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Marco Bramanti Carlo D. Pagani Sandro Salsa Analisi matematica 1 inichelli »matica elementare ale ica e Mathematica ‘matematica ‘natematica (volume 1°) stematica smatica (2 edizione) matematica 1 Bramanti, Pagani, Salsa Anal Casolaro Integrali (Masson) Davis ll mondo dei grandi numeri De Marco Analisi zero (3" edizione) De Marco Analisi Uno (2* edizione - Decibel) De Marco Analisi Due (2* edizione - Decibel) De Marco, Mariconda Esercizi di analisi uno (2° edizione - Decibel) De Marco, Mariconda Esereizi di analisi due (Decibel) De Marco, Mariconda Eseretzi di calcolo in una variabile (Decibel) De Marco, Mariconda Esercizi di calcolo in pid variabili (Decibe!) De Marco Matematica Uno (Decibel) Ghizzetti, Rosali Analisi matematica (Masson ~ 2° edizione) Maffol Miglin Esereizi, appunti e note di istituzioni matematiche Minnaja Matematica Due (Decibel) Pagani, Salsa Analisi matematica (Masson 2 volumi) Pagani, Salsa Matematica (Masson) Pagani, Salsa Serie di funzioni ed equazioni differenzi: Rilteli, Bergamini, Tifone Fondamenti di matematica Salsa, Squollati Esercizi di matematica (2 volumi) Salsa, Squellati Esercizi di analisi matematica I (Masson - 3 volumi) ‘Thomas Jr, Finney Analisi matematica ‘Thomas Jr, Finney Elementi di analisi matematica e geometria ‘Tortigiani Ripensare matematica. In preparazione alle facolta universitarie scientifiche Analisi numerica @ Fisica matematica Bagarollo Fisica matematica Barozzi Matematica per Pingegneria del'informazione (ristampa aggiornata) Bevilacqua, Bini, Capovani, Menchi Introduzione alla matematica computazionale Bevilacqua, Bini, Capovani, Menchi Metodi numerici Bini, Capovani, Menchi Metodi numerici per Palgebra lineare Bordon! Lezioni di meccanica razionale (Masson) Cercignani Spazio, tempo, movimento. Introduzione alla meccanica razionale Codegone Metodi matematici per "ingegneria Fabrizio Elementi di meccanica classica Finzi Meceanica razionale (2 volurni) Levi-Civita Caratteristiche dei sistemi differenziali © propagazione ondosa Levi-Civita, Amaldi Compendio di meccanica razionale - volume 1 Levi-Civita, Amald! Lezioni di meccanica razionale (volume 2 parte 2) Vivarelli Appunti di meccanica razionale (2° edizione ampliata) Probabilia, Statistica @ Matematica finanziaria Campostrini, Parpinol Introduzione all'inferenza statistica (Decibel) Cantucci, Isola Probabilita elementare Dail’Aglio Caleoto delle probabilita (3° edizione) De Gul; Giorgi, Maggi, Magnani Matematica per Veconor finanza Invernizzi, Rinaldi, Sgarro Moduli di matematica e statistica Letta Probabilita... elementare Monti Pierobon Teoria della probabilita (Decibel) Nash Giochi non cooperativi ¢ altri scritti Ottaviani Riassunto dolle lezioni di matematica attuariale Pintacuda Probabilita (Decibel) Scozzafava Incertezza e probabilita Scozzalava Probabilita e statistica (Decibel ~ 2° edizione) ‘Toscano Training autogeno in probabilita (Decivel/ Zanicheli, rst. aggiornata) Algebra e Geometria Abeasis Complementi di algebra lineare e geometria Abeasis Elementi di algebra lineare e geometria Abeasis Geometria analitica del piano e dello spazio Broglia, Fortuna, Luminati Problemi risolti di algebra lineare (Decibel) Carlagna, Piccolelia Complementi ed esercizi di geometria ¢ algebra lineare (2a esizione) Cerasoli, Eugeni, Protasi Elementi di matematica discreta Chita, Ciarletta Calcot (2 volumi) Dede Trastormazioni geometriche Dodo Forme Enriques Lezioni di geometria proiettiva (Ristampa anastatica) Question’ riguardanti le matematiche elementari 2 voll. a cura di Enriques Facchini Algebra (Decibel) Janich Topologia Kosniowski Introduzione alla topologia algebrica Maroscia Geometria @ algebra lineare Maroscia Introduzione alla geometri Maroscia Problemi di geometria Piacentini Cattaneo Algebra (Decibe!) Procesi Ciampi, Rola Esercizi di geometria algebra Ragusa, Sparacino Esereizi di algebra. Teoria degli insiemi, teoria dei gruppi, teoria degli anel Salce Lezioni sulle matrici (Decibel) Serafini Ottimizzazione Stoinhaus Matematica per istantanee Vaccaro, Garfagna, Piccolella Lezioni di geometria algebra lineare (Masson) Ventre Introduzione ai grafi planari Prefazione vii 1 Numeri 1 1 Insiemi ¢ logica 1 1.1 Coneetti di base sugli insiemi 1 1.2 Un po’ di logica elementare 9 2 Sommatorie e coefficient binomiali 1B 2.1 I simbolo di sommatoria 13 2.2 Pattoriale din 15 2.3 Coefficienti binomiali e formula di Newton 16 3 Campi ordinati 18 4 Numeri reali. Estremo superiore ¢ assioma di continuita, 20 4.1 Inadeguatezza dell'insieme dei razionali per misurare le hinghezze 20 4.2 Estremo superiore ¢ assioma di continuita 21 43 Valore assoluto. Disuguaglianza triangolare 23 4.4 Intervalli 24 5 Radicali, potenze, logaritmi 25 5.1 Radiei n-esime aritmetiche 25 2 Potenze a esponente reale 26 5.3 Logaritmi Pr 54 Approssimazioni 28 6 Insiemi infiniti 28 7 I principio di induzione 32 8 Numeri complessi 35 8.1 Definizione di C e struttura di campo 35 8.2 Coningato e modulo 37 8.3 Forma trigonometrica 40 | 84 — Radici n-esime 43, 2 Funzioni di una variabile 49 1 Iconeetto di funzione 49 2 Funzioni reali di variabile reale 52 21 Generalita, 52 2.2 Funzioni limitate 53 2.3. Funzioni simmetriche 5a 24 — Funzioni monotone 5B Ree iv Indice © 978-88-08.06485-1 2.5 Funzioni periodiche 3 Funzioni elementari 3.1 Funzioni potenza. 3.2 Funzioni esponenziali ¢ logaritmiche 3.3. Funzioni trigonometriche 3.4 Fenomeni vibratori 3.5 Funzioni parte intera e mantissa 3.6 Funzioni iperboliche 3.7 Operazioni sui grafici 3.8 Funzioni definite a tratti Funzioni composte ¢ inverse 4.1 Funzioni composte 4.2 Funzioni invertibili; funzioni inverse 4.3 Le funzioni trigonometriche inverse 4.4 Le funzioni iperboliche inverse 3 Limiti e continuita 1 Suceessioni 1.1 Definizione di successione, Definizione di limite 1.2 Successioni monotone 1.3. Iealcolo dei limiti 14 I numero e 1.5 Confronti e stime asintotiche Limiti di funzioni, continuita, asintoti 3 Tealeolo dei limiti 3.1 Proprictd fondamentali di limiti e continuita 3.2 Limiti notevoli 3.3 Confronti e stime asintotiche 4 Stime asintotiche e grafici ~ 4 Propriet globali delle funzioni continue © monotone su un intervallo 4.1 Funzioni continue su un intervallo 4.2 Bunzioni monotone su un intervallo 4.3 Continuita e invertibilita 4 Calcolo differenziale per funzioni di una variabile 1 Introduzione al calcolo differenziale 2 Derivata di una funzione 2.1 Derivata e retta tangente 2.2 Altre interpretazioni della derivata. 2.3. Derivate di funzioni elementari 2.4 — Punti angolosi, cuspidi, flessi a tangente verticale 3 Regole di caleolo delle derivate 3.1 Algebra delle derivate 3.2 Derivata di una funzione composta 3.3. Derivata di funzione inversa 4 Il teorema del valor medio e le sue conseguenze 4.1 Punti stazionari. Massimi e minimi locali 1 1 7 82 87 87 87 93 96 101 103 110 121 121 128 130 132 136 136 141 143 147 147 150 150. 153 154 157 160, 161 162 167 17 7 © 976-88.08-06485-1 4.2 43, 44 45 Teorema del valor medio. Test di monotonia Soluzione di alcuni problemi di massimo e minimo Tl teorema di de I’Hospital Limite della derivata e derivabilita, Derivata seconda BA 5.2 Significato geometrico della derivata seconda Derivata seconda, concavita e convessit’. Studio del grafico di una funzione Calcolo differenziale e approssimazioni Indice v 174 181 187 190 195 195 196, 202 208 7.1 Differenziale e approssimazione lineare. Tl simbolo di “o piccolo” 208 7.2 Limiti notevoli e sviluppi 212 7.3 Formula di Taylor-MacLaurin con resto secondo Peano 213 7.4 Formula di Taylor-MacLaurin con resto secondo Lagrange 218 7.5 Risoluzione approssimata di equazioni: i] metodo di Newton 221 5 229 numeriche 229 1.1 Definizione e primi esempi 229 1.2. Serie a termini non negativi 233 1.3. Serie a termini di segno variabile 239 Serie di Taylor. Esponenziale complesso 245 21 Serie di Taylor delle trascendenti elementari 245, 22 Serie nel campo complesso. Esponenziale complesso 249 6 Calcolo integrale per funzioni di una variabile 257 1 Introduzione al calcolo integrale 257 2 Lintegrale come limite di somme 258 2.1 La definizione di integrale 258 2.2 Classi di funzioni integrabili 262 3 Proprieti dell'integrale 263, 4 Il teorema fondamentale del ca 266 5 Calcolo di integrali indefiniti e definiti 268 5.1 Integrali immediati, per scomposizione, per sostituzione 268 5.2 Integrazione delle funzioni razionali 273 5.3. Integrazione per parti 27 5.4 Integrazione delle funzioni trigonometriche 281 5.5 Integrazione delle funzioni irrazionali 285 5.6 Integrazione di funzioni discontinue 287 6 Aleune applicazioni fisiche e geometriche 289 7 Calcolo numerico approssimato di un integrale 204 8 Integrali generalizzati 296 8.1 Integrazione di funzioni non limitate 296 8.2 Criteri di integrabilita al finito 297 8.3 Integrazione su intervalli illimitati 300 8.4 — Criteri di integrabilita all’infinito 303 9 Funzioni integral 305 10 — Convoluzione e sistemi fisici lineari 310 vi Indice © 978-98-08.06485-1 11 Teorema di Bolzano-Weierstrass, continuita uniforme e integrabilita delle funzioni continue 11.1 Aleuni risultati fondamentali per le successioni di numeri reali 11.2 Continuita uniforme 11.3 Integrabilita delle funzioni continue 7 Modelli dinamici discreti 1 Introduvione alla modellistica 1.1 Modello di Malthus 1.2 Modelo logistico 1.3 Modello dell’accele: 2 Generalita sulle equ: 3 Equazioni lineari del prim’ordine a coefficienti costanti 4 Rquazioni antonome non lineari 4.1 Orbite, diagrammi a gradino e punti fissi o dequilibrio 4.2 Punti fissi e stabilita 4.3. Stabilita per linearizzazione 4.4 Orbite periodiche e stabilita 4.5 — Esistenza di orbite periodiche 4.6 — Comportamento caotico 4,7 Equazione logistica discreta 5 Eqnazioni lineari a coefficienti costanti del second’ordine 5.1 Equazioni omogenee 5.2 [numeri di Fibonacci 5.3 Equazioni non omogenee 54 Stabilita A. Formule utili 1 Costanti matematiche 2 Funzioni trigonometriche 3. Funzioni iperboliche 4 Derivate elementari 5 Regole di derivazione 6 Sviluppi di Mac Laurin delle principali funzioni 7 Tabella di primitive B Grafici Indice analitico 314 314 316 318 823 323 324 Prefazione Negli ultimi otto anni i corsi universitari di matematica hanno subito notevoli cam- biamenti: il ‘nuovo ordinamento” degli studi universitari, basato sul modello di una laurea triennale seguita da un biennio specialistico, ha profondamente mutato le esi- genze ¢ le caratteristiche dell'insegnamento della matematica “di base”. Ad una prima fase caratterizzata da una drastica riduzione nei contenuti, e contemporaneo muta- mento nel taglio di questi insegnamenti, improntati ad uo stile pit, pragmatico meno astratto, si sono succeduti via via vari aggiustamenti, che hanno cereato di te- ner conto sia dell’esperienza didattica che delle esigenze proprie dell’insegnamento di una disciplina con caratteristiche sue proprie, com’ la matematica. Ora siamo ad un nuovo punto di mutamento: P'universita torna a sottolineare maggiormente la forma- zione di base, che era stata in parte sacrificata nella frammentazione di mille corsi brevi 0 compositi. L’esperienza del nostro testo “Matematica”, scritto otto anni fa per venire incontro alle mutate esigenze didattiche, ¢ rivisto dopo quattro anni, ¢ spinge quindi oggi ad un nuovo impegno, nella speranza di offrire dei testi universitari di matematica che possano essere pienamente utili a studenti e docenti, La prima scelta, naturale per quanto detto sopra, é stata: a ciascun corso il suo libro di testo. Ecco quindi questa “Analisi 1”, che sari seguita a breve da una “Analisi 2”, e alfiancata da una “Geometria e Algebra”, che sari scritta da altri ma coordinata con questi nostri testi: questo allo scopo di poter dare ad ogni corso il giusto spazio di approfondimento, senza cadere nelle eccessive sintesi, ma nemmeno nella tentazione del “trattato” che rimane poi chiuso su uno scaffale. I nostro volume unico “Ma- tematic” continuerd, ad esistere, almeno per il momento, ¢ potra essere utile nelle sitnazioni in cui rimangano corsi piuttosto compressi Teontenuti di questo testo di Analisi 1 sono quelli fondamentali di un corso di Ana- lisi Matematica per funzioni di una variabile, ed un’occhiata all’indice sara sulficiente ad illustrarli, Merita un discorso a parte solo ultimo capitol, “Modelli dinamici di- sereti”, che presenta un argomento meno tradizionale con il quale si intende aprire per lo studente una finestra verso la modellistica, con la speranza di stimolame la curiosité. verso gli sviluppi successivi dell’ Analisi e delle sue applicazioni. La contro- parte continua dei modelli dinamici, ossia le equazioni differenziali, sono state invece collocate nel secondo volume. Pur nel maggiore approfondimento, i criteri didattici generali che ci ispirano in questo testo sono gli stessi che ci hanno guidato fin qui: 1, Anzitutto, introdurre il minimo di astrazione necessaria per raggiungere l'o- biettivo di conoscere, comprendere ¢ saper utilizzare i contenuti di base dell’ Analisi Matematica, con particolare riguardo agli aspetti effottivamente utilizzati negli altri corsi della laurea triennale. viii Prefazione © 978-88-08-06485-1 2. Mantenere un equilibrio tra sinteticit& e chiarezza: “Things should be made as imple as possible, but not any simpler”! (Hinstein). L’eccessiva brevit’ oscura le idee. La giustilicazione del risultato, la dimostrazione, quando non richieda un apparato formale troppo pesante, ¢ quindi non sia incompatibile con la sinteticita, rende pitt consapevoli dei nessi e percid aiuta a comprendere. 3. Motivazione. In uno studio impegnativo come quello della matematica, la moti- vazione gioca un ruolo fondamentale. D’altro canto, lo studente che affronta un corso di matematica di base, di solito sta iniziando lo studio di una disciplina tecnico- ica, che costituisce il suo interesse principale. Percid si @ cercato di presentare ogni miovo concetto attraverso esempi tratti dalle applicazioni pitt comuni e di svilup- pare la teoria accompagnandola costantemente con riferimenti a problemi tratti dalle varie scienze, evidenziando ove possibile il ruolo dello strumento matematico nella modellizzazione scientifica, 4, Nessuna separazione tra “teoria” e “pratica”. Non esiste sapere senza saper fare, e vicoversa. Esempi, esercizi e applicazioni sono costantemente alternati alla presentazione teorica. 5. Modularita. I corsi di matematica di base sono variamente organizzati nei vari corsi di studio ¢ nelle varie sedi. Inevitabilmente ogni docente dovra scegliere quali parti del testo svolgere e quali no, nei propri corsi. Si 2 cercato di mantencre la, massima modularita ¢ indipendenza possibile, compatibilmente con la struttura logica del discorso matematico. In ogni capitolo la materia é stata organizzata raggruppando i concetti irrinunciabili in alcuni paragrafi. Tutto questo dovrebbe rendere agevole per il docente, e quindi per lo studente, un utilizzo parziale del libro. In particolare, di quasi tutti i teoremi del calcolo differenziale e integrale in una variabile qui presentati stata fornita una dimostrazione, ottenuta con un percorso logico che renda il pit: contenuto possibile V’investimento iniziale di tipo fondazio- nale, ridotto sostanzialmente al solo teorema di esistenza del limite per successioni monotone. Alla fine del capitolo sul calcolo integrale @ stata inserita una sezione che, avendo come punto d'arrivo la dimostrazione dell’integrabilitA delle funzioni continue, presenta sinteticamente i principali temi e risultati fondavionali tradizionali: teorema di Bolzano-Weierstrass, completezza di R, teorema di Heine-Cantor. Svolgendo anche questa sezione si ha un quadro ragionevolmente completo dei fondamenti dell’ Ana- lisi Matematica di base, mentre omettendolo non & compromessa in alcun modo la comprensione delle restanti parti del testo. Desideriamo anche in questa occasione ringraviare tutti i nostri colleghi ¢ studenti che nell'arco di questi anni, con i loro suggerimenti, osservazioni e critiche, ci hanno stimolato a cereare di migliorare continnamente i nostri testi. Giugno 2008 Gli Autori Le case andrebbero rese il pit semplice possibile, ma non troppo semplici L’obiettivo principale di questo capitolo @ introdurre gli oggetti pitt elementari del diseorso matematico: i numeri. Sul concetto di numero, come vedremo, si basa quello, centrale in tutto questo corso, di funzione, che sara introdotto nel prossimo capitolo e ampiamente ripreso in tutto il seguito. ‘Tuttavia, & necessario prima introdurre o puntualizzare aleuni concetti che hanno ache fare col linguaggio matematico. Come vedremo, non si tratta solo di questioni terminologiche, ma piuttosto di questioni logiche e di metodo: il linguaggio matema- tico infatti 2 strettamente legato alla logica. A sua volta, da pitt di cent’anni la logica matematica utilizza anche il linguaggio specifico degli insiemi. Gli insiemi quindi si possono vedere per un verso come altri oggetti elementari del discorso matematico (come lo sono i numeri), per un altro verso come parte integrante del linguaggio logico con cui parliamo di matematica. Al linguaggio logico-insiemistico dedicheremo percid il primo paragrafo. © 1 INSIEMI E LOGICA 1.1 Concet La teoria degli insiemi pud essere presentata e studiata come teoria assiomatica. Stori- camente questo & stato fatto a partire dal 1908, con Zermelo'. In modo pitt informale, la teoria veniva utilizzata gid dagli anni 1880; noi la utilizzeremo in questo modo informale, 0, come si usa dire, “ingenuo” . base sugli insiemi Le parole chiave TI linguaggio degli insiemi si basa su tre parole chiave: 1. Insieme 2. Elemento 3. Appartenenza TBrnst Zermelo, 1871-1958, matematico tedesco. 2Ad esempio da Georg Cantor (1845-1918), normalmente considerato il padre del concetto di 2 Capitol 1. Numeri © 978-88-08-06485.1 Significato dei termini Non definiamo queste tre parole, ma possiamo spiegarle in modo informale ed implici to. Quando si dice: l’insieme dei punti di un piano, l’insieme degli iscritti a un’univer sitd, linsieme delle stelle di una galassia . .. tutti comprendono il significato di queste frasi; la nozione di insieme & generalmente assunta come primitiva (cio’ non riducibile a concetti piti elementari). Useremo come sinonimi le espressioni: collezione, classe, aggregato, famiglia... Un insieme ¢ determinato dai suoi elementi, nel senso che un insieme @ definito quando abbiamo un criterio con cui stabilire se un dato oggetto & © non & elemento di questo insieme. Invece di dire ‘il tale oggetto & un elemento del tale insieme” si dice anche che quell’elemento appartiene all'insieme. Simboli Per indicare gli insiemi si usano solitamente lettere maiuscole, come A, BLX,Y Per indicare gli elementi di un insieme si usano solitamente lettere minuscole a, b, \£,y-++, € per indicare che un elemento zr appartiene all’insieme A scriviamo ZEA o anche A> x (“Ad A appartiene 2”). Come si specifica un insieme La scrittura A={1,2,5} significa che Vinsieme A ha come elementi i numeri 1,2,5 (e nient’altro): V’insieme & quindi ben definito. In questo caso si dice che ’abbiamo definito per tabulazione, ossia elencando gli clementi che vi apparetengono. Per questo scopo si usa sempre la scrittura A = {...