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Semiotica e linguaggio riassunti

[Lezione 1]
L'INTERAZIONE
Chiameremo semiotica' lo studio delle caratteristiche proprie in generale dei codici
semiologici, e semiologia' lo studio di un particolare codice o d'una particolare
famiglia di codici.
Perch la comunicazione sempre una forma di interazione?
La comunicazione non mai un atto unilineare ma dipende sempre da
uninterazione. Leffetto della comunicazione dipende dai partecipanti (causalit
circolare). Linterazione sociale (di questa fa parte la comunicazione) una relazione
tra soggetti in cui ogni soggetto risponde al comportamento finalizzato di altri soggetti
. La comunicazione , la semiosi effettiva , dunque, sempre un processo interattivo
diretto ove i segnali da un punto di vista fisico sono unici e irripetibili. Le parole
hanno un suono particolare ogni volta diverso. Ci nonostante ci capiamo
perch disponiamo del codice, perch i segnali sono realizzati in un modo che
corrisponde a un modello generale per cui se da un lato abbiamo un segnale
(espressione fisica concreto e un senso particolare) esso rimanda a un modello
generale, astratto ossia il segno fatto da significante e significato.
Impariamo con lesperienza, per cultura o per tutte e due correlazione fra nuvole nere
e pioggia e ci permette di istituire un segno, ossia un rapporto generale tra
significante e significato. Un esempio di semiosi naturale che ci dice che qualsiasi cosa
pu fungere da segno e assurgere a ruolo di espressione o contenuto. E quindi: se io
accendo un fuoco so che ci sar fumo, al tempo stesso chi vede il fumo sa che da
qualche parte stato acceso il fuoco. Qualsiasi cosa quindi pu essere usata per
costruire segni. Ci sono segni naturali, che non prevedono intenzionalit comunicativa,
e poi ci sono i segni propriamente detti, quelli che utilizziamo per comunicare.
La comunicazione ha luogo perch qualcuno produce i simboli e qualche altro per
capisce il valore di quei simboli e si regola di conseguenza . Questa forma di
interazione appunto una forma di interazione sociale che chiamiamo interazione
simbolica o segnica.
Definizione di interazione
E una azione, un'influenza reciproca tra due o pi fenomeni, elementi o forze.
E una definizione generica, ad esempio nel campo fisica con interazione intendiamo
un processo per cui due o pi campi, corpi, sistemi agiscono luno sullaltro
modificando reciprocamente il proprio stato; nellambito della terminologia
specialistica della chimica interazione vuol dire azione reciproca tre due molecole o
due gruppi chimici che d luogo a nuovi legami, ecc. Si parla di interazione quando gli
elementi coinvolti nel processo agiscono reciprocamente luno sullaltro, si tratta di
azioni bidirezionali e non unilineari.
Le interazioni finalistiche
Operano solo nel mondo biologico, infatti ogni organismo vivente pu essere
considerato come un sistema di sistemi le cui azioni complessive sono finalizzate
alla sopravvivenza individuale e della specie. Esistono anche sistemi meccanici

che sono dotati di finalit (sistemi con autoregolazione o cibernetici ma sono stati
creati dalluomo e sono quindi collegati al mondo vivente).
Linterazione sociale
Le interazioni sociali sono quelle che coinvolgono soggetti che agiscono
intenzionalmente, ogni azione di un soggetto viene interpretata dagli altri
soggetti in base alle sue probabili intenzioni o finalit. In generale linterazione
sociale una espressione, una locuzione che adoperano gli psicologi e i sociologi
soprattutto, ma adoperata anche in semiotica e in linguistica, per dire qualcosa di
pi preciso: linterazione sociale una relazione tra due soggetti in cui ciascuno
modifica i propri comportamenti in rapporto a quelli dellaltro, anticipandoli
o rispondendovi. Anche il parlare una interazione sociale.
L'interazione simbolica
Linterazione simbolica un tipo di interazione sociale fondata su segni, la
semiosi esiste anche al di fuori delle societ umane, anche se si discute se la
comunicazione animale si fonda su segni propriamente detti. linterazione simbolica ,
dunque, un aspetto del comportamento umano secondo cui luomo si
distingue per linfinit di significati simbolici che in grado di apprendere.
Nellambito delle molte interazioni sociali, ci sono delle forme particolari di interazioni
che passano
attraverso luso di simboli o segni. Anche parlare una interazione, una delle tante
forme di interazione che esistono nelluniverso, una interazione molto particolare
per, una interazione sociale ed una interazione sociale che si sviluppa attraverso
il ricorso a simboli. Cio parlare una forma di interazione simbolica o segnica.

[Lezione 2]
I segni e una loro classificazione
Abbiamo detto che Parlare una forma di interazione simbolica o segnica e che queste
parole derivano rispettivamente da simbolo e segno. La parola simbolo deriva dal
greco simbll con la quale si intendeva qualcosa che si connette a qualche altra
cosa, una connessione che viene sfruttata nelle interazioni sociali e comunicative. I
greci usavano questa parola anche per indicare gli ostraka, ovvero quei cocci che
permettevano di votare in una assemblea, un sistema molto simile a quello che oggi
noi usiamo come marche e contromarche. Gi nell'antichit le parole simbolo venivano
usate anche per indicare quella particolari contromarche che chiamate parole; parole
che hanno il significato che noi che ascoltiamo, riconosciamo in una parola, oppure
che noi nell'atto di parlare vogliamo che venga attribuito a una parola. Aristotele (4
secolo a.C.) adopera il simbll in riferimento alle parole, accanto a cui adopera come
sinonimo il termine semeion ripreso poi dai latini sotto la voce signum, cio la parola
segno. Si tratta di una indicazione generale, un segnale che da inizio a una
manifestazione o una battaglia. Aristotele adopera semion per chiamare in maniera
generale le parole non solo simbll ma considera anche semeia, segni, segnali. Dalla
parola semeio deriva la parola Semiotica. Anche i medici del 4 secolo a.C. come
Ippocrate facevano uso dei semeion per indicare i sintomi delle malattie, come un
rossore, un dolore ovvero sei segni che indicavano la malattia e di conseguenza le
cure e le terapie. I medici traggono l'espressione semeiotik che i latini prenderanno

pari pari con Ars Semiotica. Nel latino del medioevo e nel latino dell'et moderna
veniva usato un altro derivato di semion, ovvero semeiologia per indicare la scienza
che si occupa dei segni e delle forme di comunicazione. Peirce usa il temine semiotica
che quella largamente preferita, mentre Saussure preferisce usare semiologia.
Il segno secondo PEIRCE
Nella seconda met dell'Ottocento il filosofo e grande logico Charles Peirce ha
formulato la nozione di segno. L'autore dice "definisco un segno come qualcosa che da
un lato determinato da un Oggetto e dall'altro determina un'idea nella mente della
persona, quest'ultima determinazione che io chiamo l'interpretante del segno, con
ci stesso mediamente determinata da quell'Oggetto". Peirce nella prima parte di
questa definizione indica che qualcosa funziona come segno SE indica un
Oggetto, ma un oggetto con la "O" maiuscola inteso come contenuto di conoscenza,
la cui funzione quella di indicare che non si tratta di un oggetto da intendere solo nel
senso materiale, ma piuttosto come contenuto del segno, ovvero il fine per il quale il
segno viene prodotto. L'Oggetto cio di cui si vuole parlare, l'obiettivo per
cui viene prodotto il segno; il segno dunque determinato da una parte dal
fatto che possiede un contenuto che vuole trasmettere (Oggetto), e
dall'altra parte determinato dall'idea, dalla risonanza che il segno suscita
nella mente di una persona. Il segno non legato solamente a chi lo produce, ma
piuttosto legato al fatto che riesce a suscitare un'idea nella mente di chi vede il
segno e lo riceve. Pierce nella parte finale della definizione "che io chiamo
l'interpretante del segno, con ci stesso mediamente determinata da quell'Oggetto"
usa il termine interpretante per indicare non la persona che ha l'idea, ma l'idea
stessa, ci che da un senso e un valore al segno, che a sua volta determinata
attraverso la mediazione del segno, ovvero dall'Oggetto. L'interpretante come un
"abito": in altri termini c' un contenuto, c' un segno che evoca un'idea la
quale in qualche modo determinata proprio dal contenuto che il segno
doveva trasmettere (Oggetto - interpretante determinato dall'Oggetto). Il filosofo
quindi ci aiuta a capire che i segno non vivono da soli ma vivono in una molteplicit di
legami con altri Oggetti. Implicito che ci sia un produttore del segno, ovvero il segno
ha una serie, ha dimensioni che lo collegano alla persona che lo produce, l'idea che si
produce nella mente di chi ascolta e naturalmente l'ascoltatore.
Peirce classifica i segni in tre grandi categorie in un processo triadico:
I segni-indice: sono quei segni che hanno un rapporto di connessione naturale,
non convenzionale e di continuit fisica con il proprio Oggetto, sono segni
caratterizzati da un rapporto "naturale" di contiguit con fra espressione e contenuto,
come ad esempio delle impronte sulla neve che ci danno l'indicazione che qualcuno
passato da quella parte e ha lasciato le proprie tracce, o le impronte digitali, oppure
quando interpretiamo del fumo come qualcosa generato dal fuoco o come forma di
comunicazione dei pellerossa o ancora come l'arrivo di una barca a vapore dal mare.
Un esempio il profumo di caff in cui la contiguit rappresentata dal processo di
produzione del caff che genera il profumo caratteristico, in cui presente una
casualit fisica perch il caff produce fisicamente l'aroma. Sono segni che esprimono
un rapporto stretto di continuit fisica con il significato che ognuno attribuisce al
segno stesso. un segno che si riferisce all'Oggetto che denota. I segni sono tali
perch a partire dalla nostra esperienza elaboriamo un'idea di quello che pu
essere l'Oggetto del segno stesso (rossore = febbre).

I segni-icone: sono segni che non hanno un rapporto naturale con il loro
Oggetto, ma indicano un rapporto di somiglianza con la realt denominata,
sono segni caratterizzati da un rapporto di somiglianza fra espressione e contenuto.
Ad esempio nell'immagine di un toro tradotto in una serie di varianti dipinti da
Picasso, a partire da una prima immagine quasi fotografata si arriva a una
stilizzazione che fanno diventare quel toro come un toro picassiano, ovvero lo
stereotipo con cui viene considerata l'arte pittorica di Picasso. Le icone hanno la
funzione di essere conformi alla realt che intendono rivelare. Bisogna prestare
attenzione al fatto che con il termine somiglianza si indica un'icona che non mai
una riproduzione meccanica di un originale come pu esserlo un clone o una
fotografia, ma anzi ci che ognuno coglie come somigliante pu essere qualcosa che
varia anche molto da un'icona all'altra, da diversi momenti anche nella stessa
persona. Le icone colgono degli aspetti (grazie ai quali essi stessi si costituiscono) che
per non rappresentano mai l'intero della realt rappresentata, ma anzi esiste
un margine di arbitrariet nel cogliere quello che somigliante per produrre una
icona.
Nel caso degli indici esistono tipi che sono noti per la comune partecipazione ad un
sistema sociale di comunicazione: indicare qualcosa serve a chi capisce cosa significa
quel gesto: chiaro che c' un aspetto "naturale", ovvero la contiguit fra l'indice e
l'oggetto o evento indicato, ma se non si conosce il sistema, non funziona. Un bambino
piccolo impara a conoscere gli indici, quando molto piccolo guarda la mano. In
qualche modo impariamo a guardare anche le icone, anche se qui conta anche il grado
di iconicit: pi trasparente una fotografia naturalistica che un quadro di Picasso.
Un esempio sono le opere pittoriche: un quadro di un paesaggio, si ispira a un
paesaggio autentico, ma non lo rappresenta in modo fotografico Lo stilizza, lo
essenzializza, lo vede secondo un certo punto di vista Un icona di questo tipo...
Rimanda a qualcosa nella realt Richiama questo qualcosa facendo leva su un
effetto di somiglianza Ma il suo significato non solo casa di campagna, con alberi
e un monte sullo sfondo Il modo in cui fatto connota altri sensi ( primavera,
tranquillit, passato). Altri esempi possono essere i ritratti e le caricature, ma anche
una mappa nel qual caso riproducesse pi o meno fedelmente ci che rappresenta.
I legisegni: sono dei segni in cui forma e senso hanno un rapporto
convenzionale con il loro Oggetto, diversamente dagli indici e dalle icone, sono
segni o simboli (nell'accezione di Peirce) caratterizzati da un rapporto legale (legato
alla comune padronanza di un sistema di segni sociale) fra espressione e contenuto.
una legge che un segno, e ogni segno convenzionale un legisegno; ma non un
oggetto singolo ma di tipo generale che significante in quanto convenuto;
l'essere replica prodotta secondo una regola per gli scopi di significazione. Prendiamo
ad esempio il fatto che un gallo faccia chicchirich nelle differenti lingue: stiamo
vedendo che una parola una sorta di traccia che viene conformata anche in maniera
decisamente diversa in base alla lingua: la parola chicchrich una parola legisegno,
ovvero un segno che si connette al suo Oggetto seguendo una convenzione
che vige in un luogo del mondo e non in altri luoghi, in un'epoca e non in
un'altra. La scrittura della cifra cinque pu essere differente: nella scrittua in cifre
arabo-persiano si usa "5", per i romani "V", e pu essere espresso con "cinque" in
italiano, "funf" in tedesco, "five" in inglese etc... Siamo in presenza di segni molto
diversi anche da un'epoca all'altra e anche da una lingua all'altra ma che indicano un
insieme di 5 elementi in base a delle convenzioni. Il rapporto con l'Oggetto stabilito

solamente sulla base di una convenzione sociale che secondo Peirce pu chiamarsi
simbolo, in contrasto con Saussure. Nel legisegno il rapporto di contiguit ridotto al
minimo diversamente dalle icone. Un esempio tipico di legisegni cono le nostre
parole.
Con il termine semiotica si intende la scienza generale dei segni.
[Lezione 3]
IL SEGNO E LA LINGUA
Nel corso del 900 Ferdinando De Saussure ha presentato il circuito della parole,
intendendo con questo ultimo vocabolo non la traduzione italiana di parola, ma per
indicare l'esprimersi concreto, l'atto concreto dell'esprimersi e del
comunicare. In questo circuito l'autore vede come punto di partenza della
produzione della parole la testa della persona, e la produzione della parola che
arriva all'orecchio di una persona, per poi finire nel cervello del destinatario; perch il
segno prodotto abbia una valore effettivo colui che ha ricevuto pu parlare a sua volta,
cos questa parole torna all'orecchio del primo personaggio e da li al cervello.
De Saussure si laure a Lipsia a soli 21 anni e dopo la laurea si trasfer
all'universit di Parigi chiamato da Michael Breal che lo vedeva come suo
successore. Dopo aver insegnato per motivi oscuri torna a Ginevra, sua citt natale,
poi insegnare e poi morire nel 1913. Nell'ultimo periodo tormentato da dubbi, dalle
insoddisfazioni teoriche che riguardavano la linguistica del tempo. Queste
testimonianze e il suo impegno teorico stato raccolto dai suo allievi che hanno
pubblicato il suo libro postumo Linguistica generale.
Egli mise in chiaro un elemento importante che metteva maggiore concretezza al
circuito della parole: dal cervello alla bocca di chi parla, da chi parla all'orecchio di
chi ascolta, dall'orecchio al cervello. Ma nel cervello cosa c'? Egli propose un'ipotesi
che gli studi hanno dimostrato essere molto attendibile. Nel cervello in partenza non
c' l'immagine di una cosa concreta verso cui la parole si riferisce, ma piuttosto c'
uno schema astratto, un concetto che governa la parole, e in corrispondenza di
questo concetto c' un'immagine acustica prodotta con la bocca. Ci sono quindi due
entit del tutto astratte che sono collegate al cervello e che danno il via all'atto
concreto dell'esprimersi. Nel momento dell'atto del parlare il cervello registra quel
suono particolare che veicola la parole con s e lo riconduce ad un'immagine acustica
astratta, la quale collegata a un concetto.
Nel nostro comunicare non ci sono elementi materiali udibili (nel caso del
linguaggio verbale) invece presente in altri linguaggi paralleli come il linguaggio dei
gesti, dei semafori, delle segnalazioni stradali ecc..., non c' quindi solamente il
particolare concreto che colpisce i sensi, ma quel particolare concreto il
prodotto, la risultante di regole e di forme astratte, e il punto di arrivo assieme
alla comprensione, avvengono riconducendo il particolare a delle forme astratte.
Cratilio nel 4 secolo a.C. aveva sviluppato un paradosso: seguace di Eraclito autore
della famosa sentenza Panta Rhei, ovvero "tutte le cose fluiscono", tutto scorre, nulla
sta fermo. Platone afferma che "Eraclito dice che tutto si muove e nulla permane",
mentre Cratilio obbiettava "e paragonando le cose esistenti alla corrente di un fiume,
dice che non puoi scendere due volte nello stesso fiume". Aristotele precisa nella
Metafisica che "alla fine, alla fine della sua vita, Cratilio pensava che non bisognasse
dire niente, solo muovere un dito per indicare le cose": egli infatti pensava che il
mondo nella sua concretezza era in movimento continuo tale per cui il decidere di

