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Influenzare la velocit di

reazione
Introduzione teorica: In una reazione chimica i legami tra gli atomi dei reagenti in modo da
consentirne la loro distribuzione nelle molecole dei prodotti. I reagenti non sempre reagiscono
totalmente, spesso le sostanze non vengono usate del tutto a un certo punto la velocit diretta e
inversa della reazione si equivalgono, queste sono chiamate reazioni all'equilibrio. La velocit di
una reazione pu essere influenzata da diversi parametri come: la natura dei reagenti, la superficie
di contatto, la concentrazione dei reagenti, la temperature di reazione, la presenza di catalizzatori, e
in quelli gassosi la pressione. Il principio di Le Chtelier afferma infatti che se in una reazione
all'equilibrio, muta la temperatura o pressione (fase gassosa) o concentrazione il sistema reagisce
cercando un nuovo equilibrio. I catalizzatori invece abbassano sull'energia di attivazione (l'energia
necessaria per rompere i legami tra gli atomi dei reagenti) aumentandone la velocit.
Obiettivo: Abbiamo osservato la variazione di velocit di reazione modificando concentrazione,
temperatura e utilizzando dei catalizzatori.
Materiali:

Strumenti:

Permanganato di potassio

Spruzzetta

Acido ossalico

Becker

Nicol D'Evangelista 5AS

Acido Solfidrico

Cloruro di calcio

Biossido di manganese

Cilindro graduato

Bunsen

trepiede con reticella

Pipetta

Cronometro

provette

Perossido di ossigeno (acqua ossigenata)

Acqua distillata

Nicol D'Evangelista 5AS

spatola da laboratorio

Svolgimento:siamo andati in laboratorio e abbiamo osservato la variazione di velocit in una


reazione con un esperienza divisa in quattro parti:
Prima parte: Abbiamo preso un becker contente permanganato di potassio e con l'aiuto di un
cilindro graduato e ne abbiamo versato in altro becker 10 ml. Poi da un becker contenente acido
ossialico abbiamo preso, con un altro cilindro graduato, 20 ml e versati in un becker pulito.
L'assistente di laboratorio con l'aiuto di una pipetta ha versato 2 ml di acido solfidrico nel becker
con 20 ml di acido ossialico. Subito dopo abbiamo versato questo becker nel primo, realizzando la
reazione:
2KMnO 4+5(COOH )2+3 H 2 S O4 = K 2 S O 4 +2MnSO4+10C O 2+8H2 O appena le due sostanze
sono entrate in contatto abbiamo iniziato a cronometrare il tempo di reazione (T1) per poi stopparla
appena la soluzione era diventata incolore (32,90 s).
Seconda parte: Abbiamo riversato con la stessa procedura in un becker 10 ml di permanganato di
potassio e in un altro 20 ml di acido ossialico. Con una spruzzetta e con il cilindro graduato
abbiamo aggiunto al primo becker 10 ml di acqua distillata, nel secondo 20 ml portando cosi
entrambe le concentrazioni a met delle concentrazioni iniziali. Successivamente l'assistente ha
aggiunto con una pipetta 2 ml di acido solforico al secondo becker e abbiamo versato tutto nel
primo becker. Abbiamo riavviato il cronometro e stoppato appena la soluzione era diventata
incolore (T2) questa volta aveva impiegato di pi (48,26 s).
Terza parte:Abbiamo ripetuto la solita procedura riempiendo un becker con 10 ml di permanganato
di potassio e in un altro 20 ml di acido ossialico. L'assistente successivamente con una pipetta ha
versato 2 ml di acido solforico nel secondo becker. Subito dopo abbiamo miscelato le due soluzioni
nel primo becker e lo abbiamo messo sul trepiede con reticella soprastante il bunsen acceso.
Abbiamo misurato il tempo di reazione (T3) con il cronometro (27,21 s).

TEMPI DI REAZIONE

T1

32,90 s

T2

48,26 s

T3

27,21 s

Conclusione: Abbiamo osservato come cambia il tempo della reazione


2KMnO 4+5(COOH )2+3 H 2 S O4 = K 2 S O 4 +2MnSO4+10C O 2+8H2 O misurando il tempo della

reazione con due concentrazioni di reagenti diverse T1 e T2 osservando che pi concentrato e pi


velocemente avviene la reazione. Nella terza parte abbiamo aumentato la temperatura al sistema
grazie al bunsen velocizzandone il processo T3.quindi abbiamo osservato praticamente quanto
affermato da Le Chtelier e confermato il suo principio.

Nicol D'Evangelista 5AS

Quarta parte: Abbiamo riempito due provette con acqua ossigenata con una spatola abbiamo preso
una manciata di cloruro di calcio e con un' altra spatola abbiamo preso una quantit simile di
biossido di manganese. Abbiamo versato contemporaneamente le due spatole nelle due provette.
Abbiamo osservato che quella contente acqua ossigenata e cloruro di calcio non aveva prodotto
nessuna effervescenza mentre la seconda contenete acqua ossigenata e biossido di manganese si.
Una volta finita l'effervescenza ne abbiamo versato il contenuto in una terza provetta contenete
acqua ossigenata. Cosi abbiamo notato un altra effervescenza dalla quale abbiamo dedotto che il
biossido di manganese era ancora presente.

Conclusione: Abbiamo osservato l'azione di due diversi catalizzatori per la decomposizione


dell'acqua ossigenata. Il biossido di manganese abbassando di molto energia di attivazione si
dimostrato un ottimo catalizzatore per decomporre l'acqua ossigenata.

Mentre il cloruro di calcio non ha portato a nessuna effervescenza quindi non ha agito da
catalizzatore.

Nicol D'Evangelista 5AS