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Corso di Letteratura e cultura anglo americana II

Autore: Matteo Francioni

City of Glass
Introduzione
City of Glass sia nella sua versione in prosa, scritta da Paul Auster, sia nelladattamento graphic a
cura di Paul Karasik e David Mazzucchelli, rappresenta unimpresa letteraria che si discosta
totalmente dagli schemi della narrativa modernista che aveva visto nel Bildungsroman, nel romanzo
di formazione, il suo genere pi rappresentativo a spiegare i profondi cambiamenti della societ che
interessarono il periodo che va dagli esordi della modernit (Rivoluzione americana, 1775 - 1783)
allalba della contemporaneit (Rivoluzione russa, 1917) (De Angelis).
Se lideale della Bildung aveva accompagnato il protagonista del romanzo modernista alla scoperta
di una dimensione culturale, attraverso un percorso di allontanamento prova reintegrazione, il
viaggio delleroe postmoderno in City of Glass descrive invece una parabola discendente, priva di
qualunque connotazione estetica. Lo spazio e il tempo diventano dimensioni fluide, la natura non
pi portatrice di senso. Esso risiede ora nella mente che interpreta gli oggetti privi di qualsiasi
valore diverso dalla relazione che li lega ad altri oggetti.
In questo contributo analizzeremo la realt postmoderna di City of Glass, una citt i cui abitanti
sono come parti di un sistema linguistico dove si intrecciano relazioni semantiche involute,
sfuggendo alla normale percezione, al pari del calore liberato da una fonte denergia, e disegnando
forme la cui pura essenza diviene talmente oscura da trascendere qualsiasi logica in essa (Richard
Lehan) e (Lotman - Uspenskij).
City of Glass e polisemia
La polisemia, il molteplice spettro di significati che pu assumere un segno linguistico, rappresenta
il cosmo del romanzo postmoderno. Essa si basa sullassunto saussuriano dellarbitrariet del segno,
il cui legame con il referente, la realt oggettiva frutto di una convenzione umana.
Il segno linguistico unisce non una cosa a un nome, ma un concetto a unimmagine acustica
Altro cardine della semiosi strutturalista la natura sistematica della lingua, le cui parti recano un
valore specifico se rapportate le une alle altre, non considerate nella loro unitariet. La lingua per
Saussure non rappresenta quindi una nomenclatura, unassegnazione di etichette linguistiche ai
referenti universalmente accettate, bens una sinergica interazione tra sistema astratto (langue) e
realizzazione concreta (parole). Tale dicotomia contemplata anche da Hjelmsev che usa i termini
sistema e uso, oltre che da Chomsky che ricorre alle denominazioni competenza ed
esecuzione.(Berruto, p.25).
La lingua per Saussure un fatto sociale, messo a disposizione della collettivit per la collettivit e
proprio in questa natura e finalit comunicativa risiede limmutabilit, lapproccio sincronico allo
studio delle lingue. Lo strutturalismo rifiuta lindagine diacronica, in virt di una concezione storica
priva di linearit, analizzando la lingua in condizioni da laboratorio, esattamente come nel caso di
Peter Stillman senior e del suo esperimento sulla protolingua.
Il linguaggio universale. Lesperimento di Peter Stillman
Da quanto emerge dal racconto di Virgilia Stillman (pp. 27 28), Peter Stillman uno studioso di

