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Co//ettivo di "Primo Maggio"

. La tribu delle talpe



, a cura di Sergio Bologna

Feltrlnelll

Nota

Febbraio-marzo 1977. Una nuova ondata di protesta esplode nelle Universita italiane e ben presto dilaga nelle piazze. A differenza di quella del '68 non innesca - 0 non ha ancora innescato - una paralle1a protesta operaia. Sulla natura del "movimento del 77" il dibattito 5i e aperto e si e chiuso troppo in fretta, Quali Ie sue radici, la sua natura sociale, i suoi sbocchi? Domande che si posero pill coloro che ne erano estemi, 0 antagonisti, che chi ne fu protagonista. Asor Rosa se ne usct presto can la teoria delle "due socleta" e parve accontentare tutti quanti. Sia il PCI, che si sentiva legittimato dal comportamento deU'operaio di fabbrica, sia i leaders della sinistra rivoluzionaria vecchia e nueva, che tutto d'un tratto si sentivano portavoce non di un gruppo bensi di un'intera societa, la seconda, quella dei non garantiti,

Ma se l'immagine era suggestiva e acquietante, la realta era ben diversa. I eonfini tra le due societa sana cosl tenui che paiono scomparire. E poi non si tratta solo di questo. Per la sinistra rivoluzionaria si tratta di capire Ia propria storia dal '68 ad oggi, con particolare riferimento alla eomposlzione di classe. Autocritica profonda ma anche grande patrimonio dl lotte, di esperienze, di organizzazione. L'apparato. concettuale, quello che poi si traduce nel gergo politico, e ancora valida oppure ha ragione chi tira un frego su tutto e riparte dall'anno zero? "Primo Maggio" e una rivista che ha .posto questi problemi sin dall'inizio, anzi e nata proprio per approfondire questi temi, Ne sono usciti otto fascicoli, di cui due doppi. Negli ultimi due numeri (8 e 9/10) "iI movimento del 77" e la sua fine sono stati og· getto di dibattito, cui hanno risposto direttamente voci esterne - come quella di Luca Meldolesi - e indirettame.nte molte altre, provenlenti dall'area degli "operaisti" del PCI 0 da quella dell'autonomia. Un dibattito dunque cui sono chiamate le varie generazioni di militanti che hanno dato vita aUa storia della sinistra e deU'ideoiogia rio voluzionaria dai primi anni Sessanta in poi. Le voci cbe in questo opuscolo sono raccolte appartengono a diverse generazioni, Hanno in comune la proven.ienza da una medesima tradizione, quella che parte da riviste come "Quaderni Rossi" e "Classe Operaia" e arriva ai STUPpi "Potere Operaio" e "Lotta Continua". "Primo Maggio" nasce

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sulla crisi di queste organizzazioni e vuol essere una sede di dibattito, aperta, non di setta, Riteniamo percio che raccogllere e pubblicare questi interventi sia un contribute alia comprensione dell'ideologia e alla conoscenza dei problemi della sinistra rlvoluzlonarla in Italia, Potra sembrare che la confusione sia ancora grande; a noi pare piut. tosto che Ja ricchezza dei temi sia piu vasta, Ma che valga soprattutto a dare un'immagine assai diversa degli schieramenti e delle posi. zioni, cost come appaiono nelle tante "mappe dell'ultrasinistra' che la grande. stampa, per ricordare anniversari 0 per celebrare funeral], 51 diverte a disegnare. .

s. R.

6.

ASTRATTIZZAZIONE DEL LAVORO

dl lapo Berti

10 credo che la ricerca di una nuova identita teo rica che la sinlstra rivoluzienaria va compiendo da qualche tempo stia bruciando rapidamente i margini di ortodossia che erano CODcessi entre il quadro stabilizzato dell'analisi marxista. II bisogno di aggredire da vicino Ia realta del conflitto di classe, di penetrare nel significate e di individuare la tendenza dei fenomeni che quotidianamente scavano il vuoto sotto Ie nostre certezze pelitiche porta sempre pili spesso a verificare l'impotenza delle vecchie categoric, a stravolgerne l'uso, a Iorzare i nessi concettuali, E tempo ormai di cominciare a rendere esplicite queste discontinuita, di focalizzare i punti di rottura, e tempo di tentare nuove sintesi 0, forse, di rinunciare in generale aIle sintesi se, come sembra, la forma della sintesi e estranea alla dimensione poiitica della realta che abbiamo di fronte,

Abbiamo tentato altre volte di avviare un discorso sull'esaurimento della legge del valore come nodo categoriaie in grado di descrivere i movimenti della! societa capitalistica. E questo non cerro per un gusto iconoclastico nei confronti dei grandi moloch della teoria classica del marxismo. rna perche proprio nello scioglimento della capacita interpretativa della legge del valore ci sembra di individuare la speeificita di un passaggio strutturale nella storia del capitale che richiede I'elaborazione di nuovi strumenti dl analisi, Nelle pagine che seguono cercheremo di svolgere alcune possibili implicazioni di questo discorso,

La tribti delle talpe individua bene, a mio avviso, gli aspetti nuovi della composizione di classe, Ie sue articolazioni interne. L'artacco massiccio aJ tessuto politico deU'autonomia operaia, la "fase di silenzio" che a partire dalla fine del '73 investe il territorio della fabbrica, il decentramento, la piccola fabbrica, come perno di una ricomposizione di classe che avviene in maniera sotterranea, come "strumento di mediazione tra i cornportamenti dell'operaio disseminate e quelli dell'operaio con-

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centrato nelle grandi unlta produttive", la trasformazione che avviene nella sfera del "private" con la proposizione di una . sua politicita immediata, la crisi della forma partito che sempre pill. chiaramente si manifestaall'interno del movimento: sono questi, credo, in effetti, i movimenti fondamentali che caratterizzano la composizione di classe che oggi abbiamo di fronte. Resta da approfondire, mi sembra, l'analisi del nesso (se esiste) che innerva 10 svolgimento di questi processi ricondueendoli ad una matrice unitaria che a sua volta determina il segno dell'intera fase. Bologna, per Ia verita, offre un termine di riferimento temporale e causale, una sorta di motore mobile che sta alI'origine di questa sequenza di metamorfosi che ha investito la composizione del proletariato in Italia. Aneora una volta, la fonte di tutti questi sommovimenti politieo-sociali e riportata a quella stagione di lotte operaie che ha il suo contrassegno nel passaggio del '68-69. Tutte Ie manifestazioni della nuova composizione di classe, compreso il movimento delle donne, sarebbero in qualche modo riconducibili all'universo dei comportamenti di lotta espresso dall'operaio massa: "tra eomportamenti giovanili, femminili e operai non v'e separazione ma omogeneita", Tra la composizione di classe improntata dall'egemonia dell'operaio massa, insomma, e Ia nueva costellazione di soggetti in lotta che forma il tessuto attuale del movimento ci sarebbe una sostanziale linearita di sviluppi, una continuita di movimenti.

Ora, il problema che si vuole sottoporre a verifiea e proprio questa: descrivendo il ciclo di lotte che si innesca all'interno della dimensione dell'operaio disseminato in termini di continuitA rispetto al cicio guidato dall'operaio massa, si rappresenta efticacemente Ia tendenza in atto, si coglie la speeificita delle trasformazioni che S1 stanno verificando nella struttura di funzionamento del sistema capitalistico? 0 non si devono piuttosto sottolineare gli elementi di discontinuita, che alludono all'emergere, dentro il meceanismo della societa capitalistica, dl nessi radicalmente nuovi che si impongono come quelli pill. signlficativi nel determiname il funzionamento? In altre parole, proprio suUa base del cicIo deU'operaio massa e come suo coronamento, non si e prodotta una rottura, una mutazione qualitativa, che incide profondamente, in maniera storicamente irreversibile. sulla natura dei processi attraverso cui si riproduce il rapporto sociale capitalistico?

Torniamo ad analizzare e verificare la portata e i contenuti di taluni nessi fondamentali all'interno di un percorso di critica dell'economia politica. Quali sono i modi, i processi, attra-

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verso cui si cosrituisce il soggetto delia sovversione, il portatore delle incompatibilita radicali,all'interno dl un sistema capitallstieo mature come. quello Italiano? Quali sono i connotati cbe

10 caratterizzano come tale? .

Sappiamo da cosa partiamo .. 11 nesso fabbrica-societa e state per anni quello su cui abbiamo visto scandlrsi i processi interni alia composlzione di classe, E, pia particolarmente, nella dia-

. lettica di crisi e ristrutturazione che determine la confignrazione concreta del processo produttivo abbiamo visto i1 movimento fondamentale In relazione al quale si struttura Ia composizione di classe e si determinano Ie sue variazloni. Nella determinazione della composizionedi classe, insom.ma,abbiamo sempre individuate, come memento privilegiato,quello del rapporto di interazione ira struttura concreta del processo produttivo e comportamenti (antagonistici) della foraa-Iavoro, Ed all'interno di questo rapporto abbiamo vista costituirsi, di volta in volta, un aggregate di soggetti, caratterizzato e reso omogeneo dalI'unita dei suoi comportamenti, che esprimeva e imponeva, con la sua concreta presenza, una linea strategica di totale antagonismo.

. II ciclo dell'operaio massa e quello che meglio esemplifica it funzionamento di quest'ottica. L'insorgere della figura politica dell'operaio massa e concepito come iI portato (necessario) dena trasformazione del processo produttivo che si realizza con l'introduzione delle catene di montaggio e con la semplificazione del lavoro nelle grandi produzioni di massa, Questa nueva struttura del capitale fisso plasma a sua volta una nuova composizione della forza-lavoro e, soprattutto, impone un nuovo rapporto con il lavoro, Cambia la qualita del lavoro che deve essere erogato, cambia la forma in cui deve essere applicato al sistema delle macchine, ca.mbia,in deflnitiva, il rapporto tra Iavoro vivo e lavoro morto, cambiano Ie fonne in cui la forzalavoro deve oggettivarsi. Di qui scaturiscono una serie di comportamenti operai nuovi che esprimono la reazione a questa nueva stabilizzazione capltalistica del processo di valorizzazione e che poi, attraverso process! di diffusione e di seleziooe collettiva, diventano la manifestazionepolitica di un nuovosoggetto politico che per questa via si costltuisce. ~ chiara, in questa concezione, la dialettica fra composizione tecnica e composizione politlca dena classe, Ad una determinate composizione tecnica della forza-lavoro, condizionata dalla configurazicne concreta cbe iI processo Il;1.Vorativo di volta in volta. assume, corrisponde necessariamente un sistema di comportamenti so.

