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CAPITOLO 1

INTRODUZIONE ALLA GEOGRAFIA UMANA


Il termine geografia proviene da due parole greche (geo + graphia), che affiancate significano scrittura della
Terra. La geografia per molto di pi della semplice descrizione della Terra o dellelenco degli stati, delle
loro capitali o delle loro risorse.
un discorso su ci che possiamo osservare sulla superficie terrestre, quindi anche uninterpretazione e una
riflessione che stimola domande.
Si distingue in genere tra una geografia fisica che studia le componenti naturali e utilizza i metodi delle
scienze naturali, e una geografia umana che si occupa degli umani sulla Terra e si rif alle scienze sociali.
La geografia umana e la geografia fisica non sono due discipline separate, al contrario sono strettamente
connesse in quanto tutte le attivit umane hanno qualche rapporto con gli ambienti naturali e non possono
essere comprese, interpretate e valutate senza tener conto di ci che direttamente o indirettamente ci lega al
clima, al suolo, alle acque etc.
Questa visone unitaria della geografia riconosce lurgenza di capire meglio e trovare soluzioni alle sfide
sociali e ambientali presenti nel mondo.
Il termine natura si riferisce a tutto ci che estraneo alla storia e alla creativit umana.
Il concetto di cultura si fonda su tre argomenti: 1) la cultura una costruzione sociale che riflette diversi
fattori economici, storici, politici, sociali ed ambientali; 2) la cultura non qualcosa di fisso, si modifica nel
tempo e pu generare sia scambi pacifici, sia conflitti; 3) la cultura un sistema dinamico complesso:
interagendo tra loro, le persone creano ed esprimono una cultura, la quale, a sua volta, definisce ed influenza
le caratteristiche delle persone che ne fanno parte.
Storicamente le culture si presentano differenziate su base geografica e quindi si parla di culture locali,
regionali, nazionali o anche sovranazionali (p. es. europea). In tutti questi casi c un forte legame della
cultura coni luoghi dove essa si formata, si trasforma e si trasmette verticalmente da una generazione
allaltra. Le culture diversificate su base territoriale erano la regola nel passato. Esse non erano chiuse del
tutto, ma lo scambio orizzontale di elementi culturali tra di loro era limitato e molto diluito nel tempo: per
esempio la diffusione del cristianesimo richiese vari secoli. Negli ultimi cento anni tali ibridazioni orizzontali
si sono fatte sempre pi numerose e rapide: ad esempio in pochi anni la pizza entr nei menu di tutti i paesi
del mondo e pi recentemente sono bastati pochi anni per la diffusione dei social network.
Oggi permangono notevoli diversit culturali su base territoriale, ma crescono le ibridazioni tra culture e la
globalizzazione tende a imporre certi caratteri comuni a tutte le societ e a tutti i territori. Questo non
significa che venga meno il rapporto tra cultura e natura, ma che questo rapporto ha fatto un salto di scala: un
tempo esso si svolgeva quasi esclusivamente alla scala locale, oggi esso coinvolge lintera umanit e lintero
ambiente terrestre.
Nella tradizione del pensiero occidentale, si venuta ad affermare lidea che la cultura fosse ci che permette
alluomo di porsi al di sopra della natura, di dominarla e trasformarla ai propri fini. Questa linea di pensiero
stata poi estesa a giustificare le gerarchie sociali e il colonialismo, portando ad esempio a considerare i
popoli non occidentali come inferiori perch pi vicini e pi soggetti alla natura rispetto agli occidentali,
definiti civili e acculturati. Oggi si va affermando una corrente di pensiero che rifiuta il dualismo tra natura e
cultura, proprio a causa dei gravi problemi che nascono oggi dalla netta contrapposizione tra i due concetti.
Si tende cos a pensare che luomo, nonostante la propria predisposizione per la cultura, faccia pienamente
parte della natura e quindi la sua azione debba fare i conti con certe leggi fondamentali della natura stessa.
La teoria del determinismo ambientale ritiene che i fattori naturali terrestri incidano sullo sviluppo delle
caratteristiche fisiche ed intellettuali degli esseri umani. In altre parole sostiene che la natura sia lunica o la
principale forza che plasma le societ e le culture.
Anticamente, perci, si credeva che le diversit tra i popoli dipendessero da fattori climatici e fisico
geografici. Per esempio si pensava che i climi pi estremi avessero uninfluenza negativa sulle capacit
intellettuali delle persone e che i popoli pi intelligenti fossero quelli di territori con climi temperati. Questa
teoria che ebbe una grande diffusione tra la fine del XIX secolo e linizio del secolo scorso, venne
abbandonata per tre motivi. Innanzitutto, non era dimostrabile scientificamente la relazione causa-effetto che
costituiva la base del determinismo ambientale; una seconda critica deriva dallevidenza che fattori
ambientali identici non necessariamente danno luogo a pratiche culturali o comportamenti umani simili (ad
esempio non tutti i popoli costieri sono navigatori); terzo, il determinismo ambientale era sospettato di essere
una ideologia travestita da teoria scientifica per giustificare il colonialismo.

La teoria del possibilismo sostiene lidea che i singoli e le collettivit possono usare la propria creativit per
reagire alle condizioni o alle costrizioni di un particolare ambiente naturale. Si parla di costrizioni,perch
lambiente viene visto come una limitazione delle scelte e delle possibilit che le persone hanno a loro
disposizione. Ad esempio il deserto che appare uno degli ambienti naturali pi costrittivi, pu offrire una
gamma di possibilit, da cui sono derivate societ dedite allallevamento delle pecore, dei cammelli o ai
trasporti di mercanzie, altre ancora allagricoltura delle oasi, mentre ora in pieno deserto, attorno ai pozzi
petroliferi sorgono grandi citt.
In sintesi, il possibilismo geografico ritiene che ogni ambiente naturale offre una gamma di alternative pi o
meno vasta e che in uno stesso ambiente naturale, societ e culture possano modellarsi in modi diversi a
seconda delle loro scelte, basate sulle conoscenze e sulle capacit tecniche di cui dispongono.
Le teorie del possibilismo ambientale hanno contribuito a diffondere la consapevolezza del ruolo dellazione
umana nei cambiamenti dellambiente, a partire dallosservazione di come nel tempo tale azione ha
modificato i paesaggi naturali, trasformandoli in paesaggi culturali (cio plasmati dallazione umana).
Questo rapporto dualistico pu essere superato da una visione pi realista che considera la Terr come un
sistema dinamico che vede gli esseri umani intrinsecamente legati al mondo naturale. Questa posizione pu
essere sintetizzata in tre punti:
1) La Terra funziona come un sistema costituito da diverse componenti naturali e culturali, che
interagiscono con modalit complesse, non riducibili ai rapporti lineari di causa-effetto e quindi poco
prevedibili
2) La Terra soggetta a continui cambiamenti che derivano sia da eventi naturali, sia dallazione
umana;
3) Il sistema culturale umano un sottosistema di quello naturale terrestre; pu modificarlo in modo
durevole solo obbedendo ad alcune leggi naturali che non pu modificare a suo piacere, come ad
esempio quelle del clima.
Lanalisi regionale diversa dalla lettura del paesaggio. Essa va oltre la semplice osservazione della
superficie per indagare i fattori, sovente non visibili, che determinano la diversit dei territori e suggeriscono
la loro suddivisione in regioni. Ad esempio: perch il nord e il sud di molti Paesi, dagli Stati Uniti, allItalia,
al Regno Unito presentano tratti culturali diversi? Perch le citt sono diverse tra loro?
La regione formale unarea definita in base a una o pi caratteristiche fisiche o culturali omogenee, cio
presenti nella regione e non (o molto meno) in quella confinante). Per esempio le Alpi sono una regione
formale caratterizzata dal rilievo, la provincia di Bolzano una regione caratterizzata dal bilinguismo italotedesco. In questa categoria hanno particolare importanza le regioni storiche, quelle che presentano al loro
interno una certa omogeneit socio-culturale dovuta al fatto che nel passato sono state unite politicamente,
come ad esempio in Francia la Provenza.
La regione funzionale invece unarea i cui luoghi sono connessi tra loro da relazioni pi intense di quelle
che questi stessi luoghi intrattengono con lesterno.
Le regioni percepite derivano dal senso di identit e di attaccamento di un gruppo di persone ad un
determinato territorio. I confini di queste regioni tendono ad essere molto variabili, dal momento che il
mondo in cui il territorio viene interpretato, cambia a seconda dei soggetti.
DIFFERENZA TRA LUOGO, SPAZIO E TERRITORIO
La definizione di luogo fa riferimento a una localit contraddistinta da specifiche caratteristiche fisiche,
culturali e sociali.
Il sentimento di appartenenza indica lattaccamento emozionale che le persone sviluppano nei confronti di
determinate localit. Questo sentimento pu riguardare un unico luogo, ma in unepoca come la nostra in cui
le persone si spostano per studio, lavoro e turismo, ognuno di noi pu sviluppare un senso di appartenenza a
pi luoghi diversi.
La definizione di spazio indica invece unestensione della superficie terrestre di dimensioni non definite.
C uno spazio assoluto, cio unentit geometrica le cui dimensioni, distanze, direzioni e contenuti possono
essere definiti e misurati con precisione con la metrica corrente (metri, chilometri, ecc.). lo spazio assoluto
pensato come un contenitore di oggetti della quale possibile conoscere i confini, le dimensioni e il
contenuto, come, per esempio nel caso dlle regioni formali. C poi uno spazio relativo, cio uno spazio che

non pensato come un contenitore dato e immutabile, ma uno spazio le cui propriet variano a seconda dei
contenuti, cio dei fenomeni che vi si svolgono. Se invece vogliamo andare nel modo pi breve da Bari a
Sidney, non calcoliamo i chilometri, ma le ore di volo, magari passando da Roma o da Francoforte. In questo
modo adottiamo un tipo di spazio diverso da quello metrico, che si chiama spazio-tempo (che rientra nel
concetto di spazio-relativo). Un altro esempio di spazio relativo offerto dai social network come Facebook.
Quando effettui il login e chatti con i tuoi amici, stai creando e partecipando a uno spazio relazionale.
affascinante, e anche un po spaventoso, pensare ai milioni di spazi che si creano su scale globale non solo
attraverso internet, ma anche attraverso linterazione di persone, istituzioni e scambi di affari.
A questo punto possiamo dire che lo spazio geografico sempre uno spazio relativo e relazionale, in quanto
le sue propriet dipendono dalle relazioni e dalle interazioni che sussistono tra i soggetti e gli oggetti che
ogni geografia mette in scena. infatti una descrizione geografica, per dettagliata che sia, sempre il risultato
di una scelta, coerente con gli scopi espliciti o impliciti della descrizione stessa. Ogni geografia la
costruzione mentale di uno spazio relazionale, che non arbitraria, ma risponde allesigenza sociale di
conoscere la posizione di certi oggetti e soggetti e le relazioni che li legano tra loro.
Il territorio lo spazio delle interazioni tra gli esseri viventi. Tra queste relazioni si possono distinguere
quelle dei soggetto tra di loro e quelle che i soggetti intrattengono con lambiente esterno. Il termine
territorio ha due significati originari: uno positivo (terere, cio la produzione della terra) e uno negativo
(terrere, cio terrorizzare, difendere un territorio). Questi significati sono strettamente legati tra loro perch il
motivo per cui si difende un territorio che esso fornisce le risorse che assicurano la sopravvivenza e
indipendenza a un gruppo umano pi o meno grande. La conseguenza che qualsiasi relazione sociale ha
sempre un legame diretto o indiretto con i rapporti che intratteniamo con il territorio come fonte primaria
di quanto pu soddisfare i nostri bisogni. Sia quelli materiali, come abitare, nutrirsi, etc. sia quelli pi
spirituali come fruire del paesaggio e dei beni culturali, istruirsi, visitare luoghi sacri.
Una caratteristica della geografia che la distingue da altre scienze sociali e naturali di considerare sempre
congiuntamente questi due tipi di relazioni. Economisti, sociologi e politologi possono studiare le relazioni
intersoggettive astraendo dai loro legami territorialig. Invece in geografia non possono mai esserci attori
senza territorio, n territori senza attori
DIFFERENZA TRA VARIAZIONE SPAZIALE E CORRELAZIONE SPAZIALE
Le variazioni spaziali sono i cambiamenti nella distribuzione di un fenomeno da un luogo allaltro. Ad
esempio la variazione spaziale delle foreste fitte in Vietnam indica una netta differenza tra il nord e il sud del
paese.
La correlazione spaziale il grado in cui due o pi fenomeni condividono una stessa distribuzione e
variazione spaziale. Ad esempio in Vietnam esiste una forte correlazione spaziale tra una marcata presenza di
foreste fitte ed alti tassi di povert. Il fatto che due o pi fenomeni siano fortemente associati dal punto di
vista spaziale, non significa necessariamente che tra di essi ci sia une relazione causale. Per capire perch ad
alti tassi di povert si associ la presenza di foreste fitte, necessario fare riferimento ad altri fattori, come le
forze economiche globali e locali, le politiche pubbliche, levoluzione storica e le pratiche sociali.
QUATTRO TIPI DI DIFFUSIONE
La diffusione spaziale riguarda un movimento di persone, idee, mode, malattie ecc. da un luogo allaltro con
tempi e modalit differenti a seconda del fenomeno considerato. I geografi identificano quattro tipi di
diffusione:
1) La diffusione per rilocalizzazione, per esempio le migrazioni.
2) La diffusione per contagio, quando un fenomeno (come il raffreddore) si diffonde tra persone che
vengono a contatto tra loro.
3) La diffusione gerarchica avviene dallalto verso il basso (ad esempio certe mode si diffondono da
persone molti in vista della politica e dello spettacolo per arrivare gradualmente alla gente comune)
4) La diffusione per stimolo si verifica quando la diffusione di unidea, una pratica o un altro fenomeno
contribuisce a generare una nuova idea (per esempio lidea alla base di un prodotto di successo
spesso stimola nuove modalit di applicazione dello stesso principio, che si tratti del disegno della
carrozzeria di unauto, o dello sviluppo di un nuovo tipo di ristorante)

