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LEOPARDI

SISTEMA FILOSOFICO E PESSIMISMO LEOPARDIANO


Leopardi parla spesso di 'mio pensiero' o 'teorie' riferendosi ad alcune sue riflessioni, ma il suo
metodo filosofico rimane comunque asistematico, anzi lui stesso rifiuta l'uso specialistico della
filosofia, dichiarando che lui pensa non in quanto filosofo, ma in quanto uomo.
Il vero che interessa a Leopardi sia il vero dell'Io, che il vero sociale dei molti, quindi ogni ipotesi
deve verificarsi sulla base dell'esperienza proprio, ma anche sulla base dell'esperienza sociale,
presentando quindi sia una carattere soggettivo, che un carattere oggettivo.
Postuma alla conversione al Bello, cio quando Leopardi smise di studiare ogni volume a sua
disposizione per concentrarsi sul suo senso estetico, la prima riflessione filosofica, sulla scia
dell'Illuminismo e quindi del Classicismo.
Leopardi affronta fin da subito il problema dell'infelicit umana, che in questa fase non fatta
dipendere dalla natura, che invece vista coma una entit positiva e benefica, perch offre illusioni
che l'uomo allo stato di natura poteva cogliere.
L'infelicit dell'uomo non dunque costitutiva, ma storica. Il progresso storico-culturale ha rotto
l'armonia fra vita e natura e la ragione ha distrutto le illusioni e le speranze, siamo figli del 'Cogito
Ergo Sum', il razionalismo si imposto sulla serena ingenuit degli uomini antichi. la cosiddetta
fase del pessimismo storico.
Ben presto questo sistema entra in crisi. Leopardi abbandona progressivamente il cattolicesimo, per
abbracciare il sensismo e il materialismo, abbandona la possibilit dell'esistenza di elementi
spirituali, il corpo uomo, materiale pensante.
Nasce come conseguenza la 'Teoria del Piacere', l'uomo tende a desiderare ben al di sopra di ci che
effettivamente conseguito o conseguibile, quindi l'infelicit dell'uomo dipende dalla sua natura di
essere insaziabile.
La nuova concezione di natura quella che vede la vita dell'uomo, come conseguenza stessa della
sua esistenza, come una serie infinita di delusioni, di sofferenze e di noia, con l'unico scopo di
raggiungere la morte. Il pessimismo da storico diviene cosmico, perch si adatta alla dimensione
totale, ma anche un pessimismo ontologico perch la vita stessa e problematica in quanto tale.
Il giudizio sul progresso, e di conseguenza quello sulla ragione ambivalente, ha carattere sia
positivo che negativo, la civilt ha permesso lo smascheramento della misera condizione umana e
permette la visione della realt cosi come , ma facendo ci ha condannato l'uomo ad una vita di
sofferenze consce e ha reso l'uomo fragile ed egoista, trasformando la vita sociale in una lotta tutti
contro tutti.
Con l'ultima produzione letteraria, ci sar un'ulteriore evoluzione del pensiero leopardiano
('Ginestra'), pur non rinnegando il pessimismo della realt e della vita umana Leopardi invita gli
esseri umani ad unirsi in una Social-Catena per resistere tutti insieme alle difficolt inevitabili della
vita, il Leopardi progressista.
LA POETICA.
Nella disputa fra classici e romantici, Leopardi si schiera contro il romanticismo e il suo modo di
intendere il rapporto fra poesia e sensi, che di fatto stato interrotto, facendo perdere alla poesia la
sua principale ragione.
La poesia di Leopardi si serve dei sensi per creare un forte effetto nel lettore, ha il compito di
ristabilire un legame diretto e primitivo fra natura e immaginazione, a partire proprio dai sensi
contrapposti all'intelletto.
Uno dei modi per riconnettersi alla natura lo studio dei classici; il classicismo leopardiano si fonda
sulla condanna del presente, dove la ragione ha distrutto le illusioni e i rapporti diretti con la natura,
riconquistatili sono con l'immaginazione e i sensi. La poesia consente garantire un appoggio
estremo al bisogno antropologico di illudersi e di sentire la natura come entit legata all'uomo. Il
classicismo leopardiano non ha nulla di tradizionalistico.
Come per i romantici, la poesia per Leopardi ha un carattere sociale, ma non si tratta, come per gli
altri romantici italiani, di un bisogno di rinnovamento e quindi di una poesia di carattere

propagandistico, ma di un bisogno di rifuggire dal mondo moderno che priva l'umanit di valori,
virt e immaginazione.
Altri punti di contatto con i romantici (Coleridge, Schegel) sono la scissione io-mondo e la tensione
tra uomo e natura, nonch i temi come l'angoscia, il dolore, l'infinito, il mistero, mentre sono
inconciliabili l'ideologia materialista e il rifiuto dell'irrazionalismo.
