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CAPITOLO 2

Cos lo Stato?
STATO E SOVRANITA
Due definizioni:
1)Definizione classica di Stato come ordinamento giuridico: Lo Stato un
ordinamento giuridico a fini generali, esercitante il potere sovrano su un dato
territorio, cui sono subordinati in modo necessario i soggetti ad esso appartenenti
2) Lo Stato una particolare forma storica di organizzazione del potere politico
nata in Europa fra il XV e il XVII sec, che si caratterizza perch esercita il
monopolio della forza legittima si di un territorio su cui vive una popolazione e
che si avvale di propri apparati amministrativi
Ci sono alcuni elementi fondamentali comuni: territorio, i soggetti che ci vivono
(popolo), il potere sovrano (cui corrisponde il monopolio della forma legittima).
La 1) parla di ordinamento giuridico a fini generali (non settoriali come un sindacato a o un
associazione sportiva)

La 2) parla di potere sociale che si basa sulluso della forza per avere certi
comportamenti, una forma di organizzazione del potere politico.
La sovranit lelemento che caratterizza lo Stato moderno.
Gli ordinamenti giuridici esterni allo Stato vengono definiti extrastatali (es. altri stati,
o sovranazionali).
Quelli sovranazionali servono ad agevolare la cooperazione tra Stati, senza
annullare del tutto la sovranit degli Stati. (Unione Europea)
Gli ordinamenti giuridici interni allo Stato vengono definiti infrastatali (es. regionali o
locali).
Sovranit esterna= sovrano quellordinamento ch non deriva la sua esistenza da
un altro e che ha la capacit escludere ingerenze interne.
Sovranit interna= riconducibile alla nozione di supremazia, autonomia. E la
capacit di porre comandi giuridici vincolanti nei confronti di tutti i soggetti
dellordinamento (art.1 la sovranit appartiene al popolo).
Queste definizioni sono state messe in discussione nel XX sec. A causa della crisi
dello stato.
LE FORME DI STATO
la forma di uno stato , sul piano descrittivo, linsieme degli elementi esteriori che
servono a cogliere lessenza, mentre, sul piano prescrittivo, linsieme delle
finalit per le quali lo stato stesso esiste.
1) RAPPORTO SOVRANITA/POPOLO/TERRITORIO: il modo attraverso il
quale la sovranit si distribuisce rispetto a popolo e al territorio, definizione
strettamente giuridica.
Con riferimento al popolo si individua lo:
- stato autoritario: sovranit concentrata in un unico soggetto: partito (stato
fascista) persona fisica (stato autoritario).
-stato democratico: sovranit distribuita su tutto il popolo
Con riferimento al territorio si individua lo:
-stato federale: sovranit distribuita sul territorio, cio tra due livelli territoriali
diversi, la Federazione e i singoli Stati membri (diverso confederazione di stati)
-stato unitario: sovranit non distribuita sul territorio ma spetta ad un unico
livello di governo, lo Stato centrale.
-stato regionale o decentrato: alle Regioni riconosciuta unimportante autonomia
legislativa (Italia)
2) PROSPETTIVA STORICA: una seconda definizione pu essere individuata in
relazione ai rapporti che, in un certo momento storico, esistono tra autorit e

libert, tra chi ha il potere (governanti) e chi ne soggetto (governati),


considerando quindi linsieme degli obbiettivi, delle finalit impresse
allordinamento statale, delle forme politiche dominanti, fini che di solito sono
scritti nella Costituzione. Sulla base di questa definizione abbiamo elaborato una
classificazione che esamina le forme di stato in prospettiva storica, consentendo di
inquadrare levoluzione nel tempo di molteplici istituti. (soprattutto Francia)
LORDINE GIURIDICO MEDIEVALE
Lo Stato moderno nasce in Europa tra il XV e il XVII secolo. Il potere era
organizzato secondo lordinamento feudale (o patrimoniale): retto da una rete
di rapporti privatistici, popolo e territorio sono patrimonio personale del re, non
c distinzione tra diritto pubblico e privato.
Riguardo la sovranit, i regni medievali non riuscivano ad evitare dallesterno
interferenze dallImpero e la Chiesa (non avevano sovranit esterna). Sul piano
interno non riuscivano a stabilire le propria supremazia nei confronti della
complessa variet dei soggetti: borghi comuni, abbazie, libere citt erano tutti
centri produttori di norme giuridiche autonome (particolarismo giuridico). (non
avevano sovranit esterna n interna). Perch muta?
Da tale economia chiusa, basata su agricoltura e autoconsumo, con comunicazioni
insicure, se sente la necessit di organizzare i commerci su scala mondiale e di
stabilire reti di comunicazione sicure. Si rese quindi necessaria la nascita di
eserciti possenti e linvestimento nella ricerca tecnologica per la balistica. Ci
richiedeva ingenti risorse finanziarie, che port il re a imporre tributi.
Lo Stato moderno nacque proprio intorno al fisco: primo apparato pubblico ad
essere stato creato, esso era linsieme di funzionari che avevano lo scopo di
raggiungere ogni angolo del territorio per cercare di ottenere il pagamento dei
tributi. Proprio attraverso le imposte si avevano adesso le risorse per creare un
esercito che fu in grado di imporre la supremazia su complesso dei soggetti
dellordinamento feudale. Quindi ci fu una trasformazione economico-sociale, ci
fu una concentrazione del potere in apparati che facevano capo al re, che divenne
sovrano assoluto.
LO STATO ASSOLUTO
Lo stato assoluto nacque tra il XV e il XVII secolo e tramont alla fine del XVIII
con la Rivoluzione francese. Esso si caratterizza per la concentrazione del potere
nelle mani del sovrano assoluto e dei suoi apparati amministrativi. La
legittimazione al potere era di tipo trascendente e dinastico: il sovrano era tale
perch figlio del precedente sovrano e per volere divino. Le finalit dello Stato
assoluto erano laffermazione della propria potenza (sovranit) interna ed esterna.
Lintera parabola storica dello Stato assoluto si condensa nel tentativo del
monarca di imporre la propria sovranit.
Viene anche definito Stato per ceti, in quanto spesso continuavano ad esistere le
strutture sociali dellordinamento feudale (es. gli Stati generali, cio le
rappresentanze dei ceti, anche se on pi riuniti da un secolo non erano mai stati
aboliti), le strutture sociali permangono. (stati generali)
La costituzione dello stato assoluto linsieme dei rapporti tra i diversi soggetti
(monarchia e ceti).

Lo stato di polizia riguarda la parte finale della parabola storica dello Stato
assoluto, cio lassolutismo illuminato del XVIII secolo. Il fine dello Stato di
polizia il benessere e la felicit dei sudditi, anche se non cambiarono le strutture
dello Stato assoluto. Si ha interventismo in molti settori della vita sociale. Ci non
fu per sufficiente a seguito della rivoluzione industriale che determin lavvento
dello Stato liberale di diritto, con lemergere della borghesia.

LO STATO LIBERALE DI DIRITTO


Lo Stato liberale di diritto nacque nel 1789 e si consolid nel XIX sec ed entr in
crisi nel XX secolo con lascesa delle classi lavoratrici. Quando ci si riferisce allo
Stato Liberale si vuole indicare essenzialmente la finalit perseguita dai poteri
pubblici, mentre con lespressione stato di diritto si ha riguardo agli strumenti
utilizzati.
La sua finalit era la garanzia dei diritti individuali, da tutelare nei confronti delle
ingerenze del monarca assoluto e in definitiva, nei confronti dello stato stesso.
Lidea: lindividuo titolare di diritti naturali, e lo Stato deve garantirli soprattutto
rispetto al potere pubblico.
Lo stato liberale di diritto nacque con lemergere della borghesia, ovvero non
apparteneti alla nobilt ma proprietari, che richiedevano libert economiche per
portare avanti la propria iniziativa imprenditoriale, oltre a regole uguali per tutti; e
di partecipare alla gestione del potere (col ruolo dei Parlamenti).
Le sue finalit sono scritte nella Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino
del 1789: il fine di ogni associazione politica (Stato compreso) la conservazione
dei diritti naturali e imprescrittibili delluomo: libert, propriet, sicurezza e la
resistenza alloppressione. Si perseguivano essenzialmente le finalit che stavano
a cuore alla classe borghese: Stato monoclasse.
Lo stato liberale di diritto si serviva del diritto ed in particolare del:
-principio di legalit
-nozione moderna di Costituzione
-principio della separazione dei poteri
PRINCIPIO DI LEGALITA: ogni atto dei poteri pubblici deve trovare
fondamento e limiti in una norma giuridica previamente adottata. Nello Stato
assoluto Rex facit legem (diritto posto dal titolare del potere). Nello Stato di
diritto Lex facit Regem: la legittimazione del potere di tipo legale-razionale: i
titolari del potere sono tali perch c una norma che lo attribuisce loro.
Esiste una norma previa sulla quale deve fondarsi ogni atto del poteri pubblici.
Tale norma la legge, generale e astratta, o come prodotto del Parlamento, che
espressione della volont generale
La legge era caratterizzata da generalit ed astrattezza.
-generali: che si applicano a tutti i soggetti dellordinamento (settoriali=un
gruppo)
-astratte: suscettibili di ripetute applicazioni nel tempo (concrete= unica
applicazione).
1.La generalit e lastrattezza si collegano al principio di uguaglianza: nello Stato
liberali il trattamento giuridico riservato in modo uguale a tutti i soggetti, mentre
nello Stato assoluto a seconda del ceto. Dire che tutti gli atti del poteri pubblici,
soprattutto quelli limitativi dei diritti, si devono fondare sulla legge significa
impedire trattamenti differenziati, ovvero speciali. Un corollario del principio di
legalit il principio di giustizia degli atti viziati.
2.Nello Stato di diretto si scelse la democrazia rappresentativa, nella quale la
volont dei cittadini si esprime indirettamente attraverso rappresentanti eletti. (no
democrazia diretta)
Ameno una delle due camere del Parlamento era elettiva. Ogni membro delle
assemblee elettive rappresentava la Nazione (entit pregiuridica che esprime
ununit).
Il suffragio pero era limitato sulla base del censo e del livello culturale (finzione
di uguaglianza!)
NOZIONE DI COSTITUZIONE IN SENSO MODERNO: atto giuridico
vincolante per tutti i soggetti dellordinamento, per garantire i diritti e costituire il
fondamento di tutti i poteri.

La Costituzione, come atto normativo, si caratterizza in quanto idonea a


garantire e costituisce il fondamento della legittimazione del potere. La
Costituzione un atto del potere costituente, cio il potere che pone la
costituzione, latto sul quale si fondano tutti i poteri costitutivi. Questo potere si
manifesta attraverso varie forme: o attraverso unassemblea costituente o tramite
concessione del monarca assoluto (Statuto Albertino) e si pone fuori dal mondo
del diritto. Il potere costituente non limitato dalla costituzione n da nessun altra
norma giuridica: si colloca al di fuori del mondo del diritto. Diversi sono i poteri
costitutivi che si fondano sulla Costituzione, la quale pone dei limiti nei loro
confronti.
IL PRINCIPIO DELLA SEPARAZIONE DEI POTERI: secondo tale potere le
diverse funzioni dello Stato, legislativa, esecutiva e giurisdizionale, devono essere
conferite ad organi o gruppi di organi diversi. Tale separazione una reazione allo
Stato assoluto.
Potere: prodotto dellesercizio di una funzione da parte di un organo. Senso
tecnico-giuridico.
Organo: insieme di uffici pubblici che svolge unattivit a rilevanza esterna.
Uffici: insieme di mezzi personali e materiali organizzati per realizzare un
determinato compito.
Funzione: attivit preordinata ad un fine. Nello stato liberale si individuavano tre
funzioni:
-funzione legislativa: attivit volta a predisporre norme giuridiche generali e
astratte, attribuita al Parlamento.
-funzione esecutiva: applicazione della legge generale ed astratta.(attiribuita al
governo)
-funzione giurisdizionale: applicazione della legge con esclusivo riferimento alle
controversie (magistratura)
Principio della tipicit degli atti: ogni atto ha una forma tipica, in quanto
prodotto a seguito di un certo procedimento.
Latto del potere legislativo si caratterizza per la forza (capacit di innovare
lordinamento)
Latto del potere esecutivo si connota per lesecutoriet (capacit di imporsi
immediatamente)
Latto del potere giudiziario (sentenza) produce leffetto del giudicato, ovvero fa
stato tra le parti del giudizio in modo definitivo.
LA CRISI DELLO STATO LIBERALE DI DIRITTO
Lo stato liberale di diritto non riusc a resistere allallargamento della base sociale
determinato dallestensione del suffragio. 1912: riforme di Giolitti, 23%
popolazione. Nel 1921 28% della popolazione. Fino al 1946 rimasero escluse le
donne. Cifre molto basse ma che riuscirono a scardinare la struttura dello stato
liberale di diritto. Tali trasformazioni misero in evidenza le molteplici
contraddizioni dello stato liberale di diritto.
1. I diritti che si volevano garantire erano pochi, le libert negative, cio le pretese
di escludere le insorgenze esterne nella sfera personale dellindividuo. Ad esempio
per quanto riguarda il principio di propriet, si tutelava il borghese e non il
cittadino.
2. Contraddizione circa il principio di uguaglianza che doveva in realt essere il
perno dello stato liberale. Il carattere liberista di questa forma di stato, e quindi
lastensione dellintervento pubblico nella sfera economica, consentiva la nascita
di uguaglianza sociali.
3. Contraddizione circa il principio della sovranit della nazione secondo il quale
il principio di ogni sovranit risiedeva nella nazione, tuttavia il suffragio limitato

faceva s che la nazione fosse composta solo da soggetti con diritto di voto
(borghesia) e che la legge fosse il prodotto della volont di questi. Stato
monoclasse.
4. Una quarta contraddizione riguardava i caratteri della Costituzione che
pretendeva di porsi come atto vincolante di tutti i poteri pubblici. Una di ordine
politico-sociale (il Parlamento non voleva sottostare ai limite espressi nella
Costituzione), laltra di ordine tecnico-giuridico (la costituzione del periodo
liberale non erano assistite da garanzie nei confronti delle leggi incostituzionali).
Le costituzioni di stato liberale diventarono flessibili, cio modificabili con legge
ordinaria.
Con lingresso della classe lavoratrice sulla scena politica nacque lo stato
pluriclasse, nel quale agiscono portatori di interessi diversi e contrapposti. I
parlamentari ottocenteschi non riuscirono ad essere il luogo di conciliazione di tali
interessi. La legge cess di configurarsi come espressione della volont generale
da esprimere, ma interessi contrapposti che si fronteggiavano, molte volte in
forme violente nelle strade e nelle piazze. La Germania, dopo la Prima Guerra
Mondiale, cerc di dare una risposta in termini giuridici alle risposte delle classi
lavoratrici, provando ad integrarle nello stato per mezzo del riconoscimento dei
diritti sociali, (Repubblica di Weimar). Ma la contrapposizione era troppo
violenta. Per effetto di tale fenomeno sociale in Italia e Germania la forma dello
stato liberale del diritto croll e venne sostituito da forme di Stato autoritarie o
totalitarie. Lo stato autoritario (stato fascista9 una forma di stato che rifiuta i
caratteri dello stato liberale di diritto e recupera aspetti dello stato assoluto
(concentrazione dei poteri e interventismo in economia). Legittimazione del
potere di tipo carismatico, no separazione dei poteri, no principio di legalit. Tutto
ci fu agevolato dalla flessibilit dello Statuto Albertino. Nello stato totalitario i
caratteri dello Stato autoritario sono ancora pi accentuati assumendo il volto di
una ideologia totalizzante pervertiva di ogni aspetto del vivere sociale. Dopo la
sconfitta bellica degli stati totalitari, la forma di stato liberale si trasformata dando
luogo a Stato pluralista, se ci si sofferma sulla sua base sociale e sulle finalit
perseguite dai poteri pubblici; se ci si riferisce agli strumenti pubblici utilizzati
abbiamo invece: Stato democratico, Stato costituzionale, Stato Sociale e Stato
decentrato. Parleremo di Stato Contemporaneo.
LINARRESTABILE ESPANSIONE DELLO STATO CONTEMPORANEO NEL
XX SEC.
Forma di Stato nella quale la finalit principale perseguita dai pubblici poteri il
mantenimento dellunit in un contesto pluralista. Per far ci, si sottopone il
potere delle maggioranze politiche alla Costituzione e si promuove la coesione
sociale attraverso il perseguimento delluguaglianza sostanziale. Questa
trasformazione avvenne negli Stati Uniti (New Deal), Francia, Inghilterra
Oggi la forma di stato ideale a cui tendere (manca Cuba, Cina, stati islamici),
necessaria ad esempio per ladesione allUnione Europea. La diffusione di questa
forma di stato avvenuta attraverso vari cicli costituzionali. Per ciclo
costituzionale si intende un periodo storico caratterizzato dalla produzione di
Costituzioni che presentano caratteri simili, anche in virt delle reciproche
influenze verificatesi nel momento della loro scrittura.
LA FORMA DI STATO CONTEMPORANEO: UNO STATO PLURALISTA
Con lespressione stato pluralista si fa riferimento allelemento plurisoggettivit
dellordinamento giuridico statale, per evidenziare che esistono, o sono
politicamente attivi, soggetti o gruppi di soggetti profondamente diversi tra loro, e
che questa loro soggettivit riconosciuta dallordinamento. Lallargamento del
suffragio ha fatto s che la quasi totalit dei soggetti dellordinamento sia
politicamente attiva e, di conseguenza, che affiorino sul piano politico le differenti

istanze di cui sono portatori. Quel che emerge non sono solo diversi interessi
economico-sociali: non possiamo definire lo stato pluralista come stato
pluriclasse, in contrapposizione allo stato monoclasse, in quanto nello stato
pluralista vengono in rilievo anche altri elementi di differenziazione, come sesso,
et, religione, stile di vita, lingua, cultura. La Costituzione italiana esprime il suo
carattere pluralista nellarticolo 2 secondo il quale la personalit delluomo si
sviluppa nelle formazioni sociali delle quali fa parte: lindividuo inserito in
una rete di rapporti sociali nei quali si svolge la sua esistenza. Emerge in questa
tipologia di stato un problema: quello della convivenza pacifica fra soggetti
portatori di interessi diversi e a volte contrapposti. Questo problema viene
affrontato attraverso tre tipi di strumenti: a) la previsione di processi decisionali
basati sul principio di maggioranza; b) la sottrazione di alcune decisioni alla sfera
delle maggioranze; c) il perseguimento della coesione sociale per mezzo della
promozione delluguaglianza sostanziale e del dialogo tra le colture.
STATO DEMOCRATICO
Lo stato democratico quella forma di stato nella quale esiste una tendenziale
corrispondenza fra governati e governanti. Caratteristiche che consentono al
popolo di esprimere la sovranit:
- principio di maggioranza
- garantito il rispetto delle minoranze
- libere elezioni che a loro volta implicano una serie di garanzie che vanno
ben oltre il momento elettorale: necessaria la garanzia di tutti i diritti
politici, della libert di riunione, di associazione, di espressione. Ci deve
essere par condicio. (campagne elettorali).
- Le decisioni delle maggioranze vanno adottate ed eseguite sotto il
controllo delle minoranze: le minoranze devono poter attivare strumenti di
controllo delle decisioni delle maggioranze, affidate ad organi indipendenti
dalle maggioranze.
Da tutto ci deriva una nuova separazione dei poteri, una bipartizione che
distingue il circuito della decisione politica, dove le maggioranze decidono, da
quello delle garanzie, che sottratto alle maggioranze. Nel primo, che prende
avvio con le elezioni ed guidato dalla sovranit popolare, rientrano il potere
legislativo ed esecutivo. Nel secondo, che attiene ai limiti posti alla sovranit
popolare, rientra il potere giudiziario.
STATO COSTITUZIONALE
Con questa espressione intendiamo la forma di Stato caratterizzata da una
Costituzione rigida, ovvero che si pine al vertice del sistema delle fonti. Anche la
legge, cio latto prodotto dal Parlamento (organo che in questa forma di stato
interamente elettivo) deve rispettare la Costituzione. La Costituzione riesce a
prevalere sulla legge grazie alla presenza di due garanzie: a) giustizia
costituzionale, cio un istituto che consente di eliminare le leggi contrarie alla
Costituzione.
b) un procedimento aggravato di revisione costituzionale, diverso da quello
legislativo, nel senso che sono richieste, per modificare la Costituzione,
maggioranze pi ampie di quelle che possono approvare una legge. (Costituzione
rigida luogo dove si scrivono i principi comuni le maggioranze politiche che
vincono le elezioni devono rispettare questo nucleo di principi se non lo
rispettano c un giudice per modificare questo nucleo ci vuole un vasto
accordo, simile a quello iniziale)
La Costituzione rigida una costituzione garantita, la cui supremazia
assicurata per mezzo di appositi strumenti giuridici. Nello stato costituzionale le
Costituzioni sono anche un factum societatis, cio un accordo sui principi del
vivere insieme.

STATO SOCIALE
Per mantenere unita la societ pluralista lo Stato Contemporaneo si avvale,
accanto alla Costituzione rigida, anche di altri strumenti, e in primo luogo della
promozione di politiche pubbliche volte a rimuovere le disuguaglianze
economico-sociali pi evidenti. Per questo motivo esso assume il nome di Stato
Sociale. Lo Stato sociale quella forma di Stato che ha come fine luguaglianza
sostanziale.
Luguaglianza formale vuol dire che tutti i soggetti sono uguali davanti alla legge
e debbono essere trattati allo stesso modo.
Luguaglianza sostanziale significa invece uguaglianza di risultato e consiste nella
rimozione delle differenze che ostacolano il raggiungimento delluguaglianza
formale.
UNO STATO DECENTRATO: LO STATO REGIONALE IN ITALIA
Anche la sovranit interna degli Stati si trasformata nel corso del tempo e delle
epoche. Negli stati contemporanei sempre pi frequente la tendenza ad una
articolazione della sovranit sul territorio, attraverso il trasferimento di
competenze, anche legislative, dello stato ed altri ordinamenti territoriali a fini
generali, come ad esempio le regioni. Con la Costituzione italiana del 1948 si
creato uno stato regionale che mirava a far fronte alle differenze geografiche ed
economiche esistenti tra le varie parti del paese, e a rispondere a concrete richieste
di autonomia provenienti da alcune aree insulari e di confine. La Costituzione
prevede due tipi di regioni, a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Trentino, Valle
dAosta, Friuli) e a statuto ordinario, occupandosi direttamente soltanto delle
competenze di queste ultime, mentre per le regioni speciali sono previste apposite
leggi costituzionali che ne definiscono lautonomia in termini pi ampi, specie
alle funzioni legislative e allautonomia finanziaria.
Con la legge cost. n.3 del 2001 stato ribaltato il criterio di riparto delle
competenze legislative, introducendo di materie di competenza esclusiva dello
Stato centrale e affidando alle regioni le competenze residue. Le funzioni
amministrative sono attribuite ai comuni, sulla base del principio di sussidiariet.
Lautonomia delle regioni di fatto cresciuta, ma toccher attendere gli esiti
concreti dellattuazione legislativa, che va sotto il nome di federalismo fiscale.
Gli anni trascorsi dal 2001 ad oggi hanno mostrato il persistere di una forte
resistenza da parte dello Stato centrale ad accettare le riforme: il Parlamento,
infatti, ha continuato a produrre leggi in materia di competenza regionale, in molti
casi con il consenso della Corte Costituzionale, la quale ha introdotto numerosi
meccanismi per giustificare il ruolo unificante dello Stato centrale, garante del
principio di unit; la stessa corte ha cercato in altri casi di delimitare il potere
dello Stato centrale applicando il principio de leale collaborazione, in base al
quale, quando lo Stato interviene in materie che interferiscono con le competenze
regionali, deve farlo assicurando che le regioni siano coinvolte in tali decisioni,
(forme leggere o incisive di coinvolgimento). La sede generale in cui avvengono
queste negoziazioni tra lo Stato e le regioni la Conferenza Stato-Regioni,
ovvero, quando sono coinvolti anche i comuni e le province, la Conferenza
unificata Stato-regioni-autonomie locali. Questi organi riuniscono i
rappresentanti del Governo nazionale e di quelli regionali e locali, ma la loro
incidenza limitata in quanto non possono intervenire significativamente nel
procedimento legislativo, a causa della loro mancata costituzionalizzazione.
In definitiva, lo Stato contemporaneo, presenta questa caratteristiche: pluralista,
costituzionale, democratico, sociale e decentrato.

CAPITOLO IV
Le fonti del diritto: considerazioni generali
Come si producono le regole giuridiche? Chiamiamo fonti del diritto quei
meccanismi che pongono in essere regole giuridiche. (fonte come immagine
metaforica: sorgente da cui zampillano le regole).
Il diritto disciplina, oltre ai comportamenti e le organizzazioni, anche i modi di
produrre regole giuridiche.
Fonti di produzione: fonti (strumenti) che pongono in essere nuove regole di
comportamento o regole di organizzazione che tutti devono osservare (norme
giuridiche)
Fonti sulla produzione: organi e procedure attraverso i quali si producono le
fonti produzione.
Mentre una fonte di produzione la legge che obbliga tutti a pagare una certa
imposta, la fonte sulla produzione quella che prevede come debba essere
approvata quella legge (con che procedure, maggioranze).
Fonti di cognizione: tutti i supporti attraverso i quali si rendono conoscibili le
fonti di produzione (es. Gazzetta Ufficiale, Bollettini Ufficiali), risente delle
forme di comunicazione. Innovazioni:
Testi unici: testi che raccolgono una serie di fonti di produzione in vigore
riunendole in un unico documento. Si dividono in:
-meramente compilativi: raccolgono il complesso delle disposizioni vigenti
senza innovazioni, semplici mezzi di conoscenza delle norme.
-normativi: provvedono anche ad armonizzare la legislazione attraverso
lintroduzione di nuove disposizioni o la modifica di quelle esistenti. La fonte
delle norme diventa il testo unico.
Utilizzo di Internet: queste inedite possibilit aprono la strada a nuove forme di
pubblicazione che possono affiancare o sostituire il supporto cartaceo.
FONTI AUTONOME E FONTI ETERONOME
Le diverse fonti normative possono essere classificate: sulla base del soggetto che
le produce, del tipo di contenuto, degli effetti delle norme prodotte e (come ci
occuperemo adesso) rispetto alla volont del soggetto destinatario:
fonti autonome: lo stesso destinatario a porla. I destinatari partecipano
direttamente alla creazione della regola. Si dividono a loro volta tra convenzionali
(nate da accordo reciproco come contratti tra privati o convenzioni internazionali)
e di autoregolamentazione (es. regole adottate in forma di codici etici).
fonti eteronome: prodotte da meccanismi (istituzioni) esterni alla volont dei
destinatari. Qui si collocano la maggior parte delle fonti normative oggi esistenti.
ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA CLASSIFICAZIONE DELLE FONTI
NORMATIVE E SULLA CRISI DELLO STATO COME MONOPOLISTA
DEL DIRITTO
Con levoluzione storico-sociale alle fonti autonome si sono sostituite
progressivamente fonti eteronome. Il principio rappresentativo cerca sempre pi
di approssimare le fonti eteronome e quelle autonome. La democrazia
rappresentativa il tentativo di gettare un ponte tra regolazione eteronoma ed
autonoma.
Di pari passo per, con la crisi del ruolo dello Stato come monopolista della
produzione di regole giuridiche, oggi cresce il ruolo delle regole prodotte con
laccordo tra i diversi soggetti, ovvero poste direttamente dai destinatari (es.
codici deontologici, codici etici).