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ciali che, prescindendo da condizionamenti socio-politici secondari, pub essere considerato tipico, nel senso che tende a riprodursi in tutte le situazioni in cui siano contemporaneamente date le determinanti fondamentali. Ma ii cicIo dell'operaio massa, e quindi la fenomenologia della composizione di cIasse che ad esso fa riferimento, non finisce qui. I comportamenti espressi dallo strato di forza-lavoro che 10 sviluppo capitalistico stesso rende dominante all'interno del processo produttivo diventano anch'essi dominanti all'mterno della composizione di classe, attraverse processi di socializzazione e selezione cui non e estranea l'azione del gruppi politici spontanei. Attraverso questi meccanlsmi, i comportamenti di lotta dell'operaio massa, i contenuti delle sue lotte, sono diventati it sistema di riferimento, il quadro di identificazione, di una vastissima area della forzalavoro sociale, anche di quegli strati il cui rapporto di lavoro non e determinato dalle stesse condizioni che caratterizzano "ambito produttivo dell'operaio massa, Si ha qui, dunque, una divaricazione del nesso ira composizione tecnica e compostzione politica della classe, Il processo di costituzione del soggetto antagonista assume forme diverse. Non e pill il prodotto diretto ed escIusivo del conflitto di interessi che ha luogo alI'interno del processo produttivo.

10 credo che qui non giovi rifarsi caparbiamente ad una rnatrice operaia che "spiega" e plasma tutti i movimenti antagonistici, i comportamenti incompatibill, i bisogni radicali che emergono nei pill diversi punti deUa struttura sociale. n senso in cui si diffonde la conflittualita, l'antagonismo, non e pill univocamente determinato a partire dalla "fabbrica", dal processo di produzione; anzi, sempre pill spesso vi irrompe con un segno che appare chiaramente determinate da rapporti cbe si producono in altre sfere della vita sociale, Attardarsi su di una visione "operaista" della dinamica capitalistica pub voler dire farsi sfuggire la speclficita dei modi in cui si riproduce l'antagonismo in una societa capitalistica matura, non cogliere it senso del passaggio in atto, perdere la capacita di individuate le forme ed i contenuti deU'iniziativa politica. Dall'altra parte, c'e il rischio di ridursi a registrare fenomenologicamente la molteplicita di forme che l'antagonismo di volta in volta assume, rinunciando alla possibilita di determinare Ie componenti dominanti della tendenza in atto, di definire i modi attraverso cui si svolge, complessivamente, il processo capitalistico. Occorre dunque rilevare una cesura profonda nei processi di formazione del soggetto antagonista rispetto al ciclo dell'operaio-massa. Ma oc-

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corre anche tentare di determinare il senso, la rilevanza, di questa cesura, di definirne il carattere transitorio 0, viceversa, irreversibile,

Quella cbe e allora, nel contempo, la prima conclusione provo visoria e l'ipotesi che muove questo discorso pub essere espressa cost: il percorso politico dell'operalo-massa ba in parte prodotto ed in parte espresso una mutazione irreversibile dei rapporti di classe e della stesso modo di funzionare del sistema capitalistico. Se cost stanno Ie case, ci troviamo di fronte ad un Dodo storico e teorico particolarmente complesso ehe richiede la mess a in opera di strumenti analitici radicalmente nuovi. Cercbiamo intanto di enucleare gli aspetti di questo passaggio ehe sembrano decisivi e che sollevano Ie questioni teoriche cruciali,

All'interno del movimento attraverso cui l'operaio-massa S1 affer,ma come figura dominante della composizione di classe si compiono almeno due processi di capitale importanza per 1a struttura del sistema capltalistico, Con essi si avvia a conclusione, probabilmente, quella che possiamo definire la fase classica della storia capitalistica.

1. In prima Zuogo, giunge aile estreme conseguenze una tendenza che e contenuta nel concetto stesso di capitale e che ne rappresenta in forma immediata l'intima contraddittorieta: quella verso Yastraztieiazione del lavoro appli.cato al processo produttivo, La stessa direzione che il capitale d1t allo sviluppo delle forze produttive spinge verso questo esito, Dal momenta in cui, storicamente, il capitale scopre che il perfezionamento del sistema deUe macchine, l'oggettivazione in esso di una quota crescente del sapere sociale che e sviluppato dalla forza-lavoro stessa, e un mezzo efficacissimo per sottrarresempre pili il processo di valorizzazione al potere di determinarlo concretemente che e proprio della forza-lavoro che si traduce in lavoro concreto, da quel momenta 10 sviluppo delle forze produttive e segnato da queste connotazioni contraddittorie. Da una parte, esprapriando la forza-Iavoro delle sue qualita concrete, della sua capaeita di svolgere un lavoro determinato, la priva anche del suo potere di contrallo sul processo di valorizzazione e quindi del suo potere di contrattazione, ma per questa via pone anche Ie condizioni della sua autonomizzazione. Per rendere la forzalavoro sempre pili astrattamente disponibile, it capltale e costretto sempre pili a porIa come autonoma. Di fronte all'enorme accumulo di qualita concrete del lavoro che si realizza can to sviluppo del sistema delle macchlne iocorporando anche la totalita dei momenti decisionali, la forza-lavoro perde la possl-

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bilita'OO idenriflcarsi come lavoro concreto all'interno del processo produttivo. Viene doe meno la fondamentale condizione oggettiva della sua integrazione soggettiva nella logica del capi tale. In quantoerogatrice di lavoro astratto, Ia forza-lavoro scopre tutta la propria estraneita ai moventi del processo di produzione .. Quella molteplicita di comportamenti antagonistici che hanno come teatro il concreto processo di produzione organizzato nella "grande fabbrica" e che vanno sotto it nome di rifiuto del Iavoro trova qui la sua radice concettuale. Scopreodosi estranea, la forza-lavoro si rende autonoma. Questo e it passaggio decisive: la divaricazione fra composizione tecnica e composizione politica della classe ha qui it suo punto di origine .. L'autonomia appare, si manilesta, quando s1 e storicamente sviluppata, soclalizzata, l'esperienza di questa estraneita, quando Ia rnassa operaia, di fronte alla natura astratta, totalmente, espropriata, del lavoro che gli e richiesto di erogare per potersi riprodurre, diventa consapevole del fatto che il proprio interesse non si oolloca, non pub collocarsi, all'interne della produzione fondata sul capitale, se 1101'1 come medlazlone coatta rispetto ad un reddi to cbe si pone come condizione della sua sopravvivenza fisica, Da questo memento ilprocesso di formazione del soggetto antagonista pub prendere altre vie, anche non direttamentevincolate all'esperienza del rapporto di salario. E questa una modificazione fondamentale delle Ieggi che governano la dinamica della composizionedi classe: in quanto contropartiraall'erogazione di lavoro astratto, Ia forma salario perde progressivamente la propria capacita di rappresentare un vincolo necessario e immediate per la riproduzione della forzaIavoro .. II rapporto di salario si rovescia in rapporto di reddito: come ilcapitaie tende a ridurre al minimo possibile 10 scambio con il lavoro vivo necessario per valorizzarsi, OOSI Ia forzaIavoro tende a saltare la mediazione del lavoro come condizione necessaria della sua tiproduzione .. La costrizlone al lavoro, veto cemento della societa capitalistica, alfa ed omega del rapporto di capltale, si allenta.

Dall'altra parte, infatti, un altro processo, anch'esso interne alla Iogica di sviluppo delle. forze produttive sociali, spinge in questa direzione, Lo sviluppo qualitatfvo delle forze produttive cbe rende possibile il configurarsl di un'area consistente e decisiva della forza-lavoro sociale come operaio-massa, figura sociale concreta del lavoro astratto, questo stesso sviluppo rende qualitativamente e quantitativamentesuperflua, rispetto ai bisogni divalorizzazione e riproduzione del capitale dato,una

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quota crescente della forza-Iavoro sociaimente disponibile, Ora, la conservazione di questa forza-lavoro "liberata" entro la 10- gica del rapporto di capitale impone una svolta nel funzionamento del sistema capitalistico. Affincbe.il tempo di lavoro "Iiberate" dal capitale non eliventi "tempo Iiberc" per la classe operaia, memento di negazione attiva della costrizione al lavoro, occorre che questo tempo continui a rappresentarsi come tempo di lavoro, al di la dei reali bisogni di valorizzazione del capitate. Questo pero presuppone che sia pienamente sviluppata la forma del capitale compiessivo ed al suo interne Ia figura del capitalista collettivo,

La formazione dell'operaio-massa come figura storicamente determinata della forza-Iavoro all'interno del processo produttivo porta la contraddizione che e insita nel processo di astrattizzazione del lavoro 'a scontrarsi con i limiti estremi del rapporto di dominio realizzato dal capitale, L'operaio-massa elispiega questa contraddizione al suo massimo Iivello e con db stesso deJinisce un punto di non ritorno nella storia del capitale. All'interno della maturazione dei suoi comportamenti politiei, infatti, si costituisce una soggettivlta che continuamente infrange le barriere dai vincoli di riproducfbilita del sistema entro it nesso produzione eli valore-riproduzione delle classt/riproduzione del sistema gerarchico del potere. Le sue richieste, Ie sue lotte, la sua "controeconomia", sempre pili. frequentemente ed insistentemente alludono : ad una sfera .di possibilita che sta tutta al di la del rapporto capitalistico, rna di cui gia si intravedono i contorni nella rozza e contraddittoria pratica del movimento, inteso nella sua espressione pili. ampia.

Voglio qui indicare almeno due aspetti, che mi sembrano particolarmente rilevanti e significativi, di questa continuo travalicamento delle compatfbilita segnate dal rapporto di capitale che appare concretamente incorporato nei comportamenti sociali innescati dall'operaio-massa, lnnanzitutto, una trasformazione del modo di porsi della forza-lavoro all'intemo del ciclo complessivo di riproduzione del capitate che a me pare. sia una conseguenza diretta della lunga pratica eli lotta sul salario che spesso e stata considerata caratteristica dell'operaio-massa e che poi ha pervaso ed egemonizzato i comportamenti di lotta di gran parte della forza-lavoro sociale. La lotta sui salario assicurando alla forza-Iavoro una quota crescente (soprattutto in termini assoluti, ma anche in termini relativi) della ricchezza prodotta, ha progressivamente svincolato 1a dinamica della riproduzione del proletariate dal livello della mera sussistenza

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prolettandola sul terreno della moitiplicazione dei bisogni Indotto dal "consumismo". Qualcuno forse si scandalizzera nel vedere . ricondotta l'origine dell'importante tematica dei bisogni aUa squallida dimensione del consumismo. 10 credo invece cbe sia importante cogliere questo nesso: la lotta suJ salario, non appena Iascia dietro di se i confini della sussistenza, investe il "tempo libero", 10 fa esistere non solo come tempo della riproduziene fisica, ma come spazio del bisogni, di ccstruzione e di riappropriazione della propria identtta autonoma. :£ a questo punto cbe si innesca l'esplosione dei bisogni suI sociale. Certo, il consumismo e la forma in cui il capitale tenta di riportare sotto il suo controllo, vincolandola aIle leggi della valorizzazione, questa potenziale area di Iiberazione, rna Ia lotta suI salario, alipunto, ba gia sedimentato la forma di un comportamento antagonistico che consente alla dinamica dei biscgni di dispiegarsi come espressione dell'autonomia proletaria, di contro al bisogno guidato dalla logica della valorizzazione.