Poesia deve corrispondere all'aspirazione umana al piacere e per questo si deve servire di tecniche
specifiche. Per mirare ad un'espressivit indeterminata Leopardi ricorre ad una ricerca di vocaboli
capaci di esprimere tendenze al vago o all'indefinito, oppure capaci di offrire prospettive
polisemiche.
La poesia deve far leva sulla memoria e sul desiderio e ricorre quindi all'uso dei ricordi e
dell'immaginazione, riuscendo cos a dare tensione verso il piacere e ad accrescere la vitalit.
Quando, nel 1823, l'idea di natura madre venne meno, sostituita dall'immagine di natura matrigna
crudele, venne meno anche la fiducia nella poesia e nella sua capacit di dar voce alla antiche
illusioni, che messa da parte fu sostituita dalla prosa (dagli Idilli alle Operette).
Con la ripresa, nel 1828, dell'uso della poesia consiste nella ripresa dell'uso della memoria, delle
passioni, dei desideri e della ricerca del vago.
Verr per meno la contrapposizione tra poesia e filosofia, anzi la poesia sar accostata ad un
desiderio di ragionare, all'esigenza di pensiero. Cambia il compito sociale della poesia, essa non
deve pi ristabilire le illusioni, ma stabilire il vero e comunicarlo all'uomo. La nuova poesia
diventa poesia filosofica.
LE OPERETTE MORALI.
Tra il gennaio e il novembre 1824, Leopardi scrive 20 prose di argomento filosofico con taglio
satirico, sotto forma di narrazione o dialoghi. La prima edizione di tutte e 20 le opere avviene a
Milano nel giugno del 1827, la seconda, a Firenze, conta 25 opere, la terza invece, a Napoli, viene
bloccata dalla censura. La versione definitiva postuma e curata dall'amico Ranieri e secondo la
volont dell'autore conteneva solo 24 opere.
Le Operette Morali si aprono con la Storia Del Genere Umano, una prosa che narra in una
prospettiva mitica e allegorica le vicende dell'umanit, raggruppate in varie epoche e tutte segnata
dalla ricerca della felicit, contro una perpetua noia. Giove manda sulla terra i fantasmi di Giustizia,
Virt, Gloria e Amor Patrio, che saranno richiamati dalla Verit, a eccezion di Amore, che rimarr
sulla terra.
In quest'opera confluisce tutta la riflessione filosofica di Leopardi: il pessimismo, il materialismo e
la critica alle ideologie borghesi (moderatismo liberale, cattolicesimo, progressismo scientista).
L'ironia segna una fase di provvisorio disimpegno civile e di distacco.
Erano concepite come un opera unitaria e organica, tuttavia presentano una struttura assai variegata,
nei tipi di narrazione, nei personaggi (storici, mitici, personificazioni), nelle ambientazioni e nelle
epoche storiche.
Vuole mostrare il vero e smascherare le mistificazioni illusorie e colpevoli, il fine pratico giustifica
l'aggettivo Morali nel titolo, mentre la ragion d'essere del diminutivo Operette da ricercarsi nel
carattere satirico dell'opera.
La satira riconoscibile dall'uso di un registro comico per raccontare eventi tragici e nell'uso della
contaminazioni dei generi, delle forme e dei registri (i dialoghi di Luciano sono esplicitamente
ripresi e citati). Il punto di vista ironico anche difronte a argomenti filosofici dolorosi o terribili.
Numerosi temi sono trattati, ripresi e ampliati all'interno del testo.
Un tema fondamentale la teoria del piacere, a cui si riconnette il tema della natura e della civilt.
Un altro tema rilevante quello legato alle virt, viene impostata una critica alle costanti della
natura umana e del pensiero moderno, quali l'antropocentrismo (marginalit dell'uomo), il mito del
progresso (superiorit degli antichi), la prospettiva religiosa (illusione riparatoria).
Nel classicismo leopardiano presente anche una ricerca di variet e ricchezza e questo lo allontana

sia dal rigore purista che dalla lingua ricercata dai romantici.
Sia per Leopardi che per Manzoni la piccola-media borghesia era il pubblico pi naturale, solo che
per Manzoni esso era il ceto laborioso e onesto che doveva costruire l'Italia equa e cattolica, mentre
per Leopardi era il principale referente polemico, cio dimostra la coesistenza nelle Operette di un
intento filosofico costruttivo e di un atteggiamento critico distruttivo.
L'ironia e il riso servono a distruggere la morale tradizionale e a presentare una nuova forma di
moralit che si cali dentro l'esperienza concreata, ma hanno anche una funzione liberatoria e
positiva, ridere pu aiutare gli uomini a superare la scoperta del dolore.
PARALIPOMENI DELLA BATRACOMIOMACHIA
Questo poemetto eroicomico di otto canti in ottave rappresenta la prova pi alta e impegnata del
registro satirico di Leopardi.
