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IL NEGRO DI PIETRO IL GRANDE

Per ferrea volont di Pietro


La Russia trasfigurata.
N. Jazkov
I

Sono a Parigi;
Ho cominciato a vivere, ma non a respirare.
Dmtriev, Diario di un viaggiatore
Fra i giovani mandati da Pietro il Grande in terre straniere, per
apprendervi le nozioni indispensabili a uno stato riformato, si
trovava il suo figlioccio, il negro Ibrahm. Aveva studiato alla
scuola militare di Parigi, ne era uscito capitano d'artiglieria, si era
distinto nella guerra di Spagna e, gravemente ferito, era tornato a
Parigi. L'imperatore, pur immerso nelle sue grandi imprese, non
smetteva d'informarsi sul suo prediletto, e riceveva sempre
apprezzamenti lusinghieri sui suoi progressi e sulla sua condotta.
Pietro era molto soddisfatto di lui, e pi di una volta lo aveva
richiamato in Russia, ma Ibrahm non aveva fretta. Sfuggiva
adducendo diverse scuse, ora una ferita, ora il desiderio di
perfezionare le sue conoscenze, ora la mancanza di soldi, e Pietro
accondiscendeva alle sue richieste, gli raccomandava di aver cura
della propria salute, lo ringraziava per lo zelo negli studi e,
estremamente parsimonioso nelle spese personali, non risparmiava
per lui il proprio tesoro, aggiungendo alle monete d'oro consigli
paterni e premurosi ammonimenti.
Secondo la testimonianza di tutte le memorie storiche, nulla era

paragonabile alla spigliata leggerezza, alla follia e al lusso dei


francesi di quel tempo. Gli ultimi anni del regno di Luigi XIV,
rimasti famosi per l'austera religiosit della corte, la solennit e il
decoro, non avevano lasciato alcuna traccia. Il duca d'Orlans, che
riuniva in s molte brillanti qualit e vizi d'ogni genere,
disgraziatamente non aveva neanche un'ombra d'ipocrisia. Le orge
del Palais Royal non erano un mistero per Parigi; l'esempio fu
contagioso. A quel tempo apparve Law; l'ingordigia di danaro si
un alla sete di piaceri e svaghi; si dissipavano i patrimoni; la
moralit andava in rovina; i francesi ridevano e facevano i conti,
mentre lo stato si sfasciava al suono degli scherzosi ritornelli di
vaudevilles satirici.
Nel frattempo la societ presentava un quadro interessantissimo.
La cultura e la necessit di divertirsi avevano avvicinato tutte le
condizioni sociali. Ricchezza, amabilit, gloria, talenti, la stessa
stranezza, tutto ci che offriva alimento alla curiosit o che
prometteva godimento era stato accolto con eguale favore.
Letteratura, scienza e filosofia lasciavano le loro stanze tranquille
e apparivano nei circoli del gran mondo a compiacere la moda,
guidandone i giudizi. Le donne regnavano, ma non pretendevano
pi l'adorazione. Una cortesia superficiale aveva sostituito il
profondo rispetto. Le monellerie del duca di Richelieu, Alcibiade
di una novella Atene, appartengono alla storia e danno un'idea dei
costumi del tempo:
Temps fortun, marqu par la licence,
O la folie, agitant son grelot,
D'un pied lger parcourt toute la France,
O nul mortel ne daigne tre dvot,
O l'on fait tout except pnitence.
La comparsa di Ibrahm, il suo aspetto, la cultura e la naturale
intelligenza destarono a Parigi l'attenzione generale. Tutte le

signore desideravano vedere in casa propria le Ngre du czar e


facevano a gara nel contenderselo; il reggente lo aveva invitato pi
volte alle sue allegre serate; lui partecipava alle cene, animate
dalla giovinezza di Arouet e dalla vecchiaia di Chaulieu, dai
discorsi di Montesquieu e di Fontenelle; non si perdeva un ballo,
una sola festa, n una sola prima di teatro, e si abbandonava al
turbine generale con tutto l'ardore dei suoi anni e della sua razza.
Ma l'idea di sostituire questi svaghi, questi divertimenti brillanti
con l'austera semplicit della corte di Pietroburgo non era la sola
che atterrisse Ibrahm. Altri fortissimi nodi lo legavano a Parigi. Il
giovane africano era innamorato.
La contessa D., ormai non pi nel primo fiore degli anni, godeva
ancora fama per la sua bellezza. A diciassette anni, appena uscita
dal convento, l'avevano sposata a un uomo che lei non aveva fatto
in tempo ad amare e che, in seguito, non s'era mai preoccupato di
essere amato. Voci le attribuivano amanti, ma secondo l'indulgente
codice mondano ella godeva di buon nome, poich non le si
poteva rimproverare nessuna ridicola o seducente avventura. La
sua era la casa pi alla moda. Da lei si riuniva la migliore societ
parigina. Ibrahm le fu presentato dal giovane Merville,
considerato da tutti il suo ultimo amante, come lui cercava di dare
a intendere in ogni modo.
La contessa accolse Ibrahm con garbo, ma senza nessuna
particolare attenzione; questo lo lusing. Di solito il giovane negro
era osservato come un fenomeno, lo circondavano, lo colmavano
di omaggi e domande, e questa curiosit, anche se velata da un'aria
di benevolenza, feriva il suo amor proprio. La dolce attenzione
delle donne, quasi unico scopo dei nostri sforzi, non solo non lo
rallegrava, ma addirittura lo riempiva di amarezza e indignazione.
Sentiva di essere per loro una specie di bestia rara, un essere
particolare, estraneo, casualmente trasportato in un mondo che non
aveva nulla in comune con lui. Arrivava a invidiare le persone che
nessuno notava, e considerava la loro nullit una fortuna.

L'idea che la natura non l'avesse creato per una passione


ricambiata lo salvava dalla presunzione e da pretese di amor
proprio, il che conferiva un raro fascino al suo atteggiamento con
le donne. La sua conversazione era semplice e seria; piacque alla
contessa D., stanca dei soliti scherzi e delle sottili allusioni
dell'esprit francese. Ibrahm andava spesso a trovarla. A poco a
poco lei si abitu all'aspetto del giovane negro e cominci perfino
a trovare qualcosa di gradevole in quella testa ricciuta, nereggiante
in mezzo alle parrucche incipriate del suo salotto. (Ibrahm era
stato ferito alla testa e invece della parrucca portava una
fasciatura). Aveva ventisette anni; era alto e snello, e pi di una
bella donna tratteneva lo sguardo su di lui con un sentimento pi
lusinghiero di una semplice curiosit; ma Ibrahm, prevenuto, o
non si accorgeva di nulla, oppure vi vedeva solo civetteria.
Quando invece i suoi sguardi s'incontravano con gli sguardi della
contessa, la sua diffidenza spariva. Gli occhi di lei esprimevano
una bonariet cos gentile, il suo modo di trattarlo era cos
semplice, cos spontaneo che era impossibile sospettare in lei
anche un'ombra di civetteria o di scherno.
L'amore non gli veniva in mente, ma gi vedere la contessa ogni
giorno era diventato per lui indispensabile. Ovunque cercava
d'incontrarla, e l'incontro con lei gli sembrava ogni volta una
grazia inattesa del cielo. La contessa aveva intuito prima di lui i
suoi sentimenti. Si dica quel che si vuole, ma l'amore senza
speranze e pretese tocca il cuore femminile pi infallibilmente di
qualsiasi calcolo di seduzione. In presenza di Ibrahm la contessa
seguiva tutti i suoi movimenti, porgeva ascolto a tutti i suoi
discorsi; senza di lui si faceva pensierosa e ricadeva nella sua
solita svagatezza. Merville fu il primo a notare questa reciproca
inclinazione e si congratul con Ibrahm. Nulla infiamma tanto
l'amore, quanto l'osservazione incoraggiante di un estraneo.
L'amore cieco e, poich non si fida di se stesso, si afferra
precipitosamente a qualsiasi sostegno. Le parole di Merville
risvegliarono Ibrahm. La possibilit di possedere una donna

amata non si era fino ad allora presentata alla sua immaginazione;


la speranza d'un tratto illumin la sua anima; s'innamor
perdutamente. Invano la contessa, spaventata dal furore di quella
passione, volle opporle esortazioni di amicizia e consigli di
ragionevolezza; lei stessa s'indeboliva. Incaute gratificazioni si
susseguivano in fretta una dopo l'altra. E infine, trascinata dalla
forza di una passione da lei stessa ispirata, spossata dal suo effetto,
si diede all'estasiato Ibrahm...
Nulla sfugge agli sguardi del mondo osservatore. Il nuovo legame
della contessa divenne presto noto a tutti. Qualche dama restava
sbalordita della sua scelta, a molte sembrava alquanto naturale.
Alcune ridevano, altre vedevano nel suo comportamento
un'imperdonabile imprudenza. Nella prima ebbrezza della
passione Ibrahm e la contessa non si accorsero di nulla, ma ben
presto le battute a doppio senso degli uomini e i caustici commenti
delle donne cominciarono a giungere fino a loro. Col suo
atteggiamento grave e freddo, Ibrahm fino a quel momento si era
messo al riparo da simili attacchi; ora li sopportava spazientito
senza sapere come respingerli. La contessa, abituata al rispetto del
gran mondo, non poteva restare impassibile nel vedersi oggetto di
pettegolezzi e di scherni. Ora si lamentava in lacrime con Ibrahm,
ora lo rimproverava amaramente, ora lo scongiurava di non
intervenire in suo favore, per non rovinarla completamente con un
chiasso inutile.
Una nuova circostanza complic ancor pi la sua situazione. Si
manifestarono le conseguenze di un amore incauto. Consolazioni,
consigli, proposte: tutto fu esaurito e tutto respinto. La contessa
vedeva la rovina inevitabile e con disperazione l'attendeva. Non
appena lo stato della contessa divenne noto, le voci ripresero con
nuova forza. Le dame sensibili trasalivano dall'orrore; gli uomini
facevano scommesse su chi avrebbe partorito la contessa: se un
bambino bianco o nero. Gli epigrammi si sprecavano sul conto del
marito di lei, che era il solo in tutta Parigi a non sapere e a non