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filosofia e religione. Dopo aver ottenuto un incarico presso la Columbia University, si sposa e due
anni dopo nasce suo figlio Peter Stillman junior. Una serie di circostanze negative, tra cui la morte
della moglie, accompagnano la riscrittura della sua tesi sullermeneutica religiosa del nuovo mondo
tra il XVI e il XVII secolo. Stillman senior discende progressivamente in uno stato di isolamento
che gli genera un attaccamento morboso verso suo figlio. In preda alla follia, si concentra
esclusivamente ai suoi astrusi teoremi religiosi finch non decide di realizzare un esperimento sul
linguaggio prelapsario nellEden, luogo dove segni e referenti combaciavano perfettamente,
chiudendo Peter junior nel buio e della sua stanza per nove anni, senza possibilit di contatto
umano, eccetto per saltuarie violenze fisiche. Lincendio degenerato dal rogo volontario dei suoi
scritti sconclusionati culmina con la liberazione di Peter junior e larresto di Peter senior.
Peter junior Kaspar Hauser Il selvaggio di Aveyron
La vicenda esistenziale di Peter Stillman junior richiama altri casi di fanciulli strappati alla civilt, e
cresciuti senza alfabetizzazione n comunicazione alcuna, nel mito del puro linguaggio
dellinnocenza. Come riferisce Norma Rowen (1991), alcuni studiosi sostengono che esso abbia
avuto una natura preverbale, una sorta di figurato linguaggio dei segni, come quello utilizzato da
Peter junior nel suo discorso, dove gli oggetti iniziano progressivamente a parlare al posto suo (pp.
15 22).
-

Kaspar Hauser, un giovane comparso improvvisamente nel 1828 in una piazza di


Norimberga, in grado di pronunciare pochissime altre parole oltre al suo nome. La quasi
completa afasia, la sola nutrizione a base di pane e acqua e la sua aberrata percezione del
mondo reale testimoniarono la sua triste segregazione durata dodici anni in una cella,
incatenato al pavimento, senza possibilit di comunicazione. La sua vicenda guadagn
l'interesse scientifico e la sua popolarit crebbe fino a essere rinominato il fanciullo
dEuropa. Mor pugnalato nel 1833 per mano di uno sconosciuto.

Victor di Aveyron, denominato anche il selvaggio dellAveyron fu un ragazzino trovato


nel tardo XVIII secolo da alcuni cacciatori in una foresta nel dipartimento francese
dellAveyron. Laspetto e il comportamento erano di chiara matrice ferina. Dopo vani
tentativi di affidamento, il giovane dest linteresse scientifico nazionale. Fu portato a Parigi
sotto lincarico di un medico che tent di fornirgli un apprendistato alla civilt,
educandolo a reagire a stimoli nervosi, sociali e linguistici, non sortendo alcun effetto per
anni. Le uniche parole che riusc a pronunciare furono lait e Oh Dieu, tuttavia senza mai
conoscerne il significato. Abbandonata ogni speranza, il medico condann infine la sterile
inumana curiosit che aveva strappato Victor al suo luogo naturale.

Il linguaggio universale: La Caduta


Il mito della Caduta e il mito di Babele rappresentano gli exempla biblici tesi a spiegare il peccato
originale dal punto di vista sia antropologico, sia linguistico. Se nel Genesi 2,19 - 2,20 luomo
assume il ruolo di nomoteta, di inventore delle denominazioni relative al creato, come
puntualizzano graficamente Karasik e Mazzucchelli, lessenza delle cose era rivelata dal primigenio
pronunciamento di Adamo (p. 39). Con il peccato originale, la reciprocit nome oggetto crolla e

