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KOINWNIA

37
2013

KOINWNIA
Rivista dellAssociazione di Studi Tardoantichi
Comitato scientifico:
Franco Amarelli (Universit degli Studi di Napoli Federico II) Jean-Michel Carri (cole
des Hautes tudes en Sciences Sociales, Paris) Francesco Paolo Casavola (Universit
degli Studi di Napoli Federico II, Presidente emerito della Corte Costituzionale) Fabrizio
Conca (Universit degli Studi di Milano) Lellia Cracco Ruggini (Universit degli Studi di
Torino) Ugo Criscuolo (Universit degli Studi di Napoli Federico II, Direttore) Giovanni
Cupaiuolo (Universit degli Studi di Messina) Lucio De Giovanni (Universit degli Studi di
Napoli Federico II, Presidente dellAssociazione di Studi Tardoantichi, Condirettore) Lietta
De Salvo (Universit degli Studi di Messina) Emilio Germino (Seconda Universit degli
Studi di Napoli) Juan Antonio Lpez Frez (Universidad Nacional de Educacin a Distancia,
Madrid) Riccardo Maisano (Universit degli Studi di Napoli LOrientale) Pierre-Louis
Malosse (Universit Paul-Valry, Montpellier) Giuseppina Matino (Universit degli Studi di
Napoli Federico II) Claudio Moreschini (Universit degli Studi di Pisa) Antonio V. Nazzaro
(Universit degli Studi di Napoli Federico II) Laurent Pernot (Universit de Strasbourg)
Stefano Pittaluga (Universit degli Studi di Genova) Giovanni Polara (Universit degli
Studi di Napoli Federico II, Condirettore) Salvatore Puliatti (Universit degli Studi di Parma)
Helmut Seng (Goethe Universitt, Frankfurt am Main) A. J. Boudewijn Sirks (University
of Oxford) Luigi Tartaglia (Universit degli Studi di Napoli LOrientale) Domenico Vera
(Universit degli Studi di Parma) Nigel G. Wilson (University of Oxford).
Segreteria di redazione:
Valentina Caruso Donato Antonio Centola Chiara Corbo Assunta Iovine Mario Lamagna Daniela Milo Valerio Minale Cristiano Minuto Giuseppe Nardiello Francesco
Pelliccio Antonella Prenner.

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verr inviato ad un terzo referee.

ISSN 0393-2230
M. DAURIA EDITORE 2013
Calata Trinit Maggiore 52-53
80134 Napoli
tel. 081.5518963 - fax 081.19577695
www.dauria.it
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Reg. Trib. Napoli n. 2595 del 22 ottobre 1975 - A. Tuccillo, Responsabile

INDICE DEL VOLUME


Lucio De Giovanni
Lesperienza giuridica nella tarda antichit . . . . . . . . . . . . pag.

Elio Dovere
Funzione sistemica del Codice Teodosiano . . . . . . . . . . . .

23

Anna Motta
Lanima alata di Platone e la sua missione soteriologica:
esegesi neoplatoniche sul Fedro . . . . . . . . . . . . . . . . .

43

Maria Carmen De Vita


Generare nella bellezza: lestetica del processo demiurgico
in Giamblico e Giuliano Imperatore . . . . . . . . . . . . . .

61

Juan Antonio Lpez Frez


Bibliogrphos: estudio del trmino desde su primera aparicin
hasta Galeno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

79

Rosalba Arcuri
Etnogenesi, entelechia barbarica e attuali orientamenti
storiografici sulla Vlkerwanderungszeit . . . . . . . . . . . . . .

107

Luigi Tartaglia
Su talune aporie della Vita Constantini di Eusebio di Cesarea . . .

143

Nuove testimonianze sulla polemica antigiudaica


in due manoscritti della Cronaca di Giorgio Cedreno . . . . . . .

159

Francesco Arcaria
I testamenti pubblici romani: una chimera? . . . . . . . . . . . .

167

Giuseppe Crescenzo
Sulla capacit patrimoniale dei monaci
nella legislazione tardoantica . . . . . . . . . . . . . . . . . .

203

Carla Castelli
Due scol a Iliade I 1 nei supporti cartacei dellIlias Picta:

considerazioni e prospettive di indagine . . . . . . . . . . . . .

225

Claudio Bevegni
Il mago Cipriano nella letteratura agiografica
e nel poemetto di Eudocia Augusta . . . . . . . . . . . . . . . pag. 235
Jean-Louis Charlet
Claudien chantre paen de Roma aeterna . . . . . . . . . . . .

255

Clementina Mazzucco
Luoghi e metaluoghi tra Bibbia e sacra itinera . . . . . . . . . .

271

Eugenia Franciosi
La detenzione nella legislazione di Giustiniano . . . . . . . . .

295

Loredana Di Pinto
Il procurato aborto nel pensiero dei giuristi severiani . . . . . .

317

Sergio Castagnetti
Giuliano, Christiani e decurioni: note su CTh. 12, 1, 50 . . . .

349

Helmut Seng

Hermetische Herden? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

367

Note e discussioni
Giovanni Polara, Un nuovo contributo a Corippo . . . .
Giovanni de Bonfils, LImpero romano al suo ultimo secolo
in Occidente. A proposito di un recente libro . . . . . . .
Pellegrino Rullo, ll Commento a Matteo di Origene . . .
Donato De Gianni, Sul Fortleben di Giovenco . . . . . . .
Daniela Milo, Nuovi contributi imeriani . . . . . . . . .
Giuseppe Nardiello, Sulla filosofia di Giuliano Imperatore
Maria Rosaria Scardamaglia, Il Tardoantico: storia,
ideologie e diritto. In memoriam di Salvatore Calderone . .
Delphine Lauritzen, Synsios: Politique, Littrature,
Philosophie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. .

. .
. .
..
. .
. .

. .

375

383
387
396
401
406

412

. .

417

Rassegna bibliografica
a cura di Emilio Germino . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

425

Rosalba Arcuri
Etnogenesi, entelechia barbarica
e attuali orientamenti storiografici
sulla Vlkerwanderungszeit
LEuropa ha anche
delle potenti radici barbariche
(K. Modzelewski)*

a) Nelle moderne riflessioni sulle migrazioni barbariche, sull etnogenesi e sul popolamento dellEuropa tra Tardoantico e Alto medioevo incombono
ancora i fantasmi dei nazionalismi europei del XX secolo1. Non un caso se
crea sospetto il tentativo di ridare spessore storico alle migrazioni dei popoli
termine il cui uso simpone per comodit 2 e se W. Goffart vede germanesimo dappertutto tanto da ridurre ogni tradizione etnografica sui barbari come
riferibile a ethne nuovi con tradizioni inventate dagli stessi narratori di storia
barbarica3. Davvero noi siamo ossessionati dai barbari: tutte le sospette
somiglianze tra noi e le negativit loro attribuite tormentano le nostre coscienze e seducono il nostro immaginario4.
Il dibattito scaturisce da un quesito insieme semplice e arduo: chi erano i
barbari che fra il 400 e il 500 d.C. ca. mutarono cos profondamente la fisiono* K. Modzelewski, LEuropa dei barbari. Le culture tribali di fronte alla cultura romanocristiana, trad. it., Torino 2008, p. 15 (loriginale in polacco del 2004).
1

P.J. Geary, Il mito delle nazioni. Le origini medievali dellEuropa, trad. it., Roma 2009, pp. 31 ss.

B. Zientara, Populus-Gens-Natio. Einige Probleme aus dem Bereich der ethnischen


Terminologie des frhen Mittelalters, in O. Dann (Hrsg.), Nationalismus in vorindustrieller
Zeit, Mnchen 1986, pp. 1120. Sul termine gens, cfr. H.-W. Goetz, Gens. Terminology and
Perception of the Germanic Peoples from Late Antiquity to the Early Middle Ages, in R.
Corradini-M. Diesenberger-H. Reimitz (Eds.), The Construction of Communities in the Early
Middle Ages. Texts, Resources and Artefacts (TRW 12), LeidenBoston 2003, pp. 351-396. Sulle
varie accezioni di natio in rapporto a populus, vd. s.v. in C.T. Lewis-C. Short (Eds.), A Latin
Dictionary, Oxford 19552 .
3
Vd. infra e nota 50.
4
C. Rawson, God, Gulliver and Genocide. Barbarism and the European Imagination,
1492-1945, Oxford 2001, p. VIII. I barbari sono specchio di inquietudini anche in S. Gasparri-C. La Rocca, Tempi barbarici. LEuropa occidentale tra antichit e medioevo (300-900),
Roma 2012, p. 63.
2

108

Rosalba Arcuri

mia della pars Occidentis dellImpero? Dal saggio di R. Wenskus del 19615, le
immagini romantiche dei giovani popoli barbari, giunti a vivificare un Impero stremato gi presenti nella visione protoromantica di J. G. Herder6 sono
state confinate nel limbo di un immaginario collettivo pericoloso, ora superato
e sostituito dal concetto, euristicamente pi valido, di etnogenesi7. Luso di
questo termine, che comprende luniverso concettuale legato allidea di origine, formazione, e soprattutto trasformazione degli ethne, ha spostato il dibattito su una prospettiva etnografica e sociologica mediante un approccio che negli
ultimi decenni ha prodotto fecondi risultati. Lidea che populi, nationes, gentes,
tribus ( e ) costituissero una categoria metastorica presente gi negli autori antichi, dove i mutamenti venivano individuati principalmente nella
sfera dellethos: Strabone8 dipinge gli Sciti come uomini sinceri e frugali, con
uno spirito di indipendenza pi accentuato che i Greci e i Romani, ma ormai
gi inclini al lusso e ai vizi proprio per il contatto con la cultura greco-romana.
Tacito coglie fenomeni di assimilazione e mutamenti etnici9, cos come poi
Orosio e Agazia, che parlarono di popoli scomparsi dalla scena della storia a
seguito di spostamenti a lunghissimo raggio o di quello che oggi definiamo
R. Wenskus, Stammesbildung und Verfassung. Das Werden der frhmittelalterlichen gentes, Kln 1961.
6
J.G. Herder, Ideen zur Philosophie der Geschichte der Menschheit, Riga-Leipzig 17841791 (Kln-Wien 19772). In Herder, come in altri pensatori del XVIII e XIX secolo, presente
il concetto di Volksgeist, che tanti danni avrebbe arrecato al tempo delle ideologie nazionaliste
del XX secolo: A. Banti, La nazione come comunit di discendenza: aspetti del paradigma
romantico, in Parole chiave 25, 2001, pp. 115-141. Fra i rilievi mossi a Wenskus che la sua
nozione di gentile allegiance riecheggi il Volksgeist del romanticismo tedesco: T.F.X. Noble, Introduction: Romans, Barbarians, and the Transformation of the Roman Empire, in
Id. (Ed.), From Roman Provinces to Medieval Kingdoms, London-New York 2006, p. 9.
7
Come si dir infra, lintroduzione del concetto di etnogenesi in storiografia dovuta
a Herwig Wolfram.
8
Strab. 7, 3, 7; cfr. A.N. Sherwin-White, Racial Prejudice in Imperial Rome, Oxford 1952,
pp. 1 ss.; E. Almagor, Who is a Barbarian? The Barbarians in the Ethnological and Cultural
Taxonomies of Strabo, in D. Dueck-H. Lindsay-S. Pothecary (Eds.), Strabos Cultural Geography. The Making of a Kolossourgia, Cambridge 2005, pp. 42-55. Pi di recente D.E. McCoskey,
Race: Antiquity and Its Legacy. Ancients and Moderns, Oxford 2012.
9
Loci citati e discussi in W. Pohl, Le origini etniche dellEuropa. Barbari e Romani tra
antichit e medioevo, Roma 2000, pp. 23 s. La Germania di Tacito (98 d.C. ca.), riscoperta in
Italia nel XV secolo, a partire dal secolo successivo fu testo fondante della germanische Altertumskunde e delle discussioni sulla presunta discendenza biologica dei Tedeschi moderni
dagli antichi Germani: L. Poliakov, Il mito ariano. Storia di unantropologia negativa, Milano
1976 (Roma 19992 , con diverso sottotitolo: Saggio sulle origini del razzismo e dei nazionalismi).
Sui travisamenti derivati da una lettura ideologica della Germania, vd. C.B. Krebs, A Dangerous Book: the Reception of the Germania in A.J. Woodman (Ed.), The Cambridge Companion to Tacitus, Cambridge 2009, pp. 280 ss.
5

sulla Vlkerwanderungszeit

109

genocidio10. Le fonti del VI secolo sono particolarmente sensibili alle definizioni etniche in termini di distinzione linguistica, geografica, culturale. Iordanes,
il narratore dellOrigo gentis gotica, consapevole che leffimero impero unno,
dopo la morte del suo capo nel 453, si sfald presto per la spinta centrifuga dei
molti ethne che lo componevano, da cui sarebbe scaturita una nuova fase di
competizione fra le trib danubiane11. Procopio, nellelencare le numerose gentes che componevano il macrogruppo dei Goti, distingue i caratteri che rendevano peculiari, ad es., i Rugi, e spesso sembra ritenere il termine Goti una nuova denominazione degli Sciti12, attribuita in antico ai molti gruppi etnici
stanziati a nord-ovest del delta danubiano e sul Mar Nero e che nel III secolo
avrebbero assunto il nome di Goti, pur restando Sciti nella percezione dei Romani13. Gli Svevi, reclutati in Pannonia da Vitige contro gli imperiali in Dalmazia e a Salona, sarebbero poi diventati Longobardi14.
Dagli esempi riportati, sembra fuor di dubbio che gli Antichi avessero coscienza delle differenze etniche e anche della morfogenesi delle nationes altre;
il dato di fatto da cui scaturisce il principale nodo problematico nelle recenti
10
Oros. 7, 32, 11-12 (a proposito dei Burgundi, che portavano un nuovo nome, ma erano
gli stessi un tempo stanziati nella Germania interna sottomessa secoli prima da Tiberio e Druso, dove, riunendosi, avevano formato una magna gens); Agath. 5, 11 (per letnogenesi degli
Unni). Alcune etnie cambiavano nome e per questo sembrano sparire dalle fonti, cos forse gli
Eruli, che si perdono di vista nel VI secolo per aver smesso questa denominazione: vd. A. Ellegrd, Who were the Eruli, in Scandia. Tidskrift fr historisk forskning 3, 1987, pp. 5-34,
spec. 30.
11
Iord., Get. 50, 261, 125 Mommsen: dopo la morte di Attila dividuntur regna cum populis, fiuntque ex uno corpore membra diversa, nec quae unius passioni compaterentur, sed quae exciso
capite in invicem insanirent.
12
Procop., Goth. 4, 5, 6 (p. 504 H.). Dalle indicazioni etnografiche desumibili da Procopio, sembra evincersi la consapevolezza che nomi anche diversi riconducessero a realt etniche
definite: cfr. Goth. 2, 1, 1-10 (pp. 150 s. H.), dove il comandante Costantino guida un gruppo
di Unni, definiti ora , ora , termine designante unetnia di leggendaria barbarie, stanziata tra il Mar Caspio e il lago Aral (lidentificazione tra Unni e Massageti ritorna
in Procop., anecd. 7, 10).
13
H. Wolfram, Storia dei Goti (ed. it. dellorig. Geschichte der Goten, Mnchen 1979), a
c. di M. Cesa, Roma 1985, pp. 39 ss.; P. Heather, I Goti. Dal Baltico al Mediterraneo la storia dei
barbari che sconfissero Roma, trad. it., Genova 2005, p. 23. I testi delletnografia classica (Tacito, Plinio, Pomponio Mela) persistevano in questa definizione erodotea, perch i Goti continuavano ad emergere dalla stessa implacabile geografia: P. Amory, People and Identity in
Ostrogothic Italy, 489-554, Cambridge 1997, p. 21 (questo atteggiamento culturale, nonch la
sua espressione letteraria, definito roman imperialist ethnogeography). Sulle etnie scitiche nelle fonti antiche e il loro spazio antropico e psicologico, vd. F. Conte, Gli Slavi. Le civilt dellEuropa centrale e orientale, Torino 1991, pp. 11 ss.; sugli Sciti in Erodoto, cfr. F. Hartog,
The Mirror of Herodotus. The Representation of the Other in the Writing of History, trad. ingl.,
Berkeley 1988, pp. 12 ss.
14
Procop., Goth. 1, 16, 8-9 (p. 84 H.); Wolfram, Storia dei Goti, cit., p. 521.

