi. Continueremo a chiedere una Cina pi
aperta ed integrata col mondo, imponendo per le nostre regole e condizioni,
oppure accetteremo di confrontarci con le richieste di questo grande paese per
governare il caos che emerge minaccioso ai nostri confini e nel cuore delle
nostre citt? Continueremo a promuovere gli scambi culturali o a chiudere gli
Istituti Confucio delle nostre Universit, considerandoli propaggine del sistema
di propaganda del PCC? E sapremo accettare la sfida che il Beijing Consensus
[Ramo 2004] rappresenta per vaste aree del mondo e linteresse che comincia
a manifestarsi in settori (per oggi piccoli) delle nostre societ?
La seconda sfida per il PCC. Nel raggiungimento degli obiettivi nazionali la
dirigenza comunista si sta ponendo anche il problema della riformulazione delle
regole internazionali (la Cina non ha partecipato alla scrittura delle regole
esistenti) e dellaffermazione di un sistema socialista capace di vincere la sfida
del suo tempo. Ma come in una lunga partita di ping pong, pi la Cina accetta
le regole del gioco, pi le richieste presentate spingono per una cambio del suo
sistema economico-sociale (13). Fin dove sar possibile il compromesso? E
come riuscir questa leadership ad attuare le riforme che considera prioritarie
(tra le quali quella delleconomia, del sistema bancario e delle aziende di
stato), senza che la ricerca della legittimazione internazionale, minacci la
natura socialista della societ? una delle sfide pi grosse che il PCC ha di
fronte a s. Ed anche una delle pi affascinanti.

Nota: Nel testo, ove possibile, si preferito riportare anche i caratteri cinesi dei
nomi propri, come pure di alcune locuzioni del linguaggio politico (di cui si
scrivono caratteri e pinyin, senza toni). Questo per mantenere un riferimento
col linguaggio originale dei documenti, la cui traduzione, a volte, non tiene
fede identicamente al significato originale.

Note
(1) Cfr.: Sorini sul precedente numero della rivista e gli articoli di Bertozzi sul sito
internet (vedi bibliografia).
(2) Per il saggio del Prof. Wang, cfr.: [Wang 2014], mentre per le chiavi narrative, cfr.:
[Varrall 2015]. Le tesi esposte in questo articolo, per, non rappresentano in alcun
modo le idee degli studiosi sopra citati, i cui saggi sono stati presi come guida
narrativa per i temi esposti.
(3) La formulazione usata da Xi la seguente: Io ritengo che lobiettivo di realizzare
una societ moderatamente prospera sotto molti aspetti possa essere raggiunto entro
il 2021, quando il PCC celebrer il suo centenario: lobiettivo di edificare la Cina come
moderna nazione socialista, prospera, forte, democratica, culturalmente avanzata ed
armoniosa potr essere raggiunto entro il 2049, quando la Repubblica Popolare Cinese
raggiunger il suo centenario; ed il sogno di un rinnovamento della nazione cinese
sar cos realizzato [Xi 2014, p.38].
(4) In epoca imperiale la Cina definiva se stessa tutto quanto c sotto il Cielo ( ,
tianxia). Il centro del mondo coincideva con la corte imperiale (la Citt Proibita) ed il
potere si propagava verso lesterno in modo concentrico, coinvolgendo in maniera
gerarchica gli ufficiali, i cittadini comuni, gli stati tributari vicini, i barbari (ossia i non
cinesi). Fu dallincontro con il gesuita italiano Matteo Ricci che la Cina cambi lidea
che aveva di se stessa. Ricci disegn per limperatore una mappa del mondo ponendo
la Cina al suo centro. Da l nacque la Cina (come definizione, percezione di se stessa
nel mondo e nuova politica estera) come Regno di Mezzo ( zhongguo, Cina) e non
pi come tutto quanto sotto il Cielo.
(5) Secondo Jeremy Page del Wall Street Journal, lo spin doctor dei concetti ideologici
assunti dal PCC come implementazione della teoria marxista cinese dopo
l'elaborazione di Marx, Lenin, Mao e Deng, Wang Huning ( ), teorico e membro
del Politburo del Partito. Cfr.: [Page 2013].
(6) E Kissinger a parlare di osmosi per il passato imperiale della Cina: La Cina non
aveva cercato di esportare il suo sistema politico: aveva invece visto altri accedervi. In
questo senso essa si espansa non per conquista, ma per osmosi [Kissinger 2015,
p.300 ed. digitale].
(7) Cfr.: [Mod 2015]; [The Economist 2016a]; [Dean 2016].
(8) A tale riguardo interessante notare quanto scrive Sisci: () in una Cina
democratica si assisterebbe ad una crescita delle proteste antigiapponesi ed
antiamericane, le istanze nazionaliste sarebbero difficilmente controllabili ().
()paradossalmente una Cina non democratica, in grado di controllare meglio la
propria opinione pubblica, rappresenterebbe un pericolo inferiore per gli Stati Uniti di
una Cina democratica spinta e pungolata dalle dimostrazioni di strada [Sisci 2006,
p.228]. Lautore usa il termine democratico come sinonimo di democrazia
occidentale.
(9) Cfr.: WSJ, 2014. Anche il famoso economista cinese Justin Lin Yifu (), ha usato
questa espressione; cfr.: [Jin 2015].

(10) Il consigliere ed ex Ministro Yang Jiechi ( ), ha messo in evidenza lo stretto


connubio tra il Sogno Cinese e la nuova politica estera di Pechino. Cfr.: [Yang 2013].
(11) Mao, alla vigilia della presa del potere, dichiarer: La nostra non sar pi la
nazione soggetta allinsulto e allumiliazione. Ci siamo alzati in piedi [Mao 1998, p.
88].
(12) Si capisce come mai la figura dello Stato con quella del Partito sono un tutt'uno:
non per la totale mancanza di democrazia come si teorizza in Occidente- ma perch
connaturata con la cultura del paese lidea che l'obbligo familiare, tradizionalmente
riservato per il nucleo familiare, sia anche previsto per il partito-stato.
(13) una partita complessa: la Cina entra nel WTO e gli Usa rilanciano coi trattati
TTIP e TPP (definiti da Hilary Clinton come la Nato economica), permettono al renminbi
di entrare nel paniere del FMI, ma fanno una strenua battaglia per non riconoscere alla
Cina lo status di economia di mercato, ottengono passi avanti in materia della
propriet intellettuale e chiedono la liberalizzazione del settore bancario,

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