} (cio’ con le parentesi graffe che contengono l'elenco degli elemen- ti, separati da virgole). Definire un insieme per tabulazione presuppone che Vinsieme abbia un numero finito di elementi. Come vedremo, molto spesso in matematica ab- biamo a che fare con insiemi infiniti; per definire questi insiemi ci vorré. quindi un altro metodo: vedremo in segnito quale. Osservazioni sul concetto di insieme Notiamo che {1,2, 5} = {1,5, 2} ordine in cui elenchiamo gli elementi @ irrilevante, perché, come detto sopra, nina un insieme & sapere quali elementi appartengono 0 meno ad esso, e nient’altro. I concetto di un ordine tra gli elementi & estraneo al concetto di insieme. Cosi pure gli & estranco il concetto di molteplicita degli elementi: in altre parole, non, ha senso dire che um certo elemento di un insieme 2 “contato due volte”. Ad esempio, Vinsieme delle soluzioni dell’equazione (x1) © 976-66-08.06085-1 1 Insiemie logica 3 (che ha come unico emento il numero 1) @ uguale allinsieme delle soluzioni dell’e- Tl fatto che la seconda equazione abbia la soluzione x = 1 che ha moltepli 2, non cambia l'insieme delle sue soluzioni. tA algebrica Relazioni tra Abbiamo gid detto che due insiemi sono uguali quando possiedono gli stessi elementi Detto piv esplicitamente: A= B signifi “Ogni elemento che appartiene ad A appartiene anche a B ¢ ogni elemento che ap- partiene a B appartiene anche ad A”. Si noti che dimostrare l'uguaglianza tra due insiemi comporta quindi dimostrare due proposizioni distinte, Formalmente: (1A) Va(2e A= re B) eVr(rne B= 2 A) Abbiamo introdotto due simboli logicé: il simbolo ¥ si chiama quantificatore/universale ¢ si legge “per ogni”, “per tutti”, ‘per ciaseuno” ; il simbolo => si chiama émpticazione logica e si legge “implica” o * {ad esempio: “se 2 € A allora x € B”). Riprenderemo entrambi pitt avanti Relazioni tra insiemi: inclusione Pud aceadere che valga solo una delle due richieste espresse dalla definizione di ugua~ glianza (1.1). Ad esempio, se sappiamo solo che ogni elemento di A & anche elemento di B, potremo dire che A 8 contenuto in B. Si scrive: ACB (csi legge “A & contennto in B”) per indicare che Ve (ee A> ee B). Per quanto detto, quindi, dire che A = B equivale a dire che “A C Be BC A”, Quando AC B, diciamo anche che A & un soitoinsieme di B. Se si afferma che A C B, non si esclude che sia A = B. Se invece vogliamo proprio affermare che A & contenuto in B ma non coincide con B, diremo che A & strettamente contenuto in B, ¢ scriveremo ASB. Si parla in tal caso di inclusione stretta. Esplicitamente, affermare che A & B significa affermare che “Ogni elemento che appartiene ad A appartiene anche a B ed esiste un elemento di B che non appartiene ad A”. Formalmente: Ve(we A= e€B) ewe B:rgA 4 Capitolo 1. Numeri © 978-88-08-06485.1 Cosi facendo abbiamo usato altri tre simboli logici: © il simbolo J si chiama quantificatore esistenziale e si legge “esiste” , “esistono” « il simbolo : si legge “tale che” (e tipicamente accompagna il simbolo “esiste” nella costruzione “esiste x appartenente ad A tale che x ha una certa proprieta”); @ il simbolo ¢ si legge “non appartiene”. faccia attenzione anon confondere tra loro le relazioni “appartiene a” e “® contennto in” (in simboli, € C). In un certo senso, sono due modi per indicare che “qualcosa sta dentro qualcos’altro”, ma hanno una differenza logica fondamentale: 1m insieme & contenuto in un altro insieme; un elemento appartiene a un insieme. L’appartenenza. & una relazione tra due oggetti matematici che stanno su due piani gerarchici diversi, mentre Pinclusione & una relazione tra due oggetti logici che stanno sullo stesso livello gerarchico. Ad esempio: 3€ {13,4}; {3} ¢ {1,3,4}; | {1,4} € {1,3,4}. In particolare, non si confonda 3 (che & un mmero) con {3}, che & Vinsieme che contiene come unico elemento il numero 3. Talvolta si considerano insiemi che hanno per clementi altri insiemi; questo non contraddice Losservazione appena fatta: in ogni caso, i simboli € e C non sono in tercambiabili, ma devono rispettare la distinzione dei livelli gerarchici che abbiamo spiegato. Ad esempio, se definiamo Vinsieme A= {{l}.{2},{L2H, allora ® corretto affermare che {2} € A, perché {2} & un insieme che svolge il ruo- lo di elemento di A, mentre sarebbe scorretto dire che {2} C A, perché questo significherebbe che 2 € A, mentre A ha come elemento {2}, ma non 2. insieme con il simbolo 4. Liinsieme vuoto “ha zero elementi”, ma non é il numero zero! Non é neanche l’insieme {0} (cio Pinsieme che ha zero come unico elemento); difatti, {0} ha un elemento, mentre @ non ne ha nessuno. (Il lettore quindi, d’ora in poi non usi il simbolo ( per indicare il numero zero) Per qualsiasi insieme A, possiamo affermare che OCA, Per dimostrarlo, dovremmo provare che ogni elemento che appartiene a @), appartiene | Insieme vuoto Si definisce insieme vuoto Vinsieme che non contiene alcun elemento, e si indica tale anche ad A; ma nessun elemento appartiene a 0, per cui la dimostrazione & terminata. (© 978-88-08-06485-1 1 Insiemi e logica 5 Insieme delle parti L’esempio pit naturale di insieme che ha come elementi altri insiemi @ il seguents Fissiamo un insieme X; consideriamo ora l’insieme che ha per elementi tutti i sot- toinsiemi di X. Questo insieme si chiama insieme delle parti di X, e si indica col simbolo P(X). Ogni insieme X ha due sottoinsiemi banali, che sono X stesso e V’insieme vuoto 0 (potrebbero coincidere, se X vuoto): non bisogna dimenticarseli, quando si elencano tutti i sottoinsiemi di X’. Ad esempio, se Xx {1,2,3}, allora P(X) = {0, {1} {2}, {3}, 1,2}, {2,3}, {1,3}, Xx}. Per esercizio, il lettore provi a dimostrare che se X ha n elementi, allora P(X) ha 2 clementi. Se X & infinito, anche P(X) é infinito, naturalmente. $i pud dimostrare che, in un certo senso, anche in questo caso vero che P(X) & “pitt numeroso” di X Approfondiremo quest’ultima osservazione nel par. 6 sugli insiemi infiniti. Insiemi numerici Prima di continuare il discorso, ¢ bene introdurre i principali insiemi numerici che incontreremo nel resto del corso, Per il momento non diremo niente sulle propriet di questi insiemi: ci basta introdurre il nome e il simbolo con cui si denotano e richiamare allo studente chi sono queste sue vecchie conoscenze. Né TVinsieme dei numeri naturali, ossia i numeri con cui si conta: 0,1, 2,3, ZéVinsieme dei numeri interi (detti anche numeri relativi), ossia: 0, 1, —1, 2, — Qél'insieme dei numeri razionalinumeri!razionali ossia delle frazioni n , dove n,m eZ, em £0. m I numeri razionali possono essere scritti anche in forma decimale. Ad esempio: = 04,75, mentre 0,33333 --- = 0,3. Gli esempi vogliono ricordare il seguente fatto: un numero razionale, scritto in forma decimale, dopo la virgola pud presentare un numero finito di cifre (diverse da zero), oppure un numero infinito di cifre diverse da zero, che perd si ripetono periodicamente. Si ricordi che 0,9 = 1. (Per convincersene, i] lettore si chicda quanto vale 1 — 0,9, e provi a rispondere ragionando). Ke Vinsieme dei numeri reali, ossia quelli che, seritti in forma decimale, presentano dopo la virgola una successione qualsiasi di cifre diverse da zero, eventualmente anche infinita e non periodica. Che esistano numeri di quest’ ultimo tipo (ossia reali ma non razionali), si capisce riflettendo su esempi come: 0,10110111011110... Il numero precedente dopo la virgola ha: una cifra uguale a 1, poi 0, poi due cifre uguali a 1, poi 0, poi tre cifre uguali a 1...e cosi via. E chiaro che questo criterio -_ 6 Capitolo 1. Numeri © 978-88-08-06485-1 definisce con precisione un numero decimale. D’altro canto, Vallineamento di cifre diverse da zero dopo la virgola non & né finito né periodico: questo numero percid 8 irrazionale, Nel corso incontreremo anch C, Vinsieme dei numeri complessi, ossia del tipo a+ ib, dove a,b sono numeri reali, ¢ ¢ 8 PunitA immaginaria, ossia un mumero il cui quadrato —1. Tra gli insiemi numerici ora ricordati, questo & unico che probabil- mente non @ una vecchia conoscenza per lo studente: dedicheremo a questo insieme il par. 8, definendolo rigorosamente. Per ora ci accontentiamo di averne introdotto il nome e il simbolo. ‘Tra gli insiemi numerici introdotti, valgono le inclusioni: NSZOQSRGC. Come indicato dai simboli, tutte le inclusioni sono strette: esistono numeri interi non naturali (i numeri negativi), esistono numeri razionali non interi (le frazioni proprie). csistono numeri reali non razionali (i numeri irrazionali), esistono numeri comples non reali (i numeri immaginari). Operazioni su insiemi Molto spesso, nel contesto di un certo discorso matematico, esiste un insieme X che svolge il ruolo di universo, nel senso che tutti gli insiemi di cui si parla in quel contesto sono sottoinsiemi di X. Ad esempio, in questioni di aritmetiea potrebbe essere X = N, mentre in questioni di analisi potrebbe essere X = IR. Percid succede spesso di trovarsi a operare con insiemi che sono tutti sottoinsiemi di un certo universo comune, X. In queste condizioni, si possono definire certe operazioni sugli insiemi. © Intersezione. L’intersezione di due insiemi A, B é definita da: ANB={x:reAexe B}. Tn altre parole, @ l'insieme degli elementi che appartengono sia al primo sia al secondo insieme. © Umone. L’unione di due insiemi A, B é definita da AUB={a:2¢Aore B}. In altre parole, ® l'insieme degli elementi che appartengono al primo o al secondo insieme, intendendo la “o” in modo non esclusivo (esplicitamente: AUB ? Vinsieme degli elementi che appartengono ad A oa B o a entrambi). © Differenca. La differenza tra due insiemi A, B 2 definita da: A\ B= {oie Aer¢ BY In altre parole, & l'insieme degli elementi che appartengono al primo ma non al secondo insieme. © 970-88-08-06485-1 1 Insiemi e logica 7 © Complementare. Bun tipo particolare di differenza. Se A C X, il complementare di A rispetto a X & per definizione: CyA=X\A. Spesso X ® sottointeso: si usa allora il simbolo A®. Le definizioni appena date delle operazioni tra insiemi sono visualizzate nei diagrammi in figura 1.1. unione: AU B dilferenza: A\ B complementazione: Cy Figura 1.1. Diagrammi di Venn. C% poi un’altra operazione sugli insiemi, che pud essere eseguita su due insiemi qualsiasi (ciod due insiemi non necessariamente contenuti nel medesimo universo): « Prodotto cartesiano. Dati due insiemi non necessariamente distinti A e B, possiamo considerare un nuovo insieme costituito da tutte le copie ordinate (a,b) con a © A © b € B. Esso prende il nome di prodotto cartesiano di A per B e si indica col simbolo A x B. Una illustrazione & data nella figura 1.2, dove si pud osservare anche che A x B in generale @ diverso da B x A. Un tipico uso di prodotto cartesiano si ha con B x IR, che si abbrevia col simbolo R?, e denota l’insieme delle coppie ordinate di numeri reali, Analogamente, IR” (ab- pretiadnante al yprdadtin eateskrannu ti maison apical RA AM insinenn allan enmpe ordinate di numeri reali: "= {(e1,02,.