entrare nel fiume, anzi incominciare ad entrare e il momento in cui si entra tutto
cambiato, il fiume cambiato, noi siamo cambiati, il nostro corpo e la nostra mente
sono cambiati: non riusciamo mai ad adeguare le nostre parole con i nostri atti, con il
continuo fluire delle cose. Aristotele e Platone pensavano che se questo vero,
altrettanto vero che in qualche modo noi entriamo nel fiume, progettiamo di farlo non
solo una volta, ma pi volte. Allora sotto il fluire delle cose c' qualcosa, un tessuto di
invarianti, di realt, di aspetti con variano. Questi elementi invarianti permanenti
sono le idee le quali regolano tutta la realt e, per dirla alla Aristotele, sono invarianti
che interessano il reale stesso.
Concreto ad astratto
Il nostro linguaggio fatto di parole che tecnicamente viene definito come linguaggio
verbale. Quando noi parliamo non ripetiamo mai la stessa parola: se ad esempio
dico gatto e dovessimo prendere un analizzatore di parole, ci accorgeremmo che nel
ripetere la parola gatto noteremo delle piccole differenti tra loro, che sono diverse
l'una dalle altre. Inoltre ad esempio nel nordest italiano si dice gato, con una sola "t",
in meridione si pronuncia ghetto, in napoletano viene omessa la "o" tal per cui si dice
gatt ecc. Sono quindi tutte varianti che per non rappresentano un problema, non
disturbano ma anzi vengono usate, ascoltare e in tutti i casi riconducono a una
immagine acustica, che secondo De Saussure portano a uno schema astratto, allo
schema di GATTO nella sua forma standard con il suo significato, che a sua
volta qualcosa di astratto e di generale: immagini diverse si riconducono quindi
ad un significato di ordine generale. Questo punto saliente per De Saussure a tal
punto che lui stesso dice che "la materialit fisica e fisiologica del parlare e
dell'udire non contano da sole e di per s, ma come realizzazioni di classi
astratte depositate nel nostro cervello".
Dalla concretezza all'esprimersi in una lingua
De Saussure non chiamava "classe astratta", e dobbiamo arrivare a Russel, un
grande matematico e filosofo inglese di fine e met del 900 per poter comprendere la
teoria delle classi e la teoria degli insiemi. La classe una collezione di oggetti, un
raggruppamento di entit che possiedono in comune una qualche caratteristica. Una
classe non vive mai da sola poich perlomeno ha sempre accanto a s la classe
complemento; se ad esempio individuiamo la classe dei capelli biondi, ci sar almeno
la classe non-biondi, ovvero la classe che copre tutto il resto delle possibilit. I sistemi
di classe sono pi complicati perch ci sono tante classi differenti, le une accanto alle
altre, ed difficile capire una parte della realt attraverso la mediazione di quello che
sappiamo di astratto rispetto al concreto che domini il concreto. Secondo De Saussure
importante rendersi conto della presenza nella nostra mente di schemi regolativi del
comportamento, della percezione di natura astratta che permettono di fare
associazioni, identificazioni tra di loro cose materiali che possono essere anche molto
diverse.
Secondo De Saussure la lingua una insieme di classi astratte che permettono
di riconoscere e di produrre le parole che diciamo e che capiamo
esprimendoci. Nel concreto ovvero nell'esprimerci, tenendo a mente che esistono
classi astratte verso cui possiamo ricondurre la variet delle realizzazioni concrete, la
grande variet, le idee che ci passano per la testa quando sentiamo la parola gatto, o

la diciamo, si riconducono ad una classe astratta, al significato della parola gatto.


L'insieme di tutte le classi astratte ci che viene chiamata lingua.
Significante, significato, segno
De Saussure nel definire la lingua introdusse questi termini:
Segno: l'unione di un significato e di un significante; non pi una cosa concreta,
ma l'unione di due classi astratte.
Significato: corrisponde alla classe dei segni che nell'atto di esprimersi concreto sono
espressi dalla realizzazione di un segno; quando noi realizziamo un segno di una
classe astratta, diamo un senso concreto particolare al significato.
Significante: non qualcosa di materiale ma piuttosto una classe di suoni o grafia
nel caso del linguaggio verbale, che nell'esprimersi concreto realizzano un segno.
Con questa definizione l'autore i segni linguistici appaiono come una categoria di un
mondo pi vasto dei segni, che viaggiano su altri canali di comunicazione. Allora i
segni visivi, i gesti, i segnali stradali, le cifre arabe etc.. sono tutte forme di
comunicazione attraverso i segni.
Il linguaggio solamente una delle forme possibili di comunicazione attraverso i
segni, e la linguistica soltanto un capitolo della semiotica.
[Lezione 4]
I segni e una loro classificazione
Saussure ha sistematizzato il circuito delle comunicazioni in 2 schemi delle
comunicazioni linguistica.
Nel primo la realizzazione del segno linguistico nella parol, cio lesprimersi concreto
va dalla mente di qualcuno alla bocca, e dalla bocca allorecchio del destinatario e
dallorecchio alla mente.
Saussare intende subito ricordare che nascosto dietro il concreto c lastratto.
Ci sono le forme astratte della lingua che regolano la produzione del segnale e
regolano la ricezione e comprensione di quel segnale.
Le funzioni del linguaggio secondo Karl Buhler
Da questo punto di vista della linguistica e della semiotica, molto importanti sono i
rapporti di Karl Buhler, in particolare le riflessioni contenute nel libro del 1934 teoria
linguistica che ha visto la luce negli anni 70 anche in Italia. Buhler era uno psicologo
attratto dall'importanza che il linguaggio umano (il parlare, il capire, le parole)
nella formazione e nella psicologia umana. Fu uno dei primi a rendersi conto della
centralit dellapporto di Saussure: il punto focale indagare le funzioni che ha il
linguaggio. Quando un soggetto parla, ma non solo, e realizza un qualsiasi segno,
rivela s stesso: il nostro parlare stesso segnala la nostra posizione, rivela la nostra
soggettivit, in altre parole il nostro comunicare un atto di presenza che ci
rivela. Questa per Buhler la funzione espressiva: il concretarsi della forma
astratta del segno.
Questa funzione si integra con una seconda chiamata funzione di appello, ovvero il
soggetto che parla interpella gli altri (anche quando si cerca di non stabilire un
rapporto con gli interlocutori). In realt il solo fatto di produrre la realizzazione di un
qualsiasi segno di semiotica, di fatto implica la presenza di funzione dappello (parlare,
scrivere un articolo o un libro). Il filosofo tedesco Wilhelm Von Humbold affermava

che parliamo per essere capiti da qualche altro, parliamo ma nel parlare interpelliamo
gli altri che ci ascoltano.
La terza funzione afferma che con ogni segno il soggetto che parla rappresenta
un contenuto, una conoscenza; gi il pensiero filosofico e linguistico di Aristotele
nel 4 secolo a.C. parla di semeion e di simbol cio di segno e di simbolo
linguistico, e coglie la centralit della funzione indicativa che chiamiamo semantica
ovvero la funzione di indicare un contenuto di esperienze, di idee che viene trasmesso
dal segno. La funzione di rappresentanza l'impalcatura delle altre funzioni.
Buhler dalla Germania si sposta negli USA perch la moglie Ebrea, poich era in atto
la grande persecuzione antiebraica di razzisti nazisti: qui un buon numero di grandi
studiosi e scienziati europei e nativi americani, si impegnarono nel realizzare
lEnciclopedia della scienza unificata, di cui Morris scrisse l'importante prima
voce la teoria dei segni nel 1938.
Le funzioni del segno secondo Charles Morris
Secondo Morris la prima funzione quella che chiama semantica, di fatto
appropriandosi di questo termine per indicare tutto ci che relativo al segno e al
suo significato o al significato dei segni. La funzione che Buhler chiam funzione
di rappresentazione, qui la funzione semantica, la funzione per cui un segno indica
qualcosa che ha un suo contenuto significativo.
La seconda la funzione pragmatica: noi produciamo il segno per interagire (lo
stesso parlare una forma di interazione simbolica) ed un momento topico nel
costituirsi dei segni linguistici, e in generale semiotici. Un segno serve ad un
soggetto per agire, per interagire con altri.
Buhler aveva parlato di funzione di appello, ma Morris sottolinea la caratteristica del
segno linguistico come azione, come praxis dal greco praxis-pragma che significa
azione, da qui il neologismo pragmatica.
La terza funzione quella chiamata funzione sintattica ovvero un segno si
connette ad altri con cui coesiste. Il nome nuovo ma la derivazione
chiaramente Sussuriana, il quale ci aveva gi fatto capire che un segno linguistico non
vive mai da solo, ma anzi necessariamente in rapporto con altri perch il segno
linguistico unisce 2 classi astratte, il significato e il significante; una classe astratta
non sussiste mai da sola, ma sempre in relazione almeno con un'altra, cio con la
sua classe complemento che include tutti gli elementi che non fanno parte della
classe interessata: ad esempio la parola gatto ha dei possibili sensi, suoni o grafie che
la realizzano perch in rapporto con altre parole che coesistono nella lingua: ha a
che fare con gatta, con gatte, con gatti, ci sono rapporti grammaticali come con il
maschile/femminile, con il singolare/plurale, con i diminutivi tipo gattino, gattini e via
discorrendo, ma anche non grammaticali, ovvero relazioni con alcune parole tipo il
gatto miagola; gatto legato anche con il nemico-amico cane... In altri termini
ciascuna parola di una lingua il nodo di una grande quantit di filamenti
che legano quella parola ad altre parole della lingua. Questo rapporto con altre
parole Morris propone di chiamarlo rapporto sintattico.
Semantico ci che lega un segno simbolo qualsiasi al suo contenuto ed
sintattico ci che riguarda la conformazione del segno in rapporto ad altri
segni indipendentemente dal suo significato.
Morris e chiama funzione sintattica quella che lega un segno agli altri segni di una
lingua. Morris ci da un quadro in parte diverso, ma in parte coincidente, in parte

diverso ma pi esplicito di quello che Buhler aveva tracciato con le sue 3 funzioni,
sono possibili per delle integrazioni.
Lo schema della comunicazione secondo Claude Shannon e Warren Weaver
Un altro contributo che fiorisce sul suolo americano tra la fine degli anni 30 e i primi
anni 40 lo schema della comunicazione secondo Claude Shannon e Warren
Weaver; nato durante il conflitto mondiale tramite lo studio per regolare il
puntamento delle armi da fuoco: un cannone viene puntato per sparare ad un aereo, il
quale continua a spostarsi tale per cui bisogna calcolare la traiettoria dellaereo in
rapporto alla traiettoria del proiettile e al tempo di percorrenza dei 2 corpi in
movimento.
E uno schema classico: a monte della realizzazione di un segno c una sorgente
dellinformazione che viene elaborato un messaggio astratto e poi convertito in
segnale materiale da un trasmettitore:, il segnale fisico viene trasmesso al
ricevitore per essere successivamente rielaborato in un messaggio per il destinatario:
nel caso del linguaggio parlato lorecchio il ricevitore, mentre la mente del soggetto
il destinatario, colui che capisce questa comunicazione, gli d un senso e lutilizza in
modo sensato.
Si deve tener sempre conto di uno dei concetti centrali della semiotica che riguardano
la comunicazione e la cognizione: la distinzione tra messaggio e segnale, cio tra
forma del segno (generale e astratto) e la sua realizzazione concreta (fisica).
Questo apporto conferma la bont della distinzione Sussuriana tra la langue come
insieme delle classi e delle forme astratte che abbiamo nella mente, e la parol come
realizzazione di una di queste forme ai fini della comunicazione. Il canale il mezzo
in cui viaggia il segnale che realizza un messaggio. Secondo Shannon e Weaver ci
sono una serie di passaggi che vengono detti impropriamente transcodificazioni che
permettono la realizzazione di un messaggio senza che la forma del messaggio
medesimo sia compromessa da un canale di comunicazione allaltro. Ci sono possibili
ostacoli alla trasmissione del segnale. La sorgente di disturbi sono tutti quei
fenomeni che hanno potere interferente; si tratta del rumore di vario genere che pu
rendere la ricezione del segnale difficoltosa rendendo pi difficili il riconoscimento
della sua struttura. Dobbiamo a Weaver la proposta di allargare la nozione di
rumore a qualsiasi fenomeno di interferenza nella realizzazione di un segno.
Parliamo di rumore in riferimento anche alle distorsioni dell'immagine, di una lettera
dellalfabeto in un testo che leggiamo, rumore un fenomeno che interferisce con
lappropriata trasmissione del segnale da un trasmettitore ad un ricevitore.

