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FRANCESCO PETRARCA dalle Epistole

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Unautobiografia di Petrarca: lepistola Ai posteri


Lepistola latina Posteritati (Alla posterit) anteriore al 1367, ma alcune aggiunte risalgono al 1370-1371; fu
scritta probabilmente a Milano, con lo scopo di giustificare la permanenza presso i Visconti, criticata da Boccaccio e da altri amici fiorentini, che consideravano tiranni i signori milanesi. Per questo Petrarca insiste qui
sulla sua dignit e autonomia di intellettuale superiore alle parti. Lepistola rimane interrotta al 1351. Lo scrittore intendeva collocarla in chiusura delle Senili, cos come le Familiari si concludevano con lettere indirizzate ai grandi del mondo classico.

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Ti verr1 forse allorecchio qualcosa di me; sebbene sia dubbio che il mio povero, oscuro nome possa arrivare lontano nello spazio e nel tempo. E forse ti piacer sapere che uomo fui o quale la sorte delle opere, soprattutto di quelle la cui fama sia giunta sino a te e di cui tu abbia sentito vagamente parlare. Sul primo punto se ne diranno indubbiamente di varie: perch quasi tutti parlano non come vuole la verit, ma come vuole il capriccio; e non c misura giusta n per lodare n per biasimare. Sono
stato uno della vostra specie, un poveruomo mortale, di classe sociale n elevata n bassa; di antica
famiglia, come dice di se stesso Cesare Augusto2; di temperamento per natura n malvagio n senza
scrupoli, se non fosse stato guastato dal contatto abituale con esempi contagiosi3. Ladolescenza mi illuse, la giovent mi travi, ma la vecchiaia mi ha corretto, e con lesperienza mi ha messo bene in testa che era vero quel che avevo letto tanto tempo prima: che i godimenti delladolescenza sono vanit; anzi me lo insegn Colui che ha creato tutti i secoli e tutti i millenni, e che di quando in quando
permette ai miseri mortali, pieni di presunzione, dandare fuori strada, perch possano conoscere se
stessi, ricordando sia pure tardi i propri peccati. Da giovane mera toccato un corpo non molto forte, ma assai agile. Non mi vanto daver avuto una grande bellezza, ma in giovent potevo piacere: di
colore vivo tra bianco e bruno, occhi vivaci e per lungo tempo di una grandissima acutezza, che contro
ogni aspettativa mi trad passati i sessanta, in modo da costringermi a ricorrere con riluttanza allaiuto delle lenti. La vecchiaia prese possesso dun corpo che era stato sempre sanissimo e lo circond con la solita schiera di acciacchi.
Ho avuto sempre un grande disprezzo del danaro; non perch non mi piacesse essere ricco, ma perch detestavo le preoccupazioni e le seccature che sono compagne inseparabili dellessere ricchi. Non
ebbi la possibilit di lauti banchetti, e perci non ebbi da fissarci il pensiero: ma io mangiando poco e
semplicemente passai la vita pi contento che con le loro raffinatissime tavole tutti i successori di Apicio4. I banchetti li chiamano cos, ma sono gozzoviglie, nemiche della moderazione e del vivere costumato non mi sono mai piaciuti, ed ho giudicato una fatica inutile invitarvi gli altri e dagli altri
esservi invitato. Ma pranzare con gli amici mi sempre piaciuto, tanto che nulla mi stato pi gradito che averli come commensali, e mai di mia volont ho mangiato senza compagnia. Nulla mi ha tanto infastidito quanto il lusso; non soltanto perch peccaminoso e contrario allumilt, ma perch
complicato e non lascia in pace. Mi travagli, quandero molto giovane, un amore fortissimo; ma fu il
solo, e fu puro; e pi a lungo ne sarei stato travagliato se la morte, crudele ma provvidenziale, non
avesse spento definitivamente quella fiamma quandormai era languente5. Vorrei davvero poter dire
dessere assolutamente senza libidine; ma se lo dicessi mentirei. Posso dir questo con certezza: daver

1. Ti verr: Petrarca si rivolge ad un destinatario generico, tra i posteri.


2. come ... Augusto: Petrarca cita Svetonio,
Augusto, 2. frequente in Petrarca il confronto con gli scrittori del passato, considerati modelli paradigmatici.
3. dal contatto ... contagiosi: qui come

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altrove Petrarca formula un giudizio negativo


sulla propria epoca, considerata unet di decadenza.
4. Apicio: attivo nellet di Tiberio, autore di
una raccolta di ricette intitolata De re coquinaria, fu figura di ospite prodigale, tanto che
dissip nei banchetti il proprio patrimonio.