sospettare nulla.
Il momento fatale si avvicinava. Le condizioni della contessa
erano terribili. Ibrahm era ogni giorno da lei. Vedeva come le
forze spirituali e fisiche svanissero in lei a poco a poco. Le sue
lacrime, il suo terrore si rinnovavano a ogni istante. Finalmente
ebbe le prime doglie. I provvedimenti furono presi in fretta. Si
trov il modo di allontanare il conte. Arriv il dottore. Due giorni
prima avevano persuaso una povera donna a cedere ad estranei il
suo neonato; mandarono una persona di fiducia a prenderlo.
Ibrahm si trovava nello studio proprio accanto alla camera da letto
ove giaceva l'infelice contessa. Senza osar respirare, udiva i sordi
gemiti di lei, il bisbiglio della serva e gli ordini del dottore. Ella
tribol a lungo. Ogni gemito gli dilaniava l'anima; ogni intervallo
di silenzio lo inondava di terrore... d'un tratto sent un debole grido
del bambino e, non avendo la forza di trattenere il suo entusiasmo,
si precipit nella stanza della contessa. Un neonato nero giaceva
sul letto ai piedi di lei. Ibrahm si avvicin a lui. Il cuore gli
batteva forte. Benedisse il figlio con mano tremante. La contessa
accenn a un sorriso e protese a lui la debole mano... ma il dottore,
temendo per la malata emozioni troppo forti, trascin via Ibrahm
dal suo letto. Il neonato venne messo in una cesta coperta e portato
via di casa per una scala segreta. Portarono l'altro bambino, e la
sua culla venne posta nella camera da letto della puerpera. Ibrahm
se ne and un po' tranquillizzato. Aspettavano il conte. Egli ritorn
tardi, apprese del felice parto della consorte e ne fu assai contento.
In questo modo la gente, che aspettava uno scandalo piccante, fu
tradita nelle sue speranze e costretta a consolarsi con la sola
maldicenza.
Tutto rientr nell'ordine consueto, ma Ibrahm sentiva che la sua
sorte doveva cambiare e che la sua relazione presto o tardi sarebbe
potuta arrivare a conoscenza del conte D. In tal caso, qualunque
cosa avvenisse, la rovina della contessa sarebbe stata inevitabile.
Lui amava appassionatamente ed era riamato allo stesso modo; ma

la contessa era capricciosa e leggera. Non amava per la prima


volta. La repulsione, l'odio potevano soppiantare nel suo cuore i
sentimenti pi teneri. Ibrahm prevedeva gi il momento del suo
raffreddamento; finora non aveva conosciuto la gelosia, ma la
presentiva con terrore; immaginava che le sofferenze del distacco
dovessero essere meno tormentose e gi aveva intenzione di
rompere il legame infelice, di lasciare Parigi e di recarsi in Russia,
ove da tempo lo richiamavano sia Pietro sia l'oscuro senso del
proprio dovere.
II

Non delizia con forza la bellezza,


Non esalta tanto la gioia,
Non tanto spensierata la mente,
N sono io tanto fortunato...
Dal desiderio di onori tormentato,
Chiama il frastuono della gloria, lo sento!
Dervin
I giorni, i mesi passavano e l'innamorato Ibrahm non poteva
risolversi a lasciare la donna da lui sedotta. La contessa sempre di
pi si attaccava a lui. Il loro bambino veniva cresciuto in una
remota provincia. I pettegolezzi mondani si andavano calmando, e
gli amanti cominciavano a godere di una maggiore tranquillit,
ricordando in silenzio la tempesta passata e cercando di non
pensare al futuro.
Una volta Ibrahm si trov presente al giorno di ricevimento del
duca d'Orlans. Il duca, passandogli accanto, si ferm e gli
consegn una lettera che gli chiese di leggere quando avesse
tempo. Era una lettera di Pietro I. Il sovrano, intuendo la vera

ragione della sua assenza, scriveva al duca che non aveva


intenzione di forzare in nulla Ibrahm, che lasciava alla sua buona
volont di tornare in Russia oppure no, e che in qualsiasi caso non
avrebbe mai abbandonato il suo pupillo di un tempo. Questa
lettera commosse Ibrahm nel profondo del cuore. Da quell'istante
la sua sorte fu decisa. Il giorno dopo dichiar al reggente il suo
proposito di tornare immediatamente in Russia. Pensate a quello
che fate, gli disse il duca. La Russia non la vostra patria; non
credo che riuscirete a rivedere un giorno la vostra terra infuocata;
ma il vostro prolungato soggiorno in Francia vi ha reso
ugualmente estraneo al clima e al modo di vivere della
semiselvaggia Russia. Voi non siete nato suddito di Pietro.
Credete a me: approfittate del suo magnanimo permesso. Restate
in Francia, per la quale avete gi versato il vostro sangue, e siate
certo che anche qui i vostri meriti e le vostre doti non resteranno
privi di una degna ricompensa. Ibrahm ringrazi sinceramente il
duca, ma rest fermo nel suo proposito. Mi rincresce, gli disse il
reggente, per capisco le vostre ragioni. Gli promise il congedo
e scrisse di tutto questo allo zar.
Ibrahm si prepar in fretta a mettersi in viaggio. Alla vigilia della
partenza trascorse, come suo solito, la serata dalla contessa D. Lei
non sapeva nulla; Ibrahm non aveva il coraggio di aprirsi. La
contessa era tranquilla e allegra. Diverse volte lo chiam a s e
scherz sulla sua aria pensosa. Dopo cena se ne andarono tutti.
Restarono in salotto la contessa, suo marito e Ibrahm. L'infelice
avrebbe dato tutto al mondo pur di restare solo con lei, ma il conte
D. sembrava essersi accomodato cos tranquillamente presso il
caminetto che non c'era speranza di farlo uscire dalla stanza.
Tacevano tutti e tre. Bonne nuit, disse infine la contessa. A
Ibrahm si strinse il cuore, e a un tratto egli percep tutto l'orrore
della separazione. Rimase immobile, in piedi. Bonne nuit,
messieurs, ripet la contessa. Continuava a non muoversi... infine
gli occhi gli si oscurarono, la testa prese a girargli; riusc a stento a
uscire dalla stanza. Arrivato a casa quasi privo di sensi scrisse la

seguente lettera:
Io parto, cara Leonora, ti lascio per sempre. Ti scrivo perch non
ho la forza di spiegarmi altrimenti con te.
La mia felicit non poteva continuare. Io l'ho goduta a dispetto
della sorte e della natura. Tu dovevi finire di amarmi; l'incanto
doveva svanire. Questo pensiero mi ha perseguitato sempre,
perfino nei momenti in cui mi sembrava di dimenticare tutto,
quando ai tuoi piedi m'inebriavo del tuo appassionato abbandono,
della tua sconfinata tenerezza... Il mondo frivolo perseguita
spietatamente nei fatti ci che consente in teoria: il suo freddo
scherno, presto o tardi, ti avrebbe vinta, avrebbe placato la tua
anima in fiamme e tu infine ti saresti vergognata della tua
passione... che sarebbe stato allora di me? No! Meglio morire,
meglio lasciarti prima di quell'orribile istante...
La tua tranquillit mi pi cara di ogni altra cosa: tu non potevi
goderne fino a quando gli sguardi del mondo erano puntati su di
noi. Ricorda tutto quello che hai patito, tutte le offese all'amor
proprio, tutti i tormenti della paura; ricorda la terribile nascita di
nostro figlio. Pensa: dovrei forse sottoporti ancora alle stesse ansie
e agli stessi pericoli? A che scopo sforzarsi di unire il destino di
una cos tenera, cos magnifica creatura allo sciagurato destino di
un negro, essere pietoso, cui viene a stento concesso l'appellativo
di uomo?
Perdonami, Leonora, perdonami, cara, unica amica. Lasciando te,
lascio le prime e le ultime gioie della mia vita. Non ho n patria n
parenti. Parto per la triste Russia, dove mi sar di conforto il mio
totale isolamento. Le severe occupazioni alle quali attender d'ora
in avanti, se non soffocheranno, almeno dissiperanno i tormentosi
ricordi dei giorni d'estasi e di beatitudine... Addio, Leonora - mi
stacco da questa lettera come se fosse il tuo abbraccio; addio, sii
felice - e pensa qualche volta al povero negro, al tuo fedele
Ibrahm.

Quella notte stessa part per la Russia.


Il viaggio non gli sembr tanto orribile quanto si aspettava. La sua
immaginazione trionf sulla realt effettiva. Quanto pi si
allontanava da Parigi, tanto pi vive, tanto pi vicine si raffigurava
le cose da lui abbandonate per sempre.
Senza rendersene conto si ritrov alla frontiera russa. L'autunno
stava gi arrivando, ma i postiglioni, nonostante la strada cattiva,
lo portavano alla velocit del vento, e al diciassettesimo giorno di
viaggio arriv una mattina a Krsnoe Sel, dove passava la strada
maestra di allora.
Restavano ventotto verste fino a Pietroburgo. Mentre attaccavano i
cavalli, Ibrahm entr nell'izba del postiglione. In un angolo un
uomo di alta statura, in un caftano verde, con la pipa di coccio in
bocca e i gomiti appoggiati sul tavolo, leggeva giornali di
Amburgo. Udendo qualcuno entrare, alz la testa. Ma!
Ibrahm?, grid, alzandosi dalla panca. Salve, figlioccio!.
Ibrahm, riconosciuto Pietro, dalla gioia stava per gettarglisi
incontro, ma si ferm rispettosamente. Il sovrano si avvicin, lo
abbracci e lo baci sulla testa. Sono stato avvisato del tuo
arrivo, disse Pietro, e ti sono venuto incontro. Ti aspetto qui da
ieri. Ibrahm non trovava le parole per manifestargli la sua
gratitudine. Bene, ordina alla tua vettura di seguirci, continu il
sovrano; tu invece sali nella mia; andiamo a casa. Fecero
avvicinare la carrozza del sovrano; egli vi sal con Ibrahm e
partirono al galoppo. Dopo un'ora e mezzo erano giunti a
Pietroburgo. Ibrahm guardava con curiosit la capitale appena
nata, che veniva su dalla palude per volont dell'autocrate. Dighe
scoperte, canali senza strade laterali, ponti di legno ovunque
mostravano la recente vittoria della volont umana sulla resistenza
degli elementi. Le case sembravano costruite in fretta. In tutta la
citt non c'era nulla di grandioso, a parte la Nev, non ancora
adorna della cornice di granito, ma gi affollata di navi da guerra e
mercantili. La carrozza del sovrano si ferm davanti al palazzo del