[Lezione 5]
I SEGNI E I CODICI
De Saussure ha sempre detto che un segnale con la sua concretezza da sola
non funziona, poich manca un passaggio necessario affinch il senso di un segno
possa valere per me che lo produco e per te che lo ricevi, ovvero le categorie
generali, astratte, che sono nella nostra mente che egli defin inizialmente con i
termini "concetto" e "immagine acustica" per poi curvare in significante e significato.
Anche nello Schema della comunicazione di Shannon e Weaver ci coglie la
differenzazione tra un messaggio e un segnale, sia in produzione che in ricezione.
Attraverso il significato di parole, De Saussure postulava che il concreto viaggia su

un canale che viaggia nell'aria, nelle immagini ottiche ma che rappresenta due realt
differenti: da una parte c' il programma astratto del segno che si vuole realizzare,
mentre dall'altra c' il segnale che nella sua concretezza viene realizzato, ricevuto e
infine capito.
Il segno non vive da solo
Quello che risulta essere chiaro che un segnale non vive mai da solo ma vive
perch alternativo ad altri segnali: dire la parola gatto con flessione
meridionale o settentrionale porta ad avere pronuncia differenti ma in ogni caso ci si
riferisce al segno astratto italiano della parola gatto che registrata nel
vocabolario.
Un segnale tale se si riconduce a una classe di segnali dello stesso
significato. E' possibile scrivere 3 in tanti modi (3, III) cos come tanti sono i modi di
applicazione (tre dita, tre pianeti); si sta dicendo che sia il significato che il significante
hanno tante realizzazioni e applicazioni differenti e che un segnale, tre dita ad
esempio, tale se viene ricondotto a una classe di segnali dello stesso significato. La
conseguenza pi immediata una conseguenza definitoria, ovvero diciamo segno
una classe di segnali di stesso significato: i tanti modi di dire gatto fanno
riferimento comunque al vocabolario.
Un segno coesiste sempre almeno con un altro segno; questo concetto deriva
dalla Teoria delle Classi in cui un segno una classe di segnali e una classe non
esiste mai da sola ma con almeno un'altra classe che non pu mai mancare:
la classe complemento, ovvero la classe di tutto ci che non appartiene alla classe
che si sta considerando. Ma nella realt dei codici un segno non vive solamente a
contatto con la classe complemento che lo nega, ma si trova accanto a tante classi
con altrettanti segni differenti. Si chiama codice un insieme di segni
coesistenti. In semiologia il codice un insieme di segni che regolano il
funzionamento dei segnali, di sensi con i quali interagiamo e che ci permettono di
interagire tra di noi.
La dimensione del segno
A partire dagli schemi di Morris e Buhler si evinceva che un segno si qualifica
perch possiede delle caratteristiche collocabili in diverse dimensioni. Un
segno, un segnale, una classe, astratta, generale etc. possono realizzarsi in svariati
modi entro una comunit di utenti. Il segno gatto possiamo inserirlo in diverse
dimensioni.
La prima dimensione quello della realizzazione, ovvero i modi attraverso i quali
vengono ricondotte le realizzazioni al significante del segno: ad esempio il mio
modo di dire gatto una delle tante realizzazioni e la posso descrivere nella sua
particolarit. La parola astratta gatto pu essere pronunciato in differenti modi ad
esempio in base alla geografia italiana dell'utente, oppure la si pu scrivere in corsivo,
grassetto, colorato e in altre svariate modalit, ma in ogni caso tutte vengono
ricondotte al significante della parola astratta gatto.
Una seconda dimensione riguarda gli utenti, cio di chi adopera la parola e delle
finalit per cui l'adopera. Ad esempio posso evocare gatto a livello generale ed
astratto nel campo della zoologia, oppure posso usarla per indicare di fare attenzione
al fatto che sta attraversando la strada: esiste una dimensione che quindi lega il
segno ai suoi utenti.

Le dimensioni del segno si connettono alle possibili dimensioni del codice: il primo
aspetto che troviamo in corrispondenza del segno la dimensione semantica del
codice, intendendo con questo l'insieme, il campo di ci che i suoi segni, tutti i
possibili segni, significano. Ad esempio il codice della segnaletica verticale del
semaforo, cio l'insieme dei sensi delle luci che possiede (verde, arancione e rosso)
che pu trasmettere e ci trasmette: lo studio dell'insieme dei sensi che i segni di un
codice possono trasmettere. In secondo luogo troviamo l'espressivit di un codice,
cio l'insieme di tutte le realizzazioni che i significanti dei segni che quel
determinato codice pu avere. Il semaforo l'insieme dei tre tipi di colore che non
sono necessariamente sempre tipi di colore del tutto omogenei: l'espressivit dei
segni che un codice contempla come segni possibili.
La terza dimensione la pragmatica di un codice, cio l'insieme delle finalit
interattive cui i segni sono destinati: pu essere elementare quando serve solo a
una cosa come ad esempio i semafori servono a regolare il movimento delle macchine,
dei motorini o dei pedoni, ovvero l'insieme delle interazioni tra il codice e i suoi
possibili utenti; ma facile comprendere che nel caso ad esempio di una lingua
storico-naturale e la sua costellazioni di innumerevoli destinazioni pragmatiche di un
segno, di una parola o di una frase siamo di fronte a una pragmatica complessa ed
estremamente variabile.
La quarta dimensione riguarda la sintassi di un codice, intendendo l'insieme di
connessioni tra un segno e gli altri dello stesso codice, ovvero una dimensione
che lega un segno agli altri e quindi l'insieme delle dimensioni sintattiche dei suoi
segni. Ci sono codici di sintassi semplici come la spia del cruscotto che una
sintassi SI- NO, o c' scarsit di benzina tale per cui si accende oppure non c'
scarsit e non si accende. Nel caso di una lingua invece la sintassi una costruzione
estremamente complicata proprio per lo sterminato numero di parole che possiede
una lingua e quindi alle innumerevoli connessioni tra una parola e l'altra.
Queste dimensioni sono sempre da tenere conto perch ci permettono di riuscire a
cogliere un ambito di sensi e di significati, di poter cogliere le possibili variazioni delle
realizzazioni dei loro significati e comprendere gli usi verso cui sono destinati.
La semiotica ci spinge a riflettere sulle relazioni che esistono tra una lingua e
il mondo sociale, cultura che quella stessa lingua adopera. Se osservo le
numerazioni arabe e quelle romane mi trover di fronte due codici che hanno una
semantica simile (il tre significa sempre tre) ma una diseguaglianza dal punto di
vista della espressiva (si riconoscono ad occhio) e della sintassi (nel modo di
scrivere tredici, 13 e XIII), mentre nel caso di una spia luminosa sar in presenza di
una semantica (la benzina scarseggia in un auto e l'ascensore occupato) e una
pragmatica diversa (indica il livello di benzina e se posso prendere l'ascensore) ma
che presenta una sintassi simile (luce rossa accesa). In questo ultimo caso i codici
vengono considerati come linguaggi diversi, come appartenenti a famiglie diverse di
codici.
[Lezione 6]
FAMIGLIE DI CODICI
La prima tipologia di codici la classificazione materiale, la quale ha la sua utilit in
due ambiti diversi: quello dello studio delle specie animali e quello della ingegneria
delle comunicazioni. Le classificazioni materiali sono quelle che riguardano alla
materialit dei segnali con cui si realizzano i segni. Ad esempio a un ingegnere

delle comunicazioni tender a raggruppare i codici a seconda della possibilit che i


segnali viaggino su un canale elettrico. Queste realizzazioni possono essere limitate e
distorcere la valutazione dei codici. I segni di uno stesso codice possono
viaggiare su canali materialmente diversi e su uno stesso canale viaggiano
segni di codici assai diversi. Ad esempio la realizzazione della frase "il gatto
miagola" pu avvenire faccia a faccia tramite l'aria oppure a distanza attraverso canali
elettrici, magnetici, sonori, oppure ancora attraverso la scrittura etc... Tuttavia
possibile far viaggiare l'aria con la nostra voce e sentirla con le orecchie, frasi in lingue
diverse, lingue fischiettate etc... ovvero tutti sfruttano un solo canale: quello fonico.
La classificazione materiale certamente ma oscura, o rischia di farlo, la
funzionalit dei diversi codici.
Classificazioni semantiche e pragmatiche
Dal punto di vista pragmatico e semantico le luci di un semaforo, la segnaletica
verticale stradale e i segnali scritti a terra tipo "Stop" sono una stessa famiglia
di uno stesso linguaggio poich tutti intendono regolare il traffico e di conseguenza
il nostro comportamento di pedoni o guidatori e possiedono quindi una loro
omogeneit. Tuttavia a livello semiotico non sono del tutto uguali: la segnaletica
verticale pi ricca ed articolata rispetto a quella semaforica perch fornisce molte
pi indicazioni ("volta a destra", "fermati qui"), cos come quelle a terra segnala con le
parole di una lingua cosa possiamo o non possiamo fare. Dobbiamo tenere sempre
presente nella classificazione dei codici delle loro varie dimensioni e in particolare
quella semantico-sintattico che cercano di darci conto contemporaneamente
delle due dimensioni di un codice. Ad esempio nei numeri naturali la
rappresentazione pu avvenire con i numeri romani o quelli arabi i quali hanno una
similarit semantica, poich una cifra romana equivale a quella araba (II equivale a
2): ma la cifra romana significa anche secondo, ovvero un valore differente, che ha
una grande particolarit, manca lo zero e questo riverbera sulla semantica dei codici.
A livello di struttura, I, II, III si rassomigliano nella forma significante, cosa assente in 1,
2, 3... Le prime si compongono replicando lo stesso simbolo una e pi volte, e compare
prima o dopo la "V" o la "X": nella numerazione araba la quantit doppia utilizza il 2
con il segnaposto 0, mentre quella romana un raddoppiamento di un simbolo (XX),
ovvero modi diversi dal punto di vista sintattico. Lo stesso accade anche per la
rappresentazione grafica delle lingue, i linguaggi delle scritture, i modi di scrivere le
differenti lingue: la trascrizione di un ideogramma in lingua latina (romanizzazione dei
segni ideografici) equivale alla traduzione in "BAO", oppure un altro corrisponde a
"BING" ad esempio, ma non si tratta di equivalenza semiotica perch sono
divergenti i due sistemi di scrittura: un ideogramma (logogramma) coglie una parola,
identifica il significante di una parola, e la logica semiotica che ogni
ideogramma sia completamente differente da tutti gli altri. Nella scrittura
alfabetica importante la similarit dei suoni dei significanti ad esempio delle due
parole BAO e BING: la lettera "B" appare in entrambe ma negli ideogrammi questa
somiglianza non esiste, ovvero manca il riconoscimento della similarit del suono
iniziale che compongono i significanti di queste parole. Sono due logiche differenti,
diversa la sintassi. Una buona classificazione dei codici deve tenere presente
sia della semantica (i significati che possono trasmettere) sia della sintassi
degli stessi.

Primato teorico e primato genetico dei criteri di classificazione dei codici


c un primato teorico in ambito semiotico della classificazione semantico
sintattica, ma questo non vuol dire primato genetico, non vuol dire che nella storia
delle specie viventi e in quella dei singoli individui della specie umana o di altre
specie, le cose siano cos. Quando iniziamo il nostro cammino di apprendimento
delluso della nostra lingua, non partiamo certamente dalla sintassi e dalla potenziale
ricchissima semantica di una lingua storico naturale, partiamo dallapprezzamento di
ci che riceviamo come segnali, come segnali vocali, che ci vengono trasmessi da chi
ci sta intorno, e in maniera crescent impariamo a reagire con la nostra voce, ma prima
ancora con le nostre espressioni, con i nostri sorrisi. La via dapprendimento per un
essere vivente, non necessariamente la via prioritaria dal punti di vista della
classificazione teorica dei codici, ma nellesempio appena fatto, la via espressiva,
la via espressiva combinata con pragmatica, con la funzione, che questi segnali che
nostra madre produce e che noi cogliamo con la pragmatica che questi segnali
portano con s, di affetto, di sollecitazione ecc
Definizione di linguaggio dal punto di vista semiotico
Il linguaggio una famiglia di codici omogenei dal punta di vista semanticosintattico, che non tiene conto della tipologia espressiva o di quella pragmatica: una
lingua la stessa, i messaggi di una lingua sono gli stessi, perch gli stessi sono i
contenuti di senso che un certo messaggio trasmette, e la sua sintassi, la sua
relazione con le altre frasi della lingua rimane la stessa, anche se possiamo scriverlo,
dirlo ad alta voce, gridarlo, inciderlo sul muro ecc: in ultima analisi anche se i
canali possono essere profondamente diversi: per una stessa frase, la
pragmatica pu essere diversa. Questa definizione collide in parte con l'uso comune:
tipicamente con iul termine linguaggio ci riferiamo al modo di parlare e questo
corretto poich il linguaggio per eccellenza il linguaggio; ma tuttavia verbale non
vuol dire orale: il linguaggio verbale si pu realizzare, ricevere in forma orale o in
forma scritta ma resta comunque fatto di parole (dietro a verbale c' "verba", il plurale
latino che voleva dire appunto parola). Il linguaggio verbale un linguaggio fatto
di parole. Da un punto di vista semiotico il linguaggio verbale solo una famiglia
delle molte famiglie di linguaggio e che per eccellenza lo chiamiamo linguaggio, la
cui estensione del numero di parole di una lingua maggiore che in altri linguaggi. Nel
linguaggio ci sono un numero enorme di parole, di frasi e la dimensione sintattica
tale da rendere difficile l'indicazione dei limiti. Nelle lingue non possibile dire di che
cosa pu parlare una lingua, mentre la forza di altri linguaggi proprio questa grande
limitatezza: con il linguaggio dei numeri possiamo parlare di quantit numeriche, con
quello artimetico di rapporti e di operazioni, con quello chimico della struttura e della
combinazione di molecole e via discorrendo, ma niente altro. Le parole di una
lingua ci permettono di usare frasi anche banali del tipo "mi piacciono le uova al
tegamino" ma che in ogni caso gli altri linguaggi non possono trasmettere. Le lingue
abbracciano nei loro contenuti, i contenuti di altre semiotiche.

[Lezione 7]
I LINGUAGGI DELLA CERTEZZA

Un linguaggio una famiglia di codici omogenei dal punto di vista semantico


e sintattico; una caratteristica importante dato dal numero dei segni che un codice
ammette o pu prevedere: ovviamente i codici che hanno un numero limitato sono i
linguaggi pi semplici. Le lingue sono costruite in maniera tale da consentirci la
costruzione di un numero immenso di frasi, il quale pu essere inteso e definito
come infinito, ma attenzione questo non significa che i codici con un numero minore di
segni come meno importante. La classica spia del cruscotto che si accende ci dice
che la benzina sta per finire, mentre se spenta ci tranquillizza, oppure codici manuali
tipo il vigile che indica con le mani il da farsi nel traffico. Sono segni di
economizzazione. Sappiamo che i segni non vivono da soli ma all'interno dei
codici. Nell'esempio della spia del cruscotto, il fatto che sia spenta a livello semiotico
corrisponde al segno zero, cio quel segno che sfrutta lo stato di inerzia; un segno
che viene sfruttato anche nei codici pi complessi come le lingue: il russo, cos come il
greco antico o il latino classico, omettono il verbo essere la cui funzione affidata
proprio a questa assenza. Diciamo che lo zero ha un significante costituito dal
permanere di uno stato di inerzia del canale, reso significativo dal
contrapporsi a significanti realizzati da un'espressione concreta e
materialmente visibile. Sfruttare lo zero significa anche economizzare, questi codici
costano poco poich bisogna produrre energia per indicare solo uno dei segni, l'altro
quindi dato dall'inerzia del canale al non far nulla.
Ci sono altri segni che sono pi complessi e meno economici che hanno la
ridondanza come nel caso delle luci di posizione degli aerei la cui luce rossa a
sinistra e verde a destra indicano un preciso senso di marcia, ovvero servono per
rendere pi facile il compito di chi deve riconoscere il codice da lontano. La
ridondanza semiotica la sovrabbondanza dei significati rispetto alle
necessit minime di distinzione dei significati previsti, ed assume significati
diversi in base ai differenti codici con cui abbiamo a che fare: ad esempio se voglio
farmi capire meglio alzo la mia voce. Un caso di ridondanza formale una frase in
italiano "gli antichi romani erano bellicosi" che marca 5 volte la pluralit e il
plurale induce alla ridondanza; nell'inglese la stessa frase produce il plurale solo due
volte. Oppure un segnale di sicurezza in cui compaiono sia una scritta di attenzione,
una di descrizione e un disegno chiaro che elimina incertezze.
Il campo delle cose dicibili la potenza semantica di un codice; un modo per
crescere la potenza semantica dei codici mettere in serie un certo numero di
segni, come ad esempio gli oroscopi, i cui segni zodiacali sono ordinati in un certo
senza e partono dall'inizio dell'anno per i babilonesi, marcano l'inizio della primavera,
dire che sono dell'ariete, ad esempio, significa anche dire che sono nato in un certo
periodo, vuol dire che prima e dopo ci sono degli altri segni. Questo semanticamente
ha un forte significato, appunto perch siamo in presenza di una serie.
I linguaggi della certezza hanno un numero limitato di segni, hanno quindi una
potenza delimitata: questi codici non ammettono sinonimi, ad esempio se sono
nato in un certo giorno apparterr a un dato segno e non ad altri, non si creano
dubbi in questo senso, anzi ci sono certezza, cos come anche per la numerazione
araba 12345678790 che un linguaggio comodo per capire con un significato
univoco.
[Lezione 8]
I LINGUAGGI DELL'ANALISI

