Sei sulla pagina 1di 31

Corso di Istituzioni di economia Prof. G.

Bonifati
Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

Elementi di contabilit nazionale

Alla base della descrizione del sistema economico che verr fornita di
seguito vi lidea che il sistema economico pu essere rappresentato come un
flusso circolare fra lattivit di produzione di beni e servizi, la generazione di
reddito, e la spesa per beni e servizi finali da parte degli operatori economici
presenti nel sistema economico stesso.
Lo scopo di quel che segue quello di fornire gli elementi di base di tale
descrizione. Lobiettivo principale quello di definire e misurare correttamente il
Prodotto interno lordo (Pil) di una economia e le grandezze che lo compongono.
Ci chiederemo cio cos il Pil e come viene misurato.
Tutto ci che diremo di seguito si riferisce alla produzione e alla spesa per
beni e servizi effettuata durante un anno che rappresenta larco temporale che
scegliamo come riferimento. Per produzione e spesa corrente intendiamo sempre
la produzione e la spesa nellanno corrente.
1. Il sistema economico come processo circolare
Allo scopo di introdurre tutti gli elementi necessari a descrivere il sistema
economico utile prendere le mosse da una rapida definizione degli operatori
economici in esso presenti, del tipo di beni prodotti e del tipo di redditi generati
nel sistema economico. Occorre precisare qui che per operatori economici
intendiamo linsieme delle unit economiche individuali accomunate da una certa
funzione svolta nel sistema economico. In questa accezione, dunque, un operatore
economico un soggetto economico collettivo. Possiamo distinguere quattro
operatori economici: le famiglie, le imprese, le Amministrazioni Pubbliche (AP) a
cui aggiungiamo quello che definiremo operatore economico estero.

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

Le famiglie
Per famiglie intendiamo linsieme delle unit economiche che consumano
beni per esempio prodotti alimentari, vestiario, automobili o elettrodomestici
e servizi come i servizi sanitari, legali o di assistenza.
Le famiglie consumano beni e servizi per soddisfare bisogni, dove il termine
bisogni va interpretato alla luce delle condizioni storiche e sociali cui ci
riferiamo. Nelle odierne economie sviluppate, solo una piccola parte dei consumi
soddisfano delle vere e proprie necessit come quella di avere una quantit di
vestiario o un livello di alimentazione sufficiente per la sopravvivenza, sebbene
questo tipo di necessit possa occupare un posto pi importante nei consumi di
alcune categorie sociali e assai meno per altre. In momenti di acuta crisi
economica, inoltre, la gerarchia dei bisogni si modifica: nei bilanci delle famiglie,
ad esempio, limportanza attribuita al consumo dei beni di prima necessit pu
aumentare anche notevolmente.
Oggi molti dei consumi delle famiglie sono costituiti da beni e, in una
misura crescente, servizi che in passato sarebbero stati classificati non di prima
necessit. Beni e servizi i quali, tuttavia, rientrano in ci che oggi le persone
ritengono indispensabile per garantire un livello di vita soddisfacente. Al di l di
una esatta definizione di cosa si debba intendere per bisogni, argomento su cui
non possiamo soffermarci, la caratteristica dei beni acquistati dalle famiglie che
tali beni per il fatto stesso di essere consumati dalle famiglie, non sono utilizzati
nella produzione corrente di altri beni, si tratta cio di beni di consumo finali.
Le famiglie forniscono servizi lavorativi in varie forme come il lavoro
degli operai, degli impiegati, dei consulenti, dei dirigenti o dei professionisti e in
cambio ottengono un compenso monetario, sotto forma di salari e stipendi. Le
famiglie che detengono attivit finanziarie (come obbligazioni e azioni) o attivit
reali (come immobili), percepiscono anche un reddito monetario sotto forma di
interessi, dividendi e rendite monetarie.
Le imprese
Le imprese producono beni e servizi venduti sul mercato. A questo scopo le
imprese acquistano, da altre imprese, beni come macchine, attrezzature, materie
prime e semilavorati e, dalle famiglie, servizi - come quelli forniti da operai,
tecnici, impiegati, consulenti. I beni utilizzati dalle imprese per produrre altri beni
sono di due tipi: (1) beni intermedi, ovvero beni, come le materie prime, i
combustibili e i semilavorati, che vengono impiegati nel processo produttivo

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

dellanno corrente e si esauriscono in esso; (2) beni di investimento (chiamati


anche beni capitali o beni di produzione durevoli), come macchine, attrezzature,
impianti ed edifici, che non si esauriscono nella produzione corrente. Ed per
questo motivo che la spesa per nuovi beni di investimento (beni di investimento
prodotti nellanno corrente) rappresenta una spesa per beni e servizi finali da parte
delle imprese.
Le imprese vendono beni e servizi e ottengono ricavi monetari, dai quali,
una volta dedotti i costi sostenuti per lacquisto di materie prime e semilavorati e
una volta pagati salari e stipendi, si ottengono i profitti (o utili) lordi. Cos
calcolati i profitti sono al lordo degli ammortamenti, ovvero comprendono anche
gli accantonamenti destinati a compensare la perdita di valore subita durante
lanno dai beni capitali (macchine, impianti, attrezzature, immobili, ecc.)
impiegati nella produzione. Una volta dedotti gli ammortamenti, i profitti netti
rappresentano il reddito percepito dai proprietari dellimpresa. Se, come avviene
nel caso delle societ per azioni, i proprietari delle imprese sono coloro che ne
hanno acquistato le quote di capitale, i cui titoli rappresentativi si chiamano
azioni, una parte dei profitti netti pu essere distribuita agli azionisti sotto forma
di dividendi. La parte residua, che rappresenta i profitti non distribuiti, viene
trattenuta dalle imprese.
Le Amministrazioni pubbliche
La funzione delle amministrazioni pubbliche quella di acquistare beni e
servizi, per produrre servizi come per esempio, istruzione, servizi sanitari,
difesa, giustizia i quali non sono destinabili alla vendita, nel senso che nella
generalit dei casi tali servizi non sono venduti sul mercato e non hanno quindi un
prezzo di mercato. Fanno parte delle Amministrazioni pubbliche: (a) le
Amministrazioni centrali (Stato, organi costituzionali ed enti minori); (b) le
Amministrazioni locali (Regioni, Province e Comuni, Aziende sanitarie locali,
ospedali, Universit, ed enti economici locali, come le Camere di commercio); (c)
gli Enti di previdenza (Inps, Inail, Inpdap e altri).
I beni e i servizi acquistati dalle amministrazioni pubbliche prendono il
nome di consumi pubblici.
Le amministrazioni pubbliche, come vedremo con maggior dettaglio in
seguito, svolgono unaltra funzione fondamentale nei moderni sistemi economici:
esse prelevano reddito da famiglie e imprese sotto forma di imposte e
trasferiscono reddito a favore di famiglie e imprese sotto forma di trasferimenti
monetari, come i sussidi di disoccupazione, gli interessi sul debito pubblico e
varie forme di trasferimenti alle imprese.

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

I consumi pubblici e i trasferimenti a favore di famiglie e imprese


rappresentano le uscite correnti delle Amministrazioni Pubbliche. Le entrate
correnti delle Amministrazioni Pubbliche sono costituite dalle entrate tributarie
derivanti da due tipi di imposte. Le imposte dirette, come lImposta sul reddito
delle persone fisiche (Irpef) e lImposta sui redditi delle societ (Ires), sono
prelievi sul reddito correntemente prodotto. Si chiamano dirette perch il reddito
percepito rappresenta in modo immediato la capacit contributiva di un individuo.
Le imposte indirette sono prelievi commisurati al valore di scambio di un bene.
LImposta sul valore aggiunto (Iva), per esempio, viene applicata allincremento
di valore che i beni subiscono in tutte le fasi del processo di produzione e
commercializzazione. per questo che tale imposta prende il nome di Imposta sul
valore aggiunto, concetto questultimo che sar definito fra breve. Anche il
trasferimento di una attivit patrimoniale soggetto a una imposta indiretta, come
avviene con limposta sulla registrazione delle cessioni di immobili (imposta di
registro). Si chiamano indirette perch lo scambio di beni o il trasferimento di
attivit patrimoniali rappresenta una indicazione indiretta della capacit
contributiva degli individui.
Loperatore economico estero
I sistemi economici moderni sono fortemente interdipendenti nel senso che
una parte non trascurabile dei beni, servizi e attivit finanziarie di una economia
viene scambiata fra unit economiche residenti e unit economiche non residenti
nel sistema economico. Per settore estero si intende convenzionalmente linsieme
delle unit economiche non residenti alle quali sono venduti beni e servizi prodotti
nel sistema economico e dalle quali sono acquistati i beni e servizi importati. I
beni e servizi venduti allestero rappresentano le esportazioni, quelli acquistati
dallestero le importazioni.
Si noti che le esportazioni costituiscono spesa per beni finali anche se ad
essere esportati sono materie prime o altri beni intermedi. Infatti, per il paese che
produce ed esporta, tali materie prime o beni intermedi una volta venduti
allestero non sono pi utilizzati per produrre beni e servizi allinterno. Per quanto
riguarda le importazioni occorrerebbe invece distinguere fra le importazioni di
beni intermedi e le importazioni di beni finali, di consumo e di investimento, ma
in questa sede non terremo conto di tale distinzione.
Produzione, reddito e spesa
Come abbiamo appena visto, i beni prodotti durante lanno nel sistema
economico possono essere classificati in due tipi: i beni intermedi e beni finali.