Pill. importante ancora mi pare l'altro aspetto, del resto strettamente intrecciato al precedente, del progressivo e tendenziale rovesciamento del rapporto di condizionamento fra tempo di lavoro e tempo libero, fra tempo sociaImente necessario alJa riproduzione della forza-lavoro e tempo disponibile, tempo liberato. Questa tendenza, cbe per il momenta si trova soggettivamente, politicamente costituita solo in aree ristrette del movimento, specialmente del proletariato giovanile, ma cbe gia. vive diffusamente nei comportamenti quotidiani, nelle trasformazioni culturali, di una vastissima area sociale, rappresenta un po' it node cruciale in cui si raccoglie e si esprime tutto it potenziale eversivo cbe il passaggio dell'operaio-massa ha innescato nel tessuto sociale del meccanismo capitalistico. n rifiuto del lavoro perde la sua connotazione fabbric.hista e assume la dimensione di un comportamento sociale cbe nega radicaImente iI rapporto di capitale come fandamento della vita sociale e prefigura un rapporto sociale diverse. Certo, il giovane proletario che sl assoggetta al lavoro nero, al lavoro precario, per ricostruire da qui una prima forma di controllo sul tempo della propria vita, non phI inteso come tempo residuale, ma come tempo cbe si autodetermina e quindi determina anche, autonomamente, la dimensione e Ie condizioni del tempo socialrnente necessaria aUa propria riproduzione materiale, questo giavane vive certamente una realta contraddittoria, nella quale a fronte di spazi di liberta conquistati stanno ancora pes anti tributi di disperazione, . di incertezza, di miseria ancbe. Ma la dimensione

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sociale e politica che vive in questi comportamenti,· nel rifiuto del rapporto di lavoro stabile come elemento deterniinante e condizionante della propria esistenza, descrive una tendenza che e destinata ad affermarsi e ci dice, nel contempo, che qui siamo gUI. oltre il rapporto di capitale quale finora, storicamente, si e data. Non mi interessa sapere se a partire da questo momento il capitalismo comincia a deperire. Mi interessa invece capire che qui ci sono i germi di un movimento che inaugura una nuova forma di conflittualita anticapitalistica, al di fuori delI'alternanza schizofrenica tra la miseria del presente e l'attesa spasmodica dell'ora x.

La rilevanza di questo passaggio va esplorata a fondo e ne vanno articolate tutte Ie possibili implicazioni, Gill. Marx aveva a.vvertito che il giomo in cui la ricchezza della societa avesse cominciato ad essere misurata non pili dal tempo di lavoro, rna dal tempo libero, per il capitalisIno sarebbe suonata l'ora della fine. ~ gill. questa la tendenza che sembra emergere nei comportarnenti diffusi di rifiuto del lavoro? ~ troppa presto per dido. E si tratta certo di una questione alla cui soluzione occorre lavorare collettivaniente con un acuto lavoro di scavo nella reaJ.f3. capitalistica del presente ripercorrendone caparbiamente tutti i meceanlsmi. Una cosa tuttavia sl pub dire: tutta una serie di analisi, e di esperienze politiche, concorrono a delineare l'ipotesi di una cesura storica, di una trasformazione qualitativa del sistema capitalistico quale 10 abbiamo conosciuto in Italla. Cerchiamo di individuare ancora qualche punto fermo.

La presenza antagonistica dell'operaio-massa nel processo di produzione ha Incise anche sul processo di valorizzazione, modificandone Ie condizioni e la forma e probabilmente anehe la rilevanza. Innanzitutto e entrata in crisi la dimensione quantitativa del processo di valorizzazione. ~ db che molti compagnl si ostinano a chiamare "caduta tendenziale del saggio del profitto", ancbe se comincia ad apparire chlaro, dentro la complessita dei processi socio-politici in atto, che non e qui che gravita il baricentro della crisi. Certo e cbe il blocco della dlnamica quantitativa del processo eli valorizzazione e stato l'elemento scatenante della crisi capitalistica che stiamo vivendo. Da qui hanno preso l'avvio una serle di comportamenti di parte capitalistica che hanna teso a rendere permanente la crisi stessa stabilizzandola dentro il quadro dei rapporti di patere dati. Di qui, anche, i mutamenti nella forma concreta cbe il processo di vaIorizzazione e venuto assumendo in questi anni nel tentstivo di sottrarsi alia morsa della "rlgiditll. 'operaia", La conflit-

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tualitA della forza-Iavoro, infatti, ha progressivamente sottratto al capitale il controllo sui termini di valore del processo produttivo. II processo di valorizzazione coincide sempre meno con il stngolo processo di produzione. Viene meno, dunque, la spinta ad accrescere la valorizzazione aumentando la scala del processo di produzione immediato. Se il processo di valorizzazione, per potersi realizzare, deve sempre pill assumere Ia forma di un processo immediatamente sociale, riferito alla totalita del capitale socialmente impegnato e all'intero ciclo di riproduzione, anche I'organizzazione eoncreta del processo di prodnzione tendera ad as sum ere forme diverse, pin idonee a recepire Ia complessita dei rapporti sociali e ad organizzarli dentro la logica della valorizzazione,

Can questo, peru, siamo onnai ai confini estremi del terreno suI quale e aneora possibile identificare il processo di valorizzazione come memento autonomo e dominante della dinamica capitalistica. Questa e nient'altro e it senso della crisl della "grande fabbrica" come forma di organizzazione dell'unita immediata di processo di produzione e processo di valorizzazione che e caratteristica del capitalismo classico descritto da Marx. Quando, come sembra avvenire oggi in Italia, questa anita .si spezza e si attenua Ia centralita della. grande fabbrica all'interno della riproduzione del capitale, una stagione della storia capitalistica PUQ forse elirsi definitivamente oonclusa. Viene meno, comunque, 0 tende a venir meno, una forma di organizzazione del dominio nella societa che aveva come perno il processo eli produzione, la gerarchia dei rapporti soeiali cbe si realizza nell'assoggettamento della forza-Iavoro al processo produttivo. Questo e l'elemento ehe a me sembra decisive nella storia del conflitto di classe, almeno nelle forme cbe ha assunto in Italia in questi anni, La erisi di questa forma del processo di valorizzazione, nella sua articolazione concreta con i processi produttivi dei singoli - capitali, Mette in crisi a' sua volta una forma di riproduzione del dominio capitalistico e quindi una fonna di riproduZione dei soggetti sociali, di costituzione dei soggetti llOlitici in lotta. Quando il processo eli valorizzazione, per reallzzarsi, per esercitare la sua funzione normativa dei rapporti sociali, ha bisogno di riferirsi continuamente ad un quadro cbe e definite esternamente, quando non e pili produttore rna diventa consumatore di potere, significa ehe qualcosa eli sostanziale e mutato nella riproduzione del rapporto capitalistico. Questa si intende quando si parla di crisi della centralita della fabbrica. Non si vaal certo dire cbe viene meno la fabbrica come

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punto privilegiato delle scontro di classe,come sede della maggior forza antlcapltalistica, Si vuol dire semplicemente che que. sto avviene in un contesto mutate, che a sua volta modifica la natura e forse ·anche i contenuti della lotta dentro la produzione, e che, comunque, avviene all'interno di una dinamica ricompositiva. della classe che e governata da Ieggl che ormai travalicano ampiamente il territorio della fabbrica.

Certo, alcuni compagni ribatteranno che tutto questo e piu o meno vero, rna riguarda, descrive, solo una fase di passaggio all'intemo della crisi capitallstica. II camrnino srrategico del capitals eun. altro e le trasformazioni, le ccntraddizioni che stiamo vivendo non sono altro che Ie vie traverse che ilcapi· tale sta percorrendo per rlportarsi sulla strada maestra, Ora, 10 credo che a questo modo di 'vedere, che del resto vanta illustri tradizioni, sia bene opporre talune critiche di metodo e di sostanza. Di metodo, nel sense che assumendo quest'ottiea st rio schia di interpretare tutti i passaggi capitalistici che nOD. quadrano con il modello che si ha in testa in termini di transizione verso Iecondizioni descritte dal modello, precludendosi quindi, per definizione, la possibilita d.i cogliere trasformazieni strutturali, e in secondo Iuogo, che e peggio, si rischia di attribulre al capitaIe l'intenzlonalita di questo processo di rransizione, interpretando in termini di razionalita capitalistica quella che e pura e semplice contraddizione. Di sostanza, nel senso che io credo si debba assumere la realta capitalistica cbe abbiamo di fronte come la realta storica del capitaIe tout court, quella in cui si deve vivere e Iottare. E se per rendere pili accessfbile alia lotta questa. realta e necessaria porre in risalto gli elementi d.i discontinuita rispetto al madello descritto da Marx, indi.viduando eventualmente, come io penso sia iI case, i termini di una cesura stories nell'evoluzione capitallstica, nanpossiamo arrestarci di fronte all'idolo del capitale in se, con il suo compimento storico da realizzare.

2. Insieme con il prooesso di astrettlzzazlone del lavoro, che storicamente si cempiecon Ia formazione dell'operaio-rnassa, l'altro grande movimenta del capitale che a mio avviso definisce il raggiungimento di un limite al di la del quale iI sistema capitallstico si presenta sosta.nzialmente mutate e quello che sl PUQ definire deUa sociaUzz.azione del rapporto d.i capitale, La crisi del processo di valorizzazionenl livello del capitale singolo ha determinate una profonda riaggregazione delle forze motrici del sistema capitalistico italiana. Se Ia ristrutturazione e U decentramento produttivo sono Ie forme principali attra-

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v~rso cui si tenta di rilanciare una valorizzazione posinva dei capitali singoli, non deve assolutamente sfuggire la quantita di funzioni, _ anche strettamente inerenti al processo di valorizzazione, che sono state espulse dalI'ambito del capitale singolo, dall'organizzazione del singolo processo produttivo configurata nella "fabbrica", e sono state assurite nella dimensione del capitale complessivo. Man mano cbe l'insubordinazione dell'operaiomassa nella produzione inceppava la valorizzazione e per questa via espropriava i1 capitalista singolo della sua funzione (socialmente legittimata proprio dalla produzione di va!ore) di produrre potere, ossia di ripredurre, attraverso l'organizzazione del processo produttivo, gli elementi della gerarchia sociale del dominio, si e venuta costituendo una figura specifica, e concretamente determinata, di capitalista collettivo, cui oggi e quasi interamente Imputata la riproduzione del rapporto di dominic fondato suI capitale, La direzionaltta del nesso produzione-gerarchia del dominio-struttura dei rapporti di potere-stato tende a rovesciarsi. 2 10 state che, sempre pili, diventa garante, attraverso i suoi apparati e l'area socio-economica che controlla, della riproduzione del sistema sociale e dei rapporti di potere. La forma e la funzione del sistema statuale ne risuItano profondamente modificati. Basti pensare al rilievo decisivo cbe ba assunto nel corso della crisi il contrallo dei circuiti monetari e creditizi non pili solo in funzione di regolazione del cicIo del capitale, rna addirittura come meccanismo suppletivo rispetto al processo di valorizzazione. Certo, qui ci imbattiamo in un nodo teorico cbe, pili volte sfiorato, siamo ben Iungi daU'aver risolto: pUQ 10 state, sulla base della sua autorita monetaria e creditizia, creare e trasferire potere d'acquisto futuro? E quali sono, eventualmente, i limiti cbe si oppongono alia riproduzione all'infinito di questa processo di creazione di potere d'acquisto dal nulla? Si tratta di capire, in altre parole, se i circuiti della moneta e del credito rappresentano per il capitale complessivo solo una forma di differimento della crisi, che andrebbe quindl sempre affrontata, in ultima istanza, al Hvello della produzione, o se invece, innovando sostanzialmente il regime di funzionamenta del sistema capitalistico, non costituiscano Ie forme in cui oggi si presenta il cicIo del capitale, E chiaro cbe ove si propenda, come io sono incline a fare, per la seconda ipotesi, un lungo lavoro di rifondazione delle categorie dell'analisi si Impone. II rischio dell'eresia e qui l'unica via verso un dis corso sensate.

