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Elettrotecnica

8.1

M. Repetto

Capitolo 8 Ingresso sinusoidale


In questo capitolo, a partire dalle considerazioni di transitorio e regime effettuate nel capitolo precedente, si inizia ad
analizzare il comportamento dei circuiti lineari sottoposti a generatori di forma donda sinusoidale. Questo tipo di forma
donda e molto importante nella tecnica e percio la soluzione dei circuiti in regime sinusoidale e stata sviluppata con
un formalismo particolare basato sui numeri complessi.

8.1 Funzioni periodiche


Volendo studiare levoluzione di circuiti sottoposti ad ingresso sinusoidale e conveniente
richiamare alcune definizioni e proprieta generali delle funzioni periodiche nel tempo.
Una funzione a(t) si dice periodica di periodo T se esiste un valore finito T per cui vale che:

a(t + T ) = a(t ) t

(8.1)
ovviamente luguaglianza deve valere per ogni istante di tempo t.
Le caratteristiche della funzione periodica sono il periodo T, gia richiamato nella definizione, e la
frequenza ovvero il numero di periodi, o cicli, nellunita di tempo. La frequenza vale percio:
1
f =
T
(8.2)
nel sistema SI la frequenza si misura in Hertz, ovvero cicli al secondo.
Associato ad una funzione periodica e il concetto di valor medio, definito come:
1 t +T
A = 0 a(t )dt t 0
T t0

(8.3)
oltre al valor medio, si puo definire anche il valore quadratico medio, o valore efficace della
funzione periodica, definito come:
1 t 0 +T 2
A=
a (t )dt t 0
T t 0
(8.4)
Dalla definizione di valor medio, discende una prima sottoclasse delle funzioni periodiche, quella
delle funzioni alternate, definite come funzioni periodiche a valor medio nullo. Per queste funzioni
quindi lintegrale esteso al periodo completo o ad un numero intero di periodi e sempre nullo.
a) funzioni sinusoidali
Tra le funzioni alternate, particolare importanza rivestono le funzioni sinusoidali. Le funzioni
sinusoidali sono funzioni trigonometriche e quindi sono funzioni con argomento espresso in
radianti, nei circuiti pero interessano le funzioni sinusoidali nel tempo la cui espressione puo
essere data da:
a(t ) = Ax sin( t + )
(8.5)
b(t ) = Bx cos( t + )
(8.6)
dove le grandezze caratteristiche sono: lampiezza Ax o Bx, la pulsazione espressa in rad/s e la
fase espressa in rad.
La pulsazione, o frequenza angolare, lega il periodo temporale T al periodo fondamentale della
funzione pari a 2 ed e quindi definita come:

T =2

2
=2 f
T

(8.7)
Ad esempio alla frequenza industriale di 50 Hz corrisponde la pulsazione di 2 * 50 = 314 rad/s.
La fase e invece la posizione angolare allistante t=0.

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8.2

M. Repetto

Le funzioni sinusoidali possono essere indifferentemente espresse in funzione della funzione seno o
coseno, in realta le funzioni sono identiche e differiscono solo per il valore della fase. Ricordando
la relazione trigonometrica:

cos = sin( + )
2

(8.9)
la funzione coseno puo essere espressa attraverso la funzione seno aggiungendo un angolo di /2
alla fase. Per questo motivo dora in avanti si considereranno solo le funzioni in seno.
b) valore efficace
Applicando la definizione di valore efficace (8.4) ad una funzione sinusoidale, si ottiene:

A=

1 t0 +T
1 t0 +T Ax2
2
(
)
+
=
1 cos(2 t + ) dt =
A
sin
t
dt
x
2
T t0
T t0
=

Ax2 t0 +T
dt =
2T t0

Ax2
A
T = x
2T
2

(8.10)
il termine in cos(2 t) non da contributo allintegrale perche essendo integrato su di un intervallo
pari a due periodi da contributo nullo per la definizione di funzione alternata.
Nelle funzioni sinusoidali quindi il valore efficace e sempre 1/ 2 volte minore del valore
massimo.
Nellanalisi circuitale il valore efficace puo esprimere in maniera semplice i fenomeni energetici.
Considerando ad esempio un resistore R percorso da una corrente sinusoidale, da luogo ad una
dissipazione funzione del valore efficace della corrente:
t +T

Wc = 0
t0

R I x sin( t + ) 2 dt = RI 2T

(8.11)

8.2 Metodo simbolico


La trattazione dei circuiti alimentati in sinusoidale e di estrema importanza tecnica perche, come
si motivera in seguito, la maggior parte dei circuiti sono alimentati in questo modo. Risulta quindi
estremamente importante disporre di uno strumento di calcolo semplice per determinare
landamento delle grandezze circuitali in queste condizioni.
Lipotesi che sta alla base di questo metodo e che il circuito in esame sia lineare. In queste
condizioni, come si e messo in evidenza nel capitolo precedente, la risposta forzata del circuito, o
integrale particolare, appartiene alla stessa classe della funzione forzante e quindi un circuito lineare
alimentato mediante un generatore sinusoidale da luogo ad una risposta di regime sinusoidale.
Va messo in evidenza come nei circuiti di interesse tecnico, specialmente nel caso di componenti di
potenza, risulta particolarmente importante la determinazione della risposta di regime piuttosto che
di quella transitoria.
Il metodo simbolico attraverso unanalogia con i numeri complessi fornisce lo strumento piu
efficiente per questo scopo.
a) numeri complessi
Come ben noto dai corsi di matematica, i numeri complessi sono punti di uno spazio
bidimensionale solitamente avente lasse reale sulle ascisse e lasse immaginario sulle ordinate.
Lasse immaginario ha come versore lunita immaginaria definita come j = 1 . Ogni punto di

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8.3

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questo piano, detto piano di Gauss, risulta avere due componenti lungo questi assi ortogonali. I
numeri complessi, indicati con il simbolo soprallineato, possono essere indicati come una coppia
cartesiana (a, b) dove a e la componente lungo lasse reale o parte reale del numero complesso e b
quella lungo lasse immaginario o parte immaginaria. Molto piu spesso sono indicati come somma
di due termini:

z = a + jb

(8.12)
questa forma di espressione del numero complesso viene definita binomia.
Come riportato in figura, la forma cartesiana non e lunica espressione dei punti di un piano. Lo
stesso punto, o numero complesso puo essere espresso in forma polare come:

z = zej

(8.13)
dove z e il modulo del numero complesso, espresso anche come z cioe senza soprallineatura,
ovvero la lunghezza del raggio vettore rispetto allorigine e
positivo.

Im
b

langolo formato con il semiasse reale

j = 1

Re

Fig. 8.1 Piano di Gauss


Ovviamente le due forme dei numeri complessi sono legate da formule di conversione da cartesiano
a polare e vice-versa:

z = a2 + b 2
=

b
z = tan 1
a

a = z cos

b = z sin

(8.14)
(8.15)

(8.16)

Le formule di conversione sono riassunte nella formula di Eulero:

z = z e j = z cos + jsin

(8.17)
Nel seguito saranno particolarmente importanti due operatori che hanno come argomento un
numero complesso, loperatore parte reale e parte immaginaria, definiti come segue:

a = Re z

b = Im z

b) relazione tra funzioni sinusoidali e numeri complessi

(8.18)

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8.4

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Nella formula di Eulero compaiono le funzioni sinusoidali come tramite per legare la forma polare a
quella binomia. Proprio su questa particolarita e basato il metodo simbolico. Si consideri infatti un
particolare numero complesso funzione del tempo, dato da:

z t = z e j t+

(8.19)
questa funzione esprime la posizione di un numero complesso che ha distanza costante dallorigine,
mentre la sua posizione angolare varia in modo lineare secondo la relazione (t ) = t + . Il
numero complesso percorre quindi con velocita uniforme unorbita circolare intorno allorigine.
Applicando la formula di Eulero alla (8.19) si ottiene:
z (t ) = z cos( t + ) + j sin( t + )
(8.20)

gli operatori parte reale e parte immaginaria applicati al numero complesso forniscono:
Re z (t ) = Re ze j ( t + ) = z cos( t + ) = b(t )
(8.21)
j( t+ )
Im z (t ) = Im ze
= z sin( t + ) = a(t )
(8.22)
Gli operatori forniscono quindi due funzioni sinusoidali, dato che si e privilegiata la funzione seno
si utilizzera loperatore parte immaginaria.
La (8.22) stabilisce quindi una corrispondenza tra la funzione sinusoidale:
a(t ) = Ax sin( t + )
(8.23)
e il numero complesso:

z t = Ax e j t +

(8.24)
Questa corrispondenza non lega pero soltanto tra loro le funzioni bensi anche le loro derivate.
Derivando infatti la funzione sinusoidale si ottiene:

da
= Ax cos( t + ) = Ax sin( t +
dt

+ )
2

(8.25)

applicando loperatore derivata al numero complesso e sfruttando lidentita j = 1e

dz
= j Ax e j t +
dt

=e

Ax e j t +

= Ax e

t+ +

si ottiene:

(8.26)
Applicando loperatore parte immaginaria alla (8.26) si ottiene luguaglianza con la (8.25), ovvero:
Im

Axe

t+ +

= Im

Ax cos

t+ +

+ j sin

a(t ) = Im z t

t+ +

= Ax sin

t+ +

(8.27)

da
dz
= Im
dt
dt

(8.28)
la corrispondenza quindi tra funzioni sinusoidali e numeri complessi vale anche per le derivate.
Questa proprieta e molto importante perche risulta evidente che il calcolo delle derivate e molto
piu semplice nel caso delle funzioni esponenziali che in quelle trigonometriche.
c) fasore

Come si e visto e possibile stabilire una relazione biunivoca tra una funzione sinusoidale, definita
da valore massimo, pulsazione e fase, ed un numero complesso funzione del tempo. Rinunciando ad
uno dei dati caratteristici della funzione, la pulsazione, e possibile rendere ancora piu efficiente la
corrispondenza.
Mettendo in evidenza il valore efficace della funzione a(t) si puo scrivere:

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8.5

M. Repetto

]=

a(t ) = 2 Asin( t + ) = Im z t = Im[ 2 Ae j t +


= Im[ 2 Ae j e j t]= Im[ 2 A e j t]

(8.29)
tralasciando la pulsazione le due caratteristiche della funzione a(t), valore efficace e fase sono
contenute nel numero complesso A che viene detto fasore della funzione a(t):

A = Ae j

(8.30)
Il fasore A puo essere rappresentato nel piano complesso come un vettore che ha come modulo il
valore efficace della funzione sinusoidale e la stessa fase.

Im

A
Re

Fig. 8.2 Fasore nel piano complesso


Lutilizzo del fasore per rappresentare la funzione sinusoidale risulta importante nellapplicazione
della regola di derivazione. Infatti, applicando le stesse regole della (8.29) per mettere in evidenza
valore efficace e fase isolando il termine tempovariante si ottiene:

da
= 2 Asin( t +
dt

+ ) = Im 2 j Ae j ( t + )
2

][

= Im 2 j Ae j e j t = Im 2 j A e j t

(8.31)

il fasore associato alla funzione derivata diventa percio:

A ' = j A = Ae

il fasore della funzione derivata ha quindi modulo pari a

(8.32)

A e fase pari a

, riportandolo nel
2
piano di Gauss risulta quindi ruotato di /2 in senso antiorario rispetto al fasore della funzione,
come riportato in figura.

Im
A'

Re
Fig. 8.3 Fasore della funzione sinusoidale e della sua derivata
d) fasori e integrale particolare

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8.6

M. Repetto

Lutilizzo del formalismo che associa ad una funzione sinusoidale un numero complesso, risulta
particolarmente efficiente nella determinazione dellintegrale particolare di un sistema sottoposto ad
un ingresso sinusoidale. Come si e gia messo in evidenza, un sistema lineare sottoposto ad un
ingresso sinusoidale ha come integrale particolare una funzione sinusoidale. Lintegrale particolare
e quindi dato da una funzione sinusoidale incognita.
I parametri che definiscono in maniera univoca una funzione sinusoidale sono tre: ampiezza o
valore efficace, pulsazione e fase, la determinazione dellintegrale particolare si riduce quindi al
calcolo di questi tre parametri.
y p = 2Yp sin( t + )
(8.33)
In realta dei tre parametri uno e noto a priori, infatti derivando una funzione sinusoidale di
pulsazione si ottiene una nuova funzione sinusoidale che cambia il valore efficace e la fase, ma
mantiene inalterato il valore di pulsazione, come ad esempio si puo vedere nella (8.31). Quindi il
calcolo dellintegrale particolare si riconduce alla definizione del valore efficace e della fase della
funzione incognita. Questi due parametri sono contenuti proprio nel fasore della funzione incognita.

Yp = Yp e j

(8.34)

8.3 Soluzione di un circuito con il metodo simbolico


Per spiegare lutilizzo del metodo simbolico nella soluzione di un problema circuitale con ingresso
sinusoidale si utilizza lo stesso circuito RC visto nel capitolo precedente ma considerando che qui il
generatore non abbia un valore costante bensi una forma donda sinusoidale.

iR

a(t)

t=0

iC

Fig. 8.4 Circuito con generatore sinusoidale

a(t ) = 2 Asin t

(8.35)
la forma donda del generatore ha fase nulla, ovvero il generatore viene preso come riferimento di
fase assumendo che lorigine dellasse dei tempi (t=0) coincida con un passaggio della corrente
crescente del generatore per lo zero.
Si sono gia scritte nel capitolo 7 le equazioni del circuito (7.7) che vengono riportate, con lunica
differenza del generatore:
dv v
C
+ = 2 Asin t
dt R

v (0) = 0
(8.36)
ovviamente non ce differenza nella risposta dellomogenea associata che non dipende dal
generatore:

vOA (t ) = Ke

t
RC

(8.37)
Per quanto riguarda lintegrale particolare questo va ricercato nelle funzioni sinusoidali di
pulsazione :

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8.7

M. Repetto

v p (t ) = 2Vsin t +

(8.38)

e i valori incogniti da determinare sono il valore efficace V e la fase .