110

Rosalba Arcuri

discussioni che non possediamo tradizioni di prima mano sullarchaiologia


delle gentes, che siano cio testimonianza diretta dei popoli barbari nelle loro
fasi pre-stanziali e pre-romane, poich si trattava di societ che funzionavano
senza scrittura15. Per le epoche pi alte della loro storia abbiamo solo ci che
ci dice letnografia greco-romana, infarcita di topoi e di pregiudizi; per quelle
successive, quanto si evince dalle fonti contemporanee (Cassiodoro, Iordanes,
Procopio, Agazia) sui nuovi stanziamenti in territorio romano soggetto a interpretazioni spesso diametralmente opposte. Sembra per ormai acclarato
che tutti quei gruppi tribali, che fra IV e VI secolo mantenevano nomi gi noti
alla tradizione classica (Alamanni, Goti, Vandali etc.), avevano cambiato strutture sociali e organizzazione interna, al punto che nellet delle migrazioni
emersero gruppi nuovi, come gli Ostrogoti, un tipico prodotto dellimpero
multietnico di Attila16. Le migrazioni innescarono numerosi processi aggregativi e acculturativi, che agirono non solo nel contatto, non sempre polemico,
con lImpero, ma anche tra gli stessi gruppi barbari, tanto che i resti materiali di
una cultura quasi mai ci parlano univocamente delle sue specificit, ma pi
spesso sono il risultato di contatti e scambi con altri gruppi, come vedremo in
avanti a proposito delle c.d. culture archeologiche.
Lingresso nei territori imperiali, avvenuto ora sotto la veste di una lenta
infiltrazione come foederati, ora in modo predatorio, rappresent una cesura
pi sensibile allinterno del processo ininterrotto che nel tempo crea e muta i
gruppi umani, perch la dialettica con la Romanitas ebbe come riflesso una singolare koin culturale, entro la quale difficilissimo capire quali tratti i barbari
avessero conservato delle proprie tradizioni e quali invece fossero frutto di imitatio: vero che i fenomeni acculturativi non operano mai a senso unico, ma la
valenza ideologica ecumenica che la civilitas romana vantava faceva s che il fenomeno fosse visibile, agli occhi di un osservatore colto, pi e meglio sui barbari che non sui Romani17. Su questi e altri problemi la bibliografia, come accen Modzelewski, LEuropa dei barbari, cit., p. 20. In molte etnie africane contemporanee
lassenza di tradizioni scritte stata vista come un ostacolo alla costruzione di una memoria e
di unidentit collettive: A.D. Smith, Le origini etniche delle nazioni, trad. it., Bologna 1998, p.
81 e nota 25.
16
Gli Ostrogoti non risultano ancora uniti fino al regno di Valamer: Wolfram, Storia dei
Goti, cit., pp. 431 ss.; A. Schwarcz, Die Goten in Pannonia und auf dem Balkan nach dem
Ende des Hunnenreiches bis zum Italienzug Theoderichs des Grossen, in Mitteil. d. Inst. f.
ster. Geschichtsforsch. 100, 1992, pp. 50-83; Heather, I Goti, cit., pp. 123 ss. Sul rapporto tra
Goti e Unni: M. Kazanski, Les Goths et les Huns, in Arch. Md. 22, 1992, pp. 191-229, e, sul
versante storiografico, P. Heather, Cassiodorus and the Rise of the Amals: Genealogy and
the Goths under Hunnic Domination in Jour. Rom. St. 79, 1989, pp. 103-128.
17
Il caso di Gioviniano, beffeggiato da Ennodio per la sua barba gotica (Carm. 2, 5759; cfr. Ph. von Rummel, Habitus barbarus. Kleidung und Reprsentation sptantiker Eliten im
15

sulla Vlkerwanderungszeit

111

nato, foltissima e molteplici sono i temi che si offrono alla ricerca storica.
La moderna antropologia ha fornito gli strumenti concettuali per laccettazione dellassunto di base secondo cui i barbari sarebbero stati gruppi di popolazione dallidentit fluida e in continuo divenire, e non gi entit biologicamente definite entro i concetti di razza o nazione, cos come attualmente
intesi18. Al proposito P. Heather19 ha pi volte richiamato il pensiero dei due
antropologi E. Leach e F. Barth, il primo dei quali neg che i tratti culturali bastassero a qualificare senza ambiguit i gruppi sociali, il secondo svilupp lapproccio c.d. strumentalista, per cui le appartenenze etniche vengono spiegate
come lesito di situazioni in cui risulti vantaggioso mutare o rinegoziare la propria identit, intesa quale costrutto situazionale20. Anche la sociologia fornisce risposte ai quesiti che la realt storico-politica e culturale dellEuropa dopo
Roma21 pone alla ricerca attuale. Questa scienza, infatti, avvert per prima lesigenza e la difficolt della distinzione tra identit etnica percepita soggettivamente dai portatori e tratti culturali distintivi osservabili oggettivamente. Gi Max
Weber si rifer ai gruppi etnici come definiti attraverso una fede soggettiva in
una discendenza comune22, anche se nel 900 il vero pioniere dellapproccio
4. und 5. Jahrhundert, Berlin-New York 2007, pp. 192 ss.), o quello di Cipriano e dei suoi figli,
che avevano imparato il gotico alla corte degli Amali (infra e nota 96), possono essere rimasti
isolati.
18
Vd. I. Hannaford, Race. The History of an Idea in the West, Washington D.C. 1996. Per
i riferimenti al mondo antico, B. Isaac, The Invention of Racism in Classical Antiquity, Princeton
2004. Sul concetto di nazione, vd. E. Rnan, Quest-ce quune nation?, in Id., Oeuvres compltes, Paris 1947, pp. 904 ss.; A.D. Smith, The Nation in the History: Historiographical Debates
about Ethnicity and Nationalism, Hannover 2000; Id., Le origini etniche, cit., spec. pp. 269 ss.;
Id., Le origini culturali delle nazioni, trad. it., Bologna 2010, spec. pp. 33 ss.
19
Citato infra, nota 42.
20
E. Leach, Political Systems of Higland Burma: A Study of Kachin Social Structure, London 1954; F. Barth, Introduction, in Id. (Ed.), Ethnic Groups and Boundaries: The Social Organization of Culture Difference, Bergen-London 1969, 9-38 (dove si precisa che ammettere la
fluidit dei confini etnici non significa sottovalutarne limportanza: ibid., 9). Dal 1950 al 1980
lapproccio antropologico fu per eccellenza di tipo strumentalista: il costrutto sociale delletnicit era visto in termini di relazioni di potere; cos anche P. Geary, che ha usato lespressione
barthiana in un suo noto saggio (Ethnic Identity as a Situational Construct in the Early Middle Ages, in Mitteil. d. Anthropol. Gesellschaft in Wien 113, 1983, pp. 15-26); vd. anche D. Bell,
Ethnicity and Social Change, in N. Glazer-D.P. Moynihan (Eds.), Ethnicity, Theory and Experience, Cambridge 1975, pp. 141-176; J.Y. Okamura, Situational Ethnicity, in Ethnic and
Racial St. 4/4, 1981, 452-465, che commenta lapproccio di A.L. Epstein, F. Barth e altri.
21
Cfr. J.M.H. Smith, Europe after Rome: a New Cultural History 500-1000, Oxford 2005
(= LEuropa dopo Roma. Una nuova storia culturale (500-1000 d.C.), Bologna 2008).
22
M. Weber, Wirschaft und Gesellschaft, Tbingen 19765, pp. 235 ss. Sul versante sociologico, cfr. anche P.L. Berger-Th. Luckmann, The Social Construction of Reality, New York 1966;
E. Bacal, Ethnicity in the Social Sciences. A View and a Review of the Literature on Ethnicity, Coventry 1991 e infra, nota 41.

112

Rosalba Arcuri

socio-antropologico agli studi sui Germani (termine qui usato in senso linguistico e filologico, perch, come ha chiarito W. Pohl, in et tardoantica e alto
medioevale Ein Volk, das sich Germanen nanne, hat es vielleicht nie
gegeben23) fu R. Wenskus24, che introdusse il concetto di etnicit definito soggettivamente. I fondamenti del suo modello sono noti soprattutto, in negativo,
dalle critiche a esso mosse, e in positivo dai consensi che ha riscosso nellmbito
della scuola di Vienna (Wolfram, Pohl, che pure ne hanno sottolineato i difetti
e le incongruenze), e in Italia, dove seguito da S. Gasparri nella ricostruzione
della protostoria germanica25. In Polonia, grande seguace dellapproccio etnoantropologico allo studio delle societ tribali del barbaricum K. Modzelewski,
che insiste sul valore della tradizione quale forza di coesione per le organizzazioni socio-politiche dei barbari, nel cui mbito il patrimonio mitico e simbolico parte integrante della memoria storica collettiva esercitava unindubbia
pressione sui singoli entro il gruppo di appartenenza 26.
Il modello di Wenskus ha il suo fulcro intorno ai famosi Traditionkerne, di
cui erano portatori gli esponenti della leadership politica (i Traditionstrger,
operanti sotto la guida di un re guerriero, Heerknig, dalle vantate origini divine, a sua volta parte integrante dei nuclei di tradizione), validi a creare adesione e consenso nel resto del gruppo e creatori del senso di appartenenza etnica,
s che la forza aggregativa di questa tradizione diventava base dinamica per raggruppamenti pi grandi (i Grostamme, organizzazioni tribali complesse)27.
Anche se si rilevato che questo modello non riposa su alcuna sicura attestazione, non si pu negare, ad es., che tradizioni di dinastie regali barbariche sono
piuttosto presenti nelle Origines gentium o nelle fonti letterarie in genere ( il

W. Pohl, Die Germanen (Oldenbourgs Enzyklopdie Deutscher Geschichte, 57),


Mnchen 2000, p. 1 (cfr. ibid., p. 65: Die altgermanische Verfassung gab es nicht) e Id., Le
origini etniche dellEuropa, cit., p. 7.
24
Wenskus, Stammesbildung, cit. (cfr. anche Id., Probleme der germanisch-deutschen
Verfassungs und Sozialgeschichte im Lichte der Ethnosoziologie, in H. Beumann [Hrsg.],
Historische Forschungen fr Walter Schlesinger, Kln 1974, pp. 19 ss., e W.E. Mhlmann, Ethnogonie und Ethnogenese. Theoretisch-ethnologische und ideologiekritische Studie, in St. z.
Ethnogenese = Abhand. d. Rhein.-Westf. Ak. d. Wissenschaften 72, 1985, pp. 9-27).
25
S. Gasparri, Prima delle nazioni. Popoli, etnie e regni fra Antichit e Medioevo, Roma
5
2003 , pp. 63 ss.
26
Modzelewski, LEuropa dei barbari, cit., pp. 19 s. e passim (analogamente Y. Modran,
Les Maures et lAfrique romaine, Rome 2003, pp. 174-186, ravvisa nelle storie sulle origini dei
berberi del deserto traccia di un mito originario sulla migrazione). Per la genesi dellinterpretazione di Modzelewski vd. di recente P. Guglielmotti-G. Varanini, Intervista a Karol Modzelewski, in Reti Medievali Rivista 11/1, 2010, pp. 509-579.
27
Wenskus, Stammesbildung, cit., pp. 14 ss. e 54 ss. e pp. 38 ss. sulle trib come comunit di diritto.
23

sulla Vlkerwanderungszeit

113

caso delle famiglie reali gote degli Amali e dei Balti)28. Inoltre lo studio di
Wenskus ebbe il merito, proprio perch basato su una visione elitaria del senso
di appartenenza etnica da cui discendeva il potere politico, di allontanare il
pensiero storico dal modello continuista della germanische Altertumskunde del
XIX secolo, imperniato sulla falsa visione dei popoli germani concepiti come
proto-democrazie, poi ripresa da O. Hfler nella Germania nazista29. Lidentit
etnica proposta da Wenskus potr essere fittizia, ma risulta creatrice di storia
nel lungo periodo. Tuttavia, oggi unondata revisionistica ha investito i contenuti sostanziali della Neue Lehre dello studioso, considerati ancora impigliati in
certa tradizione tedesca che esagera il Germanentum dei popoli barbari, lasciando quasi volutamente in ombra lessenziale controparte delle gentes, e cio lImpero romano30. H. Wolfram, il cui pensiero, bench vicino a quello di Wenskus
negli assunti di base, stato spesso travisato31, ha avuto invece il merito di met28
Seguono Wenskus in materia delle antiche monarchie germaniche a carattere sacrale, poi evolutesi - forse al tempo delle migrazioni - in monarchie militari (vd. H. Wolfram,
Methodische Fragen zur Kritik am sakralen Knigtum germanische Stmme, in H. Birkhan-O. Geschwantler [Hrsg.], Festschrift Otto Hfler, 2, Wien 1968, pp. 473-490) C.A. Mastrelli, Le classi sociali dei Goti in un passo di Giordane, in A. Carile (a c. di), Teoderico e i
Goti tra Oriente e Occidente, Ravenna 1995, p. 109, dov applicato il metodo filologico nellesegesi di Tac., Germ. 17, 38 e Hist. 1, 55; Gasparri, Prima delle nazioni, cit., pp. 71 s. Un approccio
meno antropologico al tema in A.C. Murray, Germanic Kingship Structure. Studies on Law and
Society in Antiquity and the Early Middle Ages, Toronto 1983. Sui concreti sviluppi storici della
regalit barbarica nellAlto medioevo, vd. i contributi in P.H. Sawyer-I. Wood-N. Ian (Eds.),
Early Medieval Kingship, Leeds 1977, e per quella germanica in particolare, H. Wolfram,
Frhes Knigtum, in F.-R. Erkens (Hrsg.) Ideelle und religiose Grundlagen, Berlin 2005, pp.
42-64 (sulla regalit gotica vd. infra, nota 32).
29
F. Graus, Verfassungsgeschichte des Mittelalters, in Hist. Zeitschr. 243, 1986, p.
572 e nota 146; A. Gillett, Introduction: Ethnicity, History, and Methodology, in Id. (Ed.),
On Barbarian Identity. Critical Approaches to Ethnicity in the Early Middle Ages, Turnhout 2002,
p. 9; cfr. Modzelewski, LEuropa dei barbari, cit., 420: Categorie come democraziao signoria intese come le intendevano gli storici di XIX o del XX secolo erano estranee alle culture
tradizionali e inadeguate alla concreta realt dellordinamento tribale.
30
Sulla tendenza, errata, di Wenskus a sottovalutare il ruolo dellImpero romano nella
etnogenesi dei barbari ritornano Pohl (vd. infra, nota 38), e H.-W. Goetz-J. Jarnut-W. Pohl,
Regna and Gentes: Conclusion, in Iid. (Eds.), Regna and Gentes. The Relationship between
Late Antique and Early Medieval Peoples and Kingdoms in the Transformation of the Roman World
(TRW 13), Leiden-Boston 2003, p. 599.
31
Travisa gravemente Amory, People and Identity, cit., p. 35, che, semplificando il pensiero di Wolfram, cos sesprime sul processo etnogenetico: After settlement in one region,
recruitment among the natives and the displacement or absorption of local tradition by the
settlers, full ethnogenesis occur: the army under its military king (reiks, rex) would now consider itself an ethnic group, a people, a race [mio il corsivo]. Spesso Wolfram citato in una con
Wenskus, cos in M. Kulikowski, Nation versus Army: A Necessary Contrast?, in On Barbarian Identity, cit., pp. 69 e 72.

114

Rosalba Arcuri

tere in risalto il rapporto dinamico, vero creatore di storia, tra barbari e Impero32 .
A Wolfram si deve ladozione e la conseguente diffusione nellmbito
della ricerca tardoantichista e medievista del termine etnogenesi33, gi in uso
nel XIX secolo, preferito dallo studioso a quello di Stamm, usato da Wenskus,
poich passibile di implicazioni biologiche34. Per Wolfram le gentes non sono
popoli biologicamente definiti, ma entit multietniche, dove i legami politici e
non i presunti vincoli di sangue sono il fattore coagulante; egli insiste sullimportanza della memoria storica dei gruppi barbari, riflessa, ad es., nellOrigo
gothica di Cassiodoro e da qui nei Getica di Iordanes, dove esplicito il riferi32
Cos H. Wolfram, Das Reich und die Germanen. Zwischen Antike und Mittelalter, Berlin
1994 4. Negli studi di Wolfram sulla regalit gota e altomedievale in genere (vd. Gotisches Knigtum und rmisches Kaisertum von Theodosius dem Groen bis Justinian I, in Frhmittelalter. St. 14, 1979, pp. 1-28; Storia dei Goti, cit., pp. 62 ss.; pp. 492 ss.; anche supra, nota 28) si sottolinea la brevitas dei regni barbarici e il loro significato solo in relazione allImpero; cfr., in merito,
anche S. Gasparri, Tra antichit e Medioevo: i modelli sociali ed economici, in V. Castronovo
(a c. di), Storia delleconomia mondiale, 1, Roma-Bari 1996, p. 326; Pohl, Le origini etniche dellEuropa, cit., p. 3; E. Chrysos, The Empire, the Gentes and the Regna, in Regna and gentes, cit., p.
13; A. Barbero, I regni romano-barbarici, in Id. (Dir.), Storia dEuropa e del Mediterraneo, 8.
Popoli, poteri, dinamiche, Roma 2006, p. 210, e Id., I pagani del Nord, ibid., p. 328.
33
Non v attualmente accordo su questo termine, per lo pi abusato: vd. ad es. C.R. Bowlus, Ethnogenesis: Tiranny of a Concept, in On Barbarian Identity, cit., pp. 241-256; W. Goffart, Does the Distant Past Impinge on the Invasion Age Germans?, ibid., p. 31, nota 38, dove
si riporta il dibattito tra I. Wood e G. Ausenda sullopportunit delluso e dellabuso di esso.
34
Riserve sulluso di Stamm anche in Pohl (infra, nota 38). Non condivido appieno questa reticenza: una trib si riconosce e si autorappresenta per un profilo esenzialmente culturale,
non sulla base di presunti tratti biologici: J.V. Bromley, The Term Ethnos and Its Definition, in
Id. (Ed.), Soviet Ethnology and Anthropology Today, Den Haag- Paris 1974, pp. 5572; Smith, Le
origini etniche, cit., pp. 63 ss.; 158, nota 2: confederazioni [di trib] potevano svilupparsi in
etnie, usando un legame di stirpe ancora pi putativo e mitico e passim. Modzelewski, LEuropa
dei barbari, cit., spec. 18, non esita a usare il termine: lEuropa del barbaricum era il dominio
di societ tradizionali organizzate politicamente in trib e in federazioni di trib.Vd. anche H.
Jankuhn, Siedlung, Wirtschaft und Gesellschaftsordnung der germanischen Stamme in der Zeit
der rmischen Angriffskriege, in Aufs. u. Niederg. d. Rm. Welt II, 5/1, 1976, pp. 65-126; B. Krger
(Hrsg.), Die Germanen. Geschichte und Kultur der Germanischen Stmme in Mitteleuropa, 1, Berlin
1983; P. Heather, Disappearing and Reappea-ring tribes, in W. Pohl-H. Reimitz (Eds.), Strategies of Distinction. The Construction of Ethnic Communities, 300-800 (TRW 2), Leiden-Boston-Kln
1998, pp. 95-112; von Rummel, Habitus barbarus, cit., pp. 34 ss. Gasparri, Prima delle nazioni,
cit., p. 67, ritiene, con Wenskus, luso del termine trib il pi corretto per definire le aggregazioni etniche germaniche, quali comunit biologiche, non nel moderno senso di razza, ma in
quanto convinte di discendere da un mitico progenitore comune (ibid., p. 68: lappartenenza ad un
gruppo era un elemento culturale e religioso, poich i membri di un ethnos condividevano un
mito dorigine, sorta di genesi cosmogonica indissociabile dal momento etnogenetico tribale).
Cfr. anche Smith, Le origini etniche, cit., pp. 69 ss. (70, nota 10: il mito della stirpe comune
puramente soggettivo, e p. 102, dove si nega credibilit alle origini arcaiche delle etnie).