5. Mi travagli ... era languente: Petrarca afferma che questa passione per Laura
occup la sua adolescentia, che egli fa terminare nel 1332; in realt sopravanz tale data,
occupando un periodo assai pi ampio della
vita dello scrittore.

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sempre in cuor mio esecrato quella bassezza, quantunque vi fossi spinto dai calori dellet e del temperamento. Ma tosto che fui presso ai quarantanni, quando ancora avevo parecchia sensibilit e parecchie energie, ripudiai siffattamente non soltanto quellatto osceno, ma il suo totale ricordo, come se
mai avessi visto una donna. E questa la pongo tra le mie principali felicit, ringraziando il Signore
davermi liberato, ancor sano e vigoroso, da una servit cos bassa e per me sempre odiosa6.
Ma passiamo ad altro. La superbia lho riscontrata negli altri, ma non in me stesso; e sebbene sia
stato un piccolo uomo, sempre mi sono giudicato ancor pi trascurabile. La mia ira danneggi assai
di frequente me stesso, mai gli altri. Mi vanto francamente perch so di dire la verit daver un
animo molto suscettibile, ma facilissimo a dimenticare le offese, ed al contrario saldissimo nel ricordo dei benefici ricevuti. Fui desiderosissimo delle amicizie oneste e le coltivai con assoluta fedelt. Ma
il supplizio di chi a lungo invecchia appunto di dover sempre pi spesso piangere la morte dei propri cari. Ebbi la fortuna di godere la familiarit dei principi e dei re, e lamicizia dei nobili, tanto da
esserne invidiato. Tuttavia da parecchi di coloro che pi amavo mi tenni lontano: fu s radicato in me
lamore della libert, da evitare con ogni attenzione coloro che sembravano esserle contrari anche nel
nome solo7. I pi grandi re del mio tempo8 mi vollero bene e mi onorarono il perch non lo so; cosa
che riguarda loro e con certuni ebbi rapporti tali che in certo qual modo erano loro a stare con me; e
dalla loro grandezza non ebbi noie, ma molti vantaggi. Fui dintelligenza equilibrata piuttosto che acuta; adatta ad ogni studio buono e salutare, ma inclinata particolarmente alla filosofia morale ed alla
poesia. Questultima con landare del tempo lho trascurata, preferendo le Sacre Scritture, nelle quali ho avvertito una riposta dolcezza (che un tempo avevo spregiata), mentre riservavo la forma poetica esclusivamente per ornamento. Tra le tante attivit, mi dedicai singolarmente a conoscere il mondo antico, giacch questa et presente a me sempre dispiaciuta, tanto che se laffetto per i miei cari
non mi indirizzasse diversamente, sempre avrei preferito desser nato in qualunque altra et; e questa mi sono sforzato di dimenticarla, sempre inserendomi spiritualmente in altre. E perci mi sono
piaciuti gli storici; altrettanto deluso, tuttavia, per la loro discordanza, ho seguito nei casi dubbi la versione a cui mi traeva la verisimiglianza dei fatti o lautorit dello scrittore. Nel parlare, secondo hanno detto alcuni, chiaro ed efficace; ma a mio vedere fiacco ed oscuro. Ed in realt nella conversazione
quotidiana con gli amici e con i familiari non ho mai avuto preoccupazione di parlar forbito; e mi stupisco che Cesare Augusto labbia avuta. Ma dove largomento o la sede o la persona che mascoltava
parevano richiedere diversamente, mi ci sono provato un poco; con quanta efficacia, non so; lhanno
da giudicare coloro di fronte ai quali parlai. Per mio conto, purch abbia vissuto rettamente, poco mi
curo di come abbia parlato: gloria vana cercare la fama unicamente nel luccicare delle parole. [...]
I miei genitori, originari di Firenze, furono persone dabbene, di condizione media, e per dir la verit piuttosto poveri. Erano stati cacciati dalla patria9 e perci nacqui in esilio, ad Arezzo, nellanno
di Cristo 1304, un luned, allalba del 20 luglio.
Il caso e la mia volont cos hanno distribuito il mio tempo fino ad oggi. Il primo anno di vita, e neppure intero, lo passai ad Arezzo, ove la natura mi aveva portato alla luce; i sei anni seguenti10 essendo stata richiamata dallesilio mia madre, li passai allIncisa, in una campagna del babbo a 14 miglia
sopra Firenze; lottavo a Pisa, dal nono in poi nella Gallia Transalpina, sulla riva sinistra del Rodano,
nella citt di Avignone, dove il pontefice romano ha tenuto a lungo e tiene in vergognoso esilio la Chiesa di Cristo, anche se pochi anni fa Urbano V sembr averla ricondotta alla sua propria sede11. [...]
L..., sulla riva del ventosissimo fiume12, passai la fanciullezza sotto la guida dei genitori; e poi ladolescenza intera sotto la guida dei miei vani piaceri. Non senza stare lontano, tuttavia, per lunghi intervalli: in quel tempo, infatti, una piccola citt vicina, ad est dAvignone, Carpentras, mebbe per quattranni interi13. In ambedue le citt imparai un po di grammatica, di dialettica, di retorica14, quanto
lo comportava let: cio quanto susa insegnare nelle scuole; e quanto poco sia, lo capisci da te, lettore carissimo. Partito per Montpellier a studiare legge, vi passai altri quattro anni15; poi a Bologna, e

