Sei sulla pagina 1di 18

Perunastoriaantropologicadellanazione.

GiuseppeSergieilmitodellarazzamediterraneanellacostruzione
culturaledellostatounitarioitalianoenellacompetizionepoliticaeuropea
(18801919).
DRAFTinstampainStoriadelPensieroPolitico2014
La storia delle discipline un tempo definite ausiliarie quali larcheologia e la
paletnologia oggetto di un rinnovato interesse nella storiografia pi recente poich
ormai assodato il ruolo che esse svolsero in concomitanza con la formazione degli statinazione europei nel costruire e diffondere nuove identit1. Tra esse lantropologia stata
pi a lungo di altre lasciata ai margini del discorso storiografico probabilmente anche per
il suo alto grado di tecnicismo della disciplina stessa: nel periodo di formazione e
consolidamento degli stati nazionali, infatti, essa si andava strutturando come disciplina
figlia della fisiologia e della biologia evoluzionista e si prefiggeva lo scopo fondamentale
di costruzione di tassonomie in grado di classificare i vari tipi umani sulla base delle loro
caratteristiche fisiche. Le discussioni degli antropologi che indagavano le forme e le
dimensioni dei crani umani e comparavano altezza e colore della pelle delle varie
popolazioni del presente e del passato sono, tuttavia, allo stesso tempo fonti preziose per
comprendere come siano stati articolati e come si siano diffusi concetti fondamentali nel
discorso politico tardo ottocentesco e primo novecentesco, nazione e cittadinanza in
primo luogo, e gettano una luce particolare sul processo di costruzione delle comunit
politiche europeo. Un esempio importante delle potenzialit offerte dallo studio dei
discorsi antropologici e del loro rapporto con la costruzione degli stati nazionali ci viene
proposto nellanalisi della scienza antropologica tedesca proposta da Fehr2, mentre per
quella francese disponiamo gi di unampia bibliografia3. In Italia, linteresse degli storici
si a lungo concentrato principalmente sul periodo fascista, con la pubblicazione di
monografie e interventi dedicati al contributo dellantropologia fisica allo sviluppo del

THIESSE A. M., La creazione delle identit nazionali in Europa, Il Mulino, 2001.


FEHR H., Germanen und Romanen in Merowingerreich, De Gruyter, 2010.
3
Sullantropologia francese si vedano almeno: BLANCKAERT C. (a cura di), Les Politiques de
lanthropologie. Discours et pratiques en France (1860-1940), LHartmattan, Paris, 2001; EFFORS B.,
Anthropology and ancestry in nineteenth- century France: craniometric profiles of Merovingian- period
populations, in Archaeology of identity, a cura di POHL W. cit. pp. 233 244.
2

razzismo italiano soprattutto in relazione alle imprese coloniali, alle leggi razziali del
1938 e allo sviluppo del movimento eugenetico4.
La nascita e i primi decenni dellantropologia italiana sono stati, invece, oggetto di studio
soprattutto allinterno della storia della scienza5. In ambito pi propriamente storiografico
per questo primo periodo si devono segnalare almeno i contributi di De Francesco6 e
Petraccone7, dedicati al ruolo avuto da alcuni importanti antropologi italiani nello
sviluppo di un sentimento antimeridionale tra la fine del XIX e linizio del XX secolo, in
un momento decisivo per la costruzione dellidentit nazionale unitaria. Larticolo di De
Francesco, in particolare, prende in esame lopera di Alfredo Niceforo e il ruolo da essa
avuto nella diffusione del pregiudizio antimeridionale senza dimenticare di segnalare
come Niceforo avesse sostanzialmente stravolto alcune considerazioni dei suoi maestri
Sergi e Lombroso. Un aspetto importante di tali riflessioni risiede anche nellaver
mostrato come allinterno della scuola antropologica italiana fossero state espresse
posizioni anche molto differenti in merito alla razza meridionale.
Nellaffrontare lanalisi delle opere dellantropologo Giuseppe Sergi, questo articolo
vuole ribadire quanto segnalato da De Francesco: come, seppure la maggior parte degli
antropologi italiani abbiano svolto un ruolo importante nella diffusione del pregiudizio
antimeridionale, la posizione del Sergi si contraddistinguesse per una valutazione assai
pi positiva delle popolazioni meridionali rispetto a quelle espresse, ad esempio, anche
da alcuni suoi allievi come Alfredo Niceforo8. Nel trattare il dibattito sulla Questione
Meridionale, tuttavia, un elemento fondamentale da aggiungere a quanto gi presente in
nuce nellarticolo di De Francesco, risulta laspetto dinamico dei discorsi elaborati dal
Sergi, anche di quelli che rientravano nella discussione sulla diversit meridionale.
Dovremo in tal senso evidenziare anche il ruolo funzionale al sostegno di determinate
posizioni politiche svolto da una parte dellantropologia gi nel periodo precedente

BURGIO A. a cura di, Nel nome della razza. Il razzismo nella storia dItalia 1870 - 1945, Il Mulino,
Bologna, 1999; CASSATA F., La difesa della razza. Politica, ideologia e immagine del razzismo fascista,
Einaudi, 2008; CASSATA F., Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, 2006.
5
POGLIANO C., Lincerta identit dellantropologia, in Rivista di Antropologia 71, 1993; PUCCINI S.,
Luomo e gli uomini, CISU, Roma 1991; PUCCINI S., Il corpo, la mente e le passioni, CISU, Roma, 2006.
6
DE FRANCESCO A., La diversit meridionale nellantropologia italiana di fine secolo XIX, in Storica
XIV, 2008 p. 69 87; La palla al piede. Una storia del pregiudizio antimeridionale, Feltrinelli, 2012.
7
PETRACCONE C., Le due civilt. Settentrionali e meridionali nella storia dItalia dal 1860 al 1914, Laterza,
Bari, 2000.
8
De Francesco ricorda anche gli scritti di Sergi dedicati ai Sardi, in particolare: SERGI G., La Sardegna.
Note e commenti di un antropologo, Fratelli Bocca, Torino, 1907, la necessit di una rilettura pi favorevole
in merito al quale stata avanzata anche da Gaetano Riccardo: RICCARDO G., Lantropologia positivista
italiana e il problema del banditismo in Sardegna. Qualche nota di riflessione in BURGIO Alberto a cura
di, Nel nome della razza. cit. pp. 95 105.

lavvento del fascismo e lalto grado di adattabilit dimostrata dai discorsi antropologici
rispetto alla contingenza politica. Quello che qui preme maggiormente evidenziare ,
tuttavia, come la teoria proposta da Sergi fosse un modo di immaginare la comunit
nazionale9 attraverso lelaborazione di un pi vasto discorso sulla nazione italiana nel suo
complesso e non solo sulla sua parte mediterranea. Fine dellopera di Sergi era, infatti, la
volont di creare una monumentale storia antropologica della nazione italiana in grado
di legittimarne lesistenza e, al contempo, di integrarla allinterno di una storia umana
generale fornendo cos allo stato italiano una collocazione precisa nel contesto politico
internazionale. Ancor pi che le scoperte e le sollecitazioni che derivavano dalle
discussioni scientifiche, fu probabilmente questa volont di creare una sorta monumento
durevole che incarnasse lidentit italiana e la integrasse in un contesto pi ampio che
spinse Sergi a rimodellare e riadattare alcuni concetti derivati dal dibattito antropologico
dellepoca per adattarli ai mutamenti intervenuti nel contesto socio-politico nazionale e
internazionale.