sulla Vlkerwanderungszeit

115

mento alle antiche saghe eroiche dei popoli goti35. Nella sua Storia dei Goti,
Wolfram, prendendo a prestito un concetto di matrice aristotelica, parla di
entelechia barbarica come legittimazione del dominio: lorigo, base per la
costruzione della necessaria memoria di un passato mitico, approda alla lex, il
diritto tribale scritto36.
evidente che Wolfram derivi da Wenskus i concetti euristicamente pi
validi, ma per molti studiosi egli (e con lui la sua scuola) ha limperdonabile colpa di aver esaltato gli aspetti soprattutto politici nella costruzione delle identit
etniche37, nonch quella di aver prestato troppa fede alle fole da romanzieri di
Cassiodoro/Iordanes e di altri etnografi tardoantichi e altomedievali. Pohl, ora
fra i pi autorevoli esponenti della scuola di Vienna, per motivi pi o meno analoghi si dovuto in pi occasioni difendere dallaccusa di far rivivere nei suoi
scritti limpostazione della germanische Altertumskunde di matrice romantica38.
35
H. Wolfram, Theogonie, Ethnogenese und ein kompromittierter Grovater im
Stammbaum Theoderichs des Groen, in K.-V. Jaschke (Hrsg.), Festschrift Helmut Beumann,
Sigmaringen 1977, pp. 80-97; Id., Die Goten als Gegenstandeiner historischen Ethnographie, in Festschrift fur Karl Hauck, Berlin 1982, pp. 53 ss.; Id., Origo gentis. The Literature of
German Origins, in B. Murdoch-M. Read (Eds.), Early Germanic Literature and Culture, Rochester (N.Y.) 2004, pp. 39-54.
36
Wolfram, Storia dei Goti, cit., pp. 16 ss.; Id., Origo et religio. Ethnic Traditions and
Literature in Early Medieval Texts, in Early Med. Europe 3, 1994, pp. 28 ss. [19-38].
37
A.C. Murray, Reinhard Wenskus on Ethnogenesis, Ethnicity and the Origin of
the Franks, in On Barbarian Identity, cit., pp. 39-68. La teoria dei nuclei di tradizione fatta
derivare dalla tradizione germanista: Gillett, Introduction, cit., p. 6; vd. anche Kulikowski,
Nation versus Army, cit., pp. 73 ss., con la risposta di W. Pohl, Ethnicity, Theory, and
Tradition: A Response, in On Barbarian Identity, cit., p. 238, il quale sottolinea che affermare
con Kulikowski che le fonti sono una barriera opaca tra noi e i barbari significa accentuare
la dicotomia tra Romani e barbari. Di barriera opaca tra la realt dei fatti e la loro rappresentazione parlano anche Gasparri-La Rocca, Tempi barbarici, cit., p. 21, precisando poi (p. 23)
che la distorsione della visuale che ne deriva non autorizza a considerare le fonti storiche
altomedievali come frutto di pura invenzione: esse acquisiscono il valore preciso di testi
identitari per il pubblico a cui erano rivolti.
38
Pohl, Ethnicity, cit., pp. 221-240; ibid., p. 235, chiarisce lapproccio metodologico
della scuola di Vienna (ricostruzione dei processi etnici nel loro contesto politico e nella loro
percezione nelle fonti) e precisa i quattro punti di dissenso da Wenskus: il concetto di Stamm;
lidea elitaria dei gruppi portatori dei Traditionkerne; la critica allidea di Gentilismus e di Geistesgeschichte, intesa come una forza metafisica di cambiamento; la netta dicotomia tra Romani
e Germani, comportante uninterpretazione solo germanica della storia della Stammesbildung:
Tradition, Ethnogenese und literarische Gestaltung: eine Zwischenbilanz, in K. Brunner-B.
Merta (Hrsg.), Ethnogenese und berlieferung: Angewandte Methoden der Frhmittelalterforschung, Wien-Mnchen 1994, pp. 9-26; Id., Ethnicity, cit., pp. 224 s. Una risposta piuttosto
polemica alle critiche dei detrattori del metodo filologico della scuola di Vienna anche in H.
Wolfram, Gotische Studien: Volk und Herrschaft im frhen Mittelalter, Mnchen 2005, p. 11. Si
mostrano sostanzialmente daccordo anche Gasparri-La Rocca, Tempi barbarici, cit., pp. 83 ss,
che considerano infondate le critiche a Wenskus, Wolfram e Pohl mosse dalla scuola di To-

116

Rosalba Arcuri

Ricordando che la differenza una categoria relazionale39, Pohl recupera la


fiducia nel testo letterario quale dimensione interattiva con la comunit di riferimento ed espressione della memoria sociale di un gruppo che deriva la propria
identit presente dal passato. Con Geary e Heather egli condivide lidea che la
guerra sia lmbito comune dove i legami etnici si rinsaldano. Gli avvenimenti,
che attingono il loro significato dal racconto, diventano una chiave per comprendere la struttura; contro le posizioni ipercritiche di Goffart (infra), Pohl ribadisce limportanza per la costruzione del discorso etnico di personaggi di
tradizione romana, quale Cassiodoro, necessari a tenere in piedi il senso di identit di un ristretto gruppo di nobili Goti sottoposti alle schiaccianti pressioni
culturali del mondo tardoromano40.
Dal desiderio di epurare quella discarica intrisa dei miasmi del nazionalismo etnico, che a lungo ha ammorbato la storia dellalto medioevo europeo
a partire dal pensiero ottocentesco fino alle note, pericolose derive del secolo
scorso, muove linterpretazione di Geary, che, al pari di Heather, passa in rassegna gli studi antropologici che tra gli anni 50 e 80 del secolo scorso hanno
contribuito a smantellare il mito delle nazioni quali entit storicamente immutabili e biologicamente discendenti dai popoli che avevano abitato lEuropa
prima e dopo Roma41.
ronto, che finiscono col dividere in modo manicheo gruppi di studiosi che condividono
comunque lidea di fondo di una lenta trasformazione del mondo romano di contro a quella di una fine brutale inflitta dai barbari allecumene di cultura romana.
39
W. Pohl, Telling the Difference: Signs of Ethnic Identity, in Strategies of Distinction, cit., p. 21.
40
Pohl, Le origini etniche dellEuropa, cit., p. 122. Per linterpretazione di Cassiod., var.
9, 25, 5 (533): originem Gothicam historiam fecit esse Romanam, vd. Id., Invasori e invasi,
in P. Delogu (a c. di), Le invasioni barbariche nel meridione dellimpero: Visigoti, Vandali, Ostrogoti, Soveria Mannelli 2001, p. 8. Per la ricezione in Italia del pensiero di W. Pohl e dei suoi
studi sulle identit etniche, vd. G. Tabacco, Medievistica del Novecento, a c. di P. Guglielmotti,
Firenze 2007, pp. 600 s. B. Luiselli, Storia dei rapporti culturali tra mondo romano e mondo germanico, Roma 1992, p. 710, legge il succitato locus cassiodoreo dal versante culturale romano:
Linterpretazione pi naturale di questo passo che grazie alla Storia cassiodorea i Romani
ormai si interessavano allorigine della gens insediatasi in Italia; (cfr. var. 9, 25, 4: colligens
quasi in unam coronam germem floridum quod per librorum campos passim fuerat ante dispersum,
su cui G. Dagron, Une lecture de Cassiodore-Jordanes. Les Goths de Scandza Ravenne, in
Annales E.S.C. 26, 1971, pp. 290-305.
41
Geary, Il mito delle nazioni, cit. Di Geary si ricorda spesso lasserzione che il mondo
germanico fu la pi grande e duratura creazione del genio militare e politico romano (Before
France and Germany: The Creation and Transformation of the Merovingian World, Oxford 1988,
p. VI). Il tema per lalto medioevo delineato anche da P. Delogu, Transformation of the
Roman World: Reflections on Current Research, in E. Chrysos-I. Wood (Eds.), East and
West: Modes of Communication (TRW 5), Leiden 1999, pp. 243-258, che evidenzia come limmagine di Goti e Vandali quali popoli erranti che giunsero in un declinante Impero romano,

sulla Vlkerwanderungszeit

117

Storico eminentemente politico, ma attento anche allevoluzione delle


strutture socio-economiche del variegato mondo barbarico tra tardoantico e
alto medioevo anche Heather42 . Preoccupato di conferire il giusto risalto al
fattore-impero come elemento ineludibile ed essenziale per comprendere le dinamiche migratorie e i cambiamenti nelle strutture delleconomia e del potere
allinterno dei vari gruppi barbari, egli richiama la teoria dei sistemi-mondo43
per spiegare i fenomeni che interessarono lEuropa a partire dal III secolo.
Nuovi flussi di ricchezza sembrano attraversare il mondo transrenano e transguidati da re guerrieri per fondarvi i loro regni, poggi su preconcetti destituiti di fondamento
scientifico (cfr. anche C. Wickham, Alto medioevo e identit nazionale in Storica 9/27,
2003, pp. 7-26). Sulletnosociologia vd. Smith, Le origini etniche, cit., che si pone in posizione
mediana tra i modernisti e i primordialisti o perennisti (discussi ibid., pp. 37-49 e 155 ss. e
in Id., Le origini culturali, cit., pp. 19 ss.) a proposito dellidea di nazione, indagata sul piano
etno-sociologico ed etno-simbolico per rispondere alla domanda basilare sulla modernit o
meno della stessa. Sotto questa specie, lo studio di miti, memorie collettive e leggende delle
origini funzionale allinterpretazione dei meccanismi con cui lintelligentsia nostalgica,
nellmbito di una nazione territorialmente costituita e politicamente strutturata, cerca il proprio passato, valendosi di archeologia e filologia, considerate in grado di dare lustro e credibilit alle ricostruzioni di spazi mitistorici entro cui il passato della nazione viene proiettato: un
tale processo serve a tenere a bada il disincantamento e a plasmare la nuova nazione attraverso le mappe etniche e le moralit etniche che essi evocano (Le origini etniche, cit., p. 33).
Smith giunge alla conclusione che indubbio che da memorie, miti, valori e tradizioni derivino
pratiche istituzionalizzate (vd. anche Id., Myths and Memories of the Nation, Oxford 1999; Id.,
The Antiquity of Nations, Cambridge 2004); tuttavia (Le origini etniche, cit., p. 45 e 58), i modernisti a buon diritto pongono in interrelazione nazione e nazionalismo, entrambi prodotti
della civilt moderna (il secondo non pu farsi risalire molto oltre il XVIII secolo). Su
questultimo tema vd. J. Armstrong, Nations before Nationalism, Chapel Hill 1982, che segue il
metodo strumentale di Barth, ma non del tutto in linea con i modernisti sullidea che nazione e nazionalismo siano interamente creazioni della modernit (su questo punto ripreso da
A.D. Smith, Ethnic Persistence and National Transformation, in Brit. Journ. of Sociology 35,
1984, pp. 452-461; Id., Le origini etniche, cit., pp. 113 ss.), e E. Gellner, Nations and Nationalism,
Oxford 20062 , spec. pp. 52 ss. (What is a Nation?), essenzialmente modernista nel porre
un discrimine tra una premodernit agraria e una modernit industriale che ha visto il sorgere
del nazionalismo (ibid., capp. 2-3). Il tema dibattuto anche in riferimento allet moderna e
contemporanea: vd. M.E. Burgess, The Resurgence of Ethnicity: Myth or Reality?, in Ethn.
and Rac. St. 1, 1978, pp. 265-285; E.F. Roosens, Creating Ethnicity: The Process of Ethnogenesis,
Los Angeles-Berkeley 1989; P.H. Eriksen, Ethnicity and Nationalism: Anthropological Perspectives, London 1993; S. Hall-P. du Gay (Eds.), Questions of Cultural Identity, London 1996; U.
Fabietti, Identit etnica. Storia e critica di un concetto equivoco, Roma 1998.
42
P. Heather, The Barbarian in Late Antiquity. Images, Reality and Transformations,
in R. Miles (Ed.), Constructing Identities in Late Antiquity, London 1999, pp. 234-258; Id., La
caduta dellimpero romano. Una nuova storia, trad. it., Milano 2006; Id., LImpero e i barbari. Le
grandi migrazioni e la nascita dellEuropa, trad. it., Milano 2010 (con ampio apparato bibliografico).
43
I. Wallerstein, The Modern World-System, I-II, New York 1974-1980, il quale per
avvert che la teoria applicabile ad uneconomia capitalista.

118

Rosalba Arcuri

danubiano nel IV sec. d.C., epoca di una rivoluzione economica, che, per il
miglioramento delle tecniche agricole e artigianali, avrebbe trasformato lEuropa germanica44; daltra parte, questo mondo in evoluzione era inesorabilmente attratto dal flusso di beni che si concentrava lungo il limes, sicch esso
pu essere ragionevolmente considerato la periferia del sistema imperiale
romano45. Il potere di attrazione che la maggiore ricchezza delle province romane o anche delle sole aree di frontiera esercitava sui barbari, si traduceva
in spostamenti migratori, destinati al successo nel punto di arrivo grazie principalmente alla capacit di ridefinire la propria identit di gruppo dimostrata
dai clan tribali interessati al movimento, causato da motivi ora economici (positivi) ora politici (negativi)46. Il fattore migrazione si trova da sempre al centro
degli interessi scientifici dello studioso inglese47, com evidente soprattutto in
Heather, La caduta, cit., pp. 113 ss.: in questo torno di tempo leconomia germanica
progred abbastanza da consentire lo sviluppo di settori diversi da quello primario e da supportare il mantenimento di gruppi sempre pi numerosi di guerrieri con i loro seguaci, come
leccezionale ritrovamento di Ejsbl Mose (Jutland meridionale) fa intuire dal punto di vista
materiale. Gasparri, Prima delle nazioni, cit., p. 70, ipotizza che gli Amali siano stati in origine
una di queste bande guerriere, attestate in archeologia e letteratura (ad es. in Ammiano, che
descrive i capi alamanni come un comitatus che aveva riunito intorno a s un certo numero di
trib gote). Tra il III e il IV sec. d.C. forse individuabile per le culture barbariche il momento
del superamento di uneconomia strettamente locale e del modo di produzione domestico,
teorizzati da Smith, Le origini etniche, cit., p. 83, per le societ di tipo feudale e per il mondo
antico al di l dellecumene romana.
45
Gasparri, Tra antichit e Medioevo, cit., p. 322; Id., Prima delle nazioni, cit., pp. 74 (e in
genere pp. 73 ss.); Id.-La Rocca, Tempi barbarici, cit., p. 17. Vd. anche L. Hedeager, Empire,
Frontier and the Barbarian Hinterland. Rome and Northern Europe from A.D. 1-400, in M.
Rowlands-M. Larsen-K. Kristiansen (Eds.), Centre and Periphery in the Ancient World, Cambridge 1987, pp. 125-140; M. Fulford, Roman and Barbarian. The Economy of Roman Frontier Systems, in J.C. Barrett-A.P. Fitzpatrick-L. Macinnes (Eds.), Barbarians and Romans in
North-West Europe. From the Later Republic to Late Antiquity, Oxford 1989, pp. 81-95 (con riserve sullassoluta permeabilit culturale tra Romani e barbari lungo il limes); W. Pohl, Konfliktverlauf und Konfliktbewltigung: Rmer und Barbaren im frhen Mittelalter, in Frhmittelalt. St. 26, 1992, pp. 165-207. Il primo livello dintegrazione dei barbari nel sistema
imperiale avvenne, com noto, attraverso i ranghi dellesercito: vd. M. Speidel, The Rise of
Ethnic Units in the Roman Imperial Army, in Aufst. u. Niederg. d. Rm. Welt II/3, 1975, pp.
202-231; A. Barbero, Barbari. Immigrati, profughi, deportati nellimpero romano, Roma-Bari
2006, pp. 17 ss.; 73 ss.; 102 ss.; 160 ss.; 200 ss.; T. Stickler, The Foederati, in P. Erdkamp
(Ed.), A Companion to the Roman Army, Oxford 2007, pp. 495-514.
46
Heather, Limpero e i barbari, cit., pp. 464 ss., su cui R. Arcuri, I barbari, lImpero
romano e la genesi dellEuropa. A proposito di un libro recente, in Medit. Ant. 15, 2012, pp.
521-538.
47
Sviluppato soprattutto in Limpero e i barbari, cit., pp. 21 ss.; 209 ss. e passim. La Wanderung come momento formativo delle trib centrale nel pensiero di Wenskus, un approccio
ripreso, oltre che da Heather, da Gasparri, Prima delle nazioni, cit., pp. 63 ss. (La migrazione
come etnogenesi). Sulle migrazioni dei popoli germani la bibliografia vastissima, per cui
44

