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Oott.

LUIGI RINALDI

Le parole italiane
derivate dall'arabo
STUDIO FILOLOGICO COMPARATO
con glossario

Prefazione

di

FEDEKIfiO VERDINOIS

o ^z
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Q

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\

^',

NAPOLI
LIBRERIA DETKEN &

ROCHOLL

Piazza Plebiscito - Palazzo Prefettura

IO O 6

L'autore si riserba tutti

Roma, 1906 - Tipografia

della

Casa

diritti di propriet

Editrice llaliira

Via

XX Settembre, 121-122.

(s~^ CT""

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occupato di studii filologici sia

con

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^s.

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PREFAZIONE

Carissimo Rinaldi,

Solo chi

si

seriet di proposito sia

anche per semplice

pu dire quanta soddisfazione

intellettuale si ricavi

dalla conoscenza d'una lingua.

non

diletto

La

quale conoscenza

gi quella che s'intende dai pi. C' molti

che parlano speditamente e correttamente questa o


quella lingua, n si pu alfermare che la conoscano.
Altri
sola

invece, affatto

incapaci di balbettarne una

ve ne dicono

frase,

derivazione,

le

successive

chezza, la corrispondenza
vilt, alle

a tutta

il

valore,

l'antichit, la

trasformazioni,
storica al

la

grado di

ricci-

credenze, alla scienza, all'arte, alle leggi,

un popolo. Mossi daUa febbrile


ricerca, costoro han voluto conoscere

la vita di

ansiet della

e valutare le ragioni intiine della

prima formazione


e dello

crado

svolgersi della

IV

lingua presa a studiare,

d'efficacia, la variet di colorito,

parentela, le influenze

il

vincoli di

esercitate o quelle cui sog-

giacque, la fioritura e la decadenza,

il

processo di

dissoluzione e la eventualit del risorgimento. Per

conseguire questa visione chiara dell'argomento, lian

dovuto penetrare e guardar ben da vicino la struttura di essa lingua, esaminarne lo scheletro in tutte
le

sue pi delicate articolazioni, analizzarne gli ele-

menti e fissarne bene


cos filologico

in

come

rapporti col

civile.

Lo

termini, anatomico

altri

zioni che ne

intellettuale

studio loro stato,


storico, e le cogni-

han ricavato danno

orgoglio di avere accresciuto

non che

di

mezzo ambiente

il

loro

il

legittimo

proprio patrimonio

aver

fatto

avanzare

la

sopra una via pi spianata, che sar pi


agevolmente percorsa da quei volenterosi che verscienza

ranno appresso.

Ma nemmeno

qui la conoscenza piena d'una


lingua, n in quell'orgoglio risiede la soddisfazione
cui test accennava.

A qualcuno

dato, proseguendo

paziente delle forme, dei nessi, delle radicali, della sintassi, di fare una scoperta, o per lo
lo studio

meno

di tentarla, la quale sconfina dal

campo

sto-

quanta sarel^be la
uno studioso di chi-

rico e dall'anatomico. Figuratevi

sorpresa e quanta la gioia di

rurgia

se,

decomponendo

scheletro, riuscisse

in tutti

suoi

arti

improvvisamente a trovare,

uno
ol-


tre le ragioni

tore

unico,

meccaniche del movimento, un mo-

centrale,

impalpabile,

assolutamente

estraneo alla materia, vivente di vita propria,

nima
tello
gli

in

somma! Ma Fanima,

si

sa,

sfugge al

l'a-

col-

anatomico, epper non molto probabile che

anatomisti la trovino.

Lo

stesso

accade, in

un

un organismo vivente; ma le ragioni intime della vita non


sono nell'organismo stesso, non possono essere pucerto senso, per le lingue.

Ogni lingua

ramente meccaniche, non risiedono in una data


forma grammaticale o in uno speciale aggruppamento di suoni o di parti. Quell'orgardsmo ha denun'anima; ed proprio nella ricerca e
nella scoperta di essa che son serbate al filologo
tro di

le

ansie pi trepide, le gioie pi ineffabili, le pi

nobili estasi che

si

possano attingere nell'esercizio

assiduo e faticoso delle facolt intellettuali.

Tutto ci voi sapete, carissimo amico, o almeno


avete presentito, mettendovi al lavoro che ora
presentate

L'uno

al

gli

giudizio
altri

pronuncieranno

il

pubblico e dei

del

dotti.

diranno la loro impressione e


giudizio.

a quel primo gruppo, (che

Appartenendo io stesso
poi una folla), dei meno

competenti e dei pi numerosi, vi anticipo qui l'impressione schietta e immediata. Anche in questioni
tecniche pu aver peso

popolare;
ziati,

il

verdetto del magistrato

gl'indotti possono precorrere

allo stesso

modo che

giurati son

gli

scien-

chiamati

VI

a proiianciarsi e a far valeiv. la 1o<j;;o, iiiichc ignorando la inodosuna. Il vostro lavoro, pare a me, ha

un lavoro

di esplora-

Con indagine

assidua, pa-

ziente, piena di genialit, voi vi siete

messo alla

il

i^regio singolare di essere

zione e di preparazione.

deiranima della lingua araba, spingendovi


con giovanile ardimento anche pi oltre dei vostri
ricerca

predecessori, e determinando per sottili e ingegnose

analogie quanta

orma

di se abbia essa lasciata nel

nostro idioma, quanta parte cio della sua anima.

Voi

stesso, o altri

che imiti

il

vostro nobile esempio

segua sul sentiero tracciato, darete maggior


larghezza a uno studio cosi interessante non solo
e vi

per la filologia in se stessa

ma

genere e per la vita

Opera meritoria che

guadagner

civile.

la gratitudine di

voro inteso ad
procaccer la

per la cultura in

quanti

amano

il

vi
la-

meglio ancora vi
ineffabile soddisfazione di aver adoutilit

comune,

perato a fin di bene le facolt preziose del vostro

ingegno. Anche questa specie di lavoro carit o,


come ora si dice, altruismo e si conf mirabil;

mente

al carattere del vostro ministero.

Federigo Verdinois.

INTRODUZIONE

Tra

nella nostra

le parole d'origine straniera, esistenti

grande importanza ha l'elemento arabo che ne ab-

lingua,

braccia un trecento o gi di
rivative.

l.

non comprese

le

voci de-

Queste parole sono a noi venute direttamente e

indirettamente e per vie diverse che qui esporr.


Il

popolo degli Arabi, uscito, ancor semi-barbaro, dal

ma

in

({uando cio

il

deserto,

parte, riusc

un momento propizio, come dice Le Bon


vecchio

mondo greco-romano

(^),

crollava d'ogni

a formare un vasto impero che dall' India

si

estendevo sino alla Spagna. Questo impero non ebbe per

lunga durata, perch

le

cause stesse, che contribuirono alla

rapida formazione di esso, ne atrettarono poi


ci

nonostante,

il

la catastrofe:

popolo arabo segn orme incancellabili

nella via radiosa della civilt e lasci pagine belle nella

(*)

Le Bon, La

eicilisation des Arabes, Paris, 1884.


storia

Or,

dello sviluppo prog-ressivo dolio

vicende doi

lo

pat^si.

sulmana, non furono

numero

dei

le

sotto

stati

la

medesime per

cognizioni.

dominazione mu-

tutti,

ma

relative al

durata del loro dominio e

alla

conquistatori,

umane

alla natura di esso, alla distanza delle conquiste dall'Arabia,

nonch determinate da ragioni etnogratiche e storiche.

In

generale possiamo attermare che nei paesi abitati da popoli di razza semitica,

come

nella

nella Siria,

l'Africa settentrionale
g-ione e

comune

Mesopotamia,

(^),

essi

efficace o

tanza.

parziale,

Cos nella Persia,

della stirpe

nell' Egitto

e nel-

come

la reli-

trapiantarono,

costumi, cos la lingua. Negli

r influenza degli Arabi non

meno

agli Arabi, o di razze affini,

altri paesi,

ma

fu piena o radicale,

sede

del

nobile

gentil

l'azione esercitata dall' islamismo

aria,

zionalit del proprio spirito che

campo misto

ben presto cre

religioso-politico.

l'azione esercitata sulla lingua


e nel persiano

un

terzo,

ramo
non fu

la veste

e la na-

lo

scisma

Similmente, in Persia,

non fu grandemente

su per gi,

efficace

di vocaboli appar-

tengono all'arabo, la cui influenza per altro non


alla

pi o

ovvero di nessuna o poca impor-

giammai abbastanza profonda e quel popolo, sotto


della nuova fede, affisrm sempre l' indipendenza
nel

invece,

grammatica, eccetto qualche raro caso

si

estese

Nell'occi-

('^).

dente poi, cio nella Spagna, nell'Italia e nella Francia,


se fu grande in verit

(')

Berberi, abitanti

bilmente dalle sponde

l'

influenza scientiflca degli Arabi,

l'Africa

dell' Eufrate,

settentrionale,

dal

provengono probanord dell'Arabia posseggono


;

una lingua antichissima probabilmente d'origine flnicia e quindi appartenente alla famiglia semitica. Ora il berbero parlato soltanto nei
monti
nelle regioni molto lontane dalie citt.
Per
f)
esempio il plurale in -t, preso dal plurale femminile arabo.


nulla

111

l'

intliienza

religiosa

debole

quella esercitata

Troppo profonde e robuste erano

dalla lingua.

in

questi

paesi le radici gettate dalla civilt latino-cristiana, perch


la

musulmana

falce

parne soltanto

forti

me

mots arabes

germogli.

Fu

et

que

del

Limosino sono

noms propres y

les

strap-

debole dunque l'azione

pare l'alfermazione del Sdillot,

dell'Alvernia

dialetti

ma

non dico reciderle,

esercitata dall'arabo nell'Occidente

sulla lingua,

gerata a

potesse,

ed esa-

che cio

de

peupls

affectent

chaque

pas une forme tout arabe . Nella Spagna l'esotico latino,


per dir con l'Amari

(^),

cede poco terreno e ripigli

duto, serbando inviolata la grammatica.

del parlare italico,

meglio che ogni

Diciamo
ciliano
il

il

come

altra

La

il

per-

robusta pianta

poi dice lo stesso Amari, resist

lingua

all'

invasione

dell' arabico.

parlare italico e intendiamo propriamente

che nelle altre terre

d' Italia,

ove

gli

si-

il

Arabi misero

piede e precariamente stanziarono, non restano, o quasi,

tracce del loro soggiorno e del loro contrastato dominio.

Le

varie parole arabe, che troviamo nei dialetti meridio-

nali della penisola e nel sardagnolo,


la

trafila

tnte

del siciliano e dello

dal commercio

(')

Amari,

(^).

Storia dei

vi sono passate per

spagnuolo,

o state impor-

Cos avviene che nelle citt e vi-

Musuhnani

in Sicilia.

Vallo della Lucania e in quelli di villaggi vicini


{^)
ho potuto rintracciare voci d'origine araba non comuni al siciliano, o
se pur comuni, con significati speciali che trovano riscontro nell'arabo.

Nel dialetto

di

Or considerando altres che Vallo un paese interno, quindi non stato


mai in relazioni di nessuna sorte n colla Sicilia n cogli Arabi della
Sicilia, devo supporre che queste voci siano state lasciate direttamente
da una colonia di Saraceni quivi stanziata. Che costoro abbiano dimorato nella contrada del Salernitano anticamente demoninata il Vallo,
ora detta Vallo della Lucania, anche congettura di B a n e h i-G o v n i.
i

Napoli,

ciiiaiizo

(li

Salerno,

pacilii-lii'

rcliizioiii

ove

estesamente

voci arabiche;

vece o nelle Calabrie, ove

nelle

perch

S(Mnpr(^

odiati

al tral-

Pu^ilic in-

Saraceni fondarono colonie e

hnifiamente dominarono, sebbene or qua or


valli,

Arabi voii-

;^li

mantennero quasi sempre

coj^li abitanti deilili

iiicoiitriaiiio |arecclu(^

tic'o.

a coiniiKM-ciari'

soltanto

iKM'O

Aiiialti

ad inter-

combattuti da quirite liere e

indomite ])opolazioni e spesso assaliti e

l)attuti

dalle milizie

longobarde e j^tccIks sia nella parlata che nel linguaggio


a

topogratco,

della

ditf'erenza

Sicilia,

ben poco o nulla

rimane che ricordi l'abborrito dominio nuisulmano

Bisogna notare, come


A

fa

il

Sdillot

(^),

che

(^).

le invasioni

pagina 20 e seguente della sua memoria Sulla dominazione degli

Arabi

in Italia

Docibile (governatore di Gaeta), per


legge:
meglio difendersi dalle molestie che gli dava il conte (Pandenolfo di
Capila), chiam a' suoi stipendii una colonia di Arabi stanziata all'Acrosi

Questo castello era vicino a Licosa, e forse era la piccola citt


ora chiamala il Vallo (traduzione del greco vocabolo Acropoli). Sorgeva
sopra un alto colle, in mezzo ad una bella e fertile pianura, ad oriente
poli.

della Licosa, 35 miglia circa

mare. Ignoro

il

tempo

quando Sergio duca


questi,

mancando

ad ostro

in cui ivi

si

Salerno, e circa quindici dal


stabilirono ; ma probabile che,
di

Napoli scacci gli Arabi dalla Licosa (nell' 845),


forse di navi per ritornare in Sicilia, siansi ritirati
di

pi addentro terra, e siansi fatti padroni dell'Acropoli. Pare altres che


a quest'ora fossero una colonia di soldati mercenari! al servizio de' Sa-

perch Guaimaro, il principe di Salerno chiamato in soccorso


dal vescovo di Napoli, a ripopolare l'Acropoli, abbandonata dagli Arabi
anzidetti, vi trasport quelli che abitavano a pie del Vesuvio .
lernitani,

Tale fu l'odio dei Pugliesi verso gli Arabi, che cambiarono l'antico nome di Lucer in quello di Santa Maria da un tempio eretto alla
(')

Vergine, sol perch Lucer era stata per un certo tempo una citt musulmana e lucerino era diventato sinonimo di saraceno: per in seguito
prevalse l'antico nome latino (Luceria). A proposito di nomi di luoghi,
si pu notare che la colonia araba annidata sui monti, onde scaturisce
a questo fiume il nome di Garigliano, formato da jli
che
dire
vuol
terreno basso quale il territorio alla foce del Liri.
(gr)
(^) Sdillot, Histoire generale des Arabes, Paris, 1877. V. Appendice, pag. 308 e seguenti.
il

Liri,

lasci

Arabi piTsentano

(iegii

eh' essi ebbero

l'

caratteri

secondo

diterentissiuii,

intenzione di occupare definitivamente

paesi invasi o di non larvi clic rapide incursioni. Nel primo

caso la loro politica costante di conciliarsi gli

al)itanti

rispettano perci la religione e le leggi del vinto e

impongono che un leggero

modo
la

tril^uto.

loro influenza

come

non

in tal

ad esercitare efficacemente

conquistatori riescano

S' intende

Tale tu

sulle popolazioni assoggettate.

la

condotta degli Arabi nella Siria, nell'Egitto e nella Spagna.

Nel secondo caso,

cio

senza intenzione di

quando

gli

Arabi invadono un paese


incon-

o se pur l'abbiano,

tissarvisi,

trano la resistenza e l'odio implacabile delle popolazioni,


il

loro

metodo

tutto differente

essi considerano

il

paese

occupato come una preda da cui bisogna rapidamente trarre


tutto

il

profitto

possibile finch la

rano ci che loro cade sotto

le

si

tiene

affer-

perci

mani e distruggono

ci

che non possono portar via, senza riguardo per le popolazioni stesse. Cosi gli Araldi operarono nella Francia e
nell'Italia,

non per nella

Sicilia.

Essi gi dopo

il

primo

secolo dell'egira avevano fatta qualche scorreria non solo


nella Sicilia

nonch

al

ma

in tutte

le

isole

del Mediterraneo

principio del terzo secolo,

quando l'Africa

tentrionale si era resa libera dai califfi d'Oriente,

mani d'Africa tentarono seriamente

seset-

Musu-

la conquista dell' isola,

che fu compiuta verso la fine della prima met del secolo IX.

In quel

tempo nel Magreb gi brillava

dei seguaci del Profeta, e

benefici della loro civilt essi

portarono allora nella Sicilia.


^inta

che

in

le

Sicilia

Certo

che la schiatta

vivea meno aggravata sotto

popolazioni

italiche

la civilt

di

Musulmani,

terraferma sotto

Longo-


Fraiichi

bardi e

cadeva

sotto

la

Dopo due

(^).

dominazione normaniin

ma

rimasti numerosi nell'isola esercitarono

anche

sotto

crazia

nuovi conquistatori

intellettuale

mezzo

secoli e

la

Musulmani

loro influenza

essi costituivano l'aristo-

Rujiprero accord loro

industriale,

una speciale protezione che dur per

tutt(

il

t(Mn])o dei re

Restano come documenti importanti


dei primi re normanni scritti da notari arabi e
normanni.

araba e quelli

scritti

met greche o
altre

le

metto,

diplomi

in

linguii

cui leggende sono met arabe,

le
le

latine,

arabo, ^reco e latino, nonch le

in

monete arabo-cristiane,

la Sicilia

une portano l'insegna

alcune riuniscono

quella di Cristo,

Mao-

di
i

due

simboli.

S'intende come, dopo l'azione d'una influenza cos notevole, ancor

rimanga qualcosa d'arabo nella

Sicilia:

usanze

caratteristiche di alcune popolazioni di quel paese riprodu-

cono tuttora

schietti

costumi saraceni. Quanto poi alla lingua,

senza dubbio, oltre alle voci arabiche importate dallo spagnuolo. un numero considerevole di A'ocaboli
lasciarono direttamente nella Sicilia.

Musulmani

Le denominazioni

di

molte localit dell'isola, piccole o grandi, sono nomi co-

muni imposti
che

tiume
dall'ar.

mette

* ialAll

mano che ha
Dittamo

(^),

foce

cos'i,

ad esempio. Alcantara,

mezzogiorno

al-qanfara

il

lasciato al tiume

Amari,

(^)

Nei diplomi latini

Storia dei

il

Musulmani

dell'

del

capo Schis,

un ponte ro-

ponte
proprio

tiume presso Galtagirone,

(*j

Hayndictayn.

Arabi

ivi dagli

nome

dall'ar.

in arabo)

j^]\

^Ij

in Sicilia, voi. 1, pag. 483.


XI e XII secolo detto Huetathayn e

7
wad-af-fn fiume deirargilla ;

Algara,

podere presso Morreale, dalFar.

ili

dire la

al-garja die vuol

Rasicorno da rs-aV-

capo del porco ;

ovvero corno

Cosi sono arabi

qarn

capo del picco

molti

nomi

mune

a sei miglia da Palermo, dall'ar, jj^\

al-amr

di borgate

Jasuf-, da

U-j rahl

Regalnmto

ecc.;

casale

da

composti Marsala

al-hanum porto

ad esempio

della

colomba

mezzo

in

MisilmerL co-

manzil-

Jj^

Resuttana^ rahl^as-sultan;

marsa

Mezzojuso^ Manzil-al-

Marzamemi, marsa-

ecc.; dall'ar. a*1

al

qalat

rocca,

discorso)

delle

castello

composti Caltanisetta

Marz;a

porto

porto di .Vii ,

(com' pronunziato
stello

citt,

casale dell'emiro ;

il

iiu

capo del cane ; Rasican^ir da

^o.s-al-lial)

ras-al-khinsir

di

Rasigelbi, punta orientale dell'isola, da

])ella ;

<-J^^ LT'b

4,

nome

ca-

donne

Caltahellotta fortezza delle querele , Calatafimi rocca

d'Eufemio

(^),

dei genii , ecc.

monte,
mina
gine

Caltagirone qaVat-ul-ganun
Cosi

Gibillina,

porto,

rada

dall'ar.

L*^

ecc. ecc.

araba alcune sono

castello

ovvero gebel

gahal

dall'arabo

y/ina

Mongibello;

il

-li^

Delle voci siciliane d'ori-

passate

in

tutta

la

terraferma,

parecchie nel sud della penisola, col quale la Sicilia ha

avuto larghi rapporti commerciali e


nei dialetti

politici

specialmente

della Lucania e nel napoletano, da

me

a pre-

ferenza studiati, ho potuto rintracciare parole arabe comuni


al

siciliano.

(')

Seguendo

il

consiglio

Nella Geografia di Edrisi

duce per

rocca d'Eufemio

il

lesto

ha

dell' illustre

j_j_J

iJj

professor

che l'Amari ira^


D'Ovidio,
stato

ho avuto cura

ahneiio

dando

derivai'

siciliano

con

per (juanto uu

raccoglier,

usate e diltuse;

insieino

l si)ig<

di

voci del

piii

(|n(dlt'

mio glossario
(jua

le

[Kjssibilc.

diiH' arabo,

ed esse lij^uiano nei

poche altre che sono andato

nei nostri dialetti.

sarei molto grato

a chi volesse suggerirmene altre ancora, sfuggite alle mie

ma

pazienti
il

diHicili ricerche

che anzi, caldamente invoco

sussidio di (pianti potranno contribuire a correggere e


il

completare

mio modesto lavoro, che un saggio

tanto dell'opera

voci

italiane

Ho
delle

relativa a tutte le

in via di }>reparazione,

d'origine orientale.

accennato a parole arabe, esistenti

citt

categoria

toscane
delle

allo

nostri

in quelli

or queste parole entrano nella grande

voci che

la

costituiscono

dell'elemento arabo nella nostra lingua,

comuni

in diAersi

ad esempio nel genovese, nel veneto e

dialetti,

sol-

spagnuolo ed

al

francese

massima parte

voci

che

quasi

tutte

a noi sono

venute dall'arabo, direttamente o indirettamente, per la via


dell' industria e del

com-

mercio, per la via cio della civilt, eh' quella che

mag-

maestra della coltura

scientifica,

giormente acconmna, cosi nelle diverse manifestazioni della


vita e del pensiero

come

nella lingua, popoli lontani e dif-

ferenti tra loro per linguaggio,

Le

stirpe,

tradizioni e costumi.

parole italiane d'origine araba questo appunto attestano

nella loro quasi totalit, in parte lo sviluppo dell' industria

e della coltura scientifica degli Arabi, che nel medioevo


tanto influi sul

mondo

cristiano,

ma

sopra tutto

relazioni commerciali dell' Occidente coi paesi


dell' Oriente

le

vaste

musulmani

e dell'Africa settentrionale e colla Sicilia, re-

lazioni che nella storia delle nostre repubbliche

segnano

l'epoca gloriosa in cui

mari di Levante ed esse


terraneo
Il

tiorente

loro

il

loro

sulle rive del

stal)ilirono

Medi-

gran popolo del deserto, apparso sulla faccia della


ruina della civilt greco-latina, fece seguire

la

alla

sanguigna delle

gloria

e feconda

degli studii

molte volte essi

stessi

che

ai*nii
i

veramente bella

quella

suoi

principi promossero e

con ardore

innnenso

coltivarono.

furono gli Arabi die nelle tenebre della barbarie

dioevale riaccesero la coltura spenta


e

impero coloniale.

terra dopo

nn vigli solcarono superbi

in

me-

l'Occidente

tutto

neirOriente. persino a Costantinopoli, ed esercitarono del'alta

gnamente

smettere agli

La

coltura,

missione di conservare, accrescere e tra-

altri

messe

la

umane

delle

cognizioni

(^).

quei secoli di nostra decadenza, s'era rifu-

in

tranquilla dei conventi, ove

giata

all'omlDra

naci,

eh' erano le persone pi istruite,

poveri

mo-

attendevano nella

loro cella a grattare le antiche


le

pergamene per trascrivervi


Nel nono e decimo secolo, quando la

opere di piet.

civilt

musulmana

della

ridest neirOccidente qualche aspirazione

dore,

si

tica

allora solamente

Spagna brillava del pi vivo splensentiimno

il

scienti-

bisogno di scuotere

ignoranza che gravava su di noi, e e'indirizzanmio

Arabi come

ai

soli

maestri d' allora

dalla

dalla Sicilia la scienza penetr in Europa.

Una

la

agii

Spagna

tradizione

narra che nelle scuole arabe di Spagna and ad

istruirsi

clmte de l'empire roraain, il n'est pas de


peuple qui soit plus digne d'tre connu, soit qua l'on fasse atlention
aux grands hommes qu'il a produils, soit que l'on considre les prodi(')

depuis

la

gieux progres que les arts

pendant plusieurs
Paris, 1877.

sicles

et les sciences

ont faits

Frisse D'Avennes,

chez les Arabes


L'

Art arabe,


Gerberto, che
o

tu

quniido volle (lopd


cos

<'ssa

]Kir\'e

duto

la

sua

anima

stabilito

ii(d

Kainiondo. cominci

(dide.

vano

sciouzn

in K\ii'0]);i,

<>

collegio di

ii

traduttori,

patrocinato dall'Arcivescovo

traduzione latina

dei

autori

Galeno, Archimede e Tolomeo, che


nella propria

tradotti

la

Siria,

Arabi ave-

gli

Greci furono

ling'ua.

del

d'una

citt,

tutto
il

il

la

e divennero

famose

Persia

deposito

inq)adronivano

loro j)rimo pensiero era di fondare


;

prinn

che ig-nora-

a noi
s'

la

del prezioso

Allorch essi

le

loro

una mouniver-

del Cairo, di Toledo, di Tortosa e di Bagdad, detta

magione della sapienza.

tanta pubbliche biblioteche,

traduzioni dei loro


scienze,

medicina

libri,

La Spagna

sola contava set-

fondate dai Musulmani.

le

specialmente di quelli relativi alle

servirono di base quasi esclusiva all'insegnamento

nelle universit d'

ai

pai'te

che poi trasmisero

greco.

schea e una scuola


sit

una

trovarono

della scienza grreca.

vamo

celebri

pi

maestri degli Arabi; quando costoro conquistarono


e

\on-

come Razi. Albucasis, Avicenna. Averro, e


greci, come Aristotile. Platone. lj)[iocrate, Eu-

autori arabi,
(b^^'li

Toledo
la

su;i

che raccusiiroiio (ravcr

diavolo,

al

iiouic di Silvcistio 11;

il

In

(litloiultM-f^

jii'odij^iosa

l.'iO

sotto

*JI)1)

ii(*l

i>;i|>;i

10

l'

Europa per cinque o seicento

intluenza deg-li Arabi

giorni nostri

infatti

alla

si

anni. Nella

prolung'ata sin quasi

line del secolo

XVIII

si

com-

mentavano ancora a Montpellier le opere di Avicenna, Da


una lettera di Petrarca si pu argomentare ([uale autorit
gli

Arabi esercitassero

in Italia ai suoi

tempi

(^).

