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,

DELLO STESSO AUTORE:

Il piacere

di scoprire
Il senso delle cose
QED
Sei pezzi facili

RICHARD P. FEYNMAN.

Sei pezzi

meno

facili

Relativit einsteiniana, simmetria,


spazio-tempo
TRADUZIONE DI GIANNI RIGAMONTI

~
ADELPHI EDIZIONI

.IJI;

INDICE

TITOLO ORIGINALE:

Six Not-So-Easy Pieces

Prefazione

l. Vettori

2. La simmetria nelle. leggi fisiche

3. La teoria della relativit ristretta

C ALIFORNIA INSTITUTE

OF TECHNOLOGY

2004

ADELPHI EDIZIONI S.P.A. MILANO

WWW.ADELPHI.IT

ISBN

88-459-1870-X

17
47
83

4. Energia e quantit di moto relativistiche

115

6. Lo spazio curvo

169

Indice analitico

215

5. Lo spaziotempo

1 963, 1 989, 1 997

11

143

PREFAZIONE

I capitoli di questo libro sono stati originariamente pubbli

cati nell' opera in tre volumi Richard B. Feynman, Lectures


on Physics, Addison-Wesby, Reading, Mass. , 1963-1965 [trad.
it. La fisica di Feynman, 3 voli. , Zanichelli, Bologna, 2001]:
vol. l, capp. 11, 52, 15, 16, 17; vol. Il, cap. 42.

Queste sono le lezioni di fisica che ho tenuto nel


1 961 e 1 962 agli studenti del primo e secondo
anno del Caltech (California Institute of Tech
nology) . Naturalmente non sono riportate paro
la per parola: sono state rivedute, a volte in mo
do sostanziale, a volte no. Le lezioni formano sol
tanto una parte del corso completo. L'intero
gruppo di centottanta studenti si riuniva in una
grande aula due volte la settimana per ascoltare
queste lezioni, e poi si divideva in piccoli gruppi
di quindici o venti studenti per le esercitazioni
sotto la guida di un assistente; inoltre vi era una
sessione di laboratorio una volta la settimana.
L' obiettivo principale che ci eravamo prefissi era
conservare l'interesse degli studenti che, pieni di
entusiasmo e piuttosto intelligenti, arrivano al
Caltech dalle scuole superiori. Hanno sentito
parlare molto di quanto siano appassionanti e in
teressanti certi campi della fisica: ad esempio la
teoria della relativit, la meccanica quantistica, e
altre idee moderne. Capitava invece che al termi
ne del corso molti di loro fossero scoraggiati,
perch avevano visto ben poche idee veramente
grandi, nuove e moderne. Avevano dovuto stu
diare piani inclinati, elettrostatica e cos via, e
dopo due anni erano proprio avviliti. Si trattava
quindi di costruire un corso in cui i pi bravi e
motivati non perdessero l'entusiasmo.
11

'

Queste lezioni non intendono essere in alcun


modo una semplice rassegna; sono una cosa se
ria. Pensai di prendere come punto di riferi
mento i migliori della classe, e di far s che nem
meno loro riuscissero a comprendere del tutto il
contenuto delle lezioni, per esempio suggeren
do applicazioni delle idee e dei concetti in varie
direzioni, al di fuori della linea principale di ra
gionamento. Proprio per questo ho cercato di
formulare ogni asserzione nel modo pi accura
to possibile, di sottolineare ogni volta come le
equazioni e le idee si integrino nel corpo di co
noscenze della fisica, e quali modifiche sarebbe
ro intervenute una volta che si fosse imparato di
pi. Sentivo anche che per gli studenti impor
tante aver chiaro che cosa dovrebbero essere in
grado di dedurre da quanto detto in precedenza
(se sono abbastanza svegli) , e cosa invece viene
presentato come nuovo. Quando venivano in
trodotte nuove idee, io cercavo o di dedurle , se
erano deducibili, o di spiegare che si trattava di
un concetto nuovo, che non aveva alcuna base
nelle cose che gi avevano imparato: non era di
mostrabile , bisognava proprio aggiungerlo .
Nell'iniziare le lezioni presupponevo alcune co
noscenze di base da parte degli studenti, cose co
me l' ottica geometrica, semplici nozioni di chi
mica, e cos via, che si insegnano alle superiori.
Inoltre non vedevo ragione di presentare il ma
teriale in un ordine preciso, evitando di parlare
di una cosa finch non avessi potuto descriverla
in ogni particolare. Al contrario, c' erano conti
nue anticipazioni di argomenti non ancora trat
tati: una completa discussione sarebbe venuta a
suo tempo, con una preparazione adeguata. L'in-
12

l"
'

. ' ,, l

duttanza e i livelli di energia, per esempio, ven


gono dapprima presentati a livello qualitativo, e
solo in seguito diventano oggetto di uno studio
approfondito.
Mentre mi rivolgevo agli studenti pi attivi, non
volevo trascurare il povero studente per il quale i
fuochi d'artificio e le applicazioni collaterali sono
semplicemente inquietanti, e dal quale sarebbe
vano aspettarsi che impari molto del contenuto
delle lezioni. A questi studenti volevo presentare
almeno un nucleo centrale o spina dorsale della
materia che fossero in grado di comprendere .
Magari non avrebbero capito tutto, ma potevo
sperare che non si innervosissero troppo. Non mi
aspettavo che capissero tutto, ma solo le caratteri
stiche centrali e pi dirette. Ci vuole, natural
mente, una certa perspicacia da parte dello stu
dente per capire quali sono i teoremi e le idee
pi importanti, e quali invece gli argomenti che si
potranno comprendere solo negli anni seguenti.
Nel fare lezione c ' era poi una seria difficolt:
per come era strutturato il corso, chi era in cat
tedra non aveva modo di capire come stessero
andando le cose, dal momento che gli mancava
qualsiasi riscontro da parte degli studenti. Io
stesso quindi non o idea di quanto siano buo
ne queste lezioni. E stato essenzialmente un e
sperimento; se dovessi rifarlo ( e spero di non do
erlo rifare ! ) non lo rifarei allo stesso modo. Co
munque penso, per quanto riguarda la fisica,
che le cose abbiano funzionato abbastanza bene
per il primo anno.
Nel secondo anno non fui altrettanto soddisfatto.
In particolare, nel trattare di elettricit e magne
tismo, non sono riuscito a trovare un modo vera13

,.

mente unico o diverso di presentare la materia,


un modo che fosse particolarmente pi avvincen
te di quello usuale. Quindi non credo di aver fat
to un granch in questa parte. Alla fine del se
condo anno avevo intenzione di aggiungere in
coda all'elettromagnetismo un paio di lezioni,
per dire qualcosa sulle propriet dei materiali, e
soprattutto per introdurre i modi fondamentali,
le soluzioni dell'equazione di diffusione, i sistemi
vibranti, le funzioni ortogonali, ecc ., per fare in
somma i primi passi nei cosiddetti metodi mate
matici della fisica. Se dovessi, oggi, rifare il corso
penso che tornerei all'idea originaria; ma allora,
dato che non era previsto un nuovo ciclo di lezio
ni, sembr una buona idea cercare di dare piut
tosto un 'introduzione alla meccanica quantistica
(che si trova nel terzo volume delle Lectures).
Certo, chi si laurea in fisica pu aspettare fino al
terzo anno per imparare la meccanica quantisti
ca, ma molti studenti del nostro corso - si disse sceglievano fisica solo come materia propedeuti
ca per altre discipline ; e il modo standard di pre
sentare la meccanica quantistica la rendeva quasi
inaccessibile ai pi, perch ci vuole tanto tempo
per impararla. Eppure, nelle sue applicazioni rea
li ( specialmente in quelle pi complesse, per e
sempio di ingegneria elettrica e di chimica) non
viene effettivamente usato tutto il macchinario
delle equazioni differenziali. Cos .ho cercato di
darne un 'illustrazione generale che non richie
desse la conoscenza delle equazioni differenziali
alle derivate parziali. Anche per un fisico penso
sia interessante sforzarsi di presentare la mecca
nica quantistica in ordine inverso, per ragioni
che risulteranno chiare dalle lezioni stesse . Ho
14

per l' impressione che l' esperimento non sia del


tutto riuscito, soprattutto per mancanza di tem
po (avrei avuto bisogno di tre o quattro lezioni in
pi, per trattare con maggiore completezza argo
menti quali le bande di energia e la dipendenza
spaziale delle ampiezze) . Inoltre, essendo la pri
ma volta, la mancanza di riscontro da parte degli
studenti fu particolarmente grave. Oggi penso
che la meccanica quantistica andrebbe presenta
ta in un secondo momento ; forse avr l' occasio
ne di farlo di nuovo, un giorno, e allora lo far
nel modo giusto.
Non ci sono, nel corso, lezioni su come risolvere i
problemi, perch per questo c'erano le ore di
esercitazioni. In realt avevo svolto tre lezioni al
primo anno sull'argomento, ma non sono incluse
in questa raccolta. C'era anche una lezione sulla
guida inerziale, certamente appropriata dopo la
lezione sui sistemi rotanti, ma sfortunatamente
stata omessa. La quinta e la sesta lezione sono state
tenute da Matthew Sands, poich ero fuori citt.
La domanda, ovvia, fino a che punto l'esperi
mento sia riuscito. La mia impressione - peraltro
non condivisa da quasi nessuno che abbia lavora
to con gli studenti - negativa. Non penso di aver
fatto un buon lavoro, dal punto di vista degli stu
denti. Se guardo come la maggioranza di loro ha
affrontato le prove d'esame, devo conclude
re che il sistema fallito. Naturalmente qualche
ollega mi fa notare che una o due decine di stu
denti - sorprendentemente - avevano capito tut
to in ogni lezione, avevano lavorato seriamente
affrontato le cose con entusiasmo e interesse. E
presumibile che queste persone abbiano una pre
parazione di base di prim' ordine in fisica; dopo15

..

. .

tutto sono proprio quelli che cercavo di raggiun


gere. Ma ci significa, allora, che di rado l'inse
gnamento veramente efficace, tranne in quei
casi felici in cui quasi superfluo ( Gibbons) .
Eppure, non. volevo lasciare indietro del tutto
nessuno, come invece, forse, successo. Penso
che per dare una mano agli studenti bisognereb
be mettere pi impegno nell'inventare problemi
che chiariscano i concetti presentati a lezione.
Esercizi e problemi forniscono una buona oppor
tunit di completare l'argomento e rendere pi
reali, pi complete, pi salde nella mente le idee.
A mio avviso, comunque, non c' soluzione al
problema dell'istruzione, oltre a rendersi conto
che l'insegnamento migliore quello che si rea
lizza nel rapporto diretto tra lo studente e un
buon insegnante: la situazione in cui lo studente
discute le idee, riflette sulle cose, e ne parla. Non
si impara molto stando seduti in un ' aula, e neppure facendo i compiti assegnati, ma di questi
tempi dobbiamo istruire una tal massa di gente
che necessario trovare un'alternativa all' ideale.
Forse queste lezioni daranno un contributo in tal
senso; forse in qualche oasi felice, dove c' anco
ra un rapporto individuale tra studenti e inse
gnanti, qualcuno ne potr trarre ispirazione, o
qualche buona idea. Forse si divertiranno a pen
sarci su, o a proseguire nello sviluppo di qualche
concetto.
Giugno 1 96 3 *

La presente Prefazione si riferisce al complesso delle Lec


tures on Physics.

16

VEITORI

..

'

La simmetria in fisica
In questo capitolo introduciamo un argomentP
che in fisica noto, tecnicamente, come simm1
tria delle leggi fisiche. Il termine simmetria ha
qui un significato particolare, e necessita quind
di una definizione. Quand' che una cosa sim
metrica? Come possiamo definire questo fatto?
In una figura simmetrica, un lato , in certo qua
modo, l'immagine dell' altro. Il professor Her
mann Weyl ha dato cos la seguente definizione
una cosa simmetrica se possiamo sottoporla
una certa operazione ed essa ci appare esatta
mente come prima. Ad esempio, se osserviam1
un vaso che presenti una simmetria destra-sin.
stra e lo ruotiamo di 1 80 intorno all' asse vertica
le, esso ci sembrer uguale a prima. In quanto st
gue adotteremo la definizione pi generale 01
Weyl e quando parleremo di simmetria delle ler-
gi fisiche l'intenderemo in questo senso.
Supponiamo di costruire in un certo posto una
macchina molto complessa, con un mucchio c'
interazioni complicate e sfere che rimbalzano L
qua e di l e forze che agiscono fra queste sfere,
e cos via. E supponiamo ora di costruire d
qualche altra parte un'apparecchiatura dello
stesso tipo, pezzo per pezzo, con le stesse d:i
mensioni e la stessa disposizione - tutto tal
quale, solo traslato di una certa distanza. Poi av
viamo le due macchine, poste inizialmente neH

'

stesse condizioni, in esatta corrispondenza. La


domanda : Una macchina si comporter esat
tamente come l'altra? Compir tutti i movimen
ti in perfetto parallelismo?. Naturalmente la ri
sposta pu essere no, perch scegliendo il luogo
sbagliato per la nostra macchina essa potrebbe,
ad esempio, trovarsi dentro un muro, e in tal ca
so l'interferenza della muratura non la farebbe
funzionare .
Le idee fisiche non sono concetti esclusivamente
matematici o astratti, e nella loro applicazione ri
chiedono una certa dose di buon senso. E cos,
quando diciamo che spostando l'intera apparec
chiatura in una nuova posizione i fenomeni re
stano gli stessi, bisogna intendersi: il' senso che
spostiamo tutto ci che giudichiamo attinente al
suo funzionamento; se il fenomeno cambia, ipo
tizziamo che qualcosa di importante non sia sta
to spostato, e cerchiamo di capire che cos'. Se
non lo troveremo, dichiareremo che le leggi del
la fisica non hanno quella tal simmetria; e per
potremmo anche trovarlo - anzi ci aspettiamo di
trovarlo - se quella simmetria ce l'hanno: guar
dandoci intorno potremmo scoprire, ad esem
pio, che la parete preme sull' apparato. Allora la
domanda fondamentale : se definiamo accura
tamente ogni cosa, se tutte le forze essenziali so
no incluse nell'apparato e tutte le parti attinenti
vengono spostate in un altro luogo, le leggi sa
ranno le stesse? Il meccanismo funzioner allo
stesso modo?
chiaro che vogliamo spostare l'intero equipag
giamento e tutte le influenze essenziali, ma non
ogni cosa nell'universo - stelle, pianeti e tutto il
resto - perch in tal caso ci ritroveremmo con lo
20

stesso fenomeno per la semplicissima ragione


che saremmo tornati al punto di partenza. Non
possiamo spostare tutto. Ma in pratica accade
che, con un po' di discernimento riguardo alle
cose da spostare, l'apparato funzioner. In altre
parole, se non andiamo a finire dentro un muro
e se conosciamo l'origine delle forze esterne e
facciamo in modo di spostare anche queste, l'ap
parecchio si comporta allo stesso modo.

Traslazioni
Limiteremo la nostra analisi alla sola meccanica,
che ormai conosciamo a sufficienza. Nei capitoli
precedentP abbiamo visto che le sue leggi posso
no essere condensate in un insieme di tre equa
zioni per ogni particella:

m (d2xjdt 2 ) = Fx
m (d 2 yjdt 2 ) = Fy
m (d 2 z/dt 2 ) = Fz.

(1.1)

Ci significa che possibile misurare x, y e z su tre


assi ortogonali, e le forze lungo tali direzioni, in
modo che queste leggi siano corrette. Le misure
vanno effettuate a partire da una origine , ma do
ve poniamo l 'origine? Newton, a tutta prima, direb
be semplicemente che esiste un punto, magari il
centro dell'universo, da cui possiamo prendere
le nostre misure in modo da rendere vere queste
leggi; ma possiamo dimostrare immediatamente
l. Il riferimento al capitolo 9 delle Lectures

[N.d.T.].

on

Physics, vol. I

21

'

che un simile centro non si trover mai, perch


se usassimo un'altra origine sarebbe la stessa co
sa. Supponiamo, in altre parole, che vi siano due
persone: Joe, il cui sistema di coordinate ha l' ori
gine in un dato punto, e Moe, che ha un sistema
parallelo a quello di Joe ma con un ' origine da
un ' altra parte (fig. 1 ) . Ora, quando joe misura la
posizione di un punto nello spazio la trova in x, y
e z (ma, di norma, z verr lasciata da parte, per
non creare confusione nella figura); invece Moe,
per lo stesso punto, otterr una x diversa (per di
stinguerla la chiameremo x' ) , e in linea di massi
ma una diversa y, bench nel nostro esempio y e
'
y siano numericamente uguali. Abbiamo cos

x' = x - a,
.

y'

= y, z' = z.

Fx'

Fx,

Fy' = Fy,

Fz' = Fz.

(1.3)

Queste sarebbero le relazioni tra le grandezze os


servate da Moe e dajoe .
Supponiamo che Joe conosca le leggi di New
ton . La domanda : se Moe cercasse di scrivere
queste leggi, esse sarebbero giuste anche per
lui? Fa differenza da quale origine si misurano
le coordinate dei punti? In altre parole, suppo22

!Y'

Joe

IMoe

x .

1..
Fig. l

.j

'

Due sistemi di coordinate paralleli.

endo che valgano le equazioni ( 1 . 1 ) e ch le


equazioni ( 1 . 2 ) e ( 1 . 3 ) diano la relazione tra le
misure , vero o no che

(a) m (d2 x' /dt 2 ) = Fx'


(b) m (d 2 y' jdt 2 ) = Fy'
(c) m(d 2 z' jdt2 ) = Fz'?

( 1 .2)

A questo punto, per completare la nostra analisi


dobbiamo sapere quali valori otterrebbe Moe per
le forze. Si suppone che una forza agisca lungo
una certa linea; per forza nella direzione x inten
diamo quella parte della forza totale che ha quel
la direzione, ossia l'intensit della forza perii co
seno dell'angolo che essa forma con l'asse x. Ve
diamo ora che Moe e Joe utilizzerebbero en
trambi la stessa proiezione; avremo quindi l' in
sieme di equazioni

( 1 .4)

Per rispondere a tale domanda dobbiamo deriva


re due volte rispetto al tempo le relazioni ( 1 . 2).
Si ha innanzitutto

dx da
dx' d
- =-(x - a) = - - - .
dt dt
dt dt

Supponiamo adesso che l'origine di Moe sia im


mobile nel riferimento di Joe; dunque a co
stante e da/dt = O, e quindi

dx' jdt = dxjdt

di conseguenza

d 2 x' jdt 2 = d2 xjdt 2 ;


e l'equazione ( 1.4a) diventa

m (d2 xjdt2 )

= Fx'.

23

(Si suppone che anche le masse misurate dajoe


e da Moe siano uguali) . Il prodotto della massa
per l' accelerazione dunque lo stesso in entram
bi i sistemi. Abbiamo pure ricavato l' espressione
diFx', perch sostituendo dalla ( 1 . 1 ) si ha
Fx' = Fx.

Viste da Moe, le leggi sono dunque le stesse; egli


pu scrivere le leggi di N ewton in un diverso si
stema di coordinate, ed esse risulteranno ancora
corrette. Ci significa che non c ' un unico mo
do di definire l' origine dell'universo , perch le
leggi appariranno le stesse, da qualunque posizio'"
J?e vengano osservate.
E vera anche un ' altra cosa: se in un dato luogo
vi un ' apparecchiatura con congegni di un cer
to tipo, la stessa apparecchiatura si comporter
allo stesso modo anche da un ' altra parte . Come
mai? Perch la prima macchina, quando esa
minata da Moe, ha esattamente le stesse equa
zioni di quell' altra, analizzata dajoe; e poich le
equazioni sono le stesse, appaiono uguali anche i
fenomeni. Dunque dimostrare che un ' apparec
chiatura, in una nuova posizione , si comporta
come prima equivale a dimostrare che in una
traslazione di assi le equazioni rimangono le
stesse . Diremo quindi che le leggi della fisica sono
simmetriche rispetto alle traslazioni - nel senso che
non variano in seguito a traslazioni del sistema
di coordinate. Intuitivamen te sembra una cosa
owia, ma sar interessante e divertente esamina
re la matematica che c' sotto.

24

Rotazioni
Quella che abbiamo appena visto la prima di
una serie di proposizioni, sempre pi complica
te, riguardo alla simmetria delle leggi fisiche . La
seconda richiede che le leggi siano indipenden
ti dalla direzione degli assi. In altre parole, se in
un certo luogo costruiamo un macchinario e ne
osserviamo il funzionamento, e l vicino ne co
struiamo uno identico ma lo disponiamo ad an
golo col primo, funzioner allo stesso modo? Se
si tratta di un orologio a pendolo, no di sicuro !
Se in posizione verticale un orologio a pendo"'"
lo funziona regolarmente , ma se viene inclinato
il pendolo cade sul lato della cassa e tutto finisce
l . Per l' orologio a pendolo, quindi, il teorema
falso, a meno di tener conto anche della Terra e
della sua attrazione. Pertanto, se crediamo che
le leggi fisiche siano invarianti per rotazione,
possiamo prevedere che nel funzionamento de
gli orologi a pendolo entri in gioco qualche al
tra cosa oltre al meccanismo interno, qualcosa
di esterno, che dobbiamo trovare. Possiamo an
che prevedere che due orologi a pendolo non
funzioneranno allo stesso modo quando, relati
vamente a questa misteriosa fonte di asimmetria
(la Terra? ) , si trovano in posizioni diverse . Sap
piamo ad esempio che su un satellite artificiale ,
in assenza di gravit, un pendolo non potrebbe
oscillare e su Marte avrebbe un ritmo diverso .
Gli orologi a pendolo, quindi, implicano che vi
sia qualcosa in pi oltre al meccanismo interno,
qualcosa che sta fuori; e una volta individuato
questo fattore, scopriamo che occorre ruotare la
Terra i nsieme a tutto l' apparato. Niente paura,
25

)<

molto semplice: basta aspettare un po ' finch la


Terra sia ruotata, e il pendolo, nella nuova posi
zione, ricomincer a ticchettare come prima.
Mentre noi ruotiamo nello spazio , i nostri ango
li, in un riferimento assoluto , cambiano conti
nuamente , ma la cosa non ci preoccupa molto,
perch nella nuova posizione ci sembra di essere
nelle condizioni di prima. Tutto- ci rischia di
creare confusione, perch vero che nella nuo
va posizione ruotata le leggi sono ancora quelle
di prima, ma non vero che durante una rota
zione valgono le stesse leggi. Con esperimenti
abbastanza raffinati possibile stabilire che la
Terra sta ruotando, ma non che ruotata ; in altre
parole, non possiamo individuare la sua posizio
ne angolare, per possiamo dire che essa sta
cambiando .
E adesso possiamo discutere gli effetti dell' orien
tamento angolare sulle leggi fisiche . Cerchere
mo di capire se il nostro gioco con Joe e Moe
funziona ancora, ma questa volta, per evitare
complicazioni inutili, supporremo che i due usi
no la stessa origine (abbiamo gi mostrato che
possibile spostare gli assi in un altro punto con
una traslazione) . Supponiamo che gli assi di Moe
siano ruotati di un angolo e rispetto a quelli di
Joe; i due sstemi di coordinate sono rappresen
tati nella figura 2, limitatamente a due dimensio
ni. Consideriamo un punto P avente coordinate
( x, y) nel sistema di Joe e coordinate ( x' , y ' ) in
quello di Moe; come nel caso precedente, co
minciamo con l ' esprimere le coordinate x ' e y'
per mezzo di x e y. A tale scopo, abbassiamo dap
prima da P le perpendicolari a tutti e quattro gli
assi e tracciamo AB, perpendicolare a PQ. Dalla
26

( Moe)

(Joe)
x

....

Fig. 2
Due sistemi di coordinate ruotati l'uno rispetto
all'altro.

figura si vede che x ' pu essere scritta come som


ma di due lunghezze lungo l ' asse x ' , e y ' come
differenza di due lunghezze lungo AB. Tutte que
ste lunghezze sono espresse per mezzo di x, y e e
nelle equazioni seguenti (ove si aggiunta un' e
quazione per la terza dimensione) :
'
x = x cose + y sinO
'
y = y co s e - x sin e
l
z = z.

(1 .5)

Il passo successivo consiste nell' analizzare l a rela


zione tra le forze osservate da J oe e da Moe usan
do lo stesso metodo generale di prima. Suppo
niamo che una forza F, che ha componenti (dal
punto di vista dijoe) Fx e Fy , agisca su una parti
cella di massa m, posta nel punto P della figura 2;
spostiamo per semplicit i due sistemi di assi in
modo che entrambi abbiano origine in P, come
nella figura 3 . Moe vede le componenti di F lun
go i propri assi come Fx' e Fy' Fx ha componenti
tanto lungo l' asse x ' quanto lungo l' asse y ' , e lo
stesso si pu dire di Fy . Per esprimere Fx' me27

,'-.,_

<+
- ":l;,'- 'f .

..

s.-,.
'--

A
l

,<1;:"'('>0',

Fig.

m (d2x ' jdt 2 )

Fx

Componenti di una forza nei due sistemi.

dian te Fx e Fy sommiamo le componenti di Fx e Fy


lungo l' asse x ' ; in modo analogo possiamo espri.,.
mere Fy' in termini di Fx e Fy. Il risultato
Fx' = Fxcose + Fy sin e
Fy'
Fz'

Fy

cose

Fz.

- Fx i n

s e

( 1 .6)

interessante osservare come, casualmente, ci


siamo imbattuti in un risultato di estrema impor
tanza: le formule ( 1 . 5 ) e ( 1 .6) , che danno rispet
tivamente le coordinate di P e le componenti di
F, hanno la stessa forma.
Come prima, supporremo che le leggi di New
ton siano vere nel sistema dijoe e siano espresse
dalle ( 1 . 1 ); la domanda, di nuovo, se per Moe
sia lecito applicarle: nel suo sistema di assi ruo
tati, i risultati saranno corretti? In altri termini,
supponendo che la relazione tra le misure sia
data dalle ( 1 . 5 ) e ( 1 .6) , vero o no che

m(d 2 x ' jdt 2 ) = Fx'


m (d2 y' jdt 2 ) Fy'
m (d 2z' jdt 2 ) = Fz?'
=

28

Per verificare se le ( 1 .7) siano corrette, calcolia


mo separatamente il primo e il secondo membro
e confrontiamo i risultati. Per calcolare i primi
membri, moltiplichiamo le ( 1 .5 ) per m e derivia
mo due volte rispetto al tempo, supponendo e
costante. Otteniamo cos

( 1 . 7)

m (d 2 x jdt 2 ) cose +
+ m (d 2 y jdt 2 ) sine
m(d2 y' jdt 2 ) = m(d 2 y jdt 2 ) cose -m (d 2 xjdt 2 ) sine
m (d2 z' jdt 2) = m (d2zjdt 2 ) .

(1 .8)

Calcoliamo ora i secondi membri delle equazioni


( 1 . 7 ) , sostituendo nelle ( 1 . 6 ) le espressioni ( 1 . 1 );
otteniamo
Fx' m (d 2 xjdt 2 ) cose+ m (d 2 yjdt 2 ) sine
Fy' = m (d 2 y jdt 2 ) cose - m (d 2 xjdt 2 ) sine
Fz' = m (d 2z jdt 2 ) .
=

( 1 .9)

Mirate ! I secondi membri delle equazioni ( 1 . 8 ) e


( 1 .g) sono identici, e quindi se ne conclude che,
se le leggi di Newton sono corrette per un certo
sistema di assi, allora valgono pure per ogni altro
sistema. Questo risultato, ormai stabilito tanto
per la traslazione quanto per la rotazione degli
assi, ha talune implicazioni: primo, nessuno pu
affermare che i suoi particolari assi siano unici anche se, naturalmente, essi potranno essere pi
convenienti per determinati problemi (per esem.,.
pio comodo che un asse abbia la stessa direzio
ne della gravit). Secondo, comunque venga
ruotata, un ' apparecchiatura che sia completa
mente autosufficiente - nel senso che ogni fonte
29

,.

di energia al suo interno - funzioner allo stes


so modo.

Vettori
Oggi sappia mo che non soltanto le leggi di New
ton, ma anche le altre leggi della fisica godon o
delle propri et di invarianza (o simme tria) per la
traslaz ione e per la rotazio ne degli assi. Queste
propri et sono talmen te importanti che stata
inventata una tecnica matem atica per poterle
sfruttare adeguatame nte nella formulazione e
nell' applicazione delle leggi medesime.
L' analisi preced ente ha richiesto calcoli alquanto
tediosi . Esiste tuttavia un meccanismo matem ati
co molto potente, detto analisi vettoriale, che con
sente di trattare simili questioni riduce ndo al mi
nimo i dettagli. Con i metod i visti finora saremmo
sicuram ente in grado di compi ere tutti i passi del
le varie dimostrazioni, ma in pratica vorremmo
procedere pi facilm ente e speditamente ; e quin
di usiamo i vettori .
Abbiam o notato all'iniz io alcune caratte ristich e
di due classi di grande zze che sono impor tanti in
fisica. ( In realt ce ne sono di pi, ma partire mo
da queste ) . Da un lato vi sono le grande zze - si
pensi al numero di patate in un sacco - denom i
nate scalari, ovvero grande zze ordinarie, prive di
direzio ne. Un esemp io la tempe ratura. Dall'al
tro le grande zze, anch 'esse molto importanti,
che hanno invece una direzio ne; ad esemp io la
veloci t: dobbi amo sapere da che parte un corpo
si muove , non solo quanto rapido . La quantit
30

di moto (o momento ) e la forza hanno anch'es


se una direzione, e cos pure lo spostamento quando qualcuno si sposta da un luogo a un al
tro, per sapere dove andato dobbiamo specifi
care direzione e verso, non soltanto la distanza
percorsa.
Chiamiamo vettori tutte le grandezze che - come
uno spostamento nello spazio - hanno una dire
ziOne.
Un vettore consiste in una terna di numeri. Per
rappresentare uno spostamento nello spazio diciamo dall' origine a un punto P in posizione
(x, y, z) - abbiamo bisogno in effetti di tre nume
ri, ma a questo punto inventiamo un unico sim
bolo matematico, r, diverso da quelli usati fino
ra; 1 non un singolo numero, ma rappresenta tre
numeri: x, y e z. Anzi, non rappresenta solo quei
tre, perch in un diverso sistema di coordinate x,
'
'
y e z si muterebbero in x ' , y e z . Noi per voglia
mo una matematica semplice, e pertanto scrive
remo semplicemente r, convenendo che il sim
bolo indichi ( x, y, z) se utilizziamo un certo siste
'
ma di assi, ( x' , y , z' ) se ne utilizziamo un altro, e
cos via. Il vantaggio che, cambiando il sistema
di coordinate, non dobbiamo cambiare le lettere
nelle equazioni. Altrimenti, se scrivessimo un ' e
quazione in x, y, z, e poi passassimo a un altro si
stema di coordinate, dovremmo usare lettere di
verse. I tre numeri che descrivono lo spostamen
to dall' origine in un dato sistema di coordinate
sono le componenti del vettore nelle direzioni de
gli assi di quel sistema. Usiamo cio lo stesso siml. Nella forma manoscritta i vettori vengono abitualmente
indicati con una freccia: r.

31

bolo per le tre lettere, a ciascuna delle quali cor


risponde lo stesso oggetto visto da un ' angolazio
ne diversa. Il fatto stesso di poter dire lo stes
so oggetto implica un 'intuizione fisica circa la
realt di uno spostamento nello spazio, che in
dipendente dalle componenti per mezzo delle
quali lo misuriamo. Dunque il simbolo r rappre
senter sempre la stessa cosa, comunque ruotia
mo gli assi.
Supponiamo ora che vi sia un ' altra grandezza
fisica dotata di direzione, ad esempio la forza, al
la quale pure siano associati tre numeri, e che
questi numeri, in un mutamento di assi, si tra
sformino secondo una certa regola matematica
in altri tre. La regola dev' essere la stessa che mu
'
ta ( x, y, z) in ( x', y , z ' ) . In altre parole, qualsiasi
grandezza fisica associata a tre numeri che si tra
sformano come le componenti di uno sposta
mento nello spazio un vettore. Pertanto, se
un ' equazione come
F=r

vera in un sistema di coordinate, lo sar in qua


lunque altro. Naturalmente F = r sta per le tre

equazioni scalari
Fx =

Fy = y,

o, in alternativa, per
Fx' =

'

Fy'

'
y ,

F=

kr,

dove k una costante, perfettamente legittima.


Cos possiamo sempre rappresentare le forze
mediante segmenti rettilinei, il che molto co
modo, perch una volta tracciato il segmento
non abbiamo pi bisogno degli assi. Natural
mente, possiamo calcolare rapidamente le tre
componenti, quando cambiano al ruotare degli
assi: solo un problema di geometria.

Fz = z ,
Fz'

'
z .

Il fatto che una relazione fisica si possa esprime


re come equazione vettoriale ci garantisce che
una semplice rotazione del sistema di coordinate
lascer invariata quella relazione. Ecco perch i
vettori sono cos utili in fisica.
32

Ora esamineremo alcune loro propriet. Com:e


esempi di vettori possiamo citare la velocit, la
quantit di moto, la forza e l'accelerazione; spes
so conviene rappresentare una grandezza vetto
riale per mezzo di una freccia che indica la dire
zione in cui agisce. Perch possiamo rappresenta
re con una freccia una forza, ad esempio? Perch
soggetta alle stesse trasformazioni matemati
che di uno spostamento nello spazio. Possiamo
quindi rappresentarla in un diagramma come
uno spostamento, usando una scala in cui un 'u
nit di forza, vale a dire un newton, corrisponda a
una certa lunghezza. Una volta fatto questo, tutte
le forze potranno essere rappresentate come lun
ghezze, dato che un ' equazione del tipo

Algebra vettoriale
Dobbiamo ora descrivere le leggi, owero le rego
le, per combinare i vettori in varie maniere . La
prima di queste combinazioni la somma di due
vettori: supponiamo che a sia un vettore e in
qualche particolare sistema di coordinate abbia
33

.,..

le componenti (ax, a,, az), e che b sia un altro


vettore e in quello stesso sistema abbia le compo
nenti (bx, by , hz). Introduciamo tre nuovi numeri:
(ax + bx, ay + by , az + hz). Formano un vettore?
Qualcuno dir: Be ' , sono tre numeri e ogni ter
na di numeri un vettore. E invece no, non tut
te le terne ! Per avere un vettore, non solo devono
esservi tre numeri, ma la tema deve essere asso
ciata a un sistema di coordinate in modo tale
che, in una rotazione di assi, i numeri si trasfor
mino gli uni negli altri, si mescolino tra loro
secondo quelle leggi precise che abbiamo de
scritto. Perci la domanda : se ruotiamo il siste
ma di coordinate, cos che (ax, ay , az) si mutino
in (ax, ay ' ' az' ), e (bx, by , hz) in (bx' ' by ' ' hz'), come
si trasformano (ax + bx, ay + by , az + hz)? Diventa
no (ax' + bx' ' ay ' + by , az' + hz' ) oppure no? La ri
sposta naturalmente s, perch le trasformazio
ni-prototipo, quelle delle equazioni ( 1 . 5), costi
tuiscono quella che va sotto il nome di trasfor
mazione li1{teare: se le applichiamo ad ax e bx rica
vandone ax' + bx' ' vediamo che realmente la tra
sformata della somma ax + bx uguale alla som
ma delle trasformate a x' + bx' . Quando i vettori a
e b vengono cos sommati, formano un nuovo
vettore che chiameremo c. Esprimiamo questo
fatto scrivendo

c= a + b.
Ma c, come si vede immediatamente dalle sue
componenti, ha l'interessante propriet che

c_;_b + a.
Inoltre vale anche

a + (b + c)= (a + b) + c,
34

""':

.,x

Fig. 4

Somma di vettori.

per cui possiamo sommare i vettori. in qualsiasi


ordine .
Ma qual il signifi cato geome trico di a + b? Im
maginando che a e b siano rappre sentati da linee
tracciate su un foglio di carta, che aspetto avr c?
Ce lo mostra la figura 4, dove si vede che la ma
niera pi conven iente di sommare le componenti di b a quelle di a consiste nel collocare il rettan
golo che rappresenta le prime di seguito a quello
che rappre senta le seconde nel modo indicato.
Poich b entra esattamente nel proprio rettan
golo, come fa a con il suo, ci equivale a sovrap
porre l coda di b alla punta di a, e a quel
punto la freccia che va dalla coda di a alla
punta di b sar il vettore c. Ovviamente, se
sommassimo a ab nell'ordine opposto metterem- m o la coda di a sulla punta di b e per c ot
terremmo, grazie alle propri et geometriche dei
parallelogrammi, lo stesso risultato. Si noti che in
tal modo possiamo sommare i vettri senza mai ti
rare in ballo gli assi di un sistema di coordinate .
Suppo niamo ora di moltip licare un vettore a per
un numero (uno scalare) a.: che cosa signifi ca
d? Per definizione, conven iamo che sia un nuovo

35

ilr

Fig. 5

...

36

r2- r1

Differenza di vettori.

vettore, di componenti aax, aay e aaz. La dimo


strazione che si tratta effettivamente di un vetto
re lasciata al lettore come esercizio.
Passiamo ora alla sottrazione di vettori: la possia
mo definire allo stesso modo della somma, solo
che ora, invece di sommare le componenti, le
sottraiamo. Ma potremmo anche definire la sot
trazione introducendo un vettore.negativo -h =
-' lb e sommando le componenti: il risultato lo
stesso, ed quello che vediamo nella figura 5 , la
quale mostra appunto che d = a- h = a+ (- b) .
Notiamo fra l' altro che la differenza a- h si rica
va facilmente da a e h usando la relazione e qui
valente a = h+ d. E ancora pi facile da trovare
della somma, perch per attenerla basta traccia
re il vettore da h ad a !
E parliamo finalmente della velocit. Perch
un vettore? E se la posizione data dalle tre coor
dinate ( x, y, z) , la velocit che cos'? Sappiamo
che data da dx/dt, dy/dt e dz/dt, ma questa terna
dawero un vettore? Possiamo scoprirlo deri
vando le espressioni delle equazioni ( 1 . 5 ) per
stabilire se dx' /dt si trasforma in modo appropria
to. Trovi amo che le componenti dx/dt e dy/dt si
trasformano effettivam ente secondo le stesse leg
gi che valgono per x e y, e dunque la derivata ri-

Fig. 6
Spostamento di una particella in un piccolo inter
vallo temporale !1t t2 - t1
=

spetto al tempo un vettore. La velocit, quindi,


un vettore. Possiamo esprimerla in una forma
interessan te come

v = drjdt .
anche possibile spiegare che cos' la velocit, e

(l
'

perch un vettore, in forma pi pittorica. Di


quanto si sposta una particella in un tempuscolo
11.t? Risposta: se in un certo istante qui e in un
altro l, la differenza tra i vettori di posizione
11.r = r 2 - r1, che nella direzione del moto, come
mostra la figura 6 , divisa per l'intervallo tempora
le 11.t = t - tl' sar il vettore velocit media.
2
In altre parole, per vettore velocit intendiamo il
limite, per 11.t tendente a O, della differenza tra i
raggi vettori al tempo t + 11.t e al tempo t divisa
per 11.t:

v=

li m

Llt--+ 0

(r/ t) = drjdt .