Ilcontributoitalianoaldibattitoantropologicoeuropeo:GiuseppeSergi.
Giuseppe Sergi, nato a Messina nel 1841, partecip in prima persona ad alcune vicende
della spedizione dei Mille, avendo abbandonato gli studi universitari di diritto per
accorrere sotto le insegne garibaldine e combattere nella battaglia di Milazzo (1860).
Dopo lesperienza risorgimentale, egli rientr nella citt natale per proseguire gli studi
universitari, questa volta iscrivendosi alla facolt di lettere e laureandosi in filosofia10.
Gi membro della Societ Italiana di Antropologia fondata nel 1871 da Paolo
Mantegazza11, a partire dagli anni Ottanta, Sergi si dedic a rivedere in profondit la
metodologia antropologica. Scontento quanto il Mantegazza dellabuso di cifre
antropometriche operata dalla maggior parte degli studiosi, pur senza dichiarare mai la
totale inutilit dellantropometria, egli prese spunto dalla zoologia per costruire un nuovo
metodo di indagine basato soprattutto sullanalisi morfologica del cranio. Proprio questa
nuova proposta del Sergi port a uno scisma allinterno dellantropologia italiana12. In
polemica con i maggiori esponenti della scuola fiorentina a causa del suo nuovo tipo di

ANDERSON B., Comunit immaginate. Origini e fortuna dei nazionalismi, ManifestoLibri, 1996.
Si veda il necrologio firmato da Sergio SERGI in Rivista di antropologia XXXI, 1937.
11
Sulla Societ Italiana di Antropologia e il suo fondatore Mantegazza si veda PUCCINI S., Il corpo, la
mente cit.
12
PUCCINI S., Lantropologia a Roma tra Giuseppe e Sergio Sergi, in Rivista di antropologia 71, 1993.
10

classificazione, considerato da molti eccessivamente complicata, nonch per la sua


convinta adesione al poligenismo (avversato, invece, da Mantegazza13), nel 1893 Sergi
fond, assieme a un nutrito gruppo di studiosi, la Societ Romana di Antropologia. A essa
si accompagn nello stesso anno la nascita di una nuova rivista, gli Atti della Societ
Romana di Antropologia (divenuta dal 1900 Rivista di Antropologia). Il trasferimento
romano del Sergi coincise con la presentazione di quello che potremmo chiamare
metodo Sergi e con la proposta di una teoria originale sulle razze. Infatti lidea della
superiorit della razza ariana e lo stereotipo antropologico che a essa si accompagnava,
elaborato a partire dai reperti osteologici rinvenuti nei Reihengrber, i sepolcri a file
rinvenuti nellAlta Germania, a Selzen in particolare, nel corso del XIX secolo e allora
attribuiti agli antichi Germani (considerati di stirpe indogermanica, allora sinonimo di
ariana), erano stati a lungo accettati dagli studiosi europei, italiani compresi. Questi
ultimi avevano cercato di fondere la tradizione romana con lideale ariano. Sergi, al
contrario, si oppose a ogni ipotesi che avvicinasse tra loro la civilt romana e quella
ariana.

AriieItalicinellantropologiaitaliana
Gli anni Novanta dellOttocento videro la progressiva elaborazione della classificazione
proposta da Giuseppe Sergi e ci avvenne tanto sul piano metodologico14 quanto su quello
ideologico. In riferimento a questo secondo aspetto, risalgono al 1895 i primi tre interventi
significativi sul tema della storia antropologica della nazione italiana. Con un discorso
inaugurale alla Societ Romana di Antropologia15 (di cui lautore deteneva la presidenza
dal 1893) e un primo articolo sui Celti e i loro rapporti con gli abitanti dellItalia antica,
meglio noti come Italici16, Sergi inizi, infatti, a elaborare il concetto di stirpe
mediterranea. Tale concetto venne esposto compiutamente nella sua prima importante
opera monografica, dal titolo significativo di Origine e diffusione della stirpe

13

Scriveva Mantegazza: finch la scienza non mi provi () che vi sono uomini fisiologicamente sterili
tra loro, io credo che tutti quanti possiamo crederci individui di una sola specie MANTEGAZZA P., Luomo
e gli uomini, in Archivio per lantropologia e letnologia VI, 1876 p. 33.
14
SERGI G., Variet umane. Principi e metodo di classificazione, in Rivista di Antropologia I, 1893;
larticolo venne seguito immediatamente da due interventi in prestigiose riviste internazionali: SERGI G.,
My new principles of the Clasification of the human Race, in Science XXII 564; SERGI G., The varieties
of thehuman species. Principles and method of classification, Smithsonian Miscellaneous Collection 969
vol. 38, Washington, 1894.
15
SERGI G., Discorso del presidente. Sullorigine e la diffusione dei popoli nel Mediterraneo, in Rivista
di Antropologia III, 1895 pp. 13 seg.
16
SERGI G., Le influenze celtiche e gli Italici, in Rivista di Antropologia III, 1895 pp. 159 seg.

mediterranea, edita dalla Societ Editrice Dante Alighieri17. In essa lautore prendeva le
distanze dalle classificazioni razziali tradizionali basate sul colore della pelle e, al
contempo, affermava la superiorit della razza mediterranea sulle altre definendola la pi
bella morfologicamente che sia apparsa in Europa18.
Solo tre anni pi tardi Sergi si preoccupava di togliere ogni residuo dubbio su quale fosse
il primitivo patrimonio antropologico nazionale dando alle stampe Arii ed Italici, una
seconda monografia dedicata al tema dei rapporti tra i due gruppi etnici19. In essa veniva
riaffermata lidea di un dualismo biologico incolmabile20 tra Arii, descritti come
brachicefali, e i dolicocefali Mediterranei. Solo questi ultimi, secondo lautore, sarebbero
stati autentici Italici in quanto per primi avrebbero colonizzato la Penisola costituendo i
nuclei originari da cui si sarebbe sviluppata la primitiva civilt italica. Tuttavia, in queste
prime opere, Sergi non sembrava avversare del tutto la possibilit di un apporto positivo
allo sviluppo della civilt italica da parte dei popoli Arii; egli valutava positivamente
specialmente il retaggio dei Celti, da lui considerati Arii, la cui caratterizzazione
fisiologica appare in questi primi scritti ancora molto influenzata dallopera
dellantropologo francese Paul Broca21. Nelle opere successive, tuttavia, laspetto che
maggiormente venne sottolineato come una caratteristica positiva degli Arii riguardava
la psicologia. Accanto alle riflessioni sulla razza che rientravano nellantropologia fisica
strictu senso, Sergi infatti si interess a lungo di studi di psicologia. Mettendo assieme i
due aspetti, analisi fisica e analisi psicologica, egli contribu a fondare in Italia gli studi
di psicologia etnica, una disciplina che mirava, sulla scia di quanto gi affermato dalla
scuola lombrosiana, a rintracciare dei legami profondi tra appartenenza razziale e
comportamento nella convinzione che i caratteri biologici dovessero non solo influenzare,
ma infine determinare anche la psicologia umana22. Un tipico esempio di questo
approccio alla psicologia si trova in Arii ed Italici laddove Sergi ammetteva che i popoli
arii fossero caratterizzati da un temperamento corporativo, facile allordine,
alleducazione e alla disciplina e, quindi, abituati a operare per uno scopo comune.
Viceversa, i Mediterranei, seppure biologicamente superiori, apparivano portatori anche
di caratteristiche deteriori: individualisti, essi sarebbero risultati spesso ineducabili e