6. Ma tosto ... odiosa: a quarantanni Petrarca ebbe la seconda figlia naturale, e questo gli caus dei travagli morali.
7. Tuttavia ... nome solo: Petrarca intende riferirsi ai tiranni.
8. I pi ... tempo: si tratta di Roberto dAngi, re di Napoli; Carlo IV, limperatore; Urbano V, il pontefice.

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9. I miei genitori ... patria: Petrarca era


figlio di un notaio, ser Petracco, e di Eletta Canigiani, che lasciarono Firenze a seguito della
sconfitta dei Bianchi del 1302.
10. i sei anni seguenti: dal 1305 al 1311.
11. Urbano V ... sede: la cosiddetta cattivit avignonese (1305-1377) fu interrotta
da Urbano V che dallaprile 1367 al settembre

1370 riport la sede pontificia a Roma.


12. ventosissimo fiume: il Rodano.
13. per quattranni interi: dal 1312 al
1316.
14. grammatica ... retorica: in queste tre
discipline gli fu maestro Convenevole da Prato.
15. altri quattro anni: dal 1316 al 1320.
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vi spesi tre anni16 a studiare tutto il corpo del diritto civile. Ero un giovanotto che secondo lopinione
di parecchi prometteva grandi cose, se avessi seguitato quella strada; ma io quello studio lo lasciai
completamente appena mi lasci la sorveglianza paterna17. Non perch non mi piacesse la maest del
diritto, che indubbiamente grande e satura di quella romana antichit di cui sono ammiratore, ma
perch la malvagit degli uomini lo piega ad uso perfido. E cos mi spiacque imparare ci che non avrei
potuto usare onestamente; daltra parte con onest sarebbe stato pressoch impossibile, ed il comportamento retto sarebbe stato imputato a imperizia. E cos a ventidue anni tornai a casa. Chiamo
casa quellesilio ad Avignone, dove ero stato sin dalla fine della mia infanzia. Labitudine ha infatti
una forza quasi pari a quella della natura. Gi dunque cominciavo ad esservi conosciuto, e cominciava ad esser desiderata da personaggi importanti la dimestichezza con me: il perch ora confesso di
non saperlo e me ne meraviglio. Ma allora non mi meravigliavo, perch let mi faceva credere pi che
degno di qualsiasi onore. Fui soprattutto richiesto dai Colonna, una famiglia illustre e nobile, che allora frequentava la curia romana: dir meglio, la onorava; fui accolto da loro, e tenuto in un conto che
non so se oggi, ma allora certo non meritavo. Con lillustre ed incomparabile Iacopo Colonna, allora
vescovo di Lombez non so se ho mai visto e se vedr mai un altro che gli stia a pari , passai in Guascogna, sotto i Pirenei, unestate quasi divina per la grande piacevolezza del padrone di casa e degli
ospiti18, e sempre la ricordo e la sospiro. Al ritorno stetti sotto suo fratello, il cardinale Giovanni Colonna19, per parecchi anni, non come sotto un padrone, ma come sotto un padre; anzi, neppure: come
sotto un fratello affettuosissimo e addirittura come in casa mia. In quel tempo la curiosit che dei