INTERAZIONE SPAZIALE E GLOBALIZZAZIONE


Il mondo nel quale viviamo sempre pi globalizzato. La globalizzazione, ovvero la crescente
interconnessione e interdipendenza tra persone e luoghi in tutto il mondo, il risultato del dilatarsi
progressivo al tutto il pianeta dellinterazione spaziale. Per interazione spaziale si intende linsieme delle
relazioni che si sviluppano reciprocamente tra soggetti che occupano luoghi e regioni sia vicine, sia lontane
tra loro, come risultato del movimento di persone, beni ed informazioni.
Interazioni spaziali a scala globale si sono sviluppate negli ultimi due secoli con la penetrazione europea nel
cuore di continenti come lAmerica settentrionale e meridionale, lAfrica equatoriale e lOceania, gi abitati
ma rimasti isolati. Tuttavia si parla di globalizzazione solo negli ultimi decenni, cio dopo che informatica,
telecomunicazioni e connessioni aeree intercontinentali hanno permesso una circolazione di persone, merci,
denaro e informazioni esteso ormai ad ogni localit del pianeta. La forza trainante di tale unificazione
mondiale stata leconomia capitalistica di mercato, che ha innescato e favorito indirettamente un processo
analogo per quanto riguarda la cultura, le relazioni internazionali e la capacit delle grandi potenze di
intervenire militarmente in ogni parte del globo. Molto parziale invece la globalizzazione del mercato del
lavoro, che riguarda solo poche categorie molto qualificate, mentre i lavoratori non qualificati dei paesi
poveri che cercano di raggiungere i paesi ricchi per trovare lavoro o vengono respinti o diventano
clandestini.
Ancora assente poi la globalizzazione legislativa, specie per quanto riguarda i diritti umani e la possibilit e
la possibilit di regolamentare i mercati finanziari allo scopo di evitare le crisi economiche globali, che si
riflettono negativamente sulla vita di miliardi di esseri umani.
Linterazione spaziale influenzata da tre fattori:
- la complementariet: si verifica quando un luogo o una regione trovano altrove una risposta alla propria
esigenza di beni e servizi, creando uninterazione spaziale che si sviluppa su distanze pi o meno lunghe.
la complementariet a creare le basi per il commercio,ad esempio i grandi paesi produttori di caff, come il
Brasile, la Colombia e lIndonesia, contribuiscono a soddisfare la domanda dei principali consumatori come
il nord America e lEuropa occidentale. La complementariet il frutto della variazione spaziale, la quale a
sua volta si lega alla disponibilit di risorse naturali o a condizioni economiche, sociali, culturali, specifiche.
Ad esempio molti americani visitano lEuropa perch vi trovano un patrimonio storico e artistico che essi
non hanno.
- la trasferibilit: si riferisce allenergia necessaria per lo spostamento di un bene. Oggi grazie a internet, il
bene pi trasferibile linformazione, che comprende anche le transazioni bancarie, cio il denaro e i titoli di
credito. Tra i beni tangibili, hanno un alto livello di trasferibilit quelli di valore elevato, che non siano
troppo voluminosi e possano essere spostati con facilit (come i gioielli)
- lopportunit alternativa: ovvero lesistenza di un luogo che, a parit di costi di trasferimento, possa offrire
un bene richiesto a condizioni pi vantaggiose (per esempio unimpresa pu decidere di aprire una propria
filiale in un luogo pi distante (in Km) dai mercati rispetto ad altri, per trarre vantaggio dai costi (degli affitti,
del lavoro ecc.) inferiori.
La globalizzazione non modifica la distanza assoluta trai luoghi, ma pu cambiare la loro accessibilit e
renderli pi interagenti tra loro. Le innovazioni tecnologiche nei trasporti e nelle comunicazioni hanno reso
possibile ridurre lattrito della distanza, facendo sembrare i luoghi pi vicini luno allaltro, in termini di
tempo e di spazio. Questo processo, chiamato compressione spazio-temporale, mette in luce limportanza
della distanza relativa, misurata in termini di tempo, costo o altre modalit.
SCALA CARTOGRAFICA E SCALA GEOGRAFICA
Lidea di scala, applicata allo spazio, ci che ci permette di rappresentare la Terra, o una sua parte, in una
dimensione ridotta, come accade ad esempio nel caso dei mappamondi.

CAPITOLO 3
LA POPOLAZIONE: CONCETTI DI BASE
Quando i geografi vogliono studiare la pressione esercitata da una certa popolazione sul territorio, calcolano
la sua densit, che pu essere aritmetica, se si considera il semplice rapporto tra la superficie di unarea e il
numero dei suoi abitanti, oppure fisiologica, quando lo stesso rapporto viene calcolato considerando solo le
terre produttive, escludendo cio tutte le aree non adatte allagricoltura.
I principali cambiamenti nella demografia di una popolazione sono dovuti alnumero di nascite (natalit) e di
morti (mortalit), entrambi condizionati da fattori biologici, sociali, economici, politici e culturali.
I demografi misurano la fertilit principalmente utilizzando due indicatori: il tasso di natalit e il tasso di
fecondit. Il primo pi diffuso ma anche pi generico descrive le tendenza delle nascite allinterno di
una societ nel suo complesso, calcolando il rapporto tra il numero delle nascite e la popolazione media in un
certo periodo, senza tenere conto delle diverse fasce di et al suo interno. Il tasso di fecondit esprime il
numero di figli per donna in et feconda. Consente di valutare le dimensioni dei nuclei familiari e di
effettuare delle previsioni sulle tendenze numeriche della popolazione. Quando questo tasso ha un valore di
2.1 figli per donna, si dice che una popolazione ha raggiunto il livello di sostituzione delle generazioni,
quello necessario per consentire ad una popolazione di riprodursi senza diminuire di numero.
La fertilit pu essere condizionata sia da fattori biologici (alcune donne possono essere temporaneamente
non fertili in seguito a cambiamenti ormonali o a causa di una dieta troppo povera) sia dai modelli culturali,
sociali, economici e politi che possono influenzare i comportamenti riproduttivi. I tassi di fecondit pi
elevati sono riconducibili a popolazioni in cui le donne diventano sessualmente attive molto presto e si
sposano in giovane et. In molti paesi in via di sviluppo, dove le discriminazioni di genere pongono spesso le
donne in una posizione subordinata, impedendo loro di esprimersi riguardo alla pianificazione familiare, i
figli vengono considerati come un investimento economico, per il contributo che possono portare alla
famiglia in termini di lavoro e guadagni. In molti di questi paesi, inoltre, i figli sono la sola fonte di sostegno
finanziario per gli anziani, che non possono contare sui propri risparmi o sul sistema pensionistico come da
noi. Anche se spesso alla povert vengono associati alti tassi di fecondit, la relazione tra questi due fattori
pi complessa di come sembra ed legata, ad esempio, al fatto che le persone con un reddito inferiore hanno
spesso un grado di istruzione pi basso. Come dimostrano molti studi, infatti, unistruzione elevata spesso
correlata ad unet del matrimonio o della nascita del primo figlio mediamente maggiore e, quindi, a tassi di
fecondit inferiori. I governi possono anche controllare la fertilit, introducendo politiche nataliste o
antinataliste, mirate ad incentivare o limitare la crescita della popolazione, influenzando i comportamenti
riproduttivi delle persone e,di conseguenza, i tassi di fecondit.
Accanto alla fertilit, uno dei principali fattori che influenzano le dinamiche demografiche la mortalit,
calcolata con il tasso di mortalit: rapporto tra il numero delle morti in una certa popolazione in un dato
periodo di tempo (di solito un anno) e lammontare medio della popolazione nello stesso periodo. Anche la
mortalit ha una grande variabilit geografica che dipende da fattori sia naturali che sociali. Tra i primi si
annoverano i disastri naturali, che possono portare ad un improvviso incremento del numero di decessi, e le
epidemie,oggi contenute dalle misure sanitarie adottate su scala nazionale e internazionale. Tra i fattori
politico-sociali che incidono sui tassi di mortalit di un determinato territorio ci sono le guerre e le guerriglie
locali. Una forte variabilit deriva dalle caratteristiche dei sistemi sanitari nazionali, dalla presenza o assenza
di politiche sociali e let media della popolazione.
La speranza di vita indica la lunghezza media della vita dlle persone, in base ai tassi di mortalit correnti
nel paese dove vivono. Nel mondo la speranza di vita media cresciuta molto nellultimo secolo, passando
dai 29 anni del 1900 ai 67 di oggi.
Un secondi importante indicatore della qualit della vita di una popolazione il tasso di mortalit infantile,
ovvero il numero di nati, ogni mille, che muoiono prima di compiere un anno di et.
LA COMPOSIZIONE DELLA POPOLAZIONE E I SUOI CAMBIAMENTI
La piramide delle et un istogramma che rappresenta la composizione di una popolazione divisa per classi
di et e per genere (M e F). Lasse verticale di una piramide delle et raffigura le classi det della
popolazione rappresentata ovvero la percentuale di persone nate in un determinato periodo di tempo
(solitamente le classi sono di cinque anni ciascuna), a partire dalla classe pi giovani, rappresentata dai
bambini fino a quattro anni det. La piramide suddivide la componente maschile e quella femminile di
ciascuna classe det, collocando solitamente la prima sulla sinistra dellasse verticale e la seconda alla sua
destra. Lasse orizzontale indica invece la percentuale con la quale ciascuna classe det contribuisce al totale

della popolazione. Si possono individuare tra categorie di piramidi della popolazione, alla quali
corrispondono popolazioni a forte crescita, popolazioni a crescita lenta e popolazioni in declino.
Lindice di dipendenza il rapporto tra la popolazione in et lavorativa e la popolazione con meno di 15
pi di 65 anni. La popolazione di et inferiore ai 15 anni o superiori ai 65, composta da persone che
vengono definite dipendenti, in quanto la maggior parte di esse, non essendo in et lavorativa, non in grado
di procurarsi i mezzi di sussistenza. Lindice di dipendenza permette di fare previsioni sui cambiamenti ai
quali la societ di unpaese andr in contro nel futuro, in base alla sua evoluzione demografica. Gli stati con
una popolazione giovane, ad esempio, si preoccupano di avere abbastanza strutture scolastiche abbastanza
posti di lavoro disponibili per i prossimi anni. Al contrario unelevata percentuale di anziani, oltre ai servizi
specifici ad essi dedicati (cure mediche, assistenza a domicilio, case di riposo ecc.) pu far prevedere la
necessit di incrementare limmigrazione da altri paesi per far fronte allofferta di lavoro delle imprese.
Il tasso di crescita naturale la percentuale annua di crescita di una popolazione, senza considerare i flussi
migratori. Una popolazione ha una tasso di crescita naturale quando il numero delle nascite superiore al
numero delle morti. I demografi calcolano il tasso di crescita naturale sottraendo il tasso di mortalit al tasso
di natalit e convertendo il risultato in percentuale.
La transizione demografica descrive il passaggio di un paese, nel corso del tempo, da tassi di natalit e
mortalit elevati, a valori molto inferiori. A grandi linee, esso mette in relazione i cambiamenti nel tasso di
crescita naturale della popolazione con i cambiamenti sociali derivati dai progressi della medicina,
dallurbanizzazione e dallindustrializzazione. Da decenni, ormai, i demografi e i geografi medici hanno
osservato che quando un paese entra nella transizione demografica, si verifica un cambiamento nella
tipologia di malattie che determinano la mortalit della popolazione. Questa transizione epidemiologica,
caratterizzata dal passaggio dalla massiccia diffusione di malattie infettive a quella di malattie croniche, in
seguito ai cambiamenti nello stile di vita dovuti allurbanizzazione e allindustrializzazione.
La sessualit lelemento fondamentale dellidentit sociale ed individuale, che deriva da orientamenti,
attitudini, desideri e pratiche di tipo sessuale.
Il genere racchiude le caratteristiche culturali o sociali che nel pensare comune di una societ vengono
attribuite allappartenenza al sesso maschile o femminile.
Il concetto di ruolo di genere indica le aspettative sociali, le responsabilit o i diritti che spesso vengono
associati allessere femmina o machio, secondo un discorso dominante nella societ, che tende ad enfatizzare
la dicotomia tra sessi o generi, rafforzando lidea che tra questi due concetti esista una stretta correlazione. In
altre parole la societ si aspetta che una femmina si comporti in modo da rafforzare e riflettere il proprio
ruolo di genere e la propria identit femminile. Lidentit sessuale di una persona, per, pu anche non essere
legata al suo assetto cromosomico, come dimostra chi si definisce transgednder, rifiutando il genere che gli
o le- stato assegnato dalla nascita.
La nostra identit di individui viene plasmata non solo dal nostro sesso, ma anche dl nostro genere, cos
come dalletnia alla quale apparteniamo, dalle nostre origini familiari e da altri dettagli biografici esclusivi di
ognuno di noi. Tuttavia fino alla fine degli anni Settanta i geografi hanno ignorato il ruolo della sessualit nel
definire lidentit delle persone, contribuendo a sostenere lidea del tutto infondata che per capire il mondo
sia necessario un approccio conforme alla norma eterosessuale, cio una visione binaria dei sessi, basata
sulla definizione di ruoli di genere maschili e femminili nettamente separati. Oggi invece sono sempre pi
numerosi i geografi che si occupano di studiare anche il modo sessualit di tipo diverso possono influenzare
la configurazione e lutilizzo dello spazio (in particolare gli spazi pubblici che dovrebbero essere aperti ed
accessibili a tutti, ma che la rigida applicazione delle norme eterosessuali rende di fatto non realmente
pubblici).
Lindice di mascolinit il rapporto tra il numero dei maschi e quello delle femmine. Sono diversi i fattori
che possono determinare una disparit tra il numero di donne e quello di uomini in una popolazione (per
esempio le guerre e le dinamiche migratorie e la forte preferenza culturale che viene attribuita alla nascita di
un figlio maschio).
LA CAPACIT DI CARICO DI UN TERRITORIO
Tra le tesi che hanno conosciuto maggiore fortuna, ci sono quelle delleconomista inglese Thomas Malthus,
che nella sua opera del 1978, intitolata Saggio sul principio della popolazione, giunse alla conclusione che la
causa principale della povert fosse proprio leccessivo aumento della popolazione. Malthus sosteneva che
mentre le risorse alimentari possono aumentare in modo aritmetico, la popolazione cresce in maniera
esponenziale, con il risultato che, di fronte ad una crescita demografica, il numero di persone che vivono in
un paese supera presto la dimensione massima sostenibile dalle risorse alimentari di quel paese. Malthus