La societa capitalistica cbe emerge da queste trasformazioni,

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daquesti ribaltamenti di prospettiva, edunque, al tempo stesso, piu complessa ed articelata. Ladinamica delle classi nOD e pili univocarnente determinata dalla gerarchizzazione dei rapporti sociali imposta dalla concreta articolazione del processo produttivo sociale. La crisi che ha investlto questo meccanismo di riproduzione della societa ha fatto ernergere una nuova configu-. razione dei rapporti sociali che fa perno intorno alla capaeita di intervento della stato, Lo stato, inteso non pin come insieme di apparati specializzati cui eta affidato ilcompito di Iegittimare e tutelare la gerarchia sociale definita dalla produzione capitalistica, bensi come area sernpre pin ampia di rapport! scelo-economici che non e governata dalla Iogica della valorizzazione ma dalla Iogica di riproduzione del dominio, e la forza determinante del sistema. Non pill elemento accessorio, derivate, della dinamica capitalistica, rna suo momenta centrale intorno a cui si riaggregano tutti gli altri movimenti del capitale. La vera area assistita,politicamente .assistita,a questo punta, e proprio quella dei singoli capitali impegnati nel processo di produzione concreto, che hanno continuamente bisogno di vedere riprodotte, Iegittimate, dallo stato le condtzionl della loro esistenza.

t3 chiaro che, in questa dimenslone, cambiano i termini seoondo cui si deliniscono i comportamentl antagonistici, cambiano Ie forme attraverso cui si costituisce e si esprime un soggetto sociale an tagonista. Se tutti gli apparati in cui e organizzato ed articolato il ciclo di riproduzione del rapporto capitalistico, compreso l'apparato pro duttivo , si presentano in prima istanza come organi di disclplinamento dei comportamenti sociali, come forme di selezione dei bisogni compatlbili can Ia permanenza del rapporto di dominio data, e chiaro ehe il comportamento antagonlstico non sl delinisce pili esclusivamente per Ia sua capaclta di Incidere sulla riproduzione materiale del singolo capitate. Cia che ora contraddistingue l'area del comportamenti antagonlsticl e innanzitutto la loro capaeita di esprimere concretamente una dinamica autonoma, irriducibile entro i confini della riproduzione del dominic, e di rappresentarsi immediatamente come potere, ossia come soggetto che si autodetermina. II potere, dunque, non pill visto come luogo da conquistare, da occupare, ma come pratica da esercitare, Anche questa l! una componente essenziale del nuovo movimento.

Se questa ridefinizione del soggetto antagonistico e corretta, De consegue subito che la sua costituzione assume un carattere policentrico, nel senso. che PUQ darsi e riprodursi in tutti i punti

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della struttura socials, in tutti i segmenti del ciclo di riproduzione del capitale, in cui i meccanismi del dominie innescano un movimento di bisogni che nega la Iogica capitalistica. Questo e, infatti, il tratto caratteristico del nuevo soggettn antagonistico, quello che Io contraddistingue da ognl esperienza di movimento di classe del passato: che esso si ccstituisce.posltivamente, al di fuori di qualsiasi logica contrattualistica, lunge il filo dei bisogni ehe la conquista dell'autonomia porta a seeprire -come costitutivi della propria esistenza, Anche le forme della lotta tendono a mutare: non piu. centrate interne all asse della vertenza, della rivendicazione chemira ad "ottenere" qualcosa, rna caratterizzate dalla spintaall'apprepriazicne come unita immecliata ira individuazione del bisogno e pratica della sua seddisfaziene, come esercizio concreto del petere che intorno al bisogno si aggrega,

Diceve all'inizio che Ia forma della sintesi e probabilmente estranea aUa realta del capitalisme sancita dalla crisi .. Ecce, qui, nella natura policentrica e multiforme del nuevo. antagonismo, staforse la ragione della difflcolta sperimentata in questi anni di costruire nuove sintesi, sia teoriche che organizzative, La tendenza delle lotte non e ad unificarsi, rna a moltiplicarsi, non a stabilizzarsi organlzzatlvamente, rna a riprodursi secondo una logica diffusiva. n soggetto eversivo che per questa via si costituisce non ha come controparte privilegiata il capitale produttivo, non mira a riappropriarsi del mezzi di produzione, secondo Ia classiea formulazione marxiana. II suo antagonista diretto e U "capitalista colle ttivo " che organizza Ia riproduztone della societa capitalistica, il suo oblettivo SODa le forme del potere attraverso cui questa riproduzione avviene. Cio cul mira e l'acquisfzione Immediata dl spazi econornici, soeiali, politici, che gil consentano diripro.durre la propria vjta a1 di fuori della logica del capitale.

L'universo delle lotte che si delinea da quest'angolo visuale e in parte diverse da quello cui abbiamo finora conformato i nostri strumenti analitici, Ouelle che finora apparivano come drastiche alternative strategiche all'interno della vita del movimento, spesso ferocemente oontrapposte, sl rivelano essere nient'altro che il frutto, il rifles so, di una diversa dlslocazione rio spetto alla geografia del potere centro cui si combatte, La stessa lotta nella produzlone, pill che per la sua intrinseca capacita di bloccare iI fIusso delle merci 0. di accrescere il flus so. di reddito spettante aHa forza-levoro, sembra qualificarsi per la decisiva possibilita che gli inerisce di irnpedire (0 consentire) la

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produiione di consenso/potere per la "repubblica fondata sui lavoro", QueUa che ne risulta e la figura di un movimento roolecolare che concretamente aggredisce ed erode l'intelaiatura del potere che sola oggi consente la riproduzione e del capitale fisico (0 monetario) e del rapporto sociale capitalistico. Non a caso, dal punto di vista dell'ordine sociale costituito, la forma che sempre pili frequentemente e diffusamente esso assume e queUa dell'illegalita, Perche quello che direttamente investe e, appunto, iI contenuto di potere dei rapporti sociali quali SODa sanciti daUa "legge" deUa riproduzione capitalistica.

8i torna per questa via ad avallare un'autonomia del politico, aprendo spazi al pili vacuo opportunismo come al pili rozzo estremismo? Non mi pare affatto, se per politico si intende sempre il potere e questo potere 10 si vede non certo separato, custodito in un "luogo" specifieo, rna strettamente intrecciato, articolato, al funzionamento di tutti i meccanismi attraverso cui si riproduce la societa capitalistica. E, soprattutto, se del potere non si fa l'oggetto specifieo ed esclusivo dell'attivitA delle istituzioni (stato 0 partlti che siano), rna 10 si vede anche correlato alIa pratica autonoma, sovversiva, dei soggetti soclali emergenti.

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7.

PER LO SVILUPPO DELLA TRIBU: UN COMMENTO

dl Lucs Meldolesl

1. Tra le molte cose utili contenute in La tribu. delle talpe di Sergio Bologna, mi e sembrata di particolare interesse la schematlzzazione della storia del nostro movimento in due grandi fasi, La prima, dopo 10 slancio delle lotte del '68 e '69 vede il Pci e iI sindacato svolgere un ruolo di meeliazione nei confronti del movimento con 10 scopo di ricondurlo nell'ambito istituzionale e di assorbirne 10 slancio per creare le condizioni di_ un'avanzata della sinistra istituzionale. Sul piano sodale, cio significa cavalcare una lunga stagione di vertenze di fabbrica che portano il siodacato a dominare Ia situazione; sul piano politico, spostare il fulcro della Iotta dal "sistema", come era all'inizio della rivolta, alia "strategia della tensione", ai corpi separati, ai fascisti ecc. Questa politica ha successo, Nel giro di poehi anni, la rivoita degli studenti e degli opera! si va smorzando; Ie organizzazioni della nueva sinistra finiscono in larga misura per entrare nel gioco. Cosi il Pci si presenta a riscuotere il con to. t! questo l'inizio della seconda fase: quella del "compromesso storico", dell'avanzata nelle amministrazioni locali e poi nelle elezioni politiche. Con I'accordo di governo che segue il 20 giugno, possiamo dire che Ia restaurazione e compiuta, che il sistema politico ha t.rovato (temporaneamente) una nueva base di equilibrio e che ha riaffermato in modo schiacciante il proprio dominio suUa rivolta delle masse popolari.

Eppure, 10 si e visto nell'ultimo anno, questa seconda fase conteneva - anzi si pub dire che ha prodotto - i germi di una nuova inversione di tendenza. Qui il testa che stiamo discutendo oflre degli squarci di indubbio interesse, come storia vissuta dall'interno di queste vicende e dunque capace di coglierne direttamente gli elementi eli cambiameoto che sono percebili alla superficie solo in un secondo tempo. Dunque, il siodacato riesce a cavalcare e poi ad avere ragione della spinta politica e sociale della grande Iabbrica, le avanguardie vengono isolate,

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molte gettano la spugna; ma invece di spegnersi questa spinta finisce per rinascere all'esteroo, nelle piccole fabbriche, nel trasporto, nei servizi soctali, nel lavoro nero,

Mi pare che si debba aggiungere cbe questo risveglio e sollecitato dalle lotte suI territorio contro l'aumento dei prezzi per la riduzione degli affitti, delle bollette della luce, del gas, dei trasporti. La tensione sociale si scarica - si puc dire - alI'esterno chiamando in causa le masse dei quartieri popolari, £ questa un'esperienza importante che comincia ad intaccare la struttura di comando sui piano sociale, a portare una prima politicizzazione a migliaia e migliaia di famiglie; e it momenta alta dei comitati di quartiere, delle autoriduzioni.