Oggi le fonti normative (i meccanismi attraverso cui si producono le regole


giuridiche) sono molteplici ed esistono pi modi per creare norme.
In contesti sociali come Europa o Italia il panorama delle fonti normative
complesso e pluralistico (livelli sopranazionali, statali, infra-statali).
IL PROBLEMA DELLE ANTINOMIE E IL SISTEMA DELLE FONTI
NORMATIVE
Cosa accade se due norme giuridiche pongono tra loro regole contraddittorie? Si
hanno antinomie, ovvero contraddizioni normative e/o apparenti. Due regole
giuridiche dal contenuto contraddittorio renderebbero vano lo scopo del diritto
(orientare univocamente il comportamento delle persone).
Come si pu evitare questo rischio?
Le antinomie apparenti, si superano con l'interpretazione da parte di un giudice o
un funzionario del diritto. Mentre esistono tre criteri per risolvere tali antinomie
normative: della gerarchia, della competenza e cronologico.
-Criterio della gerarchia: nel conflitto tra regole poste da due fonti, prevale la
regola posta dalla fonte superiore. Si ha una scala basata sulla diversa forza degli
atti normativi, quindi un ordinamento a gradi.
Forza attiva: capacit di innovare lordinamento giuridico creando nuove regole.
Forza passiva: capacit di resistere allinnovazione portata da un atto diverso.
Dalla violazione del principio di gerarchia deriva linvalidit dellatto normativo
inferiore e dunque la sua annullabilit (la regola devessere eliminata dal sistema
normativo)
Piramide:
PRINCIPI SUPREMI
FONTI COSTITUZIONALI (Costituzione, leggi costituzionali)
FONTI PRIMARIE (leggi statali e regionali, atti del Governo con forza di legge,
referendum abrogativi)
FONTI SECONDARIE (regolamenti governativi, ministeriali, regionali e degli
enti locali)FONTI TERZIARIE (consuetudini)
-Criterio della competenza: prevale la regola posta dalla fonte competente. Si
applica quando una fonte superiore (fonte sulla produzione) attribuisce a fonti di
produzione la possibilit di disciplinare certe materie, con lesclusione di tutte le
altre. In termini logico-giuridici vuol dire che la violazione del principio di
competenza si risolve sempre in una violazione del principio di gerarchia (es. legge
regionale che invade la competenza di legge statale annullabile per art.117 Cost.).
Linosservanza del principio di competenza rappresenta una patologia da cui
deriva linvalidit dellatto normativo e la sua annullabilit.
-Criterio cronologico: prevale la regola pi recente. Lunico fattore che ci
interessa il decorso del tempo. Tra due regole con contenuti parzialmente o
totalmente contraddittori, andr applicata quella successiva.
Il decorso del tempo non patologico, ma fisiologico: la regola successiva prende
semplicemente il posto della precedente, senza doverla eliminare. Questultima
infatti continuer ad applicarsi per i casi accaduti precedentemente alla nuova
regola.
Abrogazione: leffetto che una norma successiva produce nei confronti della
precedente, per il quale la norma successiva delimita temporalmente la sfera di
applicazione della precedente.
Deroga: quellistituto attraverso il quale si risolve una antonomie fra norme
giuridiche diverse sul piano della generalit. La generalit di una norma la sua
maggiore o minore attitudine ad applicarsi ai comportamenti
La differenza tra abrogazione e deroga sta nel fatto che mentre nella prima la
norma abrogata cessa di avere efficacia per il futuro e pu riprendere a produrre
effetti solo se il legislatore lo prevede, la norma derogata non perde invece la sua
efficacia ma viene limitato il suo campo di applicazione.

Per molto tempo stato preferito il principio della gerarchia, che ha funzionato
perfettamente fin quando la struttura piramidale-gerarchica stata anche il
modulo organizzativo dello Stato. Inoltre esso funziona efficacemente con regole
prevalentemente eteronome. Ma ora che le strutture gerarchiche sono state
sostituite da strutture a rete il principio di competenza recupera un proprio ruolo
centrale. (esempio della crisi la nascita e lo sviluppo dellUE).
In un sistema delle fonti gerarchico, quando nasce un nuovo ordinamento, esso si
pu trovare in 2 sole condizioni: o subordinato/sovraordinato rispetto
alloriginario, oppure ne separato. (inseribile nella scala gerarchica esistente, o
esterno). Oggi n il principio di gerarchia n quello di competenza riescono
effettivamente a spiegare in modo esaustivo le relazioni tra lordinamento
nazionale e quello comunitario europeo.
ATTI E FATTI NORMATIVI
Le fonti normative producono regole giuridiche ed esistono determinati criteri in
caso di conflitto.
Ma in che modo le fonti producono le regole?
Le fonti possono consistere in atti oppure in fatti, a seconda che siano
lespressione della volont oppure prescindano dalla volont.
Fonti atto: fonti di produzione che sono il risultato di procedimenti finalizzati a
produrre norme giuridiche. (leggi, trattati, decreti e tutti gli atti (manifestazioni di
volont) approvati da organi collegiali o monocratici)
Fonti fatto: fatti normativi, in cui le regole non nascono dalla volont espressa di
regolare un comportamento bens da accadimenti esterni. Per esempio la
consuetudine e luso: la norma giuridica nasce dalla ripetizione costante nel tempo
di un determinato comportamento da parte di una generalit di soggetti. Non un
atto di volont singolo o collettivo a produrre la regola, quanto il costume o
labitudine. es: convenzione, accordo tacito tra soggetti politici.
Un dato che caratterizza i sistemi normativi contemporanei che la gran parte
delle norme giuridiche prodotta da fonti atto, vanno distinti i sistemi giuridici di
common law e civil law.
Il Common law si sviluppato in Inghilterra a partire dalla conquista normanna.
(1066) Qui il diritto consuetudinario riveste un ampio spazio, accanto a quello di
matrice giurisprudenziale (pronunce dei giudici).
Il Civil law il sistema giuridico proprio dellEuropa continentale: la maggior
parte del diritto prodotta da fonti atto. (Italia)
Qual il mezzo attraverso il quale esprimiamo la nostra volont?
Tutti gli atti normativi usano la scrittura, il linguaggio per esprimere la volont di
produrre certe regole. Maggiore certezza e oggettivit.
INTERPRETAZIONE: DISPOSIZIONE E NORMA
Disposizione: latto in senso proprio, la formulazione linguistica che costituisce la
fonte, un testo da comprendere.
Norma: il significato dellatto, la regola giuridica che poi utilizzeremo per
decidere come comportarsi. il significato del testo. Si collega con la natura
linguistica delle fonti atto.
Interpretazione giuridica: lattivit che consente di cogliere il significato (norma)
di una formulazione normativa (disposizione)
Il diritto un fenomeno che presenta moltissime analogie con il linguaggio.
Occorre analizzare un significante per estrarne i significati. Linterpretazione di un
testo normativo non quasi mai unattivit del tutto astratta, ovvero mirante ad
estrarre tutti i potenziali significati, ma deve tenere conto del contesto e
dellapplicazione che tale disposizione dovr avere Linterpretazione di una

disposizione non mai univoca, ma risente del fine, del tempo e dello spazio
(deve essere contestualizzata). Questo solleva problemi per la razionalit del
sistema normativo che potrebbe, una volta applicati i criteri per la risoluzione
delle antinomie, non avere ununivoca norma da applicare.
Cercheremo di analizzare i caratteri della relazione-distinzione fra disposizione e
norma, evidenziando alcuni corollari:
1.Non esiste necessariamente un rapporto biunivoco tra disposizioni e norme
Ogni disposizione ha sempre un certo grado di indeterminatezza, poich sono
possibili diverse attribuzioni di significato. Ad ogni disposizione corrisponde
spesso una molteplicit di norme.
Ad esempio art.9 comma 2 la Repubblica tutela il paesaggio.
Combinato disposto: pu accadere che una sola norma sia prodotta da diverse
disposizioni tra loro combinate. In questo caso la norma applicabile deriva
dallinterpretazione congiunta di pi disposizioni. La singola disposizione non
esprime una norma compiuta, ma utile solo se il suo significato combinato con
i significati di altre disposizioni. (es: art.48 sono elettori tutti i cittadini che hanno raggiunto la maggiore
et art.2: la maggiore et fissata al compimento del 18 anno--> norma:i cittadini diciottenni sono elettori)

Una norma pu vivere pi a lungo di una disposizione , e viceversa


Corollario derivante dallapplicazione del criterio cronologico. Con esso si ha
labrogazione della precedente, ovvero la riduzione della sfera di applicazione. Le
norme abrogate non si applicano ai fati che si verificano dopo il tempo
dellabrogazione, ma debbono essere applicate ai fatti accaduti prima
dellabrogazione.
Possiamo quindi trovarci a dover applicare norme estratte da disposizioni ormai
gi abrogate; o possono esistere disposizioni formalmente in vigore ma che non
sono pi in grado di produrre norme. ES: le preleggi, indicando quali sono le fonti normative, indicano
tra le altre le norme corporative (fonti istituite durante il fascismo), ma oggi non esiste pi il sistema corporativo!

LE NORME POSSONO ESSERE REGOLE O PRINCIPI


Vi unultima distinzione rilevante di norme.
-Le regole sono norme giuridiche pi specifiche con portata applicativa ristretta.
Sono soggette ad applicazione categorica (s/no) ES: Il pres. della Rep. eletto per
7 anni
-I principi sono norme pi generiche con ampia portata. Sono soggette a diverse
modalit applicative. ES: tutti i cittadini hanno pari dignit e sono uguali davanti
alla legge
Se due regole sono in contraddizione, solo una sar applicabile. Per definire quale
norma sar applicata, occorre osservare da quali fonti derivano ed utilizzare i
criteri per le antinomie.
Per i principi invece, essendo generali e suscettibili di applicazioni diverse si
cercher di bilanciarli, applicando entrambi nella misura maggiore possibile e
ragionevole. (ad esempio tutela dellambiente e iniziativa economica privata libera.
I principi generano le regole. Essi devono essere attuati mediante un processo di
specificazione il quale fa s che da un principio (generale) nascano diverse regole
(specifiche).
I principi rappresentano i valori di riferimento del sistema normativo: dal un lato
sono in grado di orientare lattivit di interpretazione delle regole, dallaltro
generano le regole concrete.
LE NORME POSSONO ESSERE GENERALI O SPECIALI
Tale distinzione acquista particolare rilievo nello stato contemporaneo, nel quale
sempre pi frequente la tendenza a produrre norme sprovviste dal carattere della
generalit, a differenza di quanto avveniva nello stato liberale di diritto. In caso di

contrasto tra una norma speciale e una norma generale linterprete deve preferire
la prima, anche se anteriore.
Lordinamento giuridico (il diritto) composto da norme e non da disposizioni: il
sistema giuridico quindi non composto da testi, codici o leggi, bens dai
significati di tali documenti: solo i significati infatti sono in grado di orientare il
comportamento delle persone.

CAPITOLO V
Le fonti del diritto
LA COSTITUZIONE COME FORMA NORMATIVA E LE LEGGI
COSTITUZIONALI
LAPPROVAZIONE DELLA COSTITUZIONE
La Costituzione italiana stata approvata dallassemblea costituente, eletta con
sistema proporzionale il 2 Giugno 1946 (stessa data del referendum istituzionale
per la scelta tra repubblica e monarchia). Repubblica: 12.700.000 Monarchia:
10.718.000
Il 22 Dicembre 1947 si ha lapprovazione del testo della Costituzione, entrata poi
in vigore il 1 Gennaio 1948. Essa ha avuto come protagonisti partiti antifascisti,
che hanno assimilato le principali idee costituzionali che si stavano affermando
sullo scenario internazionale dopo la Seconda Guerra mondiale. Quattro libert
fondanti nel dopo guerra: libert di espressione, libert di religiosa, libert dal
bisogno, libert dalla paura.
La Costituzione frutto di un patto tra le forze antifasciste protagoniste della
Resistenza e riconducibili a tre tradizioni: cattolica (DC), marxista (socialisti e
comunisti) e liberal-democratica (Partito dazione, liberale e repubblicano). Tale
accordo stato reso possibile dal velo di ignoranza, ovvero una situazione
irripetibile in cui nessun partito politico poteva sapere se le soluzioni istituzionale
prescelte lo avrebbero favorito o danneggiato. Si ha unatmosfera protetta
dalla quotidiana dialettica politica contingente.
LEGGI COSTITUZIONALI E DI REVISIONE COSTITUZIONALE
La Costituzione italiana rigida, e si pone al vertice delle fonti.
Si parla di rigidit della costituzione quando le disposizioni della stessa non
possono essere integrate, modificate o abrogate se non con procedure diverse e pi
complesse.
Le garanzie della rigidit della Costituzione sono contenute nel titolo Garanzie
Costituzionali. Secondo la revisione costituzionale la Costituzione rigida ma
NON vuol dire IMMODIFICABILE!
Nell' art.138 della Cost. si parla di una procedura speciale ed aggravata
attraverso la quale viene prodotta una fonte denominata legge costituzionale, che
pu servire a
-modificare il testo della Costituzione (leggi di revisione costituzionale)
-soddisfare le riserve di legge costituzionale
-irrigidire la disciplina di certe materie
Le leggi costituzionali sono adottate con un procedimento che presenta
aggravamenti procedurali: occorre una doppia deliberazione da parte di
ciascuna Camera (nelle leggi ordinarie, solo una), e tra le due deliberazioni
devono intercorrere almeno 3 mesi. Nella seconda deliberazione inoltre
necessaria la maggioranza dei 2/3 dei componenti, e NON della maggioranza dei
presenti (come nelle leggi ordinarie). Se si ottiene la maggioranza assoluta (del
50%+1) e basta, la legge pu essere sottoposta a referendum se ne facciano
domanda entro 3 mesi 1/5 dei membri di una Camera, 500.000 elettori o 5
Consigli Regionali.
Tale procedimento implica tempi pi lunghi, e maggioranze pi ampie di quella
per le decisioni ordinarie.
E possibile operare una distinzione tra principi supremi e regole costituzionali
ordinarie: esistono infatti alcuni principi che sono sottratti alla revisione perch
in tal modo si darebbe vita ad un vero e proprio nuovo ordinamento
costituzionale.

L'articolo 1 della cost. specifica che l'Italia una repubblica, questo pu essere
considerato un principio sacro e immodificabile della cost., di fatti l'art 139
difende questo ed altri principi supremi e specifica che non soggetto in alcun
modo a revisioni costituzionali.
LA COSTITUZIONE COME FONTE
Nel 1948 non era scontato che la Costituzione avesse una reale efficacia di tipo
normativo; occorreva distinguere allinterno delle disposizioni della Costituzione
tra quelle che ponevano in essere norme direttamente percettive e quelle che
invece erano meramente programmatiche.
Moltissimi articoli della Costituzione si limitavano a fissare obiettivi e non vere e
proprie regole, con la conseguenza che fino a quando il Parlamento non avesse
dato loro concreta attuazione con leggi ordinarie che attuassero i principi
costituzionali, esse non erano in grado di innovare lordinamento giuridico
preesistente.
La Corte Costituzionale con la sua prima storica pronuncia (sentenza n.1/1956) ha
fin da subito chiarito che, in primis, la Costituzione anchessa composta di vere
e proprie norme giuridiche, in quanto tali vincolanti immediatamente per tutti i
cittadini e i pubblici funzionari; ed in secondo luogo che in un sistema a
Costituzione rigida qualsiasi legge o atto avente forza di legge deve rispettare tutte
le norme della Costituzione.
((Molte norme richiedevano unattivit legislativa, cos come molti dei suoi
istituti (referendum abrogativo) e alcune libert positive (diritti dei lavoratori),
rimasti per lungo tempo inattuati a causa della rottura dellunit tra le forze
costituenti durante la Guerra Fredda, hanno dovuto attendere decenni prima di
trovare concreta attuazione legislativa.))
IL FONTI INTERNAZIONALI ED EUROPEE
I PRINCIPI COSTITUZIONALI SULLE FONTI INTERNAZIONALI ED
EUROPEE.
Il sistema delle fonti italiano non chiuso rispetto allesterno; si apre alle fonti
provenienti da altri ordinamenti, che lo integrano in coerenza con la visione
evolutiva della sovranit esterna che caratterizza lo Stato contemporaneo.
Possono entrare a far parte dellordinamento italiano le fonti del diritto
internazionale e del Diritto dellUnione Europea (art.10,11, 117)
Secondo lart.10 lordinamento italiano si conforma alle norme di diritto
internazionale generalmente riconosciute. (quelle in materia di diritti umani, di
protezione della straniero).
Sulla base di questo articolo le norme internazionali generali operano direttamente
nellordinamento italiano, senza bisogno di un atto interno di recepimento, e
assumono rango costituzionale.
Lart. 11 svolge un ruolo centrale nei rapporti tra lItalia e gli ordinamenti
extrastatuali:
dopo aver proclamato il principio pacifista afferma che lItalia consente, a
condizioni di parit con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranit necessarie ad un
ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni (es. ONU, NATO,
Consiglio dEuropa).
Lart.11 stato completato dallart.117, cos come sostituito dallart. 3 della legge
costituzionale n.3/2001, il quale stabilisce i principi costituzionali relativi al
rapporto tra le fonti interne e le fonti internazionali comunitarie: la potest
legislativa esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione

nonch dei vincoli derivanti dallordinamento comunitario e dagli obblighi


internazionali. Le fonti comunitarie sono vincolanti.
IL DIRITTO INTERNAZIONALE PATTIZIO
Per il diritto internazionale risultante da trattati sottoscritti dallItalia (diritto
internazionale pattizio) non esiste un adattamento automatico come quello
previsto per le norme di diritto internazionale dellart.10 Cost.
Dopo che un trattato internazionale stato negoziato e concluso devessere
ratificato, ovvero approvato dallorgano competente (art. 87 Presidente della
Repubblica).
ATTENZIONE: Per tre categorie di trattati necessaria una previa autorizzazione
del Parlamento, con apposita legge di autorizzazione alla ratifica (art. 80):
-trattati di natura politica
-trattati che prevedono regolamenti giudiziari
-trattati che importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o
modificazioni di leggi.
La Corte Costituzionale ha stabilito che i trattati internazionali, a prescindere dalla
forma che assumono nel nostro ordinamento, sono vincolanti per le fonti primarie
successive. In caso di antinomia tra un trattato ed una fonte primaria successiva,
pertanto, si applica il criterio della gerarchia: la noma primaria invalida e deve
essere annullata.
I trattati operano come norme interposte tra la legge e la Costituzione; sono
parametri del giudizio per cui le leggi interne in contrasto con essi devono essere
dichiarate incostituzionali.
Tra i trattati stipulati troviamo la Convenzione Europea per la salvaguardia dei
Diritti dellUomo (CEDU): il rispetto dei diritti in essa contenuti garantito da un
tribunale internazionale con sede a Strasburgo, la Corte europea dei diritti
delluomo.
La Corte Costituzionale ha riconosciuto il carattere di norma interposta non solo
alla Convenzione, ma anche alle sentenze rese dalla Corte di Strasburgo.
LE FONTI EUROPEE
Le fonti del diritto comunitario si distinguono in fonti di diritto originario e fonti
di diritto derivato.
Le fonti di diritto originario sono i trattati costitutivi delle Comunit europee,
che pongono le basi costituzionali dellUE: ne disciplinano i principi ispiratori, le
fonti, gli organi.
Le fonti di diritto derivato sono i regolamenti, le direttive, i pareri, le decisioni.
Si dividono in:
I regolamenti, assieme alle direttive, sono vincolanti in tutti i loro elementi e
dotati dei caratteri della generalit e dellastrattezza. Hanno diretta applicabilit
nei confronti di tutti i soggetti allinterno degli Stati membri, una volta approvati
entrano subito in vigore, senza che sia necessario alcun atto di recepimento.
Le direttive sono vincolanti, ma non hanno diretta applicabilit. Hanno come
destinatari esclusivamente gli Stati, nei cui confronti impongono un obbligo di
risultato entro un certo termine. Stabiliscono regole generali e principi, ai quali gli
stati sono tenuti ad aderire attraverso atti interni di attuazione, conservando un
certo margine di discrezionalit quanto alle forme e al contenuto degli stessi.
Nellordinamento italiano lattuazione pu avvenire ad es. attraverso leggi del
Parlamento o decreti legislativi. Si pu incorrere in procedure di infrazione
stabilite nei trattati.
Legge comunitaria annuale: legge approvata dal Parlamento una volta allanno,
con lobiettivo di recepire le direttive e dare attuazione alle sentenze della Corte di
Giustizia

Direttive self-executing: direttive il cui contenuto di alcune loro norme produce


effetti diretti nei confronti di tutti i soggetti.
Le decisioni sono fonti di diritto derivato vincolanti, sono obbligatorie e quindi
non richiedono atto interno di recepimento; non hanno generalit ed astrattezza
ma destinatari specifici.
Le raccomandazioni e i pareri sono fonti di diritto derivato non vincolanti. Le
prime sono inviti agli Stati a conformarsi ad un determinato comportamento. I
secondi fanno conoscere un punto di vista, con funzione di orientamento.
Per razionalizzare e rendere sicura lattuazione degli obblighi comunitari, nel
1989 stata approvata la legge della Pergola, questa affidava a una legge
annuale, legge comunitaria, il compito di adeguare la normativa interna agli
obblighi comunitari, sia apportando direttamente le modifiche necessarie, sia
delegando al governo il compito di approvare decreti legislativi e regolamenti, i
tempi di approvazione per erano troppo lunghi. La legge n. 234/2012 ha
sostituito la precedente disciplina, prevedendo che lintervento normativo statale
si realizzi attraverso due distinti provvedimenti giuridici. Il primo la legge di
delegazione europea che il mezzo con cui il Parlamento interviene in tutti quei
casi in cui ladempimento degli obblighi europei richieda, oltre a quello
parlamentare, un ulteriore intervento normativo da parte di un altro soggetto. Il
secondo provvedimento la legge europea con cui il Parlamento realizza
direttamente gli interventi normativi necessari alladempimento degli obblighi
europei.
Antinomia tra legge italiana e fonte comunitaria: si hanno conseguenze diverse a
seconda se la fonte comunitaria self-executing (effetto diretto) oppure no.
La Corte Cost. ha detto che le antinomie devono essere risolte con la non
applicazione del diritto interno incompatibile col diritto comunitario, con diretta
applicazione di questultimo.
Le fonti interne non vengono annullate, ma semplicemente non applicate. Tale
non applicazione si fonda sul principio della competenza: nelle materie di
competenza dellUE devono applicarsi norme europee, in quelle di competenza
del legislatore nazionale debbono applicarsi le norme interne.
Le limitazioni alla sovranit non sono assolute: esse non sono ammissibili ogni
qual volta il diritto comunitario violi i principi fondamentali dellordinamento
costituzionale e i diritti inviolabili della persona umana. E necessario quindi che
le fonti comunitarie rispettino i controlimiti rappresentati dai principi
fondamentali e diritti inviolabili.
Diverso il caso in cui si verifichi unantinomia tra una fonte interna e una fonte
del diritto europeo non direttamente applicabile, in particolare le direttive non
self-executing.
Le direttive sono norme interposte (Norme interposte sono quelle norme che si

collocano a met fra la norma costituzionale ed una ordinaria.


Ex art 76: quando il governo esercita il potere legislativo nel decreto legislativo,
alla base c' una legge delega: quella norma interposta. ) tra il diritto nazionale

e gli art.11 e 177 Cost.: per cui le fonti primarie interne incompatibili con esse
devono essere dichiarate incostituzionali.
La Corte di Giustizia, organo giudiziario di vertice dell'UE, risolve le questioni
sullinterpretazione del diritto comunitario e svolge funzione di interpretazione del
diritto dellUnione attraverso il rinvio pregiudiziale: i giudici nazionali che
hanno un dubbio sullinterpretazione di una norma possono sospendere il giudizio
e sollevare una questione alla Corte, la cui decisione definitiva.
LE FONTI NAZIONALI

LA CRISI DELLA LEGGE


Col tramonto dello Stato liberale, cade la legge come manifestazione unica della
volont dello Stato, con la subordinazione alla Costituzione e laffermazione di
fonti normative di carattere sovranazionale. Oggi lo spazio normativo popolato
da fonti diverse e sovente di estrazione non aziendale.
La legge non pi un atto normativo generale ed astratto, ma diventa lo
strumento privilegiato per la realizzazione dellindirizzo politico governativo
e il mezzo per eliminare gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della
persona e la sua partecipazione alla vita dello stato. La legge ha nuovi compiti.
LA LEGGE ORDINARIA: NATURA, CONTENUTO E PROCEDIMENTO.
Per legge si intende latto normativo, deliberato dalle due camere del Parlamento
in un identico testo, promulgato dal Presidente della Repubblica sulla Gazzetta
Ufficiale, che trova le sue norme sulla produzione negli artt. 70 e seguenti della
Costituzione.

Specchietto semplificato:
Si parte dalla PROPOSTA di legge che proviene
-dalle camere
-dal governo
-da un singolo ministro
-da un consiglio regionale
-dai cittadini (50mila elettori)
la proposta viene presentata ad una camera ( indipendente quale sia ) ne
discutono e la modificano.
una volta conclusa passa all' altra camera, se non la modifica passa al
presidente della repubblica,se la modifica ritorna alla prima camera (in
pratica c' un rimbalzo della legge finch entrambe le camere non votano
per lo stesso testo di legge).
una volta nelle mani del p.d. repubblica egli la analizza,se non la ritiene
congrua la rimanda alle camere e si ritorna al passaggio precedente.
se le camere la rimandano una seconda volta al p.d.r egli non pu
sottrarsi dal promulgarla e 15 giorni dopo viene PUBBLICATA sulla
gazzetta ufficiale e da quel giorno ufficialmente in vigore.
Atto definito anche legge formale ordinaria, da cui si distinguono gli atti
legislativi, equiparati ad essa come forza.
Attribuendo il potere legislativo alle Camere, lart.70 impedisce di istituire altri
tipi di fonti aventi forza di legge (ad eccezione degli atti aventi forza di legge del
Governo). Da ci derivano due principi molto importanti per comprendere la
natura della legge come fonte primaria.
-Principio del numero chiuso delle fonti primarie: sono solo quelle stabilite
dalla Costituzione. (Per effetto della rigidit del sistema delle fonti previsto dalla
Costituzione, le fonti d livello primario costituiscono un numero chiuso.
Dunque al di fuori delle previsioni costituzionali non possibile individuare autorit diverse dal
Parlamento, Governo e Consigli Regionali, dotate di potest legislativa (n possibile
introdurre, anche per mezzo di fonti primarie, nuove autorit.
Dunque il sistema delle fonti primarie chiuso perch determinato SOLO dalla Costituzione ).

Per creare nuove fonti che abbiano forza attiva o passiva necessaria una fonte
costituzionale.
-Gli unici limiti che valgono per il legislatore sono quelli stabiliti direttamente
dalla Costituzione .art. 117
Si ha una Riserva di legge quando una norma della Costituzione riserva alla legge
la disciplina di una determinata materia escludendo, o ammettendo solo in parte,

che essa possa essere oggetto di altre fonti normative. Inserita nella costituzione,
prevede che una disciplina di una determinata materia sia regolata soltanto dalla
legge primaria e non da fonti di tipo secondario. La riserva di legge ha una
funzione di garanzia in quanto vuole assicurare che in materie particolarmente
delicate, come nel caso dei diritti fondamentali del cittadino, le decisioni vengano
prese dall'organo pi rappresentativo del potere sovrano ovvero dal parlamento
come previsto dall'articolo 70.
Si distinguono vari tipi di riserva di legge:
riserva di fonti primarie= la materia pu essere disciplinata dalla legge e da atti
aventi forza di legge.
.-riserva assoluta= la materia deve essere regolata integralmente dalla legge
(fonti primarie).
-riserva relativa= i principi sono stabiliti dalla legge, riducendo la discrezionalit
dell'esecutivo, che per potr intervenire dettando la disciplina di dettaglio con
propri regolamenti. La legge deve intervenire solo a definire gli aspetti generali e
qualificati della disciolina.
-riserva rinforzata di legge= la Costituzione pone dei limiti alla discrezionalit
del legislatore, predeterminando alcuni dei contenuti che la legge deve avere.
Inoltre ci si chiede se in base al principio della separazione dei poteri, la legge
debba contener solo norme generali ed astratte e non anche provvedimenti
individuali, ovvero comandi suscettibili di una sola applicazione (come nel caso
delle leggi provvedimento). Su questo aspetto, sia la prassi, sia le decisioni della
Corte Costituzionale, sia la dottrina hanno dimostrato che non pu essere imposto
un limite del genere al legislatore parlamentare, e quindi non vi un obbligo per
cui la legge debba essere generale e astratta. Tuttavia, il legislatore deve rispettare
il canone della ragionevolezza: le scelti legislative devono essere coerenti e non
porsi in contrasto con il principio di uguaglianza, sia formale che sostanziale.
La Costituzione infatti si occupa del contenuto della legge poche volte, ad es.
nellart.17 libert di riunione, nellelenco delle competenze legislative tra Stato e
Regioni art. 117, o per le leggi non sottoponibili a referendum (ad esempio le
leggi tributarie e non sono sottoponibili a referendum abrogativo art 75).
Leggi a contenuto tipizzato (specifico): (create da altre leggi)
-legge di bilancio, a cadenza annuale, che impone alle Camere ogni anno di
approvare i bilanci
-legge di stabilit, con lo scopo di attuare il programma di politica economica del
Governo.(entrate/spese)
-legge di delegazione europea e legge europea
-legge di semplificazione, allo scopo di realizzare misure di semplificazione
normativa e amministrativa a livello nazionale
-legge per il mercato e la concorrenza per rimuovere ostacoli regolatori
allapertura dei mercati, di promuovere lo sviluppo della concorrenza e tutelare i
consumatori.
-legge annuale per le micro,piccole e medie imprese ovvero interventi volti alla
tutela e sviluppo delle medesime.