giovani mindusse a percorrere in lungo e in largo la Francia e la Germania20, e quantunque altri motivi fossero posti innanzi ufficialmente per giustificare la mia partenza agli occhi dei superiori, tuttavia la ragione vera era il desiderio vivo di vedere tante cose. In quei viaggi visitai prima di tutto Parigi, e mi divertii a verificare cosa cera di vero e di fantastico in quel che si raccontava di quella citt.
Tornato di l, andai a Roma21, che sin dallinfanzia desideravo ardentemente di vedere; a Roma mi affezionai tanto al magnanimo capo della famiglia Colonna, Stefano, uomo della stessa levatura di qualsivoglia degli antichi, e tanto gli fui accetto, che avresti detto non facesse differenza fra me e i suoi figlioli. Laffettuoso attaccamento di quelluomo eminente rimase immutato verso di me fino al termine della sua vita22, ed in me seguita a vivere, e non cesser se non quando sar morto. Tornato anche
di l, non riuscivo a sopportare il senso di fastidiosa avversione che provavo per quella disgustosissima Avignone (avversione in me costituzionale per tutte le citt, ma particolarmente per quella). Cercavo un rifugio come si cerca un porto, quando trovai una valle piccola ma solitaria ed amena, che si
chiama Valchiusa, a quindici miglia da Avignone; e vi nasce la Sorga, regina di tutte le fonti23. Incantato dal fascino di quel luogo, mi trasferii l con tutti i miei libri, quando gi avevo trentaquattro anni. Sarebbe una lunga storia se volessi raccontare tutto quello che ivi ho fatto per tanti e tanti anni;
basti questo: quasi tutti i libercoli miei li ho compiuti o cominciati o concepiti l, e furono tanti che fino a questa et continuano a tenermi intensamente occupato. La mia intelligenza come il mio corpo: ha pi agilit che robustezza; e perci mi fu agevole concepire tanti disegni che poi lasciai da parte per la difficolt di eseguirli. Laspetto stesso della valle mi sugger di porre mano al Bucolicum carmen, unopera boschereccia, e ai due libri sulla Vita solitaria dedicati a Filippo, granduomo sempre,
ma allora modesto vescovo di Cavaillon ed ora eminente cardinal vescovo sabinense24, che ormai
lunico vivo di tutti i miei vecchi amici e mha voluto e mi vuole bene non da vescovo, come Ambrogio
verso santAgostino, ma da fratello. Un Venerd Santo25 camminavo per quelle colline quando mi venne lidea imperiosa di scrivere un poema epico su quel primo Scipione Africano, la cui fama straordinaria mi fu cara sin da quandero ragazzo; dal nome del soggetto lo intitolai Africa: poema che per non
so quale ventura, se sua o mia, a tanti stato caro senza che ancora lo conoscessero. Lo cominciai con
grande lena, ma presto distratto da varie occupazioni lo misi in disparte. Soggiornavo in quei luoghi

16. tre anni: a Bologna Petrarca rimase i tre


anni che dedic allo studio delle leggi e poi,
con varie interruzioni, dal 1320 al 1326.
17. la sorveglianza paterna: il padre mor nel 1326.
18. degli ospiti: si tratta del romano Lello
Tosetti e del fiammingo Ludwig van Kempen,
conosciuti nel 1330.