Esattamente come nel caso del generatore costante visto nel capitolo precedente, i valori incogniti
vanno determinati imponendo che la funzione v p (t ) soddisfi lequazione differenziale, ovvero

sostituendo la funzione e le sue derivate nellequazione differenziale:

d
dt

2Vsin t +

1
2Vsin t +
R

= 2 Asin t

(8.39)
la soluzione dellequazione (8.39) permette di ricavare le due incognite attraverso la soluzione di
unequazione trigonometrica, cioe non algebrica. Lutilizzo dei fasori permette invece di
ricondurre la soluzione a quella di unequazione algebrica a valori complessi. Il fasore della
funzione incognita e:

v p (t ) = 2Vsin t +

= Im 2Ve j e j t

(8.40)
sostituendo il numero complesso al posto di v p (t ) nellequazione (8.39) e calcolando le derivate
come nella (8.31) si ottiene:

] [

] [

1
C Im 2 j Ve j e j t + Im 2Ve j e j t = Im 2 Ae j 0e j t
R

(8.41)
si puo notare a questo punto che:
- il termine 2 compare in tutti i termini e puo essere eliminato;
- il termine e j t compare in tutti i termini, nonostante sia una funzione, anche questo puo
essere eliminato perche la v p (t ) deve soddisfare lequazione differenziale per ogni istante
di tempo t.
Si ottiene quindi:

Im j CVe j +

1
Ve j
R

[ ]

= Im Ae j 0

(8.42)
Imponendo che i due membri dellequazione siano uguali non solo nelle parti immaginarie, si ricava
unequazione a valori complessi:
1
j CVe j + Ve j = Ae j 0
R
(8.43)
mettendo in evidenza il fasore della funzione incognita V = Ve j si ha:
1
j CV + V = A
R

(8.44)
Lequazione (8.44) e unequazione algebrica a valori complessi, la cui soluzione consente di
terminare il modulo e la fase di V , la sua soluzione ovviamente deve utilizzare le regole
dellalgebra dei numeri complessi, come nel seguito:
1
1
A
A
j C
j C
A
R
R
V =
=
=
1
1
1
1
+j C
j C
+j C
+( C)2
2
R
R
R
R
(8.45)
dallespressione (8.45) si possono ricavare il modulo e la fase del fasore come:

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8.8

M. Repetto

[]2 + Im[V]2 =

V = Re V

A
1
R

V = tan1

C2
(8.46)

[]
[]

Im V
= tan 1 RC
Re V

(8.47)
Come si e visto, con semplici operazioni di algebra complessa e stato possibile ricavare le
grandezze volute.
Ad esempio sostituendo valori numerici ai parametri circuitali: f=50 Hz, =314 rad/s R=40 k,
C=0.159 F, A=10 mA si ottiene:
0.01
= 133.5V
V =
1
6 2
+ 314 * 0.159 * 10
4 2
4 * 10
(8.48)

V = tan 1 314 * 2 * 10 4 * 0.159 * 10 6 = 1.1rad = 63o

(8.49)
Una volta che sia stato determinato l'integrale particolare si puo' ottenere la risposta complessiva del
circuito:
t
RC
v (t ) = vOA + v p = Ke
+

2 * 133.5sin(314t + 1.1)

(8.50)

da cui imponendo la condizione iniziale i ricava la costante incognita K:

v (0) = K + 2 * 133.5sin(1.1) = 0 K = 168.2V


considerando che la costante di tempo del circuito vale:

= RC = 4 * 10 4 * 0.159 * 10 6 = 6.36ms
la risposta del circuito e completamente determinata, come riportato in figura.

integrale
particolare
soluzione
complessiva
omogenea
associata
Fig. 8.5 Andamento della tensione sul condensatore

(8.51)

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9.1

M. Repetto

Capitolo 9 Metodo simbolico


Dopo aver visti i vantaggi della trattazione delle funzioni sinusoidali mediante i numeri complessi, in questo capitolo si
riscrivono le equazioni topologiche e dei componenti direttamente in termini di fasori delle grandezze di rete, ottenendo
un metodo per la soluzione delle reti in regime sinusoidale.

9.1 Metodo simbolico


Il metodo simbolico, ovvero la rappresentazione delle funzioni sinusoidali mediante numeri
complessi, e stato utilizzato per la determinazione dellintegrale particolare di un circuito lineare
sottoposto ad un ingresso sinusoidale. Come si e gia accennato in precedenza, in molti circuiti di
interesse tecnico la determinazione della risposta di regime e di gran lunga piu importante rispetto
alla risposta transitoria. Questo perche, date le costanti di tempo tipiche dei circuiti elettrici, il
periodo transitorio puo essere molto breve rispetto al tempo di funzionamento medio di un
dispositivo. Se si vuole calcolare solo la risposta di regime, ovvero la risposta del circuito a
transitorio estinto, e possibile evitare di scrivere la equazione differenziale del circuito e,
nellipotesi che tutte le variabili di rete siano funzioni sinusoidali isofrequenziali, calcolare
direttamente la risposta del circuito.
Lipotesi che sta alla base di tutto quanto verra detto in seguito e che il circuito sia lineare e che
quindi si possano applicare ad esso i concetti sulle equazioni differenziali esposti nel capitolo 7.
Per risolvere un circuito direttamente in termini dei fasori, e necessario scrivere le equazioni
topologiche e le equazioni dei componenti in funzione dei fasori delle variabili di rete.
9.2 Leggi di Kirchhoff in termini di fasori
Le leggi di Kirchhoff esprimono dei legami istantanei tra le variabili di rete. Ad esempio, la legge di
Kirchhoff delle correnti applicata ad un nodo arbitrario si puo scrivere come:
i1(t ) + i 2 (t ) i 3 (t ) = 0 t
(9.1)
nellipotesi che il circuito in studio sia in regime sinusoidale, le tre correnti saranno date da:
i1(t ) = 2I1sin( t + 1)

i 2 (t ) = 2I 2sin( t + 2 )
i 3 (t ) = 2I3 sin( t + 3 )

(9.2)
dove i valori efficaci e le fasi sono arbitrarie mentre la pulsazione e imposta dalla funzione forzante
del circuito.
La LKC dellequazione (9.1) diventa percio:
2I1sin( t + 1) + 2I 2sin( t + 2 ) 2I3 sin( t + 3 ) = 0
(9.3)
Sfruttando lespressione delle tre funzioni sinusoidali in funzione dei numeri complessi, la stessa
LKC puo essere scritta come:
j
Im[ 2I1e j 1 e j t ] + Im[ 2I2e j 2 e j t ] Im[ 2I3e 3 e j t ] = 0

(9.4)
come gia visto nel capitolo 8, lequazione contiene molti termini comuni che possono essere
semplificati:
2 compare in tutti i termini;

j t
e
compare in tutti i termini e puo essere eliminato perche la (9.4) deve essere
soddisfatta t
loperatore parte immaginaria puo essere eliminato imponendo lannullamento di tutto il
numero complesso

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9.2

M. Repetto

si ottiene quindi che:

I1e j

+ I 2e j

I3 e j

=0

(9.5)

ovvero, richiamando la definizione di fasore:


I1 + I 2 I3 = 0

(9.6)
Lequazione ottenuta e equivalente allequazione nel tempo (9.3) e quindi impone che i legami
topologici espressi dalle equazioni di nodo possono essere scritti in funzione dei fasori delle
grandezze di rete.
Lo stesso ragionamento si puo ovviamente applicare alle LKT e quindi si ricava che i legami
topologici possono essere formulati direttamente in termini di fasori.
9.3 Equazioni dei componenti in forma fasoriale
Le equazioni costitutive esprimono un legame tra tensione e corrente ai capi di un componente.
Facendo nuovamente lipotesi che tensioni e correnti siano funzioni sinusoidali si possono ricavare
nuove relazioni espresse in termini dei fasori delle grandezze ai morsetti.
a) componente resistore
Considerando un componente resistore lineare, lequazione ai morsetti e data da:

v (t ) = Ri (t )
se la corrente e una funzione sinusoidale:
i (t ) = 2Isin( t +

(9.7)
I

(9.8)

la sua espressione complessa diventa:

i (t ) = Im[ 2Ie j I e j t ] = Im[ 2I e j t ]

(9.9)

sostituendo la (9.9) nella (9.7) si ottiene:

v (t ) = R * Im[ 2Ie j I e j t ] = Im[ 2RI e j t ]


il fasore della tensione diventa percio, eliminando i fattori

2 ee

j t

(9.10)

V = RI

(9.11)

le caratteristiche del fasore di tensione sono pertanto:

V = RI Ve j

V = RI
= RIe j I
V = I

(9.12)
Riportando i fasori di tensione e corrente nel piano complesso si ottiene il diagramma riportato in
figura. Va messo in evidenza come i due fasori sono sicuramente paralleli dato che gli angoli di fase
sono gli stessi. Non si puo dire nulla invece riguardo alle ampiezze che vanno misurate su due
scale diverse, in Volt per la tensione ed in Ampere per la corrente, le ampiezze relative sono quindi
indicative.

I= V

Fig. 9.1 Diagramma dei fasori ai capi di un resistore nel piano complesso

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9.3

M. Repetto

v(t)
i(t)

Fig. 9.2 Andamento temporale di tensione e corrente ai capi di un resistore


Come si puo notare dallesame della figura (9.2), il fatto che le due forme donda abbiano lo stesso
valore di angolo di fase si traduce in un passaggio sincrono per lo zero. La tensione e la corrente si
dicono in fase.
b) componente condensatore
Il componente condensatore ha unequazione costitutiva di tipo differenziale:

i (t ) = C

dv
dt

(9.13)

anche in questo caso, facendo lipotesi che la tensione sia sinusoidale, si ottiene:
v (t ) = 2Vsin( t + V )

(9.14)

esprimendo la tensione in funzione dei numeri complessi:

v (t ) = Im[ 2Ve j V e j t ] = Im[ 2V e j t ]


la derivata della tensione riguarda solo il termine e j
moltiplicare per il termine j :

(9.15)
per cui loperazione di derivata equivale a

i (t ) = C * Im[ 2 j Ve j V e j t ] = Im[ 2 j CV e j t ]

(9.16)

da cui si ricava che il fasore della corrente vale:

I = j CV Ie

= CVe

j(

+ )
2

I = CV

= V +
I
2

(9.17)
come si vede dallequazione il fasore della corrente e della tensione in questo caso non sono
paralleli ma sfasati di novanta gradi. Questo fatto e una conseguenza delloperazione di derivata
presente nella (9.13).

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9.4

M. Repetto

Fig. 9.3 Diagramma vettoriale dei fasori di tensione e corrente in un condensatore

i(t)
v(t)

Fig. 9.4 Andamento temporale di tensione e corrente ai capi di un condensatore


Le due forme donda sono in questo caso sfasate di /2 e vengono per questo dette in quadratura,
come si vede dal diagramma vettoriale. Dato che solitamente nei circuiti la tensione viene assunta
come riferimento di fase, in questo caso si dice che la corrente e in anticipo rispetto alla tensione.
c) componente induttore
Per il componente induttore valgono considerazioni duali rispetto a quelle fatte per il condensatore,
in questo caso, infatti, e la corrente a comparire derivata nellequazione costitutiva:
di
v (t ) = L
dt
(9.18)
assumendo una corrente sinusoidale:
i (t ) = 2Isin( t + I )
(9.19)
la tensione diventa:

v (t ) = L * Im[ 2 j Ie j I e j t ] = Im[ 2 j LIe j I e j t ]


da cui il fasore della tensione si ricava essere:

(9.20)

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9.5

V = j LI Ve j

= LIe

M. Repetto

j( I + )
2

V = LI

= I+
V
2

(9.21)
anche in questo caso, come nel precedente, i due fasori sono sfasati di /2, questa volta e la
tensione a precedere la corrente. Come pero si e gia accennato in precedenza, la tensione viene
assunta come riferimento di fase e quindi in questo caso la corrente si dice in ritardo sulla tensione.

Fig. 9.5 Diagramma vettoriale dei fasori di tensione e corrente in un induttore

v(t)

i(t)

Fig. 9.6 Andamento temporale di tensione e corrente ai capi di un induttore


d) equazioni ai morsetti
Riassumendo i risultati ottenuti nel caso di componenti R, C e L, si vede come il legame tra i fasori
di tensione e corrente sia in ogni caso un legame algebrico a valori complessi. Componente per
componente cambiano i coefficienti della relazione ma la forma resta identica. In figura sono
riportati in maniera sintetica i risultati ottenuti.

V = RI L

V = j LI

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9.6

M. Repetto

I = j CV V =

I
j C

j
I
C

Fig. 9.7 Relazioni tra i fasori delle grandezze ai morsetti dei componenti
9.3 Impedenza
La struttura delle equazioni ai morsetti dei componenti trovate permette di dire che esiste una legge,
simile alla legge di Ohm per i componenti resistori, che lega le grandezze ai morsetti dei
componenti in regime sinusoidale. Questa legge, detta legge di Ohm in forma simbolica, puo essere
scritta come:

V = ZI

(9.22)
dove il parametro complesso Z viene detto impedenza del dipolo. Limpedenza assume valori
diversi in funzione del componente e, viste le relazioni riassunte in Fig. 9.7, vale nel resistore:

Z =R

(9.23)

nel condensatore:

Z =

j
C

(9.24)

nellinduttore:

Z = j L

(9.25)
Il numero complesso Z nei componenti fondamentali R, L, C puo avere solo parte reale o solo
parte immaginaria, come si vedra in seguito sara pero possibile avere componenti dipolari con
impedenza generica. In questo caso, indipendentemente dalla natura del componente si potra
scrivere:
Zeq = R + jX
(9.26)
dove il parametro R, parte reale dellimpedenza, viene detto resistenza, mentre il parametro X, parte
immaginaria dellimpedenza viene detto reattanza.
Limpedenza e legata ai fasori di tensione e corrente, il suo modulo e la sua fase sono quindi dati
da:

Z = Ze

V Ve j
= =
I
Ie j

V j
e
I

(9.27)
Il modulo dellimpedenza, che come si vede dalla (9.27) e il rapporto tra il valore efficace della
tensione e quello della corrente, si misura in . Langolo di fase dellimpedenza esprime la
differenza angolare che e presente tra il fasore della tensione e quello della corrente. Le fasi di
tensione possono quindi essere messe in relazione attraverso langolo di fase dellimpedenza, come
risulta da:

= V I
9.4 Collegamento dei componenti

= V

(9.28)

Elettrotecnica

9.7

M. Repetto

La struttura della legge di Ohm in forma simbolica riconduce lanalisi di qualsiasi circuito in regime
sinusoidale ad un circuito retto da equazioni algebriche a valori complessi. Una delle prime
conseguenze di questo fatto e che si possono collegare in serie o in parallelo componenti anche
diversi tra loro. Ad esempio il collegamento in serie di due impedenze da luogo ad una formula
simile a quella del collegamento di resistori.