sulla Vlkerwanderungszeit

119

Empires and Barbarians (2009): qui, come nel suo precedente libro sulla caduta
dellImpero romano, lo studioso reagisce al furore ipercritico di chi, negli ultimi decenni, ha rimosso le migrazioni dalla scena della Storia, ridimensionandone di molto limportanza, per dare maggior risalto ai cambiamenti strutturali endogeni alleconomia e alla societ dellImpero romano e dellEuropa
barbarica48, recuperando la dimensione di unEuropa attraversata da popoli in
movimento, sebbene contestualizzati nelle trasformazioni interne dello scenario europeo. I processi migratori sono ritenuti in grado di ridisegnare il paesaggio politico e socio-economico dellEuropa fino allultima grande rivoluzione dellevo antico, lespansione islamica. Questa ripresa della migration theory,
condotta per lo pi in modo coerente e con un uso rigoroso delle fonti, non
rende Heather uno studioso di stampo vittoriano, come afferma Amory49, n
un epigono di O. Hfler, ma solo uno storico che rivendica una posizione di
vd. almeno O. Bertolini, I Germani. Migrazioni e regni nelloccidente gi romano, Milano 1965;
L. Musset, Les invasions. Les vagues germaniques, Paris 1965; H.J. Diesner, Die Vlkerwanderung, Leipzig 1976; L. Cracco Ruggini, La fine dellimpero e le trasmigrazioni dei popoli, in
N. Tranfaglia-M. Firpo (a c. di), La Storia, I. Il Medioevo, II/2. Popoli e strutture politiche, Milano 19932 , pp. 1-52; H. Hamerow, Migration Theory and the Migration Period, in Building
on the Past: Papers Celebrating 150 Years of the Royal Archaeological Institute, London 1994, pp.
164-177; M. Todd, Migrants and Invaders. The Movement of Peoples in the Ancient World, Stroud
2001; W. Pohl, Die Vlkerwanderung. Eroberung und Integration, Stuttgart 2002; V. Postel, Die
Ursprnge Europas. Migration und Integration im frhen Mittelalter, Stuttgart 2004; W. Goffart,
Barbarian Tides: the migration age and the later Roman Empire, Philadelphia 2006; G. Halsall,
Barbarian Migrations and the Roman West 376-568, Cambridge 2007, che prende le distanze
dalle fonti classiche sui barbari, poich troppo viziate dal topos delle migrazioni. Le fonti letterarie sullargomento sono discusse in P. Courcelle, Histoire litteraire des grandes invasions germaniques, Paris 19643. Di recente anche il concetto di migrazione stato messo sub iudice:
Goffart, Does the Distant Past, cit., p. 29, nota 32; Noble, Introduction, cit., p. 14. Storia
dellidea in Wolfram, Storia dei Goti, cit., pp. 16 ss.
48
In linea con Heather Gasparri, Prima delle nazioni, cit., p. 83, che definisce notevolissima la portata dellimpatto dei popoli germanici con le province occidentali dellImpero
romano; pi prudente invece nel giudizio sullopera storica di Heather (e di B. Ward-Perkins, vd. infra) in Id.-La Rocca, Tempi barbarici, cit., pp. 75 ss., dove, in risposta allimpostazione e alla risoluzione del problema della caduta dellImpero date dai due studiosi anglosassoni,
conclude affermando (p. 78) che la violenza dei barbari non stato il fattore principale di
trasformazione o (se si vuole) di fine del mondo antico. Daltronde, il non riconoscere il valore storico delle migrazioni sarebbe sintomo della sindrome da catastrofe rimossa (B. Ward
Perkins, La caduta di Roma e la fine della civilt, trad. it., Roma-Bari 2008, pp. 7 ss.). Anche W.
Goffart revisionista, quando parla dei barbari nellImpero come di un esperimento sfuggito di mano ai Romani: Barbarians and Romans, AD 418-584: The Techniques of Accomodation,
Princeton 1980, p. 35. Il vizio di fondo di Heather e di Ward-Perkins la ripresa di una spiegazione monocausale (lo shock esogeno) per un processo cos complesso come il crollo o la
trasformazione del mondo romano in quel che si definisce societ medievale.
49
People and Identity, cit., p. 326.

120

Rosalba Arcuri

maggior risalto allo studio dei fenomeni politici, impossibili da eludere anche
nella prospettiva della longue dure.
Sono soprattutto gli studiosi della cultura tardoantica a farsi spietati detrattori dellethnogenesis theory e della difendibilit della tradizione letteraria tardoantica sui barbari. In argomento, W. Goffart50 ha rianimato il dibattito sul valore
da attribuire alla tradizione letteraria etnografica greco-latina. Invero, molte delle
aspre critiche mosse dallo studioso canadese alla veridicit della letteratura tardoantica sui barbari appaiono impressionistiche, come, p. es., il commento al
noto luogo ammianeo circa i canti di guerra innalzati dai Goti e intesi a rievocare
la gloria degli antenati, che per Goffart sarebbero eroi recenti51. Losservazione
non tiene conto del fatto che Ammiano allude comunque a una memoria collettiva, la cui recenziorit, del tutto opinabile, irrilevante: la nostra ignoranza sugli
eroi della tradizione epica dei Goti non ci autorizza a negare che questi avessero
costruito una propria memoria storica, che la si chiami nucleo di tradizioni o,
pi comunemente, complesso mitico-simbolico, condiviso dallethnos52. Il
modello dei Traditionskerne ritenuto da Goffart scarsamente valido perch riferito essenzialmente alla fase in cui i popoli si univano e si ispiravano ad unazione
comune, e perch non tiene conto del fatto che i Traditionstrger potevano rimanere inattivi per molto tempo, anche per secoli53; letnogenesi, a sua volta, indivi50
W. Goffart, The Narrators of Barbarian History (550-800 d.C.). Jordanes, Gregory of
Tours, Bede and Paul the Deacon, Princeton 1988 (discusso in H.H. Anton, Origo gentis-Volksgeschichte: Zur Auseinandersetzung mit Walter Goffart Werk The Narrators of Barbarian
History, in A. Scharer-G. Scheilbereiter (Hrsg.), Historiographie im frhen Mittelalter, WienMnchen 1994, pp. 262-307). Le posizioni espresse in questo vol. sono state riprese in Id.,
Does the Distant past, cit., pp. 21-38; vd. anche Id., The Theme of the Barbarian Invasions
in Later Antique and Modern Historiography, in Id., Romes Fall and After, London 1989, pp.
111-132; Id., Two Notes on Germanic Antiquity Today, in Traditio 50, 1995, 9-30.
51
Ammian. 31, 7, 11, su cui Goffart, Does the Distant Past, cit., p. 24, contra H. Moisl,
Lordship and Tradition in Barbarian Europe, Lewiston 1999, p. 36, che si dichiara poco convinto delle ragioni addotte da Goffart per giustificare la sua ostilit alla tradizione storiografica sui
barbari; riporta le posizioni in argomento di Wolfram e di Goffart, senza per pronunciarsi, E.
James, I barbari, trad. it., Bologna 2011, p. 162, che pur tendendo a porsi in posizione mediana
fra catastrofisti e germanisti, conclude (pp. 280 s.) col dire che le migrazioni furono di corto
raggio, che il numero dei barbari interessato allo spostamento non fu elevato e che alcune di
quelle di cui si legge nelle fonti non ebbero mai luogo (ma tiene conto solo dei racconti pi
fantastici e inverosimili reperibili nelle fonti).
52
Smith, Le origini etniche, cit., p. 29: non vi pu essere alcuna identit senza memoria
(anche se selettiva), nessun intento collettivo senza mito; p. 72: Le etnie non sono altro che
comunit storiche costruite su memorie condivise. I canti di guerra dei Goti, di cui parla Ammiano, possono ricondursi a quei miti di guerra, in grado di plasmare reazioni lontane nel
tempo che sorpassano e superano di gran lunga in importanza gli episodi stessi (ibid., p. 97).
53
Goffart, Does the Distant Past, cit., p. 30: nel tempo che trascorreva prima della fase
di unione tra i popoli, loblio poteva fare il suo corso, fino a seppellire le presunte tradizioni.

sulla Vlkerwanderungszeit

121

duerebbe semplicemente il momento della riqualificazione tribale54. Il concetto di gentile Memoria, introdotto da Wolfram55, viene pressocch ridicolizzato56,
cos come lidea che Cassiodoro abbia scritto lOrigo gothica ispirato dai racconti
etnici di Teoderico57, anche perch nuclei di tradizione siffatti si sarebbero tradotti in letteratura pedante e difficile, non certo in slogans politici accattivanti per
altri gruppi tribali58. Anche queste critiche appaiono infondate, in primo luogo
perch sorge naturale pensare che Cassiodoro abbia attinto a una qualche tradizione orale o scritta sui Goti59, che non sia semplicemente quella etnografica
classica sui Geti e sugli Sciti; in secondo luogo appare ovvio che lelaborazione
letteraria, cui Cassiodoro/Iordanes sottopose le saghe gotiche, segni il passaggio
dalla oralit alla scrittura: la torre davorio di Goffart solo il punto darrivo
di un pi o meno lungo processo di trasmissione della memoria costruita. Insomma, nonostante i limiti della teoria dei nuclei di tradizione60, inaccettabile
lidea che miti, leggende e tradizioni dei narratori della storia barbarica fossero
unicamente il prodotto di una coeva congiuntura storico-culturale, e che essi
avrebbero agito a fini politici e panegiristici, senza per nulla attingere al patrimonio mitico-simbolico degli ethne.
Altrettanto precostituite appaiono molte posizioni di P. Amory in un libro
ormai famoso, e brillante per molti aspetti, ma che ha suscitato molte obiezioni
per le sue assunzioni61. Sembra che, su molti punti, Amory si ispiri a Goffart:
Goffart, Does the Distant Past, cit., p. 31.
H. Wolfram, in Id.-W. Pohl (Hrsg.), Typen der Ethnogenese unter besonderer Bercsichtigung der Bayern, Wien 1990, pp. 610 s., 614.
56
Goffart, Does the Distant Past, cit., p. 33 nota 48: The portentous Latin name
gives a veneer of universality to a personal coinage.
57
Ordo generis Cassiodororum, p. XLI Mommsen: scripsit, praecipiente Theodoricho rege,
historiam gothicam.
58
Goffart, Does the Distant Past, cit. pp., 36 s.
59
Allusioni alla tradizione orale in Iord., Get. 28: in priscis eorum carminibus pene storico
ritu in commune recolitur; 79: ut ipsi suis fabulis referunt. Saghe e miti delle origini costituiscono
lo strato pre-etnografico rintracciabile nei narratori della storia barbarica: Gasparri-La
Rocca, Tempi barbarici, cit., p. 87. Su Iordanes, vd. infra nota 71.
60
Messi in evidenza gi da Pohl (supra, nota 38).
61
Amory, People and Identity, cit. (il materiale prosopografico raccolto a pp. 348-485
evidenzia che per molti Goti il nome etnico servisse come autodesignazione). Geary, Il mito
delle nazioni, cit., p. 99, riecheggia Amory quando afferma (pp. 115 s.) che in alcune aree, la
parola goto e la parola soldato finirono per diventare sinonimi. Contra Pohl, Le origini etniche dellEuropa, cit., p. 13; P. Heather, Gens and Regnum among the Ostrogoths, in Regna
and Gentes, cit., pp. 85-113. Noble, Introduction, cit., p. 11, commenta gli eccessi di
Amory, per i quali sembrerebbe di poter concludere che non ci furono Goti, ma solo un popolo
inventato dagli autori. Cfr. anche P. Heather, Merely an Ideology? Gothic Identity in Ostrogothic Italy, in S. Barnish-F. Marazzi (Eds.), The Ostrogoths from the Migration Period to the
Sixth Century. An Ethnographic Perspective, Woodbridge (UK) 2007, pp. 31-79; W. Pohl, Il V
54
55

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Rosalba Arcuri

cos nella convinzione che lidentit gota in Italia fu mere ideology, costruita surrettiziamente dalla storiografia e, poich non autenticamente radicata,
incapace di dar vita ad una comunit durevole62 . Si torner in avanti sullargomento; mette ora conto ribadire che il regno goto dItalia non mostr forza
duratura nel tempo innanzitutto per cause esterne, pi che per una deficitaria
coesione etnica tra i suoi fondatori barbari, una compattezza di cui pure durante la guerra gotica diedero sufficienti prove. Il giudizio di Amory ben si evince
da questa dichiarazione: Fifth and sixth century use of classical ethnographic ideologies in propaganda, literature, theology and art created the Goths
of Italy63. Un tale uso del discorso etnografico classico sarebbe una tipica manifestazione del riciclaggio del passato poggiante su quelletnografia dualistica costruita sulla dicotomia barbari/Romani: pur ammettendo la difficolt
oggettiva di prescindere da modelli culturali classici, lassunto non tiene conto
dellevoluzione che il concetto stesso di barbaro sub nella tarda antichit, specie nel V secolo, quando lincontro tra gli elementi della suddetta polarit si rivest di sfumature diverse dalla mera conflittualit politica e/o culturale64. Pochissimi oggi credono che lincontro tra Roma e i barbari fu uno scontro di
civilt, un conflitto tra la civilitas e la barbaritas, quanto un incontro, per lo pi
osmotico, tra culture diverse, poggiante su antichi contatti e scambi reciproci65.
Amory rileva che lantropologia di Wenskus e Wolfram parla di comunit
secolo e la trasformazione del mondo romano, in P. Delogu-S. Gasparri (a c. di), Le trasformazioni del V secolo. LItalia, i barbari e lOccidente romano, Turnhout 2010, pp. 747 s., che giudica
inverosimile che i barbari arrivassero privi di identit e di background culturale, quasi fogli di carta bianca in attesa che qualcuno vi scrivesse sopra; R. Arcuri, Romanitas e barbaritas nellItalia ostrogota: aspetti culturali e socioeconomici, in Medit. Ant. 14, 2011, pp. 497 e
passim. Una recensione ad Amory in C. Delaplace, Une dcennie de recherches historiques
sur lItalie ostrogothique, in Ant. Tard. 12, 2004, p. 395.
62
People and Identity, cit., p. 314. LA. dichiara (p. XIV) di usare il termine ethnicity
in senso primordialista debole e strumentalista.
63
People and Identity, cit., p. 13 (a p. 33 la cultura germanica vista quale costrutto
filologico del XIX secolo, che continuerebbe a fornire an easy way to translate classical ethnography into modern terms; cfr. anche pp. 326 ss.).
64
Cfr. il mio Vescovi e barbari dinanzi alla crisi dellImpero: Orienzio e la Gallia del V
secolo, in G. Sfameni Gasparro-A. Cosentino-M. Monaca (Eds.), Religion in the History of European Culture (EASR Conference 2009), Palermo 2013, 211-230. Vd. anche H.-W. Goetz,
Orosius und die Barbaren. Zu den umstrittenen Vorstellungen eines sptantiken Geschichtstheologen, in Historia 29, 1980, pp. 356-376; L. Cracco Ruggini, Culture in dialogo. La preistoria dellidea dEuropa, in Storia di Roma, III/1. Crisi e trasformazioni, Torino 1993, pp. 351367; Smith, Europe after Rome, cit., pp. 253 ss.; Gasparri-La Rocca, Tempi barbarici, cit., p. 66.
65
Tac., ann. 2, 62, 3, parla di attivi scambi commerciali sul limes danubiano al tempo di
Tiberio; vd. H. Elton, Defining Romans, Barbarians and the Roman Frontier, in R.W. Mathisen-H.S. Sivan (eds.), Shifting Frontiers in Late Antiquity, Aldershot 1996, pp. 126-135;
Gasparri, Prima delle nazioni, cit., pp. 73 ss.

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123

soggettive, create a fini politici e sorrette dalla tradizione orale, che a sua volta
le rendeva comunit etniche66, ma lA. non pu negare che i due studiosi summenzionati contestino qualunque valore allidentit etnica oggettivamente percepita67. Un altro must del pensiero di Amory che Goto sin dal 489 avrebbe
designato i soli soldati, i nuovi federati giunti in Italia al seguito dellennesimo
capo barbaro68, formulazione estrema che si commenta da s. Altre affermazioni lasciano perplessi: cos, dove si sostiene che a dispetto della retorica di Teoderico sullexercitus Gothorum, il reclutamento nellesercito dei barbari sarebbe continuato, in Italia e fuori69, il che contrasta con ogni testimonianza, poich
ai Romani era da tempo riservato il servizio civile nella corte o nei municipi, ai
ceti rurali in genere era proibito per ordine regio unirsi allesercito goto, non
solo per ragioni giuridiche (ai servi era da sempre preclusa la militia), ma anche
perch i campi avevano bisogno di braccia70. Procopio e Iordanes sono accomunati quali autori di un genere letterario facilmente confondibile con il panegirico71, il che sa di paradosso, non perch si consideri aprioristicamente lo
People and Identity, cit., p. 34.
Se Wenskus e Wolfram muovevano da comunit politiche per approdare a quelle etniche, Amory (People and Identity, cit., p. 317) disconosce ogni senso di etnicit, concetto fittizio che sarebbe servito a creare non le comunit immaginate (vd. B. Anderson, Imagined
Communities. Reflections on the Origins and Spread of Nationalism, London 1983), ma opportunit politiche.
68
People and Identity, cit., p. 40: Teoderico sembra pertanto non molto diverso da Odoacre ( evidente il richiamo a Goffart e al suo esperimento sfuggito di mano); a p. 315, nota
3, richiamato il Liber diurnus 86, dove il tempo della pace opposto al tempus barbaricum, ma
tale dicotomia rivela solo una valutazione morale basata sullequazione guerra=barbarie, senza alcun riferimento ai Greci o ai Bizantini, percepiti forse come pi barbari dei barbari. C.
Wickham, Le societ dellalto medioevo. Europa e Mediterraneo secoli V-VIII, trad. it., Roma
2009, pp. 107 ss., sottolinea la continuit tra le strutture politiche dellImpero tardoantico e i
reges barbari, che non sarebbero stati molto dissimili dagli imperatori illirici del III sec. d. C.,
ai quali li accomunavano una carriera essenzialmente militare e un bagaglio culturale piuttosto deficitario, col risultato che laristocrazia senatoria disprezzava entrambi (cfr. Amory, People and Identity, cit., pp. 277 ss.).
69
People and Identity, cit., p. 41.
70
Netta divisione tra mansioni civili e militari ad es. in var. 7, 3, 3 e 12, 5, 4; var. 3, 43, 2
relativa alla Gallia, ma estensibile al regnum italicum sulla base dellinsistito richiamo al ius
romanum: quapropter cum deo propitio Gallias exercitus noster intravit, si qua mancipia servitium
declinantia ad alios se, quam quibus videbantur competere, contulerunt, prioribus dominis iubemus
sine aliqua dubietate restitui.
71
People and Identity, cit., p. 315. Sui Getica di Iordanes, vd. N. Wagner, Getica. Untersuchungen zum Leben des Jordanes und zur frhen Geschichte der Goten, Berlin 1967; B. Luiselli,
Sul De summa temporum di Iordanes, in Romanobarbarica 1, 1976, pp. 81-133; B. Baldwin,
Sources for the Getica of Jordanes, in Rev. Belg. d. philol. et dhist. 59, 1981, pp. 141-145; J.J.
O Donnell, The Aims of Jordanes, in Historia 31, 1982, pp. 223-240; S.J.B. Barnish, The
Genesis and Completion of Cassiodoruss Gothic History, in Latomus 43, 1984, pp. 336-361;
66
67