cosiddetto Giardino della zarina. Sulla scalinata venne incontro a


Pietro una donna sui trentacinque anni, bellissima, vestita
all'ultima moda parigina. Pietro la baci sulle labbra e, preso
Ibrahm per mano, disse: Hai riconosciuto, Kten'ka, il mio
figlioccio? Ti prego di amarlo e di trattarlo bene come un tempo.
Ekaterna punt su di lui gli occhi neri, penetranti, e gli tese
benevolmente la manina. Due bellissime giovani, alte, snelle,
fresche come rose stavano dietro di lei e si avvicinarono a Pietro
con rispetto. Liza, disse egli a una di loro, ti ricordi il piccolo
negro, che rubava per te le mie mele a Ornienbaum? Eccolo: te lo
presento. La granduchessina scoppi a ridere e arross. Andarono
in sala da pranzo. In attesa del sovrano la tavola era stata
imbandita. Pietro si sedette per pranzare con tutta la sua famiglia,
dopo aver invitato anche Ibrahm. Durante il pranzo il sovrano
tratt con lui vari argomenti: gli fece domande sulla guerra di
Spagna, sugli affari interni della Francia, sul reggente, al quale
voleva bene, pur disapprovando in lui molte cose. Ibrahm si
distinse per un'intelligenza precisa e osservatrice. Pietro fu molto
soddisfatto delle sue risposte; rievoc alcuni episodi dell'infanzia
di Ibrahm e li raccont con una tale bonariet e allegria che
nessuno nell'affettuoso e ospitale padrone di casa avrebbe potuto
sospettare l'eroe di Poltva, il potente e terribile riformatore della
Russia.
Dopo pranzo il sovrano, secondo l'usanza russa, and a riposare.
Ibrahm rest con l'imperatrice e le granduchessine. Cerc di
soddisfare la loro curiosit, descrivendo lo stile di vita parigino, le
feste di laggi e le mode capricciose. Nel frattempo alcuni dei
personaggi pi vicini al sovrano si erano radunati nel palazzo.
Ibrahm riconobbe il magnifico principe Mnikov, il quale,
vedendo un negro chiacchierare con Ekaterna, lo guard
alteramente di traverso; il principe Jkov Dolgorkij, duro
consigliere di Pietro; lo scienziato Bruce, che godeva presso il
popolo la fama di Faust russo; il giovane Raguznskij, suo
compagno di un tempo, e altri, venuti dal sovrano a rapporto.

Il sovrano ritorn all'incirca due ore dopo. Vediamo un po',


disse a Ibrahm, se hai dimenticato il tuo vecchio incarico. Prendi
la lavagna e vienimi appresso. Pietro si chiuse nell'officina di
tornitore e si occup degli affari di stato. A turno lavor con
Bruce, con il principe Dolgorkij, con il generale capo della
polizia Devier, e dett a Ibrahm alcuni decreti e deliberazioni.
Ibrahm non poteva capacitarsi della velocit e fermezza
dell'intelligenza, della forza, dell'elasticit dell'attenzione e della
variet dell'attivit del sovrano. Alla fine dei lavori Pietro tir
fuori il taccuino, per controllare se tutto quello che aveva previsto
per quel giorno era stato eseguito. Poi, uscendo dall'officina, disse
a Ibrahm: gi tardi; tu sarai stanco, immagino: passa la notte
qui, come ai vecchi tempi. Domani ti sveglier io.
Ibrahm, rimasto solo, stentava a tornare in s. Si trovava a
Pietroburgo, vedeva di nuovo il grande uomo accanto al quale,
non conoscendone ancora il valore, aveva trascorso la sua
infanzia. Quasi con rimorso ammetteva in cuor suo che la contessa
D., per la prima volta dopo la separazione, non era stata tutto il
giorno il suo unico pensiero. Vide che la nuova vita che lo
attendeva, l'attivit e le continue occupazioni avrebbero potuto
rinvigorirgli l'animo, estenuato dalle passioni, dall'ozio e da un
segreto abbattimento. Il pensiero di condividere le imprese di un
grande uomo e di poter influire insieme con lui sul destino di un
grande popolo suscit in lui per la prima volta il nobile sentimento
dell'ambizione. In questa disposizione d'animo si coric nel letto
da campo preparato per lui, e allora il sogno consueto lo trasport
nella lontana Parigi, fra le braccia della dolce contessa.
III
Come le nubi in cielo,
Cos i pensieri in noi cambiano la forma leggera.

Quello che amiamo oggi, domani odieremo.


V. Kjuchel'bker
Il giorno dopo Pietro, come aveva promesso, svegli Ibrahm e lo
salut capitano-luogotenente della compagnia dei bombardieri del
reggimento Preobranskij, della quale era lui stesso capitano. I
cortigiani circondarono Ibrahm, ognuno cerc alla sua maniera di
guadagnarsi la benevolenza del nuovo favorito. L'altezzoso
principe Mnikov gli strinse amichevolmente la mano. eremtev
s'inform dei suoi conoscenti parigini, e Golvin lo invit a
pranzo. A quest'ultimo esempio si conformarono anche gli altri,
cos che Ibrahm ricevette inviti almeno per un mese intero.
Ibrahm trascorreva giornate monotone, ma attive: di conseguenza
non conosceva la noia. Di giorno in giorno s'affezionava di pi al
sovrano, ne capiva meglio la grandezza dello spirito. Seguire i
pensieri di un grande uomo la scienza pi avvincente. Ibrahm
vedeva Pietro al senato, contraddetto da Buturln e da Dolgorkij,
analizzare importanti richieste legislative, nel collegio
dell'ammiragliato affermare la potenza marittima della Russia, lo
vedeva con Feofn, con Gavrl Bunskij e con Kopivi
esaminare nelle ore di riposo le traduzioni di scrittori stranieri,
oppure visitare la bottega di un mercante, il laboratorio di un
artigiano, lo studio di uno scienziato. La Russia si presentava a
Ibrahm come un enorme cantiere, dove tutto era una macchina in
movimento, dove ogni operaio, sottomesso a un ordine stabilito,
era impegnato nel proprio lavoro. Riteneva anche se stesso
obbligato a faticare al proprio tornio e cercava di rimpiangere il
meno possibile i divertimenti della vita parigina. Pi difficile per
lui era allontanare da s un altro, caro ricordo: spesso pensava alla
contessa D., ne immaginava il giusto sdegno, le lacrime e lo
sconforto... ma a volte gli serrava il petto un pensiero terribile: gli
svaghi del gran mondo, un nuovo legame, un altro fortunato rabbrividiva; la gelosia cominciava a ribollire nel suo sangue
africano, e cocenti lacrime erano pronte a scorrere sul suo viso

nero.
Una mattina sedeva nel suo studio, circondato da carte d'ufficio,
quando a un tratto sent un sonoro saluto in francese; Ibrahm si
volt con prontezza, e il giovane Krsakov, che aveva lasciato a
Parigi, nel turbine del gran mondo, lo abbracci con esclamazioni
gioiose. Sono appena arrivato, disse Krsakov, e sono corso
direttamente da te. Tutti i nostri conoscenti parigini ti salutano,
rimpiangono la tua assenza; la contessa D. mi ha ordinato
d'invitarti assolutamente a Parigi ed eccoti una lettera da parte
sua. Ibrahm la afferr con trepidazione, e guardava la nota
scrittura dell'indirizzo senza osar credere ai propri occhi. Come
sono contento, continu Krsakov, che tu non sia ancora morto
di noia in questa barbara Pietroburgo! che cosa si fa qui, di che
cosa ci si occupa? chi il tuo sarto? stato allestito almeno un
teatro dell'opera?. Ibrahm, distratto, aveva risposto che,
probabilmente, il sovrano in quel momento stava lavorando nel
cantiere navale. Krsakov si mise a ridere. Vedo, disse, che ora
hai altro per la testa; parleremo a saziet un'altra volta; vado a
presentarmi al sovrano. Detto questo piroett su un piedino e
corse via dalla stanza.
Ibrahm, rimasto solo, dissigill precipitosamente la lettera. La
contessa si lamentava teneramente con lui, rimproverandolo di
essere finto e diffidente. Tu dici, scriveva lei, che la mia
tranquillit ti pi cara di ogni altra cosa al mondo: Ibrahm! Se
questo fosse vero, avresti potuto ridurmi allo stato in cui mi ha
condotto la notizia improvvisa della tua partenza? Avevi paura che
io ti trattenessi; stai sicuro che avrei saputo sacrificare il mio
amore alla tua fortuna e a quello che tu ritieni il tuo dovere. La
contessa concludeva la lettera con appassionate conferme d'amore
e lo scongiurava di scriverle almeno di tanto in tanto, se per loro
non c'era pi speranza di rivedersi un giorno.
Ibrahm rilesse venti volte la lettera, baciando con entusiasmo le
righe adorate. Ardeva dall'impazienza di sentire qualcosa sulla

contessa e si accingeva a recarsi all'ammiragliato, sperando di


trovarvi ancora Krsakov, ma la porta si apr nuovamente e
Krsakov apparve un'altra volta; si era gi presentato al sovrano e,
come suo solito, sembrava molto soddisfatto di s. Entre nous
disse a Ibrahm, il sovrano una persona assai bizzarra; figurati
che l'ho trovato con una specie di camicia di tela addosso,
sull'albero di una nuova nave, dove sono stato costretto a
arrampicarmi coi miei dispacci. Stavo su una scala di corda e non
avevo posto a sufficienza per fargli una dignitosa revrance, e mi
sono completamente confuso, cosa che non mi era mai successa da
quando son nato. Comunque il sovrano, dopo aver letto le carte,
mi ha squadrato dalla testa ai piedi e, probabilmente, stato
piacevolmente sorpreso dal gusto e dall'eleganza del mio
abbigliamento; almeno ha sorriso e mi ha invitato all'assemblea di
oggi. Ma a Pietroburgo mi sento proprio uno straniero; in sei anni
di assenza ho completamente dimenticato le abitudini di qui. Per
favore, fammi da guida; passami a prendere e presentami.
Ibrahm acconsent e si affrett a volgere il discorso
sull'argomento che gli stava pi a cuore. Allora, come sta la
contessa D.?. La contessa? all'inizio, certo, era molto rattristata
dalla tua partenza; poi, certo, poco alla volta si consolata e si
presa un nuovo amante; sai chi? quello spilungone del marchese
R.; che spalanchi a fare il bianco dei tuoi occhi negri? o forse tutto
questo ti sembra strano? non sai che una lunga tristezza non
della natura umana, in particolare femminile? Pensaci per bene, io
intanto vado a riposarmi del viaggio; non ti dimenticare per di
passarmi a prendere.
Quali sentimenti empirono l'animo di Ibrahm? gelosia? furia?
disperazione? No, una profonda, opprimente tristezza. Si ripeteva:
L'avevo previsto, doveva succedere. Poi apr la lettera della
contessa, la rilesse di nuovo, chin la testa e scoppi amaramente
a piangere. Pianse a lungo. Le lacrime gli alleggerirono il cuore.
Guardando l'orologio, vide che era tempo di andare. Ibrahm vi
avrebbe rinunciato molto volentieri, ma l'assemblea era un fatto di

