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Dinamica dei Fluidi

 Lezioni di Fisica Tecnica


 Prof. G. Elias
 Dr. E. Ferrari

Milano, Prof. GE/EF-10/2002 v. 01

Definizione di fluido
Un fluido un sistema continuo che non pu
opporre sforzo di taglio quando a riposo.

F //

Lo sforzo di taglio una forza che agisce


parallelamente alla superficie considerata (forza
per unit di superficie), mentre prende il nome di
pressione la forza che agisce
perpendicolarmente alla superficie considerata.
T = F// / S (sforzo di taglio)
P = F / S (pressione)

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Meccanica dei fluidi

Definizione di fluido (segue)

lastra superiore

campione in esame posto


tra due lastre parallele

peso

Consideriamo un esperimento che, sfruttando la


definizione di fluido appena data, permette di
decidere se un dato materiale un fluido.
Si ponga il materiale fra due lastre parallele e lo
si sottoponga ad uno sforzo di taglio esterno. In
figura mostrato lesperimento; lo sforzo di
taglio ottenuto mediante un peso.
Poich un fluido non pu opporre alcun tipo di
resistenza finch a riposo, il materiale sar
considerato un fluido se la lastra superiore si
muove verso destra finch applicato lo sforzo di
taglio, indipendentemente dallentit dello sforzo.

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Meccanica dei fluidi

Viscosit

lastra superiore

campione in esame posto


tra due lastre parallele

peso

La lastra che si sposta verso destra si muover con una certa


velocit che funzione di una propriet del fluido che prende
il nome di viscosit. Pi viscoso il fluido e pi lento il
movimento della lastra.
La forza per unit di superficie della lastra, quindi lo sforzo di
taglio T esercitato sulla lastra, proporzionale alla velocit v
di questa ed inversamente proporzionale alla distanza h tra le
due lastre:
F v

T=

(1)

Il coefficiente di proporzionalit detto viscosit dinamica e


si indica con . Cos, per quel particolare esperimento si ha:

v
T =
h

(2)

Lequazione 2 pu essere generalizzata a due strati adiacenti


di fluido separati da una distanza dy, entrambi in movimento
nella direzione x. Se la differenza di velocit tra i due strati
du, lequazione 2 diventa:
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La viscosit (segue)

lastra superiore

 du 
T =  
 dy 

campione in esame posto


tra due lastre parallele

peso

( 3)

Lequazione 3 viene talvolta detta legge di Newton della viscosit. Il


termine du/dy detto velocit di deformazione tangenziale, o anche
gradiente di velocit.
Le dimensioni della viscosit devono essere scelte in modo da rendere
omogenee le equazioni 2 e 3. Quindi, poich lo sforzo di taglio T
espresso in N/m2 e la velocit di deformazione tangenziale in s-1, lunit
di misura della viscosit diventa:
Ns
kg
1[] = 1 2 = 1
m
ms
Nel sistema cgs lunit di misura g/cm s ed chiamata poise. Dunque
1 poise = 1

g
kg
= 0,1
cm  s
ms

La viscosit dellacqua a temperatura ambiente di circa 0,01 poise,


ovvero 1 centipoise, che si scrive 1cp.
Il rapporto tra viscosit dinamica di un fluido e la sua densit detto
viscosit cinematica e si indica con ,

=
m 2 s)
(

Ununit di misura alternativa cm2/s e viene detta stoke.

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Meccanica dei fluidi

Reologia

lastra superiore

campione in esame posto


tra due lastre parallele

peso

In generale, quanto maggiore lo sforzo di taglio


applicato, tanto maggiore la velocit di
scorrimento della lastra.
La reologia studia il legame esistente tra lo sforzo
di taglio applicato e il gradiente di velocit
prodotto.
Per mezzo della reologia possibile differenziare
il comportamento dei fluidi in diverse categorie.