17

SERGI G., Origine e diffusione della stirpe mediterranea, Societ Editrice Dante Alighieri, Roma, 1895.
Ibid. p. 45.
19
SERGI G., Arii ed Italici, Fratelli Bocca, Roma, 1898.
20
Sergi, infatti, sosteneva che i due gruppi, arii e mediterranei, fossero parte di due specie umane diverse.
21
Per maggiori approfondimenti sullantropologia francese si rimanda alla nota 3 p.1.
22
Si veda in particolare: MUCCIARELLI G. (a cura di), Giuseppe Sergi nella storia della psicologia e
dellantropologia in Italia, Pitagora, Bologna 1987.
18

ribelli, e a tal punto desiderosi della libert individuale da divenire oppressori gli uni degli
altri23.
Le riflessioni di Sergi sul contributo celtico-ario alla costruzione nazionale e sul valore
positivo della psicologia ariana per il progresso sociale apparivano nello stesso anno in
cui venivano dati alle stampe due scritti fondamentali per la storia dellantropologia
italiana: La distribuzione dei caratteri antropologici in Italia di Rodolfo Livi24 e LItalia
barbara contemporanea. Studi e appunti di Alfredo Niceforo25. Larticolo di Livi, edito
nella Rivista Italiana di Sociologia del cui comitato direttivo faceva parte lo stesso
Sergi, rappresentava una prima summa di un lavoro pluriennale basato in gran parte su
dati di antropometria militare, disciplina di cui lautore fu probabilmente il massimo
esponente. In esso Livi dipingeva un dettagliato quadro antropologico nazionale
differenziato su base regionale e stabiliva in modo definitivo lesistenza di due Italie
antropologiche studiate e divise, come di consueto, sulla base dellindice cefalico.
Secondo quanto esposto nel saggio del Livi, infatti, la parte centro-settentrionale della
penisola sarebbe stata caratterizzata da una netta prevalenza della brachicefalia, mentre
al centro, al sud e nelle isole sarebbe risultata nettamente prevalente la dolicocefalia.
Questi dati non costituivano una novit assoluta, essendo gi da molto nota la prevalente
brachicefalia delle regioni a ridosso dellarco alpino, tuttavia il saggio apparso sulla
Rivista Italiana di Sociologia, per lautorevolezza del suo autore e la mole di dati su
cui si basava, contribu a rendere manifesta e ineludibile lesistenza di un dualismo
antropologico italiano. Da questo momento in avanti ogni storia antropologica della
nazione italiana avrebbe dovuto inevitabilmente confrontarsi con esso. Dal quadro
composito e variabile su scala regionale proposto dalla scuola di Mantegazza26 a partire
dagli anni Settanta, si era giunti, quindi, sul finire degli anni Ottanta, a ricondurre le
differenze dei popoli italiani a due soli grandi gruppi etnici distinti.
Anche ne LItalia Barbara di Niceforo venivano descritte due realt italiane radicalmente
differenti27: quella del nord, civile e industriale, e quella del sud, barbaro e
(irrimediabilmente) arretrato. Al contrario di Livi, che nel suo scritto si limitava a
tratteggiare un quadro della varianza antropologica nazionale e a ricercarne le cause nelle
23

SERGI G., Arii ed Italici, cit. pp. 190-192.


LIVI R., La distribuzione dei caratteri antropologici in Italia, in Rivista Italiana di Sociologia II, fasc.
IV, 1898.
25
NICEFORO A., lItalia barbara contemporanea. Studi e appunti, Sandron, Milano, 1898.
26
Mantegazza e la sua scuola avevano proposto lidea di una Italia articolata dal puno di vista etnico su
scala regionale e unita solo sul piano cultutale; largomento stato trattato approfonditamente in PUCCINI
S, Il corpo, la mente e le passioni cit.
27
Si veda anche NICEFORO A., Italiani del nord e italiani del sud, Fratelli Bocca, Torino, 1901.
24

alternanze storiche di popolazioni diverse, Niceforo, infatti, stabiliva un nesso causale tra
condizioni socio-economiche ed eredit biologica. In questottica arretratezza e
civilizzazione sarebbero risultate anchesse conseguenza (soprattutto) di una realt
razziale. Volendo dare ragione della barbarie meridionale che pareva contrastare
duramente con lapparente prevalenza di caratteri antropologici superiori tra gli abitanti
del meridione dItalia - tra i quali come si visto era maggiormente diffusa la
dolicocefalia. Nella sua opera Niceforo ricorreva ai concetti di decadenza e
degenerazione28. I cittadini meridionali, infatti, sarebbero stati affetti da fenomeni di
atavismo che ne avrebbe irrimediabilmente compromesso lo sviluppo civile. Al contrario,
il nord della penisola si sarebbe sottratto alla decadenza grazie anche alle invasioni dei
popoli germanici che avrebbero immesso sangue giovane nella popolazione del nord
salvandola dal declino.

Oltrelacrisi:decadenzadellerazzelatineefuturodEuropa
Concetti come atavismo e degenerazione, ampiamente presenti nellopera di Niceforo,
appartenevano a quel lessico della decadenza che caratterizzava fortemente il clima fin
de sicle. Lo stesso Giuseppe Sergi non fu esente dalle influenze di tale temperie
culturale: ne prova nel 1898 la sua ammissione della superiore attitudine alla convivenza
civile dimostrata dai popoli Arii e la successiva opera di Sergi La decadenza delle nazioni
latine (1900). Tuttavia, con la svolta del secolo, si assist, in generale, a un rinnovato
clima di fiducia nella possibilit che le varie razze, compresa quella latina, storicamente
si fossero avviate verso un miglioramento destinato a continuare anche in futuro. Un
articolo comparso su La Stampa il 29 gennaio 1900 dal titolo Le razze umane
miglioreranno o no nel nuovo secolo?29 si incaricava di far luce sulla questione attraverso
le opinioni di alcuni dei pi autorevoli professori italiani riportando tre risposte
autografe di Alberoni, Lombroso e dello stesso Sergi. Dei tre, i primi due si dicevano
generalmente ottimisti circa il futuro dellumanit nel suo complesso e solo il fondatore
della Societ Romana manteneva ancora una prospettiva aperta sul tema della decadenza.