( 1 . 1 0)

Essendo la differenza di due vettori la velocit


quindi un vettore; e la definizione ( 1 . 1 o) cor
retta perch le sue componenti sono dx/dt, dy/dt
37

e dz/dt. Questa discussione mostra in effe tt che


derivando un qualsiasi vettore rispetto al tempo
si ottiene un nuovo vettore. Vi sono cos diversi
modi di produrre vettori da vettori: l) moltipli
cazione per una costante, 2) derivazione rispetto
al tempo, 3) somma o differenza di vettori.

Le leggi di Newton in notazione vettoriale


Per scrivere le leggi di Newton in forma vettoria
le ci resta da fare un solo passo: definire il vetto
re accelerazione, cio la derivata rispetto al tem
po del vettore velocit. Si dimostra facilmente
che le sue componenti sono le derivate seconde
di x, y e z rispetto a t :

(
d ) ( dr ) d 2 r
= dt dt = dt2 '
dvx d 2 x
x - dt - dt 2
dvy d 2 y
dt - dt 2
d2 z
-dt - -dt2
=

a
a

dv
dt

--

Y-

z-

dv2

( 1.11 )

(1. 1 2 )

Con questa definizione, le leggi di Newton pos


sono essere scritte cos:

ma = F
oppure
38

m(d 2rjdt 2 )

( 1. 1 3 )

=F

( 1 . 1 4)

/l.V

Fig. 7

Traiettoria curvilinea.

Ora, il problema di dimo strare l'invarianza di


ques te leggi rispe tto alla rotazione consiste nel
dimo strare che a un vettore - e l' abbiamo ap
pena fatto - e che F un vetto re, e noi per ipote
si supponiamo che lo sia. Se la forza un vettore ,
poic h sappiamo che anche l 'acce lerazione lo ,
la ( 1 . 1 3 ) avr l a stess a forma i n ogni sistem a di
coordinate. Il fatto di non contener e espli cita
mente tutte le x, y e z ci d il vantaggio di non do
ver pi scrivere , d' ora in poi, tre formule ogni vol
ta che citiam o le equazioni di Newton o altre leg
gi fisich e. Quel la che scriviamo sembra una sola
legge , ma in realt si tratta di tre leggi per ogni
particolare sistema di assi, perch un' equazione
vettoriale implica che l 'uguaglianza vale per cia
scun a delle compone nti.
Il fatto che l'acc elerazion e sia la rapid it di varia
zion e del vettore veloc it ci aiuta a calco larla an
che in condizion i alquanto intric ate. Supp onia
mo ad esem pio che una parti cella si muova lun
go una traie ttoria (fig. 7) e che, a un dato istan te
t1 , abbi a una certa veloc it vl' ma in un istante t 2
di poco posteriore abbia una velocit diversa v2 .
Che cos ' l' accel erazi one? Rispo sta: l'acc elera39

'

di tempo .dt, l' angolo tra vi e v2 varier di un pic


colo angolo .de. Detto v il modulo della velocit,
avremo naturalmente

D.v..l = vD.e
Fig. 8

Diagramma per il calcolo dell'accelerazione.

zione la differenza tra le due velocit divisa per


questo piccolo intervallo di tempo ; ma come tro
varla? Per sottrarre i due vettori tracciamo il vet
tore che unisce le estremit di vi e v2; quindi la
differenza delle velocit .dv , giusto? Niente affat
to! La cosa funziona solo quando i vettori hanno
origine nello stesso punto. Non ha senso spostar
ne uno e poi tracciare la congiungente tra le due
estremit. Quindi occhio ! Per sottrarre i vettori
dobbiamo disegnare un diagramma come quello
della figura 8, dove vi e v2 sono entrambi uguali
e paralleli (equipollenti) ai corrispondenti vetto
ri della figura 7 ; a questo punto possiamo discu
tere l' accelerazioe, la quale, ovviamente, altro
non che .dvl .d t. E interessante notare che la dif
ferenza di velocit si pu pensare come compo
sta di due parti; possiamo pensare che l' accelera
zione abbia due componenti, .dv11, diretto tangen
zialmente alla traiettoria, e .dv1., perpendicolare
ad essa, come indicato nella figura 8. Ovviamen
te l'accelerazione tangenziale solo la variazione
della lunghezza del vettore, ossia la variazione del
modulo v della velocit:
a11

= dvldt .

..l = v (D.elD.t) .

A questo punto ci serve conoscere .de /.dt , e pos


siamo trovarlo cos : in un tempo .dt, la distanza s
percorsa sulla curva , ovviamente, v.dt; se all'i
stante dato la curva coincide approssimativamen
te con una circonferenza di raggio R, allora

. D. = v (D.t l R),

ossia

D. elD.t = vl R .

Otteniamo perci, come abbiamo gi visto,

a= v 2 1 R .

( 1 . 1 6)

Prodotto scalare di vettori


Approfondiamo un poco le propriet dei vettori.
facile vedere che la lunghezza di uno sposta
mento nello spazio sarebbe la stessa in tutti i si
stemi di coordinate; vale a dire, se un determina
to spostamento r rappresentato da x, y, z in un
'
sistema e da x' , y , z' in un altro, la distanza r = lrl
sar sicuramente la stessa in entrambi. Ora,

( 1 . 1 5)

L'altra componente dell 'accelerazione, quella


perpendicolare alla curva, facilmente calcola
bile mediante le figure 7 e 8. Nel breve intervallo
40

e l' accelerazione sar

Jx 2 + y2 + z 2

Jx'2 + y'2 + z' 2 .

'
r

41

..

Si tratta quindi di yerificare se queste due quan


tit siano uguali. E molto pi comodo non do
versi preoccupare di estrarre la radice quadrata;
consideriamo quindi il quadrato della distanza, e
verifichiamo se

x 2 + Y2 + z2 = x'2 + y'2 + z'2 .

(ax + hx ) 2 + (ay + by ) 2 + (a z + hz ) 2 = ( 1 .20)


(ax ' + hx ' ) 2 + ( ay' + by' ) 2 + (az' + hz' ) 2 .

( 1 . 1 7)

C' da sperare che sia vero - e facendo le sostitu


zioni ( 1 .5) scopriamo che in effetti cos. Vedia
mo quindi che vi sono altri tipi uguaglianze che
sono vere per qualunque coppia di sistemi di
coordin ate. Qui entra in gioco qualcosa di nuovo.
Siamo in grado di ricavare una nuova grandezz a,
una funzione in x, y e z detta funzione scalare, che
non ha direzion e ma la stessa in entrambi i si
stemi. Da un vettore possiamo ottenere uno scala
re: dobbiamo trovare per questo una regola ge
nerale. In questo caso chiaro quale sia la regola:
sommare i quadrati delle compon enti. Introdu
ciamo ora una nuova cosa che indichiamo con
aa. Non si tratta di un vettore, ma di uno scalare,
un numero definito come somma dei quadrati
delle tre compon enti del vettore considerato:
a a

a; + a; + a; .

a b

= ax hx + ayby + azhz ,

(L l g)

scopriamo che anche questa quantit, sia che la


calcoliamo nel sistema accentato che in quel-

42

Sviluppando ambo i membri dell' equazion e tro


viamo prodotti misti del tipo di quelli della
( 1 . 1 g), oltre alle somme dei quadrati delle com
ponenti di a e h; e l'invarian za dei termini del ti
po ( 1 . 1 8) fa s che siano invarian ti anche i pro
dotti incrociati (i . 1 g) .
L' espressione a h detta prodotto scalare dei vet
tori a e h e ha varie propriet interessanti. Si di
mostra facilmente, ad esempio, che
a (b + c)

( 1 . 1 8)

Ora direte: Con quali assi?. Ebbene, la risposta


che tale numero non dipende dal sistema di as
si. Abbiamo dunque una quantit di nuovo tipo,
un invariante scalare, prodotto da un vettore al
quadrato. Se ora definiamo, per ogni coppia di
vettori a e h,

lo non accentato , resta la stessa. Per dimostrar


lo osserviamo che ci vale per a a, h h e c c, do
ve c = a + b. Pertanto la somma di quadrati ( ax +
hx)2 + (ay+ by )2 +(az+ bz)2 sar invari ante ,

'!,

= a b +a c .

( 1 .2 1 )

Vi inoltre una semplice regola geometric a per


calcolare ah senza passare per il calcolo delle
compone nti: a h uguale al modulo di a per il
modulo di h per il coseno dell' angolo fra essi com
preso. E perch? Supponiamo di scegliere uno
speciale sistema di coordinate in cui a giaccia lun
go l' asse delle x: in tal caso l'unica componen te ef
fettiva di a sar ax, che ovviamente l'intera lun
ghezza di a. In questo caso, quindi, l' equazione
( 1. 1 9) si ridurr a ah = axhx, cio ad a per la com
ponente di h nella direzione di a, che b cose:
a b =

ab cose.

Abbiamo cos dimostrato che per questo speciale


sistema di coordinate ah la lunghezza di a per
la lunghezza di h per cos e. Ma se questo vero in
un sistema di coordinate vero in tutti, perch ah
43

indipendente dal sistema di coordinate; fine del


la dimostrazione.
Qual l'utilit del prodotto scalare? Vi sono casi
in fisica in cui necessario? Certo, ve n ' una
continua necessit. Abbiamo detto, ad esempio, 1
che l' energia cinetica l/2 mv 2 , ma se un corpo si
muove nello spazio il quadrato della velocit do
vrebbe essere la somma dei quadrati delle velo
cit nelle direzioni x, y e z ; quindi la formula del
l'energia cinetica diventa, in base all ' analisi vet
toriale,
l
l
2
2
2
E . C . = m (v v) = m (vx + v y + vz ) . ( 1 . 22 )
2
2
L' energia non ha direzione; ce l'ha invece la
quantit di moto, un vettore uguale alla massa
per il vettore velocit.
Un altro esempio di prodotto scalare il lavoro
compiuto da una forza quando un oggetto viene
spostato da un punto a un altro. Ancora non ab
biamo definito il lavoro; ma esso equivale alla va
riazione di energia - si pensi al sollevamento di
un peso - che ha luogo quando una forza F agi
sce per una certa distanza:
Lavoro = F s .

( 1 . 23)

Talvolta molto conveniente parlare della com


ponente di un vettore in una certa direzione (ad .
esempio nella direzione verticale, che quella
della gravit). Per questi scopi utile introdurre
un vettore unitario, o versare, nella direzione che
vogliamo studiare. Per vettore unitario intendia
mo un vettore che moltiplicato scalarmente per
l. Il riferimento al capitolo 4 delle Lectures on Physics, vol. l.

44

se stesso uguale a uno. Se i un tale vettore, si


ha i i = l . Se a questo punto facciamo il prodotto
scalare a i, otteniamo a cos e, che proprio la
componen te di a nella direZione di i. E un mo:..
do interessan te per ricavare la componen te, anzi
ci permette di attenerle tutte e di scrivere una
formula abbastanza divertente . Dato un sistema
di coordinate cartesiane x, y, z, introducia mo ora .
i vettori unitari i, j , k corrispond enti alle direzio
ni x, y, z. Naturalme nte i i = l , e lo stesso vale per
j e k; ma che cos', ad esempio, i k? Nel caso di
due vettori perpendi colari il prodotto scalare
zero, e quindi
o

11= l
i j = O
ik=O

j j = l
jk=O

( 1 .24)
kk= l

Con queste definizion i qualsiasi vettore pu esse


re scritto nella forma
a = ax i + a yj + a z k .

( 1 .25)

In tal modo possiamo passare dalle compone nti


di un vettore al vettore stesso .
Questa discussion e sui vettori tutt' altro che
completa . Prima per di tentare di colmare le
nostre lacune, imparere mo ad applicare alcune
delle idee esaminate finora a problemi fisici con
creti. Quando saremo sufficientemente padroni
delle nozioni di base ci sar pi facile approfon
dire l' argomento senza fare troppa confusion e;
in seguito scoprirem o che utile definire anche
un altro tipo di prodotto tra vettori, chiamato
prodotto esterno o vettoriale, scritto come a x b.
Ma di questo si parler in un capitolo successivo .
45

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tr::l

Cl

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Cl

:I:

N)

Operazioni di simmetria
L' oggetto di questo capitolo ci che potremmo
chiamare simmetria nelle leggi fisiche. Ne abbiamo
gi esaminate alcune propriet con riferimento
all' analisi vettoriale ( cap. l ) , alla teoria della re
lativit ( si veda oltre, cap. 4) e alla rotazione
( cap. 20 delle Lectures on Physics, vol. I ) .
Perch dovremmo interessarci alla simmetria?
Innanzitutto perch la mente umana la trova af
fascinante: a tutti piacciono gli oggetti e i motivi
che in qualche modo sono simmetrici. Ed inte
ressante che la natura dispieghi certi tipi di sim
metria negli oggetti del mondo intorno a noi.
L'oggetto pi simmetrico che si possa immagina
re forse la sfera, e la natura piena di sfere - le
stelle, i pianeti, le goccioline d ' ac qua delle nubi.
I cristalli rinvenuti nelle rocce presentano molti
tipi di simmetria, il cui studio ci rivela aspetti im
portanti della struttura dei solidi. Perfino il re
gno animale e quello vegetale presentano un
certo grado di simmetria, bench la simmetria di
un fiore, o di un ' ape, non sia altrettanto perfetta
o fondamentale quanto quella di un cristallo.
Ma la cosa che qui pi ci interessa non tanto il
fatto che spesso gli oggetti naturali siano simmetri
ci; noi desideriamo piuttosto esaminare alcune
simmetrie, ancora pi notevoli, dell'universo stes
so - simmetrie presenti nelle leggi fondamentali che
governano il funzionamento del mondo fisico.
49

).-

Tab. l

Operazioni di simmetria.

Traslazione spaziale
Traslazione temporale
Rotaz ione di un ango lo prestabilit o
Moto rettili neo uniforme ( trasformaz ione di Loren
tz)
Inver sione temp orale
Rifles sione spazi ale
Scam bio di atom i identici o partic elle identiche
Fase della mecc anica quan tistica

Mate ria-an timat eria ( coniugazio ne di' carica )

Innanzitutto, che cos' la simmetria? E in che sen


so pu essere simmetrica una legge fisica? Il pro
blema interessante. Abbiamo gi osservato come
Weyl avesse dato una buona definizione; in sostan
za, diceva, una cosa simmetrica se, dopo che
l' abbiamo sottoposta a una certa operazione, resta
uguale a prima. Un vaso, ad esempio, simmetri
co quando fatto in modo che se lo guardiamo al
lo specchio, oppure lo giriamo, ci appare uguale a
prima. La questione di cui vogliamo parlare :
quali operazioni possiamo compiere riguardo a
fenomeni fisici, o a una situazione sperimentale,
senza variare il risultato? Nella tabella l sono elen
cate le operazioni conosciute rispetto alle quali va
ri fenomeni fisici restano immutati.

Simmetria nlfJllo spazio e nel tempo


Per cominciare, potremmo cercare di traslare
il fenomeno nello spazio. Se facciamo un esperi50

mento in un certo luogo e poi costruiamo una se


conda apparecchiatura in un altro posto (oppure
vi trasferiamo l' originale) , allora, qualunque cosa
sia accaduta nella prima apparecchiatura si ripe
ter identicamente, nel medesimo ordine tempo
rale, nella seconda se avremo ricreato le stesse
condizioni, con la dovuta attenzione alle restrizio
ni a cui abbiamo accennato: che vengano rimossi
tutti quei fattori ambientali che impediscono un
uguale funzionamento. Come stabilire di quali
cose si dovr tener conto? Ne abbiamo gi parla
to, e non torneremo pi su questi particolari.
Oggi si pensa, analogamente , che neppure uno
spostamento temporale influisca sulle leggi fisiche .
( Ci vale almeno per quanto ne sappiamo oggi - tut
te queste considerazioni necessitano di tale pre
messa) . In altre parole , se costruiamo un certo
apparecchio e lo mettiamo in funzione in un cer
to istante - mettiamo, alle l 0:00 di gioved - e
poi ne costruiamo uno uguale e lo mettiamo in
funzione tre giorni dopo , nelle identiche condi
zioni, i due apparecchi compiranno gli stessi mo
vimenti allo stesso modo in funzione del tempo ,
indipendentemente dall' istante d' inizio - sem
pre che i fattori ambientali vengano modificati
anch' essi in modo appropriato. Che cosa si
gnifica questa simmetria? Significa - ovviamen
te - che l ' aver acquistato azioni della Generai
Motors tre mesi fa o acquistarle oggi non fa alcu
na differenza!
Dobbiamo fare attenzione anche alle differenze
geografiche, perch le caratteristiche della su
perficie terrestre possono variare. Cos , ad esem
pio, se misuriamo il campo magnetico in una
certa regione e poi spostiamo la nostra apparec51

'

chiatura in qualche altra regione, non detto


che dia lo stesso risultato, perch magari il cam
po diverso - ed diverso in quanto associato
alla Terra. Possiamo immaginare che, spostando
solidalmente la Terra con l' apparecchiatura, il ri
sultato resterebbe invariato. Un altro aspetto da
noi discusso in maniera particolarme nte ap
profondita quello delle rotazioni nello spazio:
se lo ruotiamo di un certo angolo, un macchina
rio funzioner altrettanto bene, a patto di ruota
re contemporan eamente ogni oggetto connesso
al suo funzionamen to . In effetti, nel primo capi
tolo la simmetria di rotazione stata esaminata
alquanto in dettaglio, e per trattarla nel modo
pi limpido possibile abbiamo introdotto un me
todo noto come analisi vettoriale.
A un livello pi avanzato avevamo visto un altro
tipo di simmetria, quella rispetto al moto rettili
neo uniforme. Questo significa - ed una cosa
dawero notevole - che se un' apparecchiatura
funziona in un certo modo e noi la mettiamo su
un ' auto, dove sono state riprodotte tutte le con
dizioni ambientali che potrebbero influire sul
funzionamen to dell' apparecchiatura, e l'auto si
muove in linea retta a velocit costante, all' inter
no dell' auto non c ' alcuna differenza per quan
to riguarda i fenomeni: tutte le leggi fisiche con
servano la stessa forma. Potremmo anche espri
merci in modo pi tecnico dicendo che le equa
zioni della fisica sono invarianti rispetto alle tra
sformazioni di Lorentz. Infatti, fu proprio lo studio
del problema della relativit a focalizzare l'atten
zione degli scienziati sulla simmetria delle leggi.
Finora abbiamo parlato esclusivamen te di sim
metrie di tipo geometrico (tempo e spazio sono
52

pi o meno la stessa cosa) , ma vi sono anch sim


metrie di genere diverso. Ce n ' una, ad esem
pio , che esprime il fatto che un atomo pu esse
re sostituito da un altro dello stesso tipo. Ci si
gnifica, fra l altre cose, che esistono atomi dello
stesso tipo. E possibile, cio, trovare . gruppi di
atomi tali che non fa differenza se due qualun
que di essi si scambiano tra loro - quegli atomi
sono identici. E cos, qualunque cosa faccia un
atomo di ossigeno di un certo tipo, la far pure
un altro atomo dello stesso tipo. Si pu dire : Ma
ridicolo, questa la definizione di atomi dello
stesso tipo ! . Sar pure una definizione , ma an
cora non ci dice se esistano atomi dello stesso ti
po ; di fatto ce ne sono molti, anzi moltissimi, e
dunque asserire che la stessa cosa se a un ato
mo ne sostituiamo uno uguale non un ' afferma
zione vuota. Le cosiddette particelle elementari
di cui sono costituiti gli atomi sono anch' esse
identiche nel senso citato: tutti gli elettroni sono
uguali, tutti i protoni sono uguali, tutti i pioni
positivi sono uguali, e cos via.
Affinch non si pensi, dopo questa lunga serie di
esempi, che si possa fare praticamente qualun
que cosa senza che i fenomeni cambino, diamo
qualche esempio del contrario, tanto per mostra
re dov' la differenza. Poniamo che la domanda
sia: Le leggi fisiche sono invarianti rispetto a un
cambiamento di scala? e supponiamo di costrui
re una certa apparecchiatura e poi di costruirne
un ' altra che sia, in ogni sua parte , cinque volte
pi grande: funzionerann o esattamente allo stes
so modo? In questo caso la risposta no! Per
esempio, la lunghezza d' onda della luce emessa
da un gas di sodio chiuso in un certo contenitore
53

.Jj

'

non cinque volte minore di quella della luce


emessa da un volume di gas di sodio cinque volte
maggiore: esattamente uguale. Di conseguenza
il rapporto fra la lunghezza d' onda e le dimen
sioni dell'emittente cambia.
Altro esempio: ogni tanto su un giornale vedia
mo la foto di una grande cattedrale fatta di pic
coli fiammiferi - straordinaria opera d' arte di un
tale in pensione che pass il tempo a incollare
fiammiferi uno sull' altro. E molto pi elaborata
e bella di una vera cattedrale. Ma proviamo a im
maginare che questa cattedrale di legno venga
invece costruita a dimensioni reali; in tal caso ve
dremmo dov' il difetto: la costruzione avrebbe
una vita effimera, crollerebbe su se stessa, perch
i fiammiferi, a quella scala, non sarebbero abba
stanza resistenti. Si potrebbe dire: D' accordo,
ma sappiamo pure che quando c ' un ' influenza
esterna, anch' essa deve variare in proporzione .
Dato che si sta parlando della capacit di un og
getto di resistere alla forza di gravit, dovremmo
innanzitutto considerare il modellino, quello fat
to con fiammiferi veri, e la Terra reale : quel mo
dellino stabile. Passando alla cattedrale pi
grande, dovremmo prendere, insieme con essa,
una Terra pi grande; ma sarebbe anche peggio,
perch la gravit sarebbe ancora pi forte !
Oggi naturalmente attribuiamo questa dipen
denza dei fenomeni dalla scala alla natura atomi
ca della materia: certo, se costruissimo un appa
rato tanto piccolo da contenere cinque atomi ap
pena, non potremmo ingrandirlo e rimpicciolir
lo a piacere. La scala di un singolo atomo non
affatto arbitraria: ben definita.
Il primo ad accorgersi che le leggi fisiche non re54

stano invariate nei cambiamenti di scala fu Gali


lei, il quale vide che la resisten za dei materiali
non era in proporzione alle loro dimens ioni e il
lustr questa propriet - che stavamo appunto
discute ndo a proposito della cattedrale di fiam
miferi - disegnando due ossi: l' osso di un cane,
nelle giuste proporzioni per sostene re il suo pe
so, e l' osso immaginario (grosso , massic cio , con
propor zioni molto diverse ) di un superca ne
dieci o cento volte pi grande . Non sappiamo se
Galilei fosse . mai giunto alla conclu sione che le
leggi di natura debbo no avere una scala ben
definita , ma egli fu talmen te colpito da questa
scoperta da attribuirle la stessa importanza di
quella delle leggi del moto; e infatti le pubbli c
insiem e nello stesso libro, dedicato a due nuove
scienze . 1
Un altro caso di asimmetria delle leggi fisiche
quello , ben noto, di un sistema in moto rotatorio
uniform e , ove non valgon o le stesse leggi di un
sistema non soggetto a rotazio ne . Se facciamo un
certo esperim ento sulla Terra e mettia mo poi tut
ta l' appare cchiatura su un satellite e lo lanciam o
nello spazio, e facciamo in modo che il satellite
ruoti nel vuoto, tutto solo, a velocit angolare co
stante, l' appare cchiatura non funzioner allo stes
so modo perch , come sappiamo, i suoi compo
nenti interni verran no spinti all' esterno dalle
forze centrifughe, o di Coriol is, e via dicendo .
Con il cosidd etto pendo lo di Foucault, riuscia mo

l . G. Galilei, Discorsi e Dimostrazioni Matematiche intorno due


nuove Scienze attenenti alla Mecanica & i Movimenti Locali, Lei
da, 1 638. Cfr. ediz. a cura di E. Giusti, Einaudi, Torino,
1 990, p. 1 41 [N. d. T.] .

55

a stabilire che la Terra gira senza nemmeno guar


dare fuori .
E ora parliamo di una simmetria molto interes
sante che ovviamente falsa, la reversibilit tempo
rale. Apparentemente le leggi fisiche non posso
no essere reversibili nel tempo perch, come sap
piamo, a scala macroscopica tutti i fenomeni or
dinari sono irreversibili: I l dito scorrendo scrive,
e avendo scritto va oltre . 1 Per quanto possiamo
dire, questa irreversibilit dovuta al grandissimo
numero di particelle coinvolte; se potessimo ve
dere le singole molecole non riusciremmo a capi
re in quale direzione si muove il meccanismo nel
suo complesso. Detto in modo pi preciso: co
struiamo un apparato molto piccolo, nel quale
sappiamo che cosa fanno i singoli atomi, che pos
siamo osservare nei loro moti a zigzag. Costruia
mo poi un apparato uguale, che inizi il suo moto
partendo dalla condizione finale del primo, con
tutte le velocit esattamente invertite: far la stessa
serie di movimenti, ma nell 'ordine opposto. Detto in al
tro modo ancora: se giriamo un film. sufficiente
mente dettagliato di tutti i meccanismi interni di
un pezzo di materia e poi lo proiettiamo all' hl
contrario, nessun fisico sar in grado di dire: E
contro le leggi della fisica, c' qualcosa di sbaglia
to ! . Naturalmente, se non distinguiamo tutti i
dettagli la situazione sar p erfettamente chiara:
vediamo l'uovo che casca sul marciapiede, il gu
scio che si spacca, e cos via, e di sicuro diremo:
E un evento irreversibile, perch se proiettassi
mo il film all'indietro l'uovo si rimetterebbe in

"

l . Ornar Khayym, Rubiyt, a cura di E. Fitzgerald, prima


ediz . , London, 1 859, quartina LI [N. d. T. ] .

56

sieme e il guscio tornerebbe intero - un'idea ridi


cola, ovviamente ! . Ma se guardiamo i singoli
atomi, le leggi ci appaiono del tutto reversibili.
Certo, arrivare a questa scoperta stato molto pi
difficile, ma, a quanto pare, a livello microscopi
co e fondamentale le leggi della fisica sono com
pletamente reversibili nel tempo.

Simmetria e leggi di conservazione


Le simmetrie delle leggi fisiche sono gi molto
interessanti a questo livello, ma scopriremo che
lo sono ancor di pi nell ' ambito della meccani
ca quantistica. Un fatto che molti fisici trovano
ancora oggi sconcertante, una cosa stupenda e
molto profonda, che in meccanica quantistica
- per una ragione che al livello della presente di
scussione non possiamo spiegare - a ogni regola di
simmetria corrisponde una legge di conservazione. Tra
leggi di conservazione e simmetrie delle leggi
fisiche esiste cio un legame preciso. Ma per il
momento questo possiamo solo dirlo, e non cer
cheremo nemmeno di spiegarlo.
In meccanica quantistica, ad esempio, la simme
tria rispetto alle traslazioni nello spazio implica
la conservazione della quantit di moto ; la simmetria
rispetto alle traslazioni temporali, la conservazione
dell'energia ; e l'invarianza rispetto alla rotazione,

la conservazione del momento della quantit di moto o


momento angolare. Tutte queste connessioni sono
molto belle e interessanti - sono tra le cose pi
profonde e affascinanti di tutta la fisica.
Fra l' altro nella meccanica quantistica vi sono
57

...

simmetrie che non hanno un analogo classico ,


anzi non sono nemmeno descrivibili classica
mente. Ecco un esempio: se \jl la funzione
d' onda di un certo processo, sappiamo che il
quadrato del modulo di \jl d la probabilit che
esso si verifichi. Ora, se qualcun altro facesse i
suoi calcoli non con questa \jf, ma con una 'l' '
che ne differisse solo per un cambiamento di fa
se (basta prendere una qualsiasi costante L1 e
moltiplicare la vecchia \jl per eill) , troverebbe che
il quadrato del modulo di \jl ' , ossia la probabilit
dell' evento, ha lo stesso valore:
i L\
'
(2. 1 )
'l' = \jle ; 1'1' ' 1 2 = 1'1' 1 2 .

Dunque le leggi fisiche non cambiano se la fase


della funzione d' onda variata di una costante
arbitraria. una nuova simmetria: le leggi devo
no essere tali che una variazione della fase non
faccia differenza. Abbiamo appena ricordato che
in meccanica quantistica per ogni simmetria c '
una legge d i conservazione: e l a conservazione
connessa alla fase della meccanica quantistica
sembra essere quella della carica elettrica - una
faccenda dawero interessante !

Riflessioni speculari
La prossima questione, che ci terr occupati per
quasi tutto il resto del capitolo, la simmetria ri
spetto alle riflessioni nello spazio. Le leggi fisiche
sono invarianti rispetto alla riflessione? Mettiamo
la cos: immaginiamo di costruire un congegno per esempio un orologio - con un sacco di ingra58

naggi, quadranti e lancette; fa tic-tac, funziona, e


ha dentro delle molle . Ora guardiamolo allo spec
chio; quale aspetto abbia non importa - non que
sto il punto. Supponiamo di costruire un altro
orologio, che riproduca esattam_e nte l'immagine
riflessa del primo - dove uno ha una vite con filet
tatura destra, metteremo nell' altro una vite con
filettatura sinistra; dove c' un 2 sul quadrante
scriviamo ; ogni molla si awolger in un senso
in un orologio e nel senso opposto nell'altro. Alla
fine avremo due veri orologi che stanno l'uno al
l'altro come un oggetto alla sua immagine specu
lare, pur essendo - sottolineiamo - entrambi rea
li, materiali. E adesso la domanda: se i due orolo
gi vengono fatti partire nelle stesse condizioni,
con identica tensione delle molle, da quell'istante
in poi continueranno a compiere movimenti esat
tamente speculari? Questo un problema di fisi
ca, non di filosofia; e la nostra conoscenza intuiti
va delle leggi della fisica ci suggerisce di sz
Dunque siamo inclini a pensare, almeno nel caso
degli orologi, che l'invarianza per riflessione spa
ziale sia una delle simmetrie delle leggi fisiche,
che scambiando ovunque destra e sinistra ma per il resto lasciando tutto com' - non riu
sciremmo a discernere la differenza. Supponia
mo per un momento che le cose stiano dawero
cos: in tal caso, sarebbe impossibile, basandoci
su qualche fenomeno fisico, distinguere fra d e
stra e sinistra">> , cos come non vi alcun feno
meno fisico che ci consenta di definire una de
terminata velocit assoluta. Per la simmetria del
le leggi fisiche, sarebbe quindi impossibile defi
nire in senso assoluto che cosa si intende con
destra come opposto di sinistra.
59

Naturalmente non che il mondo debba essere


simmetrico; per esempio, ricorrendo alla geo
grafia , siamo sicuramente in grado di definire
la destra . Se siamo a New Orleans e guardia
mo verso Chicago, la Florida alla nostra destra
(se stiamo con i piedi per terra! ) . Con la geo
grafia possiamo quindi definire destra e sini
stra . Ovviamente, non detto che un sistema
abbia la simmetria di cui stiamo parlando; la que
stione se siano simmetriche le leggi, se sia con
tro le leggi fisiche l' ipotesi di una sfera come la
Terra, ma con tutto, in superficie, rovesciato a si
nistra, una sfera dove uno potrebbe ancora guar
dare verso una citt come Chicago da un luogo
come New Orleans, ma tutto fosse messo all'in
contrario, per esempio con la Florida a sinistra.
Chiaramente, l'idea di uno scambio destra-sini
stra di tutte le c o se non appare impossibile non
sembra essere contro le leggi fisiche.
La nostra definizione di destra , inoltre, non
dovrebbe dipendere dalla storia. C ' un modo
molto semplice di distinguere la destra dalla sini
stra: andare in un n gozio di ferramenta e sceglie
re una vite a caso. E molto probabile che abbia
una filettatura destra - non necessariamente, ma
molto pi facile che sia destra che sinistra. Per
dipende dalla storia, dalle convenzioni, o da co
me vanno le cose, e ancora una volta non sono in
giuoco leggi fondamentali. Com ' facile capire,
poteva anche accadere che tutti si mettessero a
fare vi ti con filettatura si nistra!
Cos d obbiamo cercare di scoprire fenomeni in
cui il carattere destrorso sia presente a livello
fondamentale. L a prima possibilit offerta dal
la luce polarizzata, il cui piano di polarizzazione
60

l
Fig. 9

L- alanina ( a sinistra)

D - alanina ( a destra) .

ruota quando la luce attravers a, ad esempio , del


l' acqua zucchera ta. Come abbiamo visto nel ca
pitolo 33 (delle Lectures on Physics, vol. l) in una
certa soluzion e zuccheri na il piano ruota verso
destra; questo .un modo di definire la destra ,
in quanto possiam o scioglier e nell' acqua un po'
di zucchero - ed ecco che la polarizzazione va
verso destra. Ma quello zuccher o proveniva da
organism i, e se cerchiamo di produrlo artificial
mente scopriam o che non fa ruotare affatto il
piano di polarizzazione ! Se per in questo stesso
zuccher o artificial e mettiam o dei batteri ( che se
ne mangiano una parte) e poi li eliminia mo con
una filtratura , scopriam o che resta ancora un po'
di zuccher o (quasi met di quello iniziale) che
ora fa ruotare il piano di polarizzazione, ma nel
senso opposto ! Sembra una gran confusio ne, ma
faci le da spiegare .
Conside riamo un altro esempio : fra le sostanze
presenti in tutti gli esseri viventi e fondame ntali
per la vita abbiamo le proteine , che sono catene
di aminoaci di. Nella figura 9 vediamo un model61

""

lo di un aminoacido proveniente da una protei


na; l' aminoacido l' alanina e la sua struttura
molecolare, se la proteina prodotta da un esse
re vivente,. come nella parte ( a ) della figura.
Ma se cerchiamo di sintetizzare l' alanina a parti
re da anidride carbonica, etano e ammoniaca (e
lo sappiamo fare; non una cosa complicata) , sco
priamo che nel procsso vengono prodotte u
guali quantit di questa molecola e dell' altra che
si vede nella parte ( b) . La prima molecola si chia
ma L-alanina ed una molecola sinistrorsa (le
vogira) ; l' altra, chimicamente uguale in quanto
ha atomi dello stesso tipo e legati allo stesso mo
do, si chiama D-alanina ed una molecola de
strorsa (destrogira) . La cosa interessante che
quando sintetizziamo l ' alanina in laboratorio ot
teniamo un miscuglio delle due varianti in parti
uguali, mentre la vita utilizza solo il primo tipo.
(Be ' , non proprio . Ogni tanto in certi organismi
si scopre un qualche uso speciale della D-alani
na, ma una cosa rarissima; e le proteine utiliz
zano solo la L-alanina) . Ora, se le produciamo
tutte e due e poi diamo il miscuglio a un animale
che ama mangiare - consumare - l'alanina,
l' animale, non potendo usare la D-alanina, user
solo la forma levogira, sinistrorsa. Cos stato
per lo zucchero: dopo che i batteri hanno divo
rato quello che va bene per loro, rimasto solo il
tipo sbagliato . (Lo zucchero levogiro dolce,
ma non ha lo stesso gusto di quello destrogiro) .
Sembrerebbe dunque che i fenomeni della vita
ci permettano di distinguere la destra dalla
sinistra , o che ce lo permetta la chimica, dato
che le due molecole, chimicamente, sono diver
se. E invece no! Fin quando riusciamo a effettua52

re misure fisiche - dell'energia, della velocit


delle reazioni chimiche, e via dicendo - le due
molecole , a meno di una riflessione speculare ,
funzionano esattamente nello stesso modo. Una
far ruotare la luce verso destra, e l'altra la far
ruotare in misura uguale verso sinistra, e attra
verso la stessa quantit di liquido . Da un punto di
vista fisico una equivale all' altra e, per quanto ne
sappiamo, le basi dell'equazione di Schrodinger
richiedono che le due molecole si comportino in
maniera esattamente simmetrica, di modo che la
destra sia per l'una ci che la sinistra per l' al
tra. Eppure nella vita tutto a senso unico !
Si presume che la ragione sia questa. Si suppone
che la vita, a un certo momento della sua evolu
zione, si sia trovata, in qualche modo, in una cer
ta condizione in cui le proteine di alcuni organi
smi erano formate solo da aminoacidi levogiri e
tutti gli enzimi erano asimmetrici - nel vivente,
ogni sostanza sbilanciata, asimmetrica. Cos,
quando gli enzimi digestivi cercavano di trasfor
mare certi costituenti chimici degli alimenti, una
determinata sostanza si incastrava nell' enzima
e un ' altra no (come il piede di Cenerentola nel
la scarpetta, salvo che quello che mettiamo alla
prova un piede sinistro ) . Per quanto ne sap
piamo, nulla vieterebbe in linea di principio di
creare, ad esempio, una rana nella quale ogni
molecola sia ribaltata e tutto sia tale e quale l'im
magine speculare , sinistrorsa , di una rana rea
le - una rana sinistrorsa. Per un po ' questo ani
male funzionerebbe benissimo, ma non trove
rebbe di che nutrirsi perch se pure inghiottisse
una mosca, i suoi enzimi non sarebbero fatti per
digerirla. La mosca (a meno di passargliene una
63

sinistrorsa) ha gli aminoacidi sbagliati. Ma per


quello che ne sappiamo, se ogni cosa venisse ri
baltata i processi chimici e vitali continuerebbe
ro esattamente allo stesso modo.
Se la vita in tutto e per tutto un fenomeno fisico
chimico, l'unico modo per spiegare come mai le
proteine si avvitino tutte nello stesso senso ipo
tizzare che in un tempo primordiale, per caso,
delle molecole viventi si siano messe in moto, e
che alcune si siano affermate. Da qualche parte,
dovette comparire una molecola organica con
un'asimmetria particolare, da cui ha avuto inizio
l' evoluzione del carattere destrorso nella no
stra particolare geografia. Quel particolare acci
dente storico fu unilaterale, e da allora la parzia
lit della natura si propagata. Allo stadio a cui
siamo, probabile che le cose andranno avanti
cos per sempre: tutti gli enzimi digeriscono e fab
bricano le cose giuste e quando l' anidride carbo
nica, il vapore acqueo e tutto il resto raggiungono
le foglie delle piante, gli enzimi che costruiscono
gli zuccheri producono molecole asimmetriche
perch sono asimmetrici essi stessi. Un nuovo ti
po di virus, o un nuovo organismo, potrebbe so
pravvivere solo se fosse in grado di mangiare la
materia vivente che gi esiste - e quindi dovrebbe
essere anche lui dello stesso tipo.
Non c ' conservazione del numero delle mole
cole destrorse; una volta che se ne sia formata
qualcuna, possono diventare sempre pi nume
rose. Si pu presumere quindi che, nel caso del,
la vita, i fenomeni mostrino non gi una man
canza di simmetria delle leggi fisiche, ma, caso
mai, che tutte le creature esistenti sulla Terra
64

hanno, nel senso appena spiegato, un ' identica


natura e ultimativamente un' origine comune.