Z2

Z1

Fig. 9.8 Collegamento serie di due impedenze


La LKT in forma simbolica applicata al collegamento serie fornisce:

V = V1 + V2 = Z1I + Z 2I = Z1 + Z 2 I

(9.29)

da cui si ricava limpedenza equivalente serie data da:

Zeq = Z1 + Z 2

(9.30)

Ad esempio, dato il collegamento dei due dipoli in figura

Z1 = R Z 2 = j L
Fig.9.9 Collegamento serie di due impedenze
si ottiene limpedenza equivalente:

Zeq = R + j L

(9.31)
limpedenza serie espressa in forma binomia, puo essere espressa in forma esponenziale attraverso
la trasformazione:

Z = R 2 + ( L ) 2
eq

L
= tan 1

R
Considerazioni analoghe si possono fare per il collegamento parallelo di impedenze.

Z1

Z2

Fig. 9.10 Collegamento parallelo impedenze

(9.32)

Elettrotecnica

9.8

M. Repetto

Dalla LKC in forma simbolica si ottiene:

I = I1 + I 2 =

1
1
V
V
+
=
+
V
Z1 Z 2
Z1 Z 2

(9.33)
anche in questo caso, come nel parallelo dei resistori, e conveniente introdurre linverso
dellimpedenza:
1
Y =
Z
(9.34)
la grandezza Y e detta ammettenza del dipolo. Nel caso del collegamento parallelo si ha quindi:

Yeq = Y1 + Y2

ZZ
1
1
1
=
+
Zeq = 1 2
Zeq Z1 Z 2
Z1 + Z 2

(9.35)

j
C

Fig. 9.11 Collegamento parallelo di due impedenze


Ad esempio, nel caso di parallelo di due impedenze resistiva e capacitiva, si ottiene:
Yeq =

1
1
R
+ j C Zeq =
=
=
1
1 + j CR
R
+j C
R
R 1 j CR
R j CR 2
=
1 + j CR 1 j CR
1 + CR 2

(9.36)

9.5 Diagrammi vettoriali


Le grandezze fasoriali sono vettori nel piano complesso, questo implica che per essi le regole di
somma e differenza seguono le regole dellalgebra vettoriale e quindi nella somma, ad esempio, si
applica la regola del parallelogramma.
La somma di due fasori V1 e V2 puo essere rappresentata nel piano complesso come:

Fig. 9.11 Somma vettoriale di due fasori


9.6 Soluzione di circuiti con il metodo simbolico
Il metodo simbolico si propone come tecnica per ottenere direttamente la risposta di regime di un
circuito alimentato da generatori isofrequenziali. Come si e gia affermato, la tecnica per la

Elettrotecnica

9.9

M. Repetto

soluzione del circuito rimane la stessa vista nel capitolo 4. La particolarita principale in questo caso
pero e legata alluso dei numeri complessi e alle loro regole di composizione.
a) Circuito ohmico-induttivo
Va sotto il nome di circuito ohmico-induttivo un circuito composto da impedenze resistive e
induttori.

Z1 = R

Z2 = j L
Fig. 9.12 Esempio di circuito ohmico-induttivo
Nel circuito in figura si considerano noti: i valori R e L dei componenti, il valore efficace della
tensione del generatore e la sua pulsazione e si vuole determinare il fasore della corrente che circola
nella maglia. Va messo in evidenza come del generatore non sia stata specificata la fase, questo
consente ad esempio di fissare arbitrariamente questa a zero, ovvero di assumere che il fasore della
tensione del generatore sia diretto lungo lasse reale. Questa operazione puo essere fatta
arbitrariamente per una variabile di rete nel circuito e questa assunzione equivale ad agganciare
listante t=0 al passaggio della tensione per lo zero. Ovviamente tutte le altre varabili di rete
verranno ad assumere un valore di angolo di fase riferito a questa. Assumendo quindi la tensione
del generatore come riferimento di fase il fasore diventa:

E = Ee j 0

(9.37)

E = (R + j L)I

(9.38)

lequazione di maglia diventa:


da cui il fasore di corrente:

I =

E
R+ j L

(9.39)
lequazione algebrica a valori complessi e a questo punto risolta, rimangono da effettuare alcune
operazioni per determinare le grandezze di interesse: modulo e fase di I .
Elaborando la (9.39) si ottiene:

I =

E
E R j L
E R j L
=
=
R+ j L
R+ j L R j L
R2 + L 2

(9.40)

da cui il modulo di I :

I=
e la sua fase:

E
R2 +

L2

R 2 + ( L) 2 =

E
R 2 + ( L)2

(9.41)

Elettrotecnica

9.10

I =

E + tan

M. Repetto

L
R

(9.42)
come si puo vedere la fase della corrente e negativa e quindi e in ritardo rispetto alla tensione.
Una volta ricavato il fasore della corrente si possono calcolare i fasori delle tensioni ai capi del
resistore e dellinduttore:

VR = RI = RIe j

VL = j LI = LIe

(9.43)

j( I + )
2

(9.44)
e si puo quindi disegnare il diagramma vettoriale delle grandezze del circuito, dove si nota come la
corrente sia sfasata in ritardo rispetto alla tensione.

Fig. 9.13 Diagramma vettoriale del circuito ohmico-induttivo


b) Circuito ohmico-capacitivo
Una soluzione con procedimento analogo puo essere effettuata per un circuito costituito dalla serie
di un resistore e di un condensatore.

j
C

Fig. 9.14 Circuito ohmico-capacitivo


Anche in questo caso si puo prendere il fasore del generatore come riferimento di fase e scrivere
lequazione di maglia in termini di fasori come:

E = (R

j
)I
C

(9.45)

il fasore della corrente diventa percio:

I =

E
R

j
C

(9.46)
dallespressione di I si puo arrivare al suo modulo e fase attraverso qualche passaggio algebrico:

Elettrotecnica

9.11

I =

E
j
R
C

M. Repetto

CE CR + j
=
CR j CR + j

CE

CR + j

( CR )2 + 1
(9.47)

da cui il modulo risulta essere:

I=

CE
( CR )2 + 1

( CR ) 2 + 1 =

CE
( CR )2 + 1

(9.48)

e la fase:
I

= E + tan 1

1
CR

(9.49)
in questo caso, contrariamente a quanto ottenuto per il circuito ohmico-capacitivo, l'angolo di fase
della corrente e' positivo e quindi la corrente e' sfasata in anticipo rispetto al fasore della tensione.
Nuovamente, una volta ottenuto modulo e fase della corrente si possono ricavare i valori delle
tensioni sui componenti:

VR = RI = RIe j
VC =

j( I )
j
I
2
e
I =
C
C

(9.50)

(9.51)

da cui si puo disegnare il diagramma vettoriale dei fasori.

Fig. 9.15 Diagramma vettoriale del circuito ohmico-capacitivo


c) Linea di trasmissione
Come esempio di utilizzo del metodo simbolico per la soluzione di circuiti in regime sinusoidale, si
prende in considerazione un caso di interesse ingegneristico. Nella pratica, i generatori sono
collegati ai carichi mediante linee di trasmissione. In teoria si vorrebbe che queste linee di
collegamento fossero dei corto-circuiti, componenti quindi ininfluenti sul circuito. In realta le linee
presentato una certa impedenza al passaggio della corrente tra i generatori e i carichi. Questa
impedenza dipende sia dalla resistenza ohmica della linea che da impedenze legate ai campi elettrici
e magnetici che circondano la linea. Su linee abbastanza corte, il termine prevalente di impedenza
e legato a termini induttivi cioe dovuti al fatto che la linea percorsa da corrente produce un flusso
magnetico. In pratica il collegamento dei generatori e dei carichi con una linea di trasmissione e
disegnato in figura.

Elettrotecnica

9.12

Rl

M. Repetto

Xl

Fig. 9.16 Linea di trasmissione interposta tra generatori e carichi


Quando la linea e percorsa da corrente la sua impedenza fa si che la tensione sui carichi sia diversa
da quella dei generatori. Dal punto di vista impiantistico e importante calcolare questa differenza di
tensione tra i carichi ed i generatori perche si vuole garantire al carico una tensione il piu possibile
costante e pari al livello nominale imposto dal contatto di fornitura dellenergia elettrica, ad
esempio per unutenza domestica il valore efficace nominale di 230 V.

Rl

Xl

Fig. 9.17 Circuito utilizzato per il calcolo della caduta di tensione


Il calcolo dellimpianto puo essere impostato considerando che la tensione sul carico VU sia, in
valore efficace, pari a quello nominale. In questo modo, nota limpedenza del carico si puo
conoscere la corrente assorbita come si e fatto nei paragrafi precedenti, limpedenza di un carico
industriale o domestico e di tipo ohmico-induttivo e quindi la corrente sara sfasata in ritardo
rispetto alla tensione VU che si puo prendere come riferimento di fase. Una volta noto il fasore
della corrente, come ad esempio nella (9.39), si puo calcolare il contributo dei termini di linea
utilizzando lequazione LKT della maglia riportata in figura:

VG = VU + Rl I + jX l I
(9.52)
I fasori delle tensioni ai capi dellimpedenza di linea sono uno in fase con la corrente ed uno in
quadratura. Concatenando questi contributi con il fasore noto VU , si ottiene il fasore incognito VG ,
come dal diagramma vettoriale in figura.

Fig. 9.18 Diagramma vettoriale della linea di trasmissione

Elettrotecnica

9.13

M. Repetto

Una volta determinato il fasore della tensione VG , si puo calcolare la caduta di tensione relativa tra
generatore e carico, data da:
VG VU
V=
(9.53)
VG
Non sempre questa caduta di tensione e positiva, infatti in caso di carico capacitivo in fondo alla
linea si puo avere un aumento di tensione. Si puo verificare subito costruendo il diagramma
vettorial e considerando che la corrente assorbita dal condensatore e sfasata di /2 in anticipo
rispetto alla tensione VU , come si ottiene dalla:
j

I = j CVU = CVU e 2
(9.54)
Il diagramma vettoriale, costruito in maniera analoga a quello precedente cambiando
opportunamente le direzioni dei fasori, consente di trovare la nuova ampiezza delle tesnioni sui
componenti.

VG

VU

Fig. 9.19 Diagramma vettoriale della linea di trasmissione con carico capacitivo

Elettrotecnica

10.1

M. Repetto

Capitolo 10 Risposta in frequenza


In questo capitolo vengono studiati alcuni semplici circuiti in regime sinusoidale il cui comportamento cambia in
funzione della pulsazione dei generatori applicati. Questi comportamenti possono essere utilmente sfruttati
nellelaborazione dei segnali.

10.1 Risposta in frequenza


I circuiti lineari presentano valori di impedenza che dipendono dal valore di pulsazione applicata. Si
puo vedere ad esempio che il modulo dellimpedenza del condensatore:

ZC =

j
C

(10.1)

diminuisce allaumentare di , mentre per linduttore:

ZL = j L

(10.2)
aumenta al crescere di .
Queste variazioni di impedenza possono dare luogo a diversi comportamenti rispetto ad
alimentazioni con valori diversi di pulsazione. Si intende quindi con risposta in frequenza lo studio
dellandamento della variabili di rete in un circuito in funzione della frequenza del segnale in
ingresso. Si considera sempre la risposta di regime alle diverse pulsazioni tralasciando ogni
fenomeno transitorio.
La risposta in frequenza e molto importante per lanalisi di segnali che contengono piu pulsazioni
ad esempio costituiti da una sommatoria di segnali sinusoidali:

f (t ) =

N
k =1

2 Ak sin(k t + k )

(10.3)
questa forma di segnale puo ad esempio essere ottenuta da una espansione in serie di Fourier di un
segnale periodico. Dato che i circuiti in studio sono lineari, la sommatoria di ingressi, grazie al
teorema di sovrapposizione, puo essere ottenuta sovrapponendo le risposte ai singoli ingressi
sinusoidali. Nel seguito si analizzeranno le risposte di alcuni circuiti semplici.
10.2 Filtro RC passa-basso
Si consideri il circuito in figura, composto da un resistore e da un condensatore alimentato da un
segnale di tensione a pulsazione variabile di fasore Vi .

Fig. 10.1 Circuito filtro passa-basso


Si vuole determinare lampiezza della tensione ai capi del condensatore Vo al variare del parametro
. Per determinare la risposta si puo scrivere il fasore della tensione Vo lasciando indicata la . La
risposta si puo ottenere utilizzando il partitore di tensione tra limpedenza resistiva e quella
capacitiva.

Elettrotecnica

10.2

j
C V =
Vo =
j i
R
C

M. Repetto

j ( RC + j )Vi
(1 j RC )Vi
j
Vi =
=
RC j
( RC j )( RC + j ) 1 + ( RC ) 2
(10.4)

elaborando la (10.4) si puo facilmente ottenere il rapporto tra i moduli delle tensioni:

1 + ( RC ) 2
Vo
1
=
=
Vi
1 + ( RC ) 2
1 + ( RC ) 2

(10.5)

e la differenza di fase tra le due tensioni:

= tan 1( RC )

(10.6)
Come si puo vedere dallesame della (10.5) il rapporto diminuisce allaumentare di , mentre la
fase aumenta, tendendo a /2 per
.
Per mettere in evidenza quantitativamente la differenza di risposta del circuito si puo esaminare un
esempio numerico.
Si consideri che i valori dei parametri del circuito siano: R=1k, C=1 F e che la tensione in
ingresso sia data dalla somma di due funzioni sinusoidali:

f (t ) = 2 Asin(2 * 250t ) + 2 Asin(2 * 2000t )

(10.7)

sostituendo i valori numerici nelle risposte trovate in precedenza si ottiene che:

Vo
1
=
= 0.537
Vi f =250
1 + (2 250 * 103 * 10 6 ) 2
f =250

= tan ( 2 250 * 10 * 10

) = 1.00rad

Vo
1
=
= 0.039
3
6 2
Vi f = 2000
1 + (2 2000 * 10 * 10 )
f = 2000

= tan 1(2 2000 * 103 * 10 6 ) = 1.53rad

(10.8)
(10.9)

(10.10)

(10.11)
In figura sono riportate in un grafico le forme donda della tensione in ingresso v i (t ) e della
tensione in uscita v o (t ) .

Elettrotecnica

10.3

M. Repetto

Vi
Vo

Fig. 10.2 Forme donda delle tensioni di ingresso e di uscita dela passa-basso
Come si puo vedere nella forma donda della tensione di ingresso, le ampiezze delle due sinusoidi
sono uguali, mentre nella forma donda in uscita, grazie alla maggiore impedenza mostrata dal
dipolo, la forma donda a pulsazione piu elevata e fortemente attenuata, come si ricava dalla
(10.10). Il comportamento del circuito quindi viene detto passa-basso grazie alla sua proprieta di
lasciare praticamente inalterati i segnali a frequenza piu bassa attenuando invece fortemente le
componenti a frequenza elevata. Questo comportamento puo essere spiegato fisicamente con la
diminuzione dellimpedenza del condensatore a frequenze alte, come evidenziato nella (10.1), che
riduce la caduta di tensione ai suoi morsetti.
10.3 Filtro RC passa-alto
Un comportamento duale del circuito precedente si ottiene con lo schema in figura.