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

I beni intermedi sono tutti quei, come materie prime e semilavorati, che
entrano e si esauriscono interamente nella produzione di altri beni e servizi.
I beni e servizi finali sono tutti quei beni e servizi che durante lanno non
sono destinati a produrre altri beni. Sono beni e servizi finali: i beni di consumo, i
beni e servizi prodotti dalle Amministrazioni Pubbliche (consumi pubblici), i
nuovi beni di investimento prodotti durante lanno e le esportazioni.
Abbiamo anche visto che dal punto di vista dei redditi generati nel sistema
economico, possiamo distinguere due tipi di redditi: i redditi da lavoro,
rappresentati dai salari e dagli stipendi, e un ampio insieme di redditi diversi dai
redditi da lavoro come i dividendi, gli interessi sulle attivit finanziarie e diverse
forme di rendite derivanti dalla detenzione di attivit reali, come la terra e gli
immobili.
Il flusso di spesa per beni e servizi finali da parte delle famiglie, delle
imprese, delle Amministrazioni Pubbliche e dellestero viene soddisfatto dalla
produzione interna e dalle importazioni. La rappresentazione del sistema
economico come flusso circolare si fonda sullidea che la produzione di beni e
servizi genera reddito che a sua volta sostiene la spesa (Fig. 1).
Spesa

Produzione

Reddito

Fig. 1 Il circuito produzione reddito spesa

Per chiarire con precisione i nessi fra la produzione di beni e servizi prodotti
allinterno del sistema economico e la generazione di reddito di fondamentale
importanza definire con esattezza il Prodotto interno lordo (Pil).
2. Definizione e calcolo del Prodotto interno lordo (Pil)
Cominciamo considerando il pi semplice esempio possibile di una ipotetica
economia che produce un solo bene destinato al consumo finale, per esempio
pane. Supponiamo che in una tale economia vi siano tre sole imprese. La prima
produce grano per un valore di 50 impiegando unicamente lavoro per raccogliere i
frutti della natura (supponiamo che il grano cresca spontaneamente). La seconda
acquista il grano dalla prima impresa e produce farina per un valore di 150 senza
altri impieghi oltre al lavoro necessario per macinare il grano. Infine la terza

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

impresa acquista la farina dalla seconda e produce pane, per un valore di 300,
utilizzando, anche in questo caso, solo lavoro. Lesempio pu essere riassunto
come segue:

Impresa 1 (grano)
Impresa 2 (farina)
Impresa 3 (pane)

Valore della
produzione
50
150
300

Tale esempio ci utile al solo scopo di chiarire perch il Prodotto interno


lordo (Pil) di tale economia non calcolabile come somma delle produzioni delle
tre imprese in essa operanti. Il motivo molto semplice: nel valore della
produzione di farina gi compreso il valore della produzione di grano acquistato
dalla prima impresa, cos come nel valore della produzione di pane gi
compreso il valore della produzione di farina che limpresa 3 acquista
dallimpresa 2. Di conseguenza, se sommassimo il valore della produzione delle
tre imprese conteremmo due volte il valore della produzione di grano e di farina.
Per evitare tali duplicazioni, disponiamo di tre metodi tra loro equivalenti
per calcolare correttamente il Pil di una economia durante un anno: (a) far
riferimento al valore dei soli beni e servizi finali prodotti allinterno e calcolare il
Pil come produzione di beni e servizi finali prodotti allinterno; (b) far riferimento
al reddito complessivamente generato nelleconomia durante lanno; (c) far
riferimento alla spesa per beni e servizi finali prodotti allinterno.
2.1 Il Pil come valore della produzione dei beni finali prodotti allinterno
Il primo metodo di calcolo del Prodotto interno lordo fa riferimento alla
definizione del Pil come produzione interna di beni e servizi finali. Per calcolare il
valore della produzione interna di beni e servizi finali occorre sottrarre al valore
della produzione complessiva (il valore della produzione di tutti i beni prodotti
siano essi finali o intermedi) il valore degli acquisti di beni intermedi utilizzati
nella produzione. Nel nostro esempio, il valore della produzione complessiva di
500 e quello di tutti i beni intermedi utilizzati (grano per produrre farina e farina
per produrre pane) di 200. Il Pil dunque pari a 300 che il valore della
produzione di pane, lunico bene finale prodotto nella economia considerata
nellesempio. Da questo punto di vista, il Pil rappresenta il prodotto netto
delleconomia.

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

Consideriamo un esempio generale e proponiamoci di calcolare il Pil


dellItalia nel 2012 secondo il primo metodo di calcolo. La tab. 1 contiene i dati
necessari a tale calcolo.
Il Pil dell'Italia nel 2012 calcolato come valore della
produzione interna di beni e servizi finali
milioni di euro
Produzione complessiva di beni e servizi (1)

3.261.431

Consumi intermedi (beni intermedi impiegati nella


produzione)
Pil ai prezzi di mercato ( = produzione
complessiva - consumi intermedi)
Fonte: Istat

1.695.515
1.565.916

Fonte: Istat
(1) incluse le imposte indirette al netto dei contributi

Tab. 1 Il Pil dellItalia come valore della produzione di beni e servizi finali

Se al valore della produzione complessiva di 3.261.431 milioni di euro


sottraiamo il valore di tutti beni intermedi utilizzati nella produzione, pari a
1.965.515 milioni di euro, otteniamo il Pil dellItalia nel 2012 pari a 1.565.916
milioni di euro (o 1.565,9 miliardi di euro). Nella tab. 1, il Pil calcolato ai prezzi
di mercato, i quali esprimono i prezzi effettivamente praticati negli scambi. I
prezzi di mercato sono i prezzi effettivi di vendita e sono al lordo delle imposte
indirette sugli scambi. Essi comprendono perci limposta sul valore aggiunto
(lIva) la quale viene scaricata sui prezzi.
2.2 Il Pil come somma dei redditi interni (somma dei valori aggiunti)
Il secondo metodo per calcolare il Prodotto interno lordo fa riferimento al
Pil come somma dei redditi generati nel sistema economico. Utilizziamo ancora il
nostro esempio. Ciascuna impresa dellipotetica economia che produce solo pane,
dalla vendita della merce che produce deve ricavare quanto basta per poter
acquistare i beni intermedi necessari alla produzione, pagare i salari ai lavoratori
impiegati e i profitti ai proprietari dellimpresa. Da questo punto di vista il valore
della produzione di ciascuna impresa la somma del valore dei beni utilizzati
nella produzione (i beni intermedi), dei salari e dei profitti. Nel caso dellimpresa
1 che produce grano e non ha acquisti intermedi, il valore della produzione di 50
pari a 40 di salari e 10 di profitti. Limpresa 2 che acquista 50 di grano per

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

produrre farina, paga 80 di salari e 20 di profitti, ha un valore della produzione di


150. Infine, limpresa 3 che produce pane, acquista 150 di farina, paga 120 di
salari e 30 di profitti e produce pane per un valore di 300. Riassumiamo questi
dati come segue:

Impresa 1 (grano)
Impresa 2 (farina)
Impresa 3 (pane)

Acquisti di beni
intermedi
-50
150

Totali

200

Salari

Profitti

40
80
120

10
20
30

240

60

Valore della
produzione
50
150
300
500

Per ciascuna impresa possiamo calcolare il valore aggiunto come differenza


tra il valore della produzione e il valore degli acquisti di beni intermedi.
evidente allora che il valore aggiunto di ciascuna impresa consiste esattamente dei
redditi (salari e profitti) generati nella produzione. Il calcolo del valore aggiunto
cos espresso:
Valore aggiunto (VA)

