Sei sulla pagina 1di 26

La lezione di Tucidide nellopera hobbesiana

di Anna Nutini

Abstract
La prima opera pubblicata da Hobbes la traduzione della Guerra del
Peloponneso di Tucidide. Nonostante la prima fase della produzione
hobbesiana venga spesso sottovalutata o trattata come una fase a s
stante, la frequentazione, l'assimilazione e l'apprezzamento del lavoro del
grande storico greco non solo hanno contribuito in maniera decisiva alla
genesi del pensiero di Hobbes, ma si fanno anche sentire con forza e
continuit nel corso del tempo, tanto nell'antropologia quanto nella
filosofia politica hobbesiane, daltronde indissolubilmente legate.
L'acquisizione della lezione di Tucidide emerge inoltre addirittura in
maniera esemplare in una delle ultime opere di Hobbes, il Behemoth.

Anticipazioni della riflessione hobbesiana nella traduzione


della Guerra del Peloponneso
Uno degli aspetti pi notevoli dellopera di Hobbes senzaltro la capacit di assorbire e soprattutto di piegare a esigenze e problematiche di
indubbia modernit una quantit e una variet di stimoli appresi tanto
dalla tradizione quanto dal coevo orizzonte culturale. Fra le molteplici
strade che possibile percorrere nellesaminare tutti i debiti che lopera
di Hobbes ha nei confronti di predecessori e contemporanei, vale la pena soffermarsi sullinfluenza che hanno esercitato su di essa la lettura
e il lavoro di traduzione di unopera fra le pi profonde e innovatrici
dellantichit quale stata la Guerra del Peloponneso di Tucidide. La
traduzione di questo testo infatti non solo costituisce la prima opera
pubblicata da Hobbes1, ma rappresenta anche per il filosofo loccasione,
messa in atto grazie a unIntroduzione concisa ma assai ricca di spunti,
Per le citazioni da questo testo verr fatto riferimento allottavo volume delle English Works di Hobbes, a cura di William Molesworth, London 1843, che comprende
lIntroduzione (a sua volta composta da tre parti: The Epistle dedicatory, To the Readers, e Of the Life and History of Thucydides) e la traduzione stessa dellopera di Tucidide, che verr indicato con la sigla E.W.. Tr. it. nostre.
1

Itinera, N .3, 2012. Pagina 281

di presentarsi agli intellettuali del tempo, di prendere posizioni e soprattutto di avanzare riflessioni che, almeno in parte, rimangono essenzialmente invariate o a ogni modo oggetto di vivo interesse sino alle
ultime opere. Lattenzione ai debiti di Hobbes verso lopera tucididea
accresciuto dal fatto che, spingendo a prendere in considerazione nella
fattispecie i primi scritti del filosofo, essa consente di constatare come
gran parte degli esiti cui egli perviene nei testi pi conosciuti della maturit fossero gi delineati stabilmente e forse anche in modo pi radicale negli scritti giovanili, talora trascurati.
Lattenzione agli insegnamenti della storia: la presa di
posizione politica, la passione dellonore, la virt della
prudenza
Sebbene la redazione della traduzione di Tucidide risalga agli anni
venti del Seicento, Hobbes decide di darla alle stampe solo pi tardi,
nel 1628, anno segnato da gravi attriti tra il re Carlo I e il Parlamento.
La scelta di pubblicare questopera, percorsa da un non celato atteggiamento antidemocratico, risponde quindi a una precisa esigenza da
parte di Hobbes, quella di schierarsi a sostegno del potere del sovrano e
di allinearsi alle posizioni dellambiente intellettuale aristocratico nel
quale ha sempre prestato servizio.
Nellopera dello storico greco Hobbes trova estremamente attuale la
lucida analisi dei meccanismi della democrazia ateniese. Tucidide
riporta le orazioni dei politici che, abili nel sedurre le assemblee
caratterizzate da emotivit instabile, trascinano la citt verso imprese
rovinose. La causa stessa della sconfitta di Atene viene ricondotta in
ultima istanza proprio alla velleitaria politica espansionistica del
regime democratico, alimentata da brame sfrenate di potere e
ricchezza, guidata da uno sprovveduto massimalismo delle scelte.

Itinera, N .3, 2012. Pagina 282

NellEpistola dedicatoria Hobbes consiglia lopera al conte di


Cavendish, oltre che per le origini regali di Tucidide, in quanto i suoi
scritti contengono istruzioni per i nobili [...] per la condotta di grandi e
importanti azioni2. Infatti, aggiunge, nella storia azioni di onore e
disonore appaiono chiaramente e distintamente; ma nel tempo
presente sono cos mascherate che [] vanno prese con grande
precauzione, non senza il rischio di sbagliarsi di grosso3. La disciplina
della storia pu dunque contribuire alla formazione dei nobili, in
quanto essa mostra quali azioni nella sfera pubblica portino al successo
e quali alla rovina. Essa in particolare ha il privilegio di mostrare
limportanza ricoperta nella condotta dallonore, passione poi sempre
identificata come fondamentale dalla filosofia hobbesiana.
Hobbes si preoccupa inoltre di precisare nellIntroduzione la
posizione politica dello storico. Tucidide favorevole alla monarchia e
avverso

alla

democrazia,

poich

in

questultima

prevalgono

lemulazione e la competizione dei demagoghi per la reputazione e la


gloria, lincrociarsi dei loro disegni, a danno del pubblico4 e
linconsistenza delle loro soluzioni, causata [] dal potere della
retorica degli oratori5.
Se anche Tucidide si dimostra fermo sostenitore del regime
ateniese, Hobbes tiene a precisare che questultimo s una
democrazia di nome, ma una monarchia di fatto sotto Pericle6. Diversi
sospetti da parte dello storico vanno anche verso loligarchia, nella
quale ciascuno desidera essere il capo7. Non sorprender quindi
T. Hobbes, E.W., VIII, p. V [c.n.]
Ibid.
4 Ibid., pp. XVI-XVII.
5 Ibid.
6 Ibid. Hobbes qui segue pedissequamente lopinione di Tucidide a riguardo, il quale
constata che nellAtene di Pericle nominalmente, vigeva la democrazia: ma nella
realt della pratica politica, il governo era saldo nel pugno del primo cittadino. Cfr.
Tucidide, La guerra del Peloponneso, tr. it. di E. Savino, Garzanti, Milano 2003, II,
65.
7 Ibid.
2
3