Fig. 10.3 Circuito RC passa-alto


In questo caso il segnale di uscita viene prelevato ai capi del resistore. Applicando nuovamente il
partitore di tensione, si puo calcolare il rapporto tra i fasori:
RC( RC + j )Vi
RC ( RC + j )Vi
R
RC
=
Vo =
V =
Vi =
j i
RC j
( RC j )( RC + j )
1 + ( RC )2
R
C
(10.12)
da cui il rapporto tra i moduli:

Vo
=
Vi
e lo sfasamento:

RC 1 + ( RC ) 2
1 + ( RC )

RC
1 + ( RC )2

(10.13)

Elettrotecnica

10.4

= tan 1(

M. Repetto

1
)
RC

(10.14)
Utilizzando un esempio numerico con: R=1k, C=1 F e considerando che la tensione in ingresso
sia data dalla funzione:

f (t ) = 2 Asin(2 * 25t ) + 2 Asin(2 * 500t )

(10.15)

Vo
2 25 * 103 * 10 6
=
= 0.156
3
6 2
Vi f = 25
1 + (2 25 * 10 * 10 )

(10.16)

Vo
2 500 * 103 * 10 6
=
= 0.951
3
6 2
Vi f =500
+
1 (2 500 * 10 * 10 )

(10.17)

si ricava che:

f = 25
f =500

= tan 1( 2 25 * 103 * 10 6 ) 1 = 1.41rad


1

= tan ( 2 500 * 10 * 10

6 1

= 0.31rad

(10.18)
(10.19)

Il grafico delle forme donda diventa pertanto:

Vo
Vi

Fig. 10.3 Forme donda delle tensioni di ingresso e di uscita del passa-alto
Come si vede, questa volta ad essere attenuata e la forma donda a frequenza inferiore mentre
risulta abbastanza invariata quella a frequenza maggiore.
10.4 Risonanza
Il fenomeno della risonanza si verifica nei circuiti in cui sono contemporaneamente presenti termini
capacitivi ed induttivi, come ad esempio nel circuito in figura.

Elettrotecnica

10.5

M. Repetto

C
Fig. 10.4 Circuito risonante serie
Il comportamento del circuito, puo essere descritto dalla sua impedenza ai morsetti:

Z =R+ j L

j
=R+ j
C

1
C

(10.20)
come si puo notare, mentre la parte reale dellimpedenza in questo caso non varia con , la
reattanza e funzione della pulsazione attraverso la somma algebrica di due termini di andamento
contrastante, uno induttivo crescente con
ed uno capacitivo di andamento opposto. Ad un
particolare valore di pulsazione i due termini si elidono:

1
= 0 2LC 1 = 0
C

1
LC

(10.21)

questo valore di pulsazione viene detto pulsazione di risonanza 0 = 1/ LC .


Come si puo facilmente notare, alla pulsazione di risonanza, limpedenza del dipolo coincide con
la sua resistenza, dato che la reattanza e nulla. Per valori di pulsazione diversi da 0 il circuito ha
comportamenti diversi. Si esaminano i casi limite:

0 il termine 1/ diverge portando a il modulo di Z

il termine diverge portando a il modulo di Z


per valori intermedi il dipolo presenta un modulo di impedenza compreso tra e R. Landamento
del modulo dellimpedenza nel caso di un circuito con parametri: R=100 , L=0.1 H, C=1 F, si
ha:
0 =

1
1
=
= 3162rad / s
1
6
LC
10 * 10

f0 = 503Hz

(10.22)
il modulo dellimpedenza, riportato in scala semi-logaritmica per poter apprezzare le variazioni alle
impedenze basse, diventa:

10000
8000
6000
4000
2000
0
1000
10000
100000
Pulsazione [rad/s]
Fig. 10.5 Andamento del modulo dellimpedenza in scala semilogaritmica

Elettrotecnica

10.6

M. Repetto

10.5 Antirisonanza

Fig. 10.6 Circuito antirisonante


Il circuito serie RLC assume un minimo di impedenza in prossimita della pulsazione di risonanza.
Il circuito RLC parallelo invece assume in corrispondenza dello stesso valore un minimo di
ammettenza e quindi un massimo di impedenza, come si puo calcolare attraverso la:

Y =

j
1
1
1
1
+
+j C=
+j C= +j
R j L
R
L
R

1
L

(10.23)
come si puo vedere la parte immaginaria dellammettenza si annulla, come nel caso precedente, per
un valore di pulsazione pari a:
1
0 =
LC
(10.24)
detto anche in questo caso pulsazione di risonanza.

Elettrotecnica

11.1

M. Repetto

Capitolo 11 Potenza in regime sinusoidale


Lo studio dei circuiti in regime sinusoidale e molto importante per le applicazioni industriali di potenza elevata. Per
questo risulta basilare esprimere le potenze e le energie di questi sistemi in maniera efficiente. Si definiscono quindi
alcune formule ricavate dalla definizione di potenza nellipotesi di regime sinusoidale e se ne investigano le ricadute
pratiche.

11.1 Potenza in regime sinusoidale


La formula della potenza in un dipolo, ricavata nel capitolo 6:

p(t ) = v (t )i (t )

(10.1)
e valida anche nel regime sinusoidale. Se la corrente e la tensione sono espresse da funzioni
sinusoidali si puo ottenere dalla (10.1) una espressione semplificata.
In regime sinusoidale la tensione e la corrente ai capi di un dipolo sono date da:

v (t ) = 2V sin( t +

i (t ) = 2I sin( t +

(10.2)

il loro prodotto e dato da:

p(t ) = v (t )i (t ) = 2V sin( t +
= 2VI sin( t +

) sin( t +

) 2I sin( t +
I

)=

(10.3)
questa ultima formula puo essere elaborata tenendo conto delle formule di prostaferesi che
impongono:

sin sin = 21 (cos( ) cos( + ))

(10.4)

assumendo che nella (10.3) valga:

= t+

= t+

(10.5)

si ottiene:

p(t ) = 2VI

1
2

cos(

) cos(2 t +

(10.6)
la (10.6) contiene termini costanti e termini dipendenti dal tempo. Il parametro piu importante della
(10.6) e costituito dalla differenza degli angoli di fase di tensione e corrente, definito come angolo
di sfasamento:
sostituendo langolo

(10.7)

nella (10.6) si ottiene:

p(t ) = VI cos cos(2 t +

(10.8)
Vale la pena di notare che lo sfasamento definito nella (10.7) coincide con langolo di fase
dellimpedenza del dipolo data dalla (9.28).
Il termine cos viene solitamente detto fattore di potenza dellimpedenza.
Dato che langolo e fisicamente legato alla natura del dipolo, si vuole farlo comparire anche nel
secondo termine. Questo si puo fare ricorrendo ad una manipolazione dellargomento del coseno:

2 t+

=2 t+

+(

)+

= 2 t + +2

(10.9)

da cui sostituendo si ottiene:

p(t ) = VI cos cos(2 t + + 2 I )

(10.10)
Il secondo termine della parentesi puo essere ulteriormente scomposto utilizzando la regola per la
somma degli angoli:

Elettrotecnica

11.2

M. Repetto

cos( + ) = cos cos sin sin

(10.11)

in questo caso si puo assumere:

= , = 2( t +

(10.12)

per cui la (10.11) diventa:

p(t ) = VI cos VI cos cos 2( t +

) + VI sin sin 2( t +

(10.13)
raccogliendo i termini in cos e sen , si arriva finalmente ad unespressione molto compatta:

p(t ) = VI cos 1 cos 2( t +

) + VI sin sin 2( t +

(10.14)

Nellespressione compaiono due termini dipendenti dallangolo di sfasamento .


La (10.14) puo essere riscritta come la somma di due termini:

p(t ) = pa (t ) + pr (t )

(10.15)

dove:

pa (t ) = VI cos 1 cos 2( t + I )

pr (t ) = VI sin sin 2( t + I )

(10.16)
la pa (t ) viene detta componente attiva della potenza istantanea, mentre la pr (t ) componente
reattiva della potenza istantanea.
Nei componenti fondamentali, le componenti vengono ad assumere valori particolari grazie al fatto
che gli angoli di fase dellimpedenza valgono 0 o /2.
Nel resistore infatti:

Z =R

(10.17)
langolo di fase dellimpedenza, e quindi , vale 0, da cui si vede che la componente reattiva della
potenza, che dipende da sin , e nulla.
Le cose vanno in maniera opposta nei componenti C ed L, dove langolo dellimpedenza vale /2.
Segnatamente nel condensatore:

Z =

j
C

(10.18)

e langolo di fase vale =- /2, la componente attiva si annulla mentre sin =-1.
Nellinduttore:

Z = j L

(10.19)

langolo di fase, in questo caso, vale = /2, la componente attiva si annulla mentre sin =+1.
a) componente resistore
Nel componente resistore, essendo =0, la potenza diventa:

p(t ) = pa (t ) = VI 1 cos 2( t +

(10.20)
assumendo arbitrariamente che la corrente sia presa come riferimento di fase e percio valga i = 0 ,
si possono riportare in un grafico gli andamenti della variabili di rete ai morsetti del resistore.

Elettrotecnica

11.3

M. Repetto

p(t)
i(t)
VI

v(t)

Fig. 10.1 Andamento di tensione, corrente e potenza in un resistore


Dallesame del grafico di figura 10.1 si puo notare che:
- la potenza e sempre positiva, il fatto non stupisce perche, come si e messo in evidenza nel
capitolo 6, la potenza in un resistore deve sempre essere maggiore di 0. Questo, in un
componente descritto dalla convenzione degli utilizzatori equivale ad una potenza sempre
assorbita;
- la potenza non e costante ma oscilla con pulsazione 2 attorno ad un valor medio dato dal
prodotto dei valori efficaci di tensione e corrente VI .
Nota la potenza assorbita dal resistore si puo, integrando nel tempo, ottenere lenergia assorbita dal
resistore.
sin 2 t
)
w (t ) = pa (t ' )dt ' = VI (1 cos 2 t ' )dt ' = VI (t
2
(10.21)
Lintegrale della (10.20) da quindi luogo ad un termine lineare, integrale del termine costante, e ad
un termine oscillante a valor medio nullo.

tempo
Fig. 10.2 Andamento temporale dellenergia assorbita dal resistore
Come si puo vedere dallesame della figura, il termine oscillante crea delle differenze rispetto al
termine medio che si annullano 4 volte in un periodo. Queste differenze sono trascurabili, se

Elettrotecnica

11.4

M. Repetto

rapportate al valore dellenergia data dallintegrale del termine costante. Solitamente, dal punto di
vista ingegneristico si trascura la parte oscillante e si considera:

w (t ) = pa (t ' )dt '

VIdt ' = VIt

(10.22)

b) componente induttore
Nel caso dellinduttore si ottiene:

ZL = j L = Le

V
=
I
2

=
(10.23)

le potenze diventano percio:

pa (t ) = 0, pr (t ) = VI sin sin 2( t +

) = VI sin 2 t

(10.24)
da cui, prendendo nuovamente la corrente come riferimento di fase, si puo ricavare il grafico.

v(t)
i(t)

p(t)

Fig. 10.3 Andamento di tensione, corrente e potenza in un induttore


Dallesame della figura si ottiene che:
- il valor medio della potenza e nullo, questo e comprensibile se si considera la natura
reversibile del componente che non consuma potenza ma assorbe e cede energia in funzione
della corrente che lo attraversa;
- ad ogni quarto di periodo il componente cambia segno della potenza che significa che il
componente per un quarto di periodo si carica assorbendo potenza dallesterno (la corrente
cresce in valore assolto), mentre nel quarto successivo si scarica cedendo potenza
allesterno;
- il termine sin e positivo e questo implica che, assumendo la corrente come riferimento di
fase, la potenza sia assorbita nel primo quarto di periodo.
c) componente condensatore
Nel condensatore si ripropongono le stesse considerazioni fatte per linduttore con la differenza che
questa volta =- /2, percio si ha che:

pa (t ) = 0, pr (t ) = VI sin sin 2( t +

) =VI sin 2 t

(10.25)

Elettrotecnica

11.5

i(t)

v(t)

M. Repetto

p(t)

Fig. 10.4 Andamento di tensione, corrente e potenza in un condensatore


Si puo notare che:
- anche qui, come nellinduttore, il valore medio della potenza e nullo;
- il termine sin e negativo e questo implica che, assumendo la corrente come riferimento di
fase, la potenza sia ceduta nel primo quarto di periodo.
11.2 Potenza attiva
Come si e visto dallanalisi dettagliata dei fenomeni energetici in regime sinusoidale, la potenza
istantanea si divide in due componenti. Solo una, la pa (t ) ha valor medio diverso da zero e quindi
puo dare luogo ad un trasferimento non nullo di energia dai generatori ai componenti. Si e anche
visto che il termine medio di questa componente e responsabile del valore netto di energia
trasferita, mentre il termine oscillante da luogo a termini trascurabili. Dal punto di vista tecnico,
questo fatto viene tenuto in conto eliminando il termine oscillante dalla espressione dellenergia
(10.21) ed assumendo che la potenza assorbita sia pari al suo valor medio:

W (t1, t 2 ) =

t2

t1

pa (t )dt = VI cos (t 2 t1 ) = P (t 2 t1 )

(10.26)

il valor medio viene chiamato potenza attiva, ed e dato da:

P = pa (t ) = VI cos

(10.27)

la potenza attiva P, responsabile del trasferimento di potenza al dipolo si misura in Watt.


11.3 Potenza reattiva
Mentre la componente attiva della potenza istantanea e responsabile del trasferimento di energia, la
componente reattiva tiene conto degli scambi reversibili di energia tra i componenti L e C ed i
generatori. Questo termine di potenza non da luogo a trasferimento di energia al componente.
Ciononostante, gli scambi di potenza legati alla pr (t ) sono presenti nel circuito e, come si vedra in
seguito, non possono essere trascurati. Per questo si introduce una nuova grandezza detta potenza
reattiva pari allampiezza del termine sinusoidale di pulsazione 2 della (10.16).