La pubblicazione postuma nel 1842 a Parigi riscosse un'unanime condanna, sia per la tagliente e
antieroica rappresentazione del Risorgimento, sia per la filosofia strettamente materialistica.
Il titolo significa letteralmente 'cose tralasciate della guerra fra topi e rane' e allude ad
un'integrazione dell'opera pseudomerica 'Batracomiomachia', che qui viene ampliata e terminata.
L'argomento fiabesco e riguarda l'epico scontro fra i topi abitanti di Topaia e i granchi invasori, ed
facile leggere un'allegoria degli austriaci e dei liberali italiani nelle vicende tra il 1815 e il 1821,
cio il clima repressivo della Restaurazione e moti del 20-21.
Il genere poematico comporta l'abbandono del registro lirico e la scelta di un andamento narrativo,
segnato da una tensione critico-sarcastica verso i miti moderni: lo spiritualismo cristiano, la fiducia
nel progresso, l'antropocentrismo.
La parodia lampante, le lotte politiche liberali sono derise sotto ogni aspetto, nell'atto di attendere
il soccorso straniero e nella fiducia nel modello monarchico-costituzionale. Leopardi delinea la
limitatezza del risorgimento italiano, la tendenza al compromesso, i velleitarismo, l'opportunismo,
l'ingenuit e la mancanza di organizzazione dei patrioti.
I CANTI
Il libro dei canti conta 41 compimenti di diversa lunghezza, composti tra il 1816 e il 1837.
La prima edizione conteneva 23 testi e venne effettuata a Firenze nel 1831, una seconda di 39
componimenti avvenne a Napoli nel 1835, ma la versione definitiva venne pubblicata postuma nel
1845 a Firenze, presso l'editore Le Monnier a cura di Antonio Ranieri.
La struttura dei Canti risente di diverse esigenze e intenzioni: l'ordine cronologico, quello di genere
e quello tematico, ma in ogni caso va sottolineato l'autonomia e la compiutezza di ogni
componimento.
Si pu suddividere la produzione poetica leopardiana in tre diverse fasi, sull'onda delle tre fasi del
pensiero leopardiano: la prima (18-22) vede le canzoni civili e gli idilli, la seconda (28-30) i canti
pisano-recanatesi, mentre l'ultima fase (31-37) corrisponde ad una nuova poetica e presenta i testi
d'amore del 'ciclo di Aspasia', le canzoni sepolcrali e i componimenti impegnati.
Lirica Moderna.
Leopardi vede una netta contrapposizione fra modernit e poesia: la poesia vera quella degli
antichi, primitiva, colma di illusioni e di indefinitezza.
La modernit con la sua ragione ha distrutto le illusione e seccato l'immaginazione, Leopardi
concorda con Schiller (e anche con Madame de Stael) sul fatto che ai moderni non resta altro che la
poesia sentimentale, cio quella poesia mediata dalla ragione , dove l'immaginazione ridotta al
nulla.
In un primo momento, con le canzoni civili e gli idilli, Leopardi tenta di ridare vita alla illusioni
antiche attraverso lo studio e il recupero degli autori classici. Dai canti pisano-recanatesi in poi
Leopardi scommette sulla distruzione delle illusioni e le tratta come tali, o piangendone la caduta, o
smascherandone la falsit. Tra questa due fasi vi la prosa delle operette morali.
Leopardi pone la lirica quale massima espressione linguistica dell'uomo, nonch unica rimasta ai
moderni. La lirica di Leopardi viene concepita e praticata in modo rinnovato rispetto alla tradizione

precedente, che fonda le sue radici nei canoni imposti da Petrarca. Il Canzoniere si pu definire
come la parabola di un io letterario, che trasfigura l'esperienza, quindi la lirica petrarchesca si fonda
sulla centralit del soggetto quale istituzione letteraria.
Per Leopardi l'io diviene concreto e tangibile, quasi biografico, come dimostrano le affermazioni in
prima persona (L'Infinito). Questa concezione si rafforza nei canti pisano-recanatesi, come in A
Silvia, dove la soggettivizzazione della lirica ne segna la modernit.
Un'altra novit la tendenza all'oggetivazione, cio all'argomentazione, alla dimostrazione teorica e
dunque anche filosofica. Il soggetto petrarchesco esprime le sue emozioni, pi che i suoi
ragionamenti, quello leopardiano un soggetto pensante.
Il pensiero si fonda sull'esperienza, il ragionamento attribuito al soggetto e deriva dalla sua
concezione specifica, es: 'sedendo e mirando'.
Il paesaggio.
Il paesaggio nei Canti non pi fatto a misura di soggetto, nel Canzoniere all'amante felice la
natura offriva uno specchio e un soccorso.