Or,

come

(') la seconda lettera senile del libro XII, indirizzata a Giovanni


da Padova, medico insigne. Parlando contro i medici arabi, il Petrarca
trae occasione per inveire anche contro gli altri scienziati e letterati

11

a testimonianza dell' influenza scientifica dei

Occidente, restano

nostre

nelle

Musulmani

in

lingue moltissimi termini

arabi appartenenti alle diverse scienze ch'essi coltivarono

con

felici

nomia,

successi: la medicina, la tsica, la botanica, l'astro-

matematica. Nella medicina

la

scepoli dei Greci,

gli

Arabi furono di-

degli Indiani e dei Siri

mossero molto questa scienza,

ebbero

per

se

non promerito di

il

avervi portato molte ed accurate osservazioni. Ora d'origine araba sono alcuni medicinali e preparati farmaceutici

insieme con
mini relativi

le

parole che

alla

li

nonch

denotano,

medicina e

alla

larmacopea

altri
:

ter-

cosi sci-

roppo, heUuar, helmino, zenzero, alefangino, turhitto, sa-

fena, acciacco,
I

ma

Musulmani

drho

ecc.

cittesero

anche

studio della botanica,

allo

per fornire materiali alla medicina e alla farmacopea

pi che

per

mero scopo

scientifico

insieme coi nomi

passarono a noi dall'Oriente molte erbe e piante aromatiche e medicinali.

Essi poi coltivarono con ardore la chi-

arabi, llosot, matematici, storici e poeti.

ne abborro la razza

Io

suo abborrimento dev'essere

la causa principale che

Arabi.
Platone
e Aristotile, osarono
vitupere gli
Dopo
scrivere Varrone e Cicerone, dopo Demostene Cicerone, dopo Omero

egli dice, e questo

lo spinge a

Virgilio

possa osare
e di vincere

di

in

Arabi

saranno

che dopo loro nessuno


scrivere? Or se sovente a noi latini fu dato d'eguagliare
gli

soli

opera d'ingegno e

di

siffatti,

scrittori della Grecia,

stile gli

anzi se al dire di Cicerone, quante volte ci mettemmo in capo di gareggiare con essi, tante riuscimmo vincitori, molto pi dobbiamo cre-

dere di non temere il paragone con altra gente qual che si sia. E voi
vorreste eccettuarne questi vostri Arabuzzi ?
E s veramente che
del tuo ingegno io mi compiango, nel vederlo da cosi fatto errore ot.

ed oppresso . A proposito <leir influenza letteraria degli


Arabi, citiamo anche l'opinione del Libri: Cancellate gli Arabi dalla
tenebrato

storia,

Europa

la

rinascenza

delle

lettere

sar

ritardata di pi secoli in


mica che
cliiiiiia.

iioii

hricar Toro, cho


di

tutti

piM'

S(>pp(>i'o

da.uli

a])j)i-osa

Arabi non riusc a dar


alla

la

]>i'Osimta

il

arto

di

hh-

aH'ascinante

soii'iio

V miri sacra fames do^li

so

prozioso motallo, port tuttavia

il

conosoonza olovata della

zione doi

dallo studio dell'al-

S('i>;trar('

ol)l)i(>tto

Ma

alchimisti.

i;li

Efiiziaiii.

l'unico

\\\

12

tisica

alla

teoretica,

iiivoii-

ingegnosi apparecchi intHraiiici, alla scoperta

|iii

dei pi loiidamentali corpi delia chimica e delle operazioni


l)iii

la

come ad esempio

essenziali,

via

([uolla

e pi-epai'

la distillazione,

scienza che fu poi la vera chimica. L'al-

chimia penetro nell'Occidente, ove trov adepti non meno


e

esaltati

famosi,

come

nostro lingue,
elixir,

insieme con parole arabe rimaste nelle


alcali, alcool, borace, talco, amhicco,

alchimia, (ion grande amore attesero gli Arabi allo

studio dell'astronomia,

Tolomeo

magesto

di

maestri

che

diligenti

osservazioni

Non

lomeo,

cui basi essi trovarono nell'J.?-

e in quella scienza superarono

furono

le

Greci e gl'Indiani,
e per molte

per

ma

tra

le

altre

e importanti

furono

cose

tematica precisione,

l'

dell' ecclittica

con la diligente osservazione degli equinozii,


la durata dell'anno, furon vedute e notate
(^).

Or

dall'

nadir e

:senit.

Gli Arabi

studiarono

elementi di Euclide, che fu

Italo Pizzi.

To-

con ma;

stabilir
le

le

si pot,

meglio

macchie so-

arabo son passati nelle nostre lingue

moltissimi nomi di astri e le parole alidada^

(^)

scoperte.

computate anche

fu determinata,

inclinazione

loro

sennate e

solo furono rivedute e rettificate le tavole di

variazioni dell'apogeo del sole

lari

la

U Islamismo,

la

anmut, auge,

geometria sugli

prima opera greca da loro

^.

A''.


tradotta

o trovarono stupendi teoremi di tr-igononietria sfe-

introdussero l'uso delle tangenti in astronomia.

rica

13

presero dagli Indiani quel celebre sistema


fondato sul valore di posizione

a noi che da loro prendeunno

tli

delle cifre,
i

Ap-

numerazione,
e trasmisero

vocaboli ^ero e cifra

Dagl' Indiani medesimi pare avessero appreso anche

(^).

l'al-

gebra, scienza che doveva essere la base di tutte le scienze

moderne

un

fu

nel

e che gli Arabi coltivarono con

Leonardo Fibonacci da Pisa,

italiano,

1202,

in

si felici risultati.

un

trattato

primi a dit!bndere

nell'

intitolato

Occidente

il

quale

Ahhacus^ fu uno dei


l'

algebra

il

sistema

aritmetico degli Indiani, impropriamente detto arabo. L'autore

quest'opera conservava anche

in

signare

le

secolo ed
ci

SiV Ahhacus.

tali

sono

due primi fudai matematici occidentali sino alla hne del

rono adottati

Fibonacci

nomi arabi per de-

regole e le operazioni da eseguire

elcataym^ almucahula, algebra^ di

XVI

il

ha

cui

terzo rimasto a designare la scienza che


data.

racconta

Leonar-do Fibonacci, nella prefazione

come suo padre,

eh' era notaio

dei

mercanti pisani alla dogana di Bugia in Africa, lo chia-

masse presso

di lui e gli facesse studiare

matematica nelL^

scuole tiorenti degli Arabi.

Con

attivit,

Arabi attesero
glioso

pari all'ardore portato nelle scienze, gli

all'

industria e al commercio.

commercio musulmano
il

quadro

Kremer

nel

Del

Medio Evo

fa

meravi-

un bel

nel suo libro gi tante volte citato

(^),

Cura his itaque novera flguris, et cura hoc signo o quod arabice zephirura appellatur, scribitur quilibet numerus .
C)

Leonardo

Fibonacci, Ahacus.
(^) A. K rara e r,
Culturgeschichte
lifm, Wien, W. Brauraiiller, 1875-77.

des Orients unter den Cha-

Atro

iKni

dopo

la

ohe,

(It'H'Orionto

coltiua

intorno alla

luiif^a

elio

rar<>

poti'fMii

14

;il

laboriosa

so^uir
ricorca,

doi

toiii|)o
!<>

(^.alilli,

oimik di Ini.

Il

o noi
(jnah^

riassnniendo

conclud*'

mentre noi ora tacciani nieravij^diare l'Oriente con

le

invenzioni nosti'e o coi prodotti della nostra industria, nel

Medio ve
cose

ancor barbari e rozzi,

noi,

meravigliose che

venivano di

ci

stupivamo per

Carlo Magno, destarono altissimo stupore

che

Calirtb

il

Harun al-Rashld

Alla corte

l.
i

tessuti,

volle inviati, con una

un elefante, una tenda composta

al dir

di finissimi

orologio ad acqua, oggetto allora ancora sconosciuto in

chiam a s

il

lontano e misterioso Oriente

sguardi e

gli

l'

iniziaron subito,

coi quali

s'

commerci

estesissimi,

raneo e del

Mar

di Pisa,

sia

di

crociati,

accompagnati

attenzione

ri-

traffici e

nei porti tutti del Mediter-

Nero. Mercanti

italiani,

e di Venezia;
fin

Eu-

degli occidentali,

con vero ardore, e

massime

Genova

am-

due gran candelabri e un

profumi preziosissimi,

ropa. D'allora in poi,

di

magnitlci doni

basceria solenne, a quel gran monarca, ed erano,


di Eg'inardo,

le

sia

d'Amalfi e

viaggiatori, monaci,

dai lor trovatori e menestrelli,

visitarono a volta a volta l'Oriente dall' Egitto alla Siria,


alla

Mesopotamia e

alla Persia,

dall'Asia Minore all'India

e alla Gina, e ne trassero derrate d' ogni sorta,

cendo dei

libri

del sapere che vennero poi alle scuole di

Occidente. Aggiungansi le colonie

da lungo tempo

pur ta-

in Sicilia e

musulmane

in Ispagna,

ed

insediatesi
facile

im-

maginare quanto grande dovette essere il moto commerciale in tutto quel tempo che va dal IX al XII e XIII
secolo
(')

(^).

A me

non spetta

Italo Pizzi,

di parlare diffusamente delle

L' Islamismo, T^agg. 4i0-4ii.

16

relazioni commerciali degli Arabi cogii Occidentali

soltanto che nei mercati famosi della

ove

Musulmani insieme

loro

coi

ziosi

della Persia,

isole

del

darono

delle Indie,

dell'Egitto,

prodotti na-

ricercati

e industriali portavano anche quelli

turali

Sii-ia

dir

non meno pre-

della Gina e delle ricche

Grande Arcipelago, gi

[)rima delle crociate an-

mercanti delle nostre intraprendenti repubbliche.

quando colle crociate esse riuscirono a stabilire nei paesi


musulmani possessi territoriali e vere colonie, allora il loro

sviluppo commerciale crebbe maravigliosamente e fu causa


della loro prosperit e grandezza

dell'Oriente col

mondo

Ora

(^).

cristiano, e specialmente la gloriosa

commerciale dei nostri comuni,

storia

ci

spiega

zione di una gran parte delle parole arabe


Ihigue.

Sono

l'Oriente:

rano,

ed

nomi dei

preziosi

svariati

come ambra,

prodotti naturali,

piante e minerali,

animali,

merci;

come zucchero, spezie, essenze, aromi,


insieme coi nomi dei prodotti passarono

lingue moltissimi

commercio. Gosi

altri

termini relativi

nelle

nostre

prodotti delzaffe-

araba di quest'arte

stoffe, drappi.

nelle

nostre

dei tessuti, esercitata

dell' industria

come pure

al

con

rimangono nelle

nostre lingue le voci ricamo e ricamare,


l'origine

prodotti fab-

all'industria

finezza e lusso straordinario dagli Arabi,

()

introdu-

zenzero, galanga, cotone, canna da zucchero, caff,

altre

dire:

l'

canfora,

bricati,

commercio

il

che

attestano

la stessa origine

Per questo il comune di Firenze, in un atto del 1421 poteva


mercatoriam facultatem, cuius eserc tio Fiorentini cives innu-

noeras quesierunt opes, quibus


verunt, sed suam rerapublicam
sulle relazioni

commerciali

nedum

patriara atque libertatera serva-

auxerunt

Mller, Documenti

delle citt toscane coli' Oriente, p. 279.

arto

d'un'alti-a

ci

nello spaiiiiiudo
lica

e secchia

)>

cidente

deve
per

restano
(sp.

la

Cosi nell'italiano e

dall'arabo.

noria

diu^ voci

le

aceqnia) rtdative

ruota

idrau-

all' irrigazion(^

ar-

.Vrabi nell'Oc-

damili

certamente venuta dall'arabo,

>7S)>ia,

parola

all'uso della

riferirsi

carta

di

cotone,

che gli Arabi

primi fabbricarono, sostituendola alla j)ergamena, e

Europa (). Sono termini relativi al commolti nomi di pesi e misure, come quintale, canin

portarono

mercio

taro, rotolo, rubino,


alle

tarsia (dondo intarsio,

campi, portata e dilfusa

d(M

titieiale

noi

la pai'ola

;tt(>sta

venuta

intarsiare),

16

cose di mare,

carraca, feluca',
mercio,

maona

romano, carato

molte parole attinenti

come ammiraglio, arsenale, darsena,


tante altre voci in rapporto al com-

come dogana, tara,

tariffa, fondaco,

magazzino,

ecc.

Nel commercio

e nelle relazioni

l'Africa settentrionale

cose e per

il

coli'

Oriente

avvenne poi che, insieme

contatto dei nostri

mercanti e coloni, passa-

bizantino passarono nell'arabo molti

ser portati,

Q) Che

come qualche

gli

Arabi siano

stati

nel-

(^).

perch

volta avvenuto,

e mol-

Anche dal greco


vocaboli. Ora un fatto

vocabolario stesso n' ricco

questo di cui bisogna tener conto

rimaste

tissime sono le parole spagnuole e italiane


11

col-

colle nostre

rono alla loro volta col voci delle nostre lingue

l'arabo.

si

potrebbe es-

ad assegnare

primi a sostituire alla pergamena

la

lo prova la scoperta fatta dal Gasiri nella biblioteca


d'un
manoscritto arabo su carta di cotone, rimontante
dell' Escuriale

carta di cotone,

all'anno 1009 e quindi anteriore a tutti quelli esistenti nelle biblioteche


d'

Europa.

Simone

Glosario de
t,
(^)V. Francisco
usadas
entre
los
latinas
Mozarbes, Madrid, 1888.

ooces

ibericas

come etimologia

di

17

una parola italiana

una

e spagnuola

ha potuto o derivare da quella o avere


con essa una comune origine. Cos ad esempio lo spavoce araba

la (juale

gnuolo carabo^ specie


s^j\i qcirib

ma

barca, trova riscontro nell'arabo

di

evidentemente

termine arabo che

il

derivato dallo spagnuolo, perch noi nel basso latino tro-

viamo carahus usato da

S. Isidoro nella stessa accezione Q).

Cos

cucuma

nostro volgare

il

neir arabo sotto la forma


Mille e
salire

una

notte

latino

al

cocoma

qumqum

noi per

dobbiamo

cucuma. Nello

stesso

dato di trovare

:>

che ricorre nelle


senza dubbio

la

parola camicia,

qams, quando

un camisia pertino

ri-

modo, non possiamo

certamente derivare, come fa l'Amari,


volgare camisa. dall'arabo

trova anche

si

in

S.

ci

Girolamo

vien
(^).

Qualche volta per avvenuto, e bisogna notare anche


({uesto, che una voce latina o neo-latina passata nell'arabo e nella forma araba poi tornata a noi
tratla

per questa

abbiamo avuto albicocco. Cos avvenuto anche

contrario,

lingue,

il

che cio una parola araba, passata nelle nostre

stata

ripresa

dagli

Arabi

nella

nuova forma

assunta.
Chi, nel ricercare l'origine araba di voci appartenenti

a lingue romanze, trascurasse d'aver


sempre presente la

lingua latina, della quale sono

figlie,

potrebbe,

corgersene, cadere in errori madornali,

senz' ac-

perch l'arabo

C) Carabus parva scapha ex vimine facta, quae conlexta crudo


corio genus navigli praefert .
{^) Solent railitantes habere lineas, quas camisias vocant . S. Isi-

doro d anche l'etimologia


bis

dormimus

in

camis,

di

camisia: camisias vocamus, quod in

idest, in slratis nostris .


una

dio por

lingiin

false

su;

la

(Juosto

etimolofiio.

18

iiatui'M

si

facilmente a

prosta

avvenuto

al

Narduooi

quale ha voluto cercare nell'arabo spiegazioni che

(^),

il

il

latino

d abbondantemente, ed ha, per esempio, derivato da quella


lingua le j)arolo battere, adagio e come! N meno grossolanamente

di

erra

lui

Sdillot

il

derivando dall'arabo

parole di ben altra evidente e schietta origine

cosi

abban-

dono, conestabile, generale, flotta, squadra, steccato e molti


riguardanti specialmente la marina.

termini militari,

altri

Cauto pi che mai nella scelta


sultare,

ho compilato

il

delle

opere da con-

mio glossario colla scorta dei pi

rinomati dizionari arabi e col sussidio dei migliori vocabolari etimologici.

Ho

lavori magistrali:

quello del Diez e l'altro

nomi

due

di

illustri

Ecco un elenco
consultate

F.

Diez,

seguito specialmente le

orientalisti,

orme
che

di

due

porta

Dozy ed Engelmann.

delle pi importanti e autorevoli opere

Wrterbuch

Etymoogisches

<^er

Romamschen

Sprachen, Bonn, 1870.

W.

Glossaire des mots espagnos et portugais derirs de l'arabe, Leyde, 1869.


P. Leopoldo De Eguilaz y Yanguas, Gosario etimo-

R.

et

H.

Engelmann,

lgico de las palabras espanolas de origen orientai, Gra-

nada, 1886.

Francesco Zambaldi,

Vocabolario etimologico italiano,

Citt di Castello, 1889.

W. Freytag, Lexicon

Arabico-Latinum., Halis Saxo-

num, MDCCCXxx.

(*)

(*)

V. Secondo saggio di voci italiane derivate dall'arabo, 1863.


V. Appendice alla Histoire generale des Arabes.


A. De

Biberste

Kaz m

19

rs

i,

Dictionna/re arabe-frari'

1860.

gais, Paris,

Ellious Bocthor, Didionnaire frawjais-arabe revu et


augment jmr A. Caussin de Perceval, Paris, 18()9.
Dr. Julius Theodor Zenker, Tilrkisch-Arabisch-Persisches
R.

Leipzig, 1876.

Handwrterbuch,

Dozy, Supplement aux Dictionnaires arabes. Leyde, 1881.

Yocabuaire arabe-tranQais,Biiyv{}\x[\\j i^'ii^.


Littr, Dictlonnaire de la langue frangaise, Paris, 1886.

J.

R.

Relot,

Ho

consultato poi molte opere di altro genere a scopo

d' illustrare

l'origine

la

storia

delle parole,

e le andr

citando via via che se ne presenter l'occasione.

Ora, in

mezzo

straordinaria Iproduzione

alla

ove pullulano

contemporanea,

volumi che nessun van-

ma

taggio apportano alla scienza e alle lettere

r interesse della carta

tanto

luce un libro che meriti

libraria

fanno sol-

della stampa, ho dato alia

buon viso e l'accoglienza benevola degli studiosi? Certo io mi lusingo nella speranza
di portare un modesto contributo d'osservazioni e d' indail

campo

della nostra filologia. L' illustre professor

Lupo Buonazia

dell'Universit di Napoli, gi mio maestro

gini nel

d'

arabo e d' ebraico,

con

affetto di

al

le

di tal

anch'

saranno grati

genere
io,

il

mio pensiero

viva e perenne riconoscenza, cosi, fra

mi scriveva, dopo aver


che

ora corre

quale

scritti

mentre

l'

letto

tutti

il

mio manoscritto

quelli che

non

l'altro,

Spero

trovano lavori

questo

soltanto spero

augurio del venerando

Professore mi

in

Italia .

incoraggia alla pubblicazione del presente lavoro.


Napoli, settembre

1905.
Luigi Rinaldi.

Osservazioni

generali

suiretimologia

che ormai non basa pi su semplici congetture e ipotesi ma diventata vera scienza, ha stabilito le leggi
fondamentali dell'etimologia ossia della ricostruzione della sto-

Le

filologia,

ria d'una parola.

Una parola non pu derivare da

un'altra che

non abbia

prima alcun legame di senso, come pu bastare la sola


analogia del significato, non disgiunta da altre condizioni, a

con

la

spiegare l'origine di una voce da un'altra.

Cos l'arabo tal-

furija, che significa piatto, scodella , ha dato l' italiano


tafferia che significa catino e lo spagnuolo tafurea che
denota una specie di naviglio ; nello stesso modo il latino
'tnagida, che s'incontra nel senso di piattello , ci ha dato

madia

grosso arnese di cucina fatto di legno incavato per

il

impastarvi

pane.

spiegare l'origine d'una parola non necesseria

l'

iden-

forma, che talvolta pu essere puramente casuale


e perci non dice nulla quando non unita ad altre condizioni essenziali. Le parole nel passare da una lingua all'altra
ticit

della

subiscono

molto spesso trasformazioni pi o

vanno via

sillabe intere, si

sopprimono

meno

notevoli:

lettere o si aggiungono,.

oo

si

cainbiaiu) di posto ovvero

forma non sono

si

poriimtano.

pei' capricciose,

ma

Le alterazioni della

trovano

loio ragione

la

neir indole propria di ciascuno idioma e sottostanno, salvo eccezioni, a regole costanti, dedotte dalla storia

comparata (Udle
lingue. Ora, quanto alle parole d'origine araba, c'imbattiamo
ordinariamente nei fenomeni comuni. Cosi abbiamo la metatesi

con

la

come ad esempio

cremisi da qirmizl
forma turcimanno. Ab-

liquida r,

in

dragomanno da turgumn onde la


biamo l'assimilazione, come in ambra da 'anhar

alambicco

da a-anbiq: abbiamo casi di dittologia, es.: cifra e zero da


sifr, dicano e dogana da diwn. Frequente poi l'alterazione per troncamento ed accrescimento: cosi bengiu da 1uban-fjtc,
rioso

card da karawija, galanga da khalangn

cu-

caso che dall'arabo danab-ul-asad abbiamo due nomi

il

Nebulasit coll'aferesi e

di stelle,

Molto spesso abbiamo


consonanti,

es.

rotolo

l'

Denebola

interposizione

della

coll'apocope.

Aocale

da rati, maninalucco

da

tra

due

mamluk,

cassero da qasr, zenit da sanit; qualche volta la vocale introdotta diventa la sede dell'accento tonico, come ad esempio
egira da higra, timballo da tabi. Abbiamo l'intrusione
in timballo da tabi,
della l in gelsomino da gasann, della

in

della

in

canfora da qfur

monsone da mausim,

della r

in calibro da qalib e cerbottana da zabatana. Molte volte ab-

biamo
es.:

raddoppiamento della consonante, specialmente finale,


giraffa da zarafa, gazzella da gazai, mamm^alucco da
il

mamluk, taccuino da taqwm,

sciropjJO da sarb. Della per-

mutazione delle lettere parler nel capitolo seguente.


Per dare soddisfacente spiegazione dell'etimologia d'una
parola, l'accurato ricercatore

non deve prescindere

dalla sto-

ria della parola stessa, vale a dire dai fatti che ne determi-

narono

l'origine,

dalle diverse

forme attraverso

passata, dai diversi significati attraverso

ginario

si

potuto

debba essere

il

svolgere.

campo

Da

ci

le

quali

rilevasi

il

(juali

essa

senso ori-

quanto

delle indagini per l'etimologo, e

esteso

come


in lui

si

richieda, oltre la

23

piena ed esatta conoscenza

lingue, anche quella dei fatti cui

si

delle

ricollegano la provenienza

Nel nostro studio utilissimo con-

e le vicende delle parole.

sultare

documenti che restano intorno

alla

dominazione araba

nei nostri paesi, e specialmente quelli relativi ai rapporti com-

mondo musulmano,

merciali dell'Occidente col

e ce

ne offrono

messe e preziosi gli archivii delle nostre citt che


nel Medio Evo esercitarono il commercio col Levante (i).
in larga

Per rendersi ragione

dell'alterazione, talvolta notevolissima,

deve tener conto della trafila, cio


delle forme successive attraverso le fjuali una voce passa per
delle

parole

derivate,

si

giungere sino airultima. Cosi per avere arsenale bisogna risalire all'antica forma arzan usata anche da Dante {Inf.
e.

XXI, V. 7):
quale nell'arzan de' viniziani.

Accanto a questa abbiamo Taltra forma primitiva terzana,


conservata nel siciliano tirzan e ch' la trascrizione pi
esatta dell'ar. dctr-san^a ovvero ddr-sin'a e trova riscontro

nel portoghese tarcena

(il

suono della lettera araba trascritta

Queste sole due forme,


e la prima a preferenza della seconda, dovevano essere conosciute in Italia almeno sino all'anno 1421, con cui data un
si

confonde con

cpiello della

nostra

t).

documento dell'Archivio Fiorentino, ove detto cjui locus


vulgari appellatione nominatur arzana sive terzana ("'). La
voce arzan prese

(')

Buona parte

arabo-sicula

dell'

la

desinenza italiana ale

di questi

Amari,

documenti sono

Documenti

(lat.

ais)

editi: cos la

sulle relazioni

e di-

Biblioteca

commerciali

lil 1 e r ecc.
delle citt toscane coli' Oriente, raccolti e pubblicati dal
Nel presente lavoro mi stata poi di grande aiuto l'opera pregevolis-

sima dell'Amari, Storia dei Musulmani in Sicilia; ed ho pure consultalo con profluo Y Eistoire du commerce du Levant di Heyd.
C) M li 1 e r, Documenti sulle relazioni commerciali delle citt
1

toscane colV Oriente, pag. 279.

24
venne arzanae, donde

darsena che ha

infine arsenale, forse per influenza di

la stessa

Se radicale

origine.

talvt)lta

la

trasformazione subita da una pa-

non pu essere talora quella

stesso idioma, quale

rola nello
di

una voce

Si

noti

jiassata

per cui

trafila

la

lunga e curiosa

trafila

la

[xn-

la storia

ci

di

di varie e differenti lingue!

venuto

questa

il

termine aUncocco. K

parola che risale, niente

trascritto upacxy.xtov nel

greco bizantino, passato a sua volta nell'arabo e trascritto, secondo la


natura di questa lingua, barqoq e coll'articolo al-barqoq, donde
al

meno,

latino

praecox,

voce latina ritorn a noi nella forma albercocco divenuto

la

poi albicocco, spagnuolo


Si

canto

albarcoque (').
potuto vedere fin da ora come

alla

bene mettere ac-

sia

comune voce
come termine di

voce

italiana derivata dall'arabo la

spagnuola o portoghese ed anche francese,


confronto; quello che d'ordinario ho fatto nel mio glossario,
specialmente quando le forme di queste lingue potevano chiarire e spiegar

meglio l'origine della parola.

indispensabile

poi aver presente l'arabo volgare, specie in quello che riguarda


la

pronunzia delle vocali, per

parole venute dalla

le

lingua

parlata.

differenza

dell'accento tonico

latino,

di

somma impor-

tanza nelle lingue romanze perch in esse si mantiene sempre intatto, non bisogna tener gran conto dell'accento arabo

che molto spesso non


l'

indole della

nostra

conservato

lingua. Cosi

ma

spostato e adattato al-

dall'arabo

qfUr abbiamo

cnfora forse

per influenza della nasale interposta e per


analogia con anfora; cosi da qton abbiamo cotne per
influenza della nostra desinenza one accentata sull'o; e per
influenza della

khzin

(')

terminazione

e meschita

magazzino da mamoscha > da msgid.

abbiamo

ovvero

V. nel Glossario articolo su albicocco.

25

cambiamen-

loro trascrizione e

Lettere arabe,
ti

da esse subiti nel passare nella nostra

lingua.

la

prima

Calif)

lettera dell'alfabeto

arabo, e non rappresenta

V improvviso erompere o cessare della corrente di


aria nella pronunzia della vocale perci non ha la corrisponaltro che

dente nelle nostre lingue dove trascritta col segno

'.

c^ (ba)

trascritta

per diventa

jP

b,

quale

ordinariamente resta;

molte

volte

come ad esempio in afcora.


ribeca lall'arabo rabb. Lo scambio delle

qualche volta

i?

mutata

in e in

labiali

b e D facile e frequente nella nostra lingua.

'p,

O
E

trascritta

scambia

t,

(ta)

quale resta quasi sempre; qualche volta

colla d, es.: liuto e

ch'agomanno

carcassa dall'arabo tark's, donde

la

mutata

si

in e in

forma turcasso. Le

let-

permutano spesso nelle lingue romanze: cosi il


francese chartre da career e craindre da tremer divenuto

tere e e

si

cremere.