Itinera, N .3, 2012. Pagina 283

ritrovare Hobbes concludere con disincanto negli Elementi che una


democrazia, in realt, non altro che unaristocrazia di oratori,
interrotta talvolta dalla temporanea monarchia di un solo oratore8.
Peraltro, la posizione definitiva cui Hobbes perviene circa la questione
della migliore forma di governo, spesso riconosciuta come tipica della
fase matura del suo pensiero, risente invece ancora sensibilmente di
queste idee giovanili. Con essa difatti Hobbes riconosce proprio quanto
siano labili e relativi i confini tra monarchia, oligarchia e democrazia, e
invita a considerare come prioritario lassicurarsi che il potere in esse
esercitato sia di tipo assoluto, possibilit questa compatibile - oltre che
auspicabile - con tutte le forme di governo.
Hobbes dunque intende senzaltro affiancare lo scenario politico che
emerge dallanalisi tucididea a quello a lui contemporaneo. Ai tempi di
Tucidide, a esercitare linfluenza sulle masse erano uomini della
repubblica stimati saggi e buoni, anche se in realt imponevano le pi
pericolose e disperate imprese9. Daltra parte, ricorda Hobbes, da
sempre gli uomini quando raggiungono la prosperit divengono
ottusamente reticenti a prestare ascolto a tutti quei consigli che
potrebbero scalfire la loro esaltazione e perdono del tutto il contatto con
la realt. Tendenza questa che attecchisce specialmente nelle
moltitudini piuttosto che in un singolo uomo. Infatti, spiega, un uomo
che ragiona con se stesso non prova vergogna nellaccettare i
suggerimenti della paura [...] mentre nelle decisioni pubbliche la paura
(che d buoni consigli, ma non fa s che si passi allazione) quasi mai o
mai viene mostrata o ammessa10. In queste poche righe sono
concentrate convinzioni capitali della successiva filosofia hobbesiana: il
riconoscimento della centralit della passione dellorgoglio che,
imprigionando luomo nella propria immaginazione, si tramuta
T. Hobbes, Elementi di legge naturale e politica, Sansoni, Milano 2004, II, II, 5,
p.133.
9 T. Hobbes, E.W., VIII, p. XVI.
10 Ibid.
8

Itinera, N .3, 2012. Pagina 284

facilmente in follia, lindividuazione nella paura della molla pi forte


che possa risvegliarlo da questo pericoloso stato, infine la constatazione
di come solo il calcolo della ragione sia in grado di incanalare
efficacemente questa paura verso la ricerca della pace e della sicurezza.
Tuttavia di gran lunga preferibile fare affidamento sulla ragione di
un singolo uomo, in cui la paura si traduce in saggezza, per assicurare
un fondamento stabile a una costruzione politica. Nella moltitudine
invece a prevalere sono la passionalit e la competitivit, coi loro
indissociabili effetti deleteri. Risiede quindi nella sottile conoscenza,
gi ben radicata sin dallinizio, di queste dinamiche tutte umane la
ragione ultima della preferenza, per quanto relativa, che Hobbes
riserva alla monarchia a sfavore di tutte le altre forme di governo, a
conferma che le sue convinzioni politiche trovano giustificazione e
fondamento non gi a partire da unideologia superiore, ma nella
penetrante analisi delle passioni che governano luomo, vale a dire
nella sua antropologia11.
Un ulteriore motivo che spinge Hobbes a divulgare lopera di
Tucidide riconducibile al fatto che in questo periodo il filosofo, in
seguito al suo primo viaggio nel continente12, ha potuto constatare
quanto sia sorpassata la sua preparazione, di stampo ancora
aristotelico-scolastico. Hobbes riprende perci lo studio degli autori
classici, in cui riscopre una riflessione morale attenta ai risvolti pratici
della condotta umana. Approccio questo ben lontano dal tradizionale,
spesso riducibile a unastratta precettistica. In particolare rimane
colpito dallopera di Tucidide perch in essa traspaiono la convinzione
Queste stesse conclusioni Hobbes le trova anche in Tucidide. In questo discorso di
Cleone il debito verso lo storico evidente: ho avuto occasione di convincermi, per
esperienza diretta, che la democrazia impotente al governo di un impero [].
Lamministrazione dello stato in ogni caso pi sicura tra le mani di uomini semplici,
che di gente troppo sagace. Poich costoro bramano sempre di far brillare la propria
intelligenza sopra le leggi e in ogni discussione daffari pubblici vogliono affermarsi,
convinti di non poter mostrare in altre pi rilevanti questioni le scintille del loro genio. Cfr. Tucidide, La guerra del Peloponneso, cit., III, p. 37.
12 Viaggio avvenuto tra il 1610 e il 1613, che tocca Francia e Italia.
11

Itinera, N .3, 2012. Pagina 285

della costanza della natura umana, la tendenza a individuare, oltre


alla semplice esposizione degli eventi, leggi immutabili della condotta
delluomo. Di qui perci la volont di mettersi alla prova con la
traduzione della Guerra del Peloponneso, culmine di quella che stata
definita la fase umanistica del filosofo.
In questi anni quindi la storia la disciplina pi importante per
Hobbes, nella fattispecie in virt dellutilit che la contraddistingue.
NellIntroduzione essa indicata come il tipo di apprendimento che
pi merita lattenzione e le ore delle grandi persone13. In questo
periodo per Hobbes la storia assolve il compito della filosofia morale14,
dal momento che essa consente di istruire e rendere capaci gli uomini,
dalla conoscenza delle azioni passate, di comportarsi con prudenza nel
presente e con previdenza verso il futuro15. Essa consente di ricavare
insegnamenti senza alcuna mediazione di precetti teorici. Difatti, mai
si trovano in Tucidide lezioni moraleggianti, ma solo la chiara
esposizione dello svolgimento degli eventi e la perizia nel riportare alla
luce le motivazioni profonde soggiacenti alle azioni umane. Il lettore
diviene in tal modo a sua volta capace di individuare i moventi e i
disegni degli attori16 e impara a riconoscere le regole immutabili della
condotta umana. Cos Hobbes riassume efficacemente il metodo di
Tucidide: egli dichiara le cause, sia reali che pretese, della guerra. Per
il resto [] segue distintamente e semplicemente lordine del tempo;
[] i fondamenti e i moventi di ogni azione sono presentati prima
dellazione stessa; e solo quando si presenta loccasione, d il suo
giudizio17.

T. Hobbes, E.W., VIII, p. IV.


Punto che stato ben messo in evidenza da Leo Strauss. Cfr. L. Strauss, La
filosofia politica di Hobbes. Il suo fondamento e la sua genesi, Che cos la filosofia
politica? Scritti su Hobbes e altri saggi, Argala Editore, Urbino 1977, p 254.
15 T. Hobbes, E.W., VIII, p. VII [c.n.].
16 Ibid., p. VIII.
17 Ibid., p. XXI.
13
14

Itinera, N .3, 2012. Pagina 286

La

critica

degli

effetti

malefici

della

retorica

lo

smascheramento dei meccanismi dellideologia


NellIntroduzione Hobbes si sofferma anche in unappassionata difesa
dello storico dalle accuse mossegli dal retore Dionigi di Alicarnasso
(vissuto nel I secolo a.C.) nel testo Su Tucidide18. Il vero obiettivo polemico di Hobbes per, pi in generale, la retorica19. La denuncia degli effetti malefici di questarte rimane un punto costante in tutta
lopera hobbesiana20. Sempre descritta per contrasto alla sapienza,
leloquenza annoverata tra le pi importanti cause di ribellione e di
dissoluzione di uno Stato. Proprio grazie a essa, Hobbes vede infatti i
suoi contemporanei divulgare nelle universit idee che costituiscono la
radice pi profonda della guerra civile.
Secondo Dionigi, osserva con ironia Hobbes, Tucidide avrebbe
dovuto scrivere un resoconto per il diletto delluditore, come se fosse
una canzone21, mentre invece si occupato esclusivamente di guerra e
massacri che sarebbe stato meglio dimenticare. Al contrario, per
Hobbes, il principale compito dello storico ricercare la verit, anche se
sconveniente, in quanto gli uomini ricavano pi utilit nel vedere
avvenimenti avversi piuttosto che favorevoli; le miserie istruiscono
molto pi gli uomini rispetto ai loro successi22. Convincimento questo
che si ripresenta di continuo nella riflessione hobbesiana: lavversit
imprevista che muove luomo, lo rende ragionevole, molto pi della
prosperit che, rendendolo superbo, spesso gli assicura la rovina.