Nel linguaggio della certezza stato sottolineato che ha un numero limitato di segni,
come lo zodiaco che un linguaggio seriale di 12 segni, quindi con potenza
semantica limitata, con anonimie e infine che la serie di significati e significanti si
trovano in un rapporto di corrispondenza biunivoca, ovvero esiste un solo significante
per un solo significato. Ciascuno di questi segni si contrappone a tutti gli altri, si
distingue rispetto agli altri globalmente nel senso che non si possono riconoscere
parti funzionali: il rapporto tra un qualunque segno della certezza con gli altri segni
un rapporto globale, il significato viene trasmesso dal significante che
globale. Tutto questo fa accrescere la facilit di utilizzazione. Lo stesso dicasi per
la numerazione araba, ovvero un minicodice di 9 elementi, che possiede tutte le
caratteristiche dei codici della certezza: numero limitato di segni, potenza
rigorosamente delimitata, rapporto di esclusione tra i significati (non
sinonimi), corrispondenza biunivoca dei significanti e dei significati, uso
agevole in riproduzione e in ricezione (pragmatica invariabile) e infine il
valore globale dei segni.
Nell'ottocento lo studioso De Iorio analizz il linguaggio napoletano dei gesti che
si realizza tramite sei segni mimici, ad esempio il silenzio, la fame... ma ci sono
differenze nel senso che esistono dei sinonimi: un gesto pu avere pi significati ad
esempio ho fame ma anche sto mangiano. Un gesto va considerato nella sua
interezza che assume quindi un significato preciso, senza soffermarsi sul particolare
del gesto, ad esempio la mano o le dita. In questo senso qui si nota la globalit del
rapporto tra significato e significante. La potenza semiotica notevole, si
possono dire molte cose e non esiste un limite precostituito e ci sono tanti sinonimi,
ovvero un rapporto globale tra significati e significanti. Lo stesso si pu dire del
campo iconologico in cui questa globalit evidente: ad esempio nel mondo pagano
la statua di mercurio hermes con le alette indica la velocit oppure Atena minerva
che con l'alabarda indica la forza.
Nell'ideogramma cinese e giapponese ciascun ideogramma identifica una singola
parola, quindi se sono decine di migliaia le parole ci sar lo stesso numero di
ideogrammi. Oggi sono solamente attorno alle 3mila unit. Una classificazione
Analitica quella delle biblioteche in cui la catalogazione dei libri avviene
utilizzando le sale, gli scaffali, i ripiani etc... tale per cui possibile non solo
identificare dove si trova un libro con pochi numeri e lettere, ma possibile capire a
priori la caratteristica del libro come ad esempio dal numero che corrisponde a una
determinata sala, capiamo che un volume di geografia.
[Lezione 8]
I LINGUAGGI DELL'ANALISI
I linguaggi della certezza hanno un numero limitato di segni, tipo lo zodiaco,
potenza semantica limitata tipo la spia della benzina, e non conoscono sinonimi e
dunque significati e significanti sono in un rapporto di corrispondenza
univoca, ovvero un solo significante per un solo significato: la conseguenza di questi
tipi di segni che si contrappongono a tutti gli altri, si distinguono rispetto a tutti
gli altri globalmente, per meglio dire il rapporto tra un qualunque segno della
certezza con gli altri segni un rapporto globale, e di fatto questo ne accresce
la facilit d'uso.
Un altro tipo di segni formato da quelli che hanno una struttura composita: c un
indefinito numero dei segni ,esiste la sinonimia e c un rapporto globale tra significato

e significanti. Il mondo dei numeri arabi un mini codice della certezza e infatti lo
zero sempre vuol dire nessun elemento, l'1 vuol dire un solo elemento e cos via... ogni
simbolo esclude l'altro e non vi sono sinonimi; c un uso agevole in produzione e
ricezione molto semplice da capire, un sistema pragmatico, mentre altra
caratteristica quella del valore globale dei segni: esistono linguaggi, come quello
napoletano dei segni, che presentano delle differenze rispetto al linguaggio delle
certezze nel senso che possono esistere dei sinonimi, un gesto pu essere
accompagnato da pi significati: un particolare gesto ad esempio pu significare sia
"sto mangiando" e anche "ho fame". Il linguaggio ha una potenza semiotica (cio un
campo semantico) senza limite definito; un gesto del linguaggio napoletano pu avere
pi significati, questi gesti sembrano improvvisati ma hanno un significato preciso; un
gesto quindi va preso nella sua interezza, la quale ha un significato preciso: il segno va
interpretato nella sua globalit senza fermarsi al singolo particolare del gesto stesso
(un dito, una mano). C' un rapporto globale tra significato e significante,
ovvero un significante nella sua globalit acciuffa un significato. La potenza semotica
elevata poich si possono dire tante cose e non esiste un limite precostituito e quindi
ci sono sinonimi.
Nelliconologia delle bandiere c un indefinito numero dei segni , come l'iconologia
cristiana o quella del mondo pagano in cui, ad esempio, la statua di Mercurio con le
ali rappresenta la velocit. La repubblica italiana ha nella bandiera un suo sinonimo.
Negli ideogrammi i simboli sono uno diverso dall'altro, ognuno identifica una parola,
senza sinonimia, in cui non vi rapporto tra il significante e il suono del significante in
una parola.
Rispetto a questi linguaggi si imposto un sistema: ci si basa su codici articolati
dove ognuno ha un suo significato; i codici articolati sono costituiti da elementi
discreti, cio distinti e combinati fra di loro. Il messaggio composto da questi elementi
discreti viene letto simultaneamente sia dall'emittente che dal ricevente, i quali
leggono i confini che ci sono tra ogni elemento, esiste un rapporto globale tra
significati e significanti. Sono questi quindi i linguaggi dellanalisi. Un esempio quello
delle classificazioni analitiche, ad esempio le biblioteche, dove per catalogare i libri
si utilizzano le sale, gli scaffali, i ripiani a cui associato un numero, una lettera, tale
per cui possiamo identificare un libro con poco sforzo: ogni scaffale, quindi, ci dice se
si trovano saggi di filosofia o libri di geografia, ogni ripiano riguarda la lingua inglese o
italiana dei libri sopra citati e cos via... Si capisce a priori la caratteristica del libro.

[Lezione 9]
LE PORTE DELL'INFINITO
I raggruppamenti di combinazioni, permutazioni, disposizioni hanno sempre
affascinato gli antichi pensatori; gi Democrito o Aristotele 5 secoli a.C. avevano
capito che esistono i raggruppamenti di unit:
con un numero molto piccolo di unit diverse le une dalle altre, si possono ottenere dei
raggruppamenti delle stesse unit in forme molto diverse. Lesempio tipico quello
delle lettere dellalfabeto che con 20/30 lettere, secondo i sistemi ortografici,
otteniamo un numero enorme di significanti di parole profondamente diverse le une
dalle altre. Il filosofo e matematico Hurwitz elabor delle formule per calcolare i
diversi tipi di raggruppamento: il primo quello che da il nome generico a tutti gli altri
e che chiamiamo combinazione.

Supponiamo di avere n unit diverse, per esempio 2 tipi di chicchi: di riso e di piselli,
le 2 unit si mescolano tra di loro in un certo numero di chicchi di riso e di chicchi di
piselli che ci danno un piatto. Un piatto di riso e piselli fatto da n unit riso e piselli
raggruppati in stringhe di k posti, in cui k indica il numero dei posti di un
raggruppamento; non possibile avere l'idea precisa di quanti chicchi di riso o di
piselli ci sono in un piatto, ma possiamo supporre che ce ne siano 50 e 50 mischiati
insieme senza un ordine significativo. Ci viene in bocca prima un chicco di riso o prima
un chicco di piselli? La cosa non ci importa, quello che ci interessa che arrivino tutti e
2 in un certo ordine in bocca, e queste sono le combinazioni.
Un altro modo di raggruppare un numero limitato di unit in forme ancora molto pi
diverse quello delle permutazioni: sono un valido esempio gli anagrammi dei
settimanali in cui prendiamo un gruppetto di lettere, ad esempio "mare" la quale pu
essere trasformata in varie forme: erma, rema,rame, arme ovvero sono forme
diverse di parole importanti diverse della nostra lingua. Nel calcolo delle combinazioni
in cui c un numero dato k,un numero dato di unit che in questo caso sono 4 unit e
raggruppabili in gruppi a 4 posti, abbiamo quelle che chiamiamo permutazioni. Se le
n unit, il numero dei posti k pari a 2 possiamo avere come permutazioni ab, ba,
invece altri raggruppamenti, possibili solo nella combinazione allo stato puro come a
solo, b solo, aa, bb, sono esclusi dalla regola della permutazione.

I raggruppamenti pi interessanti sono quelli che chiameremo disposizioni: sono


raggruppamenti di un certo numero di unit come a e b, con n = 2 in un certo numero
di posti. Ci che interessa quello che individuiamo con D (piccolo apostrofo) dove D
significa disposizione che significa disposizione con ripetizione, ovvero la
possibilit di avere raggruppamenti in cui la stessa unit viene ripetuta pi di una
volta. Inoltre in tutte le disposizioni sia quelle con ripetizioni che quelle senza
ripetizioni, l'ordine con cui si presentano le unit significativo, nel senso che ab
diverso da ba.
Una formula molto semplice per calcolare le D cui d luogo un numero anche molto
piccolo di unit, cio per le D di n unit in raggruppamenti a k posti, la formula di
calcolo n elevato alla k, cio n alla kappesima potenza.
Dn,k = nk
Esempio: immaginiamo D molto semplici in cui ci siano in gioco 2 unit A e B e in
disposizioni fino a 2 posti, qui il conto molto semplice: per la formula che abbiamo
visto prima, che dobbiamo elevare e sommare 2 possibili tipi di raggruppamento, i
raggruppamento: a 1 posto e quindi 2 va elevato alla k, ovvero 2 elevato ad 1, e
quindi sempre = a 2 (2x1), e i raggruppamenti a 2 posti con cui possiamo avere 4
tipi diversi di raggruppamenti, questo lo calcoliamo a priori perch 2 unit elevato ad
un numero di posti 2 significa 2 alla 2 cio 4 (2x2), in complesso abbiamo D= 6 se le
unit sono 2 e i posti sono 2, o D= 14 se le unit sono 2 e i posti sono 3.
n = 2 per K = 2
n = 2 per K = 3
D= n1 + n2 = 2 + 4 = 6
D= n1 + n2 + n3 = 2 + 4 + 8 = 14
[n1 + n2] = [2 + 2x2] = [2+4] = 6
[n1 + n2 + n3] = [2 + 2x2 + 2x2x2] =
[2+4+8] = 14

[Lezione 10]
STRUTTURE PROFONDE
Per comprendere le strutture profonde facciamo un giro un po' largo e partiamo da
una domanda che pare scontata: la cifra 11 vuole dire undici? La risposta corretta
spesso vuole dire undici, o meglio generalmente nella vita quotidiana se ci capita di
vedere questa cifra leggiamo undici, per non sempre cos, a volte questa sequenza
(uno uno) pu voler dire tre e magari quattro oppure tredici!
Ognuno dei segni dello zodiaco individua un periodo dellanno e quindi le persone nate
in quel preciso periodo dellanno, tale per cui se uno nasce in un periodo che va dal 21
di marzo al 20 aprile gli si potr dire: tu sei dellariete. Ora guardiamo la cosa dal
punto di vista della semiotica.
Il segno dellariete un segno completamente diverso da tutti gli altri, cio un segno
che si contrappone a tutti gli altri con un suo significante, un suo significato globali,
senza che risulti dalla combinazione di elementi riconoscibili con un loro significato, in
questo caso abbiamo a che fare con un codice a segni non articolati come gi abbiamo
avuto occasione di vedere.
Ricordiamo un altro esempio che abbiamo gi incontrato, le sigle, le formule di
classificazione dei libri in una biblioteca: possiamo immaginare che, come spesso
accade, le lettere maiuscole dellalfabeto che aprono la sigla indichino le diverse sale
della biblioteca, i numeri romani indichino gli scaffali nella sala, le lettere minuscole i
ripiani degli scaffali ed infine il numero finale indichi il numero del volume nello
scaffale. Quindi abbiamo a che fare con una combinazione, con una disposizione delle
unit di base che possono figurare in questi quattro posti. Immaginiamo che i quattro
elementi non siano da valutare solo nella loro evidente combinazione nella stringa cos
come ci si presenta in superficie, ma che allocchio del bibliotecario rivelino qualcosa
di pi: egli sa che la sala A non solo la sala A, la sala dei libri di storia, sa che I,
II o III non vuole dire soltanto scaffale ma scaffale dei libri francesi e che i ripiani
sono organizzati per ordine cronologico; sicch una sigla come A III b 7 non solo
diversa superficialmente, ma possiamo sapere qualcosa di pi: la biblioteca
organizzata in modo che le sigle ci parlino di qualcosa di pi, ci dicono che una
una sala di storia laltra una sala di scienze, in sostanza ci danno delle informazioni
che in superficie immediatamente non emergono.
Torniamo ora alla domanda: la cifra 11 vuole dire undici? Spesso, non sempre, a
volte pu volere dire tre a volte quattro, a volte persino pu voler dire tredici.
Ragioniamo su come fatta la cifrazione posizionale decimale araba a cui siamo
abituati: leggendo da destra a sinistra un numero qualsiasi, al primo posto
mettiamo le unit, al secondo le decine tale per cui una sequenza come 3 7
siamo abituati a leggerla come sette unit pi tre decine, 7 + 30 = 37.
E cos via anche per le centinaia, le migliaia, ecc.. 73 invece vuole dire 3 unit pi 7
decine: ecco perch posizionale, dipende dalla posizione che la cifra occupa, ovvero il
valore che poi assegniamo a questa cifra e complessivamente al numero: se sette
al primo posto da destra vuole dire sette unit ma se la stessa cifra al
secondo posto da destra vuole dire sette decine e via discorrendo.
Ma la cifra 37, possiamo riscriverla dicendo che uguale a sette per dieci elevato alla
zero cio sette per uno e per tre unit per dieci elevato alla 1 cio per dieci, ovvero
70 + 310 = 7 + 30 = 37
10 + 710 + 3100 = 1 + 70 + 300 = 371
50 + 110 + 7100 + 31000 = 1 + 70 + 300 = 3715