^
Corrisponde at

(tha)

bleso ed perci ordinariamente trascritta

th; in italiano non diventa che

t,

diventata j in zirbo.

C) Accanto ad ogni lettera araba metto in parentesi la trascrizione


della pronunzia del suo nome.

(la

gita e gente; verr

Corrisponde alla nostra g palatal^


noi trascritta g ovvero ^ davanti

in

come

in

Diventa

(|iialche volta e palatale

(urguinnn
in

2G

(pialche volta

si

vocali a, o ed u.

turcimanno

in

g gutturale
diventa anche z-, come

gaanga da galangan
belzuino che hanno pure
;

muta

alle

dall'ar.

come

forte

in

zenzero

forma gengiovo e begiuino.


Le lettere g e z ^\ permutano spesso: cosi abbiamo pure giraffa dallar. zarafa e giannetta da zanata. In meschita ove

vero moschea

la palatale

la

araba diventata eh, ed s in bar-

dasso.

Aspirazione forte e profonda, trascritta h: o scompare,


come in alcool da al-koh ovvero diventa e duro, come in
;

campio facchino da hamm,l e in

macrama

fazzoletto

da mahrana.

j-

Viene trascritto kh

e corrisponde al

dinariamente rimane e duro;


rale forte,

(kha)

come ad esempio

c/i

cfiialche volta

in

tedesco duro

diventa

magazzino, bottarga

or-

guttue

ga-

tanga da khalangan.
:>

{(Icil)

Corrisponde al nostro d quale ordinariamente rimane


molte volte diventa t, es.: tneschita, tartana da tarda, zi;

betto, zettovario

zedoaria);
(onde baldacchino) da bagdad.
(sp.

mutato in e in Badacco

3 (dal)

Corrisponde al d bleso e non diventa che


'muezzin stato trascritto z.

^/;

soltanto in

27

la

nostra

che volta

si

r,

quale rimane quasi sempre; soltanto qual-

permuta

colla

licfuida

/,

es.:

quintale da qintar

onde anche cantaro, lazzarola da az-za'^ror.

Corrisponde alla s dolce italiana ed trascritta z quale


ordinariamente rimane diventa s, es.: chermes, cafisso, qual;

che volta e palatale come


palatale

come

in

cerbottana e qualche volta g

in giraffa e giannetta.

(sin)

Corrisponde alla s dura italiana: rimane


s; molte volte in principio di parola diventa

ordinariamente
z,

per influenza

dell'articolo arabo, es.: zenit, zecca, zucchero, zatta, e qual-

che volta in

fine,

es.:

tazza.

J. (scm)
Corrisponde allo se ital. schiacciato in pesce, quale ordinariamente rimane; alcune volte diventa s, come in assasqualche volta si muta in e palatale come ad asempio in acciacco e carciofo. Lo trascrive-

sino, sorbetto e

remo

saraceno

s.

^
E
pi

il

(sd)

nostro s enfatico, palatale ed

rimane

s;

qualche volta

trascritto

s.

Per

lo

molte volte diventa z come in cazza e zero;


si

muta

in e palatale

Ja

come

in cifra.

(dd)

Corrisponde al d enfatico, palatale, trascritto d e


mane d; divenuto t nel siciliano reticu.

ri-

28

\^

(tri)

Corrisponde al / enfatico, palatale, trascritto


sempre t: nmtato in z in bazzana da bitUn.

rimane

] (fa)

la

"

dolce, enfatica, palatale

viene trascritta

z,

ma

di-

venta sempre d, quale pronunziata dal popolo: cos nadir


e

il

annadaravL

siciliano

e.

Non ha
senta una

i^ain)

corrispondente nelle nostre lingue

la

forte compressione

essa rappre-

gutturale, propria delle

lingue

Scompare sempre, dando


fiualche volta luogo ad una gutturale come in magona da
nicLun e nel siciliano reticu bambino lattante > da radi" e

semitiche, ed trascritta col segno \

garrusu

effeminato

da "ars,

sp.

alaroza.

i {'gain)
Diventa costantemente

gutturale forte ed trascritta g\

per rappresenta la r gutturale, r grassey francese e perci divenuta r in razzia. Si mutata in e duro
in caraffa e in / in Baldacco (onde badacctino) da ba'gdd.
cfuesta lettera

la nostra f,

quale viene trascritta.

Viene trascritto q e rappresenta

il

e duro gutturale. Di-

viene quasi sempre e duro; qualche volta


turale

come

come

in

gabella e

lettere si

sai spesso tra loro nella nostra lingua che

mendici.

muta

Yega, qualche volta

in borace e saraceno. Queste

mendichi

si

in

gut-

in e palatale

scambiano as-

ha lago e lacuna,

29

Questa lettera rappresenta il nostro e duro, quale costantemente diviene; noi la trascriveremo colla lettera k.

nostra

la

1,

sempre diviene; finale, mur come in zenzavero ovvero in n come

quale (juasi

tata ({ualche volta in


in alfino (alfiere)

Rimane m\
parola,

(lam)

da

a-fil.

permuta, specialmente in fine di


zenit da samt, monsone da 'nausiin,

soltanto

colla n, es.

si

taccuino da taqwlm. Lo scambio delle


due vocali frequente nelle lingue romanze.

samm,

sinun da

{nun)

jj

Ordinariamente rimane n

qualche volta

permuta colla m,
catram,e da qitran; raramente
si

esemp: ambra da "anhar e


si scambia colla /,
come in belzuino da lubdn-gawi, donde

pure bengiu e benzina. Quanto alla voce ambra,


altro che la n (o) suona come
quando precede la

si

noti per

lett.

b {^).

6 (ha)

una

leggera aspirazione, la h tedesca, ed trascritta h.

Questa lettera scompare cjuasi sempre, come in egira, carabe,


zara; divenuta g gutturale chiuso in zgara (fior d'arancio).

E Yu
pre

V,

ital.

es.:

in

visir,

(pialche volta

si

diwan, ovvero

(ivaiv)

uomo, viene

trascritta

divano, carvi;

muta
in b

in

come

w. Diventa

priva

di

es.

dogana da

nababbo da nutvwb; per

fluenza dell'aspirata gutturale diventata

/'

sem-

vocale diviene u:

gutturale chiuso,
in

cpiasi

in caff

Tin-

da qahwa.

Corrisponde
ovvero y.

La
tali

scrittura

a,

sulla

nostro

al

e w: la

araba

30

le di

jeri

(/

lungo);

possiede soltanto

prima

rappresentata

consonante, la seconda da una

le

trascritto j

vocali

fondamen-

da una lineetta posta


lineetta

posta sotto

la

da un piccolo low posto sopra la consonante. Questi segni i)er sono ordinariamente omessi; e le
tre vocali sono nella pronunzia non sempre chiare e distinte

consonante e

come

le

la terza

ma

nostre corrispondenti,

vocali intermedi di cui le nostre


In generale possiamo dire che

il

spesso inclinano ai

suoni

segni.

lingue posseggono

suono della a tende a quello

con talune lettere piega a quello della o aperta;


suono della / piega a quello della e chiusa ovvero a quello

della e aperta e
il

del dittongo

eu francese

il

suono della

a quello della o chiusa. Or questo

inclina molto spesso

fatto ci spiega la trascri-

zione moltissime volte graficamente inesatta delle vocali arabe

abbiamo avuto cotone da qutun,


fondaco da funduq, emiro da mnir, lgebra da al-gabr, rotolo da rati, chermes da qirmiz, zecca da sikka ecc. Nella
nella nostra lingua

cos noi

pronunzia volgare dell'arabo i suoni delle vocali sono poi


molto oscillanti ed oscuri e spesso mostrano trasformazioni
profonde; in essa neppure i suoni delle vocali lunghe restano
intatti;

e si noti che

la

maggior parte

delle voci

arabe

ci

sono venute dalla lingua parlata. Cos noi troviamo presso di


noi la a mutata in i, es. simun da samum, ricamare da

raqama, giraffa da zar afa,


cubebe da hababa

qualche volta

in

e la a lunga mutata spesso in

u come
e, es.;

in

giu-

lebbe da gub, cubebe da kabb, ribeca da rabab, e qualche


come

volta in

31

da sarah. Cosi

in scirojipo

la

diventata

a come in catrame da qiirn, ovvero o come in dogana da


diwn ed anche m come in buga (lume) da hif/ja (nell'arabo volgare bugja e bugia)
fondaco da funduq ed anche

e la

come

per questo che nel trascrivere

diventata a

in olibano
le

come

in

da al-uban.

vocali arabe

mi sono

qualche volta attenuto alla pronunzia piuttosto che alla retta


grafia.

La lingua araba ha
(

jL).

Il

poi due dittonghi,

au (j^^) ed

ai

primo, raramente conservato come in auge da aug,

sempre o ovvero u, es.: nonsone o nussone


da mausim, musa banano da m,auz, nossul da mausil
e TYiussoIina da m,ausif. Il secondo, che molto spesso suona e/,

diventa quasi

alcune volte conservato come in sceicco da


ciliano baitu da a^Y

6/i^//

altre ^'olte si contrae in

e nel si-

a come in ca-

ro yawa da kairawn e tafferia da taifurija.

L'articolo arabo.
La lingua araba ha un
i

numeri ed

la particella Jl

lega sempre al

che

il

nome

Inm, dell'articolo

ad esempio

assimila

si
:

nunziata

si

al-nit

trae Y indaco)

azzahr

dell'articolo

nella

la parola scritta al-t'ir

cosi la parola

dal cui sugo

(piale

arabo

si

generi e

nella scrittura

si

alle se-

va pronunziata attir,

(stella della costellazione del-

va

letta

cos la

annV

anile

(erba

parola al-zair pro-

Per questo nella trascrizione


conto della pronunzia e non si usa

azzardo
tien

pronunzia

oJjJu-J-u^u^-^-iiJ:

onde noi abbiamo avuto Atair


l'Aquila)

al, la

cui viene preposta. Bisogna per notare

guenti lettere, dette solaio


cosi

solo articolo per tutti

la retta grafia.

del

Abbiamo un esempio solo in cui non fatta l'assimilazione


m dell'articolo, che l'arabo in tal caso non cesserebbe


mai

di fare, ed

nuto non dalla lingua

abbiamo

a-knnz,

Veramente

parlata

ma

scientifico

prima gran-

che a noi ve-

dagli scritti dei dotti. Noi

1"

cosi

ad esempio

dcanzar

sp.

il

siciliano

accanzari

conseguire >.

italiano, a differenza dello spagnuolo, ritiene

arabo che per altro spesso non rimane


cos ordinariamente non resta traccia del lam nei casi

poche volte
intatto

un termine

di

(stella

casi di assimilazione del lu.m al di fuori di quelli

che l'arabo ammette:


(lalFar.

nome Aldebaran

il

dezza): che questo

l'oi

32

l'articolo

in cui esso si

da an-nl

trova d'essere assimilato nell'arabo,

a-n,

Atair da at-t'ir

al-ta'ir.

es.:

anile

P^^|pii^tipi^l|*

GLOSSARIO

Abelmosco

piccola pianta della fa-

{hibiscus abemoscJms):

miglia delle malvacee, che cresce nell'Asia e neirAmerica


meridionale, altrimenti da noi detta ambretta. Dall'arabo
*iA_U

cosi

perch
muschio.

Acarnar

Acharnar:

Testremit

^\

grano di muschio , detta


suoi germi tramandano un soave odore di

^=- {habb-el-mosk)

australe

an-nahr

fiume

il

accanzari nel
conseguire

dell'

acciacco,

dall'ar.

rari

sp.

aggibari nel

la

fiume, detta cosi


costellazione dell' Eridano
del

line

la

siciliano, sp.

canzari vorrebbe

non sono

prima grandezza, situata alEridano trascrizione dell'arabo

Arabi chiamano

gli

stella di

J^\ {akhir-an-nahr)

perch

lett.

alcanzar : cavar

Jv^ a-kanz

dir

lett.

il

profitto, ottenere,

tesoro

tesoreggiare .

quindi ac-

Nel siciliano

casi di verbi formati da sostantivi arabi.

achaque:
siciliano,

araba ^=> gabara

dall'ar.

slS^^

sottomettersi

as-saka
:

dalla

ristabilire, forzare,

la malattia .

radice

verbale

costringere

34

alagi: pianta loj^uiiiinosa a noi venuta dall'Oriente e denominata dai botanici tedeschi ahagi Maurorum: secondo
i

botanici arabi, una pianta eccellente per

di essa si raccoglie
r\L\

il

petto, e su

una manna detta turangabn.

Dall'ar.

a /-ha;/.

alamaro. La parola

ci

venuta dallo

ai amar derivato,

sp.

secondo Dozy, dall'ar. ij\^\ ai- amara che presso Roland


de Russy signitca < lenza da pesca , (juindi corda, corpresso Cherbonneau nell'accezione di guarnitura d'abito. Gli alamari erano cordoni d'oro e di seta,

done

ornati di
se

colore;

ne paravano

il

fiocchi di diverso

cavalieri, e l'uso di essi fu in-

Spagna dai Mor. La parola araba deriva,

trodotto nella

secondo

preziose e guarniti di

pietre

Dozy, dal berbero ove corda j\^\ amrr. In

arabo abbiamo j\^\ imrcir, nome d'azione di


< fare le corde, attorcigliare

amarra

'JJ\

albicocca, albicocco, albercocco,

fr.

abricot, sp. abaricoque,

albar coque, alber coque, alvarcoque :

dall'ar.

Jy^l

al-bar-

quq, nel volgare abarqq. La storia di questa parola


curiosa e lunga. I Romani designavano questi frutti, che

chiamavano mala arm,eniaca, con l'aggettivo praecox, come risulta da un passo d Doscoride,

ordinariamente

ove

si

legge

x ^^Xa

p{ji7)vca>c,

poiial'axl

S Tipaixxta. Al-

lorch l'opera di Doscoride fu tradotta in arabo, la parola

uptxxtov

venne

trascritta

conformemente

alla

na-

tura d questa lingua e divent barqq, coli' articolo abarqq. Cosi arabizzata, la parola ha fatto il giro del
Mediterraneo, e s introdotta non solo nello spagnuolo

ma

anche nelle altre lingue romanze (v.


Dozy-Eng., pag. 67). Secondo ogni probabilit, il nome
completo, col quale i romani designavano gli albicocchi,
e nel portoghese,

era persicum praecox, poich questi


somiglianza con

anche

in

le

frutti

pesche, e nel sec. xvi

Olanda vroege persen

hanno molta
chiamavano

pesche precoci o

avant-

36

pches. Dal plurale latino praecocia


Trpacxxca

sing,

Tipacxxxcov.

poich

o Tipexxxca, Tipacxxxca,

gli

>^,

Quest'ultimo

Arabi non

hanno

il

Greci fecero

donde

si

loro

formato

nell'arabo

passato

2h che

il

il

ma

sostituiscono

col

non possono pronunziare due consonanti

poich

consecutive, la parola diventata presso di loro barqq,

berqoq, o ancora birqoq e horqq. Ma si pretende a torto


che gli Arabi abbiano preso a conoscere questa parola con
la

traduzione araba di Dioscoride. In s stesso poco ve-

preso il nome di un frutto


assai conosciuto e abbondante dalla traduzione di un libro

che

rosimile

il

popolo abbia

che era troppo dotto per esser letto da esso. E ci che


tronca la quistione che le parole di Dioscoride, di cui
si

tratta,

sono state omesse dal suo traduttore arabo. Bi-

Arabi hanno preso il nome dagli abitanti delle provincie che essi avevano conquistate
sopra l'impero bizantino. Del resto, bisogna ancor notare

sogna dunque dire che

gli

che presso di loro barqq ha conservato un signitcato cosi

vago come
alcali, e
l'ar.

latino

Jill

al-qila o al-qij, nel volgare

aqali, dello

stesso

brlent et en

font la

verre (D'Arvieux,

alchrmes

cendre dont on

cit.

dal

fait

le

savon

et le

Lammens(')).

(liquore fatto d'alcool e di giulebbe e tinto con la

cocciniglia): dall'ar.

indica cos l'insetto

j*^| al-qirmiz ovvero al-qermez, che

come

il

colore di esso.

UJTi al-kmij, che denota lo


parola araba non ha alcuna radice indigena:
fanno derivare dal greco xu(i.? fluido, succo

(*)

67-68).

Nous nous trouvmes dans une campagne


d*une herbe appele keli ou kali que les Arabes

signitcato.

alchimia:

praecox (Dozy-Eng., pagg.

derivati alcalescenza, alcalino, alcalizzare: dal-

pleine

il

dall'ar.

Henri Laramens, Remar ques sur

de l'arabe, Beyrouth, 1890.

les

stesso.

La

alcuni

la

altri

da

mots frangais drivs

nel

fusione, liquefazione

<^

Xr^[JLe:a

96

medio evo come sinonimo

vera chimica come scienza,

preziosi e allungare la vita

da

fu usata

chimica: (jiiando sorse la


rimase il nome di -ilchimia
di

trasformare

alla pretesa arte di

Questa

La voce achimia

metalli conuni in

umana

cjiielli

limiti naturali.

pretesa scienza, venuta agli Arabi

dall'Egitto, fu

loro coltivata con

ardore

giore alchimista, non solo tra

olti'e

dal sec.

fin

viii;

Musulmani ma

il

mag-

in tutto

il

medio evo, fu Al-diabir, reputatissimo anche in Occidente.


alcool: dall'ar. J=e.'vM a-kuhl ovvero al-hohi, collirio , polvere che serve tra

Musulmani a colorire

di

nero

le

pal-

pebre. Per la finezza di questa polvere, la parola pass a


significare lo spirito di vino.

alcve, sp. e pg. alcoba: dall'ar. i-il al-qubha o

fr.

alcova,

al-qobba, che significa cameretta, gabinetto, padiglione

ed anche baldacchino
laz.

Dice

il

che

Diez

il

come

un passo

in

Grimme

citato

altri filologi

da Equicredono

tedesca questa parola, in quanto essi ammettono un antico

per crede che gli Spagnuoli


l'abbiano presa dall'arabo e trasmessa alle altre lingue.
Anche il provenzale alcube e l'antico francese aucube
tedesco

alali-kovo

devono

la

significato

Aldebaran:

egli

loro origine

arabo

le

piantare

di

all'arabo;

quest'ultimo attesta

il

tenda nella frase tendre les aucubes

tende di

lino.

dall'ar. \^,J\

al-dabarn

propr.

ad-dabaran.

Bellisshna stella di prima grandezza, cosi chiamata

dagli

Arabi perch segue le Pleiadi; la radice verbale j,i dabara significa tener dietro, seguire . Nella trascrizione
di questa

parola non

zione della lettera

seguente
retta

troviamo, esempio

dell'articolo

raro, l'assimila-

arabo alla lettera solare

nello spagnuolo per trovasi

anche

la

forma cor-

Addebaran.

aefanginas: pillole fatte con diversi aromi


e assai in uso nei secoli xvi e xvii. Il Dozy crede questa

alefangine,

S'p.


aroma

fuh

delFar.

un'alterazione

parola

stoffa

aleppina,

37

*.jliVl

a-'afii'lh, pi.

di

jj

di seta e lana fabbricata in

gettivo arabo

J^

haJabi di Aleppo

Aleppo

dall'ag-

alfa, pianta della famiglia delle graminacee, di cui l'Algeria


e la Tunisia fanno gran

che denota

commercio:

dall'ar.

ha/fa'

^\i.

lo stesso.

alfana: bestia quakuKiue da potersi cavalcare, e in particolare cavallo arabo. Forse da oUi as-safana, diventato

asfana
vel

e poi alfana, che s'incontra nell'accezione di

equa

(v.

Remi, Orlando,

Eguilaz).

Per d'un salto monta

1,

equus

480:

in suU'alfana,

Ch'era una gran cavalla e valorosa,


Morella tutta e da tre pie' balzana.
Il

medesimo

436):

(1,

Un gran
Che ha

sotto

Re

di

Taprobana,
una girafTa per alfana.

gigante,

Ariosto (33, 90):


Gradasso che non lungi avea
Sopra vi sale.

Alfard

fard

Alferd:

l'a

dell'Idra,

la solitaria ,

l'alfana

trascrizione

dell'ar.

j^i

ai-

detta cosi a causa del suo isolamento

dalle altre stelle che le rassomigliano.

alfido. V. alfiere.

alfiere e le forme antiche alfino e alfido, sp. alfd o arfH e


alfd, pg.

la

alf'in

trascrizione

chiamano

(pezzo degli
esatta

di

scacchi).

J-ill

Lo spagnuolo

al'fV l'elefante come

in Oriente questo pezzo degli scacchi. Noi

med.

alfl

avemmo

alphinus, col mutamento della /


in n, come nell'antico francese aufin, auffin e auphin;

prima

alfino,

lat.

alfine poi divenne alfido e in ultimo alfiere, forse per assimilazione ad altiere nell'accezione di porta-bandiera, nello
stesso

modo che

in

francese da un

fou per assimilazione con

la

///

ha dovuto venire

voce fol o fou

folle .

La

piece

par assimilation avec


roi. le peuplt^ ayaiit une tendance namots trangers pour leur donner une

dire

dii

fon au Imftou

le

questiou a chez les Orientaux la ligure duii

eii

(>ii

lphant.

38

dii

turelle altrer les

piiis /b/,

///,

apparence de signitcation dans sa propre langue (Devic).


V' chi deriva altiere anidic nell'accezione di jiorla-bandiera, piuttosto che dal latino aquilifer, dall'ar. ^jUll afTlris

cavaliere, lo scudiero

il

^H

algebra: dairar.
tiniscono

a-^abr o al-gebr, scienza, come

Arabi,

gli

illilb -^i-1
pJ*

delle

riduzioni

e delle

la

de-

comparazioni

algebrae et almichabile scilicet appropria-

'

(Leonardo Fibonacci da Pisa). (Gherardo da Cremona, vissuto dal 1114 al 1187, fece pure la

tionis et restaurationis

traduzione dell'Algebra del Khuwarizmi col Liber alchoarismi de iebra et almucabala

qui troviamo trascritta la

parola araba senza l'articolo. Nello spagnuolo la voce al-

gebra indica anche una operazione chirurgica, per mezzo


della cpiale si rimettono a posto le ossa rotte o dislocate,

j>)=>.

gibara dalla radice verbale


rimettere, fasciare un osso , donde il signi-

che in arabo

arte

gabara

detta

ficato figurato di restaurazione,

riduzione.

grandezza nella costellazione di Perseo,


detta anche testa di Medusa. Trascrizione dell'ar. Jy!\ af-

Algol

stella di terza

gul
arabo

il

demonio, l'orco

ra's-a-gul

algopismo

algoritmo,

Veramente

il

capo del demonio

il

nome

intero

in

aguarismo, agurismo, argorisrno, pg. algarismo, algorismo: metodo di conteggiare


secondo il metodo arabo, da ^jj\jL\ Al-Khuwarizmi, sosp.

famoso algebrista Ab Ga'far Muhammad.


coi traduttori del quale il metodo del calcolo in questione

prannome

del

penetr in Europa nel xii secolo.

alidada (regolo, traguardo)


pure

il

dall'ar.

ii\^\al-idada, che ha

significato di < regolo , propr.

cio e denota

una

sostegno, brac-

delle parti dell'Astrolabio.


alizari,

nome commerciale

39

della

robbia, donde

sostanza

la

chiamata in chimica alizarina: pare dall'ar. SjLa-11 al-'usra, succo cavato da im vegetale per compressione (v.
Eguilaz e Devic).
alizarina. V. alizari.
verbo, che

alliffare. Questo

specialmente dei

vestiti e

significa attillare , detto


baffi,

e in molti dialetti meridionali.


dalla radice verbale araba Lil
di attortigliare, arrotolare,

greco

Tolomeo

r]

fjteYtaxr]

avviluppare

astronomia, attri-

dall'ar. Ja-il {a-magist)

corruzione del

(a'jvxa^c?).

almanacca sull'etimologia assai incerta


questa parola. In Eusebio si trova 'k]xtvoLyi. o X[jievcax.

almanacco. Molto
di

siciliano

Credo derivi probabilmente


laffa, che ha il significato

titolo del pi antico trattato di

almagesto,
buito a

comunissimo nel

dei

si

precisamente nel senso di calendario e d'almanacco; per


quasi tutti

filologi

pretendono, a cagione di quella prima

vederne l'etimologia nell'arabo. Questa lingua


presta assai bene ed offre molto campo ad al-

sillaba al, di
infatti si

manaccare;

cosi

abbiamo in essa

la

voce

^lil

{al-mundkh)

che nel volgare significa il clima ; ed alcuni, tra i quali


il Belot, fan derivare da
questa voce la parola in (piistione
;

altri poi dalla


(

donare

radice verbale tu*

(manaha) che

significa

quindi almanacco significherebbe dono

quello che esso realmente oggid presso di noi.

Ma,

serva TEngelmann, passa una grande differenza tra


lendari arabi e

tali

ca-

Inoltre conviene osservare che nei manoscritti


si

os-

primi non sono che


da non poter servire di dono.

nostri almanacchi;

tavole astrologiche

arabi non

trova tpiesta parola, e che gli Arabi chiamano costan-

temente

loro calendari

taqwim, donde

il

nostro tac-

oppure ruznma. Alcuni poi


hanno preteso che almanacco sia una parola come almagesto, alchimia, alanbicco, formata cio dall'articolo
cuino

ovvero matbukli,

40

arabo unito a una voce greca o latina; e allora deriverebbe

Manarus

dal latino

o ^Jnnact^us (^'itruvio) circulus in

Hinc

horolo}i:io solari....

suuni haix'ul

Itali

Arabibus neiiipe derivatuni,

(jui

ab

almanacco,

ni ipsoruni pro-

articulinii

prinni voci iiianacho praetfi^unt (Forcell.).

almucanter, almucantari, almucandapo (termine astronomico): dall'ar.

ol^yaiill

{a-muqantart)

circoli della sfera

paralleli all'orizzonte .

primo

amarra

Grande Orsa.

e ^ della

Alula,

Dairar. JjVl {a-'ula)

abbreviazione di a-qafzat-a-'ul il primo salto .


(terni, mar.) lune per mezzo della quale il bastimento

amarrare che esprime

azione:

tale

inarra: dalFar. }\ [al-marr)


l'ar.

il

fermato a qualche punto stabile in terra,

ambra,

sp.

ambre,

verbo

il

pg. al-

amarra^

la fune .

amhar, aamhar,
^jJl [al-anbar) ambra grigia
fr.

onde

sp.

pg. ai ambre:
,

in origine

dal-

nome

un pesce da cui si ricavava l'ambra grigia, donde l'aggettivo 'amhari nel senso di cuoio fatto della pelle di questo

di

pesce. Tutti sanno l'uso svariato e

nel medio evo

il

gran commercio che

faceva di questa materia, raccolta dagli


Arabi specialmente nell'Oceano Indiano dal fondo del mare
dall'interno

si

di

animali marini

(v.

Heyd, Histoire du

commerce du Levant).
ammiraglio, almiraglio,
prov. am,ira1h, m.

lat.

it.

sp.

ricev

il

amirante,

fr.

amira,

amiralus, admiratus, admiraldus,

admiralius, admirabilis :

comandante

e pg.

dall' ar.

primieramente dai

a^nlr

principe,

Siciliani e dai

significato attuale (Diez).