In secondo .luogo bisogna tener conto che Ia forte stagione rivendicativa del periodo 1969-72 ha alterate considerevelmente i rapporti relativi tra la condizione retributiva e pili in genera Ie di Iavoro degli operai delle fabbriche e quelli di molti servizi (aspedalleri, ferrovieri, bidelli ecc.). t!. questa indubbiamente una leva importante su cui si innescane le lotte di queste categorie (con le caratteristiche Ioro proprie cbe avrebbero blsogno di una discussione a se stante).

Inoltre la massificazione della scuola degli anni Sessanta ha ormai prodotto una forza-lavoro intellettuale sempre pili eccedente rispetto alle potenziallta di assorbimento. In cinque anni tra il 71 e it '76 gli impiegati aumentane di un terzo (di quasi un milione, di cui 750.000 nel terziario) in una situazione di complessiva stasi a regresso dell'occupazione complessiva: eppure il mercato del Iavoro intellettuale si va sempre pili "allentando". La massificazione del lavoro impiegatizio subordinato e il contemporaneomigIioramento delle 'condizioni degli operai delle fabbricbe provocano una riduzione sensibile del divario nelle condizioni di vita tra le masse operaie "garantite" e gli impiegati subaltemi (ancbe se evidentemente non puc eliminare le differenze di funzioni, di radici sociali, di formazione culturale),

Infine, tutti questi cambiamenti hanno avuto a mia parere un grosse impatto sui mondo giovanile. Lo sviluppa dena scuola seeondaria e dell'universita e stato contemporaneamente un processo di riduzione della' "promozione sociale" creato dall'lstituztone scuola: tra 'la massa degli studenti deprofessionalizzati, degli: studenti lavoratori, dei giovani lavotatari precari che attendono una sistemazione manuale 0. intellettuale in un posta "garantito", le differenze si sono ridotte, anche se sono tutt'altro che scomparse.

In tutto questo sta la chiave, a mio giudizio, per capire le

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differenze di espressiene e dieomportamento tra il movimento del '68 e queUo del '77, per capire 1a differenza tra 13. spinta "ideologiea" di allora e. il tema dei bisogni (materiall e personali) di oggi, tra Ia "seoperta" delle scontro con il sistema e la rivolta rabblosa e senza iIIusioni contro di esso.

2. Ma veniamo alla politica. Dunque, il Pci e riuscito a "riass orb ire", la spinta soeiale di died anni fa, ma cosa pub fare adesse?

E qui Bologna spiega giustamente che il Pci ha costruito una ldeologia della crisi, dell'austerita tramite la quale esso classifica i comportamenti e codifica norme di legalita sociale: che il rapporto tra statoe societa ne risulta capovolto nel senso che il Pci cerca diaffermare Iaprepria gestione totalizzante a livello socials in modo da emarginare i "corpi estranei" e consegnarli poi alia repressione statale: e la politiea della crtminalizzazione centro le avanguardie di lotta, fino ad arrivare- nelle intenzieni - agli inquilini "democratici" centro i "covi", t:: una politica che mebilita ogni volonta di repressione a sinistra che esiste tra Ie file revisioniste: da quellaantica di tradlzione staliniana (il nerbo degli operal pci cinquantenni ha risposto - per ora - all'appello deisacrifici) a quellanueva dei dirigenti deU'enorme apparato in tutte Ie sue diramazioni di potere. Cosi la caccia all'autonomo e diventata lo sport preferito e ha fatto intravedere Ie eonnotazioni autoritarie che avrebbe il regime cbe it Pci sogna di dominare. Altro che egemonia gramscianal Questa vocazione repressiva ha gUt dato i suoi frutti in un rapido peggioramento della legislazione penale del paese, della .eestlone dell'ordlne pubblico, del sistema carcerario ecc .. fine al ritorno in grande stile delle norme fasciste del confine di polio zia. e questo il risultato pili cospicuo della collaborazione De·Pei.

Ma la situazione politica e tutt'altro che bloccata in un "sisterna dei partiti" ormai fisso ease stante. La poslzione di completa chiusura a sinistra del Pci e del sindacato, conseguenza di cio che poteva sembrare un patto di ferro, un accordo di legisiatura, si e dimostrata insostenibile, Essa ha prodotto un allargamento dell'area deII'opposizione (con gli otto referendum, can il grande incontro di Bologna)e la erescita di un vasto mota di irrequietezza e di delusione, n Pci ha dovuto aflora rettificare il tiro e sostenere una politica di divisione del movimente aUa sua sinistra con I'intento di riassorbirne la base di massa (aneora una volta in una prospettiva di un proprio avanzamento di potere), e nello stesso tempo di decimarne Ie avan-

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guardie ili eombattive. Con dicembre questa svolta sembrava avere Il!l certo spazio: rna una volta innestata la logica della erisi di governo Ie eose sembrano oggi volgere in altra direzione. Una 'Volta sospeso l'aeeordo De-Poi vengono fuori grandi forze: gli Usa voltano le spalle aIle lusinghe degli eurocomunisti, l'Urss li critica, Longo dice ehe l'Urss e sempre una grande potenza militare, sf militare ...

Insomma, emerge improvvisamente tutto il quadro della condizione internazionale dell'Italia, dell'essere un paese di fronHera del sistema occidentale, un paese subordinato alIa Genuania e agli Usa, eonteso tra est e ovest, eon- un Pci aneora in bilico, aneora ineapaee (0 impossibilitato) a schierarsi su posizioni di eompleta rottura con l'Est.

Nello stesso tempo it baUo e aperto, 11 Pci e ormai all'interno dell'area ehe sostiene il governo; questo eambiamento ha aperto gli oeehi in giro assai pili della pratica. eli trent'anni eli direzione opportunista. II grande edificio serieehiola da ogni lato. Proprio nel momento della sua massima affenuazione (oltre 100.000 quadri dirigenti, due milioni di iscritti, pili di un term dei voti, posizione eli preminenza nella direzione eli gran parte delle principali citta e regioni del paese, nella direzione della camera e delle commlssioni parlamentari, nel sindaeato, una enorme forza economic a diretta - cooperative, societa, immoblli - e indiretta - appalti, forniture, urbanizzazione, locallzzazioni industriaIi) proprio in questa momenta si avvertono i segni del suo declino storico e con esso del decline dell'apparato Istituzionale del paese nel suo complesso.

3. Tutto questo 10 scrivo non certo per approdare a qualche prospettiva seducente e cervellotiea. AI contrario, Bisogna che ci rendiamo conto della complessita di queste contraddizioni, di questi processl dialettici e ci sforziamo di capirli via via che la pratica li Mette a nudo, non dandoli per scontati una volta per tutte (come anche it testo che stiamo commentando sembra a volte presumere) perche la nostra strada passa attraverso tutto questo, passa per la rottura degli equilibri del sistema, per i1 conflitto tra Ie diverse fazioni al potere che si scazzottano pur rimanendo allacciate l'una all'altra sul ring della politica borghese, Bisogna dire tuttavia che del cammino intrapreso sappiamo molto poco, solo quello che la pratica ci ha insegnato: che dobbiamo Iavorare nella nebbia scoprendo passo passe la direzione di marcia. Insomma siamo ancora ben lontani dalla comprensione delle leggi che regolano il processo rivoluzionario.

Tuttavia, quando poi andiamo a valutare il comportamento

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dei compagni che hanno avuto una maggiore responsabili a nella gestione delle lotte di questi mesi possiamo rilevare una cecita maggiore di quanto e reso inevitabile dalla complessita della, situazione e dalla scarsa esperienza. E qui ritengo che abbia ragione Bologna a mettere in guardia contro una forzatura volontaristica, leninista (di nome rna non di fatto) che rischia di agevolare il compito dell'avversario che e appunto queUo di isolare i "violenti", che abbia ragione a sostenere che Ia stessa politica del Pci ci obbliga a ricercare nelle masse, nella loro composizione di classe, nel confronto e nella discussione aperta aU'interno del movimento, la legittimazione del nostro lavoro politico, invertendo dunque a nostro vantaggio Ia logica di divisione e di criminalizzazione che l'avversario cerca di imporci.

Tuttavia e bene chiarire che Ie implicazioni di questa posizione sono molto piu. vaste di quanto potrebbe sembrare. In primo luogo la necessita di questo punto di vista e ancora piu evidente alla iuce di cib che e suecesso negli ultimi mesi, da quando cioe la politica del Pci e diventata un deliberate tentativo di divisione e di repressione, con un intervento diretto nelle nostre stesse fila. Come si pub non vedere che se il Pci cerea di dividerci facendo leva sulle differenze di condizione, di strato, di classe cbe esistono nel movimento, la nostra possibilita di risposta e legata alla capacita di aprire porte e finestre, di saper distinguere Ie contraddizioni non antagonistiche da quelle antagonistiche, di sviluppare il gioco di queste contraddizioni contro l'avversario e di non permettere invece ad esso di utilizzarlo contra di noi? Insomma l'approfondimento deUa rivolta pub vivere solo in simbiosi con una politica che unisce tutti coloro che possono essere uniti nell'antagonismo e nella opposizione al sistema (anche solo a singoli elementi di esso.ve con comportamenti differenzia ti).

4. Abbiamo visto all'inizio che la lotta ha risvegliato un soggetto politico compiesso e multiforme, una forza-lavoro attiva e potenziale, intellettuale e manuale, ad occupazione garantita e precaria, occupata e disoccupata. La lotta stessa crea le condizioni di aggregazione, risveglia e chiama all'incontro settori e strati diversi. Ma questo processo deve essere poi perseguito consapevolmente a partire daUa necessita della ribellione di massa. Ribellione e ricerca dell'unita devono andare insierne, II nemico vuole dividerci per colpirci, noi dobbiamo unirci per continuare la ribellione.

Dal memento in cui ha deciso di intervenire nelle nostre file il Pci ha trovato indubbiamente delle quinte colonne: e noi

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~

questi Il-dobbiamo isolate con ogni mezzo, a partite (fa una rigo-

rosa. latta a tutti i livelli contra il sistema Do-Pd. In questa latta dobbiamo essere insieme fermi e duttili, ribellie unitari, L'aocento va posto sull'essere fermie ribelli, rna l'esperienza ci dice che se nella stesso tempo non si e aperti verso il centro e capad di coglierne gli elementi positivi si finisce in un vicolo cieco proprio dove I'avversario vuole condurci. 13 la via dell'isolamento, della perdita di contattocon Ia realta soci ale ,

D'altra parte, questa tattica e una condizione necessaria per l'u:lteriore sviluppo della lotta. Non soltanto perche essa sola consente losviluppo e Ia generalizzazione del movimento (cosa indispensabile se si pensa alle grandi difformitaesistenti, anche solo tra Ie principali citta del paese) rna perche 10 sviluppo della situazione negli alti e bassi e nelIa contraddittcrieta che abbiamo iUustrato potrebbe condurre a mettere in campo forte ancora piil grandi, In primo luogo i compagni delle situazioni di· lavoro sono ancora largamente minoritari (a parte alcuni porti e ospedali). La pratica ci dice che 10 sviluppo del movlmento incoraggia la crescita di queste realta, mentre il decline della situazione generale segnerebbe inevitabllmente il ritorno dei tempi duri. In secondo luogo, perche, dove il sindacato ha rio preso in mana il comando, come in molte grandi fabbriche, la sltuazione potrebbe cambiare, La "terra bruciata" ha lasciato molti tizzoni aceesi (e non e affatto detto che il sindacato e il Pci riescanoad utiiizzare le masse operaie organizzate come

base sociale per "normalizzare" il paese). .