In generale la numerazione decimale ci dice che le dieci cifre di base (da uno a dieci)
vanno lette a seconda del posto che occupano in rapporto ad un fattore dieci, ovvero
che corrispondono al numero delle unit di base che entrano nella cifrazione, a base
dieci, ma non detto che sia l'unica: i computer ad esempio seguono un'altra
numerazione, quella a base due (binaria) in le cifre in gioco non sono pi le dieci che
conosciamo ma sono soltanto due, zero e uno: questo significa che possiamo
riscrivere qualsiasi cifra in decimale, o in altro sistema posizionale, con il sistema in
base due. Luno resta sempre uno, ma laddove noi scriviamo in base dieci il valore
due, ora non lo possiamo pi scrivere, poich le cifre che abbiano a disposizione sono
solo zero e uno: allora due uguale a zero unit pi una coppia e tre uguale ad
una unit pi un duetto, e quattro uguale a zero unit pi zero coppie pi
due coppie, la scrittura in questo modo uno zero zero vuole dire nella
numerazione in base due quattro. Quindi in una cifrazione in base dodici, 11
potrebbe significare il numero successivo a quello della base e quindi significare
tredici.
Nella cifrazione posizionale vale la superficie ma vale anche ci che si nasconde
sotto la superficie cio il tipo di fattore che elevato alla debita potenza e a seconda
del posto che la cifra di superficie occupa, ci da poi il risultato complessivo.
Attenti alla superficie, ma anche alla profondit, se c'
Dobbiamo stare attenti alla superficie ma anche alla profondit, se c. Prendiamo per
esempio la famosa favoletta di Fedro del lupo e lagnello: il lupo minaccia lagnello,
il lupo si prepara a mangiare lagnello, il lupo mangia lagnello. Se diciamo il lupo
mangia lagnello il lupo il soggetto e il povero agnello il complemento oggetto; se
per ipotesi dicessimo lagnello mangia il lupo lagnello sarebbe il soggetto e il lupo il
complemento oggetto.
In generale possiamo dire che per capire una frase dobbiamo non solo capire le
singole parole, ma capire in che rapporto, data la loro collocazione nella frase,
sono con le funzioni sintattiche, come quella di soggetto, complemento, verbo,
predicato che formano una filigrana che dobbiamo leggere in filigrana e formano una
struttura soggiacente, una struttura profonda sottesa a quella sequenza
superficiale che noi pi facilmente vediamo.
Siamo in presenza di codici che non solo ammettono segni articolati ma ammettono
anche segni articolati che sono disposizioni con ripetizione dove le cifre sono
combinate con fattori profondi con una stringa soggiacente di fattori profondi che
chiamiamo, per codici del genere, per linguaggi del genere e per le lingue, strutture
profonde.
Nel caso delle lingue le frasi sono tipiche, disposizioni con ripetizione, in cui il valore
delle parole della frase complessiva ci risulta soltanto quando combiniamo il valore
della parola, ovvero il valore di significato della singola parola con il fattore
profondo (la funzione di soggetto, di oggetto, di verbo, di predicato, di attributo) che
in filigrana riconosciamo dietro la struttura superficiale. Alcuni studiosi come il filosofo
Lichtenstein e il linguista americano Hockett e soprattutto il linguista americano
Noam Chomsky hanno richiamato la nostra attenzione sul fatto che le frasi si
capiscono anche e solo in rapporto alle strutture profonde.

[Lezione 11]
La sinonimia
La distinzione tra significato e senso: nel parlare comune si usano entrambe le
parole indifferentemente mentre in sede tecnica distinguiamo nettamente le due
parole.
Adoperiamo significato per lentit pi astratte di un codice, per i segni e le frasi
nella loro potenzialit; mentre adoperiamo senso per indicare la realizzazione
concreta di un significato, come ad esempio: 12 un segno della numerazione, e
vuole dire potenzialmente qualsiasi insieme di 12 unit, il suo significato;
adoperiamo poi questo segno 12 per indicare un caso particolare e concreto: 12 mele,
12 automobili, ecc. Pieghiamo questo valore generale a indicare un caso
particolare in cui questo valore si realizza. Questa curvatura verso il particolare e
concreto ci che chiamiamo senso. Quindi in un qualsiasi codice un qualsiasi segno
ha un significato come suo valore generale e poi nelle realizzazioni ha tanti sensi
particolari e diversi.
Segni con significati in rapporto di esclusione o di comunanza
Nei dodici segni dello zodiaco, ciascun segno indica un determinato e particolare
periodo dellanno,
quindi se dico sagittario mi riferisco ad un particolare periodo che non ha niente a che
fare con gli altri 11 periodi indicati dagli altri segni dellanno; con l'occhio della
semiotica possiamo dire che siamo in presenza di codici i cui segni hanno diversi
significati senza sovrapposizioni tra loro Nessun senso incluso nel significato di
un segno pu essere incluso nel significato di un altro segno, cio non sono condivisi
col significato di un qualsiasi altro segno. In questo senso parliamo di segni hanno dei
significati in rapporto di esclusione, non si toccano.
Ma segni diversi hanno un senso o dei sensi in comune in questo ultimo caso
allora diciamo che questi segni sono sinonimi, come nel linguaggio verbale, che ricco
di diversi segni sinonimi.
Molte nostre parole sono di significato diverso ma in molti casi possiamo adoperare
luna per laltra perch veicolano lo stesso senso. Pensate a parole come casa ,
abitazione , domicilio, residenza: ognuna ha un proprio ambito di sensi, tale per cui se
dico vado a casa non posso dire vado al domicilio, o vado a residenza, pur tuttavia in
molti contesti queste parole diverse sono intercambiabili, posso dire ho casa in via
Roma oppure posso dire ho la residenza/domicilio in via Roma. Queste parole che
hanno valori generali diversi tra loro in certi casi possono veicolare lo stesso
senso e quindi li chiamiamo sinonimie.
Rapporto di comunanza: ci sono casi di sinonimia (segni diversi hanno un senso o
dei sensi in comune, valori generali diversi tra loro che in certi casi possono veicolare
lo stesso senso) in linguaggi diversi, es. segnaletica stradale: i segni possono essere
diversi con valori diversi, ma significare la stessa cosa; segnali diversi con potenzialit
diversa che possiamo per usarli per indicare la stessa cosa, come i segnali di
pericolo particolari come attraversamento camosci, mucche ecc, sono in rapporto di
sinonimia con il segnale generale di pericolo . Il segnale generale di pericolo copre
tanti significati di pericolo che altri segnali indicano solo in parte. Ci troviamo in
presenza di codici con segni dotati di sinonimia.
Ad esempio il segnale generale di pericolo copre tanti significati di pericolo che altri
segnali indicano solo in parte. Ci troviamo in presenza di codici con segni dotati di

sinonimia. Siamo noi osservatori dotati della nostra lingua e capacit di ragionare che
dallesterno lo osserviamo e diciamo questi sono segni con sensi in comune oppure
che non hanno alcun senso in comune, tutto ci dallesterno del codice e cio il codice
in s non ha alcuna possibilit di dire che due segni sono sinonimi, che dichiari la
sinonimia di due segni .
Eguale, diverso, approssimativamente eguale
I codici senza sensi in comune sono pochi, e tipicamente avviene nei calcoli, e
anche nelle lingue. E' possibile rendere esplicite le sinonimie attraverso il ricorso dei
segni di eguale , diverso e approssimativamente eguale: il primo molto
popolare, tipo 3 + 4 = 7, tre e quattro sono due segni diversi ma noi ne dichiariamo
leguaglianza o, in termini semiotici con la sinonimia, possiamo dire 3 + 4 o possiamo
dire 7; oppure possiamo anche dire 3 + 4 diverso da 8 in un rapporto di esclusione,
oppure as esempio il rapporto tra diametro e circonferenza, cio il , il cui valore
stato fissato attraverso successive approssimazioni, da un numero di decimali che non
finisce mai, pigreco = 3,14159... possiamo adoperare una informazione
approssimata del tipo = 3,14. pi greco = 3,14. Sono codici con sinonimia implicita
come le segnaletiche stradali: ci sono segni sinonimi e ci siamo noi dallesterno che li
dichiariamo e ci sono codici con esplicita sinonimi; la segnaletica Stradale ha molti
esempi di sinonimia che postuliamo noi dallesterno.
Quindi definiamo sinonimi i segni o gli iposemi con significati che possono includere
uno o pi sensi in comune. Si ha sinonimia quando uno stesso senso pu essere
incluso in due o pi classi di senso, in due o pi significati di uno stesso codice.
L'aritmetica elementare offre esempi innumerevoli di sinonimia. Uno stesso valore
numerico, per esempio sedici', pu essere significato con una gran quantit di segni
diversi, 16, 171, 182, 10+6, 9+7, 28, 32:2 ecc.
Diciamo codici con sinonimia quelli i cui segni, tutti o in parte, possono essere
tra loro sinonimi.
La riformulabilit dei segni
Calcoli e lingue sono codici a segni articolati con strutture profonde, segni sinonimi con
sinonimia esplicitamente affermabile o negabile. Nel parlare comune attraverso i
sinonimi possiamo dire domicilio e residenza indicano tutti e due i luoghi in cui
abitiamo, e questo ci serve per stabilire un rapporto di sinonimia tra parole
diverse. Le lingue ci permettono di stabilire dei rapporti di sinonimia tra segni diversi
e di graduare il peso di questa sinonimia, ovvero quanto essa totale o parziale.
Prendiamo per esempio la parola greca logos, essa fissa in un'unica parola ci che
oggi distinguiamo in semiotica in logica e filosofia del linguaggio, calcoli da una parte
e lingue dallaltra, ma la radice comune, la comunanza di aspetti fondamentali di ci
che una lingua e di ci che un calcolo, per cos dire consacrata dallunicit di
parola per indicare sia calcoli sia discorsi. Ma non il solo caso, in molte lingue
verifichiamo questo stesso atteggiamento delle lingue stesse di riconoscere in un
unico vocabolo le parentele strette che legano calcolare e parlare. Pensiamo, ad
esempio, alla parola conto : ci riconduce alla parola contare, ma vuol dire anche
raccontare, infatti, specie in alcuni dialetti, si dice anche che mi conti ?, cio che
cosa mi racconti? . Quindi i segni possono essere riformulati.

[Lezione 13]
CHE COSA UNA LINGUA NON E'
Il linguaggio verbale il linguaggio fatto di parole; verbale tecnicamente significa
linguaggio che adopera i verba, dal latino, cio le parole.
Ci sono diversi tipi di interazione sociale, fatte di tanti tipi di rapporti che possiamo
intrattenere, tra i diversi tipi di interazione sociale, parlare una forma di
interazione simbolica o segnica.
Le interazioni simboliche si svolgono adoperando diversi tipi di segni, diversi tipi di
simboli, e ci possono essere dei segni (secondo Pierce) che sono indici o indizi,
tracce che sono prodotte dallevento fisico, dallevento che noi ricostruiamo a
partire dallindizio: tipicamente un segnale di fumo che ci fa capire che o qualcuno
ci comunica un messaggio come gli indiani delle praterie, oppure comunque c un
incendio, qualcosa che brucia.
Poi ci sono le icone che distaccano la forma del segno dalla realt che significa,
l'immagine che abbia una valenza simbolica come la mezzaluna per l'islam o la croce
per i cristiani. Poi ci sono quei segni che Pierce chiamava legisegni, cio segni
legali, segni legati a ci che significano da un rapporto convenzionale che vale
allinterno di una certa determinata societ e pu non avere alcun valore in altre.
Le parole sono quindi dei legisegni, sono segni in cui forma e senso hanno un
rapporto convenzionale, legale, con il loro contenuto. Non esiste alcuna necessit
fisica per cui un animale abbia quel tipo di nome, ovvero che in italiano cane, dog in
inglese, perro in spagnolo... ovvero la forma del significante del tutto
indipendente dal senso: e questi sono i legisegni.
Nelle lingue c per qualcosa di pi o di leggermente diverso, ci sono segni che
conservano, o che mostrano, o che vengono capiti in quanto hanno una traccia di
iconicit, un qualche rapporto che ci pare di scorgere oppure che allorigine proprio
c stato tra la forma della parola e il senso; troviamo qualche cosa che ci riporta alla
nozione di indizio. Quando realizziamo i segni della lingua, le sue frasi, vediamo
affiorare le emozioni, lo stato d'animo con cui le parole vengono pronunciate, come la
rabbia, l'agitazione, l'affetto: nel loro complesso le frasi e le parole enunciate
conservano una traccia indiziaria dell'animo con cui queste stesse parole
vengono pronunciate.
Ma fondamentalmente le parole di una lingua sono appunto segni; tutti i segni e
quindi anche le parole e frasi di una lingua sono lunione di un significato e di un
significante, dove significato e significante sono, non realt concrete, singole realt
concrete, ma classi astratte.
Il significato la classe dei sensi che nellesprimersi concreto sono espressi,
sono segnalati, dalla realizzazione di un segno.
Un segno ha una potenzialit di significato generale, che poi si concreta nel
riferimento a qualcosa di molto particolare. La parola "gatto" indica qualsiasi
animale riconducibile a questa categoria, ma se diciamo "guarda un gatto" ci riferiamo
a un certo tipo di gatto e cio questo senso generale si fa concreto.
Anche il significante una classe di suoni o grafie che nellesprimersi concreto
realizzano un segno.
Ci sono tanti modi per dire "gatto", tanti modi per pronunciare questa parola anche
molto diversi tra loro, come si evince dalle diverse pronunce che si fanno nei dialetti
italiani ad esempio, e quindi c' una forma a cui queste realizzazioni diverse si
riconducono.

La materialit fisica e fisiologica del parlare e delludire non contano da sole e


di per s, ma in quanto realizzazioni di classi astratte depositate nel nostro cervello, ed
proprio il cervello che comanda la produzione di particolari suoni, oppure percepisce
questi suoni e che si regolano a classi astratte potenti del suono concreto che
produciamo o che riceviamo.
Analogie di FUNZIONI tra frasi e altri segni
Nella realizzazione dei segni di una qualsiasi semiotica e in particolare delle lingue,
cio delle frasi che diciamo, i segni svolgono diverse funzioni, adempiono a
diverse funzioni:
La prima funzione la funzione espressiva: la realizzazione di ogni segno, specie
nel caso delle parole e frasi di una lingua, sono come quelli che gli studiosi del
linguaggio degli animali indicano come segnali di territorio. Anche se non vogliamo, il
modo personale di pronunciare una frase, o anche di sciverla, rivela qualcosa di noi.
La funzione espressiva quella per cui con ogni segno il soggetto che parla
rivela se stesso, si segnala: Dimmi come parli e ti dir chi sei in sostanza. E
questa la funzione espressiva che accomuna, in teoria, qualunque realizzazione di
qualunque segno,
La seconda funzione la funzione di appello o funzione pragmatica: quella per
cui con ogni segno il soggetto che parla interpella altri, in qualche modo
interagisce appunto con gli altri. E' la funzione che Peirce non era riuscito ad
individuare, cosa che invece riusc sia allo psicologo austriaco Buhler che la defin
funzione di appello, oppure lo studioso di semiotica Morris con funzione
pragmatica per cui la realizzazione di un segno uno strumento, un modo
strumentale di agire, di interagire tra le persone di una comunit che adopera un certo
codice.
La terza la funzione di rappresentazione semantica: con ogni segno il
soggetto che parla, che usa qualsiasi segno, rappresenta un contenuto, una
conoscenza, unesperienza, unidea.
E infine un segno e la sua realizzazione non vivono mai in solitudine, un segno lo
capiamo, lo usiamo e lo capiamo in rapporto con altri, almeno uno. Nei codici
semiotici molto semplici come quelli a due soli segni come le spie luminose, anche
se non ce ne rendiamo conto, c' semrpe almeno un altro segno, pu essere nascosto
ma l'altro c' sempre: ad esempio il significato di "acceso" ha sempre il suo opposto
in "spento".
La distinzione di queste funzioni ci fa elaborare dei criteri per classificare i codici, nella
loro grande variet; essi, per, possono ricondursi ad alcune grandi famiglie,
Un linguaggio appunto una famiglia di codici omogenei dal punto di vista
semantico-sintattico.
Tra tutti i linguaggi quello che chiamiamo linguaggio verbale, ma spesso
semplicemente linguaggio, il nostro linguaggio fatto di parole il linguaggio per
eccellenza. Il linguaggio per eccellenza il linguaggio verbale, cio il linguaggio che
adopera le parole (verba in latino) delle lingue storico-naturali.
Differenze salienti tra lingue e altri codici
Una lingua non un codice della certezza (linguaggio relativamente semplice), a
numero finito di segni a causa del numero oscillante dei vocaboli e della potenziale
infinit delle frasi.