servizio, e il sovrano esigeva la presenza dei suoi collaboratori. Si


vest e and a prendere Krsakov.
Krsakov sedeva in veste da camera, leggendo un libro francese.
Cos presto!, disse a Ibrahm, vedendolo. Per carit, rispose
quello, sono gi le cinque e mezzo; facciamo tardi; su, svelto,
vestiti e andiamo. Krsakov si diede da fare, cominci a suonare
a tutta forza; la servit accorse; cominci a vestirsi in gran fretta.
Il cameriere francese gli porse le scarpe coi tacchi rossi, i
pantaloni azzurri di velluto, il caftano rosa ricamato con lustrini;
nell'anticamera incipriarono in fretta la parrucca, e gliela
portarono. Krsakov vi infil la testolina rapata, chiese la spada e i
guanti, si rigir una decina di volte davanti allo specchio e
dichiar a Ibrahm di essere pronto. Gli aiduchi porsero loro le
pellicce d'orso e i due si avviarono al Palazzo d'inverno.
Krsakov tempest Ibrahm di domande: chi era a Pietroburgo la
donna pi bella? chi aveva la fama di primo ballerino? che ballo
andava di moda adesso? Ibrahm soddisfaceva assai malvolentieri
la sua curiosit. Nel frattempo si erano accostati al palazzo. Una
quantit di lunghe slitte, vecchi calessi e carrozze dorate erano gi
fermi sul prato. Presso la scalinata si affollavano cocchieri in
livrea e coi baffi, corrieri scintillanti di orpelli con piume e bastone
di comando, ussari, paggi, sgraziati aiduchi, sovraccarichi delle
pellicce e dei manicotti dei loro padroni: un seguito indispensabile,
secondo la mentalit dei boiari del tempo. Alla vista di Ibrahm si
lev fra loro un bisbiglio generale: Il negro, il negro, il negro
dello zar!. Egli fece passare alla svelta Krsakov attraverso
questo variopinto servitorame. Un lacch di corte spalanc loro la
porta a due battenti ed essi entrarono nella sala. Krsakov rimase
di stucco... In una grande stanza, illuminata da candele di sego,
che ardevano fosche in mezzo a nuvole di fumo di tabacco, alti
dignitari con fasce azzurre attraverso il busto, ambasciatori,
mercanti stranieri, ufficiali della guardia in uniformi verdi,
capomastri navali in giubbe e pantaloni a righe si movevano in

massa avanti e indietro, al suono incessante di una musica di


strumenti a fiato. Le dame sedevano lungo le pareti; le giovani
brillavano in tutto lo sfarzo della moda. Oro e argento brillavano
sui loro abiti; dalle sontuose crinoline s'innalzava, come uno stelo,
la loro vita sottile; diamanti brillavano agli orecchi, nei lunghi
boccoli e attorno al collo. Si voltavano allegramente a destra e a
sinistra, aspettando i cavalieri e l'inizio delle danze. Le signore
attempate cercavano con scaltrezza di combinare il nuovo modo di
vestire con antichit ripudiata: le cuffie tendevano ad assomigliare
al berretto di zibellino della zarina Natl'ja Kirlovna, mentre le
robes rondies e le mantiglie in qualche modo ricordavano il
sarafn e la duegrjka. Sembrava che assistessero pi con
meraviglia che con piacere a queste feste introdotte da poco, e
sbirciavano indispettite le mogli e le figlie dei capitani di
mercantili olandesi, che nelle loro gonne di canapa e nelle
giacchette rosse facevano la calza ridendo e chiacchierando fra
loro come se stessero a casa propria. Krsakov non riusciva a
riprendersi. Notati i nuovi ospiti, un servitore si avvicin a loro
con la birra e i bicchieri sul vassoio. Que diable est-ce que tout
cela?, chiese Krsakov a mezza voce a Ibrahm. Ibrahm non
pot fare a meno di sorridere. L'imperatrice e le granduchessine,
splendide per bellezza e eleganza, passeggiavano fra le file degli
ospiti, discorrendo amabilmente con loro. Il sovrano era in un'altra
stanza.
Krsakov, che voleva farsi vedere da lui, a fatica riusc ad aprirsi
un varco attraverso la folla in continuo movimento. Nella sala
sedevano per la maggior parte stranieri, che fumavano di tanto in
tanto, con aria d'importanza, le loro pipe di coccio, e vuotavano i
boccali anch'essi di coccio. Sui tavoli erano state distribuite
bottiglie di birra e di vino, sacchi di pelle col tabacco, bicchieri col
ponce e scacchiere. A uno di questi tavoli Pietro giocava a dama
con il capitano di un mercantile inglese dalle spalle larghe; con
gran zelo si scambiavano salve di fumo di tabacco, e il sovrano era
rimasto cos sconcertato da una mossa imprevista del suo

avversario che non si accorse di Krsakov, per quanto lui girasse


loro attorno. In quel momento un signore corpulento, con un
grosso mazzo di fiori sul petto, entr con aria affaccendata,
annunci a voce alta che erano iniziate le danze, e usc subito; lo
segu una quantit di ospiti, fra i quali anche Krsakov.
Uno spettacolo inatteso lo sbalord. Per tutta la lunghezza della
sala da ballo, al suono di una musica lamentosa, dame e cavalieri
stavano in due file le une di fronte agli altri; i cavalieri
s'inchinavano profondamente, le dame si piegavano ancor pi
profondamente, dapprima dritte davanti a s, poi voltandosi a
destra, poi a sinistra, e ancora di nuovo davanti, di nuovo a destra,
e cos via. Krsakov, osservando questo ricercato passatempo,
sbarrava gli occhi e si mordeva le labbra. Riverenze e inchini
continuarono per quasi mezz'ora; finalmente s'interruppero, e il
signore corpulento col mazzo di fiori proclam che le danze di
cerimonia erano finite, e ordin ai musicanti di suonare un
minuetto. Krsakov si rallegr e si prepar a fare una gran figura.
Fra le giovani ospiti una gli era piaciuta in particolare. Aveva
all'incirca sedici anni, era vestita riccamente, ma con gusto, e
sedeva accanto a un uomo avanti con gli anni, dall'aspetto solenne
e austero. Krsakov vol verso di lei e le chiese di concedergli
l'onore di un ballo. La giovane bellezza lo guardava confusa e
sembrava non sapesse cosa dirgli. L'uomo seduto al suo fianco
s'accigli ancor pi. Krsakov aspettava una sua decisione, ma il
signore col mazzo di fiori gli si accost, lo condusse nel mezzo
della sala e gli disse solennemente: Signore mio, tu sei in colpa:
in primo luogo ti sei avvicinato a questa giovane persona senza
farle le tre dovute riverenze; e in secondo luogo ti sei preso il
diritto di sceglierla tu, mentre nei minuetti codesto diritto spetta
alla dama, e non al cavaliere; in virt di questo devi essere molto
punito e per la precisione devi bere "la coppa dell'aquila grande".
Krsakov era sempre pi sorpreso. In un attimo gli ospiti lo
circondarono, esigendo rumorosamente l'immediata esecuzione
della legge. Pietro, sentite le risate e le grida, usc dall'altra stanza,

visto che amava molto assistere personalmente a punizioni del


genere. Davanti a lui la folla si apr, ed egli entr nel cerchio in cui
stava il condannato, e davanti a lui il maresciallo dell'assemblea,
con un'enorme coppa ricolma di malvasia. Questi tentava invano
di convincere il colpevole a obbedire spontaneamente alla legge.
Aha, disse Pietro, vedendo Krsakov, ci sei cascato, caro mio.
E allora favorisci, monsieur, di bere e di non fare smorfie. Non
c'era niente da fare. Il povero damerino, senza riprender fiato,
vuot l'intera coppa e la rese al maresciallo. Senti, Krsakov, gli
disse Pietro, hai i pantaloni di velluto, come non ne porto
neanch'io, e sono molto pi ricco di te. uno sperpero; bada che
non debba arrivare con te fino agli insulti. Ascoltato il rabbuffo,
Krsakov voleva uscire dal cerchio, ma prese a barcollare e per
poco non cadde, con indescrivibile piacere del sovrano e di tutta
l'allegra compagnia. Questo episodio non solo non turb l'armonia
e il divertimento della festa, ma la ravviv ancor pi. I cavalieri
cominciarono a strusciare i piedi e a fare inchini, le dame a fare
riverenze e a battere i tacchetti con maggiore zelo, ormai senza
osservare affatto la cadenza. Krsakov non riusciva a partecipare
all'allegria generale. La dama da lui scelta, per ordine del padre,
Gavrla Afans'evi, si avvicin a Ibrahm e, abbassando gli occhi
azzurri, gli tese timidamente una mano. Ibrahm ball con lei un
minuetto e la riport al suo posto; poi, trovato Krsakov, lo
condusse fuori della sala, lo fece salire in carrozza e lo ricondusse
a casa. Lungo la strada Krsakov all'inizio balbett
indistintamente: Maledetta assemblea!... maledetta coppa
dell'aquila grande!..., ma presto si addorment di un sonno
pesante, non si accorse di come arriv a casa, di come lo
spogliarono e misero a letto; e si risvegli il giorno dopo col mal
di testa, ricordando confusamente lo strusciare dei piedi, le
riverenze, il fumo di tabacco, il signore col mazzo di fiori e la
coppa dell'aquila grande.
IV