--,n) 20 ER}. 8 Capitolo 1. Numeri (© 978-88-08-06485-1 AxB Figura 1.2. Operazioni tra insiemi e operazioni logiche Nelle definizioni appena date, non sar sfuggita al lettore la relazione tra operazioni sugli insiemi e operazioni logiche. Precisamente: « L’intersezione insiemistica 2 definita mediante la “e” (congiunzione logica), © L’unione insiemistica @ definita mediante la “0” (disgiunzione logica) © La differenza insiemistica e operazione di complementazione sono definite me- diante il non” (negazione logica) Come si vede, linguaggio logico e linguaggio insiemistico sono due facce della stessa medaglia. Vedremo in seguito altre corrispondenze di questo tipo. Proprieta delle operazioni su insiemi Le operazioni sugli insiemi godono di una serie di proprieta, che discendono in so- stanza da propricth analoghe delle operazioni logiche (congiunzione, disgiunzione, negazione)*. Queste propriet& sono utili quando si vuole trasformare un’espressione astratta che coinvolge operazioni su insiemi in un’altra equivalente, analogamente a quanto facciamo comunemente nel calcolo letterale, quando trasformiamo un’espres- sione in un’altra. Si osservi che alcune propriet delle operazioni insiemistiche non assomigliano a. quelle delle operazioni sui numeri: © Proprieté dell’intersezione: commutativa: AN B= Bn A; associativa: AM (BNC) =(ANB)NC idempotenza: AN A= A © Propricté, dell’unione: commntativa: AU B = BUA; associativa: AU (BUC) =(AUB)UC idempotenza: AN. A= A © Proprieta distributive (legano unione ¢ intersezione) An (BUC) = (ANB)U(ANC) AU(BOC) = (AUB)N(AUC) 3Si trata delle regole logiche con cui utilizziarmo “e", “o”, “non” in qualsiasi ragionamento deduttivo, A questo livello informale del discorso non ® il easo nemmeno di esplicitarle. © 978-88-08-06485-1 I Insiemi e logica 9 © Leggi di De Morgan (legano il complementare con le altre operazioni) (AUB)® = Aen BE (ANB) = ACU BS (Aye =A Si noti come l'operazione di complementare scambi tra loro unione e intersezione. © Operazioni con l'insieme vuoto e con l'insieme universo X: And=0 ANX=A AUG=A AUX=X xe=0 =x © Relazioni tra Vinclusione e le operazioni di unione e intersezione: AC Bsee solo se ANB = Asee solo se AUB=B. 1.2 Un po’ logica elementare Predicati (0 proprieta) e proposizioni (o enunciati) Consideriamo la segnente affermazione: (12) ‘{L numero naturale n & dispari e chiediamoci se @ vera. Ovviamente l'unica risposta sens nella (1.2) il simbolo n rappresenta una variabile ch che possono rendere l'affermazione vera o falsa. Una frase di questo tipo si chiama predicato 0 proprietd: la sua verita o falsita dipende dai valori della o delle variabili che in essa compaiono. Esaminiamo ora l'affermazione tae: “ dipende da n”. Infatti » pud assumere valori diversi ¢ ® Per ogni numero naturale n, se n & dispari allora n? & dispari” che possiamo scrivere pitt formalmente nel modo seguente: (1.3) 7 m €N(n dispari =» n? dispari) Tn questo caso non ha senso assegnare liberamente valori particolari ad n. Per esempio, per n= 3 si otterrebbe “Per ogni numero naturale 3,...” che é priva di significato. Si dice che la variabile n non 2 libera, ma vincolata dal quantificatore V. Come conseguenza si ha che la (1.3) 8 vera o falsa “ una volta per tutte’ il nome di enunciato o proposizione. In particolare, i componen Vinsieme N, due predicati definiti su N dati da © prende della (1.3) sono p(n): “ndispari? e q(n): “n®dispari” ¢ limplicazione p(n) => q(n). In generale un enunciato che presenti un insieme A, due predicati p() e q() il cui argomento a varia in A e la struttura logica (14) Ya € A (p(x) => q(z))” prende il nome di implicazione universale. 10 Capitolo 1. Numeri © 078-88-08.06485.1 imostrazioni e controesempi La maggior parte dei teoremi 2 costituita. da implicazioni universali, nelle quali il predicato p fa la parte dell'ipotesi e q quella della tesi. In particolare la (1.3) & un teorema. In questo caso ci si convince facilmente che V'asserto & vero, ma come si fa a dimostrarlo rigorosamente? Per esempio, @ sufficiente osservare che 32 dispari e 3? @ di per affermare che il teorema & vero? Certamente no, poiché i] teorema pretende che 'implicazione valga per ogni nume- ro naturale, Tuttavia, i numeri dispari sono infiniti: come facciamo a provare un‘impli- cazione per infiniti numeri? Tl procedimento chiave @ questo: si considera il generico n che soddisfa l'ipotesi (essere dispari) © si dimostra che n soddista la tesi (il suo quadrato & dispari). Vediamo come si opera. DIMOSTRAZIONE. Sia n dispari, Osserviamo che quahinque numero dispari si pud scrivere nella forma 2k +1, con k opportino, Sia dunque n — 2k-+1 il generico numero dispari. Per dimostrare il teorema occorre poter scrivere n? come (intero pari +1). Si hi n? = (2k-+4 1)? = 4k? 4 4k 41 = 2 (2K? 42h) $1. Poiché 2 (2k* + 2h) @ un intero pari n® risulta dispari, ¢ Evidenziamo il procedimento logico usato nella dimostrazione: per dimostrare un’im- plicazione universale come (1.4), si considera il generico xr che soddisfa l'ipotesi p (xr) © si cerca di mostrare che q(x) ® vera. Veniamo ora ai controesempi, che costituiscono un'importante risorsa per di- mostrare la... falsita di un’implicazione universale. Chiediamoci, per esempio, se il seguente teorema @ vero o falsi TroREMA 1.1 Per ogni numero naturale n, sen é primo allora n é dispar. Un attimo di riflessione mostra che questo teorema 2 falso. Infatti, il numero 2 8 primo ma ® pari. Si osservi che anche questo teorema esprime un'implicazione universale, ossia ha Ja stessa struttura logica di quello dell’esempio precedente. Riflettiamo: come mai per poter affermare che un‘implicazione universale & vera & necessaria una dimostrazio- ne (mentre un esempio non ® sufficiente), mentre per mostrare che un’implicazione universale @ falsa basta un esempio contrario’ I] punto @ che l'implicazione universale pretende proprio che ogni « che soddisfa Vipotesi soddisfi anche la tesi: percid, se troviamo anche un solo esempio di x che soddisfa Vipotesi ma non la tesi, questo significa che 'implicazione universale é falsa. Si badi: non “falsa in un caso”, ma semplicemente “falsa”, perché, come abbiamo gid osservato, Vimplicazione universale 2 vera o falsa una volta per tutte. In generale, un esempio di oggetto « che soddisfa V'ipotesi ma non la tesi di una, chiama controesempio. IL implicazione universale, e quindi ne mostra la falsita, numero n = 22 un controesempio al fatto che “per ogni naturale n, se n allora n @ dispari”. Detto in um altro modo: la negazione della proposizione “Per ogni x € A, se vale p (rr) allora. vale q(x)” “Ksiste un a € A per cui vale p(«) ma non vale q(x)”. (Questo « particolare costituisce un controesempio). primo ©) 9T8-88-08-06485-1 1 Insiemi e logica 11 me logica e inclusione insiemistica. Insiemi definiti da proprieta Abbiamo visto in precedenza che esiste un parallelismo tra le operazioni di intersezio- ne, unione, complementare ¢ le operazioni logiche di congiunzione (“e"), disgiunzione (“0”), negazione (“non”). Possiamo ora completare questo quadro osservando il pa- rallelismo che esiste tra Ia relazione di inclusione insiemistica e Vimplicazione logica. Per spiegarlo, consideriamo l'implicazione universale: “Per ogni numero naturale n, se n & divisibile per 4 allora n & divisibile per 2” Se indichiamo con Dy ={n EN: n2 divisibile per 4} e Dz = {n EN: n 2 divisibile per 2} possiamo osservare che Pimplicazione universale scritta sopra @ equivalente all’af- fermazione: Da SDs” Infatti, questa inclusione significa che ogni elemento appartenente a D4 appartiene anche a D2, cioé che ogni numero naturale divisibile per 4 @ anche divisibile per 2. Astraendo dall’esempio, possiamo affermare che |’implicazione universale: “Per ogni a € A, se vale p() allora vale q ()” & equivalente allinclusione insie~ inistica {w €A:p(a) ® vera} C {a € A: q(x) & vera} Questo ci porta anche a osservare esplicitamente il ruolo importante giocato dagli insiemi definiti da proprieta. Introducendo il concetto di insieme, abbiamo spiegato cosa. significa definire un insieme per tabulazione dei suoi elementi, come quando scriviamo A= {1,2,5} Abbiamo anche osservato che questo metodo ha senso solo quando V'insieme che si vuole definire possiede un numero finito di clementi (altrimenti, non possiamo elencarli tuttil). Ora possiamo esplicitare qual é l'altro modo di definire un insieme, modo che abbiamo gid usato in vari esempi e che 2 tipico di quando si vuole definire un insieme infinito: definire un insieme mediante