Cfr. Dionigi di Alicarnasso, Saggio su Tucidide, a cura di G. Pavano, G. Priulla


Editore, Palermo 1958.
19 In seguito a un esame dello scritto di Dionigi ci si accorger infatti che le accuse
rivolte a Tucidide non sono poi cos dure come Hobbes vuole far sembrare.
20 Cfr. T. Hobbes, Elementi di legge naturale e politica, cit., II, VIII, 14, p. 188. Cfr.
anche T. Hobbes, De cive, Elementi filosofici sul cittadino, tr. it. a cura di T. Magri,
Editori Riuniti, Roma 2005, XII, 12, p. 137.
21 T. Hobbes, E.W., VIII, p. XXVI.
22 Ibid., p. XXIV.
18

Itinera, N .3, 2012. Pagina 287

Di questi principi daltronde il Pericle tratteggiato da Tucidide la


perfetta personificazione. Nei suoi discorsi il grande politico evita il
ricorso agli artifici della retorica, si mostra duro nello stroncare gli
eccessi di entusiasmo delle masse in seguito alle vittorie, addirittura
esaltato in seguito a una sconfitta. Smentisce le aspettative impulsive
del popolo, andando spesso nella direzione contraria rispetto a quello
che questo vorrebbe sentirsi dire23.
Unaltra inammissibile obiezione che il retore avanza contro
Tucidide la mancanza di spirito patriottico: non avrebbe dovuto []
attribuire in modo cos evidente la colpa della guerra alla sua citt,
quando vi erano altre occasioni da imputare24. Mentre secondo Dionigi
lo storico deve fornire un racconto devoto alla prospettiva della patria,
Hobbes riconosce invece come una grande innovazione lo sforzo di
Tucidide di individuare le cause del conflitto evitando di selezionare
capziosamente le azioni gloriose e di contenere le calamit e le miserie
del paese; che avrebbe voluto fossero seppellite nel silenzio25. Lautore,
se la guerra fa cadere lingiuria sugli Ateniesi, [] deve dichiararla lo
stesso, non ricercare o cogliere loccasione per trasferire le colpe26.
Tucidide, estraneo a qualsiasi mira adulatrice o velleit revisionista,
ha scritto una storia aderente al vero, mai al servizio di unideologia o
di uno schieramento. Di certo una preziosa lezione che Hobbes
dimostrer di avere fatta propria.
Per le stesse ragioni Dionigi rimprovera Tucidide per aver
esplicitato sia la causa pubblica e dichiarata della guerra [sia] il vero e
interno motivo27. Qui Hobbes semmai attribuisce a Tucidide
lintuizione del meccanismo costante che caratterizza lo scoppio di
qualsiasi guerra: il fatto che senza un pretesto, non vi nessuna
Cfr. Tucidide, La guerra del Peloponneso, cit., II, 65.
T. Hobbes, E.W., VIII, pp. XXIV-XXV.
25 Ibid., p. XXVI.
26 Ibid., p. XXV.
27 Ibid., p. XXVII.
23
24

Itinera, N .3, 2012. Pagina 288

guerra. Questo pretesto sempre uningiuria ricevuta, o che si finge di


aver ricevuto; mentre il motivo profondo dellostilit si basa su
congetture28. quindi ancora grazie a Tucidide che Hobbes apprende
a distinguere, allinterno della condotta umana, due livelli: quello degli
eventi, comunemente riconosciuti da tutti, e quello dei moventi,
paradossalmente cos fondamentali per la determinazione dei primi,
ma dissimulati; intenzioni e scopi occultati, che il filosofo non esita a
riportare alla luce, senza scrupoli di sorta, distinguendosi per una
denuncia allipocrisia che ha pochi precedenti.
I grandi temi del dialogo tra Ateniesi e Meli: lutile, la speranza
e lonore in politica e la forza seduttrice dei nomi
Di particolare interesse allinterno della Guerra del Peloponneso
lepisodio del dialogo tra Ateniesi Meli, in cui Hobbes trova temi che
sono risultati stimoli fortissimi, quanto meno assonanze e conferme, rispetto alle sue convinzioni sulla natura umana, il cui riverbero sulle
teorie della maturit manifesto e si mantiene senza sostanziali rotture. In tale vicenda gli abitanti dellisola di Melo, sollecitati dagli Ateniesi ad aderire alla Lega delio-attica, chiedono di potersi mantenere
neutrali, ma gli Ateniesi, sordi a qualsiasi richiamo a ideali astratti,
premono per porre il discorso sul piano della valutazione delle forze in
campo. Grazie allespediente della forma dialogica, Tucidide riesce a
conferire straordinaria forza drammatica alla narrazione e al contempo
a illuminare dallinterno le diverse prospettive delle due parti, dimostrando un ammirevole sforzo di imparzialit.
Il tema pi forte che ricorre nel dialogo la contrapposizione di utile
e giustizia. Gli Ateniesi, in virt della loro superiorit nella forza,
mettono spregiudicatamente di fronte agli occhi dei Meli la vacuit del
ricorso a un principio astratto come quello di giustizia. Per loro sarebbe
28

Ibid., pp. XXVII-XXVIII.