28
Tali concetti erano entrati a fare parte della cultura europea a partire dalla pubblicazione de Essai sur
lingalit des races humaines28, opera del conte Joseph Arthur Gobineau e, per quanto riguarda lItalia,
attraverso le ricerche di antropologia criminale del Lombroso. Su vedano almeno: DEL BOCA B., Storia
della antropologia, Francesco Villardi, Milano, 1961; MOSSE G. L., Il razzismo in Europa, dalle origine
allOlocausto, Laterza, Bari, 2009.
29
CORTINA C. A., Le razze umane miglioreranno o no col nuovo secolo?, in La Stampa, 29 gennaio 1900
p. 2.

Egli sosteneva, infatti, che dal punto di vista fisiologico fosse osservabile nelle
popolazioni occidentali un innegabile decadimento, sebbene sul piano psicologicointellettuale fosse avvenuto e continuasse ad avvenire un perfezionamento. significativo
notare come a queste posizioni corrispondessero le convinzioni politiche dellantropologo
messinese; egli, infatti, non aveva mai fatto mistero della sua vicinanza ai partiti di sinistra
e, almeno fino a met della prima decade del Novecento, al socialismo30. Non , dunque,
un caso che egli sottolineasse come il decadimento fisico delle popolazioni moderne
fosse dovuto a un esaurimento dellenergia vitale legato allaumento delle malattie
nervose (si nota come in Sergi psicologia e fisiologia risultino sempre interrelate) a loro
volta causate dallaumento dellattivit umana e del lavoro individuale e sociale31.
Tuttavia, da questo momento in poi, possibile notare un progressivo allontanamento di
Sergi dal socialismo e un avvicinamento alla sinistra nazionalista. Nel 1908, un anno dopo
aver dichiarato invecchiato il socialismo32, Sergi dar alle stampe una delle opere
fondamentali per comprendere a fondo la sua teoria politico-razziale il cui titolo, Europa,
gi di per s significativo. In essa lautore non si limitava a una descrizione del quadro
antropologico europeo contemporaneo, ma, partendo da esso e mescolando dati
archeologici, linguistici a elementi desunti dalle fonti storico-letterarie, egli tracciava una
storia antropologica del vecchio continente.
Secondo Sergi il continente europeo sarebbe stato soggetto fin dai tempo preistorici a
ricorrenti ondate migratorie, la prima delle quali sarebbe stata opera di una razza
originaria degli altopiani etiopici. Tale popolazione, appartenente alla specie denominata
eurafricana, il cui carattere antropologico distintivo sarebbe stato la dolicocefalia,
avrebbe raggiunto lEuropa attraverso il Medio Oriente e il Mediterraneo. Dopo aver
colonizzato le rive del Mare Nostrum, gli eurafricani si sarebbero spinti progressivamente
verso nord fino a raggiungere la Scandinavia e le Isole Britanniche guadagnandosi cos il
titolo di primi europei. In un tempo storico successivo, altre invasioni provenienti,
invece, dallAsia Centrale avrebbero interessato lintero continente. Queste nuove
popolazioni di origine asiatica, definite pertanto da Sergi eurasiche, sarebbero state
caratterizzate dalla brachicefalia e fatte coincidere con gli Arii. Le invasioni arie
sarebbero procedute per successive ondate migratorie e avrebbero interessato soprattutto
30

Sulle posizioni politiche del Sergi rispetto al socialismo su vedano almeno DE FRANCESCO A., La
diversit meridionale, cit., LANDUCCI G., Darwinismo e nazionalismo cit., PETRACCONE C., Le due civilt
cit.
31
Ibid.
32
Sergi dichiara invecchiato il partito socialista e inneggia al sindacalismo, in La Stampa 26 luglio 1907
p. 2.

larea centro-orientale dellEuropa; esse avrebbero portato a un mescolamento delle due


specie (eurafricana e eurasica) in tutte le regioni del continente europeo sebbene il
rapporto tra i due gruppi alla fine variasse molto da regione a regione essendo gli Arii
stanziati in grandissima parte nelle aree germanofone e slavofone. Sergi spiegava cos la
mescolanza di brachicefalia e dolicocefalia riscontrata dagli antropologi in tutta Europa
escludendo al contempo la possibilit che anche una sola delle nazioni europee fosse
caratterizzata da una purezza razziale. Questo fatto non doveva restare senza conseguenze
sul piano della teoria politica: infatti esso risultava funzionale a sostenere lidea di una
fratellanza tra i popoli europei e la necessit di una avvicinamento pacifico tra le nazioni.
Sergi infatti applicava allEuropa la teoria cardine degli studi politico-antropologici
italiani caratteristico del terzo quarto dellOttocento e sostenuto dalla figura chiave di
Paolo Mantegazza: questa, secondo quanto sostenuto da Puccini, poteva essere riassunto
nella formula che definiva la situazione dei popoli italiani una unit nella diversit per
definire i popoli italiani33. Nella ricostruzione sergiana i popoli europei sarebbero stati,
per, uniti in modo pi profondo di quanto postulato dal Mantegazza e dalla sua scuola
nel corso dei primi decenni post-unitari: se limpossibilit di definire la comunanza
spirituale posta alla base dellitalianit costitu la debolezza di fondo della teoria
sostenuta dalla Societ Italiana di Antropologia fin dalla sua fondazione, spostando il
criterio dallo spirituale al razziale Sergi incardinava invece leuropeicit in una
(presunta) realt biologica oggettiva. Tale realt, seppur basata sulla mescolanza e la
molteplicit, risultava ristretta a due sole specie e fondata storicamente sulle vicissitudini
dei popoli. Secondo Sergi alla primigenia unit eurafricana si era sostituita una dualit
antropologica che caratterizzava lintero continente; esso risultava cos omogeneo su
scala macroscopica rispetto alle altre aree del pianeta popolate da genti diverse. Sergi
conduceva dunque lanalisi antropologica facendo uso di un abile gioco di scale grazie
al quale egli poteva ammettere lesistenza di differenze nazionali e regionali, ma che al
contempo gli permetteva di sostenere una posizione anti-bellicista spinta fino a
immaginare unEuropa federale sulla base di una omogeneit razziale europea pi
generale rispetto ai confini degli stati-nazione. Nel fare ci egli mostrava di aver
compreso le ragioni dellinsuccesso della proposta fatta dal Mantegazza per fondare una
identit italiana sulla unit nella diversit: riportare entrambi gli aspetti (unit e
diversit) sul medesimo piano, quello della razza, senza introdurre elementi idealistici

33

PUCCINI S., Il corpo, la mente e le passioni, cit.

non definibili con precisione scientifica (come si credeva fossero le analisi razziali)
rendeva equamente plausibili i due aspetti della realt molteplice e unitaria del continente.