124

Rosalba Arcuri

storico di Cesarea una fonte infallibile, ma perch il suo intento fu del tutto
diverso da quello di Iordanes: le Storie di Procopio sono storia politica, non
unorigo gentium, laddove gli excursus etnografici, sempre piuttosto brevi, rientrano nella tradizione storiografica classica delletnogeografia frammista al
racconto storico. Cos Giustiniano e Teoderico avrebbero coltivato finalit
egemoniche propagando fole ideologiche in nome della restaurazione del passato: anche questo parallelismo sembra azzardato, poich Giustiniano si rifaceva a una tradizione vetero-romana e al diritto imperiale72, Teoderico invece a
una memoria etnico-dinastica ideologicamente costruita, in cui la dicotomia
barbari/Romani sfuma nellinsistito richiamo alla civilitas custodita, principale
laus Gothorum73.
Il trend revisionistico teso a debellare ogni ombra di germanesimo ha
investito innanzitutto gli studi archeologici, da quando si compreso che carte di distribuzione delle culture sul modello dell attribuzione etnica dei resti
materiali (la Siedlungsarchologie di G. Kossinna74), sono poco attendibili. CerB. Croke, Cassiodorus and the Getica of Jordanes, in Class. Rev. 82, 1987, pp. 117-134; F.
Giunta, Jordanes e la cultura dellAlto Medioevo, Palermo 19882; Goffart, The Narrators, cit., pp.
20-111 (in chiave scettica e decostruttiva); G. Zecchini, Ricerche di storiografia latina tardoantica, Roma 1993, pp. 193 ss.; J. Weissensteiner, Cassiodor, Jordanes als Geschichtsschreibern, in A. Sharer-G. Scheilbelreiter, Historiographie im frhen Mittelalter, Wien 1994, pp.
308-325; Amory, People and Identity, cit., p. 36, nota 87; A. Amici, Iordanes e la storia gotica,
Spoleto 2002; A.S. Christensen, Cassiodorus, Jordanes and the History of the Goths. Studies in a
Migration Myth, Copenhagen 2002.
72
In argomento, vd. infra, nota 118.
73
Cassiod., var. 9, 14, 8. Cfr. P. Martino, Gothorum laus est civilitas custodita (Cassiod.
var. 9, 14, 8), in Sileno 8, 1982, pp. 31-45; B. Saitta, La civilitas di Teoderico. Rigore amministrativo, tolleranza religiosa e recupero dellantico nellItalia ostrogota, Roma 19992 , pp. 49 s. con
nota 110; E. Malaspina, La civilitas romana nellottica delle nazioni barbariche, in Romanobarbarica 18, 2003-2005, pp. 31-46.
74
G. Kossinna, Die Herrkunft der Germanen, Wrzburg 1911, e Ursprung und Verbreitung
der Germanen in vor- und frhgeschichtlicher Zeit, Leipzig 1928: a lui si ispirarono gli archeologi nazisti (vd.: G. Mildenberger, Die Germanen in der archologischen Forschung nach
Kossinna, in H. Beck (Hrsg.), Germanenprobleme in heutiger Sicht, Berlin-New York 1986, pp.
310-320; F. Curta, From Kossinna to Bromley: Ethnogenesis in Slavic Archaeology, in On
Barbarian Identity, cit., pp. 201-220; H. Hassmann, Archaeology in the Third Reich, in H.
Hrke (Ed.), Archaeology, Ideology and Society. The German Experience, Frankfurt a. M. 2002,
pp. 67-142; U. Veit, Gustaf Kossinna and His Concept of a National Archaeology, ibid.,
pp. 41-61). Interpreta tradizionalmente i resti materiali delle culture barbariche V. Bierbrauer
(e per questo criticato da Halsall, Curta, Effros e parzialmente da Brather, che riprende il
concetto didentit come costrutto situazionale): Die ostgotischen Grab- und Schatzfunde in
Italien, Spoleto 1975; Zur chronologischen, soziologischen und regionalen Gliedferung des
ostgermanischen Fundstoffs des 5. Jahrhunderts in Sudosteuropa, in H. Wolfram-F. Daim
(Hrsg.), Die Vlker an der mittleren und unteren Donau im fnften und sechsten Jahrhundert,
Wien 1980, pp. 131-142; Ostgermanische Oberschictsgrber der rmischen Kaiserzeit und

sulla Vlkerwanderungszeit

125

to difficile attribuire lineamenti etnici a una cultura attestata dai resti materiali, se si tien conto degli aspetti legati ai singoli reperti75, non ultimo il simbodes frhen Mittelalters, in Peregrinatio Gothica 2 (Archaeologia Baltica 8), odz 1989, pp.
40-106; Archeologia e storia dei Goti dal I al IV secolo, in I Goti, Milano 1994, pp. 22-47;
Archeologia degli Ostrogoti in Italia, ibid., pp. 170-204; Archologie und Geschichte der
Goten vom 1.-7. Jahrhundert. Versuch einer Bilanz, in Frhmittelalt. St. 28, 1994, pp. 51-171.
Al modello statico di Kossinna si oppone quello dinamico dellonda di avanzamento, anche se non v ununica lettura sul popolamento dellEuropa barbarica (cfr. F. Theuws, Grave
Goods, Ethnicity, and the Rhetoric of Burial Rites in Late Antique Northern Gaul, in T. Derks-N.
Roymans (Eds.), Ethnic Constructs in Antiquity. The Role of Power and Tradition, Amsterdam
2009, pp. 290 ss. (a p. 290 tuttavia si sottolinea la mancanza di alternative alla ethnic ascription theory). Poco cogente sembra losservazione di C. Wickham, LItalia nel primo Medioevo.
Potere centrale e societ locale (400-1000), Milano 1983, p. 58, sulluso inappropriato dei resti
archeologici allindividuazione di tratti etnici (un uomo o una donna che indossino una fibula di stile longobardo non sono necessariamente longobardi, cos come una famiglia di Vercelli
che possegga una Toyota non necessariamente giapponese): per la famiglia di Vercelli si
tratta di fenomeno di globalizzazione, estraneo alla cultura materiale altomedievale. Altrettanto categorici sono Gasparri, Prima delle nazioni, cit., p. 61 (Non c nessun mezzo, in realt,
per attribuire unetichetta etnico-razziale ai ritrovamenti archeologici), e Halsall, Barbarian Migrations, cit., pp. 466 ss. La cautela di Pohl nellabbandonare del tutto lidentificazione
tra culture materiali, attestate archeologicamente, e gruppi etnici attestati storiograficamente, pu essere un ulteriore (falso) elemento che ha indotto certa storiografia di lingua inglese
ad additarlo quale primordialista. Sullarcheologia delle culture altre in rapporto al mondo
greco-romano, cfr., oltre ai lavori gi cit. di Bierbrauer: K. Godlowski, I barbari nellet imperiale romana, in J. Guilaine-S. Settis (a c. di), Storia dEuropa, 2. Preistoria e antichit, Torino
1994, pp. 1293-1337; L. Leciejewicz, Il barbaricum: presupposti dellevoluzione altomedievale, ibid., vol. 3, Torino 1994, pp. 41-83; M.G. Kramarovsky-M.B. Shchukin, Nomads on
their Way to Europe, in Teoderico e i Goti, cit., pp. 161-170; J. Chapman-H. Hamerow (Eds.),
Migrations and Invasions in Archaeological Explanation, Oxford 1997; S. Jones, The Archaeology
of Ethnicity. Constructing Identities in the Past and Present, London-New York 1997; H. Fehr,
Volkstum as Paradigm: Germanic People and Gallo-Romans in Early Medieval Archaeology
since the 1930s., in On Barbarian Identity, cit., pp. 177-200; S. Brather, Ethnische Interpretationen in der frhgeschichtlichen Archologie. Geschichte, Grundlagen und Alternativen, Berlin
2004; Id., Acculturation and Ethnogenesis Along the Frontier. Rome and the Ancient Germans in an Archaeological Perspective, in F. Curta (Ed.), Borders, Barriers, and Ethnogenesis.
Frontiers in Late Antiquity and the Middle Ages, Turnhout 2005, pp. 139-172; F. Curta, Some
Remarks on Ethnicity in Early Medieval Archaeology, in Early Med. Eur. 15, 2007, pp. 159185; G. Halsall, Cemeteries and Society in Merovingian Gaul: Selected Studies in History and Archaeology, 1992-2009, Leiden-Boston 2010.
75
A cominciare dal fatto che gli oggetti possono essere trasportati anche su lunghissime
distanze, o dal semplice fattore che i popoli barbari, proprio perch spesso in movimento, si
compenetravano tra loro: M. Todd, The Northern Barbarians, 100 BC-AD 300, Oxford 19872 ,
p. 39; Jones, The Archaeology of Ethnicity, cit., p. 17. Spesso i capiclan si scambiavano in dono
oggetti imitanti lo stile romano, quando non provenivano direttamente dal limes: Tac., Germ.
5, su cui H. Jankuhn, Archologische Bemerkungen Glaubwrdigkeit des Tacitus in der Germania, in Nachr. d. Ak. d. Wiss. in Gttingen (Phil. Hist. Klasse) 1, 1966, pp. 414 s.; A.A. Lund,
Zum Germanenbegriff bei Tacitus, in Germanenprobleme, cit., pp. 53-87. Su queste e altre

126

Rosalba Arcuri

lismo degli oggetti (gli articoli di lusso, ad es., pi che indicatori di etnicit,
sembrano legati allauto-rappresentazione di capi politici, desiderosi di ostentare il proprio prestigio76). Tuttavia, una corrente di pensiero moderata riconosce che restano molti i casi in cui la cultura materiale permette di diagnosticare lappartenenza ad un gruppo etnico77: grazie allarcheologia si riconosce
generalmente che nellmbito delle culture multietniche di Przeworsk e di
ernjachov, il gruppo preponderante fu quello goto ed a seguito dello studio
dei resti materiali che stato possibile individuare la rivoluzione economica
nel barbaricum tra III e IV secolo a cui si accennato prima78.
Lapproccio ipercritico non conduce lontano nel progresso della ricerca. A
seguire fino alle estreme conclusioni le critiche sulletnografia, letnogenesi e il
germanesimo larvato, si potrebbe tranquillamente affermare che una storia
dei barbari impossibile: larcheologia non riesce a risalire alletnicit delle culture o a connotarle univocamente nella loro etnicit; le fonti letterarie sono di
parte, perch intrise delletnografia classica risalente ad Erodoto, che pose per
sempre la dicotomia tra barbari e Greci79, tra civili e selvaggi, tra buoni e cattivi.
riserve, Brather (cit. in nota prec.) interpreta lo sviluppo, nel Tardoantico, di nuovi tratti culturali risultanti dai resti della cultura materiale delle gentes barbare come il riflesso di processi
acculturativi legati a modelli di comunicazione, scambi commerciali e barriere politiche, ma
non distintivi di identit etniche definite.
76
M. Hardt, Royal Treasures and Representation in the Early Middle Ages, in Strategies of Distinction, cit., pp. 255-280; M. Schmauder, Imperial Representation or Barbaric
Imitation? The Imperial Brooches (Kaiserfibeln), ibid., pp. 281-296.
77
Vd. la bibliografia cit. in I. Wood, Conclusion: Strategies of Distinction, in Strategies of Distinction, cit., p. 300, nota 10, e in W. Pohl-M. Mehofer (Eds.), Archologie der Identitt/Archaeology of Identity, Wien 2009.
78
Supra e nota 44. Sulle culture archeologiche gote: M. Shchukin, Das Problem der
ernjachov-Kultur in der sowjetischen archologischen Literarur, in Zeitschr. f. Arch. 9,
1975, pp. 25-41; P. Heather-J. Matthews, The Goths in the Fourth Century, Liverpool 1991, pp.
1-101; M. Shchukin, The Gothic Way: Goths, Rome and the Culture of the ernjachov/Sintana de
Mures, St. Petersburg 2005. Gli esempi potrebbero continuare, se si pensa al singolare melting
pot verificatosi in Gallia dopo la penetrazione dei Franchi, riflesso in una cultura archeologica
mista (gallo-romana) e testimoniato dalle sepolture note come Reihengrber: J. Werner, Zur
Entstehung der Reihengrberzivilisation, in Arch. Geogr. 1, 1950, pp. 23-32; R. Samson, Social Structures in Reihengrber: Mirror or Mirage?, in SAR 4/2, pp. 116-126; G. Halsall,
The Origins of the Reihengrberzivilisation. Forty Years On, in J.F. Drinkwater-H. Elton
(Eds.), Fifth-Century Gaul. A Crisis of Identity?, Cambridge 1992, pp. 197-207; P. Prin-M. Kazanski, Identity and Ethnicity during the Era of Migrations and Barbarian Kingdoms in the
Light of Archaeology in Gaul, in R.W. Mathisen-D. Shanzer (Eds.), Romans, Barbarians and
the Transformation of the Roman World, Farnham 2011, pp. 299-330.
79
Cfr. Hartog, The Mirror of Herodotus, cit.; Geary, Il mito delle nazioni, cit., pp. 56 ss.;
J.E. Skinner, The Invention of Greek Ethnography: from Homer to Herodotus, Oxford-New York
2012, spec. pp. 111 ss. I Romani si appropriarono del vocabolario greco nella definizione dei
barbari, termine che accomunava negativamente quanti vivevano fuori della civilitas romana:

sulla Vlkerwanderungszeit

127

Insomma, divisi su due fronti inconciliabili, fra germanesimo presunto e supposto catastrofismo, o si eredi del nazionalismo novecentesco o ingenui classicisti. Si aggiunga che ogni documento, letterario o materiale, sembra richiamato per confermare risposte gi fornite in partenza. Una serena riflessione,
epurata da pregiudizi ideologici, porterebbe a risultati euristicamente pi validi. Per questo aspetto, condivisibile la posizione di Modzelewski, per il quale
un approccio comparativo alle fonti rileva una realt difficilmente contestabile
anche dai pi fieri critici della tradizione letteraria, che vedono topoi itineranti
da un autore allaltro, fino ad annullare la realt stessa del mondo barbarico in
uno studio, in s sterile, dei narratori civilizzati: il comune denominatore alla
base dei tratti simili rinvenibili nelle fonti tarde e altomedievali sullethos barbarico non un topos che rimbalza da uno scrittore allaltro, ma una comune
situazione antropologica80, il risultato del dialogo tra due culture.
b) Un illuminante esempio di tale dialogo viene dalla vicenda dei Goti
dItalia, un popolo altro nel cuore dellantico Impero, la cui storia nella fase
post-insediativa (489-554 d.C.) oscilla tra forme di acculturazione e strategie
di distinzione. Essa assurta spesso a paradigma, a chiave di lettura delle dinamiche storiche che interessarono i regna successori tra Tarda antichit e Alto

R. MacMullen, Enemies of the Roman Order: Treason, Unrest, and Alienation in the Empire,
Cambridge 1966, pp. 192 ss.; B.D. Shaw, Bandits in the Roman Empire, in Past and Present
105, 1984, pp. 3-52; T. Grnewald, Bandits in the Roman Empire: Myth and Reality, trad. ingl.,
London 2004. Dalle fonti appare che la dicotomia romano/barbaro era superabile sul piano
dellacculturazione (cfr. Caes., bell. Gall. 4, 4, 3: gli Ubii sono detti paulo humaniores che gli
altri Germani, perch geograficamente vicini alla zona dinfluenza romana, dove i contatti erano garantiti anche dai mercanti; al contrario ibid. 1, 1, 2: i Belgi fortissimi sunt, propterea quid a
cultu atque humanitate provinciae longissimae absunt). Cfr. Y.A. Dauge, Le Barbare. Recherches
sur la conception romaine du barbare et de la civilisation, Bruxelles 1981, pp. 621 s.; A. Lund, Zum
Germanenbild der Rmer: eine Einfhrung in die antike Ethnographie, Heidelberg 1990. Sui pregiudizi culturali pi che razziali nellecumene romana cfr. Sherwin-White, Racial Prejudice,
cit., spec. pp. 1-32 (barbari in Strabone e Cesare) e 62 ss. (Strife and Rivalty within the Empire); su quelli propriamente razziali vd. F.M. Snowden jr., Before Colour Prejudice. The Ancient View of Blacks, Harvard 1983, che per levo antico riconosce lassenza in generale di un
pregiudizio legato al colore della pelle; cfr. anche Isaac, The Invention of Racism, cit., e F. Borca,
Luoghi, corpi, costumi. Determinismo ambientale ed etnografia antica, Roma 2003, spec. pp. 89
ss.; Id., Confrontarsi con lAltro. I Romani e la Germania, Milano 2004.
80
Modzelewski, LEuropa dei barbari, cit, p. 36: non direttamente interessato al processo etnogenetico (a proposito del quale si dichiara in accordo con Wolfram e Pohl), attraverso il
metodo comparativo e un approccio etno-sociologico, lA. dimostra come, ad es., la pratica
dellospitalit fra i gruppi tribali sia costantemente presente in fonti di epoca diversa, da Cesare a Tacito allo Ps.-Maurizio, da Helmold a Rudolf di Fulda: tali concordanze non sono il risultato di unimprobabile tradizione riflessa da un autore allaltro, bens il prodotto di unanalogia
delle realt rappresentate, bench riferentesi a luoghi e tempi diversi (ibid., pp. 35 ss.).