Il Leopardi, invece, si configura una tensione fra soggetto e paesaggio, sul solco della tensione
uomo-natura.
Il paesaggio ha valore doppio, una bellezza quasi ambigua: in A Silvia il 'maggio odoroso' pronto
a trasformarsi in un arido inverso che segner la morte della protagonista , l'incanto del paesaggio
pronto a scattare come una trappola.
La mancanza della dimensione del 'paesaggio-stato d'animo' rilevabile anche nell'Infinito, dove
tutti gli elementi esplicitamente citati non valgono per ci che sono o per ci che esprimono, ma per
quello che il soggetto mette in scena al di la di essi.
Anche il Canto Notturno di un Pastore Errante D'Asia contiene un nucleo oscuro e minaccioso,
dove la natura ostile ed estreme, non per la negativit, ma per la mancanza di significato, espressa
nell'indifferenza tra soggetto e natura. Questa assenza di significato sottolinea il venir meno del
privilegio del privilegio umano ne cosmo, in quest'opera riprende l'antropocentrismo gi oggetto di
satira nelle Operette Morali: la terra non fatta per l'uomo e neppure l'universo, anzi nessuno dei
due fatto per alcun essere vivente.
Metri, forme, stile, lingua.
La Canzonetta ha pochissima rilevanza nei Canti, cosi come sono del tutto assenti le forme
predilette dei poeti neoclassici e del Foscolo, l'ode e il sonetto, ma Leopardi non abolisce le forme
metriche tradizionali, ma le rinnova dall'interno e le piega alle sue esigenze espressive.
Nei Canti non ci sono metri diversi dall'endecasillabo o da settenario, ma questi metri sono forzati
verso nuove e personali sonorit, attribuendo una funzione di primo piano all'enjambement.
A partire da A Silvia, Leopardi inaugura un tipo di canzone radicalmente mutato, definita canzone
libera, basata sull'alternanza di endecasillabi e settenari, nonch nella disposizione delle rime, oltre
al diverso numero di versi in ogni strofa. Prevale l'uso lirico dell'endecasillabo sciolto (fin'ora usato
per uso civile).
Le scelte linguistiche risentono di una intesa elaborazione teorica intorno alla lingua in se e in
particolare alla lingua filosofica. Leopardi preferisce utilizzare parole che esprimano vaghezza,
distanza, indefinitezza, ma che non portino all'imprecisione o alla sfocatezza, ma alla ricchezza e
alla complessit, e che siano in grado allo stesso tempo di esprimere idee e di permettere al lettore
di immaginare.
Prima fase poetica leopardiana.
Gli anni che vanno dal 1818 al 1822 sono caratterizzati da un'evoluzione rapidissima delle posizioni
leopardiane. Il distacco dalla formazione cristiana e dall'atteggiamento reazionario della famiglia, il
bisogno di nuovi orizzonti di valori e l'adesione ad una prospettiva materialista e pessimista
determinarono un'inquieta ricerca di forme di scrittura in grado di esprimere bisogni, intenzioni e
riflessioni del tutto nuove.
Da una parte abbiamo le canzoni civili, dall'altra gli Idilli. Nelle canzoni Leopardi tenta una poesia
impegnata, dapprima strettamente patriottica, ricorrendo alla struttura tradizionale della canzone.
Negli Idilli sperimenta una poesia pi modernamente lirica, di tipo sentimentale, pi intima e

concentrata. Sia nelle une che negli altri si affaccia un bisogno di espressione di tipo esistenziale,
nonch di tendenza alla riflessione filosofica. L'impegno patriottico e civile si conclude con la
rovinosa fine dei moti risorgimentali del 21.
Il poeta definir i 5 testi che compongono gli idilli 'situazioni, affezioni, avventure storiche del mio
animo', sottolineando cosi il carattere oggettivo ed esistenziale.
Presentano un punto di vista lirico-soggettivo, ma ci non esclude un orientamento riflessivo e
perfino filosofico e argomentativo.
Il linguaggio negli idilli si riduce al minimo nella sua componente erudita (classicista e arcaizzante),
favorendo un lessico pi comune e piano, nobilitato tuttavia dalla ricerca del vago. Evita l'uso di
artifici troppo evidenti e abbandona la forma della canzone per l'endecasillabo sciolto, che permette
di seguire i moti del cuore con pi facilit.
Seconda fase poetica leopardiana.
Nella primavera del 1828 Leopardi riprende a comporre testi poetici e nel giro di due anni
nasceranno molti grandi testi.
Le analogie tematiche e strutturali li isolano dal corpo della produzione leopardiana, quindi da
respingere la passata definizione di grandi Idilli, che lascerebbe sottendere una continuit con gli
idilli, cio un respingimento del carattere filosofico-argomentativo a favore dell'aspetto descrittivoemozionale.