Versoilnazionalismo:unapropostaperlidentitnazionaleitaliana
Fortemente legata al quadro antropologico europeo, esposto compiutamente nel 1908, era
anche la descrizione antropologia dellItalia che Sergi andava elaborando almeno
dallinizio degli anni Novanta dellOttocento. Costretto a prendere atto della diversit
settentrionale dagli studi di Livi e, successivamente, a confrontarsi con gli scritti di
Niceforo, egli si mostr inizialmente incline a sposare la tesi di una parziale superiorit
psicologica del nord ario rispetto al sud mediterraneo. La prevalenza della
brachicefalia nelle regioni settentrionali veniva interpretata anche da Sergi alla luce delle
grandi migrazioni arie che avrebbero interessato lintero continente dal neolitico fino alle
et altomedievali. In particolare egli appoggiava la tesi secondo cui solo le prime
invasioni protostoriche di piccoli gruppi sparsi di Arii e, in seguito, quelle dei Celti
avrebbero interessato la Penisola. Differenziandosi da Niceforo che attribuiva la
brachicefalia del nord alle invasioni ario-germaniche, il fondatore della Societ Romana
escludeva in modo categorico la possibilit che un apporto significativo alla nazione
italiana fosse di derivazione germanica. Questa presa di posizione si sarebbe radicalizzata
sempre pi nelle prime decadi del XX secolo. Con il passare degli anni, infatti, e la
concomitante progressiva affermazione del nazionalismo, Sergi tent con sempre
maggiore convinzione di rintracciare lidentit italiana pi profonda in quel passato
mediterraneo che egli legava alla prima immigrazione eurafricana. La razza mediterranea
non sarebbe stata altro che una delle due sottovariet della specie eurafricana presenti in
Europa (specie considerata superiore -in quanto dolicocefala- rispetto a quella eurasica brachicefala- cui appartenevano gli Arii). Laltra variet, quella nordica, sarebbe prevalsa
invece tra la popolazione scandinava e quella delle Isole Britanniche. Proprio questa
appartenenza alla superiore specie eurafricana sarebbe stata alla base del successo di
tali nazioni, in particolare della Gran Bretagna, nello stabilire una egemonia europea e
mondiale nei decenni a cavallo tra XIX e XX secolo. Come gi sottolineato, nelle opere
di Sergi biologia e politica finivano per sostenersi reciprocamente. Queste riflessioni
sullappartenenza a una stessa specie dei popoli mediterranei e di quelli nordici, in
particolare dellItalia e della Gran Bretagna, non rappresentava, infatti, una semplice
10

presa datto della situazione geopolitica mondiale dellepoca adattata ai dati antropologici
a disposizione. Sergi aveva un motivo pi profondo per sottolineare la maggior vicinanza
razziale tra italiani e inglesi: la consapevolezza di questa comune origine, infatti,
sottintendeva una comunanza ideale tra le due nazioni e sosteneva la necessit di
unalleanza tra esse. Tale alleanza sarebbe, infatti, risultata pi naturale rispetto
allalleanza allora in vigore tra il Regno dItalia e gli Imperi Centrali.
Il contesto storico in cui questa teoria venne elaborata era fortemente influenzato da un
nazionalismo legato ai movimenti irredentisti anti-austriaci e anti-germanici che criticava
aspramente la Triplice Alleanza e promuoveva, invece, la stipula di un trattato con le
potenze dellIntesa. La classificazione delle nazioni europee e la proposta di una identit
mediterraneo-eurafricana avanzate da Sergi risultava altrettanto funzionale a sostenere
lalleanza con la Francia e lInghilterra, entrambe potenze (in maggioranza) eurafricane.
Inoltre, in unottica nazionalista, il mito mediterraneo proposto da Sergi faceva da
contraltare al mito nato dalle esplorazioni dei Reihengrber dellalta Germania e allo
stereotipo tacitiano riproposto dallantropologia ottocentesca tedesca nella forma del
Reihengrbertypus34. Per sua stessa ammissione35 si pu, infatti, considerare tutta la
produzione di Sergi come una lotta contro lo stereotipo germanico e il tentativo
volutamente grandioso di creare una contro-epica mediterranea il cui fine era
rappresentato dalla riproposizione del mito della romanit purch epurato da tutte le
contaminazioni ariane36. Gli scritti di Giuseppe Sergi, anche grazie allopera di
divulgazione promossa in un primo momento dallo stesso Niceforo e, in seguito, dal
fisiologo Angelo Mosso, contribuirono, cos, non poco a sostituire un discorso
mediterraneo a un discorso ariano37.

Laprimaguerracontroilgermanesimopartitadal()nostroistitutodi
antropologia38
Queste parole, pronunciate da Giuseppe Sergi al momento di lasciare lincarico
accademico per il raggiungimento dei 75 anni di et nel 1916, si collocano nel contesto

34

FEHR H., Germanen und Romanen, cit.; MOSSE G. L., Il razzismo in Europa cit.
SERGI G., Schiarimenti, in Rivista di Antropologia XXXI, 1937 p. 2 seg.
36
Ibid.
37
TARANTINI M., Tra teoria pigoriniana e mediterraneismo. Orientamenti della ricerca preistorica e
protostorica in Italia (1886 - 1913), in La nascita della Paleontologia in Liguria. Atti del convegno,
Bordighera, 2008 pp. 53 61.
38
Citazione tratta dal discorso pronunciato da Giuseppe Sergi al momento della conclusione della sua
attivit accademica nel 1917 e pubblicato in Rivista di Antropologia XXI, 1916-1917 pp. 251-253.
35