Il

fatto,

dice

Genovesi
l'

Engel-

mann, che questo sostantivo seguito dall'articolo al, dimostra che vi ha dovuto essere un complemento che
Per rintracciare questo
complemento, bisogna esaminare come gli Arabi nominavano l'uifciale, cui era affidato il comando delle forze nastato soppresso nelle lingue europee.

vali.

Secondo Ibn-Khaldn,

il

comandante

d'

una squadra

41

era detto qid-al-astou , mentre, trattandosi (ii una grande


spedizione navale, si conferiva il comando supremo di tutte

squadre a un amir. Ora in un passo di Ab-al-mahasin


un tale emiro porta il titolo di amr-al-bahr [^J\ jy\). Evidentemente l l'origine della parola in questione. Il franle

cese

amirai

spagnolo

la

accosta di

si

i)i

airoriginale

in

italiano e

parola stata alterata. Ora non cosi. Nella

parola amiral, dice

il

Dozy, non c' punto l'articolo,

ma

terminazione latina alis o aius, e conforta con queste


ragioni la sua opinione: 1) Nel medio evo la parola in

la

questione non aveva ordinariamente

mandante

come

sul

mare

ma

quello di

il

significato di co-

comandante

sulla terra ,

pu vedere da infiniti esempii, dove al non dunque al-bahr {dei mare) che sarebbe stato soppresso. 2) Quando
si parlava realmente di comandante sul mare, si aggiunsi

gevano dopo amir ai, o quella che fu


nelle differenti lingue, le parole del

nella lingua spagnuola

ahnirante de

la

non era nel termino

l'

stesso.

forma del termine

mare;

cosi

trova

3)

(o

Le

differenti

forme della

parola provano ancora che ci che segue dopo


che

si

almirage) de la m,ar,
idea di comandante sul mare

amiraje

mar. Cosi

la

una terminazione, perch

^m?r non

oltre alis e alius, c'

anche

almirage o amiraje: ans, abl. ante,


in amirante, antico fr. amirant; cosi arius, amirarius,
atus, amiratus, andus, atnirandus. In un atto del coagius nell'antico

mune

di

Del resto,
fatto

sp.

Firenze io ho trovato anche la forma


fpiello

che tronca senz' altro

che anche alla

che

le

il

Medioevo amm^iraglio semvigilatore di una galera mercantile

comune

di

strato dal Miiller nella p.

commerciali

quistione

fine del

plicemente . ufficiale
messo a fianco del vero
sopradetto del

la

amir aglio.

capitano,

Firenze,

come
dell'

risulta

dall'atto

anno 1459, regi-

295 {Documenti

sulle relazioni

delle citt toscane coU'OHente). Ivi detto:

galee, che di

nuovo saranno concedute,

in su le

42

quali dovessi andaiv Capitano, oltre agli altri

padrone o chi conducesse


utticiale. che pelli Consoli
quale abbia

il

diputato,

sia fare

Amiraglio

utficiali,

el

sia tenuto e obligato pigliare

un

Capitano d'esse

nome

d'Amiraglio... l'uttcio di detto

navichare, stare e partire dette ghalee,

cosa fare che et

et ogn'altra

ghalee fussi

come giudicher essere

pi

salvamento d'essa ghalea et delle merchantantie di ([uelle


et accrescimento del ghuadagno di chi quelle avesse con-

nondimeno

dotte; facendo

tutto

con ronsenh' mento

et fi-

suo

luogo

centia del Capitano d'esse ghalee o di


fusse

chi in

anile: erba dal cui sugo

designa

trae l'indaco.

Da JJl [an-nl] che

pianta e l'indaco.

la

annadarari.

si

Musulmani, insieme

ai

nomi

di pesi e misure,

lasciarono nella Sicilia anche questo verbo che

Da

vigilare (sui pesi e misure) .


fica

J:^

vuol dire

{nazara) che signi-

lo stesso.

naranz, ven. naranza, sp. naranja, pg. aranjo, basco larania, gr. med. vepv^wv, fr. orange. Gli
antichi avrebbero chiamato i pomi degli Orientali aurea
mil.

arancio,

mala

Medioevo poi mut il corrispondente aurata in


aurantia^ donde il francese orange., e da inaurantia,
inaurata l'it. arancio . Ma ci allontana da questa eti:

mologia

il

il

fatto

che

gli antichi

la cui introduzione in

anteriore al sec. xi.

dei famosi

d'

pomi

non conoscevano

l'arancio,

Europa per mezzo degli Arabi non


Perci

oro del

si

pensato che

giardino

delle

favola

la

Esperidi

deve

ad altro frutto che l'arancio, e probabilmente alle


cotogne {nalum cydonium). Cos anche le mala aurea
della 3^ egloga di Virgilio sarebbero le medesime cotogne.
riferirsi

Secondo

gli scrittori arabi,

l'arancio

una pianta

naria dell'India, introdotta nell'Arabia nel sec.

monianza

di

Mas'dI,

Qahir possedeva

citato

dal

Lammens,

un piccolo giardino piantato

il

d"

ix.

origitesti-

califfo

al-

aranci, che


egli

aveva

fatti

venire

48

dall'

India

Ora

risulta chiaro

che

altra l'etimologia della parola in questione, ed , secondo

voce arabo-persiana -fjl; {nranf/) che significa lo


stesso e corrisponde quasi esattamente alle forme della pa-

me,

rola,

la

che

quelle che

In

riscontrano nei dialetti del nostro paese, e a

si
si

riscontrano nello spagnuolo e nel portoghese.

arancio sarebbe caduta

l'iniziale,

fenomeno che avviene

spesso; nel port. laranja l'iniziale mutata in

perch

/,

portoghese evita l'uso della lettera n; l'alterazione nel


fr. orange dovuta all'influenza di aurum.
il

archibugio, archibuso, fr. arquebuse, sp. arcalmz. Comunemente da arco e buco o buso, cio arco forato se;

condo alcuni, come il Dozy, dal tedesco Jiaken-biicJise; secondo altri, dall'ar. u'yi\ {al-qaus) l'arco , e a questa
etimologia fanno certamente pensare la forma

buso e

le

forme francese

archi-

it.

spagnuola in special modo. Si

Defrmerv [Journal Asiatique. gennaio 1862),


che l'archibugio prima di essere un'arme da fuoco era un
sa,

osserva

arme a
di

il

Or dopo

getto.

l'invenzione della polvere,

il

nome

molte macchine di guerra pass alle armi da fuoco che

Questo avvenne appunto per l'archibugio.


Si noti poi che attualmente il verbo qawwasa, in origine

le sostituirono.

tirar d'arco , significa tirare

Quanto

non
il

al

un colpo

mutamento che sarebbe avvenuto

(di

della al in ar,

v' nulla d'anormale, perch frequente;

cambiamento

volte avvenuto

fucile) .

si

oppone

della j {w) in b, perch anch'esso molte

come

in

nababbo da

nawwab

ecc.

Ci che

conferma questa congettura, dice il Lammens, che


verbo alcauciar adoperato nella Colombia nel senso

il

di

archibugiare. Ora alcauciar viene evidentemente da ^'y-

alqaus (v. Lammens).


arem ovvero harem (serraglio delle donne):
che significa
arri, sp. arre e

da

^j>.

{haram)

cosa sacra, inviolabile .

harre e

il

sost.

arriero

mulattiere

il

44

grido dei mulattieri per animare


^*

{hart') :

le

loro bestie. In Freytag

nn)dus (juidam increpandi

sic: iunartare. Dallar. j'j {raa)

arrucciari

camelum
che ha

lo stesso

L'arte dell' irrorazione artiiiciale dei campi fu

signiticato.

donde l'origine araba


noria (ruota idraulica). L'Amari vuole questa

portata presso di noi dagli Arabi,


di secchia e

etimologia

per
sp.

il

fr.

ma

molto probabilmente conviene risalire, come


arroser, al lat. roseus o rosclus, donde lo

rociada, da ros rugiada

arsenale, nrzan, terzana, arzanae, flarsen, m.


vy.rj5,

sp.

gr.

dcpas-

arsena, atarazana, alarazanal, pg. taracena,

tarcena. Dall'ar. itL^jl^ {dr-sina'a) che significa


di costruzione, di lavoro .

Con questo

casa

significato generico

l'arabo ricorre in Edrsi, dal quale dar-sina'a chiamata

una fabbrica

marrocchino. Nell'Europa
sata nell'accezione speciale di luogo ove
di

la

parola pas-

si

costruiscono

Le prime forme, nelle quali la


parola araba fu usata, furono arzan e terzana, avvenendo nell'una la caduta dell'iniziale della forma araba,

e custodiscono le navi

mutazione del d {>) in t, cosi facile per la


confusione dei suoni delle due dentali. Cos appare da un
documento dell'Archivio Fiorentino, dell'anno 1421, ove
nell'altra

la

detto qui locus vulgari

appellatione

sive terzana (Mller, pag. 279).

nominatur arzana

La forma terzana

con-

servata nel siciliano tir zana: troviamo poi usata da Dante


la

forma arzan {Inf.

e.

xxi, v. 7):

quale nell'arzan de' viniziani.

(Comen/o): Arzan
serbano e si fanno li navilii .
Ivi Buti

il

luogo dove

questa forma

si

tengono,

si

aggiunse
ebbe arzanae, vocabolo an-

terminazione ale {ais) e si


tico, diventato arsenale forse per influenza di darsena che ha la stessa origine e denota la parte pi inla

tema

del porto.

46

nome

seguaci della famosa


setta ismaelitica, fondata alla fine del sec. XI da Hasan

assassino,

sp.

Sabbah

asesino.

e distrutta nel i2biS dal

potenza dei

dei

Hulagii, da quello

mongolo

1258 prese Bagdad

stesso che nel


la

il

abbatt

per sempre

Questi fanatici seguaci, inebriati dalla

Califfi.

bevanda estratta dal

{hai),

J;.-L>-

dienza al terribile signore della

giuravano cieca obbe-

rocca di Alamt e dive-

nivano strumenti funesti dei tenebrosi disegni di lui. Il


loro duce era chiamato sceik al gehel cio Signore della

montagna

tradotto dagli storici delle Crociate Vecchio

appunto perch facevano uso


dell'essenza di quell'erba inebriante chiamata hasis e ch'
una specie di canapa, furono detti hasisijjina, cio bevidella

montagna

essi poi,

tori di hasis .

Questa parola pass in Occidente al tempo


delle Crociate, come sinonimo di uomo omicida e dato alle
rapine e con questo significato rimasta nelle lingue ro;

manze.
Atair, stella della costellazione dell'Aquila:
ta'ir)

la volante ,

abbreviazione

di

dall'ar.

Jlkh [at-

an-nasr

at-ta'ir

l'aquila volante .

uge, rJ^ {'aug)^ termine astronomico, cio il punto del sole


di un pianeta pi distante dalla terra, altezza d'un astro,
e quindi

anche apogo. La voce araba

di origine persiana

gnificante altezza

avaria,

sp.

averta, pg.

a merci).

Il

altri la

il

aoarm (danno

Diez dice che la

toccato a

un bastimento

comune derivazione

dal

Dozy poi dice che la vera deparola non stata ancora data, e ag-

tedesco hafen porto


rivazione di tfuesta

secondo

Freytag,
dicono una parola indiana si,

Il

giunge ch'essa certamente d'origine araba. Il Bocthor,


egli dice, traduce avaria con 'awr {j\y-), aoariato con

rmiawmar;

non

si

deve credere che 'aior, preso

in

questo senso, un neologismo, appartiene al contrario alla

lingua araba classica ove

si

dice sU'a dzt

'awr

cio

una


mercanzia che ha un

difetto,

del verho 'ara significa

per

anche

danneggiare, guastare ,
riscontra due volte nel Maccari. I mercanti italiani,

si

le

ci che

naturahnente apa una mercanzia dannegf^iata. La seconda forma

plical)ile

come

4(

frequenti relazioni che avevano cogli Arabi,

hanno

che era nulto in uso nel com-

adottato la parola 'mrar,

prova che i passi, che Ducange d


su avaria , sono presi da documenti genovesi e pisani.
Per mezzo degli italiani questa parola venne introdotta in
mercio; ci che

lo

quasi tutte le lingue d'Europa.

La

trascrizione

avarila

buona, perch ia la terminazione italiana. Si trova questa


forma in un documento catalano del 1258. Anche la prima

forma 'ara

rovinare

distruggere,

significa

tutte queste osservazioni e ricerche,

ad ammettere

dubitare

vizio,

di

dopo

Or,

non so come

come origine

araba 'awr che significa

avaria

si

possa

la

voce

difetto .
'

azimut, azzimutto (termine astronomico):

samt)

letter.

la via, la direzione .

dall'ar. :.'.

{as-

l'arco dell'orizzonte

compreso tra il meridiano di un luogo e un circolo verticale ad esso plaga punctumve horizontis, et a vertice
coeli

ad

illud pertigens circulus .

Dalla stessa voce araba

deriva zenit.

azzardo,

sp.

e pg. azar,

fr.

hasard, m.

lat.

ad zardum:
come si vede,

(az-zahr) il dado , a cui,


corrisponde esattamente la forma spagnuola e portoghese.

dall'ar. y'j\

Azzardo ha come

derivati

il

v.

azzardare

Tagg. az-

zardoso.
azzerolo,

v.

lazzerola.

azzizzari sic: abbellire, acconciare

certamente dall'arabo,

Questa parola deriva


dove abbiamo la radice verbale 'j.

{'azza) essere raro, caro, prezioso

forma 'azzaza

significa

di cui la

seconda

render caro, prezioso ecc.

l'aggettivo 'aziz che significa caro, raro, prezioso

azzurro,

sp.

e pg.

azul

dall' ar.

pers. .ijjjV

(Jzuioard ov-

47

vero lzward) la^ns-JazuU, pietra preziosa di colore azzurro, lo zaffiro degli antichi. Il colore azzurro espresso
in arabo dall'aggettivo relativo

babbuccia,
dall'ar.

babucha,

sp.

-j-yS

fr.

lzuwardl.

babouche

di

(sorta

pantofole):

{bab), che a sua volta deriva dal pers.

{ppus), parola composta di

{pa)

l.

imperativo del verbo pusiden


buccia letter. copri-piede
baccello. Comunemente

baccello semplicemente

il

J-_^il.

piede e J-^. {pus)


quindi bab-

coprire ,
.

da bacca;

fa derivare

si

ma

poich

me

guscio dei legumi, a

pare
meglio derivarlo dall'ar. ^L {mqilla ovvero bqeda) che
significa fava e legume in genere. Nell'arabo v"
anche JJ; {baql) che significa legume, verdura . Il Muratori d l'ar. baqelcth

sar la trascrizione di

badare. Non indugio a vedere


verbo arabo

jul

di fermarsi in

l'

origine

{abada) che fra

un luogo

di

*>\JI;

questa

fava

?.

voce nel

ha quello
commoratus fuit

gli altri significati

constitit in foco,

perennavit . Questo appunto fu il significato primitivo della


nostra voce indugiare, trattenersi , poi attendere, at:

tentamente
son.

considerare,

avere

in

pensiero

Petrarca,

2'A:

Consolate

G. Villani, 1-31

lei

dunque, che ancor bada.

Per far badare

Romani

alla citt, per

poterne andare pi salvamente . M. Villani: Infra il tempo


che la compagna badava in Romagna, aspettando il tributo
del Cardinale (9-20). Si noti che nel volgare usata

preferenza la forma abbadare.

bagaglio,

sp.

e fr.

bagage. Eguilaz crede che questa parola

sia stata introdotta in

Europa dai

Crociati,

quali l'avreb-

^i

bero presa dairar.


bits

in Belot. A^oce

anche nelle Mille e

48

{buqf/a)

molto usata

una

notte.

do linge

}>aqiu't

e che

Siria

in

d'ha-

et

trova

si

termine arabo d'ori-

Il

gine persiana.

bagascia,

fr.

bagasse,

cajassa.

\\A\\.

hagasa

sp.

e bagassa,

facile trovare l'etimologia di questa parola

nell'arabo, ove

termine

il

'j>

ovvero i^ {bagja) che ha

bagnjn e significa appunto


V' anche iy^\ {bag/za) femminile
nel

pi.

deditus et incumbens, inhonestus et

Eguilaz,

(v.

bagattella,
dallar.

l'r.

^\y

vana

donna

di

mala

vita .

bSgiz Improbitati
obscoenus in Freytag

di

Crfos.).

bagatele, sp. bagatea. Eguilaz deriva bagatela

[bawtil ovvero baivtel) trascritto nello spa-

gnuolo baguatil,
tOe,

^vow taguassa,

Il

pi.

che significa

di JLl; {baili)

cambiamento

del j [w) in

cosa

fu-

gutturale chiusa

frequentissbno nello spagnuolo.

bailo ovvero balio:

titolo

che nel medio evo

si

conferiva agli

ambasciatoi'i delle nostre repubbliche, inviati nei paesi

sulmani della Turchia, della Siria


nale. Questo fatto

chiaramente

ci

debba cercarsi non

della parola

mu-

dell'Africa settentrio-

spiega

come

l'etimologia

nel latino baiuus

ma

nel-

Tar. J\j {wali) governatore, amministratore, radice ver-

bale

^J^j

{icalija)

amministrare
risco

essere

preposto,

governare,

reggere,

Quanto a bah (grado cavalleresco), prefe-

come etimologia

la

voce della stessa radice 'Jj {loa)

maestro, signore, protettore, partigiano ecc.

mutato in b come in nababbo

dall'ar.

nuwivab.

Il

un magistrato straordinario, in genere


arbitrio , non l'astratto di balio

tutela,

bape

sbigottirsi , fr. bahir, sp.

gine di questa voce

[Inbahara)
brillare .

si

embair

potere,

illudersi

VII forma

di

con-

si

l'ori-

deve cercare nel verbo arabo

essere stupefatto ,

si

Baila,

cio potere che nelle nostre repubbliche medioevali

feriva a

^\

^^ {bahara)

Onde, tra per le terribili grida, e per lo

49

subito e sprovveduto assalto,

carono

Ji

man-

francesclii bairono e

cuore (M. Villani, 10, 95).

di

baita. V. baiiu.

baitu, sic, casa, bottega ove


l'ar. 0.-I

mente

[hait)

la

casa

si

fanno molti e grandi

La

affari

dal-

ha probabil-

stessa etimologia

voce baita che denota una specie di casupola o

capanna alpina.
baiaselo,

colore di vino

dal

fr.

sp. ha/a.:jc,

Dans

hanis, prov. bnaci

claretto): dall'ar.-pers.

les oeuvres des

rubino

(specie di
^jiitL

crivains occidentaux

(/>/M.S')

du moven-

ge, toutes les fois qu'il est question de pierres })rcieuses,


il

le

en

une que l'auteur ne manque pas de nonnner, c"est


rubis baais, ou balais tout court, baascio en italien,
est

baassms en
et derive

latin,

noni identique avec

directement de celui de

ou Balakhchan (Heyd).
sic: lastra

balata,
lo

la

balakch des Arabes

le

province de Radakfdian

(')

di pietra.

Dall'arabo

L>1;

{bai cita) che

lia

stesso significato.

baldacchino. Nel connuercio medioevale


ricca e costosa, detta cosi dalla citt di

mata nel medioevo Ba/dac,

una

stoffa

Bagdad

in italiano

di seta

(jIa;.),

Baldacco

chiacitt

dove dapprima fu fabbricata questa stoffa. Infatti, dopo la


conquista di l'agdd, fatta da Hulag, il vincitore impose
agii abitanti di essa un tri])uto, che si })agava in parte con
di

stoffe

questa

s[)ecie.

V. Heyd.

bali. V. bai/o.

balia. V. /mi/o.
ballo. V.

/>ai/o.

ballotta,

sp. /je//ota, pg. be/oia, l)a/ota

<=>j\

ghianda : dalFarabo

{ba//uia ovvero ba//dta), quercia, ghianda

liano indica [)ure

una variet

di quercia,

ma

nel senso di castagna lessata con la buccia.

(')

e y d, Histoire

du commerce du Leoant.

L'ita-

usato

anche

50

capra: dalTaraho 0^^==^: {l>arvnkan), che indica mia sorla di veste nera (mI 1i;i anche h)

baracane,

di

stcfTa

pelo

di

stesso signillcato.

baracca,
collii'

sp.

Iioryaca,

Iraharcn da

IV.

taraquo. Da barra, secondo

tra/)s.

11

cre(h' or

Dozy per

il

Die/,

poco sod-

disfacente, ora addirittura inaniinissihileretiinologiadel Diez,


e vuole cercarla nelTarabo. Ej^li osserva che Tantica lorina

spaf^nnola era iarga, (die nel vocabolarietto

una

desii;na

secondo

pequena con cobertizo de

casa

luogo,

di

egli

Derganza
})aja .

In

bisogna osservare che questo


Alcala come una parola di cui

dice,

harga dato da P. di
Mori si servivano, perch quegli ivdi'Xwce casa pagiza pequena con mrga^ pi. iargioat. K dunque una parola araba ?
Dice di non conoscerla in questa lingua, ma (die bisogna
i

per ricordare che molte parole che si trovano nell' Alcala


sono berbere', e uno si potrebbe domandare se xirga non
lo fosse anch'essa.

Il

che non sarebbe affatto

impossibile,

perch le capanne sono state in ogni tempo le dimore dei


Berberi e poich costoro erano assai numerosi nella Spagna
;

e in Italia, possono benissimo

tanti di questi due paesi

queste capanne.

il

aver fatto adoperare agli abi-

nome

col quale essi

Da barga dunque, secondo

avuto barca, poi per addolcimento


la

il

designavano
Dozy, si sarebbe

bareca o )nraca, poi

seconda sillaba ha ricevuto l'accento,

e nello s})agnuolo

e portoghese s' raddoppiata la r (V. Dozy-Eng.,

barbacane,

sp.

barbacaoia,

feritoia : dall'ar.

grondaia

<f-^.

fr.

pg.

{barbakJi), tubo, condotto, scolatoio,

L" italiano, dal significato originario di feritoia

praticata nei muri delle fortezze,


delle fortezze,

gnificare

barbacane,

GIoss.),
scolatoio,

dove erano

muro

le

pass a indicare

feritoie;

infine

a scarpa, contrafforte, sperone

muri

rimase a
.

si-

Alcuni per

spiegare la desinenza della parola ricorrono a un composto


arabo cosi il Brachet, che crede il termine importato dal;

l'Oriente con le crociate,

come

molti altri termini militari

51

barbacane, l'origine harhaquane


dans Joinville, n'est que la transcription do l'arabe barhnkdel medioevo, dice:

{DicL tymol.). AVmn ovvero kJidna


sarebJ)e Far.-pers. -Jl:^ casa in genere .
barda, sp. alharda, fr. barde e bardelle, it. bardella, e barklianeli (renipart)

datura. Alcuni dall'antico tedesco barla

ascia,

zappa
spagnuolo abarda

nordico bardi < siepe . Ma lo


riporta, senza alcuna esitanza, all'ar.-jers.

altri dal
ci

barda'a

e senza l'articolo

barda' a) che

it^^l [a letto

significa

della sella, basto .

bardassa,

fr.

)ardache,

bardaxa, bardaja

sp.

dall'ar.-pers.

[hardaf/), prigioniero, schiavo , che a sua volta viene

r^j'.

dal pers. o^. [barda) prigioniero . Nel lonib. o nel piem.

ha

senso generale di ragazzo, bel bardasso bel

il

ciullo

il

agli altri

bardasela,

sard.

mrdascia ha questo

nella

Lucania, per.

significano

es.

in

semplicemente

sidiiavi

medioevo

nel

si

Vallo, bardaselo

ragazzo o

del secolo

xv erano ancora

Ora questo
che

rola,

si

la parola in

che

gli

schiavi in Italia

in

buono
essi

Egitto

aspetto,

stella

dialetti, si

non erano

fine

araba della paIl

senso buono,

spiega col fatto

trattati cosi

duramente

compravano specialmente giovani di


per esser tenuti come domestici, e spesso
;

si

e belle, le

ma

erano soprattutto ricercate le


quali servivano per lo })in di pia-

cere e qualche volta diventavano

Bata,

Italia,

che alla

crede

le parti d' Italia.

quasi tutti

venivano affrancati

donne giovani

in

in quest'ultima citt 'MHH) schiavi.

trova in tutte

lia

giova-

anche

})restaron()

fatto spiega benissimo l'origine

che

come

si

Al commercio in-

nostri mercanti che venivano a venderli anche

specialmente a Genova e Venezia;

accanto

significato

notto, fanciulla o giovanetta, donzella .

degno degli

fan-

mogli dei loro padroni.


della costellazione della Balena
dall'ar. ^^ [bain)

ventre (della Balena)


coda .

le

come

l'altra stella

Deneb

significa


bazar, bazzar:
cato

B2

{bazr) che significa mer-

(lall'ar.-pers. jljL

>.

bazzariota

bazzarioto,

'

rivendogliolo di frutta, legumi e

vagabondo, fannullone nel


tano. Voci formate da bazzar; v. questa parola.

(raltri coimiiestibili;

bazzana

(pelle di castrato conciata

bauli, ecc.): dall'ar.

(bitana) fodera

per rilegar

libri,

coprir

{bitn) cigna , o meglio da

i,\L,

iiU;

bedegar, bedeguard, spina bianca .


alba, xavBa Xeuxtj degli antichi: dall'ar.-pers.
fr.

bedegur,

napole-

la

sjnna

:>jj:>\

{ba-

daicard ).

beduino: da

[badawi) che

"(jjo

significa abitante

serto , essendo Tagg. relativo di ja.

ove non sono dimore

been:

campagna

[bahman), nome dato a un'erba camdue specie, una bianca, usata come cibo, l'altra

dairar.-pers. ^\^.

pestre di

rossa, usata in medicina.

belzur,
si

deserto

fisse,

[badu)

de-

del

fr.

bezoard,

sp.

forma nel corpo

originaria deirOriente.

bezar, bezoar, (concrezione pietrosa che

di certi animali).

La

parola, d'origine per-

siana, stata a noi trasmessa dagli Arabi,


il

guevano

attribuivano

y'j:>\

quali distin-

bezunr animale dal bezuar vegetale e


le

propriet pi meravigliose.

siana sarebbe ^*ji^i [padzaLr)

ovvero

{bdzahr)

vento

In arabo la voce diventata


{bzaJir); v' chi d

j\jj.

jt,}^[,

La parola

gli

per-

preservante dal veleno


(dissipante)

il

veleno

(badzaJir) ed anche

y>j\,

{bazuwr).

belzuino, belg-iui o bengiu, sp. benjui, fr. benjoin: sorta


di balsamo che cola dall'albero detto lo styrax benzoe. Da
'i^jU

{luban-('/aw}\ letter. incenso di Giava

dato dagli Arabi

duce

il

isola di

come

bengiui
s'

si

Nelle lingue europee

vede, la sillaba iniziale; e la forma

quella che

formato

l'acido benzoico).

nome

Sumatra, ch' quella che pro-

belzuino pi bianco e bello.

caduta,

belzuino

all'

pi

s'avvicina all'originale.

it.