Itinera, N .3, 2012. Pagina 289

molto pi saggio affidarsi al criterio dellutile che, in tal caso, coincide


col lasciarsi dominare. Persino lofferta della loro amicizia risulta
prova di debolezza, mentre lodio prova di potenza29. impossibile
non notare qui lassonanza con la lettura hobbesiana delle passioni:
queste si manifestano attraverso segni che determinano negli altri
uomini con i quali ciascuno in perenne confronto il riconoscimento di
un potere (ovvero lonore) o, allopposto, di una debolezza.
In seguito si affaccia un altro importante contrasto: quello tra la
prudenza, visione realistica della situazione presente, unica strategia
che potrebbe assicurare la salvezza ai Meli, e, dallaltra parte, la
speranza, ingenua convinzione di poter vedere realizzati i propri
desideri, di fatto conducente solo alla disfatta. Hobbes nelle sue opere
descrive

sempre

la

prudenza

come

congettura

legittimata

da

unadeguata disponibilit di forze nella realt effettiva. La speranza


perci estremamente pericolosa nellazione politica, nella quale non ci
si pu permettere di fare azzardate valutazioni in riferimento al
futuro30. In maniera affatto diversa gli Ateniesi osservano che la
speranza, che d sollievo nel pericolo, per quanto riguarda quelli che
ricorrono a essa con mezzi pi che sufficienti, [...] non li rovina: ma da
quelli che rischiano tutto ci che hanno conosciuta quando sono
incappati nel disastro31.
Sorprendentemente affine alle posizioni hobbesiane inoltre
listantaneo collegamento che Tucidide stabilisce, attraverso le parole
degli Ateniesi, tra la speranza e le credenze religiose. Ai Meli, che
sanno solo congetturare sul futuro32, senza capacit di guardare a
come ottenere la salvezza [...] in base alla situazione presente33, gli
Ateniesi suggeriscono di non comportarsi come la maggioranza degli
Tucidide, La guerra del Peloponneso, cit., V, 95.
Cfr. T. Hobbes, De cive, cit., XII, 11, p.136.
31 Tucidide, La guerra del Peloponneso, cit., V, 103.
32 Ibid., V, 87.
33 Ibid.
29
30

Itinera, N .3, 2012. Pagina 290

uomini che, quando le speranze concrete li abbandonano, si rivolgono


a quelle oscure: allarte profetica e agli oracoli, e a tutte le cose di
questo genere, che, unite alle speranze, rovinano gli uomini34. Come
noto, la spiegazione che fornisce Hobbes della religione, che nella sua
formulazione pi compiuta si trova nel Leviatano, identificata proprio
nellansiet, nella perpetua apprensione riguardo al tempo a venire35,
associata allignoranza delle cause.
Ultimo baluardo cui si richiamano i Meli il senso dellonore. Qui il
debito di Hobbes appare pienamente. Gli Ateniesi ribattono ricordando
come il sentimento di onore, [] con la forza di un nome seducente, ha
trascinato molti [] in disastri irrimediabili, [i quali] hanno subto
inoltre un disonore pi vergognoso, perch accompagnato dalla follia,
che se fosse stato provocato dalla sorte.36
Lonore, come si detto, la passione cardine allinterno della teoria
hobbesiana degli affetti. Consiste precisamente nella consapevolezza di
poter disporre di un potere presente, e pu essere motivato e
manifestato solo se ben fondato su di un effettivo possesso; in caso
contrario, diviene una passione illusoria, generatrice di vergogna e di
insuccesso37, un vacuo fantasticare su di s intorno ad azioni da noi
mai compiute, come se le avessimo compiute38 in modo inutile e
pericolosamente distaccato dalla realt39. Il disprezzo per questa
ingenuit cieca espresso con parole assai somiglianti dagli Ateniesi:
siete gli unici a considerare il futuro pi certo di ci che vedete, e a

Ibid., V, 103.
T. Hobbes, Leviatano, tr. it. a cura di A. Pacchi e A. Lupoli, Editori Laterza, RomaBari 1989, I, XII, p. 87.
36 Tucidide, La guerra del Peloponneso, cit., V, 111 [c.n.]
37 Cfr. T. Hobbes, Elementi di legge naturale e politica, cit., I, IX, 1, pp. 45-46.
38 Ibid.
39 Nel Leviatano, ritorna la convinzione che senza un fermo orientamento verso un
fine, unimmaginazione ricca una specie di follia. Cfr. T. Hobbes, Leviatano, cit., I,
VIII, p. 57.
34
35

Itinera, N .3, 2012. Pagina 291

contemplare i fatti incerti, solo perch li desiderate, come se stessero


gi avvenendo40 e in tal modo subirete la pi grande rovina41.
Anche lallusione alla forza seduttrice dei nomi si riverbera nel
pensiero hobbesiano nel quadro di una vera e propria teoria
nominalistica, completamente delineata gi negli Elementi42, oltre che
allinterno della polemica allarte retorica cui si precedentemente
accennato. Non accidentalmente, in questo stesso dialogo, gli Ateniesi
si dichiarano restii a discutere di fronte al popolo, affinch le masse,
[] dopo aver ascoltato cose seducenti [] non siano ingannate43.
La visione necessitaristica delle vicende della storia e la
condanna alle illusioni dellaldil
Un altro aspetto non meno rilevante appreso da Hobbes almeno in
parte da Tucidide la visione totalmente laica delle vicende umane,
gi emersa in merito alla trattazione della passione della speranza e
del contributo che essa apporta nelloriginare il sentimento religioso.
Lordinata esposizione, nella narrazione tucididea, di eventi sottostanti
a rigorose leggi che governano il mondo umano allo stesso modo di
quello fisico ha senzaltro contribuito a spingere le convinzioni di Hobbes in direzione di quel radicale determinismo che contraddistingue la
sua opera. Nella Guerra del Peloponneso di tutti i fatti vengono individuate cause esclusivamente politiche, economiche e psicologiche, e sono
del tutto assenti spiegazioni sovrannaturali e disegni provvidenziali.
La stessa estraneit a qualsiasi ricorso a Dio o ad altre forze trascendenti si ritrova in tutta lopera di Hobbes. Luomo pu fare affidamento
solo sulle proprie risorse, di qui la convinzione che tutte le pratiche religiose nelle quali si cerchi di guadagnarsi i favori della divinit, solle-

Tucidide, La guerra del Peloponneso, cit., V, 113.


Ibid.
42 Cfr. T. Hobbes, Elementi di legge naturale e politica, cit., I, V, 6-7-8-14, pp. 27-30.
43 Tucidide, La guerra del Peloponneso, cit., V, 85.
40
41

Itinera, N .3, 2012. Pagina 292

citarne lintervento, siano non solo vane e deliranti, ma anche estremamente pericolose in quanto distolgono dalla valutazione delle reali
forze in gioco.
Traspare anche nella narrazione di Tucidide la riprovazione nei
confronti di chi fa affidamento agli oracoli, soprattutto qualora si
debbano prendere decisioni politiche: nel dialogo tra Ateniesi e Meli,
come si visto, o ancora nellepisodio in cui Nicia trascina i concittadini
verso la sconfitta a causa della sua meticolosa attenzione nel rispettare
le cerimonie religiose44.
Daltra parte Hobbes ricorda nellIntroduzione che Tucidide si era
guadagnato fama di ateo in quanto giudicava le pratiche religiose del
tempo nientaltro che forme di superstizione45. Nellopera matura
hobbesiana viene ribadita la convinzione che vi sia un limite
evanescente tra religione e superstizione e che, in ultima analisi, le due
possano essere distinte non gi per un criterio a esse intrinseco, ma
esclusivamente per il fatto che la prima ha ottenuto lapprovazione
ufficiale dellautorit politica. A testimonianza dellincisiva influenza
dellapporto di Tucidide proprio su questo argomento, troviamo nella
definizione della superstizione allinterno del Leviatano ancora vivo
limmediato ricollegamento al grande storico greco. Qui la spiegazione
della superstizione, cui si gi accennato, pressoch identica a quella
che

fornisce

Tucidide

tramite

le

parole

di

Pericle:

si

pu

tranquillamente ammettere che il corso degli avvenimenti pieghi con


scarti non meno imprevedibili che le intenzioni umane; perci nostra
abitudine imputare alla fortuna quanto sfugge al controllo delle nostre
facolt logiche46. Inoltre, come caso esemplare di comportamento
superstizioso Hobbes adduce proprio un episodio tratto dalla Guerra
Cfr. ibid., VII, 50.
T. Hobbes, E.W., VIII, p. XI. Si tratta daltra parte della stessa posizione in cui
doveva trovarsi anche Hobbes, la cui versione di cristianesimo estremamente sobria
gli attirava accuse di eresia da parte dei vescovi.
46 Tucidide, La guerra del Peloponneso, cit., I, 140.
44
45