Valore della
produzione

Acquisti di beni
intermedi

Impresa 1 (grano)
Impresa 2 (farina)
Impresa 3 (pane)

50
150
300

-50
150

50
100
150

Totali

500

200

300

(valore della produzione valore acquisti intermedi)

Valore aggiunto =
somma dei redditi
salari
40
80
120

profitti
10
20
30

240
60
VA = Redditi = 300

Il Pil della nostra economia pu essere allora calcolato come somma dei
valori aggiunti delle tre imprese in essa presenti. evidente che calcolato come
somma dei valori aggiunti, il Pil equivale allo stesso tempo sia alla somma di tutti
i redditi generati allinterno del sistema economico sia al valore dei beni finali
prodotti allinterno. Infatti, se al valore complessivo della produzione sottraiamo
gli acquisti intermedi otteniamo, come abbiamo visto nel paragrafo 2.1, il valore
dei beni finali prodotti allinterno. Nel nostro esempio, la somma dei valori
aggiunti pari a 300 corrisponde sia alla somma dei redditi (240 di salari + 60 di
profitti) sia al valore della produzione di pane, lunico beni finale prodotto.
In generale, il Pil corrisponde alla somma dei valori aggiunti di tutti i settori
economici che compongono leconomia. Il calcolo del valore aggiunto come
differenza tra il valore della produzione ai prezzi di mercato e il valore dei beni
intermedi utilizzati, non pu essere applicato, tuttavia, alle Amministrazioni
Pubbliche. Infatti, nel caso delle AP non disponiamo di un valore di mercato della

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

produzione (si ricordi che le AP producono servizi non destinabili alla vendita) da
cui sottrarre il valore dei beni intermedi impiegati. per questo motivo che per le
AP, il valore aggiunto viene convenzionalmente calcolato come somma dei salari
e degli stipendi dei dipendenti pubblici, gli unici redditi generati in questo settore
la cui attivit non a scopo di lucro.
In conclusione, in base al secondo metodo, il Pil pu essere calcolato anche
come somma di tutti i redditi interni generati nel sistema economico. La tab. 2
contiene il calcolo del Pil dellItalia nel 2012 come somma dei redditi sulla base
di una suddivisione molto rozza, basata sulla distinzione tra redditi da lavoro
dipendente essenzialmente salari e stipendi e tutte le altre forme di reddito. Ne
risulta che i redditi diversi da quelli imputabili al lavoro dipendente comprendono,
oltre a profitti, dividendi, interessi e rendite, molte altre forme di reddito che
vengono classificati come redditi misti, come, ad esempio, i redditi dei
professionisti e i redditi degli artigiani. Questi ultimi spesso comprendono sia i
profitti sia i redditi assimilabili al lavoro dipendente in quanto risultato di forme di
autoimpiego.
Il Pil dell'Italia nel 2012 calcolato come somma dei redditi
composizione
percentuale

milioni di euro
Redditi da lavoro dipendente (1)

668.859

Risultato di gestione + reddito misto (2)

679.753

Imposte sulla produzione e le importazioni


al netto dei contributi (3)

217.304

13,9

Pil ai prezzi di mercato = (1) + (2) + (3)

1.565.916

100,0

42,7
43,4

Fonte: Istat

Tab. 2 Il Pil dellItalia come somma dei redditi

Si tenga presente infine che ciascuna attivit produttiva vende i propri


prodotti ai prezzi di mercato. La somma dei valori aggiunti comprende pertanto la
somma dei redditi pi le imposte indirette. Ne segue che, per calcolare il Pil
partendo dalla somma dei redditi interni, a tale somma occorre aggiungere le
imposte indirette.
importante precisare che il Pil il valore dei beni e servizi finali prodotti
allinterno nellanno corrente. Esso non comprende beni e servizi venduti
nellanno corrente ma prodotti in periodi precedenti, come accade quando
vengono vendute scorte di beni e servizi finali. Allo stesso modo, il Pil comprende
beni e servizi finali prodotti ma non venduti nellanno corrente. Questi ultimi
vanno ad alimentare le scorte formatesi nellanno corrente. Ci vuol dire che nel

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

calcolo del Pil come somma dei valori aggiunti occorre distinguere tra due casi.
Se, come abbiamo appena fatto, nel calcolo partiamo dalla produzione corrente, il
problema della variazione delle scorte non si pone perch facciamo riferimento
sempre alla produzione dellanno corrente. Se invece, anzich dal valore della
produzione corrente, partiamo dal valore delle vendite (fatturato) delle imprese,
non detto che le vendite dellanno corrente siano costituite solo di beni e servizi
prodotti nellanno corrente. Pertanto, al valore del fatturato occorre sottrarre gli
acquisti di beni intermedi e aggiungere la variazione delle scorte (sia di beni finali
sia di beni intermedi), la quale risulta positiva quando le scorte aumentano e
negativa quando diminuiscono. evidente che se partiamo dal valore del fatturato
(valore delle vendite) il calcolo della somma dei valori aggiunti comprende gi le
imposte indirette, perch le vendite sono sempre espresse ai prezzi di mercato.
2.3 Il Pil come spesa per beni e servizi finali prodotti allinterno
Come abbiamo appena visto nellesempio delleconomia che produce pane,
il Pil calcolato come differenza tra il valore della produzione complessiva e il
valore di tutti i beni intermedi impiegati nella produzione, deve necessariamente
corrispondere sia al valore di tutti i beni e servizi finali prodotti allinterno
delleconomia sia alla somma dei redditi.
Per calcolare il Pil con il terzo metodo e cio come somma della spesa per
beni e servizi finali prodotti allinterno occorre procedere come segue.
Innanzitutto, occorre ricordare che la spesa complessiva per beni e servizi finali
comprende:

La spesa per consumi finali delle famiglie (C), la quale pu essere distinta
in spesa per beni e servizi di consumo immediato, come i beni alimentari,
le spese mediche e gli spettacoli, e in spesa per beni durevoli, come gli
elettrodomestici e le automobili.

La spesa per investimenti lordi (I), suddivisa in investimenti fissi lordi e


investimenti in scorte. Gli investimenti fissi lordi, somma degli
investimenti privati e degli investimenti pubblici, comprendono le
macchine fra le quali in senso lato possiamo comprendere anche le
macchine per ufficio, compresi i computer e gli apparati per le
telecomunicazioni i mezzi di trasporto, le costruzioni e il software. Gli
investimenti fissi lordi si intendono al lordo dellammortamento. Essi
comprendono anche linvestimento destinato a sostituire i beni capitali
messi fuori uso durante lanno. Le scorte sono costituite dalle giacenze di
beni intermedi (materie prime e semilavorati) e di beni finali che le
imprese mantengono per far fronte a esigenze produttive e commerciali.
La variazione delle scorte misura laumento o la diminuzione del valore di

10

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

tali giacenze durante lanno. importante tener presente che le scorte


possono aumentare (o diminuire) per due motivi: per una decisione delle
imprese che programmano un aumento o una diminuzione delle scorte,
oppure per effetto di una produzione superiore o inferiore rispetto alle
vendite registrate durante lanno. Nel primo caso parliamo di variazione
desiderata delle scorte, nel secondo di variazione non desiderata delle
scorte. In questultimo caso, infatti, se le vendite risultano inferiori alla
produzione parte della produzione annua rimane invenduta e le scorte
aumentano indipendentemente dalle decisioni delle imprese in fatto di
scorte. Se le vendite risultano superiori alla produzione le scorte
diminuiscono come conseguenza del fatto che le imprese soddisfano le
vendite riducendo le scorte.
La spesa pubblica o consumi pubblici (G) che consiste degli acquisti di
beni e servizi finali effettuati dalle Amministrazioni pubbliche (AP) e dalle
Istituzioni senza scopi di lucro (Isp) nel corso dellanno.
Le esportazioni (X), cio gli acquisti di beni e servizi da parte di non
residenti.