Da

benzina (olio volatile, ricavato dal-

53

benzina. ^^ hezulno.

bernusso

nito di

albomoz^ mantello forcappuccio. DalFar. ^^. burnus che ha lo stesso sibrenuzio,

fr.

burnous,

sp.

gnificato.

borax, sale usato specialmente come fondente. Da


^jy {buraq^ nel volgare boraq) nel Bocthor si trova la
forma ^\jj>_ [buraq).

borace,

sp.

borzacchino,

met

valetto che arriva sino a


logie arabe

si

danno

di questa parola,

{Bmssa,
avendo trovato brodequin
;~.j_/.

francese, d uno

cuoio che
calzature

si

J=j^

citt).

nel

brodequin

(sti-

della gamba). Varie etimo-

appare un aggettivo relativo. Miiller d


relativo di

fr.

borcegu, pg. borceguin,

sp.

Il

che dalla desinenza


iSj^jj'.

{burusaic)

Dozy ricorre

senso

di

cuoio

ai

Mori;

nelFantico

{sarki ovvero serkl), una specie di

fabbricava nel Marocco e di cui

si

facevano

sarebbe stato alterato nello spagnuolo in borcegu.

bottarga, butta ghera, buttagra e buttaraga, specie di caviale. Dall'ar. ;;.jlL [bitrikha) che ha lo stesso significato.
brenuzio. V. bernusso.
bricco, (vaso di rame o di latta, ed anche d'altra materia),
sp. brico: dall'ar. ^;l^.l {ibrlq), boccale, vaso per acqua o

La parola araba, abbastanza


MiUe e una notte, , secondo

profumi.

antica perch ricorre

nelle

il

Freytag, d'origine

persiana.

bugia (candela

da

{Bigaja, nel volgare Bugaja


della citt africana, centro di commercio

di cera):

\[^^

Buga) nome
nel medioevo vi risiedevano specialmente
e

ne esportavano

burnia,

sic.

Pisani,

quali

la cera.

(sorta di vaso)

dall'ar.

^^. {barnja) che ha

lo

stesso significato.
sp. botor.

bttero,
jjt_

{bufhur)

liano

anzi

pi.

Eguilaz deriva
di

^v.

voce spagnuola

(bathr) pustola, bottone

non vedo necessit alcuna


il

la

singolare bdthr

mi

dall'ar.

Per

di ricorrere al })lurale;

s})iega

l'ita-

che

molto meglio l'origine di

54

bttero, sia [>ov racconto clic


sillaba,

sia

per rai;i;iunta

araba priva
lineala.

sillaba,
la

aj^j^iunta

Onanto airalterazione
conviene osservare

mozione a

in sillaba

scambia c(m quello

cabas, lo

sp.

nella

nostra

suono vocalico nella prima


in arabo la vocale o mej^'lio

clie

chiusa ha un suono stretto e oscil-

ove spesso

generico di

{qrifas) gabbia, paniere .


fr.

consonante

confonde e

si

dell'o e dell'M.

senso

cafasso, nap., nel

naturale

jcima

del

lante, specialmente nel volgare,


si

sulla

vocale e alla

(1(>lla

mozione,

di

rimane sempre

La

cassa

stessa

dall'ar.

^t
etimologia avranno il
:

capacita^ capadio, capaza, capazo.

cafetano o caffettano (veste d'onore presso

Musulmani)
dalTar.-pers. o^^ {hhnfian) ovvero dal turco V^ {qnffan).
caff, tv. cof, sp. cafe: dall'ar. ly^ [qahioa ovvero qahwe),
:

che indica la bevanda, non il fruttto, ed anche in questo


significato relativamente moderno, giacch qahvm vuol

Quando si considera , dice


vero inoca una bevanda inebriante,

dire propriamente vino.

il

si
Dozy, che il
spiega facilmente perch s' dato ad esso questo nome .
Il caff stato usato assai tardi in Europa. Rauwolff ne
parla (1583) nella relazione del suo viaggio in Oriente.

Venezia

si

prese del caff per la prima volta nel 1615.

Esso fu portato direttamente a Parigi dall'Oriente dal viaggiatore Thvenot nel 1(367. Cosi il P. Besson poteva scrivere che

il

caff

un'acqua nera

e bollente, pi

sana che

gradevole, sconosciuta in Francia, ove essa passerebbe per

una bevanda
caffo. Credo che
la

palma

di folli
la

della

(Lammens).

parola derivi dalla voce semitica che denota

mano

e la

mano

stessa,

ci che

pu dare

il

senso di disparit, essendo impari il numero delle dita in ciascuna mano: l'ar. .JS^ [ka/f) palma della mano, mano .


caflla (carovana,

che ha

lo

cafisso, sp.

moltitudine

di

dall'ai-,

yente):

^li

(7^7///)

stesso significato.

cafz (misura

che ha

56

lo stesso

per

grani): dalTar.

j-i5 {(laflz)^

significato.

cafura. V. confora.
cai da. In Arezzo una striscia di panno o d'altro, con che
si reggono i bambini che non sanno ancora camminare.
Dall'ar.
pres.

j'li

di

[qaifa)

qada

fem.

di

conduttore ,

qaif

condurre, guidare

part.

'^^ [kaa') locus contra ventos tutus, navium


statio in Freytag; la seconda forma verbale vuol dire ad-

cala:

dall'ar.

movit ad ripam fluminis,

camar-u asino nel

ve in

locum tutum

(>^^)

siciliano: dall'ar. j[^ {limar)

navim

che

si-

gnifica lo stesso.

calafatare,

cala fatemi

sp.

pare e rincatramare

le

fr.

cafaier., prov. calafatai' (stop-

fessure di

una nave). E molto

La maggior

parte dei

propendono per calefacere o calefactare

riscal-

scussa l'etimologia di questa parola.


filologi

dare

e si detto che calafatare fu

[calefacere) la nave

un operaio
il

di-

il

dapprima riscaldare

riscaldatore fu poi nello stesso tenipo

abile a riparare

il

bastimento, un carpentiere,

cui ufficio speciale fu di riempire le

fessure

del

legno

con stoppa e ricoprirle di pece e catrame. Ma in verit


molto vaga, campata in aria questa etimologia; laddove
molto evidente quella che
~-si

{([ai afa)

ci oflVe la

radice verbale araba

scorzare, scorteggiare ,

forma [qala/a) vuol dire appunto

che nella seconda

calafatare , cio riem-

pire di stoppa e di fibre vegetali g' interstizi del legno.

Ed

bene credere che questa parola ci sia venuta dagli Arabi,

({uando

si

dioevo e ai

grandi relazioni commerciali del metanti termini marinareschi che dall'ar. })assarono

pensa

alle

nelle lingue europee. L'aggiunta del

nelle

forme occidentali

potrebbe spiegarsi con l' influenza di ib's {qilafa) l'arte di


calafatare le navi , che nel mezzo del discorso suona qilafat.

5G

Maini cerca Torigine di questa parola nella doiiiamla qua librai . Viene, pare, dall'ar. v_Hi [qaib ovvero qalab), modello dove si versano i metalli, forma di

calibro.

Il

una scarpa o d'una volta, in genere forma, modello .


Quanto alla nuincanza d(dla r ncdla voce araba, il Diez ricorda che

le

lingue romanze aggiungono spesso questa

li-

suono consonantico, e che d'altra parte neirantico


spaglinolo si trova una forma caribo.
al

quida

califfo, calife, sp. cali/a; titolo dei primi successori di

metto, che avevano

potere religioso e politico.

il

[khalf'n) successore , radice verbale

cedere

m/) che ha

mah)

ii-U-

{kialafa) suc-

facchino

carnio,

^^

Da

Mao-

lo

nel

genovese: dall'arabo

Jll* (^w?-

stesso signiticato; radico verbale J?- [ha-

portare (un carico) .

camicia, camisa e camiscia, sp. camisa, pg. camiza, fr. ciiemise. Molti derivano questa parola dall'ar. ^ja~^ [qams]
che ha

lo stesso significato.

Ma

assai bene per lo spagnuolo,

misa

se questa etimologia si presta

portoghese e

il

il

nostro co-

del siciliano e di altri dialetti meridionali, per

camicia

per bisogna senza dubbio risalire all'antico camisia che


si trova in san Girolamo, il quale dice
Solent militantes
habere lineas, quas camisias vocant . Sant'Isidoro poi d
:

l'origine di questa parola e dice


in bis

dormimus

in cainis,

camocato, cammucc

idest,

cliammucha

Cnmisias vocamus quod


in stratis nostris .

nelle tariffe medioevali.

damascata, ricamata per lo pi in oro; se ne


vesti di cerimonia, ornamenti sacerdotali, ecc.

Stoffa di seta

facevano

Questa

stoffa,

originaria della Cina,

si

fabbric in Persia, pi

tardi nei paesi arabi, e poi nell'Oriente cristiano.


pers.

\^S^ [ka'mhha

o kimklia) trascrizione

cinese kimklia broccato

camorra

(luogo dove

si

Dall'ar.-

della parola

fanno giuochi d'azzardo

cepito dai capo-camorristi sulla vincita degli

e tasso peraltri):

pare

biche Torigine di questa parola si debba cercare nella radice


verbale araba ^^s [qamara) Jouer un jeu de liasard

avec

quel((u"iin

Kazimirski;

lusit

in Freytag; onde

il

gagner au jeu avec quolqu'un

in

cum alio lucente luna aleis vicitque


nome d'azione ^^ {qamr) il giuocare

a un giuoco d'azzardo e

jlj

{qimcr)

giuoco d'azzardo

candire. V. candito.
candito, candire,

cand

canrJe, cand; pg. candii e cadde;

sp.

e se candir.
Dall'ar.-pers. isi {(jandad)

fr.

ovvero joxi

{qindd) zucchero candito


oppure dall'ar.-pers. si
{qand) che ha lo stesso significato, e a sua volta viene dal
;

sanscrito

pere

khanda

pezzo , radice

verbale

khand

rom-

canfora, cafura,

sp.

alcanfov.

[qafur) che

dall'ar. jyli

dica la stessa cosa. Nelle tariffe medioevali dei noli

si

anche chanfera. La parola araba, che si trova anche


altre forme, non pare indigena, come del resto non
la pianta e

il

prodotto,

la

assegnata dagli autori arabi

cui

origine

nell' isola di

in-

trova
sotto
lo

ordinariamente

Sumatra. Gli Arabi

per dovevano conoscere e ricercare la canfora da tempo


antico il Corano infatti mette nel Paradiso una sorgente
:

di canfora,

che fornisce una bevanda aromatica e rinfre-

scante agli

eletti.

canna

(misura); secondo l'Amari, dall'ar.

[qama), misura
della statura d'un uomo, tradotto canna in un diploma
i.li

arabico-latino del 1187.

cannca,

sic,

cannncca

in alcuni dialetti

meridionali,

come

Lucano: parola comunissnui nel senso


Probabilmente dall' arabo iiii {miklmaqa)

in quello di Vallo
di

collana .

collana

cang-iaro
(jar)

cangiarro

(specie di pugnale): dall'ar.

culter vel cutter

cantare, cantaro (peso


peso di 100

lib])r<\

di

magnus

in

100 rotoli):

\. ciuintae.

j^zJJ>-

{khan-

Freytag.
dall'ar. jlki

(gmWr),


canzirro

<<-

s[)il(>rci(>,

crabe,

cli(>

{kulircha)

ha

y,y^

jorco .

carabi'' (aii])ra

IV.

avaro, [xtrco nel luipolcLaiio dairai".

^ maiale,

{kli/nzij')

58

{gialla):

(lalTai'.

ovvero ^\j^

L^s

stesso sij4-nificato e a sua volta viene

lo

dal pers. ^j-'^ [kliraha) che attira la paglia (ambra).

caracca (grossa nave da trasporto);


rnea IV. carraque^ b. lat. caraca,
:

fr.

eoa,

carraca, capg. caracar, sj). caracaracore. Le tre ultime forme dall'ar. jyji {qw-

qw' o qorqdr) ovvero

sp.

e pg.

{qurqura o qorqora) vascello grosso e lungo. Le altre forme pare che derivino
dal pi. di qurqur di' qarUqr, nella maniera d'altre
parole,
plurale.

'ojjiJ>

come magazzino, prese dall'arabo


Si

nella

sentiva parlare di qarnqir ,

forma del

dice

Dozy

il

pensava che ciascun naviglio si chiamasse cosi .


La parola araba antica, ma la sua radice non si riscon e si

sar

tra in questa lingua;

caracollare, caracollo

nariamente
}iri

passi,

ricominciare a

cina di mola)

la

gr. y.pxoupos, lat.

carag-olo,

(^

^=J^

dall'ar.

il

sp.

{karkara)

i)iii

caracollo.
caraffa,

A",

riprese, girare (detto di

seconda forma significa

La r

ma-

volteggiare

finale si sa-

/.

caracollare.

carrahha,

sic.

caracoL Ordi-

ritornare sui pro-

in aria (detto di uccelli e di nuvole) .

rebbe mutata in

fr.

cercurus.

sp.

garrafa.

L'etimologia

di

questa

parola deve ritrovarsi nella radice araba Jj. {garafa) che


significa attingere diffcile per determinare la forma
;

araba che ha dato luogo alle forme europee. Si ha un


^\J, [garrf), ma un aggettivo e si dice, per esempio,

anche un piccolo
vaso, secondo alcuni. V" poi ^\J. [giraf) che designa una
misura per i grani. Il Freytag d un 3jj- {guruf) brocca
di

un fiume che ha

grande
l'arabo

molt'acc|ua; indica

Del resto possiamo senza difficolt ammettere nelun ''^\Jt- {garrafa) forma strumentale di ^J-

[garafa).


sp. e

carato,

(lairar.

quUate^ ant. pg. quirate, lat. ni. quiratus:


[qirat), derivante dal greco xepxcov, il seme

pg".

J=l_,.i

della carruba adoperato


Il

come

ven. carato appunto

chiocciare .

stesso

peso, cpiindi

seme

il

peso

carcariari nel

tubare

sp.

sici-

colombi),

(dei

borbottare (del camello), gorgogliare (del ventre)

carcasso,

stesso.

j^y [qaraca) che significa lo

Dall'ar.

ovvero da J>j {qarqara)

il

d(dla carruba.

in alcuni dialetti meridionali,

carcariare
liano,

59

carcaj\ pg. carcas,

fr.

carquois

(faretra).

La

seconda parte di questa parola , dice il Diez, manila prima sembra caro nel suo
festamente capsus
casso,
'

'

originale significato di tronco o busto di un animale, let-

teralmente cassa di carne, scheletro donde passato a significare faretra. Ma il Diez dimentica che ntdl' italiano

anche turcasso, parola usata invece di carcasso. La


parola in questioni ci venuta dall'ar. j-'^J {tarka's), de-

vi

rivante dal pers. ^J^J [In'kas). Le


mutano spesso nelle lingue neolatine

lettere e e
;

cos clinrire

si

per-

da car-

da ffaccere, craindre da tremere divenuto


cr emere. Come in italiano si detto turcasso (il Dozy d
iarcasso), cos al v secolo, in francese, si diceva tarquais.
eer,

flctrir

carciofo,

acarciofa; questa parola

sp.

cui la vera
sta'ini si

forma ortografica

viene

>_&i^,=-

dall'arabo,

{liarsaf)

nel

di

Mu-

trova la forma ^tj>. {huirsuf ovvero kiarsof),

mentre

de Alcala d <^j--j^ [kiursuf).


carmesino. V. chermes.
P.

carminio. V.

carovana

dalTar. hj-}

dal pers.

carruba
roba
carvi,

e
:

fr.

cliernies.

{qairawan) che a sua volta viene

bj^-

carrubo

agarroba, garroho, afar{kJiarruba), che ha lo stesso significato.

(albero),

dall'ar. ^^j^i-

sji.

curui, sp. acnraria: dall'ar. l.jjT [karawija) che

indica la stessa pianta.

cassarola. V. cazza.


cassata. D'origine

arabica

fio

mi sembra

notissima cassata

la

Palermo, poicb has'at (i.-aj) vuol dire scodella f^rande


e jirofonda, com' veramente la [)asta di (|uol dolce, ridi

pieno di ricotta o di crema (Amari).

cassero,

acazar (fortezza, cinta

s[).

perta della nave): dall'ar.

di

i)arte della co-

mura,

{qnsr) castello, palazzo

^-a

aquitran, fr. quitran, goudron: dall'ar. 0^^


[qitran) che ha lo stesso significato; radice verbale qatara
stillare, cadere goccia a goccia .

catrame,

s]).

caviale,

caviar\

caviale

s}).

storione ed altri pesci grossi)

gr.

m. xautpt

dall'ar.-turco

cazza (mestolo, grande cucchiaio,

ecc.);

fr.

(ova

salate

di

jLjU [hawijar).

casse: dall'ar. i,^

grande piatto che pu contenere il nutrimento per circa dieci persone. Da cazza i derivati cazza[qas'a), scodella,

rola, cassarola, cazzala.

cazzarola. y. cazza.
cazzola.

cazza.

cerbottana,

vatana;

sp.

cerbatana, sehratana

sarbacane:

fr.

pg.

sardbatana

sara-

{zahatana) ovvero

dall'ar. *;lk;3

i;Ua--

{saboiana)y tubo, canna, strumento per tirare agli uccelli. In


questo senso la parola italiana disusata; si usa invece

per indicare un tubo di


bottana, e le frasi:

latta, ecc.,

fr.

kermes,

il

gioco della cer-

fare alla cerbottana ,

cerbottana (per mezzo di terzi)

chermes,

onde

sp.

ecc.

alquermez

parlare per

(insetto che

d una grana

d'un bel colore rosso, la grana stessa): dall'ar. j.^ {qirniz ovvero qrmz) che ha lo stesso significato. Dall'agg.
ar.

(ij-^9

[qirmizi)

nostri aggettivi cremisi, carmesino,

cramoisi. La stessa origine pare abcarmin e il nostro cartninio (colore rosso san-

lo sp.

carmesi,

biano

lo sp.

il

fr.

guigno).

ciabatta,

Alcuni

sp.

zopata,

dall'ar.

lascia scoperto

zajjato;

b.

lat.

sabbatum,

fr.

saoate.

Ili- {sabbt), pantofola senza tallone,


il

collo del piede.

Ma

la parola

che

araba non

61

appare evidentemente una forma occidentale.


Bisogna risalire al hit. rliahalhra, \A. di diahatruni, che
indij,^ena,

s'incontra in Varrone nel senso di


Il

termine latino trascrizione dal j^reco

cifra, sp. e

generale,

Europei ha dato

gli

sp.

jileco e ciaeco

har.-turco dIL [jaek). Quanto al


il

Gille,

alle

fr.

panciotto

dal-

derivare

gietj lo si fa

sarto inventore dei giets. Eguilaz d un '^^^

?).

coffa, nel siciliano, sp. alcofa

sporta, paniere

ovvero qoffd) che ha

lo stesso

derivi a sua volta dal greco xcptvo^,


si

nome

suo

il

zero.

cilecco, in siciliano,

{liuffa

5t^ai)-pov.

dnffre: dall'ar. J>^ {sifr) che siquale, essendo la cifra di carattere pi

il

presso

altre nove. Y.

{f/aVaka

pg. cifra, fr.

gnifica zero ,

da

sandalo

ciabatta,

dall'ar. LiJ

significato, e

lat.

pare

cophinus. Coffa

trova nel vocabolario come termine di marina disusato,

nel senso di sorta di paniere per

collare, n<d siciliano, salpare

il

biscotto.

dall'ar.

Ja.

[haa]

scio-

gliere .

cotone,
ton),
tico

{qutun ovvero qoNelFOccidente il nome pi an-

algodon., alcoton: dalFar.

s}).

che significa lo stesso.


del cotone bombacium

del secolo xiii, si trova

ma

Ji^t

gi a partire dalla fine

cotfonum, trascrizione dell'arabo.

cremisi. V. chermes.

cubebe,
d

e pg.

s}).

il

cubeha (genere

di piante di cui

una specie

pepe, p2Jer cubeba): dall'ar. <,\f^ {kababa).

curcuma,

(pianta

la

radice

cui

zafferano d'India). Da

kuncuma
cuscusu nel

chiamata in

^^=>y [kurkum),

commercio
in

sanscrito

zafferano .
siciliano,

alcuzcuz

sp.

alcuzcuzu:

dall'ar.

(jXl-i^ {kicskus), pietanza di semmola assai usata in Barberia; radice verbale kaskasa triturare minutamente.
Infatti

il

cuscusu non

mente d'acqua
piccoli grani

e ridotta,

come

altro che farina aspersa legger-

forza

teste di spilli.

di

essere dimenata, in

dado
(li

parola, oltre al suo sig'iiiticato spociale,

((jucsla

giuoco in g'onoi'ale):

sto,

62

ha

(jiiollo

Ario-

basti-

^L^jb (dar-sana'a) donde

ancli(i

dall'ai'.

j.S

{dad) giuoco

Sai.:
Diverso, a mio parere, il Bomba gracchia,
K dice: Abb' io pur roba, e sia l'acquisto

venuto pel dado o per

darsena

coda

del

dall'ar.

V. arsenale.

arsenale .
\'y.

macchia

parte pi interna del porto, ove stanno

(la

menti disarmati)

Deneb,

la

Cigno:

dall'arabo ^li {danah), che significa

Denebola. V. Xcbulasit.
drvis,

dermsci (monaci maomettani):

pi.

{darios) mendico, povero, religioso

dica, nel siciliano noia, fastidio, cura

che ha

dall'ar-pers. u^ijj^

dall'ar.

li.Js

[dtqa),

stesso significato.

lo

divano. V. dogrma.

dog'ana o doana,

IV.

donane,

aduana:

sp.

dall'ar. \y/j {'!-

wun), che propriamente significa raccolta di scritti, regiverbo dawwana restro, ruoli di un esercito, onde il
gistrare
i

tengono

poi

al

il

si

riuniscono

dragomanno,

g'

dogana, ed anche sala


il

impiegati che
del Consiglio

sedile lungo,

imbottito,

della sala, cio divano.

di piante delle

composite); pare alterazione

In arabo
^j^ [duranig).

darnag
dall'ar.

dove

Consiglio stesso,

muro

doronico (genere
dell'ar.

sito

registri, cio

dell'Impero,

aderente

il

si

trovano anche

le

forme

durunag.
sp.

dragoman,

o^J {twguman)

fr.

drogman

< interpetre

(interpetre ufficiale):
;

radice verbale p^^'

il

Trascrizione

interpetrare .

{tarr/arna)

parola araba sono lo

(Iella

63

sp.

trujaman,

meno

il fr.

alterata

truclieman

nostro turcimanno^ interpetre nel senso ironico.

egira, termine storico che segna


tana.

Dall'ar.

s^

maomet-

principio dell'era

il

Mao-

fuga , cio la fuga di

{iigra)

metto dalla Mecca a Medina,

avvenuta nel 022 dell'era

cristiana.
elisir, elisire o elisirre, sp. e fr. eirir: dall'ar.

(/-

cio la materia presso gli ahdii-

pietra filosofalo ,

ikslr)

^j^^=H\

che serviva per trasformare i metalli comuni in oro e


argento. L'arabo, che ha la forma d'una parola d'origine
misti,

straniera, viene, pare, dal greco ^rjpv


(V. Dozy, Gloss.,

notte, riportato dal

Les

Lammens,

fieurs de cette

et sont em])ortes

Ecco un passo

259).

p.

sulla

fait

l'or

emiro: trascrizione
principe

(III,

dell'elisir:

le soleil,

tondient

iksh\

qu'on

ramasse

et

101, ed. Salhani).

dell'ar. _^

(avilr),

radice verbale

fachiro (nome dei maghi

una

vent. Elles se ramassent sous des

le

pierres o elles se cliangent en

dont (m

delle Mille e

formazione

dessches par

ile,

par

medicamento secco.

_^A

comandante, capo,

{ama'a) < comandare

mendicanti religiosi dell'India,

della Persia e dell'Arabia); trascrizione dell'ar. ^J {faqr).

fanale. Alcuni, tra


dall'ar.

mato

fnfano

jli

sul

quali

(/i'war), che

greco

cpx^oc,

o fanfarrone,

Eguilaz,

ha

lo

derivano

questa

parola

stesso significato ed for-

o (^av?.
sp.

fanfarron, fanfarro:

pg.

fan-

64

fanfaron. Saranno, come ci'cde il Die/., foi'nie


onomatopeiche. Marina le deriva dall'ar. J<? {fankliara)
IV.

farro,

inani in

gloria se iaclavit

va benissimo per

trascritta

lo

lormi^ francese e italiana derivano dallo

le

/";

Freytag; ({uesta etimologia


spagnuolo, dove s{)essissimo la r- [kli)

spagnuolo. Eguilaz ed altri preferiscono

l'ar.

jMJ {fm^far)

in Freytag.

iiudtilocpius

fardaggio. V. fardo.
fardello. \. fardo.

fardo, dim. fardello,

fardo,

sp.

fr.

fardeau^

comune

it.

fardagglo,

pi probabile
fardage. L'etimologia pi
l'ar. oy {farda) che nel volgare vuol diro ballotta di mer-

sp.

una met

canzie,

del carico di

una

bestia.

farfog"liare, nel napoletano, lomb. farfoj, sp. farfular: dall'ar.

indjrogliarsi nel parlare

farfara [}j)

feluca e flluca,

s^).

faluca,

certamente dall'arabo;

fr.

(Diez).

filouque. Questa parola

ma non

ci

so spiegarmi perch

viene

mai

il

Dozy s'adopera a dimostrare ch'essa derivi dalla strana


forma araba isl^^- {harraqa), quando noi nell'arabo troviamo altre voci assai bene corrispondenti nel signifinella

cato e

forma,

sono

quali

iUj

(ftdk) e <==yi {fu-

uk), che s'incontra nel volgare.

Fomalhaut,

stella di

trascrizione

prima grandezza. Ta del Pesce australe:

dell'ar.

oj^i-l

{fam-ul-ht)

la

bocca

del

pesce

(funduq), albergo dei


mercanti, i quali vi alloggiavano insieme con le loro mercanzie. In siciliano significa locanda . Nei principati

fondaco,

sj).

ftndago:

mercanti

si

Gerusalemme

jjJ

fondaco era una specie di borsa, ove


riunivano e trattavano affari commerciali. A

fondati dai Crociati,


i

dall'ar.

si

il

chiamava

Corte del fondaco

un tribu-

nale di commercio (V. Lammens).


fregio,

s]).

friso

Nell'arabo

si

alfz,

ha j^J]

fr.

frise

{ifriz)

(termine architettonico).

che nel Freytag

corona

65

ad pluviam arcendam e nel Bocthor


fregio . La voce araba, che antica e

et superciliura parietis

e altri signitica

appartiene alla lingua classica, corruzione del greco ^w'^pog, con l'aferesi della prima sillaba.
e

fustagno

frustagno,

solana): dalTar.

fidarne

stoffa di

[fukan)

i^iiti

fr.

fuslan,

sp.

nome

della citt del Cairo. Perci

gros-

cotone in Ibn-Ua-

Eguilaz crede la parola alterazione di

tta.

(stoffa

Jl]a>i

[fusi),

Diez deriva fustagno

il

da Fostat (Cairo, dove si fabbricava la stoffa) il Littr poi


dice che Fostat il nome di un sobborgo del Cairo, donde
;

esportava questa stoffa. Infatti Fostat il luogo })resso


cui fu fondata la citt del Cairo e che poi divenne parte
si

della stessa citt.

gabbano,

sp.

gabar), pg. gabo,

fr.

cahan\ pare

dall'ar.