Itinera, N .3, 2012. Pagina 293

del Peloponneso, quello in cui gli Ateniesi, avendo gi conseguito una


vittoria sotto il comando di Formione, per la guerra di Lepanto,
pretesero un altro Formione47 .
La lezione di Tucidide: la denuncia dellipocrisia nelle relazioni
umane
A conclusione di questa sommaria scorsa ai principali debiti che Hobbes dimostra di avere verso Tucidide, quello che forse emerge per la
sua importanza e per la sua trasversalit pu essere identificato nel
fatto che dalle Storie il filosofo ricava una lezione di raffinata decifrazione dei moventi passionali soggiacenti alle azioni umane. Tucidide,
come scrive Hobbes nellIntroduzione, ha saputo cogliere quelle passioni umane che dissimulate o non comunemente ammesse, purtuttavia determinano le pi importanti inclinazioni degli uomini nelle loro
pubbliche relazioni48. Hobbes, nelle varie declinazioni della sua teoria
delle passioni, dimostra di aver saputo senzaltro accogliere questa lezione, riportando alla luce aspetti misconosciuti dellagire umano.
Lindividuazione di questi moventi non fornisce certo un rassicurante
resoconto della natura umana, ma per Hobbes solo la conoscenza
delluomo per com nella realt effettiva pu essere il punto di partenza per trovare una soluzione efficace e non utopistica ai conflitti. Per
questo motivo Hobbes difende e giustifica la sua visione crudele della
natura umana, decisa nel tratteggiare le relazioni tra uomini come continuamente dominate e condizionate dal sospetto che le effettive intenzioni degli altri siano ben diverse da quelle che appaiono e vengono dichiarate pubblicamente. Col loro comportamento gli uomini ammettono il timore e la diffidenza reciproca. Ma nelle discussioni lo negano49.

T. Hobbes, Leviatano, cit., I, XXII, p. 89. Cfr. Tucidide, La guerra del Peloponneso,
cit., III, 7.
48 T. Hobbes, E.W., VIII, p. XXIX.
49 T. Hobbes, De cive, cit., Prefazione ai lettori, pp. 11-12.
47

Itinera, N .3, 2012. Pagina 294

soltanto una pericolosa ipocrisia a indurli a non riconoscere questi affetti o, pi abilmente, a mimetizzarli intenzionalmente.
La denuncia di Hobbes della volont di mascherare uno scomodo
seppur assai realistico ritratto della natura umana dunque senzaltro
debitrice nei confronti dellacuta analisi tucididea, magistrale nella
capacit di sondare senza falsi pudori lo scarto tra motivazioni segrete
e giustificazioni manifeste nelle azioni degli uomini.
I limiti della storiografia. Lincontro con la geometria e la
sostituzione della morale della prudenza con la morale
dellobbedienza
Sebbene gli aspetti ereditati dallopera di Tucidide siano diversi e notevoli, va riconosciuto anche come Hobbes riconosca, peraltro piuttosto
precocemente, anche grandi limiti, da imputarsi per pi che altro alla
disciplina della storia in generale. Ci che da sempre sta pi a cuore a
Hobbes infatti lindividuazione di leggi rigorose della natura umana,
e ben presto egli si rende conto di come la storia, mero registro
dellesperienza, non possa eludere quei fatti che spesso prendono pieghe inaspettate. Questa nuova consapevolezza anche il risultato
dellincontro di Hobbes, attorno al 1630, con la geometria50. Il metodo
deduttivo di tale scienza permette di conseguire conclusioni certe e universali in quanto fa affidamento a parametri esclusivamente artifiLa scoperta del metodo infallibile della geometria, per Hobbes una vera e propria
illuminazione, come lha definita il critico francese J. Bernhardt, segna la chiusura
della fase umanistica hobbesiana e lavvio della costruzione di un sistema
filosofico rigorosamente deduttivo. (Cfr. a tale proposito J. Bernhardt, La naissance
de Hobbes la pense moderne, Presses Universitaires de France, Paris 1988). Ci
che tuttavia preme maggiormente ricordare in questa sede che le preoccupazioni
fondamentali che spingono Hobbes a rivolgersi alla geometria e alla scienza fisica non
sono affatto diverse da quelle che lo hanno guidato durante la sua fase umanistica
e che, tramite unoriginale sintesi delle due influenze, rimangono il nerbo delle
riflessioni future del filosofo. Da una parte infatti la posizione rigorosamente
deterministica cui Hobbes perviene si sposa con la logica necessitante tipica della
narrazione tucididea, dallaltra il modello di spiegazione meccanicistico costituisce un
ineludibile presupposto dellantropologia hobbesiana.
50

Itinera, N .3, 2012. Pagina 295

ciali e convenzionali, riuscendo cos a conferire allesperienza e alla natura quellordine che esse non possiedono di per s. Hobbes dunque
spera di poter reimpiegare questo stesso metodo scientifico nel campo
della natura umana, per ottenere anche qui norme costanti e risultati
altrettanto proficui.
La prudenza per a questo punto viene rivalutata a tutto vantaggio
della scienza. Se agli inizi la prudenza si contrapponeva alla
presunzione e alla speranza, gi negli Elementi viene declassata e
assimilata a inaffidabile congettura51 e, nel Leviatano, inequivocabilmente svalutata e identificata con la presunzione52. Questo
mutamento di prospettiva va daltra parte di pari passo con un altro
passaggio fondamentale nellarco del pensiero hobbesiano: riconosciuti
i limiti inaggirabili della storia, Hobbes individua nella scienza politica
la sola dottrina che pu essere davvero utile, assicurare cio in modo
certo lordine sociale53. Ci possibile nella misura in cui Hobbes opera
una

sostituzione

della

morale

della

prudenza

con

la

morale

dellobbedienza. Gi ai tempi della traduzione di Tucidide Hobbes


tuttavia riconosceva come gli uomini non obbedissero a precetti morali
astratti, motivo del fallimento delle teorie morali e politiche del
passato, capaci di proporre soltanto inapplicabili modelli ideologici o,
ancor peggio, utopistici. La scienza politica ora prende il posto della
storia in quanto, se questultima si limitava a istruire segretamente54
gli uomini, senza poter tuttavia assicurare la loro obbedienza, la prima
invece in grado di garantirne lapplicazione incondizionata.
Nemmeno agli inizi dunque Hobbes poteva essere tacciato di
ingenuit: gi nellIntroduzione ammetteva che nella storia le
congetture non possono essere mai certe55. La volont di distaccarsi
Cfr. T. Hobbes, Elementi di legge naturale e politica, cit., I, III, 6, p. 24.
T. Hobbes, Leviatano, cit., I, III, p. 23.
53 Cfr. ibid., II, XX, p. 174.
54 T. Hobbes, E.W., VIII, p. XXXII.
55 Ibid., p. VIII.
51
52