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Meccanica dei fluidi

Reologia (segue)

sforzo di taglio

Fluidi newtoniani

gradiente di velocit

Quando il legame tra lo sforzo di taglio ed il


gradiente di velocit una costante, il fluido
viene detto newtoniano.
Lacqua un fluido newtoniano.
Questo comportamento pu essere espresso
attraverso la relazione:

dv
T =
dy
dove T lo sforzo di taglio, dv/dy il gradiente di
velocit e la viscosit dinamica.
I fluidi per i quali per i quali non esiste una
proporzionalit semplice tra sforzo di taglio e
gradiente di velocit vengono generalmente
definiti non newtoniani.
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Reologia (segue)
Fluidi non newtoniani
Tipici fluidi non newtoniani sono, ad esempio, le vernici
le colle, le gelatine, molti prodotti alimentari, il sangue
ecc. I fluidi non newtoniani possono essere suddivisi in
diverse categorie.
Fluidi pseudoplastici
Quelli nei quali la viscosit diminuisce allaumentare de
gradiente di velocit; analiticamente ci pu essere
espresso dalla relazione:

sforzo di taglio

 dv 
T = K 
 dy 

gradiente di velocit

dove K definita viscosit apparente, ed n<1;


il comportamento tipico di tutti quei fluidi che
contengono in sospensione molecole di peso molecolare
elevato; incrementando lo sforzo di taglio, le molecole
tendono ad allinearsi nella direzione di scorrimento
offrendo sempre meno resistenza.
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Reologia (segue)

sforzo di taglio

Fluidi dilatanti
Sono detti fluidi dilatanti, ad esempio gli amidi ed i grassi
utilizzati per la produzione alimentare, quelli per i quali vale la
relazione

 dv  n
T = K 
 dy 
gradiente di velocit

sforzo di taglio

con n>1.

gradiente di velocit

Fluidi di Bingham
Sono fluidi che si comportano come i fluidi newtoniani (=cost),
solo dopo che stato raggiunto un certo valore dello sforzo di
taglio applicato; sono un particolare caso di fluidi plastici.
Esempi di fluidi plastici sono le soluzioni molto concentrate e i
colloidi, per i quali necessario uno sforzo di taglio tale da
rompere la struttura reticolata che essi presentano.

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Dinamica dei fluidi


La dinamica dei fluidi studia il moto dei fluidi, ossia delle
correnti fluide. Esistono diversi tipi di correnti fluide:
 stazionaria o non stazionaria;
 comprimibile o incomprimibile;
 viscosa o non viscosa;
 rotazionale o non rotazionale.
In una corrente stazionaria la velocit (vettoriale) delle
particelle di fluido in ogni punto costante nel tempo.
La maggior parte dei liquidi incomprimibile, cio la massa
volumica non varia con la pressione. Per contro i gas sono
altamente comprimibili.
Un fluido viscoso quando non fluisce facilmente (es. il
miele). Invece un fluido con viscosit nulla fluisce senza
impedimenti o attriti.
Una corrente fluida rotazionale quando una parte del fluido
si muove di moto rotatorio oltre che di moto traslatorio.

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Equazione di continuit
Studiare la dinamica dei fluidi serve per misurare la
velocit o la portata di un fluido che scorre in un
condotto o ancora, per calcolare quale pressione
dovr avere un fluido per fare in modo che arrivi alle
utenze finali con un dato valore di portata.
Questi problemi si risolvono applicando al fluido in
questione i cosiddetti bilanci di massa e di energia.
Bilancio di massa (Equazione di continuit)
Chiunque abbia usato il pollice per regolare lacqua
uscente allestremo di una manichetta avr
probabilmente osservato che la velocit dellacqua
aumenta notevolmente quando il pollice riduce larea
della
sezione
trasversale
dellapertura
della
manichetta. Questo tipo di comportamento dei fluidi
descritto quantitativamente da una relazione nota
come equazione di continuit.

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Equazione di continuit (segue)


Lequazione esprime il concetto che la massa di fluido
che entra da un estremo di un tubo deve uscire
dall'altro estremo se nel tratto considerato non si
verificano entrate o uscite di fluido. Per esempio, se
un fluido entra in un tubo con una portata in massa di
5 kg/s, esso deve uscire con la stessa portata, sempre
che, fra il punto di entrata e il punto di uscita, non ci
siano sorgenti n pozzi che aggiungano o sottraggano
fluido.
La figura rappresenta una massa elementare di fluido,
in moto lungo un tubo. A monte della posizione 2, dove
il tubo ha una sezione trasversale di area A2, il fluido
ha (modulo della) una velocit v2 e una massa
volumica 2. A valle della posizione 1, le grandezze
corrispondenti sono A1, v1, e 1. Durante un piccolo
intervallo di tempo t, il fluido nel punto 2 percorre
uno spazio S2 = v2 *t.