La funzione legislativa esercitata collettivamente dalle due Camere


art.70 Cost.
Il procedimento legislativo: composto di tre fasi che sono INIZIATIVA->
ISTRUTTORIA E APPROVAZIONE-> PROMULGAZIONE E
PUBBLICAZIONE
Liniziativa art.71: spetta al Governo, a ciascun parlamentare e agli altri organi a
cui conferita dalla Costituzione:Consiglio nazionale economia e lavoro/Consigli
regionali/Comuni/ Popolo, che la esercita mediante la proposta di almeno 50.000
elettori. Questi tipi di iniziative, sono x costituzione eguali sul piano formale,ma
in sostanza le forme preponderanti sono l'iniziativa governativa e quella

parlamentare.
Il maggior successo lo ha liniziativa governativa, poich i disegni di legge
governativi sono spesso attuazione del programma politico della maggioranza.
Alcune tipologie di leggi possono essere presentate solo dal Governo(disegni di
legge aventi per oggetto il bilancio, la legge di stabilit, e ratifica dei trattati
internazionali).
Istruttoria e approvazione art. 72: essa attiene allesame, la discussione, la
votazione.
Ci sono tre sub-procedimenti di approvazione delle leggi ordinarie:

-procedura normale
-procedura abbreviata
-procedura decentrata
Nella procedura normale: con questa procedura, il Presidente di una delle due
camere assegna il progetto di legge ad una commissione, che in questo caso viene
denominata referente, poich svolge il compito di riferire all' assemblea dopo
aver esaminato il progetto. Le Commissioni sono organi interni del Parlamento,
formate da un numero ristretto di dep. e sen. Queste devono rispecchiare nella loro
composizione , la proporzione delle forze politiche presenti in parlamento
Secondo le disposizioni di regolamento di ciascuna Camera, durante la fase di
esame nelle commissioni, queste possono chiedere informazioni al Governo e
svolgere unattivit istruttoria e conoscitiva, diversa la funzione consultiva con
la quale una commissione si limita ad offrire pareri su richiesta di altre
commissioni. Dopo la fase dellesame segue la fase della discussione, che si
svolge in Assemblea e comprende la discussione articolo per articolo e la
discussione finale.
Una volta approvata dalla commissione, la proposta di legge passa
all'Assemblea,a questo punto si apre la fase di discussione in aula, che consiste
nella votazione di ogni singolo articolo, eventualmente con degli
emendamenti(modifiche parziali del testo) e nell'approvazione finale dell'intero
testo. Ora il teso deve avere l'approvazione dell'altro ramo del parlamento. Se al
testo sono apportati degli emendamenti, esso ritorna all'esame della prima camera
per essere votato e riapprovato. Questo gioco di rimbalzo del testo di legge tra le
camere conosciuto come navetta.
Nel procedimento abbreviato i tempi della discussione e votazione sono ridotti.
Il suo impiego presuppone una dichiarazione d'urgenza emanata dal governo,
dal parlamento o dallo stesso presidente della Commissione competente per
l'esame. Tale procedimento sempre utilizzato, ad esempio, per la conversione di
decreti-legge, e per i provvedimenti emanati dal governo in caso di necessit.
Nel procedimento decentrato tipico dell'ordinamento italiano,la Commissione
permanente viene investita del potere di approvare il progetto di legge al posto
dell'Assemblea. In questo caso quindi il progetto di legge inizia e conclude il suo
iter in commissione. Tuttavia la Costituzione prescrive che fino al momento della
sua approvazione, il Governo, le minoranze parlamentari o della Commissione
possono chiedere che il progetto ritorni all'Assemblea.
Sono esclusi da tale procedimento i disegni di legge in materia costituzionale ed
elettorale, dei bilanci, ecc..
Una quarta forma il procedimento redigente, che consiste nellaffidare alle
commissioni la redazione del progetto di legge (definitiva formulazione in
articoli), riservando per lapprovazione alle Assemblee. Anche per esso vale il
poter di rimettere il mano il procedimento in mano allAssembla da parte del
Governo. Si tratta di un procedimento poco utilizzato, quasi caduto in disuso.
Un discorso diverso deve essere fatto per la Legge di bilancio: al procedimento
per la sua approvazione partecipano,oltre che la commissione di bilancio, tutte le
altre commissioni permanenti, . E prevista listituzione della sessione di bilancio,

in cui le Camere si impegnano a discutere e approvare solo la Legge di bil. e


quella di stabilit, in tempi molto stretti vista la scadenza al 31 Dicembre.
Produzione (promulgazione e pubblicazione) art. 73: la promulgazione, che
deve avvenire entro 30 gg dalla data di approvazione parlamentare, disposta dal
Presidente della Repubblica.
Segue la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, che serve a rendere gli atti
normativi conoscibili. Esse entrano in vigore dopo 15 gg dalla loro pubblicazione
(vacatio legis)periodo necessario x consentire ai cittadini di venirne a conoscenza
(durante questo periodo, gli effetti della legge sono sospesi). Poi si applica il
principio ignorantia legis non excusat.
Il Ministro della Giustizia provvede a inserire le leggi nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica Italiana (da cui Guardasigilli)
Tutti gli atti normativi sono inseriti anche nella Raccolta Ufficiale degli atti
normativi della Repubblica Italiana, stampata una volta lanno, infatti il nostro
sistema di pubblicazione delle leggi chiamato di doppia pubblicazione o
ripubblicazione. La raccolta pi importante.
In Base all'art. 74 il presidente della repubblica dotato di potere di rinvio del
disegno di legge alle camere, tuttavia le camere possono decidere di approvare
nuovamente la legge nelle stesse identiche precedenti condizioni, a questo punto il
P. della R. non pu che riconoscere le legge.
GLI ATTI DI GOVERNO CON FORZA DI LEGGE
La Costituzione attribuisce il potere legislativo (di natura eccezionale) anche al
Governo, che sotto il controllo del Parlamento, pu emanare il decreto legislativo
e il decreto legge. Entrambi hanno la stessa forza della legge. Questi
provvedimenti sono indicati con la formula atti aventi forza di legge, una
formula che esprime la loro equiparazione alla legge quanto allefficacia e al
controllo giurisdizionale di costituzionalit.
Il decreto legislativo: la delegazione legislativa al Governo si realizza con 2
procedimenti distinti:
1) normale procedimento legislativo che termina con legge del Parlamento (leggedelega)
2) approvazione di un atto normativo (deliberato dal Cons. del Min. ed emanato
dal Pres. della Rep.) redatto sulla base delle indicazioni della legge delega
(decreto legislativo). La delega consiste nel trasferimento temporaneo della
funzione legislativa in capo al Governo
La legge delega, che pu essere revocata dal Parlamento, deve determinare:
-loggetto: la precisa materia da disciplinare
-i principi e i criteri direttivi: le norme generali di carattere sostanziale e le norme
strumentali di carattere procedurale
-il termine: la scadenza
Il Governo deve rispettare tutti i limiti posti; in caso contrario il D. legislativo
viene dichiarato incostituzionale dalla Corte. Molte leggi delega prevedono che il
Governo debba chiedere prima un parere dalle competenti commissioni
parlamentari (procedimento partecipato)
Le deleghe integrative-correttive consentono al Governo di introdurre
aggiustamenti necessari al D. legislativo anche dopo scaduto il termine della
delega. Perci esse sono ritenute ammissibili a condizione che tale potere venga
puntualmente disciplinato e che il procedimento non si trasformi in una generica
attribuzione al Governo delle funzioni legislative.
I Governo non pu essere delegato a modificare la Costituzione, o abilitato ad
adottare determinazioni legislative che realizzano una funzione di indirizzo o di
controllo parlamentare e che quindi presuppongono logicamente la distinzione
naturale fra Governo e Parlamento. Grazie allespansione del diritto dellUnione

europea, i decreti legislativi sono divenuti lo strumento ordinario di attuazione del


diritto europeo
Una delle pi frequenti applicazioni dellistituto della delegazione legislativa
trova luogo nel caso dei testi unici (che raccolgono e riordinano in un testo unico
la legislazione vigente) e nei codici (che contengono la disciplina organica di un
settore).
Il decreto legge un atto del Governo con forza di legge, adottato in casi
straordinari di necessit ed urgenza (disastri naturali, emergenze sociali, o
economiche).
La Costituzione consente al Governo di alterare lordine normale dei poteri,
adottando provvedimenti provvisori con forza di legge. Nello stesso giorno in cui
il decreto legge emanato, il Governo ha lobbligo di trasmetterlo alle camere
chiedendone la conversione in legge, che deve avvenire entro 60 gg dalla
pubblicazione nella Gazz. Ufficiale, altrimenti il decreto perde efficacia
retroattivamente (fin dal momento in cui stato adottato). La disciplina vigente
per sessanta giorni come se non ci fosse mai stata.
Appena adottato, il decreto-legge diventa oggetto di un apposito disegno di legge
di conversione. Tale legge ha leffetto di ripristinare il normale ordine
costituzionale per mezzo di una sostituzione (novazione) della fonte: la legge si
sostituisce completamente al decreto-legge.
Il decreto legge destinato quindi a scomparire comunque entro 60 gg: o perch
convertito in legge (permarr nellordinamento la legge di conversione) o perch
non convertito (come se mai emanato).
Se il decreto legge nasce costituzionalmente illegittimo (es. perch senza
situazione realmente urgente), tale invalidit si trasmette ala legge di conversione.
Prima il Pres. della Rep. in sede di emanazione del decreto poi il Parlamento in
sede di conversione, verificano tali presupposti. Inoltre, anche una volta che il
decreto legge stato convertito, pu sempre essere posto al Giudizio della Corte
Costituzionale che pu sindacare anche la mancanza della straordinaria necessit
ed emergenza dei decreti legge convertiti in legge.
Sanatoria= legge che ha il compito di salvare gli effetti prodotti dal decreto
legge decaduto sollevando il Governo dalle responsabilit. Infatti, se un decretolegge decade, il Governo risponde direttamente di tutti gli effetti prodotti nei
confronti di cittadini e istituzioni.
Gli emendamenti posti dal Parlamento sui decreti-legge in sede di conversione,
entrano in vigore il gg successivo a quello della pubblicazione della legge di
conversione.
Oggi il decreto legge rappresenta un vero e proprio atto di legislazione ordinaria,
poich viene usato anche in situazioni non di emergenza. la Corte Cost. riuscita
invece a porre fine alla reiterazione dei decreti legge, per cui in caso di decretolegge non convertito, se ne presentava un altro identico dopo 60gg. Atto
incostituzionale.
IL REFERENDUM ABROGATIVO
Il referendum abrogativo, art. 75 un istituto attraverso il quale il corpo
elettorale chiamato a pronunciarsi direttamente circa l'abrogazione totale o
parziale di una legge o un atto avente valore di legge. La sua collocazione tra le
fonti primarie, poich pu modificare l'ordinamento normativo vigente. Visto
come un fastidioso contropotere dalle maggioranze politiche, ha trovato concreta
attuazione solo nel 1970(questione divorzio), quando venne adottata la disciplina
legislativa a riguardo.
Attraverso il referendum si determina l'abrogazione per il futuro (non retroattiva).
Sono escluse dal referendum:
-leggi tributarie e di bilancio

-leggi di amnistia e indulto


-leggi per la ratifica dei trattati internazionali

Il procedimento referendario si articola in varie fasi:


1) L'iniziativa spetta a 5 consigli regionali o a 500.000 elettori (comitato
promotore, la cui richiesta dev'essere depositata presso l'Ufficio centrale per il
referendum).
2) L'ufficio centrale per il ref. effettua un controllo sulla legittimit delle richieste,
rilevando eventuali irregolarit entro il 31/10 e assegnando un termine per sanarle.
Decide entro il 15/12.
3) La Corte costituz. giudica l'ammissibilit delle richieste dichiarate legittime,
entro il 10/2
4) Se le richieste sono ammesse, il Pres. della Rep. indice il referendum su
deliberazione del Cons. dei Ministri
5) Previsti 2 quorum: uno di partecipazione (valido se hanno partecipato 50%+1
degli aventi diritto) e uno circa l'esito del voto
6) Nel caso di abrogazione, essa dichiarata dal Presidente della Rep. con
decreto. Nel caso in cui lesito del referendum sia contrario allabrogazione, per 5
anni la stessa disposizione non potr essere sottoposta a referendum abrogativo.
La Corte Costituzionale ha enucleato anche i limiti impliciti: ha assimilato il
referendum a una legge meramente abrogativa; ci comporta l'inammissibilit del
ref. in tutti i casi in cui non potrebbe validamente intervenire una legge del
Parlamento di contenuto meramente abrogativo (NO ad oggetto la Costituzione, le
leggi costituz., le leggi costituzionalmente necessarie come le leggi elettorali, in
quest'ultimo caso pu agire ma solo parzialmente). Il quesito proposto dev'essere
omogeneo, univoco, chiaro e non contraddittorio. Ci sono stati 66 referendum.
Negli anni 70 si ha avuto un timido sviluppo, negli anni '80 fiorire di richieste
referendarie, negli anni '90 uso pi circoscritto a causa della scarsa partecipazione
al voto e quindi difficolt di raggiungere il quorum.
E' divenuto strumento di indirizzo politico e un motore per le riforme. Sono stati
richiesti molti referendum idonei a realizzare un intero programma politico
alternativo (Part.Radicali)
Si sono usate abrogazione abilmente pensate in modo che la "normativa di risulta"
potesse produrre direttamente un nuovo testo, come col ref. del '93 che pose
sistema elettorale maggioritario al posto del proporzionale.
I REGOLAMENTI DELLESECUTIVO
Le fonti di carattere secondario sono in posizione subordinata rispetto alla legge.
Il caso pi cospicuo quello dei regolamenti del Governo: sono fonti secondarie
con le quali il Governo pone regole di carattere organizzativo e procedurale
oppure provvede a disporre ci che necessario per dare attuazione alle leggi del
Parlamento. La Costituzione non prevede i regolamenti ma presuppone (art.87
Comma V) che il Presidente della Repubblica abbia la potest di emanarli. Nessun
regolamento pu essere deliberato dal Governo senza la presenza di una sorta di
"autorizzazione", ossia di una base fornita dalla legge caso per caso di volta in
volta. Il Governo ha potest di emanare regolamenti solo nelle materie in cui lo
Stato ha potest legislativa esclusiva.
Mentre le fonti primarie sono a numero chiuso ed hanno uno spazio
costituzionalmente definito, le fonti secondarie sono a numero aperto, cio sono
modellabili dal potere legislativo e il loro spazio limitato dalle riserve di legge
presenti in Cost.
I regolamenti governativi sono deliberati dal Consiglio dei Ministri ed emanati
con decreto dal Pres. della Rep.
-regolamenti di esecuzione (delle leggi)
-regolamenti di attuazione (delle leggi)

-regolamenti di organizzazione (delle amministrazioni pubbliche)


I regolamenti ministeriali e interministeriali sono emanati da uno o pi ministri e
devono rispettare i regolamenti governativi.
I regolamenti indipendenti sono emanati in materie non riservate alla legge, ma
sono comunque sottoposti a criteri estraibili dai principi generali dell'ordinamento
(indipendenza relativa)
Delegificazione= istituto mediante il quale una legge 1) attribuisce al potere
regolamentare del Governo il compito di regolare una certa materia anche
modificando la disciplina legislativa vigente
2) dispone labrogazione di tale disciplina a decorrere dallentrata in vigore dei
regolamenti di delegificazione (la legge di delegific. dispone labrogaz. e affida ai
regolamenti governativi il potere di ridisciplinare interi settori normativi).
LE FONTI REGIONALI E LOCALI
LItalia uno Stato regionale in cui la Repubblica riconosce e promuove le
autonomie locali.
Le competenze normative delle regioni a statuto speciale sono disciplinate non
dalla Costituzione, ma dai rispettivi statuti, approvati con leggi costituzionali.
Per le regioni a statuto ordinario, la Costituzione attribuisce la potest normativa,
necessit di queste di dotarsi di uno Statuto= fonte primaria del diritto con cui la
regione disciplina rilevanti aspetti della sua organizzazione e struttura interna:
-forma di governo principi di organizzazione diritto di iniziativa e referendum
su leggi e provvedimenti amministrativi della regione, e pubblicazione di leggi e
regolamenti regionali.
Lo Statuto una piccola Costituzione regionale: devessere approvato per 2
volte dal Consiglio regionale, a maggioranza assoluta con intervallo di almeno 2
mesi. Poi la legge pubblicata sul Bollettino Ufficiale, ed entro 3 mesi 1/50 degli
elettori o 1/5 del Consiglio regionale possono richiedere un referendum sullo
Statuto. Decorsi i tre mesi, in assenza di una richiesta referendaria, la legge viene
promulgata e poi entra in vigore. Nel caso in cui venga richiesto il referendum, la
legge promulgata solo se si raggiunge la maggioranza.
Lart.123 prevede anche possibilit di un controllo di legittimit costituzionale da
parte del Governo entro 30gg dalla pubblicazione.
Le Regioni hanno potest legislativa.
a) Competenza legislativa esclusiva statale: insieme di materie in cui il soggetto
legittimato a porre le fonti legislative lo Stato, e dunque, in prima battuta il
Parlamento o il Governo. Si tratta di materie che corrispondono ad interessi
unitari (politica estera, immigrazione, difesa, sicurezza, moneta, concorrenza, pesi
e misure)
b) Competenza legislativa concorrente regionale: insieme di materie in cui allo
Stato spetta la determinazione dei principi fondamentali di ciascuna materia,
mentre alle Regioni la potest legislativa di dettaglio. (tutela e sicurezza del
lavoro, della salute)
c) Competenza legislativa residuale regionale: tutte le materie non connesse
negli altri raggruppamenti, in cui le Regioni hanno una potest legislativa che
vede come vincolo solo la Costituzione.
In caso di interferenza tra norme rientranti in materie di potest esclusiva,
spettanti alcune allo Stato ed altre alle regioni, la Corte Costituzionale ha ritenuto
che qualora appaia evidente lappartenenza del nucleo essenziale ad una materia,
si possa far riferimento ad un criterio di prevalenzache di solito ha comportato
lattribuzione della potest normativa in oggetto allo Stato.
Chiamata in sussidiariet: lo Stato pu chiamare a s la competenza legislativa
regionale ma:
-deve sussistere un interesse unitario deve essere rispettato il principio di leale
collaborazione

Esistono anche competenze regolamentari riconosciute alla Regione.


Comuni, province e citt metropolitane trovano riconosciuta in Costituzione dal
2001 la potest normativa statutaria e regolamentare.
Statuti e regolamenti comunali, provinciali e delle citt metropolitane sono fonti
secondarie, in quanto le loro norme sulla produzione sono contenute in fonti
primarie dello stato, ma a competenza privata.

CAPITOLO VI
Diritti e doveri
DALLE COSTITUZIONI LIBEARLI ALLE COSTITUZIONI
CONTEMPORANEE
La garanzia dei diritti, presente gi nello Stato liberale, acquista una posizione
centrale soprattutto a partire dal secondo dopoguerra. Nelle Cost. liberali il
Parlamento era riuscito ad imporre le sue regole nei confronti del monarca. Nelle
Cost. contemporanee si sottrae alle maggioranze parlamentari la disponibilit di
cambiare certi principi in essi contenuti. Nascono cos le Costituzioni rigide, che
mettono al riparo i diritti.
Accanto alle libert negative, proprie delle Costituzioni liberali, si scrivono
nelle Cost. contemporanee anche libert positive, ovvero quelle che richiedono
un intervento attivo dei poteri pubblici per la loro garanzia.
La garanzia dei diritti nello Stato contemporaneo assume anche una dimensione
sopranazionale, poich vengono approvati alcuni documenti fondamentali come la
Dichiarazione universale dei diritti delluomo e la Convenzione europea per la
salvaguardia dei diritti delluomo e delle libert fondamentali (1950).
Molte costituzioni del dopoguerra, oltre ad essere rigide, sono anche lunghe,
poich corredate da un catalogo competo dei diritti civili, politici, sociali ed
economici. I diritti fondamentali sono i diritti costituzionali.
LIBERTA ED EGUAGLIANZA NELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Dopo i primi 12 articoli qualificati come Principi Fondamentali, segue una

prima parte composta da 42 art. e intitolata Diritti e doveri dei cittadini,


una seconda parte contenente l'Ordinamento della repubblica.
La prima parte articolata in quattro titoli dedicati ai: rapporti civili, ai rapporti
etico-sociali,rapporti economici e rapporti politici.
Concezione antropologica che sottende la cost.:la libert consiste in un intreccio
di rapporti in cui la persona umana inevitabilmente inserita.
LART.2: I DIRITTI INVIOLABILI E I DOVERI INDEROGABILI
Art.2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili delluomo, sia
come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit, e
richiede ladempimento dei doveri inderogabili di solidariet politica, economica
e sociale.
La persona al centro, ed considerata non come individuo singolo e atomizzato,
ma come inteso nella sua proiezione sociale, legato alle formazioni sociali, dove
fiorisce e si sviluppa la sua individualit;conformemente alla forma pluralista
dello Stato. (principio personalista). Si concepisce luomo non in modo astratto
ma nella sua esistenza storica e concreta, come persona caratterizzata da bisogni.
Nel dire che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili, si afferma
che i diritti non sono concessi (come nello stato liberale), ma preesistono alla
Repubblica. Il proprietario dei diritti la persona e non lordinamento giuridico
statale.
Inviolabilit= garanzia di intangibilit dei diritti stessi, non eliminabili neanche
da parte dellorgano espressivo della volont popolare (Parlamento). Essi non
potranno mai essere neanche irragionevolmente sospesi dallautorit pubblica!
Questa pu solo riconoscerli non creare o elargire!
Oltre ai 4 diritti del titolo I (libert personale, di domicilio, libert e segretezza
della corrispondenza e difesa) si riconosce inviolabilit anche alla salute, alla vita,
al proprio pensiero.

La Corte Costituzionale ha esteso a molti nuovi diritti (identit sessuale, ambiente,


privacy, abitazione) la protezione costituzionale anche attraverso il richiamo a
documenti internazionali.
Lultima parte dellart.2 afferma che la Repubblica richiede ladempimento dei
doveri inderogabili di solidariet politica, economica, e sociale. Tele
formulazione sancisce nella Cost. Il principio/valore della solidariet.
La solidariet la ragione dei doveri inderogabili a carico dei singoli e delle
formazioni sociali.
I doveri non sono la controprestazione dei diritti, ma sono legati ad un valore, la
solidariet, che ritenuto anch' esso una dotazione originaria dell'uomo e
caratteristica della sua socialit.
Come per i diritti inviolabili, anche per i doveri si pone il problema della natura
chiusa o aperta della categoria: mentre auspicabile uninterpretazione estensiva
dei diritti, lo stesso non pu essere per i doveri.
ART.3: LUGUAGLIANZA
Art.3: Tutti i cittadini hanno pari dignit sociale e sono uguali davanti alla legge,
senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali. compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli
di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert e luguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e leffettiva
partecipazione di tutti i lavoratori allorganizzazione politica, economica e sociale
del Paese.
Il principio di uguaglianza ha radici antichissime, fin dalla Grecia, passando per
legalit della riv.francese. In Italia tale principio trova maturazione dallincontro
in Assemblea Costituente tra gli ideali social-cuministi, democristiani e liberali.
-Il primo comma riproduce la concezione liberale delluguaglianza in senso
formale: tutti i cittadini hanno pari dignit sociale e sono uguali davanti alla
legge.
-Nel secondo comma si esplicita luguaglianza sostanziale, consiste nella
rimozione delle differenze che ostacolano il raggiungimento dell'uguaglianza
formale. In altri termini, l'uguaglianza formale parte dal presupposto che tutti sono
uguali e di conseguenza tutti devono essere trattati allo stesso modo.
L'uguaglianza sostanziale parte dal punto di vista opposto; tutti sono diversi e
quindi devono essere trattati in modo ragionevolmente diverso:nel senso che
occorre rimuovere, se necessario in misure diseguali, le disuguaglianze che
limitano il pieno sviluppo della persona umana, mentre altre forme di differenze
possono essere mantenute , o persino tutelate e protette se attengono a specificit
che fanno parte dell'identit dei soggetti. Quando si discute di uguaglianza non
mai opportuno farlo in modo astratto ma sempre preferibile un giudizio in
concreto, domandandosi quali sono i soggetti da confrontare e quale il profilo da
mettere a confronto.
Al giudizio di uguaglianza si andato poco a poco a preferire il giudizio di non
discriminazione: esso afferma lo stesso valore delluguaglianza, vietando le
differenziazioni irragionevoli di trattamento. Si tende a colpire le differenziazioni
di trattamento, ponendo in secondo piano il giudizio sulla ragionevole differenza
delle condizioni che si pongono a paragone. Condizioni considerate diverse tempo
fa(es. orientamento sessuale) oggi non vengono pi percepite come tali e quindi
rivendicano trattamenti eguali.
Uguaglianza formale: luguaglianza di fronte alla legge, sulla quale si fonda lo
Stato di diritto. Concetto connesso col principio di legalit, che determina un
vincolo dei poteri pubblici e il divieto che essi si comportino in modo difforme da

quanto previsto dalla legge. Ha prevalso la posizione che tende a valorizzare


questa formula e a riconoscervi il principio della dignit umana. Essa si traduce
nel divieto di adottare trattamenti irragionevolmente differenziati . Ci non
postula per lesistenza di un obbligo assoluto di trattamento uniforme, ma anzi
esso deve essere inteso come divieto di introdurre discriminazioni irragionevoli. Il
principio risulta leso quando il legislatore tratta in modo diverso situazioni uguali
e in modo irrazionalmente uguale, situazioni differenti.
La nostra forma di Stato ha postulato la necessit di differenze normative in alcuni
casi!
Divieto di discriminazione rispetto:
-al sesso= divieto meno forte poich sono presenti norme costituzionali che
postulano una differenze in relazione al sesso (art.29 relativo alla famiglia)
-alla razza
-alla lingua (tutela delle minoranze linguistiche)
-alla religione (influenzato dagli art.8 e 19 e dalla normativa prevista per regolare
i rapporti con la Chiesa cattolica).
-alle opinioni politiche
-alle condizioni personali e sociali: difficile interpretazione, da cui si pu trarre il
divieto di leggi ad personam, gi cmq precluse dal principio di uguaglianza.
Uguaglianza sostanziale: il compito della Repubblica non solo i riconoscere
che tutti sono uguali davanti alla legge, ma di aiutar coloro che si trovano in
condizioni svantaggiate a poter raggiungere la piena promozione della loro
personalit. Essa giustifica il riconoscimento di tutti i diritti sociali (lavoro, salute,
istruzione). Quindi il principio di uguaglianza, non si traduce in assoluta parit di
trattamento:trattare allo stesso modo situazioni obiettivamente differenti
significherebbe creare discriminazione nei confronti di quei soggetti che hanno
bisogno di una maggiore tutela rispetto agli altri. Il compito di diversificare in
certi casi le norme spetta al legislatore, il quale per , nel valutare la diversit
delle situazioni deve attenersi al criterio della ragionevolezza, deve cio fornire
logiche spiegazioni alla disparit di trattamento tra i cittadini. Fu Lelio Basso a
promuovere questa interpretazione di uguaglianza.
PARTE PRIMA- DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI
Si ha una distinzione tra le 4 tipologie di rapporti che vengono prese in
considerazione per identificarne la tutela: rapporti civili (I), etico-sociali (II),
economici (III), politici (IV).
TITOLO I (Rapporti civili):
ART. da 13a16: diritti a matrice individuale costruiti secondo limmagine dei
cerchi concentrici che inizia con libert personale, poi di domicilio, poi
segretezza della corrispondenza, poi circolazione.
Il titolo I contiene poi i diritti che attengono alla sfera pubblica (riunirsi,
associarsi, manifestazione del pensiero). Previsioni relative alle garanzia
giurisdizionale dei diritti.
TITOLO II (Rapporti etico-sociali):
riferimento alla famiglia, alla salute, alla cultura e allistruzione. Nonostante siano
inseriti nel TITOLO III anche il diritto al lavoro, allassistenza e previdenza
appartengono ai diritti sociali.
Due sono le forme principali di garanzia costituzionale delle libert:
la riserva di legge
la riserva di giurisdizione: un principio giuridico che prevede che per la
disciplina di particolari materie, e soprattutto per decisioni che attengono alla
restrizione della libert dell'uomo, possa intervenire solo ed esclusivamente
l'autorit giudiziaria

I SINGOLI DIRITTI COSTITUZIONALI


La libert personale
La tutela della libert fisica e psichica della persona considerata come una
priorit logica rispetto allintero impianto del nuovo sistema costituzionale
democratico e come espressione paradigmatica di quel recupero del ruolo
attribuito ai pubblici poteri in chiave di promozione della libert come fattore che
ricostruisce il rapporto fra cittadino e stato. Il nucleo di questo articolo costituito
dalle due garanzie della riserva di legge e di giurisdizione previsto nel comma 2.
non ammessa forma alcuna di detenzione,di ispezione o perquisizione
personale, se non per atto motivato dallautorit giudiziaria e nei soli casi e modi
previsti dalla legge. I commi 3 e 4 prevedono delle deroghe in caso di arresto
obbligatorio o facoltativo in fragranza e il fermo di indiziati di reato. In tali
circostanze lintervento dellautorit giudiziaria non necessario prima del
provvedimento restrittivo, ma successivamente al fine di convalidare gli atti
adottati.
Libert di domicilio
La protezione dello spazio primario di vita la seconda delle libert menzionate
nel titolo 1 sui rapporti civili. il domicilio inviolabile. gli sviluppi
giurisprudenziali e dottrinari ci portano a ritenere che la protezione di questa
norma costituzionale si estenda a ogni luogo di cui la persona fisica o giuridica,
abbia legittimamente la disponibilit per attivit connesse alla vita privata o di
relazione e dal quale intende escludere i terzi.(luogo di lavoro, camera di
albergo..). quanto ai meccanismi di tutela ci sono due garanzie. La prima prevede
il regime ordinario di tutela: possibile che ci siano restrizioni della libert di
domicilio con interventi diretti dellautorit di pubblica sicurezza, ai quali deve
seguire la comunicazione entro 48 ore al giudice ed entro le successive 48 ore la
convalida da parte di questultimo. La seconda garanzia dice che gli accertamenti
e le ispezioni per motivi di sanit e di incolumit pubblica o a fini economici e
fiscali sono regolati dalle leggi speciali.
Libert e segretezza della corrispondenza
La libert e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di
comunicazione sono inviolabili. Questa libert deve essere intesa sia come diritto
di ciascuno di comunicare con altri soggetti sia come diritto di ricevere, senza
interferenze, tali comunicazioni. In alcuni casi possibili avere limitazioni della
libert ma non della segretezza e viceversa.
Libert di circolazione e soggiorno
La proiezione spaziale della vita dei una persona si completa con la previsione
della libert di circolare e soggiornare su tutto il territorio italiano ed espatriare. Si
riferisce alla protezione contro quei provvedimenti obbligatori che pongono dei
limiti alla libert di circolare e di soggiornare sul territorio della Repubblica o
condizionano a determinati obblighi il diritto di lasciarlo o tornarvi.
Libert di riunione e di associazione
Con lanalisi della libert di riunione entriamo nella parte dei diritti civili che per
il loro oggetto presuppongono lagire di una collettivit di persone. La libert di
riunione disciplinata dallart.17 Cost. in cui emerge che le riunioni si debbono
svolgere in modo pacifico e senza armi. Possono essere in luoghi privati o luoghi
pubblici. (occorre dare preavviso allautorit). Non occorre sempre che le persone
si trovino nel solito posto. (social network). Nel comma 2 si proibisce le
associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici
mediante organizzazioni di carattere militare.