Vettori polari e vettori assiali


Andiamo avanti. In fisica vi sono molte altre si
tuazioni nelle quali abbiamo regole della mano
destra e della mano sinistra. Quando si in
troduce l' analisi vettoriale si imparano, in effetti,
le regole della mano destra che servono per ca
ratterizzare correttamente il momento angolare,
il momento della forza, il campo magnetico, e
via dicendo. Ad esempio, la forza che agisce su
una carica in moto attraverso un campo magne
tico F = q v x B. Ma in una situazione data, in
cui F, v e B siano note , questa equazione basta a
definire il carattere destrorso? In realt, se fac
ciamo un passo indietro e ci interroghiamo sul
l' origine dei vettori, ci accorgiamo che la regola
della mano destra non era niente pi di una con
venzione, un trucco . Le grandezze originarie momenti angolari, velocit angolari e simili - in
realt non erano affatto vettori ! In un modo o
nell' altro, erano associate a un certo piano, e noi
possiamo associarle a una direzione perpendico
lare a quel piano solo perch lo spazio ha tre di
mensioni. Delle due possibili direzioni scegliamo
quella destrorsa.
Cos, se le leggi della fisica sono simmetriche, do
vremmo concludere che se un diavoletto si in
trufolasse in tutti i laboratori di fisica e sostituisse
ovunque destra con sinistra in tutti i libri
che contengono regole. della mano destra, e
65

.,.

'

Uno spostamento nello spazio e la sua immagine


Fig. 1 0
speculare.

noi di conseguenza usassimo solo le regole del


la mano sinistra , nelle leggi fisiche non cambie
rebbe nulla.
Facciamo un esempio. Vi sono due generi di vet
tori. Uno rappresentato dai vettori onesti ,
come pu essere uno spostamento 8 r nello spa
zio. Mettiamo che nel nostro apparato vi sia un
pezzo qui e qualcos' altro l: allora in un appara
to speculare vi saranno l ' immagine del pezzo e
l' immagine del qualcosa d' altro, e i rispettivi vet
tori dal pezzo al qualcosa d' altro saranno
l'uno l' immagine speculare dell' altro (fig. 1 0) .
La freccia del vettore cambia direzione, esatta
mente come l' intero spazio si rovescia. Chiamia
mo polari i vettori di questo tipo.
Il secondo tipo di vettore, che ha a che fare con
le rotazioni, di natura diversa. Supponiamo ad
esempio che un oggetto, nello spazio tridimen
sionale, ruoti intorno al proprio asse come mo
strato nella figura 1 1 : se lo guardiamo in uno
specchio lo vedremo compiere un movimento
esattamente speculare alla rotazione originaria.
Si conviene di rappresentare la rotazione nello
specchio mediante un vettore definito con la
stessa regola ( della mano destra) impiegata per
la rotazione reale: questo vettore non si rove
scia per riflessione speculare, come accade nei
66

...
(O

i.

...
(O

Un disco rotante e la sua immagine speculare. Da


Fig. 1 1
notare che il Vettore ,, velocit angolare non viene invertito.

vettori polari, ma risulta capovolto rispetto a que


sti ultimi e alla geometria dello spazio. Chiamia
mo assiali i vettori di questo tipo.
Ora, se vale in fisica la simmetria per riflessione,
le equazioni debbono essere scritte in modo che
cambiando di segno ogni vettore assiale e ogni
prodotto esterno di vettori (il che corrisponde a
una riflessione speculare) non accadr nulla. Co
s, per esempio, l'equazione del momento ango
lare L = r x p resta la stessa: infatti, passando a un ,
sistema di coordinate sinistrorso, L cambia di se
gno, mentre r e p non cambiano, ma cambia il
segno del prodotto vettoriale, dato che siamo
passati dalla regola della mano destra a quella
della mano sinistra. Altro esempio: sappiamo
che su una carica in moto in un campo magneti
co agisce la forza F = q v x B, ma se da un sistema
destrorso passiamo a un sistema sinistrorso, dato
che F e v sono vettori polari, il cambiamento di
segno del prodotto dev'essere annullato da un
cambiamento di segno di B, e questo significa
che B dev'essere un vettore assiale. In altre paro
le, la riflessione trasforma B in - B . Cos, se pas
siamo d al sistema destrorso al sistema sinistrorso,
dobbiamo scambiare i poli magnetici nord e sud.
Vediamo, in un esempio, come funziona la fac
cenda. Supponiamo di avere due magneti, come
67

+ +
B

Fig. 1 2

B'

U n magnete e l a sua immagine speculare.

nella figura 1 2. Uno ha un awolgin1ento dispo


sto in un certo modo, con la corrente che va in
una certa direzio ne; l' altro si presen ta come l' im
magine speculare del primo - il filo awolto al
l' incontrario, vanno all' incontrario tutti i proces
si che hanno luogo nell ' awolgi mento, e la cor
rente fluisce come si vede in figura. Ora, le leggi
di generazione dei campi magne tici - che uf
ficialm ente non conosc ete ancora ma con ogni
probabilit avete imparato nella scuola superio re
- ci dicono che il campo magne tico come si ve
de nella figura. In un caso abbiam o un polo ma
gnetico sud, nell' altro la corrente va nel senso
opposto e il campo magne tico rovesci ato, cio
abbiam o un polo magne tico nord. Come si vede,
quando facciam o un 'inversi one da sinistra a de
stra dobbia mo cambiare il sud in nord!
Ma non diamo troppa importanza a nord e sud
in fondo, sono anch' essi semplic i conven zioni.
Parliamo piuttos to dei fenomeni. Immag iniamo
ora di avere un elettron e in un campo magneti
co, che si muova verso la pagina. Se usiamo la
formula della forza q v x B (ricordi amo che la ca
rica negativa ) , troviamo che l' elettron e devier
68

nella direzione indicata, conformemente alla


legge fisica. Il fenomeno reale, quindi, che c'
una bobina con una corrente che va in un senso
ben determinato e l' elettrone devia in un certo
modo. La fisica questa, indipendentemente dal
le etichette.
Ora rifacciamo l'esperimento allo specchio: se
mandiamo l' elettrone nella direzione corrispon
dente, la forza - sempre che la calcoliamo con la
stessa regola - si rovescia. E va benissimo cos,
perch i moti corrispondenti sono immagini spe
culari di quelli iniziali!

Qual la mano destra ?


Il dato da considerare, dunque, che nello stu
dio di un qualsiasi fenomeno vi sono sempre due
regole della mano destra (o comunque un nu
mero pari) , per cui alla fine il fenomeno appare
invariabilmente simmetrico. Di conseguenza non
possiamo - per farla breve - distinguere la destra
dalla sinistra se non siamo anche capaci di distin
guere il nord dal sud. In verit, a noi sembra di
sapere quale sia il polo nord di un magnete. Il po
lo nord dell' ago di una bussola, ad esempio ,
punta verso nord. Ma anche questa, naturalmen
te, una propriet locale, legata alla geografia
della Terra; come chiedersi da che parte si tro
vi Chicago - irrilevante . Se avete osservato l ' a
go di una bussola, avrete notato che il polo che
punta verso nord ha un colore sull' azzurro: ma
solo perch qualcuno l'ha verniciato cos . Sono
tutti criteri locali e convenzionali.
69

....

E per, se un magnete fosse fatto in modo che a

guardarlo abbastanza da vicino gli si vedrebbero


crescere dei peluzzi sul polo nord ma non sul po
lo sud, se vi fosse questa regola generale, o co
munque un qualsiasi modo di distinguere il nord
di un magnete dal sud, saremmo in grado di dire
quale dei due avevamo in realt, e per la legge del
la simmetria rispetto alle riflessioni sarebbe la fine.
Per illustrare il problema in modo ancora pi
chiaro immaginer di parlare per telefono con
un marziano, o comunque con qualcuno che stia
molto lontano. Non posso spedirgli, e quindi far
gli esaminare, niente di fisicamente reale; men
tre se gli potessi inviare per esempio un fascio di
luce gliela manderei polarizzata circolarmente a
destra e gli direi: Questa luce destrorsa, basta
guardare da che parte gira . Ma p on gli posso
dare niente ; posso solo parlargli. E lontano, op
pure sta in un posto strano, e non pu vedere
nulla di ci che vediamo noi; per esempio non
posso dirgli: Guarda l' Orsa Maggiore e osserva
come sono disposte quelle stelle. Per "destra" in
tendo . . . . Gli posso solo parlare per telefono.
E adesso provo a parlargli di noi. Ovviamente
per prima cosa definisco i numeri, Tic tic, due;
tic tic tic, tre , cos a poco a poco arriver a capi
re un po' di parole, e poi andremo avanti. E do
po un po' magari diventeremo molto amici e lui
chieder: Ma voi come siete fatti? , e io comin
cer a descrivere gli umani e dir: Siamo alti un
metro e ottanta , e lui dir: Un momento,
quant' un metro e ottanta? . possibile spie
gargli quanto un metro e ottanta? Ma sicuro !
Gli dico: Hai presente il diametro dell' atomo di
idrogeno? Noi siamo alti 1 7 000 000 000 atomi di
70

idrogeno ! . Si pu fare perch le leggi fisiche so


no invarianti rispetto ai cambiam enti di scala,
per cui una lunghezza assoluta riusciamo a defi
nirla. Cos definisco le dimension i del corpo, e
gli spiego qual la sua forma generale - che ha
diramazio ni con cinque sporgenze alle estre
mit, e cos via - e lui mi segue, e alla fine descri
vo il nostro aspetto esteriore , presumibilmente
senza incontrare grandi difficolt. Man mano
che vado avanti lui si fa addirittura un modelli
no, mi dice: Di sicuro siete bei tipi, ma dentro
che cosa c ' ? . E io comincio a descrivere gli or
gani interni finch arrivo al cuore, gli spiego be
ne che forma ha e gli dico: Mettilo a sinistra . E
lui fa: Mmm . . . a sinistra? . Ora il problema
spiegargli da che parte sta il cuore senza che lui
veda niente di quello che vedo io; e nessuno po
tr mai spedirgli un campione di quello che noi
in tendiamo per destra , un oggetto destrorso
standard. Posso farlo?

La parit non si conserva!


Si scopre che le leggi della gravitazio ne , dell' e
lettricit e del magnetism o , come pure le forze
nucleari, soddisfan o tutte il principio di simme
tria rispetto alla riflessione ; dunque non possia
mo usarle, n loro n le loro consegue nze . Ma
associato alle numerose particelle presenti in
natura c ' un fenomeno chiamato decadimento
beta, o decadimento debole. Tra i vari casi di decadi
mento debole, ce n' era uno, legato a una parti
cella scoperta nel 1 9 5 4 o gi di l , che costituiva
71

)
Trt

+ ---;---_
n-

' , no
\

Fig. 1 3
Schema del decadimento di un particella --r+ e di
una particella e+.

uno strano rompicapo. C' era una certa particel


la dotata di carica elettrica che decadeva in tre
mesoni 1t, come mostra schematicamente la
figura 1 3 ; per un po ' questa particella fu chia
mata mesone 't . Ma nella figura 1 3 vediamo an
che un ' altra t>articella, il mesone e, che decade
in due mesoni 1t uno dei quali, per la conserva
zione della carica, deve essere neutro. Ricapito
lando, abbiamo una particella 't che decade in
tre mesoni 1t e una particella e che decade inve
ce in due mesoni 1t. Ma ben presto si scopr che
la 't e la e hanno massa quasi uguale; anzi, ugua
le e basta, nei limiti dell ' errore sperimentale.
Poi si trov che impiegavano quasi esattamente
lo stesso tempo per decadere , l'una in tre piani
e l' altra in due : la loro vita media era la stessa.
Inoltre, ogni volta che si formavano, le propor
zioni erano sempre le stesse , circa un 1 4% di
particelle 't e un 86% di particelle e .
Basta un minimo di lucidit mentale per capire
che si tratta della stessa particella, che noi pro
duciamo uno stesso oggetto che pu disintegrar
si in due modi, e non due particelle diverse .
Questo oggetto capace di decadere in due ma
niere distinte ha la stessa vita media, e la pro
porzione tra le due varianti costante - corri
sponde semplicemente al rapporto tra la proba72

bilit di decadere , rispettivamente, nel primo e


nel secondo modo.
Partendo dal principio della simmetria per ri
flessione della meccanica quantistica, si riusc
per a dimostrare (ma qui non posso assoluta
mente spiegare come) che una stessa particella
non poteva disintegrarsi tanto in un modo quanto
nell' altro. La legge di conservazione corrispon
dente al principio della simmetria per riflessione
non ha un analogo classico, e cos questo tipo di
conservazione ha preso il nome di conservazione
della parit. Era quindi per via della conservazio
ne della parit, o meglio della simmetria per ri
flessione delle equazioni della meccanica quan
tistica dei decadimenti deboli, che una stessa
particella non poteva decadere in entrambi i
modi. Ci doveva essere allora una qualche coin
cidenza di massa, vita media, eccetera. Ma pi si
studiava la cosa pi questa coincidenza appariva
improbabile, e a poco a poco si fece strada il so
spetto che la legge, cos profonda, della simme
tria della natura rispetto alle riflessioni potesse
essere falsa.
Come risultato di questo apparente fallimento i
fisici T.D . Lee e C.N. Yang proposero nuovi espe
rimenti di decadimento per controllare se in al
tri casi la legge fosse corretta. Il primo di tali
esperimenti venne compiuto da Miss Chien
Shiung Wu della Columbia, e fu fatto come se
gue . Utilizzando un potente magnete a tempera
tura molto bassa, si scopre che un certo isotopo
del cobalto, che decade emettendo un elettrone,
magnetico, e se la temperatura abbastanza
bassa perch le oscillazioni termiche non li fac
ciano agitare troppo, i magneti atomici si allinea73

_ ,..

no nel campo magnetico. Cos tutti gli atomi di


cobalto si allineano nella direzione di questo for
te campo magnetico; dopodich decadono e
mettendo un elettrone. Miss Wu scopr che
quando il vettore B era diretto verso l'alto, la
maggior parte degli elettroni venivano emessi
verso il basso .
A un profano una simile osservazione non dice
granch, ma chi sa valutare l'importanza dei pro
blemi e le cose dawero interessanti del mondo
vede subito che questa una scoperta sensazio
nale. Quando poniamo atomi di cobalto in un
campo magnetico estremamente intenso, vi sono
pi elettroni prodotti nel decadimento che van
no in gi che elettroni che vanno in su. Se ripro
ducessimo tutto questo in un esperimento specu
lare, con gli atomi di obalto tutti schierati nella
direzione opposta, questi sputerebbero i loro
elettroni verso l' alto, non verso il basso : l ' azione
asimmetrica. Al magnete sono spuntati i peli! Il polo
sud di un magnete tale che gli elettroni in un
decadimento p tendono ad allontanarsene, e ci
distingue fisicamente il polo nord dal polo sud.
Dopo questo esperimento ne vennero fatti molti
altri: il decadimento del piane (n:) in un muone
(Jl) e un neutrino (v) ; il decadimento del muo
ne in un elettrone e due neutrini e (ultimamen
te) della particella A in n protone e un pio ne; il
decadimento della particella I.; e molti altri an
cora. In effetti, in quasi tutti i casi in cui ci si po
teva aspettare una violazione della simmetria ri
spetto alla riflessione, questa aveva effettivamen
te luogo. Fondamentalmente, a questo livello
della fisica la legge della simmetria rispetto alla
riflessione falsa.
74

In breve, possiamo spiegare a un marziano da


che parte sta il cuore. Basta dirgli: Senti, fa' un
magnete, metti l'awolgime nto, attacca la corren
t, poi prendi un po' di cobalto e abbassa la tem--peratura. Se prepari l'esperimen to in modo che
gli elettroni vadano dai piedi alla testa, allora la
corrente entra nell ' awolgimento a destra ed
esce a sinistra . E cos, ormai possibile, con un
esperimento di questo tipo, definire destra e si
nistra.
Ma possiamo prevedere anche tantissime altre
cose. Prima della disintegrazio ne, per esempio,
lo spin - il momento angolare intrinseco - di un
nucleo di cobalto 5, mentre dopo 4; l' elettro
ne se ne porta via un 'unit, e c ' di mezzo anche
un neutrino. Si vede facilmente che il momento
angolare di spin dell' elettrone dev' essere allinea
to con la direzione del moto , e lo stesso vale per
il neutrino - ma allora lo spin degli elettroni do
vrebbe essere orientato pi spesso a sinistra che a
destra, ed veramente cos ; la cosa stata accer
tata da Boehm e Wapstra proprio qui al Caltech
(ci sono anche stati alcuni esperimenti che han
no dato il risultato opposto, ma erano sbagliati) .
E a quel punto, naturalmen te , si doveva trovare
una legge per questa non-conservazione della
parit. Qual la regola eh specifica quanto gra
ve sar questa violazione? E la seguente: la viola
zione ha luogo solo in reazioni molto lente, i co
siddetti decadimenti deboli; e quando si presen
ta, le particelle dotate di spin - elettrone, neutri
no, e via di endo - ruoteranno prevalentem ente
a sinistra. E una regola asimmetrica : associa un
vettore polare velocit a un vettore assiale mo
mento angolare e afferma che il momento ango75

lare ha pi probabilit di essere opposto alla ve


locit che concorde.
La regola dunque questa; ma per il momento
noi non conoscia mo affatto i suoi perch e per
come . Come mai la regola giusta, e quale ne
la ragione fondame ntale? In che relazione sta
con tutto il resto? L' esistenza di questa asimme
tria ci ha talmente sconvolti che non siamo an
cora riusciti a riprender ei quanto basta per capi
re quale significato abbia in rapporto alle altre
leggi. Tuttavia l'argome no interessante, mo
derno, e non ancora risolto, e dunque sembra
giusto discutere qualcuno dei problemi che si
porta dietro.

L 'antimateria
Quando una simmetria va perduta, la prima cosa
da fare scorrere subito l' elenco di tutte le sim
metrie note o postulate e chiederci se ne sia stata
violata qualcun ' altra. Ora, non abbiamo menzio
nato una voce del nostro elenco sulla quale dob
biamo per forza interrogar ci, cio la relazione
fra materia e antimater ia. Dirac aveva predet
to che oltre all' elettrone doveva esserci anche
un ' altra particella , il cosiddetto positrone (poi
scoperto da Anderson al Caltech) , che necessa
riamente in relazione con esso. Tutte le pro
priet delle due particelle ubbidiscon o a certe
regole di corrispon denza: energia e massa sono
uguali; le cariche sono opposte; e, cosa pi im
portante di tutte, elettrone e positrone, quando
si incontrano , possono annichilirsi a vicenda e li76

berare tutta la propria massa sotto forma di ener


gia, per esempio raggi gamma. Il positrone
l' antiparticella dell' elettrone, dove particella e an
tiparticella hanno appunto queste caratteristi
che. Dalle argomentazioni di Dirac era chiaro
che a ogni altra particella dovesse corrispondere,
analogamente, un' antiparticella. Il protone (p)
ad esempio doveva avere il suo antiprotone, indi
ato col simbolo p , con la stessa massa e carica
negativa, e cos via. Ma ancora una volta la cosa
pi importante era che protone e antiprotone,
incontrandosi, si annichilissero a vicenda. Il mo
tivo per cui insistiamo tanto su queste cose che
quando diciamo che esistono pure un neutrone
e un antineutrone la gente non capisce: Un
neutrone neutro, come pu avere carica oppo
sta? . Ma la regola dell ' an ti non prevede solo
che sia opposta la carica: c ' tutto un insieme di
propriet che si oppongono l ' una all' altra. L' an
tineutrone per esempio si distingue dal neutro
ne perch se avviciniamo due neutroni resteran
no due neutroni e basta, mentre se avviciniamo
un neutrone e un antineutrone essi si annichila
no reciprocamente, con una grande esplosione
di energia e produzione di mesoni 1t, raggi gam
ma e quant' altro.
Ora, se abbiamo antielettroni, antiprotoni e anti
neutroni possiamo, in linea di principio, costrui
re antiatomi - non ne sono ancora stati fatti, ma
in teoria possibile. Un atomo di idrogeno, per
esempio, ha al centro un protone e un elettrone
che gira intorno all' esterno. Ma immaginiamo di
essere riusciti a fabbricare, da qualche parte, un
antiprotone e un positrone: questo gli gira intor
no dawero? Vediamo: innanzitutto l'uno elet77

tricamente negativo e l'altro elettricamente posi


tivo, e quindi i due si attraggono a vicenda come
le corrispondenti particelle; le masse e tutto il re
sto sono uguali. Le equazioni sembrano implica
re un principio di simmetria in base al quale se ,
per esempio, un orologio fosse fatto di materia
ordinaria e poi lo rifacessimo uguale, ma di anti
materia, questo secondo orologio funzionerebbe
come il primo. (Naturalmente, se li mettessimo a
contatto si annichilirebbero a vicenda, ma questo un altro discorso) .
.
Qui nasce subito un problema. Con la materia
ordinaria possiamo costruire due orologi, uno
destrorso e uno sinistrorso . Anzich andare
sul semplice potremmo farli con dei magneti,
del cobalto, dei rivelatori che intercettano gli
elettroni prodotti dal decadimento e li conta
no - e ogni volta che questo succede la lancetta
dei secondi scatta in avanti. Ma uno dei due oro
logi speculari ricever meno elettroni, quindi an
dr pi lento; evidentemente possibile costrui
re due orologi tali che quello sinistrorso non va
d' accordo con quello destrorso. Bene; supponia
mo allora di costruire, con la materia ordinaria,
un orologio eh chiameremo orologio stan
dard o destrorso . Dopodich costruiamo, sem
pre con la materia, un orologio che chiamiamo
sinistrorso . Abbiamo appena scoperto che, in
generale, non andranno con lo stesso ritmo,
mentre prima di quella famosa scoperta fisica si
pensava di s ! E si pensava pure che materia e an
timateria fossero equivalenti; ossia che se avessi
mo costruito un orologio identico destrorso, ma
di antimateria, avrebbe funzionato come l'orolo
gio destrorso di materia ordinaria e che lo stesso
78

sarebbe accaduto con l 'orologio di antimateria


sinistrorso. In altre parole, inizialmente si crede
va che tutti e quattro questi orologi fossero uguali;
ora naturalmente sappiamo che la materia de
strorsa e quella sinistrorsa non sono uguali - e
dunque presumibile che neppure l' antimateria
destrorsa e sinistrorsa lo siano.
La domanda pi ovvia, a questo punto, : come si
abbinano, se pure si abbinano? La materia de
strorsa si comporta come l' antimateria destrorsa,
o come l 'antimateria sinistrorsa? Gli esperimenti
sul decadimento ' in cui si usano i positroni in
vece degli elettroni, indicano che l' abbinamento
giusto il secondo: la materia destrorsa fun
ziona esattamente come l' antimateria sinistror
sa .
E allora vero, alla fin fine, che la simmetria fra
destra e sinistra si conserva! Se costruissimo un
orologio sinistrorso ma di antimateria, non di
materia ordinaria, funzionerebbe come quello
destrorso di materia ordinaria. Si d il caso che
nel nostro sistema di simmetrie vi siano due re
gole che non sono indipendenti, ma confluisco
no in una nuova regola la quale dice che la ma
teria destrorsa simmetrica rispetto all' antimate
ria sinistrorsa.
Perci se il nostro marziano fatto di antimate
ria e gli spieghiamo che deve costruire un mo
dello destrorso come il nostro, lo costruir al
l'incontrario. Ma che cosa accadr quando, dopo
interminabili dialoghi, ci saremo insegnati a vi
cenda come costruire astronavi e ci incontrere
mo a met strada nello spazio? Di certo saremo
informati sulle rispettive abitudini, e cos via, e
79

dunque ci affretteremo a stringerei la mano. Ma


se lui porge la sinistra . . . attenzione !

Rotture di simmetria
E che dire di quelle leggi che sono quasi simme
triche? La cosa meravigliosa in tutto questo che
a una cos ampia gamma di fenomeni importanti
e di grande intensit - forze nucleari, fenomeni
elettrici e persino forze deboli come la gravit -,
su una estensione enorme della fisica, si appli
chino, a quanto pare, solo leggi simmetriche .
D ' altra parte, c ' questa piccola postilla che dice:
No, le leggi non sono simmetriche . Come mai
la natura pu essere quasi simmetrica, ma non
perfettamente simmetrica? Come la mettiamo? E
tanto per cominciare, conosciamo altri esempi?
La risposta s, ve ne sono alcuni altri. Per esem
pio la parte nucleare della forza tra protone e
protone, neutrone e neutrone o protone e neu
trone esattamente la stessa; esiste dunque una
nuova simmetria nelle forze nucleari che rende
interscambiabili neutrone e protone, ma chia
ro che non una simmetria generale, perch la
repulsione elettrica a distanza fra due protoni
non esiste per i neutroni. L' affermazione che
possiamo sempre scambiare un protone con un
neutrone vale dunque solo con una buona ap
prossimazione. Perch mai buona? Perch le for
ze nucleari sono molto pi forti delle forze elet
triche. Anche questa, quindi, una quasi sim
metria. Esistono dunque esempi di altre cose .
La nostra mente tende a considerare la simmetria
80

una forma di perfezione. come l'antica idea dei


greci che il cerchio fosse perfetto, per cui credere
che le orbite dei pianeti non fossero circolari, ma
solo approssimativamente circolari, era abbastan
za orribile. La differenza tra circolare e quasi cir
colare non affatto piccola; concettualmente
un salto fondamentale. In un cerchio c' un se
gno di perfezione ,e simmetria che subito sparisce
alla prima, minima deformazione - e allora la
fine del cerchio, che non pi simmetrico. Allo
ra la domanda perch sia solo approssimativa
mente un cerchio - una domanda molto pi diffi
cile. Le orbite dei pianeti, in generale, dovrebbe
ro essere ellittiche, ma col tempo varie forze (ma
reali e d' altro genere) le hanno rese pressoch
circolari. La questione se qui vi sia sotto un pro
blema di questo tipo. Il fatto che se i cerchi fos
sero perfetti non vi sarebbe niente da spiegare, il
che chiaramente semplice. Ma dato che le orbi
te planetarie lo sono solo approssimativamente,
c' da spiegare moltissimo, e infatti si visto che
dietro c' un complicatissimo problema di dina
mica - e adesso ci tocca spiegare come mai le or
bite planetarie sono quasi circolari invocando le
forze mareali e altre cose.
E cos dobbiamo spiegare di dove viene la sim
metria. Perch la natura solo approssimativa
mente simmetrica? Nessuno lo sa. Potremmo sol
tanto suggerire un aneddoto. A Nikko, in Giap
pone, vi una porta famosissima che viene citata
dalle guide come la pi bella del paese . Risale al
l' epoca in cui era forte l' influenza dell' arte cine
se, ed una costruzione estremamente elabora
ta, con timpani e bellissime sculture e una profu
sione di colonne e teste di drago e figure di prin81

Cipl intagliate nei pilastri, e cos via. Ma se si


guarda pi da vicino, si vede che nella decorazio
ne di un pilastro c ' un piccolo elemento scolpi
to sottosopra. A parte questo particolare, il resto
completamente simmetrico. Ma se ne chiedete
il motivo vi spiegano che fu fatto in quel modo
affinch gli di non fossero gelosi della perfezio
ne umana. Sicch a bella posta fu inserito un er
rore, in modo che gli di non si adirassero con
gli esseri umani.
Forse potremmo capovolgere il concetto e pen
sare che la vera spiegazione della imperfetta sim
metria della natura sia un' altra: Dio fece le sue
leggi approssimativamente simmetriche affinch
noi non fossimo gelosi della Sua perfezione !

82

3
LA TEORIA DELLA RELATIVIT RISTRETTA

Il principio di relativit
Per oltre duecento anni si era creduto che le
equazioni del moto enunciate da Newton fossero
la descrizione corretta della natura, finch non si
scopr che quelle leggi contenevano un errore.
Autore della scoperta fu, nel 1 90 5 , Einstein che
per, insieme all'errore, trov anche il modo di
correggerlo.
La seconda legge di N ewton, che abbiamo e
spresso mediante l'equazione
F

d(m v)fdt ,

era accompagnata dal tacito presupposto che m


fosse costante; oggi sappiamo che non cos e
che la massa di un corpo aumenta con la velocit.
Nella formula corretta di Einstein m ha il valore
(3 . 1 )

dove la massa a riposo m 0 la massa di un cor


po immobile, e c la velocit della luce, pari a cir
ca 3 x 1 05 km s-1 ( 3 00 000 chilometri al secondo) .
Per chi desidera impararne solo quel tanto che
basta a risolvere i problemi applicativi, nella teo
ria della relativit non c ' altro: ci si limita a cam
biare le leggi di Newton introducendo un fattore
di correzione per la massa. Dalla formula stessa
si vede facilmente che in condizioni ordinarie
l'incremento di massa piccolissimo. Prendiamo
85

...

pure la velocit di un satellite, che gira intorno


alla Terra a circa 8 km/ s: in questo caso vlc =
8/ 3 00 000 , un valore per il quale la formula d
una correzione di l su due-tre miliardi, presso
ch impossibile da osservare.
In realt la validit della formula stessa stata am
piamente confermata dall'osservazione di molti
tipi di particelle, con velocit che arrivavano in
pratica fino alla velocit della luce; ma degno di
nota che l'effetto, cos piccolo in condizioni ordi
narie, sia stato scoperto prima teoricamente che
in un esperimento. Empiricamente, se la velocit
abbastanza alta questo effetto rp olto vistoso,
ma non cos che stato scoperto. E interessante
quindi esaminare in che modo una combinazio
ne di esperimenti e ragionamenti di fisica abbia
messo in luce una legge che (all'epoca in cui ven
ne scoperta) comportava una modifica tanto deli
cata. Furono in molti a contribuire alla scoperta,
e il risultato finale fu la teoria di Einstein.
Propriamente, le teorie einsteiniane sulla relati
vit sono due. Qui ci occuperemo di quella ri
stretta, che risale al 1 905. Nel 1 9 1 5 Einstein pub
blic un'ulteriore teoria, che chiam teoria ge
nerale della relativit , che estendeva la relati
vit ristretta alla legge di gravitazione. Ma qui
non la discuteremo. Il principio di relativit fu
enunciato per la prima volta da Newton come co
rollario alle sue leggi del moto: I moti relativi
dei corpi inclusi in un dato spazio sono identici
sia che quello spazio giaccia in quiete, sia che il
medesimo si muova in linea retta senza moto cir
colare . 1 Ci significa, ad esempio, che se un'al.

Isaac Newton, Philosophiae Naturalis Principia Mathematica,

86

Joe t:oe

.-ut-+1

P
..

or

(x' , y ' , z ' )


(x, y, z)

..

x,

Fig. 1 4
Due sistemi di coordinate in moto relativo unifor
me lungo l' asse delle x.

stronave viaggia a velocit uniforme, per chi a


bordo dell'astronave tutti gli esperimenti e tutti i
fenomeni che hanno luogo al suo interno avran
no esattamente la stessa forma che avrebbero se
l' astronave fosse ferma (a patto, naturalmente,
di non guardare fuori) . Il significato del princi
pio di relativit questo - un'idea abbastanza
semplice. Resta da vedere se vero che in tutti
gli esperimenti condotti in un sistema in moto le
leggi avranno la stessa forma che in un sistema in
quiete. Esaminiamo dapprima se le leggi di New
ton appaiono le stesse in un riferimento in moto.
Supponiamo che Moe si muova nella direzione x
con velocit uniforme u e misuri la posizione di un certo punto (fig. 1 4) ; egli indicher la coordinata-x del punto nel suo sistema di coordinate come x ' . Joe invece sta fermo, ed effettua la ..
misura della posizione dello stesso punto indi
cando la sua coordinata-x come x. La relazio
ne tra le coordinate dei due sistemi chiara dal
diagramma. Dopo un tempo t l'origine di Moe si
spostata della distanza ut, e se inizialmente i
due sistemi coincidevano si ha
Londini, 1 687 (trad. it. Principi matematici della filosofia natu
rale, a cura di A. Pala, UTET, Torino, 1 977, p. 1 25 ) [N. d. T.] .

87

x' = x - ut
y' = y
z

'

=z
't = t .

(3.2 )

Se nelle leggi di Newton sostituiamo le espressio


ni di questa trasformazione di coordinate (pi
'
precisamente le x, y, z, t in funzione di x' , y , z ' ,
t' ) , scopriamo che tali leggi restano uguali nel si
stema accentato; in altre parole, le leggi di New
ton hanno la stessa forma in un sistema in moto
e in un sistema in quiete, per cui impossibile di
stinguere, mediante esperimenti di meccanica,
se un sistema o non in movimento.
Il principio di relativit stato usato in meccani
ca per lungo tempo; Fu impiegato ad esempio,
in particolare da Huygens, per trovare le leggi
dell'urto elastico tra palle da biliardo (si veda la
nostra discussione sulla conservazione della
quantit di moto) . 1 Nel diciannovesimo secolo,
le nuove indagini sui fenomeni elettrici, magne
tici e luminosi aumentarono l'interesse per tali
questioni. Una lunga serie di accurate ricerche ,
cui parteciparono molti studiosi, culmin nella
scoperta, da parte di Maxwell, delle equazioni
del campo elettromagnetico, che descrivevano
tutti e tre i fenomeni in modo coerente e unita
rio. Quelle equazioni avevano per un grosso in
conveniente, non sembravano ubbidire al princi
pio di relativit stabilito per la meccanica. In al
tre parole, se le equazioni di Maxwell venivano
trasformate mediante le ( 3 . 2 ) , non avevano pi
l.

Il riferimento al capitolo 10 delle Lectures on Physics, vol.

I [ N. d. T.] .

88

la stessa forma. Di conseguenza, in un sistema in


moto i fenomeni ottici ed elettrici sarebbero sta
ti diversi da quelli in un sistema in quiete avreb
bero quindi potuto venire impiegati per determi
nare la velocit dei sistema; in particolare, attra
verso opportune misurazioni ottiche o elettri
che, la sua velocit assoluta. Una delle conse
guenze delle equazioni di Maxwell che se, in se
guito a una perturbazione, si generano onde lu
minose, esse si propagano in tutte le direzioni al
la stessa velocit che, nel vuoto, c, 3 00 000
km/s. Una seconda conseguenza che, se la sor
gente luminosa in moto, la luce si pro p,aga an
cora nello spazio con la stessa velocit. E come
per il suono: anche in quel caso la velocit di
propagazione delle onde indipendente dal mo
to della sorgente .
Nel caso della luce, tutto ci solleva u n problema
interessante: supponiamo di stare su un ' auto che
viaggia a velocit u e che la luce, venendo da die
tro, ci superi alla velocit c. Derivando la prima
delle ( 3 . 2 ) si ha

dx ' fdt = dxfdt - u ,


il che significa, stando alle trasformazioni gali
leiane, che la velocit della luce che ci sorpassa,
per noi ,he la misuriamo dalla macchina, do
vrebbe essere uguale non a c ma a c u. Per
esempio, se la macchina va a 1 60 000 km/ s, la lu
ce, che di suo va a 3 00 000 km/s, dovrebbe supe
rarci, apparentemente, alla velocit di 1 40 000
km/ s. In ogni caso, misurando dalla machina la
velocit della luce dovremmo essere in grado, se
la trasformazione di Galilei vale anche per la lu-

89

"'

ce, di determinare la velocit della nostra auto.


Basandosi su questo principio generale, si fatta
una quantit di esperimenti per determinare la
velocit della Terra; nessuno ha avuto successo:
la velocit risultava invariabilmente nulla. Ora ne
vedremo uno in dettaglio per spiegare esatta
mente che cosa stato fatto e qual era il guaio
perch naturalmente un guaio, un errore nelle
equazioni della fisica, c 'era. Ma quale?

La trasformazione di Lorentz
Quando fu chiaro che in quel caso le equazioni
della fisica non funzionavano pi, la prima cosa
che venne in mente agli scienziati fu che nelle
equazioni di Maxwell dell' elettrodinamica - che
all' e p oca avevano solo vent' anni - vi fosse qual
cosa di sbagliato. Pareva ovvio che l stesse l' erro
re; bisognava dunque modificare le equazioni in
modo tale che, sottoposte a una trasformazione
di coordinate galileiana, soddisfacessero al prin
cipio di relativit. Senonch, i nuovi termini che
andavano inseriti nelle equazioni portavano a
ipotizzare fenomeni elettrici che - quando si an
dava a verificarli sperimentalmente - risultavano
del tutto inesistenti, e il tentativo fu cos abban
donato. Un po ' alla volta divenne chiaro che le
leggi elettrodinamiche di Maxwell erano corret
te, e che l'errore andava cercato in un' altra dire
zione.
Nel frattempo Hendrik Antoon Lorentz si era ac
corto di una cosa molto interessante e curiosa:
90

quando nelle equazioni di Maxwell si eseguivano


queste sostituzioni

x' =
y'

x - ut
.jl - u 2 j c2

=
y
z =z
t - uxjc 2
t, =
'
.jl - u 2 jc2
'

(33)

le equazioni trasformate avevano la stessa forma!