11

della Prima Guerra Mondiale; tuttavia esse mettono in luce un aspetto pi profondo del
pensiero sergiano rispetto alla mera opportunit storica del momento. Fin dai primi studi
sulla stirpe Celtica, infatti, si era assistito al tentativo di ridurre, se non di eliminare, ogni
possibilit che lelemento ario-germanico avesse contribuito alla formazione della
nazione italiana. Tuttavia, come si visto, negli anni a cavallo tra i due secoli Sergi aveva
espresso anche una valutazione positiva della psicologia germanica e aria in generale e a
una svalutazione dellindividualismo mediterraneo. Queste posizioni, assieme al
riconoscimento della superiorit dei popoli arii dovuta al loro temperamento corporativo
che massimizzava gli sforzi dei cittadini per il raggiungimento di un bene comune,
vennero per progressivamente mutate da Sergi in concomitanza con il montare del
sentimento antitedesco in Italia. Lapice di questo processo si raggiunse effettivamente
negli anni del primo conflitto mondiale, a riprova della continuit tra discorso
antropologico e discorso politico presente in tutta lopera del fondatore della Societ
Romana. Negli anni compresi tra il 1916 e il 1918, egli affid alla rivista Nuovo
Convito, nata allo scopo di contribuire al meraviglioso esempio di forza () di cui d
prova la nostra patria () nello spaventoso turbine della guerra39, le proprie riflessioni
sulla situazione politica internazionale. In essi Sergi attribuiva alla Germania aria un
carattere spiccatamente beluino che avrebbe fatto s che la civilt e la cultura fossero
passare invano su di essa40. In un articolo precedente41 egli specificava che questo
carattere deteriore proprio dei popoli germanici sarebbe derivato proprio da quello spirito
corporativo che alla fine del XIX secolo gli era parso un elemento di superiorit. Egli
affermava infatti: i tedeschi veri e propri, gli eurasici, () sono gregari nel pieno
significato della parola, nel senso cio brutale; essi incarnavano pertanto i peggiori
degli uomini, obbedienti e vili, () inabili a comprendere il valore della dignit di essere
liberi42.
Questa escalation antigermanica, si visto, facilmente imputabile al clima nazionalista
e alla tendenza alla brutalizzazione del nemico tipica degli anni della guerra. Tuttavia il
proclama di Sergi che nel 1916 affermava di aver cominciato una guerra
scientifica43contro la Germania ben prima dello scoppio del conflitto armato non del
tutto falsa. Tutta lopera di Sergi (e della Societ Romana da lui guidata), a partire
39

Premessa al fascicolo di ottobre-dicembre di Nuovo Convito I, 1916 pag. 370.


SERGI G., Di un carattere psicologico dei popoli, Nuovo Convito I, 1916 p. 377.
41
SERGI G., La cultura tedesca, Nuovo Convito I, 1916.
42
Ibid. p. 152-154.
43
Lespressione stata usata dallo stesso Giuseppe Sergi al momento della conclusione della sua attivit
accademica nel 1917. Si veda Rivista di Antropologia XXI, 1916-1917 pp. 251-253.
40

12

dallinvenzione della razza mediterranea e della sua epopea storico-antropologica, si


rivela, infatti, un tentativo di arrestare il dilagare del mito ariano negli ambienti della
cultura italiana concretizzato nella promozione di un anti-mito antropologico. Tale
tentativo trovava riscontro gi nella cultura risorgimentale nella quale Giuseppe Sergi
affondava la propria esperienza personale avendo egli partecipato attivamente alla
spedizione garibaldina e alla battaglia di Milazzo. Non si pu dimenticare, infatti, che
lesperienza garibaldina aveva rappresentato un momento fondante sul piano identitario
per una intera generazione di giovani siciliani per i quali la lotta per lunificazione italiana
e quella contro linvasore austro-tedesco erano divenuti riferimenti ideali fondamentali44.
Parole chiave come patria e antigermanesimo appartenevano dunque al bagaglio
personale di Giuseppe Sergi gi prima del diffondersi del sentimento nazionalista agli
inizi del XX secolo e si ricollegavano allesperienza risorgimentale dellantropologo che
aveva combattuto sotto le insegne garibaldine.

Lariscossadellarazzamediterranea
In parallelo alla svalutazione progressiva dei popoli arii, si assistette nelle opere di Sergi
a una progressiva rivalutazione dellapporto delle genti meridionali alla nazione italiana
condotta a partire dagli inizi del 1900. Ci va messo in relazione anche con gli sviluppi
del dibattito sulla Questione Meridionale che, tra la fine del XIX sec. e linizio del nuovo
secolo, avevano visto radicarsi il pregiudizio antimeridionale anche grazie alla
pubblicazione di opere antropologiche quali quelle di Alfredo Niceforo che avevano
riscosso il plauso di intellettuali del calibro di Cesare Lombroso e Enrico Ferri45. Sergi
aveva risposto con un primo testo, La decadenza delle nazioni latine, in cui sosteneva
leffettiva esistenza di una decadenza meridionale, ma ne rintracciava la causa nelle
vicende storiche che avevano interessato quella parte dItalia, in particolare la
dominazione oscurantista spagnola46. Da un punto di vista razziale, infatti, i popoli latini
sarebbero stati, nella prospettiva di Sergi, comunque affini agli anglosassoni (per i quali
Sergi sembrava nutrire una vera e propria predilezione) e, dunque, appartenendo alla
specie eurafricana, essi sarebbero rimasti biologicamente superiori. Tuttavia, nel 1900,
44

MANNORI L., Alla periferia dellImpero. Egemonia austriaca e immagini dello spazio nazionale
nellItalia del primo Risorgimento (1814 - 1835), in BELLABARBA et al. a cura di., 2008.
45
Sul contributo dato dallantropologia al pregiudizio antimeridionale si vedano almeno: DE FRANCESCO
A., La diversit meridionale cit.; PETRACCONE C., Le due civilt cit.; TETI V., La razza maledetta. Origine
del pregiudizio antimeridionale, Manifestolibri, Roma, 1993.
46
SERGI G., La decadenza delle nazioni latine, Fratelli Bocca, Torino, 1900 pp. 248 seg.

13

egli era ancora incline a stigmatizzare lindividualismo latino e a vedere il futuro della
razza incarnato nei cugini britannici. Ma una simile posizione mal si conciliava con
lentusiasmo pi volte dimostrato da Sergi per le civilt del Mediterraneo orientale,
prodotto di quella stessa razza mediterranea che ancora abitava la maggior parte dei
territori italiani. Linteresse per le scoperte archeologiche che si succedevano a Creta,
Micene, Hissarlik e nella sua stessa Sicilia47, unito allostilit risorgimentale per il mondo
tedesco (della cui scienza Sergi restava comunque un estimatore, al punto da mandare il
figlio Sergio a studiare a Berlino48) dovevano, infine, condurlo a rivedere le proprie
posizioni sulla civilt meridionale.
A ci contribu anche la posizione assunta nei confronti della Questione Meridionale dal
Partito Socialista che si era progressivamente allineato con la posizione che in politica
economica privilegiava gli sforzi per lo sviluppo industriale del nord senza prevedere un
piano di rilancio per il sud49. Al contrario Sergi mostrava di condividere una opzione che
favorisse uno sviluppo adeguato alle esigenze delle varie aree del paese: egli sosteneva
che lo stato unitario avrebbe dovuto impegnarsi a stimolare nelle popolazioni meridionali
una adeguata educazione, possibilmente affiancata dalla promozione di una immigrazione
di abitanti del nord del paese nelle aree pi depresse. Essi, lavorando a fianco dei
concittadini nel sud della penisola, ne avrebbero stimolato le qualit sopite a causa delle
gravi avversit patite sotto il dominio spagnolo50. Nel panorama nazionale quella
espressa da Sergi non era una posizione isolata, ma si avvicinava molto a quelle espresse
da esponenti della sinistra radicale come Napoleone Colajanni e a quelle di meridionalisti
come Gaetano Salvemini. Quanto alla proposta di promuovere una migrazione interna
dei cittadini del nord verso sud, anchessa venne ampiamente dibattuta a livello
nazionale51. Queste riflessioni di Sergi condotte nei primi anni del Novecento sulla
decadenza dei popoli meridionali, unite a quelle sulla politica crispina52, sfociarono nel
rifiuto della logica socialista e nellavvicinamento al sindacalismo radicale esplicitati nel
190753.