Occorre poi tener presente che tale spesa complessiva C + I + G + X viene


soddisfatta sia dalla produzione interna sia attraverso le importazioni (IM),
rappresentate dallacquisto di beni e servizi prodotti allestero. Ne segue che per
ottenere il Pil come somma della spesa per beni e servizi finali prodotti
allinterno, dalla spesa complessiva per beni e servizi finali dobbiamo sottrarre le
importazioni. Come abbiamo gi ricordato, ogni anno vengono importati sia beni
intermedi, come materie prime e semilavorati, sia beni finali, come beni di
consumo e beni di investimento. Di seguito ci riferiremo alle importazioni senza
distinguere tra i due tipi di beni. Nelle importazioni considereremo insieme sia i
beni intermedi sia quelli finali.
La spesa per beni e servizi finali prodotti allinterno di fatto realizzata in un
certo anno dunque pari a: C + I + G + X IM . La differenza tra esportazioni ed
importazioni viene definita esportazioni nette e indicata con NX . Ne segue che la
spesa per beni e servizi finali prodotti allinterno di fatto realizzata pu essere
espressa come: C + I + G + NX , dove NX = X IM .
Per comprendere la ragione per la quale dal punto di vista contabile tale
spesa di fatto sempre uguale alla produzione interna di beni e servizi finali, e
cio al Pil, occorre soffermarsi sulla definizione di investimenti di fatto realizzati.
In particolare, occorre ricordare che gli investimenti di fatto realizzati sono
definiti come la somma degli investimenti fissi lordi pi la variazione delle scorte
di fatto registrata durante lanno. Ne segue che, ogni volta che la produzione

11

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

interna di beni e servizi finali risulta superiore alla spesa di fatto realizzata per
consumi, investimenti fissi, spesa pubblica ed esportazioni nette, i beni e servizi
prodotti ma non venduti fanno aumentare le scorte di altrettanto. Lopposto
avviene nel caso in cui la produzione risulti inferiore alla spesa di fatto realizzata
per consumi, investimenti fissi, spesa pubblica ed esportazioni nette. In altri
termini, dal punto di vista contabile ogni differenza tra produzione e spesa di fatto
realizzata per consumi, investimenti fissi, spesa pubblica ed esportazioni nette
viene compensata dalla variazione delle scorte, la quale viene registrata tra gli
investimenti in scorte. allora evidente che la spesa di fatto realizzata per beni e
servizi finali prodotti allinterno necessariamente uguale alla produzione interna
di beni e servizi finali, cio al Pil:

Pil C + I + G + NX
dove la spesa per investimenti comprende sia gli investimenti fissi lordi sia la
variazione delle scorte di fatto registrata e il segno indica che si tratta di una
identit derivante dalla definizione di spesa di fatto realizzata per beni e servizi
finali prodotti allinterno.
Il Pil dell'Italia nel 2012 calcolato come spesa per beni e servizi finali
prodotti all'interno

Spesa per i consumi finali delle famiglie residenti (1)

milioni di euro ai
prezzi di mercato

composizione
percentuale

949.985

60,7

Spesa per i consumi finali delle Aa.Pp. e delle ISP (2)

320.807

20,5

Investimenti fissi lordi (3)

284.949

18,2

Variazione delle scorte (4)

-9.011

-0,6

Esportazioni nette (5)

19.187

1,2

1.565.916

100,0

Pil = (1) + (2) + (3) + (4) + (5)


Fonte: Istat

Tab. 3 Il Pil dellItalia come spesa per beni e servizi finali prodotti allinterno

La tab. 3 contiene il calcolo del Pil come spesa per beni e servizi finali
prodotti allinterno. Come sappiamo, nel 2012 il Pil dellItalia risultava pari a
1.565.916 milioni di euro. I consumi delle famiglie rappresentavano il 60,7 per
cento del Pil, i consumi pubblici spesa delle Amministrazioni pubbliche e delle
istituzioni senza scopo di lucro (ISP) il 20,5 per cento e gli investimenti fissi
lordi il 18,2 per cento. Le esportazioni nette risultavano positive per 19.187
milioni di euro, pari all1,2 per cento del Pil. La variazione delle scorte risultata
negativa per 9.011 milioni di euro.

12

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

In Italia lIstituito Centrale di Statistica (Istat) fornisce con regolarit i dati


frutto di rilevazioni e stime su tutte le grandezze aggregate che forniscono la
misura del livello dellattivit economica. Oltre che sul Pil e le sue componenti,
lIstat fornisce dati sul livello e sulla dinamica dei prezzi, sulla popolazione,
loccupazione e la disoccupazione e molti altri aspetti dellattivit economica.
LAnnuario Statistico Italiano, una delle molte pubblicazioni dellIstat, un
compendio dei principali dati forniti dallIstat.
2.4 Lidentit fondamentale della contabilit nazionale
Dai tre metodi di calcolo del Pil, siamo giunti alla conclusione che la
produzione interna di beni e servizi finali, corrisponde alla somma dei valori
aggiunti ed equivale tanto alla somma dei redditi interni quanto alla spesa per beni
e servizi finali prodotti allinterno. Da ci segue la definizione generale di
Prodotto interno lordo:
Il Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato pu essere definito e misurato
sia dalla somma dei valori aggiunti ( VA) di tutti i settori delleconomia, la
quale corrisponde alla somma dei redditi interni, con laggiunta delle imposte
indirette, sia dal valore della spesa per beni e servizi finali prodotti allinterno
nellanno corrente ai prezzi di mercato:
Da tale definizione otteniamo la seguente identit fondamentale della
cantabilit nazionale:

Pil ai prezzi di mercato VA Redditi interni C + I + G + X IM .


Si noti che quella che abbiamo appena scritto una identit contabile, frutto
della pura e semplice definizione di Prodotto interno lordo. Essa dice che il Pil,
per come esso stato definito, risulta pari alla somma dei valori aggiunti ed
identicamente pari alla spesa aggregata effettivamente registrata per beni e servizi
finali prodotti allinterno nellanno corrente. Tale identit contabile sempre vera
in quanto il Pil come produzione interna di beni e servizi finali risulta sempre
uguale alla spesa aggregata effettivamente registrata nelleconomia. Ci deriva
dalla circostanza che, dal punto di vista contabile, ogni volta che la produzione
eccede la spesa (e le scorte aumentano), la spesa contabilmente registrata aumenta
di altrettanto perch laumento delle scorte viene registrato come investimento in
scorte. Nel caso opposto, le scorte si riducono e la spesa contabilmente registrata

13

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

diminuisce di altrettanto perch la riduzione delle scorte viene registrata come


riduzione dellinvestimento in scorte.
Lidentit fondamentale della contabilit nazionale si limita pertanto a
fornire una misura del livello del Pil, ma nulla pu dire su cosa determini il livello
del Pil di una economia, argomento di cui ci occuperemo estesamente in seguito
quando, dopo aver esaminato da cosa dipende la spesa desiderata per consumi,
investimenti, spesa pubblica, esportazioni e importazioni, determineremo il livello
di equilibrio del reddito. Per rendere esplicito che siamo di fronte a una
definizione, in questa come in tutte le identit della contabilit nazionale, occorre
usare, a rigore, il simbolo .
Conto economico delle risorse e degli impieghi - Italia 2012
(milioni di euro)
Risorse
Pil
Importazioni

Totale risorse

Impieghi

1.565.916
454.991

2.020.907

Consumi delle famiglie

949.985

Consumi delle AP

320.807

Investimenti fissi lordi


Variazione delle scorte

284.949
-9012

Esportazioni

474.178

Totale impieghi

2.020.907

Fonte: Istat

Tab. 4 Il conto economico delle risorse e degli impieghi delleconomia italiana nel 2012

Dallidentit tra produzione interna di beni e servizi finali e spesa di fatto


realizzata per beni e servizi finali prodotti allinterno, si ricava un quadro
contabile che consente di descrivere in modo immediato che la spesa complessiva
per consumi, investimenti, consumi pubblici ed esportazioni viene soddisfatta
dalla produzione interna e dalle importazioni. Tale quadro contabile prende il
nome di Conto economico delle risorse e degli impieghi (tab. 4). evidente che
poich:

Pil C + I + G + X IM
necessariamente vero che:

Pil + IM C + I + G + X .
Il lato sinistro della tabella contiene il valore di tutti i beni e servizi finali,
prodotti allinterno (Pil) o importati, che nel 2012 hanno soddisfatto la spesa di
fatto realizzata le cui voci compaiono nel lato destro della tabella.