una proprieta caratleristica, come nell’esempio: Dg = {n € N: nb divisibile per 4} ©, volendo enunciare in astratto questo schema logi B= {we A:p(a) 2 vera}. In queste definizioni, importante & che la propriet& p (sr) che si utilizza abbia senso per ogni « dell’insieme A, e quindi risulti vera o falsa (senza ambiguita di significato) per ogni particolare x € A; l'imsieme B consisterA allora di tutti e soli quegli « appartenenti ad A per cui la proprieta p(x) vera. A questo proposito, @ fondamentale che sia specificato Vinsieme universo A in cui si ragiona: ad esempio, “L’insieme dei numeri naturali divisibili per 4” ¢ non invece “L’insieme dei numeri divisibili per 4”, che avrebbe un significato ambiguo (il numero v2 é divisibile per 4?). Negazioni e dimostrazioni indirette Terminiamo questa rapida panoramica sui concetti logici e insiemistici puntualiz- zando alcuni fatti relativi alla negazione di una proposizione, ¢ il suo utilizzo nelle dimostrazioni indirette. eee 12 Capitolo 1. Numeri © 978-88-08-06485-1 Cominciamo ad osservare che l’implicazione universale Vax € A (p(x) => @(2))” amente equivalente a (1.6) “Ya € A (non q (x) =+ non p(c))” La seconda implicazione si dice la confroinversa della prima. Ad esempio: poiché sappiamo che vale il teorema “Yin © N (n dispari => n? dispari) ”, allora possiamo anche affermare che “Yn €N(n® pari => n pari)”. : sian? pari, e proviamo che allora n & pari; se n non & pari, allora 8 dispari, ¢ quindi per la prima implicazione anche n? & dispari, contro V'ipotesi che n? sia pari. Di conseguenza n ® pari ¢ la seconda implicazione & dimostrata, Un attimo di riflessione mostra che il ragionamento appena fatto ha una validita, generale, ¢ mostra appunto che se ® vera la (1.5) allora @ vera la (1.6); di pit, se vera la seconda allora & vera la prima (perché “non non p” ? logicamente equivalente ap), per cui le due sono logicamente equivalenti. Lrequivalenza tra (1.5) e (1.6) & deta legge delle controinverse e un tipico metodo di dimostrazione indiretta consiste appunto nel provare la (1.6) per mostrare che vera la (1.5) Laltra tipica dimostrazione indiretta 8 la dimostrazione per assurdo, che esempli- fichiamo col seguente teorema, che ci sara utile in seguito. TEOREMA 1.2 Non esiste un numero razionale il cui quadrato é 2. La segnente dimostrazi ne si trova negli Elementi di Euclide (cirea 300 a.C.). DIMOSTRAZIONE. Supponiamo per assurdo che esista un numero r € Q tale che r? = 2. Possiamo scrivere r = 2 con n,m € Z,m # 0. noltre, possiamo supporre che la frazione n/m sia gid ridotta ai minimi termini, ossia “semplificata” (in altre parole: n,m non contengono fattori comuni). Abbiamo dunque la catena di implicazioni (5-2 a per cui n® é pari; ma allora per la (1.7) anche n@ pari e possiamo scrivere n = 2k per qualche k ©. Allora la relazione n® = 2m? si riserive © 978-88-08-00485-1 2 Sommatorie e coefficienti binomial 13 per cui m? @ pari; ma allora per la (1.7) anche m & pari; dunque sia n che m sono pari, © questo 2 assurdo, perché avevamo supposto che la frazione n/m fosse gid stata semplificata. In generale, la dimostrazione per assurdo consiste nel supporre vera l'ipotesi del teo- rema e la negazione della tesi, e dedurre da questi fatti una contraddi tipo Sia nelle dimostrazioni per assurdo sia nell’usare la legge delle controinverse, occor- re naturalmente saper costruire la corretta negazione di una proposizione o proprieta. data. Si osservi che questa ¢ un’operazione puramente formale, sintattica, che non ha a che fare col contenuto della proposizione, né col fatto che essa sia vera o falsa, Riportiamo schematicamente aleune regole tipiche con eni si costruisce la negazio- ne di una proposizione o proprieta. II lettore & invitato a rendersi conto della validit’ di queste regole ragionando su esempi conereti. Se p(x) ,q (x) sono due proprieta qualsiasi, allora: jone di qualsiasi i “p() © g(a)” & “non p(x) 0 non q («) # la negazione di “p (x) 0 q(2)” & “non p(x) e non q(2)"; la negazione di “non p(x)” & p(x); © la negazione di “Var vale p(x)” 8 “S r: non p(z)” ¢ la negazione di “x: vale p(2)" & “va non p(r)” # la negazione di “Vz (p(x) + q(«))” @ “Sz : (p(2) enon q(z))” ® 2 SOMMATORIE E COEFFICIENT! BINOMIALI 2.1. I simbolo sommatori DEFINIZIONE 1.1 Siano a}, 02,...,,, 1 numeri reali. La loro somma ay tant... +a, si pud indicare in forma compatta col simbolo di sommatoria: ea imi ommatoria per i da 1 a n di a;”. Il simbolo i si dice indice di somma- che si legge: toria. Tlsimbolo di sommatoria dunque una pura e semplice stenografia, che tuttavia risulta molto utile quando i termini a; sono definiti esplicitamente in funzione dell'indice i, ad esempio: 14° Capitolo 1. Numeri © 978-88-08-06485-1 Per usare agilmente il simbolo di sommatoria occorre capire bene l'utilizzo dell’indice di sommatoria. Anzitutto, l’indice di sommatoria é un indice muto. Questo vuol dire che se si sostituisce i con j,k 0 qualunque altro indice (in tutte le sue occorrenze) il senso dell'espressione non cambia: Invece, Pedi 1 in quanto i due simboli indicano la somma, rispettivamente, dei primi n oppure dei primi rm quadrati: se n # m il risultato sara diverso. Le seguenti proprieta formali delle sommatorie sono facilmente comprensibili se si pensa a cid che esse affermano in termini di somme scritte per esteso. PRoPOSIZIONE 1.1 (PROPRIETA FORMALI DELLE SOMMATORIE) 1. Prodotto per una costante (proprieta distributiva): Sle ax) =e Soa hal 2. Sommatoria con termine costante: pe _ n=c-(numero di addendi della sommatoria) 3. Somma di sommatorie: Yate D (ae +h) a 4. Scomposizione: nem . nb a= Vat YO ax st A 5. Traslazione di indici: 7 ya x tiem 6. Riflessione di indici: La dimostrazione di queste proprieta & un esercizio di trascrizione: basta, cio’, seri- vere per esteso che cosa indica ciascuna sommatoria ed eseguire qualche passaggio elementare. © 978-88-06-06485-1 2 Sommatorie e coefficienti binomiali 15 Somma di una progressione geometrica Si dice che n termini sono in progressione geometrica se il rapporto tra ogni termine (a partire dal secondo) ¢ il precedente & costante. Tale costante si dice ragione della progressione, Se il primo termine @ a ¢ la ragione 2 q, i termini successivi saranno aq, ag”, aq, © cost via. Proposizione 1.2 Per la somma dei primi termini della progr di ragione q#1 (¢ a= 1), vale la formula jone geometrica (2.4) Se q=1 la sommatoria scritta vale n +1, ovviament DIMOSTRAZIONE. Proviamo V'identita nella forma equivalente: Q-g Saba1-9"". io Infatti, applicando le propriet& delle sommatorie 1, 5, 4 (v. proposizione 1.1) si ha: ni sete 8 =1430- (Set er") 1 f ® 2.2 Fattoriale din Un'espressione di uso frequente in Analisi @ il fattoriale din. Con cid si intende il prodotto dei primi n interi: si indica con ni! (e si legge “n fattoriale”) ml =1-2-3-...-(n-1)-n Si pone, per definizione, 0! = 1. I numero n! cresce molto rapidamente al crescere di n, Beco i primi valori nlojif2]3]4]5]6f] 7 | 8 | 9 10 nt} 1} 1} 2] 6 | 24 | 120 | 720 | 5040 | 40320 | 362880 | 3628800 Alcune proprieta del fattoriale, di verifica immediata, sono: nl=n(n-V)! Gopi T he Dn-9).. (n-k+1) 16 Capitolo 1. Numeri © 978-88-08-06485-1 L'ultimo prodotto scritto & il prodotto di k fattori, partendo dan e decrescendo Per esempio, 100! [a = 100- 99-98-97 - 96 951 Si noti che una calcolatrice taseabile riesce a calcolare 100 - 99 - 98 - 97 - 96 senza problemi, ma segnala “errore” non appena si digita 100! Conviene sempre semplificare il pitt possibile le espressioni che contengono il fattoriale, prima di calcolarle. Una prima applicazione del fattoriale si ha nel problema seguente: in quanti modi & possibile ordinare n oggetti distinti? Per esempio, se abbiamo tre ogget hak , ach, bac, bea, cab, cba Ognuno di questi ordinamenti si chiama. permutazione (0 sostituzione) degli n oggetti. Si ottiene facilmente che il numero delle permutazioni din oggetti distinti & n! Basta infatti pensare di realizzare una permutazione collocando gli n oggetti in n scatole numerate da 1 an. La prima scatola si pud riempire in n modi. Riempita la prima scatola, si pud riempire la seconda in (n—1) modi con i restanti oggetti. Cos) il complesso delle prime due seatole si pud riempire in n(n —1) modi. Il complesso delle prime tre scatole si pud riempire in n(n — 1)(n — 2) modi e cosi via fino a riempire tutte le scatole, a,b, €, questi possono essere ordinati in 3! = 6 al 2.3 Coefficienti binomiali e formula di Newton Sviluppando Ia potenza n-esima di un binomio (a-+ b) gi trova (a+6)" =(atd)(a+b)...