47

Tale interesse si manifestava fin dai primi interventi del Sergi sugli Atti della Societ Romana di
Antropologia (poi Rivista di Antropologia); si veda SERGI G., Sullorigine e la diffusione dei popoli del
Mediterraneo, Atti della Societ Romana di Antropologia III, 1895.
48
Si vedano gli attestati e le lettere di presentazione che costituiscono il fascicolo presentato da Sergio Sergi
allUniversit La Sapienza al momento di ottenere una posizione accademica tuttora conservate presso il
Dipartimento di Antropologia della stessa universit (carte non catalogate).
49
PETRACCONE C., Le due civilt, cit. pp. 181-207.
50
SERGI G., La decadenza delle nazioni latine, cit. p. 248 seg.
51
PETRACCONE C., Le due civilt cit. p.176.
52
SERGI G., Fatti e pensieri di cultura e politica sociale, Casa ed. Moderna, Milano, 1906.
53
Sergi dichiara invecchiato il partito socialista e inneggia al sindacalismo, in La Stampa, cit.

14

Dopoilprimoconflittomondiale:resurrezionedellaciviltmediterraneaeunit
europea
A partire dallinizio del Novecento, dunque, si nota nelle opere di Sergi un progressivo
accentuarsi dellimportanza data alla rivalutazione della stirpe mediterranea, una
rivalutazione che lo condusse ad allinearsi su una posizione pi nazionalista. Le
riflessioni di questi anni confluirono in unopera edita nel 1919, che potremmo definire
antropologico-patriottica, dal significativo titolo di Italia. Questa monografia era nata con
lintento dichiarato di essere una rivendicazione alla stirpe mediterranea dellorigine e
dellevoluzione della civilt pi volte millenaria, una civilt destinata a essere europea
al contrario di quanto sostenuto dai cultori del pangermanismo54. Il nazionalismo (ma
forse, come vedremo in seguito, sarebbe meglio parlare di patriottismo) di Sergi si
esprimeva anche nella scelta delle fonti utilizzate per la ricostruzione dellItalia
antropologica: fatta la consueta eccezione per il lavoro svolto dagli inglesi (strenui
difensori delle civilt dellantico mediterraneo), gli studi effettuati da stranieri venivano
ritenuti nel migliore dei casi non necessari quando non espressamente manipolati. Dai
tedeschi, in particolare, si sarebbe avuta addirittura una deformazione della nostra storia
civile55.
Lantropologo siciliano, dopo la vittoria della prima guerra mondiale, era invece pronto
a proclamare la risurrezione della nazione italiana, una nazione mediterranea fin dalla
sua origine perch, se nellItalia umile di Dante la maggioranza assoluta (di razza)
mediterranea56, lintera popolazione stata resa mediterranea nel momento in cui Roma
fuse insieme tutte le antiche nazionalit. Il richiamo a Roma e alla sua funzione
unificatrice fu sempre una costante nella cultura patriottica italiana, tanto in quella
risorgimentale quanto in quella nazionalista novecentesca. La novit della Roma di
Sergi risiede nel considerare la civilt laziale come derivazione diretta e, in qualche modo,
provvidenziale della civilt mediterranea nella sua versione italica.
Secondo lantropologo messinese, infatti, la civilt in quanto tale sarebbe sorta nel
mediterraneo orientale e da l si sarebbe diffusa verso nord-ovest; essa si sarebbe
manifestata in tre fasi: la cretese-micenea, la greca e, infine, litalica di cui Roma sarebbe
54

SERGI G., Italia. Le origini, Fratelli Bocca editori, Torino 1919 p. I.


Ibid. pp. VI-XII.
56
Ibid. p. 189; si nota come il riferimento a Dante fosse una costante del nazionalismo irredentista. A questo
proposito si vea ad es. SEGATA G., Il culto di Dante nel Trentino, in Trentino, 2, pp.
20-22.
55

15

stata il frutto pi alto e dalla quale sarebbe nata la nazione italiana57. Rispetto alle opere
precedenti, la vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale avrebbe tolto ogni dubbio
circa il perdurare della civilt romana nella nazione italiana: grazie allesito del conflitto,
infatti, si sarebbe raggiunta nuovamente lunit originaria e ogni ombra di decadenza delle
nazioni latine si sarebbe diradata per lasciare spazio alla luce della civilt mediterranea
pronta a diffondersi, come in antico, in tutto il continente europeo.
Egli fu sempre un convinto assertore della necessit di una pace europea fondata sulla
comune eredit culturale58, ma nel rispetto delle differenze59. Pertanto anche la diffusione
della civilt mediterranea sarebbe dovuta avvenire su un piano culturale che avrebbe
prodotto unit, al contrario di quanto sostenuto in precedenza dal Gumplowicz, che
prevedeva una prossima disgregazione delle nazioni europee causata dallo scontro tra le
varie componenti etniche in esse presenti60. Sergi infatti aveva sostenuto e continuava a
sostenere che lultimo termine del processo di formazione nazionale sar rappresentato
dalla federazione61. Leuropeismo di stampo mazziniano e influenzato dalle idee
federaliste di Cattaneo, dellantropologo siciliano si espresse dunque con un rinnovato
slancio al termine del conflitto, a riprova del fatto che il nazionalismo sergiano si
inscriveva ancora in unottica risorgimentale piuttosto che esprimersi in una convinta
rivendicazione della potenza italiana. Nel 1918, infatti, Sergi affid alle pagine di
Nuovo Convito, la rivista che negli anni della guerra aveva ospitato gli articoli pi
accesamente nazionalisti rivolti contro la tendenza beluina della Germania aria, una
riflessione sulla necessit di creare la Societ delle Nazioni e di procedere in parallelo a
una federazione europea approfittando del momento in cui paresse sventato il pericolo
che la Germania esercitasse una leadership egemonica e antiliberale nei confronti delle
altre nazioni62.