Infine - ed e questo per me il problema piti importante - 10 sviluppo ulteriore della latta pub aprire la strada della polio tica attiva agli strati piil bassi delle masse, at lavoro nero dei capifamiglia, ai proletari a basso reddito, aIle donne proletarie, aile famiglie degli emigratl, :!'! questo un grande universe inesplorata (nonostante il gran parlare che si fa oggi del decentramento produttivo e della fabbrica diffusa). A parte Ie lotte di quartiere, si pub dire che l'esperienza politica pio importante di questo proletariato e state it movimento dei disoccupati organizzati di Napoli, un movimento che e necessario conoscere meglio anche per j-icavarne indlcazicni per il futuro,

Sf, le potenzialitil; di sviluppo sono soprattutto.Ln ultima a.tul~ lisi, verso it basso: siamo ancora ben lontani da una situazlone che faccia espiodere tutta la radicallta potenziale esistente nellemasse.

5. Con questo non ho certo 'intenzlone di coltivare ilIusioni.

La- strada da percorrere si annuncia molto durae difficile .. Piut-'

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tosto il mio sco po • eercare dl mette .... fuoco u q~ far risaltare di piu i punti nodali che dobbiamo sciogliere, A questo proposito, in sede di bilancio del passato, ritengo senz'altro pertinenti le critiche rivolte da Bologna al doppio binario togliattiano dei gruppl che poi evolve in subalternlta (come anche quelle rivolte a quanto di "combattentismo" affiora nell'esperienza del '77).

Eppure tutto questo non mi pare ehe giunga ancora a una conclusione vera sul piano politico. Cosa sarebbe allora Ia rivolta contro iI vecchio modo di far politica (nel suo senso co. struttivo, s'intende)? £ una semplice critica dell'opportunismo, oppure contiene qualcosa di pill, qualcosa che viene frustrate ogni volta che l'iniziativa sfugge di mana alle masse e prende una via avanguardista 0 rifluisce in un'orbita istituzionale? Penso ehe abbiamo sot to gli occhi una importante realta ehe non riusciamo a vedere eehe e possibile distinguere ehiaramente solo se la colleghiamo a un bilancio che aneora manca deU'esperienza di questi anni in tutte le sue eomponenti. Non basta domandarsi Ie ragioni del fallimento delle organizzazioni che sono incappate nelle reti del Pci, dobbiamo anche chiederci il perche del fallimen to delle esperienze "di sinistra", di potere operaio, di alcuni gruppi 011 Se si comincia a entrare in queste questioni si arriva subito, ancora una volta, al vecchio modo di far politica.

6. Torniamo allora alIa questione. 11 movimento ha sollevato con forza, anche se confusamente, l'esigenza di fare in modo che ciascuno in prima persona si prenda il ruolo da protagonista che gIi spetta, che si faccia piazza pulita di ogni inerostazione burocratica e autoritaria, che a tal fine si sviluppi un processo di rieducazione rispetto agli errori del passato e all'elemento di disumanizzazione che essi contengono. £ cio ehe e stato chiao mato it modo "nuovo" di far politica. in modo aperto, di massa, umano.

In realta si e trattato dell'emergere di una eontraddizione di fondo tra pratica e teoria tramandata, tra azione e pensiero, di cui pochi hanno compreso la carica eversiva e rinnovatrice. Penso che molte delle idee polltiche del nostro bagaglio culturale sono inevitabilmente marcate a fuaco (0 indirettamente condizionate) da una tradizione che si e affermata in Europa negli anni Venti e che con alteme vicende ha condotto il movimento operalo a una sconfitta storica di cui continuiamo a subire Je conseguenze, Sarebbe importante a questo proposito, magari raccogliendo Ie idee di compagni di diversa fonnazione ed esperienza, ricostruire come questa tradizione stalinista abbia finite

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per riproporsi - tramite una generazione pre."68 cresciuta nella Fgci. in'tutte leesperlenze orgapizzative degli ultimi died anni, nessuaaesclusa, Nell'arcipelago frastagliato della nueva sinistra si sono cost verlficate alcune costanti: queUe della linea inventata dai capi, dello strumentallsmo, dell'autorltarisrno, dell'opportunismo, del settarismo ecc,

Oggi identifichiamo tuttoquesto con 10 spirito di gruppo, rna non basta, capire il problema per risolverlo. L'ondata del nuevo modo di fare politica non am gli effetti benefici che potrebbe avere se non riuscira ad arrivare aile radici, QueUe idee hanno resistito tanto tempo, sono profondamenteabbarbicate al nostro modo eli pensare; se non riusciremo ad aprirci Ia strada tra questi ruderi del passato non avremo via d'uscita. B come potrebbe essere altrimenti dato che quella cultura ha portato a un tempo alI'opportunismo togllattiano e al gulag dei paesi dell'Est?

Dunque, questo il nodo, il problema deiproblemi (che staal fondo anche alia questione della tattica cui abbiamo aceennato prima).

7. 1$ un tenia quanto mal spinose; euna volta capito come stanno Ie case c.'e quasi da scoraggiarsi, Come combattere il peso di questa tradizlone che ci e entrata nelle ossa e ci paralizza? Sembrerebbe a prima vista un lavoro da esperti, un lavoro di ricostruzione di cib che e accaduto trenta 0 cinquant'anoi fa. Certo, non si pub negare l'utilita dello studio della storia; di queUa della stalinismo, come di quella che, soprattutto in Oriente, e cresciuta sulla via rivoluzionaria opponendosi ad esso nei [aui: cib pub liberare it peasiero dallo scafandro del dogmatismo e aprirsi a nuove idee. Ma e solo un prime passo nella direzione giusta. II lavoro vero di costruzione e un altro, Cib di cui abbiamo bisogno e soprattutto di imparare daIla pratica coilettiva, di dimostrare che 51 pub e si deve andare in una direzione diversa, ami che bisogna costruire in opposiziane agli errori che continuiamo a portarci dietro.

Domandiamoci, per esempio, come si pub fare per valoriz.. tare al massimo l'inialativa di massa; come fare in modoche ogni comitate sprigioni tutte Ie energie dei suoi membri; come graduare I'aspetto deU'autodifesae della forza can queUo della propaganda e dell'intervento,

Mille domande, La risposta pub venire soltanto dalla realta, Bisogna partire dalla base,anzi dalla sinlstra della base, dal confronto tra esperienze diverse, perche la soluzione del diversi problemi venga prodotta nella fucina delle idee vive, dei

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,

movimenti in cammlno, pur tenendo conto della situazione generale, in ogni suo aspetto. £ questo il fondamento di un corretto Iavoro politico marxista, dall'elaborazione degli obiettivi di lotta, ai comportamenti di massa, allo scontro "militare", aUa politica organizzativa, a quella finanziaria.

La linea di massa e una discriminante di fondo. Per poteria segulre bisogna fondare il ragionamento sul concreto, sull'inchiesta che approfondisce Ie esperienze piu radicali, cbe svela le potenzialitapolitiche rivoluzion.arie.

lnfine bisogna uscire dall'alternativa paralizzante tra lavoro disperso e gruppo. Bisogna lnvertire la logica del passato e costruire gradualmente delle forme organizzative nuove, aperte, capaci di proteggere- e nello stesso tempo di condensare nella lotta la ricchezza delle esperienze e delle idee di rivolta, di favorire I'osmosi tramite 10 SCODtro e iI convincimento reciproco,

Gennaio 1978

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8.

AMO IL ROSSO .E. IlNERO, 0010 ILROSA E IL VIOLA

dl Sergio Bologna

Con brutale francbezza: troppi passaggi degli interventi di Zanzani-BuseIli, ~ Berti e di Gori mi suonano come cascami ideologici del movimento del 77. Scritti, poiche ogni scritto e datato, quando questa mcvimento DOO dava piu segni di vita, acquistano sapore di commemorazione, colore funerario .. Sono, insomma, viola. Ascoltiamo Zanzani-Buselli: "quando I'inversione fra tempo di lavoro e tempo di vita e giii quasi completamente operata, la soggettivita pensa se stessa, giudica se stessa nella sua individualita e nella sua socialita e comincia a praricare un terreno di trasformaziooe immediatamente". Non 10 so, ma bo l'impressione che "il tempo di vita liberate" oggi sia una vita da cam; proprio per Ie contraddizioni cbe 10 sviluppo del movimento ha lasciato dietro di se e che ci si ostlna a non voler guardare in faceia. Basti pensare all'inibizione maschile, alIa totale incapacita dei compagni di riconquistare un punto di vista maschile sulla societa della donna liberata. Basti pensare alIa crisi della forma organizzazione, quindi al terrene specifico della socialita vissuta dai compagni. Ma ci SOBO altre cose cbe detesto in .queste ideologie: diciamo pure cbe I'autonomia del soggetto e COS! sconfinata da espropriare il capitale del potere di comandarne la forza-lavoro e i1 sistema del partiti del potere di codificame i comportamenti; rna ci deve essere pure un parametro su cui la soggettivita misura la propria forza; l'autonomia del soggetto non pub elidere il potere, la sua realta. Se diciam.Q che la forza del soggetto e proprio quella di liberarsi della realta, di avere come unico parametro il proprio desiderio antagonista, allora dobbiamo ancbe sapere che la sola pratica di oomportamento coerente con tale ideologia e l'eroina, Oggi, in Italia., febbraio 78. Ascolqamo Berti: "Ouesto e il tratto caratteristico del nuovo soggetto antagonlstico, queUo cbe 10 contraddlstingue da ogni esperienza di , movimento di elasse del passato: che esso si costruisce positivamente, al di fuori di -qual-