Libert di manifestazione del pensiero


Oggetto di tale diritto sono le manifestazioni di pensiero verso un pubblico ampio
di persone, o meglio, tutte le ipotesi di manifestazione del pensiero orali, scritte,
espresse attraverso ogni possibile mezzo di comunicazione a una platea di
destinatari indeterminata. Lart.21 dedica la massima attenzione alla stampa come
mezzo per la propagazione del pensiero; stato compito della corte costituzionale
estendere questi principi a nuovi mezzi di comunicazione di massa come le
telecomunicazioni via Internet. Con riferimento alla stampa, la costituzione
individua 3 principi fondamentali: 1) divieto di sottoporre la stampa a
autorizzazioni o censure. 2) lobbligo di sottoporre la stampa a sequestro soltanto
per atto motivato dallautorit giudiziaria nel caso di delitti, per la quale la legge
sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che
la legge stessa prescriva per lindicazione dei responsabili. 3) la possibilit che il
legislatore imponga, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi
di finanziamento della stampa periodica. Un limite per ogni manifestazione di
pensiero il buono costume.
La libert di manifestazione del pensiero incontra dei limiti non espressi che sono
rappresentati da interessi costituzionalmente protetti: il diritto allonore e alla
reputazione, il diritto alla riservatezza, alla sicurezza dello stato. Il tema della
libert di manifestazione del pensiero comprende la tutela della libert di
informare e di essere informati. Accanto a questi diritti, si ha un diritto di natura
diversa, ma connesso strettamente alla libert di manifestazione del pensiero: il
diritto allinformazione. Anche se lesistenza di tale diritto non considerata
unanimemente, resta il fatto che dellart21 cost. si pu trarre un principio
essenziale alla base della nostra democrazia, quello della pluralit delle fonti di
informazione, detto anche principio di pluralismo. Questo tende ad assicurare
effettivit alla libert di manifestazione del pensiero evitando che essa possa
divenire una prerogativa esclusiva in capo a pochi soggetti. Il pluralismo interno
garantisce a tutti la possibilit di accedere al mezzo radiotelevisivo. Solo in
seguito, quando levoluzione della tecnica ha consentito lapertura del mercato
anche a soggetti privati, la corte ha colto loccasione per affinare il principio del
pluralismo e considerare i nessi della libert di comunicazione con il principio
della libert di concorrenza. (pluralismo esterno).
I DIRITTI SOCIALI
Sono diritti sociali quelli che nascono da ragioni della persona (salute, lavoro,
educazione, assistenza, previdenza) e che trovano soddisfazione in quelli ambiti di
vita sociale o comunitaria (formazioni sociali come recita lart.2 cost) necessari al
libero sviluppo della persona umana (famiglia, scuola, uni, lavoro, stato) fino a
richiedere lazione della repubblica laddove sia necessario rimuovere gli ostacoli
che impediscono tale piena e libera soddisfazione.
Una problematica comune ai diritti sociali relativa alla loro garanzia: infatti in
molti casi essi comportano un intervento dei pubblici poteri che genera spesa
pubblica. I pi importanti sono il diritto allistruzione e quello alla salute, al quale
si fatto derivare il diritto alla salubrit dellambiente.
I DIRITTI POLITICI
Sono quei diritti mediante i quali i cittadini contribuiscono alla formazione della
volont dello stato. Il diritto di voto definito dalla Costituzione un dovere civico,
nel senso che il suo adempimento non un obbligo giuridico, accompagnato da
sanzioni, ma risponde a un sentimento di appartenenza e partecipazione alla vita
pubblica della comunit nel momento di maggior espressione della sovranit
popolare. Il voto deve essere personale, uguale, libero, segreto. I partiti politici,
giuridicamente parlando, sono associazioni alle quali lart.49 riserva una tutela
ulteriore rispetto a quella prevista nellart.18. il nostro ordinamento non richiede

che i partiti siano registrati, e dunque siano persone giuridiche, e in effetti i partiti
politici sono associazioni di fatto. Esiste il diritto di non iscriversi a un partito;
viceversa, non tutti coloro che vorrebbero iscriversi a un partito possono farlo,
essendo previste con legge delle limitazioni a tale diritto per alcune categorie di
consociati 8ad esempio magistrati, militari attivi). Il secondo dato il pluralismo
di partiti, attraverso il quale impedire la minaccia di dar vita a uno stato
monopartitico. I cittadini infatti possono concorrere liberamente attraverso i
partiti alla determinazione della vita politica, purch tale concetto sia effettuato
con metodo democratico, ovvero senza il ricorso alla violenza per imporre
determinate idee politiche.
I DOVERI COSTITUZIONALI
Nella costituzione esistono vari riferimenti ai doveri dei cittadini. Si tratta per lo
pi di norme di principio, che si riferiscono a comportamenti dovuti
indipendentemente dallesistenza di una corrispondente diritto altrui, in funzione
della tutela di un interesse pubblico. Il primo dei doveri imposti nella Costituzione
si trova nellart.4 comma 2, secondo il quale ogni cittadino ha il dovere di
svolgere, secondo le proprie possibilit e la propria scelta, unattivit o una
funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societ. Altri doveri
sono previsti nellart.23 che fissa il principio per il quale nessuna prestazione
personale o patrimoniale pu essere imposta se non in base alla legge. Per
prestazioni personali si intendono linsieme delle attivit comportanti
lesplicazione di energie fisiche o intellettuali, mentre per prestazioni patrimoniali
le decurtazioni del patrimonio di privati. Nellart.52 si ha il dovere di difesa della
patria, e nellart.53 si ha il dovere di concorrere alle spese pubbliche. Lultima
previsione relativa ai doveri contenuta nellart.54 che disciplina il dovere di
essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi.
I TITOLARI DEI DIRITTI E DOVERI: CITTADINI E STRANIERI
Per cittadini si indica i soggetti titolari dei diritti e destinatari dei doveri.
Tradizionalmente la cittadinanza uno status (ovvero una situazione giuridica
soggettiva) cui lordinamento giuridico connette un insieme di diritti e doveri.
Non viene chiarito come si acquista questo stato o come eventualmente si perde;
essa dice soltanto che si tratta di materia relativa alla legge statale e sottratta a
quella regionale, oltre a prevedere, con una norma di grande importanza storica
(art.22) che nessuno pu essere privato, per motivi giuridici, della capacit, della
cittadinanza, del nome. Se osserviamo il diritto comparato notiamo che la
cittadinanza pu essere acquisita secondo due criteri: lo ius soli, secondo il quale
si diventa cittadini nascendo sul territorio dello stato; e la ius sanguinis, grazie alla
quale si acquista la cittadinanza per nascita da genitori cittadini.
LA DISCIPLINA DELLA CITTADINANZA IN ITALIA
Lacquisto della cittadinanza in Italia avviene secondo due principali modalit: per
fatto naturale oppure per fatto volontario. Fatto naturale la nascita, che prescinde
dalla volont del soggetto cui viene attribuita automaticamente la cittadinanza: la
regola portante di tutto il nostro sistema lo ius sanguinis. Fatto volontario vuol
dire acquisto della cittadinanza italiana per richiesta, al ricorrere di certe
condizioni. In questa categoria ricorrono molteplici ipotesi, fra le quali: 1)il
coniuge di un cittadino o di una cittadina italiani, che dopo il matrimonio risieda
legalmente da almeno due anni nel territorio italiano, oppure dopo tre anni dalla
data del matrimonio se residente allestero. 2)lo straniero nato in Italia, che vi
abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimenti della
maggiore et, che diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza
italiana entro un anno dalla suddetta data. 3)lo straniero che risiede legalmente da
almeno dieci anni nel territorio della repubblica. La legge del 1992 consente il

mantenimento della doppia cittadinanza; la cittadinanza italiana non ha pertanto la


pretesa di esclusivit e pu essere cumulata con una o pi ulteriori cittadinanze.
Le cause per la perdita della cittadinanza sono pochissime e di difficile
realizzazione. Se per qualche motivo si persa pu essere riacquistata molto
facilmente risiedendo per un anno sul territorio italiano.
DALLA CITTADINANZA ALLA NAZIONE
Per nazione si intende unentit pregiuridica (che quindi viene prima del diritto,
non da questo definita ma se mai presupposta), costituita da una comunit
umana caratterizzata da legami capaci di produrre unit. Da questa definizione
minima le impostazioni divergono, giungendosi a ricostruire due distinte
definizioni sulla base del tipo di legame che uniscono un certo gruppo umano. La
nazione etnos fa riferimento a elementi di tipo materiale come la lingua, la
religione, la cultura, la storia, la razza, che esistono a prescindere da ogni aspetto
volontaristico. Esistono anche stati multinazionali, nei quali convivono gruppi
nazionali caratterizzati da lingua, religione, cultura diverse che costituiscono il
popolo di uno stato. (stati uniti, svizzera).
La nazione demos fa invece riferimento allelemento volontaristico. costituita
da quei soggetti che manifestano la volont di vivere insieme, di condividere una
serie di principi e valori comuni, in altre parole di dar vita a ununit nazionale, a
prescindere da elementi materiali che li accomunano.
Le due concezioni di nazione non sono indifferenti ai due grandi criteri di acquisto
della cittadinanza, posto che del tutto inconcepibile uno stato nel quale il popolo
non sia unito da legami di qualche sorta: esso sarebbe destinato alla disgregazione.
Lo ius sanguinis la volont che il popolo coincida con la nozione etnos. I paesi
che seguono questo criterio sono sistemi chiusi, in cui la cittadinanza si trasmette
come uneredit. Al contrario, attribuire la cittadinanza a chiunque nasca sul
territorio (ius soli), vuol dire consentire agli immigrati di seconda generazione di
diventare immediatamente cittadini. Questi sono pi aperti da un punto di vista
etnico. (Stati Uniti).
TRE PROFILI EVOLUTIVI DELLA CITTADINANZA
Negli anni pi recenti, la nozione di cittadinanza stata oggetto di alcune
tendenze evolutive nel diritto positivo italiano.
1) Estensione dei diritti ai non cittadini: la corte ha accolto, gi nel 1962, che
il principio di uguaglianza debba estendersi agli stranieri allorch si tratti
della tutela dei diritti inviolabili delluomo. Esiste un nucleo
incomprimibile di prestazioni, volte a far fronte a situazioni di urgenza,
che deve essere riconosciuto a chiunque, anche agli stranieri irregolari. I
diritti politici, e in particolare il diritto di voto, sono riservati ai cittadini
2) La cittadinanza europea: in conseguenza allintegrazione comunitaria nel
1992 con il trattato di Maasticht. La cittadinanza dellUnione si aggiunge
alla cittadinanza nazionale, non la sostituisce, non ha regole sue in quanto
allacquisto o alla perdita, ma segue quelle previste per la cittadinanza
degli stati membri. Ogni cittadino europeo residente in uno stato membro
di cui non cittadino ha il diritto di votare e di essere eletto nelle elezioni
comunali dello stato membro in cui risiede, in condizioni di parit con i
cittadini di quello stato.
3) La disciplina del diritto di voto dei cittadini italiani residenti allestero: il
problema che si poneva era il modo di esercizio del diritto di voto degli
italiani residenti allestero, ovvero come renderlo effettivo. Lordinamento
italiano ha scelto una modalit che costituisce un unicum del diritto
comparato: ha creato una circoscrizione estero per lelezione delle due
camere, nella quale sono eletti 12 deputati e 6 senatori. A tal fine la legge
cost. n. 1/2001 ha modificato gli artt. 56/57 cost., dando luogo a una

normativa davvero singolare, secondo la quale una parte dei rappresentanti


del popolo eletta in rappresentanza di soggetti che risiedono stabilmente
fuori dal territorio. Vien interrotto il legame fra popolo e territorio e
attraverso la circoscrizione estero si offre rappresentanza specifica a
soggetti che non partecipano a quella comunit di diritti e doveri che
invece vive sul territorio italiano.

CAPITOLO VII
La Costituzione economica
La Costituzione economica linsieme delle norme costituzionali che riguardano
le posizioni e le relazioni degli individui, intesi come soggetti economici.
Possiamo far riferimento alle disposizioni costituzionali che riguardano i diritti, le
libert economiche e il ruolo dello Stato nelleconomia. Oltre alle libert
economiche (titolo III parte I) riguarda tutte le disposizioni che aiutano a
comprendere quale posto il costituente ha voluto assegnare allhomo economicus
(soggetto decidente e agente sulle scelte economiche).
Essa non riguarda solo leconomia privata (propriete impresa), ma comprende
anche il rapporto tra lindividuo, la societ e lo Stato ( fisco e moneta).
Due definizioni:
-una minimale, che si riferisce alla regolazione dei rapporti economici (impresa e
propriet)
-una pi ampia, che si riferisce alla scelta costituzionale degli obiettivi economici
e dei rapporti tra leconomia, la societ, la politica.
Al centro della Cost. economica c la persona umana, nella figura del lavoratore
a cui debbono essere garantite delle condizioni di vita minime vitali. Il lavoro ha
valore fondante ed inteso come attivit o funzione che concorre al progresso
materiale o spirituale della societ. Esso non ha priorit sulluomo: non il
lavoro in quanto tale ad essere tutelato, ma il lavoro in quanto espressione della
persona umana, attraverso cui luomo si distingue dalle altre specie viventi.
Esso un diritto ma anche un dovere ( di solidariet economica e sociale). Le
varie attivit lavorative sono dunque da legarsi nellottica personalistica, come
specificazioni e tutele aggiuntive rispetto a quelle poste dai principi fondamentali
della Costituzione.
Pur nellequiparazione di tutte le categorie, il costituente considera quello
dipendente lanello debole della catena lavorativa, con tutela maggiore. (favor
costituzionale per il lavoro dipendente).
ART. 35: La Repubblica cura la formazione e lelevazione professionale dei
lavoratori; mondo dellistruzione e del lavoro sincrociano in interventi per la
diffusione delle conoscenze.
Si promuovono gli accordi e le organizzazioni internazionali per laffermazione
dei diritti al lavoro.
Libert di emigrazione: qui ribadita come diritto sociale, molto attuale grazie alla
libert di circolazione delle persone in Europa.
NellART.38 si hanno tutele pensate per lassenza di lavoro, ma purtroppo
inattuali perch pensate per un mercato con posto fisso.
ART.36: rappresenta lo statuto giuridico del lavoratore (retribuzioni, orari
giornalieri, riposi e ferie). Il riposo settimanale e le ferie annuali sono diritti
irrinunciabili.
Al lavoratore devessere garantita una retribuzione proporzionata al lavoro
svolto.
Lindividuazione della corretta ricompensa segue due criteri:
-il criterio minimo della sufficienza, a prescindere dalla quantit e qualit del
lavoro prestato: riflette lottica solidaristica e delluguaglianza sostanziale.
Conferma una dimensione sociale del lavoratore.
-il criterio ragionevole della proporzione tra remunerazione e lavoro svolto:
riflette lottica tipica dei rapporti contrattuali in cui le parti si scambiano beni con
carattere di reciprocit.
ART.37: (chiaro esempio del princ.personalista e uguagl. sost.): ha per destinatari
le donne e i minori, nella tutela del lavoro subordinato. Ribadisce che la donna
lavoratrice ha gli stessi diritti e la stessa retribuzione a parit di lavoro (inteso

come mansioni) delluomo. Le condizioni di lavoro devono consentire alla donna


ladempimento della sua essenziale funzione familiare. La tutela dei figli sta alla
base dellarticolo.
Grazie al diritto europeo di equipara la posizione di uomo e donna nei confronti
dei doveri genitoriali si ha un allargamento di prospettiva nel ruolo di padre
lavoratore.
Il Testo unico delle disposizioni a sostegno della maternit e della paternit, per
garantire uguaglianza formale, ha previsto un iniziale trattamento previdenziale
anche per lavoratrici autonome, non solo dipendenti.
ART.38: lessenza della sicurezza sociale, ovvero di quei diritti sociali di
previdenza ed assistenza che hanno come destinatari cittadini e lavoratori in
unottica solidaristica e non mutualistica. (infortunio, malattia, invalidit).
Lelemento dellinvolontariet del soggetto ha reso ammissibile linserimento
nellart.38 anche la disoccupazione involontaria. (assegni di invalidit).
Diritto alla previdenza= quel trattamento (pensione) che proporzionato alla
retribuzione ottenuta durante lattivit lavorativa ma che al tempo stesso non sia
inferiore ad un trattamento minimo.
Diritto allassistenza= diritto al riconoscimento di un aiuto a soggetti in stato di
bisogno del minimo esistenziale. Ha solamente carattere solidaristico.
Fino a pochi anni fa erano servizi e prestazioni esercitati pressoch
esclusivamente dallo Stato.
STRUMENTI DI TUTELA E DI PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI
I lavoratori non sono soltanto destinatari delle garanzie, ma hanno anche il diritto
di partecipare alla politica economica o alle scelte aziendali.
ART. 39 sui sindacati: lorganizzazione sindacale libera, e lunico obbligo che
si pu imporre ai sindacati quello della registrazione previa verifica del carattere
democratico dellordinamento interno. La registrazione conferirebbe loro
personalit giuridica, ma di atto tale registrazione non mai avvenuta per restare
semplici associazioni libere. Linattuazione della registrazione dei sindacati ha
comportato numerosi problemi relativamente allefficacia dei contratti collettivi.
La libert sindacale devessere anche vista come libert della persona, il cui
esercizio finalizzato a correggere le asimmetrie tra forze economiche, si tratta
dunque di un diritto di partecipazione alle scelte economiche e di politica del
lavoro.
I contratti collettivi sono accordi di natura privata, ma ad effetti generali.
Servono a stabilire una regolamentazione minima del rapporto di lavoro, che i
contratti aziendali e individuali dovranno rispettare. La dottrina ha ricondotto tali
atti allautonomia contrattuale privata.
La non vincolativit di tali accordi a causa della mancata registrazione dei
sindacati sottoscrittori pu generare unasincronia tra condizioni di lavoro
destinate ai lavoratori aderenti al sindacato e cond. di lavoro di coloro che non vi
hanno aderito. E ormai deciso che tali contratti, pur avendo in linea di principio
unefficacia inter pares, hanno in linea di fatto unefficacia erga omnes.
Un ulteriore problema quello della rappresentanza sindacale: la registrazione e la
conseguente efficacia generale dei contratti collettivi, avrebbero ovviato alla
questione cruciale della rappresentanza, dando copertura unitaria allattivit di
negoziazione collettiva svolta dai soli sindacati registrati, a prescindere
dalladesione del lavoratore.
Il criterio che per lungo tempo ha prevalso nellaccreditamento dei sindacati alla
contrattazione stato quello della maggiore rappresentativit, che risulta dalla
quantit di iscritti e dalla diffusione dellorganizzazione, sia categoriale che
territoriale.
Il ruolo dei sindacati resta preminente nella politica economica grazie ai
meccanismi di concertazione con le istituzioni pubbliche

Concertazione= approccio alla gestione delle relazioni industriali basato sul


confronto e la partecipazione alle decisioni politiche ed alla contrattazione in
forma triangolare: organizzazioni sindacali, organizzazioni dei datori di lavoro e
autorit pubbliche
ART. 40 diritto di sciopero: diritto allastensione collettiva dal lavoro finalizzata
al conseguimento di un comune interesse dei lavoratori. Si ha una scelta netta per
la costituzionalizzazione del diritto di sciopero rispetto al mancato
riconoscimento del diritto di serrata: disparit di trattamento giustificata dalla
differenza di situazioni.
La previsione costituzionale sullo sciopero molto laconica, poich per i
costituenti il passo avanti era semplicemente riconoscere a livello cost. il diritto di
astensione collettiva dal lavoro. Rinvia alla legge la regolamentazione del diritto.
La Corte Costituzionale afferma che lo sciopero devessere finalizzato al
conseguimento del comune interesse dei lavoratori. Pu anche essere un interesse
economico di altre categorie di lavoratori, nei confronti dei quali gli scioperanti
agiscono per solidariet.
Con riferimento allo sciopero nei servizi pubblici essenziali, sono previste
procedure di conciliazione e garanzie minime di prestazione dei servizi.
Titolarit del diritto di sciopero: nessun dubbio sui lavoratori dipendenti.
Nellart. 40 possono essere ricondotte anche alcune forme di lavoro autonomo.
(agenti di commercio). La recente modifica della legge 146/1990 ha esteso
ulteriormente tale diritto a lavoratori autonomi, liberi professionisti. (medici di
base)
ART.46: i lavoratori hanno diritto a collaborare alla gestione delle aziende nei
modi e limiti stabiliti dalla legge. E il fratello minore dellart.39 e dimostra
lesigenza di disciplinare costituzionalmente forme diverse di partecipazione del
lavoratore alla vita delle imprese rispetto al sindacalismo. Ma.. -la scomparsa
dei consigli di gestione istituiti nel 45 e smantellati nel 47 e ---laffermarsi del
modello sindacale nella gestione dei rapporti tra lavoratori e datori hanno reso
vano larticolo.
Oggi, una latente perdita di fiducia nei confronti della rappresentanza sindacale e
la crisi del 2008 hanno riportato la proposta della distribuzione degli utili sociali
ai lavoratori.
IMPRESA; PROPRIETA E RISPARMIO
ART. 41 e 42: relativi al diritto di iniziativa economica e al diritto di propriet.
Articoli letti sia in prospettiva socialista che liberale. Tali libert economica
sono strumenti per la promozione della persona e sono suscettibili di essere
limitate laddove un esercizio privo di regolazione e controllo comprometta tale
finalit. I padri costituenti non riponevano n una totale fiducia nel mercato per la
promozione della persona, n una visione socialista. Lintervento dello Stato in
economia solo un mezzo per giungere allobiettivo della piena promozione della
persona.
I lavoratori non sono soltanto destinatari delle garanzie, ma hanno anche il diritto
di partecipare alla politica economica o alle scelte aziendali.
ART.41: riconosce la libert di iniziativa economica. Essa va interpretata in
senso ampio come attivit di impresa, come pure ogni attivit occasionale di chi
utilizza la ricchezza per produrne di nuova. Tale attivit non pu svolgersi in
contrasto con lutilit sociale, e non deve recare danno alla sicurezza, alla libert,
e alla dignit umana.
Il contrasto tra laccumulazione del capitale del privato e lutilit sociale ha
giustificato lintervento dello Stato in economia.
Si affida alla legge la determinazione dei controlli e dei programmi affinch
lattivit economica sia indirizzata a fini sociali. Si anticipa la possibilit dello
svolgimento di attivit economiche da parte dello Stato. Lattivit economica, sia

privata sia pubblica, deve sottostare a regole comuni che limitano la direzione
politica dello sviluppo economico e costituiscono il parametro di condotta anche
per lattivit economica pubblica. Lattivit economica pubblica non garanzia
del perseguimento dei fini sociali; anchessa sottoposta a programmi e controlli
La libert di iniziativa economia non inviolabile. Questo articolo (41) ha
superato la prova di resistenza rispetto alle regole di libera concorrenza
dellordinamento comunitario poich non vi indicato un modello economico
fisso, ma solo come obiettivo la promozione della persona.
E possibile leggere nellarticolo il diritto di propriet e la libert contrattuale..e
anche la libert di concorrenza, poich presuppone la compresenza di imprenditori
che liberamente svolgono la loro attivit. Questultima stata assunta a principio
comunitario e inserita nella Cost. come materia di esclusiva competenza statale.
ART.43: consente la riserva originaria o il trasferimento allo Stato(oltre a enti
pubblici, comunit di lavoratori o utenti) di determinate imprese o categorie di
imprese.
Afferma che lo Stato pu espropriare un bene ad un privato, per interesse generale
(es. nazionalizzazione di servizi pubblici essenziali, fonti di energia). La
preoccupazione del costituente era quella di evitare la nascita di monopoli privati
e di garantire lerogazione dei servizi essenziali in condizione di economicit.
Larticolo consente di modificare la titolarit delle imprese, rendendo pubblico
ci che privato e cooperativo ci che capitalistico. La gestione privata di
tali servizi quindi considerata in disarmonia con la realizzazione dei fini di
utilit generale.
Impiegato negli anni 60 e 70 (da Enel, Rai), oggi con lobbligo di
conformazione alle regole comunitarie sulla concorrenza, lart.43 ha perso
attualit. Storicamente si sono creati enti pubblici incaricati di acquisire
partecipazioni in societ private (IRI=istituto ricostruz. industr, convertito nel 92
in s.p.a. per incompatibilit con regole europee)
Se il limite alliniziativa economica lutilit sociale, il limite al diritto di
propriet la funzione sociale.
ART. 42: la propriet individuata come pubblica o privata, riconosciuta e
garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto e godimento e i limiti,
allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
Funzione sociale= affermazione della persona e delluguaglianza sostanziale. E
quella dimensione in cui il raggiungimento degli obiettivi egoistici in armonia
e coerenza con la realizzazione di interessi sociali (non solo di natura economica,
ma della tutela della salute o dellambiente). Il diritto di propriet non n
assoluto n inviolabile. alla legge che vengono affidati il riconoscimento e la
garanzia del diritto di propriet e lindividuazione del significato della funzione
sociale. Lelaborazione dellart.42 fu definito un compromesso dilatorio= non si
volle imporre una precisa ideologia del diritto di propriet
Espropriazione= tipologia pi rilevante di limitazione al diritto di propriet:
rappresenta il prototipo dei trasferimenti coattivi della propriet. Tre condizioni
per la presenza di un titolo espropriativo:
-la presenza di un titolo espropriativo (conclusione di un processo amministrativo)
-sussistenza di un interesse generale
-obbligo di indennizzo: la dimostrazione che latto autoritativo di
espropriazione lede un diritto. Nel calcolo dellindennizzo, lindennizzo, bench
debba essere effettivo e non meramente simbolico, non deve reintegrare
completamente il patrimonio dellespropriato, proprio perch il perseguimento
dellinteresse generale pu richiedere un sacrificio. Per molti anni si consentito
ad enti locali di pagare indennizzi lontanissimi da valore di mercato dei beni e la
Corte Cost. chiuse un occhio per risanare la finanza pubblica. La Corte di
Strasburgo intervenuta dicendo che deve valere il principio di una necessaria e