Itinera, N .3, 2012. Pagina 296

dalla disciplina della storia dunque non significa affatto tout court un
misconoscimento della lezione di Tucidide. Non a caso Hobbes lo
definisce sin dapprincipio lo storico pi politico che abbia mai
scritto56.
La fedelt a Tucidide nellopera matura di Hobbes: il Behemoth
Ulteriore prova dellipotesi che Hobbes non abbia affatto esaurito col
passare del tempo la sua ammirazione verso lo storico greco, nel Behemoth, opera storiografica sulla guerra civile inglese scritta al tramonto
dellesistenza,

purtroppo

spesso

trascurata

dalla

critica,

leco

dellinfluenza di Tucidide si fa sentire con forza e a molteplici livelli.


Ancora una volta, la spinta a impegnarsi in un nuovo progetto
strettamente connessa al tormentato contesto storico. La stesura del
Behemoth risale infatti alla fine degli anni Sessanta57, periodo in cui i
contrasti tra re e Parlamento fanno sentire vicino il rischio dello
scoppio di una nuova guerra civile.
Come gi per il Leviatano, Hobbes sceglie come titolo per questo
testo il nome di un animale biblico. Il Behemoth, menzionato nel
Libro di Giobbe58, una bestia insaziabile e indomabile, con cui Hobbes
vuole indicare il Parlamento, pronto a mettere in atto ogni sorta di
artifici per indebolire sempre di pi il sovrano.
Il recupero della disciplina della storia come

banco di prova

dei fondamenti della filosofia politica


Si detto che il Behemoth unopera storiografica, ma a rigore si tratta
di un dialogo, in cui due personaggi, di cui uno fa da spalla al narra-

Ibid. [c.n.].
La redazione di questo testo va fatta risalire intorno al 1667, ma la pubblicazione
avviene soltanto in seguito alla morte del filosofo, avvenuta nel 1679.
58 Cfr. Giobbe, 40, 15-24.
56
57

Itinera, N .3, 2012. Pagina 297

tore principale, espongono, commentano e interpretano le vicende della


guerra civile inglese.
Alla fine della vita dunque Hobbes si riaccosta alla disciplina della
storia, oramai per pienamente consapevole di tutte le risorse che essa
consente di dispiegare e al contempo dei limiti che intrinsecamente la
caratterizzano. Consapevolezza che si manifesta innanzitutto nella
predilezione della forma dialogica, dietro cui non difficile scorgere
ancora vitale linfluenza dellammirato Tucidide. Gi ai tempi della
traduzione della Guerra del Peloponneso Hobbes riconosceva che la
storia di per s [] meramente narrativa59, perci adesso ad un
arido resoconto di fatti preferisce una loro rielaborazione critica, non
da un unico e assoluto punto di vista, bens attraverso uno scambio
dinamico che permetta anche di inserire digressioni storiche, teorie
squisitamente filosofiche e fini analisi politiche.
Lo scopo privilegiato che Hobbes attribuiva negli anni della sua
formazione alla storia non sostanzialmente mutato, infatti, in
apertura dellopera, afferma che niente pu essere istruttivo [] pi
del ricordo [] di quella guerra60. Nel Behemoth quindi Hobbes
recupera la storia, ma ora a partire da unesigenza filosofica di base:
quella di mettere alla prova, tramite lapplicazione a una vicenda reale
e cos decisiva come la guerra civile, il sistema della scienza politica
elaborato nelle opere precedenti.
Allinizio del primo dialogo Hobbes tratteggia il drammatico
scenario offerto dalle vicissitudini dellInghilterra di quei tempi: un
panorama dogni specie dingiustizia e dogni specie di follia []
prodotte dalle loro madri, ipocrisia e presunzione.61
La storia recente dunque restituisce uno spettacolo in cui dominano
due passioni. Lipocrisia proprio latteggiamento che a parere di
T. Hobbes, E.W., VIII, p. VIII.
T. Hobbes, Behemoth, tr. it. di O. Nicastro, Editori Laterza, Roma-Bari 1979, p. 4
[c.n.].
61 Ibid., p. 5 [c.n.].
59
60

Itinera, N .3, 2012. Pagina 298

Hobbes Tucidide ha saputo pi di ogni altro autore sventare nel


narrare le azioni degli uomini, distinguendo sempre allinterno di
queste moventi profondi e comportamenti di superficie. Atteggiamento
che

Hobbes

ha

reimpiegato

nellanalizzare

la

natura

umana,

assumendo tutte le conseguenze che i risultati di tale indagine


comportano sul piano politico, e di cui ora si serve per interpretare la
situazione contemporanea. La presunzione non altro che lonore,
passione centrale nellantropologia hobbesiana. Dunque, ancora come
ai tempi della traduzione di Tucidide, nella storia azioni di onore e
disonore appaiono chiaramente e distintamente62, e ora diviene
possibile individuarle non solo in un lontano passato, ma anche nel
tempo presente, rispetto al quale prima Hobbes avvertiva il rischio di
sbagliarsi di grosso63.
Hobbes prosegue con lindividuazione delle cause della guerra. Il
motivo principale identificato nella corruzione del popolo inglese,
sedotto, proprio come accadeva ai tempi di Tucidide, da disobbedienti
[] stimati come i migliori patrioti64. Lelenco degli istigatori alla
ribellione comprende uomini religiosi (presbiteriani e cattolici), membri
delle stte, parlamentari repubblicani e commercianti di Londra.
Lanalisi di Hobbes intende perci collocarsi assolutamente super
partes, ma risulta cionondimeno estremamente polemica: tutti gli
schieramenti vengono parimenti criticati. Nemmeno il re esce intatto
dalla critica hobbesiana, al contrario viene descritto come un fantoccio
facilmente manovrato dalle varie parti. Nuovamente dunque emerge
come il favore accordato da Hobbes alla monarchia, lungi dallessere
ascrivibile a una questione ideologica, solo e da ultimo motivato dalla
consapevolezza dellimpareggiabile efficacia di quel tipo di ordinamento
nellassicurare il mantenimento dellordine. Originale e tenace