128

Rosalba Arcuri

medioevo81. A torto, perch ogni regno un caso a s (diversissimi furono i


percorsi storici dellAfrica vandala, della Spagna visigota, della Gallia francomerovingia). Il regno ostrogoto dItalia fu un unicum nel panorama dei regni
romano-barbarici, perch in nessun altro si assiste al crearsi di forme cos insistite di osmosi culturale, in nessun altro il rex volle presentarsi quale fedele continuatore della romanitas (almeno fino al 523)82, cos come nessunaltra natio
barbarica nel VI secolo fu a tal segno legata alla sua nuova sede, meta di una
storia drammatica durata circa 700 anni83, da giungere allannientamento di
s (numerico prima che ideologico84) in una lunghissima guerra.
Amory ammette che quando due gruppi, pi o meno affini, sono costretti
a condividere risorse materiali limitate, letnicit pu assumere allora un ruolo
preponderante nella separazione e distinzione fra di essi85. Fu forse il caso
dellItalia tra fine V e prima met del VI secolo. Infatti, bench si riconosca che
il ventennio teodericiano abbia dato respiro ad unItalia logorata dalle guerre
Molto ricca la recente bibliografia; diamo qui qualche altro riferimento in aggiunta a
quanto gi in precedenza citato: S.T. Burns, The Ostrogoths: Kingship and Society, Wiesbaden
1980; Id., A History of the Ostrogoths, Bloomington 1984; P. De Palol-G. Ripoll Lopez, Les
Goths. Ostrogoths et Wisogoths en Occident, V-VIIe sicle, Paris 1990; J. Moorhead, Theoderic in
Italy, Oxford 1992; AA. VV., Teoderico il Grande e i Goti dItalia (Atti del XIII Congr. int. di
Studi sullAlto medioevo), Spoleto 1993; W. Giese, Die Goten, Stuttgart 2004, pp. 178 ss.; M.
Vitiello, Il principe, il filosofo, il guerriero: lineamenti di pensiero politico nellItalia ostrogota,
Stuttgart 2006. Vertono sugli aspetti economici M. Lecce, La vita economica dellItalia durante la dominazione dei Goti nelle Variae di Cassiodoro, in Economia e Storia 3, 1956, pp.
354-408; R. Soraci, Aspetti di storia economica italiana nellet di Cassiodoro, Catania 1974; D.
Vera, Propriet terriera e societ rurale nellItalia gotica, in Teoderico il Grande, cit., pp.
133-166 e, per lItalia meridionale, R. Arcuri, Rustici e rusticitas in Italia meridionale nel VI sec.
d.C. Morfologia sociale di un paesaggio rurale tardoantico (Pelorias 14), Messina 2009. Sulla
tradizione letteraria altomedievale su Teoderico cfr. A. Goltz, Barbar-Knig-Tyrann. Das Bild
Theoderichs des Groen in der berlieferung des 5. bis 9. Jahrhunderts, Berlin-New York 2008,
spec. pp. 307 ss. Una rassegna bibliografica sul tema fino ai primi anni del 2000 in Delaplace,
Une dcennie de recherches, cit., pp. 393-404. Una rilettura delle fonti, anche in merito alle tertiae, ora operata da P. Porena, Linsediamento degli Ostrogoti in Italia, Roma 2012, spec. pp.
209 ss.
82
Il regno di Teoderico speriment la forma pi avanzata di imitatio imperii, che veniva
al rex dal riconoscimento da parte dellAugusto dOriente, Zenone, che lo invi in Italia contro
lusurpatore Odoacre (vd. infra, nota 118). Il programma di governo dellAmalo esemplificato in var. 1, 1, 3 (ca. 508) ad Anastasio: regnum nostrum imitatio vestra est, forma boni propositi,
unici exemplar imperii. Cfr. A. Giardina, Livelli di regalit, in Id., Cassiodoro politico, Roma
2006, pp. 116 ss.; Vitiello, Il principe, cit., pp. 45 ss.
83
Heather, I Goti, cit., p. 309.
84
Amory, People and Identity, cit., p. 317, afferma che i Goti disparvero dallItalia non
perch costretti a lasciare questa terra, ma perch portare lindefinito nome di goto non
garantiva pi i vantaggi del passato.
85
Amory, People and Identity, cit., p. 16 e nota 6.
81

sulla Vlkerwanderungszeit

129

civili del V secolo, con conseguente miglioramento delle condizioni generali


della Penisola, le risorse del territorio non erano certo illimitate e forse solo lo
scarso potere numerico dei Goti evit di produrre gravi squilibri nelle consolidate strutture socio-economiche dellItalia tardoantica86.
Il problema delletnicit dei Goti, anche quando lo si sposti sul piano culturale, investe di necessit lambito socio-politico: quali gruppi erano pi interessati a mantenere una pi salda e distinta identit etnica, quali quelli pi aperti ai processi di acculturazione? Per Geary, letnia un codice che deve essere
decifrato al fine di comprendere il processo dei cambiamenti sociali87, ma tale
codice presenta un notevole grado di complessit. Il limite in tal senso delle
fonti letterarie per lItalia ostrogota che, prodotte in ambienti del potere ( il
caso di Cassiodoro e di Iordanes, ma anche di Procopio, sebbene in misura minore, perch in qualche modo osservatore esterno delle dinamiche sociali dovute allo stanziamento dei Goti), ci parlano essenzialmente di due categorie di
barbari: i potentiores e i soldati, mentre il resto dellethnos nellombra, se non
per qualche aneddoto da cronaca di guerra. E tuttavia, come avverte Pohl, lo
scalpello dello storico non pu rimuovere la retorica come elemento fuorviante, ma solo accettarla come parte della realt88.
Non sintende ripercorrere qui liter geografico ed etnogenetico seguto
dai Goti, dai Gutoni dellAlto Impero ai Tervingi-vesi e Greutungi-ostrogoti di
III-IV secolo89; ricordiamo solo che alla formazione di questo popolo contribuirono gruppi tribali eterogenei per lingua e area geografica (Rugi, Sciri, Turchilingi, Svevi, Sarmati, Taifali, Gepidi, Alamanni, Alani di stirpe iranica)90,
86
Cfr. Gasparri, Prima delle nazioni, cit., p. 114. Per gli aspetti economici della convivenza tra barbari e Romani, oltre a quanto citato supra nota 81, vd. Arcuri, Romanitas e barbaritas, cit.; Porena, Linsediamento degli Ostrogoti, cit., spec. pp. 183 ss.
87
Geary, Ethnic Identity, cit., p. 18.
88
W. Pohl, The Empire and the Integration of Barbarians, in Id. (Ed.), Kingdoms of
the Empire. The integration of barbarians in late Antiquity (TRW 1), Leiden-Boston 1997, p. 6.
Gasparri, Prima delle nazioni, cit., p. 17, riconosce la pesante patina di retorica delle fonti
tardoantiche, tuttavia non rinuncia a una loro critica con risultati proficui per la delineazione
dei secoli europei dal III al X: a questa categoria di documenti non si nega mai (pp. 16 e 66) un
indiscusso contributo allinterpretazione del senso della crisi etnica tardoantica.
89
Cfr. H. Wolfram, Gotische Studien II: Die terwingische Stammesverfassung und
das Bibelgotisch 1, in Mitteil. d. Inst. f. ster. Geschichtsforsch. 83, 1975, pp. 289-324; Gotische Studien III: Die terwingische Stammesverfassung und das Bibelgotisch (2), ibid., 84,
1976, 239-261; Heather, I Goti, cit., 139 ss.
90
Si invoca a proposito Procop., Goth. 3, 2, 1 (pp. 305 s. H.) ed Ennod., paneg. 26 (vd.
anche Agath. 2, 13, 3, dove un leader della resistenza gota, Ragnaris [PLRE III/B, s.v., 1076]
detto un Unno bittiguro, laddove Procop., Goth. 4, 26, 4 e 34, 9, lo dice senzaltro Goto). Pohl,
Invasori e invasi, cit., p. 16, distingue le accezioni del nome goto in etnica, sociale e territoriale, unitamente alla necessit di distinguere tra il valore classificatorio assunto nella storio-

130

Rosalba Arcuri

per cui giusto ribadire che il termine Goti cela una notevole complessit etnica, che in Italia sembra attenuarsi con lemergere di un pi omogeneo melting
pot, da cui pure gruppi minoritari come i Rugi mantennero tratti distintivi (essi
si erano radicati nella Venetia e avevano evitato i matrimoni misti, sicch avevano conservato la loro caratteristica di nazione)91 e tuttavia dovettero essere
abbastanza influenti tra i Goti da proporre un proprio candidato, Erarico92,
quale re dItalia, dopo la sconfitta e la deportazione di Vitige. Il caso dei Rugi in
Italia (o dei Gepidi sotto gli Avari) stato addotto a riprova del fatto che i gruppi minoritari avevano maggior interesse a conservare tratti distintivi, in quanto
non toccati dal cambiamento di strutture sociali minacciante gruppi barbarici
maggiori93; si pu aggiungere la quasi ovvia osservazione che il percorso sociopolitico scelto dai Rugi sotto la signoria dei Goti lendogamia e una territorializzazione distinta si presti ad esser letto come segno di una forte identit etnica.
Come gi accennato, i processi acculturativi si muovono sempre nei due
grafia antica e lautorappresentazione del gruppo investito di tale qualifica etnica. Il crogiolo
di stirpi e trib che furono i Goti si evince anche e soprattutto grazie allarcheologia: G. Vernandsky, Der sarmatische Hintergrund der germanischen Vlkerwanderung, in Saeculum
2, 1951, pp. 340-392 e K. Greene, Gothic Material Culture, in I. Hodder (Ed.), Archaeology
as Long-Term History, Cambridge 1987, pp. 117-142, hanno studiato le influenze culturali subte dai gruppi goti, il primo in relazione ai popoli delle steppe (importanza della cavalleria, lo
stile policromo, presenza del simbolo dellaquila e del mito del cervo), il secondo in rapporto
alle influenze unne e romane, visibili nelle fibule a forma di aquila, simbolo del potere e per gli
Unni e per i Romani. Il tesoro di Domagnano (San Marino), un unicum tra i reperti goti dItalia, mostra tutta una serie di vicinanze stilistiche, che vanno dalla somiglianza con lo stile di
oggetti delle steppe pontiche alla tomba di Childerico a Tournai: Bierbrauer, Die ostgotischen
Grab-und Schatztfunde, cit., pp. 121 e 244; P. Prin, Il tesoro di Domagnano, in J.-J. Aillagon-U. Roberto-Y. Rivire (a c. di), Roma e i Barbari. La nascita di un nuovo mondo (Cat. della
mostra), Milano 2008, pp. 302 ss. Vd. anche Pohl, Le origini etniche dellEuropa, cit., pp. 101123 (I Goti dItalia e le tradizioni delle steppe).
91
Procop., Goth. 3, 2, 1-2 (pp. 305 s. H.): ,
.
,
.
; cfr. Wolfram, Storia dei Goti, cit., p. 22 (la gens
= popolo in armi) e 518; Heather, I Goti, cit., p. 312; Id., Disappearing and Reappearing tribes, cit., pp. 102 s., dove si riconduce la decisione dei Rugi di unirsi a Teoderico contro Odoacre alla disfatta da loro subta con la cattura del re Feletheus (vd. frg. 214, 7 di Giovanni di Antiochia); ibid., p. 105, lA. conclude che i Rugi avevano maturato la coscienza che
lindipendenza politica non era pi una strada utilmente percorribile. I resti archeologici sembrano confermare che essi si fossero insediati in Italia a qualche distanza dai seguaci di Teoderico: Bierbrauer, Die ostgotischen Grab-und Schatztfunde, cit., pp. 26 s.
92
PLRE III/A, s. v. Erarichus, pp. 447 s.
93
Pohl, Le origini etniche dellEuropa, cit., p. 34.

sulla Vlkerwanderungszeit

131

sensi94, ma nellItalia ostrogota permaneva un fortissimo retaggio culturale di


matrice classica, che llite senatoria per prima aveva interesse a mantenere distinta dinanzi alla montante ondata barbarica, tanto che Teoderico stesso pot
affermare: Romanus miser imitatur Gothum et utilis Gothus imitatur Romanum95.
Alle lodi rivolte da Atalarico/Cassiodoro96 a Cipriano e ai suoi figli che condividevano con i barbari leducazione militare e la conoscenza della lingua gotica fa da contraltare lattivismo anti-gotico di Rusticiana, moglie di Boezio e
figlia di Simmaco, che per questo si attir il pi fiero odio da parte dei loghimoi
Goti, che avrebbero voluta ucciderla con laccusa di aver sostenuto col suo denaro la spedizione orientale e di aver abbattuto le statue di Teoderico97.
Nel regno goto dItalia le strategie di distinzione messe in atto per arginare uneccessiva osmosi con la paideia, ritenuta lontana, bench ammirata, dal
, sono generalmente riconosciute nellethos militare, nell inclinazione allesercizio della guerra98, nella propaganda dinastica, nel cui mbito
stato facile ravvisare i nuclei di tradizione gota99, a connotazione elitaria, in Cfr. i casi discussi da Heather, Disappearing and Reappearing tribes, cit., p. 110,
su Romani catturati dai barbari: la perfetta assimilazione del Romano catturato dagli Unni,
che con la vita militare si era riscattato salendo di rango nella scala sociale, fino ad essere pienamente accettato dai maggiorenti barbari di quel gruppo (vd. Prisc., frg. 8 Mller = 11, 1
Blockley, su cui di recente von Rummel, Habitus barbarus, cit., pp. 101 ss.); al contrario, il gran
numero di prigionieri romani catturati dagli Avari, che preservarono lidentit romana per almeno due generazioni (Miracula Demetrii 2, 5 Lemerle).
95
Anon. Vales. 12, 61. Come nota James, I barbari, cit., p. 293, laristocrazia romana era
quella che aveva pi da perdere dallabbandono della propria cultura. Llite romana costitu in
ogni epoca quella che sociologicamente si definisce unetnia laterale o aristocratica, caratterizzata da una cultura elitaria debolmente diffusa, ma tale da lasciare unimpronta permanente negli
sviluppi storici futuri: Smith, Le origini etniche, cit., pp. 176 ss. (nelle epoche premoderne analogo
carattere si riconosce ad altre etnie potenti come Ittiti, Medi, Persiani, Parti, Arabi e Turchi).
96
Cassiod., var. 8, 21 e 8, 22 del 527. Sebbene la resistenza allinvasore fu vana, e sterile
il distacco aristocratico dalla nuova lite di governo, una mescolanza culturale cos incondizionata con lelemento barbaro poteva ancora sembrare contro natura ad alcuni vecchi aristocratici: cos nella Gallia del V secolo Sidonio Apollinare (Epist. 5, 5) prende in giro lamico Siagrio
per aver imparato i borborigmi dei Burgundi dopo essere entrato al loro servizio. Sullargomento, vd. J. Moorhead, Boethius and Romans in Ostrogothic Service, in Historia 27, 1978,
pp. 604-612; E.A. Thompson, Barbarian Invaders and Roman Collaborators, in Florilegium
2, 1980, pp. 71-88.
97
Procop., Goth. 3, 20, 29-30 (p. 389 H.): la vendetta dei nobili Goti non si comp grazie
allintervento di Totila.
98
Cassiod., var. 7, 3, 3: vos autem, Romani, magno studio Gothos diligere debetis, qui et in
pace numerosos vobis populos faciunt et universam rem publicam per bella defendunt; 12, 5, 4: dum
belligerat Gothorum exercitus, sit in pace Romanus. La gens costituita dal popolo in armi: var. 1,
38, 2: iuvenes nostri, qui ad exercitum probantur idonei Gothis aetatem legitimam virtus facit
(per i Goti il valore che costituisce il criterio per la maggiore et).
99
La memoria base per la legittimazione del potere: H. Wolfram, Gothic History
94

132

Rosalba Arcuri

torno a cui creare il consenso tra barbari e nel rapporto dialettico con i Romani.
Non casualmente Atalarico nel 533 rivolge un messaggio al senato di Roma,
allorch, nellesaltare lopera di Cassiodoro, che con lOrigo gothica aveva restituito fama agli Amali (iste Hamalos cum generis sui claritate restituit), afferma
che il ministro aveva dimostrato con chiarezza che egli, nipote di Teoderico,
era di stirpe regale fino alla diciassettesima generazione (evidenter ostendens in
septimam decimam progeniem stirpem nos habere regalem), e pertanto ricorda ai
Romani: sicut fuistis a maioribus vestris semper nobiles aestimati, ita vobis antiqua
regum progenies inperaret. Parimenti rivolto a barbari e Romani100 il messaggio
trasmesso a seguire: perpendite, quantum vos in nostra laude dilexerit, qui vestri
principis nationem docuit ab antiquitate mirabilem: la natio del presente resa
mirabile dalla sua antiquitas. Wolfram ha sottolineato come il titolo stesso Theoand Historical Ethnography, in Journ. Mediev. Hist. 7, 1981, pp. 309-319; Id., Storia dei Goti,
cit., p. 33 (supra con nota 35); W. Pohl, Introduction: Strategies of Distinction, in Strategies
of Distinction, cit., p. 2: Ethnic discourse became the key to political power; vd. anche S.
Gasparri, Le tradizioni germaniche nellItalia dei Goti, in Teoderico il Grande, cit., pp. 202226. Pohl, Ethnicity, cit., p. 229 con nota 31, dice comune nella medievistica contemporanea lidea che memorie e tradizioni contribuissero a forgiare le identit. B. Luiselli, Teoderico e gli Ostrogoti tra romanizzazione e nazionalismo gotico, in Teoderico e i Goti, cit., p. 308,
ritiene che i soli nobili Ostrogoti parlanti latino potessero costituire la fonte delle saghe eroiche che Cassiodoro trasfer nella sua Origo Gothica; al pari di Wolfram e Pohl, e contrariamente a Goffart, Luiselli d dunque gran risalto allimportanza del patrimonio di miti e leggende
di cui i nobiles Goti sarebbero stati portatori, per cui la storiografia dei barbari, lungi dallessere frutto della fantasia erudita di Cassiodoro, Beda e degli altri narratori della storia barbarica, diventa a chiare lettere specchio di una cultura nazionale gotica conservata con spirito
nazionalistico (ibid., 309, ma per le societ pre-moderne in genere sarebbe meglio parlare,
come avverte la sociologia, di etnicismo, definito difensivo e restaurativo: Smith, Le origini etniche, cit., p. 128). Heather, Gens and regnum, cit., p. 93, scrive su var. 9, 24, 4-5: namely
that [Cassiodorus] supplemented oral memory with what he coudl find in Roman texts (vd.
anche nota seguente). Suggestive le osservazioni di P. Brown, La formazione dellEuropa cristiana. Universalismo e diversit 200-1000 d.C., trad. it., Roma-Bari 20062 , p. 127, sullascesa in
Occidente, al tramonto del mondo antico e negli ex territori imperiali, di una nuova classe di
governo che basava potere e prestigio su un discorso etnico rimarcato e ostentato, un processo
che sarebbe stato lesatto rovescio di quello che aveva portato allelaborazione di una civilt
romana di dimensione ecumenica in et alto-imperiale: In quel tempo, membri di gruppi
molto diversi avevano fatto a gara per adottare unidentit condivisa Ora laccento era messo sullelemento opposto sulla diversit etnica.
100
Cassiod., var. 9, 25, 4, 6, su cui Pohl, Le origini etniche, cit., pp. 37 s. Cfr. Cassiod., var.
10, 3 di Amalasunta al senato di Roma, contenente lelogio delle virt di Teodato, da lei scelto
come consorte: Teodato, Hamalorum stirpe progenitus, osserva nella sua condotta la dignit
regale. Iordanes aveva elaborato un autentico pedigree per gli Amali, risalente addirittura ad et
pre-troiana: Wolfram, Theogonie, Ethnogenese, cit.; Halsall, Barbarian Migrations, cit., pp.
334, 459 ss. e 492. I Merovingi, a loro volta, vantavano un lignaggio troiano per nobilitarsi agli
occhi dei Gallo-romani: S. Reynolds, Medieval origines Gentium and the Community of the
Realm, in History 68, 1983, pp. 375-390.