Le ( 3 . 3 ) sono note come trasformazione di Lorentz.
Einstein, seguendo un suggerimento avanzato in
origine da Poincar, propose allora che tutte le
leggi fisiche dovessero essere tali da restare invariate
sotto una trasformazione di Lorentz. In altri termini,
a dover essere cambiate erano le leggi della mec
canica, non quelle dell'elettrodinamica. Come
modificheremo le leggi di N ewton in maniera
che esse pure restino invariate sotto una trasformazione di Lorentz? Se questo il nostro obietti
vo, dobbiamo riscrivere le equazioni newtoniane
in modo che soddisfino le condizioni loro impo
ste. Si visto che per questo basta sostituire la
massa m con l ' espressione ( 3 . 1 ) . Un a volta ap
portata questa modifica, le leggi di Newton con
cordano con quelle dell' elettrodinamica. Se
dunque usiamo la trasformazione di Lorenz,
confrontando le misure di joe e di Moe non riu
sciremo mai a scoprire se l'uno o l' altro sia in
moto, perch tutte le equazioni avranno la stessa
forma in entrambi i sistemi di coordinate.
Tuttavia, mentre la trasformazione di coordinate
di Galilei sembra essere evidente, quella di Lo91

r
rentz appare alquanto singolare. Che , cosa si
gnifica rimpiazzare l'una con l'altra? E logica
mente e sperimentalmente p ossibile che sia cor
retta la nuova trasformazione e non la vecchia?
Per scoprirlo non basta studiare le leggi della
meccanica. Per capire la trasformazione di Lo
rentz, anche noi, come Einstein, dovremo riesa
minare le nostre idee di spazio e tempo. La di
scussione di questi concetti e delle loro implica
zioni nella meccanic a prender un po' di tempo,
ma premetto che non sar fatica inutile, dato che
i risultati si accordano con l'esperienza.

\(

1 \

l
l
l

Come ho ricordato, furono fatti vari tentativi per


determinare la velocit assoluta della Terra attra
verso l'ipotetico etere che si supponeva perva
desse tutto lo spazio. Il pi famoso di questi e
sperimenti venne effettuato da Michelson e Mor
ley nel 1 887. Occorsero diciotto anni prima che
l'esito negativo dell' esperimento fosse spiegato,
finalmente, da Einstein.
L' esperimento . di Michelson-Morley fu eseguito
con un apparecchio simile a quello schematizza
to nella figura 1 5 : sostanzialmente comprende
una sorgente luminosa A, una lastra di vetro par
zialmente argentata B e due specchi C ed E, il tut
to montato su una base rigida; gli specchi erano
posti alla stessa distanza L da B. La lastra B divide
il raggio di luce incidente in due raggi perpendi
colari che proseguono il loro cammino fino agli
specchi, dove vengono riflessi all'indietro verso
92

,'

l
l

l-4'

'

\
\

l
\

'

----..

\
\

'. '

Onde
in fase

..

Fig. 1 5

' ' '

' ), l
,( l

,
',, , '
,
\

; ',
,

,
1
,

;- -.l
l

E - - - - -:E' :

Onde
t..,.. sfasate
1

l
l

-1

,__
...

',

,
D' F'

,
'
, a , , ,'

D F

L 'esperimento di Michelson -Morley

- - - - - - -.
l
r.
- - - ::r - - -

L.L\ x

Schema dell' esperimento di Michelson-Morley.

B. Tornando in B si ricompongono come due fa


sci sovrapposti D e F. Se il tempo impiegato dalla
luce per andare da B a E e ritorno uguale al
tempo per andare da B a C e ritorno, i raggi D e
F, emergendo da B, saranno in fase e si rinforze
ranno a vicenda; se invece i due tempi sono lie
vemente diversi le onde saranno leggermente
sfasate, e si avr un 'interferenza. Se l' apparec
chio fosse a riposo >> rispetto all'etere, i tempi
dovrebbero essere esattamente uguali, ma se si
muovesse verso destra a velocit u, nei tempi do
vrebbe esservi una differenza. Vediamo perch.
Calcoliamo innanzitutto il tempo che impiega la
luce per andare da B a E e ritorno; chiameremo
t1 il tempo del viaggio di andata e il tempo del
viaggio di ritorno. Ora, mentre la luce va da B a
E, l' apparecchio si sposta di un tratto ut1 , per cui
93

""

la luce percorrer una distanza pari a L + ut1


Possiamo anche esprimere questa distanza come
ct1 , e quindi

ct1 = L + ut1 , owero t1 = Lj(c - u) .


(Questo risultato owio anche assumendo che
la velocit della luce relativa all' apparato sia e - u,
perch allora il tempo sar la lunghezza L divisa
per c - u) . Il tempo t 2 pu essere calcolato in mo
do analogo. Durante questo tempo la lastra B
avanza di un tratto ut 2 ; al ritorno, la luce attra
verser una distanza L - ut 2 , e quindi

ct2 = L - ut2 , owero t2 = L/ (c + u) .

Quindi il tempo totale

t1

t2 = 2Lcj(c 2 - u 2 )

che, in vista di futuri confronti tra tempi, risulta


pi comodo scrivere cos:

2Ljc
tl + (2 =
.
l - u 2 jc2

( 3 -4)

Calcoliamo adesso il tempo t3 che la luce impiega


per andare da B allo specchio C. Come prima, nel
tempo t3 C si sposta a destra di una distanza ut3,
fino alla posizione C ' , e contemporan eamente la
luce copre la distanza ct3 lungo l'ipotenusa BC' di
un triangolo rettangolo, per il quale si ha

(ct3) 2 = L 2 + (ut3 ) 2

owero

L2

c2 tf - u 2 tf

da cui otteniamo
94

( c2 - u 2 )tf ,

t3

Ll/c2 - u 2

Nel viaggio di ritorno da C ' l a distanza la stessa,


come si vede dalla simmetria della figura; di con
se gu enz a anche il tempo uguale e il tempo to
tale sar 2 t3. Rimaneggiando un poco la forma
possiamo scrivere
,

2t3

==

2L

v'c2 - u 2

2Lj c
.jl - u 2 j c2
.

(35)

Finalmente siamo in grado di confrontare i tem


pi impie gati dai due raggi. Nelle espressioni
(3.4) e ( 3 . 5 ) il numeratore lo stesso e rappre
senta il tempo che verrebbe impiegato se l'app a
recchio fosse in quiete; i denominatori, nei quali
il termine u 2 j c2 molto piccolo, a meno che u
non sia dell' ordine di grandezza di c, rappresen
tano invece le variazioni di questo tempo causate
dal moto dell' apparecchio - e tali variazioni non
sono uguali ! Il tempo di andata e rito rn o da B a C
un po' meno del tempo di andata e ritorno da
B a E, e ci resta solo da misurare la differenza con
precisione .
Qui sorge un piccolo problema tecnico: e se le
due lunghezze L non fossero esattamente ugua
li? In effetti, impossibile renderle perfettamen
te uguali; ma ci basta girare l ' ap p are cch io di 90 ,
in modo che BC sia parallelo alla direzione del
moto e BE perp e n di c o l are . A que l punto le pie- .
cole differenze di lunghezza diventeranno irrile
vanti; quel che cerchiamo uno spostamento
delle fran g e di interferenza quan d o ruotiamo

l' apparecchio.
Nel loro esperimento, Michelson e M o rl ey orien
tarono l'apparecchio in modo che la direzione
95

BE fosse pressoch parallela ( a determinate ore


del giorno e della notte ) al moto orbita! e della

Terra, che ha una velocit di circa 3 0 chilometri


al secondo ; dunque in determinate ore del gior
no o della notte , e in determinate stagioni , la
velocit di trascinamento dell 'etere dovrebbe

avere come minimo questo valore . L' apparec


chio aveva una snsibilit pi che sufficiente a ri

levare un simile effetto , ma non venne osservata


alcuna differenza nei tempi - il moto della Terra
rispetto all ' etere non pot essere rilevato . L' espe

rimento ebbe esito nullo .

Era una conclusione incomprensibile e alquanto

allarmante . Lorentz , per primo, sugger una via


per uscire dal vicolo cieco , ipotizzando che i cor

pi materiali in moto si contraggano, e che tale ac


corciamento awenga solo nella direzione del
moto . Se un corpo in quiete ha lunghezza
quando si muove con velocit

Lo ,

parallelamente

.t
l.

. l
.

Il confronto con la ( 3 . 5 ) mostra che t1 + t = 2 t3


2
S e l ' apparecchiatura s i contraesse n e l modo in
dicato avremmo quindi una spiegazione della
mancanza di effetti dell 'esperimento di Michel
son-Morley. L' obiezione che veniva rivolta all ' i
potesi della contrazione era di essere artificiosa,
introdotta a bella posta per aggirare il problema.
D' altra parte , vari altri esperimenti volti a rivela
re un vento d ' etere andarono incontro a diffi
colt analoghe; era come se la natura congiu
rasse contro tutti gli sforzi umani, e per ogni fe
nomeno che avrebbe dovuto permettere una mi
surazione di u ne introducesse un altro di nuovo
tipo che lo vanificava.
Ma una congiura universale, faceva notare Poin
car, sarebbe anch 'essa una legge di natura. Lo stesso
Poincar avanz l ' ipotesi che vi sia realmente
una legge di natura di quel tipo e che nessun
esperimento consenta di scoprire un vento d ' ete
re o di determinare una velocit assoluta.

alla lunghezza, ha una luQghezza, indicata con


L n , data da

L1

L0-/l - u2jc2

( 3 .6)

Quando s i applica questa modifica all ' interfero


metro di Michelson-Morley, la distanza

L da B a

non cambia, mentre quella da B a E si accorcia


di un fattore

(3 .5)

L..j l - u2 lc2

tiene

- - 96

Perci l ' equazione

resta invariata, ma nella

dificata in accordo con la

f t + t2

( 3 .6) .

(2Ljc)..ji - u2 jc2
1 - u2 jc2
.

( 3 .4)

la

L va

mo

In tal modo si ot

2Lfc

(3.7)

Trasformazioni del tempo


Quando andiamo a verificare se l ' idea di contra
zione in armonia con i dati di altri esperimen
ti, vediamo che tutto va bene purch si mo
difichino anche le durate, nel modo descritto dal
la quarta delle ( 3 . 3 ) . Questo perch il tempo t3
del viaggio da B a C e ritorno non lo stesso per
chi esegue l' esperimento su una navicella spazia
le in moto e per un osservatore in quiete che
guarda la navicella da fuori : per il primo ts
semplicemente 2L/c, mentre per il secondo

97

(2L/c) //1 - u2jc2

(eq. 3 . 5 ) . In altri termini,


quando l' astronauta si accende un sigaro, l' osser
vatore esterno vede tutti i suoi gesti pi lenti del
normale, mentre per chi sta nella navicella spa
ziale ogni cosa si muove alla solita velocit. Cos,
non solo devono accorciarsi le lunghezze, ma an
che gli strumenti di misura del tempo, gli oro
logi , devono apparentemente rallentare: quan
do l 'uomo nella navicella vede che il suo orolo
gio segna un secondo , per l' osservatore esterno
sono passati 1 //1 - u2 jc2 secondi.
Questo rallentamento degli orologi in un siste
ma in movimento un fenomeno ben strano e
merita una spiegazione. Per capire come stanno
le cose dobbiamo osservare il meccanismo del
l'orologio e vedere che cosa succede quando lo
muoviamo; e poich questo non facile, prende
remo un tipo di orologio molto semplice - e nep
pure particolarmente intelligente - ma che in li
nea di principio pu funzionare: un' asta gradua
ta (un metro) con uno specchio ad ogni estre
mit. Quando tra gli specchi facciamo partire un
segnale luminoso, la luce rimbalza su e gi, fa
cendo un clic ogni volta che giunge, diciamo,
nello specchio in basso - proprio come un nor
male orologio. Di questi congegni l)e costruiamo
due, esattamente della stessa lunghezza, li sincro
nizziamo facendoli partire insieme e da quel mo
mento resteranno sempre sincroni perch han
no la stessa lunghezza e la luce si propaga sem
pre con velocit c. Poi ne diamo uno all' astro
nauta perch se lo porti sulla navicella, ed egli
monta l 'asta perpendicolarmente alla direzione
del moto, ossia nella direzione y, cosicch la sua
lunghezza non cambi. Ma come facciamo a sape-

98

' i

re che- le lunghezze perpendicolari al moto non


cambiano? I due partecipanti all' esperimento
possono accordarsi perch quando sono affian
cati ciascuno faccia un segno sull' asta graduata
dell' altro (entrambe nella direzione y) . Per sim
metria i due segni dovranno avere coordinate y t:
'
y uguali - altrimenti quando si ritroveranno per
confrontare i risultati uno dei segni sarebbe so
pra o _ sotto l' altro, e quindi potremmo stabilin
chi dei due si mosso in realt.
Vediamo ora che cosa succede all' orologio ir
movimento. Prima di portarselo a bordo l' astro
nauta ha visto che era un buon orologio, ben ta
rato, e mentre viaggia non ci trova niente di stra
no. Se notasse qualche anomalia saprebbe di es
sere in moto - se in seguito al moto cambiasse"
qualcosa, non importa quale, egli capirebbe d
non essere fermo. Ma il principio di relativit di
ce che in un sistema in moto uniforme questo t
impossibile, quindi nulla cambiato. E per l'm
servatore esterno, quando guarda l ' orologio nel
la navicella vede che la luce, nel suo rimbalzar,
da specchio a specchio, percorre in realt u1.a:
cammino a zigzag, perch l' asta per tutto il tem:
po si muove trasversalmente . Abbiamo gi anali:i
zato un moto simile a proposito dell' esperimen
to di Michelson-Morley: mentre l' asta si spost"'
orizzontalmente di un tratto proporzionale a
(fig. 16c), la luce percorre diagonalmente una di
stanza proporzionale a c e il tratto verticale sar ,
quindi proporzionale a Jc2 - u2
In altre parole, per viaggiare da un estremo al
l'altro la luce impiega pi tempo nell'orologio i
movimento che in quello stazionario. Di conse
guenza, il tempo apparente tra due clic succes=

S .:

Specchio

s J
\
D
'"'
(a)

Riflessione
dell'impulso

: : : : : :.

istea

Impulso
emesso

"
u
-

'-----'

r:-:.-1
( b)

Ricezione

( c)

( a ) Un orologio a luce in quiete nel sistema S ' .


Fig. 1 6
( b) Lo stesso orologio, i n moto nel sistema S. ( c ) Illustrazio
ne della traiettoria diagonale del raggio luminoso in un
orologio a luce in moto.

vi pi lungo, secondo l a stessa proporzione che


c ' fra l ' ipotenusa e il cateto nella figura (questa
l ' origine delle radici quadrate nelle nostre
equazioni ) . Dalla figura . anche chiaro che pi
grande u pi lento appare l ' orologio in movi
mento . Ma se la teoria della relativit corretta, .
la cosa non riguarda solo queso particolare tipo
di orologio: ogni orologio, su qualunque princi
pio si basi, sembrerebbe rallentare nella stessa
misura. Non c ' bisogno di uno studio ulteriore
per dirlo . Come mai cos?
Per rispondere a questa domanda supponiamo
di avere altri due orologi fatti esattamente allo
stesso modo - con ruote e ingranaggi, o magari
basati sul decadimento radioattivo o su qualco
s' altro - e di sincronizzarli esattamente con i pri
mi due . Quando in un orologio a luce un raggio
va avanti e indietro segnalando il suo arrivo con
un clic, anche i nuovi modelli completano una
. qualche forma di ciclo, che annunciano simulta-

1 00

Jc2-u2

l:tl

neamente con lampi, suoni, o altri segnali. Uno


dei nuovi orologi va nella navicella spaziale insie
me a quello del primo tipo . Chiss magari questo
orologio, anzich rallentare , continuer a tenere
lo stesso ritmo del suo gemello a terra, in disac
cordo con l ' altro modello nella navicella . . . Eh
no ! Se cos fosse l ' astronauta potrebbe usare lo
sfasamento dei suoi due orologi per determinare
la velocit della navicella, ma noi abbiamo sup
posto che ci sia impossibile . Non necessario sape-

re nulla sul meccanismo del nuovo orologio che potrebbe indurre il rallentamento - sappiamo gi che, qua-

le che ne sia la ragione, rallenter come il primo .


Ma se tutti gli orologi in movimento vanno pi
piano, se in ogni tipo di misura del tempo non si
ottiene altro che un ritmo pi lento , dovremo
ammettere che, in un certo senso , il tempo stesso
a rallentare in una navicella spaziale . L dentro ,
tutti i fenomeni - le pulsazioni dell ' astronauta, i
suoi processi mentali, il tempo che ci mette ad
accendere un sigaro , il tempo per crescere e in
vecchiare - devono rallentare in proporzione,
perch l ' uomo non pu dire se in movimento
o meno . A volte i biologi e i medici dicono di
non essere poi tanto sicuri che su una nave spa
ziale un cancro ci metter pi tempo a svilupparsi , ma dal punto di vista di un fisico moderno la
cosa pressoch sicura; in caso contrario :R_o
tremmo usare il ritmo a cui il cancro si svilupp'.../
per stabilire la velocit della navicella!
I mesoni fl o muoni ci forniscono un esempio
molto interessante di rallentamento del tempo
dovuto al moto . Queste particelle , che decadono
spontaneamente dopo una vita media di 2,2 x l Q-6
secondi, sono presenti nei raggi cosmici, ma pos-

101

....

.)

sono anche essere prodotte artificialmente in labratorio; tra i mesoni di origine cosmica, alcuni
decadono nell' atmosfera, mentre altri lo fanno
solo dopo ave re incontrato un pezzo di materia
che li arresta. E chiaro che nell a sua effimera vita
un muone, anche viaggiando alla velocit della
luce, non pu percorrere molto pi di 600 metri.
Eppure, bench i muoni vengano creati negli
strati alti dell 'atmosfera, a una quota di circa 1 0
chilometri, e ssi vengono trovati nei raggi cosmici
che raggiungono i nostri laboratori a terra. Com'
possibile? La risposta che queste particelle si
muovono a velocit molto diverse, che qualche
volta sfiorano quella della luce; e cos, mentre
dal loro punto di vista vivono solo 2 microsecon
di, dal nostro punto di vista vivono ben pi a lun
go - quanto basta a raggiungere il suolo. Sappia
mo gi che il fattore di cui il tempo si allunga

La contrazione di Lorentz

l l J l - u2 l c2 ; la vita media dei mesoni di diverse

velocit stata misurata molto accuratamente, e i


valori ottenuti corrispondono strettamente alla
formula.
Non sappiamo perch il mesone fl decada o qua
le meccanismo sia dietro a questo processo; sap..
piamo per che il suo comportamento soddisfa il
principio di relativit. L'utilit del principio
- proprio questa: ci permette di fare previsioni, an
che su cose delle quali, altrimenti, non sappiamo
granch. Cos, prima di avere la minima idea del
la causa del decadimento del mesone possiamo
prevedere che quando viaggia a 9 l l O della velo
cit della luce la durata apparente della sua vita
media sar (2, 2 x l o-6) l J l - 92 l l 02 secondi, e
la cosa bella di questa previsione che funziona.
1 02

Torniamo adesso alla trasformazione di Lorentz


( 3 . 3 ) e proviamo a capire un po ' meglio le rela
'
'
zioni tra i sistemi di coordinate ( x, y, z, t) e ( x , y ,
'
z , t' ) , che chiameremo rispettivamente sistema S
e S' , o di Joe e di Moe. Abbiamo gi osservato
che la prima equazione della trasformazione si
basa sull' ipotesi dello stesso Lorentz che tutte le
cose si contraggano nella direzione x: ma come
possiamo dimostrare che questa contrazione ha
effettivamente luogo? Nell'esperimento di Mi
chelson-Morley, dobbiamo tener conto del fatto
che il braccio trasversale BC non pu, per il prin
cipio di relativit, cambiare di lunghezza; ma il
risultato nullo dell' esperimento richiede che i
tempi siano uguali, e dunque per salvaguardare
questo risultato nullo il braccio longitudinale BE
dovr accorciarsi di .J l - u2 l c2 Che cosa si
gnifica questo accorciamento per quanto riguar
da le misurazioni di Joe e di Moe? Supponiamo
che Moe, il quale viaggia in direzione x insieme
al sistema S ' , stia misurando la coordinata x' di
'
un punto con un metro: egli riporta il regolo x
'
volte, e pensa che la lunghezza sia x metri. Ma
dal punto di vista di Joe, che sta nel sistema S,
Moe sta usando un regolo pi corto e in realt ha
'
misurato una distanza di x .J l - u2 l c2 metri.
Perci, se l' origine del sistema S ' si spostata di
una distanza ut, l ' osservatore in S dir che il me
desimo punto, misurato nelle sue coordinate, si
'
trova alla distanza x )l - u2 lc2+ ut , e quindi

x-

ut

)l - u21c2

'
1 03

che la prima equazione della trasformazione di


Lorentz.

Simultaneit

A causa della differenza fra le scale temporali,


compare analogamente il radicale al denomina
tore anche nella quarta delle equazioni di Lo
rentz. Qui per il termine pi interessante
2
quell' uxjc al numeratore, del tutto nuovo e im
previsto. Ma che significato ha? Un esame atten
to della situazione mostra che eventi che Joe, nel
sistema S, vede acadere contemporaneamente
in luoghi diversi non sono simultanei per Moe in
S ' . Si scopre che se, nel sistema S, un evento ac
cade nel punto x 1 all'istante to e un altro evento
accade all'istante to (lo stesso tempo) nel punto
x2 , i due istanti corrispondenti t '1 e t '2 nel sistema
S ' differiscono della quantit

u (x1 - x2 )/c2
Jl u2jc2

-;::==:;::=
'--

Questa circostanza prende il nome di difetto di


simultaneit a distanza ; ma per chiarirci un po'
le idee consideriamo il seguente esperimento.
Supponiamo che un uomo in una navicella spa
ziale (il sistema S ' in moto) abbia messo un oro
logio ad ogni estremit pella navicella e voglia as
sicurarsi che i due orologi siano sincroni. Come
far a sincronizzarli? Vi sono vari modi. Una so
luzione, che comporta un calcolo elementare, sa
rebbe quella di determinare innanzitutto il pun1 04

to di mezzo tra i due orologi; da questa base vie


ne lanciato un segnale luminoso che viagger al
la stessa velocit in direzioni opposte, e arriver a
entrambi gli orologi, chiaramente, nello stesso
istante. Per sincronizzare gli orologi possiamo
quindi utilizzare l'arrivo simultaneo dei segnali,
e supporremo senz' altro che l'uomo in S' segua
questo metodo.
Vediamo se un osservatore nel sistema S sarebbe
d' accordo con l' affermazione che i due orologi
sono sincroni. L'uomo in S' ha ragione di crede
re che lo siano perch non sa di essere- in movi
mento, tpa l'uomo in S fa il seguente ragiona
mento: dato che la nave si sposta in avanti, l' oro
logio a prua si allontanato dal segnale lumino
so e la luce ha dovuto fare pi di met del cam
mino per raggiungerlo; quello a poppa invece
andava incontro al segnale e quindi la luce ha
percorso un cammino pi breve. Perci la luce
ha raggiunto prima l' orologio a poppa, nono
stante all' uomo di S' l' arrivo dei due segnali ap
parisse simultaneo. Conclusione: quando un a
stronauta ritiene contemporanei due eventi che
accadono in due posizioni diverse, uguali valori
di t ' nel suo sistema di coordinate devono corri
sponder a valori diversi di t nell' altro sistema!

Quadrivettori

Vediamo cos'altro riusciap1 o a scoprire nella tra


sformazione di Lorentz . E interessante osservare
che la relazione fra le x e le t formalmente ana
loga alla trasformazione fra le x e le y studiata nel
1 05

"

primo capitolo a proposito delle rotazioni delle


coordinate. Avevamo trovato che
x ' = x cos e + sin e,

(3 .8)

y
'
y = y cos e - x sin e,
'

ove le espressioni di x' di y sono mescolanze del


le vecchie coordinate x e y ; analogamente, nella
trasformazione di Lorentz troviamo una nuova x'
che una mescolanza di x e t e una nuova t ' che
una mescolanza delle stesse variabili. Pertanto la
trasformazione di Lorentz analoga a una rota
zione, solo che una rotazione nello spazio e nel
tempo - uno strano concetto. Possiamo verificare
questa analogia con la rotazione calcolando la
grandezza

x '2 + y '2 + z '2

c 2 t '2 = x 2 + Y 2 + z 2

c212 . ( 3 . 9 )

In questa relazione, i primi t,re termini di ambo i


membri rappresentano, nella geometria a tre di
mensioni, il quadrato della distanza di un punto
dall' origine (la superficie di una sfera) , quadrato
che resta immutato ( invariante) rispetto alle
rotazioni degli assi delle coordinate. Analoga
mente , la (3 .9 ) mostra che vi una certa combi
nazione, che include il tempo, che invariante
rispetto a una trasformazione di Lorentz. L' ana
logia con una rotazione cos completa, ed di
un genere tale che i vettori - cio grandezze che
implicano componenti che si trasformano allo
stesso modo delle coordinate spaziali e del tem
po - sono utili anche a proposito della relativit.
Consideriamo quindi un ampliamento della ca
tegoria dei vettori, finora dotati solo di compo
nenti spaziali, per includere una componente
temporale. In altre parole, probabile che vi sa1 06

.,
r

ranno vettori con quattro componenti; tre di


queste saranno come le componenti di un vetto
re ordinario, ma ad esse se ne accompagner
una quarta, che sar l'analogo di una compo
nente temporale.
Questo concetto verr approfondito nei prossimi
capitoli, dove vedremo che se si applicano le
idee appena esposte alla quantit di moto, la tra
sformazione fornisce tre parti spaziali analoghe
alle componenti ordinarie della quantit di mo
to, pi una quarta componente, la parte tempo
rale, che l' energia.

Dinamica relativistica
Siamo ora pronti per indagare, pi in generale,
quale forma assumono le leggi della meccanica
per effetto della trasformazione di Lorentz. [Fin
qui abbiamo spiegato come cambiano la lun
ghezza e il tempo, ma non come si ottiene la
nuova formula per m (eq. 3. 1 ) . Lo faremo nel
prossimo capitolo] . Per illustrare le conseguenze
della modifica di m per la _meccanica newtonia
na, partiamo dalla legge che dice che la forza
uguale alla rapidit di variazione della quantit
di moto, owero

F = d(mv)fdt .
La quantit di moto ancora data da mv, ma con
la nuova m diventa

p=

mv =

m0v
.jl v 2 j c2
_

(3 . 1 0)

1 07

.,

questa l a modifica di Einstein alle leggi di New


ton. Con questa modifica, se azione e reazione
restano uguali (e possono non esserlo in detta
glio, ma lo sono ancora nel lungo periodo) , la
quantit di moto si conserver come prima, ma a
conservarsi non sar pi la vecchia mv con la sua
massa costante, ma la quantit ( 3 . 1 o) , con la sua
massa modificata. Con questo cambiamento il
principio di conservazione della quantit di mo
to funziona ancora.
Ora vediamo come varia la quantit di moto con
la velocit. Nella meccanica newtoniana essa
proporzionale alla velocit e, secondo la ( 3 . 1 0) ,
in un ampio intervallo di velocit, purch picco
le rispetto a c, le cose vanno quasi allo stesso mo
do anche nella meccanica relativistica: in tal ca
so, infatti, l'espressione sotto radice differisce di
pochissimo da l . Quando invece v quasi uguale
a c, il denominatore tende a zero, e la quantit di
moto tende all' infinito.
Che cosa accade se un corpo soggetto all' azio
ne di una forza costante per molto tempo? Nella
meccanica newtoniana continua ad acquistare ve
locit, finch diventa pi veloce della luce. Nella
meccanica relativistica questo impossibile. In re
lativit il corpo acquista non velocit, ma quantit
di moto, e questa pu aumentare illimitatamente
perch la massa aumenta. Dopo un certo tempo
non vi praticamente pi accelerazione nel senso
di una variazione della velocit, ma la quantit di
moto continua ad aumentare. Ovviamente, tutte
le volte che la forza fa cambiare molto poco la ve
locit, diciamo che l'inerzia del corpo molto
grande, ed precisamente quello che dice l'e
spressione relativistica della massa (3. 1 0) ; che
1 08

quando v quasi uguale a c l'inerzia grandissi


ma. Ma ecco un esempio di questo effetto: per de
flettere gli elettroni ad alta velocit nel sincrotro
ne del Caltech, abbiamo bisogno di un campo ma
gnetico 2000 volte pi intenso di quello che ci sa
remmo aspettati in base alle leggi di Newton. In
altre parole, nel sincrotrone la massa degli elettro
ni 2000 volte pi grande di quella normale - pa
ri a quella di un protone ! Ma se m 2000 volte pi
grande di m 0 , allora l - v 2 j c2 dev'essere uguale a
l / 4 000 000, il che significa che v 2 j c2 differisce da
l di una parte su 4 000 000, o anche che v differi
sce da c di una parte su 2000, per cui gli elettroni
sono molto vicini alla velocit della luce. Se gli
elettroni partissero insieme alla luce dal sincrotro
ne. diretti verso il Bridge Laboratory (distante cir
ca 200 metri) , chi arriverebbe prima? Ovviamente
la luce, perch niente veloce quanto la luce.1 Ma
quanto prima? Questa una domanda troppo
difficile, ma possiamo dire di quanto la luce sareb
be in testa: circa un quarantesimo di millimetro,
cio un quarto dello spessore di un foglio di carta!
E quando un elettrone va cos veloce la sua massa
enorme, ma la sua velocit non pu comunque

superare quella della luce.


Vediamo ora qualche altra conseguenza ,d ella va
riazione relativistica della massa. Consideriamo il
moto delle molecole in un piccolo serbatoio di
gas: quando il gas viene riscaldato la velocit del
le molecole cresce, e dunque aumenta anche la
loro massa - il gas pi pesante. Nel caso di piel . In realt contro la luce visibile gli elettroni vincerebbero,
per via dell'indice di rifrazione dell'aria. I raggi gamma se la
caverebbero meglio.

1 09

...

cole velocit possibile ricavare una formula ap


prossimata per esprimere l 'aumento di massa svi
luppando in serie di potenze mo/Jl - v2jc2 =
m0 ( 1 - v 2 jc2 ) 112 per mezzo del teorema del bi
nomio. Ottniamo

l
m o ( l - v 2 / c 2)- l /2 = m o ( l + - v 2 jc2 +
2
.
3
+ g v 4 fc 4 + . . . ) ,

()

mc 2 = moc2

l
+ 2 mov 2 + . . .

(3. 1 2 )

dalla quale si vede chiaramente che quando


piccola la serie converge molto rapidamente e i
termini dopo i primi due o tre hanno valori tra
scurabili. Perci possiamo scrivere

l
1
m = m o + 2 m ov 2
c2

to che la massa uguale al contenuto totale di


energia diviso per c2 - possa essere espressa da
qualche formula pi semplice della ( 3 . 1 ) . Se mol
tiplichiamo l'equazione (3. 1 1 ) per c2 otteniamo

(3. 1 1 )

in cui il secondo termine al secondo membro


esprime l'aumento di massa dovuto alla velocit
molecolare. Quando la temperatura sale, anche
v2 aumenta proporzionalmente, cosicch possia
mo dire che l' aumento della massa proporzio
nale all' aumento della temperatura; ma poich
l /2 mo v2 altro non che l'energia cinetica nel
vecchio senso newtoniano, possiamo anche dire
che l ' aumento di massa dell'intero volume di gas
uguale all' incremento di energia cinetica divi
so per c 2 : m = (E.C. ) / c 2 .

sinistra abbiamo l ' energia totale del corpo, e


riconosciamo nell'ultimo termine a destra la sua
energia cinetica ordinaria; Einstein interpret la
grande costante moc 2 come una parte dell' ener
gia totale del corpo, pi esattamente come una
componente intrinseca, la cosiddetta energia a
nposo .
Vediamo le conseguenze dell'aver supposto, con
Einstein, che l'energia di un corpo sia sempre ugu ale
a mc 2 . Un primo risultato interessante che ne
ricaviamo la formula ( 3 . 1 ) per la variazione della
massa con la velocit, che finora avevamo soltan
to postulato. Partiamo con il corpo in quiete, che
ha l'energia moc 2 , e gli applichiamo una forza
che lo mette in moto e gli d energia cinetica; es
sendo cresciuta l'energia cresciuta allora anche
la massa - questo implicito nell'ipotesi iniziale,
e finch la forza presente continueranno a cre
scere tutte e due. Nel capitolo 1 3 (delle Lectures
on Physics, vol. l) abbiamo gi visto che la rapidit
di variazione dell'energia nel tempo uguale al
la forza per la velocit,

--

Equivalenza di massa ed energia

dE
- F v.
dt

L'osservazione precedente port Einstein a sup


porre che la massa di un corpo - una volta stabili-

e sappiamo anche (eq. (g. 1 ) , cap. 9 delle Lectures


on Physi cs, vol. l) che F = d(mv)fdt . Se mettiamo

I lO

(3. 1 3)

111

...,...: _;: . . ;

,.

- -

insieme queste due relazioni e la definizione di


E, l 'equazione ( 3 . 1 3 ) diventa

d (m v)
d (mc2 )
--- = V -dt
dt

'

( 3 1 4)

Ora vogliamo risolvere questa equazione per m.


Per questo usiamo innanzitutto un artificio mate
matico, moltiplicando entrambi i membri per
2 m. La ( 3 . 1 4) diventa cos

dm
d(mv)
= 2mv
c2 (2m )
dt
J

(3. 1 5)

Dobbiamo eliminare le derivate, e possiamo riu


scirei integrando ambo i membri. Si riconosce
subito che (2m) dmfdt la derivata temporale di
m2 , e (2mv) d(mv)jdt la derivata temporale di
( mv) 2 ; perci la ( 3 . 1 5 ) e la

2 2
2
2 d(m ) = d(m v )
c
dt
dt

(3 . 1 6)

sono la stessa equazione.


Se le derivate di due grandezze sono uguali, que
ste differiscono al pi per una costante, e possia":"
mo scrivere quindi

m 2 c 2 = m 2 v2 + C .

(3. 1 7)

Abbiamo per bisogno di definire la costante C


in modo pi esplicito . Poich la ( 3. 1 7 ) deve es
sere vera per ogni v, possiamo scegliere il caso
particolare di v = O, e dire che in tal caso la mas
sa rno; sostituendo questi valori nella ( 3 . 1 7 ) ot
teniamo

mc2 = 0 + C .
Con questo valore di C, la ( 3. 1 7) diventa

1 12

m 2 c2 = m 2 v 2 + mc2

(3. 1 8)

Dividendo per c2 e riordinando i termini arrivia


mo a

m 2 ( 1 - v 2 /c2 ) = m ,
da cui

m = mo/ J l - v 2 / c2

( 3 1 9 )

Questa la formula ( 3 . 1 ) , ed esattamente quel


che occorre per la concordanza fra massa ed
energia nell' equazione ( 3 . 1 2 ) .
Normalmente queste variazioni di energia corri
spondono a variazioni di massa piccolissime, per
ch di solito non siamo in grado di gene rare
molta energia a partire da una data quantit di
materia; ma si pu dimostrare che - per esempio
- in una bomba atomica con un' energia esplosi
va equivalente a 20 kiloton di TNT il residuo del
l'esplosione, proprio a causa dell ' energia libera
ta, pesa l grammo meno della massa iniziale del
materiale attivo; il che vuoi dire che l' energia li
berata, in base alla relazione E = ( mc2 ) , aveva
la massa di un grammo. Questa teoria dell' equi
valenza tra massa ed energia ha avuto bellissime
conferme in esperimenti di annichilazione della
materia (in cui cio la materia viene totalmente
convertita in energia) . Ut;J. elettrone e un positro
ne, entrambi con una massa a riposo rno, vengo
no fatti incontrare con velocit nulla. Quando si
incontrano si disintegrano e partono due raggi
gamma, ciascuno con un' energia, misurata, rnoc 2 .
Questo esperimento ci consente di determinare
direttamente l' energia associata alla massa a ri
poso di una particella.

1 13

- _ ___
. __

La relativit e i filosofi

In questo capitolo continueremo a discutere il


principio di relativit di Einstein e Poincar:,

nonch la sua influenza sulle idee della fisica e in


altri campi del pensiero.
Poincar enunci il principio cos: Secondo il
principio di relativit, le leggi dei fenomeni fisici
devono essere le stesse per un osservatore fisso e
per uno che abbia un moto di traslazione unifor
me rispetto al primo, cosicch non abbiamo, n
potremmo avere, alcun mezzo per distinguere se
anche noi siamo trasportati da un simile moto . 1
Quando discese nel mondo dei comuni mortali
questa idea mise in grande agitazione i filosofi e
soprattutto quelli da salotto , quelli che dico
no: Ma molto . semplice: la teoria di Einstein
dice che tutto relativo ! , E davvero c ' un nu
mero incredibile di filosofi, non solo individui
salottieri (ma per non mettere in imbarazzo la
categoria continuer a riferirmi ai filosofi da sa
lotto ) , i quali dicono: Che tutto relativo
conseguenza della teoria di Einstein, e influisce
profondame p. te sulle nostre idee . E magari ag
giungono: E stato dimostrato, in fisica, che i fe
nomeni dipendono dal nostro sistema di riferil. H. Poincar, L 'tat actuel et l 'avenir de la Physique mathmati
que, in Bulletin des Sciences Mathmati ques , 28, 1904,
pp. 302-24 [N. d. T. ] .