Q = VI sin

(10.28)

Elettrotecnica

11.6

M. Repetto

Anche se la Q ha le dimensioni fisiche di una potenza, come si e gia affermato, essa non e legata
ad un trasferimento netto di energia dai generatori ai carichi. Per mettere in evidenza questo fatto, la
Q non viene misurata in Watt, bensi in VoltAmpere reattivi (Var).
11.4 Potenza in unimpedenza
La potenza in unimpedenza e stata ricavata partendo dalle forme donda di tensione e corrente nel
tempo. In realta essa puo essere ricavata anche dai loro fasori.
Considerando unimpedenza il cui fasore di tensione valga:

V = Ve j

(10.29)

e quello di corrente valga:

I = Ie j

(10.30)
si vuole ricavare unespressione della potenza. Si puo vedere che nellespressione (10.16) compare
lo sfasamento tra tensione e corrente. Per ottenere questo valore si puo considerare il fasore
coniugato della corrente dato da:

I * = Ie j

(10.31)

moltiplicando il fasore della tensione per il fasore coniugato della corrente, si ottiene:

V I * = Ve j V Ie j

= VIe j ( V I ) = VIe j

(10.32)

applicando la formula di Eulero si ottiene:

V I * = VIe j = VI (cos + jsin ) = VI cos + jVIsin = P + jQ

(10.33)
come si vede, nella (10.33) compaiono contemporaneamente la potenza attiva P e quella reattiva Q.
La quantita della (10.33) viene detta potenza complessa ed ha come parte reale la potenza attiva e
come parte immaginaria quella reattiva.

S = V I * = P + jQ

(10.34)

il modulo della potenza complessa viene detto potenza apparente:

S=S =

VI cos

+ VIsin 2 = VI

(10.35)
Dalla (10.33) si puo ottenere, data unimpedenza generica Z = R + jX , lespressione della potenza
complessa assorbita attraverso la:

V I * = Z I I * = Z I 2 = (R + jX )I 2 = RI 2 + jXI 2 = P + jQ

(10.36)

P = RI 2

Q = XI 2

(10.37)

da cui:

oppure, in funzione della tensione:

S = Z I 2 = (R + jX )
da cui:

V2
Z2

V 2 R + jX
V2
=
cos + jsin
Z
Z
Z

(10.38)

Elettrotecnica

11.7

V2
cos
P =
Z

2
Q = V sin

M. Repetto

(10.39)

Elettrotecnica

12.1

M. Repetto

Capitolo 12 Teorema di Boucherot e rifasamento


In questo capitolo, partendo dalle nozioni di potenza in regime sinusoidale ricavate nel capitolo precedente, si presenta
un teorema di conservazione delle potenze simile al teorema di Tellegen, e a partire da questo si affronta la soluzione di
alcuni problemi di interesse tecnico nei circuiti di potenza.

12.1 Teorema di Boucherot


Le definizioni di potenza attiva e reattiva, ottenute nel capitolo precedente, sono di interesse pratico,
ad esempio per la contabilizzazione delle energie assorbite da un utente alimentato in regime
sinusoidale. La loro definizione pero assume un significato piu importante se si considera che
queste potenze rispettano unequazione di bilancio del tutto equivalente a quella stabilita dal
teorema di Tellegen. In questa maniera, le potenze attive e reattive potranno diventare uno
strumento utile anche per la soluzione dei circuiti come si vedra nel seguito.
Il teorema di Boucherot esprime la conservazione delle potenze complesse in un circuito. Dato un
circuito con Ngen generatori descritti dalla convenzione dei generatori e Nutl utilizzatori descritti
dalla convenzione degli utilizzatori, il teorema di Boucherot afferma che:
Ngen

Sk =

k =1

Nutl

Sn

n =1

(12.1)

sostituendo alla potenza complessa la sua forma binomia, si ottiene:


Ngen

Pk + jQk =

k =1

Nutl

Pn + jQn

n =1

(12.2)
il vincolo di uguaglianza tra numeri complessi espresso dalla (12.1) si traduce in due vincoli di
uguaglianza a valori reali, uno sulle parti reali ed uno su quelle immaginarie, ovvero:
Ngen

Pk =

k =1
Ngen

Qk =

k =1

Nutl

Pn

n =1
Nutl

Qn

n =1

(12.3)
che esprime luguaglianza tra le potenze attive dei generatori e quelle dei carichi e lo stesso bilancio
per quelle reattive. Va messo in evidenza che nel termine relativo alle potenze reattive dei carichi,
possono comparire termini di segno diverso, infatti va ricordato che le capacita danno luogo a
potenze reattive negative mentre le induttanze a potenze reattive positive.
Il teorema di Boucherot puo diventare un utile strumento per la soluzione di circuiti di topologia
semplice, come di solito si trovano nei circuiti industriali.
a) identificazione dei carichi
Nei sistemi di interesse tecnico molto spesso i carichi non vengono definiti sulla base delle loro
impedenze ma attraverso i dati ai morsetti. Infatti frequentemente il gestore del sistema puo non
conoscere la natura del carico alimentato da una linea, ma puo sicuramente misurarne, ad esempio,
la tensione applicata e la potenza assorbita.
Le quantita misurabili ai morsetti di un carico sono generalmente cinque:
- il valore efficace di tensione applicata V ;
- il valore efficace di corrente assorbita I;
- la potenza attiva P;
- la potenza reattiva Q;
- il fattore di potenza cos

Elettrotecnica

12.2

M. Repetto

Non tutte queste quantita sono pero indipendenti, infatti esistono dei vincoli che le legano, ad
esempio:
P = VI cos
(12.4)
lega tra loro la potenza, tensione, corrente e fattore di potenza. In maniera analoga:
Q VI sin
=
= tan
(12.5)
P VI cos
lega langolo di sfasamento a potenza attiva e reattiva.
In generale su cinque variabili del carico solo tre sono indipendenti, le altre possono essere ricavate
di conseguenza dalle formule, come verra esemplificato in seguito.
b) esempio di circuito risolto con Boucherot

Si suppone dato un circuito con un carico connesso al fondo di una linea di cui si conosce la
tensione di alimentazione, la potenza attiva e reattiva, si vuole conoscere la tensione in partenza alla
linea. Questo problema e identico a quanto visto nel capitolo 9 per la linea di trasmissione, in
questo caso pero verra risolto in maniera diversa non facendo ricorso ai calcoli con i numeri
complessi.

Z l = Rl + jX l
+
PG, QG

PU , Q U

P,Q

Dati del problema


V = 230V , Z l = 0.15 + j 0.2
P = 10kW ,Q = 10kVAr

Fig. 12.1 Circuito con carico a fondo linea


Il teorema di Boucherot impone luguaglianza tra la potenza complessa assorbita dai carichi e quella
ceduta dai generatori.
Le potenze dei carichi si possono ottenere sommando le potenze richieste dal carico a fondo linea e
dalla impedenza di linea Zl . Per ricavare questultima si deve ottenere la corrente che scorre nella
linea. Questa si puo ricavare dai dati del carico, infatti note la P e la Q del carico si ottiene:
P = VI cos
Q
tan =
P
Q = VIsin
(12.6)
sostituendo i valori numerici:

tan =

Q 10000
=
=1
P 10000

cos =

2
2

(12.7)
noto il fattore di potenza, si puo ricavare il valore efficace della corrente assorbita dal carico come:
P
10000
=
= 61.5 A
P = VI cos
I=
V cos
230 * 22
(12.8)
Questa corrente attraversa limpedenza di linea che quindi, secondo la (10.37), assorbira le
potenze:

Elettrotecnica

12.3

M. Repetto

Pl = Rl I 2 = 0.15 * 61.5 2 = 567W


Ql = X l I 2 = 0.2 * 61.5 2 = 756VAr

(12.9)
A questo punto, nota dai dati la potenza del carico e calcolata quella della linea, si puo ricavare la
potenza totale richiesta dai carichi:

PU = P + Pl = 10000 + 576 = 10576W


QU = Q + Ql = 10000 + 756 = 10756VAr

(12.10)

per il teorema di Boucherot, queste potenze sono bilanciate da quelle dei generatori:
PG = PU , QG = QU

(12.11)
Il generatore eroga quindi le potenze della (12.10) ed e attraversato dalla corrente di maglia
calcolata nella (12.8). Si puo quindi ricavarne il fattore di potenza come:
Q
10756
= 1.017 cos = 0.701
tan G = G =
PG 10576
(12.12)
e il suo valore efficace attraverso la:
PG
10576
PG = EI cos G
E=
=
= 245.3V
I cos G 61.5 * 0.701
(12.13)
Utilizzando quindi solo equazioni bilancio delle potenze e stato possibile ricavare la tensione del
generatore senza effettuare alcun calcolo con i numeri complessi.
c) rendimento di trasmissione

La linea di trasmissione considerata nellesempio precedente e un componente che trasporta la


potenza dal generatore al carico. Come tale e soggetta ad un rendimento energetico dovuto al fatto
che una quota parte della potenza in transito viene dissipata sulla resistenza di linea.

Z l = Rl + jX l
PIN

POUT

Fig. 12.2 Linea di trasmissione


Il rendimento della linea di trasmissione, o rendimento di trasmissione, viene definito come la
potenza in uscita dalla linea divisa quella in ingresso. Sfruttando il teorema di Boucherot si puo far
comparire esplicitamente nella formula la potenza dissipata nella linea:
POUT
POUT
=
t =
PIN
POUT + Pl
(12.14)
nel caso dellesercizio precedente, ad esempio, il rendimento vale:
t =

POUT
10000
=
= 0.945
POUT + Pl 10000 + 576

(12.15)

Elettrotecnica

12.4

M. Repetto

rendimenti cosi elevati non devono stupire. Risiede infatti nella facilita di trasporto della potenza
il successo dei sistemi elettrici che, grazie a questo fatto, permettono di disaccoppiare il luogo di
produzione dellenergia dal suo posto di utilizzo.
12.2 Importanza tecnica della potenza reattiva
Come si e visto nel capitolo precedente, la potenza reattiva e un indicatore dei flussi di potenza
che vengono reversibilmente scambiati tra i generatori ed i condensatori ed induttori. La
reversibilita di questi scambi potrebbe erroneamente portare a dire che questi fenomeni, dato che
non producono potenza utile per un utente, non hanno influenza sul sistema. Purtroppo, la presenza
di elementi dissipativi nel sistema rende questi flussi di potenza non solo inutili ma anche dannosi
per il suo rendimento globale.
Questo concetto puo essere messo in evidenza con unanalogia meccanica. Si consideri un profilo
su cui puo scorrere, senza attrito, una massa, come riportato in figura.

Fig. 12.3 Profilo senza attrito su cui puo scorrere la massa


Lasciata cadere la massa da unaltezza h sul fondo della buca, questa converte la sua iniziale
1
energia potenziale gravitazionale Mgh in energia cinetica Mv 2 , nellistante di passaggio sul
2
fondo della buca lenergia cinetica sara massima. Risalendo il profilo dopo il punto piu basso
nuovamente lenergia cinetica viene convertita in energia potenziale e la massa si riporta ad
unaltezza h identica a quella di partenza. Il fenomeno, lasciato evolvere, assume un andamento
periodico con continui pendolamenti tra energia potenziale e cinetica.
Il fenomeno e simile a quello che avviene in un circuito dove un generatore sinusoidale alimenta
un induttore ideale.

Fig. 12.4 Circuito con generatore ed induttore ideale


A regime il sistema pendola tra due istanti: un istante in cui la corrente e massima e quindi
1 2
linduttore ha la massima energia magnetica immagazzinata Li max
ed uno in cui la corrente e
2
nulla e linduttore ha restituito tutta lenergia al generatore. Anche in questo caso il sistema evolve
tra due stati indefinitamente senza che il generatore debba fornire potenza durante un periodo.
A fronte di questo caso ideale, nella realta le cose vanno diversamente. Un profilo reale presenta
comunque un certo coefficiente di attrito per cui nel movimento il corpo dissipa energia. Come
risultato si ha che lasciato cadere il grave da unaltezza h questo raggiunge dalla parte opposta
unaltezza h<h. La differenza tra le due energie potenziali W=Mg(h-h), e proprio lenergia
dissipata per vincere le forze di attrito. Lasciato evolvere autonomamente quindi il sistema riduce
gradualmente lampiezza delle sue oscillazioni fino a fermarsi sul fondo della buca. Per mantenere

Elettrotecnica

12.5

M. Repetto

il sistema in regime periodico si deve prelevare ad ogni oscillazione energia da una fonte esterna e
ricaricare il sistema, come ad esempio nello scappamento degli orologi.
Un sistema elettrico analogo a quello descritto e dato da un circuito con un resistore che
rappresenta il termine dissipativo.

R
L

Fig. 12.5 Circuito ohmico-induttivo


In questo caso, la corrente per fluire tra il generatore e linduttore deve passare attraverso il resistore
dissipando ad ogni ciclo:

W = Ri 2dt
T

(12.16)
se si vuole mantenere il sistema in evoluzione periodica, il generatore dovra fornire ad ogni ciclo
lenergia dissipata sul resistore. Questa energia deve essere fornita senza che alcuna potenza utile
venga prodotta. Si capisce quindi come il flusso di potenza reattiva, nonostante sia in linea di
principio reversibile, solleciti il sistema.
12.3 Carico ohmico-induttivo a fine linea
Il caso considerato nellesempio precedente non e infrequente nella pratica. Infatti molti carichi
industriali si presentano come carichi ohmico-induttivi, questo e dovuto, ad esempio nei motori
elettrici, al funzionamento che richiede la presenza di flussi magnetici allinterno della macchina e
quindi lassorbimento di potenza reattiva induttiva. In questo caso i flussi reversibili di energia tra
l'induttore del carico ed il generatore devono transitare sulla linea dando luogo a dissipazioni.
Lente distributore dellenergia e molto sensibile a questo fenomeno, infatti la potenza attiva
assorbita dal carico viene contabilizzata e pagata dellutente mentre quella reattiva, che non da
luogo ad assorbimento di energia, non viene pagata dallutente ma peggiora il rendimento del
sistema aumentando le perdite sulle linee.
Fermo restando che il carico richiede per il suo funzionamento lassorbimento di potenza reattiva
induttiva si puo intervenire sul sistema tentando di produrre localmente la potenza reattiva richiesta
senza che questa debba transitare sulla linea. Questo procedimento va sotto il nome di rifasamento.
12.4 Rifasamento
Si considera di avere un carico ohmico-induttivo collegato a valle di una linea dissipativa, si
suppone imposta la tensione sul carico e che la potenza assorbita sia P = VI cos .

Z l = R l + jX l
ZU = RU + jX U

Elettrotecnica

12.6

M. Repetto

Fig. 12.6 Carico ohmico-induttivo a fine linea


Dato che limpedenza di carico e ohmico induttiva, la corrente sara assorbita in ritardo rispetto
alla tensione.