sulla Vlkerwanderungszeit

133

dericus rex, in luogo di rex Gothorum, superasse lmbito riduttivo di un potere


ristretto alla sola gens dei Goti, laddove lAmalo si sentiva re dellintero territorio occupato101 (ma, va aggiunto, anche della mixtio gentium giunta in Italia con
il nucleo principale dei Goti: rex gentium, cos come limperatore tardoantico
victor gentium, vincitore dei barbari tutti102).
Le distinzioni erano nel diritto: sebbene ancora si discuta su territorialit
e personalit del diritto nei regna, con una recente propensione per il primo
aspetto103, non v dubbio che le questioni di diritto privato venissero discipli Vd. supra, nota 32. Teoderico nel 493, dopo aver sconfitto e ucciso Odoacre, si fece
proclamare nuovamente re dalla sua gens. Sulla regalit di Teoderico e la sua posizione costituzionale in rapporto allimperatore di Costantinopoli vd. almeno: A.H.M. Jones, The Constitutional Position of Odoacer and Theoderic, in Journ. Rom. St. 52, 1962, pp. 126-130 (= P.
A. Brunt [Ed.], The Roman Economy, Oxford 1974, pp. 365-374); Wolfram, Storia dei Goti, cit.,
pp. 496 ss. (che analizza la monarchia di Teoderico sotto la specie del diritto pubblico); V. Neri,
La legittimit politica del regno teodericiano nellAnonymi Valesiani Pars Posterior, in Teoderico e i Goti, cit., pp. 313-340; Gasparri, Prima delle nazioni, cit., pp. 113 s.; J. Prostko-Prostynsky, Utraque res publica. The Emperor Anastasius Is Gothic Policy (491-518), Poznan 1994,
pp. 19-211; D. Kohlas-Muller, Untersuchungen zur Rechtstellung Theoderichs des Grossen, Frankfurt a.M. 1995 (sulla scorta di Mommsen e di Wolfram delinea in relazione allAmalo un potere regale ibrido, simile a quello imperiale); Vitiello, Il principe, cit., p. 115.
102
M. McCormick, Vittoria eterna. Sovranit trionfale nella tarda antichit, a Bisanzio e
nellAlto medioevo occidentale, tr. it., Milano 1993, pp. 142 ss. Nel medaglione di Senigallia Teoderico definito, sulla linea della tradizione imperiale romana, victor gentium: McCormick,
ibid., pp. 282 s.; Ward-Perkins, La caduta di Roma, cit., pp. 91 ss.
103
Pur fra le dovute distinzioni territoriali, si ritiene che il concetto di personalit del
diritto sia una nozione sviluppatasi nellEuropa medievale tra VIII e IX secolo e non ascrivibile al deliberato proposito dei sovrani barbari di tenere separati i loro barbari e i Romani: James, I barbari, cit., p. 292. Il principio della territorialit applicato alle leges barbarorum fu
formulato per la Gallia merovingia negli anni 70 del secolo scorso da K. Bosl, Die ltesten
sogennanten Volksrechte und die Gesellschaftsstruktur der Unterschichten. Bemerkungen
zur Kulturkontinuitt der Sptantike im frankischen Reich der Merowinger und zu den Formen und Phasen ihrer Umwandlung, in Gesellschaft, Kultur, Literatur. Beitrge Luitpold
Wallach gewidmet, Stuttgart 1975, pp. 129 s., che mise cos in discussione il carattere etnicopersonale di queste leggi (a Bosl si ispirano P. Amory, The Meaning and Purpose of Ethnic
Therminology of the Burgundian Laws, in Early Med. Eur. 2, 1993, pp. 1-28 e W. Liebeschuetz, Citizen Status and Law in the Roman Empire and the Visigothic Kingdom, in Strategies of Distinction, cit., pp. 131-152). Contra Wenskus, Stammesbildung, cit., pp. 38 ss.: essendo
la trib una comunit di diritto, il legame con le tradizioni giuridiche orali, trasposte nella
scrittura a seguito del contatto, nella fase insediativa con la cultura romana, si sarebbe rafforzato proprio grazie allincontro con lalterit rappresentata dalla Romanitas. S.L. Guterman,
The Principle of Personality of Law in the Germanic Kingdoms of Western Europe from the Fifth to
the Eleventh Century, New York 1990, ripropone lidea di dualismo etnico-giuridico. Per lItalia
ostrogota insistere sul carattere territoriale del diritto sembra contrario alle testimonianze:
Cassiod., var. 7, 3, 1 (unicuique sua iura serventur); Procop., Goth. 4, 35, 33 (p. 677 H.), dove i
Goti nellestrema trattativa con Narsete desiderano arrendersi, ma
(vivendo autonomi sotto le proprie leggi: analoga espressione sempre in Procopio con rife101

134

Rosalba Arcuri

nate da codici giuridici diversi e da funzionari distinti per barbari e/o Romani: la dicotomia rimarcata in pi luoghi dellEdictum Theoderici regis, ascrivibile ad ambiente italico di et ostrogota104.
La divisione religiosa tra una popolazione italica nicena e una gens barbara omea da pi parti e giustamente additata quale elemento di pi sensibile
frattura tra Goti e Romani105: la stessa condanna di Boezio stata convincentemente ricondotta anche a motivazioni religiose, allintolleranza e al sospetto
che distinse la corte di Ravenna dal 523 fino alla morte di Teoderico106. I Goti
sono percepiti come diversi per il loro arianesimo anche da Giustiniano, che
rimento ai Rugi, vd. supra e nota 91). Sul diritto nellItalia ostrogota, vd. P. De Giudice, Sulla
questione della unit o dualit del diritto in Italia sotto la dominazione ostrogota, in Rend. R.
Ist. Lomb. di Sc. e Lett. 39, 1906, pp. 792 ss.; G. Vismara, Romani e Goti di fronte al diritto nel
regno ostrogoto, in I Goti in Occidente. Problemi (Sett. CISAM 3) Spoleto 1956, pp. 427 ss.; S.
Lafferty, Law and Society in Ostrogothic Italy: Evidence from the Edictum Theoderici, in
Journ. Lat. Ant. 3/2, 2010, pp. 337-364. In generale sulle leggi dei barbari vd. C.P. Wormald,
The leges barbarorum: Law and Ethnicity in the post-Roman West, in Regna and gentes, cit.,
pp. 21-53; O. Huck, La legislazione dei regni romano-barbarici, in Roma e i Barbari, cit., pp.
520 ss. In rapporto al discorso etnico: R. Collins, Law and Ethnic Identity in the Western
Kingdoms in the Fifth and Sixth Centuries, in A.P. Smyth (Ed.), Medieval Europeans. Studies
in Ethnic Identity and National Perspectives in Medieval Europe, Basingstoke 1998, pp. 1-23.
104
Ad. es. Edictum Theoderici 33-34 e 145. Per la contestualizzazione dellEditto in ambiente italico di et teodericiana vd. la recente edizione di O. Licandro, Torino 2010, pp. 99 ss.
105
Wolfram, Storia dei Goti, cit., p. 36. Per Heather, I Goti, cit., pp. 324 s., larianesimo
avrebbe operato solo in determinate condizioni (tuttavia sembra improbabile lidea ibid., p.
324 che nel 376 i Goti in trattative con Valente per entrare nellImpero fossero ariani perch
lo era limperatore) e quale tratto distintivo si sarebbe naturalmente rafforzato in Italia a contatto con una popolazione in prevalenza nicena: lImpero avrebbe avuto ancora una volta il
ruolo di stimolo negativo nellaffermazione di unidentit separata. Una basilica barbarorum attestata nella lontana Vibona, nei Bruttii, al tempo di papa Gelasio: Gelas. frg. 42, PL
LIX 147 = 506 Thiel. Vd. E.A. Thompson, Il cristianesimo e i barbari del Nord, in A. Momigliano (a c. di), Il conflitto tra paganesimo e cristianesimo nel IV secolo, Torino 1975, pp. 65-88; E.
Prinzivalli, Larianesimo: la prima divisione fra i Romani e la prima assimilazione dei popoli
migranti, in Cristianit dOccidente e Cristianit dOriente (secoli VI-XI) (Sett. CISAM 51),
Spoleto 2004, pp. 31-60; C. Sotinel, Ariani e cattolici a Ravenna, in Roma e i Barbari, cit.,
pp. 383 ss.; Arcuri, Rustici e rusticitas, cit., 105 ss., con la bibliografia ivi cit. Sul rapporto arianesimo-identit etnica, vd. Barbero, I regni romano-barbarici, cit., pp. 201 ss.
106
Com noto, nel 523 Giustino I eman un severo editto antiariano che decretava la
chiusura delle chiese ariane e lesclusione degli ariani da ogni mansione civile o militare, provvedimenti estesi anche alla pars Occidentis, considerata propriet dellimperatore. Teoderico
interpret leditto in funzione anti-gotica, creando un clima di sospetto di cui caddero vittime
Simmaco, Boezio e il papa Giovanni I, per non aver ottenuto la revoca delleditto: W. Ensslin,
Theoderich der Grosse, Mnchen 1947, pp. 97 ss.; G.B. Picotti, Osservazioni su alcuni punti
della politica religiosa di Teoderico, in I Goti in Occidente, cit., pp. 173-226; Moorhead, Theoderic in Italy, cit., pp. 235 ss.; T.F.X. Noble, Theoderic and the Papacy, in Teoderico il Grande,
cit., pp. 395-423; Saitta, La civilitas di Teodorico, cit., pp. 63 ss.; Heather, I Goti, cit., pp. 230 s.

sulla Vlkerwanderungszeit

135

nel richiedere laiuto dei Franchi si appell alla comune fede ortodossa, che
ripudia leresia degli Ariani107.
La persistenza di una lingua patria, esemplata nei due noti casi dello stratega armeno Gilakios e dei due soldati, un Romano e un Goto, caduti in un pozzo presso la Porta Salaria108, sembra un aspetto del problema abbastanza ovvio
per doverci insistere, anche se non mancavano Romani che apprendevano il gotico (vd. supra) e Goti che imparavano il latino, come Amalasunta, la quale affermava che non esiste al mondo situazione che non possa venir migliorata dalla
gloriosa conoscenza delle lettere109, o come Teodato, appassionato di filosofia
platonica e di cultura classica110. Per le classi alte dei Goti in Italia vale lassunto
di Anthony Smith, secondo il quale il paradosso delletnicit la sua mutevolezza nella persistenza, e il suo persistere entro il cambiamento111.
Procop., Goth. 1, 5, 9 (p. 26 H.). Vd. anche Greg. Tur., hist. Franc. 2, 37, dove Clodoveo, nellaccingersi ad abbattere il regno visigoto di Tolosa, cos arringa i suoi Franchi: Valde
molestum fero, quod hi Arriani partem teneant Galliarum. Eamus cum Dei adiutorio, et superatis
redegamus terram in ditione nostra. Il richiamo alleterodossia come negativit dei barbari
molto frequente in situazioni conflittuali: al tempo della guerra gotica il loghimos Tulliano in
Italia meridionale giustifica la defezione delle popolazioni a favore dei Goti, barbari e ariani,
con le angherie subte dagli imperiali: Procop., Goth. 3, 18, 21 (p. 377 H.). Nel 455 il vescovo
Idazio sentiva di vivere in unet disgraziata perch preda del dominio di eretici, cui si accompagnava la disgregazione prodotta da trib ostili (Chron. praef. 1-6).
108
Vicenda dellarmeno Gilakios: Procop., Goth. 3, 26, 24-28 (p. 416 H.); il Romano e il
Goto nel pozzo: ibid. 2, 1, 11-20 (pp. 151 s.). Mi sembra inaccettabile lesegesi di questi episodi
proposta da Amory, People and Identity, cit., pp. 102 ss., che tratta il gotico come una sorta di
lingua franca in uso nellesercito tardo-romano.
109
Cassiod., var. 10, 3, 4: nec aliqua in mundo potest esse fortuna, quam litterarum non
augeat gloriosa notitia.
110
Cassiod., var. 10, 3, 4-5; Procop., Goth. 1, 3, 1 (p. 15 H.); cfr. Vitiello, Il principe, pp.
114 ss. e 155 ss. Il caso di Teodato fra gli esempi addotti da Halsall, Barbarian Migrations, cit.,
pp. 38 s., per parlare di unetnicit multi-layered: lo studioso accetta sostanzialmente lapproccio antropologico secondo cui lidentit etnica dei gruppi barbari poteva essere cambiata
e rinegoziata (ibid., pp. 497 s.), con la precisazione che i cambiamenti, comunque traumatici,
non avvenivano alla leggera (p. 41) e in ogni caso la rinegoziazione della propria appartenenza
di gruppo copriva almeno il tempo di una generazione (498). Halsall rompe per molti aspetti
con la tradizione degli studi sullalto medioevo barbarico, a cominciare dallidea, misleading, che questepoca rappresenti lra della migrazione dei popoli per eccellenza e che letnogenesi la distingua dalle et precedenti e seguenti della storia europea, (ibid., p. 470, in accordo con Goffart, Does the Distant Past, cit., p. 29, che riconduce i movimenti dei barbari
nella Tarda antichit allattivit migratoria comune alla storia dellumanit; cfr., ma con una
sfumatura diversa, ovvero sempre con lavvertita esigenza di segnare un inconfuso discrimine
tra il passato e il presente, onde evitare linsorgere di continuismi, Geary, Il mito delle nazioni,
cit., p. 171: Letnogenesi riguarda il presente e il futuro quanto il passato). Insomma, Halsall
tende a minimizzare, in polemica con Heather, il destabilizzante impatto socio-politico che le
migrazioni barbariche ebbero sul macro-sistema romano-imperiale.
111
Smith, Le origini etniche, cit., p. 85.
107