Rispetto ad un linguaggio della certezza, una lingua ci si presenta non con un


numero limitato di unit fondamentali, di unit di base, come le dieci cifre, ma
con un numero illimitato di parole, anche con un numero molto grande di parole,
ma l'aspetto da sottolineare che questo numero oscillante, un numero aperto
quindi questo rende molto diversa una lingua da un linguaggio della certezza.
Ci sono altre analogie: laritmetica elementare e le lingue sono tutte e due esempi
di codici semiotici articolati, combinatori, che prevedono un numero di stringhe
potenzialmente infinito.
Nelle frasi di una lingua come nella numerazione araba o nel calcolo aritmetico, la
lettura di significanti, lattribuzione di un senso, di un valore preciso al significante, la
lettura di significanti che in superficie sono gli stessi differisce a seconda delle
strutture profonde.
Il valore di una cifra a sinistra di due punti di una divisione, ad esempio, diverso
al valore di una cifra che figura a destra, il dividendo ha un valore diverso dal
divisore, oppure tipicamente in una frazione il numeratore e il denominatore in base
alla collocazione rispetto alla barra della frazione, avranno un valore della cifra molto
diversa a seconda che figuri al numeratore a al denominatore. Questo avviene anche
nelle lingue come ci ricordano esempi tradizionali paolo picchia pietro, in cui paolo
il soggetto per la collocazione che ha in questa frase, pietro il complemento
oggetto, e per questa collocazione hanno funzioni profondamente diverse.
Al di l di queste analogie, tuttavia emergono delle profonde differenze:
Nella cifrazione araba e nelle innumerevoli operazioni della aritmetica,
riconduciamo tutto ci che vi appare a un numero limitato chiuso di elementi di base;
nel caso delle lingue, la non chiusura del vocabolario un primo tratto che le
differenzia dai calcoli.
C poi la non chiusura degli operatori sintattici, le preposizioni, le congiunzioni di
una lingua sono un numero indefinito e di numero oscillante.
Nel caso delle lingue, per tutte le parole, troviamo qualcosa che fa divergere
radicalmente le lingue rispetto ai calcoli, mancanza di un rapporto biunivoco
significanti e significati. Una parola pu essere usata come sinonimo di unaltra
continuamente, in modo imprevedibile, portarne tutto o in parte il significato di
unaltra e di conseguenza non c mai una serie di significati e una serie di significanti
stretti tra di loro da un rapporto biunivoco come quello che unisce le quantit
numeriche: ad esempio, se una certa quantit espressa dal segno 3 (tre) non sar
espressa da nessuno degli altri segni della cifrazione e daltra parte la cifra 3 (tre)
indica solo quella quantit e nessunaltra delle possibili quantit indicate dalle cifre,
non qualcosa che cambia in base all'umore di chi scrive un'operazione, serve solo
sapere far l'operazione stessa.
I sensi di una frase, poi, sono sensibili al variare delle situazioni. Le frasi di
una lingua sono soggette a letture molto diverse, proprio a seconda delle qualit
della persona che le sta realizzando, per iscritto o parlando e a seconda delle
situazioni in cui le frasi sono adoperate. C uno stretto legame, per quanto riguarda
la ricostruzione del senso di una frase, tra la frase stessa e quella che possiamo
chiamare la situazione di utenza, la situazione in cui la frase viene prodotta o
realizzata: la parola democrazia, che cos stiracchiata a seconda delle diverse
posizioni ideologiche, nella frase questo uno stato democratico pu avere un
valore molto diverso a seconda che sia detta da una persona o dallaltra.

5. Unaltra differenza importante quella che riguarda i piani di contenuto, il


contenuto dei codici, che nelle lingue non unico. Quindi una lingua caratterizzata
dalla non unicit del piano del contenuto. Nei linguaggi della certezza, o nei
calcoli, o nei linguaggi formali abbiamo a che fare con dei linguaggi che parlano
soltanto di un determinato ordine di cose, parlano sempre e solo di una certa
cosa: ad esempio nei calcoli aritmetici si parla di quantit numeriche e di operazioni
che si possono fare sulle quantit numeriche per stabilire rapporti di sinonimia o di
non sinonimia tra segni diversi previsti dal calcolo, non si parla altro che di questo.
6. Altra importante differenza, nel caso di altri codici: i segni o sono o non sono, nel
senso o sono completi oppure non valgono niente: 3+ senza aggiunta di altro
e senza un = che chiuda loperazione, qualche cosa di non sensato, non significa
niente dentro laritmetica; invece per le frasi di una lingua, uno dei tanti usi ammessi e
ben collaudati delle frasi di una lingua, proprio la loro interruzione, con uso di frasi
non ben formate. I rtori antichi latini e greci avevano individuato questa possibilit
e parlavano della significativit della interruptio. Non bisogna essere rtori, basta
girare per le strade di una citt italiana per vedere quante volte una frase insultante
tanto pi efficace se interrotta.
7. Sono tipici di una lingua quelli chiamati gli usi epilinguistici e metalingiustici
riflessivi: le parole epilinguistico e metalinguistico non sono parole comuni, sono
parole rare, ma si riferiscono ad una realt molto comune a cui siamo abituati,
come esseri umani proprio dalla nostra nascita.
Con uso epilinguistico ci riferiamo a quel formicolio di commenti, di glosse, di
spiegazioni che accompagnano il nostro parlare, in modo in riflesso. Quando diciamo
qualcosa e ci riprendiamo dicendo per dire intendevo dire che, per dire cio e
variamo la parola: ieri sera ho mangiato della pastasciutta, cio voglio dire ho
mangiato degli spaghetti, allora questo cio voglio dire che introduce, in modo
molto banale una precisazione rispetto a pastasciutta, questo un tipico uso
epilinguistico.
Invece parliamo di usi metalinguistici riflessivi per quegli usi in cui, pi
dichiaratamente, ci fermiamo su una parola che abbiamo detto, o che abbiamo
sentito, o che abbiamo letto e riflettiamo su di essa, la qualifichiamo, cerchiamo la
definizione. Un vocabolario di una lingua una tipica raccolta di usi metalinguistici
riflessivi. Con le parole della stessa lingua possiamo riflettere sulle parole stesse.
Questo un uso metalinguistico riflessivo.
Negli altri codici, conosciamo s metalinguaggi, ma diversi da quello che stiamo
analizzando. Adoperiamo una lingua storico naturale, litaliano ad esempio, per
spiegare che cosa valgono le dieci cifre della numerazione decimale araba, per
spiegare che cosa una addizione, cio adoperiamo una lingua per spiegare un altro
linguaggio, il linguaggio oggetto.
In un calcolo sono escluse adicalmente tutte le espressioni metalinguistiche
riflessive e naturalmente epilinguistiche: non possiamo dire 12+2, cio intendo
dire con 2 qualcosa di diverso da 3, uguale 14 questa una formulazione insensata;
possiamo solo dire 12+2=14 e ci sono precluse quelle possibilit di spiegazione
epilinguistica e metalinguistica riflessiva tipiche delle lingue.

[Lezione 14]
CHE COSA UNA LINGUA

La lingua un codice semiologico con segni articolati potenzialmente infiniti.


La lingua un codice semiologico per il semplice fatto che un codice che regola il
funzionamento, il valore, di segni attraverso cui si realizzano quelle
interazioni simboliche tipiche del linguaggio verbale. I segni del codice
semiologico sono segni articolati, ovvero sono decomponibili in parole,
decomponibili in unit pi piccole della frase. La lingua tipicamente una
combinatoria e il modo con cui le parole si raggruppano nelle frase (cos come
accade nelle disposizioni con ripetizione nel calcolo combinatorio) significativo per
attribuire un significato alle stesse parole di una frase, ovviamente articolato a
seconda della lingua, ma sempre significativo e rilevante per l'attribuzione di
significato al complesso della frase, alle parole che lo costituiscono e come tutte
le combinatorie il numero delle frasi potenzialmente infinito.
Le frasi si rivelano articolate di parole, e le parole si rivelano articolate di morfi,
ovvero un termine tecnico della linguistica che indica delle unit significative pi
piccole. Facciamo un esempio: la parola correvamo composta di vari elementi
ciascuno dei quali affidato a un piccolo segmento individuabile nella parola se la
confrontiamo con altre; in altri termini la parola correvamo composta dalla parte
"corr-" che indica il significato "correre", da una parte "-ev-" che (come negli altri
verbi) indica il "passato imperfetto" e infine una parte "-amo" che segnala che il
correre riferito a "soggetti plurali della prima persona".
Questa struttura ci porta a notare inevitabilmente che le lingue costruiscono la forma
e il significato delle loro parole a partire dai morfi: nella lingua ci sono due tipi di
elementi: da una parte ci sono quelli che portano il significato fondamentale di
una parola, come "corr-" e che vengono chiamati morfi lessicali, mentre dall'altra
parte troviamo dei morfi di un numero molto pi limitato, come"-ev-" oppure "-amo"
che qualificano il sostantivo, il genere, il numero in poche parole qualificano il morfo
lessicale e che sono tipicamente le desinenze o i suffissi che vengono usati per
formare i vari tempi e i modi del verbo che prendono il nome di morfi
grammaticali.
Riassumendo: la lingua formata da frasi che sono costituite da parole che sono
costituite da morfi che si distinguono in morfi lessicali e grammaticali.
Le parole hanno si raggruppano nei sintagmi. Il sintagma un gruppo di parole che
grazie alle strutture profonde di una lingua hanno un determinato valore. Ad
esempio nella frase "il cavallo bianco corre sul prato verde" si notano due sintagmi: il
primo "il cavallo bianco del capitano" a cui la struttura profonda gli assegna il valore
di soggetto, mentre "corre sul prato verde" il sintagma predicativo, ovvero quella
parte che spiega, che ci dice che cosa fa il soggetto, ovvero il cavallo bianco del
capitano.
La lingua: codice semiologico CREATIVO
Il termine creativit ha significati differenti in base agli usi, agli ambiti di studio e
possono voler dire cose anche diverse tra loro: in logica e in semiotica il termine
creativit significa variabilit: variabilit delle unit costitutive di base e variabilit
dei rapporti tra le singole unit di base e i loro significati.
"La creativit si manifesta nella variabilit del numero e del significato delle
parole e nella incalcolabilit delle sinonimie". Analizziamo la frase. Variabilit del
numero delle parole, ma quante sono le parole di una lingua? Nelle lingue di cultura,
come l'italiano, il francese, l'inglese etc... sono un numero sterminato di parole

diverse (tecnicamente lessemi) mentre nel caso delle lingue isolate, dei dialetti le
parole sono di un numero molto pi piccolo; quello che interessa che dal punto di
vista teorico il numero delle parole indefinito e aperto. Ci sono parole che una
comunit perde per strada e ci sono parole che vengono di volta in volta aggiunte:
un numero aperto, oscillante ed questo il punto essenziale. Non si tratta del
numero grezzo ma la natura oscillante e variabile di questo numero. Varia il
numero delle parole e varia soprattutto da un momento all'altro, nella stessa
comunit e attraverso il tempo il significato delle parole. In aritmetica
impensabile che una qualunque cifra, ad esempio il "3" possa avere un valore
differente a seconda di chi la usa, mentre nelle lingue questa cosa non solo possibile
ma avviene continuamente. La variabilit si riflette quindi nella incalcolabilit
delle sinonimie: i calcoli conoscono sinonimie calcolabili tale per cui ad esempio
un insieme di regole ci permette di stabilire se 14 la somma di 10 + 4 oppure no;
nelle lingue invece solamente l'uso delle frasi realizzate, dei testi prodotti che ci
consentono di poter verificare e stabilire se una parola in una frase sinonimo
di un'altra oppure no. Riprendiamo allora il concetto specificandolo meglio, ovvero
"la creativit si manifesta nella variabilit del numero e del significato delle parole che
compongono le frasi di una lingua e nella incalcolabilit delle sinonimie tra
parole e frasi".
Sorge ora spontanea una domanda: cosa nasce dalla creativit che riconosciamo nelle
lingue rispetto ad altri codici semiologici?
Una conseguenza nei processi di comprensione delle frasi di una lingua (il
carattere locale della teoria dei calcoli e logica) il valore preciso, ovvero il valore
che qualcuno include in riferimento alla frase che sta usando, parlando o scrivendo e
che risulta bene solamente se guardiamo questa parola nel contesto e nel momento
in cui esse stessa viene adoperata. Il valore generale pu variare molto da un caso
all'altro, da una persona all'altra: questa riflessione ha portato il grande studioso di
psicologia del linguaggio Eric Lenneberg ad affermare che nel parlare necessitiamo
di un "intese sul campo", di accordi non solamente a livello generale per l'uso di
una determinata lingua, ma accordi supplementari da rinnovare di volta in volta che
ci permettono di capire che cosa ci sta dicendo qualcuno oppure per poter
scegliere le prole adatte alla comprensione di qualcuno. Si sta parlando di una
natura che ineluttabilmente collaborativa per una buona produzione sia di frasi
che di comprensione. E' un qualcosa che vale in generale in tutti quegli enunciati della
nostra lingua che richiedono questa intesa sul campo, ovvero lo stabilirsi di un
rapporto collaborativo. Conseguenza di questo, o per meglio dire la conseguenza
della creativit linguistica la estendibilit imprevedibile che possono avere i
significati di parole e frasi che ognuno di noi dice. La storia delle lingue ci ha
mostrato tanti esempi di parole che rapidamente hanno mutato il loro valore, il loro
significato. Ad esempio la parola macchina attraverso il tempo e le epoche fino a
diventare sinonimo di automobile in italiano ma non nelle altre lingue, come ad
esempio nello spagnolo la parola carrozza diventata la parola per dire macchina.
Questi fenomeni di estendibilit o di restringibilit imprevedibile del
significato delle parole qualcosa che accompagna in modo naturale la vita delle
parole nella nostra lingua. E' un aspetto del vocabolario grazie al quale possiamo
comunicare e capire tante nostre esperienze e a riconoscere la presenza di una
caratteristica peculiare delle lingue, ovvero la mancanza di limiti nel campo delle
cose dicibili attraverso una lingua. Alfred Tarski gi nella met del 900 chiamava

