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9/10/2016

Brexit,cosabbiamovintolaguerra.Populismoglobale,rispostalocaleIlSole24ORE

PARLA IL CAPO DELLA CAMPAGNA DEL LEAVE

Brexit, cos abbiamo vinto la guerra.


Populismo globale, risposta locale
di Angela Manganaro

| 08 ottobre 2016

Torino Il malcontento che genera populismo si ormai globalizzato, ma le risposte per cavalcarlo o
contrastarlo, vincere una competizione politica in questo anno elettorale, sono sempre pi locali. Vi sono
delle variabili che connotano il risultato, le campagne elettorali non possono sovrapporsi. Anche se il
sentimento anti-governativo sembra lo stesso un po ovunque, la risposta del politico che cerca il consenso
deve essere mirata. quello che si pensa ascoltando Matthew Elliott, 38 anni, capo della vittoriosa
campagna per Brexit mentre nellaula del campus Einaudi distribuisce il volantino Salva lindustria
britannica del curry. Ogni settimana 3-5 ristoranti chiudono per le politiche sullimmigrazione. Vota Leave il
23 giugno.
Elliott stato a Torino ospite di Election Days, workshop di comunicazione politica organizzato da
Quorum/Youtrend con lUniversit di Torino. Non loccasione e forse neanche lanno giusto per obiettare
lorigine indiana del curry, a Torino si parla di come si vince se si va al voto, ed Elliott non solo ha vinto
partendo da sfavorito ma ha battuto pi famosi colleghi americani impegnati per il Remain, David Axelrod e
Jim Messina, consulente di Obama nel 2012, di Mariano Rajoy in Spagna e di Matteo Renzi per il referendum
del prossimo 4 dicembre.
Elliott racconta agli studenti torinesi come si vince una campagna in un Paese in cui non si pu fare
propaganda in tv e alla radio. Davanti ai giovani del Remain che telefonavano ai nonni chiedendogli di votare
per lUe, il messaggio opposto doveva essere altrettanto semplice: Noi non abbiamo detto no
allEuropa ma allUe. I Brexiters non hanno mai negato che il Regno Unito fosse un Paese europeo.
Come semplici sono stati anche i volantini, spartani, asettici, fossero stati italiani sarebbero stati pi
eleganti. Quelli dei Brexiters sono stati comunque pi accorti: il volantino pro Leave che promette pi
sicurezza mostra una famiglia sorridente in cui lui un bruno scuro di pelle come i bimbi, lei bionda.
Volantini, social media, giornali, porta a porta: si possono mettere in ordine per importanza, chiediamo.
Quando abbiamo messo su lorganizzazione, Facebook ha avuto unimportanza immensa, alla fine ci
seguivano mezzo milione di persone. Ma sono stati i giornali a formare una narrativa su Brexit. Siamo stati
fortunati perch molti giornali del Regno Unito hanno appoggiato laddio alla Ue. Mi riferisco a Sun, Daily
Mail, Daily Express, Daily Telegraph, ma anche il Times perch ha appoggiato il Remain ma ci ha lasciato lo
spazio per spiegare le nostre ragioni.
Quindi i giornali sono ancora importanti?
Direi di s, ancora lo sono, sono molto importanti.

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/20161008/brexitcosiabbiamovintoguerrapopulismoglobalerispostalocale185106.shtml?uuid=ADFIjnYB

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Brexit,cosabbiamovintolaguerra.Populismoglobale,rispostalocaleIlSole24ORE