afferma che questo favorirebbe lapparizione di ostacoli repressivi, come le carestie o le epidemie, che
aumentano la mortalit e riducono la popolazione, rendendo di fatto le dimensioni della popolazione di uno
stato direttamente collegate alla sua capacit produttiva alimentare. Per evitare questi terribili eventi, secondo
Malthus che era anche un pastor anglicano le persone avrebbero dovuto volontariamente mettere in atto
degli ostacoli preventivi, come i matrimoni tardivi e lastinenza sessuale. Nonostante le tesi di Malthus siano
state ritenute da molti eccessivamente pessimistiche, si afferm lidea che ogni territorio e il mondo intero
abbiano una certa capacit di carico, dovuta alla limitatezza delle sue risorse e quindi del numero di persone
che possono viverci in condizioni di vita accettabili. Uno dei principali punti deboli della teoria della
popolazione maltusiana dato dal fatto che lambiente sia visto come il principale fattore che determina la
possibile produzione di risorse alimentari q uindi la dimensione della popolazione. In realt il fatto che una
parte della popolazione mondiale patisca la fame dipende dallineguale distribuzione dei redditi e da altri
fattori politici che fanno s che ci sia chi ha troppo e chi ha troppo poco. Inoltre la capacit di carico non
una costante, ma pu aumentare se, come di fatto si verifica, le innovazioni tecnologiche fanno crescere la
capacit produttiva alimentare.
LE MIGRAZIONI
Il concetto di migrazione indica uno spostamento permanente o di lungo termine di un individuo o di un
gruppo di persone dal proprio luogo dorigine ad un altro luogo. Il termine circolazione invece si riferisce ad
uno spostamento temporaneo.
Il calcolo del saldo migratorio netto considera i cambiamenti nella popolazione di un determinato luogo in
seguito alle emigrazioni (partenze da un luogo) e alle immigrazioni (larrivo in un altro luogo). Il
cambiamento demografico di una popolazione pu essere calcolato attraverso lequazione demografica, che
considera la crescita naturale di una popolazione e il suo saldo migratorio in un determinato periodo di
tempo.
La maggior parte delle migrazioni pu essere attribuita a due categorie: le migrazioni forzate e le migrazioni
volontarie. Tutti i migranti volontari si confrontano con un insieme di fattori di spinta e fattori di attrazione
che contribuiscono alla scelta di emigrare, determinata dalla percezione che ciascun individuo ha di queste
variabili. Fino a pochi anni fa le migrazioni avevano principalmente direzione dal Sud al Nord del mondo,
cio da paesi pi economicamente arretrati verso quelli industrializzati. Ora i flussi tendono a cambiare
direzione e sempre di pi vanno da Sud a Sud , dai paesi del Sud pi economicamente arretrati verso quelli
del Sud in rapida crescita economica.
Vengono definiti profughi ambientali, quanti lasciano i loro paesi perch eventi legati a cambiamenti
climatici del pianeta, quali siccit e desertificazione, innalzamento del livello marino, inondazioni, cicloni
hanno reso invivibili le loro terre.
Tra gli effetti delle migrazioni c il transnazionalismo, cio il processo mediante il quale i migranti
costruiscono reti di interazioni che legano tra loro il paese dorigine e quello di insediamento. La
testimonianza pi evidente di queste interazioni sono le rimesse degli emigranti, ovvero denaro, beni e
servizi che questi inviano nei propri paesi dorigine

CAPITOLO 5
RAZZE E RAZZISMO
Il concetto di razza deriva dallidea, scientificamente infondata, ma storicamente molto diffusa e influente,
che si possano utilizzare uno o pi tratti somatici per suddividere gli esseri umani in categorie distinte ed
esclusive.
Il confine tra queste presunte razze sempre arbitrario, come dimostrano due discipline molto diverse tra
loro: la geografia e la biologia. La geografia ci dice che i tratti fisici degli esseri umani tendono a variare
gradualmente nello spazio, determinando zone di transizione, piuttosto che confini netti, tra le aree abitate da
popoli caratterizzati da diversi tratti somatici. Inoltre, le caratteristiche dellaspetto degli esseri umani, come
il colore della pelle o il tipo di capelli, non hanno mai la stessa distribuzione spaziale.
In biologia la genetica distingue tra il fenotipo, cio laspetto esteriore degli individui (che il risultato dello
sviluppo dei suoi caratteri ereditari in un certo ambiente) e il genotipo, che linsieme dei suoi caratteri
ereditari, detto anche DNA. I fenotipi hanno una variabilit enorme allinterno di una stessa specie - negli
umani come negli altri animali (pensate ad esempio ai cani) mentre la variabilit genetica (la differenza tra
i genomi), cio quella su cui dovrebbe fondarsi il concetto biologico di razza minima.
In conclusione, oggi nel dibattito scientifico la razza viene considerata un costrutto sociale, cio unidea o un
fenomeno che non esiste in natura, ma che viene creato dalle persone, che attribuiscono un significato alle
apparenze somatiche degli individui.
Si definisce razzismo la convinzione che le differenze somatiche e genetiche producano una gerarchia, che
consente di dividere gli esseri umani in superiori e inferiori, con chiare conseguenze in termini di
pregiudizi, discriminazione e odio verso gli altri.
Ci porta allesclusione e alla discriminazione nei confronti di alcune categorie di persone, che spesso
sfociano in veri abusi psicologici e fisici e possono arrivare al genocidio. Il razzismo ha spesso assunto le
caratteristiche di unideologia, promossa nel corso della storia da numerosi movimenti (nazismo, fascismo).
La maggior parte degli studiosi concorde nel sostenere che gli avvenimenti storici del periodo della
colonizzazione e dellinsediamento europei nelle Americhe, tra il XVI e il XVII secolo, abbiano contribuito
in modo significativo allo sviluppo del razzismo. Negli stati Uniti gli storici hanno ricondotto le origini della
separazione dei neri dai bianchi al periodo della ribellione di Bacon, scoppiata nella Virginia coloniale nel
1676, quando le masse povere, costituite sia da bianchi che da neri, si allearono contro le elite bianche, in
unalleanza che metteva a rischio il controllo da parte delle classi dominanti. Il razzismo e la schiavit, in
questo caso, hanno fornito un pretesto per mantenere il controllo sociale e il potere. Il razzismo suggeriva
visioni del mondo che enfatizzavano le differenze tra i popoli, mettendole in relazione con una presunta
inferiorit genetica e intellettuale e giustificando le disuguaglianze e le conquiste coloniali. Infine, la razza
bianca diventata uno standard in base al quale misurare tutti gli altri popoli.
Lideologia del razzismo ha contribuito a perpetuare fino ai giorni nostri la schiavit, che, anche se
formalmente illegale, continua ad esistere sotto forma di traffico di esseri umani, ovvero lo sfruttamento
coercitivo di lavoratori, come accade nel caso di soldati bambini e della prostituzione. Il commercio di
schiavi attraverso loceano Atlantico era un fenomeno chiaramente visibile e permesso dalle leggi allora
vigenti, del quale restano tracce in molti documenti. Esso seguiva rotte ben precise tra lAfrica e lAmerica.
Il traffico di esseri umani , invece, un fenomeno di scala globale, presente in tutti i continenti, ma nello
stesso tempo illegale e quindi molto meno visibile e perci definito da alcuni il lato oscuro della
globalizzazione.

GEOGRAFIA DELLA RAZZA E DEL RAZZISMO


Per discriminazione istituzionale si intende la limitazione dei diritti di una parte dei cittadini di uno stato in
base a loro caratteri naturali o sociali. Questo tipo di discriminazione, come il razzismo, pu avere un
impatto significativo sullorganizzazione spaziale delle citt e do interi stati.
Il conflitto tra la comunit cinese di via Sarpi a Milano e i milanesi, non legato alle differenze razzaili o
etniche, ma essenzialmente a problemi pratici (la struttura viaria del quartiere era incompatibile con le
necessit logistiche dei grossisti cinesi, rendendo il quartiere poco praticabile per i residenti). Questa, che
potrebbe essere interpretata come discriminazione istituzionale, in realt ha origini essenzialmente
funzionali.
Ci sono invece esempi di vera e propria discriminazione istituzionale, sia su scala locale, sia su scala di un
intero paese, come dimostra lesempio del Sudafrica, dove, nei decenni successivi alla seconda guerra
mondiale, stata messa in atto una delle manifestazioni pi estensive di questa pratica.
Lindipendenza dello stato sudafricano, nel 1910, ha di fatto istituzionalizzato il dominio della minoranza
bianca, anche se allepoca i sudafricani di origine europea erano solo il 20% della popolazione del paese, a
fronte del 69% dei neri, dell8% di coloured (termine utilizzato per indicare una persona di origine mista), e
del 3% di indiani. Quando il partito nazionalista afrikaner sal al potere (afrikaner il termine con cui si
definiscono i discendenti degli olandesi che vivono in Sudafrica), lapartheid divenne una politica ufficiale,
alterando la geografia umana del paese e influenzato luso degli spazi non solo alla scala nazionale, ma
anche alla scala individuale.
Lapartheid, in vigore in Sudafrica dal 1948 al 1991, era stato istituito per creare una societ segregata su
basi razziali e territoriali, assegnando a ogni gruppo razziale il proprio spazio geografico. Alla base del
progetto cera il mito della purezza razziale, condiviso da molti nazionalisti di origine europea, che sarebbe
stata protetta dalla separazione fisica tra le razze, la quale avrebbe permesso a ciascun gruppo di svilupparsi
autonomamente, sia dal punto di vista sociale, che da quello economico. Nella realt, per, laccesso alle
risorse e il loro controllo era una prerogativa quasi esclusiva della comunit bianca.
Una segregazione totale era impossibile da mettere in atto nelle aree urbane, soprattutto per esigenze legate
allorganizzazione del lavoro, dal momento che molti neri lavoravano come domestici nelle case dei bianchi,
oppure nelle imprese esili. Per cercare di limitare le mescolanze, comunque, i neri erano obbligati a risiedere
solo in alcuni quartieri, chiamati townships, collocati ai margini esterni delle citt. Il petty apartheid (cio su
scala individuale), invece, applicava la segregazione razziale allutilizzo dei servizi pubblici, compresi i
bagni, le fontanelle di acqua potabile, le scuole e le spiagge.
Nel 1991 lapartheid venne finalmente abolito e le elezioni furono vinte da Nelson Mandela, una figura
fondamentale del movimento anti-apartheid.