T. Hobbes, E.W., VIII, pp. XVI-XVII..


Ibid.
64 T. Hobbes, Behemoth, cit., p. 6.
62
63

Itinera, N .3, 2012. Pagina 299

posizione questa che si visto come fosse gi esplicita nellIntroduzione


alla traduzione alla Guerra del Peloponneso.
A ulteriore riprova di ci, significativo notare come, dal resoconto
hobbesiano, la figura di Cromwell si dimostri assai pi abile nel
domare il Parlamento rispetto al sovrano e come Hobbes non esiti a
concludere che il Protettore nei fatti era un monarca assoluto65.
A ogni modo, Hobbes si sofferma soprattutto ad analizzare le
meschine strategie messe in atto dai ministri presbiteriani e cattolici e
dai parlamentari. Il pericoloso collante tra questi costituito dalle
teorie repubblicane apprese nelle universit e divulgate grazie allarte
della retorica: magnificando nelle loro arringhe il governo democratico,
essi riescono a convincere il popolo di trovarsi sotto una tirannide.
Hobbes si preoccupa specialmente di sventare la matrice passionale
dei moventi che hanno condotto questi uomini a ordire la rivolta:
erano ministri e gentiluomini ambiziosi, invidiosi66 dei vescovi e degli
altri membri del Parlamento, che ritenevano meno saggi67. Hobbes
conclude che mentre il governo popolare passava sotto il nome di
libert [] mai vi fu un tiranno crudele come unassemblea
popolare68. Situazione questa affatto diversa da quella denunciata da
Tucidide e rievocata da Hobbes nellIntroduzione.
I segnali di uninfluenza ancora vitale
Nel Behemoth dunque non banalmente il recupero della disciplina
storiografica a testimoniare come il dialogo intellettuale di Hobbes con
Tucidide non abbia ancora esaurito la sua influenza nonostante siano
oramai lontanissimi gli anni della traduzione. Ulteriori segnali di un
ricordo ancora vitale sono senzaltro la scelta della struttura dialogica,
Ibid., p. 220. Questo punto ricorda daltra parte il riconoscimento, operato da
Tucidide, del carattere monarchico del potere esercitato da Pericle.
66 Ibid., p. 29.
67 Ibid.
68 Ibid.
65

Itinera, N .3, 2012. Pagina 300

lindividuazione dellonore e dellipocrisia come passioni fondamentali


per spiegare la natura umana, infine la polemica allarte della retorica:
tutti aspetti gi anticipati nellIntroduzione alla traduzione, poi sviluppati nel corso di tutta la produzione hobbesiana. A essi non va dimenticato di aggiungere il carattere assolutamente laico della visione storica
che Hobbes impiega nel Behemoth. Anche qui infatti Hobbes imbastisce
la consueta condanna alle pratiche superstiziose, suggellata dallormai
irriflesso collegamento allesempio tratto proprio dalla Guerra del Peloponneso.69 Estremamente affine alla riprovazione espressa da Tucidide
verso il vano affidarsi agli oracoli la discussione su come i sogni o i
pronostici di pazzi [] possano essere di gran danno allo stato70, in cui
gli interlocutori concludono che niente rende difficili le decisioni umane quanto lincertezza del futuro71 e che purtroppo spesso la profezia
causa principale dellevento predetto72.
I debiti verso Tucidide presenti nel Behemoth si riscontrano poi
anche a livello dellapproccio metodologico impiegato. Proprio allinizio
dellopera viene enunciato il proposito di riferire azioni [], e quali ne
fossero le cause, i pretesti, la giustizia, lordine, gli stratagemmi, i
risultati73. Si tratta della riproposizione puntuale di quegli elementi
che per Hobbes costituivano il cuore del metodo tucidideo. Vale la pena
citare nuovamente lIntroduzione per cogliere appieno come sia
pregnante il parallelo: Tucidide procede nel mostrare le cause, sia
reali

che

pretese,

della

guerra74

(cause

pretesti),

segue

Cfr. ibid., p. 37. Nella lunga guerra tra Atene e Sparta, un ammiraglio ateniese
vinse molte battaglie contro gli spartani; e, per questa ragione, [] gli ateniesi
scelsero come ammiraglio il figlio, ma con scarsi risultati. [] solo una sciocca
superstizione quella di sperare che Dio abbia legato il successo in guerra, come
eredit inalienabile, a un nome, o ad una famiglia.
70 Ibid., pp. 217-218.
71 Ibid.
72 Ibid.
73 Ibid., p. 5.
74 T. Hobbes, E.W., VIII, p. XXI.
69

Itinera, N .3, 2012. Pagina 301

distintamente e semplicemente lordine del tempo75 (lordine), espone


i fondamenti e i moventi dellazione [] prima dellazione stessa76
(stratagemmi e risultati), infine aggiunge, quando c loccasione, []
il suo giudizio77 (giustizia). Pi avanti, nel Behemoth, emerge ancora
lintento di conoscere la storia non tanto delle azioni accadute al
tempo dei recenti disordini, quanto piuttosto delle loro cause e dei
disegni e stratagemmi che le fecero accadere78. La lezione di Tucidide
continua perci a esercitare una notevole influenza su Hobbes: la storia
continua a istruire a cogliere, oltre alla facciata delle azioni, le passioni
e gli stratagemmi che le hanno determinate. E se gi nellIntroduzione
Hobbes era consapevole dellimpossibilit di ricavarne conoscenze
certe, di nuovo nel Behemoth, confessa, ma con una lucidit acquisita
in seguito a una complessa evoluzione del suo pensiero: non sono in
grado di entrare nei pensieri degli uomini pi in l di dove mi porta
lesame della natura umana in generale79.
Se infatti agli esordi Hobbes consegnava alla storia il compito di
individuare le costanti della natura umana, oramai nel Behemoth
questo rapporto risulta completamente rovesciato. Venuto a conoscenza
delle possibilit che un metodo scientifico pu offrire e sulla base di
una peculiare antropologia, Hobbes ha costruito in modo deduttivo
unambiziosa dottrina politica. Infine, allo scopo di difendere la validit
di questultima circa la sua efficacia incondizionata nel garantire la
pace, ne ha messo alla prova i principi e gli strumenti applicandola a
un importante episodio della realt contemporanea. Se la storia non
pu essere una scienza, essa conserva unutilit non trascurabile in
quanto valido strumento per fornire esempi illuminanti, interpretare

Ibid.
Ibid.
77 Ibid., p. XXII.
78 T. Hobbes, Behemoth, cit., p. 54.
79 Ibid., p. 36.
75
76