Elliott non vede similitudini fra il voto per Brexit e il referendum italiano.
Ci sono stati diversi referendum questanno, quello britannico, ma penso anche a quello colombiano
(mentre parlavamo il presidente Santos veniva premiato con il Nobel per la pace, ndr). Non vi sono
somiglianze tra referendum perch riguardano temi diversi, solo che gli elettori esprimono la stessa
frustrazione contro i partiti al governo, in questo momento nel mondo il sentimento antigovernativo
generalizzato. E questo accomuna Gran Bretagna, Colombia e Italia.
Si potrebbe ipotizzare che il Leave come il S cambiano lo status quo, ma le analogie si fermano qui.
Quando parliamo di populismo, quanto importante la componente locale?
Penso che questo sentimento anti-establisment in tutto il mondo sia stato causato da due fattori: uno
stato sicuramente la crisi finanziaria a cui seguito un periodo di austerit che le persone hanno sentito
come una punizione. Poi i politici: in Gran Bretagna sono stati protagonisti di scandali per le loro spese e
sono rimasti coinvolti in diversi casi di corruzione. Cos le persone hanno smesso di guardare a quello che
hanno fatto, vi stata una combinazione di mancanza di fiducia verso i leader politici e dei business leader.
Nella campagna del Leave vi hanno aiutato diecimila attivisti, ai tempi del web serve ancora la campagna
porta a porta?
Possiamo dire che stata utile fino a febbraio, ma poi abbiamo dovuto fare un salto di qualit. Volevamo
capire che cosa la gente sapeva del referendum e che cosa pensava. Abbiamo usato computer model, modelli
predittivi, poi siamo tornati nelle strade, per le case per far passare il nostro messaggio in modo pi
efficace.
Durante la campagna quando ha pensato: Brexit pu vincere?
A febbraio, quando David Cameron tornato a Londra con laccordo (il negoziato con Bruxelles che avrebbe
ridefinito la permanenza del Regno Unito nella Ue, ndr). Erano riforme che riguardavano pi lUnione
europea che il nostro Paese. l che iniziata la seconda fase della campagna, in quel momento che le
persone hanno capito che la nostra campagna era meritevole di fiducia.
In questa settimana la nuova premier Theresa May ha delineato il suo programma politico a Birmingham,
pi intervento dello stato, chiusura alla stranieri e pi attenzione ai britannici. Ruba un po gli slogan
dellUkip di Farage o una nuova fase del partito conservatore?
Senza dubbio una nuova fase del partito conservatore. May era nel campo del Remain ma ha riconosciuto
le ragioni del Leave e le ha rispettate, ora sta implementando Brexit. Ha fissato degli obiettivi chiave, vuole
aiutare le classi in difficolt ad avere una istruzione pi adeguata, la classe media che ha visto i propri
stipendi diminuire con la crisi finanziaria e non li ha visti pi risalire, sono coloro che hanno pi risentito
dell'immigrazione. May pensa sia una buona agenda che pu andar bene anche all'ala sinistra del Labour e
soddisfare il suo leader, Jeremy Corbyn.
Come potremmo chiamare questa nuova fase dei conservatori britannici?
Elliott ci pensa un po, poi risponde: Penso che ancora sia una fase. Unaltra pausa, poi dice: David
Cameron stato un primo ministro piuttosto aristocratico, si portava dietro un background di uomo ricco
che faceva parte di unlite, anche il suo approccio era appunto aristocratico.
Insomma May vuole cancellare il ricordo della Eton lite.
Esatto.

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Eton una prestigiosa scuola frequentata dallex premier Cameron e dallattuale ministro degli Esteri
Boris Jonhson, ma la stessa May e suo marito hanno studiato a Oxford.
May ha un diverso background, pi da classe media: punta pi alla meritocrazia e alla mobilit sociale,
vuole dare unopportunit a chi parte svantaggiato ma vuole investire su se stesso.
Certo che la sua non si pu definire una nuova forma di Tathcherismo, nonostante laltra sola donna
primo ministro del Regno Unito, Margaret Thatcher, sia stata evocata durante questa campagna per i
modi rudi con cui trattava Bruxelles.
Il Thatcherismo stata una cosa diversa. Le due fasi hanno in comune solo che le leader sono donne. Quello
che viviamo un momento particolare in cui i politici stanno scegliendo un basso profilo sia che si parli di
riforme sociali sia che si studi come far tornare il mercato pi britannicocome conseguenza di Brexit.
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