Senza fretta mangiavano i nostri antenati,


Senza fretta porgevano al vicino
I gotti, i boccali argentati
Con la birra spumeggiante e il vino.
Rusln e Ljudmla
Adesso devo presentare al benevolo lettore Gavrla Afans'evi
Rvskij. Discendeva da un'antica stirpe di boiari, possedeva
un'immensa tenuta, era ospitale, amava la caccia col falco, aveva
una servit numerosa. In una parola, era un signore russo nel
sangue, secondo la sua espressione; non sopportava lo spirito
tedesco e si sforzava di conservare nella vita domestica le
tradizioni dell'amato tempo antico.
Sua figlia aveva diciassette anni. Ancora bambina aveva perso la
madre. Era stata educata all'antica, cio circondata da balie,
bambinaie, amichette e donne di servizio; ricamava con l'oro e non
sapeva n leggere n scrivere; suo padre, nonostante la ripugnanza
per tutto quello che venisse d'oltremare, non era riuscito a opporsi
al desiderio di lei d'imparare i balli tedeschi da un ufficiale
svedese prigioniero che abitava in casa loro. Questo emerito
maestro di danza aveva una cinquantina d'anni; la gamba destra gli
era stata trapassata da una pallottola nella battaglia di Narva, per
cui non era molto adatta ai minuetti e alle correnti, mentre la
sinistra scandiva con sorprendente arte e leggerezza i pi difficili
pas. L'allieva faceva onore ai suoi sforzi. Natl'ja Gavrlovna alle
assemblee godeva fama di essere la migliore ballerina, cosa che
aveva in parte causato la trasgressione di Krsakov, il quale il
giorno dopo era venuto a scusarsi con Gavrla Afans'evi; ma la
disinvoltura e la ricercatezza del giovane damerino non erano
piaciute al superbo boiaro, che lo soprannomin ironicamente
scimmia francese.

Era un giorno di festa. Gavrla Afans'evi aspettava alcuni parenti


e amici. Nell'antica sala si stava apparecchiando una lunga tavola.
Gli ospiti arrivavano con le mogli e le figlie, finalmente liberate
dalla clausura domestica in base ai decreti del sovrano e al suo
stesso esempio. Natl'ja Gavrlovna porse a ogni ospite un vassoio
d'argento, pieno di coppette d'oro, e ognuno bevve la propria,
rammaricandosi del fatto che il bacio, che nei tempi antichi si
riceveva in questa occasione, fosse ormai uscito dalle
consuetudini. Si misero a tavola. Il posto d'onore, accanto al
padrone di casa, spett a suo suocero, il principe Bors Aleksevi
Lkov, boiaro settantenne; gli altri ospiti, osservando l'antichit
della stirpe e rievocando cos i tempi felici del mstniestvo,
sedettero, gli uomini da una parte, le donne dall'altra. In fondo,
occuparono i posti consueti la dispensiera, in un giubbetto
all'antica come l'acconciatura da festa; la nana, una piccolina di
trent'anni, affettata e rugosa, e il prigioniero svedese in una
consunta uniforme azzurra. Intorno al tavolo, coperto da una
quantit di pietanze, si affaccendavano numerosi servitori, in
mezzo ai quali si distingueva il maggiordomo per lo sguardo
severo, la grossa pancia e la maestosa immobilit. I primi minuti
del pranzo furono dedicati esclusivamente ai prodotti della nostra
antica cucina; il suono dei piatti e degli alacri cucchiai era l'unico a
turbare il silenzio generale. Infine il padrone di casa, vedendo che
era tempo d'intrattenere gli ospiti con una piacevole
conversazione, si volt e chiese: E l'Ekmovna dov'? Fatela
venire qui. Vari servi stavano per precipitarsi in diverse direzioni,
quando in quello stesso istante una donna anziana, imbellettata di
bianco e di rosso, adorna di fiori e di orpelli, in robe rondie di
damasco, con il collo e il petto scoperti, entr canterellando e
ballonzolando. La sua apparizione suscit il piacere generale.
Salve, Ekmovna, disse il principe Lkov, come te la passi?.
Bene e in salute, compare: cantando e ballando, i fidanzatini
aspettando.

Dov'eri, scema?, chiese il padrone.


Ad agghindarmi, compare, per gli ospiti cari, per la santa festa,
secondo un decreto dell'imperatore, secondo l'ordine del mio
signore, per far ridere il mondo, alla maniera tedesca.
A queste parole si lev una forte risata, e la scema si ferm al suo
posto, dietro la sedia del padrone.
Questa scema, blaterando blaterando, blatera anche il vero,
disse Tat'jna Afans'evna, la sorella maggiore del padrone di
casa, da lui affettuosamente rispettata. Veramente, gli abiti di
adesso fanno ridere tutto il mondo. Se ormai anche voi, btjuki,
vi siete rasati la barba e avete indossato il caftano corto, sul
ciarpame famminile, certo, non c' niente da discutere: eppure,
davvero, peccato per il sarafn, il nastro delle fanciulle, e il
povjnik. Solo a guardarle, le bellezze di oggi suscitano riso e
piet: i capelli attorcigliati come stoppa, unti, cosparsi di farina
francese, il pancino stretto al punto che per poco non scoppia, le
sottane tese sopra dei cerchi: in carrozza salgono di fianco;
entrano per una porta e devono chinarsi. Non possono n stare in
piedi, n sedute, n riprendere il fiato - vere e proprie martiri, le
mie colombelle.
Oh, mtuka, Tat'jna Afans'vna, disse Kirla Petrvi T., ex
voevda di Rjazn', dove si era guadagnato tremila anime e una
giovane moglie, queste e quella Dio sa come. Per me mia moglie
si vesta pure come le pare: vada pure infagottata o vestita da
imperatore cinese; basta che non si ordini ogni mese vestiti nuovi,
e non butti via quelli ancora buoni. Una volta alla nipote si dava in
dote il sarafn della nonna; i vestiti di adesso, guarda un po', oggi
stanno addosso a una signora, domani a una serva. Che farci? la
rovina della nobilt russa! Un guaio, e basta. Pronunciando
queste parole guard con un sospiro la sua Mar'ja Il'nina, alla
quale, a quanto pareva, non piacevano affatto n gli elogi del
tempo passato, n le critiche ai costumi moderni. Tutte le altre

belle condividevano il suo malcontento, ma tacevano, poich la


riservatezza era considerata allora l'attributo indispensabile di una
giovane donna.
E di chi la colpa, disse Gavrla Afans'evi, riempiendosi la
scodella di una schiumante minestra di cavolo, se non nostra? Le
giovinette fanno le sceme, e noi diamo loro spago.
E che dobbiamo fare se non dipende da noi?, ribatt Kirla
Petrvi. Qualcuno sarebbe ben contento di rinchiudere la moglie
nel trem, e invece la richiedono a suon di tamburo all'assemblea;
il marito vorrebbe adoperare il frustino, e la moglie invece vuole
agghindarsi. Oh, queste assemblee! Ce le ha mandate il Signore a
castigo dei nostri peccati.
Mar'ja Il'nina sedeva come sulle spine, le prudeva la lingua; alla
fine non ce la fece pi e, rivolgendosi al marito, gli chiese, con un
sorrisetto agro, che cosa trovasse di male nelle assemblee.
Di male c', rispose il consorte accalorandosi, che da quando
sono state introdotte, i mariti non la spuntano pi con le mogli. Le
mogli hanno dimenticato il verbo apostolico: che la moglie tema
suo marito; non si danno da fare per la casa, ma per i nuovi
acquisti; non pensano a compiacere il marito, ma a fare colpo sugli
ufficiali-farfalloni. E poi dignitoso, signora, per la moglie o la
figlia di un boiaro, trovarsi in compagnia di tabaccai tedeschi e
delle loro lavoranti? Si mai sentita una cosa simile, fare salti fino
a notte fonda e chiacchierare con i giovanotti? E ancora andrebbe
bene con dei parenti, ma questi sono estranei, sconosciuti!.
Direi una parolina, ma il lupo qui vicino, disse, accigliandosi,
Gavrla Afans'evi; confesso che le assemblee non vanno a
genio neppure a me: se non stai attento vai a sbattere contro un
ubriaco, oppure per ridere fanno ubriacare anche te. Se non stai
attento un fannullone pu combinarne qualcuna con la tua figlia; e
oggi la giovent cos viziata che non se ne ha un'idea. Ecco, per
esempio, il figlio del povero Evgrf Sergevi Krsakov alla

scorsa assemblea ha provocato un tale scandalo con Nata da


farmi arrossire. Il giorno dopo vedo che qualcuno arriva in
carrozza direttamente nel cortile; penso: chi mi porta il Signore,
non sar mica il principe Aleksndr Danlovi? Macch: Ivn
Evgrfovi! Non sia mai che si potesse fermare al portone e fare la
fatica di arrivare a piedi fino alla scalinata - macch! entr di
volata! strisci in riverenze a non finire! fece chiacchiere a non
finire!... Ekmovna la scema gli rif il verso da morire dalle risate;
a proposito: scema, facci la scimmia d'oltremare.
Ekmovna la scema afferr il coperchio da un piatto di portata, se
lo mise sotto l'ascella come se fosse un cappello e cominci a fare
smorfie, a strascicare i piedi e a fare inchini da tutte le parti,
intercalando con: musi... mamsel... assemblea... pardon. Una
generale e prolungata risata manifest nuovamente il divertimento
degli ospiti.
Tale e quale a Krsakov, disse il vecchio principe Lkov,
asciugandosi le lacrime dal ridere, quando la calma, a poco a poco,
si fu ristabilita. E a che serve nasconderlo? Non n il primo n
l'ultimo che ritorna dalla tedescheria nella santa Russia trasformato
in uno skomorch. Che imparano l i nostri figli? A strisciare i
piedi, a chiacchierare Dio sa in che dialetto, a non rispettare i pi
anziani e a correre appresso alle mogli degli altri. Di tutti i giovani
educati in terra straniera (Dio ci perdoni!) il negro dello zar
quello che pi di tutti assomiglia a un uomo.
Certo, osserv Gavrla Afans'evi, un uomo posato e
perbene, non fa il paio con quello sventato... Ma chi entrato
ancora dal portone in cortile? Non sar mica un'altra volta la
scimmia d'oltremare? Voi che state a sbadigliare, bestie?,
continu rivolgendosi ai servi: Correte a mandarlo via, e che
d'ora in avanti....
Vecchia barba, stai delirando?, lo interruppe Ekmovna la
scema. Oppure sei cieco? la slitta del sovrano, arrivato lo