CHE COS LETNICIT


Letnicit la componente personale e comportamentale dellidentit di un individuo, basata sul senso di
appartenenza sociale a un gruppo che si differenzia dagli altri per i suoi caratteri culturali.
Questo concetto va distinto da quello di nazionalit, cio laffiliazione di una persona ad uno stato che
solitamente avviene attraverso la cittadinanza. I due termini sono per storicamente legati tra loro a partire
dal XIX secolo, quando in molti paesi si afferm il principio dello stato su base nazionale fondato a sua volta
sullomogeneit etnica. Spinta ai suoi estremi, questa ideologia port alle politiche dette di pulizia etnica,
che consistono nellallontanamento o addirittura allo sterminio degli appartenenti e etnie diverse da quella
dominante.
Quando ci si occupa delletnicit occorre mettere in evidenza le sue molteplici sfaccettature, costituite da
elementi interni e personali, come anche da fattori esterni e comportamentali. Alla prima categoria appartiene

il senso didentit che ciascuno si attribuisce e che non necessariamente determinato dalle origini familiari
di una persona. Per esempio un individuo di padre peruviano e di madre giapponese, nato e abitante a Parigi
potrebbe considerarsi dal punto di vista etnico giapponese, oppure peruviano o un ibrido tra le due, o ancora
considerarsi solo francese, dimostrando cos come letnicit sia una categoria soggettiva.
Lidentit etnica di una persona dipende anche dal modo in cui si formata nel tempo la sua identit
individuale complessiva, che pu portarlo, varie volte nel corso della sua vita, ad abbracciare o rifiutare il
sentimento di appartenenza a etnie diverse.
In particolare lidentit, anche etnica, di una persona fortemente influenzata da processi di attribuzione,
attraverso i quali le persone attribuiscono agli altri o se stessi (auto-attribuzione) una certa qualit o identit.
Ad esempio il matrimonio tra Bulent, turco, e Leyla, curda, non stato approvato dalla comunit turca alla
quale luomo apparteneva, che dopo il matrimonio, ha iniziato a considerarlo etnicamente diverso,
attribuendogli unidentit curda. Lo stesso Bulent oggi si considera curdo ed accettato come tale nella
comunit di Leyla. Questo esempio mostra anche come lidentit etnica si fondi sul modo in cui si percepisce
e si rappresenta la differenza tra i gruppi. Letnicit, quindi, non solo soggettiva, ma anche flessibile e
contingente, in relazione alle circostanze e alle persone con cui interagiamo e che incidono sulla nostra vita.
Come gi detto, letnicit si manifesta anche attraverso determinati comportamenti, rappresentati dalle
nostre pratiche identitarie, come il parlare una certa lingua o il seguire determinate norme religiose o usanze
tradizionali, associate per esempio alle preferenze alimentari, al modo di vestire, alla musica, ecc. In alcuni
casi, inoltre, le componenti personali e quelle comportamentali delletnicit si rafforzano a vicenda e il senso
dellidentit etnica di una persona finisce per dipendere dalla pratica di determinati comportamenti.
Come la razza, anche letnicit una costruzione sociale soggettiva, che sfugge a una rigida suddivisione
delle persone in categorie fisse, sulla quale di conseguenza, molto difficile raccogliere dati precisi, eppure i
governi di molti stati insistono nel cercare di identificare e quantificare i diversi gruppi etnici o razziali
allinterno dei propri confini.
Il concetto di etnia viene sovente usato come sinonimo di cultura, che, come abbiamo visto nel primo
capitolo indica una costruzione sociale riferita a pratiche e credenze condivise.
Per civilt si intende unetnia o cultura diffusa su unampia area geografica, che presenta forme di
organizzazione tecnica e sociale considerate evolute in basi ai criteri di giudizio prevalenti nel mondo
occidentale.

LETNICIT NEL PAESAGGIO


La geografia etnica un filone della geografia umana che studia le migrazioni e la distribuzione spaziale dei,
gruppi etnici, linterazione e le reti etniche e i segni delletnicit nel paesaggio, che contribuiscono a formare
i cosiddetti paesaggi etnici.
Lo studio di questa particolare forma di paesaggio, si tradizionalmente concentrato sullanalisi di segni
della cultura materiale, come gli edifici religiosi, i centri di ritrovo comunitario o gli slogan scritti sui muri,
allargando di recente lo sguardo anche alle stazioni radio e televisive che si rivolgono a specifici gruppi
etnici o a i siti internet che veicolano le loro informazioni.
Lo studio delle interazioni etniche si fonda su tre modelli prevalenti: lassimilazione (che descrive una
graduale perdita dei tratti culturali, delle credenze e delle pratiche che caratterizzavano la comunit di
partenza), il melting pot (un pentolone nel quale le culture si mescolano fondendosi luna con laltra), il
multiculturalismo (parte dallidea che un gruppo etnico di immigrati possa resistere allassimilazione e
mantenere i propri tratti culturali distintivi), e leterolocalismo. Questultimo indica la dispersione di un
gruppo etnico nel territorio deimmigrazione, accompagnata da una forte permanenza del senso didentit
comune dei suoi membri. I quattro elementi fondamentali per lo sviluppo delleterolocalismo sono: 1) una
distribuzione sul territorio dispersa, con poche concentrazioni locali; 2) attivit sociali (lavoro, acquisti,

residenza, tempo libero etc.) che hanno luogo in sedi separate; 3) la persistenza del senso di identit grazie
anche alle innovazioni tecnologiche (come internet), secondo quella che stata definita comunit senza
propinquit; 4) una storia legata al processo di globalizzazione iniziata il secolo scorso.
I geografi hanno individuato numerosi tipi differenti di insediamenti etnici, tra i quali i pi diffusi sono le
isole etniche, i quartieri etnici e i ghetti.
Le isole etniche caratterizzano soprattutto le aree rurali e hanno dimensioni che variano da quelle di un
comune a quelle di unarea che si pu estendere anche su pi stati.
I quartieri etnici, invece, sono tipici delle aree urbane e hanno dimensioni variabili, da pochi isolati ad interi
distretti cittadini come nel caso delle varie chinatown. In essi la presenza esclusiva o preponderante di un
gruppo etnico risponde a una comunit di interessi, che porta allaggregazione.
Anche il ghetto si forma come aggregazione di interessi comuni che la prossimit aiuta a soddisfare, ma col
tempo diventa forma di segregazione obbligata. Infatti quando i componenti di una certa etnia fortemente
discriminata come i neri poveri in molte citt americane diventano numerosi in un quartiere, il restio
della popolazione si sposta altrove, gli edifici si deprezzano, ambienti e servizi subiscono un degrado. Questi
quartieri diventano cos gli unici che possono ospitare quel tipo do popolazione povera e etnicamente
segregata che ne rimane in gran parte prigioniera.
Il quoziente di localizzazione misura la presenza di un gruppo etnico in una regione o unarea ristretta, in
rapporto alla presenza complessiva in tutto il territorio di uno stato.
Le impronte etniche costituiscono un segno della presenza di un gruppo etnico nel paesaggio. Ne sono un
esempio le stazioni radio e televisive, i ristoranti, le feste e le celebrazioni pubbliche e i festival.
La giustizia ambientale riguarda il diritto di equit nella distribuzione di siti e di infrastrutture
potenzialmente pericolosi. Il movimento per la giustizia ambientale nasce dalla necessit su un trattamento
equo e un serio coinvolgimento delle persone nello sviluppo e nellattuazione di leggi, regole e politiche
relative allambiente, senza discriminazioni di razza, colore, origine e reddito. In Italia il problema si posto
per quanto riguarda la localizzazione di centrali elettriche potenzialmente inquinanti e anche per quanto
riguarda le discariche dei rifiuti urbani.

LE RELIGIONI NEL MONDO


Le religioni sono sistemi di idee, di regole e di pratiche, normalmente organizzate in strutture di servizio e di
potere, che rispondono allesigenza delle persone di dare un senso al mondo e al proprio ruolo al suo interno,
solitamente attraverso la devozione nei confronti di una o pi entit che si pongono al di l della nostra
esperienza nel mondo sensibile.
Oltre alla ben nota divisione delle religioni in monoteistiche, politeistiche e ateistiche, vanno tenute presenti
anche le religioni animiste, come quelle degli aborigeni australiani e di molte altre popolazioni dette
primitive, che uniscono la venerazione per entit spirituali o divine a quella per gli elementi naturali, come
rocce, montagne, alberi o fiumi, facendo dellambiente un vero e proprio regno spirituale. Molte religioni
possono inoltre venire definite sincretiche, per indicare la mescolanza di credi e pratiche al loro interno,
dovuta solitamente al prolungato contatto tra fedi diverse.
Le religioni possono avere importanti implicazioni per quanto riguarda i codici di comportamento, la morale
e letica, in quanto offrono ai propri fedeli verit assolute e valori non negoziabili. Anche le religioni sono
una delle sfaccettature della cultura e plasmano lidentit delle persone e di intere comunit, aiutando gli
uomini a capire chi sono, come devono comportarsi e come interpretare il mondo. I comportamenti religiosi
comprendono solitamente dei rituali, come le preghiere, certi modi di vestire o la celebrazione di determinate
festivit. Seguire con attenzione tutte le regole di un certo credo religioso determina il grado di devozione di
un fedele. Per molti fedeli le pratiche devozionali e le regole di comportamento assumono un valore

prevalentemente sociale e possono essere disgiunti dal credo religioso, dando origine al fenomeno degli atei
devoti, che fanno della religione uno strumento di proselitismo politico.
Unulteriore divisione quella tra religioni universali e etniche, a seconda del modo in cui acquisiscono
nuovi fedeli e alla loro diffusione. Le religioni universali come il Cristianesimo, lIslam, il Buddhismo e il
Sinkhismo sono caratterizzate dalla presenza di un fondatore, che rappresenta un riferimento spirituale per i
fedeli. Le religioni etniche, invece, come lEbraismo odierno, lInduismo, lo Scintoismo (una religione
giapponese) e molte religioni indigene, sono caratterizzate daun appartenenza determinata per nascita, tanto
che raramente esse usano dei missionari per diffondere il proprio credo e aumentare il numero dei fedeli.
Lebraismo - Nel mondo si contano oltre 13 milioni di ebrei, la maggior parte dei quali distribuiti tra gli
Stati Uniti e Israele, con cinque milioni di fedeli a testa, anche se questultimo lunico paese nel quale essi
rappresentano la maggioranza della popolazione. Gli ebrei riconosco in Abramo il loro profeta. La Torah, una
delle sacre scritture ebraiche, descrive due degli episodi pi importanti della tradizione ebraica: lEsodo, la
fuga di tutta la popolazione dalla schiavit in Egitto, guidata da Mos, e laccordo tra Dio e Abramo, secondo
il quale gli ebrei sarebbero il popolo scelto per custodire e mettere in atto la legge di Dio, che sarebbe poi
stata rivelata a Mos presso il monte Sinai, durante la lunga fuga attraverso il deserto che avrebbe condotto il
popolo ebraico ad insediarsi a Canaa, la terra promessa, in corrispondenza dellattuale Israele.
LIslam - la seconda religione pi diffusa al mondo, dopo quella cristiana, nonch quella che cresce con la
maggiore velocit. Da un punto di vista geografico, lislam dominante in unarea che si estende dal Nord
Africa, attraverso il Medio Oriente, fino allAsia meridionale. Maometto il fondatore di questa religione,
nato intorno al 570 d.C. a La Mecca, nellattuale Arabia Saudita. Durante le proprie meditazione avrebbe
ricevuto diverse volte per bocca dellangelo Gabriele, rivelazioni provenienti direttamente da Dio (che i
musulmani chiamano Allah), che gli avrebbe affidato il compito di diffondere la propria parola, missione che
Maometto si impegn a compiere, nonostante le molte resistenze provenienti dalla persistenza di religioni
politeistiche nella regione araba.
Il Corano il libro sacro che per i musulmani contiene la parola di Dio, rilevata a Maometto, considerato
lultimo profeta del Signore,anche se i seguaci di questa religione riconoscono comunque limportanza di
molti personaggi dellAntico Testamento, come Abramo, Mos e lo stesso Ges. La fede molto importante
per i musulmani, anche se per loro fondamentale que questa venga espressa attraverso le azioni, in
particolare i rituali fondamentali chiamati Cinque Pilastri dellIslam.
Gli islamici si dividono tra Sunniti e Sciiti: i primi, rappresentano lorientamento pi numeroso e diffuso
geograficamente, che comprende circa l80% dei musulmani, mentre della seconda fanno parte solo il 15%
dei fedeli di questa religione, anche se rappresentano la maggioranza della popolazione in quattro stati (Iran,
Iraq, Azerbaigian e Bahrein). Il resto degli Islamici appartiene infine a correnti minori.
La suddivisione tra Sciiti e Sunniti risale alle discordie nate in seguito alla morte di Maometto riguardo a chi
dovesse essere il suo successore, con i primi che sostenevano che questo dovesse venire scelto allinterno
della famiglia del profeta, mentre i secondi erano convinti che la carica potesse uscire dalla cerchia dei
familiari di Maometto.
Unaltra importante differenza tra i due gruppi riguarda il ruolo delliman, che per i Sunniti semplicemente
un capo religioso che guida la preghiera, mentre per gli Sciiti una figura ispirata direttamente da Allah.
Il cristianesimo la religione pi diffusa nel mondo con oltre 2,3 miliardi di fedeli, si basa su una
tradizione contenuta nei libri sacri dellAntico Testamento (in comune con gli ebrei), dei quattro Vangeli che
raccontano la vita e gli insegnamenti di Ges e degli Atti degli Apostoli, cio dei primi seguaci di Ges.
Dallepoca della sua fondazione, il Cristianesimo ha visto molte divisioni al suo interno, cominciate con la
separazione tra un Cristianesimo occidentale e uno orientale, in seguito alla sua diffusione attraverso
lEuropa. Il primo, che ha il suo centro a Roma ed rappresentato dal Cattolicesimo romano, riconosce
lautorit del Papa, mentre il secondo, definito Cristianesimo ortodosso, fece di Costantinopoli la propria
citt di riferimento, suddividendosi in seguito in oltre quindici chiese indipendenti. La spaccatura pi
importante allinterno del Cristianesimo occidentale avvenne invece nel XVI secolo, in seguito alla Riforma
protestante, che rifiut alcuni dogmi e alcune pratiche del Cattolicesimo. Il Cattolicesimo, il Protestantesimo
e la chiesa Ortodossa raccolgono oggi circa l80% di tutti i seguaci di questa religione, anche se, come detto,
la crescita delle chiese indipendenti sta diventando una questione di sempre maggior rilevanza.