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19. Giovanni Colonna: fu eletto cardinale nel 1327 e mor nel 1348.
20. a percorrere ... Germania: si tratta
del viaggio compiuto nel 1333 che tocc Belgio, Francia e Germania.
21. a Roma: nel 1336.
22. fino ... vita: Stefano Colonna, padre di
Giacomo e Giovanni, mor tra il 1348 e il 1350.

23. quando trovai ... fonti: la scoperta di


questo luogo avvenne nellestate del 1337.
24. modesto vescovo ... sabinense: Filippo di Cabassole fu vescovo dal 1334; nominato nel 1368 cardinale, fu vescovo di Sabina. Mor nel 1372.
25. Un Venerd Santo: lanno il 1338 o
1339.
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quando sembra una favola! mi arrivarono nella medesima giornata26 due lettere, dal senato di Roma e dalla cancelleria delluniversit di Parigi, che a gara minvitavano a ricevere lalloro di poeta e a
Roma e a Parigi. Ero giovane e me ne inorgoglii, stimandomi anche io meritevole di quellonore di cui
mavevano giudicato degno uomini s autorevoli, e dando peso non ai miei meriti ma alle asserzioni
altrui. Ero tuttavia esitante a chi dare la preferenza, e per lettera ne chiesi consiglio al cardinale Giovanni Colonna: abitava cos vicino27 che avendogli scritto sul tardi, potei ricevere la risposta il giorno
dopo prima delle nove. Seguii il suo consiglio e decisi di preferire ad ogni altra cosa la maest di Roma. Ci sono due mie lettere a lui, che chiedono e approvano il suo consiglio. Dunque ci andai; e sebbene come tutti i giovani io fossi giudice molto indulgente delle cose mie, tuttavia ebbi vergogna di
fidarmi al giudizio che di me stesso davo io, o che ne davano coloro che mi avevano invitato, i quali certo non lavrebbero fatto se non mavessero stimato degno dellonore che mi offrivano. Decisi perci di
recarmi prima di tutto a Napoli, e mi presentai a Roberto28, grandissimo re e grandissimo filosofo, non
meno illustre per la dottrina che per lo scettro: lunico re che i nostri tempi abbiano avuto amico e del
sapere e della virt. Vi andai perch mi giudicasse secondo il suo parere; ed oggi io mi stupisco e credo che sapendolo anche tu, lettore, ti meraviglierai pensando a quale gli sembrai ed a come gli fui
accetto. Sentita la ragione della mia venuta, se ne rallegr straordinariamente, pensando alla mia giovanile confidenza, e forse riflettendo che lonore che gli chiedevo non era senza sua gloria, dal momento
che per degno giudice io avevo scelto lui solo fra tutti i mortali. Insomma, dopo infiniti discorsi sopra
vari argomenti, e dopo avergli mostrato la mia Africa di cui tanto si compiacque da chiedermi il favore che la dedicassi a lui e naturalmente non potei n volli rifiutarglielo mi fiss un giorno preciso
per darmi il giudizio per cui ero venuto, e mi trattenne da mezzod fino a sera. E poich il tempo risult inadeguato agli argomenti in continuo aumento, ripet la cosa anche nei due giorni successivi.
Sondata cos in tre giorni la mia ignoranza, alla fine del terzo mi proclam degno dellalloro. Me loffriva a Napoli e mi pregava con grande insistenza perch consentissi: lamore per Roma lebbe vinta
sulla veneranda insistenza dun tanto re. E cos, vedendo che il mio proposito era inflessibile, mi accompagn con lettere e messi al senato romano, per manifestare con grande benevolenza il suo giudizio su di me.
Ed il giudizio del re fu allora perfettamente armonico con quello di tanti altri e soprattutto con il
mio; ma oggi non mi sento di approvare quel consenso unanime suo, mio, di tutti: sul re ebbe maggior
peso il desiderio di incoraggiare la mia et, che non la ricerca del vero. Tuttavia andai a Roma e quantunque senza merito adeguato, rinfrancato e reso fiducioso da un giudizio tanto autorevole, con grande esultanza dei Romani che poterono assistere a quella cerimonia, ebbi lalloro di poeta quando ero
ancora uno scolaro da dirozzare. Ed anche su ci esistono delle lettere mie, in versi e in prosa. Questa
mia incoronazione non mi arricch di sapienza; mi attir invece una grandissima invidia. Ma anche
questo sarebbe un discorso troppo pi lungo di quanto qui si richiede. Partito di l andai a Parma, e
vi passai qualche tempo con i Da Correggio, eccellenti signori, pieni di liberalit a mio riguardo, ma
in disaccordo tra loro; i quali allora governavano la citt con tale regime, quale non aveva avuto a memoria duomo, e quale prevedo non potr pi avere in questo secolo. Ero pensoso dellonore che avevo
ricevuto, e preoccupato che non apparisse conferito immeritatamente, quando un giorno, salendo una
collina, giunsi in un bosco chiamato Selvapiana situato al di l del fiume Enza nel territorio di Reggio. Colpito dalla bellezza del luogo, ripresi lAfrica lasciata interrotta, e, svegliata lispirazione che
sembrava essersi assopita, quel giorno scrissi qualcosa; e tutti i giorni successivi sempre un poco, finch, ritornato a Parma e trovata unabitazione appartata e tranquilla (che poi ho comprata ed ancora mia), in un tempo non lungo condussi a fine quellopera con tanto entusiasmo, che oggi me ne stupisco io stesso. Di l tornai alla fonte di Sorga ed alla mia solitudine dOltralpe29... Avevo gi da lungo tempo conquistata la benevolenza di Giacomo da Carrara il Giovane30, gentiluomo perfetto e signore
quale non so se in questo secolo ce n stato uno simile; anzi lo so: non ce n stato uno. Con messi e lettere fin oltre le Alpi, quandero l, e per lItalia ovunque mi trovassi, per parecchi anni mi sollecit e