117

--

.....

mnto . Questi discorsi li abbiamo uditi innu


merevoli volte, ma non ben chiaro che cosa si
gnifichino; probabile che per sistema di riferi
mento si intendessero in origine i sistemi di
coordinate che usiamo nell 'analisi della teoria
della relativit. A quanto pare, dunque, l'idea
che le cose dipendono dal nostro sistema di ri
ferimento avrebbe avuto effetti molto profondi
sul pensiero moderno. Ci si pu chiedere per
ch, visto che, dopotutto, si tratta di un concetto
talmente semplice che per scoprirlo non c ' era
dawero bisogno di imbarcarsi nelle astruserie
della teoria della relativit della fisica. Che ci
che uno vede dipenda dal suo sistema di riferi
mento sicuramente noto a chiunque vada a far
si una passeggiata, perch, incrociando un altro
pedone, prima lo vede di fronte e poi di spalle; e
gran parte di quella filosofia che dice di richia
marsi alla teoria della relativit non dice cose pi
profonde di: Un a persona ha un aspetto diver
so a seconda che venga vista di fronte o di spal
le . Anche la vecchia storia dell' elefante che di
versi ciechi descrivono in modi diversi potrebbe
essere un buon esempio di teoria della relativit
dal punto di vista del filosofo.
.
Sicuramente nella teoria della relativit vi sono
cos pi profonde della semplice osservazione
che una persona ha un aspetto diveso a secon
da che sia vista davanti o di dietro . E ovvio che
nella relativit c ' ben altro, perch con essa pos
siamo fare previsioni ben definite - sarebbe alquanto
singolare, se riuscissimo a predire il comporta
mento della natura basandoci unicamente su
un' osservazione cos semplice.
Ma c ' anche un ' altra scuola di filosofi per i qua1 18

li la relativit - in quanto dichiara l'impossibilit


di determinare la nostra velocit assoluta senza
osservare qualcosa di esterno - motivo di pro
fondo disagio. Certo che uno non pu misura
re la propria velocit senza guardare all ' esterno !
Parlare di velocit di una cosa senza riferimenti
esterni non ha alcun senso; e i fisici sono piutto
sto stupidi ad aver pensato diversamente, ma a
desso gli viene il dubbio che proprio cos. Se
noi filosofi ci fossimo resi conto di quali erano i
problemi dei fisici avremmo potuto stabilire im
mediatamente, con il puro ragionamento, che
impossibile sapere a quale velocit ci si muove
senza osservare l'esterno, e avremmo dato un
contributo straordinario alla fisica . Questi filo
sofi non desistono mai, e dalla loro posizione mar
ginale pretendono di spiegarci . questo o quello,
ma non arrivano mai a capire dawero gli aspetti
pi sottili e profondi dei problemi.
La nostra incapacit di rivelare il moto assoluto
il risultato di esperimenti, non il frutto di una
semplice riflessione , come possiamo facilmente
4imostrare. In primo luogo Newton credeva che
uno che si muovesse in linea retta a velocit
uniforme non poteva sapere a che velocit stava
andan do. In effetti, Newton fu il primo a enun
ciare il principio di relativit, e tra le sue propo
sizioni vi la frase citata all'inizio del precedente
capitolo. Come mai, allora, i filosofi non fecero
questo gran chiasso sul fatto che tutto relati
vo ? Il motivo che finch non venne elaborata
la teoria di Maxwell non c'erano leggi fisiche che
facessero pensare che si potesse misurare la pro
pria velocit senza guardar fuori; ben presto si
scopr sperimentalmente che non era possibile .

1 19

Ora, proprio necessario - assolutamente, defini


tivamente, filosoficamente - che non si sia in gra
do di dire a che velocit ci muoviamo senza guar
dare fuori? Una delle conseguenze della relati
vit fu la nascita di una filosofia che diceva: Si
pu definire solo quello che si pu misurare ! Da
to che evidentemente non possiamo misurare
una velocit senza vedere relativamente a che co
sa la misuriamo, chiaro che il concetto di velo
cit assoluta privo di significato. strano che i
fisici non se ne siano accorti . Ma proprio questo
il problema: chiedersi se si possa o no definire la ve
locit assoluta lo stesso che chiedersi se si possa
o no scoprire sperimentalmente, senza guardar
fuori, se ci stiamo movendo. Detto in altro mo
do: se qualcosa sia o non sia misurabile que
stione che non va decisa a priori col solo ragiona
mento. Solo l'esperimento pu dirimerla. La ve
locit della luce di 3 00 000 km/ s, ma pochissi
mi filosofi accetterebbero in tutta tranquillit,
come cosa per s evidente, che se la luce percor
re 3 00 000 km/s dentro una macchina che viag
gia a 1 60 000 km/ s, la luce va a 300 000 km/ s an
che rispetto a un osservatore al suolo. Lo trove
rebbero concertante; sono proprio quelli che
dicono E ovvio ! a non trovare per nulla ovvio
un fatto specifico, quando glielo sottoponiamo.
Per finire, c' anche una filosofia secondo la qua
le non potremmo scoprire nessun moto se non
guardando ori, ma in fi sica questo semplice
mente falso. E vero che non possiamo percepire
un moto rettilineo uniforme, ma se quest'aula ruo
tasse ce ne accorgeremmo di sicuro perch tutti
verrebbero scagliati contro le pareti, anzi ci sareb
bero effetti centrifughi di tutti i generi. E che

1 20

la Terra ruota intorno al proprio asse possiamo


stabilirlo anche senza osservare le stelle, per
esempio col cosiddetto pendolo di Foucault.
Dunque non vero che tutto relativo : solo
una velocit uniforme non pu essere scoperta sen
za osservare l'esterno; nel caso di una rotazione
uniforme intorno a un asse fisso, invece, la cosa
possibile . Quando lo raccontate a un filosofo, ri
mane sconvolto per il fatto di non riuscire real
mente a capire come stanno le cose perch a lui
sembra impossibile che si possa rivelare la rota
zione attorno a un asse senza guardare fuori. Co
munque, se abbastanza in gamba, dopo un po'
potrebbe tornare e dire: Ho capito. In realt la
rotazione assoluta non esiste, noi stiamo ruotan
do solo rispetto alle stelle. A causare la forza cen
trifuga, quindi, deve essere qualche influsso stel
lare .
E per quanto n e sappiamo, l e cose stanno cos.
Oggi come oggi non abbiamo modo di stabilire
se vi sarebbe una forza centrifuga se non vi fosse
ro intorno stelle e nebulose . Non siamo stati in
grado di fare l' esperimento di togliere di mezzo
tutte le nebulose prima di misurare la nostra ro
tazione - dunque non l o sappiamo, punto e ba
sta. E dobbiamo riconoscere che forse quel filo
sofo ha ragione. Cos lui torna alla carica gongo
lante! assolutamente necessario che l'univer. so, in ultima analisi, sia come dico io; parlare di
rotazione assoluta non significa niente, la rotazio
ne soltanto relativa alle nebulose . A quel pun
to noi gli ribattiamo: Senti, amico, non forse
ovvio che un moto rettilineo uniforme relativa
mente alle nebulose non dovrebbe avere alcun ef
fetto dentro un' automobile? . Ora che il moto

121

non pi assoluto, ma relativo alle nebulose, que


sta diventa una domanda misteriosa, alla quale
solo l 'esperimento pu rispondere .
Quali sono, allora, le ricadute filosofiche della
teoria della relativit? Se ci limitiamo a conside
rare le nuove idee e congetture che ne sono derivate
per i fisici, possiamo descriverne alcune come se
gue . La prima scoperta stata, in sostanza, che
persino idee accettate per lungo tempo e verifi
cate con gran cura potrebbero non essere corret
te. Ovviamente, scoprire dopo centinaia di anni
che le idee di Newton erano errate fu sconvol
gente . Beninteso, non che fossero sbagliati gli
esperimenti, ma l'intervallo di velocit era tal
mente piccolo che gli effetti relativistici non po
tevano risultare evidenti. Oggi, comunque, ab
biamo una visione molto pi umile delle nostre
leggi fisiche - possono essere sbagliate, sempre !
In secondo luogo, se abbiamo un insieme di idee
strane - come quella che, movendosi, il tempo
scorre pi lentamente, e cos via - non ha impor
tanza che ci piacciano o meno. L'unica cosa che
dobbiamo chiederci se siano o no compatibili
con i dati sperimentali. In altre parole, alle idee
strane si chiede solo di concordare con gli
esperimenti, e il solo motivo per cui discutiamo il
comportamento di orologi e altre cose di questo
tipo che vogliamo dimostrare che la nozione di
dilatazione del tempo, per quanto strana, coe
rente col nostro modo di misurare il tempo.
E per finire vi un terzo suggerimento, che un
po' pi tecnico ma si rivelato straordinaria
mente utile nello studio di altre leggi fisiche: con
siderare la simmetria delle leggi o, pi specificamen
te, ricercare in quali modi possano venir trasfor1 22

mate senza mutare di forma. Discuten do la teo


ria dei vettori abbiamo osservato che le leggi fon
damentali del moto non cambian o quando ruo
tiamo il sistema di coordin ate, e adesso stiamo
imparan do che non cambian o nemmen o quan
do cambiamo le variabili spaziali e quella tempo
rale in un modo particolare, dato dalla trasfor
mazione di Lorentz . Dunque l'idea di studiare le
operazio ni o le configur azioni che lasciano inva
riate le leggi fondame ntali si dimostrata molto
utile.

Il paradosso dei gemelli


Per continuare la nostra discussio ne della tra
sformazi one di Lorentz e degli effetti relativistici,
esaminiamo il famosiss imo parados so di Pietro e Paolo, che si suppongono gemelli, nati con
temporaneamente. Quando sono abbastanza cre
sciuti per pilotare un ' astronave, Paolo parte per
un viaggio nello spazio, volando velocissimo. A
Pietro, che rimasto a terra, sembra che tutti gli
orologi di Paolo, il suo battito cardiaco, le sue
reazioni e tutto ci che lo riguarda siano pi lenti. Naturalmente Paolo non nota niente di insolito, solo che se resta in viaggio per un po' di tempo e poi torna indietro sar pi giovane di Pie
tro. In effetti cos: consegu enza della teoria
della relativit ed un fatto chiaramente dimo
strato. I mesoni Jl in moto vivono pi a lungo, e ( .
cos anche per Paolo la durata della vita si allunga. Tutto questo un parado sso solo per chi
crede che il princip io di relativit valga per qual-

1 23

siasi moto . Queste persone dicono: Eh no! Dal


punto di vista di Paolo, potremmo dire che era
Pietro a muoversi; non dovr bbe essere lui, allora,
a invecchiare pi lentamente? Per simmetria, il
solo risultato possibile che quando si incontra
no abbiano entrambi la stessa et . Ma perch si
ritrovino e facciano il confronto, Paolo dovr fer
marsi al termine del viaggio e fare un confronto
di orologi, o , pi semplicemente, dovr tornare
indietro; e sapr di esser stato proprio lui a muo-.
versi perch ha dovuto invertire la rotta, e quan
do ha invertito la rotta nell' astronave sono suc
"
cesse un mucchio di cose nsolite - rombo di mo
tori, oggetti che andavano a sbattere contro una
parete, e cos via -, mentre Pietro non ha avverti
to nulla di s trano
La regola pertanto pu venire enunciata cos:
sar pi giovane l 'uomo che ha sperimentato le accele
razioni, che ha visto, gli oggetti andare a finire
contro una parete. E questa la differenza asso
luta tra i due, ed sicuramente corretta. Quan
do abbiamo spiegato che i mesoni J.l in movimen
to vivono pi a lungo, abbiamo fatto l' esempio
del loro moto in linea retta attraverso l' atmosfe
ra. Ma possiamo anche produrre mesoni J.l in la
boratorio e costringerli in una traiettoria curva
per mezzo di un magnete , e anche cos vivranno
pi a lungo, ed esattamente quanto vivrebbero
movendosi in linea retta. Anche se nessuno ha
mai organizzato un esperimento col fine dichia
rato di eliminare il paradosso potremmo mettere
a confronto un mesone in quiete con uno che ha
fatto un giro completo, e sicuramente troverem
mo che il secondo durato pi a lungo. Un espe
rimento simile , in realt, non mai stato esegui1 24

to; ma nemmeno . necessario, perch le tessere


del mosaico collimano alla perfezione. Chi vuole
a tutti i costi che di ogni singolo evento si dia una
dimostrazione diretta sar insoddisfatto, ma noi
possiamo prevedere con buona sicurezza il risul
tato di un esperimento in cui sia Paolo a percor
rere un' intera circonferenza.

Trasformazione delle velocit


La principale differenza fra la relativit di Ein
stein e quella di Newton sta nelle leggi di trasfor
mazione che legano le coordinate spaziali e i
tempi di due sistemi in moto relativo. La trasfor
mazione corretta quella di Lorentz, cio
x - ut
l .

x = --;:.===
Jl --: u 2 j c2
y =y
z =z
t - uxj c2
t = -r======
Jl - u 2 j c2
l

(4 . 1 )

Queste equazioni c rrispondono al caso, relati


vamente semplice, in cui il moto relativo dei due
osservatori lungo il loro comune asse x. Ovvia
mente sono possibili altre dirzioni del moto ma
la trasformazione di Lorentz pi generale piut
tosto complicata perch mescola l'una all' altra
tutte e quattro le grandezze. Dato comunque che
questa forma, pi semplice, racchiude tutti gli
aspetti essenziali della relativit, continueremo a
usarla.
1 25

Esaminiamo ora qualche altra conseguenza di


questa trasformazione. Innanzitutto interessan
te risolvere le equazioni al contrario. Che cosa
vuol dire? Abbiamo un sistema di quattro equa
zioni lineari in quattro variabili incognite ed esse
possono essere risolte inversamente per x, y, z, t
in funzione di x' , y ' , z ' e t ' . Il risultato molto in
teressante perch ci dice come appare un siste
ma di coordinate in quiete visto da uno in
moto . Naturalmente, trattandosi di un moto re
lativo uniforme, l'osservatore in moto potr
dire, se lo desidera, che in realt l' altro a muo
versi mentre lui fermo. E dato che egli si muo
ve nel verso opposto, dovrebbe ottenere la stessa
trasformazione ma con velocit cambiate di se
gno . appunto questo che troviamo quando la
voriamo sulle equazioni; nessuna contraddizione
dunque, mentre se il risultato fosse diverso do
vremmo veramente preoccuparci!

x ' + ut '
jl - u 2 j c2

--;.===::==::::

y= y
.
'
z = z

'

t ' + ux ' j c2
jl - u 2 j c2

(4. 2 )

Ora

--=
-;=
==:=:
:=
:::

Esaminiamo ora un altro problema interessante,


quello della somma relativistica delle velocit. Si
ricorder che uno dei nostri primi rompicapi
stato che la luce viaggia a 300 000 km/s in tutti i
sistemi, anche in moto l'uno rispetto all'altro,
ma questo un caso particolare di un problema
pi generale, che possiamo esemplificare cos.
1 26

Supponiamo che un oggetto si muova a 1 60 000


km/s dentro una nave spaziale e che questa viag
gi a sua volta a 1 60 000 km/ s: a quale velocit si
muove l' oggetto dal punto di vista di un osserva
tore esterno? Verrebbe da dire 320 000 km/ s, ma
questo un valore che supera la velocit della lu
ce - e la cosa molto disturbante, perch stiamo
supponendo che nessun oggetto sia pi veloce
della luce ! Ma adesso riformuliamo il problema
in modo pi generale.
Supponiamo che l' oggetto nella navicella si muo
va con velocit v dal punto di vista dell' astronau
ta e che la navicella abbia a sua volta velocit u ri
spetto alla Terra: vogliamo sapere qual la velo
cit Vx dell' oggetto rispetto all' osservatore al suo
lo. Naturalmente siamo ancora nel caso partico
lare in cui il moto nella direzione x. Vi sar una
trasformazione anche per le velocit in direzione
y, o in qualsiasi direzione; all' occorrenza queste
possono venir calcolate. Dentro la nave la velo
cit Vx, il che significa che lo spostamento x '

'

Vx ' t ' .

<4 3 )

ci resta solo da calcolare la posizione e il


tempo, dal punto di vista di un osservatore ester
no, per un oggetto con una relazione del tipo
(4. 3 ) tra x ' e t ' . Per questo sostituiamo semplice
mente la (4.3 ) nella (4. 2 ) , ottenendo

Vx 't ' + ut '


- jl - u2jc2 '

x - --;.====

<4 4)

dove per x espressa in termini di t ' , mentre


per avere la velocit dal punto di vista dell' osser
vatore esterno dobbiamo dividere la distanza per
1 27

il tempo come lo misura lui, non per il tempo

dell' altra personal Perci dovremo calcolare an


che il tempo visto dali' esterno, che

t=
Il rapporto tra

t ' + u (vx ' t ' )/c 2


.
.jl - u2jc2

(4 5 )

v=

e t sar allora
X

Vx = t

U + Vx '
l + U Vx ' / C2

'

(4.6)

perch } due termini sotto segno di radice si eli


dono. E questa la legge che cercavamo: la velo
cit risultante, la somma delle due velocit ini
ziali non la pura e semplice somma algebrica
(sappiamo che non pu esserlo - se lo fosse sa
remmo nei guai) , ma la somma algebrica corretta dal divisore l + uvjc 2 .
E adesso vediamo un po ' che cosa succede. Im
maginate di muovervi nella nave spaziale a una
velocit pari a met della velocit della luce e che
la nave, per conto suo, vada a questa stessa velo
cit; dunque u l / 2 c e v l / 2 c ma nel denomi
natore uv l l 4, per cui

-c + -c 2 = 4c
V= 2
5 .
1 + 1.4

In relativit dunque due met non fannq uno,


ma solamente 4/ 5 . Naturalmente possiamo som
mare senza problemi le piccole velocit nel mo
do usuale, perch finch sono piccole in con
fronto alla velocit della luce il denominatore
l + uvjc 2 pu essere trascurato; ma alle alte velo
cit le cose vanno in modo molto diverso, e mol
to interessante.
1 28

Prendiamo un caso limite e supponiamo, tanto


per divertirci, che l'uomo nella navicella osservi
la luce stesa. In altre parole v = c, e in pi la navi
cella in movimento. Quanto sar veloce quella
luce per l'uomo rimasto a terra? La risposta

u+c
u+c
= c.
=c
u+c
l + ucjc2

Quindi, se qualcosa si muove alla velocit della


luce nella navicella, essa avr la velocit della lu
ce anche per l'osservatore a terra! Ed un ' otti
ma cosa, perch in effetti la teoria della relativit
doveva innanzitutto dare questo risultato - ed
era dawero auspicabile che funzionasse l
Naturalmente vi sono casi in cui il moto che si
considera non ha la direzione del moto traslato
rio del sistema. Ad esempio, nella navicella po
trebbe esservi un oggetto che si sposta verso
l' alto con velocit Vyt rispetto alla nvicella stes
sa, la quale procede in orizzontale . Ebbene ,
baster ripetere il procedimento ponendo le y in
luogo delle x, e avremo
e quindi, se

Vx '

= y ' = Vy' t ' ,

= Vy , J I

= O,

Vy =

u2 jc2 .

(4. 7 )

Quindi una velocit trasversale non pi Vy ' ma


vy, J I - u2 jc2 . Siamo giunti a questo risultato
mediante sostituzioni e combinazioni nelle equa
zioni della trasformazione, ma potremmo dedur
lo direttamente dal principio di relativit per la
seguente ragione ( sempre bene riguardare per
1 29

l
l

'

- I l\

l
l

1 ,1 1

I
l

l
l

\l

l
l

' ,Luce
\

della luce di un fattore dato dalla radice quadra


ta, anche la velocit vy della particella dovr esse
re minore della corrispondente velocit nella
stessa proporzione, espressa da una radice qua
drata! Ecco perch la radice quadrata compare
in ogni velocit verticale.

Massa relativistica
Fig. 1 7
Le traiettorie di un raggio luminoso e di una par
ticella in un orologio in movimento.

vedere se riusciam o a capire la ragione) . Abbia


mo gi visto (fig. 1 6) il funzionamento di un pos
sibile orologio a luce in movimen to; vista dal si
stema fisso la luce sembra procedere obliqua
mente alla velocit c, mentre nel sistema dell'o
rologio va semplice mente su e gi, sempre alla
stessa velocit. Abbiamo inoltre trovato che nel
riferime nto fisso la componen te verticale cy della velocit minore di c di un fattore J1 - u 2 jc2 (si
veda l' eq. 3 . 3 ) . Supponi amo ora che una parti
cella material e vada avanti e indietro in questo
stesso orologio con velocit pari a l / n, con n
intero, della velocit della luce (fig. 1 7) . Allora,
quando la particell a sar andata avanti e indietro
una volta, la luce l'avr fatto n volte, cio ogni
clic dell' orologio particell are coincide r con l'ul
timo di n clic dell' orologio a luce. E questo dev 'es
sere vero anche quando l 'intero sistema in moto, per
ch il fenomen o fisico della coincide nza una
coincide nza in ogni riferimen to. Di conseguen
za, dato che la velocit cy minore della velocit
1 30

Abbiamo imparato nell'ultimo capitolo che la


massa di un oggetto aumenta con la velocit, ma
non ne abbiamo data una dimostrazione , ossia
non ne abbiamo data un ' argomentazione analo
ga a quelle sul comportamento degli orologi. Sia
mo per in grado di dire che , come conseguenza
della relativit, pi qualche altra ipotesi ragione
vole, la massa deve variare in questo modo.
(Dobbiamo prevedere qualche altra ipotesi
perch non possiamo dimostrare nulla se non
c ' qualche legge della cui verit siamo certi in
partenza, se vogliamo che le nostre deduzioni
abbiano senso) . Per non dover studiare le leggi
di trasformazione della forza, analizzeremo un
urto, cio una cosa per la quale non ci serve co
noscere nessuna di tali leggi, a parte la conserva
zione della quantit di moto e dell' energia. Inol
tre faremo l'ipotesi che la quantit di moto di
una particella in movimento sia un vettore e ab
bia la stessa direzione della velocit. Non suppor
remo invece, come Newton, che la quantit di
moto sia il prodotto di una costante per la velo
cit, ma solo che essa sia una qualche funzione
della velocit. Scriveremo quindi il vettore quan131

/._ e ---../ 2

tit di moto come prodotto di un certo coeffi


ciente per il vettore velocit:
p = mvV .

(4. 8 )

Scriviamo al piede del coefficiente una v per ri


cordarci che si tratta di una funzione della velo
cit, e conveniamo di chiamare questo coeffi
ciente la massa . Naturalmente, quando la velo
cit piccola questa massa coincider con quella
che misureremmo nei consueti esperimenti con
basse velocit. Ora cercheremo di dimostrare
che mv dev'essere uguale a m o/ J l v2 l c2 in
virt del fatto che, per il principio di relativit, le
leggi fisiche devono essere le stesse in ogni siste
ma di coordinate.
Supponiamo di avere due particelle identiche
ad esempio due protoni - che si muovono in li
nea retta l'una contro l'altra alla stessa velocit; la
loro quantit di moto totale zero. Ora cosa pu
accadere? Dopo l'urto le loro direzioni di moto
dovranno essere diametralmente opposte, per
ch in caso contrario vi sarebbe un vettore quan
tit di moto totale non nullo, e la quantit di mo
to non sarebbe conservata. Inoltre, dato che le
due particelle sono assolutamente simili, dovran
no avere la stessa velocit; anzi dovranno avere la
stessa velocit che avevano inizialmente, poich
supponiamo che in urti di questo tipo l' energia si
conservi. Perci il diagramma di una collisione
elastica, reversibile, sar come nella figura 1 8 a :
tutte l e frecce sono della stessa lunghezza e tutte
le velocit sono uguali. Supporremo che sia sem
pre possibile allestire un esperimento di questo
tipo, che l' angolo e possa avere un valore qualsia
si e che le particelle che si scontrano possano ave-

1 32

17
t r- a )
(a)

Fig. 1 8
Due diverse prospettive di un urto elastico tra par
ticelle dello stesso tipo, aventi uguale velocit e direzioni
opposte.

re qualsiasi velocit. Notiamo che, ruotando gli


assi, questo stesso urto pu esser visto in modo
diverso; per comodit li ruoteremo dawero, cos
da avere una configurazione simmetrica risp tto
all' asse orizzontale, come nella figura 1 8 b. E lo
stesso urto ridisegnato, solo con gli assi ruotati.
E adesso arriva il trucco vero e proprio: immagi
niamo di osservare quest'urto da un' automobile
che si muova lungo l' asse orizzontale verso de
stra, con una velocit uguale alla componente
sullo stesso asse della velocit di una delle parti
celle. Come sar l'urto? Ci sembrer che la parti
cella l salga in verticale, perch non ha pi la
componente orizzontale e poi - sempre per la
stessa ragione - che ridiscenda pure in verticale.
L' urto in altri termini, apparir come nella figu
ra 1 9 a. Ma la particella 2 andava nel senso oppo
sto, e quando la incrociamo ci sembra procedere
a una velocit spaventosa e con un' inclinazione
minore, ma possiamo renderei conto che gli an
goli prima e dopo l'urto sono ugu ali. Indichiamo
con u la componente orizzontale della velocit
della particella 2 e con w la velocit (verticale)
della particella l .
1 33

z'

(a)

/,

Wi

x'

-.J

T
:

:){:

(c' 2 perch va su e gi) . La particell a che si


muove diagonalmente ha invece una velocit v,
le cui compone nti sappiamo ora che sono u e
w.j l - u2 l c2 , e alla quale corrispon de l a mas
sa mv. La variazion e della quantit di moto ver
'
ticale della particell a jj.p = 2mv wJl - u21c2 ;
infatti la compon ente della quantit di moto in
una certa direzion e , per la legge (4. 8 ) da noi
ipotizzat a, sempre uguale alla massa corrispo n
dente al modulo della velocit per la compon en
te della velocit in quella direzion e. Perch la
quantit di moto totale sia zero le quantit di
moto verticali devono elidersi, e di consegu enza
il rapporto tra la massa che si muove alla velocit
v e quella che si muove alla velocit w sar

x"

..

(b)

Altre due immagini dell'urto, visto da auto in mo


Fig. 1 9
vimento.

A questo punto il problema : a quanto ammon


ta la componente verticale u ,tga? Per attenerla,
potremmo applicare la legge di conservazione
della quantit di moto in direzione verticale.
Chiaramente, la componente orizzontale della
quantit di moto si conserva: uguale prima e
dopo l'urto per entrambe le particelle, ed zero
per la particella l . Di conseguenza, dovremmo
applicare la legge di conservazione solo alla velo
cit verso l ' alto u tga. Ma possiamo ottenere que
st'ultima semplicemente osservando lo stesso ur
to mentre ci muoviamo in senso opposto ! Se l' os
serviamo da una macchina che viaggia con velo
cit u verso sinistra, vediamo ancora lo stesso ur
to, per capovolto , come mostra la figura 1 9 b.
Ora la particella 2 ad andare su e gi con velo
cit w, mentre la particella l ha acquistato la ve
locit orizzontale u. Naturalmente, ora sappiamo
quant' u tga: w.jl - u21c2 (si veda l'equazio
ne 4 7 ) . Sappiamo che la variazione della quan
tit di moto verticale della particella che si muo
ve verticalmente

fj.p = 2m w
w

1 34

mv

mw

J l - u2 l c2 .

l'

(4 9)

Prendiam o il caso limite di una w infinites ima.


Se w diventa piccoliss ima, c h iaro che v e u sa
ranno praticam ente uguali, per cui m w --+ m0 e
mv --+ m u . Il grande risultato che

mu

mo

.jl - u21c2

(4. 1 o)

un esercizio interessante controllare se, posto


che l'equazio ne (4. 1 o) sia la formula corretta
della massa, la (4.9) sia effettivam ente vera per
valori arbitrari di w. Osserviamo che la velocit v
necessaria nell'equ azione (4.9) pu essere calco
lata dal triangolo rettango lo di cateti u e u tga:
l

v2

u 2 + w 2 ( 1 - u 2 1c 2) .

Si trover che la (4.9) automaticamente verifi1 35

l
lq

u1..

lW

mo

(a)

Il

W 2

Prima
Dopo

tu

con velocit u, molto piccola rispetto a quel


la della luce e piccola anche rispetto a w. Sappia
mo che la quantit di moto deve restare ugua
le; vediamo quindi quant' la sua componente
verticale prima e dopo l ' urto. Prima abbiamo
p 2mw u ; dopo, chiaramente p' = Mu u , ove
per Mu praticamente uguale a M0 perch u
molto piccola. Per il principio di conservazione
della quantit di moto, p dev' essere uguale a p ' e
quindi
(4. 1 1 )
Mo = 2m w .

(b)

Due immagini di un urto anelastico tra due og


Fig. 20
getti di massa uguale.

cata, anche se l 'abbiamo usata solo per il caso li


mite di w molto piccola.
Ammettiamo ora che la quantit di moto si con
servi e che la massa dipenda dalla velocit nel
modo stabilito dalla (4. 1 0) , e vediamo cos'altro
possiamo concludere. Consideriamo il cosiddet
to urto anelastico. Per semplicit supporremo che
due oggetti dello stesso tipo, che si muovono
l'un contro l' altro con uguale velocit w, si scon
trino e restino attaccati, formando un nuovo og
getto immobile, come mostrato nella figura 20a.
Ciascuno ha una massa mw , che, come sappiamo,
uguale a mo/ J l w2 l c2 Se assumiamo la con
servazione della quantit di moto e il principio
di relativit, possiamo dimostrare un fatto inte
ressante circa la massa del nuovo oggetto. Imma
giniamo una velocit infinitesima u perpendico
lare a w (possiamo farlo anche con valori finiti di
u, ma cos si capisce meglio) e supponiamo di os
servare la collisione da un ascensore che scende
alla velocit u. Quello che vediamo illustrato
nella figura 20b. L'oggetto composto ha una mas
sa M incognita. Prima .dell'urto l 'oggetto l ha
una componente u di velocit verso l'alto e una
componente orizzontale praticamente uguale a
w, e lo stesso vale per l'oggetto 2. Dopo l'urto,
abbiamo la massa M che si muove verticalmente
-

rv

La massa dell 'oggetto che si forma nell 'urto anelastico


di due oggetti uguali deve essere il doppio della massa
dei singoli oggetti che si fondono. Qui si potrebbe di
re: Ma naturale, la conservazione della mas
sa ; e invece non cos semplice, perch le due
masse iniziali sono aumentate, sono pi grandi di
quelle che sarebbero se fossero in quiete, e dan
no alla M complessiva non il valore che avevano
quando erano ferme ma qualcosa di piit. Per in
credibile che possa sembrare, perch la conser
vazione della quantit di moto funzioni quando
due oggetti si fondono insieme nell'urto, la mas
sa che formano deve essere pi grande delle loro
masse a riposo, anche se dopo l'urto la velocit
zero !

1 36

Energia relativistica
Nell'ultimo capitolo abbiamo dimostrato che, co
me risultato della dipendenza della mass dalla
velocit e delle leggi di Newton, le variazioni del1 37

l' energia cinetica di un corpo prodotte dal lavo


ro totale compiuto dalle forze agenti su di esso
sono espresse da
m o c2
D.. T = (mu - mo)c2 =
- m o c 2 . (4. 1 2)

.jl - u 2 jc2

Ma siamo andati anche pi in l, supponendo


che l' energia totale fosse uguale alla massa totale
per c2. Ora approfondiremo l'argomento.
Supponiamo che si possano ancora vedere , al
l'interno di M, i due oggetti di massa uguale che
si sono scontrati. Ad esempio, un protone e un
neutrone sono assemblati ma continuano a muo
versi qua e l dentro M. Abbiamo scoperto che la
massa di M non 2 m0 ma 2 m w ; d' altronde la
somma delle masse a riposo iniziali proprio
2 m0, per cui la massa in eccesso deve essere uguale
all' energia cinetica coinvolta nel sistema. Questo
vuol dire che l 'energia ha un 'inerzia. Nel capitolo
precedente abbiamo analizzato il riscaldamento
di un gas e mostrato che , poich le molecole gas
sose sono sempre in movimento e quando una
cosa si muove pi pesante, se immettiamo nel
gas dell' energia le sue molecole si muoveranno
pi rapidamente e quindi il gas stesso sar pi
pesante. In realt l' argomento pi generale, e
la nostra discussione dell'urto anelastico mostra
che c' massa, a prescindere dal fatto che si tratti
o no di energia cinetica. In altre parole, se due
particelle si uniscono producendo energia po
tenziale, o di qualsiasi altra forma, e vengono ral
lentate da un percorso in salita, dalla resistenza
di qualche forza interna o da una causa qualun
que, resta comunque vero che la massa l' ener
gia totale che stata immessa nel sistema. La
1 38

conservazion e della massa che abbiam o dedotto


sopra equivale pertanto alla conse rvazio ne del
l' energi a, e quind i nella teoria della relativit
non c' posto per urti strettament anelas tici,
che la mecca nica newto niana invece amme tte.
La mecca nica newto niana accetta senza proble
mi l' idea che due corpi possan o scontrarsi for
mando un oggetto di massa 2 m0 che non si di
stingue in nessun modo da quello che mette rem
mo insiem e accostandoli lentamente ; certo sap
piamo , per la legge di conservazion e dell'en er
gia, che vi pi energia cineti ca all'int erno, ma
in base alle leggi di Newto n essa non incide sulla
massa . Ora . invece vediam o che una cosa del ge. nere impossibile, che l' energia cinetic a coin
volta nell'urto rende l' oggetto pi pesante - lo
rende una cosa diversa. Quand o accostiamo i due
corpi dolcem ente ne formiamo uno la cui massa
2 m0, quand o lo facciamo con violen za ne for
miamo uno che ha massa pi grand e; e quando
la massa divers a, possiamo accorg ercen e . N ella
relativit, quindi, la conservazion e dell'en ergia si '
accom pagna necessariam ente alla conservazion e
della quantit di moto.
Questo fatto ha conse guenz e intere ssanti . Sup
poniamo per esemp io di avere un oggetto di
massa M, gi misurata, e che questo ogget to si
spezzi in due parti uguali che schizz ano via con
la stessa veloci t w e hanno quindi la stessa massa
pezzi ven
mw. Immaginiam o ora che entram bi i
gano rallen tati da un mezzo fino a fermarsi. A
quel punto avrann o massa m0 ; ma quanta ener
gia avrann o ceduto al materiale? Per il teorem a
dimos trato prima , ciascu no avr ceduto - sotto
forma di calore , energia poten ziale, o quant ' al1 39

l
l

'
l

!
i

'

'

il
l
i

l
'

l
1

l
l

tro - una quantit di energia pari a ( mw - m0) c2.


Ma 2 mw = M; per cui l'energia liberata E = (M2 m0) c 2 Fu appunto questa l 'equazione usata per
stimare quanta energia sarebbe stata liberata,
per fissione, nell ' esplosione della bomba atomi
ca. (In questo caso i frammenti, pur non essendo
esattamente uguali, sono approssima tivamente
uguali) . La massa dell'atomo di uranio era nota
e misurata da tempo, com 'era nota la massa de- .
gli atomi in cui si frantumava - iodio, xeno, e via
dicendo . Qui non parliamo di masse di atomi in
moto, ma di masse a riposo. In altre parole, sono
note tanto M quanto m0; basta quindi una sem
plice sottrazione per calcolare quanta energia
sar liberata se si riesce a spaccare M a met .
Bast questo perch il povero Einstein venisse
battezzato da tutti giornali il padre della bom
ba. Naturalme nte, tutto questo significava sem
plicemente che egli era in grado di prevedere
quanta energia si sarebbe liberata, se gli avessi
mo detto quale sarebbe stato il processo. L' ener
gia che si sarebbe sviluppata nella fissione di un
atomo di uranio venne calcolata quando manca
vano circa sei mesi alla prima verifica dirett, e
appena quella energia venne liberata, qualcuno
la misur direttamente (lo sarebbe stata anche se
la formula di Einstein non avesse funzionato ) ,
dopodich la formula non fu pi necessaria. Ov
viamente, non si tratta di sminuire Einstein,
quanto semmai di criticare i giornali, nonch
una serie di ricostruzion i divulgative sui processi
causali nella storia della fisica e della tecnologia.
Il problema di come far s che le cose proceda
no in modo efficiente e rapido un ' altra fac
cenda.

1 40

Quel risultato ugualmente importante in chi


mica. Se per esempio riuscissimo a pesare la mo
lecola di anidride carbonica e a confrontare la
sua massa con quelle del carbonio e dell' ossige
no, potremmo scoprire quanta energia viene li
berata quando questi due elementi si combinano
per formare l' anidride carbonica. L'unico pro
blema che le differenze fra le masse sono tal
mente piccole che tecnicamente la cosa molto
difficile da realizzare.
Torniamo ora alla questione se si debba aggiun
gere m0 c2 all' energia cinetica e dire, d' ora in poi
che l' energia totale di un oggetto mc2. Tanto
per cominciare, se all' interno di M riuscissimo
ancora a vedere i singoli componenti con massa a
riposo m0, potremmo dire che la massa M del
l' oggetto composto la somma della massa mec..
canica a riposo delle sue parti interne, della loro
energia cinetica e della loro energia potenziale.
Ma abbiamo scoperto che in natura esistono vari
tipi di particelle soggette a reazioni come quelle
descritte sopra, nelle quali, con tutto lo studio di
questo mondo, impossibile distinguere le parti in
terne. Per esempio, quando un mesone K decade
in due pioni il processo ubbidisce alla legge
(4. 1 1 ) , ma l'idea che un K sia costituito da due
particelle 1t inutilizzabile perch nel decadi
mento possono anche formarsi tre particelle !
Ecco quindi una nuova idea : non ci serve sapere
come sono fatte le cose internamente; non pos
siamo distinguere, dentro una particella, quale
parte dell'energia sia l' energia a riposo delle
nuove entit cui dar luogo nel decadimento.
Non conviene - e spesso impossibile suddivide
re l'energia totale mc2 di un oggetto in energia a
/

141

riposo, energia cinetica ed energia potenziale


delle sue parti interne; ci limitiamo quindi a par
lare di energia totale della particella. Cos spostia
mo l' origine dell' energia aggiungendo a ogni
cosa la costante m0 c2, e diciamo che l' energia to
tale di una particella la sua massa in moto - o
quando l' oggetto fermo, la sua massa a riposo
moltiplicata per c2.
Troviamo infine che tra la velocit v, la quantit
di moto P e l 'energia totale E c ' una relazione
abbastanza semplice. Il fatto che la massa in mo
to con velocit v sia la massa a riposo mo divisa
per -/l - v2 jc2 viene usato raramente (il che pu
sorprendere) . Risultano invece molto utili le se
guenti relazioni, che facile dimostrare:

E 2 - p2 c2 = m6 c4

< 4 1 3)

P c = E vj c .