Itinera, N .3, 2012. Pagina 302

comportamenti, verificare previsioni. Pu affiancarsi e fare da


sostegno, fungendo da banco di prova, alla filosofia politica.
Rimane acquisito che solo un metodo scientifico pu fungere da
fondamento e da giustificazione alla teoria politica. Approdo che
Hobbes non trascura di riconfermare anche nel Behemoth, ricordando
che per governare uno stato non bastano n il buon senso, n la
prudenza, [] se non si possiedono regole infallibili e la vera scienza
dellequit e della giustizia80.
Morale borghese o irriducibilit della posizione hobbesiana a
unideologia?
Per restituire un quadro completo dellinfluenza che ancora esercita
Tucidide nel Behemoth, doveroso soffermarsi ancora su di un punto.
Si visto come tra i responsabili dello scoppio della guerra civile Hobbes annoveri anche i commercianti di Londra, ossia i rappresentanti
del ceto medio.
Proprio facendo riferimento a questi punti dellopera il critico Leo
Strauss81 ha intravisto una tendenza della posizione hobbesiana ad
avvicinarsi, in questa ultima fase del pensiero, alle preoccupazioni e
alla mentalit tipiche della borghesia. Seppur disposto ad ammettere
che Hobbes si sia sempre dimostrato un deciso oppositore della classe
media82, posizione in cui peraltro riconosce come fondamentale
linfluenza esercitata da Tucidide, Strauss tuttavia spinge ben oltre la
sua interpretazione, giungendo a concludere con risoluzione che la
morale di Hobbes quella della borghesia83 e gli ideali della sua
filosofia politica sono precisamente gli ideali della borghesia84. Ci,
Ibid., p. 82 [c.n.].
Cfr. L. Strauss, La filosofia politica di Hobbes. Il suo fondamento e la sua genesi,
cit., pp. 284-297.
82 Ibid., p. 285.
83 Ibid., pp. 288-289.
84 Ibid.
80
81

Itinera, N .3, 2012. Pagina 303

nello specifico, nella misura in cui larco del pensiero hobbesiano


sarebbe

segnato

da

un

passaggio

dallesaltazione

dei

valori

dellaristocrazia alla difesa delle virt della vita borghese, altrimenti


detto, dalla sostituzione della morale dellonore con la morale della
prudenza. Virt, questultima, che riassumerebbe in modo esemplare i
valori tipici della classe media, rintracciati da Strauss anche in altri
aspetti della filosofia hobbesiana, quali la celebrazione della pace, la
difesa della propriet privata, limportanza attribuita al benessere e
alla sicurezza dei cittadini oltre che alla loro mera sopravvivenza,
lelogio della saggezza proveniente dalla paura della morte e, infine, il
riconoscimento del valore dello sforzo che luomo mette in atto per
uscire dalla sua condizione naturale85.
Tuttavia nel Behemoth risulta assai difficile non vedere una vera e
propria condanna di portata generale dei valori mercantili, che emerge
dal disprezzo di Hobbes nei confronti dellastuzia, della ossessiva
previdenza, del gretto materialismo tipici della classe borghese.
Questi mercanti [] hanno il guadagno privato come vocazione, [] la
loro unica gloria quella di diventare eccezionalmente ricchi per la loro
sapienza nel comprare e nel vendere86.
In aggiunta a ci risulta alquanto arbitraria lattribuzione a Hobbes
di una categorica disapprovazione dei valori aristocratici: non
sufficiente a tale proposito addurre come prove linsistenza con cui
promuove la pace o il maggiore valore attribuito alle virt che
richiedono uno sforzo rispetto a quelle naturali e fortuite. Nel caso
della difesa della propriet privata poi, mi sembra vi sia un vero e
proprio fraintendimento da parte di Strauss circa questo aspetto della
teoria hobbesiana: questa prevede improrogabilmente che la propriet

In questo punto addirittura Strauss avverte unanticipazione dellanalisi hegeliana


del mondo borghese.
86 T. Hobbes, Behemoth, cit., p. 147.
85

Itinera, N .3, 2012. Pagina 304

dei beni sia in ultima istanza detenuta proprio dal sovrano, a garanzia
del carattere assoluto del potere da quello esercitato87.
Soprattutto, va riconosciuto come la tesi secondo cui Hobbes
avrebbe attuato una sostituzione dellonore con la prudenza88 trovi
davvero scarsi appigli: si cercato di mettere in risalto come invece il
percorso hobbesiano sia contrassegnato da una piuttosto precoce
svalutazione della virt della prudenza, a tutto vantaggio della
certezza assicurata dalla scienza. Si visto poi come in seguito Hobbes
addirittura stabilisca unequazione tra prudenza e presunzione, e come
questultima sia perentoriamente condannata nel Behemoth.
Infine non affatto scontato che la riprovazione espressa talvolta da
Hobbes nei confronti dellonore equivalga necessariamente a una
rivalutazione dei valori borghesi a scapito di quelli aristocratici. Pi in
profondit, occorre riconoscere come Hobbes non abbia mai avuto,
neanche da principio, unopinione categoricamente positiva dellonore,
n tantomeno ora intenda rigettare del tutto questa passione: il suo
atteggiamento verso le passioni sempre eclettico, in quanto esso la
diretta emanazione del suo relativismo in ambito morale.
Quindi la qualificazione della filosofia hobbesiana come votata ai
valori e agli interessi della morale borghese effetto di una prospettiva
limitante e semplificatrice, che ostacola il riconoscimento della
complessit della posizione di Hobbes, la cui caratteristica pi
straordinaria proprio la sostanziale irriducibilit a un qualsivoglia
schieramento o a una superiore ideologia. Ancora nel Behemoth Hobbes
dichiara di non voler appoggiare alcuno strato sociale; al contrario, di
tutte le parti, afferma, intendevo narrare solo la loro ingiustizia,
impudenza, e ipocrisia89.

Cfr. T. Hobbes, De cive, cit., VI, p. 15.


L. Strauss, La filosofia politica di Hobbes. Il suo fondamento e la sua genesi, cit.,
p. 282.
89 T. Hobbes, Behemoth, cit., p. 139.
87
88

Itinera, N .3, 2012. Pagina 305

Lunica

forma

assoluta

di

ingiustizia

che

infatti

Hobbes,

discostandosi, ma solo in apparenza, dai suoi consueti parametri


relativi90, disposto a riconoscere e a denunciare senza esitazioni
lipocrisia; e non a caso nel Behemoth stabilisce uno stretto legame tra
quei due vizi, ingiustizia e ipocrisia. Se, in tutta la sua opera, Hobbes
non si schiera mai al servizio di una fazione, non dispensa mai lezioni
morali, per il fatto che gli del tutto estranea la preoccupazione di
dissimulare con una copertura ideologica i reali interessi che muovono
le azioni umane. Qualit assai rara, appresa, come si cercato di
dimostrare, almeno in parte anche da Tucidide, uno che non si dilunga
mai in digressioni per fare prediche, morali o politiche [], e non fa
entrare nel cuore degli uomini nientaltro se non gli atti stessi che
evidentemente li guidano91.

La categorica denuncia dellipocrisia infatti non implica affatto una sospensione del
relativismo etico hobbesiano, e ne costituisce anzi la riprova definitiva. Lipocrisia
condannata proprio in quanto consiste nel tentativo di nascondere il fatto che i valori
siano determinati in relazione agli interessi di volta in volta in gioco.
91 T. Hobbes, E.W., VIII, p. VIII.
90

Itinera, N .3, 2012. Pagina 306