14

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

3. Grandezze flusso e grandezze fondo


Tutte le grandezze che abbiamo definito finora sono connesse con lattivit
di produzione e spesa correnti. Esse sono misurabili durante un certo arco
temporale che nel nostro caso rappresentato da un anno. Il Pil, il consumo,
linvestimento o la spesa pubblica sono state sempre riferite e misurate in
riferimento alla spesa effettuata durante un anno. Queste grandezze sono definite
grandezze flusso e vanno tenute concettualmente distinte dalle grandezze fondo (o
grandezze stock), le quali sono definibili e misurabili non in riferimento a un certo
intervallo di tempo, ma a una certa data, per esempio al 31 dicembre di un certo
anno.
Per illustrare la differenza tra grandezze flusso e grandezze stock,
consideriamo la nascita di una nuova impresa (fig. 2). Supponiamo che durante il
suo primo anno di vita, limpresa acquisti un capannone e una macchina per
iniziare lattivit. Linvestimento realizzato durante lanno corrisponde al flusso di
nuovi beni capitali acquistati: un capannone e a una macchina. Alla fine del primo
anno, lo stock di capitale di cui limpresa dispone dato da un capannone e una
macchina. Supponiamo che durante il secondo anno, limpresa acquisti due nuove
macchine: il suo investimento pari a due macchine, le quali si aggiungono allo
stock di capitale di cui limpresa dispone alla fine del primo anno. Lo stock di
capitale di cui limpresa dispone alla fine del suo secondo anno di vita , perci,
di un capannone e tre macchine. Fino a questo momento, linvestimento, cio il
flusso di nuovi beni capitali acquistati, tutto investimento netto, esso cio va
tutto ad aumentare lo stock di capitale, il quale alla fine di ciascun anno uguale
alla somma di tutti gli investimenti netti realizzati fino a quel momento.
Investimento netto e stock di capitale di una nuova impresa
primo anno

secondo anno

terzo anno

Investimento
netto

1 capannone
1 macchina

2 nuove
macchine

3 nuove macchine meno


1 macchina messa fuori uso
= 2 nuove macchine

Stock di capitale

1 capannone
1 macchina

1 capannone
3 macchine

1 capannone
5 macchine

Fig. 2 Investimento netto e stock di capitale di una nuova impresa

Supponiamo ora che durante il terzo anno di vita, limpresa acquisti tre
nuove macchine, ma che una di esse destinata a sostituire una della macchine
gi presente nel suo stock di capitale. In questo caso, durante il terzo anno,
limprese effettua un investimento lordo pari a tre macchine e un investimento

15

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

netto pari a due macchine. Lo stock di capitale alla fine del terzo anno pari a 1
capannone e 5 macchine.
In generale possiamo dire che linvestimento realizzato in una economia
durante un anno il flusso di nuovi beni capitali acquistati nellanno. Lo stock di
beni capitali presenti nelleconomia a una certa data (alla fine di un cero anno)
la somma degli investimenti netti realizzati fino a quella data. Linvestimento
netto pari allinvestimento lordo meno linvestimento destinato a rimpiazzare i
beni capitali messi fuori uso durante lanno. evidente dunque che la differenza
tra lo stock di capitale al tempo t e lo stock di beni capitale al tempo t 1 pari
allinvestimento netto realizzato durante il tempo t. La differenza tra due stock di
capitale uguale al flusso di investimento netto.
4. Risparmio, investimenti ed esportazioni nette
Abbiamo visto come il Pil, il quale dora in poi sar indicato con il simbolo
Y, rappresenti al tempo stesso la somma dei valori aggiunti, la somma dei redditi
generati nella produzione interna e la spesa aggregata per beni e servizi finali
prodotti allinterno. Sulla base di questa definizione di Prodotto interno lordo
abbiamo ricavato lidentit fondamentale della contabilit nazionale:
Y C + I + G + (X IM).
Il lato sinistro di tale identit che indica la produzione di beni e servizi finali
allinterno (che anche il reddito interno) identicamente uguale al lato destro
che esprime la spesa effettivamente realizzata per consumi, investimenti, spesa
pubblica ed esportazioni nette (la differenza fra esportazioni e importazioni). Da
questa identit ne ricaveremo ora unaltra altrettanto importante, quella fra
risparmio nazionale, investimenti ed esportazioni nette (X IM).
Procediamo per tappe successive. Consideriamo dapprima una economia
chiusa nella quale siano presenti solo due operatori: famiglie e imprese. Nella
contabilit nazionale di questa economia il Pil identicamente uguale alla spesa
per consumi e investimenti:

Y C+I
Il risparmio nazionale di questa economia costituito dal reddito non
consumato dalle famiglie e della imprese. In assenza del settore pubblico, in
questa economia non ci sono imposte n spesa pubblica. Supponiamo, inoltre, per
semplicit che le imprese distribuiscano alle famiglie tutti i profitti. Se

16

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

trascuriamo i profitti non distribuiti, tutto il reddito prodotto distribuito alle


famiglie e pu essere o consumato o risparmiato. In una economia chiusa con sole
famiglie e imprese, il risparmio nazionale (S) coincide con il risparmio delle
famiglie ed definito come:

S Y C
Da questa definizione di risparmio, evidente che poich lidentit
Y C + I pu essere riscritta come:

Y C I
sempre vero che da un punto di vista contabile, il risparmio uguale
allinvestimento:
SI.
Si tenga presente che anche in questo caso si tratta di una identit contabile.
Come nel caso dellidentit tra produzione e spesa, nulla stiamo dicendo sulle
determinanti del livello del risparmio e dellinvestimento. Lidentit S I dice
solo che poich per definizione Y C I , necessariamente vero che il reddito
non consumato uguale allinvestimento.
La sostanza di questo ragionamento non cambia se aggiungiamo le
Amministrazioni pubbliche quale terzo operatore economico accanto alle famiglie
e alle imprese. Occorre considerare le due funzioni principali delle A.P.
Innanzitutto, dal lato della spesa dobbiamo aggiungere i consumi pubblici (o spesa
pubblica, G). Lidentit produzione-spesa aggregata diventa:

Y C + I +G.
La seconda funzione delle A.P. consiste nel trasferimento netto di reddito
nei confronti di famiglie e imprese. Tale trasferimento netto dato dalla
differenza tra le imposte (TA) e i trasferimenti a favore di famiglie e imprese (TR).
Indichiamo con T le imposte al netto dei trasferimenti:

T = TA TR
Il reddito di cui le famiglie dispongono per il consumo e il risparmio, e che
definiamo come reddito disponibile, pari alla differenza fra il reddito
complessivamente generato dal sistema economico (Y) e le imposte al netto dei

17

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

trasferimenti (T). Il reddito disponibile pertanto pari a: Y T . Ne segue che il


risparmio delle famiglie (Spriv) definito come:

S priv Y T C .
Ritorniamo ora allidentit Y C + I + G e sottraiamo da entrambi i lati le
imposte al netto dei trasferimenti (T). Otteniamo: Y T C + I + G T da cui:

Y T C I + G T ,
che possiamo riscrivere come:

Y T C I (T G) .
In questa espressione, al lato sinistro compare il risparmio delle famiglie,
mentre al lato destro compare, oltre agli investimenti, la differenza tra le imposte
al netto dei trasferimenti e la spesa pubblica. Questultima differenza corrisponde
al saldo del bilancio pubblico (BS) pari alla differenza tra le entrate correnti
rappresentate dalle imposte (TA) e le spese correnti delle A.P. rappresentate dai
trasferimenti (TR) e dalla spesa pubblica (G):

BS = TA TR G = T G
dove, come sappiamo, T = TA TR .
Il saldo del bilancio pubblico viene anche definito risparmio pubblico
( SG T G) . Se positivo, il saldo del bilancio pubblico definito avanzo di
bilancio. Esso esprime la parte delle entrate, cio del reddito prelevato dalle AP,
non spesa. Lavanzo di bilancio corrisponde a un risparmio pubblico positivo. Se
negativo, il saldo del bilancio pubblico definito disavanzo di bilancio ed
esprime la spesa non finanziata delle entrate correnti. Un disavanzo di bilancio
corrisponde a un risparmio pubblico negativo.Tenendo presente che:

S priv Y T C
SG T G
lidentit Y T C I (T G) pu essere riscritta come S priv I S G da cui:
S priv + S G I

18

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

In questa economia il risparmio nazionale non coincide pi con il risparmio


delle famiglie. Al risparmio delle famiglie (Spriv), dobbiamo ora aggiungere il
risparmio pubblico ( S G ) che definiamo come la differenza tra le entrate correnti e
le spese correnti delle A.P. e che coincide pertanto con il saldo del bilancio
pubblico: un avanzo del bilancio pubblico corrisponde a un risparmio pubblico
positivo, un disavanzo a un risparmio pubblico negativo.
Possiamo ottenere lidentit tra risparmio nazionale e investimenti come
segue:
S S priv + S G I .
Da cui, sommando risparmio privato e risparmio pubblico, otteniamo:

S Y C G I
Il risparmio nazionale dunque il reddito non consumato dalle famiglie,
dalle imprese e dalle Amministrazioni Pubbliche. Possiamo ora completare il
quadro considerando una economia aperta e riscrivendo lidentit della contabilit
nazionale Y C + I + G + (X IM), come:
Y C G I + (X IM).
Questa identit dice che la parte del prodotto interno lordo non consumata
da famiglie, imprese e Amministrazioni Pubbliche pari, per definizione, agli
investimenti pi le esportazioni nette espresse dalla differenza fra esportazioni ed
importazioni. Tale differenza rappresenta anchessa una parte di prodotto interno
non consumata allinterno. Poich il prodotto interno lordo anche la somma dei
redditi generati allinterno e il risparmio nazionale per definizione la parte di
reddito non consumata allinterno da famiglie, imprese e Amministrazioni
Pubbliche (S Y C G), avremo necessariamente che:
S I + (X IM).
Anche qui siamo di fronte a una identit contabile, la quale nullaltro dice se
non che, per definizione, il risparmio (reddito non consumato) identicamente
uguale al prodotto interno lordo non consumato, pari alla spesa per investimenti
pi le esportazioni nette. La stessa cosa vale se esprimiamo questa identit nella
forma:
S I (X IM).