I cos

Fig. 12.7 Diagramma vettoriale ai morsetti del carico


Una volta determinata la corrente si puo calcolare la potenza dissipata sulla linea come:
Pl = Rl I 2

(12.17)
Si puo vedere come la potenza attiva dipenda dalla componente della corrente in fase con la
tensione I cos , detta anche componente attiva, mentre le perdite dipendano dal modulo della
corrente. Si dovrebbe quindi trovare un modo per ridurre il modulo della corrente senza peraltro
ridurne la componente attiva.
Per fare questo si puo collegare in parallelo al carico un condensatore. Questo componente
collegato alla stessa tensione del carico, assorbe corrente in anticipo rispetto alla tensione.

Zl
ZU = RU + jX U

Fig. 12.8 Sistema rifasato


La corrente in transito sulla linea e I ' che puo essere calcolata attraverso la composizione
vettoriale delle correnti di carico e del condensatore.

'

Fig. 12.9 Diagramma vettoriale delle correnti nel sistema rifasato


Come si vede dal diagramma vettoriale, la corrente in transito sulla linea e minore in modulo
rispetto alla corrente di carico pur lasciando inalterata la componente attiva.

Elettrotecnica

12.7

M. Repetto

12.5 Dimensionamento del condensatore di rifasamento


Il problema del progetto del sistema di rifasamento di un carico ohmico-induttivo, parte dalla
conoscenza dei dati del carico, di cui si suppongono noti tensione, potenza attiva e reattiva, e dalla
conoscenza del fattore di potenza che si vuole raggiungere con il rifasamento cos .
Per determinare la capacita del condensatore che permette di raggiungere queste condizioni si fa
riferimento al teorema di Boucherot e si impone il bilancio delle potenza tra due sezioni del
circuito.

Zl
ZU

C
P', Q'

P, Q

Fig. 12.10 Sistema rifasato


Tenendo conto che il condensatore non puo assorbire potenza attiva il teorema di Boucherot
applicato tra le due sezioni di figura 12.10 fornisce:

P' = P
Q' = Q + QC

(12.18)

da cui si puo ricavare il fattore di potenza visto dalla linea:


Q'
tan ' =
Q' = P ' tan ' Q + QC = P tan '
P'

(12.19)
dato che si vuole determinare quanta potenza reattiva sia richiesta dal condensatore, si puo
calcolare:
QC = P tan 'Q = P tan 'P tan = P (tan ' tan )
(12.20)
Una volta nota la potenza reattiva del condensatore si puo ricavare, dalla (10.39) il valore di
capacita del condensatore:
V2
V2
= CV 2
QC =
sin =
1/ C
Z
(12.21)

C=

QC
V2

(12.22)

12.6 Esempio di calcolo di rifasamento


Prendendo in considerazione lesempio di calcolo sviluppato al paragrafo 12.1, si puo veder
leffetto del sistema di rifasamento sul rendimento di trasmissione.
I dati del carico erano:

Elettrotecnica

12.8

P = 10kW ,Q = 10kVAr

M. Repetto

tan

=1

(12.23)
e si suppone di voler raggiungere con il rifasamento un valore di fattore di potenza pari a cos =0.9.
Al valore di cos =0.9 corrisponde un valore di tan =0.484, percio si ha che:
QC = P (tan ' tan ) = 10000(0.484 1) = 5160VAr
(12.24)

C=

QC
5160
=
= 310 F
2
V
314 * 230 2

(12.25)

in queste condizioni la corrente in transito sulla linea diventa:

P
10000
=
= 48.3 A
V cos ' 230 * 0.9

(12.26)

Pl ' = Rl I '2 = 0.15 * 48.32 = 349W

(12.27)

I' =
la potenza dissipata sulla linea:
ed il rendimento di trasmissione:

'=

10000
= 0.966
10349

che e maggiore di quello calcolato senza rifasamento che valeva 0.945.

(12.28)

Elettrotecnica

13.1

M. Repetto

Capitolo 13 Sistema trifase


Il sistema trifase e un particolare sistema di alimentazione in regime sinusoidale di notevole importanza nei sistemi
industriali. In questo capitolo se ne metteranno in evidenza gli aspetti piu importanti considerando la struttura dei
generatori e dei carichi, le particolarita del metodo di soluzione e le potenze assorbite.

13.1 Sistemi polifase di alimentazione


I sistemi polifase di alimentazione sono formati da piu generatori sinusoidali isofrequenziali
collegati tra loro e ad un circuito di carico. La contemporanea presenza di piu generatori permette,
come si vedra nel seguito, di ottenere positive sinergie che consentono di aumentare il rendimento
del sistema e di migliorarne le caratteristiche rispetto ad un sistema di alimentazione con un solo
generatore detto monofase.
Un sistema polifase di generatori e costituito da un insieme di N generatori sinusoidali
isofrequenziali collegati elettricamente le cui tensioni sono sfasate tra loro di un angolo pari a:
2
=
N
(13.1)
ad esempio per un sistema con N=4, langolo di sfasamento tra i generatori vale /2.

E2 +

E1

+
E3

E4

Fig. 13.1 Sistema polifase di generatori con N=4

Fig. 13.2 Diagramma vettoriale dei generatori di fig. 13.1


Un sistema di generatori polifase si dice puro se la somma dei fasori dei suoi generatori e nulla.
N

Ek = 0

k =1

(13.2)

Elettrotecnica

13.2

M. Repetto

Fig. 13.3 Esempio di sistema puro con N=4


Un sistema di generatori polifase si dice simmetrico se i moduli dei fasori dei suoi generatori sono
tutti uguali tra loro. Si puo facilmente dimostrare che un sistema simmetrico e anche puro.
Se N=3 il sistema viene detto sistema trifase, questo sistema e quello di gran lunga piu utilizzato
dal punto di vista tecnico anche se non mancano applicazioni del sistema bifase (N=4) e del sistema
esafase (N=6).
Per un sistema trifase langolo di sfasamento tra i generatori e dato da:
2
=
= 120
3
(13.3)
Esiste piu di un modo di costruire un sistema trifase simmetrico, infatti rispettando le definizioni
date in precedenza, entrambi i sistemi presentati in figura sono sistemi trifase simmetrici.

2
E1 = Ee j 0 , E2 = Ee 3
2
+j
E3 = Ee 3
-j

a)

E1 = Ee j 0 , E2 = Ee
E3 = Ee

+j

2
3

2
3

b)
Fig. 13.4 Sistema trifase simmetrico: a) terna diretta, b) terna inversa.

Le due terne di generatori danno luogo ad una diversa disposizione delle tensioni sinusoidali
sullasse dei tempi. Nella terna diretta arrivano al massimo in sequenza le fasi 1, 2, 3, in quella
inversa 1, 3, 2.
Nel seguito si considerera sempre di avere a che fare con generatori simmetrici di terna diretta.

Elettrotecnica

13.3

e1(t)

M. Repetto

e2(t)

e3(t)

Fig. 13.5 Andamento temporale delle tensioni dei generatori nella terna diretta

e3(t)

e1(t)

e2(t)

Fig. 13.6 Andamento temporale delle tensioni dei generatori nella terna inversa
13.2 Collegamento dei generatori
Un sistema trifase viene costruito collegando 3 generatori ideali di tensione. Un collegamento
possibile e quello detto a stella dove tutti i generatori hanno in comune un punto, come ad esempio
riportato in figura.

3 E3
0
2

E1

+ 1

E2

Fig. 13.7 Collegamento a stella di tre generatori monofase


Nella pratica, molto spesso il generatore trifase si presenta come ununica struttura che al suo
interno contiene i tre generatori.

Elettrotecnica

13.4

M. Repetto

E1

generatore
trifase

E2

1
2

E3

Fig. 13.8 Generatore trifase


La struttura rappresentata in figura si presenta quindi, dal punto di vista elettrico, come un unico
componente da cui emergono tre morsetti.

1
2
3
Fig. 13.9 Generatore trifase come un unico componente
13.3 Tensioni di fase e concatenate
Un generatore trifase collegato a stella e composto da tre generatori monofase. La tensione di
questi generatori viene detta tensione di fase. Queste tensioni non sono pero le uniche tensioni a
essere presenti nel sistema. Infatti si possono definire anche le tensioni tra i morsetti del sistema,
dette tensioni concatenate, come riportato in figura. Va messo in evidenza come, nel caso di
componente unico senza accessibilita al morsetto centrale, queste tensioni sono le uniche
direttamente misurabili nel sistema.

E1

E2

1
2

E3

Fig. 13.10 Tensioni di fase E e tensioni concatenate V


Facendo riferimento alle maglie formate da due generatori e la tensione concatenata in esame si
possono scrivere tre equazioni che legano le tensioni fase a quelle concatenate.
V12 = E1 E 2

V23 = E2 E3
V31 = E3 E1

(13.4)

Elettrotecnica

13.5

M. Repetto

Note le tensioni di fase che formano un sistema trifase simmetrico si puo trovare una relazione
geometrica tra i due sistemi di tensione.

Fig. 13.11 Tensioni di fase e tensioni concatenate


Per costruzione geometrica si vede che se le tensioni di fase formano un sistema simmetrico anche
le tensioni concatenate sono simmetriche:
V12 = V23 = V31 = V
(13.5)
Esiste anche una relazione tra i moduli dei due sistemi di tensioni. Prendendo in considerazione un
triangolo isoscele formato dai fasori di due tensioni di fase e da un fasore delle tensioni concatenate
si ottiene che:
V
3
= E cos 30 =
E V = 3E
2
2
(13.6)

E
V/2
Fig. 13.12 Costruzione geometrica della tensione concatenata
Le tensioni concatenate vengono privilegiate nel sistema trifase, sia perche sono sempre
direttamente misurabili, sia perche essendo piu elevate in valore assoluto, definiscono in maniera
conservativa il livello di tensione del sistema.
13.4 Carichi trifase
Il sistema di generatori trifase viene solitamente accoppiato ad un sistema di carichi ripartiti
anchessi in tre sezioni dette fasi. I carichi presenti su queste fasi sono impedenze opportunamente
collegate. Dal punto di vista tecnico ci sono due tipi di collegamento: il collegamento a stella ed il
collegamento a triangolo.

Elettrotecnica

13.6

Z1

Z2

Z3

M. Repetto

Fig. 13.13 Collegamento a stella dei carichi

1
Z1

Z3
Z2

3
Fig. 13.14 Collegamento a triangolo dei carichi
Se un sistema di carichi e formato da tre impedenze uguali in modulo e fase viene detto
equilibrato.
13.5 Collegamento generatori/carichi
Considerando un generatore trifase simmetrico collegato a stella si vuole determinare il
comportamento del circuito quando questo e collegato ad un sistema di carico.
a) collegamento stella/stella

+
+

1
2
3

Z1

Z2

0'
Z3

Elettrotecnica

13.7

M. Repetto

Fig. 13.15 Collegamento stella/stella


Dato il collegamento generatori/carichi riportato in figura, si voglio determinare le correnti che
scorrono nelle impedenze di carico. Come si puo vedere dalla figura, il sistema risulta formato da
tre rami in parallelo collegati tra i nodi centri stella dei generatori e dei carichi. In questa
configurazione, e conveniente utilizzare il teorema di Millmann per determinare il fasore della
tensione tra i centri stella.
E1 E 2 E3
+
+
Z1 Z 2 Z3
V0'0 =
1
1
1
+
+
Z1 Z 2 Z3
(13.7)
Una volta determinata la tensione V0'0 si possono scrivere le equazioni per ciascun lato del circuito.

Z1

0'

Fig. 13.16 Circuito di fase


Dalla LKT si ottiene:

E1' = E1 V0'0

(13.8)

E ' E V
I1' = 1 = 1 0'0
Z1
Z1

(13.9)

da cui si ricava:

analogamente si ricavano le correnti negli altri due lati.


b) esempio di collegamento stella/stella
Si prende in considerazione il circuito stella/stella in cui il carico e definito da 3 resistori diversi.

R1

R2

0'

R3

Fig. 13.17 Esempio numerico di circuito stella/stella


Supponendo che: E=230 V, R1=1000

, R2=10

, R3=10

applicando Millmann si ottiene:

Elettrotecnica

13.8

M. Repetto

E
E1
E
+ 2+ 3
V0'0 = 1000 10 10
1
1
1
+
+
1000 10 10

(13.10)

Svolgendo i calcoli si perviene al valore numerico della tensione:


j

2
2
230e 3
230e 3
j
j
+
3 + 230e 3
230
e
10
10
V0'0
=
=
1
1
2
+
10 10
2
2
2
2
230(cos
+ jsin( ) + cos
+ jsin )
3
3
3
3 = 230 = 115V
=
2
2

(13.11)

Fig. 13.18 Diagramma vettoriale delle tensioni dellesempio


Calcolando le tensioni sulle impedenze si ottiene:
E1' = E1 V0'0

E1' = 345V

E 2 ' = E 2 V0'0

E 2 ' = 200V

E3 ' = E3 V0'0

E3 ' = 200V

(13.12)

da cui le correnti nelle impedenze:

E '
I1 = 1
R1
E '
I2 = 2
R2
E '
I3 = 3
R3
c) carico equilibrato a stella

345
= 0.345 A
1000
200
I2 =
= 20 A
10

I1 =

I3 =

200
= 20 A
10

(13.13)

Elettrotecnica

13.9

M. Repetto

Nel caso di carico equilibrato a stella, il procedimento di soluzione visto in precedenza si semplifica
notevolmente. Infatti, applicando Millmann ad un caso di tre impedenze uguali si ha:
=0

1
E1 E2 E3
+
+
(E1 + E2 + E3 )
Z
Z = Z
=0
V0'0 = Z
1 1 1
3
+ +
Z Z Z
Z

(13.14)
dato che il sistema di alimentazione simmetrico e puro.
La prima conseguenza della (13.14) e che ogni impedenza e soggetta alla tensione del suo
generatore di fase, quindi tutte le impedenze sono sottoposte alla stessa tensione. La seconda
conseguenza e che tutti i centri stella di carichi equilibrati sono equipotenziali tra loro e con il
centro stella dei generatori.
In caso di sistema trifase costituito da generatori simmetrici e da carichi equilibrati, si puo
utilizzare un sistema di soluzione semplificato che prende in considerazione una sola fase alla volta
detto del circuito monofase equivalente.
Infatti, se due nodi del circuito sono equipotenziali, dal punto di vista elettrico essi sono coincidenti.
Il circuito di fase di figura 13.16 puo essere ridisegnato quindi come:

0=0'
Fig. 13.19 Circuito monofase equivalente
la corrente di fase puo essere quindi calcolata immediatamente come:
E
I1 = 1
Z

(13.15)
le correnti nelle altre fasi, dato il carico equilibrato sono uguali a questa in modulo e sfasate di 2 /3.
d) collegamento stella/triangolo

+
+

1
2
3

Z1

Z3
Z2

Fig. 13.20 Collegamento stella/triangolo

Elettrotecnica

13.10

M. Repetto

Dallesame del circuito si ricava immediatamente che le impedenze del carico sono sottoposte alle
tensioni concatenate, si possono quindi immediatamente calcolare come:
V
V
V
I31 = 31
I23 = 23
I12 = 12
Z3
Z2
Z1
(13.16)
queste correnti vengono dette correnti di fase. Le correnti di fase non sono pero le correnti che
circolano nelle linee di collegamento tra i generatori e i carichi che si possono ricavare da queste
attraverso la LKC applicata ad ogni nodo del triangolo:
I1 = I12 I31

I2 = I23 I12
I3 = I31 I 23

(13.17)
queste correnti vengono chiamate correnti di linea. Noti quindi i valori delle impedenze di carico si
possono ricavare prima le correnti d fase e dopo quelle di linea.
Nuovamente in caso di carico equilibrato, la procedura si semplifica. Le tre correnti di fase sono
infatti uguali in modulo ed ugualmente sfasate rispetto alle tensioni applicate formando quindi i
vertici di un triangolo equilatero. Le correnti di linea, che sono le differenze di quelle di fase,
formano invece i lati di questo triangolo e stanno quindi alle correnti di fase nella stessa relazione
che intercorre tra le tensioni di fase e quelle concatenate, percio:
Ilinea = 3Ifase
(13.18)

Fig. 13.21 Diagramma vettoriale delle correnti di linea e di fase nel triangolo equilibrato
13.6 Potenza nei carichi trifase
La potenza nei carichi trifase puo essere ricavata applicando il teorema di Boucherot alla sezione di
ingresso del carico.