Linduismo gli induisti chiamano la propria religione sanatama dharma, che significa verit eterna,
mentre il termine Induismo, come la parola india, usato da chi non induista. Esso deriva, come la parola
India, da Sindhu che il nome persiano del fiume Indo. In tutto il mondo sono circa 900 milioni le persone
che si dichiarano induiste, facendone la pi grande religione etnica del mondo, diffusa soprattutto in India e
nel Sud dellAsia.
Linduismo non ha un fondatore, non forma una chiesa e non ha unautorit centrale. Storicamente si rif ai
testi sacri dellantichissima tradizione Veda. Non una religione come noi la intendiamo, in quanto integra
credenze di molte religioni, culti e modi di vita e d importanza fondamentale solo a una condotta che metta
il seguace in armonia con la sua natura profonda e con lordine naturale, cio con il suo dharma e con quello
del cosmo. Nonostante lInduismo racchiuda convinzioni e pratiche religiose molto diverse, esistono alcuni
tratti comuni che permettono di identificarlo come una religione unitaria, a partire da una visione ciclica
dellesistenza e della fede in unanima immortale, soggetta ad un ciclo di reincarnazioni causa di grandi
sofferenze spirituali e controllato dal karma, lazione mentale e fisica che modifica noi stessi e ha effetto sul
resto del mondo. Lobiettivo degli induisti quello di raggiungere il moksha, ovvero la liberazione dal ciclo
di nascite e morti, rappresentato come uno stato di completa liberta o felicit. Nella cosmogonia induista,
Brahman il nome attribuito allentit spirituale pi importante, talvolta intesa come una forza assoluta ed
eterna, in altri casi invece immaginata come un essere supremo, che sostiene luniverso e manifesta le
proprie qualit attraverso le moltissime divinit, maschili e femminili, venerate dagli induisti.
Il buddhismo la religione buddhista legata soprattutto alle culture dellAsia orientale e sud-orientale ed
la religione prevalente di stati come la Cina, il Giappone, Hong Kong, Taiwan e Singapore, dove si
mescolano con altre tradizioni locali, tra le quali il confucianesimo. Il fondatore del Buddhismo, Siddarta
Gautama (vissuto nel VI secolo a.C.) era un principe induista, che poteva aspettarsi di vivere relativamente al
sicuro dalle malattie e dalla povert, ma che, turbato e mosso a compassione dalla sofferenza che vedeva
intorno a s, decise di dedicare la propria vita alla ricerca di una strada per mettere fine alle afflizioni
dellesistenza umana. Durante la meditazione, Siddharta venne raggiunto dallilluminazione, in seguito alla
quale divenne il Buddha (letteralmente lilluminato) ed inizi a diffondere ai discepoli che si univano a lui,
i propri insegnamenti, raccolti in diversi documenti, il pi antico dei quali viene chiamato Tripitaka.
Per i buddhisti, la sofferenza dovuta al ciclo di reincarnazioni al quale tutti noi siamo obbligati e da cui
necessario sottrarsi, raggiungendo il nirvana, attraverso gli insegnamenti del Buddha, incentrati sulle
cosiddette Quattro Nobili Verit:
1. La vita provoca sofferenza
2. Il desiderio la causa di questa sofferenza
3. possibile mettere fine a questa sofferenza e raggiungere il nirvana
4. Lla strada per il nirvana passa per una rigida disciplina del corpo e della mente, che permette di
comportarsi e pensare in modo corretto.
Il sikhismo i suoi 23 milioni di adepti fanno del Sikhismo la pi piccola delle religioni universali del
mondo. Il termine Sikh significa discepolo, ovvero seguace di un maestro, chiamato guru, in onore al
fondatore della religione Guru Nanak, il quale, dopo una rivelazione divina, inizi a diffondere i propri
insegnamenti e a fondare le prime comunit Sikh. Nata nel nord dellIndia, questa religione mostra influenze
sai dallIslam, che dallInduismo. I sikh, ad esempio, predicano lesistenza di un unico dio creatore, ma nello
stesso tempo limportanza del karma.

CAPITOLO 6
I CONCETTI CHIAVE DELLA GEOGRAFIA POLITICA

La geografia politica una branca della geografia che studia le relazioni di potere nello spazio geografico,
con particolare riguardo agli enti istituzionali che esercitano un controllo su territori, popolazioni e risorse.
Le relazioni di potere (relazioni di dominio di soggetti individuali o collettivi, pubblici o privati su altri
soggetti), possono avvenire a diversi livelli (tra leconomia globale e le culture, tra le diverse culture, tra i
generi, le migrazioni, le lingue, le religioni, gi scambi commerciali ecc.). in questo capitolo tratteremo solo
del potere nelle sue espressioni istituzionali alle diverse scale, soffermandoci soprattutto sugli Stati, cio
sulle organizzazioni che esercitano il potere nelle forme pi esclusive e che perci sono oggetto tradizionale
della geografia politica. Ma non trascureremo le scale inferiori (enti locali, regioni) e superiori (unioni di
Stati, organismi internazionali) capaci di esercitare altre forme di potere pi limitate su territori,
popolazioni e risorse.
Nella geografia politica sono basilari i concetti di territorialit e di sovranit. Dei rapporti di territorialit ci
siamo gi occupati nel cap.1, quando abbiamo definito il territorio come uno spazio di interazioni di due tipi:
quelle rivolte a escludere gli altri dalloccupazione e dalluso del nostro territorio (territorialit negativa o
passiva) e quelle rivolte a competere e cooperare tra di noi per il miglior uso del nostro territorio
(territorialit positiva o attiva).
La sovranit invece lautorit completa ed esclusiva di uno Stato sul territorio, sui suoi cittadini e sui
propri affari interni. In base ai principi del diritto internazionale che si sono affermati in Europa in seguito
alla Pace di Westfalia (1648), e che oggi sono universalmente accettati gli unici organismi a cui
riconosciuto il diritto di esercitare tale completa sovranit sono gli Stati. Essi riconoscono reciprocamente
tale diritto e lo esercitano ciascuno entro i confini del proprio territorio. Ci vale per solo sul piano formale,
perch di fatto esistono Stati pi forti, in grado di imporre i loro interessi e il loro controllo su Stati pi
deboli. Inoltre negli ultimi decenni si anche affermato il principio che organizzazioni sovra-nazionali
possono intervenire a limitare la sovranit di quegli Stati che violano gravemente i diritti umani o che
minacciano gli interessi generali dellorganizzazione. Cos ad esempio si sono avuti gli interventi militari
della NATO in Iraq, in Afganistan e in Libia. Oppure le politiche fiscali che lEuropa ha obbligato la Grecia
ad accettare. In altri casi si impongono misure meno coercitive, come lembargo, cio il divieto di avere
rapporti commerciali con lo Stato che si vuole condizionare o punire.
Nel lessico comune il termine paese spesso sinonimo di Stato, anche se questultimo termine esprime il
concetto in modo pi formale.
Uno Stato esiste se presenta le seguenti caratteristiche:
- possiede e controlla un territorio delimitato da confini definiti e riconosciuti dagli altri Stati:
- sul suo territorio risiede stabilmente una popolazione che si riconosce nelle leggi e nel governo dello Stato;
- la sua esistenza viene riconosciuta dagli altri Stati;
- ha un governo che si occupa degli affari interni e delle relazioni internazionali.
La sovranit costituisce un elemento fondamentale dellesistenza di uno Stato e, per quanto si cerchi di
definirla con precisione, spesso oggetto di dispute territoriali. Per esempio nellisola di Taiwan, dopo la
guerra civile in Cina, si sviluppato un sistema politico-economico autonomo e liberista, ma la comunit
internazionale non ne riconosce la completa sovranit. Da parte sua, il governo comunista cinese rivendica la
propria sovranit su Taiwan e considera lisola la ventitreesima provincia della Cina, anche se di fatto non la
controlla politicamente. Questo esempio dimostra quanto sia difficile rispondere ad una domanda
apparentemente semplice. Come quanti stati esistono nel mondo? (vedesi anche il caso della Palestina).
Il termine nazione si riferisce a una popolazione con aspirazioni politiche condivise, la cui identit
collettiva richiama una storia e un patrimonio culturale comuni e lattaccamento allo stesso territorio. Anche
se nel linguaggio comune i termini Stato e nazione vengono spesso considerati sinonimi, i geografi
politici sono molto attenti a definire le differenze tra i due concetti, riassumibili nel fatto che nazione si
riferisce ad un popolo, mentre stato a unentit politica giuridicamente riconosciuta. Di conseguenza, il
nazionalismo lespressione dellorgoglio di appartenenza e della lealt nei confronti di una nazione, mentre
il patriottismo rappresenta lamore e la devozione verso il proprio stato.
La maggior parte degli Stati del mondo sono Stati multinazionali, al cui interno cio vive una popolazione
appartenente a due o pi nazioni, come in Europa la Svizzera, il Belgio, il Regno Unito, la Spagna, lItalia. Si
parla invece di Stato-nazione quando i confini dellentit statale coincidono con quelli del territorio che si
identifica in una nazione, il cui popolo condivide un senso di unit politica. Semplificando il concetto, si
potrebbe dire che gli stati-nazione presentano una popolazione quasi completamente omogenea. il caso

dellIslanda, dove gli islandesi sono il 94% della popolazione, o in Giappone, la cui quasi totalit degli
abitanti (99%) si riconosce nella nazione giapponese. Nel mondo sono pochissimi gli Stati che possono
essere ricondotti a una definizione di Stato-Nazione cos precisa, tuttavia alcuni Stati multinazionali sono
stati in grado di creare le condizioni per una vera integrazione sociale, economica e politica delle nazioni, in
modo da costituire una certa identit nazionale unitaria.
Limperialismo e il colonialismo sono processi legati luno allaltro, ma non sono la stessa cosa.
Limperialismo il controllo diretto o indiretto esercitato da uno stato nei confronti di un altro stato o di
unaltra entit politica territoriale. Il colonialismo una forma di imperialismo in cui lo stato dominante
prende possesso di un territorio straniero, occupandolo e governandolo direttamente.
Molti stati hanno usato limperialismo e il colonialismo come strategie per espandere il proprio potere su
terre e popoli lontani. Questo fenomeno inizi a diffondersi a partire dal XV secolo quando portoghesi e
spagnoli occuparono ampie porzioni del territorio americano. Limpero pi esteso fu quello britannico, che
fond colonie in tutti i continenti abitati.
La conferenza di Berlino (1884-1885) diede inizio al processo che port alla definizione formale dei moderni
confini politici degli Stati del continente africano. In questa occasione si riunirono i rappresentanti dei
principali Stati coloniali europei, degli Stati Uniti e della Russia, con lintento di creare un accordo per la
spartizione dellAfrica. significativo che alla conferenza non prese parte nemmeno un africano, mentre i
governi europei decidevano sul proprio controllo del continente, come se stessero giocando una partita di
Monopoli, il cui obiettivo era quello di conquistare il maggior numero possibile di territori. La conferenza, di
fatto, impose dei confini decisi dallalto, che separavano le sfere dinfluenza di britannici, francesi, belgi,
portoghesi, spagnoli, italiani e tedeschi, in alcuni casi tracciando linee rette, che non tenevano minimamente
conto della distribuzione dei diversi gruppi etnici che vivevano in quelle terre. Dopo la seconda guerra
mondiale, i popoli della maggior parte delle colonie si sollevarono e lottarono per ottenere lindipendenza e
lautodeterminazione, ovvero la possibilit di scegliere autonomamente il proprio status politico. In gran
parte del mondo il colonialismo venne considerato superato e molte colonie si liberarono dal dominio
europeo, in particolare in Africa, dove tra il 1960 e il 1970 nacquero ben 32 nuovi Stati indipendenti. Anche
se in quegli anni il colonialismo europeo formalmente termin quasi ovunque, lorganizzazione politica dello
spazio che esso port in tutto il mondo ancora evidente nella geografia politica contemporanea, poich i
confini della maggior parte degli Stati indipendenti ricalcano esattamente quelli delle ex-colonie. Inoltre
esiste tuttora una certa dipendenza (per es. linguistica) dei nuovi Stati africani da quelli ex-coloniali europei.
LE CARATTERISTICHE GEOGRAFICHE DEGLI STATI
Ogni Stato costituito da un territorio ben definito, i cui limiti sono rappresentati da almeno un confine.
Anche se tutti noi siamo abituati a pensare ai confini come linee orizzontali che si estendono nello spazio
cos come vengono raffigurati nelle carte geografiche sarebbe pi corretto considerare anche la loro
estensione verticale, che divide il territorio dagli Stati anche al di sopra e al di sotto del livello del terreno.
importante ricordare, inoltre che i confini degli Stati che si affacciano sul mare non coincidono con la linea
di costa, bens vengono tracciati al largo, per dividere le acque territoriali di uno Stato, considerate a tutti
gli effetti parte del suo territorio, da quelle internazionali accessibili a tutti, ad una distanza dalla terraferma
che raramente supera i 19 km. Negli ultimi decenni molti Stati costieri o insulari hanno rivendicato il proprio
diritto esclusivo di sfruttare le risorse marine di fronte alle proprie coste, spingendo per la creazione di Zone
Economiche Esclusive (ZEE). Per convenzione, i confini vengono sia descritti attraverso documenti legali,
sia tracciati sulle carte geografiche , oltre a essere spesso segnati anche fisicamente sul territorio attraverso
segnali, postazioni di controllo, barriere o demarcazioni di altro genere. Anche se tutti i confini non sono
altro che convenzioni umane, spesso essi sfruttano le caratteristiche fisiche del terreno, come il corso di un
fiume (ad esempio il Danubio, che segna il confine tra Romania e Bulgaria) o una catena montuosa (come il
confine tra Cile e Argentina segnato dalle Ande). In questo caso si parla di confini fisiografici.
Si definiscono invece confini geometrici quelli tracciati lungo linee rette che spesso seguono il percorso dei
meridiani o dei paralleli, come nel caso tra Stati Uniti e Canada. Come abbiamo visto in Africa lo loro
diffusione dovuta soprattutto alle decisioni prese nel corso della Conferenza di Berlino del 1884-85.
I confini etnografici vengono tracciati a partire da uno o pi tratti culturali,come la religione, la lingua o
letnia. In Asia meridionale, il confine tra India e Pakistan venne sancito su basi etnografiche, per separare il
pi possibile gli induisti dai musulmani, mentre in Europa sono molto pi diffusi i confini linguistici , come
quelli tra Spagna e Portogallo o tra Bulgaria e Grecia.