(a+) Dennaror® = T numeri ¢n,x sono detti coefficienti binomiali e intervengono in molte questioni non solo di Analisi, ma anche di Probabilita, Statistica, ete. Essi si indicano col simbolo (j) (si legga: n su i); si pud dimostrare che hanno l'espressione seguente: n nt ome (.) “item OS BS" Per quanto osservato poco sopra, si pud serivere anche: (t) =n@cbena. (n—k +1) espressione che 8 pitt maneggevole per il calcolo effettivo. La formula di Newton si scrive dunque: (2.2) (a+6)"= > (2) akpn-k =o Valgono anche le seguenti proprieta, di facile verifica: eo GE) @-G2)+0') © 978-66-00-06405-1 2 Sommatorie ¢ coefficienti binomial 17 Una dimostrazione delle propriet (2.2)-(2.3) sara data nel paragrafo 7. Quest'ultima relazione permette di calcolare i numeri (/:) per mezzo del cosiddetto triangolo di Tartaglia; in cima al triangolo si pone il numero (§) = 1 (per definizione); ai lati si pongono i numeri () = (") =1 per ogni m > 1 eallora, per 0 < k i= > i+ $> i eseguendo nella seconda sommatoria una rifles- p= Fi sione di indici. et oe Sek+iyan Ss Suggerimento: sfruttare il risultato dell’esercizio precedente, ". n(n +1) (2n+1) 8 peter x § Suggerimento: Dp_g (kK +1)° = Dp Dialtra parte, Sj, (k + 1)° = Yj espressioni. (194.367 43k-41) = DR 43D + KS = Sy, k® + (n +1)". Dal confronto tra le due "Re 18 Capitolo 1. Numeri © 976-80-06-06485-1 ©) Calcolare esplicitamente la seguente somma, semplificando opportunamente: 100 ¥(i-eH) hel Calcolare esplicitamente le seguenti somme, sfruttando la formula per una progressione 3. CAMPI ORDINATI Inizieremo ora a studiare pit da vicino la struttura degli insiemi numerici che abbiamo introdotto in precedenza, ed in particolare Vinsieme Q dei numeri razionali e Pinsieme BR dei numeri reali, Chiariamo subito che non intendiamo presentare tma costruzione rigorosa di questi insiemi, Piuttosto, dando per presupposto che lo studente sappia gia cosa sono i numeri razionali e reali (ovvero accontentandoci della descrizione ingenua ii questi insiemi che abbiamo presentato nel paragrafo 1), puntualizzeremo con pith precisione quali sono le proprieté di cui godono questi insiemi numerici. Iniziamo quindi col richiamare le proprietA (ben note) dei numeri razionali; indi- chiamo con a, b, c... generici numeri razionali. © Ry. B definita in Q uWoperazione (detta addizione 0 somma) che ha le seguenti proprietd: L Yao atb=b+a (propriet commntativa) 2. Wa,dye (a+b) +e=at(b+e (proprieta associativa) 3. Esiste un elemento (elemento neutro della somma, detto zero e indicato con 0) tale che Va, a+0 =a 4, Wa, esiste un elemento (Vinverso di a rispetto alla somma, detto opposto di a e indicato con —a) tale che a + (-a © Rp. E definita in Q un’operazione (detta moltiplicazione © prodotto) che ha le seguenti proprieta: 1. Vad a-b=bea (proprieta commutativa). 2 Va,be (a-b)-c= a: (be) (propricta associativa). 3. Esiste un elemento (elemento neutro del prodotto, detto unitd e indicato con 1) tale che Ya, a-1 =a. 4. Va # 0, esiste un elemento (I'inverso di a rispetto al prodotto, detto reciproco di ae indicato con } oppure a~*) tale che a-a~! = 1 Le operazioui di somma ¢ prodotto sono legate dalla seguente proprieta: 5. Wa,bye (a+b)-c=a-e+b-e (proprieta distributiva). Si osservi che le proprietA delle due operazioni sono quasi le stesse; le uniche differenze sono: il fatto che, per il predotto, non esiste l’inverso dell’elemento neutro della somma (cio’ non esiste 1/0), ¢ la proprieta distributiva (in cui somma e prodotto giocano un ruolo asimmetrico). Questi fatti famo si che le due operazioni siano sostanzialmente diverse. © 978-88.08.06485-1 3 Campi ordinati 19 Dalle propriet’ Ri ¢ Ra discende la possibilita di eseguire senza restrizioni le quat- tro operazioni fondamentali: addizione ¢ moltiplicazione (sopra definite), sottrazione (ponendo a—b = a+ (—b)) e divisione (ponendo a: b = ab~ purché sia b # 0). Rappresentazione geometrica Una rappresentazione di tipo geometrico di Q si pud ottenere associando a ogni nu- mero razionale un punto della retta euclidea. Ad un punto di questa, scelto arbitra- riamente, si associa 0 € a un altro, distinto dal primo, si associa 1, individuando cost il segmento orientato 01 che costituisce lunith di misura. A questo punto si ha una corrispondenza biunivoca tra i numeri razionali e quei punti P della retta che sono cstremi dei segmenti orientati 0P commensurabili (nel senso classico della geomet elementare, cio’ che hanno un multiplo comune) con 01 Figura 1.4. Per descrivere compiutamente la struttura dell’insieme @ osserviamo anche che esso ? un énsieme ordinato; cio’ che nelVinsieme Q & definita la relazione < (minore o uguale di, ..; analogamente la relazione >: maggiore o uguale di ...), la quale & una relazione Wordine, cioe verifica le tre proprieta seguenti 1 Va a0 sea m per ogni elemento x € E; limitato se valgono entrambe le condizioni, ossia esistono due numeri, me M. tali che m ai} non esiste vp {e€Qiv2 0," <2} non esiste 0 22 Capitolo 1. Numeri © 978-88-08-06485-1 Si osserva, negli esempi precedenti, che talvolta, pur essendo l'insieme E limitato, esso non possiede massimo 0 minimo. Introduciamo allora un concetto, fondamentale per I'Analisi matematica, che & sostitutivo del concetto di massimo o minimo: quello di estremo superiore (sup) ed estremo inferiore (inf) Derinzione 1.3 Sia & C X. Un mmero k € X (non necessariamente € E) si dice un maggiorante (minorante) di E se k > a (k 0 a se a<0 Dalla definizione di valore assohuto segue immediatamente che: (4.2) Vaz0: |x| -a ¢ ae 8 _ en rensintennitieieneent fa, 5) (6, +00) Figura 1.6 © 970.88.00-06405-1 5 Radicali, potenze, logaritmi 25 Si pud dimostrare che gli intervalli, limitati o illimitati, sono tutti e soli i sottoinsiemi I di R che soddisfano la seguente proprietA caratteristica (detta connessione): presi comunque tre numeri reali @1 <2 <3, 80 21,03 € I, allora x2 € I. Nel seguito ci capitera di considerare il prodotto cartesiano di due (o pit) intervalli, cui si pud dare il significato geometrico di rettangolo (in due dimensioni) o parallelepipedo (in tre dimensioni). fl py ie Bi QZ Sia A= [0,1], B= [1,2]; la figura 1. Ax A indicato anche con A®. di pagina 8 illustra gli insiemi A x B, Bx A © 5 RADICALI, POTENZE, LOGARITMI Tn conseguenza della proprieta Ry possiamo eseguire, nel campo reale, operazioni che sono solo occasionalmente possibili nel campo razionale, come l'estrazione di radice o Velevamento a potenza. 5.1 Radici n-esime aritmetiche TEOREMA 1.3 Sia y € Ry > 0 en un intero > 1. Esiste un unico numero reale positivo x tale che 2" ‘Tale numero si chiama radice n-esima aritmetica di y e si indica con uno dei simboli vi oppure y"”", Si noti che la radice n-esima aritmetica ¢ non negativa, per esempio V4 =2, V9 =3e pit in generale Vx? = |2|. Una semplice dimostrazione di questo teorema potrd essere data pit avanti nel corso, utilizzando le proprieta delle funzioni continue (si veda il eap. 3, par. 4.1). Per ora ci limitiamo a mostrare, con un esempio, come si pud costruire la rappresentazio- ne decimale della radice n-esima. Cerchiamo l’allineamento decimale di V2; questo numero, non essendo razionale, sari rappresentato da un allineamento infinito (non periodico). Si procede cosi: si costruisce una classe di numeri razionali della forma 0 2; avremmo ottenuto 2 19 142 Questo insieme Hy, @ limitato inferiormente (ogni elemento & > 1), percid possie~ de estremo inferiore; si dimostra che inf By = sup £_. I numeri della classe E_ approssimano \/2 per difetto, quelli della classe Ey. per eccesso. 5.2 Potenze a esponente reale Lrestrazione di radice n-esima & Voperazione inversa dell’elevamento a potenza intera. Si pud estendere Voperazione di clevamento a potenza per ogni esponente razionale c la base @ positiva (utilizzando il teorema precedente) ponendo (si assume: m € Z, n positivo). Se infine lesponente & reale b = bo, bib individuato dalla classe di numeri il numero a’ (a > 0) sard abe qh qhsbibs in un modo simile a quello del caso della radice. Se la base a & negativa 'operazione di elevamento a potenza a? & definita solo in certi casi: se lesponente b @ intero, oppure razionale n/m purché non sia n dispay ed m pari. Infatti: si pone a"/"" = Ya" e inoltre, se c < 0 e m dispari, si definisce Per esempio: (29/5 = 8 - -¥8 (2 = (-2)/4 = Y=B non esiste nel campo reale! Quando si dice “non e in R” si intende che non é possibile definire tale operazione in modo da mantenere valide le usuali regole di caleolo. Qualcosa di pit sull’argomento sari detto nel paragrafo 8, parlando dei numeri compless Le proprieta principali dell’elevamento a potenza sono: © 978-88-08-06485-1 5 Radicali, potenze, logaritmi 27 P siano a,b reali positivi, c,d reali qualsiasi 1 Ya#0; 1°=1 Ve Ey a >0 Ve; a®Slseaslec>0 By (ab)? =a°-b° Fx (abr = abe Bs c0 5.3 Logaritmi Consideriamo lequazione con y assegnato e x incognito. Anzitutto, se a = 1, essa & risolubile solo se y = 1 (e in tal caso ogni numero reale x ® soluzione). Sia dunque a # 1. Se y < 0 essa non ha, alcuna soluzione (cfr. B;). Il seguente teorema ci dice che essa ha una sola soluzione per ogni y > 0. TeoreMa 1.4 Sia a > 0,0 41, y > 0. Bsiste un unico numero reale x tale che aay. ‘Tale numero prende il nome di logaritmo in base a di y ¢ si indica col simbolo log, y. Quindi, per definizione: al°%«¥ = y. Le proprieti dei logaritini, che si deducono da quelle degli esponenziali, sono: siano x, y,a reali positivi, a # 1 Ly log, ry = log, # + log, y Ty logy 7 log, © — logy y Ly log,2*=alog,2 VaeR Ly log, =-logie (@#1) Ls logy Vb>0, b#1 Nel capitolo 2 introdurremo il concetto di funzione ¢ vedremo che le operazioni so- pra definite consentono di introdurre tre importanti classi di funzioni: le potenze, gli esponenziali e i logaritms. 28 Capitolo 1. Numeri © 978-88-08-06485-1 5.4 Approssimazioni Concludiamo questo paragrafo con qualche osservazione sulle approssimazioni che si fanno lavorando coi numeri reali. Cominciamo col ricordare che un numero raziona- le pud essere sempre espresso con precisione assoluta, sia ricorrendo alla scrittura frazionaria che a quella decimale (eventualmente con cifre periodiche). Invece non possibile, naturalmente, scrivere tutte le cifre decimali di un numero irrazionale, dato che queste sono infinite ¢ si susseguono senza periodicita. Cosa. significa allora “co noscere” o “specificare” 1m numero irrazionale? Significa conoscere qualche algoritmo che ci consenta (almeno teoricamente) di scrivere tante cifre decimali esate quante ne desideriamo. Nell’esempio (gid considerato) del numero irrazionale 0,1010010001 (formato in base alla regola: scrivere una cifra 1, una cifra 0, una cifra 1, due cifre 0, una cifra. 