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siasi logica contrattualistica, lungo il filo dei bisogni che la conquista dell'autonomia porta a scoprire come costitutivi della propria esistenza", Pub darsi rna temo che se andiamo a vedere in concreto, troveremo che chi organizza i bisogn] e ancora, purtroppo, assai piu 10 state erogatore di reddito che il soggetto antagonista e che quest'ultimo non e in grado di svincolare i bisogni dal reddito e dunque dal suo vivere dentro 10 stato. Solo l'approvazione pura, cioe la pratica della illegalita, e in grado di svincolare il bisogno dal reddito e di agire, come pretende Marazzi, "fuori e centro 10 stato". Ritorniamo allora al problema della crisi dell'operaismo, COS! come storicamente si e dato, nelle grandi metropoli del Nord. Anch'io ritengo che la posizione dei compagni di Torino sia parziale e faccia uso di categorie tradizionali, rna ha il merito di dire delle cose, di sbatterci sul muso una realta, di cogliere dei passaggi congiunturali in anticipo (Ia famosa intervista di Lama a "La Repubblica"), :I'.. vero quanto dice Berti che i processi di "astrattizzazione del lavoro" e di "socializzazione del capitale" hanno cambia to il volta allo stato capitalistico: meno vero e che abbiano cambiato it volto alla lotta di classe, alia pratica sovversiva. Le due categorie che egli propone sono troppo indefinite per essere utilizzabili. Lasciano aperti tutti i problemi che stanno tra il lavoro astratto sociale e il capitale sociale totale, cioe non dicono nulla delle classi e della lora composizione, del sistema politico ecc. Infine il discorso sull'abrogazione della centralita della produzione di merci, Con "denaro come capitale", io credo che Berti avesse dato un'indicazione giusta allora, suila scia della tematica della "rivoluzione dall'alto", e che vada integrata oggi con l'approfondimento del "come il denaro e consumato", per dirla con Marazzi. Pero non barattiamo questa per un passaggio della realta, 10 e forse nella storia di una rivista, rna non di pitl. L'esperienza italiana nella crisi e trasparente; si e affermato un modo di produzione socialista, a maggior livello di cooperazione sociale, che ha data spessore produttivo all'erogazione di credito, Se la Lega nazionale delle cooperative e oggi il terzo gruppo Italiano per fatturato, vuol dire che il riformismo ha saputo creare una controtendenza rispetto alia caduta teodenziale del saggio di profitto pres so la grande impresa assistita, Sara vetero-marxisrno, ma e cost che io intendo la maggiore socializzazione del capitale di cui Berti parla, la quale pero avviene, nella .fattispecie, proprio in senso opposto a quello da lui indio cato, doe allargando il rapporto di produzione in senso stretto. COD questo neghiamo forse che negli ultimi anni, da quando si

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e formato l'euromercato, il capitale produttivo d'interesse sia stata la sede privilegiata della accumulazione capitalistica? Tutt'altro, questa ipotesi resta valida, rna non possiamo dimenticare che I'accumulazione ha sensa solo se si trasforina in denaro capitale 0 in revenue. Nell'uno e nell'altro caso non c'e ideologia della liberazione che possa cancellare la dura realta: siamo ancora dentro iI capitale e dentro 10 stato.E se poi andiamo ad isolare, come propone Marazzi, il terreno della riproduzione della forza-lavoro e 10 scontro suI revenue che If si verifica, ha perfettamente ragione Mariarosa Dalla Costa a ricordarci che il soggetto e uno solo: la donna - e che la "spesa pubblica per trasferimenti e servizi" e diventata una variabile indipendente solo in seguito al cornportarnenti d.i rivoIta femminile. Nella parte di metodo dell'intervento di Franco Gori trovo l'''ideologia negativa" del movimento del '77, che si e andata ingrossando man mana che il movimento reale calava: ideologia che "Lotta Continua" quotidiano ha espresso a livello di massa: I'ideologla del dubbio, della crisi di coscienza, della distruzione dei valeri e delle norme di comportamento. Capisco la sua intolleranza per iI mio razionaIismo storicistico, per quella linea "della continuita" che assolve tutti sui piano di una filosofia operaista delia storia e capisco che egli trovi tutto cib "reticente"; rna ci son tanti modi di essere retieenti ed uno di questi e il suo. Quando si dice che non esiste piu apparato concettuale, che non esiste phi metro di giudizio, che non esiste piu soggetto centrale, bene, questa e reticenza, questa pub essere polverone: per evitare di entrare nel merito degli errori del vecchio apparato concettuale. Insomma e come se, messi di fronte a un immaginario processo (da parte di chi poi, bob?) io avessi scelto Ia ·st.rada della versione costruita ad arte e lui avesse scelto quella di fingers! pazzo e di chiedere Ia seminfermita mentale, Piu in particolare, quando dalla miseria dei teoriei egli passa alla miseria delle istituzioni teoriche .0 sedicenti tali, avrebbe potuto essere meno reticente e allusive. Gli do atto che i compagni di "Quadernl del Territorio" sono grigi notai della ristrutturazione tuttavia, ancbe Ie miserie altrui non sono molto diverse dalle nostre e soprattutto va tenuto conto ehe qualsiasi momento di trasformazione degli apparati concettuali non solo deve presupporre l'esistenza d'istituzioni 0 di gruppi organizzati che ne garantiscano la comunicazione rna deve anche rispettare le seadenze e Ie convenzioni correnti nel movimento.

Passando a un altro piano: Franco Gorl mi accusa di essere schizofrenico descrivendo la storia dall'operaio-massa a queUo

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..

disseminato come continuitA; poi quando vuol contrappormi un'immagine sintetica della rottura storica, anche lui, maschio, si appiglia alle donne: "la ricerca dell'organicitA 0 meno della dimensione sociale presente rispetto alia struttura data e alla storia della composizione operata, investe immediatamente un insieme pin vasto di fenomeni reali. La rivolta femm.inil.e pub riassumerli tutti. Pratica dei bisogni radicali, Riscoperta dell'individuo, del corpo, della qualita presente della vita. Determinazione di una dimensione politica alternativa. Richiesta diretta di reddito. Atta.cco violento al prezzo della citta", 10, quando ritrovo nella difesa dell'integrita del proprio corpo e della propria fona-Iavoro, da parte dell 'operaio-ma ssa, il punto d'inizio di quel movimento che ha posta al centro il soggetto, 10 faccio, certo, per tener fede al mio vecchio credo operaista ma ancbe come atto di solidarieta maschile, dato che l'operaio-massa degli anni Sessanta, fino a prova contraria, era nella sua grande maggioranza un maschio.

Per concludere, forse, questa prima parte del dibattito e solo una questione cromatica: io preferisco il rosso, colore del comunismo, e il nero, il colore dell'anarchia, voi il rosa e il viola.

L.. affinlti dlehl.rata

Battute a parte, credo cbe i termini del dibattito divengano assai pin chiari se cominciamo a dichiarare sia le affinita elettive che ci legano reciprocamente, sia queUe esteme che ci legano a certi settori del movimento reale piuttosto che ad altri, Per quanto riguarda Ie prime, siamo tutti ex militanti di Potere operaio 0 di Lotta continua ed abbiamo percio tutti dei conti da regolare col tronco centrale deU'operaismo italiano. Rispetto a questo e vera che l'editoriale del n, 8 di "Primo Maggio" dice ben poco e quindi e politicamente ambiguo. 11 dibattito ha rotto questa ambiguita e quindi ci ha fatto compiere un grosso salta in avanti. Da una parte gli interventi di Christian, di Franco, di Lapo e dei compagni di Bologna che optano per il primato del controllo sociale, della forma sociale della cooperazione rispetto al rapporto di produzione in senso stretto, un primato del rapporto tra sis tenia dei partiti e societa civile rispetto al modo di produzione, Riproduzione e spesa pubblica, ripraduzione aUargata del proletariato e spesa pubblica come forma concreta, politica, del denaro comando, sistema dei partiti come costa del capitale, fine della classe operaia italiana come variabile indio

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pendente nel sistema economico dell'Occidente. 11 tutto misurato sui comportamenti di vita e di lavoro, di riproduzione della forza-lavoro e di autodeterminazione della composizione polltica di cJasse cbe abbiamo chiamato "nuova", cioe divers a rio spetto a quella dell'operaio-massa. II mode di produzione e interamente sussunte dentro questa rete di rapporti, non e pill fendativo ne del comando, ne del sistema politico, ne dell'organizzazione riveluzionaria, porta impresso solo il segno ill una sconfitta operaia, Dall'altra parte la posizione del compagni torinesi che sostengono come tutto queste insieme di rapporti deve pur misurarsi su un metro fondamentale che e queUo del sistema d'accumulazione, nel quale la fantasia politlea della classe e il suo potere non sono ancora in grado di scegliersi un terreno diverso da queUo della rigiditA; qualunque sia il disordine sotto il cielo, it capitale riesce ad estrarre pluslavoro assoluto ed a bloccare l'iniziativa operaia in fabbrica, anche se cio gli costa un relative blocco dei processi di estrazione ill plusvalore relativo. I compagni torinesi vedono nei comportamenti deUa societa civile molto pili la cspacita del capitale di farli diventare forza produttiva che quella dell'autenomia di trasformarli in nuovo terreno d'iniziativa operaia; essi inoltre vedono nella rigidite. dell'operaio-massa la sola pratica collettiva che garantisce la riproduzione di classe e it blocco del processo d'accumualzione,

Ora, prima di vedere Ie articolazioni interne ill queste due posizioni cosf schematicamente riassunte, proviamo a dichiarare le aflinitA verso l'estemo. Da una parte quella componente del movimento di Bologna che aveva posto il problema della critica al ritualismo politico, agH sch.ieramenti di cosca, e aveva inoltre posto iI problema della critica al garantismo come statuto civile della rigidita della forza-lavoro - una componente cioe che nulla ha a che fare (nella mia immaginaziene) col sdttoprodotti "creativi" avidamente ingoiati dalla societe. dello spettacolo e fatti suoi propri - dall'altra quei settori operai e della composizlone di classe dei servizi che sono sempre ch.iamati in causa dall'autonomia organizzata ma, perlomeno nel vecchio triangolo industriale, ne sono totalmente estranei, anzi, conslderano l'aUontanamento del ceto politico dell'autonomia organizzata come premessa per pater riprendere l'iniziativa, qualunque iniziativa, di fabbrica o di territorio, rivendicativa 0 di attacco. D_a questo punto di vista mi sembra piu realistico chi, sui giornale "I Volsci", nel primo numero, scrive: "In questa fase compjto strategico e dunque l'ingresso lento, paziente, intelligente