Si definiscono confini relitti le tracce di unantica linea di separazione di due entit territoriali, oggi non pi
riconosciuta ufficialmente, a causa di unevoluzione delle divisioni politiche territoriali in una certa area.
Uno degli esempi pi noti di questo genere di confine rappresentato dalla Grande Muraglia Cinese.
Il pi piccolo Stato del mondo la citt del Vaticano (appartiene alla categoria dei cosiddetti microstati). Al
contrario lentit statale pi grande per dimensione la Russia, che si estende su una superficie pari a pi di
una volta e mezza quella degli Stati Uniti. L Antartide la sola terra emersa che non essendo stata abitata in
modo permanente prima degli ultimi decenni, non appartiene a nessuno Stato, anche se molti paesi (come
lAustralia) rivendicano la propria sovranit su alcune parti del suo territorio.
In base alla loro forma gli stati possono essere classificati come compatti, allungati, articolati, frammentato o
perforati.
La frammentazione del territorio di uno Stato pu generare delle enclave o delle exclave. Un enclave un
territorio completamente circondato da uno Stato, ma non controllato da esso (come nel caso della Citt del
Vaticano, che un enclave completamente circondato dal territorio italiano). Un exclave invece un
territorio separato dallo Stato al quale appartiene da uno o pi altri Stati. Osservando la carta geografica si
pu notare come lAlaska pu essere considerata unexclave degli Sati Uniti, dai quali separata dal
territorio canadese, mentre in Europa, la stretta penisola di Gibilterra, unexclave britannica auto-governata
nel sud della Spagna, pu essere considerata una semi-enclave rispetto alla Spagna, poich i suoi confini
sono in buona parte marini.
LE CARATTERISTICHE GEOGRAFICHE DEGLI STATI
Unorganizzazione sovranazionale consiste nellunione di pi stati che decidono di lavorare insieme per
raggiungere specifici obiettivi economici, militari, culturali o politici.
LOrganizzazione delle Nazioni Unite, ad esempio, unistituzione sovranazionale che promuove la pace e
la sicurezza globali. LUnione Europea (UE), lASEAN (Associazione delle Nazioni dellAsia SudOrientale), la comunit degli Stati Indipendenti (CSI, che raggruppa Stati che facevano parte dellUnione
Sovietica), sono istituzioni sovranazionali i cui membri cooperano per scopi economici e politici. La NATO,
infine, unalleanza militare che unisce numerosi Stati nordamericani ed europei.
Tutte queste istituzioni, come la maggior parte di quelle esistenti, furono fondate dopo la seconda guerra
mondiale. I benefici dellappartenenza ad unorganizzazione sovranazionale variano a seconda dei suoi
scopi, ma spesso includono un aumento della sicurezza politica o il miglioramento delle opportunit
commerciali. Fare parte di unistituzione di questo tipo, per ha anche dei costi, il principale dei quali
rappresentato dalla perdita di una parte della propria sovranit, conseguenza di una tensione irrisolvibile tra
linternazionalismo e il concetto di sovranit statale. fondamentale, dunque, che i benefici
dellappartenenza a unistituzione sovranazionale vengano percepiti come superiori ai sacrifici legati alla
perdita di sovranit in alcuni ambiti.
LOrganizzazione delle Nazioni Unite (ONU), fu instituito nel 1945 con lo scopo di promuovere la pace
nel mondo. La missione di questa organizzazione sovranazionale comprende la costruzione e il sostegno di
relazioni cooperative tra gli Stati e luso della diplomazia per negoziare soluzioni pacifiche, qualora si
presenti il rischio di conflitti internazionali. Il sostegno globale alla nascita di unistituzione di questo genere
si fondava allepoca soprattutto sullesperienza di due devastanti guerre mondiali e sul desiderio di evitare in
tutti i modi lo scoppio di una terza. Oggi quasi tutti gli Stati del mondo (193 su 194) fanno parte delle
Nazioni Unite, con leccezione del Vaticano presente solo con il ruolo di osservatore permanente, per il
desiderio di rimanere neutrale su certe tematiche.
La sede principale dellONU si trova a New York, mentre in diverse parti del mondo si localizzano le sue
agenzie specializzate (come la Food and Agriculture Organization, o FAO , il cui quartier generale si trova a
Roma. LAssemblea Generale, invece, composta da tutti gli Stati membri dellONU, ne controlla gli aspetti
economici e supervisiona l attivit di tutte le altre branche dellorganizzazione.
Il lavoro quotidiano di mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, per, appannaggio del
Consiglio di Sicurezza, che, a seconda dei casi, pu proporre delle sanzioni contro un paese o ordinare
linvio di truppe di peacekeeping in unarea calda del mondo. Perch le raccomandazioni del Consiglio di
Sicurezza vengano approvate, devono esserci nove voti favorevoli da parte dei membri non permanenti e il
consenso unanime dei membri permanenti del consiglio (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia).
Nel 2003, ad esempio, gli Usa e il Regno Unito cercarono invano il supporto dellONU per invasione
dellIraq, finalizzata al rovesciamento della dittatura di Saddam Hussein, a causa del veto di Cina, Francia e
Russia, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

Mentre le Nazioni Unite sono unorganizzazione sovranazionale, che agisce a scala globale, sui temi della
sicurezza e del benessere internazionali, loperato dellUnione Europea si sviluppa su scala regionale, con
lobiettivo di favorire la cooperazione economica tra i paesi dellEuropa Occidentale. La storia di
questistituzione si sviluppata attraverso cinque tappe fondamentali:
- listituzione nel 1944 del Benelux, lunione doganale tra tre piccoli Stati europei Belgio, Paesi Bassi e
Lussemburgo convinti di poter ottenere dei vantaggi economici e costi di produzione pi bassi grazie alla
cooperazione reciproca, alla rimozione dei dazi doganali e alla semplificazione del movimento delle merci
allinterno dei confini dellunione.
- lattuazione del Piano Marshall, dopo la seconda guerra mondiale, che stimol la ricostruzione dellEuropa
e incoraggi la cooperazione regionale
- listituzione della CECA (Comunit Europea del Carbone e dellAcciaio), che nel 1952 un il Benelux a
Francia, Germania Ovest e Italia, con lobiettivo di rimuovere le barriere doganali per il commercio di
acciaio e carbone.
- la stipula del Trattato di Roma, che nel 1957 istitu la Comunit Economica Europea (CEE), chiamata
anche Mercato Comune. Gli stati sottoscrittori di questo trattato si impegnavano a rafforzare lunione
economica tra di essi, creando un mercato comune nel quale beni, persone, servizi e capitali fossero liberi di
circolare da uno Stato allaltro. Gli Stati fondatori della CEE sono gli stessi che cinque anni prima istituirono
la CECA.
- lentrata in vigore del Trattato di Fusione, firmato a Bruxelles nel 1967 sostituendo il Trattato di Roma.
Attraverso questo accordo si gettarono le basi per la cooperazione politica degli Stati europei, attraverso la
creazione di un parlamento europeo. Questa nuova prospettiva port anche a un cambio di nome della CEE,
che divent Comunit Europea (CE).
Alla base del Trattato di Roma cera la convinzione che la CEE avrebbe presto incorporato nuovi Stati, che
condividevano gli ideali politici e economici dei fondatori, cosa che infatti si verific presto, tanto che, entro
il 1981, erano gi sei i nuovi paesi che erano entrati a far parte della Comunit Europea (Danimarca, Irlanda,
Regno Unito, Grecia, Portogallo e Spagna).
Questi dodici Stati siglarono nel 1992 il Trattato di Maastricht, o Trattato sullUnione Europea, nome con la
quale a partire da quella data viene indicata la principale istituzione sovranazionale europea. Da allora, altri
15 paesi si sono aggiunti allUnione, che conta oggi 27 Stati membri.
Anche la Turchia si candidata a entrare a far parte dellUnione Europea, ma la sua richiesta stata pi volte
respinta, per motivi economici, demografici, culturali e politici. Dal punto di vista economico la Turchia, pur
essendo in una fase di rapido sviluppo, presenta un debito pubblico molto elevato e alti tassi di inflazione. Le
altre tre questioni sono inoltre strettamente collegate: se continueranno i tassi di crescita attuali, la
popolazione turca superer quella tedesca in pochi anni e la Turchia diventerebbe lo stato pi popoloso
dellUnione Europea, oltre che lunico con una popolazione prevalentemente musulmana. I problemi politici
riguardano soprattutto le posizioni turche riguardo a Cipro, le questioni del rispetto dei diritti umani
allinterno del paese, in particolare relativamente alla discriminazione nei confronti della minoranza curda.
La possibilit di unadesione della Turchia allUnione Europea ha creato un dibattito molto acceso, con i
sostenitori di questeventualit che sottolineano in particolare le opportunit che si presenterebbero in termini
di espansione dei mercati e accesso alla manodopera e limportanza della posizione strategica della Turchia,
soprattutto per quanto riguarda le forniture energetiche verso lEuropa. Lallargamento ad uno stato
musulmano, inoltre, sarebbe un importante segnale del fatto che l?unione Europea non unistituzione a base
etnica, riservata ai soli cristiani.
In paesi come LItalia e la Francia la dimensione comunale di regola troppo piccola per svolgere politiche
efficaci di sviluppo locale, gestioni di servizi pubblici e pianificazione urbanistica. Si sono perci venuti
creando sistemi locali derivanti da aggregazioni politiche-amministrative sovracomunali.
Nello stesso tempo, autonomie e decentramento politico-amministrativo hanno favorito in molti Stati, tra cui
lItalia, il rafforzamento della scala regionale, grazie al trasferimento verso il basso di competenze che prima
erano del governo centrale. Questultimo ha poi subito unulteriore indebolimento, dovuto alla migrazione
verso lalto di prerogative e funzioni che sono state assunte in parte da organismi sovrastatali, come lUnione
Europea.
Il rescaling, mostra come il ruolo svolto dalle aggregazioni territoriali alle diverse scale (piccola o grande
che sia), pur avendo queste una notevole stabilit, possa mutare nel tempo. Ad esempio in Europa negli
ultimi decenni si assistito a un indebolimento dei poteri alla scala comunale e statale, a cui ha corrisposto
un loro rafforzamento alla scala sovra comunale, regionale e sovrastatale.

LA GEOPOLITIA DEL MONDO


La differenza tra geografia politica e geopolitica non sempre chiara n accettata da tutti. In generale si pu
dire che la geografia politica ha pi le caratteristiche di una disciplina scientifica, in quanto studia il rapporto
tra spazio e potere cos come storicamente si presenta, mettendolo in relazione con linsieme dei fenomeni
fisici, demografici, culturali, sociali ed economici compresenti nella superficie terrestre. La geopolitica
invece una riflessione sui fatti studiati dalla geografia politica al fine di orientare lazione politica, anche
individuandone le leggi spaziali. La si potrebbe perci considerare come unapplicazione operativa della
geografia politica, che cerca di dettare norme generali e quindi di fare previsioni a sostegno delle decisioni
politico-territoriali. Secondo Lacoste oggi la geopolitica studia le situazioni in cui due o pi attori politici si
contendono un territorio. Ci pu avvenire a tutte le scale, ma la scala pi studiata quella delle relazioni
internazionali, tanto che per alcuni autori la geopolitica una sotto-disciplina di questo genere di studi
politologici e giuridici.
La geopolitica tradizionale affonda le proprie radici nei lavori di Friedrich Ratzel (1884-1904), un geografo
tedesco, formatosi prima come zoologo, che inizi a interessarsi di geografia politica e nel 1987 pubblic il
suo Teoria dello Stato come organismo, nel quale la crescita e levoluzione di uno Stato venivano
paragonate a quelle di un organismo vivente. Secondo Ratzel, infatti, gli Stati, proprio come gli esseri
viventi, per sopravvivere hanno bisogno di sostentamento le risorse e di uno spazio sufficiente per
crescere, che il geografo stesso chiama spazio vitale.
Questa teoria presuppone un legame molto stretto tra lambiente naturale e il potere di uno Stato, che porta
allidea che lannessione di nuovi territori possa favorire uno Stato a crescere e svilupparsi con maggior
vigore. Le tesi di Ratzel sispirano sia alla corrente di pensiero del determinismo ambientale, allora
dominante, sia alle teorie evoluzioniste di Charles Darwin. Per Ratzel gli Stati, come gli animali, competono
luno con laltro per laccesso alle risorse e il controllo del territorio. Anche se Ratzel non elabor la sua tesi
per indirizzare la politica estera di uno Stato, altri lo fecero al suo posto. In particolare lo svedese Rudolf
Kjellen, il primo a coniare il termine geopolitica, che utilizz le proposte di Ratzel per argomentare lidea
che solo gli Stati di maggiori dimensioni avrebbero potuto continuare a esistere e che per questo la politica
estera avrebbe dovuto avere come obiettivo principale lampliamento dei confini del secolo scorso dello
Stato.
Negli anni trenta, la riproposizione delle opere di Kjellen a opera di Karl Haushofer venne utilizzata dal
nazismo come supporto teorico della politica Spinta verso Est praticata dalla Germania nazista, ci che
port poi, come s detto, al discredito della geopolitica.
Il geografo e parlamentare britannico Halford Mackinder (1861-1947) svilupp una teoria geopolitica
chiamato dello Heartland (cuore della Terra), che metteva in relazione la stabilit geopolitica con il
mantenimento di un equilibrio di potere tra i diversi Stati, la cui rottura avrebbe potuto portare al predominio
su scala mondiale di uno o pi Stati. Secondo Mackinder, la rottura di questo equilibrio sarebbe potuta
avvenire non tanto attraverso il controllo dei mari, quanto piuttosto controllando lenorme massa eurasiatica,
al sicuro da eventuali attacchi provenienti dal mare, che inizialmente chiam perno geografico e in seguito
Heartland. Mackindernel 1919 aveva affermato che chi guida lEuropa dellEstha il comando dellHeartland
e chi lo comanda, comanda il mondo intero.
A partire dalla Seconda guerra mondiale, la teoria pi accettata quella del generale italiano Giulio Douhet
che aveva sostenuto che chi comanda laria comanda anche la terra. In altre parole lentit delle forze
aeree e missilistiche, unite al potenziale di satelliti artificiali che assicura oggi il controllo militare dei
continenti e degli oceani.