Lc.

['abu) ovvero ;<.U ['aba^a)^ sorta di mantello di lana. Nello

che indica forte compressione


gutturale, spesso trascritta con g^ es. algarade (macchina
da guerra) da al-'arrada perci probabile che la parola sia venuta a noi per la trafila dello spagnuolo. Eguilaz
lettera

la

spagnuolo

('),

d come etimologia della parola un basso latino capanus^


formato da capa.
gabella,

sp.

gabea:

dall'ar.

donde anche

tassa ,

^LJ {qabala, nel volgare ^a/^/a)

lo sp.

alcabaa tassa, imj)osta

Nel significato di tassa, la parola molto usata dagli scrittori arabi, come da Ibn-Hancal che scriveva nel x secolo
;

nel senso di gabella ricorre in An-Nu\vayrl, vissuto tra


sec.

XIII e

il

sec.

xiv.

11

Diez

per

l'anglo-sassone ga/u., gafol porto

ragione

per

il

fatto

che l'iniziale

in g\ fatto che, secondo lui,

deriva gabella

il

dal-

TEngelmann gli d
j (r/) non si muta mai

, e

un argomento decisivo contro


retinioloi^ia araba.

gelniann,

il

perch

d'altra parte noi

veva caballa

<

non

>ra,

66

si

[q)

nuita

(|ual('li(!

volta in

sappiamo che neirantico italiano


Invece

e cnbea.

En-

vero ((nello che afferma

la parola

g;

si

scri-

anglo-sassone

che per noi [resenta grandi dillicolt quanto alla forma.


Sarebbe as.sai strano , dice poi Dozy, che i popoli

mezzogiorno avessero preso il nome d'una imposta dagli


Inglesi, coi quali avevano pochissimi rapporti, mentre ne
del

avevano moltissimi con

Arabi.

gli

011

abitanti

dell'Italia

meridionale vivevano anzi sotto la dominazione di questi


ultimi ed a essi pagavano i tributi .
gala. Per l'etimologia di questa parola
l'ar. aU- {khi'a), veste d'onore, che

si

presta

abbastanza

l'Amari traduco

p(n'

casacca di gala {Bib. Ay'ab.-sicua).

galanga

e galica, pianta delle Indie orientali,

Arabi

chiamata dagli

[klialangn), ^^Jj*- {khauanf/n) e ^jJ^U.


[kiawalanfian). Ricercatissima nel medioevo la radice di
\=k:^^

questa pianta, usata in medicina e nella cucina, e messa


nella categoria delle droghe fortemente riscaldanti ed eccitanti.

galera, prov. gala e galega, gr. m. yaXa e yaXaa, ecc., con tutta la sequela dei derivati. Alcuni dal

galea

latino galea

elmo

ma

allora per l'accento

avremmo

do-

vuto avere glea altri dal greco -^oCkti pescecane il


Diez da yXrj cui Hesychius attribuisce il senso di una specie
;

un lungo naviglio che avr


potuto essere paragonato ad un lungo corridoio. Ma in
verit pare che anche questo termine, come tanti aldi galleria (s^pa^ elSog), quindi

tri indicanti specie

venga dall'arabo, dove un


ossatura di nave ed anche na-

di navi,

khallja) che significa

viglio e fa al plur. \i%- {khalja),

derivare la parola.

magazzino

galera. \. gala.

La ^

galanga.

[kb)

si

donde potrebbe anche


mutata

in g,

come

in

di

garbino (vento
agg. di

raba)
Il

garbo.

ponente)

67

dall'ar.

occidentale ,

j^ {garbi)

^J. {gnrb)

occidente

tramontare

radice verbale

w>^

{ga-

Diez dall'antico tedesco garawi, gario, acconcia-

verbo garawan, ted. m. gerben, aj)parecchiare, acconciare . Ma noi, p(;r ricercare l'origine
tura, abbellimento ,

di (fuesta parola,

di essa.

Ora

senso di

seau

dobbiamo

l'antico

mode de

(Littr).

garbe (du vaisseau)

risalire al significato primitivo

francese garbe

trova

si

usato

nel

construction et d'apparence d'un vaisIls

(les

reconnurent son

matelots)

qu'il tait ture

et

de Sale

Poi

si-

gnifica semplicemente apparenza, aspetto:


Kl monslroil a son pori quel sang
Tanl la garbe de prince au visage

Tous

(leux de

concevait

le
il

avait.

garbe et de coiirage grans.


(V. Littr).

accanto a gnrbr, cui

si

ricollega la nostra voce gorbo^

forma antica gnbe, rimasta nel francese come termine


arcbitettura ed anclie di metallurgia nel senso di masse

l'altra

di

totale d'un haut fourneau

(Littr).

Jra

francese antico garbe e la forma gal)e e

il
il

significato del

suo significato

m'inducono a scorgere l'origine


della parola in questione nell'arabo >_-ll3 [qui ab ovvero
qalib) che significa modello dove si versano i metalli ,
e in genere mor/eUo, forma. Il q (j) si sarebbe mutato

come termine

in

Vega\ lo scambio delle due liquide


nelle lingue romanze. L'Amari deriva la parola
^^i [garb] ponente , il Garbo, come dicevasi

g come

facile
dall'ar.

di metallurgia

un tempo

in gabella e

Prefazione alla Biblioteca Arabo-sicu'a).


garruso e arrusu, nel siciliano, nel senso d effeminato, bardassa dall'ar. ^j'j^ {'ars) fidanzata, sposa sp. daroza.
:

(V.

ogazara, pg. algazzarra. Le forme spagnuola


e portoghese, che nella prima sillaba conservano l'articolo

gazzarra,

sp.

-- R8

dicono chiaramoiite

arabi, ci

lingua. Secondo Pietro di

parola prosa da questa

clu; la

Alcala,

verbo jjt {gazzara)

il

significa latrare, morniorare, sparlare ,

sostantivo j^J^

il

{gazir) significa ciarlatano, uoiio ciarliero

zra) niormorio di gente

gazava non danno


abbondante

di essere copioso,

{ga-

(Juesf ultima voce avr dato

origine alla parola in (piestione.


dice araba

, e ij\y,

vocabolari i)er alla ra-

altro significato che quello

Ora

tale significato, se-

condo me, aiuta mirabilmente a ritrovare

in questa radice

retimologia di gazzarra.

significa essere

ma

copioso, abbondante,

gazra

Infatti,

ci detto

una sorgente
abbondanza d'acqua di
anche

ora se gazra significa


una sorgente , si comprende facilmente
d'acqua

sia passata a significare

il

rumore,

il

d'

come

mormorio

la

parola

stesso della

sorgente prodotto dall'abbondanza d'acqua, e quindi

ratamente

il

mormorio,

il

rumore

il

chiasso,

figu-

festoso

di

persone riunite.

gazzella: dalFar. Jljt [gazai] che significa


o

gelsomino

gesmino,

jnzmin,

sp.

\)g.

jasmin^

[gasamin) che denota

dall'ar.-pers Ca^^^

lo stesso.

lo

fr.

jasmin;

stesso.

gengiovo. V. zenzero.
fr.

ghiazzerino,

jacerina, jaceran e jasaran


Si molto discordi sull'etimologia di

jaseran,

(giaco di maglia).
Il

questa parola.

za

ir),

Diez

sp.

la

tori arabi

di

dall'ar.

iSj\j^ {ga-

algerino , perch si dice che Algeri fabbricava

eccellenti giachi di maglia.

algerina

deriverebbe

non

si

Il

Dozy osserva che negli

trova nessuna traccia di questa industria

perci crede piuttosto che la parola sia composta

due termini,

il

\)nmo jaque

giaco ,

il

secondo

[zarad] che significa maglia e giaco di maglia


che anche giaco sia una voce araba (V. giaco).
giaco,

fr.

jaque,

sp.

jaco

(sorta

}rima della invenzione delle


l'ar.

''LXz.

Freytag.

scrit-

[sakk]

lorica

di

armatura,

l'ar. .sjj
.

Pare

adoperata

armi da fuoco): Eguilaz dal-

angustis

annulis

contexta

in


giannetta

(specie

69

(rarme in

asta,

genere bastone da pas-

in

seggio); ginnetto (specie di cavallo spagnuolo);


(cavaliere armato d'una lancia e di
rola [ginete] che
e

(!!)

[xvrjxrj?

proprio ijLj

il

Diefenbach da

^(ivvoc,

La grande

(Zenta).

gineie

uno scudo). Questa pa-

Diez, dice Dozy, deriva

il

si),

dal

greco y^-

viene dal

(!!),

nome

trib o meglio la grande

nazione berbera dei Zenta, alla quale appartenevano i Meridini, ha fornito costantemente ai sultani di Granata cavalieri che erano

pi saldo appoggio di questi principi.

il

arrivarono nella Spagna in numero

})rimi cavalieri ginetl

di mille nell'anno

loro lancia corta era chiamata

giannetta), e nel testamento di


Crudele questione d'una espada gineta . Erano

dagli Spagnuoli gineta

Pietro

La

1263.

il

(it.

ha ricevuto

cavalieri cosi eccellenti, che genete

dexter equitator

di

valers janetz
cosi dato

il

. (ili

nome

In catalano

Spagnuoli,
di cavallo

si

il

senso

chiamavano

ca-

gi' Italiani e i

Francesi hanno

ginnetto

ginete,

genet a

una specie di cavallo di Spagna. Il mutamento della z in g


come in giraffa da zarfa. V. articolo su ginete nel
Goss. Dozy-Eng.

giara

giarro (sorta

di tazza):

dall'ar. s^=-

{garra) che de-

signa la stessa cosa.


o

giarda
i^a.

giardone

(specie di malattia dei

{garad) che denota

giarma

lo

(barca saracinesca)

dairar.

stesso.
dall'ar.

cavalli):

^j>.

{garm) che denota

lo stesso.

giarro. V. giara.
giberna. L'arabo ha

^^

(.'7?<'^)

spaccato della camicia

che

ma

significa

poich

gli

propriamente
Arabi , dice

lo
il

Lane, portano spesso degli oggetti nello sparato della camicia, essi adoperano ora questo termine per tasca . Ora
il

Dozy crede che da gtb

giba,

il

fr.

mente ^_^

giberne
{(/aitj)

sia derivato

e Tit. gijerna.

col dittongo.

il

latino

L'arabo

medioevale
originaria-

70

ginnetto. V. giannetta.
giraffa,

(l'u'afa.

sp.

lo

j^iiitica

giubba,

denota

la

giuggiola,

ibj [zarfa)

che

si-

stesso.

aijuba,

sp.

giraf'e: dall'ar.

fr.

giubbetto ecc.

it.

dall'ar. i_=. {f/nbba)

che

stessa cosa.

sp.

jujuba, nap. jojeina, lucano jojola^ lucchese

zizi/phum, gr. C^'^ucpov: dall'ar. ojjij [zifzuf)


< giuggiola bianca , mentre la giuggiola rossa detta

zizzola^

laf.

cjj-jj {zufaizaf).

giulebbe
e

<

giulebbo,

aromi): dall'ar.

(r/n/)

persiane Ji
dire

juiepe (sciroppo con acqua distillata


delle due parole
^>\=^ [gitlab) composto
si),

ac(pia di

rosa e

^T

[ab) acqua , quindi a'uoI

rosa .

imano

(ministro della religione

musulmana) trascrizione
;

[iinm) sacerdote, presidente


priore , V iman, colui cio che recita
Moschea.

l'ar.

aL.\

Islamismo
l'ar.

(religione e dottrina

A>L1

{islam),

rassegnazione alla volont di Dio


intarsio, intarsiare. ^^ tarsia.

lafia nel siciliano, sp. alafla.


ai pi forti,
si

lo

da cui

si

le

orazioni nella

del-

propriamente

lo stesso,

ricava la

ovvero da

gomma

Le carezze che fanno

scodinzolare dei cani,

adoperano verso

le

lacca: dall'ar.-pers. JV (luk) che significa


[lakk), sorta di pianta

un'assemblea,

maomettana,

dil

di

maomettana); trascrizione

religione

del-

persone di cui

le
si

lacca.

deboli

parole dolci

ha bisogno,

che
tutto

esprime in siciliano dicendo

si

questo

billafi

71

misericordia

lafia,

niillat

Introduzione allo studio

a quarcimo (Avolio,

Lo spagnuolo

del dialetto siciliano).

fari

jerdono,

significa

adopera nella frase pedir alafia . DalTar. iJUl ial-fija) incolumitas in Freytag, radice ver, e si

bale 'afa perdonare .

lambicco

alambicco, lambiccare:

derivante a sua volta dal greco

lazzerola, lzzerolo e azzeruolo,

dall'ar.

[i^c^,

sp.

rola, ecc. {mespilus azerolus):

^^\

{al-nnlnq)

^jL^i/wO?.

acerola, azarola^ acze-

{az-zu'rur

dall'ar. jjj'J\

ed anche az-za'rur), parola della lingua classica. Eguilaz


crede la voce araba semplice trascrizione del latino acerula^ dim. di acer, nome dato dagli Ispano-latini ad ogni
frutto aspro, acido ecc.
lilla,

Was,

fr.

letti)

dall'ar.

(V. Egulaz, Gloss.).

Ulac (frutice dai

sp. lila e

^U {Wak)

il>lJ

{lilk),

derivante dal per-

siano rJJ {lilag) che deriva a sua volta da


scrito nila

lima

indaco

a.^J

[lima),

-dJ

[nll),

san-

cedro

(specie di piccolo

dall'ar.

turchini o vio-

fiori

nome

che

ha un'acqua dolcissima):

d'unit di

{l)n)

che

significa

cedro in genere.

limone:

j*-^ {lain7i o lalmon), dal


{/imum); per metatesi il sic. limiuni.
lisma. V. risma.
liuto,

dall'ar.

fr.

luth, sp. laud,

alaude:

dall'ar.

:>_yJl

pers.

y*-^

{al-'ud),

nome

strumento eh' d'origine orientale. Ecco la


tradizione araba, riferita da Al-Mas^ud, intorno all' inven-

dello stesso

zione

del

Lamech,

primo che fece uso del liuto, fu


Lamech aveva un figlio ch'egli amava d'amor

liuto:
.

grande. Mori

il

11

fanciullo,

un albero. Se ne sciolsero
rest che la coscia, la

le

gamba,

il

piede e

le

il

dita.

Egli al-

un legno, l'assottigli e acconci in modo che


cassa armonica del liuto ad imitazione della coscia,

lora prese
fece la

corpo ad
giunture fino a che non ne

ed egli ne sospese


il

collo

del

imitazione della j^^amba, la testa ad iiuitazioue

;i(l

piede,

72

bischeri ad imitazione delle dita e

corde ad

le

imitazione delle arterie. Si pose allora a suonare e ad in-

tonarvi sopra un canto funebre, e


L' [s ami sino,

(V. Italo Pizzi,

di

araba

verbale

liuto gli

rispondeva

170).

i>ag.

luffo (niuccliio, batuffolo); rorigine

trovare nella radice

il

(pu^sta
Lil

[)arola

si

pu

avvilup-

(///)

pare, ravvolgere

M
macabra

(danza):

parer mio,

mologia
corre
di

pi.

comunemente da Machabci'orum
difficolt

le

[cltorea).

d'ogni genere, che solleva

l'eti-

scompaiono quasi totalmente quando si rij-Xk [maqabir) tombe e quindi cimitero ,

latina,

all'ar.

;^. {niaqbara)

tomba

Quanto

alla forma, Tori-

gine della parola va spiegata anche meglio, facendo mrr-

cabra metatesi del singolare arabo maqbara.

macpama, nel

genovese, fazzoletto

che significa

magazzino:

lo

dalFar.

i._^=i

{mahrmna)

ys.

{maktzan o

stesso.

dall'ar.

j^ {mnkhazin)

\)\.

di

makhzen), donde deriva il nostro volgare magazzeno e


lo sp. aningasen. La voce araba significa anche magazzino, cio luogo di deposito

radice verbale

hhazana

de-

positare, conservare .

mag"ona

ferriera e magazzino in grande di ferro, per sim.

luogo di grande abbondanza). Non esito a proporre l'etimologia araba o_f\ {m'un) che indica ogni specie di utensili,

di

arnesi; la radice verbale

^yu>

{ma'ana) contiene

l'idea

abbondanza.

mammalucco,

sp.

schiavo . Xeir

nel Brasile

il

mame/uco:
it.

dall'arabo

sp. e pg. significa

figlio

JjU-

{mamk)

stupido, imbecille

d'un Europeo e di un'Americana.


Maona
del

Mahona. Famoso

nella storia commerciale e politica

medioevo questo nome, dato a societ

l'epoca

cosi la

Maona

mune

di

Genovesi dopo

avvenuta nel 1340.

che avevano conquistato V


Genova l' indennit dovuta

suoi,

costituite in quel-

di Scio, costituita dai

la conquista di quell'isola,

73

Il

Vignosi

chiesero

isola,

al

co-

e poich questa citt

grado di pagare, essi costituirono una societ


vecchia ^laona , la quale conchiuse con Genova il

non era
la

in

patto seguente, che alla Repubblica restava

mixtum imperium

mentre

sull" isola,

tutto

il

il

nierum

(4

profitto, tutte

imposte dirette e indirette spettavano ai Maones, alle


cui spese si difendeva 1" isola (V. Miiller, Documenti sulle

le

Maona

relazioni delie citt toscane).

viene

dall'ar.

^;_^.

(mn'unn) aiuto, soccorso, sussidio .


marchesta o marcasita (sorta di mezzo minerale composto
di zolfo e ferro). La parola certamente d'origine orientale

Engelmann

la

deriva dall'ar.

Ua-i5^*

[marqastn) che

Dozy dice doversi scrivere ^i^^ {mnrqasitlia).


che, presso Susa, deriva dall'ar.

rakaza (j^)

miniere

dall'ar.

-rj-

[marf;)

significa prato .

Markab.
l'ar.

markuzf, questo dal verbo

nel siciliano, campo, palude

marge,
elle

trovare

Diez dice

Il

Pegaso: trascrizione del cavalcatura .

Stella della costellazione del

^J^

maschera,

sp.

strega

masca

[markab),
(^

pg.

letter.

mascara,

( striga,

quod

fr.

est

mascpie.

Il

Diez d

un masca

masca, striga quae

dicitur

Mahn, rifiutando recisamente Tarticolo del Diez,


ha dimostrato in una maniera ingegnosissinui Torigine araba
). Il

della parola,

da IJ^' {mask/uva),

farsi beffe di qualcuno,

skhara
Il

si

ridere alle spalle di uno

sakhira
.

Ma-

trova nel Freytag nel senso di beffo, facezia

Dozy dice che

indubitabile,

legge:

la cui radice

)\J\

ma

suo significato di buffone non solo


antico ancora. Nelle Mille e una notte si
il

ijt^ '^ {^^:>.H\)

.;!

J^

si

racconta

ch'egli


(il

gobbo) ora

altri passi,

il

74

Dopo aver

iashard del siiltain) .

dico d'avcM'

dritto di concliiiiden^ clie gi al

il

secolo XII questo termine aveva in Oriente


buffone.

uomo

Tlia ancora.

Oggi
di cui

una

uno

il

significato di

In arabo masklinra era anche

fa beffe >,

si

citato

come

riscontra

si

nelle

secondo Malin, sarebbero stati i })rimi tra i popoli d'Europa ad adottare la parola araba, perch nel loro paese sono nate le maschere,

Mille e

notle. Gl'Italiani poi,

avevano luogo in carnevale. A principio il termine


designava un saltimbanco, un buffone con una maschera,
nn jmlcinella che recitava una parte importante nel carle

quali

nevale, che faceva ridere gli altri ed era lui stesso oggetto
di

scherno: pi tardi

si

applic all'oggetto che presso

un

buffone colpiva di pi gli sguardi, una maschera con


si

copriva

dice

il

Io divido questa

viso.

il

Dozy; mi pare certo che

significato

dapprima

maniera

di

tal

cui

vedere

ha

la parola in questione

buffone presso gli Occidentali.

fatto curiosissimo e che, io credo,

non

stato

Un

ancora no-

che nella Francia stessa, nella prima met del secolo XVII mascarade aveva questa accezione . E cita un

tato,

passo, ove detto

piene di gente, ove


taloni e sonatori .

Le

case, ove si

beve

il

caff,

son tutte

trovano buffoni, nascarades, panQui dunque mascarade sinonimo di


si

buffone e pantalone, ci che corrisponde alla parola araba.

Secondo Dozy,
dagli Arabi di

Sicilia,

delle Crociate. Gli.

medesimo

di <

avrebbero ricevuto questa parola


o meglio da quelli di Siria, al tempo

g' Italiani

Arabi hanno ora

maschera

ma

la

parola

nel

senso

l'han preso da noi; e l'aver

dato cpiesto significato nuovo a una parola che gi possedevano, vuol dire che essi riconoscevano nella nostra voce
l'origine dalla loro, o

almeno

vi

vedevano molta

affinit

perch altrimenti avrebbero trascritto la nostra parola con altre lettere, che forse meglio si sarebbero
di significato

prestate, per es. nella

Eng., Gloss.).

forma

ij^-

{maskara).

(V.

Dozy

et


materasso:

dall'ar.

onde con l'articolo


^J^. (mafrah),

lano amatraJi e anche


{iaraia), che

76

lo sp.

amadraque.

Il

matrah non

di

La voce araba per assai antica


materasso: Tha alibi, nato nel 901, l'adopera

in

una sua opera.

e sotto di lui

nunzia, con la j

tre

anche nel Cazwini,


al-lmrani si legge Jj-\ j

ovvero

di seta

nera

in

un

t-J^ <:^j

un motrah

volte

Se questa pro-

prima sillaba, la veparola sarebbe propriamente un participio passivo,'

race, la

gettato

nome

nel senso

Si trova

Mohammed

-r-Jo

get-

che locus quo quid

proiicitur

passo di

verbo

la radice di questa parola, significa

tare e nel Freytag

cata-

il

[il

che

quello

o) nella

sarebbe

pi

appropriato

che un

prima motrah e pi tardi


matrah. Nella Spagna, questo termine era ugualmente in
di luogo.

Forse

si

disse

uso in questa accezione, perch si legge in Ibn-Haiyan, che


Colui che ha raccontato questo, agfioriva nel sec. xi
giunse che egli ha visto, in mezzo ai letti di riposo nella
:

sala di quel personaggio, materassi {maturili)

fatti

pelle del dorso del fanec, e ornati tutto intorno


di

Bagdad

d nel senso

Oggi ancora

cifre

parola in uso; Docthor la

la

di letto e di materasso. Al-inatrah^

passato nelle lingue romanze

di

della

dunque,

forma pi pura il prov.


almatrac\ almatracum in Ducange; cat. amatradi; poi
una forma spagnuola ahnadrac in un documento del l:)92:
;

amadraque. Senza l'articolo e con una terminazione romanza, che ha sostituito la forte aspirazione li,
e pg.

sp.

materasso^ fr. materos e mMeas, in Ducange materacium e materatiuni. Il rapporto tra materasso e la

it.

radice tarala gettare

, si

spiega cosi

in origine

un ma-

terasso [matroh) non era un oggetto sul quale uno

ricava per dormire,


si

sedeva, e quando

dove

mattacino

si

ma
si

co-

era una specie di cuscino sul quale


voleva cambiar posto, lo si gettava

voleva sedere (V. Dozy

mattaccino,

si

sp.

et

matachin.,

Eng., GIoss.).
fr.

matassins. Per-

Tesone mascherate e {grottesche,

ordinariamente con

le quali,

campanelli alle yamhe e ai cappelli, eseguivano una danza


detta i mattacini. In alcuni dialetti meridionali matfacwi

non sono

altro che gesti hurlcschi e per lo

iiii

noiosi, fatti

specialmente col movimento delle mani, e la parola


nelle espressioni quanti uuiltaccini! e

trova

si

non far matta-

Dozy deriva la parola dal participio plurale della


(pnta forma del verbo -^j {ivar/alia) ch' Cnj^-^^ {mutacar/f/iJin) persone mascherate .
cini! .

Il

stella di 3*

Merak,

grandezza, la p della Grande

crizione dfdl'arabo

meschino:

dall'ar.

misero, umile

>rsa

tra-

(maraqq).

^}\^^

i>$Il.

[miskin ovvero meskin)

povero,

meschita. V. moschea.
minaret, sp. minareie. Comunemente dall'ar.
['tianara), che signitca })ropriamente luogo dove

minareto,
'ojc>

fr.

un lume

^la forse meglio derivarlo, per la forma e per

minare, ch' la parola araba pronuna meno che non lo si voglia piuttosto derivare
ziata cosi
dal pi. arabo ob*^ {manrat).
l'accento, dal turco
;

moca. E

il

caff del

Yemen, conosciuto

in

commercio

sotto

questo nome, perch la citt di questo

il

pale porto donde viene esportato.

nome
nome arabo

della citt

monco,

mousson:

Il

princi-

[mokli).

monsone

mussone,

monzon,

sp.

pg.

fr.

in Freytag: tempus quo conve^_^ [nausini),


niunt solemniter peregrinantes ad Meccani, nundinae sodall'ar.

lemnes,

ma

in generale significa epoca fissa, festa che

ha luogo a un'epoca
gione
di

epoca

nome
gno

gano

di

fissa

senso che naturalmente


fissa.

Nel

mausim

Yemen

ai quattro

e luglio, nei quali


le

dell'anno

vele.

Ma

poich

Significa anche sta-

si

svolto dal primitivo

dice

mesi

Niebuhr,

di aprile,

si

il

maggio, giu-

navigli delle Indie orientali spiein

quelle

parti

del

mondo

le

stagioni sono interamente determinate dai venti periodici,

che sofliano con una regolarit singolare,


il

nome

che

si

di

mausim

stagione

alternano con regolarit

moschea:

dall'ar. sfr-

verbale

j^r-

[masg/d)

si

trasportato

ai venti d'est e d'ovest,

luogo di adorazione

[saf/ada) prosternarsi davanti

(a

radice

Dio),

ado-

Pi prossima all'originale la forma antica meschita, che troviamo nel canto Vili dell' Inferno di Dante
rare

Ed

io:

Maestro, gi

L entro certo

detto cosi presso

muezzin,

minareti

chiama

il

Musulmani
alla

colui

participio della seconda

preghiera

popolo

{mn'oddln, d bleso)
alla

sue mescili le

le

nella valle cerno...

colui che dall'alto dei

preghiera:

dall'ar.

''y

che chiama alla preghiera

forma

>\

{'addano)

chiamare

muft, personaggio di grande autorit presso i Musulmani,


essendo l' interprete del testo del Corano, della legge e di
ci che si riferisce a

Maometto

(muft) giureconsulto

trascrizione

dell'ar.

wi

colui che d decisioni sulle que-

stioni di diritto.

mug'avero

(specie di dardo antico,

il

soldato stesso che lo por-

{tnugawir) che Pietro


di Alcala traduce per corredor que roba el campo . Questa voce sarelbe il participio di gawarc^ terza forma di
tava), sp. almoga'jares: dall'ar. jjU.

di

gara

mummia,

(fare
sp.

una

spedizione).

monia^

rivante dal persiano

fr.

momie:

^j*

dall'ar.

{niuu) cera

'^^ {nnmija), de.