57

SERGI G., Italia, cit. p. 191.


lassimilazione si produce per la civilt e la lingua che diventa comune in SERGI G, Levoluzione in
biologia e nelluomo, in Rivista Italiana di Sociologia, V, 4, 1901 pp. 427-428.
59
Sul pacifismo sergiano si veda LANDUCCI G., Darwinismo e nazionalismo, in La cultura italiana tra 800
e 900 e le origini del nazionalismo, Leo S. Olschki editore, Firenze, 1981.
60
GUMPLOWICZ L., Der Rassenkampf. Soziologische Untersuchungen, Innsbruck, 1893 [trad. francese La
lutte des races. Recherches sociologiques, a cura di BAYE C., Paris, 1893]; si veda a questo proposito anche
il dibattito comparso nella Rivista italiana di Sociologia, in particolare: GUMPLOWICZ L., Le origini delle
societ umane, in RIdS I,1, 1897 pp.55 - 70; SERGI G,. I dati antropologici in sociologia, in RIdS II,1, 1898
pp. 66 76; SERGI G. Il presente e lavvenire delle nazioni, in RIdS III,4, 1899 pp. 409 - 421; GUMPLOWICZ
L., Una legge sociologica della storia, in RIdS V,4, 1901 pp. 434 445; SERGI G,. Levoluzioni in biologia
e nelluomo come essere individuale e collettivo, in RIdS V,4, 1901 pp. 413 433. Sul dibattito scatenato
dal Rassenkampf di Gumplowicz si veda anche MANGONI L., Una crisi fine secolo. La cultura italiana e la
Francia fra Otto e Novecento, Einaudi, Torino, 1985.
61
SERGI G,. Levoluzione in biologia e nelluomo come essere individuale e collettivo, cit. pp. 428.
62
SERGI G., Per la Societ delle Nazioni, in Nuovo Convito III, 1918.
58

16

Conclusione
Lopera di Giuseppe Sergi permette, dunque, di aprire una finestra su alcuni degli aspetti
pi significativi emersi nel dibattito politico e culturale italiano tra il 1880 e il 1918 e di
sottolineare una volta di pi la profonda correlazione intercorsa anche in Italia tra lo
sviluppo delle discipline tecnico-storiche e il processo di costruzione nazionale. Come si
avuto modo di notare essa rivela anche la persistenza nel lungo periodo di alcune trame
discorsive di matrice risorgimentale che possono essere messe in relazione con
lesperienza personale dellantropologo e la sua formazione culturale. Senza dubbio forte
fu, in questo senso, linfluenza del pensiero di Mazzini, Cattaneo e del Gioberti del
Primato63. Una parte della cultura risorgimentale conflu daltra parte anche nel
nazionalismo italiano che trasse grande alimento dallidea del risorgimento interrotto.
noto anche come il mito della romanit rappresenta un elemento di lungo periodo nella
cultura patriottica italiana manifestatosi appieno nellesperienza fascista64. La storia
antropologica della nazione ricostruita da Sergi costituisce un tassello importante per
comprendere come tale mito fosse stato trasmesso senza soluzione di continuit dalla
cultura risorgimentale a quella propriamente nazionalista. La ricezione di Sergi da parte
del fascismo costituisce un problema ulteriore visto il rifiuto del mito ariano e il pacifismo
radicale professati dallantropologo siciliano. Indigeribile per i cultori della razza fascisti
doveva risultare, inoltre, la convinzione, espressa chiaramente dal Sergi, riguardo
allappartenenza dei popoli semitici (ebrei compresi) alla stirpe mediterranea, senza
distinzione alcuna rispetto ai popoli italici65.
Lopera di Sergi fu il frutto forse pi maturo di quellidioma culturale66 destinato a
sfociare nel mito del risorgimento mediterraneo caro allo stesso fascismo. Risulta, per,
evidente come la Roma ariana e mediterranea di mussoliniana memoria rappresentasse

63

A questo proposito si veda almeno LANDUCCI G., Darwinismo e nazionalismo, cit.


GIARDINA A., VAUCHEZ A., Il mito di Roma. Da Carlo Magno a Mussolini, Laterza, Roma, 2008.
65
Scriveva ad esempio Sergi: un tipo affine al mediterraneo () quello denominato semitico; il quale
non differisce dal mediterraneo () che di poco, e potrei dire che tale differenza pi fisiognomica che
reale (). Allora noi possiamo () dire che il tipo bruno mediterraneo () che secondo i linguaggi dicesi
camitosemitico, pu considerarsi come unica specie divisa in due rami (SERGI G., Gli arii in Europa e in
Asia, Fratelli Bocca, Torino, 1903 pp. 228-229).
66
Con tale definizione si intende una modalit cognitiva identitaria diversa dallideologia. Rispetto alle
ideologie politiche gli idiomi culturali fungono da materiali concettuali di fondo introdotti nella tessitura
ideologica anche al di l della volont dei gruppi e dei soggetti che li alimentano (RASPANTI M., Il mito
ariano nella cultura italiana tra Otto e Novecento, in BURGIO A. a cura di, Nel nome della razza cit.).
64

17

invece ancora per la cultura primo-novecentesca una sorta di ossimoro. Essa faceva
riferimento, infatti, a due mitologie contrapposte, quella ariana, di provenienza
transalpina, e quella mediterranea, di cui Sergi fu probabilmente il maggior portavoce.
Questultima, infatti, si svilupp lungo un percorso di critica sempre pi profonda
dellarchetipo di matrice ottocentesca attorno al quale il pangermanesimo si era
sviluppato e consolidato: il Reihengrbertypus. Lidentit mediterranea proposta da
Sergi, infatti, si articolava secondo una dinamica di contrapposizione rispetto a un altro
da s (una modalit che sappiamo essere consueta di tutte le proposte etnico-identitarie67)
e questo altro veniva identificato nellelemento ario-germanico. Lo sforzo posto in essere
dal fondatore della Societ Romana nel costruire unepica della stirpe mediterranea fu,
infatti, un tentativo di costruire unidentit unificante per lo stato italiano che si adattasse
alla necessit emersa con maggior forza a partire dalla svolta del secolo sotto la spinta del
nazionalismo irredentista, di collocare lItalia in un contesto di alleanze internazionali
alternativo a quelle stabilite dalla Triplice Alleanza. Allo stesso tempo lantropologo
siciliano evidenziava la necessit di creare unidentit in grado di recuperare nel sentire
comune dei cittadini italiani il valore del sud mediterraneo spronando insieme la politica
allazione al fine di favorire un riscatto delle regioni meridionali. Ma la classificazione
razziale di Sergi non si limitava a fornire una proposta di tipo identitario-nazionale:
peculiare del suo pensiero fu la consapevolezza della necessit di pervenire a una unit
europea, sotto forma di una federazione tra stati-nazione, che fosse insieme consapevole
e rispettosa delle differenze nazionali, ma altrettanto solida e unitaria. Egli rintracciava la
base della nuova Europa federale nella comune ispirazione positivista (di matrice nordica)
e greco-latina (di matrice mediterranea) che avrebbe permesso la costruzione di un sentire
comune pan-europeo. Questa appariva, infatti, al pacifista Giuseppe Sergi lunica via per
raggiungere una pace continentale nel momento in cui i nazionalismi stavano conducendo
alla guerra civile europea.

67

FABIETTI U., Lidentit etnica, Carocci, 1998.

18