136

Rosalba Arcuri

Smith stesso ha chiarito come le situazioni di conflittualit militare cementino e rafforzino il senso di appartenenza etnica112 . Si pensa comunemente
che il fenomeno sia osservabile in Italia a partire dal 536, quando lo scoppio
della guerra gotica avrebbe approfondito ulteriormente la distanza tra Goti e
Romani, fino a renderla incolmabile113. In realt, la reazione dellelemento militare, che dallevidenza delle testimonianze appare pi interessato a distinguersi dai Romani, si fece sentire gi allindomani della morte di Teoderico.
Procopio asserisce che i Goti disprezzavano i sudditi Italici e avrebbero voluto
un re che li governasse alla maniera barbarica114. Nel rimbrottare Amalasunta per leducazione impartita ad Atalarico, i maggiorenti le fecero notare
che anche Teoderico non aveva mai permesso che alcuno dei Goti mandasse
i figli a scuola dai grammatici; bisognava pertanto educare il giovane re alle
virt militari secondo il costume dei barbari115. Insomma, da Procopio traspare la fiera volont dei Goti loghimoi di ribadire la dualit negativa invasori/
invasi. Analoga dicotomia si riscontra nel discorso di Vitige al Geticus populus
per esortarlo alle antiche virt guerriere116. Esso, infarcito di elementi topici (il
112
A.D. Smith, War and Ethnicity: The Role of Warfare in the Formation, Self-images
and Cohesion of Ethnic Communities, in Ethn. and Rac. St. 4, 1981, pp. 375-395; Id., Le
origini etniche, cit., pp. 95 ss. e 165 ss. (rivendica, con approccio weberiano, limportanza
dellazione politica nella formazione e nellautorappresentazione delle etnie). Gi G. Simmel,
Der Streit, in Id., Soziologie. Untersuchungen ber die Formen der Vergesellschaftung, Berlin 1908,
pp. 186-255, si pronunci sul potere aggregativo derivato da uno stato conflittuale.
113
Vd. Heather, I Goti, cit., p. 280: il principale effetto di venticinque anni di conflitto
fu [] quello di ripolarizzare gli elementi romani e goti della popolazione, cosa condivisibile
alla luce delle testimonianze letterarie contemporanee ai fatti (Cassiodoro, Procopio, Agazia).
114
Procop., Goth. 1, 2, 10 (p. 11 H.): Amalasunta aveva preteso uneducazione liberale
per il figlio, alla maniera dei prncipi romani, non tralasciando tuttavia di affiancare al fanciullo
tre anziani goti, assennati e capaci ( ), ma
.
. Sui due modelli educativi di Atalarico, vd. Vitiello, Il principe, cit., 40 ss.
115
Procop., Goth. 1, 2, 14-17 (p. 12 H.): . Lusus barbarico
(esercizi militari, grandi bevute ed eccessi sessuali) si confaceva poco alla fragile costituzione
del giovane re, che di l a poco mor (ottobre del 534): ibid. 1, 4, 22 (p. 20); Agn. Rav., chron. 62:
defunctus est Athalaricus rex Ravennae VI nonas octobris. Il risentimento dellaristocrazia guerriera ostrogota contro i Romani, emergente da diversi episodi della guerra gotica, sottolineato da U. Roberto, Roma capta. Il Sacco della citt dai Galli ai Lanzichenecchi, Roma-Bari 2012,
p. 222.
116
Cassiod., var. 10, 31, su cui Vitiello, Il principe, cit., pp. 227 ss. (Vitige e la monarchia
del Germanentum). Molti studiosi ritengono il passaggio da unaristocrazia civile ad una
guerriera un tratto caratteristico dellet delle migrazioni: C.P. Wormald, The Decline of the
Western Empire and the Survival of Its Aristocracy, in Journ. Rom. St. 66, 1976, pp. 217-253;
S.J.B. Barnish, Transformation and Survival in the Western Senatorial Aristocracy, c. 400700, in Pap. Brit. School of Rome 56, 1988, pp. 120-155; P. Heather, State formation in the
first millennium A.D., in B. Crawford (Ed.), Scotland in Dark Age, St. Andrews 1994, pp. 47-

sulla Vlkerwanderungszeit

137

barbaro fiero e bellicoso vs il Romano immerso nelle mollezze), riecheggia tutta una tradizione letteraria, da Strabone a Tacito fino a Salviano di Marsiglia,
che inneggia al buon selvaggio; e per, nelle pieghe del paludamento retorico,
sintravede lautentico pensiero di Vitige in un momento politico cos delicato,
riportando lessenza delle riflessioni di un soldato goto, conscio della forza trainante delle tradizioni, che aveva sposato lAmala Matasunta, perch, privo
delladeguato splendor natalium117, era bisognoso di legittimazione agli occhi
della sua gens in armi.
Un insistito richiamo al nel racconto di Agazia sullambasceria dei Goti al franco Teudebaldo, dove i messi dei Goti si appellano a ragioni
di convenienza politica (se riescono a eliminare tutta la nazione gota ben presto marceranno contro di voi), nonch al ius gentium (ricorrendo a Mario, Camillo e ai gloriosi imperatori, gli orientali avrebbero coltivato limpressione di
combattere una guerra giusta, non gi di aspirare ai beni altrui): Hanno avanzato unaccusa simile contro di noi [scil. di aver usurpato territori anticamente
appartenuti a Roma] dicendo che gi Teoderico, il fondatore del nostro regno,
non aveva diritto di prendere lItalia118. Su questa base ci hanno derubato delle
nostre propriet, ucciso la maggior parte della nostra nazione () e spietatamente ridotto in schiavit donne e bambini dei nostri cittadini pi ricchi119.
70; E.F. James, The Militarisation of Roman Society, 400-700, in A. Nrgrd JrgensenB.L. Claussen (Eds.), Military Aspects of Scandinavian Society in a European Perspective AD
1-1300, Copenhagen 1997, pp. 19-24; P. Heather, State, Lordship and Community in the
West (c. AD 400-600), in Cah. hist. anc. 14, 2000, pp. 437-468.
117
Cui fa appello Teoderico in var. 4, 39, 2, rampognando il nipote e futuro re Teodato
per la sordida fame di ricchezze, poco confacente al sangue amalo: Hamali sanguinis virum non
decet vulgare desiderium, quia genus suum conspicit esse purpuratum. Sulla mancanza di regalit
in Vitige, vd. Agath. 1, 20, 10. Egli aveva sposato Matasunta, principessa amala che in seconde
nozze venne unita a Germano, nipote di Giustiniano (forse nel vagheggiato proposito di dar
vita ad un regnum Hesperium): Procop., Goth. 3, 39, 14-15 (p. 473 H.).
118
Teoderico era stato riconosciuto come re da Zenone come si dice subito dopo, col
richiamo allinvio dellAmalo in Italia (cfr. Anon. Val. 64). Nel 497 lambasceria di Festo a
Costantinopoli regola definitivamente i rapporti tra limperatore e il regno ostrogoto; Anastasio d a Teoderico le insegne imperiali, restituite da Odoacre a Zenone nel 476. La Pragmatica
sanctio riconosceva gli atti dei re Amali, ma non di quelli succeduti a Teodato. Dalle clausole
dellaccordo tra Teoderico e Anastasio, discusse da Prostko-Prostynski, Utraque res publica,
cit., pp. 111 ss., sevince una posizione dellAmalo quale quella di amministratore dItalia,
in attesa di un eventuale intervento imperiale; limperatore rivendicava il diritto di rinegoziare
il trattato alla morte di Teoderico, e di legittimare o meno i successori, fornendo cos la base
costituzionale per la guerra del 536 (ibid., p. 176).
119
Agath. 1, 5, 4-6 [trad. di M. Guidetti]; cfr. le parole di Giustiniano ai principi dei
Franchi in Procop., Goth. 1, 5, 8-9 (p. 26 H.):
, .

138

Rosalba Arcuri

Da queste e da altre evidenze, che troppo lungo passare qui in rassegna,


sullItalia gota120, ci sembra di poter affermare che il criterio filologico, basato
su una ragionata critica delle fonti, e un approccio etno-sociologico comparativo, contribuiscano in misura determinante a ricostruire lidentit etnica dei
Goti nellItalia tra V e VI sec. d.C.; essi non sparirono individualmente dopo il
554 perch non conveniva pi a chi si qualificava come tale portare questa denominazione (cos secondo Amory), ma perch il gruppo stesso che ne era portatore fu falcidiato dalla guerra e fu sempre pi difficile per i sopravvissuti salvare la propria identit in un ambiente ostile121. ormai un dato storico che il
Cfr. Heather, Gens and Regnum, cit.; I Goti, cit., pp. 309 ss.; Merely an Ideology?, cit., dove si postula lesistenza, tra i Goti dItalia, di una classe di uomini liberi, coscienti della loro etnia (cfr. Wenskus sui nuclei di tradizione), gi attiva nellet delle migrazioni. Per Heather tale posizione sarebbe mediana rispetto a quelle del XIX secolo (troppo
estese, perch partivano dal presupposto della forte identit etnica della totalit degli appartenenti ad un gruppo) e a quelle contemporanee, troppo ristrette (Wenskus e la sua scuola propendono per una lite guerriera, depositaria di quei Traditionskerne in cui si sarebbero poi riconosciuti gli altri componenti del gruppo tribale). Ma alcuni esempi portati da Heather a
conforto di questa idea sembrano poco appropriati: cos, ad es., la disfatta nella guerra gotica
dei notabili Goti in Dalmazia, alla quale segu la resa della popolazione gota, episodio che denota forse solo lesistenza di stratificazioni sociali tra i gruppi barbari e che rispecchia una situazione abbastanza topica: in un conflitto, quando i presidii militari vengono distrutti o i
maggiorenti si arrendono, la popolazione civile si arrende a sua volta, non per una deficitaria
coscienza etnica, ma per limitare le conseguenze della disfatta.
121
Si pu concordare con Heather, I Goti, cit., p. 333 (Procopio e llite gotica), che,
sulla base di Procopio, ritiene che leliminazione delllite ostrogota nella guerra con gli imperiali avrebbe inferto un colpo mortale alla coscienza collettiva dei Goti in Italia, con la scomparsa di quanti interessati a preservare unidentit distinta da quella romano-italica, senza per
questo dover assumere che status sociale elevato e identit etnica siano sempre direttamente
proporzionali, cosa non sostenibile nel caso di Teodato. Infatti, come mai questo anomalo re
fu pronto a cedere il suo regno italico a Giustiniano pur di conservare un appannaggio adeguato al suo rango? Teodato fu meno goto degli uomini liberi in armi, o agiva in lui quella deviazione utilitaristica dallidentit di gruppo di cui parl Barth? Se il grado di etnicit va misurato dai comportamenti in guerra, esempi come i Goti di Dalmazia, Teodato ed Ebrimuth,
arresosi con le sue truppe a Belisario a Reggio nei Bruttii, fanno piuttosto pensare che la goticit potesse essere indossata e dismessa come un abito, ora di cui andare fieri, ora di cui liberarsi. Daltra parte, la posizione di Amory riduttiva e semplicistica: i Goti dItalia non furono
solo una nuova versione dellesercito tardoromano, ma anche espressione di nuovi gruppi
aristocratici (vecchia aristocrazia di sangue, ma anche nuova, formatasi alla corte ravennate: Mastrelli, Le classi sociali, cit., p. 110 su Iord., Get. 304: [Theodericus] convocans Gothos comites gentisque suae primates Athalaricum regem constituit), con un ruolo eminente nel
quadro dei regna successori, in grado di orientare la politica occidentale in un senso o nellaltro, come si vede dalle relazioni che Teoderico intess con Visigoti, Vandali e Burgundi (Wolfram, Storia dei Goti, cit., pp. 531 ss.). Nelle fonti successive alla caduta del regno, la lex gothica
non riflette un discorso etnico, ma solo un contesto religioso: Pohl, Invasori e invasi, cit., p.
14. Per i Goti dItalia vale lassunto di Smith, Le origini etniche, cit., p. 55: Solo in circostanze
del tutto eccezionali le pressioni esterne, di concerto con modificazioni interne, promuovono
120

sulla Vlkerwanderungszeit

139

regno gotico dItalia disparve per deficiente integrazione tra barbari e Romani,
diversamente da quei regni (la Gallia franca e la Britannia anglo-sassone) in cui
la fusione con le popolazioni locali fu completa e duratura la loro costituzione
politica nei territori occupati122 . Lesperimento italico di Teoderico fall, perch
non diede luogo alla fusione tra Romani e Goti, i quali rimasero un superstrato militare separato. Tale esperienza stata considerata arcaica, perch basata sulla sovrapposizione di un popolo federato ad unItalia che conservava
quasi intatto lassetto socio-economico e culturale maturato nel Tardoantico123. I Goti non offrivano niente di nuovo allItalia, domina provinciarum ancor
dopo Diocleziano. Let ostrogota fu una falsa partenza, non lavvio del Medioevo, ma un epilogo dellAntichit124. Pure, a differenza di Visigoti e Longobardi, la posteriore tradizione latina non consider gli Ostrogoti invasori125,
forse perch giunti nella penisola al seguito di un re che a Costantinopoli aveva
dismesso loriginaria veste barbarica126.

una alterazione radicale della qualit etnica nei singoli casi particolari, tanto che possiamo
parlare allora di etnocidio o addirittura di genocidio (ibid., p. 101, nota 47, si riconosce alla
sconfitta bellica il potere di estinguere unetnia, come accadde probabilmente ai Burgundi).
122
Heather, Disappearing and Reappearing tribes, cit., pp. 109 s.; 314; P. Delogu, I
nuovi regni romano-barbarici, in Roma e i Barbari, cit., p. 314; Geary, Il mito delle nazioni, cit.,
pp. 118 e 155. Heather, I Goti, cit., p. 266 (si tratterebbe di un problema conseguente alla morte di Teoderico).
123
Gasparri, Prima delle nazioni, cit., p. 115. In genere sulla continuit degli assetti socio-economici e culturali dellItalia durante il periodo ostrogoto vd. G. Tabacco, Egemonie sociali e strutture del potere nel medioevo italiano, Torino, 1979, spec. il cap. I.
124
Gasparri, Prima delle nazioni, cit., p. 116. Cfr. anche C. Schfer, Probleme einer
multikulturellen Gesellschaft. Zur Integrationspolitik im Ostgotenreich, in Klio 83, 2001,
pp. 182-197.
125
W. Pohl, Identit barbarica et etnogenesi, in Roma e i barbari, cit., p. 599.
126
Goltz, Barbar-Knig-Tyrann, cit., pp. 307 ss. La recepita civilitas romana permetteva
ai nuovi venuti di farsi accettare dalle aristocrazie politiche locali, della cui collaborazione
vera bisogno: un predicatore di Riez, dopo lavvento dei Visigoti nel 477, presenta al suo uditorio limmagine di una razza potentissima, dinanzi alla quale tutto il mondo tremava, ma
il cui capo tamen Romano animo venit, qui barbarus putabatur (Sermo 24 In litanis, PL Suppl.
III, col. 606). Teoderico stesso, scrivendo ai suoi sudditi della Gallia meridionale nel 510, si
dice ben lontano dalla barbarie dei Visigoti, gi loro signori: var. 3, 17, 1: atque ideo in antiquam libertatem deo praestante revocati vestimini moribus togatis, exuite barbariem, abicite mentium crudelitatem, quia sub aequitate nostri temporis non vos decet vivere moribus alienis.

140

Rosalba Arcuri

Supplemento bibliografico
In aggiunta alla bibliografia di stretto riferimento, si forniscono di seguito
altre indicazioni utili allargomento trattato: H. Ament, Der Rhein und
die Ethnogenese der Germanen, in Prhist. Zeitschr. 59, 1984, pp. 37-51; S.
Teillet, Ds Goths la nation gothique: les origins de lide de nation en Occident
du Ve au VIIe sicle, Paris 1984; W. Pohl, Conceptions of Ethnicity in Early
Medieval Studies, in Archaeologia Polona 29, 1991, pp. 39-49 (= L.K. Little-B.
Rosenwein (Eds.), Debating the Middle Ages. Issues and readings, Oxford 1998,
pp. 15-24); L. Hedeager, The Creation of Germanic Identity. A European
Origin-Myth, in P. Brun-S. van der Leeuw-C.R. Whittaker (Eds.), Frontires
dEmpire. Nature et signification des frontirs romaines, Nemours 1993, pp 15-57;
G. Ausenda (Ed.), After Empire: Towards an Ethnology of Europes Barbarians,
Woodbridge 1995; M. Todd, I Germani. Dalla tarda repubblica romana allepoca
carolingia, trad. it., Genova 1996; A. Lund, Die ersten Germanen. Ethnizitt und
Ethnogenese, Heidelberg 1998; S. Reynolds, Our Forefathers? Tribes, Peoples,
and Nations in the Historiography of Migrations, in A.C. Murray (Ed.), After
Romes Fall. Narrators and Sources of Early Medieval History, Toronto-Buffalo
(N.Y.) 1998, pp. 17-36; M. Rotili (a c. di), Incontri di popoli e di culture tra V e IX
secolo (Atti delle V giornate di studio sullet romanobarbarica), Napoli 1998;
P.J. Geary, Barbarians and Ethnicity, in G. Bowersock-P. Brown-O. Grabar
(Eds.), Late Antiquity: A Guide to the Postclassical World, Cambridge-London
1999, pp. 107-129; M. Hoeper-H. Steuer, Eine vlkerwanderungszeitliche
Hhenstation am Oberrehein der Geikopf bei Berghaupte, Ortenaukreis
Hsensiedlung, Militrlager oder Kultplatz?, in Germania 77, 1999, pp.
185-246; G. Scheibelreiter, Die barbarische Gesellschaft. Mentalittsgeschichte
der europischen Achsenzeit 1.-8. Jahrhundert, Darmstadt 1999; L. Hedeager,
Migration Period Europe: The Formation of a Political Mentality, in F.
Theuws-J.L. Nelson (Eds.), Rituals of Power: From Late Antiquity to the Early
Middle Ages, Leiden 2000, pp. 15-57; W. Pohl-M. Diesenberger (Hrsg.),
Integration und Herrschaft. Ethnische Identitten und soziale Organisation im
Frhmittelalter, Wien 2002; W. Pohl (Hrsg.), Die Suche nach den Ursprngen:
von der Bedeutung des frhen Mittelalters, Wien 2004; Id., Aux origines dune
Europe ethnique: transformations didentits entre antiquit et moyen ge,
in Annales HSS 60, 2005, pp. 183-208; R. Corradini-R. Meens-Ch. PosselPh. Shaw (Eds.), Texts and Identities in the Early Middle Ages, Wien 2006; V.
Gazeau-P. Bauduin-Y. Modran (Eds.), Identit et ethnicit: concepts, dbats
historiographiques, exemples (IIIe-XIIe sicle), Caen 2008; I. Wood, Barbarians,
Historians and the Construction of National Identities, in Journ. of Late

sulla Vlkerwanderungszeit

141

Ant. 1/1, 2008, pp. 61-81; G. Woolf, Tales of the Barbarians: Ethnography and
Empire in the Roman West, Chicester-Malden 2011. Luniversit di Friburgo ha
varato un progetto di ricerca su Identitaten und Alteritaten, con una subsezione
(Ethnische Einheiten im frhgeschichtlichen Europa: Archologische Forschung
und ihre politische Instrumentalisierung) molto interessante per il discorso che
qui si va facendo e per cui si rimanda alla consultazione del sito web: http://
www.phil.uni-freiburg.de/sfb541/c4.
Abstract
The contemporary discussion about Migrations of the Peoples at the beginning of a new
world shows contrasting positions between those do approach the Narrators of Barbarian
Historywith total skepticism and hypercritical attitude, in the belief that ancient sources
have passed merely classicist topoi about Barbarians and then their use is highly doubtful,
if not entirely needless, for construction of euristically valid models for understanding
Europe between Late Antiquity and Early Middle Age, and scholars of Wien School and
others european researchers. Going back to the Wenskus Neue Lehre, the latter believe
in the existence of a ethnographic tradition, although largely legendary, but living among
barbarian gentes, of which greek and latin texts handed down a faithful reflex. This paper,
divided in two parts, after having reviewed some of the most representative positions of
both thought, focuses on the issue of Ostrogoth Kingdom in Italy: this history is emblematic
of barbarian propensity to cultural osmosis with Romanitas along with requirement of
preserving their identity features in front of a culture, however, felt as other.

finito di sta mpare


nel mese di sette mbre
dellanno MMXIII
nellofficina tipogr afic a
m. dauria editore
pal a zzo pignatelli - napoli