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precipita in una dimensione lontana dal suo naturale ordine divino. (p. 39). Il segno perse la sua
natura ausiliaria della Creazione e degener a strumento di identificazione del peccatore (cfr.
Genesi 4, 15 Il Signore impose a Caino un segno, perch non lo colpisse chiunque lavesse
incontrato).
Nel Paradise Lost di Milton, rivisitato da Stillman senior nella sua tesi, la consumazione del frutto
proibito cresciuto sullalbero della conoscenza sprigion nel mondo la dicotomia bene male che si
ripercosse anche nel linguaggio conferendo a ogni parola un significato morale che prima non
esisteva. Di conseguenza, la rottura del patto delluomo con Dio interruppe altres il trasparente
legame che univa significanti e significati. La lingua apparve come scissa da Dio, dal suo iniziale
progetto di universalit semantica, (p. 39).
Dallermeneutica religiosa al mystery
Il mito della Torre di Babele rappresenta un corollario del mito di Adamo ed Eva. Il progetto
dellumanit di radunarsi sotto ununica lingua e ununica nazione ai piedi di una torre alta fino al
cielo, rappresenta una hybris allanatema divino, nel tentativo di ricreare uno spazio IN ricorrendo a
una univoca lingua primigenia che limitasse altres la dispersione dellumanit su tutta la Terra. Il
crollo della torre coincide con lavvento del plurilinguismo, foriero di esperienza interculturale ma
soprattutto di incomprensione reciproca.
In City of Glass Peter Stillman presenta nella sua riscrittura The Garden and the Tower una
trattazione sul personaggio di Henry Dark, colui che compil il Paradise Lost sotto dettatura di
Milton. Dark, anchegli appassionato di ermeneutica biblica, pubblic dopo la morte dellautore il
pamphlet The New Babel, il quale forniva una reinterpretazione del mito babelico. Dal
pronunciamento di Dio affinch luomo emigrasse dalloriente (Genesi 11, 2), presso cui lEden era
ubicato (Genesi 2,8), Dark trasse ispirazione per creare un mito di fondazione del continente
americano. Popolando lAmerica e stabilendo ivi il suo nuovo Eden, luomo sarebbe tornato cos a
uno stato dinnocenza che avrebbe sciolto anche la maledizione del linguaggio. La nuova Torre di
Babele, la prova diniziazione al recupero della lingua perfetta secondo la fenomenologia di
Stillman, sarebbe stata completata nel 1960, 340 anni dopo lo sbarco del Mayflower nel 1620,
esattamente come lantica Babele era stata fondata 340 anni dopo il diluvio universale. Sempre
secondo la trattazione nel The New Babel, la nuova torre avrebbe offerto a ciascun abitante uno
spazio buio e chiuso, favorendo cos una discesa nelloblio linguistico da cui risorgere finalmente
con la padronanza del linguaggio di Dio (pp. 40 45).
Con le congetture di Quinn, City of Glass assume a questo punto le sembianze di un vero e proprio
mystery. Il 1960 rappresenta, infatti, lanno in cui la segregazione di Peter junior ebbe inizio. Il
vecchio Stillman, come emerge dagli incontri con il protagonista, intende inventare una nuova
lingua (p. 69) e per questo vaga per New York alla ricerca di oggetti rotti, in un tentativo di
riassemblare i frammenti di unidentit perduta da rinominare, sia sulla carta (le sue annotazioni sul
quaderno) sia nella realt materiale (la raccolta appunto degli oggetti rotti). La stessa
frammentazione identitaria dellio esprime una tematica ricorrente in tutti i personaggi, secondo
Stillman senior people change, one minute were one thing, and another another (p. 78). Pertanto
Daniel Quinn William Willson, Max Work, Paul Auster, Henry Dark, Peter Stillman junior,
Daniel Auster e infine lo stesso Peter Stillman senior; Peter Stillman junior Mister Sad; Peter