ragionevole corrispondenza dellindennizzo del bene espropriato con il valore di


mercato.
ART.44: tratta della propriet terriera. Prevede una riserva di legge per
limposizione di obblighi e vincoli alla propriet terriera privata, la fissazione dei
limiti alla sua estensione, la promozione e limposizione alla bonifica, la
trasformazione del latifondo e la ricostruzione delle unit produttive, laiuto della
piccola e media attivit terriera. Una prima riforma fondiaria fu realizzata negli
anni 50, con la trasformazione del latifondo e la distribuzione delle terre.
ART.47: il risparmio. Forma particolare di propriet. La Repubblica incoraggia e
tutela il risparmio in tutte le sue forme e disciplina, coordina e controlla
lesercizio del credito. Fino agli anni 90 lattivit bancaria era prevalentemente
pubblica.Nel 93 su impulso dellord. comunitario, venne approvato il Testo unico
bancario. Il risparmio viene ritenuto una modalit di garanzia degli investimenti e
uno strumento di distribuzione della propriet e della ricchezza. Tra le varie
modalit di risparmio, alcune vengono suggerite come pi meritevoli di tutela: -la
propriet dellabitazione la propriet diretta coltivatrice il diretto o indiretto
investimento azionario nei grandi complessi produttivi del paese
Larticolo non fa riferimento alla moneta.
COOPERATIVE E ARTIGIANI
Oltre alleconomia diretta dallo stato o quella lasciata alla libera intrapresa
privata, la Costituzione prevede una sorta di terza via tra i poli del dirigismo
economico e del libero mercato, basati sulla forma cooperativa e sul libero
artigianato.
La cooperativa rappresenta unipotesi specifica di partecipazione e gestione dei
lavoratori allimpresa. LART. 45 riconosce la funzione sociale della cooperazione
a carattere di mutualit e senza fini di speculazione privata. La qualit cooperativa
di unattivit economica rende tale attivit degna di maggiore considerazione e
tutela rispetto alliniziativa economica in generale.
Nelle cooperative lelemento personale centrale, a fronte di una minore
rilevanza di quello patrimoniale. Il modello cooperativo deve avere carattere di
mutualit(fornire ai soci quei beni o servizi per cui essa sorta) e assenza di fini
di speculazione privata ( vietato lintento del singolo socio di realizzare un suo
utile personale rispetto agli altri).
ART. 45: limpresa artigiana: anchessa si distingue per lelemento personale.
Viene tutelato in quanto rappresenta un modello alternativo alle grandi imprese
private. (piccola impresa stata spina dorsale del modello di svil.economico
italiano)
IL FISCO E LA FINANZA PUBBLICA
ART. 23, 53 e 119: Costituzione fiscale: parte della Costituzione economica
diretta ad incidere sul patrimonio economico della popolazione, spostando flussi
finanziari da questi allo Stato, con la finalit di contribuire alle spese pubbliche.
Tali spese possono crescere perch lo Stato si fa effettivamente carico di bisogni
sociali che il mercato non riesce a soddisfare oppure perch lamministrazione
pubblica inefficiente. Tali articoli hanno lo scopo di garantire un sistema
tributario efficiente, che, attraverso le entrate fiscali, adempia allessenziale
funzione di mantenimento dello Stato sociale e dunque contribuisca alla
rimozione degli ostacoli che impediscono il raggiungimento delluguaglianza
sostanziale. La Costituzione fiscale, bench scarna di contenuti, diviene in realt il
punto di snodo tra Costituzione economica e sociale.
ART.23: prevede che lo Stato possa attraverso la legge imporre al cittadino sia
lobbligo di prestazioni personali (es. servizio militare obbl.), sia di prestazioni
patrimoniali (pagamento tributi). Il rapporto tributario si configura come un
rapporto obbligatorio, garantito dalla riserva di legge come indice di democraticit

motivato da una duplice ratio. Questultime si giustificano nellottica solidaristica,


(per cui agli individui pu essere richiesto un sacrificio economico per esigenze di
solidariet nei confronti dei consociati), mentre in una prospettiva mutualistica
essa costituisce un obbligo di dare in cambio dellerogazione pubblica di taluni
beni e servizi. La riserva di legge in materia di prestazioni patrimoniali garanzia
che le modalit di distribuzione dei carichi impositivi siano effettuate in seguito
ad una ponderazione in Parlamento.
ART.119: riconosce unautonoma capacit impositiva delle Regioni, salva la
competenza dello stato a fissare i principi fondamentali del coordinamento
tributario. Le Regioni possono istituire con legge tributi regionali e locali. Esiste
la possibilit di un diverso trattamento fiscale a seconda del luogo in cui si vive.
Larticolo prevede comunque lesistenza di un fondo perequativo statale per i
territori con minore capacit fiscale per abitante.
Riguardo alla compatibilit tra la riserva di legge prevista dallart.23 Cost. e la
legittimit delle fonti comunitarie dirette a spiegare effetti in maniera tributaria, la
Corte Costituzionale ha affermato che la riserva non formalmente applicabile
alle norme comunitarie.
LART.53 esplicita lobbligo di contribuzione come categoria delle prestazioni
patrimoniali. Si concorre alle spese pubbliche secondo due parametri: -la capacit
contributiva il criterio della progressivit. Tali parametri rappresentano un limite
al legislatore fiscale.
capacit contributiva= il presupposto del pagamento dei tributi devessere
lesistenza di eventi che possono aver conferito una certa forza economica al
contribuente e che, generando ricchezza, debbono rimanere in parte nella sua
disponibilit per i suoi bisogni essenziali, in una certa quota alle casse dello Stato.
Non coincide con la percezione di qualsiasi reddito, ma la soggezione
allimposizione scatta solo al sussistere di una disponibilit di mezzi economici
che consenta di farvi fronte. La determinazione di tale minimo risulta -da una
valutazione media dei mezzi occorrenti per i bisogni elementari della vita e -da
una complessiva situazione economica del Paese.
progressivit= determina il rapporto di parte a tutto tra la quota destinata
allerario e la quota di ricchezza lasciata al contribuente. la caratteristica di
un'imposta la cui aliquota aumenta all'aumentare dell'imponibile. L'imposta da
pagare aumenta quindi pi che proporzionalmente rispetto all'aumento
dell'imponibile. Si tratta quindi di un principio non di giustizia formale, ma di
giustizia tributaria, riconducibile alla solidariet collettiva.
Secondo alcuni la Costituzione economica avrebbe dovuto prevedere il pareggio
di bilancio, ed considerata come carente sotto questo aspetto, cos come per la
copertura delle spese senza ricorso allindebitamento o allinflazione, la
Costituzione si limitava a prevedere lobbligo di copertura per ogni legge che
avesse introdotto nuove o maggiori spese, non producendo alcun limite
automatico/sostanziale di spesa.
ART. 81: occorre prevedere la copertura di spesa per ogni leggema solo un
obbligo formale e mai stato ricondotto allobbligo di pareggio, ma letto solo
come prescrizione del divieto che le leggi di spesa, prive di copertura, alterino gli
equilibri di entrate ed uscite.
La necessit di individuare un limite invalicabile al disavanzo ed alle manovre
monetarie tuttavia venuto dallesterno, con i principi di rigore finanziario e la
competenza in materia monetaria dellUnione europea. Viene precisato lobbligo
di copertura delle leggi di spesa, stabilendo che ogni legge deve provvedere ai
mezzi per farvi fronte e non semplicemente indicare tali mezzi: la copertura non
pu essere rinviata a forme future, come i provvedimenti adottati in sede di
manovra finanziaria. Anche la legge di bilancio viene sottoposta allobbligo di
copertura: per cui nel caso in cui preveda entrate da indebitamento, esso ritenuto
ad indicare la copertura di relativi oneri sugli esercizi successivi.

LA COSTITUZIONE ECONOMICA COME NORMA SUGLI OBBIETTIVI:


LADEGUAMENTO DEL DETTATO COSTITUZIONALE ALLE
EVOLUZIONI ECONOMICHE-FINANZIARIE E AL DIRITTO EUROPEO.
Il costituente non ha inteso scegliere un modello economico preciso quanto
piuttosto garantire lobiettivo finale fissato dalla combinazione del principio
personalista col principio di uguaglianza sostanziale. Non ha sposato a priori una
peculiare teoria economica, e ci ha consentito alla Costituzione di reggere alla
vertiginosa evoluzione dei rapporti economici. Un rapporto flessibile tra
intervento pubblico e libera iniziativa economica, mutevole al mutare delle
circostanze, ha permesso alla nostra Costituzione di restare coerente e
immodificata, nonostante lo sviluppo di un diritto delleconomia internazionale e
comunitario dotato di strumenti e regole molto diversi rispetto a quelli scritti nella
Costituzione.
Fino agli anni 90 lo Stato intervenuto sia in maniera diretta sia in maniera
indiretta.
Interventi diretti: Ministero esistente fino al 93 che si occupava delle
partecipazioni statali e quindi degli indirizzi e degli orientamenti della gestione
diretta di alcuni settori economici da parte dello Stato.
-o lo Stato gestiva direttamente il settore tramite enti che fossero organi del
ministero competente (telecom), stato man mano abbandonato.
- oppure tramite enti di gestione di cui aveva il controllo (enel)
Interventi indiretti: finanziamenti che consistevano in contributi a fondo perduto,
premi e crediti agevolati (Interventi ampiamente usati dalla Cassa per il
Mezzogiorno, ente per le opere straordinarie di pubblico interesse nellItalia
Meridionale). Qualsiasi forma di programmazione un modo di intervento
indiretto.
Dagli anni 90 con la globalizzazione dei mercati si sono resi pi vani i controlli
statali e si avuto una spinta al libero mercato impressa dalla Comunit Europea.
Ma il disavanzo pubblico crebbe fino alla crisi valutaria del 1992. Per
fronteggiarla si procedette a consistenti tagli alle spese. In quelloccasione si
ripens al ruolo dello Stato in economia, avviando il processo di smantellamento
della presenza pubblica nella produzione e nello scambio di beni e servizi, che
deve tuttora compiersi definitivamente.
Ladesione al Trattato CEE(Roma, 1957) ha fatto approdare lItalia verso un
neoliberismo, in cui, pur essendo il mercato fortemente regolato, il principio di
libert di concorrenza e la creazione di un mercato unico aperto hanno inciso
fortemente sul governo delleconomia.
Larticolo 2 del Trattato fissa lobiettivo della promozione attraverso listituzione
di un mercato comune con sviluppo armonioso delle attivit economiche della C.
.
Strumentali a tale obiettivo le quattro libert di circolazione di persone, servizi,
merci e capitali.
La libert di concorrenza diviene dunque una pietra miliare della Costituzione
economica. Essa vuol dire infatti assenza di barriere allingresso nel mercato e
falsature interne al mercato, che possono essere generate dagli aiuti di Stato dagli
operatori stessi tramite intese.
Lordinamento comunitario ha indotto un cambiamento nel governo italiano
delleconomia in due direzioni.
-Divieto degli aiuti di Stato e obbligo allapertura dei mercatiprovocando
incompatibilit dei monopoli pubblici e degli interventi diretti.
-Principi di rigore finanziario (crescita equilibrata e stabilit, che hanno imposto
un risanamento dei conti pubblici)
Linglobamento della politica monetaria tra le competenze europee ha chiuso
infine la possibilit per gli Stati di utilizzare la leva inflazionistica per abbassare

nominalmente i debiti poich sono sottratte ormai alla competenza dei singoli
Stati. La realizzazione di unUnione economica e monetaria venne confermata per
la prima volta dal Consiglio europeo nel Giugno del 1988, il progetto sarebbe
stato avviato sulla base di una scansione temporale in 3 fasi:
1) 90/93: Liberalizzazione della circolazione dei capitali 2) 94/98: creazione
dellIstituto monetario europeo, indipendenza delle banche centrali nazionale e
creazione del SEBC -> 3) fissazione dei tassi di conversione ed introduzione
delleuro.
La privatizzazione (trasformazione in sogg. di diritto privato) e la liberalizzazione
( apertura dei mercati alle condizioni di concorrenza) dagli anni 90 hanno
rappresentato un obbligo nei confronti del sistema comunitario, oltre che necessit
per il risanamento pubblico. cos che, contemporaneamente allapprovazione
delle regole nazionali sulla concorrenza e allistituzione dellattivit garante
preposta al suo controllo, a partire dagli anni 90 iniziato quel processo che ha
condotto alla liberalizzazione dei trasporti e dei servizi di telecomunicazione,
dellenergia
Le regole comunitarie hanno spostato il ruolo del Governo in economia da una
funzione di programmazione ed intervento diretto ad una funzione arbitrale, di
controllo del rispetto delle regole di libero mercato concorrenziale da parte degli
operatori.
La nostra Costituzione adotta un modello economico misto, che ben regge alle
tensioni a cui sottoposto, in cui si lascia alla discrezionalit del legislatore
lonere di definire lintervento dello Stato in economia.
Il principio di sussidiariet, che afferma che le societ di ordine superiore
devono aiutare, sostenere e promuovere lo sviluppo di quelle minori, stato
inserito nella Costituzione nel 2001 ed fondamentale per la distribuzione dei
poteri e delle competenze. Se un ente che sta "pi in basso" capace di fare
qualcosa, lente che sta "pi in alto" deve lasciargli tale compito e sostenerne
lazione. Lintervento pubblico in economia (secondo al principio) giustificato
solo se e fino a dove necessario ad aiutare gli individui, nel loro sforzo di
costruire una societ pi sviluppata. La sussidiariet intesa sia come limite
dellintervento pubblico che come fonte della sua legittimit.

CAPITOLO VIII
Le forme di governo
La forma di governo indica le modalit con le quali la funzione di indirizzo
politico ripartita tra gli organi costituzionali e le relazioni che intercorrono tra
questi. Per funzione di indirizzo politico si intende la determinazione delle finalit
da perseguire da parte dei poteri pubblici in un preciso momento storico. Gi dalla
definizione evidente che il concetto di forma di governo strettamente legato a
quello di forma di stato.
UN MODELLO STORICO: LA FORMA DI GOVERNO COSTITUZIONALE
PURA
In tale forma di governo esiste una netta separazione dei poteri: al re e al suo
governo spetta il potere esecutivo, al Parlamento il potere legislativo, alla
magistratura il potere giudiziario. Re e parlamento, titolari entrambi dellindirizzo
politico, avevano forme di legittimazione distinte: il re manteneva la
legittimazione dinastica, che gli spettava gi nello stato assoluto, mentre il
Parlamento era formato sulla base del principio rappresentativo bench la
rappresentanza fosse limitata a una parte del popolo, a causa delle restrizioni del
diritto di voto. Tale forma di governo si svilupp in Inghilterra alla fine del XVII
sec. Vicende storiche uniche, animate da una borghesia matura e consapevole del
proprio ruolo economico e sociale, portarono alla concessione di una serie di atti
di rilevanza costituzionale, a partire dal documento costituzionale rappresentato
dalla Magna Carta del 1215, fino a Bill of Rights del 1689 e all Act of
settlement del 1701, con la quale si disciplin la successione al trono e si
dichiararono le libert di espressione e edi religione e i principi della
rappresentanza parlamentare.
UN MODELLO ESTREMAMENTE FLESSIBILE: LA FORMA DI GOV
PARLAMENTARE
La forma di Governo parlamentare deriva da quella costituzionale pura, della
quale diretta discendente. Essa la forma di governo nella quale il governo
legato al Parlamento da un rapporto di fiducia. La fiducia passa quindi ad essere,
da elemento costitutivo del rapporto tra re e ministri, elemento costitutivo del
rapporto tra Governo e Parlamento. Ancora una volta fu lordinamento britannico
a percorrere i tempi con il re Giorgio I. in conseguenza di tale evoluzione, si
venne a determinare una situazione nella quale il Governo aveva una doppia
fiducia, essendo legato sia al Parlamento che al re (forma di governo
parlamentare dualista). Fu soltanto in un momento successivo, collegamento con
lallargamento del suffragio, che giunse a maturazione la forma di governo
parlamentare monista: in essa il re perde ogni possibilit di incidere sulla
composizione del Governo, che determinata unicamente dalla volont del
Parlamento. Agli inizi del XX sec., e soprattutto dopo la Prima guerra mondiale, i
Parlamentari si trasformarono in un luogo dove si proiettava il conflitto sociale
cos che divenne sempre pi difficile assicurare la stabilit governativa. Di fronte
a tale situazione, in alcuni paesi, a partire dallAustria (1920), inizi a svilupparsi
il tentativo di rendere pi funzionale la forma di governo parlamentare attraverso
la sua razionalizzazione, ossia la scrittura nella Costituzione delle regole sul
rapporto di fiducia.
Tra le esperienze di parlamentiamo razionalizzato possiamo annoverare lItalia,
sulla base della costituzione del 1948, la Germania che ha valorizzato nellambito

del Governo la figura del cancelliere. Inoltre per assicurare la stabilit


dellesecutivo, prevista la mozione di sfiducia costruttiva, secondo la quale il
Parlamento pu votare la sfiducia del primo ministro solo se ne elegge
contestualmente un altro. Alle forme di Governo parlamentari razionalizzate pu
essere ascritta anche la forma di Governo definita neoparlamentare: si tratta di
una forma di governo basata sulla elezione diretta del vertice dellesecutivo, che
per al contempo vincolato dal rapporto di fiducia con lAssemblea legislativa. I
due organi, vertice dellesecutivo e assemblea legislativa, sono legati dal principio
aut simul stabunt, aut simul cadent, per cui se uno dei due per qualche motivo
viene meno, anche laltro costretto a dimettersi e si torna a votare
contestualmente per entrambi.
UN MODELLO DIFFICILMENTE IMITABILE: LA FORMA DI GOVERNO
PRESIDENZIALE
Questa forma di Governo fu introdotta negli Stati Uniti alla fine del XVIII sec.
Assomiglia per molti aspetti a quella costituzionale pura, in quanto si basa su una
rigida separazione dei poteri. Si caratterizza per la presenza di un potere esecutivo
monocratico, affidato a un Presidente della Repubblica eletto direttamente dal
popolo, non legato al Parlamento da un rapporto di fiducia. Dopo la dichiarazione
di indipendenza dalla madrepatria inglese del 1776 mancava nella nascente
federazione statunitense un monarca o una casa regnante. I padri fondatori
optarono per un capo dello Stato che avesse la stessa legittimazione dellorgano
legislativo, vale a dire lelezione popolare. In virt di questa legittimazione
democratica, il presidente della repubblica non solo capo dello stato, ma anche
capo del governo. Lesecutivo quindi monocratico, anche se il presidente si
avvale dei segretari di stato, che svolgono una funzione simile a quella dei
ministri, ma diversamente da quanto avviene nella forma di governo parlamentare
non rispondono al parlamento,bens al presidente che, come gli ha nominati, cos
li pu revocare.
In realt, la separazione fra esecutivo e legislativo, bench molto pi marcata
rispetto alla forma di governo parlamentare non assoluta. I rapporti fra gli organi
sono strutturati in modo da creare un sistema di pesi e contrappesi (checks and
bilance) che eviti i comportamenti arbitrari.
Esistono poi meccanismi attraverso i quali il presidente pu influire sullesercizio
delle funzioni del congresso: il principale il veto presidenziale sulle leggi, che
pu essere motivato da obbiezioni sia di legittimit sia di merito, e pu essere
superato con maggioranze qualificate.
UN MODELLO INTERMEDIO: LA FORMA DI GOVERNO
SEMIPRESIDENZIALE
In alcune esperienze il tentativo di limitare lo strapotere parlamentare e di
rafforzare lesecutivvo stato effettuato innestando sul tronco della forma di
governo parlamentare lelezione diretta del presidente della repubblica. La forma
di governo semipresidenziale quella nella quale convivono un presidente della
repubblica dotato di legittimazione popolare diretta, a cui spettanp le competenze
proprie del potere esecutivo, analogamente a quanto avviene nella forma di
governo presidenziale, e un governo collegiale condizionato allesistenza di un
rapporto di fiducia con il parlamento, analogamente a quanto avviene nella forma
di governo parlamentare.
Lesistenza di un presidente dotato di rilevanti poteri e di un governo responsabile
davanti al parlamento comporta inevitabilmente un carattere bicefalo del potere
esecutivo (presidente della Repubblica e primo ministro), che vede prevalere ora
luno ora laltro in base al concreto variare dei rapporti di forza tra presidente e
maggioranza parlamentare. In tal modo si cercato di creare una forma di
governo intermedia tra quella parlamentare e quella presidenziale, che

accomunasse le virt di entrambe, evitandone i vizi. Lesperienza storica pi


significativa quella della V Repubblica francese nata con la Costituzione del
1958. Il successo dellesperienza francese ha determinato una notevole diffusione
del modello, in particolare la forma di governo semipresidenziale stata adottata
in molti paesi che hanno avuto accesso allindipendenza a seguito della
decolonizzazione e in molti stati che hanno sperimentato la transizione alla
democrazia negli ultimi decenni.
UN MODELLO UNICO: LA FORMA DI GOVERNO DIRETTORIALE
La forma di governo dittatoriale prende il nome dal Direttorio, lorgano di
governo che venne ideato nellultima fase della Rivoluzione francese. La
caratteristica della forma di governo direttoriale quindi lassenza di figure
monocratiche di rilievo costituzionale (come il Presidente della Repubblica e il
primo ministro) e la divisione del potere politico tra un Parlamento eletto e un
governo (Direttorio) che svolge sia le funzioni di esecutivo che di capo dello stato
ed composto da ministri individuati dal Parlamento. In Svizzera, accanto al
Parlamento eletto a suffragio universale vi un direttorio.
SISTEMI ELETTORALI E FORME DI GOVERNO
Come abbiamo osservato in particolare con riferimento al governo parlamentare
esiste un legame fondamentale fra le forme di governo e i sistemi politici in cui
esse concretamente vivono. A loro volta per, i sistemi politici sono
profondamente influenzati dalle diverse legislazioni elettorali che costituiscono un
elemento essenziale della democrazia rappresentativa, regolando le modalit
mediante le quali il popolo esprime la sovranit attraverso lelezione dei propri
rappresentanti. La parte centrale della legislazione elettorale il sistema elettorale,
ossia il meccanismo volto a trasformare i voti in seggi. Il sistema elettorale pu
essere maggioritario o proporzionale.
Un sistema maggioritario quando chi ottiene pi voti allinterno di una
circoscrizione (che spesso viene definita collegio elettorale) conquista tutti i seggi
assegnati alla circoscrizione stessa. Di solito in questi casi si tratta di piccoli
collegi, ai quali spetta un solo seggio. Ogni partito presenta un candidato e viene
eletto quello che ottiene pi voti. Tra i sistemi maggioritari si collocano, oltre ai
sistemi a senso unico, quelli a doppio turno, in cui il candidato pi votato viene
eletto solo se conquista almeno una certa percentuale di voti. Se questa
percentuale non viene raggiunta, si effettua una seconda votazione a breve
distanza dalla prima, detta ballottaggio, alla quale partecipano quei candidati che
al primo turno hanno ottenuto il maggior numero di voti. Viene eletto colui che
ottiene pi voti . questo sistema comporta una perdita di rappresentativit degli
organi elettivi, dai quali vengono esclusi i partiti pi piccoli, determinando
pertanto una semplificazione artificiale del quadro politico.
I sistemi proporzionali prevedono circoscrizioni pi grandi nel senso che in
esse sono eletti numerosi rappresentanti nelle quali la competizione si svolge non
tra candidati ma tra liste concorrenti: i seggi sono attribuiti alle liste in
proporzione ai voti che ottengono. Il sistema proporzionale assicura una
tendenziale corrispondenza tra lorgano elettivo e la volont popolare espressa dai
voti, ma, specie in paesi caratterizzati da un multipartitismo estremo, non
garantisce la governabilit: lorgano elettivo risulta composto da un gran numero
di partiti, talora assai piccoli. In assenza di una maggioranza chiara risultante delle
elezioni, necessario formare governi di coalizione, sovente molto instabili, in
quanto dipendenti dal potere di ricatto dei partiti minori.
Per cercare di minimizzare i difetti dei due sistemi sono stati creati sistemi misti,
che introducono correttivi di tipo maggioritario nel sistema proporzionale. I
correttivi pi utilizzati sono la soglia di sbarramento, con la quale non sono
ammesse alla ripartizione dei seggi le forze politiche che non ottengono almeno

una certa percentuale di voti, e il premio di maggioranza che consiste


nellassegnazione di un numero di seggi supplementare rispetto a quello ottenuto
con ilo sistema proporzionale a favore della forza politica che ha ottenuto pi voti.
FORME DI GOVERNO E SISTEMI ELETTORALI IN ITALIA
LE ORIGINI: DAL REGNO DITALIA ALLAVVENTO DEL FASCISMO
Levoluzione della forma di governo italiana non si discosta, nell800, da quella
delle principali monarchie europee. Lordinamento del regno di Sardegna
proclamato dallo statuto del 1848 aveva i caratteri di una forma costituzionale
pura. Quasi immediatamente esso si trasform in direzione della forma di
Governo parlamentare. Gia nel 1861, al momento della proclamazione dellunit
dItalia, lunica camera elettiva, quella dei deputati, era stata capace di imporsi al
sovrano nel momento sia della scelta del presidente del consiglio e dei ministri,
sia della loro revoca, trasformando quindi loriginaria forma di governo
costituzionale pura in una forma di governo parlamentare. Il regno dItalia ha
conosciuto unalternanza di sistemi elettorali di tipo maggioritario, basati su
collegiali uninominali o plurinominali di piccole dimensioni, finoa
llintroduzione, nel 1919 di un sistema elettorale di tipo proporzionale.
Ci che invece risultato decisivo per levoluzione, non solo della forma di
governo ma anche della forma di stato, sono stati lallargamento del suffragio (nel
1919). Pertanto, ad un sistema politico basato sul potere della borghesia locale, si
sostitu con un processo durato decenni, un sistema pi articolato, che vide la
nascita dei partiti politici di massa, cattolico e socialista, che sostennero la legge
proporzionale. Tuttavia, il breve esperimento di democrazia parlamentare (19191922) si scontr con la crisi del primo dopoguerra e, in un quadro caratterizzato
da instabilit governativa e disordine sociale, si assistette allaffermazione del
movimento fascista: a seguito di una prova di forza con la marcia su Roma, il re,
dopo aver rifiutato il decreto di stato dassedio, richiestogli dai vertici militari e
dal governo di Facta, nomin il 30 ottobre 1922 Mussolini presidente del
consiglio, bench il partito fascista fosse minoritario in Parlamento. Una delle
prime misure del nuovo governo fu ladozione di una nuova legge elettorale, la
legge Acerbo, essa attribuiva i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la
maggioranza dei voti, purch comunque avesse raggiunto almeno un quarto dei
voti nel collegio unico nazionale.
LA FORMA DI GOVERNO PARLAMENTARE PREVISTA DALLA
COSTITUZIONE E LA SUA APPLICAZIONE
Negli anni dellassemblea costituente, la scelta in favore di una forma di governo
parlamentare apparve inevitabile. Da un lato, essa era prefigurata dalla
costituzione provvisoria, dallaltro i principali poteri politici (comunista, socialista
e cattolico) erano sostenitori di questa forma.
I costituenti approvarono a maggioranza lordine del giorno Perassi, nel quale si
impegnavano ad adottare una forma di governo parlamentare, ma con dispositivi
idonei ad evitare quelle che erano chiamate le degenerazioni del parlamentismo,
tali dispositivi sono assai limitati e quindi lItalia risulta avere una forma di
governo parlamentare debolmente razionalizzata. Quanto al sistema elettorale i
costituenti optarono per un sistema elettorale di tipo proporzionale, che
rispecchiava quello utilizzato per lelezione dellAssemblea costituente. I
costituenti decisero anche di non costituzionalizzare il sistema elettorale. Le prime
leggi elettorali dellera repubblicana furono approvate dalla stessa assemblea
costituente al termine della sua attivit. Il sistema elettorale era a prima vista
diverso per le due camere: per lelezione della Camera dei deputati si stabiliva il
sistema proporzionale a liste concorrenti, per il Senato quello maggioritario e
prevedeva lassegnazione dei seggi ai collegi uninominali, se si fosse raggiunto il