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Equazione di continuit (segue)


Il volume di fluido che fluito per questo punto
A2S2 = A2v2t
La massa m di questo elemento di fluido il prodotto
della massa volumica per il volume:
m = Q2A2v2 t
Dividendo m per t si ottiene la portata in massa Q.
[la massa che fluisce riferita all'intervallo di tempo
(divisa per l'intervallo di tempo) durante il quale
fluisce].
Un ragionamento identico conduce alla portata in
massa nella posizione 1.
Poich nessuna quantit di fluido pu attraversare le
pareti laterali del tubo, le portate in massa nei punti 1
e 2 devono essere uguali.

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Equazione di continuit (segue)


Riassumendo, lequazione di continuit dice che
la portata in massa ha lo stesso valore in ogni
posizione lungo un tubo che ha un unico punto di
entrata e un unico punto di uscita della corrente
fluida.
La portata in massa si ricava dalla seguente
formula:
Qm= A v
Lunit di misura della portata in massa nel
Sistema Internazionale il kilogrammo al
secondo (kg/s).

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Teorema di Bernoulli
Prima di esaminare il teorema di Bernoulli facciamo due
osservazioni riguardo al modulo della velocit, alla pressione e
alla quota di un fluido ideale in moto (corrente irrotazionale,
fluido non-viscoso e incomprimibile).
In primo luogo, quando un fluido che fluisce in un tubo
orizzontale incontra una regione in cui la sezione trasversale ha
unarea ridotta, la pressione del fluido diminuisce come indica
la figura. Il motivo il seguente. Quando si muove verso valle,
dalla regione 2 alla regione 1 nella figura, il fluido aumenta la
propria velocit (accelera), come richiesto dalla principio di
conservazione della massa espresso dall'equazione di
continuit. Per la seconda legge di Newton, il fluido che
accelera deve essere soggetto a una forza non-equilibrata che
pu esistere soltanto se la pressione nella regione 2 maggiore
della pressione nella regione 1.
Perci, in un tubo orizzontale, la pressione diminuisce quando la velocit del fluido
aumenta (minore area della sezione trasversale) e, viceversa, la pressione aumenta
quando la velocit del fluido diminuisce (maggiore area della sezione trasversale).

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Teorema di Bernoulli (segue)


In secondo luogo, se il fluido subisce un aumento della
quota, come nella figura, la pressione in basso
maggiore della pressione alla sommit. Questa
affermazione si basa sulla legge di Stevino (v. statica
dei fluidi).
Ci detto, affrontiamo lo studio del teorema di Bernoulli
costatando che esso altro non che il principio di
conservazione dellenergia meccanica, applicato ad un
fluido in movimento.

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Teorema di Bernoulli (segue)


Per spiegare il principio di conservazione dellenergia
meccanica, partiamo dal concetto di lavoro compiuto da una
forza. Esso quantificabile dal prodotto scalare della forza per
lo spostamento: L=F*S (con F e S agenti nella medesima
direzione).
Dalla seconda legge di Newton sappiamo che:
F = m*a
e quindi possiamo ricavare: L = m*a*S
Daltronde, dalla cinematica sappiamo che
vf2 = vi2 + 2aS (con f finale e i iniziale)
e quindi
aS = (vf2 - vi2)/2
Da cui:
L = m (vf2 - vi2)/2 ossia
L = 1/2m vf2 - 1/2m vi2
Il termine 1/2mv2 prende il nome di energia cinetica.
Di conseguenza possiamo dire che il lavoro compiuto da una
forza (o da un risultante di forze) fa variare lenergia cinetica
del sistema.
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Teorema di Bernoulli (segue)


A questo punto, possiamo scomporre il lavoro L in due
contributi: il lavoro compiuto da una forza particolare, la forza
gravitazionale, (Lg) e quello compiuto da tutti gli altri tipi di
forze (Lng).

1
Fg

h1

2
Fg
h2

L = Lg + Lng
Il lavoro compiuto dalla forza gravitazionale (o forza peso) pu
essere espresso come segue:
Lg = Fg * S
In questo caso lo spostamento S avviene sempre in direzione
verticale (dato che in questa direzione che la forza agisce) e
quindi pu essere espresso in termini di differenza di quota.
Facendo riferimento alla figura, il lavoro compiuto dalla forza
gravitazionale nel portare loggetto da 1 a 2 dato da:
Lg = Fg * (h1 - h2) e dato che Fg = m * g:
Lg = mgh1 - mgh2
Il termine mgh prende il nome di energia potenziale.
Di conseguenza possiamo dire che il lavoro compiuto dalla
forza gravitazionale fa variare lenergia potenziale del sistema.