19

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

5. Dal Pil al reddito nazionale lordo


Il reddito prodotto allinterno di una economia non coincide con la somma
dei redditi percepiti dai residenti. Una parte dei redditi prodotti allinterno, per
esempio in Italia, pu, infatti, essere attribuita a soggetti economici (famiglie o
imprese) non residenti che prestano temporaneamente il loro lavoro in Italia o da
non residenti che hanno finanziato la produzione in Italia. Allo stesso tempo
soggetti economici residenti in Italia possono produrre redditi allestero. Il reddito
nazionale lordo, il reddito prodotto dai residenti, si ottiene aggiungendo al Pil i
redditi ottenuti allestero da residenti e sottraendo i redditi prodotti allinterno da
non residenti. Nella tab. 2 la voce redditi netti dallestero la differenza tra i
redditi percepiti dai residenti allestero e i redditi percepiti dai non residenti
allinterno. Nel 2012 tale differenza risultava negativa per 27.361 milioni di euro,
cosicch il reddito nazionale lordo risultato, seppure di poco, inferiore al Pil
(tab. 2).
Reddito nazionale lordo dell'Italia nel 2012
milioni di euro
Pil ai prezzi di mercato (1)
Redditi netti dall'estero e imposte
sulle importazioni (2)
Reddito nazionale lordo = (1) + (2)

1.565.916
-27.361
1.538.555

Fonte: Istat
Ammortamento (4)
Reddito nazionale netto = (3) - (4)

281.115
1.257.440

Fonte: Istat

Tab. 5 Calcolo del RNL dellItalia nel 2012

Nellesperienza delleconomia italiana tuttavia non stato sempre cos.


Durante gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, ad esempio, i redditi degli
emigrati i redditi di lavoratori residenti in Italia che prestavano lavoro allestero
erano di ammontare tale che la voce redditi netti dallestero avesse un segno
positivo, facendo cos salire il Reddito nazionale Lordo dellItalia al di sopra del
Pil. Una esperienza pi recente che illustra come, in certi casi, il Pil e il RNL
possono discostarsi, quella dellIrlanda che, a partire dalla met degli anni
Novanta del secolo scorso, ha attratto ingenti capitali esteri. I redditi pagati ai non
residenti sugli investimenti effettuati in Irlanda ha portato il RNL dellIrlanda al di
sotto del Pil di una misura non trascurabile (graf. 1).

20

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

Graf. 1 Pil e RNL dellIrlanda

Sia il Pil sia il Reddito nazionale lordo sono espressi ai prezzi di mercato i
quali sono comprensivi delle imposte indirette sugli scambi, di cui la pi
importante lIva. Pil e Reddito nazionale lordo possono essere misurati anche
sottraendo le imposte indirette. In questo modo si ottiene una misura del Pil e del
reddito nazionale lordo al costo dei fattori, espressione con la quale si intende che
i redditi generati nelle produzione di beni e servizi finali sono attribuiti
interamente ai soggetti economici che vi hanno partecipato a qualsiasi titolo, o
come lavoratori dipendenti, o come lavoratori autonomi o come proprietari delle
imprese.
Infine, laggettivo lordo con il quale abbiamo qualificato certe grandezze,
come il Prodotto interno, il reddito nazionale, linvestimento e il risparmio, deve
sempre intendersi nel significato di comprensivo degli ammortamenti. Sottraendo
gli ammortamenti otteniamo le corrispondenti grandezza nette: il Prodotto interno
netto pari al Pil meno gli ammortamenti, linvestimento netto allinvestimento
lordo meno gli ammortamenti e cos via.
6. Pil nominale e Pil reale
Il Pil uno degli indicatori pi importanti del livello dellattivit economica,
e certamente il pi noto. Se si vuole esaminare landamento di una economia nel
tempo guardiamo in primo luogo allandamento del suo Prodotto interno lordo,
avendo in mente che esso fornisca una misura della quantit di beni e servizi finali
prodotti nel tempo. A questo scopo tuttavia occorre distinguere fra Pil nominale e
Pil reale. Il Pil nominale, o a prezzi correnti, il valore dei beni e servizi finali
prodotti allinterno ai prezzi dellanno corrente. Questo vuol dire che esso dato
dalla somma dei prezzi per la quantit di tutti i beni e servizi finali che fanno parte

21

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

del Pil di un certo anno. Un aumento del Pil nominale da un anno allaltro
potrebbe essere dovuto tanto a un aumento dei prezzi quanto a un aumento delle
quantit, o a entrambi gli elementi.
Non possiamo pertanto utilizzare il Pil nominale se vogliamo avere una
indicazione della quantit di beni e servizi prodotti nel tempo. A questo scopo
occorre utilizzare una misura del Pil che in qualche modo sia depurata dagli effetti
di variazione dei prezzi. Abbiamo bisogno in altri termini di una misura del Pil
reale il quale, essendo calcolato tenendo fermi i prezzi, fornisce una misura
della quantit di beni e servizi finali prodotti allinterno1. Il grafico 2 illustra
landamento del Pil nominale e del Pil reale dellItalia fra il 1960 e il 2013. La
serie di dati relativi al Pil reale che compare nel grafico stata costruita con
riferimento ai prezzi del 2005.

Graf. 2 Pil nominale e del Pil reale dellItalia fra il 1970 e il 2009

Com naturale, Pil reale e Pil nominale coincidono nel 2005, lanno preso
come riferimento per il calcolo del Pil reale. Poich il livello dei prezzi sempre
cresciuto fra il 1960 e il 2013, anche se non sempre alla medesima velocit,
abbiamo che prima del 2005 i prezzi risultavano pi bassi dellanno di riferimento
(il Pil nominale si trova al di sotto del Pil reale), mentre dopo il 2005 i prezzi
risultano pi elevati rispetto a quelli dellanno di riferimento (il Pil nominale si
trova al di sopra di quello reale).
Utilizzando la serie di dati del Pil reale possibile calcolare le variazioni
percentuali del Pil ottenendo in questo modo una indicazione sulla crescita della
produzione di beni e servizi finali delleconomia:
1

Il metodo attualmente utilizzato per il calcolo di una serie statistica del Pil reale basato
sul metodo degli indici a catena descritto.

22

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

Variazione percentuale del Pil reale al tempo t =

Pilt Pilt 1
100
Pilt 1

Considerando, ad esempio, lesperienza delleconomia italiana (graf. 3)


possibile rendersi conto come il Pil reale subisca ampie fluttuazioni nel corso del
tempo. Il grafico 3 mostra inoltre come negli ultimi venti anni la crescita del Pil
reale dellItalia si ridotta notevolmente rispetto agli anni Sessanta e Settanta del
secolo scorso.

Graf. 3 La variazione del Pil reale dellItalia1960-2013

Dopo il 2007, la forte contrazione del livello dellattivit economica si


manifestata in una riduzione del Pil reale (un tasso di variazione negativo) del 5,5
per cento nel 2009 e del 2,5 per cento nel 2012.

7. Inflazione e indici dei prezzi


Abbiamo visto come il confronto fra Pil nominale e il Pil reale fornisce una
prima indicazione di come il livello dei prezzi aumenti continuamente sebbene
non sempre alla stessa velocit. Laumento perdurante del livello generale dei
prezzi prende il nome di inflazione. Infatti, non parleremmo di inflazione se ad
aumentare fossero solo alcuni prezzi o se laumento dei prezzi fosse episodico.
Linflazione per sua natura un processo che coinvolge la generalit dei prezzi e
che perdura nel tempo. Il tasso di variazione (la variazione percentuale) del livello
dei prezzi prende il nome di tasso di inflazione, che misura la velocit con la quale

23

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

aumenta il livello dei prezzi. Nel presente paragrafo esamineremo brevemente due
indici dei prezzi: il deflatore del Pil e lindice dei prezzi al consumo.