65% dei voti; in mancanza di tale quorum i seggi venivano assegnati in modo
proporzionale. Nel corso della Prima Legislatura (1948-1953) il sistema mostr la
tendenza a una frammentazione bipolare. Al termine della prima legislatura fu
approvata la legge truffa che per fall nel suo intento e il sistema proporzionale
venne ristabilito. si era creata uninstabilit generata dai problemi interni alle
coalizioni. La causa di questa instabilit stata unanimemente individuata nel
sistema partitico, la cui frammentazione si proiettava, attraverso il sistema
elettorale proporzionale, sulla composizione delle camere. Si parlato di
multipartitismo estremo e polarizzato per indicare un sistema caratterizzato da
elevata frammentazione.
LA RIFORMA ELETTORALE MAGGIORITARIA DEL 1993
Durante la XI legislatura (1992-1994) avvenuto quello che potremmo definire il
cambiamento dellintero sistema partitico nato nel secondo dopoguerra. In questo
periodo ci furono due referendum abrogativi, volti a manipolare, tramite sapienti
tagli, le leggi elettorali del 1948. Nel 1993 venne introdotto, tanto alla camera che
al Senato, un sistema elettorale misto: tre quarti dei seggi erano attribuiti con un
sistema maggioritario basato su collegi uninominali; il restante quarto veniva
attribuito, alla camera, con sistema proporzionale puro allinterno di liste bloccate
presentate dai diversi movimenti politici e con una soglia di sbarramento al 4%;
mentre al senato lassegnazione dei seggi proporzionali avveniva in favore dei
candidati che avessero ottenuto nei collegi la maggior percentuale di voti, senza
per essere stati eletti. Venivano favoriti i partiti pi piccoli. Tuttavia il
bipolarismo non era esente da una serie di problemi: eccessiva personalizzazione
della politica; mantenimento, grazie alla quota proporzionale nella legge
elettorale, di piccoli partiti capaci di opporre il veto alle scelte della coalizione;
mancanza di strumenti costituzionali che consentissero la formazione di governo
di legislatura a direzione unica del presidente del consiglio.
Non ha avuto successo.
IL SISTEMA ELETTORALE DEL 2005 E LE SUE APPLICAZIONI
Il sistema elettorale prescelto analogo per le due Camere, con lunica differenza
che, mentre alla camera dei deputati premi di maggioranza e sogli di sbarramento
si calcolano a livello nazionale, al senato ci avviene a livello regionale. Si tratta
di un sistema proporzionale, con scrutinio di lista e liste bloccate, accompagnato
da rilevanti correttivi. Ci sono due significativi correttivi al sistema proporzionale:
un premio di maggioranza eventuale e di entit variabile e soglie di sbarramento
per le coalizioni e per le liste. infatti previsto che i partiti o i gruppi politici
possano allearsi tra loro in una coalizione o concorrere da soli. Le prime tre
elezioni (2006, 2008, 2013) hanno mostrato i pregi e i difetti. Fra i primi la legge
ha assecondato la tendenza alla bipolarizzazione iniziata nel 1993. Quanto ai
secondi la legge non ha saputo arginare la tendenza alla frammentazione delle
forze politiche, sia nel senso che le coalizioni risultano composte da un elevato
numero di liste, sia nel senso che esse tendono comunque a disgregarsi dopo le
elezioni. Inoltre questo sistema elettorale ha dimostrato di essere inadeguato
rispetto alle caratteristiche del bicamerismo italiano. In secondo luogo, il
meccanismo delle liste bloccate, privilegiando le esigenze della governabilit su
quella della rappresentanza proprio nel momento pi importante di espressione
della volont popolare ha decisamente accentuato la distanza tra elettori ed eletti e
la sfiducia dei cittadini per la politica e le istituzioni, prima accrescendo loapatia
e la disaffezione del voto, poi lantipolitica e il voto di protesta.
LE FORME DI GOVERNO REGIONALE E LOCALE
La forma di governo adottata dalle regioni ordinarie e dagli enti locali si definita
neoparlamentare, in quanto basata sullelezione diretta del vertice dellesecutivo

che per sfiduciabile dalle assemblee elettive. La forma di governo delle regioni
ordinarie ha subito un forte mutamento a partire dalla legge n. 43/1995, che ha
impresso una svolta in senso maggioritario al sistema di governo regionale in
Italia. La riforma costituzionale ha lasciato aperte alle regioni due possibili
opzioni. Nel caso in cui la regione scelga lelezione diretta del presidente della
giunta, essa deve accettare la regola dell aut simul stabant, aut simul cadent,
secondo la quale il venir meno del rapporto fiduciario fra consiglio e presidente
determina automaticamente lo scioglimento degli organi regionali e quindi nuove
elezioni. Se invece la regione opta per lelezione indiretta del presidente e
dellesecutivo regionale, che vengono eletti dal consiglio, essa non sottoposta al
rigido meccanismo di prima e la forma di governo rimane nellalveo di quella
parlamentare.
Dunque la forma di governo delle regioni definita in parte dalla Costituzione ed
in parte dai rispettivi statuti. Gli organi necessari della regione sono il presidente,
la giunta e il consiglio.
Il Presidente rappresenta la regione, nomina e revoca la giunta, ha funzioni
legislative e di rapporto con lo stato, lUnione europea e gli altri soggetti
internazionali con cui la regione pu stringere accordi. La giunta lorgano
collegiale che partecipa allattuazione dellindirizzo politico ed esercita le
funzioni amministrative di competenza della regione; composta da assessori. Il
Consiglio titolare della funzione legislativa, indica insieme al presidente e alla
giunta lindirizzo politico e programmatico della regione e ne controlla
lattuazione; verifica la gestione complessiva dellattivit economica e finanziaria
della regione e la rispondenza dei risultati delle politiche regionali agli obbiettivi
di governo. Per i comuni e le province la legge del 1993 ha previsto lelezione
diretta dei sindaci e dei presidenti di provincia e ha introdotto sistemi elettorali
tendenti a garantire loro una consistente maggioranza nei consigli comunali e
regionali. A tal fine prevista una combinazione di elementi del sistema
maggioritario e del sistema proporzionale che si realizza secondo norme diverse
per i comuni che hanno fino a 15.000 abitanti e per i comuni con oltre 15.000
abitanti e per le province. La forma di governo dei comuni e delle province si basa
su il sindaco e il presidente della provincia che sono gli organi responsabili
dellamministrazione, essi rappresentano lente, convocano e presiedono la giunta
e sovraintendono al funzionamento dei servizi e degli uffici e allesecuzione degli
atti. La giunta comunale e la giunta provinciale sono composte rispettivamente
dal sindaco e dal presidente della provincia e da un numero di assessori stabiliti
dagli statuti entro i limiti della legge. La giunta collabora con il sindaco e con il
presidente della provincia e compie tutti gli atti di amministrazione che non sono
attribuiti per legge al consiglio o al sindaco. Il consiglio lorgano di indirizzo e
di controllo politico amministrativo, la cui competenza circoscritta agli atti
fondamentali tassativamente indicati dalla legge, tra cui rientrano lapprovazione
degli statuti, dei regolamenti e lordinamento degli uffici.

CAPITOLO IX
Il circuito della decisione politica
Il principio della separazione dei poteri si sviluppa attraverso due circuiti: il
circuito della decisione politica e il circuito delle garanzie.
Circuito della decisione politica= processo attraverso il quale la funzione di
indirizzo politico si forma e si attua, a partire dal momento delle lezioni, quindi
attraverso la formazione del Parlamento, dellEsecutivo e poi lo svolgimento
dellattivit di governo. Fanno parte di questo circuito: Parlamento e governo e in
modo diverso il Presidente della Repubblica. Egli svolge una funzione di confine
tra circuiti della decisione politica e delle garanzie.
IL PARLAMENTO
Il Parlamento lorgano legislativo dello Stato italiano. E un organo complesso,
costituito da due assemblee (Camera e Senato), la cui funzione principale, sebbene
non lunica quella legislativa. Le previsioni che lo disciplinano sono gli art.5582.
Da parlement (parlare in un consesso politico). Gi nel medioevo il Re indiva
riunioni di nobili ed ecclesiastici (parlements). Nellesperienza inglese del XVII
secolo la parola parlamento passata a designare il potere che si esercitava
attraverso una riunione e di conseguenza lorgano investito da tale potere. Ci fu
una progressiva affermazione dellautonomia del Parlamento dalla corona, in tale
processo i membri del Parlamento acquisirono il potere di riunirsi periodicamente
e di autoconvocarsi se necessario. Nell800 i Parlamenti acquisirono il potere di
concedere e revocare la fiducia al Governo, votare le leggi e decidere delle
finanza statali.
IL PARLAMENTO NELLA COSTITUZIONE
La nostra Assemblea costituente ha optato per un sistema bicamerale di tipo
perfetto. Il Parlamento si compone dalla Camera dei Deputati e dal Senato della
Repubblica. Comunisti, socialisti e azionisti proponevano un sistema
monocamerale, la Dc invece voleva il sistema poi adottato per consentire una
rappresentanza delle diverse categorie economiche e sociali.
Due Camere elette a suffragio universale diretto, dotate di pari funzioni, ma con
una composizione in parte differente: diverso numero dei membri elettivi (630
deputati, 315 senatori + 5 senatori a vita), differenza di et per lelettorato (18
anni elettorato attivo, 25 elettorato passivo Camera, 25 elettorato attivo e 40
elettorato passivo Senato). Camera eletta su base nazionale, Senato su base
regionale.
La disciplina di dettaglio dellorganizzazione e del funzionamento della Camera e
del Senato lasciata ad altre fonti. (regolamenti parlamentari, consuetudini e
prassi).
ART.64:ciascuna delle due assemblee elettive deve dotarsi di un proprio
regolamento, adottato con il favore della maggioranza assoluta.
Ciascuna Camera dura in carica 5 anni (legislatura). La legislatura dura
dallentrata in funzione delle Camere fino alla loro naturale scadenza. La prima
riunione avviene entro il 20 gg dalle elezioni. Il Pres. Della Rep pu sciogliere
anticipatamente le Camere.
Proroga: esse possono essere prorogate in caso di guerra

Prorogatio: serve invece nel periodo che intercorre tra lo scioglimento e le nuove
elezioni.
La Costituzione indica un numero minimo di sedute ordinarie e la possibilit per
ciascuna Camera di riunioni straordinarie per iniziativa del Pres. Della Rep o di
1/3 dei componenti. Tali riunione straordinarie sono diventate di fatto ordinarie.
Tali sedute sono pubbliche a meno che non ne sia deliberata la segretezza.
In Assemblea necessario il quorum strutturale (presenza della maggioranza dei
componenti per la validit delle sedute), mentre le decisioni sono assunte con
quorum funzionale (maggioranza dei presenti, maggioranza semplice). La
Costituzione pu stabilire maggioranze qualificate (maggioranza
assoluta=maggioranza dei componenti).
Il sistema elettorale rimesso alla legge ordinaria.
LO STATUS DEL PARLAMENTARE
I parlamentari godono di diritti e doveri inerenti alla carica che formano il nucleo
specifico del proprio status. Non sono privilegi, ma misure volte a garantire il
libero adempimento della funzione svolta. E la legge a determinare i casi di
ineleggibilit ed incompatibilit (impedire che leletto abbia funzioni tra loro inconciliabili) con
lufficio di deputato e senatore.
Verifica dei poteri= ciascuna Camera giudica i titoli di ammissione dei suoi
componenti, rimettendo pertanto il controllo sullineleggibilit e sulle incompatib.
alla volont delle maggioranze politiche anzich ad un giudice indipendente.
Le immunit funzionali (insindacabilit ed inviolabilit) sono finalizzate ad
affermare la pi assoluta indipendenza dei singoli parlamentari e del Parlamento
stesso rispetto a tutti gli altri poteri dello Stato.
Insindacabilit= anche dopo la cessazione della carica, non possono essere avviate
azioni di responsabilit in sede civile, penale ed amministrativa per le opinioni
espresse ed i voti dati.
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le funzioni senza
vincolo di mandato. (divieto del mandato imperativo) Esiste la possibilit per gli
elettori di far valere sono una forma di responsabilit politica nei confronti
delleletto: la non rielezione. I membri del Parlamento, infatti, non possono essere
revocati ed ogni patto o promessa da essi sottoscritti non produce alcuna
conseguenza giuridica. Il divieto di mandato imperativo implica anche la garanzia
della libert dei parlamentari dei partiti o dai movimenti politici che li hanno
candidati e con i quali sono collegati. In nessun caso il parlamentare decade dalla
carica perch cambia schieramento politico. Transfughismo= parlamentari che
transitano verso partiti o coalizioni diversi da quelli nei quali sono stati eletti
Inviolabilit= immunit dagli arresti e da ogni altro tipo di coercizione per reati
non collegati direttamente alle funzioni e limitatamente al periodo di permanenza
in carica. Fino al 93 per sottoporre il parlamentare a processo penale occorreva
unautorizzazione da parte della Camera di appartenenza. Dopo il 93, nellart.68
compare solo limmunit dagli arresti e dalle perquisizioni mentre possibile
avviare procedimenti penali nei confronti di un deputato o di un senatopre senza
autorizzazione della camera.
IN PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE
Il Parlamento in seduta comune un organo collegiale composto da tutti i
parlamentari per lo svolgimento di funzioni tassativamente individuate dalla
Costituzione, che riguardano per lo pi lelezione di alcune cariche dello Stato e la
funzione accusatoria. E presieduto dal Pres della Camera, si riunisce nella
Camera dei Deputati ed usa il regolamento della Camera. La Cost. enumera le
seguenti funzioni:
-elegge il Presidente della Repubblica
-elegge 1/3 dei membri della Corte Costituzionale

-elegge 1/3 dei membri del Consiglio superiore della magistratura


-ha la competenza di mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica
-provvede alla formazione della lista di 45 nomi tra cui vengono sorteggiati 16
giudici non togati che si affiancano allo Corte Cost. nel giudizio sui reati del Pres.
Della Rep.
LORGANIZZAZIONE DELLE CAMERE: PRESIDENTI, GRUPPI,
COMMISSIONI E GIUNTE
La Camera dei deputati si compone di 630 deputati, mentre il senato della
Repubblica di 315 senatori a questi si aggiungono un massimo di cinque senatori
a vita nominati dal Presidente della Repubblica per altissimi meriti in vari campi.
Gli ex Pres. Della Rep divengono di ritto senatori a vita.
Ognuna delle 2 camere ha il presidente e lufficio di presidenza, la conferenza dei
presidenti dei gruppi, i gruppi, le giunte, le commissioni permanenti, bicamerali, e
speciali.
Il primo degli atti da compiere lelezione del presidente, che ha il compito di
rappresentare allesterno la Camera e di esprimerne la volont. Dirige i lavori
dellAssemblea. Definisce il calendario dei lavori parlamentari, un potere
condiviso con la conferenza dei capigruppo. Lelezione richiede nelle prime
votazioni maggioranza qualificata e poi quella assoluta. Subito dopo vengono
scelti i 4 vicepresidenti che coadiuvano i presidenti nella direzione
dellAssemblea.
Lufficio di presidenza un organo con compiti amministrativi e di natura
politico-organizzativa, ha anche potere normativo. E composto dal presidente, dai
vicepresidenti, dai questori, che sovraintendono alla organizzazione interna e al
bilancio interno delle camere, e dai segretari, che assistono il presidente nelle
attivit legate ai lavori delle Assemblee.
I gruppi parlamentari non agiscono nellinteresse delle Assemblee, ma
nellinteresse proprio. I loro atti sono espressione dellinteresse di ciascun gruppo
e non dellintero collegio. Sono la proiezione dei partiti in seno alle Camere,
pertanto ciascuno di essi persegue il proprio interesse. I regolamenti prevedono
che ciascun parlamentare debba appartenere ad un gruppo; coloro che non
esprimono preferenza si iscrivono al gruppo misto.
La conferenza dei capigruppo ha la funzione di predisporre il programma e il
calendario del lavori e perci di stabilire i tempi dedicati alle attivit parlamentari
e le questioni prioritarie sulle quali lAssemblea dovr lavorare.
Alcuni organi interni alle camere si chiamano giunte, queste sono articolazioni
interne che si occupano del corretto funzionamento delle camere e dello status dei
parlamentati. Sono nominate dal presidente in proporzione alla consistenza dei
rispettivi gruppi. Tra le pi importanti:
-giunta per il regolamento: propone modifiche regolamentari ed esprime pareri in
ordine allinterpretazione del regolamento vigente;
-giunta delle elezioni: procede alla verifica dei poteri, cio accerta la regolarit
delle elezioni di tutti i membri dellAssemblea ed esamina ogni ricorso in merito.
-giunta per le autorizzazioni a procedere.
Le commissioni permanenti sono organi monocamerali composti in modo da
rispecchiare la proporzione interna dei gruppi parlamentari. Sono 14: bilancio,
giustizia, difesa, ecc..
Le funzioni delle commissioni permanenti: relativamente alla funzione legislativa,
quando presentato un di legge esse hanno. Le prime tre riguardano il
procedimento legislativo mentre la quarta ha a che fare con il ruolo politico di
questi organi:
-il compito di rielaborarne il testo (commissione in sede referente)
-il compito di deliberare una legge al posto dellassemblea (commissione in sede
deliberante), tranne in materia elettorale, di bilancio e trattati internaz.)

-su incarico dellAssemblea possono redigere definitivamente ed approvare gli


articoli di un progetto di legge (commissione redigente)
Le commissioni speciali sono composte in modo proporzionale ai gruppi e
possono essere mono o bicamerali.
ART.82: si permette alle Camere di disporre inchieste su materie di pubblico
interesse. Le commissioni di inchiesta procedono alle indagini con gli stessi
poteri e limitazioni dellautorit giudiziaria. La loro attivit per non si conclude
con una sentenza, ma con una relazione.
LE FUNZIONI DEL PARLAMENTO
Nel vasto insieme della attribuzioni del nostro Parlamento possono essere
identificate le seguenti funzioni: a) normativa b) di indirizzo c) di informazione e
controllo.
I parlamentari non hanno pi il monopolio della funzione legislativa ma la
condividono con altri soggetti come il Governo, le regioni, lUnione europea.
Funzione normativa: insieme di attivit in cui il Parlamento produce norme
giuridiche di diverso grado:
-leggi ordinarie: ART.70: la funzione legislativa esercitata collettivamente dalle
2 Camere
-approvare le leggi costituzionali e di revisione costituzionale
-potest regolamentare: ciascuna Camera ha il potere di approvare il proprio
regolamento interno
-pareri obbligatori, che le Camere per mezzo delle proprie commissioni sono
chiamate a dare nel procedimento di approvazione dei d.lgs.
Funzione di indirizzo: esercitata nei confronti del Governo. I regolamenti di C. e
S. prevedono tre tipi di atto di indirizzo: le mozioni, le risoluzioni, gli ordini del
giorno.
-La mozione consiste in un documento concernente aspetti dellazione di
Governo, che lAssemblea chiamata a deliberare. La discussione della mozione
si conclude con un voto che se positivo impegna politicamente il Governo a
comportarsi nel modo indicato dalla mozione (la mozione di fiducia latto con il
quale viene concessa la fiducia al governo; mentre la mozione di sfiducia latto
con il quale si mette fine al rapporto fiduciario).
-La risoluzione un atto di indirizzo con il quale le commissioni e lAssemblea
possono esprimere il loro punto di vista e un indirizzo al Governo sullargomento
in discussione.
-Lordine del giorno consiste in un documento a carattere accessorio rispetto ad un
altro testo (disegno di legge o mozione) su cui lAssemblea chiamata a
deliberare. Precisa il significato della deliberazione principale, impegnando
politicamente il governo sul modo in cui essa vada interpretata o si debba
procedere alla sua applicazione.
Gli atti di indirizzo politico-economico (atti rientranti nella sessione di bilancio)
dono una serie di provvedimenti che provengono sia dal Parlamento, sia dal
Governo, ed hanno lobiettivo di assicurare il corretto funzionamento dei mercati
e di disciplinare lintervento pubblico nelleconomia. In particolare la sessione di
bilancio uno dei momenti essenziali e contrattuali dellattivit parlamentare.
Funzione di informazione e controllo: nei confronti del Governo e della
pubblica amministrazione. I due strumenti informativi pi importanti sono:
-linterpellanza, che consiste in una domanda rivolta al Governo circa i motivi o
gli intendimenti nella sua condotta su una questione di particolare rilievo
-linterrogazione, che consiste in una semplice richiesta che ogni deputato o
senatore pu rivolgere al ministro competente.
Negli anni 80 sono state introdotte le interrogazioni a risposta immediata: lo
svolgimento avviene in un contraddittorio immediato che si svolge in un tempo
definito a cadenza settimanale. (question time). Esistono anche altre attivit

parlamentari per chiedere informazioni, come la possibilit per ciascuna Camera


di istituire un organo deputato a tale attivit (commissione dinchiesta)-.
Le commissioni permanenti possono assumere informazioni mediante audizioni di
membri del Governo o di dirigenti pubblici ed hanno il potere di disporre indagini
conoscitive.
Particolarmente rilevante oggi la mole di dati che affluiscono allinterno del
Parlamento a seguito della prassi di affiancare allapprovazione di nuove leggi
dobbligo di presentare una relazione annuale sullo stato di attuazione della legge.
LA PARTECIPAZIONE DEL PARLAMENTO ALLA FASE ASCENDENTE
DELLE POLITICHE EUROPEE.
Le camere intervengono nel circuito delle decisioni europee partecipando anche
alla formazione del contenuto degli atti dellUE (fase ascendente). Obbiettivo di
tutti gli strumenti consentire il rafforzamento dellintervento del Parlamento
nella fase di formazione della posizione italiana, che risponde alla necessit di
adeguare lordinamento interno al nuovo ruolo dei parlamentari nazionali
nellarchitettura costituzionale europea. Prima dello svolgimento delle riunioni del
consiglio europeo, il governo deve illustrare alle camere la posizione che intende
assumere tenendo conto degli eventuali indirizzi delle stesse formulati. Tra le info
che il governo deve fornire alla camere abbiamo:
-il coordinamento delle politiche economiche e di bilancio ed il funzionamento dei
meccanismi di stabilizzazione finanziaria;
-le iniziative rivolte alla conclusione di accordi che hanno ad oggetto
lintroduzione o il rafforzamento di regole in materia finanziaria o monetaria
(conseguenze sulla finanza pubblica).
-la nomina di membri italiani da parte del Governo in istituzioni, organi ed
organismi europei.
La partecipazione del Parlamento italiano alla formazione di atti UE stabilisce che
i progetti di atti UE, gli atti preordinati alla loro formulazione e le loro
modificazioni devono venire trasmessi alle camere, a cura del Presidente del
consiglio dei ministri e del ministro per gli affari europei, contestualmente alla
loro ricezione. Un rilievo particolare ha assunto il controllo sulla applicazione del
principio di sussidiariet; lintervento dei parlamenti nazionali in tale contesto
una novit introdotta dal Trattato di Lisbona, la legge disciplina le modalit
attraverso le quali il Parlamento italiano effettua il controllo del rispetto del
principio di sussidiariet nelle proposte di atti dellUnione. Unaltra novit
relativa alla fase ascendente riguarda le modalit di partecipazione delle regioni e
province autonome alla formazione degli atti UE. La sede principale in cui esse
potranno fornire indirizzi al Governo rispetto alla formazione di atti UE che le
riguardano diventa la sessione europea della Conferenza Stato-regioni.
IL GOVERNO
Il Governo lorgano costituzionale responsabile di promuovere ed attuare
lindirizzo politico dello Stato ed il vertice dellamministrazione statale. E un
organo costituzionalmente complesso, composto da tre organi che hanno
competenze proprie ed una propria discrezionalit di azione.
Essi sono: il Presidente del Consiglio, i singoli ministri ed il Consiglio dei
Ministri.
Tra gli organi monocratici non necessari vi sono i vicepresidenti del Consiglio, i
ministri senza portafoglio (senza ministero), i viceministri, i sottosegretari (con
specifici settori di competenza del ministero di riferimento), i comitati
interministeriali. (raccordo di pi ministri).
Il ruolo del Governo quello di definire e tradurre in concreto quellindirizzo
politico che gli elettori affidano al Parlamento. Il Governo svolge funzioni
politiche (individuazione del programma di governo), deliberative (adozione degli

atti conseguenti a tale programma) e di controllo (per la verifica degli obiettivi


posti).
Da un lato organo di indirizzo politico, per attuare il quale pu assumere
decisioni politiche e di alta amministrazione; dallaltro organo di vertice del
potere esecutivo e competente a controllarne lattivit di cui risponde.
Il consiglio dei ministri tra gli organi che compongono il governo, quella a cui
viene primariamente attribuita la funzione di indirizzo politico. Esso determina
infatti la politica generale del governo, approvando i disegni di legge, gli atti
aventi forza di legge e i provvedimenti governativi. Decise la eventuale
apposizione della questione di fiducia. Il consiglio che presieduto e convocato
dal Presidente del Consiglio e al quale sono legittimati a partecipare tutti i ministri
compresi quelli senza portafogli, pu essere anticipato da riunioni informali.
Il Presidente del Consiglio ha la funzione di dirigere la politica del Governo senza
collocarsi su di un piano di superiorit formale rispetto agli altri ministri che non
nomina n pu revocare. Anche se di fatto ha ruoli differenti, ad esempio indica al
presidente della Repubblica i ministri da nominare.
I singoli ministri agiscono da un lato in quanto membri del consiglio dei ministri,
dallaltro sono al vertice delle amministrazioni a cui sono preposti. Essi possono
no presiedere alcun ministero, ma esercitare funzioni delegate al presidente del
consiglio; in questo caso sono detti ministri senza portafoglio, poich il bilancio
dello stato non assegna loro specifici capitoli di spesa. Tra i ministri monocratici, i
sottosegretari di stato hanno il compito di assistere e coadiuvare i ministeri a cui
appartengono e possono esercitare alcune funzioni ministeriali su delega del
ministro (viceministri).
Tra gli organi collegiali, vi sono comitati interministeriali istituiti per legge, come
il comitato per la programmazione economica, e comitati di ministri che invece di
volta in volta il Presidente ha facolt di istituire.
La Costituzione traccia solo linee essenziali, lasciando alle esigenze reali mutevoli
il compito di modellare lorgano di Governo. La Cost. dedica infatti solo 5 art. al
Governo. Riguardano inoltre il Governo in senso pi ampio due art. sulla pubblica
amministrazione e due relativi agli organi ausiliari di Governo, il Consiglio di
Stato, la Corte dei Conti.
ART. 93 e 94: il Governo entra in carica col rapporto di fiducia, simbolo centrale
delle nostra forma di governo parlamentare
IL GOVERNO NELLA COSTITUZIONE
La formazione e la caduta del Governo
ART.92: Il Pres. Della Rep nomina il Pres. Del Cons dei ministri e su proposta di
questo, i ministri. Nulla di dice su come il Presidente della Repubblica arrivi ad
individuare il Presidente del Consiglio dei ministri.
Fino a quando il sistema elettorale italiano stato proporzionale il Pres. Della Rep
ha avuto un ruolo molto attivo nellindividuazione del Pres. Del Cons. Apriva le
consultazioni con alcune figure chiave del sistema costituzionale (ex pres. Della rep,
presidenti di C. e S., senatori a vita). Con tale sistema cercava un soggetto politico da
nominare tenendo conto dei rapporti di forza risultanti dalle elezioni. Ricorreva
agli istituti del mandato esplorativo e del reincarico.
Mandato esplorativo= affida ad una personalit dotata di profilo istituzionale
(pres. di C.e S.) il compito di svolgere consultazioni ristrette.
Preincarico= affida il compito di effettuare nuove consultazioni a colui che con
tutta probabilit sar il nuovo Presidente del Consiglio.
Con le nuove leggi elettorali e il bipolarismo, si ha una preventiva individuazione
del leader delle coalizioni, e le consultazioni si sono svuotate di significato nel
caso di Governo formato in seguito al voto elettorale, ci accade quando lesito
del voto elettorale chiaro. In caso di consultazioni a seguito di una crisi di
Governo (parl. o extraparlamentare) le consultazioni mantengono la loro

originaria funzione, potendo esercitare il Presidente della rep un ruolo


maggiormente discrezionale, che esercita anche quando non emerge una
maggioranza politica. Unaltra ipotesi in cui il Presidente della Repubblica
mantiene un ruolo determinante nella formazione del governo si ha nel caso di
Governo dei tecnici, cio si intende un governo che non espressione di una
forza o unalleanza di forze politiche ma viene nominato per affrontare momenti
molto delicati da un punto di vista istituzionale-politico o economico, con
lappoggio della maggioranza delle forze politiche parlamentari, le quali
preferiscono affidare il governo a personalit dotate di competenze tecniche. Il
Presidente del Consiglio e i Ministri giurano nelle mani del Presidente della Rep.
Giuramento che rappresenta obbligo di fedelt alla Repubblica.
Il Governo deve limitarsi a svolgere i compiti di ordinaria amministrazione finch
non ottiene la fiducia dal Parlamento: entro 10 gg dalla nomina deve ottenere
maggioranza semplice in ciascuna aula in una mozione di fiducia votata per
appello nominale.
La mozione di sfiducia latto con cui la fiducia pu essere revocata.
Il voto negativo su una proposta del Governo non comporta lobbligo di
dimissioni.
Tuttavia obbligato alle dimissioni se appone sulla proposta la questione di
fiducia, e tale proposta non viene approvata.
Le proposte su cui si pone la fiducia non sono emendabili: ci ha dato origine a
maxi-emendamenti che, ponendo la questione di fiducia, il Governo blinda
rispetto a modifiche in Parlamento.
Anche se il nostro ordinamento non prevede la revoca dei ministri da parte del
Pres. del Cons, la Corte Cost. ha ritenuto la sfiducia individuale al singolo
ministro compatibile con la Costituzione.
Il Governo responsabile politicamente e giuridicamente.
Responsabilit= un soggetto risponde ad un altro degli atti che compie; ci
completa il concetto di democrazia. Una
-responsabilit di tipo giuridico: ogni qualvolta possibile citare in giudizio per
violazione di norme giuridiche i titolari di funzioni pubbliche.
-civile: i singoli esponenti del Governo sono civilmente responsabili per i danni
arrecati a terzi nellesercizio delle loro funzioni
-penale: il Pres. del Cons. e i ministri sono responsabili per i reati ministeriali, per
i quali rispondono dinanzi alla magistratura ordinaria. A seguito di un referendum
del 1987, i ministri e il pres. del cons. rispondono dinanzi alla magistratura
ordinaria, anche se occorre lautorizzazione parlamentare. Lautorizzazione pu
essere negata a maggioranza assoluta se lassemblea ritenga che il ministro abbia
agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o per il
perseguimento di un preminente interesse pubblico.
Al di fuori dei reati ministeriali, ciascun membro del governo risponde ai reati
comuni come qualsiasi altro cittadino.
-responsabilit di tipo politico: sancita dal rapporto di fiducia col Parlamento e
dal correlativo potere di sfiducia. In un senso pi ampio, il Governo
responsabile politicamente anche di fronte ai partiti ed alla stessa opinione
pubblica, potendo questi soggetti esprimere valutazione sulloperato del governo.
ART.95: il Pres. del Cons. responsabile della politica generale del Governo. Gli
spetta inoltre il mantenimento dellunit di indirizzo politico e amministrativo e la
promozione e il coordinamento dellattivit dei ministri. Si trova in una posizione
di preminenza ma non di superiorit gerarchica rispetto ai ministri, per cui non
pu revocarli. I ministri sono invece individualmente responsabili degli atti che
provengono dal ministero che dirigono. Il ministro proponente, con la controfirma
si assume la responsabilit degli atti.