26. nella medesima giornata: il giorno


1 settembre 1340. Cominci il viaggio per Napoli il 16 febbraio 1341; fu incoronato in Campidoglio il giorno 8 aprile dal senatore Orso
dellAnguillara.
27. abitava cos vicino: soggiornava infatti ad Avignone.

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28. Roberto: Roberto dAngi, re di Napoli


dal 1309 al 1343. Di parte guelfa, e perci nemico di Enrico VII, fu rinomato per la sua cultura (un aspetto che Dante considerava contrastante con le mansioni di governo, cosicch in Paradiso, VII, v. 147 dice di lui che
divenuto re tal ch da sermone).

29. Di l tornai ... dOltralpe: Petrarca


rest a Valchiusa dalla primavera del 1342 allautunno del 1343. Lautore omette il secondo soggiorno a Valchiusa nel 1346-47.
30. Giacomo da Carrara il Giovane:
signore di Padova fino al suo assassinio, nel
dicembre 1350.
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mi preg con grande insistenza di entrare in relazione con lui. Da coloro che stanno bene non spero
mai nulla; pure decisi di andare da lui e vedere un po a che tendeva tutto quellinsistere di un personaggio che era grande e che non conoscevo. E cos, sia pure tardi, e dopo aver dimorato a lungo a Parma e a Verona, ovunque, ringraziando Iddio, accarezzato assai pi di quanto meritassi, andai a Padova31. Vi fui ricevuto da quelluomo di illustre memoria, non come tra mortali, ma come in cielo vengono accolte le anime dei beati; e fui accolto con tanta gioia e con tanta inestimabile ed affettuosa
reverenza, che sono costretto a passarla sotto silenzio, visto che non posso sperare di esprimerla a parole. Tra laltro, saputo che fin dalladolescenza ero chierico, mi fece eleggere canonico di Padova, per
legarmi pi strettamente, oltre che a se stesso, anche alla sua citt. Insomma, se avesse vissuto pi a
lungo, avrei fatto punto con il mio vagabondare e con tutti i miei viaggi. Ma ahim, nulla tra i mortali dura, e se ti toccata una dolcezza, presto ti finisce nellamaro. Iddio lo port via, dopo averlo lasciato meno di due anni a me, alla sua patria ed al mondo, che non eravamo degni di lui. Gli succedette il figlio32, illustre signore pieno di prudenza, che sulle orme del padre mi ha sempre avuto caro
e sempre mi ha onorato: ma, io, incapace di stare fermo, me ne tornai in Francia33, non tanto per il desiderio di rivedere ci che avevo gi veduto le mille volte quanto per cercare, come fanno i malati, di
rimediare al disagio cambiando posto.
Trad. it. di P. G. Ricci, in F. Petrarca, Prose, a cura di G. Martellotti, P. G. Ricci, E. Carrara, E. Bianchi, Ricciardi, Milano-Napoli 1955