1, tre cifre 0, e cost via) ® chiaro che potremmo scrivere tante cifre quante ne desideriamo. In altri casi, come V2 0 log, 3, le cose sono pitt laboriose, richiedendo Pesecuzione di caleoli iterativi per determinare ogni successiva cifra decimale; tuttavia, questi calcoli sono effettivamente eseguibili, Altre volte, in Analisi matematica, un numero viene specificato in modo non costruttiv, denotandolo come unico numero che risolve un determinato problema (una volta che si sia dimostrato appunto che tale soluzione esiste ed ® unica). Si tratta di un modo operativamente meno soddisfacente, ma teoricamente ineccepibile Veniamo ora. agli aspetti pratici. Ogni volta che eseguiamo caleoli con una caleo- latrice taseabile, questa scriverd, solo numeri con un numero fissato di cifre decimali dopo la virgola (tipicamente 9). Questo significa che stiamo lavorando solo con numeri ravionali, anzi con un sottoinsieme finito dell’insieme Q! Lavorando con un computer le cose migliorano un po’, ma rimaniamo comunque nell’ambito di sottoinsiemi finiti di Q. Occorre naturalmente esserne consapevoli. Olire all’approssimazione generata dagli strumenti di calcolo, a volte siamo noi stessi a non essere interessati a troppe cifre decimali; introduciamo allora volutamente delle approssimazioni, scrivendo ad esempio v2 ~ 1,414. i ricordi, a tale proposito, la regola di arrotondamento espressa dai seguenti esempi: 22,4138 ~ 2,41 2,4152 ~ 2,42. Esplicitamente: Vultima cifra che si scrive viene arrotondata all’unita inferiore (supe- riore) se la prima cifra che si trascura é da 0a 4 (rispettivamente, da 5 a9). © 6 INSIEMI INFINITI Accenniamo ora ad una questione fondamentale che ha a che fare con gli insiemi, e precisamente il problema di come si possa confrontare la “numerosita” degli insiemi infiniti, Avvertiamo che cid che diremo in questo paragrafo non saré direttamente uti- © 978-88-08-06485.2 © Insiemi infiniti 29 lizzato nel seguito del corso; tuttavia, ci sembra.giusto dare spazio a questo problema, al tempo stesso cosi naturale e difficile’. Affrontiamo il discorso a partire dagli insiemi numerici notevoli che abbiamo introdotto: N,Z,@Q,R. Chiediamoci: quanti sono gli clementi di ci insiemi? Intuitivamente, la risposta sembra ovvia: ciascuno di questi insiemi ha infiniti clementi; tuttavia i numeri razionali sono pitt numerosi dei numeri interi, essendo ZCQ,e per lo stesso motivo i numeri reali sono di pitt dei numeri razionali. Queste risposte pongono perd un problema: come possiamo affermare, al tempo stesso, che due insiemi sono entrambi infiniti, ma uno é pit: numeroso dell’altro? Com’? possibile, in generale, confrontare la numerositA degli insiemi infiniti? Ad esempio, ci sono pitt punti in una sfera o in un piano? (In questo caso, nessumo dei due insiemi & contemuto nell’altro). Per dar senso a queste domande, prima ancora che per sapervi rispondere, occorre definire cosa si intenda per uguale numerosita di due insiemi. Astraendo dall’espe- rienza. del contare gli elementi di un insieme finito, si é giunti a identificare Pidea di uguale numerosita con quella di corrispondenza biunivoca. Derinizi0Ne 1.5 Due insiemi A, B si dicono di uguale cardinalita o potenza (termini che traducono lidea intuitiva di numerosita) se possono essere messi in corrispondenza biunivoca tra loro, cio® se esiste una legge che associa ad ogni elemento di A uno e un solo elemento di B, e viceversa. Si osservi, ad esempio, la seguente corrispondenza tra gli insiemi Z e N: Zo 1 -1 2 40 n —n Pt lf I | N 0 1 2 8 2n-1 an Come si vede, la legge ora definita realizza una corrispondenza biunivoca tra Z e N. Quindi, anche se dal punto di vista dell’inclusione Z ha “piit elementi” di N (nel senso che ha tutti gli clementi di N pit altri), gli insiemi hanno la stessa cardinalita (si dice anche che sono equipotenti). In questo senso, quindi, vanno pensati come ugualmente numerosi. Derinizione 1.6 Si dice numerabile un insieme che ha la stessa cardinaliti diN. Ad esempio, Z & numerabile. Il termine numerabile indica che gli clementi dell'insieme si possono enumerare, ossia disporre in un clenco numerato (posto 1, posto 2, posto Bj) Di pid, possiamo dimostrare che: TroREMA 1.5 Q é numerabile. ‘Le ricerche sulla numerositd degli insiemi infiniti iniziarono nel 19° seeolo con Bolzano, Dedekind, ¢ soprattuite Cantor, il cui nome ® legato in maniera speciale a questo tema, 30 Capitol 1. Numer © 978-88-08.06485-1 DIMOSTRAZIONE. Cominciamo a dimostrare che Vinsieme dei numeri tazionali positivi & numerabile. Per far questo, rappresentiamo i numeri razionali positivi come frazioni n/m, con n,7m interi positivi, e disponiamo queste frazioni in una tabella triangolare infinita, al modo seguente: 2%, con nm 2 3 4 5 | ote sen ee mie Si noti che: tutte le frazioni che rappresentano numeri razionali positivi compaiono in questa tabella alteno una volta; alcuni sono ripetuti pitt volte (ad es. 1/1 = 2/2); ogni riga ha Tunghezza finita. Quindi possiamo mettere in corrispondenza biunivoca N con l’insieme dei razionali positivi, percorrendo la tabella, riga dopo riga (¢ saltando un elemento quando & uguale ad uno gid incontrato). Ad esempi 1f2}sfa]s r i aie] a ww] © T z 1 3 (si noti che abbiamo saltato 2/2 perché nguale a 1/1, gid incontrato), Questo dimostra che Vinsieme dei razionali positivi @ numerabile; allora anche Q @ numerabile, e questo si pud provare con una dimostrazione analoga a quella con cui abbiamo provato che Z & numerabii detti qi,qz.qs,.-. i tazionali positivi, si pone: N 1 2 3 4 5 6 Q@ 0 a —H ® 2 4% che realizza una corrispondenza biunivoca tra Ne Q. ‘Aver scoperto che diversi insiemi infiniti, uno propriamente contenuto nell’altro (N,Z,Q), hanno la stessa cardinalita, potrebbe far pensare che questo sia vero per initi gli insiemi infiniti. Cid non @ vero. Infatti, si dimostra, che: TEOREMA 1.6 R non é numerabile. DIMOSTRAZIONE. La tecnica di questa dimostrazione prende il nome di procedimento dia gonale di Cantor ed ® un'idea semplice ma profonda che si utilizza in varie parti della matematica, Proveremo, per V'esattezza, che Vintervallo [0, 1] ha una eardinalita non numerabile, da cui seguir, a maggior ragione, la non numerabilita di R. Supponiamo dunque per assurdo che [0,1] sia numerabile e disponiamo tutti i numeri reali dell’intervallo [0, 1] in un elenco Ti,r2,9... Sctiviamo ora ogni numero 7; in forma decimale (cio® nella forma 0.a1a24s. dove gli a; sono cifre da 0 a 9; in particolare, se le cifre sono tutte zero si ha ry = 0 ¢ se sono tutte nove si ha ry = 1): nr =O.anazaig.. 12 = O.agrazaaas... 73 = O.agag2a33 © 978-88.08-06485-1 6 Insiemi infiniti 31 Definiamo ora il seguente numero decimale: r= O.bibaba dove le cifte b; sono definite con la seguente regola: se ay & una cifra 0,1,2,3 04, poniamo b; = 5; se ays 8 una cifra 5,6,7,8.0 9, poniamo bj = 4. Con questa definizione risulta 6; 4 ai per ogni i. Si noti che il numero r ® stato costruito ragionando sulla diagonale della tabella infinita che ha per righe i numeri rs, da cui il nome del procedimento. Osserviamo ora che r 2 un numero reale appartenente all’intervallo {0, 1] (perehé @ tipo 0.b1b2bs... con tutte le cifre uguali a 4 6 5) e d’altro canto non & uguale a nessuno dei numeri r; dell’elenco, in quanto: 1 perché la prima cifta di r & dive 1 # ry perché la seconda cifra di r 2 diversa dalla seconda cifra di r2 (perché bo # a22); a dalla prima cifra dir (perché by # au) v £19 perché... Ma questo porta a na contraddizione, avevamo supposto che gli ry esaurissero completamen- te linsieme dei numeri reali dell’intervallo [0, 1]. Dunque [0, 1] non & numerabile Poiché N non pud essere messo in corrispondenza biunivoca con R, ma pud esser messo in corrispondenza biunivoca con un sottoinsieme proprio di Ik (N stesso!), diciamo che N ha eardinalitd minore di R. Ecco quindi com’ possibile dar senso al confronto tra la “numerosita” di due insiemi infiniti. Notiamo anche che l'intervallo [0, 1] , anzi qualsiasi intervallo di R (aperto o ehiuso, limitato o illimitato) ha la stessa cardinalita di R. In altre parole, la retta non ha wna cardinalitd maggiore del segmento, ma la stessa. Questo fatto si pud dimostrare ad esempio con una costruzione geometrica elementare, che realizza una corrispondenza biunivoca tra punti della retta e di un segmento come quella in figura 1.7. iid a Figura 1,7. 1 punti del segmento (aperto) AB sono messi in corrispondenza biunivoca con i punti della retta, tracciando opportuni segmenti dai due punti fissati P,, P> alla retta stessa, La cardinalita di R prende il nome di potenza del continuo, Non solo ogni intervallo di R ha questa stessa cardinalita. Si pud dimostrare che lo stesso vale per il piano, per lo spazio tridimensionale e per i loro sottoinsiemi “continui”: per esempio, 1m piano e una sfera hanno entrambi la potenza del continuo. 32. Capitolo 1. Numeri © 978-88-08-06485-1 Abbiamo incontrato fin qui solo due livelli gerarchici di infinito: la potenza del nu- merabile e quella del continuo. Non si deve eredere che esistano solo queste due: ad esempio, Vinsieme di tutti i sottoinsiemi di R & ancora pitt numeroso di R; anzi con questo procedimento si pud sempre costruire un insieme pitt numeroso di un insieme dato: TroREMA 1.7 Sia A un insieme qualsiasi (finito 0 infinito!) ¢ P(A) il suo insieme delle parti. Alora la cardinalita di P(A) & sempre maggiore della cardinalita di A. Una dimostrazione di questo teorema & suggerita nell’Esereizio 7 dei Complement in fondo a questo capitolo. Percid i livelli gerarchici delle cardinalita infinite sono anch'essi infiniti. 