questo con Universalismo della semantica delle lingue, intendendo con questo
che una lingua pare offrirci sempre delle risorse per dare corpo a nuove esperienze
sconosciute fino a ieri a noi, alla comunit e all'intera specie umana. Questa
mancanza di limiti nel dicibile chiamato Campo neotico di una lingua, ed il
motivo per cui una lingua riesce ad accogliere in s i piani del contenuto di un
altro codice semiologico, cose che il calcolo non pu permettersi perch
vincolato ad esprimere nozioni, calcoli e conoscenze relative a uno e solo uno dei
possibili piani di contenuti. La lingua dunque non ha questo limite e pu accogliere
piani di contenuto molto eterogenei, e questo universalismo di una lingua risponde
alle esigenze di una specie, come quella umana, che caratterizzata da una
grandissima adattivit. L'uomo ha spaziato dagli abissi marini fino ad arrivare oltre
al cielo per andare sulla luna, partito dalla caccia e pesca fino ad arrivare a una
societ industriale e di servizi attraverso epoche anche non facili, spesso radicalmente
diverse tra loro, e questa singolare specie vivente che quella umana trova nelle
lingue, nella creativit delle lingue una profonda trasformabilit dei significati e
delle parole, ha trovato uno strumento adatto per poter comunicare le
esperienze pi eteogenee che essa conosce della sua vita e nel corso del tempo.
Questa mancanza di limiti, questa estendibilit del patrimonio delle cose significabili
con una lingua una conseguenza diretta di quello che viene chiamato creativit
linguistica.
I bilanciamenti delle creativit linguistica
Il fatto che alle volte le persone usano delle parole di uso comune ma agganciare a un
senso particolare che ci sfugge, oppure quando usiamo parole che il nostro
interlocutore non comprende possono traghettare verso un rischio, ovvero la
creativit linguistica comporta il rischio di dissociazione del nostro parlare e
comunicare con la lingua. Fortunatamente le lingue stesse offrono dei
bilanciamenti alla creativit, cio delle risorse formali che permettono l'uso della
lingua con il potenziale che tipico della creativit limitando quei rischi che possono
derivare dalla dissociazione.
Il primo bilanciamento garantito dalla presenza della componente della
epiliguisticit o della metalinguisticit riflessiva, ovvero la caratteristica di poter
assumere le sue stesse parole come oggetto di riflessione e a strumento di
riflessione: ad esempio se sto parlando posso soffermarmi su una parola e
commentarla, spiegarla oppure se sto ascoltando o leggendo un testo posso
interrogare chi parla per chiedere spiegazioni o usare il dizionario se non capisco una
parola. Questo uso metalinguistico riflessivo uno strumento importante per
abituarsi ad entrare nella comprensione di parole nuove, usate in modo nuovo o
in un modo che appare inconsueto.
Il secondo bilanciamento il collegamento che la realizzazione di ogni frase
possiede con il contrasto in cui viene realizzata, cio ci aiuta a capire quel sia il
valore particolare della frase o dell'espressione, come ad esempio i pronomi
dimostrativi per stabilire un collegamento tra una frase e il relativo contesto.
Un terzo bilanciamento dato dalla grammaticalit, cio dall'ancoraggio di una
frase del suo essenziale contenuto, ad una determinata situazione. Ad
esempio dire "il cane abbaia" pu riferirsi sia a una modalit di espressione del cane,
ovvero l'abbaiare, oppure potrebbe indicare che un cane sta disturbando: l'intervento
della grammatica, tramite l'uso di quelle parole che sembrano aspecifiche ma

importanti, aiuta lo stabilirsi del senso: se dico ogni cane abbaia sto sottolineando
che in generale (ogni) sto parlando della classe dei cani, mentre se dico questo cane
abbaia (sta abbaiando) allora evidente che mi sto riferendo a una precisa
situazione, sto ancorando la frase a un contesto in un dato momento. La
grammaticit ci aiuta a regolare e orientare la nostra produzione e la comprensione
delle frasi.
[Lezione 15]
UNA LINGUA TANTE LINGUE
In linea teorica tutte le lingue del mondo hanno una pari potenzialit al servizio della
nostra capacit di esprimere e capire le parole. Ci sono una serie di caratteristiche
proprie delle lingue che noi usiamo: la indefinita estensibilit del lessico, cio
allinsieme di parole di ogni lingua possiamo aggiungerne delle nuove, non vi un
limite; oppure la indefinita estensibilit o limitabilit del significato delle parole, cio il
significato delle parole ci si rileva allanalisi come qualcosa di plastico, di deformabile,
di ampliabile o restringibile in base alle nostre necessit; linfinit di frasi o parole che
possiamo conoscere grazie alle regole della sintassi, cio anche con poche parole
possiamo costruire un numero potenzialmente infinito di frasi; la variabilit del
significato delle frasi quando una frase viene inserita in un contesto particolare. Ad
esempio nella frase il cane abbaia nel contesto di una lezione di etologia ha un
valore generale (gli animali come il cane hanno una voce che noi chiamiamo abbaiare)
ma in altri contesti pu voler dire che questo particolare cane abbaia, che in questo
momento ci sta disturbando o rallegrando perch sta abbaiando. Quindi il rapporto
sempre possibile col suo contesto di realizzazione pu fare variare il
significato, questo uno strumento potente di aggregazione di sensi diversi
alle frasi di una lingua. Infine, in una lingua c la possibilit di commentare
continuamente le parole che stiamo dicendo, di spiegarle a nostra volta, qualcosa che
si chiama uso metalinguistico riflessivo delle parole.
significativo il pensiero del danese dell'ottocento Soren Kierkegaard: Ogni lingua
offre sempre qualcosa per lottare con linesprimibile; infatti, una lingua pu
servirci a rendere conto, a portare a significazione espressione, quel che fino ad un
momento prima ci sembrava inesprimibile, questo legato non tanto al lessico ed alle
parole dei filosofi o degli scienziati ma legato alle parole della quotidianit,della
lingua del mercato, insomma della lingua pi immediatamente disponibile ad ognuno;
sono queste le parole che usate appropriatamente ci permettono di rendere conto dei
sensi nuovi che nella nostra esperienza individuale o della comunit a cui
apparteniamo dobbiamo in qualche modo riuscire ad esprimere e capire.
Il seme della differenza - variazione linguistica
Le lingue contengono in s quello che chiamiamo il seme della differenza, il
principio della differenziazione di ciascuna lingua attraverso il tempo e lo
spazio di una pluralit di lingue diverse. Una lingua deve aderire ai bisogni
espressivi dei singoli e delle comunit, non c un unico modo in cui usiamo una
lingua ma ci possono essere differenze profonde, soprattutto nella comunit di lunga
tradizione con una struttura produttiva e sociale complessa.
Queste differenze che si creano nelluso possono essere considerate da diversi
punti di vista; una importante differenza legata al fatto che proprio per la
complessit (ad esempio il numero delle parole che esistono in una lingua) non tutti

siamo in grado di conoscere tutte le parole, infatti nelle grandi lingue di cultura
dellEuropa moderna (italiano, spagnolo, inglese...) ci troviamo dinanzi a lingue il cui
vocabolario ha una estensione enorme di centinaia di migliaia di vocaboli diversi. C'
un tetto di conoscenza delle persone che si colloca tra le 60000 e 65000 parole e
75000 parole; persone linguisticamente molto colte hanno difficolt a riconoscere e
ricordare pi di 75000 parole; magari le incontrano sulla loro strada le conoscono per
un breve momento, le capiscono in un determinato contesto ma poi le RIdimenticano.
Non siamo tutti allo stesso livello grado di conoscenza ed in generale strutture di una
lingua, ma ci sono delle differenze per il diverso empowerment ,
padroneggiamento dei diversi strati sociali: queste sono le differenze
diastratiche. Attraverso gli strati sociali che esistono nelle societ possiamo vedere
emergere diverse capacit di padroneggiamento di una lingua: ad esempio chi vive in
disagio ed ha basso livello distruzione conosce assai meno parole, diversamente da
chi ha avuto livelli pi alti distruzione e vive in ambienti pi colti.
Le differenze diafasiche sono le differenze per le diverse esigenze
comunicative nei diversi tipi di uso scritto e parlato, uso formale e informale:
a secondo del tipo di discorso e di testo che vogliamo realizzare ci serviamo in modo
diverso del patrimonio linguistico che possediamo. Un messaggio tanto pi formale
quanto pi risulta esplicito, articolato, ma dipende dai contesti. Per esempio in un
articolo scientifico devo dimostrare una tesi e quindi devo costruire una serie di
premesse sostenute da una serie di ragionamenti: in questo caso la lingua deve essere
massimamente formale. Se uso la lingua scritta user l'italiano standard, non il
dialetto, perch pi vicina allo scritto, alla lingua letteraria. Tutti questi aspetti hanno
forti correlazioni che per non sono rigide. Per esempio: il linguaggio degli sms un
caso di lingua scritta altamente formale e , d'altro lato, la conferenza un caso di
parlato estremamente formale.
In una conversazione faccia a faccia con un amico ci serviamo di un vocabolario pi
gergale e pi corrente, diversamente se ci trovassimo in un contesto formale, tipo in
un colloquio di lavoro; nel rapporto faccia a faccia quotidiano spesso la parola
sostituita dal gesto, ad esempio in una conversazione a tavola con il commensale gli
diciamo "passami questo" per dire di passami il sale, ma se ci dovessimo trovare con
degli estranei adopereremmo forme differenti, del tipo "per favore le dispiace porgermi
la saliera". Siamo pi siamo spinti alla complessit quando passiamo alla scrittura
perch con un minimo di educazione ci rendiamo conto che chi legger quello che noi
stiamo scrivendo non vedr il contesto in cui stiamo producendo la frase scritta, tale
per cui siamo spinti a dare una serie di esplicitazioni per far capire quello che vogliamo
dire, ovvero dobbiamo rendere esplicite una serie di notizie di sensi che nel rapporto
faccia a faccia possiamo lasciare nellimplicito.
Le differenze diatopiche sono differenze per la diversit di esigenze e
abitudini nelle diverse aree in cui usata. Sono immagini ci fanno vedere
simbolicamente due estremi della societ italiana contemporanea: ad esempio un
operaio metalmeccanico possiamo immaginarlo in una grande impresa del nord del
paese mentre un contadino delle campagne lo collocheremo nel sud del nostro paese;
nellutilizzare il patrimonio della lingua italiana, il tipo di lavoro che fanno, lambiente
in cui si trovano di fatto creano per loro la necessit di ricorrere a sezioni diverse del
vocabolario. Cos il contadino non ha bisogno di un vocabolario tecnico legato alla
produzione metallurgica, cosa che invece un operaio deve saper usare correntemente
e viceversa. Si creano cos delle notevoli differenze tra una parte e laltra. Ad esempio

in Italia tipicamente sono molto vitali i dialetti cio le parlate locali molto diverse tra
loro, e nella loro diversit interferiscono in modo vario da una parte allaltra del paese
a seconda dei luoghi.
Ogni atto di parole unico e irripetibile, ha condizioni di comprensibilit unica, legata
alla situazione effettiva. Quindi il senso in ogni situazione pu anche uscire dalla
norma. Questo ci porta al tema della variazione linguistica. Le lingue cambiano
continuamente e cambiano continuamente grazie all'uso. La lingua dotata di
creativit perch anche noi umani siamo dotati di questa capacit di cambiare le
regole.
Una lingua si differenzia nel tempo e nascono di qui e sono queste le differenze
diacroniche: tutte le lingue sono destinate a trasformazioni pi o meno accentuate
nel tempo, perch accadono i fatti pi diversi. Ad esempio il passaggio del latino alle
lingue neoromanze neolatine dellEuropa, hanno operato delle differenze inizialmente
diastratiche nelluso del latino: Cicerone ci dice che una parola nel latino urbano colto
suonava Taurus e Aurum (Toro ed Oro) mentre nel latino rustico dei campagnoli che
guarda con un certo disprezzo dallalto, le stesse parole venivano realizzate come
Torus ed Orum prima e Toro e Oro dopo, ritrovabili tra l'altro sulle mura delle case di
Pompei. Le desinenze delle declinazioni del nome latino appaiono qui gi sparite
nelluso popolaresco.
In Italia le ondate di popolazioni germaniche esercitano il loro dominio per alcuni
secoli, e la tradizione di coloro che parlavano latino resta affidata ai ceti popolari,
ovvero a di chi diceva Oro e non Aurum.
Le differenze diastratiche possono essere assunte a modello dominante delluso
linguistico e dare luogo a differenze diacroniche tra stadi diversi di una lingua: nel
vocabolario troviamo appunto la perdita di elementi della tradizione colta e lemergere
dominante di elementi lessicali che pure esistevano ma che erano relegati alluso pi
basso della latinit come ad esempio parole come equs cedono il passo a quelle
popolaresche come Caballus da cui il nostro Cavallo.
La diversit delle parole
Anche nel mondo dei significati troviamo qualcosa di simile e di rilevante: ci sono
significati che variano attraverso il tempo, come ad esempio un verbo come in
latino tipo salio salire che voleva dire saltare , ballare ma che con il tempo subiscono
i dominatori tra V e VIII, IX secolo che hanno dominato lItalia, e quindi salio salire se
ne va per sue strade per dire ascendere, salire in alto in aria italiana mentre in area
iberica spagnola prende un significato diverso e vuole dire uscire .uscire da un
luogo.
inoltre cambia poi in relazione al mezzo che usiamo per comunicare, per trasmettere i
segni (variazione diamesica), per esempio il parlato, lo scritto, l'endofasia (parlare
tra s e s) e poi ci sono anche le variazioni in relazione al livello di formalit
(variazione diafasica).

[Lezione 16]
FAMIGLIE E TIPI DI LINGUE
Lunica capacit umana del linguaggio di usare parole per capire e farsi capire si poi
differenziata, ha dato luogo ad una grande variet di lingue diverse. Infatti una stessa

lingua pu attraverso il tempo, attraverso gli strati sociali, assumere forme differenti; i
risultati di questa spinta alla differenziazione hanno creato la pluralit delle lingue. A
partire dagli anni '50 del novecento venuta completando il censimento delle lingue
che si parlano nel mondo. Di anno in anno il numero si precisato e, lentamente,
abbiamo maturato anche a livello colto, a livello scientifico, la conoscenza che le
lingue del mondo, le lingue che gli esseri umani parlano, sono tante e diverse; il
numero di lingue diverse si enumera ad oggi a quasi 7000, numero che
probabilmente crescer ancora.
Famiglie linguistiche
Oltre alla progressiva scoperta della pluralit delle lingue, si nota una rassomiglianza
tra lingue e quindi l'esistenza di famiglie linguistiche.
Infatti, pur nella loro diversit, alcune lingue mostrano delle affinit, ma solo con
alcune altre. Se guardiamo alle lingue in uso nell'Europa moderna ci rendiamo conto
che tra italiano, francese e spagnolo ci sono si delle profonde diversit ma
confrontando queste lingue con il russo oppure con il tedesco vediamo che ci sono dei
caratteri, delle affinit delle parole, che accomunano queste lingue (italiano, francese
e spagnolo) e le differenziano da altre lingue che a loro volta hanno delle loro affinit
con altre lingue.
Quindi ci sono delle affinit tra lingue che permettono di raggruppare le lingue in
famiglie, che chiamiamo famiglie genetiche, perch dietro queste affinit si nasconde
il fatto che una tradizione linguistica inizialmente unitaria si differenzia dando luogo a
lingue diverse che per conservano tracce della loro radice comune. Grazie al
progredire degli studi su queste affinit genetiche, la enorme variet delle lingue del
mondo, quel numero di 7000, si lascia ridurre alla individuazione di una serie di
famiglie di lingue che presentano forti affinit tra di loro.
Le principali famiglie linguistiche sono:
- famiglia delle lingue indoeuropee, la pi importante per numero di parlanti, per
rilevanza storico culturale ed anche per rilevanza geografica: oltre alla zona europea
propriamente detta, anche l'antico sanscrito e le altre lingue dell'india antica
medievale appartengono a questa grande famiglia.
- famiglia delle lingue semitiche, a cui appartengono l'ebraico biblico, riparlato oggi
negli ultimi 50 anni molto attivamente in Israele, e l'arabo che attraverso la religione
islamica e il corano si diffuso dall' Arabia in una vastissima area del mondo.
- famiglia uralo-altaica, che abbraccia lingue parlate tra gli Urali e l'attuale Russia
meridionale e il nord ed il sud dell'Europa. Appartengono a questa famiglia sia il turco,
che parlato sia in Turchia sia in buona parte dell'Asia centrale, sia, molto importante
per noi europei, il ramo ugro-finnico rappresentato dall'ungherese e dal finlandese.
Accanto a queste tre grandi famiglie, che coprono buona parte del pianeta, troviamo
altre famiglie linguistiche tra cui il cinese, le lingue africane (tra cui primeggiano le
lingue bantu), in America le lingue amerindiane (le lingue degli indiani d'America del
nord e del sud), ecc.
87) Consistenza della base demografica delle lingue
Le lingue hanno una diversa base demografica, infatti, non tutte le 7000 lingue
conosciute sono parlate dallo stesso numero di parlanti, ma ci sono profonde
differenziazioni nel numero di parlanti di una lingua. Se guardiamo a tutte le 7000
lingue del mondo vediamo che solo una piccola parte, meno di un sesto del totale