7.1 Il deflatore del Pil


Dividendo il Pil a prezzi correnti per il Pil reale otteniamo, per ciascun
anno, un indice del livello dei prezzi, che prende il nome di deflatore implicito del
Pil:
Pil nominale
deflatore implicito del Pil =
100
Pil reale
Se indichiamo con Pt il deflatore del Pil, il tasso di inflazione al tempo t,
definito come tasso di variazione percentuale dellindice dei prezzi (in questo caso
il deflatore del Pil) nellanno t rispetto allanno precedente (e quindi al tempo t
1), definito come:
tasso di inflazione al tempo t =

Pt Pt 1
100
Pt 1

Graf. 4 Deflatore del Pil e suo tasso di variazione in Italia 1960 - 2012

Il grafico 4 illustra landamento del deflatore del Pil (misurato sullasse di


sinistra) e il suo tasso di variazione (misurato sullasse di destra). Come si vede il
deflatore aumentato in tutto il periodo ma a un tasso molto diverso. Durante gli
anni settanta del secolo scorso, in particolare, si sono registrati tassi di inflazione
molto pi elevati che durante gli anni novanta e il primo decennio del nuovo

24

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

secolo. Nel complesso, il processo inflazionistico, molto sostenuto negli anni


settanta con picchi di oltre il 20 per cento nel 1974 e nel 1980, andato
ridimensionandosi nel trentennio successivo.
7.2 Indici dei prezzi al consumo
Il deflatore del Pil fornisce una indicazione del livello generale dei prezzi di
tutti i beni e servizi che entrano a far parte del Pil. Esso tuttavia non pu essere
ritenuto rappresentativo del livello generale dei prezzi dei beni e servizi consumati
dalle famiglie. Il Pil infatti, come sappiamo, comprende la spesa per tutti i beni e
servizi finali prodotti allinterno e non solo i beni di consumo. Per avere una
indicazione del livello dei prezzi dei beni di consumo, occorre soffermarsi
brevemente sullindice dei prezzi al consumo. Questo indice viene costruito sulla
base di un insieme (un paniere) di beni rappresentativi del consumo il cui valore
nellanno corrente viene diviso per il valore che esso aveva in un certo anno base.
Supponiamo, per esempio, che lanno corrente sia il 2012, lanno base il
2005 e che il paniere sia costituito da due soli beni nelle quantit q1 e q 2 . Il
valore del paniere dellanno corrente dato dalla somma dei prodotti dei prezzi
dellanno corrente per le quantit del paniere. Il valore del paniere dellanno base
pari alla somma dei prodotti fra i prezzi dellanno base e le quantit del paniere.
Lindice dei prezzi al consumo definito dal rapporto:
2
p12012 q1 + p2012
q2
100 .
indice dei prezzi al consumo = 1
2
p2005 q1 + p2005
q2

In generale, per calcolare un dato indice dei prezzi al consumo vengono


usati panieri la cui composizione in termini di beni e servizi, cos come il peso di
ciascun prodotto nel paniere, viene desunta sulla base della spesa effettiva delle
famiglie. Trattandosi di un indice di prezzo basato su un dato paniere di beni e
servizi, lindice dei prezzi al consumo va incontro a una difficolt derivante dal
fatto che i consumi delle famiglie cambiano nel tempo. Con il trascorrere del
tempo perci il paniere fissato come riferimento potrebbe non rappresentare
correttamente leffettiva composizione dei consumi. Per ovviare a questo
problema, lIstat, a partire dal 1999 e seguendo lesempio di altri paesi come gli
Stati Uniti, aggiorna annualmente la composizione e i pesi dei prodotti nel
paniere.
Il graf. 5 illustra landamento dellindice dei prezzi al consumo e delle sue
variazioni dal 1960 al 2012. Come abbiamo gi rilevato nel caso del deflatore del
Pil, le variazioni percentuali dellindice dei prezzi al consumo mostrano un

25

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

elevato tasso di inflazione durante gli anni Settanta e la prima met degli anni
Ottanta del secolo scorso.

Graf. 5 Tasso di inflazione in Italia 1960 - 2013

Attualmente in Italia lIstat calcola tre indici dei prezzi al consumo.


LIndice generale nazionale dei prezzi al consumo per lintera collettivit (NIC)
calcolato in riferimento ai consumi dellintera popolazione. LIndice generale dei
prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) si riferisce ai
consumi delle famiglie il cui reddito attribuibile al lavoro dipendente nel settore
extra agricolo. Infine, lIndice generale armonizzato dei prezzi al consumo per i
paesi dellUnione europea (IAPC) costruito in riferimento alla generalit delle
famiglie ma prende in considerazione il consumo di quei beni e servizi il cui
regime di prezzo confrontabile con quello degli altri paesi dellUnione europea.
7.3 Difficolt insite nella costruzione degli indici di prezzo e cautele nel calcolo
del Pil reale
La costruzione degli indici di prezzo pone alcuni problemi di difficile
soluzione. I due pi importanti sono quelli legati allintroduzione di nuovi beni e
servizi e ai miglioramenti nella qualit dei beni. Nel caso di prodotti nuovi
impossibile il confronto con il passato. Se per esempio un nuovo prodotto viene
introdotto nel 2000 di fatto impossibile confrontare il suo prezzo corrente con
quello di un anno precedente per il semplice fatto che quel prodotto e il suo
prezzo non esistevano. Anche i miglioramenti della qualit dei prodotti rendono
arduo il confronto nel tempo. Un esempio dei giorni nostri rappresentato dal
rapido miglioramento nella qualit dei computer e del software. A parit di

26

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

prezzo otteniamo oggi un computer o un programma con prestazioni molto


migliori anche solo rispetto allanno precedente e inconfrontabili rispetto, per
esempio, a quelle di cinque anni prima. Per rispondere a questo problema in
alcuni paesi come Stati Uniti, Canada, Francia e Giappone, per prodotti come
computer, semiconduttori, software, ecc., vengono calcolati indici di prezzo
aggiustati per la qualit. Il risultato che in alcuni paesi gli indici di prezzo di
alcuni prodotti sono rapidamente decrescenti per due ragioni. La prima una
considerazione generale e si riferisce agli effetti dei miglioramenti tecnici e
organizzativi realizzati nella produzione, miglioramenti che tendono a ridurre i
costi e, di conseguenza, anche i prezzi. La seconda riguarda invece solo i prodotti
per i quali si usa lindice aggiustato per la qualit. Per tali prodotti oltre agli effetti
del progresso tecnico lindice dei prezzi risente dei forti miglioramenti di qualit.
Ne segue che le stime del Pil reale di due paesi che avessero lo stesso Pil
nominale e lo stesso livello dei costi di produzione, possono differire anche
considerevolmente per il solo fatto che un paese adotti gli indici dei prezzi corretti
per la qualit e laltro non adotti tali indici dei prezzi. Si tenga presente, infatti,
che, come si evince dalla definizione stessa di deflatore del Pil data sopra, per
calcolare il Pil reale occorre dividere il Pil nominale per il deflatore del Pil:

Pil reale =

Pil nominale
.
deflatore del Pil

Il deflatore del Pil del paese che adotta gli indici dei prezzi corretti per la
qualit risentirebbe dellandamento decrescente di tali indici e, a parit di altre
condizioni, risulterebbe inferiore al deflatore del paese che non adotta tali indici
di prezzo. Il Pil reale del primo paese, a parit di Pil nominale e a parit di livello
dei costi dei due paesi, risulterebbe cos pi elevato del secondo.
8. Non solo Pil: lindice dello sviluppo umano (Isu)
Il Pil reale pro capite (Pil reale diviso per il numero di abitanti) viene spesso
utilizzato come indice di benessere. Lidea che il Pil reale pro capite esprime la
quantit di beni e servizi di cui dispone, in media, ciascun abitante. Maggiore
tale quantit maggiore il benessere di una nazione e dei suoi abitanti.
Vi sono numerose ragioni per dubitare che il Pil reale pro capite rappresenti
un indice adeguato di benessere. Alcune di queste ragioni hanno a che vedere con
le difficolt stesse di una corretta misurazione del Pil reale. Abbiamo gi detto,
nel paragrafo precedente, delle difficolt che si incontrano nel tener conto dei
nuovi prodotti e dei miglioramenti qualitativi. Occorre aggiungere che vi sono