zar.
Gavrla Afans'evi si alz in fretta dalla tavola; tutti si
precipitarono alle finestre, ed effettivamente videro il sovrano che
saliva la scalinata appoggiandosi alla spalla del suo attendente. Si
cre lo scompiglio. Il padrone di casa si precipit incontro a
Pietro; i servi correvano chi da una parte chi dall'altra, come
scimuniti; gli ospiti si spaventarono a morte, alcuni pensarono
addirittura come andarsene a casa al pi presto. D'un tratto
nell'anticamera risuon la voce tonante di Pietro, tutto si calm, e
lo zar entr accompagnato dal padrone di casa, che era stordito
dalla gioia.
Salute, signori, disse Pietro con un viso allegro. Tutti
s'inchinarono profondamente. Le rapide occhiate dello zar
individuarono nella folla la giovane figlia del padrone di casa; egli
la chiam a s. Natl'ja Gavrlovna si avvicin abbastanza
coraggiosamente, ma arrossendo non solo fino agli orecchi, ma
addirittura fino alle spalle. Ti fai d'ora in ora pi carina, le disse
il sovrano e, come sua abitudine, la baci sulla testa; poi,
rivolgendosi agli ospiti: Ebbene? Vi ho disturbati. Stavate
mangiando; vi prego di sedervi di nuovo; a me invece, Gavrla
Afans'evi, da' un po' di vodka all'anice.
Il padrone di casa si precipit verso il maestoso maggiordomo, gli
strapp dalle mani il vassoio, riemp lui stesso una coppetta d'oro e
la porse con un inchino al sovrano. Pietro, dopo aver bevuto,
assaggi una ciambella e invit per la seconda volta gli ospiti a
continuare il pranzo. Tutti ripresero i propri posti, tranne la nana e
la dispensiera, che non osavano restare sedute a una tavola onorata
dalla presenza dello zar. Pietro si sedette accanto al padrone di
casa e chiese della minestra di cavolo. L'attendente gli porse un
cucchiaio di legno montato in avorio, un coltello e una forchetta
col manico verde d'osso, poich Pietro non adoperava mai posate
che non fossero le proprie. Il pranzo, un minuto prima
chiassosamente animato dall'allegria e dalla loquacit, proseguiva

nel silenzio e nell'imbarazzo. Il padrone di casa, per il rispetto e la


gioia, non mangiava niente; anche gli ospiti facevano i cerimoniosi
e ascoltavano con venerazione il sovrano conversare in tedesco col
prigioniero svedese sulla campagna del 1701. Ekmovna la scema,
varie volte interpellata dal sovrano, rispondeva con una timida
freddezza, il che, sia detto di sfuggita, non dimostrava affatto una
stupidit congenita. Finalmente il pranzo si concluse. Il sovrano si
alz, e dopo di lui tutti gli ospiti. Gavrla Afans'evi!, disse al
padrone di casa, ho bisogno di parlare con te a quattr'occhi, e,
dopo averlo preso sottobraccio, lo condusse in salotto e chiuse la
porta dietro di s. Gli ospiti rimasero in sala da pranzo,
commentando con mormorii questa visita inaspettata, e, temendo
di essere indiscreti, presto se ne andarono uno dopo l'altro, senza
aver ringraziato il padrone di casa per la sua ospitalit. Il suocero,
la figlia e la sorella li accompagnarono pian piano fino alla soglia
e restarono soli nella sala da pranzo, in attesa dell'uscita del
sovrano.
V
Ti procurer una moglie io
Oppure non sar un mugnaio.
Ablsimov, Il mugnaio
Mezz'ora dopo la porta si apr e Pietro usc. Con un grave cenno
della testa rispose al triplice inchino del principe Lkov, di
Tat'jna Afans'evna e di Nata e and dritto in anticamera. Il
padrone di casa gli porse il suo tulp rosso, lo accompagn fino
alla slitta e sulla scalinata lo ringrazi ancora per l'onore che gli
aveva tributato. Pietro ripart.
Tornato nella sala da pranzo, Gavrla Afans'evi sembrava molto
preoccupato. Rabbiosamente ordin ai servi di sparecchiare subito
la tavola, mand Nata nella sua stanza e, dopo aver dichiarato

alla sorella e al suocero che aveva bisogno di parlare con loro, li


condusse nella stanza da letto dove di solito riposava dopo pranzo.
Il vecchio principe si sdrai sul letto di quercia; Tat'jna
Afans'evna si sedette su un'antica poltrona di damasco, dopo
essersi tirata un panchetto sotto i piedi; Gavrla Afans'evi chiuse
tutte le porte, si sedette sul letto ai piedi del principe Lkov e
inizi a mezza voce la seguente conversazione:
Non per nulla il sovrano mi ha onorato di una visita; indovinate
di che cosa si degnato di parlare con me?.
Come facciamo a saperlo, btjuka fratello?, chiese Tat'jana
Afans'evna.
Forse lo zar ti ha incaricato di governare qualche provincia?,
disse il suocero. Sarebbe tempo. O ti ha proposto di far parte di
un'ambasceria? Cosa credi? anche uomini illustri, mica solo i
funzionari, vengono mandati presso i sovrani stranieri.
No, rispose il genero, accigliandosi. Io sono un uomo di
vecchio stampo, oggi i nostri servigi non servono, anche se, forse,
un nobile russo ortodosso vale tutti i novellini di oggi, frittellai e
miscredenti, - ma questo un altro discorso.
Allora di che cosa, fratello, disse Tat'jna Afans'evna, si
degnato di discorrere cos a lungo con te? Non ti sar per caso
successa una disgrazia? Dio ce ne scampi e sia misericordioso con
noi!.
Proprio una disgrazia non , ma confesso che mi d molto da
pensare.
Come sarebbe, fratello? di che si tratta?.
Si tratta di Nata: lo zar venuto a combinarle il matrimonio.
Dio sia lodato, disse Tat'jna Afans'evna, facendosi il segno
della croce. La ragazza da marito, e quale il compare, tale sar
il fidanzato. Che il Signore conceda loro amore e giudizio, e molto

onore. A chi vuole sposarla lo zar?.


Hm, si schiar la voce Gavrla Afans'evi, a chi? Proprio cos,
a chi.
A chi dunque?, ripet il principe Lkov, che incominciava gi a
sonnecchiare.
Provate a indovinare, disse Gavrla Afans'evi.
Btjuka fratello, rispose la vecchietta, come facciamo a
indovinare? Sono forse pochi i pretendenti a corte? Chiunque
sarebbe contento di prendersi la tua Nata. Dolgorkij, forse?.
No, non Dolgorkij.
Tanto meglio: maledettamente spocchioso. Schein,
Troekrov?.
No, n l'uno n l'altro.
Non vanno a genio neppure a me: sventati, sono troppo pieni
d'aria tedesca. Allora Miloslvskij?.
No, non lui.
E meno male: ricco ma stupido. Allora? Elckij? L'vv? No?
Possibile che sia Raguznskij? Fa' come vuoi, ma io non riesco a
capirlo. Dunque lo zar a chi vuol far sposare Nata?.
Al negro Ibrahm.
La vecchietta trasal e batt le mani. Il principe Lkov sollev la
testa dai cuscini e sbalordito ripet: Al negro Ibrahm!.
Btjuka fratello, disse la vecchietta con voce lacrimosa, non
rovinare la tua propria creatura, non abbandonare Naten'ka nelle
grinfie di un diavolo nero.
Ma come, ribatt Gavrla Afans'evi, opporre un rifiuto al
sovrano, che in cambio ci promette il suo favore, a me e a tutta la
nostra stirpe?.

Come, esclam il vecchio principe, al quale il sonno era


completamente passato, Nata, la mia nipotina, in sposa a un
negro comprato!.
Non di umili origini, disse Gavrla Afans'evi, il figlio di
un sultano negro. I musulmani lo fecero prigioniero e lo
vendettero a Costantinopoli, ma il nostro ambasciatore l'ha
riscattato e donato allo zar. Il fratello maggiore del negro era
venuto in Russia con un forte riscatto e....
Btjuka, Gavrla Afans'evi, interruppe la vecchietta,
abbiamo gi sentito la favola del principe Bov e di Erusln
Lazrevi. Raccontaci piuttosto come hai risposto alla richiesta del
sovrano.
Ho detto che il suo potere sopra di noi, e che il nostro dovere di
servi di sottometterci in tutto a lui.
In quell'istante si sent un rumore dietro la porta. Gavrla
Afans'evi and ad aprirla, ma, avvertita una resistenza, la spinse
con forza: la porta si apr, ed essi videro Nata svenuta, distesa
sul pavimento insanguinato.
Quando il sovrano si era rinchiuso con suo padre, il cuore le era
venuto meno. Un vago presentimento le aveva mormorato che
doveva trattarsi di lei, e quando Gavrla Afans'evi l'aveva
mandata via, dichiarando che doveva parlare alla zia e al nonno,
ella non aveva saputo resistere all'impulso della curiosit
femminile: piano, attraverso le stanze interne, era scivolata di
nascosto fino alla porta della camera da letto, e non aveva perso
neanche una parola di tutta la terribile conversazione; quando poi
aveva sentito le ultime parole del padre, la povera fanciulla aveva
perso i sensi e, cadendo, aveva battuto la testa contro il baule
borchiato in cui era riposto il suo corredo.
I servi accorsero; sollevarono Nata, la portarono nella sua stanza
e la distesero sul letto. Dopo qualche tempo ella rinvenne, apr gli