31. andai a Padova: dal 10 marzo al 4


maggio 1349.

32. il figlio: Francesco da Carrara.


33. tornai ... Francia: nel 1351. A questo

punto si interrompe lautobiografia.

ANALISI DEL TESTO

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Lesilio
Caso e volont

Avignone
Il diritto e le lettere

Lamore
per Roma antica

Primo scritto autenticamente autobiografico di un autore italiano (nella Vita nuova le vicende
dellesistenza sono subordinate a un disegno ideale, allegorico e narrativo), la Posteritati contiene
un resoconto piuttosto preciso e dettagliato della vita di Petrarca, dalla nascita al 1351 (manca,
per gli anni posteriori, unanaloga documentazione). Lordine con cui vengono esposti gli avvenimenti, a partire dal ricordo dei propri genitori, naturalmente quello cronologico, entro il quale,
tuttavia, vengono ritagliati i momenti che lautore ritiene possano dare di s unimmagine idealmente compiuta. Alla semplice registrazione delle date e dei fatti si accompagna cos una loro interpretazione, esplicita o implicita, che permette di ricondurre il discorso alla concezione del mondo propria del poeta. Ecco alcune possibili osservazioni:
il ricordo dellesilio dei genitori, cacciati da Firenze per le lotte fra i bianchi e i neri, viene
presentato in un modo del tutto neutro, senza suscitare emozioni; lideologia petrarchesca oramai lontana dalle passioni politiche di Dante, che erano legate ai conflitti comunali;
levolversi del tempo della vita fatto dipendere dal caso e dalla volont, che, mentre si
collegano alla tradizionale antinomia fra la fortuna e la virt, pongono laccento sulla dimensione
psicologica ed esistenziale dellesperienza petrarchesca: si noti, poco dopo, il riferimento alladolescenza, trascorsa sotto la guida dei vani piaceri ( la situazione sviluppata in numerose poesie);
il soggiorno ad Avignone richiama il vergognoso esilio della Chiesa di Cristo, suscitando
anche in questo caso lo sdegno di Petrarca (espresso attraverso laggettivo);
dopo alcune osservazioni critiche sul sistema scolastico del tempo, viene sottolineata lopposizione fra gli studi giuridici, voluti dal padre, e gli studi letterari, prediletti invece dal poeta; il
che non esclude il riconoscimento della maest del diritto, espressione di quella romana antichit di cui Petrarca si professa ammiratore; ma introduce anche una distinzione di carattere
morale, fra i compromessi con la propria coscienza cui costringe lesercizio dellavvocatura e il carattere, nobile e disinteressato, delle lettere;
lamore per i viaggi il segno di una irrequietezza che corrisponde a un irrinunciabile bisogno di conoscenza; il culmine di queste peregrinazioni rappresentato da Roma, che costituisce il
fulcro delle aspirazioni ideali di Petrarca (anche Stefano Colonna definito uomo della stessa le-