Con questo nome

designa in Persia una specie di asfalto, cui attribuiscono


propriet curative. La migliore qualit si estraeva da una
si

rimontare dagli abitanti del


paese all'epoca leggendaria del re Feridun. Nell'Egitto si
raccoglieva nel cranio e nei visceri dei cadaveri una macaverna, la cui scoperta

si

fa

teria nera, bituminosa, residuo delle spezie e degli

aromi

78

adoperati per Y iinbalsaniazione. Questa materia, che poco


differiva dalla miiimnia minorale, si vendeva sotto il nome
stesso di

commercio

coli del

nome

noi mercato di Alessandria. Negli arti-

mummia,

medioevo

del

s'

incontra anche

questo

(Heyd).
nel siciliano (astemio, che

murabito,

priva del vino),

si

sp.

mo-

rahito eremita : dall'ar. lul^. {inurdblt), che Pietro di


Alcala traduce per ermitano.
nel siciliano,

musa,

ovvero

il

nome

sp.

di

: dall'ai'. j_^ {nauz)

unit del collettivo

viL..

[miisk). Questo profumo, ricavato da

sp.

muselina, pg. murseina,

^y {mausi)
dove

si

aggettivo di J^_^*

fabbricavano dette

Musulmano,

musa.

{a1-misk)\ l'italiano dall'ar.-

^ii~ll

nante detto Moschus moschiferus, era tra


tevoli del commercio nel medioevo.

mussolina,

mauz.

almizque, ahnizle, pg. a/misca): Lo spagnuolo

portoghese dalFar.

pers.

banano

dai botanici la forma araba latinizzata in

muschio,
e

nuse

[liauza),

ijj'

Anche

fr.

sj).

fr.

un rumi-

gli articoli

no-

mousseline:

da

Mossul,

[mausl)

citt

stoffe.

{musim) il Muislamismo. Anche Abramo

MosoUnan. In arabo

Jl_.

sulmano, cio colui che professa l'


chiamato nel Corano musulmano {muslin), cio uomo
che vive secondo Dio. Le forme occidentali non derivano
direttamente dairarabo,

ma

dal

turco \i-. [musihnan),

plurale adoperato al singolare.

N
nababbo

dall'ar.

nabab (governatore
^\'y

vicer;
veci

naca

[nuivivab)

radice

pi.

indiano e per sim. riccone ):


di wtl: {nci'ih)

verbale ^\: (nba)

luogotenente,

supplire,

tener

le

>.

culla

nel lucano e nel siciliano ove

ha

altres

il

si-


gnificato

gno

79

fosso d'acqua, stagno:

(li

(lall'ar. i*a;

{naq'a) sta-

ncchera,

fV.

nacaire,

naquaire,

sj).

ncara: dalFar.

ij\J

{naqqara), specie di piccolo timballo; o meglio dall'altra


voce araba s^i {nuqra), il suono che si ottiene premendo il
pollice contro l'indice o la lingua contro

nadir:

dall'ar.

(ncr^Ir),

il

palato.

che significa corrispondente

(allo

zenit) .

nanfa

fr.

(acqua),

cui base

naranz

sp.

fior d'arancio). Dall'ar.

il

^;S

della

'.^jc,

[nafaia) odore

di
.

coda del Leone; alterazione dell'arabo

{danab-ul-asad) coda del leone


la

nenufar, pianta,

Nynphea

lotus: dall'ar.

noria (ruota idraulica): dall'arabo


lo stesso.

^^

[nlnufar),

{niufar\ sanscr. nilitpaa.

pers. ^j_^J

gli

nafa (acqua odorosa

naranza. V. arancio.

Nebulasit, La
ji-Vl

naffe {eau de),

Sjj^l;

L' irrorazione artificiale dei

Arabi; cosi

si

(na'wra), che denota

campi

ci

venne da-

spiega l'origine arabica delle parole noria

e seccJiin.

nuca:

dall'ar.

^li

{nukli') midollo spinale

Conferma chia-

ramente l'etimologia araba il fatto che nuca, come il fr.


miqie, ha avuto anticamente il significato di spina dorsale.
nzallanire e nzallanirsi stordire

uno non sappia che

e stordirsi parlando, sicch

dirsi e farsi

ed erri nel discorso

napoletano e lucano. L'arabo ha il verbo


rare, commettere errore nel discorso e
"Jjl

"Jj

{zala)

la (quarta

{azala) far commettere errore nel discorso

nel

er-

forma

occa (peso eguale alla dodicesima parte del


rotolo). Dall'arabo volgare iJjl {uqqa ovvero oqqa) piut-

occa,

fr.

orjue^ sp.

tosto che da

i-sjl

[uqija), donde pare derivi la forma oc-


ho lro\ata

chin

clic

lotti,

riportale dal

io

80

in

Miillor

un elenco

di

merci del

l'cga-

(').

occhia. ^^ orca.
incenso

olibano,

oleum

Non

fjihani, percli

deve

si

\>dere

Lii)ano

il

censo; essa invece deriva dall'ar.


gnifica h) stesso, cio incenso

articolo e molto alterata, la

non

in

(jiiesla

pi-oduce

[)ai'ola

affatto

in-

[al-luban) che si(Jnesta voce araba, senza


[S\\

vediamo anche

in

beghiino

o benzoino da luban f/tc incenso di Giava

(^).

papagai/o, prov. papagai, gr. m. nana-^cQ. 11


Diez da papa e Tantico francese gai, ovvero da pa])a e

pappag'allo,

sp.

da pavus gallus. Viene invece dall'ar. U_.


{babag), con la nuitazione cosi frequente e naturale del b
in jo, lettera che la lingua araba non possiede. Dozy dice
altri

gnIo\

Europei hanno ricevuto questa parola dagli Arabi,


sebbene non sia d'origine arabica, essendo, secondo lui, un
che

gli

termine africano.

patacca (moneta, macchia


;ilLlj

in

{batqa) in luogo di

finestra .

Mori

senso
^ilL.

j,\

dice Doz}',

fg.

spreg.):

dall'ar.

{abu tqa) padre della


hanno preso le colonne

trovano figurate sulle piastre, per una finestra, e per questa ragione hanno dato a questa moneta il
nome di 'padre della finestra'. Gli Arabi hanno il costume
d'Ercole, che

si

formare composti con abu padre cos essi chiamano


anche un'altra moneta, il leone d'Olanda, w.lT'^^l {abu-kab)

di

(')

toscane
(^)

r,

Documenti

coli' Oriente,

Arabies,

sulle relazioni

commerciali

delle citt

pag. 395.

VOlibanum

oii encens, dil Hasselquist, crol dans les deux


d'o on l'apporle a Giedda qui est le pori de la Mecque

(Lammens,

op.

eli.,

pag. 186).


padre del

Teresa

cane

81

nell'Egitto e nel

chiamato^

j>\

Sudan

il

tallero di

Maria

{abu-tair) padre dell' uccello

cagione dell'aquila che vi figura

>, a

(').

petonciano, sp. berengena, pg. beringela {Solanum meongena)


pianta erbacea il cui frutto ha la buccia paonazza, perci
naso a petonciano dall'arabo \.\ {hdingan).
picchiu nel siciliano, d'onde il verbo picchiulari, piccio e
la frase

picceare in altri dialetti meridionali piagnisto e piagnucolare . Forse dall'ar. ^T {baka), radice verbale che si-

gnifica

piangere.

piccio. V,

pdccMu.

quintale,

fr.

quinta!,

sp. e pg.

quintal, cat. guintar

dall'ar.

jQp {qhitat'), peso di cento libbre, parola foggiata sul la-

centenarium. Dalla stessa voce araba, che in Egitto


peso di 45 chilogrammi, gl'Italiani fecero cantare e

tino

il

cantaro, peso di cento


rato

rotoli,

come da J!^

{qirt)

< ca-

arraez, pg. avrais e avraiz, fr. va'^'s


e veis capitano, capo di bastimento o di barca da pesca .
Dall'ar. j_^) j (rais) capo ed anche capitano di ba-

raiso nel siciliano,

sp.

stimento.

Lorsque les cus d'Espagne avec des armes plusietirs cussons parurent poiir la premire fois en Egypte, les Kahirniens, ou ceux
du Gaire, les nommrenl abutka, ou par abrvialion, Butaka, c'esl-dire la raonnaie aux fentres. Les Europens, qui ngoeiaienl alors
en Egyple, lui donnrenl de l le nome de Pntack, comme on y nomme
ancore aujourd'hui Pataks les cus d'Allemagne; quoique ces derniers
soyent rareraent appels ab-tka, non plus que les piastres d'Espagne . N e b u h r, Bescription de V Arabie, 11, 49 (V. L a m m e n s, Re(')

marques,

ecc., pag.

192-93).


ramadn:

nono mese dell'anno arabo, durante

il

Musulmano

il

quale og'ni

obbligato al di<^iuno, die consiste

nersi dm-ante
la notte

82

nell'aste-

giorno da ogni cibo o bcn-anda (durante


mangia e beve quanto si vuole e; si fanno vere

si

il

orgie), dal trattare con le donne, dal

fumare

e dall'ingliiot-

Trascrizione dell'ar. oUwj [ramadn), propr.


mese del gran calore , come il Tliermidor della
Republa saliva.

tire

blica francese,

ardente

radice

ramida

verbale

essere

cocente,

razzia, donde razziare.

La parola

venuta dal francese,


data recente, perch non rimonta

dove essa pur ancbe di


che alla conquista dell'Algeria.

ci

Infatti deriva dall'ar.

\y.

[gazi] a), forma algerina di ijj^ {gazwa) spedizione, incursione, scorreria militare , donde lo spagnuolo gazua.

Qui abbiamo
tera araba

il

caso unico della mutazione in r della

(r gutturale, r

per trascritta

sempre g

Reg"ulus:

stella di 1^

una

corruzione

la

grassey francese),

let-

quale

gutturale chiusa.

grandezza, della costellazione del Leone.


dell'ar.

^J^^\

piede

J=-j {rigl-al-asarl)

del leone .

reticu nel siciliano (bambino lattante)

che ha

ha

lo stesso significato.

La

dall'ar.

araba

lettera

corrispondente nelle nostre lingue

la

%-^j {radi'),
?

'ain non

essa indica

una

forte compressione gutturale, propria delle lingue semitiche,

e da noi viene trascritta col segno


alla h,

ribca,

fr.

ed anche alla g e alla

e,

'.

Qualche volta d luogo

come

in questo caso.

rebec. sp. rabe (viola, strumento musicale)

dal-

[rabb), (violone ad una o due corde) (').


ribes [Rheum Ribes di Linneo), genere di piante a cespuglio
l'ar.

v-jLj

che danno una specie d'uva. Dall'ar.


ribes) che ha lo stesso significato.
(')

lyre

qui

Farmi

u-Vi-'

[ribs

ovvero

instrumeuls des Grecs, Mas'oud (Vili, 91) cile la


n'est autre, dil-il, que le rebb iLainmen?, Remarles

ques, ecc., pag. 202).

83

ricamo, ricamare, sp. e pg. recamo e recam,ar, fr. recamer: dall'ar. j {raqa?in), radice verbale ciie significa lo
Queste voci restano a testimoniare la provenienza

stesso.
(li

(jiiest'arte,

portata

dall'* )riente

Europa per mezzo dei

in

Crociati e dei mercanti italiani.

Rigel.

La

p dell'Orione, situata al piede di questa costellazione,

donde

sua denominazione di Jj

la

piede .

(r/'v/)

pschio, arrischio, risico, rischiare, arrischiare o risicare,


sp.

arrisco e riesgo,

fr.

risque.

Devic deriva

la

parola

jjj [rizq) (mezzi per vivere, cosa che accade for-

dall'ar.

tuitamente), portio; omnis res quae alieni conceditur et

ex

(jua

commodum

capit in Freytag. Eguilaz

non accetta

questa etimologia, ed col Diez nel derivare la parola dal


latino resecare tagliare . In verit, io

non vedo un rap-

porto plausibile tra la parola in questione e la voce latina,


e sia per

il

forma preferisco l'oripienamente nella forma sp. ar-

significato che per la

gine dall'arabo, trascritto

7SC0 (l'arabo con l'articolo suona arrise).


risigallo, sp. ^ejagar,

ri'mlgar e rragal,

fr.

bas.

risa-

lat.

{ralmg-al-gar) polvere della caverna . Dozy suppone che questo nome stato dato all'arsenico, perch lo si ricavava dalle miniere d'argento.
dall'ar.

galum:

risma

jUl

-^j

o lisma, sp. e pg. resina: dall'ar. '^jj {riz7na).

Il

Diez

trova (|uesta derivazione inverosimile in s stessa e male


adatta per il significato arabo pacchetto di })anni , se-

condo

lui,

deriva la

sembra

mentre chiama bella quella del Muratori che


parola da po0[j.5 numero . Al Dozy invece

ridicola questa derivazione ed eccellente quella dal-

l'arabo; ed egli illustra questa sua affermazione con docu-

menti

ragioni che schiacciano completamente l'opinione

del Diez (V. suo articolo nel

rizma, che dapprima


e

quindi

Dozy-Eng.).

L'arabo

significa pacchetto di panni , passa

a significare balletta
lunque,

G/oss.

anche

e poi pacchetto o fascio qua fascio ,

risma

di

carta,

di


>.

quaderni

Dall' italiano la parola passata

come

del Nord,

84

nelle

lingue

ream, nel tedesco Riess con

nell' inglese

la

rame

viene da razma,
rozme^ rasme, rame. N v' nulla di strano che questa
soppressione delTultinia lettera.

Il fr.

venuta dagli Arabi, i quali ci lian dato la


carta di cotone e forse hanno introdotto nella Spagna la
parola

ci sia

fabbricazione della carta di cotone e di pannolini.

rob,

sp.

arrope

e arrobs. T. farm. dall'ai'.

{rub ovvero

I_jj

robb) succus fructuum coctione inspissatus dulcique in

Freytag.

rocco,

sp.

l'ar. r-j

e pg.

[riikikh

anche

ovvero rokhk/i), che denota

nome

il

(torre nel giuoco degli scacchi). Dal-

roque

dell'uccello

favoloso,

fr.

menzionato

spesso

Da rocco viene

nelle leggende e nei racconti orientali.

verbo arroccarsi,

stesso ed

lo

il

roquer, che designa una mossa spe-

ciale del giuoco degli scacchi in cui si

pone

il

re ai posto

della torre.

romano

(contrappeso pensile scorrevole nel braccio della stadall'ar.


dera), sp. e pg. romana, fr. romaine stadera
:

pondus staterae, quo librantur alia in


Freytag; presso altri significa peso o stadera . La voce araba

iUj {ruinm,ana)

il

nome

di unit di o\ij

{rumman)

melagrana

babilmente dalla forma del frutto derivato

il

e pro-

significato

di peso.

rotolo, sp. arrelde, pg. arratel: dall'ar. Jij (ra(/)

12 once

radice verbale rata! a pesare

delle nostre repubbliche


di peso

con l'Oriente

che aveva per multiplo

il

il

peso di
Nel commercio

rotolo era l'unit

cantaro; esso

ha

per

molto variato e oggid in Siria vale circa 2570 grammi.


Il rotolo in uso a Genova come a Napoli.

rubbio, misura di Roma, Lombardia, Piemonte e Genova

arrobba

ary^obo,

fr.

arrobe.

Dall'ar.

parte , in Egitto la quarta parte di una

sura di capacit di 33

litri

circa.

jj

sp.

(rw&') quarta

-j j

{icaiba), mi-

sagro
Il

(falcone)

dall'ar.

85

(^^fZ^)? <^1'6

lo stesso significato.

Diez d a questa parola un'origine latina, sacer^ che con-

Arabi avrebbero preso


loro voce dalle lingue romanze. Ci non ha potuto av-

sidera traduzione del greco [spa^


la

ha

gli

venire, perch saqr era conosciuto

dagli

perfino

antichi

Arabi del deserto.

safena (nome
e al tatto):

hanno

due vene della gamba, manifeste alla vista


dall'ar. CnU {saftn), ovvero CnL {sfn) che

di

lo stesso significato.

dal greco

aacpr^vT]?

Alcuni derivano

le

forme arabe

visibile , essendo difficile ricavarle

da

una radice araba.


salamelecco: trascrizione del saluto arabo
'alaiha) la pace (sia) su te . Presso

>iUfr /'>L

di

[salm

noi la

parola

vuol significare un saluto servile, adulatorio.

Saracino,

dall'ar.

u^i^t. {sarqjin) pi.

di "J^i {sarq)

orien-

tale , agg. di j^t. {sarq\ Oriente.

scacco, dall'ar.-pers.

oli,

{sh) re, sci , detto cosi questo gioco

perch in esso tutta la guerra al


checs e nel portoghese escaque
arabo.

re.

(^)

Nel francese

conservato l'articolo

giuoco degli scacchi d'origine indiana,


Persia pass agli Arabi e da questi a noi.
Il

dalla

scacco matto: trascrizione dell'espressione orientale oL. Li


[sh mt) il re morto , espressione formata dal nome
persiano

morto

Li

{sah) re e dal verbo

arabo

oU

[mai)

sceicco (capo di trib araba, signore); trascrizione dell'arabo


kJi. {saikli), letter. vecchio
{-).

(M Le joueur qui mei le roi sous le coup d'une prise averlit son
adversaire en disanl: ecli-chh, le roi! (Devi e).
{^) A propos du li tre de Vieux de la montagne donne par les


sceriffo

titolo

(alto

^Ju

tra

86

trascrizione

Mat)inettani):

{sarif o scerif) nobile, principe

doU'ar.

>.

sciabecco. \- zambecco.
sciabica, nap. sciareca (sorta di rote): dall'ar. iSli [sabaka)
Nella Fiera del Buonarroti si legge:
<( rete >.

Come
E

le

Nei nostri

se

irai* si

ghiaccio qui
sciabiche lendere o
il

scrittori antichi

le

s'

incontra anche

bicare nel senso di concionare

non

dica

dovesse,

ragne.

al

il

verbo sc/a-

minuto popolo o con pre-

istudiata.

sciaccare. Comunissimo noi napoletano questo verbo, che significa rompere, spaccare . Lo si fa derivare da fiac-

ma non verrebbe

care;

verbo che ha
scialle,

lo

dall'ar.-pers.

meglio dalFar. ji [saqqa sciacca),

stesso significato?

JLi {si),

che

sanscr. chla veste , donde

il

sciarappa nel napoletano, nel senso


Tar. y^\jL {sarb)

bevanda,

ha

lo

latino

sp.

significato,

velum.

vino

di

e quindi

etimologia ha la parola sciroppo,

stesso

buono

dal-

anche vino. La stessa

.rarahe e axarabe.

rumorosa), sciarrata (millanteria) nel siciliano


e nel napoletano il verbo sciar r arsi nel senso di bistic-

sciarpa

(rissa

sciarrare nel senso d'inseguire. Certamente dall'arabo, ove abbiamo la radice verbale 'ju {sarra)
essere cattivo e biasimare , che nella seconda forma
rissarsi,

ciarsi,

j^

{sarrara) significa sgridare, diffamare

jli.

{srra) agire con cattiveria verso qualcuno, cercar

con uno

nella terza
lite

nella sesta jLil {tasrra) litigare, contrastare .

hisioriens des Croi.sa(les au prince des Assassins, on lil dans les Lettres
Nos vieux hisioriens ont mal enlendu l'arabe. Scheik s\edifiantes:
'

mais il signifie anssi Seigneur. 11 n'esl pas vrai


Assassins
choisissent
pour prince le plus ancien de la nailon;
que
il
fallali donc Iraduire le Seigneur de la montagne' y> (VII, pag. 209,
e n s.
Paris, 1728). L a
gnite vieucc, senior

les

mm

87

sciarrarsi e sciarrape. V. sciarra.


sciarrata. V. sciarra.
sciddicari, sdrucciolare nel siciliano: dall'ar. j!j {zaliqa)

che significa

lo stesso.

La

mutata nel pertinace d dei

Siciliani.

scirocco, sipocco
te (yento),

scilocco: dalFar. jju [sarqi) dell'Orien-

agg. di

j^

[sarq) Oriente

della vocale o nelle

forme europee

l'arabo volgare

{sohq o saoq)

jjli.

ci fa

spoppo,

dall'ar.

-^ly-

la persistenza

anche pensare

scirocco

que, jaoque e xirque, pg. ocaroco,

SCPOppo

fr.

secchia. Comunemente
dall'ar.

lat.

xao-

siroc.

isarah) che significa bibita

in genere, radice verbale ^^t- [sariba] bere

rnbe, xarabe, bas.

sp.

al-

sp.

axa-

syru^jpus.

dal latino situa

iJL [saqiya) che propriamente

Italo Pizzi la deriva

significa

ruscello,

verbale Ju^ [saqn) irrigare >. La voce


araba, insieme coll'articolo, conservata pienamente nello

rigolo >, radice

aceqnia. L'origine araba di questa parola e di noria


(ruota idraulica) si spiega col fatto che gli Arabi hanno
sp.

introdotto nei nostri paesi l'arte d' innaffiare artificialmente


i

campi.

sena

(piccolo arbusto, le cui foglie sono

purgative):

trascri-

[sana) che denota la stessa pianta {}).


sensale: comunemente dal latino censualeni (ufficiale addetto
zione dell'ar.

li

Per assai probabilmente la parola deriva daljl_ {simsar) che ha lo stesso significato; radice

al censo).
l'ar.

verbale [sarnsar] . essere intermediario, intromettitore .


La voce araba, usatissima nel commercio del Levante,

dove noi l'avremo presa, pare assai antica; infatti un'antica tradizione riferisce che questo nome sarebbe stato

Le sne crot nalurellemenl dans l'Egyple, dans la Syrie, dans


l'Arabie, qui semble lre le pays des drogiies mdicinales et des aromales (D' A r v e u x, Mmoires).
(')

88

cambiato da Maometto in quello di ji. {(agir) < mercante .


< Toiit le commerce dii Levant se fait par le moyen des
Censas ou Courtiors. La plupart des censals sont juifs

ou armniens. Ces gens entendent

ngoce en perfection

le

y sont trs-raffins (D'Arvieux, Mmoires).


senseria: non l'arabo s^^^... {saisara) che significa
et

serraglio,
\\^r^

M^- (snry) o

serra/o, pg. serraiho: dall'ar.

sp.

{saraya) palazzo, castello in

lo stesso?

dal pers. ii\^-

Illot,

[seray] domicilium, domus, palatium in Vullers. Eguilaz.

simun

(vento del deserto dell'Africa): dall'ar.

vento caldo, pestilenziale,


1- {samma) avvelenare
sof:

dall'ar. <i^ {suffa

fat

e volg.

scino che

si

d anche

il

soffa].

letter.

/._^*

{samum),

aoDeenaio, radice verbale

ovvero soffa) o dal suo pi. oU^ {sufL'arabo vuol dire propriamente il cu-

mette sopra la sella;


nostro significato (').

qualche

dizionario

gli

soldano. V. sultano.

sommaco

sommacco, sp. zumaque: dall'ar. jl--~. {summaq)


rhus coriaria., nome che la pianta ha anche in arabo,
perch era adoperata dai cuoiai. Nell'Oriente si usava anche per condimento o come collirio, dopo averlo fatto marinare nell'acqua di

rosa;

nelle

vicinanze

d'Aleppo

montagna portava il nome di Monte del sommaco.


maco nominato anche tra i rimedi restringenti.
sorbetto,
radice

sp.

^^

sorbete, pg. sorvete: dall'ar.

verbale

^^ [sariba)

{sarbt o sarbi),

di

pi.

i^

bere

Il

una
som-

{sorb) bibita ;

ovvero

da,

ol;^

dal volgo

{sarba), adoperato

nel senso di limonata.

pre d'ibn Bassm est reprsent


un sof, au milieu de sa chambre, d'o il pouvail jouir de
(')

Dans Mas'odi,

le

son jardin, de son enclos de gazelles

J^J^\

_j~- Jc-j

ii^^:~\\

Jt

.
Iji.

(L a

',

eie.

m m e n s,

i_j^ y^j

pag. 224).

'

assis sur

la

ii-a

vue de
jXa jj

89

sorta, nel siciliano, nell'espressione sorta di


di fichi secchi:

dall'ar.

sultano, trascrizione
peratore

tabi,

it.

filo,

laccio .

dell'ar.

J\!^ {sultan) . dominatore,


La stessa etimologia ha la voce saldano.

e pg.,

sp.

iJ^ {arak)

collana

ficu >,

sorta di drappo

fr.
;

tabis, bas. lat. attabi: da

SCis-

im-

['aUb\

agg. formato da 'Attab, luogo di Bagdad

presso cui era la fabbrica di seta.

taccuino

dall'ar.

rettificazione ,

(f_^"

{iaqwlm)

nome

disposizione, riordinazione,

d'azione

di

^y {qawwama\

di-

sporre, mettere in ordine . In arabo l'almanacco detto

Edrisi
taqicm as-sana, cio disposizione dell'anno
chiama la geografia taqicm al-buldan che vorrebbe dire
;

catasto dei paesi .

tafareja, sotto-grattugia , nel napoletano; ha


gine che tafferia (V. questa parola).

la stessa ori-

tafferia (sorta di catino di legno),

naviglio

dall'ar.

\jy^ {taifuriya)

nome

tafurea

sp.

piatto, scodella ,

relativo fatto

luogo jjLJ o j_^U {^aif^ur\ Quanto al significato del termine spagnuolo, l'Engelmann nota che avdal

venuto

di

taifuriya quello stesso che avvenuto di ,yt^


{^gafn\ che significa anche piatto ed passato nello
spagnuolo, nello stesso senso di naviglio.
di

tali, nel siciliano, sp. atalaya: luogo


vedetta ; dall'ar.

^_>\L

{talny%

dove

pi. di

si

fa la sentinella,

^JL {fa/ra), esplo-

ratori, sentinelle .

talco (silicato di magnesia): dall'ar. jU {tatq)


lo stesso. Del talco facevano grande uso

che
gli

significa

alchimisti:

ecco la loro formola famosa, conservata in versi da


s'iidi,

della quale essi si servivano

cifica

per fabbricar l'oro: Prendi

come
il

Ma-

della ricetta spe-

talco con

l'ammoniaca


e tutto ci che

CertanuMitc,

gliarti.

trova nelle vie

horace:

al

somigii

si

90

dronanza nel creato

E
ci

tutto

ami

se

il

(jualche cosa che ras-

senza

distribuisci

sba-

tuo Signore, tu avrai pa-

(').

taliari, nel siciliano. In nioltissinii luoghi della Sicilia, per es. a

Palermo,

si

sente spesso coniugare dal popolo questo verbo

che vuol dire guardare, mdo.re. Viene

seconda forma

di

*IL

dall'ar.

L [tala'a)

{fala'a\ che nel volgare

significa lo

stesso.

talismano,

sp.

ialisma: dall'ar.

-AL {Uasm) che

comune

significato. L'opinione pi

ha

lo stesso

degli etimologisti arabi,

riguardo all'origine della parola, che essa sia una voce

greca significante nodo insolubile ovvero un'anagramma


di

iU..

tamarindo:

dall'ar. ix* J.

tamarro ovvero tmmaro

[tamr
e

Itindi) dattero dell'India .

tammalone

stupido,

minchione);
voci dialettali comunissime nell'Italia meridionale la loro
:

si

origine

pu cercare

nell'ar. J,

e secco . Infatti la parola


letto di

{tamr) dattero maturo

tammalone, usatissima

Lucano, oltre ad avere

A'allo

il

minchione , possiede quello proprio di

maturo ovvero vizzo


in certo

tamburo:

modo

un

gi

maturo

fico
si

non ancor

rassomiglia

secco.