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Stillman senior Henry Dark, Humpy Dumpy ma anche El, il dio ebraico che aveva privato luomo
della sua facolt nomotetica.
EL sono infatti le lettere mancanti nella ricostruzione testuale degli spostamenti del vecchio per
New York. La citt postmoderna una citt quindi senza dio, in preda al caotico avvicendarsi di
entit reali e testuali. Il viaggio rappresenta di per s un testo enigmatico, tratteggiato (pp. 54 - 56),
poich la citt stessa un testo disegnato dai personaggi, realt umane in disfacimento come la
stessa Grande Mela, In New York brokeness is everywhere. Broken people, broken things,
broken thoughts (p. 70) . La realt materiale e la realt testuale si compenetrano poich
deferiscono continuamente la loro essenza e il loro significato. Un ombrello rotto si pu ancora
chiamare cos? Il mutamento della sua essenza cambia il suo significato originale? La parola
ombrello non rappresenta forse un inganno dinanzi al nuovo significato acquisito da un ombrello
rotto? (p. 70). Tuttavia, la ricerca spasmodica verso una iperrealt e una ipertestualit genera
paradossalmente incomunicabilit (Quinn non pu mettersi in contatto n con gli Stillman, n con
Paul Auster, pp.118 - 119) e dissociazione da s (le molteplici identit dellio sono come i
frammenti irrecuperabili di Humpy Dumpy, luomo uovo, caduto dal muro, p. 75), cos come
verso gli altri (il Paul Auster cercato da Quinn non linvestigatore che lui pensa che sia (p. 89), ma
uno scrittore che a sua volta non lautore dellintera vicenda di City of Glass, bens un suo
riprovevole doppio, p. 136).
Il crimine (significante) Il movente (significato)
Un altro motivo del continuo deferimento del senso nel romanzo postmoderno, come sottolinea
Olson, dato dalla decostruzione del genere poliziesco, del mystery a cui si ispira. Il detective
classico, il Monsieur Dupin dei detective stories poeschi, il quale giungeva alla risoluzione del caso
tramite linterpretazione dei segni, degli indizi, non assolutamente identificabile nella figura di
Quinn. Col progredire della narrazione, il lettore si accorge della mancata coesione allinterno
dellindagine, che al pari del segno linguistico si pu scindere in crimine (significante) e movente
(significato)(Kuhlman).
A differenza dellinvestigatore in The Murders in the Rue Morgue (1841), il quale giunge alla
risoluzione del caso interpretando segni sia materiali nellappartamento di Madame LEspanaye, sia
testuali sul giornale che riporta la fuga di un grosso orango da una nave, nel detective di City of
Glass la semiosi degli indizi risulta un dedalo, un conundrum, poich il fulcro dellindagine si
sposta continuamente, dalla difesa di Peter junior, alla questione antropologico - linguistica sulla
lingua perfetta, al dibattito sulloriginalit del Don Quijote, fino alla scomparsa degli Stillman.
Limmaginazione, la facolt da cui attingeva lacume risolutorio del detective poesco, non riveste
pi alcuna utilit nel mystery postmoderno, in quanto la natura non pi portatrice di senso.
Secondo le parole di Auster
In the good mystery, there is nothing wasted, no sentence, no word that is not significant. And
even if it is not significant, it has the potential to be so which amounts to the same thing.
La ricerca di significati nella natura, materiale o testuale che sia, porta, difatti, allannichilimento
finale di Quinn.