< 4 1 4)

LO SPAZIO-TEMPO

i
;

l
l
l

l
'i
li

f
-l

1 42

La geometria dello spazio-tempo

La teoria della relativit ci mostra che le relazio


ni tra le posizioni e tempi, misurati in sistemi di
coordinate diversi, non sono quelle che ci aspe !
teremmo in base alle nostre idee intuitive. E
molto importante capire bene le correlazioni fra
spazio e tempo implicate dalla trasformazione di
Lorentz, e in questo capitolo tratteremo l' argo
mento pi a fondo.
Le equazioni della trasformazione di Lorentz,
che collegano le posizioni e i tempi ( x, y , z , t ) mi
surati da un osservatore fermo e le corrispon
denti coordinate ( x ' , y ', z ', t ' ) misurate dentro
una nave spaziale in moto con velQcit u, sono

x' =

x - ut
.jl - u2jc2

--;.====

y = y

z' = z

t'

(5. 1 )

t - uxjc 2
.j1 - u2/c2

--;.==::::::
::::= ::::;

Confrontiamo queste equazioni con le ( 1 . 5 ) , che


mettono anch' esse in relazione le misure effet
tuate in due sistemi, in questo caso ruotati l'uno
rispetto all'altro:
' l
x = x cos e + y sin e
'
y = y cos e - x sin e
(5.2)
'
z = z.
1 45

In questo caso, Joe e Moe prendono le loro mi


sure usando, rispettivamente, assi x e x ' formanti
un angolo e . In ogni modo osserviamo che le
quantit accentate sono mescolanze di quelle
non accentate: la nuova x ' una combinazione
'
di x e y, e cos pure la nuova y .
Torna utile un ' analogia: quando guardiamo un
oggetto c ' una cosa molto ovvia che possiamo
chiamare larghezza appare n te , e ce n ' un 'al
tra che possiamo chiamare profondit . Ma lar
ghezza e profondit non sono propriet fonda
mentali dell' oggetto, perch se ci spostiamo di la
to e lo osserviamo sotto un altro angolo avremo
urta profondit e una larghezza diverse. Possia
mo trovare formule per calcolare, in base all' an
golo, le nuove dimensioni dalle vecchie, e queste
formule sono le equazioni ( 5 . 2 ) . Potremmo dire
che una certa profondit in realt un misto
di profondit e larghezza. Se non ci potessimo
mai muovere e vedessimo un dato oggetto sem
pre dalla stessa posizione, rintera questione non
avrebbe alcuna importanza: vedremmo sempre
la vera larghezza e la vera profondit, ed es
se sembrerebbero avere qualit molto diverse,
perch una si presenta come un angolo sotteso
al nostro campo visivo, mentre la seconda impli
ca una messa a fuoco dell' occhio o addirittura
l'intuizione; ci apparirebbero cose del tutt!? ete
rogenee, e non verrebbero mai mischiate. E per
ch possiamo spostarci che ci rendiamo conto
del fatto che, in qualche modo, profondit e lar
ghezza non sono che aspetti della stessa cosa.

Non potremmo considerare allo stesso modo le trasfor


mazioni di Lorentz ? Abbiamo anche qui una me

scolanza - in questo caso di posizioni e di tempi.


1 46

Una differenza tra una misra di spazio e una


misura di tempo produce una nuova misura di
spazio. In altre parole, nelle misure di spazio ef
fettuate da una persona presente, dal punto di
vista di un 'altra persona, anche una piccola
quantit di tempo. La nostra analogia ci permet
te di tirar fuori questo concetto: la realt del
l' oggetto che stiamo osservand o va in qualche
modo al di l (per dirla in modo grossolan o e in
tuitivo) della sua larghezza e profondit ,
perch queste ultime dipendon o da come vediamo
l'oggetto stesso; quando ci spostiamo in una
nuova posizione , il nostro cervello le ricalcola
immediatamente. Quando invece ci muoviamo
ad alta velocit, il nostro cervello non ricalcola
immediatamente le coordinate spaziali e il tem
po, perch non abbiamo esperienza effettiva di
moto a velocit prossime a quella della luce, per
renderei conto del fatto che anc l_l e il tempo e lo
spazio sono della stessa natura. E come se fossi
mo bloccati per sempre in una posizione che ci
permette di scorgere solo la larghezza di qualco
sa, non essendo in grado di muovere apprezza
bilmente la testa n da una parte n dall'altra. Se
ne fossimo capaci - ora ci chiaro - vedremm o
una parte del tempo dell' altra persona; vedrem
mo, per cos dire, un pochino dietro l' angolo .
Tenterem o perci di pensare gli oggetti in un
nuovo tipo di universo, in cui spazio e tempo si
mescolan o - nello stesso senso in cui gli oggetti
dello spazio ordinario sono reali e possono esse
re visti da varie angolazion i. Supporrem o che
ogni oggetto che abbia un ' estension e spaziale e
duri un certo tempo occupi una sorta di bolla >>.
in un nuovo universo, e di osservare tale bolla
1 47

l' l
l

. ! ll
- l
l

'

.q
l
1r
it
lt
,

li

t
f

1:

'
-- '
!

\l
11
i:

i.:

et

et

Lenta

Xo

(a) Sbagliata

Fig. 2 1
Traiettorie di particelle nello spazio-tempo: ( a )
particella i n quiete in x x0; ( b) particella che parte da x x0
e si muove a velocit costante; ( c) particella che parte a
grande velocit e successivamente rallenta.
=

da punti di vista diversi quando ci muoviamo a


velocit diverse. Questo nuovo mondo , questa
entit geometrica in cui una bolla esiste in
quanto occupa una posizione e dura una certa
quantit di tempo, si chiama spazio-tempo. Un
punto ( x, y, z, t) dello spazio-tempo detto even
to. Immaginiamo per esempio di riportare i valo
ri di x su un asse orizzontale, quelli di y e z in al
tre due direzioni, entrambe perpendicolari
tra loro e perpendicolari al foglio ( ! ) , e il tem
po sull'asse verticale : come apparirebbe una par
ticella in movimento in un diagramma di questo
tipo? Se la particella ferma in un punto di coor
dinata x, col passare del tempo avr sempre quel
la x: la sua traiettoria , quindi, una retta pa
rallela all' asse t (fig. 2 1 a) ; se invece si sposta al
l' esterno, la x aumenta (fig. 2 1 b) . Cos, ad esem
pio, una particella che inizialmente si muove con
certa velocit e poi rallenta progressivamente do
vrebbe avere, pi o meno, un moto come quello
della figura 2 1 c. In altre parole, una particella
stabile - che non si disintegra - rappresentata
da una linea nello spazio-tempo. Il decadimento
1 48

( b) Corretta

Due rappresentazion i del decadimen to di una


Fig. 22
partic ella.

sarebbe indic ato da una bifor cazio ne, perc h in


quel pun to si orig iner ebbe ro due cose diver se .
E la luce ? Viaggia alla velo cit c, che poss iamo
rapprese ntare per mez zo di una retta con una
certa incli nazi one fissa (fig. 2 1 d ) .
Stan do a ques ta nuova idea , se a una particell a
succ ede una dete rmin ata cosa - se ad esem pio,
in un certo pun to dello spaz io-te mpo , la particel
la a un tratto decade in due nuove particell e che
pren don o nuove traie ttorie - e se questo inter es
sante feno men o accade per una certa x e una
certa t, ci aspe ttiamo che basti pren dere un' altra
copp ia di assi e ruotarla - amm esso che la cosa
abbi a sens o - per aver e la nuova x e la nuova t nel
nostro nuovo siste ma di rifer imen to, com e nella
figura 22 a. E inve ce no, il ragio nam ento sba
gliato, perc h dal pun to di vista mate mati co la
trasform azio ne ( 5 . 1 ) non esattamente uguale al
le ( 5 . 2 ) . Si noti ad esem pio che nella prim a
equazion e c ' una diffe renz a di segn o; inol tre,
una scritta in term ini di sin e e cos e , men tre
l' altra un' espr essio ne algebrica . (Naturalm en
te, non impo ssibi le scrivere gran dezz e algeb ri
che med iante seni e cose ni, ma non in ques to ca
so) . Ci non toglie che le due espr essio ni siano
1 49

l -

.:.
,
1

f '

1;

, \ ,

'

c z t ,z

molto simili. Pi avanti vedremo che lo spazio

tempo non pu essere considerato come un ' or


dinaria geometria per via di quella differenza di
segno. Bisogna infatti - ma non insisteremo su
questo punto - che l'osservatore in moto prenda
un sistema di assi che abbiano la stessa inclina
zione rispetto al raggio luminoso, usando per le
sue coordinate x ' e t ' una particolare proiezione
parallela agli assi, come illustrato nella figura
22 b. Ma non ci occuperemo della geometria,
perch non di grande aiuto; pi facile lavora
re con le equazioni.

Intervalli spaziotemporali

Anche se la geometria dello spazio-tempo non


euclidea nel senso ordinario del termine, esiste
comunque una geometria molto simile a quella
euclidea, sia pure con certe peculiarit. Se que
sta idea corretta, dovrebbero esservi funzioni
delle coordinate e del tempo indipendenti dal si
stema di riferimento. Supponiamo per esempio
di prendere due punti, uno per semplicit nel
l' origine degli assi, e l' altro in una posizione
qualsiasi; e di eseguire una rotazione ordinaria: il
sistema ruotato ha la stessa origine e la distanza
tra i due punti la stessa. Questa propriet non
dipende da come viene effettuata la misura. N el
lo spazio euclideo il quadrato d lla distanza
x 2 + y 2 + z 2 . E nello spazio-tempo? E facile vedere
che anche in questo caso c ' qualcosa che non
cambia, ed la combinazione c 2 t 2 - x 2 - y 2 - z 2 :
1 50

'l

x '2

y'

z'z

c2 t 2

x2

z2 .

(5.3)

Anche questa quantit dev'essere pertanto, in un


certo senso, qualcosa di reale; essa detta interval
lo tra i due eventi - uno dei quali in questo caso
l'origine. (A rigore il quadrato dell'intervallo,
cos come x 2 + y 2 + z 2 il quadrato della distanza
nello spazio euclideo) . Le diamo un nome diverso
perch ci troviamo in una geometria diversa, ma
l'unica cosa interessante che certi termini sono
cambiati di segno e vi compare una c.
Proviamo a eliminare la c; assurdo tenerla, se
vogliamo un bello spazio con le x e y intercam
biabili. Uno dei modi in cui una persona ine
sperta potrebbe fare confusione sarebbe, per
esempio, quello di misurare le larghezze in base
all' angolo sotteso dall' occhio e le profondit in
un altro modo, per esempio in base allo sforzo
necessario all'occhio per l' accomodamento. Sa
rebbe come misurare le profondit in piedi e le
larghezze in metri; a quel punto anche le equa
zioni indispensabili per una trasformazione co
rrie la ( 5 . 2 ) diventerebbero un caos spaventoso e
non riusciremmo pi a vedere chiarezza e sem
plicit nelle cose per una banalissima ragione
tecnica: la stessa cosa viene misurata usando due
unit diverse . Ora, nelle relazioni ( 5 . 1 ) e ( 5 . 3 ) la
natura ci dice che tempo e spazio si equivalgono;
il tempo diventa spazio; dovremmo misurarli con le
stesse unit. Che distanza un secondo ? Dalla
( 5 . 3 ) si calcola facilmente: 3 X 1 0 8 metri, la di
stanza percorsa dalla luce in un secondo. In altre pa
role, se misurassimo tanto le distanze quanto i
tempi con la stessa unit, i secondi, la nostra di
stanza unitaria sarebbe di 3 X l O 8 metri e le
151

. .

equazi oni sarebb ero pi sempli ci. Ma potremmo


uniformare le nostre unit anche misurando il
tempo in metri: quant' un metro di tempo ? il
tempo che impieg a la luce a percorrere un me
tro, cio 1 / 3 X 1 0-8 second i, owero 3,3 miliarde
simi di second o. Noi vorrem mo, in altre parole,
esprim ere tutte le nostre equazio ni usando un si
stema di unit di misura in cui c = l ; ed ovvio
che se usiamo una stessa unit di misura per
tempo e spazio come abbiamo appena proposto,
le equazio ni saranno molto semplifi cate e diven
teranno

x ut
x' = -;:::l u::;:2
'
___,

y = y

z' = z
t' =
t '2

- x '2 -

( 5 4)

ux
J1 - u2

y '2 - z '2 = t 2

t-

- x 2 - Y2 - z2 .

(55)

Se abbiamo il dubbio , o magari il timore, che


una volta messo su questo sistema con c = l non
riuscire mo _p i a ripristi narle - ebbene , vero il
contrario. E molto pi comodo ricordarsele sen
za tutte quelle c, che sono anche facili da reinse
rire, badando alle dimensi oni. In J l u2 , per
esempi o, sappiam o di non poter sottrarre il qua
drato di una velocit - che .ha le sue dimens ioni
dal numero puro l , e di dover dividere u2 per c2
cos da renderl o adimen sionale: cos che fun
zwna.
La differen za tra spazio-tempo e spazio ordina
rio, come la natura di un intervallo in rapporto a
1 52
-

una distanza, molto interessante. Stando alla


formula ( 5 . 5 ) , se consideriam9 un punto che in
un certo sistema di coordinate ha tempo zero, e
soltanto componenti spaziali, allora il quadrato
di questo intervallo sarebbe negativo e l'interval
lo stesso, come radice quadrata di un numero
negativo, sarebbe immaginario. Per la teoria gli
intervalli possono essere reali o immaginari; e a
differenza di una distanza, che ha sempre qua
drato positivo, l'intervallo pu avere un quadra
to positivo o negativo. Quando l ' intervallo im
maginario, diciamo che tra i due eventi c ' un in
tervallo di tipo spaziale ( anzich immaginario) , in
quanto pi simile allo spazio che al tempo. Se
invece, in un dato sistema di coordinate, due og
getti sono nello stesso luogo e differiscono solo
per il tempo, le distanze sono zero, il quadrato
dell' intervallo positivo e diciamo che l'interval
lo stesso di tipo temporale. Perci nel nostro dia
gramma dello spazio-tempo avremmo una rap
presentazione di questo tipo: vi sarebbero due li
nee a 45 o (in realt, in quattro dimensioni saran
no coni , i cosiddetti coni luce) , e tutti i loro
punti saranno separati dall'origine da un inter
vallo nullo. Se da un punto esce luce, quella luce
sar sempre separata da quel punto da un inter
vallo nullo, come mostra l'equazione ( 5 . 5 ) . In tal
modo si dimostra, per inciso, che se la luce viag
gia a velocit c in un certo sistema, viaggia con
quella velocit anche in un altro: infatti, se l'in
tervallo lo stesso, cio nullo, in entrambi i siste
mi, dire che la velocit di propagazione della lu
ce la stessa equivale a dire che l'intervallo
nullo.
153

;
't;

'

.L

{ ':

!f'

,,

,,
.,

,1, :

: .

t
.

l
t

l.

Passato, presente e futuro


La regione spaziotemporale che circonda un da
to punto dello spazio-tempo pu essere divisa in
tre regioni, come mostra la figura 23: in una ab
biamo intervalli di tipo spaziale, e nelle altre due
intervalli di tipo temporale. Queste tre sottore
gioni hanno con il punto una relazione fisica
molto interessante: un oggetto fisico, o un segna
le, pu raggiungere l' evento O da un punto della
regione 2 movendosi con velocit minore di
quella della luce. Pertanto gli eventi in questa re
gione possono interessare il punto O, possono
esercitare su di esso un 'influenza dal passato. In
effetti un oggetto che si trovi in P, sull' asse t ne
gativo, precisamente nel passato rispetto a
O; ha le stesse coordinate spaziali, ma in un istan
te precedente. Quanto accaduto l allora inte
ressa O adesso . (Purtroppo cos che va la vita) .
In Q c ' un altro oggetto che pu raggiungere O
movendosi a velocit minore di c ; e quindi se
questo oggetto fosse su una naye spaziale in mo
vimento, sarebbe anch ' esso il passato del punto
avente quelle coordinate spaziali. In altre parole,
in un sistema di coordinate diverso , l' asse tempo
rale potrebbe passare sia per O che per Q Perci
i punti della regione 2 appartengono tutti al
passato di O; tutto ci che accade nella regio
ne 2 pu influire su O, tanto che essa viene talvol
ta chiamata passato influente giacch il luo
go di tutti gli eventi che possono in qualche mo
do avere effetto sul punto O.
La regione 3 invece quella sulla quale possiamo
agire da O, quella in cui possiamo colp ire un
bersaglio sparando pallottole pi lente della
1 54

Cono luce
,...
Passato
.

Fig. 23
La regione dello spazio-tempo intorno a un pun
to posto nell'origine.
-

luce; il mondo il cui futuro pu essere influen


zato da noi, e che possiam o quindi chiamare
futuro influen zabile . Ora, la cosa interess ante
a proposi to della regione l , il resto dello spazio
tempo, che noi non possiam o infl uenzarla da
O, n essa pu influen zarci ora in O, perch
niente pu andare pi veloce della luce. Natural
mente quello che accade in R potr avere effetto
su di noi in seguito ; ad esempi o, se il Sole esplode
proprio ora passeranno otto minuti prima che
lo sappiam o, e prima di allora la cosa non pu
avere alcun effetto su di noi.
Ma che significa proprio ora ? una cosa mi
steriosa , indefinibile, sulla quale non abbiam o
influen za, ma che potr influire su di noi in futu
ro - o che avremm o potuto influen zare se avessi
mo fatto determinate cose in un passato abba
stanza lontan o. Quando guardiamo Alpha Cen
tauri la vediamo com' era quattro anni fa: po
tremm o chiede rci come sia ora , dove ora si
gnifica in questo stesso istante nel nostro partico
lare sistema di coordinate. Di Alpha Centauri ve
diamo solo la luce che ci arriva dal nostro passa
to, risalen te a quattro anni fa, ma non sappiamo
1 55

!:

.. t

:-

: -

'i

t
l

..

l
l

che cosa stia facendo ora e ci vorran no quat


tro anni prima che quello che fa ora abbia un
effetto su di noi. Alpha Centauri ora un 'i
dea, un concetto che esiste solo nella nostra
mente, non qualcos a di reale e definib ile fisica
mente, perch per osservarlo dobbia mo aspetta
re; non possiam o neanch e definirl o esattam ente
ora . Inoltre , il no s tro ora dipende dal siste
ma di riferim ento. Se per esempi o Alpha Cen
tauri fosse in movim ento, un osservatore laggi
non sarebbe d 'accord o con noi, perch i suoi as
si sarebbe ro disposti second o certi angoli, e il
suo ora sarebbe un tempo diverso. Abbiamo
gi discuss o il fatto che la simultaneit non
UniCa.
,
Vi sono indovin i e persone che dicono di poter
vedere nel futuro, e vi sono storie bellissim e a
proposi to del tale che scopre, improvvisamente,
di essere a conosce nza del futuro influen zabi
le - un futuro su cui possiam o influire . Ne na
scono paradossi a non finire, perch sapendo co
sa sta per accader e, possiam o evitarlo facendo la
cosa giusta al momen to giusto. In realt non esi
stono indovin i che possano dirci neppure il pre
sente ! Nessun o in grado di dirci che cosa sta ac
cadendo in questo preciso momen to a una ragio
nevole distanza , perch una cosa inosse rvabile.
Potrem mo chieder ci se nascere bbero dei para .
dossi se d'un tratto diventasse possibil e conosce
re cose situate negli intervalli di tipo spaziale del
la regione l . Lascio a voi la risposta .

1 56

Ancora sui quadrivettori


Torniamo ora all' analogia fra la trasformazione
di Lorentz e le rotazioni degli assi spaziali. Ab
biamo visto che utile mettere insieme grandez
ze che hanno le stesse propriet di trasformaZio
ne delle coordinate, per formare i cosiddetti vet
tori, cio segmenti orientati. Nel caso delle rota
zioni ordinarie, vi sono molte quantit che si tra
sformano allo stesso modo di x, y, z per effetto
della rotazione . La velocit, per esempio, ha tre
componenti, le componenti x, y, e z, ma se ven
gono viste in un diverso sistema di coordinate,
nessuna resta la stessa e tutte prendono nuovi va
lori. In un modo o nell' altro, per, la velocit
intrinseca pi reale di tutte le singole com
ponenti, e noi la rappresentiamo con un seg
mento orientato.
Chiediamoci dunque: vero o non vero che vi
sono grandezze che si trasformano - o che sono
correlate, in un sistema in movimento e in un si
stema immobile - come le x, y, z e t? Dalla nostra
esperienza con i vettori, sappiamo che tre di que
ste - ad esempio x, y e z - sarebbero le compo
nenti di un normale vettore nello spazio, mentre
la quarta grandezza si comporterebbe, rispetto
alle rotazioni nello spazio, come un normale sca
lare, perch non varia fin quando non passiamo
a sistemi di riferimento in moto. Ma possibile
associare a quei vettori in tre dimensioni che
gi conosciamo un quarto oggetto (che potrem
mo chiamare componente temporale ) cosic
ch tu tti e quattro insieme ruotino allo stesso
modo della posizione e del tempo nello spazio
tempo? Ora mostreremo che esiste almeno un
157

l -"

:i ..

.i _:

.' .
_.; .

<:;

.;;.

oggetto di questo tipo (per la verit ve ne sono


parecchi) : le tre componenti della quantit di moto, e
l 'energia come componente temporale, si trasformano
tutte insieme, e formano quello che viene chiama

to un quadrivettore Nella dimostrazione, per


non dover scrivere delle c dappertutto, utilizzere
mo lo stesso accorgimento che abbiamo gi visto
nell'equazione ( 5 .4) per le unit di energia, mas
sa e quantit di moto. Ad esempio, l'energia e la
massa differiscono solo per un fattore c2, ma se c
uno possiamo dire che l' energia la massa e
scrivere semplicemente E == m. Naturalmente, se
vi saranno difficolt, nell'equazione finale (ma
non in quelle intermedie) rimetteremo a posto
tutte le c per far quadrare i conti dal punto di vi
sta dimensionale.
Le equazioni dell' energia e della quantit di mo
to saranno dunque

m mo/ .J l - v2
p = mv = movf v 2
E

In queste unit, abbiamo inoltre

E2 - P2

= m .

(5.6)

<5 7 )

r,

( 5 .8 )

v-u
v l - uv
_

f.

Calcoliamo ora l' energia E ' che verrebbe misu


rata dall' astronauta. Ovvi amente, user la stessa
massa a riposo, ma terr conto della velocit v ' .
Si tratta allora di elevare v' al quadrato, sottrarlo
da l , prendere la radice quadrata, e fare l'inver
so della radice:

v 2 - 2uv + u 2
v2 l - 2uv + u2v2
+ 2uv - u 2
l - 2uv + u 2 v 2 - v 2-:--::--l - v2 =
+
1 - 2uv u2 v 2
l - v2 - u 2 + u2 v2
l - 2uv + u2v2
(l - v 2 ) ( 1 - u 2 )
( 1 - u v)2
'

Se misuriamo, per esempio, l' energia in elettron


volt, che significa una massa di l elettronvolt?
Significa quella massa la cui energia a riposo
l elettronvolt; in altri termini, rllo C 2 uguale a un
elettronvolt. La massa a riposo . di un elettrone,
ad esempio, 0,5 1 1 X 1 06 eV.
Ma come sarebbero l'energia e la quantit in un
nuovo sistema di coordinate? Per scoprirlo dob
biamo trasformare le equazioni ( 5 . 6 ) , e possia
mo farlo perch sappiamo cme si trasforma la
1 58

velocit. Supponiamo che un oggetto abbia, nel


nostro sistema di riferimento, una velocit v. Ma
immaginiamo ora che questo stesso oggetto ven
ga visto da una navicella spaziale, che si muove a
sua volta con velocit u. Per semp licit, facciamo
l'ipotesi che u abbia la stessa direzione di v (po
tremo sempre generalizzare, a suo tempo) . Qual
la velocit v ' osservata dalla navicella? la dif
ferenza fra v e u, una combinazione tra le due
data, per la legge ricavata in precedenza, da

'

Perci

______

'

--------

v'I -

v l2

J
l,

---

1 - uv
.J'l--- v2 .J1 - u2

.
f

:'

<59>
1 59

ll

Dunque l' energia E ' semplicemente questa


espressione moltiplicata per mo; ma noi vogliamo
esprimerla in funzione dell'energia e della quan
tit di moto non accentate, e osserviamo che

mo - mouv
v'l - v2.Jl - u2
(mo/ v'l - v2) - (mov/ v'l - v2)u
.Jl - uL

E' =

owero

E' =

E - UPx
v'l - u2 '

( 5 . 1 0) '

che, come si vede, ha esattamente la forma di


t'

t - x
--=
-;::
===;:

u
v'l - u2

---

x - uE
p'x = P
v'l - u2 '

che ha la stessa forma di


x

1 60

'

x -

ut
v'l - u2

l' .,

;
i ;;
>,

l
'

(5. 1 2 )

m0 ( l - uv) v - u
.Jl - v2.Jl - u2 ( l - u v)
mov - mou
v'l - v2v'l - u2

Quindi

x - uE
px = P
v'l ....;. u2
p / = Py
P z = Pz
E - U Px
.
E =
v'l - u2
l

Ora dobbiamo trovare la nuova quantit di moto


P'x ; essa non che l' energia E per v' , e pu esse-
re esp ressa semplicemente a partire da E e p :

,
, ,
Px = Ev =

Dunque le equazioni di trasformazione dell' e


nergia e della quantit di moto sono le stesse che
danno x' e t' in funzione di x e di t: basta sosti
tuire ovunque nelle ( 5 -4) t con E e x con Px per
ottenere, rispettivamente, la ( 5 . 1 o) e la ( 5 . 1 1 ) .
Ci implicherebbe, se le nostre ipotesi sono cor
rette, le due regole aggiuntive P'y = Py e P'z = Pz ;
ma per dimostrarlo dovremmo tornare a esami
nare il moto in direzione verticale. Nel capitolo 4
abbiamo studiato per l'appunto un moto di que
sto tipo nel caso di un urto piuttosto complicato,
osservando che la componente trasversale della
quantit di moto non cambia quando vista da
un sistema in movimento; dunque abbiamo gi
verificato che p'y = Py e P'z = Pz La trasformazione
completa sar

(5. 1 1 )

In queste equazioni abbiamo scoperto quattro


grandezze che si trasformano come x, y, z e t : es
se costituiscono il quadrivettore quantit di moto
(o quadrimpulso) . Essendo un quadrivettore,
questa grandezza pu essere rappresentata, nel
diagramma spaziotemporale di una particella in
moto, con una freccia tangente alla traietto
ria, come nella figura 24. La freccia ha una
componente temporale pari all' e_!lergia della
particella, mentre le componenti spaziali rap
presentano la quantit di moto tridimensiona- 1 61

- .:i -.
;

'::.

l,

1}
;-

;1
Yi '.
-7 -.

PjJ

Fig. 24

Il quadrivettore quantit di moto di una particella.

le. Per certi versi la freccia pi reale sia del


l' energia sia della quantit di moto, poich que
ste, separatamente , dipendono dal modo in cui
guardiamo il diagramma.

L 'algebra dei quadrivettori


La notazione quadrivettoriale diversa da quel
la dei vettori in tre dimension i. Nel secondo ca
so, per indicare l ' ordinaria quantit di moto
scriviamo il simbolo p. Volendo essere pi spe
cifici diciamo che la quantit di moto ha tre
componen ti, che sono, per gli assi in questione ,
Px , Py e Pz ; oppure, semplicem ente, ci riferiamo
alla generica componen te pi, precisando che
l 'indice i pu essere x , y o z e che le tre compo
nenti sono esattamen te quelle citate. La nota
zione che usiamo per i quadrivettori analoga:
indichiam o il quadrivettore quantit di moto
con p11, dove Jl sta per le quattro direzioni possi
bili x, y, z e t.
Naturalmen te possiamo usare la notazione che
pi ci garba; non ridete delle notazioni, inven
tatene , esse sono potenti . Gran parte della ma1 62

tematica, a ben vedere, invenzione di buone


notazioni. L'intero concetto di quadrivettore
un progresso della notazione , che permette di
ricordare pi facilmente certe trasformazioni.
Af.t cos un generico quadrivettore, ma nel ca
so particolare della quantit di moto , Pt si i
dentifica con l' energia, Px la quantit di moto
nella direzione x, Py quella nella direzione y e Pz
quella nella direzione z. I quadrivettori si som
mano addizionando le componenti corrispon
denti.
Se vi un ' equazione quadrivettoriale, essa varr
per ogni componente. Ad esempio , se nell 'urto fra
particelle deve valere il principio di conserva
zione del vettore quantit di moto in tre dimen
sioni - se cio la somma dei vettori quantit di
moto di un grande numero di particelle che in
teragiscono o collidono dev' essere costante -,
questo implica che le somme di tutte le quantit
di moto in direzione x, in direzione y e in dire
zione z, per tutte le particelle, saranno altret
tante costanti. Nella relativit non possiamo
prendere questa legge da sola perch essa in
completa. Sarebbe come parlare di due sole com
ponenti di un vettore nello spazio a tre dimen
sioni: in una rotazione di assi tutte le compo
nenti si mischiano, per cui vanno incluse tutte e
tre nella legge . In relativit dobbiamo quindi e
stendere il principio di conservazione della
quantit di moto cos da comprendere la com
ponente temporale, che assolutamente necessario
associare alle altre, se vogliamo che vi sia inva
rianza relativistica. La conservazione dell 'energia
data dalla quarta equazione, che va aggiunta al
la conservazione del momento per formare una
1 63

relazione quadrivettoriale valida nella geome


tria dello spazio e del tempo. Il principio di
conservazione della q uantit di moto e dell' e
nergia, scritto nella notazione quadridimensio
nale, quindi

Jl =
P
particelle
entranti

L pJl,

no segno negativo. Questa grandezza sar la


stessa in tutti i sistemi di riferimento; possiamo
chiamarla quadrato della lunghezza del qua
drivettore. Qual per esempio il quadrato del
la lunghezza della quantit di moto quadrivet
toriale di una singola particella? Sar uguale a
a E 2 - p 2 ' dato che P t ' coPt2 - p 2 - py2 - pZ2 ' owero

me sappiamo, uguale a E. Ma che cos' E 2 - p 2 ?


Dovr essere qualcosa di uguale in tutti i sistemi
di riferimento, compresi, in particolare, quelli
che si spostano insieme alla particella e nei quali
dunque questa risulta immobile. Ma se una parti
cella immobile, non ha quantit di moto. In un
tale riferimento, quella espressione solo la sua
energia, che identica alla massa a riposo. Per
tanto E 2 - p 2 = m 6 . Vediamo cos che il quadra
to della lunghezza di questo vettore (il quadrim
pulso) uguale a m 6 .
A partire dal quadrato di un vettore possiamo an
dare avanti e definire il prodotto interno , o
prodotto scalare , il cui risultato uno scalare:
se a Jl e bJl sono due quadrivettori, il loro prodot
to scalare

(5. 1 3)

particelle
uscenti

o, con una notazione leggermente diversa,

L Pi Jl L PiJl '
=

( 5 . 1 4)

dove i = l , 2, . . . si riferisce alle particelle che en


trano nell'urto, j = l , 2, . . . a quelle che ne escono
e f..l . = x, y, z o t. Lungo quali assi? Non fa differen
za. La legge vale per ogni singola componen te e
per qualsiasi sistema di assi.
Trattando dell' analisi vettoriale, abbiamo parla
to fra l' altro del prodotto interno o scalare di
due vettori, indicato con un puntino; conside
riamo ora il corrispettivo nello spazio-tem po.
Abbiamo visto che nelle rotazioni ordinarie c '
una grandezza invariante , x2 + y2 + z2; sappiamo
che in quattro dimension i le corrispond e t2 - x2
- y 2 - z 2 ( eq. 5 . 3 ) . Come indicare questa cosa?
Si potrebbe , ad esempio, scrivere qualcosa co
me AJl 0 ' mettendo un puntino dentro un
quadrato; ma in pratica si utilizza la seguente
notazione

L' AJl
Jl

B Jl = A; - A; - A; - A; .

(5 . 1 5 )

L' apice su I: indica che il primo termine, quello


temporale , positivo mentre gli altri tre han1 64

L' aJlbJl = arbt = ax hx - ayby - azhz , ( 5 . 1 6)

identico in tutti i sistemi di riferimento.


Accenniamo infine ad alcuni oggetti la cui mas
sa a riposo nulla, per esempio i fotoni. Un fo
tone simile a una particella nel senso che ha
energia e quantit di moto ; la sua energia una
certa costante, la cosiddetta costante di Planck,
moltiplicata per la sua frequenza: E = h v . La
quantit di moto del fotone ( come, per la ve
rit, quella di qualsiasi altra particella) invece
1 65

<:

h divisa per la lunghezza d' onda, p = h l . Per

un fotone c ' per una precisa correlazione tra


frequenza e lunghezza d 'onda, v = c f . (Il nu
mero di lunghezze d ' onda al secondo, moltipli
cato pr la lunghezza d ' onda, d la distanza
percorsa dalla luce in un secondo , che come
tutti sanno c) . Si vede subito , dunque , che l ' e
nergia di un fotone deve essere uguale alla
quantit di moto per c; ossia, se c = l , l 'energia e
la quantit di moto sono uguali. Ma ci equivale a
dire che la massa a riposo nulla. Fermiamoci
su questo punto , perch davvero curioso. Se
una particella ha una massa a riposo nulla, che
cosa succede quando si ferma? Non si ferma mai!
Va sempre a velocit c. La formula canonica del
l ' energia mo / Jl - v 2 ma possiamo dire che
mo = O e v = l , per cui l ' energia O? Non possia
mo; in realt il fotone pu possedere ( e possie
de) energia pur non avendo massa a riposo, ma
la possiede in quanto viaggia costantemente al
la velocit della luce !
Sappiamo anche che la quantit di moto di una
particella uguale alla sua energia totale per la
sua velocit: se c = l , p = vE ossia, in unit ordina
rie, p = vE/ c2, e per una particella che si muova
alla velocit della luce p = E se c = l . Naturalmen
te, le formule dell' energia di un fotone visto da
un sistema in movimento sono date dalle equa
zioni ( 5 . 1 2 ) , ma dobbiamo sostituire alla quan
tit di moto l ' energia moltiplicata per c (o, in
questo caso, per 1 ) . La differenza tra le energie
nei due sistemi significa che sono diverse le fre
quenze; il cosiddetto effetto Doppler, facilmen
te c alcolabile a partire dalle ( 5 . 1 2 ) usando an
che E

1 66

p eE

hv .

'

,
., .

f' .

Come disse Minkowski, D ' ora in poi il solo spa


zio e il solo tempo sono destinati a dissolversi, di
ventando semplici ombre, e solo una forma di
unit tra l'uno e l' altro conserver una realt in
dipendente . 1

j
:i

-}'

,li
l

,f

o:

f:

'i

'l

t'J .

l
1:
l

!.

l . Hermann Minkowski, Raum und Zeit, in


Zeitschrift , III ( 1 908) , p. 1 04 [ N. d. T.] .

Physikalische

1 67

J 4, . Jif ,. t t .

Jt

W.

Pc ,

Spazi curvi in due dimensioni


Secondo Newton, ogni cosa attrae ogni altra con
forza inversamente proporzionale al quadrato
della distanza, e un oggetto risponde a una forza
con un' accelerazione a essa proporzionale. Le
leggi. di Newton della gravitazione universale e
della dinamica sono queste, e spiegano, come
ben sapete, i movimenti di palle, pianeti, satelliti,
galassie, e via dicendo.
Einstein interpretava la legge di gravitazione in
un altro modo: secondo ll}i, vicino a una massa
molto grande lo spazio e il tempo, che vanno fu
si nello spazio-tempo, si incurvano, e le cose si
muovono come si muovono perch tendono ad
andare lun go linee rette in questo spazio-tem
,
po curvo. E un'idea molto complessa, ed quel
la che vogliamo spiegare in questo capitolo.
Il nostro argomento diviso in tre parti: la prima
riguarda gli effetti della gravit, la seconda ri
prende i concetti di spazio-tempo che abbiamo
gi studiato e la terza ha a che fare con la nozio
ne di spazio-tempo curvo. All'inizio per sem-.
plificare le cose non ci occuperemo n della gra
vit n del tempo: parleremo, dunque, solo di
spazio curvo. Le altre questioni le affronteremo
pi avanti, ma per adesso ci concentreremo sol
tanto su questa idea di spazio curvo - che cosa
s'intende per spazio curvo, e pi specificamente
che cosa significa in questa applicazione della
1 71

'
r

Fig. 25

Insetto su una sup erficie piana.

teoria di Einstein. Anche cos, in tre dimensioni


l'argomento resterebbe alquanto difficile; sem
plificheremo quindi ulteriormente il problema e
parleremo del significato dello spazio curvo in
due dimensioni.
Per capire il concetto di spazio curvo in due di
mensioni dobbiamo realmente adottare la visua
le (molto limitata) di qualcuno che abiti un si
mile spazio . Proviamo a immaginare un insetto
privo di occhi che viva su un piano (fig. 25) ; egli
pu spostarsi solo su questo piano e non sapr
mai se via sia qualsiasi possibilit di scoprire un
mondo esterno (non ha la vostra immagina
zione) . Naturalmente ragioniamo per analogia;
noi viviamo in un mondo tridimensionale, non
riusciamo assolutamente a immaginare come
potremmo uscirne lungo una qualche nuova di
rezione : dobbiamo affrontare la questione ra
gionando , appunto, per analogia, come se fossi
mo insetti che vivono su un piano e vi fosse uno
spazio in un ' altra direzione. Ecco perch da
principio ragioniamo sull' insetto, ricordando
che deve vivere sulla sua superficie e non pu
usCirne.
Consideriamo un altro esempio di insetto bidi
mensionale che vive su una sfera. Supporremo
che possa camminare liberamente sulla super1 72

Fig. 26

Insetto su una sfera.

fide sferica, come nella figura 26, ma non guar


dare in su o in gi , o fuori .
E adesso consideriamo un terzo tipo di creatura:
anche lui un insetto come gli altri due, e anche
lui, come il primo, vive su un piano, ma questa
volta il piano ha una particolarit - la sua tempe
ratura varia da punto a punto. Inoltre l'insetto e
tutti i regoli graduati di cui dispone sono fatti di
un materiale che quando riscaldato si dilata:
ogni volta che lui posa un regolo da qualche par
te per misurare qualcosa, immediatamente il ri
ghello si dilata fino alla lunghezza che corrispon
de alla temperatura in quel punto. Ovunque met
ta un oggetto - se stesso, un righello, un triango
lo, qualunque cosa -, subito quello si allunga o
accorcia per via della dilatazione termica. Tutto
pi lungo nei posti caldi, pi corto nei posti fred
di, e tutto ha lo stesso coefficiente di dilatazione.
Diremo che la patria del nostro terzo insetto
una piastra calda , anche se dovremo immagi
nare una piastra calda di tipo particolare, pi tie
pida al centro e che si arroventa man mano che ci
4vviciniamo all' orlo (fig. 27) .
1 73

'

i ;

-=- - a_

)\/=.:-

Fig. 27

Adesso supponiamo che i nostri insetti cominci


no a studiare geometria. Per ipotesi sono ciechi,
per cui non potranno vedere niente di ester
no , ma con le zampe e le antenne possono fare
un mucchio di cose: tracciare linee, costruire ri
ghelli, misurare lunghezze. Supponiamo dun
que che partano dall' idea geometrica pi sempli
ce e imparino a tracciare una retta, intesa come
la linea pi corta tra due punti. Il primo insetto,
quello della figura 28, impara a fare bellissime
rette; ma quello sulla sfera che combiner? Ti
rer, come vediamo nella figura 29, una linea
che per lui la pi piccola distanza fra due punti;
a noi pu anche sembrare una curva, ma lui non
ha modo di abbandonare la sfera e scoprire che
in realt ci sarebbe una linea ancora pi corta.
Sa solo che se nel suo mondo tenta un qualsiasi al
tro percorso, questo sar sempre pi lungo della
sua retta. Per l'insetto retta l'arco pi breve
fra due punti ( che naturalmente un arco di cer
chio massimo) .
Infine, anche il terzo insetto, quello della figura
27, traccer delle rette che a rioi sembrano
curve; nella figura 3 0, per esempio, la distanza
pi corta tra A e B sarebbe una curva come quel
la che vediamo - ma perch? Perch quando la
1 74

Fig. 28

Costruzione di una linea retta su un piano.