IL GOVERNO NELLA PRASSI: LEVOLUZIONE DELLA FIGURA DEL


PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Il Presidente del Consiglio un primus inter pares che con funzioni di direzione,
impulso e coordinamento del Governo, acquisisce centralit. E una centralit che
non dipende solo dal cambiamento del sistema elettorale, ma una tendenza
generale di tutti gli Stati contemporanei al rafforzamento del potere esecutivo
rispetto agli altri poteri.
La Corte Costituzionale ha affermato che nonostante la legge del 2005 riguardo
alle modifiche sulle norme per lelezione della C. e del S., secondo cui nel
procedimento elettorale occorre la formale indicazione preventiva del capo della
coalizione, tale fonte in quanto di rango ordinario non idonea a modificare la
posizione costituzionale del Presidente del Consiglio.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Il Presidente della Repubblica un organo costituzionale monocratico, la cui
presenza qualifica il nostro ordinamento come repubblicano e contribuisce alla
razionalizzazione della forma di governo parlamentare.
La forma repubblicana principio costituzionale immodificabile in base
allart.139 Cost.
Il costituente italiano ha scelto una forma di governo parlamentare razionalizzata:
la Costituzione dota il Pres. della Rep di strumenti politici e giuridici con i quali
temperare le frizioni tra gli organi costituzionali e ristabilire lordine
costituzionale.
ART.87: lo qualifica come capo dello Stato e rappresentante dellunit nazionale
-come capo dello Stato, chiamato a verificare il coretto funzionamento
dellordinamento costituzionale e a fungere da arbitro finale nelle controversie
politiche tra essi.
-come rappresentante dellunit nazionale, rappresenta simbolicamente non
soltanto lunit della popolazione, ma un insieme di valori comuni.
La figura costituzionale del Presidente della Repubblica elastica, in relazione
alla concrete circostanze politiche, elettorali, istituzionali. A lui dedicato il titolo
2 della parte 2 della Costituzione.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NELLA COSTITUZIONE
Il Presidente della Repubblica eletto da un collegio elettorale composto da tutti i
parlamentari, ai quali si aggiunge un numero fisso di delegati regionali. Lelezione
diretta avrebbe condotto ad una forma di governo presidenziale. Lelezione
avviene nel Parlamento in seduta comune, con laggiunta di 3 delegati eletti dai
Consigli regionale, per rendere il Pres. della Rep. anche rappresentante delle realt
territoriali. E chiesto di esprimersi con voto segreto, per garantire libert e
indipendenza rispetto ad eventuali pressioni. I costituenti hanno previsto un
quorum qualificato, pari ai 2/3 del collegio elettorale. Tuttavia dalla 3^ votazione
poi sufficiente la maggioranza assoluta. (50%+1)
ART.84: i requisiti soggettivi. Il Presidente devessere cittadino italiano, deve
aver compiuto cinquantanni e deve godere dei diritti civili e politici. Lufficio
presidenziale incompatibile con qualsiasi altra carica, sia privata che pubblica.
Lincarico dura 7 anni. Se il presidente temporaneamente impossibilitato a
svolgere il suo ruolo, la supplenza spetta al presidente del Senato. La durata del
mandato comincia a decorrere da quando il Presidente presta giuramento di
fedelt alla Repubblica e osservanza della Costituzione davanti al Parlamento. 30
giorni prima che scada il settennato, il Presidente uscente tenuto a convocare il
Parlamento in seduta comune integrato dai delegati regionali, affinch lelezione
del suo successore possa svolgersi prima del termine del suo mandato. Nel caso
non si faccia in tempo, si pu avere la prorogatio de Presidente uscente (abilitato
solo allordinaria amministrazione).

Se la fine del mandato coincide con lultimo trimestre di legislatura, il Pres. sar
eletto dalle nuove camere entro 15gg dalla loro prima riunione con prorogatio dei
poteri del presidente uscente. Se la fine del mandato a causa di morte o
dimissioni, il Pres. della Camera dei deputati indice le elezioni del suo successore.
Nulla dice la Costituzione quanto alla rieleggibilit del Presidente uscente;
lorientamento prevalente quello di considerarla ammissibile. Al termine del
mandato i presidenti della repubblica diventano di diritto senatori a vita, salvo
rinuncia.
LE FUNZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
IL Presidente della Repubblica una figura che si pone a un tempo come
elemento di razionalizzazione della forma di governo e come garante dellordine
costituzionale: egli si colloca in un punto di snodo tanto nei rapporti tra le
istituzioni, quanto in quelli tra le istituzioni e i cittadini.
Si trova in una posizione di raccordo tra il circuito della decisione politica e il
circuito delle garanzie. Le funzioni del presidente sono:
-indire le elezioni e i referendum e di convocare le Camere per a loro prima
seduta.
-potere normativo: promulgare le leggi (ha il potere di rinvio alle Camere n caso
di incostituzionalit delle leggi), emanare gli atti del Governo aventi forza di legge
e i regolamenti governativi e autorizza la prestazione alle camere dei disegni di
legge governativi.
-potere giurisdizionale: emana i ricorsi straordinari contro gli atti amministrativi;
concede la grazia e commuta le pene; preside il Consiglio superiore della
Magistratura.
-nomina i pi alti funzionari dello Sato, su indicazione del Governo
-nomina cinque membri della Corte Costituzionale e i senatori a vita
-accredita e riceve i rappresentanti diplomatici e ratifica i trattati internazionale
dietro autorizzazione delle Camere per quelli principali
-ha il comando delle forza armate, presiedo il Consiglio supremo di difesa e
dichiara lo stato d guerra previa deliberazione delle Camere.
-conferisce le onorificenza della Repubblica per alti meriti.
-nellambito del rapporto tra Parlamento e Governo, il suo ruolo diventa
essenziale nei momenti di instabilit e crisi.
Ha il potere di nominare il Presidente del Consiglio e i suoi ministri e quello di
sciogliere le Camere. La combinazione di questi due poteri, che il Pres. della Rep.
esercita discrezionalmente ma in collaborazione con atri soggetti istituzionali,
(con il presidente delle camere e il presidente del consiglio) vale a dare al
Presidente un ruolo attivo nella gestione delle crisi parlamentari ed
extraparlamentari e nella riattivazione del circuito fiduciario che lega Parlamento
e Governo. Nel caso di crisi ed instabilit del sistema politico, pu scegliere se
sciogliere le Camere e far pronunciare lelettorato o formare un nuovo governo
senza ricorrere alle urne.
LA RESPONSABILITA DEL PRESIDENTE E LA CONTROFIRMA
ART.91: imponendo al presidente della Rep. di giurare fedelt alla Repubblica e
osservanza della Costituzione, esplicita una responsabilit politica diffusa nei
confronti del Paese, delle sue istituzioni e del suo ordinamento. Al di l di questa
generica forma di responsabilit, il Pres. della Rep. politicamente
irresponsabile. Nessun atto del Presidente valido infatti se non controfirmato
dai ministri proponenti, che ne assumono le responsabilit. (controfirma). Si
possono distinguere gli atti presidenziali in 3 categorie:
a)quelli formalmente presidenziali ma sostanzialmente governativi: in essi la
controfirma vale come attestazione della conformit del decreto presidenziale
allatto proposto dal Governo e come indicazione della provenienza dellatto
(nomina dei ministri, degli alti funzionari dello Stato)

b)quelli sostanzialmente e formalmente presidenziali: la controfirma vale come


presa datto della volont presidenziale e assunzione della respons. dellatto da
parte del Governo (promulgazione delle leggi e loro rinvio alle Camere, concessione della grazie, nomina dei 5
sen. a vita, convocazione straord. delle Camere)

c)atti complessi: la controfirma vale come indicazione della provenienza


(complessa) (nomina del pres. del cons., scioglimento Camere)
ART.89: parla della controfirma del Pres. del cons., che ha potere di controfirma
quanto meno per gli atti con valore legislativo (decreti-legge e d.lgs.). Tale firma
pu essere firma (per la sua nomina, per laccettazione delle dimissioni del Governo) o concorrente con
quella del ministro competente.
Gli atti che il Pres. della Rep. adotta in qualit di presidente del CSM e di
presidente del Consiglio supremo di difesa, sono esclusi da controfirma, cos
come gli atti personalissimi (ed. dimissioni). Lindividuazione degli atti
personalissimi avviene per prassi: si ritiene che le dimissioni e le dichiarazioni di
impedimento permanente non debbano essere controfirmate, mentre le
dichiarazioni di impedimento temporaneo risultano finora essere state
controfirmate. Non vengono controfirmati nemmeno gli atti frutto di esternazioni
atipiche, come i messaggi orali, le comunicazioni, le dichiarazioni di volont.
Il Presidente responsabile soltanto per i reati di attentato alla Costituzione e di
alto tradimento.
In tal caso il Presidente viene messo in stato daccusa dal Parlamento in seduta
comune a maggioranza assoluta (art.90) ed giudicato dalla Corte Costituzionale.
Il giudizio si conclude con sanzioni costituzionali, penali, amministrative e civili.
La Corte non ha mai esercitato tale competenza. Il Presidente della repubblica
risponde invece come un qualsiasi cittadino per gli atti compiuti al di fuori delle
sue funzioni, sia in sede civile che amministrativa e penale.
IL PRESIDENTE DELLA REP. NEI MUTAMENTI DELLA FORMA DI
GOVERNO ITALIANA
Il ruolo del Pres. dela Rep. risente fortemente del contesto politico in cui opera, a
seconda del grado di stabilit del sistema politico. Il Pres. ha cambiato pi volte
fisionomia, divenendo ora un notaio silente, ora un arbitro attivo dellordinamento
costituzionale. La stessa personalit del Presidente pu produrre un diverso modo
di interagire con gli altri soggetti istituzionali e col corpo elettorale.
Il sistema elettorale senzaltro unaltra variabile fondamentale,poich riguarda la
stabilit: in un sistema maggioritario i poteri presidenziale di nomina del
Presidente del Consiglio e e di scioglimento delle Camere saranno meno
discrezionali. Al contrario, un sistema proporzionale accresce la possibilit che il
presidente debba attivamente intervenire nei rapporti fra le forze politiche,
nellesercizio dei suoi poteri di soluzione delle crisi e di individuazione del
presidente del consiglio.

CAPITOLO X
La pubblica amministrazione
La pubblica amministrazione linsieme delle strutture, delle persone, delle
risorse e delle attivit preposte stabilmente dalla legge alla gestione e alla cura
concreta degli interessi generali. Rientra nellelemento organizzazione dello
ordinamento giuridico statale.
Burocrazia= organizzazione di risorse e persone preposte al fine di realizzare
interessi generali secondo criteri predefiniti, esistente gi in ordinamenti prestatali.
I moduli amministrativi hanno risentito fortemente della grande distinzione tra il
civil law ed il common law. Per gli ordinamenti del civil law, il prototipo di
amministrazione pubblica resta quello francese ed basato su forte accentramento
amministrativo, sulla responsabilit ministeriale e sullasimmetria tra pubblica
amministrazione (p..) e i sogg. dellordinamento pubblico, poich la prima
persegue interessi generali, e i secondi individuali.
Nei sistemi di common law manca lasimmetria tra pubblica amministrazione e i
soggetti dellordinamento dellordinamento giuridico nei sistemi di civil law.
Tendenzialmente, gli ordinamenti di civil law disciplinano lattivit statale
attraverso il diritto amministrativo; invece nei sistemi di common law i rapporti
tra amministrazione e soggetti dellordinamento sono disciplinati dal diritto
comune. Da questa distinzione emerge la visione tipica dei sistemi di civil law di
superiorit gerarchica dello stato rispetto agli altri soggetti dellordinamento.
Nello Stato contemporaneo (si messo in crisi tale nozione omogenea e chiusa di
pubblica amministrazione) si avuto allargamento delle funzioni statali, oltre che
livelli di governo superiori (UE) o inferiori(regioni). Non quindi pi agevole
dire quali strutture e attivit rientrino nella pubblica amministrazione. Nonostante
la privatizzazione degli enti pubblici economici e la liberalizzazione dei mercati, il
ruolo dello stato nelleconomia ancora molto forte. Lo stato continua ad erogare
servizi e produrre beni, attraverso proprie imprese e propri enti oppure affidando
queste attivit a soggetti terzi. Questo tipo di attivit economica soddisfa esigenze
collettive, di interesse pubblico; difficile prestare i servizi e i beni secondo le
regole imprenditoriali. Per tali ragioni, a livello europeo, sono previste deroghe
alle regole sulla concorrenza quando lattivit economica esercitata da un
soggetto pubblico, ovvero quando lattivit economica esercitata direttamente
dallamministrazione oppure da quei soggetti che hanno un particolare legame con
lo stato. Questi operatori hanno una posizione privilegiata nel mercato. Per la
legislazione europea sono soggetti pubblici lo stato, ogni ente pubblico territoriale
(regioni, comuni..) nonch ogni organismo di diritto pubblico.
Oltre a parametri strutturali (personalit giuridica), anche sostanziali (fini di
interesse generale non industriale o commerciale e la sottoposizione a
uninfluenza pubblica).
Ogni soggetto pubblico avente personalit giuridica che risenta del controllo dello
stato, di un ente locale o di un altro organismo di diritto pubblico e che sia
costituito per soddisfare bisogni generali non reperibili nel mercato, quindi da
considerarsi soggetto gravitante nellorbita della pubblica amministrazione.
Attivit amministrativa= linsieme di atti e comportamenti posti in essere da una
pubblica amministrazione nellesercizio delle sue funzioni per raggiungere gli
interessi generali della collettivit di riferimento, interessi che vengono individuati
dagli organi di indirizzo politico attraverso la legislazione e la Costituzione.
Distinguendosi dagli atti consensuali (manifestazioni di volont del soggetto),
latto amministrativo imperativo, ovvero sia dotato di una particolare forza

giuridica che lo rende efficace ed eseguibile nei confronti del destinatario, in forza
dellautoritariet del soggetto amministrativo che lo pone in essere. Caratterizzato
da esecutoriet.
Non tutta lattivit della pubblica amministrazione viene posta in essere tramite
atti o comportamenti autoritativi, ma una buona parte pu concludersi tramite atti
consensuali, contratti ad oggetto pubblico, nonch seguendo procedimenti che
garantiscono una maggiore partecipazione degli interessi, rispetto al modello
tradizionale (ad es: costruzione di una strada comunale).
LAMMINISTRAZIONE PER MINISTERI
Il modello della pubblica amministrazione italiana riflette quello napoleonico->
dal regno di Sardegna fu esteso a tutta Italia allunificazione-> Modello
dellamministrazione per ministeri: forte gerarchia, responsabilit diretta dei
ministri per lattivit amministrativa esercitata nel proprio settore.
Successivamente con laumento dei compiti statali, limpegno dello stato a
garantire alcuni diritti sociali, il controllo e la gestione diretta o indiretta di alcuni
settori delleconomia portarono alla constatazione che lamministrazione per
ministeri, tipica di uno stato liberale dai compiti ridotti, si hanno forme di
amministrazioni parastatali, pur sempre riconducibili al ministero di riferimento, a
cui furono affidati i fini secondari dello Stato, ovvero la cura dei servizi pubblici,
lintervento delleconomia con finalit sociale. La Cost. del 48 non rivoluziona
quindi, ma corregge soltanto lassetto dello St. liberale e di quello fascista.
LA RISERVA DI LEGGE E IL PRINCIPIO DI LEGALITA
Essa si preoccupa che il funzionamento della pubblica amministrazione non sia
assoggettato allindirizzo politico di maggioranza, con varie riserve di legge
riguardo allorganizzazione dei pubblici uffici, cos da sottrarre allarbitrio del
Governo lorganizzazione della pubblica amministrazione. Accanto alla riserva di
legge si colloca il principio di legalit, inteso come corrispondenza dellattivit
amministrativa alla disciplina legislativa, lattivit amministrativa non deve essere
in contrasto con la legge, che ne parametro di giudizio. Dal principio di legalit
discendono alcune caratteristiche fondamentali dellattivit amministrativa fra cui
la tipicit e nominativit degli dei provvedimenti amministrativi per cui lautorit
amministrativa pu adottare solo atti previsti dalla legge e secondo le modalit ivi
prescritte; la conseguente eccezionalit degli atti atipici o innominati, come le
ordinanze di necessit ed urgenza; la discrezionalit amministrativa, per cui la
pubblica amministrazione non libera di scegliere gli obiettivi da perseguire, ma,
dovendo rispettare i limiti positivi e negativi previsti dal legislatore, mantiene una
libert di giudizio e di scelta solo nella misura in cui il legislatore glielo conceda.
Capita cos che vi siano attivit e atti in cui la pubblica amministrazione non ha
alcuna libert di scelta per quanto concerne la determinazione delle modalit di
azione, e attivit e atti per i quali ha un margine pi ampio.
LA RESPONSABILITA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
ART.28: la Costituzione italiana responsabilizza i singoli agenti della pubblica
amministrazione, prevedono che i funzionari e dipendenti dello Stato e di enti
pubblici sono direttamente responsabili sul piano penale, civile e amministrativo
degli atti compiuti in violazione di diritti. Dei danni civilmente liquidati tuttavia
rispondono anche le amministr. di riferimento. Ci vuol dire che ogni singolo
agente della pubblica amministrazione pu essere citato in giudizio per rispondere
di illeciti civili, penali e amministrativi connessi nellesercizio delle sue funzioni
mentre a tutela del soggetto danneggiato, possibile ottenere il risarcimento sia
dallimpiegato pubblico che dallamministrazione di cui dipendente.
Tale responsabilit serve a garantire lazione amministrativa autonoma ed
indipendente dal controllo del Governo. Al tempo stesso essa deve essere tutelata

da condizionamenti politici che potrebbero influire negativamente sul suo buon


andamento e sulla sua imparzialit. Separare infatti la responsabilit giuridica da
quella gestionale comporta la garanzia di una maggiore autonomia di operativit
dei dirigenti amministrativi, rispetto al mondo politico.
Per accedere allimpiego presso la pubblica amministrazione si prevede un
concorso pubblico, evitando che i posti vacanti siano occupati da persone legate al
potere politico.
Linteresse legittimo la tipica situazione giuridica soggettiva individuale nei
confronti dellamm. che si contrappone a quella di diritto soggettivo.
Gli atti dei dirigenti generali non possono essere annullati dal ministro, perch tra
loro non corre un rapporto di gerarchia.
LA SEPARAZIONE FRA POLITICA E AMMINISTRAZIONE
Si ha una nuova organizzazione amministrativa allinterno della quale gli organi
di governo esercitano le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, mentre i
dirigenti adottano gli atti e i provvedimenti, nonch la gestione finanziaria, tecnica
e amministrativa dellufficio dirigenziale a cui sono preposti. Inoltre sempre
lart.4 stabilisce che i dirigenti sono responsabili in via esclusiva dellattivit
amministrativa, della gestione e dei relativi risultati. La responsabilit dirigenziale
rafforzata attraverso la previsione per cui i ministri non possono revocare,
riformare, riservare o avvocare a s o comunque adottare atti di competenza dei
dirigenti, ma possono solo svolgere una funzione di definizione di obiettivi e
programmi e di verifica e controllo dei risultati. Ne consegue che, in caso di
inerzia del dirigente, il ministro non pu sostituire ad esso, ma al pi pu
nominare un commissario incaricato di compiere gli atti che il primo che il primo
avrebbe dovuto adottare; o ancora ne consegue che gli atti dei dirigenti non sono
suscettibili di ricorso di ricorso gerarchico, invece possono essere annullati dal
ministro per motivi di legittimit. Gli atti dei dirigenti generali non possono essere
annullati dal ministro, perch tra loro non corre un rapporto di gerarchia.
La responsabilit dirigenziale quindi laltra faccia della medaglia
dellautonomia dellamministrazione rispetto al potere politico: il Governo
esercita un indirizzo e controllo strategico sullamm. statale, ma essa deve operare
cmq perseguendo gli interessi generali anteponendoli, se il caso, ai desiderata
politici.
Una evidente manifestazione di questo bilanciamento tra autonomia generale della
pubblica amministrazione e sottoposizione al potere di indirizzo politico la
disciplina dello spoils system: istituto che consiste nella possibilit per la nuova
maggioranza politica di collocare persone di propria fiducia nei ruoli apicali della
pubblica amministrazione Apparente contraddizione con principio dellautonomia,
per attuazione del principio di correlazione tra attivit amministr. ed attivit di
indirizzo politico. Occorre corretto bilanciamento.
DECENTRAMENTO E PLURALISMO AMMINISTRATIVO
La Costituzione consente la nascita dei soggetti amministrativi pubblici ulteriori
allamm. statale. Ampio decentramento amministrativo. Le funz. amministrative
sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne lesercizio unitario, siano
conferite a Prov., Reg. e Stato. sulla base di principi di sussidiariet,
differenziazione, adeguatezza.
Il principio di sussidiariet verticale nei rapporti tra stato,regioni e enti locali
prevede che i Comuni sono i titolari naturali delle funzioni amministrative,
salvo che esse non possano essere svolte in maniera pi efficiente ed efficace
dagli enti di governo superiori.
Sussidiariet orizzontale: tutti i livelli di governo dallo Stato ai comuni devono
favoriee lautonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attivit di

interesse generale. La riforma del 2001 introduce un pluralismo amministrativo,


col riconoscimento anche ai privati di forme di gestione degli interessi generali.
I PRINCIPI RELATIVI AL RAPPORTO TRA LA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE E I SOGGETTI DELLORDINAMENTO GIURIDICO
Principio di imparzialit= obbligo per la p.a. di svolgere la propria attivit in
maniera disinteressata rispetto alle situazioni giuridiche coinvolte dallazione, ed
equidistante rispetto ai sogg. interessati. Il fine non quello di evitare favoritismi
ma quello di obbligare lamministrazione, nella ponderazione degli interessi
generali e particolari che deve compiere ogni volta che deve adottare un atto o
assumere un comportamento, a valutare oggettivamente tali interessi.
Un giusto procedimento deve avere pubblicit, trasparenza e partecipazione.
Principio del buon andamento=lattivit amministrativa devessere orientata al
principio di economicit, al principio di efficienza, al principio di efficacia. Tutto
ci prevede quindi il divieto di aggravamento del procedimento, se non per
straordinarie e motivate esigenze.
Principio di semplificazione= lazione amministrativa devessere condotta
secondo regole di snellezza e celerit che evitino irrigidimenti e aggravamenti
burocratici.
Principi di derivazione comunitaria= la certezza del diritto, principio del
legittimo affidamento e della proporzionalit (intervenire solo e nella misura in
cui sia necessario).
GLI ATTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
La pubblica amministrazione dev agire secondo regole di diritto privato
ogniqualvolta non debba adottare atti autoritativi. Linsieme pi importante di atti
amministrativi costituito dai provvedimenti: manifestazioni di volont aventi
rilevo esterno che, provenendo dalla p.a nellesercizio delle sue funzioni, sono in
grado di determinare effetti giuridici in maniera unilaterale, a prescindere dal
concorso della volont dei soggetti su cui tali effetti ricadono. Sono caratterizzati
da: imperativit, esecutoriet, legalit, tipicit e nominativit.
Provvedimento restrittivo= riduce la sfera giuridica del destinatario ,
imponendogli obblighi o divieti, o limitando facolt e diritti. Esempio: comandi,
divieti e provvedimenti ablativi.
Provvedimento ampliativo= aumenta la sfera giuridica del destinatario,
conferendogli nuove posizioni giuridiche attive (cittadinanza, patente d guida,
iscrizione agli albi). Le autorizzazioni rimuovono ostacoli ad un diritto comunque
spettante al soggetto. Le concessioni attribuiscono un diritto che originariamente
non possiede.
I provvedimenti amministrativi sono adottati a seguito di un procedimento
amministrativo: sequenza ordinata di atti, finalizzati a produrre il provvedimento
finale.
I VIZI DEGLI ATTI AMMINISTRATIVI
I vizi degli atti amministrativi conseguenti alla loro contrariet alla norma previa,
cos come quelli degli altri atti giuridici assoggettati al principio di legalit, sono
definiti vizi di legittimit e si distinguono in:
-vizi formali: sono violate le norme che disciplinano il procedimento di
produzione dellatto.
-vizi sostanziali: contrasto con il contenuto della norma previa
I vizi di legittimit si dividono in tre tipi:
Violazione di legge= mancato rispetto di norme giuridiche inderogabili
Incompetenza= lautore dellatto diverso da quello a cui lordinamento assegna
il potere di emanare latto stesso (relativa se lamministrazione da cui deriva
competente, ma il soggetto autore dellatto stesso no; assoluta: siamo d fronte ad

un atto nullo)
Eccesso di potere: un vizio che riguarda la discrezionalit amministrativa. si
verifica con unerronea rappresentazione dei fatti concreti, il tentativo di
raggiungere uno scopo diverso,la disparit d trattamento (in due situazioni uguali,
2 conclusioni diverse), lillogicit. Il provvedimento nullo quando stato
emanato in violazione delle norme attribuitive del potere; invece annullabile
quando difforme alle norme che disciplinano lesercizio del potere.
I vizi pi gravi comportano nullit dellatto e non possono essere sanati, i meno
gravi ne determinano lannullabilit, cio significa che latto, seppur viziato,
immediatamente efficace e produttivo di effetti giuridici nellordinamento.
I RIMEDI CONTRO I VIZI DEGLI ATTI AMMINISTRATIVI: LA TUTELA
AMMINISTRATIVA E GIURISDIZIONALE DEI DIRITTI SOGGETTIVI E
DEGLI INTERESSI LEGITTIMI
La pubblica amministrazione dinanzi ad un proprio atto annullabile pu decidere
autonomamente di sanare il vizio o di annullare latto: tale atto si chiama
autotutela
Di fronte ad un atto della pubblica amministrazione che presenti un vizio esistono
2 tipi di rimedi: in via amministrativa (cio facendo valere tali vizi di fronte alla
p.a.) o in via giurisdizionale ( di fronte ad un giudice)
Rimedi in via amministrativa
1) Ricorso in opposizione: ha come destinatario lorgano che ha emanato latto e
pu essere presentato solo nel caso in cui sia previsto espressamente dalla legge.
2) Ricorso gerarchico proprio: ci si rivolge allorgano gerarchicamente superiore a
quello che ha amanato latto viziato chiedendo di revocarlo, annullarlo o
modificarlo.
3) Ricorso gerarchico improprio: ci si rivolge ad organo diverso da quello
gerarchicamente superioreallautore dellatto viziato.
4) Ricorso straordinario al Capo dello Stato. Pu riguardare solo provvedimenti
definitivi e pu avere ad oggetto solo vizi di legittimit.
Rimedi in via giurisdizionale: i diritti soggettivi e gli interessi legittimi
Esiste sempre la possibilit di un ricorso giudiziario per difendersi da un atto
amministrativo che riteniamo lesivo. Occorre distinguere tra interesse legittimo e
diritto soggettivo. Sulla base di questi esistono due giurisdizioni: la giustizia
ordinaria, che si occupa della lesione dei diritti soggettivi e la giustizia
amministrativa che si occupa degli interessi legittimi. Se leso un diritto si potr
ricorrere al giudice ordinario, se leso linteresse legittimo si ricorrer al giudice
amministrativo.
Il diritto soggettivo la pretesa di un soggetto che lordinamento giuridico
garantisca un bene della vita (sia esso legato ad una cosa o a un rapporto, ad
esempio che venga tutelato il suo diritto di propriet, il suo diritto a ricevere un
determinato servizio.
Per interesse legittimo, invece, la pretesa che la pubblica amministrazione, quando
interferisce con linteresse qualificato di un soggetto privato,agisca rispettando la
legge, cio realizzi il miglior contemperamento tra linteresse generale fissato per
legge e gli altri interessi individuali in gioco. la pretesa alla legittimit
dellazione amministrativa. Ad esempio in un concorso pubblico. Tra la
distinzione fra diritto soggettivo e interesse legittimo si fonda il doppio sistema di
tutela giurisdizionale, dove il contenzioso in materia di diritti soggettivi spetta ai
giudici ordinari (tribunali, Corte dappello e Corte di Cassazione), mentre quello
in materia di interessi legittimi ricade nella competenza del giudice
amministrativo (tribunali amministrativi regionali, consiglio di stato). In alcuni
casi i giudici ordinari possono tutelare anche gli interessi legittimi ovvero

annullare gli atti amministrativi, e il giudice amministrativo pu giudicare la


lesione di diritti.
LA BUROCRAZIA PUBBLICA ITALIANA E LA NECESSITA DI UNA
RIFORMA
Per ridurre leccessiva burocrazia e snellire la pubblica amministraz. in Italia si
sono seguite pi vie:
-semplificazione: spesso lattivit amministrativa costellata di duplicazioni e atti
inutili, che possono o essere eliminati o essere adottati dal privato.
-soppressione degli enti inutili
-privatizzazione degli enti pubblici economici e liberalizzazione dei servizi
pubblici
-informatizzazione
-responsabilizzazione dei dipendenti