CAPITOLO 8
SVILUPPO E DISUGUAGLIANZA DI REDDITO

Con il termine distribuzione del reddito si intende il modo in cui il reddito suddiviso fra differenti gruppi
o individui.
Con il termine disuguaglianza di reddito si intende il rapporto fra i redditi dei pi ricchi e i redditi dei pi
poveri.
Sebbene sia possibile utilizzare il reddito medio di un paese per avere un quadro generale della presenza o
dellassenza di povert, le informazioni sulla distribuzione del reddito e la disuguaglianza di reddito sono
rilevanti perch mostrano la quota di reddito posseduta dai gruppi pi ricchi, rispetto ai pi poveri.
I geografi dello sviluppo esaminano la distribuzione del reddito e la disuguaglianza di reddito a vari livelli e
tra diversi raggruppamenti di paesi. Lorganizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE)
uno di questi gruppi. Istituita nel 1961, lOCSE fu creata per incrementare lo sviluppo, promuovendo la
crescita economica e migliorando gli standard di vita dei suoi Stati membri. Da allora la sua missione si
ampliata, includendo lassistenza finanziaria e di altra natura ai paesi in via di sviluppo.
A livello globale, la disuguaglianza di reddito molto alta. Una delle ricerche pi complete sulla
distribuzione del reddito al giorno doggi mostra la concentrazione di ampie quote di reddito fra le elite, che
costituiscono una minoranza della popolazione, creando un effetto definito a coppa di champagne.
La disuguaglianza del reddito sta aumentando o diminuendo? Non esiste un consenso univoco perch
dipende dal periodo di tempo e dai paesi che vengono presi in esame. A livello globale, comunque, c un
aspetto riguardante la distribuzione del reddito che rimane chiaro: esiste un numero ristretto di individui
ricchissimi e diversi miliardi di persone che vivono nella povert, il reddito complessivo delle 500 persone
pi ricche al mondo infatti supera quello dei 400000 di persone pi povere. Per alcuni, questo dato
sufficiente a dimostrare la necessit di preoccuparsi seriamente dei modelli di distribuzione del reddito che i
riscontrano oggi nel mondo.
Per misurare la disuguaglianza di reddito, spesso si ricorre, come strumento statistico l coefficiente di Gini. I
valori di questo indicatore variano da 0 a 100: pi i valori si avvicinano a 0, pi il reddito equamente
distribuito, pi si avvicinano a 100, maggiori sono le disuguaglianze. I coefficienti Gini pi bassi registrati
nel mondo sono rispettivamente il 24.7 della Danimarca ed il 24.9 del Giappone, mentre a livello globale si
registra un valore di 67. Gli Stati Uniti hanno un coefficiente Gini di 40.8, il Brasile di 59.3. A livello
globale, la disuguaglianza di reddito tende a essere pi grande fra paesi diversi piuttosto che allinterno dello
stesso paese.
Molti si chiedono quale impatto abbia la globalizzazione sulla distribuzione della ricchezza. Ci sono due
scuole di pensiero opposte su questo tema.
La prima la teoria neoliberista della distribuzione capillare. I sostenitori della prima tesi, ritengono che il
mercato globale determini una convergenza o unuguaglianza del reddito, richiamando lesempio storico
della convergenza fra Stati Uniti e Europa nel tardo XIX secolo, quando si rafforzarono gli scambi
commerciali tra i due continenti. In altre parole, il commercio essenziale, poich conduce alla
specializzazione, allaumento della concorrenza e ala crescita della prosperit e affinch questi effetti di
distribuzione capillare abbiano luogo, occorre rimuovere gli ostacoli alle relazioni commerciali.
La seconda scuola di pensiero quella della teoria critica dellampliamento del divario tra i ricchi e i poveri.
I loro sostenitori affermano che la globalizzazione agisce contro le condizioni di parit. Uno dei motivi che
essa genera domanda di lavoratori qualificati, attribuendo un riconoscimento a coloro che hanno
unistruzione universitaria e una laurea: pi la manodopera qualificata, pi alto il potenziale di guadagno
di quella manodopera e coloro che restano privi di competenze e istruzione hanno maggiori probabilit di
rimanere indietro, incapaci di avere accesso a posti di lavoro e a competere per essi. In molto casi la
globalizzazione pu determinare quindi disoccupazione, la quale a sua volta influenza la distribuzione del
reddito. I dati degli ultimi anni sembrano confermare la seconda tesi. Inoltre, la disuguaglianza di reddito pu
esacerbare le tensioni fra ricchi e poveri, sconvolgendo la stabilit sociale e politica di un paese e mettendo a
rischio la crescita economica e lo sviluppo.

CAPITOLO 11
IL TURISMO

Prima della seconda guerra mondiale, il turismo era legato a classi con alto reddito, che frequentavano
localit rinomate e lussuose. Si trattava cio di un turismo di lite. Nel dopoguerra, cio a partire dagli anni
cinquanta, si svilupp invece quello che viene definito turismo di massa che ebbe e continua ad avere
notevoli ripercussioni, non soltanto dal punto di vista economico, ma anche sulluso del territorio e la
trasformazione dei paesaggi. Per definizione, oggi un turista chiunque viaggi in paesi diversi da quello in
cui ha la sua residenza abituale, o al di fuori del proprio ambiente quotidiano per un periodo di almeno una
notte ma non superiore ad un anno per svago, riposo e vacanza, per visitare amici e parenti, per motivi di
affari e professionali, per motivi di salute o religiosi.
Dal punto di vista geografico i flussi turistici principali sono quelli tra i paesi ricchi, in particolare tra
lEuropa e gli Stati Uniti, mentre quelli tra Nord e il Sud del mondo sono pi limitati e riguardano soprattutto
movimenti da Nord verso Sud. Sono per i crescita i flussi dai paesi emergenti come India e Cina verso
lEuropa.
Il continente privilegiato dal turismo internazionale infatti sempre lEuropa, il cui richiamo legato
soprattutto alle sue citt ricche di storia e di monumenti del passato, al suo patrimonio artistico e anche al
buon livello di infrastrutture e servizi.
Il turismo se da un lato rappresenta una fonte di reddito notevole (in Italia le entrate del settore turistico
rappresentano il 13% del PIL) daltro canto ha un impatto non sempre positivo sul territorio, provocando
profonde trasformazioni funzionali e paesaggistiche. Fronti compatte di grandi alberghi lungo le spiagge,
condomini e impianti di risalita sui versanti montani, alcune infrastrutture male inserite nel paesaggio,
rappresentano risvolti negativi per unattivit che non soltanto rende dal punto di vista economico, ma che
permette anche di conoscere caratteristiche e variet del mondo attuale.
Il viaggi risponde a stimoli di tipo diverso, sempre legati allimmagine del paese che si sceglie di visitare.
Particolarmente importante limmagine globale, che comprende quella paesaggistica e culturale. Molto
spesso invece limmagine parziale e deriva da un clich o stereotipo, cio da una generica rappresentazione
dovuta alle idee pi comuni e diffuse sulla localit: in Egitto, il Nilo e le piramidi, in Italia il Colosseo e la
Torre di Pisa, in Africa il deserto e i safari e cos via. In secondo luogo limmagine del paese legata ai tipi
di servizi: al confort degli alberghi, al tipo di accoglienza, ai divertimenti offerti, e non per ultimo al rapporto
qualit prezzo. Per la formazione delle diverse
Nellattuale mondo globalizzato, che come s detto tende a rendere uniformi i caratteri culturali in tutti i
territori, cresce linteresse per le diversit e le specificit che ancora restano nei singoli paesi. Tale interesse
d origine al turismo culturale, che ricerca tutto ci che riguarda lidentit di luoghi e paesi, che comprende
sia le testimonianze di ci che nella storia ha formato tale identit, cio i suoi monumenti, sia lo stile di vita,
la cucina e il folklore. Per questo il turista culturalmente motivato si dedica, oltre che alla visita dei
monumenti celebri, anche alla visita dei centri minori. Non si limita solo alla visita dei monumenti ma
ricerca anche altri tipi di manifestazioni culturali che riguardino pi propriamente gli usi, i costumi, le
tradizioni ecc, alla ricerca di una esperienza completa non solo dal punto di vista culturale ma anche di
quello che riguarda lenogastronomia, la moda ed il viver bene.

CAPITOLO 11
GLI ECOSISTEMI

Un ecosistema un insieme di organismi viventi, del loro ambiente fisico che li circonda, e dei flussi di
energia e di nutrienti che li attraversano. La Terra per esempio un ecosistema; cos come gli oceani, i
deserti, le foreste pluviali, le praterie e persino lestuario di un fiume. Gli studiosi concordano nel ritenere
che la complessit di un ecosistema deriva dalla sua biodiversit, cio dalla variet delle specie contenute in
esso.
Anche se gli scienziati possono tentare di studiare un singolo ecosistema come se fosse isolato, un dato di
fatto che tutti gli ecosistemi sono interconnessi e la totalit di queste relazioni costituisce la biosfera, ovvero
quella zona della Terra che permette la vita di piante e animali e si estende dalla crosta terrestre fino alle parti
pi basse dellatmosfera, comprendendo tutti gli ecosistemi.
Mentre la nozione tradizionale di capitale si riferisce a beni posseduti e in gran parte prodotti da soggetti
umani che li possono trasformare in denaro, il capitale naturale comprende i beni e i servizi offerti dalla
natura ed composto da quattro elementi fondamentali:
- le risorse rinnovabili
- le risorse non rinnovabili
- la biodiversit terrestre
- i servizi resi dagli ecosistemi
Le prime tre costituiscono i beni o le riserve di risorse naturali, mentre la quarta componente si riferisce
allopera attiva dei processi naturali nelloffrire i servizi come il ciclo nutritivo degli ecosistemi, la
fotosintesi clorofilliana, limpollinazione degli alberi da frutta e cos via.
Le risorse naturali si suddividono in rinnovabili e non rinnovabili, anche se, contrariamente a quanto
comunemente si pensa, tutte possono essere esaurite.
Le risorse non rinnovabili vengono considerate esaurite quando vengono meno le condizioni per la loro
rigenerazione, oppure questa necessiti tempi troppo lunghi.
Le risorse rinnovabili invece i rigenerano in tempi ragionevoli, sia naturalmente, sia con lintervento
umano, ad esempio la riforestazione. Le quantit di risorse non rinnovabili sono fisse e quindi soggette a
esaurimento se totalmente prelevate e consumate. Solitamente per lesaurimento totale delle risorse viene
preceduto dal loro esaurimento economico, che si verifica quando il costo per lestrazione della risorsa
supera il valore economico della stessa, in base alla previsione dei ricavi futuri.
Il concetto di esaurimento economico pu essere applicato alle risorse rinnovabili, sebbene gli studiosi
tendano a preferire il concetto di rendimento sostenibile, ovvero la massima quantit di una risorsa che pu
essere sfruttata e utilizzata senza mettere in pericolo la sua capacit di rinnovarsi e rigenerare se stessa.
tuttavia un punto debole di questo concetto che esso viene frequentemente applicato ad una singola specie
naturale, senza considerare gli effetti che il suo sfruttamento potrebbe avere nellecosistema. La produzione
di una particolare risorsa ritenuta sostenibile, ad esempio, potrebbe nuocere al funzionamento dellintero
ecosistema. Per questo motivo, diversi studiosi preferiscono usare il termine rendimento ecologicamente
sostenibile, che offre una visione dinsieme dellimpatto dellestrazione (o raccolta) di risorse rinnovabili.
Degradare qualcosa significa danneggiare una o pi delle sue propriet fisiche. Il degrado pu essere naturale
(come la soluzione o il drenaggio di minerali causate dalla pioggia) o pu essere causato da attivit umane.
Vi degrado ambientale quando si verificano una o pi delle seguenti opzioni:
- quando una risorsa viene sfruttata a ritmi pi rapidi di quelli della sua rigenerazione
- quando le attivit umane danneggiano la produttivit a lungo termine o la biodiversit di un luogo
- quando le concentrazioni di sostanze inquinanti superano il massimo livello consentito.
Il limite di questa definizione che non riconosce come alcune attivit umane siano benefiche per lambiente
(ad esempio i lavori di rimozione della vegetazione infestante di un ambiente fluviale, che pu ostruire il
letto di un fiume). Perci una completa valutazione del degrado ambientale dovrebbe mettere insieme tutti i
processi degradanti, sia naturali che umani, e successivamente sottrarre da questo totale la rigenerazione
naturale e tutti i modi in cui le attivit umane hanno contribuito a ripristinare lambiente.
Le risorse di propriet comune includono risorse naturali, attrezzature o strutture condivise da una
comunit di utilizzatori chiaramente identificabile. Esempi di questo tipo di risorse sono foreste, pascoli,
acque e zone di pesca.
Le risorse di libero accesso sono beni sui quali nessun singolo individuo ha pretese di esclusivit e che sono
disponibili a chiunque. Alcuni esempi di questo tipo di risorse sono laria che respiriamo, i mari, lenergia
solare, i parchi nazionali. In alcuni casi, il controllo e lutilizzo di queste risorse sono sottoposti a regole ben
precise, mentre in altri laccesso ad esse del tutto libero.