7 ‘IL PRINCIPIO DI INDUZIONE Presentiamo ora un potente metodo dimostrativo, detto dimostrazione per induzione Questo procedimento si pd applicare a teoremi che abbiano la struttura seguente: “Per ogni n EN, n> no, vale la proprietd p(n)”. Ti numero ng @ il pitt piccolo intero per cui si vuole che la propricta sia vera; se no = il teorema afferma semplicemente che la. proprieta 2 vera per ogni n ¢ N. La dimostrazione per induzione consiste nei due passi seguenti 1. Si dimostra che p(n) 2 vero per n = no (primo passo dell’induzione). © . Si dimostra che, se n & un generico numero naturale > no, dal fatto che p(n) sia vero segue che p(n+ 1) & vero. Si pud allora concludere che per ogni m > no, p(n) ® vero. La validita di questo metodo dimostrativo, intuitivamente, si basa su questo fatto: 1. Per il punto 1, sappiamo che p(no) 2 vera. Supponiamo ad esempio mo = 1 sappiamo quindi che p(1) @ vera (questo va dimostrato esplicitamente). 2. Per il punto 2, poiché & vera p (1), sari vera p (2): infatti abbiamo dimostrato che qualunque sia n, se vera p(n) @ vera anche p(n +1). Ma allora, poiché @ vera p(2), sara vera p (3); ma allora é vera p(4),... ¢ cosi via, dunque & vera p(n) per ogni n > 1. Concretamente, la dimostrazione si articola in due fasi. 1. Dimostrare direttamente p(n); 2. Assumere come ipotesi p(n) (ipotesi induttiva) e provare p(n +1) E questo il punto delicato, spesso soggetto a equivoci. “Assumere per ipotesi” p(n) non significa assumere come ipotesi esattamente la nostra tesi? Non proprio. Quello che si deve provare & che: per ogni n > ng, se @ vera p(n) allora 2 vera anche p(n + 1) non se per ogni n @ vera p(n), allora & vera anche p(n + 1) © 078-88-08.06485.1 7 Wt principio di induzione 33 Lo studente rifletta sulla differenza tra le due frasi appena scritte. La sottigliezza della dimostrazione per induzione ® tutta 1. Diamo un paio di esempi significativi di applicazione di questo metodo: TeoreMa 1.8 (DisuGuAGLIANzA DI BERNOULLI) Per ogni interon > 0,0 € R,r>-1 (1+a)" > 1+ne. DIMOSTRAZIONE. Per induzione su n. Sia n = 0. Allora l’asserto diventa (ta) 2140-2, cioe 1 > 1, evidentemente vero. Supponiamo che sia vero per n, ¢ proviamolo per (n+ 1). (ita) =(1+2)-(1+a)"> (per ipotesi induttiva (1 +.2)” > 14 nz; inoltre per ipotesi (1 +) > 0 perché # > —1) > (+a) tn2)=14 (n+ l)etne® >14+(n4+)e dove nel ultima disuguaglianza si ? sfruttato il fatto che nx” > 0. La cate mostra che (1 +x)"*! > 1+ (n+ 1)2, pertanto la tesi @ dimostrata. adi disugi aglianze TroREMA 1.9 (FORMULA DEL BINOMIO DI Newron) Per ogni interon > 0, con a,beR, (a+6)" St ()) akpn-k 0 DIMOSTRAZIONE. (Questo risultato & stato gid, enunciato nel paragrafo 2.3; ora ne forniamo una dimostrazione). Per induzione su n. Per n = 0) Vasserto & (a+b) = () °°, ciob 1 = 1, vero, Sia vero per n, dimostriamolo per (n+ 1). (a +b)" = (a+b)(a +b)" = per l'ipotesi induttiva. =(4035 (jaro % (jew “Ey f=o = eseguendo nella prima sommatoria una traslazione di indict SE (ct, ownage = seorporando Faddendo per & = 0 dalla seconda sommatoria e quello per k = n-+ 1 dalla prima. =o aS (gt emt aS (Sao 34 Capitolo 1. Numeri © 978-88-08-06485.1 sommando le due sommatorie applicando Ja fornmula di ricorrenza ("f%) = (,"4) + (3) Hy yee mth) ypke +0) “E( a a = tet e ("item fo che é esattamente Vasserto voluto, per n+ 1. Chiediamoci ora che cosa giustifichi la validita del procedimento di dimostrazione per induzione dal punto di vista formale, e non puramente intuitivo. Per rispondere, si consideri anzitutto la seguente riformulazione del principio di induzione nel linguaggio degli insiemi: “Sia S un sottoinsieme di N. Se 0 € S e, per ognin € N, sem € S anche n+1€ S, allora S = N” Formulato in questo modo, il principio di induzione viene ad essere uno degli assiomi del sistema dei numeri naturali; in altre parole, questo significa che la validita di questo principio @ parte della definizione dell’insieme N. La situazione 2 analoga a quella che abbiamo incontrato parlando della proprieta dell’estremo superiore: la validita della propriet’ dell’estremo superiore (assioma di continuit) & parte della definizione dell’insieme E dei numeri Lo studente dimostri per induzione le seguenti identita, alcune delle quali si sono gid incontrate nel pararagrafo 1.2: formnla per la somma dei primi n interi “ n(n+1 Yor = MOY per ogni imtero m > 1 rast ©) La formula per la somma geometrica: ant 4= 1 per ogni intero n > 0 e numero reale q #1. Ricavare la formula per la somma dei primi n numeri pari DY (2k) per ogni intero n> 1. me © 978-28-08-00485-1 8 Numeri complessi 35 Ricavare la formula perla somma dei primi n numeri dispar DY 2k +1) per ogai intero n > 1. = 1) Dimostrare che se A 2 un insieme costituito da n elementi, Vinsieme delle parti di A ha element Dimostrare Videntita dei coeflicienti binomiali (utilizzata nella dimostrazione della formula del binomio di Newton atl % n (rt) = (25) +t) manne stn = 8 NUMERI COMPLESSI Ci sono ragioni, principalmente di natura algebrica, che ci spingono ad ampliare ulte- riormente il campo numerico; si tratta, in sostanza, di definire in tutta la sua generalita Voperazione di elevamento a potenza a? (e la sua “inversa”), operazione che, nel cam- po reale, ¢ definita per ogni esponente b solo se @ & positivo, e, se a & negativo, soltanto per alcuni esponenti (interi o razionali “ con n dispar) In questo paragrafo introduciamo quindi il campo dei numeri complessi e definia~ mo su di essi le operazioni algebriche elementari e la radice n-esima. Definiremo in seguito (cap. 5, par. 2.2) Voperazione di elevamento a potenza qualunque, cos) come i logaritmi e gli esponenziali nel campo complesso. Molte applieazioni che lo studente potra incontrare nel corso dei suoi studi richiedono I’uso di questi strumenti 8.1 Definizione di C e struttura di campo Abbiamo indicato con R? (abbreviazione di R x R) Vinsieme delle coppie ordinate (a,b) di mumeri reali, Su queste definiamo direttamente le operavioni di somma e prodotto con le seguenti regole: (8.1) (a,b) + (e,d) = (a+e,b+d) (8.2) (a,b)- (c,d) == (ac — bd, ad + be) Questa “somma” ¢ questo “prodotto” verificano le propriet& commutativa, associativa c distributiva enunciate nel paragrafo 3. Osserviamo anche che, ¥ (a, b) (a,b) + (0,0) = (0,0) + (a, 6) = (a,b) dunque la coppia (0,0) & elemento neutro per la somma. (a, b) - (1,0) = (1,0) - (a, b) a,b) dunque la coppia (1,0) & elemento neutro per il prodotto (a,b) + (—a, -b) (0,0) dunque (~a, —b) @ Vopposto di (a,b) 36 Capitolo 1. Numeri (© 976-88-08-06485.1 Se 5 a = ao os) = a? +o a8) G0) dunque la coppia (a/(a? + b?),—b/(a? + 82) & il reciproco di (a,b) Dunque le proprieta Ry, Re (vedi par. 3) sono verificate per la somma e il prodotto cosi definiti e percid l'insieme R? cosi strutturato @ un campo, che chiameremo campo dei numeri complessi e indicheremo con C. Osserviamo ora che C contiene il sottoinsieme Co delle coppie del tipo (a,0); esso & un sottocampo di C, poiché somma e prodotto di copie di questo tipo sono ancora coppie dello stesso tipo; infatti si ha: (a,6) £ (0,0) allora (a,5) - ( (a,0) + (0,0) = (a +6, 0) (a,0)- (0,0) = (ab,0) Inoltre Cy pud essere ordinato ponendo (a,0) < (b,0) se a < b. Se allora mettiamo in corrispondenza biunivoca l’insieme dei numeri reali B con Co, ponendo (0,0) a possiamo identificare i numeri reali a con i mumeri complessi del tipo (a, 0). In questo senso il campo dei numeri complessi C & un ampliamento di quello dei numeri reali R. Consideriamo ora il mmero (0,1). Esso ha la singolare proprietA che: (0,1) - (0,1) = (-1,0) cio’ il suo quadrato coincide col numero reale —1! Per questa ragione la copia (0,1) merita di essere indicata con un simbolo speciale: la indicheremo con “i” ¢ la chiameremo unité immaginaria. Forma algebrica dei numeri complessi A questo punto conviene semplificare la notazione. Osserviamo che, se seri semplicemente a invece di (a,0) eee. abbiamo (a,b) = (a,0) + (0,1) - (6,0) = a+ ib Con questa notazione le regole (8.1) e (8.2) sono le ordinarie regole del calcolo letterale, ‘ove si tenga conto che i? (a+ ib) + (c-+id) = (a +c) + (6 +d) (a +ib) « (e-+id) = (ac — bd) + i(ad + be) La serittura (8.3) z=atib & deta forma algebrica dei numeri complessi; a si chiama parte reale di x e si indica con Re(2), b si chiama parte immaginaria e si indica con Im(2). © 976-88.-00-06485-1 8 Numeri complessi 37 iano complesso In un piano cartesiano, rappresentiamo i numeri complessi a+ ib come punti di coor- dinate (a, ): ecco una semplice e comoda immagine geometrica del campo complesso. Tn questo contesto, il piano viene detto piano complesso © piano di Gauss; gli assis, y si dicono asse reale e asse immaginario: i punti sull’asse reale sono i numeri reali, i punti sull’asse immaginario sono i numeri immaginari puri (cio? del tipo ib). La somma di due numeri complessi @ il numero complesso che ha per coordinate la somma delle coordinate: il signifieato geometrico di questo fatto & che il punto z-+t si costruisce a partire dai punti 2,4 in base alla “regola. del parallelogramma” (vedi fig. 1.8). Figura 1.8. Abbiamo visto che C soddisfa gli assiomi di campo; non soddisfa perd quelli di campo ordinato, ovvero non & possibile definire una relazione < tra i numeri complessi, in modo che valgano le proprietd clencate nel paragrafo 3 (in particolare, la Ry). Infatti si pud dimostrare che da quelle proprieta segue che il quadrato di un numero qualsiasi non é mai negativo, e d’altra parte, se un numero @ positivo il suo opposto & negativo Ora, in C si ha: 1 PT i Abbiamo quindi due quadrati che sono Puno lopposto dell’altro. Nessuno dei due perd pud essere negativo (perché sono quadrati), ¢ questo & assurdo (perché tra a ¢ —a uno dev'essere negativo, se a #0). Concludiamo che C non é un campo ordinato 8.2 Coniugato e modulo Il numero complesso a — ib si dice il complesso coniugato di z = a+ ibe si indica con 2, Evidentemente si ha: 2+ 2=2a=2Re(z) 2-2 =i =2ilm(2)