CAPITOLO XI
Il circuito delle garanzie
Circuito delle garanzie= insieme degli organi indipendenti dal potere politico e
sprovvisti di legittimazione democratica, che agiscono sulla base di una
legittimazione di tipo tecnico-giuridico.
Non sono guidati da considerazioni di opportunit politica, ma dalle regole
giuridiche che istituzionalmente sono chiamati a garantire: devono motivare le
decisioni che prendono. Essi sono la Corte Costituzionale, la magistratura, il
Presidente della Repubblica e le autorit indipendenti.
LA GIUSTIZIA COSTITUZIONALE
La giustizia costituzionale una forma di garanzia giurisdizionale della rigidit
della Costituzione, ovvero della sua supremazia su tutti gli atti ed i comportamenti
dei poteri pubblici, compresa la legge del Parlamento. Garanzia giurisdizionale
vuol dire che questa funzione svolta da un soggetto estraneo al circuito
dellindirizzo politico, che agisce attraverso lo strumento del processo e si
pronuncia con le forme tipiche del potere giudiziario. Lorgano di giust. cost. la
Corte Cost., che provvede al controllo giurisdizionale di costituzionalit delle
leggi.
La giustizia costituzionale risale al 1803 quando la Corte suprema statunitense
stabil di poter controllare la costituzionalit di una legge. Nacque cos il modello
statunitense di giust. cost.
In Europa, diffidenza nei confronti del potere giudiziario. Solo dopo la I g.m. il
controllo di costituzionalit delle leggi fu introdotto in Austria. Modello austriaco.
Il modello statunitense :
-diffuso= controllo di costituzionalit svolto da qualsiasi giudice.
-concreto= controllo svolto nel momento in cui il giudice deve applicare la legge
al caso concreto.
-incidentale= il controllo costituisce un incidente processuale nellambito di un
giudizio che ha oggetto diverso, nel quale sorge un dubbio sulla costituzionalit di
una norma.
-Le decisioni di incostituzionalit producono la disapplicazione della legge nel
caso concreto: perdita di efficacia limitata al caso (inter pares) e retroattiva (ex
tunc).
Il modello austriaco :
-accentrato= i singoli giudici non possono disapplicare le leggi incostituzionali,
solo il giudice costituzionale pu farlo (privilegio del legislatore)
-astratto= controllo di costituzionalit svolto indipendentemente dallappl. della
legge ad un caso concreto
-principale= esiste un apposito giudizio, instaurato appositamente x il controllo di
costituzionalit
-in caso di incostituzionalit, la legge privata di efficacia per tutti i sogg.
dellord. (erga omnes) e per il futuro (ex nunc).
Questo modello fu introdotto nel Secondo dopoguerra in Italia. Oggi si di fronte
ad unibridazione dei due modelli.
LA GIUSTIZA COSTITUZIONALE IN ITALIA: UN SISTEMA ACCENTRATO
IN UN GIUDICE SPECIALE
In Italia il controllo di cost. delle leggi stato introdotto nel 1948 nella
Costituzione. Tuttavia, la giustizia cost. ha iniziato effettivamente a funzionare

solo nel 1956. Rientriamo nel modello austriaco, a privilegio del legislatore, in
quanto solo la Corte Costituzionale pu dichiarare linconstituzionalit delle leggi:
i giudici comuni devono rivolgersi alla Corte Costituzionale qualora abbiano
dubbi sulla costituzionalit delle leggi che debbono applicare nel giudizio. Sono
invece tenuti a disapplicare immediatamente le norme interne in contrasto con
norme comunitarie self-executing.
Competenze della Corte Cost., essa giudica:
-sulla legittimit cost. delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle regioni
-sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, tra stato e regioni e regioni
-sulle accuse promosse dal Parlamento in seduta comune contro il Pres. della Repubblica.
-esercita il giudizio di ammissibilit del referendum abrogativo

E composta da 15 giudici, 5 nominati dal Pres. della Rep., 5 nominati dal


Parlamento in seduta comune con maggioranza qualificata (nei primi 2 scrutini
2/3 e poi 3/5), 5 dalle magistrature ord. e amm. I giudici costituzionali sono
selezionati tra magistrati, professori di universit in materie giuridiche e avvocati
dopo 20 anni di esercizio della professione forense. Per il giudizio sui reati
presidenziali estesa a 16 giudici aggregati, tratti a sorte.
La durata della carica di giudice costituzionale pari a nove anni e il mandato non
pu essere rinnovato. La corte elegge un presidente che sta in carica per 3 anni. Ci
vogliono competenze tecniche-giuridiche, quindi consolidata esperienza nel
mondo del diritto e sensibilit politica garantita dal fatto che ben 10 giudici sono
eletti o nominati da soggetti non giurisdizionali.
IL GIUDIZIO SULLA LEGITTIMITA COSTITUZIONALE DELLE LEGGI
Il giudizio di legittimit costituzionale pu essere instaurato:
-in via incidentale: questione di cost. pu essere sollevata da un giudice (detto a
quo) nel momento in cui deve applicare una legge in un giudizio pendente di
fronte a lui. Egli deve emanare unordinanza di rimessione, nella quale deve
motivare lesistenza della rilevanza e della non manifesta infondatezza della
questione di legittimit costituzionale. Per rilevanza della questione di legittimit
si intende lapplicabilit del testo normativo che si ritiene incostituzionale nel
giudizio innanzi al giudice a quo: il giudice deve motivare sulla necessit di
applicare la norma per risolvere la controversia. Per non manifesta infondatezza si
intende lesistenza di un dubbio ragionevole circa la costituzionalit della norma.
Il giudice deve dimostrare che la questione di legittimit costituzionale ha un
fumus, ovvero che ha un dubbio ragionevole.
-in via principale: serve principalmente ad assicurare il rispetto delle sfere di
competenza dellart.117. Pu essere promosso con ricorso dallo Stato qualora
ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della regione, o viceversa.
Mentre per le regioni il giudizio in via principale serve soltanto per la difesa delle
proprie competenze legislative, per lo stato uno strumento attraverso il quale far
valere le esigenze unitarie dellordinamento nei confronti delle regioni. Le vie
daccesso al giudizio delle Corte sono strette, soprattutto perch non esiste la
possibilit di accesso diretto alla Corte Cost. per i singoli individui. I giudici
rappresentano i portieri della Corte costituzionale, coloro che ne aprono o
chiudono le porte regolando il flusso delle questioni che arrivano alla Corte.
Loggetto e il parametro di giudizio di legittimit costituzionale
Sulla base del principio della corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato, la
Corte non pu pronunciarsi su un oggetto ed in relazione a un parametro diversi
da quelli indicati nellatto introduttivo. In alcuni casi pu avvenire che dalla
dichiarazione di incostituzionalit di una norma derivi linconstituzionalit di
unulteriore norma non indicata nellordinanza di rimessione: si parla di
illegittimit costituzionale consequenziale.
Loggetto del giudizio di illegittimit costituz. costituito dagli atti della cui
illegittimit cost. si dubita.

Le leggi costituzionali possono essere dichiarate incostituzionali solo con


riferimento ai principi supremi dellordinamento costituzionale. Non possono
invece essere oggetto i regolamenti governativi, gli atti amministrativi e i
regolamenti parlamentari.
Il parametro la norma della Costituzione che si reputa violata.
Norme interposte= le fonti primarie che, richiamate dalla Costituzione, ne
integrano il contenuto e possono formare il parametro.
Le decisioni: tipologia ed effetti
La Corte costituzionale, al termine del suo giudizio, pu pronunciarsi con
ordinanza o con sentenza.
Le ordinanze della Corte sono pronunce brevi, con le quali la Corte rigetta la
questione di legittimit costituzionale senza entrare nel merito, oppure dichiara la
questione inammissibile o manifestazione infondata.
Le sentenze sono decisioni ampiamente motivate, con le quali la Corte si
pronuncia sul merito della questione di legittimit costituzionale che le stata
sottoposta, la Corte effettua il confronto tra loggetto e il parametro. Si dividono
in:
-di accoglimento: la Corte accoglie la questione di legittimit costituzionale, cio
dichiara lincostituzionalit degli atti normativi sottoposti al suo giudizio, che
vengono annullati. Determinano la perdita di efficacia, erga omnes ed ex tunc
(retroattiva) delle norme dichiarate incostituzionali.
-di rigetto: si rigetta la questione di legittimit. Si hanno effetti inter partes, in
quanto il giudice a quo nelo stesso giudizio non pu risollevare la stessa
questione. Pu farlo in altri gradi di giudizio.
-interpretative: posizione intermedia tra accoglimento e rigetto. Si pronuncia su
uno specifico significato normativo della disposizione oggetto del giudizio. In
particolare si distinguono sentenze interpretative di accoglimento, con le quali la
Corte accoglie la questione di legittimit costituzionale con esclusivo riferimento
a una norma desumibile alla legge per via interpretativa; e sentenze interpretative
di rigetto, con le quali la Corte rigetta la questione sulla base di una specifica
interpretazione della legge. In linea di principio, le leggi non si dichiarano
costituzionalmente illegittime perch possibile darne interpretazioni
incostituzionali, ma perch impossibile darne interpretazioni costituzionali
(interpretazione conforme a Costituzione)
-manipolative: non si limitano ad eliminare una norma dallordinamento, ma
introducono nuove norme, ritenute costituzionalmente necessarie. Tra queste si
possono richimare le sentenze additive: la Corte dichiara incostituzionalit di una
omissione legislativa, aggiungendo allo stesso tempo la norma mancante, la
formula utilizzata la dichiarazione di incostituzionalit della disposizione nella
parte in cui non prevede. Con le sentenze sostitutive dichiara incostituzionale
una norma e, nello stesso momento, colma il vuoto che si viene a determinare,
aggiungendo la norma mancante, si dichiara incostituzionale una disposizione
nella parte in cui prevede x invece che y
La Corte si sostituisce al legislatore.
I conflitti di attribuzione
Nei conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato (legislativo, esecutivo,
giudiziario ma anche tutti gli organo costituzionali, compreso il presidente della
Repubblica, la corte dei conti.. ). Loggetto qualunque atto ritenuto lesivo della
sfera costituzionale di un altro potere; il parametro sono tutte le norme
costituzionali che determinano la sfera di attribuzioni o assegnano la sfera di
competenza di ciascun potere; il procedimento pu essere avviato attraverso un
ricorso.
Nei conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni loggetto qualsiasi atto di Stato o

delle regioni che invada la competenza delluno o delle altre; il parametro sono
tutte le disposizioni dello Costituzione a riguardo. Circa il giudizio sulle accuse
promosse contro il Presidente dalla Repubblica, sia rinvia al cap.9. la legge
costituzionale ha aggiunto unulteriore competenza: il giudizio sullammissibilit
del referendum abrogativo (cap5)
L EVOLUZIONE DEL SISTEMA DI GIUSTIZIA COSTITUZIONALE IN
ITALIA DAL 1956
La Corte costituzionale ha contribuito a difendere i principi e i valori dello stato
costituzionale e a rendere viva la Costituzione. Ci avvenuto attraverso 4 fasi,
che corrispondono alle diverse epoche dello sviluppo dellItalia repubblicana.
1) Attuazione della costituzione: va dal 1956 fino allinizio degli anni 70, la
corte costituzionale ha eliminato le leggi adottate durante il regime
fascista.
2) Mediazione dei conflitti sociali e politici: fino a met degli anni 80, la
Corte stata chiamata a giudicare la costituzionalit di leggi pi recenti
operando secondo il controllo di ragionevolezza.
3) Efficienza operativa: fino alla met degli anni 90, la Corte si impegnata
ad eliminare larretrato che si era creato negli anni precedenti.
4) Un sistema multilivello di giustizia costituzionale:la corte si trova spesso
nel pieno del dibattito politico.
Per cercare di difendersi dal coinvolgimento nellattivit politica, ha cercato di
dialogare sempre pi con gli altri giudici, sia nazionali che sovranazionali. Tende
inoltre a decentrare il controllo di costituzionalit, chiedendo sempre pi spesso ai
giudici comuni di fornire prima uninterpretazione della legge.
LA MAGISTRATURA
I GIUDICI NELLA TRADIZIONE DEGLI ORDINAMENTI DI CIVIL LAW E
COMMON LAW
Nel modello del civil law (Italia) ai giudici viene attribuito un ruolo subordinato a
quello del potere legislativo: essi hanno soltanto la funzione di applicare la legge
ai casi concreti. Le loro decisioni servono a risolvere le singole controversie e non
creano vincolinnei confronti degli altri giudici: i precedenti giudiziari non sono
vincolanti.
Nel common law (Gran Bretagna) i giudici godono di un margine di creativit
molto pi ampio: essi, attraverso linterpretazione, innovano la legge. Le loro
pronunce sono cos vincolanti nei confronti degli altri giudici che hanno lobbligo
di conformar sial loro contenuto quando decidono casi analoghi.
I PRINCIPI COSTITUZIONALI SULLA MAGISTRATURA E LA
GIURISDIZIONE
I principi relativi alla magistratura e alla giurisdizione sono contenuti sia nella
prima che nella seconda parte della Cost.
Giusto processo: il processo si svolge sulla base del principio del
contraddittorio tra le parti: limputato e la parte lesa sono posti in condizioni di
parit davanti ad un giudice terzo
Principio della precostituzione del giudice: il giudice competente a risolvere una
controversia devessere stato determinato prima che sia avvenuto il fatto dal
qualee essa ha avuto origine.
La magistratura risponde a principi di autonomia ed indipendenza.
Lindipendenza interna riguarda lorganizzazione della magistratura, nella quale
escluso il principio gerarchico. Ogni giudice titolare in via direta e definitiva
della funzione giurisdizionale. La competenza ad esprimere la volont dellordine
giudiziario espressa da ciascun giudice e non da n solo organo.

Lindipendenza esterna riguarda i rapporti tra il potere giudiziario e gli altri poteri
dello stato.
Consiglio superiore della magistratura (CSM): organo istituito per garantire
lautonomia e lindipendenza della magistratura. E composto da 27 membri. I
membri di diritto sono il Pres. della Rep., che lo presiede, ed il procuratore
generale della Corte di Cassazione. Adotta tutte le decisioni relative alla carriera
ed allo status dei magistrati.
Per evitare uneccessiva referenzialit del potere giudiziario, il procedimento
disciplinare nei confronti dei magistrati prevede la partecipazione, oltre che del
CSM, anche del ministro della giustizia. Si pu accedere alla carriera giudiziaria
solo in seguito ad un concorso pubblico. Si hanno limitazioni al diritto dei
magistrati di iscriversi a partiti politici.
Sono giudici ordinari i tribunali, le Corti dAppello e la Corte di cassazione: essi
possono esercitare funzioni civili o penali e giudicano sulla lesione dei diritti
soggettivi.
Doppio grado di giudizio: le parti del processo possono richiedere alle Corti di
appello il riesame delle decisioni dei tribunali. Contro le sentenze delle Corti di
Appello possibile fare ricorso alla Corte di Cassazione.
La Corte di Cassazione lorgano giudiziario di vertice nellordinamento: le sue
sentenze sono definitive e contro di esse non ammesso alcun ricorso ulteriore.
Le sue funzioni principali sono:
-limpugnatoria: la Corte giudica sui ricorsi provenienti dalle Corti di appello
-nomofilattica: assicura luniforme interpretazione della legge e lunit del diritto
oggettivo nazionale
Ai tribunali, corti di appello e corte di cassazione si aggiungono i giudici di pace, i
quali non accedono alla funz. giurisdizionale con concorso pubblico, ma a seguito
di nomina da parte del CSM. Esiste il divieto di istituire giudici straordinari o
giudici speciali tranne quelli previsti dalla Cost. I giudici speciali sono quei
giudici che non fanno parte dellordinamento giudiziario: essi sono:
-i tribunali amministrativi regionali (TAR) e il Consiglio di Stato, che esercitano
le funzioni di giustizia amministrativa. Contro le decisioni dei TAR ammesso il
ricorso al Consiglio di Stato, le cui sentenze sono definitive.
-la Corte dei Conti, organo giurisdizionale competente nelle materie di contabilit
pubblica
La giustizia ordinaria si occupa dei diritti e la giustizia amministrativa si occupa
degli interessi legittimi.
Il diritto soggettivo la pretesa di un soggetto che lordinamento protegga un suo
interesse.
Linteresse legittimo la pretesa che la pubblica amministrazione, quando
interferisce con linteresse qualificato di un soggetto privato, agisca rispettando la
legge, cio realizzi il miglior contemperamento tra linteresse generale fissato per
legge e gli altri interessi individuali in gioco.
Il pubblico ministero un magistrato che vigila sullosservanza della legge, sulla
pronta e regolare amministrazione della giustizia, sulla tutela dei diritti dello
Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci e fa eseguire i giudicati e ogni altro
provvedimento del giudice. Esercita lazione penale, ovvero adotta gli atti dai
quali prende avvio il processo penale. Con l'esercizio dell'azione penale il
pubblico ministero avvia il processo penale, di cui diviene una delle parti (l'altra
l'imputato o accusato). Peraltro, a differenza delle parti private, che agiscono nel
proprio interesse, il pubblico ministero esercita l'azione penale e sta in giudizio
nell'interesse pubblico. Non si tratta di attivit discrezionale, ma di un obbligo del
pubblico ministero, che tenuto ad esercitare lazione ogni qual volta egli venga a
conoscenza di una notizia di reato (principio dellobbligatoriet dellazione
penale).

Il giudice un soggetto della magistratura imparziale rispetto allo Stato e


soprattutto all'azione politica del Governo; il Pubblico Ministero l'organo dello
Stato che avvia un'azione penale in tribunale contro l'imputato o accusato. In
poche parole, il PM una delle due parti in un processo penale.
La magistratura passata da essere custode della legge, subordinato a Parlamento
e Governo a custode dei diritti, come organo finalizzato al riconoscimento dei
diritti costituzionali dei cittadini anche contro la volont di Parlamento e Governo.
STUDIARE
Le autorit indipendenti sono organi statali che, in condizioni di autonomia
rispetto agli altri poteri politici e nel rispetto di principi di neutralit ed
imparzialit, svolgono un ruolo o di garanzia di alcuni diritti fondamentali oppure
di regolazione di settori legati alle liber economiche.
Manca la previsione costituzionale perch la principale spinta alla creazione di
queste autorit emersa piuttosto di recente, legata alla necessit di regolare i
processi di liberalizzazione del mercato.
Lo Stato ha visto progressivamente mutare il proprio ruolo da attore economico ad
arbitro del sistema che deve assicurare il rispetto delle regole di mercato. Il
legislatore ha ritenuto opportuno affidare questo compito di garanzia non al potere
esecutivo n al potere giudiziario, quanto ad organismi indipendenti che potessero
assicurare meglio il corretto svolgimento di questo ruolo arbitrale di garanzia. I
loro componenti sono scelti tra persone altamente qualificate e con modalit che
tendono a garantirne lautonomia rispetto alle maggioranze di governo. Pur molto
diversi da paese a paese, tutti questi organi amministrativi indipendenti sono
accomunati dal ruolo di regolazione di settori in cui occorre proteggere interessi e
diritti di individui o gruppi nei confronti di poteri forti. In Italia le autorit
indipendenti non sono ancora state riunite sotto ununica disciplina, n
costituzionale, n legislativa. Confusione di identit
si definiscono Autorit Indipendenti i corpi amministrativi dotati di particolari
competenze tecniche preposti alla cura di interessi ordinamentali sensibili che
abbisognano dellapporto qualificato di organismi muniti di una particolare
posizione di terziet.
Le autorit indipendenti sono:
-Organi di natura amministrativa: provvedono al corretto svolgimento di taluni
diritti, specialmente economici. Le autorit sono dotate di poteri amministrativi,
normativi e quasi-giurisdizionali.
-Indipendenti rispetto al Governo, diversamente dallamministrazione
tradizionalmente intesa. Tale indipendenza garantita dala modalit di nomina,
dalle modalit di decadenza e i divieti di riconferma, dall autonomia rispetto alle
direttive del Governo.
-Neutrali ed imparziali rispetto ai consociati nella fissazione di garanzie di
trasparenza e partecipazione nei procedimenti.
-Necessarie allo svolgimento di un ruolo di garanzia di diritti legati
prevalentemente alla libert economica.
Debbono essere escluse le false autorit indipendenti, ovvero agenzie non
separate dal Governo, n tanto meno preposte alla vigilanza su settori. ( es.
agenzie fiscali).
Talvolta il ruolo di garanzia del rispetto delle regole del mercato appare nascosto:
il Garante per la protezione dei dati personali ad esempio deve garantire che i
flussi di informazione circa i dati delle persone siano trattati in maniera corretta.
La Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali deve
tutelare alcuni diritti fondamentali dei cittadini/utenti che possono entrare in
conflitto col diritto di sciopero.
Oltre alle sopra citate, le autorit indipendenti sono:

La Banca dItalia. Istituita nel 1893, nel 1926 potere esclusivo di battere moneta. Deve
assicurare la correttezza delle operazioni bancarie. Ha due macro-funzioni: -quella monetaria,
ormai svolta in qualit di autorit federata europea controllo sulle banche e sugli intermediari
finanziari, svolta in maniera autonoma come autorit indipendente nazionale. La nomina del
Governatore avviene ogni 6 anni con decreto del Pres. della Rep. su proposta del Pres. del Cons.,
sentito il parere del Consiglio superiore della Banca.
La Commissione nazionale per la societ e la borsa (CONSOB): nasce nel 1974 per il
controllo del mercato mobiliare, poi acquista le prerogative tipiche di unautorit indipendente.
Deve assicurare la correttezza delle operazioni nel mercato mobiliare, con la finalit di tutelare le
operazioni di risparmio diffuso garantendo la massima trasparenza informativa e la correttezza
degli operatori.
LIstituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (ISVAP):
istituito nel 1982 per garantire agli assicurati la stabilit e la solvibilit delle imprese di
assicurazione. La garanzia che deve assicurare la correttezza del mercato assicurativo.
LAutorit garante dela concorrenza e del mercato (AGCM): istituita nel 1990 e rappresenta
il prototipo delle autorit indipendenti italiane di nuova generazione. Ha il fine di vigilare sul
rispetto delle regole dei mercati concorrenziali , in sintonia col diritto comunitario e in
collaborazione con le omologhe autorit europee. Deve assicurare il rispetto delle regole della
concorrenza nel libero mercato dei beni e servizi, salvo che tale competenza per alcuni settori
specifici non sia gi assegnata ad unaltra autorit.
Lautorit per lenergia elettrica e il gas (AEEG) e lAutorit per le garanzie nelle
comunicazioni (AGCOM): sono attivit di regolazione e controllo dei servizi pubblici. LAEEG
deve assicurare il rispetto delle regole nel mercato della fornitura di gas e energia elettr., vigilando
sulla transizione del mecato dellenergia da monopolio a libero mercato, promuovendo
lefficienza, la fruibilit, e la diffusione omogenea; lAGCOM garantisce il rispetto delle regole
nel mercato delle telecomunicazioni, deve garantire i principi del pluralismo, delobiettivit
dellinformazione, controlla la normativa antitrust del settore.
La Commissione di garanzia per lattuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici
essenziali: tutela i diritti alla vita, alla salute, allassistenza e la previdenza sociale, eccrispetto
allesercizio del diritto di sciopero.Deve assicurare la fornitura dei servizi pubblici essenziali in
caso di sciopero.
Il Garante per a protezione dei dati personali: trova la sua origine direttamente
nellordinamento comunitario. Ha la competenz di assicurare lequilibrio tra libera circolazione
delle informazioni e il diritto alla privacy. Deve assicurare la correttezza del trattamento dei dati
personali.
Lautorit per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture: verifica la
correttezza delle procedure di appalto pubblico. Deve assicurare il rispetto dei criteri di efficienza
di efficacia, secondo procedure improntate a tempestivit, trasparenza e correttezza.

Lautorit opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di


valutazione. Pur restando organi amministrativi, le aut. indipendenti cumulano
funzioni di vario tipo, comprese quelle normative e para-giurisdizionali.
Assumono decisioni fondamentali che vengono sottratte al Parlamento e al
Governo. Al tempo stesso, si pongono al di fuori del circuito della decisione
politica,sfuggendo ai meccanismi della responsabilit politica. Si ha un deficit
democratico, ampliato dal fatto che i portatori di interessi con > potere di
negoziazione sono spesso in grado di influenzare il regolatore indipendente.
Per sanare questa assenza di responsabilit, lordinamento giuridico ha previsto il
rafforzamento di garanzie volte a conferire maggior trasparenza e partecipazione:
il procedimento si apre al contraddittorio, alla discussione orale, fino alla
partecipazione alla scrittura degli atti stessi.
Per quanto indipendenti, tali autorit ind. hanno responsabilit diffusa che si
esercita principalmente attraverso le relazioni annuali sullattivit. Esistono poi
altri meccanismi di dialogo, come i poteri consultivi e le audizioni parlamentari.