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Conclusioni
Il finale di City of Glass sviluppa, secondo Olson, un nuovo concetto di mystery che muta il suo
focus dalloggetto, al soggetto titolare dellindagine. Il detective appare intrappolato in un arabesco
claustrofobico che cela il senso della sua ricerca. La stessa citt di New York si trasforma dagli
anonimi spazi aperti di una metropoli qualsiasi in una pura immagine testuale (vedi p. 101), i cui
spostamenti fisici dei personaggi simboleggiano astrusi messaggi da interpretare, al pari
dellermeneutica biblica. Luomo stesso passa dall essere una res cogitans cartesiana a un oggetto
in balia della citt che sembra addirittura fagocitarlo (pp. 86, 111), come il senso che si consuma
progressivamente fino ad esaurirsi tra le mura dellappartamento degli Stillman (pp. 128 135).
Il taccuino rosso di Quinn lunica traccia lasciata a testimoniare il lavoro del detective prima della
sua misteriosa scomparsa, in una dimensione dove la vita stessa a perdere di significato (p. 131).
Probabilmente Quinn avr raggiunto lineffabile quanto indecifrabile lingua della Creazione al
costo della sua vita, in una sorta di autconsunzione simboleggiata dal rogo del suo block notes
allincontenibile universalit del suo racconto (pp. 132 133).
Il taccuino rosso di Quinn ritrovato nellappartamento degli Stillman, avrebbe potuto rappresentare
il fil rouge teso verso il ritrovamento della sua vera identit e professionalit (Quinn ritrova il
coraggio di scrivere finalmente le sue iniziali, oltre che lispirazione per il suo romanzo).
Eventualmente i suoi appunti sarebbero stati preziosi in una futura rianalisi del caso Stillman.
Tuttavia Daniel Quinn con la scrittura si destrutturalizza progressivamente verso una dimensione
surreale come quella del testo dove sembra confluire alla fine.
Lordine simbolico, che in psicoanalisi regola il rapporto tra segno e senso (Lacan), mentre in
antropologia sussume leggi universalmente accettate come lesogamia (Levi Strauss), crolla nel
romanzo postmoderno poich il suo accento verte sulla soggettivit. Il protagonista e il suo taccuino
rappresentano dei soggetti abietti, in fuga sia dalla propria esistenza, sia alla societ che li respinge
al pari di rifiuti. Il fantomatico narratore finale ci testimonia infatti il rigetto di Auster prima nei
confronti di Quinn, poi nel suo taccuino ritrovato. (pp. 136 137). Lintervento compilatorio da
parte di questo ghost - writer manifesta il riciclo dellabiezione fisico narrativa di Quinn, (I have
followed the notebook as I could.my thoughts remain with Quinn. He will be with me always, p.
138). Ciononostante, tale recupero dellidentit di Quinn contribuisce a consolidare la soggettivit
del misterioso compilatore Auster, il quale preferisce rimanere senza volto, in una sorta di
anonimato che difenda il suo vero io dalle insidie di una citt di vetro, una citt di specchi dove
lidentit sfugge alla percezione addirittura di colui che la incarna, come ha affermato lo stesso
autore di Newark nel suo The Book of Illusions.
Nessuno mai stato me. Pu darsi che io sia il primo

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Autore: Matteo Francioni

Bibliografia
-

Auster, Paul: City of Glass 1985, Auster, New York Trilogy, p. 15


Auster, Paul: Il libro delle illusioni, traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi, Torino,
2006
Auster, Paul, Paul Karasik, and David Mazzucchelli: City of Glass: The Graphic Novel.
2004. London: Faber, 2005. Rev. ed. of Neon Lit: Paul Auster's City of Glass. New
York: Avon, 1994
Berruto, Gaetano: Corso elementare di linguistica generale, Utet, Torino, 2006, p. 25
Coughlan, David: Paul Austers City of Glass: The Graphic Novel, Modern Fiction
Studies, 52 (4), inverno 2006, pp. 832-854
De Bartolomeo, Marcello; Magni Vincenzo; Filosofia filosofie contemporanee, tomo 5,
Atlas, Bergamo, pp.423 436
De Angelis, Valerio Massimo: Appunti della lezione 1 del Corso di letteratura e cultura
angloamericana 2, Universit degli Studi di Macerata, a.a. 2013 2014
Il
selvaggio
dellAveyron
http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&view=article
&id=404:il-selvaggio-dellaveyron&catid=37:bambini-selvaggi&Itemid=115
Kaspar
Hauser:
http://www.liberaconoscenza.it/zpdf-doc/articoli/kasparhauserfanciullodeuropa.pdf
Kuhlman, Martha: The Poetics of the Page: City of Glass, the Graphic Novel, Indy
Magazine,
primavera
1994
(http://www.indyworld.com/indy/spring_2004/kuhlman_poetics/
Lehan , Richard Daniel: The City in Literature: An Intellectual and Cultural History,
University of California Press, 1998, p. 267
Lotman, Jurij M. Uspenskij, Boris: Tipologia della cultura, Bompiani, Milano,
1975
Olson, Toby: Metaphysical Mystery Tour, The New York Times on the Web, November 3,
1985, http://www.nytimes.com/1985/11/03/books/metaphysical-mystery-tour.html
Poe, Edgar Allan: The Murders in the Rue Morgue, in The Portable Edgar Allan
Poe Penguin classics 2006
Rowen, Norma: The Detective in Search of the Lost Tongue of Ariel: Paul Auster's 'City of
Glass'. Critique 32 (1991): 22435

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