Elettrotecnica

13.11

Z1

Z2

Z3

M. Repetto

P, Q
Fig. 13.22 Carico trifase e potenze assorbite
Ad esempio, per un carico a stella si ha che:
S = S1 + S2 + S3
P = P1 + P2 + P3

Q = Q1 + Q2 + Q3

(13.19)
nel caso di carico equilibrato alimentato da un sistema simmetrico di generatori, le potenze
assorbite dalle singole impedenze sono uguali, si ottiene quindi:
P = 3EI cos

Q = 3EIsin

(13.20)

volendo far comparire le tensioni concatenate e considerando che E = V / 3 , si ottiene:

P = 3VI cos
Q = 3VIsin

(13.21)
considerando la potenza complessa data da S = P + jQ , si ha che la potenza apparente e data da:

S = P 2 + Q 2 = 3VI

(13.22)

13.7 Vantaggi e svantaggi del sistema trifase


Il sistema trifase ha diversi vantaggi che lo rendono piu efficiente nellalimentazione dei carichi
industriali, per contro non e particolarmente adatto allalimentazione di tutti i tipi carichi. In
estrema sintesi si puo affermare che i vantaggi del sistema trifase possono essere elencati in:
- maggiore efficienza nella trasmissione dellenergia;
- costanza della componente attiva della potenza istantanea;
- flessibilita nelle trasformazioni elettromeccaniche dellenergia.
Gli svantaggi in:
- non efficiente alimentazione dei carichi monofase.
Nel seguito si dimostreranno i primi due vantaggi e le modifiche che devono essere attuate per
rendere il sistema trifase in grado di alimentare carichi monofase, viene lasciato invece a corsi
successivi la problematica riguardante le trasformazioni elettromeccaniche.
a) trasmissione della potenza

Elettrotecnica

13.12

M. Repetto

Si vogliono confrontare due sistemi di trasmissione della potenza effettuati mediante linee
monofase e trifase. Si considera che entrambe le linee forniscano la stessa potenza a fine linea con
lo stesso fattore di potenza e lo stesso valore di tensione. Si considera altresi che le linee abbiano la
stessa lunghezza e siano realizzate con lo stesso materiale cioe abbiano la stessa conducibilita
elettrica.

R1
P
cos
l
Fig. 13.23 Sistema monofase di trasmissione dellenergia

R3
P
cos
l
Fig. 13.24 Sistema trifase di trasmissione dellenergia
La prima differenza tra i due sistemi e data dal valore efficace delle correnti circolanti sulle linee.
Nel sistema monofase:
P
I1 =
V cos
(13.23)
nel sistema trifase:
P
I3 =
3V cos
(13.24)
come si vede la corrente del sistema trifase e minore rispetto al monofase.
Considerando le resistenze dei fili di linea, si utilizza la seconda legge di Ohm e si lascia come
variabile il valore della sezione:
l
l
R3 =
R1 =
S3
S1
(13.25)
le potenze dissipate sulle linee diventano quindi:

l 2
l P
P1 = 2
I1 = 2

S1
S1 V cos

(13.26)

Elettrotecnica

13.13

l 2
l
P

P3 = 3
I3 = 3

S3
S3 3V cos

M. Repetto
2

l P
=

S3 V cos

(13.27)
per confrontare i due sistemi si puo a questo punto determinare il valore di sezione che rende
uguali le perdite di linea e quindi il rendimento di trasmissione:

l P
2

S1 V cos

l P
=

S3 V cos

(13.28)

da cui si ricava:

2
1
=
S1 = S3
(13.29)
S1 S3
cioe, nel sistema trifase e sufficiente una sezione pari alla meta del sietsma monofase per avere lo
stesso rendimento di trasmissione. Nonostante nel sistema trifase siano presenti tre fili, il risparmio
di materiale in termini di volume e dato da:
S1 = 2S3 V1 = 2S1l = 4S3 l, V3 = 3S3 l
(13.30)
da cui si ricava che:
V3 3
=
V1 4
(13.31)
risulta quindi conveniente realizzare le linee di trasmissione delle potenze mediante sistemi trifase.
b) costanza della potenza istantanea
Nei sistemi trifase, con carico equilibrato, le tre componenti delle potenze istantanee, danno luogo
ad una compensazione dei termini tempovarianti legati alle tre fasi, infatti:
pa (t ) = pa1(t ) + pa2 (t ) + pa3 (t )
(13.32)
tenendo conto dello sfasamento di 2 /3 tra le fasi, si ricava che:
2
pa (t ) = EI cos [1 cos 2 t ] + EI cos [1 cos 2( t )] +
3
2
= + EI cos [1 cos 2( t +
)]
3
(13.33)
i tre termini pulsanti danno luogo ad una terna simmetrica e quindi a risultante nulla, quindi:
pa (t ) = 3EI cos

(13.34)
Nei carichi trifase equilibrati la componente istantanea della potenza attiva coincide con la potenza
attiva. Questo fatto risulta importante nellalimentazione di carichi industriali.
c) alimentazione di carichi monofase
Se il sistema trifase e preferito per i suoi vantaggi nel trasporto dellenergia e nei sistemi
industriali, esso e invece troppo complesso dal punto di vista impiantistico per lalimentazione di
carichi di utenze non industriali come impianti civili o terziari. Come si e messo in evidenza nel
paragrafo 13.5 lalimentazione da parte di un sistema trifase di carichi monofase puo dar luogo a
problemi se il carico risulta squilibrato sulle tre fasi. Nellesempio citato, a fronte di un sistema
simmetrico di alimentazione, una fase aveva un valore di tensione superiore dl 50% rispetto a quella
del generatore. Questo fatto e inaccettabile per la sicurezza degli impianti e deve essere evitato.

Elettrotecnica

13.14

M. Repetto

Una modifica che evita il problema citato, pero in parte riduce gli effetti positivi del sistema trifase,
e costituita dallaggiunta di un quarto filo al sistema. Questo filo viene chiamato filo di neutro e
viene collegato tra il centro stella dei generatori e quello dei carichi.

Z1

Z2

0'
Z3

n
Fig. 13.25 Sistema trifase con neutro
Lo scopo del filo di neutro e quello di annullare la tensione tra i centri stella, in questa maniera
ogni impedenza vede sempre applicata la tensione del generatore di fase indipendentemente dal
valore degli altri carichi. La corrente del neutro e data da:
In = I1 + I2 + I3
(13.35)
il valore della corrente di neutro dipende dal grado di squilibrio del carico, infatti in caso di carico
equilibrato la somma delle tre correnti di fase e naturalmente nulla, quindi In = 0 , mentre in caso
di un unico carico che assorbe corrente diventa uguale alla corrente di linea.
13.8 Struttura delle rete di trasmissione dellenergia
Come si e visto nei paragrafi precedenti, il sistema trifase di alimentazione e di gran lunga
preferibile per la generazione e la trasmissione dellenergia elettrica, mentre non e particolarmente
adatto alla distribuzione agli utenti finali. Per trarre il massimo vantaggio da entrambe le
alimentazioni nella rete esse vengono fatte coesistere. La parte di generazione e trasmissione di
potenza a livello nazionale e regionale viene fatta con sistemi trifase a tre fili. In ambito urbano
invece si procede alla distribuzione di potenza mediante un sistema trifase con neutro. Come
riportato nello schema in figura, il punto di congiunzione tra i due sistemi e effettuato in un
trasformatore. Il trasformatore e una macchina elettrica in grado di variare il livello di tensione tra
due parti della rete. Nel trasformatore che abbassa il livello di tensione da media (MT) a bassa
tensione (BT), viene creato il filo di neutro per la distribuzione.

Elettrotecnica

13.15

M. Repetto

trasformatore MT/BT
3 fili 4 fili

MT

AT

MT

BT

carichi
industriali
Fig. 13.26 Schema di principio della rete elettrica

carichi
civili

Elettrotecnica

14.1

M. Repetto

Capitolo 14 Cenni di sicurezza elettrica


Come tutte le attivita tecniche, luso dellenergia elettrica comporta rischio di danni per le strutture e per le persone. La
sicurezza elettrica si occupa di fornire le regole per la realizzazione dei sistemi elettrici al fine di ridurre i rischi di danni
in caso di malfunzionamento o guasto al sistema. Nel seguito verranno solo accennati i principali concetti di sicurezza
elettrica.

14.1 Sicurezza elettrica


La sicurezza elettrica e la parte dellingegneria elettrica che si occupa di definire le regole per la
progettazione e realizzazione di componenti e di sistemi elettrici in modo che il loro uso non
comporti danni per gli impianti stessi, le strutture ad essi collegati e le persone che li utilizzano.
Alla base della sicurezza elettrica stanno quindi considerazioni rivolte alla sicurezza degli impianti,
per garantire la loro affidabilita e il loro comportamento corretto in eventuali condizioni di guasto,
e alla salvaguardia delle persone e dei beni da danni possibili derivanti dallenergia elettrica.
Ogni apparecchiatura non e esente da possibilita di guasto, compito della sicurezza e fare si che
al guasto non segua un danno. Dato che i danni, soprattutto alle persone, possono avere in questo
caso conseguenze incalcolabili e necessario fornire le regole per la progettazione, la produzione e
lesercizio delle apparecchiature e sistemi elettrici. Questa via puo essere perseguita in diversi
modi, attraverso lo strumento legislativo o attraverso la normativa tecnica.
Lo strumento legislativo, spesso lento e sostanzialmente immutabile, non consente di seguire gli
sviluppi della tecnica, pertanto, con la legge 186 del 1968, lo stato italiano ha delegato la
regolamentazione della materia elettrotecnica alla normativa tecnica emessa dal Comitato
Elettrotecnico Italiano (CEI). La legge citata contiene solo due articoli, il primo stabilisce che i
sistemi elettrici debbano essere realizzati a regola darte, il secondo articolo stabilisce che i
sistemi realizzati secondo le norme CEI sono a regola darte. Il CEI e' un ente che raggruppa
diversi soci (Consiglio Nazionale delle Ricerche, ENEL ed enti produttori e distributori, Ass.
Nazionale Industrie Elettrotecniche, Ass. Elettrotecnica Italiana etc.) che hanno interesse nella
regolamentazione della materia. Il CEI si articola in Comitati Tecnici specialistici che si occupano
di normare l'attivita' delle diverse discipline elettrotecniche (ad esempio CT64 Impianti elettrici a
bassa tensione). L'aderenza alle Norme nella progettazione e realizzazione di un'apparecchiatura
non e' obbligo di legge, ma le Norme garantiscono una protezione per il progettista e il produttore di
fronte a possibili danni derivanti dallutilizzo dellapparecchiatura.
Il contenuto delle norme riguarda principalmente due filoni: la sicurezza elettrica degli impianti e
quella delle persone.
14.2 Sicurezza degli impianti
La sicurezza degli impianti deve garantire che, in funzionamento normale ed in condizioni di
guasto, non si verifichino danni che possono pregiudicare il funzionamento del sistema e
dell'ambiente circostante. Tra le diverse problematiche che si incontrano in questo argomento, il piu'
importante e' legato alla protezione delle condutture che trasportano la potenza elettrica allinterno
di un impianto. Nel progetto delle linee di trasmissione bisogna infatti tenere conto che e' necessario
un dimensionamento corretto in modo che, nellalimentazione dei carichi, esse non si danneggino.
Nel caso di sistemi elettricine in ambito civile ed industriale il rischio piu' elevato per il
funzionamento delle linee e' costituito dal loro riscaldamento in seguito al passaggio della corrente,
soprattutto di correnti in valore assoluto piu elevate del valore per cui la linea era stata
dimensionata o sovracorrenti.
Una linea di distribuzione industriale e solitamente realizzata in cavo, dove con cavo si intende un
conduttore composto da unanima in materiale conduttore ed un rivestimento in materiale isolante.