Fig. 29

Costruzione di una linea retta su una sfera.

Fig. 30

Costruzione una linea retta sulla piastra calda.

Insetto su una piastra calda.

1
J

l1

linea del terzo insetto passa dalla parte pi calda


della piastra, i righelli (dal nostro punto di vista
onnisciente ) si allungano e bastano meno me
tri posti in fila per coprire la distanza da A a B.
Per lui quella una retta; non ha modo di sapere
che fuori , in uno strano mondo tridimensio1 75

naie, forse c' qualcuno che chiamerebbe ret


ta una linea diversa.
Penso che ormai avrete capito che questa analisi
verr sempre condotta dal punto di vista delle
creature che stanno su quella tal superficie, non
dal nostro. Avendo questo in mente, vediamo un
po' qualche altro aspetto delle loro geometrie.
Supponiamo che gli insetti abbiano imparato a
tracciare linee che si intersecano ad angolo retto
(provate un po ' a immaginare come potrebbero
fare) . Bene, a quel punto il primo, quello sul pia
no normale, scopre una cosa interessante: se par
te dal punto A, traccia una linea lunga 1 00 centi
metri, poi gira ad angolo retto, tira altri l 00 cen
timetri, gira di nuovo ad angolo retto, stacca altri
1 00 centimetri, e poi per la terza volta gira ad an
golo retto e segna ancora 100 centimetri, ritorna
giusto a! punto di partenza, come mostra la figu
ra 3 l a. E una propriet del suo mondo, uno dei
fatti della sua geometria .
Poi scopre un' altra cosa interessante: se disegna
un triangolo - una figura chiusa da tre rette - la
somma degli angoli uguale a 1 80 , cio a due
angoli retti (fig. 3 l b) .
Dopodich inventa il cerchio. Ma che cos' un
cerchio? Si fa in questo modo: da un unico pun
to facciamo partire rette in tantissime direzioni e
ci segniamo dei punti tutti alla stessa distanza da
quello di partenza (fi g. 3 l c) . (Dobbiamo stare
ben attenti a come definiamo queste cose perch
gli altri insetti devono essere in grado di costrui
re figure analoghe) . Naturalmente, tutto ci
equivale alla curva che si ottiene girando un ri
ghello intorno a un punto fisso . . . ma sia come
sia, il nostro insetto impara a fare dei cerchi. Poi,
1 76

(a)

'

1 00

cm

'

( b)

1 00
cm

1 00 cm

a+ b+

c=

1 80

Fig. 31
Un quadrato, un triangolo e un cerchio in uno
spazio piatto.

lf

un bel giorno, pensa di misurarne la lunghezza,


e ne misura parecchi, e trova una bella rlazione:
questa lunghezza sempre uguale al raggio r ( ov
viamente, la distanza dal centro alla curva) mol
tiplicato per un certo numero. Tra circonferenza
e raggio c' sempre lo stesso rapporto - approssi
mativamente, 6,28 3 - indipendentemente dalle
dimensioni del cerchio.
Ora vediamo che cos' hanno scoperto gli altri in
setti riguardo alle loro geometrie. Innanzitutto,
che cosa succede al 'insetto sulla sfera quando
cerca di costruire un quadrato ? Se segue le
istruzioni che abbiamo dato sopra probabilmente
concluder che il gioco non vale la candela, visto
che il risultato sar come quello che si vede nella
figura 3 2 . Il suo punto terminale B non coincide
1 77

1.,;.

H--

;: f
':. '

Fig. 32

Tentativo di disegnare un quadrato su una sfera.

con il punto di partenza A ; non si ottiene affatto


una figura chiusa (prendete una palla e fate la
prova) . Anche il nostro amico sulla piastra calda
sperimenterebbe qualcosa di simile: se traccia
quattro rette della stessa lunghezza - misurate
con i suoi regoli che si dilatano - unite ad angolo
retto ottiene quello che si vede alla figura 33.
E adesso supponiamo che ciascuno dei nostri in
setti abbia il suo Euclide che ha spiegato come
dovrebbe essere la geometria, e che loro ab
biano fatto una verifica approssimativa con misu
razioni (grossolane) su piccola scala. Disegnando
quadrati pi grandi, e con maggior precisione, si
accorgerebbero che i conti non tornano. Il pun
to che gli insetti riuscirebbero a stabilire cosa
c ' che non va nel loro spazio con semplici misu
razioni geometriche. Si definisce curvo uno spazio la
cui geometria non sia quella che ci si pu aspet
tare in un piano. La geometria degli insetti sulla
sfera, ma anche di quelli sulla piastra calda, la
geometria di uno spazio curvo in cui le regole
euclidee non funzionano pi. E non necessario
uscire dal piano per scoprire che il mondo in cui
1 78

Fig. 33
Tentativo di disegnare un quadrato sulla pia
stra calda.

si vive curvo; non necessario circumnavigare


il globo per scoprire che una palla. Possiamo
scoprire di vivere su una palla disegnando un
quadrato: se molto piccolo dovremo essere
straordinariamen te precisi, ma se grande basta
una misurazione pi grossolana.
Prendiamo il caso di un triangolo su un piano: la
somma dei suoi angoli di 1 80 , ma il nostro
amico sulla sfera pu trovare dei triangoli vera
mente singolari, per esempio triangoli con tre an
goli retti proprio cos ! Ne vediamo uno alla fi
gura 34. Supponiamo che il nostro insetto parta
dal polo nord e tracci una retta che scende fino
all' equatore; poi gira ad angolo retto, traccia
un' altra retta perfetta, della stessa lunghezza, poi
fa di nuovo la stessa cosa . . . e data la particolare
lunghezza che ha scelto ritorna al punto esatto di
partenza, dove incontrer il suo primo lato di
nuovo ad angolo retto. Dunque per lui quel
triangolo ha, senza alcun dubbio, tre angoli retti;
se li sommiamo, 270 . In effetti per lui la somma
degli angoli interni di un triangolo sempre mag
giore di 1 80 , e inoltre l'eccedenza ( che nel caso
particolare che abbiamo mostrato di 90 )
-

1 79

'mis

Fig. 34
di 90 .

Su una sfera un triangolo pu avere tre angoli

proporzionale all' area del triangolo. Se un trian


golo sferico molto piccolo la somma dei suoi
angoli molto vicina a 1 80, li supera di pochis
simo; via via che il triangolo diventa pi grande,
la discrepanza aumenta. Anche l'insetto sulla
piastra calda, con i suoi triangoli, incontrerebbe
problemi analoghi.
E adesso occupiamoci di quello che scoprono gli
altri insetti riguardo ai cerchi. Li disegnano, mi
surano le circonferenze, e ad esempio l'insetto
sulla sfera potrebbe tracciarne uno come quello
che si vede nella figura 35 ; in tal caso scoprireb
be che la circonferenza meno di 2 1t volte il rag
gio. ( Potendo vedere le cose in tre dimensioni,
ovvio che quello che lui chiama raggio una
curva pi lunga del vero raggio del cerchio) . Ma
supponiamo che l'insetto sulla sfera abbia letto
Euclide e decida di prevedere quanto sar lungo
il raggio della circonferenza C dividendo que
st'ultima per 2 rt, e anzi prenda proprio
Yprev

1 80

2 1t .

( 6. 1 )

Fig. 35

La costruzione di un cerchio su una sfera.

A quel punto trover che il raggio misurato pi

lungo di quello previsto; procedendo su questa


via potrebbe definire la differenza eccesso del
raggio , ponendo
Ymis - Yprev

Yecc ,

( 6. 2 )

e studiare in che modo essa dipend a dalla grandezza del cerchio.


L' insetto sulla piastra calda scoprirebbe un feno
meno analogo. Supponiamo che debba tracciare
un cerchio con centro nel punto pi freddo del
la piastra, come nella figura 3 6. Dall' esterno si
nota che in prossimit del centro i suoi righelli
sono pi corti e quando vengono spostati verso
la periferia si allungano (ma naturalmente l'in
setto non lo sa) . Quando l'insetto misura la cir
conferenza il suo righello ha lunghezza costante,
cosicch anche lui scopre che il raggio misurato
pi lungo del valore previsto, C/2 rt. L' insetto
sulla piastra trova anche lui un effetto eccesso
del raggio - e l' entit di questo effetto dipende,
ancora una volta, dal raggio del cerchio.

181

l'

;{.: -

i :
'

Fig. 36

Cerchio tracciato su una piastra calda.


'

Definiremo curvo uno spazio in cui si presentino i seguenti errori geometrici: la somma degli
angoli di un triangolo diversa da 1 80, la cir
conferenza divisa per 21t non uguale al raggio,
la regola per disegnare il quadrato non d una
figura chiusa . . . e ne possiamo pensare altri.
Abbiamo dato due esempi diversi di spazio cur
vo, la sfera e la piatra calda, ma la cosa interes
sante che scegliendo opportunamente la legge
di variazione della temperatura in funzione della
distanza sulla piastr, le due geometrie saranno
esattamente uguali. E piuttosto divertente: pos
siamo fare in modo che l'insetto sulla piastra ar
rivi alle stesse conclusioni dell'insetto sulla sfera.
Vi spiego - per quelli di voi che amano la geo
metria e i problemi geometrici - come fare: se
supponiamo che la lunghezza dei righelli ( deter
minata della temperatura) sia proporzionale a l
pi una certa costante per il quadrato della di
stanza dall'origine, scopriamo che la geometria
della piastra esattamente uguale, fin nei parti
colari, 1 a quella della sfera.
Naturalmente vi sono anche altri tipi di geome
tria. Potremmo investigare la geometria di un inl. Eccetto che per il punto all' infinito.

1 82

i
1

;ii
.,,

setto che vive su urta pera, cio su un oggetto che


in certe parti ha una curvatura pi accentuata e
in altre --ne ha una pi debole - per cui l'ecce
denza degli angoli di un triangolo pi seria
quando l'insetto disegna dei triangolini in una
parte del suo universo piuttosto che in un ' altra.
In altre parole, la curvatura di uno spazio pu va
riare da punto a punto. Questa non che una ge
neralizzazione del concetto, che pu essere imi
tata anche da una opportuna distribuzione di
temperatura sulla piastra calda.
Si pu anche osservare che potrebbero venir
fuori discordanze di segno opposto; potremmo
scoprire, per esempio, che tutti i triangoli, quan
do diventano troppo grandi, hanno una somma
degli angoli minore di 1 80 - forse suona impossi
bile, ma non lo affatto. Innanzitutto potremmo
avere una piastra con una temperatura che dimi
nuisce man mano che ci si allontana dal centro,
e a quel punto tutti gli effetti sarebbero invertiti.
Ma si pu ottenere il risultato anche per via pu
ramente geometrica, osservando la geometria bi
dimensionale della superficie di una sella. Sup
poniao di avere una superficie a forma di sella
come quella della figura 3 7 e tracciamo su questa
superficie un Cerchio , definito come luogo di
tutti i punti posti a uguale distanza dal centro; ot
terremo una figura che un po' va in fuori e un
po' va in dentro, a mo' di festone, la cui circon
ferenza quindi pi lunga di quello che ci si
aspetterebbe calcolando 2 1tr. C/2 1t qui minore
di r; l' eccesso negativo.
Sfere, pere e simili sono tutte superfici a curvatu
ra positiva, mentre le altre sono a curvatura nega
tiva. Un universo bidimensionale avr in genera1 83

Fig. 37

Un cerchio su una superficie a sella.

le una curvatura che varia da punto a punto e


pu essere positiva in un luogo e negativa in un
altro. In generale, per spazio curvo si intende
semplicemente uno spazio in cui le regole della
geometria euclidea cessano di valere, con devia
zioni in un senso o nell'altro. Anche l'entit del
la curvatura - definita, poniamo, dall'eccesso del
aggio - pu variare da punto a punto.
E da notare che, in base alla nostra definizione
di curvatura, un cilindro - cosa abbastanza sor
prendente - non curvo. Se un insetto abitasse
su un cilindro (fig. 38) scoprirebbe che triangoli,
cerchi e quadrati si comportano tutti esattamen
te come su un piano. Per convincersene, basta
pensare a come si trasformerebbero queste figu
re se il cilindro venisse srotolato su un piano:
possiamo sempre far s che esse corrispondano
esattamente alle stesse figure tracciate sul piano.
Perci un insetto che viva sul cilindro (e che non
faccia il giro completo, ma prenda solo misure
locali) non ha modo di scoprire che il suo spazio
curvo . Da un punto di vista tecnico, quindi,
questo non uno spazio curvo . La cosa che ci in
teressa qui la curvatura intrinseca, cio la curva
tura che pu essere scoperta attraverso semplici

1 84

Uno spazio bidimensionale con curvatura intrin


Fig . 38
seca nulla.

misurazioni locali (per un cilindro nulla) . Era


questo che intendeva Einstei n quando diceva
che il nostro spazio curvo. Ma per ora abbiam o
definito solo uno spazio curvo a due dimens ioni;
dobbiamo andare avanti e scoprir e cosa. pu si
gnificare tutto questo in tre dimens ioni.

La curvatura nello spazio tridimensionale


Noi viviamo in uno spazio a tre dimensioni; ora
vogliamo esaminare la possibilit che questo spa
zio sia curvo. Ma come si pu immaginare che
si incurvi in qualche direzione? direte voi. Cer
to, la nostra immaginazione non arriva a tanto forse non un male, cos non perdiamo l' aggan
cio con il mondo reale -, ma possiamo sempre
definire una curvatura tridimensionale anche sen
za uscire dal nostro mondo a tre dimensioni. Tut'

1 85

ta la nostra discussione in due dimensioni non


era in fondo che un esercizio, per mostrare che
possibile definire una curvatura senza che per
questo si debba essere in grado di guardare
dal di fuori.
Possiamo stabilire se il nostro universo curvo
con un sistema del tutto simile a quello usato da
quei due signori che vivevano sulla sfera e sulla
piastra calda. Forse non riusciremo a distinguere
tra questi due casi, ma di certo possiamo distin
guerli dallo spazio piatto, dal piano ordinario . E
come? Non difficile : si traccia un triangolo e si
misurano gli angoli. Oppure si fa un cerchio
grandissimo e si misurano circonferenza e rag
gio . O magari si cerca di disegnare con precisio
ne un quadrato, o anche un cubo . Volta per vol
ta, verifichiamo se le leggi della geometria fun
zionano - e se non funzionano diciamo che il no
stro spazio curvo. Se tracciamo un triangolo di
grandi dimensioni, e la somma dei suoi angoli
supera i 1 80, possiamo asserire che il nostro spa
zio curvo ; e cos pure se in un cerchio la misu
ra del raggio non uguale alla circonferenza di
visa per 2 1t.
Come si intuisce, in tre dimensioni la situazione
pu essere molto pi complicata che in due . Con
due dimensioni, in qualunque punto vi un cer
to grado di curvatura; ma in tre dimensioni la
curvatura pu avere diverse componenti, e se dise
gniamo un triangolo su un certo piano il risulta
to pu essere diverso da quello che si ottiene
orientando quel piano in un altro modo. Suppo
niamo di tracciare un cerchio e di misurarne il
raggio, e che questo non coincida con C/2 1t, ma
sia in eccesso rispetto a questo valore. Tracciamo
1 86

Fig. 39
L' eccesso del raggio pu variare a seconda dell' o
rientazione.

poi un altro cerchio ad angolo retto col primo,


come alla figura 39: non detto che l' eccedenza
sia esattamente la stessa. Potrebbe esservi infatti
un eccesso positivo in un caso e un difetto ( ec
cesso negativo) nell' altro.
Ma forse vi gi venuta un 'idea migliore : non
potremmo liberarci di tutte queste componenti
e usare, in tre dimensioni, una sfera? Possiamo
ottenere una sfera prendendo tutti i punti che si
trovano a uguale distanza da un dato punto nello
spazio, dopo di che misuriamo l' area della su
perficie tracciando su di essa una quadrettatura
molto fine e sommando tutte queste aree parzia
li. Stando a Euclide, l'area totale A dovrebbe es
sere 4 1t volte il quadrato del raggio; possiamo
quindi definire un raggi o previsto dato da
JA/41t . Ma possiamo anche misurare il raggio di
rettamente, scavando un pozzo fino al centro
della sfera e misurando la distanza. Di nuovo,
possiamo prendere la differenza fra raggio misu
rato e raggio previsto e chiamarla raggio in ec
cesso,
1/2

recc

r'""

( area ::urata )

1 87

In tal modo si ottiene una misura della curvatura


che ha il vantaggio di non dipendere da come
orientiamo un triangolo o un cerchio.
Il rovescio della medaglia che l'eccesso del rag
gio non caratterizza completamente lo spazio. D
semplicemente quella che viene chiamata la cur
vatura media dell 'universo in tre dimensioni, per
ch equivale a fare una media delle diverse curva
ture, ma non risolve del tutto il problema di
definire la geometria - proprio perch una me
dia. La conoscenza di quest'unico numero non
consente di prevedere tutte le propriet geome
triche dello spazio, perch non sappiamo cosa
succede con cerchi aventi orientazioni diverse. La
definizione completa della curvatura richiede in
ogni punto sei Coefficienti di curvatura . Natu
ralmente i matematici sanno come scrivere questi
coefficienti. E potrete leggere un giorno, in un
trattato. di matematica, come esprimerli in forma
matematicamente molto elegante. Per ora pu
essere utile avere almeno una nozione approssi
mativa di ci che si cerca di mettere in formule.
Comunque, per la maggior parte dei nostri scopi
la curvatura media pi che sufficiente. 1
l . Per completezza, dovremmo ricordare ancora un partico
lare. Se vogliamo trasportare in tre dimensioni il modello di
spazio curvo della piastra calda, dobbiamo immaginare che
la lunghezza dei righelli dipenda non solo da dove vengono
collocati, ma anche dalla loro orientazione. Nel caso pi
semplice da noi esaminato la lunghezza del righello dipen
deva dal punto, ma eta la stessa in ogni direzione. Questa
generalizzazione necessaria se si desidera che il modello
possa descrivere uno spazio tridimensionale con una geo
metria arbitraria, mentre non indispensabile in due di
mensioni.

1 88

Il nostro spazio curvo


t

1
1
l
i

E ora veniamo alla domanda principale: ma


proprio cos? Lo spazio fisico a tre dimensioni in
cui viviamo realmente curvo? Dato che abbia
mo abbastanza immaginazione per renderei con
to di questa possibilit, naturale che la nostra
mente si incuriosisca e vogli'! sapere se il nostro
universo reale curvo oppure no. Per cercare di
scoprirlo sono state fatte misure geometriche di
rette, ma senza risultato. D ' altra parte, ragionan
do sulla gravitazione, Einstein pot stabilire che
l'universo realmente curvo; vorrei allora spie
garvi 'qual la legge da lui trovata per l'entit
della curvatura, e anche rifare un po' la storia di
quella scoperta.
Einstein dunque dice che lo spazio curvo e che
causa della curvatura la materia. (La materia
anche all' origine della gravitazione, e quindi la
gravit in rapporto con la curvatura; m di que
sto si parler pi avanti) . Supponiamo, per sem
plificare le cose, che la materia sia distribuita con
continuit, anche se con densit variabile quanto
si vuole da punto a punto . 1 Ci posto, la regola
data da Einstein per la curvatura la seguente:
se in una regione dello spazio presente della
materia e prendiamo una sfera abbastanza picco
la perch al suo interno la densit p di materia
sia praticamente cotante , l' eccesso del raggio di
questa sfera proporzionale alla sua massa. Data
la nostra definizione di eccesso del raggio abbiamo, pi esattamente,

l . La legge sarebbe impossibile da ricavare, anche per Ein


stein, se la massa fosse concentrata in punti.

1 89

eccesso del raggio =

; M . (6. 3 )
rmis =
1t
3 c2
In questo caso G la costante di gravitazione
( della teoria newtoniana) , c la velocit della lu
ce e M = 4 n p r3 / 3 la massa contenuta all' inter
no della sfera. La legge einsteiniana della curva
tura media dello spazio questa.
Consideriamo ad esempio la Terra, dimentican
do che la sua densit varia da punto a punto (cos
non dovremo calcolare integrali) , e immaginia
mo di misurare molto accuratamente la sua su
perficie e di trivellarla fino al centro, misurando
ne la profondit. Dall'area della supe cie, posta
uguale a 4n r2, possiamo calcolare il raggio; a quel
punto, confrontando il valore previsto con quello
effettivo, scopriremmo che il secondo supera il
primo della quantit data dalla (6.3) . La costante
vale circa 2, 5 x I Q-29 centimetri per grammo, cio
il raggio misurato sopravanza quello previsto di
2, 5 X I Q-29 centimetri per ogni grammo di mate
ria presente. Se inseriamo nell'espressione la
massa della Terra, che di circa 6 x l Q27 grammi,
viene fuori che - il nostro pianeta ha un raggio di
1 , 5 millimetri pi lungo di quanto dovrebbe esse
re, data l'area della sua superficie.1 Se poi faccia
mo lo stesso calcqlo per il Sole, scopriamo che il
suo raggio troppo . }ungo di circa mezzo chilo
metro.
da notare che questa legge dice che la curvatu
ra media, valutata su una piccola sfera al di sopra
della superficie terrestre, nulla; ma questo non
-

l . Solo approssimativamente, perch la densit non indi

pendente dal raggio, come stiamo supponendo.

1 90

l
l

l
l

significa che siano nulle tutte le sue componenti.


Sopra la nostra Terra pu ugualmente esserci anzi c' - una certa curvatura; un cerchio in un
piano avr un eccesso del raggio positivo per al
cune orientazioni, e negativo per altre. Si trova
appunto che la media su una sfera nulla quan
do non c' massa all'interno. (Per inciso, esiste
una relazione fra le varie componenti della cur
vatura e la variazione della curvatura media da
punto a punto) . Quindi, nonostante la curvatura
media al di sopra dellTerra sia nulla, non tutte
le sue componenti lo sono, e lo spazio curvo .
Ed questa curvatura che interpretiamo come
forza di gravit.
Torniamo all'insetto sul piano, ma ora supponia
mo che questo piano abbia delle bollicine sul
la sua superficie. Ovunque vi sia una bolla, l'in
setto concluder che il suo spazio ha localmente
una minuscola regione con curvatura non nulla.
In tre dimensioni succede la stessa cosa: ovunque
vi sia un accumulo di materia, il nostro spazio tri
dimensionale ha una curvatura locale, una sorta
di bolla in tre dimensioni.
Se in un piano vi sono molti rigonfiamenti, ci p o
trebbe essere, oltre alla curvatura delle singole
bolle, una curvatura complessiva; la superficie
potrebbe diventare una sorta di palla. Sarebbe
interessante sapere. se il nostro spazio ha pure
una curvatura media netta, oltre alle. bolle locali
dovute ad accumuli di materia come la Terra e il
Sole. Gli astrofisici hanno cercato di risolvere
questo problema facendo conteggi di galassie re
mote: se per esempio il numero di galassie che
osserviamo in un guscio sferico a grande distan
za fosse diverso da quello che ci aspetteremmo in
191

base alla nostra conoscenza del raggio del gu


scio, avremmo una misura dell' eccesso del rag.:.
gio di una sfera straordinariamente grande. Da
simili misure si spera di scoprire se l'intero uni
verso mediamente piatto o rotondo - se
chiuso come una sfera o aperto come un
piano. Forse vi giunta l'eco delle discussioni in
corso su questo argomento. La questione dibat
tuta perch per il momento le misure astronomi
che sono inconcludenti; i dati sperimentali non
sono abbastanza precisi per darci una risposta
definitiva. Purtroppo non abbiamo la minima
idea di quale sia la curvatura complessiva del no
stro universo a grande scala.

La geometria dello spazio-tempo


Ora dobbiamo parlare del tempo. Come sappia
mo dalla teoria ristretta della relativit, le misure
di spazio e di tempo sono correlate, e sarebbe ab
bastanza insensato se accadesse qualcosa nello
spazio senza che anche il tempo ne venisse coin
volto . Ricorderete che le misure di tempo dipen
dono dalla velocit alla quale ci si muove, e se
per esempio osserviamo qualcuno che viaggia su
una nave spaziale vediamo che per lui tutto si
svolge pi lentamente che per noi. Se si mette in
viaggio e ritorna dopo l 00 secondi spaccati del
nostro orologio, dal suo orologio potrebbe sembra
re che siano trascorsi soltanto 9 5 secondi. In con
fronto al nostro, il suo orologio - e ogni altro
processo, come il battito cardiaco - ha rallentato.
Consideriamo ora un problema interessante.

1 92

Supponiamo che siate voi sulla nave spaziale: vi. si


chiede di partire a un certo segnale e di tornare
alla base di partenza giusto in tempo per ricevere
un nuovo segnale - mettiamo, esattamente dopo
l 00 secondi, nel tempo del nostro orologio. Vi si
chiede inoltre di compiere il viaggio in modo
che il vostro orologio segni alla fine il tempo pi
lungo possibile. Come vi dovreste muovere ? Dovre
ste rimanere frmi! Se vi muoveste anche di po
co, al vostro ritorno il vostro orologio segnereb
be meno di l 00 secondi.
Cambiamo leggermente il problema. Supponia
mo che vi venga richiesto di partire a un ce rto
segnale dal punto A e di andare fino al punto B
(entrambi fissi rispetto a noi) e di tornare indie
tro, facendo in modo di arrivare nell'istante preciso di un secondo segnale ( mettiamo, 1 00 se
condi dopo, letti sul nostro orologio) . Anche sta
volta, il vostro orologio dovr&Segnare alla fine il
tempo pi lungo possibile. Che cosa farete? Con
quale percorso e con quale tabella oraria il vostro
orologio segner, quando arriverete, il maggior
numero di secondi? La risposta che dal vostro
punto di vista impiegherete il tempo pi lungo
andando a velocit uniforme e in linea retta.
Ogni moto in pi, ogni ulteriore incremento di
velocit rallenterebbe infatti il vostro orologio.
(Poich le deviazioni temporali dipendono dal
quadrato della elocit, quello che si perde an
dando pi veloci in un tratto non si potr mai
compensare con un ' andatura superlenta in un
altro tratto) .
Il succo del discorso che si pu usare questa
idea per definire una linea retta nello spazio
tempo. Nello spazio-tempo, l' analogo di una ret-

193

l !:

.. .,

1 ",
l

'
'

j .j'

-;

l . '
i'.

ta nello spazio un moto a velocit uniforme in


direzione costante .
La curva pi breve nello spazio corrisponde , nel.:
lo spazio-tempo, non al percorso di durata mini
ma ma a quello di durata massima, e questo si de
ve alle strane cose che si verifi c ano per via del se
gno dei termini temporali in relativit. Il moto
rettilineo - l' analogo della velocit uniforme
in linea retta - dunque il moto che trasporta
un orologio, da un certo punto dello spazio-tem
po a un altro punto dello spazio-tempo in modo
da fargli segnare la durata pi lunga. Questa sar
la nostra definizione per l 'analogo di una retta
nello spazio-tempo.

La gravit

e il principio di equivalenza

Siamo ora pronti a discutere le leggi della gravi


tazione. Einstein cercava di costruire una teoria
della gravitazione che fosse coerente con la teo
ria della relativit da lui elaborata in precedenza.
Continu tenacemente nella sua ricerca finch
afferr un importante principio che lo guid ver
so le leggi corrette. Questo principio si fonda sul
l'idea che quando un oggetto cade liberamente,
tutto ci che si trova al suo interno sembra privo
di peso. Un satellite in orbita, per esempio, in
caduta libera nel campo gravitazionale terrestre,
e agli astronauti sembra di essere senza peso.
Questa idea, formulata con maggior precisione,
porta il nome di principio di equivalenza di Ein
stein. Questo dipende dal fatto che tutti i corpi
cadono con la stessa accelerazione, indipenden1 94

temente dalla loro massa e dalla loro composi


zione. Se un ' astronave viaggia a motori spenti
ossia in caduta libera - e dentro c ' un uomo,
le leggi che governano la caduta dell'uomo e del
la nave sono le stesse . Se l'uomo si mette nel
mezzo della nave, rester l . In altri termini, non
cade rispetto alla nave. Proprio questo intendiamo
quando diciamo che privo di peso .
. Supponiamo ora di trovarci su una nave spaziale ,
azionata da un razzo, che sta accelerando. Ma rispetto a che cosa? Diciamo semplicemente che i
motori sono accesi e generano una spinta, e che
il razzo non pi in caduta libera. Immaginiamo
anche di essere molto lontani, nel vuoto inter
stellare, per cui in pratica sulla nave non agisce
nessuna forza gravitazionale . Se la nave accelera
a l g - circa 9,81 m/s 2 - riusciamo a stare in
piedi sul pavimento e avvertiamo il nostro pe
so normale . Se lasciamo andare una palla, questa
cadr verso il pavimento. Come mai? Perch
la nave accelera verso l' alto . La palla, invece,
non soggetta a forze e quindi non accelera;
viene lasciata indietro . Ma nella nave sembrer
che essa abbia un ' accelerazione di l g verso il
basso .
Confrontiamo ora questa situazione con quella
di un ' astronave ferma sulla superficie terrestre .
Tutto lo stesso! Avvertiremmo una pressione ver
so il pavimento, una palla cadrebbe con un ' acce
lerazione di lg, e cos via. Ma allora, se stiamo
dentro un ' astronave, come facciamo a sapere se
siamo fermi a terra o acceleriamo nello spazio
vuoto? In base al principio di equivalenza di Ein
stein, se misuriamo solo i processi che hanno
luogo all'interno non c ' modo di saperlo.

1 95

. \.. rigore, questo vero solo per un unico punto


. all 'interno dell' astronave. Il campo gravitaziona
e della Terra non perfettamente uniforme, e
yuindi un corpo in caduta libera avr accelera7ioni lievemente diverse a seconda del luogo :ambieranno sia la direzione sia l 'entit dell' ac
celerazione. Ma se immaginiamo di avere un
ampo gravitaionale rigorosamente uniforme,
..:sso sar del tutto indistinguibile da un sistema
con un ' accelerazione costante. La base del prinipio di equivalenza questa.

Orologio A

.l
e!

Q)

0
<C

Orologio B

Il ritmo degli orologi in un campo gravitazionale

,
'

.r.pplicheremo ora il principio di equivalenza per


spiegare un fatto molto strano che accade in un
ampo gravitazionale . Parler6 di un fenomeno
che accade su un razzo e che probabilmente non
i sareste mai aspettati in un campo gravitaziona. . Supponiamo di mettere un orologio nella te
sta del razzo - l'estremit anteriore - e di
1etterne uno identico nella coda , come nella
ngura 40. Chiameremo A e B i due orologi. Se si
ronfrontano questi orologi mentre il razzo sta ac
. elerando, l 'orologio A sembrer in anticipo ri
spetto all' orologio B.
er vedere come stanno le cose, immaginiamo
.._h e l' orologio di testa emetta un lampo di luce
ogni secondo e che un osservatore, n lla coda
.el razzo, confronti l' arrivo dei segnali luminosi
coi ticchettii dell' orologio B. Supponiamo che il
-azzo sia nella posizione ( a ) della figura 41 quan.t 96

Fig. 40

Un razzo in acceleraz ione con due orologi.

do l' orolog io A emette un lampo e nella posizio


ne ( b) quando il lampo raggiu nge l ' orologio B.
Quand o A emette r il lampo successivo il razzo
sar nella posizio ne ( c) , e nella posizio ne ( d )
quando vedrem o il lampo raggiun gere B.
Il primo lampo copre la distanz a L1 e il second o
la distanza 4, che pi breve perch il razzo sta
accelerando e al momen to del second o lampo
pi veloce . Come si vede, se i due lampi sono
emessi dall' orolog io A a un second o di distanz a,
essi arriver ebbero all' orolog io B con una separa
zione un po' minore di un second o, perch il se
condo lampo impiega meno tempo nel tragitto .
Lo stesso accadr per tutti i lampi successivi. Un
1 97

"""""

Posizione d --.;

Posizione

... \
l

TL2

L1

_L

l\

j__

l
l
,_1

Posizione

Fig. 41
L'orologio che si trova nella testa di un razzo che
accelera sembra avere un ritmo pi rapido dell'orologio '
nella coda.

osservatore seduto nella coda concluder che


l' orologio A va pi rapidamente di B. Se si proce
desse all'incontrario, e i segnali venissero emessi
da B, un osservatore seduto nella testa dir che B
pi lento di A. Tutto si accorda, e nella faccenda non c ' niente di misterioso.
Immaginiamo ora che il razzo sia in quiete nel
campo gravitazionale terrestre: succede la stessa co
sa. Se stiamo seduti sul pavimento con un orolo
gio in mano e ne osserviamo un altro molto in al
to su uno scaffale, ci sembrer che il secondo va
da pi in fretta! Direte: Ma sbagliato, l' ora se
gnata dev' essere la stessa; se non c ' accelerazio
ne, perch dovrebbero avere un ritmo diverso? .
E invece devono avere ritmi diversi, se il princi
pio di equivalenza giusto. Einstein sosteneva
che il principio era giusto, e and avanti corag
giosamente ( e i fatti gli diedero ragione) . Egli

198

propose che di due orologi posti in punti diversi


'
in un campo gravitazionale uno dovesse sembra
re pi veloce dell' altro. Ma se uno sembra andae
sempre a vel o cit diversa rispetto all' altro, allora
dal punto di vista del primo il secondo va davvero
a una velocit diversa.
Abbiamo qui l ' analogo, per gli orologi, della di
latazione del righello di cui si parlava a proposito
dell'insetto sulla piastra riscaldata. Avevamo sup
posto che, al variare della temperatura, ogni cosa
- righelli, insetti e quant' altro - cambiasse di lun
ghezza in egual misura, per cui . gli insetti, mo
vendosi sulla piastra, non potvano accorgersi
che i loro righelli cambiavano . E lo stesso con gli
orologi in un campo gravitazionale. Ogni orolo
gio, quando viene posto pi in alto, va a un ritmo
pi rapido. Cos come il battito cardiaco e ogni
altro processo .
Se cos non fosse, potremmo distinguere fra un
campo gravitazionale e un sistema di riferimento
accelerato. L'idea che il tempo possa variare da
un luogo all'altro difficile, ma l'idea che Ein
stein ha adoperato, ed corretta - che lo credia
te o no.
Applicando il principio di equivalenza si pu sta
bilire di quanto varia il ritmo di un o'r ologio con
l' altezza in un campo gravitazionale; basta ricava
re l' apparente discordanza tra i due orologi nel
razzo che accelera. Il modo pi facile di usare
la formula dell' effetto Doppler trovata nel primo
volume (Lectures on Physics, vol. l, cap. 34, eq.
( 3 4. 1 4) , e menzionato qui alla fine del capitolo
5, p. 1 66) , per la quale, se v la velocit relativa
di una sorgente rispetto a un ricevitore, la fre1 99

quenza ricevuta co e la frequenza


legate dalla relazione
l + vjc
ro = roo
y' l v 2 jc2

emessa ro0

sono

( 6.4)

,_

Nel caso del razzo illustrato nella figura 40 l' e- .


mettitore e il ricevitore si muovono, in ogni istan
te, alla stessa velocit. Ma nel tempo che impiega
_ un segnale luminoso per andare dall' orologio A
all ' orologio B il razzo ha accelerato, acquistando
la velocit supplementare gt, dove g l' accelerazione e t il tempo che la luce impiega a coprire
la distanza H da A a B. Questo tempo quasi esat
tamente uguale a H/c, e quindi, quando i segnali
arrivano a B, la velocit del razzo aumentata di
gH/c. Il ricevitore ha sempre questa velocit rispet.. to all ' emettitore, all' istante in cui il segnale parti
to . Perci questa la velocit che dobbiamo usare
nell ' equazione (6-4) , la formula dello spostamen
to Doppler. Supponendo che l' accelerazione e la
lunghezza del razzo siano abbastanza piccole, pos
;iamo trascurare il termine in v 2 jc2 e otteniamo

ro

roo

(1

) .

g
c

(Freq. ricez . )
dove

.
(Freq . emiss. )

gH

l +

).

il

'

(6.6)

H l' altezza dell' emettitore sopra i l ricevitore.


In base al principio di equivalenza, per due orologi se
varati da un dislivello H in un campo gravitazionale
- con accelerazione di caduta libera pari a g deve va
lere lo stesso risultato.

Questa idea - di capitale importanza - pu esse-

200

za gravitazionale che agisce su un corpo pro


porzionale alla sua massa M, che a sua volta le
gata alla energia interna totale E dalla relazione

M = Ejc 2 .

Per esempio , le masse dei nuclei rica


vate dalle energie delle reazioni che trasmutano
un nucleo in un altro concordano con quelle ri
cavate dai

pesi atomici .

Immaginiamo ora un atomo che nel suo stato di


pi bassa energia ha energia totale Eo, in uno sta
to di energia pi alto ha l ' energia E1 e che pu

passare dallo stato E1 allo stato E0 emettendo lu


ce . La frequenza ro di tale hice sar data da

'h w

E1

-'- E

o.

( 6. 7 )

Supponiamo ora di avere un atomo di questo ti


po, nello stato E1 , che se ne sta sul pavimento e di
portarlo all ' altezza H. Per questo dobbiamo com
piere un certo lavoro nel sollevare la massa m 1 =
E1 jc 2 contro la forza di gravit e questo lavoro

Et

2 g H.
c

(6.5)

Perci fra i due orologi nel razzo vale la relazione


re ricavat da un ' altra legge fisica, quella della


conservazione dell ' energia. Sappiamo che la for

(6. 8 )

i}

' '{

Poi supponiamo che l ' atomo emetta un foton e ,

passando nello stato d i energia pi bassa E0 Do


. po lo riportiamo sul pavimento . Nel percorso di
ritorno la massa E0 / c 2 , dunque recuperiamo
l ' energia

Eo

H
c2 g ,

e i l lavoro complessivo

: :

(6.g)

20 1

i.