occhi, ma non riconobbe n il padre n la zia. Le scoppi una


febbre forte; nel delirio continuava a parlare del negro dello zar,
delle nozze - e a un tratto strill con voce lamentosa e penetrante:
Valerin, caro Valerin, vita mia! Salvami: eccoli, eccoli!....
Tat'jna Afans'evna guard con inquietudine il fratello, che
impallid, si morse le labbra e in silenzio usc dalla stanza. Egli
torn dal vecchio principe, che, non potendo salire la scala, era
rimasto dabbasso.
Come va Nata?, egli chiese.
Male, rispose il padre rattristato, peggio di quanto pensassi: in
preda al delirio vaneggia di Valerin.
Chi questo Valerin?, chiese allarmato il vecchio. Non sar
mica quell'orfano, figlio di uno strelc, che stato cresciuto in
casa tua?.
Proprio lui, rispose Gavrla Afans'evi. Per mia disgrazia suo
padre durante una rivolta mi salv la vita, e il diavolo mi ha fatto
prendere in casa quel maledetto lupacchiotto. Quando, un paio
d'anni fa, su sua richiesta, venne arruolato nel reggimento, Nata,
salutandolo, scoppi a piangere, e lui rest come impietrito. Ci
mi parve sospetto e ne parlai a mia sorella. Ma da allora Nata
non lo ha pi nominato, e di lui non si saputo pi niente.
Pensavo che l'avesse dimenticato, e invece pare di no. deciso:
sposer il negro.
Il principe Lkov non lo contraddisse: sarebbe stato inutile. Se ne
and a casa; Tat'jna Afans'evna rimase al capezzale di Nata;
Gavrla Afans'evi, dopo aver mandato a chiamare il medico, si
rinchiuse in camera sua, e tutto in casa divenne silenzioso e triste.
L'improvvisa richiesta di matrimonio sorprese Ibrahm almeno
tanto quanto Gavrla Afans'evi.
Ecco com'era andata. Pietro, mentre lavorava con Ibrahm, gli
disse:

Noto, mio caro, che sei avvilito; parla sinceramente: cos' che ti
manca?.
Ibrahm assicur il sovrano di essere contento della sua sorte e di
non desiderarne una migliore.
Bene, disse il sovrano, se ti annoi senza alcuna ragione, so io
come renderti allegro.
Finito di lavorare, Pietro chiese a Ibrahm:
Ti piace la ragazza con la quale hai ballato il minuetto alla scorsa
assemblea?.
molto carina, sire, e sembra una ragazza riservata e buona.
Allora te la far conoscere pi da vicino. Non la vorresti
sposare?.
Io, sire?....
Senti, Ibrahm, tu sei un uomo solo, senza nascita n famiglia, un
estraneo per tutti tranne che per me. Se io morissi oggi, domani
che ne sarebbe di te, mio povero negro? Ti devi sistemare, finch
c' ancora tempo; devi trovare un appoggio in nuove relazioni,
legarti con la classe dei boiari.
Sire, sono felice della protezione e dei favori di vostra maest.
Che Dio mi conceda di non sopravvivere al mio zar e benefattore,
non desidero nulla di pi; ma se anche avessi intenzione di
sposarmi, acconsentirebbero la giovane fanciulla e i suoi parenti?
Il mio aspetto....
Il tuo aspetto! che sciocchezza! che ti manca per essere un bel
giovane? La fanciulla deve sottomettersi alla volont dei genitori,
e vedremo cosa dir il vecchio Gavrla Rvskij quando far io
stesso la richiesta per te!. A queste parole il sovrano ordin di
preparare la slitta e lasci Ibrahm immerso in profonde riflessioni.
Sposarsi!, pensava l'africano, perch no? possibile che sia

destinato a trascorrere la vita in solitudine e a non conoscere i


piaceri migliori e i pi sacrosanti doveri dell'uomo solo perch
sono nato sotto non so quale latitudine? Non posso sperare di
essere amato: obiezione infantile! Si pu forse credere all'amore?
esiste esso forse nel leggero cuore femminile? Dopo aver
rinunciato per sempre ai dolci inganni, ho scelto altre seduzioni
pi concrete. Il sovrano ha ragione: devo assicurare la mia sorte
futura. Il matrimonio con la giovane Rvskaja mi legher alla
fiera nobilt russa, e io smetter di essere un forestiero nella mia
nuova patria. Da mia moglie non star a pretendere amore, mi
accontenter della sua fedelt, e mi guadagner la sua amicizia
con una costante tenerezza, fiducia e condiscendenza.
Ibrahm, come d'abitudine, voleva mettersi al lavoro, ma la sua
immaginazione l'aveva troppo distratto. Lasci le carte e and a
gironzolare lungo la riva della Nev. All'improvviso sent la voce
di Pietro; si volt e vide il sovrano, che, congedata la slitta, gli
camminava dietro con aria contenta. Tutto concluso, caro mio,
disse Pietro, prendendolo a braccetto. Ti ho combinato il
matrimonio. Domani va' da tuo suocero, ma vedi di soddisfare la
sua spocchia boiara; lascia la slitta al portone, passa il cortile a
piedi; parla un po' con lui dei suoi meriti e della sua nobilt, e lui
perder la testa per te. Adesso, invece, continu, agitando il
bastone, portami da quella birba di Danly, col quale devo fare i
conti per le sue nuove malefatte.
Ibrahm, dopo aver ringraziato affettuosamente Pietro per la sua
premura paterna, lo accompagn fino al magnifico palazzo del
principe Mnikov e torn a casa.
VI
Ardeva fioca la lampada davanti all'armadio a vetri nel quale
brillavano le rivestiture d'oro e d'argento delle icone di famiglia.
La sua luce tremolante rischiarava debolmente il letto con le

cortine e il tavolino ingombro di boccettine con l'etichetta. Presso


la stufa sedeva la serva al filatoio, e solo il lieve rumore del fuso
rompeva il silenzio della stanza.
Chi c' qui?, profer una debole voce. La serva si alz
immediatamente, si avvicin al letto e sollev adagio la tenda.
Far luce presto?, chiese Natl'ja.
gi mezzogiorno, rispose la serva.
Oh, Dio mio, e perch cos buio?.
Le finestre sono chiuse, signorina.
Allora fammi vestire in fretta.
Non si pu, signorina, il dottore l'ha proibito.
Allora sono malata? da tanto?.
Sono gi due settimane.
Davvero? A me sembrava d'essermi messa a letto appena ieri....
Nata tacque; tentava di raccogliere pensieri sparsi. Qualcosa le
era successo, ma che cosa esattamente? Non riusciva a ricordarlo.
La serva continuava a starle davanti, in attesa di ordini. In quel
momento, dal pianterreno, provenne un rumore sordo.
Che c'?, chiese l'ammalata.
I signori hanno finito di mangiare, rispose la serva; si stanno
alzando da tavola. Adesso verr qui Tat'jna Afans'evna.
Nata sembr rallegrarsi; agit debolmente una mano. La serva
tir la tenda e si sedette di nuovo al filatoio.
Dopo qualche minuto, da dietro la porta apparve una testa in una
larga cuffia bianca con i nastri scuri, che chiese a mezza voce:
Come sta Nata?.
Buongiorno, zietta, disse piano la malata; e Tat'jna Afans'evna

le si accost in fretta.
La signorina tornata in s, disse la serva, avvicinando con
attenzione la poltrona.
La vecchietta, con le lacrime agli occhi, baci il volto pallido e
languido della nipote, e si sedette al suo fianco. Dopo di lei entr
un medico tedesco, in caftano nero e parrucca da scienziato; tast
il polso a Nata e dichiar in latino, e poi anche in russo, che il
pericolo era scampato. Chiese carta e calamaio, scrisse una nuova
ricetta e se ne and; la vecchietta si alz e, dopo aver nuovamente
baciato Natl'ja, con la buona notizia si rec immediatamente gi
da Gavrla Afans'evi.
Nel salotto, in uniforme con la spada, il cappello in mano, sedeva
il negro dello zar, conversando rispettosamente con Gavrla
Afans'evi. Krsakov, disteso su un divano di piume, li ascoltava
distrattamente e stuzzicava un levriere a riposo; annoiato di
quell'occupazione si avvicin allo specchio, abituale rifugio del
suo ozio, e in esso vide Tat'jna Afans'evna, che da dietro la porta
faceva al fratello segni che lui non percepiva.
Vi stanno chiamando, Gavrla Afans'evi, disse Krsakov,
volgendosi verso di lui e interrompendo il discorso di Ibrahm.
Gavrla Afans'evi and subito dalla sorella e accost la porta
dietro di s.
Mi meraviglio della tua pazienza, disse Krsakov a Ibrahm.
un'ora buona che stai a sentire i vaneggiamenti sull'antichit della
stirpe dei Lkov e degli Rvskij, e vi aggiungi anche le tue
edificanti osservazioni! Al tuo posto j'aurais plant l il vecchio
contafrottole e tutta la sua schiatta, ivi inclusa Natl'ja Gavrlovna,
che fa la smorfiosa, si finge malata, une petite sant... Dimmi in
coscienza, sei proprio innamorato di quella piccola mijaure?
Ascolta, Ibrahm, segui almeno una volta il mio consiglio; ti
assicuro che sono pi ragionevole di quanto sembro. Lascia
perdere quest'idea folle. Non ti sposare. A me sembra che la tua

fidanzata non abbia alcuna particolare propensione verso di te.


Con quello che succede al mondo! Per esempio: io certo non mi
presento male, ma mi successo comunque d'ingannare mariti che,
quant' vero Iddio, non erano affatto peggiori di me. Tu stesso...
Ricordi il nostro amico parigino, il conte D.? Non si pu sperare
nella fedelt femminile; felice chi considera ci con indifferenza!
Ma tu!... Col tuo carattere focoso, pensieroso e diffidente; col tuo
naso schiacciato, le labbra carnose, con questo pelo crespo gettarti
in tutti i pericoli del matrimonio?....
Ti ringrazio per l'amichevole consiglio, lo interruppe
freddamente Ibrahm, ma sai il proverbio: non affar tuo cullar
bambini altrui....
Bada, Ibrahm, gli rispose ridendo Krsakov, che non ti capiti,
in futuro, di mettere in pratica questo proverbio alla lettera.
Ma la conversazione nell'altra stanza si stava scaldando.
La farai morire, disse la vecchietta. Non sopporter la sua
vista.
Ma giudica tu stessa, ribatteva il fratello ostinato. Sono gi due
settimane che viene da noi in qualit di fidanzato, e finora non ha
mai visto la fidanzata. Alla fin fine pu pensare che la sua malattia
sia una pura invenzione, che noi cerchiamo solo di prendere tempo
per disfarci in qualche modo di lui. E poi che dir lo zar? Gi tre
volte ha mandato a chiedere della salute di Natl'ja. Fa' come vuoi,
ma io non intendo litigare con lui.
Signore Iddio, disse Tat'jna Afans'evna, cosa ne sar di lei,
poverina? Almeno, lascia ch'io vada a prepararla per questa
visita.
Gavrla Afans'evi acconsent e torn in salotto.
Grazie al cielo, disse a Ibrahm, il pericolo scampato. Natl'ja
sta molto meglio; se non fosse una vergogna lasciare qui solo il
caro ospite Ivn Evgrfovi, ti avrei accompagnato su a dare

un'occhiata alla tua fidanzata....