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nella grande fabbrica; primo compito di questa fase e la valorizzazione e la riattivazione di tutta Ia rete operaia dell'autonomia diffusa. Questo compito non e ovviamente un epmpito privata, ne dell'autonomia organizzata ne di nessun altro. S un'impresa collettiva, lenta, difficile, che tollera il dilettantismo e l'irrealismo ancora meno di quanto tolleri scomuniehe di organizzazione" - di quanti invece cereano di convincere gli scolari milanesi che non sono ne giovani ne scolari ma operai di un reparto qualsiasi di una fabbrica diffusa. Nel triangolo industriale I'operaismo, fattosi poi autonomo organizzato, ha rinuneiato precocementea costnrire un quadro mili tante operaio per rincorrere invece tutte Ie ideologie giovanilistiche e spera, oggi, sulia base di uno strato adolescente, con Ia teoria del lavoro astratto, di ritrovare una legittimazione operaia (Scalzone a parte, ovviamente, per il quale e bene invocare la clemenza degIi uomini e degli dei), Ecco, dlchiarate Ie affiniUl con settori reali di movimento, riccnfermate Ie vecchie ripugnanze, dobbiamo dire che movimento del 77 e composizione operata sono assai meno disomogenei tra lora di quanto possa sembrare a prima vista. Su questa base gIi interventi di Zanzani-Buselli 0 di Gori sono assai meno ideologici rna anche l'intervento dei compagni torinesi e assai meno tradizionale di quanto venga vis to. Che cosa ha scalfito, nella grande fabbrica, l'intervento dell'autonomia? Nulla. Su nessuno dei temi sui quali la classe operata e stata Impegnata c'e stato un intervento uniforme; ancora oggi, di fronte alla cassa integrazione, di fronte a una riduzione dell'orario di parte padronale che ha dimostrato nei fatti, ha esempIificato, Ia riduzione del lavoro socialmente necessario, non e ancora chiaro se va respinta can Ia forza in nome della dlfesa degli spazi polio tid e dei gruppi ornogenei in fabbrica, se va usata come tempo di vita liberato e pagato, se va ripartita in senso egalitario 0 se sempIicemente va presa per quello che e. Di fronte alla proposta Lama di aboIiria dopo un determinato periodo, l'atteggiamento operaio quale sara? Se la cririca del garantismo non affronta questi temi finisce per diventare pura ideologia della miseria. Hai voglia poi di sfogarti sull'lncomprimfbilita dei bisogni, sulla spesa pubblica come variabile indipendente, sulIa circolazione che e piu importante del1a produzione e avanti di questo passo,

L'altro punto e quello del valore d'uso del1a forza-lavoro: ormai ci troviamo dl fronte a due generazioni di militanti operai che tra poco avranno non solo poche garanzie di mantenere il posto di lavoro ma anche assai scarse di trovarlo; in altri tempi sarebbero stati riciclati dall'organizzazione, dal part_ito,

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che forniva 10TO strutture di protezione, di sussistenza, che garantiva loro uno statuto politico. Oggi fa crisi della forma partito li. abbandona a se stessi, Si ripresenta il problema della svalorizzazione dell'Intelligenza scientifiea: nel '68 era la prospettiva della .militanza a tempo pieno, della dirigenza rivoluzionaria a giustificarla, oggi si costruisce a posteriori una rigidita del mercato del lavoro per potersi dichiarare emarginati e assumere 10 statuto politico che questa figura della "seconda societa" comporta, £ un folle circolo vizioso, dove Asor Rosa fornisce la teoria e i compagni la pratica. Riproporre la valorizzazione della propria intelligenza tecnico-scientifica ancbe a costa di riproporre il valore d'uso della forza-Iavoro slgnifica espellere quell'emarginato che prima ancora di vivere nella secieta, vive dentro di noi, significa convincerci che possiamo avere potere, possiamo esercitare potere, possiamo liberarci, possiamo liberare spazi e difenderli, allargarli, Singolarmente, certe tematiche che emergono dal movimento di Bologna - I'unico vero "movimento del '77" - e quelle che emergono dal dibattito operaio attualmente in corso, dimostrano sotterranee affinita. C'e un primo problema, per il dibattito operaio oggi, quello di sbattere sui muso al ceto politico operaista la responsabilita di aver riprodotto elites dirigenti che : sono elites di borghesi rivoluzlonari, di aver soffocato, come i lora illustri predecessori, La direzione operaia dell'organizzazione e del movimento. Ed eccoci alla battaglia finale. II documento delle confederazioni, il programma del nuovo governo Andreotti parlano chiaro: Ie veechie fortezze dell'operaio-massa debbono ancora essere smantellate. E per l'ennesima volta gli operai si trovano senza aIIeati, Non c'e teoria dell'operaio sociale, della riprcduzione-circolazione cbe tenga, non c'e spazio per l'ideologia; oggi, febbraio 1978, Italia, la rigidita dell'operaio di grande fabbrica e il bersaglio su cui l'intero apparato statuale e capitalistico si concentrano .. Sembrava una banalita, alcuni anni or sono, dire "salario e orario", oggi sembra un'enormita, Non c'e comportamento deviante, non c'e comportamento femminile, non c.'e. comportamento armato cbe possano sconvolgere e scuotere oggi la pigra societa dello spettacolo, il complicate sistema dei partiti (col suo sottosistema extraparlamentare-autonomo) piu di un operaio che ripete: "salario e orario". Questa e la valenza del discorso cbe fanno i compagni torinesi ed e per questo che mi trovo istintivamente dalla loro parte.

La tribu delle talpe e l'intero numero 8 erano veramente la ratifica ex post di un grande movimento di Iotta,. non sceghe-

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IWW a Torino

vano, non selezionavano, davano ragione a tutti. Oggi dobbiamo scegliere, dobbiamo ragionare e agire ex ante, dobbiamo dire can chi stiamo e con chi non stiamo, dobbiamo dichiarare Ie affinita, sceglierci gli Interlocutori, dobbiamo regolare i conti con Ie baode di avventurieri della politica che hanno infestato 10 scenario della sinlstra rivoIuzionaria dal 70 ad oggi, dobbiamo agire. Dentro questa nuova funzione e realta della rivista i discorsi e Ie proposte di Christian, di Lapo, di Franco, di Mario e Giuliano possono contribuire allo sviluppo della tribu come dice Meldolesi. Ma questo sviluppo 0 si fonda su una base operaia e poggia su una vecchia roccia di granite, immobile ma dura, oppure tutta la ricchezza dei discorsi di questi compagni finira per essere risucchiata e resa subalterna, di volta in volta, dal "cancro gruppuscolare" 0 dal consumismo cu1turale.

I vecchi organizzatori dell'IWW erano personaggi straordinari e fantasiosi; mai movimento di lotta operaia e proletaria ha trovato maggiore allegria, pratiche differenziate, conoscenza del territorio. Che cos'e in de6.nitiva che continua ad affascinarci in questa leggenda deU'IWW? E Ia critica implicita cbe essa contiene al riformismo e al bolscevismo, e quella cosa per cui l'operaio multinazionale nella cittadella piu avaozata dell'imperialismo ha anticipate comportamenti post-comunisti prima che il comunismo nascesse come forma storica del movlmento operaio. E I'assenza di ogni ideologia, di ogni menata, di ogni cortina fumogena. Proviamo a confrontare le memorie e Ie autobiografie di un dirigente rww (BjS Bill Haywood, Mother Jones) e quelle di qualche quadro terzintemazionallsta della grande tradizione staliniana tra le due guerre, I primi ci parlano in diretta, i secondi tendono sempre a rimuovere la realta con 10 storicismo dell'ideologia (tranne Vldali, forse).

Ora, e possibile svincolare I'operaio-massa da una tradizione riformista e bolscevica, liberarlo dal cerchio che si chiude tra Noske e Stalin? Nel 1964 Tronti aveva lanciato il progetto:

"Lenin in Inghilterra", possiamo noi oggi lanciare il nuovo motto: "IWW a' Torino"? Abbiamo bisogno di mediaziorii pratiche, di un settore di forza-Iavoro concreto su cui innescare questo progetto. E non vedo altro settore che quello della clrcolazione delle merci, dai porti all'autotrasporto, un settore in potente espansione, dinamico, SU cui Ia Flat gioea la sua ultima

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operazlone sul mercato Italiano e quindi sulla socleta itallana prima (ij trasferirsicompletamente alI'estero: con Ie nuove leggi introdotte a. dicembre it parco veicoli industriali Italiano e diventato obsolete al 40%; chi vuol correre: sulle strade ltaliane deve acquistare uncamion ehe costa tre volte di pia, e lacrisi dei padroncini, e l'inizkr dell'oligopolio dei grossi . spedlzionieri, delle muItinazionali dell'autotrasporto. D'altro canto e con gli autoporti che si barte la rigidita della classe cperaiaportualer quanto meno la manipolazione della merce si fa in banchina, quanto meno cioe la forza-lavoro portuale pub incidere Del processodi circolazione· delle merei, tanto pia facile e Iicenziarla .. Sappiamo cosa significa, nella tradizione del movimento operaio Italiano, liquidate i portuali, significa smantellare parte del quadro pili solido,anche pia stalinista, della tradizione del Pci, un quadro senza compromessi, un quadro di rigiditapolitica. Ancora una volta AgneIli e Carli sono stati pia lucidi di tanti rivolurionari, hanno saputo unire perlettamente il bersagllo d'attacco e la nueva leva della accumulazione: la storia deUa Fiat come storia del ciclo dell'auto, continua ormai sui piano del decentramento multlnazionale: resta in Italla il comando Fiat sull'intero processo di circolazione delle merci. Mezzo milione di carnlonisti, decine di migliaia di lavoratori po rtuali , decine di mlgliaia di lavoratori del trasporto aereo, su ferrovia, del traghetto, centinaia di mlgliaia di lavoratori degli appaltl, del facchinaggic, serbatoio immenso di precariato e lavoro nero, di suo perlavoro rna anche di buon salario, centinaia di cooperative dove certo sindacato esercita il racketeering all 'am ertcana , dove Ia mafia ha i suoi punteIli, i suoi servizi d'organizzazione pili solidi, pia spietati - tutto questa mondo dipende ancora dalle scelte di Agnelli, dallo stesso padrone delle Carrozzerie, delle Mec:eani· che,primo avversario dell'operaio-massa degli anni Sessanta. Dentro questo settore e possibile praticare il progetto: "JWWa Torino", Sf compagni, rivendichiamo la continuita col nostro passato, con quello che ci ha portati da "Classe Operaia" alle porte di Mirafiori nell/estate del '69, in polernica con tutto il movimento del '68, obbligandolo a seguirci su quel terrene e poi, neU'ottobre 70, mandandolo al suo destine di operaismo radical-borghese, L'autonomia operaia e rimasta senza alleati dal '70 ad oggi e si trova ad affrontare da sola l'urto finale delle stato che vuol disgregare Ia vecchia composizione tecnica di classe, Se anche dal puro punto di vista della rappresaglia intellettuale possiamo schierarcial suofianco, dobbiamo farlo; per questo val pia Ia pena di scontrarsi con gli operatsti che

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Iavorano per la strategia di Berlinguer che con queUi che lavorano per il programma dell'autonomia. Dobbiamo usare tutte. Ie nostre conoscenze, tutta Ia nostra intelligenza per decodificare e denunciare i piani della stato mondiale, penetrare nei pili perfezionati meccanismi del disordine monetario, nei laboratori ingegneristici dove si preparano gli androidi. Dobbiamo difIondere quel sapere collettivo che una parte del proletariato italiano si e formato nell'erogazione di reddito, quella capacita di penetrare nelle maglie del sistema assistenziale e previdenziale italiano in modo da appropriarsi di una quota sempre maggiore eli plusvalore sociale, Dobbiamo continuare infine a far parlare le masse, gli ignoti, i senza storia ed esercitare COS! la critica al sistema dei partiti, alia societa della rappresentanza, deilo spettacoio.

II dibattito che si e aperto al nostro interno contiene tutte queste capacita espansive. Portiamole avanti, per qualcuno di noi sara l'ultima partita, per altri, phi giovani, l'inizio di una nuova storia,

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