Elettrotecnica

14.2

M. Repetto

isolante

conduttore
Fig. 14.1 Cavo per la trasmissione dellenergia elettrica
Dal punto di vista termico, la parte piu delicata del cavo e costituita dal materiale isolante che,
essendo realizzato in materiale organico, non sopporta temperature molto elevate (Tmax=90
).
Superando queste temperature il cavo si danneggia e puo portare ad altre conseguenze provocando
danni elevati, ad esempio corto circuito, propagazione incendio alle strutture circostanti etc.. Per
ogni tipo costruttivo di cavo viene fornita una temperatura massima di esercizio.
La potenza dissipata allinterno del cavo dipende dalla sua resistenza e dalla corrente che lo
attraversa ( PJoule = RcavoI 2 ), questo calore dissipato provvede a fare aumentare la temperatura fino a
che non si raggiunge un equilibrio termico con lambiente circostante. Tipicamente laumento di
temperatura del cavo avviene con andamento esponenziale, simile al caso dei transitori del primo
ordine, e costanti di tempo dellordine dei minuti per valori di corrente nel cavo non troppo elevate.
Il punto di equilibrio con lambiente si realizza a temperature diverse in funzione dello scambio
termico: ad esempio a parita di potenza dissipata un cavo ventilato raggiungera livelli di
temperatura minori di uno chiuso in un cunicolo.
La temperatura massima di esercizio, le condizioni di scambio con lesterno, la sezione del cavo
concorrono a determinare un valore massimo di corrente che puo circolare nel cavo senza
comportare pericoli. Questo valore di corrente viene definito portata del cavo.
Nel progetto di un impianto vengono pertanto scelti cavi la cui portata sia in ogni caso superiore
alla corrente nominale dellimpianto, intesa come corrente massima di progetto e dipendente dalla
potenza dei carichi da alimentare.
Stabiliti i cavi e messo in opera limpianto ogni corrente che supera la corrente nominale crea le
condizioni di sovracorrente che possono essere dannose. Le sovracorrenti possono essere dovute
essenzialmente a due cause:
- sovraccarico: il carico a fondo linea richiede una corrente maggiore della nominale IN<I<8IN.
Questo dipende da una diminuzione dell'impedenza di carico applicata ad una linea integra
dal punto di vista elettrico;
- corto circuito: l'impedenza del carico a causa di un guasto e' esclusa dal circuito e la linea e'
chiusa solo sulla sua impedenza interna. La corrente in questo caso puo' diventare 10-20
volte la corrente nominale dando luogo a intenso riscaldamento per effetto Joule.

Fig. 14.2 Linea in condizioni di corto circuito


a) interruttori automatici
Gli interruttori automatici sono dispositivi in grado di riconoscere la condizione di sovracorrente e
di interrompere il circuito prima che questo subisca danni permanenti. Sono composti da due unita:

Elettrotecnica
-

14.3

M. Repetto

un dispositivo per linterruzione di forti correnti, la presenza di elementi induttivi nel


di
circuito puo creare sovratensioni elevate in presenza di termini
ragguardevoli;
dt
un elemento sensibile (rele) che e in grado di percepire la sovracorrente e inviare il
comando di apertura del circuito. Gli elementi sensibili devono essere in grado di intervenire
tempestivamente in caso di sovracorrenti di sovraccarico o di corto-circuito.

b) interruttore termico e magnetico


In caso di sovraccarico la temperatura del conduttore aumenta in maniera graduale, dato che le
costanti di tempo termiche del sistema sono solitamente dell'ordine delle decine di secondi, e'
importante interrompere la corrente solo quando la temperatura diventa effettivamente pericolosa.
In questo modo si possono tollerare sovraccarichi temporanei e garantire la continuita' del servizio
senza interruzioni non necessarie. Per fare questo il rele termico agisce valutando lenergia termica
nel cavo. Considerando che la corrente di sovraccarico sia costante in valore efficace, lenergia
dissipata in un certo tempo e data da:

WJ = PJ dt = RI 2dt = RI 2t

(14.1)
come si puo vedere dalla formula, dato un certo livello di energia a cui il rele invia il comando di
apertura, il tempo richiesto per raggiungere questo valore dipende dal valore quadratico di corrente
che transita nel cavo.
Quando la corrente che transita nel cavo e molto elevata, la temperatura del sistema puo salire
vertiginosamente in frazioni di secondo dando luogo a fenomeni distruttivi. In questo caso il tempo
di intervento dellinterruttore termico puo risultare troppo lungo e si preferisce usare un rele
magnetico che garantisce linterruzione della corrente non appena questa supera un certo valore di
soglia.
Dato che entrambe le caratteristiche di intervento sono richieste nellimpianto, molto spesso i due
rele vengono combinati in ununica apparecchiatura detta interruttore magneto-termico. La
caratteristica di intervento di un interruttore magneto-termico e riportata in figura.

zona di non
intervento

interruttore di
potenza

intervento
termico

rele' termico

intervento
magnetico

rele' magnetico

Fig. 14.3 Caratteristica di intervento di un interruttore magneto-termico

Elettrotecnica

14.4

M. Repetto

14.3 Sicurezza elettrica delle persone


L'utilizzo dell'energia elettrica e' potenzialmente pericoloso, come testimoniano i numerosi incidenti
che avvengono sia in ambiente lavorativo che domestico. Compito della sicurezza elettrica e'
mantenere minimo il rischio di danno per le persone in caso di guasto. Al fine di definire i livelli di
pericolosita e le sicurezze necessarie in un impianto, e necessario prima definire quali siano i
rischi.
a) effetti della corrente elettrica sul corpo umano
La pericolosita delle corrente elettrica che attraversa un essere vivente e legata al fatto che gli
esseri viventi utilizzano impulsi elettrici per trasmettere i comandi dalle unita' nervose centrali e
periferiche agli organi attuatori (muscolatura). Lentita di queste correnti fisologiche e molto
piccola, dellordine dei A, qualsiasi corrente di origine esterna che passi allinterno dellorganismo
crea quindi disturbi ed interazioni con le funzioni vitali dellorganismo, piu o meno gravi in
funzione della sua intensita, della durata della corrente e del percorso.
I principali effetti della corrente possono essere riassunti in:
- tetanizzazione: la corrente elettrica viene interpretata dai muscoli come uno stimolo di
contrazione, se la corrente e' elevata la contrazione puo' essere spasmodica e non
controllabile dalla persona;
- asfissia: se la corrente interessa i muscoli del torace la mancanza di movimenti respiratori
puo' condurre all'asfissia;
- fibrillazione cardiaca: se la corrente interessa il muscolo cardiaco si puo' instaurare un
movimento incoerente del muscolo caridaco che non e' piu' in grado di pompare il sangue, il
fenomeno e' irreversibile anche alla rimozione della corrente;
- ustioni: il passaggio della corrente puo' creare riscaldamento per effetto Joule e quindi
ustioni anche molto profonde dato che il calore e' generato all'interno del corpo.
b) livelli normativi
In seguito a queste caratteristiche e a studi scientifici, le norme elettriche stabiliscono alcuni limiti:
- Limite di percezione: valore limite al di sotto del quale la corrente non viene percepita: 0.5
mA;
- Limite di pericolosita': valore limite al di sopra del quale la corrente puo' innescare
fenomeni fisiologici e danni irreversibili: 10 mA;
- Curva di pericolosita': relazione tempo-corrente che stabilisce la durata massima di una
corrente che non innesca fenomeni irreversibili, data da:
10
[I]=mA, [t]=s
I = 10 +
t
(14.2)
-

Impedenza del corpo umano: e' un valore variabile in funzione della frequenza e della
tensione, a 50 Hz e 230V si assume
ZU RU = 1000
(14.3)
Una volta che siano stabiliti i valori massimi di corrente ed il valore di impedenza del corpo umano
si puo definire quale sia il valore di tensione massimo sopportabile da una persona senza incorrere
in danni permanenti. Applicando la legge di Ohm, si ottiene:

V = RU I = 1000 * 10 * 10 3 = 10V
(14.4)
questo valore limite di tensione, molto basso rispetto ai valori di tensione presenti ad esempio in un
impianto domestico, si intende applicato direttamente alla persona. In realta', a parte casi particolari,

Elettrotecnica

14.5

M. Repetto

la persona ha una serie di isolamenti supplementari che ne aumentano la resistenza (calzature,


vestiario, pavimenti isolanti etc.), percio le norme specificano valori lievemente piu alti.
La tensione di contatto UL viene definita come il valore massimo di tensione, a cui puo' essere
sottoposta una persona, dato che si e detto questo valore dipende da eventuali resistenze
addizionali che il corpo umano presenta alla corrente, le norme specificano valori diversi in
funzione dellambiente in cui la persona si trova:
- in ambienti ordinari (civile, terziario), dove la persona ha solitamente un valore di resistenza
addizionale piu elevato:
UL = 50V
(14.5)
- in ambienti speciali, bagni, piscine, cantieri, luoghi ad uso medico etc., dove la persona puo
venire direttamente in contatto con la tensione senza protezioni addizionali:
UL = 25V
(14.6)
Le norme specificano anche due tipi di contatto tra la persona e la tensione:
- contatto diretto: contatto con una parte nominalmente in tensione dell'impianto, ad esempio
un conduttore senza isolamento; questo contatto e' solitamente prevenuto da barriere isolanti
che dovrebbero impedire il contatto accidentale;
- contatto indiretto: contatto con una parte conduttrice normalmente non in tensione
dell'impianto; questo contatto e' causato da un difetto di isolamento delle parti in tensione
all'interno dell'apparecchiatura. Si definisce massa quindi una parte conduttrice che puo'
andare in tensione in seguito ad un difetto di isolamento.

Fig. 14.4 Parte metallica in tensione in seguito ad un difetto di isolamento


c) potenziale di terra
Le tensioni sono definite come differenze di potenziale tra due punti. Nel caso di contatti tra un
circuito ed un punto esterno e necessario definire un potenziale di riferimento. Il terreno circostante
uninstallazione e in maniera minore o maggiore un materiale conduttore, percio, in condizioni
statiche, si comporta come una superficie equipotenziale. Questo potenziale viene definito
potenziale di terra ed un punto al potenziale di terra, solitamente preso come valore di zero Volt, e
definito dal simbolo riportato in figura.

V=0
Fig. 14.5 Simbolo di un punto a potenziale di terra
I circuiti in bassa tensione, utilizzati ad esempio nella distribuzione domestica, sono per legge messi
a terra in un punto in modo da vincolare il loro potenziale a quello della zona circostante.
Se, in caso di guasto, una corrente viene dispersa nel terreno, questa incontra una resistenza dovuta
alla resistivita' del terreno ed alle sezioni di passaggio. A questo punto, il terreno non e piu
equipotenziale, dato che sussiste una caduta di tensione ohmica. Noto il valore di resistenza che la

Elettrotecnica

14.6

M. Repetto

corrente incontra fluendo dal punto di iniezione fino allinfinito, detto resistenza di terra, si puo
determinare il valore di potenziale a cui si porta il punto di iniezione rispetto al potenziale di terra.

P
RT
V=0
Fig. 14.5 Collegamento di terra
VP = RT I

(14.7)

d) circuito di guasto
Come si e accennato in precedenza, un circuito di distribuzione e collegato a terra in un punto. Un
collegamento a terra dovuto ad un guasto in un altro punto, crea una maglia attraverso cui puo
circolare corrente, come descritto in figura.

fase

+
neutro

terreno
Fig. 14.6 Circuito di guasto verso terra
Dal punto di vista elettrico, la corrente di guasto puo essere calcolata dalla LKT applicata al
sistema circuitale riportato in figura:

Elettrotecnica

14.7

M. Repetto

RTN

RU
RTU
V=0

Fig. 14.7 Equivalente elettrico del circuito di guasto


E
Ig =
RTN + RU + RTU

(14.8)
dove: RTN e la resistenza della messa a terra del circuito, solitamente trascurabile, RU e la
resistenza del corpo umano e RTU e la resistenza addizionale interposta tra il corpo umano e la
terra. Nel caso peggiore la RTU e nulla, ad esempio nel caso di una persona sotto la doccia, e quindi
la corrente di guasto diventa:
E
230
Ig =
=
= 0.23 A
10mA
RU 1000
(14.9)
questo valore di corrente molto superiore al limite di pericolosita' imposto dalle norme per le
persone, non viene interrotto dalle protezioni magnetotermiche dato che il suo valore assoluto e'
basso rispetto alla corrente nominale dellimpianto, e puo' quindi permanere nel circuito con
conseguenze letali.
e) protezione differenziale
Al fine di evitare che il guasto crei quindi danni irreparabili e' necessario identificare il circuito
affetto da guasto ed interrompere l'alimentazione prima che la corrente superi la curva di
pericolosita', pero, come si e' gia' messo in evidenza, le correnti pericolose sono molto piccole e
quindi non si possono utilizzare le protezioni adottate per le sovracorrenti.
La protezione differenziale e costituita da un interruttore automatico con rele differenziale che
permette di identificare un circuito che, a causa di un difetto di isolamento, disperde corrente al di
fuori del circuito, Questo tipo di protezione viene anche comunemente chiamato interruttore
salvavita. La protezione, infatti, puo' essere tarata per intervenire per correnti dell'ordine delle
decine di mA e quindi puo' efficacemente prevenire i danni alle persone.
La protezione differenziale agisce in base alla considerazione che in un circuito elettricamente sano
tutta la corrente che arriva allimpianto sul filo di fase ritorna al generatore sul filo di neutro. In
caso di guasto verso terra, invece, si ha la formazione di un nodo con conseguente dispersione di
corrente nel terreno. In questo caso la corrente di fase e la corrente di neutro sono diverse e questo
e indice di un malfunzionamento del circuito che viene interrotto. Nei rele' differenziali
comunemente utilizzati negli impianti civili la corrente differenziale I e' solitamente tarata a 30
mA. Anche se questo valore e superiore alla soglia di pericolosita di 10 mA, il tempo di intervento
dell'interruttore garantisce di essere all'interno della curva di sicurezza.

Elettrotecnica

14.8

M. Repetto

f) impianti di terra
Il rele' differenziale permette rilevare un difetto di isolamento verso terra, ma questa indicazione ha
bisogno di una corrente che fluisca nel terreno. Se la massa dell'utilizzatore e' isolata da terra il
difetto di isolamento verso massa puo' permanere nel sistema fino a quando, accidentalmente, non
si stabilisca un collegamento a terra che fa scattare il differenziale, ad esempio una persona entra in
contatto con la massa. Un contatto deliberato di tutte le masse con la terra garantisce che:
- la protezione differenziale scatti non appena si verifica il difetto di isolamento;
- il potenziale di tutte le masse sia vincolato ad essere lo stesso e vicino a quello dellambiente
circostante, garantendo lequipotenzialita di masse metalliche che possono essere toccate
da una persona;
- il valore di resistenza di terra sia tale da far scattare sicuramente la protezione differenziale.
Limpianto di terra e quindi tutto il sistema di conduttori che consente di collegare a terra le masse
dellimpianto contemporaneamente al loro collegamento alla rete elettrica. Lo schema di massima
di un impianto di terra e riportato in figura.

filo giallo-verde

fase

massa

neutro

masse
estraneee

collettore, nodo
principale di terra

collegamento
equipotenziale

dispersore

conduttore
di terra

pozzetto
dispersore

Fig. 14.8 Schema di principio di un impianto di terra.