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Teorema di Bernoulli (segue)


La somma dellenergia cinetica e dellenergia potenziale
prende il nome di energia meccanica:
Em = Ec + Ep
Tornando ora alla relazione L = Lg + Lng e alla luce di quanto
visto, possiamo dire che:
1/2mvf2 -1/2mvi2 = mgh1 - mgh2 + Lng oppure che:
Lng = (1/2m vf2 + mgh2) - (1/2mvi2 + mgh1) ossia:
Lng = Emf - Emi
Ossia il lavoro compiuto dalle forze non gravitazionali fa
variare lenergia meccanica del sistema.
Da cui, estendendo, se su un sistema non agiscono forze
esterne alla gravit o se queste forze non compiono lavoro
(Lng=0), lenergia meccanica finale sar uguale allenergia
meccanica iniziale (Emf = Emi), cio si conserva.
(PRINCIPIO DI CONSERVAZIONE DELLENERGIA MECCANICA)

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Teorema di Bernoulli (segue)


Applichiamo ora il principio di conservazione ad un fluido
ideale in moto. Il ragionamento potrebbe essere il seguente:
Lenergia meccanica posseduta dal fluido nella sezione 2
minore di quella posseduta nella sezione 1. Infatti, sia la quota
h2 che la velocit v2 sono inferiori alle corrispondenti della
sezione 1. Di conseguenza, lenergia potenziale e quella
cinetica a loro proporzionali saranno maggiori in 1.
Lenergia meccanica (Ec+Ep) dunque non si conservata.
Dovranno quindi esistere forze diverse dalla forza
gravitazionale che compiono un lavoro (Lng). Queste sono le
forze di pressione (F =P*A), maggiori in 2.
Lng = (1/2mv12 + mgh1) - (1/2mv22 + mgh2)
F*S = (1/2mv12 + mgh1) - (1/2mv22 + mgh2)
(P2*A2*S1 - P1*A1*S2) = (1/2mvf2 + mgh2) - (1/2mvi2 + mgh1)

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Teorema di Bernoulli (segue)


Ma A2*S1 = A1*S2 = V (volume), dunque:
(P2-P1)*V = (1/2mv12 + mgh1) - (1/2mv22 + mgh2)
A sua volta il volume pu essere espresso come rapporto tra la
massa (m) e la massa volumica ()
(P2-P1)*m/  = (1/2mv12 + mgh1) - (1/2mv22 + mgh2)
Da cui, semplificando la massa e riarrangiando i termini si
ottiene:
P1 + 1/2 v12 +  gh1 = P2 + 1/2 v22 +  gh2
noto come Teorema di Bernoulli

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Venturimetro
Applicazioni del
teorema di Bernoulli

un dispositivo per misurare la velocit di un fluido.


Supponiamo, per esempio, che si debba
determinare la velocit di un fluido in un tubo
orizzontale. Si pu ottenere la velocit con un
venturimetro sostituito a un tratto del tubo, come
illustrato nella figura. Quando il fluido in moto entra
nella parte stretta del venturimetro, la velocit del
fluido cresce da v2 a v1, e la pressione del fluido
decresce da P2 a P1. In base a una misurazione di
queste pressioni e alla conoscenza delle aree delle
sezioni trasversali del tubo e del venturimetro, si
possono determinare la velocit del fluido, e la
portata in volume, per mezzo del teorema di
Bernoulli (per i fluidi ideali).

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Il tubo di Pitot
Applicazioni del
teorema di Bernoulli

uno strumento per il calcolo della velocit di un


fluido che si basa sulla misura della differenza di
pressione che si determina tra le apposite aperture di
cui dotato lo strumento. Mediante lapplicazione del
teorema di Bernoulli tra le sezioni corrispondenti alle
aperture possibile calcolare il valore della velocit
puntuale del fluido.
Ponendo lo strumento nella corrente in modo tale che
una apertura sia perpendicolare alla direzione del
flusso e una o pi altre aperture siano parallele alla
direzione del flusso, si determina ai capi di dette
aperture una differenza di pressione proporzionale
alla velocit di scorrimento del fluido stesso

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