[funbur o tanbUr), pers. jysj [tanhur)


Dozy dice che la parola (sp. atamhor e

dall'ar. jj^-i

chitarra .

Il

tamhor) probabilmente d'origine


araba stata presa dallo spagnuolo
;

perch

senso figurato di

che per esser tale

al dattero

nel dia-

lo sp.

atamhor

celtica

ci

che a

che

la

voce

me non

pare,

evidentemente una forma araba.

tammalone. V. tamarro.
tammaro. V. tamarro.
tara:

dall'ar. '^J:.

dice verbale

(M

Mas'udl,

{tarha) rigetto, defalco, sottrazione; ra-

< rigettare, defalcare


^^L {taraha)

Praterie d'oro,

Vili,

pag. 176.

91

targa: il IHe/ da tergum, donde


vedo la necessit di ricorrere

il

prov. tarja; io per non

alcuna possiamo ammettere


[daraqa) scudo di cuoio , donde
ficolt

da ad-'laraqa

voce araba con

(la

quando senza

al latino,

quente il cambiamento della d (i) in


mettere nella })arola in questione

dall'ar.

l'origine
lo sp.

darga

l'articolo).

suono partecipante della d e della


stato quasi sempre trascritto con

iJjj

adarga

assai fre-

che noi dobl)iamo am-

/,

dif-

infatti

dal arabo

il

e in latino e

/,

la

/,

greco

fecero

cosi

tar-

sianaius da dr-sanu'a.
tari e ter (moneta d'oro,

mercio musulmano di

come

il

Sicilia

nostro cinque franchi).

avea costretto ad

Il

com-

usarli, fin dal

secolo, Napoli, Salerno, Amalfi, e a batterne in casa pro-

pria ed anteporli a tutt'altro conio.

La parola araba

^j:>

pronunziata velocemente dagli Arabi


ieraJdm o trhiin e trhl; gli Italiani

dirliern o dirhiw^
trilim, ed al

pi.

Dal greco draclima tolto dagli Arabi ai


Normanni di Sicilia, usando il sistema degli

ne fecero

tari.

Bizantini.

Arabi, ebbero

driem moneta ed anche

il

il

dirhein o tar^

peso di argento. Indi la voce tari-peso o trappeso


(V. Amari, II pag. 458-459, nota 2*; pag. 460, nota V).
tariffa: d^\W\\ Jk>y, (ta'rf) notificazione, nome d'azione
di

^j. {'arrafa)

far conoscere, notificare .

tarsia, donde intarsio, intarsiare, ecc.

nome
stare

d'azione
.

della

seconda forma

dall'ar.

^j

L'arte dell'intarsio, coltivata con

^J {tarsia)

[rassn'a) incro-

tanta

finezza e

lusso dagli Arabi, fu da questi portata nella Sicilia,

pass e

si

diffuse nella terraferma.

Si

donde

conservano tuttora

con epigrafi arabiche, come


quello bellissimo della Cappella Palatina di Palermo.
tartana, sp. tarida (piccola nave in uso nel Mediterraneo occiin Sicilia

scrigni

intarsiati

dentale): dall'ar. sju^L {trrrlda)

tauto

galea,

nave da trasporto

tavuto (cassa mortuaria), termine comune usato nel

siciliano e nel napoletano: dall'ar. ^y}:> {tahut) arca in

92

Martin, caxa arca > in P. di Alcala, nelle Mile e

11.

atahud, ataud e ataut.


scodella, sottocoppa; ovvero da

notte nella nostra accezione.

tazza:

J^

dall'ar.

((055)

Sp.

i-Ua

{tsa\ termine spesso usato nelle Mille e

nel

senso

della lettera
pg. taga^

tazza

piatto,

di

in z,

{s)

come

in

Abbiamo

il

ecc.

magazzino

notte

Sp. iaza,

tasse.

fr.

odorosa, piacevole, buona

timballo, taballo

ataballo,

tromissione della

si

cosa

{tlh)

sp.

nel volgare })ronunziato iabal)

una

cambiamento

tibu, mostarda , in quel di Girgenti: dall'ar. w-l=

panum.

una

atahal: dall'ar. J-L

tamburo

pu attribuire

all'

in

genero

[tabi,

Ln-

influenza di tijm'

Nella forma ataballo v' traccia dell'articolo arabo.

timballi ci sono venuti dall'Oriente;

ne attribuisce

l'

al biblico lubal,

invenzione a Tubai,

padre

tomolo, lummino nel

figlio di

Lamech,

cio

quanti suonano cetra e organo.

di

sic.

una tradizione araba

tummeno

nel

napoletano (midall' ar.


sura per i grani)
[ihunin] che vuol dire ottava parte e che l'Amari traduce per ottavi . Si

avuto tonolo per influenza di tumulus.


trappeso: da tari-peso. V. tari.
turbitto, turbetto, [Convolvulus turpelhum), pianta ombrellifera,

originaria del Khorassan, trapiantata in Mesopotamia

Spagna; fu adoperata un tempo come

e recata poi nella

purgativo. Dall'ar.-pers. j^J [turbid], sanscr.

turcasso, faretra

turcimanno,

sp.

{tutija),

dall'ar.

interpetre

{turr/uman)
tuzia,

j-^j

in

interpetre .

triiirit.

[tarkas). V. carcasso.

senso

ironico

dall'ar.

V. /iragomanno.

tuthie (ossidato di zinco): da

*L:jT

sostanza minerale di cui gli Arabi facevano

uso

tutta, attdia, fr.

per rinforzare

gli occhi, dal sanscrito

tutda, collirio estratto

A'nonum zanthorrhiza\ secondo altri la parola araba


trascrizione di xoutc^. Con una polvere composta di tuzia

dallo

le

^J

donne arabe anneriscono

gli

orli delle ciglia.

93

u
ulema.

Si

chiamano

cos

dottori della legge

sono piuttosto dei magistrati

da

*lip

musulmana, che

[^ulama)\A. d

\s.

{'alim)

chi sa, dotto >.

V
Vega ovvero Wega.
dall'ar.

Stella di

prima grandezza, la della Lira

cadente,

propriamente 5lj!|^JJl
[an-nisr al-icaqi') l'aquila cadente , cosi chiamata dagli
Arabi, perch da essi paragonata a un'aquila che ferma
le

ali

^\j {ivqi')

come per

lasciarsi cadere.

pronunzia turca dell'ar. ^jj [wazir) ministro ; radice verbale wazara portare un carico .

visir, pg.

vizir

zafferano: dalFar.-pers. \J>s.j [za'faran). Nel medioevo lo zafferano era uno degli articoli principali del commercio con
rOriente.
zafiio,

grossolano,

safo
Il

dall'ar.

ignorante nel napoletano,

sp. zafo, pg.

{saf) insipiens, stolidus in Freytag.

Dozy d <iU {gafl) stolidus.

zafRo, birro, satellite

dall'ar.

significato e propr. quello di


Giriffo

Calvaneo,

L dove era Tibaldo


III,

Non creder

Ma mi

ci

[saif) che ha lo stesso

uomo armato

29:

I,

Buonarroti, Fiera,

v-'L

co' suoi zaffi;

morissi allo spedale,


affezionai senz'aver male,

Perch' io mi

eli'

ci

io

salvai gi dagli zaffi.

di sciabola .

zagaglia,

94

azagaya, azaliaya (arme

sp.

inastata): da

^.li^j

{za-

gja) parola d'origine berbera, secondo Boctlior, adoperata


dagli Arabi nel senso di baionetta.

zgara, noi dialetto siciliano, donde


ed anche nella lingua scritta, s\).
cio .

Dall'ar.

spagnuolo dal

uzaiar

d'aran-

fiore

[zahra)^ che ha lo stesso significato; lo

ij^'j
pi.

passata nel napoletano

adoperato come collettivo

jWj\ {azhr\

nel senso di fior d'arancio .

zaino,

it.,

Tutti vogliono che questa parola sia araba,

sp. e pg.

ma

nessuno ne ha dato un'etimologia plausibile. Sar un'alterazione di


{asainm) che in Boctlior significa zaino ?
p.^1

(Dozy).

zaituni, nel siciliano, olivo : dall'ar.


lo stesso significato.

sorta di naviglio

fr.

chebec,

sp.

{sahbk o sabbk) nave, barca


del

J^

turco

di

zambecco,

[sunbaki),

otre, fatto

L'it.

ma

etimologia

anche per il fr. chebec.


zanio. Questa voce si trova in alcuni

un piccolo

lia

jahcque, pg. xabeca:

uso nel ^lediterraneo.

in

sembra diminuitivo

{zaituna) che

aceituna.

Sp.

zambecco, sciabecco,

i;_^_3

colla pelle

della volpe e simili e usato

Dall'ar.

zambecchino non

piuttosto

alterazione

che Devic vorrebbe

dialetti lucani e

del

il.

denota

gatto, del capretto,

un tempo per conservare mo-

neta metallica. Probabilmente dall'ar. ^j {zanl) che vuol


dire appunto piccolo otre

zara: giuoco

fatto

con tre dadi e

assai in uso nel medioevo.

Dante:
Quando

si

parte

Dall'ar. ^.j {zaJir)

zaredda

(fettuccia) nel

zaraghella, donde
dall'ar. i:>yj

il

dado

giuoco della zara.


.

siciliano,

nel

napoletano zaruella e

famosi zaraghelaro e zaraghelara:


{zarada o zarda) maglia o meglio da Sj.^i

{sarida) striscia di cuoio usata per legare

le

scarpe.


zatta nel siciliano,

apoule frusta >:

sp. azote, pg.

ha

{as-saut) che

95

lo stesso

significato,

dall'ar. ijJl

radice verhale saia

frustare .

zecca,

ceca

sp.

luogo ove

dalTar. '*^ {sikka

da

vare
zenit,

{fi

[sikka)

pitis

moneta

cio

il

cenit: dall'ar.

moneta

Il

[sikki] pezzo di

i_rljl

zequim, ir. sequin. Il Dozy


ma si deve senza dubbio deri-

sequhn

la parola dall'ar.

sp.

ar-as-sihka) casa della moneta

sequi, pg.

sp.

sckka)

batte moneta, cio la zecca, in arabo chia-

si

mato ii^l jb
zecchino,

ki^^^

moneta d'oro

{semi ar-ra's) < piaga ca-

punto del cielo ch' al di sopra del capo.

Nelle lingue europee stata trascritta solo la prima parte

^^^

[semi] via, direzione

donde anche azimut.

znzero, gengiovo, zenzovero, zenzavero, zinzibo

zin-

zibio: dall'ar.-pers. J^^j [zanr/abl), pianta indiana {A7noroMm gingiher). Lo zenzero era nel medioevo una delle

vendeva

due forme, verde


(zenzeri verdi) e confettato nello zucchero (gengiovo conspezie pi conosciute

si

fetto in conserva). Gli Occidentali lo

sotto

compravano dagli Arabi,


sul

mercato

cifra.

La voce

che l'importavano specialmente dalle Indie


d'Alessandria.

zero,

sp.

cero

araba

dall'ar. yL,a {sifr)

donde anche

termine tecnico dello zero, e propriamente significa vuoto , radice verbale safu^a esser vuoto .

La

il

trascrizione latina zephiruin:

fguris et

cum hoc

signo 0, quod

pellatur, scribitur quilibet

Questa etimologia

nuovo sistema

numerus

Cum

bis

itacp.ie

novem

arabice zephiruyn
(Fibonacci,

ap-

Ahbacus).

una prova dell'origine orientale

del

numerazione; giacch se gli Occidentali


avessero conosciuto lo zero anticamente, avrebbero adoperato

il

di

loro proprio termine invece di prenderlo dall'arabo.

zettovario,

sp.

pianta, che

zedoaria

ha

le

dall'ar.-pers. jlj^j {zedwr).

Questa

foglie simili a quelle dello zenzero e pro-

priet eccitanti, era molto pregiata dai Crociati.


zibetto,

cireta: dairar.

sp.

96

:>lij

(jrrMri')

che indica la sostanza

profumata che produce l'animalo dello stesso nome chiamato dagli Arabi :>\j\ IH {qiitat-az-zahad) gatto dello
Nel connuercio medioevale

zibetto >.
zigf-zag".

si

trova anche zibeta.

L'Amari deriva questa espressione dall'arabo ij

una figura

delle tavole

{zig),

astronomiche degli Arabi, corri-

spondente al significato della nostra espressione. La radice


verbale i-lj [zga] vuol dire deviare, sviare dalla linea
diretta .

zimino

(sorta di vivanda)

dall'ar.

cosa butirrosa, cosa che

Ow-

ha burro

zimmile. Parola comunissima nei

{sann) che vuol dire


.

della

dialetti

Lucania nel

senso di cofano e di bisaccia grossolana che mettono


sugli asini per

il

trasporto dei concimi, donde

slato e dispr. di

mili,

fr.

cesta

=^ ^^j

c/'bie.
il

panno

Il

fr.

straccio

vile,

il

senso tra-

nel siciliano

zim-

J^j {zabll) paniere,


forma araba ^y~^j {zinbV)

cabile dall'ar.

nostro meglio dall'altra

[zibbil).

zineffa, nel siciliano (francia che gira intorno al


in tappezzeria): dall'ar.

'*i:^

orlo

letto,

[san) fa) orlo di veste

Sp.

azanefa, zanefa^ cenefa.


zirbo, parola comune, usata per indicare quella rete o

mem-

brana grassa che copre una parte dell' intestino [epiploon)


dall'ar. ^J [Iharb) dia ha lo stesso significato.
ziro. Questa parola, che
es.

si

trova anche in altri

per
nel toscano, comunissima in quelli della Lucania ed
dialetti,

indica un grosso recipiente di latta o creta, adoperato spe-

cialmente per tenervi


grossa giara.
e
il

una

olio. Dall'ar.

La voce araba

s'

^j

[zir)

che denota una

incontra spesso nelle Mille

notte; quello che tira per la prima volta nella rete

povero e paziente pescatore,

appunto un grande zlr

pieno di fango e argilla.


zizzola. V. giuggiola.

zocco, zuccu e zicoa nel siciliano

sp.

zoca e soca,

fr.

sou-

97

ceppo, tronco d'albero .

che,

jL

dall'ar.

Eguilaz

{saq)

caudeoc, trunctts, de arbore in Freytag, ovvero da


\(juk)
r-

{g)

tronco

mutata in

de rbol
z,

come

in P. di

in

^j^
Alcala. Qui abbiamo la

zenzero e in molte voci spa-

gnuole notato dal Dozy. Meglio per risaline col Diez al


latino soccus, dal cui diminuitivo soccu/us abbiamo avuto
zoccolo, base, piedistallo.

zubbio

(fosso profondo), nel siciliano:

sterna

Qui abbiamo

la

dall'ar. >_^ {f/u^ib) ci-

g mutata

nella

z,

come

in zen-

zero, ecc.

zucchero, zuchero, zuccaro, zuccara,

sp.

azucar,

fr.

sucre:

derivante dal pers. jCE 'y^sukar), sanscr.


canna da zucchero originaria della Gina e

dall'ar. ^.sd [sulikar),


siikla.

La

delle Indie; fu presa cpiivi dagli

Arabi e nel x secolo

trova estesamente coltivata nella Siria,


tutta l'Africa settentrionale;
e nella Sicilia insieme

con

nel

secolo

di qui fu portata nella

xi

si

in

Spagna

l'arte di raffinare lo zucchero,

dagli Arabi medesimi inventata.

INDICE ALFABETICO
DELLE PAROLE ITALIANE DERIVATE DALl'aRABO

(*)

100
borace.

101

1()2

sorbetto.

INDICE x^LFABETICO
DELLE PAROLE SPAGNUOLE, POETOGHESI, FRANCESI E ALTRE

DERIVATE dall'arabo E CONTENUTE NEL GLOSSARIO

alcuzcuz

::\

f'' ;

alcuzcuzu sp. V. cus-

cusu.

abricot

fr.

V. albicocca.

aceituTia sp. Y. zaituni.


acequia sp. V. secchia,

alfarroba sp. V. carruba.


alfid e alfil /J. V. alfiere.
alfini p^.
alfiz sp.

acoute pg. V. zatta.


aczerola sp. V. lazzerola.
Addebaran sp. V. Aldebai-an.

algarroba

sp. V.

dogana,

alafia sp. V. lafa.

alambar sp. V. ambr;:.


alambre py. V. id.
alaude sp. V. liuto,
albarda sp. V. barda,
albarcoque sp. V. albicocca,
albaricoque sp. V. id.
albercoque .s^:. V. id.

albornoz

.^ip.

V. bernusso.

alcanfor sp. V. canfora,


alcaravia sp. V. carvi,

alcarchofa sp. V. carciofo,


alcazar .s;^;. V. cassero,

alcoba

e pg. V. alcova,
alcofa sp. V. coffa.
.s^.

alcoton sp. V. cotone,


alcube prov. V. alcova.

id.

Y. fregio.
algarisnio pg. Y. algorismo.

acerula sp. V. lazzei'ola.


achaque .sp, V. acciacco,

aduana

V.

,s/>.

Y. carruba.

algazara sp. Y. gazzarra.


algazarra pg. Y. id.
algodon .sp. Y. cotone.

alguarisma

algurismo sp. Y.

al-

gorismo.
Y. giubba.
almadraque sp. Y. materasso.

aljuba

sp).

almarra sp. Y. amarra.


alma trac 2>''0?'. Y. materasso.
almatrah cat. Y. id.
almirage sp. Y. ammiraglio.
almiraje sp. Y. id.
almirante sp. Y. id.
almiscar pc/. Y. muschio.

almizque sp. Y. id.


almogavares sp. Y. mugavero.
ambar sp. Y. ambra.
amirai fr. Y. ammiraglio.
amiralh prov. Y. id.
amirante ,sp. Y id.
almizle

(*) Mancano le voci straniere che hanno, o quasi,


possono trovare nell'Indice precedente.

la

forma

italiana

e che perci

si


areabiiz sp. V. archibugio,
ardi .s'/). V. alfiere,

avgorismo
arquebuso

Sj.

fi:

V. algorismo.
V. arcliibugio.

arraez sp. V. raiso.


nrrais e arraiz pg. V. raiso.
arratel pg. V. rotolo,
arrelde sp. V. id.

arre e arriero

Y. arri,

.sy.

arrisco sp. V. rischio,


arrobba sp. V. rubbio.

arrobe

fr.

arrobs

V.

id.

arrope sp. V. rob.

asesino sp. V. assassino,


atabal sp. V. timballo,

atahud

sp. V. tauto.
6^;. V. talai.

atalaya

atambor

tamburo,
atarazanal sp. V. ar-

sp. V.

atarazana

senale,

ataud

ataut

attabi

6a.s.s.

atutia

s;?.

aucube
averla

axarabe

V. tauto.

balax
balota

Y balascio.
pg. Y ballotta,

sp.

bardache
bardaja

V.

.s7>.

bardaxa

Y. bardassa,

fr.

id.

sp. Y. id,

barraca

.^p.

Y. baracca,

bedegar

fr.

bedeguar.

ballota sp. Y. ballotta,


id.
belota jyg.

benjoin fr. Y. belzuino.


berengena sp. V. petonciano,
beringela lyg. Y. id.
bezar e bezoar sp. V. belzuar.

bezoard fr. Y. id.


borax .sy?. V. borace,
borcegui sp. Y borzacchino.
.

borceguin pg. Y. id.


botor sp. Y. buttero,
brico sp. V. bricco,
brodequin fr. Y. borzacchino.

burnous

//.

V. bernusso.

Y. tabi,

lai.

V. tuzia.

pt^'ov.
sj).

sj).

104

V. alcova,

V. avaria,

sp. V. sciroppo,

caban
cabas
cadde

fr.

Y. gabbano.

fr.

V. cafasso.

i^g.

Y. candito.

azagaya e azaliaya ,sp. V. zagaglia,


azahar sj). V. zagara,

cafe sp. Y. caff.


caf //'. V. id.

azanefa sp. V. zineffa.


azar sp. e pg. V. azzardo,

calafatar prov. Y. calafatare.


calafatear sp. Y. id.

azote sp. V. zatta.


azucar .s'p. Y. zucchero,

calibo ant.

azul sp.

pg.

azzurro.

calfater fr.

Y
.sp.

id.

Y. calibro.

califa sp. Y. califfo.

camisa sp. Y camicia.


camiza pg. Y id.
cande e cand sp. Y candito.
.

babouche fr. Y. babbuccia,


babucha sp. Y. id.

bagage
bagasa

fr. e sp.

Y. bagaglio,

sp. Y. bagascia,

bagasse fr. Y. id.


baguassa prov. V. id.
balach prov. Y baiaselo,
.

balais fr. Y.

id.

candii pg. V. id.


capacha sp. Y. cafasso.

capacho sp. Y. id.


capaza sp. Y. id.
capazo sp. V. id.
caraca sp. e pg. Y. caracca.
caracoa sp. Y. id.
caracora pg. Y. id.

105

caracove fr. V. caracca.


carcas pg. V. carcasse.
carcax Sj>. V. iti.
carmesi e carmin sp. V. chermes.

friso sp. V. fregio,


sp. V. fondaco,

fundago

fustan sp. V. fustagno,


ftaine /"r. V. fustagno.

carquois fr. V. carcasso.


carraca sp. e pg. V. caracca.
V.

carraque

fr.

casse

V. cazza.

fr.

y.ao'.pt,

m. V. caviale.

gr.

id.

sp. V.

gaban

gabiio pg.

v.

gabbano,
gabbano,

ceca sp. V. zecca.


cenefa sp. V. zineffa.

gabela sp. V. gabella.


Y!xXaia ^r. m. V. galea.
yaXo!, gr. m. V. id.
galeya prov. V. id.

cenit sp. V. zenit.


cerbatana .vp. V. cerbottana,

garrafa sp. V. caraffa,


garrobo .s'p. V. carruba,

cavia r sp. V. id.


cebil //. V. zimmile.

cero

V. zero.

s/).

sp. V. razzia.

gazua

V. giannetta,
ni. V. giberna,

chaleco sp. V. cilecco.

genet

chebec fr. V. zambecco.


chemise fr. V. camicia.

giba lat.
giberne fr. V. giberna,

chiffre fr. V. cifra.


civaia ,s'p. V. zibetto.

ginete sp. V. giannetta,


goudron /r. V. catrame,

cramoisi

fr.

V. chermes.

guintar cai. V. quintale.

liai-re

darga sp. V. targa,


donane /V. V. dogana,

drogman

fr.

fr.

,v/:>.

hasard

V.

arri,

V. azzardo.

fr.

V. dragomanno.

jabeque sp. V. zambecco.


jaceran e jacerina .s^). V. ghiazzebahir

fr.

V. baire.

echecs

fr.

V. scacco,

enibair

sj).

V. baire.

escaque p^. V. scacco.

rino.

jaco sp. V. giaco,


jaque fr. V. id.
V. ghiazzerino.
jaseran fr. V. id.
jileco .vp. V. cilecco.

jasaran

jujuba
faluca sp. V. feluca,
fanfarrao pg. V. fanfano.

julepe

sj).

sj).
sj).

V. giuggiola,
V. giulebbe.

fanfarro sp. V. id.


farfular sp. V. farfogliare.
llouque //. V. feluca,

larania base. V. arancio,

frise fr. V. fregio.

laranja

j)g.

V.

id.


laud

106

V. liuto,

s-]>.

lilac sp. V. lilla,


lilas

V.

/'/.

pg. V. carato,
quirate ant.pg. V. id.
quitran /"r. V. catrame.

id.

quilate

luth fr. V. liuto.

.s^*.

B
mameluco
mascara

,sp.

sp. e

masque

V.

fr.

V.

mammalucco,

pg. V. maschera,

materas

fr.

V. mate-

rame

sp. V.
fr. V.

mummia,
id.

moii9ao pg. V. monzone.


monzon sp. V. id.

mousson

/"/.

murselina

V.

id.

2^9- ^- mussolina.

ralgal fr. V. risigallo,


ream ingl. V. risma,
rei's

fr.

Y. raiso.

fr.

recamo sp. V. ricamo,


recamar sp. V. id.
recamer fr. V. id.
rejalgar sp. V. risigallo,
sp. e pg. V. risma,

resma

riesgo

.s^;.

V. rischio.

Eiess

ted.

V. risma,

romaine

V. nacchera,

V. ribca.

/?.

romana
nacaire

V. risma,

fr.

rebec

rasso,

momia
momie

V. ribeca.

.sp.

rais fr. V. raiso.

id.

matacliin sp. V. mattacino.


matassius fr. V. id.

matelas

rabel

roque

//.

V. romano,

epg. V. id.
roquer fr. V. rocco.
sp.

nacara

sp. V. id.
naquaire fr. V. id.

nafa sp. V. nanfa,


naffe fr. V. id.
naranja sp. V. arancio,

sabbatum

vspv^cov gr. V. id.


nuque fr. V. nuca.

sarabatana p>g- ^ cerbottana,


saravatana p>g. V. id.
sarbacane /'/. V. id.
savate fr. V. ciabatta,
sebratana sp. V. cerbottana,

bass. lai. V. ciabatta,

safo pg. V. zaffio.

sne

orange fr. V. arancio.

fr.

V. sena,

sequi sp. V. zecchino,


sequim jjg- V. id.

sequin fr. V. id.


serralho pg. V. serraglio,

papagai prov. V. pappagallo,


papagayo sp. V. id.
-a-ayag gr. m. V.

id.

serrallo sp. V. id.


siroc fr. V. scirocco,

soca sp. V. zocco.


sorbete 5/). V. sorbetto.

107

sorvete pg. V. sorbetto,


souche fr. V. zocco.
sucre

fr.

V. zuccliero.

syruppus has.

lat.

V. sciroppo.

pg. V. tazza.
tafurea sp. V. tafferia.

ta(,'a

xabeca
xarabe

^9^.

zambecco.

sp. V. sciroppo,

xaloque sp. V. scirocco,


xaroco pg. V. id.
xirque sp. V. id.

talisma sp. V. talisraano.


tambor sp. V. tamburo.
taracena e tarcena pg. V. arsenale.
tarici

a sp. V. tai-tana.

tasse fr. V. tazza.


taza sp. V. id.

trucheman

/"r.

V.

dragomanno.

zafo p. V. zaffio.
zanefa sp. V. zineifa.

trujaman sp. V. id.


tuthie fr. V. tuzia.

zapata sp. V. ciabatta,


zedoaria sp. V. zettovario.

tutia sp. V. tuzia.

zepbirum

lat.

V. zero,

zizyplium

^a<.

V. giuggiola.

^i^ucpov gr.

V.

vizir pg. V. visir.

id.

zoca sp. V. zocco.


zumaque sp. V. sommaco.

INDICE GENERALE

Prefazione

pag.

iii

Introduzione

Osservazioni generali sull'etimologia

21

25

L'articolo arabo

31

Glossario

33

99

103

Lettere arabe, loro trascrizione e cambiamenti da esse subiti nel

passare nella nostra lingua

Indice alfabetico delle parole italiane derivate dall'arabo

Indice alfabetico delle voci spagnuole, portoghesi, francesi


e altre derivate dall'arabo e contenute nel Glossario

EREATA.
Paa

j,

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