LE RISORSE ENERGETICHE NON RINNOVABILI


Le risorse energetiche non rinnovabili comprendono i combustibili fossili e luranio. I combustibili fossili
derivano da residui sepolti di animali e piante vissuti migliaia di anni fa. Nel tempo sabbia e altre
sedimentazioni hanno ricoperto questi depositi mentre il calore e la pressione li hanno gradualmente
trasformati in carbone, petrolio e gas naturale.
Il petrolio una fonte di energia non rinnovabile molto versatile. usato per il riscaldamento, per la
produzione di energia elettrica, per produrre benzina, gasolio, materie plastiche e persino cosmetici e
farmaci.
Nellambito delle risorse non rinnovabili, le riserve certe sono costituite dalla quantit stimata di una risorsa
che potrebbe essere estratta in futuro, in base alle attuali condizioni, finanziarie, tecnologiche e geologiche.
Lammontare delle riserve certe non fisso, ma varia in base allevoluzione dei consumi, alla scoperta di
nuovi giacimenti o allevoluzione delle tecnologie estrattive. Nonostante gli avanzamenti in campo
tecnologico, non c modo di sapere con certezza quanto petrolio contenga la Terra, e anche se riuscissimo a
calcolarlo, non c alcuna certezza del fatto che saremmo in grado di estrarlo.
Una stima di quanto dureranno ancora le riserve attuali di petrolio viene espressa attraverso il rapporto
riserva/produzione, ottenuto dalla divisione delle riserve totali rimanenti nel globo per la percentuale annuale
della produzione di petrolio. Il rapporto R/P per il mondo prevede che, senza considerare eventuali nuove
scoperte di giacimenti, lintero petrolio del mondo dovrebbe durare poco pi di quattro decenni.
Lecologista Hubbert localizz lattenzione su una prevedibile transizione energetica, cio segnal che la
produzione di petrolio sarebbe scemata e che ci avrebbe costretto la popolazione ad usare differenti fonti di
energia, con serie conseguenze per leconomia globale, qualora non ci si fosse preparati in anticipo ad
affrontare questa transizione. Si pu considerare laumento di fonti rinnovabili, di bus elettrici e veicoli ibridi
gas-elettrici come un segnale dellinizio di questa transizione energetica?
I maggiori produttori di petrolio a scala globale sono i paesi del Golfo Persico (cio del Medio Oriente), che
ospitano enormi riserve di greggio (il 62%) e che appartengono allOPEC (Organizzazione dei Paesi
Esportatori di Petrolio), influente organizzazione creata nel 1960 nel tentativo di contrastare il dominio sul
mercato da parte di poche compagnie petrolifere occidentali (principalmente statunitensi e britanniche).
Esistono significative disparit geografiche nei modelli di produzione e consumo di petrolio. Gli Stati Uniti
sono, ad esempio, al terzo posto come produttori, ma sono di gran lunga i maggiori consumatori di petrolio
nel mondo. Gli USA consumano infatti tre volte rispetto a quanto producono. Di contro, lArabia Saudita,
pur essendo la principale produttrice del mondo, non rientra nella classifica dei primi 5 consumatori.
Il carbone il combustibile fossile pi abbondante e pi diffuso al mondo. Il rapporto R/P (riserveproduzione) del carbone, indica che a livello globale le riserve potranno durare ancora 133 anni, in base ai
ritmi di produzione attuali. A differenza del petrolio e del gas naturale, le popolazioni utilizzano il carbone
come combustibile da migliaia di anni. Esso viene utilizzato principalmente per la produzione di energia
elettrica ed uno dei componenti chiave per la produzione di acciaio.
La Cina dipende pesantemente dal carbone, e ne contemporaneamente il maggior produttore e
consumatore.
Lestrazione e lutilizzo di questa risorsa presentano una serie di gravi problemi, ambientali e sociali. Le
tecniche di estrazione a cielo aperto resta un metodo controverso perch dannoso per lambiente. I
minatori in primo luogo librano la superficie da tutta la vegetazione, poi con potenti esplosivi rimuovono la
roccia che sta sopra il giacimento e la trasportano in aree libere nei dintorni. In seguito, mediante escavatori,
estraggono i minerali. Negli Stati Uniti una pratica analoga viene detta mountain top removal, ovvero
decapitazione delle montagne.
Oltre allestrazione, anche lutilizzo del carbone presenta seri problemi ambientali. Il carbone brucia in
maniera meno pulita di altri combustibili fossili, contribuendo allinquinamento atmosferico. Come se non
bastasse, la sua combustione rilascia nellaria una certa quantit di mercurio, che i processi atmosferici, come
le precipitazioni, depositano sulla terra o nellacqua, mettendolo in circolo nei fiumi e nei laghi, da dove pu
penetrare nei tessuti dei pesci e immettersi quindi nella catena alimentare. Oltre a rilasciare mercurio, la
combustione del carbone produce altri elementi chimici che contribuiscono al fenomeno delle piogge acide,
che costituiscono un problema transfrontaliero, i cui effetti ricadono anche molto lontano dalla fonte che le
ha generate.

Luranio un elemento naturalmente radioattivo che si trova in alcuni minerali. Non un combustibile
fossile ma si tratta comunque di una risorsa non rinnovabile, che costituisce il principale elemento per la
produzione di energia nucleare ed armi atomiche. Allattuale tasso di consumo, si stima che le riserve di
uranio possano durare ancora per un secolo circa.
Lenergia nucleare costituisce una piccola frazione (circa il 6%) dellenergia consumata in tutto il mondo e la
distribuzione geografica delle centrali nucleari altamente irregolare e concentrata nei paesi pi
industrializzati. Vi sono tre ragioni principali per spiegare questo fenomeno. Innanzitutto, la capacit di
gestire e controllar la produzione di energia nucleare cos come di smaltire le scorie, richiede conoscenze
competenze specializzate. Secondo, la costruzione di un reattore nucleare presenta costi enormi, nellorsine
di miliardi di dollari. Infine, le centrali nucleari richiedono infrastrutture di supporto, quali generatori di
corrente, siti appropriati per lo stoccaggio delle scorie e altre strutture.
Limpiego del nucleare per produrre energia presenta un certo numero di vantaggi tra i quali il fatto che il
materiale nucleare pu essere immagazzinato per molto tempo,caratteristiche che non possiedono il carbone,
il petrolio o il gas naturale. Inoltre il rapporto tra la quantit di combustibile e lenergia prodotta nettamente
favorevole per luranio, rispetto ai combustibili fossili, per questo secondo alcuni esperti, essendo necesario
meno materiale, i danni causati al territorio dalla sua estrazione sono minori di quelli causati ad esempio
dallestrazione di carbone. Un altro vantaggio dellenergia nucleare consiste nel basso livello dinquinamento
atmosferico e di emissione di anidride carbonica.
Daltra parte, per, questa forma di energia presenta elevati coti di impianto, di produzione e per lo
smaltimento delle scorie. Soprattutto soggetta a rischi catastrofici. Un incidente o un sabotaggio potrebbero
causare catastrofi nucleari come quelle verificatesi nel 1986 a Chernobyl, in Ucraina e a Fukushima, in
Giappone nel 1911.
LE RISORSE ENERGETICHE RINNOVABILI
Quando pensiamo ai differenti sistemi di produzione denergia nel mondo, utile distinguere tra energia
commerciale e non commerciale. Quella commerciale storicamente sempre prodotta da combustibili
fossili, nucleari o da impianti idroelettrici di vaste dimensioni. I consumatori hanno accesso e acquistano tale
energia commerciale attraverso reti di infrastrutture come la rete elettrica. Lenergia commerciale spesso
consumata lontano dal luogo di produzione, mentre lenergia non commerciale viene consumata localmente
o su scala regionale e pu essere considerata unenergia fuori rete.
Mentre sono facilmente rintracciabili dati sulla fornitura e il consumo di energia commerciale, molto minore
linformazione disponibile relativa ai consumi dellenergia non commerciale, in particolare nei paesi in via
di sviluppo. Una misura che indica il livello di utilizzo di energia non commerciale la quantit di
popolazione senza elettricit: circa un quinto della popolazione mondiale.
Le energie rinnovabili, chiamate anche energie alternative, hanno costituito fino a poco tempo fa la
maggior parte dellenergia non commerciale. Lunica risorsa rinnovabile utilizzata in maniera massiccia per
produrre energia commerciale infatti lacqua, che genera energia idroelettrica. importante notare come la
maggior parte dellenergia prodotta dallidroelettrico derivi da impianti di grandi dimensioni come ad
esempio la Diga delle Tre Gole in Cina. Oggi comunque chiaro il grande impatto ambientale di queste
enormi strutture. Perci esse vengono considerate a parte, rispetto alle altre fonti energetiche rinnovabili, che
includono invece biomasse, lenergia marina, il solare, leolico, il geotermico e lidroelettrico di piccola
scala.
A livello globale la fonte rinnovabile pi diffusa sono le biomasse, che includono scarti agricoli (residui di
colture), letame bovino e in particolar modo la legna da ardere, usata per cucinare . Alcune statistiche recenti
mostrano come la legna da ardere rappresenti ancora la fonte dominante per la produzione denergia in pi
del 90%delle zone rurali dellAfrica sub sahariana. Un grosso problema associato alla dipendenza dalla
legna, che essa pu intensificare lo sfruttamento esercitato sulle foreste locali e aumenta in modo
consistente lemissione dellanidride carbonica nellatmosfera. Da un punto di vista socio-economico, il
tempo speso a raccogliere legna, compito spesso relegato a donne giovani o adulte, pu interferire con la loro
educazione o le opportunit di avere maggiori guadagni. Oltretutto, bruciare legna causa di avvelenamento
dellaria domestica ed spesso una delle cause della tubercolosi, malattie polmonari, cataratta e altri disturbi.
I fermentatori per biogas costruiti per abitazioni domestiche, villaggi o per operazioni industriali forniscono
unenergia alternativa ecologicamente sostenibile, che pu aiutare a diminuire la pressione sulle foreste dalle
quali si ricava la legna. I fermentatori per biogas sono serbatoi progettati in modo particolare, solitamente
collocati sottoterra, con unapertura al livello del suolo. Gli scarti vegetali o animali vengono aggiunti
allinterno, al fine di convertire la biomassa in biogas, che pu essere utilizzato come rifornimento per il

riscaldamento della casa o per cucinare e illuminare. Raccogliere questi scarti allinterno dei fermentatori
anzich gettarli nei torrenti aiuta a prevenire linquinamento delle acque.
Lenergia idroelettrica si afferma come terza risorsa per la produzione di elettricit, dietro al carbone e ai
gas naturali e gi oggi circa il 15% dellenergia globale proviene da questa fonte.
Le grandi dighe interrompono il corso dei fiumi, alterando cos lecosistema dei fondali. Gli impatti negativi
delle grandi dighe superano di gran lunga quelli positivi (possibilit di irrigare i campi per tutto lanno,
occupazione e minore dipendenza dalle esportazioni) e in diversi casi hanno portato ad unirreversibile
perdita di specie animali ed ecosistemi. Oltre allimpatto fisico sullambiente, la costruzione delle dighe ha
pesanti conseguenza per le popolazioni, ad esempio trasferimenti forzati o la perdita di mezzi di sussistenza.
Oggi le piccole strutture idroelettriche, che riforniscono di energia le comunit locali o singole unit
domestiche, vengono preferite ai grandi impianti, ai quali rappresentano unalternativa pi sostenibile.
Il sole fornisce energia e produce i venti, attraverso lirregolare riscaldamento della superficie terrestre.
Lenergia solare pu essere sfruttata in due modi: laccumulo passivo sfrutta il design di un edificio e i
materiali con i quali viene costruito per catturare la luce del sole. Per esempio, nellemisfero nord del globo,
le finestre rivolte verso sud sono vantaggiose per laccumulo di energia solare; laccumulo attivo fa invece
uso di diversi strumenti tra i quali i pannelli solari, gli specchi e le celle fotovoltaiche che catturano e
immagazzinano lenergia del sole, permettendo la sua conversione direttamente in elettricit.
Attualmente entrambe le forme di energia contribuiscono solo in minima parte al fabbisogno energetico ma
stanno guadagnando in popolarit in quanto fonti di energia a zero emissioni.
Il nocciolo della Terra invece genera energia geotermica che riscalda lacqua e le rocce che circondano la
fonte di calore. Lenergia geotermica viene sfruttata scavando pozzi in profondit,al fine di raggiungere le
riserve sotterranee di acqua riscaldata. Questacqua pu essere usata come fonte diretta di calore per le case o
altri edifici; pi dell80% delle abitazioni islandesi vengono riscaldate con la geotermia, convogliando
lacqua calda in tubature.