27

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

almeno altri due seri problemi di misurazione. Il primo riguarda i servizi, la cui
importanza nelle moderne economie crescente ma che sono difficilmente
misurabili in termini di quantit. Il secondo problema riguarda il fatto che tutti i
beni e servizi non scambiati sul mercato non fanno parte del Pil, come accade per
esempio per il lavoro domestico non retribuito. Sfuggono inoltre alle rilevazioni
tutte le attivit economiche nelle quali i rapporti di lavoro non sono regolari e che
proprio per questo non vengono ufficialmente dichiarate. E sfuggono alle
rilevazioni a fortiori tutte le attivit illegali che hanno un enorme giro daffari,
anche se il reddito da esse generato non aumenta certo il benessere della
collettivit. Occorre aggiungere inoltre che in realt economiche caratterizzate,
come accade per esempio in alcuni settori delleconomia italiana, da piccole o
piccolissime attivit produttive, come gli artigiani e i lavoranti a domicilio, vi pu
essere un serio problema di rilevazione dei dati necessari per il calcolo del Pil.
Basti pensare che in Italia nel 1987 il Pil fu rivalutato del 17% dopo che lIstat,
sulla base dei dati del censimento della popolazione del 1981, rielabor i conti
economici nazionali tenendo conto di attivit economiche non considerate
precedentemente. molto difficile stabilire la reale dimensione di tutte le attivit
che, pur producendo reddito, sfuggono alle rilevazioni statistiche. Secondo le
stime dellIstat nel 2008 in Italia questa economia sommersa rappresentava fra il
16,3 e il 17,5 per cento del Pil2.
Oltre ai problemi di misurazione, il Pil reale pro capite non costituisce un
indicatore soddisfacente del benessere della collettivit perch esso rappresenta, in
ogni caso, un solo aspetto di un insieme di aspetti che dovremmo considerare. Un
tentativo di mettere a punto un indicatore non unidimensionale del grado di
benessere raggiunto da una collettivit compiuto, a partire dal 1990, dallUnited
Nations Development Programme (UNDP), che pubblica annualmente un
Rapporto sullo sviluppo umano. LUNDP ha messo a punto un Indice dello
sviluppo umano (Isu) che ha lo scopo di misurare linsieme dei risultati raggiunti
in un paese in riferimento a tre dimensioni fondamentali dello sviluppo umano
la salute, listruzione e lo standard di vita dignitoso.
LIsu il risultato della combinazione di quattro indicatori: la speranza di
vita alla nascita (il numero di anni che i nati in un certo paese possono attendersi
di vivere) come indicatore della salute; gli anni medi di istruzione e gli anni
previsti di istruzione, come indicatori del grado di istruzione e quindi di
conoscenza; il reddito reale pro capite come indicatore dello standard di vita
dignitoso (fig. 3).

Cfr. Istat, La misura delleconomia sommersa secondo le statistiche ufficiali. Anni 2002008, Roma 2010.

28

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

Fig. 3 Le tre dimensioni e i quattro indicatori dellIndice dello sviluppo umano

LUnited Nations Development Programme calcola anche lindice Isu


corretto per le disuguaglianze in ciascuna delle dimensioni che compongono lIsu.
Lindice Isu corretto va dunque oltre i risultati medi raggiunti da ciascun paese in
termini di longevit, istruzione e standard di vita ed pu essere interpretato come
indice di sviluppo umano effettivo, nel senso che esso tiene conto delleffettiva
distribuzione dei risultati tra la popolazione. Lindice Isu non corretto pu essere
interpretato come indicatore di sviluppo umano potenziale, il livello di sviluppo
umano che si sarebbe raggiunto se i risultati in termini di longevit, istruzione e
standard di vita fossero distribuiti equamente tra la popolazione.
La tab. 6 mette a confronto i risultati raggiunti dai primi 25 paesi in base al
reddito pro capite, allIsu e allindice Isu corretto. Come si vede e come era
prevedibile, lordine nelle graduatoria cambia, e anche considerevolmente, a
seconda che consideriamo il solo reddito pro capite, lIsu o lIsu corretto. Le
differenze messe in luce dalla tab. 6 possono dipendere, in parte, da condizioni
specifiche di singoli paesi. Il Liechtenstein, per esempio, che ha un estesissimo
settore bancario e che attira ingenti investimenti esteri perch porto franco, non
pu essere confrontato con altri paesi. Inoltre dobbiamo tener presente che lIsu in
ogni caso un indice medio, si riferisce cio ai risultati raggiunti in media in un
certo paese in termini di longevit, istruzione e reddito pro capite. Esso non tiene
conto di come tali risultati sono distribuiti allinterno del paese. Quando lindice
viene corretto per tener conto della distribuzione dei risultati tra la popolazione
emergono altre notevoli differenze nella graduatoria. Mentre paesi come la
Norvegia, la Svezia, lAustralia, i Paesi Bassi e la Germania rimangono ai primi
posti sia in termini di Isu che di Isu corretto, gli Stati Uniti passano dal terzo posto
in termini di Isu (e dal quinto in termini reddito pro capite) al quindicesimo posto

29

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

in termini di Isu corretto a testimonianza dellelevato grado di disuguaglianza che


caratterizza attualmente quel paese. LIrlanda si muove in senso opposto, dal
diciannovesimo posto in termini di reddito pro capite, al settimo in termini di Isu e
al sesto in termini Isu corretto.
Dal confronto proposto dalla tab. 6 possiamo trarre uno spunto di riflessione
generale. Un elevato prodotto pro capite pu essere associato tanto a un risultato
migliore quanto a uno peggiore in termini di Isu. Poich lIsu tiene conto, oltre
che del prodotto pro capite, anche dei risultati raggiunti in termini di longevit e
istruzione, questo vuol dire che un elevato Pil pro capite pu accompagnarsi a
risultati sia migliori sia peggiori in termini di longevit e istruzione.

Graduatoria in base
al Pil Pro capite - 2012
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25

Liechtenstein
Singapore
Norway
Hong Kong, China (SAR)
United States
Switzerland
Netherlands
Austria
Sweden
Germany
Canada
Australia
Denmark
Belgium
Japan
Finland
France
Iceland
Ireland
Korea (Republic of)
Israel
Italy
Spain
New Zealand
Slovenia

Graduatoria in base
all'indice ISU - 2012
1
2
3
4
5
6
7
7
9
10
11
12
13
13
15
16
17
18
18
20
21
21
23
24
25

Graduatoria in base all'indice Isu


corretto per le disuguaglianze - 2012

Norway
Australia
United States
Netherlands
Germany
New Zealand
Ireland
Sweden
Switzerland
Japan
Canada
Korea (Republic of)
Hong Kong, China (SAR)
Iceland
Denmark
Israel
Belgium
Austria
Singapore
France
Finland
Slovenia
Spain
Liechtenstein
Italy

1
2
2
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20

Norway
Australia
Sweden
Netherlands
Germany
Ireland
Switzerland
Iceland
Denmark
Slovenia
Finland
Austria
Canada
Belgium
United States
France
Spain
Israel
Italy
Korea (Republic of)

Per New Zealand, Japan, Hong Kong China (SAR), Singapore, Liechtenstein
manca il dato relativo all'indice Isu aggiustato per le disuguaglianze
Fonte: UNDP, Human Development Report 2013

Tab. 6 Graduatoria dei primi 25 paesi in base al reddito pro capite, all'indice dello sviluppo umano
e all'indice dello sviluppo umano corretto per le disuguaglianze nel 2012

30

Corso di Istituzioni di economia Prof. G. Bonifati


Laurea in Lingue e culture europee, anno accademico 2016-2017

La domanda che si pone a questo punto da cosa dipendono i buoni risultati


in termini di longevit e istruzione. Certamente non dipendono solo dalla capacit
di un paese di produrre un elevato prodotto pro capite perch, ed questo il punto
cruciale, entra in gioco unaltra variabile che riguarda il modo con il quale un
paese decide di utilizzare il proprio prodotto interno lordo. Dal confronto fra i
risultati in termini di Pil pro capite, di Isu e di Isu corretto per le disuguaglianze,
possiamo allora trarre il suggerimento che vi sono paesi che pi di altri hanno
perseguito, anche utilizzando a tal fine il proprio prodotto interno lordo,
lobiettivo di migliorare le condizioni di vita e il grado di istruzione dei propri
abitanti. Un elevato prodotto pro capite, in altri termini, non rappresenta un fine in
se stesso, quanto piuttosto un mezzo, se i risultati raggiunti sono equamente
distribuiti, per realizzare un miglioramento generale della collettivit.

31