delle lingue del mondo, parlato da almeno 100mila persone o di pi. Per contro ci
sono quasi 4000 lingue, cio pi della met delle lingue in uso oggi nel mondo,che
sono usate da gruppi demografici inferiori a diecimila locutori. Quindi ci sono delle
grandi escursioni, delle grandi differenze nella base demografica delle lingue e
naturalmente questo pesa sull'importanza, sulla rilevanza delle lingue.
88) Le grandi lingue transglottiche
Le grandi lingue transglottiche sono il risultato in buona parte dell'imponenza della
base demografica iniziale che queste lingue hanno avuto. Chiamiamo lingue
transglottiche quelle lingue che hanno certamente radice in una precisa base
demografica, inizialmente circoscritta, anche se cospicua numericamente e che poi da
una certa area si sono diffuse per il mondo. Tutti sanno che oggi in atto una grande
espansione dell'inglese nel mondo, ma l'inglese non l'unica delle lingue
transglottiche che unificano linguisticamente le pi disparate aree del mondo.
Dobbiamo tenere conto di parecchie lingue transglottiche:
Anzitutto l'arabo standard, che oggi appunto parlato in una vastissima area
dall'Africa all'Asia centrale attraverso naturalmente il medio oriente. Seconda lingua
transglottica di grande importanza il cinese mandarino che parlato oggi da oltre un
miliardo di persone in Cina, nella Repubblica Popolare Cinese, ed in vaste aree del sud
est asiatico. Il francese che ha avuto grande fortuna come lingua transglottica nella
diplomazia, nella cultura, nell'intellettualit nei secoli tra 500 e 800 e 900 e che
tutt'ora una lingua parlata non solo in Francia ma come lingua di servizio in buona
parte dell'africa nera e in una parte del Canada. L'inglese , al momento attuale, la
pi fortunata delle lingue transglottiche. E' parlata come lingua nativa in diversi paesi
del mondo: Gran Bretagna, il Canada, Stati Uniti, Australia, e da questi paesi e
soprattutto da Gran Bretagna e Stati Uniti si diffusa poi come lingua di servizio, cio
come lingua che accanto alle lingue locali viene parlata negli uffici, nell'informazione,
nella vita politica, negli studi in oltre una sessantina di paesi nel mondo. Tra le lingue
transglottiche ( minori) possiamo ricordare anche l'italiano, il portoghese, il russo, lo
spagnolo, il tedesco, il Bengali Hindi e Urdu ( 3 lingue dell'india moderna) e il
giapponese. Queste lingue hanno naturalmente una funzione importante nel mondo
moderno, consentono rapporti tra popolazioni e lingue diverse e tutte, dal pi al meno,
influiscono sulle 7000 lingue parlate ed hanno un forte interscambio tra di loro. tutte le
lingue transglottiche, quindi, sono in contatto tra di loro, ma la loro funzione non
quella di essere lingue in contatto tra di loro o lingue di contatto tra le popolazioni, la
loro funzione dominante quella di essere lingue di una particolare, determinata,
comunit in funzione della quale sono nate, si sviluppano, sono usate.
89) Lingue "di contatto": lingua franca, pidgin, creolo, gli inglesi
Sono chiamate per eccellenza lingue di contatto la lingua franca, pidgin, creolo, e gli
inglesi.
Intendiamo per lingua di contatto una lingua che nasce e vive essenzialmente in
funzione del favorire il contatto tra popolazioni. Sotto questa etichetta unitaria ci sono
grandi differenze. Una lingua di contatto nota in tutto il Mediterraneo stata nei secoli
del tardo Medioevo e della prima et moderna quella che veniva chiamata lingua
franca. Una lingua sostanzialmente a base italiana, veneziana, genovese, e che veniva
parlata a fini commerciali in tutto il bacino del mediterraneo per favorire gli scambi
commerciali.

Ci sono, poi, innumerevoli pidgin e creoli: per pidgin, si intendono lingue di contatto
che sono nate in diverse aree del mondo dalla trasformazione delle lingue di
colonizzazione francese, olandese, inglese, spagnolo; trasformazione ad opera dei
parlanti di comunit locali che, per comunicare con i colonizzatori ed anche per
trafficare con loro, hanno sviluppato queste lingue.
Pidgin il nome di lingue di contatto e il nome della lingua deriva probabilmente dalla
pronuncia cinese dell'inglese business. Conosciamo molti pidgin nel mondo. Accade
che, in molte aree del mondo, un pidgin dia luogo ad un creolo, dal francese crole e
da una parola di origina spagnola.
Creolo indica un pidgin che si nativizzato. E' diventato non solo pi una lingua di
contatto ma ridiventato ex novo una lingua di uso comune nella vita quotidiana.
E' quello che sta accadendo all'inglese. L'inglese nasce come tradizione linguistica
unitaria in Gran Bretagna, conosce una prima differenziazione notevole nell'inglese
d'America, che parlato con pronunce ed un vocabolario abbastanza diverso
dall'inglese britannico. L'espansione enorme dell'inglese nel mondo in una sessantina
di paesi, sta portando al costituirsi di grandi formazioni linguistiche nuove
differenziate, come per esempio l'inglese indiano che parlato da centinaia di milioni
di persone in una forma notevolmente diversa dall'inglese britannico e americano.

[Lezione 17]
GLI USI SPECIALI DELLE LINGUE
La lingua un codice semiologico con segni articolati potenzialmente infiniti.
La lingua un codice semiologico per

[Lezione 18]
DISCORSI E TESTI: UNA TIPOLOGIA
La lingua un codice semiologico con segni articolati potenzialmente infiniti.
La lingua un codice semiologico per

Allora, scusate il rallentamento nelle risposte degli ultimi due giorni: ho l'influenza, peraltro mi rendo conto di non avere
inserito l'appuntamento che teniamo normalmente il gioved pomeriggio. Sono pi debole di quando iniziata (marted
per estetica sono riuscito a farla, oggi sono pi in difficolt.
In generale le vostre risposte su Morris e Buhler sono corrette. La sintesi che ne fa De Mauro, collegata a Saussure e a
tutto ci che avete studiato fino ad ora porta ad identificare attraverso le funzioni dei segni, le dimensioni attraverso le
quali studiare i codici (sistemi di segni) questa:
1) Dimensione sintattica: riguarda le relazioni dei segni con gli altri segni dell'intero sistema. Si collega alla teoria del
valore linguistico di Saussure che abbiamo iniziato ad affrontare, sia attraverso i vostri esempi che attraverso quanto vi
ho scritto riguardo ai semafori o al campo semantico delle emozioni negative legate alla paura. Le relazioni che
individuano i confini e l'identit dei segni coinvolgono quelli che abbiamo chiamato "tratti pertinenti".
2) Dimensione semantica: riguarda il contenuto dei segni (funzione rappresentativa di Buhler e funzione semantica di
Morris). Nella nostra prospettiva riguarda il rapporto fra significati e sensi. Dato che parliamo non di un singolo segno,
ma di un intero sistema di segni (la lingua italiana, la segnaletica stradale, l'aritmetica elementare) riguarda l'insieme dei
significati del sistema e quindi anche tutti i sensi che sono in grado di esprimere. Alcuni sistemi riguardano aree molto
circoscritte dell'esperienza umana (la segnaletica riguarda la regolazione del traffico, l'aritmetica, riguarda tutte le
relazioni fra quantit esprimibili attraverso le operazioni aritmetiche, le lingue hanno un campo semantico

sostanzialmente illimitato. Di cosa non possiamo parlare con le nostre lingue?


3) Dimensione espressiva: riguarda la realizzazione effettiva dei segni di un sistema. Implica quindi le relazioni fra
l'insieme dei significanti di un sistema e le loro realizzazioni concrete. Ingloba per diversi aspetti la funzione espressiva di
Buhler. La dimensione espressiva e la dimensione semantica sono intrecciate alla dimensione sintattica: i tratti pertinenti
sul piano dell'espressione e sul piano del contenuto determinano i confini tra i segni sia nel campo delle possibili
realizzazioni che nel campo dei possibili sensi.
4) Dimensione pragmatica: riguarda l'insieme degli usi che si possono fare dei segni di un codice/sistema di segni.
Il legame con la funzione di appello dei segni e con la funzione pragmatica sono evidenti. La dimensione pragmatica in
realt anch'essa fondamentale: non possiamo usarla per le classificazioni, perch sistemi diversi potrebbero avere
funzioni simili (ma non identiche perch la complessit sintattica conta eccome). Per l'uso concreto degli utenti a
determinare la scelta dei tratti pertinenti e con questo vediamo come il sistema delle dimensioni sia interdipendente.

LINGUAGGI DELLA CERTEZZA E LINGUAGGI DELL'ANALISI


1) un segno globale se non pu essere scomposto in parti dotate di diverso significato (o almeno di un qualche valore distintivo come accade
ai fonemi, che non hanno significato ma distinguono diversi significanti;
2) i linguaggi della certezza sono i sistemi di segni pi semplici. Sono quindi fra i sistemi a segni globali, ma ci sono sistemi a segni globali pi
complessi (per esempio con sinonimi);
3) un sistema di segni a segni globali se tutti i suoi segni sono globali (non articolati in parti), articolato se ha almeno un segno articolato;
4) i linguaggi dell'analisi sono appunto tutti i linguaggi articolati in unit minime. Come dice lei, gli ideogrammi e il linguaggio napoletano dei gesti
non sono articolati e quindi non sono linguaggi dell'analisi. Sono inseriti nella lezione sui linguaggi dell'analisi solo per contrasto (e per parlare di
altri sistemi di segni globali ma pi complessi dei codici della certezza).

Un segno lunit pi piccola in cui pu essere divisa un interazione comunicativa.


Dove per interazione si intende lazione, linfluenza reciproca di due elementi.
In particolare l interazione che avviene mediante luso di segni o simboli, si definisce segnica o simbolica, dove per simbolo, per segno si intende
qualcosa che si connette a qualcosaltro.
In tal senso Aristotele, nel quarto secolo, definiva le parole come simbolo o segno, ossia, per il loro essere connesse a qualcosaltro, ossia ad un
contenuto, un significato che chi parla e chi ascolta attribuiscono alle parole.
Ogni segno presenta un duplice piano: quello dellespressione e quello del contenuto.
Sul piano dellespressione (quello concreto) un segno un segnale fisicamente presente, percepibile (una sequenza di suoni, una variazione di
stato fisico, unimmagine, un gesto, una spia) che rimanda a qualcosa di non necessariamente presente (astratto).
Quando il segnale viene fisicamente prodotto, chi lo intercetta lo riconosce perch lo riconduce alla classe astratte dei segnali che ha nel proprio
cervello (il significante), che rimanda a sua volta alla classe astratta dei sensi (Significato).
Un segno, nella sua potenzialit espressiva astratto in quanto, come afferma Ferdinand De Saussure, uno dei padri della Semiotica, l unione
di due classi astratte: significato e significante.
Il significato il contenuto del segno ossia uninsieme di caratteristiche, di tratti pertinenti.
Nella sua realizzazione concreta, nellespressione concreta, chi produce il segno seleziona solo alcuni tratti pertinenti, ossia la parte soggettiva
del contenuto ossia il senso.
Il Significante linsieme di suoni, grafie che nellespressione concreta realizzano il segno.
Nel circuito della comunicazione concreta, la parol di Saussurre, ossia lespressione concreta, ha come punto di partenza il cervello del
parlante, che contiene concetti, schemi astratti (lang) che sono connessi ad un immagine acustica.
Attraverso la bocca, limmagine acustica viene fisicamente prodotta, diviene segnale/espressione concreta, che arriva, attraverso lorecchio, al
cervello dellascoltatore che riconduce il segnale ad unimmagine acustica ed al concetto ad esso collegato: in questo momento che latto
comunicativo concreto acquista senso e valore.
Per Pierce, che definisce il segno come qualcosa che da un lato determinato da un oggetto (ossia da un contenuto che vuole trasmettere) e
dallaltro determina unidea (interpetrante) nella mente di chi lo riceve, i segni si distinguono in 3 tipologie in base al rapporto che sussiste tra il
segno ed il concetto che esso vuole trasmettere:
1)segni indice: il rapporto di continuit fisica, naturale (es:nuvole nere)
2) segni icone: il rapporto di somiglianza (la maggiore o minore somiglianza si definisce margine di arbitrariet) (foto, quadro)
3) legisegni o simboli: rapporto convenzionale (parole):
avete risposto bene. Il concetto di segno inteso come unione di due classi astratte (significante e significato) individuate da una collezione di tratti
pertinenti stato compreso pienamente.
Anche la relazione dei segni con gli atti comunicativi concreti (composti da segnale fisico e senso) stata ben assimilata.
Le dimensioni del segno sono state comprese bene, ma dovreste ora metterle in relazione con la teoria saussuriana del segno (quella che avete
esposto). Per esempio: la dimensione sintattica collegata ai tratti pertinenti (che definiscono i confini e le identit dei segni, determinandone
anche le relazioni specifiche).
atti comunicativi

Gli atti comunicativi sono unici e irripetibili,infatti,quando parliamo produciamo un atto linguistico,che l'unione di una espressione concreta e di
un contenuto concreto detto SENSO.Tale atto concreto appunto individuale e irripetibile come lo sono le fonie perch nella loro materialit non
possono essere riprodotte,nemmeno dallo stesso parlante nello stesso modo.Un parlante che pronuncia due volte la parola CANE la pronunzier
in modo diverso.Riusciamo a capirci perch come dice DE SAUSSURE ' la materialit fisica e fisiologica del parlare e dell'udire non contano da
sole e di per s ma come realizzazioni di classi astratte depositate nel nostro cervello.
L'intervento corretto: gli atti comunicativi sono unici, sia dal punto di vista del segnale fisico (sequenze di suoni, sequenze di grafemi, segnali
visivi come quelli prodotti dai semafori). Lo stesso vale per il senso, che legato al contesto di enunciazione (la situazione in cui sono prodotti gli
atti comunicativi) che comprende i vari elementi in gioco: il luogo, il tempo, le interazioni precedenti, le conoscenze, i valori, le esperienze
precedenti, la situazione emotiva delle persone coinvolte.
Giustamente quindi l'autore del post scrive che gli elementi concreti della comunicazione non sono sufficienti a spiegare i processi di
comprensione degli atti comunicativi: contanti infatti i modelli, le astrazioni, che in qualche modo sono presenti nella nostra mente (o se volete,
nelle reti di connessioni neurali del nostro sistema nervoso centrale).