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vatura di qualsivoglia degli antichi); lamore per Roma si collega alla sua ammirazione per lantichit, al desiderio di trasferirsi idealmente in essa, a cui si contrappone il disprezzo per let presente;
il nuovo riferimento a quella disgustosissima Avignone, per la quale ribadisce la fastidioLa citt e Valchiusa
sa avversione, si allarga a un pi generale giudizio negativo sulla vita delle citt, cui si contrappone la vita solitaria (Cercavo un rifugio come si cerca un porto...), con brevi ma commosse notazioni sul soggiorno di Valchiusa e sulla Sorga, la regina di tutte le fonti, cui legata la memoria di Chiare, fresche e dolci acque, nonch su Selvapiana;
il rapporto fra la solitudine e gli studi prelude ad alcune notizie sullattivit letteraria e sullinquietudine intellettuale del poeta; importante notare come egli insista soprattutto sullAfrica, da lui considerata evidentemente la sua opera capitale, quella da cui doveva derivargli la gloria, e non citi neppure le rime in volgare;
Lincoronazione
il pi lungo spazio dedicato agli antecedenti e alla cerimonia dellincoronazione poetica conferma il posto centrale occupato da questo avvenimento nella biografia del poeta;
laccenno allinvidia, che conclude lepisodio, introduce una nota di pessimismo che sembra
accentuarsi verso la fine, con la considerazione che nulla tra i mortali dura, e se ti toccata una
Linquietudine esistenziale dolcezza, presto ti finisce nellamaro. Linconfondibile accento petrarchesco dellespressione ribadisce il senso di una irrequietezza esistenziale che caratterizza anche queste pagine, suggellandole con un tono di amara e disincantata stanchezza, allinsegna di uninquietudine (incapace di stare fermo) considerata come una malattia dellanima (come fanno i malati).
Un ritratto ideale
Ad una considerazione complessiva, emerge come Petrarca voglia costruire di s un ritratto
ideale. Innanzitutto trascura le contingenze minori della sua esistenza, i fatti strettamente privati, e si concentra soprattutto sui suoi rapporti pubblici coi potenti, sulla sua carriera letteraria
e sulle sue opere. In secondo luogo insiste sul suo disprezzo del denaro, sulla ricerca di una vita
modesta e appartata, tutta dedita allattivit intellettuale, sulla mancanza di superbia (e difatti
le professioni di modestia sono frequentissime), sulla castit e sul trionfo sopra le passioni, che
lhan portato a lasciare i vani piaceri della giovinezza, sul rapporto di indipendenza nei confronti
dei potenti, visti come amici pi che come signori: limmagine ideale del letterato, colui che dediIl letterato
ca tutta la sua vita allattivit intellettuale disinteressata, e si offre ai contemporanei e ai posteri
Lamore
come modello di saggezza. singolare il distacco con cui Petrarca parla qui dellamore per Laura,
che appare assai lontano dai tormenti espressi nelle Rime: la morte, crudele ma provvidenziale,
spegne la fiamma quando gi era languente. Ma anche questo ridimensionamento coerente con
limmagine idealizzata che egli vuol lasciare ai posteri.

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PROPOSTE DI LAVORO

Raccogliere le informazioni che Petrarca d di se stesso rispetto a:


classe sociale
aspetto fisico
valore dato al denaro
amore
amicizia
libert
studi
viaggi
gloria

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Perch Petrarca sceglie per


la sua epistola un insolito
destinatario come la posterit? Quali caratteristiche
culturali questo destinatario
deve possedere per poter
comprendere il messaggio
dellautore?
Ricercare tutte le espressioni del testo con le quali Petrarca, fingendo di sminuirsi,
in realt si esalta (ad esempio ritrovare le parentesi, gli
incisi, le attenuazioni retoriche).

Francesco Petrarca T1

Con quale tecnica Petrarca


traccia il proprio autoritratto?
(Verificare se ricorre alla cronaca, alla precisa scansione
temporale, alluso di affermazioni certe e sicure, alla
drammaticit, se privilegia
gli avvenimenti pubblici o
quelli privati, se ricorre alla
confessione).

Quali aspetti del testo consentono di definire Petrarca


un intellettuale cosmopolita
(non pi comunale) e nello
stesso tempo umanista?

Quale rapporto Petrarca afferma di avere avuto con i signori?

Pearson Italia S.p.A.


Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria

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