Krsakov si congratul con Gavrla Afans'evi, lo preg di non
preoccuparsi, assicur che doveva assolutamente andar via e corse
in anticamera, senza permettere al padrone di accompagnarlo.
Nel frattempo, Tat'jana Afans'evna si era affrettata a preparare la
malata all'apparizione del terribile ospite. Entrata nella stanza col
respiro affannoso, si sedette accanto al letto e prese Nata per la
mano, ma non fece in tempo a proferire parola che la porta si apr.
Nata chiese: Chi arrivato?. La vecchietta rest di sasso e
ammutol. Gavrla Afans'evi scost la tenda, guard
freddamente la malata e chiese come stava. L'ammalata avrebbe
voluto sorridergli, ma non ci riusc. Lo sguardo severo del padre la
colp, e l'agitazione s'impossess di lei. In quel momento le
sembr che ci fosse qualcuno in piedi al suo capezzale. Con uno
sforzo sollev la testa e all'improvviso riconobbe il negro dello
zar. A questo punto ricord tutto, tutto l'orrore del futuro le si
present davanti. Ma la sua natura spossata non ne ricevette una
scossa molto forte. Nata lasci nuovamente ricadere la testa sul
cuscino e chiuse gli occhi... il cuore le batteva tormentosamente.
Tat'jna Afans'evna fece cenno al fratello che l'ammalata voleva
dormire, e tutti uscirono pian piano dalla stanza, tranne la serva,
che si sedette di nuovo al filatoio.
La bella infelice apr gli occhi e, non vedendo pi nessuno accanto
al letto, chiam a s la serva e la mand a cercare la nana. Ma in
quello stesso istante la tonda vecchietta rotol come una pallina
verso il suo letto. Rondinella (cos veniva chiamata la nana), con
tutta l'agilit delle sue gambette corte si era slanciata su per la
scala appresso a Gavrla Afans'evi e a Ibrahm, e si era
acquattata dietro la porta, non smentendo la curiosit propria al bel
sesso. Nata, vedendola, mand via la serva, e la nana si sedette
su uno sgabellino accanto al letto.
Mai corpo tanto piccolo aveva racchiuso in s tanta energia dello
spirito. La nana s'immischiava in tutto, sapeva tutto, si dava da

fare per tutto. Con la sua mente scaltra e penetrante sapeva


conquistarsi l'amore dei suoi padroni e l'odio di tutta la servit, che
governava dispoticamente. Gavrla Afans'evi ascoltava le sue
spiate, le sue lamentele e le sue minute richieste; Tat'jna
Afans'evna s'informava continuamente sui suoi pareri e si
lasciava guidare dai suoi consigli; Nata, invece, aveva per lei
uno sconfinato affetto e le confidava tutti i suoi pensieri, tutti i
moti del suo cuore sedicenne.
Lo sai, Rondinella?, disse, pap mi fa sposare il negro.
La nana sospir profondamente, e il suo viso rugoso si corrug
ancor pi.
Allora non c' speranza, continu Nata, allora pap non avr
piet di me?.
La nana scosse la cuffietta.
Non prenderanno le mie parti il nonno o la zia?.
No, signorina. Il negro, durante la tua malattia, riuscito a
stregare tutti. Il signore pazzo di lui, il principe non delira che
per lui, mentre Tat'jna Afans'evna dice: peccato che sia negro,
ma un fidanzato migliore sarebbe anche un peccato per noi
desiderarlo.
Dio mio, Dio mio!, gemette la povera Nata.
Non ti rattristare, bellezza nostra, disse la nana, baciandole la
debole mano. Se destino che tu debba sposare il negro, in
compenso sarai completamente libera. Adesso non pi come ai
vecchi tempi; i mariti non tengono chiuse le mogli; il negro dicono
che sia ricco; avrete la casa come una coppa piena, vivrai
cantando....
Povero Valerin, disse Nata, ma cos piano che la nana pot
solo indovinare, ma non sentire queste parole.
Proprio di questo si tratta, signorina, disse ella, abbassando

misteriosamente la voce; se avessi pensato meno all'orfano dello


strelc, non avresti pronunciato il suo nome nei vaneggiamenti
della febbre e tuo padre non sarebbe andato in collera.
Cosa?, disse spaventata Nata, io ho delirato di Valerin, il
babbo ha sentito, il babbo in collera?.
Proprio questo il guaio, rispose la nana. Ora, se lo pregherai
di non darti in sposa al negro, penser che Valerin ne sia la causa.
Non c' niente da fare: ormai piegati alla volont paterna, e quel
che sar sar.
Nata non obiett neppure una parola. Il pensiero che il segreto
del suo cuore fosse noto al padre ebbe un forte effetto sulla sua
immaginazione. Le restava un'unica speranza: morire prima che si
compisse l'odiato matrimonio. Questo pensiero la consol. Con
animo debole e triste si sottomise alla sua sorte.
VII
In casa di Gavrla Afans'evi, a destra dell'anticamera, si trovava
un'angusta cameretta con una sola finestrella. Dentro c'era un letto
semplice, sul quale era distesa una coperta imbottita, e davanti al
letto un tavolino di abete, sul quale ardeva una candela di sego e si
trovavano partiture aperte. Al muro era appesa una vecchia
uniforme azzurra e il suo coetaneo, un cappello a tricorno; al di
sopra di questo era attaccata con tre chiodini una stampa popolare,
che raffigurava Carlo XII a cavallo. Suoni di flauto si
diffondevano in quest'umile alloggio. Il maestro di ballo
prigioniero, suo abitante solitario, in berretto da notte e veste da
camera di nanchino, raddolciva la noia di una serata invernale
accennando antiche marce svedesi, che gli ricordavano il tempo
allegro della sua giovinezza. Dopo aver dedicato due ore intere a
tale esercizio, lo svedese smont il suo flauto, lo ripose
nell'astuccio, e cominci a spogliarsi.

In quel momento il saliscendi della porta si sollev e un bel


giovane di alta statura, in divisa, entr nella stanza.
Sorpreso, lo svedese si alz davanti all'ospite inatteso.
Non mi hai riconosciuto, Gustv Admy, disse il giovane
visitatore con voce commossa. Ti ricordi di quel bambino al
quale insegnavi il maneggio svedese delle armi, col quale per poco
non avevi provocato un incendio in questa stessa stanzetta,
sparando con un cannoncino per bambini....
Gustv Admy lo scrutava intensamente...
E-e-eh, esclam infine, abbracciandolo, salfe, tanto che sei
qvi? Sieti, pel purlone che sei, parliamo un po'.
RACCONTI DEL DEFUNTO IVN PETRVI BLKIN

SIGNORA PROSTAKVA Eh, btjuka mio, fin da piccolo era


assetato di storie.
SKOTI'NIN Mitrofn fa per me.
Il minorenne
DA PARTE DELL'EDITORE
Una volta assunto l'incarico di pubblicare i racconti di I.P. Blkin,
offerti ora al pubblico, desideravamo aggiungervi almeno una
breve biografia del defunto autore, per soddisfare cos in parte la
legittima curiosit degli amatori delle patrie lettere. A questo
scopo ci rivolgemmo a Mar'ja Aleksevna Traflina, parente
prossima ed erede di Ivn Petrvi Blkin; ma, purtroppo, non le
fu possibile procurarci alcuna notizia su di lui, giacch il defunto

le era totalmente sconosciuto. Ella ci consigli di rivolgerci a un


uomo rispettabile, che era stato amico di Ivn Petrvi. Seguimmo
tale consiglio e, in risposta alla nostra, ricevemmo la seguente
bramata lettera. La inseriamo senza nessuna modifica o nota, quale
preziosa testimonianza di un nobile modo di pensare e di
un'amicizia commovente, ma allo stesso tempo anche come notizia
biografica del tutto sufficiente.
Mio egregio signore***!
Ho avuto l'onore di ricevere, il 23 di questo mese, la vostra
stimatissima lettera del 15, nella quale mi manifestate il vostro
desiderio di avere notizie particolareggiate sulla data di nascita e
di morte, sulla carriera, le vicende familiari, nonch sulle
occupazioni e il carattere del defunto Ivn Petrvi Blkin, mio
amico sincero e confinante. Con mio grande piacere adempio
questo vostro desiderio e vi aggiungo, mio egregio signore, tutto
quanto, dei suoi discorsi, e anche delle mie osservazioni personali,
posso ricordare.
Ivn Petrvi Blkin nacque nel villaggio di Gorjchino da onesti
e nobili genitori nel 1798. Il suo defunto padre, maggiore in
seconda Ptr Ivnovi Blkin, era sposato con la giovane Pelagja
Gavrlovna della casa dei Traflin. Era un uomo non ricco, ma
misurato, e, sotto il profilo dell'amministrazione familiare, assai
accorto. Il loro figlio ricevette la prima istruzione dal diacono del
villaggio. A quest'uomo rispettabile pare dovesse la passione per
la lettura e gli studi di letteratura russa. Nel 1815 prese servizio nel
reggimento di fanteria dei Cacciatori (non ricordo la data esatta),
nel quale rest fino al 1823. La morte dei genitori, avvenuta quasi
contemporaneamente, lo costrinse a dare le dimissioni e a tornare
nel villaggio di Gorjchino, suo luogo natale.
Dopo essersi assunto la gestione della propriet, Ivn Petrvi, a
causa della sua inesperienza e della sua bont di cuore, in breve
tempo lasci decadere l'azienda e indebol il severo ordine
instaurato dal suo defunto genitore. Mand via lo svelto e