!:::.. U

E t - Eo

g H.
c2
Quando l' atomo ha emesso il fotone, ha ceduto
l' energia E1 - E0 Supponiamo ora che questo fo
tone sia finito sul pavimento e ne sia stato assor
bito: quanta energia avr ceduto? Si potrebbe
pensare a prima vista che tale energia sia E1 - E0 ;
ma se c' conservazione dell' energia questa non
pu essere la risposta giusta, come mostra il se
guente ragionamento. Inizialmente avevamo al
livello del pavimento l' energia E1 ; alla fine l'e
nergia a livello del pavimento l'energia E0 del
l' atomo nel suo stato pi basso pi l' energia E/ ri
cevuta dal fotone. Nel frattempo per abbiamo
dovuto fornire anche l' energia supplementare
tl. U secondo l' equazione (6. 1 o) . Se l' energia si
conserva, l' energia finale al livello del pavimento
deve superare quella di partenza di una qu antit
pari al lavoro compiuto. Si deve avere cio

ovvero

E! + Eo = E1 + !:::.. U ,

E! = (Et - Eo) + !:::.. U.

( 6. 1 1 )

. . Perci il fotone deve toccare il pavimento con


un ' energia che non la E1 - E0 con la quale era
partito ma u n po ' pi grande, o dell' energia an
drebbe perduta. Se nella equazione (6. 1 1 ) sosti
tuiamo a tl. U il valore trovato nella (6. 1 o) , vedia
mo che il fotone raggiunge il pavimento con l' e
nergia

Et = (E

- Eo) (l + ) .
g

(6. 1 2 )

Ma un fotone di energia Ej ha la frequenza


202

m Ef /h e se chiamiamo .ro0 la frequenza del fo


tone emesso, che per l'equazione (6. 7 ) uguale
a (E t - Eo)/h , il risultato dell' equazione (6. 1 2 )
ci d nuovamente la relazione della (6. 5 ) tra la
frequenza del fotone quando assorbito dal pa- .
vimento e quella che - ha quando viene emesso.
possibile ottenere lo stesso risultato anche per
un' altra via. Un fotone con la frequenza ro0 ha
l' energia Eo = "h m0 , e poich l ' energia E0 ha la
massa gravitazionale E0 / c2 il fotone ha una mas
sa ( non in quiete) "h m0 /c2 ed attratto dalla
Terra; ma cadendo per la distanza H acquister
un 'energia addizionale ("h m0jc 2 )gH , per cui arri
ver con l' energia complessiva
=

(6. 1 0)

.
l

E = h roo

(1 gX) .
+

Dopo la caduta per la sua frequenz a E /"h il


che ci d di nuovo il risultato dell' equazione
(6. 5 ) . Cos le nostre idee sulla relativit, la fisica
quantistica e l' energia sono compatibili le une
con le altre solo se le previsioni di Einstein sul
comportamento degli orologi in un campo gravi
tazionale sono giuste. Normalmente, quei cam
biamenti di frequenza di cui stiamo parlando so
no molto piccoli: per esempio per una differenza
di quota di 20 metri vicino alla superficie terre
stre abbiamo una variazione di due parti (circa)
1
su 1 0 5. Epper, recentemente una differenza di
questa entit stata scoperta in via sperimentale
usando l' effetto Mossbauer. 1 Einstein, dunque, a
veva ragtone.
l . R.V. Pound e GA. Rebka; Jr. , Apparent Weight of Photons,
Physical Review Letters , IV ( 1 960) , p. 337.

203

La curvatura dello spazio-tempo


Ora vogliamo mettere in relazione quello di cui
abbiamo appena parlato con l'idea dello spazio
tempo curvo. Abbiamo gi osservato che se . il
tempo ha un ritmo diverso in luoghi diversi, la
cosa analoga allo spazio curvo della piastra cal
da. Ma pi che un ' analogia; ci significa che lo
spazio-tempo curvo. Proviamo a studiare un po '
la sua geometria: da principio questa potr sem
brarci molto strana, ma abbiamo gi fatto diversi
diagrammi dello spazio-tempo con la distanza su
un asse e il tempo sull' altro. Proviamo dunque a
costruire un rettangolo spaziotemporale; comin
ciamo con un grafico dell 'altezza H in funzione
di t come nella figura 42a. Per costn;tire la base
del nostro rettangolo prendiamo un oggetto in
quiete all' altezza H1 e seguiamo la sua linea d'uni
verso per l 00 secondi; nella parte ( b) della figura
otteniamo la linea BD, parallela all' asse t. E ora
prendiamo un altro oggetto che sta l 00 metri
pi su a t = O. La sua linea d'universo parte dal
punto A nella figura 42 c; seguiamola per 1 00 se
condi ( tempo di un orologio collocato in A) .
L' oggetto passa da A a C come si vede in ( d) ; ma
da notare che poich alle due quote il tempo
scorre a velocit diverse (stiamo supponendo
che ci sia un campo gravitazionale) i punti C e D
non sono simultanei. Se cerchiamo di completa
re il quadrato disegnando (fig. 42e) una linea
fino al punto C' , che sta l 00 metri p i su di d ove
sta D nello stesso istante, i diversi pezzi non com
baciano; ed questo che intendiamo dicendo
che lo spazio-tempo curvo.

204

(a)

(b)

B'
(d)

A!

1 00 m

'

Bl

1 00 s

..

1 00 s
..._ --

.D

C'
1 00 m

9----+---.._.. D .

Fig. 42
tempo.

..

Tentativo di costruire un rettangolo nello spazio

Il moto nello spazio-tempo curvo


Consid eriamo ora un interes sante piccolo rom
picapo . Abbiamo due orologi identic i A e B, po
sti uno accanto all' altro sulla superfi cie terrestre,
come nella figura 43. Ora sollevia mo A a una cer
ta altezza H, lo teniam o l per un po' e poi lo ri
mettiamo a terra in modo che arrivi nell'esatto
istante in cui B compl eta il centesi mo second o .
L' oro logio A segner qualco sa come l 07 secon
qi, perch andava pi rapidamente mentre era
in alto. E adesso il rompi capo: come si dovreb be
muovere A perch segni il tempo pi lungo pos
sibile - sempr e ammettendo che ritorni quand o

20 5

Terra

Fig. 43
In un campo gravitazionale uniforme, la traietto
ria che d il tempo proprio massimo, dato un tempo al suo
lo fisso, una parabola.

B segna l 00 secondi? Facilissimo. Portiamo A il

pi in alto possibile. Allora andr il pi veloce


possibile e al ritorno segner il tempo pil) lun
go . Sbagliato ! Dimenticate una cosa: abbiamo
appena l 00 secondi per salire e ridiscendere;
dunque se andiamo molto in alto dobbiamo an
dare molto in fretta per arrivare l e tornare in
dietro in 1 00 secondi. E non bisogna dimentica
re l'effetto della relativit ristretta che fa rallenta
re gli orologi in movimento di un fattore
.j1 v2 jc2 un effetto che di per s porterebbe
l' orologio A a segnare un tempo minore di quello
dell' orologio B. Come si vede, dobbiamo giocare
una spede di gioco. Se saliamo lentamente fino a
un ' altezza modesta e lentamente ridiscendiamo,
pu essere che A segni un po' pi di l 00 secondi;
se andiamo un po' pi in alto forse guadagniamo
qualcosa di pi, ma se andiamo troppo su dob
biamo muoverei molto velocemente per arrivar
ci, e in questo modo pu accadere che l' orologio
rallenti fino a segnare meno di l 00 secondi.
Qual la programmazione dell'altezza e del rit
mo, della quota a cui salire e della velocit ascen
sionale - il tutto attentamente calibrato in modo
-

206

da riportarci a B quando quest' ultimo andato


avanti di 1 00 secondi - che fa segnare ad A il
tempo pi lungo?
Risposta: calcolare la velocit alla quale dobbia
mo lanciare in aria una p all a perch torni a terra
in l 00 secondi esatti. Il moto della palla - che sa
le veloce, poi rallenta, si ferma e ridiscende -
proprio quello che far segnare il tempo pi lun
go a un orologio che le sia stato attaccato.
E adesso prendiamo un gioco leggermente diver
so: sulla superficie terrestre ci sono due punti A e
B a una certa distanza l'uno dall'altro, e giochia
mo lo stesso gioco di prima per trovare quella che
chiamiamo linea retta. Chiediamo cio come si fa
ad andare da A a B in modo che il tempo segnato
dal nostro orologio in movimento sia massimo,
sempre nell'ipotesi di partire da A a un certo se
gnale e arrivare in B a un certo altro segnale
emesso 1 00 secondi dopo - tempo di un orologio
fisso. Direte: Abbiamo gi visto che bisogna per
correre una retta a una velocit costante scelta in
modo da arrivare in B dopo l 00 secondi esatti. Se
non andiamo in linea retta dovremo essere pi
veloci, e il nostro orologio rallenter . Calma!
Questo andava bene prima che prendessimo in
considerazione la gravit, ma adesso non sarebbe
meglio salire un poco e poi ridiscendere in modo
da stare pi in alto, con un orologio che va pi ve
loce, durante una parte del viaggio? Certo. Se ri
solviamo il problema matematico di trovare la
curva che faccia segnare all'orologio in movimen
to il tempo pi lungo possibile scopriamo che
una parabola, la stessa traiettoria percorsa da un
oggetto in moto balistico libero entro un campo
gravitazionale, come nella figura 4 3 , e dunque la
207

.. egge del moto gravitazionale pu essere formula


ta anche cos: un oggetto si sposta sempre da un luogo

c2

dt

ro0 yil

:2 l (g H - ) dt ,

(6. 1 3 )

ro0 ( l

- v2 jc2

- v2 j2c2) ,

j ( m;2 - m <!l)

il difetto di frequenza del nostro orologio sar

v2
- roo - .
2c 2

(6 . 1 4)

(;ombinando i due termini in (6 . 1 3 ) e (6. 1 4) ot


"-eniamo
... 08

(6. 1 7 )

che si presume sia un massimo .


Il termine gH non altro che il potenziale gravi
tazionale <j>. Supponiamo di moltiplicare tutta l ' e
spressione per una costante mc 2 , dove m la
massa dell' oggetto: questa costante non cam
bier le condizioni di massimalit, ma il segno
meno trasformer il massimo in un minimo, e a
quel punto l' equazione (6. 1 6) dir che l' oggetto
si muove in modo tale che

. Bench il principio sia valido per tutte le velo


it, consideriamo un esempio in cui queste so
no sempre molto inferiori a c. In un caso del ge
tere possiamo scrivere l'equazione cos,
ro

( 6 . 1 6)

Il tempo totale in eccesso su tutta la traiettoria


l'integrale rispetto al tempo del termine additi
vo, OSSia

Dobbiamo anche ricordare, per, che esiste una


orrezione di segno opposto per la velocit. Sap
-piamo che a causa di questo effetto
ro

[1 + ( gHc2 - )]
.
2c2

ro

Questo cambiamento di frequenza del nostro


orologio in movimento implica che se misuria
mo un intervallo temporale dt con un orologio
fisso, per quello in movimento il tempo trascorso
sar

e, le stesse condizioni di partenza e di arrivo. Il


tempo segnato da un orologio in movimento vie
te chiamato molto spesso tempo proprio , e la
raiettoria di caduta libera massimizza il tempo
oroprio di un oggetto.
-fa adesso vediamo come funziona la cosa. Par-tiamo dall' equazione (6. 5 ) , in base alla quale
eccesso di frequenza dell' orologio in movi
_nento

00o gH

(6. 1 5)

<O

un altro in modo che se trasporta un orologio questo


-Jegni un tempo pi lungo di quello che segnerebbe con
nualsiasi altra traiettoria possibile date, avviamen

'

v2)
(
c . g H 2

"

d t = un minimo. (6. 1 8 )

Ma ora l'integrando non che la differenza fra


energia cinetica ed energia potenziale, e se date
un' occhiata al capitolo 1 9 (delle Lectures on Phy
sics, vol. Il) vedrete che quando abbiamo discus
so il principio di minima azione abbiamo dimo209

strato che le leggi di N ewton per un oggetto con


un potenziale qualsiasi possono essere scritte
nella stessa esatta form dell ' equazione (6 . 1 8 ) .

La teoria di Einstein della gravitazione


Alle basse velocit la forma einsteiniana delle
equazioni del moto, per la quale il tempo pro
prio deve essere massimale in uno spazio-tempo
curvo, d gli stessi risultati delle leggi di Newton.
Mentre Gordon Cooper girava intorno alla Ter
ra, il suo orologio andava pi lento di come sa
rebbe andato in qualsiasi altro percorso immagi
nabile per il suo satellite. 1
I concetti della geometria dello spazio-tempo ci
permettono dunque di enunciare la legge di gra
vitazione in una forma veramente notevole: una
particella impiega sempre il tempo proprio pi
lungo - e nello spazio-tempo il massimo tempo
proprio una quantit analoga alla minima
distanza . La legge del moto in un campo gravi
tazionale questa, e il grande vantaggio di una
simile formulazione che cos la legge non di
pende n da un sistema di coordinate n da un
qualsiasi altro modo di definire la situazione spe
rimentale .
E adesso ricapitoliamo quello che abbiamo fatto
l . A rigore per si tratta solo di un massimo locale, e avrem
mo dovuto precisare che il tempo proprio maggiore rispet
to a quello di tutti i percorsi vicini. Non detto, per esempio,
che il tempo proprio di un 'orbita ellittica intorno alla Terra
sia pi lungo di quello della traiettoria balistica di un ogget
to sparato a una grande altezza e che ricade al suolo.

210

finora. Abbiamo dato due leggi per l a gravit che


'
descrivono:

l ) come la geometria dello spazio-tempo cambia


quando presente della materia - in altri termini, la curvatura espressa in funzione dell' eccesso del raggio proporzionale alla mas
sa interna a una sfera ( eq. 6. 3 ) ;
2) come si muovo l} O gli oggetti quando vi sono
solo forze gravitazionali - in altri termini, gli
oggetti si muovono in modo che il loro tempo
proprio tra le due condizioni terminali sia
massimo.

.- -

Queste due leggi corrispondono ad analoghe


coppie di leggi che avevamo considerato in precedenza. Inizialmente avevamo descritto il moto
in un campo gravitazionale per mezzo delle leggi
di Newton: la legge di gravitazione, cio la legge
dell' inverso del quadrato, e le leggi del moto.
Ora mettiamo al loro posto la ( l ) e la ( 2 ) . Ma la
nostra nuova coppia di leggi corrisponde anche
a qualcosa che avevamo visto in elettrodinamica,
dove abbiamo le equazioni di Maxwell che de- - ,
scrivono i campi prodotti dalle cariche e c i spie
gano come la presenza di materia carica elettri
camente cambia le caratteristiche dello spa
zio , cio fanno quello che fa la legge ( l ) per la
gravit. Inoltre avevamo anche una legge che de
termina il moto di una particella in un campo
dato: d (mvfd t
q (E + v x B) . Di questo, sem
pre per la gravit, s'incarica la legge ( 2 ) .
Le leggi ( l ) e (2) ci danno gi una formulazione
precisa della teoria della gravitazione di Einstein,
anche se di solito la troviamo espressa in una for--

21 1

La matematica pi complicata. C ' ancora una


cosa da aggiungere, tuttavia: come la scala tem- ')rale varia da luogo a luogo in un campo gravi
tazionale, cos varia la scala delle lunghezze; se ci
snostiamo i nostri righelli si allungano o accor' ano. Quando spazio e tempo sono uniti cos in
timamente, impossibile che una cosa che acca
il :! al primo non si rifletta in un modo o nell'al
- o sul secondo. Lo si vede anche dal pi sempli
ce degli esempi: supponiamo che un ' astronauta
: ia oltrepassando la Terra. Allora quello che dal
., .1, 0 punto di vista tempo dal nostro anche spa
io, e dunque pure quest'ultimo deve cambiare.
: tutto lo spazio-tempo a essere distorto dalla pre
senza di materia, e questa una cosa pi compli
P'\ta di una semplice variazione della scala tem
L )rale . Tuttavia la regola che abbiamo fornito
con l'equazione (6. 3 ) basta a determinare tutte
J' leggi gravitazionali in modo completo, a patto
6 tener presente che questa regola sulla curvatu
ra dello spazio non vale solo dal punto di vista di
1 1 singolo osservatore, ma vera per tutti. Chi si
vede oltrepassare da una certa massa vede un
r0ntenuto di massa diverso dalla massa a riposo a
t msa dell'energia cinetica del moto relativo, a
ui corrisponde una massa addizionale. E la teoJi a deve essere strutturata in modo che chiun
d1 .1e, quale che sia il suo moto, quando considera
una sfera scopra che il suo eccesso del raggio
;r / 3 c2 volte la massa totale (o meglio G/3 c4 volte
t1 contenuto energetico totale) in essa presente.
'
r:uesto principio - il principio : ( l ) - vero in
<[ 1alsiasi sistema in movimento, e tale validit ge
nerale una delle grandi leggi della gravitazioJ , la cosiddetta equazione di Einstein del campo ;
__

..

i12

l'altra grande legge il principio ( 2 ) , quello per


cui gli oggetti devono muoversi in modo da mas
. simizzare il tempo proprio, che prende il n ome
di equazione di Einstein del moto.
Scrivere queste due leggi in perfetta forma alge-
brica, confrontarle con quelle di Newton o met
terle in relazione con l' elettrodinamica sono co
se matematicamente difficili; ma cos che si
presentano, oggi, le nostre leggi gravitazionali pi
complete.
Nell' esempio, molto semplice, che abbiamo esa
minato tali leggi danno risultati che concordano
con quelli della meccanica newtoniana; ma non
sempre cos. Le prime tre discrepanze cono
sciute furono derivate dallo stesso Einstein, e og
gi sono confermate sperimentalmente tutte e
tre. Sono queste: l' orbita di Mercurio non una
ellisse fissa; passando accanto al Sole la luce delle
stelle viene deflessa circa il doppio di quanto ci si
potrebbe aspettare; la velocit di un orologio di
pende dalla sua posizione in un campo gravita
zionale. E ogni volta che si scoperta una discre
panza fra le previsioni di Einstein e le idee della
meccanica newtoniana, la natura ha scelto Ein
stein.
Vediamo di ricapitolare tutto quello che stato
detto al seguente modo: innanzitutto le scale di
tempi e delle distanze dipendono dalla posizione
nello spazio e dall'istante in cui vengono misura
ti. Dire questo equivale a dire che lo spazio-tem
po curvo. Data l'area di una sfera possiamo calcolare il raggio previsto che sar .jA/41t , ma il
raggio effettivamente misurato superer quello
previsto in misura proporzionale (secondo la co
stante G/3 c 2 ) alla massa totale contenuta nella

213

'

sfera. Viene cos determinata l'entit esatta della


curvatura dello spazio-mpo, che deve essere
sempre la stessa indipendentemente dall' osser
vatore o da come si muove il corpo osservato. In
secondo luogo, in questo spazio-tempo curvo le
particelle percorrono linee rette cio traietto
rie di tempo proprio massimo. Il contehuto delle
leggi della gravitazione, per come sono formula
te da Einstein, questo.

INDICE ANALITICO

--

- - ..,

- -,
',

""

214

algebra vettoriale, 33-38


antiatomi, 77
antimateria, 76-80
antineutroni, 77
antiparticelle, 77
antiprotoni, 77
atomo/i
- identici, scambio di, 50,
53
- massa a riposo di un, 85,
1 38, 1 40
- reversibilit delle leggi e, ,
56-57
- scala degli, 54
- di uranio, 1 40
bomba atomica, energia del
la, 1 40
campo gravitazionale
- leggi del moto in un, 20714
- ritmo degli orologi i n un,
1 96-203, 206-208
campo magnetico
- effetti delle differenze geo
grafiche su un, 51-52
- in un esperimento su un
isotopo del cobalto, 73-75,
78
- simmetria per riflessione
e poli del, 66-69, 73-74, 79
carica elettrica, conservazio
ne della, 58

cilindri, curvatura dei, 1 8485


cobalto, 73-75, 78
congiura universale come
legge di natura, 97
decadimento
...; beta (o debole) , 71-75,
78-79
- di particelle, 71-76, 1 48
destra/ destrorso , 59-71
- regola della mano, 65, 66,
67, 69
differenze geografiche, ef
fetti sulle leggi fisiche del
le, 51-52
direzione degli assi
- grandezze aventi una, 3031
- indipendenza dalla scelta
della, 25; si veda anche ro
tazione
- dei vettori, si veda vettori
effetto Doppler, 1 66, 1 99200
effetto Mossbauer, 203
Einstein, Albert
- e la curvatura dello spa
zio-tempo, 1 7 1 , 1 85, 1 8992
- equazione del .campo di,
2 1 2-1 4

217

- equazione del moto di,


2 1 3-1 4
- principio di equivalenza
di 1 94-203
- teoria della gravitazione
di, 1 94, 2 1 0-1 4
- teorie della relativit di,
85-86, 92, 1 08, 1 1 0-1 3,
1 1 7, 1 25
- e la trasformazione di Lorentz, 91-92
elettromagnetismo
- leggi dell ' , 7 1
- principio d i relativit e,
88
elettroni, 76-78, 1 1 3
elettronvolt, energia misura
ta in, 1 58
energia
- come componente tem
porale di un vettore in
quattro dimensioni, 1 5762
- conservazione dell' , 57,
1 39, 1 63, 201-202
- equivalenza di massa e,
1 1 0-1 3, 1 58-59
- del fotone, 1 65-66
- relativistica, 1 37-42
- totale di una particella,
1 42
- totale, velocit e quantit
di moto e, 1 42
energia cinetica, 1 1 0-1 1 , 1 3842, 209, 2 1 2
- in base all'analisi vettoria
le, 44
equivalenza, principio di (di
Einstein) , 1 94-203
Euclide, 1 87
evento nello spazio-tempo,
1 48

218

forza
- analisi vettoriale e, 32-33,
39
- centrifuga, 1 2 1
- come derivata della quantit di moto (legge di New
ton) , 1 07-1 08
- lavoro di una, 44, 1 38
- rotazione del sistema di
coordinate e, 26-28
forze nucleari, 7 1 , 80
fotoni, 1 65-66, 201-203
funzione d' onda, 58
- nella meccanica quantistica, fase della 58
futuro
- influenzabile, 1 55, 1 56
- come intervallo di tipo
temporale, 1 54-56
Galilei, Galileo, 55
geometria
- dello spazio curvo, 1 7888, 192-94
- dello spazio-tempo, si veda spazio-tempo
grandezze
- ordinarie, 30
- prive di direzione, 30
gravit/ gravitazione
- effetto di un cambiamen
to di scala sulla, 53-55
- principio di equivalenza
e, 1 94-203
- sua simmetria rispetto al
la riflessione, 7 1
- teoria einsteiniana della,
2 1 0-1 4
- universale di Newton, leg
ge di, 1 7 1 , 2 1 1
Huygens, Christiaan, 88

inerzia, 1 08-1 09, 1 38


ifitervallo spaziotemporale,
1 50-53
invariante scalare, 42
invarianza
- nei cambiamenti di scala,
53-58, 7 1
- delle leggi fisiche rispetto
alle trasformazioni di Lo
rentz, 52, 90-9 1 ; si veda an
che trasformazione di Lo
rentz
- prodotto scalare e, 43
- relativistica, 1 63
- per riflessione speculare ,
58-59
- per rotazione , 30, 57
- per traslazione, 30
- si veda anche simmetria
Lee, T.D . , 73
legge/i di conservazione
- della carica elettrica, 58
- dell' energia, si veda energia
- della massa, 1 37, 1 39
- del momento angolare, si
veda momento angolare
- della parit, 71-76
- quadrivettori e, 1 62-65
- della quntit di moto, si
veda quantit di moto
- simmetria e, 57-58
leggi fisiche
- cambiamenti di scala e,
53-55, 7 1
- invarianza delle, 2 5 , 30
- in notazione vettoriale,
38-39
- reversibilit temporale del
. le, 56-57

- simmetria delle, 1 9-20,


25, 49, 1 22
leggi della meccanica
- equazioni, 2 1 -24
- forma assunta per una trasformazione di Lorentz,
1 07-1 08
leggi di Newton, 22, 24, 28,
29
- forza come derivata della
quantit di moto, 1 07-1 08
- invarianza delle, 30, 39
- legge di gravitazione universale, 1 7 1
- del moto, 1 7 1
- i n notazione vettoriale,
38-41
- principio di minima azio
ne e, 209
- principio di relativit e,
85-88, 90, 99, 1 02, 1 03,
1 1 9, 1 23, 1 29, 1 32, 1 36
- seconda legge, 85
Lorentz, Hendrik Antoon,
90, 96; si veda anche tra
sformazione di Lorentz
luce
- fotoni di, 1 65-66
- variazioni nella lunghezza
d'onda della 53-54
- orologio a luce, 1 00, 1 30
- rappresentazione nello
spazio-tempo della, 1 49 ,
151
- come unit di misura di
distanza, 1 5 1-52
.:... velocit della, 89-90, 9495, 1 20, 1 5 1 , 1 54
massa
- suo aumento con la velo
cit, 1 1 1

219

aumento della m. 'di un


gas con l'aumento della
temperatura, 1 1 O
conservazione della, 1 3839
:- equivalenza di energia e,
1 1 0-13, 1 57-58
in moto, 1 42
- nulla, 1 65-66
di oggetti in collisione,
1 3 1-37
- relativit della, 85-90, 1 071 0, 1 3 1-37
a
riposo, 85, 1 37-38, 140
.
materia e antimateria, 76-80
,,. 1axwell, James Clerk, 88
, equazioni dell' elettrodina
mica di, 90-92, 1 1 9, 2 1 1
,Tll. e ccanica quantistica, 50,
57-58, 73
mesoni, 72, 77, 1 0 1-102,
1 23,1 24, 141
i :ichelson-Morley, esperi
l mento di, 92-97, 99, 1 03
minima azione, principio
i di, 209
:_ :inkowski, Hermann, 1 67
momento angolare
1 conservazione del, 57
'
intrinseco (spin) , 75
moto
assoluto, 1 1 9-20
componente verticale del,
1 30-3 1 , 1 61
:- equazione di Einstein del,
2 1 0, 2 1 2
leggi del, 86-87; in un
campo gravitazionale, 2071 4; newtoniane, si veda leg
gi di Newton
- nello spazio-tempo curvo,
205-10

.._

.dO

- traslatorio uniforme, 1 1 7
- si veda anche velocit
neutrini, 74
neutroni, 77, 80
onde sonore, velocit delle,
89
orientamento angolare, leg
gi fisiche e, 26-30
orologi
- loro rallentamento nei si
stemi in movimento, 971 02
- loro ritmo in un campo
gravitazionale,
1 96-203,
207-208
palle da biliardo, urti tra,
88-89
paradosso dei gemelli, 1 2325
parit
- conservazione della, 7176
- non conservazione della,
73-76
particelle, 72, 74
passato
- influente, 1 54
- come intervallo di tipo
temporale, 1 54
pendolo di Foucault, 55,
121
Planck, costante di, 1 65
Poincar, Henri, 9 1 , 97, 1 1 7
positroni, 76-79, 1 1 3
protoni, 53, 74, 77, 80, 1 32,
1 38
quadrivettori, 1 05-1 07, 1 5 767

quantit di moto, 30-3 1 , 33,


44
- componenti della, 157-62
- conservazione della, 57,
88, 1 07, 1 32-37, 1 62-64
- energia totale e, 1 41-42
- del fotone, 1 6 5-66
- come funzione della velocit, 1 3 1
- legge di Newton e , 1 071 08
- quadrivettoriale, 1 61
. - trasversale, 1 29-30, 1 6 1
- sua variazione con l a velo
cit, 1 07-1 08
- come vettore nello spazio
a tre dimensioni, 1 61-62
relativit,
- conservazione delia quantit di moto e, 1 63-64
- dinamica, 1 07-1 0
- energia e , 1 37-42
- esperimento di Michelson-Morley sulla, 92-97,
99, 1 03
- i filosofi e la, 1 1 7-23
- della massa, 85-86, 10710, 1 3 1-37
- principio di, 85-90, 99,
102, 1 03, 1 1 7-19, 1 23,
1 29, 1 32
- ristretta, teoria della, 851 1 3, 1 92
- simultaneit e, 1 04-1 05
- somma relativistica dell
velocit, 1 26-3 1
- teoria generale della, 86
- trasformazioni del tempo
e, 97-1 02
- si veda anche trasformazio
ne di Lorentz

riflessione speculare , si veda


simmetria per riflessione
spaziale
rotazione
- misure spaziotemporali e,
1 45-46, 1 5 7-58
- simmetria e, 25-30, 39, 52,
55-57
- trasformazione di Lo
rentz e, 1 06
- uniforme, 55, 1 20-2 1
scala, cambiamenti di, 5355, 71
scalare
- funzione, 42
- grandezza, 30
- invari an te, 42
- prodotto, 41-45, 1 64-65
Schrodinger, equa.Zione di,
63
secondi, misura della distanza in, 1 51-52
simmetria, 1 9-20, 49-82
- antimateria e, 76-80
- conservazione della parit e, 73-76
- definizione di, 1 9 , 50
- effetto dei cambiamenti
di scala sulla, 53-56, 71
- leggi di conservazione e,
57-58
- delle leggi fisiche, 1 22
- operazioni di, 50-52
- rispetto ai moti rettilinei
uniformi, 52
- rispetto alla riflessione, si
veda simmetria per rifles
sione spaziale
- rispetto alla rotazione de
gli assi, 25-30, 39, 52 , 55,
56

221

l
l

- rispetto alle traslazioni de


. gli assi, 2 1-24
. - rottura di, 80-82
- spaziale e temporale, 5057

- si veda anche vettori

simmetria per riflessione


spaziale, 58-65
- antimateria e, 78-79
- identificazione di destra e
sinistra e, 69,.7 1
- vettori polari e assiali e,
65-69

simultaneit, 1 04-1 05, 1 56


- a distanza, l 04
sinistra/ sinistrorso , 59-7 1
- regola della mano, 65-69
spazio l spaziale
- confronto con lo spazio
tempo, 1 52-53
- curvo, si veda spazio curvo l curvatura dello spazio .
- riflessione, 58-65
- rotazione, 5 2 , 55, 57
- simmetria nello, 50-57
spazio curvo l curvatura dello spazio, 1 69-2 1 4
- bidimensionale, 1 7 1 -85
- coefficienti di, 1 88
- definizione di, 1 78, 1 82 ,
1 84, 1 85 , 1 88

- geometria dello, 1 78-88,


1 92-94

- geometria dello spaziotempo e, 1 92-94


- intrinseca, 1 84-85
- media, 1 88 , 1 90 , 1 9 1
- negativa, 1 83-84
- positiva, 1 83-:84
- regola di Einstein per lo,
. 1 89-92

- tridimensionale, 1 85-88

222

spazio-tempo, 1 45-67
- curvatura dello, 1 7 1 , 204-

:... leggi della


1 07

10

- paradosso dei gemelli e,

- eventi nello, 1 48, 1 5 1


- geometria dello, 1 45-50,

1 23-25

- relazioni spaziotemp orali


implicate dalla, 1 45-48,

1 9 2-94, 204, 2 1 1

151

- intervalli nello, 1 50-53; di


tipo spaziale, 1 53; di tipo
temporale, 1 53
- linea retta nello, 1 9394

- passato, presente e futuro


nello, 1 54-56
spostamento, 3 1 -33
temperatura
- come grandezza scalare,
30

- massa e, 1 1 0
tempo/ temporale
- attuale (regione spazio
temporale) , 1 54-56
- come componente di un
quadrivettore, 1 03, 1 5 762

reversibilit, 56-57
simmetria nel, 50-57
spostamento, 5 1
trasformazioni del, 97-1 02
- si veda anche spazio-tempo
Terra, velocit assoluta del
la, 90, 92-97
trasformazione galileiana, 89;

meccanica e ,

- simultaneit e , 1 04-1 05

traslazioni, 2 1 24, 1 1 7

urto

- analisi dell' , 1 3 1 - 37 , 1 39,


1 61

- anelastico, 1 36-38
velocit
- assoluta, 59, 89, 92 , 9 7,
1 1 9-20

- componente verticale della, 1 30-3 1 , 1 3 4 , 1 37


- direzione della, 30
- ed energia totale, 1 42
- della luce, 85-86, 89, 94,

- uniforme, 50, 5 1 , 76, 1 29


- vettore, 36-39, 1 57-60
vettore/i, 3033

- accelerazione, 38-41
- assiali, 65-69

- componente temporale
d, 1 06-1 07, 1 54-55
- componenti di un, 3 1 -32
- definizione di, 3 1
- differenza di, 3 6 , 37, 3 8
- direzione, 44-45
- moltiplicazione per uno
scalare, 35

- polari, 65-69
- prodotto es te rno o vetto-

riale di, 45
- prodotto scalare o inter
no di, 41-45, 1 64-65
- propriet dei, 30-45
- a qu attro dimensioni (o
quadrivettori) , l 05- 1 0 7 ,
1 5 7-67

- massa in

- simboli, 31-32
- somma di, 33-36
- a tre dim e n si on i , 1 57, 1 62,

- unitario (o verso re) , 44

1 02 , 1 20, 1 27-3 1 , 1 66, 1 90


funzione della,
85-90' 1 1 0-1 1
delle onde sonore, 89

- somma
1 26-3 1

relativistica

di,

- quantit di moto e, 1 071 0 , 1 3 1-32, 1 42


- della Terra, 90, 92-97
- trasformazione di, 1 25-3 1

1 85-88

- velocit, 36-39, 1 57-60

Weyl, Hermann, 1 9 , 50
Wu, Chien-Shiung, 73-74
Yang, C.N. , 73

90, 9 1

trasformazione di Lorentz,
50, 52 , 90-92

- analogia con la rotazione,


1 06, 157, 1 6 1

- conseguenze della, 1 2531

- contrazione delle
ghezze e, 96, 103

lun

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473 .
474.
475.
476.

Franois Ren de Chateaubriand, Di Buonaparte e dei Borboni,


a cura di C . Garboli
Alberto Arbasino, Le Muse a Los Angeles
Eduard von Keyserling, Afa
Salustio, Sugli di e i l mondo

( 2a ediz . )
( 2a ediz . )

Bruno Barilli, Il Paese del melodramma


Georges Bataille , Il limite dell 'utile
Tim Parks, Adulterio

( 2a ediz . )

Ivan i l Terribile, Un buon governo nel regno


Albert Ehrenstein , Tubutsch
Vladimir Dimitrijevi, La vita un pallone rotondo
Richard P. Feynman, Sei pezzi facili
Guido Ceronetti, L a carta stanca
Guido Rossi, Il ratto delle sabine

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( 3a ediz . )

(2a ediz . )

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Tommaso Landolfi, Ottavio di Saint-Vincent


Alfred Polgar, Manuale del critico
Jamaica Kincaid, Un posto piccolo
Arthur Schopenhauer, L'arte di trattare le donne
Alberto Savinio, Tragedia dell 'infanzia

(7a ediz . )

Nicolas G6mez Davila, In margine a un testo implicito


Sergio Quinzio, Religione e futuro
Alan Bennett, Nudi e crudi

( 19a ediz . )

(2a ediz . )

D . H . Lawrence, La donna che fugg a cavallo


Lord Chesterfield, Lettere al figlio

(2a ediz . )
(2a ediz . )

Martin Heidegger, Che cos ' metafisica ?


Plutarco, Del mangiare carne
Tommaso Landolfi, La spada
Hans Bellmer, Anatomia dell'immagine

(2a ediz . )
Luis Borges, Nove saggi danteschi (2a ediz . )

Ren Gunon , L'esoterismo di Dante


Jorge

Pierre:Jean Jouve , Il Don Giovanni d i Mozart


Luciano Canfora, Convertire Casaubon
Adalbert Stifter, Due sorelle

Ferdinando Tartaglia, Tesi per la fine del problema di Dio


Ennio Flaiano , Diario degli errori

(3a ediz . )

Giulio Cattaneo, L'uomo della novit

Alan Bennett, La cerimonia del massaggio

(sa ediz . )

477. V.S. Naipaul, Leggere e scrivere


478. Aldo Buzzi, L'uovo alla k()k (Sa ediz. )
479. Arthur Schopenhauer, Il primato della volont

(2a ediz.)
480. Johannes Urzidil, Di qui passa Kafka
481 . James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore

(2a ediz . )
482 . Charles Simic, Hotel Insonnia
483. Ernst Weiss, ]armila
484. Czeslaw Milosz, Il cagnolino lungo la strada
485. Elmire Zolla, Discesa all'Ade e resurrezione
486. Evelyn Waugh, Compassione
487. Cari Schmitt, Terra e mare (2a ediz . )
488. Benedetto Croce, Dal libro dei pensieri
489 . Tim judah, Guerra al buio
490. Leonardo Sciascia, I pugnalatori
49 1 . Alan Bennett, La signora nel furgone ( 3a ediz.)
492. Gershom Scholem, I segreti della creazione
493. Ennio Flaiano, Autobiografia del Blu di Prussia
494. Gerald Durrell, Io e i lemuri
. 495 . Arthur Schopenhauer, L'arte di conoscere se stessi (3a ediz . )
496. Sholem Aleykhem, Un consiglio avveduto
497. W. Somerset Maugham, Pioggia
498. Martin Heidegger, Il nichilismo europeo
499 . William Faulkner, Privacy
500. Roberto Calasso , Cento lettere a uno sconosciuto {2a ediz. )
50 1 . Claude Debussy, Il signar Croche antidilettante
502 . Leonardo Sciascia, L'adarabile Stendhal
503. Tommaso Landolfi, Se non la realt
504. La trappola della giumenta, a cura di Wendy Doniger
505 . Sholem Aleykhem, Cantico dei Cantici
506. Inoue Yasushi, Rfucile da caccia (3a ediz.)
507. Ennio Flaiano, Le ombre bianche
508 . Tim Judah, Saddam e le Sugababes
509. Stefan Zweig, Amok
5 1 0. Constantinos Kavafis, Un 'ombra fuggitiva di piacere
5 1 1 . Franz Kafka, Afarismi di Ziirau